XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozioni:
La Camera,
premesso che:
l'economia europea è minacciata dalla stagflazione, una situazione economica in cui l'inflazione è alta e la crescita economica è lenta o assente. Diversi indicatori economici, quali l'aumento dei prezzi dell'energia, la stagnazione della crescita economica e l'incertezza sulle politiche commerciali, rappresentano i principali elementi di questo periodo storico;
gli investimenti pubblici in infrastrutture, durante cicli economici negativi, rivestono un ruolo cruciale nello sviluppo, non solo per la creazione di posti di lavoro ma anche per la certezza di investimenti pluriennali;
tali investimenti hanno dei risvolti sulle tre dimensioni riferibili a una crescita armonica della società: quella sociale rappresentata in questo caso dal diritto al trasporto, che deve essere garantito e facilitato dalla Stato. L'articolo 16 della Costituzione costituisce il prodromo del diritto alla mobilità, garantendo la libertà di spostamento. Questa libertà è fondamentale per la piena partecipazione alla vita sociale, economica e culturale, oltre a essere un diritto umano riconosciuto anche a livello internazionale, quella economica riguardante appunto la pianificazione di ingenti investimenti pluriennali con evidenti ricadute occupazionali, quella ambientale e climatica, paradigma fondante delle politiche del green deal europeo in cui l'obiettivo della neutralità climatica sarà raggiungibile solo attraverso il rinnovamento del sistema dei trasporti in chiave sostenibile. Questo settore, secondo i dati Ispra del 2024, è oggi responsabile di circa il 28 per cento delle emissioni di CO2 nel nostro Paese, a causa di un estremo ritardo nel rinnovamento del parco veicoli e del sottoutilizzo del trasporto merci su rotaia;
l'Italia ha una delle flotte di veicoli più vetuste fra i Paesi dell'Europa occidentale. Il parco auto circolante continua a diventare sempre più vecchio e, quindi, sempre più inquinante. Alla fine del 2021 in Italia circolavano sulle strade circa 38,8 milioni di vetture. Se nel 2009 l'età media era di 7,9 anni, progressivamente si è saliti agli attuali 12,5 anni. Molto vecchio anche il parco circolante degli autobus: l'età media è di 12 anni. Inoltre, molti cittadini si trovano nell'impossibilità materiale di sostituire il proprio veicolo con modelli a minore impatto ambientale. È quindi necessario che le politiche pubbliche orientate alla sostenibilità siano accompagnate da misure di equità sociale, evitando di penalizzare fasce di popolazione già economicamente fragili, e concentrandosi invece su interventi strutturali nel settore dei trasporti collettivi;
la Commissione europea nell'Eu-wide assessment sui Piani nazionali integrati per l'energia e il clima (Pniec), pubblicata il 28 maggio 2025, ha evidenziato gravi carenze nel Pniec italiano rispetto agli obiettivi climatici europei e alle raccomandazioni già formulate nel 2023. Le carenze più gravi riguardano i settori coperti dall'Effort sharing regulation (Esr), che comprende i trasporti stradali, rispetto al quale si registra una crescita delle emissioni del 6,7 per cento dal 1990. Secondo la valutazione della Commissione europea, l'Italia ha presentato misure generiche, target quantitativi e sistemi di monitoraggio insufficienti, non solo nel settore dei trasporti ma anche degli edifici e dei sussidi ai combustibili fossili, rispetto ai quali la Commissione ha chiesto di colmare con urgenza le lacune rilevate e di trasformare i piani in azioni concrete e verificabili, anche alla luce dei fondi pubblici stanziabili a livello europeo, rilevando altresì che per numerosi settori non è prevista la valutazione degli effetti delle politiche proposte e una strategia di finanziamento dedicata;
il settore dei trasporti richiede una strategia nazionale complessiva e una programmazione decennale che individui i target da conseguire e le priorità di intervento e che consenta non solo il completamento delle opere strategiche già programmate ma anche il finanziamento di nuove opere e dei complessivi interventi di manutenzione, messa in sicurezza e ammodernamento della rete stradale. Come emerge dai dati riportati dal Servizio studi della Camera dei deputati, il mercato dei lavori pubblici sta registrando un crescente rallentamento. Tra gennaio e giugno 2024 l'importo delle gare è stato pari a 24,6 miliardi di euro (-57,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023), quello dei lavori aggiudicati a 18,4 miliardi di euro (-60,5 per cento). In assenza di un adeguato strumento di programmazione e pianificazione di medio e lungo periodo, funzione in precedenza assolta dal Piano generale dei trasporti e della logistica (Pgtl) previsto dal previgente Codice dei contratti pubblici, terminati gli stanziamenti previsti dal PNRR e dal Piano nazionale complementare, il settore potrebbe retrocedere ai livelli di investimenti registrati durante la crisi 2009-2020;
si rileva inoltre che, l'ultima proposta di revisione del PNRR trasmessa dal Governo alle Camere lo scorso 19 maggio 2025 incide negativamente sul raggiungimento dei traguardi e degli obiettivi residui relativi agli interventi aventi come amministrazione titolare il Ministero per le infrastrutture e i trasporti, uno dei dicasteri maggiormente interessati dalle modifiche degli investimenti e delle riforme inclusi nella quinta proposta di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
particolarmente allarmanti sono infatti ritardi fatti registrare nell'attuazione degli ingenti investimenti di responsabilità del citato Ministero, che certificano il fallimento dello stesso nell'attuazione del Piano, dove si segnala una percentuale di spesa pari al 13 per cento, con un livello di realizzazione medio pari al 33 per cento su tutti i progetti del PNRR;
il PNRR avrebbe dovuto rappresentare l'occasione per imprimere un'accelerazione nello sviluppo del sistema infrastrutturale e ridurre il divario fra le aree del Paese, in linea con l'obiettivo del 40 per cento delle risorse da destinare alle regioni del Mezzogiorno, e con l'obiettivo migliorare l'accessibilità delle aree interne;
in particolare, dalla relazione sulla proposta di revisione del PNRR, ancora al vaglio della Commissione europea, sembrerebbero a forte rischio alcuni collegamenti ferroviari, quali il Terzo Valico del Giovi, alcuni tratti della ferrovia Salerno-Reggio Calabria, della Napoli-Bari, della Taranto-Battipaglia, della Palermo-Catania. Si segnala, inoltre la riallocazione di circa 597 milioni di euro dalla misura sulle infrastrutture di ricarica elettrica verso un nuovo programma di rottamazione e rinnovo del parco veicolare con veicoli a zero emissioni;
con riferimento al contratto a media e lunga percorrenza ferroviaria, scadrà nel 2026. La rilevanza di tale servizio è ormai riconosciuta dai dati di traffico degli ultimi anni, i quali mostrano un interesse particolare da parte dei passeggeri verso questo tipo di mobilità. Di fatto uno sviluppo organico dell'offerta ferroviaria può rappresentare un volano di crescita per il turismo e il ciclo turismo;
con riguardo alle infrastrutture portuali, il ruolo del nostro Paese come hub principale del Mediterraneo resta un obiettivo da consolidare. Le poche risorse messe a disposizione sulle cosiddette autostrade del mare con il marebonus, l'eccessiva frammentazione della governance portuale e l'assenza di una efficace pianificazione strategica nazionale mostra in questi anni una ulteriore debolezza dell'economia del mare, accentuata dalle dinamiche esogene della logistica internazionale. In questo quadro i continui annunci di una riforma dei porti che stenta ad arrivare produce una maggiore incertezza a livello nazionale;
secondo le stime di Assoeroporti, il sistema aeroportuale italiano chiude il 2024 con 219.078.618 passeggeri, l'11,1 per cento in più rispetto al 2023. Di questi, 146 milioni volano su rotte internazionali. Per la prima volta dal 2019, la composizione del traffico torna, quindi, ai valori pre-pandemia, con un terzo dei viaggiatori sul segmento nazionale e due terzi su quello internazionale. Per la conformazione geografica del nostro Paese i trasporti aeroportuali rappresentano un segmento cruciale, anche perché ancora molti territori non sono serviti da un adeguato sistema di infrastrutture ferroviarie. Inoltre alle isole maggiori e minori devono essere garantiti i trasporti per mezzo del riconoscimento della continuità territoriale quale strumento di sostegno all'economia e allo sviluppo di aree più periferiche;
a gennaio 2022 l'Enac ha comunicato l'avvio dei lavori per la revisione del Piano nazionale aeroporti, il settore quindi attende tutta una serie di misure tra cui: la razionalizzazione stessa degli scali, evitando sovrapposizioni e inefficienze, e favorendo investimenti mirati al miglioramento dei servizi e delle infrastrutture, la scelta di procedure amministrative più snelle e semplificate per le autorizzazioni e i controlli nel settore del trasporto aereo, salvaguardando gli standard di sicurezza e qualità, e contribuendo a un sistema più dinamico e reattivo alle esigenze del mercato il tutto nell'ambito di una pianificazione integrata con gli altri sistemi di trasporto, valorizzando il ruolo strategico del comparto per la connettività del Paese, lo sviluppo economico e la coesione territoriale;
per quanto attiene gli investimenti nella rete infrastrutturale stradale, come emerso nella seduta del question time in Commissione Ambiente della Camera dei deputati del 28 maggio 2025, con la legge di bilancio 2025 e il successivo decreto «milleproroghe», il Governo avrebbe disposto una drastica riduzione, pari a 1,7 miliardi di euro, dei fondi destinati alla manutenzione della rete viaria delle Province e delle Città metropolitane. Secondo i recenti dati diffusi dall'Unione delle Province italiane, nel solo biennio 2025-2026 sono stati tagliati 385 milioni su 550 milioni di euro già assegnati, bloccando di fatto le opere in corso e gli interventi programmati. Con il 70 per cento in meno di risorse, la manutenzione ordinaria e straordinaria sarà fortemente compromessa su molte arterie secondarie. Nella lettura fornita dal Governo, la cornice di riferimento per inquadrare le rimodulazioni operate viene ricondotta all'analisi economico-contabile sull'utilizzo dei programmi di spesa da parte degli enti territoriali, mentre è del tutto carente una valutazione dell'impatto della misura sulle specifiche e numerose problematiche infrastrutturali, che tenga conto delle programmazioni in atto, dello stato di manutenzione della rete, della vulnerabilità geologica, della sicurezza della circolazione, della tenuta strutturale di ponti e viadotti e della vivibilità di interi territori, soprattutto nelle aree interne e montane, con il risultato di aggravare ulteriormente il divario territoriale e di sottrarre risorse che dovrebbero garantire la programmazione degli interventi di manutenzione in una strategia di lungo periodo e in una prospettiva ordinaria e preventiva, riducendo il continuo e dispendioso ricorso agli strumenti emergenziali;
la medesima legge di bilancio ha invece incrementato, per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, di circa 2 miliardi di euro, il costo complessivo dell'opera che, considerando l'ultimo allegato infrastrutture al Def, quantifica la spesa in 13,5 miliardi di euro, risorse attinte, per circa 6 miliardi di euro, dal Fondo di sviluppo e coesione, di cui 1,6 miliardi di euro dalla quota spettante alle regioni Calabria e Sicilia, ravvisandosi a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo anche il conseguente contrasto con la direttiva 2014/24/Ue, che consente la modifica dei contratti e degli accordi quadro senza una nuova procedura d'appalto nei casi ivi previsti, purché l'eventuale aumento di prezzo non ecceda il 50 per cento del valore del contratto iniziale;
il progetto del Ponte è la dimostrazione degli effetti negativi imputabili alla carenza di una strategia nazionale che consenta la corretta e lungimirante allocazione delle risorse pubbliche, che nella fattispecie necessitava di un'attenta valutazione delle progettazioni alternative, basate su studi aggiornati degli attuali volumi di traffico, idonei a verificare la sostenibilità economica dell'infrastruttura avendo riguardo agli scenari futuri e alle potenzialità di traffico effettive, anche riferiti al passaggio delle grandi navi portacontainer e delle navi da crociera di ultima generazione, tutti elementi che avrebbero suggerito di sviluppare l'efficientamento e l'evoluzione del sistema di attraversamento dinamico dello stretto di Messina, a basso impatto ambientale ed economico, consentendo di indirizzare le ingenti risorse, ora destinate alla realizzazione Ponte, ad interventi sulle infrastrutture di Calabria e Sicilia, notoriamente carenti e inadeguate;
a tale riguardo si auspica che le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, distratte per la realizzazione del Ponte, vengano quanto prima reintegrate affinché possano essere più utilmente impiegate per soddisfare le urgenti e improcrastinabili esigenze di sviluppo infrastrutturale del sud Italia,
impegna il Governo:
1) ad imprimere una svolta decisiva nella capacità di spesa dei fondi ancora disponibili a valere sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, con particolare riferimento alle opere strategiche infrastrutturali previste all'interno del PNRR e a garantire l'integrale, tempestivo ed efficiente utilizzo e messa a terra delle relative risorse finanziarie, in tempi celeri e rispettosi del cronoprogramma, escludendo un eventuale ulteriore rimodulazione delle misure relative alle infrastrutture, in particolare quelle ferroviarie;
2) ad adottare ogni iniziativa utile volta ad affrontare le criticità e a colmare le lacune rilevate dalla Commissione europea nella valutazione del Pniec italiano, con particolare riferimento al settore dei trasporti;
3) a definire adeguati strumenti di pianificazione e programmazione pluriennali dei trasporti, della logistica e dell'intermodalità che definiscano le linee strategiche di sviluppo del sistema infrastrutturale e della mobilità del Paese, nel medio e lungo periodo, nel rispetto dei principi e dei criteri di sostenibilità ambientale, e che consentano di garantire una stabile allocazione delle risorse pubbliche da destinare al finanziamento degli investimenti;
4) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a ripristinare con urgenza, nel primo provvedimento utile, i fondi destinati alla manutenzione della rete viaria delle Province e delle Città metropolitane per gli anni 2025 e 2026 e a garantire il sollecito reintegro delle risorse stanziate per le annualità successive, al fine di consentire agli enti destinatari dei finanziamenti di attuare gli strumenti di programmazione degli interventi con continuità e in una strategia di medio-lungo periodo, nonché di rafforzare le strutture amministrative preposte alla definizione dei Piani di investimento e alla gestione degli interventi;
5) al fine di garantire i servizi pubblici locali di Calabria e Sicilia, ad adottare iniziative volte a prevedere un rifinanziamento statale dei fondi di sviluppo e coesione attualmente sottratti dalla disponibilità delle regioni e destinati al ponte sullo Stretto di Messina;
6) ad adottare iniziative di competenza volte a sostenere l'attraversamento dinamico dello stretto di Messina attraverso il rifinanziamento del contratto di programma con Rete ferroviaria italiana SpA – parte investimenti – con riferimento al programma relativo alla velocizzazione dell'attraversamento attraverso il rinnovo della flotta per garantire la continuità territoriale;
7) a destinare le risorse previste per il ponte sullo stretto di Messina all'attuazione di un Piano infrastrutturale per il Sud, che riguardi l'intero contesto ferroviario di Sicilia e Calabria, al fine di assicurare alle due regioni infrastrutture affidabili e sostenibili, in grado di eliminare le limitazioni di accesso al territorio, di ridurre i tempi di percorrenza, interconnesse alle altre infrastrutture strategiche nazionali, come aeroporti e reti Avr, garantendo ai cittadini dei territori interessati il pieno diritto alla mobilità;
8) a considerare come progetti prioritari per il Sud la realizzazione della linea ad alta velocità-alta capacità Salerno – Reggio Calabria e quella della Messina-Catania-Palermo;
9) ad adottare iniziative volte a reinvestire i 1.000 milioni di euro, previsti per il completamento degli interventi relativi al nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione – sezione internazionale per le seguenti finalità:
a) il potenziamento e l'ammodernamento della linea ferroviaria esistente Torino–Modane, attualmente sottoutilizzata e in grado di rispondere alla domanda attuale e futura di traffico merci, attraverso interventi di messa in sicurezza, digitalizzazione, soppressione dei passaggi a livello, miglioramento dell'alimentazione elettrica e della capacità infrastrutturale;
b) il rafforzamento della mobilità locale, a partire dal completamento della metropolitana torinese linee 1 e 2 e dal potenziamento del trasporto ferroviario regionale con particolare attenzione al completamento delle stazioni previste in ambito urbano;
c) il finanziamento complessivo del parco smistamento di Alessandria, come hub logistico intermodale di rilevanza europea, integrando le funzioni di retroporto per i porti di Genova e Savona e contribuendo significativamente allo sviluppo economico del Piemonte e dell'intero Nord-Ovest;
d) la realizzazione di opere urgenti nei territori attraversati dal progetto dell'alta velocità Torino-Lione quali strade locali, presidi sanitari, messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico, riqualificazione urbana e infrastrutture utili alle comunità locali;
10) a sostenere, attraverso iniziative di competenza, la sostituzione dei mezzi più vetusti con quelli ambientalmente più sostenibili, con particolare riguardo alle aree metropolitane, aumentando gli investimenti per la propulsione elettrica, ad idrogeno verde e considerando anche l'ipotesi di mezzi ibridi elettrico/metano;
11) ad adottare iniziative di competenza volte a sostenere il diritto alla mobilità dei cittadini attraverso un aumento del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, prevedendo nell'ambito del riparto dello stesso forme di perequazione territoriale, per evitare che l'assetto regionale impatti negativamente sull'uniforme garanzia dei servizi locali di trasporto pubblico e prevedendo, nel caso di Roma Capitale, l'assegnazione diretta del fondo, che consenta di attribuire risorse aggiuntive al riparto stabilito per la regione Lazio;
12) a rafforzare la visione strategica delle infrastrutture e della mobilità, dando priorità al servizio ferroviario universale adottando le iniziative di competenza al fine di concludere quanto prima l'aggiornamento del contratto di servizio in essere, provvedendo a istituire un tavolo tecnico tra i Ministeri competenti, le regioni, le imprese ferroviarie e le associazioni dei consumatori, con particolare riferimento alle finalità:
a) di dividere il servizio in lotti (direttrici o regioni contigue) nonché di organizzare un servizio che integri l'offerta intercity con quella dei servizi interregionali;
b) di prevedere che la proprietà dei mezzi rotabili sia pubblica, in capo al Ministero o società controllata, stanziando risorse volte a incentivare l'acquisto di nuovi treni che possano garantire una velocità media di 200 chilometri orari e un'alimentazione a 3 kv e 25 kv;
c) di incrementare e ampliare l'offerta commerciale con l'utilizzo di treni a doppia composizione per raggiungere più destinazioni riducendo i costi e integrare gli intercity notte con un apposito numero di posti a sedere per aumentare l'offerta, aumentando inoltre l'offerta degli intercity notte sfruttando la dorsale Av Torino-Salerno;
13) nell'ambito della riforma del sistema portuale italiano, a valutare una integrazione strutturata tra i vari sistemi portuali in un unico e organico Sistema Italia che sia in grado di presentarsi all'estero con maggiore efficacia, garantendo così soluzioni più efficienti e concorrenti, garantendo la tutela dei lavoratori del comparto e l'attuale disciplina a garanzia della sicurezza prevedendo maggiori tutele e il riconoscimento del lavoro portuale operativo come usurante;
14) ad adottare le opportune iniziative, anche di carattere normativo, per introdurre una data limite per l'utilizzo esclusivo di imbarcazioni elettriche sui fiumi e laghi nazionali, per il finanziamento del retrofit delle imbarcazioni termiche e l'allocazione di fondi per il trasporto pubblico navale;
15) a garantire una maggiore regolarità e trasparenza nei criteri e nei processi di assegnazione degli slot aeroportuali, promuovendo un sistema equo e competitivo che favorisca la concorrenza leale tra i vettori e l'efficienza nella gestione della capacità aeroportuale;
16) ad adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a rafforzare le attività di vigilanza sulle tariffe e sulle tasse aeroportuali, anche attraverso il rafforzamento dell'azione dell'Autorità di regolazione dei trasporti, al fine di prevenire distorsioni di mercato e garantire un'equa distribuzione dei costi tra operatori e utenti;
17) ad adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a implementare gli strumenti volti a rafforzare la resilienza del sistema infrastrutturale agli effetti del cambiamento climatico, anche introducendo nel Codice dei contratti pubblici l'obbligo di integrare gli studi di fattibilità progettuale con un'analisi di resilienza ai fattori climatici, nonché prevedendo meccanismi premiali e di verifica delle offerte progettuali che presentino soluzioni in grado di ridurre le emissioni di gas climalteranti nella fase di costruzione e gestione delle infrastrutture.
(1-00448) «Iaria, Ilaria Fontana, Fede, L'Abbate, Traversi, Morfino, Santillo, Aiello, Baldino, Cantone, Carmina, D'Orso, Orrico, Raffa, Scerra».
La Camera,
premesso che:
il 28 maggio 2025, la Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza del Consiglio d'Europa (Ecri) ha presentato il rapporto annuale 2024, confermando la richiesta rivolta all'Italia di effettuare uno studio indipendente sulla profilazione razziale nelle forze di polizia. L'Ecri evidenzia numerose segnalazioni di pratiche discriminatorie, in particolare contro Rom e persone di origine africana, soprattutto in contesti come controlli alle frontiere e azioni antiterrorismo, spesso senza sospetti concreti;
il rapporto invita le autorità italiane a intraprendere con urgenza un'indagine approfondita per rilevare e affrontare tali pratiche, riconoscendo però anche iniziative positive già avviate, come norme che vietano esplicitamente la profilazione razziale e sistemi di monitoraggio sulle persone fermate;
già nel 2023 il Comitato Onu per l'eliminazione della discriminazione razziale (Cerd) aveva raccomandato all'Italia di introdurre un divieto chiaro di profilazione razziale, fornire linee guida e formazione alle forze dell'ordine, istituire meccanismi di monitoraggio e garantire rimedi efficaci alle vittime. Analoghe conclusioni sono state espresse nel 2024 dall'Emler gruppo Onu esperto in giustizia razziale nelle operazioni di polizia.
è quindi improprio – e potenzialmente fuorviante – interpretare il documento come un atto d'accusa nei confronti delle forze di polizia italiane. Piuttosto, viene raccomandata una verifica attenta – analoga a quella richiesta ad altri Paesi – volta ad accertare che non vi siano comportamenti o pratiche che possano, anche indirettamente, essere riconducibili a forme di pregiudizio razziale;
il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto il capo della Polizia Pisani, per riconfermare la stima e la fiducia – a cui il gruppo del Partito Democratico si associa pienamente – dello Stato nelle forze dell'ordine, «la cui azione si ispira allo spirito democratico e ai valori della Costituzione»;
le donne e gli uomini in divisa, ogni giorno, operano con straordinaria dedizione, abnegazione e senso del dovere, mettendo spesso a rischio la propria incolumità personale, per garantire la sicurezza e la salvaguardia dei diritti fondamentali di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione di sesso, razza, lingua, religione o qualsiasi altra condizione;
le forze dell'ordine rappresentano un pilastro irrinunciabile per la sicurezza pubblica e la coesione sociale del Paese, ma si trovano a operare in condizioni sempre più critiche, segnate da gravi carenze di organico dovuto all'insufficienza delle risorse stanziate per le nuove assunzioni. A questo si aggiungono le insufficienti risorse previste anche per il riconoscimento economico e contrattuale del lavoro svolto: l'ultimo rinnovo contrattuale ha previsto un aumento salariale largamente inferiore rispetto al tasso di inflazione registrato negli ultimi anni, generando un progressivo impoverimento della categoria. Persistono inoltre forti criticità nelle politiche abitative, soprattutto per gli agenti impiegati nei grandi centri urbani, e nella mancanza di strumenti efficaci di previdenza integrativa. I numeri reali delle assunzioni, al netto dei pensionamenti, mostrano un saldo negativo che contraddice le dichiarazioni di rafforzamento dell'organico;
in questo quadro, si rende necessario un intervento urgente del Governo per incrementare le risorse destinate alle assunzioni, accelerare le procedure concorsuali e rafforzare in modo strutturale i presìdi di sicurezza su tutto il territorio nazionale ma anche per garantire dignità, stabilità e sostenibilità al servizio quotidianamente prestato dalle donne e dagli uomini in divisa, concretamente e senza la sola propaganda di questi ultimi due anni;
dopo la presentazione del rapporto Ecri la Presidente Meloni ha definito «vergognose» le sue indicazioni, il Ministro Salvini ha chiesto di «sciogliere» il Consiglio d'Europa definendolo un «ente inutile che produce cazzate», e il Ministro Piantedosi ha criticato alcune organizzazioni internazionali, accusandole di produrre documenti ideologici invece di affrontare problemi concreti;
a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, tali dichiarazioni rappresentano un grave attacco alle istituzioni democratiche e ai meccanismi internazionali per la tutela dei diritti umani, e sembrano far parte di una strategia sistematica per delegittimare tali organismi, come dimostrato anche dalla recente lettera indirizzata alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), sottoscritta dall'Italia insieme ad altri Paesi membri, che sembra mirare a una limitazione dell'indipendenza della Corte stessa;
il Consiglio d'Europa è nato dopo la Seconda Guerra Mondiale per ricostruire un'Europa fondata su democrazia, Stato di diritto e diritti umani ed è la prima grande organizzazione paneuropea dedicata a questi valori, antecedente all'Unione Europea. Oggi conta 46 Stati membri e monitora il rispetto di tali princìpi attraverso organismi come l'Ecri incaricata di vigilare contro pratiche di discriminazione e razzismo;
l'Italia, in quanto Paese fondatore, ha assunto formalmente questi impegni e ha contribuito alla definizione degli standard internazionali oggi considerati essenziali per il funzionamento di uno Stato democratico l'adesione a questi princìpi non è facoltativa né simbolica, ma vincolante e sostanziale. È per questo motivo che le osservazioni e le raccomandazioni dell'Ecri, così come di altri organi del Consiglio d'Europa, non vanno intese come accuse o ingerenze, bensì come parte di un processo condiviso di garanzia e miglioramento continuo della qualità democratica nei singoli Stati membri;
il punto centrale non è criticare le forze dell'ordine, ma garantire massima trasparenza nelle loro operazioni e controlli. In uno Stato di diritto maturo, la legittimità e la fiducia nelle istituzioni di sicurezza si basano sul controllo democratico e sulla verifica indipendente delle loro attività. Questo è fondamentale per assicurare il rispetto dei diritti e mantenere la fiducia tra cittadini e istituzioni. La trasparenza rafforza la credibilità di chi opera con professionalità, permettendo di distinguere comportamenti corretti da pratiche discriminatorie o arbitrarie, evitando che eventuali abusi danneggino l'intera istituzione;
difatti, a giudizio dei firmatari del presente atto, contrariamente ad alcune strumentalizzazioni politiche registrate nell'ultima settimana, il rapporto non accusa le forze dell'ordine italiane di razzismo, ma invita a verificare con attenzione possibili pratiche discriminatorie, anche non intenzionali, nei controlli e nelle attività quotidiane. La raccomandazione principale si basa sul principio di prevenzione: l'Ecri chiede all'Italia di adottare strumenti di monitoraggio, come la raccolta di dati dettagliati e linee guida chiare, per garantire equità e rispetto dei diritti umani. Questo rafforza la fiducia tra cittadini e istituzioni senza mettere in discussione il ruolo delle forze di sicurezza. Negare il problema o rifiutare il confronto con organismi internazionali rischia di danneggiare l'immagine e la democrazia italiana. Accogliere responsabilmente le raccomandazioni significa riaffermare l'impegno a promuovere uguaglianza, trasparenza e giustizia, valori fondamentali per essere parte credibile della comunità europea dei diritti;
nel caso italiano poi, il rapporto è stato trasmesso ufficialmente al Ministero dell'interno, come avviene per ogni Stato oggetto di valutazione, e il Governo ha avuto la possibilità di replicare e fornire osservazioni, in un processo di dialogo istituzionale fondato sulla trasparenza e sulla cooperazione. Questo fatto dovrebbe essere sufficiente a ricondurre il dibattito entro i confini della razionalità e della responsabilità istituzionale. E pertanto eccessivo e improduttivo sollevare polemiche sproporzionate: siamo di fronte a una situazione che non giustifica allarmismi, ma che richiede attenzione, trasparenza e dialogo;
invece, quello che stiamo osservando oggi, appare ai firmatari del presente atto d'indirizzo un attacco sistematico da parte del Governo italiano verso le principali istituzioni internazionali incaricate della tutela dei diritti umani, come l'Ecri, la Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), la Corte penale internazionale e vari organismi dell'Unione europea. Questo rappresenta un grave rischio per la democrazia del Paese. Non si tratta di episodi isolati, ma di una strategia intenzionale per delegittimare questi organismi e ridurre i controlli esterni sui diritti fondamentali;
in questo quadro, rigettare le osservazioni dell'Ecri o delegittimare l'intero Consiglio d'Europa non significa soltanto mettere in discussione l'autorità di un organismo internazionale, ma anche indebolire il ruolo che l'Italia ha storicamente ricoperto come promotrice e garante dei diritti umani in Europa;
occorre ribadire la stima e la piena fiducia nelle forze dell'ordine,
impegna il Governo
1) a collaborare attivamente con la Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza Ecri, confermando con fermezza la piena partecipazione e l'adesione dell'Italia al Consiglio d'Europa e riaffermando l'impegno del Paese nel rispetto e nella promozione dei princìpi fondamentali della democrazia, dello Stato di diritto e della tutela dei diritti umani.
(1-00449) «Fassino, De Luca, Graziano, De Maria, Fornaro, Casu».
La Camera,
premesso che:
l'Italia ricopre un ruolo strategico nello scenario logistico europeo come nodo fondamentale al centro del Mediterraneo. Logistica e rete infrastrutturale sono due elementi chiave per lo sviluppo del nostro Paese. Porti, aeroporti, interconnessione stradale e ferroviaria costituiscono una priorità in considerazione della nostra collocazione rispetto alle reti che collegano il Mediterraneo al Nord Europa;
un patrimonio infrastrutturale moderno e connesso è fondamentale per sviluppare una mobilità di merci e persone, efficace ed efficiente, che possa sostenere la crescita a lungo termine. L'attuale scenario economico, caratterizzato da forti incertezze, richiede l'adozione di politiche che creino condizioni di contesto più competitive per liberare le energie delle imprese, a partire da quelle di minori dimensioni;
in molte aree del territorio nazionale, in particolare nel Mezzogiorno, nelle aree interne e montane, si registrano ancora gravi carenze infrastrutturali che ne penalizzano lo sviluppo economico e sociale. La riduzione del gap infrastrutturale fra le diverse aree del Paese è uno dei principali obiettivi strategici del Governo e della maggioranza;
il Mezzogiorno d'Italia soffre ancora oggi di una marcata carenza infrastrutturale, che penalizza fortemente lo sviluppo economico e sociale del territorio. Strade, ferrovie e collegamenti pubblici spesso risultano obsoleti, insufficienti o mal gestiti, con conseguenze dirette sull'accessibilità, sulla mobilità e sulla qualità della vita dei cittadini;
a questo proposito, garantire la continuità territoriale è fondamentale per l'accesso ai servizi e ai collegamenti di tutte le regioni, comprese quelle insulari o periferiche come Sicilia e Sardegna, e dei territori periferici e svantaggiati già riconosciuti come beneficiari della continuità territoriale nel rispetto della normativa euro-unitaria di settore, nonché per salvaguardare il diritto alla mobilità e all'inclusione sociale ed economica dei residenti in queste aree;
le isole italiane, e in particolar modo la Sardegna, risentono, infatti, profondamente dei disservizi legati agli spostamenti da e per l'Italia dovuti a un aumento esponenziale del costo dei biglietti aerei e marittimi a cui, tuttavia, corrisponde una significativa riduzione del numero di collegamenti;
la terza Missione «Infrastrutture per una mobilità sostenibile» del PNRR dispone una serie di investimenti finalizzati allo sviluppo di una rete di infrastrutture di trasporto moderna, digitale, sostenibile e interconnessa, che possa aumentare l'elettrificazione dei trasporti e la digitalizzazione nella logistica, migliorando la competitività complessiva del Paese;
negli ultimi anni è stato sbloccato l'iter di numerose opere strategiche ferme da anni, alcune delle quali sono anche inserite nel PNRR, e l'impegno del Governo e di tutte le istituzioni è massimo nel completarle nei tempi stabiliti;
nella realizzazione delle opere strategiche, la normativa attuale non prevede un modello strutturato e obbligatorio per la gestione ambientale e del rischio operativo in fase esecutiva;
nel settore dell'autotrasporto, con riguardo alla disciplina delle operazioni di carico e scarico, la gestione dei flussi informativi e dei relativi flussi documentali risulta essere un elemento essenziale;
negli anni dal 2012 al 2024 le aste Ets, provenienti dal sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas serra, hanno raggiunto quota 15,6 miliardi di euro a beneficio dello Stato;
in questi due anni e mezzo, il Governo ha avviato un numero significativo di cantieri per interventi di manutenzione e lavori di potenziamento infrastrutturale e tecnologico. Si tratta di interventi necessari per avere infrastrutture con elevati standard di sicurezza e per offrire al Paese una rete sempre più accessibile, performante, affidabile e veloce;
l'efficienza e la qualità del trasporto ferroviario, in particolare, sono una assoluta. Si contano più di 1.200 cantieri aperti su tutta la rete, circa 700 di questi cantieri sono per nuove opere e i restanti (più di 500) per attività di manutenzione della rete. Questi lavori sono indispensabili per rendere la rete ferroviaria italiana più moderna e sicura e per potenziare le tratte ad alta capacità e velocità, fondamentali per un Paese che ricopre un ruolo apicale nella logistica in Europa e nel Mediterraneo;
rispetto al 2022, cioè rispetto al pre-insediamento di questo Governo, gli investimenti in nuove opere sono raddoppiati, da 2,8 a 5,6 miliardi di euro. Nel 2023 le risorse per la manutenzione straordinaria sono aumentate fino a 3,3 miliardi di euro, un incremento netto rispetto al valore medio per manutenzione straordinaria degli anni passati (negli ultimi cinque anni era inferiore ai 3 miliardi di euro all'anno). A questi 3,3 miliardi si aggiungono altri 1,2 miliardi di euro che vengono contabilizzati per la manutenzione ordinaria;
al record di cantieri attivi, si accompagna un significativo incremento di treni in circolazione, su linee iper-utilizzate, che ha fatto registrare nel 2024 il record di collegamenti attivi. I treni in circolazione a ottobre 2022 erano 8.874. A inizio marzo 2025 sono stati 10.917. Quindi, nell'arco di poco più di due anni, si sono avuti oltre il 20 per cento di treni circolanti e 200 cantieri in più sulla rete ferroviaria nazionale. In particolare, tale aumento ha interessato i servizi ad Alta velocità, passati dai 331 al giorno del 2022, ai 358 del 2023 fino ai 377 del 2024, con un incremento percentuale, in due anni del 12,2 per cento su tale segmento. Un aumento a doppia cifra pari al 14,5 per cento tra il 2022 e il 2024 delle frequenze si registra anche per i convogli impegnati nelle dorsali. Un'ulteriore crescita si è registrata anche nel settore dei servizi regionali, dove a fronte di una media di 7436 corse giornaliere nel 2022, si è giunti a 7704 nel 2024, con un incremento percentuale del 3,5 per cento;
il nuovo piano strategico del Gruppo Ferrovie dello Stato 2025-2029 prevede oltre 100 miliardi di euro di investimenti in cinque anni per contribuire in maniera concreta allo sviluppo del Paese;
lo sviluppo di progetti cruciali come la Torino-Lione, il Terzo valico dei Giovi, il Passante di Firenze, il recupero e il rilancio dello scalo merci di Alessandria e molti altri, bloccati per anni e poi sbloccati da questo Governo, insieme al potenziamento delle reti stradali e autostradali, evidenzia l'importanza di un sistema di trasporto che consolidi il ruolo di leader logistico dell'Italia;
il progetto del Ponte sullo Stretto, inoltre, rappresenta un punto focale. Questo collegamento non solo favorirà la mobilità e lo sviluppo economico tra Sicilia e Calabria, ma avrà anche un impatto rilevante sull'integrazione europea, contribuendo al completamento delle reti TEN-T. Sempre nell'ambito della realizzazione delle grandi reti di trasporto europeo la realizzazione del progetto di velocizzazione, l'ammodernamento e il miglioramento della linea ferroviaria Adriatica è di fondamentale importanza per il completamento del corridoio Scandinavo-Mediterraneo costituendo il principale itinerario di collegamento per le merci provenienti dai (o dirette ai) porti del Mezzogiorno (tra cui Gioia Tauro, Taranto, Bari, Brindisi) e dell'Adriatico Centrale (tra cui Ancona, Ortona, Vasto, Termoli);
fondamentale è anche l'iniziativa che il Governo ha assunto per lo sblocco dei valichi alpini e per incrementare lo scambio di merci e trasporto passeggeri tra l'Italia e le nazioni vicine dopo anni di attese e di inerzia;
il trasporto ferroviario interno può costituire anche uno strumento volto ad incentivare l'offerta turistica dell'Italia, a tal proposito appare opportuno proseguire nell'opera di sviluppo delle ferrovie e dei treni «storici» al fine di congiungere parte dei flussi turistici che riguardano l'Italia anche con le sue aree interne e i piccoli borghi;
il settore dell'autotrasporto, movimentando oltre il 70 per cento delle merci e generando un indotto del valore di decine di miliardi di euro, è un altro asset produttivo strategico del Paese nonché un fattore abilitante primario del suo progresso economico e sociale. Pertanto, affrontare le tematiche della carenza di conducenti e dei costi di esercizio dell'attività troppo elevati è assolutamente prioritario;
le cause della carenza di autisti sono principalmente legate agli oneri e ai costi troppo elevati per gli operatori;
gli aumenti dei noli marittimi e i costi aggiuntivi legati all'Eu Ets (Sistema di scambio di emissioni dell'Unione Europea) rappresentano una sfida significativa per il comparto produttivo, che dipende molto dal trasporto marittimo per esportare i suoi prodotti;
il Governo, sin dal suo insediamento, si è attivato per sostenere il settore dell'autotrasporto, stanziando risorse per il rinnovo del parco mezzi e incrementando il fondo per sostenere i costi del conseguimento delle patenti. È stato inoltre avviato, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un tavolo di confronto con sindacati, associazioni e rappresentanti di categoria del trasporto e della logistica per affrontare le questioni fondamentali per gli operatori del comparto;
anche gli interventi infrastrutturali per la realizzazione, manutenzione e messa in sicurezza di opere pubbliche e di rigenerazione urbana sono fondamentali per lo sviluppo dei territori e per assicurare una crescita sostenibile e duratura per l'intero Paese;
gli enti territoriali italiani oltre alla cronica e oramai strutturale carenza di personale e di competenze qualificate, frutto delle politiche di austerità e dei blocchi delle assunzioni perseguiti nel corso dell'ultimo decennio, si trovano a fronteggiare anche situazioni di emergenza e difficoltà causate dalle varie crisi contingenti che si sono succedute. Da ultimo, l'aumento esponenziale e improvviso dei costi dell'energia e delle materie prime;
le difficoltà economiche citate generano inevitabilmente una verticale caduta della godibilità di servizi pubblici da parte dei cittadini, tra cui la possibilità di usufruire di una dotazione infrastrutturale costituita da opere pubbliche sicure ed efficienti, soprattutto nei piccoli borghi;
il trasporto marittimo presenta una storia millenaria. L'aumento della capacità di carico, dovuto allo sviluppo del sistema dei trasporti via mare da un punto di vista tecnologico e ingegneristico, ha reso il commercio marittimo centrale e decisivo, nonché la spina dorsale del commercio mondiale e della catena di approvvigionamento manifatturiera;
il rafforzamento e la promozione del sistema logistico e strutturale dei nostri porti, nonché il sostegno alle attività di impresa e la semplificazione delle procedure burocratiche, rappresentano un tassello strategico decisivo per il rilancio del made in Italy;
il nostro sistema portuale italiano, peraltro, può diventare il terminale dei corridoi marittimi euromediterranei e snodo nevralgico del nostro sistema produttivo, leader in molte tipologie di prodotti che utilizzano materie prime importate e che esportano prodotti finiti di grande qualità e riconoscibilità;
porti, interporti e aeroporti sono i nodi di una rete logistica lunga e articolata, la cui efficienza è fortemente correlata alla capacità di intervenire in modo organico lungo tutta la filiera, assicurando risorse e progettualità integrata, ma anche scelte oculate in base alla strategicità dei mercati economici e produttivi di riferimento, che siano nazionali ovvero internazionali. Diversamente, le risorse impiegate non sarebbero efficaci nell'aumentare la capacità intermodale della rete logistica;
in molti casi, le grandi compagnie di navigazione prediligono, per la movimentazione di carichi, i porti del Nord Europa, piuttosto che, ad esempio, quelli del Nord Tirreno rinunciando così a un significativo risparmio in termini di tempi di navigazione. Questa scelta, apparentemente illogica, trova fondamento nei tempi e nei costi dei servizi di terra e dei collegamenti con i centri di produzione/consumo;
è necessario concepire le infrastrutture logistiche come un unicum di nodi e reti, adeguatamente interconnessi e dimensionati, che consentano una movimentazione dei carichi quanto più possibile fluida e priva di colli di bottiglia;
l'adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture portuali secondo una logica di sviluppo sostenibile è l'orizzonte in cui inscrivere la programmazione degli interventi allo scopo di promuovere la transizione verso i green ports. Questo significa accelerare gli investimenti per l'elettrificazione delle banchine (il cosiddetto «cold ironing») che permetterebbe di abbattere sensibilmente le emissioni di CO2 legate allo stazionamento delle navi in porto, ma anche guardare con sempre maggior attenzione ai progetti di sviluppo legati all'idrogeno come combustibile alternativo;
nell'ambito del Green Deal europeo e del pacchetto «Fit for 55%», l'Ue ha esteso l'Eu Ets al settore del trasporto marittimo. La direttiva 2023/959 prevede che dal 2024 le compagnie di navigazione acquistino permessi (EUAs) per ogni tonnellata di CO2 emessa, con riguardo alle navi di stazza lorda pari o superiore a 5.000 tonnellate fino a coprire il 100 per cento delle emissioni entro il 2026;
questo incremento ha destato molte preoccupazioni nel settore per gli effetti in termini di competitività per le aziende. La direttiva penalizza in particolare gli Stati membri che dipendono fortemente dal trasporto marittimo e potrebbe portare alla delocalizzazione delle attività di trasbordo dai porti europei a quelli del Nord Africa, meno impattati dal sistema Eu Ets, con conseguenze occupazionali negative e rischi per la sicurezza nazionale;
un caso critico è il porto di Gioia Tauro, specializzato nel transhipment, che rischia di perdere competitività e attività. La necessità di eludere il sistema Eu Ets potrebbe vedere le navi scegliere porti non-Ue come prima tappa per ridurre i costi, aggravando lo svantaggio competitivo dei porti europei, specialmente sulle rotte intercontinentali. Occorre rivedere quanto prima queste norme a livello europeo e, nel frattempo, utilizzare i fondi generati dal sistema Ets per incentivi agli investimenti e alla decarbonizzazione del settore;
la nautica da diporto, per l'importanza assunta sia dal punto di vista economico che ambientale e culturale, rappresenta un settore trainante per il turismo costiero, la cantieristica navale, la valorizzazione del patrimonio marittimo e la promozione di uno stile di vita sostenibile a contatto con il mare. Per garantire una crescita equilibrata e duratura di questo comparto, è essenziale adottare misure di sostegno mirate, tra cui semplificazioni burocratiche, incentivi fiscali per l'acquisto e il refitting delle imbarcazioni, investimenti nelle infrastrutture portuali e nella digitalizzazione dei servizi, oltre a programmi di formazione professionale per rafforzare le competenze degli operatori del settore. Inoltre, è cruciale promuovere pratiche rispettose dell'ambiente, come l'adozione di tecnologie a basso impatto e la diffusione della cultura del mare tra i diportisti;
il trasporto aereo ricopre un'importanza strategica in considerazione dell'impatto economico generato che va ben oltre il settore della mobilità. Il settore turistico, il business internazionale o la capacità di consentire la conoscenza della ricchezza culturale fanno dell'aviazione la protagonista indiscussa dell'impatto economico e sociale a livello intercontinentale;
esso consente investimenti diretti esteri, sviluppo di cluster, specializzazione e altre attività che influiscono direttamente sulla popolazione e sul valore del prodotto interno lordo di un Paese. In questo senso ricopre un'importanza strategica sia per la mobilità interna che per quella turistica la realizzazione prevista sia nel PNRR che nel Piano aeroporti dei collegamenti tra rete ferroviaria e aeroporti, con particolare riferimento alle opere già commissariate;
la rapida diffusione delle nuove tecnologie incide in modo significativo anche sul settore della mobilità dei beni e delle persone. La rivoluzione tecnologica porterà alla graduale implementazione di nuovi modelli integrati e intermodali di mobilità intelligente, sia aerea che terrestre, tali da sviluppare soluzioni innovative ed ecosostenibili su cui si baseranno nuovi scenari di business per la realizzazione della mobilità come servizio e saranno elementi naturali nella quotidianità delle nuove generazioni. Affinché l'Italia possa raggiungere anche in questo la leadership a livello globale, è fondamentale che si realizzi un coordinamento significativo tra le azioni di governo, gli operatori e i territori,
impegna il Governo:
1) ad adottare le necessarie iniziative, anche di carattere normativo, volte a garantire il rispetto del cronoprogramma per la realizzazione delle opere strategiche citate in premessa;
2) ad adottare ulteriori iniziative per proseguire, ampliare e potenziare gli interventi volti a garantire la sicurezza degli asset della rete ferroviaria per tutti i cittadini e viaggiatori;
3) ad adottare iniziative, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, volte a continuare a investire sullo sviluppo dell'alta velocità e dell'alta capacità in tutte le aree del Paese, valutando anche l'apertura di ulteriori scali merci, soprattutto nelle aree strategiche dove è possibile creare collegamenti intermodali con i porti;
4) a proseguire nella realizzazione del progetto di velocizzazione, ammodernamento e miglioramento della linea ferroviaria Adriatica, a partire dalla tratta Bologna-Castel Bolognese;
5) a promuovere, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, l'utilizzo della forma elettronica nelle operazioni di carico e scarico del settore dell'autotrasporto, affinché la gestione dei flussi informativi e dei relativi flussi documentali possa essere svolto anche mediante piattaforme IT interoperabili o altro sistema autorizzato dalle amministrazioni centrali;
6) a valutare l'opportunità di considerare l'utilizzo di una quota dei fondi generati dal sistema Ets anche per incentivi agli investimenti pubblici e privati, per questi ultimi nel limite del regime de minimis, tenuto conto delle varie esigenze di finalizzazione coerenti con la disciplina del settore di riferimento, sentiti anche gli operatori di settore;
7) ad adottare, compatibilmente con il quadro di finanza pubblica e nel rispetto della normativa europea, le necessarie iniziative volte a sostenere la categoria dell'autotrasporto, in particolare affrontando le questioni del costo del lavoro, delle patenti, del carburante, le variazioni dei corrispettivi dei contratti di trasporto per l'effettuazione dei noli marittimi, nonché di assumere le necessarie iniziative volte a riequilibrare maggiormente la disciplina delle condizioni contrattuali nei contratti di trasporto merci su strada;
8) ad adottare le dovute iniziative e reperire le necessarie risorse, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, volte a sostenere gli enti territoriali nella realizzazione degli interventi di realizzazione, manutenzione e messa in sicurezza di opere pubbliche e di rigenerazione urbana connesse alle infrastrutture del settore dei trasporti;
9) ad assumere ogni opportuna iniziativa di competenza volta a rafforzare le reti portuali nazionali e lo sviluppo della pianificazione e razionalizzazione delle infrastrutture portuali turistiche con investimenti finalizzati a un pieno sviluppo del settore, in termini di efficienza e affidabilità e, in particolare per:
a) il consolidamento, la sicurezza e l'adeguamento della dotazione infrastrutturale;
b) la riduzione del deficit di interconnessione attraverso un approccio di insieme;
c) la digitalizzazione dei processi della logistica e nella supply chain;
d) la semplificazione delle procedure amministrative;
e) la sostenibilità, con interventi che favoriscano lo sviluppo di porti green;
10) a pianificare interventi e processi idonei a sviluppare infrastrutture e conseguenti procedure operative funzionali allo sviluppo di carburanti alternativi per lo shipping in linea con l'evoluzione tecnologica del settore e lo sviluppo dei processi industriali della logistica marittima e portuale in materia di «carbon neutrality», anche attraverso un confronto attivo con gli operatori del mercato;
11) ad assumere ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, volta alla modifica della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e, in particolare, per:
a) un riordino delle competenze dell'Autorità di sistema portuale;
b) un rafforzamento della governance a livello centrale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, anche in un'ottica di semplificazione di ruoli tra funzioni pubbliche, ad oggi molteplici, che garantisca efficienza e coordinamento delle Adsp, ferme restando le competenze delle regioni coerentemente con il dettato costituzionale, nonché l'armonizzazione delle regole per una giusta competizione e cooperazione tra le Adsp;
12) a stanziare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ulteriori risorse a disposizione degli incentivi per lo shift modale, con garanzie di ricezione effettiva da parte degli utenti, al fine di consentire lo sviluppo del trasporto combinato e intermodale;
13) ad assumere ogni necessaria iniziativa di competenza volta a promuovere le infrastrutture portuali turistiche, comprese le attività produttive quali cantieri e officine nautiche, nonché ad adottare ulteriori iniziative mirate per sostenere lo sviluppo del settore della nautica da diporto, tra cui semplificazioni burocratiche, incentivi fiscali per l'acquisto e il refitting delle imbarcazioni, investimenti nelle infrastrutture portuali e nella digitalizzazione dei servizi, oltre a programmi di formazione professionale per rafforzare le competenze degli operatori del settore;
14) ad assumere ogni necessaria iniziativa di competenza per garantire una risoluzione dei problemi delle code dell'autotrasporto nell'accesso ai porti con la gestione programmata dei mezzi, anche attraverso l'implementazione di sistemi digitali di collegamento tra la rete autostradale e i porti stessi;
15) a predisporre ogni iniziativa legislativa e regolamentare volta a dare piena applicazione al principio di continuità territoriale con riferimento alle criticità segnalate in premessa, nonché a promuovere modifiche coerenti e all'uopo necessarie della normativa nazionale ed europea in tema di trasporti e mobilità;
16) a promuovere lo sviluppo del settore del trasporto aereo, garantendo in modo particolare l'efficienza e la regolarità del servizio, la sicurezza e i diritti dei passeggeri, mettendo in campo politiche di rilancio del settore, e proseguendo l'opera di realizzazione di collegamenti tra rete ferroviaria e aeroporti;
17) a promuovere anche in sede europea le modifiche necessarie della normativa comunitaria in tema di trasporti aerei e marittimi, volte alla mitigazione del divario economico-sociale che la condizione di insularità implica, con specifico riguardo all'ambito dei trasporti, in piena attuazione del principio di insularità di cui all'articolo 119 della Costituzione, nonché della risoluzione Omarjee del Parlamento europeo;
18) compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, con i regolamenti di settore e con la disciplina in materia di aiuti di Stato, a valutare l'opportunità di promuovere iniziative legislative e regolamentari per sostenere le imprese che si impegnano a mantenere invariate per 24/36 mesi le tratte e le tariffe da e per le isole;
19) a promuovere in sede europea l'inserimento di tutte le nostre isole nell'articolo 349 del Tfue o all'interno di una normativa specifica analoga in materia di trasporti aerei e marittimi;
20) a sostenere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, lo sviluppo delle ferrovie e dei treni storici.
(1-00450) «Furgiuele, Deidda, Caroppo, Semenzato, Maccanti, Raimondo, Boscaini, Tirelli, Marchetti, Amich, Cattaneo, Montemagni, Baldelli, Sorte, Panizzut, Cangiano, Zinzi, Frijia, Dara, Longi, Benvenuto, Ruspandini, Bof, Gaetana Russo, Stefani, Mattia, Pizzimenti, Milani, Fabrizio Rossi, Giagoni».
La Camera,
premesso che:
il Consiglio d'Europa, fondato a Strasburgo nel 1949, costituisce la più antica e ampia organizzazione politica del continente, abbracciando oggi 46 Stati membri. La sua vocazione originaria, quella di garantire la pace attraverso la promozione dei diritti umani, della democrazia pluralista e dello Stato di diritto, ha trovato concreta espressione nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo del 1950, ratificata anche dall'Italia, e nell'istituzione della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il Consiglio d'Europa rappresenta, dunque, un presidio multilaterale della civiltà giuridica europea, uno spazio di confronto e di vigilanza reciproca tra Stati sovrani, fondato sul rispetto dei valori comuni e sull'assunzione condivisa di responsabilità;
l'Italia ha contribuito, sin dalla fondazione, a delinearne la fisionomia, partecipando attivamente ai suoi organi, ospitando delegazioni parlamentari e diplomatiche e facendo proprio il principio secondo cui la tutela dei diritti umani non è materia esclusiva degli ordinamenti nazionali, bensì patrimonio comune europeo;
in questo contesto, si colloca anche la partecipazione italiana alla Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), organismo indipendente istituito nel 1993 proprio in seno al Consiglio d'Europa con lo scopo di monitorare l'evoluzione dei fenomeni di discriminazione, intolleranza e odio razziale e di divulgare, tra i Governi degli Stati membri del Consiglio d'Europa interessati e i relativi rappresentanti della società civile, apposite relazioni periodiche contenenti raccomandazioni – non vincolanti, ma autorevoli – utili a contrastare la diffusione dei fenomeni citati;
nel mese di maggio 2025, l'ECRI ha pubblicato un rapporto riepilogativo sulle attività svolte nel 2024, soffermandosi, tra le altre cose, sull'opportunità di realizzare uno studio indipendente sulle pratiche di profilazione etnica da parte delle forze dell'ordine, alla luce di alcune segnalazioni passate e in coerenza con analoghe iniziative promosse in altri Stati membri. Il rapporto, articolato e puntuale, non formula accuse dirette, ma invita alla vigilanza, al rafforzamento delle garanzie e al monitoraggio costruttivo di fenomeni che, anche se circoscritti e assolutamente marginali, possono contribuire a minare la fiducia verso le istituzioni dello Stato;
immediatamente, da parte di esponenti della maggioranza di Governo, si sono registrate reazioni fortemente polemiche, culminate nella definizione del Consiglio d'Europa quale «ente inutile da sciogliere» da parte del secondo partito della coalizione di Governo. Ad avviso dei firmatari del presente atto, tali dichiarazioni, oltre ad essere gravi e fortemente inopportune, appaiono incompatibili con il ruolo che l'Italia ha sempre avuto quale promotore del multilateralismo democratico, anche nell'ambito del Consiglio d'Europa, e mettono a repentaglio la credibilità internazionale del nostro Paese, in un momento storico in cui la salvaguardia dei diritti fondamentali è minacciata in numerosi contesti, anche in Europa;
il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto il Capo della Polizia, il Prefetto Vittorio Pisani, riaffermando la stima e la fiducia della Repubblica nelle Forze dell'Ordine e ricordando il valore costituzionale della loro funzione. Ma, nel solco della sua coerente azione istituzionale, il Presidente ha anche ribadito l'importanza del Consiglio d'Europa come sede di confronto e valutazione, in un'ottica di rafforzamento dei principi democratici e della legalità;
l'ipotesi che si verifichino, anche in forma episodica o estremamente localizzata, pratiche di profilazione etnica da parte delle forze dell'ordine è una questione che, per delicatezza e per le sue implicazioni costituzionali, deve essere affrontata con l'unico obiettivo di rendere più forte l'azione dello Stato, più credibile il suo operato, più saldo il patto fiduciario tra cittadini e istituzioni, con un'evidente perdita di legittimità da parte delle autorità pubbliche;
il Consiglio d'Europa, attraverso l'ECRI e altri organi, offre agli Stati membri l'opportunità di monitorare, prevenire e correggere tali dinamiche. L'Italia, lungi dal respingere queste occasioni di verifica, dovrebbe farne un elemento di qualificazione della propria azione pubblica, confermando con forza la propria adesione ai circuiti di garanzia sovranazionali;
l'obiettivo è di rimarcare le parole espresse dal Capo dello Stato di totale vicinanza, supporto e rispetto per l'operato delle forze dell'ordine italiane, a parere dei firmatari del presente atto anche nell'ottica di prendere le distanze da quanto auspicato dal Vicepresidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, ovverosia la chiusura del Consiglio d'Europa,
impegna il Governo
1) a confermare, in ogni sede istituzionale e internazionale, il pieno sostegno dell'Italia al Consiglio d'Europa quale presidio della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani, riconoscendone il ruolo imprescindibile nelle dinamiche multilaterali e riaffermando la convinta adesione e il sostegno dell'Italia a tale istituzione, nonché il pieno supporto alle attività dell'ECRI, nell'ottica di favorire una cooperazione leale, trasparente e costruttiva.
(1-00451) «Bonetti, Grippo, Richetti, Benzoni, D'Alessio, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera,
premesso che:
la Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (Ecri), organo indipendente del Consiglio d'Europa, ha pubblicato in data 28 maggio 2025 il suo Rapporto annuale sulle attività svolte nel 2024, nel quale si evidenziano, tra le principali tendenze, la necessità di prevenire e contrastare la profilazione razziale da parte delle forze dell'ordine;
il rapporto, pur riconoscendo le numerose iniziative positive intraprese in vari Paesi, inclusa l'Italia, per migliorare la trasparenza delle pratiche di controllo e rafforzare la fiducia tra cittadini e istituzioni, si propone di verificare la sussistenza di pratiche che rischiano di danneggiare l'immagine delle forze dell'ordine e la coesione sociale nei vari Paesi, nonché il rispetto di principi fondamentali di non discriminazione, in particolare laddove non vi siano sistemi efficaci di monitoraggio e tracciamento dei controlli di polizia;
il rapporto dell'Ecri evidenzia come, in numerosi contesti nazionali, siano state documentate da fonti credibili – tra cui organizzazioni della società civile, autorità indipendenti e in taluni casi anche sentenze giudiziarie – pratiche di controllo e perquisizione basate su criteri etnici, di origine nazionale, colore della pelle o religione, anziché su indizi oggettivi e individualizzati, con approcci che pregiudicano gravemente la fiducia tra cittadini e istituzioni, alimentando sentimenti di esclusione e delegittimazione nei confronti dell'azione pubblica;
per quanto riguarda il nostro Paese, secondo il rapporto Ecri, vi sarebbero rischi di profilazione razziale da parte delle forze dell'ordine, che riguarderebbero i rom e le persone di origine africana;
anche altri organismi, tra cui il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale (CERD) e la Corte europea dei diritti dell'uomo, hanno ribadito che la profilazione razziale rappresenta una forma di discriminazione istituzionale e che gli Stati sono chiamati a dotarsi di strumenti di prevenzione, monitoraggio e sanzione efficaci, in ossequio ai propri obblighi convenzionali;
viene quindi raccomandata nel rapporto una verifica attenta dell'Italia – analoga a quella richiesta ad altri Paesi – volta ad accertare che non vi siano comportamenti o pratiche che possano, anche indirettamente, essere riconducibili a forme di pregiudizio razziale;
in tale contesto, l'Italia – in quanto Stato membro del Consiglio d'Europa e parte contraente della Convenzione europea dei diritti dell'uomo – è da sempre impegnata a garantire che l'azione delle forze dell'ordine sia ispirata ai principi di uguaglianza, non discriminazione, proporzionalità e responsabilità istituzionale, anche mediante misure di raccolta dati disaggregati, formazione specifica e rafforzamento degli organi di controllo interni ed esterni;
l'adesione agli obiettivi del rapporto Ecri rappresentano il diretto corollario del principio di non discriminazione sancito dalla nostra Carta costituzionale all'articolo 3, il quale rappresenta da sempre la stella polare dei pubblici poteri e un pilastro dell'azione delle forze dell'ordine italiane, in quanto vero e proprio presidio di democrazia;
l'operato delle forze dell'ordine, caratterizzato da un'azione quotidiana, svolta spesso in condizioni difficili e sotto forte pressione, merita rispetto e riconoscimento da parte delle istituzioni e della collettività, oltre che piena fiducia e riconoscenza;
le forze dell'ordine operano spesso in condizioni critiche sia per l'estensione delle attività per garantire la sicurezza e l'ordine pubblico a cui sono chiamate, sia per carenze di organico. I numeri reali delle assunzioni, al netto dei pensionamenti, mostrano un saldo negativo che rende necessario un intervento urgente del Governo per incrementare le risorse destinate alle assunzioni, ma anche per garantire dignità, stabilità e sostenibilità al servizio quotidianamente prestato dalle donne e dagli uomini delle forze dell'ordine;
le limitazioni delle risorse previste per il riconoscimento economico e contrattuale del lavoro svolto incidono sulla qualità dei servizi e sul benessere degli agenti. L'ultimo rinnovo contrattuale ha, infatti, previsto incrementi salariali ben al di sotto del tasso di inflazione accumulato negli ultimi anni, determinando un progressivo impoverimento del personale;
occorre evidenziare come, tra le difficoltà quotidiane che le forze dell'ordine si trovano ad affrontare, una delle più rilevanti – e troppo spesso trascurate – sia quella legata al potere d'acquisto degli stipendi e alle forti criticità in materia di politiche abitative con particolare riferimento alle aree metropolitane dove il costo degli affitti e degli immobili è spesso incompatibile con i livelli retributivi degli agenti;
sarebbe altresì opportuno implementare ed estendere sistemi di welfare in grado di rispondere alle esigenze delle nostre forze dell'ordine al fine di conciliare vita professionale e familiare. Mentre l'attenzione pubblica e istituzionale si concentra spesso su temi di visibilità e ordine pubblico, restano in ombra le reali condizioni materiali in cui operano quotidianamente migliaia di agenti, chiamati a garantire la sicurezza dei cittadini con stipendi e strumentazioni non adeguati, senza un sistema di protezione sociale coerente con la delicatezza della loro funzione in un contesto sociale sempre più complesso;
i firmatari del presente atto d'indirizzo si riconoscono pienamente in quanto recentemente affermato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'incontro con il Capo della Polizia, prefetto Vittorio Pisani, nel quale è stata rinnovata «la stima e la fiducia dello Stato nelle forze dell'ordine, la cui azione si ispira allo spirito democratico e ai valori della Costituzione»: parole alle quali ci si associa con convinzione;
nel ribadire il pieno sostegno alle forze dell'ordine appare opportuno rimarcare, in ogni sede, che l'Italia osserva il principio di non discriminazione come valore fondante del nostro ordinamento giuridico, ribadendo l'adesione agli obiettivi del Consiglio d'Europa e contenuti nel rapporto Ecri, nella piena consapevolezza che il rafforzamento degli strumenti di trasparenza, formazione e responsabilità contribuisce a tutelare non solo i diritti dei cittadini, ma anche la credibilità e l'efficacia delle istituzioni di pubblica sicurezza,
impegna il Governo:
1) a confermare il pieno rispetto dei valori del Consiglio d'Europa da parte delle nostre forze dell'ordine, promuovendo iniziative volte a garantire la prevenzione delle discriminazioni e la valorizzazione del ruolo delle forze dell'ordine, attraverso strumenti di formazione, trasparenza operativa e rafforzamento della fiducia tra istituzioni e cittadini, nel rispetto dei princìpi costituzionali e degli obblighi internazionali assunti dall'Italia;
2) a rafforzare il dialogo e la collaborazione istituzionale con la Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (Ecri), contribuendo in maniera costruttiva all'attuazione delle sue raccomandazioni e partecipando con continuità alle attività di monitoraggio e confronto promosse nell'ambito del Consiglio d'Europa;
3) a confermare il ruolo attivo del nostro Paese nel promuovere i valori fondanti dell'organizzazione, quali il principio di non discriminazione, la garanzia dei diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, anche quale elemento qualificante della politica estera e interna in materia di diritti fondamentali.
(1-00452) «Boschi, Gadda, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Giachetti».
La Camera,
premesso che:
la menopausa rappresenta una fase fisiologica inevitabile nella vita di ogni donna, solitamente compresa tra i 45 e i 55 anni, in cui si verifica la cessazione definitiva del ciclo mestruale e della funzione ovarica, determinata dalla progressiva riduzione della produzione degli ormoni estrogeni e progesterone;
pur trattandosi di un processo naturale, la menopausa è spesso accompagnata da una serie di disturbi fisici e psichici che possono compromettere in modo significativo la qualità della vita. Tali disturbi comprendono, ma non si limitano a: vampate di calore, sudorazione eccessiva, disturbi del sonno, affaticamento cronico, perdita di massa ossea, dolori articolari, secchezza vaginale, calo della libido, irritabilità, ansia e, nei casi più gravi, sintomi depressivi;
al di là dell'aspetto clinico, la menopausa incide profondamente sul benessere fisico, psicologico e sociale delle donne. Tali sintomi possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita e sul benessere psicologico, influendo negativamente sull'autostima, sulle relazioni affettive e sociali, e sull'attività lavorativa;
dal punto di vista psicologico e sociale, la menopausa può generare un senso di perdita, isolamento o inadeguatezza. Non è raro che le donne in questa fase sperimentino un peggioramento dell'autostima, si confrontino con cambiamenti nel ruolo familiare o lavorativo, e vivano un periodo di vulnerabilità emotiva, acuito talvolta da una scarsa attenzione da parte del sistema sanitario e da un generale tabù culturale che ancora circonda la tematica;
per molte donne, la gestione dei sintomi della menopausa risulta complessa e insoddisfacente. Le terapie ormonali sostitutive (Tos) tradizionali non sono sempre adatte o ben tollerate, e in alcuni casi sono controindicate, lasciando un numero significativo di pazienti senza un'alternativa efficace e sicura;
il deidroepiandrosterone (Dhea), ormone endogeno prodotto principalmente dalle ghiandole surrenali, si presenta come una potenziale risorsa terapeutica innovativa. Il Dhea è un precursore ormonale naturale, la cui produzione diminuisce con il passare degli anni, che può essere convertito in estrogeni e androgeni, contribuendo a ripristinare l'equilibrio ormonale in modo fisiologico e meno invasivo rispetto alle Tos classiche;
viene definito anche l'ormone della giovinezza in quanto migliora l'energia, la composizione corporea, la sessualità, il tono dell'umore, la depressione, l'osteoporosi e ha un'azione anti-aging generale. Inoltre, interviene nella regolazione e stimolazione di mielina (fondamentale per la protezione e il corretto funzionamento del sistema nervoso), nello sviluppo della massa muscolare, nel mantenimento del metabolismo osseo, regola il metabolismo dei lipidi favorendo il consumo dei grassi a scopo energetico, previene il rischio di osteoporosi;
il Dhea svolge anche un'azione antistress incidendo sulla produzione di cortisolo, migliora le capacità di memoria e aiuta a prevenire il rischio di malattie neurodegenerative, migliora l'attività del sistema immunitario, prevenendo problematiche cardiovascolari e oncologiche;
numerosi studi scientifici condotti negli ultimi anni hanno evidenziato gli effetti positivi del Dhea sulla funzionalità sessuale, il tono dell'umore, la densità ossea, l'integrità della mucosa vaginale, la qualità del sonno e l'energia psicofisica. In particolare, l'impiego del Dhea per via intravaginale ha mostrato risultati promettenti nel trattamento dell'atrofia vaginale e della dispareunia, migliorando significativamente la vita sessuale e relazionale delle pazienti;
tali evidenze, tuttavia, non si sono ancora tradotte in una diffusa applicazione clinica all'interno del Servizio sanitario nazionale, anche a causa di una certa prudenza regolatoria e della mancanza di protocolli unificati e linee guida aggiornate sull'uso del Dhea nelle terapie per la menopausa;
alla suddetta prudenza si aggiunge che, in relazione all'effetto anabolizzante del Dhea sulla muscolatura, al fine di evitare l'uso del Dhea come sostanza dopante, con decreto del Ministro della salute, del 1° giugno 2024, d'intesa con il Ministro per lo sport, su proposta della commissione di vigilanza antidoping, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 giugno 2021, l'uso del deidroepiandrosterone è stato vietato essendone consentito l'uso solo topico in forma di gel o crema e per uso sistemico nei pazienti con comprovata carenza dell'ormone;
ma l'utilizzo del Dhea può essere fondamentale nella terapia delle donne in menopausa, nonché per chi è affetto da deficit ipofisario, surrenalico e gonadico: di fatto, al fine di evitarne l'abuso da parte di soggetti giovani a scopo di doping sportivo, è stata sottratta a tantissime donne in menopausa la possibilità di assumere Dhea con i relativi effetti positivi che ne deriverebbero dalla sua assunzione; è fondamentale, quindi, affrontare il tema dell'opportunità di riconoscere il Dhea come strumento terapeutico legittimo e promettente, richiamando l'attenzione del Ministero della salute sulla necessità di un approfondimento tecnico-scientifico e normativo, valutando anche alcune controindicazioni in casi specifici quali la terapia insulinica, gravidanza e allattamento, condizioni sensibili agli ormoni, livelli di colesterolo buono bassi, problemi al fegato, depressione e disturbi dell'umore e sindrome dell'ovaio policistico, così come alti livelli di Dhea, dovuti anche a una errata assunzione di esso che possono portare a spiacevoli conseguenze in quanto una presenza elevata di Dhea nell'organismo potrebbe comportare uno scompenso ormonale;
all'estero il Dhea è usato senza problemi, in alcuni Paesi anche come farmaco da banco,
impegna il Governo:
1) ad aggiornare le linee guida cliniche nazionali, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, nel senso di prevedere l'inclusione del deidroepiandrosterone (Dhea) tra le possibili opzioni terapeutiche da adottare nel trattamento personalizzato della sintomatologia menopausale, sia in alternativa che in integrazione alla terapia ormonale sostitutiva tradizionale, tutelando il diritto alla salute e al benessere delle donne nella fase della menopausa e garantendo il rispetto di criteri rigorosi di sicurezza, efficacia e appropriatezza prescrittiva;
2) a promuovere e sostenere la ricerca clinica e scientifica sull'utilizzo del deidroepiandrosterone (Dhea) nelle terapie ormonali rivolte alle donne in menopausa, anche attraverso l'attivazione di tavoli tecnici presso il Ministero della salute, con il coinvolgimento di enti di ricerca pubblici e privati, società scientifiche e associazioni di donne, al fine di approfondire l'efficacia, la sicurezza e le modalità di somministrazione di questo ormone nel trattamento dei sintomi della menopausa;
3) a promuovere l'informazione e la sensibilizzazione sulla menopausa come tema di salute pubblica, contrastando lo stigma culturale che ancora oggi accompagna questa fase della vita e favorendo una maggiore consapevolezza nelle donne, nei professionisti sanitari e nell'opinione pubblica;
4) ad adottare iniziative volte a garantire una formazione mirata e continua del personale medico e sanitario in materia di salute della donna, volta anche a potenziare le competenze nel trattamento multidimensionale della menopausa, con specifica attenzione all'utilizzo di trattamenti innovativi e di nuovi approcci terapeutici, inclusi quelli ormonali di tipo naturale o bioidentico come il Dhea.
(1-00453) «Marrocco, Deborah Bergamini, Rossello, Patriarca, Dalla Chiesa, Saccani Jotti, Tassinari, Tenerini, Mazzetti, De Monte, Boscaini».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazioni a risposta in Commissione:
SARRACINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
nell'ambito degli interventi che sono stati annunciati e propagandati dal Governo per il comune di Caivano, guidati dal Commissario straordinario Ciciliano, erano stati previsti a seguito del decreto-legge n. 123 del 2023 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 159 del 2023, alcuni interventi strutturali urgenti relativi all'area ex isola ecologica sita in via Sant'Arcangelo;
responsabile unico del progetto e direttore dei lavori era stato nominato il colonnello ingegnere Arturo De Santis, comandante del decimo reparto infrastrutture di Napoli e i lavori sarebbero dovuti iniziare il 26 aprile del 2024 e finire il 26 ottobre 2024, in soli sei mesi, così come regolarmente riportato in un cartello apposto al di fuori dell'area del cantiere;
in realtà, come già segnalato in un altro atto di sindacato ispettivo presentato dall'interrogante il 22 gennaio 2025 (interrogazione n. 3-01685) i lavori in questione non sono mai iniziati, il cantiere è rimasto perimetrato e a tutt'oggi risulterebbe essere stata tolta anche la tabella riportante la natura dell'opera, il responsabile del progetto, l'impresa e appunto la data di inizio e conclusione dei lavori;
di questo cantiere fantasma si è occupata anche la trasmissione d'inchiesta giornalistica Report con la puntata andata in onda in data 12 gennaio 2025;
nell'aprile del 2024, per l'inizio dei lavori di quest'opera – che avrebbe dovuto contenere al suo interno anche la realizzazione di un campo da calcio che in questa zona manca da anni, di un centro per la protezione civile, di una pista d'atletica e di un'arena da seimila spettatori – erano venuti ad inaugurare l'apertura del cantiere il Ministro dell'interno Piantedosi e il Ministro dello sport Abodi che avevano preannunciato l'inaugurazione dell'area entro l'estate del 2024 e rivendicato questo modello come «quello in cui in poco tempo le cose si consolidano»;
a giudizio dell'interrogante, trascorso più di un anno dall'inaugurazione e spenti i riflettori della propaganda di Governo, dell'enfasi sul modello introdotto dal richiamato decreto è rimasto solo un cantiere fantasma –:
quali iniziative urgenti intenda adottare, per quanto di competenza, per accertare le responsabilità amministrative che hanno determinato questo fermo nonché per procedere quanto prima alla realizzazione del progetto relativo alle infrastrutture sportive e alle attrezzature annesse.
(5-04052)
PELUFFO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 9 dicembre 2023, n. 181 prevede agevolazioni per lo sviluppo di nuova capacità di generazione di energia elettrica rinnovabile per i consumi delle aziende energivore, detta «energy release». La misura prevede un periodo di anticipazione di 36 mesi, durante il quale il Gestore dei servizi energetici cede l'energia – ad un corrispettivo fisso e stabilito – alle imprese energivore a fronte dell'obbligo da parte di queste imprese di realizzare impianti Fer restituendo, nei venti anni successivi, l'energia anticipata;
a parere dell'interrogante la misura in oggetto è il solo reale intervento previsto ai fini del contenimento del prezzo dell'energia elettrica pagato dalle imprese industriali italiane e la sua attuazione è attesa dal dicembre 2023, periodo nel corso del quale il prezzo spot dell'energia elettrica è stato mediamente superiore del 36 per cento rispetto alla Germania e del 79 per cento rispetto alla Francia ed alla Spagna;
il provvedimento è stato attuato con l'adozione il 23 luglio 2024, del decreto ministeriale del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e successivamente, il 30 ottobre 2024, delle regole operative redatte dal Gestore dei servizi energetici per l'accesso al meccanismo volte a disciplinare, in particolare, la procedura di assegnazione dell'energia, il contratto di anticipazione e di restituzione «consumatore – Gestore dei servizi energetici»;
il 14 novembre 2024 il Gestore dei servizi energetici ha pubblicato il bando per l'assegnazione dell'energia elettrica nella propria disponibilità, permettendo ai clienti finali energivori di presentare la manifestazione di interesse per partecipare alla procedura di assegnazione dell'energia elettrica il cui termine, dopo due proroghe, è stato fissato al 3 marzo 2025: sono state presentate 559 istanze che hanno coinvolto 3.400 soggetti energivori, per un volume di energia elettrica richiesta superiore ai 70 TWh; con l'energy release è prevista la realizzazione di nuova capacità rinnovabile per oltre 5 GW di potenza;
i risultati del bando, inizialmente attesi per aprile 2025, non sono ancora stati resi noti, creando un clima di crescente incertezza fra gli operatori, che, stanti le attuali tempistiche, avrebbero dovuto firmare i contratti di anticipazione entro il 30 maggio 2025, una incertezza che aumenta alla luce dei crescenti timori sulla possibile modifica sostanziale del meccanismo, in particolare con riferimento all'introduzione di una procedura competitiva per l'assegnazione degli €/MWh lato produttore;
nel corso dell'Assemblea di Confindustria del 27 maggio 2025, la Presidente del Consiglio Meloni ha affrontato il tema del caro energia, definendolo la questione più urgente da affrontare e ha affermato che il Governo starebbe lavorando con la Commissione europea sull'energy release;
successivamente il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha affermato che la contrattazione con la Commissione europea è ultimata e che si sia in attesa di una comfort letter per procedere con le assegnazioni di energia;
a parere dell'interrogante non si capisce quale sia stata la ratio per cui sono state esperite delle procedure pubbliche per l'assegnazione dell'energia in carenza dei necessari chiarimenti con la Commissione europea, esponendo il paese e il proprio sistema industriale ad una ulteriore fonte di incertezza, soprattutto considerando che il decreto attuativo risale ormai ad un anno fa ed era legittimo farvi affidamento, e che eventuali modifiche contrattuali potrebbero comportare danni e perdite per soggetti che abbiano già stipulato accordi per la restituzione dell'energia –:
se non ritenga opportuno:
a) comunicare gli elementi alla base delle interlocuzioni portate avanti con la Commissione europea in merito all'eventualità di una modifica del meccanismo e comunicare le tempistiche affinché si chiariscano le modifiche necessarie e il contenuto delle stesse;
b) coinvolgere gli operatori del settore nel processo di definizione di eventuali soluzioni correttive, al fine di salvaguardare tanto gli investimenti e gli accordi già avviati, quanto la stessa credibilità e tenuta del meccanismo.
(5-04077)
Interrogazioni a risposta scritta:
CASU e GRIBAUDO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nella seduta della Camera del 28 maggio 2025, durante la discussione sulla legge di conversione del decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (il cosiddetto «Decreto sicurezza») il gruppo del Partito Democratico aveva presentato due ordini del giorno (rispettivamente n. 9/2355/77 e n. 9/2355/104), con i quali si chiedeva un impegno concreto per lo scorrimento della graduatoria del concorso interno per esami per Vice Ispettore della Polizia di Stato, nonché per tutte quelle graduatorie di merito necessarie a colmare le gravi carenze in tutti i ruoli della Polizia di Stato, fino alla completa copertura della dotazione organica prevista;
gli ordini del giorno in questione sono stati respinti dalla maggioranza, a seguito del parere contrario del Governo, che aveva subordinato un eventuale assenso all'accettazione da parte dei proponenti della formula «a valutare l'opportunità di»;
i proponenti si erano dichiarati disponibili ad accogliere qualunque riformulazione che non contenesse tale espressione, poiché impegni condizionati da tale formulazione erano già stati assunti dal Governo Meloni e dalla maggioranza al Senato, in occasione dell'esame del cosiddetto «decreto milleproroghe», con l'accoglimento dell'ordine del giorno presentato dai senatori Lisei e De Priamo di Fratelli d'Italia (G/1337/20/1, testo 2) e dell'ordine del giorno presentato dai senatori Ternullo e Silvestro di Forza Italia (G/1337/18/1, testo 2);
la reiezione degli ordini del giorno ha suscitato forti reazioni da parte di numerosi cittadini delusi, che hanno commentato criticamente alcuni post del Sottosegretario all'interno Nicola Molteni, nel quale si rivendicava l'approvazione della legge di conversione da parte della Camera;
alle legittime – e assolutamente rispettose – rimostranze il Sottosegretario ha risposto con toni che, a giudizio degli interroganti, appaiono inadeguati e, per alcuni versi, minacciosi con frasi quali: «allora aspetterai il Pd al Governo per lo scorrimento», «sapranno i suoi colleghi sicuramente a chi rivolgere la richiesta di scorrimento», oppure «auguri e in bocca al lupo» –:
quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, il Presidente del Consiglio ed il Ministro interrogato per garantire la completa copertura della dotazione organica prevista in tutti i ruoli della Polizia di Stato anche attraverso lo scorrimento integrale delle graduatorie, nonché per evitare che chi svolge ruoli di governo subordini le proprie scelte politiche e assunzionali al consenso espresso nei propri confronti sui social network, intimidendo in sostanza le persone che chiedono conto e ragione delle incoerenze delle azioni del Governo stesso.
(4-05188)
LOMUTI e FERRARA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
il 9 marzo 2023 il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato a Roma la Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni. A margine del suddetto incontro è stata espressa la volontà da entrambi le parti di rafforzare le relazioni economiche e tecnologiche, in particolare nel campo diplomatico-militare e della cybesicurezza;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 aprile 2025, in attuazione dell'articolo 14, comma 1, della legge n. 90 del 2024 individua Israele come Paese terzo nel perimetro delle tecnologie ammesse, accanto a quelle europee e Nato, aprendo così al coinvolgimento di soggetti con legami strutturali con gli apparati d'intelligence israeliani;
è noto che Israele sia tra i leader globali nello sviluppo e nell'export di tecnologie di sorveglianza e intrusione informatica, come dimostrato dal caso Pegasus, software spia usato da Governi per monitorare attivisti e giornalisti prodotto dal gruppo Nso con stretti legami con la sicurezza nazionale israeliana;
il 7 marzo 2023 è stato firmato un memorandum tra la fondazione italiana Med-Or e l'Institute for national security studies (Inss) israeliano, diretto da un ex consulente della difesa israeliana, consolidando la cooperazione su temi legati alla sicurezza strategica e alle tecnologie critiche;
sempre nel marzo 2023 si è dimesso Roberto Baldoni, direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), figura centrale nella redazione della strategia nazionale 2022-2026, sostituito pochi giorni dopo da un funzionario del Viminale. Secondo ricostruzioni giornalistiche, le sue dimissioni sarebbero collegate al mancato assenso all'accordo con Israele;
Baldoni ha successivamente dichiarato che dal momento in cui si adottano tecnologie critiche da un altro Paese, si mette in discussione la sovranità digitale nazionale, aggiungendo che se i soggetti terzi coinvolti nella gestione delle infrastrutture critiche non sono pienamente affidabili, si compromette l'intero sistema di sicurezza nazionale. Nella stessa intervista, ha sottolineato l'urgenza di selezionare algoritmi resistenti ad attacchi quantistici e rafforzare l'autonomia tecnologica europea, avvertendo che la dipendenza tecnologica si trasforma in perdita di sovranità e autonomia strategica;
alla luce di quanto descritto, l'Italia avrebbe di fatto aperto spazi di accesso sensibili a soggetti e imprese riconducibili all'apparato israeliano, il che risulta ancor più critico se si considera il contesto politico e giuridico internazionale che riguarda lo Stato di Israele e la sua attuale dirigenza;
a giudizio dell'interrogante la prosecuzione di tali accordi solleva seri interrogativi sul piano della trasparenza, della tutela dei dati sensibili e della coerenza costituzionale –:
se il Governo abbia effettivamente concluso accordi di cybersicurezza che prevedano il coinvolgimento diretto di soggetti pubblici o privati israeliani e, in tal caso, quali ambiti delle infrastrutture critiche italiane essi riguardino;
se non ritenga, alla luce dei noti rischi di ingerenze estere e dei precedenti casi di sorveglianza illecita associati a tecnologie israeliane, di sospendere o rivedere tali intese, salvaguardando l'integrità e la sovranità delle reti digitali nazionali;
se siano state condotte valutazioni tecniche, giuridiche e di impatto strategico in merito alle collaborazioni in atto o previste, e se intenda fornire ogni utile elemento al Parlamento sui contenuti, i rischi e le misure di controllo connesse a queste scelte.
(4-05194)
ASCARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana viene conferita dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa istruttoria coordinata dal Ministero dell'interno e svolta dalle prefetture territorialmente competenti, che verificano i requisiti di «benemerenza» e «incensuratezza» del soggetto proposto, come previsto dalla legge 3 marzo 1951, n. 178;
nel dicembre 2018, con cerimonia ufficiale, tale onorificenza è stata attribuita a Giulio Carini, nato a Reggio Calabria nel 1948 e residente ad Arco (TN), come riportato da diversi organi di stampa locali e nazionali;
nel corso dell'inchiesta antimafia denominata «Perfido», avviata dalla procura distrettuale antimafia di Trento e condotta con il supporto del Ros dei carabinieri, Carini è stato indicato come figura di raccordo («cerniera») tra la locale di 'ndrangheta dei Serraino e soggetti istituzionali e imprenditoriali del Trentino, con intercettazioni che documenterebbero rapporti con rappresentanti delle forze dell'ordine, politici e magistrati finalizzati ad agevolare l'organizzazione mafiosa;
nel febbraio 2025, la Corte d'Assise d'Appello di Trento ha confermato le condanne per otto imputati del processo «Perfido», riconoscendo l'esistenza e l'operatività di una locale di 'ndrangheta radicata in Trentino;
con riferimento alla posizione personale di Carini, il Ministro della giustizia, Carlo Nordio, ha risposto all'interrogazione a risposta scritta n. 4-04020 (pubblicata il 25 febbraio 2025) confermando che il procedimento penale a suo carico è stato archiviato per «incapacità irreversibile di partecipare al processo» ai sensi dell'articolo 72-bis del codice di procedura penale, senza che vi sia stata una valutazione nel merito delle contestazioni;
precedenti atti parlamentari, tra cui l'interrogazione n. 4-01617 del 22 settembre 2023, hanno sollevato dubbi sull'effettiva incidenza dei rapporti istituzionali intrattenuti da Carini e sull'assenza di riscontri postumi sull'istruttoria che portò al conferimento dell'onorificenza;
la normativa vigente prevede la revoca delle onorificenze nei casi in cui il comportamento dell'insignito risulti incompatibile con l'onore e la dignità della distinzione ricevuta;
l'archiviazione per motivi sanitari non costituisce assoluzione, né esclude che vi siano circostanze di rilievo pubblico e istituzionale tali da giustificare un riesame dell'onorificenza concessa –:
quale prefettura abbia istruito la proposta di conferimento dell'onorificenza a Giulio Carini nel 2018 e quali elementi abbiano motivato il riconoscimento, con particolare riferimento all'analisi del contesto imprenditoriale trentino e dei rischi connessi a possibili infiltrazioni mafiose;
se, alla luce degli elementi emersi dall'inchiesta «Perfido», avviata in epoca antecedente al conferimento e conclusasi con condanne definitive, siano stati effettuati successivi riscontri tra il materiale investigativo (intercettazioni, informative (Ros) e la documentazione dell'istruttoria originaria;
se il Governo ritenga opportuno avviare un procedimento di revoca dell'onorificenza in oggetto, alla luce dei profili critici emersi dalle indagini, dell'accentata esistenza della locale di 'ndrangheta e della persistente opacità dei rapporti istituzionali del soggetto onorato.
(4-05205)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
la legge 27 dicembre 2001, n. 459, recante «Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero», ha dato attuazione all'articolo 48, comma 3 della Costituzione, che demanda alla legge l'individuazione dei requisiti e delle modalità per l'esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini residenti all'estero;
l'articolo 17, comma 3, della suddetta legge stabilisce che, ai fini dello svolgimento della campagna elettorale, le rappresentanze diplomatiche e consolari sono tenute ad adottare iniziative atte a promuovere la più ampia comunicazione politica tramite giornali e periodici italiani editi all'estero, nonché attraverso altri mezzi di informazione in lingua italiana o comunque rivolti alle comunità italiane all'estero, nel rispetto della parità di accesso e trattamento per tutti i soggetti politici;
il voto per corrispondenza degli italiani all'estero rappresenta una fondamentale conquista democratica, ma comporta significative complessità logistiche, finanziarie e organizzative, che richiedono adeguate risorse e trasparenza;
da più parti sono giunte segnalazioni circa disservizi e gravi criticità nella tornata elettorale svoltasi l'8 e 9 giugno scorsi, tra cui, la mancanza di campagne informative sui media locali o italiani all'estero e il ritardo dell'invio dei plichi elettorali;
queste mancanze, se combinate a una riduzione dei fondi destinati alle operazioni elettorali, potrebbero aver configurato un vero e proprio boicottaggio tecnico preventivo, attuato non con misure esplicite ma mediante il taglio delle risorse e la compressione degli strumenti informativi pur nonostante un incremento del numero di iscritti all'AIRE;
al momento, non risultano pubblicamente noti:
l'ammontare preciso dei fondi stanziati per la tornata elettorale dell'8 e 9 giugno per la circoscrizione Estero;
i criteri utilizzati per la loro ripartizione tra i consolati;
l'eventuale presenza di direttive interne relative all'uso dei fondi per comunicazione istituzionale e campagne informative;
molti italiani residenti all'estero hanno denunciato l'impossibilità di votare –:
quale sia l'ammontare complessivo e il riparto dei singoli capitoli dei fondi stanziati per l'organizzazione del voto degli italiani all'estero in occasione dell'attuale tornata elettorale, anche in raffronto alle ultime due tornate elettorali (elezioni politiche 2022 ed elezioni europee 2024) e quali siano i criteri adottati dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per la distribuzione delle risorse economiche tra le sedi consolari, tenuto conto delle differenze di popolazione iscritta all'Aire, dei costi locali e della necessità di garantire parità di accesso e condizioni eque per l'esercizio del voto.
(2-00625) «Toni Ricciardi, Manzi, Di Sanzo, Porta, Stefanazzi, Malavasi, Simiani, Ferrari, Serracchiani, Romeo, Marino, Graziano, Carè, Laus, Lai, D'Alfonso, Evi, Quartapelle Procopio, Amendola, Ubaldo Pagano, Merola».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:
il 4 giugno 2025, l'interpellante ha presentato una interrogazione sulla vicenda di Carla Zambelli, deputata federale per San Paolo eletta nel 2022 con il PL-SP: stesso partito di Jair Bolsonaro;
il 14 maggio 2025 il Tribunale Supremo Federale del Brasile l'ha condannata, all'unanimità, a 10 anni di reclusione per l'invasione del sistema del Consiglio nazionale di giustizia, in collaborazione con l'hacker Walter Delgatti-Neto, con l'obiettivo d'inserire documenti falsi, tra cui un mandato d'arresto per un giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes;
durante le elezioni del 2022, ha propagato fake-news sulle urne elettroniche e sull'app e-Titulo, suggerendo manipolazioni contro il presidente eletto Lula. Per questo, il Tribunale superiore elettorale (Tse) le ha inflitto pesanti multe ordinandone la rimozione dei contenuti;
nel 2022, ha inseguito armata un suo oppositore politico a San Paolo, puntandogli una pistola, circostanza per la quale è sottoposta a processo;
nel gennaio 2025, il Tribunale regionale elettorale di San Paolo (Tre-Sp) ha annullato il suo mandato dichiarandola ineleggibile per otto anni, a causa della diffusione di disinformazione sul sistema elettorale nelle elezioni 2022;
per sottrarsi alla giustizia brasiliana la Zambelli il 25 maggio ha lasciato il Brasile per recarsi a Miami (USA), dove intervistata dalla Cnn ha dichiarato: «Ho un passaporto italiano, potete anche mettermi alle calcagna dell'Interpol, non mi faranno uscire dall'Italia» ... «Sono cittadina italiana e sono intoccabile lì, a meno che la giustizia italiana non mi arresti», concludendo che verrà in Italia perché: «L'assistenza sanitaria qui negli Stati Uniti è molto costosa..., in Italia è più economica»;
l'Interpol il 5 giugno 2025 alle 12.45 ha emesso la nota rossa di richiesta d'arresto internazionale nei confronti della Zambelli;
il 5 giugno Zambelli è atterrata alle 11.10 all'aeroporto di Roma-Fiumicino proveniente da Miami, circostanza confermata da fonti della polizia di Stato, dall'agenzia di stampa Ansa e dalla Cnn Brasil;
nonostante fosse nota dal 2 di giugno la notizia dell'intenzione della ricercata Zambelli di recarsi in Italia da Miami, questa ha passato senza essere fermata i controlli allo scalo aeroportuale ed è ora irreperibile;
al momento Zambelli è irreperibile, circostanza che suscita dubbi su coperture che ha sul territorio nazionale considerato che la giustizia brasiliana le ha bloccato tutti i beni e i conti correnti bancari;
il trattato di cooperazione, firmato a Roma tra il Governo italiano e brasiliano il 17 ottobre 1989, stabilisce le procedure per l'estradizione di persone tra l'Italia e il Brasile, la legge n. 144 del 1991 ha autorizzato la ratifica e l'esecuzione;
nel frattempo in Brasile il giudice della Corte suprema brasiliana, de Moraes, ha aperto una nuova inchiesta nei confronti della Zambelli indagando sui presunti reati di coercizione nel corso del procedimento a suo carico e di ostacolo alle indagini;
a marzo 2025 la Corte suprema brasiliana ha deciso di processare l'ex presidente brasiliano Bolsonaro, capo del partito della Zambelli, accusato di avere progettato il colpo di stato per restare al potere anche dopo aver perso le elezioni del 2022. La procura generale ha accusato Bolsonaro di ben cinque reati, per i quali rischia fino a 43 anni di carcere;
secondo l'accusa Bolsonaro avrebbe portato all'assalto delle istituzioni brasiliane l'8 gennaio 2023, quando furono attaccati parlamento, Corte suprema e ufficio presidenziale a Brasilia. Secondo l'accusa il piano era in realtà molto più ampio e prevedeva di bloccare con l'esercito la transizione democratica dopo la vittoria alle presidenziali di Lula da Silva, il golpe non si realizzò solo per il mancato appoggio di gran parte dei leader militari brasiliani. Il piano prevedeva anche di incarcerare o uccidere Lula, il suo vicepresidente Geraldo Alckmin e il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes;
immediatamente dopo la sconfitta elettorale, due dei quattro figli di Bolsonaro, il deputato Edoardo e il senatore Flavio, eletti nello stesso partito della Zambelli, si sono rivolti all'ambasciata italiana a Brasilia per sollecitare l'iter di richiesta della cittadinanza italiana già avanzata nel 2019 sulla base di una antica origine italiana vantata da parte della famiglia; entrambi sarebbero coinvolti in inchieste giudiziarie;
in risposta ad una interpellanza urgente, n. 2-00021 il 25 novembre 2022, il Sottosegretario alla cultura Mazzi nel leggere la risposta predisposta dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha informato che: «nel 2020, Flavio e Edoardo Bolsonaro, figli del Presidente del Brasile Bolsonaro, hanno chiesto di essere formalmente convocati dalla rappresentanza ai fini del riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis. Non risulta pervenuta alcuna richiesta in tal senso da parte del Presidente Bolsonaro»;
il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis è disciplinato dalla legge n. 91 del 1992 e dalla circolare n. K 28.1 del 1991 del Ministero dell'interno –:
quali siano le ragioni che non hanno consentito il fermo di polizia o in ogni caso di adottare le misure di vigilanza e monitoraggio della ricercata Zambelli al momento dell'entrata in territorio dallo scalo aeroportuale di Fiumicino, la cui situazione era nota al Ministero dell'interno almeno dal 4 giugno, data in cui tra l'altro il primo firmatario del presente atto ha fatto dichiarazioni riportate dalla stampa, anche con riguardo alla presentazione di atti parlamentari in merito;
per quali ragioni il Governo italiano non abbia eseguito il mandato di arresto internazionale a carico della Zambelli;
se e quali siano, per quanto di competenza, le possibili coperture e i sostegni che garantiscono o possono garantire alla Zambelli il soggiorno in Italia nella sua latitanza;
se e quali provvedimenti urgenti i Ministri interrogati, ognuno per quanto di competenza, intendano adottare per ottemperare alle disposizioni contenute nella legge n. 144 del 1991 che stabiliscono le procedure per l'estradizione di persone tra l'Italia e il Brasile e nello specifico nei confronti della Zambelli;
se l'ex Presidente della Repubblica federale brasiliana Jair Bolsonaro abbia chiesto o ottenuto la cittadinanza italiana e quali componenti della sua famiglia abbiano chiesto e ottenuto la cittadinanza italiana come Eduardo, Flavio, Carlos e Renan Bolsonaro;
se non ritengano di adottare iniziative di carattere normativo volte a modificare, con il primo provvedimento utile, la legge n. 91 del 1992 per revocare la cittadinanza a coloro che sono stati condannati per un delitto di golpe o tentato golpe, di crimini contro l'umanità, di istigazione a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l'ordinamento politico e giuridico dello Stato.
(2-00631) «Bonelli, Zanella, Fratoianni, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
Interrogazione a risposta in Commissione:
QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
le linee guida Ocse per le imprese multinazionali costituiscono lo standard internazionale di riferimento in materia di condotta aziendale responsabile, con particolare riguardo all'impatto delle imprese su lavoratori, ambiente, diritti umani, catene di fornitura e governance aziendale;
l'aggiornamento del 2023 di tali linee guida ha introdotto raccomandazioni stringenti in materia di due diligence su diritti umani, ambiente, tecnologia e relazioni industriali, e ha rafforzato la tutela di persone e gruppi a rischio, compresi i segnalanti;
in base alle linee guida Ocse, ogni Stato aderente ha l'obbligo di istituire un Punto di contatto nazionale (PCN) con funzione di promozione, attuazione e gestione delle istanze relative a presunte violazioni; in Italia il Pcn è incardinato presso il Ministero delle imprese e del made in Italy;
l'associazione Italia-birmania.insieme ha presentato due istanze al Pcn italiano, concernenti presunte violazioni delle linee guida Ocse da parte di aziende italiane operanti in Myanmar (Birmania), uno dei paesi con il più grave deterioramento delle condizioni democratiche e sindacali al mondo dopo il colpo di Stato militare del 1° febbraio 2021;
a quanto consta all'interrogante la prima istanza, presentata il 26 aprile 2023, denuncia la condotta di imprese del settore tessile che continuano ad approvvigionarsi in Myanmar nonostante le evidenze di lavoro forzato, repressione sindacale, sfruttamento e impossibilità oggettiva di svolgere la dovuta due diligence;
la seconda istanza, del 18 dicembre 2023, riguarda una società siderurgica italiana accusata di collaborare da decenni con imprese legate al conglomerato militare Myanmar economic corporation in potenziale violazione delle linee guida Ocse e delle misure restrittive europee nei confronti di entità militari birmane;
nonostante la gravità delle accuse e la documentazione allegata – che comprende anche evidenze fotografiche, dati logistici e testimonianze locali – le risposte del Pcn risultano estremamente tardive e interlocutorie, con lunghi periodi di silenzio e senza alcuna valutazione formale conclusiva a distanza di oltre un anno dalla prima istanza;
a parere dell'interrogante le lentezze dell'iter procedurale rischiano di vanificare il ruolo stesso del Pcn delegittimando il quadro internazionale di responsabilità sociale d'impresa e indebolendo la credibilità dell'Italia nel sistema Ocse;
la 113a Conferenza internazionale del lavoro dell'International labour organization prevista per giugno 2025, potrebbe approvare una risoluzione ai sensi dell'articolo 33 della Costituzione dell'organizzazione, a seguito delle gravi conclusioni della Commissione d'inchiesta International labour organization sul Myanmar –:
se siano a conoscenza della mancata definizione, da parte del Pcn italiano, delle due istanze presentate da Italia-Birmania.Insieme e delle relative tempistiche;
quali iniziative di competenza intendano adottare per assicurare tempi certi e trasparenza nell'istruttoria delle istanze di violazione delle linee guida Ocse, soprattutto quando riguardano contesti di particolare gravità in materia di diritti umani e condizioni di lavoro;
se il Governo ritenga opportuno rafforzare il ruolo, l'autonomia e le risorse del Pcn italiano, anche alla luce degli obblighi derivanti dalla futura direttiva UE sulla due diligence d'impresa.
(5-04078)
Interrogazioni a risposta scritta:
STEFANAZZI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in occasione delle recenti consultazioni elettorali per il Parlamento europeo, sono emerse diverse criticità relative all'effettiva possibilità, da parte di cittadini italiani residenti all'estero in aree particolarmente remote o insulari, di ricevere per tempo i plichi elettorali e di esercitare il proprio diritto di voto;
in tali contesti, caratterizzati da gravi difficoltà logistiche e dalla mancanza di collegamenti regolari e diretti per il recapito della corrispondenza, anche l'invio tempestivo dei materiali elettorali da parte delle rappresentanze diplomatico-consolari può risultare insufficiente a garantire l'effettiva partecipazione al voto;
le procedure attualmente previste dalla normativa e dalle direttive ministeriali si basano in modo prevalente sull'utilizzo dei servizi postali locali, i quali, in determinate realtà geografiche, non dispongono di tratte dedicate o di frequenze adeguate, rendendo così incerta o tardiva la consegna dei plichi elettorali;
sebbene le rappresentanze diplomatiche si adoperino con impegno per rispettare le tempistiche prescritte, non sempre esse possono sopperire a limiti infrastrutturali esterni e a condizioni di accessibilità compromesse;
appare pertanto urgente valutare l'introduzione di strumenti operativi, risorse aggiuntive o modalità alternative, anche sperimentali, per agevolare l'esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani residenti in contesti remoti –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza delle difficoltà riscontrate in occasione delle ultime elezioni da parte di cittadini italiani residenti in aree particolarmente isolate e quali valutazioni siano in corso per evitare che simili disagi si ripetano in futuro;
se non si ritenga necessario adottare iniziative di competenza volte a potenziare il supporto logistico e organizzativo alle sedi consolari, in particolare nei Paesi di secondario accreditamento, al fine di garantire pienamente l'esercizio dei diritti politici degli italiani all'estero;
se non si intenda promuovere, anche attraverso un apposito tavolo tecnico interministeriale, lo studio di soluzioni alternative – come il ricorso a strumenti digitali certificati o accordi dedicati con operatori postali – che possano integrare o, laddove necessario, sostituire le modalità tradizionali di voto per corrispondenza nei casi di maggiore complessità territoriale.
(4-05181)
BONELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
Carla Zambelli è stata eletta deputata federale per San Paolo nel 2022 con il PL-SP;
il 14 maggio 2025 il Tribunale supremo federale del Brasile l'ha condannata, all'unanimità, a 10 anni di reclusione per l'invasione del sistema del Consiglio nazionale di giustizia, in collaborazione con il hacker Walter Delgatti Neto, con l'obiettivo di inserire documenti falsi, tra cui un mandato di arresto per un giudice della Corte Suprema: Alexandre de Moraes;
durante le elezioni del 2022, ha propagato fake news sulle urne elettroniche e sull'app e-Titulo, suggerendo manipolazioni contro il Presidente eletto Lula. Per questo, il Tribunale superiore elettorale (Tse) le ha inflitto pesanti multe e ordinato la rimozione dei contenuti;
nel 2022, ha inseguito armata un suo oppositore politico a San Paolo, puntandogli una pistola, circostanza per la quale è sottoposta ad un processo;
nel gennaio 2025, il Tribunale regionale elettorale di San Paolo (TRE-SP) ha annullato il suo mandato e l'ha dichiarata ineleggibile per otto anni, a causa della diffusione di disinformazione sul sistema elettorale durante le elezioni del 2022;
per sottrarsi alla giustizia brasiliana la Zambelli il 25 maggio 2025 ha lasciato il Brasile e sino ad oggi sarebbe a Miami negli USA;
intervistata dalla CNN la Zambelli ha dichiarato: «Ho un passaporto italiano, potete anche mettermi alle calcagna dell'interpol, non mi faranno uscire dall'Italia», ha detto Zambelli. «Sono cittadina italiana e sono intoccabile lì, a meno che la giustizia italiana non mi arresti.» Ha aggiunto che verrà in Italia perché «L'assistenza sanitaria qui negli Stati Uniti è molto costosa. Quindi andrò in Italia, dove è più economica»;
è stata espressa da Carla Zambelli la volontà di recarsi in Italia;
il trattato di cooperazione, firmato a Roma tra i Governi italiano e brasiliano il 17 ottobre 1989, stabilisce le procedure per l'estradizione di persone tra l'Italia e il Brasile e la legge n. 144 del 1991 ne ha autorizzato la ratifica e l'esecuzione;
va sottolineato che, nell'ipotesi a giudizio dell'interrogante altamente verosimile che Carla Zambelli a breve sia presente sul territorio italiano, i Ministri interrogati dovrebbero adottare ogni urgente iniziativa di competenza al fine di ottemperare alle disposizioni contenute nella legge n. 144 del 1991 che stabilisce le procedure per l'estradizione di persone tra l'Italia e il Brasile, collaborando sin da ora con l'Interpol –:
di quali elementi dispongano circa la vicenda in questione, e se sia in corso una stretta ed efficace collaborazione con l'Interpol;
se non ritengano di adottare iniziative di competenza normativa volte a modificare con il primo provvedimento utile, la legge 5 febbraio 1992 n. 91 per revocare la cittadinanza a coloro che sono stati condannati per un delitto di golpe o tentato golpe, di crimini contro l'umanità, di istigazione a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l'ordinamento politico e giuridico dello Stato.
(4-05196)
PICCOLOTTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
dall'inizio della guerra in Ucraina (24 febbraio 2022), 33 mila ucraine/i hanno partecipato alla mobilità Erasmus+, ciò ha consentito loro di continuare a studiare, di farlo in un contesto di pace, di collaborare con i coetanei europei;
oltre alla mobilità, Erasmus+ ha ampliato gli scambi virtuali e la cooperazione scolastica attraverso eTwinning (la comunità online, per insegnanti e studenti europei, con la finalità di favorire la cooperazione su progetti e sviluppo professionale), dando sostegno a circa 770 insegnanti ucraini; Erasmus+ ha, infine, contribuito a stampare oltre 1,5 milioni di libri di testo, garantendo ai bambini ucraini l'accesso a materiali didattici essenziali nella loro lingua;
con il Progetto Iupals (Italian University for Palestinian Students) (bando reso pubblico l'8 maggio scorso), la Conferenza dei rettori delle università italiane ha meritoriamente istituito borse di studio destinate alle/agli studenti palestinesi residenti nei territori palestinesi, «affinché possano beneficiare di una formazione internazionale accedendo ai corsi di studio accademici in Italia»;
il progetto, condiviso con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero dell'università e della ricerca e il Consolato generale d'Italia a Gerusalemme, «prevede l'erogazione complessiva di 97 borse di studio distribuite tra 35 università partecipanti»
a quanto consta all'interrogante in pochi giorni dalla pubblicazione del bando, e a conferma dell'enorme importanza dell'iniziativa, sono state presentate circa 12 mila domande di partecipazione;
come chiarito dall'Unicef, già nella primavera del 2024 tutte le università della striscia di Gaza risultavano distrutte. Più nel dettaglio, e secondo le indicazioni del rapporto delle Nazioni Unite del gennaio 2025, 51 edifici universitari sono stati devastati e 57 pesantemente colpiti, nessuno è agibile;
tra il 7 ottobre 2023 e il 15 aprile 2025, 13.419 studenti sono state/i uccise/i e 21.653 ferite/i. Tra il personale scolastico, sono 651 le/gli insegnanti decedute/i e 2.791 i feriti –:
se non ritengano urgente e necessario, anche alla luce delle circa 12 mila domande di partecipazione al bando Iupals, assumere iniziative di competenza volte a sollecitare l'Unione europea affinché venga esteso l'Erasmus+ alle/agli studenti palestinesi, favorendo così un processo analogo a quello che ha visto coinvolti (come suindicato) 33 mila studenti ucraine/i;
se non ritengano altresì urgente lavorare affinché vengano istituiti dei corridoi umanitari che consentano alle/agli studenti palestinesi di poter uscire rapidamente dai territori, per raggiungere i Paesi dell'Unione europea in sicurezza e continuare a vivere, oltre che a studiare, lontani dagli orrori della guerra.
(4-05204)
AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE
Interrogazione a risposta in Commissione:
SCERRA, CANTONE e BRUNO. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
la Sicilia è la seconda regione in Italia per numero di progetti assegnati nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ma penultima per percentuali di spesa dei fondi del Piano, subito dopo la Calabria;
secondo i dati di OpenPNRR, che utilizzano come fonte gli ultimi aggiornamenti del Governo pubblicati su Italia Domani, in Sicilia sono infatti previsti 20.534 progetti, per complessivamente 17,6 miliardi di euro – di cui 11,7 miliardi a valere su fondi europei e la restante parte delle risorse a valere su fondi nazionali – ma lo stato di avanzamento della spesa nella regione è attualmente fermo al 13 per cento rispetto ai fondi complessivamente a disposizione, un dato ben al di sotto della percentuale della media nazionale del 29 per cento;
con circa 1.400 progetti, la Regione Siciliana ricopre inoltre il ruolo di uno dei principali soggetti attuatori del Piano (1433 progetti, suddivisi in 4 missioni) e il quinto per valore di finanziamento del PNRR, per circa 1.4 miliardi di euro;
particolare preoccupazione destano i ritardi nella regione fatti registrare nell'attuazione degli ingenti investimenti ricadenti nella missione 6 «Salute» – come la realizzazione delle case e degli ospedali di comunità, o gli interventi ricompresi nella missione 3 «Infrastrutture per la Mobilità sostenibile», come il definanziamento della tratta ferroviaria alta velocità della linea Palermo-Catania e del bypass ferroviario di Augusta, o ancora i ritardi nella missione 5 «Inclusione e coesione» per quanto riguarda lo stato di attuazione dei progetti inerenti alla formazione e al lavoro;
proprio la coesione sociale e territoriale rappresenta infatti uno dei pilastri fondamentali su cui poggia la programmazione dell'intero, PNRR e tutte le missioni del Piano dovrebbero perseguire l'asse strategico della coesione per superare i divari territoriali e accompagnare il processo di convergenza tra Sud e Centro-Nord, come più volte richiesto nelle raccomandazioni della stessa Commissione europea;
in tale prospettiva, l'effettivo perseguimento della clausola del 40 per cento che prevede che le amministrazioni centrali coinvolte nell'attuazione del PNRR assicurino che almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente sia destinato alle regioni del Mezzogiorno garantirebbe un approccio integrato tra il PNRR e le politiche di coesione;
a poco più di un anno dalla scadenza fissata per completare gli interventi del Piano, la Sicilia si conferma tra le regioni italiane maggiormente in ritardo nell'attuazione dei progetti finanziati con i fondi del PNRR, con il rischio crescente che una parte dei fondi non venga utilizzata entro le scadenze, con danni irreversibili non solo per la regione ma per l'intero territorio nazionale e il sistema Paese, in termini di grave pregiudizio per la coesione territoriale e sociale –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di scongiurare il rischio concreto della perdita di fondi conseguente ai ritardi fatti registrare sinora nella spesa dei fondi del PNRR nella Regione Siciliana, al fine di garantire il pieno rispetto della priorità trasversale della coesione sociale e assicurare, nell'ottica dell'obiettivo della coesione e riequilibrio territoriale, che la Regione Siciliana possa beneficiare in via effettiva delle risorse di cui è destinataria.
(5-04050)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta immediata:
ZANELLA, BORRELLI, BONELLI, FRATOIANNI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
è stata diffusa da organi di informazione una bozza di un disegno di legge, il quale, a parere degli interroganti, stravolgerebbe la legge n. 157 del 1992, concernente «norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio»;
il testo della bozza prevederebbe una serie di disposizioni tese ad estendere in maniera copiosa i periodi, le aree, le gare e gli orari di caccia, oltre che le specie da utilizzare come esche da richiamo vive, prevedendo addirittura la riapertura dei roccoli;
nello specifico l'attività verrebbe consentita anche nelle aree demaniali – protette dalla legislazione vigente – e le gare di caccia con cani verrebbero escluse dall'esercizio venatorio, con la fisiologica conseguenza che potrebbero essere effettuate anche nei periodi di migrazione prenunziale e di nidificazione e negli orari notturni;
inoltre, il testo cancellerebbe ogni limite alle autorizzazioni regionali circa la costruzione di nuovi appostamenti fissi di caccia, il parere vincolante dell'Ispra, e consentirebbe, tra l'altro, la licenza di caccia ai cittadini di Paesi esteri senza alcuna formazione preventiva sulle regole italiane;
a ciò si aggiungono rilevanti rischi per la sicurezza delle persone in considerazione dell'ipotesi di apertura alle pratiche venatorie di aree demaniali frequentate per finalità ricreative o escursionistiche;
il Ministro interrogato in una nota del 26 maggio 2025 ha riconosciuto l'esistenza della bozza pur definendola non definitiva, ma il suo contenuto manifesta, a giudizio degli interroganti, un tentativo di eliminare ogni tutela della fauna e della biodiversità che sarebbero, addirittura, assoggettate all'attività venatoria sostanziando, di fatto, il capovolgimento della ratio di fondo della legge quadro sulla caccia e dei principi di tutela della fauna selvatica e dell'ecosistema;
la diffusione della bozza ha suscitato le reazioni di numerose associazioni italiane rappresentative non solo del mondo ambientalista e animalista, ma anche di quello scientifico e legato alle attività sostenibili in natura, che ne hanno contestato il carattere ideologico volto alla consegna della fauna selvatica e delle aree naturali alle pratiche venatorie nonostante i contrasti evidenti con la normativa costituzionale e comunitaria, chiedendo un confronto, ad oggi limitato al mondo venatorio, con i Ministri competenti –:
se il Ministro interrogato confermi il contenuto della bozza del disegno di legge di cui in premessa e se, in caso affermativo, non intenda, a fronte di quello che agli interroganti appare un evidente conflitto con le norme costituzionali e comunitarie, astenersi dal promuovere la presentazione di un disegno di legge di tale contenuto, aprendo un immediato confronto con le associazioni ambientaliste e animaliste.
(3-01997)
BENZONI, GRIPPO, D'ALESSIO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
da oltre tre anni l'Italia è stata raggiunta da un'ondata epidemica di peste suina africana;
la malattia ha proseguito la sua diffusione nel territorio nazionale sia attraverso le naturali movimentazioni dei cinghiali, sia a causa delle movimentazioni delle persone e dei mezzi, arrivando a essere presente su tutto il territorio nazionale con immani conseguenze su tutta la filiera;
dall'arrivo dell'epidemia, il Governo ha nominato in successione tre commissari straordinari ma, a differenza di altri Paesi dell'Unione europea che sono riusciti a debellare il virus, la situazione è peggiorata;
il 4 settembre 2024, la Commissione europea ha presentato, presso la commissione agricoltura del Parlamento europeo, lo stato di avanzamento della malattia, da cui è emerso come in Italia la situazione sia «più che allarmante», riportando al contempo l'efficacia delle best practices realizzate da altri Paesi, come Belgio e Svezia, che hanno permesso di debellare la malattia;
la situazione in cui versa l'Italia ha avuto e continua ad avere inevitabili conseguenze anche sul piano commerciale: l'abbattimento dei suini infetti e la conseguente minore disponibilità di materie prime hanno fatto registrare perdite fra 20 e 30 milioni di euro al mese, con danni per più di mezzo miliardo di euro, ma vengono anche rilevati sempre maggiori problemi alla movimentazione dei capi e perdite non trascurabili dovute al mancato export di carni fresche verso mercati strategici;
si tratta di un problema rilevante che colpisce una filiera con indotti pari a circa 20 miliardi di euro, più volte attenzionato con precedenti atti di sindacato ispettivo;
le azioni messe in campo fino ad oggi, arrivate spesso in ritardo e senza un'adeguata copertura finanziaria, sono state evidentemente insufficienti e non hanno portato i risultati sperati, perché l'epidemia continua a diffondersi mettendo a repentaglio le potenzialità commerciali e l'esistenza stessa dell'intera filiera;
se in Europa nel 2024 si è registrato un calo dei contagi dell'83 per cento, l'Italia, con la Polonia, è l'unico Paese in controtendenza, registrando un aumento dei casi al Nord e soprattutto negli allevamenti con più di cento capi –:
come spieghi il primato negativo italiano e quali iniziative di competenza siano allo studio per invertire la tendenza e tutelare la filiera e gli investimenti che da essa derivano, al fine di contrastare una ancor più ampia diffusione dell'epidemia e garantire l'accesso ai mercati interno ed esteri dei prodotti da allevamento.
(3-01998)
CARAMIELLO, CHERCHI e SERGIO COSTA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
l'amministrazione Usa guidata da Trump ha introdotto una tariffa «universale» del 10 per cento su tutte le importazioni, a cui si aggiunge un ulteriore tassazione del 10 per cento per i prodotti dell'Unione europea, al momento sospesa, fino all'8 luglio 2025;
uno dei settori più colpiti dalle politiche protezioniste Usa è l'agroalimentare, specie in alcuni comparti di eccellenza quali vino, olio, formaggi;
gli Usa, infatti, sono il primo mercato di destinazione per vini italiani, tanto che nel 2024 ha raggiunto i 2 miliardi di euro, assorbendo oltre 3,5 milioni di ettolitri di vino;
parimenti disastroso risulterebbe l'impatto su olio Evo italiano e formaggi che costituiscono un'importante fetta della domanda di beni alimentari italiani oltreoceano: il primo mercato estero per il parmigiano reggiano è proprio quello statunitense. Non solo, per la mozzarella di bufala il mercato americano vale tra il 4 e il 7 per cento dell'export totale;
l'introduzione dei dazi sui prodotti agroalimentari avrà ripercussioni devastanti sul mercato italiano, in particolare sul settore delle esportazioni;
durante il recente forum Food&Beverage organizzato da Teha, è emerso che oltre 6 miliardi di euro dei 7,8 miliardi totali di cibi e bevande italiani esportati negli Usa sono prodotti senza alternative dirette sul mercato locale;
Teha stima che i dazi potrebbero portare a una potenziale perdita di 1,3 miliardi di euro nelle esportazioni alimentari italiane, considerando sia la pressione sui margini delle aziende che l'elasticità della domanda. In questo contesto, l'Italia risulta essere il Paese europeo più colpito dai dazi, con gli Stati Uniti che rappresentano il secondo mercato di esportazione dopo la Germania;
in diverse circostanze sia il Ministro interrogato, sia il Presidente del Consiglio, hanno rilasciato dichiarazioni dalle quali sostanzialmente emerge una grave sottovalutazione di un problema che colpisce parte importante e preziosa della nostra economia;
i possibili effetti avversi di una simile presa di posizione si sostanzierebbero in un drastico calo degli acquisti da parte dei consumatori americani, oltre a una dilagante diffusione delle imitazioni e del fenomeno dell'italian sounding, il cui giro d'affari ammonta a 8,6 miliardi di euro e che si stima possa aumentare di ulteriori 1,1 miliardi di euro per l'effetto dazi –:
quali siano le iniziative poste in essere dal Governo, anche in sede europea, al fine di scongiurare il ripristino della «seconda tranche» dei dazi imposti da Trump, attualmente sospesa, in considerazione delle gravi ed innegabili conseguenze sul settore agroalimentare nazionale e, in particolare, sulle eccellenze del nostro made in Italy.
(3-01999)
BRUZZONE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la crescita incontrollata della popolazione della fauna selvatica è divenuta una vera e propria emergenza in tutto il Paese anche sotto il profilo dei rischi di carattere igienico-sanitario legati alla propagazione di epizoozie, come la peste suina africana, che ha messo a repentaglio l'intero comparto zootecnico;
la gestione della fauna selvatica è un problema che richiede l'individuazione di soluzioni condivise e di opzioni efficaci per agire in maniera coordinata in tutto il territorio ed effettuare interventi di gestione che consentano di stabilizzare la situazione nel lungo periodo, al fine di salvaguardare le produzioni agricole e agroalimentari, nonché di realizzare un contenimento delle varie specie di fauna selvatica presenti nel territorio nazionale;
sono da ritenersi importanti e apprezzabili le iniziative fino ad oggi intraprese dal Governo in materia di controllo faunistico;
la legge n. 157 del 1992, recante «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio», a oltre trent'anni dalla sua approvazione, non è più adeguata, è una legge vetusta per tanti oggettivi criteri e, ad avviso degli interroganti, va aggiornata tenendo conto degli studi scientifici più recenti, ma anche della realtà concreta dei territori, dove la fauna selvatica sta diventando una vera emergenza ambientale, agricola e sanitaria;
è fondamentale, pertanto, intervenire con una modifica della legge n. 157 del 1992. A tale scopo è in corso d'esame in XIII Commissione Agricoltura della Camera dei deputati una proposta di legge che prevede una serie di misure puntuali che vanno a modificare la suddetta legge affinché il controllo delle popolazioni selvatiche rappresenti un'azione fondamentale per la salvaguardia del settore agricolo, garantendo al tempo stesso un equilibrio tra tutela ambientale e sostenibilità economica delle imprese agricole;
secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, il Governo ha annunciato l'intenzione di presentare un disegno di legge collegato alla legge di bilancio, che aggiorna la legge n. 157 del 1992, come fortemente richiesto dalle regioni e dai rappresentanti delle associazioni di categoria del mondo agricolo, al fine di garantire il medesimo livello di protezione della fauna selvatica e, al contempo, la tutela delle attività dell'uomo, oggi poste a rischio dalla diffusione della fauna selvatica –:
a che punto sia l'elaborazione dell'annunciato disegno di legge e quando si prevede che verrà formalmente presentato al Parlamento, alla luce della urgenza di porre in essere gli strumenti più idonei ed efficaci per un'adeguata gestione della fauna selvatica, a tutela delle imprese del settore agricolo.
(3-02000)
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CERRETO, CARETTA, ALMICI, CIABURRO, LA PORTA, LA SALANDRA, MALAGUTI e MARCHETTO ALIPRANDI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
nel novembre del 2024 è stato firmato un protocollo d'intesa per sperimentare il «Servizio civile agricolo» destinato a 1.000 giovani dai 18 ai 28 anni, avente la finalità di avvicinare i giovani a un settore strategico come l'agricoltura, promuovendo al contempo la sostenibilità e l'innovazione;
con ciò si è inteso valorizzare il talento e le competenze dei giovani, offrendo loro la possibilità di contribuire concretamente alla crescita delle nostre comunità rurali affinché i giovani rappresentino una risorsa indispensabile e vitale per la crescita culturale, sociale ed economica della Nazione;
il progetto si inserisce nel solco del Servizio civile universale, declinandone i contenuti in chiave agricola e agroalimentare, valorizzando la multifunzionalità delle aziende rurali e ponendo l'accento sull'agricoltura sociale;
le attività possono includere, a titolo di esempio, il supporto informativo e divulgativo per promuovere l'accesso ai servizi agricoli, la partecipazione a sportelli territoriali per facilitare i cittadini e le imprese agricole, la promozione di stili alimentari sani, lotta allo spreco alimentare, educazione ambientale, la valorizzazione delle aree interne, il coworking rurale, gli orti sociali, mense e agrinidi;
gli enti di servizio civile universale hanno quindi potuto presentare progetti nell'ambito dell'agricoltura e delle realtà rurali in risposta all'avviso del 2 ottobre 2024;
il 27 maggio 2025, è stata approvata la graduatoria definitiva dei programmi di intervento e progetti di servizio civile universale specifici per il «Servizio civile agricolo»;
si tratta di un'esperienza per acquisire competenze e non di uno strumento utile alle aziende agricole per reperire manodopera gratuitamente poiché destinato a enti no profit con obiettivi formativi, che hanno lo scopo di arricchire la formazione dei giovani;
il programma, approvato con il decreto del Capo del dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale n. 569 del 2025, prevede il coinvolgimento di volontari a livello nazionale. I giovani riceveranno un compenso mensile di 519,47 euro per dodici mesi e mira a rafforzare anche il welfare di prossimità nonché a potenziare l'imprenditorialità giovanile in ambito agricolo, promuovendo conoscenze legate all'innovazione tecnologica e alla digitalizzazione, offrendo l'opportunità di scoprire il valore sociale, economico e ambientale dell'agricoltura, partendo dal basso, con un coinvolgimento diretto nelle comunità locali –:
se intenda valutare, per quanto di competenza, i risultati concretamente ottenuti dal Servizio civile agricolo per trasformarlo, in caso di giudizio positivo, da strumento sperimentale in strumento stabile e diffuso.
(3-02001)
Interrogazione a risposta scritta:
BONELLI, BORRELLI e ZANELLA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che gli Stati membri tengono conto delle esigenze di benessere degli animali in quanto esseri senzienti;
la comunità scientifica, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) riconoscono da tempo i pesci quali esseri senzienti;
la direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano e i regolamenti (UE) n. 2016/429 e n. 2020/687 in materia di biosicurezza e malattie animali stabiliscono misure anche per gli stabilimenti di acquacoltura, ma senza integrare in modo sistematico gli aspetti legati al benessere dei pesci, a discapito dei quali esiste quindi un vulnus normativo;
il regolamento CE n. 1099/2009 in materia di protezione degli animali durante l'abbattimento si applica solo parzialmente ai pesci, e non stabilisce standard tecnici obbligatori per lo stordimento prima dell'uccisione, rischiando di compromettere le condizioni di benessere animale nel settore dell'acquacoltura;
il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (Feampa) permette di finanziare interventi per il miglioramento del benessere dei pesci sostenendo investimenti in attrezzature per lo stordimento efficace e la formazione degli operatori;
l'Efsa e la World organisation for animal health (Woah) hanno riscontrato l'inadeguatezza dei sistemi di abbattimento più diffusi – in particolare per immersione in acqua e ghiaccio, esposizione all'aria o a CO2 – che causano una morte agonizzante per asfissia non inducendo alla perdita immediata di coscienza;
l'Italia è uno dei Paesi più importanti in Unione europea per la produzione di trota, con una produzione nel 2023 pari a 34.143 tonnellate, seconda solo a quella della Francia;
domenica 1° giugno 2025 è andata in onda su Rai 3 nel corso della trasmissione Report, un'inchiesta – realizzata da Giulia Innocenzi – in cui sono state trasmesse immagini dall'interno di un allevamento della Erede Rossi Silvio, azienda leader nel settore della produzione di trote e che detiene circa un terzo della produzione nazionale di questa specie;
le immagini mostrano vasche con eccessive densità e prive di arricchimenti ambientali, pesci con infezioni fungine, animali – tra cui uccelli – morti o agonizzanti incastrati nelle reti protettive, contenitori non sigillati pieni di carcasse lasciati al sole con conseguenti rischi sanitari;
sono state ripresi inoltre maltrattamenti sugli animali da parte del personale e riscontrate pratiche di abbattimento non efficaci e pesci ancora agonizzanti dopo l'immersione nel ghiaccio;
pratiche contrarie a benessere e biosicurezza incidono sulla salute pubblica in modo diretto, comportando un pericolo per i cittadini, rischiando di compromettere la buona reputazione dell'Italia in merito alla sicurezza alimentare;
la Erede Rossi Silvio, risulta avere uno stretto legame con il Governo, considerata la presenza del proprietario Nicola Rossi ad Atreju ed i riconoscimenti ricevuti per la supposta qualità delle sue produzioni –:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti e se intendano adottare iniziative volte a promuovere, anche in sede europea, l'estensione delle norme sul benessere animale, comprese quelle relative allo stordimento pre-macellazione, ai pesci allevati, garantendo standard minimi obbligatori basati sulle evidenze scientifiche;
quali iniziative si intendano intraprendere – anche sfruttando i finanziamenti dei fondi Feampa – per garantire una maggiore integrazione tra le politiche di biosicurezza e le misure di benessere animale nei siti di acquacoltura, in un'ottica di prevenzione sanitaria, sostenibilità e rispetto della sensibilità degli animali acquatici.
(4-05169)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:
il 4 giugno 2025 la Commissione europea ha presentato il «pacchetto di primavera» del semestre europeo 2025, che analizza le principali sfide economiche e sociali in tutta l'Unione europea e offre orientamenti strategici agli Stati membri al fine di rafforzare la competitività, la prosperità e la resilienza, destinando agli stessi specifiche raccomandazioni per promuovere riforme ed investimenti in linea con le priorità dell'Unione europea;
nelle raccomandazioni e nel report sull'Italia la Commissione sottolinea come il nostro Paese sia ancora alle prese con diversi «ostacoli strutturali» che rallentano l'elettrificazione del sistema energetico e la quota di produzione da rinnovabili nel mix elettrico nazionale;
la criticità principale che emerge dai documenti della Commissione è il rapporto tra il prezzo dell'elettricità e quello del gas, «tra i più alti di tutta l'Unione europea»;
nel 2024, i prezzi all'ingrosso dell'elettricità in Italia sono stati in media di 108 euro/MWh, contro la media dell'Unione europea di 84,7 euro/MWh, superando quelli della Germania del 60 per cento, della Spagna del 99 per cento e della Francia del 116 per cento;
il mix elettrico del nostro Paese è tra i principali fattori che spiegano tale divario, con la produzione di energia elettrica da gas che ha rappresentato il 41 per cento (la seconda quota più grande nell'Unione europea) e ha determinato il prezzo di mercato dell'elettricità per circa il 60 per cento del tempo;
a livello europeo il gas ha una minore influenza sui prezzi medi espressi dal mercato elettrico in quei Paesi dove la dipendenza dal gas è inferiore rispetto a quella italiana. In aggiunta, non sono rare le situazioni in cui, per effetto di abbondanza di produzione da eolico e/o da fotovoltaico, in molti Paesi europei si assiste a situazioni di prezzi orari molto bassi e persino tendenti a zero, a dimostrazione che la penetrazione delle rinnovabili determina un abbassamento medio del prezzo dell'energia elettrica;
da un monitoraggio effettuato sui prezzi zonali italiani nel periodo primavera-estate del 2024, da maggio a settembre ci sono stati 5 mesi in cui mediamente si è avuto oltre il 50 per cento di contributo da Fer e ci sono state oltre 110 ore a prezzo zero in alcune zone di mercato e quasi 1.000 ore con prezzi zonali inferiori a 65 euro/MWh;
dal 1° gennaio 2025 è entrato in funzione un nuovo regime transitorio di calcolo del costo dell'energia basato sul zonal pricing, attraverso un meccanismo di perequazione introdotto da Arera Pun Index Gme), rimandando al 1° gennaio 2026 l'entrata a pieno a regime del sistema di valorizzazione dei prezzi zonali che consente a coloro che acquistano sul mercato energia elettrica di pagare il prezzo della zona elettrica in cui si collocano;
considerata la variabilità dei prezzi del gas e l'incertezza che ancora emerge dal quadro internazionale, è necessario compiere un'accelerazione verso la transizione energetica, puntando con decisione sull'ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili che, allo stato attuale rappresentano la scelta più conveniente sia in relazione ai costi dell'energia, sia in relazione al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione assunti a livello internazionale dal nostro Paese;
per l'aumento della potenza da fonte rinnovabile (Fer) da installare nei prossimi anni, estremamente rilevante può essere il contributo della fonte eolica, forte di una tecnologia matura e di un'industria nazionale che ha già dimostrato di poter raggiungere capacità importanti di installazione tali da poter contribuire significativamente al raggiungimento degli obiettivi del Pniec;
il Pniec individua e traccia una importante traiettoria di crescita per il settore al 2030, stimando per l'eolico il raggiungimento di 28,1 GW (due volte e mezzo la potenza di 2021) e una produzione normalizzata di 64 TWh, con un significativo abbattimento delle emissioni di CO2 e un consistente risparmio di barili di petrolio oltre a prospettive occupazionali di crescita (superiore a 67.000 unità distribuite sul territorio);
il bacino del Mediterraneo si appresta a diventare un'area di sviluppo molto significativa per l'eolico offshore, grazie alle sue caratteristiche morfologiche in grado di ospitare la tecnologia galleggiante. Anche per questo motivo, in tempi brevi, potrebbe assumere il ruolo di polo strategico per la diffusione su larga scala dell'eolico offshore galleggiante consentendo, così, di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e accrescere la sicurezza energetica;
per aumentare significativamente la potenza da Fer installata occorre intervenire anche sulla vigente disciplina delle connessioni che risulta inadeguata a regolare il crescente numero di richieste di allacciamento alla rete nazionale. Come noto, numerosi progetti di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili sono fermi a causa di blocchi dovuti alla saturazione virtuale dei punti di connessione e dei ritardi nelle procedure di allaccio alla rete, i cui tempi, comunicati da Terna o da e-distribuzione (Enel Distribuzione), in alcuni casi arrivavo fino a 1.212 giorni lavorativi;
per affrontare in maniera efficace le attuali criticità, si ritiene indispensabile una riforma sostanziale del quadro normativo-regolatorio capace di intervenire tanto nell'immediato sulle richieste di connessione già presentate, quanto efficientando gli iter delle nuove richieste di allaccio –:
se il Ministro interpellato sia in grado di rendere noto quando il Governo preveda di rendere ufficiale la scelta dei porti destinati allo sviluppo dell'eolico offshore, nonché delle aree idonee in mare per l'eolico offshore;
quali siano gli obiettivi di sviluppo dell'eolico offshore al 2040 e 2050;
quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per riformare l'attuale sistema di connessione alla rete degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile superando le criticità e la saturazione virtuale della rete;
se non ritenga, allo scopo di minimizzare le infrastrutture di rete necessarie, di adottare iniziative di competenza volte a favorire la realizzazione di impianti ibridi (eolico + fotovoltaico + sistemi di accumulo) connessi sotto lo stesso POD (stesso punto di connessione);
se non ritenga che, alla luce della delibera 304/2024/R/eel di Arera che ha introdotto i prezzi zonali al posto del Pun (Prezzo unico nazionale), non sia opportuno assumere iniziative di competenza, in specie di carattere normativo, per accelerare il passaggio ai prezzi zonali, superando quanto prima il meccanismo transitorio di perequazione introdotto da Arera (Pun Index Gme) che consentirebbe di ridurre sensibilmente il costo della bolletta a cittadini ed imprese.
(2-00624) «Bonelli, Zanella, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
Interrogazione a risposta orale:
MAZZETTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
da tempo si registrano sollecitazioni per la predisposizione di incentivi alle azioni di efficientamento idrico, basati su meccanismi di mercato invece che su obblighi di legge, da destinare agli attori di grandi dimensioni quali distributori e imprese a forte consumo idrico;
talune proposte strutturano tali incentivi su un modello senza oneri per lo Stato analogo a quello dei certificati bianchi. Questi ultimi sono titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi negli usi di energia attraverso interventi di incremento dell'efficienza energetica nel settore industriale, delle infrastrutture a rete;
per quanto riguarda le multiutilities alle prese con la scarsità di risorse per l'ammodernamento della rete idrica, va rilevato che oggi in Italia si rinnovano tra 1.500 e 3.000 km di rete idrica all'anno, contro i 5.000 km di Paesi come Germania e Francia. È stato calcolato che per ogni euro investito nella rete si genera 1,70 euro di Pil, con crescita per imprese, posti di lavoro, innovazione e benefici sociali;
per tale settore un impegno strategico sul risparmio idrico generato dall'ammodernamento della rete dall'efficientamento delle metodologie di captazione e dal miglioramento dei processi di alimentazione dei bacini di approvvigionamento può essere affrontato che oltre con fondi tariffari, pubblici ed europei, anche collocando sul mercato i titoli ottenuti dalle azioni positive poste in essere;
per quanto riguarda le imprese grandi consumatrici di risorsa idrica, l'introduzione di titoli di efficientamento dei consumi, anche sotto forma di riutilizzo, potrebbe produrre in un lasso di tempo significativamente ristretto un risparmio di 500 milioni di metri cubi rispetto al totale dei consumi industriali annuali, pari a 3 miliardi di metri cubi. Il Regolamento 2020/741/UE ha inteso incentivare il riuso delle acque reflue depurate, attualmente utilizzate per il 4 per cento a fronte di un potenziale del 20 per cento;
sul territorio nazionale sono già in corso esperienze locali come il progetto «Life svolta blu» che promuove interventi di efficientamento idrico nel territorio vicentino attraverso la validazione di un sistema volontario di scambio di «crediti blu» o il processo attenzionato dalla ATO – Milano che prevede la tokenizzazione in crediti acquistabili da aziende «water intensive» del riutilizzo delle acque del depuratore Bresso-Niguarda per irrigare il Parco Nord-Milano –:
se non ritenga opportuno adottare in via sperimentale un meccanismo nazionale di certificazione di risparmio idrico sotto forma di titoli commerciabili, similare a quello dei certificati bianchi, dando corso all'impegno assunto con gli ordini del giorno G/1272/7/8 Paroli e 9/2164/29, Mazzetti.
(3-02006)
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VIII Commissione:
SIMIANI, BRAGA, CURTI, EVI e FERRARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici europei e nazionali dipende in larga misura dalla rapida diffusione delle fonti rinnovabili, anche attraverso una semplificazione e razionalizzazione delle procedure autorizzative;
il decreto ministeriale 21 giugno 2024 (cosiddetto decreto aree idonee), adottato con ben due anni di ritardo rispetto alla previsione del decreto legislativo n. 199 del 2021, ha definito i criteri nazionali per l'individuazione delle aree idonee alla realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili da parte delle regioni;
con la sentenza n. 9155 del 13 maggio 2025, il Tar Lazio ha annullato parzialmente il suddetto decreto, in particolare i commi 2 e 3 dell'articolo 7, con obbligo, di modificare il decreto ministeriale entro sessanta giorni dalla notifica della sentenza;
in particolare, la pronuncia del Tar ha evidenziato, in primo luogo, che pur lasciando margini di autonomia legislativa a livello locale, le regioni non potranno prevedere restrizioni nelle loro leggi regionali rispetto alla disciplina statale e, in secondo luogo, il decreto riformulato dovrà contenere elementi di omogeneità per le varie regioni, cosa che non avviene col decreto attuale, che lascia ampia libertà alle regioni di poter modificare le aree non idonee introducendo una fascia di rispetto da siti tutelati o di particolare pregio, che può arrivare anche ad essere di 7 chilometri;
la pronuncia si inserisce in un contesto giuridico caratterizzato da problemi di mancato coordinamento tra la disciplina nazionale, volta a garantire un'omogeneità di trattamento su tutto il territorio, e le prerogative legislative delle regioni;
tale sentenza apre ora un vuoto normativo che rischia di produrre incertezza procedurale, rallentamenti nelle autorizzazioni e un contenzioso crescente, con possibili ripercussioni sull'attuazione del Pniec e sugli obiettivi fissati dal Pnrr e dal REPowerEU;
è fondamentale che il quadro regolatorio venga rapidamente aggiornato, in modo condiviso, rafforzando la cooperazione istituzionale e assicurando la compatibilità tra l'accelerazione delle rinnovabili e la pianificazione territoriale –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per dare attuazione alla sentenza del Tar e assicurare, in tempi rapidi, un nuovo assetto normativo sulle aree idonee che, nel pieno rispetto del principio di leale collaborazione con le regioni e gli enti locali, consenta uno sviluppo veloce, ordinato e condiviso degli impianti a fonti rinnovabili.
(5-04056)
MATTIA, MILANI, BENVENUTI GOSTOLI, CAIATA, IAIA, LAMPIS e FABRIZIO ROSSI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nel 2005 fu dichiarato lo stato di emergenza della Valle del fiume Sacco, comprendente 19 comuni delle province di Roma e Frosinone, pari 7.200 ettari di superficie;
nel 2010 fu rinnovato lo stato di emergenza ed estesa l'ampiezza per concentrazioni di β-esaclorocicloesano, superiori al livello consentito trovate in un campione di latte. Lo stato di emergenza è stato più volte prorogato, l'ultima nell'ottobre 2012. L'area è stata perimetrata come Sin per bonificarla;
nel gennaio 2013 il bacino è stato declassato da Sin a Sir, restituendo la titolarità del procedimento alla regione Lazio;
la regione, impugnando il provvedimento, ne ottenne l'annullamento. Lo Stato quindi, con decreto ministeriale n. 321 del 2016 ricostituì il Sin «Bacino del Fiume Sacco» per il perdurante stato di emergenza socioeconomica ed ambientale dei territori;
nell'agosto 2017, il Ministero dell'ambiente approvò le «Linee guida sulle procedure operative ed amministrative per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (Sin) Bacino del fiume Sacco», riorientando gli interventi;
nel 2018 il Mise, il Mase, la regione Lazio e Invitalia sottoscrissero un Protocollo d'intesa per bonificare e deindustrializzare il sito accelerando gli interventi per tornare al pieno utilizzo e sviluppo industriale dell'area. Nel 2019, fu stipulato l'accordo di programma tra il Ministero dell'ambiente e la regione Lazio per interventi di bonifica, integrato nel 2022 con nuovo cronoprogramma e ulteriori studi e indagini sulle matrici acqua e suolo;
il Programma di valutazione epidemiologica della popolazione residente nel Sin risulta completato;
i risultati della fase zero, pubblicati da Arpa Lazio, non evidenziano rischio di inquinamento diffuso, tranne sporadici superamenti dei limiti non attribuibili ai marker di contaminazione specifici del Sin. Le attività della fase I, stanno procedendo nei tempi. Dai primi esiti dell'attività di campionamento non sono emerse criticità, salvo alcune occasionali presenze di sostanze contaminanti appena superiori ai limiti;
sono stati avviati interventi per lo smaltimento dei rifiuti e amianto ed eventuali ulteriori interventi di messa in sicurezza, indagini preliminari e/o elaborazione del piano di caratterizzazione, per definire le effettive esigenze di bonifica;
progressivamente, l'area ha perduto iniziative imprenditoriali quindi posti di lavoro, a causa di tempi lunghissimi per l'ottenimento delle autorizzazioni necessarie. Le imprese, per le difficoltà nell'ottenimento o nel rinnovo dei titoli autorizzatori sostengono ingenti costi di gestione senza poter produrre –:
se, considerata la positività dei dati sin ora esaminati, quando acquisiti i risultati definitivi, nel caso in cui siano ugualmente positivi, tenendo conto di quanto esposto in premessa, intenda procedere alle necessarie iniziative finalizzate alla riperimetrazione riduttiva del Sin.
(5-04057)
SANTILLO, ILARIA FONTANA, MORFINO e L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il progetto per la realizzazione dell'attraversamento stabile dello stretto di Messina presenta numerose carenze e criticità, evidenziati nelle 62 condizioni inserite nel parere positivo di compatibilità ambientale della Commissione Via-Vas;
tale circostanza suscita non poca preoccupazione soprattutto alla luce della possibilità, introdotta dal decreto-legge n. 89 del 2024, di redigere il progetto esecutivo per fasi costruttive, rendendo del tutto incerto lo sviluppo dell'opera nella sua unitarietà e coerenza rispetto ad un progetto definitivo risalente al 2011 e superato anche sotto il profilo delle prescrizioni ambientali;
la Via, conclusa con il parere negativo sulla Vinca, vincola la realizzazione dell'opera agli esiti della Vinca di livello III che, secondo l'articolo 6 della Direttiva «Habitat», è applicabile soltanto se il promotore ritenga che il progetto debba comunque essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico debitamente giustificati, se non vi sono soluzioni alternative a minor impatto e se si adottano misure compensative adeguate per assicurare la tutela della coerenza globale di Natura 2000;
per superare il sopracitato parere negativo il Governo ha trasmesso alla Commissione europea la relazione cosiddetta Iropi, primo caso di deroga ambientale, che tuttavia a giudizio degli interroganti presenta numerose lacune e incoerenze sotto il profilo istruttorio e motivazionale e nella quale si asserisce che nessuna alternativa progettuale possa essere presa in considerazione. Che tale assunto sia del tutto privo di fondamento è comprovato dalla relazione redatta dalla commissione di esperti insediata presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel 2021-2022 nella quale veniva contemplata la possibilità di perseguire soluzioni alternative a minor impatto ambientale e ugualmente rispondenti all'interesse pubblico, compresa l'alternativa «zero»;
in mancanza di un'analisi dettagliata delle possibili alternative, si assiste sempre a giudizio degli interroganti all'ennesima forzatura nell'approvazione del progetto che si aggiunge alla soluzione di attribuire alla Via del 2011 un'efficacia temporale ultraventennale in luogo dei cinque anni previsti dal testo unico ambientale;
si esprimono forti dubbi sulla effettiva possibilità che le misure di mitigazione e compensazione possano essere correttamente recepite e ottemperate in fase esecutiva in mancanza di una progettazione unitaria –:
se intenda fornire adeguate informazioni in merito alle valutazioni assunte dalla Commissione Via/Vas a presupposto della delibera «Iropi», con particolare riferimento alla mancata considerazione delle alternative progettuali richieste dalla Vinca di III livello, ivi compresa l'alternativa «zero», e alle modalità con le quali sono state individuate misure di compensazione adeguate rispetto ad una progettazione in divenire che verrà sviluppata per fasi costruttive.
(5-04058)
MAZZETTI e CORTELAZZO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il settore tessile-abbigliamento – che comprende anche calzature, accessori, pelletteria e tessili per la casa – rappresenta un motore dell'economia nazionale, con impatti significativi su occupazione ed export. In forza della qualità delle produzioni questo settore è all'avanguardia in termini di economia circolare;
l'Unione europea, attraverso la revisione della Responsabilità estesa del produttore (Epr) nella Direttiva sui rifiuti 2008/98/CE intende promuovere una gestione integrata del ciclo di vita dei prodotti tessili. L'Epr impone ai produttori la responsabilità di finanziare la raccolta, il trattamento e il recupero dei rifiuti post-consumo, internalizzando i costi ambientali associati e incentivando soluzioni sostenibili;
il compromesso raggiunto in sede Ue nel trilogo di febbraio 2025 prevede che le micro-imprese vengano incluse nel campo di applicazione, ma, come richiesto dal Parlamento Ue, solo dopo 42 mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, al fine di ridurre gli oneri amministrativi;
i co-legislatori hanno concordato di lasciare agli Stati membri la possibilità di stabilire criteri per la definizione dell'importo dei contributi ambientali pagati dai produttori che servano a contrastare le pratiche di fast e ultra fast fashion, legandoli alla durata di vita dei prodotti;
nell'aprile 2025 il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ha pubblicato lo «Schema di decreto per l'istituzione del regime di responsabilità estesa del produttore per la filiera tessile abbigliamento» e ha contestualmente avviato una consultazione pubblica, invitando gli stakeholder interessati a far pervenire le proprie osservazioni;
in tale schema il produttore è tenuto a finanziare la raccolta differenziata urbana dei rifiuti tessili post-consumo, a versare un contributo ambientale volto a coprire i costi dalla raccolta fino al riciclo e ad adottare un sistema di progettazione ecocompatibile lungo l'intero ciclo di vita del prodotto, attraverso la rendicontazione accurata sugli impatti e la predisposizione del passaporto digitale di prodotto;
questo intervento, anticipando le iniziative europee, rafforza il ruolo strategico dell'Italia nella transizione sostenibile del settore e ne valorizza la competitività;
si impone la necessità di un'attenzione specifica verso le microimprese manufatturiere a monte della filiera, che costituiscono la quasi totalità della tipologia italiana;
qualsiasi intervento che imponga adempimenti amministrativi aggiuntivi, oneri economici incrementali o obblighi di compliance tecnico-procedurali rischia di produrre un impatto sproporzionato proprio su questo segmento –:
quali iniziative intenda adottare il Ministro, nella stesura del regolamento di fine rifiuto, per ridurre gli impatti dell'Erp sulle Pmi del settore tessile abbigliamento.
(5-04059)
BONELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
con decreto-legge 31 marzo 2023 n. 35, convertito con legge 26 maggio 2023, n. 58, è stato riavviato l'iter realizzativo del Collegamento stabile tra Sicilie e Calabria (di seguito Ponte);
la Commissione tecnica VIA-VAS del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (di seguito Ctvia) ha espresso, con parere numero 19 del 13 novembre 2024, la compatibilità ambientale del progetto definitivo riguardo la Via, ma negativo riguardo la VIncA di livello appropriato (Livello II) relativamente a tre siti della Rete europea Natura 2000 che ospitano habitat e/o specie prioritari;
nell'ambito della convenzione con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, Ispra ha svolto attività di supporto tecnico-scientifico alle attività istruttorie della Ctvia riguardo alla procedura di Via, VIncA e di verifica di ottemperanza relativa al progetto definitivo;
la Direzione generale valutazioni ambientali, con nota prot. MASE-0004766 del 13 gennaio 2025, ha richiesto alla Ctvia l'espressione di parere, ai fini dei successivi seguiti di competenza della Direzione, sulla documentazione trasmessa da Stretto di Messina S.p.A. (Proponente) relativamente alla procedura ex articolo 6.4 della direttiva 92/43/CEE;
il proponente ha trasmesso, con note acquisite dalla Direzione generale valutazioni ambientale del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, prot. MASE-71810 del 15 aprile 2025 e prot. MASE-72521 del 16 aprile 2025, la documentazione relativa alla procedura di cui all'articolo 6.4 della direttiva 92/43/CEE, contenente: i formulari previsti dalla citata direttiva, una relazione di aggiornamento delle misure di compensazione e la delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025, unitamente alla relativa attestazione Iropi;
il 21 maggio 2025 la Ctvia ha espresso il parere tecnico ex articolo 9 decreto ministeriale n. 150 del 2007 in merito alla VIncA – Documentazione procedura articolo 6.4 della direttiva 92/43/CEE relativa al Ponte;
risulta allo scrivente come Ispra, che relativamente alle misure compensative nella precedente fase istruttoria si era espressa in maniera fortemente critica, non abbia ricevuto richieste di valutazione istruttoria relative alle misure di compensazione trasmesse dal proponente, cosa che lascia presupporre a giudizio dell'interrogante una sua deliberata esclusione dalle attività di supporto tecnico-scientifico, ritenute evidentemente non conformi agli orientamenti del Governo –:
se il Ministro risulti a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda chiarire perché ad Ispra non sia stata richiesta una valutazione istruttoria relativa alle misure di compensazione trasmesse dal proponente nell'ambito della documentazione relativa alla procedura ex articolo 6.4 della direttiva 92/43/CEE e quali siano le competenze tecnico-scientifiche dei componenti della Ctvia chiamati all'espressione del parere finale.
(5-04060)
Interrogazione a risposta in Commissione:
PORTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'associazione Medici per l'Ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo da vent'anni documenta e studia il progressivo degrado dell'ecosistema del Lago di Vico, qualificato come Sito di interesse comunitario (Sic) e segnala i connessi rischi per la salute della popolazione residente nei comuni di Caprarola e Ronciglione (i cui acquedotti comunali sono alimentati prevalentemente da acque lacustri);
la regione Lazio, con determinazione n. G08986 del 4 luglio 2024 – pubblicata sul Bollettino ufficiale della regione Lazio n. 59, supplemento n. 1 – in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia europea del 7 settembre 2023 (causa C-333/21), ha approvato un piano di interventi e relativo cronoprogramma per l'approvvigionamento idrico alternativo a tutela della salute pubblica nei comuni di Caprarola, Ronciglione e altri centri del viterbese;
tra gli interventi previsti si segnala, per Caprarola, la sostituzione dell'attuale opera di presa («Abboccatore») con un nuovo pozzo da 40 l/s, finanziato con fondi regionali pari a 750.000 euro e un cronoprogramma di realizzazione di 24 mesi;
per Ronciglione è prevista la realizzazione di almeno tre nuovi pozzi, con portata complessiva di 80-90 l/s, al di fuori della corona vulcanica del Lago di Vico, da collegare al medesimo impianto di trattamento, per un investimento regionale di 3.600.000 euro;
ulteriori interventi ambientali (per un totale di 500.000 euro, suddivisi tra le annualità 2022-2024) sono stati previsti per la salvaguardia del lago stesso, tra cui la creazione di fasce tampone, vasche di contenimento, (concimazione fogliare controllata) e monitoraggio della qualità delle acque nella zona del Pantanello;
relativamente alla presenza di arsenico nelle acque del Lago di Vico, elemento tossico e classificato come cancerogeno certo dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), si richiama la nota regionale n. 824261 del 26 giugno 2024, che ribadisce l'urgenza di provvedimenti strutturali per l'erogazione di acqua potabile conforme ai requisiti di sicurezza sanitaria, in ottemperanza alla direttiva europea 98/83/CE;
con delibera di giunta regionale n. 895 del 14 dicembre 2023 è stato approvato un piano di azione per l'eliminazione completa della captazione dal Lago di Vico come fonte idrica, prevedendo la realizzazione di nuovi pozzi e un percorso condiviso tra regione Lazio, comuni interessati, Ambito territoriale ottimale Ato1 e Talete S.p.A., formalizzato da Protocollo d'intesa –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza delle misure di monitoraggio ambientale e sanitario attualmente in corso per valutare la qualità delle acque nei territori interessati e i potenziali effetti sulla salute pubblica derivanti da un'esposizione ultradecennale ad acqua non potabile, come evidenziato dalle ordinanze sindacali tuttora in vigore (Caprarola – ordinanza n. 92 del 28 dicembre 2012; Ronciglione – ordinanze n. 11 del 19 gennaio 2015 per la rete Lago di Vico, e n. 135 del 25 luglio 2017 per la rete Fogliano);
quali interventi, tra quelli previsti dalla determinazione regionale n. G08986/2024, risultino ad oggi effettivamente avviati nei comuni di Caprarola, Ronciglione e negli altri centri menzionati;
se ai Ministri interrogati risulti che siano state attivate fonti alternative di approvvigionamento idrico e/o realizzate infrastrutture – quali pozzi, condotte, impianti di trattamento – per garantire acqua potabile alla popolazione, in sostituzione delle acque captate dal Lago di Vico;
se, alla luce del perdurare della contaminazione da arsenico nelle acque ad uso potabile, e in attuazione della Sentenza della Corte di giustizia europea del 7 settembre 2023 che ha condannato la Repubblica italiana per la non corretta applicazione della direttiva 98/83/CE, i Ministri interrogati intendano monitorare la situazione e adottare eventuali misure di competenza straordinarie per garantire la tutela della salute dei cittadini coinvolti.
(5-04051)
Interrogazioni a risposta scritta:
SERGIO COSTA e ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il Piano nazionale integrato per l'energia e il Clima (Pniec) è stato trasmesso dal Governo alla Commissione europea nella sua versione definitiva nell'estate 2024;
il 28 maggio 2025 la Commissione europea ha pubblicato la sua valutazione sui Pniec degli Stati membri, evidenziando come l'Unione europea nel suo complesso abbia registrato progressi significativi verso gli obiettivi del «Fit for 55»;
tuttavia, il giudizio sul Pniec italiano mostra importanti criticità. Secondo la Commissione europea, infatti, il Pniec presenta misure generiche, target quantitativi e sistemi di monitoraggio insufficienti, con particolari criticità sul settore dei trasporti, degli edifici e dei sussidi ai combustibili fossili;
per quanto riguarda l'Effort sharing, regolamento che copre il 60 per cento delle emissioni dell'Unione europea, permane un divario importante rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni. In particolare, all'interno di Effort sharing è compreso il settore dei trasporti, dove le emissioni italiane continuano a crescere (+6,7 per cento dal 1990 al 2023) e il settore civile, dove – al di là di riduzioni congiunturali ascrivibili all'aumento delle temperature e alla crisi gas – le emissioni non hanno mostrato riduzioni;
la Commissione ha rilevato che il numero di edifici residenziali ad alte prestazioni energetiche è ancora scarso e ha raccomandato di accelerare la ristrutturazione degli immobili più energivori e di quelli appartenenti alle famiglie vulnerabili, promuovendo l'elettrificazione del riscaldamento e l'impiego di pompe di calore;
per il settore trasporti, il Pniec italiano prevede obiettivi di diffusione di veicoli elettrici – 4,3 milioni di veicoli elettrici a batteria; più 2,2 milioni di veicoli ibridi plug-in entro il 2030 – e biocarburanti che la Commissione ha definito difficilmente compatibili con il parco veicoli esistente;
per quanto riguarda i sussidi ai combustibili fossili, nonostante un tentativo di catalogazione di alcuni sussidi nel Pniec, a fronte di un esborso di 24 miliardi di euro all'anno per le finanze pubbliche, il Pniec si limita a elencare una serie di Sad «inefficienti» per un totale inferiore a 2 miliardi di euro, senza delineare una metodologia di identificazione sistematica dell'impatto socioeconomico di una loro possibile eliminazione, né un percorso di medio e lungo termine per riformarli;
secondo la valutazione della Commissione europea l'Italia dovrebbe investire di più nell'ottimizzare le infrastrutture di rete e aumentare le interconnessioni transfrontaliere. Il potenziamento della rete elettrica è fondamentale per sostenere qualunque politica di elettrificazione e raggiungere gli obiettivi climatici;
la Commissione ha chiesto di colmare con urgenza queste lacune e di trasformare i piani in azioni concrete e verificabili, anche alla luce dei fondi pubblici stanziabili a livello europeo;
viene sottolineato come su numerosi settori non è prevista la valutazione degli effetti delle politiche proposte e una strategia di finanziamento dedicata;
rispetto alla «giusta transizione», emerge la carenza di indicatori chiave per la preparazione dei Piani sociali per il clima, che dovranno essere consegnati a giugno 2025. Allo stesso modo le consultazioni sul Piano italiano, per quanto attivate, avrebbero potuto essere più strutturate e con tempi di svolgimento compatibili con la necessaria valutazione delle istanze ai fini di un loro recepimento –:
se e quali iniziative il Governo intenda adottare per affrontare le criticità e colmare le lacune rilevate nella valutazione del Pniec italiano, con particolare riferimento ai settori dei trasporti e dell'efficientamento energetico degli edifici, nonché del percorso di eliminazione dei sussidi pubblici ai combustibili fossili.
(4-05179)
SERGIO COSTA, ILARIA FONTANA e MORFINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
l'Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, svolge un ruolo strategico centrale per lo sviluppo del Paese nel contesto della transizione ecologica, energetica e digitale. La sua missione unisce ricerca applicata, trasferimento tecnologico, supporto alle politiche pubbliche e innovazione industriale;
il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha recentemente emanato il decreto di nomina del nuovo consiglio di amministrazione dell'Agenzia. Accanto alla presidente Francesca Mariotti, per la quale è stato completato l'iter parlamentare di nomina, sono stati scelti i nuovi consiglieri Michele Ennas, Massimo Iannetta, Gian Piero Joime, più il componente elettivo Claudio Pioli;
la scelta della presidente, ex direttrice di Confindustria e attualmente nel consiglio di amministrazione di Saipem, società controllata da Eni, desta perplessità in merito alla compatibilità tra il mandato di Enea, legato allo sviluppo di nuove tecnologie per la transizione energetica, e gli interessi di Saipem, che si occupa invece di servizi di ingegneria e costruzione per l'industria del petrolio e del gas;
altri due componenti del consiglio di amministrazione sono Michele Ennas, consigliere regionale della Sardegna non rieletto e oggi segretario regionale della Lega, e Gian Piero Joime, docente di economia dell'ateneo telematico Marconi, già nominato dal Governo come componente del nucleo tecnico per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio dei ministri e candidato alle elezioni europee del 2019 con Casapound, formazione di ispirazione neofascista;
i membri del consiglio di amministrazione di un ente di ricerca importante come Enea dovrebbero possedere elevata e comprovata competenza tecnica, scientifica o gestionale. Dovrebbero, inoltre, soddisfare i requisiti di indipendenza e imparzialità rispetto a interessi politici particolari o interessi economici in conflitto con l'attività dell'ente;
i profili citati non sembrano soddisfare tali requisiti minimi essenziali per guidare un ente strategico per lo sviluppo e la competitività del Paese nei settori tecnologici del futuro;
tali nomine a parere dell'interrogante si inseriscono nel solco di una lunga serie di scelte operate dal Governo che sembrerebbero ispirarsi a ragioni di affiliazione politica piuttosto che alla competenza professionale e scientifica –:
se il Ministro interrogato non ritenga che rinunciare al soddisfacimento di criteri di competenza e professionalità e di principi di indipendenza e imparzialità possa arrecare un danno allo sviluppo strategico di Enea e quindi alla competitività del sistema tecnologico e industriale del Paese.
(4-05197)
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'autostrada Bergamo-Treviglio è un progetto di infrastruttura autostradale regionale che dovrebbe collegare A35 Brebemi tramite la provinciale 11 di Treviglio a A36 Pedemontana lombarda e al casello A4 di Dalmine;
il progetto, concepito nei primi anni Duemila, Interconnessione pedemontana brebemi (Ipb) ha visto una prima approvazione nella conferenza dei servizi preliminare del 2012 e prevedeva un tracciato di 16,2 chilometri, prevalentemente in trincea, con quattro gallerie;
nel tempo ha subìto numerose modifiche, in consiglio regionale l'assessora alle infrastrutture Terzi ha dichiarato che la Pedemontana non arriverà ad Osio ma si fermerà a Vimercate (Tratta D breve), percorso che toglie senso al concetto di Interconnessione approvato dalla Conferenza di servizi del 2012, a dimostrazione di una pianificazione frammentata e incerta;
il 31 gennaio 2025 la società Autostrade Bergamasche, ha presentato il progetto definitivo a Concessioni autostradali lombarde (Cal), con inaugurazione dell'infrastruttura prevista nel 2028;
il 23 maggio 2025, al primo incontro tra regione Lombardia, provincia di Bergamo, Cal e i dodici comuni coinvolti, è stato presentato il tracciato definitivo ma, a tutt'oggi, non si ha nessuna certezza della sostenibilità finanziaria dell'opera perché il Fondo Maquarie che, dovrebbe essere tra i principali finanziatori, sta vendendo tutti gli asset infrastrutturali europei e nordamericani alla giapponese Nomura;
è stata sottolineata la necessità della presentazione da parte di Cal della richiesta d'istanza per la V.I.A. al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per avviare l'iter approvativo;
dalle quattro gallerie inizialmente previste si è passati a otto, della lunghezza compresa tra 50 e 100 metri. Due di queste, la «Roggia Vignola» e la «Valle del lupo», saranno realizzate nella cosiddetta Valle del lupo, a Treviglio, area riconosciuta di alto valore naturalistico e per la quale il comune aveva già richiesto attenzione specifica;
il tracciato attraversa territori agricoli fertili e impatterà almeno 60 aziende agricole, sollevando forti preoccupazioni tra gli agricoltori locali. Come dichiarato da Coldiretti Bergamo: «Questo nuovo collegamento, anche se verrà realizzato in trincea e sarà meno devastante dal punto di vista visivo, stravolgerà comunque un'altra porzione della campagna bergamasca e oltre a danneggiare il settore agricolo rovinerà anche gli assetti ambientali di un'area dove vivono migliaia di persone»;
un territorio depauperato di suolo agricolo e ambienti naturali diventa anche più vulnerabile agli effetti della crisi climatica, in quanto non più in grado di assorbire le precipitazioni sempre più intense e frequenti;
8 su 12 comuni coinvolti hanno espresso parere contrario all'infrastruttura, giudicandola inutile rispetto ai bisogni reali della mobilità locale, lamentandone la mancanza di condivisione del progetto;
secondo amministrazioni e comitati locali l'autostrada non risolverebbe significativamente i problemi di traffico, legati prevalentemente a spostamenti interni alla pianura bergamasca, e rappresenterebbe un'infrastruttura sovradimensionata e scarsamente utile;
nel giugno 2023 s'è tenuta una numerosa manifestazione di protesta per denunciare l'opera: un intervento ambientalmente dannoso, economicamente oneroso e socialmente non condiviso;
nel 2013 sono state consegnate alla provincia di Bergamo 10.000 firme di cittadini contrari alla realizzazione dell'infrastruttura;
il territorio è già oggetto di altri progetti ambientalmente impattanti e la costruzione dell'autostrada Bergamo-Treviglio, in mancanza di una visione coordinata e programmata, rischia di innescare ulteriore cementificazione e consumo di suolo senza apportare alcun beneficio reale;
il costo stimato dell'opera è circa 560 milioni di euro, 146 milioni provenienti da fondi pubblici, che potrebbero essere destinati a interventi di mobilità locale, trasporto pubblico e rigenerazione urbana, più coerenti con i bisogni espressi dai cittadini della Bassa Bergamasca e in linea con gli obbiettivi climatici europei fissati al 2030 –:
se i Ministri interrogati, alla luce di quanto esposto in premessa, intendano esprimere parere negativo, in fase di valutazione di impatto ambientale, alla realizzazione dell'infrastruttura autostradale Treviglio-Dalmine, considerato l'impatto gravemente invasivo dell'opera sul territorio e sull'ambiente.
(4-05207)
CULTURA
Interrogazione a risposta in Commissione:
MANZI, ORFINI, IACONO e BERRUTO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da il Fatto Quotidiano, nello scorso febbraio 2025, uno dei collaboratori di Lucia Borgonzoni, Fabio Longo, definito lo «sherpa mediatico» della sottosegretaria, avrebbe offerto, con l'obiettivo di garantire la compiacenza di alcuni giornalisti a favore della sottosegretaria, una ricompensa in denaro: (...) «Ti ricordi il vecchio Festival delle serie tv? Lo rifacciamo a giugno, ma Lucia lo vuole a Rimini e Riccione, il suo feudo». E aggiunge: «Abbiamo pensato anche a te per moderare un convegno, il compenso sui 3 mila euro, ma sulla cifra si può trattare» (...) «Io però gliel'ho detto: non è che smetti di scrivere, non ti posso proprio controllare, ma a loro va bene anche se sei meno cattivo, che magari la prossima volta hai un occhio di riguardo (...); I guastafeste? Si gestiscono al bar. Tranquillo, tu chiedi l'autorizzazione al giornale, tanto il pagamento poi non arriva direttamente dal Ministero o da Cinecittà che mettono i fondi, tutto passa attraverso Apa. Loro vogliono solo essere sicure che poi non le accoltelli alle spalle»;
ci si trova di fronte ad un evento gravissimo ed inaccettabile per il quale, urgentemente, il Ministro interrogato dovrebbe riferire in Parlamento;
è sempre recente la notizia, filtrata dalla stampa, in cui la sottosegretaria Lucia Borgonzoni avrebbe duramente criticato l'operato del Ministro Giuli sulle politiche cinematografiche, attribuendogli i ritardi nei finanziamenti;
al Collegio Romano regna la confusione e i dissidi interni stanno minando la credibilità e l'operatività del Ministero della cultura solo a discapito di un intero comparto –:
se il Ministro interrogato non intenda, con la massima urgenza, fornire chiarimenti al Parlamento circa le notizie riportate da il Fatto Quotidiano e fare piena luce sull'uso dei fondi pubblici, sulle consulenze e gli incarichi ministeriali e, altresì, sul ruolo di sostegno e collaborazione avviata dal Ministero con l'Associazione produttori audiovisivi (Apa), che dovrebbe, invece, rappresentare gli interessi degli operatori del settore audiovisivo in Italia.
(5-04079)
Interrogazione a risposta scritta:
ZINZI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
la Reggia di Caserta con annesso Parco è un sito Unesco che compone un sistema paesaggistico unico e che da sempre ha sempre richiamato l'attenzione non solo della collettività locale ma dei visitatori nazionali ed internazionali;
la vastità dell'impianto museale e la complessità della gestione ordinaria straordinaria, relativa sia al palazzo che al parco, richiedono un costante e forte impegno di attività tanto che la missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, componente 3 – Turismo e cultura 4.0, misura 2 «Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale religioso e rurale», investimento 2.3 «Programmi per valorizzare l'identità dei luoghi: parchi e giardini storici», ha destinato alla Reggia di Caserta 25 milioni di euro per l'attuazione del progetto «Interventi di restauro e valorizzazione del complesso del Parco della Reggia di Caserta»;
esso comprende quattro componenti progettuali: tutela e salvaguardia del bosco storico e delle strutture architettoniche della reale tenuta di San Silvestro del Parco della Reggia di Caserta, realizzazione di un impianto di irrigazione automatica e di rigenerazione dei tappeti erbosi per il Parco e il Giardino inglese, intervento di recupero e adeguamento funzionale del sistema di captazione dell'acqua e del sistema di distribuzione del complesso idraulico, servizi di ingegneria e architettura per la redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica del restauro della compagine architettonica e scultorea della Via d'Acqua e per l'esecuzione delle indagini propedeutiche alla definizione del progetto;
l'interrogante, ha sollecitato il Ministro della cultura già ad agosto 2023, settembre 2023, settembre 2024 e maggio 2025, raccogliendo le istanze e la preoccupazione della cittadinanza, degli imprenditori di zona e degli studiosi in materia, poiché, nonostante la mole degli stanziamenti, la Reggia non è ancora pienamente fruibile, la biglietteria e il varco di accesso al complesso più prossimi al centro della città sono ancora chiusi e la gestione del verde del Parco è del tutto fallace;
la testata on line Caserta today racconta, da ultimo, che domenica 1° giugno 2025, il presidente dell'Abbac (Associazione dei bed & breakfast ed affittacamere della Campania GuestItaly), Agostino Ingenito, ha visitato la Reggia di Caserta, scoprendo con rammarico che gli appartamenti reali erano chiusi, come comunicato da un altoparlante;
questa chiusura ha deluso numerosi visitatori accorsi per la domenica al museo, che non hanno potuto godere appieno di un patrimonio culturale così importante, e si somma alle altre criticità, quali la peschiera grande chiusa al pubblico da troppo tempo e piena di acqua stagnante con il proliferare di zanzare che invadono l'area cittadina in prossimità del parco, il Torrione chiuso da anni con il cartello lavori in corso, la mancata apertura del nuovo ingresso di via Giannone, malgrado il completamento dei lavori e la totale mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi del Parco;
questa situazione di per sé drammatica potrebbe peggiorare ulteriormente laddove non si provvedesse con massima sollecitudine a bandire il concorso internazionale per la selezione del nuovo direttore generale della Reggia, stante la fine del mandato del direttore generale attuale fra solo 12 mesi. Si ritiene, infatti, che una vacatio, seppur breve e coperta da un incarico temporaneo ad interim, potrebbe comportare una sensibile ripercussione sulla attività museali e significativo calo dei visitatori con conseguenti danni al territorio –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto, quali iniziative di competenza intenda adottare affinché la Reggia possa essere fruita nella sua totalità e possano essere valorizzati gli ingenti interventi previsti dal Pnrr, nonché se intenda adottare le necessarie iniziative finalizzate alla pubblicazione del bando internazionale per la selezione del nuovo direttore generale della Reggia di Caserta.
(4-05189)
DIFESA
Interrogazione a risposta orale:
AURIEMMA e MORFINO. — Al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il 16 giugno 2003 è stato sottoscritto a Parigi il Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa;
il Memorandum è stato ratificato dalla legge n. 94 del 17 maggio 2005, ed è entrato in vigore l'8 giugno 2005;
come si evince dalla relazione tecnica allegata al disegno di legge di ratifica dello stesso, l'attuazione del Memorandum comporta oneri per il bilancio dello Stato, quindi costi per i cittadini;
il Memorandum contempla il periodico rinnovo tacito quinquennale, ove non intervenga denuncia scritta, notificata da una delle parti all'altra, prima della scadenza del quinquennio. Denuncia ad oggi mai avvenuta da nessuna delle due parti;
il Memorandum comporta una serie di attività non tutte conoscibili dai cittadini italiani, tra cui lo scambio di informazioni riservate coperte da segreto militare riguardante, quindi, finalità non civili, ma di difesa, strategia geopolitica e conflitti;
il Memorandum è stato rinnovato già tre volte, ed il quarto rinnovo, che avverrà tacitamente il prossimo 8 giugno 2025, coinciderà con la gravissima situazione attualmente in corso a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est;
va considerato il procedimento in corso alla Corte internazionale di giustizia, che ha riconosciuto la plausibilità del genocidio in atto contro il popolo palestinese;
la stessa Corte (luglio 2024) ha dichiarato illegale l'occupazione israeliana del territorio palestinese e ne ha ordinato lo smantellamento entro il 17 settembre 2025;
i mandati di arresto sono stati emessi dalla Corte penale internazionale (novembre 2024) nei confronti del primo ministro israeliano Netanyahu e l'ex ministro della difesa Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità;
il rinnovo del Memorandum a giudizio degli interroganti determinerebbe di fatto l'accostamento dell'Italia alle azioni criminali poste in essere dall'attuale Governo Israeliano a danno del popolo palestinese –:
alla luce dei gravi fatti accaduti, se si intenda procedere al quarto rinnovo del Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato di Israele.
(3-01993)
Interrogazione a risposta scritta:
ONORI e ROSATO. — Al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
numerosi coniugi di militari italiani in servizio all'estero, in particolare negli Stati Uniti, segnalano difficoltà significative nel poter svolgere un'attività lavorativa a causa delle stringenti normative vigenti in materia di visti e permessi di lavoro nei Paesi ospitanti, condizioni che limitano fortemente la loro autonomia economica e professionale;
in particolare, per i coniugi che sono a loro volta dipendenti della pubblica amministrazione, sussistono i limiti imposti dalla legge n. 26 del 1980, la quale prevede unicamente il collocamento in aspettativa senza tutele retributive o previdenziali, laddove sarebbe invece auspicabile consentire loro di proseguire la propria attività in modalità da remoto, una soluzione oggi pienamente praticabile e coerente con le trasformazioni digitali in atto;
la situazione descritta comporta un condizionamento negativo sulla dignità e sull'identità professionale di questi coniugi, che troppo spesso si trovano costretti a dipendere economicamente dal percorso militare del proprio partner, con conseguenti ripercussioni anche sull'equilibrio e sul benessere familiare;
la mancanza di opportunità lavorative per i familiari dei militari può generare squilibri nel nucleo familiare, incidendo negativamente non solo sul benessere psicofisico dei coniugi ma anche sulla qualità della vita dei figli, con effetti potenzialmente duraturi nel tempo;
a quanto consta agli interroganti, diversi Paesi europei hanno firmato delle intese bilaterali con il Governo degli Stati Uniti (per esempio la Francia, con l'accordo firmato a Washington il 30 maggio 2019, entrato in vigore il 1° gennaio 2021) i quali prevedono per le persone a carico del personale militare impiegato negli Stati Uniti condizioni simili a quelle previste per il personale diplomatico, così come previsto dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961;
in molti di questi Paesi sono inoltre attivi servizi di supporto e politiche dedicate a facilitare l'inserimento lavorativo dei coniugi dei militari, garantendo loro maggiori opportunità di formazione e sviluppo professionale, contribuendo così a tutelare la dignità e l'autonomia personale anche durante i periodi di mobilità o missione all'estero –:
se il Governo intenda adottare iniziative volte a fornire un supporto concreto ai coniugi dei militari italiani in missione all'estero, tramite accordi bilaterali con i Paesi ospitanti al fine di facilitare il rilascio di visti e permessi di lavoro;
quali ulteriori misure il Governo ritenga di adottare per garantire il diritto a una carriera autonoma e dignitosa ai familiari dei militari, ivi compresi i dipendenti della pubblica amministrazione italiana, tramite soluzioni di lavoro da remoto, senza che la loro realizzazione professionale dipenda esclusivamente dal percorso militare del coniuge.
(4-05195)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta immediata:
BOSCHI, GADDA, BONIFAZI, DEL BARBA, FARAONE e GIACHETTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il meccanismo del 5 per mille, introdotto in via sperimentale con la legge n. 266 del 2005 e stabilizzato con la legge n. 190 del 2014, consente ai contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell'Irpef a sostegno di enti che operano nei settori del volontariato, della ricerca scientifica e sanitaria, della promozione culturale e sociale, dello sport dilettantistico e delle amministrazioni comunali;
nel 2023 l'ammontare complessivo delle scelte espresse dai contribuenti per la destinazione del 5 per mille ha superato di circa 28 milioni di euro il tetto di spesa fissato dalla normativa vigente a 525 milioni di euro. Tale eccedenza, pur essendo frutto di decisioni esplicite da parte dei contribuenti, non è stata erogata agli enti destinatari, ma assorbita dal limite massimo previsto a bilancio, comportando una riduzione proporzionale degli importi effettivamente assegnati;
i dati pubblicati dall'Agenzia delle entrate, in riferimento alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2024, indicano un ulteriore incremento delle scelte del 5 per mille, che hanno quasi raggiunto la soglia record di 18 milioni di firme (esattamente 17.964.126), dato che conferma la crescente adesione da parte dei contribuenti e che riflette la fiducia nel ruolo sussidiario esercitato dagli enti beneficiari;
da una prima stima, i contribuenti, attraverso il 5 per mille del 2024, dovrebbero avere destinato circa 574 milioni di euro, con un'eccedenza di 49 milioni di euro rispetto al tetto di spesa fissato (525 milioni di euro), determinando un mancato trasferimento di risorse ancora più ampio rispetto all'anno precedente (28 milioni di euro);
si tratta di una quota rilevante di fondi liberamente destinati dai cittadini – e formalmente acquisiti dallo Stato – che non viene redistribuita agli enti del terzo settore, con un impatto concreto negativo su organizzazioni e comuni che svolgono attività di interesse generale;
questa dinamica svilisce il principio della libertà di scelta del contribuente e rappresenta, a giudizio degli interroganti, una forma indiretta di «prelievo forzoso» a danno degli enti beneficiari, in un contesto di crescente domanda sociale e contrazione dell'offerta pubblica di servizi –:
a quanto ammonti, per il 2024, il gettito effettivamente destinato dai contribuenti al cinque per mille, indicando in quale misura tale importo superi il limite di 525 milioni di euro del tetto di spesa e se il Governo intenda intervenire per correggere questa distorsione nel meccanismo di allocazione delle risorse, prevedendo un adeguamento strutturale del tetto stesso, al fine di garantire che l'intero ammontare delle somme destinate dai cittadini sia pienamente riconosciuto agli enti beneficiari.
(3-01996)
Interrogazione a risposta orale:
BARZOTTI, AIELLO, CAROTENUTO e TUCCI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
come ampiamente noto, il concorso bandito dall'Agenzia delle entrate nell'anno 2010 e volto all'assunzione di 175 dirigenti di seconda fascia ha dato luogo ad un delicato e lungo contenzioso, conclusosi nel 2015 con una sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato il bando nella parte in cui attribuiva rilevanza, in sede di valutazione dei titoli e di colloquio orale, anche agli incarichi dirigenziali conferiti illegittimamente al personale dell'Agenzia sprovvisto della qualifica dirigenziale; successivamente il concorso è stato ripristinato a gennaio 2019, nel rispetto della sentenza di cui sopra, con l'inizio delle prove orali che si sono protratte fino al 30 giugno 2021, data di approvazione della graduatoria finale di merito; il concorso, quindi, è durato oltre dieci anni;
la graduatoria del concorso per 175 dirigenti è stata approvata, come già riportato sopra, a giugno 2021 ed ha generato, oltre ai 175 vincitori, anche 120 idonei non vincitori;
più recentemente, poi, a seguito di un nuovo ricorso individuale presentato da un idoneo non vincitore che lamentava un'ingiusta, sottostimata, valutazione dei titoli, una sentenza del Tar (sentenza n. 14859/2022 pubblicata il 14 novembre 2022), confermata anche dal Consiglio di Stato, ha accolto il medesimo, sospendendo nuovamente la validità della graduatoria del concorso per 175 dirigenti ed ordinando una nuova valutazione dei titoli dei candidati e quindi l'approvazione di una nuova graduatoria di merito in sostituzione della precedente;
inoltre, mentre il concorso era ancora in fase di svolgimento l'Agenzia ha bandito, nel gennaio 2019, un'altra procedura concorsuale per il reclutamento di 150 dirigenti di seconda fascia (identico profilo dei dirigenti di cui al 175), le cui prove scritte hanno originato solo 46 ammessi agli orali e con almeno 104 posizioni dirigenziali scoperte;
secondo numerosi ricorrenti, il secondo concorso è stato bandito in violazione della giurisprudenza amministrativa che afferma il principio secondo il quale, nel caso di necessità di personale, le pubbliche amministrazioni devono prioritariamente procedere allo scorrimento di eventuali graduatorie in vigore invece che espletare nuove procedure concorsuali, in conformità peraltro all'articolo 36, comma 1, decreto legislativo n. 165 del 2001;
lo scorrimento integrate della graduatoria del concorso per 175 dirigenti era stato già prospettato dall'Avvocatura generale dello Stato la quale, proprio nell'ambito del contenzioso instauratosi, aveva affermato che, qualora a seguito dell'espletamento del concorso per 150 dirigenti fossero rimaste posizioni scoperte, l'Agenzia non avrebbe esitato a coprirle attingendo dalla graduatoria relativa al concorso per 175 dirigenti; tale scorrimento, tuttavia, ad oggi non vi è stato;
secondo i numerosi ricorrenti tale non utilizzo è riconducibile alla volontà di conferire incarichi dirigenziali a persone di propria fiducia, conferiti diffusamente ai sensi dell'articolo 19, comma 6, decreto legislativo n. 165 del 2001; tale modalità di reclutamento di dirigenti mortifica il merito;
le circa 104 posizioni dirigenziali lasciate scoperte dal secondo concorso unitamente ai pensionamenti degli ultimi 2 anni, potrebbero essere invece coperte attraverso l'impiego gli idonei della graduatoria del concorso per 175 dirigenti, consentendo anche di compensare l'onere economico sostenuto per espletare il concorso per 150 dirigenti, che, come anzidetto, ha avuto esito fallimentare, avendo generato solo 46 candidati che hanno superato le prove scritte –:
se e come i Ministri interrogati, ciascuno per quanto di competenza, intendano giungere ad una ragionevole composizione dell'annosa questione descritta in premessa, attraverso modalità di reclutamento di dirigenti che non mortifichino il merito e che tengano conto delle legittime aspirazioni di coloro che hanno superato un concorso e sono stati dichiarati idonei ad essere assunti come dirigenti nella pubblica amministrazione.
(3-01995)
Interrogazioni a risposta in Commissione:
CENTEMERO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo n. 129 del 2024 ha introdotto una disciplina specifica per i crypto-asset in Italia, facendo seguito a un percorso di regolamentazione in materia di finanza digitale iniziato nell'ambito della legge di bilancio 2023 (articolo 1, commi 126-147, legge n. 197 del 2022) e del cosiddetto «Decreto Fintech» (decreto-legge n. 25 del 2023);
il citato provvedimento, attuativo della nuova disciplina sulla prestazione di servizi mediante l'utilizzo di valuta virtuale e di portafoglio digitale introdotta dal regolamento cosiddetto «MiCA» (Regolamento UE 2023/1114), prevede, all'articolo 45, un regime transitorio per i prestatori già operanti ai sensi della vigente normativa di cui al decreto legislativo n. 141 del 2010;
in particolare, i VASPs (Virtual asset service providers) già registrati presso l'Organismo agenti e mediatori alla data del 30 dicembre 2024 potranno continuare a operare fino al 30 giugno 2025; tuttavia, qualora entro la stessa data i VASPs non presentino un'istanza di autorizzazione come Casp (Crypto-asset service providers) in Italia o in un altro Stato membro, decadranno dal diritto di beneficiare del regime transitorio e saranno tenuti a cessare la propria operatività nel territorio italiano; in altri Paesi europei, invece, sono previsti periodi transitori più ampi, cui non è subordinata anche la presentazione di un'apposita domanda di autorizzazione;
ad oggi, inoltre, non sono ancora stati forniti dalle Autorità di vigilanza ulteriori chiarimenti in attuazione anche delle disposizioni previste dal decreto legislativo n. 204 del 2024 relative ai dati informativi sui trasferimenti di fondi e determinate cripto-attività;
alla luce di tali tempistiche e in mancanza di un completo quadro informativo, gli operatori di settore restano comunque tenuti nel breve periodo a definire le proprie strategie commerciali e i propri piani di sviluppo e a darne comunicazione alla clientela per la gestione dei relativi investimenti e rapporti commerciali –:
se e quali ulteriori iniziative, di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare al fine di supportare gli operatori dei mercati delle cripto-attività tenuti all'adempimento degli obblighi di cui in premessa.
(5-04053)
DE PALMA e MAZZETTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la legge di bilancio 2025 (30 dicembre 2024, n. 207) ha introdotto, con l'articolo 1, comma 56, lettera b), un aggiornamento normativo all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto Rilancio), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, con l'inserimento del comma 8-sexies, nel quale si stabilisce che per le spese relative al superbonus sostenute dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2023, la detrazione può essere ripartita, su opzione del contribuente, in dieci quote annuali di pari importo a partire dal periodo d'imposta 2023. L'opzione è irrevocabile ed è esercitata tramite una dichiarazione dei redditi integrativa di quella presentata per il periodo d'imposta 2023 da presentare entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta 2024;
la possibilità di spalmare la detrazione del superbonus 2023 in dieci anni era stata fortemente richiesta da moltissimi contribuenti, in particolare da coloro che si trovavano con rate su quattro anni troppo elevate rispetto alla propria capienza fiscale. Il meccanismo, già previsto con modalità differenti per le spese edilizie sostenute nel 2022, risponde all'esigenza di evitare la perdita totale o parziale del beneficio per incapienza;
a quanto consta all'interrogante alla data di presentazione della presente interrogazione, l'opzione non è ancora esercitabile concretamente in quanto l'Agenzia delle entrate non ha ancora rilasciato l'aggiornamento del software necessario per consentire l'esercizio dell'opzione per la ripartizione decennale. In sostanza: la legge consente l'opzione, ma non esiste ancora il mezzo tecnico per esercitarla;
l'approssimarsi del termine ordinario per la presentazione della dichiarazione dei redditi riduce il tempo utile a redigere la dichiarazione integrativa per i contribuenti e i professionisti incaricati, aumentando i margini d'errore e le incertezze ed esponendo i contribuenti al rischio di danno da incapienza e alla difficoltà di non poter pianificare le compensazioni fiscali future –:
quali siano i tempi di adozione delle disposizioni applicative dell'articolo 1, comma 56, lettera b) della legge 30 dicembre 2024, n. 207.
(5-04055)
GIUSTIZIA
Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:
con sentenza pubblicata il 13 maggio 2025, la sezione IV penale del tribunale di Catania ha pronunciato sentenza di assoluzione ai sensi dell'articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale del professor Santo Torrisi dall'imputazione di reati di violenza sessuale, perché il fatto non sussiste;
nelle articolate 97 pagine di motivazione il tribunale giunge all'assoluzione dopo aver valutato se vi fosse o meno la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, che quel contatto (palpeggiamento del seno) si fosse effettivamente verificato nei termini contestati e, soprattutto, con finalità sessuale. Alla luce delle prove formatesi all'esito dell'istruttoria dibattimentale il Tribunale ha ritenuto che non vi fosse sufficiente certezza né sull'esistenza materiale del contatto nei termini contestati, né – elemento fondamentale – sulla sua volontarietà, così ritenendo non sussistente il fatto;
a giudizio dell'interpellante si tratta di una decisione che rispetta le regole del processo penale, il principio del giusto processo, e soprattutto il principio fondamentale della presunzione di innocenza, sancito dall'articolo 27 della Costituzione e rafforzato dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;
come denunciato tanto dalla Associazione nazionale magistrati (Anm) di Catania quanto dalla sottosezione di Siracusa, attorno a tale sentenza di assoluzione si sta assistendo «... con sconcerto e forte preoccupazione all'ennesima campagna d'odio e delegittimazione verso la magistratura e la funzione giurisdizionale. In questo caso, i bersagli sono i giudici della IV Sezione del Tribunale di Catania, oggetto di insulti e minacce gravi solo per avere adottato una decisione sgradita.», ed ancora: «Deploriamo, ..., con forza, le conseguenze ulteriori che si determinano anche sui social network: trascendendo dal commento tecnico, pur severo e critico, si lanciano delle vere e proprie gogne mediatiche, alimentando il linciaggio, addirittura verso le famiglie di coloro che hanno redatto il provvedimento. La Giunta esprime, fermamente, il proprio disappunto nei confronti degli attacchi personali che, travalicando il legittimo esercizio del diritto di critica, hanno invece il solo fine di offendere le persone dei magistrati ed i loro familiari.»;
l'Anm ribadisce, altresì, che «per l'esercizio di una giurisdizione che sia davvero a tutela ed a garanzia di tutti è necessario che ciascun magistrato possa adottare provvedimenti senza il timore di subire ignobili intimidazioni o intollerabili forme di delegittimazione, che nulla hanno a che vedere con l'esercizio del diritto di critica.»;
i magistrati di Catania sono, infatti, diventati oggetto di insulti e gravi minacce per il fatto di aver adottato una decisione sgradita all'opinione pubblica. La sentenza è stata ritenuta, tra l'altro, «vergognosa» e «indecente», i magistrati che l'hanno emessa «porci schifosi» e «venduti», l'imputato un «lurido», e agli avvocati è stato augurato di avere «presto figlie anche loro palpate»;
ad avviso dell'interrogante si tratta di una deriva culturale e mediatica più che evidente: i processi si fanno sempre più fuori dalle aule giudiziarie, e si fanno sui giornali, sui social, nei talk-show, spesso senza rispetto né per la verità, né per le persone coinvolte. Si tratta, vieppiù, di comportamenti lesivi del prestigio e dell'indipendente esercizio della giurisdizione tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento o alla credibilità della funzione giudiziaria, minando sia il principio di legalità e il ruolo delle istituzioni, sia l'indipendenza, l'imparzialità e la terzietà dei singoli magistrati e dell'ordine giudiziario nel suo complesso, così come sancito dagli articoli 102, 107 e 108 della Costituzione, nonché dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cedu) e dall'articolo 10 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo –:
se il Ministro interpellato, ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, intenda adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, a tutela della magistratura e del regolare svolgimento dell'attività giudiziaria in casi quale quello descritto in premessa.
(2-00623) «Calderone, Battilocchio».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro della cultura – Per sapere – premesso che:
Kamel Daoud, scrittore e giornalista franco-algerino, è atteso in Italia per partecipare a eventi culturali legati alla presentazione del suo ultimo romanzo «Urì», traduzione italiana di «Houris», i vincitore del Premio Goncourt 2024;
sull'autore pendono due mandati di arresto internazionali emessi dall'Algeria, relativi a presunte violazioni della «Carta per la riconciliazione nazionale» e a un'accusa di utilizzo non autorizzato della storia personale di una donna algerina nel suo romanzo;
tali accuse sembrano configurarsi come reati d'opinione, sollevando preoccupazioni circa la libertà di espressione e il diritto alla libera circolazione degli intellettuali;
la presenza di questi mandati nei terminali della polizia italiana potrebbe comportare il rischio di arresto per Daoud al suo arrivo nel nostro Paese, nonostante la natura controversa delle accuse e il suo status di cittadino francese;
l'editrice Elisabetta Sgarbi ha pubblicamente chiesto al Governo italiano di garantire la sicurezza e la libertà di espressione di Kamel Daoud durante la sua permanenza in Italia –:
se il Governo italiano sia a conoscenza della situazione giudiziaria di Kamel Daoud e dei rischi connessi alla sua visita in Italia;
quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire che lo scrittore possa partecipare liberamente agli eventi culturali previsti, senza il timore di essere arrestato o estradato;
se il Governo intenda esprimere pubblicamente il proprio impegno a tutela della libertà di espressione e della protezione degli intellettuali perseguitati per motivi politici o ideologici.
(2-00627) «Quartapelle Procopio, Braga».
Interrogazione a risposta in Commissione:
PELUFFO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
nel portale società trasparente di Equitalia Giustizia S.p.A., società a totale partecipazione pubblica e a controllo pubblico che opera come soggetto in-house al Ministero della giustizia, e nella sezione «società trasparente» del portale di CD-Servizi S.p.A., società in-house partecipata integralmente dalla Camera dei deputati, emerge che il dottor Marco Achilli ricopra attualmente incarichi nelle due società sopra citate, rispettivamente di Amministratore Delegato in Equitalia Giustizia e Direttore Generale in CD-Servizi;
in data 17 aprile 2025 è stata pubblicata nel portale società trasparente di Equitalia Giustizia S.p.A., la dichiarazione del dottor Marco Achilli nel quale l'amministratore delegato dichiara, ai sensi dell'articolo 14, lettera d), e), del decreto legislativo n. 33 del 2013, per i titolari di incarichi di amministrazione per l'anno 2024 e 2025, consapevole delle sanzioni penali comminate dalla legge in caso di mendacio e della decadenza dai benefici eventualmente conseguiti con i provvedimenti emanati sulla scorta di dichiarazioni mendaci ai sensi degli articoli 75 e 76 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, di non ricoprire altre cariche presso amministrazioni pubbliche o enti pubblici o privati e di non essere titolare di altri incarichi con oneri a carico della finanza pubblica;
non appare chiaro il perché il dottor Achilli non abbia ritenuto di segnalare il doppio incarico nelle dichiarazioni, previste dalla norma, pubblicate sul portale società trasparente di Equitalia Giustizia S.p.A. e quali siano i suoi compensi complessivi e se la somma degli emolumenti percepiti per entrambi gli incarichi pubblici superi il tetto imposto dalla legge a tutela delle finanze pubbliche –:
se le informazioni pubblicate sul portale della trasparenza della società Equitalia Giustizia S.p.A. risultino coerenti con i dettami della normativa e coerenti con le indicazioni dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e se esistano ritardi, incoerenze o dichiarazioni mendaci nella pubblicazione della controllata pubblica citata;
se la somma complessiva degli emolumenti percepiti dal dottor Achilli superi i limiti di legge per gli incarichi pubblici e, qualora i fatti corrispondano al vero, quali misure intenda il Governo adottare per eliminare tempestivamente le eventuali violazioni.
(5-04062)
Interrogazioni a risposta scritta:
D'ORSO e MORFINO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi si è appreso da fonti di stampa che un neonato di appena un mese è stato recluso nel carcere Pagliarelli di Palermo insieme alla madre detenuta;
la situazione è stata denunciata dai sindacati CNPP, UGL e SPP che hanno definito «inaccettabile» la totale assenza in Sicilia di strutture idonee, come gli Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri), pensati per garantire un ambiente più umano e rispettoso dei diritti dei minori;
è stata segnalata inoltre la criticità per il personale femminile di polizia penitenziaria, che vive con dolore queste realtà;
è di ieri la notizia di stampa secondo cui la donna ed il neonato sono stati trasferiti dapprima in altra struttura penitenziaria ad Agrigento ove vi è una cosiddetta sezione nido, quindi sono stati disposti gli arresti domiciliari;
l'articolo 15 del decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, cosiddetto «Decreto Sicurezza», convertito in legge il 4 giugno 2025, ha modificato gli articoli 146 e 147 del codice penale, eliminando l'obbligo di rinvio dell'esecuzione della pena per le donne in gravidanza o con prole fino ad un anno, rendendo il differimento facoltativo (articolo 147, comma 1, n. 3) c.p.) così come previsto anche per le detenute con prole di età superiore ad un anno e inferiore a tre anni (articolo 147, comma 1, n. 3-bis c.p.); al contempo ha disposto che «l'esecuzione della pena non può essere differita se dal rinvio derivi una situazione di pericolo, di eccezionale rilevanza, di commissione di ulteriori delitti. In tale caso, nell'ipotesi di cui al numero 3-bis), l'esecuzione può avere luogo presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri, ove le esigenze di eccezionale rilevanza lo consentano; nell'ipotesi di cui al numero 3), l'esecuzione deve comunque avere luogo presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri»;
anche alla luce delle nuove disposizioni, quindi, la donna con il neonato avrebbe dovuto essere collocata in un Icam;
tuttavia risultano essere presenti sul territorio nazionale solo quattro istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam), di cui solo uno, quello di Lauro in Campania, serve le regioni del centro-sud;
non risultano essere presenti istituti a custodia attenuata per detenute madri nell'intera Regione Siciliana –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per fare in modo che non si verifichino più situazioni come quella descritta in premessa e per aumentare il numero degli istituti a custodia attenuata per detenute madri in modo capillare sull'intero territorio nazionale ed in particolare in Sicilia per evitare lo sradicamento territoriale delle detenute e dei minori;
se non ritengano i Ministri interrogati che, nelle more della realizzazione di nuovi Icam o nel caso la realizzazione di nuovi Icam risulti anti-economica, di adottare iniziative di competenza, con il primo provvedimento utile, per modificare la disposizione al fine di consentire l'esecuzione della pena per le detenute con prole fino a tre anni in case famiglia protette o comunque in strutture adeguate ad ospitare minori.
(4-05182)
D'ORSO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
presso la casa circondariale Lorusso Cutugno di Torino è possibile per i detenuti prendere il diploma di terza media con il Cpial, frequentare tre diversi indirizzi di scuola superiore e anche laurearsi grazie al Polo universitario per studenti detenuti, attivo dal 1998, e frequentare la sezione dell'istituto professionale Plana, presente fin dal 1953, che rilascia la qualifica regionale di «Operatore del legno», il Primo liceo artistico o l'istituto di istruzione superiore Giulio, indirizzo socio-sanitario;
come si apprende da fonti di stampa dal prossimo anno scolastico, a causa dei tagli da parte del Ministero, verranno soppresse intere classi e quindi ridotto l'organico dei docenti, cancellando in parte tanti risultati raggiunti in questi anni tra le mura del penitenziario;
il taglio lineare all'organico che penalizza le scuole serali e le sezioni carcerarie torinesi deriva a sua volta dalla legge di bilancio che ha previsto la decurtazione a livello nazionale di 5.660 posti, di cui 300 in Piemonte;
il diritto allo studio dovrebbe essere garantito a tutte e tutti, e che nella fattispecie del carcere è fondamentale non solo per la rieducazione e il reinserimento nella società, ma anche per ridurre la recidiva una volta scontata la propria pena –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti in premessa e quali iniziative di competenza intendano adottare per ripristinare la piena funzionalità delle attività scolastiche all'interno della casa circondariale Lorusso Cutugno di Torino.
(4-05183)
SOUMAHORO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi è avvenuta una rivolta nel carcere di Marassi a Genova (che ospita circa 700 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di circa 500 posti con un sovraffollamento che supera il 130 per cento). I detenuti sono saliti sul tetto e sul camminamento delle mura di cinta dell'istituto penitenziario. Il bilancio è di due agenti feriti, portati in ospedale, due medicati sul posto. Da considerare che alcune celle sono state devastate. In particolare la rivolta è scoppiata quando un gruppo di detenuti si è ribellato agli agenti scatenando il caos e prendendo possesso di una sezione. Secondo quanto riportato dalla stampa ci sarebbe stato anche un tentativo di evasione. Tra le ipotesi sulla rivolta, quella di un regolamento dei conti tra detenuti a seguito di un'aggressione subita da un detenuto con abusi e violenze;
la situazione del carcere di Marassi, come di molti altri istituti di pena, è grave. Il problema non è solo la capienza, ma anche la carenza di personale. Non è infatti accettabile che un detenuto venga sequestrato per giorni senza che nessuno si accorga di niente;
pesano, infatti, il degrado delle carceri, il sovraffollamento e le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti. Occorre, infatti, agire soprattutto sulla prevenzione tramite l'umanizzazione delle condizioni di lavoro degli operatori e dei detenuti. Bisogna, pertanto, investire più risorse per potenziare gli organici e garantire condizioni di lavoro e detenzione più umane;
da pochi giorni è stato convertito in legge il decreto-sicurezza n. 48 del 2025 che ha introdotto il reato di rivolta all'interno degli istituti penitenziari. Introdurre nuovi reati e nuove pene a parere dell'interrogante non ha, in realtà, alcuna efficacia deterrente se non si interviene sulle cause che possono portare a commettere quel reato. Al contrario è necessario, come detto, stanziare risorse economiche per superare il sovraffollamento delle carceri e per potenziare il numero degli agenti della polizia penitenziaria, del personale tecnico e amministrativo –:
quali iniziative intenda adottare per superare le annose criticità relative al sovraffollamento nelle carceri;
quali iniziative intenda adottare per potenziare l'organico della polizia penitenziaria e del personale tecnico e amministrativo che svolge un'attività lavorativa difficile.
(4-05186)
BAGNASCO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il 4 giugno 2025 si è verificata una grave rivolta all'interno della casa circondariale di Genova Marassi, episodio che ha evidenziato ancora una volta le gravi criticità strutturali dell'istituto, già da tempo oggetto di denunce e segnalazioni;
nel corso di una visita ispettiva effettuata nel mese di agosto 2024 dall'interrogante si riscontravano le denunciate condizioni critiche di sovraffollamento e carenza di organico che caratterizzano la struttura;
secondo dati recenti l'istituto presenta un tasso di sovraffollamento che si attesta intorno al 130 per cento e una carenza di organico di personale di circa il 40 per cento;
i due fattori, sovraffollamento e sottodimensionamento del personale, hanno, all'evidenza, forti ripercussioni sulla gestione della sicurezza interna dell'istituto;
la rivolta del 4 giugno è stata contenuta grazie alla straordinaria professionalità e al senso di responsabilità del personale di polizia penitenziaria operante nell'istituto che ha saputo gestire la tensione e mediare con i detenuti, evitando conseguenze ancora più gravi –:
se il Ministro interrogato intenda adottare misure urgenti per affrontare le gravi criticità del carcere di Genova Marassi mediante l'invio di un contingente straordinario di personale della polizia penitenziaria, anche alla luce dei nuovi corsi di formazione attivati nei mesi scorsi, e se ritenga opportuno rafforzare la dotazione organica dell'istituto, per tutelare la sicurezza e la dignità del personale penitenziario e degli stessi detenuti nel rispetto della funzione rieducativa della pena.
(4-05190)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
non più tardi della settimana scorsa si è tenuta sotto la sede della Confindustria di Caserta una manifestazione pacifica dei lavoratori della Softlab Tech, un'azienda che si è resa protagonista di una vicenda emblematica, rappresentativa del triste destino di deindustrializzazione che ha caratterizzato negli ultimi decenni molta parte del territorio casertano;
la Softlab spa nacque nel 2018 con lo scopo di ricollocare i lavoratori che lavoravano presso lo stabilimento di Marcianise della Jabil, specializzato nella produzione e nell'assemblaggio di schede elettroniche per le telecomunicazioni;
si precisa che la Jabil, una multinazionale statunitense impegnata nel settore dell'elettronica, siglò un accordo oneroso con l'allora Softlab per assorbire gli esuberi dello stabilimento di Marcianise;
a tale vicenda ha preso parte successivamente anche Invitalia attraverso la concessione a Softlab di un prestito agevolato di 12 milioni di euro erogato nel marzo del 2023 dal Fondo grandi imprese in difficoltà;
tuttavia, già nel marzo 2020 Softlab dichiarava di aver bisogno della CIG e da settembre 2024, a tre anni dalle ultime assunzioni, sembra intenzionata a chiudere definitivamente i battenti –:
se i Ministri interpellati intendano, in tempi brevi, avviare le necessarie interlocuzioni con le imprese del territorio interessate al know how del campo IT e ICT al fine di reinserire, con un piano industriale credibile, i lavoratori della Softlab Tech e Tech Rain, attualmente tra le 130 e le 140 unità, nel mondo del lavoro e della produzione.
(2-00629) «Alifano, Santillo, Auriemma, Amato, Bruno, Caramiello, Carotenuto, Caso, Sergio Costa, Di Lauro, Gubitosa, Penza, Marianna Ricciardi, Sportiello, Alfonso Colucci, Aiello, Barzotti, Tucci, Appendino, Cappelletti, Ferrara, Pavanelli, Cantone, Scerra, Orrico».
Interrogazioni a risposta scritta:
RAIMONDO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il centro commerciale «Porte di Milano» di Cesano Boscone (Milano) rappresenta da anni un importante polo commerciale e sociale per la comunità locale, ospitando decine di attività economiche e offrendo lavoro a numerose famiglie dell'intero territorio;
la situazione di crisi del centro commerciale si protrae sin dallo scorso autunno e Fratelli d'Italia ha posto per prima la questione all'attenzione delle istituzioni, sollevandola tempestivamente sia in seno al consiglio comunale di Cesano Boscone che presso il consiglio regionale della Lombardia;
recentemente è stata comunicata ai dipendenti la chiusura del supermercato Bennet – esercizio principale del centro – prevista per la fine di maggio 2025;
tale decisione, comunicata in modo improvviso e unilaterale, ha destato forte preoccupazione sia tra i lavoratori che tra le istituzioni locali, in considerazione delle gravi ricadute occupazionali e dell'impatto sociale su un'area già fragile sotto il profilo economico;
il centro, attualmente composto da circa 65 attività commerciali, è già in sofferenza, con almeno 18 attività cessate, e la chiusura del Bennet determinerà un effetto domino negativo sull'intero complesso;
la proprietà dell'immobile (Nuova Cesano impresa di costruzione), i locatari (Ceetrus e Nhood), i sindacati, con il supporto del comune di Cesano Boscone e di regione Lombardia stanno tentando di trovare una soluzione condivisa per salvaguardare i posti di lavoro e garantire la continuità delle attività, come emerso nella seduta dello scorso 27 marzo 2025 della Commissione attività produttive del consiglio regionale lombardo –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda e quali iniziative intendano intraprendere, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e garantire la continuità delle attività economiche presenti nel centro commerciale «Porte di Milano» di Cesano Boscone;
se ritengano opportuno attivare un tavolo istituzionale di confronto, coinvolgendo i soggetti interessati, le parti sociali, i rappresentanti dell'ente locale e della regione Lombardia, al fine di individuare soluzioni concrete a tutela dei lavoratori e delle attività commerciali coinvolte;
se intendano promuovere interventi di sostegno per la riqualificazione dei centri commerciali in difficoltà, con particolare attenzione a quelli – come nel caso in esame – che sono diventati a tutti gli effetti una «piazza» cittadina, punto di incontro e «negozio di vicinato», nonché luogo di riferimento per la vita sociale ed economica di una comunità locale.
(4-05175)
CESA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo un'inchiesta pubblicata dal giornale online La Novità, un individuo inizialmente identificato come Nicola Carratelli, ma in realtà di nome Nicola Cannatelli avrebbe gravemente millantato non solo la capacità di ottenere finanziamenti pubblici dal Ministero delle imprese e del made in Italy ma addirittura di essere un dipendente interno del Ministero stesso;
tale condotta, se confermata, configurerebbe, a giudizio dell'interrogante, reati di falso ideologico, truffa, abuso di credenziali pubbliche e usurpazione di funzioni, con grave danno sia per i cittadini eventualmente raggirati che per la credibilità delle istituzioni;
la frode sarebbe particolarmente grave in quanto il soggetto avrebbe sfruttato la fiducia nei confronti della pubblica amministrazione per indurre soggetti ignari a consegnare denaro o dati sensibili in cambio di inesistenti finanziamenti pubblici;
l'usurpazione di funzioni pubbliche e la falsa rappresentazione di un legame con un Ministero costituiscono un attacco alla trasparenza e alla legalità delle istituzioni;
è necessario verificare se vi siano state falle nei sistemi di controllo che abbiano permesso a tale individuo di operare indisturbato, nonché se altri casi simili siano in corso;
la diffusione di informazioni chiare sui canali ufficiali per i finanziamenti pubblici potrebbe prevenire il ripetersi di tali episodi –:
se il Ministro delle imprese e del made in Italy sia a conoscenza del caso e se abbia intrapreso le iniziative di competenza volte a denunciare alle autorità competenti i reati ipotizzabili (truffa, falso, usurpazione di funzioni);
se siano in corso verifiche interne per accertare se il nome di Nicola Cannatelli (o Carratelli) sia mai stato associato, anche indebitamente, a dipartimenti o uffici del Ministero;
quali iniziative di competenza si intendano adottare per informare cittadini e imprese sui reali canali di accesso ai finanziamenti pubblici, al fine di prevenire analoghe truffe.
(4-05193)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
il trasporto pubblico locale è come noto un servizio essenziale per garantire il diritto alla mobilità sicura e sostenibile per tutte e per tutti, ma da tempo si trova in una situazione di grave emergenza e, nonostante gli investimenti che sono stati previsti nel PNRR per trasporti, infrastrutture e mobilità sostenibile, mancano ancora consistenti risorse per fronteggiare il continuo aumento della domanda dovuto in parte ai flussi turistici, alle conseguenze della crisi climatica, nonché alle necessità di gestione ed efficientamento dei nuovi mezzi;
già con l'interpellanza n. 2-00441 del settembre 2024 e diversi altri atti di sindacato ispettivo, il gruppo parlamentare Partito Democratico aveva denunciato il preoccupante quadro finanziario del trasporto pubblico nazionale, dovuto anche alla carenza annuale del Fondo per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale (Fondo Tpl) per quasi 800 milioni di euro;
da svariati mesi, inoltre, diversi sindaci italiani hanno manifestato preoccupazione di dover garantire la sostenibilità economica del Tpl messa a rischio dai rincari inflazionistici, nonché da un finanziamento del Fondo nazionale insufficiente a consentire la qualità del servizio, e proprio in questi giorni 31 sindaci di comuni appartenenti a Toscana e Umbria hanno inviato al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al presidente di Trenitalia e alla presidente di Rfi, e ai presidenti delle Commissioni competenti di Camera e Senato, nonché ai presidenti di regione interessati, un documento con cui hanno manifestato grave preoccupazione per la situazione dei trasporti ferroviari nei loro territori;
tra le tratte in condizioni di criticità più gravi va sicuramente segnalata quella che riguarda il nodo del trasporto ferroviario nel Centro-Italia, e in particolare per regioni come Lazio, Toscana e Umbria, per le quali il documento dei sindaci chiede l'immediato ripristino del passaggio dei treni Intercity e Regionali sulla linea direttissima tra Orte e Settebagni, unico modo per garantire tempi di percorrenza equi e competitivi; la pianificazione trasparente degli interventi infrastrutturali, con comunicazione preventiva a comuni e utenti; l'istituzione di un tavolo permanente interregionale con la partecipazione di tutti gli attori istituzionali coinvolti ai diversi livelli di Governo, per affrontare tempestivamente le emergenze e definire una strategia condivisa; e infine interventi di tutela e valorizzazione di tutti quei servizi per i quali esiste un obbligo di servizio pubblico;
particolarmente critica è poi la situazione della regione Umbria, a seguito dell'instradamento sulla linea lenta dei convogli con obbligo di servizio pubblico come i regionali veloci e che da gennaio 2025 – come denunciato nei numerosi atti di sindacato ispettivo presentati – sta non solo comportando per i cittadini umbri tempi di percorrenza insostenibili, ma sta di fatto determinando l'isolamento della regione Umbria, ormai sempre più raggiungibile solo con il mezzo privato;
tale situazione, che sembrerebbe determinata dai lavori in corso sulla direttissima e che determina gravi ripercussioni anche per i cittadini di Toscana e Lazio, non è mai stata previamente comunicata o concordata con le amministrazioni interessate né tantomeno con l'utenza, né fino ad oggi si è riusciti ad avere informazioni circa il reale ripristino della situazione antecedente ai lavori;
mentre in Europa si sperimenta il cosiddetto «biglietto climatico» con l'introduzione di abbonamenti mensili o annuali per il trasporto pubblico che siano economici e facili da usare, offrendo così una valida alternativa al trasporto privato, in Italia la situazione è ogni giorno più critica e come sottolineato anche in una risoluzione approvata in IX Commissione trasporti della Camera dei deputati negli scorsi mesi occorrerebbe incrementare la dotazione annua per almeno 800 milioni di euro al fine di consentire alle imprese di sostenere l'aumento dei costi dei fattori produttivi e per almeno 900 milioni annui per coprire i maggiori costi del nuovo contratto dei lavoratori del settore, risorse che potrebbero essere in buona parte ottenute anche attraverso la rimodulazione o l'eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, i cosiddetti Sad;
la realizzazione di un sistema di Tpl efficiente è una delle strategie più importanti sia per ridurre le disuguaglianze fra la popolazione, rappresentate dalla distanza da servizi scolastici, lavorativi, sanitari, sia nell'ottica di diminuire la circolazione dei mezzi di trasporto privati e l'inquinamento atmosferico –:
se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per realizzare nel più breve tempo possibile un trasporto pubblico locale efficiente e di qualità su tutto il territorio nazionale, e in grado di offrire, anche nelle aree interne e nelle periferie, un'alternativa credibile e funzionale all'uso del mezzo privato;
se, come e in quali tempi intenda adottare le iniziative di competenza per reperire tutte le risorse necessarie per la realizzazione di un sistema di Tpl efficiente e di qualità su tutto il territorio nazionale;
se, come e quando intenda adottare iniziative di competenza volte a ripristinare la linea direttissima anche per i così detti i regionali veloci, e comunque per tutti quei servizi di trasporto per i quali esiste un obbligo di servizio pubblico.
(2-00622) «Ascani, Casu».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
nella mattina del 2 giugno 2025 nella galleria Tricalle della strada statale 656, in direzione Pescara, si sono staccati grandi porzioni di intonachi di rivestimento corticale dal piano di copertura del controsoffitto della galleria stessa, provocando pericoli per gli automobilisti che circolavano in quel tratto di strada. In seguito a ciò, la statale 656 «Val Pescara-Chieti» al km 4,205 è stata interdetta al traffico per permettere all'Anas di intervenire e procedere alla demolizione completa dell'intonaco della galleria, consistente in circa 1.400 mq di superficie e la demolizione di oltre 90 tonnellate di materiale, costituito da intonaco cementizio di circa 3 cm di spessore, armato con rete metallica;
fortunatamente non ci sono stati incidenti o feriti, ma l'accaduto poteva provocare anche conseguenze gravi considerando che 1 metro quadrato (1 mq) dell'intonaco pesa oltre 60 kg e che solo per un caso fortunato il materiale non è caduto sopra automobilisti o motociclisti che transitavano in quel momento. È doveroso sottolineare che quel tratto di strada è a circolazione veloce e altamente trafficata nei giorni feriali; il caso fortunato che il distacco dell'intonaco si sia verificato in un giorno non lavorativo, il 2 giugno, in cui la circolazione dei pendolari è meno intensa, ha evitato il peggio;
l'evento ha generato forte preoccupazione tra i cittadini sulla sicurezza delle infrastrutture stradali, ma anche notevoli disagi alla circolazione a causa della chiusura della galleria, con conseguenti difficoltà di raggiungimento del vicino ospedale di Chieti;
la strada statale 656 Val Pescara-Chieti è una importante infrastruttura a scorrimento veloce della rete stradale nazionale che collega lo svincolo della A14 presso il casello di Pescara ovest con la città di Chieti; inoltre si collega con la Strada Statale 649 Dir Chieti e con la Strada Statale 656 Dir che si innesta con la A25 presso il casello Chieti Scalo-Brecciarola; questi rappresentano nel complesso infrastrutture stradali con traffico intenso e fondamentali per il collegamento di Chieti e di molti paesi ai piedi della Maiella con la Val Pescara;
la strada Statale 656 è stata gestita nel corso degli anni da diversi enti; in seguito al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 febbraio 2018, con cui è stata individuata la rete stradale di interesse nazionale relativa alle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Toscana e Umbria, la strada è stata riclassificata come strada statale e la gestione è passata all'Anas;
la caduta dei calcinacci dal soffitto evidenzia a giudizio degli interpellanti una grave carenza nei controlli strutturali della strada statale e nella manutenzione ordinaria e straordinaria della struttura;
a quanto consta agli interpellanti sembra non risultare che, prima dell'episodio, siano stati effettuati controlli approfonditi da parte di Anas e nemmeno segnalazioni da parte del gestore stesso su pericoli imminenti;
l'Anas con un comunicato del 6 giugno 2025 ha rassicurato che a seguito di «un'immediata ispezione... è emersa l'inesistenza di dissesti strutturali delle opere portanti della galleria»; tuttavia è bene evidenziare che nel sottopasso adiacente a quello in cui si sono verificati i crolli sono presenti infiltrazioni di acqua evidenti a occhio nudo;
a quanto consta agli interpellanti numerosi altri tratti stradali e infrastrutture della provincia di Chieti di competenza Anas risultano in condizioni potenzialmente pericolose per la pubblica incolumità; non sono solo le condizioni delle infrastrutture a destare preoccupazione, ma anche la presenza di alberi di grandi dimensioni situati nel ciglio della strada, molti dei quali con tronchi inclinati verso la carreggiata o parzialmente secchi; una attenta manutenzione delle infrastrutture strategiche è condizione essenziale per la sicurezza, la qualità della vita e la continuità dei servizi;
il Governo sta destinando miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, a fronte di una rete stradale che necessita di interventi manutentivi importanti;
a giudizio dell'interpellante il Governo non guarda alle reali esigenze del territorio e delle nostre comunità, destinando ingenti energie e risorse per una infrastruttura come il Ponte sullo Stretto di Messina di difficilissima realizzazione, considerando l'alta difficoltà tecnica e le criticità tettoniche del territorio, ma trascurando interi territori –:
se e quali siano stati i controlli e le verifiche e gli interventi manutentivi sulla galleria del Tricalle prima del crollo del controsoffitto;
se e quali siano stati i controlli e le verifiche e gli interventi manutentivi in generale sulla strada Statale 656 e su tutte le strade statali della provincia di Chieti a gestione Anas;
quali siano state, nel dettaglio, le azioni intraprese da Anas nei cinque giorni successivi al crollo, incluse le misure urgenti di sicurezza e gli eventuali lavori strutturali effettuati prima della riapertura;
se si intendano intraprendere iniziative di competenza per disporre con la massima urgenza controlli strutturali approfonditi anche sul sottopasso adiacente, già oggi interessato da infiltrazioni, al fine di prevenire altri episodi analoghi;
se il Governo e l'Anas intendano avviare una ricognizione completa delle infrastrutture viarie della provincia di Chieti, con un piano straordinario di manutenzione e messa in sicurezza di tutti i tratti a rischio;
quali siano le risorse economiche attualmente disponibili per la manutenzione e riqualificazione delle infrastrutture stradali abruzzesi;
se il Governo intenda promuovere iniziative di competenza volte a una revisione normativa o finanziaria a livello nazionale per rafforzare le misure di manutenzione preventiva di sottopassi, cavalcavia e gallerie in tutte le regioni, partendo dai casi critici emersi sul territorio, ma anche destinare risorse per finanziare gli enti locali per la manutenzione stradale, con il fine di migliorare la sicurezza e la viabilità delle strade.
(2-00628) «Torto, Donno, Carmina, Dell'Olio, Fede, Iaria, Traversi, Ilaria Fontana, L'Abbate, Morfino, Santillo, Fenu, Gubitosa, Raffa, Caramiello, Cherchi, Di Lauro, Quartini, Marianna Ricciardi, Sportiello».
Interpellanza:
Il sottoscritto chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
il trasporto aereo per la Sicilia risulta un fattore strategico per l'economia di questa regione, sia per il settore turistico, sia per il trasferimento di merci da e per il resto del Paese. Nel versante orientale operano l'aeroporto di Catania e l'aeroporto di Comiso, struttura che potrebbe avere un ruolo strategico per la provincia di Ragusa e per il Sud Est siciliano, su cui l'interpellante nel 2023 aveva presentato un precedente atto di sindacato ispettivo, per chiedere al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di finanziare il potenziamento di questo scalo importante con l'apertura di 3 gate, essendo insufficienti ai tempi quelli allora operativi;
le richieste al Ministero non solo sono rimaste vane, ma oggi si è qui a constatare purtroppo, dopo diversi allarmi lanciati in questi anni, che l'aeroporto di Comiso versa in uno stato comatoso, con l'aggravamento di un contesto infrastrutturale del territorio in ambito di viabilità già molto complicato, in cui si evidenziano, peraltro, la poca fluidità di percorrenza della Ragusa-Catania e i mille ostacoli alla realizzazione dell'autostrada Siracusa-Gela, definanziata dal Cipess a novembre 2024;
lo scalo casmeneo sta toccando uno dei punti più bassi della sua storia che dura da soli 12 anni. Infatti nel 2024 i passeggeri sono stati appena 260 mila, a fronte di oltre un milione a Trapani, mentre nel primo quadrimestre del 2025, l'aeroporto ha registrato appena 18.168 passeggeri: -31,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024;
a giudizio dell'interpellante questa situazione drammatica è sicuramente da ascriversi alla mancanza di lungimiranza da parte della Regione Siciliana. La governance dello scalo è stata affidata da parte dell'ente regionale alla Sac, una società ad oggi interamente controllata da enti pubblici (Camera di commercio del Sud Est, Città Metropolitana, socio di maggioranza, comune di Catania, Libero consorzio di Siracusa e IRSAP di Palermo) che gestisce anche l'aeroporto di Catania;
l'aeroporto di Comiso è stato destinatario di risorse finanziarie sia nazionali che regionali. Parliamo di 24 milioni messi per la continuità territoriale, ferma da ben 5 anni, 9 milioni di euro in tre anni stanziati dalla regione, da erogare tramite bandi della Camera di commercio per la concessione dei contributi destinati alle compagnie aeree per lo sviluppo e l'incremento del traffico passeggeri nazionali e internazionali da e per lo scalo ibleo. Nonostante queste risorse, sembra che la burocrazia e la mancanza di visione non permettano di raggiungere risultati apprezzabili. Basti pensare che le gare per le rotte nazionali non hanno ricevuto molte offerte, forse perché sono state messe a bando rotte poco appetibili per le compagnie aeree; altri bandi invece sono ancora in fase di valutazione, con la conseguenza che i voli promessi arriveranno forse dopo l'estate;
ad avviso dell'interpellante non basta stanziare milioni, servono tempistiche certe e pressioni concrete sulla governance ovvero sulla Sac e sull'ente regionale, altrimenti questo aeroporto rischia di essere un'infrastruttura fallimentare e una mancata opportunità per i cittadini siciliani e le imprese;
inoltre il Presidente della regione sta avviando una privatizzazione della società di gestione. Sembra si tratterà, stando a quanto si legge dai giornali, di una cessione di maggioranza a soggetti privati, forse stranieri, senza la predisposizione di un piano industriale pubblico e, soprattutto, senza clausole vincolanti per Comiso. Condizione necessaria per valutare l'ingresso in quota minoritaria di un privato è che Comiso sia parte integrante e strategica di un piano industriale che rilanci i due scali della Sicilia orientale –:
se il Ministro interpellato, visti i finanziamenti nazionali a beneficio dell'aeroporto di Comiso e gli interessi pubblici alla continuità territoriale e al rilancio economico di una regione meridionale, tesi anche ad un accorciamento dei divari tra il Nord e il Sud del Paese, non intenda adottare iniziative di competenza in ordine alla gestione di questa infrastruttura, avviando, nel contempo, un'interlocuzione costante con la regione per monitorare l'impiego delle risorse economiche statali dedicate.
(2-00626) «Scerra».
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
IX Commissione:
BARBAGALLO e ROGGIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con lettera congiunta del 25 marzo 2025, il sindaco di Milano, il presidente della regione Lombardia e i sindaci dei comuni di Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni hanno formalmente sollecitato il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a garantire certezza sulle risorse integrative necessarie alla realizzazione dell'intera tratta del prolungamento della linea metropolitana M5 fino a Monza, il cui quadro economico aggiornato ammonta a 1.885 milioni di euro, con un incremento di 589 milioni rispetto alla stima iniziale del PFTE;
il completamento dell'opera riveste carattere strategico sia per l'efficientamento della mobilità intercomunale e la riduzione del traffico veicolare, sia per la connessione tra l'hinterland Nord e la rete metropolitana esistente (interscambio con M1, nodo di Monza FS e stazioni previste in aree densamente popolate);
la convenzione integrativa firmata da Ministero, regione Lombardia e comune di Milano prevede come nuova scadenza per l'aggiudicazione dell'opera il 31 dicembre 2026, mentre entro il 30 giugno 2025 il comune dovrà formalmente comunicare al Ministero interrogato l'ipotesi progettuale selezionata, comprensiva della compatibilità finanziaria con le risorse disponibili;
dalla documentazione tecnica trasmessa dagli enti territoriali si evince che, in assenza delle risorse integrative statali richieste, l'unica ipotesi immediatamente cantierabile risulterebbe un lotto funzionale ridotto fino al deposito-officina Casignolo (Monza Bettola); tale soluzione, tuttavia, è stata esplicitamente considerata non soddisfacente dagli enti locali coinvolti, in quanto non garantisce una copertura adeguata del territorio comunale di Monza né il pieno raggiungimento degli obiettivi strategici dell'opera, risultando pertanto una forzatura dettata dall'insufficienza delle risorse disponibili e non una vera alternativa progettuale condivisa –:
quali siano le intenzioni del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in merito al completamento del finanziamento dell'opera per il prolungamento della M5 fino a Monza, se siano allo studio stanziamenti integrativi pari ai 589 milioni richiesti e se si intenda rispondere tempestivamente alla richiesta di certezza sulle risorse, così da consentire agli enti coinvolti di rispettare la tempistica della convenzione sottoscritta e garantire la piena funzionalità dell'infrastruttura.
(5-04063)
PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nella giornata del 19 maggio 2025, è arrivato da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'annuncio del via libera del Consiglio superiore dei lavori pubblici allo Skymetro, tema di punta della campagna del candidato a sindaco di Genova del centrodestra Pietro Piciocchi;
il parere, dopo l'ennesimo rinvio, era atteso a fine aprile 2025 ma, anche in quella data, dall'organismo ministeriale erano state chieste ulteriori integrazioni relative al progetto, uno dei più discussi tra quelli che interessano il futuro del capoluogo ligure e di cui sono state presentate svariate versioni, tutte bocciate per una serie di criticità che avevano allungato i tempi dell'iter. Infatti, in principio i lavori dovevano terminare nel 2027 ma, se effettivamente verranno svolti, potrebbero vedere la luce non prima del 2033;
tuttavia, già in passato annunci fatti non hanno trovato riscontro con la realtà dell'iter. A febbraio del 2024, in occasione della discussione dell'atto 5-02043 presentato dal primo firmatario del presente atto, il rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva replicato con informazioni che sconfessavano tempistiche e previsioni comunicate dalla amministrazione comunale allora guidata dall'attuale presidente di regione, Marco Bucci. È pertanto necessario approfondire la recente notizia e ricevere indicazioni dettagliate sul contenuto del parere con particolare riguardo alle prescrizioni poste dal Consiglio superiore dei lavori pubblici;
nella consapevolezza della necessità di un ammodernamento della mobilità pubblica che renda fruibili i collegamenti, destano perplessità le soluzioni avanzate in questi anni, a forzature pur di ottenere il semaforo verde. Il nuovo progetto prevederebbe, infatti, una capienza di trasporto inferiore rispetto a quella inizialmente pensata e un tragitto differente, oltre alla necessità di abbattere una scuola, che accoglie oggi 900 studenti, con una serie di interventi a domino che coinvolgeranno anche l'area del carcere e altri edifici pubblici della Val Bisagno. Infine, non si può sottovalutare l'aumento delle risorse richieste che passano dai 398 milioni di euro stimati ai circa 600 milioni di euro –:
se intenda confermare l'esistenza del parere positivo emesso dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, specificando le eventuali prescrizioni contenute ed indicando le reali tempistiche di svolgimento dei lavori, valutando l'opportunità di aprire un tavolo di confronto con il comune di Genova e i presidenti di Bassa e Media Val Bisagno.
(5-04064)
PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 5 del decreto ministeriale 17 maggio 1995, n. 317, disciplina le modalità di erogazione dei corsi teorici di preparazione per il conseguimento della patente di guida, stabilendo che non siano ammessi corsi in modalità e-learning;
tale impostazione normativa appare oggi superata alla luce della crescente digitalizzazione dei servizi, compresi quelli formativi. La fattibilità dell'erogazione online è stata dimostrata dalla temporanea adozione della formazione a distanza (Fad) per i corsi teorici per il conseguimento delle patenti di guida durante l'emergenza da Covid-19, in particolare nei territori cosiddetti «zone rosse»;
l'erogazione di corsi teorici per la preparazione alla patente di guida in modalità e-learning, se correttamente regolata, può garantire standard formativi equivalenti a quelli dei corsi in presenza;
dal 2015 al 2025 il numero di autoscuole è passato da 7.034 a 6.660, con una diminuzione di 374 unità. Questo trend evidenzia una contrazione del settore, che potrebbe essere contrastata favorendo l'adozione di modalità formative più flessibili, come appunto l'e-learning;
la possibilità di erogare corsi teorici online favorirebbe la concorrenza tra le scuole guida, consentendo alle piccole realtà di ampliare la propria offerta formativa e di competere più efficacemente con strutture di maggiori dimensioni, stimolando una competizione basata sulla qualità dei servizi;
la modalità e-learning permetterebbe ai consumatori che vivono in aree con una limitata presenza di scuole guida di ampliare le possibilità di scelta, consentendo loro di selezionare l'opzione formativa più adatta in base alla qualità offerta, e non solo in base alla vicinanza geografica;
l'erogazione online dei corsi teorici permetterebbe, peraltro, di ottimizzare il lavoro degli istruttori, i quali potrebbero dedicarsi maggiormente ad impartire le lezioni di guida pratica;
il Governo ha già accolto come raccomandazione l'ordine del giorno 9/02022-A/008, che lo impegna ad aggiornare il quadro regolatorio per consentire l'adozione dell'e-learning nella formazione teorica alla patente;
una regolamentazione chiara dei corsi online permetterebbe di contrastare il fenomeno, già segnalato nell'interrogazione n. 5-02606 dell'onorevole Caroppo, dei corsi teorici a distanza erogati abusivamente, eliminando la concorrenza sleale da parte di soggetti non autorizzati –:
con quali iniziative intenda dare attuazione a quanto previsto dal richiamato ordine del giorno, in particolare adottando le modifiche normative necessarie per consentire l'erogazione online, da parte delle autoscuole autorizzate, dei corsi teorici per il conseguimento della patente di guida e prevedendo, contestualmente, un aggiornamento dell'articolo 5 del decreto ministeriale n. 317 del 1995.
(5-04065)
FRIJIA, RAIMONDO, AMICH, BALDELLI, CANGIANO, LONGI, RUSPANDINI e GAETANA RUSSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto risulta da articoli di stampa si apprende che, alla luce dell'attuale situazione geopolitica e della paventata introduzione di dazi da parte dell'amministrazione del presidente Trump, si stima che il bacino del Mediterraneo è destinato ad aumentare significativamente i suoi volumi di traffico tra il 2023 e il 2028, segnando un +18 per cento per i quadranti West Med e East Med, e superando così il tasso di crescita dei porti del Nord Europa;
in questo contesto, l'Italia ha già confermato nel 2024 un ruolo di primario piano con 480,7 milioni di tonnellate di merci movimentate (+0,7 per cento rispetto al 2023), di cui 305 milioni tramite trasporto di corto raggio, posizionandosi al primo posto in Europa e nel Mediterraneo in generale;
attualmente, gli Stati Uniti rappresentano il 53 per cento del traffico import-export via mare del nostro Paese tra gennaio e settembre 2024, per un controvalore di 35,8 miliardi di euro, seguito dal trasporto aereo (42 per cento, pari a 27,9 miliardi);
per effetto dei dazi, il 42 per cento dei viaggi di navi portacontainer attraverso il Pacifico è stato cancellato e la movimentazione portuale prevista nel 2025 in America è in calo di oltre il 5 per cento: si va quindi verso una ridefinizione dell'assetto della supply chain globale;
come evidenziato dal Presidente di Anita (Associazione nazionale delle imprese di trasporti automobilistici), la posizione privilegiata nel Mediterraneo, il ruolo strategico e la resilienza dimostrata dalle imprese di autotrasporto e logistica che operano sul territorio nazionale evidenzia come l'Italia ha davanti a sé l'opportunità di recuperare sempre più centralità nel processo di evoluzione delle rotte globali;
al fine di competere con le prospettive di incremento dei flussi di traffici, gli interroganti evidenziano pertanto, in relazione alle suesposte osservazioni, la necessità di porre in essere le migliori condizioni necessarie per colmare il gap di efficienza del sistema logistico, favorendo la digitalizzazione dell'intera catena e adeguando l'offerta infrastrutturale: dalla capacità dei porti, allo sviluppo della rete ferroviaria, passando per l'ampliamento dei terminali e la manutenzione del sistema viario –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per valorizzare il ruolo strategico dell'Italia nei traffici marittimi internazionali secondo quanto indicato in premessa e cogliere pienamente le prospettive di incremento dei flussi commerciali nel Mar Mediterraneo.
(5-04066)
IARIA, FEDE e TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'Osservatorio per l'asse ferroviario Torino-Lione è stato istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2006 con la decisione assunta dal tavolo istituzionale di Palazzo Chigi del 10 dicembre 2005;
l'Osservatorio è la sede tecnica di confronto di tutte le istanze interessate alla realizzazione della nuova linea Torino Lione (Nltl) con l'analisi delle criticità e l'istruzione di soluzioni per i decisori politico-istituzionali;
il 5 giugno 2025, è apparsa sulla testata locale Valsusa Oggi la notizia secondo cui ben due anni dopo ci sarebbe una novità non di poco conto che riguarderebbe l'ipotesi di spostamento da Bussoleno a Susa con riferimento alla collocazione della stazione internazionale Tav opzione questa che sarà dibattuta in un'apposita riunione dell'osservatorio Tav suddetto;
il presidente dell'osservatorio, consigliere Calogero Maugeri, avrebbe di fatti accettato la proposta fatta dal comune di Bussoleno, per programmare una prossima seduta sul tema della stazione;
in una delle prossime riunioni, quindi, sarà presentato ai vari enti al tavolo dell'Osservatorio lo studio che Bussoleno aveva commissionato alla società Meta nell'ottobre 2024, confrontando dal punto di vista tecnico e trasportistico le due opzioni di collocazione della stazione internazionale Tav (Susa o Bussoleno);
sostiene la stampa che da tempo, infatti, ci sarebbe una lobby trasversale e politica bipartisan che spinge a trasferire la stazione Tav a Bussoleno, dove i collegamenti diretti con la linea storica e con i treni diretti in alta Valsusa (e quindi nella zona del turismo internazionale della neve) sarebbero preferibili;
tra i favorevoli allo spostamento ci sarebbero l'ex presidente dell'Osservatorio Paolo Foietta, e alcuni politici locali;
ciò che lascia oltremodo perplessi della notizia fin qui assunta è che, dopo anni di analisi sull'opera e un investimento che oggi si aggira intorno ai 14 miliardi di euro (11,1 miliardi di euro – valore a valuta 2012 – pari a 14,7 miliardi di euro a valuta corrente), pare mancare una visione complessiva dello sviluppo dell'opera –:
se quanto riportato dalla stampa locale corrisponda al vero e se non ritenga doveroso chiarire quale sia la pianificazione con riferimento alla stazione internazionale della Tav Torino-Lione.
(5-04067)
Interrogazioni a risposta in Commissione:
LAI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'aeroporto di Oristano-Fenosu, intitolato a Ernesto Campanelli, rappresenta un'infrastruttura strategica per la mobilità e lo sviluppo economico della Sardegna centrale;
nel 2017, la società di gestione Sogeaor è stata privatizzata, con la cessione delle quote da parte di enti pubblici alla società Aeronike e al Distretto aerospaziale della Sardegna;
il 13 giugno 2023, l'Enac ha affidato a Sogeaor S.r.l. la concessione ventennale per la gestione dell'aeroporto, ai sensi del regolamento Enac «Affidamento aeroporti demaniali minori»;
nonostante la concessione, a distanza di due anni, l'aeroporto risulta ancora inattivo, senza alcuna attività operativa, come riportato da fonti giornalistiche;
nel frattempo, il Consorzio industriale provinciale di Oristano aveva manifestato interesse per la gestione dello scalo, proponendo un modello pubblico-privato per il rilancio dell'infrastruttura;
la regione Sardegna, attraverso l'assessore ai trasporti, ha espresso preoccupazione per l'inattività dello scalo, sottolineando l'importanza strategica dell'aeroporto per il territorio;
il presidente dell'Enac, Luigi Di Palma, ha dichiarato di non essere a conoscenza della situazione dell'aeroporto di Fenosu, sollevando interrogativi sulla vigilanza e il monitoraggio dell'ente;
l'infrastruttura ha beneficiato di investimenti pubblici per oltre 22 milioni di euro, ma è rimasta inutilizzata per anni, rappresentando un danno economico e sociale per il territorio;
la concessione ventennale è stata affidata a un soggetto che, a giudizio dell'interrogante, fino ad oggi, non ha dimostrato capacità operative né ha avviato attività concrete per il rilancio dello scalo;
la mancanza di attività e di un piano operativo da parte del concessionario solleva, a giudizio dell'interrogante, dubbi sulla regolarità e sull'efficacia della concessione stessa –:
quali siano le motivazioni che hanno portato l'Enac ad affidare la concessione ventennale per la gestione dell'aeroporto di Oristano-Fenosu alla società Sogeaor S.r.l., nonostante l'assenza di attività operative pregresse;
se siano state valutate alternative gestionali, come la proposta del Consorzio industriale provinciale di Oristano, e quali criteri siano stati adottati per la selezione del concessionario;
quali controlli e monitoraggi siano stati effettuati dall'Enac per verificare il rispetto degli obblighi contrattuali da parte del concessionario e quali siano i risultati di tali verifiche;
se il Ministro interrogato intenda intraprendere le necessarie iniziative di competenza affinché si pervenga alla revoca della concessione in caso di inadempienze e alla promozione di un nuovo modello gestionale che garantisca l'operatività e lo sviluppo dell'aeroporto di Fenosu.
(5-04054)
MARINO, BARBAGALLO e IACONO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'autostrada A19 Palermo-Catania rappresenta un'infrastruttura strategica per la mobilità della Sicilia, costituendo l'asse viario principale che collega i due maggiori centri dell'isola e le rispettive aree metropolitane;
da anni tale infrastruttura versa in condizioni critiche, caratterizzate da continui cantieri, restringimenti di carreggiata, interruzioni di tratte e lavori eseguiti con estenuante lentezza; i disagi per gli utenti sono rilevanti: si registrano costanti rallentamenti, aumenti dei tempi di percorrenza, problemi per il trasporto delle merci e ricadute economiche pesanti per il turismo e le attività produttive delle aree interne;
nonostante ripetute promesse e annunci da parte delle autorità competenti, i lavori proseguono a rilento, generando una crescente sfiducia da parte dei cittadini;
da numerose fonti giornalistiche emerge che i ritardi sarebbero imputabili sia alla fase progettuale che a inefficienze gestionali, oltre che a una mancata sinergia tra Anas, Regione Siciliana ed enti locali; in particolare, la frammentazione degli appalti, i frequenti ricorsi amministrativi, l'assenza di un cronoprogramma vincolante e il deficit di trasparenza nella rendicontazione contribuiscono a ritardare la conclusione degli interventi già finanziati;
l'Anas, società partecipata al 100 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze tramite Gruppo FS Italiane, è il soggetto responsabile della progettazione, appalto e realizzazione degli interventi di manutenzione e adeguamento dell'autostrada A19;
il Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 ottobre 2023 è stato nominato Commissario straordinario per il coordinamento degli interventi indicati nel piano di adeguamento e riqualificazione dell'autostrada A19 Palermo-Catania;
dopo 18 mesi i due sub commissari per il Piano di adeguamento e riqualificazione dell'autostrada Palermo-Catania, Lelio Russo e Sergio Tumminello, hanno rassegnato il 3 giugno 2025 le dimissioni dall'incarico;
l'Anas, d'intesa con il commissario straordinario per i lavori, ha convocato le imprese impegnate nei lavori di manutenzione straordinaria sulla A19, nei tratti tra Bagheria e Palermo e tra Casteldaccia e Altavilla (i cui cantieri hanno registrato le criticità maggiori con code di mezzi di trasporto superiori ai 15 chilometri) –:
se sia a conoscenza delle perduranti e gravissime criticità esposte in premessa, relative all'autostrada A19 Palermo-Catania, e quali interventi urgenti di competenza intenda intraprendere al fine di garantire una rapida soluzione ed una velocizzazione dei lavori su tale infrastruttura;
se ritenga altresì opportuno attivare un tavolo di crisi tra Governo, Regione Siciliana e Anas, con la presenza degli enti locali interessati, al fine di monitorare l'avanzamento dei lavori, garantire tempi certi e valutare eventuali responsabilità amministrative e gestionali;
se non ritenga utile assumere le iniziative di competenza per verificare eventuali inefficienze o omissioni da parte del Commissario straordinario di Anas nella gestione della progettazione e della realizzazione degli interventi necessari.
(5-04073)
Interrogazioni a risposta scritta:
CANGIANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 119 del Codice della strada al comma 10 stabilisce che: «Con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro della salute, è istituito un apposito comitato tecnico che ha il compito di fornire alle Commissioni mediche locali informazioni sul progresso tecnico-scientifico che ha riflessi sulla guida dei veicoli a motore da parte dei mutilati e minorati fisici»;
il decreto del 27 ottobre 2000 del Ministero dei trasporti e della navigazione individua i comitati, le commissioni e gli organi collegiali ritenuti indispensabili per la realizzazione dei fini istituzionali del Ministero medesimo;
successivamente, il decreto-legge n. 95 del 6 luglio 2012, convertito con modifiche dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, nell'ottica del contenimento della spesa pubblica, ha soppresso gli organismi collegiali operanti presso le pubbliche amministrazioni ed ha stabilito che le attività svolte dagli organismi stessi siano definitivamente trasferite ai competenti uffici delle amministrazioni, nell'ambito delle quali operano;
di conseguenza all'entrata in vigore di detta norma, è stato soppresso anche il comitato tecnico previsto dall'articolo 119, comma 10, del Cds e le relative funzioni sono state trasferite alla Direzione generale per la motorizzazione;
il comitato tecnico serviva ad aggiornare e uniformare le procedure delle commissioni mediche locali;
le informazioni fornite dal comitato tecnico erano fondamentali a valutare l'idoneità alla guida di persone con disabilità e, eventualmente, prescrivere adattamenti al veicolo o alla patente;
le attività del soppresso comitato tecnico sono state di fatto trasferite alla Direzione generale per la motorizzazione e le relative sue funzioni sono state assorbite dal Csrpad (Centro superiore ricerche prove autoveicoli e dispositivi del Ministero dei trasporti) che si occupa essenzialmente delle verifiche e prove per l'omologazione di veicoli (autovetture, autoveicoli leggeri e pesanti, autobus, motoveicoli macchine agricole, veicoli ad uso speciale o a trasporto specifico, e altro) e dispositivi dei veicoli con le attrezzature utilizzate dalle officine per l'esecuzione delle revisioni periodiche dei veicoli;
all'interno del Csrpad non è stata prevista la presenza di personale medico specializzato, per cui lo stesso non può essere equiparato al comitato tecnico soppresso in quanto mancano specialisti in materia;
le commissioni mediche locali svolgono un ruolo delicato e importante per la sicurezza stradale poiché il loro scopo è quello di accertare i requisiti psichici e fisici dei candidati e conducenti affetti da diverse patologie, pertanto, privare le stesse di un comitato tecnico che indichi le linee guida generali sta generando interpretazioni differenti e mancato controllo generando vere e proprie migrazioni verso località in cui vi sono commissioni che richiedono meno requisiti e valutazioni meno astringenti –:
quale sia il reale motivo per il quale il comitato tecnico (previsto dall'articolo 119, comma 10, del Cds) sia stato soppresso non avendo mai comportato oneri a carico dello Stato e se la sua abolizione abbia apportato effettivamente dei benefici in conseguenza del trasferimento delle sue funzioni a un organo diverso non specializzato;
se non intenda valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a reintrodurre il soppresso comitato tecnico o istituirne uno apposito prevedendo al suo interno personale medico specializzato in grado di poter interloquire con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero della salute, nonché con le Commissioni mediche locali che ad oggi non riescono ad avere più un quadro omogeneo e unitario di valutazioni cliniche.
(4-05171)
ROSATO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il 15 maggio 2025 si è tenuta una riunione del comitato provinciale per la crescita e lo sviluppo sostenibile voluto dalla provincia di Frosinone con la partecipazione dei vertici regionali di Anas per discutere di alcune problematiche infrastrutturali urgenti del territorio;
nel corso dell'incontro, in particolare, sarebbero stati annunciati interventi per tre importanti tratte della viabilità regionale: la riqualificazione della Monte Lepini-Terracina, la messa in sicurezza della Sora-Cassino e il completamento della Ferentino-Sora-Avezzano;
per i primi due interventi sarebbero previste risorse per complessivi 430 milioni di euro ai quali si aggiungono ulteriori 92 milioni per la manutenzione diffusa;
si tratta di interventi strategici per il territorio su tre assi viari che coinvolgono alcuni capoluoghi provinciali laziali e altri snodi interregionali;
questi investimenti quindi, se confermati, risponderebbero all'esigenza più volte rappresentata dai territori di una rete stradale efficiente e sicura per garantire coesione territoriale e sviluppo economico, in special modo nelle zone montane e collinari, nelle aree interne e rurali e nei distretti industriali;
a oggi non sono noti ulteriori dettagli circa la realizzazione di questi interventi, in particolare il cronoprogramma degli stessi e come saranno reperite dai diversi soggetti coinvolti le risorse annunciate –:
se il Ministro interrogato possa confermare gli interventi che sono stati annunciati dal comitato provinciale per la crescita e lo sviluppo sostenibile voluto della provincia di Frosinone con la partecipazione dei vertici regionali di Anas, come saranno reperite le risorse e quale sia a oggi il cronoprogramma seppur solo indicativo per la realizzazione degli stessi.
(4-05174)
D'ALFONSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
quello dei continui cantieri sul tratto dell'Autostrada A14 ricadente nel territorio abruzzese, causa di restringimenti di carreggiata, della chiusura di gallerie e di deviazioni improvvise, è un problema che ormai da troppi anni sta rendendo la viabilità sulla A14 insostenibile per automobilisti, lavoratori e imprese, penalizzando le attività produttive e commerciali dell'intera regione;
a causa di cantieri contemporaneamente attivi gli abruzzesi, e non solo, sono costretti a subire quotidianamente ritardi, e troppo spesso sono vittime di incidenti dovuti alle condizioni precarie e inadeguate dell'infrastruttura;
i responsabili di Autostrade per l'Italia – direzione del settimo tronco, ascoltati nella commissione regionale vigilanza, pare abbiano comunicato la chiusura diurna dei cantieri della A14 dal 29 maggio al 14 settembre e avrebbero fatto sapere che gli ulteriori interventi previsti e non ancora iniziati nel tratto Pineto-Città S. Angelo potrebbero essere ultimati entro due-tre anni;
certamente ricorrere ogni anno a soluzioni tampone come lo stop ai lavori in determinati periodi per tentare di arginare il disagio non si può ritenere sufficiente, ma occorre garantire soluzioni rapide e certe, perché è essenziale e urgente avere una viabilità efficiente sia per quelli che quotidianamente la percorrono per andare al lavoro, che non possono passare ore incolonnati per colpa dei cantieri, sia per uno sviluppo economico e sociale della regione, che tantomeno può attendere che trascorrano ulteriori due o addirittura tre anni per vedere completati tutti gli interventi;
un'accelerazione e una riduzione dei tempi di esecuzione dei lavori è quantomai urgente –:
se e quali interventi intenda sollecitare nei riguardi del soggetto gestore dell'A14, al fine di evitare che il protrarsi dei lavori comprometta ulteriormente l'utilizzo del tratto autostradale in questione e si possa giungere rapidamente alla conclusione di tutti gli interventi e alla completa messa in sicurezza dell'infrastruttura;
se non ritenga doveroso intraprendere iniziative di carattere normativo volte a prevedere misure risarcitorie per gli utenti da tempo quotidianamente penalizzati;
se non intenda necessario promuovere un monitoraggio adeguato per vigilare sull'organizzazione dei lavori per rafforzare la capacità di accelerazione dei cantieri e sul rispetto dei tempi di realizzazione degli interventi.
(4-05184)
GRIMALDI e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
da fonti di stampa si apprende che il 4 giugno 2025 i lavoratori portuali del golfo di Fos e Marsiglia, attraverso i sindacalisti francesi della Confederazione generale del lavoro (Cgt), hanno annunciato il rifiuto di caricare il cargo Contship Era, battente bandiera israeliana e che trasporterebbe pezzi di ricambio per mitragliatrici destinati all'esercito israeliano, prodotti dall'azienda francese Eurolinks per la Israel Military Industries;
i portuali hanno avvisato datori di lavoro e autorità, individuato il container, hanno messo da parte i 19 pancali, contenenti quei pezzi di ricambio per mitragliatrici prodotti da Eurolinks, e non li hanno caricati sulla nave diretta a Haifa. Poi, hanno contattato i colleghi italiani dato che il cargo israeliano prevede un primo scalo a Genova e un secondo a Salerno, prima di tornare a Haifa;
secondo il media d'inchiesta francese Disclose, la spedizione di materiale militare sull'asse Marsiglia-Israele sarebbe la terza nel suo genere dall'inizio del 2025. La prima sarebbe avvenuta il 3 aprile 2025, la seconda il 22 maggio 2025. Entrambe le spedizioni contenevano decine di tonnellate ciascuna di materiale per fucili mitragliatori, tra i quali una serie di pezzi di ricambio «compatibili con il Negev 5», un fucile «utilizzato a Gaza dall'esercito israeliano durante il “massacro della farina”», scrive Disclose, in riferimento all'uccisione di un centinaio di civili palestinesi durante una distribuzione di aiuti alimentari il 29 febbraio 2024;
ricevuta dai colleghi francesi la comunicazione del carico di armamenti dal porto di Marsiglia-Fos, il Collettivo dei lavoratori portuali di Genova (Calp), sostenuto dall'Usb, ha convocato un presidio ai varchi «con l'obiettivo di impedire l'attracco della nave ZIM Contship ERA». «Ci opponiamo fermamente a tutte le guerre e non vogliamo essere complici del genocidio che continua a Gaza», scrivono nel comunicato con il quale invitano la cittadinanza a partecipare al presidio «a fianco di chi si mobilita contro le guerre perpetrate dai nostri governi e in solidarietà alle vittime». Inoltre, rilanciano la manifestazione contro l'economia di guerra, in occasione dello sciopero generale indetto da Usb, che il 20 giugno 2025 a Genova partirà dal varco di San Benigno –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza del carico trasportato dal cargo Contship Era e della destinazione finale dei materiali bellici in esso contenuti e se sia stato autorizzato dalle autorità italiane il suo attracco nei porti di Genova e Salerno.
(4-05185)
ILARIA FONTANA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la legge n. 84 del 1994, agli articoli 16 e 18, disciplina le autorizzazioni e le concessioni demaniali per le imprese operanti nei porti italiani, nel rispetto dei princìpi di imparzialità, concorrenza e uso pubblico delle infrastrutture;
il decreto ministeriale n. 202 del 28 dicembre 2022 stabilisce la nuova disciplina per il rilascio delle concessioni di aree e banchine, imponendo trasparenza, pubblicità e accesso equo alle infrastrutture;
l'autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale ha pubblicato in data 30 settembre 2024 un avviso di pubblicazione relativo all'istanza presentata da Interminal S.r.l. per l'ottenimento di concessione trentennale di una vasta area del Piazzale Regina Sofia;
la società Interminal S.r.l detiene in concessione demaniale già ampi capannoni destinati allo stoccaggio di merce all'interno del porto e risulta essere autorizzata allo svolgimento di operazioni portuali ex articolo 16 della legge n. 84 del 1994 fino al 31 dicembre 2033, mentre invece la richiesta pubblicata sull'albo pretorio dell'AdSP è trentennale, non corrispondendo così ai requisiti validi per la pubblicazione;
secondo quanto riportato nell'avviso e nella documentazione allegata, la concessione richiesta includerebbe anche opere pubbliche di connessione infrastrutturale, in particolare il nuovo ponte sul fosso di Arzano e una delle due nuove rampe di collegamento tra il Piazzale della Logistica e il nuovo Piazzale Regina Sofia;
il porto è dotato di un Piano di utilizzo delle aree portuali (Puap) approvato con decreto AdSP n. 29 del 26 gennaio 2023;
secondo osservazioni già presentate nel 2022 al Puap stesso, e confermate da recenti segnalazioni, le suddette opere hanno natura pubblica e collettiva e rispondono a garantire la sicurezza e le esigenze logistiche di tutta l'utenza portuale;
a quanto consta all'interrogante nel progetto presentato presso l'AdSP da Interminal S.r.l. per richiedere la suddetta concessione è prevista la chiusura del ponte e delle rampe mediante apposizione di cancelli, limitandone così l'accessibilità e rendendole di fatto infrastrutture di uso esclusivo. Ciò contrasterebbe non solo con la funzione pubblica delle opere ma anche con i princìpi richiamati dal testo consolidato Art (Autorità di regolamentazione dei trasporti) del 26 giugno 2024, che impone l'accesso equo, trasparente e non discriminatorio alle infrastrutture portuali;
oltretutto il suddetto progetto prevede la realizzazione di una mole di manufatti, tra cui un capannone pari a circa 107.800 metri cubi, tale da saturare completamente le volumetrie previste dai piani vigenti. Tale dato determinerebbe, altresì, un'area (rapporto metri lineari di banchina/metri cubi di manufatto) 10 volte superiore alla media di tutti i porti italiani;
il porto di Gaeta, già vincolato da piano paesistico regionale, ricadendo in un contesto urbano e costituendo la porta d'ingresso alla città costituirebbe con la presenza di manufatti così anomali per dimensioni rispetto all'ambiente circostante una rilevante offesa per il paesaggio circostante, considerando anche la stretta distanza con la spiaggia di Vindicio;
tale progetto, se realizzato, determinerebbe una grave distorsione del mercato in ottica concorrenziale, fino a svilire persino il ruolo dell'AdSP che si ritroverebbe di fatto a non poter più disporre di aree portuali da assegnare a futuri operatori richiedenti –:
se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sia a conoscenza della richiesta di concessione in oggetto;
se sia stato verificato il rispetto del principio di uso pubblico delle infrastrutture annessa alla concessione;
se, alla luce del nuovo Puap, si intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, volte a rivedere o sospendere il rilascio della concessione, anche in applicazione del principio di leale cooperazione tra enti.
(4-05202)
COLOMBO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'alta velocità rappresenta un'infrastruttura fondamentale per unire i territori di una moderna Nazione poiché garantisce numerosi vantaggi per la produttività delle piccole e medie imprese e grandi imprese, la mobilità di cittadini e lavoratori e l'incentivazione del turismo, garantendo collegamenti con porti, aeroporti, aree intermodali, e così via;
sin dal suo insediamento, infatti, il Governo ha investito risorse significative nel potenziamento delle linee ferroviarie, con particolare attenzione ai collegamenti nazionali chiave. Questi interventi includono la riqualificazione di tratti di linea, l'ammodernamento delle infrastrutture, l'elettrificazione, e l'aumento della resilienza, con l'obiettivo di migliorare la qualità e la sicurezza del trasporto ferroviario;
in particolare, a partire da dicembre 2023 un importante intervento è stato effettuato lungo il corridoio trasversale che collega Ancona e le Marche alla Capitale, attraverso la trasformazione del servizio Frecciabianca in Frecciargento;
nonostante i numerosi potenziamenti dei servizi ferroviari, tuttavia, attualmente i collegamenti ferroviari da numerose città dell'Adriatico verso Roma impongono cambi obbligatori, in particolare a Falconara Marittima, con frequenze giornaliere ridotte e spesso non funzionali rispetto alle esigenze di chi deve raggiungere la Capitale;
tale situazione interessa maggiormente la città di Riccione, i cui cittadini sono costretti a salire verso Bologna, con conseguente aumento dei costi, per poi dover riscendere verso Sud alla volta di Roma;
con l'avvio della stagione turistica, inoltre, il mancato superamento di tale gap infrastrutturale potrebbe penalizzare fortemente la città di Riccione, annoverata tra le più rinomate località balneari dell'Adriatico –:
se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, di concerto con RFI e Trenitalia, volte a prevedere l'inserimento della stazione di Riccione tra le fermate previste nelle tratte dirette dell'alta velocità ferroviaria da e verso la città di Roma e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere al fine di potenziare le tratte ferroviarie del versante Adriatico, prevedendo, in particolare, un aumento dei treni diretti giornalieri.
(4-05203)
INTERNO
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
all'esito dell'attività investigativa condotta nell'ambito dell'operazione «Mercurio», lo scorso 24 febbraio 2025, è stata data esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del tribunale di Catania nei confronti di 19 soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori e scambio elettorale politico-mafioso;
a seguito della sottoposizione a misura cautelare detentiva del sindaco e del vicepresidente del consiglio comunale di Ramacca, il prefetto di Catania ha immediatamente disposto la sospensione dalla carica dei predetti amministratori locali, ai sensi dell'articolo 11, comma 2, del decreto legislativo n. 235 del 2012. Il successivo 3 marzo, il sindaco di Ramacca ha rassegnato le proprie dimissioni, cui sono seguite anche quelle della maggioranza assoluta dei consiglieri del consiglio comunale;
in risposta ad una interpellanza urgente, lo scorso 2 maggio 2025, il Governo ha reso noto che in conseguenza degli esiti dell'operazione «Mercurio», la situazione del comune di Ramacca è stata oggetto di apposito esame nel corso di un Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica esteso anche alla partecipazione del procuratore distrettuale antimafia e che in tale sede, nell'ambito delle attività di monitoraggio degli enti locali della provincia di Catania, si è condiviso di chiedere al comandante provinciale dei Carabinieri una relazione dettagliata e approfondita sulla situazione del comune di Ramacca, interessando anche le articolazioni dell'Arma dei carabinieri che hanno condotto le attività di indagine. Ciò al fine di valutare l'eventuale richiesta di delega all'esercizio dei poteri di accesso presso il citato comune per la verifica di eventuali collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso o forme di condizionamento degli stessi ai sensi della normativa vigente;
nel frattempo, prima dell'esito delle suddette verifiche da parte del comandante provinciale dei carabinieri, e nonostante l'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 soggetti, tra cui sindaco e vicesindaco, per reati di associazione per delinquere di stampo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso, il comune di Ramacca è stato inserito tra gli enti che hanno avuto le elezioni nella tornata elettorale del 26 e 27 maggio. Nella recente tornata elettorale sono stati rieletti diversi amministratori che già facevano parte della precedente amministrazione colpita dal provvedimento dell'autorità giudiziaria –:
se il comandante provinciale dei carabinieri abbia prodotto la richiesta relazione dettagliata e approfondita sulla situazione del comune di Ramacca;
se sia stata nominata la commissione ispettiva di cui all'articolo 143 del testo unico n. 267 del 2000 e quali siano le motivazioni che hanno determinato questo ritardo nella sua nomina, tenuto conto della gravità dei fatti successi, e se non ritenga che in sostanza la mancanza dell'accesso ispettivo stia determinando una violazione dei principi di trasparenza e imparzialità della pubblica amministrazione.
(2-00630) «Barbagallo, Porta, Casu, Serracchiani, Lacarra, Malavasi, Girelli, Marino, Iacono, Provenzano, Di Biase, Gianassi, Scarpa, Ghio, Morassut, Bakkali, Bonafè, Fornaro, Cuperlo, Simiani».
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
secondo quanto si apprende da diversi articoli di quotidiani pubblicati online, dall'inizio del 2025 in diversi comuni pugliesi, e soprattutto nella provincia di Lecce, si sono verificati numerosi incendi ad autovetture appartenenti a persone tra cui figurano anche rappresentanti di partiti sul territorio, un attivista politico, il comandante dei Vigili di Aradeo, imprenditori e cittadini. I quotidiani evidenziano un alto numero di casi analoghi anche nel 2024;
dai casi di cronaca di cui sopra si sottolinea inoltre la tensione e preoccupazione tra gli abitanti dei quartieri e delle comunità coinvolti dai roghi. Episodi su cui serve il massimo dell'attenzione anche per capire le motivazioni che hanno portato a un susseguirsi di eventi di cui è necessario individuare la matrice, e approfondire per capire se si tratta di atti intimidatori messi in atto da criminalità organizzata e mafie al fine di intimorire i diretti interessati;
un allarme che rivela inoltre un aumento della criminalità sul territorio. È fondamentale quindi un intervento in termini di aumento della sicurezza e di incremento delle misure di prevenzione e di potenziamento della presenza dello Stato in Salento. Considerata la frequenza di casi, la preoccupazione aumenta anche alla luce del recente decreto Sicurezza con cui Governo ha dimostrato a giudizio dell'interrogante un'assenza di volontà nel mettere in atto misure per contrastare in maniera adeguata la criminalità –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti, quali iniziative di competenza intenda intraprendere per chiarire origini, motivazioni e obiettivi dei fatti criminosi indicati in premessa, quali misure intenda adottare affinché questi episodi non si verifichino ancora e se intenda mettere in atto un piano straordinario per aumentare e garantire la sicurezza nelle zone interessate.
(2-00621) «Donno».
Interrogazione a risposta orale:
SCARPA e SERRACCHIANI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
dalla relazione redatta a seguito della visita ispettiva svolta presso il Cpr di Gjandën, in Albania, dall'onorevole Serracchiani, si è appreso delle gravi condizioni di salute del cittadino algerino A.A., nato nel 2002, affetto da disturbi psichiatrici e già protagonista, il 19 maggio 2025, di un gesto anticonservativo debitamente trascritto nel registro degli eventi critici;
da approfondimenti effettuati e dalle interlocuzioni intercorse tra l'interrogante e l'avvocato di fiducia del giovane cittadino algerino, avv. Gennaro Santoro, è stato accertato che il ragazzo, nonostante l'attivazione della «commissione vulnerabilità» presieduta dagli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, la quale in data 28 maggio 2025 ha formalmente certificato la inidoneità con la vita in comunità ristretta del giovane, è stato illegittimamente rimpatriato in Algeria lo scorso 27 maggio 2025, ancor prima dunque dell'esito della Commissione, anziché essere trasferito in Italia presso una struttura medica idonea all'accoglienza di persone vulnerabili, così come previsto dalla normativa vigente;
come chiarito dalla migliore giurisprudenza (cfr., da ultimo, decreto della Corte di Appello di Roma del 21 marzo 2025), qualora emergano disturbi psichici o altre vulnerabilità risulta illegittima la prosecuzione del trattenimento ed è necessario disporre la collocazione della persona interessata presso centri di accoglienza destinati a persone vulnerabili ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo n. 142 del 2015;
nel caso di specie il giovane cittadino algerino è stato rimpatriato, senza che si sia mai avuta conoscenza né del decreto motivato che ha giustificato il suo collocamento presso il Cpr albanese, né se sia stato preventivamente sottoposto a una visita medica idonea ad accertare la sua compatibilità sanitaria con il viaggio aereo di rimpatrio;
si evidenzia, inoltre, che il certificato medico rilasciato dagli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera denuncia che lo stesso era stato trasferito in Albania sulla base di un certificato di idoneità risalente addirittura all'8 gennaio 2025, e non rilasciato entro le 72 ore antecedenti al trasferimento dal Cpr italiano a quello costruito su territorio extra UE, come esplicitamente richiesto con la nota prot. 021-08/04/2025-USMAFAL;
secondo i dati raccolti dal tavolo asilo immigrazione e dai parlamentari che monitorano le condizioni di trattenimento nel Cpr albanese, nell'esercizio delle loro funzioni, emerge una sistematica violazione della prescrizione degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera in merito all'attualità dei certificati sanitari di idoneità al trattenimento, che risultano frequentemente datati e, dunque, non conformi a quanto previsto dall'articolo 3 del cosiddetto «Decreto Lamorgese»;
in base ai dati ottenuti tramite accesso civico effettuato dalla interrogante e dall'eurodeputata Cecilia Strada, si apprende che nei primi 40 giorni di riapertura del Centro di Gjadër un numero significativo (ovvero n. 16) di persone è stato dichiarato inidoneo al trattenimento per ragioni sanitarie;
come denunciato al Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) dall'interrogante e dall'eurodeputata Cecilia Strada, nei primi giorni di riattivazione del Cpr albanese si sono verificati numerosi eventi critici, con una media di 2,7 al giorno –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza e della situazione specifica legata al rimpatrio di A.A menzionato in premessa, e delle condizioni dei detenuti nel Cpr di Gjadër;
se siano intenzionati ad adottare con urgenza tutte le misure di competenza volte a fare piena luce sui fatti sopra esposti e ad intervenire tempestivamente, garantendo la tutela della sicurezza e della salute di A.A., anche mediante il rilascio, da parte del Ministro dell'interno, del nulla osta al visto di reingresso;
se non si ritenga opportuno adottare, in via generale, provvedimenti di competenza volti ad assicurare la tutela della salute psicofisica delle persone trasferite e trattenute nei Cpr situati sul territorio albanese, evitando il trasferimento di soggetti che, già durante la permanenza nei Cpr italiani, abbiano manifestato evidenti segni di vulnerabilità.
(3-01994)
Interrogazioni a risposta scritta:
PAVANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nei mesi correnti, le forze dell'ordine dell'Umbria e, in particolare, quelle operative nella città di Perugia, saranno chiamate – in forte carenza di organico – a garantire la sicurezza nel corso di eventi straordinari quali, tra gli altri, il Giubileo e l'ottocentenario della morte di San Francesco;
tali eventi straordinari si aggiungono alle attività ordinarie, tra le quali il pattugliamento del quartiere di Fontivegge a Perugia, da tempo teatro di episodi di microcriminalità, degrado urbano, immigrazione clandestina, reati predatori, furti e spaccio di sostanze stupefacenti, come evidenziato da numerose operazioni interforze che hanno coinvolto polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza e polizia locale, con l'impiego anche di elicotteri e unità cinofile;
nonostante l'impegno delle forze dell'ordine, il personale in servizio presso la questura di Perugia risulta insufficiente rispetto alle necessità del territorio, anche a causa di numerosi pensionamenti e della mancata sostituzione degli agenti, come denunciato dai sindacati del comparto;
di recente, il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi presso la prefettura di Perugia in data 21 maggio 2025 ha statuito l'istituzione a Perugia di una «zona rossa», ovvero un'area ad alta sorveglianza presso il quartiere Fontivegge;
l'iniziativa è stata accolta con favore dalla comunità ivi compresi i sindacati di comparto delle forze dell'ordine che hanno altresì rimarcato l'esigenza che tale nuovo presidio sia preceduto dall'arrivo di nuove risorse in organico;
invero, il potenziamento dell'organico dovrebbe riguardare la questura, i commissariati e l'aeroporto, come anche il Reparto prevenzione crimine, la Polizia stradale e la Polfer;
nel descritto contesto, appare incomprensibile la decisione del Ministero dell'interno di aggregare personale della questura di Perugia a Tarvisio (Udine) e, successivamente, a Ventimiglia (Imperia), sottraendo risorse umane a un territorio già in difficoltà e necessitante di un rafforzamento dell'organico;
quali siano le motivazioni che hanno portato il Ministero dell'interno a decidere l'aggregazione di personale della questura di Perugia a Tarvisio e Ventimiglia, nonostante le evidenti carenze di organico e le criticità in termini di sicurezza presenti nel capoluogo umbro;
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno rivedere tale decisione, al fine di garantire un adeguato presidio delle forze dell'ordine nel quartiere di Fontivegge e più in generale nella città di Perugia;
quali misure intenda adottare per potenziare l'organico delle forze dell'ordine operative a Perugia e in generale nell'Umbria, anche in considerazione delle crescenti esigenze di presidio del territorio e alla luce delle esigenze di sicurezza manifestate dalla cittadinanza.
(4-05172)
ASCARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nel luglio del 2001, in occasione del G8 di Genova, il dottor Filippo Ferri – allora funzionario di polizia – ha ricoperto un ruolo centrale nei drammatici eventi legati all'irruzione notturna nella scuola Diaz, durante la quale decine di manifestanti furono brutalmente aggrediti e arrestati, in un'operazione che l'allora vicequestore aggiunto contribuì a dirigere;
la vicenda della scuola Diaz è stata definita da Amnesty International come «la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dal dopoguerra»;
il dottor Ferri è stato condannato in via definitiva dalla Corte di cassazione il 5 luglio 2012 a tre anni e otto mesi di reclusione per falso ideologico in atto pubblico, in relazione alla falsificazione dei verbali sull'irruzione e all'occultamento delle reali dinamiche che portarono all'arresto e al ferimento di numerosi manifestanti inermi;
la condanna, divenuta definitiva, ha comportato per il dottor Ferri l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l'estromissione temporanea dalla carriera in Polizia;
successivamente, nonostante la gravità dei fatti e la condanna ricevuta, il dottor Ferri è stato reintegrato nell'amministrazione della pubblica sicurezza, assumendo incarichi di crescente responsabilità in diverse sedi, inclusi incarichi presso il Ministero e presso le questure;
in data recente, il Ministero dell'interno ha provveduto alla nomina del dottor Ferri a nuovo questore della provincia di Monza e della Brianza;
tale nomina ha suscitato forti reazioni da parte di associazioni per i diritti umani, di cittadini, di esponenti della società civile e del mondo politico, che vedono nella figura del dottor Ferri una presenza altamente divisiva e incompatibile con il ruolo di garante dell'ordine democratico sul territorio;
alla luce dei precedenti giudiziari e del coinvolgimento diretto in uno dei più gravi abusi commessi da membri delle forze dell'ordine nella storia repubblicana, la sua nomina a questore appare all'interrogante lesiva della credibilità delle istituzioni democratiche e in aperto contrasto con i principi di trasparenza, legalità e responsabilità che devono guidare l'amministrazione pubblica –:
se sia a conoscenza delle reazioni critiche suscitate dalla nomina del dottor Filippo Ferri a questore di Monza e se intenda tenerne conto nella valutazione della sua permanenza in tale incarico;
se ritenga opportuno, alla luce della condanna definitiva per gravi reati commessi nell'esercizio delle sue funzioni, confermare il dottor Ferri in un ruolo di così elevata responsabilità e visibilità pubblica, quale quello di questore;
se intenda assumere iniziative urgenti per rivalutare tale nomina, in considerazione della manifesta incompatibilità tra i fatti accertati a carico del dottor Ferri e i requisiti morali e professionali richiesti per l'esercizio del ruolo di alto dirigente della pubblica sicurezza;
se non ritenga necessario valutare la revoca dell'incarico conferito al dottor Filippo Ferri, al fine di tutelare la credibilità dell'istituzione, i diritti dei cittadini e il rispetto della memoria delle vittime degli abusi compiuti durante il G8 di Genova;
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Ministero dell'interno intenda adottare per garantire che incarichi di tale rilevanza non vengano assegnati a soggetti con precedenti giudiziari gravi e con un passato istituzionale segnato da episodi lesivi dello Stato di diritto.
(4-05177)
ASCARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
Luigi Coppola, imprenditore campano, è stato riconosciuto come testimone di giustizia nel 2002 dopo aver denunciato due pericolosi clan camorristici, contribuendo all'arresto di oltre 30 affiliati;
a seguito della sua collaborazione con la giustizia, ha vissuto per anni in località protetta e, nel 2007, ha ricevuto un contributo straordinario di 90.000 euro dal Ministero dell'interno per avviare una nuova attività commerciale a Pompei, finalizzata al suo reinserimento socio-lavorativo;
tuttavia, il comune di Pompei ha negato le necessarie autorizzazioni per motivi urbanistici e paesaggistici, impedendo l'apertura dell'attività;
Coppola ha prontamente informato il Ministero dell'interno della situazione, ottenendo l'autorizzazione a utilizzare i fondi per «uso diverso», come attestato dalla documentazione ufficiale;
nonostante ciò, nel 2015 il Ministero dell'interno ha richiesto la restituzione integrale dei 90.000 euro, ignorando le precedenti autorizzazioni e comunicazioni documentate;
in tale occasione, in virtù di tale richiesta, vennero trattenuti 12.000 euro che a Coppola spettavano come risarcimento per danno biologico, una somma che non avrebbe potuto né dovuto essere oggetto di compensazione, trattandosi di un diritto soggettivo e autonomo riconosciuto allo stesso;
nonostante questa trattenuta, lo stesso Ministero, dal 2016 al 2020, ha continuato a erogare somme a favore di Coppola nell'ambito delle misure di protezione e di sostegno, senza più avanzare alcuna richiesta di restituzione dei 90.000 euro, in evidente contraddizione con quanto sostenuto nel 2015 –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta e quali siano le motivazioni alla base della richiesta di restituzione dei fondi a Luigi Coppola, nonostante le autorizzazioni ministeriali precedentemente concesse e la successiva condotta amministrativa;
se ritenga legittima la trattenuta di 12.000 euro spettanti a titolo di danno biologico, alla luce del principio di intangibilità dei diritti risarcitori riconosciuti ai testimoni di giustizia;
se intenda avviare iniziative di competenza volte a riesaminare l'intera vicenda, tenendo conto della documentazione agli atti e delle erogazioni effettuate dal 2016 al 2020, al fine di annullare formalmente la richiesta di restituzione e ristabilire pienamente i diritti del sig. Coppola;
quali misure intenda adottare per garantire che situazioni simili non si ripetano in futuro, assicurando un adeguato supporto, coerenza amministrativa e tutela piena ai testimoni di giustizia che hanno contribuito in modo rilevante alla lotta contro la criminalità organizzata.
(4-05191)
ASCARI e MORFINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 31 maggio 2025, nel centro di Rosarno (Reggio Calabria), si sono verificati tre distinti episodi di sparatoria in pieno giorno, colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la vetrina di una boutique in via Nazionale, contro una Porsche Cayenne parcheggiata nel cortile di una villetta appartenente all'avvocato Carmelo Naso e contro la facciata di un'abitazione in piazza Valarioti;
le modalità dell'azione, eseguita da un uomo a bordo di una moto, con il volto coperto da un casco bianco, che ha agito con rapidità e precisione, fanno pensare a un'azione intimidatoria pianificata, volta a lanciare un messaggio di forza;
fortunatamente non si sono registrati feriti, ma l'episodio ha generato panico tra i cittadini e ha riportato l'attenzione sulla presenza e l'attività della criminalità organizzata nella zona;
Rosarno è storicamente nota per la presenza di potenti cosche della 'ndrangheta, tra cui i clan Pesce e Bellocco, che operano nella Piana di Gioia Tauro e sono coinvolti in attività illecite quali traffico di droga, estorsioni e infiltrazioni negli appalti pubblici;
la procura della Repubblica di Palmi ha aperto un fascicolo d'indagine con l'ipotesi di reato di danneggiamento aggravato e minaccia con l'uso di arma da fuoco;
le forze dell'ordine stanno esaminando le immagini delle telecamere di videosorveglianza per identificare i responsabili e comprendere il movente degli attacchi –:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per rafforzare la presenza e l'attività delle forze dell'ordine nel comune di Rosarno e nella Piana di Gioia Tauro, al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e contrastare efficacemente la criminalità organizzata;
se siano previste iniziative specifiche per supportare le indagini in corso, anche attraverso l'impiego di reparti specializzati come il Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei Carabinieri;
se il Ministro interrogato ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza, in collaborazione con le autorità locali e regionali, programmi di prevenzione e sensibilizzazione contro la cultura mafiosa, coinvolgendo scuole, associazioni e cittadini, per rafforzare il tessuto sociale e civile del territorio.
(4-05192)
ONORI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'emittente televisiva russa Russia Today, oggi denominata semplicemente «RT», è sottoposta a misure restrittive dell'Unione europea, secondo quanto previsto dal Regolamento (UE) 2022/350, per il suo ruolo centrale nella strategia di disinformazione sistemica del Cremlino volta a giustificare l'aggressione militare all'Ucraina e destabilizzare gli Stati membri;
come già più volte segnalato dall'interrogante, si sono verificati e continuano a verificarsi sul territorio nazionale eventi pubblici nei quali vengono proiettati documentari prodotti o distribuiti da RT, senza che venga resa evidente al pubblico l'origine dei contenuti o il fatto che tali materiali provengano da soggetti sottoposti a sanzioni europee;
tra i casi più recenti, si segnala l'iniziativa intitolata «Il tempo dei nostri eroi», promossa dall'associazione «Vivere o sopravvivere» gli scorsi 30 e 31 maggio 2025 nei territori di Gorizia e Nova Gorica (capitali europee della cultura 2025), durante la quale è stato proiettato il film «Selidovo: Crimes Unforgotten», prodotto da RT Doc, il canale documentaristico di Russia Today, alla presenza della responsabile Yekaterina Yakovleva, la quale ha dichiarato: «Siamo bloccati in tutta Europa, ma grazie a voi italiani che partecipate così numerosi alle nostre proiezioni, abbiamo ancora una voce nel vostro splendido Paese»;
tali iniziative si svolgono frequentemente in spazi pubblici – come biblioteche civiche, sale comunali o strutture patrocinate da enti locali – in assenza di controlli preventivi sull'origine dei contenuti audiovisivi, e rivelano una persistente carenza informativa da parte degli amministratori locali riguardo all'applicazione delle norme europee in materia di sanzioni contro strumenti di propaganda ostili;
a parere dell'interrogante, la concessione di spazi pubblici a iniziative di questo genere potrebbe rappresentare, di fatto, un avallo politico e culturale alla propaganda del Cremlino, traducendosi – consapevolmente o meno – in una forma di giustificazione implicita delle azioni della Federazione Russa da parte degli amministratori locali;
secondo quanto documentato da osservatori specializzati come l'Italian digital media observatory (Idmo), RT elude le sanzioni UE facendo uso di partner indiretti, associazioni culturali e altri canali di distribuzione «delegata», che ne mascherano la fonte e ne rendono più difficile l'interdizione pur mantenendone intatto l'impatto disinformativo –:
se, in riferimento a quanto esposto, non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza quanto prima, anche per mezzo di una circolare indirizzata a prefetti e questori contenente indicazioni operative circa il monitoraggio e, ove opportuno, la raccomandazione di non concedere l'utilizzo di spazi o strutture istituzionali per eventi pubblici che prevedano la proiezione di contenuti audiovisivi riconducibili a soggetti sottoposti a misure restrittive dell'Unione europea, al fine di garantire il pieno rispetto del Regolamento (UE) 2022/350 anche sul territorio italiano.
(4-05199)
GRIMALDI, MARI e GHIRRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
le organizzazioni sindacali: FeLSA CISL, NIdiL CGIL e UILTemp hanno reso nota una vicenda particolarmente grave che sta interessando circa 1100 lavoratrici e lavoratori somministrati in servizio presso prefetture e questure, impiegati in attività fondamentali per la gestione dei procedimenti amministrativi legati all'immigrazione, tra cui il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno;
le agenzie per il lavoro che compongono il Raggruppamento temporaneo d'impresa (Rti) attualmente affidatario del servizio di somministrazione, Adecco e Randstad, hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per chiedere l'annullamento per vizi di forma delle proroghe disposte da Dipartimento della pubblica sicurezza e dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, provvedimenti adottati per garantire la continuità occupazionale in attesa dell'aggiudicazione della nuova gara;
a giudizio degli interroganti si tratta di una scelta, quella operata dal Raggruppamento temporaneo d'impresa (Rti), irresponsabile, motivata, come dichiarato dalle stesse agenzie, da presunte perdite economiche dovute a un'offerta economica troppo bassa presentata al momento della partecipazione alla gara d'appalto;
un'offerta manifestamente insostenibile sin dall'origine, fatto di cui le agenzie avevano piena consapevolezza sin dall'inizio visto che il disciplinare di gara chiariva sin da subito la composizione delle voci di costo del lavoro e gli elementi a carico dell'operatore economico;
ora si è di fronte ad un paradosso per cui le Agenzie di somministrazione che hanno vinto una gara a ribasso, per questo stesso ribasso da loro accettato e contrattualizzato, non vogliono più somministrare;
oggi, le agenzie che hanno assunto impegni economici non coerenti con la sostenibilità del servizio, scaricano le conseguenze delle proprie decisioni su lavoratrici e lavoratori precari, che da anni assicurano il funzionamento di servizi essenziali in un settore tanto delicato quanto strategico per la coesione sociale e il presidio della legalità;
a parere degli interroganti tale situazione, frutto di un comportamento da parte delle agenzie socialmente irresponsabile, mina la continuità amministrativa di attività pubbliche essenziali e rischia di generare conseguenze gravissime sul piano civile e umano, rendendo di fatto ingestibile il sistema del rilascio dei titoli di soggiorno, gettando nel caos amministrativo migliaia di persone migranti;
appare altresì gravissimo che la strumentalizzazione delle proroghe contrattuali avvenga a danno di lavoratori da anni in servizio in condizioni di precarietà strutturale, già sottoposti a proroghe brevi e continue;
il Ministro interrogato non può restare spettatore dinanzi all'atteggiamento di soggetti privati che, operando per conto dello Stato, antepongono logiche speculative alla tutela di diritti fondamentali, compromettendo l'efficienza della macchina pubblica e il godimento di diritti essenziali sul territorio nazionale –:
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire la continuità occupazionale dei lavoratori, e un servizio amministrativo di attività pubbliche essenziali, nonché nei confronti delle agenzie di somministrazione affinché si giunga ad una soluzione condivisa con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali;
quali iniziative intenda assumere per stabilizzare queste lavoratrici e lavoratori, tenuto conto che la carenza di personale nel servizio è strutturale e il fenomeno migratorio non è emergenziale.
(4-05208)
SOTTANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, recante «Attuazione delle deleghe conferite dall'articolo 2, comma 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e dall'articolo 1, commi 97, lettera g), e 99, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in materia di armonizzazione al regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego» prevede, all'articolo 5, comma 1, l'obbligo – ai fini della maturazione della pensione di anzianità – del riconoscimento dei servizi prestati preruolo antecedenti all'appartenenza al Corpo dei vigili del fuoco fino ad un massimo di cinque anni. Questa disposizione ha, di fatto, anticipato la data del collocamento in quiescenza;
il comma 2 dispone che, per il personale il cui trattamento pensionistico è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo, gli aumenti del periodo di servizio, di cui al citato comma 1, nel limite massimo di cinque anni complessivi, siano validi ai fini della maturazione anticipata dei quaranta anni di anzianità contributiva necessari per l'accesso alla pensione di vecchiaia;
a parere dell'interrogante le citate disposizioni normative implicano due situazioni. La prima riguarda tutti coloro appartenenti alle categorie degli aeronaviganti e nautici del Corpo dei vigili del fuoco che, con la quiescenza obbligatoria, non risentono eccessivamente della diminuzione del reddito rispetto all'entità dello stipendio (decisamente maggiore), in quanto molto spesso sono percettori di disponibilità economiche di altra tipologia. Per essi, pertanto, la disposizione di cui al citato articolo 5, comma 1, potrebbe essere agevolativa;
la seconda, invece, concerne tutti gli altri vigili del fuoco aeronaviganti e nautici percettori, soltanto, dello stipendio – e quindi, di redditi minori – per i quali l'obbligo della quiescenza anticipata secondo l'articolo 5 maturando contributi fittizi obbligatori fino ad un massimo di 5 anni, comporterebbe una netta diminuzione del reddito dovuta all'entità della pensione decisamente minore dello stipendio;
secondo l'interrogante ad effetto di quanto illustrato conseguono sofferenze, privazioni, disagi ma anche danni emergenti e lucro cessante. Si pensi, a titolo esemplificativo, agli studi universitari dei figli che potrebbero essere interrotti o alle malattie invalidanti sempre più frequenti all'interno dei nuclei familiari;
da molto tempo gli appartenenti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco segnalano tali difformità alle autorità competenti. Si ritiene essenziale rispondere a tali appelli quanto prima, eliminando l'obbligo penalizzante relativo all'anticipo della data di inizio del trattamento pensionistico –:
se intenda assumere iniziative di carattere normativo volte a prevedere che tutto il personale aeronavigante e nautico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco attualmente in servizio, senza esclusione alcuna, possa vedersi riconosciuta la facoltà di scelta tra la fruizione della pensione anticipata fino ad un massimo di cinque anni oppure, alternativamente, la permanenza in servizio per il tempo prestato preruolo;
se non intenda, in tal senso, considerare anche una possibile efficacia retroattiva delle modifiche che si intendono porre in essere.
(4-05209)
TASSINARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
la provincia di Forlì Cesena presenta da tempo una situazione di forte sofferenza sul piano della sicurezza pubblica (l'aumento dei reati è stato certificato dai recenti dati del Sole 24 ore), aggravata dalla carenza cronica di personale nelle forze di polizia;
tale carenza riguarda, in particolare, gli organici della Polizia di Stato, che risultano sotto-dimensionati rispetto ai parametri previsti e alle necessità effettive del territorio: ad oggi, infatti, come riportato da rappresentanti sindacali di categoria, le difficoltà riguardano, in particolare, la questura di Forlì ed il commissariato di Cesena, ma anche la Polfer (con 10 operatori), la Polizia postale (con soli 5 operatori) e la Polizia stradale. A rendere la situazione ancora più complicata, non è mai avvenuta la sostituzione di una dozzina di agenti che sono stati distolti dal territorio e dai servizi di polizia giudiziaria al fine di garantire la sicurezza a seguito dell'apertura dell'aeroporto di Forlì;
desta molta preoccupazione tale situazione, che sta creando gravi ricadute per cui si rilevano difficoltà crescenti nel garantire una presenza capillare delle pattuglie sul territorio, che aumenteranno nel periodo estivo poiché si dovrà coprire il controllo del territorio anche a Cesenatico, una tempestiva risposta alle emergenze e alle calamità naturali (come accaduto in occasione delle recenti alluvioni in Romagna) ed un'efficace attività investigativa e di prevenzione, oltre a ritardi nell'espletamento delle attività amministrative ordinarie;
si è inoltre riscontrata una crescente difficoltà nel garantire i turni minimi di servizio, con conseguente aggravio di lavoro per il personale in servizio, già esposto a ritmi molto pesanti, con possibili ripercussioni sulla qualità e sull'efficacia del servizio prestato;
ulteriori problematiche si ravvisano relativamente alle politiche abitative, riscontrate nelle evidenti difficoltà per i giovani agenti, formati presso il centro di addestramento della Polizia di Stato di Cesena, nell'individuare alloggi da affittare una volta assegnati in questa provincia, per cui spesso sono costretti a chiedere il trasferimento in altra sede –:
se il Ministro dell'interno sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e quali iniziative urgenti, e di competenza, intenda porre in essere per colmare tale deficit, potenziare gli organici, garantire il pieno ed efficace presidio del territorio e la sicurezza dei cittadini;
se sia prevista l'attivazione di un piano straordinario di rafforzamento delle strutture operative, anche in relazione al supporto nella gestione di eventi climatici estremi e di emergenze di protezione civile.
(4-05210)
ISTRUZIONE E MERITO
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione e del merito, per sapere – premesso che:
il concorso ordinario per dirigenti scolastici, bandito nel dicembre del 2023 per selezionare la nuova leadership delle scuole italiane, si è trasformato, ad avviso dell'interpellante, in una vicenda sempre più opaca e controversa;
presunte irregolarità e disparità gettano una luce inquietante sulle procedure di selezione, soprattutto in alcune regioni come in Campania, Lombardia e Sicilia;
le ombre partono da lontano e, precisamente, dalla prova preselettiva, svoltasi il 23 maggio 2024, regolamentata con modalità tali da generare disparità di trattamento e scarsa considerazione del merito individuale;
la procedura ha avuto inizio con la fase della preselezione che, di fatto, ha consentito soltanto al 9 per cento dei partecipanti di essere ammesso alla prova scritta e non per una giusta selezione meritocratica ma perché la prova preselettiva nazionale, somministrata nello stesso giorno, alla stessa ora, nelle sedi sparse lungo tutta la penisola, si è conclusa con una diversa soglia regionale di accesso alla fase successiva;
così il punteggio dei 35/50 è stato utile per accedere alla prova scritta del concorso in ben tre regioni, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ma ha escluso i candidati in altre regioni come Lombardia;
il caso più emblematico, poi, è rappresentato dalla Campania dove i candidati con punteggio 39, che avrebbe garantito l'accesso alla prova scritta in tutte le altre regioni, si sono visti sbarrare la strada. La soglia, incredibilmente alta, di 40 punti contrasta con percentuali di ammissione alla preselettiva;
la discriminazione generata dall'articolo 6, comma 11, decreto ministeriale n. 194 del 2022 «Regolamento concernente la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l'accesso ai ruoli della dirigenza scolastica» è inaccettabile e non rispecchia neanche le intenzioni del Ministro interrogato che, proprio per la valorizzazione del merito, ha provveduto a ridefinire la stessa denominazione del Ministero;
l'analisi dei quesiti ha permesso di evidenziare, a giudizio dell'interpellante, altre discrepanze: se da una parte il Ministero ha negato una banca dati dei quesiti allo scopo di garantire una preparazione adeguata e non meccanica dei candidati, dall'altra la formulazione di alcuni quesiti ha privilegiato proprio un apprendimento mnemonico e, per altri, una formulazione estremamente generica ed ambigua; alcuni candidati esclusi hanno già formalizzato un reclamo al comitato tecnico scientifico presso il Ministero;
superficiale è stata pure la risposta del Ministero dell'istruzione e del merito a diverse istanze di accesso civico tese a conoscere quali sistemi di sicurezza, fisici e digitali, fossero stati predisposti per garantire l'inaccessibilità alla banca dati dei 200 quesiti;
le richieste di accesso agli atti, presentate al Ministero, al comitato tecnico scientifico, a Cineca e agli Usr avevano proprio lo scopo di ottenere chiarimenti sulla gestione e la sicurezza delle prove, con la richiesta di documentazioni specifiche relative alla custodia della banca dati dei quesiti preselettivi e sulla sottoscrizione di impegni di riservatezza da parte dei membri del comitato tecnico scientifico;
il Ministero ha dato parziale risposta alle richieste formulate e si è limitato a fornire alcuni verbali da cui si evince soltanto che, diversi giorni prima della prova preselettiva, i 50 quesiti da somministrare, di cui non è dato conoscere il criterio di selezione, sono stati oggetto di collaudo informatico nel corso di plurime sessioni online;
l'incontro per il collaudo risulta avvenuto sulla piattaforma Microsoft Teams e hanno partecipato componenti del comitato tecnico scientifico, ad hoc nominato per la predisposizione dei quesiti, rappresentanti del Cineca, rappresentati del Ministero dell'istruzione e del merito e coordinatori di area del Ministero dell'istruzione e del merito stesso;
alcune regioni, come la Sicilia, hanno pubblicato gli esiti delle prove orali, inclusi i candidati che non hanno superato la prova, con i relativi punteggi e, a seguito di accesso agli atti, fornito riscontro rispetto ai punteggi della prova preselettiva. Pare che gli uffici scolastici regionali diano interpretazioni diametralmente opposte rispetto all'accesso agli atti, generando ulteriori disparità di trattamento o, nella peggiore delle ipotesi, rafforzando il dubbio che gli uffici che hanno negato l'accesso abbiano motivazioni, a giudizio dell'interpellante, per nulla aderenti al concetto di trasparenza –:
quali misure siano state adottate durante le sessioni online di collaudo per garantire che non vi fossero estranei non autorizzati e per vincolare alla riservatezza e non divulgazione i partecipanti;
se non ritenga di dover mettere a conoscenza di coloro che ne hanno fatto richiesta i punteggi riferiti ai candidati che hanno superato la prova preselettiva, compresa la fase suppletiva, poiché tale conoscenza consente ai candidati di verificare se la propria esclusione è stata legittima e coerente con i criteri stabiliti nell'articolo 6 comma 11 del decreto ministeriale n. 194 del 2022 e dell'articolo 6 comma 9 del D.D.G. prot. 2788 del 18 dicembre 2023;
quali iniziative urgenti, anche di carattere normativo, voglia adottare, per garantire che questa procedura concorsuale sia realmente equa e meritocratica e quali direttive intenda fornire agli Uffici scolastici regionali in merito alla trasparenza, legalità e correttezza non solo del concorso ma anche dei procedimenti amministrativi connessi.
(2-00632) «Borrelli».
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VII Commissione:
MANZI, ORFINI, IACONO e BERRUTO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
la legge n. 107 del 2015 ha istituito il Portale unico dei dati della scuola, gestito dal Ministero dell'istruzione e del merito e, per consentirne il funzionamento, ha previsto che «per l'anno 2015 è autorizzata la spesa di euro 1 milione e, a decorrere dall'anno 2016, è autorizzata la spesa di euro 100.000 annui per le spese di gestione e di mantenimento del medesimo Portale»;
sul sito del Ministero dell'istruzione e del merito è specificato che il portale, oltre a semplificare, vuole garantire stabilmente l'accesso e la riutilizzabilità dei dati pubblici del sistema nazionale di istruzione e formazione; tra i diversi contenuti che il Portale pubblica, rivestono particolare importanza gli open data degli studenti, del personale scolastico e dell'edilizia scolastica;
fin dal primo anno di attivazione del portale, la pubblicazione dei dati è sempre avvenuta nei primi mesi successivi all'anno di riferimento;
in base ai dati riportati nel Portale, il numero di docenti con contratto a tempo determinato (annuale o fino al 30 giugno) ha registrato questa progressione dal 2015-16 al 2022-23: si passa da 100.277 (15-16) ai 234.575 (22-23) con un incremento del 133,9 per cento;
considerata questa tendenza progressiva, nel settembre 2024 la FLC CGIL scuola aveva stimato in circa 250 mila il numero dei docenti con contratto a tempo determinato per il 2023-24, generando la reazione del Ministro interrogato che aveva ritenuto ampiamente infondata tale stima;
in occasione dell'incontro con i sindacati-scuola dell'8 ottobre 2024, dal Ministero dell'istruzione veniva emesso un comunicato in cui, tra l'altro, si precisava: «Nell'anno scolastico 2023/2024 le supplenze sono state 160.564, mentre nell'anno scolastico 2022/2023 hanno raggiunto le 160.562 unità»;
durante l'incontro il Ministro interrogato precisava che il numero di supplenze era riferito a cattedre a orario pieno ma non riportava nessun dato circa le supplenze a cattedra «non piena»;
per disporre di quei dati puntuali all'unità, anche se riferiti al numero di supplenze con orario pieno, gli uffici ministeriali hanno dovuto computare analiticamente tutte le situazioni, scuola per scuola;
ciò significa, che già in ottobre 2024 vi era la disponibilità completa dei dati analitici dei supplenti, tuttavia, l'attesa della loro pubblicazione è stata vana;
negli anni passati nessun Ministro aveva mai secretato questi dati che dovrebbero essere oggetto di informativa sindacale –:
quali siano le motivazioni della mancata pubblicazione dei dati sul reclutamento e, in particolare, sulle supplenze e se non si ritenga di darne immediata e pubblica diffusione.
(5-04068)
CASO, AMATO e ORRICO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
in data 21 febbraio 2025, la Commissione europea ha presentato ricorso contro l'Italia per l'abuso dei contratti a termine del personale ATA della scuola;
il 4 aprile 2025, la Commissione ha rilevato che non avendo previsto misure volte a prevenire l'utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato in relazione al personale amministrativo, tecnico e ausiliario supplente presso le istituzioni scolastiche statali, la Repubblica italiana ha mancato agli obblighi ad essa incombenti in virtù della clausola 5 dell'accordo quadro, e ha chiesto di far condannare la Repubblica italiana al pagamento delle spese processuali;
la Commissione ha «adito la Corte di giustizia affinché essa dichiari che, non avendo previsto misure volte a prevenire l'utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato in relazione al personale ATA supplente presso le istituzioni scolastiche statali, la Repubblica italiana ha mancato agli obblighi ad essa incombenti in virtù della clausola 5 dell'accordo quadro che figura nell'allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato»;
ad avviso della Commissione, non esistono esigenze di flessibilità che giustifichino il ricorso ad assunzioni di personale ATA mediante contratti a tempo determinato né il loro rinnovo; il ricorso a tali contratti rappresenta la forma ordinaria di assunzioni, ed il termine per l'immissione in ruolo è tanto variabile quanto incerto;
inoltre, la legislazione italiana non prevede misure volte a prevenire l'utilizzo abusivo di contratti a tempo determinato che regolamentino la durata massima di tali contratti e il numero massimo dei rinnovi consentiti;
infine, l'espletamento di una serie di concorsi negli ultimi anni non evita il ricorso abusivo ai contratti di lavoro a tempo determinato, la loro organizzazione non è soggetta ad alcun termine e le possibilità di stabilizzazione dipendono da circostanze aleatorie ed imprevedibili;
nell'anno scolastico 2024/2025 sono state autorizzate immissioni in ruolo di personale ATA, ad avviso dell'interrogante, in palese violazione delle norme richiamate dalla stessa Commissione europea e ad oggi non vi è alcuna azione del Ministero dell'istruzione e del merito in risposta alle conclusioni della Commissione europea –:
quali iniziative di competenza, anche normative, intenda attuare per introdurre misure volte a prevenire e contrastare l'abuso dei contratti a termine nei confronti del personale ATA della scuola italiana, anche al fine di garantire la parità di trattamento economico e giuridico.
(5-04069)
PICCOLOTTI e GHIRRA. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
molti vincitori del Concorso PNRR1 sono stati esclusi dall'anno di formazione e prova e dalla conseguente immissione in ruolo a tempo indeterminato nonostante abbiano regolarmente conseguito l'abilitazione richiesta entro il 31 dicembre 2024;
la questione è emersa in seguito alla pubblicazione della Nota Mim n. 202382 del 26 novembre 2024: secondo la disposizione ministeriale, i docenti assunti con contratto a tempo determinato per posto comune nella scuola secondaria, privi di abilitazione al momento dell'assunzione, dovranno completare il periodo di prova e formazione nell'anno scolastico 2025/2026, ma solo dopo aver acquisito l'abilitazione e ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Al contrario, il docente che, per motivi legati ai ritardi nella pubblicazione delle graduatorie, venga individuato successivamente ma si sia abilitato prima della nomina, vedrà il suo contratto trasformarsi in tempo indeterminato e potrà iniziare l'anno di prova e formazione;
ad avviso dell'interrogante è evidente la discriminazione per i docenti che, pur avendo vinto il concorso, restano a tempo determinato: il tempo speso in servizio quest'anno non sarà riconosciuto né ai fini della carriera né della ricostruzione economica;
ad aggravare la situazione c'è il fatto che il ritardo nel completamento dei percorsi di formazione non è imputabile ai docenti partecipanti – e poi vincitori – del concorso, bensì ai tempi delle università che gestiscono questi corsi e al termine ultimo di erogazione di detti percorsi abilitanti (tra novembre e dicembre 2024), come regolamentato dalla nota Mim n. 9171 «Indicazioni operative sulle procedure di attivazione dei percorsi di formazione insegnanti a.a. 2023/2024 e 2024/2025»; è necessario restituire giustizia a dei docenti che hanno vinto un concorso e che per colpe altrui non hanno potuto fare l'anno di prova, e si trovano penalizzati rispetto ad altri colleghi che hanno vinto altri concorsi. Parliamo di migliaia di docenti che non possono fare avanzamenti di servizio, non possono maturare anzianità, non potranno chiedere la mobilità per oltre un anno;
l'impossibilità di svolgere l'anno di prova per cause indipendenti dalla volontà dei candidati e le conseguenti disparità tra vincitori della stessa procedura concorsuale hanno prodotto un pregiudizio a carico dei soggetti interessati –:
fermo restando che ormai l'anno scolastico 2024/2025 è terminato, se non ritenga di dover individuare una soluzione per sanare una situazione di profonda ingiustizia che riguarda molti vincitori del concorso PNRR1.
(5-04070)
GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
recentemente, il Ministro interrogato ha firmato il decreto attuativo previsto dal Pnrr e destinato a potenziare i percorsi di istruzione tecnico-professionale, con uno stanziamento complessivo pari a 151 milioni di euro;
tale provvedimento prevede l'estensione del cosiddetto «modello 4+2», con un aumento da 180 a 396 degli istituti coinvolti e da 225 a 628 dei percorsi attivati per l'anno scolastico 2025/2026; tra le finalità del decreto vi sono il rafforzamento dei Percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento (Pcto), il coinvolgimento del mondo produttivo nei percorsi scolastici e il sostegno a esperienze formative all'estero;
a quanto consta all'interrogante il decreto ha sollevato numerose criticità da parte di docenti, sindacati e rappresentanti del mondo scolastico, in particolare riguardo: l'assenza di criteri trasparenti e pubblici di selezione delle scuole destinatarie dei fondi; il rischio di profonde disuguaglianze territoriali, in quanto molte scuole – soprattutto nel Mezzogiorno – non dispongono delle strutture materiali, logistiche o relazionali necessarie per aderire efficacemente a tali percorsi; la scarsa adesione alla sperimentazione nel primo anno di avvio, con meno di 200 istituti coinvolti su una potenziale platea di circa 3.000; il coinvolgimento diretto di figure esterne provenienti dal mondo delle imprese nell'offerta formativa, senza sufficiente chiarezza sulle modalità di selezione, sulla formazione e sull'effettivo controllo qualitativo di tali figure; il timore che si stia creando un sistema «a doppia velocità », con percorsi tecnici di eccellenza accessibili solo ad alcune scuole e territori, e il rischio di marginalizzazione del sistema tecnico-professionale ordinario;
non appare chiaro quali siano i criteri oggettivi e documentati con cui si intendano selezionare le scuole ammesse al finanziamento, e se verranno pubblicati in modo accessibile a tutte le istituzioni scolastiche interessate;
sembrerebbe mancare altresì un piano nazionale di monitoraggio e valutazione dell'impatto del provvedimento, con particolare riferimento all'equità territoriale, all'effettivo miglioramento dell'occupabilità degli studenti e alla qualità dei percorsi offerti, nonché alla trasparenza e alla qualità del coinvolgimento del mondo produttivo, sia nella selezione dei docenti esterni che nella co-progettazione dei percorsi formativi –:
anche con riferimento alle diverse problematiche esposte in premessa, quali strumenti di sostegno infrastrutturale e/o tecnico si intendano mettere in campo per accompagnare le scuole che, pur interessate, non dispongono oggi delle risorse per aderire efficacemente ai percorsi previsti dal decreto e per evitare, invece, che il programma favorisca le sole scuole già strutturate, aggravando il divario educativo tra territori.
(5-04071)
CANGIANO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
in data 8 giugno 2025, attraverso notizie riportate dalla stampa nazionale, si è appreso che la Dirigente scolastica del liceo Montessori di Roma, Anna Maria De Luca, ha denunciato una situazione di disagio legata a presunti comportamenti vessatori da parte di alcuni rappresentanti sindacali della CGIL;
la dirigente ha affermato di aver subito «ostruzionismi e falsità di ogni sorta» denunciando di essere stata mobbizzata per non aver criticato le riforme scolastiche del Governo Meloni ritenendole giusti provvedimenti tesi a migliorare il sistema scolastico italiano e nel contempo a valorizzare il ruolo di coloro che dedicano tempo, passione e competenza per formare ed educare le generazioni future, pur avendo ribadito di non essere una attivista di destra;
è di tutta evidenza la manifestazione di un atteggiamento di mobbing ascendente perpetrato ai danni della dirigente scolastica che ha reso teso il clima scolastico all'interno del Liceo Montessori, con serie ripercussioni soprattutto per gli studenti che di fatto hanno dovuto subire le conseguenze deleterie del boicottaggio e dell'ostruzionismo didattico denunciati dalla dirigente scolastica;
la dirigente scolastica Anna Maria De Luca ha ben precisato di non essere legata da simpatie politiche al Governo di centrodestra e di non essere oppositrice verso alcuna sigla sindacale, riconoscendo anzi l'importanza delle rappresentanze sindacali all'interno delle istituzioni scolastiche;
la libertà di espressione è sancita dalla nostra Costituzione e non può essere messa in discussione proprio in quel luogo che per antonomasia rappresenta l'essenza stessa della democrazia culturale e partecipativa –:
quali siano le iniziative che il Ministro interrogato intenda mettere in campo per svolgere le verifiche di competenza circa i fatti esposti in premessa e in particolare in ordine alla possibilità che vi siano stati, da parte dei rappresentanti sindacali della CGIL interni al Liceo Montessori, atteggiamenti vessatori e pressioni indotte per costringere la dirigente Anna Maria De Luca a non esprimere ulteriormente parole di apprezzamento e concordanza di pensiero nei confronti delle riforme attuate dal Ministro Valditara.
(5-04072)
Interrogazione a risposta in Commissione:
MADIA e MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il divieto dell'uso di strumenti tecnologici nelle scuole è già sancito da una direttiva del Ministro della pubblica istruzione del 15 marzo 2007, che ha rimandato alle singole istituzioni scolastiche la regolamentazione e l'applicazione di questo divieto;
nonostante, sulla base della citata direttiva del 2007 molte scuole si sarebbero attivate nel corso degli anni per far rispettare tale divieto, il dibattito e la ricaduta sull'utilizzo degli smartphone è ancora attuale;
recenti dati forniti dall'Istituto superiore di sanità dimostrano che oltre il 25 per cento degli adolescenti ha un uso problematico dello smartphone, con effetti negativi su salute, relazioni e sull'apprendimento;
secondo le stime raccolte dall'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico il 65 per cento degli studenti avrebbe riferito di essere distratto utilizzando dispositivi digitali in classe, a cui si aggiunge un 59 per cento di tutti gli studenti di età compresa tra e i 6 e 15 anni distratti da compagni intenti a utilizzare dispositivi portatili anziché seguire le lezioni. Quanti dichiarano di essere distratti sarebbero anche coloro che, nella maggior parte dei casi, prendono voti più bassi;
da recenti dichiarazioni apprendiamo dal Commissario europeo, Glenn Micallef, per l'equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport, dell'avvio da parte della Commissione europea di un monitoraggio sulle pratiche da tutta l'Ue sull'impatto dei divieti di telefonia mobile nelle scuole e che le informazioni saranno disponibili a Bruxelles entro la fine del 2025;
da recenti dichiarazioni, apparse a mezzo stampa, il Ministro dell'istruzione avrebbe annunciato, dall'inizio del prossimo anno scolastico, il divieto, esteso anche alle scuole superiori di secondo grado, degli smartphone in classe;
risulta presentata, in entrambi i rami del Parlamento, una proposta di legge bipartisan sulla tutela dei bambini e gli adolescenti nell'utilizzo degli strumenti digitali, nata dall'esigenza che, esattamente come avviene per una serie di attività del mondo analogico, quali la guida, l'alcol, il fumo, il lavoro eccetera, anche nella dimensione digitale sia naturale prevedere un'età minima per la fruizione –:
quali azioni concrete il Ministro interrogato intenda porre in essere al fine di impedire l'utilizzo problematico dello smartphone in classe, a tutela della salute degli studenti e nel rispetto della didattica;
se non ritenga di adottare iniziative, per quanto di competenza, volte a favorire l'iter della proposta di legge bipartisan sulla tutela dei bambini e gli adolescenti nell'utilizzo degli strumenti digitali.
(5-04074)
Interrogazioni a risposta scritta:
MONTEMAGNI e NISINI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71 convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 2024, prevede – al fine di garantire un'efficace integrazione degli studenti stranieri e una riduzione dell'abbandono scolastico – che sia disposta l'assegnazione di un docente dedicato all'insegnamento dell'italiano per stranieri per le classi aventi un numero di studenti stranieri pari o superiore al 20 per cento degli studenti della classe;
si tratta della prima azione, assunta nel nostro sistema di istruzione, che prevede interventi mirati a beneficio della reale integrazione degli alunni stranieri, attraverso attività di potenziamento concretamente messe a disposizione delle scuole. Le misure sono rivolte, infatti, a quegli alunni stranieri che, soprattutto se neoarrivati in Italia, non possiedono un adeguato livello di conoscenza della lingua italiana come lingua di comunicazione e (conseguentemente) di studio, e che mantengono gravi deficit di conoscenza della lingua nel percorso successivo;
basti pensare che il tasso di dispersione scolastica per questi studenti stranieri si attesta, infatti, a oltre il 30 per cento a fronte di una dispersione degli studenti italiani pari ad appena il 9,8 per cento. Per queste ragioni, si prevede, da una parte, la possibilità per le scuole di accedere a specifici progetti Programmi Operativi Nazionali volti ad assicurare il potenziamento dell'apprendimento della lingua italiana e dall'altra, di avviare un percorso che porterà, attraverso la rimodulazione degli organici, ad introdurre, per le classi con un numero di studenti stranieri neoarrivati in Italia, e con deficit nella lingua, pari o superiore al 20 per cento, un docente con una formazione ad hoc;
con il decreto ministeriale n. 225 del 12 novembre 2024 il Ministro interrogato ha stanziato 12,8 milioni di euro per questa misura da utilizzare secondo le modalità di cui alla nota 24879 del 17 febbraio 2025 per l'adesione all'iniziativa didattica «Potenziamento italiano per stranieri» proprio per permettere alle scuole di avviare percorsi formativi di potenziamento della lingua italiana per gli studenti stranieri entrati per la prima volta nel sistema scolastico, a seguito di accertamento del livello di conoscenza della lingua italiana;
Prato è il comune con il maggior numero di studenti stranieri iscritti in tutti gli ordini di scuola, rappresentando circa il 30 per cento della popolazione scolastica tanto che, in alcune classi, la presenza supera l'80 per cento ma purtroppo si registra anche un tasso di abbandono del 49,5 per cento, con un picco che raggiunge il 74 per cento tra gli studenti di origine cinese;
tale particolare condizione necessita, a parere dell'interrogante, di interventi urgenti e strutturati che vadano anche oltre quanto il Governo ha già meritoriamente messo in campo per garantire l'integrazione degli studenti e ridurre l'abbandono scolastico che potrebbero includere anche il potenziamento della figura dei facilitatori linguistici per gli studenti non italofoni, l'istituzione di classi di accoglienza temporanee per gli alunni arrivati in corso d'anno, la presenza stabile di mediatori linguistico-culturali anche per poter curare adeguatamente i rapporti scuola famiglia che troppo spesso sono impossibili, la creazione di laboratori linguistici e aule per l'alfabetizzazione di piccoli gruppi e, infine, una distribuzione più equa degli studenti non italofoni su tutto il territorio, per contrastare il fenomeno delle cosiddette «scuole ghetto»;
la situazione pare giustificare, infatti, la predisposizione di un piano straordinario che ben si inserirebbe nella visione di scuola proposta dal Ministro interrogato che sa rispondere alle esigenze di ogni studente e che contribuisce alla coesione sociale del Paese e alla valorizzazione dei talenti di ognuno –:
quali iniziative urgenti di competenza il Ministro interrogato intenda avviare al fine di offrire soluzioni efficaci alla gestione di una situazione del tutto peculiare quale quella del comune di Prato in relazione all'integrazione degli studenti stranieri.
(4-05170)
ROGGIANI, CUPERLO, FORATTINI, GIRELLI e MAURI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
da alcune fonti giornalistiche e da segnalazioni territoriali emerge l'ipotesi di un possibile accorpamento dell'Ufficio scolastico territoriale di Sondrio con quello della provincia di Lecco, nell'ambito di una più ampia riorganizzazione degli Uffici scolastici regionali;
secondo quanto trapelato, tale accorpamento comporterebbe la perdita dell'autonomia dell'Ust di Sondrio e lo spostamento della dirigenza a Lecco, lasciando a Sondrio una funzione di presidio amministrativo secondario;
tale ipotesi sta generando forti preoccupazioni nel territorio, tra amministratori locali, rappresentanti scolastici e sindacali, per le ricadute in termini di rappresentanza, efficienza e prossimità istituzionale del servizio scolastico;
la provincia di Sondrio presenta caratteristiche orografiche e logistiche molto complesse, con un territorio montano ampio, decentrato e attraversato da difficoltà infrastrutturali, che rendono la presenza di un Ufficio scolastico autonomo non solo utile, ma necessaria per garantire un'efficace gestione e coordinamento del sistema scolastico provinciale;
la scuola nelle aree interne e montane richiede risposte organizzative differenziate e attenzione costante da parte delle istituzioni centrali, in un'ottica di coesione territoriale e contrasto allo spopolamento;
l'eventuale accorpamento, se confermato, andrebbe valutato con estrema attenzione, alla luce delle ricadute operative e della tenuta dei servizi scolastici in un'area particolarmente fragile dal punto di vista demografico e infrastrutturale;
la legge n. 56 del 7 aprile 2014 (cosiddetta legge Delrio) ha riconosciuto formalmente la specificità delle province con territorio montano come quella di Sondrio, valorizzandone il ruolo istituzionale in relazione alla sua conformazione geografica e alla necessità di assicurare una governance territoriale adeguata –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e, in ogni caso, se non intenda confermare l'esistenza di un progetto di accorpamento tra l'Ufficio scolastico territoriale di Sondrio e quello di Lecco; se non ritenga, altresì, opportuno, alla luce delle specificità territoriali, delle esigenze delle comunità scolastiche locali e del riconoscimento della specificità montana della provincia di Sondrio, come sancito dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, garantire il mantenimento dell'autonomia dell'Ust di Sondrio, quale presidio indispensabile per l'efficienza del servizio scolastico e il rispetto del diritto allo studio nelle aree montane.
(4-05178)
BORRELLI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
nel gennaio 2023 l'amministrazione comunale di Palma Campania ha modificato il progetto di ristrutturazione dell'Istituto comprensivo «Antonio De Curtis», finanziato con 5 milioni di euro;
la modifica, approvata senza consultare la scuola, ha previsto l'abbattimento della palestra e la sua ricostruzione avanzata nel cortile, riducendo gli spazi esterni destinati agli alunni;
parte dell'area è stata destinata a parcheggi per fabbricati privati adiacenti;
il dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo «Antonio De Curtis», Domenico Balbi, ha denunciato la situazione, evidenziando la mancata consegna del progetto originale e la ricezione tardiva della versione modificata, quando i termini per eventuali ricorsi erano già scaduti e da tempo sta portando avanti una battaglia civile contro l'amministrazione comunale chiedendo rispetto per i suoi piccoli alunni e un maggiore senso civico e di giustizia;
oggetto della controversia sono i lavori di ristrutturazione e ampliamento di un fabbricato privato ubicato in prossimità del cortile scolastico;
il superiore interesse dei bambini e delle bambine e delle esigenze ricreative e didattiche degli spazi loro destinati è stato improvvisamente oscurato dai particolari interessi dei loro vicini;
infatti, con una delibera di giunta del gennaio 2023, il progetto originale di ristrutturazione della scuola è stato improvvisamente modificato in corso d'opera senza alcuna consultazione con le istituzioni scolastiche;
ciò è avvenuto proprio in concomitanza dell'istanza di rifacimento del vecchio fabbricato adiacente alla scuola;
nonostante i numerosi solleciti, l'amministrazione comunale non ha mai consegnato al dirigente scolastico il progetto originale di ristrutturazione dell'edificio scolastico;
solo nel settembre del 2023 ha recapitato la copia della modifica del progetto approvata nel gennaio 2023, proprio quando erano ormai scaduti i termini per un eventuale ricorso al Tribunale amministrativo regionale o al Presidente della Repubblica;
la giunta comunale ha inspiegabilmente deliberato l'abbattimento dell'attuale palestra e la sua ricostruzione con un consistente avanzamento della stessa all'interno del cortile e ha trasformato il resto dello spazio all'aperto in una sorta di pertinenza ai fabbricati privati, a cui sono stati garantiti la disponibilità di un ampio parcheggio, togliendo spazio alla scuola e agli allievi;
i genitori degli alunni dell'istituto scolastico, insieme al dirigente, hanno intrapreso una serie di forti iniziative, tra cui cortei di dissenso e diffide legali;
a seguito della denuncia, i carabinieri della locale stazione hanno provveduto a ritirare e analizzare tutta la documentazione tecnica del fabbricato privato. Nel frattempo le proteste non si sono mai fermate –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per tutelare il diritto allo studio e alla fruizione degli spazi scolastici da parte degli alunni.
(4-05198)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
l'articolo 103, comma 23, del decreto-legge n. 34 del 2020 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, prevede che «per consentire una più rapida definizione delle procedure (in materia di emersione di rapporti di lavoro), è autorizzato il Ministero dell'interno ad utilizzare per un periodo non superiore a mesi sei, tramite una o più agenzie di somministrazione di lavoro, prestazioni di lavoro a contratto a termine, nel limite massimo di spesa di 30.000.000 di euro per il 2021»;
il contratto iniziale prevedeva l'assunzione di 800 lavoratori per le prefetture (con Manpower Spa), 400 per le questure (GiGroup) e 177 suddivisi tra commissioni territoriali (GiGroup);
a ridosso delle scadenze del contratto di lavoro e per effetto dello stato d'emergenza legato al COVID-19, è stata ottenuta una prima proroga fino al 31 dicembre 2021, permettendo, su richiesta delle organizzazioni sindacali, l'allineamento delle scadenze dei due appalti, arrivando così ad un'ulteriore proroga fino a marzo 2022;
terminato lo stato di emergenza, per far fronte alle maggiori esigenze in materia di immigrazione e per contrastare gli effetti economici ed umanitari della crisi ucraina, il Ministero dell'interno è stato autorizzato ad utilizzare fino al 31 dicembre 2022 le predette prestazioni di lavoro con contratto a termine;
al 31 dicembre 2022, dopo 21 mesi di servizio presso il Ministero dell'interno, l'amministrazione ha interrogato la Corte dei conti e l'Avvocatura di Stato circa la possibilità di prorogare ulteriormente l'appalto, mantenendo le medesime agenzie per il lavoro e i lavoratori già in forza. Sebbene non risulti pervenuta alle organizzazioni sindacali alcuna copia del parere espresso; l'appalto si è concluso il 31 dicembre 2022 e con esso l'occupazione di circa 1.200 lavoratrici e lavoratori;
con la legge di bilancio per l'anno 2023, il Ministero dell'interno è stato nuovamente autorizzato a utilizzare per l'anno 2023, tramite una o più agenzie di somministrazione di lavoro, prestazioni di lavoro a contratto a termine, in deroga ai limiti vigenti;
in data 14 febbraio 2023, è stata indetta una nuova procedura negoziata per l'individuazione di un'agenzia di somministrazione di lavoro cui affidare il servizio di somministrazione di lavoro per l'assunzione di 570 lavoratori in somministrazione presso le prefetture e 550 lavoratori in somministrazione presso le questure;
con la legge di bilancio 2023, sono stati stanziati fondi per un contratto in somministrazione di 7 mesi (con possibilità di proroga di ulteriori 6, su richiesta dell'amministrazione), ma, a causa delle lungaggini burocratiche per l'espletamento della procedura di gara, si è reso necessario uno scostamento dei fondi al 2024;
il 7 aprile 2025 è stata indetta la nuova gara d'appalto che avrebbe permesso la proroga tecnica per le questure fino a gennaio 2026. Tuttavia, in maniera del tutto inaspettata, invece, arriva una proroga di un solo mese, con scadenza prevista per il 16 giugno 2025;
il 26 maggio 2025, durante una riunione con le APL, si scopre che la brevità della proroga tecnica delle questure è dovuta al fatto che Adecco e Randstad hanno presentato un ricorso per dichiarare l'illegittimità della proroga tecnica del contratto richiesta dal Ministero dell'interno per dare continuità occupazionale alle lavoratrici e lavoratori somministrati che operano nelle prefetture e questure e che sono essenziali nel rilascio dei permessi di soggiorno per cittadini stranieri;
in data 3 giugno 2025, a seguito dell'incontro svolto tra le organizzazioni sindacali, le agenzie per il lavoro Adecco e Randstad, il Ministero dell'interno e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell'ambito della procedura di raffreddamento richiesta dalle organizzazioni sindacali, con una nota unitaria di Cgil, Cisl e Uil, è stato rappresentato che la procedura ha dato esito negativo in quanto le agenzie non hanno dato disponibilità a ritirare il ricorso al Tar per chiedere la nullità della proroga tecnica;
a fronte di questa posizione, le organizzazioni sindacali propongono un percorso di mobilitazione che metta al centro il problema occupazionale e le ricadute sociali dell'inaccettabile scelta che le APL si sono assunte;
le iniziative proposte dalle organizzazioni sindacali prevedono una mobilitazione generale nazionale e decentrata, con il coinvolgimento delle forze politiche e sociali per fare pressione al fine di risolvere positivamente la vertenza e sensibilizzare le agenzie per le ricadute d'immagine conseguente alla loro scelta, e con il coinvolgimento dell'associazionismo legato ai migranti per le evidenti ricadute che si potrebbero determinare, proclamando altresì uno sciopero di tutte le lavoratrici e lavoratori per il giorno 23 giugno 2025 con presidio nazionale con luogo e modalità da decidere –:
quali iniziative di competenza si intenda intraprendere per garantire la continuità occupazionale, per risolvere positivamente la vertenza e tutelare la dignità dei lavoratori.
(2-00620) «Barzotti, Aiello, Carotenuto, Tucci, Ascari».
Interrogazione a risposta in Commissione:
GIACCONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
paura, rabbia, disperazione e forte preoccupazione aleggiano tra i 54 addetti al magazzino Dhl supply chain di Cocconato, in provincia di Asti, subentrati nel novembre 2023 nella gestione logistica dell'ex magazzino Conbipel e che ora, dopo anni di promesse e attese, rischiano il posto di lavoro;
l'attività è strettamente connessa alla movimentazione dei capi d'abbigliamento prodotti dal brand astigiano che è entrato nuovamente in crisi nel corso del 2024, sotto la gestione del gruppo Btx Italian Retail controllato dal fondo di Singapore Grow Capital. Gli indonesiani Ajay e Arvind Vij, all'epoca proprietari della Conbipel, avevano deciso di cedere parte della logistica a Dhl, insieme ai 54 lavoratori, con la promessa di spedire nel mercato online, attraverso quel magazzino, i capi realizzati a Cocconato; il piano di rilancio naufragò e il fallimento fu scongiurato con un ulteriore passaggio di proprietà, ovvero l'ingresso – nell'aprile 2025 – della società Arcadia Fashion partecipata al 51 per cento dalle lombarde Euroseta e Mabe, e al 49 per cento da Invitalia (agenzia per lo sviluppo del Ministero delle imprese e del made in Italy);
il piano di rilancio di Arcadia prevede un consistente utilizzo della cassa integrazione per i 117 addetti del quartier generale di Cocconato, per il quale, in futuro, si profilerebbe un taglio drastico dell'organico;
i timori delle organizzazioni sindacali per il futuro del magazzino-polo di logistica Dhl, che ha già trasferito un consistente numero di addetti su altre sedi piemontesi, sono sfociati in un presidio il 23 maggio 2025 davanti i cancelli dello stabilimento interessato e nella proclamazione di uno sciopero;
la contestazione che le sigle sindacali muovono è che Arcadia stia gestendo la logistica al magazzino Dhl affidandosi al personale delle agenzie di lavoro per abbattere i costi –:
se e quali iniziative di competenza intenda adottare con riguardo alla crisi in premessa al fine di tutelare i lavoratori coinvolti.
(5-04075)
Interrogazioni a risposta scritta:
MARIANNA RICCIARDI, BARZOTTI, CANTONE, AIELLO, MORFINO, SCERRA, CARMINA, RAFFA e D'ORSO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in data 15 maggio 2025, diversi organi di informazione locali e nazionali hanno riportato la notizia dell'arresto di due cittadini italiani, residenti nella provincia di Catania, con l'accusa di caporalato;
secondo quanto emerso dalle indagini, i due soggetti avrebbero costretto circa 60 dipendenti di un supermercato a prestare attività lavorativa per 12 ore al giorno, senza fruire di un giorno di riposo settimanale, per una retribuzione mensile di circa 700 euro; una condizione che, nei casi più gravi, si traduceva in una paga oraria inferiore a 1,60 euro;
nel dispositivo emesso dal giudice si legge come i lavoratori, a causa della condizione di bisogno in cui versavano, fossero privi di una reale libertà di autodeterminazione, non disponendo di alternative occupazionali o strumenti di sostegno economico che potessero offrire loro un minimo potere contrattuale. In particolare, si evidenzia come in ragione dello stato di bisogno in cui versavano, in virtù della situazione di grave difficoltà economica tale da limitarne la libertà di autodeterminazione, non avessero alcuna altra valida alternativa;
a giudizio degli interroganti la scomparsa del reddito di cittadinanza e la mancanza di strumenti assistenziali alternativi efficaci rischiano di lasciare fasce sempre più ampie della popolazione in balia di dinamiche occupazionali fondate sul ricatto e sullo sfruttamento, come sembrerebbe avvenuto nel caso sopra descritto;
l'estrema gravità della vicenda, che ha coinvolto un numero significativo di lavoratori, desta il sospetto che simili pratiche di sfruttamento non rappresentino episodi isolati, ma siano indicative di un modello diffuso in diverse aree del Paese –:
se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative normative urgenti, anche di carattere strutturale, volte a garantire strumenti di sostegno economico e sociale per le fasce più vulnerabili della popolazione, al fine di tutelarne la libertà di autodeterminazione e impedire che, in assenza di alternative dignitose, possano essere sottoposte a condizioni lavorative assimilabili a forme di schiavitù moderna, valutando in particolare il ripristino del reddito di cittadinanza o l'introduzione di una misura analoga, idonea a rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori più deboli e a contrastare fenomeni di sfruttamento come quelli descritti in premessa.
(4-05176)
ZANELLA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il personale dei musei dell'università di Padova ha annunciato di essere pronto alla mobilitazione hanno preannunciato scioperi;
i siti museali dell'università di Padova si reggono ogni giorno sull'impegno di lavoratrici e lavoratori che mettono a disposizione competenze e professionalità per offrire un servizio culturale di qualità, ma queste lavoratrici e questi lavoratori che lavorano nei musei universitari si trovano a fare i conti con precarietà, salari bassi e condizioni contrattuali insostenibili;
il sindacato Usb ha chiesto un incontro all'università per discutere del futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, ma l'università di Padova si è rifiutata persino di ascoltare il sindacato, scaricando ogni responsabilità sulle cooperative appaltatrici;
il 28 maggio 2025 si è tenuto un incontro tra Usb e la società cooperativa Culture, una delle due cooperative che attualmente gestiscono il servizio, ma la cooperativa non ha competenza sul prossimo bando di gara, e non può offrire garanzie;
la questione riguarda gli addetti alla biglietteria, guide, operatori dell'accoglienza e della sorveglianza con stipendi che vanno dai 7 agli 8 euro lordi all'ora, e spesso sono costretti a lavorare ben oltre l'orario contrattuale, senza la possibilità di rifiutare i turni extra;
il sindacato Usb ha denunciato il mancato impegno dell'università a inserire nel nuovo bando di gara, in scadenza il 31 ottobre, clausole che garantiscano contratti dignitosi e l'applicazione del contratto collettivo nazionale Federculture;
con la scadenza dell'appalto e di molti contratti, cresce la preoccupazione per il futuro occupazionale delle lavoratrici e lavoratori dei musei dell'università di Padova, a questi devono essere fornite garanzie e clausole sociali;
è necessario evitare che un cambio appalto diventi e si risolva in un pretesto per licenziare, a giudizio dell'interrogante la cultura è un servizio essenziale, ma questo deve accompagnarsi con la garanzia del posto di lavoro e della dignità del lavoro come un diritto fondamentale –:
quali iniziative, ciascuno per quanto di competenza, i Ministri interrogati intendano assumere al fine di evitare la chiusura per sciopero dei musei dell'università di Padova e garantire alle lavoratrici e lavoratori interessati un futuro occupazionale tramite apposite clausole sociali e condizioni lavorative che tutelino la dignità del loro lavoro.
(4-05187)
ASCARI e ORRICO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da fonti giornalistiche (Tgcom24, 3 giugno 2025), presso una società con sede a Reggio Emilia, due dipendenti con contratto part-time sarebbero state licenziate a seguito dell'introduzione di un software automatizzato in grado di svolgere le loro mansioni;
le lavoratrici, con anzianità pluriennale, operavano nel settore dell'inserimento dati e della gestione amministrativa e sarebbero state sostituite da un programma informatico, implementato unilateralmente dal datore di lavoro;
tale licenziamento è avvenuto in assenza di un preventivo confronto sindacale o di piani di riconversione professionale, con effetti diretti su reddito e dignità delle lavoratrici coinvolte;
l'episodio si inserisce in un contesto più ampio di crescente automazione dei processi produttivi e impone una riflessione urgente sul rapporto tra tecnologia e occupazione, nonché sulle tutele da garantire ai lavoratori nei casi di sostituzione con strumenti digitali;
il diritto del lavoro impone, anche in sede di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, una verifica effettiva della possibilità di adibizione ad altre mansioni equivalenti o compatibili, nonché il rispetto del principio di buona fede nella gestione del rapporto;
la Costituzione italiana, all'articolo 35, tutela il lavoro «in tutte le sue forme ed applicazioni», e l'articolo 41 stabilisce che l'iniziativa economica privata non può svolgersi «in contrasto con l'utilità sociale» o «in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana»;
l'uso dell'intelligenza artificiale e dei software sostitutivi in ambito lavorativo richiede un quadro normativo chiaro e aggiornato, che contemperi innovazione e tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del caso verificatosi a Reggio Emilia e se intenda disporre accertamenti tramite l'Ispettorato nazionale del lavoro al fine di verificare la legittimità del procedimento di licenziamento attuato dalla società;
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per garantire il rispetto delle normative in materia di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, specie nei casi di sostituzione tecnologica;
se non ritenga necessario promuovere, anche mediante un intervento normativo, l'adozione di misure di accompagnamento alla transizione digitale che includano formazione, riqualificazione professionale e riconversione dei lavoratori coinvolti;
se non intenda adottare iniziative volte a promuovere un monitoraggio nazionale sui casi di sostituzione di personale con strumenti automatizzati, per valutare l'impatto sociale e occupazionale dell'automazione nei diversi settori produttivi.
(4-05206)
PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE
Interrogazioni a risposta immediata:
LOVECCHIO, PAOLO EMILIO RUSSO e GENTILE. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
il dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio realizza da anni il progetto «Anch'io sono la protezione civile» che consiste nell'organizzazione di campi scuola, in collaborazione con le regioni e le organizzazioni nazionali e locali di volontariato, rivolti a ragazze e ragazzi di età compresa tra i 10 e 16 anni;
al centro delle attività dei campi scuola di protezione civile, oltre all'approfondimento della conoscenza del sistema di protezione civile, vi è in particolare la finalità di incentivare tra i giovanissimi la tutela del patrimonio boschivo e naturalistico e il contributo alla prevenzione dei rischi attraverso la diffusione di buone pratiche di protezione civile;
altra attività di rilevante importanza consiste nell'incontro diretto tra i partecipanti e i rappresentanti dei corpi e delle organizzazioni che quotidianamente svolgono l'attività di protezione civile come i vigili del fuoco, il corpo forestale dello Stato, le forze di polizia e la croce rossa italiana;
nel 2024 sono stati attivati oltre 250 campi scuola con il coinvolgimento di circa cinquemila giovani;
è importante proseguire e rafforzare questo progetto perché, oltre a trasmettere principi e buone pratiche in materia ambientale, civica e di sicurezza di base, può avvicinare un numero sempre maggiore di giovani all'attività di volontariato sulla quale è basata l'organizzazione della protezione civile –:
quanti saranno i campi scuola organizzati nel presente anno, quale sia la platea di giovani che si prevede di coinvolgere, e se il Governo intenda rafforzare il progetto per gli anni futuri.
(3-02002)
SIMIANI, BRAGA, CURTI, EVI, FERRARI, AMENDOLA, BARBAGALLO, DE LUCA, GRAZIANO, IACONO, LACARRA, LAI, MARINO, UBALDO PAGANO, PORTA, PROVENZANO, SARRACINO, SPERANZA, STEFANAZZI e STUMPO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
dai dati degli Osservatori distrettuali permanenti, emerge una situazione preoccupante riguardo i livelli di siccità: severità idrica media tendente ad alta per il distretto dell'Appennino Meridionale, media per la Sardegna, e alta per la Sicilia;
al momento è già stato dichiarato lo stato di emergenza per grave deficit idrico in atto nella Regione Siciliana, in Basilicata e in Calabria e anche le altre regioni del Sud, quali la Puglia, la Campania e la Sardegna stanno affrontando la medesima problematica;
l'ultimo documento di finanza pubblica 2025, in relazione al «Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico» (Pniissi), riporta che, a fronte di 418 interventi previsti dal Piano, per un fabbisogno complessivo di 12 miliardi di euro, le proposte ricevute dalle regioni sono 562 con un fabbisogno richiesto di oltre 13,5 miliardi di euro. Le risorse effettivamente disponibili, però, ammontano a soli 4,075 miliardi, meno di un terzo del necessario;
nella seduta della Cabina di regia per la crisi idrica del 19 marzo 2024 il Commissario straordinario nazionale per l'adozione di interventi urgenti connessi al contrasto della scarsità idrica ha illustrato quelle azioni ritenute prioritarie, sia per promuovere l'adattamento ai cambiamenti climatici, sia per far fronte allo stato di crisi;
per fronteggiare la crisi è emersa la «Prima proposta d'azione alla Cabina di regia (Ppac)», elaborata con il supporto delle autorità di bacino distrettuali, consistente in un elenco di opere prioritarie, nell'ambito della più ampia programmazione che ha come cardine il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico;
il Commissario ha quindi individuato 127 interventi, da euro 3,672 milioni, definiti prioritari, di cui 55 sono geograficamente collocati nel Sud e Isole per un importo di quasi 1.7 miliardi di euro;
le regioni meridionali e le isole continuano a pagare il prezzo più alto della fragilità infrastrutturale e della mancanza di investimenti strutturali;
è evidente che la gestione delle risorse idriche non può più basarsi sulle sole misure emergenziali, ma richiede una strategia nazionale coerente, fondata su interventi strutturali, rapidi e adeguatamente finanziati, in grado di affrontare gli effetti del cambiamento climatico;
nonostante gli stati di emergenza in atto, risultano infatti scarse o assenti le azioni correttive da parte del Governo che non ha affrontato efficacemente l'emergenza idrica e non risultano programmi concreti di realizzazione di infrastrutture idriche –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per affrontare efficacemente l'emergenza siccità, soprattutto nelle isole e nel Meridione d'Italia, e affinché si pervenga alla realizzazione delle necessarie opere infrastrutturali, a partire da quelle ritenute prioritarie.
(3-02003)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Interrogazione a risposta in Commissione:
CAPPELLETTI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
ai sensi del comma 2 dell'articolo 40, del decreto legislativo n. 33 del 2013, recante il «Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni», le amministrazioni sono tenute a pubblicare sui propri siti istituzionali le informazioni ambientali detenute per le proprie attività istituzionali;
in attuazione del decreto legislativo di cui sopra, i comuni e gli enti pubblici del Trentino-Alto Adige/Südtirol, ai sensi del comma 1 dell'articolo 1, della legge regionale n. 10 del 2014 ha introdotto una deroga all'obbligo di pubblicazione delle «Informazioni ambientali» nella sezione «Amministrazione trasparente». Tale anomalia appare all'interrogante particolarmente grave per le informazioni ambientali, che dovrebbero rispettare standard uniformi a livello europeo, in considerazione delle convenzioni internazionali e delle direttive europee;
sia l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), con delibera n. 174 del 21 febbraio 2018, che il Consiglio di Stato, con parere della Commissione speciale n. 252 del 2019 del 17 ottobre 2018, hanno ribadito che la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è soggetta agli obblighi di trasparenza del decreto legislativo n. 33 del 2013. Le autonomie speciali possono definire forme e modalità di applicazione del decreto, ma non possono derogare agli obblighi di pubblicazione previsti a livello nazionale;
tale deroga a parere dell'interrogante contrasta palesemente con la qualificazione delle disposizioni in materia di trasparenza come livelli essenziali delle prestazioni (Lep);
nel novembre 2016, le Associazioni Più Democrazia in Trentino e Iniziativa per Più Democrazia di Bolzano hanno presentato una petizione al Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol, sottoscritta da 600 firme, nel quale si chiede di applicare integralmente le disposizioni del decreto legislativo n. 33 del 2013, l'introduzione di un organismo indipendente di valutazione (Oiv) con membri eletti tra le associazioni locali, la pubblicazione annuale delle sanzioni per mancata applicazione delle norme sulla trasparenza;
al fine di garantire il rispetto degli standard minimi uniformi per la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini del Trentino-Alto Adige appare opportuno
garantire l'accesso a tutte le informazioni nella massima trasparenza –:
se siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intendano adottare affinché sia assicurata la pubblicazione obbligatoria delle informazioni ambientali negli enti locali del Trentino-Alto Adige.
(5-04076)
Interrogazione a risposta scritta:
MORRONE. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
i presidi ospedalieri dell'Ausl Romagna continuano a essere utilizzati ad avviso dell'interrogante impropriamente per veicolare messaggi e ideologie che non hanno nulla a che vedere con la missione della sanità pubblica;
in ordine temporale, l'ultima iniziativa di questo stampo riguarda la manifestazione «50.000 sudari bianchi» per la Palestina, promossa e sostenuta da sindacati e taluni partiti politici dell'area di sinistra, alla quale hanno preso parte anche anarchici, antagonisti e aderenti ai centri sociali;
come ha riportato la stampa locale, la direzione dell'Ausl Romagna ha confermato, in una nota formale, la propria adesione all'iniziativa, ritenendo di doversi schierare al fianco delle sigle e realtà suddette e di consentire anche «l'esposizione di lenzuola bianche dalle finestre dell'ospedale Bufalini di Cesena». Nella mattina del 24 maggio 2025, il personale sanitario in servizio presso l'ospedale ha, dunque, esposto diverse lenzuola alle finestre, dando seguito alla direttiva impartita dai vertici aziendali;
l'Ausl Romagna non è nuova a iniziative di questo tipo: il 30 gennaio 2024 la direzione aziendale aveva organizzato presso l'ospedale degli Infermi di Rimini l'iniziativa «Rimini4Gaza», già oggetto di interrogazione da parte dell'interrogante. Nell'ambito di quell'iniziativa, si rammenta, furono posizionate sul pavimento dell'ospedale sagome di individui identificabili come sanitari palestinesi vittime degli attacchi da parte dello Stato di Israele;
appare dunque proseguire e rinsaldarsi, ad avviso dell'interrogante l'intreccio di una parte della politica con la dirigenza sanitaria dell'Ausl della Romagna, che consente l'utilizzo improprio e discriminatorio di strutture sanitarie pubbliche per veicolare una visione politica e di parte di una situazione internazionale di grande delicatezza;
tra una manifestazione e l'altra, è paradossale che non si affrontino i gravi problemi che affliggono la sanità pubblica regionale romagnola. I risultati dell'ultima gestione hanno evidenziato presso l'Ausl Romagna un buco da 37,4 milioni di euro; un passivo sconcertante che mette in discussione l'intera governance del sistema sanitario locale e che imporrebbe provvedimenti urgenti da parte della giunta regionale –:
se e quali iniziative di competenza si intendano adottare per salvaguardare l'imparzialità e la terzietà della pubblica amministrazione, delle relative sedi, dei dipendenti e della dirigenza e se non si intendano promuovere iniziative, per quanto di competenza, volte a evitare che enti del Servizio sanitario nazionale si prestino ad eventi ideologici che a parere degli interroganti nulla hanno a che fare con la missione della sanità pubblica.
(4-05200)
SALUTE
Interrogazione a risposta orale:
RUBANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
risulta all'interrogante che il 5 giugno 2025 il Presidente della comunità montana «Zona del Matese» ha convocato una seduta straordinaria della conferenza dei sindaci dei comuni della comunità montana per discutere della possibile chiusura del punto nascita dell'ospedale Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese;
l'iniziativa segue l'allarme lanciato nei giorni scorsi a seguito della diffusione della notizia del taglio dell'ennesimo servizio sanitario nel territorio montano che, se attuato, comprometterà ulteriormente l'assistenza sanitaria nell'intero comprensorio del Matese;
la riunione coinvolgerà i rappresentanti istituzionali dei comuni delle aree del Monte Maggiore e dell'Alto Casertano, anch'esse coinvolte nell'utenza dell'ospedale piedimontese, per definire una strategia condivisa a tutela della struttura ospedaliera e, in particolare, della sua unità operativa di ostetricia;
la decisione di chiudere il punto nascita dell'ospedale Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese rischia di privare la popolazione di un servizio essenziale e insostituibile che dovrebbe, invece, garantire la massima sicurezza alle donne e alle famiglie tanto più in presenza di specifiche condizioni territoriali e geografiche e alla difficoltà di raggiungere altri presidi;
la salute materno-infantile dovrebbe rappresentare un'area prioritaria di intervento delle istituzioni tanto più in un Paese come l'Italia con un indice di natalità molto basso, e che continua a ridursi; sarebbe necessaria adeguata rete territoriale di punti nascita nelle zone periferiche;
le donne e le famiglie andrebbero sostenute nella scelta della maternità prevedendo la possibilità di accedere a strutture adeguate sin dall'inizio della gravidanza e nel momento del parto –:
ferme restando le primarie competenze regionali in materia sanitaria, quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere al fine di garantire alle donne della zona della comunità montana del Matese la possibilità di affrontare la gravidanza e il parto con serenità.
(3-02005)
Interrogazione a risposta in Commissione:
PENZA. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data 6 giugno 2025, secondo quanto pubblicato dal giornale NanoTv, presso l'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore, un paziente è fuggito dal pronto soccorso generando una grave situazione di pericolo;
una persona, identificata dalle forze dell'ordine, in evidente stato di alterazione, ha iniziato a colpire veicoli in transito e aggredire passanti nei pressi del nosocomio;
solo grazie al tempestivo e coraggioso intervento dell'agente di polizia, libero dal servizio, è stato possibile contenere la situazione e prevenire ulteriori danni;
all'arrivo degli agenti del commissariato di Frattamaggiore, il soggetto è nuovamente entrato in stato di aggressività, sferrando calci e pugni contro gli operatori e causando danni al veicolo della Polizia;
tale episodio si inserisce in un quadro già denunciato dallo scrivente tramite precedente interrogazione parlamentare (5-02680) riguardante episodi simili di aggressioni al personale sanitario e problemi organizzativi e di sicurezza presso l'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore, cui ha risposto il sottosegretario Gemmato, assicurando interventi di verifica e miglioramento delle procedure e condizioni operative;
da dichiarazioni raccolte informalmente a quanto consta all'interrogante pare che il paziente, non avesse in realtà necessità di ricovero, sollevando ulteriori dubbi sulla gestione dell'emergenza e sulla valutazione medica svolta presso il pronto soccorso;
episodi di questo tipo mettono gravemente a rischio l'incolumità di pazienti, operatori sanitari e cittadini;
risulta fondamentale garantire condizioni di sicurezza e gestione adeguate all'interno e all'esterno delle strutture sanitarie, specialmente nei reparti ad alta complessità –:
quali urgenti misure intendano adottare per potenziare i livelli di sicurezza e prevenire ulteriori episodi di fuga e violenza negli ospedali, con particolare attenzione al pronto soccorso e al reparto psichiatrico dell'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore;
se non ritengano necessario adottare iniziative di competenza volte a un'immediata verifica delle procedure di sicurezza e della qualità della valutazione clinica effettuata presso il pronto soccorso del citato ospedale;
quali iniziative di competenza intendano intraprendere per fornire supporto concreto e formazione adeguata al personale medico e di sicurezza per affrontare situazioni emergenziali analoghe.
(5-04061)
Interrogazione a risposta scritta:
MARATTIN. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) raccoglie la storia clinica di ogni paziente, rendendo disponibili le informazioni e i documenti prodotti dal SSN da medici e operatori sanitari anche di strutture diverse (ASL, Aziende Ospedaliere, medici di famiglia e pediatri, eccetera) e da strutture sanitarie private. Contiene referti, lettere di dimissioni, verbali di pronto soccorso, prescrizioni e tutto il materiale che descrive gli eventi clinici vissuti;
significa avere un unico punto di accesso in sicurezza della propria storia clinica, può essere consultato in qualsiasi momento, permette di far arrivare al proprio medico curante tutte le informazioni necessarie e evita inutili ripetizioni degli esami;
il fascicolo, è stato istituito con l'articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 recante: «Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese» e disciplinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 178 del 2015. A partire dal 19 maggio 2020, è alimentato, in maniera continuativa e tempestiva dai soggetti e dagli esercenti le professioni sanitarie, anche privati, con i dati degli eventi clinici relativi all'assistenza sanitaria ricevuta dai singoli pazienti;
la consultazione è possibile se si è in possesso di una Tessera sanitaria con chip (Ts-Cns) abilitata, di una carta d'identità elettronica italiana (Cie) o di un'utenza Spid, si può accedere tramite il link al servizio dal portale della regione di riferimento ed esprimere i consensi alla consultazione del fascicolo direttamente online. Infatti il fascicolo è di base consultabile solo dall'interessato, in rispetto della sua privacy, e in conformità alla normativa vigente, è possibile decidere quali dati rendere visibili e chi potrebbe essere eventualmente autorizzato a consultarli;
il sottoscritto interrogante esprime pieno sostegno al processo di digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale, convinto che l'innovazione tecnologica debba essere al centro della modernizzazione dell'assistenza pubblica;
si ritiene opportuno, ad esempio, superare definitivamente l'uso delle cosiddette «ricette rosse» cartacee, incentivando la completa dematerializzazione dei processi;
in questo contesto, il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) rappresenta uno strumento potenzialmente strategico. Tuttavia, per realizzare tale visione in modo efficace ed equo, è necessario garantire l'accessibilità piena e concreta anche per le fasce più fragili della popolazione, come anziani, soggetti con disabilità o cittadini con scarsa alfabetizzazione digitale, affinché nessuno venga escluso dalla sanità digitale;
inoltre andrebbe verificato se l'attuale utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico sia coerente con le finalità dichiarate, in particolare con l'obiettivo strategico di ridurre le liste d'attesa;
secondo l'analisi presentata in data 31 agosto 2024 dalla Fondazione Gimbe solo il 41 per cento dei cittadini italiani ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti sanitari da parte degli operatori del Servizio sanitario nazionale, con profonde disuguaglianze regionali (Emilia-Romagna all'89 per cento, Calabria e Molise all'1 per cento);
solo il 18 per cento dei cittadini ha consultato il proprio Fse tra giugno e agosto 2024, pur avendo a disposizione documenti sanitari nel sistema. Anche in questo caso, le disparità regionali sono ampie (dall'1 per cento in Sicilia e Marche al 50 per cento in Trentino);
la disponibilità di servizi digitali tramite FSE varia drasticamente tra le regioni: Lazio e Toscana superano il 60 per cento di copertura mentre in Abruzzo e Calabria si attesta all'8 per cento –:
quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato per aumentare l'adesione al Fse, soprattutto nelle regioni in cui la percentuale di consenso è minima e se esista un piano per contrastare il divario digitale dei cittadini e garantire una uniformità nazionale nell'accesso ai servizi digitali offerti tramite Fse al fine di assicurare equità e qualità dell'assistenza sanitaria su tutto il territorio.
(4-05201)
SPORT E GIOVANI
Interrogazione a risposta immediata:
LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 33 della Costituzione della Repubblica italiana recita: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme.»;
l'attività sportiva riveste un ruolo centrale per l'educazione dei giovani al fine di elevare le proprie attitudini e qualità nel rispetto delle altre persone;
i dati del Ministero dell'interno riportano ancora numerosi casi di bullismo e cyberbullismo che avvengono all'interno delle scuole, delle strutture sportive e dei centri di aggregazione giovanile, soprattutto nelle aree caratterizzate da degrado sociale e povertà economica ed educativa;
l'11 aprile 2025, il Ministro interrogato ha ricordato che il Governo considera una priorità il miglioramento dei luoghi nei quali si praticano le varie discipline sportive, «a partire da quelli nei quali la socialità manifesta debolezze e fragilità, dove lo sport è assente o chiude, come è successo a Caivano, esperienza concreta ed esemplare». Il Ministro interrogato ha ricordato che sono in corso di realizzazione altri 8 progetti di grande impatto, sull'esempio delle iniziative intraprese a Caivano, nelle città di Roma, Milano, Napoli, Foggia, Reggio Calabria, Palermo e Catania;
il Ministro interrogato, sempre in data 11 aprile 2025, ha presentato la nuova edizione del bando «Sport e periferie», il Fondo istituito dal Governo per realizzare interventi edilizi per l'impiantistica sportiva per il quale, attraverso il Dipartimento per lo Sport, vengono destinati per l'anno 2025 110 milioni di euro «ai quali si aggiungeranno ulteriori 70 milioni di euro provenienti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione», con l'obiettivo di contribuire a realizzare nuovi impianti sportivi pubblici, laddove necessari e gestibili, ma soprattutto di migliorare le strutture esistenti di proprietà comunale –:
quali ulteriori iniziative intenda assumere al fine di facilitare l'accesso delle giovani generazioni alla pratica sportiva e promuovere all'interno delle strutture sportive l'educazione al rispetto della dignità della persona, soprattutto nei territori caratterizzati da degrado sociale e povertà.
(3-02004)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazioni a risposta scritta:
PAVANELLI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) è il più grande ente pubblico di ricerca italiano, articolato in numerosi istituti presenti su tutto il territorio nazionale, compresi diversi centri operanti nella regione Umbria, e in particolare nella città di Perugia;
negli istituti del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia lavorano centinaia di ricercatori e tecnologi, molti dei quali in condizioni di precarietà contrattuale, pur vantando titoli accademici, anni di esperienza e un ruolo attivo in progetti nazionali e internazionali di alto profilo;
in data 30 maggio 2025, una rappresentanza dei lavoratori precari del Consiglio nazionale delle ricerche riuniti nella rete «Precari Uniti CNR», attivi nella regione Umbria, ha denunciato alla sindaca di Perugia una condizione lavorativa fortemente instabile, segnata dall'assenza di prospettive di stabilizzazione, dalla carenza di tutele e da una sistematica sottovalutazione del merito e della professionalità acquisita;
questa situazione non rappresenta solo una criticità occupazionale, ma un'emergenza strutturale per il sistema della ricerca pubblica, con effetti negativi sul futuro della scienza, dell'innovazione e della competitività del Paese;
in Umbria, regione già storicamente colpita dal calo demografico e dalla fuga di giovani laureati, la perdita di ricercatori qualificati rischia di compromettere lo sviluppo di settori strategici, come la protezione idrogeologica, la bioeconomia, l'analisi degli ecosistemi e la sostenibilità ambientale;
le recenti disposizioni normative contenute nell'ultima legge di bilancio prevedono percorsi di stabilizzazione del personale precario, ma l'attuazione di tali misure è ancora bloccata da incertezze normative, ritardi procedurali e dall'assenza di una governance pienamente operativa del Consiglio nazionale delle ricerche;
la mancanza di fondi strutturali adeguati e l'assenza di una riforma dei contratti di ricerca contribuiscono a mantenere migliaia di ricercatrici e ricercatori in una condizione lavorativa precaria e instabile –:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per sbloccare le procedure di stabilizzazione previste per i ricercatori precari del Consiglio nazionale delle ricerche;
se non ritenga necessario adottare iniziative volte a destinare ulteriori fondi strutturali per garantire la valorizzazione del personale precario già formato e operativo negli istituti di ricerca pubblici;
in che tempi si preveda la nomina di una nuova governance per il Consiglio nazionale delle ricerche, al fine di garantire il corretto funzionamento dell'ente e la piena attuazione dei percorsi di stabilizzazione e sviluppo;
se non si ritenga urgente adottare iniziative volte ad avviare una riforma complessiva della normativa sui contratti di ricerca, con l'obiettivo di assicurare maggiori tutele, continuità lavorativa e riconoscimento del merito a chi già oggi contribuisce in modo fondamentale al progresso scientifico nazionale.
(4-05173)
PASTORELLA, GRIPPO e ONORI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 19 maggio 2025, ha approvato un disegno di legge di riforma del sistema di reclutamento universitario, il quale mirerebbe a modificare l'accesso alla docenza superando l'attuale meccanismo dell'abilitazione scientifica nazionale e introducendo nuove procedure concorsuali e criteri di valutazione;
per quanto noto al momento, tale riforma, pur proclamando finalità di semplificazione e valorizzazione del merito e mirando ad una modernizzazione del sistema vigente, parrebbe priva di riferimenti a misure di tutela e inclusione delle persone con disabilità grave, in particolare di coloro riconosciuti ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
da quanto si apprende attraverso i comunicati stampa del Governo e le dichiarazioni pubbliche della Ministra interrogata, infatti, nel nuovo impianto normativo non sembrano previste forme di accomodamento ragionevole, strumenti compensativi, deroghe procedurali, né meccanismi di monitoraggio volti a rilevare e prevenire disparità nell'accesso alla carriera accademica per i soggetti con disabilità;
già nel sistema vigente, nell'ambito delle selezioni concorsuali non sono previsti strumenti di compensazione sufficienti a consentire alle persone con disabilità grave di esprimere la propria professionalità, attraverso misure ragionevoli di valutazione quantitativa e qualitativa, di fatto portando potenzialmente all'esclusione dei candidati con disabilità grave da ogni forma di considerazione delle loro condizioni oggettive;
la nuova riforma, a quanto risulta, sembrerebbe andare nella medesima direzione, consolidando un impianto che appare ad avviso dell'interrogante in contrasto con gli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione, con la legge 1° marzo 2006, n. 67 – la quale sancisce il divieto di discriminazione nei confronti delle persone con disabilità – e con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge 3 marzo 2009, n. 18 –:
quali iniziative intenda adottare per garantire forme specifiche ed efficaci di tutela dell'inclusione e della parità sostanziale delle persone con disabilità grave nei meccanismi di reclutamento universitario, al fine di scongiurare il consolidamento di un impianto normativo potenzialmente discriminatorio e contrario ai principi di uguaglianza stabiliti dalla Costituzione.
(4-05180)
Apposizione di firme ad una mozione.
La mozione Bignami e altri n. 1-00447, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 giugno 2025, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Urzì, De Corato, Gardini, Kelany, Maiorano, Michelotti, Montaruli, Mura Sbardella, Bicchielli.
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta scritta Piccolotti n. 4-04420 del 21 febbraio 2025;
interrogazione a risposta scritta Pastorino n. 4-05056 del 21 maggio 2025;
interpellanza Mattia n. 2-00615 del 27 maggio 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Toni Ricciardi n. 5-04014 del 27 maggio 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Scotto n. 5-04043 del 29 maggio 2025.
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Raimondo n. 5-03918 del 2 maggio 2025 in interrogazione a risposta scritta n. 4-05175.