XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozioni:
La Camera,
premesso che:
dopo il feroce attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, Israele ha dato vita ad un'imponente reazione bellica, che da quasi due anni si sta abbattendo sui territori palestinesi, in particolar modo sulla Striscia di Gaza;
secondo quanto riportato dal vicedirettore esecutivo dell'Unicef, Ted Chaiban, al termine della sua visita in Israele, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, a Gaza si sono verificati e continuano a verificarsi attacchi devastanti contro scuole, ospedali e luoghi di sfollamento interno, con decine di migliaia di bambini uccisi e con ospedali già sovraccarichi che stanno cedendo sotto la pressione dopo neanche un anno di guerra;
Ted Chaiban ha descritto la situazione dell'ospedale Kamal Adwan, nel Nord della Striscia di Gaza, l'unica unità pediatrica rimasta nella zona, nel cui reparto di terapia intensiva ha avuto modo di conoscere la piccola Sham, di pochi mesi, pesantemente colpita da schegge; Farah, di 7 mesi, affetta da malnutrizione acuta grave e da un'infezione respiratoria, oltre a molti bambini malati di leucemia e di altri tipi di malattie tumorali; «un ricordo impressionante delle migliaia e migliaia di bambini uccisi e feriti nella Striscia di Gaza» ha raccontato l'alto funzionario Unicef;
a Gaza l'entità della distruzione e della sofferenza dei bambini aumenta in modo esponenziale ogni giorno che passa. Il numero totale degli sfollati è di circa 2 milioni di persone, oltre l'80 per cento dell'intera popolazione gazawi;
le cosiddette zone sicure, dove le persone sono state costrette a spostarsi, hanno ricevuto a loro volta ordini di evacuazione e sono state bombardate, confermando che – in realtà – nessun luogo è sicuro nella Striscia di Gaza;
nei territori martoriati dai bombardamenti si sono accumulate tonnellate di rifiuti solidi non trattati, in mezzo ai quali si aggirano i bimbi di Gaza, che scavavano in enormi mucchi di rifiuti alla ricerca di pezzi di carta o cartoni per accendere il fuoco e cucinare i pasti con le loro famiglie;
talvolta gli edifici pubblici, come la scuola Geraar Al Qudua, sono trasformati in rifugi occasionali, talvolta con fogne a cielo aperto di fortuna per evacuare le acque reflue, con immaginabili conseguenze sul piano sanitario;
la sopravvivenza dei bambini di Gaza è legata in particolar modo all'arrivo degli aiuti umanitari, che si rivelano purtroppo insufficienti, anche perché spesso l'accesso dei camion viene impedito dalle forze militari israeliane. Ne consegue che la malnutrizione infantile ha ampiamente superato i livelli di guardia in tutta la striscia;
il 15 maggio 2025 la rivista «Internazionale» ha pubblicato un toccante reportage sulla drammatica situazione in cui vivono i bambini e le loro famiglie che abitano nella striscia di Gaza. La neutralità dei bollettini di guerra con il numero quotidiano delle vittime delle bombe israeliane non rende l'idea delle sofferenze che si celano dietro questi numeri, come la piccola Rahaf, malata e malnutrita, la cui speranza di sopravvivenza è appesa ad un filo e alla capacità dei genitori di riuscire a rimediare cibo sufficiente per lei e i suoi fratelli;
il livello di malnutrizione cresce sempre di più e già decine di bambini sono morti di fame e altri 3.500 sotto i cinque anni rischiano di farlo nelle prossime settimane; «Nelle ultime due settimane la carestia si è intensificata in modo significativo», ha dichiarato Ahmed al Faraa, direttore del dipartimento di maternità e pediatria dell'ospedale Nasser;
Ahed Khalaf, specialista in pediatria dello stesso ospedale, ha dichiarato ad Al Jazeera: «Abbiamo curato circa dieci bambini affetti da malnutrizione molto grave» e ha affermato di non aver mai visto casi così gravi di malnutrizione nei bambini, i quali soffrono di avvelenamento del sangue, disfunzione di organi, danni al fegato e ai reni, infezioni batteriche e indebolimento del sistema immunitario;
Juliette Touma, portavoce dell'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi (Unrwa), qualche settimana fa ha dichiarato: «L'assedio di Gaza è un killer silenzioso di bambini e anziani. Abbiamo pronti poco più di cinquemila camion con forniture salvavita. La decisione di non farli entrare minaccia la sopravvivenza dei civili di Gaza, che sono anche sottoposti a pesanti bombardamenti giorno dopo giorno»;
un rapporto pubblicato il 12 maggio 2025 dall'Integrated food security phase classification (Ipc, un indice globale per valutare la gravità delle crisi alimentari sostenuto dalle Nazioni Unite e da varie Ong) denuncia che il 22 per cento dei 2,4 milioni di abitanti della Striscia di Gaza si trova in una situazione di «catastrofe» umanitaria mentre l'intera popolazione rischia una crisi alimentare «o peggio». Rispetto all'ultima valutazione, risalente all'ottobre 2024, è stato registrato un «grande deterioramento» delle condizioni nel territorio palestinese;
la drammatica situazione rende particolarmente difficile anche la realizzazione dei piani di prevenzione sanitaria, come la vaccinazione antipolio – portata avanti grazie allo straordinario impegno delle coraggiose madri gazawi – la vaccinazione contro il morbillo e la distribuzione di farmaci essenziali;
le organizzazioni umanitarie chiedono da tempo un cessate il fuoco per porre fine all'uccisione e alla mutilazione dei bambini e per consentire l'invio urgente di aiuti salvavita disperatamente necessari;
secondo quanto riportato dall'Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite circa il 70 per cento delle persone uccise a Gaza nei primi 6 mesi di attacchi e bombardamenti israeliani, erano bambini e donne, configurando così «una violazione sistematica dei principi fondamentali del diritto umanitario internazionale, tra cui distinzione e proporzionalità»;
secondo l'Unicef, solamente dal 18 marzo al 28 maggio 2025 1.309 bambini sono stati uccisi e 3.738 feriti; in totale oltre 50.000 bambini sono stati uccisi o feriti dall'ottobre 2023;
«Quanti altri bambini e bambine morti ci vorranno? Quale livello di orrore deve essere trasmesso in diretta prima che la comunità internazionale si faccia avanti, usi la sua influenza e intraprenda un'azione coraggiosa e decisiva per porre fine a questa spietata uccisione di bambini?», queste sono le domande che il Fondo per l'infanzia delle Nazioni Unite si pone e pone all'intera comunità internazionale perché si ponga fine una volta per tutte al conflitto ed alle violenze, per proteggere i civili, in particolare i bambini e a rispettare il diritto internazionale umanitario e la normativa sui diritti umani;
oggi come non mai i bambini di Gaza hanno bisogno di protezione, hanno bisogno di cibo, acqua e medicine, hanno bisogno di un cessate il fuoco, hanno bisogno che venga restituito loro quel diritto alla vita ed alla sopravvivenza sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ma che a Gaza è stato incomprensibilmente sospeso;
ancora una volta chi non ha nessuna colpa in un conflitto paga il prezzo più alto in termini di privazioni e sofferenza. A pagare questa volta sono i bambini che vivono nella striscia di Gaza, bambini che non possono e non devono essere dimenticati da nessuno di noi;
ed è proprio da questi bambini, vittime innocenti di una guerra atroce, che bisogna far partire un percorso di pace per restituire loro il futuro a cui hanno diritto;
è necessario avviare un'azione globale per aiutare i bimbi palestinesi e mutare il loro destino da martiri senza nome e senza volto a protagonisti della costruzione di un mondo che decide di chiudere una volta per tutte con la guerra;
con questo obiettivo diverse organizzazioni hanno promosso la candidatura dei bambini palestinesi al Premio Nobel per la Pace, consapevoli della necessità di dare risalto alla loro difficile situazione e alla loro sofferenza a causa del conflitto in corso, sottolineando l'importanza della protezione dell'infanzia e del rispetto dei diritti umani;
la candidatura sarebbe un gesto non solamente simbolico per portare l'attenzione internazionale sul dramma umanitario che vivono e per chiedere giustizia e pace per loro;
l'eventuale attribuzione del prestigioso premio sarebbe vista a livello globale come: riconoscimento della sofferenza, considerato che i bambini palestinesi sono spesso le vittime più vulnerabili dei conflitti, subendo perdite, violenze e traumi che possono avere conseguenze durature; simbolo di pace, perché i bambini che stanno subendo l'orrore della guerra diventerebbero i latori di un messaggio di pace contro l'odio e i conflitti; promozione dei diritti dell'infanzia, per sottolineare la necessità di proteggere i bambini, garantendo loro il diritto alla vita, alla salute, all'istruzione e a un futuro libero da violenza e conflitti; messaggio alla comunità internazionale, affinché si impegni per una soluzione pacifica del conflitto e per la protezione dei civili, in particolare dei bambini; valorizzazione della resilienza, considerata la straordinaria forza dei bambini palestinesi, nonostante le difficoltà, di resistere e affrontare le terribili avversità, senza mai perdere la speranza;
in sintesi, la candidatura dei bambini palestinesi al Premio Nobel per la Pace è un atto di solidarietà e un potente messaggio a favore della pace, dei diritti umani e della protezione dell'infanzia in un contesto di conflitto,
impegna il Governo
1) ad adottare iniziative di competenza volte a sostenere e promuovere una campagna per l'assegnazione del Nobel per la Pace ai bambini palestinesi, avviando a tal fine la necessaria interlocuzione con il Comitato Norvegese del Premio Nobel per la Pace.
(1-00466) «Sergio Costa, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Ilaria Fontana, Alifano, Quartini, Santillo, Ascari, Carotenuto».
La Camera,
premesso che:
il tumore alla prostata, come riferisce il rapporto della Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) 2024 è la neoplasia più frequentemente diagnosticata tra gli uomini nel nostro Paese;
si stima, infatti, che nel 2024 si siano registrati 40.190 casi. Negli ultimi dieci anni il tumore alla prostata è divenuto una delle neoplasie più frequentemente diagnosticate tra gli uomini nei Paesi occidentali;
questi dati sono dovuti in larga parte alla diffusione dei metodi di diagnosi precoce, piuttosto che dall'aumento di fattori di rischio;
il citato rapporto Aiom, inoltre, rileva che nel 2022 in Italia si siano registrati 8200 decessi per questo tipo di tumore, ma anche che il tasso di sopravvivenza netta a 5 anni sia pari al 91 per cento, con una possibilità di ulteriore sopravvivenza di altri 4 anni dopo la prima diagnosi che sarebbe pari al 94 per cento;
la diagnosi precoce è evidentemente lo strumento più importante per avere esisti positivi per le cure contro il tumore alla prostata;
le nuove tecnologie consentono oggi certamente di cambiare il destino di moltissimi uomini colpiti dalla malattia;
oltre a queste nuove tecnologie, però, sono necessarie tre azioni urgenti: diagnosi precoce, sorveglianza attiva e Prostate cancer unit, in italiano «Unità multidisciplinare del tumore della prostata», è il più efficace modello di cura e assistenza del paziente con neoplasia prostatica, basato sull'integrazione ed armonizzazione dell'operato di diverse figure professionali, specializzate in questa patologia, che accompagnano il paziente in tutto il percorso, dalla diagnosi al follow-up, secondo protocolli e linee guida internazionali;
come detto, la diagnosi precoce migliora significativamente gli esiti del tumore alla prostata. Nel novembre 2024 la Lombardia ha lanciato il primo programma regionale di screening per il tumore alla prostata basato sul test Psa, rivolto inizialmente agli uomini di oltre 50 anni, con un'estensione progressiva sino al 69° anno di età;
l'iniziativa si allinea alle raccomandazioni dell'Unione europea ed è certamente un passo importante, ma le disparità regionali che permangono e che tendono ad accentuarsi, evidenziano la necessità di uno screening a livello nazionale che garantisca l'accesso equo alle diagnosi precoci per tutti gli uomini, a prescindere dalla collocazione geografica o sociale delle persone;
infatti, al momento le diseguaglianze geografiche e sociali aggravano il problema della diagnosi spesso tardiva che ha gravi conseguenze sulle possibilità di sopravvivenza della persona colpita dalla neoplasia, oltre che sulla qualità della vita e sulla possibilità di mantenere ruoli personali e professionali;
secondo dati Istat le regioni del Nord dispongono di infrastrutture avanzate e diffuse, e di una maggiore concentrazione di specialisti e di centri diagnostici. Al contrario le regioni dei Sud come la Calabria e la Sicilia affrontano gravissime carenze. Solo per citare un esempio, in Calabria si hanno 0,8 urologi ogni 100 mila abitanti, rispetto ai 2,1 della Lombardia;
inoltre, esistono, come sopra accennato, differenze inaccettabili dal punto di vista economico e sociale. Le persone con redditi più elevati, infatti, sono più propense a sottoporsi a screening regolari, mentre coloro che hanno difficoltà economiche sono costretti a rinunciare, come rileva uno studio della Fondazione Gimbe che evidenzia che il 30 per cento degli uomini con status socio-economico più bassi ritardano o rinunciano agli screening e alle richieste di cure mediche;
esistono, inoltre, ancora oggi barriere culturali e mancanza di consapevolezza che ostacolano le diagnosi precoci. Si evita di farsi visitare per paura e per stigma sociale, in particolare per quel che riguarda gli effetti collaterali del trattamento. È, dunque, necessario rafforzare la campagna di informazione sul tumore alla prostata, incoraggiando gli uomini a prendersi cura della propria salute;
è anche importante la formazione sia per la prevenzione ma anche quando la malattia si sia manifestata, coinvolgendo in questo caso anche quello che viene definito «paziente esperto», e che può fornire informazioni essenziali divenendo parte integrante del percorso di cura,
impegna il Governo:
1) a garantire per quanto di competenza un accesso equo ai programmi di screening, alle tecnologie terapeutiche innovative e a contesti di cura adeguati e di supporto;
2) ad adottare iniziative di competenza volte a ridurre le disparità geografiche e le barriere economiche e sociali esistenti, sfruttando anche le reti sanitarie esistenti per favorire la creazione di unità mobili di screening nelle aree meno servite;
3) ad assumere iniziative volte all'inserimento dello screening per il tumore alla prostata tra quelli inclusi nei livelli essenziali di assistenza, come previsto anche dal cancer plan europeo;
4) a rafforzare la consapevolezza e l'educazione delle persone nell'ottica della prevenzione, con campagne di informazione che consentano di superare paure e incertezze, nell'ottica dell'articolo 32 della Costituzione che prevede la tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività;
5) ad assumere iniziative di competenza volte a promuovere campagne di informazione specificatamente dedicate ai pazienti, in collaborazione con le regioni per migliorare la cultura sanitaria e favorire decisioni informate;
6) a favorire l'utilizzazione delle nuove tecnologie, della telemedicina e degli strumenti di salute digitale per migliorare l'accesso alle cure, in particolare nelle aree più svantaggiate, come quelle interne e montane.
(1-00467) «Girelli, Porta, Andrea Rossi, Lai, Forattini, Ghio, Ferrari, Simiani, Lacarra, Ubaldo Pagano, Furfaro, Ciani, Malavasi, Stumpo, Braga».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
D'ALFONSO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
la quota di risorse Fsc 2021-2027 imputata in via programmatica alla regione Abruzzo ai sensi della delibera del Cipess n. 25 del 3 agosto 2023 è pari a euro 1.257.403.209,90 e la regione Abruzzo è stata anche assegnataria, ai sensi della delibera Cipess n. 79 del 2021, di risorse pari a euro 91.864.454,62 a titolo di anticipazione;
lo schema di atto di concessione tra la regione Abruzzo (concedente) ed i soggetti attuatori (concessionari), addossa ogni responsabilità in capo ai concessionari: partendo dall'anticipazione di liquidità, passando agli eventuali maggiori oneri economici legati alla realizzazione dell'opera, fino agli accolli delle spese sostenute in caso di definanziamento per mancato rispetto del cronoprogramma, anche per cause non ascrivibili al concessionario; finanche alla rinuncia alla rivalsa nei confronti dell'ente regione laddove si dovessero verificare ritardi da parte di quest'ultimo, come dispone l'articolo 6, comma 5, che recita: «Tempi e termini di erogazione delle risorse finanziarie, necessarie per assicurare la realizzazione dell'intervento da parte del Concessionario, sono comunque subordinati, senza che lo stesso possa nulla pretendere per eventuali ritardi nell'erogazione delle risorse, alle disponibilità annuali di cassa della regione e ai vincoli imposti dalla finanza pubblica. Anche in tali casi ogni onere sostenuto dal Concessionario, relativo a ritardate erogazioni a favore dei creditori, rimarrà a carico dello stesso senza possibilità di rivalsa nei confronti del Concedente»;
il tema più rilevante nel momento preliminare della sottoscrizione di tali atti di concessione è legato principalmente all'anticipazione di liquidità da parte dei concessionari che in molti casi non sono in grado di sostenere tali flussi di cassa;
durante l'esame della legge di stabilità regionale 2025 della regione Abruzzo, approvata come legge regionale 6 febbraio 2025, n. 1, è stato respinto dal Consiglio regionale un emendamento, il n. 24, funzionale a costituire un fondo di rotazione da 100 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2025-2027, al fine di sopperire alle esigenze finanziarie dei soggetti beneficiari delle risorse, ma il presidente della regione avrebbe assicurato di costituire il fondo quando si fosse reso necessario;
a distanza di circa 6 mesi dalla presentazione dell'iniziativa legislativa di istituire un fondo di rotazione, parrebbero non essersi concretizzate le previsioni del presidente della regione, lasciando alcuni dei soggetti attuatori ancora nelle condizioni di non poter sottoscrivere gli atti di concessione delle risorse di alcuni degli interventi Fsc 2021-2027 proprio per la mancanza di strumenti atti a garantire ai soggetti attuatori le risorse finanziarie necessarie ad avviare gli interventi e si sta concretizzando sempre più il rischio del disimpegno al 31 dicembre 2025 di alcune delle risorse previste dal Fsc 2021-2027 –:
se siano a conoscenza delle iniziative che la regione starebbe intraprendendo per accelerare la propria capacità di spesa sulla programmazione Fsc 2021-2027, ma, soprattutto, per scongiurare eventuali rischi di disimpegno di risorse e non far perdere importanti finanziamenti per lo sviluppo del territorio abruzzese e se sia al corrente di quale iniziativa la regione Abruzzo intenda mettere in atto per sostenere le necessità di anticipazione da parte dei soggetti attuatori degli interventi previsti dall'accordo in parola;
se il Governo abbia in corso iniziative con la regione Abruzzo funzionali a riprogrammare parte delle risorse del Fsc 2021-2027, proprio per evitare il rischio di disimpegno di parte delle risorse a causa dell'indisponibilità di cassa da parte dei soggetti beneficiari.
(4-05362)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta scritta:
BALDINO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
ai sensi della normativa vigente, i cittadini italiani residenti all'estero e regolarmente iscritti all'Aire possono richiedere il rilascio della carta d'identità elettronica (Cie) esclusivamente presso il proprio consolato di riferimento, mentre i comuni italiani di iscrizione Aire sono abilitati al solo rilascio della carta di identità in formato cartaceo;
in numerosi Paesi esteri, anche membri dell'Unione europea, l'accesso ai servizi pubblici locali – inclusa la creazione di un'identità digitale e l'interazione con i portali della pubblica amministrazione – è vincolato alla disponibilità di una carta d'identità elettronica in formato conforme agli standard di sicurezza, mentre il possesso del passaporto italiano non risulta sufficiente per tali scopi;
il regolamento (UE) 2019/1157 del Parlamento europeo e del Consiglio, volto a rafforzare la sicurezza dei documenti di identità all'interno dell'Unione, prevede che a partire dal 3 agosto 2026 tutte le carte d'identità cartacee italiane perderanno validità, indipendentemente dalla scadenza indicata sul documento, in quanto prive di requisiti come la zona a lettura ottica (Mrz, Machine readable zone);
pertanto, i cittadini italiani residenti all'estero, ancora in possesso della carta d'identità cartacea, dovranno obbligatoriamente sostituirla con una Cie entro tale data per garantirsi la validità del documento sia per l'identificazione che per l'accesso ai servizi;
a quanto consta all'interrogante, numerosi connazionali iscritti all'Aire lamentano gravi difficoltà nell'ottenere un appuntamento per il rilascio della Cie presso i consolati, spesso a causa della carenza di personale e risorse tecnologiche delle sedi consolari;
vi è un evidente rischio che, a fronte dell'inadeguatezza della rete consolare e dell'attuale limitazione normativa che esclude i comuni dal rilascio della Cie per gli iscritti Aire, molti cittadini italiani all'estero si trovino senza un documento valido a partire dal 3 agosto 2026, con gravi conseguenze sul piano personale e professionale;
quante carte d'identità elettroniche (Cie) siano state rilasciate fino ad oggi dalle sedi consolari italiane nel mondo e quanti cittadini italiani iscritti all'Aire risultino ancora in possesso della sola carta d'identità cartacea –:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno valutare l'adozione di iniziative volte a una modifica della normativa attualmente vigente, al fine di consentire anche ai comuni italiani il rilascio della Cie agli iscritti Aire, così da potenziare e velocizzare il processo di transizione richiesto entro la scadenza del regolamento (UE) 2019/1157;
se il Governo intenda predisporre un piano straordinario per garantire il rilascio della Cie a tutti i cittadini iscritti all'Aire anche tramite accordi con i comuni di origine o mediante l'istituzione di task force mobili presso le comunità italiane all'estero, al fine di scongiurare il rischio che numerosi cittadini italiani residenti all'estero e regolarmente iscritti all'Aire rimangano sprovvisti di un documento valido alla scadenza del 3 agosto 2026.
(4-05350)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta scritta:
FRATOIANNI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il Parco nazionale Arcipelago toscano è stato istituito nel 1996, ha una superficie di 16.856 ettari a terra e 56.766 a mare e comprende tutte le isole principali dell'Arcipelago toscano: Isola di Gorgona, Isola di Capraia, Isola d'Elba, Isola di Pianosa, Isola di Montecristo, Isola del Giglio, Isola di Giannutri;
fin dalla sua costituzione, il Parco è stato una rilevantissima realtà culturale e scientifica, oltre che turistica ed economica, del Paese. Non stupisce, dunque, che alla sua Presidenza si siano succeduti, nel tempo: Beppe Tanelli (dal 1996 al 2001), geologo di fama internazionale e professore ordinario all'università di Firenze; Mario Tozzi (dal 2006 al 2011), geologo, primo ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche, divulgatore scientifico, saggista, autore e conduttore televisivo; in ultimo, Giampiero Sammuri (dal 2012 e fino al 14 maggio 2025), biologo, ex presidente del Parco della Maremma, docente sulla gestione delle aree protette all'università di Siena, ex presidente di Federparchi;
l'Ente parco è stato sinora garanzia, ampiamente riconosciuta, autorevole, al livello locale e internazionale, di uno sviluppo economico e turistico sostenibile, senza cementificazione selvaggia, rispettoso dell'ambiente e delle tante bellezze naturali dell'arcipelago (nel 2021, l'inserimento nella Green list redatta dalla Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura);
la stampa locale toscana, già da qualche settimana, segnala che l'attuale sindaco del comune di Terricciola Matteo Arcenni, sarà a breve nominato, con buona probabilità già entro il mese di giugno 2025, commissario dell'Ente. La stessa stampa ritiene plausibile che alla nomina di commissario segua, sempre in favore di Matteo Arcenni, quella del presidente del Parco;
a oggi, il presidente della regione Toscana non risulta essere stato consultato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, come da normativa di riferimento (nel Parco nazionale Arcipelago toscano vigono le norme disposte dalla legge 394 del 1991, dal decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1996 e dal decreto ministeriale Ambiente 19 dicembre 1997). Lo Statuto del Parco, infatti, prevede che «il Presidente e nominato con decreto del Ministero dell'ambiente [...] d'intesa con il presidente della regione Toscana»;
il sindaco di Terricciola, comune tra l'altro in provincia di Pisa, non ha alcun rapporto col territorio del Parco, né ad avviso dell'interrogante, i titoli né le competenze necessari per governare un ente così prestigioso, di rilievo nazionale e internazionale. Per quel che risulta all'interrogante, il titolo più rilevante del Sindaco Arcenni è il fatto di essere un esponente di spicco di Fratelli d'Italia in Toscana;
Simone Barbi, sindaco di Marciana nonché presidente della Comunità del Parco, negli scorsi giorni ha espresso forte preoccupazione per il futuro del Parco, chiedendo tempi certi per la nomina di un presidente che sia «figura non solo competente ma anche che conosca il territorio» –:
se sia vero quanto si è appreso dalla stampa locale toscana e se, dunque, sia intenzione del Ministro interrogato nominare Matteo Arcenni commissario del Parco nazionale Arcipelago toscano ed eventualmente quali siano i criteri a supporto di tale decisione; se dell'intenzione di cui sopra abbia informato, almeno per correttezza e nel rispetto della opportuna e sempre auspicabile collaborazione istituzionale, il presidente della regione Toscana;
quando intenda avviare la consultazione con il presidente della regione Toscana per giungere a una tempestiva nomina d'intesa del nuovo presidente del Parco, in continuità con i profili che sinora hanno positivamente caratterizzato la governance dell'Ente.
(4-05351)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta scritta:
LAI, UBALDO PAGANO, ROGGIANI, GUERRA, MALAVASI e VACCARI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
con comunicato del 12 giugno 2025, il Ministero dell'interno ha reso noto che non è stato possibile procedere all'erogazione integrale della prima rata del Fondo di solidarietà comunale 2025, a causa di difficoltà temporanee di liquidità dello Stato;
tale circostanza ha comportato l'erogazione di una sola anticipazione parziale in data 3 giugno 2025, rinviando la parte residua a successiva disponibilità di cassa;
si tratta di un evento senza precedenti negli ultimi decenni, che prefigura una situazione critica per la tenuta finanziaria dello Stato centrale e pone gravi problemi per la gestione delle finanze locali;
a ciò si aggiunge il mancato trasferimento delle risorse previste dall'articolo 1, comma 563, della legge n. 197 del 2022, destinate a interventi nei piccoli comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti;
la relativa graduatoria è stata pubblicata il 4 agosto 2024, ma ad oggi, giugno 2025, nessuna erogazione risulta ancora effettuata, nonostante i fondi siano destinati a progetti già approvati e urgenti –:
se il Governo intenda confermare che la mancata erogazione integrale del Fondo di solidarietà comunale e il ritardo nei trasferimenti per i piccoli comuni siano effettivamente riconducibili a problemi di cassa;
quale sia lo stato della liquidità di tesoreria dello Stato e se esistano altri programmi o bandi finanziati a livello centrale il cui pagamento sia attualmente sospeso per le medesime ragioni;
quali misure urgenti si intendano adottare per garantire il tempestivo trasferimento delle risorse ai comuni beneficiari, evitando che i ritardi compromettano servizi essenziali o investimenti già programmati.
(4-05352)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
SOUMAHORO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
un ragazzo di 22 anni si è tolto la vita all'interno del carcere di San Vittore. Il giovane straniero è stato subito soccorso dal personale e trasportato in condizioni disperate in ospedale dove poche ore dopo è deceduto;
si tratta dell'ennesima vittima che è determina, soprattutto, dagli spazi sempre più ridotti e dal fenomeno del sovraffollamento, che costituisce uno dei problemi principali connesso anche alla mancanza di un supporto psicologico appropriato ed all'effettivo reinserimento nel mondo del lavoro fuori dagli istituti;
è necessario, quindi, un potenziamento del supporto psicologico con l'incremento del numero di psicologi e personale specializzato all'interno delle strutture. Altresì, è fondamentale una riduzione del sovraffollamento attraverso misure alternative alla detenzione per i reati meno gravi;
inoltre, occorre una formazione mirata per il personale penitenziario, che svolge un'attività di grande responsabilità in condizioni molte volte precarie, in modo da migliorare l'individuazione precoce dei segnali di disagio. Sarebbe opportuno, anche, un maggiore monitoraggio delle condizioni di detenzione, con ispezioni frequenti e con l'implementazione di misure di prevenzione per ridurre i rischi autolesionistici;
da ultimo occorre stanziare fondi per migliorare la vita degli agenti penitenziari e dei detenuti in modo che i medesimi detenuti possano, tramite la promozione di attività culturali, lavorative e sociali, avviare un percorso concreto per essere inseriti a pieno titolo nella società –:
quali iniziative intenda adottare per migliorare le condizioni degli istituti carcerari del Paese, anche e soprattutto in questo periodo in cui le temperature più calde rendono ancora più difficile sopportare la detenzione e in cui statisticamente si determina un aumento dei suicidi.
(4-05346)
DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il 14 giugno 2024 è entrata in vigore la legge 17 maggio 2024, n. 70, recante «Disposizioni e delega al Governo in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo»;
l'articolo 2 della legge n. 70 del 2024, modifica e sostituisce l'articolo 25 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, in materia di misure amministrative adottate dal tribunale per i minorenni;
in particolare tramite la riformulazione dell'articolo 25 del citato regio decreto sono state apportate modifiche alla disciplina delle misure amministrative, non penali, nei confronti di minorenni che danno «manifeste prove di irregolarità della condotta o del carattere» ovvero che tengono «condotte aggressive, anche in gruppo, anche per via telematica, nei confronti di persone, animali o cose ovvero lesive della dignità altrui»;
il nuovo articolo 25 prevede lo «svolgimento di un progetto di intervento educativo con finalità rieducativa e riparativa sotto la direzione e il controllo dei servizi sociali» chiesto con decreto motivato dal procuratore della Repubblica al tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie;
il progetto di intervento educativo può prevedere lo svolgimento di attività di volontariato sociale, la partecipazione a laboratori teatrali, a laboratori di scrittura creativa, a corsi di musica e lo svolgimento di attività sportive, attività artistiche e altre attività idonee a sviluppare nel minore sentimenti di rispetto nei confronti degli altri e ad alimentare dinamiche relazionali sane e positive tra pari e forme di comunicazione non violente;
il progetto di intervento educativo può prevedere la partecipazione del nucleo familiare del minore, tramite un percorso di sostegno all'esercizio della responsabilità genitoriale;
a conclusione del progetto, e comunque con cadenza annuale, il tribunale per i minorenni, sulla base della relazione predisposta dai servizi sociali, adotta un ulteriore decreto motivato optando tra quattro diverse soluzioni: conclusione del procedimento; continuazione del progetto o adozione di un progetto diverso in relazione alle mutate esigenze educative del minore; affidamento del minore ai servizi sociali; collocamento temporaneo del minorenne in una comunità, qualora gli altri interventi appaiano inadeguati –:
quanti provvedimenti ex articolo 25 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404 siano stati adottati in tutta Italia dalla magistratura minorile dalla data di entrata in vigore della legge n. 70 del 2024.
(4-05348)
BENZONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni, la professione forense in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da un progressivo calo degli iscritti all'albo degli avvocati e da un aumento delle cancellazioni, in particolare tra i giovani professionisti e tra le donne con meno di 15 anni di anzianità;
secondo il «Rapporto sull'avvocatura 2024», redatto da Cassa Forense in collaborazione con il Censis, nel 2023 si sono registrate 8.043 cancellazioni a fronte di 6.193 nuove iscrizioni, con un saldo negativo di 1.650 unità. Di queste cancellazioni, il 79,7 per cento ha riguardato professionisti con un'esperienza fino a 14 anni, e il 54,2 per cento ha interessato donne con meno di 15 anni di anzianità; le cause principali di questo fenomeno sono riconducibili a diversi fattori, tra cui l'elevato costo dei contributi previdenziali obbligatori imposti dalla Cassa Forense, che nel 2025 ammontano a 2.750 euro per il contributo minimo soggettivo intero e 1.375 euro per quello ridotto; le spese sostenute per l'iscrizione all'albo, la gestione dello studio legale, l'acquisto di software per il processo telematico, l'accesso a banche dati giuridiche e l'assicurazione professionale obbligatoria; la difficoltà nel percepire compensi adeguati, soprattutto per i giovani avvocati, che spesso devono attendere molti anni prima di raggiungere una stabilità economica; i lunghi tempi dei procedimenti giudiziari, che incidono negativamente sulla possibilità di riscuotere tempestivamente i propri crediti;
queste problematiche stanno inducendo molti professionisti a lasciare la toga per cercare occupazioni alternative, spesso nel settore pubblico, attratti dalla maggiore stabilità offerta dai concorsi statali;
il fenomeno ha evidenti ripercussioni significativamente negative non solo sulla sostenibilità del sistema previdenziale forense, ma anche sulla qualità e sull'accessibilità del servizio giustizia per i cittadini –:
quali iniziative di competenza siano allo studio per contrastare il fenomeno del progressivo abbandono della professione forense, al fine di rendere la professione maggiormente attrattiva, anche dal punto di vista della sostenibilità economica e fiscale, soprattutto per i giovani professionisti e per coloro che si trovano in situazioni economiche svantaggiate.
(4-05349)
LAI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il cittadino italiano Francesco Arcuri, residente a Carloforte (Sud Sardegna), è padre del minore Daniel, nato da una relazione con la cittadina spagnola Juana Rivas;
con decreto definitivo della Corte d'appello di Cagliari (n. 319 del 20 febbraio 2023), successivamente confermato, il minore è stato affidato in via esclusiva al padre, con diritto di visita per la madre limitato alla città metropolitana di Cagliari;
in violazione di tale decisione, il minore, partito per la Spagna il 22 dicembre 2024 per un periodo temporaneo di visita, non è più rientrato in Italia, venendo trattenuto dalla madre in territorio spagnolo;
le autorità spagnole, anziché collaborare per dare esecuzione alla decisione italiana come previsto dal regolamento (UE) 2019/1111 (Bruxelles II ter), hanno sospeso l'esecuzione attraverso provvedimenti cautelari interni, generando un conflitto giurisdizionale non conforme al diritto dell'Unione;
il Ministero della giustizia italiano ha già formalmente sollecitato la cooperazione delle autorità centrali spagnole, senza però ottenere alcuna esecuzione del decreto italiano;
questa situazione comporta una lesione dei diritti fondamentali del padre e del minore e rappresenta un grave precedente nell'architettura della cooperazione giudiziaria europea –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dell'inadempienza da parte delle autorità spagnole e delle sue implicazioni giuridiche e politiche;
se il Governo italiano intenda attivare la Commissione europea, denunciando formalmente la violazione del regolamento (UE) 2019/1111 da parte della Spagna;
se si intendano promuovere forme di coordinamento bilaterale o multilaterale per superare l'attuale stallo giudiziario;
se non ritengano necessario adottare iniziative di competenza assicurare tutela consolare, legale e diplomatica al signor Arcuri, anche valutando il sostegno a un eventuale ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, per la violazione dell'articolo 8 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo (diritto alla vita familiare).
(4-05356)
PAVANELLI e FERRARA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 ottobre 2024, n. 196, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 19 dicembre 2024, è stato adottato il Regolamento recante modifiche al regolamento di riorganizzazione del Ministero della giustizia, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2015, n. 84;
più nel dettaglio, l'articolo 1 del predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 ottobre 2024, ha previsto la sostituzione della tabella B) allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2015, n. 84, con una nuova tabella che reintroduce a Perugia la sede del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per le regioni Umbria e Marche;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 196 del 2024 aveva previsto che l'individuazione e la definizione dei compiti degli uffici di livello dirigenziale non generale nell'ambito dei provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria interessati dal processo di riorganizzazione, avvenisse – pur sempre nei limiti della vigente dotazione organica – con uno o più decreti del Ministero della giustizia ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
inoltre, le procedure di conferimento degli incarichi dirigenziali di prima e seconda fascia relativi ai provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria interessati dal processo di riorganizzazione, avrebbero dovuto concludersi entro il termine di sei mesi dall'entrata in vigore del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
ad oggi, tuttavia, tale processo non risulta ancora concluso, ancorché gli organi di stampa abbiano prospettato tempi più brevi rispetto a quelli massimi scanditi dal decreto stesso;
la decisione di re-istituire un provveditorato autonomo per Umbria e Marche è stata accolta favorevolmente dai sindacati del comparto penitenziario, i quali da tempo denunciavano le criticità derivanti dall'accorpamento dell'Umbria alla Toscana, tra cui l'inadeguatezza organizzativa, le difficoltà logistiche e i frequenti trasferimenti di detenuti con maggiori complessità gestionali dalla stessa Toscana verso gli istituti penitenziari di Spoleto, Orvieto, Perugia e Terni;
gli istituti penitenziari umbri versano in condizioni di grave sovraffollamento tali da compromettere la sicurezza del personale di polizia penitenziaria, del personale civile e della popolazione detenuta: presso il carcere di Terni sono attualmente ospitati 597 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 422 posti letto;
tale condizione più volte ha portato a conseguenze ben più violente, da ultimo in data 17 giugno 2025 si sono verificati episodi di rivolta con danneggiamento di telecamere, suppellettili, porte, infissi, impianti elettrici e con il ferimento di un agente di polizia penitenziaria, presso le case circondariali di Terni e di Spoleto –:
a cosa sia dovuto lo stallo che osta all'immediata conclusione dell'iter di re-introduzione a Perugia del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per le regioni Umbria e Marche e quando sia prevista l'adozione dei decreti attuativi a tal fine necessari;
quali siano le ragioni dei ritardi nell'attuazione del processo di riorganizzazione previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2024, n. 196, con particolare riferimento alla definizione dei compiti degli uffici di livello dirigenziale non generale e al conferimento dei relativi incarichi dirigenziali;
vista la scadenza dei termini previsti, se siano già stati predisposti i decreti ministeriali previsti dall'articolo 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 196 del 2024 e, in caso contrario, quali siano i tempi stimati per la loro adozione;
se sia prevista una data certa per la piena operatività del provveditorato regionale con sede a Perugia e se sia stato definito un cronoprogramma dettagliato per la riorganizzazione delle strutture e del personale interessati;
quali misure intenda assumere il Ministero della giustizia per garantire che la nuova articolazione organizzativa possa effettivamente migliorare l'efficienza gestionale e il benessere lavorativo del personale operante negli istituti penitenziari di Umbria e Marche.
(4-05363)
PITTALIS, D'ATTIS, TENERINI, CASTIGLIONE, ENRICO COSTA, CALDERONE e BELLOMO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il programma Report, condotto da Sigfrido Ranucci, andato in onda domenica 22 giugno 2025, ha diffuso il contenuto di presunte intercettazioni del tutto irrilevanti sotto il profilo penale e coperte da segreto investigativo, che coinvolgono l'ex comandante dei Ros dei Carabinieri Mario Mori, il suo avvocato, Basilio Milio, e il giornalista del Dubbio, Damiano Aliprandi;
il giornalista investigativo di Report, Paolo Mondani, ha intervistato un anonimo investigatore che ha rivelato il contenuto delle conversazioni telefoniche tra il generale Mori e il giornalista Aliprandi, nelle quali quest'ultimo avrebbe suggerito di sollevare il senatore Scarpinato dalla Commissione antimafia (anche in relazione a quella che appare agli interroganti una posizione di palese conflitto d'interessi);
l'intera puntata si è basata, infatti, sulle accuse rivolte al generale Mori di «pilotare» e «condizionare» dall'esterno la Commissione parlamentare antimafia che da due anni ormai sta lavorando per far luce sulle indagini relative al rapporto mafia-appalti, avviate dai giudici Falcone e Borsellino agli inizi degli anni '90;
il generale Mori è stato inoltre accusato di «aver brigato» per inserire i nomi dei consulenti Aliprandi, Milio, il professor Giovanni Fiandaca e il magistrato Cisterna e di aver incontrato alcuni parlamentari membri della Commissione;
dei nomi che sarebbero stati indicati dal generale Mori, solo quello del magistrato Cisterna risulta consulente della Commissione medesima e mai applicato al filone sulla strage di via D'Amelio;
da quanto emerso, le intercettazioni sarebbero state realizzate dalla procura di Firenze che dal 2023 sta indagando sul generale Mori, con l'ipotesi di strage, associazione mafiosa, terrorismo internazionale ed eversione dell'ordine democratico, per «non aver impedito le stragi mafiose del 1993 e del 1994»;
ad oggi, non risulta avviata alcuna indagine da parte del procuratore di Firenze, Filippo Spiezia, in merito alla palese e grave violazione del segreto; si tratta, peraltro, della stessa procura che con i PM Tescaroli (attualmente procuratore di Prato) e Turco aveva avviato le indagini contro il Presidente Berlusconi e il dott. Marcello Dell'Utri, accusati di essere i mandanti esterni delle stragi di Cosa Nostra negli anni 1993 e 1994;
a giudizio degli interroganti lo scopo della puntata di Report di domenica 22 giugno 2025 sembrerebbe quello di screditare e delegittimare – peraltro, anche avvalendosi dell'ascolto di giornalisti censurati dall'Ordine per le loro frequentazioni con personaggi più che discutibili, e dunque evidentemente di dubbia credibilità – i soggetti auditi in questi mesi dalla Commissione antimafia, trattandosi di testimonianze che hanno fornito elementi obiettivi contrastanti con la ricostruzione offerta del senatore Scarpinato –:
se, stante la gravità di quanto emerso nel corso della puntata di Report di domenica 22 giugno 2025, ritenga di avviare un'ispezione presso la procura della Repubblica di Firenze volta a individuare, per quanto di competenza, la sussistenza di responsabilità relative alle intercettazioni abusivamente diffuse e al fine di valutare eventuali conseguenti iniziative.
(4-05364)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta scritta:
BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'Autostrada ferroviaria alpina (Afa) opera dal 2003 un servizio di trasporto intermodale che consente ai Tir di attraversare le Alpi su treno, invece che su strada;
da| 21 aprile 2025 il servizio Afa è stato sospeso, anche se il commissario straordinario per l'asse ferroviario Torino-Lione Foietta ha assicurato l'obiettivo di ripartire entro l'estate 2025;
in un primo momento sembrava la causa fosse il venir meno dei finanziamenti. Tuttavia, dalle dichiarazioni del commissario, sembrerebbero esserci problemi derivanti da varie questioni tecniche. A ciò si aggiungono i rilievi arrivati dall'Unione europea che ha contestato l'affidamento diretto senza gara del servizio ad Afa. La Commissione Ue aveva, quindi, revocato l'autorizzazione, imponendo una gara che si è conclusa a dicembre 2024 con un'unica offerta giudicata inadeguata;
a ciò è conseguito non solo il ritorno su strada delle merci pericolose, ma anche il rischio occupazionale per 120 lavoratori dello scalo di Orbassano (con ammortizzatori sociali scaduti il 27 aprile 2025) e maggiori costi per le imprese logistiche;
la sospensione dell'Afa rappresenta una delle tante problematiche della questione inerente ai trasporti merci tra Italia e Francia. La tratta ferroviaria è stata a lungo interrotta con la riapertura della ferrovia solo il 1° aprile 2025, mentre la tratta autostradale è stata ripristinata nell'agosto 2024;
tale asse, inoltre, è caratterizzato da importanti lavori infrastrutturali, che, però, attendono da anni il completamento: il tunnel di base della nuova ferrovia Torino-Lione (pronto solo nel 2033) e la seconda canna del tunnel stradale del Frejus che sarà forse aperta nel 2025;
la sospensione del trasporto merci su ferrovia Afa si inserisce in un quadro in cui il traforo autostradale del Frejus e del Monte Bianco sono interessati da ripetute chiusure temporanee totali o parziali. Lo stesso riguarda le tratte di accesso a detti tunnel autostradali;
tali tratte, oltre a vedere numerosissimi cantieri che rendono la circolazione dei mezzi pesanti problematica, impongono percorsi molto più lunghi e con costi maggiori;
in generale, il trasporto intermodale garantito dall'Afa si dimostra flessibile e adatto alle esigenze delle imprese, soprattutto quelle che trasportano materiali pericolosi, nonché vantaggioso dal punto di vista della sicurezza e della tutela ambientale;
tuttavia, l'attuale sospensione si inserisce in un sistema infrastrutturale, sia stradale che ferroviario, con segnali evidenti di inadeguatezza, frammentarietà e mancanza di una regia nazionale e internazionale efficace;
nel medio e lungo termine, servono azioni strutturali e coordinate per una gestione strategica dei valichi alpini, in grado di affrontare in modo coordinato chiusure, cantieri ed emergenze legate alla viabilità. Una programmazione più trasparente e condivisa degli interventi sui trafori stradali e sulle tratte di adduzione deve evitare il sovraccarico sui singoli assi e ridurre l'incertezza per gli operatori del trasporto;
l'Italia non può permettersi di subire passivamente l'erosione della propria competitività logistica in un momento già complesso per il commercio internazionale: le incertezze normative, i cantieri infiniti, le ripetute chiusure e la carenza di visione strategica rappresentano un costo elevatissimo per le imprese, per i territori di confine e l'intero sistema economico nazionale –:
se, alla luce di quanto esposto in premessa, per quanto di competenza, non intendano fornire chiarimenti in merito a finanziamenti ed eventuali difficoltà tecniche e burocratiche del procedere alla gara, nonché sulle strategie messe in atto per far ripartire celermente un servizio di trasporto merci intermodale;
se possano garantire, per quanto di competenza, non solo la ripartenza del servizio Afa entro l'estate 2025, superando le attuali criticità amministrative e finanziarie, ma anche potenziare il trasporto ferroviario, rilanciando l'intermodalità come scelta strategica e sostenibile per il traffico merci attraverso le Alpi;
se, per quanto di competenza, non ritengano necessario assumere iniziative volte ad attivare urgentemente gli ammortizzatori sociali per i lavoratori coinvolti e duramente colpiti dalle chiusure.
(4-05353)
PELLICINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nel territorio del comune di Luino sono stati finanziati interventi per il potenziamento della rete ferroviaria nell'ambito dell'«Accordo per la risoluzione delle interferenze tra rete stradale e rete ferroviaria sulle linee Gallarate – Laveno – Luino – Pino e Gallarate – Sesto Calende – Laveno» del 15 dicembre 2015, successivamente rinnovato il 31 marzo 2017 ed il 23 dicembre 2020 tra Rete Ferroviaria Italiana S.p.a., regione Lombardia e provincia di Varese:
l'articolo 3 del suddetto accordo individua come interventi prioritari per il comune di Luino le soppressioni di n. 2 passaggi a livello, rispettivamente al chilometro 51+345 della tratta Laveno-Pino (via Cairoli – Via Voldomino) e al chilometro 51+613 della tratta Laveno-Pino (via San Pietro), attraverso la realizzazione di due soluzioni progettuali funzionali al superamento dei binari. Per espressa disposizione legislativa, infatti, la soppressione dei passaggi a livello deve essere attuata mediante realizzazione di manufatti sostitutivi o deviazioni stradali;
Rete Ferroviaria Italiana ha affidato l'appalto di progettazione ed esecuzione dei lavori «per la soppressione di due passaggi a livello, rispettivamente al Km 51+345 della tratta Laveno-Pino (via Cairoli – via da Vinci – via Voldomino) ed al Km 51+613 della tratta Laveno-Pino (via San Pietro) attraverso la realizzazione rispettivamente di un nuovo sottopasso stradale e ciclopedonale ed una bretella stradale di collegamento, ricadente nel comune di Luino (VA)»;
l'intervento è stato approvato con la conferenza dei servizi (determinazione motivata di conclusione del procedimento del 12 settembre 2018) in cui anche il comune di Luino si è espresso con la deliberazione del consiglio comunale n. 21 del 24 maggio 2018 e con le successive note del 13 giugno 2018 e del 10 settembre 2018;
il cronoprogramma dei lavori è stato comunicato da parte di Rete Ferroviaria Italiana S.p.a. – direzione investimenti – Milano in data 15 giugno 2023;
in base a detto cronoprogramma, gli interventi avrebbero dovuto avere una durata massima di due anni;
a quanto consta all'interrogante, ad oggi, invece, i lavori per la realizzazione del sottopasso di via Cairoli, benché già appaltati dal 2023, non sono ancora iniziati;
ciò sta creando seri disagi alla viabilità della città di Luino, in quanto, nel frattempo, i tempi di chiusura temporanea del passaggio a livello di Via Voldomino, ancora in funzione, sono sempre più lunghi a causa dell'incremento costante del traffico ferroviario sulla linea Pino – Luino – Gallarate dovuti ad Alptransit –:
se sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali iniziative di competenza vorrà assumere affinché i lavori per la realizzazione del sottopasso stradale in Via Cairoli in Luino possano essere avviati e concludersi entro una data certa.
(4-05357)
INTERNO
Interrogazione a risposta orale:
SCARPA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da Altreconomia, il 28 aprile 2025 l'ufficio competente in seno al Ministero dell'interno ha pubblicato un bando pubblico per richiedere un servizio di noleggio di un aeromobile per l'espulsione di stranieri irregolari: procedura standard tranne per il fatto che l'operazione prevista avrebbe richiesto un passaggio intermedio dall'aeroporto di Tirana;
l'8 maggio 2025 sarebbe avvenuta la sottoscrizione del contratto da parte dell'operatore delegato della Pas professional solution Srl e il 9 maggio 2025 un aereo parte da Roma Fiumicino verso Tirana, dove atterra intorno alle 15.30, per poi ripartire un'ora e mezza dopo verso Il Cairo, con a bordo le persone provenienti dal Cpr di Gjadër;
la suddetta operazione costituirebbe il primo rimpatrio forzato, per cui le persone espulse sono state trasferite dal Cpr di Gjadër all'aeroporto di Tirana in Albania e da lì rimpatriate verso l'Egitto, senza che sia avvenuto il loro precedente rientro sul territorio italiano;
quanto avvenuto alimenta il sospetto che la gestione dei rimpatri al di fuori del territorio nazionale si stia svolgendo in assenza di trasparenza, con rischi concreti di violazione dei diritti fondamentali –:
se il Ministro interrogato confermi l'avvenuto rimpatrio dal Cpr di Gjadër direttamente verso l'Egitto, quante persone abbia riguardato e con quali modalità sia stato autorizzato e realizzato;
se siano state condotte altre analoghe operazioni di rimpatrio direttamente attraverso l'aeroporto di Tirana;
quale normativa sia stata applicata alla procedura di rimpatrio avvenuta direttamente dal territorio albanese, quali autorità abbiano autorizzato questa operazione e se il Ministro interrogato ritenga che l'operazione non sia avvenuta in contrasto con quanto previsto dalla normativa europea in materia di allontanamenti (direttiva 115/CE/2008) e quale sia stato il ruolo delle autorità italiane nella valutazione delle condizioni individuali del trattenuto;
se il Ministro interrogato non ritenga necessario assumere iniziative volte ad assicurare maggiore trasparenza sulle procedure attuate nei Cpr in territorio albanese, garantendo l'accesso alle informazioni da parte del Parlamento, degli organi di garanzia e della società civile;
quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per garantire che ogni persona trattenuta in Albania sotto la responsabilità dello Stato italiano possa accedere pienamente a una tutela legale, e sia assicurata una valutazione individuale delle situazioni in linea con quanto previsto dalla Costituzione, dal rispetto del diritto dell'Unione europea e dagli obblighi internazionali dell'Italia.
(3-02041)
Interrogazione a risposta in Commissione:
SCARPA, BRAGA, ORFINI, BERRUTO, CASU, CIANI, EVI, FERRARI, FILIPPIN, FORATTINI, GHIO, GRIBAUDO, LACARRA, LAI, MALAVASI, MANZI, MAURI, PORTA, TONI RICCIARDI, ROGGIANI, ANDREA ROSSI, SERRACCHIANI, STEFANAZZI, ALFONSO COLUCCI, GRIMALDI e GHIRRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da notizie a mezzo stampa si è appreso che il 9 maggio 2025 un aereo è partito da Roma Fiumicino in direzione di Tirana, dove è atterrato intorno alle 15.30, per poi ripartire un'ora e mezza dopo verso Il Cairo, con a bordo alcune persone di nazionalità egiziana, che erano trattenuti nel Cpr di Gjadër, in Albania;
la suddetta operazione costituirebbe il primo rimpatrio forzato di persone che sono state trasferite dal Cpr di Gjadër all'aeroporto di Tirana in Albania e da lì direttamente rimpatriate in Egitto, senza ripassare dall'Italia come sarebbe stato previsto dalle normative europee;
quanto avvenuto solleva grave preoccupazione negli interroganti e dubbi fondati sulla possibile violazione di diritti umani fondamentali tutelati da norme nazionali, europee e dalle norme di diritto internazionale generale e pattizio –:
quale sia la norma giuridica in base alla quale il Ministro interrogato ha disposto l'avvenuto rimpatrio di cittadini egiziani, dal Cpr di Gjadër direttamente verso l'Egitto, e se il Ministro interrogato abbia valutato, come ritengono gli interroganti, che tale operazione si pone in contrasto con quanto previsto dalla direttiva 115/CE/2008 in materia di rimpatri.
(5-04149)
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 3, comma 6, della legge n. 127 del 1997 (seconda legge Bassanini) ha eliminato il limite anagrafico per partecipare ai concorsi pubblici, disponendo che la «partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età»;
tuttavia la stessa norma consente «deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell'amministrazione»;
anche la normativa europea, all'articolo 6, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2000/78, consente disparità di trattamento con riferimento alla «fissazione di un'età massima per l'assunzione», precisando, però, che possano essere tollerate solo se proporzionate all'attività per la quale si concorre;
la predetta direttiva è stata esaminata dalla Corte di Giustizia europea con la sentenza del 13 novembre 2014 nella causa C-416/13. In quella sede i giudici di Lussemburgo hanno riconosciuto le ragioni di un cittadino spagnolo che aveva presentato ricorso contro un bando della comunità autonoma delle Asturie che stabiliva a 30 anni il limite anagrafico di partecipazione ad un concorso per agente di polizia locale;
la Corte ha giudicato tale limite discriminatorio nei confronti di altri cittadini titolari delle medesime capacità, a prescindere dall'età, ed eccessivo rispetto alle finalità stabilite dalla direttiva europea. In particolare la Corte ha sottolineato come il bando, allo scopo di assicurarsi che i candidati fossero in possesso delle «condizioni fisiche e psichiche adeguate per l'esercizio delle funzioni proprie dell'incarico da svolgere», prevedeva comunque il superamento di prove fisiche rigorose ed eliminatorie, una modalità di selezione più efficace e meno restrittiva rispetto all'imposizione di un'età massima per la partecipazione;
alla luce di quella sentenza, qualora i limiti di età per partecipare ai concorsi pubblici fossero considerati discriminatori e sproporzionati, potrebbero essere oggetto di impugnazione presso un tribunale italiano;
con il decreto ministeriale 13 luglio 2018, n. 103 il Ministero dell'interno all'articolo 1 ha definito con riferimento al concorso pubblico ad allievo agente e ad allievo agente tecnico della polizia di Stato il «limite massimo di età di anni ventisei»;
lo stesso decreto ministeriale n. 103 del 2018 all'articolo 2 prevede che per il concorso pubblico ad allievo vice ispettore e allievo vice ispettore tecnico della polizia di Stato è soggetto al limite massimo di età di anni ventotto;
per i carabinieri, il concorso per ufficiale del ruolo normale dell'accademia prevede un limite d'età di 22 anni, mentre il concorso per allievo carabiniere ha un limite di 24 anni;
per i concorsi di vigile del fuoco i limiti di età stati fissati con il decreto ministeriale n. 167 del 2019: 26 anni per i concorsi con accesso alla qualifica di vigile del fuoco; 30 anni per quelli che consentono l'accesso alla qualifica di ispettore antincendi; 45 anni per i ruoli tecnico-professionali;
tali predetti limiti, a parere dell'interrogante, paiono ingiustificati e discriminatori –:
se si intenda assumere iniziative volte a alzare significativamente il limite d'età per tutti i concorsi per l'accesso alle professioni nelle forze di polizia e, in particolare, un innalzamento del limite d'età ad almeno 30 anni per i profili di allievo agente e ad allievo agente tecnico della polizia di Stato.
(4-05344)
MORRONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
di recente il centro culturale islamico «Iqrss» di Bologna è tornato nuovamente alla ribalta delle cronache, dopo che già nell'ottobre del 2024 il suo presidente e imam, Zulfiqar Khan, a causa delle sue gravi esternazioni connotate da forte risentimento antioccidentale e antisemita e per il suo fanatismo religioso, fu espulso dall'Italia per motivi di sicurezza nazionale;
difatti, secondo quanto riportato dalla stampa, il centro avrebbe reclutato un nuovo imam, Omar Mamdouh, molto attivo sul web, in particolare sulla piattaforma di TikTok, e che, purtroppo nel segno della continuità col suo predecessore, si sarebbe già fatto notare sui social per le sue prediche violente contro il modello di vita occidentale, la libertà delle donne ed anche per lo sfregio dissacrante verso l'identità religiosa cristiana;
la vicenda sta avendo grande rilievo sulla stampa ed hanno suscitato grande sconcerto non solo le frasi del nuovo imam che sui social inneggia all'islamizzazione globale, attacca il Natale e le nostre tradizioni e che vorrebbe imporci regole incompatibili con i nostri valori occidentali ma anche le gravi accuse e minacce dallo stesso rivolte pubblicamente contro chi denuncia l'imposizione del velo e la sottomissione della donna, come accaduto all'eurodeputata Silvia Sardone e ad altri esponenti della Lega;
a destare grande preoccupazione non sono solo queste esternazioni, che rappresentano comunque una grave e concreta minaccia ai nostri valori costituzionali, alla nostra cultura e identità, ma soprattutto il fatto che il centro culturale islamico «Iqraa» di Bologna, anche dopo l'espulsione del precedente imam per motivi di sicurezza nazionale, ne abbia scelto uno nuovo del tutto identico al predecessore, sia per i metodi che per i contenuti dell'attività di predicazione;
dopo gli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023, grazie all'azione dell'attuale Governo e alla capillare attività informativa e investigativa delle forze di polizia erano state già intensificate e incrementate le attività di prevenzione di fenomeni suscettibili di condurre alla radicalizzazione violenta, che avevano portato, tra l'altro, anche all'espulsione del precedente imam del centro culturale islamico «Iqraa»;
a parere dell'interrogante, quanto sta accadendo presso la moschea di Bologna è molto grave, attesta la volontà di fomentare una radicalizzazione religiosa nel nostro Paese e, anche alla luce delle più recenti evoluzioni dello scenario internazionale a seguito della crisi in Medio Oriente, rappresenta un serio e grave pericolo per la nostra sicurezza nazionale –:
quali ulteriori iniziative di competenza si intendano assumere per la prevenzione e il contrasto delle attività di proselitismo e di radicalizzazione riconducibili all'estremismo e al terrorismo di matrice religiosa.
(4-05345)
BENZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 30 aprile 2025 numerose organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco di Brescia hanno indetto lo stato di agitazione sindacale con l'obiettivo di accendere i riflettori sul comando locale, viste le condizioni inadeguate a rispondere alle esigenze operative della provincia nella quale operano;
viene segnalata l'urgenza e l'inderogabilità di interventi e misure volte a permettere ai lavoratori dei vigili del fuoco di operare in sicurezza e secondo standard all'avanguardia;
le richieste riguardano, in particolare, l'esigenza di un comparto dirigenziale dotato di adeguata consapevolezza e competenza, un miglioramento complessivo dell'organizzazione del comando e della gestione degli uffici amministrativi, ma anche sedi operative con spazi idonei e regolare manutenzione, nonché un potenziamento dell'organico presso la sede territoriale;
la carenza di personale compromette la capacità di risposta alle emergenze, con impossibilità di garantire un servizio di soccorso efficiente e sicuro, mentre le sedi operative, risultando vetuste e inadeguate, necessitano di urgenti interventi di ristrutturazione e ampliamento;
come si ha avuto modo di leggere nella nota, «tecnologie innovative e investimenti lungimiranti come quelli che caratterizzano la nostra epoca e questo territorio rendono il compito dei vigili del fuoco sempre più arduo ed in evolutivo cambiamento: per essere al passo con i tempi i nostri dirigenti devono essere consapevoli della realtà attuale e non rimanere in posizione d'attesa»;
viene reclamata, inoltre, l'esiguità ed inadeguatezza dei fondi: la direzione regionale dei vigili del fuoco della Lombardia da anni stanzia fondi insufficienti per il comando di Brescia, senza rispondere adeguatamente alle richieste di potenziamento dell'organico e delle risorse materiali;
tale situazione mette a rischio la sicurezza della popolazione e la salute stessa degli operatori, in un contesto territoriale complesso che richiede un servizio di soccorso all'altezza delle sfide contemporanee, come l'intervento su treni ad idrogeno o il soccorso antincendio sul Lago di Garda, soprattutto con l'avvicinarsi della stagione estiva –:
quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire un adeguato potenziamento dell'organico del comando provinciale dei vigili del fuoco di Brescia, al fine di assicurare un servizio di soccorso efficiente e sicuro;
quali misure intenda adottare per migliorare la gestione e l'organizzazione del comando provinciale, assicurando una direzione consapevole delle reali necessità operative e in grado di rispondere efficacemente alle sfide del territorio;
se non ritenga opportuno avviare un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali per affrontare in modo strutturale le criticità evidenziate e garantire un servizio di soccorso all'altezza delle esigenze della provincia di Brescia.
(4-05354)
BENZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
le Olimpiadi invernali 2026 rappresentano un evento straordinario che porterà in Italia, e in particolare nei territori dei giochi, milioni di visitatori. È, dunque, un evento fondamentale per l'immagine del Paese nei confronti del mondo;
la sicurezza deve essere garantita durante un evento di così straordinaria portata per permettere agli atleti, ai turisti e ai residenti un piacevole periodo di sport e di festa;
il Corpo dei vigili del fuoco è essenziale per garantire al territorio e alle persone la sicurezza, ma al fine di operare in modo adeguato occorrono personale e una formazione mirata per gestire l'evento con la massima preparazione e, il più possibile, senza avvalersi di turni straordinari;
attualmente, però, il Corpo dei vigili del fuoco registra una carenza di personale. Ad esempio, nella sola provincia di Sondrio, come denunciato dal segretario provinciale Fns-Cisl, mancano 60 unità, di cui 30 nel ruolo di capo squadra e capo reparto e altrettanti nel ruolo di vigile del fuoco; inoltre, come riportato dalla segretaria regionale Fns-Cisl, sarebbe necessario formare le unità affinché a febbraio 2026 il Corpo sia pienamente pronto ad ogni evenienza;
per i motivi appena descritti, occorre un investimento mirato per coprire le indennità e gli eventuali straordinari del personale, implementare un adeguato piano di formazione e addestramento, organizzare esercitazioni su scenari complessi, aggiornare mezzi e attrezzature fondamentali per l'efficienza operativa –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire l'assunzione e la formazione di un congruo numero di unità di personale volte ad ampliare l'organico del Corpo dei vigili del fuoco in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, nonché l'istituzione di un piano nazionale straordinario di formazione per il personale già in servizio.
(4-05359)
CARMINA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
i minori stranieri non accompagnati (Msna), ai sensi dell'articolo 1, legge n. 47 del 2017, sono titolari dei diritti in materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea;
ex articolo 19 del decreto legislativo n. 142 del 2015, l'accoglienza dei Msna, dopo una prima fase di identificazione prevede il loro inserimento all'interno del sistema di accoglienza e integrazione di cui all'articolo 1-sexies del decreto-legge n. 416 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, e nei progetti specificamente destinate a tale categoria di soggetti vulnerabili;
la capienza del sistema è commisurata alle effettive presenze dei Msna nelle strutture ed è stabilita nei limiti delle risorse del fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo (articolo 1-septies del decreto-legge n. 416 e del fondo ex articolo 21, comma 1, del decreto-legge n. 145 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191);
le strutture di accoglienza devono rispettare, pena cancellazione, gli standard minimi dei servizi e dell'assistenza forniti dalle strutture residenziali per minorenni ed essere autorizzate o accreditate ai sensi della normativa nazionale e regionale in materia;
recentemente, presso la prefettura di Agrigento si è svolto un sit-in di protesta da parte delle associazioni di rappresentanza e di tutela del movimento cooperativo e le cooperative sociali che gestiscono le strutture che ospitano i Msna;
i manifestanti lamentano i gravi ritardi nel trasferimento dei contributi ministeriali tali da mettere a rischio la tenuta dei servizi dedicati ai minori;
inoltre, a causa del mancato trasferimento dei neomaggiorenni nelle strutture dedicate alla loro accoglienza, tali soggetti continuano ad essere a carico delle cooperative sottraendo posti ai minori che avrebbero diritto all'accoglienza presso le medesime strutture senza alcun riconoscimento economico;
tale situazione rischia di compromettere gravemente la qualità e la continuità dei servizi di accoglienza e tutela per i Msna, con ripercussioni anche sulla sicurezza e l'equilibrio sociale dei territori interessati;
le cooperative sociali che operano nel settore svolgono un ruolo essenziale nella gestione delle strutture di accoglienza e necessitano di certezza nei tempi di erogazione delle risorse per poter garantire continuità nei servizi offerti e nella gestione del personale impiegato;
il protrarsi dell'accoglienza dei neomaggiorenni all'interno delle strutture destinate ai Msna, in assenza di adeguati strumenti di transizione e senza copertura economica, crea un effetto di saturazione che mette anche a rischio il rispetto degli obblighi di legge, dei diritti fondamentali e la sostenibilità economica delle strutture stesse;
il territorio agrigentino (e la Sicilia in generale), in ragione della sua posizione frontaliera nei confronti dei flussi migratori, ha sviluppato negli anni un efficace sistema cooperativo di accoglienza, che oggi riveste un ruolo fondamentale per il territorio a livello sociale ed occupazionale –:
se il Ministro sia a conoscenza della situazione denunciata dalle cooperative sociali operanti nella provincia di Agrigento in merito ai ritardi nel trasferimento dei contributi ministeriali destinati all'accoglienza dei Msna e quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire la tempestiva erogazione delle risorse alle strutture accreditate e assicurare la continuità dei servizi essenziali;
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di evitare la dispersione di professionalità ed esperienze delle cooperative sociali operanti nella provincia di Agrigento e in Sicilia specializzate nell'accoglienza dei Msna;
se sia in corso una ricognizione del fabbisogno effettivo di posti all'interno del sistema di accoglienza e integrazione dedicato ai Msna e se si intendano assumere iniziative volte a potenziarne la capienza alla luce dell'aumento del numero di arrivi;
quali misure siano previste per facilitare il tempestivo trasferimento dei neomaggiorenni verso le strutture a loro dedicate, al fine di liberare posti per i minori e garantire a tutti condizioni di accoglienza adeguate;
se non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza volte a promuovere un tavolo di confronto permanente con le associazioni e gli enti gestori coinvolti, per monitorare l'andamento del sistema e prevenire criticità operative e finanziarie.
(4-05360)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta scritta:
MONTARULI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il decreto ministeriale n. 32 del 26 febbraio 2025 detta misure finalizzate a garantire la continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l'anno scolastico 2025/2026, a norma dell'articolo 8, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito con modificazioni della legge 29 luglio 2024, n. 106;
secondo questo principio di continuità i docenti di sostegno, a seguito della richiesta fatta dalla famiglia al dirigente scolastico, avrebbero precedenza assoluta rispetto alle operazioni informatizzate di individuazione dei destinatari delle supplenze di cui all'articolo 4, commi 1 e 2, della legge sul posto segnato l'anno precedente.
tale decreto ministeriale all'articolo 3 escluderebbe dai suoi destinatari i docenti di sostegno nominati attraverso la messa a disposizione, ovvero la graduatoria d'istituto;
il decreto non prevederebbe inoltre la possibilità di adottare il principio di continuità da un ordine di scuola ad un altro –:
se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative di competenza volte a estendere il decreto ministeriale n. 32 del 26 febbraio 2025 anche ai docenti di sostegno nominati attraverso la graduatoria d'istituto denominata Mad;
se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative di competenza volte a prevedere che il principio di continuità in questione possa essere previsto per il docente da un ordine di scuola ad un altro, nello specifico se intenda prevedere che il docente possa seguire l'alunno nel suo percorso di studi dalla scuola d'infanzia alla scuola primaria, ed anche dalla scuola secondaria di primo grado alla scuola secondaria di secondo grado.
(4-05365)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
SCOTTO e GUERRA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
Poste Italiane S.p.a., con capitale sociale di 1.306.110.000 euro, detenuto per il 35 per cento da Cassa Depositi e Prestiti e per il 29,26 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze, sottoposta a un importante potere di indirizzo pubblico, ha chiuso il 2024 con un utile netto di 2,01 miliardi, in crescita su base annua del 4,1 per cento;
a questo buono stato di salute non corrisponde un'adeguata e dignitosa gestione del personale, tenuto conto che troppo spesso si registrano casi di cronica precarizzazione e condizioni disumane a cui sono costretti gli addetti assunti come portalettere;
Poste Italiane utilizza spesso i contratti a tempo determinato per colmare lacune di organico strutturali, impiegando lavoratori precari per gestire le ordinarie esigenze aziendali;
il servizio di consegna della corrispondenza nelle diverse zone di recapito giornaliero viene affidata sistematicamente a lavoratori precari, con inevitabili effetti anche sulla qualità del servizio;
i contratti precari sono accesi anche per periodi che oscillano da un solo mese fino a 12, ma solo coloro che svolgono il servizio per periodi più prolungati acquisiscono le competenze fondamentali e riescono ad avere una conoscenza del territorio di riferimento, consegnando tutta la posta, pacchi e corrispondenza nell'orario di lavoro prestabilito dal contratto;
tali competenze vengono disperse con le mancate stabilizzazioni e la stipula di nuovi contratti a tempo determinato, anche alla luce del fatto che i precari impiegati sono più numerosi rispetto alle stabilizzazioni programmate;
questa forte precarizzazione, l'importanza di riuscire a completare i 12 mesi, così come la dipendenza dalla valutazione del direttore di sede mettono spesso questi lavoratori nelle condizioni di dover rinunciare ad ogni diritto sul luogo di lavoro;
a quanto consta agli interroganti i dipendenti assunti con contratto a tempo determinato – molto spesso – sono indotti attraverso pressioni dei direttori di sede a lavorare fino a 10 ore al giorno, a fronte di un orario che va dalle 6 alle 7 ore e 12 minuti, in quanto obbligati a terminare il giro di consegne, in molti casi senza che sia riconosciuta la relativa retribuzione straordinaria, tanto che molti neoassunti si licenziano solo dopo pochi giorni;
non mancano nemmeno i casi in cui ai lavoratori viene «consigliato» di recarsi al lavoro in anticipo rispetto all'orario regolare per anticipare il lavoro, ma timbrare il cartellino solo al momento dell'inizio dell'orario contrattuale;
anche il diritto al pasto viene spesso compromesso per scongiurare un ulteriore allungamento della permanenza sul luogo di lavoro;
inoltre, non mancherebbero i casi di lavoratori costretti a recarsi a lavoro in condizioni precarie di salute a seguito di esplicite sollecitazioni da parte dei direttori di sede a non produrre certificati di malattia, «consigliando» l'uso dei giorni di ferie per mantenere alti gli standard di qualità;
infine, da quanto si apprende dalla trasmissione Report i direttori dei recapiti stanno facendo firmare delle dichiarazioni in cui i dipendenti dichiarano che la loro permanenza sul luogo di lavoro, senza il riconoscimento di straordinario, è determinata dalla volontà di voler terminare il lavoro e non una richiesta da parte di Poste Italiane –:
quali iniziative intendano intraprendere – per quanto di competenza – affinché si ponga rimedio a queste situazioni non tollerabili per un'azienda così importate per storia e per funzione nel nostro Paese e se non ritengano di convocare i vertici aziendali per concordare tutte le misure volte a porre fine a questa strategia di precarizzazione del lavoro che non possono trovare cittadinanza in un'azienda che vede una quota di partecipazione così importante da parte dello Stato italiano.
(5-04150)
Interrogazioni a risposta scritta:
ORRICO e CAROTENUTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
oltre 300 giornalisti professionisti operanti in Rai, ovvero la principale azienda culturale del Paese titolare del servizio pubblico radio-televisivo, appartenenti alla cosiddetta «Fase 2», sono impiegati da anni con contratti precari a partita iva o assunti con contratti diversi da quello giornalistico;
i giornalisti professionisti di cui sopra rappresentano le risorse umane e professionali che rendono possibile la realizzazione di alcuni fra i più importanti programmi del servizio pubblico come Presa Diretta, Report, Chi l'ha visto, Agorà, la Vita in diretta ed altri ancora;
la Rai, pur essendosi impegnata, con accordo sindacale del 3 maggio 2022, a seguire un percorso di stabilizzazione dei giornalisti sopracitati sulla scia del precedente accordo del 23 luglio 2019 detto «Fase 1», che a sua vola aveva stabilizzato 200 giornalisti, non ha ancora provveduto a dar effettivo seguito a tale vincolo per come richiesto dai giornalisti professionisti della cosiddetta «Fase 2» attualmente in stato di agitazione;
il mancato inquadramento dei già menzionati giornalisti professionisti, spesso risultanti come «autore testi», «presentatore», «regista film-maker», «programmista multimediale» o «esperto tecnico-scientifico» potrebbe addirittura esporre l'azienda al rischio dell'apertura di ingenti contenziosi;
per le ragioni esposte, a quanto consta agli interroganti, la Rai non riconosce i versamenti all'Inpgi (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) ai giornalisti professionisti in questione che svolgono per l'azienda attività giornalistica ma sono diversamente contrattualizzati –:
quali iniziative di competenza si intenda adottare per verificare quali siano le reali modalità contributive che la Rai applica ai giornalisti con contratti di lavoro autonomo, ovvero se effettivamente non sussistano le condizioni per la cosiddetta «rivalsa Inpgi», il contributo integrativo obbligatorio previsto a carico del committente pari al 4 per cento di tutti i compensi lordi corrisposti.
(4-05358)
MANZI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
dal 2010, per contenere gli effetti negativi della crisi finanziaria, le scadenze dei pagamenti dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, spettanti ai dipendenti pubblici, hanno cominciato a essere riviste in senso restrittivo;
il decreto-legge n. 78 del 2010, modificato dalla legge n. 143 del 2013, ha introdotto la rateizzazione in tre tranche: sino a 50 mila euro lordi alla prima data di pagamento, l'eccedenza sino a 100 mila euro dopo 12 mesi, l'eventuale ulteriore eccedenza sopra i 100 mila euro dopo 24 mesi;
la rateizzazione non trova applicazione nei casi di cessazione del rapporto di lavoro per decesso o sopravvenuta inabilità/invalidità;
alla rateizzazione ha fatto seguito, prima con decreto-legge n. 138 del 2011 (articolo 1, comma 22, lettera a)) e poi con legge n. 147 del 2013 (articolo 1, comma 484, lettera b)), lo spostamento in avanti della data di primo pagamento rispetto alla cessazione del lavoro già fissata dal decreto-legge n. 79 del 1997;
il combinato disposto di tali norme ha determinato il fatto che la liquidazione del trattamento di fine servizio possa avvenire sino a 24 mesi dopo la cessazione del lavoro, e che per il completo pagamento del Tfs possano poi essere necessari ulteriori 27 mesi, di cui 24 mesi per rendere possibile il pagamento della eventuale terza rata e 3 mesi per tempi tecnici di liquidazione;
a fronte di tempi così lunghi di pagamento, non è previsto alcun meccanismo di rivalutazione del Tfs, il cui importo resta fermo al momento della cessazione del lavoro, mentre gli interessi di mora scattano solo nel caso in cui il pagamento subisca ulteriori ritardi oltre quelli consentiti dalla legge;
la disciplina che si applica ai lavoratori dei comparti privati è diversa: il trattamento di fine rapporto, infatti, generalmente viene liquidato entro un mese dalla cessazione del rapporto di lavoro;
se si confrontano le due normative emerge la evidente disparità di trattamento che danneggia ingiustamente i lavoratori del pubblico impiego;
il differimento della liquidazione, infatti, non solo inibisce la possibilità per il dipendente pubblico di dare concretezza ai suoi legittimi e sacrosanti progetti di vita. Esso si traduce anche in un danno di natura economica. Si pensi alla recente fiammata inflazionistica, che in soli tre anni ha decurtato il potere di acquisto di salari e pensioni di 17/18 punti percentuali. Questo significa che l'indennità di buonuscita corrisposta dopo tre anni viene a perdere quasi un quinto del suo valore effettivo;
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 130 del 23 giugno 2023, pur senza giungere alla declaratoria di incostituzionalità, ha affermato come la normativa citata, dopo tutti questi anni, non sia più giustificata dalla necessità di concorrere «al consolidamento dei conti pubblici attraverso il contenimento della dinamica della spesa corrente» e come sussista il rischio concreto che essa comprometta la funzione retributiva e previdenziale della indennità di fine rapporto «in contrasto con i princìpi costituzionali che, nel garantire la giusta retribuzione, anche differita, tutelano la dignità della persona umana»;
i reiterati moniti della Corte costituzionale hanno condotto ad un unico intervento legislativo che ha previsto la possibilità per i dipendenti pubblici di ricevere un anticipo della liquidazione, ma in forma di finanziamento a titolo oneroso –:
se e quali iniziative di competenza, in particolare di carattere normativo, intendano intraprendere per sanare il vulnus determinato dal differimento della corresponsione delle prestazioni in esame per i lavoratori dipendenti pubblici.
(4-05361)
PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE
Interrogazione a risposta scritta:
FARAONE. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con decreto n. 20 del 20 marzo 2025, il Commissario delegato per l'emergenza idrica in Sicilia, Dottor Nicola Dell'Acqua, ha disposto – tra le altre misure – l'installazione, da parte della società Siciliacque, di un dissalatore mobile, definito provvisorio (fase 1), in un'area demaniale in concessione alla società Enel, in prossimità della spiaggia di Marinella di Porto Empedocle;
la collocazione dell'impianto ricade in una delle poche spiagge libere limitrofe al centro storico e all'area turistica del bacino portuale della cittadina, con potenziali impatti rilevanti sotto il profilo paesaggistico, ambientale ed economico;
solo in una successiva fase (fase 2) è prevista l'installazione del dissalatore definitivo nella zona industriale ex Area di sviluppo industriale, dove erano già presenti impianti di dissalazione dagli anni '90 e dove insistono tuttora opere murarie e tubazioni di proprietà della Regione Siciliana realizzate proprio a tale scopo;
alla luce degli strumenti di programmazione urbanistica ed economica esistenti e considerato che, comunque, per far fronte all'emergenza idrica che si teme possa verificarsi nella prossima stagione estiva, il ripristino di impianti di dissalazione di acqua marina per usi potabili, già esistenti sul territorio empedoclino dal 1990, in zona industriale ex Area di sviluppo industriale, possa costituire una delle soluzioni emergenziali da adottare nel breve e medio termine;
le potenzialità economiche del litorale empedoclino dal punto di vista turistico rischiano di essere compromesse da tale installazione, definita provvisoria, se questa dovesse protrarsi nel tempo in prossimità della spiaggia di Marinella –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione sopra descritta e quali valutazioni siano state effettuate, anche in sede istruttoria, circa l'opportunità di collocare il dissalatore mobile in un'area demaniale in concessione a un soggetto privato, in prossimità di una delle poche spiagge pubbliche di Porto Empedocle;
quali iniziative di competenza si intendano adottare affinché l'installazione dell'impianto, sin dalla fase 1, venga realizzata direttamente nell'area industriale ex Area di sviluppo industriale, già infrastrutturata e interamente pubblica, così da evitare ulteriori compromissioni ambientali e paesaggistiche in un'area a vocazione turistica;
quali garanzie concrete siano previste in ordine alla realizzazione della fase 2, con particolare riferimento:
a) ai tempi di progettazione, autorizzazione e messa in esercizio del dissalatore definitivo nella zona ex Area di sviluppo industriale;
b) alla disponibilità e stanziamento effettivo delle risorse economiche necessarie;
c) alle tempistiche e modalità di dismissione dell'impianto provvisorio, nonché al completo ripristino ambientale dell'area attualmente interessata, inclusa la restituzione della spiaggia e delle pertinenze alla destinazione originaria (inclusa l'area adibita a parcheggio per i bagnanti e gli utenti locali).
(4-05355)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Interrogazione a risposta scritta:
LACARRA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
nella seduta n. 470 della Camera dei deputati del 23 aprile 2025 è stato accolto dal Governo l'ordine del giorno n. 9/02308-A/61, a prima firma dell'interrogante, che impegna il Governo ad adottare una norma di interpretazione autentica relativa all'articolo 3, comma 1, lettera d), numero 3.1), del decreto-legge n. 25 del 2025;
in particolare, l'ordine del giorno chiede di chiarire che la disposizione in questione si applichi anche alle graduatorie vigenti alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge, estendendone la validità triennale;
tale chiarimento si rende necessario per garantire uniformità interpretativa e per evitare incertezze applicative che potrebbero penalizzare numerosi idonei inseriti in graduatorie di concorsi pubblici banditi dagli enti locali;
a distanza di oltre due mesi dall'accoglimento dell'ordine del giorno, non risulta ancora adottata alcuna norma di interpretazione autentica, né sono giunte indicazioni ufficiali da parte del Governo in merito alla tempistica prevista –:
per quale motivo il Governo non abbia ancora provveduto all'adozione di iniziative per una norma di interpretazione autentica richiesta dall'ordine del giorno n. 9/02308-A/61;
quali iniziative di competenza intenda assumere per dare seguito all'impegno assunto in sede parlamentare e in quali tempi intenda procedere all'adozione della suddetta norma.
(4-05347)
SALUTE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 10 giugno 2025 è stato pubblicato sulla rivista Environmental health uno studio condotto dal team dell'istituto Ramazzini, guidato dalla Dottoressa Fiorella Belpoggi, che dimostra la cancerogenicità del glifosato e delle sue formulazioni (Gbh) anche a dosi corrispondenti ai limiti ammessi dall'Unione europea;
lo studio ha evidenziato un aumento significativo di tumori benigni e maligni in più sedi anatomiche nei ratti esposti a glifosato, confermando le preoccupazioni già espresse dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che lo classifica come «probabile cancerogeno per l'uomo»;
il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo, impiegato sia in agricoltura che nella gestione del verde pubblico da parte dei comuni;
il regolamento dell'Unione europea 2023/2660 ha rinnovato l'autorizzazione all'uso del glifosato fino al 2033, ma ha fissato limiti di impiego: 1,44 kg/ha/anno in agricoltura, 1,8 kg/ha/anno per aree agricole e non agricole, e 3,6 kg/ha/anno per aree non agricole;
in Veneto il glifosato è ampiamente utilizzato nei trattamenti presemina, nella gestione delle stoppie e nel diserbo di aree pubbliche;
la salute pubblica, la qualità delle acque e la biodiversità, in particolare api e insetti impollinatori, sono beni da tutelare con la massima precauzione;
è necessario garantire trasparenza e informazione ai cittadini e promuovere alternative sostenibili –:
se a tutela della salute dei cittadini non ritenga necessario assumere iniziative di competenza volte a vietare o limitare fortemente l'uso del glifosato sul territorio nazionale, e nelle more dell'assunzione di queste iniziative se non intenda promuovere un'adeguata e capillare informazione sui rischi sanitari e ambientali legati all'uso del glifosato, anche il collaborazione con la regione Veneto e con le altre regioni, promuovendo l'adozione di metodi alternativi e biologici per il controllo delle infestanti, sia in agricoltura che nella gestione del verde pubblico.
(5-04148)
MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la direttiva 2011/24/UE del 9 marzo 2011 (attuata con il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 38) definisce rare le malattie che presentano una soglia di prevalenza di non più di cinque pazienti su 10.000;
si tratta spesso di malattie gravi, a carattere cronico e potenzialmente letali: i pazienti affetti da malattie rare incontrano difficoltà nella ricerca di una diagnosi e di cure per migliorare la qualità di vita e aumentare le proprie aspettative di vita;
in ragione della gravità e delle molteplici conseguenze che le malattie rare comportano, alcune sono state riconosciute come invalidanti e inserite all'interno della «Tabella indicativa delle percentuali d'invalidità per le minorazioni e per le malattie invalidanti» del Ministero della salute, di cui al decreto ministeriale del 5 febbraio 1992, istituita sulla base della classificazione internazionale (Icd) dell'organizzazione mondiale della sanità, che dovrebbe essere aggiornata periodicamente;
all'interno di tale tabella sono presenti alcune malattie rare, per le quali è stata fissata una percentuale di invalidità ma, per tutte quelle non incluse esplicitamente nell'elenco, per l'eventuale calcolo di tale percentuale, vengono prese in considerazione dalle commissioni Inps le infermità che interessano uno o più organi e apparati che caratterizzano la patologia o comunque lo stato di salute e la capacità lavorativa della persona richiedente;
alcune malattie rare sono tali da non permettere alle persone che ne sono affette di vivere una serena quotidianità, di avere una normale integrità psico-fisica e, di conseguenza, di poter svolgere attività lavorative;
uno di questi casi è rappresentato della sindrome di Scheuermann (codice ICD: M42.0), patologia rara e degenerativa, che riassorbe le cartilagini e comporta dolori continui e il potenziale blocco di alcuni arti. Vista l'inefficacia delle terapie in commercio, si tratta di una patologia molto dolorosa, soprattutto se i sintomi sono gravi ed ha un forte impatto sulla qualità della vita e sulla capacità lavorativa di chi ne è affetto;
tale patologia ha effetti significativi sulla salute e sulla qualità della vita delle persone affette;
la maggior parte dei pazienti presenta infatti una postura con le spalle in atteggiamento curvo in avanti e possono presentare una lieve lombalgia persistente. Alcuni hanno un aspetto simile ai soggetti con sindrome di Marfan; la lunghezza del tronco e degli arti è sproporzionata. La normale cifosi toracica è aumentata diffusamente o localmente;
situazioni di questo tipo coinvolgono molte persone a cui sono state diagnosticate malattie rare, non ottenendo di fatto il riconoscimento dell'invalidità civile la quale permette, a chi realmente impossibilitato in tutto o in parte a svolgere attività lavorative, di vivere una vita dignitosa –:
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché si aggiorni la tabella, di cui al decreto ministeriale del 5 febbraio 1992, per includere anche la sindrome di Scheuermann, al fine di un riconoscimento più agevole dell'invalidità civile, che possa garantire diritti e dignità per il progetto di vita per i pazienti e i loro famigliari.
(5-04151)
ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
con decreto dirigenziale del 9 aprile 2025, il Ministero della salute ha autorizzato in deroga per 120 giorni l'uso del pesticida «Closer» (reg. n. 16886), contenente la sostanza attiva sulfoxaflor, per il trattamento dei vigneti contro Scaphoideus titanus e Planococcus ficus;
il sulfoxaflor è uno dei cinque principi attivi neonicotinoidi vietati in pieno campo dall'Unione europea (regolamento UE 2022/686) per la sua tossicità letale per api e impollinatori, con autorizzazione limitata alle sole serre permanenti;
il WWF Italia, in un comunicato dell'11 giugno 2025, ha denunciato la pericolosità di questa deroga, sottolineando che: esistono 148 formulati alternativi per il controllo di Scaphoideus titanus e 122 per Planococcus ficus, meno tossici per gli organismi non bersaglio; le aziende agricole biologiche già adottano metodi alternativi efficaci e sostenibili; il Piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei fitofarmaci è scaduto dal 2019 e non è stato aggiornato;
l'uso di pesticidi come il sulfoxaflor può comportare gravi rischi per la salute pubblica, la biodiversità e la qualità delle acque;
non è dato sapere all'interrogante se la regione del Veneto abbia informato tempestivamente i cittadini, gli apicoltori e le aziende agricole biologiche e non circa la deroga all'uso del pesticida «Closer» e i relativi rischi per la salute e per gli impollinatori, né siano state assunte misure di prevenzione e monitoraggio per tutelare la salute pubblica, le api e gli altri insetti impollinatori, nonché la qualità delle acque superficiali e sotterranee;
non sono note le quantità utilizzate in virtù della deroga del pesticida «Closer» contenente sulfoxaflor autorizzato in deroga per 120 giorni –:
quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, a tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente, per il ritiro dell'autorizzazione in deroga per 120 giorni dell'uso del pesticida «Closer», promuovendo attivamente l'adozione di metodi biologici e alternativi, meno impattanti per la salute e l'ambiente, anche attraverso incentivi, formazione e assistenza tecnica.
(5-04152)
Apposizione di una firma ad una interpellanza.
L'interpellanza urgente Barzotti e altri n. 2-00645, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 giugno 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ferrara.