XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
il quadro macroeconomico mondiale è attualmente esposto a rischi significativi e difficili da valutare. A contribuire a tale incertezza concorrono, da un lato, i segnali contraddittori provenienti dalla politica commerciale protezionistica degli Stati Uniti e, dall'altro, l'escalation del conflitto tra Israele e Iran. Pertanto, anche la politica economico-monetaria nell'area euro si trova nuovamente impelagata in un contesto di elevata incertezza;
la svolta protezionista dell'Amministrazione statunitense appare l'estremo tentativo di rimediare a un'imponente esposizione debitoria verso l'estero, che sfiora i 29.000 miliardi di dollari, pari all'80 per cento del Prodotto interno lordo. Una crisi che ha visto gli Usa avvilupparsi dopo il crollo dell'Unione Sovietica e l'inizio della globalizzazione deregolata e che ha indotto il Presidente Trump a cercare di proteggersi contro il rischio di acquisizioni di capitali in mani straniere avverse, ricorrendo alla cosiddetta strategia del friend shoring, ossia dividendo il mondo e i suoi creditori internazionali in due grandi blocchi economici: da un lato i Paesi occidentali che definisce «amici» e i loro sodali, con i quali continuare a intrattenere affari purché accettino le condizioni imposte, dall'altro quelli che definisce «nemici» da tenere alla larga, Cina in primo luogo, ma anche vari altri Paesi creditori, oppure storicamente alleati non disposti ad accettare le nuove condizioni;
quello impresso dal Presidente Trump rappresenta, sicuramente, un cambiamento epocale rispetto al passato recente. Dalla fine della Seconda guerra mondiale e fino almeno alla grande crisi finanziaria del 2008, gli Stati Uniti hanno rappresentato sia l'avanguardia che i principali sponsor del libero commercio internazionale, facendo della riduzione dei dazi tra Paesi e della globalizzazione delle catene del valore il cardine dell'attuale sistema economico mondiale. Già da alcuni anni le amministrazioni Usa avevano iniziato a rivedere la loro posizione globalista, ma ora Trump inverte decisamente la rotta, portando indietro le lancette di quasi un secolo: se andrà come annunciato, il dazio medio, pesato per il commercio, applicato dagli Stati Uniti al mondo, sarà intorno al 13 per cento, quasi il decuplo rispetto all'1,4 per cento degli anni di massima liberalizzazione;
sebbene dal 9 aprile 2025 sia ancora in vigore una moratoria, più volte modificata nei termini, e siano stati avviati numerosi colloqui tra le parti interessate, un duraturo accordo è ancora di là da venire. Nel frattempo, è stato introdotto un dazio aggiuntivo del 10 per cento su tutte le importazioni da qualsiasi Paese verso gli Stati Uniti e, contestualmente, un dazio maggiorato fino al 50 per cento sulle importazioni di acciaio ed alluminio, per una lista di Paesi non allineati sulle posizioni strategiche statunitensi. Per l'Unione europea è stato introdotto un dazio ulteriore del 20 per cento generalizzato su tutte le merci;
la storia insegna che forme scoordinate di protezionismo, attuate attraverso l'apertura di negoziati con i vari Paesi minacciati, al fine di concludere accordi differenziati, esacerbano le tensioni internazionali e possono creare condizioni tali da far precipitare le dispute economiche in veri e propri scontri militari;
l'offensiva sferrata all'economia mondiale dalla minacciosa politica commerciale protezionistica dell'Amministrazione statunitense, che punterebbe, inoltre, a ridefinire gli equilibri economici internazionali, oltre ad aver scosso sensibilmente i mercati azionari, ha cominciato a generare tensioni commerciali. Tali tensioni impongono l'urgente avvio di un processo di riorganizzazione del mercato globale, anche alla luce del pesante impatto che i dazi, influenzando consumatori, imprese e competitività globale, produrrebbero sia in termini di export sia di occupazione;
la forte incertezza sui dazi made in Usa incide sulle prospettive globali. Tra le maggiori fonti di incertezza che attualmente gravano sulle prospettive internazionali, oltre alle guerre vere e proprie, c'è la guerra commerciale che potrebbe scatenarsi qualora l'Amministrazione Trump portasse avanti con determinazione il drastico cambio di rotta nella politica commerciale preannunciato agli inizi di aprile del 2025;
le potenziali e pesanti ricadute del protezionismo statunitense, tramite l'imposizione di dazi generalizzati su tutto l'import, segnano un passaggio cruciale capace di mettere in crisi definitivamente il già precario ordine mondiale e di ridisegnare la geografia del commercio internazionale (stante anche il peso dell'economia transatlantica, pari al 33 per cento del Prodotto interno lordo mondiale): tutti i continenti, alle prese con ignoti e temuti scenari, stanno valutando un cambio di approccio, diversificando o consolidando le strategie politico-diplomatiche e i propri rapporti commerciali;
gli effetti a lungo termine di protezionismo conflittuale e non coordinato possono essere complessi e variegati, influenzando diversi aspetti economici e sociali, e si possono sostanzialmente così riassumere:
a) stagnazione economica globale determinata dalla riduzione degli scambi commerciali e dall'aumento dei costi per le imprese, circostanza che può rallentare la crescita economica e ridurre gli investimenti internazionali;
b) elevata inflazione determinata dall'aumento dei prezzi dei beni importati, fenomeno particolarmente preoccupante in caso di livelli già alti, poiché può limitare la capacità delle banche centrali di tagliare i tassi di interesse per stimolare l'economia;
c) ridisegno delle catene di approvvigionamento poiché, a lungo termine, i dazi possono spingere le aziende a ristrutturare le loro catene di approvvigionamento, spostando la produzione in Paesi non soggetti a tariffe: una situazione che può portare a una maggiore diversificazione dei mercati e a una riduzione della dipendenza da un singolo partner commerciale;
d) diversificazione dei mercati e rafforzamento industriale, poiché i Paesi colpiti dai dazi possono reagire cercando nuovi mercati e rafforzando le loro industrie interne (come nel caso della Cina, che ha risposto ai dazi statunitensi aumentando i sussidi all'industria high-tech);
e) isolamento economico e politico con immaginabili conseguenze negative sul Prodotto interno lordo e sulla competitività globale;
f) effetti sugli investimenti, poiché la riduzione dei dazi può aumentare gli investimenti del 4-6 per cento, mentre l'aumento dei dazi può avere l'effetto opposto, riducendo la fiducia degli investitori e la disponibilità di capitali per le imprese;
i dazi generano frammentazione economica, che impatta sul flusso dei beni e dei servizi, i cui effetti possono essere differiti di diversi mesi, creando un clima di incertezza che nell'immediato comporta un freno a consumi e investimenti. Più ambiguo risulta, invece, l'impatto dei dazi sull'inflazione: nell'immediato si configura come deflattivo, mentre nel lungo periodo, stante la globalizzazione delle catene del valore, comporta una crescita dei prezzi;
così come l'apertura commerciale e finanziaria verso l'estero di un Paese e i conseguenti processi di specializzazione produttiva, anche le politiche protezioniste, producono un importante impatto negativo sulla stabilità lavorativa, rappresentando, perciò, un pericoloso fattore di rischio per la tenuta dell'intero sistema, oltre che economico, soprattutto sociale;
una possibile soluzione è rinvenibile nel rilancio del cosiddetto social standard per la regolazione dei movimenti internazionali di merci e di capitali, sostanzialmente una sintesi aggiornata di proposte avanzate da tempo dall'Ilo (l'agenzia dell'Onu per lavoro e politiche sociali), di regole presenti nei Trattati dell'Unione europea e di clausole contenute nello statuto del Fondo monetario internazionale, che già in passato ha ricevuto l'attenzione del Parlamento europeo;
il nucleo dello standard consiste in una limitazione dei commerci con quei Paesi che attuino politiche di competizione al ribasso sui salari, sulle condizioni di lavoro, sul fisco, sui regimi di tutela ambientale e sanitaria, rispetto a un comune obiettivo di riferimento e alla posizione da cui partono. Tale meccanismo, così congegnato, potrebbe sanzionare, per esempio, non solo la Cina, che reprime i sindacati indipendenti, o la Romania che taglia il welfare per sussidiare gli investimenti delle multinazionali, ma anche la Germania, che comprime il salario per unità prodotta, gli Stati Uniti che abbattono i vincoli ambientali alla produzione o la stessa Italia che, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, sta smantellando il diritto del lavoro;
il social standard rappresenta una soluzione esattamente opposta all'agenda con cui gli esponenti delle destre di governo in Europa vorrebbero inaugurare la trattativa con il Presidente Usa Trump, convinti che lo squilibrio internazionale vada invece affrontato con una scellerata miscela di protezionismo liberista: una sorta di dumping a tutto campo, che non risolverà la crisi mondiale ma aggraverà le condizioni del lavoro, della salute e dell'ambiente;
riguardo all'impatto della politica protezionista statunitense sull'economia italiana, fortemente basata sulle esportazioni, con gli Usa come terzo partner commerciale, la Banca d'Italia ha ridotto le stime del Prodotto interno lordo: si attesterebbe a +0,6 per cento nel 2025, +0,8 per cento nel 2026, +0,7 per cento nel 2027. Si ridurrebbe, quindi, ulteriormente una crescita già anemica, all'interno di uno scenario che tiene solo parzialmente conto dei dazi, ma non considera l'impatto delle eventuali ritorsioni e l'andamento dei mercati. Tutto ciò potrebbe abbassare ulteriormente il Prodotto interno lordo e determinare addirittura una recessione;
l'Istat ha elaborato una stima di quanto pesino il clima di incertezza economica e i dazi commerciali degli Usa sulla crescita dell'Italia: secondo tale analisi, queste variabili potrebbero comportare una perdita dello 0,2 per cento del Prodotto interno lordo nel 2025 e un incremento dello 0,3 per cento sulla crescita nel 2026;
il commercio bilaterale tra Italia e Usa vale 92 miliardi di euro, con il nostro Paese che occupa il secondo posto tra gli esportatori europei subito dopo la Germania. Nel 2024, l'Italia ha esportato beni negli Stati Uniti per un valore di 64,8 miliardi di euro, cifra in crescita costante dal 2013. Rispetto al 2023, l'export ha subito una leggera flessione del 3,6 per cento;
al contempo, il nostro è uno dei Paesi europei con il maggior surplus commerciale nei confronti degli Usa, pari a circa 43 miliardi di euro, con un export composto principalmente da macchinari (38 per cento), prodotti chimici e derivati (20 per cento), manufatti finiti (19 per cento) e semilavorati (9 per cento). Di questi, una grossa parte è rappresentata da prodotti ad alto valore aggiunto, come macchinari industriali (11 miliardi di euro), veicoli (7 miliardi di euro), moda e abbigliamento (5 miliardi di euro). L'agroalimentare costituisce invece l'11 per cento delle esportazioni per un valore di 7,2 miliardi di euro, principalmente composto da bevande, prodotti caseari e prodotti alimentari vari: esempi da menzionare sono sicuramente vini, formaggi e prodotti contrassegnati dalle sigle Dop, Igp, Stg. Nel caso delle bevande alcoliche, gli Usa rappresentano un importante mercato di sbocco, assorbendo una quota del 25 per cento dell'export;
dopo l'annuncio dei dazi in data 2 aprile 2025 la Banca d'Italia ha dovuto rivedere al ribasso le prospettive di crescita dell'economia italiana, che si attesterebbe intorno allo 0,6 per cento; una stima decisamente cauta, che tiene conto dello scenario peggiore: quello in cui gli Usa, dopo la moratoria, potrebbero decidere di imporre dazi del 20 per cento. Le esportazioni italiane subirebbero, in tal caso, una stagnazione causata dalla perdita di quote di mercato statunitense, che nel breve-medio termine potrebbe essere compensata dalla ricerca di sbocchi verso nuovi mercati. Tale ragionamento non varrebbe per l'export agroalimentare, solitamente rivolto a una fascia di consumatori medio-alta, che potrebbero ritenere trascurabili eventuali aumenti di prezzo dei nostri prodotti;
infine, gli effetti dei dazi non colpiranno la penisola in modo uniforme: le regioni più esposte sono infatti Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, le quali rappresentano metà delle esportazioni italiane negli Usa;
riguardo all'impatto diretto dei dazi statunitensi sul made in Italy a soffrire maggiormente saranno i settori più vocati all'export e che hanno oltre Oceano uno dei principali mercati di sbocco: dal vino all'olio di oliva per il quale gli Stati Uniti sono il primo Paese di esportazione dell'extravergine italiano, all'industria delle conserve di pomodoro, ai prodotti Dop che non sono delocalizzabili come il prosciutto di Parma, che può essere prodotto solo all'interno della zona tipica, ai formaggi italiani che vendono negli Usa il doppio di quelli francesi e generano, con un export di 40.867 tonnellate, 486 milioni di euro di fatturato. Tra questi ultimi anche il pecorino, finora rimasto esentato dai dazi imposti a decorrere dal 2019, sarà penalizzato con un dazio del 20 per cento, mentre subiranno sensibili rialzi mozzarella, burrata, ricotta e mascarpone, che passano dal 10 al 30 per cento, il provolone che passa dal 15 al 35 per cento e il gorgonzola che passa dal 20 al 40 per cento. Gli Usa rappresentano il terzo mercato di sbocco dei formaggi italiani dopo Francia e Germania, insomma un mercato fondamentale per quale servirà un negoziato pacato;
a preoccupare, sempre riguardo alla filiera dell'agroalimentare, sarebbe l'ulteriore impennata che il regime doganale annunciato da Trump innescherebbe al fenomeno dell'italian sounding, ovvero quello dei prodotti tarocchi made in Italy, (come ad esempio il Parmesan) che già oggi comporta per l'economia italiana un danno complessivo di oltre 120 miliardi di euro all'anno;
un discorso a parte, inoltre, merita il settore dell'automotive, rispetto al quale gli annunciati dazi statunitensi avrebbero un impatto significativo sul fatturato delle imprese italiane, con una perdita stimata tra 1,4 e 3 miliardi di euro e danni fino a 2,5 miliardi di euro, a fronte di una perdita di circa 15.000 posti di lavoro. Entrando più nello specifico i produttori di veicoli finiti (come Stellantis) potrebbero perdere tra 61 e 200 milioni di euro di fatturato, i sistemisti e modulisti (come ad esempio Marelli e Bosch Italia) registrerebbero un calo stimato tra 100 e 225 milioni di euro, i subfornitori, che rappresentano il 70 per cento della filiera con 1.500 aziende e un fatturato di 25 miliardi di euro nel 2023, potrebbero subire una contrazione tra 1,2 e 2,5 miliardi di euro, mentre gli specialisti (motorsport, aftermarket), subirebbero una perdita di fatturato stimata tra 25 e 70 milioni di euro;
gli annunciati dazi al 20 per cento sulle produzioni europee annunciati dall'Amministrazione Trump spaventano anche il settore della moda italiana che vede negli Usa un importante mercato di sbocco e che già nel 2024 ha sperimentato una flessione delle esportazioni ove l'interscambio di tessile-abbigliamento è stato pari a 2,8 miliardi di euro, in flessione dello 0,7 per cento rispetto al 2023;
in questo scenario, l'Europa potrebbe giocare una partita importante (stante la competenza esclusiva in materia doganale attribuitale dall'articolo 3 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) anche attraverso la pianificazione di un asset allocation meno concentrata sugli Usa, con esposizione stabile su Cina e Giappone e più spazio per l'Europa. Ciò potrebbe aiutare ad affrontare la volatilità dei prossimi mesi;
tuttavia, è soprattutto necessaria una profonda ridefinizione della strategia economica e industriale dell'Unione europea, che abbandoni definitivamente le politiche di austerità e il mercantilismo, liberando lo straordinario potenziale inespresso della domanda interna europea con politiche comuni più espansive (modello NextGenEU):
a) per finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni;
b) per mettere in campo politiche industriali non finalizzate all'economia di guerra, alla difesa, al riarmo, ma alla conversione ecologica, la transizione digitale e l'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo;
c) per aumentare i salari reali, anche al fine di rilanciare i consumi e la domanda aggregata; ciò, nel nostro Paese, coincide innanzitutto col rinnovo di tutti i Ccnl pubblici e privati (in tal senso, i dazi non possono rappresentare l'ennesimo alibi delle nostre controparti per negare/ritardare i rinnovi);
nel caso in cui le trattative con l'Amministrazione Trump dovessero fallire, l'opzione di reagire imponendo contro-dazi generalizzati non sarebbe comunque una scelta opportuna, perché causerebbe un'escalation della guerra commerciale pericolosa per l'Europa – con ulteriori effetti recessivi e un aumento dell'inflazione – ma soprattutto sarebbe inutile, poiché l'obiettivo di tornare alla situazione precedente è assolutamente irrealistico;
una risposta mirata potrebbe essere indirizzata verso i servizi digitali e finanziari statunitensi (che, contrariamente alle merci, garantiscono agli Usa un significativo surplus commerciale a danno dell'Europa, pari a 109 miliardi di euro già nel 2023) e in particolare nei confronti delle «big tech», che oltretutto rappresentano ormai un pericolo tangibile per le nostre democrazie, a causa del controllo dei dati e della capacità di condizionare l'opinione pubblica. Ed invero la strategia americana non contempla solo i dazi sulle importazioni ma anche la tassazione delle multinazionali del web. Nel mirino del Memorandum emanato dal Presidente Trump il 20 gennaio 2025 sono presenti principalmente due componenti del progetto Gmt: la qualified domestic minimum tax (Qdmt) e l'under-taxed payment rule (Utpr), accusate di essere imposte «extraterritoriali» introdotte da governi stranieri per sottrarre gettito (quello per arrivare al prelievo minimo effettivo del 15 per cento della Global minimum tax) agli Usa, principale Paese di residenza della casa madre delle multinazionali. La Qdmt e l'Utpr dirotterebbe, infatti, gettito verso il Paese fonte dei profitti, ossia laddove si sono stabilite le sussidiarie estere, o verso altri Paesi stranieri, anche diversi da quello dove si origina il reddito, in cui comunque operano sussidiarie della multinazionale;
anche in questo caso il piano di Trump ha messo, di fatto, la pietra tombale sul progetto della Global minimum tax. È infatti notizia degli ultimi giorni che al vertice del G7 di Kananaskis, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia e Regno Unito hanno accettato (o probabilmente dovuto accettare al fine di favorire un'intesa con l'Amministrazione americana) l'esenzione delle multinazionali Usa, comprese le cosiddette big tech, dal secondo pilastro della riforma Ocse del sistema di tassazione globale: un accordo che costituisce una vittoria diplomatica per l'Amministrazione americana e una conferma di debolezza delle controparti interessate;
l'introduzione della web tax, la tassa digitale pensata per colpire i colossi americani del web come Google, Amazon, Meta e Apple, era stata interpretata dagli Stati Uniti come una misura ostile, alimentando il rischio di ritorsioni tariffarie in altri settori;
ora dal suddetto accordo discende che il futuro mantenimento delle web tax nazionali appare oltre che difficile anche improbabile per i molti Paesi, tra cui anche l'Italia, che in attesa di una definizione a livello internazionale del primo pilastro sistema di tassazione globale proposto dall'Ocse, le avevano introdotte con l'obiettivo di tassare le grandi multinazionali del web;
le misure per agire nella suddetta direzione sono:
a) la tassazione dei profitti realizzati nell'Unione europea, da affiancare alla esistente ma debole Global Minimum Tax;
b) la regolamentazione più stringente e il rilancio degli investimenti continentali su innovazione, ricerca e sviluppo per ricostruire una maggiore autonomia industriale e tecnologica dell'Europa;
c) l'adozione di politiche nazionali e/o europee (sul modello Sure) di sostegno dei settori più colpiti, subordinate alla sussistenza di determinati requisiti e senza distrazione dei fondi Piano nazionale di ripresa e resilienza e coesione, e di protezione del lavoro a tutela sia dei livelli occupazionali (sotto forma di ammortizzatori) sia dei redditi (come restituzione del fiscal drag e detassazione dei rinnovi dei Ccnl);
d) misure e strumenti di carattere straordinario (sotto forma di sanzioni o di disincentivi) per impedire le delocalizzazioni delle imprese e l'afflusso di capitali e investimenti europei verso gli Usa, che aggraverebbero ulteriormente la deindustrializzazione del vecchio continente, in particolare quella del nostro Paese, che ha assistito a un calo della produzione industriale di 26 mesi consecutivi;
e) la riduzione dei costi energetici, l'accelerazione dello sviluppo delle fonti rinnovabili e il rafforzamento dell'autonomia e della sicurezza energetica continentale, per il raggiungimento di un compiuto ed effettivo Green Deal;
l'obiettivo di riequilibrare il cronico disavanzo commerciale Usa verso il resto del mondo, reso possibile grazie all'egemonia monetaria fondata sul «privilegio» del dollaro, non è la sola ambizione dell'Amministrazione Trump, ma il «cavallo di Troia» di una strategia che, nella realtà, punterebbe: a scardinare definitivamente il sistema di regole multilaterali sul libero scambio (Wto), che ha retto la globalizzazione dagli anni '90, per affermare un modello di rapporti commerciali di tipo bilaterale da posizione di forza, basandosi sul «divide et impera»; a ricostruire la base industriale Usa re-internalizzando la produzione attualmente all'estero delle industrie statunitensi e costringendo quelle estere a localizzare la loro negli Usa, per avere accesso a quel mercato senza dazi, offrendo energia a basso costo, riduzione delle imposte e un'ampia deregolamentazione;
con il cosiddetto «Green Deal», l'Europa sta costruendo la propria indipendenza, sicurezza energetica e competitività attraverso il progressivo superamento della dipendenza dalle fonti fossili. Nel solo settore della produzione elettrica, il peso dei combustibili fossili è già calato del 19 per cento nel 2023, mentre quello delle rinnovabili è salito a un record del 44 per cento, spinto da eolico e solare, inoltre l'implementazione del Green Deal nel 2019 e la promozione delle fonti rinnovabili hanno permesso di evitare importazioni di combustibili fossili per 59 miliardi di euro;
nella visione dell'Amministrazione Trump, i dazi imposti all'Europa rappresentano principalmente una leva negoziale per ottenere l'eliminazione di barriere non tariffarie e, in tal senso, un altro obiettivo è proprio lo smantellamento del Green Deal europeo, considerato un rischio strategico di avvicinamento commerciale tra Europa e Cina e un ostacolo alle esportazioni statunitensi verso il mercato europeo. Il suo obiettivo, pertanto, non è solo quello vendere il proprio gas (Gnl) per ridurre lo sbilancio commerciale, ma imporre all'Europa di acquistarlo nel lungo periodo, impedendole così di costruire la propria indipendenza energetica e la propria competitività anche rivolgendosi a nuovi fornitori sui mercati globali, un discorso che vale anche per le tecnologie finali di uso delle fonti fossili, come, per esempio, l'automotive. In tal senso il regolamento europeo 2019/631, sulla riduzione dei livelli di emissioni di CO2 del trasporto su strada, viene pretestuosamente letto come una serie di norme restrittive di mercato, che giustificano l'imposizione di dazi da parte degli Usa. Gli obiettivi di decarbonizzazione del settore auto, infatti, escludono progressivamente le auto tradizionali e spostano il mercato europeo dell'auto elettrica da un prodotto di lusso, in cui Tesla è leader, a un prodotto di massa in cui gli Usa sono più deboli sia rispetto alla Cina e sia rispetto all'industria europea, sensibilmente sostenuta dalle politiche dell'Unione;
una dipendenza dalle fonti fossili statunitensi rischia di ostacolare il tentativo dell'Unione europea di costruire nuove catene del valore più sostenibili, rinunciando a prendere atto dei nuovi equilibri nei mercati globali in cui è partecipe anche la Cina. Una simile scelta finirebbe per danneggiare le imprese italiane, già penalizzate dai costi elevati del gas, e le escluderebbe dalle opportunità offerte da una nuova economia più sostenibile e competitiva, con il rischio, duplice, di legarsi a un fornitore (gli Usa) che non sta esitando a usare la guerra commerciale come strumento di confronto geopolitico e di continuare a investire in infrastrutture fossili, come i rigassificatori, i cui costi andranno ammortizzati in decenni di utilizzo, scoraggiando così un rapido passaggio a forme pulite di energia;
la partita sui dazi Usa rappresenta un banco di prova sia per l'Unione europea sia per il nostro Paese, essendo oramai entrato in crisi il modello di stampo mercantilista incentrato sulle esportazioni e sulla restrizione della domanda interna, interpretato in primo luogo dalla Germania e dai cosiddetti. Paesi «frugali» e poi imposto, attraverso la logica dell'austerità, a tutta l'Unione europea: un modello che, se da un lato ha prodotto lo straordinario surplus commerciale dell'Europa, dall'altro ha comportato il peggioramento dei sistemi di welfare e delle condizioni di vita e di lavoro della grande maggioranza delle persone,
impegna il Governo:
1) a sostenere un negoziato europeo per interrompere l'applicazione dei dazi all'importazione dai Paesi dell'Unione europea da parte dell'Amministrazione statunitense;
2) a predisporre un piano straordinario di sostegno dei settori dell'economia italiana maggiormente esposti agli effetti avversi dalla politica protezionistica made in Usa, come l'automotive e tutto il made in Italy;
3) a promuovere in tutte le sedi internazionali una diversa globalizzazione, basata su accordi di cooperazione fondati sulla piena apertura agli scambi commerciali e finanziari con quei Paesi che aderiscano a determinati «standard» di tutela sociale, sanitaria, ambientale e del lavoro e, viceversa, su limitazioni degli scambi di merci e di capitali con i Paesi che attuino politiche di competizione al ribasso sui salari, sulle condizioni di lavoro, sul fisco e sui regimi di tutela ambientale e sanitaria;
4) a favorire una globalizzazione che tenda a promuovere e migliorare, anziché peggiorare, gli standard sociali e del lavoro nei Paesi che scelgono politiche di apertura verso l'estero e, viceversa, a limitare i commerci con quelli che attuano politiche di competizione al ribasso sui salari, sulle condizioni di lavoro, sul fisco e sui regimi di tutela ambientale e sanitaria;
5) a respingere la pressione dell'Amministrazione Trump, volta a far aumentare gli acquisti da parte dei Paesi europei di beni energetici (Gnl) e di sistemi d'arma Usa, anche attraverso la pretesa di elevare il vincolo di spesa minima per la difesa dei Paesi Nato dall'attuale 2 per cento al 5 per cento;
6) a difendere gli interessi sottesi al Green Deal, quale metro dell'autonomia energetica dell'Europa e di protezione di cittadini, imprese e spesa pubblica dagli impatti crescenti del cambiamento climatico;
7) a sollecitare in sede europea la liberazione dello straordinario potenziale inespresso della domanda interna con politiche comuni più espansive (modello NextGenEU) al fine di:
a) finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni;
b) mettere in campo politiche industriali non finalizzate all'economia di guerra, alla difesa, al riarmo, ma alla conversione ecologica, alla transizione digitale e all'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo;
c) rilanciare i consumi e la domanda aggregata attraverso l'aumento dei salari reali e il rinnovo dei contratti di lavoro;
d) tassare i profitti realizzati nell'Unione europea;
e) regolamentare e rilanciare gli investimenti continentali su innovazione, ricerca e sviluppo per ricostruire una maggiore autonomia industriale e tecnologica dell'Europa;
f) adottare politiche nazionali e/o europee (sul modello Sure) di sostegno dei settori più colpiti dai dazi Usa, subordinate alla sussistenza di determinati requisiti e senza distrazione dei fondi del Piano nazionale e resilienza e coesione, e di protezione del lavoro a tutela sia dei livelli occupazionali (sotto forma di ammortizzatori) che dei redditi (come restituzione del fiscal drag e detassazione dei rinnovi dei Ccnl);
g) adottare misure e strumenti di carattere straordinario (sotto forma di sanzioni o di disincentivi) per impedire le delocalizzazioni delle imprese e l'afflusso di capitali e investimenti europei verso gli Usa, che aggraverebbero ulteriormente la deindustrializzazione del vecchio continente, in particolare quella del nostro Paese, che ha visto un calo della produzione industriale per 26 mesi consecutivi;
h) ridurre i costi energetici, accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili e rafforzare l'autonomia e la sicurezza energetica continentale per il raggiungimento di un compiuto ed effettivo Green Deal.
(1-00469) «Grimaldi, Ghirra, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Mari, Piccolotti, Zaratti».
Risoluzioni in Commissione:
L'VIII Commissione,
premesso che:
il Forum economico mondiale 2019 ha ribadito il fatto che la sicurezza idrica sia la principale istanza geopolitica del futuro, perché rappresenta la rete «che tiene insieme le sfide su cibo, energia, clima, crescita economica e sicurezza che l'economia mondiale dovrà affrontare nel corso dei prossimi due decenni». L'acqua rappresenta, quindi, uno dei settori prioritari in cui una buona governarle partecipata diventa fondamentale per la tutela e la salute dei corpi idrici;
la corretta gestione dei bacini idrografici, unita a un'efficace azione di tutela delle acque è, per il nostro Paese, oggi più che mai, una delle questioni prioritarie da affrontare, anche alla luce degli ormai evidenti e sempre più gravi effetti dei cambiamenti climatici, causa dei conseguenti costi in termini economici, ambientali e di vite umane;
fiumi, laghi e zone umide, lagune costiere, litorali marini e falde acquifere sono ambienti naturali in cui hanno luogo importanti servizi ecosistemici, pertanto la loro tutela e corretta gestione sono fondamentali per garantire l'uso plurimo delle acque;
la recente «Strategia dell'Ue sulla biodiversità per il 2030» afferma che «occorre adoperarsi di più per ristabilire gli ecosistemi di acqua dolce e le funzioni naturali dei fiumi», eliminando o adeguando le barriere che impediscono il passaggio dei pesci migratori, recuperando la continuità ecologica e geomorfologica al fine di ripristinare il naturale flusso di sedimenti. È determinante garantire la manutenzione del territorio che assecondi la naturale dinamica fluviale, tutelando i servizi ecosistemici e intervenendo puntualmente sulla base di piani redatti con competenze interdisciplinari;
già dal 2000, il World water forum definisce i contratti di fiume come forme di accordo che permettono di «adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale»;
i contratti di fiume, disciplinati in Italia dall'articolo 68-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale», rappresentano uno strumento avente una forte carica ideale e innovativa nella pianificazione e cura delle acque. Essi possono fornire un contributo fondamentale per innalzare la qualità della gestione ambientale dei territori fluviali, contribuendo a porre in essere una gestione integrata dei rischi idraulico-geologici e una manutenzione dei corsi d'acqua informati ai principi di inclusività, sostenibilità ambientale, sociale, organizzativa ed economica, purché conformi alle previsioni della pianificazione di bacino vigente; attualmente, tutti i piani di gestione distrettuali, vi fanno riferimento come misure non strutturali dei relativi programmi di misure, perché considerati come strumenti utili ad una più efficiente ed efficace attuazione degli obiettivi di buona qualità ambientale e di sicurezza previsti a livello comunitario dalla direttiva quadro «acque» (2000/60/CE), e dalle direttive «alluvioni» (2007/60/CE), la direttiva «habitat» (92/43/CEE) e la direttiva relativa alla «strategia marina» (2008/56/CE);
i contratti di fiume, intesi anche nelle forme dei contratti di lago, aree umide, lagune costiere, litorali marini e falde, coinvolgono costantemente tutti i soggetti operanti nel territorio, incentivando la condivisione, il sostegno e la responsabilità nelle azioni che si intendono perseguire, favorendo una maggiore consapevolezza delle comunità locali sul valore del bene acqua e degli ecosistemi acquatici; essi rappresentano un'opportunità per coinvolgere la base del Governo territoriale dei bacini idrografici per incrementare, in tal modo, l'efficacia dell'azione delle pubbliche amministrazioni avviando quella manutenzione del territorio che troppo spesso è insufficiente ma che rappresenta un prerequisito fondamentale per la prevenzione dei disastri naturali e il superamento della sola logica dell'emergenza. Infine, essi garantiscono ai territori, il necessario sostegno per lo sviluppo ecocompatibile, anche di tipo economico;
i contratti di fiume possono contribuire, secondo quando disposto dall'articolo 9 della Costituzione, alla tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. Si connotano anche per il ruolo positivo che garantiscono per la riduzione della vulnerabilità dei territori a causa dei sempre più frequenti e disastrosi accadimenti a causa dei fenomeni naturali estremi;
i contratti di fiume possono agire efficacemente nella territorializzazione delle politiche pubbliche di lotta al dissesto idrogeologico, nonché nel contrasto all'emergenza idrica, favorendo la programmazione, l'attuazione e il monitoraggio degli interventi, garantendo l'interoperabilità tra le banche dati esistenti;
peraltro, i contratti di fiume hanno dimostrato di sapere integrare tra loro discipline, obiettivi e politiche per la gestione integrata dei corpi idrici e dei bacini idrografici, attraverso il miglioramento della governance multi-stakeholder e la promozione della partecipazione attiva;
in Italia, sin dal 2007, il Tavolo nazionale dei contratti di fiume ha operato mettendo a sistema le esperienze dei contratti di fiume già diffuse sul territorio nazionale, contribuendo allo scambio di conoscenze, progettualità e buone pratiche che ne ha consentito una significativa diffusione in tutto il Paese, così come risultante dal documento di posizione e proposta approvato dal XII Tavolo Nazionale tenutosi a Napoli il 18-19 dicembre 2023, durante il quale, facendo sintesi delle 18 assemblee regionali che lo hanno preceduto, sono stati esaminati i risultati raggiunti e le sfide ritenute prioritarie da affrontare per il futuro dei CdF italiani, obiettivo che si fa proprio col presente atto di indirizzo; oggi, in Italia, si contano 83 contratti di fiume sottoscritti con atto di impegno e con i relativi programmi d'azione, a fronte degli oltre 200 procedimenti di contratti di fiume in essere, giunti a diversi stadi di sviluppo, distribuiti in tutte le regioni italiane e ricomprendenti, oltre che gli ambiti fluviali, anche altri ecosistemi acquatici quali laghi, aree umide, lagune costiere, litorali marini e falde;
con la Piattaforma nazionale dei CdF, realizzata grazie all'attività svolta dall'Osservatorio nazionale dei contratti di fiume presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, all'interno del progetto CReIAMOPA finanziato nell'ambito del Programma operativo nazionale governance e capacità istituzionale 2014-2020, si è dato avvio a uno strumento di monitoraggio dei CdF italiani, potendo così dare seguito, anche attraverso una apposita struttura di monitoraggio, all'attività di promozione, formazione, supporto operativo e diffusione dei CdF in ambito nazionale;
la Water action agenda ha promosso, nell'ambito della UN water conference 2023 di New York, il lancio di impegni volontari (commitments) per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare dell'obiettivo 6 «Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie» (SDG6) dell'Agenda 2030. In tale contesto l'Italia ha presentato a marzo 2023 un totale di 18 impegni, annunciati in plenaria alla Conferenza dal Ministro Pichetto Fratin, tra i quali figura quello per «Sostenere e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nella gestione integrata delle risorse idriche, la difesa dai rischi e lo sviluppo sostenibile attraverso i Contratti di Fiume» (SDGAction50845);
l'impegno suddetto si è posto i seguenti tre obiettivi:
a) l'attivazione di un sistema di monitoraggio nei distretti idrografici tramite la Piattaforma nazionale dei contratti di fiume;
b) la diffusione dei contratti in tutte le regioni e i distretti idrografici per il miglioramento dei processi decisionali e il supporto all'attuazione delle politiche pubbliche attraverso la creazione di partenariati pubblico-privato e l'attuazione di programmi d'azione;
c) il miglioramento della qualità dei corpi idrici attraverso una gestione più responsabile da parte delle comunità locali, insieme al rafforzamento della resilienza e della sostenibilità socio-economica dei territori coinvolti;
si ravvisa pertanto la necessità di proseguire ed incrementare, a livello nazionale, l'evoluzione e il rafforzamento attuativo dei contratti di fiume, attivando e rendendo stabili opportune forme di monitoraggio e di supporto formativo e finanziario, anche attraverso il riconoscimento di premialità e incentivi in merito al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030, allo sviluppo delle Strategie di sviluppo sostenibile regionali, del Piano nazionale di adattamento climatico (Pnacc) come «ambiti pilota» per l'implementazione in Italia della Nature restoration law;
si ritiene, altresì opportuno sostenere e sviluppare l'azione culturale, educativa e civica rappresentata dai CdF, attraverso la diffusione e il supporto operativo da fornire alle due campagne promosse in questa direzione dal TNCdF: il contratto di fiume delle bambine e dei bambini – delle ragazze e dei ragazzi e la campagna Donne dell'acqua, dedicata all'empowerment femminile nel mondo complesso della gestione delle acque e che sia garantita l'operatività e la continuità alla Piattaforma nazionale dei CdF;
sugli argomenti richiamati si rammentano precedenti atti di indirizzo approvati, ovvero:
la risoluzione n. 8-00271, approvata nel corso della XVII legislatura dalla Commissione VIII, impegnava il Governo pro tempore a una serie di interventi sull'attuazione dei contratti di fiume che oggi richiedono di essere aggiornati e ulteriormente rafforzati, anche alla luce dei nuovi programmi comunitari, rafforzando l'azione dell'Osservatorio nazionale dei contratti di fiume costituitosi presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;
la risoluzione conclusiva n. 8-00092, approvata il 18 novembre 2020 nel corso della XVIII legislatura dalla Commissione VIII, impegnava il Governo pro tempore a sostenere un rafforzamento ed una evoluzione attuativa dei contratti di fiume, a partire dall'inserimento dello strumento dei contratti di fiume all'interno della nuova programmazione europea 2021-2027 e del piano di riparto dei fondi del Recovery fund, riconoscendone la capacità di integrare nel rispetto delle diversità dei singoli territori, tutti i cinque obiettivi strategici, ed in particolare gli obiettivi 2 e 5, della programmazione della politica di coesione 2021-2027;
nella definizione di contratto di fiume rientrano anche – come previsto dalle linee guida in materia elaborate dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica – i contratti di lago, di costa, di acque di transizione, di foce e di falda,
impegna il Governo:
a sostenere un maggior utilizzo dello strumento dei contratti di fiume, in ragione della loro capacità di superare una logica meramente amministrativa e settoriale, consentendo lo sviluppo di partenariati pubblico privati stabili e costituiti, in grado di elaborare in modo più efficace dei programmi d'azione partecipati, con concrete ricadute territoriali che producono comparativamente effetti di maggiore efficacia, promuovendo progetti innovativi e integrati capaci di indicare come prioritarie le infrastrutture «verdi» e «blu», conformi alle previsioni vigenti della pianificazione di bacino, che concorrono alla migliore definizione, ed efficace attuazione, degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico, finalizzate al ripristino della naturalità dei bacini idrici italiani per migliorarne la qualità e lo stato ecologico, garantendo la tutela degli ecosistemi e della biodiversità e la riduzione del rischio idraulico nei territori;
a prevedere un ulteriore, maggior coinvolgimento, nello sviluppo delle azioni di coordinamento nazionale degli interventi a sostegno delle pratiche partenariali partecipative, previste all'interno del PN capacità per la coesione 2021-2027, priorità 3 «Supporto alla governance e all'attuazione della Politica di coesione, azione 3.2 “Sviluppo del coordinamento nazionale degli interventi a sostegno delle pratiche partenariali partecipative”» – delle nuove forme di aggregazione partenariale, attualmente rappresentate dai contratti di fiume, le comunità energetiche e delle Green Community, anche in virtù della capacità effettiva di garantire un approccio partecipato, condiviso e place based alle decisioni e alla gestione dei territori;
a promuovere, anche attraverso i contratti di fiume, in collaborazione con le regioni e le autorità di distretto, interventi di manutenzione idraulica sostenibile e periodica dei bacini e sottobacini idrografici finalizzate al mantenimento delle caratteristiche naturali dell'alveo, alla corretta manutenzione delle foci e della sezione fluviale, anche al fine di ripristinare in tratti di particolare pericolosità per abitati e infrastrutture, adeguate sezioni idrauliche per favorire il deflusso delle acque;
a riconoscere ai contratti di fiume un ruolo analogo a quello già attribuito dalla Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici in corso di approvazione, contribuendo, attraverso il ricorso a forme di consultazione e partecipazione pubblica, alla migliore definizione degli scenari riferiti a determinato orizzonte temporale, riorientando la pianificazione locale e migliorando i contenuti degli strumenti di pianificazione, in conformità con gli obiettivi delle normative ambientali in relazione alla mitigazione della vulnerabilità delle risorse idriche e al contenimento dell'impatto degli eventi estremi;
ad attivarsi, per quanto di competenza, affinché le regioni attingano ai contenuti dei programmi d'azione dei contratti di fiume per la stesura delle strategie regionali per lo sviluppo sostenibile «Verso un'Europa sostenibile entro il 2030», al fine di individuare i principali strumenti per contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile nonché ai contenuti dell'Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, adottata nel 2015 dall'Assemblea generale dell'Onu;
ad adottare iniziative per destinare una quota percentuale di risorse europee e nazionali in materia di dissesto idrogeologico e cambiamenti climatici a interventi individuati nei contratti di fiume;
a consolidare e potenziare le attività dell'Osservatorio nazionale dei contratti di fiume nell'ambito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, affinché possa svolgere con efficacia ancora maggiore il ruolo di monitoraggio, coordinamento, supporto e di impulso dello sviluppo dei contratti di fiume sul territorio nazionale, incrementando altresì l'attività di formazione rivolta alle amministrazioni pubbliche su tali temi;
a promuovere iniziative di corretta informazione e formazione multidisciplinare in merito alle tipologie d'intervento adottabili, ai criteri e alle modalità di esercizio della manutenzione sostenibile dei corpi idrici superficiali, delle foci, dell'alveo e della sezione fluviale degli stessi;
ad adottare idonee iniziative finalizzate al riconoscimento e all'utilizzo dei contratti di fiume nei programmi di educazione ambientale e civica nelle scuole in materia di acqua, nonché a sostenere l'azione culturale, educativa e civica assicurata dai CdF mediante la diffusione e il sostegno alle due campagne promosse proprio con questo intento dal TNCdF: la prima è riferita al contratto di fiume delle bambine e dei bambini – delle ragazze e dei ragazzi, in tal modo contribuendo a incrementare l'educazione civica quale insegnamento trasversale e funzionale alla migliore attuazione diffusa delle misure previste nella Agenda 2030, fornendo proposte, strumenti e percorsi per diventare cittadini responsabili di uno sviluppo sostenibile; la seconda è relativa alla campagna «Donne dell'acqua», la quale, sempre in coerenza con le previsioni dell'Agenda 2030 sull'uguaglianza di genere, prevede di adottare iniziative finalizzate alla valorizzazione e al riconoscimento su scala nazionale dei luoghi dell'acqua che raccontano storie di donne, sostenendo il riconoscimento del diritto all'acqua in una prospettiva di genere garantendo l'uguaglianza a tutti i livelli di partecipazione e promuovendo percorsi di empowerment femminile.
(7-00312) «Mattia, Milani, Benvenuti Gostoli, Caiata, Iaia, Lampis, Fabrizio Rossi».
La XII Commissione,
premesso che:
l'obesità è una delle principali sfide di salute pubblica con tassi di crescita che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità raggiungono proporzioni epidemiche e un impatto di oltre 1,2 milioni di decessi all'anno solo nella regione europea (oltre il 13 per cento delle cause di mortalità). Le stime prevedono entro il 2030 quasi un raddoppio della prevalenza di obesità che, sommata al sovrappeso, rischia di coprire circa il 70 per cento della popolazione mondiale;
in Italia l'obesità è una delle patologie croniche più diffuse. Quasi 6 milioni di cittadini sono obesi mentre 23 milioni sono in eccesso di peso, di cui 17 in grave sovrappeso, potenziali futuri pazienti. Affligge principalmente le categorie sociali svantaggiate, con minore reddito e livello di istruzione e maggiori difficoltà nell'accesso alle cure;
l'obesità incide profondamente sulla salute pubblica, in quanto fattore di rischio delle patologie croniche più diffuse e pericolose tra la popolazione: prima fra tutte il diabete mellito di tipo 2, ma anche l'ipertensione arteriosa, la cardiopatia ischemica, tumori, quali quelli all'intestino, al rene, all'esofago, al pancreas e al seno;
ciò implica un «effetto moltiplicatore» in termini di impatti sociali ed economici che raggiungono i 13,34 miliardi di euro, secondo l'Obesity barometer 2022, di cui 7,89 miliardi di euro connessi al trattamento di patologie di cui l'obesità è un rischio associato e 5,45 miliardi di euro generati dal presentismo e assenteismo lavorativo;
l'obesità è una patologia cronica influenzata da una pluralità di fattori. Gli stili di vita, l'alimentazione malsana e la sedentarietà, ma anche componenti endocrino-metaboliche, in alcuni casi geneticamente determinate che portano le persone ad avere strutturalmente una tendenza ad un indice di massa corporea (cosiddetto Bmi) elevato, minando la loro capacità di perdere peso;
nonostante la comunità scientifica sia concorde nel riconoscere l'obesità come una condizione patologica cronica, la radicata convinzione che si tratti di un problema estetico e che derivi prevalentemente dalla scelta del paziente, in qualche misura colpevole dello stato patologico in cui versa, ha generato stigma sociale e un sistema di tutele di salute per i pazienti fragile prevalentemente concentrato sulla prevenzione alimentare che seppur elemento cruciale e necessario non è anche sufficiente per la cura di milioni di cittadini;
il disegno di legge recante «Disposizioni per la prevenzione e la cura dell'obesità», recentemente approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, è stata l'occasione per evidenziare l'urgenza di interventi tempestivi di fronte ad una sfida di tale portata;
nonostante rappresenti un primo e significativo segnale di impegno e riconoscimento della patologia, il testo finale approvato, a parere del firmatario del presente atto di indirizzo, mostra ancora numerose sfide all'orizzonte per garantire un sistema integrato, equo e tempestivo di tutele per la diagnosi trattamento dell'obesità;
pur essendo riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio delle patologie croniche trasmissibili dal Piano nazionale di prevenzione 2020-2025, l'obesità non è ancora ad oggi riconosciuta nei livelli essenziali di assistenza, non sono previsti screening nemmeno per fasce di popolazione maggiormente a rischio, che potrebbero, invece, essere cruciali per diagnosticare precocemente i pazienti e indirizzarli verso il più adeguato percorso di cura, mitigando al contempo il rischio di complicanze e comorbidità associate e gli impatti economici;
non è stata definita al momento una rete di centri specializzati per l'obesità diffusi sul territorio – come accade per altre patologie come, ad esempio, le demenze – con standard omogenei e modelli organizzativi uniformi di presa in carico sul territorio invece fondamentali per la gestione multidisciplinare di una patologia che coinvolge medici di medicina generale, gli specialisti della nutrizione, endocrinologi, farmacisti, psicologi;
nonostante un approccio multidisciplinare, capace di coniugare prevenzione, diagnosi e trattamento, in un quadro integrato che tenga conto delle dimensioni cliniche, sociali ed economiche del problema sia cruciale nel percorso di cura, non esistono Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) omogenei su scala nazionale, sono infatti poche le regioni che si sono dotate autonomamente generando disomogeneità di accesso e gestione del paziente a livello territoriale;
il Piano nazionale della cronicità (Pnc) recentemente aggiornato include l'obesità tra le patologie prioritarie, identificando tra gli obiettivi «l'inserimento del paziente con obesità in un continuum assistenziale integrato secondo Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) condivisi e basati sulle evidenze». Non essendo ancora pervenuta l'intesa tuttavia il Piano nazionale cronicità, così come la definizione omogenea dei Pdta, non risultano ancora essere stati implementati sul territorio,
impegna il Governo:
ad adottare iniziative di competenza volte a realizzare programmi di screening sperimentali per fasce di popolazione maggiormente a rischio come la fascia pediatrica e la popolazione in età produttiva, per garantire prevenzione, diagnosi precoci e mitigazione dei rischi;
ad assumere iniziative volte a istituire delle linee guida nazionali per la redazione dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) per l'obesità, con l'obiettivo di uniformare i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali su tutto il territorio nazionale in linea con il Piano nazionale cronicità;
a promuovere, per quanto di competenza, una rete territoriale di centri dedicati all'obesità, che definisca modelli assistenziali innovativi e uniformi per la presa in carico, fondati su un approccio multidisciplinare in grado di garantire una gestione integrata ed efficace della patologia, superando le attuali frammentazioni organizzative e disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure;
a promuovere un confronto finalizzato all'intesa tempestiva con la Conferenza Stato-regioni del Piano nazionale cronicità, considerando lo stanziamento di risorse per le regioni necessarie ad una efficace implementazione sul territorio, compatibilmente con le disponibilità della finanza pubblica.
(7-00311) «Girelli».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta in Commissione:
DE CORATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
con un indice di incidenza criminale «elevatissimo», Rozzano è tra i territori comunali più complessi dell'hinterland milanese;
sul piano amministrativo il suo territorio forma un comune a sé stante, ma di fatto vive tutte le difficoltà dei quartieri periferici di una grande metropoli;
secondo fonti giornalistiche e testimonianze raccolte da comitati civici, infatti, da molti anni il territorio di Rozzano può considerarsi una zona franca dello Stato, con forti criticità sociali e di sicurezza, con un'enorme quantità di case popolari, per decenni lasciate a sé stesse, la carenza di opportunità lavorative per i giovani, gli scarsi collegamenti col centro della città, l'abbandono scolastico, la microcriminalità, la povertà economica ed educativa di chi c'era prima e delle persone straniere arrivate negli ultimi anni;
a conferma di tale preoccupante situazione, il comune di Rozzano è l'unico del Nord Italia ad essere stato incluso nell'elenco delle zone da riqualificare contenuto nel cosiddetto «Decreto Caivano-bis», approvato il 31 dicembre 2024 con l'obiettivo di estendere, appunto, Il «modello Caivano» – nato dalle emergenze del quartiere Parco Verde di Caivano (Napoli) – a otto realtà italiane ad alta vulnerabilità socio-economica, con uno stanziamento complessivo di 180 milioni di euro dal Fondo sviluppo e coesione;
secondo quanto riportato da fonti di stampa, al comune di Rozzano sarebbero destinati circa 22 milioni di euro per interventi in ambito sociale, scolastico, sportivo e infrastrutturale, oltre a circa 5 milioni aggiuntivi per rafforzare servizi socio-sanitari, che saranno gestiti dal commissario straordinario, di concerto con regione Lombardia, comune di Rozzano e prefettura di Milano –:
a quali interventi saranno prioritariamente destinate le risorse stanziate dal Governo per il comune di Rozzano nell'ambito degli obiettivi fissati dal cosiddetto «Decreto Caivano-bis».
(5-04193)
AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE
Interrogazione a risposta in Commissione:
MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la direttiva (UE) 2024/1069, approvata l'11 aprile 2024 ed entrata in vigore il 6 maggio 2024, introduce strumenti giuridici volti a contrastare le cosiddette Slapp – azioni giudiziarie strumentali avviate con l'intento di intimidire giornalisti, attivisti, Ong, ricercatori e altri soggetti impegnati in attività di interesse pubblico, in particolare in materia di diritti fondamentali, ambiente, anticorruzione e Stato di diritto;
la direttiva prevede, tra le altre cose, meccanismi per l'archiviazione anticipata delle cause manifestamente infondate; misure dissuasive, come il risarcimento dei danni e le sanzioni pecuniarie per chi promuove azioni abusive; garanzie procedurali per i convenuti, compresa la possibilità di presentare istanze di rigetto anticipato e il diritto al patrocinio;
l'articolo 22 della direttiva impone agli Stati membri di recepire le disposizioni entro il 7 maggio 2026;
secondo quanto emerso anche da numerosi report di organizzazioni internazionali e Ong (come Article 19, Osservatorio Balcani e Caucaso transeuropa, Transparency international), l'Italia è tra i Paesi europei con il maggior numero di contenziosi potenzialmente qualificabili come Slapp, anche a danno di giornalisti e attivisti civici –:
se il Governo intenda adottare iniziative volte ad avviare tempestivamente il procedimento di recepimento della direttiva (UE) 2024/1069 e con quale tempistica;
se il Ministero della giustizia abbia già predisposto o intenda predisporre una consultazione pubblica con soggetti interessati (giornalisti, enti del terzo settore, associazioni professionali e accademiche) al fine di raccogliere contributi per un recepimento efficace e conforme al diritto nazionale;
quali iniziative normative il Governo intenda adottare per garantire un effettivo contrasto alle Slapp, anche al di là degli obblighi minimi della direttiva, in coerenza con gli impegni internazionali assunti in materia di libertà di espressione, tutela dei diritti fondamentali e Stato di diritto.
(5-04197)
Interrogazione a risposta scritta:
GRIMALDI, MARI e ZARATTI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
secondo un focus dell'Istat dedicato all'aggiornamento della mappatura dei comuni italiani rispetto alle dinamiche e alle prospettive demografiche del nostro Paese, nelle aree interne italiane, che comprendono, in base alla nuova mappatura relativa al ciclo di programmazione 2021-2027 della Strategia nazionale per le aree interne (Snai), oltre 4.000 comuni (circa il 48,5 per cento del totale) in cui risiedono circa 13,3 milioni di individui (pari ad un quarto della popolazione italiana), la crisi demografica accelera a una velocità doppia rispetto al trend nazionale. In particolare nei comuni meno accessibili ai servizi essenziali, come istruzione, salute e mobilità, dal 2014 al 2024 la popolazione si sarebbe ridotta del 7,7 per cento, a fronte di una media nazionale di decrescita del 2,2 per cento;
si tratta di aree significativamente distanti dai centri di offerta di servizi essenziali, spesso ricche di importanti risorse ambientali e culturali e fortemente diversificate per natura e per effetto di secolari processi di antropizzazione, ma costituite da territori fragili nei quali i fenomeni demografici sempre più marcati, come l'invecchiamento della popolazione, la migrazione permanente di capitale umano qualificato e l'abbandono dei territori a causa dei consistenti flussi di espatri dei cittadini italiani verso l'estero (non adeguatamente controbilanciati dalla robusta spinta migratoria dall'estero), esacerbati rispetto al resto del Paese, rappresentano un vero flagello;
di fronte ad un Paese stretto nella morsa del crollo demografico il Governo, nonostante nell'ultimo Psnai del marzo 2025 e relativo al ciclo di programmazione 2021-2027 confermi l'attenzione verso le aree interne, garantendo le necessarie risorse finanziarie tramite lo stanziamento di ulteriori 310 milioni di euro, di contro, tra gli obiettivi prefissati nella prospettiva di rafforzare le condizioni di contesto, ne prevede «l'accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile», disvelando una visione politica di pura resa che, lungi dal pianificarne il rilancio, sembra volerne pianificare l'estinzione;
inoltre secondo il Governo tali aree necessiterebbero di «un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita», come se, a parere dell'interrogante, si trattasse di scarti da gestire o zavorre del passato rispetto ai quali non ci sarebbe alcuno spazio per un'inversione di tendenza;
eppure le suddette aree, che secondo il Governo hanno «una struttura demografica compromessa... basse prospettive di sviluppo... e... un accentuato squilibrio generazionale», rappresentano un altro centro di gravità per i molti che scelgono di restarci facendo innovazione, ricerca, impresa, a volte con più coraggio di chi ha accesso a capitali e infrastrutture. Le aree interne, con tutte le loro fragilità, producono cultura, formazione, tecnologie e tutelano acqua, aria pulita, cibo, energia, garantendo al resto del Paese i cosiddetti servizi ecosistemici, per i quali la legge n. 221 del 2015 riconosce i crediti ecologici: insomma chi vive in questi territori fornisce beni comuni a tutto il Paese, senza ricevere nulla in cambio;
la legge di bilancio per il 2025 ha sostanzialmente azzerato il contributo destinato ai comuni con meno di 1.000 abitanti, pari a circa 60.000 euro e introdotto a decorrere dal 2019 per sostenere la loro resilienza;
il Pnrr nell'ambito della Missione 5, Componente 3 (Interventi speciali di coesione territoriale) prevede il rafforzamento della Strategia nazionale per le aree interne attraverso misure a supporto dei livelli e della qualità dei servizi scolastici, sanitari e sociali, con un finanziamento complessivo di 825 milioni di euro –:
se non ritenga di dover invertire la rotta intrapresa dal Governo rispetto al destino irreversibile delle aree interne del Paese, restituendo fiducia e dignità a quei territori;
se confermi la completa attuazione, incompatibile a parere dell'interrogante con quanto riportato in premessa, della Missione 5, Componente 3 del Pnrr.
(4-05420)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
DAVIDE BERGAMINI, CAVANDOLI, MOLINARI, CARLONI, BRUZZONE e PIERRO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
sulla filiera zootecnica si sono abbattute, negli ultimi anni, diverse emergenze, dalla Psa alla malattia della febbre catarrale degli ovini (lingua blu) e da ultimo la dermatite nodulare contagiosa (Lsd);
queste malattie sono divenute una vera e propria emergenza, con centinaia di focolai e migliaia gli animali morti con notevoli danni alla zootecnia italiana e gravi ripercussioni sulla filiera della carne e lattiero-casearia;
la Lsd e una malattia virale, che non si trasmette all'uomo né tramite carne né tramite il latte;
questa malattia non è presente in Europa e si manifesta per la prima volta in Italia, dove sono stati confermati focolai di Lsd in diverse regioni italiane (Lombardia, Sardegna e l'Emilia-Romagna);
la Lsd è una malattia virale che colpisce i bovini e i bufali trasmessa da vettori come zanzare, mosche o zecche, caratterizzata dalla comparsa di noduli sulla pelle, febbre e riduzione della produzione di latte, e che può portare, nei casi più gravi, alla morte dell'animale, con danni diretti e indiretti per gli allevatori;
questa malattia porta al calo della produzione di latte, aborti e disturbi della fertilità e al blocco della movimentazione dei bovini;
le autorità sanitarie regionali e nazionali stanno adottando misure per contenere la diffusione della malattia, tra cui il sequestro degli allevamenti colpiti, la limitazione dei movimenti di animali e la disinfezione di mezzi e attrezzature;
è fondamentale intervenire urgentemente per contenere i rischi sanitari e prevenire danni economici alla zootecnia italiana, al fine di garantire la continuità delle filiere in quanto è doveroso tutelare gli allevatori e le tante eccellenze della trasformazione casearia nazionale; questa nuova emergenza fa temere un impatto economico e sociale analogo a quello causato dalla Psa;
in gioco c'è la salvaguardia della zootecnia d'eccellenza, che rischia gravi danni economici e la perdita di un patrimonio genetico frutto di un lavoro di selezione pluriennale in una terra, come l'Emilia-Romagna, vocata alla produzione di eccellenze come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano e le carni fresche di alta qualità;
è necessario inoltre contrastare eventuali pregiudizi infondati da parte dei buyer esteri, che potrebbero danneggiare il flusso commerciale verso l'estero –:
quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intendano adottare al fine di tutelare le aziende e la filiera zootecnica nel complesso colpite dalla malattia della «dermatite bovina» per evitare che un settore così importante e trainante per l'agricoltura italiana subisca ulteriori danni economici.
(5-04191)
CASTIGLIONE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
il 9 giugno 2025 Agea ha pubblicato le istruzioni operative n. 61 del 2025 nelle quali vengono fornite indicazioni specifiche sulle modalità di esecuzione delle verifiche di pascolamento a partire dalla campagna 2025;
le nuove istruzioni aggiornano e sostituiscono le precedenti (istruzioni operative n. 90 del 3 ottobre 2023 e nota Agea n. 88107 del 23 novembre 2023) e sono destinate a consentire la piena operatività delle procedure previste dal decreto legislativo n. 134 del 2022 che ha adeguato la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/429, destinato al rafforzamento della vigilanza sanitaria animale;
tra le prescrizioni che è necessario osservare per consentire agli organismi pagatori di eseguire le istruttorie di accesso ai contributi agricoli unionali destinati alla zootecnia, è previsto l'obbligo di aprire codice pascolo presso la Banca dati nazionale zootecnia (Bdn) anche per consentire il pascolo in aree situate in un comune limitrofo a quello in cui è ubicato all'allevamento;
successivamente sarà necessario effettuare verifica del carico di unità di bovino adulto per ettaro (Uba/ha) considerando i capi movimentati al pascolo come risultanti dalla Banca dati nazionale zootecnia;
in precedenza l'adempimento dell'apertura dei codici pascolo in Banca dati nazionale zootecnia era necessario solo per i pascoli situati in comuni non confinanti. Se le aziende di allevamento non ottengono dalle Asl i codici pascolo per ciascun comune confinante in cui ricadono i pascoli da esse condotte e non registrano in Banca dati nazionale zootecnia il trasferimento degli animali verso gli stessi, Agea le escluderà dall'accesso al riconoscimento dei titoli Pac;
giova rilevare che l'attività di pascolamento con spostamento di animali verso aree di pascolo più fresche è di particolare rilievo nella stagione estiva, in particolare nelle aree interne e montane del Paese e forse sarebbe stato opportuno emanare dette istruzioni nei mesi invernali –:
se non ritenga opportuno, in considerazione della tempistica burocratica necessaria all'esecuzione degli adempimenti indicati in premessa, adottare iniziative di competenza volte a prevedere una deroga temporale per l'anno 2025 volta a consentire l'attività di pascolamento anche in assenza della registrazione Banca dati nazionale zootecnia per i pascoli situati in comuni confinanti, a condizione che gli operatori dimostrino di aver avviato il procedimento di registrazione, al fine di evitare che detti operatori, pressati dalle esigenze aziendali, perdano i sostegni dell'Unione europea.
(5-04195)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta orale:
ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nel pomeriggio di domenica 29 giugno 2025 un vasto incendio si è diffuso nello stabilimento Ceva logistics di Santa Palomba, in Via degli Agrostemmi, nella periferia a sud della capitale, al confine con il comune di Albano Laziale;
da quanto si apprende da organi di stampa lo stabilimento nel quale si è sviluppato il vasto incendio è specializzato in stoccaggio di materiale elettrico e bobine in rame;
l'enorme nube di fumo, visibile a chilometri di distanza, avrebbe generato la dispersione di una densa nube nera, provocando la diffusione di pulviscolo ed odore acre in una vasta area a sud della capitale, interessando i comuni di Albano Laziale, Pomezia, Ardea;
il comune di Albano Laziale, nell'informare la cittadinanza dell'incendio in corso, ha rivolto un invito. «A titolo di cautela, soprattutto in virtù dei venti che potrebbero spingere la nuvola verso i Castelli, in particolare verso la zona di Pavona e Cancelliera, si consiglia di tenere chiuse le finestre»;
in attesa dei primi rilievi e delle risultanze sulla dinamica dell'incendio e sul materiale andato in fiamme, si teme l'emissione di diossina nell'aria per effetto della combustione anche di materiale plastico, con gravi conseguenti danni alle vie respiratorie, ma anche ai terreni di colture e allevamenti della zona –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della gravità dell'incendio scoppiato nel pomeriggio di domenica 29 giugno 2025 nello stabilimento Ceva logistics di Santa Palomba, quali siano state le immediate azioni assunte dalle competenti autorità a tutela degli effetti acuti sulla popolazione esposta alla diffusione del pulviscolo aerodisperso nelle immediate vicinanze dello stabilimento, se, dopo lo spegnimento dell'incendio da parte dei vigili del fuoco, siano state effettuate opportune analisi della qualità dell'aria nelle aree immediatamente prossime al luogo dell'incendio e quali siano le risultanze dei monitoraggi ambientali effettuati, le caratteristiche ed i possibili effetti della dispersione degli inquinanti e le immediate azioni assunte a tutela degli effetti acuti sulla popolazione esposta.
(3-02065)
CULTURA
Interrogazione a risposta scritta:
PICCOLOTTI. — Al Ministro della cultura, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Pordenonelegge è una fondazione nata nel 2013 per volontà della Camera di Commercio di Pordenone e delle associazioni di categoria in essa rappresentate (Confindustria, Confartigianato, i Confcommercio, Confcooperative e Coldiretti). Dal 2000 realizza il festival «Pordenonelegge - Festa del libro con gli autori», che dal 2024 ha assunto la nuova denominazione «Pordenonelegge - Festa del libro e della libertà»;
la fondazione Pordenonelegge riceve convenzioni e sovvenzioni pubbliche. Nel 2024, tra le altre, ha ricevuto 12.469,23 euro dal Ministero della cultura;
l'edizione 2025 del festival si svolge sotto l'alto patrocinio del Parlamento europeo e con il patrocinio di Enit e Ministero della cultura;
dai canali social della fondazione si apprende che il 2 luglio 2025 il festival Pordenonelegge verrà presentato a Bruxelles nell'ambito di una conferenza stampa organizzata dal gruppo Ecr – Gruppo dei conservatori e dei Riformisti europei – alla presenza della Presidente del Parlamento Roberta Metsola e dell'eurodeputato Ecr Alessandro Ciriani. La locandina della conferenza stampa presenta i loghi affiancati della Fondazione Pordenonelegge e di Ecr e, quindi, risulta co-organizzata;
a parere dell'interrogante è quantomeno inopportuno che un festival finanziato con fondi pubblici e patrocinato dal Ministero della cultura venga presentato con una conferenza stampa congiunta tra la Fondazione organizzatrice e uno specifico gruppo parlamentare; sarebbe istituzionalmente appropriato annullare la conferenza stampa e organizzarla in un contesto istituzionale adeguato;
a parere dell'interrogante da parte dell'attuale principale forza politica del Paese c'è una pericolosa confusione tra gli eventi pubblici e la propaganda di partito: il patrimonio culturale dovrebbe essere di tutti i cittadini, a prescindere dal loro orientamento politico –:
se siano a conoscenza di quanto riportato in premessa e se non ritengano urgente assumere iniziative, per quanto di competenza, per evitare che un festival che si svolge sotto l'alto patrocinio del Parlamento europeo e con il patrocinio di Enit e Ministero della cultura venga presentato come una operazione di una parte politica.
(4-05421)
DISABILITÀ
Interrogazione a risposta scritta:
CIOCCHETTI. — Al Ministro per le disabilità, al Ministro della salute, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
sono state rese pubbliche le segnalazioni da parte dei familiari di un minore di età inferiore ai 12 anni, ospitato in regime residenziale presso la clinica «Villa santa Maria» di Tavernerio (Como), specializzata nella cura di disturbi neuropsichiatrici dell'età evolutiva, i quali hanno denunciato la presenza, sul corpo del minore, di lesioni fisiche quali lividi, graffi e morsi, mai comunicate in via preventiva dalla struttura stessa;
secondo quanto riferito, tali episodi si sarebbero verificati in maniera ricorrente a partire da settembre 2020 per un arco temporale di oltre un anno, culminando in un grave evento avvenuto il 10 novembre 2021, quando il minore ha riportato una frattura scomposta a un braccio, che ha reso necessario il ricorso al Pronto Soccorso e un successivo intervento chirurgico;
indipendentemente da eventuali profili di natura penale, appare doveroso sottolineare come, in contesti residenziali dedicati alla cura di minori con fragilità neuropsichiche, l'obbligo assistenziale e di protezione da parte della struttura non debba limitarsi al solo trattamento terapeutico, ma debba includere anche la vigilanza attiva sul benessere fisico e psicologico degli ospiti, prevenendo qualsiasi forma di rischio, inclusi episodi autolesionistici o di aggressività, sia tra pazienti che da parte di terzi;
l'obbligo giuridico di custodia e protezione che grava sul personale sanitario e socio-assistenziale rende incompatibili eventuali negligenze, omissioni o condotte che compromettano l'incolumità dei pazienti, in particolare quando si tratta di minori in condizioni di vulnerabilità;
al fine di garantire che la permanenza dei minori accolti avvenga in un contesto effettivamente protetto, trasparente e rispettoso della dignità e dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie –:
quali urgenti iniziative intendano assumere i Ministri interrogati, per quanto di competenza, per promuovere verifiche, vista la gravità dei fatti segnalati, anche in ordine al rispetto, da parte della struttura in oggetto, degli standard di sicurezza, cura e sorveglianza previsti dalla normativa vigente; nonché per garantire che la permanenza dei minori accolti avvenga in un contesto effettivamente protetto, trasparente e rispettoso della dignità e dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie, assicurando altresì ai genitori e tutori dei minori ospiti piena informazione, accesso alle documentazioni sanitarie e un efficace sistema di tutela.
(4-05419)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta scritta:
LAI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati ufficiali diffusi dal Ministero dell'economia e delle finanze, nel mese di giugno 2025 il saldo del settore statale si è chiuso con un fabbisogno di 17,6 miliardi di euro, in netto aumento rispetto ai 13,3 miliardi registrati a giugno 2024;
lo stesso incremento si è già verificato nei mesi precedenti:
ad aprile 2025, il fabbisogno è salito a 20,5 miliardi di euro, rispetto ai 18,19 miliardi del 2024;
a febbraio 2025, il fabbisogno è stato pari a 18,7 miliardi di euro, contro 16,15 miliardi del febbraio 2024;
l'andamento dei fabbisogni mensili nel secondo trimestre 2025 segnala un trend in peggioramento, in contrasto con la narrazione governativa sulla prudenza dei conti pubblici;
il peggioramento del fabbisogno ha impatti diretti sulla programmazione finanziaria dello Stato e potrebbe riflettersi:
su emissioni di debito pubblico aggiuntive;
sulla dinamica dello spread e dei tassi medi all'emissione;
sul margine disponibile per nuove politiche pubbliche, e sulla prossima nota di aggiornamento al documento di finanza pubblica –:
se il Governo sia in grado di confermare il trend di peggioramento del fabbisogno statale nel primo semestre 2025 e a cosa lo attribuisca;
se siano intervenuti aumenti di spesa (in particolare, per misure in ambito sociale, sanitario, difesa o anticipazioni legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza) non ancora comunicati con chiarezza al Parlamento;
se siano previste modifiche agli obiettivi di saldo primario nella prossima nota di aggiornamento al Documento di finanza pubblica, alla luce dei fabbisogni mensili in crescita;
quali misure il Governo intenda adottare per contenere il fabbisogno nei prossimi mesi e garantire la coerenza con i vincoli di bilancio europei, anche in vista della riforma del Patto di stabilità;
se intenda trasmettere mensilmente al Parlamento una relazione dettagliata sull'andamento del fabbisogno e dei principali aggregati di entrata e spesa, per garantire la necessaria trasparenza nella gestione della finanza pubblica;
se il rinvio al 16 gennaio 2025 del versamento del secondo acconto Irpef per le partite Iva con ricavi inferiori a 170.000 euro abbia comportato un impatto rilevante sul profilo del fabbisogno nei mesi successivi e se tali entrate siano state pienamente recuperate;
se il peggioramento del fabbisogno statale nel primo semestre 2025 sia in parte ascrivibile a anticipazioni di cassa effettuate per sostenere interventi e progetti inizialmente previsti nel PNRR e successivamente definanziati, o comunque colpiti dalle continue revisioni del Piano, e, in particolare, se tali anticipazioni abbiano riguardato comuni ed enti territoriali, alla luce del mancato completamento del trasferimento del Fondo di solidarietà comunale, che risulta ancora parzialmente scoperto nei saldi di cassa per l'anno in corso.
(4-05426)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta in Commissione:
VACCARI, GUERRA, SERRACCHIANI e GIANASSI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il carcere di sant'Anna di Modena presenta da tempo gravi criticità a causa di carenza di organico, sovraffollamento cronico e fatiscenze strutturali;
il sovraffollamento della casa circondariale rappresenta una emergenza: il numero di persone ad oggi detenute è di 586, mentre la capienza massima prevista è di 372. A questo si aggiungono carenze infrastrutturali importanti, con infiltrazioni d'acqua; un impianto elettrico vetusto risalente al 1990; la carenza di competenze interne o manutentori esterni per gli interventi di manutenzione; la disinfestazione delle cimici nei letti effettuata solo parzialmente per carenza di fondi; un numero inadeguato di agenti di polizia penitenziaria rispetto alla totalità delle persone recluse; soltanto 6 educatori, ognuno dei quali dovrebbe occuparsi di ottanta detenuti a testa;
ad aggravare questa situazione il caldo straordinario di queste settimane, tanto che in alcune celle si raggiungono temperature di 48 o persino 50°;
il Governo, nonostante la nomina di un commissario straordinario, il cui incarico andrà a concludersi alla fine del 2025 e nonostante la richiesta dell'amministrazione cittadina di un piano straordinario per il carcere di sant'Anna di Modena, non ha adottato iniziative adeguate atte a migliorare la condizione della casa circondariale;
il direttore del carcere, gli operatori della polizia penitenziaria, il personale tecnico e amministrativo, gli operatori sanitari e sociali, nonostante le numerose criticità presenti, stanno cercando di gestire una situazione grave, oltre i livelli di sicurezza, con grande spirito di servizio e di abnegazione, garantendo alle persone recluse la dignità e i diritti fondamentali;
il Presidente Mattarella il 30 giugno 2025, durante l'incontro con il Capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ha sottolineato «l'ormai insostenibile sovraffollamento delle carceri nonché dalle situazioni strutturali inadeguate di molti istituti, nei quali sono necessari interventi di manutenzione e di ristrutturazione. Ha inoltre parlato di investimenti per garantire un livello dignitoso di vita ai detenuti e migliori condizioni di lavoro» –:
quali iniziative urgenti intenda assumere, in relazione a quando espresso in premessa, per risolvere le gravissime e diversificate problematiche presenti presso il carcere di Modena, al fine di assicurare una struttura dignitosa per il personale e per i detenuti presenti;
se il Ministro interrogato – in raccordo con il commissario straordinario – intenda prendere in considerazione l'adozione di un piano straordinario di interventi al fine di affrontare e risolvere l'emergenza carcere sant'Anna di Modena.
(5-04190)
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
una detenuta transgender ha denunciato di essere stata violentata da quattro uomini all'interno del carcere di Ferrara. La denuncia è stata formalizzata il 24 giugno 2025, quando la detenuta si è presentata in infermeria raccontando quanto subito. Subito dopo è stata trasferita all'ospedale Sant'Anna, dove è stato attivato il protocollo del «codice rosa», riservato a vittime di violenza sessuale;
l'aggressione, secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino e ripresa da diversi organi di stampa, sarebbe avvenuta nella sezione «protetti» dell'istituto penitenziario Arginone, dove si trovano oltre 40 persone considerate vulnerabili. In procura è stato aperto un fascicolo, attualmente contro ignoti, e nel carcere è in corso un'indagine interna;
secondo quanto dichiarato dalla garante comunale dei detenuti, Manuela Macario, la detenuta aveva più volte espresso timori concreti per la propria incolumità sin dal suo arrivo, a fine marzo 2025, quando era stata trasferita dal carcere di Reggio Emilia, unico istituto in Emilia-Romagna dotato di una sezione dedicata alle persone trans. «Aveva chiesto fin dal primo giorno di essere trasferita in un penitenziario più adatto, dove potesse sentirsi al sicuro – ha spiegato Macario –. La direttrice del carcere si era immediatamente attivata, ma la burocrazia carceraria è lenta e in questo caso si è rivelata tragicamente inefficace»;
già prima dell'aggressione, la detenuta aveva segnalato episodi di molestie nei corridoi. La garante racconta che «era disperata. Come si può collocare una donna transgender in una struttura maschile senza le adeguate tutele? È un fatto gravissimo che dimostra una preoccupante cecità istituzionale»; il garante regionale per i detenuti, Roberto Cavalieri, ha detto all'Ansa che «Il problema di queste persone è che, essendo le carceri tutte piene, non riescono a collocarle in modo adeguato. Ci sono convivenze coatte molto pericolose»;
secondo il report «Senza Respiro» dell'associazione Antigone delle «70 detenute trans presenti ad ottobre 2023, 64 erano all'interno delle sei sezioni esclusivamente riservate a donne trans (a Rebibbia nuovo complesso; Napoli Secondigliano, Como, Belluno, Reggio Emilia e Ivrea). Le restanti erano detenute in carceri diverse, dove non c'era una sezione ad hoc»:
l'ordinamento penitenziario stabilisce una netta separazione della popolazione detenuta in base al sesso biologico, affermando, all'articolo 14, che «le donne sono ospitate in istituti separati da quelli maschili o in apposite sezioni». Sulle persone trans detenute non è stata ancora individuata una soluzione univoca alle varie problematiche emerse negli anni, continuando a ondeggiare tra la scelta di diversi sistemi di allocazione che vanno dai reparti dedicati, a volte presso istituti femminili, altre maschili, fino alla collocazione presso le sezioni precauzionali –:
se non intenda adoperarsi per impedire che le detenute transgender siano recluse in carceri che non prevedono sezioni ad hoc e se non ritenga urgente intervenire, per quanto di competenza, per velocizzare le procedure di trasferimento laddove accertate e sollecitate dai direttori delle strutture circondariali.
(4-05418)
CESA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in data 20 giugno 2025, la I Sezione Civile del Tribunale di Roma ha emesso un provvedimento esecutivo che dispone il trasferimento coattivo della minore B. D., di soli cinque anni, affetta da sindrome di Fabry (grave malattia rara) e da un'ulteriore patologia ematologica, dall'abitazione della madre a Roma verso una struttura protetta non identificata, ignota ai familiari;
la madre, vittima di violenza domestica, aveva già denunciato il compagno per maltrattamenti fisici e psicologici ed era seguita da un Centro Antiviolenza di Roma Capitale. Nonostante la richiesta di protezione, la donna si è trovata esposta a vittimizzazione secondaria: anziché essere sostenuta, ha subìto l'allontanamento della figlia, in un paradosso giudiziario che penalizza le vittime di violenza;
l'esecuzione del provvedimento è avvenuta con l'intervento delle forze dell'ordine, in assenza di emergenza che giustificasse tale modalità coercitiva, nonostante la Corte di cassazione (ordinanza n. 9691/2022) abbia escluso la legittimità dell'uso della forza fisica per collocamenti in casa-famiglia, ritenendoli lesivi della dignità del minore e nonostante l'esecuzione di provvedimenti civili spetti di norma ai servizi sociali, salvo casi eccezionali;
la minore aveva già manifestato traumaticamente il rifiuto dell'allontanamento in un precedente tentativo, nascondendosi sotto un tavolo con nastro adesivo, segno di un disagio emotivo estremo;
la sindrome di Fabry e la comorbidità ematologica richiedono cure specialistiche continuative presso l'Ospedale Bambino Gesù, rendendo l'allontanamento dalla madre potenzialmente dannoso per la salute fisica e psichica della bambina –:
se intenda assumere iniziative di competenza di carattere normativo, volte a subordinare ogni provvedimento di allontanamento di minori con gravi patologie a un parere medico specialistico, atto a valutarne l'impatto sulla salute, specie quando le cure sono legate a figure di riferimento primarie, come la madre, così come, in presenza di denunce per violenza domestica, a considerare prioritario l'allontanamento del presunto autore violento (il padre) anziché della vittima (la figlia), applicando il principio del «best interest of the child» e contrastando la violenza vicaria;
se il Ministro interrogato non ritenga urgente adottare iniziative normative volte a rivedere la legge n. 54 del 2006 sull'affido congiunto, escludendo l'affidamento al genitore violento nei casi di violenza domestica accertata, per evitare che i minori siano costretti a mantenere rapporti con i loro aggressori;
se intenda assumere iniziative di carattere normativo affinché sia evitato l'uso coercitivo della forza nei casi riguardanti minori, in linea con l'orientamento espresso dalla Corte di cassazione e privilegiando mediazione e servizi sociali.
(4-05424)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta in Commissione:
ROGGIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
tra le infrastrutture previste in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 figura la realizzazione di un nuovo svincolo sulla Strada Statale 38, in località Sassella, all'ingresso ovest della città di Sondrio;
l'intervento, denominato «C 21.0 - SS38 - Nodo di Castione Andevenno», è stato inserito nel Piano delle Opere Olimpiche con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'8 settembre 2023, e rientra tra le opere commissariate nell'ambito della governance straordinaria prevista per i Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026;
il progetto è affidato ad Anas S.p.A., che ne cura la progettazione e l'esecuzione, mentre la supervisione generale e il coordinamento sono in capo alla Società infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A. (Simico), incaricata della gestione delle opere olimpiche;
il progetto, promosso da Anas e Regione Lombardia, prevede la costruzione di un viadotto sopraelevato di circa cinque metri rispetto all'attuale piano stradale, che correrebbe in prossimità dello sperone su cui sorge l'antico borgo della Sassella, zona di alto valore storico, paesaggistico e naturalistico, già sottoposta a vincolo;
nell'area interessata si trovano il Santuario mariano della Sassella, tra i più importanti della diocesi di Como, una palestra di roccia con scuola di arrampicata gestita dal CAI Sondrio, nonché un'estesa area terrazzata coltivata a vigneti, da cui si ricava uno dei vini più pregiati della Valtellina;
in data 10 febbraio 2025, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio del Ministero della cultura ha espresso parere negativo sulla compatibilità paesaggistica dell'intervento;
nella relazione allegata al parere si sottolinea che l'opera, così come progettata, incide sensibilmente e in modo negativo sul paesaggio, risultando «estranea alla conformazione del terreno e alle preesistenze» e determinando una «saturazione visiva dell'area» che comprometterebbe in modo irreversibile la percezione del luogo e la sua integrità;
la stessa relazione osserva come le modifiche progettuali apportate finora (riduzione di quota del sovrappasso, eliminazione delle barriere, sistemazione delle scarpate) non siano sufficienti a risolvere le criticità; viene inoltre evidenziata la mancanza di un'effettiva valutazione di alternative localizzative o progettuali, come lo spostamento dell'intervento più a ovest o l'utilizzo di aree già compromesse, come quelle a ridosso del vicino centro commerciale;
l'intervento proposto, pur ritenuto utile per alleggerire il traffico in ingresso e uscita da Sondrio, si fonda sulla necessità di superare una rotatoria esistente, senza però considerare che a soli 800 metri di distanza, nel comune di Castione Andevenno, è presente un'analoga rotatoria che presenta problematiche simili e che non è oggetto di alcuna ipotesi di intervento, determinando il rischio di spostare semplicemente il problema, consumando risorse pubbliche e deturpando un contesto di alto pregio ambientale;
a sette mesi dall'inizio delle Olimpiadi, i lavori per la realizzazione dello svincolo della Sassella non sono ancora stati avviati;
l'intervento in questione è considerato necessario per migliorare la viabilità locale, ma deve essere progettato in modo da risultare realmente funzionale e il meno impattante possibile dal punto di vista paesaggistico;
il parere della Soprintendenza invita a fermarsi, rivedere il progetto anche sulla base indicazioni tecniche fornite e ripartire con una proposta più equilibrata, che non provochi irreversibili al territorio –:
quali iniziative intenda assumere il Governo alla luce del parere negativo espresso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della cultura, anche nell'ambito della governance commissariale delle opere olimpiche;
se, alla luce delle criticità paesaggistiche e ambientali emerse, il Governo intenda assumere iniziative volte a sospendere l'attuale iter progettuale al fine di avviare un percorso di revisione dell'intervento, volto a individuare una soluzione meno impattante e maggiormente condivisa con il territorio e gli enti preposti alla tutela.
(5-04196)
FRIJIA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
la linea ferroviaria Pontremolese, parte integrante della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T Comprehensive) costituisce un collegamento trasversale strategico tra la dorsale tirrenica e quella padana, in particolare tra il porto di Spezia – sede della base navale e del polo industriale della difesa – l'Italia settentrionale e il centro Europa;
nonostante la sua rilevanza logistica e territoriale, la linea, a oggi, presenta criticità infrastrutturali, soprattutto nel tratto appenninico, risultando in parte a binario unico e non elettrificata, con conseguente sotto-utilizzo e minore competitività rispetto ad altri corridoi ferroviari nazionali ed europei;
la «military mobility» rappresenta uno dei pilastri della politica di sicurezza e difesa comune dell'Unione europea, finalizzata a garantire – soprattutto in un contesto globale, come quello attuale, di crescente instabilità – il rapido ed efficiente movimento di personale e mezzi militari attraverso il territorio degli Stati membri, anche in risposta a esigenze di sicurezza collettiva e gestione delle crisi;
in tale ambito, la Commissione europea e l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno recentemente presentato il documento «European defence Readiness 2030», il Libro bianco dell'Unione europea per la difesa, nel quale si sottolinea l'urgenza di investire in infrastrutture strategiche «dual use» (uso sia civile che militare) per rafforzare la capacità dell'unione di agire in modo autonomo ed efficace in contesti di crisi;
il Libro bianco evidenzia in particolare la necessità di integrare le reti nazionali di trasporto con le esigenze di mobilità militare attraverso una rete coordinata di corridoi terrestri, aeroporti, porti e infrastrutture logistiche interoperabili, sostenuta anche da specifici strumenti di finanziamento europei;
l'inclusione della linea Pontremolese tra le opere prioritarie nell'ambito della military mobility europea consentirebbe l'accesso ai fondi dell'unione destinati alle infrastrutture dual use, accelerando la realizzazione degli interventi infrastrutturali necessari, a beneficio sia della competitività logistica del Paese sia della capacità operativa di difesa dell'Unione –:
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato in merito a quanto esposto, con particolare riferimento all'importanza di valorizzare un'infrastruttura strategica quale la linea Pontremolese, ai fini del suo inserimento tra le opere prioritarie della military mobility europea.
(5-04198)
Interrogazioni a risposta scritta:
MAGI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il Mezzogiorno vive da sempre la mancanza di infrastrutture ferroviarie, nonché di investimenti che permettano sia l'ammodernamento delle reti sia la connessione delle diverse parti delle regioni meridionali tra loro e con il resto del Paese, situazione che si riverbera sull'intera capacità di tali zone di poter agganciare un durevole sviluppo economico;
il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) il fondo complementare, il fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) elitre risorse statali e comunitarie, prevedono corposi investimenti volti allo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno;
il Governo ha annunciato progetti di Av/Ac in Calabria, Sicilia e Puglia, con particolare attenzione alle linee Salerno-Reggio Calabria, Palermo-Catania-Messina e alla Napoli-Bari-Lecce-Taranto;
al momento attuale, perdurano incertezze circa l'effettiva classificazione di tali interventi, come ad esempio con riguardo alla classificazione tra alta velocità o alta capacità che, notoriamente, sono diverse tra loro;
a queste incertezze si aggiungono dubbi circa la velocità progettuale prevista, i tempi effettivi di realizzazione nonché il dettaglio dei finanziamenti assegnati –:
quali siano gli importi complessivamente stanziati nelle regioni citate in premessa e la loro suddivisione, nonché quali tratte siano interessate da questi finanziamenti e quali siano le loro caratteristiche (tipologia di progetto, velocità progettuale delle tratte e tempistica prevista) e, infine, se questi interventi rientrino, secondo i criteri adottati dal Ministero e da Rfi nella rete alta velocità vera e propria o se si tratti di interventi di diversa natura.
(4-05422)
RUFFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202 (cosiddetto «decreto milleproroghe») ha visto l'approvazione di una proroga per le Città metropolitane e le province del termine per l'accesso al Fondo per la messa in sicurezza dei ponti esistenti e alla realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali di sicurezza nel bacino del Po, a condizione che l'aggiudicazione dei relativi appalti avvenga entro e non oltre il 31 dicembre 2025;
precedentemente, ai sensi dell'articolo 5, comma 4, del decreto-legge 29 giugno 2024, n. 89, i termini per l'aggiudicazione degli interventi finanziati a valere sulle risorse di cui all'articolo 1, comma 891, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, erano stati fissati al 31 dicembre 2024;
secondo il cronoprogramma in vigore – molto rigido dovendo le progettazioni essere concluse entro la fine dell'anno – entro marzo 2025 Città metropolitane e province erano tenute a stilare una lista aggiornata delle opere da finanziare mentre, entro l'11 aprile 2025, il Ministero avrebbe dovuto comunicare le proposte accolte;
tuttavia, secondo quanto l'interrogante ha avuto modo di apprendere, dallo scorso aprile il Ministero non ha fornito alcun riscontro alle amministrazioni coinvolte le quali, invece, hanno lavorato assiduamente per rispettare tempi e consegne oltre ad aver anticipato le prime risorse;
il rischio concreto è che gli enti locali potrebbero, se non addirittura perdere definitivamente le risorse, ritrovarsi di fronte ad un ulteriore stato di precarietà che si andrebbe a sommare al taglio dei fondi destinati alle strade provinciali –:
quando intenda comunicare agli enti territoriali competenti l'accoglimento o meno delle proposte riguardanti la messa in sicurezza dei ponti esistenti e la realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali di sicurezza nel bacino del Po.
(4-05427)
INTERNO
Interrogazione a risposta in Commissione:
SCOTTO e SARRACINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nel maggio 2025 il partito Potere al popolo, denunciava di aver scoperto un poliziotto infiltrato nelle fila del partito a Napoli;
da quei fatti, è partita un'inchiesta giornalistica di FanPage.it che dai documenti in possesso sono riusciti a risalire all'intera operazione messa in campo dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, l'antiterrorismo, ai danni di un partito che si candida regolarmente alle elezioni politiche;
dall'inchiesta infatti pare emergere che le infiltrazioni ci sono state in diverse città italiane: Milano, Bologna e Roma, oltre che Napoli;
la testata giornalistica sostiene che è riuscita a trovare tutti i riscontri e le prove di una attività di spionaggio ed infiltrazione che è durata almeno 8 mesi;
da quanto si apprende, gli agenti appartengono tutti al 223esimo corso allievi agenti di polizia, e dopo un periodo di prova, che hanno trascorso in diverse questure italiane, nel dicembre del 2024 sono stati trasferiti tutti alla Direzione centrale della polizia di prevenzione, ovvero all'antiterrorismo;
i 5 agenti hanno iniziato la loro infiltrazione in Potere al popolo, spesso attraverso l'organizzazione giovanile «Cambiare rotta», contemporaneamente, tra ottobre e novembre del 2024, e solo a dicembre del 2024 hanno ricevuto il trasferimento ufficiale all'antiterrorismo;
il 27 maggio 2025 Potere al popolo insieme ai collettivi universitari scende in piazza a Bologna per contestare la presenza di Giorgia Meloni in città. Lo stesso giorno FanPage.it pubblica la notizia di un poliziotto infiltrato in Potere al popolo a Napoli. Dalle immagini pubblicate dalla testata giornalistica, il poliziotto infiltrato a Bologna è in quel corteo mentre dal megafono parlano del caso del poliziotto infiltrato a Napoli. L'agente dell'antiterrorismo prosegue la manifestazione, non si stacca. Ma sarà il suo ultimo atto. «Nel momento in cui c'è anche una denuncia pubblica in quella piazza di Bologna, dell'episodio di Napoli, questo soggetto dall'indomani sparisce da un momento all'altro, non abbiamo avuto più alcuna sua notizia dal giorno successivo.» racconta Giuliano Granato di Potere al popolo;
quella ricostruita da FanPage.it è probabilmente una operazione su larga scala di spionaggio e infiltrazione di Potere al popolo, ma ad oggi non vi è nessuna certezza che i gli agenti infiltrati siano solo cinque in tutto il Paese;
ad oggi la situazione pare essere la seguente: mentre l'infiltrato di Roma, dopo il suo tentativo fallito, ha fatto perdere immediatamente le sue tracce, l'agente infiltrato a Bologna è scomparso dal 27 maggio 2025, quelli di Milano invece sono andati via dal capoluogo lombardo il 23 ed il 27 maggio scorso, ufficialmente per un ritorno a casa alla fine dei corsi. Solo uno era rimasto in contatto con l'organizzazione, fino alla manifestazione del 21 giugno 2025 contro il riarmo europeo a Roma. Dal 22 giugno i telefoni di tutti gli agenti infiltrati risultano staccati –:
quali chiarimenti intenda fornire il Ministro interrogato, in ordine ai fatti esposti in premessa, quali siano i reali contorni dell'operazione, che appare come un'operazione di spionaggio di un partito politico che esercita il pieno diritto di portare avanti la sua attività politica, chi sia stato a emettere l'ordine di infiltrare l'organizzazione politica, se gli agenti infiltrati siano più di quelli portati alla luce da FanPage.it e quali siano i motivi che abbiano portato ad una decisione di questo tipo.
(5-04194)
SALUTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'obesità è riconosciuta come una patologia cronica complessa, caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo e influenzata da molteplici fattori, tra cui elementi psicosociali, ambientali, stili di vita, ma anche cause genetiche e disfunzioni endocrino-metaboliche;
secondo l'organizzazione mondiale della sanità (Oms) l'obesità rappresenta una delle principali emergenze sanitarie globali, al punto da essere descritta con il termine «globesità» per indicare la preoccupante e crescente diffusione del fenomeno;
sempre secondo i dati Oms, attualmente oltre 800 milioni di persone convivono con l'obesità e le proiezioni indicano un aumento fino a 1,9 miliardi di individui entro il 2035, con un impatto economico globale stimato in oltre 4.300 miliardi di dollari;
in Italia, come riportato dall'Italian barometer obesity report 2024, l'11,8 per cento degli adulti è obeso e il 36,1 per cento è in sovrappeso, con un preoccupante incremento dei casi soprattutto tra i bambini: quasi il 10 per cento dei minori tra 8 e 9 anni risulta obeso, con una maggiore incidenza nelle aree economicamente più svantaggiate;
come riportato dal «The economic burden of obesity in Italy: a cost of illness study», l'impatto economico dell'obesità sul nostro Paese è stimato in circa 13,34 miliardi di euro all'anno, dei quali quasi 8 miliardi sono riconducibili alla spesa sanitaria diretta e oltre 5 miliardi a perdite di produttività;
l'obesità è considerata tra i principali fattori di rischio per numerose patologie croniche gravi – tra cui tumori, malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e patologie respiratorie croniche – ed è associata a oltre 200 complicazioni mediche;
nonostante la diagnosi, e la cura tempestiva dell'obesità rappresentino elementi chiave per affrontare una delle più importanti sfide di salute pubblica e un investimento per prevenire l'insorgenza di numerose patologie croniche, per lungo tempo non è stata considerata una patologia e sono numerose le lacune organizzative e assistenziali a tutela di milioni di pazienti;
in particolare considerata la natura multifattoriale e cronica dell'obesità, è cruciale adottare un approccio clinico multidisciplinare che coinvolga, oltre al medico di medicina generale, specialisti della nutrizione, endocrinologi, psicologi, farmacisti e altri professionisti sanitari, al fine di garantire un'efficace prevenzione, diagnosi e trattamento integrato oltre che tempestivo;
nonostante la crescente attenzione politico-istituzionale – testimoniata anche dalla recente proposta di legge recante «Disposizioni per la prevenzione e la cura dell'obesità» – non risulta attualmente in essere né in discussione un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) nazionale specifico per l'obesità;
ad oggi, solo alcune regioni hanno adottato Pdta dedicati alla presa in carico del paziente con obesità, determinando disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure e nella qualità dell'assistenza –:
se il Ministro interrogato intenda valutare la possibilità di promuovere l'adozione, in accordo con l'Agenas e le regioni, di un Pdta nazionale specifico per l'obesità, volto a garantire uno standard clinico-organizzativo uniforme per l'identificazione precoce dei pazienti, la loro presa in carico multidisciplinare e un accesso equo ai percorsi di cura su tutto il territorio nazionale.
(5-04189)
Interrogazione a risposta scritta:
LACARRA e GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 4, comma 9-octiesdecies, del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, convertito con modificazioni dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14 ha stabilito che, per «far fronte alle esigenze del Servizio sanitario nazionale e di garantire i livelli essenziali di assistenza, in assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile, le aziende del Servizio sanitario nazionale, sino al 31 dicembre 2026, possono trattenere in servizio, a richiesta degli interessati, il personale medico in regime di convenzionamento col SSN [...], fino al compimento del settantaduesimo anno di età e comunque entro la predetta data»;
l'articolo 12-quater, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, convertito con modificazioni dalla legge 9 maggio 2025, n. 69 è intervenuto nuovamente sulla materia, disponendo la possibilità di prorogare fino al settantatreesimo anno di età il rapporto con il personale medico summenzionato, sempre purché persista l'«assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile» e fermo restando il termine del 31 dicembre 2026;
la disciplina richiamata è risultata manchevole della chiarezza necessaria a garantire l'uniforme applicazione in tutto il territorio nazionale;
a fronte di una richiesta di chiarimenti in merito all'interpretazione delle disposizioni citate, la Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Ssn – Ufficio 3 – personale del Servizio sanitario nazionale ha reso un suo parere interpretativo (DGPROF/3/P/I.8d.n.1.1/2023/1), chiarendo che:
«Per quanto concerne la locuzione “assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile” appare opportuno sottolineare che [...] la stessa costituisce la conditio sine qua non per procedere al trattenimento in servizio dei medici interessati. [...] In particolare, si ritiene che, per verificare l'assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile, dovranno essere state preventivamente esperite tutte le procedure di assegnazione degli incarichi vacanti previste dagli Accordi collettivi nazionali di settore (primo avviso da pubblicarsi entro la fine di marzo, secondo avviso di cui alla c.d. procedura Sisac e terzo avviso per l'assegnazione ai medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale – limitatamente agli Mmg). Solo dopo la conclusione delle stesse, si avrà reale contezza dell'offerta o meno di personale medico convenzionato collocabile [...] considerato che la ratio della norma “intende consentire il trattenimento in servizio dei medici convenzionati oltre il compimento del settantesimo anno di età soltanto per sopperire all'assenza di altri medici disponibili”»;
in sostanza, le modalità attuative della normativa non sono state disciplinate da un decreto ministeriale attuativo adottato ad hoc ma, in modo del tutto discrezionale, individuate mediante il rimando alle procedure previste dagli Accordi collettivi nazionali (Acn);
tali procedure, peraltro, risultano del tutto incompatibili, in termini di tempi e modalità di espletamento, con le finalità della legge, ossia di «far fronte alle esigenze del Servizio sanitario nazionale e di garantire i livelli essenziali di assistenza»;
ad oggi, da ciò che consta agli interroganti, tali modalità hanno reso molto difficoltosa la concreta applicazione delle norme, generando sensibili difformità tra i diversi Ssr –:
se intenda spiegare le motivazioni alla base della scelta di rimandare alle procedure previste dagli Acn in luogo dell'adozione di un decreto ministeriale ad hoc per consentire l'applicazione effettiva e uniforme della normativa in premessa;
se, considerata la palese incompatibilità tra le procedure previste dagli Acn e le finalità della normativa, intenda adottare i dovuti provvedimenti attuativi per consentire ai Ssr l'applicazione uniforme delle norme in premessa;
se intenda assumere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, al fine di interpretare la locuzione «assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile» nel senso di consentire il trattenimento in servizio del personale medico anche nelle more dell'espletamento delle procedure di verifica di cui in premessa, interrompendo i predetti rapporti contestualmente all'accertamento della presenza di personale effettivamente collocabile.
(4-05423)
SPORT E GIOVANI
Interrogazione a risposta in Commissione:
BONAFÈ e BERRUTO. — Al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
il bando «Sport e periferie 2025» è stato pubblicato dal Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri; la piattaforma ministeriale per l'invio delle domande è stata aperta dal 5 maggio 2025 al 16 giugno 2025. Sono stati stanziati complessivamente circa 110 milioni di euro, a cui potrebbero aggiungersi altri 70 dai Fondi di coesione;
l'obiettivo del fondo «Sport e Periferie» è riqualificare le periferie urbane, abbattere gli squilibri socio-economici, favorire l'inclusione e la cultura della pratica sportiva;
nei precedenti bandi 2018-2022, sono stati finanziati rispettivamente: nel 2018 247 interventi per 72 milioni di euro, nel 2020 514 interventi per circa 315 milioni di euro, nel 2022 111 interventi per circa 50 milioni di euro. Nel biennio 2023-2024 sono stati investiti 177 milioni di euro (per comuni con meno di 100.000 abitanti), finanziati complessivamente 190 progetti;
nel citato bando «Sport e periferie 2025» viene assegnato un punteggio minimo di 55/100 per accedere al finanziamento, basato su diversi «indicatori territoriali»;
secondo le FAQ ufficiali, la media nazionale usata per la valutazione è di 99,57 per «indice presenza giovani» e 37,96 per «disagio economico», mentre nel bando il riferimento indicato è rispettivamente 94,2 e 27,83;
le discrepanze tra le medie indicate nelle FAQ e quelle utilizzate nel calcolo automatico stanno causando gravi effetti discriminatori: i comuni con parametri superiori alla media «minima» indicata nel bando vengono ingiustamente penalizzati, compromettendo l'obiettivo dichiarato di inclusione e coesione territoriale attraverso lo sport –:
con quale criterio normativo e tecnico sia stata stabilita la scelta della media nazionale indicata nella piattaforma (FAQ) e perché questa differisca da quanto riportato nel bando ufficiale;
se e come intenda rettificare il sistema di calcolo per garantire uniformità tra il disciplinare e la piattaforma ministeriale, così da non penalizzare i comuni che, pur essendo sopra la soglia minima, rimangono esclusi a causa di discrepanze tra fonti di riferimento;
se sussistano margini di revisione retroattiva per i progetti già inviati entro le date di scadenza al fine di tutelare comunque i soggetti ammessi in buona fede.
(5-04192)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta scritta:
PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il 20 maggio 2025, in sede di conversione del decreto-legge n. 45 del 2025 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 79 del 2025, è stato approvato un emendamento a firma dei Senatori Occhiuto e Cattaneo con il quale è stata riformata la norma relativa al preruolo universitario contenuta nella legge n. 79 del 2022;
in contrasto con le indicazioni europee in materia, l'emendamento ha ripreso parte del disegno di legge A.S. 1240 – arenato in Senato all'inizio del 2025 per le proteste dei precari, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni – introducendo due nuove figure precarie: l'incarico postdoc e l'incarico di ricerca. Entrambe le figure depotenziano e marginalizzano il contratto di ricerca, introdotto dalla legge n. 79 del 2022 in sintonia con le indicazioni europee e per rendere fruibili le risorse del PNRR. L'incarico postdoc, infatti, a differenza del contratto di ricerca che ha una durata minima di 24 mesi e non prevede la didattica, ha una durata minima di 12 mesi e prevede la didattica: si configura, quindi, come una sorta di equivalente funzionale dell'RTD-A, ma è meno oneroso (essendo la durata minima di 12 mesi). L'incarico di ricerca, invece, dal punto di vista della tipologia contrattuale e a differenza del contratto di ricerca che pur essendo a termine è di natura subordinata, è equiparabile all'assegno di ricerca eliminato dalla legge n. 79 del 2022, dunque a un contratto di collaborazione coordinata e continuativa;
l'incarico di ricerca può essere conferito a chi sia in possesso di laurea magistrale, entro 6 anni dall'ottenimento della stessa. È assai probabile che verrà attivato, in prevalenza, per coloro che completano il dottorato di ricerca, in tre anni e subito dopo la laurea, essendo meno oneroso del contratto di ricerca;
visto il carattere flessibile dell'incarico di ricerca, e per semplificare, si è ritenuto di cancellare le borse di studio, intervenendo con l'ultimo comma dell'articolo 1-bis al decreto-legge n. 45 come convertito;
la borsa di studio o di ricerca non configura un rapporto di lavoro (subordinato, parasubordinato, autonomo), è bensì un riconoscimento economico che le università erogano ai neolaureati in cambio di attività non specificate all'interno di progetti di ricerca. I riferimenti normativi per le borse sono: la legge n. 210 del 1998 e la legge n. 240 del 2010. Nel primo caso, nell'articolo 4, comma 3, si stabilisce che le borse di studio non costituiscono reddito imponibile (come indicato dalla legge n. 398 del 1989, articolo 6, comma 6, ai quali la legge n. 210 del 1998 rimanda): nel secondo, all'articolo 18, comma 5, lettera f), si norma la borsa di studio come veicolo di partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca delle università;
l'emendamento Occhiuto-Cattaneo, approvato in sede di conversione del decreto-legge n. 45 del 2025, nell'ultimo comma sopprime l'articolo 4, comma 3, della legge n. 210 del 1998, ma non l'articolo 18, comma 5, lettera f), della legge n. 240 del 2010. Così operando, le borse di studio non sono state eliminate, mentre è stata eliminata la non tassabilità delle stesse;
figure massimamente precarie si ritrovano colpite dalla norma, con l'aggravio fiscale che erode ulteriormente i compensi già molto bassi. Si genera altresì confusione, incertezza e caos amministrativo negli atenei, ma anche negli enti di ricerca e negli istituti AFAM –:
quali urgenti iniziative di competenza, anche di natura normativa, intendano intraprendere al fine di porre rimedio alle conseguenze derivanti dall'approvazione in sede di conversione del decreto-legge n. 45 del 2025 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 79 del 2025 dell'emendamento di cui in premessa, cancellando quanto previsto dall'articolo 18, comma 5, lettera f) della legge n. 240 del 2010;
nonché al fine di prevedere la non tassabilità delle erogazioni economiche riconosciute alle borse di studio attualmente in essere come disposto dall'articolo 4, comma 3 della legge n. 210 del 1998, sino a conclusione delle attività.
(4-05425)
Apposizione di una firma ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta scritta Giachetti e Pastorella n. 4-05339, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 giugno 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Scarpa.
Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta scritta Loizzo n. 4-04374 del 17 febbraio 2025.