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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Lunedì 14 luglio 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


   La Camera,

   premesso che:

    la legge 9 luglio 1990, n. 185, all'articolo 1, comma 2, stabilisce che l'esportazione, l'importazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione dei materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono soggetti a autorizzazioni e controlli dello Stato;

    come riportato nella Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (anno 2024), presentata dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, nel 2024 il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d'armamento è stato pari a 8,436 miliardi di euro;

    nella stessa, inoltre, viene segnalato come rispetto al 2023 si sia registrato un incremento del 35,34 per cento del valore delle autorizzazioni individuali di esportazione, il cui ammontare complessivo nel 2024 è stato di 6,451 miliardi di euro, in linea con un aumento del numero di provvedimenti rilasciati (da 2.101 a 2.569, +22,28 per cento): a livello complessivo, si è registrato un incremento del valore delle autorizzazioni in uscita, le quali sono passate dai 6,224 miliardi di euro nel 2023 ai 7,692 miliardi di euro nel 2024;

    secondo il rapporto diffuso dall'Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca della pace (Sipri), l'Italia ha registrato un aumento delle esportazioni di armi del 138 per cento nel quinquennio 2020-2024 rispetto a quello precedente 2015-2019, superando come sesto esportatore a livello globale la Spagna, che ha registrato un incremento del 29 per cento;

    secondo un rapporto delle Nazioni Unite, dopo la decisione del Governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, di condurre operazioni militari di terra al fine di occupare la Striscia di Gaza e costringere la popolazione palestinese a spostarsi verso la zona Sud, risulta che l'esercito israeliano attualmente controlli l'82 per cento del territorio tramite zone militari e zone sottoposte a ordini di evacuazione;

    come drammaticamente noto, il 7 ottobre 2023, le milizie di Hamas, organizzazione terroristica che nei propri principi fondativi proclama la distruzione dello Stato di Israele, hanno lanciato un violento attacco sul territorio israeliano. Durante questa incursione sono stati compiuti brutali massacri che hanno causato la morte di migliaia di civili innocenti, compiendo una vera e propria strage a carattere pogromista e un femminicidio di massa: numerose persone, tra cui cittadini stranieri, sono state torturate, mentre oltre 250 individui sono stati rapiti e condotti nella Striscia di Gaza, dove molti di loro risultano tuttora ostaggio dei terroristi;

    in risposta all'attacco terroristico compiuto da Hamas, Israele sta portando avanti da ormai venti mesi un massiccio attacco nella Striscia di Gaza, con incursioni militari sia per via aerea che terra; il diritto legittimo a esistere di Israele va riaffermato con forza, anche se nessuna azione volta a garantirne la sicurezza e l'integrità può tradursi in attacchi alla popolazione civile, il che comporterebbe una gravissima violazione del diritto internazionale e provocherebbe ulteriori sofferenze a un popolo ormai inerme e affamato, oltre che provato da anni di dominio di Hamas, rischiando di allontanare ancora di più la cessazione delle ostilità e la fine della guerra;

    in questo contesto occorre considerare che la legge 17 maggio 2005, n. 94, ha ratificato e dato esecuzione al Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, siglato a Parigi il 16 giugno 2003: lo stesso Memorandum disciplina la cooperazione in settori quali l'industria della difesa, la politica degli approvvigionamenti, lo scambio di materiali militari, le operazioni umanitarie, l'organizzazione, la formazione e l'addestramento delle forze armate, e i servizi medici;

    è necessario che il Governo si assicuri che attualmente non sia in corso alcun tipo di collaborazione militare e di fornitura di armi al Governo israeliano, affinché sia possibile prevenire l'utilizzo di tali armamenti in operazioni che comportino ulteriori gravi violazioni del diritto internazionale umanitario all'interno della Striscia di Gaza;

    allo stesso tempo, appare doveroso che il Governo ponga in essere misure volte ad assicurare che le imprese italiane che attualmente hanno in essere l'esecuzione di contratti di natura commerciale ed economia – fuori dal contesto dell'armamento militare – siano tutelate, accertandosi che non subiscono alcun tipo di pregiudizio;

    l'Italia deve finalmente assumere un ruolo di mediazione volto alla normalizzazione dei rapporti in un conflitto che rischia di trascendere ulteriormente e debordare in una nuova ondata di destabilizzazione della regione e di terrorismo internazionale: in questa prospettiva è fondamentale assicurare l'assenza o l'uso esclusivamente difensivo dei sistemi d'arma e dei servizi offerti dallo Stato di Israele in forza del predetto Memorandum, approntando strumenti ulteriori e specifici volti a garantire il controllo parlamentare sul rispetto di tale criterio,

impegna il Governo:

1) a garantire, a partire dal Memorandum d'intesa di cui in premessa, il pedissequo rispetto della legge 9 luglio 1990, n. 185, e, in particolare:

   a) a conformare le relative esportazioni alla politica estera dell'Italia e assicurare che le medesime non si rivelino in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia, con gli accordi concernenti la non proliferazione e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali di armamento;

   b) a vietare le esportazioni verso i Paesi in conflitto armato e la cui politica contrasti con l'articolo 11 della Costituzione, o sia stato dichiarato l'embargo, si siano resi responsabili di gravi violazioni internazionali in materia di diritti umani o abbiano ricevuto aiuti dall'Italia ma destinino con il bilancio del proprio Paese risorse eccedenti alle proprie esigenze di difesa.
(1-00474) «Boschi, Gadda, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Giachetti».


   La Camera,

   premesso che:

    secondo i dati più recenti dell'Eurostat, alla fine del 2024 il tasso di occupati in Italia che percepiscono un reddito inferiore al 60 per cento del reddito mediano nazionale – condizione definita come rischio di povertà – si attestava al 10,2 per cento. Da questo valore, superiore alla media dell'Unione europea, che si colloca al 9,7 per cento, ne risulta che circa 1 lavoratore su 10 in Italia è in condizione di povertà relativa, un dato che desta preoccupazione e conferma la persistente debolezza strutturale del mercato del lavoro nazionale nel garantire adeguati livelli retributivi;

    l'Istat, nel Rapporto annuale 2024, rileva che il tasso di povertà assoluta tra gli occupati è cresciuto dal 4,9 per cento registrato nel 2014 al 7,6 per cento nel 2023. Tale incidenza risulta significativamente più alta tra alcune categorie di lavoratori: raggiunge il 14,6 per cento tra gli operai e l'8,2 per cento tra i lavoratori dipendenti in generale. Inoltre, l'Istat evidenzia che tra il 2019 e il 2024 le retribuzioni contrattuali hanno perso il 10,5 per cento in termini di potere d'acquisto e alla fine del 2024 la crescita delle retribuzioni contrattuali per dipendente è stata pari al 10,1 per cento rispetto all'inizio del 2019, a fronte di un aumento dell'inflazione (Ipca) pari al 21,6 per cento e a conferma di una tendenza di lungo periodo alla stagnazione dei redditi reali e all'erosione delle possibilità economiche dei lavoratori;

    proprio per contrastare tale scenario, il Governo Renzi con l'articolo 1, recante riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, aveva introdotto un credito d'imposta noto come «Bonus Renzi», per i lavoratori a basso-medio reddito, di importo pari a 80 euro mensili: a differenza di altre misure di sostegno al reddito che vengono assegnate sulla base di requisiti stringenti e a fronte di una esplicita richiesta da parte dell'avente diritto, detto beneficio veniva erogato direttamente in busta paga per rafforzare i salari reali attraverso una riduzione netta del carico fiscale, che si traduceva automaticamente in un aumento salariale per il lavoratore;

    si registra una crescente condizione di vulnerabilità economica tra i lavoratori, determinata dal progressivo aumento del numero di occupati i cui redditi risultano insufficienti a garantire un livello di vita adeguato. Secondo i dati Istat relativi al 2023, il 21 per cento dei lavoratori risulta a basso reddito. Tale condizione di fragilità economica è particolarmente diffusa tra le donne (26,6 per cento), tra i giovani con meno di 35 anni (29,5 per cento) e tra i cittadini stranieri (35,2 per cento). La vulnerabilità risulta inoltre significativamente più elevata tra i lavoratori autonomi (28,9 per cento) e tra i lavoratori dipendenti con contratto a termine, per i quali il dato raggiunge il 46,6 per cento, evidenziando una correlazione tra forme contrattuali instabili e rischio di povertà lavorativa;

    nel 2024 la differenza tra i redditi più alti e quelli più bassi in Italia rimane significativa e persistente, con una concentrazione della ricchezza nelle fasce più abbienti della popolazione. Secondo i dati Eurostat, il divario raggiunge il 32,2 per cento ed è confermato dall'Istat, risultando superiore alla media dell'Unione europea, pari al 29,3 per cento, a conferma di una marcata polarizzazione dei redditi tra le fasce più povere e quelle più ricche, riflesso di disuguaglianze economiche e sociali strutturali, che si manifestano in particolare su base territoriale, generazionale, di genere e in relazione al livello di istruzione e di qualificazione professionale;

    il Rapporto mondiale sui salari 2024-2025 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha rilevato che, tra il 2008 e il 2024, i salari reali in Italia sono diminuiti di circa 8,7 punti percentuali, registrando il peggior risultato tra i Paesi del G20, e che la crescita salariale reale nell'ultimo biennio è rimasta pressoché nulla, incapace di compensare l'inflazione e la stagnazione della produttività, determinando un progressivo impoverimento relativo dei lavoratori, anche tra coloro che formalmente godono di un'occupazione stabile;

    questi dati certificano come una quota consistente della forza lavoro italiana, pur formalmente occupata, si trova in condizioni economiche incompatibili con una vita dignitosa, in violazione del principio sancito dall'articolo 36 della Costituzione, secondo cui il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La permanenza di questi squilibri, in un contesto di lieve crescita quantitativa dell'occupazione ma di scarsa qualità dei rapporti di lavoro, impone al legislatore un ripensamento profondo delle politiche del lavoro, orientato a promuovere non solo il mero incremento numerico dei posti di lavoro, ma soprattutto la loro qualità, stabilità e capacità di garantire dignità economica e sicurezza sociale ai lavoratori;

    la crescita dell'occupazione registrata nel 2024, con un tasso complessivo salito al 62,1 per cento, è stata trainata prevalentemente da forme contrattuali precarie, come i contratti a termine, il part-time involontario e i lavori in settori a basso valore aggiunto, confermando una condizione strutturale di precarietà diffusa. Secondo l'Istat, nel quarto trimestre 2024, tra i giovani sotto i 35 anni, il 28,1 per cento è impiegato con contratto a termine e il 5,9 per cento con part-time involontario, segno che il part-time non è una scelta, ma una necessità imposta – dato ancor più allarmante se si considera che il 9,6 per cento di tutti gli occupati (circa 1 su 10) lavora part-time perché non ha trovato un impiego full-time;

    a questo quadro di incertezza economica si aggiunge il ricorso massiccio a tirocini, stage e altre forme di lavoro non standard, spesso non retribuite o sottopagate, in particolare tra i giovani. Il fenomeno degli stage extracurriculari, in assenza di regole stringenti e di un sistema uniforme di tutele economiche e formative, contribuisce a consolidare il bacino dei cosiddetti working poor, esponendo i più giovani a un ingresso nel mercato del lavoro segnato da sfruttamento e assenza di prospettive. Tali criticità necessitano di interventi urgenti e coerenti al fine di contrastare queste pratiche distorsive, sostenere l'emancipazione economica dei giovani e promuovere forme di ingresso nel lavoro che siano davvero orientate anche alla formazione e non esclusivamente all'abbattimento dei costi per le imprese;

    secondo diversi studi internazionali, la garanzia di una retribuzione dignitosa e adeguata per tutti i lavoratori favorirebbe senz'altro la realizzazione di un mercato del lavoro più inclusivo, equo e paritario, abbattendo le disuguaglianze, anche in termini di divario retributivo di genere;

    a tal riguardo, tra le donne in Italia quasi un quarto risulta occupato in forme contrattuali atipiche o a tempo parziale involontario. Queste modalità di lavoro limitano la sicurezza economica e la capacità di pianificazione familiare, rendendo le lavoratrici più esposte al rischio di working poor, in quanto tali contratti spesso si associano a retribuzioni insufficienti a superare la soglia di povertà;

    la penalizzazione delle donne nel mercato del lavoro è ulteriormente aggravata da un persistente divario retributivo di genere o gender pay gap, che l'Istat stima in media al 5,6 per cento per le lavoratrici dipendenti, ma che sale fino al 16,6 per cento tra le laureate e al 30,8 per cento tra le dirigenti. Tale disparità si riflette in un reddito disponibile più basso che si riflette anche sul trattamento pensionistico, traducendosi in una maggiore vulnerabilità del genere femminile alla povertà lavorativa, soprattutto per le madri, costrette a rimanere in posizioni a basso reddito e con poche opportunità di crescita e nella pressoché totale assenza di politiche di welfare aziendale che garantiscano l'equità salariale sia in termini di genere, sia, complessivamente, tra i diversi livelli retributivi, promuovendo una distribuzione più equa delle opportunità economiche tra tutti i lavoratori anche in fase di pensionamento;

    le donne risultano penalizzate anche sul piano della maternità, sia per l'accesso al lavoro, dove le garanzie prestate alle donne incinte o alle neomamme vengono spesso viste negativamente e come un «onere» da taluni datori di lavoro, sia per il reinserimento lavorativo delle neomamme in generale, dove la carenza di strutture dedicate e le difficoltà legate alla gestione della genitorialità in assenza di parenti rende di fatto impensabile l'attività lavorativa contemporanea di entrambi i genitori nei primi anni di vita dell'infante;

    la garanzia del diritto alla maternità risulta peraltro indebolita da gravi carenze sul piano delle misure di conciliazione dei tempi lavoro-famiglia: ancora oggi la normativa di riferimento sconta un'impostazione che fa riferimento a una cultura risalente e ampiamente superata dai fatti, che affida quasi integralmente alla madre i doveri di cura dell'infante. È invece indispensabile sostenere una responsabilità genitoriale condivisa, assicurando a entrambi i genitori parità di chances sul piano professionale e, di riflesso, contrastare anche per questa via l'attuale gap salariale tra uomo e donna;

    le cause che ostacolano il pieno rispetto del diritto a una giusta retribuzione sono molteplici. Particolarmente rilevante è la diffusione dei cosiddetti «contratti collettivi pirata», ossia accordi siglati soprattutto in determinati settori da soggetti privi di reale rappresentatività, che fissano condizioni economiche e normative peggiorative rispetto a quelle previste dai contratti firmati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative, generando distorsioni concorrenziali dannose. Il moltiplicarsi dei contratti collettivi, ivi compresi appunto i contratti collettivi pirata, costituisce un'importante forma di dumping salariale;

    tra le cause della persistente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza prodotta dalle imprese e della scarsa partecipazione dei lavoratori alla vita economica aziendale, si rileva la carenza di strumenti normativi e contrattuali che favoriscano un reale coinvolgimento dei dipendenti nei risultati economici delle imprese. La partecipazione agli utili d'impresa, già prevista in diversi ordinamenti europei, rappresenta una buona prassi riconosciuta a livello internazionale, capace di favorire una più equa distribuzione della ricchezza generata, di rafforzare la motivazione e la fidelizzazione dei lavoratori, di ridurre i conflitti industriali e di incrementare la produttività e la competitività delle imprese;

    l'assenza di un quadro normativo chiaro, unitamente a un sistema di incentivi fiscali e contributivi adeguati, ha finora limitato la diffusione di tali modelli in Italia, dove solo una quota marginale di imprese applica sistemi di partecipazione agli utili regolati da contratti collettivi, lasciando così inespressa una leva importante per la coesione aziendale e la qualità delle relazioni industriali;

    altre concause che incidono negativamente sulla concreta realizzazione del diritto ad una retribuzione equa e proporzionata possono essere individuate nella frammentazione dei settori produttivi, dovuta a trasformazioni economiche, tecnologiche e organizzative, nella crescente diffusione di forme contrattuali atipiche, difficili da ricondurre al lavoro autonomo o subordinato, e nel ricorso massiccio da parte delle imprese a pratiche di esternalizzazione;

    alla luce di questo quadro, appare evidente la necessità di un intervento sostenuto e promosso dall'ordinamento statuale a sostegno e rafforzamento della contrattazione collettiva, al fine di assicurare a tutti i lavoratori in Italia trattamenti retributivi adeguati e dignitosi,

impegna il Governo:

1) ad adottare un Piano nazionale di contrasto alla povertà lavorativa, volto a garantire condizioni di lavoro dignitose e il pieno rispetto dei principi sanciti dagli articoli 3 e 36 della Costituzione, mediante misure strutturali finalizzate a promuovere l'occupazione stabile, a ridurre le disuguaglianze salariali e a tutelare le categorie maggiormente vulnerabili;

2) a promuovere misure specifiche e strutturali di sostegno all'occupazione giovanile e femminile, con l'obiettivo prioritario di contrastare la diffusione della povertà lavorativa e garantire a tutti i lavoratori condizioni economiche e professionali dignitose, mediante, in particolare:

   a) l'incremento e la stabilizzazione degli sgravi contributivi previsti per le assunzioni a tempo indeterminato;

   b) l'integrazione degli incentivi con ulteriori misure mirate a target specifici, quali le neomamme e i giovani under 35 disoccupati da lungo periodo prevedendo il dimezzamento dell'Irpef per i primi anni di lavoro;

   c) l'estensione delle misure di sostegno previste dalla legislazione vigente per le madri di due o più figli anche alle madri con un solo figlio, incluse le madri single, al fine di poter affrontare le sfide economiche e di conciliazione lavoro-famiglia fin dal primo figlio;

   d) l'estensione della durata massima dell'esonero contributivo a 36 mesi subordinandolo a condizioni di qualità occupazionale, tra cui il rispetto dei minimi retributivi previsti dalla contrattazione collettiva, la permanenza lavorativa per un congruo periodo e la partecipazione dei lavoratori a percorsi di formazione e aggiornamento professionale;

   e) l'uniformazione della normativa di riferimento al criterio della responsabilità genitoriale condivisa, rivedendo le tutele vigenti per garantire l'eguaglianza tra i genitori, al fine di scongiurare che la donna lavoratrice debba patire qualsivoglia pregiudizio sul piano professionale in ragione della maternità e contrastare il gap salariale uomo-donna;

3) ad avviare un processo di revisione della disciplina dei tirocini e degli stage, eliminando quelli extracurriculari, per garantire un effettivo valore formativo e impedire l'utilizzo distorto di tali strumenti come forme di lavoro sottopagato o gratuito, prevedendo, in particolare, l'introduzione di un'indennità minima obbligatoria per i tirocinanti e un sistema di vigilanza adeguato;

4) ad incentivare, quale forma di retribuzione indiretta, il welfare aziendale come strumento di equità e inclusione, non solo come beneficio accessorio, attraverso l'introduzione di benefici fiscali per le aziende che adottano programmi di welfare aziendale avanzato, anche di concerto con le associazioni dei prestatori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale, inclusivi di piani di equità salariale tra uomini e donne, trasparenza retributiva e servizi di conciliazione famiglia-lavoro, in un'ottica di miglioramento del benessere dei lavoratori e di prevenzione della vulnerabilità economica;

5) a compensare il gap salariale rispetto alla media europea promuovendo la diffusione di modelli di partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa, quale strumento per una più equa distribuzione della ricchezza prodotta, per l'incremento della produttività e per il rafforzamento della coesione aziendale, mediante la predisposizione di un apposito quadro normativo e fiscale di sostegno che disciplini tale istituto attraverso accordi aziendali o territoriali regolati da contratti collettivi, introduca specifiche agevolazioni fiscali in favore delle imprese che adottano tali modelli e preveda iniziative di informazione e formazione destinate alle parti sociali e alle imprese per la diffusione delle migliori prassi già sperimentate a livello nazionale e internazionale, al fine di accrescere la motivazione, la fidelizzazione e la partecipazione consapevole dei dipendenti alla vita economica e strategica delle imprese;

6) ad adottare iniziative normative volte a prevedere incentivi fiscali e contributivi per le imprese che adottano forme contrattuali stabili e modelli di retribuzione trasparenti che garantiscano l'eguaglianza tra uomo e donna, misure di welfare aziendale e forme di partecipazione agli utili di impresa da parte dei lavoratori, nonché trattamenti economici più elevati rispetto alla media nazionale;

7) ad adottare un piano strategico volto a rafforzare l'attrattività degli investimenti esteri diretti, quale strumento essenziale per sostenere la crescita economica, l'innovazione industriale e la creazione di occupazione qualificata e dignitosa nel Paese, con l'obiettivo prioritario di ridurre le disuguaglianze retributive e contrastare la diffusione della povertà lavorativa, garantendo a tal fine un quadro normativo e fiscale stabile e prevedibile, idoneo a offrire certezza giuridica e a ridurre i fattori di rischio per gli investitori esteri, anche attraverso la razionalizzazione della normativa vigente e la limitazione delle modifiche frequenti o retroattive della disciplina fiscale e contributiva;

8) ad assumere iniziative normative volte a contrastare l'uso distorsivo e massivo delle pratiche di esternalizzazione da parte delle imprese, con la finalità di tutelare i lavoratori maggiormente esposti a condizioni di precarietà e a retribuzioni inadeguate, salvaguardando i livelli occupazionali, la qualità dell'impiego e i diritti dei lavoratori coinvolti, anche attraverso la previsione di vincoli contrattuali minimi per le aziende committenti e appaltatrici, la responsabilità solidale estesa per il rispetto delle normative in materia retributiva, contributiva e di sicurezza, nonché l'introduzione di incentivi per le imprese che internalizzano funzioni strategiche garantendo occupazione stabile e dignitosa e contribuendo così alla riduzione della povertà lavorativa;

9) ad assumere iniziative normative per rafforzare la contrattazione collettiva quale strumento fondamentale per garantire condizioni economiche e normative adeguate e per prevenire forme di dumping salariale che alimentano la povertà lavorativa, riconoscendo il ruolo dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, e contrastando la diffusione di contratti cosiddetti «pirata» che deteriorano le condizioni di lavoro e minano la coesione sociale;

10) ad adottare politiche di investimento volte a favorire la crescita e, di riflesso, i livelli di retribuzione, nonché a sostenere la contrattazione collettiva nazionale al fine di sostenere forme di welfare aziendale che integrino il trattamento economico del lavoratore, nonché a valutare, nell'ipotesi di introduzione di una retribuzione oraria minima, la contestuale istituzione di una commissione permanente, composta da rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentativi a livello nazionale, incaricata di monitorare il livello dei salari minimi, aggiornarne periodicamente l'importo e garantirne la coerenza con l'evoluzione del costo della vita e della produttività;

11) a rafforzare i sistemi di monitoraggio e valutazione del fenomeno della povertà lavorativa, prevedendo la raccolta sistematica e la pubblicazione periodica di dati disaggregati per genere, età, tipologia contrattuale e area geografica, al fine di orientare le politiche pubbliche e consentire un controllo parlamentare sull'efficacia delle misure adottate;

12) a fornire ogni utile elemento alle competenti Commissioni parlamentari, con cadenza semestrale, in ordine allo stato di attuazione delle misure adottate e all'andamento dei principali indicatori economico-sociali connessi al fenomeno della povertà lavorativa, alla disuguaglianza retributiva e alla qualità dell'occupazione.
(1-00475) «Boschi, Gadda, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Giachetti».


   La Camera,

   premesso che:

    il fenomeno delle retribuzioni inadeguate e, più in generale, del cosiddetto «lavoro povero» in Italia si concentra in misura significativa all'interno di determinati assetti organizzativi del lavoro e colpisce fasce specifiche di lavoratori, spesso impiegati in settori a bassa intensità tecnologica o con scarsa presenza di contrattazione strutturata. Questo quadro non è il risultato di dinamiche contingenti, bensì l'esito di criticità strutturali che caratterizzano da lungo tempo il sistema economico nazionale;

    sul punto, nel corso degli ultimi decenni, il nostro Paese ha manifestato un'insufficienza cronica di investimenti strategici in ambiti fondamentali per la crescita – quali innovazione, digitalizzazione, formazione del capitale umano, ricerca e sviluppo – nonché l'assenza di politiche industriali stabili e coordinate capaci di promuovere il riposizionamento competitivo delle imprese sui mercati a maggiore valore aggiunto. Tale carenza di visione ha inciso negativamente sulla qualità dell'occupazione, ostacolando la transizione verso un modello produttivo fondato sulla competenza e sull'elevata qualificazione professionale;

    queste fragilità del tessuto economico si riflettono direttamente sull'andamento del mercato del lavoro, alimentando, in alcune aree e settori, dinamiche di impiego non adeguatamente retribuito e irregolare;

    tali problematiche richiedono, dunque, un intervento articolato e sistemico, che non si limiti a misure simboliche o settoriali, ma che affronti in maniera organica le radici del problema, agendo su fattori strutturali e promuovendo politiche attive in grado di rafforzare la competitività dell'economia nazionale e, al contempo, garantire condizioni lavorative giuste, sicure e stabili;

    le politiche avviate dall'attuale Governo vanno proprio in tale direzione. E a fronte dei risultati certificati dall'Istat, si registra il successo delle misure e degli interventi messi in campo sul lavoro basati sugli incentivi e la formazione per favorire il lavoro stabile nonché sull'abolizione e la riforma di strumenti inadeguati che mettevano in competizione la dignità del lavoro con scriteriati sussidi di natura assistenziale. A ciò si aggiungono provvedimenti volti a mitigare gli effetti dell'inflazione e ad aumentare il potere di acquisto dei cittadini;

    a fronte di tali scelte, dall'insediamento dell'Esecutivo ad aggi, l'Italia ha visto un incremento netto di oltre 1 milione di posti di lavoro e dei contratti a tempo indeterminato, questi ultimi cresciuti di oltre 1,2 milioni di unità. I dati Istat riferiscono che a maggio 2024 il numero di lavoratori occupati ha raggiunto un record storico di 24,3 milioni, il livello più alto dall'inizio delle rilevazioni nel 2004. Il tasso di occupazione è salito al 62,9 per cento, con un aumento di 80 mila occupati rispetto al mese precedente, coinvolgendo soprattutto uomini, donne, lavoratori autonomi e over 50. Il tasso di inattività è sceso, confermando una maggiore partecipazione al mercato del lavoro;

    nella media del 2024, l'indice delle retribuzioni orarie è cresciuto del 3,1 per cento rispetto all'anno precedente. Aumenti superiori alla media caratterizzano il comparto industriale (+4,6 per cento) e quello dei servizi privati (+3,4 per cento). Anche nel primo trimestre del 2025 si è registrato un miglioramento della dinamica retributiva in Italia, con segnali positivi sia sul piano congiunturale che tendenziale. Le retribuzioni contrattuali sono cresciute dell'1 per cento rispetto al trimestre precedente e del 3,9 per cento su base annua. A marzo, l'aumento annuo ha raggiunto il 4 per cento, con una performance ancora più marcata nel settore privato (+4,7 per cento). In particolare, l'industria registra una crescita del 4,9 per cento e i servizi del 4,3 per cento. Spiccano gli incrementi nell'alimentare (+7,8 per cento), metalmeccanica (+6,3 per cento), commercio (+6,1 per cento) e DMO (+6 per cento). Le proiezioni per aprile-settembre 2025 indicano un'ulteriore crescita del 2,6 per cento, con una media annua stimata al +2,7 per cento;

    al fine di garantire retribuzioni giuste, contrastare il lavoro sottopagato e ripristinare il rinnovo tempestivo dei contratti nazionali, si sta intervenendo per rafforzare la contrattazione collettiva quale strumento privilegiato, in quanto espressione diretta dei sindacati e delle organizzazioni datoriali. Le parti sociali attraverso la contrattazione collettiva nazionale e di secondo livello, sono in grado di definire trattamenti economici adeguati alle specificità settoriali e territoriali, assicurando il necessario equilibrio tra giustizia retributiva e sostenibilità economica. Parallelamente, si sta contrastando il dumping contrattuale e il lavoro irregolare con l'obiettivo di rendere più efficaci l'applicazione e il rispetto dei livelli retributivi collettivi, agendo su più fronti: trasparenza, rafforzamento dei controlli con sistemi tecnologici e banche dati, obblighi di rendicontazione, monitoraggio degli appalti, misure per combattere l'evasione contributiva, con il coinvolgimento dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dei suoi organi territoriali;

    ed ancora, per favorire un aumento delle retribuzioni, anche indiretto, è stata inoltre fortemente sostenuta dalla maggioranza ed approvata definitivamente dal Parlamento la proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori all'impresa in attuazione dell'articolo 46 della Costituzione, che ha portato all'inserimento nel nostro ordinamento della legge n. 76 del 15 maggio 2025. Tale provvedimento ha introdotto, per la prima volta, un quadro normativo strutturato per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili d'impresa che offre strumenti interconnessi per determinare un aumento delle retribuzioni;

    al riguardo, tra le misure previste la partecipazione economico-finanziaria prevede che i lavoratori – grazie a piani negoziati nei contratti collettivi – possano ricevere una quota degli utili aziendali (almeno il 10 per cento), con un regime fiscale agevolato al 5 per cento su importi fino a 5.000 euro, rendendo più conveniente l'erogazione di tali somme e incentivando le imprese a redistribuire parte dei profitti. A ciò si aggiunge la possibilità per i lavoratori di entrare negli organi di amministrazione e di controllo aziendale – il consiglio di sorveglianza o il consiglio di amministrazione – rafforzando la loro capacità di influenzare le decisioni strategiche, comprese quelle riguardanti le politiche retributive. Altro fattore decisivo è la prevista partecipazione consultiva che consente di instaurare un dialogo strutturato con effetti positivi anche sulle decisioni salariali affinché tengano conto delle esigenze reali dei lavoratori. In definitiva, la predetta legge contiene misure che tra incentivi e l'attuazione delle molteplici forme di partecipazione previste comporta dei benefìci in riferimento al potere contrattuale dei lavoratori, dunque determinando condizioni favorevoli per un incremento delle retribuzioni;

    peraltro, nel solco tracciato dalla predetta legge sulla partecipazione, si stanno avviando iniziative volte ad introdurre un vantaggio fiscale per l'assegnazione di azioni aziendali a beneficio di quelle categorie di lavoratori dipendenti più fragili, con la qualifica di operai e impiegati, per consentire l'introduzione di un meccanismo strutturato ed organico di remunerazione partecipativa;

    a sostegno del reddito dei cittadini, inoltre, la legge di bilancio 2025 (legge n. 207 del 2024) introduce importanti misure, intervenendo sia attraverso nuovi benefìci fiscali sia mediante la strutturazione definitiva di agevolazioni già previste per l'anno precedente. In particolare, riconosce un beneficio fiscale ai titolari di reddito di lavoro dipendente. Per i contribuenti con reddito complessivo non superiore a 20.000 euro, la misura prevede l'erogazione di una somma esente da imposizione fiscale, calcolata applicando al reddito di lavoro dipendente una percentuale variabile (dal 7,1 per cento al 4,8 per cento) in funzione della fascia reddituale. Per i lavoratori con reddito superiore a 20.000 euro, fino a un massimo di 40.000 euro, è prevista invece una detrazione dall'imposta lorda: fissa a 1.000 euro per redditi fino a 32.000 euro, decrescente fino ad azzerarsi al superamento dei 40.000 euro;

    la legge di bilancio 2025 rende inoltre strutturale l'innalzamento a 1.955 euro della detrazione per redditi da lavoro dipendente fino a 15.000 euro, già introdotto per il solo 2024. In questo quadro, è stato rafforzato anche il sistema delle detrazioni, che consente l'esenzione totale dall'IRPEF (no tax area) per i contribuenti con redditi al di sotto di determinate soglie: circa 8.500 euro per lavoratori dipendenti e pensionati e 5.500 euro per lavoratori autonomi,

impegna il Governo:

1) a proseguire e rafforzare le politiche di sostegno all'occupazione stabile e di qualità, in particolare attraverso misure mirate di incentivo all'assunzione a tempo indeterminato, alla trasformazione dei contratti precari e alla valorizzazione delle competenze, con l'obiettivo di favorire una crescita occupazionale sostenibile e un aumento delle retribuzioni reali;

2) ad assumere iniziative di competenza volte a sostenere e potenziare la contrattazione collettiva nazionale, quale strumento fondamentale per garantire trattamenti economici e normativi adeguati, incentivando, altresì, la contrattazione di secondo livello, in coerenza con il reale potere d'acquisto su base territoriale e con le specificità dei settori produttivi, assicurando, in entrambi i casi, trasparenza e certezza nei rapporti di lavoro e contrastando fenomeni di dumping salariale e contrattuale;

3) a promuovere l'attuazione della legge n. 76 del 15 maggio 2025 sulla partecipazione dei lavoratori all'impresa, anche attraverso campagne informative e strumenti di supporto operativo per le imprese e le parti sociali, con l'obiettivo di favorire l'adozione di modelli partecipativi che consentano l'incremento del potere contrattuale dei lavoratori e la redistribuzione equa degli utili;

4) a valutare l'opportunità di potenziare le iniziative volte a introdurre strumenti di incentivazione fiscale, anche attraverso l'assegnazione di azioni aziendali, in favore dei lavoratori dipendenti appartenenti alle fasce più fragili, al fine di promuovere forme strutturate di partecipazione alla vita economica dell'impresa e meccanismi innovativi di remunerazione;

5) ad adottare iniziative volte a rendere pienamente operativi i meccanismi di contrasto al lavoro irregolare e sottopagato, rafforzando gli strumenti di vigilanza, interoperabilità delle banche dati, controlli ispettivi e obblighi di rendicontazione, anche nell'ambito dei contratti pubblici, per garantire il rispetto dei minimi retributivi stabiliti dalla contrattazione collettiva più rappresentativa;

6) a promuovere, in collaborazione con le parti sociali, una strategia nazionale per la produttività e qualità del lavoro, che integri investimenti in formazione, innovazione tecnologica, politiche attive e sviluppo delle filiere ad alto valore aggiunto, quale strumento strutturale per innalzare i livelli retributivi e rafforzare la competitività del sistema Paese;

7) a valutare ulteriori interventi di riduzione del cuneo fiscale e di potenziamento delle detrazioni per i redditi medio-bassi, al fine di incrementare il netto in busta paga e sostenere i consumi interni;

8) a rafforzare il monitoraggio dei livelli retributivi previsti dalla contrattazione collettiva, anche attraverso la pubblicazione periodica di benchmark retributivi settoriali, al fine di garantire trasparenza e prevenire fenomeni di sotto-soglia salariale;

9) a valutare forme di tutela per i lavoratori autonomi e non standard, in particolare per coloro che operano attraverso piattaforme digitali, al fine di contrastare forme di «povertà lavorativa invisibile» e di garantire accesso a strumenti minimi di protezione sociale;

10) ad adottare iniziative volte a rafforzare, per la pubblica amministrazione, nel caso di appalti pubblici di servizi, i criteri utili a garantire trattamenti economici e normativi equi ed adeguati per i lavoratori.
(1-00476) «Schifone, Giaccone, Tenerini, Alessandro Colucci, Rizzetto, Nisini, Battilocchio, Coppo, Caparvi, Tassinari, Giovine, Lazzarini, Malagola, Mascaretti, Volpi, Zurzolo».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:


   PAVANELLI e FEDE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto si apprende da fonti online, Eni S.p.A., società a partecipazione statale controllata indirettamente dal Ministero dell'economia tramite Cassa depositi e prestiti S.p.A., a partire dal 2019 avrebbe avviato almeno sei procedimenti per diffamazione nei confronti di organizzazioni non governative, attivisti e giornalisti, tra cui Greenpeace, ReCommon e la Rai, in relazione a critiche mosse all'azienda per il suo impatto climatico e la sua strategia di transizione energetica;

   le predette azioni legali sono state definite dagli osservatori come strategic lawsuits against public participation, ovverosia contenziosi giudiziari di natura strategica volti a scoraggiare, intimorire e finanche ridurre al silenzio soggetti che esercitano il diritto di critica e informazione su temi di interesse pubblico, quali la crisi climatica;

   la Commissione europea ha più volte richiamato gli Stati membri a garantire strumenti per prevenire e contrastare l'uso distorto di azioni giudiziarie a fini intimidatori contro attivisti e giornalisti, in linea con la proposta di direttiva (UE) 2024/1069 cosiddetta anti-Slapp;

   la stampa italiana ha dato scarso risalto a tali vicende, mentre l'opinione pubblica ha diritto di essere informata sul comportamento delle aziende partecipate dallo Stato rispetto a questioni di interesse strategico nazionale, come la transizione ecologica;

   Eni S.p.A., per effetto della quota di partecipazione pubblica, opera sotto la vigilanza del Ministero dell'economia e delle finanze e risponde a precisi obblighi di trasparenza e responsabilità sociale, anche in relazione agli obiettivi di decarbonizzazione assunti a livello nazionale e internazionale;

   la partecipazione pubblica in Eni implica un dovere di controllo da parte del Governo sulla coerenza delle strategie aziendali con gli obiettivi climatici e con i princìpi di libertà di espressione e informazione garantiti dall'articolo 21 della Costituzione;

   l'uso di procedimenti giudiziari come strumento di pressione su Ong e giornalisti potrebbe minare la qualità del dibattito democratico e la capacità del Paese di affrontare le sfide ambientali –:

   se il Governo sia a conoscenza dei procedimenti giudiziari intentati da Eni S.p.A. nei confronti di Ong, attivisti e giornalisti, come riportato dal quotidiano The Guardian;

   se siano stati acquisiti elementi per valutare l'impatto di tali iniziative legali sul diritto di critica e sull'esercizio della libertà di stampa in Italia;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per verificare la coerenza delle strategie legali di Eni S.p.A. con i princìpi di responsabilità sociale d'impresa e con gli obiettivi climatici assunti dallo Stato italiano;

   se il Ministero dell'economia e delle finanze, in qualità di azionista diretto e indiretto di riferimento di Eni, abbia fornito indirizzi o indicazioni circa la gestione dei contenziosi legali e, in caso contrario, se intenda farlo per evitare possibili conflitti tra l'interesse pubblico e le strategie aziendali;

   se non ritenga opportuno promuovere per quanto di competenza, anche in sede europea, iniziative normative per contrastare l'uso distorto di azioni giudiziarie (Slapp) che possano ostacolare la partecipazione civica e la tutela dell'ambiente.
(4-05535)


   SANTILLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:

   l'Automobile Club d'Italia – Aci è la Federazione associativa degli Automobile Club regolarmente costituiti, è qualificato come ente pubblico non economico senza scopo di lucro, volto a tutelare gli interessi generali dell'automobilismo italiano, del quale promuove lo sviluppo, rappresentandolo presso la Fédération Internationale de l'Automobile – F.I.A. e presso il Coni;

   secondo quanto previsto dall'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 98, la vigilanza sull'Aci è esercitata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (oggi, per delega, dal Ministro per lo sport e i giovani) e, limitatamente alle attività del PRA, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ferme restando le competenze del Ministero della giustizia e dell'autorità giudiziaria previste dalle disposizioni vigenti;

   il Presidente dell'Aci è eletto dall'Assemblea – ai sensi dell'articolo 8 – e nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa col Ministro vigilante, secondo quanto disposto dall'articolo 19 dello statuto dell'Aci, approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 881 del 1950;

   il 31 dicembre 2024 il Governo ha annullato l'esito delle elezioni, ponendo fine prima del termine al mandato del presidente Sticchi Damiani, al terzo mandato;

   secondo quando riferito agli organi di stampa dall'ormai ex Presidente: «Si è stabilito che quelle elezioni dovevano ripetersi e che se non le avessi convocate entro 45 giorni, l'Aci sarebbe stata commissariata, e nonostante le abbia indette nei termini è stata comunque commissariata»;

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 febbraio 2025 è stato nominato il generale Tullio Del Sette come commissario straordinario dell'Aci, successivamente, è stato nominato l'avvocato Antonio Geronimo La Russa, primogenito di Ignazio La Russa, attuale Presidente del Senato della Repubblica italiana;

   con riferimento al merito della nomina e relativo curriculum vitae, emerge una moltitudine di nomine di stampo politico di natura estremamente variegata: consigliere di amministrazione alla fondazione Piccolo Teatro di Milano; presidente comitato Coni e Aci Lombardia, consigliere di amministrazione in SPV Linea 4 Milano; consigliere di amministrazione dello Stadio Meazza di San Siro, per fare alcuni esempi recenti;

   Aci controlla al 100 per cento 11 società e ne partecipa altre a maggioranza con relativi consigli di amministrazione;

   nell'ambito dell'approvazione del decreto-legge 21 maggio 2025, n. 73, recante Misure urgenti per garantire la continuità nella realizzazione di infrastrutture strategiche e nella gestione di contratti pubblici, il corretto funzionamento del sistema di trasporti ferroviari e su strada, l'ordinata gestione del demanio portuale e marittimo, nonché l'attuazione di indifferibili adempimenti connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla partecipazione all'Unione europea in materia di infrastrutture e trasporti, all'articolo 15, comma 2, è riconosciuto pro futuro un contributo di 5,25 milioni di euro per l'anno 2025 e di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2032 in favore della Federazione sportiva nazionale-Aci;

   ad avviso dell'interrogante, appare inopportuno promuovere persone delle famiglie dei membri del Governo e delle più alte cariche dello Stato alle cariche pubbliche o parastatali –:

   se, in virtù dei poteri attribuiti al Governo nell'ambito del procedimento di nomina, intenda chiarire gli elementi riferiti al merito professionale del soggetto richiamato in premessa ed eventualmente quali altri profili siano stati valutati.
(4-05540)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta scritta:


   ZANELLA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni scorsi nel territorio comunale di Baone in provincia di Padova, all'interno del Parco regionale dei Colli Euganei, gli operatori del parco durante una delle consuete attività di prelievo faunistico hanno abbattuto una femmina di cinghiale che presentava un foro auricolare compatibile con la rimozione di una marca identificativa tipica degli allevamenti;

   l'animale, inoltre, si trovava in evidente stato di lattazione, suggerendo che fosse stata immessa illegalmente nel territorio, probabilmente già gravida, in completa violazione delle normative vigenti;

   i rappresentati dell'ente parco, denunciando l'episodio ai Carabinieri forestali, hanno evidenziato la gravità del fatto che acuisce le criticità relative alla gestione ed al contenimento della fauna selvatica;

   tale episodio solleva svariate preoccupazioni, poiché la presenza di capi provenienti da allevamento, privi di identificazione, non solo costituisce un atto illecito ma rappresenta anche un notevole rischio sanitario, soprattutto in considerazione dell'attuale minaccia della peste suina africana che incombe sul territorio nazionale;

   la presenza considerevole di cinghiali nel parco Colli Euganei è dovuta principalmente alle immissioni illegali avvenute nel passato, che hanno portato ad una proliferazione incontrollata della specie, con relativi danni all'agricoltura, rischi per la sicurezza stradale e impatti sulla biodiversità;

   lo stesso presidente dell'ente parco, Alessandro Frizzarin, condannando la gravità dell'episodio, ha ribadito l'impegno quotidiano profuso dall'ente per contenere in maniera legale e sostenibile la notevole presenza dei cinghiali;

   nel solo anno 2024, l'ente parco ha provveduto all'abbattimento di 1.580 esemplari di cinghiali e, nei primi quattro mesi del 2025, sono già stati superati i 450 abbattimenti. Tali dati evidenziano con chiarezza la portata e la gravità del fenomeno;

   la presenza di esemplari riconducibili ad allevamenti privati, privi dei dispositivi identificativi e dunque immessi illegalmente nelle aree protette, evidenzia la necessità di rafforzare i controlli sugli allevamenti autorizzati e sulle movimentazioni degli animali. Il fenomeno dell'immissione illegale contribuisce in modo significativo alla proliferazione incontrollata della specie, con conseguenze rilevanti sul piano sanitario – in particolare per il rischio di diffusione della peste suina – nonché sulla sicurezza stradale e sulla tenuta della biodiversità –:

   se i Ministri interrogati non intendano adottare iniziative di competenza volte a verificare ed accertare la provenienza dell'animale abbattuto;

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza del numero complessivo di allevamenti di cinghiali presenti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alla regione Veneto, nonché dei dati aggiornati relativi alla loro localizzazione e al numero di capi detenuti;

   quali iniziative urgenti di propria competenza intendano adottare, con particolare riferimento ai controlli sugli allevamenti di cinghiali, al fine di prevenire l'immissione illegale di esemplari nel territorio, tutelando così l'agricoltura, la sicurezza stradale, la biodiversità e la salute pubblica;

   se non ritengano opportuno per quanto di competenza, promuovere la collaborazione tra Ministeri competenti, regioni, enti parco, forze dell'ordine e associazioni agricole al fine di contrastare il fenomeno delle immissioni illegali nelle aree protette anche attraverso campagne di sensibilizzazione e strumenti di monitoraggio più efficaci.
(4-05536)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta scritta:


   SCOTTO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni 9 e 10 aprile 2025, nel territorio del comune di Caivano (Napoli), in particolare nella zona industriale Asi Pascarola, si sono verificati due gravi incendi che hanno coinvolto l'azienda Chimpex, operante nella produzione di solventi, detergenti e additivi industriali, generando dense nubi di fumo potenzialmente tossico visibili a chilometri di distanza;

   il rogo pare abbia coinvolto materiali chimici pericolosi, tra cui solventi e componenti del prodotto AdBlue, facendo temere ricadute sull'ambiente e sulla salute pubblica nei comuni circostanti;

   la Prefettura di Napoli e l'Arpac sono intervenute attivando un protocollo di monitoraggio straordinario della qualità dell'aria, ma non risultano ancora pubblici dati esaustivi sull'impatto delle emissioni, né sull'origine o la natura esatta dei materiali combusti;

   episodi ricorrenti di roghi illegali o dolosi si registrano da anni nell'area di Caivano, inclusa la zona del Parco Verde e del campo nomadi di via Cinquevie, dove si segnalano frequentemente incendi di rifiuti, plastiche e sterpaglie frammiste a materiali non identificati, con grave preoccupazione da parte della cittadinanza;

   tali eventi contribuiscono alla persistente crisi ambientale nella cosiddetta «Terra dei Fuochi», compromettendo la vivibilità dei territori e alimentando il senso di abbandono delle comunità locali –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra riportati e quali siano le risultanze preliminari dei rilievi effettuati da Arpac, Istituto superiore di sanità o altri enti preposti sulla qualità dell'aria e sulla presenza di sostanze tossiche nei roghi del 9 e 10 aprile 2025;

   se e quali iniziative di competenza siano state adottate o si intenda adottare in ordine alle responsabilità dell'accaduto e per prevenire il ripetersi di simili incendi, specie in siti industriali che trattano materiali pericolosi;

   se non ritengano di assumere iniziative volte a verificare condizioni di sicurezza degli stabilimenti produttivi nella zona industriale di Pascarola e se sia stata accertata la corretta gestione dei rifiuti e dei reflui chimici da parte delle aziende interessate;

   se non ritengano di assumere, anche in collaborazione con la regione Campania e le autorità locali, provvedimenti volti a rafforzare la vigilanza ambientale e il contrasto ai roghi tossici nei territori di Caivano e nei comuni limitrofi;

   se il Governo intenda assumere iniziative volte a destinare risorse straordinarie per il monitoraggio sanitario della popolazione residente e per eventuali bonifiche ambientali delle aree compromesse.
(4-05530)


   MICHELOTTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il Parco nazionale dell'arcipelago toscano rappresenta una delle aree naturalistiche più preziose del Mediterraneo, con straordinarie potenzialità di sviluppo sostenibile, turismo consapevole e valorizzazione culturale e ambientale;

   negli ultimi anni, tuttavia, la governance del Parco è stata oggetto di numerose critiche legate a una gestione definita più volte come inefficace e autoreferenziale, con gravi ripercussioni sul territorio;

   sono state evidenziate, in particolare, situazioni critiche quali discariche a cielo aperto, scarsa cura e valorizzazione di siti archeologici, degrado ambientale e mancata valorizzazione di risorse uniche come l'olivo bianco di Gorgona, nonché la persistente produzione energetica tramite generatori a gasolio, incompatibile con la vocazione ambientale dell'area;

   recentemente, il 7 maggio 2025, la sentenza n. 5315 del 2025 del Consiglio di Stato ha sancito l'illegittimità dei provvedimenti emanati dal Parco nazionale dell'arcipelago toscano che limitavano l'esercizio della professione di guida ambientale escursionistica, annullando così anche tutti i disciplinari relativi alla fruizione delle isole approvati negli ultimi anni;

   tale sentenza ha inoltre imposto al Parco il pagamento di rilevanti spese legali, creando ulteriori danni economici e di immagine, mettendone in discussione la gestione complessiva;

   la governance del Parco necessita di una chiara inversione di rotta, con una gestione che sappia coniugare con efficacia, tutela ambientale, valorizzazione delle risorse naturali e archeologiche e sviluppo turistico-culturale sostenibile, abbandonando la logica autoreferenziale che ha contraddistinto finora le sue scelte –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per verificare e valutare attentamente le responsabilità amministrative e gestionali della governance del Parco nazionale dell'arcipelago toscano alla luce delle criticità esposte e della recente sentenza del Consiglio di Stato e se intenda promuovere iniziative per una revisione della governance, al fine di assicurare al Parco nazionale dell'arcipelago toscano una gestione efficace e realmente orientata allo sviluppo sostenibile, alla tutela dell'ambiente e alla valorizzazione delle sue eccezionali risorse naturali e culturali.
(4-05531)


   BRUZZONE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la sentenza Tar Liguria n. 624 del 7 ottobre 2024, ha annullato il decreto ministeriale 6 agosto 2021 n. 332, in ordine alle misure di salvaguardia e zonizzazione interna del Parco nazionale provvisorio di Portofino, nonché il decreto ministeriale 27 ottobre 2021 n. 43, recante la costituzione del Comitato di gestione provvisoria, facendo tornare vigenti i confini del Parco naturale regionale di Portofino posti all'interno dei comuni di Camogli, Portofino e Santa Margherita Ligure e, al tempo stesso, ha posto l'accento sullo strumento dell'intesa, quale condizione essenziale per giungere all'istituzione definitiva del Parco nazionale;

   la citata sentenza n. 624 ha indicato due soluzioni alternative: riattivare il procedimento per l'istituzione del parco provvisorio, oppure attivare il procedimento per pervenire all'intesa Stato/regione per l'istituzione del parco definitivo;

   con nota protocollo 0000505, del 2 gennaio 2025, il presidente della regione Liguria, ha confermato al Ministro e al Sottosegretario, l'interesse dell'amministrazione regionale a pervenire all'istituzione definitiva del Parco nazionale comprendente i tre comuni Camogli, Portofino e Santa Margherita Ligure, ribadendo la ferma contrarietà all'ipotesi del parco allargato a undici comuni e, in caso di mancato raggiungimento dell'intesa, ha chiesto l'abrogazione della lettera f-ter), comma 1, articolo 34, legge 394 del 1991, mantenendo pertanto l'attuale assetto del Parco naturale regionale;

   con nota protocollo 0262833, del 23 maggio 2025, il vicepresidente della regione Liguria, in riscontro all'atto di diffida del 23 aprile 2025 dell'Associazione Internazionale Amici del Monte di Portofino, in merito alla perimetrazione del Parco, rispondeva che l'Amministrazione regionale aveva rappresentato al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica la volontà di dare corso alle procedure di perfezionamento dell'intesa, per tenere conto di tutti gli interessi di detta fase, come indicato dalla citata sentenza n. 642;

   con diffida del 23 aprile 2025 le associazioni ambientaliste hanno chiesto di pervenire in modo sollecito all'istituzione del parco definitivo;

   con lettera del 30 giugno 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 3, legge 394 del 1991, alla regione Liguria e agli undici comuni già facenti parte della perimetrazione provvisoria, la zonizzazione provvisoria e relative misure di salvaguardia, redatte dall'Ispra, al fine di ottenere entro 45 giorni dalla comunicazione i pareri di competenza –:

   quali siano i motivi per i quali non si è dato seguito all'istituzione definitiva del Parco nazionale di Portofino, mediante il procedimento dell'intesa, come più volte manifestato dalla regione Liguria e come ribadito dalla sentenza del Tar Liguria 642 del 7 ottobre 2024.
(4-05533)


   DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'avifauna è patrimonio comune dell'Unione europea e patrimonio indisponibile dello Stato, come stabilito dall'articolo 1 della legge n. 157 dell'11 febbraio 1992;

   in Italia è consentita la caccia a circa 40 specie di uccelli migratori, nel periodo compreso tra l'inizio di settembre e la fine di gennaio. A quanto consta all'interrogante ogni cacciatore – circa 500.000 in tutto il Paese – può legalmente abbattere fino a 25-30 uccelli al giorno, per un massimo di 50-60 giorni, determinando un prelievo legale annuo stimato in circa 17 milioni di esemplari;

   secondo l'Ispra, vi sono almeno sette aree in Italia classificate come black spot per l'intensità del bracconaggio ai danni dell'avifauna: Prealpi lombardo-venete, Delta del Po, coste pontino-campane, coste e zone umide pugliesi, Sardegna meridionale, Sicilia occidentale e Stretto di Messina. A queste si aggiungono ulteriori zone a rischio elevato, come il Piemonte, la costa toscana, la Romagna, e il Friuli-Venezia Giulia;

   stime elaborate da Cabs Italia indicano che ogni anno circa 30 milioni di uccelli siano vittime di bracconaggio nel nostro Paese, e il rapporto 2023 di Birdlife International stima siano 5,6 milioni il numero di uccelli uccisi illegalmente in Italia ogni anno, con un tasso medio di 19 uccelli per chilometro quadrato;

   l'Unione europea richiede da tempo la sospensione dell'attività venatoria nei confronti delle specie in difficoltà, in assenza di piani di gestione specifici che prevedano il miglioramento degli habitat e misure di compensazione rispetto alle perdite causate dalla caccia, dai cambiamenti climatici e dall'agricoltura intensiva, nel rispetto della direttiva 2009/147/CEE («direttiva Uccelli») e del principio di precauzione;

   Ispra ha avuto un ruolo determinante nella revisione dei key concepts europei, fornendo dati scientifici che hanno portato alla proposta di anticipare la chiusura della stagione venatoria per diverse specie, al 31 dicembre per i turdidi (Cesena, Tordo sassello, Tordo bottaccio) e al 10 gennaio per gli anatidi. Questo lavoro ha suscitato forti critiche da parte del mondo venatorio e di alcune amministrazioni regionali, nonostante l'incontestabile base scientifica;

   a quanto consta all'interrogante vi è una significativa discrepanza tra le stime ufficiali degli animali abbattuti e i dati relativi alla vendita di cartucce da caccia. L'Anpam (Associazione nazionale produttori armi e munizioni) stima in circa 3 milioni le munizioni vendute per la caccia alle anatre, da cui si può dedurre un numero potenziale di abbattimenti pari a circa un milione di animali, considerando i colpi inefficaci. Tuttavia, non risultano disponibili i dati specifici sulla vendita di munizioni destinate alla caccia alla piccola avifauna migratoria, la forma venatoria più praticata nel nostro Paese;

   l'Ispra ha richiesto all'Anpam l'accesso a tali dati, senza tuttavia ricevere risposta per quanto riguarda le munizioni riferite alla piccola avifauna migratoria (in particolare famiglie turdidae e alaudidae), pur trattandosi di informazioni certamente in possesso dell'associazione, che già in passato le ha rese disponibili per altre tipologie di munizioni –:

   se il Ministro interrogato ritenga opportuno avviare, anche in collaborazione con Ispra, un'indagine conoscitiva sul numero effettivo di animali abbattuti durante la stagione venatoria 2023-2024, sulla base dei dati di vendita delle munizioni, in particolare per verificare la reale entità del prelievo venatorio sulla piccola avifauna migratrice, e se non ritenga necessario assumere ulteriori iniziative, anche normative, finalizzate a garantire maggiore trasparenza e tracciabilità dei dati relativi all'attività venatoria, per rispondere in modo coerente agli obblighi derivanti dalla normativa europea e ai principi di tutela della biodiversità.
(4-05538)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


   MANZI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   l'architetta Cecilia Carlorosi è stata nominata, con decreto dell'11 novembre 2021 (decreto del direttore generale n. 1349 del 2021) e prorogata il 13 novembre 2024, Sovrintendente dell'archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ancona e Pesaro-Urbino con incarico «extra organico», ossia al di fuori della dotazione organica ordinaria del Ministero;

   tale incarico, per sua natura, non rientra nella pianta stabile e non potrebbe essere prorogato o stabilizzato;

   il mandato è scaduto il 30 giugno 2025, e da tale data Carlorosi continua a esercitare funzioni senza potere formale di firmare atti o partecipare a eventi istituzionali;

   lo stallo conseguente impatta su importanti progetti – tra cui il recupero del Rettorato, il parcheggio Birarelli ad Ancona, e la riqualificazione del comparto delle suore in via Guidi a Pesaro, sottoposto a vincoli – e provoca tensioni interne anche a causa del significativo ricorso a tecnici esterni (inclusi pensionati);

   alcuni sindacati minacciano azioni legali, mentre è in corso un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali e il Ministero della cultura;

   tale situazione, oltre a generare dubbi di legittimità, rischia di pregiudicare il buon andamento dell'azione amministrativa e il corretto esercizio delle funzioni pubbliche attribuite alla soprintendenza;

   il Ministero competente non ha ancora proceduto a una nuova nomina o a una diversa riorganizzazione dell'ufficio, né risultano avviate procedure selettive trasparenti in tal senso –:

   se sia a conoscenza che il mandato della dottoressa Carlorosi – incarico extra organico – si è concluso il 30 giugno 2025 e se sia ora in vigore una prorogatio priva di poteri effettivi;

   quali azioni urgenti e con quali tempistiche si intenda mettere in campo per superare lo stallo, garantire la piena funzionalità della soprintendenza e sbloccare i progetti strategici;

   se siano previste procedure selettive trasparenti e pubbliche, conformi alla normativa vigente (tra cui decreto legislativo 165 del 2001), per il conferimento del ruolo dirigenziale;

   quali iniziative intenda adottare per assicurare criteri di trasparenza, equilibrio e buon funzionamento interno della soprintendenza suddetta.
(4-05528)

FAMIGLIA, NATALITÀ E PARI OPPORTUNITÀ

Interrogazione a risposta scritta:


   ZANELLA. — Al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni dalla legge n. 119 del 2013, recante «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province», dispone l'adozione di un «piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica» e, al comma 2, lettera d), stabilisce «il potenziamento delle forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza»;

   l'articolo 5-bis dispone che il Ministro delegato per le pari opportunità, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, provveda annualmente a ripartire tra le regioni le risorse finalizzate al rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;

   in data 14 settembre 2022, in sede di intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le regioni, le province autonome e gli enti locali è stato deciso di modificare l'intesa n. 146/CU del 27 novembre 2014, relativamente ai requisiti minimi dei centri antiviolenza e delle case rifugio. L'articolo 1, comma 7, lettera c), prevede che «le Associazioni e le organizzazioni (...) devono: c) perseguire statutariamente, in modo esclusivo o prevalente, le attività di prevenzione e contrasto alla violenza maschile, valutate anche in relazione alla consistenza percentuale delle risorse destinate in bilancio»;

   il futuro dei centri antiviolenza e delle case rifugio in alcune realtà del Paese è posto a repentaglio dall'assenza di una revisione di questi requisiti, tanto che, ad esempio, in Veneto, solo nella Marca trevigiana, tre centri antiviolenza su cinque e tre case rifugio rischiano, in assenza di una revisione dei criteri stabiliti, di dover chiudere o vedere comunque fortemente depotenziata l'attività sin qui assicurata. Molte associazioni e cooperative coinvolte, infatti, svolgono diverse attività nel settore dei servizi sociali e delle emergenze e, pur non avendo come attività prevalente quella prevista dall'intesa, rappresentano un presidio fondamentale per tante donne in difficoltà;

   secondo l'Organizzazione mondiale della sanità una donna su tre è colpita da una qualche forma di violenza fisica, sessuale, economica o psicologica. In Italia oltre 6 milioni di donne hanno subìto una qualche forma di violenza: è quantomai necessario rafforzare e non indebolire una rete di centri che può fare la differenza nella vita di tante donne –:

   se non intenda attivare con urgenza iniziative di competenza, in raccordo con le altre istituzioni interessate, al fine di valutare una revisione dei requisiti strutturali dei centri antiviolenza in modo da non indebolire ulteriormente dei presidi così importanti per la tutela delle donne ma già presenti in numero totalmente insufficiente su tutto il territorio nazionale.
(4-05537)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta orale:


   D'ORSO e ASCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa si apprende che vi sono almeno 5.421 faldoni giudiziari storici in pessimo stato di conservazione ed a rischio perdita. Si tratta, tra gli altri, dei fascicoli relativi ai processi riguardanti Renato Vallanzasca, Brigate Rosse, Nar e Prima Linea, Scientology, relativi ai processi per mafia denominati «Duomo Connection», «Nord-Sud», «Belgio 2», «Wall Street», «Count Down 2», al processo per la strage di via Palestre, ai processi del filone «Mani pulite», ai processi Eni ed Enimont, e altri fascicoli relativi a processi che hanno segnato la storia del nostro Paese, oltre a documenti prebellici importanti;

   si apprende altresì che l'ex funzionario, oggi in pensione, Umberto Valloreja, il quale, col proprio prezioso lavoro ha rivoluzionato l'archivio generale del tribunale di Milano, ha spinto per la digitalizzazione dei faldoni storici salvando dall'oblio documenti fondamentali come il famoso «documento Bologna», ovverosia la prova del finanziamento di Gelli alla strage di Bologna o come i documenti relativi alla strage di piazza Fontana, all'omicidio Tobagi, ai casi Sindona e Calvi, curando il loro riversamento in Archivio di Stato, pare abbia scritto al Ministro della giustizia Carlo Nordio in data 3 ottobre 2024, per denunciare lo stato di deperimento dei faldoni;

   Valloreja aveva in passato scritto all'ex Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, il quale aveva dato immediato impulso ad un progetto di digitalizzazione di processi storici, con la collaborazione dell'Archivio Flamigni, delle Case della memoria, Cassa ammende e altri;

   a maggio 2024 è scaduto il protocollo d'intesa promosso dall'Archivio Flamigni e dalla Rete degli archivi per non dimenticare, con i Ministeri della giustizia e della cultura, che dal 2015 finanzia i più importanti progetti di digitalizzazione;

   Valloreja sollecita anche l'emanazione di un bando per chi, come lui, in pensione, e custode della memoria storica, potrebbe affiancare volontariamente i nuovi addetti che altrimenti potrebbero avere difficoltà nel destreggiarsi tra la mole di faldoni presenti negli uffici giudiziari –:

   se il Ministro della giustizia intenda rispondere al grido d'allarme lanciato da Umberto Valloreja in riferimento ai circa 5.421 faldoni giudiziari a rischio perdita e se, e con quali strumenti, intendano attivarsi i Ministri interrogati per dare nuovo immediato impulso all'opera di digitalizzazione dei fascicoli giudiziari per consentirne la conservazione, nonché per la adeguata formazione professionale di chi sarà chiamato a svolgere questo importante compito.
(3-02086)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


   ZARATTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   la regione Umbria in qualità di titolare del servizio di trasporto pubblico ferroviario di interesse regionale e locale, ha sottoscritto nel 2018 con Trenitalia S.p.A. il contratto di servizio per il trasporto pubblico ferroviario di interesse regionale e locale 2018-2032;

   nella regione Umbria sono in esercizio servizi di trasporto ferroviario passeggeri di interesse nazionale sottoposti a regime di obbligo di servizio pubblico (Osp) ai sensi del contratto di servizio media e lunga percorrenza per il periodo 2017-2026 tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Trenitalia S.p.A.;

   negli ultimi anni diversi treni hanno avuto accesso alla linea alta velocità/alta capacità Roma Firenze (cosiddetta Direttissima), in particolare nel tratto ferroviario Settebagni-Orte, al fine di garantire tempi di percorrenza competitivi verso la Capitale;

   dall'inizio del 2025, a causa di lavori infrastrutturali, molti di questi treni a regime Osp sono stati temporaneamente deviati sulla linea lenta, con la previsione di un ritorno alla normalità inizialmente previsto per marzo 2025;

   tra questi l'IC 598 da mesi dirottato dalla linea direttissima sulla storica linea convenzionale tra Roma e Orte, con numerosi rallentamenti e ritardi, che il comitato dei pendolari e alcune cronache locali continuano a denunciare;

   Rete Ferroviaria Italiana avrebbe trasmesso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una comunicazione ufficiale in cui annuncia che «per il treno IC 598 si prevede il prolungamento del provvedimento di inoltro in linea Lenta, con un allungamento di percorrenza di circa trentacinque minuti»;

   il prolungarsi del disagio ha scatenato la protesta delle associazioni di viaggiatori e dei comitati pendolari regionali. A Orvieto, un coordinamento di cittadini ha raccolto segnalazioni di cancellazioni e ritardi, chiedendo a più riprese l'apertura di un tavolo tecnico con Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia;

   i pendolari ricordano che molti di loro hanno acquistato abbonamenti sapendo di tempi di percorrenza più brevi e ora si trovano a pagare per un servizio peggiorato senza alcuna informativa adeguata;

   la regione Umbria avrebbe investito 175 milioni di euro per l'acquisto di 12 treni da destinare al servizio per i pendolari idonei a percorrere la ferrovia direttissima, ma secondo notizie stampa questi entrerebbero in attività non prima del 2026;

   l'Umbria, regione al centro della penisola, si trova ormai in una situazione di vero e proprio isolamento dal punto di vista del trasporto ferroviario, con gravi disagi per i collegamenti con Roma, il principale polo di lavoro e servizi verso cui sono diretti quotidianamente migliaia di pendolari –:

   se il Ministro interrogato risulti a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   quali iniziative di competenza intenda intraprendere per garantire il rispetto del contratto di servizio media e lunga percorrenza per il periodo 2017-2026 tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Trenitalia S.p.A., quali iniziative di competenza intenda assumere affinché sia ripristinata con urgenza la linea direttissima per tutti i treni regionali veloci nella regione Umbria e, in ogni caso, per quei servizi di trasporto ferroviario per i quali esiste un obbligo di servizio pubblico ai sensi del contratto di servizio in essere, prevedendo adeguati ristori per risarcire i titolari di abbonamento e i pendolari per i gravi disagi subiti;

   quando e a quali condizioni i 12 treni acquistati dalla regione Umbria potranno essere instradati sulla linea direttissima, affinché l'investimento di 175 milioni non rischi di venir vanificato con un ingente spreco di risorse pubbliche, con il paradosso di avere a disposizione treni veloci senza poterli utilizzare per il servizio pubblico di trasporto per i cittadini.
(3-02087)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARBAGALLO, LAI, CASU, GHIO, MORASSUT e GRAZIANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa), istituita con il cosiddetto «decreto Genova» (decreto-legge n. 109 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 130 del 2018), è preposta alla vigilanza tecnica e alla sicurezza su una vastissima rete di infrastrutture, comprendente ferrovie, autostrade, impianti fissi e trasporti a fune;

   secondo quanto denunciato dalle principali organizzazioni sindacali del comparto pubblico (Fp Cgil, Uilpa, Confintesa, Cida, Usb) in un comunicato unitario del 27 giugno 2025, Ansfisa sarebbe in uno stato di paralisi operativa e disorganizzazione strutturale, con una forte carenza di personale tecnico e gestionale;

   secondo i sindacati, a fronte di una dotazione organica teorica di 668 unità, solo 445 sarebbero effettivamente in servizio, con circa 270 figure tecniche operative, non tutte adibite ad attività ispettive, rendendo l'Agenzia strutturalmente inadeguata a garantire la sua missione istituzionale;

   le stesse sigle sindacali evidenziano ritardi e incertezze nel reclutamento e nell'inquadramento del personale, con concorsi annullati, mobilità fallimentari, e mancato riconoscimento dell'anzianità al personale trasferito dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in particolare quello proveniente dagli ex Ustif;

   risulta, inoltre, completamente assente un corpo ispettivo operativo, a dispetto delle previsioni normative, con conseguente riduzione dell'attività di vigilanza su infrastrutture e impianti di trasporto;

   le sedi territoriali dell'Agenzia, sempre secondo le organizzazioni sindacali, versano in condizioni di abbandono e degrado:

    a) Catania: sede chiusa e personale in lavoro agile permanente;

    b) Cagliari: mancanza di servizi di pulizia da oltre due mesi;

    c) Firenze: lavori di ampliamento iniziati nel 2023 e mai conclusi, con personale separato in due edifici distinti;

    d) Roma Eur: nuova sede con ambienti maleodoranti e non idonei;

    e) Napoli, Bari, Milano, Torino e Palermo: strutture considerate inadeguate, insalubri e disfunzionali;

   la direzione impianti fissi risulta in particolare gravemente sotto organico, con intere regioni come Piemonte e Liguria prive di ingegneri, e numerosi tecnici costretti a trasferte continue dal Sud al Nord per garantire la minima operatività;

   in questo contesto, risulta ancora più incomprensibile la proposta, contenuta nella «Proposta emendativa 3.035 alle Commissioni VIII-IX» del 16 giugno 2025, di istituire una quarta Direzione generale, che sottrarrebbe ulteriori risorse a beneficio di nuove posizioni apicali non tecniche –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle gravi disfunzioni denunciate dalle organizzazioni sindacali in merito al funzionamento di Ansfisa e quale valutazione dia dello stato attuale dell'Agenzia;

   quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare per:

    a) garantire il completamento dell'organico, con particolare riferimento al personale tecnico e ispettivo;

    b) assicurare il corretto inquadramento del personale trasferito e il pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio;

    c) intervenire immediatamente per ripristinare condizioni dignitose e sicure nelle sedi territoriali di Catania, Cagliari, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Milano, Torino e Palermo;

   se la descritta condizione di disorganizzazione e carenza gestionale dell'Agenzia per la sicurezza non sia tra le cause dei ricorrenti episodi di blocchi della circolazione ferroviaria e di ritardi nel sistema ferroviario italiano, con ripercussioni su pendolari, utenti e servizi essenziali;

   se non ritenga necessario adottare iniziative volte a destinare risorse alla risoluzione delle carenze organizzative e logistiche dell'Agenzia;

   se intenda convocare con urgenza le organizzazioni sindacali firmatarie del comunicato del 27 giugno 2025 per avviare un confronto costruttivo sul futuro dell'Agenzia.
(5-04244)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DORI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in data 8 luglio 2025, presso l'aeroporto di Bergamo Orio al Serio, Andrea Russo, uomo di 35 anni residente a Calcinate (BG), ha oltrepassato l'area degli arrivi accedendo contromano con la propria automobile al parcheggio, eludendo ogni sistema di sicurezza e riuscendo ad entrare nella pista di rullaggio, dove si è infine lanciato contro il motore sinistro di un aeromobile in movimento, perdendo la vita;

   la procura di Bergamo ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di istigazione al suicidio, mentre Enac ha richiesto a Sacbo, ente gestore dello scalo, una relazione dettagliata per accertare eventuali falle nei protocolli di sicurezza e verificare se siano stati rispettati i livelli minimi previsti dalla normativa vigente;

   i principali sindacati del settore, tra cui Fit-Cisl, Filt-Cgil e Cub Trasporti, hanno denunciato gravi carenze nei presidi di sicurezza, segnalando che fino al momento dell'accaduto non vi era alcuna sorveglianza fissa nell'area degli arrivi, la quale è stata implementata solo successivamente al fatto;

   ulteriori preoccupazioni sono state espresse riguardo alle modalità di imbarco, che in molti casi avvengono ancora con il transito dei passeggeri direttamente sulla pista, aggravando i rischi operativi in presenza di personale insufficiente o non adeguatamente formato. I sindacati hanno inoltre evidenziato la possibilità di adottare sistemi alternativi, come bus navetta o finger telescopici, già in uso negli altri principali scali italiani, al fine di ridurre i rischi connessi ai movimenti a terra;

   soltanto due mesi prima, alla fine di aprile 2025, un altro grave episodio aveva messo in evidenza le vulnerabilità dello scalo: un uomo era riuscito a scavalcare le recinzioni aeroportuali e a nascondersi nel vano del carrello di un aeromobile. Anche in quell'occasione, i sindacati avevano lanciato l'allarme e richiesto l'istituzione di un Osservatorio permanente sulla sicurezza, senza però ottenere riscontri da parte delle autorità competenti;

   l'aeroporto di Orio al Serio, con circa 17,4 milioni di passeggeri all'anno, è il terzo scalo italiano per traffico aereo e, come già evidenziato dall'interrogante in precedenti interrogazioni, ha negli intendimenti dell'ente gestore un aumento dei passeggeri;

   l'episodio dell'8 luglio 2025 ha comportato la chiusura temporanea dello scalo e il conseguente blocco dei voli, causando disagi significativi e impatti operativi di rilievo;

   la reiterazione di eventi gravi – dalla morte sulla pista alle intrusioni fisiche – in un contesto ad altissimo traffico solleva fondati timori sul sistema vigente di controllo e vigilanza aeroportuale;

   intervenire con urgenza è non solo necessario, ma doveroso, affinché un'infrastruttura di tale rilevanza sia tutelata da eventi tragici e da rischi che minano l'incolumità delle persone e la sicurezza delle operazioni aeree –:

   se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano promuovere le opportune verifiche circa i sistemi di sicurezza dell'aeroporto di Orio al Serio, anche in considerazione della vicinanza alla città di Bergamo e ai numerosi comuni direttamente coinvolti, con un innalzamento dei livelli di vigilanza nelle aree sensibili dello scalo e se non si ritenga che la sicurezza dei passeggeri e degli operatori aeroportuali sia prioritaria rispetto ai lavori di ampliamento, e relativi investimenti, nell'ambito del Piano di sviluppo aeroportuale 2030.
(4-05532)


   PAVANELLI e FEDE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   operando una ricerca sul sito www.trenitalia.com, a partire dall'11 agosto 2025 e fino al 5 settembre 2025 (entrambe le date comprese), la tratta Terni-Roma (tutte le stazioni) risulta fornita esclusivamente da due treni interCity: il primo con partenza da Terni alle ore 09:52 con arrivo a Roma Termini alle ore 11:00 (durata complessiva 1h e 8min) e il secondo con partenza da Terni alle ore 18:25 con arrivo a Roma Termini alle ore 20:20 (durata complessiva 1h e 55min). Parimenti, la tratta di ritorno Roma Termini-Terni è fornita da due treni interCity: il primo con partenza alle ore 07:13 da Roma Termini con arrivo a Terni alle ore 08:50 (durata complessiva 1h e 37min) e il secondo con partenza alle ore 15:10 da Roma Termini e arrivo a Terni alle ore 16:22 (durata complessiva 1h e 12min);

   pertanto, a fronte delle n. 17 corse previste in via ordinaria, nel suddetto periodo risultano operative soltanto n. 2 corse, a causa di non meglio precisati «lavori programmati sulla linea»;

   non risultano, invece, operativi bus sostitutivi a copertura del medesimo tragitto che risulta funzionale e frequentato anche da numerosi pendolari e residenti nella Regione Marche;

   la drastica riduzione delle tratte previste, per di più in un periodo estivo, comporta una notevole compressione del diritto di mobilità per numerosi pendolari, nonché per i flussi turistici da e verso l'Umbria e le Marche –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della drastica riduzione del numero di corse ferroviarie sulla tratta Terni-Roma e Roma-Terni nel periodo compreso tra l'11 agosto 2025 e il 5 settembre 2025, a causa di «lavori programmati sulla linea»;

   quali siano, nel dettaglio, i lavori programmati sulla linea ferroviaria in questione, con indicazione della tipologia degli interventi, della loro necessità, dell'entità economica e dei tempi previsti di realizzazione;

   per quale motivo non sia stato previsto un adeguato servizio di bus sostitutivi per garantire la continuità del diritto alla mobilità dei pendolari e dei viaggiatori, anche in considerazione dell'elevato afflusso turistico nel periodo estivo;

   quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di mitigare i disagi subiti dagli utenti della tratta interessata e ripristinare un'offerta di trasporto adeguata alle esigenze del territorio;

   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno attivarsi presso Trenitalia e Rfi affinché, in futuro, interventi di manutenzione e ammodernamento infrastrutturale di tale portata siano programmati con modalità tali da limitare l'impatto sul servizio ordinario, prevedendo contestualmente forme alternative di trasporto per gli utenti.
(4-05534)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta scritta:


   MORFINO, ALFONSO COLUCCI e CARMINA. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per le disabilità, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   risultano in aumento gli alunni con disabilità riconosciuta che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado: quasi 359 mila nell'anno scolastico 2023-2024, ovvero il 4,5 per cento degli iscritti complessivi, come rilevato dall'Istat nel recente report «L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità»;

   tale incremento richiede una rinnovata e più incisiva attenzione istituzionale sul tema dell'inclusione scolastica, ancora oggi contrassegnato da persistenti criticità strutturali e organizzative, che si manifestano non solo nella discontinuità del sostegno didattico e nella crescente esigenza di formazione specifica per i docenti, ma anche nelle difficoltà legate all'erogazione del servizio di assistenza specialistica, indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi di autonomia e di inclusione degli alunni con disabilità;

   la base normativa per quanto concerne l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità è definita dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 che al comma 3 dell'articolo 3 disciplina i diritti e le agevolazioni per le persone con disabilità. In ambito scolastico, si prevede che agli studenti con disabilità grave venga garantito un insegnante di sostegno, oltre a servizi assistenziali specifici erogati dagli enti locali. La medesima norma, al comma 1 dell'articolo 3 riconosce invece le condizioni di disabilità meno grave, per le quali garantisce l'attivazione di misure di sostegno e adattamenti didattici, mentre il servizio di assistenza viene riconosciuto in via subordinata e nei limiti delle risorse disponibili;

   la figura dell'assistente per l'autonomia e la comunicazione è prevista dall'articolo 13 comma 3 della legge n. 104 del 1992;

   nella scuola dell'infanzia e nel primo ciclo di istruzione, l'assistenza specialistica agli alunni con disabilità è generalmente svolta da educatori professionali, educatori socio-pedagogici e assistenti alla comunicazione; nelle scuole secondarie di secondo grado, invece, la situazione risulta più eterogenea, anche in ragione dell'assenza di una figura professionale univocamente definita a livello nazionale;

   l'assistenza specialistica agli alunni della scuola dell'infanzia e del primo ciclo è posta a carico dei comuni, singolarmente o attraverso enti consortili, ai sensi dell'articolo 139 del decreto legislativo n. 112 del 1998;

   tuttavia, a tale funzione non corrisponde un meccanismo di finanziamento ordinario, stabile e strutturalmente adeguato alla domanda, in costante aumento a fronte dell'incremento degli alunni con disabilità certificata;

   il servizio viene finanziato dal Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità in cui, a seguito della legge di bilancio 2024 (articolo 1 commi 210-216), è confluito il fondo per l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità, istituito con la legge di bilancio 2022 (legge n. 234 del 2021 articolo 1 commi 179-180), dal Fondo per le non autosufficienze (Fna), informa integrativa e non continuativa dal Fondo sociale europeo (Fse), dalle risorse stanziate dai comuni per le scuole d'infanzia e per il primo ciclo didattico, e dalle regioni per le secondarie di secondo grado;

   l'assenza di un fondo strutturale dedicato nonché l'eterogeneità nella gestione determina disuguaglianze territoriali significative, criticità nella continuità e nella qualità del servizi, oltre a un notevole aggravio economico per i bilanci comunali, risultando infatti insufficienti le risorse destinate alle amministrazioni per l'assistenza specialistica, da parte dei sopracitati fondi nazionali –:

   se non si ritenga necessario, per quanto di competenza, adottare iniziative, anche di carattere normativo, urgenti per garantire la continuità, l'uniformità e un adeguato finanziamento del servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità, anche attraverso l'istituzione di un fondo unico nazionale, l'utilizzo strutturale delle risorse del Programma operativo complementare (Poc) e il riconoscimento del servizio tra i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep).
(4-05529)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta orale:


   MORFINO, AIELLO, CARMINA, SCERRA e D'ORSO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 18 del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, recante «Disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione» – convertito, con modificazioni, dalla legge 4 luglio 2024, n. 95 – ha introdotto la misura «Resto al Sud 2.0», definendo un limite di spesa di 49,5 milioni di euro per il 2024 e di 445,5 milioni di euro per il 2025;

   la misura è volta a sostenere, mediante l'erogazione di contributi anche a fondo perduto, la creazione e il consolidamento di iniziative imprenditoriali e professionali promosse da giovani di età non superiore a 35 anni, residenti in specifiche aree del territorio nazionale e in possesso di determinati requisiti di accesso, tra cui la condizione di marginalità, vulnerabilità sociale o discriminazione, come individuate dal Programma nazionale «Giovani, donne e lavoro» 2021-2027;

   il suddetto intervento si configura quale evoluzione del programma «Resto al Sud», introdotto dall'articolo 1 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 agosto 2017, n. 123;

   rispetto alla precedente misura, «Resto al Sud 2.0» adotta un'impostazione più ampia e articolata in materia di sostegno allo sviluppo imprenditoriale nel Mezzogiorno, ampliando inoltre l'età anagrafica dei destinatari, estendendo le aree geografiche di riferimento, ridefinendo le spese ammissibili e introducendo modalità gestionali più flessibili e semplificate;

   la misura, oltre a porsi in linea con la programmazione comunitaria 2021-2027 e con gli interventi di riforma previsti nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si configura quale strumento strategico nell'ambito delle politiche di coesione, finalizzato a ridurre in maniera strutturale e sostenibile i divari territoriali tra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno;

   ad oggi, nonostante quanto previsto dalla norma istitutiva e le successive dichiarazioni politiche, si registra un significativo ritardo nell'adozione dei decreti interministeriali attraverso i quali il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr e con il Ministro dell'economia e delle finanze è chiamato a definire i termini, i criteri e le modalità di erogazione degli incentivi previsti;

   secondo i più recenti dati diffusi dall'Istituto nazionale di statistica (Istat), il tasso di disoccupazione giovanile in Italia, pur evidenziando nel corso del 2025 un lieve miglioramento, continua a collocarsi tra i più elevati in ambito europeo; tale fenomeno risulta particolarmente accentuato nelle regioni del Mezzogiorno, dove si rileva un divario significativo rispetto ai livelli occupazionali registrati nelle regioni del Centro-Nord;

   si registra un incremento del numero di giovani classificati come Neet (not in education, employment or training), dato che comporta una rilevante perdita di capitale umano e produttivo per il sistema Paese;

   la persistente carenza di opportunità occupazionali nei territori meridionali spinge un numero crescente di giovani ad abbandonare la propria regione di origine per trasferirsi in altre aree del Paese o all'estero, contribuendo in maniera determinante al fenomeno dello spopolamento, con ricadute significative sull'invecchiamento demografico e sulla sostenibilità dei sistemi di welfare locali;

   alla luce di quanto esposto, si ritiene quanto mai necessario procedere quanto prima nell'avanzamento dell'iter amministrativo volto a rendere attuativa la misura, così da consentire ai giovani del Mezzogiorno e delle altre aree territoriali interessate di accedere alle opportunità imprenditoriali e professionali concesse, con potenziali effetti positivi sull'occupazione giovanile e sul rafforzamento delle economie locali –:

   se il Governo non intenda adottare, con la massima urgenza, i decreti attuativi previsti dall'articolo 18, comma 6, del decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60, relativi alla misura «Resto al Sud 2.0», provvedendo alla definizione di tutti gli aspetti operativi necessari a garantirne la piena accessibilità e concreta fruizione da parte dei beneficiari.
(3-02088)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MALAVASI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il 25 marzo 2025 è stato pubblicato il bando di concorso «Progetto Home Care Premium – Assistenza domiciliare 2025-2028» rivolto ai dipendenti e pensionati pubblici, iscritti alla Gestione Unitaria prestazioni creditizie e sociali, ai loro coniugi e parenti di primo grado non autosufficienti, la cui procedura per l'acquisizione della domanda è attiva dalle ore 12.00 del 1° aprile 2025;

   con tale bando l'Inps individua i requisiti e le modalità di erogazione della prestazione Home Care Premium (Hcp) per il triennio 2025/2028, attraverso il riconoscimento da parte dell'Istituto di contributi economici – cosiddette «prestazioni prevalenti» – in favore di soggetti non autosufficienti, anche minori di età, finalizzati al rimborso delle spese sostenute per l'assunzione di un assistente domiciliare. L'Istituto prevede, inoltre, l'erogazione di servizi di assistenza alla persona – cosiddette «prestazioni integrative» – avvalendosi della collaborazione degli ambiti territoriali sociali (Ats) di cui alla legge n. 328 del 2000 (o come differentemente denominati o identificati dalla normativa vigente in materia);

   il bando, pur confermando i criteri già precedentemente adottati volti a garantire l'adeguatezza del contributo in base al grado di disabilità della persona, alle condizioni economiche e al bisogno socio-assistenziale, modifica però, in parte, le modalità di erogazione della prestazione economica;

   in particolare dal 1° luglio 2025, come dispone l'articolo 11 comma 12, «il pagamento della prestazione, calcolata su base mensile, è effettuato trimestralmente, successivamente alla verifica del versamento dei contributi ai lavoratori domestici, ed in relazione alla contribuzione effettivamente versata» e non più come avvenuto fino ad ora ossia erogato mensilmente con la pensione di invalidità ed insieme all'assegno dell'accompagnamento;

   questo significa che la famiglia deve anticipare 3 mensilità e, per un contratto standard, può voler dire anticipare fino a 5.000 euro con la conseguenza che non tutti hanno tale disponibilità, aggravando così ulteriormente la situazione economica che una famiglia con una persona con disabilità già deve affrontare quotidianamente –:

   alla luce di quanto esposto in premessa, al fine di tutelare e non gravare le famiglie di ulteriori esborsi economici, quali iniziative urgenti, di propria competenza, intenda adottare, affinché i pagamenti delle prestazioni tornino ad essere erogati su base mensile e non più su base trimestrale, sempre in relazione alla contribuzione effettivamente versata, evitando così di compromettere l'equilibrio socio-economico delle famiglie, già pesantemente segnato dall'aumento del costo della vita.
(5-04242)

Interrogazione a risposta scritta:


   MALAVASI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nell'ambito delle misure per il contenimento dell'epidemia da SARS-CoV-2, fu autorizzata, ai sensi dell'articolo 10 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge n. 27 del 2020, ad acquisire con procedura straordinaria 100 medici e 200 infermieri;

   successivamente, ai sensi dall'articolo 20-quater del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4, convertito con legge 28 marzo 2022, n. 25, recante Misure per il potenziamento delle risorse umane dell'Inail, i predetti lavoratori furono assunti con contratto di lavoro a tempo determinato della durata di 36 mesi;

   in considerazione di ciò, i contratti in essere, che interessano, ad oggi, 66 funzionari infermieri professionali e 29 medici di I livello, andranno in scadenza il prossimo 31 ottobre 2025;

   grazie alla loro attività si continuano ad erogare prestazioni in favore delle lavoratrici e dei lavoratori, nonostante la ormai cronica carenza di personale che investe la pubblica amministrazione, compreso l'ente in questione;

   alla luce dei fatti esposti in premessa quali iniziative intendano adottare i Ministri interrogati al fine di procedere, così come già avvenuto per altri enti, alla stabilizzazione del predetto personale che, con spirito di sacrificio, ha contribuito al mantenimento dei servizi resi dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, sia in epoca pandemica che nel corso di questi anni.
(4-05539)

SALUTE

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   con interpellanza 2-00386 del 29 maggio 2024, l'interpellante aveva posto il problema del furto dei farmaci con riguardo a un furto di farmaci tumorali, per un valore di circa un milione di euro, nell'Asl Napoli 1 senza tuttavia, aver ancora ricevuto risposta esaustiva sullo specifico episodio;

   l'ultimo «Rapporto Ossif» dell'Osservatorio intersettoriale sulla criminalità predatoria, relativo ai dati dell'anno 2023, registra che le rapine nelle farmacie sono aumentate del 5,8 per cento rispetto all'anno precedente, passando da 342 a 362; anche l'indice di rischio, che misura il numero di rapine ogni 100 farmacie e che risulta tra i più elevati, è di conseguenza lievemente aumentato rispetto al 2022, passando da 1,7 a 1,8;

   i reati si sono concentrati prevalentemente nelle farmacie della Lombardia, dove si sono registrati 95 episodi, pari a un calo del 4 per cento rispetto ai 99 casi del 2022; seguono il Lazio con 63 rapine, il Piemonte con 54, la Campania con 46 e la Sicilia con 36; l'incremento delle rapine ha caratterizzato complessivamente 7 regioni tra cui, in particolare, il Lazio (+65,8 per cento, da 38 a 63 rapine) e il Piemonte (+54,3 per cento, da 35 a 54);

   a differenza delle rapine che, seppur aumentate nel 2023, risultano in decremento rispetto all'ultimo decennio, i furti in farmacia registrano invece un andamento altalenante, con una preoccupante recrudescenza a partire dal 2021; si è passati, infatti, dai 974 furti del 2021 ai 1.583 del 2023, con un aumento del 16,1 per cento rispetto ai 1.363 del 2022; i furti, quindi, si confermano la quota prevalente dei reati ai danni delle farmacie, raggiungendo nel 2023 l'81 per cento dei reati complessivi rilevati;

   la Lombardia si conferma la regione più colpita con 418 episodi, seguita da Campania (229) e Lazio (191); la recrudescenza dei casi ha caratterizzato complessivamente 11 regioni, tra cui la Campania dove gli episodi sono raddoppiati, passando da 114 a 229 furti, mentre un positivo calo si è, invece, verificato in sette regioni, tra cui Sardegna (da 43 a 28 episodi) e Sicilia (da 82 a 70); per quanto riguarda il livello di rischio, il valore più elevato è stato registrato in Campania, con 13,3 furti ogni 100 farmacie;

   le rapine avvengono soprattutto durante l'orario di apertura, effettuate da singoli o poche persone e con armi da taglio e minacce, mentre i furti si concentrano prevalentemente nelle ore notturne, con effrazioni che puntano ai soldi e ai medicinali di valore;

   oltre al danno economico, i furti causano danni strutturali alle farmacie, compromettendo il servizio sanitario;

   diverse indagini hanno messo in luce come tanti furti riguardano soprattutto farmaci antitumorali proprio perché particolarmente costosi; i farmaci, in molti casi, sono infatti caratterizzati da un alto valore di mercato e per questo sono quasi sempre commissionati da organizzazioni criminali e con la collusione di operatori del settore che sottraggono farmaci alla filiera legale per poi riciclarli nelle reti illegali;

   i farmaci oggetto di furto, da un punto di vista legale e regolatorio, una volta usciti dal circuito legale che ne garantisce la corretta conservazione, non sono più vendibili, tuttavia le organizzazioni criminali riescono a rivendere i medicinali rubati a farmacie e ospedali esteri attraverso la falsificazione; per contrastare questo riciclaggio, l'Aifa ha predisposto un sistema di segnalazione ad hoc;

   oltre a un efficace sistema di segnalazione dell'avvenuto furto, volto a impedire che i farmaci rubati siano reintrodotti nella filiera legale di altri paesi, occorre introdurre azioni più incisive per prevenire i furti e mettere in sicurezza i luoghi in cui questi farmaci sono erogati; in tale ottica la Società italiana di farmacia ospedaliera e dei Servizi farmaceutici delle aziende sanitarie aveva redatto una linea guida cui fare riferimento per la sicurezza del farmaco;

   occorre rafforzare e potenziare l'installazione di sistemi di videosorveglianza e allarme, l'utilizzo di dispositivi antitaccheggio, la formazione del personale sulla prevenzione dei furti e la collaborazione con le forze dell'ordine;

   il furto dei farmaci rappresenta un enorme danno economico per il Ssn e determina una ulteriore carenza o ritardo nell'approvvigionamento per i pazienti che né hanno bisogno e dunque rappresenta un grave problema di salute pubblica al quale occorre porre rimedio –:

   se sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali azioni intende porre in essere affinché nelle farmacie distrettuali e ospedaliere, quali fondamentali presidi di salute pubblica territoriale, siano garantite tutte le necessarie misure di sicurezza sia di processo e sia di infissi, protezioni perimetrali e impianti di videosorveglianza, al fine di assicurare che i farmaci destinati alla salute dei pazienti siano messi in sicurezza;

   se e quali iniziative intenda assumere per rafforzare e potenziare l'installazione di sistemi di videosorveglianza e allarme, l'utilizzo di dispositivi antitaccheggio, la formazione del personale sulla prevenzione dei furti e la collaborazione con le forze dell'ordine.
(2-00659) «Sportiello».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LAI, FURFARO e FORATTINI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   con la decisione di esecuzione (UE) 2025/1318 del 27 giugno 2025, la Commissione europea ha adottato misure sanitarie urgenti per contenere la diffusione del virus della dermatite nodulare bovina (lumpy skin disease) in Italia, a seguito della conferma di un focolaio nella provincia di Nuoro, in Sardegna (comune di Grani);

   la decisione prevede, ai sensi dell'articolo 21 del regolamento delegato (UE) 2020/687, l'istituzione di una zona soggetta a restrizioni (ZR) articolata in:

    zona di protezione (ZP), con raggio di 20 chilometri dal focolaio;

    zona di sorveglianza (ZS), con raggio di 50 chilometri (escludendo la ZP);

    ulteriore zona soggetta a restrizione (ZUR), da istituirsi solo se necessaria;

    con la determinazione n. 710 del 3 luglio 2025, la regione autonoma della Sardegna ha istituito la ZUR estendendola all'intero territorio regionale, ad eccezione delle aree già ricomprese in ZP e ZS, vietando la movimentazione extraregionale dei bovini, ad eccezione di quelli destinati direttamente al macello;

    l'allegato 2 alla medesima determina evidenzia come la ZUR includa quasi tutta la Sardegna, comprese vaste zone prive di focolai attivi e geograficamente lontane dal nucleo iniziale, imponendo restrizioni generalizzate con conseguenze economiche e logistiche rilevanti, in particolare per le movimentazioni dei vitelli da ristallo verso il continente –:

   per quale motivo, anche alla luce dell'articolo 21 del regolamento delegato (UE) 2020/687, sia stata estesa la ZUR all'intero territorio della Sardegna, è se tale misura rispetti il principio di proporzionalità territoriale rispetto al rischio effettivo di diffusione del virus;

   perché non sia stata prevista l'istituzione di una zona «peri-vaccinale» esterna alla zona di sorveglianza, nella quale si possa evitare la vaccinazione e autorizzare la movimentazione verso il continente con misure sanitarie appropriate, come avvenuto in altri casi simili;

   quali siano gli intendimenti del Ministero della salute in merito all'istituzione delle zone di vaccinazione 1 (meno restrittive) e 2 (più restrittive, da limitare idealmente alla sola ZP) e se, per la movimentazione dei bovini, sarà richiesto il 100 per cento dei capi vaccinati per azienda, oppure se si adotteranno soglie flessibili;

   quali siano, secondo il Ministero della salute e in raccordo con le istituzioni europee, le condizioni necessarie per il recupero dello status di indennità dalla malattia, con particolare riferimento a: tempistiche post-vaccinazione; numero di capi da abbattere; soglie di copertura vaccinale richieste; eventuali vincoli sulla movimentazione extraregionale;

   se i Ministri interrogati intendano convocare con urgenza un tavolo tecnico interministeriale e interistituzionale, con la partecipazione della regione Sardegna, delle organizzazioni agricole e delle autorità veterinarie, al fine di: valutare l'impatto reale delle restrizioni adottate; chiarire tempi, criteri e deroghe per la ripresa della movimentazione extraregionale; definire misure economiche compensative e di ristoro per gli allevatori danneggiati;

   se il Governo ritenga necessario applicare analoghe misure e criteri nei confronti dei focolai già segnalati in altre regioni italiane (come Lombardia) o in presenza di casi sospetti (come in Toscana), e se abbia avviato un confronto con la Commissione europea per valutare l'applicazione uniforme della normativa in caso di focolai già registrati in altri Stati membri, come i quattro focolai individuati in Alta Savoia, Francia.
(5-04243)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SCERRA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   da anni ormai pediatri e psichiatri italiani stanno evidenziando i rischi prodotti dall'utilizzo sempre più frequente di cellulari/smartphone e videogiochi da parte di minori di fascia di età sempre più giovane;

   l'uso smodato e precoce di queste apparecchiature, è dimostrato ormai dalla comunità scientifica, può portare a disturbi dell'apprendimento e di natura sanitaria, oltre a diventare veicolo di immagini e contenuti non adatti e comunque fuorvianti per un pubblico minorenne;

   gli effetti dell'uso ossessivo di tali dispositivi possono degenerare in una vera e propria patologia, quale la nomofobia, conosciuta anche come sindrome da disconnessione. Questa malattia sta ad indicare la cosiddetta dipendenza da smartphone, che colpisce un'ampia fetta di popolazione mondiale, di età differente, con specifici sintomi fisici ed emotivi. Tra questi ansia, perdita della concentrazione, riduzione della capacità di apprendimento, ritardi nello sviluppo del linguaggio, disturbi del sonno, alterazioni dell'umore, sino ad episodi di aggressività ingiustificata e minori relazioni sociali con i coetanei. Quelli citati sono solo alcuni degli effetti provocati sullo sviluppo psichico del bambino, a cui poi si aggiungono altri di natura sanitaria: quali problemi posturali legati all'eccessivo utilizzo di tali dispositivi, tremori, tachicardia, paura. L'esposizione a tablet e smartphone può interferire anche con l'udito e con la vista, causando a volte solo il disturbo di secchezza oculare, altre addirittura strabismo. Le onde radio possono penetrare in profondità all'interno del cervello, comportando per un soggetto ancora in fase di sviluppo conseguenze significative;

   a livello psicologico, altre conseguenze denunciate da esperti psicologi e sociologi sono la dipendenza paragonabile a quella del gioco d'azzardo e la depressione che, in alcuni casi, può portare addirittura a gestire stremi, come al suicidio;

   nel 2018 già la Società italiana di pediatria si era espressa con un documento ufficiale sull'uso dei media device (cellulare, smartphone, tablet, pc eccetera) nei bambini da 0 a 8 anni di età, diramando alcune linee guida e indicando come rapportarsi con i figli già in tenera età in merito. Le linee guida prevedono già delle regole di utilizzo, sancendone il divieto prima dei due anni;

   il tema, visto il quadro delineato, merita una grande attenzione dei decisori politici, proprio perché a rischio è la crescita serena delle nuove generazioni che rappresentano il futuro di questo Paese. In generale sembra che l'ingresso molto pervasivo nella vita dei giovani dei device e dei social in tutto il mondo occidentale, stando alle analisi diversi studiosi (tra cui lo psicologo J. Haidt, peraltro autore del libro «La generazione ansiosa») abbia generato una crescita di casi di disagio mentale;

   nell'ottica di affrontare la problematica nel modo più consapevole possibile, risulta fondamentale un approfondimento sui dati che caratterizzano il fenomeno. Nel particolare, sarebbe utile ottenere dall'Istituto superiore della sanità il numero di bambini e ragazzi che hanno riportato patologie psichiche e fisiche a causa dell'abuso dei dispositivi elettronici. Sarebbe dunque importante fare una ricognizione di tutti i casi clinici che il Servizio sanitario nazionale si è trovato a gestire, sia per poter fare una stima dei servizi da erogare a livello medico (e dei relativi costi), sia al fine di promuovere iniziative di prevenzione mirate per affrontare alla radice il problema. Un'azione di prevenzione che deve riguardare più ambiti, non solo sanitario, ma anche di regolamentazione del fenomeno. Sarebbero opportuni infatti interventi che vanno dalla promozione di forme di sensibilizzazione nelle scuole e di comunicazione istituzionale, a iniziative legislative, con l'introduzione di una disciplina più severa sull'età per l'accesso consentito a questi dispositivi e ai social, nonché di regole più stringenti verso chi gestisce le piattaforme digitali –:

   il Ministro interrogato non valuti opportuno, per i fini illustrati in premessa, richiedere all'istituto superiore della sanità una ricognizione sul numero di casi riguardanti i bambini dai 2 anni fino ai ragazzi di 16 anni che hanno presentato disturbi e patologie fisiche e psichiche collegate all'uso precoce e all'abuso di dispositivi elettronici e, allo stesso tempo, il numero dei ricoveri o degli interventi sanitari richiesti ai reparti di Neuropsichiatrie infantile e adolescenziali (NPIA) nella fascia di età fino ai 17 anni dal 2010 a 2024. In particolare, richiedere il numero di utenti per fascia di età, genere dei pazienti, tassi di prevalenza grezza e standardizzata per 100 residenti (0-17 anni), diagnosi.
(4-05527)


   MALAVASI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   nel giugno 2024 emersero gravi accuse nei confronti del professor Carmine Alfano, direttore della Scuola di specializzazione in chirurgia plastica dell'Università di Salerno. Dalle testimonianze – anche tramite registrazioni audio citate dalla testata L'Espresso – sarebbe emerso un ambiente lavorativo caratterizzato da: insulti sessisti e omofobi (addirittura minacce di «forno crematorio»), comportamenti vessatori e abuso di potere, pressioni verso gli specializzandi, affinché lo aiutassero nella sua campagna elettorale a Torre Annunziata;

   sempre sul sito on line della testata «L'Espresso», si apprende la notizia che il professor Carmine Alfano, già primario di Chirurgia Plastica dell'ospedale Universitario «San Giovanni di Dio e Ruggì d'Aragona» di Salerno, sospeso un anno fa dall'incarico a causa degli insulti gratuiti ai medici specializzandi e attualmente sotto indagine della procura per concussione, truffa ai danni dello Stato e falso ideologico, è stato reintegrato sia in corsia che in cattedra a partire da mercoledì 25 giugno 2025;

   il periodo di sospensione è terminato e, secondo l'università, senza le prove fornite dalla magistratura non c'è altra soluzione che reintegrarlo, nonostante su di lui penda tuttora un fascicolo in procura per reati che pare siano stati commessi in ambito assistenziale, come il salto lista, utilità politiche ed economiche in cambio di facilitazione a interventi, operazioni sanitarie illegittime compiute in regime pubblico o intramoenia;

   tutto ciò avviene con «buona pace» di colleghi e specializzandi che hanno avuto il coraggio di denunciare le azioni e le condotte del professore, confidando nella «giustizia», confidando nel valore della formazione universitaria e nelle istituzioni in generale;

   secondo le inchieste portate avanti dalle testate l'Espresso e il Fatto Quotidiano, il professor Alfano era temuto e aveva lasciato un pessimo ricordo di sé anche nella scuola di formazione a Perugia, dove pende ancora un altro procedimento giudiziale con l'azienda ospedaliera. Alfano, infatti, era già stato sotto inchiesta a Perugia per truffa, dopo aver incassato per anni lo stipendio con vincolo di esclusiva (253 mila euro l'anno), mentre operava anche in due cliniche private. Il processo penale è finito in prescrizione, quello civile ha stabilito che il medico deve risarcire l'azienda ospedaliera. Ma non si è ancora chiuso;

   anche a Perugia non mancano gli esposti e le segnalazioni da parte di colleghi e medici specializzandi alle autorità preposte;

   alla stampa il direttore generale del dipartimento di medicina e chirurgia Annibale Puca dell'ospedale di Salerno ha commentato: «Alfano in quanto primario è dipendente dell'ospedale e il suo reintegro come chirurgo dipende dall'azienda ospedaliera. Sul fronte universitario e della formazione invece posso dirle che, finché sarò io il direttore del dipartimento, Alfano non sarà coordinatore della scuola, almeno fino a quando la procura non chiarirà se suoi comportamenti sono stati legittimi o da perseguire. Se me lo chiede le dico che è evidente che non sono contento» –:

   se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative urgenti intendano assumere, per quanto di competenza, anche di carattere normativo, affinché tali situazioni non si verifichino in futuro, poiché ledono e minano la credibilità e l'autorevolezza sia del sistema formativo che del Servizio sanitario nazionale.
(4-05541)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta scritta Pastorella e Onori n. 4-05430, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 luglio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Grippo.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Marianna Ricciardi n. 5-04240, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 11 luglio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Quartini, Ilaria Fontana.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:

   interrogazione a risposta orale Scerra n. 3-01603 del 4 dicembre 2024 in interrogazione a risposta scritta n. 4-05527;

   interrogazione a risposta in Commissione D'Orso e Ascari n. 5-03318 del 10 gennaio 2025 in interrogazione a risposta orale n. 3-02086.