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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Lunedì 21 luglio 2025

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   IARIA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   al Piano «Italia a 1 Giga» rappresenta uno degli interventi strategici del PNRR per assicurare l'accesso alla connettività ad alta velocità in tutto il territorio nazionale, divario digitale e favorire la competitività del Paese;

   Open Fiber si è aggiudicata 8 dei principali lotti del piano, con un impegno finanziario di miliardi di euro, ma ad oggi sono stati segnalati gravi ritardi, cantieri fermi e mancato rispetto delle scadenze previste dai cronoprogrammi;

   già nel precedente piano banda ultra larga si erano riscontrate criticità analoghe in termini di capacità realizzativa, senza che ne fossero tratte le necessarie conseguenze in fase di riassegnazione;

   diversi comuni italiani lamentano l'assenza di comunicazioni chiare sui tempi di attivazione della fibra e la scarsa trasparenza da parte dei soggetti attuatori, con forti ricadute sull'efficienza amministrativa e sui diritti digitali dei cittadini;

   il continuo ricorso a proroghe e richieste di rinegoziazione contrattuale da parte dell'operatore vincitore dei bandi desta forti perplessità in merito alla gestione dei fondi pubblici e alla tutela dell'interesse generale;

   tale situazione rischia, non solo di compromettere gli obiettivi europei di connettività, ma anche di determinare il mancato utilizzo efficace delle risorse del PNRR –:

   se il Governo, anche per il tramite di Infratel e del dipartimento per la trasformazione digitale, sia a conoscenza dei ritardi accumulati da Open Fiber nei lotti del piano Italia a 1 Giga e quali iniziative di verifica siano state adottate;

   se non si ritenga opportuno attivare un sistema di monitoraggio indipendente sulla reale capacità esecutiva del soggetto attuatore e sulla regolarità della gestione dei cantieri;

   se siano stati trasmessi alla Commissione europea aggiornamenti puntuali sulle criticità operative, e se siano in corso interlocuzioni per definire eventuali misure correttive;

   se sia allo studio una possibile revisione del piano, che preveda anche l'eventuale riassegnazione dei lotti ad altri operatori capaci di rispettare tempi certi e obiettivi misurabili;

   quali iniziative si intendano adottare per garantire maggiore trasparenza nei rapporti tra gli enti pubblici, i comuni interessati e i soggetti vincitori dei bandi, a tutela dei cittadini e delle imprese che attendono da anni l'arrivo della banda ultralarga.
(5-04268)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta scritta:


   GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   già con interrogazione 4-05305, l'interrogante aveva posto l'attenzione sulla vicenda di 34 studenti iraniani, regolarmente iscritti al Politecnico di Torino, da oltre 150 giorni attendevano un appuntamento per dare il via alle pratiche necessarie per avere il visto, lasciare il paese e trasferirsi in Europa;

   purtroppo nell'ultimo mese la situazione è peggiorata: circa 1000 studenti iraniani hanno tentato di prenotare un appuntamento tramite VisaMetric presso l'Ambasciata d'Italia a Teheran per il rilascio del visto di studio. Con grande sorpresa, la procedura si è interrotta anticipatamente per il secondo anno consecutivo, lasciando numerosi giovani senza la possibilità di avviare la loro carriera accademica in Italia;

   infatti, già lo scorso anno, oltre 1.700 studenti vennero esclusi dalla possibilità di accedere agli studi universitari, senza che venisse fornita alcuna soluzione efficace da parte delle autorità competenti;

   l'apertura delle prenotazioni il 20 maggio 2025 tramite VisaMetric è avvenuta senza nessun preavviso né dettagli chiari sui requisiti necessari: molti studenti hanno scoperto troppo tardi l'obbligatorietà della piattaforma e hanno perso l'occasione di prenotare. Inoltre, mentre VisaMetric ha accettato prenotazioni dal 20 maggio 2025, la checklist ufficiale è stata aggiornata solo il 22 maggio 2025: molti candidati hanno quindi presentato la domanda con documentazione ormai obsoleta o mancante, occupando slot senza possedere i requisiti aggiornati. Come se non bastasse, il 28 maggio 2025 il sistema è stato chiuso per «alta affluenza», senza estendere i termini o ampliare le disponibilità e senza offrire modalità alternative di presentazione. Con il risultato che gli studenti ammessi per l'autunno 2025 si trovano ancora in attesa, rischiando di non rispettare le scadenze universitarie;

   è fondamentale ripristinare quanto prima la possibilità di prenotare gli appuntamenti per il visto di studio, rispettando le tempistiche ufficiali e i principi di equità e trasparenza, a tutela dei diritti di questi studenti e nel superiore interesse di promuovere la cultura e la formazione internazionale –:

   se non ritengano urgente, per quanto di competenza, assumere iniziative al fine di ottenere la riapertura del sistema di prenotazione, con maggiori slot, assicurando una comunicazione pubblica con i tempi di apertura, nonché di garantire una proroga dei termini per i candidati penalizzati.
(4-05581)


   ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   secondo l'ultimo rapporto pubblicato da Un women, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile, quasi otto giovani donne afghane su dieci risultano oggi escluse dall'istruzione, dal lavoro e dalla formazione;

   a quattro anni dalla presa del potere da parte dei talebani (agosto 2021), il quadro dei diritti umani e civili in Afghanistan, in particolare per donne e bambine, si è drasticamente deteriorato, con misure sistematiche che impediscono l'accesso all'istruzione secondaria e universitaria, al lavoro, alla libera circolazione, nonché alla partecipazione alla vita pubblica e istituzionale;

   l'indice di emancipazione femminile pubblicato da Un women rileva che l'Afghanistan ha il secondo divario di genere più ampio al mondo, con una disparità del 76 per cento tra i risultati di donne e uomini nei settori della salute, istruzione, inclusione economica e processo decisionale;

   in Afghanistan, le donne riescono mediamente a realizzare solo il 17 per cento del proprio potenziale in termini di possibilità di scelta e accesso alle opportunità, a fronte di una media globale del 60,7 per cento, con conseguenze drammatiche per la sopravvivenza economica, la salute mentale, l'autonomia e la protezione da violenze e abusi;

   diverse organizzazioni internazionali e reti femministe hanno denunciato che il regime talebano sta attuando una vera e propria «apartheid di genere», privando milioni di donne della possibilità di vivere una vita libera e dignitosa;

   l'Italia, nel quadro della sua politica estera e cooperazione internazionale, ha storicamente avuto un ruolo attivo nella promozione dei diritti umani in Afghanistan, partecipando a missioni civili e militari e contribuendo a programmi di sostegno alla società civile, all'educazione e alla salute;

   è stata segnalata la situazione di circa ottanta studentesse afghane attualmente bloccate in Oman con un permesso di soggiorno temporaneo in scadenza; selezionate su base meritocratica nell'ambito di un programma finanziato da Usaid (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale), esse sono rimaste senza sostegno a causa della cessazione improvvisa dei fondi. La fine di tale finanziamento le espone a gravi conseguenze, tra cui il rischio di matrimoni forzati, persecuzioni, assenza di prospettive occupazionali e, soprattutto, l'interruzione del loro percorso di studi –:

   quali iniziative di competenza urgenti il Ministro interrogato intenda adottare, anche in sede multilaterale e nel quadro dell'Unione europea, per sostenere i diritti umani e, in particolare, i diritti delle donne e delle ragazze in Afghanistan;

   se e come il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale stia monitorando la situazione dei diritti delle donne in Afghanistan, e quali interlocuzioni siano in corso con le agenzie delle Nazioni Unite, in particolare Un women e Unhcr, al fine di garantire protezione, supporto e canali umanitari per le donne in condizione di maggiore vulnerabilità;

   quali risorse siano state stanziate o siano in corso di programmazione nella cooperazione allo sviluppo, per sostenere le donne afghane, sia in Afghanistan, attraverso progetti gestiti da Ong locali e internazionali, sia nei Paesi terzi attraverso programmi di accoglienza, protezione e istruzione;

   se il Ministro interrogato intenda promuovere un'iniziativa diplomatica, insieme ad altri Paesi sensibili al tema, per sollecitare un'inchiesta internazionale sull'«apartheid di genere» in atto in Afghanistan e per introdurre meccanismi di responsabilità internazionale nei confronti del regime talebano;

   se il Ministro interrogato ritenga opportuno adottare iniziative di competenza volte ad attivare percorsi agevolati di accoglienza umanitaria per attiviste, docenti, studentesse, operatrici sociali e altre donne afghane a rischio, eventualmente prevedendo una quota riservata nei corridoi umanitari esistenti o nella nuova pianificazione delle missioni internazionali di protezione;

   quali iniziative straordinarie di competenza il Ministro intenda adottare, per garantire il ricollocamento o un corridoio umanitario a favore delle ottanta studentesse afghane attualmente bloccate in Oman, indicando i canali di evacuazione o ricollocamento già esplorati e le risorse o i partner internazionali disponibili ad assicurare un trasporto sicuro e un'accoglienza immediata.
(4-05586)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   NEVI, CASTIGLIONE, GATTA e ARRUZZOLO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi anni la produzione media di olio di oliva in Italia è stata inferiore alle 300 mila tonnellate, contro le oltre 500 mila registrate nel triennio 2010-2012 e le 700 mila dei primi anni 2000. Si registra anche una riduzione dei marchi nazionali di olio d'oliva;

   le cause di questo declino sono soprattutto strutturali, dovuta a una forte frammentazione produttiva con circa 620 mila aziende olivicole, presenti su 1,1 milioni di ettari, il 42 per cento delle quali non arriva a 2 ettari di superficie agricola coltivata, e solo il 2,5 per cento supera i 50 ettari;

   l'intero settore dell'olio di oliva italiano, che ha un fatturato di 5 miliardi di euro nel 2024, è a rischio, stretto tra le politiche commerciali della Grande distribuzione organizzata (Gdo) e la competizione internazionale sempre più stringente, dovuta anche a massicci investimenti pubblici e privati nelle nazioni concorrenti e alla concentrazione di offerta e domanda di olio di oliva nelle mani di un numero ridotto di attori;

   attualmente il differenziale di prezzo all'ingrosso tra olio italiano (Cciaa Bari e Ismea Mercati) e olio spagnolo (Oleista, PoolRed) è di circa 6 euro/kg e questo si traduce in una differenza di prezzo a scaffale di circa 7 euro/litro, un differenziale che è destinato ad aumentare, vista la sostanziale stabilità della quotazione dell'olio italiano e la tendenza alla discesa di quello spagnolo;

   il rischio è quello di una perdita di quota di mercato dell'olio italiano, che a ottobre 2024 registrava una quota del 34,7 per cento del totale dell'olio distribuito nella Gdo, perdita che si rifletterà sullo spazio a scaffale e, di conseguenza, sulle vendite;

   il Ministro dell'agricoltura spagnolo Luis Planas, in occasione dell'inaugurazione del salone dell'olio spagnolo Expoliva (19 maggio 2025), ha annunciato un piano per raddoppiare il volume di olio commercializzato dalla Spagna, fino a 4 milioni di tonnellate entro il 2040, tramite un Piano con una capacità di spesa oltre il miliardo di euro;

   il problema del sistema olivicolo-oleario nazionale è rappresentato dalla scarsa redditività, sia per l'industria, con marginalità dell'1-2 per cento secondo quanto emerge dalla lettura dei bilanci 2023 e 2024 delle principali imprese del settore, sia del sistema agricolo, con prezzi che risultano remunerativi solo negli ultimi due anni, ma che, alla luce degli ultimi dati di mercato, rischiano di ritornare sotto la soglia di sopravvivenza nel prossimo futuro;

   il 12 febbraio 2025 la XIII Commissione agricoltura della Camera ha approvato la risoluzione unitaria 8/00074 Nevi ed altri, nella quale si impegna, tra l'altro, il Governo ad adottare un piano olivicolo nazionale di rilancio del settore, concentrato sulle tematiche dell'aumento della produzione e della redditività delle imprese, del sostegno all'aggregazione delle imprese e alle organizzazioni dei produttori, dell'adozione di misure per la penetrazione dei mercati, interno e internazionali –:

   quali siano i tempi di attuazione del piano olivicolo nazionale e di quali risorse, presumibilmente, sarà dotato;

   se non ritenga opportuno adottare le iniziative di competenza per garantire un quadro di giusta remunerazione al sistema olivicolo oleario nazionale, garantendo contestualmente un equo accesso e un'adeguata valorizzazione dell'olio nazionale nell'ambito della Gdo italiana.
(5-04270)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

X Commissione:


   PAVANELLI, CAPPELLETTI, APPENDINO e FERRARA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'indagine conoscitiva diffusa recentemente da ARERA ha evidenziato, nel valutare gli esiti dei mercati elettrici nazionali ad asta con consegna a breve termine nel biennio 2023-2024, prezzi «apparentemente artificiosi» legati a condotte di trattenimento economico di capacità;

   in particolare, si legge nella citata indagine come i risultati, se letti in ottica Remit, evidenzino non solo la presenza di probabili condotte di trattenimento economico di capacità ma anche l'effetto che queste condotte possono aver determinato sul prezzo di mercato, portandolo ad un livello apparentemente artificioso;

   in sostanza si paventa l'ipotesi che diversi operatori abbiano manipolato i prezzi, tenendoli alti in maniera artificiale trattenendo una quota di energia – anziché venderla – così determinando un aumento delle bollette di famiglie e imprese italiane;

   nelle linee-guida Remit di Acer, le condotte di trattenimento economico di capacità sono definite come azioni finalizzate ad offrire la capacità disponibile a prezzi maggiori o uguali al prezzo di mercato e che non riflettono il costo marginale di tale capacità, determinando la mancata accettazione delle relative offerte;

   per quantificare l'impatto di queste condotte, ARERA ha simulato un mercato «ideale», senza trattenimento di capacità. I risultati sono significativi: le differenze di prezzo tra il mercato reale e quello simulato oscillano tra i 5 e i 10 €/MWh nel 2023 e tra i 4 e i 12 €/MWh nel 2024;

   quanto sopra solleva importanti interrogativi sul funzionamento del mercato elettrico italiano e sulla necessità di rafforzare i meccanismi di controllo e trasparenza –:

   se non ritenga di adottare ogni iniziativa di carattere normativo, per quanto di competenza, volta ad assicurare più efficaci meccanismi e garanzie atti ad evitare situazioni, quali quelle richiamate in premessa, che, in assenza di correttezza e trasparenza del mercato elettrico, appaiono suscettibili di pregiudicare prezzi accessibili per i consumatori e per la competitività delle imprese.
(5-04274)


   PANDOLFO, UBALDO PAGANO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, PELUFFO, LACARRA e STEFANAZZI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   giovedì 31 luglio è previsto l'incontro conclusivo per la definizione dell'Accordo di Programma Interistituzionale per la piena decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto al MIMIT, incontro che dovrebbe finalizzare i contenuti dell'AIA che è stata rilasciata il 18 luglio pur non essendo stata condivisa dagli enti locali competenti;

   il Ministro interrogato ha dichiarato che «con il riesame dell'Aia rafforziamo il presidio ambientale su uno dei siti industriali più complessi del Paese e che le prescrizioni previste dalla Commissione assicurano il miglioramento delle performance ambientali, in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione e con la necessaria tutela della salute dei cittadini»;

   l'AIA appena rilasciata è un provvedimento ponte che autorizza la produzione di 6 milioni di tonnellate annue con il ciclo integrale per i prossimi 12 anni e che contiene 470 prescrizioni che dovrebbero essere prese in considerazione nell'accordo di programma del prossimo 31 luglio finalizzato alla progressiva decarbonizzazione dell'impianto e alla sua riconversione sostenibile;

   ci sono analisi che indicano che costerebbe circa un miliardo di euro attuare tutte le prescrizioni e non si capisce se tali costi prevedono l'intervento statale o siano previsti a carico del futuro acquirente –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato per assicurare che la prevista prosecuzione della produzione fino a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio a Taranto, con il ciclo integrale, sia compatibile con la decarbonizzazione completa dello stabilimento e che ciò avvenga nel tempo minore possibile.
(5-04275)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SIMIANI, BRAGA, MANES, ILARIA FONTANA, BONELLI, GADDA e RUFFINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   in risposta all'interrogazione n. 5-04250, con la quale si chiedevano chiarimenti in merito alla pubblicazione degli avvisi di avvio delle procedure di nomina dei presidenti degli enti parco nazionali, il Ministro interrogato ha affermato che «il costante aggiornamento delle pertinenti pagine del sito internet, confermato dall'indicazione della data dell'ultimo aggiornamento effettuato in calce al contenuto principale, consente agli utenti di verificare facilmente la tempestività e l'attualità delle informazioni pubblicate in conformità con linee guida AgID»;

   tale risposta, a parere dell'interrogante, appare omissiva e non chiarisce se i termini previsti dall'articolo 9, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, siano stati effettivamente rispettati in relazione alla pubblicazione degli avvisi di avvio delle procedure di nomina dei presidenti dei parchi nazionali;

   infatti, consultando la sezione del sito del Ministero interrogato denominata «Avvisi procedure di nomina dei presidenti dei seguenti Enti Parco», riferita ai seguenti enti:

    Parco Nazionale dell'Alta Murgia;

    Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese;

    Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano;

    Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena;

    Parco Nazionale Arcipelago Toscano;

    Parco Nazionale dell'Asinara;

    Parco Nazionale dell'Aspromonte;

    Parco Nazionale del Circeo;

    Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi;

    Parco Nazionale del Gargano;

    Parco Nazionale del Gran Sasso;

    Parco Nazionale della Majella;

    Parco Nazionale dei Monti Sibillini;

    Parco Nazionale Isola di Pantelleria;

    Parco Nazionale del Pollino;

    Parco Nazionale della Sila;

   non è possibile verificare se la pubblicazione degli avvisi sia avvenuta nel rispetto del termine dei sessanta giorni previsto dalla legge;

   in particolare, risulta agli interroganti che, per quanto riguarda l'Ente parco nazionale Arcipelago Toscano, il mandato del presidente in carica scade in data 14 maggio 2025, ma alla data corrispondente a sessanta giorni prima (vale a dire il 15 marzo 2025) non risultava pubblicato alcun avviso di avvio della procedura di nomina. Stesso discorso vale per il Parco nazionale delle Cinque Terre, per il quale non risultava pubblicato alcun avviso di avvio di procedura di nomina;

   inoltre, la sola dicitura «Ultimo aggiornamento 26 giugno 2025», riportata nella pagina web citata, non consente di comprendere se i singoli avvisi siano stati pubblicati nei tempi previsti –:

   se, con riferimento alla procedura di nomina del presidente dell'Ente Parco nazionale Arcipelago Toscano, l'avviso di avvio sia stato pubblicato almeno sessanta giorni prima della data di scadenza del mandato del Presidente uscente, ossia entro il 15 marzo 2025;

   in che data sia stato pubblicato l'avviso di avvio della procedura di nomina del presidente dell'Ente parco nazionale delle Cinque Terre;

   se intenda aggiornare la pagina web del Ministero indicando, per ciascuna procedura, la data esatta di pubblicazione dell'avviso, al fine di consentire la verifica del rispetto del termine dei sessanta giorni previsto dalla legge.
(5-04272)

CULTURA

Interrogazioni a risposta scritta:


   AMATO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto emerso da articoli pubblicati su varie testate giornalistiche, il Ministero della cultura avrebbe disposto – su impulso del dottor Nicola Borrelli, dirigente uscente, la revoca di un credito d'imposta dell'ammontare di 62 milioni di euro precedentemente riconosciuto alla società Sipario movies, attiva nel settore della produzione audiovisiva;

   tale provvedimento risulterebbe fondato unicamente su documentazione e dichiarazioni fornite dall'ex amministratore della società, Davide Peretti;

   lo stesso Davide Peretti, in data 10 giugno 2025, dal tribunale di Roma è stato sollevato dall'incarico di liquidatore della Sipario movies spa per gravi irregolarità, tra cui: «l'aver orientato la propria attività prioritariamente a coltivare iniziative giudiziarie contro i precedenti amministratori», al punto da essere condannato a risarcire 5.500 euro di spese alla Sipario, più le spese generali;

   con lo stesso provvedimento, l'autorità giudiziaria ha provveduto a nominare un amministratore giudiziario nella persona del professor Paolo Bastia, il quale non risulterebbe essere stato interpellato dal Ministero prima dell'adozione del provvedimento;

   il professor Bastia in data 17 luglio 2025 ha inviato alla Direzione generale del Ministero interrogato istanza di annullamento in autotutela –:

   se non ritenga necessario promuovere un riesame della procedura seguita, allo scopo di garantire una valutazione completa e imparziale dei fatti, coinvolgendo tutti i soggetti legittimati a fornire chiarimenti e riscontri.
(4-05580)


   BOSCHI. — Al Ministro della cultura, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il 27 luglio 2024 il sito «Via Appia. Regina Viarum» è stato iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco, portando a 60 il numero complessivo dei siti italiani riconosciuti, con una significativa ricaduta simbolica, culturale ed economica per i territori coinvolti;

   la candidatura ha riguardato un sito di grande estensione, articolato lungo oltre 800 chilometri di tracciato, attraversando numerose regioni e territori del Mezzogiorno, da Roma a Brindisi, lungo il percorso della Via Appia Antica e della Via Traiana;

   il 26 settembre 2024, presso il Ministero della cultura, il Sottosegretario Gianmarco Mazzi ha incontrato i sindaci e le rappresentanze dei comuni dei territori della Via Appia, attualmente non contemplati nel riconoscimento Unesco attribuito alla «Via Appia. Regina Viarum». Si tratta di Nemi, Lanuvio, Cisterna, Latina, Altamura, Santeramo in Colle, Matera, Genzano, Laterza, Castellaneta, Pontinia, Velletri, Norma, Sezze e Sermoneta;

   all'incontro erano presenti: il Capo di Gabinetto, il Consigliere diplomatico del Ministero, il Capo dipartimento dell'Amministrazione generale, l'ufficio Unesco del Mic e i rappresentanti dei competenti uffici del Maeci;

   in quell'occasione è stato annunciato l'avvio di una procedura di «modifica minore dei perimetri», prevista dai regolamenti Unesco, che avrebbe dovuto consentire – a determinate condizioni tecniche – un'integrazione successiva dei territori attualmente esclusi;

   tuttavia, alla data attuale, non risulta ancora chiaro se tale procedura sia stata formalmente avviata presso il Comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco, né se sia stato completato il relativo dossier tecnico aggiornato;

   permane, inoltre, un'incertezza rispetto ai criteri con cui sono stati selezionati i tratti e i territori inseriti nel sito, soprattutto considerando il fatto che risultano esclusi dal progetto significativi tratti, in Lazio, Puglia e Basilicata, che invece presentano chiare testimonianze del passaggio della Via Appia sia per la presenza di ritrovamenti riconducibili alla strada romana, sia per la menzione di questi luoghi nelle fonti storiche;

   in parallelo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in particolare nella Missione 1, Componente 3, prevede investimenti volti alla valorizzazione dei siti turistico-culturali «minori», tra cui rientrano anche quelli lungo il percorso della Via Appia;

   tali risorse dovrebbero rappresentare un'occasione fondamentale per il rilancio dei territori attraversati dalla via storica, indipendentemente dalla loro inclusione formale nel sito Unesco –:

   se la procedura di «modifica minore dei perimetri» del sito Unesco Via Appia. Regina Viarum, annunciata nel settembre 2024, finalizzata all'integrazione dei territori attualmente esclusi sia stata formalmente presentata presso il Comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco e, in caso affermativo, quali siano i tempi e lo stato di avanzamento dell'iter e se sia stato completato il relativo dossier tecnico aggiornato;

   se si ritenga opportuno, nell'ambito delle interlocuzioni con l'Unesco, valutare l'integrazione nel perimetro del sito dei tratti storici della Via Appia presenti nei territori di Lazio, Puglia e Basilicata che, pur documentati da evidenze archeologiche e fonti storiche, risultano attualmente esclusi;

   se, e con quali modalità, il Governo intenda adottare iniziative di competenza volte a valorizzare i tratti della Via Appia esclusi dal sito Unesco, anche attraverso le risorse già programmate nell'ambito della Missione 1, Componente 3, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), assicurando che tali territori possano comunque beneficiare di opportunità di sviluppo culturale e turistico.
(4-05584)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


   VINCI e PALOMBI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la crisi economica degli ultimi anni ha determinato diversi interventi del legislatore sulle procedure concorsuali, con la finalità di sostenere i tentativi delle aziende in difficoltà di rimanere operative sul mercato, evitando il fallimento. Una prima riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza è stata realizzata con il decreto legislativo n. 14 del 2019, e con i successivi decreti legislativi integrativi e correttivi della riforma, tra cui il decreto legislativo n. 147 del 2020. Ulteriori modifiche del codice sono state previste dal PNRR, che colloca la riforma delle procedure di insolvenza tra gli interventi prioritari da effettuare in materia di giustizia. In tale ambito, con il decreto legislativo n. 83 del 2022 si è provveduto a dare attuazione alla direttiva (UE) 2019/1023 e a far confluire nel codice le disposizioni sulla composizione negoziata della crisi di cui al decreto-legge n. 118 del 2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 147 del 2021. Il codice è definitivamente entrato in vigore il 15 luglio 2022;

   il nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza offre una visione più attuale e organica delle procedure di risoluzione delle crisi debitorie introducendo diverse novità; nonostante il nuovo quadro giuridico abbia introdotto nel sistema del diritto concorsuale il principio di centralità dell'azienda e l'adozione di strumenti di regolazione delle crisi, permangono ancora molteplici problematiche e lacune che vanificano l'obiettivo del codice di evitare la definitiva liquidazione giudiziale del debitore, anche quando il fallimento sarebbe correttamente ed utilmente evitabile;

   ad esempio, vi sono anomalie relative al coinvolgimento delle banche nelle crisi delle imprese, sia come creditori sia come co-gestori della crisi, nel momento in cui le imprese finanziarie vengono assoggettate ad una procedura concorsuale. In tali circostanze si riscontrano numerosi fallimenti aziendali e procedure esecutive immobiliari in cui un numero sempre crescente di debitori ha segnalato anomalie nelle varie procedure fallimentari o esecuzioni immobiliari, avviate in gran parte dalle banche con segnalazioni alla centrale dei rischi che sono poi risultate illegittime, provocando un'asfissia finanziaria con conseguente ricorso al concordato preventivo;

   l'asfissia finanziaria comporta la privazione al debitore della capacità economica e processuale, rendendolo, agli effetti, impotente nel proseguo della propria tutela;

   il contesto problematico creatosi a danno di imprenditori debitori ingiustamente liquidati o sottoposti a procedure esecutive, ha portato alla nascita di specifiche organizzazioni e associazioni volte a difendere tali interessi e alla segnalazione di decine di casi che meritano un giusto approfondimento soprattutto per verificare l'effettiva e leale applicazione delle norme e la rispondenza delle stesse al pubblico interesse –:

   se non intenda avviare una ricognizione sull'applicazione delle innovative norme recate dal codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, segnatamente per quanto riguarda l'effettiva capacità delle stesse di non essere aggirate o artatamente sviate a danno dei debitori in crisi (che pur salvabili sono lo stesso costretti ad essere liquidati);

   se, in ragione delle numerose denunce e segnalazioni poste in evidenza dalle parti interessate, non ritenga di proporre ulteriori iniziative normative volte a integrare il predetto codice, anche al fine di prevedere strumenti di gestione delle insolvenze di maggior garanzia ed indipendenza, come una diversa competenza in sede giudiziaria per le cause che attengono a crediti contro il fallimento, sulle quali oggi decide il medesimo giudice anziché un giudice terzo, o come l'introduzione della legittimazione attiva del soggetto fallito, sia esso persona fisica o legale rappresentante della persona giuridica al momento della dichiarazione di fallimento, in tutte le procedure che riguardano il fallimento e nelle cause ove il fallimento è parte.
(4-05579)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SIMIANI, PANDOLFO e PELUFFO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   nel nostro Paese il commercio ambulante coinvolge oltre 183.000 operatori in oltre 6200 comuni italiani, rappresentando circa il 22 per cento del totale delle attività commerciali. Il comparto riguarda una vasta e diversificata gamma di prodotti, tra cui alimentari, tessili, abbigliamento e altri articoli per la casa, il cui fatturato annuo supera gli 11 miliardi di euro;

   la legge 30 dicembre 2023, n. 214 (denominata legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022) all'articolo 11 ha introdotto nuove disposizioni in materia di assegnazione delle concessioni per il commercio su aree pubbliche, stabilendo che entro tre mesi dalla sua pubblicazione il Ministero delle imprese e del made in Italy avrebbe dovuto adottare apposite linee guida in conferenza unificata per consentire ai comuni l'emissione dei bandi per l'assegnazione dei posteggi;

   a oggi, dopo oltre due anni, tali linee guida non risultano ancora emanate in via definitiva, causando una situazione di paralisi per centinaia di amministrazioni comunali impossibilitate a bandire nuovi posteggi o a riassegnare quelli vacanti;

   questo incomprensibile stallo normativo ha provocando effetti gravi e concreti sul tessuto economico locale, come evidenziato da molti amministratori territoriali, a causa dell'impossibilità di emanare nuovi bandi;

   secondo quanto riportato da fonti di stampa, le regioni hanno più volte sollecitato il Ministero interrogato a procedere con urgenza, ma le proposte finora elaborate sono state giudicate «inadeguate» anche da regioni governate dalla stessa maggioranza, a dimostrazione dell'ampio fronte di insoddisfazione –:

   quali siano le ragioni del ritardo nell'adozione delle linee guida previste dall'articolo 11 della legge n. 214 del 2023, e quali siano i tempi previsti per la loro definitiva approvazione in sede di Conferenza unificata;

   quali iniziative di competenza urgenti e straordinarie il Ministero interrogato intenda conseguentemente assumere per sbloccare la possibilità, da parte dei comuni, di bandire i posteggi per il commercio su aree pubbliche, al fine di evitare che ulteriori ritardi compromettano il funzionamento dei mercati locali e la sopravvivenza economica del comparto ambulante.
(5-04273)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta orale:


   ZANELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   con atto di sindacato ispettivo n. 3/01393, cui non è stata data alcuna risposta, il 10 settembre 2024 l'interrogante chiedeva ai Ministri interrogati di sapere, in merito alla variante in nuova sede stradale di San Vito di Cadore della strada statale 51 di Alemagna, se l'Anas avesse provveduto a ottemperare alle prescrizioni espresse in sede di conferenza dei servizi da parte dell'Autorità di bacino Alpi Orientali riguardo agli studi per la verifica delle condizioni di sicurezza dell'area del Ru Secco;

   il 4 agosto 2015, a seguito di ingenti precipitazioni, una colata detritica sul Ru Secco ha provocato la morte di tre persone a San Vito di Cadore, evento che ha costretto a rivedere le precedenti rassicurazioni circa la sicurezza del torrente;

   proprio su un tratto del Ru Secco è stato realizzato un ponte (stradale) della Variante di S. Vito;

   il 14 giugno 2025 si è verificato un crollo di grandi dimensioni dalla cima Marcora tra San Vito e Cortina d'Ampezzo;

   il 30 giugno 2025 tra il km 94+000 ed il km 96+000 della S.S. 51 Alemagna, a seguito delle intense piogge, si è originata un'ulteriore colata detritica lungo il versante a monte della statale, che ha interessato la piattaforma stradale, precludendo il transito, cui ha fatto seguito un'ordinanza da parte di Anas di chiusura al traffico sulla S.S. 51 di Alemagna dal km 94+000 al km 96+000, su tutte le corsie, a partire dalle ore 11:00;

   le frane censite dalla regione Veneto sono 9.455, di cui ben 5.914 in provincia di Belluno ed ogni anno se ne aggiungono circa 200. In particolare la valle del Boite, da sola, conta almeno 10 colate detritiche, lungo una zona di una ventina di chilometri;

   il fenomeno dovuto alla presenza di ammassi rocciosi che localmente in alcuni punti delle Dolomiti risultano intrinsecamente fragili in quanto fratturati, si è acuito notevolmente per effetto dei cambiamenti climatici in atto che fanno registrare anomalie di temperature e di precipitazioni tali da indurre una recrudescenza degli episodi;

   a questi effetti si aggiunge la perdita in alta quota del permafrost, il ghiaccio interstiziale permanente presente fino a qualche tempo fa nelle fratture e nella porosità della roccia che fungeva da «legante naturale» delle parti esposte delle pareti, che porta ad un incremento dei crolli e della produzione di detriti;

   un recente studio idraulico di maggio 2025 del comune di San Vito conferma i rischi di esondazione del Torrente Ru Secco in zona «tombinatura», con deflusso che interesserebbe anche la zona del Ponte della Variante, con rischio di erosione delle sponde dello stesso e di allagamento del tratto della variante corrispondente –:

   quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano adottare per la messa in sicurezza delle comunità locali dai rischi derivanti da ricorrenti fenomeni delle colate detritiche in atto nella valle del Boite, quali iniziative urgenti ed immediate siano state adottate per la tutela della sicurezza e della pubblica incolumità sulla S.S. 51 di Alemagna, specie in centro a San Vito e se non ritengano di adottare iniziative di competenza perché siano immediatamente sospese tutte le attività di realizzazione della variante, finché non siano disponibili tutti gli elementi necessari per valutare l'idoneità delle misure adottate per la messa in sicurezza dell'abitato di San Vito di Cadore e delle relative infrastrutture da realizzare.
(3-02101)


   MARINO, PORTA, PROVENZANO, IACONO e BARBAGALLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   da anni i cittadini delle province di Agrigento e di Caltanissetta convivono con una criticità infrastrutturale che ha gravi ripercussioni sul tessuto economico e sociale del comprensorio acuendone l'isolamento;

   particolarmente complessa è la questione concernente la S.S. 189 relativamente al Ponte Milena;

   nonostante la costruzione sia stata annunciata nel 2020, gli automobilisti continuano a percorrere una arteria regolamentata da semaforo a senso unico alternato e in pessime condizioni;

   considerata la strategicità della infrastruttura e il vasto bacino di utenza che serve, la realizzazione di tale manufatto infrastrutturale è fondamentale;

   la realizzazione del suddetto intervento viene sollecitata da istituzioni locali, sindacato, organizzazioni di categoria, che hanno nel corso del tempo promosso importanti e partecipate iniziative di mobilitazione;

   il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti anche nella sua recente visita in Sicilia continua a parlare solo del ponte sullo Stretto trascurando il resto della viabilità di competenza governativa, che in Sicilia è al collasso;

   ormai più che mai è necessario che la Direzione generale di Anas proceda con la massima sollecitudine all'autorizzazione delle procedure per l'affidamento dell'incarico di progettazione ed esecuzione dei lavori relativi al «ponte Milena» sulla S.S. 189. È urgente sbloccare questa situazione per porre fine ai gravi disagi che da anni colpiscono la viabilità tra Palermo e Agrigento;

   il piccolo ponte, apparentemente secondario, sta di fatto compromettendo l'efficienza dei collegamenti stradali in un'area già fortemente penalizzata sotto il profilo infrastrutturale –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per rispondere alle legittime sollecitazioni del territorio e delle forze sociali, al fine di realizzare con un cronoprogramma certo per la costruzione del ponte Milena, ripristinando una viabilità dignitosa e in sicurezza lungo la S.S. 189.
(3-02102)

Interrogazione a risposta scritta:


   FRANCESCO SILVESTRI, IARIA e FEDE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la sicurezza stradale dovrebbe essere uno dei principali temi su cui rivolgere l'attenzione delle istituzioni in modo coordinato e continuativo alla luce dei numeri di incidenti e morti sulle strade per cui primeggia tristemente il nostro Paese;

   la mancanza della necessaria educazione stradale in tutte le scuole di ordine e grado, la pubblicità sociale e campagne ah hoc sulla pericolosità della velocità in auto rappresentano ancora un obiettivo da perseguire;

   permane una atavica mancanza di mezzi pubblici adeguati e coordinati che possano davvero rappresentare una reale alternativa all'uso della macchina privata, per quanto la maggior parte della nuova generazione di italiani non abbia più il mito della proprietà del mezzo a quattro ruote;

   a Roma, purtroppo, il fenomeno delle corse clandestine di auto e moto è una realtà che sta tornando a diffondersi in diverse zone della città coinvolgendo gruppi di giovani e giovanissimi;

   queste attività che spesso coinvolgono auto modificate e condotte a velocità elevate, rappresentano un pericolo per la sicurezza stradale e un disturbo per i residenti;

   le zone critiche che hanno ricevuto segnalazioni dai residenti sono state, nel tempo: Tuscolana e Romanina con corse clandestine e raduni illegali e strade che si trasformano in circuiti improvvisati; Ostia, in particolare l'area tra piazzale Magellano e la Fontana dello Zodiaco, immortalate anche da residenti; Anagnina, in cui le forza dell'ordine hanno identificato partecipanti, controllato veicoli e sanzionato infrazioni al codice della strada; ed ancora porzioni di Lungotevere, il quartiere di Centocelle in particolare Piazza dei Mirti e Piazza San Felice, via dei Pioppi e viale Palmiro Togliatti;

   recentemente la rete imprese Castani – associazione commercianti di zona – avrebbe inviato un esposto alla procura, chiedendo altresì alle istituzioni pubbliche che siano poste in essere tutte le azioni necessarie ad arginare il problema: posti di blocco, telecamere fisse e autovelox;

   per quanto si siano intensificati i controlli e le operazioni di contrasto da parte delle forze dell'ordine caratterizzati da posti di blocco, controlli di veicoli e identificazione delle persone coinvolte e per quanto le operazioni abbiano portato a sanzioni amministrative, ritiro di carte di circolazione e sequestro di veicoli modificati illegalmente;

   a giudizio degli interroganti, il combinato disposto della direttiva adottata dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, n. 4620 del primo febbraio 2024 e del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 11 aprile 2024 aprono la strada a una censurabile condotta da parte delle istituzioni che paiono limitare, non solo i poteri dei sindaci nell'organizzazione dello spazio urbano – con particolare riguardo alle zone 30 – ma anche sostenere una certa propaganda contro l'uso degli autovelox, anziché contro chi supera la velocità;

   in particolare si contesta, con riferimento alla collocazione delle postazioni di controllo, il fatto che per la maggior parte delle strade ci sia un aggravio per i comuni che vogliono salvaguardare la sicurezza di cittadini, con particolare riguardo al fatto che questi debbono dimostrare alla Prefettura che su un determinato tratto di strada ci sono incidenti dovuti all'eccesso di velocità per poter richiedere l'installazione di un autovelox, e di seguito la Prefettura valuta le motivazioni e decide sull'installazione –:

   se, ai Ministri interrogati, siano noti i fatti esposti in premessa;

   quali iniziative di competenza intendano porre in essere per evitare che il fenomeno delle corse clandestine perduri e che si formi una consuetudine tale da portare a incidenti ancor più gravi di quelli già registrati;

   se sia stata presa in considerazione la possibilità di avviare un tavolo interistituzionale volto a ridurre il fenomeno esposto con tutti i mezzi a disposizione dell'autorità pubblica, anche valutando delle deroghe alle direttive nazionali in materia di autovelox e zone 30.
(4-05588)

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:


   POLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Sassari rappresenta un presidio fondamentale per la sicurezza pubblica, la tutela ambientale e la gestione delle emergenze su un territorio esteso e complesso, comprendente anche aree a rischio idrogeologico, sismico e ad alta incidenza di incendi boschivi;

   si rileva da tempo una grave carenza di personale, con particolare riguardo alle unità operative, tecniche e amministrative, situazione ulteriormente aggravata dal mancato turnover a seguito del recente collocamento in quiescenza di personale in servizio;

   tale condizione incide negativamente sulla piena funzionalità dei distaccamenti presenti nel territorio provinciale e delle unità specialistiche, proprio nei mesi estivi in cui si registra il massimo fabbisogno operativo –:

   quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda adottare per assicurare il pieno funzionamento del Comando di Sassari e garantire la copertura del servizio su tutto il territorio provinciale, in particolare in vista dell'attuale stagione ad alto rischio incendi.
(4-05583)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta scritta:


   GRIMALDI e MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   in Italia si sta assistendo ad una delle estati più torride degli ultimi anni, che mettono a serio rischio la salute delle lavoratrici e dei lavoratori in tale ambito è nota la condizione di rischio strutturale in cui operano i rider: persone che lavorano in bicicletta, o altro mezzo a cottimo, esposti al traffico, al maltempo e alle temperature estreme;

   in tale contesto Glovo e Deliveroo hanno annunciato una serie di misure per, a loro dire, «tutelare» i rider dal caldo estremo;

   le due società tra le misure annunciate prevedono corsi online su tutelarsi dalle alte temperature, bonus da 10 centesimi per ogni consegna con oltre 32 gradi, un bonus economico di 50 centesimi per ogni giorno in cui viene completata almeno una consegna con temperature superiori o uguali ai 32 °C per l'acquisto di sali minerali e un rimborso una tantum di 5 euro per una borraccia termica;

   a parere degli interroganti, sono misure del tutto unilaterali e insufficienti, che rappresentano proposte non solo inadeguate, rispetto ai reali rischi per la salute delle lavoratrici e lavoratori interessati, ma anche in aperta violazione di una ordinanza del tribunale di Milano che impegnava Giovo a riconoscere i rappresentanti salute e sicurezza per i rider, così come avviene nel lavoro dipendente;

   l'ordinanza dell'8 luglio 2025 ha imposto, infatti, a Glovo (Foodinho s.r.l.) di mettere a disposizione dei rider adeguati dispositivi di protezione, abbigliamento idoneo, acqua, sali minerali e creme protettive e di avviare un confronto immediato e una consultazione preventiva con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rlst) sui rischi legati alle ondate di calore, tenendo conto di fattori come età, genere, maternità, provenienza e forma contrattuale;

   le piattaforme, invece di rispettare ed uniformarsi al provvedimento del giudice, continuano a muoversi in autonomia, ignorando il ruolo del sindacato e offrendo soluzioni parziali, inadeguate e non concordate. Certo non bastano un corso online e pochi centesimi a consegna per garantire sicurezza. Serve un approccio e un impianto strutturale;

   appare necessario e urgente intervenire con norme vincolanti per tutelare chi lavora sulle piattaforme digitali, attuando la direttiva europea (2024/2831) sul lavoro tramite piattaforme digitali che va nella direzione di promuovere la corretta classificazione dei rapporti di lavoro, che riconosce il diritto all'informazione e alla consultazione sui rischi per la salute, e che impone obblighi specifici per garantire la sicurezza e la salute anche in presenza di sistemi di gestione algoritmica –:

   quali iniziative urgenti, improrogabili e strutturali intenda assumere anche in considerazione dell'operato di società quali Glovo e Deliveroo e altre piattaforme digitali, per giungere ad un impianto normativo che attui la direttiva europea (2024/2831), anche tenendo conto della sentenza del tribunale di Milano, al fine di tutelare efficacemente i lavoratori delle piattaforme digitali impegnati in una attività che mette a rischio la loro salute e incolumità.
(4-05582)


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'azienda Carrefour starebbe valutando la vendita dei suoi supermercati in Italia. Infatti l'azienda avrebbe chiesto alla banca di investimento Rothscild e co. di cercare compratori per i suoi 1.200 punti di vendita del Paese. Al momento già alcune aziende della grande distribuzione sarebbero interessate a rilevare i negozi del gruppo francese;

   l'Italia, secondo i risultati finanziari dello scorso anno rappresenta per Carrefour il quinto mercato dopo Francia, Brasile, Spagna e Belgio. Il gruppo francese ha aperto il suo primo negozio in Italia nel 1993 ed ora gestisce 1.185 negozi di minimarket e supermercati, nonché ipermercati generando 3,7 milioni di euro di vendite nette;

   Carrefour, quindi, rappresenta una delle più importanti aziende della grande distribuzione italiana dando lavoro a circa 18 mila persone;

   nelle scorse settimane Carrefour Italia ha annunciato un piano di riorganizzazione della sede centrale con 175 esuberi dei circa 700 dipendenti della sede di Milano;

   per i sindacati la notizia giunge inaspettata ed aggrava un clima già di grande tensione. Sempre per i sindacati si tratta di un licenziamento inaccettabile in un contesto di grande tensione che vede da anni Carrefour assumere scelte aziendali sbagliate. Gli stessi sindacati hanno chiesto di aprire un confronto con l'azienda e di garantire i posti di lavoro e di non «scaricare» pertanto sui dipendenti scelte aziendali sbagliate che hanno portato l'azienda in uno stato di sofferenza economica che perdura ormai da anni –:

   se siano a conoscenza della situazione illustrata in premessa e quali iniziative di competenza, intendano adottare per tutelare e salvaguardare i posti di lavoro.
(4-05589)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GIACCONE e DAVIDE BERGAMINI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   le nuove linee guida del Ministero della salute del 3 luglio 2025, si concentrano, in particolare, sul controllo delle tossine Stec (Shiga toxin-producing Escherichia coli) nel latte non pastorizzato e nei suoi derivati, sottolineando l'importanza di misure igieniche rigorose in tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione, inclusi allevamenti e mungitura. Queste misure sono volte a garantire che il latte crudo, non trattato termicamente, sia privo di agenti patogeni e delle loro tossine riducendo il rischio di contaminazione microbiologica lungo tutta la filiera;

   a seguito delle nuove linee guida, però, si è creata una situazione di estrema preoccupazione tra i piccoli produttori di formaggio, soprattutto in Piemonte. Infatti, nella categoria oggetto delle linee guida rientrano centinaia di specialità italiane;

   le nuove linee guida prevedono ogni 15-30 giorni controlli in stalla per verificare la presenza del batterio, analizzando sia il latte che i filtri di mungitura. Se il batterio è presente, si consiglia di pastorizzare il latte o di validare il processo di caseificazione per dimostrare di poter eliminare il patogeno attraverso una lunga stagionatura;

   il Roccaverano Dop o Robiola di Roccaverano Dop, ad esempio, è un formaggio a pasta morbida prodotto con latte crudo interno di capre in purezza ottenuto da capre di razza Roccaverano e Camosciata Alpina e loro incroci;

   la zona di produzione del Roccaverano Dop ricade sia nella provincia di Asti che in quella di Alessandria. A produrla sono solo piccoli caseifici artigianali che, a seguito delle suddette linee guida ministeriali, non sarebbero sicuramente in grado di sostenere le spese per attenersi alle nuove disposizioni, in quanto molto onerose;

   l'esigenza di non pastorizzare il latte prima della caseificazione deriva da motivazioni di carattere storico e culturale e sta alla base di quel grande patrimonio gastronomico rappresentato dalle oltre 400 varietà di formaggi riconosciuti che arricchiscono il nostro Paese e che hanno un forte impatto economico e sociale nelle aree rurali;

   in Piemonte, come anche in altre zone del territorio italiano, ci sono centinaia di piccole realtà produttive lattiero-casearie che mantengono vive le tradizioni storico-culturali legate all'agroalimentare proteggendo, altresì il territorio dal dissesto idrogeologico nonché dallo spopolamento, in quanto gli agricoltori sono i custodi del territorio –:

   quali iniziative di competenza, intendano adottare affinché, da un lato, si continui a garantire la sicurezza alimentare ma, dall'altro, si tutelino le piccole realtà produttive lattiero-casearie italiane così da poter trovare il miglior equilibrio possibile tra le dimensioni economica, culturale e sanitaria.
(5-04269)


   MARINO, PORTA e IACONO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la situazione sanitaria in Sicilia, in particolare nelle aree interne e marginali, presenta gravi criticità, con forti disuguaglianze nell'accesso ai servizi essenziali di medicina territoriale, ospedaliera e di assistenza primaria;

   si registra da tempo una crescente carenza di personale sanitario, sia nelle strutture ospedaliere che nei servizi territoriali (medici di base, pediatri di libera scelta, guardie mediche, specialisti ambulatoriali), che compromette il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione;

   tali criticità sono aggravate dalla difficoltà nel reclutare personale disposto a prestare servizio nei territori più disagiati, come la provincia di Enna, dove numerosi concorsi indetti dalle ASP risultano deserti o privi di adesioni sufficienti;

   secondo i dati disponibili, la provincia di Enna registra una delle più alte percentuali di mobilità sanitaria passiva in Sicilia (35,8 per cento per gli uomini e 32,7 per le donne), a causa dell'insufficienza dei servizi sanitari locali, con pesanti ricadute economiche sia sui cittadini che sul bilancio del sistema sanitario regionale;

   nella provincia di Enna, l'unico presidio ospedaliero dotato di un'offerta relativamente più ampia è l'Ospedale Umberto I del capoluogo, che però risulta difficilmente raggiungibile da molte zone della provincia a causa dell'orografia complessa del territorio;

   gli altri tre ospedali della provincia (Basilotta di Nicosia, Chiello di Piazza Armerina e Ferro-Branciforti-Capra di Leonforte) sono da tempo in fase di depotenziamento, con riduzioni di personale, servizi e attrezzature, fino al punto che interi reparti risultano chiusi o operativi solo in parte;

   a fronte di questo quadro già drammatico, l'assessorato regionale alla salute ha recentemente diffuso la bozza della nuova rete ospedaliera regionale, che prevede un taglio complessivo di circa 600 posti letto in Sicilia, penalizzando in particolare le aree interne;

   per quanto riguarda l'ASP di Enna, la bozza prevede infatti un taglio netto di 76 posti letto, da 555 a 479, colpendo duramente tutti e quattro i presìdi della provincia; e nello specifico:

    l'Ospedale Chiello di Piazza Armerina perderebbe 23 posti letto;

    l'Ospedale Ferro-Branciforti-Capra di Leonforte ne perderebbe 30;

    l'Ospedale Umberto I di Enna subirebbe un taglio di 23 posti letto distribuiti su diversi reparti, tra cui ostetricia, ginecologia, pediatria, urologia, ortopedia e neurologia;

   in un contesto in cui la sanità locale è già oggetto di un grave depotenziamento e in cui il fenomeno dello spopolamento è alimentato anche dal deterioramento della qualità dei servizi pubblici, ulteriori tagli potrebbero avere conseguenze drammatiche –:

   se sia a conoscenza della situazione sanitaria in Sicilia, con particolare riferimento alle gravi criticità della provincia di Enna e delle aree interne e se, conseguentemente, la prospettiva di un'ulteriore riduzione dei posti letto ospedalieri citata in premessa sia sostenibile con il diritto alla salute e con i princìpi di equità territoriale;

   quali iniziative urgenti di competenza, in collaborazione con la regione, intenda adottare, nel breve, medio e lungo periodo, per contrastare la carenza di personale medico e sanitario nelle aree interne della Sicilia, nonché per garantire un potenziamento reale e strutturale dei servizi ospedalieri e territoriali nelle province più fragili.
(5-04271)

Interrogazione a risposta scritta:


   BORRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la struttura di cardiologia territoriale di Policastro Bussentino in provincia di Salerno da circa 25 anni è un punto di riferimento, per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie cardiovascolari, per i cittadini di tutto il golfo di Policastro, del Vallo di Diano e dei territori limitrofi, rappresentando un modello di sanità territoriale virtuosa, capace di coniugare qualità assistenziale, efficienza organizzativa e risparmio per il sistema sanitario con un abbattimento delle liste d'attesa e contenimento della vertiginosa emigrazione di pazienti verso altre regioni per ragioni mediche;

   il presidio sanitario, dotato sin dalla sua istituzione di apparecchiature tecnologicamente avanzate idonee a garantire consulenze cardiologiche di I e II livello, ha erogato nel corso degli anni migliaia di prestazioni, raccogliendo dati clinici su un numero significativo di pazienti di rilevante interesse, sia ai fini della ricerca scientifica sia dell'elaborazione statistica;

   nella struttura, inoltre, si svolge una cruciale attività di screening cardiologico neonatale volta alla prevenzione delle cosiddette «morti in culla» (Sids), autorizzata nel 2009 e realizzata in collaborazione con centri d'eccellenza campani, rappresentando un'esperienza unica nel suo genere a livello regionale e nazionale;

   attualmente il servizio erogato dalla struttura sanitaria ad oggetto risulta sospeso dal 15 maggio 2025, a seguito del pensionamento del dirigente medico cardiologo, che ne assicurava la continuità operativa, e della conseguente mancata attivazione, da parte dell'amministrazione competente, di una procedura finalizzata alla tempestiva sostituzione;

   ad oggi, secondo quanto risulta all'interrogante, non si conoscono ufficialmente i motivi ostativi all'attivazione della procedura per il reclutamento del medico dirigente, tuttavia fonti stampa riferiscono che tale inerzia risieda nell'intenzione del distretto sanitario competente Asl di chiudere definitivamente la struttura;

   la sospensione dell'erogazione dei servizi diagnostici, reca un rilevante pregiudizio ai cittadini del comprensorio di Policastro, già gravati, tra l'altro, dalla recente chiusura del punto nascita dell'ospedale di Sapri, oltre a costituire un concreto spreco di risorse umane, scientifiche e strumentali che negli anni hanno costruito una realtà d'eccellenza;

   è, pertanto, necessario ed urgente intervenire per assicurare la ripresa dell'attività della struttura, scongiurandone la definitiva cessazione, al fine di garantire ai cittadini dell'area interessata l'erogazione continuativa di servizi diagnostici cardiovascolari di elevata qualità, nel pieno rispetto dei livelli essenziali di assistenza (Lea) ed in conformità con quanto disposto dall'articolo 32 della Costituzione –:

   quali urgenti iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare a fronte della descritta situazione della regione Campania, affinché sia favorita la ripresa della piena operatività della struttura cardiologica autonoma di Policastro Bussentino nonché l'erogazione di uno dei livelli essenziali di assistenza in conformità con l'articolo 32 della Costituzione.
(4-05587)

TURISMO

Interrogazione a risposta scritta:


   GRIBAUDO. — Al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   il Ministero del turismo ha indetto, tramite FormezPA, l'esame per il conseguimento dell'abilitazione all'esercizio della professione di guida turistica, in attuazione della legge 13 dicembre 2023, n. 190, e del decreto ministeriale 26 giugno 2024, n. 88;

   il programma d'esame, pubblicato 1'8 luglio 2024 nell'allegato 1 del bando, ha suscitato forti critiche da parte delle associazioni professionali e dei candidati;

   immediatamente diverse associazioni del settore (Agta, Gti) hanno espresso profonda contrarietà al programma d'esame, definendolo «basato su 537 luoghi di 20 regioni d'Italia, il 90 per cento dei quali completamente inutili per i candidati»;

   risulta pendente la decisione del Tar del Lazio al ricorso n. 11037 del 2024 promosso dall'associazione Angt che richiede l'annullamento del decreto del Ministero del turismo del 26 giugno 2024, n. 88, avente ad oggetto il Regolamento recante disposizioni applicative per l'attuazione degli articoli 4, 5, 6, 7, 12 e 14 della legge 13 dicembre 2023, n. 190, recante «Disciplina della professione di guida turistica», la cui decisione, come da ordinanza n. 02623/2025 pubblicata il 15 maggio 2025, è attesa per il 14 ottobre 2025;

   le critiche evidenziano che il programma ministeriale non mostra attenzione alla preparazione reale dei candidati, premiando più la memoria che la competenza;

   a giudizio dell'interrogante la sezione I dell'allegato 1 del bando presenta un elenco sterminato di località, siti e palazzi privo di una bibliografia di riferimento, creando incertezza sui metodi di studio e preparazione;

   tale situazione potrebbe generare problemi anche per le commissioni esaminatrici, che si troveranno prive di parametri di valutazione oggettivi e uniformi;

   l'approccio nozionistico e dispersivo del programma appare scollegato dalle reali esigenze della professione di guida turistica, che richiede competenze specifiche di comunicazione, interpretazione del patrimonio culturale e capacità di adattamento ai diversi contesti territoriali;

   la professione di guida turistica è strategica per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano e per la qualità dell'offerta turistica del Paese;

   una formazione inadeguata o non coerente con le reali necessità professionali rischia di compromettere la qualità dei servizi turistici e, conseguentemente, l'immagine dell'Italia come destinazione turistica di eccellenza –:

   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza volte a:

    rivedere il programma d'esame pubblicato nell'allegato 1 del bando, eliminando l'approccio meramente nozionistico e dispersivo in favore di contenuti più mirati e coerenti con le reali competenze richieste dalla professione;

    fornire una bibliografia di riferimento ufficiale che consenta ai candidati di prepararsi adeguatamente e alle commissioni esaminatrici di disporre di parametri di valutazione oggettivi e uniformi;

    coinvolgere le associazioni professionali del settore nella definizione dei contenuti d'esame, al fine di garantire che il programma rispecchi le effettive competenze necessarie per l'esercizio della professione;

    chiarire i criteri di valutazione che saranno adottati dalle commissioni esaminatrici, specialmente in relazione alla vastità dei contenuti richiesti e alla mancanza di testi di riferimento;

    valutare la possibilità di differenziare il programma per ambiti territoriali o tematici, evitando di richiedere ai candidati la conoscenza di dettagli relativi a tutte le regioni italiane, quando la professione si esercita prevalentemente in contesti locali specifici;

    promuovere un approccio più pratico e professionalizzante nell'esame di abilitazione, che valuti le competenze comunicative, interpretative e relazionali essenziali per l'esercizio della professione;

    prevedere un periodo di consultazione pubblica per future modifiche al programma d'esame, al fine di raccogliere il contributo degli operatori del settore e migliorare la qualità della formazione professionale;

    garantire che l'esame sia effettivamente finalizzato a verificare le competenze professionali necessarie per svolgere con qualità ed efficacia l'attività di guida turistica, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano e al miglioramento dell'offerta turistica nazionale.
(4-05585)

Pubblicazione di un testo ulteriormente riformulato.

  Si pubblica il testo riformulato dell'interrogazione a risposta scritta Alessandro Colucci n. 4-04965, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 477 dell'8 maggio 2025.

   ALESSANDRO COLUCCI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   con deliberazione del Consiglio dei ministri del 15 aprile 2024 è stato espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale del progetto per la realizzazione di un impianto eolico composto da 7 aerogeneratori di potenza unitaria pari a 6 MW, corrispondente a una potenza complessiva di 42 MW, ricadente nei comuni di Veglie (Lecce), Salice Salentino (Lecce), e con opere di connessione nei comuni di Erchie (Brindisi) e San Pancrazio Salentino (Brindisi) – ID VIP: 5656 («Progetto Eolico»);

   la provincia di Brindisi con nota prot. n. 12598 del 15 aprile 2025, indirizzata alla regione Puglia e al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, nell'ambito del procedimento di autorizzazione unica in corso, ha evidenziato che alcuni aerogeneratori del Progetto Eolico parrebbero in aperto contrasto con quanto disciplinato dal decreto ministeriale 10 settembre 2010 (rispetto delle distanze da strade) e/o con altra disciplina imperativa e di settore;

   il mancato rispetto delle distanze minime degli aerogeneratori WTG4 e WTG7 del Progetto Eolico dalle strade provinciali SP109 E SP107, è stato dimostrato documentalmente dalla Società Masserie Salentine S.r.l. Società Agricola, proprietaria dei terreni dove sono ubicati gli aerogeneratori, con l'ausilio di una approfondita relazione tecnica, firmata dal professor architetto Stefano Stanghellini e dal professori ingegnere Davide Poggi, con ciò, quindi, dimostrando per tabulas i concreti rischi per l'ambiente e per l'incolumità pubblica derivanti dalla realizzazione del Progetto Eolico;

   avverso la citata deliberazione del Consiglio dei ministri del 15 aprile 2024 pende ricorso innanzi al T.A.R. Puglia - Lecce (R.G. 751/2024), promosso dalla prefata società Masserie Salentine S.r.l. Società Agricola. Tra i motivi di ricorsi, si contesta specificamente che la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale - Via e Vas nel parere n. 352 del 14 novembre 2022 non avrebbe rilevato le suddette violazioni concernenti le distanze minime, a causa di elaborati progettuali carenti, i quali non avrebbero individuato i livelli delle strade interessate;

   il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica con parere tecnico della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale – Via e Vas, sottocommissione Via, n. 343 del 14 aprile 2025 ha confermato le valutazioni tecniche già espresse nel sopra richiamato parere n. 352 del 14 novembre 2022, nonostante le criticità evidenziate;

   tale posizione ministeriale appare in contrasto con consolidati orientamenti giurisprudenziali e con la necessità di una rigorosa applicazione dei criteri previsti dal punto 7.2 dell'allegato 4 del decreto ministeriale 10 settembre 2010 posti a tutela della sicurezza e della pubblica incolumità. A titolo esemplificativo, la sentenza del T.A.R. Campania - Napoli n. 04512/2024;

   il proponente Hope Engineering S.r.l. (ex Iron Solar S.r.l.) in data 26 giugno 2025 ha presentato al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica la richiesta di valutazione preliminare, ai sensi dell'articolo 6, comma 9, del decreto legislativo n. 152 del 2006, delle modifiche al layout del Progetto Eolico, consistenti nel cambio di modello degli aerogeneratori (da 6 MW a 7 MW unitari) e lo spostamento di due aerogeneratori denominati WTG4 e WTG7 per rispettare le distanze di sicurezza dalle strade provinciali. Questa circostanza evidenzia che il progetto originario presentava criticità non adeguatamente valutate dalla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale – Via e Vas, suggerendo la necessità di una nuova valutazione complessiva degli aspetti di sicurezza e delle interferenze con le infrastrutture esistenti;

   il Progetto Eolico interferisce sia con un progetto agrovoltaico (ID: 11274) che con altri quattro impianti eolici in corso di autorizzazione (ID: 5755; ID: 7886; ID: 9335; ID: 9795). Questa sovrapposizione progettuale richiede una valutazione approfondita degli impatti cumulativi e delle alternative progettuali, che non può essere adeguatamente condotta nell'ambito di una semplice valutazione preliminare;

   le modifiche proposte, pur presentate come non sostanziali, comportano in realtà alterazioni significative del progetto originario, che potrebbero determinare impatti ambientali diversi e potenzialmente più significativi rispetto a quelli già valutati. La complessità delle modifiche, l'aumento delle emissioni acustiche, gli spostamenti rilevanti degli aerogeneratori in area non idonea, le questioni di sicurezza emerse e le interferenze con progetti concorrenti suggeriscono la necessità di una valutazione approfondita attraverso la procedura di Via, piuttosto che limitarsi alla valutazione preliminare ex articolo 6 comma 9 del decreto legislativo n. 152 del 2006;

   nel caso in esame, la presenza di molteplici elementi di complessità e le carenze istruttorie evidenziate rendono necessario un approfondimento valutativo che solo la procedura di Via può garantire –:

   se siano a conoscenza dei fatti indicati in premessa e, se in presenza delle descritte incertezze sugli effetti ambientali delle modifiche proposte, non si ritenga opportuno applicare il principio di precauzione, orientando gli uffici preposti all'istruttoria della valutazione preliminare verso una valutazione più approfondita attraverso la procedura di Via.
(4-04965) (Ulteriore nuova formulazione)