Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 23 luglio 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    il progetto del ponte sullo stretto di Messina, per la sua complessità ingegneristica e l'elevato impatto ambientale, richiede approfondite analisi tecniche, tra cui una rigorosa valutazione del rischio sismico, considerata la posizione dell'opera in un'area caratterizzata da elevata sismicità; l'Unione europea, nel febbraio 2024, ha finanziato con 24,7 milioni di euro la progettazione, ma esclusivamente della parte ferroviaria dell'opera;

    il costo complessivo dell'opera considerando l'ultimo allegato infrastrutture al Dpf, quantifica la spesa in 13,5 miliardi di euro, risorse attinte, per circa 6 miliardi di euro, dal Fondo di sviluppo e coesione, di cui 1,6 miliardi di euro dalla quota spettante alle regioni Calabria e Sicilia;

    il decreto-legge n. 35 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2023, n. 58, reca, all'articolo 1, disposizioni in materia di assetto societario e governance della società Stretto di Messina S.p.A.;

    all'articolo 3 si prevede, altresì, la presentazione di una relazione sul progetto definitivo dell'opera considerata «indifferibile e urgente»;

    in sede di audizione nelle competenti Commissioni parlamentari l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha evidenziato le numerose criticità riscontrate nel provvedimento richiamato, con particolare riferimento ai vincoli europei esistenti in relazione alla scelta di non svolgere una gara (l'ultima si è svolta nel 2005), ai vincoli finanziari conseguenti a tale scelta e alla necessità di prevedere delle cautele volte ad evitare un eccessivo rafforzamento della parte privata contraente generale;

    la possibilità di redigere un progetto esecutivo per fasi costruttive introdotto dal decreto-legge n. 89 del 2024 (modificativo del decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35, che fissava al 31 luglio 2024 la conclusione delle attività progettuali specie nella fase finale che costituisce per indiscutibile analisi tecnica, la fase di maggior rilievo nel complesso assetto ingegneristico), ha introdotto un termine flessibile per la fase approvativa del progetto che è rimessa alla società Stretto di Messina, per cui il contraente generale potrebbe avere, anche legittimamente e senza penalizzazioni contrattuali, la possibilità di operare nell'attività di predisposizione del progetto esecutivo in un momento non ben definito dalla legge. Inoltre, non sarebbe chiara la sorte del progetto esecutivo nella sua unitarietà e coerenza rispetto al progetto definitivo, cosa che potrebbe determinare e non scongiurare il rischio di varianti, a seguito dei diversi e progressivi stadi approvativi;

    potranno infatti essere approvate singole parti dell'opera principale della cui realizzabilità non vi è al momento alcuna formale garanzia da parte delle stesse ditte incaricate (Stretto di Messina SpA, Consorzio Eurolink – formata da Webuild e altre società –, COWI e altre) né da Parsons Group;

    la complessità e specificità del procedimento di approvazione del progetto avrebbe, inoltre, richiesto l'acquisizione del parere preventivo del Comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici ai sensi degli articoli 39 e 47 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36;

    la zona di realizzazione del ponte è tra quelle sismicamente più attive del mondo, cosa ben nota tanto che la «mappa PB0010_F0» del progetto, depositata dalla stessa società Stretto di Messina, mostra il profilo della faglia «Cannitello», classificata come «certa» e di «massima pericolosità» dall'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale;

    le carenze e criticità riscontrate nel progetto presentato sono numerose e attengono a rilevanti profili, in parte evidenziati nelle 62 condizioni inserite nel parere positivo di compatibilità ambientale espresso dalla Commissione Via-Vas nel novembre 2024, 56 delle quali da ottemperare prima dell'approvazione del progetto esecutivo, ciò che porta a ritenere che il grado di approfondimento e gli elementi di indagine acquisiti in questa fase progettuale non siano affatto idonei ad una appropriata definizione del progetto e tanto meno a consentire un confronto con alternative a minor impatto, ivi compresa l'alternativa «zero», ovvero la non realizzazione dell'opera;

    tale circostanza e di particolare rilievo se si consideri che la Via si è conclusa con il parere negativo sulla Vinca e che la condizione ambientale n. 1 vincola la realizzazione dell'opera agli esiti della Valutazione di incidenza ambientale di livello III che, secondo la direttiva 92/43/CEE, è applicabile soltanto se sussistono i prerequisiti per accedere alla procedura di deroga, ovvero se il promotore ritenga che il piano o il progetto debba comunque essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico debitamente giustificati, se non vi sono soluzioni alternative e se si adottano misure compensative adeguate per assicurare la tutela della coerenza globale di Natura 2000;

    per superare il sopracitato parere negativo questo Governo ha inaugurato il primo caso nel panorama giuridico italiano di deroga ambientale fondata su «ragioni imperative di interesse pubblico prevalente» (cosiddetto Iropi), riassunte nella relazione approvata dal Consiglio dei Ministri e trasmessa alla Commissione europea, che anche in questo caso presenta numerose carenze e incoerenze sotto il profilo istruttorio e motivazionale e nella quale si asserisce che nessuna alternativa progettuale possa essere presa in considerazione. Che tale presupposto, imprescindibile per poter derogare all'articolo 6 della sopracitata direttiva, sia del tutto privo di fondamento è palesemente comprovato dalla relazione redatta dalla commissione di esperti insediata presso la struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture nel 2021-2022 nella quale venivano contemplate ipotesi progettuali alternative, oggetto anche di uno studio di fattibilità commissionato a RFI, inclusa l'opzione di non realizzare il progetto attesa la possibilità di perseguire soluzioni alternative a minor impatto e ugualmente rispondenti all'interesse pubblico;

    la relazione «Iropi» appare, pertanto, esclusivamente idonea a confermare la più volte preannunciata certezza che il progetto in questione pregiudicherà l'integrità di alcune aree ricomprese nei siti della Rete Natura 2000;

    a ciò si aggiunga che il Ponte sullo Stretto consiste in molteplici opere che coinvolgono due regioni, due province e vari comuni, determinando automatica variante urbanistica, e rappresenta, di fatto, un diverso modello territoriale di sviluppo che, a partire dalle infrastrutture di trasporto, implica un radicale cambio di paradigma rispetto allo stato attuale e, soprattutto, rispetto ad altri possibili scenari di sviluppo e che dovrebbe pertanto trovare nella valutazione ambientale strategica un adeguato contesto di valutazione, come avviene per similari piani di intervento;

    da ultimo, il filone investigativo in corso, relativo a tentativi di condizionamento mafioso delle attività d'impresa collegate alla realizzazione del Ponte, che impegnano ben cinque Procure distrettuali, coordinate dalla Procura nazionale antimafia, costituiscono un ulteriore motivo di allarme nella realizzazione di un'opera che si configura non solo insostenibile sotto il profilo economico e ambientale, ma anche un pericoloso condotto per interessi illeciti;

    tale circostanza avrebbe richiesto l'adozione di adeguate misure volte a rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione dei tentativi di infiltrazione e condizionamento da parte delle organizzazioni criminali, al fine di scongiurare la penetrazione delle stesse nel tessuto economico, imprenditoriale e istituzionale impegnato nella realizzazione dell'opera, con effetti distorsivi della libera concorrenza, anche potenziando le procedure di monitoraggio finanziario di cui all'articolo 36 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e tenuto conto degli obblighi di comunicazione ai quali è soggetto il contraente generale ai sensi del Codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36;

    la decisione di procedere alla realizzazione di un'unica campata, oltre che in contrasto con le conclusioni del gruppo di lavoro istituito dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con determina n. 2620 del 27 agosto 2020 espone progetto e realizzazione a un aumento incontrollato dei costi;

    le dimensioni delle sfide tecniche sono di gran lunga superiori a quanto realizzato finora. A titolo di esempio, le macchine per la produzione e tesatura dei cavi dovrebbero essere in buona sostanza progettate e prodotte ex novo;

    il ponte, nella sua stessa definizione, è una infrastruttura a prevalenza stradale (con una capacità di 6.000/9.000 veicoli all'ora e di 150.000 al giorno) che dovrebbe essere utilizzata anche per il trasporto ferroviario (con una capacità massima ipotizzata di 200 treni al giorno);

    non esistono, ad oggi, casi significativi di ponti sospesi finalizzati al traffico ferroviario di questa campata (3.300 metri). I più lunghi ponti sospesi con ferrovia sono: ponte Yavuzu Sultan Selim, campata di 1.408 metri, ferrovia costruita, ma non utilizzata; ponte Tsing Ma, campata di 1.377 metri, usato esclusivamente per traffico ferroviario leggero; ponte Minami Bisan Seto, campata di 1.100 metri, il più lungo effettivamente usato anche come ferrovia «normale»;

    non sono mai stati seriamente valutati progetti alternativi per l'efficientamento e l'evoluzione del sistema di attraversamento dinamico dello stretto di Messina, così come non è mai stato in tal senso effettuato alcuno studio di fattibilità tecnico-economica delle possibili alternative;

    come ribadito nei report sui dati aeroportuali predisposto da Assoaeroporti, gli scenari di mobilità passeggeri da e verso la Sicilia sono fortemente mutati nel corso degli anni, osservandosi una considerevole flessione dell'utilizzo dell'automobile in favore dell'utilizzo dell'aereo;

    le molteplici soppressioni e riduzioni del contratto di servizio universale tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Trenitalia hanno comportato una riduzione dell'offerta complessiva di treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia. Difatti, dal 2000 ad oggi, si è passati da circa 15 coppie di treni Espressi e Intercity giornalieri (da/per Milano, Torino, Venezia e Roma) a sole 5 coppie di Treni Intercity giorno e notte (prevalentemente da Roma, ed 1 sola da Milano);

    gli incoraggianti risultati del servizio «Blujet» (società del gruppo Ferrovie dello Stato), aliscafi veloci nello stretto di Messina, hanno dimostrato riscontri di utilizzo crescenti sia sulle tratte Messina Marittima-Villa San Giovanni (stazione FS), che sulle tratte Messina Marittima-Reggio Calabria (sia stazione Marittima che stazione Aeroporto). Servizi che sono stati determinati dalla sensibile riduzione dei tempi di attraversamento per i pendolari, nonché dalla realizzazione di una continuità tra i servizi Blujet lungo lo stretto ed il servizio ferroviario AV (verso Roma e nord Italia) e regionale (verso Reggio Calabria, Lamezia, Paola e Cosenza) a Villa San Giovanni, rispondendo, infine, alle esigenze di frequenza e costanza del servizio;

    il gruppo Caronte & Tourist, ha dichiarato, nel 2007, di trasportare annualmente 2,3 milioni di autovetture ed 800.000 veicoli commerciali, pari all'80 per cento di tutti i veicoli trasportati sullo stretto. Cosa che equivarrebbe al 7 per cento della capacità stimata del ponte;

    la dimensione finanziaria ipotizzata (3,9 miliardi di euro nel 2005, 8,5 miliardi nel 2012 e 13,5 miliardi nel 2023) riguardante la realizzazione del ponte impatta notevolmente sul bilancio statale e si pone, tra le altre cose, in contrasto con l'articolo 72 della Direttiva sugli appalti pubblici 2014/24/UE, che fissa al 50 per cento l'eventuale aumento massimo di prezzo rispetto al valore del contratto iniziale, oltre il quale ricorre l'obbligo di indire una nuova gara;

    esistono e sono stati proficuamente utilizzati i servizi di traghettamento ferroviario con navi bidirezionali (Roll-on/Roll-off) che permettono l'imbarco e lo sbarco dei rotabili senza la necessità di manovrare poppa-prua con evidenti risparmi di tempo;

    esistono e sono stati proficuamente utilizzati in servizi di traghettamento ferroviario navi che permettono l'imbarco e lo sbarco dei rotabili promiscuamente ai veicoli stradali, autovetture, autocarri, autotreni ed autoarticolati, migliorandone così l'equilibrio economico delle operazioni di traghettamento;

    per i servizi ferroviari per la Sicilia sono attualmente utilizzate locomotive (da progetto previsti 25 locomotori E464) alle quali è stata apportata l'aggiunta di un pacchetto di batterie per consentirne l'operatività «ultimo miglio» ed imbarco/sbarco in autonomia, riducendo i costi e tempistiche associati alle manovre con locomotive a combustione interna negli impianti di Messina e Villa San Giovanni;

    con il decreto ministeriale n. 176 del 28 giugno 2024 sono stati stanziati 162 milioni di euro per l'acquisto di 13 treni Intercity bimodali ad «emissioni zero» destinati a treni Intercity per il sud Italia; essendo tali convogli limitati a 160 km/h ed esclusivamente a 3KVcc, non avranno la possibilità di utilizzo nelle linee Av/Ac;

    per il potenziamento dell'attraversamento dinamico dello stretto di Messina sarebbe auspicabile l'utilizzo, per i servizi ferroviari diurni da e per la Sicilia, di rotabili a composizione «bloccata» (Etr), operabili in comando multiplo, di lunghezza compatibile con i binari delle navi traghetto, allo scopo di semplificare e accelerare le operazioni di imbarco, sbarco e attraversamento dello stretto, abolendo in tal modo le lunghe e costose operazioni di scomposizione e ricomposizione dei treni negli impianti di Messina e Villa San Giovanni; la soluzione prospettata abbatterebbe i tempi complessivi di percorrenza da Roma a Villa San Giovanni tramite l'utilizzo delle linee ad alta velocità Roma-Napoli Afragola-Salerno e, in futuro, della realizzanda tratta Salerno-Reggio Calabria, alla velocità di 250-300 km/h (in luogo dei canonici 160 km/h degli attuali treni Intercity);

    esistono e sono già in servizio in alcuni Paesi dell'Unione europea treni ad alta velocità di lunghezza compatibile con quella dei binari a bordo dei traghetti esistenti, che sarebbero utilizzabili proficuamente da qualsiasi operatore ferroviario anche per altre direttrici italiane al di fuori della dorsale, progettati con moduli «ultimo miglio» a batterie per il soccorso in linea e, in questo caso, funzionali all'attraversamento dinamico dello stretto di Messina;

    gli interventi sulle infrastrutture legate al potenziamento dell'attraversamento dinamico dello stretto sono a basso impatto ambientale ed economico e consentono il riutilizzo di aree dismesse, impattando quindi in maniera positiva e diretta sul tessuto socioeconomico locale;

    il progetto del Ponte è la dimostrazione degli effetti negativi imputabili alla carenza di una strategia nazionale che consenta la corretta e lungimirante allocazione delle risorse pubbliche, che nella fattispecie necessitava di un'attenta valutazione delle progettazioni alternative, basate su studi aggiornati degli attuali volumi di traffico, idonei a verificare la sostenibilità economica dell'infrastruttura avendo riguardo agli scenari futuri e alle potenzialità di traffico effettive, anche riferiti al passaggio delle grandi navi portacontainer e delle navi da crociera di ultima generazione, tutti elementi che avrebbero suggerito di sviluppare l'efficientamento e l'evoluzione del sistema di attraversamento dinamico dello stretto di Messina, a basso impatto ambientale ed economico, consentendo di indirizzare le ingenti risorse ora destinate alla realizzazione Ponte ad interventi sulle infrastrutture di Calabria e Sicilia, notoriamente carenti e inadeguate,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte ad avviare uno studio di fattibilità tecnico economica per il potenziamento dell'attraversamento dinamico dello stretto di Messina, che preveda:

  a) l'acquisto di almeno 3 navi bidirezionali e Ro/Ro ferroviarie per i treni passeggeri e di mini treni AV con modulo a batteria per le manovre di imbarco e sbarco in autonomia;

  b) la riorganizzazione del piano del ferro degli imbarchi di Villa San Giovanni Marittima e Messina Marittima;

  c) il potenziamento degli aliscafi sulle rotte Messina-Villa S. Giovanni e Messina-Reggio Calabria;

  d) la realizzazione dei nuovi porti per il servizio esclusivamente del gommato (auto, camion e bus) di proprietà di Asp (Autorità sistema portuale) Stretto di Messina presso l'ex scalo merci di Villa San Giovanni Bolano (in Calabria) e potenziamento dei porti di Messina e Tremestieri (lato Sicilia);

  e) l'incentivo a favorire una rinnovata competitività tra operatori lungo la rotta Messina-Villa San Giovanni;

2) ad adottare iniziative di competenza volte a prevedere l'acquisto di un numero sufficiente di treni ad alta velocità, le cui caratteristiche siano rispondenti a qualsiasi scenario futuro (traghettamento o ponte), necessariamente equipaggiati con modulo «ultimo miglio» a batteria, al fine di ridurre in maniera considerevole i tempi di percorrenza (circa 180 minuti rispetto all'attuale offerta Intercity tra Roma e la Sicilia); a prevedere conseguentemente l'acquisto, già previsto per 2 unità e poi stralciato dal contratto di programma tra Rfi e Ministero delle infrastrutture, di 3 navi Ro/Ro ferroviarie ad alimentazione diesel ed elettrica;

3) a rivalutare il progetto «ponte sullo stretto di Messina» attraverso uno studio adeguato degli attuali volumi di traffico (visto che i dati rilasciati dal Ministero sulle infrastrutture dichiarano che all'anno lo stretto di Messina è attraversato da 10 milioni di persone, 1,8 milioni di autovetture, circa 800.000 veicoli merci oltre i 35 quintali e 60.000 carri ferroviari, che si traducono in una media di circa 7.200 veicoli giorno e 20 treni giorno totalmente discostanti dalle previsioni), per verificare la sostenibilità economica dell'infrastruttura in base agli scenari futuri e alle potenzialità di traffico effettive;

4) ad aggiornare, mediante uno studio adeguato, i volumi di traffico riferiti al passaggio delle grandi navi portacontainer e delle navi da crociera di ultima generazione, al fine di verificare l'effettiva compatibilità della struttura con il passaggio delle flotte commerciali o crocieristiche ed evitare ricadute negative per il sistema portuale e logistico italiano;

5) a considerare come progetti prioritari per il Sud la realizzazione della linea ad alta velocità-alta capacità Salerno-Reggio Calabria e quella della Messina-Catania-Palermo;

6) ad adottare iniziative volte a garantire ai cittadini dei territori interessati il pieno diritto alla mobilità, destinando le risorse previste per il ponte sullo stretto di Messina all'attuazione di un Piano infrastrutturale per il Sud, che riguardi l'intero contesto ferroviario di Sicilia e Calabria, al fine di assicurare alle due regioni infrastrutture affidabili, sostenibili, in grado di eliminare le limitazioni di accesso al territorio, di ridurre i tempi di percorrenza e che siano interconnesse alle altre infrastrutture strategiche nazionali, come aeroporti e reti Avr;

7) ad adottare iniziative volte a ripristinare le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, distratte per la realizzazione del Ponte sullo stretto, al fine di garantire che le medesime risorse possano essere più utilmente impiegate per colmare gli squilibri economici e sociali e il divario infrastrutturale e sociale del Mezzogiorno d'Italia e delle aree interne del Paese, in attuazione dell'articolo 119, quinto comma, della Costituzione e dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
(1-00480) «Santillo, Simiani, Bonelli, Iaria, Barbagallo, Ghirra, Ilaria Fontana».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:


   MORGANTE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto si apprende da notizie di stampa, il 5 luglio 2025 il blog «Messa in latino», attivo dal 2007 e punto di riferimento internazionale per la riflessione liturgica tradizionale, veniva chiuso inopinatamente e soprattutto immotivatamente dalla piattaforma Blogger di proprietà di Google;

   le uniche motivazioni comunicate ai gestori del sito sarebbero una generica «violazione delle politiche» di Google sull'«hate speech», notificate ai gestori tramite e-mail, senza alcuna specifica dei contenuti giudicati problematici e senza la possibilità di un contraddittorio preventivo o successivo;

   avverso la scelta della piattaforma Blogger è stata presentata diffida per richiedere, appunto, il pronto ristabilimento dell'accesso al sito, cui è seguito un ricorso cautelare d'urgenza depositato in data 17 luglio 2025 presso il Tribunale di Imperia;

   il blog trattava da anni di tematiche religiose, culturali e dottrinali nell'ambito del dibattito ecclesiale ed aveva affrontato argomenti come il diaconato femminile, la massoneria e la partecipazione del clero a manifestazioni del Pride, sempre nell'ambito del confronto di idee, legittimo in una società democratica;

   a parere dell'interrogante, la chiusura di un blog, che spesso rappresenta il risultato di anni di lavoro e impegno di molte persone, dovrebbe essere supportato da adeguate, chiare e circostanziate motivazioni da parte dei provider, in questo caso Google; motivazioni che il provider dovrebbe essere tenuto, peraltro, a fornire preventivamente e non contestualmente all'atto di chiusura dell'attività;

   la chiusura del blog messainlatino.it con le dinamiche denunciate dai gestori si configurerebbe lesivo non solo della libertà religiosa, ma soprattutto del fondamentale diritto alla libertà di espressione, sancito dall'articolo 21 della Costituzione italiana e riconosciuto anche nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

   quanto accaduto, inoltre, solleva una questione grave e urgente sul piano istituzionale: ovvero, se attori privati di portata globale possano esercitare un potere di rimozione o censura senza obblighi di trasparenza, senza controllo giurisdizionale e senza garanzie procedurali, mettendo così a rischio l'esercizio effettivo della libertà di pensiero, espressione, culto e partecipazione democratica –:

   di quali informazioni disponga il Governo per fare chiarezza su quanto esposto in premessa e se e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per garantire, anche nell'ambito delle piattaforme digitali, il pieno rispetto del diritto costituzionale alla libertà di espressione, impedendo che soggetti privati possano limitarlo arbitrariamente senza adeguate garanzie di trasparenza, contraddittorio e controllo giurisdizionale.
(4-05620)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta scritta:


   DEL BARBA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   Gao Zhen, artista cinese di fama internazionale, componente del celebre duo artistico Gao Brothers, è detenuto in Cina dal 26 agosto 2024, arrestato a Pechino alla vigilia del rientro a New York, dove risiede abitualmente con la moglie e il figlio minore;

   l'artista è titolare della Green Card statunitense per «Extraordinary Ability» dal 2011 e, negli ultimi anni, ha alternato la propria attività artistica e familiare tra la Cina e gli Stati Uniti;

   l'accusa mossa nei suoi confronti è quella di aver «diffamato l'onore e la reputazione degli eroi e dei martiri» della Repubblica popolare cinese, ai sensi dell'articolo 299-bis del codice penale cinese, introdotto nel 2018 e applicato retroattivamente a opere artistiche da lui realizzate oltre un decennio fa, in evidente violazione del principio di irretroattività della legge penale sfavorevole, riconosciuto dal diritto internazionale e considerato fondamento dello Stato di diritto;

   dopo l'arresto, la Procura di Sanhe ha offerto a Gao Zhen un accordo di patteggiamento con condanna a tre anni, che egli ha rifiutato ribadendo la propria innocenza e il carattere artistico e non criminoso delle proprie opere, e ha incaricato come legale difensore l'avvocato Mo Shaoping, noto per aver difeso in passato dissidenti e il Premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo;

   la moglie e il figlio minore di Gao Zhen, cittadino statunitense nato a New York nel 2018, sono stati fermati dalle autorità cinesi e sottoposti a un regime di sorveglianza per oltre un mese con la contestazione generica di «minaccia alla sicurezza nazionale», misura che continua a impedire loro di rientrare negli Stati Uniti;

   la permanenza forzata a Pechino del figlio minore, attualmente di sette anni, gli ha impedito di frequentare la scuola negli Stati Uniti, in violazione del suo diritto fondamentale all'istruzione e arrecando al bambino un danno emotivo e psicologico significativo;

   la detenzione prolungata e senza processo dell'artista, così come le restrizioni alla libertà di movimento della moglie e del figlio minore, appaiono in contrasto con i principi fondamentali di libertà personale, di tutela del minore, di proporzionalità e di giusto processo sanciti dal diritto internazionale;

   il caso ha attirato l'attenzione mediatica internazionale di testate quali BBC, CNN, New York Times e Le Monde, ha suscitato appelli pubblici da parte del Governo statunitense e dell'Unione europea per la sua liberazione, è stato sollevato in sedi multilaterali come il Consiglio diritti umani e la III Commissione dell'Assemblea generale Onu e ha generato una petizione popolare con oltre ventimila firme, promossa su piattaforme internazionali;

   la Farnesina, in una nota ufficiale del 17 gennaio 2025, ha dichiarato che la vicenda è seguita nell'ambito dei dialoghi multilaterali UE-Cina e nei fora sui diritti umani, senza evidenziare, però, specifiche azioni diplomatiche a tutela dell'artista e della sua famiglia;

   la vicenda solleva seri profili di violazione dei diritti umani e rischia di rappresentare un precedente grave in materia di repressione della libertà di espressione artistica –:

   quali iniziative abbia già intrapreso, o intenda intraprendere, il Governo, nelle competenti sedi bilaterali e multilaterali, per sollevare presso le autorità cinesi il caso di Gao Zhen e per chiedere la revoca delle restrizioni imposte alla moglie e al figlio minore, alla luce delle violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali riscontrate, anche in coordinamento con partner europei e internazionali;

   se non ritenga opportuno elevare il livello dell'azione diplomatica, anche attraverso l'ambasciata d'Italia a Pechino, mediante una nota ufficiale e colloqui eventualmente in coordinamento con partner europei e transatlantici, per mantenere alta l'attenzione internazionale sul caso e favorire una soluzione conforme ai diritti umani e alla libertà di espressione.
(4-05602)


   MAGI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la sua Amministrazione hanno da sempre utilizzato toni durissimi sull'immigrazione e si sono fatti promotori di una politica massimalista sul tema, volta alla deportazione massiva di persone irregolarmente soggiornanti sul territorio statunitense;

   a giugno 2025 l'Amministrazione statunitense ha costruito un centro di internamento destinato a cittadini stranieri oggetto di provvedimento di espulsione, nell'area paludosa delle Everglades, a est di Miami, in Florida, battezzandolo «Alligator Alcatraz», nome che allude sia alla fauna selvatica che circonda l'area sia al noto penitenziario di San Francisco in disuso dagli anni '60;

   il centro è stato costruito in otto giorni su una ex pista di atterraggio e può ospitare fino a 3 mila migranti che vengono stipati in grandi gabbie con 32 posti letto poste all'interno di tendoni da campo e, secondo quanto affermato dallo stesso Presidente Trump, dovrebbe essere il luogo dove dovrebbero essere trattenuti «alcune delle persone più minacciose del pianeta»;

   le condizioni di detenzione, come confermato da più organi di stampa statunitensi, vengono descritte come disumane sia per la presenza di spazi angusti, cibo infestato dagli insetti, acque reflue che scorrono sul pavimento, mancanza di farmaci e di cure mediche, bagni chimici intasati, sia perché i detenuti sono costretti dormire con le luci accese e non hanno la possibilità di lavarsi con frequenza;

   domenica 20 luglio 2025 si è appreso della presenza di due detenuti aventi cittadinanza italiana: Fernando Eduardo Artese, 63 anni, con passaporto italiano-argentino, e Gaetano Cateno Mirabella Costa, 45 anni, nato a Taormina;

   Artese, arrivato negli Stati Uniti con il programma Esta nel 2001, poi raggiunto dalla moglie e dalla figlia nel 2018 era destinatario di un mandato di arresto poiché, dopo essere stato multato per guida senza patente a marzo 2025, non si era presentato in tribunale. Il 25 giugno 2025, mentre cercava di lasciare il Paese in compagnia della sua famiglia è stato arrestato in Florida;

   Artese, in un'intervista telefonica al quotidiano Tampa Bay Times, ha paragonato il centro di detenzione a un «campo di concentramento» dove i detenuti sono sottoposti a continue umiliazioni e, l'11 luglio 2025, sul Miami New Times, ha detto che indossa la stessa tuta arancione ricevuta all'arrivo, che ci sono solo tre docce e che quando i gabinetti si sono rotti i detenuti hanno dovuto rimuovere le feci con le mani;

   Mirabella Costa ha vissuto negli Stati Uniti fino al suo arresto il 3 gennaio 2025 con l'accusa di possesso di stupefacenti e per aggressione, reati per i quali è stato condannato a sei mesi di carcere, salvo poi essere attenzionato dalle autorità federali dell'Ice a partire dal 7 maggio 2025 ed in seguito essere trasferito nella struttura in Florida, da dove, ai microfoni del Tg2, ha ribadito le condizioni inumane di detenzione e lamentando altresì l'impossibilità di parlare né con un avvocato né con un giudice;

   per entrambi è previsto il rimpatrio e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha fatto sapere che sia il consolato generale a Miami sia l'ambasciata a Washington stanno seguendo la vicenda continuando a interessare le Autorità dell'Ice per reperire informazioni aggiornate sullo stato di salute dei connazionali e sulle tempistiche previste per il loro rimpatrio –:

   se il Governo sia in possesso di informazioni più complete circa la regolarità delle espulsioni comminate ai nostri connazionali, quali azioni diplomatiche siano state intraprese presso il Governo degli Stati Uniti, nonché se siano state svolte, o siano in programma, delle visite al fine di accertarsi delle condizioni di detenzione dei due cittadini italiani detenuti, con particolare riguardo alla tutela dei loro diritti umani e, infine, se vi siano notizie aggiornate rispetto al loro ritorno in Patria.
(4-05606)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta scritta:


   BONELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della difesa, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   le attività dei nostri corpi militari, dal normale funzionamento delle caserme e degli aeroporti fino alle esercitazioni, producono anche rifiuti speciali come rottami, munizioni, involucri del materiale bellico, rifiuti tecnologici, pezzi di armamenti e di aerei: sono rifiuti che restano nelle aree militari, negli aeroporti, nelle caserme dove formano delle vere e proprie discariche abusive;

   nelle caserme, come quella di Civitavecchia, città interessata dalla presenza di numerose caserme, sede «Comandi ed Enti Militari», da tempo è presente una grande discarica abusiva;

   ora, a seguito di una indagine avviata dalla Procura di Reggio Emilia su presunti smaltimenti irregolari di munizionamento obsoleto da parte di alcuni reparti militari, la Procura di Civitavecchia ha disposto il sequestro del centro chimico militare di Santa Lucia;

   l'area, secondo gli inquirenti, custodisce una vera e propria bomba ecologica: nel sottosuolo sarebbero presenti, tra l'altro, sostanze altamente tossiche come arsenico, iprite e gas mostarda, residui delle più letali armi chimiche impiegate nei conflitti mondiali. Parliamo di un'area militare che avrebbe dovuto garantire sicurezza e isolamento e oggi rischia, invece, di trasformarsi in un disastro ambientale, visto che il progressivo deterioramento dei contenitori in cemento, ormai compromessi, avrebbe innescato un rischio concreto di contaminazione del suolo, delle falde acquifere e dell'aria;

   secondo le prime stime, all'interno della discarica sarebbero stoccate circa 20 mila tonnellate di rifiuti tossici di origine bellica. Le condizioni dei fusti, molti dei quali corrosi, alimentano timori concreti di dispersione delle sostanze particolarmente letali, tossiche e nocive per il terreno, l'acqua, l'aria;

   il sito risale ai primi anni duemila ed era parte di un programma nazionale di bonifica e smaltimento dell'arsenale chimico bellico;

   sul posto, tecnici specializzati stanno conducendo analisi approfondite su terreno, aria e acqua per verificare l'effettiva presenza e diffusione di agenti inquinanti. In caso di conferma, si tratterebbe di uno dei più gravi episodi di inquinamento da residuati bellici in Italia;

   il livello di allerta resta molto elevato. Le indagini proseguono per determinare l'entità del danno ambientale e l'eventuale responsabilità nella gestione del sito. Non si esclude che l'elenco degli indagati, finora venti alti ufficiali, possa allungarsi;

   Civitavecchia ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari e oggi rischia di essere, suo malgrado, teatro di uno dei più gravi disastri ambientali di origine militare mai emersi in Italia;

   le autorità locali, nel frattempo, monitorano l'area per evitare conseguenze sulla salute dei cittadini –:

   quali iniziative urgenti, i Ministri interrogati, ognuno per quanto di competenza, intendano adottare, al fine di evitare che la discarica abusiva presente nel centro chimico militare di Santa Lucia possa trasformarsi in uno dei più gravi disastri ambientali di origine militare;

   se non ritengano di rendere immediatamente pubblici i risultati delle analisi in corso e attivare — se non già fatto — un monitoraggio permanente della zona;

   se non ritengano dover effettuare su tutte le aree militari una approfondita indagine al fine di censire e bonificare tutte le discariche abusive ivi presenti.
(4-05610)


   DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   a Macerata, nel quartiere Collevario, è stato disposto l'abbattimento di 240 alberature prevalentemente sane, per contrastare la diffusione del cosiddetto tarlo asiatico (Anoplophora glabripennis), insetto xilofago effettivamente dannoso per alcune specie arboree ma la cui reale presenza, in questo caso, risulterebbe circoscritta a pochissimi alberi (non più di 8) e non chiaramente accertata in tutta l'area oggetto dell'intervento;

   il piano di abbattimento è stato adottato in applicazione dei protocolli fitosanitari vigenti in materia di contrasto alla diffusione del tarlo asiatico, che prevedono l'eradicazione sistematica di tutte le piante ospiti nel raggio di 100 metri dall'esemplare infestato, indipendentemente dal reale stato di salute di ogni singolo albero;

   numerosi cittadini e associazioni ambientaliste locali hanno espresso forte preoccupazione e dissenso nei confronti della misura adottata, ritenuta eccessivamente radicale e dannosa per l'equilibrio ecologico, paesaggistico e climatico del quartiere, già interessato da una progressiva del verde pubblico;

   tale approccio, a parere dell'interrogante, risulta emblematico di una più ampia tendenza – riscontrabile anche in contesti faunistici – a preferire l'eliminazione drastica del problema piuttosto che l'adozione di misure gestionali e preventive basate sulla coesistenza, sulla vigilanza attiva e sull'innovazione tecnica;

   esistono alternative concrete all'abbattimento indiscriminato, come barriere fitosanitarie, trattamenti entomologici localizzati, monitoraggi continui da parte di personale specializzato e potature selettive, che in molti territori hanno permesso il contenimento del tarlo senza distruggere il patrimonio arboreo sano;

   in tale contesto, desta particolare allarme la possibilità che l'etichetta di «emergenza fitosanitaria» venga utilizzata per aggirare il confronto pubblico, evitando processi decisionali trasparenti e partecipati, e producendo danni ambientali irreversibili, in aree urbane dove la presenza di alberi rappresenta un presidio fondamentale contro l'aumento delle temperature, l'inquinamento atmosferico e il degrado urbano –:

   se il Ministro interrogato intenda promuovere una verifica da parte del Nucleo operativo ecologico (Noe) dell'arma dei carabinieri in ordine all'intervento programmato al fine di valutare la congruità ambientale e il rispetto del patrimonio arboreo;

   se non ritenga opportuno promuovere, in raccordo con le autorità fitosanitarie regionali, l'adozione di soluzioni alternative agli abbattimenti generalizzati, che preservino il verde urbano e riducano l'impatto ecologico delle operazioni.
(4-05618)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


   AMATO e ORRICO. — Al Ministro della cultura, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   nell'ambito del PNRR, la missione 1 componente 3 prevedeva un investimento per Cinecittà di circa 230 milioni di euro per «sviluppo industria cinematografica – progetto Cinecittà». Il finanziamento era vincolato a tre capitoli: 1) cultura e formazione; 2) sostenibilità ambientale e riqualificazione area; 3) capacità produttiva studi. Un aggiornamento dell'investimento dell'8 aprile 2024 chiarisce l'impossibilità di realizzare tutti i teatri di posa previsti con conseguente riduzione dell'importo originario;

   quest'unico aggiornamento, rispetto al piano originario del 2023, non prevede nessuna modifica agli interventi originariamente previsti;

   risulterebbe agli interroganti che, per volere dell'AD di Cinecittà sia stato creato un supermercato, il cui costo di circa 1 milione di euro sarebbe stato finanziato con fondi PNRR missione 1 componente 3; si deduce che tale cifra sarebbe stata sottratta agli interventi previsti in origine, senza che vi fosse stata alcuna modifica agli impegni iniziali; risulterebbe poi che il supermercato sia stato ricavato tagliando un segmento del locale adibito a tintoria e costumeria, ad onor di logica molto più confacente all'ambiente e per gli scopi del finanziamento –:

   quali iniziative di competenza intendano mettere in atto per individuare le eventuali responsabilità e recuperare la cifra sottratta all'impegno in origine previsto.
(4-05608)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   ILARIA FONTANA e ALFONSO COLUCCI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   numerose inchieste in anni recenti hanno portato alla luce, anche grazie all'esame di documenti tedeschi, inglesi, americani, il tema della presenza invisibile ma reale sul territorio italiano della preoccupante eredità dell'enorme arsenale chimico bellico disperso durante le guerre mondiali;

   le zone indicate sono le più varie: dalla zona adriatica a cavallo della linea gotica, insieme alle coste pugliesi, al golfo di Napoli, al Lago Maggiore, al Lazio;

   in un articolo recentemente apparso sul quotidiano «La Repubblica», emergerebbe che sostanze chimiche letali che componevano le armi impiegate nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, oggi rappresenterebbero una bomba ecologica sepolta alle porte di Civitavecchia;

   i veleni in questione sarebbero arsenico, iprite, gas mostarda, attualmente stivati in una discarica militare da 20.000 tonnellate, in cui proprio nella giornata di ieri i pubblici ministeri di Roma avrebbero messo i sigilli e iscritto nel registro degli indagati venti alti ufficiali dell'esercito, accusati di aver ignorato o sottovalutato la pericolosità di un sito che oggi minaccia di contaminare le principali matrici ambientali, acqua, aria, suolo e sottosuolo;

   i contenitori in cemento, che avrebbero dovuto isolare per sempre le sostanze tossiche, risulterebbero fortemente deteriorati. Alcuni sarebbero già corrosi, e si teme che i materiali chimici stiano filtrando nell'ambiente circostante;

   il sito di questo ipotetico disastro è localizzato presso la contrada Santa Lucia, a poca distanza dal centro abitato di Civitavecchia;

   questo sito militare, realizzato nei primi anni duemila come parte di un programma nazionale di bonifica e smaltimento dell'arsenale chimico bellico, custodisce sostanze che, una volta rimosse dagli ordigni, vennero trasferite e stoccate in attesa di un trattamento definitivo –:

   se sia in grado di confermare e dettagliare le aree interessate dalla presenza di materiale chimico estratto dagli ordigni e stoccato, come riportato in premessa;

   quali informazioni di carattere ambientale siano state prodotte al fine di assicurare l'adozione di tutte le azioni necessarie per proteggere la popolazione e in particolare se, nella predisposizione dei documenti necessari ad ottenere la valutazione di impatto ambientale, sia stata valutata la pubblicità delle informazioni al fine di far conoscere all'opinione pubblica e alla stampa la reale portata delle informazioni esposte.
(4-05609)


   ROGGIANI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   in data 9 giugno 1998 persero la vita quattro giovani soldati di leva, tra cui l'Alpino Roberto Garro, in servizio presso la caserma «Manlio Feruglio» di Venzone (Udine);

   secondo quanto denunciato dalla famiglia Garro, i militari, tutti ventenni e appartenenti al corpo degli Alpini, si trovavano in libera uscita serale quando furono improvvisamente richiamati in caserma da una pattuglia militare che, in circostanze anomale, avrebbe utilizzato un'auto civile;

   mentre stavano facendo rientro, il mezzo su cui viaggiavano fu coinvolto in un'esplosione che causò la morte di tutti e quattro i soldati;

   la famiglia sostiene che l'incidente non fu mai oggetto di un'indagine giudiziaria approfondita e che non siano mai state accertate in modo trasparente le responsabilità o le dinamiche dell'accaduto, pur a fronte di elementi che avrebbero giustificato un'inchiesta, anche alla luce di presunte irregolarità nei verbali redatti all'epoca e di anomalie nella gestione del post-incidente, come l'immediato rilascio dell'autista coinvolto e l'assenza di perizie sul mezzo interessato;

   la stessa famiglia segnala inoltre un trattamento disumano delle salme e un comportamento gravemente omissivo da parte di alcuni magistrati competenti, tanto in sede ordinaria quanto in ambito militare, i quali non avrebbero mai aperto alcun procedimento;

   a distanza di oltre ventisei anni, i genitori continuano a chiedere giustizia e trasparenza, lamentando un sistematico rifiuto da parte delle autorità di rivalutare il caso –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra descritti e se intenda attivarsi, per quanto di sua competenza, per favorire l'apertura di un'indagine interna presso l'amministrazione della difesa o la revisione degli atti pregressi, anche al fine di accertare eventuali responsabilità, omissioni o violazioni procedurali;

   se non ritenga opportuno, in considerazione del grave disagio umano e morale patito dalle famiglie, avviare un'istruttoria per valutare il riconoscimento dell'Alpino Roberto Garro come «vittima del dovere».
(4-05611)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   ASCANI e SERRACCHIANI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   da notizie a mezzo stampa, si è appreso che Davide Pecorelli, originario di San Giustino umbro, al momento detenuto nel carcere di Tirana in Albania, avrebbe iniziato uno sciopero della fame per denunciare le drammatiche condizioni in cui si troverebbe a scontare la propria condanna;

   secondo quanto riportato dalle notizie a mezzo stampa e circolate sul web, infatti, in una lettera indirizzata al giudice della Corte d'appello di Tirana, Dritan Hasani, diffusa in questi giorni, Pecorelli avrebbe raccontato di come dall'8 maggio 2025 si troverebbe a vivere in condizioni di estrema precarietà, lamentando in particolare di essere costretto a stare in una cella di appena 16 metri quadrati insieme ad altri 7 detenuti, con topi in bagno, e senza acqua corrente, e di avere iniziato uno sciopero della fame per protestare contro questa situazione;

   la mancanza di spazi adeguati, l'igiene precaria, e la difficoltà di veder garantiti anche solo i bisogni primari possono determinare un impatto negativo sulla salute fisica e mentale dei detenuti, nonché sulla loro possibilità di reinserimento sociale, oltre che condurre talvolta a vere e proprie violazioni dei diritti umani fondamentali –:

   quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, i Ministri interrogati intendano adottare per verificare quanto prima le condizioni di detenzione in Albania di Pecorelli, nonché per concordare con il Governo albanese, nelle opportune sedi internazionali, che durante la detenzione sia comunque assicurato il pieno rispetto dei diritti umani fondamentali.
(5-04292)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA e SCARPA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   si è appreso, dalla pubblicazione sul sito del Ministero della giustizia, della vacanza del posto di Direttore generale della statistica e analisi organizzativa presso il Dipartimento per l'innovazione tecnologica per la giustizia, fino ad oggi ricoperto dalla dottoressa Giuliana Palumbo, alta dirigente di Banca di Italia da sempre analista dell'organizzazione della giustizia, dal 2018 al Ministero della giustizia, confermata dal novembre 2024 anche dallo stesso Ministro interrogato;

   si tratta di un ruolo strategico perché fondamentale per il supporto agli uffici sui dati statistici, per il PNRR e per le analisi di qualità sull'organizzazione della giustizia da comunicare anche in contesti internazionali (Cepej, Ocse, PNRR), che ha tra le sue competenze anche quella della rendicontazione del PNRR, degli studi di fattibilità delle varie proposte per l'abbattimento dell'arretrato, della comunicazione e trasparenza dei dati;

   l'analisi statistica è fondamentale per gli uffici giudiziari e necessita di assoluta trasparenza di dati e di qualità dell'analisi;

   va considerato, inoltre, che dall'insediamento del Governo Meloni al Ministero della giustizia non si può che registrare a giudizio dell'interrogante ad una progressiva «fuga» di direttori generali e di capi Dipartimento;

   tale cambiamento, in particolare, giunge in un momento molto delicato per la giustizia italiana in quanto si avvicina la chiusura del PNRR e occorre fare scelte definitive anche di ricontrattazione del target e degli strumenti di supporto alla giurisdizione –:

   quali siano le motivazioni che hanno indotto il Ministro interrogato alla scelta cambiare la Direttrice generale della statistica e analisi organizzativa presso il Dipartimento per l'innovazione tecnologica per la giustizia, e se non ritenga molto rischioso un tale avvicendamento proprio in una fase cruciale per la giustizia italiana, e cioè quella conclusiva che si avvia alla chiusura del PNRR così come stabilito dall'Unione europea.
(4-05604)


   ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   ha suscitato ampia risonanza mediatica la vicenda della signora Francesca, madre dei minori M. e L., la quale, recatasi presso l'istituto scolastico per prelevare i propri figli, ha appreso dell'avvenuto allontanamento forzato da parte dei servizi sociali, effettuato senza preavviso né ascolto dei minori, sulla base di valutazioni riconducibili alla cosiddetta «sindrome da alienazione parentale» (Pas), una teoria priva di validazione scientifica, non riconosciuta dalla comunità medico-scientifica nazionale e internazionale, né dall'Organizzazione mondiale della sanità;

   i due minori erano già stati allontanati una prima volta l'8 novembre 2022, salvo essere ricollocati presso la madre dopo 43 giorni in seguito a un provvedimento di secondo grado; il 14 ottobre 2024, sono stati nuovamente prelevati coattivamente e collocati in due comunità differenti, dove tuttora risiedono, separati e senza possibilità di contatto con la madre;

   da una relazione neuropsichiatrica redatta dall'Unità locale socio-sanitaria 3 Serenissima in data 1° aprile 2025 (resa nota alla madre solo il 13 giugno 2025), emerge che i minori si trovano in condizioni di grave disagio psichico correlato all'inserimento in comunità, manifestando comportamenti fortemente sessualizzati, tali da indurre due psicologi-psicoterapeuti incaricati a ipotizzare l'eventualità di abusi sessuali subìti;

   tale relazione, depositata presso il Giudice tutelare il 23 maggio 2025, non ha tuttavia determinato alcuna iniziativa concreta da parte dell'autorità giudiziaria, pur confermando quanto denunciato sin dal 2020 dalla madre, che ha più volte segnalato presunti comportamenti abusanti del padre alle autorità competenti: consulente tecnico d'ufficio, curatrice, assistenti sociali, Tribunale di Venezia, Corte d'appello di Venezia, Gip e Procura della Repubblica;

   a quanto consta all'interrogante, nessuna delle autorità competenti ha finora disposto l'ascolto protetto dei minori, né ha avviato un incidente probatorio o indagini specifiche sui fatti denunciati; al contrario, le denunce sono state archiviate e la madre accusata di manipolazione dei figli, motivando così l'allontanamento dei minori;

   a fronte di una situazione psicologica gravemente compromessa e di ipotesi di abusi tuttora inascoltate, risulterebbe previsto per luglio 2025 il trasferimento dei minori presso il padre, senza che siano stati effettuati gli accertamenti necessari a garantire la tutela dei minori e l'effettiva verifica delle segnalazioni ricevute;

   ad avviso dell'interrogante sarebbe opportuno sospendere con urgenza ogni trasferimento o collocamento dei minori previsto a partire da luglio 2025, fino al completamento di adeguati accertamenti psicologici e giudiziari che possano chiarire la veridicità delle segnalazioni di abuso e la condizione effettiva dei bambini –:

   se il Ministro interrogato, a fronte della presenza di gravi relazioni cliniche e segnalazioni reiterate, nonché alla luce del principio di ascolto del minore e del superiore interesse del fanciullo sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, intenda promuovere un'ispezione ministeriale urgente presso il Tribunale per i Minorenni e i servizi sociali competenti di Venezia;

   quali iniziative normative intenda intraprendere affinché nei procedimenti civili e penali minorili non assumano più rilevanza teorie non scientificamente validate, come la «sindrome da alienazione parentale», per garantire la piena protezione dei diritti dei minori e delle famiglie coinvolte, nonché per assicurare la trasparenza dell'operato dei servizi sociali.
(4-05613)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


   BOSCAINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'Aeroporto di Verona Villafranca «Valerio Catullo», diversamente dagli altri aeroporti della stessa area (Venezia, Bologna), è sprovvisto di un collegamento ferroviario veloce con la città di Verona e con la rete ferroviaria nazionale. Questo comporta che gli utenti possono raggiungerlo solo su gomma: il 63 per cento con mezzi privati, circa il 21 con mezzi a noleggio e solo il 14,8 per cento con mezzi pubblici; detto aeroporto ha registrato nel 2024 un volume di 3,7 milioni di passeggeri, più 7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. È in corso di attuazione il «Progetto Romeo del Catullo» un ampliamento della struttura che punta a due milioni di utenti in più. Il suo bacino di utenza è composto per il 54 per cento da persone residenti nell'area veronese, per la restante parte da turisti;

   Verona, città patrimonio dell'Unesco, è sempre più una meta di turismo, contando milioni di visitatori in tutte le stagioni dell'anno, anche grazie alla presenza di due attrattori d'eccellenza come l'Arena e la Fiera. Nel 2026 Verona ospiterà la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina e la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi;

   prossimo all'aeroporto Catullo è il lago di Garda, un'area turistica internazionale, che coinvolge 3 regioni (Veneto, Lombardia e Trentino-Alto Adige) con presenze fino a oltre 24.000.000 di turisti all'anno;

   con deliberazione della giunta regionale Veneto n. 176 del 28 febbraio 2022 «Approvazione dello schema di Protocollo d'Intesa tra regione del Veneto e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., per la realizzazione di un modello di mobilità sostenibile e intermodale lungo la sponda orientale del lago di Garda, incentrato sulla componente ferroviaria, e per lo sviluppo di una proposta di collegamento ferroviario con l'Aeroporto Catullo di Verona», regione e Rfi hanno dato vita a un gruppo di lavoro;

   il progetto prevede il collegamento con la stazione di Verona attraverso una bretella che si stacca da linea Verona-Mantova. Ciò richiede la realizzazione di una nuova infrastruttura di circa 13 chilometri a doppio binario che va a intercettare la direttrice ferroviaria Milano-Venezia nel tratto compreso tra Sommacampagna e Castelnuovo del Garda. Dall'altra parte, mediante una nuova linea a semplice binario, sempre di circa 13 chilometri, collegata alla linea ferroviaria Brescia-Verona, si raggiungerebbe la sponda del lago sino a Bardolino;

   il 21 luglio 2025 è stato presentato da regione e Rfi lo studio di fattibilità, nel quale si prevede un costo dell'opera di circa 1,385 miliardi di euro e lavori per la durata di circa 10 anni. Nelle analisi d'impatto della nuova linea si evidenziano i notevoli benefìci in termini di riduzione di tempi di percorrenza (fino al 75 per cento), di alleggerimento della rete stradale e autostradale, di significativa riduzione dell'inquinamento da traffico veicolare e di ampliamento del bacino di utenza aeroportuale fino alla città di Mantova, con un beneficio economico complessivo di 1,5 miliardi di euro;

   nel corso del dibattito sulla legge di bilancio per il 2025 è stato accolto un ordine del giorno 9/2112-bis-A/140 Boscaini volto ad individuare le risorse per la progettazione e l'avvio dell'opera, inserendola nel contratto di programma con Rfi –:

   se non si ritenga opportuno, in considerazione della assoluta rilevanza della opera ferroviaria in oggetto per lo sviluppo economico e turistico dell'area veronese, individuare le misure necessarie per la sua realizzazione, adottando, ai fini del rapido avvio dei lavori, le procedure previste dall'articolo 13, del decreto-legge n. 104 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 136 del 2023 con il quale la realizzazione dei progetti di interesse strategico nazionale, che richiedono procedimenti amministrativi coordinati con gli enti locali, le regioni e altri soggetti pubblici, è sottoposta a commissariamento.
(3-02116)

Interrogazioni a risposta scritta:


   TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   da fonti stampa si apprende che il 21 luglio 2025 è tornato operativo il presidio di polizia ferroviaria della stazione di Sanremo, ma solo sulla base di una prescrizione sanitaria temporanea dei luoghi di lavoro. L'agibilità dei locali della Polfer sarà possibile solo grazie all'accensione, tre volte al giorno, delle ventole antincendio da parte di Rfi, ma in caso di guasto i poliziotti dovranno indossare mascherine protettive. È evidente che si tratti di una misura straordinaria e temporanea ed è chiaro che non possa considerarsi questa una soluzione definitiva;

   il posto Polfer all'interno della stazione ferroviaria di Sanremo era stato chiuso a causa di gravi criticità legate alla qualità dell'aria. Per anni i poliziotti sono stati costretti a lavorare in condizioni ambientali critiche: i locali sono privi di un impianto ordinario di ventilazione, quindi, l'aria all'interno di tali luoghi è stagnante, malsana, spesso intrisa di fumi provenienti dalla galleria ferroviaria. Il ricambio d'aria, nei fatti, avviene solo attraverso l'uso delle ventole antincendio che, come noto, sono previste per scenari di emergenza, non per un utilizzo quotidiano;

   si legge, dalle note stampa, che la riapertura arriva dopo una lunga battaglia sindacale portata avanti dal Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia), che rivendica il risultato come una vittoria per la sicurezza dei lavoratori e degli utenti dello scalo. Decisivi pare siano stati gli ultimi incontri tra il dirigente del Compartimento Polfer Liguria e i rappresentati dei lavoratori per la sicurezza, durante i quali «è stata riconosciuta la valutazione definitiva del rischio all'interno dei locali». Tuttavia, secondo le medesime fonti, si apprende che ai tali tavoli tecnici sulla sicurezza non abbiano preso parte i responsabili di Rete ferroviaria italiana s.p.a.;

   la vicenda riguarda una situazione oggettivamente critica presso una grande infrastruttura pubblica, che coinvolge non solo i poliziotti, ma anche centinaia di cittadini e altri lavoratori che ogni giorno frequentano o operano all'interno della stazione per cui merita l'opportuna attenzione politica e istituzionale da parte di tutti e soprattutto dei responsabili di Rfi, per le evidenti implicazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

   la riapertura della polizia ferroviaria della stazione di Sanremo è sicuramente una buona notizia, ma è chiaro che si tratta di una soluzione emergenziale e non certo risolutiva e definitiva –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti e se non reputi opportuno avviare tutte le iniziative di competenza affinché venga garantita la messa in sicurezza definitiva dei locali attraverso un impianto a norma e le opportune azioni tecniche per garantire la reale tutela in materia di salute e sicurezza dei passeggeri e degli altri lavoratori presenti in stazione.
(4-05603)


   CESA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la linea ferroviaria Benevento-Cancello-Napoli, nota anche come Ferrovia della Valle Caudina, costituisce un collegamento strategico per i territori dell'entroterra campano e sannita, essenziale per la mobilità di pendolari, studenti e lavoratori, nonché per l'integrazione socio-economica delle aree interne con i centri urbani principali;

   il servizio ferroviario è stato sospeso nel 2019 per lavori di ammodernamento, inizialmente previsti per concludersi entro ottobre 2022, ma i ritardi accumulati hanno portato a successive proroghe, con l'ultima stima che indica una possibile riapertura non prima del 2027, causando gravi disagi alla cittadinanza;

   la gestione della linea, di proprietà della regione Campania e affidata all'Ente autonomo Volturno (Eav), ha evidenziato criticità nella programmazione e nell'esecuzione dei lavori, nonostante l'importanza dell'infrastruttura e i finanziamenti pubblici impegnati;

   la prolungata inattività della linea ferroviaria sta aggravando le disuguaglianze territoriali, limitando l'accesso a servizi essenziali e ostacolando lo sviluppo sostenibile delle aree coinvolte;

   è necessario un intervento urgente per garantire la trasparenza sullo stato dei lavori, l'effettiva allocazione delle risorse e il rispetto delle tempistiche, al fine di ripristinare al più presto un servizio fondamentale per la collettività –:

   se il Ministro interrogato non ritenga necessario istituire un tavolo di coordinamento tra Governo, regione Campania ed Eav per monitorare costantemente l'avanzamento dei lavori e garantire il ripristino del servizio nel più breve tempo possibile, anche in relazione alla opportunità di:

    a) verificare lo stato attuale dei lavori di ammodernamento della linea ferroviaria Benevento-Cancello-Napoli, inclusi gli eventuali ostacoli tecnici o amministrativi che ne stanno causando i ritardi;

    b) fornire chiarimenti sulle responsabilità gestionali e sulle misure intraprese per accelerare il completamento dei lavori, garantendo il rispetto delle nuove scadenze indicate (2027);

    c) realizzare maggiore coinvolgimento del Ministero stesso o di altri enti competenti, come Rfi, per garantire l'efficacia degli interventi e la qualità del servizio futuro;

    d) assicurare che i fondi pubblici impegnati, anche attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, siano utilizzati in modo efficiente e trasparente, evitando ulteriori sprechi o ritardi.
(4-05605)


   TREMAGLIA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in data 8 luglio 2025 si è verificato presso l'aeroporto internazionale Caravaggio di Orio al Serio, in provincia di Bergamo, un tragico episodio che ha destato profonda inquietudine nell'opinione pubblica, nel corso del quale un uomo ha perso la vita lanciandosi volontariamente all'interno del motore di un aeromobile in fase di preparazione al decollo;

   secondo le ricostruzioni riportate da organi di stampa, l'individuo sarebbe riuscito ad accedere all'area riservata della pista attraversando l'uscita destinata agli arrivi e superando i consueti punti di controllo senza essere fermato, circostanza che solleva interrogativi sulla presenza e l'effettiva operatività dei presidi di sicurezza interni all'aerostazione;

   a distanza di soli due mesi, nello stesso aeroporto si era già verificato un altro grave episodio, con il ritrovamento di un uomo all'interno del vano carrello di un aereo parcheggiato, presumibilmente entrato nell'area aeroportuale superando la recinzione perimetrale;

   tali eventi, in rapida successione, evidenziano potenziali criticità nei protocolli di sicurezza e sorveglianza dell'aeroporto, e pongono interrogativi circa l'adeguatezza delle misure adottate per prevenire intrusioni e garantire la tutela dell'incolumità delle persone;

   l'aeroporto internazionale Caravaggio di Orio al Serio è il terzo scalo nazionale per volume del traffico passeggeri e sarà particolarmente sollecitato nelle prossime e imminenti Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda sopra esposta e se abbiano già disposto accertamenti volti a verificare le eventuali carenze nei sistemi di sicurezza dell'aeroporto di Orio al Serio;

   se, in particolare, siano state accertate, per quanto di competenza, le modalità con cui l'individuo ha potuto accedere all'area riservata passando dall'uscita degli arrivi;

   quali siano le misure attualmente in vigore per il presidio e il controllo di tali varchi, e se sia previsto personale specificamente deputato alla loro sorveglianza;

   se i Ministri interrogati intendano fornire ogni elemento utile in merito agli esiti degli accertamenti eventualmente già avviati, e quali iniziative intendano adottare per evitare il ripetersi di simili episodi.
(4-05617)


   PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'estate 2025 si sta rivelando particolarmente critica per la mobilità ferroviaria dei cittadini umbri, a causa di numerosi cantieri e di interruzioni su tratte strategiche per la regione, tra cui la Falconara-Orte, la Foligno-Terni-Roma e la temporanea chiusura dei binari 1 e 2 est della stazione di Roma Termini fino a settembre;

   tali disagi penalizzano fortemente i pendolari, gli studenti, i lavoratori e i turisti, in un momento delicato in cui l'Umbria è stata riconosciuta come la seconda destinazione giubilare nazionale dopo Roma, con conseguente aumento della domanda di mobilità;

   a questa situazione si aggiunge una nuova criticità per il futuro: con delibera n. 178 del 2024, l'Autorità di regolazione dei trasporti (Art) ha proposto, a partire dal dicembre 2025, di limitare l'accesso alla direttissima Firenze-Roma ai soli treni che viaggiano a oltre 200 chilometri orari, escludendo di fatto i treni regionali umbri;

   tale misura rischia di compromettere l'utilizzo dei 12 nuovi treni regionali acquistati con risorse pubbliche per un investimento complessivo di 175 milioni di euro, rendendoli incompatibili con la direttrice alta velocità e vanificando l'investimento;

   la regione Umbria ha già avanzato alcune richieste, tra cui l'annullamento della delibera Art n. 178 del 2024, la ricalendarizzazione dei servizi estivi, l'estensione della Carta tutto treno Umbria ai Frecciargento e misure economiche compensative per gli utenti colpiti dai disservizi –:

   quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere per garantire un servizio equo, efficiente e continuativo, soprattutto per studenti e lavoratori umbri che possa vedere anche una connessione alla direttissima Firenze-Roma;

   quali iniziative di competenza intenda adottare per coordinare la gestione dei cantieri e dei disservizi estivi, promuovendo una ricalendarizzazione più equa e il coinvolgimento diretto degli enti territoriali e dei gestori del servizio;

   se non ritenga opportuno avviare, d'intesa con la regione Umbria e gli altri attori coinvolti (Rfi, Trenitalia, regioni confinanti), un tavolo istituzionale permanente per il monitoraggio della mobilità ferroviaria nell'Italia centrale e la tutela dei diritti degli utenti.
(4-05619)

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:


   SCARPA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in data 21 luglio 2025 è stata ritrovata una finta bomba a mano appesa alla cassetta postale della sede dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) di Treviso, situata in via Isonzo, all'interno di un edificio che ospita diverse associazioni civiche e culturali;

   si tratta di un gesto intimidatorio dal chiaro contenuto simbolico e politico, volto a colpire un'associazione che rappresenta la memoria e i valori dell'antifascismo, sanciti nei principi fondamentali della Costituzione repubblicana;

   l'episodio si inserisce in un contesto nazionale in cui si sono recentemente verificati altri atti vandalici e provocatori riconducibili a una matrice neofascista, tra cui la devastazione della lapide che a Roma ricorda il luogo del rapimento di Giacomo Matteotti;

   simili episodi non possono essere sottovalutati né derubricati a «bravate», in quanto generano un clima di tensione e insicurezza nei confronti delle realtà impegnate nella tutela della memoria democratica e nella promozione dei valori costituzionali;

   risulta sempre più urgente un'azione chiara e coerente delle istituzioni per contrastare con fermezza ogni forma di apologia del fascismo e di violenza politica, anche attraverso il rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e prevenzione dei fenomeni neofascisti e neonazisti, come previsto dalla normativa vigente (in particolare la legge n. 645 del 1952, cosiddetta «legge Scelba», e la legge n. 205 del 1993, cosiddetta «legge Mancino») –:

   se il Ministro interrogato sia a Conoscenza dei fatti avvenuti presso la sede dell'Anpi di Treviso e quali informazioni siano emerse dalle segnalazioni presentate alle forze dell'ordine;

   quali iniziative urgenti intenda adottare affinché siano individuati i responsabili e sia garantito che gesti simili non si ripetano;

   se il Governo non ritenga necessario ribadire pubblicamente e senza ambiguità la propria condanna verso ogni forma di rigurgito fascista, in coerenza con i valori fondativi della Repubblica;

   se il Ministero dell'interno stia monitorando sistematicamente la presenza e l'attività di gruppi neofascisti sul territorio nazionale e quali siano i dati disponibili in merito alle azioni preventive o repressive messe in atto negli ultimi dodici mesi.
(3-02115)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BAKKALI e GNASSI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   da alcuni mesi la stampa locale paventa la volontà del dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno di chiudere la sala operativa del commissariato di Cesena;

   la questione risulta essere stata posta dal sindacato autonomo di polizia e sin da subito ha causato grave sconcerto tra le cittadine e i cittadini di Cesena;

   si tratta di un'ipotesi del tutto irricevibile oltre che incomprensibile perché l'eventuale accentramento di tutte le richieste d'intervento nella centrale di Forlì determinerebbe un peggioramento della situazione organizzativa e dell'efficienza dell'azione della polizia di Stato:

   l'eventuale decisione di chiusura della sala operativa finirebbe per penalizzare Cesena togliendo, ad esempio, la possibilità di controllare le telecamere di sorveglianza, un progetto che ha visto importanti investimenti da parte del comune di Cesena;

   anche i carabinieri di Cesena avevano dovuto chiudere la propria sala operativa per trasferirla a Forlì. Il fallimento di questa operazione è testimoniato dalla decisione di tornare sui propri passi recentemente presa dai Carabinieri;

   la chiusura sarebbe una inaccettabile umiliazione per la polizia di stato del commissariato di Cesena che in questi anni ha operato con grande dedizione e con importanti risultati, pur in condizioni logistiche e numeriche fino ad oggi non certo ottimali, per la tutela della sicurezza delle cittadine e dei cittadini –:

   quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere, anche in accordo con le autorità locali, per scongiurare la paventata chiusura della sala operativa del commissariato di Cesena.
(5-04291)

Interrogazioni a risposta scritta:


   POZZOLO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   l'Enac ha disposto l'abolizione dell'obbligo di mostrare i documenti d'identità negli aeroporti italiani, per tutti i voli nazionali e quelli diretti nell'area Schengen (tutti i Paesi dell'Unione europea tranne Cipro e Irlanda, con l'aggiunta di Islanda, Liechtenstein, Svizzera e Norvegia);

   in assenza di uno specifico obbligo di esibizione di documenti di identità per accedere allo spazio aeroportuale e per imbarcarsi sugli aeromobili risulta – di fatto – impossibile accertare la corrispondenza tra il biglietto nominale utilizzato per fruire delle tratte aeree e il soggetto che lo esibisce come proprio titolo di trasporto –:

   se e con quali modalità siano previsti controlli a campione per la verifica della corrispondenza dell'identità personale dei detentori di biglietto aereo;

   se e con quali modalità siano previsti controlli volti al riconoscimento facciale negli aeroporti italiani;

   se e con quali modalità avvenga l'eventuale preventivo interscambio di flussi di dati relativi all'identificazione personale di soggetti diretti in Italia da Stati esteri rientranti nell'area di operatività della disposizione Enac di cui si tratta;

   se si ritenga che l'impossibilità di accertare la corrispondenza dell'identità personale desunta dalle indicazioni del biglietto aereo con la reale identità di coloro i quali ne sono portatori possa rappresentare un potenziale pericolo per la sicurezza nazionale.
(4-05607)


   GRIPPO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da un articolo pubblicato dall'edizione romana del quotidiano «la Repubblica» in data 11 luglio 2025, nel pieno della stagione a maggior rischio di incendi boschivi, la regione Lazio ha operato una riduzione pari al 26 per cento dei fondi destinati ai bandi di sostegno logistico, formativo e gestionale per le organizzazioni di volontariato della protezione civile regionale, con un taglio pari a circa 130.000 euro;

   tale riduzione viene applicata in una fase dell'anno in cui il fabbisogno operativo e finanziario della rete di volontariato e di protezione civile risulta massimo, in ragione dell'elevata esposizione al rischio incendi e degli obblighi di copertura del territorio da parte dei volontari, che sono pertanto costretti ad anticipare personalmente gli oneri connessi allo svolgimento delle attività previste;

   nello stesso articolo si riferisce altresì che la regione Lazio, su iniziativa del nuovo direttore della rete regionale della protezione civile, avrebbe affidato – senza bando e per un importo corrispondente proprio ai fondi tagliati – l'organizzazione dei corsi di formazione per i volontari a un centro studi del quale lo stesso direttore risulta docente, sollevando potenziali profili di conflitto di interessi e criticità in ordine al rispetto dei principi di trasparenza e imparzialità dell'azione amministrativa;

   sembrerebbe, inoltre, che la regione Lazio, a seguito delle proteste delle associazioni, abbia annunciato un prossimo assestamento di bilancio regionale per reintegrare – in via straordinaria – le risorse tagliate, ma ad oggi non risulterebbero ancora assunte deliberazioni attuative né stanziamenti effettivi;

   quanto fin qui esposto sembrerebbe porsi in conflitto con gli obblighi derivanti dalla disciplina vigente in materia, e in particolare dal Codice della protezione civile di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, il quale impone alle regioni l'obbligo di garantire adeguati livelli di finanziamento al volontariato, nonché di assicurare procedure trasparenti e ad evidenza pubblica per l'affidamento di incarichi e servizi nell'ambito delle attività di protezione civile –:

   quali iniziative urgenti intendano assumere, per quanto di competenza, anche ai sensi dell'articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, in relazione alle recenti decisioni assunte dalla regione Lazio in materia di protezione civile, in particolare in relazione alla riduzione dei fondi destinati al volontariato in un periodo ad alto rischio ambientale, all'affidamento diretto di attività formative a soggetti potenzialmente in conflitto di interessi, e al rispetto dei principi di trasparenza e imparzialità previsti dalla normativa statale;

   quali iniziative di competenza intendano assumere, in collaborazione con le regioni, per garantire il pieno ed efficace funzionamento del sistema regionale di protezione e prevenzione.
(4-05614)


   ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la sezione locale della Lega Lombarda per Salvini premier ha organizzato nel comune di Imbersago (Lecco) una festa denominata «Lumbard Fest» dal 18 al 20 luglio 2025;

   il programma di tale festa prevedeva la presenza di numerosi esponenti politici di rilievo, a partire dal Vicepremier e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Matteo Salvini;

   da fonti di stampa e dirette lo scrivente ha appreso che nelle giornate precedenti i manifesti che pubblicizzavano l'evento sono stati strappati e vandalizzati, oltre che ricoperti di insulti e scritte offensive –:

   di quali elementi disponga in ordine ai fatti in premessa (e alle relative responsabilità) e quali iniziative di competenza abbia adottato o intenda adottare per contrastare il ripetersi di simili deprecabili episodi.
(4-05616)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta scritta:


   TORTO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   in data 7 luglio 2025, il Ministero dell'istruzione e del merito ha reso pubbliche le Nuove indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, documento fondamentale per l'orientamento pedagogico e didattico del sistema scolastico italiano di base;

   il documento è stato redatto con il contributo di esperti e coordinatori individuati per ciascun ambito disciplinare, tra cui la musica;

   nonostante la centralità riconosciuta alla formazione musicale nei percorsi educativi, tra gli esperti della sezione «Musica» non campare alcun docente del comparto dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), ovvero dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati;

   si rileva, invece, con coerenza, la presenza di numerosi docenti Afam nella sezione Arte e Immagine, a conferma del ruolo che il sistema Afam ha nel presidio dell'eccellenza formativa nelle arti;

   nell'ambito dei conservatori italiani operano da anni specifiche scuole di didattica della musica, strutture accademiche istituite con compiti di formazione pedagogico-didattica che preparano i futuri insegnanti di musica destinati alle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie;

   tali scuole rappresentano un presidio scientifico e metodologico di rilievo nazionale e internazionale, con docenti esperti nella didattica musicale, nella progettazione curricolare, nella psicologia dell'apprendimento e nell'educazione all'ascolto e alla creatività;

   l'esclusione del personale docente Afam da un tavolo di lavoro così rilevante appare ingiustificata e controproducente, soprattutto in un'ottica di integrazione tra i diversi livelli del sistema educativo;

   la legge 21 dicembre 1999, n. 508 e successive modificazioni riconosce pienamente il ruolo dell'Afam nel sistema nazionale di istruzione e formazione superiore, con specifici riferimenti alla collaborazione con il Ministero dell'istruzione e del merito in materia di formazione iniziale dei docenti;

   appare, dunque, essenziale garantire una rappresentanza adeguata e qualificata anche del comparto Afam nelle fasi di definizione delle politiche curricolari nazionali, soprattutto per le discipline di competenza specifica come la musica –:

   se il Ministro dell'istruzione e del merito non ritenga opportuno e urgente integrare il citato gruppo di lavoro con rappresentanti delle scuole di didattica della musica dei Conservatori, da individuare secondo criteri di comprovata competenza ed esperienza;

   se il Ministro dell'istruzione e del merito intenda avviare una verifica complessiva dei criteri di selezione degli esperti per ciascuna area disciplinare, al fine di assicurare l'equilibrio tra i soggetti istituzionali coinvolti;

   quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare al fine di promuovere e valorizzare il ruolo delle scuole di didattica della musica nel più ampio contesto della progettazione educativa e curricolare a livello nazionale.
(4-05612)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, recante il testo unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope, disciplina la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle tossicodipendenze;

   l'articolo 2, comma 1, affida al Ministro della salute la competenza per le autorizzazioni relative alla coltivazione, produzione, commercio e impiego delle sostanze stupefacenti e psicotrope;

   la Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, modificata nel 1972 e ratificata in Italia con la legge n. 412 del 1974, prevede che ogni Stato membro istituisca un organismo centrale per il controllo e la regolazione della coltivazione della cannabis a fini medici;

   l'accordo siglato il 30 marzo 2012 tra Aifa e Agenzia industrie difesa ha individuato lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze come sito per la produzione di farmaci carenti;

   il 18 settembre 2014 è stato avviato, tramite accordo tra i Ministeri della salute e della difesa, un progetto pilota per la produzione di preparazioni a base di cannabis presso il suddetto Stabilimento;

   il decreto ministeriale del 9 novembre 2015 ha conferito al Ministero della salute – Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico – le funzioni di Organismo statale per la cannabis, secondo quanto previsto dalla Convenzione del 1961;

   a quasi dieci anni dalla sua adozione, il decreto ministeriale 9 novembre 2015 risulta superato rispetto all'evoluzione clinica, normativa e scientifica;

   le criticità principali segnalate da pazienti ed esperti includono; una pianificazione rigida e inadeguata del fabbisogno; assenza di un registro elettronico nazionale delle prescrizioni; produzione limitata alla sola fase sperimentale; disomogeneità regionali nell'accesso e nella rimborsabilità; carente formazione del personale sanitario;

   la produzione nazionale, limitata a 100 kg annui, è insufficiente rispetto alla domanda e impone un'eccessiva dipendenza da fornitori esteri, con problemi di costo, continuità terapeutica e approvvigionamento;

   la cannabis è oggi impiegata come coadiuvante in molte patologie croniche, neurologiche, psichiatriche e ginecologiche, non solo in caso di fallimento terapeutico, con risultati clinicamente documentati;

   l'Italia, pur essendo tra i principali importatori di cannabis medica, non ha ancora sviluppato una politica industriale nazionale che valorizzi la produzione interna, con potenziali ricadute positive in termini occupazionali, economici e farmaceutici;

   la mancanza di criteri nazionali uniformi per la rimborsabilità compromette l'accesso equo alle cure e mina l'effettività del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione;

   gli esperti propongono da tempo soluzioni concrete, tra cui: adozione di strumenti predittivi per il fabbisogno; istituzione di un registro elettronico interoperabile delle prescrizioni; definizione di linee guida cliniche aggiornate; introduzione di percorsi formativi obbligatori per medici e farmacisti –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità sopra evidenziate;

   se intenda promuovere l'istituzione di un tavolo tecnico interministeriale con la partecipazione di associazioni di pazienti, professionisti sanitari, produttori e regioni, per l'aggiornamento del decreto ministeriale 9 novembre 2015;

   se sia in programma l'attivazione di un registro elettronico nazionale interoperabile per la tracciabilità delle prescrizioni;

   se il Ministro intenda adottare iniziative di competenza volte a superare la fase pilota della produzione nazionale, potenziando la produzione presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e autorizzando anche soggetti privati dotati di impianti certificati secondo gli standard Gacp;

   se si preveda l'elaborazione di linee guida cliniche aggiornate con cadenza almeno biennale;

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza affinché sia rinnovato per ogni triennio un percorso di formazione Ecm obbligatoria di cui alla delibera della Commissione nazionale Ecm del 18 dicembre 2019, ai sensi della legge 4 dicembre 2017, n. 172;

   se sia intenzione del Ministro interrogato assumere iniziative di competenza per definire criteri nazionali uniformi per la rimborsabilità delle preparazioni a base di cannabis;

   se, nella prossima revisione normativa, si intenda aggiornare l'elenco delle patologie riconosciute ai fini della rimborsabilità, in coerenza con le evidenze scientifiche e con le esperienze cliniche nazionali e internazionali.
(5-04289)


   MARIANNA RICCIARDI, FEDE, QUARTINI, SPORTIELLO, DI LAURO e MORFINO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il virus West Nile (Wnv) è un arbovirus trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette del genere Culex, presente in Italia in forma endemica, con aumento dei casi registrato durante i mesi estivi, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro;

   l'infezione può decorrere in forma asintomatica o lieve, ma in alcuni casi evolve in forme neuroinvasive potenzialmente letali, in particolare nei soggetti immunocompromessi o anziani;

   secondo l'istituto Superiore di Sanità, nell'ultima stagione estiva è stato registrato un incremento anticipato della circolazione virale, con casi confermati sia nell'uomo che nella fauna selvatica;

   il rischio sanitario è accresciuto dal fatto che il virus può essere trasmesso anche attraverso trasfusioni e trapianti, motivo per cui sono previste misure di sorveglianza su sangue, organi e donatori;

   la lotta contro la proliferazione delle zanzare, principali vettori del virus, è demandata agli enti locali, spesso con risorse limitate e in assenza di linee guida uniformi a livello nazionale;

   in alcuni territori non è prevista, nelle piante organiche ospedaliere, la figura dello specialista in malattie infettive, con conseguente necessità di garantire comunque un'adeguata formazione al personale medico e sanitario impegnato nella diagnosi e nella gestione clinica dell'infezione;

   da fonti giornalistiche si apprende che in un recente caso clinico un paziente sarebbe stato dimesso in presenza di viremia negativa e anticorpi positivi, dato che – a differenza di quanto avviene in molte infezioni – non esclude la presenza della malattia nel caso specifico del virus West Nile –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione epidemiologica attuale relativa al virus West Nile nel territorio nazionale;

   quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per rafforzare la sorveglianza entomologica, veterinaria e umana, anche alla luce dell'evoluzione climatica che favorisce la proliferazione dei vettori;

   se intenda predisporre un piano di coordinamento nazionale, in collaborazione con le regioni, per armonizzare gli interventi di prevenzione, controllo e gestione del rischio sanitario connesso alla diffusione del virus;

   se si stiano valutando campagne informative rivolte alla cittadinanza per aumentare la consapevolezza e l'adozione di misure di prevenzione individuale;

   se si intenda adottare iniziative volte a rafforzare, in via precauzionale, i protocolli di sicurezza relativi a trasfusioni e trapianti nelle aree a rischio o in presenza di focolai attivi;

   se si intenda valutare l'opportunità di stanziare risorse aggiuntive a favore degli enti locali per potenziare le attività di disinfestazione e controllo dei vettori, al fine di contrastare efficacemente la diffusione del virus;

   quali iniziative di competenza si intendano adottare per garantire un'adeguata formazione del personale sanitario, in particolare nelle strutture ospedaliere prive di infettivologi in pianta organica, affinché sia garantita una corretta interpretazione dei dati diagnostici e clinici, evitando il rischio di dimissioni inappropriate nei casi sospetti o confermati di infezione da West Nile virus.
(5-04290)


   SPORTIELLO, DI LAURO, QUARTINI, MARIANNA RICCIARDI e PERANTONI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   le spese per chi ha un familiare affetto da Alzheimer o altre forme di demenza grave e deve affrontare il ricovero in una Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) devono essere a carico del Servizio sanitario nazionale;

   l'articolo 32 della Costituzione, nel disporre che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti», sancisce il diritto alla salute come diritto soggettivo pieno e non comprimibile da esigenze di bilancio;

   l'articolo 30 della legge n. 730 del 1983 dispone che «Sono a carico del fondo sanitario nazionale gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio-assistenziali»; questo significa che se un paziente in Rsa riceve cure sanitarie collegate all'assistenza (per esempio, per Alzheimer), il costo è a carico del Ssn e non della famiglia;

   il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 febbraio 2001, avente come titolo «Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie», definisce il quadro normativo per l'integrazione socio-sanitaria in Italia, e distingue tre tipi di prestazioni: sanitarie a rilevanza sociale, a carico delle Asl; sociali a rilevanza sanitaria, in condivisione tra Ssn ed ente locale di riferimento; prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria, interamente a carico del Ssn; l'Alzheimer rientra tra le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria, interamente a carico del Ssn;

   il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017 ha aggiornato i livelli essenziali di assistenza (Lea), pur ampliando il quadro delle prestazioni garantite dal Ssn, non ha disposto con chiarezza chi debba farsi carico della retta Rsa nei casi complessi come l'Alzheimer, determinando contenziosi crescenti e soluzioni regionali differenziate;

   la giurisprudenza è intervenuta diffusamente per dirimere i predetti contenziosi, chiarendo in modo inequivocabile che quando le prestazioni assistenziali sono inscindibilmente connesse a quelle sanitarie, il ricovero in Rsa deve essere interamente a carico del Ssn;

   da ultimo, la sentenza della Corte d'appello di Milano n. 1644/2025 ha riconosciuto il diritto al rimborso integrale delle rette Rsa a una paziente con Alzheimer, ribaltando la sentenza di primo grado; prima ancora il Tribunale di Grosseto con la sentenza n. 152/2025 aveva condannato l'ente pubblico al pagamento di oltre 102.000 euro per il ricovero di una paziente con condizione psichiatrica in Rsa, proprio in ragione della prevalenza sanitaria;

   nel 2024 già la Corte di Cassazione, con sentenza n. 33394, aveva confermato l'invalidità delle clausole di ricovero che pongono i costi a carico del paziente se prevale la componente sanitaria e prima ancora la medesima Corte con la sentenza n. 26943 aveva ribadito che le prestazioni assistenziali strumentali a quelle sanitarie devono essere gratuite;

   nonostante la giurisprudenza abbia più volte ribadito che se c'è una diagnosi certificata di grave demenza e un piano di assistenza che include cure sanitarie continuative non spetta ai familiari pagare la retta delle Rsa, molte Asl, continuano a ignorare il principio dell'inscindibilità e richiedono il pagamento delle rette alle famiglie;

   a parere dell'interrogante il Governo in carica, per ragioni esclusivamente economiche, ha tentato la strada della forzatura legislativa in spregio del su citato articolo 32 della Costituzione, cercando di porre a carico delle famiglie le rette delle Rsa, sollevando legittime proteste e sconcerto diffuso –:

   se e come intenda garantire, con l'urgenza richiesta dal caso e uniformemente su tutto il territorio nazionale, il diritto alla salute per chi è affetto da patologie neuro-degenerative e necessita di assistenza sanitaria presso le Rsa, assicurando a riguardo che i costi delle rette siano integralmente a carico del Ssn.
(5-04293)


   MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 36 della Costituzione sancisce il principio secondo cui il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un'esistenza libera e dignitosa;

   l'articolo 1, comma 339, della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio 2025) ha previsto, a decorrere dall'anno accademico 2024/2025, l'erogazione di una borsa di studio annuale pari a 4.773 euro lordi a favore degli specializzandi di area sanitaria non medica (veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi), da parte delle università presso cui operano le relative scuole di specializzazione;

   la stessa disposizione stabilisce che la ripartizione e l'assegnazione delle risorse agli atenei debba avvenire tramite un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi su proposta del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze;

   a sette mesi dall'entrata in vigore della suddetta legge, risulta che il decreto in questione non sia ancora stato adottato, impedendo di fatto alle università di procedere all'erogazione delle borse di studio previste;

   tale ritardo sta causando significativi disagi per gli specializzandi veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi, i quali continuano a svolgere attività lavorativa senza alcun riconoscimento economico, in evidente contrasto con i principi costituzionali di tutela della dignità del lavoro e della giusta remunerazione –:

   quali siano le ragioni del ritardo nell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 1, comma 339, della legge n. 207 del 2024;

   quali iniziative intendano intraprendere i Ministri interrogati per accelerare l'adozione del suddetto decreto, al fine di garantire l'erogazione delle borse di studio agli specializzandi in veterinaria, odontoiatria, farmacia, biologia, chimica, fisica e psicologia;

   se sia previsto un piano di comunicazione e informazione rivolto alle università e agli specializzandi, finalizzato a chiarire le modalità e le tempistiche per l'accesso alle borse di studio;

   se i Ministri interrogati ritengano che l'importo mensile di 397,75 euro lordi sia proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto dagli specializzandi di cui in premessa, in linea con i princìpi sanciti dalla Costituzione o, in caso contrario, se intendano assumere l'impegno – già nel primo provvedimento normativo utile – a incrementare le risorse stanziate, così da garantire un importo più adeguato e dignitoso, in tempo utile per l'inizio del prossimo anno accademico;

   se i Ministri interrogati intendano altresì impegnarsi ad adottare le iniziative di competenza per riconoscere retroattivamente gli importi spettanti agli specializzandi, a decorrere dal 1° gennaio 2025, data di entrata in vigore della legge di bilancio.
(5-04294)

Interrogazione a risposta scritta:


   ILARIA FONTANA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa da «Quotidiano Sanità» si apprende che la regione Lazio avrebbe autorizzato le farmacie ad eseguire prestazioni sanitarie di natura diagnostica come ad esempio elettrocardiogrammi, ecografie e holter cardiaci;

   tale autorizzazione non è stata estesa agli studi medici di medicina generale e alle strutture specialistiche convenzionate;

   gli ordini dei medici del Lazio hanno espresso forte preoccupazione per tale disparità, evidenziando i rischi per la tutela dell'atto medico e per la sicurezza dei pazienti stessi;

   è necessaria una chiara regolamentazione che garantisca uniformità nei requisiti per l'erogazione di prestazioni sanitarie diagnostiche, a tutela della professionalità medica e della sicurezza degli assistiti;

   la tutela della salute pubblica e l'organizzazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) rientrano tra le competenze statali e il Ministero della salute è chiamato a garantire che le norme nazionali siano correttamente applicate sul territorio –:

   se sia a conoscenza della situazione segnalata dagli ordini dei medici del Lazio in merito all'autorizzazione regionale alle farmacie di effettuare prestazioni diagnostiche senza i medesimi requisiti richiesti agli studi medici e alle strutture specialistiche;

   quali iniziative di competenza intenda assumere per quanto riguarda la tutela dell'atto medico e la sicurezza dei pazienti, anche in rapporto alla garanzia dei livelli essenziali di assistenza.
(4-05615)