XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Risoluzioni in Commissione:
La III Commissione,
premesso che:
nel 2025 ricorre l'80° anniversario dello sviluppo, della prima esplosione e dell'uso in guerra delle armi atomiche (poi nucleari) e, in particolare, dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto, che hanno ucciso circa 140.000 persone in 24 ore e 210.000 entro la fine del 1945;
la Confederazione giapponese dei sopravvissuti alla bomba atomica, Nihon Hidankyo, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2024 per aver dimostrato, attraverso le proprie testimonianze, che le armi nucleari non devono mai più essere utilizzate;
va sottolineato con preoccupazione come i rischi nucleari globali siano attualmente stimati al livello più alto dall'apice della Guerra fredda;
nel corso del 2024 è stata spesa – da parte degli Stati dotati di tali ordigni – la somma record di oltre 100 miliardi di dollari per gli arsenali nucleari, con un aumento dell'11 per cento dal 2023 e del 48 per cento dal 2021, secondo le stime della International campaign to abolish nuclear weapons (Ican, premio Nobel per la Pace 2017);
qualsiasi utilizzo, anche limitato, di armi nucleari in un conflitto avrebbe conseguenze umanitarie catastrofiche;
esiste un evidente sostegno della popolazione italiana a percorsi di disarmo nucleare, come dimostrato dall'adesione finora di oltre 120 comuni e due regioni all'appello che invita il Governo ad aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw) promosso da Ican e rilanciato dalla mobilitazione «Italia, ripensaci», promossa da Rete italiana pace disarmo e Senzatomica;
desta profonda preoccupazione l'escalation delle tensioni che coinvolge tutti gli Stati dotati di armi nucleari e i loro alleati;
il disarmo nucleare è un passo fondamentale e imprescindibile per garantire la pace globale e la sicurezza dell'Italia, dell'Europa, del mondo,
impegna il Governo:
ad adottare misure concrete in direzione del disarmo nucleare, rafforzando il Trattato di non proliferazione (Npt), facendo proprie le prescrizioni e le indicazioni contenute nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw) per quanto riguarda l'assistenza alle vittime e il risanamento ambientale, nella prospettiva di una piena adesione dell'Italia allo stesso Trattato;
a promuovere l'adozione di politiche di «Non primo uso» e l'estensione delle garanzie negative in materia di sicurezza.
(7-00322) «Boldrini, Amendola, Provenzano, Porta, Quartapelle Procopio, Evi, Marino».
La VIII Commissione,
premesso che:
la direttiva 2000/60/CE (Direttiva quadro sulle acque) fissa l'obiettivo di conseguire il buono stato dei corpi idrici entro il 2027;
la direttiva 2007/60/CE (Alluvioni) impone la redazione dei piani di gestione del rischio di alluvioni, valorizzando il coinvolgimento degli stakeholder locali;
la comunicazione COM(2021) 82 – «Strategia dell'Unione europea di adattamento ai cambiamenti climatici» – stabilisce di «contribuire a garantire a livello intersettoriale e transfrontaliero un uso e una gestione dell'acqua sostenibili e resilienti ai cambiamenti climatici» (p. 20);
la comunicazione COM(2020) 380 – «Strategia dell'Unione europea sulla biodiversità per il 2030» – prevede di «ristabilire lo scorrimento libero di almeno 25.000 chilometri di fiumi entro il 2030 attraverso l'eliminazione o l'adeguamento delle barriere che impediscono il passaggio dei pesci migratori e il miglioramento del flusso dei sedimenti»;
il regolamento (UE) 2024/1104 sulla Nature restoration rende giuridicamente vincolanti gli obiettivi di ripristino ecosistemico, inclusi quelli riferiti ai sistemi fluviali;
le conclusioni del Consiglio europeo del 27 giugno 2024 (Euco 15/24, Agenda strategica 2024-2029) dichiarano che «rafforzeremo la resilienza idrica in tutta l'Unione» (Annex, p. 20);
in Italia, l'articolo 68-bis del decreto legislativo 152 del 2006 stabilisce che «I contratti di fiume concorrono alla definizione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree»;
secondo la Piattaforma nazionale dei contratti di fiume (Cdf), risultano 84 Cdf sottoscritti e a fronte di oltre 200 attivati;
l'allegato VI, parte B, alla direttiva quadro acque (2000/60/CE) prevede la possibilità di utilizzare misure supplementari da adottare all'interno di ogni distretto idrografico che possono essere strutturate attraverso Cdf, quali accordi negoziati in materia ambientale, codici di buona prassi, progetti educativi e progetti di ricerca;
con legge n. 234 del 2021 è stato istituito un fondo rotativo denominato Fondo italiano per il clima, che ai sensi del comma 488 ha dotazione pari a 840 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026 e di 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024 da destinarsi al finanziamento degli interventi a favore di soggetti privati e pubblici, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell'ambito degli accordi internazionali sul clima e sulla tutela ambientale dei quali l'Italia è parte;
i Cdf hanno dimostrato di ridurre i tempi decisionali, favorire la partecipazione pubblica e orientare gli investimenti verso soluzioni basate sulla natura;
il raggiungimento degli obiettivi ambientali e climatici europei richiede l'estensione e il coordinamento di tali strumenti con le risorse nazionali ed europee disponibili;
un ruolo attivo dei Ministeri competenti può accelerare la diffusione di buone pratiche e facilitare l'accesso ai fondi,
impegna il Governo:
ad adottare iniziative per riconoscere i Cdf come strumenti prioritari di attuazione delle direttive 2000/60/CE e 2007/60/CE, assicurandone il coordinamento con i Piani di gestione di distretto 2025-2030;
ad adottare iniziative volte a destinare una quota del Fondo nazionale per l'adattamento climatico e dei programmi Fesr 2021-2027 a interventi individuati nei Cdf dotati di programma d'azione validato;
a sostenere, d'intesa con le regioni, percorsi formativi per funzionari e amministratori locali finalizzati a diffondere metodologie di governance partecipativa coerenti con le linee guida 2022;
ad istituire, presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica un tavolo permanente con regioni, autorità di bacino e rappresentanze dei Cdf al fine di monitorare l'avanzamento degli impegni assunti in sede Onu Water Conference 2023;
ad integrare gli esiti dei Cdf nei processi di revisione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e nel futuro Piano di gestione del rischio alluvioni, anche alla luce del regolamento (UE) 2024/1104 sulla Nature restoration;
ad individuare le risorse necessarie al fine di garantire la continuità operativa della piattaforma nazionale dei Cdf anche oltre il 2027, valorizzandola come strumento pubblico di trasparenza e raccordo con il portale europeo Wise (Water information system for Europe).
(7-00323) «Ilaria Fontana, Morfino, Santillo, L'Abbate».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazioni a risposta scritta:
MORFINO, CANTONE, D'ORSO, SCERRA, AIELLO, CARMINA e ILARIA FONTANA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato nel dossier «Italia in fumo 2025» elaborato da Legambiente, nei primi sette mesi dell'anno (1° gennaio-18 luglio 2025) la Sicilia risulta la regione con la maggiore superficie boschiva e naturale percorsa dal fuoco, con 16.938 ettari bruciati su un totale nazionale di 30.988 ettari, pari a oltre il 54 per cento dell'intera superficie andata in fumo in Italia;
tra il 21 e il 27 luglio 2025, una nuova ondata di incendi ha interessato gravemente la Sicilia occidentale (in particolare la provincia di Trapani), devastando oltre 2.000 ettari di territorio, colpendo aree di pregio naturalistico come Monte Cofano, Scopello, la Sughereta di Niscemi e la Riserva naturale dello Zingaro, costringendo all'evacuazione decine di famiglie e strutture turistiche e portando a circa 20.000 ettari il bilancio complessivo di territorio andati in fumo dall'inizio dell'anno;
l'estensione e la frequenza degli incendi pongono seri rischi per l'incolumità pubblica, la continuità produttiva delle imprese agricole, la tenuta dei sistemi naturali e la qualità dell'aria e delle risorse idriche;
l'estensione e la simultaneità degli eventi, che si inseriscono in un contesto ormai strutturale di emergenza estiva, hanno evidenziato una profonda inadeguatezza del sistema di prevenzione e gestione regionale, affetto da criticità croniche, quali la carenza di personale, il sottoutilizzo dei fondi europei destinati alla prevenzione ambientale, la mancanza di una cabina di regia efficace, ritardi nei bandi per il reclutamento degli operai forestali stagionali e un coordinamento inefficiente tra regione, comuni e Protezione civile, criticità che non sono, ad oggi, pervenute ad una soluzione, nonostante le dichiarazioni rese dalla presidenza della regione, già in primavera 2025, in merito all'attivazione di una sala operativa unificata, all'incremento dei mezzi e all'impiego straordinario di personale –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere per rafforzare il coordinamento nazionale nella prevenzione e nel contrasto agli incendi boschivi in Sicilia e nelle altre regioni ad alto rischio;
se il Governo intenda attivare, d'intesa con la Regione Siciliana, un piano straordinario di intervento ambientale ed emergenziale, volto a rafforzare gli organici dei vigili del fuoco e gli organici Aib, migliorare la logistica operativa, potenziare le attività di sorveglianza e prevenzione e assicurare il pieno utilizzo delle risorse disponibili (comprese quelle di PNRR e Fsc);
se il Governo non ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza, verifiche circa l'utilizzo dei fondi destinati alla prevenzione e al contrasto degli incendi boschivi, con particolare riguardo al territorio siciliano;
quali iniziative di competenza intendano assumere per contrastare con maggiore efficacia i reati ambientali legati agli incendi dolosi, anche attraverso la promozione di attività investigative e di intelligence ambientale, il rafforzamento delle banche dati sugli incendi e la predisposizione di un sistema nazionale di tracciamento delle aree percorse dal fuoco;
se sia in corso il monitoraggio, anche attraverso Ispra, degli impatti ambientali e sanitari degli incendi sul territorio siciliano, e se si intenda promuovere un'indagine conoscitiva sul danno ambientale subito dalle aree protette e dai siti Natura 2000 colpiti dai roghi.
(4-05678)
BARBAGALLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la società Mass Solar Bess S.r.l., con istanza pervenuta per il tramite della struttura di missione Zes unica del Mezzogiorno, ha chiesto il rilascio del Permesso di Costruire per la realizzazione di un impianto «Absolute Energy Catania-Bess» comprensivo delle opere di connessione alla rete e delle opere necessarie per la costruzione e l'esercizio del suddetto impianto, con potenza d'immissione e prelievo pari a 1.000 megawatt (4 sezioni da 250 megawatt), potenza nominale 1.293,50 MVA capacità di accumulo 8.985,25 megawattora;
pare che si tratti dell'impianto di accumulo più grande del mondo;
il progetto di Bess ha iniziato il suo iter autorizzativo tanto che né i cittadini di Catania, né quelli della sua area metropolitana limitrofe sono stati adeguatamente informati del progetto e dei rischi che questo potrebbe comportare;
l'impianto, se mai realizzato, sorgerebbe a pochi passi da uno dei più grandi mercati agro alimentari del Sud Italia, ove operano quotidianamente migliaia di cittadini;
a poca distanza, si trova anche la casa di detenzione di Bicocca, che ospita centinaia di uomini e donne tra detenuti, guardie carcerarie e funzionari, e contiene un'aula bunker che vede presenti tutti i giorni avvocati, testimoni, magistrati, uomini delle forze dell'ordine ed altri operatori del settore;
infine, il sito su cui la progettata Bess sorgerebbe si trova a pochissimi chilometri da due aeroporti, il civile di Fontanarossa e il militare di Sigonella-Nato;
gravi incidenti hanno interessato in questi anni impianti Bess in varie parti del mondo con gravi conseguenze;
tutto questo, fa sicuramente aumentare le preoccupazioni per i gravi rischi sulla salute dei cittadini;
è accertato che, in caso di incidenti o malfunzionamento nei sistemi Bess, si potrebbero sprigionare gas altamente tossici e pericolosi per la salute proprio perché molto spesso incolore e inodore;
i nuovi standard internazionali relativi alle Bess tendono ad imporre distanze di sicurezza da edifici abitati o frequentati;
a parere dell'interrogante, il procedimento amministrativo volto ad ottenere il permesso per la realizzazione del mega impianto in questione, si è svolto e si sta svolgendo con modalità decisamente «anomale»;
l'istanza di autorizzazione risulta essere stata presentata sia presso l'assessorato dell'energia e dei servizi di pubblica utilità della Regione Siciliana, che, successivamente, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Struttura di missione Zes;
quest'ultima amministrazione ha ritenuto di procedere all'espletamento del procedimento amministrativo, al momento in corso, nonostante dal combinato disposto delle norme che disciplinano la competenza al rilascio dell'eventuale autorizzazione emerga con chiarezza che essa appartiene esclusivamente alla Regione Siciliana;
è di tutta evidenza che la competenza esula da quella riconosciuta alla Struttura di missione Zes, ed appartiene al Dipartimento regionale dell'energia della Sicilia, come evidenziato con le note protocollo n. 24153 del 3 luglio 2025 e n. 26641 del 23 luglio 2025;
l'impianto di Bess prospettato, per come evidenziato nella lettera del 19 luglio 2025 inviata dal concedente, appare abusivo, poiché la formulazione contenuta nell'offerta ha scoraggiato dal partecipare eventuali concorrenti, sicché sembra che il Maas (Mercati agro alimentari Sicilia) debba bandire una nuova gara, prevedendo l'impianto Bess aperta ai competitori informati ed interessati, una scelta che non è stata concepita dal concedente in quanto consapevole dei disastrosi rischi che l'impianto prospettato comporta –:
se siano a conoscenza dei fatti sopra descritti;
se intendano assumere le iniziative di propria competenza al fine di scongiurare la realizzazione di un impianto che presenta altissimi profili di rischio sotto il profilo ambientale e sanitario;
(4-05679)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
VACCARI, FORATTINI, MARINO, ROMEO e ANDREA ROSSI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
le alluvioni del 2023 hanno coinvolto 11.300 imprese agricole dell'Emilia-Romagna, di cui 8.300 colpite dall'alluvione e 3.000 dai fenomeni franosi, con danni su oltre 160 mila produttivi. A queste si aggiungono le aziende che hanno subito danni in seguito settembre e ottobre 2024;
la regione Emilia-Romagna ha destinato al comparto agricolo oltre 320 milioni di euro, tra risorse europee, nazionali e regionali. Sono stati stanziati 100 milioni di euro a fondo di crisi della Commissione europea (già interamente liquidati);
50 milioni di euro con la legge 100 del 2023 per il ripristino delle strutture agricole danneggiate e la mancata produzione nel settore zootecnico e apistico (433 domande presentate, 374 ammesse per un importo riconosciuto di 29,4 milioni di euro);
la legge 100 del 2023 ha disposto altri 50 milioni di euro per indennizzi per le perdite vegetali di produzioni agricole (in capo al sistema nazionale di indennizzo Agricat). Sono stati assegnati 8 milioni di euro complessivamente alle regioni coinvolte. Per quanto riguarda l'Emilia-Romagna sono state trasferite 1.397 domande di richiesta contributi per un importo complessivo di 2,17 milioni di euro, sulle quali la Regione sta effettuando l'istruttoria;
l'amministrazione regionale ha inoltre messo a disposizione 15 milioni di euro dal Psr 2023-2027 per il ripristino produttivo delle imprese danneggiate e sono stati assegnati all'Emilia-Romagna 106 milioni di euro grazie al fondo di solidarietà delle regioni italiane, in fase di erogazione tramite bandi, secondo le regole dello Sviluppo rurale 2023-2027;
la regione Emilia-Romagna ha chiesto un approfondimento sulla situazione di AgriCat. Non tutte le imprese colpite dall'alluvione del 2023 in pianura si sono viste riconoscere i danni alle produzioni vegetali. Una situazione grave in una fase storica nella quale le imprese ogni giorno sono alle prese con gli effetti dei cambiamenti climatici, e sono costrette a operare in condizioni critiche in un sistema ad alta competitività, e hanno bisogno di risorse e liquidità che ci sono ma non vengono erogate;
i danni da frane alle produzioni vegetali sono state trasferite alle regioni dopo un anno dalla presentazione della domanda, con dati non concordati con le regioni e con l'applicazione di parametri di indennizzo non adeguati per far fronte alle perdite subite;
ad oggi molte imprese non conoscono ancora gli importi spettanti per i ristori del fondo mutualistico 2023 e della legge 100 del 2023. Ad alcune è noto solo l'anticipo perché è arrivato un bonifico, ma non sanno a quanto ammonti l'importo complessivamente riconosciuto e quando sarà il saldo.
di fronte a una disponibilità del Fondo mutualistico pari a 500 milioni di euro, è necessario rivedere e innalzare gli indicatori di aiuto di AgriCat per garantire alle imprese quelle liquidità necessarie a sostenere il reddito, soprattutto a fronte di una perdita di produttività dovuta a eventi catastrofici che si ripercuotono in più anni –:
quali siano le ragioni dei dinieghi alle richieste di ristoro e delle cifre irrisorie corrisposte ad aziende che hanno subito danni;
quanti siano i fondi a disposizione di Agricat e quali siano i criteri di distribuzione per le aziende agricole emiliano romagnole interessate dalle alluvioni del 2023;
quali iniziative siano state avviate e quali ulteriori si intendano mettere in campo per sostenere le imprese agricole dell'Emilia-Romagna al fine di salvare un settore strategico della nostra economia se non ritenga necessario prevedere un sistema di trasparenza e monitoraggio di Agricat srl in grado di fornire in tempi certi informazioni e risposte in merito ai quesiti posti dalle imprese agricole.
(5-04320)
LAI, FORATTINI e VACCARI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la dermatite nodulare bovina (lumpy skin disease) è una malattia virale classificata come epizoozia rilevante ai sensi della normativa europea sulla sanità animale, in particolare del regolamento (UE) 2016/429;
in Sardegna, primo territorio colpito in Italia, sono stati confermati oltre 30 focolai (dati aggiornati a luglio 2025), con una diffusione facilitata dalle caratteristiche dell'allevamento estensivo isolano e dalla trasmissione vettoriale della malattia;
l'estensione dell'intera isola a «zona ulteriore di restrizione» (Zur) ha comportato il blocco delle movimentazioni extraregionali e ingenti danni economici per il comparto bovino, in particolare per i produttori di vitelli da ristallo destinati al mercato nazionale ed europeo;
il regolamento (UE) 2021/2115, agli articoli 70 e 71, consente agli Stati membri di attivare una riserva finanziaria per far fronte a emergenze ambientali, climatiche e sanitarie, utilizzabile anche in caso di epizoozie come la dermatite nodulare;
in base al Piano strategico nazionale della Pac 2023-2027, l'Italia può avvalersi del fondo di circa 450 milioni di euro per la riserva emergenziale, la cui gestione è demandata al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, previa proposta delle regioni colpite;
l'attivazione del fondo prevede una procedura che include:
a) delibera della regione interessata sullo stato di emergenza;
b) trasmissione al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste di un quadro puntuale dei danni economici;
c) richiesta formale al Ministero per la trasmissione della domanda alla Commissione europea –:
se il Ministero abbia attivato, o intenda attivare, il fondo di riserva per emergenze sanitarie previsto dal regolamento (UE) 2021/2115 per far fronte ai danni provocati dalla dermatite nodulare bovina e se siano state avviate le interlocuzioni con le regioni colpite, in particolare con la regione Sardegna;
se sia già stata richiesta e predisposta una valutazione tecnica ed economica da parte del Ministero per presentare alla Commissione europea la richiesta di attivazione del fondo, considerando gli impatti sul mercato, il blocco delle movimentazioni e le perdite subite dalle aziende zootecniche sarde;
quali siano i tempi previsti per la definizione dell'iter procedurale e per l'eventuale erogazione degli aiuti agli allevatori danneggiati, in caso di accoglimento della richiesta da parte della Commissione europea;
se siano state avviate, di concerto con ISMEA, le procedure per l'aggiornamento dei parametri di calcolo dei rimborsi e dei valori economici di riferimento per i capi abbattuti, deceduti o improduttivi, in quanto attualmente considerati ampiamente insufficienti rispetto al valore reale dei capi bovini e agli standard produttivi della zootecnia sarda.
(5-04325)
Interrogazioni a risposta scritta:
CHERCHI, MARIANNA RICCIARDI, CAPPELLETTI, BRUNO, CARAMIELLO, CAROTENUTO, TUCCI, AIELLO, BARZOTTI, AMATO, ORRICO, CASO, DI LAURO, BALDINO e GIULIANO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
le api e gli impollinatori sono responsabili, per le loro funzioni, del 75 per cento delle coltivazioni alimentari mondiali e della salute del 35 per cento dei terreni agricoli globali. Dalla salute delle api dipende un terzo del cibo che mangiamo. Grazie a loro vengono garantiti il funzionamento dell'ecosistema e la sicurezza alimentare;
secondo l'Ispra il valore economico del lavoro degli impollinatori è enorme: circa 153 miliardi di euro all'anno a livello globale, di cui 22 miliardi di euro in Europa e 2-3 miliardi di euro in Italia;
l'analisi dell'Osservatorio Coldiretti sulla base dei dati dell'Osservatorio Nazionale Miele ha registrato un calo nella produzione di miele: nel 2024 la produzione si è ridotta dell'1 per cento e si è fermata a 21,857 mila tonnellate;
dal 2015 a oggi, il Centro di referenza nazionale per l'Apicoltura, che fa capo all'istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, a Legnare (Padova), ha ricevuto 914 segnalazioni di apiari colpiti da morie fino al 50 per cento;
la moria delle api è un fenomeno che desta preoccupazione a livello globale, con conseguenze potenzialmente gravi per l'ambiente e l'agricoltura. Si tratta di un problema multifattoriale, con cause che includono fuso di pesticidi, i cambiamenti climatici, la perdita di habitat e la diffusione di malattie e parassiti;
secondo l'istituto Mario Negri, Ispra e il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) la prima ragione della moria delle api è dovuta a una carenza di risorse alimentari a causa del cambiamento climatico;
la seconda ragione è causata dai pesticidi che rappresentano una seria minaccia per le api, causando danni alla loro salute, comportamento e capacità riproduttiva;
l'Ispra redige e aggiorna dal 2014 l'indicatore «Moria di api dovuta a uso di fitosanitari». I dati delle morie di api dal 2014 al 2023 indicano un uso improprio dei prodotti fitosanitari, in quanto all'interno dei corpi delle api stesse o nelle matrici apistiche, sono presenti in modo più o meno costante, uno o più principi attivi;
sono i piretroidi i principi attivi più rinvenuti nei campioni, ampiamente utilizzati in agricoltura, così come anche contro le zanzare e altri insetti molesti. Questa famiglia di composti chimici risulta altamente tossica per gli insetti impollinatori, api incluse, anche in concentrazioni molto basse, ma anche molto pericolosa per la salute umana;
l'uso massiccio di principi attivi di fitofarmaci è tipico dell'agricoltura intensiva: secondo l'Istat in Italia, su 12,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata, il 30,4 per cento è occupato da agricoltura ad alta intensità, pari a circa 3,8 milioni di ettari –:
se non ritenga opportuno avviare con urgenza iniziative per il settore agricolo che prevedano il monitoraggio della salute delle api e il rifinanziamento dell'attività di monitoraggio degli allevamenti apistici italiani;
se intenda adottare iniziative normative di competenza volte a destinare i fondi per la ricerca verso pratiche agricole eco-compatibili e non condizionate dagli interessi dei produttori e dai portatori di interesse del settore di agrochimica;
se intenda assumere iniziative, in raccordo con le regioni, volte a dare piena attuazione alla legge n. 313 del 2004 adeguando e aggiornando la normativa alle attuali esigenze di tutela del patrimonio apistico nazionale in relazione alle minacce legate all'utilizzo di pesticidi;
se intenda intraprendere iniziative urgenti a livello nazionale ed europeo al fine di vietare immediatamente l'uso di tutti i pesticidi dannosi per le api e gli altri insetti.
(4-05669)
CASTIGLIONE, PITTALIS e GATTA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la dermatite nodulare contagiosa è una malattia virale dei bovini classificata come malattia di categoria A ai sensi del regolamento (UE) 2016/429, non ancora presente in maniera endemica nel nostro Paese e soggetta a eradicazione obbligatoria;
la patologia è trasmessa da insetti vettori – in particolare ditteri – e comporta febbre, formazione di noduli cutanei, calo della produzione, riduzione del benessere animale, e può condurre anche alla morte dei capi infetti, soprattutto nei soggetti non precedentemente esposti al virus;
la malattia, endemica in numerosi Paesi africani, si è diffusa dal 2012 in Europa sud-orientale, con focolai rilevati in Grecia, Bulgaria e altri Stati balcanici, fino all'adozione di programmi vaccinali che ne hanno contenuto l'espansione;
nelle ultime settimane, e in particolare a partire dalla terza settimana di giugno 2025, si sono registrati nuovi focolai in Sardegna (province di Sassari e Nuoro), in Francia (Savoia e Alta Savoia) e un focolaio isolato in provincia di Mantova, prontamente contenuto;
secondo il Bollettino epidemiologico nazionale aggiornato al 25 luglio 2025, il numero di focolai rilevati è quasi triplicato in quattro settimane, a fronte di un periodo di incubazione del virus fino a 28 giorni, imponendo pertanto la massima allerta e sorveglianza;
l'attuale strategia di contenimento prevede la vaccinazione obbligatoria di tutti i bovini presenti nelle zone regolamentate, a prescindere dall'età, con un vaccino che garantisce la protezione completa dell'animale dopo ventuno giorni dalla somministrazione;
il diffondersi della malattia potrebbe determinare gravi ripercussioni economiche, in particolare per le aree più vulnerabili del Paese, a causa di eventuali blocchi alla movimentazione degli animali, della ridotta commercializzazione e della perdita di capi da abbattimento;
in tale contesto, sarebbe opportuno valutare l'attivazione delle riserve di crisi della Politica agricola comune per fronteggiare possibili impatti economici negativi, come già accaduto in passato per altre epizoozie (influenza aviaria, peste suina africana);
i regolamenti Pac (UE) n. 2021/2115 e n. 2021/2126 prevedono misure specifiche per la gestione del rischio e il sostegno alla mutualizzazione, attraverso gli interventi SRF02 e SRF03, che coprono, tra l'altro, costi di costituzione dei fondi, contributi compensativi e capitale iniziale dei fondi mutualistici;
tuttavia, nelle regioni Obiettivo 1 del Mezzogiorno e delle Isole si registra una forte carenza nella presenza di soggetti gestori dei fondi mutualistici, elemento che indebolisce la resilienza delle imprese agricole e zootecniche dinanzi ad emergenze sanitarie e climatiche –:
se il monitoraggio sanitario degli allevamenti bovini sia attualmente garantito in maniera continuativa e capillare su tutto il territorio nazionale e se il Governo intenda adottare iniziative di competenza volte a rafforzare il ruolo dei servizi veterinari delle Asl locali per intercettare tempestivamente eventuali nuovi casi;
se si stia valutando di estendere o meno la campagna vaccinale anche ad aree non attualmente incluse nella zona regolamentata, a tutela delle razze bovine autoctone italiane e del patrimonio genetico nazionale, al fine di impedire il verificarsi di focolai sul territorio;
se il Governo abbia già valutato, in caso di scenario critico con blocco della movimentazione animale, l'attivazione della riserva di crisi della Pac per fronteggiare le ricadute economiche che la diffusione del virus potrebbe determinare;
quali iniziative di competenza si intendano adottare per incentivare, in particolare nelle regioni dell'area Obiettivo 1, la costituzione e il riconoscimento dei soggetti gestori dei fondi mutualistici, superando le attuali carenze organizzative e garantendo agli allevatori strumenti efficaci di protezione, anche attraverso una più efficace attuazione degli interventi SRF02 e SRF03.
(4-05681)
DIFESA
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI e FRATOIANNI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
in Libia ci sono due Governi, che controllano parti diverse del territorio: entrambi si definiscono l'unico Governo legittimo del paese. L'Italia riconosce come legittimo soltanto il Governo di Tripoli, che controlla la metà occidentale della Libia, come del resto fanno le Nazioni Unite e l'Unione europea. Il Generale Haftar controlla la parte orientale della Libia e negli ultimi anni si è scontrato più volte con le forze fedeli al Governo di Tripoli;
da un articolo de Il Post emergono prove evidenti, come ad esempio una serie di foto postate sui social dagli stessi militari, che l'esercito italiano stia addestrando in silenzio le forze speciali del generale libico Khalifa Haftar nelle strutture militari di Pisa, come il Centro di paracadutismo e l'area militare dell'aeroporto San Giusto;
nell'articolo si legge che «fonti del Ministero della difesa italiano hanno confermato l'esistenza di questo programma di addestramento, che fin qui non era pubblicamente noto»;
l'addestramento sarebbe durato alcune settimane, tempo necessario per una cinquantina di militari di conseguire il brevetto di paracadutismo militare rilasciato al termine del corso e dopo aver svolto, alcuni mesi prima, addestramenti operativi in Sardegna, a Capo Teulada, nell'area di addestramento militare più grande d'Europa;
le attività di addestramento militare non possono essere condotte in segreto, né tantomeno in contraddizione con le posizioni ufficiali dell'Italia. E le strutture militari non possono diventare il luogo in cui si addestrano forze che rispondono a un generale in guerra contro i nostri stessi interlocutori ufficiali –:
se non ritenga utile chiarire al Parlamento e al Paese il programma e l'intesa all'interno dei quali si è svolto l'addestramento riportato in premessa, con quale contenuto e in quale ambito e se in precedenza ci siano stati altri addestramenti non resi noti.
(4-05662)
GIAGONI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il 27-28 luglio 2025 un vasto incendio doloso ha colpito l'area di Punta Molentis a Villasimius, devastando circa 100 ettari di bosco, arrivando fino alla spiaggia e distruggendo decine di auto parcheggiate;
l'evento ha provocato una fuga precipitosa: oltre 200 bagnanti sono stati evacuati via mare, soccorsi da elicotteri, Canadair, forze della Protezione civile e Guardia costiera;
benché la conta ufficiale dei danni sia ancora difficile da stilare, rimane comunque di capire cosa accadrà sul fronte dei risarcimenti e delle assicurazioni, in particolare per le vetture ridotte a scheletri fumanti dall'azione criminosa;
il Piano regionale 2023-2025 per la prevenzione e lotta agli incendi boschivi, approvato con deliberazione n. 5/48 della Giunta regionale, stabilisce che, entro il 1° giugno di ogni anno, gestori e proprietari di strutture ricettive come alberghi, campeggi, villaggi, condomini, discoteche e aree di parcheggio situate in zone boscate o vicine a aree verdi, alcune delle quali comprese in zona Sic o sottoposte a vincoli di carattere ambientale, devono adottare misure di sicurezza antincendio secondo le norme regionali;
le quali prevedono eliminazione di materiali infiammabili, il controllo delle fonti di calore, il mantenimento delle aree in buone condizioni, la garanzia di vie di fuga libere, installare segnaletica visibile e avere estintori adeguati;
la normativa di riferimento a livello nazionale è il decreto ministeriale del 1° febbraio 1986 (Norme di sicurezza antincendi per la costruzione e l'esercizio di autorimesse e simili) abrogato e sostituito dal decreto ministeriale 15 maggio 2020, che stabilisce i criteri per la realizzazione dei parcheggi, inclusi quelli all'aperto su terrazze o aree private; nonché la circolare prot. n. 3680 del 5 marzo 2019 con la quale si chiarisce che i parcheggi all'aperto non sono soggetti ai controlli di prevenzione incendi;
in Sardegna, come in molte altre regioni costiere, non è insolito che sorgano parcheggi abusivi in prossimità delle spiagge, spesso in prossimità di aree verdi e boschive;
i controlli per ciò che attiene a questo genere di attività non possono essere effettuati da altro organo di polizia a esclusione del Noe (Nucleo operativo ecologico), un reparto dei Carabinieri specializzato nella tutela dell'ambiente e nella lotta contro l'inquinamento e i reati ambientali;
tale nucleo in Sardegna può contare su pochi agenti e su mezzi di trasporto insufficienti e non idonei a un controllo serrato del vasto territorio regionale in occasione della stagione estiva e della stagione degli incendi boschivi –:
se siano a conoscenza del problema summenzionato e quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano portare avanti;
se si intendano implementare l'organico dei carabinieri del Noe e del rispettivo parco auto visto il territorio particolarmente montuoso e impervio della Sardegna;
se si intendano assumere iniziative per modificare quanto previsto dal decreto ministeriale summenzionato al fine di rendere obbligatori i controlli antincendio anche nelle aree adibite a parcheggi all'aperto, specie se site in zone attigue a boschi e grandi aree verdi.
(4-05672)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il giorno 18 luglio 2025 l'interrogante ha effettuato un'ispezione alla casa circondariale di Uta, che com'è noto dal 2014 ha sostituito nelle funzioni carcerarie l'istituto penitenziario di Buoncammino di Cagliari. La visita ha evidenziato gravi criticità connesse al sovraffollamento e alla carenza di personale. La struttura, con una capienza di 561 posti, ospita regolarmente un numero di detenuti significativamente superiore, attualmente addirittura 685, arrivando a superare il 135 per cento della sua capacità. Questo sovraffollamento porta a condizioni di vita precarie per i detenuti e a difficoltà operative per il personale carcerario, il quale è fortemente sottodimensionato, posto che operano 314 agenti effettivi a fronte di 394 previsti per legge e che durante l'ispezione 56 agenti erano dislocati presso la sezione ospedaliera dove sono al momento detenute 7 persone;
particolarmente critica la situazione della sezione femminile, che ospita 35 detenute che non svolgono alcuna attività, e nella quale negli ultimi mesi sono state trasferite numerose detenute provenienti da Rebibbia, con procedure dubbie e prelievi notturni effettuati senza alcun preavviso;
a questa situazione, a quanto consta all'interrogante, certo non idilliaca si è aggiunta la recente notizia, diffusa da organi di stampa locali, della decisione ministeriale di trasferire ben 92 detenuti al regime cosiddetto 41-bis proprio nella Casa Circondariale di Uta;
nel dettaglio, dopo la visita da parte di due direttori generali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia al carcere di Uta, il responsabile della Direzione generale detenuti e trattamento avrebbe scritto a diverse autorità sarde, tra i quali i presidenti del tribunale di sorveglianza e del Tribunale di Cagliari, il procuratore della Repubblica, il prefetto, il questore, il comandante provinciale dei Carabinieri, il procuratore nazionale antimafia di Roma, il Provveditore dell'amministrazione penitenziaria regionale e il direttore generale della Azienda sanitaria locale, per comunicare la decisione di trasferire 92 detenuti in regime di 4-bis nel carcere di Uta e richiedere loro di prepararsi a tale evenienza;
se questo fatto fosse confermato si potrebbero verificare a parere dell'interrogante gravi conseguenze per la sicurezza, la sanità, gli impatti sull'economia e la tenuta sociale del territorio, posto che la Sardegna è stata considerata dal procuratore generale di Cagliari una regione a forte rischio di sviluppo mafioso e che la presenza dei detenuti al 41-bis potrebbe rafforzare alleanze tra le mafie tradizionali e la criminalità locale;
la carenza di personale della polizia penitenziaria ha già favorito episodi drammatici, come la fuga di Marco Raduano a Nuoro nel 2023, e costringe gli agenti penitenziari a turni estenuanti e comporta disservizi di ogni genere –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda in premessa e possa confermare la notizia del trasferimento dei 92 detenuti al 41-bis a Uta;
in caso affermativo, quali siano le modalità concrete e operative adoperate per garantire personale adeguato e una detenzione in condizioni di vita dignitose per tutti gli ospiti della casa circondariale di Uta;
se intenda assumere iniziative per realizzare a Uta o altrove in Sardegna le strutture denominate «blocchi detenzione» e se le ritenga appropriate per ospitare i detenuti in condizioni di vita dignitose nell'attuazione del principio costituzionale di rieducazione nel carcere, che, sancito dall'articolo 27 della Costituzione, afferma che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità ma devono tendere alla rieducazione del condannato, implicando quindi che la finalità del trattamento penitenziario debba consistere nel recupero e nel reinserimento sociale del reo.
(4-05682)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta scritta:
CECCHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
è notizia ormai certa che il termine (fissato per il 28 luglio 2025) per presentare una offerta di acquisto della storica azienda Magneti Marelli è scaduto senza nessuna proposta, secondo quanto previsto dalla procedura di amministrazione controllata avviata dal suo proprietario;
la Magneti Marelli, fondata come azienda elettromeccanica nel 1891 da Ercole Marelli, è il partner tecnologico globale dell'industria automobilistica, per la componentistica, e solo nella sede di Corbetta, nel milanese, ha un sito produttivo con oltre novecento addetti e complessivamente in Italia i lavoratori occupati sono seimila (in tutto il mondo i dipendenti sono oltre 46mila);
in assenza di novità, l'azienda passerà dall'attuale proprietario, il fondo Kkr, ai creditori, guidati da un altro fondo di investimento, Strategic value partners;
la crisi aziendale dura ormai da diversi anni anche a causa delle difficoltà legate ad altri clienti, come Stellantis e Nissan, e in generale ai cambiamenti radicali del settore automotive;
la Magneti Marelli era già passata da Fiat a Kkr, attraverso la controllata CK Holdings, nel 2018 e il costo dell'operazione era stato di 6,2 miliardi di euro;
appare, ormai, prossimo il passaggio di proprietà con il fondo Strategic Value Partners (Svp), un fondo di investimento che ha riunito i principali creditori della società (Mizuho, holding bancaria giapponese; Deutsche Bank, gruppo bancario tedesco e lo stesso Svp);
Magneti Marelli rischierebbe una crisi che potrebbe compromettere il posto di lavoro di migliaia di lavoratori italiani, per questi motivi i dipendenti sono in attesa anche di un piano industriale che sia in grado di offrire garanzie per il futuro;
in questi giorni si terrà, come si apprende dalla cronaca, un primo tavolo di crisi presso il Ministero delle imprese e del made in Italy;
appare importante, fin dal prossimo incontro istituzionale, dare rassicurazioni ai lavoratori che la ristrutturazione sarà solo di natura finanziaria e saranno garantiti gli attuali livelli occupazionali;
nello specifico, è necessario dare, individuando idonei strumenti e misure, garanzie sul futuro dell'azienda in Italia e stabilità circa l'indotto con rassicurazioni ai lavoratori circa il posto di lavoro, superando anche le problematiche legate alle commesse ed ai fornitori –:
se i Ministri interrogati non intendano, ciascuno per quanto di competenza, fin dal prossimo tavolo di crisi previsto nei prossimi giorni, individuare idonei strumenti, misure e garanzie sul futuro dell'azienda in Italia per evitare denegate conseguenze occupazionali come sopra illustrate, garantendo la stabilità e la continuità aziendale nei confronti dei lavoratori, dei clienti e dei fornitori affinché si realizzi una transizione di proprietà senza impedimenti, prevedendo una ristrutturazione per ridurre l'indebitamento del bilancio della società, tale da consentire all'azienda di mantenere i posti di lavoro e continuare a rappresentare un'eccellenza nel settore della componentistica dell'industria automobilistica.
(4-05666)
GRIMALDI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Kuka Roboter Italia, azienda specializzata in robotica applicata al settore automotive, ha annunciato l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per 30 lavoratori su un totale di 116, nella sede di Grugliasco, nel Torinese;
ai sindacati, è stato reso noto nei giorni scorsi, dai vertici del colosso tedesco guidato da un gruppo cinese, di pari passo con una serie di dimensionamenti di altri stabilimenti della multinazionale;
la società ha motivato tale decisione teorizzando un presunto rallentamento del mercato e crescenti pressioni competitive, una scelta è apparsa improvvisa e imprevista per i lavoratori e le lavoratrici coinvolti;
Kuka vanta una storia di 126 anni (è nata nel 1898 ad Augusta, in Germania) ed è attiva in Italia da 41 anni;
innovazioni nel campo della robotica, come il primo robot industriale al mondo Famulus e il primo gigante per sollevare carichi di tonnellate Titan, hanno resa l'azienda Kuka Roboter, pioniere riconosciuto nell'ambito della robotica mondiale, un ruolo che l'azienda continua a rivestire, grazie alle innovazioni sviluppate negli ambiti tecnologici della meccatronica e del digitale, fino all'introduzione dell'AI;
la vicenda dello stabilimento di Grugliasco dell'azienda Kuka Roboter, è sintomo preoccupante di una crisi più ampia che sta investendo il settore produttivo e tutte le aziende del territorio collegate, territorio che, infatti, è definito «area di crisi complessa»;
la perdita di questi posti di lavoro, strategici per il settore della robotica, provocherà quasi certamente un effetto domino su altre aziende dell'indotto automotive, già duramente colpito; Torino e il Piemonte non possono permettersi di perdere ulteriori pezzi del proprio tessuto industriale e occupazionale –:
se i Ministri interrogati di concerto con le istituzioni locali, non intendano aprire un tavolo di confronto con la direzione aziendale di Kuka Roboter Italia, per gestire la procedura di licenziamento collettivo ed esplorare ogni possibile soluzione alternativa, che possa salvaguardare l'occupazione di tutti i lavoratori coinvolti.
(4-05673)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta orale:
CATTANEO e MAZZETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati Eurostat il trasporto ferroviario europeo è in costante crescita. Nel 2023 ha raggiunto i 429 miliardi di passeggeri per chilometro con un incremento dell'11,2 per cento rispetto al 2022. Per quanto riguarda l'alta velocità in Italia i passeggeri sono stimati in costante crescita, dai 65 del 2024 agli 80 milioni l'anno entro il 2030. Come rilevato dal Ministro interrogato sull'asse Napoli-Roma-Firenze-Bologna-Milano si registrano incrementi al di sopra delle più ottimistiche previsioni;
dal 2030 entreranno progressivamente in funzione circa 400 chilometri di nuove linee, che porteranno l'estensione complessiva della rete alta velocità, dagli attuali 1.097 chilometri, a circa 1.500, collegando aree del Paese mai raggiunte in precedenza dall'alta velocità;
per la gestione di un traffico crescente in particolare sulla rete alta velocità, il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede il finanziamento del sistema di gestione del traffico ferroviario denominato European railway transport management system con la disponibilità a giugno 2026 di oltre 3500 chilometri attrezzati per la gestione digitale del traffico;
ciò determinerà l'aumento della regolarità dei traffici ferroviari e della capacità di gestione in sicurezza di una offerta di servizi più ampia per tipologia di traffico servito, più densa per il miglioramento delle frequenze, più diffusa sul territorio italiano, disegnando una diversa e nuova accessibilità dei territori italiani, connettendoli alle grandi reti di trasporto europee;
questa crescita comporta la rivisitazione dello stesso servizio alta velocità, più volte prospettata, che non può essere affrontata limitando l'aggregazione della domanda nei grandi nodi urbani, ma deve essere risolta coinvolgendo anche i nodi medi con elevata e diffusa domanda;
il piano di sviluppo delle nuove fermate alta velocità ha l'obiettivo di innalzare il livello di prestazioni in linea con il regolamento (UE) 2024/1679 relativo agli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T) nel quale, con particolare attenzione alle ferrovie, si mira a creare una rete di trasporto affidabile, garantendo una connettività sostenibile in tutta Europa;
su tali tematiche è stato approvato il 6 novembre 2024 in Commissione trasporti alla Camera l'ordine del giorno 0/2112-bis/IX/1 –:
se, nel quadro di una organica rivisitazione della funzione del sistema alta velocità, non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza al fine di individuare apposite nuove fermate sia per rispondere alle esigenze della vasta area parmense, sia di quella ubicata nella fascia umbro-toscana, sia infine in quella campana.
(3-02131)
D'ALFONSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:
la Strada Parco, che attraversa le città di Pescara e Montesilvano, rinveniente dalla riqualificazione del sedime della vecchia ferrovia adriatica dismessa il 31 gennaio 1988, è stata destinata ad accogliere un sistema di trasporto pubblico a mezzo filobus;
dopo varie vicende che hanno interessato l'area lasciata sino ad oggi alla libera fruizione ciclopedonale, è stata attivata sul tracciato, in via provvisoria, la circolazione di bus elettrici in attesa di collaudo per l'utilizzo dei filobus;
già la prima giornata dell'esercizio provvisorio è stata segnata da gravi criticità per la sicurezza, incidenti con investimento mortale di un animale, ferimento di passeggeri, malfunzionamenti semaforici, presenza di ostacoli che ne impediscono la fruizione a persone con disabilità, tanto che il comitato cittadino «Strada Parco Bene Comune» ha proposto ricorso al Tar Abruzzo, che, preso atto della pericolosità di detto esercizio «provvisorio», lo ha sospeso rinviando la decisione nel merito;
la Società T.U.A. che gestisce i trasporti ha impugnato la decisione dinanzi al Consiglio di Stato, che, con ordinanza 20 giugno 2025, ha confermato la pericolosità e quindi la sospensione della circolazione dei bus elettrici, ha ordinato/invitato il Tar ad anticipare l'udienza di merito e, per tutelare TUA da potenziali danni, ha prescritto la sottoscrizione di una fidejussione di 50.000 euro al mese, fino a completamento dell'intero iter decisorio, a carico del comitato cittadino;
si tratta di un provvedimento che lascia presagire che l'ipotesi sulle voci di danno formulata in fase cautelare sia destinata a tramutarsi in quantificazione di danno attuale a vantaggio di TUA ed a carico del comitato, che, non avendo un patrimonio autonomo, potrebbe essere costretto ad abbandonare la causa;
al di là delle valutazioni in merito alla destinazione di questa area di risulta, è indispensabile assicurarsi che la scelta non prescinda comunque dal perseguimento di obiettivi di sicurezza, sostenibilità ambientale ed inclusione sociale –:
se non ritengano urgente adottare iniziative, per quanto di competenza, al fine di:
a) chiarire se l'attuale servizio bus sulla Strada del Parco costituisca realmente una misura temporanea volta da subito a migliorare strutturalmente la mobilità Pescara-Montesilvano in attesa del collaudo della filovia o si tratti di un'operazione volta a porre rimedio alle difficoltà del progetto filoviario originario, il cui esito del collaudo è incerto;
b) rendere noto se e quali azioni correttive si stiano ponendo in essere per garantire da subito e per il futuro l'incolumità pubblica, con particolare riferimento alla sorveglianza fisica degli incroci, alla messa a punto dei sistemi semaforici e all'adozione di misure per impedire l'accesso non autorizzato alla corsia riservata;
c) far conoscere se sia stato attivato un piano di monitoraggio intensivo di questo esercizio provvisorio per assicurare quella sicurezza che deve essere garantita ab origine da regione e comuni coinvolti, non affidata a comitati cittadini, peraltro il più delle volte impossibilitati ad intervenire per carenza di autonomia finanziaria;
d) far sì che siano state valutate approfonditamente l'efficacia e l'efficienza del progetto filoviario rispetto alla fruizione del servizio da parte dei diversamente abili, rispetto ai costi e alle alternative;
e) far conoscere quali siano i tempi certi previsti per i collaudi Ansfisa del sistema filoviario e quale sia il piano B dell'amministrazione qualora il collaudo della filovia dovesse avere esito negativo o richiedere modifiche sostanziali incompatibili con l'attuale assetto;
quali iniziative di competenza intendano intraprendere per evitare che possa ripetersi che la cittadinanza, da un giorno all'altro, venga messa in pericolo dall'avvio di un esercizio, anche provvisorio, di trasporto pubblico, non preceduto dalle necessarie verifiche di sicurezza;
se reputino indispensabile ricercare soluzioni che consentano ai cittadini, senza dover far ricorso alla giustizia, l'esercizio democratico della difesa dei propri diritti, in maniera rapida e meno conflittuale e dispendiosa possibile.
(3-02132)
MAZZETTI, CATTANEO e CORTELAZZO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la realizzazione del nuovo Ponte «della Becca» ubicato lungo la strada statale 617 «Bronese» rappresenta un'opera fondamentale per la regione Lombardia e in particolare per la provincia di Pavia. L'attuale ponte, in evidente stato di degrado, fu originariamente progettato per un traffico molto limitato, mentre oggi si trova a sostenere un volume stimato di circa 20.000 veicoli al giorno;
l'infrastruttura impatta direttamente su un'area che comprende 126 comuni e circa 360.000 abitanti, rappresentando un collegamento fondamentale per il territorio della Lomellina e la provincia pavese, nonché per l'intera viabilità regionale;
dal 2010 il ponte è interdetto al transito dei mezzi pesanti e oggetto di frequenti interventi di manutenzione e messa in sicurezza, che comportano spesso la chiusura totale al traffico anche per diversi giorni all'anno;
nel gennaio del 2018 la regione Lombardia e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, stabilirono formalmente l'importanza della realizzazione di un nuovo ponte e avviarono uno studio preliminare di fattibilità in modo da pervenire a una proposta condivisibile e definitiva entro il 2021 per la sua rilevanza l'intervento denominato «Lavori di realizzazione di un nuovo ponte sul fiume Po lungo la strada statale 617 Bronese – Nuovo Ponte della Becca» è stato inserito nel contratto di programma 2021-2025 nell'Area inseribilità per un investimento stimato in 168,75 milioni di euro;
da una risposta a interrogazione del 2023 si apprende che la provincia di Pavia ha trasmesso il piano di fattibilità tecnico economica del progetto del Nuovo Ponte della Becca al Consiglio superiore dei lavori pubblici, che il 27 settembre 2023 ha fornito parere favorevole;
Anas sta aggiornando il progetto di fattibilità tecnico-economica, redatto dalla provincia di Pavia sul quale si è conclusa la conferenza di servizi;
l'intervento al momento non risulta essere finanziato, anche a fronte dei rilievi che hanno riguardato le caratteristiche tecniche-strutturali e l'ammodernamento della viabilità interferente, sollevati in connessione alla tutela dell'ambiente e del patrimonio agricolo;
nel corso dell'esame della legge di bilancio 2025 è stato approvato l'Ordine del giorno 9/2112-bis-A/136 che impegnava il Governo a individuare le risorse necessarie al finanziamento dell'opera;
in analogo stato di ammaloramento si ritrovano diversi ponti sul Po (Bressana, Colorno e altro) inseriti tra le 76 opere prioritarie di cui al decreto ministeriale n. 1 del 2020 –:
quale sia lo stato dei procedimenti relativi alla realizzazione del nuovo Ponte «della Becca» e più in generale all'adeguamento dei ponti sul Po di cui al citato decreto ministeriale e se non ritenga opportuno accelerarli, in considerazione della enorme importanza che tali opere rivestono per l'area padana.
(3-02133)
Interrogazione a risposta in Commissione:
SANTILLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'Associazione Pendolari Sannio-Terra di Lavoro ha più volte denunciato una situazione di disservizi divenuta insostenibile per i viaggiatori della tratta Benevento-Caserta-Roma;
tali segnalazioni sono state rivolte alle istituzioni competenti, a Trenitalia e a Rfi, senza ottenere ad oggi risposte concrete;
la recente modifica dell'orario del treno Av frecciargento n. 8300, posticipato alle ore 05:55 da Benevento e alle ore 06:50 da Caserta, con arrivo a Roma Termini alle ore 08:00, compromette seriamente le esigenze di centinaia di lavoratori e studenti che devono raggiungere la Capitale entro le 07:30/07:45. L'orario originario prevedeva la partenza da Benevento alle 05:50 e da Caserta alle 06:32, garantendo l'arrivo a Roma entro le 07:45;
il treno n. 8300, monitorato da tempo dall'Associazione Pendolari Sannio-Terra di Lavoro, non è praticamente mai arrivato puntuale, con ritardi cronici e sistematici. Questi ritardi sono spesso di circa 1 ora sia in partenza che in arrivo;
i ritardi sono attribuiti a guasti infrastrutturali e alla presenza di materiale rotabile vetusto, del tutto inadeguato e inaffidabile. I continui malfunzionamenti hanno reso necessaria la sostituzione del materiale rotabile con trasbordo dei passeggeri, oppure la deviazione del treno su linee convenzionali (Formia o Cassino), causando inaccettabili disagi;
i lavori programmati per la manutenzione e l'ammodernamento della rete ferroviaria, inclusi quelli legati alla nuova linea Av/Ac Napoli-Bari, stanno ulteriormente penalizzando i pendolari, costretti a convivere con continue interruzioni, deviazioni e disservizi che stravolgono la regolarità della vita quotidiana. Queste interruzioni, inizialmente annunciate come circoscritte, hanno superato ampiamente le comunicazioni ufficiali di Trenitalia e Rfi in termini di estensione e impatto;
sono previste grosse criticità tra agosto e settembre 2025 a causa dei lavori. In particolare, dall'11 al 31 agosto 2025 verranno a quanto consta all'interrogante soppressi i treni Freccia 9620 e 9647, creando un vuoto di treni dopo le 18:00. Inoltre, dal 15 al 27 settembre 2025 non risulta in orario nessun treno Freccia da/per Roma;
a partire dal 29 settembre 2025, il treno Frecciargento 8300 non risulta più nell'orario di Trenitalia, come riscontrabile dal sito stesso del gestore del servizio;
è percezione condivisa che, con la ripresa delle attività lavorative e scolastiche a settembre, la situazione possa ulteriormente peggiorare se non si interviene con urgenza e determinazione –:
quali iniziative urgenti intenda intraprendere il Ministro interrogato nei confronti di Rfi, al fine di garantire le esigenze di lavoratori e studenti esposte in premessa;
quali misure siano state o saranno adottate nei confronti di Rfi per assicurare un monitoraggio costante e un intervento straordinario sull'infrastruttura, al fine di prevenire guasti e interruzioni sia sulla linea Av che sulle linee tradizionali, e per garantire che i lavori di manutenzione e ammodernamento siano gestiti con un impatto minimo sui pendolari;
quali interventi siano previsti per rendere le procedure di rimborso più semplici e rapide, sia per i ritardi che per i disservizi legati al comfort, e per garantire una maggiore assistenza a bordo e in stazione, soprattutto durante i periodi critici dovuti ai lavori programmati;
quali siano le motivazioni e le soluzioni previste per l'assenza del treno frecciargento 8300 dall'orario di Trenitalia a partire dal 29 settembre 2025, e quali siano le alternative proposte ai pendolari in relazione alla soppressione dei treni freccia 9620 e 9647 dall'11 al 31 agosto 2025 e l'assenza di treni Freccia dal 15 al 27 settembre 2025.
(5-04319)
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro della cultura, al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
la società proprietaria della squadra calcistica Como 1907 ha presentato, in collaborazione con la società di progettazione e architettura J+S, un progetto di riqualificazione dello Stadio Giuseppe Sinigaglia di Como, comprendente un ampliamento della capienza fino a 15.000 spettatori, aree commerciali, hotel e spazi polifunzionali, con ripercussioni anche sull'assetto urbano del lungolago;
il progetto ha raccolto forti opposizioni, tra cui un appello firmato da 111 architetti e intellettuali da 11 Paesi, che ne chiedevano il blocco per incompatibilità con il contesto architettonico razionalista circostante;
la soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio ha rigettato il progetto originario, imponendo limiti specifici su altezze, volumetrie e posizionamenti per preservare la tutela paesaggistica e monumentale;
diversi comitati e associazioni ambientaliste hanno denunciato forti criticità in termini di sostenibilità viaria, ambientale, nonché di trasparenza nel procedimento;
lo stesso interrogante aveva esposto le medesime criticità con interrogazione a risposta scritta n. 4-04909 del 2 maggio 2025;
nelle settimane più recenti, la procura della Repubblica di Milano ha chiesto l'arresto del dirigente responsabile del project management per il progetto dello Stadio Sinigaglia, il centro rugby e la cittadella sportiva di Muggiò, con l'accusa, da quanto appreso, di corruzione e induzione indebita dell'architetto ex-presidente della commissione Paesaggi del comune di Milano, e di false dichiarazioni sulle qualità personali proprie o di altri;
a giudizio dell'interrogante la richiesta di arresto per il manager incaricato del project management del nuovo stadio, una delle figure centrali nell'elaborazione del progetto, solleva seri interrogativi sul rispetto delle procedure di trasparenza e sull'effettivo interesse pubblico dell'intervento, evidenziando possibili interferenze tra interessi privati e decisioni su infrastrutture pubbliche;
risulta assolutamente prioritario che qualsiasi operazione sia orientata al massimo rigore, alla trasparenza delle procedure e alla legalità –:
se i Ministri interrogati intendano assumere, per quanto di competenza, iniziative, anche di carattere ispettivo in ordine al procedimento di affidamento e alla concessione legata allo stadio calcistico Sinigaglia di Como, alla luce delle accuse pendenti contro il project manager, al fine di garantire trasparenza, imparzialità e legalità del processo decisionale.
(4-05677)
SCOTTO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Capaccio Paestum è un comune di circa 22.000 abitanti in provincia di Salerno;
in via Cupone, nella zona di Capaccio Capoluogo, è in corso la realizzazione di un impianto di telefonia 5G. A installare l'antenna è la società Inwit S.p.A., che ospita sulle proprie infrastrutture gli impianti del gestore Vodafone. La notizia, inizialmente passata sotto silenzio, ha suscitato forte preoccupazione tra i residenti della zona, i quali si sono rivolti al gruppo Cittadinanza Attiva, che ha inviato una nota alla redazione locale per denunciare la situazione e chiedere chiarimenti alle autorità competenti. L'antenna è stata installata su una proprietà privata, rappresentando così una difformità rispetto a quanto stabilito dal regolamento comunale che indica quale priorità il suolo pubblico per l'installazione di qualsivoglia antenna. Il predetto regolamento infatti prevede l'utilizzo di tre siti pubblici, già individuati, nel comune in parola e a tal proposito nel 2022 va ricordato che i diversi altri gestori di rete mobile, nella potenziale installazione della medesima infrastruttura, procedevano prioritariamente così come previsto a sondare la disponibilità di un suolo pubblico, diversamente fatto nel caso in esame da Vadafone;
secondo quanto riportato nella segnalazione, i lavori sarebbero già in stato avanzato: l'inizio ufficiale risalirebbe al 23 giugno 2025 e, già al 28 dello stesso mese, la base dell'antenna risulterebbe praticamente completata. Oggetto di critica è anche la scarsa visibilità del cartello dei lavori, collocato – secondo la nota – in una zona poco accessibile e privo di indicazioni chiare sull'autorizzazione, contenente solo una fotocopia di una comunicazione alla regione;
a destare maggiore allarme è la posizione dell'antenna: nel raggio di 20 metri si trovano almeno sette abitazioni private; a poco più di 70 metri si estende il Parco Capri, zona residenziale con oltre 40 abitazioni; a circa 100 metri, infine, vi è un campo sportivo e una struttura ricettiva. I residenti lamentano la mancata informazione preventiva e il mancato coinvolgimento nel processo decisionale;
proprio in seguito a tali fatti, il 13 luglio 2025 alcune centinaia di cittadini di Capaccio Paestum si sono riuniti spontaneamente presso i locali del Centro Pastorale «Monsignor Alfredo Renna», situato a Capaccio Capoluogo. L'incontro, molto partecipato, ha avuto come obiettivo la discussione e pianificazione di azioni in merito alla problematica legata all'installazione dell'antenna 5G;
a seguito di un'ampia e coinvolgente discussione, i presenti hanno deliberato all'unanimità la costituzione di un comitato cittadino denominato «NO ANTENNA 5G AL CAPOLUOGO»;
contestualmente, è stata decisa la richiesta formale di accesso agli atti amministrativi relativi al procedimento di approvazione della determina dirigenziale n. 182 del 16 giugno 2025, emessa dal comune di Capaccio Paestum, con cui è stata autorizzata l'installazione dell'antenna Vodafone;
il comitato ha inoltre deliberato di conferire incarico a un tecnico esperto, al fine di verificare l'esistenza dei presupposti legali per adire le competenti autorità giudiziarie, in ogni sede opportuna, per tutelare gli interessi legittimi dei cittadini e dello stesso Comitato;
in parallelo, sarà promossa la convocazione di un consiglio comunale straordinario e monotematico, con ordine del giorno centrato esclusivamente sull'installazione dell'infrastruttura che ospita l'impianto per l'antenna 5G;
alla base delle richieste vi è la necessità di trasparenza e coinvolgimento da parte degli enti competenti. I cittadini chiedono che sia fatta piena luce sulle autorizzazioni rilasciate, sulla correttezza delle procedure seguite e sui criteri di localizzazione dell'impianto, sollecitando risposte rapide e puntuali –:
se i Ministri interrogati dispongano di elementi circa l'iter autorizzativo relativo all'impianto in questione e se non si ritenga opportuno, alla luce delle frequenti contestazioni in merito a queste installazioni, promuovere iniziative di carattere normativo volte a definire una disciplina organica che preveda forme di coinvolgimento effettivo delle comunità locali nei procedimenti di autorizzazione delle infrastrutture per telecomunicazioni.
(4-05680)
INTERNO
Interrogazioni a risposta in Commissione:
ROGGIANI e BAKKALI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2025, n. 74, ha introdotto modifiche rilevanti alla disciplina in materia di cittadinanza, tra cui l'inserimento dell'articolo 3-bis, che interviene sulle modalità di trasmissione della cittadinanza per i figli dei nuovi cittadini italiani;
tale norma, pur nella finalità dichiarata di evitare automatismi nell'acquisizione della cittadinanza per soggetti nati all'estero e già titolari di altra cittadinanza, ha generato forti dubbi interpretativi tra gli operatori degli uffici di stato civile, in particolare in relazione alla lettera d), che introduce il requisito dei due anni di residenza in Italia del genitore o adottante «successivamente all'acquisto della cittadinanza italiana e prima della data di nascita o di adozione del figlio»;
la circolare del Ministero dell'interno, protocollo n. 69891 del 24 luglio 2025, ha fornito chiarimenti utili alla corretta applicazione della norma, precisando tra l'altro che:
a) il nuovo requisito non si applica ai figli nati in Italia o ai figli nati all'estero che non siano in possesso di altra cittadinanza;
b) l'articolo 3-bis si applica solo ai giuramenti resi dal 23 maggio 2025 in poi, evitando effetti retroattivi;
c) per i procedimenti ai sensi dell'articolo 14 della legge n. 91 del 1992, il riconoscimento della cittadinanza è subordinato alla residenza in Italia del minore da almeno due anni e alla convivenza con il genitore naturalizzato, quando il giuramento è successivo al 23 maggio 2025;
tuttavia ulteriori criticità permangono nel rapporto tra l'articolo 3-bis e l'articolo 14 della legge sulla cittadinanza, che fino a oggi prevedeva l'automatica trasmissione della cittadinanza ai figli minori conviventi al momento del giuramento del genitore: l'aggiunta di un vincolo temporale di residenza anche per i minori e l'eventuale subordinazione a quanto previsto dall'articolo 3-bis rischiano di impedire l'accesso alla cittadinanza a bambini regolarmente residenti in Italia;
queste modifiche determinano gravi situazioni discriminatorie tra minori nati in Italia e minori nati all'estero, anche in presenza di identici percorsi familiari e residenziali –:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per escludere che l'articolo 3-bis della legge n. 74 del 2025, e in particolare la lettera d), ostacoli il riconoscimento della cittadinanza, garantendo in ogni caso la non discriminazione dei figli minori conviventi e stabilmente residenti in Italia.
(5-04324)
IARIA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nella giornata di sabato 26 luglio 2025, durante la marcia No Tav in Val di Susa (in occasione del festival Alta Felicità), un gruppo di manifestanti, indisturbati, ha attaccato i cantieri della Torino-Lione a Traduerivi, San Didero e Chiomonte, lanciando bombe carta e pietre e dando fuoco ad alcuni container e bagni chimici, con conseguente blocco parziale dell'autostrada Torino-Bardonecchia;
i danni materiali sono stati contenuti, senza impatti strutturali rilevanti, ma resta grave l'anomalia per cui simili azioni siano state rese possibili in un sito considerato ad «alta sicurezza»;
si tratta infatti di un cantiere tra i più militarizzati d'Europa, recintato e sorvegliato in maniera massiccia, quasi fosse un'area di interesse strategico-militare;
da anni si giustificano presìdi, militarizzazione e limitazioni delle libertà personali con la necessità di «difendere» il cantiere da attacchi e sabotaggi, eppure proprio in questo contesto si è consentito che fosse lasciato sguarnito o scarsamente presidiato;
la violenza va sempre condannata con fermezza, ma deve altresì essere riconosciuta e rispettata – anzi tutelata – la protesta civile e pacifica di cittadini contrari a un'opera contestata;
a fronte di una così ingente e costante presenza militare e di ordine pubblico, non si è però registrata alcuna reale accelerazione nei lavori, che proseguono a rilento: emblematico il caso della «talpa» autografata dal Ministro Salvini il 1° aprile 2025, rimasta tuttora ferma e inutilizzata – un simbolo più di propaganda che di progresso;
il Ministro dell'interno ha il dovere costituzionale di garantire la sicurezza di tutti i cittadini, inclusi coloro che dissentono in modo legittimo e non violento;
il Ministro Piantedosi, noto per il suo approccio durissimo su ordine pubblico e sicurezza, ha più volte rivendicato la capacità di controllo capillare del territorio, specialmente in aree «sensibili» come la Val di Susa;
quanto accaduto solleva quindi dubbi sull'efficacia reale del dispositivo di sicurezza messo in campo e sulla coerenza tra la narrazione di sicurezza totale e gli esiti concreti –:
come sia stato possibile che, in un contesto presentato come altamente controllato e presidiato, si verificassero anche danni (seppur limitati) alle strutture dei cantieri;
se il Ministro interrogato ritenga utile fornire chiarimenti al Parlamento sulle modalità operative effettivamente messe in campo per la tutela del cantiere e del territorio, chiarendo eventuali responsabilità;
se, in considerazione dell'episodio, non sia opportuno rivedere la strategia securitaria generale adottata per la Tav, alla luce di un modello repressivo, che fino a oggi ha prodotto principalmente tensioni, costi elevati e scarsi risultati concreti.
(5-04326)
Interrogazioni a risposta scritta:
GARDINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
desta sconcerto quanto successo alla periferia di Padova, dove un tunisino di soli 19 anni, ma con una rilevante carriera criminale alle spalle fatta di rapine e violenze, ha abusato di una ragazza dopo essere fuggito da un Centro di permanenza per il rimpatrio;
secondo quanto si apprende da notizie di stampa, nella notte tra il 7 e l'8 luglio 2025, il ragazzo, irregolare sul territorio nazionale e ricercato da mesi dalla squadra mobile della polizia per una lunga serie di reati, avrebbe violentato una giovane donna nei pressi dell'ex aeroporto Allegri di Padova, agendo con la complicità di altri due soggetti che avrebbero immobilizzato il fidanzato della vittima sotto la minaccia di coltelli, in un episodio di brutale aggressione che ha destato profondo allarme sociale;
il giovane tunisino, già noto alle forze dell'ordine, aveva infatti alle spalle un passato di violenze e rapine, tra cui l'aggressione con spray al peperoncino a diverse donne e una rapina a un uomo di 55 anni;
già arrestato nel novembre 2024, per «immotivata violenza» nei confronti di una giovane mamma a passeggio con una neonata di due mesi, era stato raggiunto da un provvedimento di espulsione e successivamente trasferito presso il Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d'Isonzo, da cui però era riuscito a fuggire nell'aprile 2025, facendo perdere le proprie tracce;
dopo la fuga dal Centro di permanenza per il rimpatrio, l'uomo ha continuato a delinquere in totale libertà sul territorio italiano, rendendosi protagonista anche di un episodio di rapina violenta ai danni di un'anziana signora nel maggio 2025;
nonostante la condanna definitiva a 2 anni e 7 mesi per rapina e ricettazione, il soggetto non è stato trattenuto in carcere né immediatamente rimpatriato –:
di quali elementi disponga, per quanto di competenza, il Ministro interrogato per fare chiarezza sui fatti esposti in premessa e, in particolare, per quale motivo il ragazzo fosse ancora in attesa di espulsione, nonché se e quali ulteriori iniziative di competenza intenda assumere al fine di prevenire il ripetersi di analoghi episodi e garantire l'esecuzione immediata dei provvedimenti di espulsione.
(4-05665)
PELLICINI e CANDIANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi la prefettura di Varese ha pubblicato un avviso pubblico esplorativo volto ad individuare un operatore economico o un ente del terzo settore interessato alla gestione dell'ex caserma dei carabinieri di Luino in località Fornasette, destinata, secondo gli intendimenti della Prefettura medesima, all'accoglienza di sedici richiedenti asilo;
la ex caserma dei carabinieri è situata a poche centinaia di metri dalla frontiera con la Svizzera, in una zona boschiva in cui sono presenti case isolate;
sia la popolazione svizzera di Fornasette, sia le istituzioni ticinesi, hanno manifestato la loro più decisa contrarietà, e comunque la loro massima preoccupazione, rispetto ad un centro richiedenti asilo posto sul confine, arrivando ad ipotizzare la chiusura, quantomeno parziale, del valico, con conseguente grave pregiudizio per le migliaia di lavoratori frontalieri che ogni giorno si recano in Svizzera per lavoro;
anche i cittadini luinesi, in particolare quelli residenti in queste abitazioni isolate, hanno fortemente protestato nei confronti di un progetto, ritenuto del tutto incompatibile con le caratteristiche del territorio;
tra l'altro, la prima zona raggiungibile a piedi da Fornasette è quella delle scuole superiori di Luino, con la conseguenza di esporre i ragazzi a continui contatti con i soggetti richiedenti asilo;
nei mesi scorsi, il signor prefetto di Varese ha tenuto diversi incontri per spiegare le ragioni dell'intervento, dimostrando anche di comprendere le preoccupazioni della comunità locale e assicurando che si sarebbe trattato soltanto della predisposizione di una sede di riserva in caso di straordinaria emergenza;
l'avviso pubblico sopra descritto ha però riacceso i timori della comunità –:
quali siano gli elementi in possesso inerenti alla situazione descritta in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere in merito.
(4-05667)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazioni a risposta scritta:
MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il concorso ordinario per l'assunzione a tempo indeterminato di docenti di lingua inglese (classi di concorso AB24 e AB25), bandito nell'ambito del PNRR1, ha suscitato gravi perplessità in merito alla regolarità delle operazioni di valutazione dei titoli;
ad alcuni candidati sarebbero stati attribuiti punteggi in eccesso per titoli non posseduti, oppure conteggiati più volte, in particolare riguardo ai 12,5 punti previsti per il superamento del concorso ordinario 2020;
nel caso del superamento di AB25 Emilia-Romagna, tale poteva essere assegnato solo a chi risultava incluso nelle relative graduatorie entro la data del 31 dicembre 2023, mentre la graduatoria definitiva per AB25 Emilia-Romagna 2020 è stata pubblica con forte ritardo, rendendo di fatto incompatibile l'assegnazione dei punti, nonostante i candidati avessero di fatto superato sia la prova scritta che orale del concorso; molti degli stessi, su consiglio di un legale, hanno segnalato comunque il superamento del concorso, specificando in nota i dettagli della loro posizione; in seguito, diversi candidati, sempre secondo quanto riportato dalla stampa, si sarebbero addirittura autodenunciati per avere ricevuto punteggi maggiorati;
a seguito di interlocuzioni con le rappresentanze sindacali, l'USr ha proceduto con la rettifica della graduatoria AB25 prima (11 luglio 2025) e Ab24 poi (22 luglio 2025), ma non in maniera completa, lasciando alcuni punteggi noti spettanti invariati;
sono seguite moltissime segnalazioni da parte dei sindacati e degli stessi «vincitori» i cui punteggi risultavano ancora irregolari ma l'USR ha proceduto alla pubblicazione delle assegnazioni delle sedi basandosi sulle graduatorie «rettificate» ma con candidati ancora collocati in posizione utile in presenza di punteggi presumibilmente errati o contestati, nella fattispecie: candidati che hanno riconosciuto punteggio per superamento di concorso non su posto specifico (vedi decreto ministeriale n. 255 del 2023 relativo ad accorpamento cdc, entrato in vigore a un mese dalla scadenza del bando concorso PNNR1), e altri ancora su cui non è stata operata la correzione dei 12,5 attribuiti per superamento di AB25 2020, oltre ad altri vari errori relativi a certificazioni e anni di servizio;
la scadenza per la formalizzazione delle immissioni in ruolo è fissata per il 31 luglio 2025, il che rende estremamente difficile, se non impossibile, sanare eventuali errori senza compromettere il regolare avvio dell'anno scolastico e i diritti dei candidati effettivamente idonei;
a seguito delle irregolarità emerse nella valutazione dei titoli, si è già avviato un contenzioso dinanzi al tribunale amministrativo regionale (Tar) dell'Emilia-Romagna, promosso da decine di candidati esclusi dalle graduatorie o penalizzati da punteggi attribuiti in modo ritenuto non conforme alla normativa vigente;
il ricorso collettivo, che coinvolge oltre 100 docenti, contesta in particolare l'attribuzione arbitraria del punteggio relativo al superamento del concorso ordinario 2020, nonché la mancanza di criteri trasparenti e uniformerà le varie commissioni nella valutazione dei titoli dichiarati;
in sede cautelare, il Tar potrebbe disporre sospensive o annullamenti parziali delle graduatorie, con conseguente rischio di blocco o modifica delle nomine già effettuate, causando disagi significativi sia ai candidati che alle istituzioni scolastiche coinvolte nell'avvio dell'anno scolastico 2025/26 –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative di competenza intenda avviare per verificare l'effettiva regolarità delle operazioni concorsuali relative alle classi AB24 e AB25;
quali iniziative il Ministero intenda adottare per garantire trasparenza e parità di trattamento tra i candidati, con particolare riferimento alla pubblicazione dettagliata dei punteggi attribuiti, delle motivazioni di eventuali rettifiche e delle modalità con cui sono stati valutati i titoli;
se si intendano prevedere forme di tutela per quei candidati che, pur avendo regolarmente superato le prove con punteggi elevati, risultano esclusi per errori altrui nella valutazione dei titoli.
(4-05661)
MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
risulta che l'Ufficio scolastico regionale per le Marche, con decreto n. 202507251514, ha disposto l'annullamento delle nomine relative alle classi di concorso AAAA, ADAA, AAHN, EEEE, ADEE, EEHN, a seguito di segnalazioni da parte di candidati esclusi dalla graduatoria del concorso ordinario per la scuola primaria e dell'infanzia;
da quanto emerso, sembrerebbe che la commissione giudicatrice abbia commesso un errore nell'utilizzo delle griglie di valutazione, applicando parametri previsti per la scuola dell'infanzia al concorso destinato alla scuola primaria, compromettendo così la regolarità dell'intera procedura;
in conseguenza di tale errore, si profila la possibilità di dover ripetere le prove orali, con pesanti ricadute sull'intero calendario scolastico e sull'organizzazione del personale docente;
vi è il concreto rischio che, nelle Marche, circa 200 posti rimangano accantonati in attesa dell'esito definitivo del concorso, con l'effetto che numerose classi inizieranno l'anno scolastico senza un docente titolare, coperti solo temporaneamente da supplenti a tempo determinato;
una tale soluzione rischia di compromettere la continuità didattica per centinaia di alunni e determina una grave incertezza per i docenti che, avendo già superato il concorso e accettato l'assegnazione di sede, si vedono improvvisamente privati del diritto acquisito;
questa situazione si inserisce in un contesto di forte sovraccarico delle commissioni, carenza di personale amministrativo e continua sovrapposizione di procedure concorsuali, come già più volte segnalato anche da sindacati e numerosi atti di sindacato ispettivo –:
quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro interrogato a seguito dell'annullamento del concorso da parte dell'Usr Marche, anche in considerazione della posizione dei candidati che avevano superato il concorso e ricevuto l'assegnazione della sede;
se non ritenga opportuno indicare un termine certo per la conclusione delle verifiche e, qualora si debbano ripetere le prove orali, fissare tempi rapidi e certi per evitare ulteriori disagi;
quali iniziative intenda assumere, in raccordo con la regione, per garantire l'avvio regolare dell'anno scolastico nelle Marche, assicurando la copertura dei posti senza compromettere la continuità didattica degli alunni.
(4-05668)
GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il direttore dei servizi generali e amministrativi (Dsga) è una figura essenziale per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, con responsabilità rilevanti in materia contabile, amministrativa e gestionale;
con decreto del direttore generale del Ministero dell'istruzione e del merito n. 3122 del 12 dicembre 2024 è stata indetta una procedura concorsuale per il reclutamento di Dsga nell'ambito dell'Area dei funzionari e dell'elevata qualificazione, cui hanno partecipato numerosi candidati, tra i quali circa 1.400 risultano idonei;
la programmazione delle immissioni in ruolo per l'anno scolastico 2025/2026 prevede, allo stato, un contingente autorizzato di sole 825 unità, a fronte di 1.416 posti vacanti e disponibili accertati al termine delle procedure di mobilità, determinando un evidente scostamento rispetto al fabbisogno effettivo del sistema scolastico;
il decreto ministeriale n. 127 del 30 giugno 2023, adottato di concerto tra il Ministero dell'istruzione e del merito e il Ministero dell'economia e delle finanze nonché la nota MEF-GAB protocollo n. 23667 del 28 maggio 2024 e il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 luglio 2024, attestano la disponibilità di 2.870 posti da coprire tramite concorso nel triennio 2024-2027, dimostrando la volontà politica e amministrativa di attuare una pianificazione stabile e coerente del reclutamento. Tuttavia, il numero autorizzato per il 2025/2026 risulta inferiore anche rispetto a quello dell'anno precedente (circa 1.200 unità), nonostante l'incremento delle disponibilità e delle esigenze di organico;
è altresì fondamentale, per il rispetto dell'articolo 52, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 165 del 2001, che disciplina le progressioni verticali, garantire il corretto equilibrio tra le assunzioni per concorso pubblico e quelle riservate al personale interno, assicurando la valorizzazione del merito;
è opportuno sottolineare come, in assenza di un congruo numero di immissioni in ruolo da graduatoria concorsuale, i posti vacanti, a quanto consta all'interrogante, vengano frequentemente coperti da soggetti privi di qualifica ed esperienza, talora individuati mediante interpelli attingendo a graduatorie prive di una valutazione selettiva comparabile –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per incrementare, già in vista dell'anno scolastico 2025/2026, il contingente delle immissioni in ruolo dei Dsga, almeno fino alla copertura di tutti i posti disponibili accertati a conclusione delle operazioni di mobilità, anche valutando di utilizzare prioritariamente le graduatorie degli idonei del concorso di cui al decreto dipartimentale n. 3122 del 12 dicembre 2024, assicurando pieno rispetto del principio meritocratico e della parità di trattamento tra candidati e prevedendo lo scorrimento delle graduatorie di cui al decreto ministeriale 12 aprile 2024, n. 74, in via prioritaria rispetto al ricorso a soluzioni provvisorie non selettive quali incarichi di facente funzione, interpelli e terza fascia, nonché di promuovere la costituzione di una graduatoria nazionale di idonei per la copertura dei posti vacanti nelle regioni con carenza di vincitori, con facoltà di accettazione o rinuncia da parte dei candidati, consentendo ai candidati la possibilità di accettare o rinunciare senza incorrere in penalizzazioni e garantire lo scorrimento integrale delle graduatorie nel triennio di validità, riconoscendo la professionalità acquisita e in conformità ai principi di efficienza amministrativa e di trasparenza.
(4-05674)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XII Commissione:
MALAVASI, FURFARO, GIRELLI, CIANI e STUMPO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la legge n. 112 del 22 giugno 2016, nota come legge sul «Dopo di Noi», ha istituito un apposito Fondo nazionale destinato a garantire misure di assistenza, cura e protezione a favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare;
tale legge è considerata un tassello fondamentale del nostro ordinamento giuridico per dare attuazione ai principi stabiliti dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;
le risorse del Fondo, annualmente stanziate con la legge di bilancio, sono trasferite alle regioni attraverso decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, in accordo con la Conferenza unificata, e successivamente ripartite agli ambiti territoriali sociali (Ats);
in numerose regioni si registrano ritardi cronici nell'assegnazione e nella rendicontazione dei fondi, che compromettono la realizzazione dei progetti individualizzati previsti dalla legge, come l'abitare in autonomia, l'assistenza domiciliare integrata o i percorsi di accompagnamento all'uscita dal nucleo familiare;
in alcune realtà territoriali, i fondi relativi agli anni 2022 e 2023 risultano non ancora effettivamente erogati o utilizzati, generando incertezza per le famiglie e le persone con disabilità, spesso già in situazioni di fragilità socio-economica;
ad oggi, l'ultimo decreto riparto del Fondo sul «Dopo di noi» è quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7 febbraio 2024 e relativo alle risorse per l'anno 2023 pari a 76.100.000 euro;
nonostante si sia a luglio 2025, non vi è ancora traccia dello schema di riparto delle risorse per l'anno 2024 e 2025 pari a poco più di 70.000.000 euro per anno, mettendo così in discussione i progetti fino a qui avviati;
tale atto amministrativo è solo l'inizio di un lungo iter burocratico che porterà ad utilizzare i fondi nel 2026 –:
quali siano i motivi del grave ritardo nella pubblicazione del decreto di riparto del Fondo sul «Dopo di noi» per gli anni 2024 e 2025 e se intenda promuovere un coordinamento interistituzionale più efficace tra Stato, regioni e ambiti territoriali sociali, coinvolgendo anche le associazioni del terzo settore e i rappresentanti delle famiglie, per una piena attuazione della legge n. 112 del 2016 e una corretta programmazione dei progetti di vita indipendente.
(5-04317)
SPORTIELLO, DI LAURO, QUARTINI e MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'assegno di cura sostiene le famiglie nel prendersi cura di persone con disabilità gravissima e grave, assistite a domicilio;
la legge di bilancio per il 2022 dispone che gli Ats garantiscono l'offerta dei servizi e degli interventi di cui alle aree individuate e che l'offerta può essere integrata da contributi diversi dall'indennità di accompagnamento per il sostegno della domiciliarità e dell'autonomia personale delle persone anziane non autosufficienti e il supporto ai familiari che partecipano all'assistenza;
quanto disposto è a valere sul Fondo per la non autosufficienza e, nel riparto, le regioni sono tenute a rendicontare l'impiego delle risorse;
dal 2019 tale riparto è parte integrante del Piano triennale per la non autosufficienza: l'erogazione è condizionata alla rendicontazione delle regioni sull'utilizzo delle risorse ripartite nel secondo anno precedente a quello corrente;
per il riparto del Programma assegni di cura e voucher della regione Campania:
a) il 70 per cento delle risorse del Fondo per la non autosufficienza destinate annualmente agli assegni di cura o voucher viene ripartito in favore degli ambiti territoriali sulla base della rilevazione del fabbisogno in termini di non autosufficienti ad alto carico assistenziale e di gravissimi di riferimento, a condizione che i medesimi abbiano rendicontato una quota minima del 70 per cento delle risorse integralmente trasferite a valere sul medesimo Fondo;
b) il 10 per cento delle risorse residue viene assegnato in favore degli ambiti territoriali che hanno rendicontato al 1° marzo di ciascun anno una quota minima del 90 per cento delle risorse afferenti al medesimo Fondo;
c) il restante 20 per cento viene ripartito in favore di tutti gli ambiti territoriali, al fine di garantire maggiore omogeneità territoriale all'accesso alle prestazioni per le persone non autosufficienti o gravissimi;
la legge di bilancio per il 2024 ha ridefinito gli obblighi di monitoraggio e di rendicontazione – da parte delle regioni – degli interventi inerenti ai livelli essenziali delle prestazioni sociali relative al settore della non autosufficienza, nonché degli interventi di sostegno ai soggetti con disabilità grave e alle relative famiglie, rendicontazione che è resa al Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
la rendicontazione, come ridefinita dalla legge di bilancio per il 2024, sembra stia rallentando la concreta erogazione degli assegni di cura e sono sempre più numerose le persone con disabilità, anche gravissima, e le loro famiglie deprivate di questo fondamentale sostegno –:
se sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e se possa illustrare, per quanto di competenza, quali siano le possibili soluzioni per la tempestiva erogazione degli assegni di cura alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
(5-04318)
Interrogazione a risposta in Commissione:
NISINI e GIACCONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi giorni numerosi cittadini hanno segnalato malfunzionamenti sulla piattaforma telematica dell'Inps per l'invio delle domande di Naspi, l'indennità di disoccupazione;
il problema si presenta in particolare nella sezione del portale dedicata alla compilazione del profilo Siisl, dove il sistema, dopo aver richiesto l'inserimento del curriculum vitae e dei titoli di studio, va in blocco impedendo la prosecuzione della procedura;
tale disservizio genera comprensibile allarme tra i richiedenti, soprattutto in considerazione delle tempistiche stringenti (entro 15 giorni dalla ricezione del messaggio Sms inviato dall'Inps) per completare la domanda, pena la decadenza dal diritto al sussidio;
per alcuni utenti l'unica alternativa resta recarsi fisicamente presso una sede Inps, con evidenti difficoltà per chi risiede lontano o ha impedimenti di spostamento come le eccessive ondate di calore che caratterizzano il periodo estivo che possono rappresentare un rischio per la salute, specialmente per le persone più fragili;
l'Inps ha comunicato con una nota ufficiale che i malfunzionamenti della piattaforma non influenzano l'istruttoria delle domande e che i pagamenti non subiranno ritardi se i requisiti di legge sono soddisfatti, ma permangono forti dubbi sulla corretta gestione della fase di inserimento dati e sul rischio di disguidi tecnici;
il Patto di attivazione digitale (Pad) e la dichiarazione di immediata disponibilità (Did), legati al percorso del Siisl, sono fondamentali per la corretta fruizione delle prestazioni, ma eventuali errori di trasmissione stanno creando confusione e timori di sanzioni tra i cittadini –:
quali siano le cause tecniche del malfunzionamento della piattaforma Naspi-Siisl e quali interventi urgenti siano stati attuati per ripristinare la piena operatività del servizio online;
se il Ministro interrogato, intenda prorogare i termini per la presentazione delle domande di Naspi per tutti gli utenti che non hanno potuto completare la procedura per cause non imputabili alla loro volontà;
se il Ministro interrogato intenda vigilare affinché non vi siano interruzioni nei pagamenti delle indennità già spettanti;
se siano previsti interventi strutturali di manutenzione, ammodernamento e potenziamento delle piattaforme digitali dell'Inps per evitare il ripetersi di simili disservizi in futuro.
(5-04321)
Interrogazione a risposta scritta:
ALMICI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
si apprende da fonti di stampa che Exor holding, controllata dalla famiglia Agnelli-Elkann, sta conducendo trattative con il colosso indiano Tata Motors per la cessione di Iveco Group, azienda torinese tra i principali produttori europei di veicoli industriali, autobus e veicoli commerciali, con una capitalizzazione di circa 4,2 miliardi di euro;
Exor detiene il 27,1 per cento del capitale di Iveco e il 43,1 per cento dei diritti di voto, che gli garantiscono il controllo dell'azienda;
all'annuncio delle indiscrezioni, il titolo Iveco ha registrato un aumento fino al 9,7 per cento, chiudendo a +8,32 per cento (16,6 euro per azione) a Piazza Affari, confermando l'interesse degli investitori ma anche la portata industriale e strategica dell'operazione;
se la trattativa dovesse finalizzarsi, una realtà industriale strategica per il Paese, che impiega oltre 14.000 addetti diretti e indiretti distribuiti in numerosi siti produttivi in Italia (tra cui Brescia, Suzzara, Torino e Atessa) finirebbe in mano a una multinazionale straniera;
come evidenziato anche dalle organizzazioni sindacali Fiom, Fim, Uilm e Ugl Metalmeccanic, il comparto industriale Iveco rappresenta un patrimonio tecnologico, occupazionale e produttivo che, in caso di cessione, richiederebbe particolari cautele e attenzioni per la tutela dei lavoratori, del know-how sviluppato sul territorio e delle filiere dell'automotive e della componentistica;
a parere dell'interrogante, la cessione prospettata comporta rischi per l'asset industriale nazionale in termini di delocalizzazione, riduzione occupazionale, indebolimento della capacità produttiva nazionale e dispersione tecnologica –:
se i Ministri interrogati abbiano acquisito informazioni da Exor e/o da Iveco in merito alla prospettata operazione di cessione, con particolare riguardo alle eventuali implicazioni industriali, occupazionali e finanziarie;
quali iniziative, inclusa l'attivazione del golden power, qualora se ne ravvisino i presupposti, il Governo intenda assumere al fine di garantire che qualsiasi cessione avvenga solo con precise garanzie di salvaguardia dell'occupazione, della capacità produttiva nazionale e della proprietà intellettuale;
quali iniziative siano in programma per tutelare, in particolare, gli stabilimenti italiani di Brescia e Suzzara, nonché l'intero indotto collegato, per assicurare la permanenza sul territorio nazionale delle competenze industriali, dei livelli occupazionali e della continuità produttiva.
(4-05663)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Interrogazione a risposta scritta:
SERGIO COSTA e CAROTENUTO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
molti lavoratori del pubblico impiego, inclusi quelli dei corpi dello Stato ad ordinamento civile, beneficiari di leggi speciali come la legge 5 febbraio 1992, n. 104, in materia di assistenza a congiunti affetti da handicap, il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, articolo 42, in materia di ricongiungimento familiare coi figli minori, il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 in materia di mandato politico, godono di alcuni diritti, come ad esempio la possibilità di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere;
l'articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001, prevede la possibilità, per il pubblico dipendente che lavora in una sede diversa da quella della propria residenza, di chiedere l'avvicinamento al luogo di lavoro del proprio coniuge in presenza di un figlio con non più di tre anni;
fino al 2024, tuttavia, il trasferimento era possibile solo nella regione dove risiedeva il figlio o coniuge ma, considerato l'aumento del fenomeno dello smart working, è nata l'esigenza di valutare la possibilità, per i dipendenti pubblici, di chiedere il trasferimento nella località di residenza della famiglia d'origine, estendendo l'ambito geografico della citata disposizione;
su questo punto è intervenuta la Corte costituzionale, la quale, con sentenza 16 aprile – 4 giugno 2024, n. 99, ha dichiarato «l'illegittimità costituzionale dell'articolo 42-bis, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nella parte in cui prevede che il trasferimento temporaneo del dipendente pubblico, con figli minori fino a tre anni di età, possa essere disposto “ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l'altro genitore esercita la propria attività lavorativa”, anziché “ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale è fissata la residenza della famiglia o nella quale l'altro genitore eserciti la propria attività lavorativa”»;
questo fatto giuridico dimostra come la tendenza alla maggior tutela del diritto di trasferimento presso il proprio luogo di residenza o origine sia non solo sempre più necessaria, bensì perfino costituzionalmente tutelata;
da anni alcune sigle sindacali invocano – fatta salva la tutela dei beneficiari di leggi speciali – un trattamento equo anche per il personale anziano in servizio che chiede il trasferimento in province contigue al proprio luogo originario di residenza;
in particolare propongono, a quanto consta all'interrogante, che una quota percentuale nella misura del 50 per cento venga riservata a favore di quanti, in forza del proprio grado di anzianità in servizio, richiedano di essere trasferiti, mentre il restante 50 per cento sia destinati ai lavoratori beneficiari di leggi speciali;
a tal proposito, risulta all'interrogante che, ai sensi della normativa vigente, un numero consistente di lavoratori nel pubblico impiego, che recano un grado di anzianità anche ultradecennale, riscontrino sostanziali difficoltà nell'avvicinarsi nei pressi delle province di loro residenza: nel merito, si registrano casi di numerosi lavoratori dei vari comparti con molti anni d'esperienza che non riescono ad avvicinarsi neppure presso le loro regioni di residenza –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di tale esigenza dei dipendenti anziani della pubblica amministrazione e della relativa istanza promossa dalle loro organizzazioni sindacali;
se i Ministri interrogati vogliano garantire, per quanto di competenza, che saranno intraprese azioni finalizzate al raggiungimento di una reale tutela del diritto di trasferimento per i menzionati dipendenti.
(4-05664)
SALUTE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
MALAVASI. — Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la legge 23 marzo 2023, n. 33 ha disegnato un vero e proprio «Sistema nazionale per la non autosufficienza» (Snaa) integrato fra sanità e sociale, fondato sui princìpi di semplificazione, innovazione e ampliamento dei servizi;
in attuazione di tale legge è stato emanato il decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, il cui impianto ha tuttavia depotenziato alcuni importanti capisaldi della riforma – dalla realizzazione dei nuovi servizi domiciliari, alla creazione di un sistema integrato per l'assistenza delle persone anziane non autosufficienti, alla revisione dell'indennità di accompagnamento – a cui si aggiunge un mancato incremento dei fondi strutturali necessari ad ampliare l'offerta dei servizi, generando diffuse critiche da parte degli operatori e delle rappresentanze del settore;
il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, rete di oltre 60 organizzazioni, ha lanciato l'11 giugno 2025 un appello, denunciando lo stallo e i ritardi dell'intera riforma e chiedendo un «nuovo slancio» politico-istituzionale;
secondo i dati del Patto, vivono oggi in Italia circa 4 milioni di anziani non autosufficienti, sostenuti da almeno 4 milioni di caregiver e da una platea di operatori, professionisti, lavoratori e volontari, anche del terzo settore, che porta a oltre 10 milioni le persone, penalizzate dai ritardi di attuazione della riforma;
a due anni dall'entrata in vigore della legge-delega, non risulta ancora definito il Piano nazionale triennale previsto dall'articolo 5, né sono state stanziate le risorse ritenute necessarie a regime per dare copertura strutturale ai nuovi Lep, con il rischio di compromettere anche i target e le milestone del PNRR (missione 5, componente 2);
l'invecchiamento demografico – gli over 80 hanno superato i 4,5 milioni e cresceranno del 38 per cento entro il 2035 – rende improcrastinabile una risposta pubblica organica, equa sull'intero territorio nazionale e sostenibile per le famiglie;
la mancata attuazione della riforma nella sua unitarietà ha già prodotto disomogeneità territoriali, mentre gli oneri di cura continuano a gravare in larga misura sui caregiver e sui bilanci familiari, con evidenti ricadute su povertà e disuguaglianze di genere;
la stessa Conferenza Stato-regioni sta esaminando lo schema di decreto sulla qualità delle strutture residenziali, senza però un quadro nazionale sulle tariffe e sui Lea sociosanitari, col rischio di ulteriori rinvii o di ulteriori disuguaglianze territoriali –:
se i Ministri interrogati non ritengano necessaria e urgente l'adozione, entro il 30 settembre 2025, del Piano nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente previsto dall'articolo 5 della legge n. 33 del 2023, con una puntuale indicazione di obiettivi, cronoprogramma e risorse;
se e quali iniziative normative intendano assumere per integrare o aggiornare il decreto legislativo n. 29 del 2024, in modo da ripristinare, in coerenza con il dettato originario della legge n. 33 del 2023:
a) l'istituzione di un Snaa effettivamente unitario e la realizzazione della valutazione multidimensionale unificata;
b) l'attivazione di un sistema di servizi domiciliari, valorizzando l'integrazione socio-sanitaria territoriale;
c) la riforma dell'indennità di accompagnamento, con la nuova prestazione universale;
se intendano destinare, già con il prossimo disegno di legge di bilancio, le risorse necessarie all'avvio dei nuovi servizi domiciliari e alla riduzione delle liste d'attesa per l'accesso ai posti in Rsa;
in che modo si intenda coinvolgere il terzo settore, le parti sociali e le rappresentanze dei caregiver familiari nel percorso di definizione dei decreti integrativi e correttivi previsti dall'articolo 3, comma 1 della legge n. 33 del 2023;
con quali misure si intenda monitorare, con cadenza semestrale e con piena trasparenza, l'avanzamento dei lavori e la destinazione effettiva dei fondi, anche al fine di garantire il conseguimento dei traguardi PNRR relativi alla missione 5 «Inclusione e coesione».
(5-04322)
GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la stampa locale riferisce di una clinica odontoiatrica privata di Brescia che ha chiuso in questi giorni, lasciando pazienti che avevano già pagato senza cure;
si tratterebbe della clinica «Dental Hospital», attiva in città dal 2018, che avrebbe oggi il 22,5 per cento del capitale sociale sotto sequestro preventivo disposto dal tribunale di Brescia. Inoltre, il direttore sanitario si sarebbe dimesso, sempre a quanto riportano i media, sei mesi fa e la clinica sarebbe da allora priva di guida sanitaria;
amministratore unico della società sarebbe un odontoiatra non iscritto ad alcun albo italiano e residente in Romania;
a parere dell'interrogante, la situazione sopra esposta evidenzia in linea generale la necessità di implementare in maniera efficace ed efficiente la cura e la prevenzione odontoiatrica, in modo da sostenere le fasce più deboli che ad oggi sono costrette spesso a rinunciare alle cure con gravi conseguenze;
si tratta di un fatto, quest'ultimo, molto grave e che viola il diritto universale alla cura, evidenziando la necessità di intervenire su un mercato che sta andando fuori controllo, con centri privati, spesso con sede all'estero, che promettono miracoli danneggiando i tanti professionisti seri e corretti oltre ai pazienti ai quali devono essere offerte garanzie, soprattutto per quel che riguarda le fasce più deboli;
per questo appaiono, a parere dell'interrogante, utili società tra professionisti (Stp), forma societaria che, tra l'altro, prevede che i professionisti che ne facciano parte, oltre alla stessa società, siano soggetti al regolamento dell'ordine di appartenenza che vieta lo svolgimento di attività commerciale, consentendo solo quella professionale;
sarebbe così possibile, vincolare le società di capitali a maggiori controlli, ad esempio obbligando alla stipula di polizze assicurative che risarciscano i pazienti in caso di chiusure analoghe a quella evidenziata in premessa –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto sopra esposto e, comunque, quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per evitare che situazioni come quella della clinica «Dental Hospital» si ripetano, tutelando, pazienti e professionisti da attività chiaramente attente solo al profitto immediato e disinteressate alla cura delle persone.
(5-04323)
LAI, GIRELLI e MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la procreazione medicalmente assistita (Pma) è ricompresa tra i livelli essenziali di assistenza (Lea) a seguito dell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017, successivamente aggiornato con il decreto ministeriale del 25 novembre 2024, che ha rinnovato il nomenclatore tariffario nazionale;
tra le prestazioni incluse nei (Lea) rientra anche la Pma eterologa, regolata da specifici codici del nomenclatore nazionale (es. 69.92.7 e 69.92.8), che prevedono l'utilizzo di ovociti e/o gameti maschili da donatrice/donatore;
la normativa nazionale prevede il principio della gratuità e volontarietà della donazione di gameti, al contrario di quanto avviene in altri Paesi europei dove la donazione può essere remunerata, e dove si registrano maggiori disponibilità di materiale biologico;
la stessa normativa consente l'approvvigionamento da banche estere autorizzate, secondo modalità disciplinate dal Centro nazionale trapianti (Cnt) e coerenti con quanto previsto dal Compendio europeo degli istituti dei tessuti;
il costo dell'approvvigionamento da banche estere è molto oneroso, con una tariffa media di circa 450 euro per ovocita e la necessità clinica di utilizzarne almeno 4-6 per procedura, rendendo necessario, ai sensi della normativa vigente, introdurre una compartecipazione alla spesa a carico dei pazienti, la cui entità è definita autonomamente dalle Regioni;
tale impostazione ha determinato difformità significative a livello territoriale: la regione Lombardia richiede un contributo pari a 2.000 euro per le prestazioni con ovociti donati e 800 euro per i gameti maschili ai pazienti non residenti; la regione Toscana applica un contributo di 1.500 euro ai non residenti, garantendo la gratuità ai residenti;
la regione Lazio, con delibera adottata già nel 2022, ha previsto l'accesso completamente gratuito alla (Pma) eterologa per tutte le coppie residenti, mentre altre Regioni – come Emilia-Romagna e Campania – applicano modalità ibride o contributi parziali, generando una mappa disomogenea e spesso poco trasparente;
la regione Autonoma della Sardegna, con deliberazione n. 32/4 del 18 giugno 2025, ha confermato una compartecipazione fissa alla spesa per la Pma eterologa (da 200 a 800 euro per ciclo), tuttavia inferiore al costo reale dell'approvvigionamento di ovociti da banche estere, rendendo di fatto non sostenibile l'erogazione delle prestazioni da parte dei centri pubblici e convenzionati, che non offrono attualmente tale servizio come (Lea);
tale situazione determina una disparità di accesso alle prestazioni sanitarie essenziali fondata sulla residenza anagrafica, in potenziale contrasto con i principi costituzionali di universalità, uguaglianza ed equità del Servizio sanitario nazionale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle difformità tra regioni nell'accesso alla Pma eterologa, in particolare di delibere e prassi che limitano la gratuità delle prestazioni ai soli residenti;
se ritenga compatibile con i principi fondamentali del Servizio sanitario nazionale il fatto che prestazioni incluse nei Lea comportino costi sensibilmente differenti in base alla regione di residenza del paziente;
quali iniziative di competenza il Ministero interrogato intenda adottare per assicurare una piena ed equa applicazione dei Lea relativi alla Pma eterologa su tutto il territorio nazionale, anche mediante l'introduzione di criteri uniformi di compartecipazione;
se intenda istituire un tavolo tecnico con le Regioni e il Centro nazionale trapianti per armonizzare le procedure di autorizzazione alla movimentazione di gameti da banche estere, assicurando così l'operatività effettiva dei centri Pma accreditati, anche in assenza di Banche regionali pubbliche;
se il Governo intenda promuovere l'istituzione di un Fondo nazionale di sostegno per la Pma eterologa, finalizzato a ridurre o eliminare la quota di compartecipazione per le coppie a basso reddito, al fine di superare le attuali disuguaglianze territoriali nell'accesso a un diritto garantito nei Lea.
(5-04327)
Interrogazione a risposta scritta:
L'ABBATE. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
uno studio condotto dal Barcelona Institute for global health (IsGlobal), pubblicato su Nature medicine nel 2024, ha stimato in circa 47.690 i decessi dovuti alle ondate di calore in Europa nell'estate 2023, di cui oltre 12.700 in Italia, dato che colloca il nostro Paese al primo posto in valori assoluti tra i 35 Stati analizzati;
l'Italia risulta, inoltre, terza per tasso di mortalità rapportato alla popolazione (209 morti per milione di abitanti), dietro Grecia e Bulgaria, e rientra tra le aree dell'Europa meridionale maggiormente colpite dagli effetti delle temperature estreme;
lo stesso studio evidenzia che tali stime potrebbero rappresentare una sottovalutazione del reale impatto del caldo sulla mortalità, in quanto basate su dati settimanali di Eurostat e non su registrazioni giornaliere complete;
nonostante i processi di adattamento sociale e sanitario abbiano contribuito a ridurre la vulnerabilità complessiva (piani di prevenzione, comportamenti individuali più consapevoli, miglioramenti socioeconomici), gli autori dello studio segnalano l'esistenza di limiti fisiologici e strutturali che, senza un'adeguata mitigazione della crisi climatica, potrebbero compromettere la capacità di adattamento della popolazione nei prossimi decenni;
le proiezioni dell'Ipcc indicano che l'Europa, che si riscalda a un ritmo doppio rispetto alla media globale, rischia di superare la soglia di +1,5 °C già prima del 2027, con conseguente aumento della frequenza e dell'intensità delle ondate di calore e con circa metà della popolazione esposta a rischi elevati entro il 2050;
l'estate 2025 è già caratterizzata, sin dal mese di giugno, da episodi di temperature anomale e diffuse ondate di calore, con segnali di eccesso di mortalità in diverse aree urbane secondo le rilevazioni preliminari delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (Arpa);
si apprende da fonti di stampa che, tra lunedì 21 e martedì 22 luglio 2025, sulle spiagge della Puglia si sono verificati cinque decessi dovuti a malori improvvisi, presumibilmente correlati alle temperature estreme, che in quei giorni hanno raggiunto e superato i 40 °C –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, anche in coordinamento con le regioni e gli enti locali, per rafforzare i piani nazionali e territoriali di prevenzione sanitaria legati alle ondate di calore, con particolare attenzione alle fasce di popolazione più vulnerabili (anziani, persone fragili, lavoratori esposti e residenti nelle aree urbane più colpite);
quali misure il Governo intenda adottare per favorire la mitigazione e l'adattamento al cambiamento climatico e in che modo intenda accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra, incentivando l'uso di fonti rinnovabili e idrogeno verde, anche al fine di garantire un approvvigionamento energetico stabile per far fronte ai picchi di domanda dovuti alle temperature estreme;
se il Governo ritenga opportuno attivare un sistema nazionale di monitoraggio in tempo reale della mortalità correlata alle ondate di calore, così da consentire interventi tempestivi di prevenzione e assistenza e garantire dati omogenei e completi per la pianificazione delle politiche pubbliche.
(4-05660)
SPORT E GIOVANI
Interrogazione a risposta scritta:
BERRUTO. — Al Ministro per lo sport e i giovani, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il comune di Meda (Monza e Brianza) ha ospitato – assieme all'Arena civica di Milano e allo Stadio Breda di Sesto San Giovanni – le finali del campionato della massima serie libica di calcio 2025, già per il secondo anno consecutivo;
tale evento sportivo si è svolto in un clima di totale assenza di comunicazione pubblica: nessuna informazione ufficiale da parte degli organizzatori o delle istituzioni italiane, nessuna promozione né copertura mediatica, e con le partite disputate a porte chiuse, nonostante l'interesse pubblico e il coinvolgimento di impianti sportivi italiani;
da un articolo pubblicato dalla Gazzetta dello sport il 26 luglio 2025, apprendiamo che giornalisti sportivi italiani sono stati respinti all'ingresso dello stadio di Meda, pur essendosi qualificati come tali e avendo tentato, senza successo, di ottenere l'accredito tramite la presidente del comitato regionale Lombardo della Figc;
la gestione dell'evento è risultata opaca e inaccessibile anche alle autorità sportive italiane locali, mentre all'interno degli impianti erano presenti rappresentanti della Federcalcio libica, agenti della Digos e persino un Ministro libico, oltre a presunti tifosi giunti dalla Libia;
nell'edizione precedente delle stesse finali, si è registrato un episodio diplomaticamente imbarazzante, con la premiazione avvenuta nel parcheggio dello Stadio dei Marmi a Roma alla in presenza del figlio del generale libico Haftar, escluso formalmente dalla cerimonia ufficiale per motivi di opportunità politica;
la Libia è attualmente un Paese diviso fra due governi in conflitto tra loro, entrambi autoproclamatisi legittimi: l'Italia riconosce quello di Tripoli, mentre molti dei club partecipanti al campionato sono affiliati a soggetti riconducibili a milizie armate e a figure non riconosciute dal Governo italiano;
la partecipazione di squadre possedute da capi milizia, alcune delle quali coinvolte in episodi di violenza, come nel recente derby di Tripoli del 19 giugno 2025, impone un'attenta riflessione sul ruolo delle istituzioni sportive italiane nell'ospitare queste competizioni –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dell'organizzazione in Italia delle finali del campionato libico di calcio, e quali istituzioni siano state coinvolte nell'accoglienza di tale evento, in ogni caso, quali iniziative intendano adottare per fare chiarezza sulle modalità con cui queste manifestazioni siano state organizzate.
(4-05670)
TURISMO
Interrogazione a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro del turismo, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
nel dicembre 2023 un privato ha presentato un progetto per realizzare un mega-resort di lusso nel comune di Torno (Como), sulla sponda orientale del Lago, in prossimità di Villa Pliniana e della Chiesa romanica di San Giovanni Battista, area di eccezionale pregio paesaggistico, storico e ambientale;
il progetto prevedeva un hotel di 116 posti letto, residenze turistiche per 60 posti, due ristoranti da 200 coperti, una Spa tre darsene private, 120 posti auto e accessi carrai, con una superficie lorda in aumento da 1.650 metri quadrati a oltre 29.000 metri quadrati, un impatto volumetrico 18 volte l'esistente, sottraendo alla fruizione pubblica ampie porzioni di costa;
a fronte di questo impressionante stravolgimento del territorio, l'operatore garantirebbe, attraverso una convenzione, un contributo per un centro civico, posti auto, riqualificazione di piazza San Giovanni, ristrutturazione dell'ex Chiesa di San Giorgio e Villa Zita e altre opere;
il 24 gennaio 2024 la giunta comunale ha avviato una variante al piano di governo del territorio (Pgt) e attivato una procedura di verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale strategica (Vas);
il progetto ha suscitato immediate proteste delle associazioni ambientaliste quali Legambiente, Circolo Ambiente Ilaria-Alpi, Wwf, Fiab, Gruppo naturalistico Brianza, che hanno segnalato gravi criticità paesaggistiche, ambientali, idrogeologiche e viabilistiche, nonché il rischio di snaturamento dell'identità storica-paesaggistica del lago, perplessità esposte anche dall'interrogante, con interrogazione n. 4-02496 del 13 marzo 2024;
nel maggio 2024, a seguito della mobilitazione della cittadinanza e delle osservazioni tecniche pervenute, il progetto fu ritirato;
ad aprile 2025 il progetto è stato nuovamente presentato in una versione rivisitata, definita «meno impattante» dall'amministrazione, con una riduzione della superficie lorda da 29.000 a circa 7.200 metri quadrati ma con volumetrie ancora superiori ai 21.000 metri cubi, risultando comunque in grave contrasto con il Pgt e con il Piano paesaggistico regionale (Ptr) in violazione della legge regionale del dicembre 2005;
l'area interessata è soggetta a vincoli paesaggistici, storico-culturali e idrogeologici, classificata a sensibilità paesistica «molto elevata». Il nuovo complesso comporterebbe sbancamenti, costruzioni fuori scala, nuove darsene e privatizzazioni, alterando irreversibilmente il fronte lago rendendo inaccessibile il bene collettivo;
lungo quel tratto di costa dove ogni anno si verificano attività di dissesto idrogeologico di rilevante entità che comportano ingenti stanziamenti da parte della regione per opere di compensazione e risarcimenti;
la soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio e regione Lombardia avevano già espresso rilievi contrari al precedente progetto, e i contenuti della nuova proposta non appaiono sostanzialmente diversi nella logica e negli impatti;
le criticità idrogeologiche legate all'instabilità del versante, all'impermeabilizzazione dei suoli e all'alterazione del drenaggio naturale aggravano il rischio di dissesto;
la costruzione proposta comporta un consumo di suolo elevatissimo, aumento dell'overtourism e del traffico veicolare, generando un potenziale impatto ambientale irreversibile e difficilmente mitigabile con semplici opere compensative;
le opere pubbliche proposte (cabina elettrica, parcheggi riservati, riqualificazione viaria) risultano per lo più funzionali al resort stesso e non rispondono alle reali esigenze della collettività, gli oneri di urbanizzazione appaiono del tutto sproporzionati rispetto all'impatto ambientale e sociale generato. L'intervento si configura di fatto come una mera speculazione immobiliare –:
se i Ministri interrogati non ritengano necessario far sì che l'intervento sia sottoposto obbligatoriamente alla procedura completa di Valutazione ambientale strategica (Vas), considerata la rilevanza paesaggistica, idrogeologica, storica dell'area, e se vi sia l'intenzione di favorire l'istituzione del tavolo tra cittadini, associazioni ambientaliste e istituzioni locali, finalizzato a una gestione condivisa e responsabile del territorio del Lago di Como, anche al fine di promuovere modelli di sviluppo turistico sostenibile, coerenti con i princìpi di tutela del territorio, contenimento del consumo di suolo e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.
(4-05676)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazioni a risposta scritta:
MALAVASI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
la legge di bilancio 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244) ha introdotto modifiche al valore abilitante di titoli di studio per l'insegnamento, escludendo, tra gli altri, i corsi riferiti alle classi A057 (Tecnica della danza classica) e A058 (Tecnica della danza contemporanea), erogati da istituzioni Afam;
molti studenti, regolarmente immatricolati prima dell'entrata in vigore della norma, hanno frequentato questi corsi con la legittima convinzione, supportata da disposizioni in vigore all'epoca, che fossero abilitanti all'insegnamento nei licei coreutici;
l'assenza di una previsione transitoria ha di fatto privato retroattivamente tali titoli del valore abilitante, compromettendo le aspettative professionali e le carriere di numerosi docenti;
i docenti oggi impegnati in queste discipline nei licei coreutici, pur in possesso del titolo completo e con anni di esperienza, risultano esclusi da procedure concorsuali o graduatorie per mancanza di riconoscimento formale dell'abilitazione;
come riportato anche dalla testata Tecnica della Scuola, errori nelle piattaforme ministeriali (Gps) hanno aggravato la situazione, non riconoscendo il servizio specifico pre-2016 per mancanza del codice disciplinare corretto (ad esempio A29 o A31 al posto di A057/A058), con conseguente perdita del punteggio spettante;
richiamato che un caso analogo è stato recentemente affrontato dal Ministero dell'università e della ricerca in relazione ai laureati in Scienze dell'Educazione (L-19) e in Scienze della formazione primaria (LM-85 bis) immatricolati entro l'anno accademico 2018/2019, ai quali è stato riconosciuto il diritto alla validità abilitante del titolo precedentemente negata a causa, di un vuoto normativo conseguente all'approvazione del decreto legislativo n. 65 del 2017;
in tal senso l'emendamento al decreto-legge Università decreto-legge n. 90 del 2025 approvato in via definitiva dalle Camere il 29 luglio 2025) mira a sanare la situazione basandosi sul principio del «legittimo affidamento»;
anche in quel caso, come in quello dei docenti di danza, gli studenti avevano scelto un percorso accademico basandosi sugli sbocchi occupazionali allora previsti e sono stati penalizzati da un cambiamento normativo sopravvenuto, senza tutele transitorie per chi era già iscritto ai corsi –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione delle classi di concorso A057 e A058 e del fatto che, analogamente al recente caso dei laureati L-19 e LM-85 bis, il mutamento normativo del 2008 abbia privato migliaia di docenti della possibilità di vedersi riconosciuto il titolo come abilitante;
se non ritengano necessario ed equo adottare apposite iniziative normative anche per i titoli in Tecnica della danza classica e contemporanea per tutti coloro che si sono iscritti a tali corsi entro l'approvazione della legge di bilancio 2008, sulla base del principio del legittimo affidamento e in analogia con quanto già fatto per altri percorsi, al fine di riconoscere il titolo abilitativo regolarmente conseguito.
(4-05671)
ROGGIANI, CUPERLO, FORATTINI, GIRELLI, GUERINI, MAURI, PELUFFO e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il centro di ricerca Nerviano medical sciences (Nms), con sede in Lombardia, rappresenta l'unico polo in Italia interamente dedicato alla ricerca oncologica, in grado di gestire internamente tutta la filiera dello sviluppo di farmaci, dalla chimica alla biologia fino alla produzione;
negli ultimi anni il controllo del centro è passato alla holding Pag-Sari (Shanghai advanced research institute), legata a un fondo cinese che ha progressivamente acquisito il 100 per cento delle quote, rilevando anche il restante 10 per cento inizialmente detenuto dalla Fondazione regionale per la Ricerca Biomedica riconducibile a regione Lombardia;
nei giorni scorsi il fondo proprietario ha comunicato l'intenzione di cessare le attività di ricerca e di avviare una procedura di licenziamento collettivo a partire da settembre 2025, che coinvolgerebbe oltre 100 ricercatori altamente qualificati;
tale decisione ha suscitato l'immediata reazione dei sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil) e delle Rsu aziendali, che hanno dichiarato lo stato di agitazione denunciando il rischio di smantellamento di un presidio scientifico strategico per la salute pubblica e per il sistema della ricerca nazionale;
la chiusura del centro comporterebbe una perdita gravissima di competenze, infrastrutture e potenziale innovativo, compromettendo anche la possibilità dell'Italia di restare autonoma nello sviluppo di nuove terapie oncologiche –:
quali iniziative urgenti i Ministri interrogati intendano adottare per tutelare i lavoratori coinvolti, evitare la chiusura delle attività di ricerca e salvaguardare un polo scientifico strategico per il sistema sanitario e industriale del Paese;
se il Governo non ritenga opportuno valutare il carattere strategico nazionale del centro di Nerviano, anche al fine di attivare strumenti pubblici di tutela e rilancio dell'attività di ricerca biomedica, in coordinamento con le autorità regionali.
(4-05675)
Apposizione di una firma ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta in commissione Scotto e altri n. 5-04301, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 25 luglio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Guerra.