Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 10 settembre 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    il 24 e 25 giugno 2025 si è tenuto, in un contesto internazionale sempre più grave e instabile, il vertice Nato, nel quale gli Alleati, su spinta dell'iniziativa del Presidente statunitense Donald Trump, hanno deciso di elevare al 5 per cento del prodotto interno lordo l'obiettivo di spesa per la difesa entro il 2035, suddiviso in due componenti: il 3,5 per cento destinato alla spesa militare tradizionale l'1,5 per cento indirizzato a settori quali sicurezza, cybersicurezza, resilienza civile e rafforzamento industriale;

    pur non conoscendo ancora i dettagli del piano, né le motivazioni che hanno portato alla definizione del target, molte stime prevedono che l'Italia dovrebbe arrivare nel 2035 ad un livello di spesa annua in difesa di circa 70 miliardi di euro superiore rispetto a quello attuale;

    l'attuazione di tale impegno, con ogni evidenza, rischia di compromettere gravemente la sostenibilità dello Stato sociale, incidendo in particolare su settori strategici quali la sanità pubblica, l'istruzione, il sistema previdenziale e le politiche industriali per le transizioni ecologica e digitale;

    nel quadro delle decisioni assunte al vertice Nato dell'Aja, la Spagna ha ottenuto una deroga ritenuta compatibile con il proprio modello di sviluppo economico e sociale rispetto all'obiettivo generale del 5 per cento del prodotto interno lordo per la spesa in difesa, concordando un tetto più contenuto pari a circa il 2 per cento;

    tra gli argomenti di contrarietà all'obiettivo del 5 per cento, va evidenziato che un incremento di spesa di queste proporzioni, in assenza di una robusta base industriale europea, finirebbe per tradursi in un massiccio acquisto di armamenti da Paesi extra-Unione europea, principalmente dagli Stati Uniti, con effetti distorsivi sul processo di costruzione di una vera autonomia strategica europea e sul rafforzamento dell'interoperabilità tra le forze armate degli Stati membri;

    il nuovo scenario geopolitico internazionale, aggravato, oltre che dai conflitti in Ucraina e a Gaza, anche dalla crescente competizione globale tra potenze, ha reso evidente l'inadeguatezza di un'Unione europea priva di una politica estera e di difesa realmente comune e autonoma;

    la nuova Amministrazione Trump – con le sue decisioni che minano le istituzioni del multilateralismo (a partire dalle sanzioni alla Corte penale internazionale), con le ostilità aperte nei confronti dell'Europa, con la dichiarazione che la sicurezza europea non è più una priorità strategica e le ambiguità sull'impegno nell'Alleanza atlantica – pone ai principi fondativi dell'Europa Unita sfide e minacce senza precedenti;

    la persistente frammentazione delle politiche di difesa dei 27 Stati membri, caratterizzata da eserciti nazionali privi di coordinamento strategico e di interoperabilità operativa, comporta ingenti duplicazioni di spesa un basso livello di efficacia deterrente sul piano internazionale;

    l'unica via sostenibile per rafforzare la sicurezza collettiva europea è rappresentata da un salto di qualità verso l'integrazione, attraverso la costruzione di una politica estera e di difesa comune, che superi le logiche nazionali e punti alla realizzazione di una vera autonomia strategica europea, anche tramite la progressiva convergenza verso un comando operativo e industriale condiviso;

    le proposte avanzate dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in materia di «riarmo europeo» non rispondono a questa esigenza di integrazione strategica, ma rischiano di incentivare una somma di politiche militari nazionali scollegate, favorendo una corsa agli armamenti, peraltro fortemente asimmetrica, che non produce maggiore sicurezza né coerenza politica all'interno dell'unione;

    l'Unione europea ha l'urgenza di mettere in campo una risposta all'altezza di questo tornante della storia, con una svolta nel segno dell'integrazione e della solidarietà tra i Paesi membri, affermando a pieno la sua autonomia strategica, difendendo e promuovendo i pilastri della sua fondazione, la democrazia, lo Stato di diritto, il sostegno all'ordine internazionale basato su regole e alle istituzioni multilaterali, contro una pratica e una narrativa – apertamente in contrasto con l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale – che legittima l'uso della forza per risolvere le controversie internazionali;

    il Partito Democratico ha più volte ribadito che ai fini della realizzazione di una piena autonomia strategica europea, è cruciale la definizione di una vera politica estera comune a servizio dell'ideale fondativo di un'Europa progetto di pace: strumentale ma essenziale a questo obiettivo è la creazione di una «vera unione di difesa», superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri – attraverso cooperazioni rafforzate o altre forme di accelerazione nell'integrazione tra Paesi che condividono questo obiettivo (inclusi partner strategici europei fuori dall'Unione, come Regno Unito, Norvegia e Islanda) – che tenda all'orizzonte federalista di un vero e proprio esercito comune;

    dall'Unione europea serve pertanto la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati. Una difesa comune, per cui serve un cambiamento radicale del modo in cui agiamo e investiamo nella nostra sicurezza e difesa, per fare in modo che d'ora in poi pianifichiamo, innoviamo, sviluppiamo, acquistiamo, manteniamo e dispieghiamo le capacità insieme, in modo coordinato e integrato, per conseguire una difesa comune europea;

    gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai fondi strutturali e di investimento dell'Unione europea su cui l'attuale Governo ha accumulato un drammatico ritardo nell'attuazione, che penalizza la necessaria convergenza delle regioni meno sviluppate, a partire dal nostro Mezzogiorno;

    ogni ipotesi di utilizzo di risorse provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza o dai fondi strutturali e di coesione per finalità legate alla spesa militare, anche in forma indiretta, risulta contraria alla natura e agli obiettivi originari di tali strumenti, che sono finalizzati alla trasformazione economica, alla transizione ecologica e digitale, al rafforzamento dei servizi pubblici e alla coesione territoriale e sociale;

    il Partito Democratico, come diffusamente proposto nella mozione 1-00425, chiede che l'Italia assuma un ruolo guida nel processo di costruzione di una difesa comune europea, partecipando attivamente a iniziative concrete di integrazione militare, industriale e strategica, nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa e promuove la risoluzione pacifica delle controversie internazionali;

    nel 2025 ricorre l'80° anniversario dello sviluppo, della prima esplosione e dell'uso in guerra delle armi atomiche (poi nucleari) e, in particolare, dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto, che hanno ucciso circa 140.000 persone in 24 ore e 210.000 entro la fine del 1945;

    va sottolineato con preoccupazione come i rischi nucleari globali siano attualmente stimati al livello più alto dall'apice della Guerra fredda;

    nel corso del 2024 è stata spesa – da parte degli Stati dotati di tali ordigni – la somma record di oltre 100 miliardi di dollari per gli arsenali nucleari, con un aumento dell'11 per cento dal 2023 e del 48 per cento dal 2021, secondo le stime della International compaign to abolish nuclear weapons (Ican, premio Nobel per la Pace 2017);

    qualsiasi utilizzo, anche limitato, di armi nucleari in un conflitto avrebbe conseguenze umanitarie catastrofiche;

    esiste un evidente sostegno della popolazione italiana a percorsi di disarmo nucleare, come dimostrato dall'adesione finora di oltre 120 comuni e due regioni all'appello che invita il Governo ad aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw) promosso da Ican e rilanciato dalla mobilitazione «Italia, ripensaci», promossa da Rete italiana pace disarmo e Senzatomica;

    desta profonda preoccupazione l'escalation delle tensioni che coinvolge tutti gli Stati dotati di armi nucleari e i loro alleati;

    il disarmo nucleare è un passo fondamentale e imprescindibile per garantire la pace globale e la sicurezza dell'Italia, dell'Europa, del mondo,

impegna il Governo:

1) a sostenere, nelle sedi opportune, la posizione di non adesione all'obiettivo del 5 per cento del prodotto interno lordo destinato alla spesa militare in ambito Nato e intraprendere un percorso analogo a quello della Spagna, promuovendo un dialogo all'interno dell'Alleanza che valorizzi il principio della condivisione equilibrata degli oneri, tenendo conto delle diverse capacità economiche e delle specificità di ciascun Paese membro e che favorisca un approccio multilaterale alla sicurezza, che includa, oltre alla dimensione militare, strumenti di diplomazia, cooperazione civile e prevenzione dei conflitti, in coerenza con gli interessi nazionali e con l'impegno dell'Italia per la pace e la stabilità internazionale;

2) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;

3) a promuovere, nel percorso che si è aperto con la presentazione del Libro bianco sulla difesa europea e i suoi strumenti, tutti gli elementi che puntano a una governance democratica chiara del settore, agli investimenti comuni necessari per realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione della capacità industriali europee e dei comandi militari, all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo: a promuovere, pertanto, una radicale revisione del piano di riarmo proposto dalla Presidente Von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione e di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, allo sviluppo, all'acquisizione e alla gestione di capacità comuni per realizzare un'unione della difesa;

4) a ribadire la ferma contrarietà all'utilizzo, ancorché facoltativo, dei Fondi di coesione europei e del Pnrr per il finanziamento e l'aumento delle spese militari;

5) a promuovere un'iniziativa per una risposta all'altezza delle sfide strategiche, politiche, economiche e di sicurezza poste all'Europa, mobilitando le risorse necessarie al rilancio della competitività e della coesione europea, con un grande piano di investimenti comuni finalizzato alla realizzazione della piena autonomia strategica, sull'esempio del NextGenerationEU, capace di mobilitare complessivamente un ammontare maggiore di risorse e adottare una posizione forte e determinata in sede europea, chiedendo un sostanziale raddoppio delle risorse per il nuovo Quadro finanziario pluriennale, al fine di renderlo più ambizioso e adeguato a realizzare le politiche necessarie a fronteggiare le nuove sfide globali;

6) ad adottare misure concrete in direzione del disarmo nucleare, rafforzando il Trattato di non proliferazione (Npt), facendo proprie le prescrizioni e le indicazioni contenute nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw) per quanto riguarda l'assistenza alle vittime e il risanamento ambientale, nella prospettiva di una piena adesione dell'Italia allo stesso Trattato.
(1-00486) «Braga, Provenzano, Amendola, Graziano».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LAI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:

   dal 2004 la Sardegna ospita il Rally Italia Sardegna, tappa italiana del Fia World Rally Championship (Wrc), manifestazione internazionale che ha prodotto significativi benefici economici, turistici e di immagine per l'isola;

   dal 5 all'8 giugno 2025 si è svolta con successo l'ultima edizione del Rally Italia Sardegna, confermando l'interesse e la partecipazione di pubblico e operatori;

   per il 2026 il calendario Wrc prevede la presenza di una prova in Italia, ma la sede non è stata ancora definita e resta sospesa: parrebbe in corso una valutazione tra la candidatura sarda e quella di Roma;

   fonti giornalistiche e specialistiche riferiscono che il Wrc promoter sarebbe orientato a favorire Roma, anche grazie al sostegno istituzionale e finanziario della Regione Lazio tramite il Governo che sinora non aveva mai sostenuto la manifestazione in questi anni, mentre la Sardegna difende con forza la propria candidatura;

   la decisione finale spetta al Wrc Promoter GmbH, ma l'Aci Sport, società di Aci, rappresenta l'interlocutore nazionale e svolge un ruolo determinante nella definizione della proposta italiana;

   la recente sostituzione dei vertici di Aci alimenta ulteriormente il timore che le decisioni possano essere condizionate da logiche politiche e non da valutazioni oggettive;

   la perdita della prova mondiale in Sardegna rappresenterebbe un grave danno economico e reputazionale per l'isola, già penalizzata sul piano infrastrutturale e insulare;

   è diffuso il timore che l'eventuale trasferimento del rally a Roma non sia il frutto di una valutazione tecnica e oggettiva, bensì di un condizionamento politico funzionale agli equilibri della maggioranza di Governo –:

   se il Governo abbia avuto interlocuzioni dirette o indirette con Aci Sport o con il Wrc promoter GmbH in merito alla scelta della sede della prova italiana del Wrc a partire dal 2026, e se tali interlocuzioni abbiano orientato la decisione verso Roma;

   se la Presidenza del Consiglio o il Ministro per lo sport e i giovani abbiano espresso preferenze politiche o istituzionali a favore della candidatura romana, anche mediante sostegni economici, impegni organizzativi o garanzie logistiche;

   se esistano analisi comparative sugli impatti economici e turistici delle due opzioni (Sardegna e Roma) e se il Governo intenda renderle note al Parlamento;

   se risultino già deliberati o programmati contributi pubblici a favore della candidatura romana, e, in caso affermativo, quali siano gli importi e i capitoli di spesa coinvolti, e se il Governo non ritenga di garantire un trattamento simmetrico alla Sardegna;

   se il Governo non ritenga necessario convocare un tavolo istituzionale di garanzia, con Aci, Wrc promoter, Regione Sardegna, Regione Lazio e i comuni coinvolti, al fine di assicurare criteri di valutazione oggettivi e trasparenti, scongiurando che la decisione finale appaia come un «furto politico sportivo» ai danni della Sardegna;

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere il Governo per garantire all'Italia la presenza stabile nel calendario Wrc e per valorizzare sia la Sardegna sia Roma/Lazio, eventualmente anche attraverso altre competizioni internazionali (ERG, Baja, Cross Country), in una logica di complementarità e non di contrapposizione territoriale.
(5-04394)

Interrogazioni a risposta scritta:


   ASCARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nella città di Catania si registra ormai da tempo una grave escalation di episodi di violenza, con sparatorie e accoltellamenti che destano allarme sociale e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini;

   l'ultimo episodio, avvenuto in corso Sicilia, ha visto un accoltellamento che ha ulteriormente aggravato il clima di paura diffuso tra i residenti e i commercianti della zona;

   numerosi esponenti istituzionali locali hanno denunciato la situazione di «città fuori controllo» e chiesto interventi immediati, sottolineando che non bastano visite e dichiarazioni di carattere mediatico da parte del Governo, ma servono misure concrete di contrasto alla criminalità e di rafforzamento del presidio dello Stato sul territorio;

   è stato altresì rivolto un appello al presidente della Regione Siciliana affinché non venga lasciata sola la città di Catania in questa fase critica, chiedendo la convocazione di un incontro ufficiale con il Governo nazionale per discutere misure straordinarie di sicurezza e prevenzione –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per garantire la sicurezza dei cittadini di Catania e rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e comune che imperversa in città;

   se non si ritenga necessario predisporre un piano straordinario di sicurezza per Catania, con un aumento delle forze dell'ordine e un rafforzamento dei presidi territoriali, nonché azioni di prevenzione sociale in coordinamento con le istituzioni locali e regionali;

   se non si intenda convocare con urgenza una delegazione di rappresentanti istituzionali di Catania a Roma, per raccogliere direttamente le istanze della città e concordare interventi concreti ed immediati.
(4-05838)


   CANNATA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il progetto per la realizzazione di un impianto di trattamento meccanico biologico (Tmb) a Melilli, del valore complessivo di 34.834.000 euro, è stato approvato dalla giunta comunale di Melilli il 22 gennaio 2025 ed è inserito nel Piano regionale di gestione dei rifiuti adottato dal Commissario Straordinario Schifani con ordinanza n. 3 del 21 novembre 2024;

   l'impianto, finanziato interamente dalla Regione Siciliana con fondi del Piano di sviluppo e coesione 2021-2027, prevede una capacità di trattamento di 230 tonnellate al giorno in un'area industriale già gravata dalla presenza di discariche e vicina al sito di interesse comunitario Cozzo Ogliastro; esso tratterà rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi, aumentando la pressione ambientale su un territorio già compromesso;

   la linea di finanziamento individua come soggetto attuatore l'Ato Siracusa Srr e il comune di Melilli risulta dagli atti che stia agendo in forza di delega amministrativa;

   secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, i terreni individuati per la realizzazione dell'impianto sarebbero di proprietà di un parente del sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, e del fratello dell'ex assessore all'ambiente, Mirko Caruso; il sindaco ha dichiarato di non essere stato a conoscenza della parentela fino a poco prima della pubblicazione delle notizie;

   la vicenda solleva evidenti profili di opportunità e potenziali conflitti di interesse alla luce della contemporanea presenza di rapporti di parentela tra amministratori comunali e soggetti titolari delle aree individuate;

   al momento il comune di Melilli ha già stimato in bilancio un importo di 765 mila euro per l'acquisizione delle aree: è necessario verificare come siano stati scelti i terreni destinati al progetto e accertare se la procedura rispetti le regole di trasparenza;

   il territorio di Melilli, Priolo e Augusta è incluso nel cosiddetto «triangolo della morte», area ad alto rischio ambientale e sanitario, già sottoposta a vincoli di tutela e monitoraggio;

   la normativa nazionale in materia di gestione dei rifiuti, a partire dal decreto legislativo n. 152 del 2006 (Codice dell'ambiente), prevede che la localizzazione degli impianti rispetti i principi di precauzione, prevenzione e proporzionalità, garantendo il pieno coinvolgimento delle comunità locali e delle autorità sanitarie;

   il principio europeo della One Health, richiamato anche dalla Commissione europea nelle proprie strategie ambientali, promuove un approccio integrato tra salute umana, salute animale e tutela dell'ambiente, con particolare attenzione alle aree già compromesse dal punto di vista sanitario e ambientale –:

   se il Governo intenda verificare, per quanto di competenza, la conformità del progetto di impianto Tmb a Melilli con la normativa nazionale ed europea in materia di tutela ambientale, gestione dei rifiuti e partecipazione pubblica, ivi compresa la possibilità di detto comune di realizzare l'opera in luogo dell'autorità d'ambito Ato Srr di Siracusa;

   se non ritenga opportuno acquisire, d'intesa con la Regione Siciliana, ulteriori elementi istruttori sugli impatti cumulativi che l'impianto potrebbe determinare in un'area già dichiarata a elevato rischio ambientale e sanitario, valutando l'adozione di iniziative conseguenti.
(4-05848)


   ROMANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   la Crif S.p.A. è un soggetto privato che gestisce una delle principali banche dati creditizie in Italia, raccogliendo informazioni su milioni di cittadini e imprese riguardo a mutui, finanziamenti, carte di credito e affidamenti bancari;

   le informazioni custodite dalla Crif vengono utilizzate dalle banche e dagli intermediari finanziari per determinare l'accesso al credito, influenzando in maniera significativa la vita economica delle famiglie e delle imprese;

   tale posizione conferisce alla Crif una condizione di quasi monopolio informativo, in quanto la maggior parte delle decisioni di affidamento creditizio si fondano su dati da essa forniti;

   accanto a Crif operano anche altri Sistemi di informazioni creditizie (Sic), quali il Ctc – Consorzio per la tutela del credito, Experian Italia S.p.A. e il sistema Assilea Sic leasing, che raccolgono e gestiscono dati creditizi, sebbene con diffusione e rilevanza nettamente inferiori rispetto a Crif;

   esiste inoltre la Centrale dei rischi della Banca d'Italia, che tuttavia ha prevalentemente finalità di vigilanza e non incide in maniera diretta sull'accesso al credito delle famiglie e delle piccole imprese;

   da più parti sono state segnalate criticità connesse al sistema, soprattutto in merito ad errori nelle segnalazioni, con gravi ripercussioni per i cittadini, difficoltà nell'ottenere correzioni e rettifiche in tempi rapidi, opacità delle procedure di gestione e utilizzo dei dati personali;

   in altri Paesi europei esistono modelli di centrali rischi pubbliche, gestite direttamente dallo Stato o da enti regolati, che garantiscono maggiore trasparenza, uniformità e tutela dei diritti degli utenti;

   in un contesto economico di difficoltà di accesso al credito, specialmente per le piccole e medie imprese e per le giovani famiglie, appare necessario garantire una gestione pubblica, imparziale e trasparente di tali informazioni, riducendo la dipendenza da un unico operatore privato –:

   se il Governo per quanto di competenza, non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza volte a promuovere un'analisi approfondita circa il funzionamento attuale dell'informazione creditizia, e sul suo impatto sull'accesso al credito da parte di cittadini e imprese, e se non si ritenga urgente valutare la possibilità di istituire una Centrale rischi pubblica, alternativa e parallela a quella privata, capace di garantire maggiore trasparenza, equità di trattamento e tutela dei dati personali, ed infine quali iniziative urgenti di competenza, anche di carattere normativo, si intendano intraprendere per rafforzare i controlli sulle segnalazioni e i meccanismi di rettifica delle banche dati creditizie private, anche assicurando per quanto di competenza, un adeguato coinvolgimento del Parlamento.
(4-05849)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta orale:


   BOLDRINI, PROVENZANO, PORTA, CURTI, MANZI, VACCARI, SCARPA, BERRUTO, BAKKALI, PRESTIPINO, FERRARI, GHIO e SCOTTO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa si apprende che decine di soldati dell'esercito israeliano (Idf) trascorrerebbero le loro vacanze in Italia, come ristoro per le brutalità commesse nella Striscia di Gaza, presso località turistiche delle Marche e della Sardegna, e che sarebbero assistiti e protetti dalle nostre forze dell'ordine;

   il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli, ha dichiarato di non essere stato neanche informato dell'accaduto e di averlo appreso egli stesso dai giornali;

   l'Idf, seguendo le indicazioni del governo di Benjamin Netanyahu, è responsabile del massacro di decine di migliaia di palestinesi, della distruzione di Gaza, nonché delle continue aggressioni e degli atti persecutori che colpiscono gli abitanti della Cisgiordania, mettendo in atto condotte genocidarie all'esame della Corte internazionale di giustizia;

   il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato un piano di misure concrete per indurre il governo di Netanyahu a fermare il genocidio dei palestinesi, compreso il divieto di transito di combustibile e armi destinati a Israele dai porti e dagli aeroporti spagnoli e il divieto di entrare nel territorio del Paese per «tutte le persone che partecipano in maniera diretta al genocidio nella Striscia di Gaza»;

   quanto riportato dagli organi di stampa rappresenterebbe, da parte del Governo italiano, un'aperta violazione degli obblighi derivanti dalla «Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio» adottata dall'Assemblea generale dell'Onu il 9 dicembre 1948, ratificata dall'Italia l'11 marzo del 1952 –:

   sulla base di quali accordi e intese con il governo presieduto da Benjamin Netanyahu, sul cui capo pende un mandato di arresto da parte della Corte penale internazionale, l'Esecutivo consente e organizza la presenza sul nostro territorio di soldati israeliani, adottando peraltro nei loro confronti misure di protezione.
(3-02166)

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI, LOMUTI e MORFINO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   secondo notizie riportate da autorevoli organi di stampa, tra cui Il Fatto Quotidiano e Sardegna Notizie 24, sarebbero stati segnalati nelle Marche e in Sardegna gruppi numerosi, organizzati e non occasionali, di militari israeliani in licenza dopo il servizio a Gaza;

   in particolare, Il Fatto Quotidiano ha riferito della presenza di molti soldati dell'Idf sulle spiagge marchigiane, mentre Sardegna Notizie 24 ha dato conto di circa un centinaio di militari israeliani ospitati in un resort di lusso a Santa Teresa di Gallura;

   tali circostanze pongono gravi interrogativi circa l'esistenza di eventuali accordi formali o informali tra il Governo italiano e lo Stato di Israele relativi all'accoglienza, ospitalità o protezione di contingenti di militari in licenza;

   contestualmente, il nostro Paese ha avviato iniziative umanitarie per garantire cure ai bambini palestinesi feriti nella Striscia di Gaza, anche attraverso il ricovero in strutture ospedaliere italiane; la sovrapposizione tra tali iniziative di solidarietà e la presenza organizzata di militari israeliani sul nostro territorio solleva gravi questioni di opportunità politica, oltre che di sicurezza e trasparenza nei rapporti internazionali;

   i cittadini italiani hanno diritto a conoscere se e a quali condizioni il Governo abbia autorizzato la presenza di personale militare israeliano in licenza sul nostro territorio;

   occorre chiarire se tali presenze siano monitorate dalle autorità italiane e quali misure di sicurezza siano state eventualmente predisposte;

   è necessario capire se vi siano spese a carico dello Stato italiano per l'accoglienza, la protezione o la logistica di tali militari;

   appare urgente fare piena luce sulle implicazioni politiche, diplomatiche e di sicurezza nazionale di tali presenze –:

   se corrisponda al vero la notizia della presenza organizzata, e non meramente individuale, di centinaia di militari israeliani in licenza in diverse località italiane;

   se tale presenza sia stata preventivamente comunicata e autorizzata dalle autorità italiane e, in caso affermativo, a quale titolo e sulla base di quali accordi bilaterali o multilaterali;

   se i Ministri interrogati abbiano provveduto, o stiano provvedendo, ad assicurare forme di protezione, scorta, supporto logistico o sanitario a favore dei militari israeliani presenti in Italia;

   quali valutazioni intendano fornire in merito alla compatibilità, anche sotto il profilo etico e politico, tra l'accoglienza dei bambini palestinesi feriti nei nostri ospedali e la contemporanea ospitalità sul territorio nazionale di soldati israeliani reduci dal teatro di conflitto;

   se e quali misure intendano adottare per garantire piena trasparenza su tali presenze e per fornire ogni utile chiarimento al Parlamento e all'opinione pubblica sulle modalità e finalità degli eventuali accordi sottostanti.
(4-05836)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta scritta:


   ILARIA FONTANA e PERANTONI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto ministeriale dell'8 agosto 2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 208 dell'8 settembre 2025) sono stati definiti i criteri e le modalità per gli incentivi (PNRR M2C2-Investimento 4.5 «Programma di rinnovo del parco veicoli privati e commerciali leggeri con veicoli elettrici»;

   il decreto prevede contributi fino a 11.000 euro per le persone fisiche e fino a 20.000 euro (30 per cento per le microimprese, limitando l'accesso a residenti nelle «Aree urbane funzionali» (Functional urban areas, anche dette Fua) individuate da Istat aventi più di 50.000 abitanti; tale impostazione risulta confermata anche nelle comunicazioni istituzionali del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, che definiscono esplicitamente la platea dei beneficiari come residenti in tali aree;

   secondo lo schema le aree urbane funzionali vigenti sono 83 e sono ancora basate sui flussi pendolari del Censimento 2011;

   per la Sardegna le sole aree attualmente sono Cagliari e Sassari, escludendo dalla misura vaste aree dell'isola tra cui Nuoro e numerosi comuni interni;

   la stessa documentazione sul PNRR circa la misura M2C2-Investimento 4.3 («Sviluppo di infrastrutture di ricarica elettrica») indica obiettivi nazionali per punti di ricarica urbani ed extraurbani, senza limitazione alle sole aree urbane funzionali, in coerenza con la necessità di assicurare la copertura a «tutti i comuni»;

   la Strategia nazionale aree interne individua e sostiene territori caratterizzati da distanza dai servizi essenziali e fragilità demografiche, dimostrando quindi ancora di più come tale restrizione per aree sia in contrasto con le politiche di coesione –:

   quali misure siano state previste per integrare il decreto ministeriale dell'8 agosto 2025 includendo aree aggiuntive in base agli indicatori di politiche di coesione;

   se sia stata verificata l'armonizzazione del citato decreto con la logica della M2C2-intervento 4.3 (ricarica elettrica) nel suo complesso, per garantire copertura anche a comuni svantaggiati o periferici.
(4-05843)


   CASU. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   Il progetto di riassetto della rete elettrica in località Santa Lucia, nell'area Nord-Ovest di Roma, relativo in particolare alla variante della linea a 220 chilowatt e alle opere connesse assume fondamentale rilevanza strategica ai fini del miglioramento della continuità e qualità del servizio elettrico e della sicurezza della rete della Capitale;

   il XV Municipio di Roma è attivamente impegnato per garantire la tutela delle comunità interessate, sollecitando un impegno più incisivo del Governo nel vigilare sull'attuazione del progetto e nel promuovere un dialogo costante con le istituzioni territoriali;

   con una comunicazione ufficiale del 22 luglio 2024, Terna ha fornito aggiornamenti sull'iter progettuale, confermando la prosecuzione delle attività e chiarendo che l'attuazione del piano di eliminazione di oltre 100 chilometri di linee elettriche esistenti non più necessarie sul quadrante Ovest della Capitale è subordinata alla realizzazione e all'entrata in esercizio dei nuovi interventi. La medesima comunicazione evidenzia, inoltre, che per quanto riguarda la nuova stazione elettrica 380/150 chilowatt prevista non è ancora stata completata l'attività di progettazione in quanto, fino ad allora, non è stato possibile avviare, tra le altre cose, le indagini archeologiche preliminari a causa della contrarietà dell'università agraria di Sacrofano, proprietaria dell'area, che ha presentato un ricorso contro il decreto di occupazione temporanea emanato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;

   pur confermando la prosecuzione delle attività, si rende quindi necessaria un'accelerazione per arrivare alla risoluzione di una problematica che affligge e preoccupa il quartiere di Valle Muricana da oltre trenta anni, questione già oggetto di richieste avanzate in sede parlamentare e territoriale –:

   quale sia lo stato di avanzamento dell'iter del progetto di riassetto della rete elettrica in località Santa Lucia, in provincia di Roma, e quali urgenti iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per garantire che la realizzazione del progetto avvenga nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza, tutela ambientale e salvaguardia della qualità della vita dei cittadini;

   se ritenga opportuno promuovere un tavolo istituzionale con Regione Lazio, Roma Capitale e Terna, al fine di monitorare l'avanzamento del progetto, garantire l'individuazione di soluzioni tecniche condivise e rispettose delle caratteristiche del territorio, nonché promuovere, ove necessario, ulteriori strumenti di controllo e indirizzo circa l'operato di Terna e favorire una rapida definizione delle criticità emerse.
(4-05846)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


   ILARIA FONTANA. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il comune di Rieti ha sottoscritto con Rfi – Rete Ferroviaria Italiana una convenzione per la progettazione di fattibilità tecnico-economica delle opere sostitutive finalizzate alla soppressione di dieci passaggi a livello lungo la linea Sulmona-Terni nel territorio comunale;

   tra gli interventi indicati risulta «sottovia carrabile a traffico selezionato e ciclo-pedonale, in asse al PL 190+761» lungo Viale Maraini, nonché un sottopasso ciclo-pedonale su Via Angelo Maria Ricci oltre ad altri adeguamenti viari connessi;

   è stata presentata la petizione «Salviamo Viale Maraini per salvare Rieti» che chiede il cambio di indirizzo del comune rispetto alla suddetta convenzione, evidenziando – per Viale Maraini e per i siti collegati – impatti negativi sul pregio architettonico del viale storico, nonché ripercussioni alla circolazione urbana e un rischio all'integrità dell'apparato radicale di alberi secolari posti lungo il viale;

   ai fini della tutela paesaggistica, il Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo del 22 gennaio 2004, n. 42) prevede all'articolo 136, comma 1, lettera b) che sono sottoposti a tutela «le ville, i giardini e i parchi che si distinguono per la loro non comune bellezza», nonché, alla lettera c) i complessi che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale;

   l'articolo 139 del citato Codice disciplina il procedimento per la dichiarazione di notevole interesse pubblico, che comporta pubblicazione per novanta giorni, la valutazione delle osservazioni e la successiva emanazione del provvedimento di vincolo;

   la tutela degli alberi monumentali, quali anche i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani, l'articolo 7 della legge del 14 gennaio 2013 n. 10 istituisce l'Elenco degli alberi monumentali d'Italia e attribuisce a comuni e regioni compiti di censimento e proposta. L'elenco è disciplinato dal decreto ministeriale del 23 ottobre 2014 che definisce principi e criteri direttivi per il censimento e per la gestione dell'elenco nazionale –:

   se, considerata la valenza storica e paesaggistica del viale alberato di Viale Maraini a Rieti, intendano attivarsi – tramite la Soprintendenza competente e d'intesa con regione Lazio e comune di Rieti – per avviare il procedimento di «dichiarazione di notevole interesse pubblico» ai sensi degli articoli 136 e 139 del decreto legislativo n. 42 del 2004;

   se, ritengano di promuovere, con regione e comune, l'attivazione delle procedure di censimento e proposta di iscrizione degli esemplari arborei di Viale Maraini nell'Elenco degli alberi monumentali d'Italia.
(4-05837)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FORATTINI, MARINO, ROMEO, ANDREA ROSSI e VACCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   con ordinanza del 5 settembre 2025, pubblicata l'8 settembre, il tribunale di Trento, nell'ambito del ricorso promosso da Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia, ha qualificato l'articolo 18 del decreto-legge n. 48 del 2025 convertito con modificazioni dalla legge n. 80 del 2025 come meramente ricognitivo del quadro normativo vigente in materia di stupefacenti;

   il tribunale ha ribadito la linea interpretativa delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 2019, secondo cui la commercializzazione di derivati della canapa sativa non integra fattispecie penalmente rilevanti qualora i prodotti siano privi di efficacia drogante, ponendo al centro la verifica dell'offensività in concreto;

   la stessa ordinanza ha chiarito che la norma contestata non può essere sospesa in via cautelare, trattandosi di una disposizione di carattere generale e astratto, ma ha comunque riconosciuto la legittimità dell'attività degli operatori del settore, finché non vi sia un reale rischio per la salute pubblica;

   la giurisprudenza amministrativa, in particolare le sentenze del Tar Lazio, e i principi europei in materia di libera circolazione delle merci, hanno più volte sottolineato come non sia possibile introdurre un divieto assoluto per le infiorescenze di canapa industriale prive di sostanze psicotrope;

   il settore della canapa industriale e dei suoi derivati rappresenta una filiera agricola emergente, con importanti ricadute in termini di innovazione, sostenibilità ambientale e nuove opportunità economiche, soprattutto per le aree rurali, che necessitano di certezze normative per programmare investimenti e consolidare le attività produttive –:

   se il Governo intenda prendere atto dell'interpretazione fornita dal tribunale di Trento e confermata dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite del 2019, evitando ulteriori interventi normativi che creino incertezza e penalizzino gli operatori del settore;

   se i Ministri interrogati non ritengano opportuno avviare un tavolo di confronto con le associazioni di categoria e con le rappresentanze parlamentari per definire un quadro normativo chiaro, stabile e conforme al diritto europeo, che garantisca lo sviluppo della filiera della canapa industriale e dei suoi derivati privi di efficacia drogante;

   quali iniziative il Ministro dell'agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, intenda intraprendere per tutelare gli imprenditori agricoli e i lavoratori già attivi in questo comparto, al fine di valorizzare le opportunità economiche, occupazionali e ambientali legate alla coltivazione e trasformazione della canapa.
(5-04389)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SCERRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   in questi giorni uno dei sindacati della polizia penitenziaria (l'Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) ha proclamato, con una nota, lo stato di agitazione del personale in servizio alla casa circondariale di Siracusa a Cavadonna, denunciando una gravissima situazione di sotto-organico in rapporto a una popolazione carceraria composta da circa 650/700 detenuti;

   secondo questa associazione di categoria, l'organico dei ruoli ispettori e sovrintendenti si sarebbe ridotto al minimo, rendendo impossibile il regolare svolgimento degli incarichi previsti. Anche nel ruolo degli agenti-assistenti mancherebbero circa 60/70 unità;

   il quadro descritto venne sottoposto dall'interrogante all'attenzione del Ministro interrogato in un precedente atto di sindacato ispettivo, rimasto senza riscontro, del 17 ottobre del 2024, presentato a seguito di un sopralluogo effettuato il 7 ottobre 2024 proprio presso la casa circondariale di Cavadonna a Siracusa. In quell'occasione l'interrogante ebbe modo di denunciare le importanti carenze di personale con i conseguenti rischi alla sicurezza e degli agenti e degli stessi detenuti, a cui si aggiungevano significative carenze strutturali, che penalizzano anche i servizi base. In quell'atto si ebbe cura anche di evidenziare la mancanza, all'interno del penitenziario, di servizi sanitari adeguati, soprattutto specializzati in salute mentale, come testimoniavano i casi di suicidio, di autolesionismo e di violenza contro gli agenti perpetrati dai detenuti, purtroppo riscontrabili anche oggi, a distanza di quasi un anno;

   ieri come oggi, l'interrogante rileva che, nonostante gli sforzi encomiabili del direttore dell'istituto e di tutto il personale del carcere, il numero di risorse impiegate risulta del tutto inidoneo ad assicurare standard appropriati di sicurezza e, in ogni caso, insufficiente per gli eccedenti carichi di lavoro. La carenza di organico comporta anche l'impossibilità di utilizzare in questa struttura l'area verde adibita ai colloqui dei detenuti con i loro familiari. Circostanza non trascurabile, giacché queste aree più «confortevoli» nascono proprio con l'obiettivo di consentire a chi sconta la propria pena di mantenere dei legami affettivi, in particolar modo con i figli, che non devono oltremodo risentire dell'assenza del proprio genitore;

   in considerazione delle criticità del sistema carcerario italiano, tra cui il generalizzato e diffuso stato di sofferenza oggettiva di molti agenti penitenziari che prestano servizio anche in altre strutture presenti sull'isola e non solo, servirebbe un intervento di riforma con investimenti sicuramente ben più corposi rispetto a quelli previsti da quelli che all'interrogante appaiono timidi provvedimenti del Governo –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto e quali urgenti iniziative di competenza intenda questa volta intraprendere per la casa circondariale di Siracusa e per altri penitenziari siciliani e italiani che versano nelle stesse condizioni, al fine di risolvere nel più breve tempo possibile tutte le criticità rappresentate.
(4-05839)


   BISA, MATONE e SUDANO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   a l'Aquila, i primi di agosto 2025 c'è stata la riattivazione della struttura detentiva per soggetti minorenni e giovani adulti, chiusa dal 2016, nel quadro di una più ampia programmazione che vedrà l'apertura di altri due istituti penali minori entro il mese di dicembre prossimo;

   l'istituto beneficerà nuovamente di spazi da destinare all'attività detentiva, al centro di prima accoglienza e alle attività di assistenza e riabilitazione;

   si è restituita una struttura che non è solo detentiva ma anche una struttura di educazione, orientata non solo alla custodia, ma soprattutto alla rieducazione e al reinserimento dei giovani, con ricadute positive sul piano sociale e istituzionale;

   oltre ai minori e ai giovani adulti, è anche un importante aiuto alla Polizia penitenziaria, che potrà operare in ambienti più sicuri e accoglienti, all'altezza della delicatezza e dell'importanza del ruolo che svolge. Dopo il taglio del nastro, i presenti hanno potuto visitare prima i locali interni e poi le aree esterne;

   il protocollo «Liberi di scegliere», nato negli scorsi anni per assicurare una alternativa di vita ai minori provenienti da contesti di criminalità organizzata e alle loro madri che rifiutino le logiche mafiose, è rivolto a: minori e giovani adulti appartenenti a famiglie di «'ndrangheta e mafia», autori di reato e a rischio criminalità; minori per i quali vi sia la contestazione dell'aggravante articolo 7 legge n. 203 del 1991 o del 416/416-bis; minori figli di soggetti affiliati alla criminalità organizzata;

   nei casi in cui sia messo a repentaglio il loro corretto sviluppo psico-fisico prevede percorsi di educazione individualizzati, con l'obiettivo di fornire una valida alternativa al contesto sociale fortemente caratterizzato da prevalente cultura e agire mafioso da cui provengono, con alternative culturali, sociali e affettive, funzionali a prevenire la definitiva strutturazione di personalità criminale;

   col protocollo si interviene in nome della prevenzione, per evitare che i figli seguano la strada perniciosa del crimine dei padri –:

   se il Ministro interrogato intenda fornire aggiornamenti sugli Istituti penali minorili chiarendo i tempi di effettiva messa in funzione anche per quanto attiene ai numeri da destinare a queste nuove strutture di agenti di polizia penitenziaria e di professionisti delle aree educative e se si intenda estendere il protocollo «Liberi di scegliere» anche nei confronti dei genitori di minori che, utilizzando metodi educativi malavitosi, inducono i figli a rubare e compiere reati nelle nostre città.
(4-05841)


   SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA e SCARPA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   sono purtroppo note le vicende di gravissima violenza avvenute nel 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, durante una delle fasi più acute della prima ondata dell'emergenza pandemica; a partire dal pomeriggio del 6 aprile del 2020 infatti oltre trecento detenuti del reparto «Nilo» furono sottoposti a violenze, umiliazioni e vessazioni di vario genere da parte di agenti di polizia penitenziaria dell'istituto nonché da personale «esterno», appositamente chiamato ad intervenire a supporto dell'esecuzione di una cosiddetta «perquisizione speciale», che nella realtà si rivelò come un vero e proprio raid punitivo;

   da questa drammatica vicenda è immediatamente scaturita l'iniziativa della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che richiese e ottenne l'emissione di misure cautelari, interdittive e custodiali, per decine di pubblici ufficiali coinvolti: furono emesse dal gip 52 misure cautelari (8 arresti in carcere, 18 ai domiciliari, 3 obblighi di dimora, 23 interdizioni dal pubblico ufficio);

   da un articolo del Domani si apprende però che, a distanza di cinque anni dal più grave pestaggio mai documentato in un carcere italiano, praticamente tutti i protagonisti sono tornati operativi e sono stati premiati;

   il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, con delega al Dap, in questi tre anni è pesantemente intervenuto sul sistema penitenziario, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, una crisi del sistema dell'esecuzione penale senza precedenti, con un tasso di suicidi tra detenuti e operatori e agenti di polizia penitenziaria mai raggiunto;

   l'articolo a firma di Trocchia denuncia come una simile emergenza sia «nascosta sotto una patina di propaganda. Calendari e distintivi autocelebrativi si incrociano con l'occupazione sistematica di poltrone attraverso dirigenti, lanciatissimi in altre stagioni politiche, che oggi si adattano al nuovo credo. Ma una nomina su tutte rappresenta il segnale inequivocabile di una restaurazione»;

   l'articolo si riferisce in particolare ad Antonio Fullone, che ai tempi era il provveditore regionale che dispose la perquisizione straordinaria che si è trasformata in un pestaggio generalizzato, fatti per i quali è sotto processo per diversi capi di imputazione;

   Fullone è il principale imputato anche perché il più alto in grado tra i funzionari coinvolti nel maxi processo in corso davanti alla Corte d'assise del tribunale casertano; sul suo conto pesa la scelta di disporre la perquisizione straordinaria pur non avendone i titoli e le competenze visto che spettava alla direzione del carcere;

   si tratta di accuse che gettano un'ombra inquietante sulla carriera di un alto funzionario dello Stato, considerato fino al 6 aprile come particolarmente impegnato nella tutela dei diritti dei detenuti e della carta costituzionale;

   dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere il Ministero della giustizia aveva scelto come nuovo provveditore regionale Lucia Castellano, dirigente che non aveva mancato di porre la questione degli agenti sospesi chiedendo una revisione delle misure e valutando caso per caso, ma quando si è trattato di rinnovare il suo incarico per un altro triennio, o di essere presa in considerazione per la direzione generale della formazione, la sua candidatura è stata respinta per entrambe le posizioni;

   si apprende ora che Fullone, dopo nemmeno due anni di sospensione dal servizio, sarebbe stato reintegrato in attività e promosso a lavorare, come consigliere ministeriale, presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e che è addirittura in corsa per la direzione generale che sovraintende alla formazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di dover fare chiarezza in merito alla scelta di Fullone come responsabile della formazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e se la ritenga congrua ed opportuna alla luce di quanto esposto in premessa.
(4-05845)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SARRACINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la vicenda Trasnova di Pomigliano, azienda del settore logistico dell'indotto Stellantis, si sta trascinando da troppo tempo nella incertezza più assoluta rispetto al futuro delle maestranze;

   il nuovo rinvio del tavolo al prossimo 30 settembre alimenta incertezze e preoccupazioni per i lavoratori;

   va ricercata con Stellantis una soluzione che salvaguardi i livelli occupazionali;

   a parere dell'interrogante il Governo non può essere spettatore passivo ma dovrebbe invece farsi parte attiva nella ricerca di una soluzione per la vertenza;

   il cambio dei vertici di Stellantis e le dichiarazioni del nuovo amministratore delegato del gruppo Antonio Filosa vanno messi alla prova anche a tutela dell'indotto del settore –:

   quali tempestive e urgenti iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda mettere in campo a tutela dei lavoratori Trasnova al fine di garantirne la continuità occupazionale presso lo stabilimento di Pomigliano.
(5-04393)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


   PANDOLFO, FORNARO e GHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la crisi che ha colpito i lavoratori delle Funivie di Savona si protrae ormai da anni, con gravi ripercussioni sia occupazionali sia sull'intera filiera portuale ed economica savonese;

   negli anni passati il Parlamento e il Governo sono già intervenuti con proroghe degli ammortizzatori sociali per garantire la tenuta occupazionale, a testimonianza della rilevanza della vertenza e dell'urgenza di individuare una soluzione strutturale;

   lo stesso Governo, attraverso dichiarazioni pubbliche e visite istituzionali, ha riconosciuto l'importanza strategica dell'infrastruttura, affermando che le risorse necessarie sono disponibili e che «questa struttura deve ripartire», come dichiarato dal Ministro Salvini durante la visita all'impianto di Cairo Montenotte nell'ottobre 2024;

   appare ormai indifferibile un piano di rilancio che vada oltre la proroga degli ammortizzatori sociali e che punti concretamente al potenziamento e alla modernizzazione dell'infrastruttura, anche attraverso l'integrazione ferro/fune, per rafforzare il sistema della portualità savonese e garantirne la competitività;

   in tale contesto è stata più volte sollecitata la convocazione di un tavolo ministeriale urgente con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e degli enti locali, al fine di definire le prospettive di rilancio delle Funivie di Savona e del porto, nonché i tempi e le modalità degli interventi programmati –:

   quali siano, a oggi, gli interventi concreti che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti intenda assumere per garantire la ripartenza delle Funivie di Savona, sia in termini di risorse economiche sia di tempistiche attuative e se sia stata programmata la convocazione di un tavolo di confronto con sindacati ed enti locali, e con quali obiettivi e scadenze;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda intraprendere per assicurare l'integrazione infrastrutturale ferro/fune e il rafforzamento della portualità savonese, così da restituire certezza e prospettive di lavoro ai dipendenti e all'intero territorio.
(3-02167)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   AMENDOLA e SARRACINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   dal prossimo primo ottobre sarà soppresso il collegamento Frecciarossa Taranto-Metaponto-Potenza-Roma;

   la motivazione ufficiale è per lavori sulla tratta;

   la soppressione del suddetto collegamento infligge un durissimo colpo alla mobilità dell'utenza lucana;

   già in altre circostanze sempre per lavori il Frecciarossa in oggetto era stato soppresso creando notevoli disagi ai viaggiatori;

   non ci sono certezze sul ripristino del servizio, incertezza alimentata anche dal silenzio della regione Basilicata;

   in vista di questa soppressione occorrerebbe prevedere un adeguato potenziamento dei servizi per raggiungere la stazione di Salerno terminale per l'Alta Velocità;

   ad esempio andrebbero potenziati i Freccialink presso le stazioni di Metaponto Ferrandina e Grassano per consentire ai viaggiatori lucani della provincia di Matera di raggiungere l'Alta Velocità –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di evitare di penalizzare la mobilità da e verso la Basilicata e di assicurare non solo la certezza del ripristino del Frecciarossa ma nel frattempo di sopperire alla cancellazione attraverso un potenziamento del servizio di trasporto che consenta di raggiungere Salerno quale terminale AV.
(5-04387)


   SARRACINO e CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   a fine giugno 2025 Trenitalia informava l'utenza che, per consentire «i lavori di rinnovo dell'infrastruttura della trazione elettrica della tratta Roccaravindola-Venafro», a partire dal 30 giugno 2025, dal lunedì al venerdì, due corse della tratta Isernia-Roma (il Regionale 23365 delle 9:07 da Roma a Isernia e il Regionale 23349 da Isernia a Roma delle 13:28) avrebbero avuto termine e origine a Cassino, con la programmazione di corse bus da e per Campobasso;

   la stessa Trenitalia faceva presente la possibilità di aumento dei tempi di percorrenza dei viaggi in bus «in relazione anche al traffico stradale» e con ammissione dei viaggiatori «limitatamente alla disponibilità dei posti»;

   Trenitalia precisava che «sui bus non è ammesso il trasporto bici e non è ammesso il trasporto di animali ad eccezione dei cani guida», con conseguente grave compromissione delle normali regole di trasporto e relativa penalizzazione dei cittadini/utenti;

   questa condizione, già fortemente impattante per le comunità locali, risulta ulteriormente compromessa in quanto dal 22 settembre 2025 e fino al gennaio 2026 la circolazione dei treni sulla tratta Isernia-Venafro sarà completamente sospesa;

   a detta dei vertici di Rfi, i lavori di elettrificazione della tratta Isernia Campobasso, che avrebbero dovuto chiudersi ad ottobre del 2020, non saranno ultimati prima della fine del 2028, mentre le risorse (in buona parte dei fondi del Pnrr destinate al ripristino ed alla elettrificazione, previa modifica del percorso, della tratta ferroviaria Campobasso-Larino-Termoli, risulterebbero di fatto essere state «cancellate», in quanto assorbite proprio dalla elettrificazione da Isernia a Campobasso, per un costo complessivo stimato di circa 390 milioni di euro a fronte degli 80 inizialmente previsti –:

   se siano state adottate misure e/o disposizioni per fare in modo che Rfi rispetti il cronoprogramma originario dei lavori e sia possibile la riapertura della tratta ferroviaria elettrificata Campobasso-Isernia entro e non oltre il 2026 e se siano previste nuove risorse per il ripristino e l'elettrificazione, previa modifica del tracciato, della tratta Campobasso-Larino-Termoli e quali eventuali misure compensative e di riduzione di costi saranno introdotte per l'utenza pendolare molisana per i gravi disagi che sarà costretta a subire a seguito dalla erogazione del servizio di trasporto attraverso bus sostitutivi.
(5-04390)


   MAZZETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   le strade statali 66 (Pistoiese e 12 dell'Abetone e del Brennero), assi fondamentali per la mobilità e per l'economia della Montagna Pistoiese e più in generale per una vasta zona dell'Appennino Tosco-Emiliano, sono afflitte da una situazione complessivamente preoccupante soprattutto nei periodi estivi, in concomitanza con l'aumento dei flussi turistici, e invernali, a fronte di eventi meteorologici avversi, con tempi di attesa insostenibili per tutti gli utilizzatori dell'infrastruttura stradale;

   alcune di queste criticità sono presenti da oltre sei anni e con forte rischio di crollo della sede stradale (zona Popiglio, al confine con la Provincia di Lucca), senza che ad oggi si sia registrato un piano organico di manutenzione straordinaria, né un atto formale di programmazione degli interventi da parte dello Stato o degli enti preposti;

   recentemente è stata riaperta al traffico la strada statale 66, riportando parzialmente alla normalità il flusso da e verso questi territori, tuttavia sono presenti ancora sette impianti semaforici per circolazione a senso unico alternato, una frana a valle della sede stradale nel comune di San Marcello Piteglio, ponti con barriere New Jersey e numerosi tratti soggetti a dissesto;

   la situazione della viabilità lungo le arterie che collegano la Montagna Pistoiese con Pistoia, Lucca, Modena e le principali arterie di collegamento incide sulla competitività delle aziende presenti in quell'areale e la mancanza di una risposta strutturale e centralizzata rischia di aggravare ulteriormente l'isolamento della Montagna Pistoiese, con gravi ricadute su imprese, occupazione, servizi essenziali e coesione territoriale;

   in una lettera inviata dalla Cna locale alle autorità competenti e all'Anas si fa presente che pur nella consapevolezza che si sta facendo tutto il possibile con mezzi e risorse limitate, intervenendo ad esempio con tempestività sulle numerose frane, appare sempre più necessaria una programmazione complessiva che preveda una mappatura centralizzata criticità delle SS 66 e SS 12 con contestuale individuazione: 1) dei necessari interventi di riqualificazione; 2) di uno studio di fattibilità e di un cronoprogramma; 3) delle risorse necessarie; 4) di un coordinamento centralizzato degli interventi tra tutti gli stakeholders territoriali, l'Anas, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la regione Toscana –:

   quali iniziative di competenza siano in corso ovvero si ritenga opportuno adottare in merito alle criticità esposte in premessa.
(5-04391)


   BOSCAINI e MAZZETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 891, della legge n. 145 del 2018, ha istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un fondo, con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023, destinato a province e città metropolitane e finalizzato alla messa in sicurezza dei ponti esistenti nel bacino del Po, nonché alla realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali. La norma prevedeva che i termini per l'aggiudicazione scadessero dopo 24 mesi;

   in considerazione delle criticità riscontrate dai soggetti beneficiari nell'aggiudicazione dei lavori, detto termine è stato più volte spostato. Da ultimo con il comma 4-duodecies dell'articolo 7 del decreto-legge n. 202 del 2024 («milleproroghe») si è stabilito che entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (12 marzo 2025), i soggetti beneficiari trasmettessero al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti apposita manifestazione di interesse in merito alla proroga dei termini di accesso al finanziamento assegnato, corredata dalla documentazione attestante lo stato di avanzamento degli interventi e il quadro economico aggiornato;

   a oggi il decreto-legge n. 202 del 2024 ha stabilito, inoltre, che con decreto Ministero dell'economia e delle finanze-Ministero delle infrastrutture e dei trasporti da emanare entro 45 giorni (11 aprile 2025) si sarebbe definito l'elenco degli interventi che possono accedere all'erogazione delle ulteriori rate dei finanziamenti del Fondo, a condizione che l'aggiudicazione del relativo appalto di lavori avvenga entro e non oltre il 31 dicembre 2025;

   ad oggi il decreto Ministero dell'economia e delle finanze-Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non risulta ancora e adottato e gli enti che hanno pianificato gli interventi di messa in sicurezza si trovano nell'incertezza di sapere se le risorse anticipate potranno essere recuperate o meno. A complicare le cose la tempistica stringente che obbliga gli enti ad aggiudicare gli appalti entro fine anno;

   in assenza del decreto Ministero dell'economia e delle finanze-Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per centrare la scadenza, province e città metropolitane avrebbero bisogno di una norma ad hoc come quella inserita nel decreto omnibus (decreto-legge n. 95 del 2025, articolo 3, comma 7) che ha consentito loro, in assenza del decreto applicativo, di avviare comunque le procedure di evidenza pubblica per l'affidamento dei contratti relativi a programmi straordinari di manutenzione della rete viaria (di cui all'articolo 1, comma 1076, della legge n. 205 del 2017) –:

   quali intendimenti abbia il Ministro interrogato in merito alla questione esposta in premessa.
(5-04392)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   ZIELLO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   ai sensi dell'articolo 12 della legge 4 aprile 2025, n. 42 il Governo è delegato a adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della suddetta legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni modificative e integrative dei decreti legislativi 29 maggio 2017, n. 97 e 6 ottobre 2018, n. 127; tali decreti sono adottati su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative a livello nazionale del personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco; a tale scopo presso il dipartimento dei vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile è stata avviata una serie di consultazioni con i rappresentanti dei lavoratori i quali non ritengono possibile fornire favorevole avviso alla bozza che gli è stata prospettata, per ragioni di ordine sostanziale che afferiscono a quanto consta all'interrogante fra l'altro a un eccesso di delega stante una oggettiva difficoltà a ricondurre i provvedimenti alle previste necessità di assicurare gli obiettivi di salvaguardia della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell'ambiente anche in relazione alle criticità connesse ai rischi determinati dai cambiamenti climatici e dalla transizione energetica –:

   se il Governo non ritenga più utile l'esercizio della delega mediante l'adozione di più decreti legislativi in luogo di un solo decreto, stralciando le parti che trovano favorevole accoglimento da parte delle organizzazioni sindacali, adottando altresì una iniziativa di carattere normativo recante la proroga di ulteriori 12 mesi al fine di creare i presupposti per un maggiore approfondimento della materia stante la particolare delicatezza e criticità dei provvedimenti in essi contenuti.
(4-05835)


   AURIEMMA e SERGIO COSTA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   attualmente persiste nel nostro sistema una disparità di trattamento tra forze di polizia e vigili del fuoco per quanto concerne l'assegnazione dei buoni pasto;

   come specifica la circolare n. 804 del 17 gennaio 2019, infatti, le forze di polizia hanno diritto a un buono pasto da 7 euro per ogni turno di 6 ore e mezza e, in caso di prolungamento dello stesso, scatta il diritto a un secondo buono pasto di egual valore;

   ai vigili del fuoco, d'altro canto, viene erogato uno stesso buono pasto da 7 euro per ogni turno, però, della durata 12 ore;

   tale evidente disparità ha suscitato forti perplessità tra le sigle sindacali dei vigili del fuoco, le quali chiedono che vi sia un trattamento omogeneo;

   è opinione degli interroganti che tale situazione richieda urgente correzione, affinché i vigili del fuoco non vengano ulteriormente privati del rispetto che meritano, tramite un adeguamento della modalità di erogazione dei buoni pasto –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione descritta in premessa e quali iniziative intendano adottare al fine di trovare una pronta risoluzione del problema.
(4-05844)


   ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la società Sogin S.p.A. ha presentato al comune di Latina una Procedura abilitativa semplificata (P.a.s.) ai sensi dell'articolo 8, comma 4, decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, per la costruzione ed esercizio di un impianto di accumulo elettrochimico (Bess) «non termico» da 266,50 MW connesso alla stazione elettrica Terna nell'area «Cirene» della centrale elettronucleare dismessa di Latina;

   il comune ha indetto conferenza di servizi decisoria ai sensi della legge n. 241 del 1990, alla quale è seguita determinazione conclusiva favorevole n. 1920 del 2025 dell'11 agosto 2025 con prescrizioni;

   gli atti comunali qualificano l'area come «idonea ex lege» per impianti Fer, richiamando l'articolo 20, comma 8, lettera c-ter), numero 2, e comma 8, lettera b), decreto legislativo n. 199 del 2021 (aree interne a impianti industriali/siti oggetto di bonifica). È inoltre esplicitato che il progetto non è sottoposto a Via/Vas ai sensi dell'articolo 13 decreto legislativo n. 190 del 2024;

   l'impianto sorgerà nel sito Sogin in decommissioning; appare necessario assicurare coordinamento fra le attività di smantellamento e la realizzazione/esercizio del Bess, nonché la massima prevenzione del rischio incendi e incidenti rilevanti, piani di emergenza e informazione pubblica coerenti con il quadro normativo vigente;

   non sembra essere stata svolta una verifica circa l'assoggettabilità a direttiva Seveso di cui al decreto legislativo n. 105 del 2015 o a relative interferenze soggette a effetto domino, nonché una eventuale necessità di piano di emergenza esterna –:

   anche a fronte della richiamata esclusione da Via, quali verifiche di competenza saranno attuate, considerando anche la qualificazione dell'area e la contestuale presenza del decommissioning del sito Sogin;

   se e come siano stati predisposti gli strumenti di prevenzione e gestione dell'emergenza ai sensi del decreto legislativo n. 105 del 2015 con specifico riferimento agli scenari incidentali dei Bess e al coordinamento con le attività del sito nucleare in smantellamento.
(4-05851)


   BARBAGALLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   lo scorso 3 settembre 2025 alle ore 00:15 un incendio ha distrutto l'auto privata del comandante dei vigili urbani di Ramacca. Si tratta del terzo atto intimidatorio in pochi mesi ai danni del comandante la cui auto, parcheggiata in una zona centrale del paese, è stata data alle fiamme. A dicembre 2024 scorso era stata già incendiata un'altra auto del comandante ed a ottobre 2024 erano state tagliate le gomme;

   Ramacca vive da anni una situazione di degrado sociale e la sequenza dei fatti di cronaca ne sono testimonianza. In particolare la situazione del comune di Ramacca è stata oggetto di apposito esame nel corso di un Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, esteso anche alla partecipazione del procuratore distrettuale antimafia, tenutosi il 20 marzo 2025, alla luce degli elementi contenuti nell'ordinanza del Gip del 24 febbraio 2025 relativa all'operazione Mercurio;

   in risposta all'interpellanza urgente Barbagallo ed altri n. 2-00630 lo scorso 13 giugno 2025 la sottosegretaria di Stato ha reso noto che alla luce degli aggiornamenti informativi comunicati dal locale Comando provinciale dei carabinieri lo scorso 8 maggio 2025 si è tenuta un'ulteriore riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia, alla quale hanno partecipato il procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello, il procuratore distrettuale antimafia e il responsabile territoriale della Dia. In tale occasione è stata unanimemente condivisa l'opportunità di svolgere presso il comune di Ramacca gli accertamenti e le ispezioni previste dall'articolo 143, comma 2, del testo unico degli enti locali per verificare possibili collegamenti, diretto o indiretti, degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso;

   nel mese di gennaio 2025 il prefetto convocava il comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico con indagini, per quanto consta all'interrogante, svolte velocemente e chiuse prima di 6 mesi senza disporre le necessarie protezioni per il comandante dei vigili di Ramacca e per la sua famiglia oggetto di atti intimidatori –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza degli atti intimidatori commessi in pochi mesi ai danni del comandante dei vigili urbani di Ramacca e quali iniziative siano state adottate per individuare i responsabili o gli eventuali mandanti e soprattutto per garantire la protezione del comandante e della sua famiglia;

   se disponga di elementi, per quanto di competenza, circa il fatto che questi atti intimidatori siano ricollegabili all'azione amministrativa svolta dal comandante dei vigili urbani nell'esercizio delle sue funzioni in relazione ai fatti esposti in premessa e se non ritenga urgente garantire, nell'ambito dei poteri di cui all'articolo 143 del TUEL sopra indicato, accertamenti approfonditi in rapporto a tutte le piste disponibili, compresa quella relativa all'operazione Mercurio.
(4-05852)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazioni a risposta scritta:


   SERRACCHIANI, FURFARO, GIRELLI e MALAVASI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   la legge 18 luglio 2025 n. 106 «disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche» prevede all'articolo 1 che i dipendenti pubblici o privati affetti da malattie oncologiche o da malattie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento, possono richiedere un periodo di congedo, continuativo o frazionato, fino a ventiquattro mesi conservando nel contempo il proprio posto di lavoro;

   ad inizio del presente anno scolastico vengono, invece, segnalati casi di docenti che si trovano in queste condizioni di patologie certificate e di invalidità, oltre che titolari di legge n. 104 del 1992, che – in taluni casi senza preavviso e senza il loro consenso – sono stati assegnati – senza prendervi servizio – ad altra sede, spesso più disagiata e lontana dal domicilio e senza alcuna spiegazione, se non un eventuale motivo di organizzazione interna, a discrezione del dirigente scolastico;

   le variazioni di sede disposte d'ufficio con modalità difformi all'articolo 21 legge n. 104 del 1992 sono provvedimenti lesivi dello spirito della legge n. 106 che – prevedendo che i due anni di assenza per grave patologia siano frazionabili – non solo depone per la conservazione del posto di lavoro ma anche della sede lavorativa;

   la tutela di questo diritto soggettivo prevale su qualsiasi motivazione discrezionale di una diversa organizzazione scolastica interna poiché lo spirito della legge n. 106 del 2025 è quello di tutelare la flessibilità della fruizione dei due anni di assenza conservando la situazione lavorativa pregressa ed in particolare non il «posto» in senso astratto ma la vera e propria sede lavorativa effettiva anche perché una visione restrittiva del concetto di «posto di lavoro» finirebbe per diventare punitiva per un docente affetto da patologia grave e non coglierebbe il senso più tutelante, umano e rassicurante che la legge n. 106 del 2025 ha voluto significare –:

   alla luce dei fatti esposti in premessa quali misure urgenti i Ministri interrogati, ognuno per quanto di competenza, intendano adottare al fine di chiarire questo aspetto ed evitare situazioni umilianti per le persone fragili che la legge ha inteso invece proteggere.
(4-05840)


   ZARATTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   è di queste ore la notizia che nei giorni scorsi i dirigenti scolastici del Lazio hanno ricevuto una comunicazione «riservata» dalla direttrice generale dell'ufficio scolastico regionale, Anna Paola Sabatini, nella quale si invita a evitare che i collegi dei docenti discutano o deliberino su temi di natura geopolitica;

   le riunioni dovranno occuparsi esclusivamente del «buon funzionamento dell'istituzione scolastica» ed «essere sottratte a qualunque altra finalità»;

   sembrerebbe, dunque, che con questa circolare si voglia limitare l'autonomia delle comunità scolastiche, che, invece, andrebbero sostenute nel loro compito educativo. E sembrerebbe che, mentre monta nel paese un interesse sempre crescente nei confronti del genocidio in corso a Gaza, l'Usr del Lazio voglia evitare che a scuola si parli di ciò che accade al popolo palestinese;

   dopo le prime polemiche, la direttrice generale dell'ufficio scolastico regionale del Lazio ha inviato una nota in cui replica che la comunicazione «era volta esclusivamente a salvaguardare le esigenze organizzative legate all'inizio dell'anno scolastico garantite da un funzionamento ottimale degli, organi collegiali per un regolare e rapido avvio del nuovo anno scolastico»;

   a parere dell'interrogante la nota peggiora ulteriormente la posizione espressa: la scuola non è solo burocrazia, ma dovrebbe essere un luogo che mette al centro la crescita di ragazzi e ragazze che, oltre a impegnarsi in studi didattici, devono poter approfondire e conoscere ciò che accade nel mondo in cui vivono –:

   se sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e se non ritenga di dover intervenire per evitare che episodi come quello descritto si ripetano e in tutte le regioni d'Italia vengano sostenute le istituzioni scolastiche e vengano garantiti spazi di confronto liberi e sereni.
(4-05842)


   BUONGUERRIERI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   da alcuni anni la Fondazione Gimbe, guidata dal dottor Nino Cartabellotta, ha promosso nelle scuole italiane il progetto «La salute tiene banco», con la finalità dichiarata di educare gli studenti alla prevenzione sanitaria e alla conoscenza dei diritti legati al Servizio sanitario nazionale;

   il progetto ha già coinvolto 243 classi di 190 scuole superiori, raggiungendo circa 5.500 studenti, senza alcun protocollo formale con il Ministero dell'istruzione e del merito, pur avendo ricevuto patrocini regionali e comunali;

   a giudizio dell'interrogante dietro la facciata pedagogica del progetto, però, si celano raccolte fondi private (una piattaforma online di crowdfunding già usata dal Partito Democratico) e sponsorizzazioni di istituti di credito, casse mutue, fondazioni sanitarie e membri della stessa famiglia Cartabellotta, con corsi e borse di studio che prevedono rette fino a 1.300 euro, configurando un modello economico che rischia di trasformare l'educazione alla salute in un'attività mercificata;

   i bilanci pubblicati sul sito della Fondazione risultano aggiornati solo al 2019, impedendo una valutazione chiara e trasparente delle risorse impiegate e dei flussi finanziari collegati al progetto;

   mentre la partecipazione degli studenti avviene tramite l'autorizzazione dei dirigenti scolastici, creando percorsi paralleli all'istruzione pubblica, con contenuti, metodologie e programmi definiti esclusivamente da un soggetto privato, senza alcun coordinamento ufficiale con il Ministero;

   la Fondazione ha, altresì, siglato un protocollo con la Rete italiana Città sane dell'Oms, guidata da Lamberto Bertolè presidente del consiglio comunale di Milano, senza alcun coinvolgimento del Ministero dell'istruzione, ma un'alleanza con un network di amministratori in gran parte di centrosinistra, configurando potenziali rischi di ingerenza politica indiretta;

   la gestione familiare del progetto, con membri della famiglia Cartabellotta coinvolti sia nella conduzione che nel finanziamento delle attività, unita a sponsorizzazioni legate a partiti e sindacati, evidenzia una possibile conflittualità di interessi e una commistione tra finalità educative e interessi privati;

   il modello «tutto o niente» della raccolta fondi lega il numero di scuole raggiunte ai contributi raccolti, trasformando la partecipazione scolastica in un prodotto economico condizionato alla capacità di finanziamento, a discapito dell'equità e della neutralità dell'istruzione pubblica-:

   se ritenga conforme alla normativa vigente l'intervento di un soggetto privato che esercita attività educativa nelle scuole senza la sottoscrizione di un protocollo ministeriale, senza trasparenza sui finanziamenti e con evidenti legami familiari e politici che potrebbero influenzarne i contenuti, al fine di assicurare la correttezza, la neutralità e l'efficacia dell'istruzione pubblica italiana;

   quali iniziative di competenza si intendano adottare per garantire che l'educazione alla salute nelle scuole sia svolta esclusivamente nell'ambito di programmi pubblici, con contenuti scientifici certificati, piena trasparenza e imparzialità e prevenendo qualsiasi forma di mercificazione o strumentalizzazione politica;

   se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, si intendano assumere per garantire che i finanziamenti per progetti di interesse pubblico siano sottoposti alle disposizioni di legge in materia di trasparenza dei bilanci, e in ogni caso per far sì che vi sia la medesima trasparenza delle fonti di finanziamento in casi quali quello della fondazione Gimbe, anche alla luce di quanto segnalato in premessa.
(4-05847)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   con l'entrata in vigore del cosiddetto decreto ministeriale Tariffe (decreto ministeriale 25 novembre 2024) è stato finalmente possibile aggiornare i nomenclatori delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e il nomenclatore dell'assistenza protesica, dopo oltre vent'anni di attesa, a seguito di numerose proroghe e rinvii;

   l'adozione del nomenclatore tariffario, oltre a garantire l'effettivo accesso ai livelli essenziali di assistenza, ha permesso di procedere con l'aggiornamento dei cosiddetti «nuovi Lea», mediante due strumenti: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) e decreto ministeriale (Dm), in attuazione di quanto previsto dalla legge di bilancio 2016 (legge n. 208 del 2015; articolo 1, commi 554 e 559);

   in particolare, il decreto ministeriale, che opera in regime di invarianza finanziaria, prevede la definizione di nuove prestazioni per le quali sono già previste risorse stanziate nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, eliminando altresì quelle considerate clinicamente superate, al fine di razionalizzare l'offerta assistenziale;

   il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri consente l'introduzione di nuove e rilevanti prestazioni, che comportano l'impiego di risorse aggiuntive, garantendo al contempo la sostenibilità economica del sistema sanitario;

   tra le varie prestazioni previste all'interno del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, rientra anche il test HDV-RNA, fondamentale per una diagnosi accurata e tempestiva dell'epatite Delta, forma più grave di epatite virale cronica;

   l'inserimento di tale test, con la previsione dell'esenzione completa per i pazienti, all'interno dei livelli essenziali di assistenza rappresenta un elemento cruciale per migliorare la presa in carico e il percorso di cura dei pazienti, riducendo le disuguaglianze regionali registrate nell'accesso allo stesso test;

   al momento l'assenza di un codice univoco e dell'esenzione completa per la prestazione comporta conseguenze dirette sulla vita dei pazienti, soprattutto quelli più vulnerabili, che non possono permettersi di sostenere il costo del test, causando disomogeneità territoriali nell'accesso alle cure;

   tale situazione comporta inoltre difficoltà per i medici nella prescrizione della prestazione, limitando ulteriormente la diffusione e l'effettivo utilizzo del test;

   come indicato, infatti, dall'ultimo bollettino Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta) del 2024, pubblicato dall'Istituto superiore di sanità, l'esecuzione del test per la rilevazione dell'HDV tra i casi di epatite acuta nonA-nonE o sconosciuta è ancora insufficiente, con una percentuale di casi testati che rimane al di sotto del 50 per cento durante tutto il periodo di osservazione (1991-2023);

   la stessa Piattaforma italiana per lo studio della terapia delle epatiti virali (Piter), nata dalla collaborazione dell'Associazione italiana studio del fegato e Società italiana di malattie infettive e tropicali, ha evidenziato all'interno dello studio osservazionale pubblicato nel 2024 come soltanto il 63 per cento dei pazienti anti-HDV – che rileva la presenza di anticorpi specifici – sia stato successivamente sottoposto al test HDV-RNA, necessario per la conferma dell'infezione in atto;

   il più recente Piano nazionale d'azione per porre fine all'HIV, alle epatiti virali e alle infezioni sessualmente trasmesse (Pna HIV-EP-IST), predisposto dal Ministero della salute e recentemente trasmesso alla Conferenza Stato-regioni, ha riconosciuto l'importanza di «promuovere lo screening dell'infezione da HBV e della superinfezione da HDV in persone migranti e persone con comportamenti a rischio»;

   inoltre, va sottolineata la conferma dell'impegno del Ministero della salute all'interno degli atti di indirizzo 2025 verso un costante aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, in coerenza con i bisogni assistenziali e di salute-:

   alla luce di quanto esposto in premessa, quali siano le tempistiche previste per l'entrata in vigore del decreto ministeriale e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri citati, chiarendo, inoltre, quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per accelerare il completamento dell'iter di esame, scongiurando il ripetersi dei ritardi che in passato hanno compromesso l'effettiva esigibilità dei nuovi livelli essenziali di assistenza.
(5-04388)

Interrogazione a risposta scritta:


   IACONO, PROVENZANO, MARINO, BARBAGALLO e PORTA. — Al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   durante l'emergenza pandemica da COVID-19, migliaia di lavoratori precari sono stati assunti per garantire la tenuta del Servizio sanitario nazionale. Tra questi, anche i tecnici informatici, che hanno svolto un ruolo fondamentale per la digitalizzazione delle procedure sanitarie, la gestione dei dati e il supporto alle piattaforme di tracciamento e vaccinazione;

   la legge di bilancio 2022 (legge n. 234 del 2021, articolo 1 lettera b) ha previsto la possibilità di stabilizzare tali lavoratori in base ai requisiti di servizio prestato durante l'emergenza sanitaria;

   tuttavia, l'Asp di Caltanissetta avrebbe limitato a soli tre i posti disponibili per la stabilizzazione dei tecnici informatici, generando una palese disparità di trattamento rispetto ad altre province siciliane, che hanno proceduto a stabilizzazioni più ampie e inclusive;

   secondo la denuncia pubblica del Comitato lavoratori Covid tecnici informatici dell'Asp di Caltanissetta, in data 1° agosto 2025, tale esclusione appare non solo ingiustificata ma anche contraria al principio di equità tra lavoratori della stessa categoria impiegati in contesti simili;

   è stato inoltre segnalato che personale con profili sanitari, anziché tecnico-informatici, sarebbe stato adibito a mansioni informatiche, sollevando dubbi sulla correttezza dell'utilizzo delle risorse umane e sull'effettiva volontà di valorizzare chi ha realmente maturato esperienza in quel ruolo –:

   se siano a conoscenza della situazione denunciata dai lavoratori precari dell'Asp di Caltanissetta, e se abbiano già ricevuto segnalazioni analoghe da altre province o associazioni di categoria e se ritengono doveroso, assumere iniziative, per quanto di competenza, in ordine alle modalità con cui l'Asp, ha condotto (o sta conducendo) le procedure di stabilizzazione, anche alla luce delle segnalazioni su presunti utilizzi impropri del personale interno;

  quali iniziative, anche di carattere normativo, si intendano adottare per evitare che lavoratori con esperienza reale, maturata durante un'emergenza sanitaria nazionale, vengano oggi esclusi o ignorati da percorsi di valorizzazione;

   quali iniziative immediate di competenza intendano intraprendere per garantire la parità di trattamento tra tutti i lavoratori precari del Servizio sanitario nazionale, senza discriminazioni territoriali o arbitrarie.
(4-05850)

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:

   interrogazione a risposta orale Tenerini n. 3-02044 del 27 giugno 2025.