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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 24 settembre 2025

ATTI DI CONTROLLO

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta orale:


   BOLDRINI, SCOTTO, BRAGA, PROVENZANO, BAKKALI, BERRUTO, CUPERLO, CURTI, D'ALFONSO, DE LUCA, DI BIASE, EVI, FASSINO, FERRARI, FILIPPIN, FORATTINI, FORNARO, FURFARO, GHIO, GIRELLI, GNASSI, GRAZIANO, GUERRA, IACONO, LAI, MALAVASI, MANZI, MARINO, MEROLA, ORFINI, PELUFFO, PORTA, PRESTIPINO, TONI RICCIARDI, ROGGIANI, ROMEO, ANDREA ROSSI, SARRACINO, SCARPA, SERRACCHIANI, SIMIANI, STEFANAZZI, STUMPO, TABACCI e VACCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   nella notte tra il 23 e il 24 settembre 2025, diverse imbarcazioni della missione Global Sumud Flotilla sono state attaccate ripetutamente con numerosi droni che hanno sganciato sia gas urticanti sia bombe sonore, in grado di ferire se colpiscono persone, e le comunicazioni radio sono state forzatamente interrotte per un certo periodo;

   si tratta di un atto chiaramente illegale, essendo avvenuto in acque internazionali al largo dell'isola di Creta;

   da diversi giorni queste imbarcazioni sono sorvolate da droni non identificati dei quali non si conosce né la provenienza né la proprietà, e c'è quindi il legittimo sospetto che possa essere il Governo di Israele a inviarli a scopo intimidatorio, tanto più dopo la nota diramata dal Ministero degli esteri israeliano, nella quale, con tono chiaramente minaccioso, si afferma che «Israele non permetterà alle navi di entrare in una zona di combattimento attiva e la violazione di un blocco navale legittimo» ed esorta «i partecipanti a non violare la legge»;

   il blocco navale di Israele nei confronti di Gaza, secondo il diritto internazionale, non è affatto legittimo;

   è il Governo di Benjamin Netanyahu con la distruzione di Gaza, il genocidio del popolo palestinese e la negazione del suo diritto ad avere un proprio Stato a essere «fuori legge» secondo le Convenzioni internazionali e le Risoluzioni delle Nazioni Unite;

   la Global Sumud Flotilla definita la più grande missione umanitaria via mare, promossa e pianificata spontaneamente da organizzazioni non governative e da cittadine e cittadini di 44 Paesi, è una missione pacifica che si svolge nel pieno rispetto del diritto internazionale, composta da oltre 40 imbarcazioni con a bordo diverse tonnellate di aiuti raccolti spontaneamente da migliaia di persone in diverse città italiane, per essere consegnati alla popolazione di Gaza stremata dal massacro messo in atto dal governo israeliano;

   a bordo di queste imbarcazioni ci sono anche cittadine e cittadini italiani e alcuni parlamentari nazionali ed europei;

   la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, il 3 settembre 2025 ha inviato una lettera alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendo al Governo di garantire tutela e sicurezza per tutto l'equipaggio della missione umanitaria;

   dopo la notizia dell'attacco notturno che ha provocato danni ad alcune delle imbarcazioni, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, si è limitato a chiedere all'Ambasciata israeliana informazioni su quanto è accaduto e che il Governo israeliano garantisca la tutela delle persone a bordo –:

   quali informazioni il Governo abbia acquisito o intenda acquisire sull'origine dei droni che sorvolano le navi della Global Sumud Flotilla, e che hanno colpito le sue imbarcazioni mettendo a rischio l'incolumità e la vita stessa delle persone a bordo;

   quali iniziative urgenti intenda assumere per dare da subito concretezza a quanto la Presidente del Consiglio scrisse in risposta alla lettera dell'onorevole Elly Schlein, e in particolare che «il Governo italiano assicura che saranno adottate tutte le misure di tutela e di sicurezza dei connazionali all'estero».
(3-02203)

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI e MORFINO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   a Dublino è attualmente aperto un ristorante denominato «La Cosa nostra», situato in Thomas Street, nel cuore della capitale della Repubblica d'Irlanda;

   il locale risulta persino segnalato e pubblicizzato in alcune guide turistiche;

   appare evidente la gravità di tale circostanza: Cosa nostra è l'organizzazione mafiosa responsabile di centinaia di omicidi, tra cui quelli dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e costituisce tuttora una delle più pericolose minacce allo Stato democratico;

   la vicenda richiama da vicino quanto accaduto nel 2014 e 2015 con la catena di ristoranti spagnoli «La mafia se sienta a la mesa», il cui marchio è stato poi revocato dalla Commissione europea per contrasto con l'ordine pubblico (si vedano le interrogazioni Senato 3-01215 e 3-01238 e Camera 4-06177 della XVII legislatura);

   a giudizio dell'interrogante, si tratta di un fatto sconcertante: il Governo italiano non può accettare che, seppur in un altro Paese dell'Unione, venga legittimata – e in qualche modo promossa commercialmente – una denominazione che rappresenta un'autentica apologia di reato, evocando senza ambiguità un'associazione criminale responsabile di sangue e terrore;

   il contrasto delle mafie deve essere priorità tanto nazionale quanto europea, e ciò comporta talvolta la necessità di richiamare con fermezza i partner dell'Unione a una più consapevole analisi dei fenomeni e a una decisa azione di contrasto –:

   quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere, nelle sedi internazionali e dell'Unione europea, al fine di intervenire presso le autorità irlandesi con tempestività e fermezza sulla vicenda del ristorante intitolato alla mafia.
(4-05976)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LA SALANDRA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il Governo ha compiuto uno sforzo senza precedenti nella storia repubblicana in favore del comparto agricolo, investendo oltre 13 miliardi di euro in tre anni, a sostegno delle filiere produttive, del ricambio generazionale e della tutela della sovranità alimentare nazionale, dimostrando, con atti concreti e visione strategica, una determinazione senza precedenti nel rilanciare il comparto agricolo italiano, finalmente restituito alla centralità del dibattito politico ed economico;

   in totale discontinuità con quello che ad avviso dell'interrogante è stato l'approccio ideologico e immobilista di una sinistra che per anni ha abbandonato il mondo agricolo alla mercé della globalizzazione selvaggia, questo Governo ha presentato in Consiglio dei ministri il disegno di legge denominato «Coltiva Italia», con uno stanziamento complessivo imponente per il triennio 2026-2028, articolato in tre linee principali: il Fondo per la sovranità alimentare, il Piano olivicolo nazionale e l'Allevamento Italia, ciascuno con dotazioni finanziarie strutturate, mirate a rafforzare le eccellenze italiane e mettere in sicurezza le nostre produzioni agroalimentari;

   il Fondo per la sovranità alimentare, fortemente voluto dal Ministro interrogato, rappresenta una svolta storica: esso mira, infatti, a rendere il sistema agroalimentare nazionale resiliente rispetto a shock esterni – come dimostrato durante la pandemia da COVID-19 e la guerra in Ucraina – garantendo così al popolo italiano ad approvvigionarsi di prodotti essenziali alla trasformazione e alla filiera agricola interna;

   la battaglia culturale e politica per l'affermazione del concetto di sovranità alimentare, condotta con fermezza dal Governo e dal Ministro interrogato, ha ormai superato i confini nazionali, trovando riconoscimento anche tra diversi partner europei, smentendo così una volta per tutte quelle che sono, a giudizio dell'interrogante, le sterili polemiche e le mistificazioni ideologiche sollevate da una certa sinistra, incapace di comprendere la reale portata di questa visione – più attenta a compiacere burocrazie transnazionali e interessi estranei al nostro territorio che a difendere il lavoro, la terra e la dignità dei nostri agricoltori –:

   quali siano le ulteriori iniziative che il Governo intende intraprendere a sostegno delle filiere strategiche, dei produttori italiani, della qualità e tracciabilità del cibo nazionale, rafforzando in modo duraturo la sicurezza alimentare, la sostenibilità economica delle imprese e la centralità dell'Italia nelle politiche agricole europee.
(5-04451)

Interrogazione a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'ippica rappresenta un settore di rilevante valore culturale, economico e territoriale, in quanto espressione della tradizione allevatoriale e sportiva nazionale e strumento di presidio economico e sociale di numerosi contesti territoriali decentrati, a prevalente vocazione agricola e zootecnica;

   tuttavia, da tempo il comparto vive una profonda crisi strutturale dovuta a svariati fattori, come la riduzione degli investimenti pubblici, l'obsolescenza di molti impianti ippici, il calo del pubblico e la progressiva marginalizzazione nei circuiti mediatici;

   un elemento centrale è rappresentato dalla contrazione del volume delle scommesse ippiche, che storicamente hanno rappresentato un canale fondamentale di finanziamento per la sostenibilità economica dell'intera filiera – dalle attività di allevamento e allenamento alla gestione degli ippodromi e all'organizzazione delle corse;

   il contributo statale alle società di corse per il mantenimento degli impianti ippici, per lo più di proprietà pubblica, risulta immutato da oltre dodici anni e ulteriormente decurtato dall'ultima legge di bilancio (legge 30 dicembre 2024, n. 207), la quale ha comportato la riduzione del prelievo erariale a favore dell'ippica. Tale misura è stata adottata in assenza di un confronto con le categorie di settore e con le parti sociali interessate, e senza tenere in considerazione il reale impatto sull'intero comparto. Di fatti, le scommesse ippiche a quota fissa sono drasticamente calate – come dimostrano i dati dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli – con una conseguente riduzione delle risorse destinate al settore;

   gli operatori del settore hanno più volte denunciato, anche con toni accorati, il rischio di imminente collasso del settore ippico in assenza di una riforma urgente del settore delle scommesse legate all'ippica, sottolineando la necessità di una regolamentazione adeguata e sostenibili per il gioco legale e le scommesse legate alle corse dei cavalli;

   di fatti, l'assenza di un assetto normativo e regolamentare adeguato rischia di privare il comparto ippico della sua principale fonte di sostentamento economico, determinando effetti negativi su una pluralità di ambiti tra di loro interconnessi: il mantenimento delle strutture ippiche, la salvaguardia del patrimonio genetico delle razze equine italiane, la valorizzazione del ruolo dell'ippica come disciplina sportiva, culturale e identitaria a livello nazionale;

   in tale contesto, emerge con chiarezza la necessità di ripensare l'intero quadro normativo del settore in grado di fornire un quadro giuridico che coniughi le esigenze di legalità e trasparenza con quelle di sostenibilità economica e rilancio del comparto ippico –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda realizzare per avviare un intervento di riforma organica del comparto delle scommesse ippiche, anche attraverso il confronto con gli operatori del settore, al fine di definire un assetto regolatorio chiaro e sostenibile che consenta al comparto di disporre di fonti di finanziamento certe, stabili e coerenti con i principi del gioco legale e responsabile.
(4-05977)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CAPPELLETTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'Energy Release 2.0 è il meccanismo di anticipazione triennale dell'energia a prezzo calmierato per determinati soggetti (energivori, produttori di rinnovabili indipendenti e terzi delegati) a fronte dell'impegno – da parte di questi ultimi – di installare nuova capacità rinnovabile con la quale restituire l'energia anticipata a pari prezzo, producendola da impianti di potenza almeno pari al doppio della potenza oggetto del contratto di restituzione, e comunque non inferiore ai 200 chilowatt;

   lo scorso 27 giugno 2025 la Commissione europea ha trasmesso all'Italia una comfort letter con la quale approvava la versione rivisitata della misura, giudicata conforme alle normative europee in materia di concorrenza e aiuti di Stato;

   tra le modifiche introdotte, vi è l'introduzione di una clausola di cosiddetta claw-back: in caso di sovra-remunerazione, i beneficiari della misura saranno tenuti alla restituzione, al termine del periodo ventennale, dell'eventuale vantaggio economico residuo tramite l'estensione automatica del contratto CfD (Contract for difference);

   sebbene la ratio alla base della predetta clausola sia quella di ridurre il rischio di sovra-compensazione, è anche vero che tale previsione richiede un'attenta valutazione da parte dei soggetti interessati produttori sull'opportunità di adesione al meccanismo, tenuto conto del potenziale impatto economico che potrebbero ottenere o meno dall'investimento. Nei 20 anni previsti per la restituzione, infatti, risulta perlopiù impossibile compensare economicamente il vantaggio economico ottenuto nel triennio di anticipazione a causa della differenza tra i prezzi dell'energia attuali e quelli attesi nel lungo periodo, così procrastinandosi il periodo di restituzione ben oltre la vita utile dell'impianto –:

   quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, anche di carattere normativo, per superare le problematiche esposte in premessa e, segnatamente, per rendere appetibile e in grado di supportare gli energivori nell'effettiva installazione di capacità addizionale da Fer lo strumento dell'energy release 2.0, cruciale per la competitività del sistema industriale nazionale.
(5-04453)

Interrogazione a risposta scritta:


   SERGIO COSTA, MORFINO, ILARIA FONTANA, CARAMIELLO, L'ABBATE, BALDINO, TUCCI, AIELLO, RAFFA, SCERRA, D'ORSO e CARMINA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   in data 13 novembre 2024 la Commissione tecnica delle valutazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (Ctva) ha espresso il parere n. 19 sul «Ponte», parere positivo con 62 condizioni ambientali e negativo per la Valutazione di incidenza appropriata (Livello II) per i siti della Rete Natura 2000 ZPS ITA030042 (Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e Area Marina Stretto), ZPS IT9350300 (Costa Viola) e ZSC IT9350172 (Fondali da Punta Pezzo a Capo dell'Armi);

   in considerazione di quanto sopra il Consiglio dei ministri ha fatto ricorso alla procedura all'articolo 6.4 della direttiva 92/44/CEE (cosiddetta Habitat), approvando il 9 aprile 2025 la relazione relativa ai motivi imperativi di interesse pubblico – «Iropi» (Imperative reasons of overriding public interest) del 4 aprile 2025, prendendo atto dell'assenza di idonee alternative progettuali, motivando la realizzazione del Ponte sullo Stretto a campata unica nel senso che «date le motivazioni imperative di sicurezza e di sviluppo economico, solo il Ponte sullo Stretto a campata unica riesca a soddisfare le necessità minimizzando gli impatti ambientali», in quanto: la costruzione di tunnel in modalità alvea e sub-alvea è tecnicamente non fattibile; la cosiddetta «opzione zero», consistente nel potenziamento dei tradizionali collegamenti dinamici dello Stretto di Messina, è inadeguata rispetto alle esigenze e alle motivazioni imperative di sicurezza e di sviluppo economico; la soluzione del Ponte a due campate, a parità di livelli di servizio, è caratterizzata da maggiori impatti ambientali negativi. Inoltre il Consiglio dei ministri ha dichiarato l'Iropi legati alla «salute dell'uomo e sicurezza pubblica o relative conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente», con adozione di ogni misura compensativa necessaria ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, motivando la sussistenza di Iropi con le ragioni illustrate nella citata Relazione, legate alla sicurezza pubblica, declinata sia in termini di protezione civile per motivazioni inerenti la protezione della popolazione nei casi di calamità e di eventi climatici negativi, sia in termini di sicurezza nazionale per motivazioni inerenti la difesa del territorio nazionale ed europeo. In data 21 maggio 2025, con parere n. 72, la CTVA ha valutato: «lo Studio di incidenza e i Formulari per la trasmissione di informazioni alla Commissione europea ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4 della direttiva Habitat per la ZPS ITA030042 – Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e Area Marina Stretto, la ZPS IT9350300 – Costa Viola e la ZSC IT9350172 - Fondali da Punta Pezzo a Capo dell'Armi, possano essere inviati, insieme con la Relazione Iropi approvata con delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025 e quanto altro richiesto, per il tramite del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, alla Commissione europea, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4, della Direttiva 92/43/CEE, per informazione, come disposto dalla delibera del Consiglio dei ministri»;

   con nota n. 109934 del 10 giugno 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha trasmesso alla Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea l'informativa ai sensi dell'articolo 6.4 della direttiva 92/43/CEE, che la Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea ha notificato alla Commissione europea l'11 giugno 2025, con il titolo «Notification for information pursuant to Article 6(4) of the Habitats Directive concerning the Stable Link between Sicily and Calabria project»;

   il pronunciamento della Commissione europea è vincolante per la realizzazione dell'opera –:

   quale sia il pronunciamento della Commissione europea su tale documentazione;

   se il Ministro interrogato non intenda rendere pubblico sul portale del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, in base alla convenzione di Aarhus, ogni atto inerente all'opera;

   se non ritenga di dover assumere iniziative di competenza per interrompere qualsivoglia attività su tale opera sino all'avvenuto pronunciamento della Commissione europea.
(4-05983)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


   TRAVERSI. — Al Ministro della cultura, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la Ciclovia adriatica è un progetto interregionale di circa 1300 chilometri, che collega Trieste a Santa Maria di Leuca lungo la costa adriatica, attraversando sette regioni tra cui il Molise;

   nel 2023 è stato approvato e finanziato con circa 25 milioni di euro il completamento della ciclabile lungo la costa molisana, interessando i comuni di Montenero di Bisaccia, Petacciato, Termoli e Campomarino;

   da fonti stampa si apprende che la variante del progetto nella tratta di Petacciato potrebbe subire un'interruzione dei lavori a causa del parere negativo della soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il Molise;

   il progetto originario prevedeva il percorso sul lato sud di Petacciato vicino alla spiaggia, ma si sarebbe impattato sulle strutture ricettive presenti;

   è stata, quindi, ipotizzata una variante sul lato ferrovia per evitare tali impatti, ma la stessa è bloccata dalla soprintendenza;

   la conferenza dei servizi convocata dal comune di Termoli ha recentemente sancito lo stop ai lavori nella tratta interessata;

   l'opera è finanziata con fondi PNRR e la mancata realizzazione entro il 30 giugno 2026 comporterebbe, oltre che un grave danno d'immagine, anche la perdita dei fondi, compromettendo il progetto strategico di collegamento ciclabile lungo la costa adriatica, fondamentale per turismo sostenibile e mobilità lenta –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, per garantire il completamento integrale dell'opera entro i termini previsti, scongiurando così la perdita dei finanziamenti PNRR e tutelando l'importanza strategica del progetto per la mobilità sostenibile e il turismo nella regione.
(4-05981)

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI e MORFINO. — Al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi diversi organi di stampa e interviste hanno segnalato la presenza di unità della Marina militare italiana davanti alle coste di Gaza, in particolare in relazione ad attività di prospezione sul giacimento «Gaza Marine», un importante giacimento di gas naturale offshore del Mediterraneo orientale;

   non risulta chiaro se tali attività siano connesse a compagnie energetiche italiane, come Eni, o ad altri soggetti privati e quale sia la natura della missione della Marina militare in quell'area;

   parallelamente, l'Unione europea ha avviato nel febbraio 2024 l'operazione navale Aspides, a guida italiana, con compiti di protezione del traffico commerciale nel Mar Rosso e nel Golfo Persico dagli attacchi dei ribelli Houthi, operazione con finalità dichiaratamente difensive;

   tuttavia, ad oggi non si hanno notizie dell'impiego di navi militari italiane o europee in funzione di assistenza umanitaria diretta alla popolazione civile di Gaza, nonostante la gravissima crisi umanitaria denunciata da Onu, Ong internazionali e numerosi organismi indipendenti –:

   se corrisponda al vero la presenza della Marina militare italiana davanti a Gaza in relazione a prospezioni sul giacimento «Gaza Marine», e, in caso affermativo, con quali compiti e su mandato di quali soggetti;

   se il Governo intenda fornire chiarimenti al Parlamento circa l'eventuale coinvolgimento di Eni o di altre imprese italiane nelle attività di esplorazione ed estrazione al largo della Striscia di Gaza;

   quale sia lo stato attuale dell'operazione Aspides e il ruolo che le navi italiane vi stanno svolgendo;

   se il Governo non ritenga opportuno valutare l'impiego di unità navali italiane o europee, anche nell'ambito di missioni internazionali, per finalità umanitarie e di soccorso alla popolazione civile di Gaza, alla luce della gravità della crisi in atto.
(4-05975)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   l'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense, tappa fondamentale ai fini dell'esercizio della professione, rappresenta il culmine di un percorso da tirocinante estremamente intenso comprendente, oltre la pratica presso uno studio professionale, anche la frequenza obbligatoria e con profitto, per diciotto mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale a titolo oneroso;

   il 4 settembre 2025 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro interrogato, ha approvato un disegno di legge di delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense finalizzato ad introdurre importanti novità per la professione di avvocato sostituendo, così, la legge 247/2012 che, attualmente lo disciplina;

   la riforma introdurrebbe un modello di esame a due prove scritte e una orale, in un'unica sessione annuale. Maggiori dettagli ad oggi non sono noti: ad esempio, non è dato a sapere se verranno corrette alcune storture come l'estrazione della lettera per lo svolgimento dell'orale che non solo avviene poche settimane prima rispetto all'inizio delle sessioni ma si verifica anche in tempi disomogenei sul territorio nazionale dipendendo dalle singole Corti d'Appello;

   con riferimento ai giudizi di inidoneità, invece, spesso è stato contestato il difetto di motivazione poiché le Commissioni motivano in modo stereotipato, solo con giudizio numerico. Spesso, nei casi di bocciatura, questo è stato ritenuto causa di rinnovazione della correzione da parte del Giudice amministrativo se non proprio di illegittimità dell'operato della commissione. Il metodo valutativo è basato su una datata impostazione giurisprudenziale fondata sulla necessità di correggere rapidamente un elevato numero di elaborati. Tuttavia, essendo i candidati sensibilmente diminuiti negli anni, è chiaro come sia una impostazione da modificare, soprattutto alla luce delle numerose pronunce giurisprudenziali;

   i praticanti avvocati – essendo l'esame estremamente complesso e richiedendo una preparazione approfondita e di lunga durata – hanno diritto a conoscere ancor prima dell'inizio della pratica forense e della frequenza delle scuole forensi, le effettive modalità di svolgimento dell'esame, anche per garantire continuità, certezza e uniformità di valutazione tra i candidati nelle diverse sessioni;

   dal 2012 ad oggi, il percorso di accesso alla professione è stato oggetto di continue modifiche e proroghe creando notevoli incertezze tra gli aspiranti avvocati;

   le incertezze riguardo alla definizione delle modalità e dei contenuti del percorso di abilitazione creano notevoli difficoltà e alimentano l'insoddisfazione. È manifesto che gli aspiranti non possano affrontare il percorso di preparazione con informazioni temporalmente frammentate e senza una visione chiara e definitiva del quadro nel quale il percorso abilitante si colloca;

   in aggiunta, si pone la questione relativa agli attuali praticanti avvocati che programmano l'esame per il 2026: si stanno formando nelle scuole forensi secondo l'attuale conformazione dell'esame ma temono di dover affrontarne – alla luce dell'annunciata riforma – uno sostanzialmente diverso;

   sebbene l'intento della riforma sia quello di formare avvocati più preparati, si ritiene che prima di procedere con modifiche così rilevanti sarebbe necessario intervenire su aspetti fondamentali del sistema formativo e professionale. È di maggiore urgenza una revisione di programmi dei corsi di laurea in Giurisprudenza affinché siano più aderenti alle esigenze della professione; occorre rendere meno elitario e più equo l'accesso alla carriera rendendo effettivo l'obbligo di retribuzione dei praticanti, unitamente all'introduzione di meccanismi sanzionatori per gli studi legali non ottemperanti, nonché rivedere il sistema previdenziale, che attualmente prevede una tassazione maggiore per i praticanti rispetto agli avvocati già abilitati –:

   se, nelle more dell'adozione del citato disegno di legge, non intenda considerare le richieste menzionate in premessa al fine di rispondere alle esigenze della categoria dei giovani praticanti avvocati;

   se intenda adottare le iniziative di competenza volte a far sì che le nuove modalità di accesso alla professione forense entrino in vigore con una tempistica tale da escludere coloro che già si stanno formando secondo quanto previsto attualmente dalla normativa vigente.
(4-05978)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SARRACINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   desta molta preoccupazione la sospensione della produzione decisa da Stellantis per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco;

   la decisione aziendale sarebbe dovuta a una contrazione del mercato e riguarda i modelli della Panda e della Tonale dell'Alfa Romeo;

   la Panda è l'autovettura più venduta in Italia e questo aumenta la preoccupazione di lavoratori e sindacati;

   le linee di produzione saranno ferme dal 29 settembre al 6 ottobre e dal 29 settembre al 10 ottobre 2025;

   nonostante il cambio dell'amministratore delegato e le rassicurazioni rilasciate mediante dichiarazioni pubbliche le scelte aziendali sembrano andare in direzione opposta –:

   quali iniziative il Governo intenda assumere affinché il gruppo Stellantis faccia chiarezza sul futuro degli stabilimenti italiani e in particolare per quello di Pomigliano.
(5-04452)


   GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la connettività digitale a banda ultralarga costituisce un'infrastruttura strategica al pari di quelle tradizionali, in quanto indispensabile per garantire pari opportunità di accesso ai servizi, sviluppo economico e coesione territoriale, soprattutto nei comuni dell'entroterra e nelle aree interne, spesso caratterizzate da isolamento geografico e spopolamento;

   in Liguria, secondo i dati resi noti in Consiglio regionale, soltanto 66 comuni risultano oggi effettivamente collegati alla banda larga: 52 tramite fibra ottica e 14 tramite collegamento radio, pari al 28,7 per cento del totale;

   i lavori di infrastrutturazione, avviati nel 2016 e gestiti a livello nazionale dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministero delle imprese e del made in Italy, risultano formalmente completati in 187 comuni (155 con fibra e 32 via radio), ma solo una parte è effettivamente connessa alla rete: 52 comuni su 155 per quanto riguarda la fibra (pari al 33,5 per cento) e 14 su 32 per il collegamento radio (pari al 43,8 per cento);

   tale situazione è determinata principalmente dalla mancata realizzazione del collegamento tra le infrastrutture installate nei singoli comuni e la rete primaria nazionale, che rende di fatto inoperanti molti impianti già completati e priva cittadini e imprese dei benefìci attesi;

   secondo il cronoprogramma, nel 2025 è previsto il collegamento di ulteriori 24 comuni (21 in fibra e 3 via radio), e nel 2026 di altri 105 (91 con fibra e 14 via radio), portando così il totale a 195 comuni collegati; i restanti 35 comuni liguri dovrebbero essere inclusi in un nuovo bando di gara, con conseguente ulteriore slittamento dei tempi;

   l'assenza di una connessione stabile e veloce non solo nei comuni montani e collinari della Liguria ma anche in parti di aree cittadine e comuni costieri, rappresenta una grave criticità non solo per i cittadini, ma anche per le attività produttive, artigianali e turistiche che vedono fortemente limitata la loro capacità di competere, attrarre investimenti e offrire servizi innovativi;

   la digitalizzazione, inoltre, rappresenta una condizione necessaria per l'erogazione di servizi sanitari e scolastici a distanza, per il lavoro agile, per il turismo esperienziale e per contrastare lo spopolamento, evitando che la carenza di infrastrutture digitali si traduca in un ulteriore fattore di marginalizzazione per le aree interne –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza del ritardo nella piena attivazione delle infrastrutture per la banda ultralarga nei comuni liguri e quali iniziative urgenti intendano adottare per assicurare il completamento e l'effettiva messa in esercizio della rete in tutti i comuni liguri già infrastrutturati ma non connessi alla rete primaria;

   se siano previste risorse aggiuntive, anche nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza o di altri strumenti finanziari europei e nazionali, per accelerare il completamento della copertura digitale nei comuni liguri rimanenti, con priorità per quelli dell'entroterra;

   quali forme di coordinamento operativo tra i Ministeri competenti, regione Liguria, Infratel e operatori privati siano state attivate o si intendano attivare per garantire che entro i tempi previsti tutte le comunità liguri possano usufruire di un accesso equo, stabile e veloce alla banda ultralarga.
(5-04454)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta scritta:


   TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   in data luglio 2023 è stata sottoscritta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dal Vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini e dal Consigliere federale e capo del dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni della Confederazione svizzera Albert Rösti, una dichiarazione di intenti finalizzata alla cooperazione bilaterale per il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e dei servizi di trasporto ferroviario tra Italia e Svizzera;

   a oggi non si sono registrate azioni significative o miglioramenti sostanziali del servizio ferroviario transalpino. Anzi, si rileva un trend negativo riconducibile alla fragilità strutturale del sistema e alle difficoltà operative causate dai cantieri connessi ai finanziamenti PNRR, con ripercussioni quali:

    a) peggioramento dei tempi di percorrenza nei collegamenti giornalieri Italia-Svizzera via Chiasso e Domodossola;

    b) assenza di collegamenti notturni Italia-Svizzera e Italia-Germania-Nord Europa via Svizzera;

    c) assenza di collegamenti notturni Italia-Francia via Ventimiglia, Modane e Domodossola rispetto ai numerosi treni notturni degli anni passati;

   tali disservizi rappresentano un grave danno economico per le regioni di confine e un freno al turismo ferroviario;

   nel complesso il trasporto internazionale ferroviario in Italia sconta ancora numerose criticità operative e interruzioni infrastrutturali che incidono negativamente sui collegamenti transfrontalieri;

   l'aumento incontrollato delle emissioni del trasporto aereo, in crescita e responsabile dell'8 per cento delle emissioni totali dell'Unione europea, è in netto contrasto con gli obiettivi climatici di Italia ed Europa, motivo per cui occorre sviluppare una strategia nazionale e internazionale per promuovere in modo concreto e finanziato il trasporto ferroviario internazionale a medio e lungo termine –:

   se e quali iniziative di competenza concrete intenda adottare per dare attuazione efficace e tempestiva alla dichiarazione d'intenti bilaterale Italia-Svizzera firmata nel luglio 2023;

   quali interventi, per quanto di competenza, si predispongano per risolvere le criticità strutturali e operative della rete ferroviaria transalpina e, in particolare, per migliorare i collegamenti notturni e diurni tra Italia e Svizzera e, più in generale, verso Francia, Germania e Nord Europa;

   quali strategie e strumenti finanziari di competenza si intendano mettere in campo per favorire un reale potenziamento del trasporto ferroviario internazionale, tramite investimenti, semplificazioni burocratiche e cooperazione con i Paesi vicini;

   quali iniziative si prevedano per inserire il trasporto ferroviario internazionale all'interno di un piano più ampio di riduzione delle emissioni di gas serra del settore trasporti nel rispetto degli impegni europei e nazionali per la lotta al cambiamento climatico.
(4-05982)

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:


   DE CORATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   lo scorso 22 settembre 2025 si sono svolte, nelle principali città italiane, manifestazioni a sostegno della Palestina e della Global Sumud Flotilla, che hanno visto un'ampia partecipazione di cittadini;

   nonostante in diverse realtà territoriali tali manifestazioni si siano svolte senza incidenti di rilievo, in alcune città si sono verificati gravi episodi di tensione e disordini;

   in particolare, a Milano, la manifestazione ha registrato momenti di tensione, con episodi di vandalismo e devastazione soprattutto nei pressi della Stazione Centrale, con conseguenti danni a beni pubblici e privati, oltre a notevoli disagi per viaggiatori e residenti;

   le forze dell'ordine hanno operato con professionalità ed impegno encomiabili, riuscendo a contenere per quanto possibile i disordini e ad evitare conseguenze più gravi, ma la violenza di alcune frange di facinorosi ha travalicato ogni capacità di contenimento;

   tali episodi hanno costituito una seria minaccia alla sicurezza dei cittadini, alla tutela del patrimonio pubblico e privato, nonché al regolare svolgimento della vita quotidiana nelle città interessate dalle manifestazioni –:

   di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati per fare chiarezza sui fatti esposti in premessa e, in particolare, quale sia l'entità dei danni provocati dalla manifestazione a Milano, presso la Stazione Centrale, nonché quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire il risarcimento dei danni recati;

   quali ulteriori iniziative di competenza intendano adottare per rafforzare i dispositivi di prevenzione e controllo in occasione di manifestazioni di piazza, soprattutto in aree sensibili e nevralgiche come le stazioni ferroviarie, impedendo così che frange violente o infiltrazioni estremiste possano trasformare simili occasioni in momenti di devastazione.
(3-02202)

Interrogazioni a risposta scritta:


   ASCARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nel pomeriggio di lunedì 16 settembre 2025 a Milano si è svolta una manifestazione promossa da Global Sumud Flotilla e da altre organizzazioni in solidarietà con la popolazione palestinese, iniziata come presidio fisso in piazza della Scala e poi trasformatasi in corteo;

   la mobilitazione, che ha visto la partecipazione di circa 3.000 persone, in prevalenza giovani e studenti, ha sfilato per le vie del centro cittadino con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle condizioni di vita nei territori occupati e sulle violazioni dei diritti umani subite dal popolo palestinese;

   in corso Buenos Aires si sono registrati momenti di tensione con le forze dell'ordine in tenuta antisommossa, che hanno effettuato cariche e utilizzato i manganelli per contenere l'avanzata del corteo;

   diversi manifestanti hanno riportato ferite e contusioni a seguito delle cariche, come testimoniato da dichiarazioni rese alla stampa e documentate da materiali video diffusi dai media;

   tra i partecipanti vi sono testimonianze dirette di donne e giovani che riferiscono di essere stati colpiti con manganellate e travolti dalla calca;

   il diritto costituzionale a manifestare pacificamente deve essere garantito, così come devono essere assicurate la proporzionalità e la necessità dell'uso della forza da parte delle forze dell'ordine –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e se intenda chiarire la dinamica degli scontri verificatisi il 16 settembre 2025 a Milano;

   quali siano stati i criteri operativi impartiti alle forze dell'ordine per la gestione dell'ordine pubblico in occasione del corteo;

   se siano in corso verifiche interne per accertare eventuali eccessi nell'uso della forza e per individuare le responsabilità di episodi che hanno messo a rischio l'incolumità dei manifestanti;

   quali misure intenda adottare per garantire che in futuro lo svolgimento di manifestazioni pacifiche non sia limitato da interventi repressivi sproporzionati, nel pieno rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti.
(4-05974)


   ROSATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, commi 52 e seguenti, della legge 6 novembre 2012, n. 190, ha istituito la cosiddetta «white list», un elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, operanti nei settori esposti maggiormente a rischio;

   questi elenchi, istituiti su base provinciale in ciascuna prefettura, hanno lo scopo di rendere più efficaci e rapidi i controlli antimafia, attraverso un'azione preventiva di contrasto alla criminalità organizzata;

   l'iscrizione negli elenchi è obbligatoria per alcune specifiche categorie di imprese, qualora intendano stipulare contratti, anche indiretti, con la pubblica amministrazione e rappresenta una forma di garanzia anche nei confronti di terzi;

   l'elenco dei settori definiti come maggiormente a rischio di infiltrazioni mafiose sono definite al comma 53 della summenzionata legge ma può essere aggiornato entro il 31 dicembre di ciascun anno, con apposito decreto del Ministro dell'interno, adottato di concerto con i Ministri della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti;

   l'elenco attualmente vigente prevede, a titolo di esempio, la «fornitura di ferro lavorato», l'«autotrasporto per conto di terzi» e i «servizi ambientali», non contempla «l'edilizia» ma solo alcune specifiche attività che sono però propedeutiche e complementari, come il «confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume»;

   questa mancanza, nonostante sia alquanto evidente come tutto il settore dell'edilizia sia a forte rischio soprattutto dopo la crisi del credito, ha reso molte imprese più vulnerabili; un fenomeno denunciato dalla stessa Ance, che ha recentemente lanciato un allarme per il progressivo diffondersi dei tentativi di infiltrazioni anche nel Nord Italia;

   in una recente audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, Ance ha ricordato come abbia lavorato affinché l'istituto della cosiddetta «white list» trovasse un'adeguata collocazione nel nostro ordinamento giuridico, ritenendolo un «validissimo strumento di lotta e prevenzione delle infiltrazioni criminali nell'economia»;

   il settore dell'edilizia risulta essere da sempre uno dei prediletti dalle organizzazioni criminali in particolare per la sua grande redditività specialmente in questo frangente storico nel quale, grazie anche ai contributi del PNRR, si assiste ad una crescita degli investimenti –:

   se il Ministro interrogato, atteso che il settore edilizio risulta essere uno di quelli più esposti al rischio di infiltrazioni mafiose, ritenga di assumere iniziative di competenza volte ad aggiornare, ai sensi della legge 6 novembre 2012, n. 190, articolo 1, comma 54, l'elenco delle attività maggiormente a rischio aggiungendo quella edilizia.
(4-05980)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


   GRIBAUDO e BRAGA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   le neoplasie di origine professionale rappresentano un fenomeno drammaticamente sottostimato nel nostro Paese, con gravi conseguenze per la tutela della salute dei lavoratori e il riconoscimento dei loro diritti;

   dai dati 2022, su circa 390.000 nuove diagnosi di tumore in Italia, si stima che il 4-5 per cento sia riconducibile a fattori occupazionali, corrispondenti a 17.000-19.000 casi potenziali;

   a fronte di questa stima, le denunce di patologie oncologiche all'Inail sono state meno di 3.000, quelle accolte appena il 10 per cento, evidenziando una drammatica discrepanza tra incidenza reale e riconoscimento ufficiale;

   in Europa si stima che una percentuale di tumori professionali variabile fino al 53 per cento non venga riconosciuta, e l'Italia registra il 38 per cento di riconoscimenti sui casi denunciati nel periodo 2014-2016, risultando tra i fanalini di coda;

   esistono molteplici cause alla base di questa sottostima: il lungo periodo di latenza tra esposizione e manifestazione della malattia, la multifattorialità delle neoplasie, le difficoltà nell'anamnesi lavorativa e la presenza del lavoro sommerso;

   il caso emblematico di Antonio Morrone, operatore di stamperia presso il «Centro di fotoriproduzione» della Corte costituzionale dal 1976 al 1989, morto per neoplasia del colon dopo 13 anni di esposizione a solventi chimici (benzolo, metil cloroformio, ciclopropano e fenolo) in assenza di adeguati sistemi di aspirazione, evidenzia le contraddizioni del sistema: nonostante l'ambiente di lavoro fosse insalubre, il comitato per le pensioni privilegiate espresse parere negativo;

   esistono significative disomogeneità sia tra pubblici e privati che territoriali, con tre regioni che registrano il 35 per cento di tutte le denunce, suggerendo problemi strutturali nel sistema di segnalazione e riconoscimento;

   l'Inail adotta criteri eccessivamente restrittivi anche per le malattie tabellate, per le quali non dovrebbe essere richiesta la prova del nesso causale, determinando un elevato numero di respingimenti in fase amministrativa;

   per le malattie non tabellate, l'onere della prova grava interamente sul lavoratore, che deve dimostrare l'origine professionale con «rilevante grado di probabilità», spesso basandosi su prove difficili da reperire a distanza di decenni;

   l'orientamento giurisprudenziale sulla prescrizione, che fa decorrere i termini dalla manifestazione della malattia anziché dalla diagnosi della natura professionale, penalizza ulteriormente i lavoratori e i loro familiari;

   le consulenze tecniche d'ufficio spesso sottolineano la multifattorialità per negare il nesso causale, senza considerare adeguatamente le specificità del caso concreto –:

   quali misure urgenti intendano adottare per contrastare la grave sottostima delle neoplasie professionali e garantire un più efficace sistema di sorveglianza epidemiologica dei tumori correlati al lavoro;

   se intendano adottare iniziative volte al rafforzamento dei controlli e delle misure preventive nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento all'esposizione a sostanze cancerogene e mutagene, anche alla luce di casi come quello del signor Morrone;

   se intendano adottare iniziative volte alla revisione dei criteri Inail per il riconoscimento delle neoplasie professionali, al fine di renderli meno restrittivi e più aderenti alle evidenze scientifiche, garantendo maggiore equità territoriale nella valutazione dei casi;

   se intendano adottare iniziative, per quanto di competenza, per la formazione del personale medico e dei medici competenti per migliorare la capacità di riconoscimento e denuncia delle neoplasie professionali, con particolare attenzione all'anamnesi lavorativa;

   come intendano garantire il coinvolgimento delle parti sociali nell'aggiornamento delle tabelle delle malattie professionali, attraverso l'inclusione di rappresentanti dei patronati e delle organizzazioni sindacali nella commissione preposta;

   quali iniziative di sensibilizzazione intendano adottare per i lavoratori e le famiglie per aumentare la consapevolezza sui diritti in caso di malattia professionale;

   quali iniziative di competenza in coordinamento con le regioni intendano adottare, per garantire uniformità territoriale nelle procedure di riconoscimento e nella qualità dell'assistenza medico-legale;

   se intendano adottare iniziative, e con quali tempi e modalità, volte all'adozione di un piano nazionale per il contrasto delle neoplasie professionali che preveda obiettivi quantitativi di miglioramento dei tassi di riconoscimento e riduzione delle disomogeneità territoriali.
(4-05979)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SPORTIELLO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il 22 settembre 2025 è stato assegnato alla XII Commissione affari sociali, in sede referente, il disegno di legge: «Disposizioni per l'appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere» (2575), di iniziativa dei ministri Schillaci e Roccella, dopo che era stato presentato l'11 agosto 2025 in piena estate e a Camere chiuse;

   nella relazione illustrativa, del citato disegno di legge si evince come la proposta normativa sia scaturita a seguito dell'istituzione di un tavolo tecnico di approfondimento in materia di trattamento della disforia di genere presso l'ufficio di gabinetto del Ministero della salute, istituzione avvenuta con il decreto del 13 maggio 2024 del Ministro della salute, di concerto con il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, i cui lavori sono tuttora in corso;

   più in particolare, nella relazione illustrativa al provvedimento si legge che: «Alla luce delle indicazioni formulate dal Cnb, delle attuali determinazioni dell'Aifa e dei dati finora emersi dall'attività del citato tavolo tecnico, il Governo ritiene necessario disciplinare la materia, a partire dalla definizione e realizzazione di un sistema di monitoraggio adeguato alla complessità dei trattamenti al momento offerti per la Dgm.»;

   non si comprendono ad avviso dell'interrogante quali siano le ragioni «scientifiche» che hanno portato alla concertazione con il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità in relazione a un provvedimento che stando al titolo è finalizzato a disciplinare «l'appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere»;

   in data 2 settembre 2025, con richiesta di accesso agli atti inoltrata all'ufficio di gabinetto del Ministro della salute e acquisita agli atti del Ministero con protocollo 22940, l'interrogante ha chiesto di prendere visione degli atti o relazioni del tavolo tecnico di approfondimento in materia di trattamento della disforia di genere;

   in riscontro alla predetta istanza di accesso agli atti, in data 23 settembre 2025, è pervenuta risposta da parte del Capo di Gabinetto dottor Marco Mattei, il quale ha trasmesso la comunicazione del Capo dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie, dottoressa Maria Rosaria Campitiello, con la quale «si comunica il tavolo tecnico di che trattasi non elabora relazioni delle sedute»;

   appare sconcertante per l'interrogante che un Tavolo tecnico, istituito con decreto di ben due Ministri non elabori alcun atto o verbale delle sue riunioni e ancora più sconcertante è il fatto che i presupposti fattuali alla redazione del disegno di legge di iniziativa governativa che avrà importanti riflessi sulla salute di persone minori di età risiedono proprio «nei dati finora emersi dall'attività» del predetto Tavolo, con un rilevante impatto sociale sulla salute anche psicologica dei minori coinvolti –:

   se ritengano di dover chiarire e motivare la carenza dei verbali o rapporti del tavolo tecnico di approfondimento in materia di trattamento della disforia di genere;

   se ritenga di dover ritirare il disegno di legge: «Disposizioni per l'appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere» (a.c. 2575), al fine di documentare con la necessaria scientificità qualsiasi presupposto alla adozione di una norma così delicata che incide sulla salute psicologica dei minori di età;

   se non ritenga di dover chiarire quali siano le ragioni che sottendono la scelta di prevedere la concertazione del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità.
(5-04455)

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Amendola e Sarracino n. 5-04427, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 settembre 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Evi.

ERRATA CORRIGE

  Nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 531 del 16 settembre 2025, alla pagina 15584, seconda colonna, le righe dalla ventitreesima alla ventiquattresima devono intendersi soppresse.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   ASCARI e CHERCHI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 1° novembre 2016 l'agente penitenziaria Maria Teresa Trovato Mazza, detta Sissi, è stata trovata in un lago di sangue con un colpo di pistola alla testa nell'ospedale dove era stata inviata – da sola, in deroga ai protocolli – per sorvegliare una detenuta. Dopo il coma di due anni e la morte, per il caso, in un primo momento, è stata avanzata dalla procura della Repubblica di Venezia richiesta di archiviazione, avendo gli inquirenti ipotizzato sin da subito il suicidio dell'agente;

   come si apprende da fonti di stampa, non c'erano, tuttavia, impronte sulla pistola che ha sparato, ma l'agente Sissi non indossava i guanti; inoltre, riportava segni di afferramento sulle braccia e graffi. Non c'erano nemmeno tracce di sangue sulla punta della pistola e questo appare molto strano per un colpo esploso sulla nuca, dietro l'orecchio;

   il telefono della stessa poi sarebbe stato ritrovato il giorno dopo la tragedia nell'armadietto del carcere, ma nelle immagini delle videocamere di sorveglianza dell'ospedale si vedrebbe l'agente portare la mano alla testa, come se stesse telefonando;

   dopo due anni di coma, il 12 gennaio 2019, Sissi Trovato Mazza è deceduta;

   le indagini condotte hanno ipotizzato inizialmente un tentativo di suicidio, ma la dinamica dei fatti e il ritrovamento dell'arma a distanza dal corpo hanno sollevato numerosi dubbi sulla ricostruzione ufficiale;

   secondo fonti di stampa la vittima aveva più volte denunciato presunti traffici di droga e rapporti sessuali tra agenti e detenute all'interno del carcere la Giudecca di Venezia, nonché, essendo nella posizione di addetta alle buste paga, preoccupanti ammanchi di denaro;

   sono emersi elementi preoccupanti riguardo alla possibile scomparsa di prove e al mancato approfondimento di piste investigative alternative;

   a oggi, nonostante il tempo trascorso, il caso rimane irrisolto e la famiglia non ha ancora ottenuto giustizia e chiarezza su quanto accaduto –:

   se il Ministro interrogato intenda promuovere iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, al fine di contribuire a fare piena luce su questi gravi fatti;

   se, in particolare, siano state condotte attività di competenza, anche di carattere ispettivo, in rapporto a quanto segnalato circa il traffico di droga ed altre irregolarità all'interno del carcere ed eventualmente quali siano stati gli esiti.
(4-04380)

  Risposta. — Oggetto dell'atto di sindacato ispettivo in esame è la vicenda del ritrovamento, in data 1° novembre 2016, dell'agente penitenziaria M.T. Trovato Mazza, riversa a terra con una ferita da arma da fuoco alla testa, presso l'ospedale dove era stata inviata per sorvegliare una detenuta.
  A causa di ciò, la predetta agente decedeva, il 12 gennaio 2019, dopo un lungo periodo di coma.
  La competente procura della Repubblica, tempestivamente informata della vicenda, qualificava il fatto come atto suicidario e avanzava richiesta di archiviazione del relativo procedimento.
  A parere dell'interrogante, la dinamica dei fatti e il ritrovamento dell'arma a distanza dal corpo solleverebbero, invece, numerosi dubbi in ordine all'ipotesi del suicidio, anche in ragione del fatto che, secondo fonti di stampa, la vittima avrebbe più volte denunciato presunti traffici di droga e rapporti sessuali tra agenti e detenute all'interno del carcere «Giudecca» di Venezia, nonché, nella posizione di addetta alle buste paga, avrebbe altresì denunciato ammanchi di denaro.
  L'interrogante chiede, dunque, al Ministro della giustizia di valutare:

   «se il Ministro interrogato intenda promuovere iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, al fine di contribuire a fare piena luce su questi gravi fatti;

   se, in particolare, siano state condotte attività di competenza, anche di carattere ispettivo, in rapporto a quanto segnalato circa il traffico di droga ed altre irregolarità all'interno del carcere ed eventualmente quali siano stati gli esiti».

  Alla luce dei contributi forniti dalle competenti articolazioni di questa amministrazione, è emerso che, in relazione alla vicenda in oggetto, presso la procura della Repubblica di Venezia, è stato iscritto un procedimento a carico di ignoti per il reato di istigazione o aiuto al suicidio e, in esito alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari, con provvedimento del 30 ottobre 2019, ha rigettato la richiesta e disposto il compimento di ulteriori indagini, svolte le quali, il pubblico ministero ha formulato una nuova richiesta di archiviazione.
  Il 3 novembre 2020, il giudice per le indagini preliminari, chiamato a pronunciarsi sulla nuova istanza definitoria, ha emesso un nuovo provvedimento di rigetto, disponendo nuove indagini, alla luce, tra l'altro, di dichiarazioni nel frattempo sopravvenute.
  Indagini in esito alle quali, il 23 febbraio 2021, il pubblico ministero ha reiterato la propria richiesta di archiviazione del procedimento «giacché, tra l'altro, le dichiarazioni (comunque vaghe e generiche) non risultavano confermate».
  In data 30 agosto 2022, la suddetta richiesta è stata nuovamente rigettata dal giudice per le indagini preliminari che ha disposto ulteriori indagini «relative, in parte, ad elementi già acquisiti e, in parte, alla rivalutazione delle conclusioni dei Consulenti del Pubblico Ministero alla luce delle osservazioni svolte dal Consulente di parte».
  Da ultimo, in data 10 febbraio 2025, il pubblico ministero ha avanzato l'ennesima richiesta di archiviazione, sulla base della valutazione complessiva degli elementi ulteriormente acquisiti, che è tuttora pendente dinanzi al giudice per le indagini preliminari a seguito della presentazione di un atto di opposizione da parte delle persone offese.
  Ne consegue che l'autorità giudiziaria competente è stata tempestivamente investita dei fatti in oggetto, in relazione ai quali sono stati posti in essere plurimi approfondimenti investigativi, ad oggi, al vaglio del giudice per le indagini preliminari.
  Inoltre, come emerge dalla nota trasmessa dal D.A.P. in data 3 aprile 2025, a seguito della vicenda in argomento, con provvedimento 29 gennaio 2019, è stato disposto l'invio di una commissione ispettiva presso la casa di reclusione femminile di Venezia «Giudecca» per eseguire un'attività di verifica di carattere straordinario, con il precipuo compito di appurare, ove possibile, «tutte le circostanze e le concause che hanno condotto tragicamente al decesso dell'agente Trovato Mazza, con specifico riguardo ai procedimenti disciplinari avviati nei confronti della stessa, nonché eventuali relazioni presentate dalla medesima relative a possibili comportamenti anomali e/o antigiuridici posti in essere da personale dipendente, anche in concorso con la popolazione detenuta», ciò al fine di «ricostruire il contesto nel quale si sono consumati i tragici fatti, cercandone di cogliere gli aspetti più caratterizzanti».
  La visita è stata espletata dall'11 al 14 febbraio 2019.
  L'istituto è stato oggetto, altresì, di visita ispettiva di carattere ordinario dal 27 al 31 maggio 2019, nonché di visita ispettiva di natura straordinaria dal 16 al 17 maggio 2024 e, da ultimo, di consequenziale attività di verifica e controllo dal 14 al 18 ottobre 2024.
  Detti accertamenti non hanno fornito elementi a sostegno del coinvolgimento di appartenenti al corpo di polizia penitenziaria in fatti di rilevanza penale, né atti a fondare alcun provvedimento disciplinare.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   ASCARI e FEDE. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   più di 80 donne afghane, fuggite dal regime talebano per poter proseguire i loro studi in Oman, rischiano di essere rimpatriate in Afghanistan a seguito della sospensione delle loro borse di studio;

   questi programmi di studio erano finanziati dall'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) e sono stati bruscamente interrotti dopo il congelamento dei fondi deciso dall'amministrazione Trump a partire da gennaio 2025;

   il ritorno forzato in Afghanistan rappresenterebbe un grave rischio per queste donne, in quanto il regime talebano ha imposto severe restrizioni all'istruzione femminile e, più in generale, ai diritti delle donne, vietando loro l'accesso alle università e limitandone drasticamente le libertà fondamentali;

   secondo testimonianze raccolte dalla BBC, le studentesse, informate della sospensione delle borse di studio, sarebbero in stato di shock e disperazione, temendo per la propria incolumità se costrette a rientrare in Afghanistan;

   l'Italia si è sempre distinta per il proprio impegno nella tutela dei diritti umani e, in particolare, nella protezione delle donne afghane in fuga dalla repressione talebana –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione delle studentesse afghane in Oman e quali iniziative di competenza intenda adottare per monitorare devoluzione della vicenda;

   se il Ministro interrogato intenda attivarsi, anche in sede di Unione europea e Nazioni Unite, per sollecitare la ripresa dei finanziamenti ai programmi di studio per le donne afghane rifugiate in Oman e siano state valutati opzioni per offrire a queste donne una soluzione alternativa, inclusa la possibilità di proseguire gli studi presso istituzioni accademiche italiane, eventualmente attraverso borse di studio o programmi di protezione internazionale;

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per garantire che le donne afghane in pericolo possano trovare protezione e opportunità educative in Italia o in altri Paesi sicuri.
(4-04608)

  Risposta. – L'Italia segue con la massima attenzione l'evolversi della delicata situazione umanitaria in Afghanistan, con particolare riguardo alle condizioni delle giovani ragazze e donne i cui diritti umani e libertà fondamentali continuano ad essere oggetto di sistematiche restrizioni che ne determinano il progressivo isolamento sociale e il significativo deterioramento della qualità di vita.
  L'Italia ha ribadito più volte la sua ferma condanna per le crescenti e ripetute violazioni di tali diritti anche nell'ambito del Consiglio diritti umani delle Nazioni unite (CDU) a Ginevra dove, fin dall'indomani della presa di potere dei talebani, dal settembre 2021, ha regolarmente pronunciato interventi nazionali, co-promosso dichiarazioni congiunte dell'Unione europea o aderito a dichiarazioni congiunte promosse da altri Paesi che affrontavano il deterioramento del quadro delle violazioni dei diritti umani nel Paese. Da ultimo il 16 giugno 2025, nell'ambito della 59esima sessione del CDU, l'Italia è intervenuta nel dialogo interattivo con il relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan, Richard Bennett, esprimendo grave preoccupazione per la sistematica ed istituzionalizzata oppressione di donne e ragazze.
  L'ultimo rapporto della missione di assistenza delle Nazioni unite in Afghanistan (UNAMA) evidenzia come la condizione femminile sia aggravata dalle difficoltà di accesso alla giustizia e alle cure mediche, oltre ad essere connotata dall'esclusione dalla maggior parte degli impieghi pubblici, dagli istituti di medicina e dalle professioni sanitarie, nonché dall'istruzione secondaria e universitaria.
  In rapporto a quest'ultimo aspetto, continuiamo a seguire da vicino, attraverso le nostre ambasciate ambasciate a Mascate e a Kabul (rilocata a Doha), gli sviluppi della vicenda che coinvolge le 81 studentesse afghane in Oman.
  La nostra sede a Mascate ha avviato da subito un coordinamento locale con le altre ambasciate europee per avere un quadro della situazione ed esplorare la possibilità di finanziamenti alternativi alle borse di studio finanziate da USAID.
  La nostra ambasciata in Afghanistan (rilocata a Doha) si è attivata con università italiane per spiegare la peculiare situazione di queste studentesse ed esplorare l'opportunità che gli Atenei italiani potessero fornire accoglienza attraverso borse di studio o strumenti analoghi. La stessa sede ha informato le studentesse della pubblicazione del bando per borse di studio del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale 2025/2026, che attraverso il portale «
StudyinItaly» permette a studenti internazionali di candidarsi a programmi e corsi di studio tenuti in Italia presso le nostre università.
  Fortunatamente, proprio negli ultimi giorni il programma statunitense relativo alle borse di studio delle studentesse afghane è stato esteso fino al 2028, con la prospettiva di rinnovarlo anche oltre quella data. Il rischio di immediato rimpatrio per le studentesse interessate risulterebbe dunque, per il momento, scongiurato.
  La questione continuerà comunque ad essere seguita con attenzione, anche nel quadro del «Processo di Doha», un formato onusiano che riunisce gli inviati speciali per l'Afghanistan e che ci permette, attraverso un approccio coordinato con altri Paesi
like-minded, di preservare con le autorità de facto, un livello di ingaggio volto a promuovere dinamiche più costruttive con la comunità internazionale su temi cruciali quali il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e il contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza di genere. Tematiche queste ultime che sono parte integrante della candidatura italiana al Consiglio diritti umani per il triennio 2026-2028.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.


   CAPPELLACCI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la strada statale 389 rappresenta un asse fondamentale per il collegamento della Sardegna centro-orientale e costituisce un elemento strategico per garantire l'accessibilità all'intera Ogliastra nonché al Nuorese, al Sarrabus e alla Gallura;

   il progetto di variante della SS 389, che prevede la realizzazione di un nuovo tracciato compreso tra lo svincolo di Villagrande Strisaili e la SS 125, è concepito per ridurre i tempi di percorrenza, aumentare la sicurezza stradale e stimolare lo sviluppo economico e turistico del territorio. Le motivazioni alla base del completamento della SS 389 sono molteplici e comprendono il contrasto all'isolamento geografico, fattore che contribuisce allo spopolamento della zona, nonché il miglioramento dell'accesso ai servizi pubblici essenziali, in particolare quelli sanitari e scolastici;

   le problematiche attuali legate a una rete infrastrutturale carente hanno condotto a situazioni di rischio per i cittadini e a notevoli ripercussioni socio-economiche, quali l'emarginazione delle aree interne e la perdita di opportunità lavorative per i giovani;

   il completamento della SS 389 comporterebbe benefici rilevanti non solo per l'entroterra, ma anche per tutta la costa orientale sarda, favorendo un incremento del flusso turistico, commerciale e industriale migliorando la connettività con i principali porti e aeroporti del nord dell'isola. Recentemente è stato costituito un comitato sulla SS 389, senza alcuna connotazione politica, cui hanno già aderito un numero cospicuo di persone, formato da rappresentanti delle istituzioni locali, imprenditori, sindacati, cittadini e associazioni, il quale evidenzia in maniera unanime la necessità di un intervento rapido ed efficace per il completamento di un'arteria stradale reputata da tutti di fondamentale importanza;

   i dati aeroportuali e portuali indicano che i 2/3 del traffico merci e passeggeri nella costa orientale sarda arriva dai porti e dagli aeroporti del Nord Sardegna, il che rende indispensabile completare questo ingresso commerciale, turistico e industriale su tutto il territorio summenzionato. Il mancato completamente della SS 389 ha causato in particolare l'aggravio dell'isolamento del territorio centro e sud della costa orientale, incidendo negativamente sulla qualità della vita dei cittadini e sulla competitività economica regionale in molteplici settori produttivi ivi ubicati;

   tale carenza infrastrutturale, a cui si aggiungono condizioni di sicurezza stradale non idonee, costituisce un serio rischio per tutti gli utenti che quotidianamente utilizzano l'infrastruttura che ormai attende il completamento e la modernizzazione agli standard di sicurezza attuali da oltre trent'anni –:

   alla luce di quanto descritto in premessa e considerata l'importanza strategica della SS 389, quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda porre in essere relativamente alla situazione della viabilità della costa orientale sarda, in particolar modo delle zone dell'Ogliastra, del Nuorese, della Gallura e del Sarrabus;

   se non ritenga altresì opportuno fornire chiarimenti indicando l'eventuale tempistica definita per la ripresa e il completamento dei lavori della SS 389;

   se intenda fornire chiarimenti relativamente alle risorse economiche e ai fondi attualmente stanziati per il progetto e alla previsione di eventuali ulteriori finanziamenti o misure straordinarie per fronteggiare le criticità riscontrate anche al fine di garantire un impatto positivo sul territorio, il rilancio dell'economia regionale, la sicurezza dei cittadini e contrastare il fenomeno dello spopolamento nelle aree interne dell'Ogliastra, del Nuorese, del Sarrabus e della Gallura.
(4-04839)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dalla società Anas, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In premessa si ricorda che per l'infrastruttura stradale in gestione ad Anas in Sardegna, il vigente contratto di programma Mit-Anas prevede un investimento complessivo di circa 5 miliardi di euro per lavori di adeguamento, ammodernamento e messa in sicurezza sia di nuove opere che di manutenzione programmata.
  Con specifico riferimento agli interventi previsti sulla strada statale 389 «di Buddusò e del Correboi», oggetto del primo quesito dell'interrogante, si evidenzia che sono in corso interventi per circa 23 milioni di euro relativi:

   al rifacimento dell'asfalto, previo il rafforzamento della struttura stradale, e della segnaletica orizzontale;

   alla razionalizzazione e implementazione della segnaletica orizzontale, verticale e marginale;

   all'adeguamento e integrazione delle barriere metalliche stradali tra i chilometri 0 e 26,5;

   al risanamento e miglioramento delle condizioni di sicurezza del viadotto al chilometro 10;

   al consolidamento e messa in sicurezza del corpo stradale tra i chilometri 62 e 70;

   alla costruzione di una nuova rotatoria in corrispondenza della strada statale 125 «Orientale Sarda» al chilometro 281.

  Con riferimento, invece, all'esecuzione, lungo la strada statale 389 nel tratto tra Villagrande Strisaili e Arzana, della variante di circa 6 chilometri con carreggiata singola e due corsie di tipo C, si prevede la realizzazione di gallerie, diversi viadotti ed opere di sostegno, oltre a tratti di raccordo per l'allaccio alla statale esistente, come ad esempio la nuova rotatoria che consentirà di eliminare l'intersezione a raso tra la strada provinciale 27 e la strada statale 389 a Villagrande Strisaili.
  Con specifico riferimento alle tempistiche per la realizzazione dell'intervento, ad oggi è stata completata la prima stesura del progetto definitivo che, inoltrato agli enti per le autorizzazioni di legge, ha acquisito il parere positivo dello scrivente Ministero per quanto riguarda la sicurezza stradale.
  In ogni caso, in attesa delle predette autorizzazioni degli enti coinvolti e al fine di accelerare la ripresa degli interventi di realizzazione della variante, sono attualmente in corso la verifica archeologica preventiva (con un primo parere positivo) e la valutazione di impatto ambientale di cui si attende l'esito finale.
  A seguire si procederà con la convocazione della conferenza di servizi e l'esame del progetto da parte del comitato tecnico-amministrativo del provveditorato alle opere pubbliche.
  Con particolare riferimento, invece, al quesito relativo alle risorse economiche e ai fondi disponibili per le aree della Gallura, dell'Ogliastra, del Nuorese e del Sarrabus, si specifica che per gli interventi di manutenzione programmata previsti in Gallura, gli investimenti principali ammontano a circa 23 milioni, di cui 11,4 destinati agli interventi in corso e 1,9 a quelli di prossimo avvio mentre circa 10 milioni di euro hanno riguardato gli interventi già conclusi.
  Inoltre, sempre in Gallura, sono in corso i lavori per il completamento dell'itinerario Sassari-Olbia della strada statale 729 e della nuova strada statale 125/133-
bis Olbia-Palau nei tratti Olbia Nord-San Giovanni e Arzachena-Palau. Ulteriori interventi di risanamento del corpo stradale riguardano la strada statale 200 «dell'Anglona» tra i chilometri 3 e 15.
  In riferimento, invece, agli interventi relativi al Sarrabus, all'Ogliastra e al Nuorese, sono stati previsti oltre 86 milioni di euro per la manutenzione della rete viaria, di cui oltre 28 destinati agli interventi attualmente in corso, circa 15 milioni per interventi di prossimo avvio e 43 milioni per gli interventi in progettazione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   D'ALFONSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   quello dei continui cantieri sul tratto dell'Autostrada A14 ricadente nel territorio abruzzese, causa di restringimenti di carreggiata, della chiusura di gallerie e di deviazioni improvvise, è un problema che ormai da troppi anni sta rendendo la viabilità sulla A14 insostenibile per automobilisti, lavoratori e imprese, penalizzando le attività produttive e commerciali dell'intera regione;

   a causa di cantieri contemporaneamente attivi gli abruzzesi, e non solo, sono costretti a subire quotidianamente ritardi, e troppo spesso sono vittime di incidenti dovuti alle condizioni precarie e inadeguate dell'infrastruttura;

   i responsabili di Autostrade per l'Italia – direzione del settimo tronco, ascoltati nella commissione regionale vigilanza, pare abbiano comunicato la chiusura diurna dei cantieri della A14 dal 29 maggio al 14 settembre e avrebbero fatto sapere che gli ulteriori interventi previsti e non ancora iniziati nel tratto Pineto-Città S. Angelo potrebbero essere ultimati entro due-tre anni;

   certamente ricorrere ogni anno a soluzioni tampone come lo stop ai lavori in determinati periodi per tentare di arginare il disagio non si può ritenere sufficiente, ma occorre garantire soluzioni rapide e certe, perché è essenziale e urgente avere una viabilità efficiente sia per quelli che quotidianamente la percorrono per andare al lavoro, che non possono passare ore incolonnati per colpa dei cantieri, sia per uno sviluppo economico e sociale della regione, che tantomeno può attendere che trascorrano ulteriori due o addirittura tre anni per vedere completati tutti gli interventi;

   un'accelerazione e una riduzione dei tempi di esecuzione dei lavori è quantomai urgente –:

   se e quali interventi intenda sollecitare nei riguardi del soggetto gestore dell'A14, al fine di evitare che il protrarsi dei lavori comprometta ulteriormente l'utilizzo del tratto autostradale in questione e si possa giungere rapidamente alla conclusione di tutti gli interventi e alla completa messa in sicurezza dell'infrastruttura;

   se non ritenga doveroso intraprendere iniziative di carattere normativo volte a prevedere misure risarcitorie per gli utenti da tempo quotidianamente penalizzati;

   se non intenda necessario promuovere un monitoraggio adeguato per vigilare sull'organizzazione dei lavori per rafforzare la capacità di accelerazione dei cantieri e sul rispetto dei tempi di realizzazione degli interventi.
(4-05184)

  Risposta. – Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  L'autostrada A14 «Adriatica» arteria di collegamento tra Bologna e Taranto, è una delle principali autostrade italiane dato anche il ruolo di cerniera tra il nord e il sud attraverso la costa adriatica. L'A14, lunga complessivamente 743 chilometri, attraversa le regioni Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia.
  Per quanto attiene, nello specifico, alla tratta abruzzese, oggetto del quesito dell'onorevole interrogante, la stessa è lunga circa 142 km ed è caratterizzata dalla presenza di 76 ponti e viadotti, 86 cavalcavia e 14 gallerie per consentire l'attraversamento dei rilievi montuosi.
  I lavori attualmente in corso sulla A14 rientrano nell'ambito di un piano di ammodernamento delle principali infrastrutture che la società concessionaria Autostrade per l'Italia ha avviato a partire dal 2020 su tutta la rete in gestione.
  In particolare, i citati interventi sono volti all'ammodernamento delle principali infrastrutture (gallerie, viadotti e barriere) in ottemperanza a quanto previsto dalle più recenti normative e con l'obiettivo di rigenerare gli
asset, autostradali, al fine di estendere la vita utile delle tratte in esercizio per ulteriori 50 anni.
  Relativamente alle gallerie, gli interventi in corso sono riconducibili essenzialmente a due tipologie di lavorazioni: interventi di ammodernamento con estensione della vita nominale e interventi di potenziamento degli impianti secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 264 del 2006 che recepisce la direttiva europea in materia di presidi e misure antincendio.
  Inoltre, anche al fine di rispettare le scadenze normative inderogabili, entro la fine del corrente anno dovranno concludersi i lavori per l'aggiornamento degli impianti di illuminazione e ventilazione antincendio nelle gallerie nonché l'installazione di barriere fonoassorbenti per ridurre l'inquinamento acustico.
  Per quanto riguarda i viadotti, invece, sono in corso attività relative alla sostituzione delle barriere laterali e ad una serie di interventi evolutivi.
  Nello specifico, nel tratto abruzzese ricompreso tra i caselli di Val Vibrata e Casalbordino-Vasto Nord, sono in corso interventi volti a garantire maggiore sicurezza agli utenti quali la sostituzione delle barriere di sicurezza obsolete e l'adeguamento sismico e statico di ponti e viadotti.
  La pianificazione di tali interventi discende da una serie di approfondimenti a fasi successive che partono da un primo livello di classificazione dello stato dell'opera fino alla determinazione delle priorità degli stessi interventi.
  Ciò premesso, tenuto conto dell'esigenza rappresentata dai territori, e segnalata anche dall'onorevole interrogante, di mitigare il disagio all'utenza derivante dalla presenza dei cantieri, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha promosso l'istituzione di un tavolo tecnico con le regioni Abruzzo e Marche, con il compito di coordinare le lavorazioni avviate dal concessionario con le esigenze di mobilità segnalate dalle suddette regioni, predisponendo un calendario di attività con finestre di sospensione dei cantieri nei periodi di maggiore esodo – come estate, festività, eventi particolari – al fine di agevolare i flussi di traffico e limitare l'impatto sugli utenti.
  Con riferimento alle misure sollecitate al concessionario Autostrade per l'Italia S.p.A. (ASPI), si rappresenta che si sono volte periodiche riunioni nell'ambito delle quali è stata condivisa la necessità degli interventi in corso, indispensabili per portare avanti l'ammodernamento della rete, ed è stato chiesto ad ASPI di diminuire fisicamente l'impatto dei cantieri, incrementare, ove possibile, le lavorazioni in orario notturno e riducendo gli scambi di carreggiata, attraverso una riprogrammazione degli interventi volti ad evitare il congestionamento della rete, oltre che l'accelerazione degli stessi.
  In questo contesto il concessionario, in ossequio a quanto stabilito dal tavolo tecnico, trasmette su base trimestrale la pianificazione di tali attività e delle relative modalità di cantierizzazione.
  In particolare, i criteri di ottimizzazione sottesi alla pianificazione delle attività riguardano l'andamento delle lavorazioni in modalità H24 e sette giorni su sette e l'esecuzione contemporanea di più lavorazioni all'interno della stessa area di cantiere.
  Al fine di ridurre l'impatto sull'utenza, nell'ambito del citato tavolo tecnico, sono state adottate alcune soluzioni che prevedono ampie finestre di sospensione delle cantierizzazioni nel corso dell'anno, che hanno consentito una riduzione del 42 per cento circa dei giorni lavorativi a disposizione, con la conseguente rimodulazione dei cronoprogrammi.
  A tal proposito, in concomitanza della stagione estiva, già a partire dal 29 maggio 2025 e fino al 15 settembre 2025, le cantierizzazioni sono sospese, fermo restando la possibilità di eseguire le lavorazioni esclusivamente in orario notturno senza impatti di rilevanza sul traffico.
  Inoltre, al fine di potenziare la segnalazione dei cantieri autostradali con maggior impatto sull'utenza, il concessionario ha predisposto diversi presidi aggiuntivi, tramite l'adozione di cartellonistica luminosa sia in approccio che in adiacenza ad aree di cantiere; l'utilizzo di dissuasori rumorosi in fase di avvicinamento alle riduzioni o deviazioni di carreggiata; carri di soccorso meccanico a presidio sette giorni su sette al fine di minimizzare le turbative del traffico veicolare; presidio di squadre di assistenza all'utenza per la distribuzione di generi di conforto.
  Con riguardo alle misure risarcitorie per gli utenti, sulla base delle pregresse intese con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è operativo un sistema di rimborso del pedaggio, cosiddetto
cashback, che prevede ristori a percentuali crescenti a partire dai 10 minuti di ritardo per la presenza dei cantieri, rispetto al tempo medio di percorrenza, e fino al totale rimborso del pedaggio stesso. Tale sistema è accessibile a tutti gli utenti tramite un'apposita applicazione informatica.
  Si conferma, altresì, l'impegno del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a monitorare l'avanzamento dei lavori e l'adozione di misure che garantiscano un equilibrio tra i cantieri stradali e le esigenze di mobilità degli utenti. Gli interventi di ammodernamento lungo la A14 rappresentano una necessità imprescindibile per migliorare la mobilità dei cittadini e sostenere i territori coinvolti, valorizzandone la vocazione turistica e imprenditoriale, nel rispetto dei più elevati
standard di sicurezza e fluidità del traffico.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   DORI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   a Pieve Emanuele (Milano) nel 2014 è stata inaugurata la fermata ferroviaria, un'infrastruttura che consente ai cittadini locali di usufruire di un importante collegamento verso Milano e Pavia;

   negli ultimi anni il servizio e la struttura sono stati oggetto di diverse problematiche, ripetutamente denunciate dagli usufruttuari del servizio e dall'amministrazione comunale, i quali non hanno mai trovato un riscontro da parte delle autorità competenti;

   la linea suburbana S13, da tempo, è oggetto di una grave crisi che si manifesta in continui ritardi, cancellazioni improvvise dei treni e un sovraffollamento delle carrozze che ha raggiunto livelli insostenibili. I pendolari denunciano quotidianamente la difficile situazione, che ha compromesso la qualità del servizio e la vivibilità della linea, generando frustrazione tra coloro che dipendono da questa essa per il loro spostamento quotidiano;

   un ulteriore grave problema riguarda il guasto dell'ascensore presso la fermata di Pieve Emanuele, che da oltre un anno è fuori servizio. Ciò comporta disagi significativi, soprattutto per le persone con disabilità, gli anziani e le famiglie con bambini. Senza un ascensore funzionante, molti cittadini si trovano a dover affrontare difficoltà nell'accesso alla fermata, aggravando la situazione di disservizio;

   un altro punto critico riguarda il passaggio obbligato attraverso i binari, per raggiungere la zona industriale di Siziano infatti, a causa della mancanza di strade alternative, circa un centinaio di lavoratori sono costretti quotidianamente a camminare lungo i binari, mettendo a rischio la loro sicurezza;

   il quadruplicamento della linea ferroviaria Milano Rogoredo-Pavia, previsto nell'ambito del PNRR, prevede la creazione di nuovi binari e il miglioramento delle fermate esistenti. Sebbene l'intervento, che si concluderà entro la fine del 2026, andrà a risolvere diverse problematiche, il tempo di attesa è eccessivamente lungo per chi quotidianamente soffre i disagi del servizio;

   le problematiche della linea suburbana S13 sono ben note a Rete ferroviaria italiana, Trenord e alla regione Lombardia, eppure non è stata ancora adottata una risposta concreta ai disagi dei pendolari;

   in data 22 marzo 2025 è stato organizzato un presidio alla stazione ferroviaria di Pieve Emanuele, per protestare contro la persistenza dei ripetuti disagi che impattano negativamente la qualità della vita dei pendolari e dei cittadini, nonché sulla loro sicurezza. Contestualmente al presidio, è stata avviata una raccolta firme a sostegno di questa istanza, che continua tuttora, come ulteriore manifestazione di sostegno da parte della comunità locale;

   data la gravità della situazione si rende necessario adottare soluzioni temporanee per migliorare le condizioni di viaggio dei pendolari, in attesa della fine dei lavori previsti –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare, di concerto con regione Lombardia e Trenord, per migliorare la qualità del servizio sulla linea suburbana S13, con particolare attenzione all'accessibilità ai binari e alla sicurezza dei pendolari, per evitare ulteriori rischi legati all'attraversamento delle linee ferroviarie.
(4-04750)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame sulla base delle informazioni acquisite dal gruppo Ferrovie dello Stato italiane e da Trenord, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In premessa, si evidenzia che Rete ferroviaria italiana, di intesa con la regione Lombardia, ha avviato un progetto di investimento che prevede di potenziare la tratta Milano Rogoredo-Pavia mediante la realizzazione di un quadruplicamento articolato per fasi funzionali.
  La prima fase che interessa la tratta tra Rogoredo e Pieve Emanuele consiste nella realizzazione di una nuova coppia di binari, in affiancamento a quelli esistenti, da Milano Rogoredo, stazione già predisposta per l'innesto della nuova linea, a Pieve Emanuele per un'estesa di circa 11 chilometri, nonché la trasformazione in fermata delle località di servizio presenti lungo linea.
  Contestualmente è previsto il rinnovo degli impianti tecnologici nella tratta Milano Rogoredo-Pavia, con l'accentramento della gestione della circolazione presso il posto centrale di Milano Greco Pirelli. La tratta sarà, altresì, dotata del sistema ERTMS/ETCS L2 sovrapposto e rispetterà gli
standard di interoperabilità.
  I principali benefici derivanti dall'attivazione dell'intervento riguardano l'incremento della capacità dagli attuali 10 treni/orari per direzione a 20 treni/orari, il miglioramento della regolarità del servizio, la possibilità di separazione tra i flussi suburbani, regionali, lunga percorrenza e merci e l'istituzione di un nuovo servizio suburbano da/per Pieve Emanuele.
  È inoltre prevista una seconda fase, tra Pieve Emanuele e Pavia che prevederà il quadruplicamento di ulteriori 18 chilometri e l'adeguamento degli impianti presenti lungo la tratta. Attualmente, per tale fase, sono in corso le attività di adeguamento del progetto definitivo alle prescrizioni emerse dall'
iter di valutazione di impatto ambientale.
  Premesso ciò, per quanto concerne il ben noto problema relativo al servizio ferroviario lungo la linea suburbana S13 Pavia-Milano Passante-Milano Bovisa, si segnala che, ad oggi, tali criticità sono in fase di superamento, considerato che nei primi mesi del 2025 i treni arrivati entro i 5 minuti hanno superato l'80 per cento.
  Anche il problema relativo alle cancellazioni senza preavviso di alcuni servizi è in corso di risoluzione dato che, dall'inizio dell'anno, su un'offerta complessiva giornaliera di 114 treni, la media dei treni soppressi è soltanto di 1,5 al giorno per l'intera tratta (e sale a 5,7 nelle sole giornate di sciopero). Inoltre, al fine di garantire una corretta informazione all'utenza, la società Trenord ha comunicato di avere implementato, sul proprio sito
web e sull'app, delle sezioni dedicate alla comunicazione in tempo reale dello stato della circolazione dei treni e della linea.
  Trenord assicura che ad oggi l'offerta del servizio e i convogli che lo effettuano, sulla linea S13, sono ottimizzati al massimo rispetto a quanto consentito a oggi dall'infrastruttura.
  Infatti, il piano orario attuale prevede un treno ogni 30 minuti, fra Milano e Pieve Emanuele, per una durata di 10 minuti di viaggio. Tale servizio, per quanto riguarda la stazione di Pieve Emanuele è utilizzato in media da circa 4000 utenti al giorno, con flussi maggiori negli orari di punta del mattino e della sera.
  Da ultimo, si segnala che presso la stazione di Pieve Emanuele sono previsti lavori per l'adeguamento dei marciapiedi ad altezza 55 centimetri (H55), la realizzazione di marciapiedi a servizio del quadruplicamento e la ristrutturazione del sottopasso esistente, i cui ascensori saranno sostituiti entro l'anno in corso. Il nuovo sottopasso, come prescritto dalla regione Lombardia in sede di approvazione del progetto di potenziamento, sarà passante, consentendo così, anche grazie alla realizzazione di nuovi percorsi ciclopedonali, una migliore connessione degli ambiti ad est della linea ferroviaria.
  Attualmente sono in corso i lavori di prolungamento dei sottopassi, le attività di demolizione e la realizzazione delle restanti opere civili e infrastrutturali. Si prevede di completare le citate opere a partire da giugno 2026 in linea con i traguardi PNRR.
  Il completamento dell'intervento di potenziamento in corso consentirà il miglioramento dell'accessibilità ai binari e della sicurezza per gli utenti che giornalmente utilizzano la stazione di Pieve Emanuele.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   GHIRRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da recenti notizie di stampa si è appreso del grave quadro di illegalità scoperto nella casa circondariale di Prato, La Dogaia, posta al centro di una serie di inchieste della procura di Prato su numerosi episodi di violenze avvenute all'interno del carcere: i reati ipotizzati sarebbero violenza sessuale aggravata, spaccio di droga, rivolta, resistenza, lesioni, danneggiamenti;

   il dato più inquietante riguarda i casi di violenza tra detenuti, in particolare due episodi che la procura definisce «agghiaccianti». Il primo risale al settembre 2023: un 32enne brasiliano è accusato di aver violentato ripetutamente il compagno di cella pachistano minacciandolo con un rasoio. L'uomo è ora indagato per violenza sessuale aggravata. Il secondo caso, avvenuto tra il 12 e il 14 gennaio 2020, riguarda due detenuti – di 36 e 47 anni – che avrebbero torturato e stuprato per giorni un compagno tossicodipendente e omosessuale alla sua prima esperienza carceraria. Secondo le indagini, la vittima è stata brutalizzata con mazze, pentole bollenti, pugni e colpi alla testa, costretta a subire rapporti sessuali ripetuti e a vivere in un regime di terrore continuo. Le lesioni riportate si sono accompagnate a gravi traumi psicologici, con conseguenze perdurate per mesi. I due aguzzini sono stati rinviati a giudizio e il processo risulta essere in corso;

   dalle indagini emergerebbe un contesto di libero scambio di droga e telefoni: sembrerebbe che solo nell'ultimo anno siano stati sequestrati 41 telefoni cellulari, tre schede sim e un router; secondo le ultime indagini, nuovi telefoni sono risultati attivi anche dopo le perquisizioni di una maxi operazione avvenuta il 28 giugno 2025; inoltre risulta che un detenuto della sezione alta sicurezza pubblicasse su TikTok le foto della propria cella. Altri sono accusati con la complicità di agenti corrotti o la copertura di permessi premio, di gestire telefoni, router e comunicazioni all'esterno;

   come se non bastasse, negli ultimi 5 mesi si sarebbero verificate 7 evasioni, con il coinvolgimento di alcuni agenti. A rendere ancora più esplosiva la situazione le sommosse: l'ultima, il 5 luglio 2025 nella quale una decina di detenuti si sarebbero barricati nella prima sezione della media sicurezza, rovesciando carrelli, tentando di incendiare materiali, brandendo spranghe e cacciaviti e sfondando i cancelli con le brande. Solo l'intervento degli agenti antisommossa ha riportato la calma;

   la procura avrebbe parlato di una situazione fuori controllo, segnata da un pervasivo tasso di illegalità e da un sistema incapace di garantire sicurezza e dignità;

   quanto descritto delinea un quadro drammatico di degrado e assenza di controllo all'interno della struttura penitenziaria, confermati dal report di Antigone nel quale è evidenziato significativamente come «Le criticità tipiche del carcere che sono riscontrabili su tutto il territorio nazionale in questo momento storico, trovano nell'istituto di Prato la massima espressione» –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle vicende descritte in premessa;

   se non ritenga opportuno attivarsi con la massima urgenza per assicurare il ripristino della piena legalità all'interno della casa circondariale di Prato e condizioni di detenzione che rispettino i diritti dei detenuti a Prato e ovunque nel Paese;

   anche in ragione dei gravi fatti di violenza verificatisi di recente presso il carcere di Ferrara in merito alla quale la stessa interrogante ha presentato l'atto di sindacato ispettivo n. 4-05426, quali iniziative intenda intraprendere affinché vengano garantite sicurezza e dignità a ciascuno dei detenuti, anche nel rispetto dei differenti orientamenti sessuali e di genere;

   quali misure urgenti intenda adottare per contrastare le innumerevoli criticità del sistema carcerario nazionale, che hanno ormai raggiunto livelli insostenibili.
(4-05508)

  Risposta. – Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante, muovendo dal verificarsi di alcuni eventi critici verificatisi presso la Casa circondariale di Prato, pone l'attenzione su taluni profili problematici, in termini di sicurezza e di tutela dei diritti, che caratterizzerebbero il predetto Istituto, sollecitando iniziative urgenti «... per assicurare il ripristino della piena legalità all'interno della casa circondariale di Prato e condizioni di detenzione che rispettino i diritti dei detenuti a Prato e ovunque nel Paese».
  Al fine di rendere atto degli eventi critici richiamati dall'interrogante, è stata interessata l'autorità giudiziaria di riferimento, attraverso le competenti articolazioni centrali di questo Ministero.
  Al riguardo, i fatti in questione si possono riassumere nei seguenti termini.
  In relazione al primo – in ordine di tempo – tra gli episodi richiamati nell'interrogazione, risalente all'anno 2020, è in corso il processo di primo grado a carico di due detenuti che avrebbero perpetrato una violenza sessuale ai danni di un terzo detenuto, tossicodipendente e omosessuale, alla sua prima esperienza detentiva.
  Il 16 gennaio 2020, la Direzione penitenziaria ha trasmesso alla procura della Repubblica competente i relativi atti di polizia giudiziaria.
  Quanto, invece, ai fatti richiamati nell'interrogazione occorsi nell'anno 2023, non risultano relazioni di servizio ostensibili, sebbene sia stata, anche in relazione ai medesimi, tempestivamente investita la competente autorità giudiziaria.
  Passando, poi, alla sommossa che sarebbe avvenuta in data 5 luglio 2025, si rappresenta che, in tale occasione, i detenuti coinvolti, adducendo pretestuosamente rimostranze su profili disparati, tra cui il tipo di pietanze somministrate, rovesciavano il carrello del vitto contro il cancello di sbarramento, danneggiavano le telecamere interne alla sezione, tentavano di innescare un incendio e opponevano resistenza avverso l'immediata attivazione della squadra di pronto intervento antisommossa, cercando di impedirne l'accesso con mezzi di fortuna ottenuti danneggiando gli arredi delle celle e lanciando addosso al personale intervenuto bombolette di gas, bottiglie e altre suppellettili.
  Ristabilito l'ordine e ripristinate le condizioni di sicurezza, i detenuti individuati quali promotori della protesta venivano dislocati presso altro reparto, previa valutazione sanitaria.
  Il competente ufficio della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, su espressa richiesta della direzione penitenziaria, disponeva il trasferimento dei soggetti promotori dei gravi disordini presso sedi extra distretto. Nei confronti di uno di questi, con decreto 21 luglio 2025, veniva disposto, altresì, il regime di sorveglianza particolare
ex articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario, per la durata di mesi sei.
  Di quanto accaduto veniva data comunicazione alla procura della Repubblica competente.
  Inoltre, rilevata l'infrazione di cui all'articolo 77 decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, punto 18, i detenuti venivano sanzionati con l'esclusione dalle attività in comune, da un minimo di cinque a un massimo di quindici giorni.
  Per quanto concerne, infine, l'addotto scambio di droga e di telefoni che sarebbe stato accertato, nel corso di recenti indagini giudiziarie, all'interno dell'Istituto detentivo in argomento, si può riferire che, dall'inizio del corrente anno, sono state effettuate diverse perquisizioni, sia ordinarie che straordinarie, che hanno interessato sia i Reparti di «media sicurezza» che quelli di «alta sicurezza», all'esito delle quali, sono stati rinvenuti apparecchi telefonici e altri dispositivi.
  In particolare, a seguito di una perquisizione straordinaria disposta l'11 gennaio 2025 presso la sezione AS3, espletata anche con il supporto delle unità cinofile della Polizia municipale di Prato e con personale proveniente da altre sedi del distretto, venivano rinvenuti n. 9 telefoni cellulari (n. 8
smartphone e un microcellulare) all'interno di alcune camere di pernottamento.
  I detenuti responsabili venivano deferiti all'autorità giudiziaria e sanzionati con l'esclusione dalle attività in comune per la durata di dieci giorni.
  Inoltre, per alcuni di essi, la Direzione generale dei detenuti e del trattamento disponeva l'applicazione del regime di sorveglianza particolare di cui all'articolo 14-
bis ordinamento penitenziario, per la durata di un mese.
  Più in generale, nel periodo cui si riferisce l'interrogazione – segnatamente, a partire da un anno addietro rispetto alla data di presentazione dell'atto di sindacato ispettivo in esame, ovvero dal 10 luglio 2024 al 10 luglio 2025 – la Casa circondariale di Prato ha registrato il rinvenimento di n. 34 telefoni cellulari (non è possibile riferire il numero dei rinvenimenti di
sim e router, trattandosi di dato non conteggiato dall'apposito applicativo).
  Dalla consultazione degli applicativi in uso alla competente articolazione, non risultano eventi relativi alla pubblicazione di video sulla piattaforma
TikTok da parte di ristretti, vieppiù appartenenti al circuito alta sicurezza.
  Quanto alle evasioni, nel medesimo periodo di riferimento, risulta un'evasione da permesso di necessità, occorsa il 26 maggio 2025, e un'evasione da permesso premio avvenuta il 12 giugno 2025.
  In entrambi i suddetti casi i detenuti non sono ancora stati rintracciati.
  Al fine di fronteggiare le criticità operative manifestate dalla Casa circondariale di Prato, sono state, di recente, assunte le seguenti iniziative:

   l'invio di un dirigente di istituto penitenziario di comprovata esperienza che sta assicurando la reggenza della struttura fino al prossimo 31 agosto; dal 1° settembre 2025, la reggenza verrà assicurata dal vicedirettore, nelle more della definizione di specifico interpello;

   il conferimento dell'incarico di comandante di reparto pro tempore a un primo dirigente del Corpo di comprovata capacità ed esperienza, in servizio di missione, che ha assicurato il servizio fino al 4 agosto 2025;

   il conferimento, in data 28 luglio 2025, dell'incarico del comandante di reparto titolare a un appartenente alla carriera dei funzionari, con qualifica di primo dirigente, trattandosi di istituto penitenziario a incarico superiore;

   l'assegnazione provvisoria di n. 4 unità del ruolo ispettori, sovrintendenti e agenti/assistenti, di comprovata capacità ed esperienza;

   l'invio in servizio di missione di ulteriori n. 6 unità appartenenti al gruppo operativo mobile.

  Con l'invio di un direttore e di un comandante di reparto in missione, si è attuato un processo di riorganizzazione dell'istituto, con l'individuazione di responsabilità chiare, attraverso l'adozione di un regime di maggior rigore, nel rispetto delle disposizioni disciplinanti la ricezione dei pacchi, l'effettuazione delle telefonate, dei colloqui e dei video-colloqui, la riorganizzazione dei processi di battitura, conta, controllo e perquisizione, la cura dei rapporti istituzionali di proficua collaborazione con la Procura della Repubblica di Prato, il recupero di «prossimità penitenziaria» nel reparto detentivo di media sicurezza.
  Sono state, altresì, ripristinate le postazioni interne degli ispettori e dei sovrintendenti, preposti alle sezioni detentive, con il fine di intercettare sul nascere le problematiche dell'utenza che spesso restavano inevase, nonché gli ambulatori di sezione, attraverso l'impiego di personale dedicato, con l'effetto di implementare considerevolmente il numero di prestazioni sanitarie assicurate.
  È stato inoltre riattivato, in sicurezza, il servizio di distribuzione di indumenti ai detenuti più bisognosi e si sono poste le basi di una gestione più razionale del servizio degli agenti.
  L'attività di vigilanza posta in essere dal reparto di polizia penitenziaria ha, in tal modo, consentito di rinvenire e porre in sequestro 140 grammi di stupefacenti e n. 14 telefoni cellulari (di cui 13 con relativa
sim card).
  Tra maggio e luglio, sono stati gestiti quattro interventi in assetto antisommossa per fronteggiare il comportamento attivamente oppositivo e la reiterata volontà di gruppi di detenuti di ostacolare le regole penitenziarie. Nell'ambito di ciascun intervento sono stati rinvenuti e sequestrati strumenti atti a offendere (spranghe metalliche e lame), utilizzati dai detenuti contro gli operatori penitenziari.
  Tutti i detenuti facinorosi sono stati deferiti all'Autorità giudiziaria.
  Proprio sullo specifico tema del rinvenimento di apparecchi telefonici e/o di altri dispositivi idonei a effettuare indebite comunicazioni all'esterno, è stata redatta il 4 febbraio 2025 la nota della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, recante «Linee guida per fronteggiare l'allarmante fenomeno conseguente al rinvenimento di telefoni cellulari o altri dispositivi idonei a favorire contatti con l'esterno», indirizzata ai Provveditori regionali e ai Direttori penitenziari, in cui è stato evidenziato che l'incremento di tale fenomeno richiede l'adozione di nuove strategie di intervento.
  Si è ribadita la necessità di intervenire – oltre che con l'applicazione delle previste sanzioni disciplinari e l'immediata trasmissione della notizia di reato alla Procura della Repubblica competente (sia nel caso in cui sia identificato il possessore dell'apparecchio, sia nel caso in cui si proceda contro ignoti) – anche verificando la sussistenza dei presupposti per l'applicazione del regime di sorveglianza particolare
ex articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario e, se del caso, procedendo con contestuale richiesta di trasferimento del detenuto in altra sede, in conformità a quanto previsto dall'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario.
  È stata rappresentata, poi, la necessità che le Direzioni adottino tutte le opportune e consentite misure di sicurezza e vigilanza, sensibilizzando il personale demandato alla sorveglianza delle sezioni o dei reparti detentivi – in particolare quelli destinati ai detenuti del circuito alta sicurezza – all'osservanza scrupolosa e continua dei propri doveri istituzionali.
  In tale contesto di implementazione dei controlli e delle attività di perquisizione ordinaria e straordinaria, è stato previsto che, ogni due mesi, le direzioni informino i provveditorati regionali e la Direzione generale dei detenuti e del trattamento, circa lo svolgimento di tali attività e i relativi esiti, anche in caso di perquisizioni negative.
  Infine, poiché le garanzie di sicurezza e il rispetto della dignità dei detenuti, ivi compreso il loro orientamento sessuale e di genere, richiamati dall'interrogante, passano necessariamente attraverso la formazione del personale penitenziario, grande attenzione è sempre stata risposta, da parte dell'Amministrazione penitenziaria, alla formazione obbligatoria del proprio personale, in special modo di quello preposto alla gestione delle sezioni
transex, in materia di identità di genere e diritti umani.
  In particolare, la tutela dei diritti è stata oggetto della formazione iniziale del 7° corso allievi commissari, al cui esito n. 143 funzionari hanno conseguito il
master di II livello in tutela dei diritti della persona, approfondendo il tema sotto molteplici aspetti, tra cui, anche la parità di trattamento e il superamento di ogni pregiudizio che possa discendere dall'identità sessuale del ristretto.
  Il
master sarà inserito nella formazione curriculare di altri 60 commissari che provengono dal concorso interno al Corpo di polizia penitenziaria.
  Inoltre, nel Piano annuale della formazione, per l'anno 2025, sono stati inseriti per il personale del Corpo, i dirigenti e le aree educative, seminari aventi a oggetto
«Persone LGBTIQ* detenute. Conoscere la situazione per migliorarla».
  A ciò vanno aggiunte le esperienze formative a livello decentrato sostenute, nel tempo, dalla Direzione generale della formazione, tra le quali, per mera esemplificazione, si richiamano quella attuata presso il carcere di Reggio Emilia nel 2022 con il progetto denominato «detenzione e persone trans» e quelle poste in essere negli Istituti di Firenze e di Trento incentrate sul trattamento delle persone detenute transgender.
  Non da ultimo, si osserva che il carcere di Torino rappresenta un valore aggiunto per l'Amministrazione penitenziaria, laddove presso l'ospedale
Le Molinette la sanità regionale offre assistenza sanitaria extra penitenziaria ai detenuti transgender, includendo anche la terapia ormonale, la cui somministrazione richiede un'organizzazione specifica del carcere, tesa a garantire la continuità delle cure e la sicurezza dei ristretti che ad essa decidano di sottoporsi.
  Ancor prima, già nella loro collocazione, sono state rese effettive le misure di tutela (introdotte con le modifiche normative all'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario) di chi, in ragione dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale, teme di subire sopraffazioni o aggressioni da parte della restante popolazione detenuta.
  È stato, infatti, assicurato che il loro inserimento in sezioni separate avvenga presso reparti adibiti alle sole categorie omogenee, in modo da evitare una promiscuità all'interno delle cosiddette sezioni protette, al fine di scongiurare nuove possibili discriminazioni e di garantire, per tutti, uguali opportunità di trattamento.
  In considerazione, poi, del fatto che l'inserimento nei già menzionati raggruppamenti può avvenire soltanto con il consenso dell'interessato, qualora i detenuti non prestino il proprio consenso, gli stessi vengono allocati in sezioni ordinarie, comunque «protette», dove viene, in ogni caso, garantita agli stessi la partecipazione ad attività trattamentali, eventualmente anche insieme alla restante popolazione detenuta.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   GIULIANO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   l'utilizzo di droni per introdurre all'interno delle carceri soprattutto telefoni cellulari e droga, sta diventando un problema che assume portata sempre più drammatica;

   nei giorni scorsi Federico Pilagatti, segretario nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, dopo l'ultimo episodio che ha riguardato la struttura detentiva di Foggia, ha denunciato che ciò sta avvenendo «grazie anche al disinteresse di chi in questi anni doveva preoccuparsi della sicurezza delle carceri»;

   Pilagatti ha aggiunto che: «in questi ultimi tempi anche famosi magistrati in prima linea contro le mafie, a partire dal procuratore antimafia dottor Melillo per finire al procuratore di Napoli dottor Gratteri, denunciano il fatto che, nonostante la problematica sia molto grave, non sembra interessare nessuno»;

   di fatto le carceri stanno diventando piazze di spaccio di droga e di vendita di microcellulari a caro prezzo;

   la polizia penitenziaria è stata lasciata sola sia nel cercare di arginare il fenomeno dall'esterno delle strutture, che nel gestire le conseguenze all'interno. Il tutto senza strumenti adeguati e ferma l'atavica carenza di personale;

   prova né è quanto accaduto qualche giorno fa a Foggia – struttura particolarmente esposta alla carenza di organico – allorquando i poliziotti intervenuti per sequestrare il materiale proibito, appena arrivati dopo aver avvistato un drone, sono stati selvaggiamente aggrediti e picchiati dai detenuti che si sono opposti all'intervento della polizia penitenziaria;

   analoghi casi sono stati registrati e denunciati in quasi tutte le carceri pugliesi (Trani, Lecce, Taranto, Bari e altre), soprattutto nelle ore serali e notturne, in quanto i droni, grazie all'aiuto delle tenebre, attraversano il muro di cinta che è sguarnito di protezioni «anti-intrusione», per introdurre nelle strutture penitenziarie telefoni cellulari e droga;

   il Sappe ha chiaramente evidenziato il timore che la criminalità introduca anche armi e materiale esplosivo «per punire gli avversari o destabilizzare le Istituzioni»;

   come sottolineato dal sindacato, in questo caso, il disastro si ripercuoterebbe anche sui territori;

   proprio per questo il sindacato della polizia penitenziaria ha invitato i prefetti della regione Puglia «a convocare con urgenza un tavolo con i responsabili sia dell'amministrazione penitenziaria che della sicurezza e dell'ordine pubblico, al fine di individuare delle misure concrete da sottoporre al vaglio del Ministro dell'interno e del Ministro della giustizia»;

   nel contempo, si lamenta l'assenza di riscontri su tale importantissima e prioritaria necessità e la mancata attenzione da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, nonostante le numerose segnalazioni – provenienti sia da articoli di stampa che dal mondo sindacale di categoria – circa i persistenti avvistamenti di droni in quasi tutte le carceri pugliesi e circa l'aumento di materiale illecito che circola indisturbato all'interno delle carceri e le ripercussioni nei confronti del personale di polizia penitenziaria che prova ad arginare tale fenomeno;

   la situazione innanzi rappresentata mette a grave rischio la sicurezza degli operatori e dell'intera comunità –:

   quali iniziative urgenti e concrete abbiano intrapreso ovvero intendano intraprendere con urgenza per fronteggiare l'emergenza denunciata e tutelare il personale carcerario tutto.
(4-04433)

  Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame solleva quesiti in ordine alle iniziative intraprese dall'amministrazione al fine di arginare il fenomeno dell'introduzione illegale di telefonini e/o oggetti non consentiti all'interno degli istituti di pena del Paese.
  Il fenomeno del rinvenimento negli istituti penitenziari di apparecchi telefonici e/o altri dispositivi idonei a effettuare comunicazioni all'esterno desta, di fatto – al pari del traffico di sostanze stupefacenti e dell'ingresso di qualsivoglia oggetto o materiale non consentito, pericoloso e illecito – molta preoccupazione.
  Proprio per arginare tale fenomeno, giova evidenziare che recenti modifiche normative al codice penale (articoli 391-
bis e 391-ter) hanno previsto che l'introduzione e l'indebito possesso in carcere di cellulari o di altri dispositivi che consentono di comunicare con l'esterno integrino fattispecie di reato.
  L'attenzione del legislatore al fenomeno, si evince altresì da una delle principali novità introdotte dal decreto-legge n. 92 del 2024 recante: «Misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia», atteso che con l'espressa previsione di una disciplina in tema di corrispondenza telefonica, da attuarsi per il tramite di un provvedimento di modifica del regolamento di esecuzione, non solo s'intende incrementare la possibilità di corrispondenza telefonica per i detenuti — nell'ottica del consolidamento e della valorizzazione delle relazione affettive – ma si mira anche a favorire una sostanziale riduzione delle comunicazioni fraudolente.
  Un'attenta riflessione sulla problematica, nell'analisi e nell'individuazione di soluzioni da approntare, ha portato, dunque, a ritenere che il problema sia fronteggiabile con nuove strategie di intervento, che richiedono anche la circolarità di flussi comunicativi da condividere tra tutti i soggetti coinvolti nel controllo di legalità.
  A tal fine, il Dap ha ritenuto opportuno diramare a tutti i provveditorati regionali e Istituti di pena del Paese la recente circolare 4 febbraio 2025, recante: «Linee guida per fronteggiare l'allarmante fenomeno conseguente al rinvenimento in istituti penitenziari di telefoni cellulari o altri dispositivi idonei a favorire contatti con l'esterno — necessità di contrastare i concreti pericoli di sicurezza interna ed esterna degli istituti, correlata a comunicazioni fraudolente».
  In tale prospettiva, oltre alle iniziative che saranno rimesse ai singoli direttori di istituto e ai provveditori, appare assolutamente necessario, innanzitutto, intervenire, oltre che a mezzo delle sanzioni disciplinari e, al contempo, con l'immediata trasmissione della notizia di reato alla procura competente, anche e soprattutto attraverso la compiuta verifica dei presupposti per l'applicazione del regime di sorveglianza particolare
ex articoli 14-bis dell'ordinamento penitenziario, se del caso, anche con contestuale trasferimento del detenuto in altra sede, in conformità con le disposizioni di cui all'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario, nonché, attraverso la valorizzazione degli elementi di fatto che possono essere eventualmente apprezzati come ostativi rispetto alle istanze di concessione di benefici penitenziari avanzate dai detenuti.
  Le direzioni degli istituti di pena sono state esortate, pertanto, ad adottare tutte le più opportune misure di sicurezza e vigilanza, destinate al controllo della sicurezza interna ed esterna dell'istituto, implementando l'impiego delle sentinelle armate sui muri di cinta, l'utilizzo della strumentazione anti-drone recentemente messa a disposizione di taluni istituti di pena, ovvero con l'utilizzo della cosiddetta pattuglia automontata e ancora, attraverso l'implementazione delle attività di controllo dei vari posti di servizio nevralgici ai fini della sicurezza (colloqui, controllo pacchi, cancelli, portineria, sala regia, perquisizione nuovi giunti ed altro).
  Appare, inoltre, assolutamente necessario implementare i controlli e le attività di perquisizione ordinaria e straordinaria, trattandosi di strumenti essenziali per garantire la sicurezza dell'istituto e l'incolumità personale degli operatori penitenziari, dei visitatori e degli stessi detenuti. A tal fine, si è data ulteriore disposizione ai direttori degli istituti di informare costantemente, e in ogni caso ogni due mesi, i provveditori regionali e la direzione generale dei detenuti e del trattamento dello svolgimento delle perquisizioni e dei relativi esiti, anche se negativi.
  I provveditori regionali monitoreranno, infatti, ogni mese le suddette attività di perquisizione ordinaria e straordinaria e — nel caso in cui un detenuto afferente al circuito della media sicurezza venga trovato in possesso di telefoni cellulari, sostanza stupefacente e/o qualsivoglia altro materiale non consentito – valuteranno l'eventuale trasferimento del ristretto all'interno del distretto di competenza, dandone comunicazione alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento.
  E ancora, ogniqualvolta il ritrovamento afferisca a un detenuto ascritto al circuito dell'alta sicurezza, le direzioni relazioneranno compiutamente alla suddetta direzione generale, specificando ogni circostanza di interesse, notizia informazione necessaria affinché l'ufficio competente valuti la ricorrenza presupposti di cui all'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario e, di conseguenza, assuma le determinazioni riterrà più pertinenti al caso di specie.
  Resta fermo chiaramente l'obbligo delle direzioni, nell'immediatezza del fatto, di adottare i provvedimenti previsti dal codice di procedura penale, compresi quelli di natura disciplinare di esclusiva competenza, di cui daranno conto nella relazione e se del caso, richiedendo anche alla direzione generale dei detenuti e del trattamento l'applicazione del regime di sorveglianza particolare di cui all'articolo 14-
bis dell'ordinamento penitenziario, ove ne ricorrano i presupposti.
  Laddove la direzione penitenziaria ravvisi la sussistenza di ragioni ostative a un eventuale trasferimento (ad esempio: esigenze sanitarie, percorsi trattamentali e/o di studio, esigenze familiari o qualsivoglia altro fatto o notizia di rilievo), ne farà specifica menzione, allegando eventuali atti in suo possesso che possano risultare utili per consentire al competente ufficio centrale di assumere le determinazioni più idonee alla fattispecie sottoposta al vaglio.
  Si evidenzia che il Ministero della giustizia ha operato in molteplici direzioni per arginare il fenomeno, compreso il ricorso a finanziamenti dedicati tanto che, a partire dal 2021, sono state acquisite specifiche apparecchiature elettroniche finalizzate a impedire, appunto, l'introduzione illegale di telefoni e altri dispositivi elettronici non consentiti all'interno degli istituti penitenziari.
  In particolare, sono state acquistate le seguenti strumentazioni: 560
metal e cell phone detector a portale; 1.194 metal e cell phone detector manuali; 506 metal cell phone detector portatili e 740 rilevatori di frequenza radio che sono stati distribuiti alle sedi e ai servizi periferici e risultano già disponibili.
  È stato inoltre avviato, presso i vertici dipartimentali e ministeriali, un progetto per la schermatura degli istituti penitenziari, finalizzato all'adozione di un sistema in grado di intercettare tutte le telefonate effettuate da dispositivi cellulari all'interno degli istituti.
  Tale sistema consente di discriminare i segnali telefonici da autorizzare attraverso la creazione di «
White List» e «Black List», permettendo, così, esclusivamente agli utenti autorizzati, inclusi nella white list, di effettuare comunicazioni con l'esterno.
  A differenza dei
jammer, il sistema proposto è completamente passivo e non comporta l'emissione di campi elettromagnetici, garantendo, in tal modo, anche la tutela del personale di polizia penitenziaria, della popolazione detenuta e dei cittadini.
  I tempi di realizzazione della schermatura dipendono ovviamente da diversi fattori, tra cui, il numero di istituti da coprire e la possibilità di interventi simultanei, la conformazione dell'istituto (ad esempio; collocazione in ambito urbano, estensione, forma del perimetro ed altro) e la copertura finanziaria disponibile, che determinerà il numero di istituti da includere nel progetto.
  Da ultimo, si evidenzia che, atteso il perdurare del fenomeno dell'introduzione illegale di oggetti non consentiti attraverso l'utilizzo di droni, il Ministero ha avviato, già a far data dal 2022, un primo programma sperimentale di dotazioni di sistemi anti-drone a protezione degli istituti penitenziari e, nell'ambito del primo quadro esigenziale, si sta procedendo, in via sperimentale, a dotare un numero ristretto di istituti di sistemi di base, nella più diffusa configurazione minima, composta da antenne di rilevamento e attuatori radio di protezione, gestiti da stazioni di comando e controllo.
  Per la configurazione di base della suddetta strumentazione in ambito territoriale, l'amministrazione si è rivolta a diverse realtà aziendali italiane e in
partnership con produttori, assemblatori e fornitori europei specializzati che, nel tempo, hanno sviluppato un know-how all'avanguardia nello sviluppo di sistemi e software antidrone per uso civile, adattati allo specifico contesto penitenziario e che, in fase di prima attuazione, sta registrando ottimi risultati, sia in termini di protezione che di efficacia.
  L'obiettivo di breve periodo è orientato a garantire una iniziale e sufficiente protezione delle strutture attraverso specifici sistemi, implementabili nel tempo con ulteriore sensoristica e sottosistemi, che saranno oggetto di successivi
step di analisi ed eventuale implementazione della performance di protezione delle strutture.
  Non sono al momento previsti, nelle attuali configurazioni, altri sensori di sottosistema che possano eventualmente acquisire o archiviare dati sensibili e di sicurezza come sensori ottici o
radar, la cui analisi di implementazione seguirà in una successiva fase.
  Attesa l'architettura dei sistemi base a circuito chiuso e, quindi, senza automatismi di gestione
in cloud, l'aggiornamento periodico e cadenzato nel tempo dei software installati, sia di quelli basati su data base di classificazione dei droni, sia quelli che operano su altra tecnologia di analisi di rilevamento e classificazione privi di data base di catalogazione droni (metodo della triangolazione e analisi di spettro), segue specifici accordi contrattuali a termine, rinnovabili con le aziende fornitrici, concordati a livello locale nell'ambito dei servizi di assistenza tecnica e manutenzione, con interventi in loco e in sicurezza.
  In ogni caso, l'amministrazione penitenziaria è costantemente impegnata a garantire elevati
standard di sicurezza delle apparecchiature e degli strumenti a protezione delle strutture penitenziarie e a porre in campo ogni azione utile e opportuna alla prevenzione dei rischi connessi alla sicurezza delle informazioni e dei dati.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   MALAGUTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   nella strage di Sinnai, avvenuta l'8 gennaio del 1991, venivano uccisi Gesuino Fadda, suo figlio Giuseppe Fadda, ed Ignazio Pusceddu e nella strage rimaneva ferito Luigi Pinna, testimone chiave nel processo a carico di Beniamino Zuncheddu, accusato di aver commesso la strage;

   nel giugno 1992 Beniamino Zuncheddu veniva condannato all'ergastolo, ma dopo 28 anni, nel 2020, alla luce di nuove prove, il suo caso veniva sottoposto ad un processo di revisione;

   il 27 gennaio 2024, la Corte di appello di Roma, concluso il processo di revisione, ha assolto con formula piena Beniamino Zuncheddu per non aver commesso il fatto;

   Beniamino Zuncheddu è, dunque, vittima di un errore giudiziario per il quale ha scontato ingiustamente 33 anni di carcere, ritrovandosi, dopo la scarcerazione, privo di lavoro, assistenza e risarcimento;

   sebbene già nel marzo del 2024 il tribunale di sorveglianza di Cagliari gli abbia riconosciuto un risarcimento di circa 30 mila euro per aver trascorso oltre metà della sua vita in celle piccole e sovraffollate, Beniamino Zuncheddu rischia di non poter ottenere nemmeno il risarcimento che gli spetterebbe per la lunghissima ingiusta detenzione di cui è stato vittima;

   condannato all'ergastolo e poi assolto, rischia, infatti, di non essere completamente risarcito perché, secondo quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di revisione e riportato dalla stampa, «il processo non ha condotto alla dimostrazione della certa e indiscutibile estraneità di Beniamino Zuncheddu, ma semplicemente ha fatto emergere un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza»;

   Zuncheddu negli ultimi anni aveva avuto un decadimento psicofisico evidente, anche legato all'ansia della scarcerazione, con continue richieste di revisione e appelli respinti, che lo ha logorato nel fisico e nello spirito;

   quella di Zuncheddu è una vicenda che ha dell'incredibile, fatta di depistaggi nella fase delle indagini preliminari, della prova-cardine del teste oculare venuta meno, di giudici che hanno avuto una brillante carriera, nonostante abbiano privato della libertà un cittadino innocente e non si siano mai assunti la propria responsabilità, e di un diritto negato alla riparazione per un errore giudiziario che sicuramente non restituirà al signor Zuncheddu la sua vita, ma che potrebbe restituirgli un minimo di dignità e aiutarlo ad affrontare le necessità oggettive dei prossimi anni –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di consentire all'interessato la ripresa di una vita dignitosa;

   se, a fronte di vicende quali quella descritta in premessa, non ritenga sussistere una lacuna strutturale nell'ordinamento in materia di garanzie processuali e, in caso affermativo, quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere a riguardo.
(4-05144)

  Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo indicato in esame concerne la nota vicenda di Beniamino Zuncheddu, assolto con sentenza della corte d'appello di Roma, emessa in data 26 gennaio 2024, all'esito del processo di revisione della condanna all'ergastolo precedentemente irrogata a suo carico per la strage di Sinnai, avvenuta l'8 gennaio 1991.
  A parere dell'interrogante, Beniamino Zuncheddu è, dunque, vittima di un errore giudiziario per il quale ha scontato ingiustamente 33 anni di carcere, ritrovandosi, dopo la scarcerazione, privo di lavoro, assistenza e risarcimento.
  L'interrogante soggiunge che, sebbene nel marzo del 2024 il tribunale di sorveglianza di Cagliari abbia riconosciuto a Beniamino Zuncheddu un risarcimento di circa 30 mila euro per aver trascorso oltre «metà della sua vita in celle piccole e sovraffollate», tuttavia lo stesso rischia di non poter ottenere nemmeno il risarcimento che gli spetterebbe per la lunghissima ingiusta detenzione di cui è stato vittima.
  Ciò premesso, l'interrogante chiede al Ministro della giustizia «se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di consentire all'interessato la ripresa di una vita dignitosa; se, a fronte di vicende quali quella descritta in premessa, non ritenga sussistere una lacuna strutturale nell'ordinamento in materia di garanzie processuali e, in caso affermativo, quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere a riguardo».
  Al fine di fornire risposta ai suddetti quesiti, sono state interpellate, per il tramite della competente Articolazione di questo Dicastero, le Autorità giudiziarie che, a vario titolo ed in diversi momenti, si sono occupate della vicenda giudiziaria in argomento.
  In particolare, il Presidente della corte d'appello di Roma, in data 12 giugno 2025, ha trasmesso la sentenza pronunciata dalla medesima corte all'esito del processo di revisione relativo al caso Zuncheddu.
  Nella nota di trasmissione lo stesso Presidente ha, poi, precisato: «che attraverso l'esame della sentenza sarà possibile ricostruire il contesto processuale e sociale in cui è maturata la vicenda e le criticità che si sono frapposte all'accertamento effettivo della verità, con i problemi specifici e di sistema che alla stessa sono connessi».
  Pur non potendosi compiutamente sintetizzare il lungo e complesso iter processuale che ha visto il suddetto epilogo assolutorio, può rilevarsi che la corte d'appello di Roma, pur avendo assolto Beniamino Zuncheddu «per non aver commesso il fatto», ha ritenuto che, al termine del processo di revisione, sussistesse comunque un ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell'imputato.
  E ciò, fondamentalmente, sulla scorta del fatto che ritrattazioni, contraddizioni e possibili condizionamenti dell'unico testimone oculare superstite avrebbero — a giudizio della corte – compromesso l'attendibilità di quest'ultimo e generato dubbi sull'autenticità dell'identificazione dallo stesso effettuata, così pregiudicando gravemente la prova sulla quale si fondava la condanna, oltre che in ragione della possibile esistenza di altri autori del fatto, circostanza che indebolirebbe l'attribuzione del delitto a Zuncheddu, e di potenziali contaminati da narrazioni esterne della memoria dei testimoni.
  Al riguardo, è stato, pure, interpellato il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Cagliari che, in data 14 giugno 2025, ha trasmesso la relazione che, per completezza di esposizione, si riporta di seguito:
  «Per quanto concerne le procedure di competenza di questo Ufficio, delle quali non sembra dolersi l'interrogante, si fa presente che il Signor Beniamino Zuncheddu è stato in carico al Tribunale e Ufficio di Sorveglianza di Cagliari dal 2007, in espiazione della pena dell'ergastolo inflitta dalla Corte d'Assise di Cagliari dell'8.11.1991 per i delitti di omicidio continuato, tentato omicidio e delitti in materia di armi, commessi l'8.1.1991.
  Il Signor Beniamino Zuncheddu ha avuto un regolare e positivo percorso detentivo che gli ha consentito di beneficiare della liberazione anticipata e di accedere, fin dal 09.10.2006, al beneficio del permesso premio, successivamente in data 12.09.2008 all'ammissione al lavoro esterno ai sensi dell'articolo 21 O.P. Proprio in virtù della positiva e graduale sperimentazione esterna, è stato poi ammesso in data 5.08.2017 alla misura alternativa della semilibertà, di cui ha beneficiato continuativamente fino alla sopravvenuta assoluzione in sede di revisione. Al momento della pendenza del giudizio di revisione, erano iscritte davanti a questo Tribunale due procedure.
  La prima iscritta al n. SIUS n. 988/2023 TDS Cagliari avente ad oggetto il reclamo proposto dal Dipartimento Amministrazione penitenziaria avverso il provvedimento del Magistrato di Sorveglianza di Cagliari che, decidendo sul reclamo proposto dalla difesa di Beniamino Zuncheddu lo Zuncheddu ai sensi dell'articolo 35-
ter O.P. riconosceva al medesimo il diritto al risarcimento per detenzione in condizioni inumane e degradanti in violazione dell'articolo 3 CEDU quantificando l'ammontare della somma spettante a tale titolo in euro 30.187.00. Questo Tribunale con ordinanza in data 10.10.2023 ha rigettato il reclamo proposto dall'Amministrazione Penitenziaria, confermando l'ordinanza del Magistrato di Sorveglianza. Il provvedimento in parola non è stato impugnato ed è ormai in giudicato. Detta procedura è, pertanto ormai definita in senso favorevole allo Zuncheddu.
  L'altra procedura pendente alla data della celebrazione del processo di revisione, ha riguardato la domanda di liberazione condizionale; lo Zuncheddu e la sua difesa, dopo la pronuncia di assoluzione nel processo di revisione, hanno rinunciato, come era ovvio, alla domanda di liberazione condizionale per sopravvenuta carenza di interesse. Anche detta procedura è pertanto ormai definita.».
  Ciò premesso, come è noto, entro 2 anni dal passaggio in giudicato della sentenza pronunciata nel giudizio di revisione, Beniamino Zancheddu potrà agire innanzi alla corte di appello di Roma al fine di ottenere una riparazione commisurata alla durata della espiazione della pena e alle devastanti conseguenze personali e familiari derivate dalla condanna.
  Quanto, invece, alla riparazione per ingiusta detenzione alla quale fa riferimento l'interrogante, sottolineandone il possibile mancato riconoscimento a fronte del dubbio residuato sulla colpevolezza dell'imputato Zuncheddu, l'attuale normativa riconosce tale indennizzo a favore di chi sia stato privato della propria libertà, senza dolo o colpa grave.
  Solo l'accertamento dei profili soggettivi da ultimo richiamati impedirebbe il riconoscimento dell'indennizzo di cui sopra.
  Non si può, infatti, prescindere, in un ordinamento democratico, dal riconoscimento del diritto a una congrua riparazione per i danni morali e materiali subiti da chi è stato ingiustamente privato della libertà personale, riparazione che il nostro sistema riconnette anche ad ipotesi del tutto legittime di custodia cautelare, accertata
ex post come inutiliter data, sulla base di emergenze istruttorie modificate o smentite in sede dibattimentale.
  E ciò indipendentemente dalla erroneità del provvedimento giurisdizionale posto a base della detenzione e anche in caso di sentenza di assoluzione pronunciata ai sensi dell'articolo 530, comma secondo, codice di procedura penale.
  In ogni caso, questa vicenda offre, ancora una volta, l'occasione per riflettere sulla necessità di interventi normativi volti a limitare quanto più possibile i casi di errore giudiziario e ad assicurare una più ponderata decisione sulla privazione o comunque sulla limitazione della libertà personale.
  A tal fine, questo Governo ha emanato la legge n. 114 del 9 agosto 2024, con la quale sono state introdotte significative modifiche in tema di misure cautelari di palese ispirazione garantista, rappresentate:

   dalla estensione del contraddittorio preventivo in tutte le ipotesi in cui, nel corso delle indagini preliminari, non risulti necessario che il provvedimento cautelare sia adottato a sorpresa (come, ad esempio, quando sussista un pericolo di inquinamento delle prove o di fuga dell'indagato ovvero quando si proceda per taluni gravi delitti). In questo modo, ove consentito dalle concrete circostanze, da un lato si eviterà l'effetto dirompente sulla vita delle persone di un intervento cautelare adottato senza possibilità di difesa preventiva, dall'altro lato si metterà il giudice nelle condizioni di poter avere una interlocuzione (e anche un contatto diretto) con l'indagato prima dell'adozione della misura;

   dalla collegialità nella decisione sulla richiesta di applicazione della custodia cautelare in carcere (e non anche degli arresti domiciliari, per sottolineare il carattere di extrema ratio della misura restrittiva carceraria) nella fase delle indagini preliminari (che entrerà in vigore a partire dal 25 agosto 2026). La collegialità pertanto riguarderà solo la più grave delle misure cautelari e verrà prevista solo nella fase delle indagini preliminari.

  Prestando, inoltre, attenzione alle evidenti esigenze di natura organizzativa che conseguiranno da tale novità normativa, soprattutto con riferimento a quelle nascenti dalle incompatibilità, si prevede – con apposite autorizzazioni di spesa – un incremento del ruolo organico della magistratura nella misura di 250 unità, da destinare alle funzioni giudicanti di primo grado.
  Il Ministero della giustizia è impegnato, inoltre, in un attento monitoraggio, non soltanto sulle ordinanze di accoglimento delle domande di riparazione per ingiusta detenzione, ma anche sulle anomalie che possono verificarsi in correlazione con l'ingiusta compressione della libertà personale in fase cautelare, sia a seguito di esposti e segnalazioni delle parti, dei loro difensori e di privati cittadini, sia nel corso di ispezioni ordinarie, sia infine in esito alle informative dei dirigenti degli uffici, anche al fine di valutare l'eventuale sussistenza dei profili disciplinari.
  Ciò nonostante, in prosecuzione dell'attività già avviata, è in corso la riflessione su ulteriori revisioni di carattere garantista del meccanismo processuale – che ha da sempre rappresentato per il Governo una battaglia di civiltà giuridica –, che coinvolge, in particolare, il sistema della custodia cautelare e l'appellabilità delle sentenze di assoluzione, da parte del p.m., in particolare nei casi di assoluzione piena, allo scopo di garantire equilibrio e tutela dei diritti fondamentali e di pervenire ad esiti processuali quanto più possibile epurati da errori giudiziari.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   MANZI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il collegamento ferroviario diretto Frecciargento Ravenna-Roma, attivo quotidianamente con i treni 8851 (Roma Termini-Ravenna) e 8852 (Ravenna-Roma Termini), rappresenta un servizio essenziale sia per i pendolari sia per i flussi turistici tra la costa adriatica e, in particolare, le Marche e la capitale;

   tale collegamento, l'unico treno ad alta velocità lungo la direttrice adriatica sarà sospeso da Trenitalia per il periodo dal 7 agosto all'8 settembre 2025, a causa di lavori infrastrutturali sulla linea Orte-Falconara;

   la soppressione del servizio è stata annunciata senza indicazioni certe circa il ripristino dopo la fine dei lavori, suscitando forti preoccupazioni da parte degli enti locali, e degli utenti;

   numerosi amministratori locali, in particolare in sindaco di Pesaro nonché rappresentanti della regione Marche, hanno evidenziato le criticità derivanti dalla sospensione, segnalando il timore concreto che il collegamento non venga riattivato al termine dei lavori estivi;

   il collegamento svolge un ruolo strategico nel garantire l'accessibilità, soprattutto, del territorio marchigiano alla rete nazionale ad alta velocità;

   la temporanea soppressione del treno penalizza studenti, lavoratori, turisti e pendolari che, in assenza di collegamenti diretti, saranno costretti a effettuare più cambi o ricorrere al trasporto privato;

   la mancanza di chiarezza circa il futuro del collegamento alimenta un diffuso timore che la sospensione estiva possa preludere alla soppressione definitiva del Frecciargento sulla tratta di cui sopra, in contrasto con le politiche di riequilibrio territoriale e incentivazione del trasporto ferroviario –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della sospensione del servizio Frecciargento Ravenna-Roma nel mese di agosto 2025 e delle forti preoccupazioni manifestate da cittadini, amministrazioni locali e rappresentanze istituzionali;

   quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire la piena e certa riattivazione del servizio Frecciargento di cui sopra;

   come si intenda assicurare un potenziamento temporaneo dei servizi alternativi, anche attraverso l'incremento di treni regionali o autobus sostitutivi, per mitigare i disagi durante il periodo di sospensione.
(4-05504)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In premessa, si evidenzia che il Gruppo Ferrovie dello Stato è costantemente impegnato in interventi di miglioramento e adeguamento della rete ferroviaria nazionale e che, in tale ambito, il gestore Rete ferroviari italiana ha previsto una serie di lavori per il potenziamento della linea Orte-Falconara, con un intervento articolato in più lotti che prevede il raddoppio in variante di tracciato di diverse tratte, con l'obiettivo di aumentare la capacità della linea, migliorare la regolarità della circolazione e ridurre i tempi di percorrenza.
  La sopracitata interruzione di linea interesserà le tratte Terni-Foligno e Fabriano-Castelplanio dal 6 agosto al 6 settembre.
  Pertanto, a causa degli interventi descritti, il collegamento Roma-Ravenna effettuato con treni Frecciargento 8851-8852 è garantito fino ad inizio agosto. Per quanto attiene allo specifico quesito dell'onorevole interrogante, relativo alla riattivazione del servizio Frecciargento al termine dell'interruzione, sentito il Gruppo Ferrovie dello Stato, si conferma che a partire dal 7 settembre 2025, il servizio sarà ripreso regolarmente e che i biglietti dello stesso sono già in vendita su tutti i sistemi di Trenitalia.
  In ogni caso, si ricorda che i servizi ad Alta Velocità sono gestiti dalle imprese ferroviarie in pieno regime di mercato, senza contributi pubblici né controllo diretto da parte dello Stato e che, di conseguenza, non soggetti ad obblighi di servizio pubblico.
  Infatti, in caso di interruzioni o cancellazioni, le imprese AV sono tenute a rimborsare o riproteggere i passeggeri, ma non a garantire un servizio sostitutivo ad esempio con autobus, ciò in coerenza con quanto stabilito dal Regolamento (UE) 2021/782 sui diritti e gli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, che distingue tra servizi «a mercato» e «soggetti a obblighi di servizio pubblico».
  Per quanto riguarda, invece, il quesito relativo al potenziamento temporaneo dei servizi alternativi, anche attraverso l'incremento di treni regionali o autobus sostitutivi, si evidenzia che, con riferimento ai servizi Intercity di collegamento con la regione Marche, per far fronte ai lavori previsti e nel tentativo di limitare i disagi che ne possono derivare, il Gruppo Ferrovie dello Stato ha riferito di aver predisposto i seguenti servizi sostitutivi dal 7 agosto al 5 settembre, secondo periodicità:

   l'Intercity 540 Roma Termini – Ancona è soppresso da Terni ad Ancona. Il collegamento è stato sostituito con bus LP540 con partenza da Terni alle 16:37 e arrivo ad Ancona alle 20:59. Effettua fermate intermedie a Spoleto, Foligno, Fossato di Vico Gubbio, Fabriano, Jesi e Falconara Marittima;

   l'Intercity 542 Roma Termini – Loreto/San Benedetto del Tronto è soppresso da Terni a Loreto/San Benedetto del Tronto. Il collegamento è stato sostituito con bus LP542 con partenza da Terni alle 09:00 e arrivo ad Ancona alle 13:22. Effettua fermate intermedie a Spoleto, Foligno, Fossato di Vico Gubbio, Fabriano, Jesi e Falconara Marittima;

   l'Intercity 544 San Benedetto del Tronto/Loreto – Roma Termini è soppresso da San Benedetto del Tronto/Loreto a Terni. Il collegamento è stato sostituito con bus LP544 con partenza da Ancona alle 13:53 e arrivo a Terni alle 18:15. Effettua fermate intermedie a Falconara Marittima, Jesi, Fabriano, Fossato di Vico Gubbio, Foligno e Spoleto;

   l'Intercity 533 Ancona-Roma Termini originario da Terni con partenza ritardata alle 9:52 da Terni. Il collegamento Ancona-Terni è stato sostituito con bus LP533 che parte da Ancona alle 05:15 e arriva a Terni alle 09:37 con fermate intermedie a Falconara Marittima, Jesi, Fabriano, Fossato di Vico Gubbio, Foligno e Spoleto.

  Per quanto attiene, invece, ai servizi Intercity che servono oltre al bacino della regione Marche, anche il bacino dell'Umbria dal 7 agosto al 5 settembre sono state previste le seguenti modifiche agli itinerari:

   l'Intercity 531 Perugia-Roma Termini deviato via Terontola-Orte effettua la fermata a Terontola. Le stazioni di Assisi, Foligno, Spoleto e Terni saranno servite dal bus sostitutivo LP531 con partenza da Perugia alle 04:48 e arrivo a Orte alle 08:03;

   l'Intercity 546 Roma Termini-Perugia deviato via Orte-Terontola effettua la fermata a Terontola. Le stazioni di Terni, Spoleto, Foligno, Assisi, saranno servite dal bus sostitutivo LP546 in partenza da Orte alle ore 20:50 e con arrivo a Perugia alle 00:05. Effettua fermate intermedie a Terni, Spoleto, Foligno e Assisi;

   l'Intercity 580 Terni-Milano Centrale avrà, invece, origine a Foligno. Il collegamento Terni-Foligno viene effettuato con bus sostitutivo LP680 con partenza da Terni alle ore 04:13 e arrivo a Foligno alle ore 05:45, con fermata intermedia a Spoleto.

  Infine, per quanto concerne i servizi regionali, le azioni per la riprogrammazione del servizio su gomma sono già state concordate e sono visibili sul sito web di Trenitalia.
  Nel dettaglio, per quanto riguarda la relazione Terni-Foligno e quindi anche i collegamenti Roma-Perugia e viceversa, la riprogrammazione dei servizi sostitutivi è già stata inserita sui sistemi di vendita con possibilità di acquisto fino al 28 agosto. Con riferimento, invece, ai treni previsti nel periodo tra il 29 agosto e il 5 settembre, i cui provvedimenti di rilascio delle variazioni in corso d'orario da parte di Rete ferroviaria italiana sono in corso di completamento, sarà possibile acquistare i titoli di viaggio a partire dal 9 agosto.
  Per quanto concerne la relazione Foligno-Castelplanio in direzione Ancona, Trenitalia ha comunicato che la riprogrammazione dei servizi sostitutivi è stata regolarmente inserita nei sistemi di vendita. Pertanto, gli utenti possono consultare e acquistare i titoli di viaggio attraverso i canali ufficiali, con piena accessibilità e trasparenza.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   ROSATO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 15 maggio 2025 si è tenuta una riunione del comitato provinciale per la crescita e lo sviluppo sostenibile voluto dalla provincia di Frosinone con la partecipazione dei vertici regionali di Anas per discutere di alcune problematiche infrastrutturali urgenti del territorio;

   nel corso dell'incontro, in particolare, sarebbero stati annunciati interventi per tre importanti tratte della viabilità regionale: la riqualificazione della Monte Lepini-Terracina, la messa in sicurezza della Sora-Cassino e il completamento della Ferentino-Sora-Avezzano;

   per i primi due interventi sarebbero previste risorse per complessivi 430 milioni di euro ai quali si aggiungono ulteriori 92 milioni per la manutenzione diffusa;

   si tratta di interventi strategici per il territorio su tre assi viari che coinvolgono alcuni capoluoghi provinciali laziali e altri snodi interregionali;

   questi investimenti quindi, se confermati, risponderebbero all'esigenza più volte rappresentata dai territori di una rete stradale efficiente e sicura per garantire coesione territoriale e sviluppo economico, in special modo nelle zone montane e collinari, nelle aree interne e rurali e nei distretti industriali;

   a oggi non sono noti ulteriori dettagli circa la realizzazione di questi interventi, in particolare il cronoprogramma degli stessi e come saranno reperite dai diversi soggetti coinvolti le risorse annunciate –:

   se il Ministro interrogato possa confermare gli interventi che sono stati annunciati dal comitato provinciale per la crescita e lo sviluppo sostenibile voluto della provincia di Frosinone con la partecipazione dei vertici regionali di Anas, come saranno reperite le risorse e quale sia a oggi il cronoprogramma seppur solo indicativo per la realizzazione degli stessi.
(4-05174)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dalla società Anas, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In premessa, si ricorda che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è costantemente impegnato nello sviluppo delle arterie stradali in tutto il territorio nazionale e che gli interventi annunciati dal comitato provinciale per la crescita e lo sviluppo sostenibile della provincia di Frosinone rientrano in tale importante compito.
  Per quanto attiene, nello specifico, agli interventi previsti nel Frusinate, la società Anas sta sviluppando i piani dei fabbisogni per gli interventi rubricati nel contratto di programmi Mit-Anas 2021-2025 nella Tabella «A.3», tra cui gli interventi di ammodernamento della strada statale 156 «dei Monti Lepini» e di messa in sicurezza della strada statale 749 «Strada a Scorrimento Veloce Cassino-Sora-Avezzano».
  In particolare, sono stati redatti i relativi
master plan che hanno consentito di declinare gli interventi da eseguire sulle infrastrutture, rispetto ai quali si prevedono investimenti di circa 250 milioni di euro sulla strada statale 156 e di 130 milioni di euro sulla strada statale 749.
  La suddetta pianificazione stima, salvo imprevisti, l'attuazione, entro il 2025, di un primo lotto della strada statale 156, per un importo di circa 70 milioni di euro, e del resto degli altri interventi nel 2027.
  Per quanto riguarda, infine, la strada statale 749, il programma di attuazione, in considerazione della complessità progettuale degli interventi, prevede l'avvio di un primo lotto entro la fine del 2026.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   SERRACCHIANI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da notizie giunte dai familiari si apprende che presso la casa circondariale di Treviso dove è detenuto, Isaia Zuffogrosso, di 22 anni, sarebbe stato malmenato e in seguito ricoverato in ospedale con rottura di denti, versamenti ed ematomi nel viso e nel corpo;

   pare che per fini di prevenzione e «a sua tutela» Zuffogrosso sia stato collocato in una cella piccolissima con altri detenuti, che per ragioni di spazio non riuscirebbero né a muoversi né a sedersi e da dove non escono se non per la telefonata concessa, e dove si verificherebbero continui episodi di autolesionismo;

   il carcere di Treviso versa nelle stesse condizioni di quasi tutti gli istituti penitenziari italiani, pessima qualità degli spazi, carenza di personale e un sovraffollamento difficile da gestire e si colloca tra gli istituti più sovraffollati di Italia, tra cui Milano San Vittore (220 per cento), Foggia (212 per cento), Lucca (205 per cento), Brescia Canton Mombello (201 per cento); Varese (196 per cento); Potenza (193 per cento), Lodi (191 per cento), Taranto (190 per cento), Milano San Vittore femminile (189 per cento), Como (188 per cento), Busto Arsizio (187 per cento), Roma Regina Coeli (187 per cento), e Treviso (187 per cento);

   lo stesso direttore della casa circondariale di Treviso ha denunciato la carenza di spazi e di gestione del benessere psicofisico salute mentale e del disagio nell'istituto che dirige, che si inserisce però in una crisi del sistema penitenziario ormai conclamata e destinata a peggiorare –:

   se il Ministro interrogato non intenda adottare immediate misure di competenza volte a verificare le condizioni detentive di Isaia Zuffogrosso ed eventualmente intervenire con immediatezza al fine di evitare gravi o peggio irreparabili conseguenze.
(4-05079)

  Risposta. – L'atto di sindacato ispettivo in esame indicato solleva specifici quesiti in ordine alle condizioni detentive del detenuto di media sicurezza Isaia Zuffogrosso, ristretto presso la casa circondariale di Treviso.
  A tal riguardo, è stato opportunamente interpellato il competente dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che ha fornito esaustivo contributo informativo per il tramite della direzione generale dei detenuti e del trattamento, sulla base anche delle informazioni fornite dalla direzione penitenziaria della casa circondariale di Treviso, comunicate, altresì, al garante comunale di Treviso, al garante regionale di Venezia e al garante nazionale.
  Il 16 aprile 2025, il detenuto, allocato presso la sezione circondariale, riferiva all'ispettore comandato di sorveglianza generale di essere stato vittima di un'aggressione da parte di altri detenuti, ma di non riuscire a identificare i responsabili; veniva, pertanto, condotto in infermeria, per le cure del caso.
  Dall'esame del referto medico rilasciato in quella circostanza, il detenuto, all'atto della visita, presentava ematomi diffusi sul torace e sulla testa.
  Il detenuto rilasciava dichiarazioni, riferendo al personale che, nella tarda mattinata, mentre si trovava adagiato sul letto della propria camera di pernottamento, veniva improvvisamente aggredito da diversi detenuti; inoltre, lo minacciavano riferendogli che, se non fosse andato via dal reparto, sarebbe stato ulteriormente picchiato. Per questo, il detenuto aveva preso tutti i suoi effetti e aveva lasciato la camera.
  Veniva, così, disposto di tenere il detenuto in osservazione per il tempo necessario e gli venivano somministrati antidolorifici con ghiaccio.
  Alle ore 19:05 circa, il ristretto veniva condotto presso il pronto soccorso del locale nosocomio, per ulteriori accertamenti, facendo regolare rientro in istituto alle ore 23:20 circa.
  Alle ore 22:00 circa di quella medesima giornata, il detenuto B.S., compagno di camera del Zuffogrosso, riferiva all'ispettore di sorveglianza generale che era stato lui l'autore dell'aggressione ai danni del Zuffogrosso, dichiarandosi stanco delle umiliazioni e degli abusi da questi perpetrati e aveva deciso, così, di vendicarsi.
  Il detenuto B.S. manifestava l'intenzione di denunciare penalmente Zuffogrosso per tali comportamenti, non appena fosse stato rimesso in libertà. Al riguardo, si precisa che il detenuto è stato dimesso il 27 maggio 2025, per perdita di efficacia della misura della custodia cautelare in carcere disposta nei suoi confronti.
  Attese le dichiarazioni di quest'ultimo, il personale di polizia penitenziaria provvedeva a sentire i detenuti presenti nella camera di pernottamento occupata da Zuffogrosso; tutti, eccetto uno, riferivano di un clima di tensione e conflitto fra il B.S. e Zuffogrosso.
  La direzione, pertanto, per cautela, valutava di dislocare presso altro reparto il detenuto Zuffogrosso, (a regime ordinario), in attesa di assegnarlo alla sezione reclusione.
  La camera di pernottamento in cui è allo stato collocato il detenuto Zuffogrosso è provvista di doccia e servizi. Discorso a parte si deve fare per le attività trattamentali, che sono obiettivamente contratte rispetto a quelle della sezione circondariale, ma che verranno recuperate non appena Zuffogrosso sarà collocato nella sezione di reclusione a regime intensificato.
  Tali rassicurazioni sono state fornite anche alla madre del detenuto, ricevuta dal direttore e dal funzionario giuridico pedagogico che segue il caso, il 29 maggio 2025, a seguito di richiesta di colloquio.
  Il detenuto mantiene inoltre regolari contatti, sia visivi che telefonici, con i familiari e con il difensore.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   SERRACCHIANI, GIANASSI, SCARPA, DI BIASE e LACARRA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   con una lettera indirizzata al dottor Giuseppe Nese, direttore Uoc Coordinamento sanità penitenziaria, un gruppo di detenuti della casa circondariale Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere ha lanciato un appello in merito alla gestione della salute nel carcere dove sono ristretti;

   i detenuti lamentano una grave insufficienza di accesso alle cure e ai trattamenti medici da ormai quasi due anni, che andrebbe dalla assenza quasi totale di medici generici fino alla insufficiente e inadeguata assistenza per pazienti oncologici, ai pazienti diabetici non verrebbero inoltre somministrate le cure da oltre un mese;

   nella lettera i detenuti lamentano una non sufficiente presenza del dottor Pasquale Iannota, dirigente sanitario, che non avrebbe, a quanto riportano, voluto incontrare nemmeno una loro delegazione per un confronto, e chiedono una complessiva maggiore presenza delle figure sanitarie in reparto e cure adeguate;

   nell'istituto non sono presenti reparti detentivi ospedalieri nonostante avrebbero dovuto essere allestiti sin dal 2000, e i detenuti affetti da disturbi psichiatrici risulta siano gestiti come detenuti ordinari a causa dell'assenza di posti nelle Rems;

   il cosiddetto «repartino» di Santa Maria Capua Vetere è stato istituito presso un ospedale privo di pronto soccorso e dotato di poche unità specialistiche, con il risultato che si rende necessario spostare i detenuti in altri ospedali in ricovero anche per fare solo le radiografie;

   il sistema dell'esecuzione penale nel nostro Paese è al collasso. La presenza di persone in condizioni psichiatriche difficili tra i detenuti è molto alta, così come quella di persone in stato di depressione o di dipendenza da sostanze stupefacenti. La presenza di psicologi, psichiatri, personale sanitario è modestissima, e le Rems, destinate a soggetti psichiatrici pericolosi, non sono sufficienti per distribuzione e posti per l'accoglienza, il tutto aggravato dal sovraffollamento, dalla carenza di personale, dalle difficoltà di accesso all'assistenza medica e alla difficile continuità delle cure tra il carcere e il territorio;

   nel 1946 l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha definito la salute come «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo l'assenza di malattie» e sancisce che «L'incarcerazione non dovrebbe mai diventare una condanna a una salute peggiore»;

   l'ordinamento penitenziario garantisce il diritto alla salute e ad un trattamento detentivo conforme a umanità –:

   se i Ministri interrogati non ritengano, per quanto di competenza, di dover adottare immediate misure volte a verificare le condizioni della gestione della salute nella casa circondariale Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere e ad intervenire adeguatamente e con sollecitudine, mettendo a disposizione personale e spazi adeguati, al fine di garantire il diritto alla salute costituzionalmente protetto.
(4-05138)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, gli onorevoli interroganti sollevano specifici quesiti in ordine ad asseriti aspetti di criticità legati alla gestione dell'assistenza sanitaria in favore della popolazione detenuta presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, sollecitando un intervento immediato, finalizzato a mettere a disposizione personale e spazi adeguati.
  È noto che la titolarità delle funzioni sanitarie e le relative responsabilità nell'erogazione del servizio sono transitate dall'amministrazione penitenziaria al Servizio sanitario nazionale, più propriamente, al servizio sanitario regionale, mediante l'approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008.
  All'interno di tutti gli istituti penitenziari del territorio nazionale sono attivi, dunque, presidi sanitari organizzati e gestiti dal servizio sanitario regionale, competente a erogare le prestazioni sanitarie per le persone detenute, in condizioni di uguaglianza rispetto alle persone in stato di libertà.
  Comunque l'amministrazione penitenziaria, in qualità di istituzione responsabile delle persone affidate alla sua custodia, per assicurare la tutela del diritto alla salute delle persone private della libertà personale, sollecita costantemente le competenti autorità sanitarie affinché adottino ogni iniziativa necessaria, con particolare riferimento agli psicologi e psichiatri.
  Come ribadito in altre occasioni, il Ministero pone forte attenzione all'esigenza di garantire non solo una significativa deflazione carceraria ma anche di tutelare il benessere e le condizioni di permanenza negli istituti di pena, con un incessante lavoro di studio e programmazione orientato alla ricerca delle migliori soluzioni possibili; impegno che non si è di certo arrestato come dimostrato dalle pur imponenti e concrete risposte fornite sinora.
  In considerazione della carenza di personale sanitario e della difficoltà a reperire risorse interessate a operare nelle strutture penitenziarie, si è provveduto ad implementare l'assistenza psichiatrica negli istituti di pena, insieme a quella psicologica e, con un recente intervento legislativo (legge n. 112 del 2024), sono stati contemplati specifici incentivi per il personale sanitario, che tengono conto della peculiarità del contesto detentivo.
  Con riferimento specifico alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, si evidenzia che la rete regionale dei servizi di sanità penitenziaria inquadra detta casa circondariale tra le strutture con Servizio medico multiprofessionale integrato, una sezione A.T.S.M. (articolazione per la tutela della salute mentale), finalizzata all'accoglienza dei detenuti di sesso maschile con rilevanti bisogni di tutela della salute mentale, e una sezione per detenuti tossicodipendenti.
  Questa amministrazione è intervenuta più volte, anche di recente, nel tentativo di ottenere una maggiore efficienza del servizio sanitario a favore della popolazione ivi detenuta.
  L'8 marzo 2023, il competente provveditorato regionale di Napoli sottoscriveva, con il dirigente generale dell'Asl, un atto rivolto al direttore generale dell'Asl di Caserta e alle direzioni degli istituti della provincia di Caserta, con cui veniva sollecitata un'attività di verifica del funzionamento della rete regionale dei servizi sanitari nonché un monitoraggio degli organici, oltre all'elaborazione di proposte congiunte per affrontare le maggiori criticità riscontrate.
  Nel settembre 2024, lo stesso provveditorato regionale, alla luce delle doglianze pervenute dai detenuti dei reparti Tamigi e Volturno della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, promosse un incontro con il coordinatore della U.o.c. salute in carcere, il Referente sanitario del predetto istituto e la Direzione penitenziaria, al fine di vagliare soluzioni migliorative.
  In quella sede, fu proposta una riorganizzazione del servizio di medicina generale interna alla Casa circondariale, che sembrava potesse essere risolutiva in termini organizzativi.
  Dopo tale incontro, il servizio sanitario ha reso noti gli interventi effettuati e non è pervenuta alcuna doglianza in merito al funzionamento del servizio sanitario da parte della direzione penitenziaria. Tuttavia, alla luce delle nuove problematiche segnalate, il provveditorato regionale ha partecipato a una riunione del 6 giugno 2025, constatando, effettivamente, la gravità delle carenze della sanità sammaritana.
  Sono comunque in corso contatti con i vertici politici della regione Campania, per un rapido incontro al fine di addivenire a una ormai improcrastinabile soluzione della questione.
  Con riferimento alla problematica concernente i «detenuti affetti da disturbi psichiatrici gestiti come detenuti ordinaria causa dell'assenza di posti nelle REMS», si rappresenta che la normativa vigente prevede due percorsi differenti, relativamente alla tutela della salute mentale per le persone detenute/imputabili e per le persone affette da disturbi mentali autrici di reati non imputabili sottoposte a misure di sicurezza.
  Per quanto riguarda le persone detenute/imputabili affette da disturbi di salute mentale, sono previste sezioni sanitarie specializzate del servizio per la tutela della salute mentale in carcere di cui all'accordo Cu n. 95 del 13 ottobre 2011 (
Gazzetta Ufficiale n. 256 del 3 novembre 2011).
  In base a quanto riportato nella Delibera del 14 marzo 2023 la regione Campania è dotata di 6 articolazioni per la tutela della salute mentale (ATSM), una per ogni Asl sede di istituti penitenziari, di cui una presente all'interno della casa circondariale di Sanata Maria Capua Vetere dotata di 20 posti letti attivata nel luglio 2012.
  Obiettivo del Ministero è quello di implementare la realizzazione delle sezioni ATSM.
  In merito alle persone affette da disturbi mentali autrici di reato non imputabili sottoposte a misure di sicurezza, l'attuale regolamentazione nazionale approvata il 30 novembre 2022 (accordo Cu n. 188) ha previsto specifici criteri e modalità di gestione della lista di attesa per l'accoglienza in residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS), da monitorare attraverso il sistema informativo per il monitoraggio del percorso di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) e dei servizi di sanità penitenziaria – SMOP, in uso da parte delle regioni e province autonome.
  In particolare, al Governo della lista di attesa, unica per ogni regione, deve provvedere uno specifico punto di coordinamento delle attività (punto unico regionale – P.U.R.), cui compete la gestione della lista di attesa nel rispetto di determinati criteri.
  Per quanto noto, la regione Campania provvede ordinariamente al monitoraggio delle attività in tema di gestione dei pazienti con misura di sicurezza, in conformità alle modalità di cui all'articolo 14 dell'accordo rep. Atti n. 188/Cu sancito dalla conferenza unificata il 30 novembre 2022, ed in particolare è dotata di un P.U.R. con la partecipazione di rappresentanti di tutte le aziende sanitarie locali, dell'amministrazione penitenziaria, dei tribunali e delle procure della Repubblica e degli uffici per l'esecuzione penale esterna e prevede la gestione unica regionale della lista di attesa relativa alle due REMS di San Nicola Baronia (ASL Avellino) e REMS Calvi Risorta (Asl Caserta).
  Relativamente alla presenza molto alta tra i detenuti di «persone in condizioni psichiatriche difficili, così come quella di persone in stato di depressione o di dipendenza da sostanze stupefacenti», il decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92 (convertito in legge n. 112 del 8 agosto 2024), recante misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia, all'articolo 6-
bis regola l'ambito dei dati sanitari dei soggetti detenuti affetti da patologia da dipendenza o da patologia psichica, prevedendo che «Il Ministero della salute e il Ministero della giustizia conferiscono reciprocamente, tramite interoperabilità ai sensi del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, i dati conservati nelle banche dati relative ai flussi, rispettivamente, del Sistema informativo per le dipendenze (SIND) e del Sistema informativo per la salute mentale (SISM), nell'ambito del Nuovo sistema informativo sanitario (NSIS), e del Sistema informativo anagrafica penitenziaria SIAP/AFIS, limitatamente ai soggetti detenuti affetti da patologia da dipendenza o da patologia psichica diagnosticate (...)», esclusivamente per le finalità specificate nel medesimo articolo, tra le quali sono ricomprese:

   a) costante monitoraggio dell'attività dei servizi dell'amministrazione penitenziaria e delle prestazioni del SSN;

   b) analisi dell'andamento delle misure e degli esiti dei programmi di trattamento.

  Giova infine segnalare, ad ogni buon fine, che il Ministero della salute partecipa al Tavolo di consultazione permanente sulla sanità penitenziaria, istituito nel 2008 presso la Conferenza Unificata, con l'obiettivo di garantire l'uniformità degli interventi e delle prestazioni sanitarie e trattamentali nell'intero territorio nazionale, costituito da rappresentanti dei dicasteri della Salute, della Giustizia, delle regioni e province autonome e delle autonomie locali.
  Il Tavolo ha recentemente concordato sulla necessità di potenziare l'attività di monitoraggio prevista dal documento di indirizzo in materia di erogazione dell'assistenza sanitaria in ambito penitenziario. Con l'Accordo della Conferenza Unificata, n. 53 del 7 maggio 2025, è stata infatti prevista l'attivazione di un «Gruppo tecnico di monitoraggio» che mira a rilevare:

   «– lo stato delle reti dei servizi sanitari regionali e provinciali attivate e le relative modalità di gestione e funzionamento;

   – i trasferimenti interregionali per motivi di salute ai sensi della normativa primaria di riforma della medicina penitenziaria (d.lgs. n. 230/1999 e L. n. 354/1975 e s.m.i.) con particolare attenzione al monitoraggio dell'attuazione da parte delle Regioni e Province autonome e delle Aziende sanitarie locali delle procedure specificamente dettagliate all'art. 1, comma 3 del richiamato Accordo Rep. Atti n. 3/CU/2015;

   – lo stato di attuazione delle attività inerenti alle condizioni strutturali e/o organizzative, di cui all'art. 3 dell'Accordo 2015, tenuto conto del programma degli interventi previsto dall'art. 4-bis del decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92 convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2024, n. 112, a cura del Commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria».

  Tale attività consentirà di disporre di elementi sullo stato delle reti dei servizi sanitari regionali e provinciali per l'assistenza sanitaria negli istituti penitenziari per adulti e prospettare eventuali interventi tesi alla più celere risoluzione delle relative problematiche.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   SOUMAHORO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   è da riscontrare che, per quanto riguarda la concessione di visti per l'ingresso nel nostro Paese di cittadini extracomunitari, la competenza a rilasciare i documenti è del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della sua rete degli uffici diplomatico-consiliari all'estero;

   infatti, il codice dei visti prevede che ciascun Stato membro sia responsabile dell'organizzazione delle procedure connesse alla domanda. Viene tuttavia prevista la facoltà di cooperare con fornitori esterni di servizi per la raccolta di domande di visto di ingresso. I fornitori esterni partecipano ad un apposito bando di gara e, una volta emesso il decreto di aggiudicazione, stipulano un contratto con lo Stato membro per l'esternalizzazione dei servizi relativi allo svolgimento di attività ausiliarie al rilascio dei visti di ingresso. L'esame delle domande e la decisione sui visti competono esclusivamente al consolato;

   al fine di presentare la domanda di visto l'interessato è dunque tenuto a prendere un appuntamento presso i locali del fornitore esterno che si occupa di raccogliere la documentazione necessaria e trasmetterla al consolato. L'appuntamento viene poi fissato mediante il sito Esp convenzionato ed è previsto che esso abbia luogo entro due settimane;

   tuttavia, è da considerare che il meccanismo sopra menzionato presenta moltissime criticità e disfunzioni che sono state segnalate all'interrogante. Infatti, l'appuntamento non viene erogato entro i quattordici giorni come previsto, ma vi è un'effettiva impossibilità di prenotare l'appuntamento stesso tramite il canale indicato per mancanza di date disponibili o malfunzionamento dei siti;

   è inoltre da considerare che l'appuntamento per concedere il visto non viene rilasciato di persona. Ciò ha determinato l'insorgere anche di pratiche di corruzione per cui i richiedenti si vedono costretti a rivolgersi, dietro compenso, a degli intermediari per l'ottenimento dell'appuntamento presso i centri di accettazione visti dei fornitori esterni;

   in particolare, l'interrogante prende come punto di riferimento il caso avvenuto nei Paesi del Sud globale, dall'Asia all'Africa, dove è necessario rivolgersi a delle agenzie delegate che gestiscono i servizi consolari ausiliari. In quei Paesi, infatti, l'Italia ha affidato questa responsabilità a delle agenzie, come la Vfs global, una società nata con l'intento di ridurre i tempi di attesa delle rappresentanze consolari, una soluzione che sembra aver complicato il processo di rilascio dei visti, limitando di fatto la possibilità per i cittadini di quei Paesi di ottenerne uno;

   il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha contezza delle problematiche relative ai fornitori esterni e delle criticità rilevate anche nella premessa di questo atto di sindacato ispettivo. Nonostante ciò, si riscontrano ancora quelle disfunzionalità rilevate dall'interrogante come le lunghe file davanti a Vfs global che alimentano il circolo degli intermediari informali che promettono, dietro cifre consistenti, un appuntamento il prima possibile –:

   quali iniziative intenda adottare per migliorare il sistema della concessione dei visti di ingresso, anche attraverso l'internalizzazione del servizio e la previsione di nuove risorse umane, nonché garantendo adeguati mezzi informatici e digitali per la rete consolare e le ambasciate al fine di velocizzare i tempi per le pratiche di visti, passaporti e altre pratiche di competenza.
(4-05485)

  Risposta. — La costante crescita del numero di visti rilasciati dall'Italia, insieme alla limitatezza delle risorse a disposizione della rete diplomatico-consolare italiana, ha reso necessario individuare soluzioni logistico-organizzative in grado di assicurare un'efficiente erogazione del servizio e di promuovere l'immagine di eccellenza e affidabilità che l'Italia intende proiettare nel mondo.
  L'Italia si avvale per questo di società private per servizi ausiliari nella gestione dei visti. Si tratta di una possibilità espressamente prevista all'articolo 43 del Regolamento (CE) n. 810/2009 a cui ricorrono tutti i Paesi Schengen. Attualmente, 59 Sedi della rete diplomatico-consolare italiana operano con il supporto di fornitori di servizi ausiliari esterni, principalmente in Paesi dell'Asia, del Medio Oriente e dell'Africa, dove la domanda di visti è particolarmente elevata.
  In termini generali, il ricorso all'esternalizzazione si è dimostrata una scelta efficiente, in quanto ha consentito di concentrare le risorse degli uffici consolari sull'esame del merito delle domande di visto e le necessarie verifiche di sicurezza. Le sedi risultano così alleggerite, demandando ai fornitori esterni di servizi le attività preliminari individuate dalla normativa Schengen come, ad esempio, la raccolta delle domande e dei dati biometrici o le informazioni al pubblico.
  Le attività affidate alle società di esternalizzazione si configurano infatti come compiti prettamente ausiliari, che non comportano in alcun modo l'esercizio di poteri amministrativi, l'accesso ai sistemi informatici di trattazione delle richieste di visto o l'adozione di decisioni, che restano esclusivamente di competenza degli uffici consolari.
  Le sedi diplomatico-consolari, al contempo, svolgono un'attenta attività di vigilanza sull'operato dei fornitori, anche attraverso verifiche periodiche e ispezioni a sorpresa, al fine di prevenire abusi e garantire la regolarità e l'efficienza del servizio nonché il rispetto degli standard di qualità richiesti.
  Dal punto di vista dell'utenza, il ricorso alle società di esternalizzazione ha comportato un miglioramento dell'esperienza di ricevimento dei richiedenti visto. I centri visti sono selezionati per essere ubicati in sedi di prestigio, dotate di infrastrutture avanzate, spazi e sistemi di sicurezza adeguati alle esigenze operative. Questo consente una gestione più fluida dell'utenza, riducendo i tempi di attesa e semplificando le procedure. Inoltre, i centri visti gestiti dalle società di esternalizzazione possono essere dislocati sull'intero territorio dei Paesi di accreditamento. Questa possibilità consente, in particolare nei Paesi di dimensione continentale, di ridurre sensibilmente i tempi e i costi di spostamento per gli utenti, contribuendo positivamente a rafforzare l'attrattività dell'Italia come meta turistica, culturale, economica e accademica.
  Per quanto concerne la prenotazione degli appuntamenti per presentare richiesta di visto, il possibile uso di strumenti automatizzati da parte di intermediari per occupare i posti disponibili e rivenderli all'utenza, rappresenta un problema significativo, con impatti diretti sulla trasparenza, l'accessibilità e l'equità del servizio.
  Per contrastare questo fenomeno, limitando l'accesso dei potenziali attori malevoli e garantendo che il processo di prenotazione sia utilizzato esclusivamente da utenti legittimi, la rete diplomatico-consolare, in raccordo con le società di esternalizzazione, ha adottato una strategia articolata, che combina misure sia tecniche sia operative anche alla luce del contesto locale. Tra le soluzioni adottate, si segnala l'utilizzo di reCAPTCHA e MFA
(Multi Factor Autentication), il blocco di indirizzi IP e VPN sospetti, l'adozione di sistemi di liste di attesa, l'impossibilità di cambiare il nominativo del richiedente dopo la prenotazione.
  L'adozione combinata di tutte queste misure ha già portato a una significativa riduzione delle azioni illecite. Il fenomeno è oggetto di un monitoraggio costante e le soluzioni adottate sono in continuo aggiornamento, per reagire alle contromisure nel frattempo sviluppate dagli attori malevoli.
  Siamo al contempo consapevoli che ogni miglioramento del servizio di ricezione e valutazione delle richieste di visto non può prescindere da un rafforzamento della presenza di personale del MAECI nelle sedi diplomatiche e consolari sottoposte a forti sollecitazioni da parte dell'utenza.
  Un obiettivo di primaria importanza per la Farnesina, raggiungibile solo con il necessario incremento delle dotazioni di personale e delle risorse finanziarie per il Ministero. È per questo motivo che nel corso degli ultimi anni sono stati banditi concorsi tramite i quali è stato possibile assegnare un maggior numero di risorse umane in sedi estere particolarmente impegnate sul fronte dei servizi consolari e delle necessarie verifiche di sicurezza per l'emissione di visti di ingresso per l'Italia.
  Una sfida che la Farnesina continua ad affrontare, con lo scopo ultimo di garantire un servizio efficiente a tutti coloro che coltivano un forte interesse nei confronti del nostro Paese.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   TIRELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   tra il 2022 e il giugno 2025, l'Ambasciata d'Italia nella Repubblica Dominicana ha organizzato numerosi eventi istituzionali e pubblici in occasione della festa della Repubblica e di altre ricorrenze, tra cui ricevimenti ufficiali, manifestazioni culturali e iniziative rivolte alla collettività italiana residente nel Paese;

   in nessuna di tali occasioni risulta che sia stato invitato il signor Vincenzo Odoguardi, figura da sempre impegnata nella promozione dei rapporti culturali, economici e istituzionali tra Italia e Repubblica Dominicana, già Console onorario d'Italia nel Paese, imprenditore di riconosciuta esperienza e, dal 2022, Vicepresidente del Movimento associativo italiani all'estero (Maie), forza politica rappresentata in Parlamento e attiva da anni nella tutela dei diritti e degli interessi degli italiani all'estero;

   la mancata inclusione del Vicepresidente del Maie in eventi che tradizionalmente prevedono la partecipazione di esponenti della comunità italiana e delle istituzioni di riferimento, rischia di tradursi, nei fatti, in un'esclusione del movimento stesso, e dunque della parte di cittadinanza italiana che attraverso di esso ha espresso la propria rappresentanza democratica;

   tale circostanza risulta anomala anche alla luce della sua precedente e regolare partecipazione a eventi simili organizzati dall'Ambasciata, nonché dell'attuale ruolo istituzionale da lui ricoperto a livello internazionale;

   in data 8 luglio 2024 è stata inviata una comunicazione formale all'Ambasciatore d'Italia nella Repubblica Dominicana per chiedere chiarimenti in merito all'esclusione sopra descritta, senza tuttavia ricevere alcuna risposta –:

   se sia a conoscenza dei criteri seguiti dalla sede diplomatica per l'individuazione degli invitati agli eventi istituzionali organizzati nella Repubblica Dominicana nel periodo 2022-2025;

   se vi siano motivazioni specifiche che abbiano determinato l'assenza di inviti al signor Vincenzo Odoguardi, alla luce del suo impegno a favore della collettività italiana e del ruolo da lui attualmente svolto in ambito associativo e politico-istituzionale;

   se sia stata valutata l'opportunità di assicurare, nell'ambito di tali iniziative, anche la presenza di esponenti di movimenti politici rappresentativi della collettività italiana all'estero, come il Maie, la cui esclusione, ancorché non formalmente dichiarata, appare di fatto a giudizio dell'interrogante come una forma continuativa di discriminazione politica incompatibile con i principi di rappresentanza democratica che devono ispirare l'azione della rete diplomatico-consolare.
(4-05258)

  Risposta. — L'organizzazione di eventi istituzionali è uno strumento centrale della strategia di proiezione e promozione delle ambasciate e dei consolati italiani all'estero. Ciò in ragione della naturale vocazione esterna della rete diplomatico-consolare, chiamata a interagire con il contesto locale di accreditamento per rafforzare i rapporti politici bilaterali, valorizzare la cultura italiana e promuovere l'internazionalizzazione del nostro sistema economico.
  L'ambasciata d'Italia a Santo Domingo promuove, in quest'ottica, anche iniziative aperte al pubblico e alla collettività, come le celebrazioni della festa nazionale denominate «Feste all'italiana». Queste sono realizzate in spazi pubblici e ampiamente promosse sui canali ufficiali dell'ambasciata e con i media locali.
  Il mancato invito al dottor Vincenzo Odoguardi alle celebrazioni istituzionali del 2 giugno non è naturalmente riconducibile a intenti discriminatori, come riportato nel dispositivo dall'interrogante. Si riconosce, al contempo, l'importanza, per il futuro, di valutare con la necessaria attenzione il più ampio coinvolgimento delle varie espressioni della comunità italiana
in loco, al fine di assicurare la piena inclusività delle iniziative dell'Ambasciata.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.