XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozioni:
La Camera,
premesso che:
l'Italia vanta una tradizione cinematografica e audiovisiva universalmente riconosciuta, che costituisce parte integrante del patrimonio culturale nazionale e, come tale, è tutelata dall'articolo 9 della Costituzione quale espressione dell'identità della Repubblica e della sua funzione di promozione e salvaguardia della cultura;
al tempo stesso, il comparto audiovisivo rappresenta un settore produttivo strategico per l'economia nazionale, capace di generare occupazione qualificata, innovazione tecnologica e valore aggiunto lungo l'intera filiera, attivando effetti moltiplicatori su comparti chiave, come turismo, moda ed enogastronomia, e rafforzando la proiezione internazionale del Paese quale strumento di diplomazia culturale;
secondo la Cassa depositi e prestiti, ogni euro investito nel comparto genera 3,54 euro di Prodotto interno lordo e ogni 100 milioni attivano oltre 2.200 posti di lavoro;
con riferimento all'occupazione complessiva nell'audiovisivo in termini di lavoratori dipendenti, le analisi Apa per il 2023 stimano circa 44.872 unità; inoltre, oltre 6.800 addetti diretti nelle sale cinematografiche (circa 20.000 includendo l'indotto) dimostrano l'impatto economico anche nelle attività di fruizione ed esercizio;
la cultura, quale bene comune, rappresenta condizione imprescindibile per l'effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza e per la piena realizzazione della persona e la valorizzazione del patrimonio culturale va intesa come diritto collettivo, strumento di progresso sociale e formazione civica;
in questa prospettiva, il sostegno al settore del cinema e dell'audiovisivo non può essere ridotto a mera misura discrezionale di politica economica, ma deve essere concepito come strumento essenziale per garantire pluralismo culturale, uguaglianza sostanziale e libertà di espressione artistica;
al contempo, però, il quadro normativo nazionale ha delineato negli anni un sistema organico di sostegno pubblico all'industria audiovisiva, basato sull'integrazione di strumenti di natura contributiva e fiscale;
con l'articolo 1, commi 325-343, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è stato introdotto il credito d'imposta per il cinema e l'audiovisivo; la legge 14 novembre 2016, n. 220 («Disciplina dei cinema e dell'audiovisivo»), ha istituito il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, stabile e proporzionato alle entrate erariali, rafforzando strumenti automatici e incentivi fiscali, riconoscendo il ruolo delle film commission e il coordinamento con le politiche territoriali; il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 (Tusma) ha recepito la direttiva dell'Unione europea 2010/13, come modificata dalla direttiva dell'Unione europea 2018/1808, ridefinendo l'assetto dei servizi di media audiovisivi; a livello europeo, gli aiuti al settore sono incardinati nel regolamento europeo n. 651/2014 (Gber) e nei programmi di Europa Creativa – Media; sul piano internazionale, l'Italia ha ratificato la Convenzione riveduta sulla coproduzione cinematografica del Consiglio d'Europa (Rotterdam, 2017) con legge 21 ottobre 2021, n. 169;
il sostegno pubblico al cinema e all'audiovisivo prevede contributi automatici, parametrati ai risultati economici e artistici delle opere e contributi selettivi, destinati a film d'autore, opere prime e seconde, documentari e progetti di particolare rilievo. Un ruolo centrale è assunto dagli incentivi fiscali, in particolare il credito d'imposta (tax credit), che non costituisce trasferimento di denaro pubblico, ma credito maturato ex post a fronte di spesa privata reale ed eleggibile sostenuta in Italia, attivando risorse aggiuntive e garantendo un ritorno netto in termini di occupazione, gettito e sviluppo di filiera; va ribadito che il credito d'imposta non rappresenta un sussidio a pioggia, ma uno strumento tecnico e misurabile che stimola investimenti addizionali;
i dati relativi al periodo 2016-2019 hanno mostrato una chiara correlazione positiva fra l'intensità di tale sostegno pubblico e i volumi di produzione
al contrario, negli ultimi anni, il sistema ha subito modifiche che, pur giustificate dall'esigenza di aggiornare le misure, hanno progressivamente inciso in senso negativo sulla certezza delle regole e sulla stabilità delle risorse, delineando un complesso quadro composto peraltro da numerosi decreti e circolari interpretative. In particolare: la legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio 2024). articolo 1, comma 54, ha ridotto la dotazione minima del Fondo da 750 a 700 milioni annui e ha modificato la disciplina del credito d'imposta; il decreto interministeriale 10 luglio 2024, n. 225, come successivamente integrato, ha introdotto nuove regole applicative del tax credit (fra cui obblighi di copertura finanziaria privata minima e requisiti di sfruttamento in sala); i decreti di riparto, tra cui il decreto 12 aprile 2024, n. 145 (e i precedenti come il decreto 14 marzo 2023, n. 112), hanno rideterminato la composizione tra incentivi fiscali e contributi selettivi, con effetti depressivi sulla capacità produttiva complessiva;
la lentezza nell'adozione dei decreti di riparto e nella trasmissione della relazione annuale sullo stato di attuazione della legge (obbligo previsto dall'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016) impedisce una corretta pianificazione del settore e ne riduce l'utilità quale strumento di indirizzo e controllo parlamentare in corso d'opera;
l'eccesso di burocrazia, la lentezza delle procedure e l'incertezza delle regole alimentano contenziosi e ricorsi ad arbitri e interpretazioni discrezionali, rallentando la filiera e scoraggiando gli investimenti. È necessario garantire chiarezza normativa, stabilità delle regole e rapidità dei procedimenti, riducendo al minimo le aree di incertezza giuridica;
resta ferma l'esigenza di rafforzare i controlli e garantire trasparenza, ma tali strumenti devono essere proporzionati, selettivi e orientati al rischio, prevalentemente ex post e con tempi certi, evitando di paralizzare la filiera con oneri burocratici incompatibili con le esigenze produttive;
l'indebolimento e l'instabilità delle regole, oltre agli effetti economici immediati, incidono sulla reputazione e sulla credibilità del sistema Paese, determinando perdita di produzioni a favore di Paesi concorrenti;
secondo i dati dell'istituto italiano per l'industria culturale (Isicult) relativi alle maestranze delle troupe di produzione, gli addetti sono passati da 16.638 nel 2022 a 18.426 nel 2023, per poi crollare a 1.822 nel 2024, segnalando una crisi senza precedenti dell'occupazione sui set e una forte riduzione delle giornate lavorate nelle troupe;
la competizione internazionale nel settore audiovisivo è oggi fortissima e vede l'Italia in posizione di svantaggio. In numerosi Paesi europei ed extraeuropei sono state sviluppate buone pratiche che hanno reso i rispettivi sistemi fortemente attrattivi: in Spagna, un piano pluriennale integrato ha rafforzato gli incentivi fiscali fino al 50 per cento in alcune aree, con iter rapidi e certezza delle regole, dichiarando l'obiettivo di diventare hub europeo dell'audiovisivo; in Francia, la stabilità normativa e finanziaria con incentivi efficaci si accompagna a modelli di trasformazione culturale come i «tiers-lieux», ovvero spazi ibridi e aperti che si collocano al di fuori della casa e del lavoro favorendo l'incontro, la collaborazione, la creatività, l'apprendimento e l'innovazione sociale e culturale; nel Regno Unito e in Germania regimi stabili e competitivi si affiancano a pacchetti di servizi; negli Stati Uniti operano meccanismi federali e statali che attraggono produzioni di ogni dimensione; Malta ha costruito un sistema snello e competitivo per produzioni medio-grandi; la Turchia adotta pacchetti fiscali e logistici aggressivi, diventando piattaforma di produzione per l'area mediterranea e mediorientale; i Paesi arabi (Arabia Saudita, Emirati, Qatar) stanno investendo massicciamente in infrastrutture e incentivi, utilizzando il cinema come leva di diversificazione economica e soft power;
l'Italia, al contrario, sconta minore stabilità delle regole, frequenti modifiche ai criteri di accesso, tempi di istruttoria e liquidazione lunghi e incerti, un livello di spesa pubblica inferiore a quello degli altri grandi Paesi europei e una minore spesa culturale delle famiglie, con conseguente perdita di competitività, fuga di produzioni e difficoltà a trattenere talenti;
inoltre, le risorse stanziate annualmente per il Fondo cinema e audiovisivo non risultano sufficienti a coprire nemmeno il solo tax credit produzione: il plafond inizialmente previsto per le opere internazionali era di 50 milioni di euro, ma ha superato i 300 milioni, dimostrando la necessità di introdurre meccanismi di flessibilità nell'utilizzo delle risorse oltre il plafond annuale;
va altresì evidenziata l'importanza di permettere che il credito d'imposta non si esaurisca esclusivamente nell'opera per la quale viene richiesto, ma possa essere reinvestito in progetti successivi (ad esempio per l'acquisto di diritti, opzioni su opere letterarie e sviluppi futuri), così da favorire la continuità produttiva e la crescita industriale;
la valorizzazione dei diritti di utilizzazione è anche un ulteriore aspetto cruciale che richiede una cornice normativa comune che tenga in considerazione i diversi interessi. Da un lato, le pratiche diffuse di «total buy-out» da parte delle emittenti o di acquisizione di un numero sempre maggiore di diritti, spesso a condizioni di forte svalutazione o con estensioni temporali eccessive, rischiano di bloccare la libera circolazione delle opere e di comprimere la capacità dei produttori indipendenti di sfruttarne le potenzialità. Al contempo, è necessario valorizzare l'investimento da parte dei soggetti coinvolti nel prodotto audiovisivo per remunerarne adeguatamente il rischio connesso all'investimento;
è necessario garantire sostegno e opportunità di accesso anche alle imprese più piccole ed emergenti, ma al tempo stesso occorre evitare che politiche esclusivamente orientate alla protezione delle realtà minori finiscano per scoraggiare la crescita dimensionale delle imprese e la loro capacità di competere sui mercati internazionali. La funzione originaria del tax credit è infatti quella di stimolare gli investimenti, favorire l'innovazione e consolidare l'intera filiera, in un equilibrio che sostenga i più fragili senza ostacolare la crescita complessiva del settore;
le sale cinematografiche, già colpite dalla pandemia e dai cambiamenti nelle abitudini di consumo, attraversano oggi una fase di crisi strutturale che richiede politiche di sostegno e di rigenerazione, affinché possano continuare a svolgere il loro ruolo di presidi culturali e di comunità, spazi di partecipazione e inclusione;
lo scorso maggio 2025 è stata resa pubblica una lettera aperta sottoscritta da oltre cento tra registi, attori, sceneggiatori e altri professionisti del settore, con successivo ampliamento a diverse centinaia di firme, che chiede un confronto istituzionale urgente sullo stato del comparto, denunciando incertezza normativa, ritardi applicativi e la necessità di misure più ampie rispetto al solo correttivo sul tax credit;
nel dibattito pubblico numerosi autori e associazioni di categoria hanno sottolineato il ruolo centrale dei produttori indipendenti e la necessità di un quadro stabile e non discrezionale per incentivi e contributi, chiedendo tempi certi, procedure chiare e controlli proporzionati che non paralizzino la filiera;
autorevoli esponenti della comunità cinematografica, tra cui Pupi Avati, hanno segnalato pubblicamente la gravità della crisi del settore e proposto persino l'istituzione di un Ministero dedicato a cinema, audiovisivo e digitale, aprendo una riflessione sulle leve di governance necessarie per accompagnare la trasformazione industriale e tecnologica del comparto;
infine, le trasformazioni tecnologiche e l'intelligenza artificiale rappresentano una sfida cruciale per l'intera filiera: scrittura, produzione, post-produzione e distribuzione vengono ridefinite da strumenti che richiedono un approccio nazionale organico, coerente con il regolamento europeo sull'IA (AI Act), capace di bilanciare innovazione e tutela dei lavoratori, garantire autenticità e trasparenza dei contenuti e prevenire abusi e distorsioni,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative volte a rifinanziare e stabilizzare il Fondo per il cinema e l'audiovisivo, garantendo risorse adeguate e certe, recuperando i tagli operati dalla legge di bilancio 2024 e assicurando una dotazione proporzionata alle entrate erariali del settore, anche al fine di assicurare continuità produttiva e occupazionale lungo tutta la filiera, sostenendo anche il ruolo delle imprese indipendenti e delle piccole e medie produzioni;
2) ad adottare iniziative normative per ripristinare un tax credit nazionale competitivo, con aliquote certe, procedure semplificate e finestre predefinite, garantendo, da un lato, una stabilità almeno triennale delle regole, con criteri chiari e tempi rapidi di istruttoria e pagamento – soprattutto alla luce degli ingenti crediti che numerose società del settore vantano nei confronti della pubblica amministrazione – e, dall'altro, la riduzione al minimo sia dei margini di discrezionalità sia del ricorso ad arbitrati, così da offrire agli operatori un quadro affidabile e ben definito;
3) a valutare l'adozione di iniziative normative per l'estensione del modello del tax credit anche ad altri comparti culturali, come teatro e musica;
4) ad assumere iniziative volte ad introdurre meccanismi di flessibilità nell'utilizzo delle risorse oltre il plafond annuale, per evitare di comprimere gli investimenti quando le risorse stanziate non risultino sufficienti a coprire la domanda effettiva;
5) ad assumere iniziative per consentire che il credito d'imposta possa essere reinvestito in opere successive e attività di sviluppo (acquisto di diritti, opzioni su opere letterarie, sviluppo di progetti), favorendo così la continuità produttiva e la programmazione industriale;
6) per il tax credit internazionale, a confermare la finalità di attrazione della spesa in Italia, con aliquote stabili e competitive, ampliando le spese ammissibili a comparti innovativi (VFX, Virtual production, spese on-shore);
7) ad attivare sportelli dedicati per visti e permessi per le produzioni internazionali, favorendo al contempo accordi con il sistema bancario per anticipazioni a tassi calmierati;
8) ad assumere iniziative volte a riequilibrare la funzione dei contributi selettivi, destinandoli a opere e autori di valore culturale e innovativo, senza confonderli con il tax credit, il quale ha natura esclusivamente fiscale ed economica;
9) a istituire uno sportello unico digitale per la presentazione delle domande da parte delle produzioni, con assistenza, checklist, pre-valutazioni e tracciamento delle pratiche;
10) ad adottare iniziative volte a introdurre norme su indipendenza e rotazione delle commissioni di valutazione, garantendo trasparenza decisionale con la pubblicazione in open data delle risorse impegnate e liquidate;
11) a potenziare, ove necessario, la Direzione generale cinema e audiovisivo del Ministero della cultura, con organici adeguati, digitalizzazione dei flussi e pubblicazione di Kpi (key performance indicators) periodici, valutando altresì l'opportunità di istituire una Agenzia autonoma per il cinema e l'audiovisivo, con compiti di progettazione, gestione e attuazione delle politiche pubbliche;
12) a garantire il rispetto dell'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016, con la trasmissione entro il 30 settembre della relazione annuale sullo stato di attuazione e sull'impatto economico, industriale e occupazionale degli incentivi;
13) a rafforzare i controlli, rendendoli proporzionati, selettivi e tempestivi, principalmente ex post e orientati al rischio, così da prevenire frodi e irregolarità senza paralizzare la filiera con oneri burocratici incompatibili con i tempi delle produzioni e prevedendo al contempo efficaci strumenti di recupero delle somme indebitamente percepite;
14) a rafforzare le tutele dei lavoratori dello spettacolo (in attuazione del decreto legislativo n. 175 del 2023), garantendo indennità di discontinuità, trasparenza contrattuale, sicurezza e stabilità dei rapporti di lavoro, nella piena attuazione del nuovo sistema di welfare dello spettacolo, reperendo risorse adeguate e ampliando la platea dei beneficiari;
15) a promuovere adeguatamente percorsi di formazione continua e aggiornamento professionale, con particolare riferimento alle nuove tecnologie di produzione e post-produzione (VFX, Virtual production, intelligenza artificiale);
16) a monitorare e pubblicare annualmente indicatori disaggregati per segmento (troupe/set, produzione, post, distribuzione, esercizio), distinguendo tra dipendenti, autonomi e intermittenti, così da consentire interventi mirati e verificabili;
17) a rafforzare strumenti anticiclici sull'occupazione delle troupe, alla luce dei dati Isicult 2024, per sostenere la ripartenza delle lavorazioni e la continuità professionale delle maestranze;
18) a favorire ricerca e sviluppo di filiera, sostenendo l'adozione di tecnologie innovative (intelligenza artificiale, sostenibilità ambientale, produzione virtuale) attraverso crediti mirati e temporanei;
19) a predisporre una strategia nazionale per l'intelligenza artificiale nell'audiovisivo, coerente con l'AI Act europeo, che includa formazione, diritti, sicurezza, autenticità dei contenuti e prevenzione degli abusi;
20) a sostenere stabilmente la rete delle sale come presidi culturali e leve di sviluppo locale, promuovendone un piano nazionale di rigenerazione, anche nei territori periferici, valorizzandole come spazi di comunità e incentivando la loro cooperazione con scuole, università, centri di formazione e realtà sociali;
21) a riconoscere e valorizzare la centralità del produttore indipendente quale garanzia di pluralismo culturale, diversità espressiva e innovazione;
22) a sostenere l'accesso al tax credit anche per le imprese più piccole ed emergenti, bilanciandolo con l'esigenza di promuovere la crescite dimensionale e industriale del comparto, affinché il sistema possa rafforzarsi complessivamente e competere nello scenario internazionale;
23) a fondare l'allocazione delle risorse destinate al finanziamento delle opere cinematografiche e audiovisive su criteri oggettivi, predeterminati e pubblici, evitando ogni discrezionalità politica e assicurando pari accesso a tutti gli operatori;
24) ad adottare un piano strategico nazionale per l'audiovisivo che, in linea con le migliori pratiche diffuse a livello europeo ed extraeuropeo (Spagna, Francia, Regno Unito, Germania, Malta, Turchia, Paesi arabi), renda l'Italia un Paese attrattivo per produzioni e investimenti, garantendo stabilità e competitività degli incentivi fiscali, tempi certi e procedure snelle, promuovendo, in tal senso, accordi bilaterali e multilaterali per incentivare coproduzioni, anche al fine di consolidare il ruolo dell'Italia quale partner culturale e industriale di primo piano nello scenario internazionale e di dare attuazione agli impegni sulle coproduzioni internazionali assunti in sede di Unione europea e Consiglio d'Europa;
25) ad assumere iniziative di competenza volte a integrare il sistema fiscale con strumenti di supporto logistico e operativo (sportelli unici, servizi per location e permessi, accordi con film commission, accordi tra Ministero della cultura e Ministero dell'interno per facilitare le procedure di ottenimento dei visti per le troupe extraeuropee), programmi di formazione e politiche di marketing territoriale, così da valorizzare il talento nazionale e favorire l'insediamento di produzioni estere.
(1-00496) «Grippo, Richetti, Benzoni, Bonetti, D'Alessio, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera,
premesso che:
i problemi relativi all'alimentazione in oncologia possono essere conseguenza diretta della malattia (soprattutto in alcuni tipi di neoplasie) e/o dei trattamenti (chirurgici, radioterapici e farmacologici) e impattano direttamente sull'efficacia delle cure, sulla qualità della vita e sulla sopravvivenza del paziente;
va quindi evidenziata l'importanza della nutrizione clinica nei pazienti oncologici, posto che le neoplasie sono la seconda causa di morte globale, con un dato previsto in raddoppio entro il 2030;
la necessità di garantire processi di riabilitazione oncologica multidisciplinari che pongano particolare attenzione, tra gli altri, all'aspetto nutrizionale è sottolineata anche nei documenti programmatici dell'intergruppo parlamentare «Insieme per un impegno contro il cancro», composto da parlamentari di tutti gli schieramenti, e nell'accordo di legislatura 2022/2027 presentato nell'ambito del progetto «La salute un bene da difendere un diritto da promuovere»;
la malnutrizione (per difetto o eccesso) colpisce tra il 30 per cento e il 50 per cento dei pazienti oncologici già alla diagnosi, con conseguenze gravi sulla qualità di vita, sull'aderenza alle terapie e sulle prognosi. La scarsa attenzione allo stato nutrizionale peggiora gli esiti clinici. Si stima che 33 milioni di europei vivano con malnutrizione cronica;
i pazienti neoplastici possono poi presentare problemi nutrizionali precoci – ad esempio post-chirurgia radicale – con il 20-30 per cento che muore per conseguenze della malnutrizione. La perdita di peso varia per tipo di tumore, 80 per cento in neoplasie gastrointestinali superiori, 60 per cento polmonari eccetera. La malnutrizione per difetto è un predittore di morbidità o mortalità. La malnutrizione per eccesso porta il rischio di sindrome metabolica e recidive – ad esempio nel cancro mammario – è multifattoriale e richiede interventi tempestivi, integrati e multimodali;
pertanto, è essenziale un «percorso nutrizionale parallelo» come supporto alla terapia oncologica, dalla diagnosi al follow-up. Per prevenire complicanze e ridurre i costi sanitari va fatta una valutazione multidimensionale dello stato nutrizionale del paziente – attiva e palliativa – dalla prima visita ed è necessaria una presa in carico nutrizionale a lungo termine, con interventi personalizzati. Il percorso deve includere monitoraggio metabolico-nutrizionale, counseling, eventualmente integrazione orale, enterale e parenterale, e follow-up;
è quindi necessario definire uno screening nutrizionale validato e rispondere ai bisogni specifici alla diagnosi, durante il trattamento, al follow-up e per la prevenzione terziaria, costruendo un modello organizzativo integrato con programmi nutrizionali personalizzati in associazione alle terapie oncologiche, fin dal primo accesso;
lo screening nutrizionale del paziente oncologico mira a correggere e/o e prevenire la malnutrizione dalla diagnosi, ottimizzare le terapie, limitare gli effetti collaterali, migliorare la qualità di vita e prevenire o la perdita di peso o al contrario obesità e sindrome metabolica. Lo screening deve essere effettuato alla diagnosi e ripetuto ad intervalli, valutando la storia clinica, i trattamenti, i sintomi, l'antropometria e i test di laboratorio;
la risposta organizzativa deve, pertanto, passare attraverso un percorso integrato che preveda un programma nutrizionale personalizzato e perfettamente integrato al trattamento oncologico;
dopo il primo accesso ospedaliero è necessaria una valutazione nutrizionale obbligatoria, un piano personalizzato, un follow-up condiviso, e quindi le reti territoriali dovrebbero garantire il collegamento ospedale-domicilio, piattaforme informatizzate, webcam per il monitoraggio;
va evidenziata anche la condizione dei pazienti, soprattutto quelli trattati con interventi chirurgici demolitivi, i gastrectomizzati ad esempio, cioè soggetti che hanno subìto una rimozione parziale o totale dello stomaco (gastrectomia). Questa condizione non è di per sé una patologia, ma una condizione post-chirurgica che porta a una serie di alterazioni metaboliche fisiologiche e potenziali complicanza mediche. Le «patologie» o, più correttamente, le sindromi e le carenze che sviluppano sono conseguenze dirette della perdita delle funzioni gastriche. Le principali sono complicanze funzionali, sindromi da malassorbimento e carenze nutrizionali, complicanze meccaniche e anatomiche, complicanza a lungo termine. La gestione di questi pazienti richiede, quindi, un approccio multidisciplinare che include chirurgo, gastroenterologo, dietista o nutrizionista e medico di base, un monitoraggio nutrizionale per prevenire la malnutrizione ed infine una sorveglianza anche endoscopica a lungo termine per il rischio di recidive;
il documento, «Linee di indirizzo percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici», approvato dalla Conferenza Stato-regioni il 14 dicembre 2017 (rep. atti n. 224/CSR), mira a costruire e standardizzare dei percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici in Italia, integrandoli nei servizi ospedalieri, territoriali e domiciliari, e propone standard nazionali per percorsi integrati ospedale-territorio, inclusi modelli organizzativi e di formazione, per garantire continuità assistenziale con medicina generale e pediatri di libera scelta;
pertanto, posto che gli effetti attesi devono essere quelli di ridurre le complicanze, facilitare il recupero nutrizionale e migliorare la salute fisica e la qualità di vita del paziente e al contempo migliorare l'efficienza del Servizio sanitario nazionale e i servizi sanitari delle regioni e delle province autonome,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative, per quanto di competenza, volte ad attivare specifici protocolli che prevedano una corretta valutazione e un supporto nutrizionale precoce e continuativo quale parte integrante e indispensabile della terapia oncologica stessa e a rendere operativa l'integrazione nutrizionale come «percorso parallelo» alle cure oncologiche per migliorare gli esiti e la qualità della vita del paziente;
2) ad assumere iniziative di competenza volte ad adottare e implementare un modello interdisciplinare e multiprofessionale per interventi nutrizionali adeguati, tempestivi e sicuri per i pazienti oncologici, integrati nei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (Pdta), che includa figure come medici nutrizionisti, dietisti, psicologi, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta con competenze trasversali;
3) ad avviare campagne di sensibilizzazione verso una corretta alimentazione per i pazienti oncologici con linee guida sugli alimenti da evitare, quelli da limitare e secondo le evidenze scientifiche, ma anche al fine di prevenire le malattie neoplastiche in conseguenza dei cattivi stili di vita;
4) ad adottare circolari per gli ospedali pubblici e le strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, che prevedano indicazioni sull'alimentazione – preparata dalle mense interne ovvero dai fornitori esterni – da adottare per i pazienti;
5) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, compatibilmente con i vincoli di bilancio, volte a rendere gratuiti, su prescrizione dello specialista in regime di Servizio sanitario nazionale, gli alimenti medici ai fini speciali (Amfs) su tutto il territorio nazionale.
(1-00497) «Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Gebhard, Loizzo, Lucaselli, Lovecchio, Nisini».
Risoluzione in Commissione:
La VIII e la XII Commissione,
premesso che:
l'innalzamento delle temperature nelle aree urbane, anche se di pochi gradi, coinvolge molte città dell'Unione europea con effetti preoccupanti anche in Italia, causando effetti devastanti sulla salute della popolazione e migliaia di decessi, che in condizioni climatiche diverse non si sarebbero verificati;
un gruppo di 11 ricercatori dell'Imperial college di Londra e della London school off hygiene & tropical medicine ha analizzato gli effetti del cambiamento climatico in 854 città europee. I dati che emergono sono preoccupanti considerato che il climate change, secondo il citato studio, è responsabile del 68 per cento dei 24.400 decessi stimati per il caldo del periodo estivo 2025, dato ritenuto essere la conseguenza dell'innalzamento delle temperature fino a 3,6 °C, con una media di innalzamento di 2,2 °C;
i cambiamenti climatici sono all'origine di 4.597 morti per il caldo stimate in Italia, 2.841 in Spagna, 1.477 in Germania, 1.444 in Francia, 1.147 nel Regno Unito, 1.064 in Romania, 808 in Grecia, 552 in Bulgaria e 268 in Croazia. I Paesi più colpiti da un'unica ondata di calore sono stati: Romania, Bulgaria, Grecia e Cipro dal 21 al 27 luglio, quando si stima che si siano verificati 950 decessi per caldo con temperature fino a 6 °C sopra la media, pari a circa 11 decessi giornalieri in eccesso per milione di persone;
per quanto riguarda le città, l'impatto del cambiamento climatico sulle temperature ha causato 1156 morti a Milano, 835 a Roma, 630 ad Atene e Barcellona, 579 a Napoli, 409 a Parigi, 387 a Madrid, 360 a Bucarest, 315 a Londra, 230 a Torino. Nella classifica delle 854 città analizzate, la prima, la seconda, la quinta e la decima sono città italiane, nel complesso le più colpite. Tra le capitali con i più alti tassi di mortalità pro capite, figurano Roma, Atene e Bucarest a testimonianza della loro esposizione alle temperature più estreme in Europa;
la ricerca segnala come i cambiamenti climatici, causati principalmente dalla combustione di combustibili fossili unitamente alla deforestazione e al consumo di suolo, hanno causato in Italia 4.597 morti e questo dato dimostra come l'Italia sia tra i Paesi più colpiti dal fenomeno;
in particolare Roma è la seconda città, tra le capitali europee, per il numero di decessi dovuti all'aumento delle temperature, con 835 morti, più del doppio di Parigi con 409 decessi e due volte e mezzo quelli di Londra con 315, metropoli oltretutto più popolose della capitale italiana. La città più colpita in assoluto, come già evidenziato, risulta Milano con 1.156 decessi, e questo conferma l'impatto che il cambiamento climatico ha sulla salute dei cittadini italiani;
i dati pubblicati dall'Imperial college di Londra fanno emergere con forza che la crisi climatica produce attraverso le ondate di calore, una vera emergenza sanitaria in quanto il caldo estremo può causare disidratazione, scompensi cardiaci e aggravare patologie croniche, con conseguenze spesso fatali per anziani e persone fragili, come confermato anche dall'ISDE Italia (associazione italiana medici per l'ambiente);
il professor Garyfallos Konstantinoudis, docente presso il Grantham institute-climate change and environment, nonché ricercatore all'Imperial college di Londra ha dichiarato che la stragrande maggioranza dei decessi dovuti al caldo avviene nelle case e negli ospedali, dove persone con condizioni di salute già esistenti vengono spinte al limite, ma il caldo è raramente menzionato nei certificati di morte;
si tratta di decessi raramente segnalati, perché si riferiscono a persone che hanno spesso fragilità sottostanti, come problemi cardiaci, respiratori o renali, che vengono ulteriormente aggravati dalle alte temperature. I decessi, nell'85 per cento dei casi, riguardano, infatti, persone con età superiore ai 65 anni e in tale ambito si segnala la necessità di definire appositi protocolli che prevedano di valutare anche l'incidenza delle ondate di calore su soggetti già fragili;
i ricercatori hanno dimostrato che ci sono fattori che giocano un ruolo chiave: la preparazione ad affrontare le ondate di calore, la demografia e l'inquinamento atmosferico. L'Italia è tra i Paesi europei più esposti, poiché unisce estati sempre più lunghe e torride a un'alta incidenza di popolazione anziana;
l'analisi sottolinea come il caldo sia una minaccia crescente per il rapido invecchiamento della popolazione europea. Le persone di età superiore ai 65 anni rappresentano circa l'85 per cento del totale dei decessi, con il 41 per cento di età superiore agli 85 anni, a testimonianza di come il caldo sia particolarmente pericoloso per le diabete;
si prevede che la percentuale di persone di età superiore agli 80 anni in Europa aumenterà dall'attuale 6 per cento a circa il 15 per cento entro il 2100;
l'Italia è uno dei Paesi più esposti alle conseguenze disastrose del cambiamento climatico in atto, considerando che il suo posizionamento geografico al centro del mediterraneo ne fanno un hotspot per il cambiamento climatico;
la scarsa resilienza dei nostri territori e in particolare degli ambiti urbani ha radici profonde, legate a un modello di sviluppo urbano di tipo espansivo che si caratterizza per una «esplosione» incontrollata della città verso l'esterno e con il progressivo ed inarrestabile consumo di suolo, che come confermato dal recente rapporto Ispra 2024, conserva il trend di 70 chilometri quadrati di territorio cementificati ogni anno, 20 ettari al giorno, con la perdita di aree verdi, biodiversità e servizi ecosistemici, dovuti alla diminuzione della qualità dell'habitat, alla perdita della produzione agricola, allo stoccaggio di carbonio o alla regolazione del clima,
impegnano il Governo:
ad assumere iniziative volte a rafforzare il Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal Ministero della Salute estendendone l'operatività a tutte le città italiane con popolazione superiore ai 100 mila abitanti;
a disporre, previa intesa con le regioni e gli enti locali, opportuni Piani di allerta ai rischi derivanti dall'aumento delle temperature, con misure attive di mitigazione e controlli mirati su anziani, malati cronici e soggetti fragili;
ad assumere iniziative volte a integrare, previa intesa con le regioni, i protocolli sanitari con la segnalazione di decessi causati dalle alte temperature associate a patologie preesistenti, disponendo specifici piani sanitari di prevenzione;
ad adottare iniziative volte a rafforzare le reti di protezione sociale attraverso l'istituzione di unità operative di emergenza socio-sanitarie di prossimità, con formazione degli operatori sanitari su sintomi da colpo di calore;
a monitorare più a largo raggio i decessi, gli infortuni e i malori causati dall'esposizione di lavoratori a temperature eccessive e comunque superiori ai 35 gradi centigradi;
a rafforzare campagne di comunicazione e informazione tramite mass-media e social, integrando dati meteo, sanitari e demografici, nei periodi maggiormente caratterizzati dall'aumento delle temperature e sulle misure di comportamento per limitare i rischi di esposizione della popolazione alle alte temperature;
a presentare annualmente una relazione alle competenti Commissioni parlamentari sui dati relativi ai monitoraggi sulle morti, infortuni o malori causati dall'incidenza delle alte temperature nelle città;
ad assumere iniziative di competenza per istituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una cabina di regia con il compito di elaborare un Programma nazionale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, di seguito denominato Programma, della durata massima di 36 mesi al fine di contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici e aumentare la resilienza delle città più soggette ai rischi ad essi connessi, con particolare riferimento alle ondate di calore;
a promuovere un grande programma nazionale di riforestazione urbana, di implementazione di infrastrutture verdi e blu e di tutela degli ecosistemi naturali, costituiti dagli spazi verdi urbani, corsi d'acqua e dagli spazi agro-naturali delle città rafforzando le molteplici funzioni ecologiche e sociali, per la qualità dell'ambiente urbano e per la vita dei cittadini;
ad assumere iniziative normative che portino al consumo di suolo zero entro il 2030, in modo da arrestare progressivamente l'impermeabilizzazione e la cementificazione del suolo, che pregiudica in modo determinante la permeabilità dei suoli, la biodiversità e i servizi ecosistemici nei tessuti urbani;
a predisporre il piano nazionale per il ripristino della natura, che indichi nel dettaglio gli strumenti, inclusi quelli finanziari, con cui il nostro Paese intende raggiungere gli obiettivi posti dal Regolamento Ue per il ripristino della natura (Nature restoration law) entrato in vigore il 18 agosto 2024.
(7-00333) «Bonelli, Zanella, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
CASU. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'innovazione, Alessio Butti, ha dichiarato al Sole 24 Ore che, a seguito di interlocuzioni con la Commissione europea, è stata individuata una soluzione per salvaguardare circa 700 milioni di euro del PNRR destinati al progetto Italia a 1 Giga;
tale soluzione prevede una rimodulazione del piano originario, con l'esclusione di circa 700 mila civici precedentemente assegnati a Open Fiber, e l'avvio di due nuovi piani: uno con orizzonte 2030 per circa 580 mila civici e un bando satellitare da 145 milioni di euro, comprensivo di voucher, per circa 120 mila civici;
in aggiunta, nella relazione del Comint alle Camere del 21 settembre 2025, è stato dichiarato che, in tema di satelliti a bassa e media orbita, Starlink offre soluzioni operative al mercato italiano più rapide rispetto al programma europeo Iris2, i cui tempi di realizzazione si estendono oltre il 2030;
nello stesso documento si afferma che, «a parità di prestazioni ed immediatezza delle stesse, la Ue non potrà prescindere da una stretta partnership con gli Usa in settori strategici quali le telecomunicazioni satellitari»;
l'apertura al satellite come misura compensativa nel piano Italia a 1 Giga e le dichiarazioni del Comint configurano un chiaro orientamento politico finalizzato a orientare risorse pubbliche verso i soggetti attualmente più competitivi sul mercato, a scapito delle iniziative europee (Iris2) e nazionali (Mercurio);
l'orientamento espresso rischia di contraddire la linea della sovranità tecnologica ribadita dallo stesso Comint nel dicembre 2024, quando venne affidato all'Agenzia spaziale italiana lo studio per una costellazione nazionale in orbita bassa, deviando l'attenzione dalla necessità dello sviluppo dei programmi europei e italiani verso l'acquisto di servizi satellitari extra-UE «chiavi in mano»;
l'eventuale dipendenza da operatori come Space X comporta rischi per la sicurezza nazionale, la protezione dei dati e la competitività della filiera italiana ed europea –:
se il Governo sia a conoscenza delle valutazioni del Comint secondo cui l'UE «non potrà prescindere» da una partnership con gli Usa nelle telecomunicazioni satellitari, e quale sia la sua valutazione in merito, se ritenga che ciò sia compatibile con l'impegno a rafforzare l'autonomia strategica europea e se ritenga coerente con le linee guida del Comint del 2024, incentrate sulla sovranità tecnologica, la scelta di aprire ampiamente alla connettività di operatori satellitari extra-UE;
se il Governo confermi che il nuovo bando satellitare del piano Italia a 1 Giga sia finalizzato a consentire l'acquisto di servizi di connettività satellitare come Starlink tramite operatori extra-UE e con quali garanzie di sovranità tecnologica e sicurezza dei dati;
quale sia lo stato di avanzamento del progetto nazionale Mercurio, affidato all'Asi annunciato nel dicembre 2024, e per quale ragione non siano disponibili né risultati né roadmap;
a quanto ammontino le risorse con cui il Governo italiano sostiene l'Agenzia spaziale europea (Esa) in termini assoluti e percentuali rispetto agli altri paesi europei e se intenda alla luce del cruciale ruolo strategico del settore, potenziare i fondi attualmente erogati all'Esa al fine di fare crescere il peso del nostro Paese nella rincorsa satellitare europea e quali iniziative di competenza si intendano assumere per sostenere nell'ambito del programma europeo Iris2 e del percorso dello Space Act la crescita e lo sviluppo dei soggetti nazionali per evitare che le scelte politiche italiane possano produrre e accentuare una duplice marginalizzazione della filiera industriale continentale e della filiera industriale italiana in Europa;
quali iniziative di competenza si intendano assumere al fine di garantire che i cittadini esclusi dal piano originario ricevano prestazioni equivalenti a quelle previste, evitando un digital divide tecnologico tra fibra e satellite.
(4-06070)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta orale:
BIGNAMI, FILINI e KELANY. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
nell'estate del 2025 è stata lanciata l'iniziativa Global Sumud Flotilla con l'obiettivo di portare aiuti umanitari direttamente nella Striscia di Gaza rompendo il blocco navale israeliano in corso nell'area;
all'iniziativa hanno preso parte attivisti provenienti da diverse nazioni europee e arabe, tra cui l'Italia, e alcuni membri del Parlamento italiano;
il comitato direttivo della Global Sumud Flotilla ha rifiutato l'offerta di mediazione del Governo italiano che prevedeva lo sbarco delle navi a Cipro e l'affidamento degli aiuti umanitari trasportati al Patriarcato Latino di Gerusalemme che avrebbe provveduto, tramite i propri canali già attivi, a consegnarli direttamente alla popolazione della Striscia di Gaza;
successivamente, tra il 1° e il 3 ottobre 2025 le imbarcazioni sono state intercettate dall'esercito israeliano nelle acque antistanti la Striscia di Gaza e gli attivisti sono stati trattenuti in territorio israeliano e poi rimpatriati;
stando alle dichiarazioni rese alla stampa dalle autorità israeliane, dai sopralluoghi effettuati sulle navi dopo il trattenimento degli attivisti, sarebbe emersa la presenza di un carico esiguo di aiuti umanitari, sensibilmente inferiore rispetto a quello dichiarato dal comitato direttivo della Global Sumud Flotilla –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dell'entità effettiva del carico di aiuti umanitari trasportati dalle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e quali iniziative abbia intrapreso il Governo italiano dall'inizio del conflitto tra Israele e Hamas per supportare la popolazione palestinese a Gaza.
(3-02235)
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
III Commissione:
PROVENZANO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
da settimane numerose associazioni umanitarie italiane hanno predisposto convogli di aiuti destinati alla popolazione civile di Gaza, ma tali aiuti non sono stati ancora consegnati a causa del perdurante blocco del canale di terra, che di fatto impedisce il transito regolare dei carichi;
secondo quanto riportato da diverse fonti di stampa, oltre al blocco fisico degli accessi, le autorità israeliane hanno imposto restrizioni aggiuntive che obbligano le organizzazioni umanitarie a rimuovere dai pacchi alimentari alcuni generi ad alto contenuto energetico, come miele, biscotti e marmellata, che secondo le linee guida internazionali risultano particolarmente utili per fronteggiare situazioni di denutrizione e che sono essenziali per garantire un apporto minimo di sostanze nutritive soprattutto ai bambini;
tali restrizioni, oltre a ridurre l'efficacia degli aiuti raccolti nel sostenere la popolazione di Gaza, ridotta in estrema vulnerabilità a causa della carestia forzata imposta da Israele, comportano anche l'onere, in capo ai donatori, dello smaltimento dei prodotti esclusi, determinando un ulteriore aggravio e una sostanziale dispersione di risorse;
tra i casi emblematici figura quello dell'associazione genovese Music for peace, che ha reso noto come oltre 300 tonnellate di aiuti alimentari siano ferme in attesa di poter raggiungere la popolazione di Gaza, senza che vi siano al momento prospettive certe di sblocco;
il protrarsi di questa situazione rischia di vanificare l'impegno delle associazioni umanitarie italiane e dei cittadini che hanno contribuito alle raccolte, e solleva rilevanti interrogativi circa la compatibilità di tali limitazioni con i princìpi del diritto internazionale umanitario, che tutela in modo particolare l'accesso a beni essenziali da parte dei soggetti più fragili;
da tempo il Partito Democratico sollecita il Governo italiano ad assumere iniziative di mediazione più incisive e concrete, al fine di consentire il passaggio degli aiuti e garantire che essi possano giungere nella loro integrità alla popolazione civile di Gaza –:
quali iniziative il Governo intenda intraprendere per favorire lo sblocco del canale di terra e assicurare la consegna degli aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza, anche intervenendo presso le autorità competenti affinché vengano superate le restrizioni relative agli alimenti ad alto contenuto energetico.
(5-04510)
ONORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
gli avvenimenti delle ultime ore, come l'attacco russo nella regione di Leopoli, dove un treno con 110 attivisti italiani è stato esposto a bombardamenti e colpi d'artiglieria, mettono in evidenza la crescente importanza del ruolo dei civili nei contesti di guerra;
le missioni civili risultano spesso fondamentali per prevenire l'escalation dei conflitti e promuovere la stabilità, come previsto anche dal Civilian Csdp compact dell'Unione europea, che mira a rafforzare la capacità dell'Unione europea di intervenire rapidamente ed efficacemente in contesti di crisi attraverso missioni civili, con piena operatività prevista entro il 2027 nel quadro della Politica di sicurezza e difesa comune;
a più riprese, il Parlamento europeo e il Consiglio «affari esteri» hanno ribadito la necessità di promuovere strumenti innovativi di diplomazia preventiva e gestione civile delle crisi, sottolineando il valore aggiunto di un corpo civile europeo di pace, pienamente operativo e coerente con gli obiettivi del Compact, sebbene non formalmente incluso nel patto;
il programma dei corpi civili di pace, un progetto interno al programma del Servizio civile universale istituito in via sperimentale con la legge n. 147 del 2013 e confermato per il triennio 2025-2027 dal decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, rappresenta un importante passo avanti nel sostegno a interventi civili nonviolenti in aree di conflitto, a rischio di conflitto o di emergenza ambientale;
tuttavia, di fronte alle atrocità della guerra in Ucraina, in Medio Oriente e in numerosi altri contesti, emerge l'idea di rafforzare i corpi civili di pace con urgenza, perseguendo l'obiettivo di lavorare su soluzioni alternative all'uso della forza, anche militare, per la risoluzione dei conflitti, insieme ai nostri partner europei e in collaborazione con altre organizzazioni della società civile –:
anche al fine di garantire maggiore efficacia, visibilità e coordinamento delle iniziative civili dell'Unione europea e di contribuire alla prevenzione e gestione alternativa dei conflitti internazionali, se il Governo intenda farsi promotore nelle sedi europee, per quanto di competenza, della piena realizzazione del Civilian Csdp compact sostenendo attivamente la costituzione, il funzionamento e l'utilizzo dei corpi civili di pace europei, promuovendo la partecipazione italiana in missioni civili nonviolente in contesti di crisi, conflitto o emergenza.
(5-04511)
FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il 1° ottobre 2025 la Marina militare israeliana ha intercettato e abbordato in acque internazionali le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. L'abbordaggio è avvenuto a circa 70 miglia nautiche da Gaza, con sedici navi israeliane che hanno circondato le imbarcazioni degli attivisti interrompendo le comunicazioni;
a bordo delle imbarcazioni della Flotilla si trovavano anche 46 italiani, tra cui anche due parlamentari della Repubblica italiana, il senatore Marco Croatti e il deputato Arturo Scotto e le parlamentari europee Annalisa Corrado e Benedetta Scuderi;
al rientro in Italia i racconti degli arrestati hanno fatto emergere particolari inquietanti che lasciano intendere palesemente come i nostri connazionali siano stati trattati alla stregua di pericolosi terroristi con violenze psicologiche indegne;
il 4 ottobre 2025 in un comunicato del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale si legge, in merito alle condizioni detentive dei cittadini italiani partecipanti alla Flotilla, che il team consolare le riteneva particolarmente disagevoli e che il Ministro interrogato aveva dato «istruzioni all'ambasciata di chiedere tramite il Ministero degli esteri israeliano una verifica e un miglioramento delle condizioni di detenzione»;
la linea dura del Governo israeliano nei confronti dell'iniziativa umanitaria internazionale della Global Sumud Flotilla è stata peraltro confermata nel video shock del Ministro della sicurezza nazionale israeliano e parlamentare di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, durante la visita nelle aree dove erano trattenuti gli attivisti arrestati definendoli «terroristi»;
quanto esposto è di una gravità assoluta in quanto gli attivisti della Flotilla hanno agito nel pieno rispetto del diritto internazionale e con un fine altamente umanitario, considerato il genocidio e la carestia in corso. Israele, invece, ha contravvenuto al rispetto di qualsiasi regola imposta dal medesimo diritto e, a parere dell'interrogante, ci si trova di fronte a uno Stato che agisce in modo totalmente arbitrario e disconoscendo il diritto internazionale. Tale situazione è inconcepibile a livello diplomatico e internazionale –:
se non ritenga urgente intraprendere iniziative politiche e diplomatiche nei confronti di Israele, al fine di tutelare pienamente la dignità dei cittadini italiani, attivisti della Global Sumud Flotilla, trattenuti e detenuti illegittimamente in condizioni particolarmente disagevoli, come rilevato dal personale consolare italiano, nonché il pieno e doveroso rispetto del diritto internazionale.
(5-04512)
Interrogazione a risposta scritta:
PELLICINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la stampa nazionale e internazionale ha dato molto risalto ai fatti accaduti nella notte tra venerdì 25 settembre e sabato 26 settembre 2025, in Albania, nel territorio del comune di Salari, nella regione di Tepelene, che hanno portato all'uccisione dell'imprenditore italiano Edoardo Sarchi a causa di uno o più colpi di arma da fuoco o di una bastonata alla testa;
risulterebbe che, in un primo momento, la polizia di Gjirokastër abbia fermato le persone di nazionalità albanese, soci in affari con Sarchi, le quali, al momento della sua morte, erano insieme a lui. Queste persone avrebbero fornito versioni contraddittorie e parzialmente diverse tra loro;
in base a successivi comunicati della polizia di Gjirokastër, le indagini avrebbero poi portato alla ricostruzione della dinamica dell'omicidio di Edoardo Sarchi, avvenuto dopo la mezzanotte del 26 settembre 2025. Risulterebbe, infatti, ricercato un uomo di 48 anni, sospettato di essere l'autore dell'omicidio. Questi, a seguito di un conflitto per futili motivi avvenuto in una zona montuosa lungo la strada Nivicë-Salari, avrebbe sparato con un'arma da fuoco contro Edoardo Sarchi, le persone che lo accompagnavano e contro le loro autovetture;
sarebbe poi stata effettuata una perquisizione presso l'abitazione della persona ricercata che avrebbe portato al sequestro di una consistente somma di denaro in contanti, di un fucile da caccia, di munizioni da fucile con pallini, munizioni per armi da fuoco;
l'uomo indagato dell'omicidio risulterebbe ancora ricercato;
il giorno dopo l'omicidio, domenica 28 settembre 2025, la salma di Edoardo Sarchi è stata immediatamente tumulata presso un cimitero di Tirana, città in cui egli viveva con la moglie e con i suoi due figli. Risulterebbe che la salma di Sarchi non sia stata sottoposta ad esame autoptico;
come continua a sostenere la stampa italiana e quella albanese, la vicenda appare assolutamente poco chiara;
la persona sospettata dell'omicidio è sparita; la salma di Edoardo Sarchi è stata immediatamente tumulata; non vi è alcuna certezza che sia stata prima sottoposta ad esame autoptico; non si conoscono, quindi, con certezza le cause della morte del giovane imprenditore, se per arma da fuoco o, come talune notizie di stampa affermano, con un colpo di bastone sulla parte posteriore della testa –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda sopra descritta e quali iniziative abbiano intrapreso o ritengano opportuno intraprendere, per quanto di competenza, per ottenere dalle competenti autorità albanesi notizie in merito all'uccisione dell'imprenditore Edoardo Sarchi.
(4-06090)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
FORATTINI, MARINO, ROMEO, ANDREA ROSSI e VACCARI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo le fonti di Unione italiana food su base Istat, ammontano a 2.420.345 le tonnellate di pasta italiana destinate all'estero per un valore di 4.020 milioni di euro di export nel 2024;
dal 1° gennaio 2026 la pasta italiana rischia di pagare negli Stati Uniti un super dazio del 107 per cento. Il dipartimento del commercio americano ha accusato le aziende italiane di dumping e ha imposto una tariffa aggiuntiva del 91,74 per cento. Che sommata al dazio al 15 per cento già in vigore farebbe salire l'imposizione complessiva al 107 per cento. Una mannaia sul prodotto simbolo del cibo italiano nel mondo che va ad aggiungersi ai dazi del 15 per cento decisi la scorsa estate su olio, vino e formaggi;
il super dazio al 107 per cento rischia di travolgere uno dei settori più distintivi del made in Italy nel mondo che fattura 8,7 miliardi di euro. Degli oltre 4 milioni di tonnellate di pasta che l'Italia produce ogni anno, il 60 per cento prende la via dell'estero e proprio gli Usa costituiscono il secondo mercato più importante, dietro la Germania;
l'impatto sui consumatori americani sarebbe immediato, il costo di un piatto di pasta raddoppierebbe, spingendo le famiglie verso prodotti «Italian sounding», ovvero imitazioni prive di qualità ma camuffate da italiane. Una deriva che, oltre a ingannare i consumatori, minerebbe il lavoro e gli investimenti di un'intera filiera;
la pasta italiana non è soltanto un bene economico, ma un elemento culturale e identitario, al centro della dieta mediterranea riconosciuta dall'Unesco come patrimonio immateriale dell'umanità. Difenderla significa proteggere la qualità, il lavoro e la reputazione di un settore che rende l'Italia unica nel mondo –:
in che misura i dazi annunciati dall'Amministrazione americana possano impattare negativamente sul comparto agroalimentare italiano e quali iniziative di competenza intendano assumere per evitare le ricadute negative sui pastifici italiani.
(5-04508)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazioni a risposta immediata:
ZANELLA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
con decreto-legge 1° aprile 2021, n. 45, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 maggio 2021, n. 75, e con successivo decreto-legge n. 103 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2021, veniva disposto, di fatto, il divieto di transito delle grandi navi da crociera nella laguna di Venezia, nonché di procedere all'espletamento di un concorso di idee per l'elaborazione di proposte ideative e di progetti di fattibilità tecnica ed economica relativi alla realizzazione e gestione di punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna;
la crocieristica lagunare ha raggiunto, con l'organizzazione degli approdi a Marghera, Fusina e Chioggia, una prima soluzione temporanea in attesa della soluzione permanente fuori dalla laguna;
il concorso di idee per la realizzazione degli approdi fuori dalle acque protette della laguna è giunto alla fase di selezione, in presenza di progetti e studi già sottoposti positivamente alla valutazione di impatto ambientale;
con decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, è stato anche nominato il dottor Fulvio Lino Di Biasio commissario straordinario per la realizzazione di approdi temporanei e di interventi complementari per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna e ulteriori interventi per la salvaguardia della laguna di Venezia;
con la decadenza dell'ex presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale, dottor Fulvio Livio Di Biasio, l'11 luglio 2025, sarebbe anche decaduta la funzione del commissario straordinario alle crociere e con lui dei due subcommissari;
sono all'esame della valutazione di impatto ambientale presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica faraonici progetti presentati dal commissario straordinario alle crociere, peraltro in prossimità della scadenza del suo mandato, riguardo la costruzione di nuovo terminal al Canale Nord, in area «Sin», con lo scavo del canale Malamocco Marghera e del Canale Vittorio Emanuele III, con l'evidente obiettivo di riportare il turismo crocieristico all'interno della laguna di Venezia;
il porto di Venezia è destinato ad essere sempre più soggetto agli effetti dei cambiamenti climatici e condizionato dalle chiusure del Mo.S.E. e potenziare le crociere dentro la laguna in forma permanente appare una scelta anacronistica e contraria agli obiettivi di riequilibrio ecologico dell'ecosistema lagunare –:
quali iniziative intende adottare, per quanto di competenza, per confermare l'assoluta necessità di realizzare approdi crocieristici permanenti fuori delle acque protette della laguna, anche in considerazione degli effetti del cambiamento climatico, a garanzia della salvaguardia degli habitat e delle specie animali e vegetali tutelati per legge.
(3-02226)
CASTIGLIONE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo n. 152 del 2006 definisce, all'articolo 154, criteri generali in ordine alla determinazione delle tariffe del servizio idrico integrato, che devono tener conto, in primo luogo, della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito;
in attuazione dell'articolo 69 della legge regionale siciliana n. 10 del 1999, con decreto presidenziale n. 114 del 16 maggio 2000, sono stati istituiti in Sicilia gli ambiti territoriali ottimali per la gestione del servizio idrico integrato, tra cui l'Ato Catania 2, oggi Ati Catania;
alcuni comuni etnei hanno recentemente segnalato all'Arera gravi criticità nell'ambito del procedimento di approvazione del piano d'ambito Ati idrico Catania e delle tariffe previste da Servizi idrici etnei (Sie) per il periodo 2024-2029;
tra le criticità segnalate si rilevano:
a) un incremento tariffario sproporzionato, raddoppiando e in alcuni casi quasi quadruplicando le tariffe, in contrasto con i principi di proporzionalità, gradualità, trasparenza e tutela dell'utenza sanciti dalla direttiva 2000/60/CE, dall'articolo 154 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dalle deliberazioni Arera vigenti (Mti-3 e Mti-4);
b) il caricamento in tariffa di costi non dettagliati e la mancata valorizzazione delle economie di scala derivanti dalla gestione unica;
c) l'inserimento in tariffa di costi di personale comunale non trasferito, che non competono al gestore e risultano estranei al servizio idrico;
d) il riconoscimento di conguagli regolatori pregressi non giustificati, che rischiano di determinare duplicazioni di oneri sugli utenti;
e) ulteriori criticità, tra cui: previsioni di investimenti abnormi e non sostenibili, previsioni di finanziamento non ragionevoli e non dettagliate, criteri inadeguati per la contabilizzazione delle morosità, incompletezza dei dati tecnici e di qualità del servizio, mancanza di cronoprogrammi vincolanti e di strategie per la riduzione delle perdite idriche, mancata partecipazione degli enti locali e degli utenti finali in fase di consultazione pubblica;
è stato altresì rilevato che il socio privato di Servizi idrici etnei, Hydro Catania s.p.a., non riscontra i requisiti tecnici ed economico-finanziari previsti dal disciplinare di gara applicabile, emergendo così a parere dell'interrogante anche gravi dubbi circa la legittimità dell'affidamento del servizio idrico a Servizi idrici etnei;
l'applicazione di tariffe sproporzionate e non trasparenti rischia di gravare ingiustamente sulle famiglie e sulle imprese della provincia di Catania, oltre a compromettere la sostenibilità economico-finanziaria del servizio idrico –:
se non ritenga opportuno avviare, per quanto di competenza, un monitoraggio sulle criticità riportate in premessa, con particolare attenzione all'applicazione del piano d'ambito Ati Catania e delle correlate tariffe del servizio idrico integrato per il periodo 2024-2029, anche al fine di promuovere iniziative, anche di carattere normativo, volte ad assicurare la coerenza con i principi di tutela della risorsa idrica e di sostenibilità sanciti dalla normativa vigente.
(3-02227)
SIMIANI, FOSSI, FURFARO, BONAFÈ, GIANASSI, BOLDRINI, SCOTTO, DI SANZO, CURTI, EVI, FERRARI, GHIO, FORNARO e CASU. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il reticolo minore delle campagne toscane, come quello di molte aree dell'Emilia-Romagna e delle Marche, è sempre più spesso soggetto a eventi meteorologici estremi che mettono a dura prova la sicurezza dei cittadini e la tenuta del territorio, rendendo indispensabili risorse e interventi tempestivi di prevenzione e messa in sicurezza del suolo;
il Documento programmatico di finanza pubblica 2025, nell'allegato Bes, segnala che, sulla base dei dati Istat e Ispra, il consumo di suolo netto in Italia è tornato a crescere nel 2024, con un aumento di +0,07 punti percentuali annui, raggiungendo il valore massimo dal 2016;
tale dato conferma come, nonostante la crescente consapevolezza ambientale e l'urgenza di contrastare la perdita di suolo agricolo e naturale, il Paese non sia ancora riuscito a invertire una tendenza preoccupante, che richiede una più efficace sinergia tra Governo, regioni ed enti locali;
in questo quadro, la regione Toscana rappresenta un modello virtuoso, poiché il consumo di suolo nel suo territorio rimane tra i più bassi d'Italia grazie a una pianificazione urbanistica avanzata, orientata alla tutela del paesaggio, alla riduzione del rischio idrogeologico e all'uso sostenibile del territorio;
negli ultimi dieci anni la Toscana ha dimostrato un'elevata capacità di spesa nel settore della difesa del suolo, utilizzando oltre 560 milioni di euro tra risorse statali, fondi regionali e in contabilità speciale per opere effettivamente realizzate o in corso di completamento;
sul punto, la regione ha più volte segnalato al Governo la necessità di semplificare le procedure amministrative per accelerare la realizzazione degli interventi, ma, nonostante tali richieste, il decreto-legge 17 ottobre 2024, n. 153, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 191 del 2024, ha introdotto ulteriori adempimenti – come il monitoraggio obbligatorio sulla piattaforma Rendis, aggiuntivo rispetto ai sistemi già esistenti (Bdap, Ainop e altri) – con il rischio di rallentare ulteriormente la spesa e l'attuazione delle opere;
nonostante tali difficoltà, la Toscana ha continuato a operare con tempestività e concretezza e ha già impegnato e sta spendendo quasi il 90 per cento delle risorse disponibili, dimostrando una notevole capacità di spesa e gestione efficiente, anche in presenza di procedure complesse, a conferma della serietà e dell'efficacia dell'azione regionale nella tutela del territorio –:
quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare per garantire adeguate risorse finanziarie, accompagnate da misure di semplificazione normativa e amministrativa, in grado di assicurare sia la programmazione efficace, sia la rapida realizzazione degli interventi strutturali di prevenzione e riduzione del rischio idrogeologico.
(3-02228)
Interrogazione a risposta scritta:
IACONO, BARBAGALLO, PROVENZANO, MARINO e PORTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
lo scorso 1° ottobre 2025 la provincia di Agrigento è stata colpita da un violento nubifragio che ha causato devastazioni e la scomparsa di una donna;
tali eventi dimostrano, ancora una volta, come la Sicilia sia un territorio fragile, altamente vulnerabile al dissesto idrogeologico, e come le politiche di prevenzione e messa in sicurezza del territorio risultino gravemente inadeguate;
è inaccettabile che, nonostante anni di annunci, il territorio agrigentino resti del tutto privo di opere strutturali capaci di mitigare i rischi derivanti dal dissesto idrogeologico, aggravati dal verificarsi di eventi estremi causati dai cambiamenti climatici;
si ricorda che, per quanto riguarda gli interventi di contrasto al dissesto idrogeologico, il Ministero interrogato concretizza le proprie funzioni attraverso atti di programmazione e finanziamento di interventi strutturali, proposti dalle regioni e dalle province autonome, selezionati secondo appositi criteri che tengono conto, tra l'altro, della pianificazione svolta dalle competenti Autorità di bacino distrettuali, in relazione al rischio da frana e al rischio da alluvioni;
come comunicato in sede di risposta a un atto di sindacato ispettivo (n. 5-03474) dello scorso 24 settembre 2025, nel corrente anno è stato approvato un elenco composto da n. 11 interventi proposti a finanziamento dalla Regione Siciliana, per un importo complessivo, a carico del bilancio del Ministero dell'ambiente, di euro 50.015.524,04;
l'attuazione di tali interventi è affidata ai presidenti delle regioni, in veste di commissari di governo per il contrasto al dissesto idrogeologico, cui sono attribuiti la titolarità di apposite contabilità speciali e poteri derogatori, finalizzati ad accelerare il processo realizzativo;
il commissario di governo contro il dissesto idrogeologico della Regione Siciliana ha ottenuto finanziamenti, per un totale di 16.871.031,22 di euro, dei quali è già stato trasferito il 40 per cento pari a 6.748.412,49 di euro. Attraverso il costante monitoraggio che il Dipartimento Casa Italia effettua sugli interventi finanziati, risulta che il commissario per il dissesto della Regione Siciliana ha speso, alla data del 26 giugno 2025, la somma di 1.900.215,12 euro, pari al 28,16 per cento delle risorse già trasferite e all'11,26 per cento dell'importo totale finanziato alla Regione Siciliana;
è evidente che la programmazione degli interventi, così come la capacità di spesa, non rispondono né all'urgenza, né alla gravità della situazione siciliana;
tutto ciò avviene mentre il Governo continua a porre al centro della propria agenda infrastrutturale il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, un'opera dal valore simbolico e propagandistico, ma che nulla ha a che fare con la protezione e la sicurezza dei cittadini siciliani che oggi vivono in condizioni di pericolo reale e quotidiano;
la Sicilia non necessita di mega-progetti divisivi e di dubbia utilità strategica, né di opere faraoniche dal costo miliardario che rischiano di drenare risorse pubbliche senza rispondere ai bisogni reali dei cittadini. Ciò di cui la Sicilia ha urgente e inderogabile necessità sono interventi concreti e puntuali di manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio –:
quali specifici interventi siano stati programmati e finanziati per la provincia di Agrigento, sempre più spesso colpita da alluvioni, da situazioni di dissesto idrogeologico grave e priva di opere strutturali di protezione e mitigazione del rischio;
quali interventi urgenti, per quanto di competenza, intenda assumere al fine di far sì che i territori interessati, già colpiti da eventi similari recentemente, vengano messi in sicurezza prima possibile.
(4-06089)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VI Commissione:
CONGEDO, FILINI, GIORDANO, MATERA, MATTEONI e TESTA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'Italia rappresenta com'è noto, un Paese con un elevato stock di risparmio, pari a circa 6 mila miliardi di euro, il cui ammontare se investito nel Sistema-Paese, rappresenterebbe un importante contributo al rilancio dell'economia nazionale e del sistema produttivo;
la maggior parte di questi risparmi tuttavia, quando confluisce nei fondi comuni e gestioni, è amministrata da società di gestione di risparmio e da società estere che finanziano, con una fetta molto significativa del risparmio generato nel nostro Paese, economie di altri Stati (si stima oltre 1.500 miliardi di euro di asset e 50 miliardi di euro di liquidità presso banche straniere);
quanto suesposto, avviene anche perché l'infrastruttura di supporto è rappresentata da operatori esteri, il che comporta che i titoli di Stato e la liquidità monetaria, anche quando gestiti in Italia, sono depositati presso gruppi bancari di riferimento, principalmente francesi e che tale liquidità sia a sua volta reinvestita negli asset di quei Paesi esteri;
attualmente solo il 5 per cento delle risorse amministrate dai fondi viene investita in titoli emessi da imprese nazionali, quota che risulta distante dalle percentuali raggiunte in Francia e in Germania, rispettivamente pari al 34 per cento e al 14 per cento;
ai sensi dell'articolo 47 del Tuf e dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 252 del 2005, gli Oicr e i fondi pensione sono tenuti a conferire l'incarico di depositario a un soggetto chiamato a custodire gli strumenti finanziari del fondo e verificare che le operazioni istruite dal gestore siano conformi alla legge;
dal 2005 il mercato dei depositari è stato caratterizzato da un progressivo rafforzamento degli operatori esteri e una crescente marginalizzazione degli istituti italiani; attualmente, ci sono solo sei istituti autorizzati a svolgere l'attività di banca depositaria in Italia, di cui quattro stranieri di grandi dimensioni e due domestici di dimensioni minori;
al fine di sostenere la competitività e la crescita nazionale, a giudizio degli interroganti, occorre promuovere strumenti e proposte in grado di mantenere la liquidità e il patrimonio dei fondi depositati in Italia e «canalizzare» stabilmente il risparmio domestico verso investimenti produttivi nel Paese, garantendo al contempo la tutela dei sottoscrittori e la valorizzazione del ruolo degli operatori nazionali del settore –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di sostenere il mercato dei depositari italiani e garantire una reimmissione nel Paese della liquidità depositata presso tali istituti, generando così un impatto positivo per la crescita del sistema produttivo italiano.
(5-04502)
SOTTANELLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
durante la riunione del Consiglio dei ministri del 4 agosto 2025 è stato approvato, con procedura d'urgenza, un disegno di legge che introduce disposizioni per il rilancio dell'economia nei territori delle regioni Marche e Umbria;
nello specifico, si prevede l'ampliamento a queste ultime della zona economica speciale (Zes) unica per il Mezzogiorno, la quale arriverà a contare, in caso di approvazione, la metà delle regioni del Paese;
il provvedimento dell'Agenzia delle entrate del 12 dicembre 2024 ha stabilito che le percentuali di credito d'imposta effettivamente fruibili dai beneficiari sono pari al 100 per cento degli importi richiesti, senza alcuna riduzione, sia per le richieste iniziali che per quelle integrative;
nello specifico, la relativa istruttoria ha rilevato per il 2024 un importo complessivo di credito richiesto di 2.336.465.840 euro per i crediti ordinari, a fronte di una disponibilità totale di 3.270 milioni di euro;
pur nella consapevolezza che non si possano ancora conoscere i dati relativi alle comunicazioni integrative, le quali andranno inviate dagli operatori economici dal 18 novembre al 2 dicembre 2025, sarebbe quantomeno utile avere un'indicazione sulle richieste pervenute entro lo scorso 30 maggio e la percentuale di copertura dei fondi disponibili sugli importi richiesti dalle aziende;
tutto ciò anche alla luce del fatto che il disegno di legge attualmente all'esame del Senato, pur prevedendo l'allargamento della Zes a due regioni dal peso economico certamente non indifferente come Marche e Umbria, include, nelle more dell'aggiornamento del Piano strategico della Zes unica, una clausola di invarianza finanziaria per l'adeguamento del Piano stesso e maggiori spese legate solamente all'adeguamento tecnologico dei portali e degli sportelli web –:
quali siano i dati aggiornati sulle richieste pervenute entro il 30 maggio 2025 e, in tale ottica, come il Governo intenda conciliare il futuro ampliamento della Zes unica con un mancato aumento delle risorse finanziarie destinate ai crediti d'imposta.
(5-04503)
DE PALMA, SQUERI e NEVI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
nel settore della distribuzione dei carburanti (oltre 1.000 depositi, migliaia di trasportatori, 22.000 punti vendita) la sicurezza, la legalità e la qualità dei prodotti devono restare priorità, in un quadro equo e non penalizzante per gli operatori;
negli ultimi tempi i controlli sulla qualità dei carburanti, in particolare della Guardia di Finanza, si sono intensificati. La criticità spesso riscontrata riguarda la non conformità del gasolio con riferimento al punto di infiammabilità (cosiddetto flash-point) definito come la temperatura più bassa alla quale si formano vapori in quantità tale che in presenza di ossigeno (aria) e di un innesco si dà luogo al fenomeno della combustione;
il flash-point deve essere conforme alla specifica tecnica EN590. Se questo valore non viene rispettato, anche di pochissimo, vengono attivati automaticamente, presumendo sussistenti comportamenti fraudolenti, procedimenti per evasione di accisa (ex articolo 40 TU Accise n. 504/95) o per frode in commercio (ex articolo 515 del codice penale), con segnalazione alle Procure, pure in presenza di documentazione completa e tracciabile;
le organizzazioni di rappresentanza dei gestori da tempo hanno scritto alle autorità competenti, rammentando che essi non dispongono dei mezzi per controllare la qualità del carburante. Tale parametro non è monitorabile a ogni passaggio e le modalità di trasporto e travaso, nonché l'uso promiscuo delle flotte di trasporto, peraltro consentito, possono comportare contaminazioni accidentali;
in sede giudiziale, la stragrande maggioranza delle imputazioni sopra indicate sono state archiviate o sono sfociate in assoluzioni per assenza del dolo, ossia della consapevolezza e volontarietà dell'illecito;
tuttavia anche l'assoluzione comporta un rilevante impatto per le imprese: danni economici, fiscali, reputazionali e operativi, difficoltà con affidamenti bancari o rapporti con la PA, spese legali, fermi attività;
in passato l'amministrazione doganale aveva disciplinato la rimessa a norma di miscele accidentali come prassi amministrativa ordinaria (si veda la circolare del Ministero delle finanze 160/D dell'11 agosto 2000), senza necessariamente dover applicare sanzioni amministrative o avviare procedimenti giudiziari –:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare iniziative, anche di competenza, anche di carattere normativo, volte a rivedere il procedimento di controllo del flash-point, tenendo conto delle criticità esposte in premessa, con particolare riferimento alla rimessa a norma nel caso di modesta alterazione e alla valutazione di altri parametri, quale presupposto di comportamenti fraudolenti.
(5-04504)
CENTEMERO, CANDIANI, CAVANDOLI, DE BERTOLDI e GUSMEROLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 18 del decreto-legge n. 95 del 2025 ha introdotto alcune disposizioni volte a valorizzare la soglia minima del paniere di investimenti istituzionali in start-up innovative, ai fini dell'esenzione dall'imposta sul reddito per le casse di previdenza private, ricomprendendo nel concetto di «investimenti qualificati» anche «gli impegni vincolanti a realizzare direttamente o indirettamente investimenti qualificati»;
per l'accesso al citato regime di non imponibilità, inoltre, tali investimenti, a far data dal 1° gennaio 2025, devono essere almeno pari al 3 per cento (5 per cento per l'anno 2026 e 10 per cento a partire dall'anno 2027) del paniere di investimenti qualificati risultanti dal rendiconto dell'esercizio precedente, mentre con specifico riferimento alle Pmi l'importo totale delle risorse è investito da casse di previdenza e fondi pensione, per il tramite dei Fvc, in ciascuna Pmi come definita dal regolamento Ue n. 651 del 2014, entro la durata del Fvc medesimo;
per alcune di queste disposizioni, in proficua continuità con precedenti occasioni di approfondimento in sede parlamentare promosse dal gruppo Lega mediante l'attività di sindacato ispettivo (vedi interrogazione n. 5-03795), sarebbe utile fornire ulteriori chiarimenti applicativi anche rispetto all'effettivo raggiungimento delle soglie di cui sopra ai fini dell'applicazione del regime di esenzione dall'imposta sul reddito per le casse di previdenza private;
in particolare, rispetto all'evento che fissa l'effettiva realizzazione degli investimenti qualificati andrebbe esplicitato se debba farsi riferimento alla data della delibera da parte dei consigli di amministrazione delle casse di previdenza e dei fondi pensione ovvero alla data di sottoscrizione del contratto di investimento, salvo, in tale ultimo caso, un potenziale allungamento delle tempistiche dovute ai procedimenti amministrativi di on boarding;
parimenti, tenuto conto del principio di autonomia patrimoniale previsto dall'articolo 36, comma 4, del Tuf per i fondi comuni di investimento, non è espressamente specificato se l'importo delle risorse investite da casse di previdenza e fondi pensione sia da intendersi con riferimento ai capitali raccolti dai Fvc nel corso della loro durata e destinati a Pmi che abbiano le caratteristiche richieste dal comma 213 legge n. 145 del 2018;
inoltre, date le ormai contenute tempistiche per adeguare nel 2025 la composizione dell'asset allocation da parte dei soggetti beneficiari, andrebbe chiarito se la suddetta esenzione possa riconoscersi anche nell'ipotesi di mancato raggiungimento della soglia di investimenti qualificati prevista per l'anno in corso, purché quelle per le due successive annualità vengano integralmente realizzate –:
se convenga sull'opportunità di adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, ai fini dei chiarimenti di cui in premessa.
(5-04505)
ALIFANO, RAFFA e GUBITOSA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
tra le priorità di politica economica per il triennio interessato dalla prossima manovra di bilancio il Ministro in indirizzo ha citato – nella premessa al Documento programmatico di finanza pubblica 2025 (Dpfp 2025) – una non meglio precisata ricomposizione del prelievo fiscale principalmente rivolta alla tutela del ceto medio che si sostanzia nella riduzione dell'aliquota impositiva dal 35 per cento al 33 per cento;
in occasione della presentazione del recente Rapporto itinerari previdenziali – Cida il viceministro Leo ha confermato che tale platea è rappresentata dai soggetti nella fascia dai 28 mila ai 50 mila euro;
tuttavia proprio il citato rapporto segnala come la sterilizzazione del taglio dell'Irpef escluderebbe dal beneficio 3.02 milioni di italiani: il 7,1 dei contribuenti, che con i loro 84,1 miliardi di Irpef coprono il 44,3 per cento del gettito;
siamo in questo caso di fronte ad un nuovo effetto fiscal drag a danno della fascia di contribuenti sulla quale gravano le spese per sanità, istruzione e pensioni;
certifichiamo in questo modo l'ennesimo fallimento della politica fiscale del Governo espressa con la legge delega n. 111 del 2023 –:
quali tempestive iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere per porre rimedio alla criticità illustrata in premessa e più in generale per agire su di una architettura dell'Irpef assolutamente sbilanciata.
(5-04506)
MEROLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il Consiglio di Stato con il parere n. 750/2025, ha espresso rilievi di particolare gravità sullo schema di decreto ministeriale recante i criteri per la determinazione dell'indennizzo dovuto al concessionario uscente nelle procedure di gara per l'affidamento delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali a finalità turistico-ricreative, previsto dall'articolo 4, comma 9, della legge n. 118 del 2022, come modificato dal decreto-legge n. 131 del 2024 convertito con modificazioni dalla legge n. 166 del 2024;
il parere rileva carenze procedurali e sostanziali che coinvolgono direttamente il Ministero dell'economia e delle finanze, chiamato a esprimere il concerto sul provvedimento;
in particolare, il Consiglio di Stato censura il cosiddetto «concerto abdicativo» del Ministero dell'economia e delle finanze, giudicando l'intervento ministeriale «secco e inarticolato» e limitato alla verifica dell'assenza di effetti finanziari negativi, senza un'adeguata valutazione delle ricadute economiche, concorrenziali ed erariali della misura;
il testo dell'articolo 4 della citata legge n. 118, al comma 2, lettera c) come approvato dal governo Draghi prevedeva, in sede di affidamento della concessione, adeguata considerazione degli investimenti, del valore aziendale dell'impresa e dei beni materiali e immateriali, della professionalità acquisita anche da parte di imprese titolari di strutture turistico-ricettive che gestiscono concessioni demaniali, nonché valorizzazione di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori, della protezione dell'ambiente e della salvaguardia del patrimonio culturale;
successivamente l'attuale Governo ha modificato il testo approvando il decreto-legge n. 131 del 2024 il quale nella relazione illustrativa (anziché nel testo di legge) precisa che il concessionario subentrante è tenuto a corrispondere all'entrata del bilancio dello Stato esplicitando che non va all'ente concedente (principalmente i comuni che esercitano la funzione amministrativa e predispongono i bandi di gara) l'eventuale maggiore importo offerto rispetto all'indennizzo al concessionario uscente;
non appare sufficientemente chiara la natura di questo riversamento erariale né le modalità di esecuzione;
tale impostazione rischia di determinare ulteriori incertezze operative, con un impatto negativo sulle entrate pubbliche e sulla credibilità del sistema concessorio italiano nei confronti dell'Unione europea –:
quali iniziative urgenti intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di chiarire la natura e le procedure per il riversamento del rilancio competitivo alle casse erariali e garantire la piena conformità della disciplina ai principi europei, la tutela dell'interesse erariale, la corretta valorizzazione economica del demanio pubblico, assicurando il giusto riconoscimento degli investimenti, del valore aziendale dell'impresa e della professionalità acquisita per garantire al settore la certezza delle regole e dei tempi per la necessaria programmazione degli investimenti.
(5-04507)
Interrogazioni a risposta scritta:
MICHELOTTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
ai sensi dell'articolo 99 del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, è previsto che coloro che abbiano contratto infermità in conflitto, debbano presentare apposita domanda per il riconoscimento del diritto a pensione di guerra;
l'articolo 98 del medesimo decreto, disciplina, peraltro, l'ipotesi della liquidazione d'ufficio del trattamento pensionistico nel caso in cui il militare, successivamente all'evento invalidante, abbia continuato a prestare servizio militare;
tali disposizioni costituiscono il fondamento normativo del diritto alla liquidazione d'ufficio del trattamento pensionistico da parte delle competenti amministrazioni pubbliche, in favore di specifiche categorie di cittadini che abbiano prestato servizio militare, in particolare in tempo di guerra, riportando infermità o invalidità gravi;
in caso di mancata corresponsione del trattamento in favore del diretto interessato, la normativa prevede che il diritto si trasmetta agli eredi legittimi, quale il coniuge o i figli, configurandosi in tal modo un diritto patrimoniale trasmissibile mortis causa. La protratta inerzia della pubblica amministrazione nella corresponsione di quanto dovuto comporta, altresì, la maturazione di interessi legali;
tali disposizioni risultano altresì avvalorate dalla sentenza della Corte dei conti regionale del Molise, sezione giurisdizionale, n. 238 dell'8 ottobre 2002, che ha affermato: «La pretesa giudiziale al riconoscimento del trattamento pensionistico diretto, fatta valere dall'erede del soggetto affetto da infermità che si assuma dipendente da causa bellica, non può trovare accoglimento laddove, non ricorrendo i presupposti per l'inizio d'Ufficio del relativo procedimento, il dante causa non abbia avanzato istanza amministrativa nei termini di legge.»;
in tale quadro normativo e giurisprudenziale, si rileva l'esistenza di situazioni concrete in cui tali princìpi non risultano applicati, con pregiudizio evidente per i soggetti interessati. Tra queste merita menzione il caso del signor U.B., riconosciuto dal comune di Ripatransone (Ascoli Piceno), caduto per la Patria, apponendo il suo nome nel monumento dei caduti il 20 novembre 2005 con relativa cerimonia. Inoltre in data 27 luglio 2006 il signor U.B. è stato riconosciuto deceduto per cause di servizio di guerra con decreto n. 19034 RI.GE. del Ministero dell'economia e delle finanze;
la signora A.B., erede legittima, ha regolarmente presentato istanza per ottenere il trattamento d'ufficio, spettante al proprio genitore sin dal 1917, data in cui U.B. contrasse infermità sul fronte di guerra, senza tuttavia ricevere alcuna corresponsione, nonostante la normativa vigente;
il precitato decreto ministeriale n. 19034, nonostante dichiari che il decesso sia avvenuto per cause di servizio di guerra del soggetto, come da parere della commissione medica superiore, non ha provveduto a riconoscerne il diritto al risarcimento decorrente dal 1917 quando lo stesso aveva già diritto a percepire la pensione d'ufficio per le infermità contratte sul luogo di combattimento –:
se il Ministro interrogato abbia contezza di quanto rappresentato in premessa e quali iniziative di competenza intenda intraprendere per quanto evidenziato in linea generale e per il caso specifico indicato.
(4-06069)
COPPO, MASCARETTI e COLOMBO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
lo sviluppo delle tecnologie digitali e la diffusione delle cripto-attività, definite dal regolamento (UE) 2023/1114 Micar – Markets in crypto-assets regulation, che stabilisce regole uniformi per le cripto-attività (come i token collegati ad attività, i token di moneta elettronica e altri token) all'interno dell'Unione europea, tra cui i bitcoin (Btc), hanno determinato in diversi Paesi la detenzione di asset da parte dello Stato per effetto di sequestri, confische, attività istituzionali o iniziative sperimentali;
al riguardo, gli interroganti evidenziano che attualmente, nei documenti della contabilità pubblica dello Stato, non risultano specifici capitoli di bilancio riconducibili alla detenzione di cripto-attività da parte di amministrazioni statali o delle agenzie pubbliche –:
se attualmente il Governo sia a conoscenza di beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata da parte dell'Amministrazione dello Stato a seguito di attività irregolari legate alle cripto-attività a qualsiasi titolo;
in caso affermativo, quale sia l'ammontare detenuto espresso in unità per ciascuna tipologia di cripto-attività (ad esempio Btc, Eth, stablecoin), distinto per ciascuna amministrazione pubblica e per titolo di detenzione;
se inoltre esistano apposite linee guida sulla conservazione e rendicontazione delle cripto-attività;
se, infine, il Governo non intenda promuovere una serie di iniziative di competenza, anche organizzative e normative, al fine di censire a livello centrale la quantificazione di cripto-attività detenute a qualsiasi titolo da parte della pubblica amministrazione, istituendo all'interno del bilancio dello Stato un apposito capitolo nella voce di entrata, per scopi di gestione e rendicontazione delle cripto-attività medesime, nelle diverse classificazioni di tipologie e categorie.
(4-06073)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
BENZONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
lo scorso 26 settembre 2025 l'interrogante, come da prerogative parlamentari, si recava in visita presso la casa circondariale di Santa Maria Maggiore a Venezia;
è stata possibile una ricognizione delle iniziative promosse dalla direzione, come l'implementazione del Cup dall'azienda Ulss che consente ai cittadini di accedere a servizi sanitari grazie al lavoro dei detenuti; l'avvio dei lavori per l'attivazione della nuova pasticceria interna; la creazione di uno spazio polivalente per iniziative culturali, in collaborazione con attori del territorio. È stato, quindi, rilevato come la direzione stia dando concreta attuazione al principio di progressività trattamentale attribuendo a ciascun detenuto un percorso di recupero adeguato;
tuttavia, permane una condizione di sovraffollamento strutturale: a fronte di una capienza regolamentare di 159 posti, i presenti risultano attualmente 260, ossia il 163 per cento, valore ancora critico pur essendo leggermente inferiore a picchi del 170-180 per cento registrati nel 2024-2025;
la struttura è stata recentemente interessata da una grave infestazione di cimici da letto, affrontata grazie a un efficace sistema di bonifica ma che ha reso necessario un blocco temporaneo degli ingressi da settembre 2025. Ciò ha determinato una diminuzione di circa venti detenuti, consentendo un graduale alleggerimento della pressione e condizioni di vita leggermente migliori. Chiaramente, in assenza del blocco, i numeri sarebbero stati più alti;
attraverso una verifica effettuata presso l'ufficio matricola dell'istituto, nell'ambito delle attività ispettive, è emerso che su 235 nuovi giunti arrestati in flagranza di reato e condotti su destinazione dei pubblici ministeri in istituto tra il 1° gennaio 2024 e il 31 agosto 2025, ventisei (11 per cento) sono stati di competenza del giudice monocratico e, tra questi, dieci sono entrati con decreto motivato;
numerosi arrestati, che avrebbero dovuto essere collocati presso le camere di sicurezza delle forze di polizia, vengono quindi trasferiti direttamente in istituto, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Tale prassi grava sul sovraffollamento e si traduce spesso in eventi critici: in particolare, l'ingresso notturno di nuovi giunti in sezioni già sature determina tensioni con i detenuti presenti, svegliati nel cuore della notte e costretti a condividere spazi già limitati;
si è inoltre rilevato l'alto numero di ricorsi ex articolo 35-ter della legge n. 354 del 1975 accolti dalla magistratura di sorveglianza, a testimonianza di come la capienza effettiva delle celle sia inferiore ai 3 metri quadrati pro capite previsti dalla Cedu. Ciò non corrisponde a quanto riportato dall'«Applicativo 15» del 4 Dap che considera in astratto la capacità di tre posti per cella, senza tener conto della reale fruibilità degli spazi;
entrando fisicamente nelle celle, si constata che le tre brande a castello non sono separabili: non esiste lo spazio fisico per collocare una seconda branda a pavimento, pertanto le brande unite al mobilio obbligatorio riducono lo spazio effettivo a circa 2,5 metri quadrati pro capite;
tale condizione di assoluta inumanità non può essere compensata né dall'impegno della direzione, né dalle iniziative trattamentali già avviate, né dall'attuato modello virtuoso di gestione –:
quali iniziative di competenza intenda assumere affinché sia garantita la piena ed esatta applicazione della normativa in materia di camere di sicurezza, sollecitandone l'effettivo impiego, al fine di evitare l'improprio riversamento di soggetti nell'istituto veneziano;
se non ritenga opportuno disporre una verifica immediata della reale capienza dell'istituto, effettuando una misurazione effettiva delle camere al fine di riportare la capienza a valori regolari e gestibili;
se non reputi necessario intervenire sul sistema di classificazione Dap delle celle, affinché esso rifletta fedelmente la superficie effettivamente disponibile e non quella meramente teorica;
quali misure urgenti si intendano adottare per sostenere la direzione dell'istituto nel percorso già avviato di implementazione di opportunità lavorative e culturali, che hanno mostrato di produrre effetti positivi sulla popolazione detenuta e sulla comunità locale.
(4-06076)
BENZONI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la Casa circondariale di Como, comunemente nota come «Carcere del Bassone», ubicata in via Bassone n. 11, versa in condizioni strutturali e organizzative fortemente critiche, con un sovraffollamento costante e una carenza significativa di personale;
alla data più recente, secondo i dati forniti dall'associazione e osservatorio Antigone, l'istituto penitenziario ospita 447 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 226 posti, con una popolazione carceraria pari, quindi, quasi al doppio della capienza ufficiale, in aperto contrasto con i princìpi stabiliti dalla giurisprudenza costituzionale e convenzionale in materia di trattamento carcerario;
anche il corpo di polizia penitenziaria risulta gravemente sottodimensionato, con 200 unità effettivamente in servizio su un organico previsto di 240 agenti, condizione che espone il personale a un forte sovraccarico di lavoro e a rischi significativi per l'incolumità fisica e psichica;
tale situazione è stata più volte denunciata anche da rappresentanze sindacali, in particolare dall'Unione sindacati di polizia penitenziaria (Ussp), che ha segnalato il progressivo deterioramento delle condizioni interne, parlando apertamente di rischio di «collasso del sistema»;
il contesto detentivo è segnato da gravi episodi di disagio psichico, con un numero preoccupante di tentativi di suicidio e tre decessi per suicidio registrati nel solo anno 2024, nonché da ricorrenti tensioni e scontri all'interno della struttura;
l'articolo 27, terzo comma, della Costituzione stabilisce che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», postulando un modello penitenziario finalizzato al reinserimento sociale e alla prevenzione della recidiva –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intendano realizzare per affrontare e risolvere le criticità strutturali, organizzative e sanitarie che affliggono la Casa circondariale di Como, con particolare riferimento al sovraffollamento, alla carenza di personale e al disagio psichico dei detenuti, anche al fine di garantire l'effettivo rispetto dei princìpi costituzionali del senso di umanità e della funzione rieducativa della pena.
(4-06082)
GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
al 30 settembre 2025, negli istituti penitenziari risultano ristrette oltre 63.000 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare effettiva di soli 46.700 posti. La capienza regolamentare viene calcolata in base al decreto ministeriale sanità 5 luglio 1975: 9 metri quadrati per il primo detenuto e 5 metri quadrati per ciascuno dei successivi;
il 28 giugno 2014 è stato introdotto nella legge 354 del 1975 sull'ordinamento penitenziario l'articolo 35-ter, in seguito alla condanna dell'Italia dalla Corte EDU (sentenza Torreggiani, 8 gennaio 2013). Il rimedio risarcitorio nei confronti dei detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti prevede una riduzione della pena: un giorno ogni dieci di pregiudizio subito. Chi ha già scontato la pena o ha sofferto il pregiudizio in custodia cautelare può richiedere un risarcimento civile di 8 euro al giorno;
tramite la nota del Capo del Dap del 23 marzo 2014 è stato introdotto l'Applicativo spazi/detenuti (A.s.d.), uno strumento informatico per monitorare in tempo reale sia il numero dei detenuti presenti in ciascun istituto sia la loro specifica collocazione e lo spazio disponibile per ogni persona; nella visita a Regina Coeli del 12 agosto 2025 con la presidente di Nessuno tocchi Caino, Rita Bernardini, l'interrogante ha potuto verificare che, nella VII sezione, una cella di 9 metri quadrati ospita stabilmente per 23 ore al giorno tre detenuti. Il criterio adottato dall'applicativo A.s.d. prevede dunque di allocare tre persone in una cella di 9 metri quadrati senza sottrarre l'area occupata dal letto a castello;
tale criterio contrasta con la giurisprudenza della Cassazione che nella sentenza a sezioni unite 6551/2021 ha stabilito che dai 3 metri quadrati vanno tolti sanitari e ingombri tendenzialmente fissi al suolo come i letti a castello; anche la recente sentenza 728/2025 della Sezione penale ha ribadito che lo spazio vitale minimo garantito non può includere l'area occupata dai letti, anche se amovibili e singoli;
dai dati più recenti diffusi dal Dap oltre 15.000 detenuti hanno tra i 3 e i 4 metri quadrati al lordo degli arredi fissi che sottraggono spazio vitale di movimento;
nel 2022 sono arrivate agli uffici di sorveglianza 7.643 istanze in base all'articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario. Ne sono state decise 7.859 e 4.514, il 57,4 per cento, sono state accolte. Gli accoglimenti erano stati 3.115 nel 2018, 4.347 nel 2019, 3.382 nel 2020 e 4.212 nel 2021 (XIX rapporto di Antigone);
il rapporto sottolinea la disomogeneità del tasso di accoglimento tra i diversi uffici: dall'83,6 per cento di accoglimenti a Trento e dall'82,3 per cento a Brescia al 27,2 per cento a Bologna o al 26,2 per cento a Roma; ciò determina una vistosa disparità di trattamento tra detenuti che vivono la stessa situazione di pregiudizio;
purtroppo dal 2023 ad oggi non abbiamo più ufficialmente dati aggiornati; disconosciuto è anche il dato negli anni degli accoglimenti nei tribunali civili del risarcimento di 8 euro al giorno –:
se corrisponda al vero che l'applicativo A.s.d. non considera lo spazio occupato dal letto e dagli altri arredi fissi e se intenda assumere iniziative per riformare il sistema introducendo il necessario correttivo;
quante siano state negli anni 2023 e 2024 le istanze presentate ex articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario e quante ne siano state accolte; se intenda dettagliare i dati per tribunale di sorveglianza e per istituto detentivo interessato;
se si intendano assumere iniziative di carattere normativo per eliminare la disparità di trattamento tra detenuti che, pur subendo condizioni contrarie all'articolo 3 Cedu, non possono accedere ai rimedi risarcitori perché allocati in aree a bassissimo tasso di accoglimento di tali istanze;
quante siano state anno per anno le istanze presentate e quante accolte ex articolo 35-ter nei tribunali civili dal 2018 al 2024.
(4-06085)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazione a risposta in Commissione:
PELUFFO e GUERRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), unitamente agli obiettivi posti dalla transizione energetica e dalla nuova regolazione europea e nazionale, richiede un rafforzamento strutturale delle reti di distribuzione elettrica al fine di ospitare la crescente penetrazione delle fonti rinnovabili e sostenere lo sviluppo dei nuovi carichi, quali la mobilità elettrica e i data center ad alta intensità energetica;
la Corte dei conti europea ha stimato che, per consentire la decarbonizzazione del sistema energetico, le reti elettriche europee dovranno essere potenziate fino a raddoppiare la loro capacità attuale, con un fabbisogno di investimenti significativamente superiore rispetto a quanto programmato dagli operatori nazionali nei piani industriali vigenti;
in Italia la gestione della rete di distribuzione è svolta in concessione dallo Stato, in larga parte da Enel Distribuzione (e-distribuzione), che rappresenta un'infrastruttura strategica e un monopolio naturale, a cui sono affidati compiti di interesse pubblico rilevante;
per affrontare in modo efficace le sfide poste dal PNRR e dalla transizione energetica, è necessario un modello industriale di più ampio respiro rispetto al passato, che preveda organici adeguati e competenze interne solide, anche in ragione dei processi di esternalizzazione realizzati negli ultimi anni, che hanno ridotto significativamente il patrimonio professionale interno dell'azienda;
secondo le organizzazioni sindacali negli ultimi dieci anni gli organici di Enel risulterebbero sostanzialmente stabili o in diminuzione, nonostante l'aumento delle esigenze operative e regolatorie; gravi carenze verrebbero riscontrate in particolare nella distribuzione, con il personale spesso chiamato a turni straordinari e reperibilità frequenti, con effetti negativi sulla qualità della vita e sul clima aziendale mentre le esternalizzazioni di attività «core» – come dimostrato anche dalla tragica vicenda della centrale di Suviana – hanno determinato la perdita di professionalità strategiche difficilmente recuperabili nel breve periodo;
inoltre, il nuovo modello organizzativo adottato dall'azienda, basato sulla ripartizione del personale su due turni giornalieri senza incremento degli organici complessivi, starebbe generando criticità operative: nella fascia mattutina, quella di maggiore intensità lavorativa, il numero ridotto di addetti non consente una gestione efficiente delle attività, mentre nel pomeriggio viene registrata una sovrapposizione non ottimale rispetto alle esigenze operative e alla presenza delle ditte esterne;
le organizzazioni sindacali segnalano infine che gli annunci di nuove assunzioni da parte dell'azienda sono stati finora limitati e spesso conseguenti a vertenze sindacali, senza che vi sia un piano industriale trasparente e coerente con la portata delle sfide future;
considerata la natura concessoria del servizio, gli alti ricavi storicamente garantiti dalla gestione della rete e l'esigenza di adeguare gli organici e le competenze per garantire la sicurezza, l'efficienza e la qualità del servizio, appare necessario un intervento di vigilanza e indirizzo da parte delle istituzioni competenti –:
se il Governo sia a conoscenza della situazione sopra descritta e quali iniziative di competenza intenda assumere per assicurare che Enel definisca un piano industriale coerente con gli obiettivi del PNRR della transizione energetica, anche attraverso l'adeguamento degli organici e la reinternalizzazione delle attività strategiche;
se, per quanto di competenza, intenda assumere iniziative che consentano di verificare l'evoluzione degli organici (operativi e impiegatizi) negli ultimi dieci anni e dei piani assunzionali previsti per i prossimi, in relazione ai fabbisogni derivanti dalla nuova concessione;
se, nell'ambito delle verifiche connesse al rinnovo della concessione per la distribuzione elettrica, siano previsti specifici obblighi in materia di organici, formazione interna e livelli minimi di competenze professionali da garantire su tutto il territorio nazionale;
quali misure il Governo intenda adottare per vigilare sulla corretta realizzazione degli investimenti di rete previsti dal PNRR e dalla regolazione europea, affinché tali investimenti siano accompagnati da una capacità industriale adeguata a sostenerli.
(5-04509)
Interrogazione a risposta scritta:
ROSATO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
la società Cargill Pectin Italy, con sede legale e operativa nell'area industriale di Giammoro, nel comune di Pace del Mela in provincia di Messina, facente parte del gruppo multinazionale statunitense Cargill, è attiva dal 2015 nella produzione di pectina, ingrediente di largo impiego nell'industria alimentare;
Cargill è una delle maggiori multinazionali private al mondo, presente in oltre 70 Paesi e in 125 mercati, con circa 700 addetti in Italia; nel 2024 ha registrato ricavi per circa 160 miliardi di dollari, solo lievemente inferiori ai 177 miliardi dell'anno precedente, e ha investito 150 milioni di dollari per un nuovo stabilimento di pectina in Brasile, ampliando la propria capacità produttiva globale;
appare pertanto evidente la contraddizione tra la solidità economica e la capacità d'investimento del gruppo e la scelta di sacrificare l'unico sito italiano di pectina, quello di Giammoro, collocato in un'area già fragile dal punto di vista occupazionale e sociale e segnata da processi di deindustrializzazione e da persistenti criticità ambientali;
nei giorni scorsi la società ha annunciato l'avvio delle procedure per la chiusura definitiva del sito, che impiega 49 lavoratori diretti, motivandola con l'aumento dei costi energetici e con difficoltà di mercato, tuttavia, nello stesso comparto, la produzione di pectina continua a crescere negli altri stabilimenti europei del gruppo (in particolare in Francia e Germania) e in Brasile, dove si registrano ulteriori ampliamenti produttivi;
le organizzazioni sindacali, le amministrazioni locali e le forze sociali hanno denunciato l'assenza di un piano industriale per Giammoro e chiesto la convocazione urgente di un tavolo istituzionale con il Governo, la Regione Siciliana e i vertici aziendali;
il sito di Giammoro ricade nell'area industriale di Milazzo – Pace del Mela, compresa nella Zes Unica per il Mezzogiorno, già Zes Sicilia orientale, che prevede strumenti specifici di incentivo fiscale e semplificazione amministrativa;
non risulta tuttavia chiaro se, e in quale misura, la società abbia beneficiato di finanziamenti, contributi o agevolazioni pubbliche, né se esistano clausole di mantenimento occupazionale che verrebbero disattese in caso di chiusura;
la chiusura dello stabilimento produrrebbe un impatto devastante per i lavoratori, per le loro famiglie, per l'indotto e per l'intero tessuto economico di una delle aree più deboli della Sicilia;
tale scelta rischia di configurare una forma di dumping territoriale, che trasferisce i costi di ristrutturazioni decisi a livello globale sulle aree più vulnerabili, penalizzando la Sicilia mentre altri stabilimenti del gruppo, in Europa e in America Latina, vengono potenziati –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dell'annunciata chiusura dello stabilimento Cargill Pectin Italy di Giammoro e dell'impatto socio-economico e industriale che ne deriverebbe;
se non ritengano di dover convocare con urgenza un tavolo istituzionale di crisi con la partecipazione della Regione Siciliana, delle organizzazioni sindacali e dei vertici aziendali, al fine di garantire la continuità produttiva e occupazionale;
se l'azienda abbia beneficiato di contributi, finanziamenti o agevolazioni pubbliche, e quali vincoli in materia di investimenti e livelli occupazionali siano eventualmente previsti;
se, in caso di aiuti percepiti e di impegni disattesi, non ritengano di dover assumere iniziative di competenza per attivare le procedure di revoca e recupero delle agevolazioni;
tenendo conto degli strumenti specifici previsti per la Zes Unica del Mezzogiorno, quali iniziative di competenza intendano assumere al fine di favorire una riconversione produttiva o l'attrazione di nuovi investitori e garantire la salvaguardia occupazionale;
quali iniziative intendano assumere per impedire l'ennesima desertificazione industriale della Sicilia, assicurando che le scelte strategiche delle multinazionali non compromettano il diritto allo sviluppo e la dignità del lavoro nei territori più svantaggiati.
(4-06083)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
IX Commissione:
IARIA, SANTILLO, FEDE e TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la linea AV/AC Napoli-Bari rappresenta un corridoio ferroviario atteso da tutto il Sud Italia da circa 25 anni;
il costo presunto al 31 maggio 2025 è di 6.088,660 milioni di euro, come si evince dall'aggiornamento del 2024 del Contratto di Programma 2022-2026 Parte Investimenti;
tale opera strategica presenta tempi ancora lunghi, Rfi ha di fatto eliminato la previsione di completamento. La scorsa settimana, in un sopralluogo con alcuni parlamentari della IX Commissione trasporti, è emerso che l'apertura della nuova linea è ora genericamente prevista dopo il 2028;
l'Associazione pendolari Sannio ha rappresentato alcuni rilievi sulla mobilità ferroviaria nel territorio, alla luce della prossima entrata in esercizio della linea ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari e delle preoccupazioni legate alla possibile esclusione della fermata AV a Caserta;
in particolare, l'attuale tracciato consente oggi il transito dei treni Freccia che collegano la Capitale con la Puglia anche su Caserta; ma, vista ancora la presenza di numerosi passaggi a livello sulla linea che da Capua va verso Cancello, che allungherebbe i tempi di percorrenza, questa scelta potrebbe risultare poco conveniente, dal punto di vista commerciale, per le aziende di trasporto (Trenitalia ed Italo) e, quindi, indirizzare a scelte diverse, che escluderebbero la stazione di Caserta;
questa opzione risulta irricevibile dal territorio casertano, che vedrebbe così ridotto il proprio diritto a una mobilità sostenibile e performante come quella dell'AV; pertanto, qualsiasi ipotesi di soppressione della fermata AV di Caserta trova un fronte comune tra i rappresentanti del territorio e le principali associazioni dei pendolari;
quali strategie abbia posto in essere il Ministro interrogato al fine di assicurare il passaggio dell'Alta Velocità presso la stazione di Caserta.
(5-04495)
BOSCAINI e CAROPPO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'Aeroporto Catullo di Verona Villafranca, diversamente da altri della stessa area, è sprovvisto di un collegamento ferroviario veloce con Verona e con la rete ferroviaria nazionale, diventando raggiungibile solo su gomma;
lo scalo ha registrato nel 2024 un volume di 3,7 milioni di passeggeri, più 7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente;
è in corso di attuazione il «Progetto Romeo del Catullo», diretto ad un un ampliamento della struttura con due milioni di utenti in più. Il suo bacino di utenza è composto per il 54 per cento da residenti nell'area veronese e il resto da turisti;
il Catullo si trova in una posizione strategica, vicino a Verona, città patrimonio dell'Unesco, visitata annualmente da milioni di persone, anche grazie all'Arena e alla Fiera e che nel 2026 ospiterà la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina e di apertura delle Paralimpiadi, nonché al lago di Garda, con circa 24mila presenze turistiche annuali;
regione e Rfi hanno creato un gruppo di lavoro per la realizzazione del progetto riguardante il collegamento con la stazione di Verona attraverso una bretella che si stacca dalla linea Verona-Mantova e che necessita di una nuova infrastruttura di circa 13 chilometri a doppio binario che intercetti la direttrice ferroviaria Milano-Venezia nel tratto tra Sommacampagna e Castelnuovo del Garda. Dall'altra parte, mediante una nuova linea a semplice binario di identica lunghezza, collegata alla linea ferroviaria Brescia-Verona, si raggiungerebbe la sponda del lago sino a Bardolino;
lo studio di fattibilità del 21 luglio 2025 prevede un costo dell'opera di circa 1,385 miliardi di euro, con lavori decennali e notevoli benefìci legati alla riduzione dei tempi di percorrenza, l'alleggerimento della rete stradale e autostradale, la riduzione dell'inquinamento da traffico veicolare e l'ampliamento del bacino di utenza aeroportuale fino a Mantova, con un beneficio economico complessivo di 1,5 miliardi di euro;
è stato accolto l'ordine del giorno n. 9/2112-bis-A/140, presentato dalla interrogante, volto ad individuare le risorse per la progettazione ed avvio dell'opera, inserendola nel contratto di programma con Rfi –:
se non ritenga opportuno individuare le misure necessarie per la realizzazione del succitato progetto anche adottando le procedure di cui all'articolo 13 del decreto-legge n. 104 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 136 del 2023, con il quale la realizzazione dei progetti di interesse strategico nazionale, che richiedono procedimenti amministrativi coordinati con gli enti locali, le regioni e altri soggetti pubblici, è sottoposta a commissariamento.
(5-04496)
BARBAGALLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la ferrovia circumetnea garantisce il servizio di trasporto pubblico locale sul territorio della provincia di Catania di tipo ferroviario extraurbano e di tipo metropolitano nella città di Catania;
la ferrovia circumetnea ha aggiudicato al raggruppamento guidato, con oltre l'86 per cento delle quote, dal consorzio Medil il maxi-appalto integrato da 385 milioni di euro per realizzare il prolungamento della metropolitana di Catania dalla stazione centrale FS all'aeroporto (tratta Stesicoro-Aeroporto-lotto di completamento);
la firma del contratto è avvenuta nel 2021, con l'obiettivo di portare la metropolitana fino all'aeroporto di Fontanarossa entro il 2025;
il tratto da progettare e realizzare è lungo quasi sette chilometri (esattamente 6.754 metri) a partire dalla stazione di Stesicoro, per svilupparsi lungo le otto stazioni S. Domenico, Vittorio Emanuele, Palestro, San Leone, Verrazzano, Librino, S. M. Goretti e Aeroporto;
l'incarico include la realizzazione della linea e di tutte le stazioni, inclusi gli impianti tecnologici connessi, oltre una galleria di circa 4.5 chilometri e di altre opere collegate e funzionali;
ad oggi i lavori non sono ancora partiti e la commissione tecnica che deve valutare le riserve dell'impresa non ha dato il via libera;
a parere dell'interrogante la «situazione di stallo» che si è venuta a creare, deve essere sbloccata al più presto, senza contare che alla firma del contratto il consorzio aveva previsto il completamento dei lavori entro il 2025, termine che ormai è un miraggio –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative di competenza intenda intraprendere affinché siano iniziati i lavori nel più breve tempo possibile.
(5-04497)
PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'Agcm, con comunicato del 21 marzo 2025, ha reso noto di avere avviato un'istruttoria nei confronti di Rfi e del gruppo FS per verificare l'eventuale sussistenza di un abuso di posizione dominante ai sensi dell'articolo 102 Tfue, con riferimento all'accesso alle infrastrutture ferroviarie e ai servizi di manutenzione essenziali per l'operatività degli operatori concorrenti;
secondo quanto riportato dall'Autorità, vi sarebbero condotte potenzialmente escludenti in grado di limitare l'accesso effettivo al mercato da parte di imprese ferroviarie diverse da quelle appartenenti al gruppo FS, con possibili effetti restrittivi sulla concorrenza e conseguenti ripercussioni negative per i consumatori in termini di scelta, qualità e prezzi dei servizi;
il 24 settembre 2025 sono stati pubblicati sul sito dell'Autorità dei primi impegni che RFI ha presentato (ai sensi dell'articolo 14-ter della legge n. 287 del 1990), pur ribadendo la liceità della propria condotta, per superare le «asserite criticità» integranti la presunta condotta abusiva. Tuttavia, al momento restano concrete le incertezze sulla possibilità di accesso all'infrastruttura ferroviaria da parte di un operatore nuovo entrante come la società Sncf Voyages Italia (Svi), impresa ferroviaria italiana del gruppo francese Sncf;
Svi, in un contributo scritto presentato al Senato, ha denunciato difficoltà nell'ottenere capacità infrastrutturale adeguata e nell'accedere ai centri di manutenzione presenti sul territorio nazionale, nonostante accordi-quadro sottoscritti con Rfi e ripetute richieste formali;
Svi ha altresì presentato reclami all'Art e all'Agcm, nonché un ricorso al Tribunale amministrativo di Torino, e di avere segnalato le condizioni di accesso al mercato italiano come fortemente discriminatorie e ostacolanti lo sviluppo di nuovi servizi ferroviari ad Alta Velocità, con possibili ricadute negative sugli investimenti programmati, stimati in circa 800 milioni di euro, e sulla creazione di nuova occupazione diretta e indiretta;
l'apertura del mercato ferroviario italiano, in linea con i principi e le direttive europee sulla liberalizzazione dei trasporti, rappresenta un obiettivo strategico per aumentare la competitività del settore, favorire una mobilità più sostenibile e offrire agli utenti più opzioni di viaggio;
tali questioni attengono direttamente alla competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sia per il ruolo di vigilanza sul settore ferroviario sia per la rilevanza che le politiche infrastrutturali e di regolazione hanno nella promozione di un contesto competitivo, equo e trasparente –:
alla luce di quanto premesso e dell'istruttoria avviata da Agcm, quale sia la posizione del Ministero in merito alle problematiche sollevate, con particolare riguardo all'accesso alle infrastrutture e ai servizi essenziali da parte degli operatori concorrenti nel mercato ferroviario italiano.
(5-04498)
MACCANTI, DARA, FURGIUELE, MARCHETTI e PANIZZUT. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il trasporto pubblico non di linea, in quanto complementare e integrativo rispetto al trasporto pubblico di linea, è un servizio fondamentale per garantire il diritto alla mobilità di tutti i cittadini;
all'esito di un lungo confronto con le categorie interessate avviato su impulso del Ministro interrogato dopo anni di inerzia dei Governi precedenti, i decreti attuativi di cui all'articolo 10-bis del decreto-legge n. 135 del 2018, convertito con modificazioni dalla legge n. 12 del 2019, finalizzati a riordinare la disciplina del settore e a contrastare fenomeni di abusivismo e concorrenza sleale, sono stati finalmente emanati;
in particolare, il comma 3 del suddetto articolo 10-bis prevedeva l'istituzione, presso il Centro elaborazione dati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di un registro informatico pubblico nazionale delle imprese titolari di licenza per il servizio taxi e di quelle titolari di autorizzazione per il servizio di Ncc, demandando al decreto ministeriale l'individuazione delle tecniche di attuazione e delle modalità di iscrizione al registro da parte delle imprese;
con l'articolo 25 della legge 16 dicembre 2024 n. 193, inoltre, sono state introdotte modifiche all'articolo 10-bis volte a sanzionare la mancata iscrizione al registro informatico nonché la mancata presentazione dell'istanza di aggiornamento dei dati ivi inseriti, e a conferire ai comuni la competenza di verificare le eventuali incongruenze dei dati ivi contenuti, effettuare la ricognizione dei dati quantitativi relativi al numero delle licenze e delle autorizzazioni per ciascun comune e di adottare i provvedimenti di competenza per i quali si renda necessario l'accesso ai dati contenuti nel registro;
tuttavia, a quanto risulta all'interrogante, al momento non è ancora stata resa operativa la piattaforma di consultazione del suddetto registro –:
se intenda fornire informazioni in ordine all'attivazione della piattaforma di consultazione di cui in premessa, volta a rendere pienamente operativo il registro informatico delle imprese esercenti l'attività di trasporto pubblico non di linea, al fine di tutelare pienamente gli operatori del settore dalla concorrenza sleale e dall'abusivismo.
(5-04499)
Interrogazioni a risposta scritta:
BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nel comune di Como è situata la stazione ferroviaria «Como Lago», ubicata in posizione strategica nel centro cittadino, in prossimità dell'imbarcadero del servizio di navigazione lacuale, che rappresenta un nodo fondamentale per la mobilità urbana e turistica;
la suddetta stazione è servita da una linea ferroviaria ad alta frequentazione che collega Como al centro di Milano (stazione di Milano Cadorna), con una cadenza di circa un treno ogni trenta minuti, svolgendo una funzione essenziale nel garantire il pendolarismo quotidiano e la connessione turistica tra le due città;
tuttavia, il tratto terminale della linea ferroviaria in questione attraversa il centro urbano di Como, determinando la chiusura frequente di numerosi passaggi a livello che rimangono abbassati mediamente per oltre dieci minuti a ogni transito del convoglio ferroviario;
tale circostanza costituisce un fattore critico per la viabilità cittadina, già fortemente congestionata in ragione dell'intenso afflusso turistico e del traffico locale, generando significativi colli di bottiglia, con ripercussioni anche sulla circolazione proveniente dai comuni limitrofi situati lungo la strada provinciale 583 –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda realizzare per individuare soluzioni strutturali condivise per la gestione dei flussi di traffico urbano e intercomunale, anche valutando di promuovere l'apertura di un tavolo tecnico con la regione Lombardia, il comune di Como, la provincia di Como, i comuni interessati dall'area della strada provinciale 583, ed RFI al fine di avviare specifici progetti volti all'eliminazione dei passaggi a livello presenti nel centro cittadino attraverso opere di interramento, sopraelevazione o altri interventi infrastrutturali che consentano di garantire la continuità della viabilità stradale.
(4-06072)
MORFINO, ILARIA FONTANA, L'ABBATE, SERGIO COSTA, CANTONE, CARMINA, SCERRA, AIELLO, D'ORSO e IARIA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con la delibera Cipess n. 41 del 6 agosto 2025 è stato approvato il progetto definitivo relativo alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina;
la Corte dei conti, nell'esercizio del controllo preventivo sugli atti, ha formulato rilievi di particolare gravità riguardanti diversi profili, dai quali si evince:
la carenza di una puntuale valutazione degli esiti istruttori e di un'adeguata motivazione a sostegno delle determinazioni assunte dal Cipess «anche in relazione a snodi cruciali dell'iter procedimentale», peraltro in difetto di rilevanti pareri (il parere del Nars, dell'Autorità di regolazione dei trasporti, del Consiglio superiore dei lavori pubblici);
l'assenza di un quadro economico-finanziario solido e credibile, con conseguenti dubbi sulla sostenibilità dell'opera;
la mancanza di trasparenza nella quantificazione degli oneri e dei rischi a carico della finanza pubblica;
l'insufficiente chiarezza circa le proiezioni sui flussi di traffico e gli impatti sociali e ambientali;
ulteriori criticità emergono con riferimento alla direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici, che impone la ripetizione della gara qualora il costo dell'opera superi del 50 per cento l'importo del contratto originario, considerato che il terzo atto aggiuntivo alla convenzione di concessione, stipulato il 5 agosto 2025 tra la concessionaria e il contraente generale, prevede un valore aggiornato del corrispettivo pari a 10,5 miliardi di euro, per un costo totale dell'opera che l'ultimo allegato infrastrutture al documento di economia e finanza quantifica in 13,5 miliardi di euro;
anche sotto il profilo ambientale, puntuali rilievi sono stati espressi dalla Corte dei conti con riferimento alla procedura di Valutazione di incidenza (VIncA) relativa ai siti della Rete Natura 2000, con particolare riferimento all'efficacia della delibera del Consiglio dei ministri approvativa della relazione Iropi (Imperative Reasons of Overriding Public Interest), fondata su motivazioni che appaiono controverse e non adeguatamente supportate con riferimento ai presupposti richiesti dall'articolo 6, paragrafi 3 e 4, della direttiva 92/43/CEE e con le linee guida VIncA;
la stessa Commissione europea con nota del 15 settembre 2025, conseguente all'informativa trasmessa dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica alla Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea ai sensi dell'articolo 6.4 della direttiva 92/43/CEE, ha richiesto al Governo puntuali chiarimenti in merito agli effetti sugli habitat protetti, alla dimostrazione del prevalente interesse pubblico, alle misure di compensazione, ritenute indispensabili per provare la compatibilità del progetto con la normativa Ue;
i rilievi della Corte dei conti e della Commissione europea evidenziano, a parere degli interroganti, un quadro di definizione progettuale complessivamente carente e approssimativo che richiederebbe un arresto procedimentale e un ripensamento complessivo del progetto del Ponte alla luce delle possibili alternative progettuali, concretamente perseguibili all'esito di valutazioni rigorose e trasparenti, a cominciare dallo sviluppo del sistema di attraversamento dinamico dello stretto di Messina, mediante la riallocazione delle ingenti risorse stanziate per il progetto del Ponte verso un programma di interventi economicamente e ambientalmente sostenibile, idoneo a colmare il divario infrastrutturale sempre più marcato tra il Nord e il Sud del Paese –:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno chiarire come si intenda procedere, alla luce delle osservazioni formulate dalla Corte dei conti e dalla Commissione europea, per garantire il pieno rispetto della normativa europea richiamata in premessa e se non ritenga necessario assumere iniziative di competenza al fine di sospendere o ritirare la delibera Cipess n. 41 del 2025 in attesa delle necessarie verifiche;
se il Governo ritenga effettivamente sostenibile, sotto il profilo economico-finanziario, sociale e ambientale, la realizzazione dell'opera in oggetto tenuto conto del complessivo quadro prescrittivo e dell'aggiornamento delle stime di traffico.
(4-06075)
RUFFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
i cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, che hanno iniziato a interessare la città di Susa e il suo territorio, avranno un impatto molto rilevante sulle vite dei cittadini residenti e di tutti coloro che vi transitano;
per la realizzazione del cantiere, infatti, dovranno essere modificati i tracciati delle due strade statali, della ferrovia esistente – il cui servizio verrà sospeso per circa un anno e mezzo – e dell'autostrada. Dovrà poi essere costruito un nuovo ponte sul fiume Dora Riparia e realizzato il deposito temporaneo di smarino, con un forte impatto territoriale causato dal transito di mezzi pesanti e conseguenti disagi per la popolazione per oltre un decennio;
le posizioni contrarie all'opera appartenenti alla precedente amministrazione della città di Susa hanno determinato la non partecipazione ai tavoli dell'osservatorio Torino-Lione per molti anni, con conseguente esclusione dall'assegnazione dei fondi relativi alla delibera Cipe n. 67 del 2017, che ha previsto il finanziamento di 24 progetti per i comuni interessati dai cantieri della tratta internazionale. Dopo anni di assenza dall'Osservatorio, l'Amministrazione è rientrata nei tavoli previsti per la discussione delle fasi dell'avanzamento dell'opera, partecipando agli incontri, seguendo lo sviluppo dei progetti, proponendo soluzioni migliorative e interagendo attivamente con tutti i soggetti tecnici e politici per gestire, con spirito istituzionale e responsabilità, le fasi di avanzamento dei cantieri;
Susa, in quanto Comune direttamente coinvolto e gravemente interessato dai cantieri, sollecita da tempo l'urgente assegnazione della terza tranche dei fondi di compensazione (priorità 3), già stabiliti nell'ambito del Protocollo d'intesa firmato il 4 marzo 2024 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e regione;
le prime due tranche avevano già comportato interventi strategici nei comuni interessati (priorità 1 e 2), finalizzati al sostegno del territorio ma Susa era stata esclusa dai finanziamenti programmati per la priorità 2. Le opere di accompagnamento previste nella terza tranche, e inserite nel protocollo d'intesa, prevedono per la città di Susa il finanziamento di 11 progetti per un totale di 10.838.000 di euro;
tali risorse permetterebbero di realizzare opere essenziali per la tutela ambientale e lo sviluppo del territorio –:
se non ritenga di assumere iniziative di competenza al fine di assegnare con la massima celerità i fondi della terza tranche di compensazione alla città di Susa e a ciascun comune inserito nel Protocollo d'intesa del 4 marzo 2024 comunicando, dunque, un cronoprogramma chiaro e condiviso per l'erogazione delle risorse e l'avvio tempestivo delle opere, in un'ottica di trasparenza, efficienza e condivisione.
(4-06086)
INTERNO
Interrogazioni a risposta immediata:
BIGNAMI, FILINI, KELANY, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, URZÌ, DE CORATO, MAIORANO, MICHELOTTI, MURA e SBARDELLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
alla vigilia delle manifestazioni pro-Palestina del 3 e 4 ottobre 2025 l'organizzazione marxista-leninista «partito dei Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo)» ha diffuso un volantino in cui si incitava a «sostituire» il Governo Meloni «con un governo di emergenza popolare», affermando che «le mobilitazioni del 3 e 4 ottobre e delle prossime settimane devono perseguire questo obiettivo»;
nello stesso volantino si incita con toni violenti ed eversivi al «blocco» della nazione e al «rendere ingovernabile il Paese»;
nei mesi scorsi il Nuovo Partito comunista, formazione vicina ai Carc, ha stilato e diffuso una lista di proscrizione di esponenti della comunità ebraica, politici, giornalisti, intellettuali, imprenditori e aziende definiti «agenti sionisti in Italia», invitando alla «lotta» contro di essi;
le manifestazioni pro-Palestina andate in scena a Roma il 4 ottobre 2025 e nei giorni precedenti sono degenerate in scontri con le forze dell'ordine, danneggiamenti e blocchi alle infrastrutture dei trasporti, per un totale, secondo quanto si apprende dai media, di almeno 126 agenti feriti e 30 milioni di euro di danni soltanto nella capitale;
durante le stesse manifestazioni sono stati veicolati messaggi violenti e slogan contro Israele, tra cui uno striscione inneggiante al massacro di oltre mille civili israeliani compiuto dall'organizzazione terrorista Hamas il 7 ottobre 2023, definito «giornata della resistenza palestinese»;
nel giorno delle manifestazioni pro-Palestina a Roma si sono verificati, altresì, episodi antisemiti, come la copertura di alcune pietre di inciampo e la comparsa della scritta «Ebrei di m.... bruciate tutti» sulla serranda di un panificio kosher –:
se esista una regia eversiva della sinistra extraparlamentare dietro le manifestazioni e i blocchi avvenuti nelle scorse settimane a sostegno della causa palestinese, nonché il rischio di una saldatura tra queste realtà, i gruppi di matrice islamista ed elementi radicalizzati che possa concorrere ad alimentare una strategia della tensione in ottica anti-occidentale e antisemita.
(3-02224)
IEZZI, MOLINARI, BORDONALI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
i recenti scioperi e manifestazioni pro Pal organizzati nelle principali città italiane hanno generato una vera e propria guerriglia urbana, con danni diretti e indiretti tra le centinaia e le migliaia di euro e oltre 150 agenti delle forze dell'ordine feriti;
in particolare, a Pisa un corteo di attivisti ha interrotto la circolazione dei treni nella stazione causando disagi e rallentamenti, nonché ha bloccato le strade principali e forzato l'ingresso dell'aeroporto, invadendo la pista e causando momenti di forte tensione in cui diversi agenti sono rimasti feriti;
è quanto avvenuto anche in altre città italiane come Milano, dove la stazione centrale è diventata il centro di violenti scontri che hanno paralizzato uno dei nodi nevralgici del trasporto italiano e in cui la facciata della sede istituzionale del Consiglio regionale della Lombardia è stata imbrattata con alcune scritte che riportavano la dicitura «Free Gaza», e Roma, dove una guerriglia urbana ha portato a barricate, cassonetti e auto in fiamme, oggetti e petardi all'indirizzo delle forze dell'ordine;
i diritti allo sciopero, a manifestare liberamente il proprio pensiero e a riunirsi pacificamente, anche attraverso iniziative quali cortei e manifestazioni, hanno un rilievo fondamentale per la nostra democrazia e sono sanciti a livello costituzionale;
tuttavia, i suddetti episodi, oltre a rappresentare una lesione grave per cittadini e imprese, costretti a subire ritardi e interruzioni nelle loro attività, nonché ingenti danni materiali per i commercianti, configurano rischi per l'ordine pubblico e la sicurezza, limiti che lo stesso articolo 17 della Costituzione pone nell'esercizio del diritto di manifestare;
a tal proposito, si ricorda che a partire da giugno 2025, nell'ambito delle nuove disposizioni introdotte dal «decreto sicurezza» di cui al decreto-legge n. 48 del 2025, è entrato in vigore il reato di blocco stradale e ferroviario, il quale rende punibile l'impedimento fisico alla libera circolazione con la reclusione fino a un mese o una multa fino a 300 euro per i blocchi effettuati da una singola persona o con la reclusione da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite –:
quali ulteriori iniziative il Governo intenda porre in essere per garantire il rispetto della legalità e della sicurezza in occasione di tali manifestazioni, ivi incluse le attività delle forze dell'ordine funzionali all'applicazione delle disposizioni in materia di reato di blocco stradale e ferroviario di cui al decreto-legge n. 48 del 2025, nonché valutando iniziative, anche di carattere normativo, in ordine all'ipotesi di un deposito cauzionale per gli organizzatori.
(3-02225)
Interrogazione a risposta orale:
SARRACINO e AMENDOLA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la decisione comunicata da Poste Italiane di spegnere 44 sportelli Postamat in Basilicata e 145 in Puglia per timore di assalti da parte delle bande criminali rappresenta una sconfitta per lo Stato;
gli sportelli chiuderanno dalle ore 19 alle ore 8.30 del mattino successivo;
in pratica con questa decisione lo Stato scompare nelle ore notturne da questi territori;
si tratta di sportelli prevalentemente collocati in comuni medio piccoli che già pagano una serie di disservizi;
da anni si sta assistendo a una rarefazione degli sportelli bancari e dei servizi finanziari in questi territori dove le Poste rimangono l'unico presidio in termini di servizi;
oltre ai disservizi di recapito della corrispondenza ormai ridotta a tre volte la settimana sulla carta e alla carenza di personale agli sportelli si aggiunge quest'altra decisione;
l'azionista principale di Poste Italiane rimane lo Stato attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze –:
quali opportune e tempestive iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché Poste Italiane riveda la propria decisione attivandosi per una migliore e più efficace azione di presidio del territorio e contrasto del fenomeno criminale degli assalti ai postamat con l'obiettivo di assicurare alle comunità locali il mantenimento di un servizio importante.
(3-02233)
Interrogazioni a risposta scritta:
BENZONI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:
la direttiva del Ministero degli interni del 5 agosto 2006 (N. PROT.11050/M(8)), in materia di diritti dello straniero nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno, specifica che il mancato rispetto del termine di venti giorni per la conclusione del procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno non incide sulla piena legittimità del soggiorno stesso e sul godimento dei diritti ad esso connessi, qualora siano osservati determinati adempimenti burocratici da parte del richiedente. Viene stabilito, pertanto, che gli effetti dei diritti esercitati, nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno, cessano solo in caso di mancato rinnovo, revoca o annullamento del permesso in questione;
l'interrogante ha modo di apprendere che, sul territorio nazionale, vi sono peculiari situazioni in cui minori stranieri con disabilità, a causa della scadenza del permesso di soggiorno di un genitore il quale però ha presentato richiesta di rinnovo nei termini previsti, hanno subito la sospensione e la decadenza del certificato riconosciuto ai sensi della legge n. 104 del 1992. Tale certificato, per le persone con disabilità, è necessario – a titolo esemplificativo – per il riconoscimento delle prestazioni e misure di sostegno e assistenza;
i ritardi nelle pratiche amministrative legate al rinnovo del permesso di soggiorno genera, in tali situazioni, disagi di grave portata – e di lunga durata – per il minore coinvolto e la sua famiglia, poiché vengono impediti l'accesso a prestazioni fondamentali per la salute, l'integrazione sociale nonché una continuità della fruizione di diritti e benefici –:
se, per quanto di competenza, non intendano adottare iniziative normative e amministrative di competenza al fine di istituire una corsia preferenziale per il rinnovo dei permessi di soggiorno di persone straniere genitori di minori con disabilità;
se, per quanto di competenza, non intendano, predisporre meccanismi accelerati per il rinnovo del certificato previsto ai sensi della legge n. 104 del 1992, affinché i minori stranieri con disabilità non vedano compromessi i diritti quali la tutela della salute e le altre agevolazioni a loro destinate.
(4-06077)
GHIRRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa locale si è venuti a conoscenza di quello che, a opinione dell'interrogante, è un episodio di grave violenza che ha rischiato di rovinare l'altrimenti del tutto pacifico clima della partecipata manifestazione svoltasi nella mattinata del 3 ottobre 2025 a Sassari, indetta a sostegno della Global sumud flotilla e contro il genocidio del popolo palestinese;
secondo quanto si evince da un video diffuso dai maggiori quotidiani sardi online e divenuto presto virale sui social, un componente delle forze di polizia, in abiti borghesi, durante la manifestazione, si è scagliato contro un gruppo di attivisti che reggevano uno striscione e, senza alcun motivo apparente, ha colpito con forza uno di loro fino a scaraventarlo violentemente sull'asfalto;
da notizie diffuse on line sembrerebbe che l'uomo sia un dirigente della Digos cittadina;
se confermato che l'aggressione sia avvenuta per mano di un funzionario pubblico con responsabilità dirigenziali, l'episodio desterebbe reale preoccupazione, innanzi tutto perché avvenuto in un contesto di apparente tranquillità in quanto la manifestazione si era svolta fino a quel momento senza alcun disordine e quindi appare del tutto arbitrario, ma anche perché il gesto avrebbe potuto essere interpretato dalle persone che manifestavano come una vera e propria provocazione, e innescare una reazione, con tutte le eventuali conseguenze del caso;
a distanza di qualche giorno dall'accaduto ancora non si hanno notizie di procedimenti diretti a identificare l'aggressore né a chiarire l'accaduto;
dopo oltre 20 anni dalla violenza del G8 di Genova, l'Italia non si è ancora dotata di una normativa che imponga i codici identificativi per le forze dell'ordine, che avrebbe l'effetto di scoraggiare soprusi e identificare i colpevoli in caso di violazione delle norme, ma anche di isolare gli agenti violenti, tutelando l'operato della gran parte delle forze dell'ordine che agisce nella legalità;
nel 2012 l'Unione europea ha approvato una risoluzione che esortava gli Stati membri a «garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo», come un collar number («numeri sul collo») o shoulder number («numeri sulla spalla»): codici identificativi usati per riconoscere i singoli ufficiali di polizia, altrimenti impossibili da identificare in situazioni caotiche come gli scontri;
inoltre nel 2016 è intervenuto anche il Consiglio sui diritti umani dell'Onu, che ha raccomandato che i funzionari delle forze di polizia siano «chiaramente e individualmente identificabili» –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda descritta in premessa, se conosca le generalità e la funzione svolta dal componente delle forze dell'ordine che si è reso protagonista della condotta violenta e se siano stati adottati nei suoi confronti provvedimenti disciplinari;
se non ritenga ormai indifferibile assumere iniziative normative volte ad introdurre una disposizione che imponga l'adozione di codici identificativi e bodycam o comunque di strumenti atti all'identificazione degli agenti al fine di favorire la verifica delle responsabilità individuali.
(4-06078)
GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da fonti di stampa si è appreso che i servizi segreti israeliani potrebbero partecipare alla gestione della sicurezza per la partita di qualificazione ai mondiali di calcio Italia-Israele prevista per il prossimo 14 ottobre 2025 a Udine. A deciderlo sarebbe stato lo stesso Governo italiano che, tramite il Ministro Piantedosi, avrebbe autorizzato il Mossad a «scortare» la nazionale israeliana. La notizia è stata pubblicata inizialmente dalla Gazzetta dello Sport e poi rilanciata da vari organi di stampa;
il Ministro dell'interno avrebbe autorizzato una squadra dei servizi segreti israeliani a operare in città e dintorni, coordinandosi con gli effettivi delle forze dell'ordine locale. Ma le misure non si fermerebbero qui: la squadra sarà infatti prelevata dall'aeroporto di Ronchi dei Legionari e trasferita in una struttura top secret, dove resterà sorvegliata 24 ore al giorno fino alla ripartenza;
era già accaduto a Parma il 21 settembre 2025, in occasione del dibattito con l'ex premier israeliano Ehud Olmert organizzato nell'ambito della rassegna Open. Il giorno successivo si è appreso dai giornali che nella città erano presenti agenti del Mossad a supporto delle forze dell'ordine italiane per garantire la «sicurezza»;
a giudizio dell'interrogante il Governo Meloni sembra aver appaltato la gestione dell'ordine pubblico a un servizio segreto estero, un apparato peraltro di un governo sotto accusa internazionale per crimini contro l'umanità e che è protagonista del genocidio del popolo palestinese;
nella giornata di ieri il dipartimento di sicurezza del Ministero ha negato «la presenza di servizi di intelligence stranieri a Udine, in occasione della partita di calcio Italia-Israele.», ma, essendo già successo meno di un mese fa a Parma, si teme non sia vero e si pretende una risposta ufficiale dal Ministro interrogato –:
se confermi la presenza del Mossad a Udine il 14 ottobre 2025 in occasione della partita Italia-Israele e se ritenga normale che agenti di un servizio segreto straniero agiscano sul territorio italiano in raccordo con polizia e carabinieri per questioni di ordine pubblico;
sulla base di quali protocolli, accordi e regole di ingaggio gli agenti del Mossad agirebbero in territorio italiano.
(4-06087)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazioni a risposta scritta:
MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
in una villa storica di Genova, sede di un polo Res (Risorse educative speciali), si è recentemente verificato un grave incidente;
nei poli Res il rapporto tra insegnante di sostegno e alunno è di norma pari a 1:1 e che la presenza di operatori socio-educativi (Ose, Osa, infermieri, Oepac) deve essere commisurata ai rispettivi Pei (Piani educativi individualizzati);
come emerso anche dall'ultimo incontro nazionale dell'Anci, i sindaci italiani incontrano crescenti difficoltà economiche nel garantire la piena copertura dei fabbisogni relativi all'assistenza educativa e al sostegno per studenti con disabilità;
attraverso le risorse del PNRR il Ministero ha previsto investimenti significativi per l'ammodernamento e la messa in sicurezza delle scuole –:
quali iniziative di competenza, oltre al sopralluogo disposto dall'ufficio scolastico regionale, il Ministero intenda adottare a seguito dell'incidente avvenuto a Genova;
quali misure siano state poste in essere, a livello nazionale, per assicurare, che nei poli Res venga garantito un adeguato rapporto tra personale specializzato e studenti, in coerenza con i Pei;
quali azioni specifiche siano state realizzate, nell'ambito dei fondi PNRR, per l'ammodernamento e la messa in sicurezza degli edifici scolastici, con particolare attenzione a quelli destinati ad accogliere studenti con disabilità cognitive, al fine di garantire standard elevati di tutela e sicurezza.
(4-06079)
TRAVERSI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
in una villa storica di Genova, sede di un polo Res (Risorse educative speciali), si è recentemente verificato un grave incidente;
nei Poli Res il rapporto tra insegnante di sostegno e alunno è di norma pari a 1:1 e la presenza di operatori socio-educativi (Ose, Osa, infermieri, Oepac) deve essere commisurata ai rispettivi Pei (Piani educativi individualizzati);
come emerso anche dall'ultimo incontro nazionale dell'Anci, i sindaci italiani incontrano crescenti difficoltà economiche nel garantire la piena copertura dei fabbisogni relativi all'assistenza educativa e al sostegno per studenti con disabilità;
attraverso le risorse del PNRR il Ministero dell'istruzione e del merito ha previsto investimenti significativi per l'ammodernamento e la messa in sicurezza delle scuole –:
quali iniziative, oltre al sopralluogo disposto dall'ufficio scolastico regionale, il Ministero dell'istruzione e del merito abbia adottato a seguito dell'incidente avvenuto a Genova;
quali iniziative di competenza siano state poste in essere per assicurare che nei Poli Res venga garantito un adeguato rapporto tra personale specializzato e studenti, in coerenza con i Pei;
quali azioni specifiche siano state realizzate, nell'ambito dei fondi PNRR, per l'ammodernamento e la messa in sicurezza degli edifici scolastici, con particolare attenzione a quelli destinati ad accogliere studenti con disabilità cognitive, al fine di garantire standard elevati di tutela e sicurezza.
(4-06081)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XI Commissione:
SCOTTO, SARRACINO, FOSSI, GRIBAUDO e LAUS. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
ben lungi dalla promessa elettorale di cancellare la «legge Fornero», da quando è in carica il Governo delle destre il nostro sistema previdenziale si è andato sempre più irrigidendo, rendendo sempre più difficile l'accesso al trattamento pensionistico;
ogni forma di flessibilità è stata ristretta e penalizzata: «opzione donna» è diventata praticamente azzerata, introducendo requisiti che la rendono accessibile, a solo poche centinaia di lavoratrici; lo stesso si può dire per le cosiddette «quote» 100, 102 e 103; altrettanto è avvenuto per quei lavoratori che hanno iniziato la loro esperienza lavorativa interamente con il sistema contributivo;
una costante azione di limitazione delle forme di flessibilità che si è riverberata sui dati complessivi dell'occupazione, nei quali emerge in maniera sempre più consistente la percentuale di lavoratori nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni;
in tale prospettiva, si segnala la contraddittorietà sinora registratasi dei messaggi governativi sul tema dell'eventuale sterilizzazione dell'incremento di tre mesi del requisito anagrafico per l'accesso alla pensione di vecchiaia, lasciando in una grave incertezza centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori;
dopo la denuncia da parte sindacale del rischio di tale incremento anagrafico, si era solennemente dichiarato che il Governo avrebbe congelato l'aumento di tre mesi dell'età pensionabile nel 2027. Anche questa promessa sembra essere ora smentita sempre da fonti governative, adducendo ragioni di sostenibilità finanziaria e ridimensionandone la portata ai soli lavoratori che avranno già compiuto 64 anni nel 2027;
ancora una volta per gli interroganti il Governo intende far cassa sui lavoratori e sui pensionati –:
quale sia la reale volontà dell'Esecutivo in materia di incremento dei requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia, uscendo dalle ambiguità sinora manifestatesi e chiarendo alle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che sono prossimi all'età pensionabile quale sarà la loro prospettiva di vita.
(5-04500)
AIELLO, BARZOTTI, CAROTENUTO e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la vicenda della cessazione di Alitalia e della contestuale nascita di ITA Airways ha rappresentato una delle più complesse vertenze occupazionali degli ultimi anni in Italia, con conseguenze drammatiche per gli ex dipendenti non riassorbiti e collocati in Cigs in attesa di una soluzione stabile, pur in presenza di competenze e professionalità altamente qualificate;
nei primi giorni del 2025, a seguito della mobilitazione delle organizzazioni sindacali e delle parti sociali, è stato firmato un accordo che ha prorogato la Cigs fino al 31 ottobre 2025 per circa 2.118 lavoratori e che ha revocato la procedura di licenziamento collettivo in corso;
la situazione si è però ulteriormente aggravata dopo il fallimentare incontro di fine settembre 2025 presso il Ministero del lavoro sulla proroga della Cigs e sulla procedura di licenziamento collettivo per i dipendenti ex Alitalia, che lascia prefigurare – alla scadenza del 31 ottobre 2025 e in assenza di ulteriori provvedimenti – l'avvio di licenziamenti collettivi, in assenza di strumenti certi di continuità per circa 2 mila lavoratori coinvolti, che perderebbero così ogni forma di tutela, con gravi conseguenze occupazionali e sociali;
all'esito del mancato accordo, conseguente alla chiusura, da parte delle istituzioni governative, di concedere una proroga della cassa integrazione, le società Alitalia Sai in a.s. e Alitalia Cityliner in a.s. avvieranno la procedura di licenziamento a partire dal 10 ottobre 2025;
come evidenziato dalle parti sociali, le risorse per prorogare la cassa integrazione potrebbero essere rinvenute anche nel Fondo straordinario del trasporto aereo, ampliando l'estensione di durata, e per garantire la pensione a coloro che hanno maturato i requisiti e percorsi di reimpiego per gli altri lavoratori –:
quali iniziative concrete il Ministro interrogato intenda intraprendere – anche attraverso la promozione di un tavolo di crisi permanente che coinvolga Governo, regione, parti sociali e azienda capace di affrontare la scadenza degli ammortizzatori sociali e di programmare soluzioni di reinserimento occupazionale – per garantire, tramite le protezioni sociali, la salvaguardia dei livelli occupazionali, in favore di un bacino di quasi 2 mila ex dipendenti Alitalia attualmente senza tutela, al fine di scongiurare un dramma sociale di vaste proporzioni e definire un piano di ricollocazione prioritario per tali lavoratori con elevate competenze e know how professionale.
(5-04501)
Interrogazioni a risposta scritta:
BENZONI e D'ALESSIO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
nel corso dell'attuale legislatura, il Ministro interrogato è stato destinatario di numerose interrogazioni parlamentari – in entrambi i rami del Parlamento e provenienti da opposti e differenti gruppi – sul tema del mancato aggiornamento del valore dell'indennità di buonuscita maturate sino al 28 febbraio 1998 dai lavoratori postali;
l'unica ad aver ricevuto risposta è stata presentata dai presenti interroganti nel novembre 2023 nell'ambito di un question time in Commissione lavoro (n. 5-01679). In sede di risposta, il Sottosegretario Durigon concludeva dicendo che: «la vicenda esposta (...) è meritoria di attenzione da parte del Governo» seppur riconoscendo quanto, l'ipotesi di aggiornamento del valore dell'indennità di buonuscita, comporterebbe, unitamente alla modifica dell'attuale disciplina in materia di buonuscita, l'allocazione di ingenti risorse finanziarie, la cui possibilità di reperimento è da valutarsi alla luce dell'attuale quadro congiunturale e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica;
come fatto notare in sede di replica, appare paradossale che sia stata, di fatto, congelata l'indennità di buonuscita di circa duecento mila dipendenti postali considerato che la prestazione viene calcolata sulla base dei valori retributivi utili in vigore al 28 febbraio 1998, a differenza di quanto avviene per gli altri lavoratori pubblici e privati;
tale discriminazione si protrae da anni e, come gli interroganti hanno avuto modo di apprendere, il Sottosegretario Durigon e altri organi ministeriali, nel corso dell'ultimo anno, avrebbero ricevuto direttamente numerose segnalazioni e sollecitazioni da parte dei cittadini coinvolti volte a chieder seguito di quanto pronunciato dal Sottosegretario in merito all'attenzione che il Governo riserva alla problematica. Tuttavia, non hanno ricevuto alcuna risposta concreta o proposta di soluzione. Ogni tentativo di interlocuzione, anche per il tramite di parlamentari appartenenti a diversi schieramenti e di rappresentanze sindacali, non ha sortito alcun esito;
in aggiunta si segnala che il sito web della gestione commissariale del Fondo buonuscita, istituito specificamente per i lavoratori di Poste italiane, nel novembre 2024 è stato oggetto di un attacco informatico che ha compromesso l'accesso all'area riservata, tuttora non ripristinata. Tale circostanza, che tuttora persiste, ha determinato notevoli disagi per gli iscritti e incertezza in ordine alla gestione dei dati personali;
la condizione di grave incertezza e disparità di trattamento rispetto ad altre categorie di lavoratori che continua a persistere necessita di essere risolta. Si osserva, inoltre, che l'onerosità dell'intervento è dipesa anche dal protrarsi, negli anni, del blocco della rivalutazione della buonuscita pertanto, continuare a rimandare una concreta iniziativa risolutiva, renderà sempre più ingenti le somme necessarie alla rivalutazione della buonuscita di tutti coloro che ne hanno diritto, anche considerando la maturazione degli interessi su tali importi –:
se – qualora non fosse possibile promuovere iniziative normative al fine di riconoscere la rivalutazione del trattamento di quiescenza sia dei lavoratori cessati che di quelli ancora in servizio di Poste italiane – non si intenda fornire una risposta risolutiva ai cittadini e alle cittadine coinvolti;
quali iniziative di competenza si intendano adottare per garantire la piena funzionalità e sicurezza del sito della Gestione commissariale del Fondo buonuscita;
se si ritenga opportuno convocare in tempi brevi un tavolo di confronto con le rappresentanze dei lavoratori interessati, al fine di individuare soluzioni concrete e condivise a una problematica che si protrae da anni.
(4-06071)
GRIMALDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il gruppo Esso, che oramai conta solamente 105 dipendenti in tutta Italia, ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 41 lavoratori tra lo stabilimento di Vado Ligure e la sede di Milano, di cui 33 a Vado Ligure e 8 a Milano. Delle 33 persone formalmente licenziate a Vado Ligure, 4 sono dirigenti e 29 sono quadri e impiegati;
le motivazioni dichiarate per questi licenziamenti sono un mercato internazionale molto competitivo, un modello organizzativo che prevede migrazioni di attività (Praga, Budapest, Bangkok, Bangalore) ed esternalizzazione di attività;
è l'ennesimo caso di una multinazionale, che da anni cede rami di azienda e che, per inseguire il massimo profitto, ora delocalizza e sposta i siti produttivi dove il costo del lavoro è più basso, generando desertificazione industriale sul territorio e drammi sociali, con intere famiglie lasciate a casa senza ammortizzatori sociali;
lo stabilimento vadese non è un presidio isolato ma rappresenta un nodo essenziale di un sistema produttivo integrato; è quindi imprescindibile una conferma degli investimenti da parte di Esso, nonché un'attenzione al ruolo che il sito riveste nel comparto portuale e manifatturiero locale;
la decisione ha suscitato una reazione anche da parte del comune, che ha espresso preoccupazione per l'impatto sociale e produttivo, sollecitando un ripensamento sui piani aziendali e un confronto con le istituzioni;
la riduzione del personale impatta gravemente non solo sulle famiglie dei lavoratori ma anche sulla rete economica e sociale del territorio; si rende necessario e immediato un intervento politico coordinato per affrontare le crisi industriali, che spesso derivano da trasformazioni tecnologiche con conseguenze occupazionali rilevanti, allo scopo di salvaguardare le produzioni strategiche e il capitale umano che rappresentano risorse fondamentali;
la vertenza Esso, tenuto conto delle difficoltà nel settore manifatturiero vadese, richiede soluzioni tempestive e articolate, in grado di preservare, i livelli occupazionali, la coesione sociale ed economica di un'area caratterizzata da un tessuto produttivo diversificato ma fragile –:
se non intendano assumere immediate iniziative di competenza, allo scopo di evitare licenziamenti e gravi effetti economici e sociali nell'area di Vado Ligure, convocando presso i Ministeri l'azienda, i rappresentanti dei lavoratori, le istituzioni locali, per avviare un confronto costruttivo finalizzato a individuare soluzioni sostenibili che evitino i licenziamenti e per sostenere una valorizzazione delle attività industriali e portuali quali elementi chiave per il futuro del territorio.
(4-06074)
GHIRRA, PICCOLOTTI e MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il segmento dei call center, che occupa nel nostro Paese decine di migliaia di lavoratori, affronta da anni una crisi che, con particolare riguardo al settore cosiddetto out-sourcing, ha assunto contorni drammatici a causa della frammentarietà della normativa di settore nonché a una insufficiente regolamentazione che preveda per tutti i committenti il rispetto del Codice degli appalti, la previsione di tariffe minime dignitose, strumenti efficaci contro le delocalizzazioni selvagge;
il tribunale del lavoro di Trani, con sentenza del 15 settembre 2025 (N.R.G. 3112/2025), ha condannato l'azienda di call center Network Contact, per condotta anti-sindacale ai sensi dell'articolo 28 dello statuto dei lavoratori, che ha scelto di imporre unilateralmente il passaggio dal Ccnl Tlc al Ccnl Bpo;
come già evidenziato con diversi atti di sindacato ispettivo presentati dall'interrogante, il cui iter è ancora in corso, il nuovo contratto collettivo Bpo, sottoscritto il 4 dicembre del 2024 da organizzazioni padronali e sindacali comparativamente meno rappresentative, è considerato gravemente peggiorativo, rispetto al Ccnl Tlc precedentemente sottoscritto da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom, con riferimento ai diritti dei lavoratori. Sono previsti, infatti: una riduzione dei permessi retribuiti, che regrediscono da 104 ore annuali a sole 48; il progressivo azzeramento dell'indennità di malattia; il taglio da 180 a 120 giorni del periodo massimo di assenza per malattia oltre il quale scatta il licenziamento; l'eliminazione degli scatti di anzianità automatici, legati ora a test individuali; l'eliminazione della clausola sociale nel cambio di appalto; l'istituzionalizzazione della presenza dei datori di lavoro nelle assemblee sindacali nonché un aumento iniziale di soli 7 euro, mentre la trattativa sul contratto telecomunicazioni propone aumenti tra i 160 e i 260 euro mensili;
diverse organizzazioni sindacali hanno denunciato la mossa come un tentativo di dumping contrattuale, volto a ridurre i costi a discapito dei diritti dei lavoratori, compromettendo la stabilità dell'occupazione di un comparto, quello dei contact center, con un'alta presenza femminile, principalmente nelle regioni del centro Sud e nelle aree «depresse», e nel quale il sistema degli appalti al massimo ribasso è quello usualmente utilizzato;
appare significativo che i sindacati sottoscrittori del nuovo Ccnl abbiano una rappresentatività limitata, con riferimento ai consolidati indici di misurazione e a quello della copertura contrattuale, aggiunto dal recente orientamento della giurisprudenza di merito, come confermato dalla nota diffusa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali a seguito dell'incontro tenutosi il 24 aprile 2025 presso il Ministero delle imprese e del made in Italy con le organizzazioni sindacali e i vertici di Asstel, associazione datoriale che rappresenta le aziende del comparto Tlc, incentrato sulla crisi del comparto;
il Ccnl Tlc è riconosciuto come un contratto moderno, in grado di garantire il giusto equilibrio tra le esigenze di un settore sempre più digitale e i diritti dei lavoratori, favorendo, altresì, salari equi e tutele per i dipendenti;
molti fra i gestori delle commesse più rilevanti per numero di personale occupato sono aziende a partecipazione pubblica;
è necessario intervenire per regolamentare il settore attraverso misure volte a rafforzare le garanzie e le tutele per i lavoratori, potenziare le clausole sociali e introdurre norme più rigorose sulla delocalizzazione, nonché sull'applicazione di contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, anche alla luce del dibattito parlamentare in corso –:
se il Ministro interrogato non intenda adottare iniziative di competenza affinché il Ccnl Tlc resti il riferimento del settore assicurando le garanzie e le tutele per lavoratrici e lavoratori acquisite;
se non intenda, alla luce della proliferazione dei contratti «pirata», adottare iniziative di competenza, anche di natura normativa, volte a disciplinare il grado di rappresentatività delle organizzazioni sindacali.
(4-06084)
SALUTE
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
come riportato da un articolo de Il Fatto Quotidiano, con delibera del direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma l'edificio 28 dello stesso Policlinico è stato concesso per quasi 12 anni a un raggruppamento di imprese private guidato da Althea Italia S.p.A./Beoncare S.r.l., unico partecipante alla gara pubblica;
il gruppo investirà circa 12 milioni di euro per ristrutturare l'edificio – attualmente inutilizzato – e attivare una struttura polispecialistica dotata di apparecchiature diagnostiche (risonanze magnetiche, mammografi, ecografi), 18 ambulatori, sale per piccoli interventi e servizi di telemedicina;
il canone di concessione è pari a circa 17,4 milioni di euro, ma tutta la gestione della struttura sarà in mano al privato, che incasserà la quota prevalente dei ricavi: il 51,12 per cento per le risonanze, il 36,52 per cento per ecografie e mammografie, il 21,91 per cento per piccoli interventi e il 13,14 per cento per visite specialistiche e telemedicina;
le attività saranno svolte esclusivamente in regime di libera professione intramoenia, ossia da medici pubblici operanti fuori dall'orario di lavoro istituzionale, con prestazioni a pagamento;
al termine della concessione, le apparecchiature – il cui valore è stimato in 4,5 milioni di euro – entreranno nel patrimonio pubblico, ma verosimilmente saranno ormai obsolete;
il progetto si inserisce in un contesto in cui le stesse prestazioni, se richieste tramite il Servizio sanitario nazionale, prevedono liste d'attesa di mesi o anni, per mancanza di risorse, macchinari e personale;
tale operazione si rivela particolarmente preoccupante dal momento che si inserisce in un quadro in cui i tempi di attesa sulla piattaforma nazionale delle liste di attesa sono stati calcolati tenendo conto della sommatoria delle prestazioni erogate in regime istituzionale e di quelle erogate in regime libero professionale intramoenia, con conseguente distorsione dei dati riportati che li rendono non solo inservibili ma assolutamente lontani dalla realtà vissuta dai pazienti;
permettere un sistema in cui le strutture pubbliche sono via via svuotate delle loro funzioni originarie e aperte alla gestione privata, mentre i cittadini restano intrappolati in liste d'attesa incompatibili con il diritto alla salute, consolida un modello di privatizzazione progressiva e strutturale della sanità pubblica, che rischia di compromettere l'universalità e l'equità del Servizio sanitario nazionale;
la privatizzazione della sanità come concepita da questo Governo sta seguendo un percorso sui generis, che il caso del Policlinico Umberto I rende in maniera abbastanza chiara ed emblematica, e che a parere degli interpellanti non si identifica con un mero rafforzamento del privato e basta, ma passa attraverso la redistribuzione della gestione politica della sanità, cedendo sempre più ai privati il ruolo di amministratori pubblici del Servizio sanitario nazionale. I fondi e i beni pubblici vanno ai privati; questo percorso è naturalmente più pervasivo perché in sostanza secondo gli interpellanti distrugge progressivamente la funzione tipica dello Stato: non si delega semplicemente al privato ma si chiama il privato ad agire al posto del pubblico, come sistema per migliorare efficienza e qualità e riqualificare uno Stato in affanno; in questa logica rientra a pieno titolo il cosiddetto partenariato tra pubblico e privato, la gestione di beni e servizi pubblici (e delle liste di attesa) da parte di soggetti privati con ruoli via via sempre più confusi;
i fatti citati in premessa, unitamente ai diversi interventi finalizzati a finanziare in maniera esponenziale la sanità privata quale strategia risolutiva delle problematiche del Servizio sanitario nazionale pubblico, vanno nella direzione, più volte denunciata, di rafforzare la sanità privata a danno del Servizio sanitario nazionale pubblico e universalistico –:
se il Ministro interpellato sia a conoscenza di quanto riportato, se abbia avviato le verifiche di competenza e se ritenga, in raccordo con la regione Lazio, che ci siano gli elementi per percorrere strade alternative;
se ritenga compatibile con i princìpi del Servizio sanitario nazionale un modello in cui strutture pubbliche siano date in gestione a gruppi privati per finalità di profitto;
se il Ministro interpellato intenda attivare un monitoraggio nazionale sulle concessioni di beni pubblici ospedalieri a soggetti privati, per evitare che la sanità pubblica venga progressivamente esautorata delle sue funzioni fondamentali;
quali iniziative intenda assumere al fine di contenere questa contrazione del Servizio sanitario nazionale pubblico a vantaggio della sanità privata.
(2-00688) «Marianna Ricciardi, Quartini, Sportiello, Di Lauro, Alfonso Colucci, Francesco Silvestri, Auriemma, Baldino, Penza, Carmina, Donno, Dell'Olio, Torto, Ascari, Cafiero De Raho, D'Orso, Giuliano, Fede, Iaria, Traversi».
Interrogazioni a risposta immediata:
GRIPPO, BENZONI, D'ALESSIO e SOTTANELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati più recenti di Gimbe e Agenas, in Italia mancano oltre 5.500 medici di medicina generale, con una riduzione di quasi 7.000 unità solamente negli ultimi dieci anni. Il 77 per cento ha più di 54 anni e si stima che oltre 20.000 lasceranno il servizio per pensionamento entro il prossimo decennio;
l'Italia conta appena 68,1 medici di medicina generale ogni 100.000 abitanti, contro i 96,6 della Francia e i 94 della Spagna, con un conseguente carico medio di oltre 1.450 assistiti per medico;
peraltro, il massimale di 1.500 assistiti risulta superato da oltre la metà dei medici di medicina generale in numerose regioni: Liguria (50,7 per cento), Friuli Venezia Giulia (52,4 per cento), Piemonte (54,1 per cento), Marche (55,5 per cento), Emilia-Romagna (57,6 per cento), Campania (58,8 per cento), Sardegna (60,6 per cento), Valle d'Aosta (61,1 per cento) e Provincia autonoma di Bolzano (65,1 per cento). La percentuale sale oltre i due terzi in Veneto (68,7 per cento) e sfiora i tre quarti in Lombardia (74 per cento). Tale sovraccarico, ovviamente, riduce il tempo da dedicare al singolo paziente e compromette fortemente la qualità dell'assistenza;
le politiche sinora adottate si sono prevalentemente limitate a prolungare l'età di servizio fino a 72/73 anni, senza introdurre meccanismi di attrazione per i giovani medici;
persistono, poi, problematiche relative alla rigidità dei vincoli territoriali, alla bassa remunerazione iniziale – in assenza di incentivi economici e di carriera – nonché al carico lavorativo in continuo aumento, all'insicurezza riguardo al futuro in relazione all'organizzazione della sanità e alla difficoltà ad accedere alla libera professione;
in tutta Italia i bandi di assunzione seguitano a prevedere un numero di posti che non risponde alle esigenze del territorio. Ad esempio, nel Lazio per il 2025-2028 sono stati previsti 82 posti a fronte di un fabbisogno stimato di 500, senza nemmeno considerare il tempo necessario perché gli stessi prendano servizio solo dopo diversi anni;
la carenza di medici di medicina generale compromette l'accesso ai servizi territoriali, aumenta i tempi di attesa, riduce la continuità assistenziale e rischia di aggravare la pressione sui servizi di urgenza ed emergenza senza riuscire a rispondere alle esigenze demografiche e territoriali nei prossimi decenni –:
come intenda implementare un piano multifattoriale capace di restituire attrattività, dignità e prospettiva alla professione dei medici di medicina generale, anche al fine di assicurare il ricambio generazionale della categoria e di promuovere, per quanto di competenza, politiche di incentivo per i giovani medici mediante borse di studio più attrattive, percorsi universitari integrati e incentivi fiscali per le aree a più bassa copertura.
(3-02229)
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati più recenti, il sistema sanitario nazionale si trova in una condizione di profonda crisi, con carenze strutturali, gravi diseguaglianze territoriali e una cronica insufficienza di personale medico e infermieristico. La prevenzione resta uno dei punti più deboli: nel 2023 l'Italia ha destinato solo il 4,5 per cento della spesa sanitaria complessiva alla prevenzione, in calo rispetto al 4,8 per cento del 2022, collocandosi ultima tra i Paesi del G7 e sotto la media Ocse;
la spesa pubblica per la prevenzione è scesa in un solo anno da 10 miliardi a 8,45 miliardi di euro, con una riduzione del 18,6 per cento, mentre oltre il 24 per cento della popolazione ha più di 65 anni e metà di questi soffre di due o più malattie croniche;
i tassi di adesione agli screening oncologici rimangono insufficienti: nel 2023 solo il 53 per cento delle donne ha effettuato la mammografia e il 46 per cento il Pap o Hpv test, valori lontani dall'obiettivo europeo del 90 per cento previsto dal Beating cancer plan;
in Italia vivono oggi oltre 834.000 donne con un tumore al seno, con circa 55.900 nuovi casi nel 2023. Il tumore della mammella rappresenta un caso su tre tra le neoplasie femminili e colpisce sempre più spesso donne giovani;
nonostante le linee guida europee e nazionali raccomandino di estendere lo screening mammografico gratuito alle fasce di età 45-49 e 70-74 anni, il programma nazionale continua a rivolgersi solo alle donne tra 50 e 69 anni, generando forti diseguaglianze territoriali;
sul tema Italia Viva ha più volte avanzato proposte: da ultimo, nella legge di bilancio per il 2024 e nel decreto-legge «milleproroghe 2025», ma gli emendamenti sono sempre stati respinti dal Governo;
tali misure si inseriscono nel solco della mozione n. 1-00344 del 7 ottobre 2024, approvata all'unanimità alla Camera dei deputati, che sollecitava più adesione agli screening e investimenti nella diagnosi precoce;
nonostante le dichiarazioni, il Governo non ha tradotto l'impegno sulla prevenzione in una strategia concreta, né in risorse sufficienti –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per potenziare concretamente la prevenzione oncologica e in particolare l'estensione dello screening mammografico su base nazionale, garantendo risorse adeguate, superando le diseguaglianze territoriali e assicurando a tutte le donne pari accesso a programmi di diagnosi precoce.
(3-02230)
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 32 della Costituzione recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti»;
la salute mentale si è imposta progressivamente quale tema cardine per lo sviluppo delle giovani generazioni, a fronte dei cambiamenti radicali a cui è sottoposta anche la società;
venerdì 10 ottobre 2025 cadrà la giornata mondiale della salute mentale, promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità anche per combattere lo stigma che ancora affligge i cittadini che soffrono di disturbi psichici;
molte regioni negli ultimi anni hanno evidenziato i dati che segnalano l'aumento allarmante di accessi nei reparti di neuropsichiatria da parte degli adolescenti, anche per forme di autolesionismo, tentato suicidio e abuso di farmaci;
la legge 30 dicembre 2024, n. 207, è intervenuta sulla salute mentale dei giovani grazie al rifinanziamento del cosiddetto «bonus psicologico» e all'istituzione di un fondo per il sostegno psicologico nelle scuole, con uno stanziamento di 10 milioni di euro per il 2025 e di 18,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026;
il 3 ottobre 2025 il Ministro interrogato è intervenuto alla Conferenza nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e ha dichiarato: «La grande sfida della nostra epoca è la salute mentale. I dati mostrano un aumento di ansia, depressione e comportamenti autolesivi tra gli adolescenti. Abbiamo il dovere di offrire ascolto, accoglienza e sostegno nei momenti di fragilità»;
sempre il Ministro interrogato ha esposto i contenuti essenziali del nuovo Piano nazionale per la salute mentale, definendolo «un documento atteso da quasi 13 anni che punta a potenziare i servizi di diagnosi precoce, la neuropsichiatria infantile e la presenza di équipe multidisciplinari capaci di garantire interventi coordinati di diagnosi, trattamento e riabilitazione, coinvolgendo famiglie, scuole e istituzioni locali» –:
quali ulteriori iniziative intenda assumere al fine di promuovere interventi in grado di tutelare la salute mentale, in particolar modo con riferimento ai giovani.
(3-02231)
MARIANNA RICCIARDI, DI LAURO, SPORTIELLO e QUARTINI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'Agenas ha un ruolo tecnico-scientifico nell'ambito del Servizio sanitario nazionale in favore del Ministro della salute, delle regioni e delle province autonome;
al fine di governare le liste di attesa nel Servizio sanitario nazionale, con il decreto-legge n. 73 del 2024, presso l'Agenas, è stata istituita la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, finalizzata a realizzare l'interoperabilità con le piattaforme per le liste di attesa delle prestazioni sanitarie delle regioni;
nel nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa (Pngla) per il triennio 2025-2027, trasmesso alla Conferenza Stato-regioni l'11 febbraio 2025, si legge che «L'obiettivo di questo piano è quello di unificare i due monitoraggi e le due modalità di rilevazione. Pertanto, Agenas, a partire dal 2025, avvierà il monitoraggio dei dati sulle liste di attesa con l'obiettivo di fornire una rappresentazione omogenea dei risultati ex ante relativi alle prestazioni prenotate in attività istituzionale e attività libero professionale intramoenia»;
con il decreto ministeriale del 17 febbraio 2025 sono state adottate le Linee guida per la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa, sulla cui base, a luglio 2025, è stata avviata la sperimentazione ed al link https://www.portaletrasparenzaservizisanitari.it/pnla è possibile verificare che per «prenotazioni» si intendono tutte le prenotazioni «effettuate sia in regime istituzionale (Servizio sanitario nazionale/Servizio regionale), sia in regime libero professionale intramoenia» e che, quindi, i tempi di attesa sono calcolati sull'unificazione di questi dati;
i dati non sono pubblicati in tempo reale, non è possibile conoscere i tempi di attesa divisi per regione, per azienda sanitaria locale e per singola struttura, ma solo a livello nazionale; non è altresì possibile conoscere quale sia la percentuale di prestazioni erogate entro i tempi previsti per codice di priorità e neanche confrontare i tempi di attesa dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale;
appare grave che la misurazione dei tempi di attesa e le relative percentuali si riferiscano alle prenotazioni unificate dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale e che il tempo di attesa non sia calcolato solo con riferimento alla prenotazione e prestazione nel servizio pubblico –:
se intenda adottare iniziative di competenza per correggere il macroscopico errore nella rilevazione dei tempi di attesa che non consente ai cittadini di conoscere quali siano i reali tempi di attesa per le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, rilevando i tempi di attesa esclusivamente delle prenotazioni presso il servizio pubblico e istituzionale e rendendo disponibili i dati relativi al ricorso alle prestazioni in regime libero professionale intramoenia per un doveroso confronto.
(3-02232)
Interrogazione a risposta orale:
MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in Italia, le malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), come come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, colpiscono circa 250.000 persone, con un'incidenza in costante crescita, in particolare tra giovani e giovanissimi;
tali patologie sono croniche, immunomediate e invalidanti, caratterizzate da fasi di riacutizzazione e remissione, e possono comportare gravi complicanze come stenosi, fistole, ascessi e, nei casi più gravi, la necessità di stomie e interventi chirurgici;
la gestione delle Mici richiede cure specialistiche complesse, l'accesso a farmaci innovativi e un'assistenza multidisciplinare continua, con un significativo impatto fisico, psicologico, sociale ed economico;
malgrado l'elevato impatto sulla qualità della vita, le Mici sono ancora poco conosciute e spesso trascurate nella programmazione sanitaria nazionale e regionale, con un accesso disomogeneo a diagnosi precoce, trattamenti farmacologici avanzati, follow-up regolari, supporto psicologico e presa in carico integrata;
la disabilità causata dalle Mici è spesso invisibile, ma può compromettere seriamente lo svolgimento delle attività quotidiane, lo studio, la vita lavorativa e relazionale, così come la possibilità di pianificare una genitorialità serena;
numerosi pazienti, specialmente in età lavorativa o scolastica, segnalano difficoltà nella gestione dei sintomi in contesti collettivi, a causa di scarsa informazione, stigma sociale e carenza di servizi adeguati (come flessibilità oraria, smart working, supporto psicologico);
attualmente non esiste un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) nazionale dedicato alle Mici, e solo alcune regioni hanno avviato percorsi locali, con standard molto eterogenei tra loro;
manca inoltre una strategia di presa in carico globale e personalizzata che includa anche il supporto alla sessualità, alla genitorialità, all'inclusione lavorativa e scolastica, alla nutrizione, che rappresentano aspetti critici spesso sottovalutati, ma fondamentali per il benessere psicofisico;
i dati disponibili su incidenza e prevalenza, così come sul riconoscimento dell'invalidità, sull'accesso ai farmaci biologici e sul ricorso a interventi chirurgici collegati alle Mici risultano parziali, frammentati o non sempre aggiornati;
sarebbe auspicabile promuovere una maggiore integrazione tra l'assistenza ospedaliera e quella territoriale, favorendo un approccio multidimensionale al trattamento delle Mici –:
quali iniziative di competenza si intenda intraprendere per acquisire un quadro completo dei dati epidemiologici relativi al numero di pazienti diagnosticati con malattia di Crohn e colite ulcerosa e definire linee guida nazionali per la realizzazione di un Pdta, che garantisca equità di accesso alla presa in carico specialistica, alla terapia farmacologica, al supporto psicologico e sociale, su tutto il territorio nazionale;
se intenda assumere iniziative di competenza volte ad avviare, in collaborazione con clinici e associazioni di pazienti, la redazione di linee guida dedicate agli aspetti nutrizionali per le persone affette da Mici;
se si intendano promuovere campagne di sensibilizzazione e informazione sulle Mici, rivolte alla cittadinanza e ai contesti educativi e lavorativi, al fine di contrastare lo stigma sociale e favorire l'inclusione sociale e professionale delle persone che ne sono affette, oltre ad un'attività di formazione rivolta a medici e ad operatori sanitari;
se si intendano valutare iniziative di carattere normativo volte a introdurre incentivi fiscali o sgravi contributivi per le aziende che adottano forme di lavoro flessibile per i dipendenti che convivono con Mici e garantire un accesso agevolato e assistito al riconoscimento dell'invalidità/disabilità ai sensi della legge n. 104 del 1992.
(3-02234)
Interrogazione a risposta scritta:
PITTALIS. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nella notte di venerdì 3 ottobre 2025 Nanni Mereu, un cittadino di 46 anni di Artizo, in provincia di Nuoro, muore stroncato da un infarto davanti alla sede del poliambulatorio della guardia medica che però è chiusa da mesi per carenza di personale;
per la stessa carenza l'ambulanza del 118 che arriva dal vicino paese di Sorgono dopo 25 minuti non ha un medico a bordo e la cosa si ripete per la successiva ambulanza dei volontari che si reca sul posto ma senza medico che possa intervenire e che possa fare una diagnosi precisa del malore di Mereu;
la situazione del sistema sanitario delle aree interne della Sardegna – si parla in questo caso della Barbagia Mandrolisai – è estremamente grave e preoccupante: una sanità regionale in caduta libera che presenta gravi e persistenti criticità cui non sembra si stia cercando una soluzione;
l'insufficienza dei presidi territoriali, la carenza cronica di personale, l'elisoccorso non funzionante nelle ore notturne, il numero di medici di base e pediatri di libera scelta non sufficiente sta spingendo molti cittadini sardi a rinunciare alle cure o, ove possibile, a rivolgersi alla sanità privata –:
se il Ministro interrogato non ritenga di dover assumere iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, per verificare quanto accaduto ad Aritzo, e affinché sia garantito a tutti i cittadini il diritto alla salute e un sistema sanitario efficace ed efficiente, in modo tale che la carenza di personale sanitario non diventi una condizione di normalità che mette a rischio la salute dei pazienti sardi.
(4-06088)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta scritta:
MONTARULI e ROSCANI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
lo scorso 29 settembre su Rete 4 è andato in onda un reportage di Quarta Repubblica dal titolo «Torino, all'università i pro Pal vanno a cercare gli ebrei» il quale avrebbe raccolto alcune testimonianze anonime di studenti, in gran parte israeliani, circa atteggiamenti discriminatori nei loro confronti, proprio in quanto ebrei;
in particolare, dal servizio andato in onda emergerebbe un clima di odio e ostilità verso tali studenti, descritto come una vera e propria «caccia all'ebreo»;
alcuni degli studenti intervistati, della facoltà torinese di medicina, coperti da anonimato, avrebbero dichiarato alla giornalista di Rete 4 di aver intenzione di picchiare e allontanare qualsiasi studente ebreo di loro conoscenza; mentre studenti ebrei hanno confermato alla giornalista tale clima di odio antisemita, dichiarandole che sarebbero stati cercati, avvicinati, minacciati ed insultati all'interno dell'ateneo;
sarebbero numerose anche le minacce e gli insulti che gli studenti ebrei avrebbero ricevuto attraverso i loro canali social: in molti avrebbero infatti denunciato di essere stati indotti, attraverso pressioni di vario tipo, ad abbandonare le lezioni dell'università perché terrorizzati dal pericolo di ripercussioni, intimidazioni e aggressioni;
dal reportage emerge che alcuni collettivi starebbero organizzando un'assemblea per discutere della questione «studenti israeliani del San Luigi», sede della facoltà di medicina di Torino;
se quanto denunciato venisse confermato, sarebbe grave e preoccupante la tolleranza verso gli insulti antisemiti all'interno delle realtà accademiche;
le università devono essere e rimanere luoghi sicuri, liberi e democratici, in cui l'antisemitismo non può trovare terreno fertile proprio –:
quali urgenti iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano adottare per individuare i responsabili delle condotte aggressive e antisemite sopra descritte, affinché esse cessino e quali iniziative di competenza intendano adottare per prevenire e contrastare discriminazioni nei confronti delle persone di religione ebraica all'interno degli atenei garantendo loro la piena libertà di usufruire di spazi e attività senza timore.
(4-06080)
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interpellanza Squeri n. 2-00602 dell'8 maggio 2025;
interrogazione a risposta orale Boscaini n. 3-02116 del 23 luglio 2025;
interrogazione a risposta immediata in Commissione Sottanelli n. 5-04381 del 9 settembre 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Barbagallo n. 5-04462 del 30 settembre 2025.
Ritiro di una firma da una interrogazione.
Interrogazione a risposta in Commissione Manzi e altri n. 5-04481, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 1° ottobre 2025: è stata ritirata la firma del deputato Speranza.