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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 15 ottobre 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


   La Camera,

   premesso che:

    la Politica agricola comune (Pac), istituita nel 1962 con il Trattato di Roma e oggi disciplinata dall'articolo 39 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) rappresenta la prima e una delle più significative politiche comuni dell'Unione europea, concepita per garantire un tenore di vita equo agli agricoltori, stabilizzare i mercati, assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti e mantenere prezzi ragionevoli ai consumatori;

    nel corso di oltre sessant'anni, la Pac ha subìto profonde trasformazioni: dalle politiche di sostegno ai prezzi e alle quantità degli anni Sessanta-Ottanta, alle riforme MacSharry (1992), Agenda 2000, Fischler (2003), Health Check (2008), fino alla riforma del 2013 e all'attuale quadro 2023-2027, che ha introdotto strumenti innovativi quali gli eco-schemi, la condizionalità rafforzata, i pagamenti redistributivi e il Piano strategico nazionale (Psn);

    l'attuale PAC 2023-2027 dispone di una dotazione complessiva di 386,6 miliardi di euro, di cui 291 miliardi dal Fondo europeo agricolo di garanzia Feaga per pagamenti diletti e misure di mercato, e 95,5 miliardi dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), destinati a investimenti, innovazione e coesione territoriale e rappresenta oltre un terzo del bilancio complessivo dell'Unione europea, configurandosi come la principale politica realmente comune e un presidio strategico di sicurezza alimentare, equilibrio territoriale e coesione economica e sociale;

    l'Italia è il terzo beneficiario europeo della Pac, con una dotazione complessiva di circa 36,5 miliardi di euro (28,5 miliardi dal Feaga e 8 miliardi dal Feasr, distribuiti attraverso il Piano strategico nazionale 2023-2027, che integra 37 interventi mirati a rafforzare competitività, sostenibilità e innovazione delle imprese agricole;

    il comparto agricolo europeo impiega complessivamente circa 20 milioni di persone e genera oltre 400 miliardi di euro di valore aggiunto annuo, mentre in Italia il sistema agroalimentare, conta oltre 1,1 milioni di aziende agricole e 12,6 milioni di ettari coltivati, che costituiscono la base produttiva di un sistema agroalimentare che contribuisce per circa il 15 per cento del prodotto interno lordo nazionale, costituendo un pilastro dell'economia reale e della tenuta sociale dei nostri territori;

    il settore agricolo e agroalimentare europeo si trova oggi esposto a un contesto di eccezionale complessità, segnato dagli effetti crescenti dei cambiamenti climatici (siccità, alluvioni, gelate, erosione del suolo, aumento di fitopatie e zoonosi), dalla volatilità dei mercati internazionali delle materie prime agricole e dei fertilizzanti, aggravato da tensioni geopolitiche e commerciali, dalla crisi energetica, dall'aumento dei dazi statunitensi e delle barriere non tariffarie, come conseguenza delle politiche protezionistiche di Paesi terzi, della concorrenza di importazioni da Paesi extra-UE con standard ambientali e sociali inferiori;

    nel periodo 2021-2023, gli eventi climatici e meteo estremi hanno causato oltre 162 miliardi di euro di perdite nell'UE (pari a circa il 22 per cento del totale 1980-2023). L'Agenzia europea dell'ambiente (Eea), indica che le medie annuali recenti (2020-2023) mostrano perdite nell'ordine di circa 44,5 miliardi di euro all'anno nell'Unione europea, un valore sensibilmente superiore rispetto ai decenni precedenti. La stessa Agenzia segnala inoltre che, l'Italia risulta fra i Paesi con le perdite per abitante più alte, accanto a Slovenia e Lussemburgo;

    il ricambio generazionale rappresenta una delle maggiori criticità: meno del 6 per cento degli agricoltori europei ha età inferiore ai 35 anni, mentre oltre il 57 per cento supera i 55 anni, segno di un settore che necessita di incentivi strutturali, accesso al credito e semplificazione burocratica;

    a ciò si aggiunge la difficoltà di accesso agli strumenti assicurativi e mutualistici, che nella maggior parte degli Stati membri coprono meno del 30 per cento delle superfici agricole, rendendo insufficiente la protezione del reddito agricolo di fronte ai rischi ambientali e di mercato;

    il 16 luglio 2025, il Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Christophe Hansen ha presentato alla Commissione Agri del Parlamento europeo le linee guida del nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, che prevede la creazione di un unico strumento finanziario denominato «Fondo europeo per la prosperità e la sicurezza sostenibili a livello economico, territoriale, sociale, rurale e marittimo»;

    il nuovo Fondo accorpa in un'unica architettura finanziaria il Feaga, il Feasr, i fondi di coesione, il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (Feamba) e il Fondo sociale europeo, eliminando di fatto la distinzione tra i due pilastri della Pac e introducendo una gestione unificata attraverso i Piani partenariali nazionali e regionali (Pnr);

    la proposta della Commissione europea presenta una serie di criticità che ne mettono in discussione la capacità di rispondere alle sfide dell'agricoltura europea: in primo luogo, secondo le stime rese note dalla Commissione, le risorse destinate specificamente al settore agricolo ammonterebbero a circa 295,7 miliardi di euro, pari a una riduzione del 24 per cento rispetto alla programmazione Pac 2021- 2027, che prevedeva 386 miliardi di euro;

    l'accorpamento dei fondi finora distinti (Feaga e Feasr) in un unico strumento finanziario, se non accompagnato da una reale e matura strategia comune, potrebbe determinare squilibri nella coerenza tra gli obiettivi agricoli, ambientali e sociali. Sarà pertanto necessario che la nuova programmazione eviti di disperdersi in una pluralità di azioni eterogenee e non coordinate;

    in secondo luogo, la fusione dei capitoli di spesa rischia di rinazionalizzare le politiche agricole, andando in direzione opposta rispetto all'obiettivo di rafforzare un vero quadro europeo di sistema. Questo approccio creerebbe inevitabilmente competizione tra Stati membri con capacità finanziarie e amministrative diverse, penalizzando in particolare Paesi come l'Italia, dove la struttura produttiva è più frammentata. Il risultato sarebbe una distorsione del principio di parità di condizioni, pilastro fondamentale della Pac e del mercato unico;

    la proposta introduce inoltre elementi di degressività e capping: riduzione progressiva degli aiuti per importi superiori a 20.000 euro annui per azienda, con tagli fino al 75 per cento oltre i 75.000 euro e tetto massimo a 100.000 euro, penalizzando le imprese medio-grandi e, in particolare, le cooperative agricole che hanno aggregato superfici per ottenere economie di scala e maggiore competitività;

    è previsto un aiuto forfettario per i piccoli agricoltori fino a 3.000 euro, ma tale misura, come rilevato da Farm europe (policy brief, settembre 2025), risulterebbe nella maggior parte dei casi inferiore agli importi attuali ottenuti con i pagamenti diretti e gli eco-schemi, soprattutto per le aziende sotto i 10 ettari;

    la proposta cancella di fatto la separazione tra il sostegno al reddito e le politiche di sviluppo rurale, con il rischio che strumenti come gli investimenti in innovazione, agroambiente, competitività, ammodernamento delle imprese e infrastrutture rurali perdano una base finanziaria autonoma;

    in particolare, il programma Leader/Clld, pilastro dello sviluppo locale partecipato, risulta menzionato ma privo di una dotazione vincolata: esso verrebbe inglobato nei Piani partenariali senza obblighi specifici di attuazione, lasciando agli Stati membri la facoltà di non applicarlo;

    di grave impatto è altresì la riduzione del Feampa che passerebbe da 6,2 a poco più di 2 miliardi di euro, riducendo drasticamente la capacità di investimento per il rinnovo delle flotte e la sostenibilità della pesca;

    la Commissione europea ha presentato la proposta senza attendere il voto della Commissione Agri del Parlamento europeo, che con ampia maggioranza si era già espressa contrariamente all'ipotesi di un fondo unico, in contrasto con lo spirito del Trattato di Lisbona, che attribuisce al Parlamento un ruolo centrale nel processo decisionale;

    in un contesto di crescente instabilità geopolitica e commerciale, segnato dagli effetti dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e da un aumento straordinario dei costi di produzione, di trasporto e dei mezzi tecnici di produzione che incide in maniera significativa sui margini delle imprese agricole e sulla competitività del settore agricolo e agroalimentare;

    la dipendenza dell'Europa dalle importazioni di materie prime e fertilizzanti azotati da Paesi terzi quali Russia, Bielorussia e Cina – espone inoltre il sistema produttivo a rischi di approvvigionamento e a dinamiche speculative, rendendo evidente la necessità di politiche comuni volte a rafforzare la sicurezza alimentare e l'autonomia strategica dell'Unione;

    contestualmente, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti aggravate dalla reintroduzione di dazi e misure protezionistiche su prodotti agroalimentari europei di eccellenza – tra cui vino, formaggi e olio d'oliva – accentuano la fragilità del sistema agricolo e agroindustriale europeo, rendendo indispensabili strumenti di tutela dell'export, stabilizzazione dei redditi e compensazione delle perdite;

    in tale quadro, l'autonomia produttiva e la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari assumono il valore di questioni strategiche, che la nuova impostazione proposta dalla Commissione europea rischia di compromettere, indebolendo la capacità dell'Europa di garantire autosufficienza alimentare, protezione del reddito agricolo e resilienza dei sistemi rurali;

    al tempo stesso, è necessario proseguire nella direzione di accordi commerciali internazionali che favoriscano l'accesso delle nostre imprese agroalimentari a nuovi mercati, rafforzando in tal senso la competitività del made in Italy e del made in Europe. Considerate le asimmetrie ancora presenti negli standard produttivi e di sicurezza alimentare tra l'Unione europea e alcuni Paesi partner, come emerso nel negoziato con i Paesi del Mercosur, è necessario garantire il principio di reciprocità e nella fase di transizione prevedere misure specifiche di accompagnamento e compensazione per le filiere più esposte o potenzialmente penalizzate;

    il documento di sintesi del «Dialogo strategico», risultante da un ciclo di consultazioni con gli Stati membri e le principali organizzazioni agricole europee per delineare il futuro della Politica agricola comune dopo il 2027, presentato dal Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Christophe Hansen il 15 luglio 2025, individua tre assi strategici per il futuro dell'agricoltura europea; sicurezza alimentare e autonomia strategica, competitività e innovazione, e sostenibilità e resilienza;

    tale documento non propone nessun accenno alla fusione con fondi sociali o di coesione, ma anzi indica di mantenere la Pac, come politica economica autonoma;

    la successiva proposta legislativa della Commissione europea relativa all'istituzione del «Fondo europeo per la prosperità e la sicurezza sostenibili a livello economico, territoriale, sociale, rurale e marittimo», si discosta tuttavia dalle conclusioni del dialogo strategico, spostando l'enfasi dalle politiche agricole verso un approccio che potrebbe attenuare il ruolo dell'agricoltura a favore di obiettivi eccessivamente generici di coesione e sviluppo territoriale;

    il 10 settembre 2025, il Parlamento europeo ha approvato, con 393 voti favorevoli, 145 contrari e 123 astensioni, una risoluzione non vincolante sulla futura Politica agricola comune post-2027, nella quale ha espresso forte contrarietà all'integrazione dei fondi agricoli nel nuovo «Fondo europeo per la prosperità e la sicurezza sostenibili», chiedendo invece di preservare l'autonomia finanziaria e strategica della Pac e di rafforzare i pagamenti diretti agli agricoltori;

    nella stessa risoluzione, il Parlamento europeo ha inoltre invitato la Commissione a semplificare gli oneri amministrativi, a tutelare la competitività del settore primario e a garantire che la transizione ecologica non determini oneri sproporzionati per le imprese agricole;

    tale posizione conferma l'esistenza, in sede parlamentare europea, di un ampio consenso politico trasversale sulla necessità di mantenere la Pac come politica comune autonoma e dotata di un bilancio dedicato, in linea con le conclusioni del Dialogo strategico sul futuro dell'agricoltura europea;

    in tale quadro, non risulta ancora chiaramente definita una programmazione strategica europea di medio-lungo periodo per la competitività del settore agricolo e il potenziamento di sinergie lungo l'intera filiera agroalimentare, né la volontà della Commissione di mantenere una politica agricola autonoma e sufficientemente finanziata;

    appare pertanto necessario individuare strumenti e indirizzi che, nel rispetto di una strategia agricola comune europea, valorizzino anche le specificità produttive e territoriali dei singoli Stati membri e promuovano le sinergie tra il settore primario e le successive fasi di trasformazione, distribuzione e valorizzazione del prodotto agroalimentare, quale elemento essenziale per la competitività complessiva delle filiere,

impegna il Governo:

1) a sostenere con determinazione, nelle sedi europee competenti, la necessità che, nell'ambito del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, la futura programmazione agricola garantisca una dotazione finanziaria complessiva non inferiore a quella attuale, tenendo conto degli effetti inflativi e dell'aumento dei costi di produzione, al fine di evitare una riduzione reale del valore degli aiuti diretti e dei programmi di sviluppo rurale, nonché di identificare con maggiore determinazione e contezza le filiere agricole strategiche su cui concentrare gli investimenti e le misure di sostegno, in coerenza con gli obiettivi di sicurezza alimentare, competitività e sostenibilità;

2) a farsi promotore in sede europea, anche in raccordo con il Commissario europeo per la coesione e le riforme Raffaele Fitto, di una posizione volta a preservare l'autonomia e l'identità della PAC come politica realmente comune, autonoma e adeguatamente finanziata, mantenendo la distinzione tra strumenti di sostegno al reddito (FEAGA) e strumenti di sviluppo rurale (FEASR), ed evitando che l'accorpamento dei fondi agricoli nel nuovo «Fondo europeo per la prosperità e la sicurezza sostenibili» comporti una perdita di risorse o una riduzione della visibilità del settore agricolo nel bilancio europeo;

3) a opporsi all'introduzione di meccanismi di capping e degressività che penalizzino le imprese agricole più strutturate o le cooperative che hanno aggregato superfici per accrescere la competitività e la sostenibilità, garantendo invece criteri di proporzionalità e di equità nel sostegno e al contempo identificare misure specifiche in grado di sostenere e innovare le imprese di minori dimensioni, con particolare riferimento alla piccola pesca e alle imprese agricole operanti in territori marginali, insulari e montani;

4) a promuovere iniziative al fine di assicurare la tutela e il rafforzamento dei programmi di sviluppo locale partecipato (LEADER/CLLD), prevedendo una percentuale minima obbligatoria di fondi vincolati, per sostenere lo sviluppo endogeno delle aree rurali, montane e interne e contrastare il progressivo abbandono del territorio;

5) a sostenere, nel quadro della futura PAC, il potenziamento degli strumenti di gestione del rischio, adottando iniziative di competenza volte a favorire l'estensione delle assicurazioni e dei fondi mutualistici, e valutando l'introduzione di un terzo pilastro dedicato alla resilienza agricola e alla protezione del reddito dalle crisi climatiche e di mercato;

6) a promuovere politiche europee mirate al ricambio generazionale, prevedendo misure strutturali per favorire l'ingresso dei giovani nel settore agricolo, attraverso incentivi fiscali, accesso agevolato al credito, percorsi di formazione tecnica e manageriale, e semplificazioni burocratiche;

7) a valorizzare la sostenibilità come strumento di competitività, adottando iniziative volte a premiare le imprese che investono in innovazione, digitalizzazione, agricoltura di precisione, efficienza energetica, evitando che le condizionalità ambientali si traducano in oneri sproporzionati o penalizzanti;

8) a sostenere la priorità della sovranità alimentare europea come obiettivo strategico dell'Unione, garantendo l'autonomia produttiva, la sicurezza degli approvvigionamenti e la tutela dei redditi agricoli in un contesto di crescente instabilità geopolitica e commerciale;

9) a sostenere iniziative volte all'introduzione di adeguate misure compensative a livello comunitario e nazionale per le imprese danneggiate dall'introduzione dei dazi statunitensi o dagli eventuali effetti negativi derivanti da nuovi accordi commerciali;

10) a promuovere un confronto costante con la Commissione europea e con il Commissario per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Christophe Hansen, affinché la futura riforma mantenga una politica agricola autonoma e sufficientemente finanziata, centrata su sicurezza alimentare, competitività e sostenibilità, e non dispersa in obiettivi generici di coesione territoriale o sociale;

11) a mantenere costante il confronto con il Parlamento e con le rappresentanze del settore agricolo sull'evoluzione del negoziato europeo e sulle iniziative assunte a tutela del settore agricolo nazionale.
(1-00510) «Gadda, Boschi, Del Barba, Faraone, Bonifazi, Giachetti».


   La Camera,

   premesso che:

    il principio di uguaglianza, sancito nell'articolo 3 della Costituzione, rappresenta un pilastro fondamentale dell'ordinamento giuridico italiano ed impone al legislatore il dovere di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, di fatto, limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana e la sua partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese;

    il preambolo del Trattato Sull'Unione europea (Tue) include l'uguaglianza tra i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona;

    il superamento delle diseguaglianze territoriali, economiche e sociali costituisce una sfida inevitabile, sia a livello europeo che a livello nazionale e costituisce un obiettivo strategico fondamentale per il processo di integrazione e di sviluppo europeo;

    il superamento delle diseguaglianze non può prescindere da un'effettiva attuazione del principio di sussidiarietà e quindi da un dialogo e da una collaborazione efficiente tra lo Stato, gli enti locali e i soggetti della società civile. In questo contesto, i corpi intermedi, e in particolare gli enti del Terzo Settore, hanno storicamente svolto e tuttora svolgono un ruolo fondamentale;

    la politica di coesione rappresenta, dunque, non solo un insieme di misure, ma l'espressione di una visione sistemica del progetto Paese: essa deve essere in grado di coordinare in modo efficace le forze pubbliche e private impegnate nel superamento delle diseguaglianze, orientando le risorse disponibili, in particolare i fondi strutturali e di investimento, in modo strategico e coerente con tale visione;

    la politica di coesione rappresenta una delle principali politiche di investimento dell'Unione europea;

    la politica di coesione trova fondamento, a livello europeo, nell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) che, con il fine di promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione, sancisce il rafforzamento delle azioni volte a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale all'interno dell'area europea;

    la politica di coesione trova altresì fondamento nel combinato degli articoli 3 comma 2 e 119 comma 5 della Costituzione italiana;

    le diseguaglianze presenti nelle diverse aree europee sono da sempre state considerate un ostacolo allo sviluppo e all'integrazione europea e per tale ragione il superamento di tali disparità rappresenta, fin dall'istituzione della Comunità europea (oggi Unione), un obiettivo strategico fondamentale. Per tale motivo, già a partire dal Trattato di Roma, sono stati previsti meccanismi di solidarietà utili a superare i diversi livelli di sviluppo delle aree territoriali europee. In particolare, il Trattato del 1957 prevedeva l'istituzione del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (Feaog, sezione orientamento). Successivamente, nel 1975 viene creato il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). Nel 1994 si introduce altresì il Fondo di coesione;

    la politica di coesione è oggi sostenuta sia attraverso i fondi strutturali europei, sia tramite il Fondo Sviluppo e Coesione, che stanzia risorse addizionali per sostenere e sviluppare le politiche di coesione e territoriali;

    tra i fondi europei rientrano: il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr), finalizzato a favorire la crescita economica e occupazionale delle regioni europee e a superare le disparità e squilibri di sviluppo; il Fondo sociale europeo (Fse) o Fondo sociale europeo plus (Fse+) nella programmazione sviluppo; il Fondo sociale 2021-2027, finalizzato al perseguimento di livelli elevati ed adeguati di occupazione negli Stati membri; il Fondo per una transizione giusta (Just Transition Fund Jtf), indirizzato a contrastare le sfide della sostenibilità con particolare riguardo di affrontare agli effetti sociali, economici ed ambientali derivanti dalla transizione ecologica;

    i fondi nazionali che finanziano le politiche di coesione sono: il fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie ed il fondo sviluppo coesione;

    il principale documento di riferimento in materia di coesione è rappresentato, sia a livello europeo che nazionale, dall'accordo di partenariato il quale, sulla base di una programmazione pluriennale, definisce le priorità di investimento e l'articolazione delle risorse in programmi;

    la politica di coesione è attualmente oggetto di un processo di revisione: ad aprile 2025, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alle riforme e alla coesione, Raffaele Fitto, ha presentato una proposta di revisione di medio periodo della politica di coesione del settennio 2021-2027;

    la revisione nasce dalla necessità di allineare la politica di coesione alle nuove sfide emergenti;

    la riforma prevede che gli Stati membri e le regioni possano indirizzare i fondi di coesione verso nuovi settori che potrebbero risultare prioritari nel futuro: tecnologie critiche, difesa, emergenza abitativa, gestione dell'acqua e transizione energetica;

    il tema della coesione è stato al centro di un importante dibattito in occasione del Meeting di Rimini 2025;

    in tale occasione, il Ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e per il PNRR, ha sottolineato come la politica di coesione stia cambiando profondamente sia a livello europeo che a livello italiano;

    particolare rilievo assume il tema dell'utilizzo dei fondi di coesione; a tal proposito, va sottolineato come a livello nazionale l'attuazione dei programmi di coesione va necessariamente attuata in coerenza con i contenuti del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza);

    mettendo a confronto l'utilizzo dei fondi di coesione 2021-2027 con i fondi del PNRR attuale, è possibile rilevare uno sbilanciamento favore del PNRR: per quanto riguarda quest'ultimo, infatti, risultano impegnati oltre il 90-92 per cento dei fondi e per quanto riguarda invece l'utilizzo dei fondi di coesione, tenendo altresì conto della prossima scadenza temporale (due anni a cui tradizionalmente seguono due anni di coda), è possibile stimare un utilizzo dei fondi pari al 20 per cento;

    con riguardo all'apertura dei fondi di coesione verso nuove aree di investimento, il Ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e per il PNRR ha sottolineato come, tra le nuove aree destinazione previste dalla riforma europea della politica di coesione, ve ne siano alcune che risultano prioritarie per l'Italia in quanto rispondenti a problemi radicati sul territorio italiano: in particolare: il tema dell'alloggio ed il tema dell'innovazione del lavoro;

    l'utilizzo dei fondi di coesione e la corretta destinazione degli stessi costituiscono uno strumento fondamentale per il superamento delle diseguaglianze territoriali, economiche e sociali e per la promozione di uno di uno sviluppo equo della persona sia come individuo che come comunità;

    in questa fase intermedia di revisione della politica europea di coesione, è fondamentale monitorare con attenzione l'evoluzione normativa della stessa;

    è fondamentale un allineamento dell'accordo di partenariato italiano alla luce delle nuove priorità di investimento e in accordo con le nuove linee definitive in sede europea, tenendo conto delle specificità territoriali, economiche e sociali dell'Italia,

impegna il Governo:

1) a valorizzare il principio di sussidiarietà, promuovendo una politica di coesione fondata su una visione sistemica del progetto Paese, capace di coordinare in modo efficace le forze pubbliche e primate impegnate nel superamento delle diseguaglianze;

2) a prevedere, nell'ambito della politica di coesione, la destinazione delle risorse anche agli enti del Terzo Settore, riconoscendone il ruolo essenziale nella promozione della coesione sociale e nello sviluppo di comunità inclusive;

3) a continuare a lavorare per garantire il pieno ed efficace utilizzo dei fondi di coesione, per il superamento delle disparità territoriali, economiche e sociali presenti sul territorio italiano, rimuovendo ogni impedimento atto ad ostacolare il pieno sviluppo della persona e l'effettiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita del Paese;

4) a proseguire il monitoraggio della riforma della politica di coesione europea, al fine di garantire un adattamento tempestivo delle politiche di coesione dell'Italia, alla luce alle nuove priorità individuate a livello comunitario;

5) ad aggiornare l'accordo di partenariato italiano ed i relativi programmi nazionali, assicurando il pieno allineamento con le nuove linee guida europee, in coerenza con la realtà economica, sociale e territoriale del Paese;

6) a rafforzare il coordinamento tra la programmazione e l'attuazione dei fondi di coesione e gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), assicurando un utilizzo efficiente delle risorse a disposizione;

7) a valutare l'introduzione di misure utili a contrastare il fenomeno dell'emergenza abitativa, anche attraverso l'impiego dei fondi di coesione per sostenere politiche abitative strutturali, laddove previsto dalla normativa europea.
(1-00511) «Lupi».

ATTI DI CONTROLLO

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da fonti giornalistiche internazionali, tra cui Haaretz, l'aereo governativo israeliano «Wings of Zion», con a bordo il Primo Ministro Benjamin Netanyahu diretto a New York per partecipare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha seguito una rotta insolita;

   l'aereo ha infatti evitato di sorvolare lo spazio aereo francese e spagnolo, percorrendo oltre 600 chilometri aggiuntivi rispetto al tragitto abituale;

   nei sei voli precedenti verso gli Stati Uniti, la rotta era passata regolarmente su Grecia, Italia e Francia;

   questa volta, invece, la rotta ha incluso Grecia e Italia, ma non la Francia né la Spagna;

   tale scelta appare significativa alla luce del mandato di arresto internazionale per crimini contro l'umanità e crimini di guerra emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti dello stesso Netanyahu nel novembre 2024;

   l'Italia, come la Francia e la Spagna, è Stato parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale ed è quindi formalmente tenuta a dare esecuzione ai mandati della Corte;

   la decisione di Netanyahu di evitare lo spazio aereo di alcuni Paesi membri della Cpi, ma non di altri (tra cui l'Italia), solleva interrogativi circa la percezione del nostro Paese rispetto all'applicazione degli obblighi internazionali;

   la presenza nello spazio aereo nazionale, e in particolare su rotte governative, di persone sottoposte a mandato di arresto internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità pone delicate questioni di diritto internazionale, politica estera e credibilità istituzionale;

   l'Italia ha più volte ribadito il proprio impegno a favore del rispetto del diritto internazionale e della giustizia penale internazionale, sostenendo pubblicamente il ruolo della Cpi quale strumento di tutela dei diritti umani e di contrasto ai crimini più gravi;

   il mancato chiarimento della posizione italiana in simili circostanze potrebbe generare ambiguità interpretative e minare l'affidabilità internazionale del nostro Paese, in particolare in seno all'Unione europea e presso le Nazioni Unite –:

   se i Ministri interrogati fossero a conoscenza della presenza a bordo dell'aereo governativo israeliano del Primo Ministro Netanyahu al momento del sorvolo dello spazio aereo nazionale;

   se ritengano che il nostro Paese, in quanto Stato parte dello Statuto di Roma, abbia l'obbligo di dare seguito al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale anche nei casi di semplice transito nello spazio aereo;

   se siano stati assunti contatti diplomatici o politici in merito alla scelta dell'aereo governativo israeliano di modificare la rotta evitando Francia e Spagna, ma non l'Italia, e quale sia stata la posizione espressa dal nostro Governo in tale circostanza;

   quali iniziative intendano adottare per garantire il pieno rispetto degli obblighi internazionali assunti dall'Italia in materia di cooperazione con la Corte penale internazionale, al fine di evitare zone grigie o interpretazioni selettive che possano ledere la credibilità dell'Italia a livello internazionale;

   se non ritengano opportuno fornire chiarimenti puntuali alle competenti Commissioni parlamentari in merito alla vicenda, con particolare riferimento alla linea adottata dal Governo italiano rispetto al mandato della Corte penale internazionale e alle modalità di transito nello spazio aereo nazionale di soggetti sottoposti a tale mandato.
(4-06146)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   IACONO, PROVENZANO, BARBAGALLO, MARINO e PORTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   le Fua (acronimo di Functional urban areas, ossia aree urbane funzionali) sono territori caratterizzati da una città, non necessariamente capoluogo di provincia, e da comuni contigui con elevati flussi di pendolarismo. Le Fue sono state individuate dall'Istat sulla base del censimento del 2011 e saranno oggetto di revisione dopo quello del 2021. Attualmente l'elenco indica 83 aree funzionali al cui interno si trovano 1.892 comuni, nei quali risiede poco più di metà della popolazione, circa 32,9 milioni di abitanti su 59 (il 55,8 per cento del totale);

   con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica dell'8 agosto 2025 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 208 dell'8 settembre 2025), sono stati definiti i criteri e le modalità per la concessione di incentivi a fondo perduto previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR Missione 2, Componente 2, Investimento 4.5 «Programma di rinnovo del parco veicoli privati e commerciali leggeri con veicoli elettrici»;

   tale decreto ha aggiornato il quadro regolatorio degli incentivi per la mobilità sostenibile, sostituendo e integrando le disposizioni dei precedenti decreti Ecobonus, e subordinando l'accesso a specifiche forme di incentivo maggiorato alla residenza anagrafica del beneficiario in un comune ricompreso in una Functional urban area (Fua), nonché alla rottamazione di un veicolo circolante nella medesima area;

   questa impostazione, coerente con gli obiettivi ambientali del PNRR e con le procedure d'infrazione europee avviate contro l'Italia per la qualità dell'aria, mira a concentrare le risorse nelle aree urbane maggiormente interessate dalle emissioni inquinanti e dal traffica veicolare;

   tuttavia, la città di Agrigento non risulta inclusa tra le Fua individuate, con la conseguenza che i cittadini residenti ad Agrigento sono attualmente esclusi dalla possibilità di accedere a talune tipologie di incentivo previste dal decreto 8 agosto 2025, in particolare quelle relative ai contributi a fondo perduto più elevati per l'acquisto di veicoli elettrici e a basse emissioni;

   tale esclusione risulta particolarmente penalizzante in un territorio che presenta un reddito medio pro capite inferiore alla media nazionale, una dotazione infrastrutturale carente e un parco circolante mediamente più vetusto rispetto ad altre realtà urbane, rendendo più difficile l'adozione di tecnologie a zero emissioni senza un sostegno pubblico adeguato;

   la situazione determina quindi una disparità territoriale significativa, non coerente con i princìpi di equità territoriale e coesione economica e sociale richiamati nel PNRR e nella normativa nazionale, e rischia di ostacolare la diffusione della mobilità sostenibile in un'area che avrebbe invece bisogno di essere sostenuta prioritariamente –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per sanare l'ingiusta esclusione di Agrigento dall'accesso alle misure di incentivo previste dal decreto 8 agosto 2025, valutando la possibilità di modificare o integrare la normativa vigente, anche rivedendo i criteri di perimetrazione delle Fua introducendo meccanismi compensativi, al fine di garantire un trattamento equo ai cittadini agrigentini e favorire la transizione verso la mobilità sostenibile anche in tale territorio.
(5-04539)

Interrogazioni a risposta scritta:


   ASCARI e CHERCHI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nel comune di Sissa Trecasali (Parma) è stato proposto un progetto di realizzazione di un impianto per la produzione di biometano in località Torricella;

   la proposta ha generato ampia preoccupazione e contrarietà tra la cittadinanza e le istituzioni locali, come emerso nell'incontro pubblico del 22 settembre 2025, a cui hanno partecipato rappresentanti di diversi schieramenti politici e amministratori locali;

   il consiglio comunale di Sissa Trecasali, all'unanimità, ha espresso parere contrario al progetto, sollevando criticità relative a: viabilità e impatto sul traffico locale; sostenibilità ambientale; tutela della filiera agroalimentare di eccellenza, in particolare del Parmigiano Reggiano Dop, fortemente radicata nell'area;

   a quanto consta alle interroganti la regione Emilia-Romagna ha ricevuto oltre 200 richieste di nuovi impianti a seguito del decreto legislativo n. 190 del 2024, e i comuni hanno trovato difficoltà ad opporsi a insediamenti industriali di grandi dimensioni nei territori agricoli di pregio;

   l'Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia (Arpae) è l'ente preposto al rilascio delle autorizzazioni, ma la normativa vigente risulta porre i comuni, a giudizio delle interroganti, in una posizione di scarsa capacità decisionale rispetto a progetti che hanno forte impatto sul territorio;

   la transizione ecologica e lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresentano obiettivi strategici nazionali ed europei, ma devono essere perseguiti in equilibrio con la tutela dei territori, delle comunità locali e delle filiere agroalimentari di eccellenza, che costituiscono patrimonio economico, sociale e culturale del Paese;

   in assenza di strumenti chiari e vincolanti di pianificazione, i territori più esposti rischiano di subire pressioni sproporzionate da parte di grandi operatori industriali;

   le Dop e Igp italiane, come il Parmigiano Reggiano, rappresentano un asset strategico nazionale, riconosciuto e tutelato a livello europeo, che deve essere salvaguardato da ogni rischio di compromissione –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda relativa all'impianto di biometano di Sissa Trecasali e delle forti criticità sollevate da comunità locali e istituzioni;

   quali iniziative di carattere normativo intendano intraprendere per garantire un maggior coinvolgimento dei comuni e delle comunità locali nei processi autorizzativi di impianti a forte impatto sul territorio;

   se ritengano opportuno adottare iniziative normative volte a rivedere le disposizioni del decreto legislativo n. 190 del 2024, al fine di assicurare strumenti efficaci di tutela delle produzioni agroalimentari Dop e Igp italiane;

   quali misure intendano adottare per garantire che la transizione energetica non comprometta la sostenibilità sociale, ambientale ed economica dei territori interessati.
(4-06140)


   D'ALFONSO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il Dipartimento territorio e ambiente della regione Abruzzo, con determinazione n. DPC026/025 del 4 febbraio 2025 ha rilasciato l'autorizzazione per la realizzazione di un «co-inceneritore» di rifiuti (polverino e scarti di laminato CPL) con recupero energetico a uso interno della società NDT Energy, localizzato in zona industriale Casoli di Atri in provincia di Teramo, in prossimità del centro X abitato denominato Stracca;

   grande preoccupazione è stata espressa dai cittadini dei comuni di Atri, Pineto e delle aree limitrofe, nonché dai comitati e dalle associazioni impegnate nella tutela dell'ambiente e della salute pubblica, dal momento che questi scarti industriali, sono stati codificati dallo stesso proponente, con il supporto di analisi parziali, nel gruppo di rifiuti non pericolosi che, con riferimento all'elenco europeo dei rifiuti Eer, appartengono al codice 030399 «rifiuti non specificati altrimenti» benché si tratti di un prodotto di scarto che non può essere considerato un combustibile non potenzialmente pericoloso, come la carta, il cartone o il legno, essendo costituito anche da resine melamminiche composte da melammina e formaldeide;

   la combustione di tali rifiuti — che, come dichiarato dalla stessa azienda nella documentazione allegata all'istanza di richiesta di autorizzazione, genera polveri, ossidi di azoto, di zolfo e di carbonio, composti inorganici di cloro e fluoro, ammoniaca, diossine, furani, Pcb e metalli pesanti — richiederebbe analisi più approfondite e certificate da enti terzi accreditati. Solo verifiche indipendenti possono infatti confermare, prima dell'attribuzione di un codice Eer generico da parte di soggetti privati, l'effettiva assenza di concentrazioni pericolose di sostanze emesse in atmosfera, disperse nelle campagne e scaricate nelle acque;

   occorre peraltro sottolineare che la classificazione di tali scarti industriali come rifiuti non pericolosi evidenzia un'ulteriore anomalia normativa riguardo alla natura giuridica dell'impianto;

   la qualifica di «co-inceneritore» consente infatti di eludere le distanze minime dai centri abitati previste dalle tabelle di riferimento, ma desta preoccupazione il fatto che — considerata la composizione dei rifiuti trattati e l'autorizzazione di bruciare anche materiali provenienti da terzi — l'impianto possa essere equiparato a tutti gli effetti a un inceneritore. In tal caso, dovrebbe essere soggetto alla normativa prevista per questa tipologia e a valutazioni ambientali più rigorose, indipendentemente dalle sue dimensioni ridotte:

   la problematica evidenziata dal caso qui segnalato presenta un complesso di aspetti che a parere dell'interrogante richiedono di essere affrontati su un piano più generale e sistematico –:

   quali iniziative concrete intenda adottare per tutelare la salute pubblica e l'ambiente e in particolare quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere al fine di:

    a) definire la corretta classificazione dei rifiuti in riferimento all'elenco europeo Eer stabilendo linee guida chiare, a utilizzo degli uffici regionali autorizzativi, sulle modalità di attribuzione dei codici Cer e nello specifico del codice 030399, vincolando tali attribuzioni, nel caso di rifiuti composti da qualsiasi genere ed entità di collanti e resine plastiche di varia natura, alla presentazione di analisi accurate da parte di enti terzi accreditati dal Ministero;

    b) assicurare che gli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni prestino la massima vigilanza sulla classificazione da parte di privati degli impianti definiti «co-inceneritori», facendo prevalere, nel caso di rifiuti classificati pericolosi, criteri di valutazione, nel rilascio delle autorizzazioni, che tengano conto principalmente della qualità e composizione del rifiuto incenerito piuttosto che del potenziale recupero energetico a uso privatistico delle aziende e di conseguenza assoggettino gli impianti con queste caratteristiche alla normativa vigente per gli inceneritori per quello che concerne la distanza stabilita dai centri abitati;

    c) promuovere, in raccordo con le regioni, un'indagine nazionale di monitoraggio sugli impianti privati già autorizzati che utilizzano il codice 030399 per il trattamento di scarti industriali, al fine di verificare — tramite analisi indipendenti condotte da enti terzi accreditati — la reale composizione dei rifiuti dichiarati «non pericolosi» e la presenza di eventuali emissioni in atmosfera potenzialmente dannose per la salute pubblica.
(4-06145)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


   MANZI, SPERANZA e AMENDOLA. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   la Chiesa madre di Santa Maria della Croce di Ferrandina è uno dei luoghi di culto più antichi della intera regione Basilicata e ubicata nella piazza più grande della Basilicata;

   la chiesa insiste probabilmente nello stesso luogo in cui si trovava prima un luogo di culto e alcuni studiosi ipotizzano che si tratti proprio del luogo in cui si trovava l'antica Chiesa di Obelanum dedicata al culto di San Lorenzo;

   l'attuale chiesa ha visto la posa della prima pietra nel 1491 da parte di Federico di Aragona;

   la facciata evidenzia tre rosoni e i tre portali; il portale centrale è accompagnato da due colonne istoriate con richiami palesi al barocco;

   all'interno, i due colonnati, posti ai lati, dividono lo spazio e formano tre navate; la trabeazione della navata centrale sorregge fasci d'archi a botte;

   il soffitto è diviso per campate, ognuna di esse forma delle cupole ellittiche su cui si trova lo stesso motivo della cupola centrale;

   di particolare pregio è l'altare centrale con marmi policromi;

   nel corso di lavori sono emersi elementi che fanno dedurre che l'ingresso al luogo di culto prima fosse rivolto in altra direzione;

   purtroppo il decorso del tempo, il terremoto del 1980, la rilevanza degli interventi necessari e la mancanza di adeguate risorse hanno inciso sulla cura della Chiesa madre;

   attualmente dopo la facciata risultano in corso, da parte della soprintendenza, interventi all'interno della Chiesa ma su parti limitate e comunque tutte finanziate grazie alla generosità dei fedeli e agli sforzi del clero locale;

   il grande valore storico e culturale della suddetta Chiesa necessiterebbe di un adeguato investimento per la sua messa in sicurezza e per il suo restauro che recupererebbe alla collettività un importante patrimonio di opere d'arte –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda assumere – nell'ambito delle proprie competenze – al fine di porre in essere i necessari interventi di restauro e valorizzazione delle opere, di grande valore storico e culturale, custodite nella Chiesa madre di Santa Maria della Croce di Ferrandina.
(4-06138)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   CARMINA. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   diversi partecipanti sono stati testimoni diretti di alcuni episodi verificatisi nel corso delle giornate dedicate al «Villaggio promozionale dell'Esercito Italiano», svoltosi a Palermo, in piazza Castelnuovo, dal 2 al 5 ottobre 2025, riguardanti bambini ai quali sarebbero stati fatti imbracciare armamenti militari di notevole peso, nonché effettuare giri su mezzi corazzati, mentre sul maxischermo installato venivano proiettate immagini di soldati in azione;

   l'iniziativa — realizzata con il patrocinio del comune di Palermo — appare, per le modalità descritte, in potenziale contrasto con i principi di pace sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176), che impegnano le istituzioni a promuovere, in particolare nei più giovani, la cultura della pace, della libertà e della tolleranza;

   i fatti segnalati hanno indotto la comunità palestinese «Voci nel Silenzio» a trasmettere un esposto all'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, e sono stati oggetto di numerose segnalazioni all'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università;

   tali iniziative destano particolare preoccupazione anche alla luce del delicato scenario geopolitico internazionale e dei conflitti armati in corso in Ucraina e in Medio Oriente –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa, verificatisi nel corso dell'evento denominato «Villaggio promozionale dell'Esercito Italiano» tenutosi a Palermo dal 2 al 5 ottobre 2025, e se analoghe modalità di svolgimento risultino ricorrenti in altre iniziative promozionali organizzate dalle Forze armate;

   se non ritenga che quanto avvenuto possa risultare incompatibile con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;

   se non ritenga necessario individuare differenti modalità di svolgimento delle suddette iniziative, tali da renderle pienamente conformi ai principi dell'ordinamento italiano e del diritto internazionale, privilegiando percorsi di educazione civica, storica e scientifica rispetto alla mera esposizione di armamenti e mezzi militari.
(4-06142)


   GHIRRA. — Al Ministro della difesa, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   com'è noto, la multinazionale tedesca Rheinmetal, leader nel settore degli armamenti, è presente sul territorio nazionale tramite la Rwm Italia S.p.a. con sede legale a Ghedi (Brescia) e due stabilimenti nel Sulcis, nel territorio dei comuni di Domusnovas e Iglesias (Musei), destinati alla produzione di armamenti e sistemi d'arma di vario tipo;

   da recenti notizie di stampa si è appreso che l'azienda ha avviato in Sardegna la produzione di droni da combattimento, i cosiddetti «kamikazedrohnen», prodotti in joint venture con il gruppo israeliano UVision Air, strumenti bellici destinati a colpire obiettivi con cariche esplosive, caratterizzati dall'autodistruzione al momento dell'impatto;

   tali produzioni si inseriscono nel processo di trasformazione del tessuto industriale locale, storicamente segnato dalla crisi mineraria e da politiche di sviluppo orientate verso la diversificazione economica, la tutela ambientale e la qualità del lavoro, verso attività strettamente connesse alla filiera degli armamenti;

   a parere dell'interrogante, la conversione di aree e stabilimenti del Sulcis esclusivamente o prevalentemente a vantaggio di produzioni belliche alimenta una dipendenza dalla «economia di guerra», con rischi concreti per l'ambiente, la salute pubblica, la tenuta occupazionale di qualità e l'autonomia strategica delle comunità locali. Che il riarmo e la crescita dell'industria bellica non sia la risposta ottimale è dimostrato dal caso emblematico proprio della Rheinmetal, multinazionale controllante della Rwm, il cui valore di borsa è cresciuto del 300 per cento dal 2022 al 2024, ma nonostante i profitti record, l'azienda ha incrementato il numero dei dipendenti solo del 15 per cento, confermando come i capitali bellici premino gli azionisti più dell'occupazione;

   inoltre, la produzione di armamenti presenta profili di criticità aggiuntivi laddove sia realizzata in collaborazione o in joint-venture con imprese straniere la cui collocazione politica solleva interrogativi di responsabilità etica e di destino finale dei materiali prodotti: fonti giornalistiche e comunicati aziendali indicano che, per la produzione delle cosiddette loitering munitions, Rheinmetal abbia agito in joint venture con il gruppo israeliano UVision Air;

   in aggiunta, è discutibile l'opportunità politica ed etica di intrattenere relazioni industriali e commerciali con soggetti strettamente collegati al governo israeliano, responsabile del genocidio in Palestina –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei progetti di Rwm Italia relativi alla produzione di droni kamikaze o di sistemi d'arma analoghi, se siano state concesse autorizzazioni, licenze o finanziamenti pubblici connessi a tali produzioni e, in caso affermativo, su quali basi giuridiche;

   se il Governo ritenga compatibile con i principi costituzionali e con la normativa in materia di esportazione e produzione di armamenti (legge n. 185 del 1990) la realizzazione di sistemi d'attacco come i droni suicidi;

   quali iniziative di competenza intenda assumere per promuovere la riconversione produttiva del Sulcis verso attività civili, innovative e sostenibili, nel rispetto del diritto al lavoro e della vocazione pacifista della Costituzione;

   se non ritenga opportuno avviare una verifica interministeriale sulla coerenza complessiva delle politiche industriali del comparto difesa con l'articolo 11 della Costituzione e con gli impegni internazionali dell'Italia in materia di pace e sicurezza.
(4-06144)

DISABILITÀ

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CIANI, STUMPO, MALAVASI e GIRELLI. — Al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   a maggio 2024 è entrato in vigore il decreto legislativo n. 62 del 2024 recante «Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l'elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato», attuativo della legge delega n. 227 del 2021, con la quale il Parlamento ha conferito al Governo il compito di riordinare e riformare la normativa in materia di disabilità, in linea con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, una riforma a sua volta prevista (assieme a quella sulla non autosufficienza) dal PNRR Piano nazionale di ripresa e resilienza, concordato dall'Italia con gli organi dell'Unione europea; il decreto, di grande importanza e complessità, prevede un'attuazione graduale: alcune disposizioni sono state operative da subito, mentre altre – tra cui l'articolo 18 «Progetto di vita», l'articolo 28 «Budget di progetto» e l'articolo 29 «Referente per l'attuazione del progetto di vita» – sono state avviate in via sperimentale dal 1° gennaio 2025 in nove province selezionate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali; l'articolo 40 del decreto n. 62 del 2024 prevedeva la successiva applicazione a tutto il territorio nazionale a decorrere dal 1° gennaio 2026, ma con il cosiddetto «decreto Milleproroghe» si è prorogato tale termine, estendendo la sperimentazione solo ad altre undici province e rinviando l'entrata in vigore in tutto il territorio nazionale al 1° gennaio 2027; peraltro la scelta di limitare la sperimentazione a soli venti territori su centodieci – escludendo peraltro le grandi città italiane – rischia di compromettere la validità e la rappresentatività dei risultati, poiché la realtà organizzativa, sociale e amministrativa dei grandi centri urbani presenta esigenze e modelli di servizio molto diversi rispetto ai contesti medio-piccoli selezionati; con l'articolo 31 del decreto n. 64 del 2024 viene istituito il «Fondo per l'implementazione dei progetti di vita», con una dotazione determinata in 25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025 destinati al finanziamento della fase sperimentale; tuttavia, le associazioni e gli enti locali segnalano che tali risorse risultano del tutto insufficienti rispetto ai fabbisogni reali e alle spese «atipiche» previste nei progetti di vita, generando difficoltà finanziarie per molti comuni – soprattutto per quelli non coinvolti dalla sperimentazione –, spesso determinate da sentenze dei Tar che obbligano le amministrazioni comunali a coprire queste spese –:

   quale sia lo stato di attuazione della sperimentazione del decreto legislativo n. 62 del 2024 nelle province selezionate e se il Governo intenda assumere iniziative di competenza volte a estenderla anche a grandi città, al fine di ottenere una valutazione più rappresentativa del contesto nazionale;

   quali iniziative, anche di carattere normativo, il Governo intenda assumere, entro il 2026, per garantire ai comuni non coinvolti nella sperimentazione adeguati strumenti formativi e risorse economiche, evitando che l'attuazione della riforma gravi sui bilanci locali e assicurando la piena tutela dei diritti delle persone con disabilità.
(5-04546)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta scritta:


   GRIPPO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'ordinanza n. 449 del 9 gennaio 2025 della Corte di Cassazione ha precisato che le spese sostenute per l'assistenza a persone affette da disabilità grave e permanente sono integralmente deducibili ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lettera b), del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), indipendentemente dalla qualifica professionale del prestatore di assistenza;

   la pronuncia ha affrontato una questione interpretativa estremamente di rilievo, ossia la deducibilità delle spese di assistenza che deve ritenersi ammissibile anche laddove il prestatore del servizio non sia in possesso di una specifica qualifica professionale. La Corte ha risposto affermativamente, motivando la propria decisione sulla base dei principi di tutela rafforzata delle persone con disabilità e dei loro nuclei familiari;

   respingendo il ricorso dell'Agenzia delle entrate, la Corte ha delineato l'importante punto sull'interpretazione dell'espressione «assistenza specifica» (articolo 10, comma 1, lettera b) Tuir). L'AdE riteneva che tale locuzione dovesse riferirsi alla qualifica professionale di chi presta l'assistenza, e che, quindi, la deducibilità integrale fosse limitata solo alle prestazioni di personale sanitario o sociosanitario. La Cassazione ha invece stabilito che il concetto di assistenza specifica non dipende dalla qualifica del prestatore d'opera, ma dalla finalità dell'assistenza stessa, ovvero il sostegno a una persona con disabilità grave e permanente. Pertanto, anche le spese per assistenza fornita da collaboratori domestici possono essere dedotte integralmente, a condizione che il destinatario dell'assistenza sia una persona con disabilità grave, permanente e riconosciuta e che le spese siano documentate e finalizzate a garantire una cura continuativa;

   l'ordinanza ha chiarito anche la differenza tra le due principali disposizioni fiscali in materia di spese per assistenza. L'articolo 10, comma 1, lettera b), Tuir prevede la deduzione integrale delle spese per assistenza a soggetti con disabilità grave e permanente: non si limita alle sole prestazioni di personale qualificato, ma si estende a qualsiasi tipo di assistenza. Invece, l'articolo 15, comma 1, lettera c), Tuir prevede una detrazione del 19 per cento delle spese sostenute per assistenza a soggetti non autosufficienti ed è soggetta a limiti di importo e di reddito, e pertanto meno favorevole per il contribuente. Si è quindi stabilito che non è corretto assimilare le spese per l'assistenza ai disabili gravi a quelle per i soggetti non autosufficienti, poiché il Tuir prevede un regime fiscale più favorevole per le persone con disabilità riconosciuta ex legge n. 104 del 1992;

   ne consegue che l'AdE dovrebbe aggiornare le proprie interpretazioni alla luce del principio di diritto stabilito. Tuttavia, ha già fatto presente di confermare il proprio consolidato orientamento di prassi in materia a seguito di un'unica pronuncia della Cassazione;

   va sottolineato come l'ente, nell'affermare che l'ordinanza citata non rappresenti un orientamento giurisprudenziale consolidato, non sembri ponderare adeguatamente l'eventuale contenzioso che potrebbe discendere dalla pronuncia e gli oneri conseguenti per l'erario. Inoltre, sotto un diverso profilo, l'Agenzia non ha adeguatamente considerato il passaggio nodale dell'ordinanza ossia il delineare chiaramente la fattispecie disciplinata dall'articolo 10 Tuir, in cui destinatario dell'assistenza è un soggetto afflitto da grave e permanente invalidità o menomazione e al quale è riconosciuto un handicap grave ex articolo 3, legge n. 104 del 1992 ove ricorra tale fattispecie l'ordinamento riconosce l'integrale deducibilità delle relative spese. La pronuncia sottolinea quindi come si tratti di un'ipotesi diversa da quella contemplata al successivo articolo 15 il quale si riferisce a soggetti diversi, eventualmente anche afflitti da non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana e, tuttavia, non disabili gravi ai sensi della richiamata legge n. 104 del 1992 –:

   se intenda adottare iniziative volte ad aggiornare la prassi interpretativa adottata dall'Agenzia delle entrate a seguito dell'ordinanza n. 449 del 2025 della Corte di cassazione e scongiurare futuri e dispendiosi contenziosi.
(4-06133)

FAMIGLIA, NATALITÀ E PARI OPPORTUNITÀ

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   con deliberazione del 14 maggio 2025, su proposta dell'assessore alla cultura, pari opportunità, politiche giovanili e della famiglia, servizio civile, la Giunta regionale del Lazio ha approvato la proposta di legge regionale concernente «Interventi a favore della famiglia, della natalità e della crescita demografica», da sottoporre all'esame del Consiglio regionale ove è stata incardinata il 30 settembre 2025; la proposta di legge, in più parti dell'articolato, ad avviso dell'interpellante, introduce un'inedita e regressiva tutela del concepito e del nascituro e consente l'accesso nelle strutture sanitarie pubbliche ad associazioni anti scelta e antiabortiste, con lo scopo palese a parere dell'interpellante di compromettere il diritto all'autodeterminazione e alla salute di tutte le persone che intendono interrompere una gravidanza;

   la proposta di legge delle Regione Lazio appare all'interpellante in evidente sintonia con un piano di interventi normativi a valenza nazionale fortemente regressivo che rischia di mettere in crisi la laicità e la tutela pubblica di diritti fondamentali alla cui tutela la nostra Costituzione ha preposto lo Stato medesimo e sovverte i presupposti fondamentali della tutela giuridica della persona nell'ambito delle attività preposte alla tutela della salute sessuale e riproduttiva, compromettendo l'accesso ad un aborto libero e sicuro;

   gli interventi di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene, proprio con riguardo alla salute sessuale e riproduttiva, sono peraltro accompagnati anche da una confusa commistione tra servizio pubblico e soggetti privati, con riguardo all'erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie che il nostro Sistema sanitario nazionale contempla nell'ambito dei Livelli essenziali di assistenza, con la pericolosa conseguenza di confondere anche le competenze tra i diversi professionisti della salute attraverso improprie attribuzioni che rischiano di configurare un abuso nell'esercizio di attività professionali che lo Stato riserva a professioni regolamentate –:

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, i Ministri interpellati intendano porre in essere:

    a) per salvaguardare la tutela della salute sessuale e riproduttiva e le prerogative pubbliche a presidio dell'esercizio di attività e prestazioni professionali sanitarie e socio-sanitarie;

    b) per contenere la progressiva privatizzazione di servizi e prestazioni che devono essere garantite dal Sistema sanitario nazionale, come ad esempio la realizzazione di percorsi di accompagnamento della donna in gravidanza che sono attualmente inserite nei Livelli essenziali di assistenza e devono essere garantiti nell'ambito delle strutture pubbliche del Sistema sanitario nazionale.
(2-00693) «Sportiello».

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta scritta:


   ZINZI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi si sta diffondendo in diversi comuni italiani, in particolare nei piccoli centri e nelle aree interne, la pratica della chiusura anticipata degli sportelli Atm di Poste italiane, spesso motivata da ragioni di sicurezza a seguito dei numerosi episodi di furti e attentati ai danni dei dispositivi automatici di prelievo;

   sebbene tali misure siano adottate con l'intento di tutelare l'incolumità delle persone e la sicurezza delle strutture, esse stanno tuttavia determinando notevoli disagi per i cittadini, soprattutto nei comuni dove l'Atm postale rappresenta l'unico presidio disponibile per le operazioni di prelievo e versamento;

   in diversi comuni dell'Irpinia – tra cui Bisaccia, Calitri, Castelfranci, Fontanarosa, Frigento, Gesualdo, Grottaminarda, Lapio, Lioni, Luogosano, Monteverde, Nusco, Paternopoli, Sant'Angelo all'Esca, Sturno, Taurasi, Trevico, Vallata, Petruro Irpino, Torrioni e Ariano Irpino – gli sportelli Atm di Poste italiane vengono disattivati già dalle ore 13.30, a fronte di un orario ordinario di funzionamento che dovrebbe protrarsi almeno fino alle 19.00;

   tale situazione penalizza in particolare le persone anziane, i cittadini con difficoltà di mobilità e, più in generale, tutti coloro che vivono nei piccoli centri, costretti a spostarsi in comuni limitrofi anche solo per accedere a servizi essenziali;

   a quanto consta all'interrogante nei giorni scorsi, ad esempio, il sindaco di Paternopoli ha inviato una nota ufficiale a Poste italiane proponendo una riduzione della disponibilità di contante negli Atm (a un massimo di 5.000/10.000 euro), come possibile soluzione per garantire la continuità del servizio riducendo al contempo il rischio di furti o danneggiamenti;

   la presenza capillare di Poste italiane costituisce un elemento fondamentale di coesione sociale e di inclusione territoriale, in particolare nei comuni delle aree interne –:

   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno favorire un confronto con l'azienda al fine di individuare soluzioni tecniche o organizzative che consentano di mantenere attivo il servizio anche nelle fasce orarie pomeridiane, ad esempio tramite la riduzione delle giacenze di contante o l'adozione di sistemi di sicurezza più evoluti.
(4-06143)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   la tangenziale di Catania (RA15) è oggi una delle arterie più congestionate della Sicilia. Con oltre 80.000 veicoli al giorno, di cui una quota significativa di mezzi pesanti, la circonvallazione autostradale che collega la A18 (Messina-Catania) alla A19 (Palermo-Catania) è ormai prossima al collasso in diversi orari della giornata;

   il progetto di Anas è quello di creare una terza corsia, di fatto incapace di risolvere alla radice i problemi di traffico e sicurezza;

   per una strada già prossima alla saturazione, come la RA15, una terza corsia rappresenta un palliativo destinato a esaurirsi in pochi anni;

   inoltre, l'esperienza internazionale dimostra che aggiungere una corsia non aumenta proporzionalmente la capacità, un'autostrada a due corsie che diventa a tre incrementa la portata di molto meno del 50 per cento previsto teoricamente, a causa di colli di bottiglia, flussi incrociati, accessi urbani e traffico locale;

   l'alternativa, già discussa in ambito tecnico e territoriale, è la realizzazione di una nuova arteria pedemontana a quattro corsie, a monte della tangenziale attuale, che colleghi Acireale (A18) con Misterbianco o Gelso Bianco (A19);

   una gronda esterna pensata per drenare i flussi da nord verso ovest, alleggerendo la RA15 e creando un asse diretto di scorrimento per il traffico interurbano e le merci tra i versanti etnei, la costa ionica e l'entroterra siciliano;

   secondo le valutazioni pubblicate da Anas e riprese da «La Sicilia», il progetto della terza corsia sulla tangenziale di Catania avrebbe un costo stimato intorno ai 350 milioni di euro, con tempi di realizzazione lunghi e pesanti interferenze con la circolazione;

   la pedemontana etnea, nel tracciato ipotizzato tra Acireale e Misterbianco/Gelso Bianco, fungerebbe da gronda per la tangenziale, intercettando i flussi provenienti dai comuni pedemontani e dall'autostrada A18 diretti verso Palermo o verso le zone industriali di Catania;

   in questo modo, i mezzi provenienti da Acireale, Giarre, Zafferana, Pedara, Nicolosi, Mascalucia e Gravina potrebbero evitare del tutto l'ingresso sulla RA15, riducendo drasticamente le immissioni sulla tangenziale e migliorando la fluidità complessiva del sistema;

   infine, l'opera si inserirebbe in una visione più ampia di mobilità integrata per la città metropolitana di Catania, coerente con il Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) e con la futura conurbazione interregionale che unisce Reggio Calabria, Messina e Catania nell'asse dello Stretto e del corridoio Ten-t;

   a parer dell'interpellante il progetto di creare una terza corsia, rischia di essere una soluzione costosa e inefficace; l'alternativa è la realizzazione di una nuova arteria pedemontana a quattro corsie a monte della tangenziale attuale –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se intenda, in raccordo con Anas, valutare soluzioni alternative, e in particolare quella descritta in premessa, e se intenda assumere iniziative di competenza al fine di predisporre e finanziare uno studio di fattibilità.
(2-00694) «Barbagallo».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CAPPELLETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'espansione dei poli logistici ha assunto in Italia una dimensione sistemica, con impatti territoriali, ambientali e sociali non adeguatamente valutati;

   negli ultimi anni, il Veneto è diventato epicentro di tale trasformazione territoriale accelerata e spesso incontrollata. Nei tempi recenti, lungo l'asse della SS434 Transpolesana, da Rovigo a Verona, si è innestata una vera e propria «febbre dell'oro»: una corsa che investe piccoli comuni, anche molto piccoli, travolge pianificazioni e produce impatti ambientali e sociali non gestibili localmente. Sull'arteria stradale citata, che vede le strade provinciali ed essa collegate già sature di traffico, insistono diversi operatori logistici: nel comune di Castelguglielmo (Rovigo), un paese da 1.500 abitanti, vi è il polo Amazon da 200.000 metri quadrati e con 2.000 addetti; nel comune di Nogarole Rocca (Verona) con 3.800 residenti gli addetti alla logistica sono circa 5.000; nel comune di Zevio (Verona) vi è un polo da 127.000 metri quadrati. A questi possiamo aggiungere altre strutture realizzate nel territorio del comune di Granze di Camin (Padova) su 150.000 metri quadrati su terreni agricoli e nel comune di Isola Rizza (Verona) con 140.000 metri quadrati coperti e 206.000 metri quadrati di suolo utilizzato con accesso solo dalla SP44, strada provinciale a singola corsia;

   dal 2021 al 2024 il consumo di suolo in Veneto ha tenuto un trend in crescita che non è casuale, ma sistemico. Con la legge regionale veneta n. 55 del 2012, è stato consentito di adottare varianti urbanistiche semplificate per impianti di grande impatto, spesso giustificati come di indiscusso rilievo pubblico senza una verifica sostanziale, come denunciato da diverse Associazioni di cittadini. Una contraddizione strutturale che favorisce chi consuma di più penalizzando la pianificazione;

   la normativa menzionata, in assenza di una disciplina nazionale che individui criteri minimi di sostenibilità sull'impatto sociale e territoriale, a parere dell'interrogante si manifesta come uno strumento di deregulation consentendo la proliferazione dei poli logistici con notevoli impatti sul territorio, ponendosi in contrasto con la tutela delle autonomie locali e dei diritti di controllo e di partecipazione dei cittadini sanciti dalla legge n. 142 e la n. 241 del 1990 –:

   se siano a conoscenza di quanto esposto e se per quanto di competenza, non ritengano, anche alla luce delle modalità di applicazione della legge regionale, in particolare dell'articolo 4, di valutare il rispetto degli obiettivi di contenimento del consumo di suolo e tutela dell'interesse pubblico disciplinato dal diritto europeo;

   se intendano adottare iniziative, anche normative volte a promuovere una disciplina nazionale e istituire un sistema di monitoraggio nazionale pubblico e trasparente degli insediamenti logistici, con dati disaggregati e accessibili, anche al fine di scongiurare l'approvazione di nuovi poli logistici in comuni sotto i 5.000 abitanti fino alla definizione di criteri minimi di impatto sociale e territoriale.
(5-04547)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GHIO, BARBAGALLO, PANDOLFO, PASTORINO, SIMIANI, CASU e MORASSUT. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da organi di stampa, Autostrade per l'Italia avrebbe presentato un piano economico-finanziario con la previsione di un incremento dei pedaggi fino al 6 per cento, pur in presenza di una riduzione complessiva degli investimenti previsti e con una richiesta di proroga della concessione per ulteriori sei anni;

   una simile prospettiva appare in contrasto con la situazione reale delle tratte in concessione dove i cantieri sono tuttora numerosi e di lunga durata, e dove l'aumento dei pedaggi rappresenterebbe un ulteriore aggravio per gli utenti, già penalizzati da anni di disservizi e tempi di percorrenza anomali, con i lavori costanti che, pur finalizzati alla manutenzione e alla messa in sicurezza delle infrastrutture, determinano forti disagi alla circolazione, con rallentamenti, code e un significativo aumento dei tempi di percorrenza per automobilisti e mezzi pesanti;

   in particolare in Liguria, a seguito del tragico crollo del Ponte Morandi del 14 agosto 2018, che causò 43 vittime, la rete autostradale regionale è stata sottoposta a un piano straordinario di ispezioni e manutenzioni che ha comportato e comporta tuttora l'apertura di numerosi cantieri lungo le principali tratte gestite da Autostrade per l'Italia;

   tale situazione, pur necessaria per garantire la sicurezza, ha reso estremamente difficoltoso l'utilizzo quotidiano delle autostrade liguri, con code chilometriche, chiusure di carreggiate e deviazioni continue, incidendo pesantemente sulla qualità della vita dei cittadini e sull'efficienza del sistema economico regionale;

   tali disagi si sommano agli effetti economici che gravano su cittadini e imprese, costretti a sostenere costi più elevati per il trasporto di merci e persone, in un contesto in cui il diritto alla mobilità risulta spesso compromesso dalla continua presenza di lavori e deviazioni –:

   se il Governo sia a conoscenza e intenda dar seguito a quanto parrebbe indicato nel piano economico di Autostrade per l'Italia, ovvero l'incremento dei pedaggi fino al 6 per cento;

   se non ritenga opportuno chiedere alla società concessionaria la sospensione temporanea o la riduzione dei pedaggi nei tratti autostradali interessati da una cantieristica importante e protratta nel tempo.
(4-06132)


   GHIO, SIMIANI, BARBAGALLO, BAKKALI, CASU, FERRARI, MORASSUT e PANDOLFO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la Corte costituzionale, con la sentenza n. 147 del 14 ottobre 2025, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle disposizioni che hanno rinviato gli adeguamenti dei pedaggi autostradali per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, in attesa dell'aggiornamento dei piani economico-finanziari delle concessionarie;

   in particolare, la Corte ha ritenuto incostituzionali l'articolo 13, comma 3, del decreto-legge n. 162 del 2019 convertito, con modificazioni dalla legge 28 febbraio n. 8 e l'articolo 13, comma 5, del decreto-legge n. 183 del 2020, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21, estendendo la declaratoria di illegittimità anche alle disposizioni successive che avevano ulteriormente differito tali adeguamenti (articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 121 del 2021; articolo 24, comma 10-bis, del decreto-legge n. 4 del 2022; articolo 10, comma 4, del decreto-legge n. 198 del 2022);

   la Corte ha motivato la propria decisione rilevando la violazione degli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione, ritenendo che i ripetuti rinvii abbiano inciso sulla libertà di impresa e sull'utilità sociale, oltre che sul principio di buon andamento della pubblica amministrazione;

   secondo la sentenza, il procedimento per l'adeguamento delle tariffe autostradali, fondato su convenzioni di natura contrattuale, non può essere inciso unilateralmente dal legislatore in senso sfavorevole a una sola delle parti, poiché ciò determina uno sbilanciamento irragionevole del rapporto concessorio, con effetti negativi non solo per i concessionari, ma anche per l'utenza, in quanto la riduzione delle entrate può compromettere la manutenzione, l'efficienza e la sicurezza delle infrastrutture;

   la Corte ha inoltre chiarito che tale squilibrio non è neppure giustificato dall'esigenza di evitare aumenti tariffari ingiustificati, in quanto la definizione dei criteri di calcolo delle tariffe è oggi attribuita all'Autorità di regolazione dei trasporti (Art), che dal 2019 ha dettato criteri uniformi e vincolanti, volti a garantire la congruità dei pedaggi rispetto ai costi e alla qualità del servizio;

   tale pronuncia potrebbe avere effetti rilevanti sul sistema tariffario autostradale, determinando il rischio di aumenti immediati dei pedaggi, con un impatto economico significativo su cittadini, pendolari e imprese di trasporto, già gravati dal caro carburanti e dall'aumento generale dei costi logistici;

   la situazione appare particolarmente delicata in regioni come la Liguria, dove la rete autostradale risulta ancora oggi fortemente condizionata da cantieri diffusi e rallentamenti, e dove eventuali aumenti tariffari rischierebbero di aggravare un quadro già critico per la mobilità e la competitività territoriale;

   in tale contesto risulta necessario un intervento tempestivo del Governo per assicurare che il rispetto della pronuncia della Corte costituzionale non comporti effetti distorsivi o penalizzanti per gli utenti, garantendo equilibrio tra la tutela delle prerogative delle concessionarie e la salvaguardia dell'interesse pubblico –:

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere per garantire il rispetto della sentenza e, al contempo, scongiurare incrementi tariffari a carico degli utenti autostradali, salvaguardando la sicurezza, l'efficienza e la qualità del servizio nel quadro di una gestione trasparente e coerente con l'interesse pubblico.
(4-06135)

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CURTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   risulta che il signor Marco Lanzi, appartenente alla polizia di Stato, ricopra attualmente un incarico di rappresentanza sindacale quale dirigente del Siulp – Sindacato italiano unitario lavoratori polizia – e, contestualmente, sia stato eletto consigliere comunale presso il comune di Pesaro, svolgendo entrambe le funzioni nel medesimo ambito territoriale. Tale circostanza, pone questioni rilevanti sotto il profilo della legittimità del cumulo di incarichi pubblici, con particolare riferimento alla compatibilità tra funzioni politiche elettive a livello locale e ruoli sindacali attivi in seno alla polizia di Stato;

   l'articolo 63 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali – Tuel, disciplina in modo tassativo le cause di incompatibilità per i titolari di cariche elettive locali, senza tuttavia contemplare espressamente l'ipotesi di personale delle forze dell'ordine in servizio attivo, né quella dei dirigenti sindacali interni alle stesse amministrazioni di pubblica sicurezza;

   la normativa speciale di settore, in particolare l'articolo 81 della legge 1° aprile 1981, n. 121 e l'articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, dispone che il personale della polizia di Stato, all'atto della candidatura a cariche elettive, debba essere collocato in aspettativa speciale e, in caso di elezione, non possa prestare servizio per almeno tre anni nella medesima circoscrizione, al fine di evitare ingerenze, tutelare l'autonomia delle funzioni pubbliche ed eliminare ogni rischio di strumentalizzazione;

   lo Statuto del Siulp prevede esplicitamente l'incompatibilità tra l'assunzione di cariche sindacali e la candidatura o elezione a incarichi politici, sancendo la decadenza automatica dalla carica sindacale e l'inibizione a ricoprirla nei 18 mesi successivi alla cessazione del mandato elettivo, a tutela della neutralità del sindacato e dell'equilibrio tra rappresentanza interna e ruolo politico. La giurisprudenza amministrativa, in particolare il parere n. 793/2018 del Consiglio di Stato, sezione prima, ha riconosciuto l'incompatibilità tra incarichi parlamentari e cariche sindacali della polizia di Stato, ribadendo l'inconciliabilità strutturale tra il ruolo di rappresentanza politico-elettiva e quello di rappresentanza sindacale interna ad apparati preposti all'esercizio della forza pubblica;

   i sindacalisti della polizia di Stato, per le finalità legate alla tutela del personale, godono di un diritto di accesso a documentazione riservata o di uso interno, inclusi ordini di servizio, turnazioni, assegnazioni e dati di rilevanza gestionale, il cui uso improprio – anche solo in via eventuale – potrebbe configurare situazioni di conflitto d'interessi o vulnerabilità istituzionale, specialmente se in capo a soggetti che rivestono contestualmente cariche politiche locali. I consiglieri comunali, ai sensi dell'articolo 43 del Tuel dispongono infatti di un ampio potere di accesso a dati e informazioni amministrative dell'ente, soggetti al rispetto del segreto nei casi di legge, ma senza limiti connessi all'appartenenza a comparti di sicurezza, con il rischio che il cumulo dei due ruoli favorisca uno sbilanciamento tra il possesso di informazioni riservate e l'attività politica;

   a tutt'oggi non risulta che il Ministero dell'interno o la prefettura territorialmente competente abbiano attivato iniziative formali, volte ad accertare l'esistenza di eventuali profili di incompatibilità, inconferibilità o conflitto d'interessi, né che sia stato fornito un orientamento ufficiale sulla questione, la quale assume valenza generale in assenza di una disciplina normativa specifica per il livello locale –:

   se il Ministro interrogato alla luce della normativa vigente, degli orientamenti giurisprudenziali e delle disposizioni statutarie del Siulp non ritenga necessario attivare iniziative di competenza – anche tramite la prefettura territorialmente competente – al fine di verificare eventuali profili di incompatibilità, conflitto d'interessi o violazione di principi di imparzialità e correttezza istituzionale connessi al contemporaneo esercizio, medesimo ambito territoriale, delle funzioni di consigliere comunale e di dirigente sindacale della polizia di Stato, adottando le conseguenti iniziative di chiarimento, anche di carattere normativo.
(5-04545)

Interrogazione a risposta scritta:


   GIAGONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   desta particolare sconcerto quanto accaduto in data 12 ottobre 2025 in una strada periferica del comune di Sestu (Cagliari), dove una donna di 33 anni è stata aggredita da un uomo che ha tentato di violentarla;

   l'uomo, secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Sestu, avrebbe prima bloccato la vittima, palpeggiandola nelle parti intime, per poi atterrarla nel tentativo di costringerla a un rapporto sessuale;

   la donna è riuscita a divincolarsi approfittando del momentaneo intervento di un passante, ma l'aggressore l'ha nuovamente inseguita e raggiunta nei pressi della sua abitazione, gettandola a terra una seconda volta;

   nonostante l'evidente stato di shock e la violenza subita, la vittima ha trovato la forza di fuggire di nuovo e di contattare il numero di emergenza 112;

   l'intervento tempestivo dei carabinieri ha consentito di rintracciare e arrestare il presunto autore della violenza nel giro di pochi minuti;

   l'uomo arrestato è un cittadino iraniano di 34 anni, ospite del centro di accoglienza per migranti (Cpa) di Monastir, ed è stato posto a disposizione dell'autorità giudiziaria con l'accusa di violenza sessuale;

   un fatto analogo si era verificato circa due settimane prima a Tempio Pausania, dove un cittadino straniero con permesso di soggiorno scaduto è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Luras per aver molestato ripetutamente una giovane lavoratrice di un centro commerciale della Gallura;

   anche in questo caso, grazie alle capacità investigative e al tempestivo intervento delle forze dell'ordine, l'autore delle molestie è stato immediatamente assicurato alla giustizia;

   questi episodi possono, comunque, alimentare un clima di insicurezza nei cittadini e pongono la questione relativa al controllo e alla gestione dei centri di accoglienza, nonché alla presenza sul territorio di soggetti potenzialmente pericolosi, anche in situazione di irregolarità;

   la tutela dell'incolumità e della sicurezza delle cittadine e dei cittadini è una priorità assoluta dello Stato, dando atto che, grazie alle iniziative fino ad oggi adottate dall'attuale Governo, sono state comunque già implementate le misure per il contrasto all'immigrazione illegale e per incrementare il numero e la capienza dei centri per il trattenimento ed espulsione degli stranieri irregolari, in particolare di quelli condannati per reati di particolare allarme sociale;

   con riguardo ai casi riportati in premessa, non è noto se siano stati precedentemente effettuati specifici controlli sul profilo di tali soggetti ospitati nei centri di accoglienza, soprattutto in relazione a eventuali precedenti penali o comportamenti pregressi a rischio –:

   se si stia valutando di assumere iniziative di competenza volte alla revisione dei criteri di permanenza nei centri di accoglienza, con particolare attenzione ai soggetti con condotte problematiche o segnalazioni pregresse, nonché un programma di implementazione della rete dei centri di trattenimento ai fini del rimpatrio.
(4-06139)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazioni a risposta scritta:


   GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   il 7 ottobre 2025 si è svolto l'incontro di informativa tra il Ministero dell'istruzione e del merito e i sindacati sull'avvio dell'anno scolastico. Tra i vari argomenti trattati, l'amministrazione ha riferito in merito al personale Ata, ovvero il personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria, delle istituzioni educative e degli istituti e scuole speciali statali;

   in tale occasione, si sarebbe discusso non solo della revisione dell'organico e del precariato, ma anche della possibilità di recedere dall'attuale modalità di aggiornamento alle graduatorie Ata 24 mesi ipotizzando la possibilità di sostituire l'attuale sistema di graduatorie permanenti di ventiquattro mesi con concorsi triennali per titoli ed esami;

   nonostante sia stata ipotizzata anche una fase transitoria per salvaguardare coloro già inseriti in graduatoria, nel passaggio dal sistema attuale al nuovo modello concorsuale, vi è una forte preoccupazione da parte della categoria lavorativa coinvolta a seguito di quanto annunciato;

   anziché, infatti, modificare le modalità di reclutamento attuali, la vera criticità da superare risiede nell'attuale limite normativo che consente le assunzioni solo nei limiti del turnover e delle risorse disponibili. Le immissioni in ruolo sono infatti, di anno in anno, nettamente inferiori rispetto agli effettivi posti vacanti. Sarebbe auspicabile, pertanto, un piano straordinario di assunzioni;

   nel citato incontro, peraltro, il Ministero ha annunciato che la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese per il continuo abuso della stipula di contratti precari al posto dell'assunzione stabile di personale Ata;

   il sistema di graduatorie attualmente presente, rappresenta uno strumento di merito e di stabilità poiché capace di valorizzare il servizio effettivamente prestato nelle scuole: la loro eventuale soppressione, comporterebbe il venir meno di percorsi professionali consolidati, l'esclusione di personale qualificato e un potenziale aggravio sull'intero sistema scolastico;

   come sottolineato da più parti, le graduatorie di 24 mesi sono uno dei pochi strumenti di assunzione realmente funzionanti all'interno del mondo scolastico. L'eventuale stravolgimento, introducendo un sistema concorsuale contorto e irregolare come quello per i docenti, non risolverebbe in alcun modo la grave precarietà presente che comporta la mancata immissione in ruolo dopo 24 o 36 mesi di servizio;

   la regolare erogazione del servizio scolastico presuppone l'apporto imprescindibile del personale Ata pertanto, necessitano di essere tutelati, con misure adeguate, il diritto al lavoro, la professionalità e la dignità di tale personale capace di garantire la quotidiana vita scolastica –:

   se non ritenga opportuno istituire, prima di qualsiasi riforma del reclutamento del personale Ata, un tavolo di confronto con tutte le parti sociali coinvolte per trovare soluzioni adeguate alle problematiche che affliggono il settore da ormai troppo tempo;

   quali iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di salvaguardare la continuità occupazionale del personale Ata attualmente in servizio.
(4-06134)


   MIELE e MORRONE. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   ai sensi del nuovo codice degli appalti di cui al decreto legislativo n. 36 del 2023 tutte le stazioni appaltanti, ivi incluse le scuole, per poter procedere direttamente e autonomamente all'acquisizione di servizi di importo superiore alle soglie di rilevanza europea devono essere qualificate ai sensi dell'articolo 63 e dell'allegato II.4. del codice;

   le procedure di gara relative ai viaggi di istruzione rientrano negli appalti di servizi ai quali si applicano le soglie di rilevanza europea;

   sin dall'entrata in vigore del nuovo sistema di qualificazione sono state riscontrate delle criticità legate alla qualificazione degli istituti scolastici per la loro peculiare struttura, con il rischio del cosiddetto blocco dei viaggi scolastici e quindi dell'impoverimento dell'offerta formativa delle scuole a svantaggio degli studenti e una rilevante flessione sul relativo segmento del settore turistico;

   in considerazione di ciò il Ministero dell'istruzione e del merito ha avviato un dialogo con l'Autorità nazionale anticorruzione e con gli altri stakeholders coinvolti volto alla ricerca di soluzioni che da un lato consentissero il rispetto della normativa vigente in materia di qualificazione, e dall'altro, tenessero conto degli impatti sul mercato dell'organizzazione dei viaggi di istruzione;

   ed infatti, per superare le criticità connesse agli affidamenti in oggetto, il Ministero ha avviato un'importante riforma organizzativa degli Uffici scolastici regionali, attualmente in corso che consentirà alle scuole di appoggiarsi agli USR nella gestione degli appalti sopra soglia;

   al contempo, nelle more dell'organizzazione del nuovo sistema, i viaggi d'istruzione, sono stati salvaguardati grazie ad una deroga concessa dall'Anac su impulso del Ministero dell'istruzione e del merito, che ha consentito alle istituzioni scolastiche di procedere in autonomia alle gare di appalto per l'organizzazione dei viaggi di istruzione e delle visite didattiche, indipendentemente dalla qualificazione posseduta e dal valore degli affidamenti dapprima fino al 30 settembre 2024 e poi fino al 31 maggio 2025. La deroga ha di fatto consentito alle scuole di pianificare le uscite didattiche senza interruzioni evitando il rischio di compromettere il regolare svolgimento dei viaggi di istruzione –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per continuare ad assicurare che le esperienze formative rappresentate dai viaggi di istruzione possano proseguire regolarmente, nel rispetto della normativa vigente e con procedure trasparenti data l'importanza rivestita da tale fattispecie nell'offerta formativa scolastica;

   se, considerata la peculiarità delle problematiche che vede coinvolti gli istituti scolastici nell'organizzazione dei viaggi di istruzione, non si ravvisi l'opportunità di attivare un Tavolo congiunto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministero del turismo per inquadrare correttamente gli istituti scolastici nell'ambito del nuovo sistema di qualificazione.
(4-06136)


   MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   il Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi) è un organo consultivo del Ministero dell'istruzione e del merito, con compiti di supporto tecnico-scientifico e di garanzia dell'unitarietà del sistema nazionale dell'istruzione;

   il decreto-legge n. 90 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 109 del 2025, ha previsto l'ampliamento del Cspi con l'inclusione di tre rappresentanti delle associazioni dei genitori, di cui uno in rappresentanza delle organizzazioni attive nell'ambito delle tematiche sulla disabilità;

   a seguito della modifica normativa, la selezione dei rappresentanti genitoriali è stata affidata al Ministro dell'istruzione e del merito, anziché al Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola (Fonags), sollevando interrogativi sulla rappresentatività e sull'efficacia del processo di nomina;

   a meno di tre settimane dall'inizio dell'anno scolastico 2025/2026, i tre rappresentanti delle associazioni dei genitori non sono ancora stati nominati, creando un vuoto istituzionale in un organismo fondamentale per la governance scolastica;

   il Cspi svolge funzioni essenziali, tra cui l'espressione di pareri sugli indirizzi in materia di definizione delle politiche del personale della scuola, sulle direttive del Ministro e sugli obiettivi e standard del sistema di istruzione;

   l'assenza dei rappresentanti delle associazioni dei genitori compromette la pluralità e l'inclusività del consiglio, limitando la partecipazione delle famiglie nelle decisioni che riguardano direttamente i loro figli e la comunità scolastica;

   la modifica normativa che ha trasferito al Ministro la scelta finale dei rappresentanti genitoriali ha suscitato dubbi e malumori nel Fonags sollevando interrogativi sulla trasparenza e sulla democraticità del processo di nomina;

   il ritardo nella nomina dei rappresentanti genitoriali, nonostante l'urgenza dichiarata dal Governo a fine giugno, evidenzia una gestione inefficace e poco tempestiva delle risorse umane nel settore dell'istruzione –:

   quali siano i criteri adottati per la selezione dei tre rappresentanti delle associazioni dei genitori nel Cspi e come si garantisca la loro rappresentatività e competenza;

   in che modo il Ministro intenda garantire la partecipazione effettiva delle famiglie alle decisioni relative al sistema educativo, considerando l'attuale vuoto istituzionale nel Cspi.
(4-06137)


   ASCARI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   secondo notizie di stampa, in una scuola paritaria ebraica italiana è stato invitato un soldato dell'esercito israeliano (Idf) per un incontro con studenti, con la finalità dichiarata di «smentire le fake news» relative al conflitto in corso a Gaza;

   tale iniziativa ha suscitato forti reazioni critiche da parte dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che ha definito l'episodio «propaganda sconvolgente» e un caso grave di indebita esposizione di minori a messaggi di carattere politico-militare;

   il contesto internazionale è segnato da un conflitto estremamente complesso e drammatico, che vede coinvolta la popolazione civile palestinese e israeliana, con conseguenze umanitarie riconosciute da organismi internazionali e da diverse agenzie delle Nazioni Unite;

   la presenza di un militare straniero in un istituto scolastico italiano per promuovere una narrazione politica e militare del conflitto solleva interrogativi circa: la neutralità educativa e la tutela della libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione; la protezione dei minori da iniziative che possano configurarsi come propaganda o indottrinamento; il rispetto del principio secondo cui le scuole, comprese quelle paritarie, fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione e sono soggette a regole comuni di vigilanza e garanzia;

   l'Italia riconosce e tutela la libertà religiosa e culturale delle comunità, ma ciò non può giustificare attività di natura militare e propagandistica all'interno delle aule scolastiche;

   le scuole devono essere luoghi di formazione, dialogo e promozione della pace, non spazi in cui si diffondono visioni unilaterali di conflitti armati, persino attraverso la presenza di soldati appartenenti a un esercito i cui crimini di guerra hanno prodotto un mandato di arresto da parte della Corte penale internazionale;

   la sensibilità del tema e l'età degli studenti coinvolti richiedono massima prudenza e responsabilità istituzionale –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti riportati e se intendano verificarne la fondatezza;

   se il Ministero dell'istruzione e del merito non ritenga opportuno adottare linee guida chiare per impedire che militari, italiani o stranieri, possano essere invitati in istituti scolastici con finalità di propaganda politica o militare;

   quali iniziative di competenza intendano assumere per tutelare gli studenti da possibili forme di indottrinamento o esposizione a messaggi di parte in merito a conflitti internazionali;

   se sia stata informata l'ambasciata israeliana o altre autorità diplomatiche in relazione a questo episodio e quali chiarimenti siano stati richiesti;

   quali iniziative di competenza i Ministri intendano adottare per promuovere nelle scuole un'educazione alla pace, al dialogo interculturale e al rispetto dei diritti umani, in linea con i principi costituzionali e con gli impegni internazionali dell'Italia.
(4-06141)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VII Commissione:


   MANZI, ORFINI, IACONO, BERRUTO, MALAVASI e GIRELLI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il nuovo sistema di accesso ai corsi di laurea a ciclo unico in medicina, odontoiatria e veterinaria, si presenta come un superamento del numero chiuso, ma di fatto mantiene un vincolo selettivo, semplicemente spostandolo al termine del primo semestre. Le modalità previste per il superamento del filtro – esami standardizzati, tempi ristretti e soglie rigide – risultano particolarmente complesse e rischiano di penalizzare gli studenti provenienti da contesti meno favoriti, accrescendo stress e disuguaglianze;

   sul piano organizzativo, si rilevano carenze strutturali, insufficienza di spazi e personale docente, con forti disparità tra Atenei. In molte sedi, come nell'ateneo di Bologna, dove la didattica in presenza sembrerebbe essersi limitata a soli tre giorni, le attività formative si sarebbero svolte prevalentemente a distanza, compromettendo la qualità dell'offerta formativa e generando un sistema universitario a più velocità;

   permangono inoltre criticità sul piano normativo, tra cui la possibilità di ripetere il semestre fino a tre volte, la doppia iscrizione obbligatoria e la mancanza di protocolli chiari per la gestione di Cfu, carriere e diritto allo studio, con il rischio di contenziosi e di disomogeneità interpretative;

   non si intravedono interventi risolutivi sull'imbuto formativo alla fine del percorso né misure strutturali per il reclutamento di specialisti, aggravando il disallineamento tra formazione e fabbisogni del Servizio sanitario nazionale;

   a ciò si aggiungono due elementi preoccupanti a giudizio degli interroganti: il calo significativo di iscrizioni ai corsi di laurea in scienze infermieristiche, che rischia di compromettere ulteriormente l'equilibrio del Servizio sanitario nazionale, già in sofferenza per la carenza cronica di personale, e il parallelo aumento del mercato privato dei corsi di preparazione al semestre filtro, fenomeno che contraddice lo spirito della riforma e accentua le disuguaglianze economiche nell'accesso alla formazione –:

   alla luce delle numerose criticità emerse nell'attuazione del semestre filtro, la cui durata effettiva risulta ampiamente ridotta rispetto ai sei mesi annunciati – considerato che le lezioni sono iniziate a settembre 2025 e il test nazionale è già previsto per i primi giorni di dicembre – quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato per garantire omogeneità formativa, equità nell'accesso e chiarezza normativa, assicurando al contempo che le modalità di somministrazione del test nazionale siano uniformi e valide per tutti gli studenti sul territorio, svolgendosi in presenza in modo omogeneo e senza disparità tra sedi.
(5-04540)


   GRIPPO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il 4 luglio 2025 il Ministero dell'università e della ricerca ha reso noto che il Ministro interrogato ha firmato il decreto di riparto delle risorse per il funzionamento ordinario degli enti pubblici di ricerca vigilati, per un importo complessivo pari a 1.485.883.600 euro, con un incremento di soli 10 milioni rispetto allo stanziamento dell'anno precedente;

   tale incremento, pari al 0,68 per cento, risulta largamente inferiore al tasso d'inflazione acquisito per il 2025, stimato dall'Istat all'1,4 per cento per l'indice generale e all'1,8 per cento per la componente di fondo;

   nel dettaglio, al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) che è il principale ente pubblico di ricerca italiano, sono stati assegnati 735.609.098 euro, con un incremento di soli 134.000 euro rispetto all'anno precedente, pari allo 0,018 per cento incremento destinato esclusivamente a progettualità straordinarie, senza alcun aumento del finanziamento ordinario;

   gli altri enti vigilati hanno invece beneficiato di incrementi più significativi, con variazioni comprese tra +1,15 per cento e +2,43 per cento per il finanziamento ordinario, con ciò determinando un'ulteriore penalizzazione del Cnr in termini di potere d'acquisto, che si traduce in una perdita stimata in oltre 10 milioni di euro;

   in aggiunta, il decreto-legge 24 giugno 2025, n. 90 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 109 del 2025, ha disposto l'istituzione di un nuovo fondo per il miglioramento qualitativo dell'attività scientifica degli enti vigilati, con una dotazione di 40 milioni per il 2025 e 60 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027, a valere anche su una riduzione strutturale di 10 milioni annui, per il triennio 2025-2027, delle risorse precedentemente stanziate per il Piano di riorganizzazione e rilancio del Cnr – di cui all'articolo 1, comma 322, lettera b), della legge n. 134 del 2021;

   tale riduzione impatta ulteriormente e in modo diretto sul Cnr che vedrà diminuire le risorse del proprio piano strategico in modo permanente per tre anni, con un danno finanziario netto stimato in circa 5 milioni annui, considerato che non è previsto un meccanismo di compensazione piena né sono stati stabiliti criteri ufficiali di ripartizione delle nuove risorse –:

   se non intenda adottare con la massima urgenza, anche in vista dell'imminente sessione di bilancio, misure correttive della ripartizione dei finanziamenti ordinari in favore del Cnr, al fine di evitare una compromissione delle sue capacità operative e scientifiche, anche chiarendo i criteri di redistribuzione delle risorse derivanti dal nuovo fondo previsto dal citato decreto-legge n. 90 del 2025, nel rispetto dei criteri di equità, trasparenza e tutela degli enti maggiormente penalizzati dalla riduzione delle risorse pregresse.
(5-04541)


   CASO, AMATO e ORRICO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   la ricerca scientifica è motore decisivo di sviluppo e competitività e il comparto pubblico della ricerca è sorretto da personale altamente qualificato che affronta percorsi lunghi e precari, con retribuzioni non commisurate a responsabilità e competenze;

   in particolare, presso il Consiglio nazionale delle ricerche perdura una condizione strutturale di precarietà e una lentezza nelle progressioni tale da non consentire, in molti casi, il raggiungimento dell'apice di carriera prima del pensionamento;

   il neopresidente del Cnr Andrea Lenzi, nominato a luglio 2025, ha dichiarato che, nella ricerca scientifica, vi è una lunga fase di apprendistato perché «un contratto significa portare avanti un progetto, non un'assunzione automatica. Le sanatorie non possono funzionare nel sistema della ricerca»;

   il precariato nella ricerca italiana costituisce una problematica annosa che incide negativamente sulla continuità delle attività di ricerca, sulla valorizzazione dei talenti e sulla capacità attrattiva del sistema scientifico nazionale e, dunque, la stabilizzazione del personale precario rappresenta una misura non solo di giustizia sociale, ma anche un investimento strategico per il futuro della ricerca italiana, consentendo di consolidare le competenze acquisite e di avviare percorsi di ricerca a lungo termine;

   grazie allo sforzo di tutte le opposizioni, l'ultima legge di bilancio ha stanziato 9 milioni di euro per l'anno 2025, 12,5 milioni per l'anno 2026 e 10,5 milioni annui a decorrere dall'anno 2027 per le procedure di stabilizzazione di ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo del Cnr;

   Lenzi ha, inoltre, annunciato l'intento di affidare la revisione contabile a una società esterna, scelta che potrebbe comportare maggiori oneri per la finanza pubblica ed un'eventuale discontinuità gestionale nella fase conclusiva dei progetti finanziati con il PNRR;

   ogni eventuale intervento volto a modificare la struttura della rete scientifica pubblica, in assenza di un adeguato confronto e di una visione condivisa, rischierebbe di configurarsi come un atto di commissariamento –:

   se il Ministro interrogato non ritenga indispensabile promuovere un confronto tra la presidenza del Cnf e il suo personale finalizzato ad avviare con urgenza il processo di stabilizzazione del personale precario, essenziale per contrastare la fuga di competenze e rafforzare l'attrattività internazionale dell'ente, utilizzando le risorse di cui in premessa, anche al fine di verificare la coerenza dell'eventuale esternalizzazione della revisione contabile con i principi di economicità, buon andamento e trasparenza.
(5-04542)


   SASSO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   in diverse università italiane si stanno verificando, in concomitanza con le recenti tensioni internazionali, manifestazioni di dissenso da parte degli studenti, che si traducono in occupazioni di spazi didattici, blocchi delle lezioni e interruzioni delle attività istituzionali;

   sebbene tali forme di protesta siano espressione di un legittimo bisogno di confronto e partecipazione, in alcuni casi esse hanno comportato la sospensione di attività formative e difficoltà operative per docenti, ricercatori e studenti, con inevitabili ripercussioni sugli studenti –:

   quali iniziative di competenza il Ministero dell'università e della ricerca intenda assumere per garantire, nel pieno rispetto dell'autonomia degli atenei, la tutela del diritto allo studio e della libertà di insegnamento, preservando al contempo il carattere aperto e democratico dell'università come luogo di confronto, senza che il dissenso si trasformi in limitazione della libertà altrui.
(5-04543)


   DALLA CHIESA e TASSINARI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi molte università italiane sono state teatro di occupazioni, blocchi, assemblee straordinarie e proteste in solidarietà alle popolazioni coinvolte nei conflitti internazionali e in difesa della popolazione palestinese, in atenei come Pisa, Roma, Firenze e altri;

   tali mobilitazioni, pur spesso pacifiche, hanno in vari casi interferito con lo svolgimento delle lezioni e delle attività accademiche, generando tensioni all'interno delle comunità universitarie, critiche contro docenti e richieste di modifiche nelle collaborazioni accademiche internazionali;

   in parallelo, il sistema universitario italiano ha avviato azioni concrete di sostegno verso studenti palestinesi: con il progetto IUPALS – Italian Universities for Palestinian Students sono previste 97 borse di studio annue da circa 12 mila euro ciascuna, offerte da 35 atenei italiani, in collaborazione con la Crui, il Ministero dell'università e della ricerca e il Ministero degli affari esteri;

   il contesto internazionale attuale si avvia verso un percorso di pace e di dialogo diplomatico e ciò alimenta l'aspettativa di un rinnovato impegno multilaterale e dialogico –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministero dell'università e della ricerca intenda assumere in tale contesto, sia rispetto alle istanze emerse nelle manifestazioni e mobilitazioni studentesche legate ai conflitti internazionali sia rispetto all'esigenza di porre in essere iniziative concrete, nell'ambito del sistema universitario, volte a favorire il dialogo e contribuire al processo di distensione in atto.
(5-04544)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CAVO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il festival della Scienza di Genova rappresenta una delle più importanti manifestazioni nazionali ed europee dedicate alla promozione e alla diffusione della cultura scientifica e tecnologica, riconosciuto per la propria significativa vocazione formativa e divulgativa, coinvolge pluralità di soggetti istituzionali e privati, beneficiando di sostegni e partnership con enti pubblici ed aziende o fondazioni di rilevanza nazionale internazionale, la cui sintesi tra loro costituisce un patrimonio prezioso, sia sul piano economico che culturale;

   la Fondazione Leonardo ETS, istituita da Leonardo S.p.A., azienda strategica a partecipazione statale operante nei settori dell'aerospazio, difesa e sicurezza, è un ente senza scopo di lucro che persegue finalità civiche, svolgendo nel campo della formazione e della divulgazione scientifica attività di interesse generale, con l'obiettivo di promuovere la cultura d'impresa e il patrimonio storico, ingegneristico e tecnologico italiano, e, da anni, è una delle principali realtà che contribuisce in maniera significativa alla riuscita del suddetto Festival;

   Leonardo S.p.A., e di conseguenza la sua Fondazione, rappresentano un pilastro dell'eccellenza tecnologica e della ricerca scientifica e industriale nazionale, un simbolo del made in Italy: la cui più ampia diffusione rientra tra le mission di questo Governo;

   in occasione dell'edizione 2025 del festival della Scienza, nonostante l'intenzione di proporre contenuti altamente qualificanti e in linea con i temi della manifestazione, a seguito di pressioni avanzate da gruppi di insegnanti, attestanti un sentimento presente di indesideratezza rispetto alla partecipazione della Fondazione Leonardo, a giudizio dell'interrogante motivato da inesistenti attuali attività commerciali di Leonardo S.p.A. con lo Stato di Israele in materia di armamenti, riportate alla stessa Fondazione dal presidente dell'associazione del Festival unitamente alla valutazione circa la possibilità di escluderne la sponsorizzazione, la Fondazione Leonardo si è ritrovata nelle condizioni di far venir meno la propria consueta partnership;

   l'esclusione così favorita di un attore tanto rilevante per il sistema Paese, in particolar modo nel campo della ricerca e dell'alta tecnologia nazionale, ha sollevato forti perplessità in merito alla gestione della manifestazione, e con particolare riguardo alla mancata presa di posizione dell'amministrazione comunale della città di Genova –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tale situazione che ha portato alla conseguente esclusione della Fondazione Leonardo ETS dal Festival della Scienza di Genova 2025 e quali iniziative di competenza intenda porre in essere per tutelare realtà culturali-scientifiche che rappresentano la piena espressione del made in Italy da campagne screditanti diffuse nel Paese.
(5-04538)

Apposizione di firme a mozioni.

  La mozione Forattini e altri n. 1-00504, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Borrelli.

  La mozione Ilaria Fontana e altri n. 1-00508, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Di Lauro.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Barbagallo n. 5-02700, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 31 luglio 2024, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Casu.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Barbagallo n. 5-02986, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 ottobre 2024, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Casu.

Pubblicazione di un testo riformulato.

  Si pubblica il testo riformulato della interrogazione a risposta scritta Lomuti n. 4-06111, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 546 del 10 ottobre 2025.

   LOMUTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   fonti giornalistiche riportano che Poste italiane S.p.A. avrebbe disposto o starebbe valutando la chiusura notturna dei terminali Postamat e di alcuni servizi automatizzati nelle regioni Puglia e Basilicata, motivando tale misura con la necessità di ridurre i rischi di furti e danneggiamenti agli sportelli automatici;

   tali decisioni, se confermate, determinerebbero la sospensione del servizio di prelievo e di altre operazioni essenziali nelle ore notturne, con gravi disagi per i cittadini, in particolare nelle aree interne e rurali della Basilicata, dove gli uffici postali rappresentano spesso l'unico presidio di servizi bancari e finanziari;

   molti comuni lucani già subiscono riduzioni di orario, accorpamenti o chiusure temporanee di uffici postali, fenomeno che aggrava la marginalizzazione territoriale e riduce la qualità dei servizi essenziali a disposizione della popolazione, in particolare anziani e persone prive di mezzi di trasporto;

   la rete di Poste italiane costituisce una infrastruttura di prossimità fondamentale per i cittadini e per le piccole imprese, soprattutto nelle zone montane o a bassa densità abitativa, dove l'assenza di sportelli bancari rende il Postamat l'unico strumento di accesso al contante e di pagamento dei servizi;

   a parere dell'interrogante la chiusura notturna dei Postamat e di altri servizi automatizzati non può essere considerata una misura di sicurezza sostenibile nel lungo periodo, poiché penalizza il diritto all'accesso universale ai servizi pubblici, garantito dal contratto di programma tra Poste Italiane e lo Stato;

   la Basilicata è già colpita da una grave carenza infrastrutturale, da un progressivo spopolamento e da una riduzione costante dei presidi pubblici e para-pubblici: ogni ulteriore limitazione dei servizi postali rischia di compromettere la coesione sociale e territoriale e di accrescere il divario con le aree più sviluppate del Paese –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza delle decisioni assunte o in corso di adozione da parte di Poste italiane riguardo alla chiusura notturna dei terminali Postamat e alla riduzione dei servizi in Basilicata;

   se risulti confermato che tali chiusure riguardino anche gli sportelli dei piccoli comuni lucani e quali valutazioni siano state effettuate in merito agli effetti sociali ed economici di tale scelta;

   se anche considerato il ruolo del Ministero dell'economia e delle finanze, quale azionista di controllo, non si ritenga opportuno intervenire nei confronti di Poste italiane per garantire la piena operatività dei servizi automatici, adottando iniziative volte a garantire sicurezze aggiuntive piuttosto che la sospensione del servizio;

   se non si ritenga necessario convocare Poste italiane per un tavolo di confronto con le amministrazioni regionali e locali interessate, al fine di individuare soluzioni alternative alla chiusura e garantire la tutela del servizio universale nelle aree interne della Basilicata;

   se la scelta della chiusura notturna dei terminali Postamat e di altri servizi automatizzati sia stata preceduta da precise valutazioni circa l'impatto economico e sociale nelle diverse aree interessate;

   se si intendano adottare iniziative di competenza al fine della definizione di indirizzi o linee guida specifiche per assicurare che i cittadini residenti nelle aree più fragili del Paese possano continuare ad accedere ai servizi postali essenziali, anche nelle ore notturne, senza discriminazioni territoriali.
(4-06111)

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta scritta Grippo n. 4-05498 del 9 luglio 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Manzi n. 5-04481 del 1° ottobre 2025.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore interrogazione a risposta in Commissione Ghio n. 5-04524 del 14 ottobre 2025 in interrogazione a risposta scritta n. 4-06132.