XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Risoluzione in Commissione:
La III Commissione,
premesso che:
l'11 novembre 2024 il Governo aveva trasmesso la prima relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei, aggiornata al 10 ottobre 2024;
la relazione, che deve essere presentata entro il 30 giugno di ciascun anno, ai sensi dell'articolo 5 del decreto-legge n. 161 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2024, indica le misure volte a migliorare l'attuazione del Piano Mattei e ad accrescere l'efficacia dei relativi interventi rispetto agli obiettivi perseguiti;
mentre da un lato il Piano Mattei dovrebbe mettere al centro le popolazioni locali africane attraverso un approccio «non predatorio», constatiamo che ancora non risulta prioritario il coinvolgimento di attori africani, siano essi parte della società civile, dell'accademia o del mondo del privato (tutti gli attori previsti per esempio dalla legge n. 125 del 2014) ed il modello appare in nessun modo vicino alle popolazioni locali ed alle loro necessità. Un esempio lampante di questo è che non vi sia neanche un riferimento all'Agenda 2030 scritta e voluta dai Paesi Africani;
inoltre non vi è menzione delle criticità rilevanti sul grado di violazione dei diritti umani e sul grado di corruzione percepita nei Paesi con cui si avviano partenariati ed il cui grado di democraticità e le cui conflittualità meriterebbero un'approfondita analisi che non risulta analizzata nella relazione;
affinché l'Italia possa davvero sviluppare un partenariato «alla pari» e di mutuo beneficio con l'Africa – continente che si compone di ben 54 Stati – è necessario che questo sia allineato ai piani di sviluppo nazionale dei Paesi africani e ai criteri di compatibilità climatica di entrambi i Paesi, a partire dagli impegni firmati per l'uscita dai combustibili fossili;
la seconda relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei, al paragrafo 3, dà conto della definizione della governance per la gestione delle risorse del Fondo Italiano per il clima (Fic) che sono destinate ai progetti del Piano Mattei;
il Fic rappresenta il fondo di maggiori dimensioni messo a disposizione da un singolo Paese europeo per rispondere alla crisi climatica;
il decreto 89 del giugno 2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 120 del 2024 il cosiddetto «decreto infrastrutture», modificando la governance del Fondo italiano per il clima, istituisce un Comitato tecnico che ha potere di delibera sull'ammissibilità dei progetti;
nel successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 ottobre del 2024, l'articolo 7 pone le risorse del fondo clima a supporto delle finalità degli obiettivi del Piano Mattei «(...) nella misura non inferiore al settanta per cento del predetto fondo»;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 luglio 2024 e del 30 ottobre 2024 è stata definita la competenza del Comitato tecnico, organo deputato alla valutazione e deliberazione dei progetti in Africa finanziati sulle risorse a valere del Fic. Il Comitato è formato quindi da rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;
il compito di gestore delle risorse della quota Fondo clima per il Piano Mattei rimane in capo a Cassa depositi e prestiti (Cdp):
la relazione ricorda che il comitato tecnico ha già approvato progetti per un ammontare complessivo di circa 265 milioni di euro;
quanto alla trasparenza del Piano, risulta quasi impossibile valutare il livello di avanzamento del Piano a causa della quasi inesistente documentazione a disposizione;
documentazione come quella relativa alle proposte progettuali che l'ente gestore, ossia Cdp, pone all'attenzione dei comitati è inaccessibile così come la documentazione relativa alla valutazione ed il monitoraggio dei progetti e le policy di salvaguardia di impatti ambientali e dei diritti umani di riferimento;
quanto al Fic, dal momento della nuova gestione sotto il controllo del Comitato tecnico – a decorrere da novembre 2024 – non sono chiari i finanziamenti fino ad ora approvati;
nel 2024 sono stati aggiunti 75 milioni di dollari di affiancamento ad un investimento già esistente ad Eni Spa sulla filiera di biocarburanti in Kenya;
tuttavia, a quanto consta ai firmatari del presente atto di indirizzo Eni nel corso dell'assemblea degli azionisti del 14 maggio 2025, ha dichiarato che «nessuna risorsa è stata attivata»;
infine non risulta chiara la programmazione né l'attività svolta fino ad ora dei tavoli di coordinamento tematici, di cui il primo operativo risultava essere il Tavolo di coordinamento sulla sicurezza energetica,
impegna il Governo:
a rendere pubblica e accessibile la documentazione relativa alle proposte, alle valutazioni ed ai monitoraggi progettuali così come quella relativa alle policy di riferimento per la salvaguardia ambientale ed il rispetto dei diritti umani, anche al fine di rendere noto come i vincoli climatici del Fondo Italiano per il Clima siano rispettati ed in che maniera siano coerenti con la valutazione prevista dalla metodologia dei cosiddetti «Rio Markers» nonché a rendere disponibile la documentazione che aiuti a comprendere in che modo avvenga il rispetto di tali criteri di valutazione;
a fornire una dettagliata analisi dei finanziamenti approvati sino ad oggi;
a chiarire se i finanziamenti del Fic ad Eni Kenya per il progetto sulla produzione di biocarburanti siano stati attivati, con quali risultati e attraverso quali modalità sia stato valutato il rischio di ricadute negative sull'ambiente e sulle comunità locali;
a pubblicare, con frequenza almeno trimestrale, su un portale ad hoc tutta la documentazione essenziale per poter valutare l'avanzamento del Piano, tra cui: il cronoprogramma, il piano attività 2024-2026 con relativo stato di avanzamento, l'attività dei tavoli tematici (con particolare attenzione rispetto al Tavolo di coordinamento sulla sicurezza energetica) nonché informazioni chiare rispetto ai canali di finanziamento di ogni progetto ed informazioni sistematiche e dettagliate sul coinvolgimento degli attori pubblici, privati e del terzo settore.
(7-00340) «Fratoianni, Bonelli, Zanella, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
com'è noto, nei depositi militari dell'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago de La Maddalena (Sassari), sarebbero stati conservati per anni ingenti quantitativi di armamenti, tra cui missili, razzi anticarro, razzi tipo Katiuscia, fucili d'assalto AK-47, caricatori e milioni di proiettili;
da notizie di stampa si apprende della sparizione – già dal 2011 – di circa «400 missili» (o razzi) destinati a essere distrutti o comunque smaltiti, ma i cui spostamenti e destinazioni risultano poco chiari;
in particolare, un'inchiesta della magistratura della procura della Repubblica di Tempio Pausania sarebbe stata avviata per il trasferimento del materiale da Santo Stefano verso Civitavecchia tramite traghetti, con modalità che risultano «clandestine» e comunque oggi in parte ancora coperte dal segreto di Stato. L'interrogante ritiene che tuttavia, la gestione della servitù militare dell'isola, i depositi sotterranei e le autonomie delle forze armate nell'area richiedono un livello di trasparenza e controllo pubblico elevato, vista la rilevanza strategica e la potenziale ricaduta sulla sicurezza nazionale e ambientale;
la perdita di tracciabilità di materiale bellico garantito e gestito dallo Stato pone gravi quesiti in termini di responsabilità della Difesa, controllo logistico e sicurezza nazionale;
le modalità descritte dalle fonti (trasporto via traghetto, spostamenti da depositi sotterranei, imposizione del segreto di Stato) rendono necessaria una ricognizione ufficiale per chiarire tempi, destinazioni, autorizzazioni e soggetti coinvolti;
il coinvolgimento di un arcipelago con presenza militare e servitù di Stato suggerisce che la vicenda abbia anche ricadute territoriali e ambientali, oltre che di ordine pubblico;
appare indispensabile garantire che tali episodi non restino nell'ombra a danno della credibilità delle istituzioni e della fiducia dei cittadini nella loro azione di controllo –:
se il Ministro della difesa, per quanto di competenza, confermi l'esistenza, presso i depositi militari dell'isola di Santo Stefano siti dell'Arcipelago de La Maddalena, del materiale bellico descritto dalle fonti (missili, razzi anticarro, Katiuscia, AK-47, caricatori) e quale fosse lo stato documentale alla data del trasferimento dichiarato;
quali fossero, e con quali criteri siano state autorizzate, le operazioni di smaltimento o trasferimento del suddetto materiale bellico, comprese le rotte, i mezzi (traghetti, navi) e i depositi destinatari, nonché quale sia a oggi la tracciabilità residua del materiale;
per quale motivo sia stato disposto il regime di segreto di Stato sulla vicenda, così determinando impedimenti nei confronti della magistratura o di organi di controllo interni alla Difesa con riguardo al pieno svolgimento delle loro funzioni;
quali iniziative intenda adottare il Ministero della difesa per un audit completo della logistica dei depositi militari nazionali, in particolare quelli situati in aree insulari o sottoposte a servitù militare, al fine di prevenire la perdita o l'uso illecito di materiale bellico;
compatibilmente con vincoli di sicurezza, si preveda la predisposizione di un rapporto annuale di trasparenza sulle giacenze e sui movimenti degli arsenali nazionali.
(4-06259)
CULTURA
Interrogazione a risposta scritta:
SARRACINO e CASU. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
l'ex Arsenale Clementino Pontificio, sito in via di Porta Portese 11/12 a Roma, rappresenta un raro esempio di architettura fluviale e costituisce un bene di rilevante interesse storico e culturale;
dopo anni di abbandono, il complesso è stato inserito nel Piano strategico «Grandi progetti beni culturali» del Ministero della cultura, con uno stanziamento di 7 milioni di euro per il suo restauro e valorizzazione;
il progetto prevede la destinazione dell'immobile quale sede della fondazione La Quadriennale di Roma, ente promotore delle principali manifestazioni di arte contemporanea in Italia;
l'assemblea capitolina ha approvato nel 2024 la delibera per la riqualificazione dell'area, che include anche spazi pubblici come biblioteca, sala studio e coworking, con accesso diretto al Tevere;
l'intervento è stato presentato come strategico per la rigenerazione urbana dell'area di Porta Portese, con ricadute positive in termini di accessibilità, decoro e offerta culturale, come confermato dal sopralluogo congiunto effettuato nell'aprile 2024 dal Ministero della cultura, dal comune di Roma e dalla fondazione La Quadriennale di Roma;
la fondazione La Quadriennale di Roma risulta essere la stazione appaltante del progetto, ma non sono disponibili aggiornamenti pubblici sullo stato di avanzamento dei lavori –:
quale sia lo stato attuale dei lavori di riqualificazione dell'ex Arsenale Pontificio, quali siano le tempistiche previste per il completamento dell'intervento e l'effettiva apertura della nuova sede della Quadriennale e quali iniziative per quanto di competenza, il Ministero interrogato intenda adottare per garantire il rispetto dei tempi e la piena valorizzazione del bene.
(4-06263)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
ROSATO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il pacchetto Military Mobility derivante dalle indicazioni contenute nel Libro bianco sulla difesa europea – Prontezza per il 2030 e inserito nel più ampio programma ReArm Europe, ha lo scopo di creare le condizioni giuridiche, tecnico-operative e infrastrutturali per avere una mobilità militare, efficiente su scala europea;
il crescente deterioramento del contesto internazionale ha riportato al centro dell'agenda europea la difesa comune e la protezione del fianco orientale e reso evidente la necessità di garantire una capacità di reazione rapida ed efficace da parte dell'Europa e dei suoi Stati membri;
l'urgenza di sviluppare un sistema integrato e resiliente per lo spostamento di truppe e mezzi è dunque emersa con chiarezza, tanto da spingere l'Unione europea a considerare la mobilità militare un vero e proprio pilastro della sicurezza e della difesa comune;
già oggi la mobilità militare dispone di una dotazione finanziaria dedicata nell'ambito del Connecting Europe facility (CEF2), pari a 1,76 miliardi di euro; tale cifra è stata già considerata insufficiente rispetto alte esigenze del continente prima dell'escalation militare degli ultimi anni e la Commissione europea ha proposto un incremento significativo;
la dimensione marittima, pur essendo essenziale per la proiezione di forze e per la resilienza logistica, è stata finora marginalizzata: soltanto l'8 per cento delle risorse disponibili a legislazione corrente è stato destinato al settore marittimo-portuale: le navi, a eccezione dei rompighiaccio, sono escluse dal perimetro della mobilità militare e i porti non sono considerati pienamente come snodi dual-use da valorizzare e finanziare;
tale sottorappresentazione appare particolarmente grave per i Paesi marittimi come l'Italia che gode della prima flotta ro-ro pax in Europa e la seconda al mondo, e di un sistema portuale diffuso e strategico, che costituisce un asset fondamentale non solo per l'economia nazionale, ma anche per la sicurezza collettiva europea e la proiezione di forza dell'Alleanza atlantica;
l'Italia, in ambito NATO, si è impegnata a incrementare progressivamente le proprie spese militari, impegno che potrà in specifici casi includere anche investimenti dual use, rafforzando ulteriormente il legame tra difesa, infrastrutture e settore logistico-portuale;
risulta, quindi, di fondamentale importanza per il nostro Paese che la dimensione marittima venga pienamente integrata nel quadro regolatorio e finanziario europeo della mobilità militare e che la partecipazione italiana a questi programmi avvenga con una governance nazionale chiara e un coordinamento istituzionale;
le partnership tra il settore logistico e marittimo, da un lato, e le Forze armate, dall'altro, rappresentano da sempre una best practice per il nostro Paese, non solo in termini di efficienza operativa ma anche di capacità strategica, e la collaborazione tra flotta mercantile e Marina militare ha consentito nel tempo lo svolgimento di operazioni complesse di proiezione e supporto logistico, sia in ambito nazionale che internazionale;
queste esperienze testimoniano l'alto livello di integrazione raggiunto tra il comparto armatoriale e le istituzioni militari e confermano il ruolo strategico del mare come strumento di sicurezza, solidarietà e cooperazione internazionale –:
quali iniziative di competenza stia intraprendendo il Governo affinché l'Italia non resti marginale nell'accesso ai futuri finanziamenti europei destinati alla mobilità militare, con particolare riferimento al settore marittimo portuale;
se esista una cabina di regia che consenta l'individuazione delle priorità logistiche, sia in termini di infrastrutture che di asset navali;
quale siano i profili di governance che determinano l'accesso o la selezione delle progettualità ai fondi europei e ai futuri investimenti nazionali dedicati al raggiungimento degli obiettivi di contribuzione NATO.
(4-06264)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta orale:
D'ORSO, MORFINO e PERANTONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la situazione degli istituti penitenziari della Regione Siciliana desta crescente preoccupazione sotto il profilo della sicurezza, della tutela del personale di polizia penitenziaria e della tenuta complessiva del sistema carcerario;
secondo recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa da Gioacchino Veneziano, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria Sicilia, la Regione presenta un evidente squilibrio nella dotazione organica del personale di polizia penitenziaria rispetto ad altre regioni italiane con analoghe o inferiori necessità;
in particolare, pur avendo più detenuti (6.438) e più istituti penitenziari (23) rispetto, ad esempio, alla Lombardia (che conta 6.148 detenuti distribuiti in 18 istituti), la Sicilia risulta sottodimensionata per quanto riguarda la presenza di ispettori, sovrintendenti e agenti di polizia penitenziaria;
i dati riportati evidenziano che in Lombardia vi sono 404 ispettori, 588 sovrintendenti e 3.548 agenti, mentre in Sicilia le previsioni sono di sole 310 unità per gli ispettori (-94), 395 per i sovrintendenti (-193) e 3.522 per gli agenti (-26), a fronte di una popolazione carceraria superiore e più diffusa sul territorio;
il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) avrebbe previsto un'integrazione di 306 unità in Sicilia, ma secondo le stime sindacali quasi 200 agenti andranno in pensione entro breve termine e altri 70 sono attualmente impiegati in servizi esterni come le scorte e i nuclei investigativi, rendendo di fatto l'integrazione inefficace;
questa cronica carenza di organico comporta un grave sovraccarico di lavoro, espone gli agenti a condizioni lavorative insostenibili, riduce l'efficacia delle attività trattamentali e riabilitative e aggrava il rischio di eventi critici all'interno delle carceri siciliane –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della grave carenza di organico della polizia penitenziaria negli istituti penitenziari della Regione Siciliana e quali iniziative urgenti intenda adottare per colmare tale squilibrio rispetto ad altre regioni;
quali misure intenda mettere in campo per garantire condizioni di lavoro dignitose e sostenibili per il personale di polizia penitenziaria in Sicilia, partendo da una non più procrastinabile revisione in aumento delle piante organiche, anche alla luce dei prossimi pensionamenti e delle unità già impiegate in servizi esterni.
(3-02291)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nel luglio 2025, la holding Exor, controllata dalla famiglia Agnelli-Elkann, ha reso noto la cessione di Iveco Group, trasferendo il ramo militare Iveco defence vehicles (Idv) al gruppo Leonardo S.p.a. e il comparto civile alla società indiana Tata Motors, prima realtà mondiale nella produzione di autoveicoli e mezzi di trasporto appartenente al conglomerato Tata group;
il trasferimento del comparto militare al gruppo Leonardo S.p.a, il cui obiettivo è rafforzare il settore nazionale della difesa e della mobilità tattica, dovrà garantire tutti i 1900 lavoratori coinvolti senza distinzione tra addetti militari e al civile, tra personale diretto e somministrato e tra chi opera nei servizi di vigilanza interna;
la cessione del ramo civile al gruppo indiano Tata Motors ha sollevato i timori delle organizzazioni sindacali in merito al rischio concreto di una progressiva delocalizzazione con evidenti ripercussioni sul profilo occupazionale nonché sul progressivo deterioramento di un presidio strategico per il tessuto industriale ed economico del Paese;
in particolare, le organizzazioni sindacali esprimono preoccupazioni, ribadite anche nell'incontro con l'assessore al lavoro della regione Piemonte tenutosi il 29 ottobre 2025, in merito all'impegno, assunto dal Gruppo Tata Motors a valle della conclusione delle procedure di acquisizione, di garantire la continuità occupazionale dei circa 12.500 lavoratori diretti e indiretti, il mantenimento della sede principale a Torino e la salvaguardia dei siti attualmente operativi sul territorio nazionale, limitatamente al prossimo biennio;
un orizzonte temporale di due anni, considerata l'attuale incertezza congiunturale derivante dalla politica economica internazionale e dall'improcrastinabile transizione ecologica, risulta estremamente limitato e non sufficiente ad assicurare nemmeno la copertura di un ciclo produttivo;
il Ministro interrogato nel tavolo di confronto tenutosi il 10 ottobre 2025 presso il Ministero con i vertici di Leonardo S.p.a., inerente all'acquisizione del comparto difesa di Iveco Group, ha annunciato la convocazione di un confronto con i vertici di Tata Motors propedeutico alla convocazione di un tavolo di confronto anche con le parti sociali;
secondo alcune fonti di stampa, l'incontro sarebbe stato fissato per il 28 ottobre 2025; tuttavia, non risultano comunicazioni ufficiali in merito al suo svolgimento né agli eventuali esiti o sviluppi –:
se il Ministro interrogato, per quanto di competenza, non ritenga necessario promuovere con urgenza la convocazione di un tavolo di confronto con i vertici del gruppo Tata Motors, con le regioni Piemonte, Lombardia, e Puglia, nonché con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, al fine di definire un accordo trilaterale attraverso il quale il gruppo Tata Motors si impegni a predisporre un piano industriale volto a garantire la tenuta occupazionale dei lavoratori diretti e dell'indotto e la salvaguardia degli stabilimenti dislocati sul territorio nazionale nel lungo periodo;
se il Ministro interrogato non intenda, considerata la strategicità del comparto a oggetto sul tessuto industriale, porre in essere iniziative di competenza volte a promuovere la partecipazione dello Stato nella compagine societaria;
se il Ministro interrogato confermi l'effettivo svolgimento dell'incontro con i vertici del gruppo Tata Motors e, in caso affermativo, quali siano gli sviluppi e gli esiti emersi in merito al piano industriale e alle prospettive di sviluppo del gruppo con riferimento al comparto dei veicoli civili.
(4-06256)
MANES. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
in data 24 ottobre 2025 fonti sindacali e interne hanno comunicato l'avvio della procedura finalizzata alla cessione di Telecontact Center S.p.A. (Tcc), azienda attiva nei servizi di customer care e assistenza clienti e interamente controllata dal gruppo Tim;
all'interrogante risulta che la società Tcc impiega oltre 1.500 lavoratrici e lavoratori in tutta Italia, di cui circa 150 nelle sole sedi di Ivrea e di Aosta;
il progetto societario presentato alle organizzazioni sindacali prevede il conferimento della società Tcc e di un ramo di azienda del Gruppo Distribuzione a una società di nuova costituzione denominata Dna e interamente controllata da quest'ultima;
l'esternalizzazione delle attività legate al servizio clienti, operata dal gruppo Tim, desta particolare preoccupazione per il fatto che incerti sono gli effetti sulla tutela occupazionale e la qualità dei servizi offerti;
nell'anno 2023 la chiusura della sede della società Tcc localizzata nel comune di Pont-Saint-Martin, in Valle d'Aosta, ha comportato la ricollocazione di 87 dipendenti, di cui 47 sono stati trasferiti presso la sede di Ivrea e i restanti 40 presso la sede di Aosta;
è fondamentale garantire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori delle sedi di Aosta e di Ivrea, i quali si sono adeguati alle decisioni aziendali prese in questi anni e si trovano oggi di fronte a un nuovo stato di incertezza, meritando un'attenzione particolare che vada ben oltre le generiche rassicurazioni;
è altresì importante che, in questa fase, il Governo prenda iniziative anche per garantire il confronto trasparente tra la società, le organizzazioni sindacali e le istituzioni pubbliche –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dell'avvio della procedura di cessione di Telecontact Center S.p.A., di cui in premessa, e quali siano i dettagli dell'operazione;
se il Governo abbia avviato o ritenga di avviare tempestivamente il confronto con le organizzazioni sindacali e con Tim al fine di garantire la più completa trasparenza dell'operazione;
quali iniziative di propria competenza, in particolare, il Governo abbia intrapreso o stia per intraprendere con riguardo alla suddetta cessione, allo scopo di assicurare la dovuta tutela occupazionale e la qualità del lavoro dei dipendenti delle sedi di Aosta e di Ivrea.
(4-06262)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta orale:
BONELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
Rete ferroviaria italiana (Rfi), società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, ha avviato il procedimento per la dichiarazione di pubblica utilità, relativo al progetto definitivo del raddoppio della linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, nella tratta compresa tra Finale Ligure e Andora;
l'intervento prevede la realizzazione di una nuova linea a doppio binario lunga circa 32 chilometri, di cui 25 in galleria, con la dismissione dell'attuale tracciato costiero;
lungo la nuova tratta ferroviaria è prevista la realizzazione delle nuove stazioni di Albenga e Andora, oltre alle esistenti fermate di Pietra Ligure, Borghetto Santo Spirito e Alassio (in sotterranea) e la soppressione delle fermate di Borgio Verezzi, Loano, Cenale e Laigueglia;
per realizzare l'opera saranno demolite 238 abitazioni ed espropriati 292 ettari di aree private, con la perdita di oltre 100 ettari di territorio agricolo, circa il 10 per cento della superficie coltivata della Piana di Albenga, il polo agroalimentare più importante della Liguria, un ecosistema complesso che unisce produzione, paesaggio e comunità territoriali;
secondo quanto denunciato dal Wwf la realizzazione della nuova tratta ferroviaria minaccia siti di rilevanza internazionale come la caverna delle arene candide (resti paleolitici unici in Europa), i resti dell'antica città romana di Pollupice, la Pieve del Finale e altri insediamenti storici tutelati;
il tracciato attraversa aree di pregio naturalistico e habitat protetti dalla direttiva Habitat (92/43/CEE) tra cui figurano le Zsc IT 1323201 Finalese – Capo Noli; Monte Acuto – Poggio Grande – Rio Torsero, Torrente Arroscia e Centa, nonché numerose riserve naturali come quella della Rio Torsero ed ecosistemi umidi e ripariali dei torrenti Varatella, S. Rocco, Rio Fontana, Fiume Centa, Torrente Neva e Arroscia, oltre ad aree carsiche di cui alla legge regionale n. 39 del 2009 (sigle SV29; SV28; SV23);
la costruzione di 25 chilometri di gallerie determinerà rilevanti interferenze con le falde acquifere e con zone a rischio idrogeologico, oltre alla produzione di rocce e terre da scavo destinate ad essere conferite in nuove discariche;
dal punto di vista trasportistico allontanare le stazioni dai centri abitati, riducendone il numero complessivo, rischia di provocare una fuga degli utenti dal trasporto ferroviario, come dimostrano numerosi studi che collegano l'utilizzo del treno al tempo necessario a raggiungere la stazione, aumentando il numero degli spostamenti su gomma con auto privata che rischia di congestionare ulteriormente il sistema stradale e autostradale ligure, già in perenne sofferenza;
anche l'apertura dei cantieri per la costruzione della nuova linea, che prevedono l'impiego di numerosi camion per il trasporto «a ciclo continuo» del materiale di scavo dalle nuove gallerie ai siti di stoccaggio, sono destinati ad aumentare significativamente il traffico veicolare con l'emissione di polveri e gas inquinanti –:
se i Ministri interrogati risultino a conoscenza di quanto richiamato in premessa, se non ritengano di assumere iniziative, per quanto di competenza, al fine di verificare la possibilità del raddoppio, nell'attuale sede ferroviaria, degli 8 chilometri della linea costiera a binario unico tra Finale Ligure e Loano;
se il progetto del raddoppio della linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, nella tratta compresa tra Finale Ligure e Andora, sia stato sottoposto alla procedura di Valutazione d'impatto ambientale;
se sia stata espletata la procedura di screening ambientale ai fini della valutazione di incidenza – ai sensi del comma 3, articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120 – e quali iniziative di propria competenza si intendano assumere per preservare il territorio agricolo della piana di Albenga quale polo agroalimentare più importante della Liguria.
(3-02292)
Interrogazione a risposta scritta:
GIULIANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la stazione ferroviaria di San Severo (Foggia), gestita da Rete ferroviaria italiana s.p.a. (Rfi) rappresenta un nodo strategico per la mobilità dell'Alto Tavoliere e del Gargano, servendo ogni giorno migliaia di pendolari, studenti e lavoratori;
la stazione rientra tra le dieci del Mezzogiorno oggetto di interventi di riqualificazione e manutenzione straordinaria finanziati con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – missione 3, componente 1, investimento, 1.8 «Miglioramento delle stazioni ferroviarie nel Sud»;
secondo i comunicati di Rfi, l'intervento su San Severo prevede un investimento complessivo di circa 8 milioni di euro, nell'ambito di un lotto nazionale di circa 50 milioni di euro;
il Piano nazionale di ripresa e resilienza fu elaborato e trasmesso al Parlamento dal Governo Conte II il 15 gennaio 2021 e in quella fase furono incluse specifiche linee di finanziamento per la riqualificazione delle infrastrutture ferroviarie del Mezzogiorno, successivamente attuate da RFI con le risorse oggi in corso di utilizzo;
tuttavia a quanto consta all'interrogante, a distanza di oltre tre anni dall'avvio dell'intervento, la stazione di San Severo presenta ancora condizioni fatiscenti e lavori non ultimati, come documentato da sopralluoghi e immagini che evidenziano:
a) pannellature incomplete, cablaggi e tubazioni a vista, segni di umidità e infiltrazioni sulle pareti;
b) un sottopassaggio pedonale con finiture approssimative, scarsa illuminazione e problemi strutturali;
c) un ascensore fuori servizio da mesi, che impedisce alle persone con disabilità o ridotta mobilità di accedere ai binari di Ferrovie del Gargano;
la situazione descritta genera gravi disagi per i viaggiatori e appare incompatibile con i principi di accessibilità, sicurezza e qualità urbana che dovrebbero ispirare l'utilizzo dei fondi Pnrr;
a oggi non risultano pubblicati aggiornamenti ufficiali sullo stato di avanzamento dei lavori, né sul rispetto del cronoprogramma, né sugli eventuali collaudi tecnici e amministrativi delle opere già realizzate;
quale sia lo stato effettivo di avanzamento dei lavori di riqualificazione e manutenzione straordinaria della stazione di San Severo, indicando la percentuale di realizzazione rispetto al cronoprogramma originario e la data stimata di completamento;
se le opere realizzate sino a oggi conformi agli standard di qualità e accessibilità previsti dal progetto finanziato con fondi Pnrr e se siano stati eseguiti i relativi collaudi;
quali siano le cause degli evidenti ritardi e delle carenze strutturali riscontrate e documentate nel sottopassaggio pedonale e nelle aree di accesso ai binari;
se il Governo abbia effettuato o intenda disporre le verifiche di competenza, anche ispettive, esecuzione dei lavori e all'utilizzo dei fondi Pnrr destinati alla stazione di San Severo;
se risulti che siano state segnalate criticità o difformità da parte del comune di San Severo, di Rfi o di Ferrovie del Gargano e quali azioni correttive siano eventualmente previste;
se si intendano assumere iniziative di competenza volte a garantire con urgenza il ripristino dell'ascensore e la piena accessibilità ai binari, assicurando il rispetto dei principi di inclusione e pari opportunità sanciti dalla normativa vigente;
infine, se si ritenga opportuno pubblicare il cronoprogramma aggiornato e la rendicontazione dettagliata delle somme effettivamente spese per l'intervento di San Severo, al fine di garantire la massima trasparenza verso i cittadini e le istituzioni locali.
(4-06260)
INTERNO
Interrogazione a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
dalla stampa si apprende che nel pomeriggio di sabato 1° novembre 2025 a Cagliari si è svolto un raduno del Blocco studentesco, costola giovanile di CasaPound, comunemente riconosciuto come organizzazione di estrema destra, con chiari richiami ideologici al fascismo; i giovani del Sud Italia e delle isole sarebbero stati chiamati a raccolta per manifestare contro ius scholae e immigrazione, «infami strumenti di sostituzione etnica e concorrenza ai nostri giovani», come si legge nel comunicato;
la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista è espressamente vietata dalla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione e dalla normativa nazionale (legge 20 giugno 1952 n. 645, cosiddetta legge Scelba e dalla legge 25 giugno 1993 n. 205, cosiddetta legge Mancino); il principio dell'antifascismo è fondamento della Repubblica italiana, come testimoniato dalla Carta costituzionale e dalla storia democratica del Paese nata dalla Resistenza;
notizie di stampa riportano che nella stessa serata si è tenuta una contro-manifestazione spontanea di carattere antifascista, composta da cittadini, associazioni e movimenti locali, che intendevano esprimere dissenso pacifico nei confronti della presenza in città della manifestazione di estrema destra;
secondo le cronache, la contro-manifestazione, che si stava svolgendo in modo pacifico, è stata fin da subito oggetto dell'intervento delle forze dell'ordine, con uso massiccio di idranti e lacrimogeni, al fine di evitare un contatto diretto o un'aggressione reciproca tra le parti. Pare che il camion cisterna utilizzato sia stato fatto arrivare da Napoli appositamente per l'occasione;
immagini e video diffusi sul web mostrano che la polizia ha caricato e fatto un uso massiccio di idranti e lacrimogeni su pacifici manifestanti, arrivando persino a lanciare lacrimogeni all'interno di abitazioni private e colpire con potenti getti d'acqua persone che passavano nei dintorni, oltre che manifestanti inermi. L'intervento, condotto con modalità, a parere dell'interrogante, del tutto abnormi rispetto al contesto, è stato contestato da forze politiche, associazioni e cittadini come eccessivo e non proporzionato;
l'autorizzazione di un raduno di un'organizzazione come CasaPound, riconducibile all'ideologia fascista o neofascista, solleva questioni rispetto all'applicazione del divieto di riorganizzazione del partito fascista e all'azione preventiva dello Stato nel contrasto all'estremismo politico, specie se portatore come in questo caso di ideologie discriminatorie e xenofobe;
il diritto di manifestare pacificamente (articoli 17 e 21 della Costituzione) richiede che l'intervento dell'ordine pubblico sia proporzionato, necessario e rispettoso dei diritti fondamentali, sicché un uso sproporzionato della forza da parte delle forze dell'ordine può generare un effetto intimidatorio nei confronti della cittadinanza, che esercita diritti costituzionali e può indebolire la fiducia nelle istituzioni democratiche;
l'evento evidenzia la centralità dell'antifascismo come valore civile e politico e la necessità che le autorità garantiscano che tale valore sia effettivamente tutelato e non esposto a dinamiche di subalternità verso la propaganda dell'estrema destra –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra descritti e quali siano le ragioni per cui sia stata concessa l'autorizzazione al raduno dell'organizzazione CasaPound/Blocco studentesco, alla luce del divieto costituzionale della riorganizzazione del partito fascista e della normativa che sanziona la propaganda fascista;
se confermi che, in occasione del raduno di CasaPound/Blocco studentesco a Cagliari, le forze dell'ordine abbiano impiegato idranti e lacrimogeni per disperdere o respingere manifestanti antifascisti;
se intenda avviare un'immediata verifica sull'operato delle forze dell'ordine intervenute, al fine di accertare se l'intervento sia stato proporzionato, rispettoso dei diritti di manifestazione e abbia adottato misure alternative alla forza sezione per sezione;
quali iniziative concrete il Governo intenda adottare per rafforzare la vigilanza e il contrasto alle organizzazioni neofasciste, garantendo al contempo la piena tutela del diritto alla manifestazione pacifica e la salvaguardia dei valori antifascisti della Repubblica.
(4-06258)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta scritta:
MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
numerosi docenti Itp (Insegnanti tecnico pratici) della scuola secondaria di II grado hanno già svolto e superato l'anno di formazione e prova previsto per la conferma in ruolo;
con il successivo passaggio a un ruolo o a una classe di concorso per la quale è richiesta la laurea, ma appartenente allo stesso grado di istruzione, viene loro richiesto di ripetere l'anno di formazione e prova;
tale richiesta appare in contrasto con quanto disposto dal decreto ministeriale n. 850 del 27 ottobre 2015, che regola la formazione e il periodo di prova del personale docente, e con le note ministeriali n. 39533 del 4 settembre 2019, n. 30345 del 4 ottobre 2021 e n. 39972 del 15 luglio 2022, che chiariscono come il periodo di prova non debba essere ripetuto se già superato nello stesso grado di istruzione;
la giurisprudenza, con l'ordinanza del Tribunale del lavoro di Salerno del 26 settembre 2023, ha confermato tale principio, riconoscendo l'illegittimità della ripetizione dell'anno di prova per docenti già confermati in ruolo nello stesso grado;
nonostante queste indicazioni, diversi Uffici scolastici regionali e provinciali applicano criteri differenti, imponendo in molti casi la ripetizione del periodo di prova anche per docenti che hanno già svolto con esito positivo l'anno di formazione nello stesso grado di scuola;
tale difformità di interpretazioni sta generando incertezza, disparità di trattamento tra i docenti e spreco di risorse (formatori, tutor, commissioni, ore di formazione), con effetti negativi sull'organizzazione scolastica;
la situazione è particolarmente incoerente nei casi di passaggio da docente Itp su sostegno a docente laureato su sostegno nella scuola secondaria di II grado, dove il grado d'istruzione e la tipologia di attività rimangono invariati, e il docente ha già dimostrato piena competenza professionale;
la normativa vigente individua l'anno di formazione e prova come un percorso di verifica delle competenze didattiche, educative e professionali relative a uno specifico grado di istruzione, e non a una singola classe di concorso;
la ripetizione dell'anno di prova nello stesso grado, già superato con esito positivo, risulta ingiustificata e contraria ai principi di ragionevolezza, buon andamento e imparzialità dell'amministrazione, sanciti dall'articolo 97 della Costituzione;
l'assenza di un indirizzo ministeriale chiaro e vincolante rischia di amplificare le disuguaglianze di trattamento e di creare contenzioso –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle difformità interpretative in atto presso gli Uffici scolastici regionali e provinciali in merito all'obbligo di ripetere l'anno di formazione e prova per i docenti Itp che transitano a un ruolo di docente laureato nello stesso grado di istruzione;
se il Ministro interrogato intenda adottare, con urgenza, iniziative volte a fornire un chiarimento ufficiale, vincolante e uniforme a livello nazionale, volto a stabilire che i docenti già confermati in ruolo nello stesso grado non siano obbligati a ripetere l'anno di formazione e prova;
quali misure il Ministro interrogato intenda adottare per assicurare omogeneità di applicazione della normativa, prevenire interpretazioni difformi e tutelare i diritti dei docenti interessati, evitando inutili duplicazioni di percorsi formativi e oneri per l'amministrazione scolastica.
(4-06257)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
SCOTTO e SARRACINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
l'azienda Telecontact, nata a Napoli, è una società controllata al 100 per cento da Tim si occupa dell'assistenza clienti Tim dal 2001, attualmente è composta da 1.591 lavoratrici e lavoratori in tutta Italia;
In particolare, Telecontact era nata 25 anni fa e ha sedi in 8 città con una prevalenza di occupati a Catanzaro (432), Roma (360), Caltanissetta (336) e Napoli (303). Gli altri operatori rispondono da Ivrea (89), Aosta (40), L'Aquila (30) e un ultimo dipendente è a Milano. Oltre mille occupati sono al Sud, in aree con alti indici di disoccupazione;
da quanto si apprende, i 1.591 lavoratori finiranno in una newco, la Dna, che sarà controllata da Gruppo Distribuzione, azienda da oltre 3 mila occupati con sedi di lavoro in Italia e nell'Est Europa;
la Dna continuerà a svolgere il customer care per il colosso della telefonia. Almeno per il momento. Il timore è che la nuova società diventi il veicolo attraverso il quale, nel medio periodo, gestire gli esuberi;
questo si aggiunge al fatto che Tim (controllata da Poste Italiane) ha recentemente venduto la parte dell'infrastruttura di rete ad investitori esteri (creando Fibercop) e ora sta effettuando la cessione di un ramo d'azienda che è stata notificata alle organizzazioni sindacali il 24 ottobre 2025;
a seguito della comunicazione alle organizzazioni sindacali subito sono state aperte le procedure di raffreddamento in vista di un possibile sciopero;
il timore, fondato, è la prospettiva del transito delle lavoratrici e dei lavoratori in una società a responsabilità limitata, con 10 mila euro di capitale sociale, operante in outsourcing, priva di qualsiasi prospettiva e garanzia per i lavoratori;
in fine si segnala che il settore delle telecomunicazioni si è caratterizzato nel tempo per le cessioni all'esterno dei rami operanti nelle attività di customer care come Fastweb, Vodafone e Wind che hanno ceduto, in più riprese, i rispettivi servizi, per poi ritrovarsi nelle aule di tribunale ad affrontare pesanti sconfitte, con sentenze che hanno sonoramente punito le scellerate scelte aziendali –:
quali iniziative – per quanto di competenza – intendano intraprendere i ministri interrogati in relazione a quanto esposto in premessa e se non ritengano di convocare un tavolo di confronto nazionale che coinvolga le organizzazioni sindacali e i vertici aziendali al fine di verificare quali siano le garanzie occupazionali e le tutele contrattuali dei dei 1.591 lavoratori e lavoratrici coinvolti.
(5-04623)
Interrogazione a risposta scritta:
FURFARO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto evidenziato nel XXVI Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva del Cnel la condizione occupazionale delle persone con disabilità in Italia continua a rappresentare un'emergenza sociale e civile, che richiede un'azione urgente e coordinata da parte delle istituzioni, delle imprese e della società nel suo complesso;
infatti, dal Rapporto emerge che solo un terzo delle persone con disabilità in età lavorativa risulta occupato: nel 2023, il tasso di occupazione è stato pari al 33 per cento per le persone con disabilità gravi e al 57 per cento per quelle con disabilità non gravi, contro il 62 per cento della popolazione senza disabilità;
tra i disoccupati, la quota delle persone con disabilità raggiunge il 16,6 per cento, contro il 12 per cento di coloro senza limitazioni (dati Istat 2023);
le cause di tale divario risultano molteplici e strutturali; barriere architettoniche, culturali e tecnologiche, ma anche la carenza di politiche attive del lavoro realmente inclusive e la debole applicazione della legge n. 68 del 1999, che disciplina l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità;
un ulteriore dato critico riguarda la contrattazione collettiva: secondo il Cnel solo una minima parte dei contratti nazionali e aziendali contiene clausole specifiche per favorire l'inclusione lavorativa delle persone con disabilità, segno di una scarsa attenzione al tema anche nei tavoli negoziali tra imprese e organizzazioni sindacali;
la situazione è poi particolarmente grave per le donne con disabilità, che subiscono una doppia discriminazione, di genere e di condizione, con tassi di occupazione ancora più bassi e un accesso pressoché nullo a ruoli di responsabilità;
la direttiva europea 2000/78/CE, che impone agli Stati membri di garantire «soluzioni ragionevoli» per l'accesso al lavoro delle persone con disabilità, risulta ancora oggi applicata in modo lacunoso nel nostro Paese;
prova ne è il fatto che nel 2013 l'Italia è già stata condannata per il mancato recepimento effettivo di tale direttiva, e nonostante ciò molte aziende continuano a non ottemperare agli obblighi di assunzione previsti dalla legge n. 68 del 1999, sfruttando deroghe o pagando sanzioni di importo minimo;
tutto ciò si traduce in un paradosso: un mercato del lavoro che spreca competenze e risorse umane, negando opportunità di inclusione e autonomia economica a centinaia di migliaia di cittadini, con effetti sociali profondi e costi indiretti elevati per lo Stato –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei dati e delle criticità emerse dal XXVI Rapporto Cnel sul mercato del lavoro e se intendano promuovere iniziative di competenza concrete per ridurre il divario occupazionale tra persone con e senza disabilità rafforzando i controlli sull'applicazione della legge n. 68 del 1999, promuovendo, in collaborazione con le parti sociali, l'inserimento nei contratti collettivi nazionali di disposizioni specifiche a tutela dell'inclusione lavorativa delle persone con disabilità e avviando un piano nazionale per l'occupazione delle persone con disabilità, con particolare attenzione ai giovani e alle donne.
(4-06261)
SALUTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
da un'analisi effettuata dalla Fondazione Gimbe sulla situazione dei Servizi per le dipendenze (SerD) emerge che essi, pur se sufficienti nel loro numero complessivo, tuttavia sono distribuiti in maniera non uniforme sul territorio nazionale e scontano una carenza di personale che ammonta a circa 1.900 unità;
l'analisi della Fondazione Gimbe si è basata sui dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio dei ministri al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze e del Rapporto Oised-Crea;
sono 198 servizi di primo livello, che si rivolgono soprattutto alle persone più difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali. La presenza media nazionale è di 0,4 servizi per 100 mila abitanti, tuttavia si rileva ancora un gap tra il Nord e il Sud del Paese, tenuto conto che si va da 1,8 servizi della provincia autonoma di Bolzano a 0,1 servizi presenti in Calabria, Campania e Puglia. In Basilicata, Molise, Sardegna e Valle d'Aosta, invece, non risultano censiti servizi di questo tipo. La rete per le dipendenze conta 1.134 servizi ambulatoriali, la cui distribuzione passa dalle 5,5 strutture per 100 mila in Molise a 1,3 nel Lazio e a Bolzano;
sarebbe auspicabile che i Servizi per le dipendenze operassero con un'adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani, ma nella realtà l'efficacia dell'azione dei citati servizi dipende dall'apporto frutto di buona volontà da parte di operatori e professionisti;
per quanto riguarda le strutture residenziali e semi-residenziali, che sono 951 in tutto, si va da 5,4 strutture per 100 mila della Valle d'Aosta a 0,7 in Friuli Venezia Giulia e Sicilia;
si evidenzia quindi che sulla base del solo riferimento numerico i Servizi per le dipendenze in Italia non mancano, ma che è necessaria una loro riorganizzazione e una reale integrazione in rete, per evitare che la loro efficacia resti limitata; a ciò si aggiunge la necessità di affrontare la questione della carenza del personale dato che servono 1.900 operatori per raggiungere lo standard previsto dalla legge di riforma della sanità territoriale, e in particolare di superare anche i gap territoriali esistenti in quanto questi servizi devono essere presenti uniformemente sul territorio nazionale –:
quali iniziative il Ministro interrogato, per quanto di competenza, intenda assumere per affrontare le criticità emerse dall'analisi della Fondazione Gimbe ed evidenziate nelle premesse, quali i gap territoriali e la conseguente non uniformità territoriale dei Servizi per le dipendenze, nonché la carenza di personale.
(5-04622)
Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Curti n. 5-03991 del 21 maggio 2025.
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta in Commissione D'Orso e altri n. 5-04364 del 9 settembre 2025 in interrogazione a risposta orale n. 3-02291.
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
ASCARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il 2 ottobre 2023, numerose realtà pacifiste e antimilitariste italiane hanno presentato una denuncia presso la procura della Repubblica di Roma per chiedere l'accertamento di eventuali responsabilità, anche penali, legate alla presenza di armi nucleari sul territorio italiano, in violazione del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) e della legge n. 185 del 1990, che disciplina l'esportazione e il transito dei materiali di armamento;
diverse associazioni hanno condotto una mobilitazione costante per chiedere la rimozione delle bombe nucleari dalla base di Ghedi;
analoghe iniziative si sono svolte anche ad Aviano, dove è documentata la presenza di testate nucleari Usa in ambito Nato;
56 enti locali della provincia di Brescia hanno espresso formalmente la richiesta che l'Italia aderisca al Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw), approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2017 ed entrato in vigore nel 2021;
il 28 gennaio 2025, i ricercatori del Bulletin of the atomic scientists hanno posizionato l'orologio dell'Apocalisse a soli 89 secondi dalla mezzanotte, segnalando il massimo livello di rischio nucleare dalla sua creazione nel 1947;
l'articolo 11 della Costituzione italiana afferma che l'Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», un principio che entra in palese contraddizione con il mantenimento e l'eventuale uso di armi nucleari sul territorio nazionale;
la presenza di armamenti nucleari comporta rischi gravissimi per la popolazione civile, anche in termini di possibili incidenti, vulnerabilità a conflitti internazionali e assenza di trasparenza istituzionale su piani di emergenza e prevenzione –:
se i Ministri interrogati intendano avviare il processo di adesione dell'Italia al Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw), in coerenza con gli obblighi costituzionali e con la crescente mobilitazione della società civile e degli enti locali;
se intendano adottare iniziative di competenza per ottenere la rimozione immediata delle bombe nucleari attualmente dislocate presso le basi militari di Ghedi e Aviano, restituendo al nostro Paese il pieno controllo e liberandolo da armamenti che rappresentano un rischio permanente per la sicurezza nazionale;
quali misure abbiano adottato, o intendano adottare, per la protezione della popolazione civile residente nelle aree limitrofe alle basi militari coinvolte, in particolare per la definizione e pubblicazione dei piani di emergenza in caso di incidente radiologico o attacco nucleare;
quali iniziative di informazione e trasparenza si intendano promuovere nei confronti delle popolazioni interessate, al fine di garantire piena consapevolezza dei rischi e delle misure previste in caso di emergenza.
(4-05221)
Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, si premette che tutte le basi militari presenti sul territorio nazionale sono di proprietà dello Stato italiano, che vi esercita piena sovranità. Alcune di esse vengono concesse in uso a reparti alleati sulla base di specifici accordi bilaterali e multilaterali. La cornice giuridica di riferimento è costituita dallo Status of forces agreement (SOFA) del 1951, dal Bilateral infrastructure agreement (BIA) del 1954 e dal Memorandum d'intesa del 1995 («Shell Agreement») tra Italia e Stati Uniti, strumenti che regolano la presenza di forze statunitensi nel nostro Paese e l'utilizzo delle infrastrutture messe a disposizione.
Per quanto riguarda il deterrente nucleare, lo Strategic concept della NATO del 2022 lo qualifica come parte integrante della postura di difesa e sicurezza collettiva dell'alleanza. La funzione delle capacità nucleari dell'alleanza è di preservare la pace, prevenire la coercizione e scoraggiare l'aggressione.
In questo quadro, gli Stati Uniti hanno avviato, già a partire dal 2010, programmi di ammodernamento del proprio arsenale, come previsto dalle diverse edizioni della Nuclear posture review, con l'obiettivo di mantenerlo sicuro, credibile ed efficace. Le informazioni relative a tali programmi sono condivise regolarmente con il nostro Paese, in modo continuativo.
Con riguardo al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), la NATO ha assunto collegialmente la posizione di persistent objector, evidenziando come il trattato non preveda adeguati strumenti di verifica e non veda la partecipazione di alcuno Stato dotato di armamento nucleare. Diversamente, l'Italia aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), che costituisce da oltre cinquant'anni il pilastro dell'architettura globale di non proliferazione e disarmo, grazie a meccanismi di controllo solidi e universalmente riconosciuti. Un'eventuale adesione al TPNW, pertanto, non solo non produrrebbe effetti concreti in termini di disarmo, ma risulterebbe anche incompatibile con la politica di deterrenza dell'Alleanza atlantica e con gli impegni assunti dal nostro Paese in sede NATO.
Per quanto attiene alla sicurezza delle aree di Aviano e Ghedi, le forze armate italiane operano costantemente per garantire il rispetto di tutti gli standard di sicurezza, in stretto coordinamento con le autorità civili e locali competenti e nell'ambito delle procedure di protezione civile previste dalla normativa vigente. In tale contesto, le prefetture territorialmente competenti mantengono un raccordo continuo con il Ministero della difesa e con gli enti locali, assicurando l'aggiornamento dei piani di emergenza e la più ampia informazione alla cittadinanza.
In conclusione, il Governo italiano ribadisce il proprio impegno a favore di un disarmo graduale, credibile e verificabile, nel quadro del Trattato di non proliferazione nucleare, riaffermando al tempo stesso la centralità della NATO come strumento di deterrenza collettiva e di sicurezza condivisa.
Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.
ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
in data 8 giugno 2025, secondo quanto riportato da fonti internazionali (Ansa), sarebbe stato raggiunto un accordo tra Stati Uniti e Israele per non rinnovare il mandato della missione Unifil nel Libano meridionale, attualmente in scadenza ad agosto 2025;
sempre secondo tali fonti, gli Stati Uniti avrebbero condizionato il mantenimento del proprio sostegno alla missione all'eventuale rafforzamento del mandato stesso, anche ipotizzando un taglio ai finanziamenti nel caso in cui ciò non avvenga;
la missione Unifil, istituita nel 1978 e rafforzata con la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 2006, ha tra i suoi principali compiti: monitorare la cessazione delle ostilità tra Israele e Libano; sostenere la creazione di una fascia di sicurezza a sud del fiume Litani; agire congiuntamente con l'Esercito libanese nel presidio di tale area, svolgendo un ruolo attivo di interposizione e contenimento per prevenire la ripresa del conflitto, in particolare impedendo l'afflusso illegale di armamenti; prestare assistenza per garantire accesso umanitario alla popolazione civile e supportare il rientro volontario e sicuro degli sfollati; resistere a eventuali tentativi di impedimento con la forza nell'esecuzione dei propri compiti, nonché proteggere civili e operatori umanitari in caso di minaccia imminente;
l'Italia partecipa alla missione con un contingente significativo (tra 800 e 1.200 militari), svolgendo anche attività di cooperazione civile e sostegno umanitario alla popolazione;
Unifil rappresenta un pilastro fondamentale per la stabilità del Libano meridionale, grazie alla sua presenza imparziale e alla funzione di deterrente verso nuovi scontri armati;
l'eventuale cessazione della missione o la sua ristrutturazione in senso restrittivo, priva di adeguati poteri operativi, rischierebbe di determinare un vuoto di sicurezza in una zona altamente instabile, con possibili ripercussioni sull'intera regione mediorientale e sulla gestione degli aiuti umanitari;
la comunità internazionale, e in particolare l'Unione europea, ha l'interesse e il dovere di contribuire alla continuità di missioni multilaterali come Unifil, in coerenza con i propri impegni per la pace, la cooperazione e la protezione dei civili –:
se confermino le notizie di stampa secondo cui Stati Uniti e Israele avrebbero espresso la volontà di non rinnovare il mandato Unifil nella sua forma attuale, e quali siano le valutazioni in merito espresse in sede diplomatica;
quali iniziative di competenza siano state già intraprese o si intenda intraprendere, anche in coordinamento con altri Paesi europei, presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per sostenere il rinnovo del mandato con poteri adeguati e pienamente operativi;
se sia prevista una richiesta formale di rafforzamento delle competenze della missione, in particolare per quanto riguarda la possibilità di garantire accessi umanitari regolari e controllati anche in scenari di crisi;
se i Ministri interrogati intendano promuovere un'iniziativa diplomatica multilaterale o coinvolgere il Parlamento europeo e gli altri organismi europei per tutelare la permanenza e l'autonomia della missione Unifil;
quali misure alternative di sicurezza e protezione civile siano allo studio, nel caso si concretizzi un ridimensionamento o la cessazione della missione Onu, in particolare in relazione alla tutela del personale italiano, della popolazione locale e della stabilità dell'area.
(4-05260)
Risposta. — UNIFIL, missione il cui mandato è stato rinnovato lo scorso 28 agosto dal Consiglio di sicurezza ONU con la Risoluzione 2790, è un'operazione dal forte valore politico per l'Italia, impegnata in Libano sotto egida ONU fin dal luglio 1979. L'Italia è attualmente il principale contributore di truppe tra i Paesi occidentali e il secondo a livello globale, preceduta solo dall'Indonesia, con un contingente che varia tra le 1.000 e le 1.300 unità.
Il significativo ruolo italiano sul terreno è confermato anche dal comando del «Settore Ovest», storicamente affidato al nostro Paese, e dalla recente nomina del Generale Abagnara a «Force Commander» della missione, ultimo di una lunga serie di ufficiali italiani chiamati a ricoprire tale incarico. L'impegno italiano nella missione di peace-keeping in Libano riflette del resto la centralità del quadrante del Mediterraneo orientale nella nostra strategia di politica estera.
Il rinnovo del mandato della missione quest'anno si è rivelato complesso, principalmente a causa delle riserve statunitensi a continuare a rinnovare una missione all'origine concepita teoricamente come temporanea (come confermato dall'acronimo UNIFIL, che sta per United nations interim force in Lebanon).
Pur non sedendo in Consiglio di sicurezza, l'Italia, forte del rapporto privilegiato con gli Stati Uniti e conscia del ruolo fondamentale di UNIFIL nell'assicurare la pace e la stabilità nel Paese e nell'intera regione, si è molto adoperata per favorire la ricerca di un compromesso per il rinnovo del mandato.
In particolare, ci siamo attivati, d'intesa con i nostri partner dell'Unione europea, per valorizzare le funzioni e l'operato della missione con appositi passi tanto presso i Paesi membri del Consiglio di sicurezza che con le competenti articolazioni ONU. Abbiamo sensibilizzato in più occasioni, sia a New York che nelle capitali, i quindici membri del Consiglio di sicurezza, richiedendo al contempo al dipartimento per le operazioni di peace-keeping del segretariato ONU un rafforzamento della postura operativa di UNIFIL da codificarsi anche nelle regole di ingaggio dell'operazione.
Il coordinamento con i partner europei in generale e in particolare con la Francia, redattrice della risoluzione in Consiglio di sicurezza, è proseguito negli ultimi mesi in maniera costante e strutturata, culminando in passi ad alto livello.
La risoluzione 2790, approvata il 28 agosto 2025 all'unanimità, prevede per l'ultima volta il rinnovo del mandato della missione fino al 31 dicembre 2026, iniziando il ritiro dell'operazione di peace-keeping a partire da questa data. Tale ritiro dovrà concludersi entro un anno (fine dicembre 2027). Al termine di questa fase inizierà il periodo di liquidazione vera e propria con la preservazione di una limitata «guard capability» finalizzata alla protezione del personale restante, degli assetti e delle facilities di UNIFIL, in coordinamento con le forze armate libanesi. La risoluzione richiede inoltre al Segretario generale di esplorare, entro il 1° giugno 2026, opzioni per la futura attuazione della risoluzione 1701, presentando proposte per l'assistenza, tramite strumenti onusiani, nella messa in sicurezza ed il monitoraggio della linea blu e per incrementare il sostegno alle forze armate libanesi nel loro dispiegamento a sud del fiume Litani.
A prescindere dalle opzioni che il Segretario generale Guterres intenderà presentare nel giugno prossimo, e che auspichiamo vadano nel senso di preservare l'impegno onusiano a presidio del Libano, l'Italia, già presente nel Paese con la missione bilaterale MIBIL dal 2015, continuerà a sostenere il popolo e le istituzioni libanesi, proseguendo in particolare i programmi di formazione ed addestramento in favore delle locali forze di sicurezza (LAF). Queste ultime, insostituibile garanzia del disarmo di Hezbollah, rappresentano infatti un pilastro essenziale per la stabilità del Paese, e, di riflesso, dell'intero Medio Oriente, e potranno continuare a contare sul nostro convinto sostegno.
La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.
BENZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 30 aprile 2025 numerose organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco di Brescia hanno indetto lo stato di agitazione sindacale con l'obiettivo di accendere i riflettori sul comando locale, viste le condizioni inadeguate a rispondere alle esigenze operative della provincia nella quale operano;
viene segnalata l'urgenza e l'inderogabilità di interventi e misure volte a permettere ai lavoratori dei vigili del fuoco di operare in sicurezza e secondo standard all'avanguardia;
le richieste riguardano, in particolare, l'esigenza di un comparto dirigenziale dotato di adeguata consapevolezza e competenza, un miglioramento complessivo dell'organizzazione del comando e della gestione degli uffici amministrativi, ma anche sedi operative con spazi idonei e regolare manutenzione, nonché un potenziamento dell'organico presso la sede territoriale;
la carenza di personale compromette la capacità di risposta alle emergenze, con impossibilità di garantire un servizio di soccorso efficiente e sicuro, mentre le sedi operative, risultando vetuste e inadeguate, necessitano di urgenti interventi di ristrutturazione e ampliamento;
come si ha avuto modo di leggere nella nota, «tecnologie innovative e investimenti lungimiranti come quelli che caratterizzano la nostra epoca e questo territorio rendono il compito dei vigili del fuoco sempre più arduo ed in evolutivo cambiamento: per essere al passo con i tempi i nostri dirigenti devono essere consapevoli della realtà attuale e non rimanere in posizione d'attesa»;
viene reclamata, inoltre, l'esiguità ed inadeguatezza dei fondi: la direzione regionale dei vigili del fuoco della Lombardia da anni stanzia fondi insufficienti per il comando di Brescia, senza rispondere adeguatamente alle richieste di potenziamento dell'organico e delle risorse materiali;
tale situazione mette a rischio la sicurezza della popolazione e la salute stessa degli operatori, in un contesto territoriale complesso che richiede un servizio di soccorso all'altezza delle sfide contemporanee, come l'intervento su treni ad idrogeno o il soccorso antincendio sul Lago di Garda, soprattutto con l'avvicinarsi della stagione estiva –:
quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire un adeguato potenziamento dell'organico del comando provinciale dei vigili del fuoco di Brescia, al fine di assicurare un servizio di soccorso efficiente e sicuro;
quali misure intenda adottare per migliorare la gestione e l'organizzazione del comando provinciale, assicurando una direzione consapevole delle reali necessità operative e in grado di rispondere efficacemente alle sfide del territorio;
se non ritenga opportuno avviare un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali per affrontare in modo strutturale le criticità evidenziate e garantire un servizio di soccorso all'altezza delle esigenze della provincia di Brescia.
(4-05354)
Risposta. — Con riferimento a quanto evidenziato nell'atto di sindacato in esame, si rappresenta, preliminarmente, che la dotazione organica del Corpo nazionale dei vigili del fuoco è ripartita tra le varie strutture territoriali, secondo il recente decreto del Ministro dell'interno del 6 giugno 2024, sulla base delle effettive peculiarità delle singole realtà territoriali, quali la specifica densità demografica, la presenza di insediamenti produttivi, le attività a rischio di incidente rilevante, le attività ricettive e, più in generale, le effettive condizioni di rischio presenti.
Per quanto concerne la problematica della carenza di organico, si segnala che negli ultimi anni sono stati adottati molteplici interventi normativi che hanno autorizzato assunzioni straordinarie, sia a titolo di ripianamento che di potenziamento dell'organico, e con riferimento non soltanto al personale operativo, ma anche quello tecnico professionale.
La necessità di garantire il servizio e di tutelare la sicurezza del personale operativo e dei cittadini è alla costante attenzione del Ministero dell'interno. Al riguardo si evidenzia che il Governo già con la legge di bilancio per il 2023 ha stanziato ingenti risorse per potenziare gli organici dei vigili del fuoco, oltre che delle forze di polizia, con fondi per 90 milioni di euro a partire proprio dal 2023, che progressivamente arrivano a 125 milioni a partire dal 2033.
Grazie a tali misure, nel 2024 sono state 1.935 le nuove unità assunte nei vari ruoli mentre, per il 2025, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sta procedendo all'assunzione di una quota di personale pari al cento per cento delle cessazioni avvenute nell'anno precedente – che sono state complessivamente 1.497 in tutti i ruoli del Corpo - nei limiti finanziari espressamente previsti.
Relativamente al ruolo dei vigili del fuoco, si dà atto che, il 23 giugno 2025, è iniziato il 101° corso di formazione al quale hanno partecipato 800 allievi vigili del fuoco che sono stati assunti con le facoltà assunzionali già autorizzate.
Nel corrente mese di ottobre 2025, utilizzando le residue facoltà assunzionali, saranno inoltre assunti 450 allievi vigili del fuoco che parteciperanno al 102° corso ed ai quali si aggiungeranno, entro il 31 dicembre 2025, gli ulteriori 550 allievi vigili del fuoco del 103° corso.
In base alla normativa vigente, le unità da convocare verranno attinte per il settanta per cento dallo scorrimento della graduatoria del concorso pubblico a 300 posti di vigile del fuoco e, per il trenta per cento, dalla graduatoria della procedura di stabilizzazione del personale volontario, entrambe prorogate fino al 31 dicembre 2025.
Come di consueto, gli allievi vigili del fuoco, al termine del periodo di prova, saranno assegnati ai comandi sul territorio nazionale che registrano una maggiore carenza di organico.
La programmazione per l'anno 2026 prevede inoltre l'assunzione di 1.366 vigili del fuoco, previa autorizzazione del Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero dell'economia e delle finanze.
Per quanto attiene invece il ruolo dei direttivi, sono in fase di svolgimento il corso di formazione per n° 103 direttivi operativi (con assegnazione in sede già nel prossimo mese di dicembre) ed il corso per n° 79 direttivi logistico gestionali la cui conclusione è prevista entro marzo 2026.
Analizzando le specifiche carenze di organico locali, si evidenzia che il territorio di Brescia presenta una carenza inferiore ai livelli nazionali rispetto al ruolo dei capi squadra e dei capi reparto, degli ispettori, dei direttivi operativi e anche dei direttivi speciali operativi.
Tale dato tiene conto anche dei trasferimenti temporanei, sia in entrata che in uscita dalla sede e del personale beneficiario delle cosiddette «leggi speciali».
In merito all'organizzazione e la gestione del comando provinciale dei vigili del fuoco di Brescia, si rappresenta che sono state già intraprese iniziative mirate a strutturare in modo definitivo sia il ruolo dei capi reparto e dei capi squadra sia l'assetto dell'organico dei distaccamenti territoriali di Salò, Gardone Valle Trompia, Darfo Boario Terme e la sede aeroportuale di Montichiari. Inoltre si sta provvedendo all'organizzazione e all'assetto degli uffici amministrativi.
Per quanto concerne l'intervento di soccorso tecnico urgente sulle acque del lago di Garda, esso è attualmente svolto con personale presente al Distaccamento terrestre di Salò, dotato di patente nautica e della specifica formazione per l'uso dei due mezzi nautici ormeggiati nei pressi della Capitaneria di porto.
A tal proposito, sono in corso concrete azioni che vedono coinvolti la direzione regionale dei vigili del fuoco Lombardia, le direzioni centrali del dipartimento e gli enti locali finalizzate all'apertura di un nuovo distaccamento territoriale nel comune di Montichiari, con l'obiettivo di incrementare il livello di sicurezza dell'area del «basso bresciano est» oltre che dell'area del «basso Garda».
Inoltre, per la stagione estiva dell'anno in corso ed in previsione anche per quella del 2026, il comando provinciale dei vigili del fuoco di Brescia ha intrapreso iniziative con gli enti locali, finalizzate a garantire una maggiore presenza del personale dei vigili del fuoco soprattutto nei weekend di maggiore affluenza turistica.
Per quanto attiene alla ipotesi dei mezzi di trasporto alimentati ad idrogeno, a quelli con accumulatori elettrici e a biometano, il comando dei Vigili del fuoco di Brescia ha provveduto ad istituire uno specifico gruppo di lavoro finalizzato ad organizzare seminari formativi e informativi, il primo svoltosi nel mese di maggio scorso, per il personale operativo sulle problematiche di gestione di eventuali eventi incidentali, soprattutto per quanto riguarda i locomotori ferroviari, e lo stesso, sta valutando l'acquisizione di apposite attrezzature e dispositivi di protezione individuale per il personale operativo.
Riguardo il settore degli automezzi e le attrezzature di soccorso, il Ministero dell'interno ha incrementato in misura significativa gli investimenti e gli acquisti sia nel settore dei mezzi che in quello della digitalizzazione. Inoltre, con le leggi di bilancio per il 2024 e 2025, il Governo ha stanziato ulteriori risorse per un programma di investimenti che si estende dal 2025 al 2036.
Attraverso specifici fondi del PNRR, sono inoltre in fase esecutiva i contratti di fornitura di circa 4.000 veicoli per i servizi d'istituto con l'obiettivo di assicurare un servizio più efficace e mezzi più sicuri per operatori del soccorso.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Emanuele Prisco.
CARMINA e FEDE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la legge 23 dicembre 2014, n. 190, ha previsto, a decorrere dal 1° settembre 2015, il trasferimento dai comuni al Ministero della giustizia delle spese obbligatorie di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 24 aprile 1941, n. 392. Si tratta delle spese necessarie per la gestione e la manutenzione, ordinaria e straordinaria, degli uffici giudiziari;
tale disposizione ha inciso in un sistema ampiamente consolidato inaugurando una nuova e specifica forma di cooperazione istituzionale tra comuni e Ministero della giustizia;
al fine di dare attuazione alla riforma prevista dalla citata legge n. 190 del 2014, è stata riconosciuta fino al 31 dicembre 2024, per le attività di custodia, telefonia, riparazione e manutenzione ordinaria, la possibilità per gli uffici giudiziari di continuare ad avvalersi dei servizi forniti dal personale dei comuni già distaccato, comandato o comunque specificamente destinato presso gli stessi uffici giudiziari, sulla base di accordi o convenzioni da concludere in sede locale autorizzati dal Ministero della giustizia e in attuazione di una convenzione quadro previamente stipulata tra il Ministero della giustizia e l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), che stabilisce i parametri per la quantificazione del corrispettivo dei servizi stessi;
tale facoltà, legittimata dalla convenzione quadro tra Anci e Ministero della giustizia del 27 agosto 2015, ha consentito all'amministrazione giudiziaria di continuare ad avvalersi di personale specializzato, garantendo la continuità e l'efficienza delle attività gestorie essenziali per gli uffici giudiziari;
a quanto consta all'interrogante, tuttavia, per motivi non noti, tale facoltà non risulta essere stata rinnovata per l'anno 2025 determinando un'improvvisa interruzione della collaborazione interistituzionale avviata e provocando gravi carenze di organico per lo svolgimento delle suddette attività gestionali e tecniche, con ricadute negative sull'efficienza operativa degli uffici giudiziari –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità sopra descritte e della mancata proroga della convenzione quadro con Anci oltre il 31 dicembre 2024;
se intenda confermare, e in che tempi, la volontà di rinnovare tale convenzione per l'anno 2025 e per gli anni successivi, al fine di garantire continuità all'operato degli uffici giudiziari e scongiurare disservizi nella gestione delle attività fondamentali;
quali iniziative urgenti intenda adottare per assicurare che, nelle more di un eventuale rinnovo, non si interrompano i servizi di custodia, telefonia, riparazione e manutenzione ordinaria finora assicurati dal personale comunale;
se non ritenga opportuno, anche in un'ottica di valorizzazione del personale già formato e operante presso gli uffici giudiziari, prevedere forme strutturali e stabili di collaborazione tra il Ministero della giustizia e i comuni, superando il carattere temporaneo e convenzionale della normativa attualmente in vigore.
(4-05759)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame con il quale l'interrogante solleva specifici quesiti in ordine alla convenzione stipulata tra il Ministero della giustizia e l'Associazione nazionale comuni italiani relativa alle attività di custodia, telefonia, riparazione e manutenzione ordinaria, si riferisce quanto segue.
La legge 23 dicembre 2014, n. 190 ha previsto che, a decorrere dal 1° settembre 2015, le spese obbligatorie di cui alla legge 24 aprile 1941, n. 392, fossero trasferite dai comuni al Ministero della giustizia.
La modifica introdotta dalla legge, essendo destinata ad incidere su un sistema consolidato nel tempo, ha richiesto un processo di adattamento per accompagnare il cambiamento organizzativo e contribuire al regolare funzionamento delle strutture giudiziarie.
Si erano sviluppate, specialmente negli uffici di maggiori dimensioni, delle specifiche professionalità, soprattutto di natura tecnica, delle quali il Ministero della giustizia non aveva disponibilità nell'immediatezza.
In questo quadro è stato dunque previsto che, fino al 31 dicembre 2015, per le attività di custodia, telefonia, riparazione e manutenzione ordinaria in precedenza svolte dal personale dei comuni già distaccato, comandato o comunque specificatamente destinato presso gli uffici giudiziari, gli uffici giudiziari avrebbero potuto continuare ad avvalersi dei servizi forniti dal personale comunale, sulla base di accordi o convenzioni da concludere in sede locale, nei limiti della convenzione quadro stipulata tra Ministero della giustizia e l'Associazione nazionale comuni italiani.
La scadenza della convenzione, fissata inizialmente al 31 dicembre 2015, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2024, per un periodo complessivo di dieci anni, senza ulteriore proroga dal 1° gennaio 2025.
A tal proposito, e venendo al quesito posto dall'interrogante, si deve evidenziare che nel corso degli anni i fondi destinati alla copertura delle convenzioni stipulate dagli uffici giudiziari, sono stati gradualmente ridotti.
In considerazione delle politiche di investimento sul personale messe in campo da questo Dicastero, che ha predisposto un piano assunzionale senza precedenti, è stato dato avvio ad un'importante fase assunzionale di personale amministrativo, che ha riguardato anche i profili tecnici, rientranti nell'ambito della convenzione.
Si rimarca che, nel solo periodo del Governo Meloni, le assunzioni ordinarie di personale amministrativo sono state pari a 2.708 unità cui vanno aggiunti i reclutamenti di personale PNRR a tempo determinato.
Per altro verso è stata favorita la gestione contrattuale dei servizi di facility management a livello nazionale, tramite convenzioni Consip, che consente una puntuale programmazione della spesa ed un più efficace ed efficiente impiego delle risorse disponibili.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
come riportato dal Corriere della Sera del 19 giugno 2025, in un articolo a firma di Giuseppe Ferrarella, la Procura della Repubblica di Milano ha segnalato ai pubblici ministeri di Brescia (sul piano penale) ed al Presidente della Corte (su quello disciplinare) il Gip Tommaso Perna, il giudice per le indagini preliminari che nei mesi scorsi era divenuto bersaglio degli attacchi della stessa Procura per aver rigettato oltre 100 richieste di misure cautelari predisposte dagli stessi pubblici ministeri. Il motivo delle segnalazioni risiederebbe nel fatto che alcuni detenuti intercettati avrebbero parlato di interlocuzioni tra lo stesso giudice per le indagini preliminari e i difensori;
ovviamente tutto è finito nel nulla, ma, a giudizio dell'interrogante, è un chiaro segnale di quanto può capitare a chi contrasta le tesi dei pubblici ministeri;
non è casuale che quasi il 100 per cento delle richieste dei pubblici ministeri (proroghe, intercettazioni, misure cautelari, rinvii a giudizio) sono accolte dai giudici;
la vicenda esposta fa il paio con quella dei due avvocati denunciati per calunnia per i contenuti di una memoria depositata in un processo a Reggio Emilia per il quale è stato presentato analogo atto di sindacato ispettivo, ad oggi in attesa di risposta;
sarebbe opportuno per l'interrogante che il Ministro della giustizia avviasse una verifica puntuale in merito a quanto esposto, e, se confermati i fatti, un'azione disciplinare verso i pubblici ministeri che abusano del loro potere e usano le denunce con finalità intimidatorie nei confronti di chi si permette di dubitare delle loro tesi –:
se il Ministro interrogato non intenda urgentemente far luce sulla vicenda descritta in premessa, mediante l'attivazione dei propri poteri ispettivi, e, se confermati i fatti, valutare la sussistenza dei presupposti per il provvedimento di un'azione disciplinare verso i responsabili.
(4-05322)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, il deputato interrogante, traendo spunto da una notizia di stampa in base alla quale la «Procura della Repubblica di Milano ha segnalato ai pubblici ministeri di Brescia (sul piano penale) e al Presidente della Corte (su quello disciplinare), il Gip Tommaso Perna [...] che nei mesi scorsi era divenuto bersaglio degli attacchi della stessa Procura per aver rigettato oltre 100 richieste di misure cautelari predisposte dagli stessi pubblici ministeri», sollecita l'attivazione di una verifica su quanto esposto e, se confermati i fatti, l'esercizio dei poteri ispettivi «verso i pubblici ministeri che abusano del loro potere e usano le denunce con finalità intimidatorie nei confronti di chi si permette di dubitare delle loro tesi».
Sulla specifica vicenda giudiziaria, con nota del 17 settembre 2025, il procuratore generale della Repubblica di Milano, immediatamente interpellato dalla competente articolazione ministeriale, ha trasmesso dettagliata relazione, a firma del sostituto procuratore titolare del fascicolo, che, per completezza di esposizione, si riporta di seguito.
«[...] – il maxi-procedimento n. [...] ha avuto ad oggetto un'associazione mafiosa, operante prevalentemente nel territorio lombardo, costituita da appartenenti alle tre organizzazioni di stampo mafioso cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, avente una struttura confederativa orizzontale, ove i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose operavano sullo stesso livello, contribuendo alla realizzazione di un vero e proprio sistema mafioso lombardo. [...];
– in data 4 aprile 2023, è stata depositata all'ufficio Gip del Tribunale di Milano richiesta di misura cautelare nei confronti di 154 indagati accusati di appartenenza alla associazione mafioso (in numero di 48) e numerosi reati fine;
– in data 25 settembre 2023, il Gip, dott. Tommaso Perna, ha emesso ordinanza di custodia cautelare soltanto nei confronti di 11 soggetti ritenuti responsabili di una minima parte dei reati riconducibili all'associazione (disconoscendo l'associazione mafiosa), nonché decreto di sequestro preventivo di società e beni, per un valore complessivo corrispondente ad oltre 225 milioni di euro;
– in data 7 ottobre 2023, questo PM ha proposto appello al Tribunale della Libertà di Milano avverso tale decisione, per 79 posizioni: per gli accusati di reati – associazione mafiosa, traffico di armi, estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti – di maggiore allarme sociale (per esigenze di economia processuale);
– all'esito di 79 udienze, il TDL di Milano, confermando l'impostazione accusatoria e capovolgendo la decisione del Gip, ha riconosciuto l'esistenza della associazione di stampo mafioso sistema mafioso lombardo, emettendo 43 misure cautelari (soltanto 6 posizioni associative sono state respinte per mancanza gravità indiziaria, le residue esclusivamente in punto esigenze cautelari);
– la Corte di cassazione ha, infine, respinto i ricorsi delle difese, rendendo irrevocabili le decisioni del TDL di Milano;
– all'esito delle intervenute catture, si è proceduto alla emissione di avviso di conclusione indagini preliminari nei confronti di 146 indagati per 91 capi di imputazione, al quale è seguita richiesta di rinvio a giudizio;
– l'udienza preliminare è attualmente in corso, con 77 imputati ammessi al rito abbreviato e 10 patteggiamenti».
Con riferimento, poi, agli «attacchi» che il Gip Tommaso Perna avrebbe ricevuto dai suoi colleghi della procura di Milano e alle segnalazioni che sarebbero state effettuate alla procura di Brescia, attesa la delicatezza della vicenda e fermo il noto limite dell'insindacabilità disciplinare sull'attività di interpretazione di norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove sancita dalla clausola di salvaguardia di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 109 del 2006, ho dato mandato alle articolazioni ministeriali di svolgere gli opportuni accertamenti.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nella giornata del 2 luglio 2025, gli organi di informazione hanno dato la notizia dell'arresto di un primario dell'ospedale di Piacenza per truffa e peculato. Sui siti online di molti organi di informazione, vedasi ad esempio www.repubblica.it e www.lastampa.it, sono pubblicate le immagini tratte da intercettazioni ambientali facenti parte degli atti del procedimento penale;
va considerato che si tratta di atti di indagini preliminari non pubblicabili, che a giudizio dell'interrogante sono stati diffusi al fine di alimentare la diffusa tecnica del «marketing giudiziario» –:
di quali elementi disponga circa la diffusione del contenuto di tale attività captativa e se intenda assumere iniziative di carattere ispettivo a fronte di quella che l'interrogante ritiene una palese violazione di legge.
(4-05437)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, riferito all'arresto di un primario dell'ospedale di Piacenza, con il quale il deputato interrogante lamenta l'indebita diffusione del contenuto di attività captativa e solleva specifici quesiti in ordine ad «iniziative di carattere ispettivo a fronte di quella che l'interrogante ritiene una palese violazione di legge», si rappresenta quanto segue.
Sul tema pare opportuno preliminarmente rammentare che questo Governo ha messo in campo diversi interventi normativi di stampo garantista, finalizzati a rendere effettivi i principi costituzionali della riservatezza delle comunicazioni e del giusto processo e, al contempo, ad evitare le negative ripercussioni, processuali e personali, del cosiddetto processo penale mediatico.
La fase esecutiva delle operazioni di intercettazione rappresenta il momento più delicato della procedura ed è per questo motivo che il Governo è intervenuto, in più occasioni, sull'articolo 268 del codice penale, che è norma cruciale per assicurare la tutela della difesa dell'indagato e del terzo estraneo, suo malgrado, coinvolto nelle intercettazioni.
Con la legge 137 del 2023, intervenendo sulla norma in questione, sono stati fissati rigorosi limiti all'attività di trascrizione e perciò di documentazione dell'attività captativa, proprio in considerazione della rilevanza del contenuto delle intercettazioni.
Nel verbale è consentita soltanto la trascrizione del contenuto delle intercettazioni rilevanti per le indagini, anche a favore dell'indagato, ed è vietata la trascrizione del contenuto non rilevante neppure sommariamente.
Con la legge 114 del 2024 è stato consolidato e potenziato il controllo e la vigilanza preventiva, da parte del pubblico ministero e dei giudici dell'udienza stralcio, sia ampliando i divieti di pubblicazione del materiale intercettato, consentendone la pubblicazione solo se il contenuto è riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o è utilizzato nel corso del dibattimento, sia implementando i profili di riservatezza del terzo estraneo rispetto alla circolazione delle intercettazioni.
Con il novellato articolo 291, comma 1-ter, del codice di procedura penale si è inteso, poi, assicurare, anche nelle richieste di misura cautelare, che la riproduzione delle conversazioni e comunicazioni intercettate sia epurata dai dati personali dei soggetti diversi dalle parti, salva l'indispensabilità per la compiuta esposizione delle ragioni della richiesta stessa.
Con il decreto legislativo n. 198 del 2025 è stata data attuazione all'articolo 4 della legge di delegazione europea 2022-2023 (legge n. 15 del 2024), recante delega al Governo di modificare ulteriormente l'articolo 114 del codice di procedura penale, prevedendo il divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell'ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare, allo scopo precipuo di evitare che la collettività possa essere indotta, dalla lettura dell'ordinanza applicativa della misura cautelare custodiale, a ritenere come effettivamente responsabile l'indagato destinatario della misura, malgrado il procedimento si trovi ancora in una fase affatto preliminare.
Ciò detto, per dare compiuta risposta all'atto di sindacato ispettivo in oggetto, si è prontamente dato incarico all'articolazione competente di svolgere gli opportuni accertamenti in merito al caso citato dagli interroganti.
Con nota del 29 luglio 2025, la procura generale della Corte d'appello di Bologna ha trasmesso la relazione del procuratore della Repubblica di Piacenza che, per completezza di esposizione, si riporta di seguito.
«Trasmetto [...] il testo dei due comunicati stampa da me regolarmente autorizzati (comunicati di identico tenore; il secondo con il riferimento altresì agli esiti della perquisizione domiciliare) predisposti dai NAS di Parma a seguito dell'arresto del Primario piacentino.
Nessuna dichiarazione a qualsivoglia mezzo di comunicazione è stata rilasciata da questo Ufficio.
Nella lettera di trasmissione della richiesta di autorizzazione relativa al comunicato stampa (che parimenti si allega), gli operanti (NAS Parma) scrivono: “a supporto della comunicazione si allega un breve filmato dell'attività investigativa, predisposto nel pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali e dei principi di riservatezza e presunzione di innocenza, evitando ogni riferimento idoneo a consentire l'identificazione dell'indagato e dei pazienti”.
Il filmato, inviato alla PG presso il mio Ufficio via mail e da me visionato, rispondeva pienamente alle caratteristiche indicate dagli operanti.
Per quanto ho potuto vedere, il TG regionale di quel giorno ha mandate in onda un breve servizio ove apparivano pochissime immagini relative alla vicenda, riprese in lontananza, tutte col logo “NAS”, tutte debitamente “pixellate”, senza alcuna possibilità di riconoscere ed identificare persone ritratte.
Nessun riflesso negativo alle indagini ne è derivato (indagini praticamente terminate con l'arresto) [...]».
Pertanto, dalla ricostruzione dei fatti appena riportata appare emergere che le limitate immagini oggetto dell'attività captativa ambientale siano state pubblicate sui quotidiani on line in conformità alla normativa codicistica, in quanto riprodotte dal giudice nella motivazione dell'ordinanza applicativa della misura cautelare, e alla normativa sulla protezione dei dati personali, essendo stato evitato ogni riferimento idoneo a consentire l'identificazione dell'indagato e dei pazienti.
Ad ogni modo, il Dicastero non mancherà di compiere le opportune valutazioni in merito alla necessità di disporre eventuali ulteriori accertamenti per fare luce sulla vicenda.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GHIRRA. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
ha destato scalpore nell'opinione pubblica sarda e nazionale la notizia che centinaia di militari israeliani sarebbero giunti in Italia, in Sardegna e nelle Marche, per un periodo di cosiddetta «decompressione» dopo le attività militari svolte nel conflitto contro la Palestina. In particolare, circa un centinaio di essi sarebbero ospitati presso una prestigiosa struttura alberghiera a cinque stelle sita a Baia Santa Reparata, località turistica appartenente al comune di Santa Teresa Gallura e almeno altri trenta in una analoga struttura presso la riviera del Conero nelle Marche;
sempre da notizie di stampa si apprende che la polizia sorveglierebbe gli accessi alle strutture alberghiere citate perché i militari sarebbero considerati soggetti sensibili;
si apprende, altresì, che fonti di polizia avrebbero smentito la presenza di militari, ma avrebbero riferito di dipendenti della società Cellcom Israel che avrebbe anche postato le tappe del tour sardo di un viaggio aziendale. Ciononostante, sono numerose le notizie di stampa che riportano interviste ad alcuni di loro che ammettono di essere militari dell'Idf (Israel defense forces), quindi delle forze armate israeliane;
nei giorni scorsi nel paese gallurese una rete di attivisti, estesa in Sardegna e collegata a realtà di altri territori, ha organizzato un presidio di protesta davanti alla struttura alberghiera, durato un paio d'ore: non si tratterebbe di semplici vacanzieri – hanno dichiarato gli attivisti di Lungoni per la Palestina – ma di militari che appartengono a un esercito accusato di crimini di guerra. «Consideriamo la loro presenza in Sardegna un'offesa alla nostra terra e alla coscienza civile»;
secondo le informazioni diffuse dalla stampa, altri contingenti di soldati israeliani sarebbero attesi in Gallura a cadenza settimanale per tutto il mese di settembre 2025 –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda in oggetto;
se, per quanto di competenza, ritengano di confermare l'esistenza di accordi, a qualsiasi titolo, fra le istituzioni nazionali e quelle israeliane che consentano a militari israeliani impegnati nel genocidio a Gaza, presumibilmente responsabili di gravi crimini di guerra, di trascorrere periodi di decompressione in Italia, in strutture alberghiere aperte al pubblico;
in caso affermativo, quando tali accordi siano stati siglati e da quali autorità; quali siano i contenuti degli accordi citati e quali gli eventuali costi per l'erario, anche in considerazione delle attività di sorveglianza poste in essere dalle forze di polizia italiane in prossimità delle strutture alberghiere ospitanti;
se, in particolare, il Ministro dell'interno non ritenga che la presenza di militari israeliani sul territorio nazionale comporti criticità sotto il profilo della sicurezza nazionale e dell'ordine pubblico.
(4-05812)
Risposta. — Come ricordato di recente in Parlamento dal Presidente del Consiglio Meloni, l'accordo sul piano in 20 punti presentato dal Presidente Trump e firmato a Sharm el-Sheikh ha rappresentato uno sviluppo estremamente positivo e concreto ed è il frutto di un lungo e complesso lavoro diplomatico al quale l'Italia ha contribuito con costanza e pragmatismo.
Dopo molto tempo, ci troviamo di fronte a una prospettiva credibile verso una pace giusta e duratura in Medio Oriente. L'entrata in vigore del cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi, la ripresa degli aiuti umanitari sono i punti imprescindibili da cui occorre ripartire, ma chiaramente costituiscono soltanto i primi passi di un percorso che sarà lungo e faticoso. Le vicende delle ultime ore dimostrano quanto l'equilibrio sia fragile.
L'Italia esorta tutte le parti a cogliere l'opportunità fornita da questo spiraglio di pace, rispettando i termini del piano. Nell'immediato, è centrale la ripresa degli aiuti umanitari a favore della popolazione di Gaza, con un rinnovato ruolo delle Nazioni Unite.
Anche sul piano della sicurezza e della transizione politica, il nostro impegno sarà deciso. Siamo pronti a fornire tutto il sostegno necessario all'Autorità nazionale palestinese, a partire dalla formazione dei quadri dirigenti, affinché essa possa presto assumere piene responsabilità di governo all'interno di confini riconosciuti.
Al contempo, manteniamo alta l'attenzione sulla Cisgiordania, dove una politica dei fatti compiuti e la violenza dei coloni rischiano di compromettere le prospettive della statualità palestinese. L'Italia ha condannato i piani di espansione degli insediamenti israeliani: riteniamo inaccettabili le dichiarazioni violente di alcuni esponenti delle istituzioni israeliane ed è la ragione per la quale siamo pronti a sostenere misure restrittive individuali nei loro confronti.
Le legittime critiche nei confronti delle scelte del Governo d'Israele, tuttavia, non devono trasformarsi in un pretesto per alimentare l'antisemitismo in Italia e in Europa. Questa, purtroppo, è una delle derive più inquietanti emerse dopo il 7 ottobre 2023.
Come hanno ricordato, anche in Parlamento, i Ministri Tajani e Piantedosi, il Governo è intervenuto per rafforzare i dispositivi di vigilanza e prevenzione a tutela delle comunità ebraiche, inclusi naturalmente i cittadini israeliani giunti negli scorsi mesi nel nostro Paese per turismo. Sono stati disposti servizi di prevenzione durante le visite e le uscite nelle località circostanti a quelle del soggiorno. Tali servizi vengono abitualmente decisi e svolti a livello territoriale ogni qualvolta vi sia notizia di presenze di comitive culturali, turistiche o gruppi sportivi, che possono essere considerati esposti ad atti di intolleranza.
Non esistono inoltre specifici accordi circa la presenza organizzata di militari israeliani in licenza in Italia. E non c'è alcuna incompatibilità tra la doverosa tutela dei cittadini israeliani in territorio italiano e l'impegno politico e umanitario del Governo a favore del popolo palestinese.
È dovere di uno Stato democratico garantire protezione a chiunque rischi di subire violenza sul proprio territorio, predisponendo misure adeguate di ordine e sicurezza pubblica. Questo impegno vale oggi più che mai, soprattutto nei confronti delle comunità ebraiche, residenti o temporaneamente presenti nel nostro Paese, che potrebbero essere esposte ad atti di intolleranza.
La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.
ZOFFILI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il territorio del comune di Bellagio (Como) e dei paesi limitrofi sul lago di Como, è noto per la grande vocazione turistica e questo comporta un importante aumento del carico antropico in particolare durante la stagione primaverile ed estiva;
questo grande afflusso di visitatori provenienti da tutto il mondo richiede un incremento del lavoro delle forze dell'ordine, specialmente nelle attività di controllo del territorio, prevenzione e pronto intervento a cui si sommano ulteriori compiti di gestione dell'ordine pubblico e della sicurezza legati al fenomeno del turismo giornaliero;
la stazione dei carabinieri di Bellagio rappresenta l'unico presidio di sicurezza delle forze dell'ordine di nel territorio sopracitato;
a quanto consta all'interrogante risulta vacante la figura di vice comandante, che potrebbe garantire un importante supporto per la gestione della stazione –:
se siano in essere provvedimenti volti a potenziare l'organico della stazione carabinieri di Bellagio con nuovi rinforzi, anche di strumentazioni e mezzi, per far fronte alle esigenze del territorio di competenza descritte e per garantire un presidio di sicurezza fondamentale, non solo per Bellagio, ma anche per i comuni limitrofi del lago di Como e dove vengono impiegati i militari dell'Arma;
se vi siano provvedimenti organizzativi volti a garantire alla sopracitata stazione l'assegnazione di un vice comandante per le motivazioni espresse in premessa.
(4-05519)
Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, si rappresenta che l'arma dei carabinieri è presente nel comune di Bellagio con la locale stazione carabinieri, attualmente a pieno organico, con una forza di sette unità.
Al riguardo, l'assenza di un Ispettore è compensata dalla presenza di un sovrintendente (ufficiale di polizia giudiziaria), avente il grado di brigadiere capo «Qualifica Speciale» che assume le funzioni di comandante interinale del reparto durante i periodi di assenza del comandante titolare. Tanto premesso, nel comune di Bellagio si rileva un indice di delittuosità (delitti/100.000 abitanti) pari a 2.868, valore inferiore a quello provinciale (3.102), regionale (4.600) e nazionale (4.098).
Nel merito, la citata stazione è supportata dalle componenti investigative e di pronto intervento della compagnia di Como (29 unità), con un rapporto carabinieri/abitanti pari a 1/871, più favorevole rispetto a quello provinciale (1/1.235) e regionale (1/1.184).
Si rappresenta, altresì, che l'arma opera nella provincia di Como con 518 unità complessive, in servizio presso reparti delle organizzazioni:
territoriale: 1 comando provinciale, 3 compagnie, 1 tenenza, 1 Nucleo carabinieri (Campione d'Italia) e 28 stazioni;
speciale: 1 nucleo Ispettorato del lavoro;
forestale, ambientale e agroalimentare: 1 gruppo forestale, 1 nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale, 1 nucleo specializzato CITES (Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora) e 7 nuclei carabinieri forestali.
Si sottolinea che, per le esigenze di controllo del territorio, nella provincia di Como operano 32 unità dell'operazione «Strade sicure».
In prospettiva futura, si evidenzia che è in atto un piano pluriennale di assunzioni straordinarie, già autorizzate, che consentiranno la graduale alimentazione delle posizioni di impiego vacanti sull'intero territorio nazionale.
Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.