XIX LEGISLATURA
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE
Interrogazione a risposta scritta:
ROSATO. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
il 12 novembre 2025 l'Umbria è entrata a fare parte assieme alle Marche della Zona economica speciale unica;
tale estensione ha riguardato solamente i comuni indicati nella Carta aiuti a finalità regionale 2022-2027 così come approvata dalla Commissione europea il 18 marzo 2022, con decisione C(2022)1545 final che ricomprende nelle «zone 107.3.c», per quanto riguarda il territorio umbro, solamente 37 comuni su 92 e più precisamente 34 ricadenti nella provincia di Perugia, escluso il capoluogo, e tre nella provincia di Terni, tra cui alcune zone della città capoluogo;
l'attuale mappatura, quindi, racchiude una minoranza dei comuni della regione e interessa in tutto circa 405 mila abitanti, lasciando esclusa la maggioranza della popolazione, di circa 450 mila cittadini;
nonostante negli anni siano state apportate integrazioni alla Carta di cui sopra, ultima nel dicembre 2023, non si è intervenuto per ampliare il numero di territori umbri ricompresi nelle «zone 107.3.c», andando a determinare situazioni di forte disparità regionale;
non appaiono chiari i criteri che hanno determinato la definizione dell'attuale mappatura del territorio umbro con la frammentazione che ha escluso numerosi e importanti comuni, con intere aree estromesse dai benefici della normativa Zes come l'orvietano;
come testimoniano le modifiche adottate nel corso degli anni, esiste la facoltà di proporre alla Commissione europea integrazioni territoriali alla Carta aiuti a finalità regionale 2022-2027 e risulta quindi possibile colmare le attuali disuguaglianze andando a ricomprendere tutta la regione Umbria nelle «zone 107.c3.c» per le quali è possibile concedere aiuti di Stato a finalità regionale –:
quali siano i criteri che hanno determinato l'attuale mappatura del territorio della regione Umbria nella Carta aiuti a finalità regionale 2022-2027 con l'esclusione di 55 comuni su 92 e conseguentemente del maggior parte della popolazione regionale;
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di proporre alla Commissione europea una integrazione alla Carta di cui sopra così da ricomprendere tutto il territorio regionale umbro nelle «zone 107.c3c» per le quali è possibile concedere aiuti di Stato a finalità regionale.
(4-06378)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XIII Commissione:
GATTA, CASTIGLIONE, D'ATTIS, DE PALMA, CAROPPO, NEVI e ARRUZZOLO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
a 12 anni dalla prima individuazione del batterio della «Xylella fastidiosa» nel Salento, la scoperta di un nuovo focolaio nel cuore del Gargano, costituisce la riprova del fallimento nella gestione di quella che, da emergenza, è diventata una situazione endemica;
gli effetti prodotti dalla Xylella al momento ammontano ad oltre 21 milioni di piante di ulivo colpite, oltre 3 miliardi di euro di danni e 5.000 posti di lavoro persi. L'areale è costituito ormai da oltre la metà del territorio pugliese;
recentemente la regione Puglia, per voce dell'assessore all'agricoltura ha chiarito che i 300 milioni di euro stanziati dal Governo per il Piano di contrasto alla Xylella sono esauriti. Tuttavia parte delle risorse sono ancora nelle casse regionali e monta la contestazione degli agricoltori danneggiati per la lentezza dei ristori dai danni e dei sostegni al reimpianto;
non appare contestabile l'attività posta in essere dal Governo centrale. Il Ministro ha presieduto il 26 febbraio 2025 il Tavolo per la rigenerazione ambientale dei territori colpiti. Il 3 marzo 2025 è stato presentato il Piano olivicolo nazionale (Pon) le cui risorse, pari 300 milioni, allocate nel disegno di legge «Coltiva Italia», sono destinate tra l'altro alla riconversione degli uliveti in cultivar più resistenti alla Xylella;
la Commissione agricoltura della Camera dei deputati il 12 febbraio 2025 ha approvato la risoluzione di maggioranza Nevi 8-00074, che impegna il Governo a definire un nuovo Piano di interventi;
appaiono chiare le difficoltà della regione Puglia nella gestione dell'emergenza, dalla iniziale sottovalutazione da parte della presidenza tutt'ora in carica, ai ritardi e alle opacità nella gestione delle risorse assegnate. Da più parti si è avanzato il sospetto che il batterio sia stato lasciato scientemente dilagare per sostenere richieste di ulteriori finanziamenti e per sostituire gli oliveti, allo stesso modo di altre colture tipiche quali il grano, con impianti di produzione energetica a fonte rinnovabile, di cui la Puglia è ormai tappezzata, in nome di una presunta superiorità della transizione energetica sull'agricoltura –:
quali ulteriori iniziative di competenza intenda porre in essere il Ministro interrogato per il contrasto al dilagare del contagio della Xylella fastidiosa, con particolare riferimento al controllo sul come siano state utilizzate le risorse assegnate e alla velocizzazione delle misure di ristoro delle imprese colpite, al fine di rafforzare l'economia dell'olio d'oliva, strategica per la regione Puglia.
(5-04699)
GADDA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1-bis, comma 12, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116 dispone che, con riferimento ai terreni agricoli contraddistinti da particelle fondiarie di estensione inferiore a 5.000 mq, siti in comuni montani ricompresi nell'elenco delle zone svantaggiate di montagna di cui all'articolo 32 del regolamento (Ue) n. 1305/2013, nonché in comuni prealpini di collina, pedemontani e della pianura non irrigua, i soggetti iscritti all'anagrafe delle aziende agricole non sono tenuti a disporre del relativo titolo di conduzione ai fini della costituzione del fascicolo aziendale di cui all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica del 1° dicembre 1999, n. 503;
la circolare Agea n. 73919 del 25 settembre 2025, al paragrafo 2.14, afferma che l'esonero dal titolo di conduzione per le superfici ricadenti nella fattispecie normativa di cui sopra opera «fino ad un massimo di 2 ettari» per fascicolo aziendale; si aggiunge inoltre che, ai sensi dell'articolo 6 del decreto ministeriale 4 agosto 2023 n. 410739, dalla campagna 2024 il beneficiario è tenuto a presentare il titolo di conduzione qualora tali terreni siano riconducibili alla proprietà di un ente pubblico;
nella prassi dei territori montani, la conduzione «di fatto» di particelle molto piccole (inferiori a 5.000 mq) prosegue per decenni in capo ai medesimi conduttori, senza contenziosi e con evidente utilità agro-ambientale (manutenzione del suolo, prevenzione del dissesto, cura del paesaggio);
l'introduzione, a opera di una circolare amministrativa, di un limite quantitativo di 2 ettari per fascicolo non rinvenibile nella fonte primaria rischia di determinare una restrizione illegittima rispetto al dettato normativo e una deviazione dalle finalità di semplificazione fissate dal legislatore;
il limite dei 2 ettari escluderebbe dai fascicoli superfici effettivamente coltivate, causando: impossibilità di spandere reflui zootecnici a norma, difficoltà nel giustificare produzioni e acquistare fitofarmaci, mancati indennizzi per danni da fauna, problemi Inps per qualifica e contribuzione, limitazioni per agriturismo, agevolazioni e contributi Pac/Psr, generando irregolarità non imputabili agli agricoltori –:
se il Ministro interrogato non ritenga che la disposizione contenuta nella circolare Agea n. 73919 del 25 settembre 2025, priva di fondamento legislativo, configuri una modifica illegittima della norma primaria e se non intenda, nell'ambito dei poteri di vigilanza, assumere iniziative volte ad annullarne o sospenderne gli effetti, ripristinando la corretta applicazione della legge e chiarendo ufficialmente che l'esonero previsto dall'articolo 1-bis, comma 12, del decreto-legge n. 91 del 2014, si applica senza limiti di superficie complessiva.
(5-04700)
FORATTINI, MARINO, ROMEO, ANDREA ROSSI e VACCARI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la proposta della Commissione europea per il 2028-2034 assegna alla Politica comune per la pesca meno di 119 milioni, un terzo degli attuali 500 che coprono la programmazione 2021-2027;
le associazioni del settore pesca in un recente incontro con il commissario Ue hanno ricordato come la politica europea abbia prodotto negli ultimi anni un taglio del 40 per cento della capacità di pesca senza migliorare i bilanci delle imprese che hanno perso il 30 per cento, mentre la crisi climatica sconvolge gli equilibri soprattutto nel Mediterraneo. Le mareggiate e le tempeste sempre più intense danneggiano porti, reti e impianti di produzione causando danni per milioni di euro. Le ondate di calore marine causano mortalità negli allevamenti di cozze e vongole, un settore in cui l'Italia è leader in Europa;
negli ultimi quarant'anni la dipendenza dalle importazioni è passata dal 30 per cento al 90 per cento del consumo complessivo. Lo scorso anno sono arrivate in Italia circa 840 tonnellate di pesce straniero a fronte di una produzione interna di 130 mila tonnellate:
per tutto il mese di ottobre è scattato il fermo pesca nel Tirreno, nello Ionio e nelle isole mentre i pescherecci hanno ripreso l'attività in tutto l'Adriatico dopo il blocco di luglio e agosto;
servono soluzioni concrete per sopperire alle difficoltà del comparto legate all'invecchiamento della flotta, al ricambio generazionale, alla concorrenza dei Paesi extra UE che si affacciano sul mediterraneo e alla difficile ricerca di un equilibrio tra la sostenibilità ambientale, economica e sociale;
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare, anche nelle competenti sedi europee, al fine di assicurare alle filiere ittiche nazionali lavoro e reddito, per ridare nuovo slancio competitivo al settore, stare al passo con il mercato e attrarre giovani, garantendo così un futuro al comparto.
(5-04701)
PIERRO, DAVIDE BERGAMINI, GIAGONI, MONTEMAGNI, BRUZZONE e CARLONI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
dal 1° ottobre 2025 è scattato un nuovo fermo pesca nel Tirreno, nello Ionio e nelle isole;
l'interruzione doveva durare fino al 30 ottobre, secondo il calendario disposto per il nuovo fermo biologico, ma, con il documento tecnico-scientifico del 24 ottobre 2025, l'Ispra rendendo il parere scientifico necessario ai fini dell'applicazione di quanto previsto dal regolamento (UE) n. 2025/219, che ha portato all'integrazione delle zone di chiusura temporanea, l'interruzione temporanea obbligatoria continuativa delle attività di pesca si è prolungata fino al 30 novembre 2025;
infatti, con un nuovo decreto del 29 ottobre 2025, di adozione di ulteriori misure di gestione dello sforzo di pesca nelle sub-aree geografiche (Gsa) 8, 9, 10 e 11, a partire dal 31 ottobre 2025 e fino al 30 novembre 2025 è fatto divieto di pescare, anche in via accidentale, nonché detenere a bordo e sbarcare esemplari di nasello nonché il gambero rosso e viola;
il prolungamento di un ulteriore mese del fermo pesca, dopo che i pescatori hanno già diligentemente effettuato il fermo pesca annuale previsto dal calendario nazionale, mette a rischio la tenuta economica delle attività dei pescatori, in quanto molte imbarcazioni sarebbero di nuovo costrette a restare in porto, con ricadute anche sull'intera filiera – dai mercati ittici ai ristoranti – e sull'economia delle comunità interessate dal fermo;
tutto questo va ad accrescere la già importante dipendenza dall'importazione per i prodotti ittici. Nel 2024 sono arrivati in Italia circa 840 milioni di chili di pesce straniero, a fronte di una produzione interna che si aggira intorno ai 130 milioni di chili;
questo nuovo fermo pesca aggiuntivo cade anche in un momento delicato per la flotta italiana, anche in considerazione dei tagli annunciati ai fondi europei della politica comune della pesca;
i pescatori hanno il diritto di avere una programmazione certa della loro attività, oltre a un'erogazione degli aiuti alle imprese in tempi garantiti, e non subire passivamente e improvvisamente cambi di «rotta» che vanno a danno delle imprese di pesca e anche dei consumatori –:
se non intenda assumere iniziative di competenza, anche a carattere normativo, volte a rivedere il sistema di calcolo delle giornate di attività con un quadro normativo più stabile, nonché a prevedere che queste nuove sospensioni siano accompagnate da ulteriori indennizzi ad hoc e a procedere tempestivamente all'erogazione degli aiuti mancanti alle imprese di pesca, per evitare che incertezza e burocrazia pesino sulle imprese di pesca.
(5-04702)
BORRELLI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
nel sistema agricolo italiano c'è un problema che da tempo minaccia la salute delle persone e il benessere del pianeta: gli allevamenti intensivi;
sistema di insediamenti industriali, alimentati anche da fondi pubblici, ha un impatto che supera l'aspetto economico e la sofferenza degli animali. Il costo nascosto degli allevamenti intensivi è l'impatto ambientale, l'inquinamento, il maltrattamento animale e la scomparsa progressiva delle piccole aziende agricole schiacciate dalle più grandi, vittime di un meccanismo che impoverisce il tessuto economico e sociale del Paese;
oltre alle gravi criticità citate, gli allevamenti intensivi sono associati a potenziali rischi per la salute pubblica – per il confinamento in spazi ristretti che determinano stress e favoriscono la diffusione di agenti patogeni – come documentato da studi scientifici. Nonostante tali effetti comprovati il numero degli impianti intensivi in Italia è in costante crescita;
secondo i dati Eurostat, l'Italia ha perso oltre 320 mila aziende in poco più di 10 anni, con un calo del 38 per cento tra le «piccole» a fronte di un aumento del 21 per cento delle aziende «molto grandi» e del 23 per cento di quelle grandi. In un contesto di crisi economica, geopolitica ed ecologica che vede l'aumento dei prezzi delle materie prime e il calo del potere d'acquisto dei cittadini, i piccoli allevatori sono tra le categorie che pagano un prezzo alto perché il loro reddito, già esiguo, non fa che ridursi;
spesso gli animali in questi allevamenti, come emerso dal blitz effettuato domenica 6 aprile 2025 dall'attivista per gli animali Enrico Rizzi presso un allevamento della frazione aquilana di Roio, subiscono disumani maltrattamenti che calpestano nel profondo la loro dignità: cavalli, pecore, e cani tenuti in condizioni raccapriccianti, nonché carcasse e animali moribondi lasciati nel fango;
la Costituzione italiana è stata recentemente modificata per riconoscere tra i suoi princìpi fondamentali la tutela degli animali, dell'ambiente e della biodiversità. Non si tratta più solo di sensibilità individuale, ma di un impegno giuridico delle istituzioni –:
quali iniziative di competenza intenda adottare volte a promuovere una riconversione del settore zootecnico che favorisca le aziende agricole di piccole dimensioni, che adottano metodi agroecologici, creando le condizioni per un sistema produttivo che sia ripensato su piccola scala, con margini di guadagni più equi per i produttori e con politiche di sostegno ai prezzi, che permettano a tutti di accedere a cibi sani e di qualità.
(5-04703)
CHERCHI, PERANTONI, CARAMIELLO e SERGIO COSTA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
il 25 ottobre 2025 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Disciplinare di produzione del Pecorino Romano Dop che non prevede, tuttavia, non prevede la restrizione alle sole pecore di razza autoctona per la produzione di latte destinato alla Dop, così come richiesto dai produttori in più di una occasione e ribadito anche attraverso una lettera indirizzata al Ministero interrogato in data 19 febbraio 2025;
in tale missiva si contestava la legittimità di quanto deliberato dall'Assemblea del Consorzio di tutela del formaggio Pecorino Romano Dop in data 3 dicembre 2024, sulla cui base si fonda il nuovo disciplinare;
la necessità di definire le razze lattifere che caratterizzano il territorio di produzione del pecorino era già stata definita come imprescindibile attraverso un lungo iter avviato dallo stesso Consorzio nel 2021 e conclusosi nel 2022, e al quale il Ministero interrogato non aveva presentato rilievi. Si trattava, in sostanza, di questione ormai chiusa;
consentire la produzione della Pecorino Romano Dop utilizzando qualsiasi razza ovina, anche estera, e non solo quelle sarde da sempre utilizzate dai pastori, sminuirebbe il valore della stessa Dop, rendendo il Pecorino Romano un formaggio qualsiasi e compromettendo la storia dei territori, dei pastori, della qualità e della riconoscibilità del prodotto, nonché tradizioni millenarie della regione in favore di un sistema di allevamento intensivo che poco si sposa con le caratteristiche della Sardegna;
il Pecorino Romano è il simbolo della filiera lattiero-casearia dell'isola e legarlo alla razza ovina Sarda è una questione culturale, ma anche economica poiché si inserisce in un sistema di allevamento basato sul pascolo naturale di erbe spontanee, consentendo di sviluppare le zone interne e i servizi ecosistemici nonché mantenendo la biodiversità animale;
anche la regione Sardegna, con delibera n. 26/39 del 14 maggio 2025 si è espressa formalmente a favore dell'inclusione della lista delle razze tradizionali, sottolineando l'importanza di questo punto per salvaguardare il valore economico, sociale e ambientale dell'allevamento ovino in Sardegna dove si produce il 95 per cento del Pecorino Romano Dop –:
se non ritenga opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, assumere iniziative di competenza volte a intervenire sul disciplinare di cui in premessa, inserendo l'elenco delle razze ovine ammesse alla produzione di Pecorino Romano Dop, ciò al duplice fine di tutelare un prodotto di eccellenza del nostro made in Italy e al contempo salvaguardare le forme tradizionali di allevamento e il tessuto economico-sociale delle zone a ciò vocate della Sardegna.
(5-04704)
Interrogazione a risposta scritta:
GIAGONI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
il 25 ottobre 2024 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana la modifica del disciplinare di produzione del Pecorino Romano Dop;
nel corso del procedimento di revisione, diverse rappresentanze del mondo pastorale sardo avevano proposto l'inserimento di specifiche che collegassero in modo esplicito la produzione del Pecorino Romano alle razze ovine storiche e autoctone degli areali riconosciuti, in particolare la razza Sarda e la Nera di Arbus;
tale proposta mirava a garantire la coerenza del disciplinare con la tradizione produttiva millenaria che ha reso celebre il Pecorino Romano, salvaguardando al contempo il sistema di allevamento al pascolo e la biodiversità locale;
l'integrazione, nella produzione del Pecorino Romano Dop, di latte proveniente da differenti razze ovine, eventualmente allevate in sistemi intensivi o semi-intensivi piuttosto che al pascolo, determinerebbe una sostanziale alterazione delle caratteristiche sensoriali, di maturazione, della tessitura e aromatico del prodotto;
secondo le associazioni di categoria e numerosi rappresentanti del comparto, l'esclusione di tale specificazione dal testo definitivo del disciplinare potrebbe aprire alla possibilità di utilizzare latte proveniente da razze estere o «migliorate», potenzialmente in contrasto con il carattere identitario e territoriale della denominazione di origine;
il nuovo disciplinare, tuttavia, non prevede la restrizione alle sole pecore di razza autoctona per la produzione del latte destinato alla Dop, come richiesto dai produttori in più occasioni e ribadito anche con una lettera indirizzata al Ministero interrogato in data 19 febbraio 2025;
in tale missiva si contestava in particolare la legittimità della delibera dell'Assemblea del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop del 3 dicembre 2024, sulla cui base si fonda il nuovo disciplinare ministeriale;
la necessità di definire le razze lattifere che caratterizzano il territorio di produzione del Pecorino Romano Dop era stata già riconosciuta come imprescindibile attraverso un lungo iter avviato dallo stesso Consorzio di tutela nel 2021 e conclusosi nel 2022, al termine del quale il Ministero dell'agricoltura non aveva sollevato rilievi, rendendo di fatto la questione ormai definita;
al di là delle questioni di legittimità, appare evidente che consentire la produzione del Pecorino Romano Dop con latte proveniente da qualsiasi razza ovina, anche estera, e non soltanto da quelle sarde storicamente utilizzate dai pastori, rischierebbe di sminuire il valore intrinseco della Dop, rendendo il Pecorino Romano un formaggio privo di identità e compromettendo la storia, le tradizioni e la riconoscibilità del prodotto, nonché la cultura pastorale millenaria della Sardegna;
il Pecorino Romano Dop rappresenta un simbolo della filiera lattiero-casearia dell'isola e il legame con la razza ovina Sarda non è solo una questione culturale, ma anche economica e ambientale, in quanto inserita in un sistema di allevamento estensivo basato sul pascolo naturale, che contribuisce allo sviluppo delle zone interne, alla tutela dei paesaggi e al mantenimento della biodiversità animale;
è tuttora possibile presentare osservazioni e ricorsi entro il 24 novembre 2025 secondo quanto previsto dalla normativa europea –:
se il Ministro interrogato intenda valutare la possibilità di reintrodurre nel disciplinare un riferimento esplicito alle razze ovine storiche e autoctone, come votato dall'assemblea dei soci prima che il testo venisse modificato senza un adeguato coinvolgimento degli allevatori, quale elemento essenziale per la tutela dell'autenticità e della tipicità del Pecorino Romano Dop;
se il Ministro interrogato ritenga opportuno promuovere un tavolo tecnico con la regione Sardegna, le organizzazioni dei produttori, le associazioni di categoria e gli allevatori, al fine di garantire una soluzione condivisa che salvaguardi il patrimonio zootecnico e culturale dell'isola;
quali misure il Ministro interrogato intenda adottare per preservare le razze ovine autoctone sarde, riconosciute come parte integrante del paesaggio rurale, della tradizione produttiva e dell'economia del comparto ovino nazionale.
(4-06385)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VIII Commissione:
MORFINO e BARZOTTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha destinato significativi finanziamenti allo sviluppo delle energie rinnovabili, inclusa la produzione di biometano, con l'obiettivo di promuovere la sostenibilità energetica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili;
il decreto ministeriale 15 settembre 2022 ha disciplinato i criteri per l'accesso ai fondi destinati alla costruzione di impianti di produzione di biometano, con specifici vincoli per garantire la sostenibilità e il mantenimento degli impianti nel tempo;
sono emerse segnalazioni secondo cui alcuni di questi Impianti, finanziati con fondi pubblici, sarebbero stati successivamente ceduti a operatori privati a condizioni vantaggiose, generando operazioni di natura speculativa piuttosto che un consolidamento della produzione energetica nazionale;
se tali notizie fossero confermate, vi sarebbe un rischio di distorsione degli obiettivi del PNRR, con fondi pubblici utilizzati non per rafforzare la sicurezza energetica del Paese, ma per favorire operazioni finanziarie di breve termine;
a titolo esemplificativo, nel maggio 2024, Green Arrow Capital e Lazzari&Lucchini hanno sottoscritto un accordo per la cessione di un portafoglio di 7 impianti di biometano situati nella provincia di Brescia a Verdalia Bioenergy, società supportata dai fondi infrastrutturali di Goldman Sachs Asset Management. Questi impianti, con una capacità produttiva complessiva di circa 190 GWh annui, sono stati tra i primi progetti incentivati ai sensi del decreto ministeriale «Biometano 2018»;
successivamente, nel dicembre 2024, le stesse società hanno ceduto a Verdalia un secondo portafoglio di 5 impianti di biometano in fase avanzata di sviluppo, situati nelle province di Verona e Mantova, con una capacità produttiva prevista di circa 170 GWh annui. Quattro di questi cinque impianti beneficiano già del sistema di incentivi previsto dal decreto ministeriale «Nuovo Biometano 2022» –:
quali iniziative il Ministro dell'ambiente, nell'ambito delle sue competenze, intenda adottare per prevenire il fatto che investimenti pubblici destinati alla transizione ecologica vengano utilizzati per operazioni speculative anziché per il rafforzamento della produzione nazionale di energia rinnovabile.
(5-04684)
CURTI e SIMIANI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. – Per sapere – premesso che:
pervengono numerose sollecitazioni, da enti pubblici territoriali, tecnici comunali e liberi professionisti operanti nel settore dell'edilizia e dell'energia che manifestano dubbi circa l'applicazione delle disposizioni introdotte dal decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, con particolare riferimento al coordinamento delle stesse con l'articolo 10-bis del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2022, n. 34;
tali perplessità riguardano l'individuazione delle condizioni che consentono l'installazione diretta di impianti fotovoltaici in aree classificate come industriali, artigianali e commerciali, anche nel caso in cui queste siano regolate da strumenti urbanistici attuativi non ancora pienamente attuati o solo parzialmente attuati;
ai sensi delle previsioni contenute nel nuovo impianto normativo, in particolare, risulterebbero ammessi in via diretta impianti fotovoltaici a terra qualora localizzati in «aree già classificate» come industriali, artigianali o commerciali dagli strumenti urbanistici vigenti. Tuttavia, tale previsione confligge con interpretazioni che subordinano l'ammissibilità all'avvenuta integrale attuazione degli strumenti urbanistici, quali piani particolareggiati o piani attuativi di iniziativa pubblica o privata;
tale elemento interpretativo risulta fortemente divisivo e genera incertezza operativa nei procedimenti autorizzativi in corso, determinando un effetto dissuasivo sull'adozione di iniziative in ambito energetico da parte di operatori economici e pubbliche amministrazioni, con potenziale nocumento al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica previsti dal Pniec;
in molte realtà territoriali, infatti, i comparti individuati dagli strumenti urbanistici vigenti risultano essere già serviti dalle necessarie opere di urbanizzazione primaria e secondaria e, pur non essendo stati formalmente attuati mediante piani esecutivi, sono di fatto utilizzati da anni a fini industriali e produttivi, rientrando quindi a pieno titolo nella fattispecie di «aree classificate» di cui alla normativa vigente;
la mancata chiarezza interpretativa su tali aspetti espone i comuni al rischio di contenzioso, frammenta l'azione amministrativa e rallenta l'attuazione delle politiche di produzione energetica da fonte rinnovabile –:
quali iniziative, ove non già provveduto, intenda adottare, anche di carattere normativo, al fine di fornire chiarimenti o indirizzi applicativi volti a dirimere i dubbi circa l'interpretazione della normativa in oggetto, con particolare riguardo alle condizioni per l'installazione diretta di impianti fotovoltaici in aree industriali, commerciali e artigianali, anche qualora disciplinate da strumenti urbanistici attuativi non ancora attuati o solo parzialmente attuati, al fine di uniformare l'azione amministrativa e garantire certezza giuridica agli operatori del settore.
(5-04685)
CORTELAZZO e SQUERI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
lo smaltimento degli pneumatici fuori uso (Pfu) e regolato dall'articolo 228 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dal decreto ministeriale Ambiente n. 182 del 2019, fondati sul principio della responsabilità estesa del produttore;
in base a tali norme i produttori e gli importatori sono tenuti a garantire, singolarmente o in forma associata, la gestione degli pneumatici giunti a fine vita, in quantità pari, per ogni anno solare, ai quantitativi degli pneumatici immessi dai medesimi sul mercato del ricambio nell'anno solare precedente;
col decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica (Mase) n. 147 del 2024 è stato istituito il registro pneumatici (Renap), parte integrante del Registro nazionale dei produttori e importatori di pneumatici. Le iscrizioni si sono chiuse a luglio 2025 e dovrebbero essere disponibili i dati relativi alla raccolta del 2024, divisi per area geografica;
tale meccanismo è posto in crisi dal mercato nero e dalla pratica dell'acquisto online che eludono la registrazione, oltre che la tassa ambientale e l'Iva, in violazione del principio della concorrenza e a danno delle aziende che lavorano secondo legalità. Si stima che ogni anno tra 30.000 e 40.000 tonnellate di pneumatici vengano vendute senza versare il contributo ambientale e 40 mila tonnellate di Pfu vengono smaltite in modo irregolare;
nonostante la filiera copra oltre il 90 per cento dei Pfu generati, si stanno di nuovo verificano in questi mesi ritardi e accumuli presso i punti di generazione, autofficine e gommisti. Le associazioni di settore denunciano tempi di attesa per il ritiro da parte dei soggetti incaricati superiori ai 270 giorni e giacenze medie sui piazzali che superano le 400 unità;
l'invito del Mase ai consorzi incaricati (aprile 2025) di accelerare la raccolta di spettanza è stato utile, ma insufficiente, portando alla saturazione anticipata delle quote;
nel 2024 il Mase ha autorizzato un aumento temporaneo della quantità di Pfu da raccogliere, rispetto a quanto fissato dalla normativa, potenziando il monitoraggio della raccolta ordinaria con il supporto dell'associazione di categoria –:
in attesa della piena operatività del Renap, se non ritenga opportuno assumere iniziative per autorizzare anche per il 2025 i consorzi incaricati a un aumento temporaneo della quantità di Pfu da raccogliere, tenendo conto delle esigenze prospettate dagli operatori, anche al fine di ovviare ai problemi ambientali derivanti dagli accumuli e dagli smaltimenti non conformi.
(5-04686)
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni il settore nazionale del riciclo della plastica sta attraversando una crisi sempre più evidente: numerosi impianti hanno sospeso o ridotto le attività a causa dell'aumento dei costi energetici, del crollo dei prezzi del materiale riciclato e della crescente concorrenza della plastica vergine, situazione aggravata dall'assenza di misure urgenti più volte richieste dagli operatori della filiera;
l'ultimo studio di Assorimap evidenzia che dal 2023 in Europa si registra una progressiva chiusura degli impianti di riciclo a causa di vari fattori, che rendono il riciclo meno competitivo rispetto alla produzione di plastica vergine, mettendo così a rischio la sostenibilità economica dell'intera filiera;
a conferma del divario tra raccolta e riciclo effettivo la «Relazione consuntiva 2024» di Conai/Corepla indica un tasso reale di riciclo del 50 per cento;
il mercato europeo risulta caratterizzato dalla significativa distorsione concorrenziale, dovuta alla disponibilità di plastica vergine a prezzi molto bassi e all'ingresso sul mercato europeo di materiale riciclato importato da Paesi extra-UE che non rispettano standard analoghi imposti ai produttori europei. Tale dinamica rende ancora più difficile la collocazione del riciclato nazionale;
si segnala un forte ritardo nel raggiungimento degli obiettivi europei sulla gestione degli imballaggi monouso per bevande previsti dalla direttiva Sup 2019/904 e dal regolamento UE 2025/40. La direttiva richiede un tasso di raccolta differenziata del 90 per cento delle bottiglie in plastica entro il 2029 e impone l'uso di almeno il 25 per cento di plastica riciclata nelle bottiglie in Pet entro il 2025 e del 30 per cento entro il 2030. Il regolamento EU 2025/40 ha ulteriormente innalzato questi requisiti, individuando il contenuto minimo di riciclato come misura chiave per sostenere la filiera. Nonostante ciò, siamo intorno al 17 per cento;
in questo contesto, l'introduzione di un Sistema di deposito cauzionale (Drs) per imballaggi monouso in plastica e metallo rappresenta la soluzione più efficace riconosciuta a livello europeo per aumentare la disponibilità di Pet-riciclato di alta qualità e ridurre il littering. Già adottato con successo in 18 Paesi europei, il Drs consente di superare tassi di intercettazione del 90 per cento migliorando quantità e qualità dei materiali destinati al riciclo, riducendo la dipendenza dall'import di rPet sostenendo la filiera nazionale. Lo stesso regolamento UE 2025/40 impone l'adozione di sistemi Drs in tutti gli Stati membri entro il 2029 per bottiglie in plastica e lattine in metallo;
uno studio della campagna «A buon rendere – molto più di un vuoto» stima che l'introduzione di un Drs consentirebbe di superare anche in Italia il 90 per cento di intercettazione delle bottiglie in Pet, ben oltre le attuali performance che si attestano intorno al 70 per cento, e rileva come molte delle obiezioni avanzate nel dibattito pubblico non trovino riscontro nelle esperienze degli altri Paesi europei, dove il Drs non ha ostacolato il funzionamento dei sistemi esistenti, al contrario ha collaborato al raggiungimento degli obiettivi complessivi di raccolta e riciclo, favorendo lo sviluppo di un'industria nazionale del riciclo del Pet;
il protrarsi dell'attuale crisi rischia di determinare la chiusura definitiva di impianti strategici per l'economia circolare, con gravi ricadute occupazionali, industriali e ambientali, mentre la mancanza di sbocchi per il materiale raccolto potrebbe compromettere l'intero sistema della raccolta differenziata, ostacolare il raggiungimento degli obiettivi europei, nonché esporre l'Italia a procedure di infrazione vanificando gli investimenti realizzati negli ultimi anni –:
se i Ministri interrogati intendano adottare iniziative di competenza urgenti per evitare la chiusura degli impianti e ripristinare la sostenibilità economica del riciclo nazionale della plastica, promuovendo altresì l'introduzione di un Drs nazionale, al fine di tutelare la filiera del riciclo della plastica, aggregare e riservare Pet raccolto in purezza, fornirei strumenti per una strategia impostata sull'aumento dei tassi di intercettazione e sui contenuti minimi di riciclato e raggiungere gli obiettivi europei.
(4-06376)
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
l'«Operazione Pettirosso» è un'attività antibracconaggio condotta annualmente dai Carabinieri forestali, in collaborazione con diverse associazioni ambientaliste (Lipu, Wwf, Legambiente, Casb), nelle province di Brescia, Bergamo, Mantova, Padova, Verona e Vicenza, territori particolarmente esposti al bracconaggio dei piccoli uccelli migratori lungo le rotte prealpine;
l'Operazione, attiva sin dagli anni Novanta, ha nel tempo documentato l'utilizzo di archetti, reti, trappole, richiami acustici illegali e la cattura di uccelli vivi destinati al commercio, portando ogni anno a significativi sequestri e denunce;
nell'edizione 2025 il bilancio risulta particolarmente allarmante: 135 persone denunciate, 2.467 uccelli sequestrati – tra vivi e morti – 1.110 dispositivi illegali di cattura, 135 armi da fuoco, oltre 13.000 munizioni, 20 kit per la contraffazione di anelli identificativi e 73 confezioni di farmaci dopanti. Circa 930 uccelli sono stati salvati e affidati ai centri di recupero «Oasi Wwf Valpredina» e «Il Pettirosso» per la riabilitazione;
nel corso delle operazioni sono stati individuati casi di somministrazione di farmaci dopanti a base di testosterone agli uccelli, per alterarne il canto, forzando gli animali a cantare in modo più intenso e prolungato allo scopo di attirare altri uccelli da catturare;
tale utilizzo di dopanti, che trasforma un comportamento naturale come il canto, espressione di identità, orientamento e comunicazione, in uno strumento di manipolazione, ha evidenziato un quadro di profondo maltrattamento animale e di alterazione forzata di funzioni fisiologiche, con rischio di gravi danni neurologici o della morte degli uccelli coinvolti;
sono stati inoltre sequestrati oltre duemila uccelli, vivi e morti, insieme a centinaia di archetti, reti, trappole e dispositivi elettronici, confermando la dimensione sistemica e strutturata di tali attività illegali;
la maggioranza degli uccelli vivi sequestrati era priva di anelli identificativi regolari o presentava anelli manomessi, elemento che suggerisce un diffuso ricorso a pratiche di cattura illegale in natura e alla successiva immissione degli animali nel mercato dei richiami vivi da utilizzare per la caccia;
queste condotte, per diffusione e modalità, non appaiono come un insieme di episodi isolati ma come il sintomo di un sistema radicato, in cui gli animali selvatici vengono trattati come strumenti, risorse o bersagli, con una logica di sfruttamento che facilita lo sconfinamento dalla caccia legale in pratiche di bracconaggio strutturato;
la gravità dei fatti emersi richiede un rafforzamento delle politiche di prevenzione, controllo e contrasto del bracconaggio, oltre a una valutazione dell'efficacia degli strumenti attualmente a disposizione per la tutela della fauna migratrice –:
quali iniziative urgenti i Ministri interrogati intendano adottare per potenziare i controlli, le risorse e le attività di contrasto al bracconaggio nelle aree maggiormente interessate dal fenomeno e se ritengano opportuno avviare un monitoraggio sistematico dell'impatto della caccia sulle popolazioni di avifauna selvatica, anche alla luce delle ricadute che le pratiche illegali evidenziate dall'Operazione Pettirosso rivelano sull'effettiva tutela delle specie migratrici.
(4-06381)
CULTURA
Interrogazioni a risposta scritta:
ILARIA FONTANA. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
il mausoleo di Lucio Munazio Planco, situato sul Monte Orlando (Gaeta, Latina), è un bene di grande valore storico ed archeologico, ricadente in area sottoposta a vincoli di tutela culturale e paesaggistica e inserita nel Parco regionale della Riviera di Ulisse;
l'area è inoltre interessata dalla rete Natura 2000 (ZSC/ZPS 6040022 Costa rocciosa tra Sperlonga e Gaeta) con conseguenti obblighi di salvaguardia del contesto naturale e percettivo del sito, come da normativa di settore;
interventi di «messa in sicurezza restauro conservativo e adeguamento degli accessi dei percorsi» sono attualmente in corso, finanziati con fondi per il Giubileo e PNRR (codice CUP F99D22000790006) nel progetto percorsi PNRR – NextGenerationEU – Italia caput mundi, prevedendo una scalinata d'accesso da realizzare per raggiungere portale di accesso rispetto all'attuale piano stradale, la realizzazione di un pianerottolo per l'accesso a visitatori con mobilità ridotta, una piazza per la sosta;
tali interventi sono richiamati anche nel decreto di screening a Valutazione di Incidenza della regione Lazio, prot. n. 385035 del 19 marzo 2024 ai sensi dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 e disponibile online sul portale regionale come progetto n. 5515 del 14 febbraio 2024 «Messa in sicurezza, restauro conservativo e adeguamento degli accessi e dei percorsi del Mausoleo di Munazio Planco – Via Lucio Munazio Planco, 04024 Gaeta LT – f.35 p c»;
da notizie di stampa risultano in corso interventi che sarebbero ampiamente in contrasto con la tutela del paesaggio, con opere che occludono la visuale del monumento e con materiali che appaiono suscettibili di incidere sull'integrità, sulla leggibilità e sulla percezione del bene;
secondo la documentazione disponibile, le soluzioni progettuali adottate risulterebbero permanenti e non pienamente reversibili, ma non è disponibile alcuna progettazione alternativa meno impattante;
il decreto legislativo n. 42 del 2004, in particolare articoli 20, 21 e 136 e seguenti, impone che gli interventi su beni culturali e in aree vincolate garantiscano integrità, conservazione, compatibilità paesaggistica e reversibilità –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e quali verifiche amministrative e paesaggistiche di competenza abbia disposto per verificare l'assenza di potenziali pregiudizi al bene e al contesto vincolato;
quali soluzioni alternative a minore impatto siano state preliminarmente valutate e quali procedure siano state seguite per la tutela dei beni archeologici durante le fasi di scavo e di cantiere nell'area in oggetto.
(4-06372)
GRAZIANO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
si apprende da notizie di stampa quanto sta accadendo presso la Reggia di Caserta, dove la direttrice dell'Istituto ha annunciato, in data 7 luglio 2023, l'avvio di un progetto che prevede l'abbattimento di settecentocinquanta esemplari di leccio, costituenti i due filari interni della cosiddetta «via d'acqua» del Parco Reale, elemento iconico della prospettiva vanvitelliana e parte integrante dell'impianto paesaggistico originario voluto da Luigi Vanvitelli. Il progetto si fonda su una perizia affidata a consulenti esterni, secondo la quale circa l'ottantacinque per cento dei lecci risulterebbe irrimediabilmente malato e dunque da abbattere;
tale decisione ha suscitato una diffusa e documentata opposizione da parte di esperti, associazioni ambientaliste, studiosi, cittadini e istituzioni locali, che hanno commissionato due diverse indagini tecniche indipendenti per accertare lo stato di salute effettivo delle alberature. La prima di queste, effettuata dal Consorzio universitario Benecon-Centro Unesco, ha rilevato che solo il 6,9 per cento dei lecci versa in condizioni tali da richiedere l'abbattimento, mentre oltre il novantatré per cento risulta in buona o ottima salute. La seconda, condotta da agronomi e forestali su autorizzazione della direzione generale della Reggia, ha riscontrato che non più del dieci per cento degli alberi necessita effettivamente di interventi radicali. Da entrambe le perizie emerge dunque una divergenza macroscopica rispetto ai dati tecnici prodotti dalla direzione della Reggia, che mette in discussione il presupposto stesso dell'intervento e la sua legittimità;
nonostante ciò, risulterebbe che l'abbattimento dei lecci potrebbe essere avviato a breve, al fine di non perdere i fondi del PNRR destinati all'operazione. La Soprintendenza di Caserta e Benevento, pur limitandosi a una presa d'atto del progetto, ha segnalato che esso comporterebbe la perdita dei valori storici e paesaggistici che costituiscono testimonianza dell'arte del verde storico e il completo sconvolgimento dell'armonia vanvitelliana, raccomandando pertanto che eventuali interventi siano diluiti nel tempo per limitarne l'impatto. Anche il Comitato tecnico-scientifico del Ministero della cultura, pur esprimendosi favorevolmente, ha rilevato il forte impatto ambientale e paesaggistico dell'operazione, suggerendo una realizzazione dilazionata;
va infine sottolineato che la sostituzione degli alberi abbattuti con esemplari giovani e non autoctoni comporterebbe per molti decenni la perdita della scenografica prospettiva verde che caratterizza la Reggia di Caserta, con gravi ripercussioni sul patrimonio culturale, sul turismo e sull'economia locale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del progetto di abbattimento integrale dei lecci della «via d'acqua» della Reggia di Caserta e delle perizie indipendenti che ne contestano la necessità;
se intenda assumere iniziative di competenza volte alla sospensione immediata dell'intervento, al fine di procedere a una verifica tecnica indipendente sul reale stato fitosanitario degli alberi;
se ritenga compatibile un simile intervento con i princìpi di tutela e conservazione propri dei siti iscritti nella lista del Patrimonio mondiale Unesco;
se siano state valutate soluzioni alternative di manutenzione e cura fitosanitaria meno invasive e più rispettose dell'impianto originario vanvitelliano.
(4-06373)
DISABILITÀ
Interrogazioni a risposta immediata:
FARAONE, BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, BONIFAZI e GIACHETTI. – Al Ministro per le disabilità. – Per sapere – premesso che:
l'articolo 53 del disegno di legge di bilancio per il 2026 (atto Senato n. 1689) istituisce un nuovo «Fondo per le iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare», con una dotazione di 1,15 milioni di euro per il 2026 e 207 milioni di euro annui dal 2027. La disposizione stabilisce che tali risorse potranno essere utilizzate esclusivamente per finanziare future iniziative legislative di definizione della figura del caregiver familiare, con la conseguenza che il Fondo non risulta immediatamente utilizzabile per interventi diretti in favore delle famiglie;
tale impostazione normativa riproduce una criticità già emersa nella legge di bilancio per il 2025 (la legge n. 207 del 2024), che ha stanziato 62,5 milioni di euro per il 2025, 57,5 milioni di euro per il 2026 e 61,25 milioni di euro per il 2027, vincolando, tuttavia, tali risorse «all'adozione degli interventi legislativi previsti» nel più generale ambito del Fondo per la non autosufficienza, impedendone l'effettivo utilizzo per misure specifiche rivolte ai caregiver;
in questo quadro, il Ministro interrogato ha annunciato un futuro intervento legislativo organico, che dovrebbe individuare come beneficiari prioritari i «caregiver familiari conviventi prevalenti», ossia coloro che prestano almeno 91 ore settimanali di assistenza. Per tali soggetti sarebbe ipotizzato un contributo fino a 1.200 euro trimestrali, subordinato a un reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro annui e a un Isee familiare non superiore a 15.000 euro;
le risorse stanziate risultano oggettivamente irrisorie rispetto alla dimensione della platea dei potenziali beneficiari. Il quadro ipotizzato non contempla alcuna forma di tutela previdenziale o contributiva, nonostante il ruolo svolto dai caregiver equivalga, nella sostanza, a un'attività lavorativa a tempo pieno, né le risorse previste – circa 400 euro mensili nei casi più gravi – risultano adeguate a sostenere quei caregiver che, dedicandosi in modo esclusivo e continuativo all'assistenza della persona con disabilità, non possono svolgere attività lavorativa e si trovano quindi privi di un proprio reddito –:
se il Governo ritenga le risorse stanziate per i caregiver sufficienti, adeguate e proporzionate e con quali modalità si intenda procedere alla concreta distribuzione delle risorse, assicurando trasparenza, equità e certezza dei diritti per tutti i caregiver interessati.
(3-02333)
FURFARO, CIANI, GIRELLI, MALAVASI, STUMPO, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. – Al Ministro per le disabilità. – Per sapere – premesso che:
secondo le anticipazioni relative al disegno di legge che la Ministra interrogata intende presentare nel Consiglio dei ministri di gennaio 2026, sarebbe previsto un contributo economico esclusivamente per i caregiver familiari conviventi che prestino almeno 91 ore settimanali di cura e che abbiano un Isee familiare inferiore a 15.000 euro;
tutti gli altri caregiver, pur potendo essere riconosciuti come tali (a condizione di possedere un legame di sangue con la persona assistita, con esclusione del caregiver amicale), avrebbero accesso unicamente a forme di sostegno non economico, in evidente contrasto con la realtà delle esigenze quotidiane che gravano sulla maggioranza delle persone che prestano cura;
se tali anticipazioni fossero confermate, dopo due anni di annunci, tavoli, convegni, promesse e dichiarazioni pubbliche, il Governo presenterebbe un provvedimento che non configura una riforma organica e strutturale, ma l'ennesima misura parziale, insufficiente e ingiustamente selettiva, replicando quanto già accaduto con la cosiddetta «prestazione universale», prevista dal decreto legislativo n. 29 del 2024;
tale prestazione, che nelle intenzioni avrebbe dovuto raggiungere potenzialmente 25.000 persone, si è rivelata un fallimento: a causa dei requisiti eccessivamente restrittivi (persone over 80, in condizioni di gravissima necessità assistenziale, beneficiarie dell'indennità di accompagnamento e con Isee socio-sanitario non superiore a 6.000 euro), ha raggiunto appena 2.000 beneficiari, lasciando senza risposta la quasi totalità del fabbisogno;
in Italia i caregiver familiari sono circa 7 milioni e le risorse previste nel disegno di legge di bilancio per il 2026 risultano del tutto inadeguate rispetto alla dimensione del fenomeno: 1,5 milioni di euro nel 2026 e 270 milioni di euro nel 2027, ai quali si aggiungono solamente le limitate somme del Fondo caregiver presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (56,35 milioni di euro per il 2026);
nel 2025 i caregiver esistono, lavorano e sostengono già oggi il sistema di welfare del Paese; e se anche solo un milione degli attuali caregiver dovesse richiedere nel 2027 il contributo economico ipotizzato dalla «riforma Locatelli», l'importo effettivamente disponibile sarebbe di circa 270 euro pro capite, una cifra simbolica e umiliante, ben lontana dalla dignità e dal riconoscimento che queste persone meritano –:
quali siano le reali intenzioni e le motivazioni sottese al disegno di legge sui caregiver, se confermi integralmente i contenuti anticipati – che limiterebbero l'accesso al contributo economico ai soli caregiver conviventi con Isee inferiore a 15.000 euro – e come ritenga compatibile tale impostazione con i principi di equità sociale.
(3-02334)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta in Commissione:
GUSMEROLI, CAVANDOLI, CENTEMERO, CANDIANI e DE BERTOLDI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) individua i casi in cui i beni e i servizi messi a disposizione del lavoratore dal datore di lavoro non concorrono a formare reddito imponibile;
in particolare, il comma 2, lettera f-bis), prevede l'esenzione per «le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro per la fruizione, da parte dei familiari del dipendente, di servizi di educazione e istruzione, anche in età prescolare»;
la circolare n. 28/E del 2016 dell'Agenzia delle entrate aveva ricompreso, tra le prestazioni potenzialmente rientranti nel perimetro del welfare aziendale esente da imposizione, anche «l'offerta – anche sotto forma di rimborso spese – di servizi di baby-sitting», riconoscendo un'interpretazione ampia della finalità educativa e di conciliazione vita-lavoro;
invero, in occasione di Telefisco 2025 (5 febbraio 2025), la stessa Agenzia delle entrate sembra aver fatto un «dietro front» precisando, con un'interpretazione più restrittiva, che l'esenzione fiscale per i servizi di baby-sitting è riconoscibile solo se la prestazione è resa nell'ambito di iniziative incluse nei piani di offerta formativa scolastica, escludendo dunque i casi in cui la babysitter sia impiegata per finalità di cura, assistenza o conciliazione familiare non connesse ad attività educative;
tale orientamento prende a riferimento quanto indicato nella risposta all'interpello n. 144 del 2024, relativo alle spese per attività sportive dei figli rimborsate dal datore di lavoro, secondo cui l'esenzione dal reddito si applica esclusivamente alle iniziative incluse nei piani di offerta formativa scolastica;
l'attuale incertezza applicativa ha portato diverse aziende a sospendere o ridurre la possibilità di rimborsare i servizi di baby-sitting nell'ambito dei piani di welfare aziendale, anche quando tali servizi sono utilizzati dalle famiglie per favorire il rientro al lavoro dopo la maternità o per migliorare la conciliazione tra vita professionale e familiare;
nondimeno, tale situazione potrebbe ridurre strumenti utili a sostenere la genitorialità e la partecipazione femminile al lavoro, ambiti particolarmente rilevanti alla luce degli obiettivi di rafforzamento delle politiche per la natalità e per le pari opportunità più volte richiamati dal Governo –:
se si intenda adottare iniziative di competenza volte ad aggiornare la prassi interpretativa dell'Agenzia delle entrate, al fine di includere, nell'ambito delle prestazioni di welfare aziendale esenti da imposizione, anche i servizi di baby-sitting utilizzati per esigenze di cura, assistenza e conciliazione familiare.
(5-04692)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta in Commissione:
MARINO, IACONO e PORTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il personale a tempo determinato assunto nell'ambito del PNRR giustizia negli uffici giudiziari in Sicilia (tribunali di Palermo, Catania, Trapani, Agrigento, Ragusa, Siracusa) svolge da anni un ruolo essenziale, contribuendo in modo significativo al funzionamento delle cancellerie, alla riduzione dell'arretrato e alla digitalizzazione dei processi;
il 16 settembre 2025, è stato indetto uno sciopero nazionale del personale precario del PNRR per la giustizia. In particolare, a Palermo è stato organizzato un presidio davanti alla prefettura per chiedere la stabilizzazione di tutto il personale;
secondo i sindacati, il termine atteso per molti contratti PNRR scade il 30 giugno 2026, senza che al momento ci sia una garanzia di stabilizzazione per tutti;
in Sicilia, è nato un Coordinamento Uilpa precari PNRR giustizia, con la finalità di fare pressione istituzionale per la stabilizzazione del personale;
a Siracusa, i precari del tribunale hanno denunciato che, nonostante i risultati conseguiti (ad esempio una forte riduzione del disposition time), non hanno certezze contrattuali: molti temono che, con la scadenza prevista, possa essere disperso un patrimonio di competenze acquisite;
le organizzazioni sindacali denunciano che al momento il Governo prevede la stabilizzazione di solo 6.000 precari su circa 12.000 totali, considerata la platea PNRR;
i sindacati hanno inoltre messo in evidenza che molti tra questi lavoratori sono altamente qualificati (addetti Upp, tecnici, operatori data entry) e che la loro perdita rappresenterebbe una ricaduta negativa sul sistema giudiziario;
la stabilizzazione generale del personale PNRR non solo è una questione di diritto del lavoro, ma anche di efficienza del sistema giudiziario: senza questi lavoratori, il rischio è un collasso o un rallentamento dei tribunali siciliani, con ricadute negative sui cittadini;
il PNRR è finalizzato anche ad obiettivi strutturali nel sistema della giustizia: non stabilizzare tutto il personale contraddice lo spirito di resilienza e rafforzamento istituzionale previsto dal Piano –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire la stabilizzazione del personale PNRR della giustizia operante presso i tribunali e le procure della Regione Siciliana, al fine di evitare la dispersione di competenze essenziali per il funzionamento degli uffici giudiziari;
se sia previsto l'avvio di un confronto formale con le organizzazioni sindacali siciliane per definire modalità e tempistiche di stabilizzazione, tenendo conto delle specifiche criticità degli uffici giudiziari dell'isola;
se il Ministero della giustizia abbia effettuato una valutazione del fabbisogno strutturale di personale negli uffici giudiziari siciliani, e quali iniziative intenda adottare al fine di assicurare che tale fabbisogno sia soddisfatto anche attraverso l'inserimento stabile del personale attualmente impiegato nei progetti PNRR.
(5-04706)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
X Commissione:
MARATTIN e MANES. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
in data 24 ottobre 2025 fonti sindacali e interne hanno comunicato l'avvio della procedura finalizzata alla cessione di Telecontact center s.p.a., azienda attiva nei servizi di customer care e assistenza clienti e interamente controllata dal gruppo Tim;
all'interrogante risulta che la società Telecontact center s.p.a. impiega oltre 1.500 lavoratrici e lavoratori in tutta Italia, di cui circa 150 nelle sole sedi di Ivrea e di Aosta;
il progetto societario presentato alle organizzazioni sindacali prevede il conferimento della società Telecontact center s.p.a. e di un ramo di azienda del gruppo Distribuzione ad una società di nuova costituzione denominata DNA e interamente controllata da quest'ultima;
l'esternalizzazione delle attività legate al servizio clienti, operata dal gruppo Tim, desta particolare preoccupazione per il fatto che incerti sono gli effetti sulla tutela occupazionale e la qualità dei servizi offerti;
nell'anno 2023 la chiusura della sede della società Telecontact center s.p.a. localizzata nel comune di Pont-Saint-Martin, in Valle d'Aosta, ha comportato la ricollocazione di 87 dipendenti, di cui 47 sono stati trasferiti presso la sede di Ivrea e i restanti 40 presso la sede di Aosta;
è fondamentale garantire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori delle sedi di Aosta e di Ivrea, i quali si sono adeguati alle decisioni aziendali prese in questi anni e si trovano oggi di fronte ad un nuovo stato di incertezza, meritando un'attenzione particolare che vada ben oltre le generiche rassicurazioni;
è altresì importante che, in questa fase, il Governo prenda iniziative anche per garantire il confronto trasparente tra la società, le organizzazioni sindacali e le istituzioni pubbliche –:
quali iniziative di competenza il Governo abbia intrapreso o stia per intraprendere con riguardo alla cessione di cui in premessa, allo scopo di favorire il confronto con le organizzazioni sindacali e con Tim, di garantire la più completa trasparenza dell'operazione e di assicurare la dovuta tutela occupazionale e la qualità del lavoro dei dipendenti, ivi compresi quelli delle sedi di Aosta e di Ivrea.
(5-04693)
PANDOLFO, GHIO, SIMIANI, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, PELUFFO, CURTI e VACCARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
con decreto direttoriale del 7 novembre 2025, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha comunicato l'esaurimento delle risorse della misura Transizione 5.0, finanziata nell'ambito del PNRR e del capitolo REPowerEU. Le risorse, pari a soli 2,5 miliardi di euro, risultano completamente assorbite dalle comunicazioni presentate dalle imprese, decretando di fatto lo stop al principale strumento per la doppia transizione digitale ed ecologica del sistema produttivo italiano;
la dotazione iniziale del piano, 6,3 miliardi di euro, è stata tagliata di 3,8 miliardi a seguito di una decisione politica del Governo, formalizzata con la revisione del PNRR concordata con la Commissione europea. Tale scelta, a parere degli interroganti compiuta senza un adeguato confronto con il Parlamento e le parti produttive, ha gravemente ridotto la portata di una misura che avrebbe dovuto sostenere la competitività e la modernizzazione delle imprese italiane;
dal 7 novembre 2025, le aziende che presenteranno domanda finiranno in una lista d'attesa, ricevendo solo una «ricevuta di indisponibilità delle risorse»; potranno accedere al credito d'imposta solo se altri soggetti rinunceranno o se verranno sbloccate nuove risorse. È un meccanismo di incertezza e disparità che colpisce in modo particolare le piccole e medie imprese già penalizzate dai costi energetici e dalla stretta creditizia;
il Gse comunicato la chiusura temporanea del portale «Transizione 5.0», segnalando la necessità di adeguare la piattaforma alle novità introdotte. Tuttavia, non vi è alcuna certezza sui tempi di riapertura, né sui criteri con cui verranno gestite le domande sospese;
è evidente che la chiusura anticipata non è dovuta a un «successo» della misura, bensì a una rimodulazione politica del Governo, che ha dirottato parte delle risorse verso altri capitoli del PNRR, lasciando centinaia di imprese nel limbo. Una scelta che contraddice le dichiarazioni di sostegno alla manifattura e agli investimenti innovativi;
a meno di due mesi dalla scadenza della misura il Governo si trova così con fondi esauriti, progetti bloccati e imprese disorientate, mentre cerca di correre ai ripari con promesse di una futura «Transizione 5.0 2026» ancora tutta da definire –:
se non ritenga urgente adottare iniziative al fine di salvaguardare le imprese già operative, prorogando i termini di completamento e consentendo la traslazione su strumenti alternativi come «Transizione 4.0», indicando altresì quali siano le risorse effettivamente impegnate, prenotate e residue alla data di pubblicazione del decreto direttoriale di cui in premessa.
(5-04694)
CAVO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
le IA gigafactory sono strutture su larga scala dedicate allo sviluppo e alla formazione di modelli di intelligenza artificiale di prossima generazione che riuniranno un'elevata potenza di calcolo ad una forte capacità di alimentazione, catene di approvvigionamento affidabili, reti avanzate, efficienza energetica e automazione;
la necessità di permettere all'Unione europea di competere nel campo dell'evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale ha dato impulso all'Unione europea ad istituire il fondo Invest AI, con una dotazione di 20 miliardi di euro, per la costruzione di cinque IA gigafactory attraverso partenariati pubblico-privati;
fin da subito l'interrogante, a seguito della missione a Bruxelles con la delegazione del Comitato di vigilanza sull'attività di documentazione della Camera dei deputati, attivava interlocuzioni e presentava atti di sindacato ispettivo, unitamente al gruppo parlamentare di Noi Moderati, al fine di stimolare l'attivazione del Governo, attraverso il Ministero delle imprese e del made in Italy affinché il nostro Paese facesse parte di una tale rilevante progettualità, raccogliendo un significativo e concreto interesse in merito alla candidatura italiana quale sede di una di queste infrastrutture, riconoscendone l'importanza strategica per il futuro industriale e tecnologico nazionale;
il 30 giugno 2025 la Commissione europea comunicava che erano state presentate 76 manifestazioni di interesse, localizzate in 16 Stati membri e distribuite in 60 siti differenti, in risposta all'invito pubblicato per la costruzione di IA gigafactory, conclusosi il 20 giugno 2025;
tra le candidature di cui sopra, il 4 agosto 2025 veniva data notizia alla stampa della candidatura di regione Liguria insieme a Leonardo s.p.a. in vista della gara internazionale della Commissione europea, che sarà avviata a fine 2025;
articoli di stampa usciti negli scorsi giorni, che riportavano dichiarazioni del Ministro interrogato riferite a specifiche realtà territoriali tra cui non figurava Genova, hanno dato adito a intendere avviata la scelta in favore di sedi differenti dal capoluogo ligure, piuttosto che facilitare la comprensione di una progettualità unitaria più ampia del Ministero, strutturata con l'obiettivo di valorizzare le nostre migliori eccellenze diffuse sull'intero territorio nazionale raccogliendole a fattore comune;
si ritiene che il Governo debba continuare a sostenere con forza questa candidatura –:
quali iniziative di competenza intenda porre in essere il Ministro interrogato per massimizzare le possibilità di successo della candidatura italiana per la IA gigafcatory evidenziando, in particolare, come intenda valorizzare gli asset di eccellenza del territorio genovese, assicurando che essi permangano quali componenti fondamentali e strategici.
(5-04695)
PAVANELLI, APPENDINO, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
la notizia della possibile rinuncia di Acc – joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies – alla gigafactory di Termoli, riportata dal quotidiano Milano Finanza il 14 novembre 2025, arriva in concomitanza con l'avvio dell'esame del disegno di legge di bilancio che, come noto, risulta del tutto privo di misure e di risorse per la salvaguardia del tessuto produttivo e lo sgravio per le imprese dagli alti costi energetici;
in particolare, la gigafactory di Termoli – di cui Acc sarebbe prossima a comunicare a fine anno o inizio 2026 la propria rinuncia alla realizzazione – era stata annunciata nel 2022 come il terzo impianto europeo per la produzione di batterie per veicoli elettrici, funzionale non solo al mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali dello stabilimento molisano, ma altresì alla creazione di una filiera industriale nazionale di batterie competitiva su scala internazionale che, originariamente, sarebbe dovuto entrare in funzione alla fine del 2026 dopo un investimento di due miliardi di euro, di cui 350 milioni di euro provenienti da un finanziamento pubblico;
la citata notizia, se confermata, priverebbe l'Italia dell'avvio sul territorio nazionale della produzione di batterie strategiche non solo per un settore, quale quello dell'automotive, ad alta intensità tecnologica, ma altresì cruciali per rilanciare la competitività del comparto mediante una politica industriale orientata all'innovazione e alla tutela di manodopera altamente qualificata;
a fronte di tale scenario, desta preoccupazione quelle che per gli interroganti è la totale inerzia del Governo nel definire una strategia nazionale per l'auto chiara, tesa a vincolare gli incentivi pubblici a risultati misurabili e a tutelare imprese e lavoratori; inerzia che, de facto, non solo affida il futuro industriale italiano alle scelte unilaterali dei grandi gruppi multinazionali, ma si pone in evidente controtendenza rispetto al Piano d'azione industriale per il settore automobilistico europeo che qualifica le batterie elettriche come il segmento produttivo cruciale per rafforzare l'industria automobilistica e renderla resiliente, competitiva e indipendente dalle forniture asiatiche –:
se non intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, con urgenza rispetto ai fatti riportati in premessa al fine di dare un decisivo impulso alla salvaguardia dell'investimento, rendendone praticabile la regolare esecuzione, anche attraverso strumenti straordinari, un piano finanziario alternativo e la convocazione di un tavolo permanente di confronto con le organizzazioni Sindacali del settore, dato il rilievo strategico che gli stabilimenti produttivi molisani rivestono per il Paese e tenuto conto dei finanziamenti pubblici concessi per la realizzazione del progetto.
(5-04696)
BENZONI e RICHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
come riportato da numerosi organi di stampa, dopo diversi mesi di silenzi e incertezze i lavoratori della Gambro-Vantive di Medolla (Modena), azienda simbolo del biomedicale modenese, hanno aperto lo stato di agitazione, stanchi dell'inerzia del fondo americano Carlyle proprietario del gruppo dal febbraio del 2025;
le principali firme sindacali continuano ad esprimere la loro preoccupazione sul futuro dello stabilimento modenese da oltre un anno, sottolineando come non sia possibile che oltre 500 dipendenti del sito di Medolla mantengano il loro posto di lavoro esclusivamente grazie agli ammortizzatori sociali;
infatti, per ben tredici mesi negli ultimi diciassette è stato utilizzato il contratto di solidarietà quale unica arma di difesa del livello occupazionale dello stabilimento, data l'assenza di un progetto di rilancio produttivo;
la situazione non può continuare ad essere tamponata con queste modalità, senza alcuna garanzia sul futuro dello stabilimento;
stando a quanto riportato dai sindacati, infatti, «da mesi l'Azienda non dà risposte sul futuro e sulla direzione che intende intraprendere. È necessario che il gruppo Carlyle presenti un piano industriale che dia garanzie per Vantive: siamo preoccupati per il calo registrato delle vendite delle macchine dedicate alle terapie renali croniche, produzione principale che garantiva i volumi più importanti del sito»;
ed è proprio questo calo a destare le maggiori paure, considerando anche l'assenza di indicazioni da parte della proprietà su prodotti alternativi che possano rimpiazzare tali macchinari, oltre ad un certo oscurantismo sugli obiettivi di medio-lungo periodo per lo stabilimento;
sempre secondo le medesime organizzazioni sindacali, Vantive, da quando è stata acquisita dal fondo di investimento Carlyle, ha registrato una sostanziale stagnazione di investimenti, con la conseguente perdita di importanti commesse che hanno evidentemente messo a rischio l'occupazione e lo stesso sito industriale;
il modenese rappresenta un patrimonio industriale avanzato del settore farmaceutico nazionale, raccogliendo eccellenze e competenze che devono essere tutelate in via prioritaria –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere per promuovere un piano di rilancio industriale del settore biomedicale modenese, anche nell'ottica di salvaguardare i livelli occupazionali dello stabilimento di Medolla.
(5-04697)
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
lo stabilimento Bekaert di Assemini, in provincia di Cagliari, che produce steel cord, una corda costituita dall'intreccio di diversi fili d'acciaio ottonato, che è base per la fabbricazione di pneumatici, rappresenta una delle principali realtà industriali del territorio regionale ed occupa 237 lavoratori diretti ed oltre 50 dell'indotto;
i dirigenti dell'azienda Bekaert, nell'incontro svoltosi il 18 settembre 2025 nella sede di Confindustria Sud Sardegna, hanno annunciato ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali l'intenzione, deliberata dal Cda dell'azienda, di mettere in vendita lo stabilimento di Assemini, affidando l'incarico di ricerca di un acquirente alla società Sernet;
nelle more dell'individuazione di un acquirente, che la società Sernet cercherà secondo tre criteri specifici — ovvero solidità dell'investitore, sostenibilità del piano industriale e assorbimento occupazionale — la contrazione della produzione sarà gestita attraverso l'adozione di un contratto di solidarietà, nonché tramite uscite volontarie e incentivanti;
i vertici aziendali hanno rappresentato alle organizzazioni sindacali che la ragione alla base di tale deliberazione risiede nella crisi strutturale che sta interessando il settore automotive, acuita dal crescente ruolo dei competitors cinesi, nonché dall'incidenza dei costi di logistica, aggravati dalla tassa Ets, e dell'energia che, in Sardegna, risultano maggiormente onerosi rispetto ai competitors;
la crisi dello stabilimento di Assemini, tra l'altro, non rappresenta una vertenza isolata, ma si inserisce in un contesto territoriale regionale interessato da un progressivo processo di desertificazione industriale;
le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali hanno manifestato i loro timori per le conseguenze della deliberazione del Cda di Bekaert sulla continuità produttiva e sulla tenuta occupazionale dei lavoratori diretti e dell'indotto ed hanno richiesto un immediato tavolo di confronto presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, il cui primo incontro si è tenuto il 17 novembre 2025;
appare pertanto necessario che il Ministro interrogato adotti le opportune misure per contrastare i problemi strutturali che ostacolano la competitività degli operatori economici della Sardegna orientando, altresì, l'eventuale cessione della Bekaert verso la continuità produttiva, piuttosto che verso la reindustrializzazione –:
quali iniziative di competenza intenda adottare volte a garantire la continuità produttiva dello stabilimento Bekaert di Assemini e la salvaguardia dei livelli occupazionali dei lavoratori diretti e dell'indotto, a definire le adeguate prospettive industriali per il territorio regionale della Sardegna, con particolare riguardo ai problemi strutturali legati ai costi della logistica e dell'energia che ne compromettono la competitività.
(5-04698)
Interrogazione a risposta in Commissione:
BARZOTTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la multinazionale tedesca Freudenberg sealing Technologies, attiva nella produzione di guarnizioni e componentistica per il settore automobilistico, ha annunciato la chiusura dello stabilimento produttivo di Rho (Milano) e il conseguente licenziamento di 42 lavoratori attualmente impiegati;
secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche, la motivazione ufficiale della chiusura risiederebbe nell'effetto economico negativo generato dai dazi doganali introdotti dagli Stati Uniti durante l'amministrazione Trump, ancora oggi in vigore, che renderebbero più conveniente spostare la produzione in Slovacchia e negli USA;
si tratterebbe del primo caso in Italia in cui una multinazionale delocalizza espressamente a causa di dazi esteri, e ciò rischia di rappresentare un pericoloso precedente, con implicazioni pesanti per l'intero tessuto produttivo nazionale;
la decisione di chiusura ha suscitato forte protesta da parte dei lavoratori, che hanno indetto uno sciopero e un presidio permanente davanti alla fabbrica, denunciando l'assenza di reali motivazioni industriali a giustificare la cessazione dell'attività, che risulta invece produttiva e pienamente operativa;
le segreterie territoriali dei sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm hanno sottolineato che la decisione è maturata in modo unilaterale, senza apertura di alcun confronto preventivo con i lavoratori o le parti sociali, e senza valutare alternative industriali per la continuità produttiva o la salvaguardia occupazionale. Inoltre, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti sindacali e riportato dalla stampa, la Freudenberg non versa in condizioni di crisi, ma ha scelto di abbandonare l'Italia per meri motivi di convenienza geopolitica e logistica, legati all'export negli Usa;
il Governo, per voce della Presidente del Consiglio, aveva annunciato nell'aprile 2025 un piano da 25 miliardi di euro per sostenere le imprese italiane colpite dai dazi internazionali e per preservare l'occupazione: tuttavia, ad oggi, non risulta che tali fondi siano stati stanziati, né destinati ad affrontare situazioni come quella di Rho;
le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali hanno più volte richiesto l'apertura di un tavolo di crisi, ma il Governo non ha ancora attivato alcun meccanismo concreto di risposta, né si è espresso pubblicamente sulla vicenda;
in un contesto economico in cui le imprese italiane sono già messe alla prova dall'instabilità internazionale, dalla crisi energetica e dalla competizione globale, non è più tollerabile che aziende che hanno beneficiato per anni delle condizioni favorevoli offerte dal sistema Italia decidano di abbandonare il Paese senza alcuna responsabilità sociale o industriale;
tutelare i lavoratori della Freudenberg di Rho non è solo un dovere istituzionale, ma anche un segnale politico fondamentale per evitare che la logica delle delocalizzazioni venga ulteriormente normalizzata –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per tutelare i 42 lavoratori licenziati dalla Freudenberg di Rho, garantire il confronto tra le parti tramite un tavolo di crisi istituzionale, promuovere soluzioni industriali alternative e, più in generale, contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni legate a logiche protezionistiche estere che stanno minando la competitività del sistema produttivo italiano.
(5-04691)
Interrogazione a risposta scritta:
FARAONE. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
di recente la Tim ha comunicato l'intenzione di ricorrere agli ammortizzatori sociali per la gestione degli esuberi aziendali;
nelle settimane successive è stata notificata alle organizzazioni rappresentative dei lavoratori la procedura ex articolo 47 legge n. 428 del 1990 per la cessione del ramo d'azienda Telecontact, società interamente controllata dal Gruppo Tim;
Telecontact opera da circa venticinque anni nella gestione della clientela Tim, rappresentando una realtà produttiva consolidata e di rilevanza strategica nel settore delle telecomunicazioni;
il progetto prevede il conferimento di tutto il ramo d'azienda Telecontact, che coinvolge circa 1.599 lavoratrici e lavoratori, in una nuova società denominata Dna, anch'essa controllata, ma distinta dal gruppo principale;
tale operazione, secondo le informazioni diffuse, rientrerebbe nel piano di accesso ai fondi pubblici destinati alle aggregazioni di imprese con oltre 1.000 dipendenti;
detta cessione rappresenta un punto di svolta delicato per centinaia di famiglie dei lavoratori coinvolti;
non sono ancora chiare le condizioni contrattuali e le garanzie che saranno applicate al personale che dovrebbe confluire nella nuova società Dna;
il settore delle telecomunicazioni ha già vissuto, in passato, esternalizzazioni di rami di azienda legati al customer care, rivelatesi nel tempo fallimentari sia sul piano occupazionale che industriale;
appare necessario che il Governo e le istituzioni regionali e locali si attivino per garantire la tutela dei lavoratori, la continuità occupazionale e il mantenimento delle competenze acquisite nel territorio;
la perdita di una realtà produttiva come Telecontact rappresenterebbe un grave impoverimento del tessuto economico delle località coinvolte, ed in modo particolare per quelle del Sud del Paese;
particolarmente urgente appare un confronto tra il Governo e il management aziendale per salvaguardare i livelli occupazionali;
si rende necessario vigilare affinché eventuali operazioni societarie non si traducano in nuove forme di precarizzazione del lavoro o in ulteriori perdite di professionalità e know-how maturati in anni di esperienza –:
se i Ministri interrogati stiano valutando l'opportunità dell'apertura di un tavolo istituzionale urgente presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, con la partecipazione delle regioni, dei comuni delle città interessate (tra cui Caltanissetta, Catanzaro, Napoli, Roma, L'Aquila, Milano, Ivrea e Aosta), del Gruppo Tim e delle rappresentanze dei lavoratori, per discutere le conseguenze occupazionali e sociali della cessione di Telecontact, nonché, quali iniziative di competenza intenda adottare volte alla salvaguardia dei posti di lavoro e alla difesa della filiera dei servizi di customer care, con la piena tutela occupazionale, contrattuale e professionale dei dipendenti coinvolti nel processo di trasferimento.
(4-06371)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta scritta:
SCERRA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'autostrada Catania-Ragusa è un'opera di grande viabilità strategica per il sud-est della Sicilia, che prevede la costruzione di un nuovo collegamento rapido e sicuro tra le due città, dunque il suo finanziamento è stato salutato dal territorio come una grande opportunità sia per i traffici commerciali, sia per l'attività turistica;
il bando per la realizzazione dell'infrastruttura, tanto attesa, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana il 29 marzo 2022 ed è stato ripartito in quattro lotti esecutivi: lotto 1, ricadente nei comuni di Ragusa e Chiaramente Gulfi (Ragusa), dallo svincolo con la SS 115 allo svincolo con la sp 5 (escluso); lotto 2, ricadente nei comuni di Chiaramonte Gulfi e Licodia Eubea (Catania), dallo svincolo con la sp 5 (incluso) allo svincolo di Grammichele (escluso); lotto 3, ricadente nei comuni di Licodia Eubea, Vizzini (Catania) e Francofonte (Siracusa) dallo svincolo di Grammichele (incluso) allo svincolo di Francofonte (escluso); lotto 4, ricadente nei comuni di Francofonte, Lentini e Carlentini (Siracusa) dallo svincolo di Francofonte (incluso) all'autostrada Catania-Siracusa;
l'aggiudicazione è avvenuta ormai nel 2023 e la data di consegna per i lotti 1 e 3, tenendo conto delle possibili difficoltà dovute alle condizioni atmosferiche, era stata fissata per il 2026;
tuttavia, il lotto 3, che comprende i comuni di Licodia Eubea, Vizzini (Catania) e Francofonte (Siracusa), dallo svincolo di Grammichele (incluso) allo svincolo di Francofonte, da quanto appare dal sito dell'Anas, risulta essere in forte ritardo nella sua realizzazione, soprattutto in rapporto agli altri lotti. Tale circostanza suscita una certa preoccupazione tra i cittadini siciliani che confidavano nel poter vedere l'ultimazione dell'opera nei tempi stabiliti e, per effetto, assistere quanto prima a quello sviluppo che è naturalmente conseguente ai miglioramenti della circolazione. Lo stato di allerta è stato condiviso dai deputati della Regione Siciliana del Movimento 5 Stelle che hanno chiesto al Presidente dell'Assemblea chiarimenti formali in proposito;
il costo del nuovo itinerario stradale ha previsto un totale di 1,5 miliardi il cui finanziamento ha attinto a fondi della Regione Siciliana POC 2014-2020, ma anche da risorse statali dell'Anas, e dal piano operativo Fondo sviluppo e coesione infrastrutture 2014-2020;
opere come quella descritta non assumono un rilievo solo a livello regionale, ma per tutto il territorio nazionale, anche in un'ottica di riduzione dei divari Nord-Sud e di opportunità di crescita del Pil che comporta degli ovvi riflessi per tutto il sistema-Paese –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei ritardi sovra esposti e quali iniziative di competenza abbia intenzione di adottare per verificare i motivi dei ritardi, vigilare sull'andamento dell'opera, ed, eventualmente, promuovere misure volte a consentire l'ultimazione dell'itinerario autostradale secondo i tempi previsti.
(4-06384)
INTERNO
Interrogazione a risposta in Commissione:
DE CORATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la zona di Rogoredo, situata nella periferia milanese, rappresenta un punto di accesso strategico alla città grazie alla presenza della stazione ferroviaria e della fermata della metropolitana, il che la rende un'area attraversata quotidianamente da pendolari, studenti e lavoratori, con particolare intensità nelle ore serali;
in prossimità del piazzale della metropolitana di tale quartiere, tuttavia, si registra da anni una situazione di degrado urbano e di diffuso spaccio di sostanze stupefacenti, che suscita forte preoccupazione tra i residenti e tra gli utenti del trasporto pubblico;
l'area è stata da tempo individuata come «zona rossa» dalle competenti autorità di pubblica sicurezza, misura che ha permesso di potenziare la presenza delle forze dell'ordine e di incrementare in maniera significativa il controllo del territorio e il contrasto allo spaccio rispetto al passato;
per un periodo di tempo, inoltre, con lo scopo di rafforzare l'efficacia di tale intervento, nell'area in questione era stato attivato un presidio fisso interforze, che – secondo quanto riferito dagli abitanti – garantiva una percezione di maggiore sicurezza, soprattutto nelle ore serali e notturne, contribuendo a scoraggiare la presenza stanziale degli spacciatori;
a oggi tale presidio interforze non risulta più strutturato in maniera continuativa come in passato e, pur in un quadro in cui è in atto un impegno significativo di polizia di Stato e carabinieri nella zona, i residenti segnalano come proprio nelle ore notturne permangano ancora situazioni critiche, con la presenza di soggetti dediti allo spaccio che si concentrano in particolare nelle fasce orarie più tarde;
l'amministrazione comunale di Milano, guidata dal sindaco Giuseppe Sala, ha ritenuto in passato di promuovere nella zona di Rogoredo iniziative di carattere simbolico e culturale – quali spettacoli musicali e letture di poesie «contro gli spacciatori» – che, pur potendo avere un valore sul piano espressivo e di sensibilizzazione, secondo molti residenti non risultano idonee, da sole, a incidere in modo significativo su un fenomeno criminale strutturato e radicato, né possono sostituire un presidio costante e visibile delle forze dell'ordine;
in tale contesto, i cittadini e i comitati di zona chiedono non già di sostituire, bensì di rafforzare e rendere più continuativa l'azione delle Forze dell'ordine, attraverso il ripristino di una forma di presidio fisso nelle ore serali e notturne, che possa fungere da elemento di deterrenza stabile;
è stato segnalato come, anche soltanto con la presenza coordinata e alternata di due autovetture delle forze di polizia statali (Polizia di Stato o Carabinieri) e due autovetture della Polizia locale, in presidio fisso nella fascia oraria più sensibile, si otterrebbe un sensibile miglioramento delle condizioni di sicurezza percepita e reale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se, nel quadro delle misure già positivamente adottate dal Governo e dalle autorità provinciali di pubblica sicurezza per il contrasto al degrado urbano e al diffuso spaccio di sostanze stupefacenti nella zona di Rogoredo, non ritenga opportuno valutare il ripristino di un presidio fisso nell'area nelle fasce orarie più critiche, al fine di valorizzare e dare continuità all'azione di prevenzione e controllo sin qui svolta dalle forze dell'ordine.
(5-04705)
Interrogazioni a risposta scritta:
CAVANDOLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 18 dicembre 2024 il consiglio comunale di Parma ha proceduto alla votazione separata sulle mozioni al bilancio di previsione 2025 all'ordine del giorno della seduta;
in tale occasione, sono stati considerati come presenti e votanti i consiglieri comunali che hanno espresso il voto di astensione, oltre a quelli che hanno espresso voto favorevole o contrario;
il regolamento per il funzionamento del consiglio comunale del comune di Parma, approvato con delibera del consiglio comunale n. 7 del 21 febbraio 2022, all'articolo 40 (Approvazione deliberazioni) stabilisce che: «1. Salvo i casi in cui la legge o lo Statuto richiedano una maggioranza qualificata, ogni deliberazione si intende approvata quando abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei votanti, ossia un numero di voti a favore pari ad almeno la metà più uno dei votanti, calcolando nel numero dei votanti anche i Consiglieri che abbiano espresso voti non validi o schede bianche»;
tuttavia il comma 2 del predetto articolo prevede che: «I Consiglieri che si astengono dal voto si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza, ma non nel numero dei votanti.»;
con nota prot. 17 luglio 2025, in risposta alla richiesta di parere avanzata da alcuni consiglieri comunali, il segretario generale del comune di Parma ha sostenuto che in merito alla maggioranza del numero di voti necessario all'approvazione di un provvedimento rileva il numero dei consiglieri votanti, ossia dei consiglieri che abbiano espresso voto favorevole o contrario o astenuto;
tale affermazione pare risultare in contrasto con il tenore del detto articolo 40, comma 2 del Regolamento per il funzionamento del consiglio comunale;
tale erronea applicazione del Regolamento ha di fatto alterato l'esito delle votazioni, menomando il diritto funzionale all'esercizio del mandato di cui i consiglieri comunali dispongono –:
di quali elementi disponga sulla vicenda richiamata in premessa e quali iniziative di competenza intenda intraprendere, nell'ambito dei poteri di cui all'articolo 141 del Testo unico degli enti locali, posta la necessità di assicurare il rispetto delle prerogative dei consiglieri comunali e garantire le condizioni per il legittimo esercizio delle loro funzioni in relazione ad un procedimento fondamentale quale quello di approvazione del bilancio.
(4-06369)
TASSINARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
sta destando grande preoccupazione tra i cittadini la notizia, riportata da recenti fonti giornalistiche (www.ilrestodelcarlino.it del 17 novembre 2025), relativa alla prossima apertura, annunciata dalla prefettura di Ferrara, di un centro di accoglienza in località Monticelli, piccola frazione del comune di Mesola (Fe);
sulla vicenda sono intervenuti diversi soggetti istituzionali e politici che hanno espresso la propria solidarietà nei confronti del sindaco di Mesola, Lisa Duò, sottolineando l'illogicità della decisione di costruire ex novo centri in frazioni prive dei servizi necessari quando, oltretutto, si potrebbero utilizzare strutture già nella disponibilità dello Stato;
la scelta ricaduta sulla frazione di Monticelli appare inoltre in netto contrasto con le stesse linee ministeriali che raccomandano chiaramente di non collocare centri di accoglienza in frazioni piccole, scarsamente servite e già fragili dal punto di vista infrastrutturale. Nello specifico, la frazione di Monticelli conta soltanto 900 residenti, di cui la maggior parte anziani e una inadeguatezza e carenza oggettiva di servizi, che provocherebbe inevitabilmente difficoltà legate alla accoglienza di migranti e richiedenti asilo, non integrati adeguatamente;
la gestione ordinata dei centri di accoglienza rappresenta un elemento essenziale per assicurare convivenza, sicurezza, integrazione e trasparenza. Eventuali disfunzioni, se non adeguatamente monitorate, possono generare tensioni sociali, disinformazione o percezioni distorte da parte della popolazione residente –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e quali iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di valutare se la località di Monticelli sia ritenuta idonea ad ospitare un centro di accoglienza per migranti e richiedenti asilo e se siano previste valutazioni alternative in merito a tale scelta.
(4-06377)
FURGIUELE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in via Savoia, nel comune di Cosenza, si trova un immobile di proprietà di Aterp Calabria (Azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica) occupato abusivamente da oltre un decennio;
nel corso degli anni sono stati programmati diversi interventi di sgombero, mai eseguiti e sempre differiti, senza che siano state fornite spiegazioni, chiare sulle ragioni dei mancati interventi;
a seguito dell'ultima riunione tenuta presso la prefettura di Cosenza in data 14 febbraio 2025, alla presenza del prefetto, del sindaco del comune di Cosenza, del responsabile dei servizi sociali del comune di Cosenza, del comandante della Polizia locale del comune di Cosenza, dell'assessore al welfare del comune di Cosenza, del comandante provinciale dei Carabinieri, del comandante provinciale della Guardia di finanza, del questore di Cosenza, del responsabile del dipartimento lavori pubblici della regione Calabria e dell'Aterp, è stato disposto un sopralluogo al fine di un aggiornato censimento circa gli occupanti dell'immobile, dal quale è emerso che all'interno dell'immobile vivono in stato di occupazione abusiva 18 nuclei familiari, per un totale di 44 persone tutte maggiorenni e senza fragilità accertate; di queste 44 persone, 36 hanno regolarmente la residenza nel comune di Cosenza e/o risultano emigrati in altre città della provincia di Cosenza;
gli occupanti appartengono a diverse nazionalità (Nigeria, Ghana, Senegal, Romania, Marocco) e molti di loro fanno riferimento al collettivo «Prendo-Casa», già noto perché coinvolto in iniziative di occupazione di immobili pubblici;
la mancata liberazione dell'edificio e la persistenza dell'occupazione abusiva impediscono ad Aterp Calabria di rientrare nella piena disponibilità e godimento del bene;
la situazione comporta anche un danno economico per Aterp, che è costretta a pagare una ingente somma annuale a titolo di fitto passivo per la allocazione dei propri uffici tecnici ed amministrativi;
permane inoltre un tema evidente di ordine pubblico e sicurezza urbana, più volte segnalato sia dal comune di Cosenza sia dalla prefettura, in un territorio dove l'emergenza abitativa è reale e riconosciuta;
al fine di contrastare l'occupazione abusiva di immobili, il cosiddetto decreto sicurezza n. 48 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 80 del 2025 ha introdotto il reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui (o delle relative pertinenze) e una procedura d'urgenza per il rilascio dell'immobile e la conseguente reintegrazione nel possesso –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per procedere al tempestivo sgombero del suddetto immobile occupato abusivamente.
(4-06382)
GHIRRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) è stato oggetto di gravi denunce, rapporti istituzionali e interventi della magistratura che evidenziano criticità strutturali e violazioni dei diritti fondamentali, in contrasto con il decreto legislativo n. 286 del 1998, il decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e la direttiva rimpatri;
molteplici inchieste della magistratura hanno documentato condizioni di trattenimento inadeguate: carenze sanitarie, scarsa assistenza psicologica, accesso limitato alla tutela legale, strutture fatiscenti, reparti inagibili, uso sproporzionato di misure coercitive, episodi di violenza, autolesionismo, incendi e proteste riconducibili alle condizioni di vita nei Centri, oltre che violazioni di norme di sicurezza, mancanza dei requisiti minimi di dignità e gestione inefficiente da parte dei soggetti privati affidatari;
la gestione dei Cpr tramite appalti al massimo ribasso, più volte evidenziata nei rapporti istituzionali, ha prodotto situazioni strutturali e assistenziali inadeguate, spesso prive dei requisiti essenziali previsti dalla normativa;
in questo contesto, la stampa ha diffuso la notizia di un giovane uomo trattenuto nel Cpr di Milano per oltre 9 mesi nonostante fosse affetto da gravi problemi psichiatrici. Negli scorsi giorni quest'ultimo sarebbe stato trasferito presso il Cpr di Gjadër, in Albania, e da allora si sarebbero perse le sue tracce;
la Corte costituzionale, con sentenza n. 96 del 3 luglio 2025, ha accertato una lacuna normativa nella disciplina dei «modi del trattenimento» nei Cpr, ritenendo che l'attuale regolamentazione non rispetti la riserva di legge prevista dall'articolo 13 della Costituzione, con conseguente rischio di violazione del diritto alla libertà personale e alle garanzie giurisdizionali;
la Corte di cassazione, in più occasioni nel 2025, ha sollevato la questione della legittimità e della conformità alla normativa comunitaria dei trasferimenti di persone trattenute nei Cpr italiani verso strutture in Albania (come il centro di Gjadër), evidenziando l'assenza di una effettiva e predeterminata prospettiva di rimpatrio, l'insufficienza delle tutele procedurali e sanitarie e il rischio di violazioni della Cedu. In particolare, l'ordinanza della Cassazione del 29 giugno 2025 ha stabilito che la detenzione amministrativa nei Cpr non può essere prolungata né trasferita in altre strutture quando manchi una prospettiva concreta di rimpatrio, configurandosi così in sostanza, in caso contrario, una detenzione arbitraria;
numerosi giudici di Roma, Cagliari e altre sedi hanno rigettato o non convalidato trattenimenti nei Cpr, rilevando l'inidoneità al trattenimento per ragioni di salute, carenze nella base normativa e l'impossibilità di assicurare un controllo giurisdizionale pieno sulle condizioni della misura, con conseguenti violazioni del diritto alla difesa;
alla luce dei provvedimenti giudiziari citati, risulta evidente che il sistema dei Cpr non garantisce il rispetto dei principi di legalità, proporzionalità e necessità del trattenimento, né assicura condizioni compatibili con gli obblighi internazionali assunti dall'Italia –:
quali misure urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per avviare una verifica sistematica, indipendente e immediata di tutte le strutture Cpr, in particolare delle condizioni di detenzione amministrativa, alla luce delle indagini in corso e delle denunce citate;
se sia a conoscenza delle attuali condizioni fisiche e psichiche dell'uomo trattenuto, di recente trasferito in Albania, e se non ritenga necessario interrompere immediatamente ogni trasferimento di trattenuti verso i centri realizzati in Albania;
se il Ministro interrogato non ritenga necessario chiudere immediatamente le strutture per le quali risultano accertate condotte degradanti o in contrasto con i diritti fondamentali (come il Cpr di Milano di via Corelli) e garantire la tutela immediata delle persone trattenute;
se non ritenga opportuno assumere iniziative, anche di carattere normativo, al fine di avviare un percorso di superamento del sistema Cpr, sostituendolo con modelli alternativi – non basati sulla privazione della libertà – conformi ai princìpi di legalità, proporzionalità e tutela della salute e della dignità umana sanciti dal nostro ordinamento e dal diritto internazionale.
(4-06383)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIPPO e BENZONI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il 10 maggio 2022 il Ministro interrogato, sul proprio sito istituzionale, riportava l'ultima rilevazione con oggetto i dati relativi alle studentesse e agli studenti ucraini accolti nelle scuole, statali e paritarie, del nostro Paese;
dal report, aggiornato alle ore 15 del 9 maggio 2022 e disponibile nella sezione del sito dedicata all'emergenza educativa ucraina, emerge che al tempo le studentesse e gli studenti ucraini accolti erano 22.788, di cui 5.060 nella scuola dell'infanzia, 10.399 nella primaria, 5.226 nella secondaria di primo grado e 2.103 nella secondaria di secondo grado. Il report contiene anche informazioni sulla distribuzione territoriale;
lo scorso luglio 2025 il Ministro interrogato, partecipando alla riunione di esperti «Human capital dimension» nell'ambito dell'Ukraine recovery conference a Roma, ha dichiarato che in Italia, ad oggi, sono quasi 40 mila gli studenti ucraini che risultano iscritti nel nostro sistema scolastico e che: «per la loro accoglienza sono state investite risorse importanti nell'ottica di fornire il necessario supporto personalizzato, linguistico e psicologico»;
tuttavia, seppur si abbia il dato generico afferente a questa dichiarazione, i dati ufficiali non sono più stati soggetti ad alcun aggiornamento. Pertanto, non si ha modo di sapere con esattezza quanti studenti e studentesse abbiano frequentato negli ultimi anni scolastici le nostre scuole nonché con quale suddivisione per grado e distribuzione territoriale –:
se non intenda procedere quanto prima all'aggiornamento della sezione del sito ministeriale appositamente dedicata all'emergenza educativa ucraina con i dati relativi alle studentesse e agli studenti ucraini accolti nel nostro Paese negli ultimi anni scolastici.
(4-06374)
PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
per quanto risulta all'interrogante sembrerebbe che, dall'entrata in vigore dell'attuale Governo, nell'ottobre 2022, il contenzioso in materia di lavoro scolastico abbia conosciuto un incremento esponenziale, fino ad assumere i tratti di un vero e proprio fenomeno strutturale;
la causa principale risiederebbe nella mancata attuazione delle direttive europee in tema di parità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale di ruolo (direttiva 1999/70/CE e clausola 4 dell'accordo quadro Ces-Unice-Ceep sul lavoro a tempo determinato) e nella persistente disapplicazione della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (sentenze Cgue C-331/17, C-494/17; C-450/21 e altre). Le conseguenti vertenze, che si sarebbero quasi sempre risolte con esiti sfavorevoli al Ministero dell'istruzione e del merito, avrebbero generato un ingente spreco di risorse pubbliche e un impatto finanziario devastante per le casse dello Stato;
se le cifre dovessero essere confermate, si parla di circa 110.000 ricorrenti per il diniego della carta docenti ai precari in violazione del diritto Ue. Il recente intervento normativo, che attraverso il decreto-legge, convertito con modificazioni dalla legge n. 164 del 2025, ha esteso il bonus da 500 euro anche agli insegnanti non di ruolo con incarichi annuali, non sana il pregresso e lascia esclusi i supplenti con almeno 150 giorni di servizio, in contrasto con la giurisprudenza della Corte di Cassazione;
sembrerebbe siano circa 30.000 i ricorrenti sulla disparità di trattamento retributivo tra docenti di ruolo e docenti a termine, mentre sarebbero circa 70.000 i ricorrenti per l'equiparazione economica e giuridica al personale stabile, in violazione della clausola 4 della direttiva 1999/70/CE;
poi si parla di circa 110.000 persone che avrebbero promosso ricorso o avrebbero intenzione di ricorrere per la mancata monetizzazione dei giorni di ferie non fruiti, in contrasto con il principio europeo di effettività dei diritti del lavoratore;
il totale stimato di questi contenziosi, dall'ottobre 2022 all'ottobre 2025, sarebbe di circa 1,53 miliardi di euro: una cifra enorme. Inoltre, con numeri minori, nell'ultimo periodo si registrerebbero sempre più vertenze su ricostruzioni di carriera e riconoscimento del servizio pre-ruolo, mancato pagamento degli arretrati per supplenze brevi, differenze contributive e previdenziali, responsabilità amministrativa per danno erariale derivante da soccombenze seriali. Un quadro che, se confermato, dipinge una situazione allarmante per il Ministero dell'istruzione e del merito –:
se quanto riportato in premessa corrisponda al vero e, in caso affermativo, quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo, intenda mettere in atto per diminuire il numero dei contenziosi dell'amministrazione scolastica in Italia.
(4-06375)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XI Commissione:
SCOTTO e SARRACINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'azienda Telecontact, nata a Napoli, società controllata al 100 per cento da Tim, si occupa dell'assistenza clienti Tim dal 2001 e attualmente è composta da 1.591 lavoratrici e lavoratori in tutta Italia;
Telecontact era nata 25 anni fa e ha sedi in 8 città con una prevalenza di occupati a Catanzaro (432), Roma (360), Caltanissetta (336) e Napoli (303). Gli altri operatori rispondono da Ivrea (89), Aosta (40), L'Aquila (30) e un ultimo dipendente è a Milano. Oltre mille occupati sono al Sud, in aree con alti indici di disoccupazione;
da quanto si apprende, i 1.591 lavoratori finiranno in una newco, la Dna, che sarà controllata da Gruppo Distribuzione, azienda da oltre 3 mila occupati con sedi di lavoro in Italia e nell'Est Europa;
la Dna continuerà a svolgere il customer care per il colosso della telefonia. Almeno per il momento. Il timore è che la nuova società diventi il veicolo attraverso il quale, nel medio periodo, gestire gli esuberi;
questo si aggiunge al fatto che Tim (controllata da Poste Italiane) ha recentemente venduto la parte dell'infrastruttura di rete ad investitori esteri (creando Fibercop) e ora sta effettuando la cessione di un ramo d'azienda che è stata notificata alle organizzazioni sindacali il 24 ottobre 2025;
a seguito della comunicazione alle organizzazioni sindacali subito sono state aperte le procedure di raffreddamento in vista di un possibile sciopero;
il timore, fondato, è la prospettiva del transito delle lavoratrici e dei lavoratori in una società a responsabilità limitata, con 10 mila euro di capitale sociale, operante in outsourcing, priva di qualsiasi prospettiva e garanzia per i lavoratori;
in fine si segnala che il settore delle telecomunicazioni si è caratterizzato nel tempo per le cessioni all'esterno dei rami operanti nelle attività di customer care come Fastweb, Vodafone e Wind che hanno ceduto, in più riprese, i rispettivi servizi, per poi ritrovarsi nelle aule di tribunale ad affrontare pesanti sconfitte, con sentenze che hanno sonoramente punito le scellerate scelte aziendali –:
quali iniziative – per quanto di competenza – intenda intraprendere in relazione a quanto esposto in premessa, attivandosi per la convocazione di un tavolo di confronto nazionale che coinvolga le organizzazioni sindacali e i vertici aziendali, al fine di verificare quali siano le garanzie occupazionali e le tutele contrattuali dei 1.591 lavoratori e lavoratrici coinvolti.
(5-04687)
SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Gruppo 8 – Sofalegname di Forlì ha preso la decisione di licenziare i lavoratori che si troveranno, quindi, senza lavoro e ammortizzatori sociali. Ad annunciare questa grave situazione sono Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl che hanno incontrato i lavoratori per comunicare la scelta dell'azienda di effettuare licenziamenti collettivi senza che sia stata tentata in modo preventivo un'interlocuzione con le istituzioni e con le organizzazioni sindacali che contraddice, tra l'altro, gli impegni inizialmente dichiarati dall'azienda rispetto alla disponibilità di attivare soluzioni condivise per la gestione della crisi;
i medesimi sindacati hanno ribadito che l'azienda ha rifiutato qualsiasi alternativa per evitare i licenziamenti collettivi e non ha preso in considerazione la mobilità volontaria assistita e nemmeno misure di sostegno all'occupazione, come gli ammortizzatori sociali o la continuità produttiva sul territorio;
a fronte della complessità e della gravità della situazione la prefettura, la regione Emilia-Romagna e la provincia di Forlì-Cesena hanno chiesto ogni possibile soluzione utile a tutelare l'occupazione ed a riaffermare un modello produttivo e di relazioni industriali fondato sul rispetto dei contratti e dei diritti dei lavoratori –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per tutelare i livelli occupazionali dell'azienda Gruppo 8 – Sofalegname di Forlì concedendo gli ammortizzatori sociali ai lavoratori anche in funzione di una ripresa dell'attività produttiva dell'azienda.
(5-04688)
MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Nuroll è una azienda che produce film in poliestere, pet biorientato, per imballaggi flessibili alimentari;
Nuroll nasce nel 1988 ed ha conquistato posizioni di rilievo nel panorama europeo di produttori di film in poliestere, un riferimento nella provincia di Caserta arrivando a contare 120 unità lavorative. Nel 2011 l'azienda è stata ceduta dal Gruppo M&G a Polinas Plastik, azienda turca della Yildiz Holding;
contestualmente all'acquisizione di Nuroll, Polinas inizia a montare in Turchia impianti di produzione simili allo stabilimento di Pignataro Maggiore, più efficienti e performanti e con costi energetici e di manodopera notevolmente minori rispetto a quelli italiani;
nel 2014 la Nuroll dispone il licenziamento collettivo di 25 lavoratori, senza che abbia effettuato gli investimenti promessi al momento dell'acquisizione;
nel gennaio 2024 il management turco ha annunciato il fermo degli impianti di produzione del sito di Pignataro Maggiore sfruttando periodi di Cassa integrazione ordinaria decisi senza la firma delle sigle sindacali nei verbali di richiesta;
ad agosto del 2024 Polinas riceve un prestito a condizioni agevolate dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo per finanziare investimenti in efficienza energetica, pannelli solari e nuove linee di produzione Bopp, in quanto nel settore degli imballaggi in plastica flessibile, la domanda di materiali riciclabili e con contenuto riciclato continua ad aumentare;
a quanto consta all'interrogante, dal gennaio 2024 al primo semestre 2025 Gruppi imprenditoriali e investitori si sono interessati all'acquisizione della Nuroll, non formulando, a detta del management turco, offerte ufficiali, anche per una mancanza di volontà da parte di Polinas a cedere lo stabilimento. Tra gli interessati all'acquisizione il Gruppo Seda, della Boston Tapes e altri gruppi stranieri produttori di film biologico;
oggi i lavoratori dell'azienda sono interessati da una procedura di licenziamento collettivo per 48 lavoratori su 64, tutti operai di produzione, con la non remota possibilità che il sito di Pignataro Maggiore venga trasformato in un sito logistico, tenuto conto che nella procedura di licenziamento vi è scritto che si tratta di una riduzione di personale e nel sito l'attività produttiva sarà limitata alla distribuzione del materiale Polinas –:
se rispetto all'avvio della procedura di licenziamento collettivo non intenda porre in essere, iniziative di competenza per garantire ai lavoratori ammortizzatori sociali per far fronte alla riduzione del reddito per i lavoratori interessati e adoperarsi nei confronti dell'azienda Nuroll per il ritiro del licenziamento collettivo, e garantire gli attuali livelli occupazionali, anche verificando l'esistenza concreta di proposte di acquisizione da parte di gruppi imprenditoriali.
(5-04689)
BARZOTTI, CAROTENUTO, AIELLO e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la figura dell'educatore scolastico riveste un ruolo fondamentale nei processi di inclusione e sostegno all'interno dei plessi scolastici, contribuendo alla crescita educativa e relazionale degli alunni, in particolare di quelli con disabilità ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
gli educatori, spesso laureati in Scienze dell'educazione (classe L-19), possiedono competenze specifiche e qualificate, ma nelle graduatorie vengono frequentemente superati da soggetti privi di titoli idonei, con conseguenze negative sulla qualità del servizio;
pur essendo inseriti in appositi albi professionali, tali figure sono spesso impiegate tramite appalti di cooperative sociali, con retribuzioni significativamente basse rispetto al livello di specializzazione richiesto e in condizioni di precarietà lavorativa;
all'interno dei plessi scolastici gli educatori, pur conoscendo a fondo la realtà della classe e dei ragazzi, non vengono adeguatamente valorizzati né inclusi nei processi decisionali, risultando di fatto esclusi dai consigli di classe e dalle dinamiche organizzative;
nella prassi, inoltre, essi vengono frequentemente impiegati per coprire le ore non coperte dagli insegnanti di sostegno, in contrasto con la loro funzione educativa e relazionale;
tali figure operano nella quasi totalità dei casi in progetti rivolti a studenti con disabilità e dunque la loro attività è strettamente connessa all'assistenza e al supporto di soggetti tutelati dalla legge n. 104 del 1992;
a questo proposito, occorre segnalare che con la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, C-38/24, dell'11 settembre 2025, è stato affermato che la direttiva europea 2000/78/CE sul trattamento dei lavoratori in materia di occupazione vieta non solo la discriminazione diretta «per associazione» nei confronti di chi assiste una persona disabile, ma anche la discriminazione indiretta «per associazione», laddove una misura neutra produca svantaggio per chi assiste persone con disabilità –:
se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza, in raccordo con il Ministero dell'istruzione e del merito, per garantire un pieno riconoscimento professionale ed economico della figura dell'educatore scolastico, coerente con le competenze e la specializzazione effettivamente richieste, nonché condizioni lavorative dignitose ed eque sull'intero territorio nazionale.
(5-04690)
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIBAUDO e SERRACCHIANI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Fincantieri è azienda leader globale in uno dei settori economici più importanti del Paese, con lo stabilimento di Monfalcone che costituisce il più grande d'Europa;
il settore della cantieristica navale, insieme all'edilizia, risulta tra i comparti più esposti agli incidenti sul lavoro, con un elevato numero di infortuni registrati;
nei primi nove mesi del 2025 Fincantieri ha registrato ricavi in aumento del 20 per cento raggiungendo 6,72 miliardi di euro, con un margine operativo lordo di 461 milioni con prospettive di ulteriore miglioramento, questo anche grazie al lavoro dei propri addetti, diretti come in appalto;
Fincantieri è una società a partecipazione pubblica e pertanto ha responsabilità ancora maggiori nel garantire condizioni di lavoro dignitose;
è emerso un quadro preoccupante relativo alla gestione degli appalti e subappalti nel settore navalmeccanico, con segnalazioni di possibili fenomeni di sfruttamento del lavoro, caporalato e dumping salariale;
l'eccessivo ricorso ai subappalti comporta differenze rilevanti di trattamento tra lavoratori all'interno dello stesso cantiere;
il personale addetto al controllo nei cantieri risulta insufficiente, rendendo difficile un'adeguata vigilanza sulle condizioni di lavoro;
la situazione di Monfalcone presenta criticità che vanno oltre il perimetro del cantiere, con ricadute sociali significative (culturali, per l'accesso alla casa, ai servizi scolastici, ed altre);
il consiglio comunale di Monfalcone ha approvato all'unanimità una mozione sulla questione, segno della trasversalità del problema;
non si può pretendere che i singoli territori affrontino da soli problematiche di tale portata ed importanza anche economica per tutto il Paese senza un adeguato supporto da parte dello Stato, così come la sola amministrazione comunale non può reggere sulle proprie spalle una situazione così complessa;
emerge la necessità di un confronto serio tra tutte le parti coinvolte per costruire percorsi dignitosi per tutti i lavoratori;
i protocolli virtuosi come quello dell'Asl di Gorizia, che ha aperto uno sportello a disposizione dei lavoratori, andrebbero potenziati e replicati –:
se sia a conoscenza della situazione descritta e quali iniziative di competenza intenda assumere per verificare l'effettiva presenza di fenomeni di sfruttamento del lavoro che sfiorano il caporalato e dumping salariale nella filiera degli appalti e subappalti presso i cantieri Fincantieri;
se non ritenga necessario potenziare gli organici ispettivi destinati al controllo delle condizioni di lavoro nei cantieri navali, attualmente del tutto insufficienti;
se non intenda valutare l'adozione di iniziative normative volte a limitare il ricorso eccessivo ai subappalti, al fine di evitare distorsioni e garantire pari dignità a tutti i lavoratori;
se sia a conoscenza di progetti in corso da parte dell'amministrazione comunale per sostenere lo sviluppo di Fincantieri anche in relazione al nuovo piano che, a detta dell'amministratore delegato Folgiero, vuole «trasformare Monfalcone in un cantiere in grado di costruire le navi più grandi del mondo»;
quali risorse e quali strumenti intenda mettere a disposizione del territorio di Monfalcone per affrontare le ricadute sociali derivanti dalla presenza di un così importante polo industriale;
se non ritenga opportuno convocare un tavolo di confronto tra Governo, regione Friuli-Venezia Giulia, amministrazione locale, Fincantieri e rappresentanze dei lavoratori per individuare soluzioni condivise e sostenibili;
quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire che Fincantieri, in quanto società a partecipazione pubblica, svolga un ruolo esemplare nel rispetto dei diritti dei lavoratori e nella promozione di condizioni di lavoro dignitose lungo tutta la filiera produttiva.
(4-06370)
CIANI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'Asp Sant'Alessio – Margherita di Savoia per i ciechi di Roma svolge un ruolo essenziale nel sistema socio-assistenziale e riabilitativo della regione Lazio, in favore delle persone cieche, ipovedenti e con disabilità plurime;
l'ente rappresenta un presidio unico capace di offrire percorsi educativi, riabilitativi e formativi finalizzati all'autonomia, all'inclusione e alla partecipazione alla vita sociale e lavorativa dei cittadini con disabilità visiva, in collaborazione con la Fondazione ConTatto, società in house dell'Asp stessa;
il personale complessivo, tra Asp e Fondazione, supera le 250 unità e include professioni sanitarie tecniche, diagnostiche e della riabilitazione, operatori socio-sanitari, istruttori di orientamento e mobilità, tiflologi e personale amministrativo, figure professionali altamente qualificate e insostituibili;
le organizzazioni sindacali Fp Cgil Roma e Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio, con nota del 29 settembre 2025, hanno formalmente dichiarato lo stato d'agitazione del personale dell'Asp Sant'Alessio, segnalando: la mancata apertura del tavolo di trattativa per la redistribuzione dei fondi del personale per gli anni 2024 e 2025, già regolarmente costituiti e certificati; ritardi nei pagamenti delle retribuzioni del mese di settembre 2025, dovuti – secondo le organizzazioni sindacali – a una errata programmazione economico-finanziaria e a difficoltà di liquidità dell'ente; il conseguente ritardo nel trasferimento delle somme alla Fondazione ConTatto, con effetti diretti sui lavoratori dipendenti di quest'ultima;
a tali criticità si aggiungono elementi di preoccupazione riguardanti la gestione economico-finanziaria dell'ente relativi a debiti pregressi (stimati in circa 3 milioni di euro per cartelle esattoriali e oneri Imu) e a spese legali ingenti dovute a contenziosi per morosità;
nonostante le difficoltà, l'Uic Lazio, con comunicato del 7 novembre 2025, ha espresso piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti, riconoscendone il ruolo insostituibile e la funzione pubblica essenziale, ribadendo la necessità che le istituzioni garantiscano condizioni di lavoro eque, stabili e rispettose della dignità professionale;
secondo quanto riportato, negli ultimi mesi, sotto la responsabilità del direttore generale Canu e con l'azione di indirizzo del presidente Schisani, l'Asp Sant'Alessio è precipitata in una condizione di marcata instabilità gestionale e finanziaria, con ritardi retributivi, blocco delle relazioni sindacali e mancata attivazione delle procedure di contrattazione decentrata, nonostante fondi già costituiti e certificati secondo legge;
tale situazione compromette l'operatività quotidiana dei servizi e mette a rischio la continuità assistenziale di utenti fragili;
il presidente Schisani, risulta inoltre già oggetto di interrogazione parlamentare per possibile situazione di incompatibilità e conflitto di interessi, con riferimento a ruoli ricoperti presso altro ente pubblico, circostanza che, qualora confermata, renderebbe gravemente inopportuna la sua permanenza in carica;
la gestione del direttore Canu appare caratterizzata da gravi carenze di pianificazione finanziaria, ritardi operativi e scelte di governance suscettibili di determinare un aggravamento della posizione economica dell'ente;
emerge pertanto un quadro che evidenzia responsabilità direzionali e strategiche e richiede un intervento istituzionale per l'accertamento delle condotte, l'individuazione delle responsabilità e la tutela dei lavoratori e degli utenti del servizio –:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato circa le difficoltà gestionali e finanziarie che incidono pesantemente sulla situazione dei lavoratori rappresentata in premessa, e se, a fronte di tali problematiche e posta anche la necessità che sia assicurata la continuità dei servizi assistenziali, non ritenga urgente adottare iniziative di carattere ispettivo anche al fine del regolare pagamento delle retribuzioni e alla tutela della dignità professionale del personale in servizio.
(4-06386)
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Interrogazione a risposta immediata:
TENERINI, PAOLO EMILIO RUSSO, BARELLI, BATTILOCCHIO, GENTILE, NAZARIO PAGANO, TASSINARI, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTISTONI, BELLOMO, BENIGNI, DEBORAH BERGAMINI, BICCHIELLI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DALLA CHIESA, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MARROCCO, MAZZETTI, MINARDO, MULÈ, NEVI, ORSINI, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE e SQUERI. – Al Ministro per la pubblica amministrazione. – Per sapere – premesso che:
i contratti collettivi nazionali del pubblico impiego rappresentano lo strumento fondamentale per garantire diritti, tutele e condizioni di lavoro eque ai dipendenti delle amministrazioni centrali e territoriali;
negli ultimi anni si sono registrati ritardi significativi nei rinnovi contrattuali, tanto che a novembre 2022 risultavano ancora aperte le trattative per la tornata relativa al triennio 2019-2021;
il mancato adeguamento salariale rischia di compromettere la qualità dei servizi pubblici, incidendo negativamente sulla motivazione del personale e sulla capacità di attrarre nuove professionalità;
come riportato dalle ultime fonti di stampa, il Ministro interrogato ha dichiarato che entro la fine del 2025 verranno avviati i negoziati per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego relativi al triennio 2025-2027, precisando, peraltro, che le risorse sono già stanziate –:
se il Ministro interrogato non intenda fornire gli opportuni chiarimenti in merito alle iniziative adottate con riguardo alla conclusione delle trattative relative ai rinnovi contrattuali delle tornate 2019/2021, 2022/2024 e in quali tempi intenda avviare le trattative per il triennio 2025-2027.
(3-02329)
SALUTE
Interrogazioni a risposta immediata:
LOIZZO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
la deroga al vincolo di esclusività prevista per il personale del comparto sanità è ormai prossima alla scadenza. La norma che ha introdotto la deroga in esame, l'articolo 13 del decreto-legge n. 34 del 2023 (cosiddetto «decreto bollette»), ha infatti un'efficacia temporale limitata al «31 dicembre 2025»;
in vista della scadenza normativa, è stato rimarcato, da più parti, il carattere ormai desueto del vincolo di esclusività: un vincolo che limita la libertà e la valorizzazione delle competenze dei professionisti sanitari, impedendo loro di svolgere concomitante attività libero-professionale al di fuori dell'orario di servizio;
il Gruppo Lega–Salvini Premier richiede da tempo di trasformare la deroga in esame in una disciplina di carattere permanente;
nella seduta del 18 dicembre 2024, in risposta all'interrogazione n. 3-01630 presentata sul punto dal Gruppo Lega, il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha riferito che la messa a regime della misura sarebbe stata valutata dal Ministero della salute sulla base degli esiti del monitoraggio biennale previsto dal citato articolo 13 del decreto-legge n. 34 del 2023;
il superamento strutturale del vincolo di esclusività costituirebbe un ulteriore passo nella direzione, già intrapresa dal Governo, della valorizzazione dei professionisti sanitari del comparto e dei loro diritti;
l'abolizione definitiva del vincolo consentirebbe, altresì, di incrementare l'attrattività delle professioni del comparto, di arrestare l'esodo di competenze verso il settore privato e di garantire un beneficio economico per lo Stato, grazie anche al potenziale maggior gettito fiscale derivante dalle prestazioni libero-professionali –:
se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per rendere permanente e strutturale il superamento del vincolo di esclusività per il personale del comparto sanità.
(3-02325)
MARATTIN. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
il Fondo sanitario nazionale nel 2000 ammontava a 66 miliardi di euro;
per l'anno 2026 si prevede che il Fondo raggiunga la cifra di 142,9 miliardi di euro;
l'aumento cumulato del Fondo in questi 26 anni è quindi stato pari a circa il 116 per cento, ossia il doppio del tasso di inflazione nel frattempo occorso;
si tratta, quindi, di un crescente e costante impegno finanziario da parte dello Stato nel settore sanitario, nonostante il quale la qualità media del servizio erogato – sia reale che percepita – sembra essere costantemente diminuita nel corso del tempo;
il dibattito pubblico tende a focalizzarsi unicamente sull'ammontare delle risorse allocate, trascurando spesso l'importanza della loro organizzazione e gestione ai fini della qualità del servizio offerto;
risulta fondamentale e non più procrastinabile la questione della qualità e dell'appropriatezza delle prestazioni offerte dal servizio sanitario pubblico, che tuttavia non sembra riflettere le ingenti risorse allocate;
l'attuale assetto costituzionale, che vede la gestione del servizio sanitario affidata al livello regionale, può costituire un ostacolo o un rallentamento a coordinate politiche di efficientamento del sistema, come dimostra, ad esempio, il recente caso del decreto-legge cosiddetto «liste d'attesa» –:
se il Ministro interrogato non ritenga urgente ripristinare una gestione centrale della sanità, con possibilità di delega a singole regioni esclusivamente in circostanze eccezionali che ne giustifichino l'operato, e quindi se non ritenga di attivarsi, all'interno del Governo, per promuovere un conseguente intervento di riforma in tal senso del Titolo V della Costituzione.
(3-02326)
LUPI, CARFAGNA, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
l'ultimo report dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sui risultati del monitoraggio del decreto ministeriale n. 77 del 2022, relativo al primo semestre 2025, contiene i dati sull'avanzamento degli obiettivi relativi ai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza relativi agli «ospedali di comunità» e alle «case di comunità»;
il rapporto citato ha segnalato un totale di 660 case di comunità con almeno un servizio attivo presenti in Italia al primo semestre 2025, rispetto alle 1.723 strutture previste dal Piano, pari al 38 per cento dell'obiettivo. Gli ospedali di comunità attivi erano 153 su un totale di 592 strutture previste, pari a circa il 25 per cento del totale;
il monitoraggio citato riportava anche che il dato della regione Campania, dove il numero di case di comunità con almeno un servizio attivo risultava pari a zero su un totale di 191 strutture previste. Il dato sugli ospedali di comunità era invece pari a uno, rispetto a un totale di strutture da attivare pari a 61;
la regione Campania dichiara che le case di comunità e gli ospedali di comunità sono realizzati dalle aziende sanitarie locali, in qualità di soggetti attuatori esterni delegati dalla regione stessa;
l'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro competente possano proporre di attribuire poteri sostitutivi per la realizzazione degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza «in caso di perdurante inerzia» del soggetto attuatore che metta a rischio il conseguimento degli obiettivi del Piano –:
quali iniziative di competenza intenda assumere per assicurare la realizzazione delle case di comunità e degli ospedali di comunità della regione Campania, anche proponendo l'attivazione dei poteri sostitutivi di cui all'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108.
(3-02327)
QUARTINI, MARIANNA RICCIARDI, DI LAURO e SPORTIELLO. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
sei milioni di cittadini rinunciano alle cure, tra liste d'attesa e pronto soccorso congestionati dall'assenza di risposte nel territorio e dalla mancanza di posti letto nei reparti; la medicina territoriale, che pure grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza doveva essere potenziata, continua ad essere in grave affanno, per il ritardo stesso nella realizzazione delle missioni;
secondo l'ultima analisi di Gimbe, la spesa in rapporto al prodotto interno lordo è scesa dal 6,3 per cento del 2022 al 6,05 per cento previsto per il 2027, fino addirittura al 5,93 per cento che verrà raggiunto nel 2028; si tratta di un taglio da 17 miliardi e mezzo di euro nelle quattro manovre del Governo Meloni; si tratta di dati che vengono tuttavia costantemente negati con la perdurante narrazione secondo cui mai ci sarebbero stati tanti finanziamenti, ignorando volutamente l'importanza del rapporto spesa sanitaria/prodotto interno lordo e salvo sommare artificiosamente le risorse già preventivate nelle precedenti manovre;
il piano delle assunzioni resta un miraggio e solo 6.000 infermieri saranno forse assunti dalle regioni, tirando una coperta finanziaria troppo corta; ci sarà inevitabilmente un incremento delle liste d'attesa, delle tasse addizionali regionali, dei ticket e delle regioni che finiranno in piano di rientro;
eppure, con la sanità al collasso, a parere degli interroganti le priorità del Governo sono altre: austerità, spese per gli armamenti (23 miliardi di euro nel triennio), nessuna tassa sugli extraprofitti bancari, assicurativi e farmaceutici e nessuna lotta all'elusione fiscale, che anzi viene incoraggiata con la cosiddetta «pace fiscale»;
allo stesso tempo, con quella che appare agli interroganti una destrezza tipica del gioco delle tre carte, il Ministro interrogato pone in essere un ormai consolidato scaricabarile sulle regioni, soprattutto le regioni non governate dalla maggioranza che lo ha nominato, dice di voler contenere l'intramoenia e al contempo finanzia, in ogni provvedimento utile, l'acquisizione di prestazioni dal privato, suggellando la più grande deriva privatistica della sanità italiana –:
come intenda sostenere, per quanto di competenza, le regioni, anziché contrastarle e, a parere degli interroganti, demonizzarle anche nelle sedi giudiziarie, in particolare quelle che stanno faticosamente uscendo dal piano di rientro, al fine di assicurare l'abbattimento delle liste di attesa e la piena garanzia dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e arrestare la deriva privatistica della sanità italiana.
(3-02328)
Interrogazione a risposta scritta:
STEFANI. — Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il decreto ministeriale n. 520 del 1998 definisce l'educatore professionale quale operatore sociale e sanitario che attua specifici progetti educativi e riabilitativi e che cura l'inserimento o il reinserimento psicosociale di persone in difficoltà per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia;
il medesimo decreto ministeriale n. 520 del 1998 colloca per elezione l'educatore professionale non solo nell'area sanitaria, ma anche nelle aree sociali e socio-assistenziali di intervento. Anche il percorso formativo della figura è un modello di integrazione, essendo articolato presso le facoltà di Medicina, in collaborazione con Scienze dell'educazione, psicologia, e sociologia e include settori scientifico disciplinari che spaziano dall'area sanitaria a quella sociale;
l'educatore professionale di cui al citato decreto ministeriale n. 520 del 1998, coerentemente con il suo profilo professionale e con il percorso formativo illustrato, è perfettamente in grado di operare nell'ambito delle équipe multidisciplinari previste, a livello di Ats, dall'articolo 5, comma 7, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, richiamate anche dall'articolo 126 del disegno di legge di bilancio per l'anno 2026. Il mancato coinvolgimento di tali figure nell'ambito delle équipe multidisciplinari suddette comporterebbe la perdita di professionisti abilitati a svolgere prestazioni educative e riabilitative, in maniera obiettivamente inspiegabile e illogica;
ulteriori interventi e misure, anche di carattere normativo, sono stati richiesti dalla Commissione di albo nazionale degli educatori professionali della Federazione nazionale degli ordini Tsrm e Pstrp allo scopo di:
a) riaprire una finestra temporale per l'iscrizione agli elenchi speciali a esaurimento dei professionisti esclusi dalle precedenti finestre (ultima chiusura al 30 giugno 2020). Molti professionisti, infatti, pur avendone i requisiti, non sono riusciti a perfezionare l'iscrizione agli elenchi speciali a esaurimento entro le scadenze previste, spesso a causa di scarsa tempestività informativa o disinformazione e sono oggi esposti al rischio concreto di abuso professionale;
b) definire un percorso per i professionisti attualmente iscritti negli elenchi speciali a esaurimento affinché possano transitare nell'Albo professionale ordinario e uscire dall'attuale condizione di subalternità professionale che gli impedisce, tra l'altro, di esercitare il diritto di voto attivo e passivo all'interno del proprio ordine. In questo caso, l'attivazione di percorsi di formazione compensativa potrebbe consentire anche di superare disparità con coloro che, iscritti all'Albo, possiedono un titolo abilitante;
l'adozione della misura di cui al precedente punto consentirebbe anche di garantire la qualità del servizio sociosanitario erogato, assicurando che tutti gli operatori attivi siano iscritti all'ordine professionale e soggetti alla relativa vigilanza –:
se intendano adottare iniziative di competenza volte a garantire, alla luce di quanto esposto in premessa:
a) il coinvolgimento degli educatori professionali di cui al decreto ministeriale n. 520 del 1998 nell'ambito delle équipe multidisciplinari previste, a livello di Ats, dall'articolo 5, comma 7, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147;
b) la riapertura di una finestra temporale per l'iscrizione agli elenchi speciali a esaurimento di cui all'articolo 1, comma 537, della legge n. 145 del 2018;
c) la transizione degli educatori professionali attualmente iscritti negli elenchi speciali a esaurimento nell'Albo professionale ordinario, previa attivazione di percorsi di formazione compensativa.
(4-06379)
SPORT E GIOVANI
Interrogazioni a risposta immediata:
ZANELLA. – Al Ministro per lo sport e i giovani. – Per sapere – premesso che:
da quanto si apprende da organi di stampa, il direttore del mensile Altreconomia, Duccio Facchini, ha, nel mese di maggio 2025, rivolto al comune di Milano richiesta di accesso agli atti, ai sensi del decreto legislativo n. 33 del 2013, relativi all'ammontare dell'incremento dei costi concernenti la realizzazione delle opere connesse ai giochi di Milano Cortina 2026, il Villaggio olimpico e l'Arena di Santa Giulia, per le quali le società Evd Milan s.r.l. e gruppo Coima avrebbero richiesto una compensazione economica;
il comune di Milano ha negato l'accesso agli atti, motivando il diniego sul fatto che le informazioni riguardassero un iter in corso che coinvolgeva più soggetti pubblici e che la diffusione delle stesse avrebbe potuto recare un danno alla buona riuscita dell'evento olimpico;
a seguito del diniego, il direttore di Altraeconomia ha presentato ricorso al tribunale amministrativo regionale della Lombardia, che, con decisione del 10 novembre 2025, ha stabilito come il comune di Milano non abbia adeguatamente motivato il diniego, precisando che il limite alla trasparenza può valere solo per la parte finanziata con risorse private, ma non per gli extra-costi coperti con fondi pubblici e, di conseguenza, per il diritto dell'istante ad ottenere gli atti amministrativi;
con l'articolo 1, comma 4-bis, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2025, n. 119 («decreto sport»), è stato autorizzato a favore del comune di Milano un contributo pari a 21 milioni di euro per l'anno 2025, al fine di riconoscere al soggetto responsabile per la realizzazione dell'Arena Santa Giulia i contributi economici a copertura degli extra-costi, mentre al comma 4-quinquies è stato autorizzato lo stesso comune a modificare le convenzioni urbanistiche in essere con il soggetto attuatore del Villaggio olimpico al fine del riconoscimento degli extra-costi;
con decreto-legge 29 ottobre 2025, n. 156, all'articolo 4, comma 5, il Governo ha disposto un contributo per il 2025 pari a 30 milioni di euro per assicurare, in aggiunta a quanto già previsto dal «decreto sport», la stipulazione da parte del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri di convenzioni funzionali alla messa a disposizione dell'Arena Santa Giulia –:
a quanto ammonti fino ad oggi l'incremento dei costi per la realizzazione del Villaggio olimpico e dell'Arena di Santa Giulia, per le quali le società Evd Milan s.r.l. e gruppo Coima hanno richiesto una compensazione economica, e quale sia l'importo delle penali previste contrattualmente per i ritardi sulla consegna delle opere da parte delle imprese costruttrici.
(3-02330)
PASTORELLA, GRIPPO, RUFFINO, BENZONI, D'ALESSIO e SOTTANELLI. – Al Ministro per lo sport e i giovani. – Per sapere – premesso che:
ormai da diverso tempo il dibattito pubblico attorno alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 è dominato da questioni riguardanti contenziosi sugli appalti, indagini, ricorsi, rimpalli istituzionali e polemiche sui profili di governance;
tuttavia, queste discussioni hanno finito per oscurare un problema fondamentale e quantomai urgente: a meno di tre mesi dall'inizio della manifestazione, non è ancora chiaro se l'Italia sarà effettivamente pronta dal punto di vista infrastrutturale e logistico;
secondo un recente aggiornamento della Corte dei conti, infatti, su 111 interventi censiti nelle regioni interessate, 98 risultano ancora da completare, con risultanze eterogenee per tipologia di intervento e con richiesta di un aggiornamento puntuale dei cronoprogrammi e delle coperture finanziarie, in particolare per gli interventi sulla viabilità e sulla riconversione degli impianti sportivi;
a tali elementi si aggiungono notizie secondo cui alcune infrastrutture considerate strategiche per la mobilità dei Giochi, come, ad esempio, la variante di Longarone e alcune opere viarie nell'area di Sondrio, non risulterebbero pronte, come previsto inizialmente, entro il 2026, ma avrebbero come orizzonte di completamento addirittura l'anno 2030, con ripercussioni evidentemente negative sulla gestione dei flussi turistici, della sicurezza, degli atleti e per i residenti –:
anche alla luce dell'imminente avvio della stagione sciistica, quali assicurazioni possa dare sulla sicurezza degli impianti sportivi e in merito alle diverse problematiche relative ai ritardi infrastrutturali e logistici per le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, con particolare riguardo alle ricadute economiche, territoriali e reputazionali.
(3-02331)
BIGNAMI, AMORESE. ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CANGIANO, COLOMBO, DI MAGGIO, MATTEONI, MOLLICONE, PERISSA e ROSCANI. – Al Ministro per lo sport e i giovani. – Per sapere – premesso che:
oratori, parrocchie ed enti ecclesiastici della Chiesa cattolica svolgono sul territorio un'importante funzione educativa e sociale e sono da sempre impegnati in progetti di solidarietà, nella lotta alla discriminazione razziale, al disagio e alla devianza in ambito minorile, anche attraverso la promozione e la diffusione della pratica sportiva quale strumento di contrasto all'emarginazione sociale;
la legge 30 dicembre 2024, n. 207, recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027», all'articolo 1, commi da 902 a 905, ha istituito un fondo per il sostegno e la diffusione dello sport, della solidarietà, la promozione sociale, l'organizzazione di iniziative culturali, nonché per il contrasto all'emarginazione sociale tramite l'attività di parrocchie, oratori e associazioni del terzo settore, prevedendo che le modalità di assegnazione dei contributi per i relativi progetti siano definite con decreto del Ministro per lo sport e i giovani, di concerto con il Ministro dell'istruzione e del merito, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell'economia e delle finanze;
le risorse, pari a 500.000 euro per ciascun anno del triennio 2025-2027, sono destinate per la formazione degli operatori che svolgono funzioni sociali/educative, per ricerche e sperimentazioni su attività e metodologie innovative per migliorare l'efficacia delle azioni educative e sociali e per progetti educativi, anche interdiocesani, con finalità di istruzione, formazione e svolgimento di attività sportive, comprese le attività scolastiche curriculari –:
alla luce dello stato di attuazione della misura e delle risorse che saranno effettivamente impegnate nel corso dell'anno 2025, se e quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere al fine di incentivare la funzione sociale, civile ed educativa svolta nelle comunità locali, mediante le attività delle parrocchie e delle associazioni del terzo settore che operano presso gli oratori parrocchiali.
(3-02332)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta scritta:
CAROTENUTO e CHERCHI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Edwige Pezzulli, astrofisica e divulgatrice scientifica dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), lavora da anni con un assegno di ricerca, in condizioni di precarietà e con un compenso ben lontano dal valore delle competenze e delle responsabilità acquisite;
la ricercatrice è stata insignita dal Presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere dell'ordine al Merito, riconoscimento che testimonia il prestigio del suo impegno scientifico e divulgativo;
l'articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017 («legge Madia»), prorogato anche su iniziativa di Usb Pi Ricerca, consente la stabilizzazione del personale precario con almeno 36 mesi di servizio negli enti pubblici di ricerca;
nonostante tale possibilità, l'Inaf avrebbe deciso di non prorogare il contratto della ricercatrice Pezzulli, impedendole così l'accesso alla stabilizzazione prevista dalla legge;
l'Unione sindacale di base (Usb) ha diffidato la presidenza e la direzione generale dell'ente, denunciando la mancata applicazione della normativa e una gestione che rischia di escludere lavoratrici e lavoratori qualificati;
il caso di Pezzulli non è isolato: in tutta la ricerca pubblica migliaia di precari vivono una condizione di incertezza permanente, pur contribuendo in modo determinante alla produzione scientifica del Paese;
tali scelte non solo negano diritti, ma determinano una grave perdita di capitale umano, alimentando la fuga di cervelli e privando l'Italia di professionalità formate e riconosciute anche a livello internazionale –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e intendano assumere iniziative di competenza al fine di verificare la corretta applicazione dell'articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2016 da parte dell'Inaf anche tenuto conto del fatto di cui in premessa;
se non ritengano urgente adottare iniziative per impedire che gli enti pubblici di ricerca eludano la normativa sulla stabilizzazione e continuino a ricorrere al precariato;
quali iniziative concrete, anche di carattere normativo, si intendano adottare per superare il precariato nella ricerca pubblica, garantendo stabilità, dignità e valorizzazione del merito scientifico.
(4-06380)
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta scritta Barzotti n. 4-04648 del 20 marzo 2025;
interrogazione a risposta scritta Borrelli n. 4-04867 del 22 aprile 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Curti n. 5-03961 del 13 maggio 2025;
interrogazione a risposta scritta Ghirra n. 4-06003 del 26 settembre 2025;
interrogazione a risposta orale Gatta n. 3-02253 del 17 ottobre 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Forattini n. 5-04551 del 20 ottobre 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Barzotti n. 5-04583 del 27 ottobre 2025;
interrogazione a risposta orale Gadda n. 3-02286 del 28 ottobre 2025;
interrogazione a risposta orale Squeri n. 3-02289 del 30 ottobre 2025;
interrogazione a risposta scritta Manes n. 4-06262 del 3 novembre 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Pandolfo n. 5-04649 del 10 novembre 2025;
interrogazione a risposta in Commissione Perantoni n. 5-04654 dell'11 novembre 2025.