XIX LEGISLATURA
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazioni a risposta scritta:
ZARATTI e GRIMALDI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
secondo un'inchiesta di Fanpage, l'Istituto romano San Michele nasconderebbe, fra appalti, incarichi e consulenze, un sistema legato agli ambienti di Fratelli d'Italia e alle amicizie del presidente Giovanni Libanori;
il primo nucleo dell'Istituto nacque nel 1587 come opera pia e divenne Istituto apostolico San Michele nel 1693, con Papa Innocenzo XII; dopo l'Unità d'Italia, nel 1871, con la cessione di molti beni ecclesiastici allo Stato, il complesso edilizio fu confiscato e nacque l'istituto romano San Michele, affidato al comune;
oggi l'istituto è (Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp), più grande del Lazio e seconda in Italia per rilevanza patrimoniale e attività di assistenza svolta;
in tale veste gestisce case di riposo, rsa e altre attività di assistenza a persone in condizioni di fragilità;
l'istituto, che si estende su un'area di circa 120.000 metri quadri ed è costituito da 12 palazzine multipiano inserite in un ampio giardino, avrebbe accumulato nel tempo un patrimonio di oltre 110 milioni di euro, fra beni mobili e immobili;
a quanto emerge dall'inchiesta di Fanpage, la comunicazione del San Michele, le consulenze legali e fiscali, gli incarichi da commercialista, l'organizzazione di eventi sarebbero diventati fonte di ingenti emolumenti per la cerchia ristretta del presidente Libanori;
il presidente Libanori avrebbe, per esempio, attinto dagli ambienti di Fratelli d'Italia il personale dello staff della presidenza dell'Istituto, dalla consulenza per lo sviluppo e il coordinamento dei progetti socio-assistenziali affidata a Nausica Cangini, volto noto in FdI, per un totale di circa 110 mila euro in quattro anni, al coordinamento dei progetti sulla giustizia riparativa assegnato a Giorgia Venerandi, vicina in precedenza a Italexit e oggi a Fratelli d'Italia;
si parla, inoltre, di una rete di appalti affidati a conoscenti e sodali politici, come emergerebbe nel caso della ristrutturazione del terzo piano della Palazzina Toti – uno degli edifici del comprensorio – con un affidamento da quasi 600 mila euro, vinto dalla Euroscavi di Gianluca Cilia, impresa di Nemi, cittadina della quale Libanori è vicesindaco, e l'assistenza alla direzione dei lavori assegnata a Stefano di Cocco, dirigente di FdI ad Ariccia e legatissimo al presidente dell'istituto;
analogo il caso della gara per la progettazione e direzione dei lavori per la nuova rsa, con tre società in corsa legate tra loro da anni in un consorzio stabile, l'European engineering, e l'appalto da 271 mila euro vinto dal Bm Studio, amministrato da Sabina Brinati, candidata alle ultime comunali di Roma con Fratelli d'Italia;
l'inchiesta segnala addirittura presunti finanziamenti a «ong fantasma», come emergerebbe dal contributo da 15 mila euro assegnato per un progetto al Comitato italiano Carta della Terra in collaborazione con una società sportiva, il cui presidente, contattato dalla testata, avrebbe dichiarato di non conoscere né il progetto, né il Comitato;
il secondo finanziamento anomalo, da 20 mila euro, riguarderebbe l'associazione Scilla international, capofila di un progetto in un centro anziani di Ostia Lido che, anche in questo caso, non avrebbe avuto notizia né del progetto né dell'esistenza di Scilla international, che non risulterebbe iscritta nel registro unico nazionale del terzo settore, mentre esisterebbe traccia di una Srl oggi cessata con identico nome e medesimo dirigente di Carta della Terra –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto emerso dall'inchiesta di Fanpage e se intendano valutare la sussistenza dei presupposti per l'attivazione dei Servizi ispettivi di finanza pubblica e dell'Ispettorato per la funzione pubblica, in relazione, in particolare, al corretto impiego di risorse pubbliche.
(4-06458)
FRANCESCO SILVESTRI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
recentemente è andato in onda un servizio giornalistico di inchiesta che ha messo in luce la possibilità che ci sia una gestione clientelare nell'ambito dell'Istituto romano di San Michele, Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp);
l'Azienda in oggetto è la più grande del Lazio e la seconda in Italia per patrimonio – stimato in oltre 110 milioni di euro tra immobili e terreni – e servizi offerti;
nel servizio, una persona che si definisce ex dirigente della struttura, mette in luce come emergerebbero elementi che farebbero ipotizzare la presenza di un sistema strutturato di incarichi, appalti e consulenze riconducibile a soggetti appartenenti o vicini agli ambienti di Fratelli d'Italia e alla rete relazionale del presidente dell'ente, Giovanni Libanori, attuale vicesindaco di Nemi;
l'Istituto vanta una storia plurisecolare: le sue origini risalgono al 1587, anno in cui nacque come opera pia destinata al sostegno dei bisognosi. Nel 1693, sotto il pontificato di Innocenzo XII, venne trasformato nell'Istituto Apostolico San Michele, acquisendo un ruolo di rilievo nell'ambito dell'assistenza caritativa dell'epoca. Con la successiva annessione di Roma al Regno d'Italia, nel 1871, numerosi beni ecclesiastici passarono allo Stato e il complesso fu incamerato, dando così vita all'odierno Istituto romano San Michele, posto sotto la responsabilità del comune;
attualmente l'ente opera come Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp), rappresentando la maggiore realtà del settore nel Lazio e una delle più rilevanti a livello nazionale per patrimonio amministrato e servizi erogati. L'Istituto gestisce infatti residenze per anziani, Rsa e ulteriori attività rivolte a cittadini in condizioni di fragilità socio-sanitaria;
l'inchiesta di Fanpage sostiene che l'area della comunicazione, le consulenze di carattere legale, fiscale e amministrativo, nonché le attività organizzative dell'ente, avrebbero generato compensi a favore di persone ritenute contigue al presidente Libanori. In particolare, la testata cita la composizione dello staff della presidenza, nel quale figurerebbero collaboratori provenienti da ambienti politicamente riconducibili a Fratelli d'Italia;
l'inchiesta segnala presunti finanziamenti a «ong fantasma», il cui presidente, contattato dalla testata, avrebbe dichiarato di non conoscere né il progetto né il comitato;
l'inchiesta tratta inoltre l'affidamento di appalti che coinvolgerebbero soggetti con relazioni personali o politiche con il presidente. Particolare rilievo è attribuito alla ristrutturazione della Palazzina Toti, intervento del valore prossimo ai 600.000 euro, aggiudicato alla società Euroscavi di Gianluca Cilia, operante nel comune di Nemi, dove Libanori ricopre, come detto in precedenza, la carica di vicesindaco;
l'assistenza alla direzione dei lavori sarebbe stata successivamente conferita a Stefano Di Cocco, dirigente di FdI nel territorio di Ariccia e figura considerata legata al presidente dell'Istituto;
nel 2024, l'Istituto avrebbe affidato l'organizzazione di una serie di iniziative con affidamenti a delle società che farebbero capo a Barbara Molinario, candidata di FdI al XV Municipio di Roma alle ultime comunali, nel 2021;
il presidente della regione Lazio, a seguito di questa inchiesta avrebbe disposto una attività ispettiva per chiarire le modalità di gestione dei suddetti ingenti fondi pubblici –:
se il Presidente del Consiglio e i Ministri interrogati, siano a conoscenza di quanto emerso dall'inchiesta di Fanpage e se intendano valutare la sussistenza dei presupposti per adottare iniziative di competenza, tramite i Servizi ispettivi di finanza pubblica e l'Ispettorato della funzione pubblica, con particolare riferimento al corretto utilizzo di risorse pubbliche.
(4-06459)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta in Commissione:
TONI RICCIARDI, PORTA, CARÈ e DI SANZO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
gli Enti gestori operativi in Francia, costituiti come associazioni senza scopo di lucro ai sensi della Loi 1901, svolgono da decenni un ruolo essenziale nella promozione della lingua e della cultura italiana nel sistema scolastico francese, intervenendo gratuitamente nelle scuole statali in conformità ai princìpi repubblicani di gratuité, liberté, égalité e fraternité. Tale impegno ha assicurato la continuità dell'insegnamento dell'italiano dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria, contribuendo in modo decisivo anche allo sviluppo di nuove sezioni, e ha assicurato l'erogazione dei corsi Eile (Enseignements internationaux langue ètrangère), quest'ultimi previsti dall'accordo bilaterale italo-francese entrato in vigore nel settembre 2023;
negli ultimi anni gli Enti segnalano crescenti difficoltà amministrative e gestionali, divenute strutturali, che ne compromettono la capacità di programmare e garantire il regolare avvio delle attività scolastiche annuali. Con la circolare ministeriale n. 4/2022 si era auspicato un nuovo corso nella gestione dei contributi, anche grazie al passaggio da una contabilità basata sull'anno solare a una basata sull'anno scolastico, misura accolta positivamente dagli enti in quanto più aderente al calendario delle attività;
la stessa circolare, al punto 8, stabilisce che l'anticipo del contributo debba essere erogato subito dopo la dichiarazione di accettazione da parte del soggetto beneficiario. Tale previsione intendeva evitare ritardi nell'avvio dei corsi e prevenire criticità di cassa, consentendo agli Enti di assumere tempestivamente il personale docente secondo la normativa francese;
il successivo decreto attuativo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale n. 1049 del 20 settembre 2024, che disciplina l'erogazione del contributo per l'anno scolastico 2025/2026, ha reintrodotto le percentuali 40 per cento anticipo – 40 per cento tranche intermedia – 20 per cento saldo, anziché le modalità più favorevoli previste inizialmente per l'a.s. 2024/2025 (20 per cento - 50 per cento - 30 per cento). Inoltre, il decreto condiziona l'erogazione dell'anticipo alla «verifica dell'insussistenza di eventuali situazioni contabili pendenti» relative alla rendicontazione dell'anno precedente, introducendo di fatto un vincolo che la circolare n. 4/2022 non contemplava;
gli enti rispettano regolarmente la scadenza del 30 settembre per la presentazione della rendicontazione finale, che viene esaminata dagli Uffici diplomatico-consolari già nel mese di ottobre. Tuttavia, nonostante tale tempistica, anche per l'a.s. 2025/2026 l'erogazione dell'anticipo risulta avvenire solo nel mese di novembre, con ritardi ormai sistematici che ostacolano la programmazione didattica e finanziaria;
il saldo del 20 per cento, erogato solo dopo la verifica finale del rendiconto, rimane a lungo bloccato; l'anticipo del 40 per cento, se versato con settimane di ritardo rispetto all'inizio dell'anno scolastico, non consente di coprire le spese iniziali di gestione, in particolare quelle legate ai contratti del personale docente. Di conseguenza gli Enti, che per norma possono presentare progetti con un minimo del 5 per cento di entrate proprie, si trovano a dover anticipare di fatto fino al 60-70 per cento dei costi, spesso ricorrendo a scoperti bancari, con oneri e responsabilità personali per i presidenti, che operano a titolo gratuito o con rimborso spese;
nonostante il ruolo determinante svolto dagli enti gestori nella salvaguardia e nella diffusione della lingua italiana in Francia, essi non risultano coinvolti nei momenti consultivi promossi nell'ambito dello Sfim – Sistema della formazione italiana nel mondo –, quali tavole rotonde, Stati Generali o incontri istituzionali finalizzati alla programmazione delle politiche linguistiche all'estero –:
se non ritenga necessario e urgente adottare iniziative volte a riallineare la prassi amministrativa all'impianto della circolare n. 4/2022, garantendo l'erogazione dell'anticipo immediatamente dopo la dichiarazione di accettazione, senza condizionarlo alla rendicontazione dell'anno precedente, così da assicurare agli enti gestori in Francia la possibilità di avviare puntualmente le attività scolastiche;
quali iniziative di competenza intenda adottare per assicurare stabilità finanziaria e continuità operativa agli enti gestori, riconoscendone formalmente il ruolo all'interno dello Sfim e prevedendo meccanismi strutturali e non emergenziali di sostegno, necessari per la tutela e lo sviluppo dell'insegnamento dell'italiano nel sistema scolastico francese.
(5-04751)
Interrogazione a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
secondo numerose fonti di stampa, nelle basi militari di Aviano e Ghedi sarebbero attualmente stoccate testate termonucleari statunitensi, rispettivamente tra le 20 e le 30 ad Aviano e tra le 10 e le 15 a Ghedi, comprese le bombe B61-12, parte del programma di ammodernamento dell'arsenale nucleare USA;
nel corso degli ultimi anni diverse realtà pacifiste, antimilitariste e amministrazioni locali hanno sollecitato la rimozione di tali armamenti dal territorio italiano, depositando anche una denuncia alla procura di Roma il 2 ottobre 2023 per l'accertamento di eventuali responsabilità penali in relazione alla possibile violazione del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) e della legge n. 185 del 1990;
tale procedimento è stato successivamente archiviato dalla procura di Roma ritenendo la questione «espressione di scelte politiche», tuttavia la presenza di ordigni nucleari in Italia comporta profili di legalità internazionale e costituzionale, vincolanti per lo Stato indipendentemente dalle opzioni politiche contingenti;
il 24 ottobre 2025, Giornata delle Nazioni Unite, associazioni quali «Donne e Uomini Contro la Guerra», «Centro Sociale 28 Maggio» e Wilpf Italia hanno organizzato presìdi informativi presso le basi di Ghedi e Pordenone, annunciando il deposito presso le procure di Brescia e Pordenone di nuove denunce finalizzate ad accertare formalmente la presenza di testate nucleari nelle basi e a dichiararne l'illegittimità;
la legge n. 185 del 1990 disciplina in modo restrittivo l'esportazione, l'importazione e il transito di materiali di armamento, in particolare all'articolo 1 stabilisce che tali operazioni devono essere conformi alla Costituzione e agli obblighi internazionali dell'Italia. Pertanto la presenza di ordigni nucleari di uno Stato terzo, se non formalmente autorizzata, potrebbe configurare violazioni del divieto di transito e stoccaggio di materiali d'armamento non dichiarati, oltre a contraddire il principio di controllo democratico sulle politiche militari previsto dalla stessa legge;
il Trattato di Parigi del 1947 ricomprende tra i vincoli imposti all'Italia il divieto di possedere, sviluppare o acquisire armi di distruzione di massa. Tali disposizioni, mai abrogate, integrano ancora oggi limiti giuridici all'eventuale presenza o stoccaggio di armi nucleari su territorio nazionale, anche se appartenenti a Stati alleati;
il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), entrato in vigore nel 1975, impegna gli Stati non dotati di armi nucleari a non ricevere né il possesso né il «controllo» di ordigni atomici, direttamente o indirettamente. Benché si sostenga che in ambito Nato le armi rimangano sotto controllo esclusivo degli Stati Uniti, le pratiche di nuclear sharing – che implicano addestramento, infrastrutture e disponibilità operativa da parte dei Paesi ospitanti – potrebbero risultare incompatibili con gli articoli 1 e 2 del Tnp;
il contesto geopolitico attuale rende il tema particolarmente urgente, soprattutto in relazione al crescente coinvolgimento della Nato in programmi di ammodernamento nucleare e alle esercitazioni «dual capability» che avvengono anche nei due siti italiani;
con interrogazione n. 4-05162 del 3 giugno 2025 l'interrogante aveva già sollevato la questione, chiedendo al Governo di valutare l'adesione al Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw) e di predisporre piani di emergenza e trasparenza informativa per le popolazioni locali, tuttora assenti;
la modernizzazione dell'arsenale nucleare ospitato in Italia, unita alla persistente mancanza di trasparenza, solleva rilevanti questioni in materia di sicurezza pubblica, sovranità nazionale e conformità dell'Italia ai propri impegni internazionali –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della presenza di ordigni termonucleari nelle basi di Aviano e Ghedi, se ritengano tale presenza compatibile con la normativa nazionale e internazionale vigente, e se intendano esprimersi nettamente in senso contrario avviando al più presto il percorso di sottoscrizione e ratifica del Trattato Tpnw.
(4-06468)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta in Commissione:
BONELLI e GRIMALDI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
con decisione COM(2025) 675 del 4 novembre 2025, attualmente in fase di approvazione da parte del Consiglio dell'Unione europea, la Commissione europea ha valutato positivamente la sesta revisione del PNRR italiano, che ha ridefinito in modo sostanziale l'architettura del Piano, intervenendo su 173 misure tra modifiche, definanziamenti, rifinanziamenti e semplificazioni;
il PNRR ha inizialmente destinato circa 60 miliardi di investimenti alla «Rivoluzione verde e transizione ecologica» e con la Missione 2 Componente 2, investimento 1.2 ha previsto uno stanziamento di 2,2 miliardi per lo sviluppo delle comunità energetiche al fine di incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili;
secondo quanto comunicato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica il 21 novembre 2025 la sesta revisione del PNRR ha ridotto la dotazione finanziaria per la Missione 2 Componente 2, investimento 1.2 a soli 795,5 milioni di euro, riducendo lo stanziamento iniziale del 64 per cento;
il decreto legislativo n. 199 del 2021 ha normato a regime l'autoconsumo e le comunità energetiche rinnovabili, demandando ad Arera di adottare i provvedimenti attuativi necessari al funzionamento di tale disciplina e al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica di emanare appositi decreti per l'adozione delle disposizioni in merito agli incentivi per la produzione energetica condivisa;
nonostante l'articolo 8 del decreto legislativo n. 199 del 2021 indicasse, in 180 giorni il termine per l'emanazione da parte del Ministero della transizione ecologica dei decreti per aggiornamento dei meccanismi di incentivazione, con 1 anno e 7 mesi di ritardo, il 24 gennaio 2024 è entrato in vigore il decreto attuativo riguardante le modalità di incentivazione per l'energia condivisa per le comunità energetiche e le configurazioni di autoconsumo collettivo (Decreto Cacer), al quale ha fatto seguito il decreto direttoriale n. 22 del 23 febbraio 2024 col quale il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha approvato le regole operative elaborate dal Gse per accedere agli incentivi per le Cer e ai contributi per gli impianti finanziati dalla Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2 del PNRR;
il ritardo ingiustificabile con il quale sono stati emanati i decreti attuativi da parte del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e le regole operative da parte del Gse, unite alle difficoltà nel ricevere informazioni necessarie a identificare l'ambito di sviluppo delle Cer, hanno frenato il diffondersi nel nostro paese delle comunità energetiche, nonostante queste siano una soluzione utile e concreta per contrastare il caro bollette, l'emergenza climatica e la povertà energetica;
dei 2,2 miliardi di euro messi a disposizione dal PNRR per promuovere le Cer, solo una frazione è stata effettivamente utilizzata. Il ritardo con cui sono state pubblicate le normative attuative per le Cer e i termini inizialmente fissati al 31 marzo 2025, poi prorogati al 30 novembre 2025, per presentare le domande da parte dei comuni, ha significativamente ridotto al minimo la presentazione delle domande per l'attivazione di nuove Cer;
la decisione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica di ridurre drasticamente la dotazione PNRR da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro, perlopiù a ridosso delle scadenze operative per presentare i progetti, mette sotto pressione un intero comparto che negli ultimi mesi ha investito su strutture, assunzioni e formazione tecnica confidando in un quadro normativo e finanziario stabile, avendo molti soggetti – comuni, cittadini, imprese – già sostenuto costi significativi per studi di fattibilità, progettazioni tecniche, consulenze amministrative e investimenti preliminari necessari per partecipare ai bandi –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per garantire la continuità e la tutela dei progetti già dichiarati idonei ma non ancora finanziati e per completare l'istruttoria e la valutazione dei progetti presentati entro il termine del 30 novembre 2025 e se non ritenga di assumere iniziative di competenza al fine di prevedere idonei stanziamenti per il finanziamento di tutti i progetti ritenuti idonei.
(5-04748)
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il progetto stradale Paladina-Sedrina riguarda il terzo lotto della tangenziale Sud di Bergamo e prevede un tracciato di 6,5 chilometri a carreggiata unica, con due corsie complessive, che attraversa i territori di Valbrembo, Paladina, Almè, Sorisole, Villa d'Almè e Sedrina. L'attuale configurazione progettuale prevede circa 4,8 km di gallerie e 1,5 km di trincee che ricadono interamente all'interno del Parco dei Colli, area protetta di rilevanza regionale ed in particolare interessano anche la valle del Giongo, Zona speciale di conservazione della rete Natura 2000 è caratterizzata da un'elevata sensibilità ambientale;
il Parco dei Colli, terzo parco regionale lombardo per estensione, è stato istituito per preservare un equilibrio delicato tra ambiente naturale ed insediamenti umani, e rappresenta un patrimonio di grande valore per la tutela della biodiversità, oltre che per le sue funzioni paesaggistiche, ricreative ed educative;
l'opera stradale, concepita originariamente alla fine degli anni ottanta, è stata riproposta con l'obiettivo di alleviare il congestionamento della Val Brembana, senza tuttavia tener conto dell'evoluzione del contesto territoriale e della mobilità locale attuale;
i costi del progetto sono lievitati negli anni fino a superare i 520 milioni di euro, senza che, secondo numerosi studi e osservazioni tecniche, esso garantisca una reale soluzione ai problemi di traffico, anche a causa del tracciato che non servirebbe che la metà dei flussi di traffico che usano l'attuale sede stradale;
la realizzazione delle infrastrutture previste, che intercetta i torrenti Giongo e Quisa, comprenderebbe rilevanti rischi idrogeologici, alterazioni del reticolo idrico locale e danni irreversibili al paesaggio collinare, oltre che al patrimonio naturalistico e storico del Parco dei Colli;
a quanto consta all'interrogante fin dal 2011 comitati civici, associazioni ambientaliste e cittadini, insieme al comune di Sorisole, hanno contestato il progetto ottenendone una prima bocciatura da parte del Tar e del Consiglio di Stato. Nonostante ciò, Anas e provincia lo hanno ripresentato con modifiche solo marginali, continuando a insistere sulla sua realizzazione. Oggi l'iter è ancora in corso e, secondo quando previsto, Anas dovrebbe approvare il progetto definitivo a dicembre 2025;
il comitato cittadino «Salviamo il Parco dei Colli» e Legambiente hanno raccolto oltre 8.000 firme contro l'opera, denunciandone le conseguenze ecologiche e paesaggistiche e lo spreco di risorse pubbliche per un'opera non risolutiva;
esistono alternative meno impattanti e più risolutive dei problemi del traffico, già previste fin dagli anni sessanta, come il raddoppio dell'attuale SS 470 tra Curno e Villa d'Almè, eventualmente con tratti interrati nei punti più sensibili, una soluzione che permetterebbe di intervenire su un'infrastruttura già esistente, e di cui la provincia è già proprietaria del sedime per le 4 corsie, riducendo drasticamente i danni ambientali e i costi complessi ad i tempi dell'intervento;
la previsione di una spesa pubblica superiore al mezzo miliardo di euro impone una valutazione attenta e proporzionata rispetto agli impianti effettivi, soprattutto in un contesto di tutela ambientale;
una grande infrastruttura che attraversa un parco tutelato può compromettere non solo il valore naturale, ma anche il ruolo ricreativo, educativo e paesaggistico che l'area riveste per la comunità locale;
l'articolo 9 della Costituzione sancisce la tutela dell'ambiente e del paesaggio, imponendo particolare cautela verso opere che rischiano di compromettere ecosistemi protetti –:
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, non intendano adottare iniziative, in raccordo con i comuni e gli enti coinvolti, al fine di verificare quale sia l'impatto del progetto in termini di effettiva riduzione del traffico anche al fine di promuovere una nuova valutazione comparativa delle alternative disponibili, nella massima trasparenza e piena partecipazione dei cittadini.
(4-06461)
MORFINO e CARMINA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nella provincia di Trapani e, in particolare, nei comuni di Partanna, Poggioreale, Santa Ninfa e Salaparuta, persiste una condizione di grave emergenza idrica, documentata dai notiziari regionali, da organi di stampa locali e da diverse segnalazioni istituzionali;
nel comune di Partanna, in particolare, intere aree del territorio risultano attualmente servite unicamente tramite autobotti, in assenza di un'erogazione ordinaria minima garantita, con conseguente rischio per l'igiene pubblica, la tutela della salute e la continuità dei servizi essenziali;
nonostante la presenza di pozzi comunali idonei alla captazione, questi risultano inattivi, come riportato da fonti giornalistiche e confermato da dichiarazioni istituzionali locali;
tali pozzi ricadono tra gli interventi previsti dal «Secondo piano nazionale di emergenza idrica», con un finanziamento di circa 600.000 euro destinato al revamping e alla rimessa in esercizio degli impianti, con nomina di Siciliacque S.p.A. quale soggetto attuatore, ma gli interventi risultano bloccati, senza motivazioni tecniche trasparenti, lasciando il territorio in una condizione di emergenza permanente;
la mancata attivazione di tali infrastrutture appare in contrasto con il principio di precauzione, con i criteri di continuità e qualità del servizio idrico integrato previsti dal decreto legislativo n. 152 del 2006, nonché con gli obblighi di assicurare ai cittadini un quantitativo minimo vitale giornaliero, in linea con la direttiva 2020/2184/UE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano;
ulteriori criticità coinvolgono la gestione delle reti, caratterizzate da elevate perdite idriche, portate ridotte da parte dei gestori, e un uso crescente di misure emergenziali che non possono sostituirsi ad una pianificazione strutturale coerente con gli investimenti previsti dal PNRR – Missione 2, Componente 4, dedicata anche all'adattamento ai cambiamenti climatici e alla riduzione della vulnerabilità idrica;
i fatti esposti confermano che le cause della grave carenza idrica che affligge da mesi la Sicilia, con danni ingenti alla popolazione e al comparto agricolo, siano ascrivibili non solo agli effetti dei cambiamenti climatici, ma soprattutto alla inefficiente gestione del servizio idrico, come dimostra anche la situazione della diga Garcia e di altre infrastrutture strategiche dell'isola in attesa da anni di adeguati interventi di manutenzione –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se risulti a conoscenza delle ragioni tecniche e amministrative della mancata riattivazione dei pozzi comunali di Partanna nonostante il finanziamento già assegnato, e quale sia lo stato attuale delle procedure di gara, progettazione, esecuzione e collaudo;
se il Governo intenda attivare anche tramite il commissario straordinario per la scarsità idrica i poteri di vigilanza sul gestore del servizio idrico integrato e sulle autorità d'ambito competenti, alla luce della mancata garanzia dei livelli minimi essenziali di erogazione, anche al fine di valutare la sussistenza dei presupposti per l'esercizio dei poteri sostitutivi di cui all'articolo 120 della Costituzione;
se siano state valutate misure immediate per garantire l'approvvigionamento idrico alternativo, ai sensi della normativa nazionale e comunitaria in materia di sicurezza dell'acqua potabile;
quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere il Governo anche tramite il commissario straordinario per la scarsità idrica, al fine di assicurare la celere realizzazione degli interventi finanziati e di prevenire ulteriori danni alla salute pubblica e all'ambiente;
in quale misura il Governo abbia monitorato o intenda monitorare l'utilizzo dei fondi destinati all'emergenza idrica nel territorio trapanese, anche ai fini della corretta attuazione degli investimenti PNRR e della conformità agli obblighi derivanti dalle direttive europee in materia di tutela delle acque.
(4-06467)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta scritta:
SANTILLO, ALIFANO, CARMINA, DELL'OLIO, DONNO, GUBITOSA, RAFFA e TORTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 («decreto rilancio»), convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, ha introdotto il cosiddetto Superbonus per specifici interventi di efficienza energetica e riduzione del rischio sismico sugli edifici, con possibilità – in alternativa all'utilizzo diretto in dichiarazione – di optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito ai sensi dell'articolo 121 del medesimo decreto;
per gli interventi di efficienza energetica (cosiddetto «Super Ecobonus»), i dati tecnici e finanziari relativi agli investimenti sono raccolti sin dall'origine attraverso la trasmissione telematica delle asseverazioni all'Enea, in attuazione dell'articolo 13 del decreto-legge n. 34 del 2020, che pubblica periodicamente cruscotti e rilevazioni nazionali e regionali sugli importi ammessi a detrazione e sui lavori conclusi;
la filiera informativa del credito d'imposta generato dal Super Ecobonus coinvolge, oltre all'Enea, l'Agenzia delle entrate e il Ministero dell'economia e delle finanze, in relazione alle dichiarazioni fiscali, alle opzioni di cessione del credito/sconto in fattura e alle compensazioni tramite modello F24 effettuate ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
allo stato attuale, non risulta pubblicamente disponibile un quadro integrato che consenta di correlare in modo puntuale: a) gli investimenti ammessi a detrazione e risultanti dalle asseverazioni Enea; b) i crediti effettivamente fruiti tramite detrazione diretta o tramite cessione/sconto; c) i crediti utilizzati in compensazione in F24, con specifica evidenza delle compensazioni relative ai debiti di cui all'articolo 17, comma 2, lettere e), f) e g) del decreto legislativo n. 241 del 1997 (contributi previdenziali Inps, premi Inail e ulteriori voci previste);
tale riconciliazione dei dati risulta essenziale per valutare il reale tasso di utilizzo del credito generato, l'entità dei crediti in giacenza, la distribuzione tra detrazione diretta, cessione e compensazione, nonché l'impatto sui flussi finanziari pubblici e sugli equilibri di bilancio, anche alla luce delle modifiche normative intervenute a decorrere dal 2022 in materia di cessione e utilizzo in compensazione –:
se il Ministro interrogato intenda rendere disponibile – sulla base dei dati Enea, dell'Agenzia delle entrate e degli archivi F24 del Mef – un quadro analitico completo e strutturato dei crediti relativi agli interventi di efficienza energetica «Super Ecobonus» di cui agli articoli 119 e 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, che consenta di conoscere, per ciascun anno di maturazione dal 2020 al 2025 e, ove possibile, per tipologia di intervento, distinto per anno solare, il totale degli investimenti ammessi a detrazione risultanti dalle asseverazioni, l'ammontare dei benefici effettivamente fruiti tramite detrazione diretta, nonché l'ammontare delle predette detrazioni per le quali si è optato per lo sconto in fattura o per la cessione del credito; se non intenda rendere noto inoltre l'importo dei crediti utilizzati in compensazione mediante modello F24, con distinta evidenza – qualora tecnicamente rilevabile – delle compensazioni effettuate per il pagamento dei debiti di cui all'articolo 17, comma 2, lettere e), f) e g) del decreto legislativo n. 241 del 1997, suddivisi per anno e tipologia; se non intenda rendere noto, ancora, il dato aggiornato sull'ammantare dei crediti in giacenza non ancora utilizzati ma potenzialmente compensabili, con indicazione dell'anno di maturazione e della qualificazione del detentore.
(4-06464)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta in Commissione:
GIANASSI, SERRACCHIANI, DI BIASE, SCARPA e LACARRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
con provvedimento del 31 gennaio 2024 è stata approvata la graduatoria del concorso per esami a 104 posti (poi elevati a 236) di Funzionario giuridico pedagogico del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), successivamente riapprovata con decreto del 7 maggio 2024;
gli scorrimenti disposti dal Dap hanno consentito la convocazione fino alla posizione n. 304, mentre il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità (Dgmc), a seguito dell'autorizzazione all'utilizzo della stessa graduatoria, è giunto con avviso del 17 giugno 2025 allo scorrimento fino alla posizione;
a quanto consta agli interroganti, attualmente risultano oltre 1.200 idonei non ancora assunti a fronte di circa 600 unita già prese in servizio, nonostante la rilevante carenza di personale negli istituti penitenziari e nei servizi minorili e di comunità, dove ogni Funzionario giuridico pedagogico gestisce mediamente oltre 100 detenuti;
la figura dell'educatore penitenziario riveste un ruolo costituzionalmente rilevante per l'attuazione del trattamento rieducativo, come confermato dalla recente «Riforma Cartabia»;
associazioni sindacali di categoria hanno segnalato che la mancata proroga della graduatoria, in scadenza il 1° febbraio 2026, comporterebbe un danno organizzativo ed economico per l'Amministrazione, che dovrebbe bandire un nuovo concorso nonostante l'esistenza di idonei già selezionati;
sia il Dap quanto il Dgmc dispongono di posti già autorizzati e non coperti, alcuni dei quali derivanti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di agosto 2025 concernente l'autorizzazione ad avviare procedure di reclutamento e ad assumere unità di personale –:
se, in relazione a quanto espresso in premessa, intenda assumere iniziative per prorogare di almeno un anno la graduatoria in scadenza, al fine di consentire a Dap e Dgmc di completare le assunzioni già autorizzate e colmare le carenze di organico, evitando la dispersione delle professionalità già selezionate, anche in considerazione dei costi e dei tempi necessari per l'indizione di un nuovo concorso altamente tecnico.
(5-04750)
Interrogazione a risposta scritta:
CALDERONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) reca la disciplina delle misure di prevenzione personali e patrimoniali;
in entrambi i casi si tratta di misure connotate da una sicura portata afflittiva – di intensità diversa a seconda della misura applicata – della libertà personale e ablativa dei beni dei soggetti proposti: esse incidono, invero, su diritti di incontrovertibile rilievo costituzionale;
nel procedimento di prevenzione accade sovente che la misura preventiva, tanto personale quanto patrimoniale, applicata in prima battuta al proposto, vengano, poi, nei successivi gradi revocate –:
quante misure di prevenzione personali e patrimoniali siano state applicate e quante revocate o annullate nei successivi gradi del procedimento di prevenzione e quanti patrimoni siano stati conseguentemente restituiti all'avente diritto, nei casi di misure patrimoniali, dall'anno 1992 ad oggi.
(4-06463)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta scritta:
BENZONI e RICHETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il treno Frecciarossa 9330, che collega quotidianamente Roma Termini a Milano Centrale, costituisce l'unico collegamento diretto che, nel tratto emiliano, effettua fermata nei principali capoluoghi emiliani, ossia Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, oltre a Bologna;
il 9930 parte da Roma alle ore 19:50 e giunge a Milano alle ore 00:25, consentendo a lavoratori, pendolari, studenti e turisti di rientrare nelle città intermedie dell'Emilia, senza ulteriori cambi di treno;
tuttavia, a decorrere dal 14 dicembre 2025, con l'entrata in vigore del nuovo orario ferroviario, il 9930 sarà instradato sulla linea ad alta velocità Bologna-Milano, che prevede la sola fermata di Reggio Emilia AV con la conseguente soppressione delle fermate di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Tale modifica, comporta la completa perdita dell'unico collegamento diretto serale da Roma verso tali capoluoghi di provincia;
la soppressione delle fermate intermedie costringerà i passeggeri al cambio a Bologna Centrale, obbligandoli a spostarsi dalla stazione AV sotterranea ai binari di superficie, con tempi di percorrenza significativi e disagi soprattutto per le persone anziane, con mobilità ridotta, famiglie con bambini. Inoltre, i viaggiatori dovranno regolarsi con i tempi di attesa delle coincidenze con i treni regionali diretti verso Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, con un conseguente ingente allungamento del viaggio complessivo;
inoltre, nella tratta Bologna-Piacenza, il nuovo orario del 9330 prevede l'unica fermata a Reggio Emilia AV intorno alle 23, con l'evidente impossibilità di fornire collegamenti regionali adeguati per gli utenti residenti nei territori delle tre province interessate, così costretti ad utilizzare mezzi privati e sopportare costi e tempi di viaggio aggiuntivi;
come denunciato da più parti, quanto deciso rappresenta l'ennesimo caso in cui Trenitalia adotta variazioni d'orario con pesanti ricadute sul territorio emiliano senza alcuna comunicazione o spiegazione, limitandosi a pubblicare il nuovo orario sui propri portali di vendita. Ne emerge una strategia miope che ha visto Trenitalia utilizzare ogni opportunità per aumentare il numero delle Frecce per incrementare utenti ed introiti, dimenticando gli impegni presi con le amministrazioni dei territori attraversati dall'AV;
la revisione programmatoria operata è in contrapposizione rispetto all'esigenza di assicurare un servizio di mobilità ferroviaria capillare, interconnessa e sostenibile lungo l'asse della via Emilia e che sia di supporto ad un territorio caratterizzato da elevatissima densità abitativa e produttiva nonché dalla presenza di rilevanti insediamenti industriali, universitari, logistici e sanitari;
i collegamenti ad alta velocità, pur essendo servizi svolti in regime di mercato, insistono su infrastrutture di rilevanza strategica nazionale e necessitano, pertanto, di un costante confronto con le istituzioni territoriali, al fine di preservare un equilibrato bilanciamento tra esigenze commerciali e tutela del diritto alla mobilità degli utenti e della cittadinanza;
in tale contesto, la soppressione delle fermate del 9330 lungo la via Emilia storica rischia di determinare non solo un grave pregiudizio per pendolari e lavoratori che usufruiscono del collegamento serale in provenienza da Roma, ma anche una diminuzione dell'attrattività turistica e della competitività dei centri urbani emiliani, rendendone difficoltoso il raggiungimento in fascia serale mediante convogli diretti;
tutto ciò, inoltre, è in contrasto con gli obiettivi nazionali ed europei volti al potenziamento del trasporto pubblico, all'integrazione tra rete ad alta velocità e reti fondamentali e complementari nonché alla promozione della coesione territoriale –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e delle motivazioni addotte da Trenitalia a fondamento di tale modifica;
se non ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, nei confronti del Gruppo FS e degli altri operatori interessati affinché siano reintrodotte le fermate del Frecciarossa 9330 lungo la via Emilia o individuata una soluzione alternativa equivalente.
(4-06455)
INTERNO
Interrogazioni a risposta scritta:
ROSATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il grave episodio di violenza avvenuto recentemente nel parco di Tor Tre Teste nel comune di Roma ha riproposto il tema della sicurezza urbana, in particolare nelle aree più periferiche delle grandi città metropolitane dove si è registrato negli ultimi anni un aumento degli eventi criminosi;
come già ricordato nell'interrogazione 4/06344, permane una carenza d'organico nelle forze dell'ordine di circa 11 mila unità, corrispondente al 10 per cento della dotazione organica prevista dalla legge, frutto del precedente blocco del turn over e dell'insufficienza di istruttori e disponibilità nei centri di formazione, che non consente un ottimale presidio del territorio specialmente nei contesti urbani caratterizzati da fenomeni di degrado e disagio sociale;
a questo si sommano i limiti assunzionali che i comuni sono tenuti a rispettare anche con riferimento al personale della polizia locale che, ai sensi della legge 7 marzo 1986, n. 65, svolge una funzione ausiliaria di pubblica sicurezza e contribuisce quindi al controllo del territorio e al contrasto della criminalità;
il decreto 17 marzo 2020, in attuazione dell'articolo 33 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, ha infatti previsto per le amministrazioni comunali la possibilità di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni, entro una spesa complessiva per tutto il personale dipendente non superiore ad un valore soglia definito in base alla fascia demografica e alla media delle entrate correnti;
in presenza di tali limiti, le amministrazioni comunali non possono procedere con investimenti straordinari nella sicurezza urbana mediante un rafforzamento della dotazione organica del personale di polizia locale, anche qualora si dispongano di risorse finanziarie aggiuntive e mediante lo scorrimento di graduatorie già in essere;
nel caso di specie, all'interrogante risulta che il comune di Roma disponga di una graduatoria valida con oltre 1.200 candidati idonei nel ruolo di agente di polizia locale che a causa dei vincoli nazionali non possono essere assunti nella loro totalità e nei tempi che le circostanze straordinarie su descritte richiederebbero, tenendo altresì conto del fatto che trattasi di graduatorie soggette a scadenza, nonostante le peculiarità di Roma Capitale che tra l'altro è interessata quest'anno da importanti eventi di caratura internazionale che richiederebbero un presidio più capillare del territorio;
l'immissione in servizio, in deroga al limite assunzionale di cui decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, di ulteriore personale di polizia locale consentirebbe, in tutte le grandi città metropolitane, la realizzazione di una rete di agenti di prossimità in particolare nelle aree verdi e nelle zone individuate più a rischio –:
se il Governo intenda assumere iniziative di carattere normativo volte a rivedere i limiti assunzionali di cui all'articolo 33 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, anche con riferimento al personale di polizia locale, al fine di consentire assunzioni straordinarie da parte delle amministrazioni comunali per un maggiore presidio del territorio nelle aree più a rischio.
(4-06453)
AMICH. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
lungo la direttrice ferroviaria Genova-Voghera, nella provincia di Alessandria, il posto di polizia ferroviaria di Novi Ligure rappresenta oggi l'unico presidio specializzato ancora attivo, a seguito delle soppressioni decise nel 2017 di altri uffici della stessa provincia, quali Tortona, Arquata Scrivia e Casale Monferrato;
tale presidio non svolge funzioni limitate alla sola stazione di Novi Ligure, ma assicura il controllo e la vigilanza su un'ampia tratta ferroviaria, comprendente anche le stazioni e le aree di Arquata Scrivia, Serravalle Scrivia e Ovada, nonché diversi obiettivi sensibili situati in zone isolate, che richiedono pattuglie dotate di adeguata formazione e capacità operativa;
tra il 2026 e il 2027 è prevista una significativa riduzione dell'organico per effetto dei collocamenti in quiescenza, che potrebbe comportare la perdita di oltre due terzi del personale attualmente operativo, con il rischio di compromettere la capacità del presidio di garantire standard adeguati di sicurezza ferroviaria lungo un tratto strategico di collegamento interregionale;
negli ultimi anni, nelle aree del territorio rimaste prive di un presidio Polfer stabile, si sono registrati episodi di particolare gravità e situazioni di crescente percezione di insicurezza, a conferma della rilevanza di una presenza specializzata nelle zone nevralgiche della rete ferroviaria;
in parallelo, il territorio attraversato dalla direttrice Genova-Voghera è interessato da un importante processo di potenziamento infrastrutturale, incluso l'avanzamento delle opere connesse al Terzo valico dei Giovi e dell'intero sistema logistico e ferroviario dell'area, con un incremento significativo di flussi di merci, di addetti ai cantieri, di personale delle imprese coinvolte e di utenti del trasporto ferroviario; tale evoluzione comporta un aumento della presenza, della mobilità e delle attività produttive sul territorio, con conseguente necessità di un presidio di sicurezza più stabile, qualificato e adeguato alla nuova dimensione del traffico ferroviario e logistico;
la sicurezza ferroviaria costituisce un elemento cardinale della sicurezza pubblica e impone un bilanciamento adeguato tra rischi, complessità operative e risorse disponibili;
un indebolimento del posto Polfer di Novi Ligure rischierebbe di generare un lungo tratto ferroviario privo di una presenza specialistica stabile, gravando sulle altre forze territoriali e riducendo l'efficacia del presidio statale in un'area a forte mobilità interregionale –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per assicurare la continuità, la funzionalità e l'adeguatezza del presidio di Novi Ligure, anche attraverso nuove assegnazioni di personale specificamente formato per il servizio di polizia ferroviaria;
se, nell'ambito della prossima pianificazione nazionale degli organici, la direttrice Genova-Voghera possa essere riconosciuta come area strategica meritevole di interventi di rafforzamento del presidio;
se il Ministro interrogato ritenga utile promuovere un tavolo di coordinamento con le amministrazioni locali e gli attori istituzionali interessati, volto a definire un piano condiviso di sicurezza integrata che valorizzi il ruolo della polizia ferroviaria lungo l'intera tratta.
(4-06456)
DORI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
per il giorno 30 novembre 2025 è stata annunciata, in piazza della Libertà a Gallarate (Varese), una manifestazione promossa dal «Comitato remigrazione e riconquista», gruppo che riunisce anche movimenti di ispirazione nazifascista, tra cui CasaPound;
il concetto di «remigrazione» è utilizzato da movimenti dell'estrema destra europea apertamente neonazisti per divulgare posizioni discriminatorie nei confronti delle persone migranti e a retoriche ostili alla convivenza civile fondata sui principi costituzionali;
negli ultimi mesi, anche nel territorio gallaratese, si sono registrate tensioni legate a episodi di conflitto sociale e a un clima di crescente polarizzazione, circostanza che rende particolarmente delicata l'organizzazione di iniziative pubbliche volte a generare ulteriori tensioni;
secondo diverse segnalazioni provenienti dal territorio alcuni contenuti, diffusi dagli organizzatori della suddetta iniziativa attraverso comunicazioni pubbliche e online, hanno caratteri xenofobi e configurano un concreto rischio di istigazione all'odio o alla violenza;
il diritto di riunione, tutelato dall'articolo 17 della Costituzione, può essere limitato dall'autorità di pubblica sicurezza qualora sussistano comprovati motivi attinenti alla tutela dell'ordine e dell'incolumità pubblica;
la normativa vigente prevede misure specifiche per prevenire e contrastare la diffusione pubblica di idee fondate sulla discriminazione razziale ed etnica, nonché l'apologia dell'odio e della violenza;
manifestazioni che, per natura, contenuti o precedenti condotte dei promotori, possano degenerare in atti ostili o in comportamenti incompatibili con i valori costituzionali richiedono un'attenzione preventiva da parte delle autorità competenti;
episodi di propaganda xenofoba contribuiscono a indebolire la coesione sociale e rischiano di aggravare situazioni già critiche dal punto di vista dell'ordine pubblico –:
se il Ministro interrogato, alla luce di quanto esposto in premessa, intenda interloquire con gli enti competenti, in particolare prefettura e questura, al fine di valutare la sussistenza dei presupposti per evitare lo svolgimento dell'iniziativa del 30 novembre 2025 a Gallarate promossa dal «Comitato remigrazione e riconquista», così da prevenire che una manifestazione potenzialmente conflittuale possa trasformarsi in un'occasione di incitamento all'odio, alla discriminazione o alla violenza.
(4-06462)
MORASSUT. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da circa due anni organi di stampa locali ed associazioni ambientaliste segnalano mediante organi di informazione i gravi impatti della filiera zootecnica di Scanzano Jonico documentando ingenti smaltimenti illeciti e danni ambientali incalcolabili;
la locale Asl di Matera, da lungo tempo segnala e sollecita un intervento dell'autorità giudiziaria senza ricevere risposte concrete;
il comune è caratterizzato da un territorio rurale con 8 chilometri di spiagge in cui, nel corso degli anni, sono stati effettuati investimenti di imponenti risorse pubbliche per lo sviluppo di attività agricole e turistiche che non si conciliano con le attività degli allevamenti;
a quanto consta all'interrogante nel 2009 il consiglio comunale ha adottato un regolamento non ancora attuato per ridurre gli impatti di questi insediamenti produttivi, con la decisione di spostare gli allevamenti;
i principali allevamenti bovini/bufalini locali ricadono in strutture abusive, oggetto di ordinanze di demolizione a tutt'oggi non eseguite e prive di Scia sanitaria;
le attività si svolgono in un territorio, definito idrogeologicamente vulnerabile dalla regione Basilicata zona vulnerabile da nitrati con decreto della giunta regionale n. 407 del 30 giugno 2020, a vocazione turistica e agricola;
le stalle sarebbero sovradimensionate rispetto alla superficie agricola utilizzata comunale e non osserverebbero le distanze di rispetto da infrastrutture ed abitazioni/complessi turistici, provocando miasmi e consistenti sciami di insetti;
l'Agenzia regionale per la protezione della Basilicata ad oggi non ha svolto alcuno studio per indagare l'impatto ambientale dei versamenti dei reflui zootecnici che hanno violato numerose volte la direttiva nitrati;
locali carabinieri forestali hanno già comminato negli ultimi anni numerose sanzioni amministrative e disposto sequestri di autobotti e mezzi vari utilizzati per il trasporto e lo sversamento dei reflui zootecnici;
con decreto ministeriale protocollo n. 349 del 9 settembre 2021, il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile ha approvato l'elenco degli interventi di demolizione delle opere abusive ammesse al contributo a valere sulle risorse di cui all'articolo 1, comma 26, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 finanziando l'intervento con una somma di 628.000 euro i cui lavori furono aggiudicati e mai eseguiti;
per dar corso all'esecuzione delle ordinanze delle già dette strutture abusive, furono adottate dall'ente anche gli atti di indirizzo n. 24 del 9 maggio 2023 a firma della dottoressa Ermelinda Camerini e n. 27 del 27 maggio 2024 a firma del dottor Vincenzo Lubrano, entrambi deliberati con i poteri della giunta comunale da parte dei commissari prefettizi nei due diversi periodi di gestione straordinaria inframmezzati da un breve periodo di gestione ordinaria dell'ente anch'esso a guida dell'attuale sindaco pro-tempore –:
se intenda adottare iniziative di competenza ai sensi dell'articolo 41 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 onde dare seguito alle ordinanze di demolizione.
(4-06466)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta scritta:
BONETTI e GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2025, n. 184 ha apportato modifiche alla disciplina della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente a decorrere dall'anno scolastico in corso, e previsto che l'importo della Carta sia determinato con decreto ministeriale adottato entro il 30 gennaio di ciascun anno tenendo conto del numero dei docenti destinatari e delle risorse finanziarie a disposizione;
in ottemperanza della nuova normativa, i voucher per l'anno scolastico in corso saranno disponibili a partire dal mese di gennaio 2026 dopo l'emanazione del suddetto decreto ministeriale ora previsto;
tuttavia, nelle more dell'attuazione delle nuove disposizioni, il 19 novembre 2025; la piattaforma https://www.cartadeldocente.istruzione.it è stata riattivata per consentire ai docenti che dispongono di eventuali residui dell'anno scolastico 2024/2025 o che sono beneficiari di sentenze favorevoli di poter accedere ed utilizzare tali somme;
l'utilizzo dei residui è comunque consentito nel rispetto delle nuove disposizioni che disciplinano l'assegnazione e le modalità di utilizzo del bonus, incluso l'aggiornamento delle tipologie di spesa ammissibili;
agli interroganti risulta che la riattivazione della piattaforma sia stata caratterizzata da importanti disservizi: nella giornata del 19 novembre 2025, come riportato dalla stampa, diversi docenti avrebbero riscontrato problemi di accesso per la presenza di troppi utenti connessi, con la necessità di attendere diversi minuti prima di poter effettuare qualsiasi operazione;
altri docenti hanno segnalato il mancato riaccredito e l'impossibilità di accedere alla propria area personale: tuttavia il messaggio di errore visualizzato «Utente non autorizzato in base alle verifiche effettuate sul fascicolo personale» non informa correttamente sulle motivazioni di questa non autorizzazione e uno storico di come le spese già portate a rimborso siano state classificate; in assenza di maggiori informazioni, il docente non può analizzare la correttezza delle verifiche svolte sul proprio fascicolo personale;
per quanto riguarda i docenti precari vincitori del ricorso, le stesse Faq e alcune guide spiegano che alcuni docenti potrebbero ancora non visualizzare il credito nella propria area personale a causa del mancato completamento dell'accredito da parte del Ministero –:
se sia a conoscenza dei disservizi segnalati in premessa sulla piattaforma https://www.cartadeldocente.istruzione.it;
quali siano le ragioni tecniche dei rallentamenti e quali iniziative intenda adottare per potenziare la funzionalità del portale;
se intenda rendere più trasparenti i criteri per cui ciascun docente risulta o meno autorizzato all'accesso in base alle verifiche effettuate sul fascicolo personale o per cui risulti un mancato riaccredito;
quali tempistiche preveda per completare l'accredito delle somme per tutti i docenti vincitori di ricorso e beneficiari di sentenza favorevole.
(4-06465)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
secondo numerose ricostruzioni giornalistiche, in diversi punti vendita della catena Pam Panorama — tra cui quello di Siena — alcuni lavoratori, fra cui un cassiere sessantaduenne con oltre un decennio di anzianità di servizio, sarebbero stati licenziati per non aver superato un cosiddetto «test del carrello» o «test del finto cliente», consistente nell'occultamento di merci all'interno di imballaggi chiusi (come casse di birra) da parte di ispettori aziendali che si fingevano clienti;
tali test, non comunicati preventivamente ai lavoratori, né riconducibili a procedure trasparenti, sarebbero stati di fatto utilizzati come elemento determinante per l'applicazione della sanzione massima del licenziamento per giusta causa, nonostante la complessità delle condizioni operative e la natura non manifesta degli oggetti nascosti;
nel caso del lavoratore sessantaduenne di Siena, il licenziamento sarebbe intervenuto nonostante la lunga esperienza professionale, l'assenza di precedenti disciplinari e l'assenza di un obbligo contrattuale o formativo che imponesse attività di vigilanza attiva, tipiche invece del personale addetto alla sicurezza;
secondo quanto dichiarato dal lavoratore, lo stesso non era infatti a conoscenza che tali test potessero essere effettuati, né ha ricevuto una preparazione o formazione specifica per assumere il ruolo di «vigilante»;
il fatto del lavoratore di Siena ha destato una forte preoccupazione nelle rappresentanze sindacali e nei lavoratori, con un forte impatto nell'opinione pubblica — specie se si considera l'età avanzata del lavoratore, vicino alla pensione, e l'incertezza sul futuro economico e familiare in caso di licenziamento;
le organizzazioni sindacali attive nei territori coinvolti hanno denunciato pubblicamente tali prassi, definendole vessatorie, non proporzionate e incompatibili con le mansioni del personale di cassa, che non può essere trasformato, di fatto, in personale anti-taccheggio senza adeguata formazione, in violazione delle norme sul demansionamento e sull'attribuzione corretta delle mansioni;
secondo consolidati principi giuslavoristici, ogni sanzione disciplinare deve essere fondata su fatti oggettivi, proporzionati e coerenti con le mansioni;
si rilevano forti dubbi in ordine alla legittimità di tali procedure, che sembrerebbero configurare un «tranello disciplinare» costruito artificialmente per cogliere in fallo il lavoratore, con possibili violazioni dei principi di correttezza e buona fede contrattuale previsti dall'articolo 1175 e 1375 del codice civile, nonché del principio di proporzionalità della sanzione disciplinare sancito dall'articolo 2106 del codice civile;
l'adozione di meccanismi di controllo interno come «cliente misterioso» o «test del carrello», se usati come strumento sanzionatorio, può configurare un abuso, una forzatura delle mansioni e un indebito trasferimento sulle spalle del lavoratore della funzione di vigilanza, che spetta in realtà ad altre figure (esempio addetti alla sicurezza);
il caso segnalato, purtroppo, non sarebbe un episodio isolato, ma sembrerebbe rappresentare una pratica sistematica, segnalata anche in altri punti vendita; la reiterazione di episodi analoghi in diversi punti vendita della medesima azienda fa presumere che tali pratiche non siano isolate, bensì parte di un sistema organizzativo che merita approfondimento, anche tramite l'Ispettorato nazionale del lavoro –:
se sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e se abbia attivato, o intenda attivare, le strutture ispettive territoriali per verificare la correttezza delle procedure di «test del finto cliente» utilizzate presso i punti vendita PAM Panorama;
se non ritenga che tali test, quando costruiti attraverso l'occultamento artificiale di merce all'interno di imballaggi chiusi, possano configurare un controllo indiretto della prestazione vietato dall'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, o comunque una pratica in contrasto con i principi di correttezza e buona fede contrattuale;
se non ritenga necessario adottare iniziative, anche di carattere normativo, per definire criteri stringenti sull'utilizzo dei «clienti misteriosi», vietandone l'impiego come strumento disciplinare o subordinandolo a precisi requisiti di trasparenza, informazione al lavoratore e proporzionalità delle sanzioni;
se non ritenga opportuno convocare un tavolo nazionale di settore con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali della grande distribuzione, con l'obiettivo di monitorare e regolamentare le pratiche di controllo interno, prevenendo abusi e garantendo il rispetto dei diritti dei lavoratori.
(2-00717) «Barzotti, Aiello, Carotenuto, Tucci».
Interrogazioni a risposta in Commissione:
AIELLO, CAROTENUTO, BARZOTTI e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da numerosi organi di informazione, un cittadino, ex infermiere e disoccupato, di Borgo Virgilio (provincia di Mantova) è indagato per aver simulato per anni l'identità della madre deceduta allo scopo di riscuotere la sua pensione, tenendo il corpo mummificato all'interno della propria abitazione;
l'uomo, secondo gli inquirenti, non avrebbe denunciato la morte della madre, deceduta nel 2022, e avrebbe continuato a percepire indebitamente circa 53.000 euro annui, frutto di pensione e rendite immobiliari, fino a quando un dipendente comunale ha sollevato dubbi durante la richiesta di rinnovo della carta d'identità;
questo caso, all'apparenza ai limiti del paradossale, rappresenta in realtà un serio campanello d'allarme anche perché non si tratta, purtroppo, del primo episodio del genere in Italia: nel 2023 un caso analogo è emerso a Verona, dove un figlio ha nascosto il corpo della madre per almeno cinque anni per continuare a incassare la sua pensione;
tali fatti rappresentano indubbiamente un'odiosa offesa alla dignità umana oltreché una frode gravissima allo Stato e a tutti i cittadini contribuenti; tuttavia, il ripetersi di questi casi, seppure non con frequenza massiva, suggerisce la presenza di falle strutturali e debolezze nel sistema di verifica e controllo delle prestazioni sociali e pensionistiche, che tuttavia non vanno criminalizzate in sé, come fatto ad esempio con il reddito di cittadinanza, ma esigono azioni e misure di responsabilità finalizzate a rafforzare i controlli e a rimuoverne le cause;
la presenza di questi casi rappresenta infatti un ulteriore sintomo di un disagio più ampio e ben conosciuto, spesso legato a povertà, emarginazione, disoccupazione, fragilità economiche e sociali, che spinge alcune persone a ricorrere a misure estreme e disumane pur di sopravvivere;
l'abolizione o la riduzione di misure di sostegno sociale chiaramente non rappresentano una risposta adeguata che invece finiscono per amplificare ulteriormente il disagio e la disperazione; al contrario, la soluzione non può che rinvenirsi nel rinforzo sociale, in controlli efficaci e nella prevenzione delle cause di marginalità –:
se non ritenga necessario un approfondimento sistemico delle procedure di verifica periodica dei beneficiari delle prestazioni previdenziali e sociali, attraverso una più efficace integrazione tra le diverse banche dati (anagrafe, stato civile, previdenza, assistenza ed altro) e maggiori controlli sul territorio, per prevenire frodi come quella su citata;
se non ritenga necessario adottare iniziative di competenza volte a rafforzare e finanziare adeguatamente le attività di vigilanza sulle prestazioni sociali e pensionistiche, per assicurare che le misure di sostegno non diventino occasione di abuso;
quali iniziative di competenza intenda adottare per affrontare le cause strutturali del disagio sociale che spingono soggetti vulnerabili verso questi atti disperati, con specifico riguardo all'aumento della povertà, alla perdita del lavoro, all'isolamento sociale e all'insufficiente rete di protezione sociale.
(5-04752)
FURFARO, MALAVASI, CIANI, GIRELLI e STUMPO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 3 della legge n. 112 del 22 giugno 2016 («Dopo di noi») prevede la ripartizione annuale del relativo Fondo nazionale tramite decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previo accordo in sede di Conferenza unificata;
l'ultimo decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale è quello relativo all'annualità 2023, contenuto nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7 febbraio 2024, per un importo pari a 76.100.000 euro;
a fronte delle sollecitazioni di regioni, enti locali, famiglie e associazioni, l'8 agosto 2025 il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha diffuso un comunicato stampa con cui la Ministra Calderone annunciava la firma del decreto di riparto del Fondo «Dopo di noi» relativo all'annualità 2024;
nonostante tale comunicazione ufficiale, ad oggi il decreto non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, condizione indispensabile per l'effettiva efficacia dell'atto e per il trasferimento delle risorse alle regioni;
in nessuna sede pubblica sono stati forniti chiarimenti in merito ai motivi del ritardo tra la presunta firma del decreto e la sua pubblicazione, né risulta definito il cronoprogramma per il successivo decreto di riparto relativo all'annualità 2025;
nella risposta all'interrogazione n. 5-04317 del 30 luglio 2025, il Ministro aveva ricondotto i ritardi all'assenza di intesa in Conferenza unificata, imputando la responsabilità alla contrarietà di due sole regioni (Toscana e Umbria), contrariate dall'introduzione dei nuovi criteri di riparto;
tuttavia, dopo il comunicato dell'8 agosto, è evidente che il mancato perfezionamento del decreto non possa più essere attribuito alla fase di concertazione in Conferenza unificata, essendosi tale fase già conclusa e risultando il provvedimento – secondo quanto dichiarato dal Ministero stesso – già firmato;
nel frattempo, gli ambiti territoriali sociali e le regioni lamentano l'impossibilità di programmare gli interventi e di dare continuità ai progetti di vita indipendente e di de-istituzionalizzazione, con gravi ripercussioni sulle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare e sulle loro famiglie;
le risorse del Fondo – pari a circa 70 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2024 e 2025 – rischiano di non essere utilizzate in modo tempestivo, con effetti negativi anche sulla capacità di rendicontazione dei territori e sul conseguente rischio di ulteriori ritardi negli anni successivi –:
quali siano i motivi dell'attuale ritardo nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di riparto del Fondo «Dopo di noi» per l'annualità 2024, nonostante il comunicato ufficiale dell'8 agosto 2025 che ne annunciava la firma;
se il decreto sia stato effettivamente sottoscritto da tutti i Ministeri competenti e trasmesso agli uffici della Gazzetta Ufficiale, e – in caso contrario – quali passaggi amministrativi risultino ancora pendenti;
quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire la tempestiva pubblicazione sia del decreto relativo all'annualità 2024 sia di quello relativo all'annualità 2025, così da scongiurare ulteriori slittamenti nell'utilizzo delle risorse.
(5-04753)
Interrogazioni a risposta scritta:
MARI e GRIMALDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
gli ispettori del lavoro si occupano di sfruttamento sul lavoro, vigilanza sui rider, vertenze sindacali e conciliazioni lavoratori-aziende in un territorio che conta oltre 380 mila imprese nelle provincie di Milano e Monza, dove sono 84 gli ispettori del lavoro operativi;
per controllarle tutte le aziende nell'arco di un anno, lavorando per 365 giorni consecutivi, ogni ispettore dovrebbe verificare oltre 12 ditte al giorno;
questa situazione emerge dai dati che le Rsu di Cgil Funzione Pubblica, UilPA e Usb Pubblico impiego hanno consegnato in prefettura a Milano nella giornata di mobilitazione lanciata dai sindacati a livello nazionale per le rivendicazioni dei lavoratori dell'ispettorato nazionale del lavoro;
dalla documentazione emerge come per Milano e Monza la situazione sia critica già dal profilo della pianta organica, in teoria, l'ispettorato d'area metropolitana Milano (Iam) dovrebbe contare su 387 lavoratori, in realtà sono 144 i dipendenti, di questi 84 sono ispettori sul lavoro di cui 20 ispettori tecnici e 40 ispettori operativi di vigilanza ordinaria;
l'Iam copre un territorio formato da 2 province con oltre 4,1 milioni di abitanti e le attività delegate agli ispettori arrivano da 2 procure, 2 prefetture, 2 questure, diversi corpi delle polizie locali, Guardia di finanza oltre ai Ministeri del lavoro, dei trasporti, dell'interno, sindacati, singoli lavoratori ed enti anti-tratta;
come è noto allo Iam Milano spetta la competenza esclusiva sulle sospensioni dalle attività imprenditoriali che va messa in atto entro 7 giorni dalle segnalazioni che arrivano da Agenzia delle entrate, carabinieri, Guardia di finanza, polizie locali sulle aziende che sono state scoperte con una quota di lavoratori irregolari superiore al 10 per cento di quelli regolari. Sospensione che dura fino alla regolarizzazione dei dipendenti e il pagamento di sanzioni e contributi;
l'Ispettorato inoltre deve occuparsi in via prioritaria degli accessi congiunti nei cantieri edili programmati dalle prefetture di Milano e Monza (45 nel 2025), altri interventi non differibili e gli accertamenti sui cantieri di Milano-Cortina 2026 in cui lavorano contemporaneamente 1.500 operai;
altre attività riguardano le verifiche preventive sulle istanze del decreto flussi; sui patronati; le circa 100 pratiche all'anno di cassa integrazione straordinaria; le dimissioni e astensioni di lavoratrici madri; le vittime di caporalato che possono accedere al permesso di soggiorno speciale; oltre a forme di vigilanza speciale e agli accertamenti specialisti del team di vigilanza tecnica da eseguire nell'intera Lombardia;
appare evidente che sussista una criticità rispetto alla tenuta dei servizi, non solo a Milano ma anche in diverse sedi del Centro-Nord del Paese, come denunciato dai sindacati;
da parte del Governo si è assistito finora, a parere degli interroganti, ad una logica svilente tesa solo ad esaltare dati incentrati sul numero di ispezioni effettuate –:
quali ulteriori iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire una attività adeguata di vigilanza da parte degli Ispettorati del lavoro e in particolare dell'Iam di Milano e del centro nord del Paese, che sia capace di aggredire efficacemente i macro-fenomeni di illegalità, come evidenziati da indagini giudiziarie recenti sui settori della moda, della logistica e della grande distribuzione.
(4-06454)
SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Pam Panorama ha deciso di chiudere il negozio al centro commerciale «I Gigli» di Campo Bisenzio al 31 dicembre con la conseguente procedura di licenziamento collettivo per 45 lavoratori del punto vendita;
la conferma della chiusura è emersa dopo l'incontro a Firenze tra la regione Toscana, l'azienda ed i rappresentanti sindacali. Le tre parti hanno sottoscritto un'intesa che prevede la sospensione dei tempi della procedura del licenziamento collettivo fino al 13 gennaio per capire se il Governo inserirà nella legge di bilancio in corso di esame risorse per la cassa integrazione. Nel caso, secondo quando emerso dal tavolo di confronto, si potrebbe ricorrere agli ammortizzatori sociali per un anno ed avere la possibilità di cercare dei ricollocamenti per i lavoratori;
il segretario generale Filcams Cgil di Firenze ha rappresentato la sua preoccupazione per la crisi aziendale ed ha commentato: «Per noi la chiusura è sbagliata, continuiamo a chiedere il ritiro dei licenziamenti e che siano messe al centro le prospettive occupazionali. Facciamo un appello all'azienda ed anche alla direzione de I Gigli affinché si faccia un percorso concreto sui ricollocamenti»;
si tratta in sostanza di una vera e propria dismissione dell'azienda Pam in Toscana: una strategia che preoccupa profondamente le istituzioni locali perché l'azienda è presente in tutti i territori;
infatti in Toscana dopo anni di progressive dismissioni oggi i dipendenti sono circa mille a fronte dei quattromila di dieci anni fa;
oltre alla grave crisi che coinvolge i lavoratori Pam sono emersi negli ultimi tempi casi di lavoratori licenziati per non avere superato il test del finto cliente o test del carrello effettuato per verificare l'attenzione del cassiere –:
se sia a conoscenza dei gravi fatti esposti in premessa e quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per riconoscere la cassa integrazione ai dipendenti della Pam Panorama anche in funzione di un loro ricollocamento;
se non sia necessario adottare iniziative di competenza, anche per il tramite dell'ispettorato nazionale del lavoro, al fine di verificare la correttezza delle procedure aziendali in materia di licenziamenti collettivi e le pratiche di controllo del personale.
(4-06457)
PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE
Interrogazione a risposta orale:
TONI RICCIARDI. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
si è registrato il cedimento di un costone, lungo la strada provinciale che conduce al santuario di Montevergine, in provincia di Avellino;
la frana in atto interessa un fronte di circa 400 metri, a circa tre chilometri dal complesso religioso che risulta isolato;
oltre al santuario risultano isolate anche alcune altre abitazioni che si trovano nella zona;
sono due i comuni interessati Ospedatello d'Alpinolo e Mercogliano;
già nella giornata del 25 novembre 2025 a seguito delle abbondanti precipitazioni atmosferiche di questi giorni si erano registrati i primi distacchi, poi nella notte la colata di fango è definitivamente venuta giù;
purtroppo i territori interessati non sono nuovi a fenomeni gravi di dissesto idrogeologico anche gravi e drammatici –:
quali urgenti iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, al fine di affrontare l'emergenza in atto e di porre in essere interventi di salvaguardia delle comunità interessate.
(3-02350)
Interrogazione a risposta in Commissione:
CASO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
con i decreti-legge n. 140 del 12 ottobre 2023, n. 91 del 2 luglio 2024 e n. 65 del 6 maggio 2025 il Governo ha adottato misure urgenti per fronteggiare la crisi bradisismica nei Campi flegrei, prevedendo, tra l'altro, interventi di prevenzione del rischio sismico, piani straordinari di analisi della vulnerabilità edilizia, interventi di consolidamento antisismico per i fabbricati inagibili, opere di messa in sicurezza delle strutture e delle infrastrutture strategiche e l'istituzione di hub comunali per l'assistenza alla popolazione e il coordinamento locale delle attività di protezione civile;
con la legge di bilancio per il 2025 sono stati, inoltre, previsti specifici contributi per il consolidamento degli edifici a maggiore vulnerabilità sismica;
tuttavia ad oggi, a distanza di oltre due anni dall'adozione del primo decreto, l'attuazione delle misure risulta parziale e in alcuni casi fortemente in ritardo, in particolare per l'attivazione stabile degli hub comunali, per gli interventi sui fabbricati sgomberati e per quelli riguardanti scuole, palestre e infrastrutture;
a seguito degli eventi sismici più intensi registrati nel 2024, numerose famiglie sono state sgomberate dalle proprie abitazioni e percepiscono il contributo di autonoma sistemazione, una misura essenziale per sostenere le spese di alloggio temporaneo. Tuttavia, la scadenza fissata al 31 dicembre 2025 rischia di interrompere tale sostegno per nuclei che non possono ancora rientrare nelle proprie case in condizioni di sicurezza, causa lungaggini burocratiche per l'accesso ai contributi statali destinati agli interventi sull'edificato, e che non hanno avuto accesso a soluzioni abitative alternative;
non risulta, inoltre, disponibile un quadro aggiornato e pubblico sullo stato di attuazione dei tre decreti, né sull'ammontare delle risorse effettivamente trasferite ai comuni e alla regione Campania;
la mancanza di dati chiari e accessibili alimenta incertezza e sfiducia in un territorio che vive una crisi sismica e sociale prolungata e che necessita di trasparenza, continuità e coordinamento tra i livelli istituzionali –:
se il Ministro interrogato intenda fornire elementi sullo stato di attuazione delle misure introdotte dai decreti-legge n. 140 del 2023, n. 91 del 2024 e n. 65 del 2025, nonché di quelle previste nella legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio per il 2025), con particolare riferimento alla creazione e alla piena funzionalità degli hub comunali e agli interventi di messa in sicurezza su scuole, palestre, infrastrutture viarie e vie di fuga, indicando, altresì, le risorse effettivamente trasferite ai comuni e alla regione Campania;
se intenda adottare iniziative di carattere normativo per prorogare oltre il 31 dicembre 2025 il contributo di autonoma sistemazione per le famiglie ancora sfollate, garantendo la continuità del sostegno fino al rientro in sicurezza;
quali iniziative di competenza intenda assumere per assicurare piena trasparenza, monitoraggio e rendicontazione pubblica in merito all'andamento delle misure adottate per la sicurezza e la resilienza dei Campi flegrei.
(5-04749)
SALUTE
Interrogazione a risposta scritta:
MARIANNA RICCIARDI, QUARTINI, MORFINO, CARMINA, PAVANELLI, GUBITOSA, ALFONSO COLUCCI, PENZA, L'ABBATE, CASO, ORRICO, AMATO, AIELLO, CAPPELLETTI, ASCARI, DI LAURO, AURIEMMA, CANTONE, IARIA, FERRARA, APPENDINO, TRAVERSI, TORTO, DONNO, DELL'OLIO, LOMUTI, PERANTONI, FEDE e SPORTIELLO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la Federazione nazionale degli ordini dei Biologi (Fnob) è un ente pubblico non economico con funzioni di rappresentanza, coordinamento e vigilanza sugli Ordini dei biologi, cui è demandata la tutela della professione e dell'etica deontologica;
il presidente della Fnob, Vincenzo D'Anna, ha pubblicato con il proprio profilo personale Facebook un commento riferito alla vicenda di Valentina Pitzalis, affermando «Perché c'è a chi piace cruda e a chi cotta la moglie», dichiarazione riportata da più testate giornalistiche; – a seguito della reazione dell'opinione pubblica, D'Anna ha replicato sempre via social dichiarando «C'è gente che legge ma non comprende, né l'ironia né il sarcasmo»;
successivamente, con una nota ufficiale pubblicata sul sito della Fnob, il presidente ha affermato «Mai e poi mai mi sarei sognato di offendere una donna vittima di violenza, a lei vanno le mie scuse ... La mia voleva essere una risposta sarcastica ... Ho immaginato la battuta che quel folle individuo avrebbe potuto – metafisicamente – dare. Una battuta che non rispecchia in alcun modo il mio pensiero»;
le suddette dichiarazioni hanno generato una significativa presa di distanza da parte di vari soggetti istituzionali della categoria: l'Enpab (Ente di previdenza e assistenza dei biologi) ha dichiarato che tali parole risultano incompatibili «con il rispetto, la dignità e la tutela della persona» e con il ruolo istituzionale della Fnob, l'ordine dei biologi del Triveneto ha definito inaccettabili toni ironici in una vicenda di tale gravità, dissociandosi pubblicamente dal commento; anche l'Ordine dei biologi di Emilia-Romagna e Marche ha censurato la frase, definendola «di pessimo gusto» e potenzialmente lesiva dell'immagine dell'ente federativo;
la stessa Valentina Pitzalis, intervistata da Ansa ha definito il commento «una frase di una violenza disarmante», aggiungendo che non vi è alcuna ironia e che un rappresentante istituzionale deve prestare particolare attenzione alle parole utilizzate;
sebbene la dichiarazione sia stata formulata su un profilo personale, la posizione apicale ricoperta dal presidente della Fnob determina un inevitabile riflesso sull'immagine e sulla credibilità dell'ente pubblico, specie in relazione a tematiche di estrema sensibilità sociale come la violenza sulle donne;
la normativa vigente sugli enti ordinistici (decreto legislativo n. 233 del 1946 e decreto del Presidente della Repubblica n. 221 del 1950 attribuisce al Ministero vigilante il potere di disporre verifiche, ispezioni e, nei casi di gravi irregolarità o malfunzionamenti, il commissariamento degli organi competenti –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e della portata delle dichiarazioni rese dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei biologi;
se intenda adottare iniziative di competenza, nell'ambito delle funzioni di vigilanza sulle federazioni degli ordini delle professioni sanitarie previste dalla normativa vigente, per valutare la sussistenza di eventuali ripercussioni sul corretto funzionamento dell'ente, in considerazione delle critiche già avanzate da vari soggetti istituzionali della categoria richiamate in premessa, in relazione a dichiarazioni che non appaiono compatibili con i doveri di decoro, imparzialità e responsabilità istituzionale che competono al vertice di un ente pubblico nazionale;
se, in tale quadro, risulti a conoscenza dell'eventuale attivazione di un procedimento disciplinare a carico del presidente della Federazione nazionale degli ordini dei biologi.
(4-06460)
Apposizione di firme ad interrogazioni.
L'interrogazione a risposta in Commissione Peluffo e Pandolfo n. 5-04738, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 25 novembre 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Braga.
L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Francesco Silvestri n. 5-04745, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 26 novembre 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Lomuti.