XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Risoluzione in Commissione:
La Commissione VII,
premesso che:
la legge 30 marzo 2004, n. 92, ha istituito il «Giorno del ricordo», stabilendo che la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale ricorrenza finalizzata a conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, nonché della più complessa vicenda del confine orientale;
la tragedia delle foibe e l'esodo degli italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia costituiscono una delle pagine più dolorose e drammatiche della storia nazionale, la quale non ha ancora ricevuto adeguato riconoscimento nel patrimonio culturale e storico della Nazione e per lungo tempo colpevolmente rimossa o marginalizzata nel dibattito pubblico e nella memoria collettiva del Paese;
la Repubblica promuove la tutela, la valorizzazione e la trasmissione della memoria storica attraverso il riconoscimento e la salvaguardia dei luoghi che rappresentano testimonianze significative degli eventi che hanno segnato la storia nazionale, anche mediante l'attribuzione dello status di monumento nazionale;
l'«Abisso Plutone», situato nel sito speleologico della Grotta di Plutone nel Carso triestino, è una cavità naturale nella quale, nel maggio 1945, durante l'occupazione jugoslava della città di Trieste, reparti delle truppe titine gettarono decine di italiani;
nel 1948 si celebrò un processo relativo ad alcune delle uccisioni e degli infoibamenti avvenuti nell'Abisso Plutone, che condusse alla condanna di alcuni responsabili fino a ventotto anni di reclusione, pene che tuttavia non furono mai eseguite;
l'Abisso Plutone rappresenta un sito di rilevante valore storico, culturale e memoriale, in quanto luogo direttamente connesso alle vicende tragiche che interessarono il confine orientale italiano durante la seconda guerra mondiale e nel periodo immediatamente successivo;
la valorizzazione dei luoghi della memoria costituisce uno strumento fondamentale per promuovere la conoscenza storica, la consapevolezza civica e la trasmissione alle giovani generazioni dei valori della pace, della convivenza e del rispetto dei diritti umani;
il riconoscimento dell'Abisso Plutone quale monumento nazionale contribuirebbe alla tutela e alla valorizzazione di un sito di alto valore simbolico e storico, favorendo iniziative culturali, educative e scientifiche volte ad approfondire la conoscenza degli eventi legati alla tragedia delle foibe e all'esodo giuliano-dalmata;
tale riconoscimento si inserirebbe coerentemente nel quadro delle politiche pubbliche di conservazione della memoria storica nazionale e di promozione dei luoghi della memoria previsti dalla normativa vigente,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di avviare le procedure finalizzate al riconoscimento dell'«Abisso Plutone», sito speleologico situato nel Carso triestino, quale luogo di testimonianza della tragedia ivi consumatasi, inserendolo nel quadro dei luoghi della memoria legati al dramma delle foibe e dell'esodo degli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia, anche ai fini della sua eventuale dichiarazione quale monumento nazionale;
a promuovere, d'intesa con gli enti territoriali competenti e con le istituzioni culturali preposte, iniziative di tutela, valorizzazione e divulgazione storica del sito, favorendo percorsi didattici e attività commemorative rivolte in particolare alle giovani generazioni.
(7-00361) «Matteoni, Amorese».
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la riapertura del valico di Rafah, dopo oltre 18 mesi di chiusura quasi continuativa da parte del governo israeliano, è sicuramente una buona notizia per la popolazione della Striscia di Gaza. Ma da sola non basta: deve essere seguita da azioni concrete, immediate e continuative;
la situazione umanitaria peggiora costantemente ed è destinata a diventare ancora più grave dopo la decisione del ministero israeliano per gli affari della diaspora e la lotta all'antisemitismo di non rinnovare le licenze a 37 grandi organizzazioni umanitarie che operano a Gaza e in Cisgiordania. Tra queste, Ong come Medici senza frontiere, il Consiglio norvegese per i rifugiati, World vision, Azione contro la fame, Oxfam, ma anche organismi di ispirazione cattolica come Caritas Internationalis, Caritas Gerusalemme e Fondazione Avsi. È successo perché queste organizzazioni si sono rifiutate di fornire al governo israeliano una lista dei loro dipendenti palestinesi, che il governo sosteneva fosse necessaria per accertare l'assenza di presunti legami con organizzazioni terroristiche, come Hamas. A giudizio dell'interrogante si tratta di una richiesta contraria al diritto internazionale, e più che altro un pretesto per continuare a complicare e delegittimare il lavoro delle organizzazioni umanitarie;
l'11 marzo 2024 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Yajani ha lanciato l'iniziativa Food for Gaza ed è un'operazione costantemente rivendicata dal Governo per ribadire il suo impegno umanitario per la popolazione gazawi. Peccato, però, che da mesi un convoglio di aiuti umanitari raccolti da Music for peace, destinati ai civili della Striscia di Gaza è fermo in Giordania, nonostante le procedure seguite e i fondi stanziati. La Ong genovese, che ha raccolto quasi 500 tonnellate di beni di prima necessità per la missione della Global Sumud Flotilla, ormai da tempo non ha più notizie certe dalla Farnesina sui tempi della consegna. Le promesse del programma governativo Food for Gaza e le rassicurazioni del Ministro non trovano riscontro nella realtà: gli aiuti non entrano, i costi aumentano e le persone in emergenza restano senza soccorso;
nel frattempo la situazione a Gaza è terribile: a dicembre 2025 sono entrati nella Striscia 62 tonnellate di aiuti, un numero già fortemente ridotto rispetto ai bisogni. A gennaio 2026 appena 37. Le persone continuano a morire: sotto le bombe, per l'assenza di farmaci ed equipaggiamenti sanitari, in balìa del freddo e della fame, del sovraffollamento e dell'indigenza più assoluta;
le istituzioni devono chiarire immediatamente perché i convogli non vengono fatti entrare e quali ostacoli concreti impediscono la consegna degli aiuti. Se esistono problemi logistici, diplomatici o di sicurezza, questi devono essere resi noti e affrontati con misure immediate e verificabili. È inaccettabile che un progetto presentato come operativo rimanga di fatto bloccato. La collettività ha il diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici destinati a Food for Gaza e perché gli aiuti non raggiungono chi è in pericolo –:
se non ritenga urgente adottare iniziative di competenza per chiarire con la massima trasparenza perché i beni raccolti da Music for peace siano bloccati e per verificare quale sia la situazione complessiva degli aiuti raccolti all'interno di Food for Gaza.
(4-06977)
QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la National security strategy degli Stati Uniti, pubblicata dall'Amministrazione Trump, individua esplicitamente l'Europa come un'area in cui sarebbe necessario «coltivare resistenza» rispetto all'attuale traiettoria politica e normativa, dove «migrazioni di massa» e presunte minacce alla libertà d'espressione rischiano di «cancellare la civiltà»;
secondo quanto riportato da un'inchiesta del Financial Times, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti avrebbe avviato un programma di finanziamento di think tank e organizzazioni europee politicamente allineate al movimento «Maga», con l'obiettivo dichiarato di diffondere posizioni politiche dell'amministrazione statunitense e contrastare presunte minacce alla libertà di espressione in Europa;
l'articolo riferisce che la Sottosegretaria di Stato per la diplomazia pubblica, Sarah Rogers, avrebbe compiuto nel dicembre 2025 una missione in diverse capitali europee, tra cui Roma e Milano, nell'ambito di un cosiddetto «freedom of speech tour», incontrando esponenti di ambienti politici e culturali conservatori e think tank di orientamento ideologico affine;
il programma di finanziamenti sarebbe collegato alle celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti e si inserirebbe in una più ampia strategia di «diplomazia pubblica» volta a influenzare il dibattito politico europeo, anche su temi sensibili quali la regolazione dei contenuti online e il quadro normativo dell'unione europea;
tali iniziative, se confermate, solleverebbero interrogativi rilevanti in merito alla trasparenza dei finanziamenti esteri, al rispetto della sovranità politica nazionale e all'eventuale interferenza nel dibattito pubblico e democratico italiano –:
se e di quali informazioni sia in possesso il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale circa l'esistenza di finanziamenti, diretti o indiretti, da parte del Governo degli Stati Uniti a think tank, fondazioni, associazioni o altre organizzazioni operanti in Italia.
(4-06981)
AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE
Interrogazione a risposta scritta:
CANTONE. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa relative al comune di Catania emerge che il progetto di realizzazione del nuovo centro per l'impiego di via Galermo 254, finanziato con 3,3 milioni di euro a valere su fondi PNRR, risulterebbe in grave ritardo, con il concreto rischio di perdita delle risorse assegnate;
secondo quanto riportato, il comune di Catania avrebbe ricevuto il finanziamento nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la ristrutturazione dell'immobile destinato a sede del centro per l'impiego, ma non avrebbe rispettato i termini procedurali e temporali previsti per l'approvazione dei progetti e l'avvio dei lavori;
la Regione Siciliana, soggetto titolare delle funzioni in materia di servizi per l'impiego, avrebbe segnalato formalmente il mancato rispetto delle scadenze e il conseguente rischio di revoca del finanziamento, evidenziando criticità nel coordinamento con il comune;
il ritardo nella realizzazione del Centro per l'impiego compromette non solo l'utilizzo delle risorse PNRR, ma anche il potenziamento dei servizi pubblici per il lavoro in un'area urbana caratterizzata da elevati livelli di disoccupazione –:
se risulti ai Ministri interrogati quale sia lo stato attuale del progetto relativo al centro per l'impiego di via Galermo finanziato con fondi PNRR e quali siano le cause ufficiali dei ritardi accumulati;
se le risorse pari a 3,3 milioni di euro risultino formalmente revocate, sospese o ancora nella disponibilità dell'ente attuatore e quali siano le scadenze attualmente vigenti per evitare la perdita definitiva dei fondi;
quali soggetti risultino responsabili dell'attuazione del progetto, con riferimento alle funzioni di stazione appaltante, progettazione, direzione lavori e rendicontazione;
se non ritengano sussistenti possibili profili di responsabilità amministrativa in caso di perdita delle risorse, e se siano state attivate, per quanto di competenza, iniziative ispettive tramite i servizi ispettivi di finanza pubblica e l'ispettorato generale per il PNRR;
quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire il recupero del progetto, la salvaguardia delle risorse PNRR e il rispetto degli obiettivi di potenziamento dei servizi pubblici per l'impiego.
(4-06986)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il territorio del comune di Montello (Bergamo) è da anni interessato da gravi criticità ambientali e sanitarie derivanti dai miasmi e dalle emissioni odorigene del polo industriale della Montello S.p.A., che rendono l'aria irrespirabile per migliaia di cittadini nei comuni di Bagnatica, Brusaporto, Costa di Mezzate, San Paolo d'Argon e Albano Sant'Alessandro;
nonostante la questione sia stata evidenziata anche in una precedente interrogazione del 24 aprile 2024 e le prescrizioni tecniche imposte dagli enti di controllo, la situazione non ha registrato un esito risolutivo, alimentando forti preoccupazioni per la qualità della vita;
a tale scenario si aggiunge la contestata proposta di realizzazione di un nuovo inceneritore sul territorio, opera che vede la ferma opposizione di comitati e gran parte delle istituzioni locali, preoccupati per l'ulteriore aggravio dell'impatto ambientale sull'area;
anche l'assessore all'ambiente e vice sindaco di Montello, signor Andrea Zanelli, si sarebbe esposto pubblicamente a favore di una collaborazione intercomunale per contrastare la costruzione dell'inceneritore e a favore dell'installazione di centraline Arpa per il monitoraggio della qualità dell'aria;
in data 31 gennaio 2026 è stata revocata la delega di assessore all'ambiente del comune di Montello al signor Zanelli da parte del sindaco di Montello;
con interrogazione n. 2969 del 3 dicembre 2025 il consigliere regionale Avs Onorio Rosati ha chiesto a regione Lombardia quali interventi regionali siano stati messi in campo per risolvere le molestie olfattive;
in risposta all'interrogazione, regione Lombardia ha affermato che «Parallelamente alle attività di controllo ordinario e straordinario, Arpa ha avviato una attività straordinaria di monitoraggio olfattivo percepito nei comuni di Montello, Bagnatica, Brusaporto e San Paolo D'Argon. In particolare attraverso personale appositamente formato, a partire da luglio 2025, sono stati settimanalmente effettuati due sopralluoghi in orario mattutino e due in orario serale» e che «le informazioni raccolte hanno confermato che la presenza degli odori è diffusa sia di giorno che di notte, con punti di particolare criticità»;
di fatto la ragione ha ammesso che Arpa sta effettuando le necessarie verifiche, che il problema persiste è che non è stata ad oggi trovata una soluzione definitiva alla problematica;
da quanto risulta da fonti di stampa, solo nel 2025 sono state registrate oltre 1.800 segnalazioni di molestie olfattive;
nonostante per molti anni sia stato negato che gli odori provenissero dalla Montello Spa, dal 2021 Arpa Lombardia con un'indagine ha accertato che gli odori sono generati proprio dalla Montello Spa;
la Montello Spa nel gennaio 2026 ha annunciato uno studio commissionato al Politecnico di Milano per mappare gli odori in un'area di 40 chilometri quadrati per tutto il 2026;
lo studio, commissionato da chi avrebbe già da anni dovuto risolvere il problema, pare tuttavia più finalizzato a minimizzare la problematica che a risolverla e, soprattutto, a spostare nuovamente più in là i tempi per trovare soluzioni definitive –:
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza e in raccordo con gli enti territoriali, intendano adottare urgenti iniziative volte a risolvere definitivamente il problema degli odori generati dalla Montello Spa, a tutela della salute e della qualità della vita dei cittadini, anche attraverso una analisi chimico-fisica delle emissioni odorifere.
(4-06982)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il consumo di suolo rappresenta una delle principali criticità ambientali del Paese, con effetti diretti sul dissesto idrogeologico, sulla perdita di biodiversità, sulla sicurezza alimentare e sulla capacità di adattamento ai cambiamenti climatici;
la Strategia dell'Unione europea per il suolo al 2030 individua tra gli obiettivi prioritari il raggiungimento di un buono stato di salute dei suoli entro il 2050 e l'azzeramento del consumo di suolo netto, promuovendo il riuso delle aree già urbanizzate e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente;
secondo i più recenti dati resi disponibili dagli organismi tecnici nazionali, oltre il 94 per cento dei comuni italiani risulta esposto ad almeno una forma di rischio idrogeologico, tra frane, alluvioni ed erosione costiera, a conferma della fragilità strutturale del territorio nazionale; la superficie nazionale classificata a pericolosità da frana ha registrato un significativo aumento negli ultimi anni, arrivando a interessare oltre un quinto del territorio italiano, mentre i fenomeni franosi censiti superano le 600.000 unità, con milioni di cittadini residenti in aree a rischio;
nonostante tale quadro di vulnerabilità, il consumo di suolo continua a interessare anche aree già esposte a pericolosità idraulica e geomorfologica, con nuova urbanizzazione e impermeabilizzazione che accrescono l'esposizione al rischio e aggravano gli effetti degli eventi meteorologici estremi;
negli ultimi anni il Paese è stato colpito da gravi eventi alluvionali e franosi, che hanno prodotto vittime, ingenti danni economici e migliaia di sfollati, tra cui le alluvioni che hanno interessato vaste aree dell'Emilia-Romagna, le frane in territori insulari e appenninici e numerosi episodi di dissesto verificatisi anche nel corso del 2024 e all'inizio del 2026;
tali eventi hanno evidenziato come il consumo di suolo, l'impermeabilizzazione e la mancata manutenzione del territorio costituiscano fattori che amplificano gli effetti delle precipitazioni intense, trasformando fenomeni naturali in vere e proprie emergenze ambientali e sociali;
il contrasto al consumo di suolo si configura pertanto non solo come una misura di tutela ambientale, ma come uno strumento essenziale di prevenzione del rischio idrogeologico, di protezione delle comunità e di riduzione dei costi pubblici legati alla gestione delle emergenze –:
quale sia lo stato di avanzamento delle politiche nazionali finalizzate all'azzeramento del consumo di suolo netto, anche in relazione agli obiettivi e alle tempistiche previste dalla Strategia dell'Unione europea per il suolo al 2030;
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare o rafforzare per integrare in modo strutturale le politiche di contrasto al consumo di suolo con le strategie di prevenzione del dissesto idrogeologico, assicurando un efficace coordinamento tra Stato, regioni ed enti locali e orientando la pianificazione territoriale verso il riuso, la rigenerazione urbana e la tutela dei suoli liberi.
(4-06983)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
i boschi e le foreste costituiscono una risorsa strategica nazionale sotto il profilo ambientale, climatico, idrogeologico, paesaggistico e produttivo, svolgendo un ruolo fondamentale nella tutela del suolo, nella prevenzione del dissesto idrogeologico, nel sequestro del carbonio e nella conservazione della biodiversità;
negli ultimi anni, anche a seguito dell'aumento degli eventi climatici estremi, incendi boschivi, opere infrastrutturali e interventi di trasformazione territoriale, si sono registrate pressioni crescenti sulle superfici forestali, con rischi di perdita irreversibile di copertura vegetale e di compromissione delle funzioni ecosistemiche;
la normativa vigente attribuisce alle regioni e alle province autonome competenze rilevanti in materia forestale, rendendo necessario un forte coordinamento nazionale per garantire l'effettiva applicazione uniforme dei divieti e delle misure di tutela previste;
eventuali deroghe o interpretazioni difformi del divieto di cambio di destinazione d'uso dei boschi rischiano di vanificare gli obiettivi di protezione del suolo, di adattamento ai cambiamenti climatici e di prevenzione del dissesto idrogeologico –:
quali iniziative di monitoraggio e controllo siano state attivate, per quanto di competenza, per verificare il rispetto del divieto di cambio di destinazione d'uso dei terreni boscati su tutto il territorio nazionale;
se intenda adottare ulteriori iniziative di competenza per l'indirizzo e il coordinamento nei confronti delle regioni e delle province autonome al fine di assicurare un'applicazione omogenea e rigorosa delle disposizioni a tutela dei boschi, anche in relazione agli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica.
(4-06984)
CULTURA
Interrogazione a risposta in Commissione:
MAZZETTI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
l'interrogante, con precedente interrogazione n. 3-02165, ha sottoposto al Ministro interrogato, nel settembre 2025, la vicenda della costruzione a Firenze, in area Unesco, laddove precedentemente si trovava il Teatro Comunale, edificio d'impronta ottocentesca per decenni sede del Maggio Musicale, di tre torri cubiformi bianche e nere, destinate principalmente ad appartamenti di lusso, che appaiono, per stile architettonico, qualità dei materiali e volumi, assolutamente incongrue e incompatibili con la città e con il quartiere in cui sono state costruite;
tutto l'iter che ha portato alla costruzione dei suddetti cubi ha destato perplessità in merito alla correttezza dei soggetti competenti (regione, comune, Soprintendenza) in materia di approvazione del progetto;
non a caso la procura di Firenze ha aperto un'inchiesta per accertare se sussistano reati, un fascicolo cosiddetto «esplorativo», proprio per accertare la sussistenza di uno o più fattispecie;
nei giorni scorsi è comparsa sui media locali la notizia che sarebbero oltre 10 i soggetti indagati tra dirigenti e tecnici della direzione urbanistica del comune e componenti della commissione paesaggistica per abuso edilizio, falso ideologico, violazione delle norme urbanistiche sul paesaggio;
al centro dell'inchiesta ci sarebbe la correttezza dell'iter autorizzativo del progetto, con particolare attenzione sulle modalità e la correttezza delle procedure per l'espressione dei pareri sulla riconversione dell'area che hanno permesso la realizzazione di appartamenti di lusso e residenze per turisti;
i comitati cittadini di Firenze da tempo segnalano l'eccessiva disinvoltura amministrativa in materia edilizia che potrebbe perfino portare alla perdita di designazione come patrimonio mondiale Unesco come successo ad altre città europee –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda e se ritenga, per quanto di competenza, di voler adottare iniziative volte a salvaguardare e a tutelare il patrimonio artistico e architettonico della città di Firenze soprattutto in relazione alle procedure di autorizzazione a progetti di trasformazione urbanistica.
(5-05024)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta scritta:
ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l'interrogante risulta tra i deputati promotori di una richiesta di referendum confermativo in merito alla riforma costituzionale della separazione delle carriere;
dopo aver raccolto le sottoscrizioni di almeno un quinto dei deputati ha proceduto al deposito dell'istanza presso la Corte di cassazione;
il 19 novembre 2025 l'interrogante ha ricevuto notifica dell'ordinanza della Corte di cassazione di ammissione del referendum confermativo con indicazione del quesito ritenuto legittimo;
il 6 febbraio 2026, l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, ha emesso un'ordinanza che ha rimodulato il quesito referendario già ammesso con la precedente ordinanza notificata al sottoscritto in data 19 novembre 2025;
nell'Ufficio centrale della Corte di cassazione che ha deliberato l'ordinanza in data 6 febbraio 2026, risulta la presenza del dottor Alfredo Guardiano;
il dottor Guardiano risulta aver programmato la sua partecipazione ad un evento dal titolo «LE RAGIONI DEL NO: DIFENDERE LA COSTITUZIONE È UN IMPEGNO DI TUTTE E TUTTI» che si terrà a Napoli il 18 febbraio 2026;
è naturale che ogni magistrato abbia un'opinione in merito alla riforma ed è più che legittimo, se lo ritiene, che faccia propaganda attiva;
meno naturale, ad avviso dell'interrogante, è contestualmente svolgere propaganda attiva risultando nelle locandine del «Comitato del no» e deliberare in Cassazione, su istanza dei sostenitori del No, l'ordinanza che interviene sul quesito del referendum già ammessa –:
quali iniziative intenda assumere sul piano normativo in merito all'istituto dell'astensione dei magistrati, al fine di scongiurare episodi che mettano in discussione terzietà e imparzialità, anche sul piano dell'apparenza.
(4-06979)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
CURTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il segmento autostradale della A14 compreso tra Pedaso e San Benedetto del Tronto, nel versante meridionale delle Marche, è interessato da una serie di prolungate cantierizzazioni che comportano restringimenti di carreggiata e variazioni della circolazione. Questa arteria costituisce un asse di collegamento fondamentale per la mobilità nazionale, rappresentando uno dei principali corridoi per il traffico veicolare, commerciale e turistico lungo la dorsale adriatica. Il tratto marchigiano è caratterizzato, inoltre, dalla concentrazione di numerose gallerie e viadotti, per via delle caratteristiche orografiche del territorio, elemento che aggrava la complessità della gestione del traffico e richiede particolare attenzione, soprattutto durante le fasi di cantierizzazione;
tale configurazione rende l'infrastruttura particolarmente vulnerabile alle interferenze tra flussi ordinari e lavorazioni in corso, con rallentamenti improvvisi soprattutto in presenza di traffico pesante e nei periodi di maggiore intensità veicolare;
nonostante gli interventi programmati siano finalizzati all'innalzamento degli standard infrastrutturali e di sicurezza, e rispondano alle prescrizioni di legge, la durata pluriennale degli interventi ha comportato il ripetersi di colli di bottiglia, con rallentamenti sistematici, congestione veicolare e impatti negativi sulle vie ordinarie. Tale situazione provoca gravi disagi per le comunità locali, per le imprese e per il traffico commerciale, incidendo negativamente sulla competitività dei territori e sui flussi logistici, oltre a generare costi indiretti rilevanti per il sistema produttivo;
in particolare, il protrarsi di queste condizioni ha determinato un sostanziale aumento dei tempi di percorrenza, con ripercussioni significative sull'organizzazione delle attività economiche, sulla mobilità quotidiana dei cittadini e sulla funzionalità complessiva del sistema dei trasporti dell'area;
il contesto descritto si inserisce, peraltro, in un tratto che per le sue caratteristiche orografiche si presta a rischi di sinistri anche gravi, come – per tutti – quello accaduto nel febbraio 2023 e, più recentemente, quello verificatosi nella primavera 2024 all'interno della galleria «Vinci» che, pur in assenza di cantiere, ha causato un incendio danneggiando gravemente l'infrastruttura, a seguito dell'impatto di un mezzo pesante;
con riferimento a quest'ultimo evento, Autostrade per l'Italia, per consentire una rapida riapertura al traffico ha dato corso all'esecuzione di interventi riparativi tempestivi ma provvisori che tuttavia rendono ora necessari interventi di ammodernamento e manutenzione della galleria. Tali lavori, si apprende, verranno avviati in carreggiata sud con ipotesi di chiusura del tunnel da metà febbraio;
questi interventi, sebbene fondamentali per estendere la vita utile dell'opera, rendono particolarmente rilevante l'esigenza di un cronoprogramma certo e di un'informazione puntuale all'utenza. In assenza di una pianificazione chiara e condivisa, infatti, il rischio è quello di generare un'ulteriore sovrapposizione di fasi operative e un prolungamento dei disagi, con effetti negativi difficilmente sostenibili per i territori interessati;
pur prendendo atto che il Ministero interrogato segnala l'esistenza di un meccanismo di cashback, in base al quale sono previsti rimborsi a partire da dieci minuti di ritardo per cantieri relativi alle tratte di Autostrade per l'Italia, le associazioni di categoria e i territori interessati sono fortemente preoccupati, ritenendo tale strumento insufficiente rispetto alla portata dei disagi. In questo senso appare infatti più congrua la sospensione dei pedaggi nei tratti più critici, oppure l'adozione di misure automatiche e generalizzate di compensazione. Tali richieste si fondano sull'esigenza di ristabilire un equilibrio tra il costo sostenuto dagli utenti e la qualità effettiva del servizio reso, oggi di fatto limitato per la presenza dei suddetti cantieri;
è pertanto necessario procedere a una definizione rigorosa e accelerata delle opere residue, evitando sovrapposizioni e prolungamenti, nonché valutare ulteriori misure compensative strutturate a favore dell'utenza, tenuto conto delle condizioni di fruibilità dell'infrastruttura e del rischio incidentale che caratterizza il segmento interessato –:
quali iniziative urgenti di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per prevedere forme adeguate di compensazione economica, inclusa la sospensione o riduzione del pedaggio, a favore dell'utenza che regolarmente percorre quelle tratte.
(5-05025)
Interrogazioni a risposta scritta:
CASU, BARBAGALLO e GHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il 31 gennaio 2026 il governo ha notificato a Bruxelles la bozza di decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sull'omologazione degli autovelox. In realtà un testo era già stato notificato nel marzo 2025, all'esito del lavoro di un tavolo tecnico con tutti gli attori coinvolti (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Anci, Ministero dell'interno e Ministero delle imprese e del made in Italy) che aveva predisposto uno schema di decreto per fornire criteri chiari e univoci sui requisisti tecnici di omologazione che gli autovelox devono soddisfare, ma venne ritirato, dopo le polemiche, per «ulteriori approfondimenti»;
nel disegno di legge di modifica del Codice della strada, poi divenuto la legge n. 177 del 2024, era stato altresì prevista l'equiparazione tra le procedure di omologazione e quelle di approvazione degli autovelox, risolvendo ex lege la questione e il contenzioso in atto; anche in questo caso c'è stato ripensamento da parte del Governo e la disposizione è stata poi soppressa nel corso dell'esame parlamentare;
al ritiro della proposta di decreto del marzo 2025 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti predispone un censimento nazionale degli autovelox dal quale emerge che nessuno è omologato, anche perché non esiste una procedura ministeriale di omologazione, e che i dispositivi caricati sulla piattaforma dalle forze dell'ordine sono regolarmente approvati;
in tale contesto si inseriscono gli interventi della Corte di Cassazione che, con ordinanza n. 10505 del 2024, ha ribadito la nullità delle sanzioni elevate mediante apparecchi approvati ma non omologati e con ordinanza n. 26521 del 2025 ha sottolineato come per legittimare le multe per eccesso di velocità sia indispensabile che l'autovelox sia omologato e non solo approvato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
la bozza di decreto inviata il 31 gennaio 2026 prevederebbe un meccanismo di «sanatoria» automatica per un numero limitato di modelli già approvati mentre tutti gli altri dispositivi dovrebbero essere disattivati e sottoposti a una procedura di omologazione;
secondo i dati del Ministero stesso, su 3.873 dispositivi oggi censiti sulla piattaforma digitale, solo poco più di 1.000 risulterebbero conformi ai criteri della bozza di decreto, con la conseguenza che circa tre autovelox su quattro dovrebbero essere spenti;
tale circostanza genera preoccupazione nei comuni perché di fatto non esiste al momento nessuna procedura disciplinata da normativa per omologare le attrezzature di misurazione e tale situazione si scarica interamente sui comuni che sono in stallo a causa di tale incertezza normativa;
nelle more dell'emanazione del decreto, dell'eventuale superamento delle osservazioni dell'Unione europea e dell'attivazione delle procedure di omologazione, permane una situazione di grave incertezza giuridica che incide sulla legittimità delle sanzioni, sulla sicurezza stradale, sulla tutela dei cittadini e sulla credibilità delle istituzioni –:
se sia intenzione del Ministro interrogato riproporre l'equiparazione tra le procedure di omologazione e quelle di approvazione degli autovelox;
quale sia il regime giuridico applicabile ai dispositivi di rilevamento della velocità attualmente in uso, nelle more dell'emanazione del decreto e del completamento delle procedure di omologazione;
quali indicazioni siano state fornite o si intendano fornire a enti locali, prefetture e organi di polizia stradale per evitare l'adozione di sanzioni destinate a essere annullate e il conseguente aggravio di contenzioso;
se non ritenga necessario attivare con urgenza un tavolo di confronto istituzionale con enti locali, forze di polizia e associazioni rappresentative, al fine di garantire certezza del diritto, tutela dei cittadini e salvaguardia delle finanze pubbliche, evitando ulteriori profili di responsabilità amministrativa e contabile.
(4-06976)
BARBAGALLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno, al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:
l'Etna rappresenta uno dei principali poli turistici e naturalistici d'Europa, con un indotto economico fondamentale per la Sicilia orientale, in particolare nei mesi invernali;
operatori turistici, appassionati di sport invernali ed escursionisti attendevano da mesi le precipitazioni nevose, finalmente giunte in modo copioso a partire da lunedì scorso;
le nevicate hanno determinato l'ostruzione delle strade di accesso al «Rifugio Sapienza», dei parcheggi di Etna Nord ed Etna Sud e delle principali arterie di collegamento in quota;
a distanza di oltre cinque giorni dall'inizio delle precipitazioni, l'accesso all'Etna e ai parcheggi ad alta quota risulta ancora interdetto, con la conseguente perdita di un intero fine settimana di fruizione turistica e sportiva;
tale situazione evidenzia ad avviso dell'interrogante un grave immobilismo della città metropolitana di Catania e del sindaco metropolitano, nonché una carente programmazione degli interventi necessari a garantire l'accessibilità e la sicurezza della viabilità invernale;
in località sciistiche comparabili, in Italia e all'estero, le operazioni di sgombero neve e spargimento di sale vengono effettuate in modo continuativo, anche nelle ore notturne;
nel fine settimana successivo quello dal 30 gennaio al 1° febbraio 2026 sono accadute diverse e nuove imbarazzanti inefficienze;
ad Etna Nord, nelle giornate interessate, non risultano essere stati effettuati adeguati controlli per impedire la salita di veicoli sprovvisti delle prescritte dotazioni invernali, con la formazione di lunghe code e situazioni di potenziale pericolo;
sempre ad Etna Nord, l'impianto dell'Anfiteatro risulta ancora chiuso;
ad Etna Sud, lo spargisale è rimasto bloccato in quota e la strada di accesso da Nicolosi non risulta essere stata adeguatamente spazzata dalla neve;
tali criticità compromettono non solo la fruibilità turistica del vulcano, ma soprattutto la sicurezza di cittadini e visitatori;
a parere dell'interrogante, la reiterata incapacità di gestione delle emergenze invernali sull'Etna rischia di arrecare un grave danno d'immagine al Paese, oltre che un danno economico rilevante agli operatori del settore;
sussistano elementi che rendono necessario verificare eventuali responsabilità amministrative e possibili omissioni di pubblico servizio –:
alla luce dei fatti esposti, si chiede ai Ministri interrogati quali iniziative, per quanto di competenza, intendano assumere, al fine di garantire l'accesso in sicurezza alle aree turistiche dell'Etna e la piena operatività degli impianti;
se siano previste verifiche o ispezioni volte a verificare, per quanto di competenza, eventuali responsabilità e omissioni da parte degli enti preposti alla gestione della viabilità e dei servizi;
quali misure strutturali e di programmazione, per quanto di competenza, si intendano adottare per evitare il ripetersi di tali disservizi in occasione di future nevicate.
(4-06987)
INTERNO
Interrogazione a risposta scritta:
MAGI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto si apprende a mezzo stampa, in una circolare alle prefetture del 20 gennaio 2026, il Ministero dell'interno al fine di aumentare la capienza nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e quindi facilitare le espulsioni, avrebbe dato indicazioni agli uffici territoriali del Governo di posticipare le visite mediche che dovrebbero essere propedeutiche al trattenimento in Cpr;
la visita propedeutica al trattenimento all'interno di centri di detenzione amministrativa è prevista dall'articolo 3, comma 1 della direttiva «Cpr» del 19 maggio 2022 diramata dall'allora Ministra Lamorgese ed ha il fine di accertare «l'assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l'ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura, quali malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative». È di tutta evidenza, quindi che la visita preventiva sia funzionale a tutelare la salute delle persone detenute nelle strutture e anche degli operatori che vi lavorano;
sul tema si è pronunciata anche la Corte di cassazione che nell'ordinanza n. 15106/17 del 19 giugno 2017 ha affermato che tale accertamento medico preventivo rappresenta «condizione ineludibile alla validità del trattamento»;
il Consiglio di Stato con sentenza 7 ottobre 2025, n. 7839, ha da ultimo annullato a novembre lo schema di capitolato d'appalto per la fornitura di beni e servizi relativi alla gestione e al funzionamento dei Centri di permanenza per il rimpatrio poiché non erano previste garanzie riguardanti i livelli minimi di tutela del diritto alla salute e di prevenzione del rischio di suicidio per le persone trattenute in queste strutture;
secondo la sentenza, le tutele sanitarie e i protocolli per la prevenzione del rischio suicidario adottati nelle carceri debbono costituire il parametro minimo di riferimento anche per i Centri di permanenza per il rimpatrio che dovrebbero comunque garantire standard di assistenza psicologica e medica più favorevoli rispetto all'ordinamento carcerario poiché il trattenimento amministrativo esula completamente dalla sfera penale. Sussiste un obbligo, per quanto consta all'interrogante, finora disatteso, di rivedere l'attuale illegittimo schema di capitolato dei bandi di gara in relazione all'assistenza sanitaria nei Centri di permanenza per il rimpatrio, prevedendo un coinvolgimento pieno delle Aziende sanitarie locali, in particolare nella fase della valutazione sull'idoneità al trattenimento che deve necessariamente avvenire ex ante;
i Centri di permanenza per il rimpatrio sono da troppo tempo strutture nelle quali la salute e la dignità umana sembrano avere poca se non nessuna cittadinanza, come dimostrano anche diverse inchieste giornalistiche nonché altri atti di sindacato ispettivo concernenti la somministrazione senza alcuna prescrizione medica di psicofarmaci con la sola utilità di sedare i reclusi;
pare evidente, nell'opinione dell'interrogante, che il Ministero dell'interno agisca considerando la tutela della salute nei Centri di permanenza per il rimpatrio come un mero adempimento burocratico che necessita di uno snellimento, per ottenere il risultato di maggiori espulsioni, non considerando però come il rinvio degli accertamenti sanitari in realtà incida su aspetti fondamentali di garanzia dello stesso interesse della collettività, come previsto dall'articolo 32 della Costituzione;
in un appello siglato da professionisti della salute rivolto agli ordini dei medici, alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi, alle realtà scientifiche, sociali e istituzionali e al Garante nazionale delle persone private della libertà personale e apparso in alcuni articoli di stampa, si lamenta come l'approccio seguito dal Ministero dell'interno nella circolare dello scorso 20 gennaio 2026, si ponga in contrasto sia con la deontologia medica, sia con i princìpi costituzionali di tutela della salute come previsto dall'articolo 32 della Costituzione –:
quali siano le ragioni alla base della decisione di emanare la circolare, se vi sia stato un coordinamento tra i Ministeri interrogati e quali iniziative di competenza si intendano assumere per sanare le problematiche anche come esposte dalle sentenze citate in premessa.
(4-06985)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
SARRACINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
le organizzazioni sindacali territoriali hanno denunciato come i lavoratori del servizio antincendio, Rescue team, del Centro Olio di Tempa Rossa in Basilicata vengano pagati con meno di 5 euro netti l'ora;
la paga base mensile di questi lavoratori stabilita per contratto risulterebbe essere pari a 1.172,30 euro lordi che divisa per il divisore contrattuale di 173 ore, equivale a 6,77 euro lordi l'ora a cui va applicato un meno 10 per cento di contributi previdenziali e un meno 23 per cento di Irpef il che porta la retribuzione netta oraria a 4,72 euro;
si tratta di lavoratori che operano in un impianto industriale a rischio rilevante e che facendo parte delle squadre di emergenza, in caso di evento grave, sono coloro che dovrebbero restare nell'impianto durante evacuazione;
paradossalmente un lavoratore in cassa integrazione in base ai dati della circolare Inps n. 4 del 28 gennaio 2026 fanno rilevare i sindacati in base ai massimali di cassa ammonterebbe a 1340,56 euro mensili;
il sito estrattivo di Tempa Rossa è una delle riserve energetiche del Paese e anche se il livello delle estrazioni si è abbassato sotto la soglia dei 50 mila barili al giorno ciò non può giustificare retribuzioni così basse per mansioni così delicate;
ad oggi la produzione media è di circa 33.000 barili di petrolio al giorno che con un prezzo che al momento della presentazione di questa interrogazione è di circa 54 euro al barile il che significa oltre 1 milione e 600 mila euro al giorno, una cifra che a giudizio dell'interrogante non può giustificare quelle retribuzioni –:
se il Governo risulti essere a conoscenza di questa situazione e quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per il pieno rispetto delle previsioni contrattuali di lavoro e per il pieno riconoscimento anche economico della delicatezza della mansione ricoperta all'interno del sito industriale in termini di sicurezza.
(5-05023)
Interrogazione a risposta scritta:
ALFONSO COLUCCI, MARIANNA RICCIARDI, FERRARA, AMATO, QUARTINI, ILARIA FONTANA, CASO, PAVANELLI e DI LAURO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da organi di informazione il 7 febbraio 2026, in occasione della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, sarebbero oltre 95.000 le donne presenti in Italia coinvolte in pratiche di mutilazione genitale femminile, fenomeno legato in particolare alla presenza di migranti provenienti da aree geografiche dove tali pratiche persistono, ancorate a tradizioni culturali e sociali;
le associazioni impegnate sul tema evidenziano come il fenomeno, lungi dall'essere superato, continui a manifestarsi anche in Paesi europei dotati di avanzati sistemi di tutela dei diritti umani, rappresentando una sfida crescente per i servizi sanitari, sociali e di protezione minorile;
in Italia, nonostante l'esistenza di un quadro normativo volto alla prevenzione e alla repressione di tali pratiche, la presa in carico dei casi avverrebbe spesso in fase tardiva, durante gravidanze o in presenza di complicanze sanitarie, quando il danno fisico e psicologico è già consolidato;
le associazioni segnalano, inoltre, una forte disomogeneità territoriale nei servizi di prevenzione, nella formazione degli operatori sanitari e sociali e nella collaborazione tra strutture sanitarie, scuola, servizi sociali e autorità giudiziarie;
viene inoltre proposta l'istituzione di un Osservatorio internazionale anti-mutilazioni genitali femminili con funzioni di monitoraggio, raccolta dati e coordinamento delle politiche di prevenzione e assistenza;
le mutilazioni genitali femminili costituiscono una grave violazione dei diritti fondamentali di bambine e donne e comportano conseguenze permanenti sul piano sanitario, psicologico e sociale –:
quali siano i dati aggiornati in possesso dei Ministri interrogati sulla diffusione del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili nel territorio nazionale e sulle fasce di popolazione maggiormente esposte al rischio;
quali iniziative di competenza siano attualmente attive per garantire una prevenzione precoce e uniforme su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento al coinvolgimento di consultori, pediatri, medicina territoriale, scuole e servizi sociali;
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano rafforzare i programmi di formazione obbligatoria e continuativa per il personale sanitario, scolastico e socio-assistenziale finalizzati all'individuazione e alla prevenzione dei casi a rischio;
se siano previste iniziative, per quanto di competenza, per migliorare il coordinamento tra servizi sanitari, servizi sociali e autorità giudiziarie nella tutela delle minori potenzialmente esposte a tali pratiche;
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, valutino l'opportunità di sostenere o promuovere, anche in ambito europeo e internazionale, strumenti di monitoraggio e cooperazione volti al contrasto strutturale delle mutilazioni genitali femminili.
(4-06978)
SPORT E GIOVANI
Interrogazione a risposta scritta:
SANTILLO, ALIFANO, SERGIO COSTA, AMATO, CASO e CARAMIELLO. — Al Ministro per lo sport e i giovani, al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'interno, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
nel comune di Marcianise dal 1978 opera la società sportiva «Excelsior Boxe», riconosciuta come una delle principali realtà del pugilato dilettantistico italiano, capace di coniugare risultati agonistici di eccellenza con un rilevante ruolo sociale sul territorio;
dal 1984 la società ha la propria sede all'interno del plesso scolastico «Mazzini», struttura comunale divenuta un presidio di legalità, inclusione sociale e contrasto al disagio giovanile, con particolare riferimento alla prevenzione della devianza minorile e del reclutamento da parte della criminalità organizzata;
sotto la guida del maestro Domenico Brillantino – figura di riferimento sia dal punto di vista sportivo che educativo – l'Excelsior ha formato centinaia di atleti, tra cui Angelo Musone (bronzo olimpico – 1984), Clemente Russo (due titoli mondiali e due argenti olimpici) e Vincenzo Mangiacapre (bronzo olimpico – 2012), contribuendo a far conoscere Marcianise come «città della boxe»;
la palestra è stata frequentata anche da numerosi personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e dell'informazione, ed è stata oggetto di servizi giornalistici che ne hanno evidenziato il valore sociale;
da diversi mesi la palestra è chiusa per lavori di ristrutturazione e adeguamento antisismico dell'edificio, finanziati nell'ambito del PNRR che dovrebbero terminare entro il mese di marzo 2026, ma con il rischio di ulteriori rallentamenti;
a causa della chiusura, gli oltre cento allievi dell'Excelsior sono stati costretti a trasferirsi presso la palestra delle «Fiamme Oro» della polizia di Stato;
dalle dichiarazioni di Enzo Brillantino, attuale guida della società, emerge una forte preoccupazione per il futuro dell'Excelsior: da un lato l'assenza di una formale convenzione tra comune e società sportiva; dall'altro la mancata previsione della restituzione della palestra all'Excelsior alla conclusione dei lavori, con il concreto rischio di uno «sfratto» di fatto;
a quanto risulta le ultime procedure di assegnazione degli impianti non avrebbero ricompreso la palestra del plesso «Mazzini» e l'insediamento del commissario prefettizio avrebbe ulteriormente accentuato l'incertezza sulla destinazione futura della struttura;
la vicenda ha suscitato una forte mobilitazione della comunità locale e di rappresentanti del mondo sportivo, che chiedono di garantire la continuità dell'esperienza dell'Excelsior nella sua sede storica, evitando che un presidio di sport, legalità e coesione sociale possa essere compromesso;
in un contesto territoriale così delicato, la tutela di esperienze come quella dell'Excelsior appare determinante ai fini del contrasto all'illegalità diffusa e della promozione di stili di vita sani tra i giovani –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dello stato di avanzamento dei lavori nel plesso scolastico «Mazzini»;
se intendano attivare forme di monitoraggio sull'utilizzo delle risorse PNRR destinate alla struttura, al fine di verificare il rispetto dei cronoprogrammi e la qualità degli interventi realizzati;
se ritengano opportuno promuovere, d'intesa col comune, con il commissario prefettizio e con gli organismi sportivi competenti, la definizione di una soluzione amministrativa stabile – anche attraverso la stipula di una convenzione o l'inserimento esplicito nei bandi comunali di assegnazione delle strutture sportive – che garantisca all'Excelsior il rientro e la permanenza nella propria sede storica, riconoscendone il ruolo di presidio di legalità e inclusione sociale sul territorio;
se, in un'ottica più generale, il Governo non ritenga necessario adottare iniziative di competenza, in raccordo con gli enti territoriali, affinché, soprattutto nelle aree caratterizzate da elevata vulnerabilità sociale, la programmazione degli interventi di riqualificazione degli impianti sportivi finanziati con fondi nazionali ed europei tenga conto e valorizzi le esperienze associative storiche ad alto impatto sociale;
quali ulteriori iniziative i Ministri interrogati intendano assumere, per quanto di competenza, per sostenere e valorizzare esperienze come quella dell'Excelsior Boxe di Marcianise, che hanno dimostrato nel tempo una significativa capacità di prevenire il disagio giovanile, promuovere la cultura della legalità e rappresentare, anche attraverso risultati sportivi di eccellenza, un esempio positivo per l'intera comunità nazionale.
(4-06980)
Apposizione di una firma ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta in Commissione Caretta e altri n. 5-05012, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 5 febbraio 2026, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Cerreto.