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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 11 febbraio 2026

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   CASU, MANZI, BERRUTO, CIANI, CURTI, DE MARIA, DI BIASE, FERRARI, FORATTINI, FORNARO, FURFARO, GHIO, GIANASSI, GIRELLI, GRIBAUDO, IACONO, MADIA, MALAVASI, MORASSUT, ORFINI, PANDOLFO, PORTA, PRESTIPINO, QUARTAPELLE PROCOPIO, TONI RICCIARDI, ROGGIANI, ROMEO, ANDREA ROSSI, SARRACINO, SCARPA, SCOTTO, SERRACCHIANI, SIMIANI, STEFANAZZI, STUMPO, VIGGIANO, FASSINO, LAUS, LAI, TABACCI, BOLDRINI, MARINO, EVI e GUERRA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nella notte a cavallo tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio 2026 presso il liceo scientifico «Righi» di Roma è apparsa la scritta: «Righi fascista, la scuola è nostra» con la svastica, il simbolo del nazismo, a firma della stessa;

   come riportato dagli organi di stampa ignoti si sarebbero anche introdotti all'interno del plesso di via Boncompagni a Roma devastando aule e rendendo inagibili interi locali determinando danni quantificati dalla città metropolitana in 12.000 euro e la necessità di sviluppare l'attività dei giorni seguenti su doppi turni nelle aule restanti con gravissimi disagi per il personale, per gli studenti e per le loro famiglie. Solo grazie alla straordinaria determinazione e resilienza dell'intera comunità scolastica quindi si è quindi potuto evitare che l'attacco portasse all'interruzione dell'attività didattica;

   già in precedenza gli interroganti avevano denunciato, sempre alla Camera dei deputati, episodi di aggressioni di matrice politica neofascista riguardanti suddetta istituzione scolastica;

   è infatti il terzo episodio che dal mese di novembre scorso interessa il liceo «Righi» senza che il Governo a oggi abbia assunto iniziative in merito;

   è indubbio a giudizio degli interroganti che esiste una campagna ideologica che sta mettendo nel mirino la scuola italiana;

   nei giorni scorsi il movimento giovanile studentesco vicino al partito di FDI, Azione Studentesca, ha lanciato una campagna di schedatura dei professori all'interno delle scuole italiane, con un'evidente azione intimidatoria nei loro confronti;

   fino a oggi non si è udita alcuna parola di condanna nei confronti di queste azioni da parte del Governo e delle forze parlamentari che sostengono l'Esecutivo in carica;

   desta molta preoccupazione il moltiplicarsi di episodi inquietanti di violenza politica che vedono come teatro le scuole del nostro Paese come nel caso del liceo Righi –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere con la massima urgenza il Governo per evitare il ripetersi di simili gravissimi episodi e tutelare la libertà e il diritto allo studio al Righi e nelle scuole italiane e perché fino a ora non sia intervenuta ancora alcuna condanna, da parte del Governo, dei richiamati episodi di violenza politica di matrice fascista e nazista.
(3-02497)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


   PORTA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il sistema informatico «Prenot@mi», gestito dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), rappresenta la piattaforma principale per la prenotazione dei servizi consolari da parte dei cittadini italiani all'estero;

   sin dalla sua introduzione il sistema presenta gravi criticità, con difficoltà di accesso, scarsità di appuntamenti disponibili, ritardi nei tempi di erogazione dei servizi e sospetti episodi di uso improprio o di intermediazione non autorizzata;

   tali disfunzioni penalizzano in modo particolare i cittadini italiani residenti nei Paesi di maggiore emigrazione, quali Argentina, Brasile, Venezuela, Stati Uniti, Germania e Regno Unito, compromettendo il diritto ad accedere in tempi ragionevoli ai servizi essenziali di cui necessitano; numerose rappresentanze della collettività italiana all'estero (Comites, Cgie, associazioni e comitati spontanei) hanno espresso forte preoccupazione per la situazione, chiedendo un intervento urgente di riforma del sistema e un potenziamento delle risorse umane e tecnologiche delle sedi consolari. In particolare, la Commissione continentale America Latina del Cgie riunita a Curitiba (27-29 novembre 2025), ha indicato Prenot@mi come principale ostacolo all'accesso equo ai servizi consolari, chiedendone una revisione urgente verso una piattaforma più intuitiva, trasparente e sicura, con doppia autenticazione per prevenire l'intermediazione illecita;

   una gestione inefficiente del sistema informatico rischia di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni italiane e di compromettere l'immagine del nostro Paese a livello internazionale –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle disfunzioni segnalate e quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire un funzionamento regolare del sistema «Prenot@mi» e la sicurezza dei dati degli utenti;

   se sia in corso o programmato un piano di aggiornamento o sostituzione della piattaforma, con tempi certi e verificabili per la sua attuazione;

   se il Governo non ritenga opportuno attivare soluzioni alternative o temporanee per i casi di urgenza e potenziare, in via strutturale, il personale e i mezzi dei servizi consolari maggiormente interessati.
(4-07000)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta scritta:


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   i suoli escavati derivanti da attività edilizie, infrastrutturali e di manutenzione del territorio costituiscono una componente rilevante dei flussi di materiali movimentati sul territorio nazionale e, se correttamente gestiti, possono rappresentare una risorsa per interventi di ripristino ambientale e di recupero dei suoli degradati;

   la normativa vigente, in particolare il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e il decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2017, n. 120, disciplina l'utilizzo e il riutilizzo dei materiali da scavo, distinguendo tra suoli escavati sani e suoli contaminati, al fine di garantire la tutela dell'ambiente e della salute;

   la Strategia dell'unione europea per il suolo al 2030 promuove un approccio circolare alla gestione dei suoli, incoraggiando il riutilizzo sostenibile dei materiali escavati per il recupero di aree degradate e la riduzione del consumo di nuovo suolo;

   in assenza di un monitoraggio sistematico e omogeneo dei flussi di suoli escavati, permangono criticità legate alla frammentazione delle informazioni, alla disomogeneità delle pratiche applicative sul territorio nazionale e al rischio di destinazioni non ottimali dei materiali;

   una gestione non coordinata dei suoli escavati può determinare un aumento degli impatti ambientali, dei costi di smaltimento e delle movimentazioni su lunghe distanze, in contrasto con i princìpi di prossimità, sostenibilità e prevenzione del consumo di suolo;

   il riutilizzo dei suoli escavati, ove compatibile sotto il profilo ambientale e funzionale, può contribuire in modo significativo agli interventi di ripristino dei suoli degradati, di deimpermeabilizzazione e di mitigazione del dissesto idrogeologico –:

   se il Ministro interrogato disponga di dati aggiornati e omogenei sul monitoraggio dei flussi di suoli escavati sani e contaminati sul territorio nazionale e quali strumenti informativi siano attualmente utilizzati a tal fine;

   quali iniziative di competenza intenda adottare per rafforzare il monitoraggio, la tracciabilità e il riutilizzo sostenibile dei suoli escavati, favorendone l'impiego prioritario per il ripristino ambientale dei suoli degradati e per interventi di deimpermeabilizzazione, in coerenza con i princìpi dell'economia circolare e con gli obiettivi della Strategia europea per il suolo al 2030.
(4-07005)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   i processi di desertificazione rappresentano una delle principali emergenze ambientali del Paese, con effetti diretti sulla produttività agricola, sulla stabilità degli ecosistemi, sulla disponibilità delle risorse idriche e sulla sicurezza delle comunità;

   secondo le più recenti valutazioni degli organismi tecnici nazionali e internazionali, una quota significativa del territorio italiano è esposta a rischio medio-alto di desertificazione, con particolare incidenza nelle aree del Mezzogiorno, nelle zone interne e nei territori soggetti a stress idrico e perdita di sostanza organica del suolo;

   il cambiamento climatico, la riduzione delle precipitazioni, l'aumento delle temperature e pratiche di uso del suolo non sostenibili stanno accelerando i fenomeni di degradazione dei suoli, favorendo erosione, salinizzazione e perdita di fertilità;

   l'Italia è parte della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (Unccd) e ha adottato strumenti di pianificazione e indirizzo volti al contrasto del degrado del suolo, anche in coerenza con la Strategia dell'Unione europea per il suolo al 2030;

   nonostante tali impegni, permangono criticità legate alla frammentazione delle politiche, alla disomogeneità degli interventi sul territorio e alla limitata disponibilità di risorse dedicate al recupero dei suoli compromessi –:

   quale sia lo stato di attuazione delle politiche nazionali di contrasto alla desertificazione e di recupero dei suoli degradati, anche con riferimento agli impegni assunti dall'Italia in sede europea e internazionale;

   se il Ministro interrogato intenda adottare o rafforzare iniziative di coordinamento e programmazione volte a garantire interventi strutturali e omogenei sul territorio nazionale, favorendo il ripristino delle funzioni ecologiche e produttive dei suoli maggiormente esposti ai processi di degrado.
(4-07006)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la contaminazione dei suoli rappresenta una delle principali cause di degrado ambientale, con effetti rilevanti sulla salute pubblica, sulla qualità delle risorse idriche, sulla sicurezza alimentare e sul corretto uso del territorio;

   la disponibilità di dati aggiornati, omogenei e georeferenziati costituisce uno strumento essenziale per garantire trasparenza, efficacia degli interventi di bonifica, programmazione delle risorse pubbliche e corretta applicazione del principio «chi inquina paga»;

   in assenza di un sistema informativo nazionale pienamente operativo e accessibile, permangono forti disomogeneità territoriali nella conoscenza dello stato dei suoli contaminati, con ritardi nei procedimenti di bonifica e difficoltà nel monitoraggio dell'effettivo avanzamento degli interventi;

   numerosi territori, inclusi siti industriali dismessi, aree urbane degradate e siti di interesse nazionale, attendono da anni interventi di risanamento, mentre la mancanza di dati condivisi rischia di ostacolare anche i processi di riuso e rigenerazione urbana –:

   quale sia lo stato di attuazione della banca dati georeferenziata nazionale dei suoli contaminati e se essa risulti attualmente operativa;

   quali dati risultino già conferiti da parte dell'Ispra, delle agenzie regionali per la protezione ambientale, delle regioni e delle province autonome e con quale grado di copertura e aggiornamento del territorio nazionale;

   se siano previsti tempi certi per il completamento e la piena interoperabilità della banca dati, anche in relazione agli altri sistemi informativi ambientali nazionali e regionali;

   se si intendano adottare iniziative di competenza volte a garantire la pubblicità e l'accessibilità delle informazioni contenute nella banca dati, nel rispetto della normativa vigente, al fine di assicurare trasparenza, partecipazione e tutela delle comunità interessate.
(4-07007)


   ZANELLA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   in data 10 febbraio 2026, la Commissione europea si è impegnata a presentare «il prima possibile» una proposta di restrizione sull'uso degli acceleranti cementizi contenenti sostanze per- e polifluoroalchiliche (Pfas), nell'ambito del procedimento Reach attualmente in valutazione presso l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa);

   il fascicolo di restrizione presentato da cinque autorità nazionali include espressamente l'uso delle Pfas nei prodotti da costruzione tra i settori oggetto di valutazione dettagliata, con riferimento ai rischi per l'ambiente e la salute pubblica;

   l'attenzione sul tema è stata sollevata anche in relazione all'utilizzo di acceleranti cementizi contenenti Pfas nei cantieri della Superstrada pedemontana veneta, attualmente oggetto di indagine da parte della procura di Vicenza per presunta contaminazione ambientale;

   monitoraggi effettuati da Arpav avrebbero rilevato la presenza di Pfba (acido perfluorobutanoico), appartenente alla famiglia dei Pfas e utilizzato in alcuni acceleranti, nelle falde acquifere e in alcuni pozzi idropotabili, determinando la chiusura di taluni punti di captazione, con potenziale impatto anche su pozzi che alimentano l'acquedotto di Padova;

   i Pfas sono sostanze persistenti, bioaccumulabili e associate, secondo la letteratura scientifica, a rilevanti rischi per la salute umana e per gli ecosistemi, e il territorio veneto è già stato teatro di una delle più gravi contaminazioni da Pfas in Europa, con centinaia di migliaia di cittadini coinvolti;

   la Commissione europea ha dichiarato che la proposta di restrizione sarà presentata non appena disponibile il parere scientifico dell'Echa e che, parallelamente, è in corso la revisione delle direttive sugli appalti pubblici, anche con riferimento a criteri di maggiore sostenibilità ambientale;

   in attesa dell'adozione di una restrizione europea, l'eventuale utilizzo di acceleranti cementizi contenenti Pfas nei cantieri italiani potrebbe continuare a determinare rischi di contaminazione di suolo, acque superficiali e falde;

   la tutela della salute pubblica e delle risorse idriche rappresenta un principio fondamentale sancito dalla Costituzione e dalla normativa nazionale ed europea –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti riportati e di quali elementi aggiornati dispongano, per quanto di competenza, in merito all'utilizzo di acceleranti cementizi contenenti Pfas nei cantieri della Superstrada pedemontana veneta e in altri cantieri sul territorio nazionale;

   quali siano, allo stato, i dati ufficiali in possesso del Governo circa la presenza di Pfas – e in particolare di Pfba – nelle falde acquifere, nei corsi d'acqua e nei pozzi destinati al consumo umano nelle aree interessate;

   se siano state attivate specifiche attività di monitoraggio straordinario, anche tramite Ispra, Arpa e Asl competenti, per valutare l'eventuale impatto sanitario e ambientale derivante dall'uso di tali sostanze nei prodotti da costruzione;

   se il Governo intenda adottare, nelle more della decisione europea in sede Reach, iniziative cautelative nazionali – anche di natura normativa o attraverso linee guida per le stazioni appaltanti – volte a limitare o sospendere l'uso di acceleranti cementizi contenenti Pfas nei lavori pubblici;

   quali iniziative di competenza si intendano assumere per garantire la massima trasparenza verso le comunità interessate, nonché per assicurare la piena tutela dell'acqua destinata al consumo umano;

   se il Governo intenda sostenere, in sede europea, un iter rapido e rigoroso per l'adozione della restrizione proposta dalla Commissione europea, anche alla luce delle pregresse esperienze di contaminazione da Pfas in Italia.
(4-07008)

CULTURA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   IACONO, MARINO, BARBAGALLO, PROVENZANO, MANZI e PORTA. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni scorsi è stata resa nota l'acquisizione da parte dello Stato italiano del dipinto Ecce Homo di Antonello da Messina, rarissimo capolavoro del Rinascimento italiano, acquistato per 14,9 milioni di dollari attraverso il direttorato generale dei musei del Ministero della cultura;

   l'opera, attribuita nel 1985 da Federico Zeri ad Antonello da Messina e databile intorno al 1460, rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano ed è probabilmente l'ultimo dipinto del maestro siciliano rimasto fino ad oggi in una collezione privata;

   Antonello da Messina è una delle figure più alte e identitarie della storia artistica siciliana e italiana, con un corpus di opere estremamente esiguo, giunto fino a noi in circa quaranta esemplari;

   secondo quanto riportato da organi di stampa, l'opera sarebbe destinata alla collocazione presso il museo di Capodimonte, mentre dalla Sicilia, e in particolare da Messina, città natale dell'artista, sono giunti numerosi appelli affinché il dipinto possa essere esposto nel territorio di origine;

   il museo regionale «Maria Accascina» di Messina conserva già importanti opere di assoluto rilievo del patrimonio artistico nazionale, tra cui dipinti attribuiti a Caravaggio, ed è dotato di adeguati standard scientifici, conservativi e di sicurezza;

   la collocazione dell'Ecce Homo presso il museo regionale «Maria Accascina» di Messina consentirebbe una piena e coerente integrazione dell'opera nel percorso museale esistente, rafforzando il dialogo scientifico e culturale con le collezioni già presenti e valorizzando in modo organico il contesto storico-artistico di riferimento dell'artista;

   tale scelta rappresenterebbe, inoltre, un'occasione di straordinaria valorizzazione culturale e identitaria, rafforzando il legame tra l'opera, l'artista e il territorio di origine –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della destinazione prevista per l'Ecce Homo di Antonello da Messina e se non ritenga opportuno valutarne la collocazione presso il museo regionale «Maria Accascina» di Messina, anche d'intesa con la Regione Siciliana, in considerazione del profondo legame storico e identitario dell'opera con il territorio di origine dell'artista, nonché della piena coerenza e integrazione del dipinto con la collezione museale già esistente, che annovera altri capolavori di eccezionale rilievo.
(5-05041)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CENTEMERO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 87 del Testo unico delle imposte sui redditi disciplina il regime fiscale della participation exemption (Pex), subordinando l'esenzione delle plusvalenze al rispetto di specifici requisiti, tra cui il possesso di una partecipazione diretta nel capitale non inferiore al 5 per cento di valore fiscale non inferiore a 500.000 euro, detenuta ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell'avvenuta cessione considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente;

   nella prassi economica e finanziaria, in particolare nelle operazioni di dismissione di partecipazioni qualificate in Pmi quotate sui listini borsistici, è frequente, se non necessario, che la cessione avvenga mediante più atti progressivi, sovente di valore unitario o di entità percentuale inferiore alla soglia rilevante, ma riconducibili a un'unica operazione economica complessiva;

   rispetto al perimetro applicativo della citata disposizione, si sono registrate alcune incertezze in merito al criterio di misurazione della soglia di esenzione ai fini dell'accesso al regime Pex, con particolare riferimento alla verifica del requisito dimensionale della partecipazione societaria, da intendersi complessivamente acquisita e detenuta dal soggetto cedente ovvero con riferimento alla singola quota oggetto di ciascun atto di cessione, pur in presenza di una partecipazione originariamente qualificata, detenuta ininterrottamente sopra soglia per oltre dodici mesi, la cui riduzione al di sotto della soglia medesima avviene esclusivamente quale effetto fisiologico del piano di dismissione;

   a parere dell'interrogante, tale incertezza interpretativa rischia di produrre effetti distorsivi, soprattutto per le operazioni di dismissione progressive che, pur avendo ad oggetto partecipazioni originariamente qualificate e detenute nel rispetto dei requisiti di legge, potrebbero essere escluse dal regime Pex per ragioni meramente formali –:

   se e quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda assumere, nell'ambito della disciplina fiscale della participation exemption, al fine di delimitarne espressamente il perimetro applicativo con riferimento sia alle partecipazioni complessivamente acquisite e detenute dal soggetto cedente sia alle fattispecie di cessioni progressive delle medesime.
(5-05040)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DORI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il sistema del patrocinio a spese dello Stato e della difesa d'ufficio assicura l'effettività del diritto di difesa consentendo, ai sensi dell'articolo 24 della Costituzione, anche «ai non abbienti» di agire e difendersi davanti a ogni giurisdizione;

   il 4 febbraio 2026 l'avvocato Alessandro Oraziani, nella sua funzione di Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Roma, ha inviato una lettera al Ministro della giustizia Carlo Nordio con oggetto i pagamenti di patrocinio a spese dello Stato e difese d'ufficio, denunciando «una situazione ormai diventata insostenibile e che incide in modo diretto tanto sul funzionamento della giustizia, quanto sulla tutela effettiva dei diritti fondamentali dei cittadini»;

   in particolare il presidente del Coa di Roma evidenzia come «i compensi spettanti ai difensori che svolgono tali attività risultano sistematicamente e fortemente ridotti, oltre che liquidati con ritardi estremamente gravi, spesso incompatibili con qualsiasi logica di sostenibilità professionale»;

   nella lettera si evidenzia correttamente come l'avvocatura non possa e non debba sopperire alle carenze strutturali e di risorse del sistema giudiziario o considerata come un «ammortizzatore finanziario dello Stato»;

   i compensi spettanti ai difensori che svolgono tali attività sono fortemente ridotti e liquidati con ritardi estremamente gravi, anche di anni, scoraggiando così l'assunzione degli incarichi, con un rischio di una fuga degli avvocati dal patrocinio a spese dello Stato;

   il più recente rapporto Censis di cassa forense evidenzia una situazione economica già precaria per l'avvocatura italiana, con la metà dei professionisti che non supera un reddito annuo di euro 21.233,00, rendendo insostenibile qualsiasi ritardo nei pagamenti per attività già svolte l'effettività del principio di cui all'articolo 24 della Costituzione –:

   quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare i Ministri interrogati per garantire l'immediato pagamento di tutti i compensi a oggi maturati dagli avvocati per l'attività svolta in regime di patrocinio a spese dello Stato e di difesa d'ufficio, e quali iniziative di natura organizzativa intendono porre in essere per rendere sempre tempestivi questi pagamenti da parte dello Stato, superando così le gravi criticità evidenziate dal Consiglio dell'ordine degli Avvocati di Roma.
(4-07001)


   GUSMEROLI, CAVANDOLI, CENTEMERO e CANDIANI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 853, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, chiarisce in via definitiva il regime di esenzione dall'Imu per le scuole paritarie, riconoscendo la natura non commerciale delle attività educative svolte nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge;

   la disposizione, avente natura interpretativa, è volta a precisare il criterio per determinare l'esenzione dall'Imu applicabile agli immobili nei quali si svolgono attività didattiche. In particolare, stabilisce che tali attività, esercitate negli immobili posseduti e utilizzati dai soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera c), del Tuir, si considerano non commerciali quando il corrispettivo medio percepito è inferiore al Costo medio per studente (Cms), pubblicato annualmente dal Ministero dell'istruzione e del merito e dal Ministero dell'università e della ricerca;

   la medesima norma precisa altresì che, ai fini dell'applicazione dell'esenzione dall'imposta municipale propria (Imu) di cui all'articolo 1, comma 759, lettera g), della legge 27 dicembre 2019, n. 160, lo svolgimento delle attività assistenziali e sanitarie si intende effettuato nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, consolidando l'interpretazione già fornita dal Dipartimento delle finanze nelle istruzioni alla dichiarazione Imu-Enc (approvate con decreto ministeriale 26 giugno 2014 e successivamente aggiornate con decreto ministeriale 24 aprile 2024);

   le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico di rilevanza costituzionale ai sensi della legge 10 marzo 2000, n. 62 e si qualificano come attività non commerciali quando il contributo richiesto alle famiglie è contenuto entro i limiti del costo medio per studente (Cms) definito annualmente dal Ministero dell'istruzione e del merito;

   risulta agli interroganti che alcuni comuni ritengono di non poter dare piena attuazione alla novella normativa, considerandola non sufficientemente chiara sotto il profilo applicativo, in specie con riguardo al contenzioso in essere e/o al debito non ancor accertato, con il rischio di determinare difformità interpretative sul territorio nazionale –:

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza per fornire ulteriori indicazioni operative volte ad accompagnare gli enti locali nell'attuazione della novella normativa, promuovendo così un'applicazione uniforme e omogenea di trattamento su tutto il territorio nazionale e assicurando il corretto riconoscimento del ruolo delle scuole paritarie nel garantire l'offerta educativa pubblica.
(4-07011)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


   GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   con provvedimento del 19 dicembre 2025, veniva disposta l'applicazione del regime previsto dall'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario nei confronti di Elvis D., con il conseguente trasferimento del detenuto dal carcere di Secondigliano — dove era preso in carico dall'Articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm) a causa delle sue patologie — al carcere di Sassari, struttura priva di Atsm;

   a seguito della perizia effettuata dal professor Torres su incarico della Corte di appello di Roma nel marzo 2025, la stessa autorità giudiziaria aveva disposto che il detenuto fosse assegnato a una struttura provvista di Atsm. Tuttavia, nonostante tale ordine, il Dap ha procrastinato l'esecuzione per circa sei mesi e, solo dall'ottobre 2025 fino al successivo decreto ministeriale, il detenuto è stato effettivamente recluso presso il carcere di Secondigliano, unico tra quelli che hanno ospitato il D. ad essere dotato dell'unità sanitaria richiesta;

   senza entrare nel merito del decreto ministeriale, oggetto di reclamo da parte dei difensori del D., quel che interessa all'interrogante sono le condizioni di salute del detenuto, verosimilmente sottaciute al Ministro e gravemente pregiudicate dal regime carcerario in atto; infatti la cosiddetta «doppia diagnosi» (comorbilità data da disturbo psichiatrico associato all'abuso di sostanze) che affligge il D. fu refertata dal professor Torres, incaricato di ufficio dalla Corte di appello di Roma, e parimenti accertata da tutti i sanitari pubblici in servizio presso le carceri italiane in cui il D. è stato via via ristretto: Catania, Agrigento, Benevento, Melfi, Napoli (anche qui fu disposta perizia d'ufficio da parte del magistrato di sorveglianza), Rebibbia, Ascoli, Opera;

   orbene dal contenuto del provvedimento reclamato, sembrerebbe che il Ministero della giustizia non sia stato informato sulla sussistenza di tale patologia (la documentazione medica dei presidi sanitari carcerari, infatti, non è mai citata);

   da rilevare che, dopo la notifica del provvedimento afflittivo, il D. ha tentato il suicidio e, una volta giunto a Sassari, le sue condizioni di salute sono apparse subito gravi, come testimoniato dai difensori che gli hanno fatto visita e che si sono rapportati con l'interrogante; ciò ovviamente anche a causa dell'inesistenza di reparto Atsm: il D. è dunque rinchiuso senza ricevere quella necessaria assistenza specifica ed anzi è presumibilmente imbottito di pesanti sedativi (forse necessari nell'impossibilità delle debite terapie), di tal che lo stesso è oggi ridotto ad una «larva», non in grado di comprendere e interagire;

   a quanto risulta all'interrogante, i difensori di D. hanno fatto pervenire al Ministero della giustizia tramite Pec, allegando la corposa documentazione sanitaria, la richiesta di sospenderne l'esecuzione in attesa di accertamento medico che verificasse la compatibilità del regime di cui all'articolo 41-bis con le condizioni di salute del detenuto –:

   se corrisponda al vero che, con le note della procura della Repubblica di Roma – Dda – e Dna che hanno determinato l'applicazione nei confronti del detenuto Elvis D. del regime detentivo di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario, non sia stata trasmessa al Ministero della giustizia né tantomeno citata la documentazione sanitaria pubblica afferente allo stato di salute del D., ed in specifico quella comprovante la morbilità detta «doppia diagnosi»;

   se e quali iniziative di competenza si intendano assumere per salvaguardare il diritto alla salute e alla vita del detenuto D.
(4-07014)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta scritta:


   BARABOTTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il made in Italy rappresenta uno dei principali asset strategici dell'economia nazionale e un patrimonio di credibilità riconosciuto a livello internazionale. Il suo valore non si fonda esclusivamente sull'immagine dei grandi marchi o sulla forza commerciale delle grandi firme, ma sulla qualità complessiva dei processi produttivi che ne stanno alla base, sulla legalità delle filiere e sul lavoro che rende possibile l'eccellenza dei prodotti italiani;

   il made in Italy si fonda sul contributo determinante di artigiani e piccole e medie imprese manifatturiere, che costituiscono il nucleo produttivo delle filiere, in particolare di quelle del tessile e della moda. Sono queste realtà a garantire competenze specialistiche, qualità manifatturiera, occupazione e un forte radicamento territoriale, elementi che rendono il prodotto italiano unico e competitivo sui mercati globali. I grandi marchi e le grandi griffe rappresentano l'anello terminale della filiera;

   nel corso degli anni, tuttavia, tale equilibrio si è progressivamente deteriorato. Molti grandi committenti, anziché valorizzare la filiera, hanno imposto condizioni contrattuali sempre più squilibrate, caratterizzate da prezzi non sostenibili, tempi di consegna incompatibili con una produzione regolare e richieste organizzative e documentali sproporzionate. In questo modo, i costi della legalità, della qualità e della tutela del lavoro sono stati scaricati sui soggetti più deboli della catena produttiva;

   dinamiche che hanno messo in seria difficoltà imprenditori e artigiani qualificati, favorendo l'ingresso di operatori che adottano modelli produttivi distorti, pratiche di dumping sociale e comportamenti elusivi delle norme sul lavoro e sulla sicurezza, anche quando estranei alla tradizione produttiva italiana;

   in tale contesto, il Gruppo Lega ha nuovamente riportato al centro del dibattito parlamentare la tutela del made in Italy e della filiera produttiva, in occasione della discussione della legge annuale sulle piccole e medie imprese, presentando gli ordini del giorno n. 9/02673-A/001 (Barabotti) e n. 9/02673-A/002 (Nisini), entrambi accolti dal Governo –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato abbia assunto o intenda assumere per migliorare le condizioni di equità e sostenibilità nella produzione, sostenere la filiera della moda e tutelare concretamente il marchio made in Italy.
(4-06998)


   MALAVASI e ANDREA ROSSI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   in data 6 febbraio 2026 l'azienda Industria chimica reggiana (I.c.r.), storica realtà industriale reggiana fondata nel 1961 e specializzata nella produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra, con marchio «Sprint» conosciuto e commercializzato a livello internazionale, ha comunicato alla Rsu aziendale la decisione unilaterale di dismettere l'attività produttiva del sito di Reggio Emilia;

   dal 2020 l'azienda I.c.r. è controllata dal gruppo multinazionale statunitense Ppg industries Inc., leader globale nel settore car refinish e light industrial coatings;

   in Italia il sito di Reggio Emilia rappresenta il principale polo produttivo ed è considerato il «quartier generale» dell'azienda, affiancato da uno stabilimento nella provincia di Lodi, per complessivi 74 dipendenti;

   l'azienda ha annunciato contestualmente l'apertura immediata di una procedura di licenziamento collettivo per 54 lavoratrici e lavoratori, configurando una grave emergenza occupazionale che coinvolge direttamente altrettante famiglie del territorio reggiano;

   le motivazioni addotte dall'azienda riguardano il calo dei volumi produttivi e l'obsolescenza degli impianti, che richiederebbero investimenti ritenuti «troppo onerosi», senza tuttavia che siano stati esplorati percorsi alternativi di rilancio, riconversione o sostegno pubblico-industriale;

   la Filctem Cgil di Reggio Emilia e la Rsu aziendale hanno formalmente richiesto il ritiro della procedura di licenziamento e l'attivazione immediata di un tavolo di confronto a supporto della tenuta occupazionale, ricevendo tuttavia un netto e reiterato rifiuto da parte dell'azienda;

   a seguito di tale decisione, le lavoratrici e i lavoratori hanno proclamato uno sciopero immediato, che sarà proseguito ad oltranza, con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, a testimonianza della gravità della situazione e dell'assenza di un dialogo costruttivo con la proprietà;

   a chiusura del sito produttivo reggiano si inserisce in un contesto territoriale già segnato da crisi industriali e perdite occupazionali rilevanti, contribuendo a un ulteriore impoverimento del tessuto manifatturiero della provincia di Reggio Emilia, come denunciato dalle stesse organizzazioni sindacali;

   la decisione aziendale appare orientata esclusivamente alla salvaguardia dell'interesse economico dell'impresa, senza tenere conto della responsabilità sociale d'impresa e dell'impatto economico e sociale sulle comunità locali –:

   se siano già a conoscenza della situazione dell'Industria chimica reggiana e quali iniziative urgenti intendano assumere per affrontare la crisi occupazionale determinata dalla chiusura del sito di Reggio Emilia;

   se intendano, in raccordo con la regione che si è già mossa in tal senso, convocare con urgenza la proprietà aziendale, anche istituendo un tavolo di crisi a supporto del lavoro messo in campo dalla regione, con la presenza di tutte le parti coinvolte (azienda, organizzazioni sindacali, rappresentanze dei lavoratori, enti locali), al fine di verificare tutte le possibili soluzioni volte a evitare o ridurre i licenziamenti;

   se siano disponibili ad attivare ogni strumento di utile competenza per accompagnare i 54 lavoratori coinvolti dalla procedura di licenziamento collettivo, a partire dagli ammortizzatori sociali;

   alla luce delle criticità strutturali che stanno colpendo il comparto manifatturiero del territorio reggiano e vista la tensione economica che sta caratterizzando il settore della chimica nel nostro Paese, quali politiche industriali e quali strumenti straordinari di intervento abbia intenzione di mettere in campo il Governo e il Ministro delle imprese e del made in Italy, per tutelare e rilanciare un settore importante dell'economia italiana.
(4-07002)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

IX Commissione:


   PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la progettazione e la realizzazione del sistema di collegamento tra l'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova e la futura fermata ferroviaria Erzelli/Aeroporto rientra nell'ambito del più ampio progetto del «Collegamento dell'Aeroporto di Genova con la linea ferroviaria Genova Ventimiglia» e del piano generale di sviluppo urbanistico e trasportistico dell'area del Parco Scientifico-Tecnologico degli Erzelli;

   il 7 maggio 2024 Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit), Enac, Autorità di sistema portuale, Aeroporto di Genova S.p.A., comune di Genova e Rfi hanno sottoscritto un accordo finalizzato alla progettazione e realizzazione del sistema di collegamento moving walkway tra l'aeroporto e la futura fermata ferroviaria;

   l'accordo prevedeva, fra l'altro, il finanziamento dell'opera per 29 milioni di euro con fondi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti stanziati sul contratto di programma di Rfi nelle annualità 2025-2026 e l'individuazione del comune di Genova quale soggetto attuatore dell'opera: circa 640 metri sopraelevati, con tapis roulant bidirezionali, per permettere di arrivare all'aerostazione con un accesso diretto all'edificio;

   gli approfondimenti svolti dal progettisti, scelti sotto la precedente amministrazione comunale guidata dall'attuale presidente di regione, incaricati dello sviluppo del progetto di fattibilità tecnico-economica, hanno però mostrato che le soluzioni progettuali confacenti alle finalità dell'intervento espresse nel citato accordo, per sopravvenute esigenze di variazione manifestate in sede di progettazione, avrebbero comportato un aumento stimato del costo complessivo dell'opera, che ammonterebbe ad un valore di circa 44 milioni di euro;

   nonostante l'opera si dovesse sviluppare su terreno demaniale e, una volta ultimata, sarebbe diventata di proprietà della Rete ferroviaria italiana e data unicamente in concessione all'Aeroporto di Genova, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si è rifiutato di sostenere il costo ulteriore di 15 milioni di euro e ha chiesto al comune di Genova e all'Aeroporto di farsene carico;

   a fronte dell'impossibilità da parte dei due soggetti di sostenere il costo, il Ministero non ha ritenuto opportuno aprire un fattivo confronto con le istituzioni locali volto a individuare soluzioni condivise, ma ha scelto di rinunciare completamente all'opera, inizialmente ritenuta strategica, e di impegnare i soldi già stanziati in altri progetti, penalizzando gravemente Genova e il suo sviluppo infrastrutturale –:

   se, data la assodata necessità, intenda adottare iniziative di competenza volte a garantire la realizzazione di un sistema di collegamento tra l'aeroporto Cristoforo Colombo e la futura fermata ferroviaria Erzelli/Aeroporto mediante il già condiviso progetto di moving walkway o con un'altra soluzione, specificando se verrà finanziata con fondi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti stanziati sul contratto di programma di Rfi.
(5-05034)


   TRAVERSI, IARIA e FEDE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il sistema ferroviario costituisce un servizio pubblico essenziale e un asset strategico per la coesione territoriale e lo sviluppo del Paese. Tuttavia, in questi ultimi anni, il settore è stato penalizzato da cronici disservizi, ritardi e malfunzionamenti che gravano quotidianamente su cittadini e imprese;

   lo schema di decreto-legge Pnrr, approvato dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio 2026, conferma il passaggio obbligatorio alle procedure competitive per i servizi Intercity (servizio universale) e individua nel Documento strategico pluriennale della mobilità (Dspm) lo strumento di pianificazione decennale. Tale riforma, in attuazione del Regolamento (UE) 2016/2338, segna il definitivo superamento degli affidamenti in house;

   l'avvicinarsi delle gare europee per l'assegnazione dei servizi Intercity e regionali genera profonda incertezza nel mondo del lavoro. Le organizzazioni sindacali denunciano il rischio di una frammentazione del sistema che potrebbe compromettere la responsabilità sulla sicurezza e dare adito a processi di dumping contrattuale;

   è imprescindibile che l'apertura al mercato non degeneri in una deregolamentazione priva di tutele o in logiche di massimo ribasso, capaci di compromettere irreversibilmente la qualità del servizio per l'utenza, la sicurezza dell'esercizio e la dignità professionale dei lavoratori –:

   se, in vista delle imminenti procedure di gara europee di cui in premessa, il Ministro interrogato non trovi opportuno adottare iniziative di competenza volte a definire criteri e dettagli tecnici che garantiscano standard qualitativi superiori per i viaggiatori e, contestualmente, se intenda prevedere nei bandi l'inserimento di clausole sociali vincolanti e l'obbligo di applicazione del Ccnl della mobilità area attività ferroviarie, affinché la competizione tra operatori avvenga sulla qualità dell'offerta industriale e non sulla compressione del costo del lavoro, del perimetro occupazionale o della sicurezza dell'esercizio.
(5-05035)


   PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   dopo significativi ritardi che hanno determinato disagi per diverse Autorità di sistema portuale (AdSP), si sono concluse le procedure di nomina dei presidenti di numerose Autorità;

   nonostante siano trascorsi ormai diversi mesi da tali nomine, molte AdSP segnalano persistenti criticità di governance dovute alla incompleta costituzione degli organi dell'ente;

   dalle informazioni reperibili sui siti istituzionali, risulta che diverse Autorità siano prive del collegio dei revisori dei conti, in particolare: le AdSP del Mar Ligure Orientale, del Mar Adriatico Orientale, del Mar Adriatico Meridionale, del Mar Tirreno Settentrionale, del Mare di Sicilia Orientale, del Mar Adriatico Centro-Settentrionale, del Mar Tirreno Centrale, del Mar Adriatico Centrale e del Mar Ionio. Per le restanti Autorità il dato non risulta pubblicato sul sito istituzionale;

   ai sensi dell'articolo 11 della legge n. 84 del 1994, il collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi e due supplenti, nominati dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; il presidente e un membro supplente sono designati dal Ministero dell'economia e delle finanze. Il medesimo articolo stabilisce che il collegio provvede al riscontro degli atti di gestione; accerta la regolare tenuta dei libri e delle scritture contabili ed effettua trimestralmente le verifiche di cassa; redige le relazioni di propria competenza; riferisce periodicamente al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; assiste alle riunioni del comitato di gestione con almeno uno dei suoi membri;

   la piena operatività della presidenza e del comitato di gestione delle Autorità, pertanto, presuppone necessariamente la costituzione del collegio dei revisori dei conti. In mancanza di tale organo, tra l'altro, il comitato di gestione è impossibilitato ad ottemperare all'articolo 9 della citata legge approvando, entro i termini stabiliti dalla normativa decorrenti dall'insediamento del presidente, il Piano operativo triennale e nominando il segretario generale dell'Autorità, di cui numerose AdSP sono, quindi, attualmente prive;

   è noto che il Ministero stia lavorando a una riforma del sistema portuale tale da incidere su competenze e governance delle AdSP. Tuttavia, le tempistiche di definizione e approvazione della riforma appaiono di lungo termine e non appare opportuno subordinare a tale iter la costituzione degli organi di governance delle Autorità, con il rischio di incidere sull'operatività dell'intero sistema portuale nazionale –:

   quali siano le motivazioni dei ritardi nella nomina dei collegi dei revisori dei conti delle Autorità di sistema portuale e con quali tempistiche si intenda procedere alle relative nomine, assicurando il rapido completamento degli organi di governance, senza attendere la conclusione della riforma del sistema portuale.
(5-05036)


   BALDELLI, RAIMONDO, AMICH, FRIJIA, LONGI, RUSPANDINI e GAETANA RUSSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la nuova formulazione dell'articolo 61 del nuovo codice della strada (decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285) prevede che la lunghezza massima degli autoarticolati sia di metri 18,75;

   la modifica normativa risale al decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, finalizzata a garantire maggiore efficienza nel trasporto su strada e nella riduzione dei mezzi e delle emissioni;

   al riguardo, gli interroganti evidenziano che in questo contesto era stato portato avanti il cosiddetto progetto 18, vale a dire una sperimentazione su mezzi di nuova costruzione la cui lunghezza superasse i 16 metri e mezzo (vecchio limite) e che avevano per questo ottenuto un'autorizzazione provvisoria alla circolazione;

   tra le ditte che hanno costruito e fatto circolare questi mezzi, gli interroganti rilevano come sia presente anche la Omar di Pesaro, la cui azienda garantisce importanti livelli occupazionali a numerose famiglie in ambito locale;

   gli interroganti rilevano altresì che, con nota n. 5582 del 9 gennaio 2026, il competente ufficio territoriale del Ministero interrogato, ha comunicato inopinatamente alla suesposta ditta Omar l'avvio del procedimento di revoca delle autorizzazioni in autotutela; la motivazione di questo procedimento amministrativo sarebbe dovuto alla circostanza che, a seguito della modifica legislativa dell'articolo 61 del codice della strada, non è tuttavia seguita la corrispondente modifica attuativa prevista dal decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992, il cui articolo 216 reca, tutt'oggi, la lunghezza massima degli autoarticolati in 16 metri e mezzo; pertanto, secondo il Ministero interrogato, la mancata «armonizzazione del quadro normativo di riferimento» renderebbe illegittime le autorizzazioni già concesse;

   a giudizio degli interroganti in relazione a quanto suesposto, si tratta evidentemente di un paradosso amministrativo che viola sia la gerarchia delle fonti del diritto che il principio dell'affidamento, con la conseguenza che gli effetti negativi e penalizzanti si riflettono sia sull'impresa che sui lavoratori –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e in caso affermativo quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di chiarire in maniera del tutto univoca, considerato che la disposizione normativa richiamata si considera fonte sovraordinata al regolamento attuativo, che gli autoarticolati lunghi 18 metri sono da considerarsi perfettamente legittimi.
(5-05037)


   GHIO, BARBAGALLO, BAKKALI, CASU e MORASSUT. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   lo scorso 22 dicembre 2025 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma della portualità nazionale che prevede l'istituzione della società Porti d'Italia S.p.A. (PdI SpA) a cui verrebbero attribuiti compiti strategici oggi esercitati dalle Autorità di sistema portuale (Adsp);

   la costituzione di Porti d'Italia S.p.A. costituisce un processo di accentramento di funzioni ora in capo alle Autorità di sistema portuale, quali le funzioni sulle infrastrutture strategiche e su opere infrastrutturali, segnando un cambio di paradigma rispetto al modello della legge n. 84 del 1994 e al decreto legislativo n. 16 del 2016, attraverso la riduzione dell'autonomia delle Autorità di sistema portuale;

   secondo le anticipazioni emerse da articoli di stampa, inoltre, PdI SpA non è sottoposta al controllo delle società a partecipazioni pubbliche, quindi al rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n. 1751 del 2016 e al decreto-legge n. 95 del 2012;

   rientrano tra i compiti attribuiti alla costituenda società lo svolgimento, in regime di concessione, dei servizi di interesse pubblico generale connessi alla realizzazione di investimenti strategici di rilevanza internazionale e nazionale in opere infrastrutturali e in interventi di manutenzione straordinaria, nonché lo svolgimento, in regime di mercato, delle attività di progettazione e realizzazione delle opere infrastrutturali attinenti alle attività marittime e portuali, nonché consulenze, studi, ricerche, servizi anche di ingegneria;

   la riduzione di autonomia sottrae competenze fondamentali per la pianificazione e lo sviluppo infrastrutturale dei porti alle AdSP e riduce il ruolo centrale delle autorità nella governance e nello sviluppo locale;

   quindi la ricchezza prodotta dai porti e oggi nella disponibilità delle AdSP – canoni demaniali, proventi autorizzativi, tasse portuali e competenze professionali – verrebbero in larga parte trasferite alla società Porti d'Italia S.p.A. limitando fortemente la possibilità di svolgere interventi funzionali allo sviluppo dei territori;

   da prime valutazioni i trasferimenti di risorse previsti dalla norma saranno rilevanti, nell'ordine del 40 per cento con gravi ricadute nell'operatività delle stesse AdSP;

   inoltre sembrerebbe che il disegno di legge sia in attesa della bollinatura della Ragioneria generale dello Stato –:

   a che punto sia l'iter del provvedimento in seno al Governo e come si intenda far fronte alle pesanti ricadute nei termini di riduzione di risorse, economiche ed umane, e di perdita di ruolo decisionale nei processi per le autorità di sistema e per i territori a seguito dei trasferimenti di risorse per sostenere il funzionamento della costituenda società Porti d'Italia S.p.A.
(5-05038)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 10505 del 2024, ha stabilito che le sanzioni per eccesso di velocità rilevate con autovelox non omologati sono illegittime, determinando la distinzione tra procedura di approvazione e di omologazione;

   il Ministero interrogato, a marzo 2025, aveva predisposto uno schema di decreto che disponeva l'omologazione automatica di tutti i dispositivi installati a partire dal 13 giugno 2017. Lo schema è stato ritirato per la necessità di «ulteriori approfondimenti»;

   diverse ordinanze della Corte di Cassazione, tra cui la n. 26521/25 del 1° ottobre 2025, hanno ribadito che i dispositivi devono essere omologati per essere a norma e che la sola approvazione non basta;

   a partire da settembre 2025, il Mit, collaborando con Anci, ha censito i dispositivi di controllo della velocità tramite una piattaforma elettronica ministeriale dove gli enti locali hanno registrato modelli, matricole, decreti di autorizzazione e posizionamento dei rilevatori sulle strade;

   il portale di rilevazione di autovelox SCDB conteggia circa 11.011 apparecchi in Italia. Secondo il Ministero interrogato, invece, sono solo 3.873 i dispositivi registrati nella piattaforma telematica;

   il 31 gennaio 2026 il Mit ha trasmesso al Mimit il decreto autovelox per la notifica alla Commissione Ue ai fini della procedura Tris. La Commissione europea ha 90 giorni per valutare il testo e, in caso non vi fossero osservazioni, il decreto entrerà in vigore presumibilmente entro fine maggio. Il decreto prevede l'automatica omologazione dei dispositivi conformi ai prototipi approvati dal 2017. Dunque, tutti gli autovelox precedenti al 2017 sarebbero «non conformi»;

   secondo il Mit, soltanto 1.282 dispositivi superano i criteri indicati nel decreto, mentre i restanti dovrebbero essere disattivati in attesa di nuove procedure di omologazione, con conseguente rischio di riduzione dei controlli sulla velocità e una significativa riduzione della sicurezza sulle strade italiane. Tra i dispositivi sospesi vi sono anche alcuni sistemi Tutor e Vergilius installati lungo le autostrade e i telelaser in dotazione alla polizia;

   i dati dimostrano che, dopo l'installazione dei Tutor, la velocità di picco è diminuita del 25 per cento e la velocità media del 15 per cento sulle tratte controllate, mentre il tasso di mortalità si è ridotto addirittura del 56 per cento. Alcuni dati pubblicati dal Codacons confermano il ruolo dei sistemi di controllo di velocità per il miglioramento della sicurezza stradale: lungo le autostrade italiane tra il 2002 e il 2024 gli incidenti sono diminuiti del 42,3 per cento (da 16.359 a 9.443), le vittime del 68 per cento (da 801 a 256) e i feriti del 44,35 per cento (da 27.827 a 15.479);

   la dismissione dei telelaser potrebbe rendere impossibili i controlli su strada in attesa di nuove omologazioni: diversi comuni resterebbero senza verifiche della velocità perché gli strumenti delle polizie locali non rispettano i criteri del decreto;

   si evidenzia anche il rischio di un incremento dei contenziosi, qualora gli enti continuassero a utilizzare apparecchi ritenuti non conformi –:

   quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere per garantire livelli adeguati e omogenei di sicurezza stradale a fronte della prospettata disattivazione di un numero significativo di dispositivi di rilevamento della velocità;

   se sia stato stimato, anche sulla base dei dati di incidentalità e dei flussi di traffico, l'impatto atteso della riduzione dei dispositivi attivi e quali siano gli esiti di tale valutazione;

   quali iniziative intenda mettere in campo per accelerare e rendere effettive le procedure di omologazione, taratura e verifica dei dispositivi non omologati;

   se intenda adottare iniziative di competenza per prevenire i contenziosi e tutelare gli enti territoriali da effetti finanziari e per fornire loro risorse economiche per sostituire gli apparecchi non omologabili, anche di recente acquisto.
(4-07004)


   BONELLI, ZARATTI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZANELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   domenica 8 febbraio 2026, intorno alle 16.30, il crollo di un cordolo laterale di contenimento della massicciata dei binari in corrispondenza del ponte ferroviario al km 69+300 della via Aurelia Antica nel comune di Santa Marinella (Rm), ha determinato l'interruzione del traffico ferroviario sulla Fl5 Roma-Civitavecchia con forti disagi per i passeggeri;

   come documentato da Il Tirreno e dai numerosi video degli utenti, la situazione critica dei disservizi ferroviari ha costretto centinaia di passeggeri a scendere dai convogli e a rimanere per ore bloccati senza servizi nelle zone di Santa Marinella e Santa Severa, in condizioni di grave disagio date le avverse condizioni meteorologiche in corso;

   come accaduto già in altre occasioni le Ferrovie dello Stato hanno attivato con ritardi eccessivi il servizio di navette sostitutive per garantire la mobilità dei pendolari e molti treni della linea tirrenica da e verso Roma sono stati cancellati;

   resta ancora sospesa la circolazione sulla linea Fl5: i treni a lunga percorrenza (Ic e Av) bypassano la linea tirrenica Roma-Pisa, percorrendo la via direttissima Roma-Firenze-Pisa;

   la rete ferroviaria italiana, estesa per oltre 16.700 chilometri, vive da tempo una fase di profonda criticità, caratterizzata da guasti frequenti, ritardi strutturali e cantieri di lavori del Pnrr che congestionano le linee, specialmente nelle tratte regionali, determinando costanti disagi per i pendolari e i viaggiatori;

   a livello strutturale, buona parte della rete ferroviaria italiana soffre da anni di manutenzione insufficiente e ridotti investimenti – mancano almeno 3,2 miliardi di euro per renderla resiliente agli eventi meteorologici – investimenti congelati e dirottati verso il progetto del ponte sullo stretto di Messina, un progetto irrealizzabile e vecchio di 26 anni;

   le linee secondarie o regionali, come riporta il rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, sono le più colpite da disservizi, con situazioni critiche come la Circumvesuviana, la Roma Nord-Viterbo, la Torino-Cuneo-Ventimiglia e la linea tirrenica, con 103 incidenti significativi registrati nel 2024;

   secondo i report del secondo trimestre 2025 (aprile-giugno), dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferroviere delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) si sono registrati 105 eventi specifici in corrispondenza dei passaggi a livello, che costituiscono il 31 per cento degli incidenti totali nel periodo;

   a fronte di danni nell'ordine di oltre un miliardo di euro sulla mobilità e le infrastrutture (tra cui le ferrovie costiere), le risorse attualmente disponibili risultano una frazione molto ridotta di quanto necessario: solo per ripristinare la tratta ferroviaria e stradale Messina-Taormina-Catania-Siracusa, messa in ginocchio dal ciclone Harry, servono circa 1 miliardo di euro –:

   se il Ministro risulti a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se non ritenga di dover assumere iniziative, per quanto di competenza, per accertare le responsabilità che hanno impedito l'immediata attivazione dei servizi sostitutivi nei confronti dei passeggeri e l'assistenza agli utenti della rete ferroviaria abbandonati in forti condizioni di disagio;

   se non ritenga necessario, da parte di rete ferroviaria italiana che vengano snellite le procedure di reclamo da parte degli utenti, migliorando la comunicazione tempestiva ai passeggeri e rendendo pubblici i dati su ritardi e soppressioni, anche attraverso l'apertura di sportelli dedicati ai pendolari;

   se non ritenga di adottare iniziative per utilizzare urgentemente parte dei fondi congelati per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina per interventi sulla rete ferroviaria italiana, in modo da renderla resiliente anche agli eventi meteorologici estremi;

   se non ritenga urgente, adottare iniziative di competenza volte a stanziare con immediatezza tutti i fondi necessari al fine di adeguare le reti regionali alle nuove linee guida di Ansfisa, rinnovando da subito le infrastrutture obsolete al fine di ottenere, anche per queste tratte, il certificato di idoneità all'esercizio.
(4-07010)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   lo scorso 8 febbraio 2026 si è verificato un grave incendio in una palazzina residenziale situata nel comune di Ponte di Legno (Brescia), in area prossima al centro storico, che ha causato la distruzione della copertura dell'edificio e ha reso necessario un intervento prolungato dei vigili del fuoco di Ponte di Legno, Vezza d'Oglio ed Edolo, supportate poi da Darfo, Brescia e dalle trentine Ossana e Vermiglio. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, tra le persone soccorse, vi era anche un neonato, e l'evento ha comportato rilevanti rischi per l'incolumità degli occupanti e per la sicurezza dell'area circostante poiché l'incendio ha interessato, in particolare, la copertura in legno dell'edificio, con fiamme e fumo visibili a grande distanza richiedenti operazioni complesse di spegnimento e messa in sicurezza. Quest'ultime, infatti, sono risultate particolarmente difficoltose a causa della conformazione urbanistica dell'area e delle dimensioni dell'edificio;

   il descritto episodio costituisce solo l'ultimo di una serie di eventi evidenzianti la carenza di mezzi e risorse in dotazione del corpo dei vigili del fuoco: è stato evidenziato come, nonostante la gravità dell'incendio, non fosse disponibile a breve raggio un mezzo di elevazione antincendio, autoscala o piattaforma autocarrata antincendio adeguata, la cui presenza avrebbe potuto agevolare e rendere più rapide e sicure le operazioni di soccorso in attesa dell'arrivo dell'autoscala, stimato in 2 ore –inviata da Brescia poiché, com'è noto, non disponibile da mesi al distaccamento dei vigili del fuoco di Darfo;

   la disponibilità e la distribuzione territoriale dei mezzi di soccorso, incluse le piattaforme aeree in dotazione ai vigili del fuoco, rappresentano un elemento essenziale per garantire interventi tempestivi ed efficaci, soprattutto in contesti montani o in centri abitati con edifici multipiano e ravvicinati tra loro;

   nell'ambito della discussione parlamentare dell'interpellanza urgente n. 2-00765 dell'interrogante dello scorso 6 febbraio 2026, il sottosegretario di Stato per l'interno rispondeva che: «presso i distaccamenti volontari di Chiari e di Edolo, oltre alle autoscale, sono disponibili anche due piattaforme autocarrate antincendio, vale a dire una peculiare tipologia di automezzi che è in grado di svolgere buona parte degli interventi tipici delle autoscale». Si sottolinea come ciò non corrisponda al vero poiché risulta all'interrogante che il mezzo abbia terminato il proprio collaudo al comando lo scorso 16 dicembre 2025 e che sia solamente in attesa di un'autorizzazione da Roma che tarda ad arrivare e che rende il mezzo, pertanto, inutilizzabile –:

   quali iniziative urgenti intenda porre in essere, anche di carattere normativo o organizzativo, volte a superare eventuali ostacoli burocratici che possano ritardare l'assegnazione, il dispiegamento o l'utilizzo di mezzi essenziali per le operazioni dei vigili del fuoco nel territorio non solo di Brescia ma di tutto il Paese.
(4-06999)


   TASSINARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni scorsi la città di Parma è stata interessata da numerosi e gravi episodi di violenza, aggressioni e disordini che hanno suscitato forte allarme tra i cittadini, i residenti e gli operatori economici;

   gli organi di informazione locale hanno riportato di risse con feriti, interventi delle forze dell'ordine e situazioni di diffuso degrado in diverse aree urbane, alimentando una crescente percezione di insicurezza;

   tali fatti si inseriscono in un contesto già oggetto di attenzione sotto il profilo dell'ordine pubblico, tanto che alcune aree della città sono state ricomprese tra le cosiddette «zone rosse», con l'adozione di specifiche misure di prevenzione. Nonostante ciò, il ripetersi di episodi violenti e di disordini appare indice di una situazione che merita un attento monitoraggio e una valutazione complessiva da parte delle autorità competenti; la sicurezza urbana costituisce un presupposto essenziale per la tutela dei diritti dei cittadini, per la vivibilità della città e per la salvaguardia del tessuto economico e sociale del territorio –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei recenti episodi verificatisi a Parma e quale sia la valutazione in ordine all'attuale situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica nel capoluogo emiliano;

   se, alla luce di quanto accaduto, ritenga necessario assumere o promuovere ulteriori iniziative, per quanto di competenza, al fine di rafforzare le condizioni di sicurezza e prevenire il ripetersi di analoghi episodi di violenza.
(4-07009)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   ONORI e GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   come si apprende da contenuti pubblicamente diffusi sui social media, in data sabato 7 febbraio 2026 si sarebbe svolta presso il Liceo Giacomo Leopardi di Recanati, un'iniziativa dal titolo «Le testimonianze di un giornalista italiano in Donbass», rivolta agli studenti dell'istituto;

   secondo quanto riportato, all'iniziativa avrebbero partecipato Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, presentati come reporter impegnati nella copertura del conflitto tra Russia e Ucraina, i quali avrebbero illustrato la propria esperienza professionale e risposto alle domande degli studenti sulla situazione nel Donbass;

   i relatori invitati risultano attivi, sotto l'egida dell'associazione International Reporters, nella copertura mediatica del conflitto nei territori del Donbass sotto controllo delle autorità filorusse e sono stati più volte oggetto di critiche e polemiche nel dibattito pubblico e giornalistico italiano per la diffusione di narrazioni ritenute da diversi osservatori e analisti favorevoli alla posizione della Federazione russa;

   secondo un rapporto di Reporters without borders (Rsf); International Reporters avrebbe ricevuto nel corso del 2024 contributi finanziari da entità direttamente collegate al governo della Federazione Russa;

   l'Italia, nell'ambito delle proprie relazioni internazionali e in coerenza con gli impegni assunti in sede europea e multilaterale, ha adottato una posizione ufficiale sul conflitto in corso tra Russia e Ucraina, che costituisce il quadro di riferimento dell'azione esterna dello Stato;

   la scuola, in quanto luogo di formazione critica e di educazione civica, è un contesto che richiede particolare attenzione sotto il profilo educativo, formativo e della tutela del pluralismo informativo, soprattutto su temi di attualità internazionale e conflitti armati, evitando che spazi educativi possano trasformarsi in veicoli di comunicazione unilaterale o di propaganda, in particolare in assenza di un adeguato contraddittorio –:

   se sia a conoscenza dell'iniziativa segnalata, se ritenga opportune attività di questo tipo all'interno di istituti scolastici frequentati da studenti e quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire che eventi su temi geopolitici sensibili si svolgano nel rispetto del pluralismo, del contraddittorio e delle finalità educative proprie della scuola pubblica.
(5-05039)

Interrogazione a risposta scritta:


   MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   il 7 febbraio 2026, presso il liceo classico «Giacomo Leopardi» di Recanati, si è tenuto un incontro in orario scolastico con i giornalisti Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, sotto l'egida della testata International Reporters;

   la testata International Report è collegata all'edizione italiana di International Report, finanziata dal governo russo, ed è segnalata da diverse fonti come portatrice di una linea editoriale smaccatamente filorussa;

   a parere dell'interrogante sarebbero opportuni chiarimenti sulla partecipazione di giornalisti legati a interessi stranieri con l'obiettivo di garantire pluralismo e obiettività nella discussione di vicende così complesse –:

   se fosse a conoscenza della partecipazione dei giornalisti Lorusso e Lucidi all'iniziativa presso il liceo classico di Recanati e – in ogni caso – se intenda verificare, per quanto di competenza, la regolarità dell'incontro in questione;

   quali iniziative di competenza intenda adottare per prevenire futuri eventi che possano esporre gli studenti a messaggi di propaganda russa.
(4-07003)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   come diffusamente riportato dagli organi di informazione, con riguardo allo sfruttamento nel food delivery emerge un quadro che, per gravità e sistematicità, non può essere archiviato come «criticità» o «zona grigia», ma appare come una vera e propria emergenza democratica e sociale nel mercato del lavoro italiano;

   secondo quanto riportato, le condizioni in cui operano migliaia di rider nel settore del food delivery sarebbero caratterizzate da paghe indecorose, ritmi insostenibili, controllo permanente tramite algoritmi e assenza di reali tutele, con dinamiche che richiamano esplicitamente forme moderne di sfruttamento;

   la vicenda riportata dagli organi di informazione coinvolge l'area milanese e in particolare l'azienda Glovo, ma il punto politico è ancora più ampio: non si tratta di un singolo caso, bensì di un settore che da anni opera in Italia in un regime di sostanziale impunità sociale e normativa;

   il lavoro del rider infatti, è da tempo noto come uno dei comparti più esposti a precarietà estrema, lavoro povero, rischio stradale, dumping contrattuale e gravissima vulnerabilità sociale, che vede più spesso coinvolti lavoratori stranieri o giovani senza alternative;

   il quadro che emerge è intollerabile perché il delivery non è un settore marginale, ma è un business enorme, con profitti rilevanti e con piattaforme multinazionali che operano anche in Italia, beneficiando del mercato italiano, delle infrastrutture urbane e della forza lavoro italiana, ma scaricando costi e rischi sui lavoratori;

   la caratteristica più grave del settore è l'uso dell'algoritmo come strumento di comando: esso assegna lavoro, valuta, penalizza, punisce, esclude; un potere tipicamente datoriale, esercitato però senza le responsabilità e gli obblighi che l'ordinamento impone a qualunque datore di lavoro; la subordinazione viene quindi mascherata, la responsabilità viene frammentata e il lavoratore viene ridotto a «profilo digitale», privo di strumenti reali di difesa, sindacalizzazione e contrattazione;

   tale quadro si pone in aperta tensione, con il nostro quadro costituzionale che all'articolo 36 impone una retribuzione proporzionata e sufficiente e all'articolo 41 stabilisce che l'iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla dignità umana;

   a giudizio degli interpellanti si sta consentendo, per inerzia o per scelta politica, la creazione di un intero settore economico basato sulla compressione dei diritti fondamentali e sull'abbassamento del costo del lavoro tramite precarizzazione algoritmica; tale inerzia è ancora più grave se si considera che l'Italia è un Paese nel quale gli infortuni sul lavoro sono già una piaga nazionale, la povertà lavorativa è in crescita e i salari reali sono fermi o in calo;

   si lascia prosperare un comparto dove la povertà non è un rischio, ma un vero e proprio modello di business;

   non è più accettabile che la gig economy venga trattata come un «fenomeno moderno» da osservare con curiosità: si tratta piuttosto di un fenomeno che sta distruggendo diritti, creando dumping sociale e costruendo un precedente pericoloso per tutto il mercato del lavoro;

   l'ispettorato nazionale del lavoro, che dipende dall'indirizzo politico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dispone già degli strumenti per intervenire e per contestare la falsa autonomia, l'intermediazione illecita, le violazioni contributive e le violazioni in materia di sicurezza; non esiste pertanto alcuna giustificazione credibile per cui, in anni di espansione del fenomeno, non sia stato predisposto un piano straordinario di controlli mirati –:

   se non ritenga che la situazione descritta rappresenti un fallimento politico del Ministro interrogato che ha lasciato crescere un comparto di lavoro povero e sfruttamento senza un'azione adeguata, e se non ritenga che l'inerzia dimostrata equivalga, nei fatti, a una legittimazione politica di in modello economico fondato sullo sfruttamento;

   se intenda finalmente spiegare perché, nonostante gli allarmi e i casi emersi negli anni, non abbia disposto un piano ispettivo nazionale strutturato sul settore o, in caso contrario, se sia in grado di documentare quante ispezioni siano state effettuate negli ultimi 24 mesi sulle piattaforme di delivery, con indicazione dettagliata di città, aziende, numero di rider interessati, violazioni riscontrate, importi delle sanzioni; quante contestazioni siano state elevate per falsa partita Iva o falsa autonomia, lavoro nero o irregolare, elusione contributiva, mancata copertura assicurativa, violazioni in materia di sicurezza;

   se intenda adottare iniziative di competenza volte a disporre immediatamente un piano straordinario nazionale di controlli con Inl, Inps, Inail e Guardia di finanza, anche per accertare danni contributivi, elusione fiscale e dumping sociale;

   se intenda adottare iniziative di carattere normativo per porre fine alla zona franca del lavoro digitale, nella quale l'algoritmo esercita potere datoriale fingendo che si tratti di «collaborazione autonoma», introducendo una presunzione legale di subordinazione o comunque un regime inderogabile di tutele quando ricorrono indicatori di etero-direzione o etero-organizzazione;

   se intenda adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per imporre obblighi vincolanti alle piattaforme su formazione, Dpi tempi realistici di consegna e stop obbligatorio in condizioni meteo avverse, vietando pratiche di penalizzazione automatica e disattivazione non motivata.
(2-00773) «Barzotti, Aiello, Carotenuto, Tucci».

Interrogazione a risposta orale:


   CIOCCHETTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   l'assegno di vedovanza costituisce una prestazione assistenziale riconosciuta ai titolari di pensione di reversibilità in possesso di specifici requisiti sanitari ed economici, tra cui l'invalidità civile totale al 100 per cento;

   la normativa vigente prevede tuttavia un'esclusione dall'accesso all'assegno di vedovanza per i vedovi e le vedove, invalidi al 100 per cento, titolari di pensione di reversibilità derivante da posizioni assicurative riferite alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, in particolare artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri;

   tale esclusione determina una disparità di trattamento rispetto ai vedovi e alle vedove appartenenti ad altre categorie lavorative del settore pubblico e privato, che, a parità di requisiti sanitari (invalidità totale) ed economici, possono invece beneficiare dell'assegno di vedovanza;

   la discriminazione risulta ancor più grave in quanto colpisce soggetti già in condizioni di particolare fragilità, sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello economico, in aperto contrasto con i principi di equità, solidarietà e universalità della tutela previdenziale e assistenziale;

   tale situazione appare difficilmente comprensibile, soprattutto alla luce dell'evoluzione del sistema previdenziale e della necessità di garantire pari diritti e tutele a tutti i cittadini in condizioni analoghe –:

   se ci siano delle ragioni che giustificano, allo stato attuale, l'esclusione dei vedovi e delle vedove invalidi al 100 per cento, titolari di pensione di reversibilità delle categorie di artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, dalla percezione dell'assegno di vedovanza;

   se il Governo non ritenga necessario adottare iniziative di carattere normativo per eliminare tale disparità di trattamento, estendendo l'assegno di vedovanza a tutte le categorie di pensionati titolari di reversibilità in possesso dei medesimi requisiti sanitari ed economici.
(3-02496)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XI Commissione:


   SCOTTO e SARRACINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la procura di Milano ha disposto in via d'urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, la società di delivery del colosso Glovo, in quanto, sulla base delle risultanze delle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, sarebbe emerso che veniva impiegata «manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori», corrispondendo «ai rider in stato di bisogno e operanti sul territorio milanese e nazionale (rispettivamente pari a circa 2.000 e 40.000 lavoratori), una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95 per cento rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino all'81,62 per cento rispetto alla contrattazione collettiva»;

   paghe sotto la soglia di povertà e condizioni di lavoro che configurerebbero sfruttamento del lavoro. Elementi avvalorati dalle numerose testimonianze in base alle quali emergerebbe che, ad esempio, «sono sempre geolocalizzato tramite l'app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede (...) Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna» o che, lavorando con le loro «bici elettriche» anche in centro a Milano, tra le zone del Duomo e della Stazione centrale, riuscivano a guadagnare «800 o 900 euro» al mese per «12 ore di lavoro» al giorno, con un «compenso medio» a consegna di 2,5 euro. Non manca, altresì, l'applicazione di penalizzazioni in caso di ritardi nelle consegne;

   le indagini hanno evidenziato che i rider sottoposti a tali condizioni non possono essere considerati lavoratori autonomi e ai medesimi vada applicata la disciplina del lavoro subordinato, come previsto dal decreto legislativo n. 81 del 2015, in base al quale si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente, anche mediante piattaforme anche digitali;

   il quadro che emerge anche da quest'ultima inchiesta evidenzia una grave e diffusa condizione di sfruttamento di tanti lavoratori, cui viene negato il diritto a una retribuzione «sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa», come previsto dall'articolo 36 della Costituzione;

   anche chi impone tali condizioni è, a parere degli interroganti, un nemico dell'Italia –:

   quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere al fine di prevenire e contrastare il diffondersi di condizioni di lavoro in grave violazione del nostro ordinamento, con particolare riguardo al settore dei rider.
(5-05032)


   CAROTENUTO, AIELLO, BARZOTTI e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   l'assegno di inclusione è stato introdotto come principale misura di contrasto alla povertà e di sostegno alle famiglie in condizioni economiche critiche, con l'obiettivo dichiarato di garantire un reddito minimo ai più fragili e favorire l'inclusione sociale e lavorativa;

   rispetto al reddito di cittadinanza, i nuclei famigliari beneficiari sono significativamente ridotti, anche in presenza di un fabbisogno crescente di povertà e vulnerabilità, fino ad arrivare a un vero e proprio dimezzamento;

   la legge di bilancio per il 2026, oltretutto, ha introdotto modifiche formali all'Adi, eliminando il «mese di sospensione» tra un ciclo di fruizione e il successivo e prevedendo un rinnovo della prestazione continuativo, con la previsione che la prima mensilità erogata al momento del rinnovo sia corrisposta con importo dimezzato rispetto allo standard previsto, una decurtazione giustificata con finalità di controllo amministrativo, ma che di fatto si traduce in una riduzione immediata del sostegno economico ai nuclei più poveri;

   tale meccanismo di dimezzamento della prima mensilità non è accompagnato da alcuna misura compensativa strutturale, il che significa che il taglio colpisce direttamente le famiglie più vulnerabili nel momento in cui avrebbero maggiore bisogno di stabilità economica;

   la logica della norma sembra, quindi, contraddittoria: da un lato, si afferma di voler dare continuità ai pagamenti evitando il mese di sospensione, dall'altro si introduce un taglio che, di fatto, riduce il reddito disponibile delle famiglie proprio nel passaggio di ciclo, annullando di fatto il beneficio della continuità;

   tali scelte finiscono a giudizio dell'interrogante per trasformare una misura di politica sociale, nata per garantire condizioni minime di dignità e sopravvivenza, in una sorta di meccanismo punitivo, che aumenta il rischio di disagio economico nel momento di transizione tra un periodo di assistenza e l'altro;

   è, inoltre, evidente che molte famiglie fragili rischiano di subire un peggioramento complessivo della loro condizione economica, perché l'efficacia della misura, in termini di copertura territoriale, adeguatezza degli importi e semplicità dell'accesso ai benefici, non è sufficiente a compensare l'aggravarsi del disagio socio-economico –:

   come intenda giustificare politicamente e socialmente il dimezzamento della platea dei beneficiari del sostegno al reddito, nonché della prima mensilità dell'assegno di inclusione al momento del rinnovo della prestazione, considerata l'evidente contraddizione tra l'obiettivo dichiarato di continuità e tutela delle famiglie vulnerabili e l'effetto pratico di una sostanziale riduzione del sostegno economico nei momenti di maggiore criticità per i nuclei beneficiari.
(5-05033)

Interrogazione a risposta scritta:


   MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   Trenitalia s.p.a. è una società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, interamente partecipato dal Ministero dell'economia e delle finanze, e gestisce un servizio pubblico essenziale di trasporto ferroviario regionale in regime di contratto di servizio con le regioni;

   un capotreno di Trenitalia s.p.a., in servizio presso la Direzione regionale Calabria, attivo sul piano sindacale pur senza incarichi formali, ha ricevuto nel corso del 2025 quattro contestazioni disciplinari in un arco temporale ristretto, a partire dalla sua prima partecipazione a una riunione sindacale (29 gennaio 2025);

   alcune contestazioni risultano fondate sull'invio di comunicazioni di servizio ai superiori gerarchici, e in copia conoscenza alle rappresentanze sindacali aziendali, in relazione a criticità operative, disservizi, sicurezza e condizioni di lavoro del personale di bordo;

   le sanzioni richiamano una disposizione interna del gruppo Ferrovie dello Stato italiane sull'utilizzo delle «risorse digitali» aziendali, secondo cui le comunicazioni devono essere indirizzate esclusivamente a «soggetti interessati, in coerenza con i ruoli e le responsabilità loro attribuiti»;

   tale interpretazione, applicata in modo particolarmente restrittivo nei confronti del singolo lavoratore, risulta per l'interrogante essere un atto palesemente discriminatorio, alla luce dell'utilizzo in modo molto più frivolo della posta elettronica aziendale da parte dei responsabili aziendali locali, per comunicazioni di carattere non strettamente lavorativo, quali, a solo titolo di esempio, l'invio tramite mailing list aziendale di un invito ad un festino sulla spiaggia, il cosiddetto «Welcome summer party» (5 giugno 2025, ore 17:54), i «Saluti di Angelo Cosenza», ovvero la cosiddetta «preghiera del ferroviere» (20 novembre 2025, ore 22.12);

   il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nelle comunicazioni relative a sicurezza, condizioni di lavoro, segnalazioni di criticità operative e violazioni del Ccnl costituisce prassi ordinaria nelle relazioni industriali ed è tutelato dalle norme in materia di libertà sindacali;

   inoltre, tra le sanzioni irrogate figura una sospensione disciplinare di otto giorni, già integralmente scontata, relativa a un episodio avvenuto il 13 marzo 2025 sul treno regionale n. 22344 Cosenza-Sapri, con l'unico servizio igienico guasto (già segnalato) e origine corsa;

   in tale circostanza, a fronte delle proteste dell'utenza, il capotreno a tutela propria dell'immagine dell'impresa e dei viaggiatori, ha richiesto indicazioni alla sala operativa regionale, che in piena autonomia ha disposto la soppressione del treno, decisione successivamente addebitata disciplinarmente al lavoratore, pur non rientrando tale scelta nelle sue competenze –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e se risulti che tali comportamenti siano riconducibili a iniziative autonome della Direzione regionale Calabria o a prassi più ampie del gruppo Ferrovie dello Stato italiane;

   se ritengano l'operato di Trenitalia s.p.a., società interamente controllata dallo Stato, coerente con gli obblighi e i princìpi di correttezza contenuti nel contratto di servizio in essere e rispettoso dei princìpi di rango costituzionale a tutela delle libertà sindacali;

   se, per quanto di competenza, non ritengano censurabile il ricorso reiterato e sproporzionato allo strumento disciplinare, per «coprire» le lacune e le responsabilità organizzative dell'impresa, nonché per ostacolare il dialogo tra lavoratori e sindacati;

   se non ritengano necessario assumere iniziative di competenza nei confronti del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, affinché sia adottata ogni misura idonea, manutentiva ed organizzativa, per prevenire l'indisponibilità dell'unico bagno presente sui treni, disservizio causa di fortissimi disagi per i viaggiatori, colpiti sul piano della dignità individuale, e rilasciare istruzioni aziendali univoche, chiare e uniformi per la gestione dei casi di indisponibilità dei servizi igienici sui treni, al fine di tutelare sia i diritti dell'utenza che il personale di bordo, quasi sempre identificato dai viaggiatori come primo responsabile del disagio.
(4-07013)

SALUTE

Interrogazione a risposta orale:


   CIOCCHETTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   le allergie sono un problema di grande rilievo sanitario e sociale, anche perché in crescita, soprattutto nei bambini;

   secondo un'analisi del centro studi Assobiomedica, i dati epidemiologici eseguiti in vari Paesi indicano che la rinite allergica colpisca tra il 10 e il 30 per cento della popolazione generale e che in alcuni casi oltre il 40 per cento dei bambini fino a 6 anni di età ne soffrano;

   in questo contesto, i medicinali allergeni o immunoterapia allergene specifica (Ait), rientrano appieno nella strategia preventiva dell'asma allergico, essendo stata riconosciuta dall'Oms come l'unica terapia in grado di modificare favorevolmente il naturale decorso della malattia allergica;

   i medicinali allergeni sono preparazioni farmaceutiche ottenute da estratti contenenti allergeni, ovvero sostanze comunemente presenti nell'ambiente esterno, che generano, in soggetti predisposti, una reazione immunitaria, detta di ipersensibilità allergica. Tali medicinali possono essere utilizzati a scopo diagnostico e terapeutico;

   il decreto legislativo n. 178 del 1991 ha classificato gli allergeni per la prima volta come medicinali e, pertanto, ha stabilito norme rigorose per l'Autorizzazione all'immissione in commercio (Aic);

   il Ministero della sanità ha emanato il decreto ministeriale 13 dicembre 1991, che ha autorizzato i prodotti già utilizzati in Italia anteriormente al 1° ottobre 1991 a restare in commercio, a condizione che le società titolari dei medicinali commercializzati presentassero al Ministero della sanità regolare domanda di Aic e pagassero le tasse di registrazione richieste;

   stante l'autorizzazione concessa e successivamente confermata col decreto ministeriale 8 novembre 1996, che ha prodotto una lista ufficiale pubblicata in Gazzetta Ufficiale, il processo di registrazione non è stato formalmente concluso con l'attribuzione di un codice farmaceutico Aic;

   nel 2017, Aifa – Agenzia italiana del farmaco ha emanato la determina DG 2130/2017, che riprendeva il precedente decreto ministeriale del 1991;

   dalle informazioni raccolte da Aifa, sul mercato italiano è presente un gran numero di medicinali allergeni privi di una base legale per la commercializzazione, ma adducendo la sola giustificazione dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 219 del 2006, che recepisce la direttiva europea 2001/83, in caso di speciali esigenze mediche;

   la sentenza della Corte europea causa C-185/10 – Commissione/Polonia del 29 marzo 2012 affronta la problematica dei farmaci non autorizzati decretando che la deroga, della legge sui medicinali, è basata sulla necessità di importare un medicinale allorché è indispensabile per la sopravvivenza per la salute di un paziente. Solo tale obiettivo soddisferebbe la condizione di rispondere ad esigenze speciali prevista all'articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2001/83;

   in Italia, sono stati effettuati negli anni numerosi esposti alle diverse autorità competenti per segnalare la distorsione del settore dei medicinali allergeni dovuta alla diffusa presenza di medicinali non autorizzati, anche in caso di acquisti pubblici da parte della pubblica amministrazione –:

   se intenda adottare iniziative di competenza volte ad un aggiornamento sui controlli messi in atto al fine di prevenire la commercializzazione di medicinali allergeni non autorizzati;

   se intenda promuovere un'azione di informazione presso tutti gli operatori del Sistema sanitario nazionale del carattere di eccezionalità dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 219 del 2006 e rispetto del successivo articolo 6 del decreto legislativo n. 219 del 2006.
(3-02495)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MALAVASI, FURFARO, CIANI, GIRELLI e STUMPO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in data 11 febbraio 2026 è stata resa pubblica la lettera con cui il Ministro della salute ha chiesto ai vertici dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) «chiarimenti urgenti» sull'andamento della spesa farmaceutica 2024-2025 e l'indicazione di «misure correttive», a fronte di dati che – secondo lo stesso Ministro – «evidenziano criticità significative»;

   nella medesima comunicazione si afferma che «la crescente attenzione mediatica» impone una riflessione sulle metodologie di monitoraggio adottate dall'Agenzia e si richiama la «divergenza interpretativa» tra Aifa e regioni sulla sostenibilità della spesa, definita elemento di «particolare gravità», nonché le polemiche interne all'Agenzia, culminate in uno scontro pubblico tra dirigenti durante la presentazione del Rapporto OsMed, che avrebbero compromesso la credibilità della governance farmaceutica nazionale;

   la crescita della spesa farmaceutica è fenomeno strutturale, connesso all'invecchiamento della popolazione e all'introduzione di terapie innovative ad alto costo, elementi da anni ampiamente noti e prevedibili, che avrebbero richiesto una programmazione seria, condivisa e trasparente, anziché interventi tardivi dettati dall'emergenza mediatica;

   la richiesta ministeriale di «documentazione metodologica completa», di evidenze a supporto delle scelte autorizzative e di informazioni dettagliate sui sistemi di monitoraggio dei farmaci innovativi lascia intendere che vi siano dubbi sostanziali sull'efficacia degli strumenti di controllo finora adottati e sull'adeguatezza del sistema di Health technology assessment;

   l'imposizione di report bimestrali con indicazione di «azioni concrete e misurabili per la riduzione sensibile della spesa» rischia di configurare un approccio meramente contabile, incentrato sulla compressione dei costi più che sulla valutazione del valore clinico e sociale delle terapie;

   la divergenza tra Aifa e regioni sulla sostenibilità della spesa segnala un evidente deficit di coordinamento istituzionale, che ricade direttamente sui bilanci regionali e rischia di ampliare le disuguaglianze territoriali nell'accesso ai farmaci;

   eventuali misure correttive orientate a una riduzione «sensibile» della spesa, se non accompagnate da investimenti e da una strategia industriale e sanitaria di lungo periodo, potrebbero tradursi in ritardi nelle autorizzazioni, restrizioni all'accesso o irrigidimenti dei criteri prescrittivi, con conseguenze particolarmente gravi per i pazienti fragili – anziani, cronici, oncologici e affetti da patologie rare – che dipendono dalla continuità terapeutica e dalla tempestiva disponibilità delle innovazioni;

   appare inoltre preoccupante che il Ministro interrogato intervenga con una richiesta urgente di chiarimenti solo a fronte dell'attenzione mediatica e delle tensioni interne all'Agenzia, anziché attraverso un confronto preventivo e strutturato con il Parlamento e le regioni –:

   se il Ministro interrogato non ritenga che le criticità oggi denunciate siano il frutto di una carente programmazione e di una insufficiente capacità di indirizzo politico sulla governance del farmaco e quali siano, nel dettaglio, gli scostamenti registrati nel biennio 2024-2025, le responsabilità amministrative eventualmente emerse e le reali cause della divergenza tra Aifa e regioni, anche con riferimento ai criteri di Hta e ai meccanismi di monitoraggio dei farmaci innovativi;

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Governo intenda adottare per garantire una governance trasparente, indipendente e autorevole dell'Aifa, rafforzare il coordinamento con le regioni e assicurare che ogni eventuale intervento di contenimento della spesa non si traduca in tagli lineari o in un arretramento dell'accesso alle cure, salvaguardando in modo esplicito i pazienti fragili e il principio di universalità ed equità del Servizio sanitario nazionale, che non può essere subordinato a logiche esclusivamente finanziarie.
(5-05042)

Interrogazione a risposta scritta:


   FARAONE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   al pronto soccorso «PO dei Bianchi» di Corleone (Palermo), si riscontrano gravi e persistenti criticità organizzative e strutturali e di personale, tali da pregiudicare concretamente il diritto alla tutela della salute di migliaia di cittadini, residenti e non, insistenti su quella porzione di territorio;

   in particolare, a fronte della dotazione medica prevista di 10 dirigenti medici, il personale medico effettivamente in servizio risulta ridotto a sole 2 unità di dirigenti medici strutturati, affidando la copertura dei turni e quindi la continuità del servizio in larga misura attraverso il supporto di medici con contratti libero professionali, per la gran parte costituita da medici in quiescenza, per i quali il contratto scadrà il 31 gennaio 2026, e al momento non è previsto un rinnovo contrattuale in quanto la legge di bilancio per l'anno 2026 non prevede specifiche risorse finanziarie per i medici in quiescenza, e dai medici del 118 e da prestazioni aggiuntive;

   tale assetto, seppur fondamentale, non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di personale medico in assenza dei medici libero professionali in quiescenza, allo scadere del contratto il 31 gennaio 2026;

   ulteriori rilevanti criticità attengono alla continuità delle attività diagnostiche sulle 24 ore: in particolare, il servizio di radiologia non assicura costantemente la copertura h24 in presenza, rendendo necessario, per alcuni turni, il ricorso alla telerefertazione con la radiologia del presidio di Partinico. Nei casi di urgenza indifferibile che richiedono la presenza fisica dello specialista, quali ecografie o Tac con mezzo di contrasto, si rende necessario il trasferimento del paziente presso il presidio di Partinico, distante oltre un'ora e raggiungibile mediante una rete viaria disagevole, con evidenti rischi per i pazienti clinicamente instabili;

   il servizio di cardiologia garantisce l'attività quasi esclusivamente nelle ore antimeridiane dal lunedì al venerdì, con sporadica copertura del sabato, risultando assente nelle ore pomeridiane, notturne e nei giorni festivi. Ne consegue che qualsiasi valutazione cardiologica urgente in tali fasce orarie comporta il trasferimento del paziente, con i rischi connessi. Inoltre, il servizio è assicurato da due cardiologi in quiescenza, con contratti in scadenza al 31 gennaio 2026, e non è previsto un rinnovo in quanto in quiescenza;

   si rileva, inoltre, la mancanza di numerose branche specialistiche fondamentali, non solo come reparti strutturati, ma anche come servizi, tra cui ortopedia, urologia e neurologia. Una buona parte dei pazienti che accedono al pronto soccorso presenta infatti patologie afferenti a tali ambiti specialistici rendendo spesso complesso il reperimento dello specialista e la disponibilità di posti letto per il trasferimento, con la conseguenza che i pazienti permangono a lungo presso il pronto soccorso di Corleone in attesa di consulenza o trasferimento;

   con crescente frequenza vengono altresì condotti presso il pronto soccorso di Corleone pazienti affetti da patologie acute e attive per le quali non risulta presente la branca specialistica idonea, ad esempio, con fratture di femore, Nstemi, aritmie, sindrome neurologica acuta, patologia urologica e altro;

   alle suddette criticità del pronto soccorso si aggiunge la grave e strutturale carenza di personale medico afferente al modulo 8, chiamato a garantire il funzionamento dello Spdc – Servizio psichiatrico di diagnosi cura – presso il presidio ospedaliero di Corleone, dotato di 14 posti letto, di due Csm (centri di salute mentale) e di un centro diurno, e che accoglie ricoveri non solo a livello provinciale e regionale, ma anche da altre regioni –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere affinché sia garantita al Pronto Soccorso «PO dei Bianchi» di Corleone (Palermo) la piena operatività, superando le attuali gravi criticità strutturali, organizzative e di personale sopra esposte.
(4-07012)

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Pandolfo n. 5-05031 del 10 febbraio 2026.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   BARZOTTI, D'ORSO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia ha da tempo promosso, in collaborazione con gli enti locali e con il mondo del terzo settore, protocolli e convenzioni finalizzati a favorire l'inclusione sociale e lavorativa delle persone detenute attraverso lo svolgimento di attività esterne di pubblica utilità, in attuazione degli articoli 20-ter e 21 della legge n. 354 del 1975 sull'ordinamento penitenziario;

   lo spirito dell'articolo 27, terzo comma della Costituzione, pone il principio del reinserimento sociale come finalità imprescindibile dell'esecuzione penale dal momento che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato;

   in tale contesto, a quanto consta all'interrogante, la casa circondariale di Pavia, nella persona della direttrice avrebbe predisposto tre distinti protocolli di intesa rispettivamente con: AR.VI.MA. – Arti Visive Marabelli A.P.S., associazione di promozione sociale con sede a Pavia, per attività di carattere artistico e culturale; comune di Pavia, per l'inserimento dei detenuti in lavori di pubblica utilità e manutenzione urbana; Ente nazionale protezione animali (Enpa) – sezione di San Genesio ed Uniti, per la partecipazione dei detenuti ad attività di cura e assistenza degli animali e manutenzione delle strutture del rifugio;

   tutti e tre i protocolli, redatti secondo il modello standard del Ministero della giustizia e conformi ai princìpi previsti dagli articoli 20-ter e 21 della legge n. 354 del 1975 sull'ordinamento penitenziario, disciplinano dettagliatamente: le finalità di reinserimento e rieducazione; gli impegni reciproci delle parti; le coperture assicurative Inail la durata annuale e le modalità di verifica periodica dei progetti;

   tali protocolli costituiscono un importante strumento di inclusione sociale, di riduzione della recidiva e di costruzione di percorsi di restituzione alla collettività, coerentemente con le linee guida nazionali sul lavoro penitenziario e con la normativa in materia di giustizia riparativa;

   nonostante la piena predisposizione dei testi e la disponibilità degli enti coinvolti, alla data odierna gli accordi risulterebbero non ancora formalmente sottoscritti, con conseguente sospensione di progetti già approvati e condivisi, e con la perdita di opportunità formative e riabilitative per numerosi detenuti della Casa Circondariale di Pavia;

   risulterebbe che le parti abbiano già predisposto le bozze definitive e che siano stati risolti gli aspetti organizzativi e assicurativi, ma che la firma non sia ancora intervenuta per cause non note, probabilmente legate a ritardi di carattere amministrativo o a mancate autorizzazioni di livello dipartimentale;

   il mancato perfezionamento dei protocolli vanifica l'impegno delle istituzioni e delle associazioni del territorio, che da tempo collaborano per realizzare percorsi di lavoro esterno e di responsabilizzazione dei detenuti e che la sospensione delle convenzioni potrebbe compromettere la prosecuzione di esperienze positive già sperimentate in altri istituti penitenziari lombardi e nazionali, in cui simili accordi hanno prodotto risultati concreti in termini di reinserimento e abbattimento della recidiva –:

   se il Ministero interrogato sia a conoscenza del fatto che i protocolli d'intesa predisposti dalla casa circondariale di Pavia con AR.VI.MA. A.P.S., con il comune di Pavia e con l'Ente nazionale protezione animali non risultano ancora formalmente sottoscritti e quali siano le ragioni amministrative o organizzative che ostano alla firma e all'attivazione.
(4-06184)

  Risposta. — L'interrogazione in esame si occupa del tema di alcuni protocolli finalizzati a favorire l'inclusione sociale dei detenuti della casa circondariale di Pavia, che non risulterebbero ancora sottoscritti.
  I tre protocolli menzionati dall'interrogante sono inerenti a progetti culturali, di pubblica utilità e di cura degli animali, predisposti dalla Direzione della Casa circondariale di Pavia, rispettivamente, con Ar.Vi.Ma. – Arti visive Marabelli A.p.s., per attività di carattere artistico culturale; comune di Pavia, per l'inserimento di detenuti in lavori di pubblica utilità ed E.n.p.a. – Ente nazionale protezione animali, per la partecipazione dei detenuti ad attività di cura e assistenza degli animali e manutenzione delle strutture.
  Come riferito dal competente Dipartimento (D.a.p), dopo la relativa istruttoria, acquisito il parere favorevole del direttore generale dei detenuti e del trattamento, con nota del 12 gennaio 2026, prot. n. 12221, indirizzata al provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per la Lombardia, il Capo dipartimento ha espresso il nulla osta alla sottoscrizione dei tre protocolli d'intesa.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   CARMINA. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   diversi partecipanti sono stati testimoni diretti di alcuni episodi verificatisi nel corso delle giornate dedicate al «Villaggio promozionale dell'Esercito Italiano», svoltosi a Palermo, in piazza Castelnuovo, dal 2 al 5 ottobre 2025, riguardanti bambini ai quali sarebbero stati fatti imbracciare armamenti militari di notevole peso, nonché effettuare giri su mezzi corazzati, mentre sul maxischermo installato venivano proiettate immagini di soldati in azione;

   l'iniziativa — realizzata con il patrocinio del comune di Palermo — appare, per le modalità descritte, in potenziale contrasto con i principi di pace sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176), che impegnano le istituzioni a promuovere, in particolare nei più giovani, la cultura della pace, della libertà e della tolleranza;

   i fatti segnalati hanno indotto la comunità palestinese «Voci nel Silenzio» a trasmettere un esposto all'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, e sono stati oggetto di numerose segnalazioni all'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università;

   tali iniziative destano particolare preoccupazione anche alla luce del delicato scenario geopolitico internazionale e dei conflitti armati in corso in Ucraina e in Medio Oriente –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa, verificatisi nel corso dell'evento denominato «Villaggio promozionale dell'Esercito Italiano» tenutosi a Palermo dal 2 al 5 ottobre 2025, e se analoghe modalità di svolgimento risultino ricorrenti in altre iniziative promozionali organizzate dalle Forze armate;

   se non ritenga che quanto avvenuto possa risultare incompatibile con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;

   se non ritenga necessario individuare differenti modalità di svolgimento delle suddette iniziative, tali da renderle pienamente conformi ai principi dell'ordinamento italiano e del diritto internazionale, privilegiando percorsi di educazione civica, storica e scientifica rispetto alla mera esposizione di armamenti e mezzi militari.
(4-06142)

  Risposta. — L'iniziativa svolta a Palermo dal 2 al 5 ottobre 2025 si inseriva nel quadro delle attività di comunicazione istituzionale dell'Esercito, finalizzate a illustrare alla cittadinanza compiti, capacità operative e opportunità professionali della Forza armata. L'evento è stato organizzato in collaborazione con il comune di Palermo, che ne ha condiviso scopi e finalità, e ha visto la partecipazione di una significativa rappresentanza istituzionale all'inaugurazione.
  All'interno del villaggio erano presenti esclusivamente mezzi ed equipaggiamenti in configurazione statica, privi di parti funzionali o comunque resi inerti secondo le procedure
standard adottate dall'Esercito per le attività divulgative. Le aree espositive erano presidiate da personale qualificato, incaricato di fornire spiegazioni e garantire il rispetto delle misure di sicurezza.
  Al pubblico è stata offerta la possibilità di accedere ai mezzi in esposizione in sicurezza e, ove necessario, con l'utilizzo dei dispositivi di protezione previsti.
  Le immagini proiettate su un
ledwall avevano finalità esclusivamente informative e descrivevano le attività addestrative e operative svolte dall'Esercito.
  Tali modalità informative e illustrative sono in linea con altre iniziative analoghe già realizzate, tra cui il Villaggio promozionale organizzato a Bari in occasione della festa dell'Esercito dal 1° al 4 maggio 2025 e il Villaggio Difesa allestito presso il Circo Massimo dal 1° al 4 novembre 2024.
  L'ampia partecipazione registrata in iniziative di questa tipologia conferma l'interesse del pubblico verso occasioni che consentono di conoscere da vicino l'operato dell'Esercito e delle Forze armate.
  Nel caso specifico dell'evento di Palermo, l'elevata affluenza e il clima di forte partecipazione ed entusiasmo potrebbero aver favorito, in talune circostanze, modalità di interazione non sempre pienamente calibrate rispetto alle diverse fasce di età, pur svolgendosi l'iniziativa in un ambito presidiato e con la presenza di persone e accompagnatori adulti.
  In questo contesto, l'attenzione sollecitata dall'interrogante rappresenta un utile contributo per proseguire nella costante vigilanza sull'adeguatezza delle modalità espositive e per valutare, nell'ambito delle attività di comunicazione istituzionale, ulteriori iniziative orientate a una sempre maggiore sensibilità nei confronti dei visitatori più giovani, nel rispetto dei principi del nostro ordinamento e delle finalità divulgative delle Forze armate.

Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.


   DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 20 dicembre 2012 Lida Taffi Pamio viene trovata morta nel suo appartamento di via Vespucci a Mestre (Venezia);

   per l'omicidio viene condannata a 25 anni di reclusione la dirimpettaia della vittima, Monica Busetto, che da sempre s'è dichiarata innocente;

   nel frattempo, nel 2015, Susanna «Milly» Lazzarini, durante un interrogatorio in un procedimento penale avviato per un differente omicidio, confessa di aver commesso anche l'omicidio della Pamio;

   Lazzarini, tuttavia, dopo aver dichiarato in tre interrogatori e in due colloqui con i familiari oggetto d'intercettazione ambientale, di aver agito da sola nell'omicidio di Pamio, improvvisamente cambia versione, accusando Busetto di concorso nel reato;

   la prova «regina» sulla quale si fonderebbe la condanna di Busetto sarebbe una catenina, ritenuta appartenere alla vittima, ritrovata nel portagioie della Busetto. Tale reperto sarebbe stato considerato decisivo poiché sarebbero state rilevate tracce minime di Dna compatibili con quelle della vittima;

   tuttavia, come opportunamente evidenziato da vari servizi a firma Max Andreetta del programma tv «Le Iene», le circostanze di repertazione e le modalità analitiche di laboratorio risultano fortemente controverse, potendo concludere con certezza che nelle analisi si sia verificata una contaminazione ambientale;

   la contaminazione risulterebbe evidente anche dagli orari riportati negli atti. Considerato, infatti, che tra l'analisi di un reperto e l'altro è necessaria una sanificazione di 20 minuti, le operazioni di analisi in laboratorio, iniziate alle ore 10, si sarebbero dovute concludere non prima delle ore 14.20, considerati i 13 reperti analizzati, e non alle ore 13.00 come effettivamente avvenuto;

   secondo quanto ricostruito dai periti interpellati da «Le Iene» sarebbe inoltre facilmente dimostrabile che la collana rinvenuta nel portagioie della Busetto e quella che indossava la Pamio al momento della morte non sia la stessa. La collanina sequestrata a casa della Busetto misura infatti 58 centimetri, mentre in una foto d'epoca della vittima la collana risulta più lunga di circa 8/16 centimetri rispetto al reperto. A ciò si aggiunge la testimonianza della Lazzarini secondo la quale la collana della vittima «si era rotta dal gancetto», mentre quella rinvenuta presso l'abitazione della Busetto non presenta alcun segno di rottura;

   il 3 marzo 2016 il Ministro Nordio, all'epoca dei fatti procuratore aggiunto della procura di Venezia, con riferimento all'ipotesi che le due donne avessero agito insieme, rispose in questo modo al giornalista Stefano Pittarello di 7gold Padova: «questa confessione nulla toglie all'impianto probatorio che aveva indotto la corte d'Assise ad applicare alla signora Busetto una pena molto grave»;

   l'impianto probatorio a cui alludeva l'attuale Ministro sarebbe la predetta collanina: conseguentemente, la mancata coincidenza tra i due monili minerebbe la solidità del principale elemento probatorio alla base della condanna;

   si aggiunga che, in sede di richiesta di revisione della condanna, la Corte d'appello di Trento nel marzo 2024 avrebbe rigettato l'istanza sulla base dell'assunto, errato, che la Lazzarini nel suo primo interrogatorio, e quindi quello ritenuto più attendibile per vicinanza all'evento, avrebbe dichiarato la complicità della Busetto. In realtà nei primi tre interrogatori, e quindi quelli più vicini in ordine di tempo al delitto, la Lazzarini affermò di aver agito da sola;

   ad oggi sono circa 12 anni che la Busetto è in stato di detenzione –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, quali accertamenti di sua competenza intenda porre in essere con riferimento al caso esposto e quali iniziative di natura normativa intenda mettere in campo per scongiurare ingiuste detenzioni che ledono il principio di non colpevolezza e il dispositivo dell'articolo 533 del codice di procedura penale secondo il quale il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio.
(4-06345)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, riferito alla vicenda giudiziaria di Monica Busetto, condannata per l'omicidio di Lida Taffi Pamio, il deputato interrogante chiede «se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, quali accertamenti di sua competenza intenda porre in essere con riferimento al caso esposto e quali iniziative di natura normativa intenda mettere in campo per scongiurare ingiuste detenzioni che ledono il principio di non colpevolezza e il dispositivo dell'articolo 533 del codice di procedura penale secondo il quale il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio».
  Si rappresenta preliminarmente che dei fatti oggetto di interrogazione risulta pienamente investita l'Autorità giudiziaria competente, essendo in corso un giudizio di revisione. E opportuno ricordare che la revisione non costituisce un ulteriore grado di merito né rappresenta la sede deputata a dedurre un'eventuale erronea valutazione delle prove acquisite nei precedenti gradi di giudizio.
  La revisione ha, infatti, la funzione di risolvere la contraddizione tra la verità formale del giudicato, che si intende superare, e la verità reale, emergente da nuovi elementi non valutati nella sentenza e tali da evidenziarne l'ingiustizia.
  Ciò posto, questo Governo, sin dal suo insediamento, ha posto al centro della propria azione la necessità di garantire, senza limiti temporali ed anche oltre l'esecuzione o l'estinzione della pena, una tutela piena ed effettiva dell'innocente, nell'ambito della più generale garanzia, di espresso rilievo costituzionale, accordata ai diritti inviolabili della personalità.
  Gli interventi normativi già adottati sono tesi a rafforzare il principio costituzionale di presunzione di innocenza e a ridurre il più possibile i casi di errore giudiziario, assicurando decisioni più ponderate in materia di limitazione della libertà personale.
  Un primo significativo passo è stato compiuto con la legge 9 agosto 2024, n. 114, che ha introdotto rilevanti innovazioni in tema di misure cautelari di palese ispirazione garantista, quali l'interrogatorio preventivo e la collegialità della decisione sulla richiesta di applicazione della custodia cautelare in carcere.
  Con tali riforme si è inteso rafforzare il principio dell'effettività del contraddittorio nella fase cautelare, quantomeno nei casi in cui non ricorrono esigenze tali da imporre l'adozione del provvedimento in assenza dell'indagato, e a ridurre l'impatto, spesso dirompente, delle misure restrittive adottate senza la possibilità di difesa preventiva.
  Pur rilevando i progressi compiuti, si deve constatare che i dati relativi agli indennizzi per riparazione di ingiusta detenzione sono ancora elevati per uno Stato di diritto. Ciò impone un'azione ulteriore, più incisiva e coraggiosa, volta a rendere sempre più effettivo il principio costituzionale del diritto di difesa.
  Il Governo proseguirà, dunque, nel percorso di riforma già avviato con ulteriori revisioni di carattere garantista del meccanismo processuale, allo scopo di pervenire ad esiti processuali quanto più possibile epurati da errori giudiziari e dare risposte adeguate alle esigenze di tutela, che siano espressione dei principi giuridici posti dalla Costituzione a fondamento del nostro Stato democratico.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   GIAGONI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 27-28 luglio 2025 un vasto incendio doloso ha colpito l'area di Punta Molentis a Villasimius, devastando circa 100 ettari di bosco, arrivando fino alla spiaggia e distruggendo decine di auto parcheggiate;

   l'evento ha provocato una fuga precipitosa: oltre 200 bagnanti sono stati evacuati via mare, soccorsi da elicotteri, Canadair, forze della Protezione civile e Guardia costiera;

   benché la conta ufficiale dei danni sia ancora difficile da stilare, rimane comunque di capire cosa accadrà sul fronte dei risarcimenti e delle assicurazioni, in particolare per le vetture ridotte a scheletri fumanti dall'azione criminosa;

   il Piano regionale 2023-2025 per la prevenzione e lotta agli incendi boschivi, approvato con deliberazione n. 5/48 della Giunta regionale, stabilisce che, entro il 1° giugno di ogni anno, gestori e proprietari di strutture ricettive come alberghi, campeggi, villaggi, condomini, discoteche e aree di parcheggio situate in zone boscate o vicine a aree verdi, alcune delle quali comprese in zona Sic o sottoposte a vincoli di carattere ambientale, devono adottare misure di sicurezza antincendio secondo le norme regionali;

   le quali prevedono eliminazione di materiali infiammabili, il controllo delle fonti di calore, il mantenimento delle aree in buone condizioni, la garanzia di vie di fuga libere, installare segnaletica visibile e avere estintori adeguati;

   la normativa di riferimento a livello nazionale è il decreto ministeriale del 1° febbraio 1986 (Norme di sicurezza antincendi per la costruzione e l'esercizio di autorimesse e simili) abrogato e sostituito dal decreto ministeriale 15 maggio 2020, che stabilisce i criteri per la realizzazione dei parcheggi, inclusi quelli all'aperto su terrazze o aree private; nonché la circolare prot. n. 3680 del 5 marzo 2019 con la quale si chiarisce che i parcheggi all'aperto non sono soggetti ai controlli di prevenzione incendi;

   in Sardegna, come in molte altre regioni costiere, non è insolito che sorgano parcheggi abusivi in prossimità delle spiagge, spesso in prossimità di aree verdi e boschive;

   i controlli per ciò che attiene a questo genere di attività non possono essere effettuati da altro organo di polizia a esclusione del Noe (Nucleo operativo ecologico), un reparto dei Carabinieri specializzato nella tutela dell'ambiente e nella lotta contro l'inquinamento e i reati ambientali;

   tale nucleo in Sardegna può contare su pochi agenti e su mezzi di trasporto insufficienti e non idonei a un controllo serrato del vasto territorio regionale in occasione della stagione estiva e della stagione degli incendi boschivi –:

   se siano a conoscenza del problema summenzionato e quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano portare avanti;

   se si intendano implementare l'organico dei carabinieri del Noe e del rispettivo parco auto visto il territorio particolarmente montuoso e impervio della Sardegna;

   se si intendano assumere iniziative per modificare quanto previsto dal decreto ministeriale summenzionato al fine di rendere obbligatori i controlli antincendio anche nelle aree adibite a parcheggi all'aperto, specie se site in zone attigue a boschi e grandi aree verdi.
(4-05672)

  Risposta. — In relazione all'atto di sindacato ispettivo in esame, si rappresenta, preliminarmente, che il competente Comando provinciale Carabinieri di Cagliari, con il personale impiegato nei servizi di controllo del territorio, ha fornito assistenza ai cittadini, nonché supporto al personale impegnato nelle operazioni di soccorso e di spegnimento dell'incendio verificatosi il 27 luglio 2025 presso Punta Molentis del comune di Villasimius (Su).
  Nel merito, l'Arma dei carabinieri opera nel predetto comune con la locale stazione (8 unità di personale e 2 autovetture in dotazione), supportata dalle componenti investigative di pronto impiego della Compagnia Carabinieri di San Vito (Su) e dal Nucleo operativo ecologico (NOE) di Cagliari (11 unità), che ha in dotazione tre autovetture (di cui un fuoristrada).
  Al riguardo, per le esigenze del territorio del comune di Villasimius e dei comuni costieri, rientranti nella competenza del Comando provinciale di Cagliari, è stato implementato un piano di potenziamento dei servizi di vigilanza estiva (nei mesi di agosto e settembre 2025) con 22 e 16 unità.
  Si evidenzia, altresì, che la normativa vigente, sebbene non preveda l'obbligo di controlli di prevenzione incendi nei parcheggi all'aperto, stabilisce che vengano predisposti piani di emergenza ed evacuazione, tali da garantire la sicurezza in caso di incendio e calamità.
  In conclusione, si precisa che è in corso una revisione ordinativa complessiva del Comando Carabinieri per la Tutela ambientale e la sicurezza energetica, volta al potenziamento di tutti i reparti dipendenti, compreso il NOE di Cagliari, arealmente competente sul comune di Villasimius.

Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.


   LOMUTI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni 9 e 10 luglio 2025 due vasti incendi, presumibilmente dolosi, hanno devastato l'area di Metaponto Lido, nel Comune di Bernalda (Matera), causando danni gravissimi alla pineta costiera, all'equilibrio ambientale e al sistema turistico della zona;

   le fiamme, propagatesi in due fronti distinti, hanno costretto all'evacuazione oltre 2.000 persone tra campeggiatori e turisti, coinvolto abitazioni, infrastrutture, mezzi di trasporto e richiesto l'intervento straordinario di canadair, elicotteri, vigili del fuoco, 118, protezione civile e volontari;

   l'incendio ha distrutto anche aree già colpite nel 2017, compromettendo irrimediabilmente una delle pinete litoranee più estese della Basilicata, importante non solo per il paesaggio, ma anche per la funzione di protezione ambientale e identità storica del luogo;

   le cronache giornalistiche e le testimonianze tecniche segnalano una persistente carenza di presidi sul territorio, scarsa manutenzione, assenza di attività di prevenzione, ed errori gestionali da parte degli enti responsabili, in particolare per la riserva naturale;

   la riserva di Metaponto è stata nel gennaio 2019 assegnata con una manovra ordinativa che a giudizio dell'interrogante appare di dubbia legittimità al reparto dell'Arma dei Carabinieri di Martina Franca (Taranto), sottraendola al presidio lucano di riferimento e interrompendo un rapporto diretto con il territorio;

   questa scelta amministrativa ha comportato uno svuotamento funzionale della presenza ambientale in Basilicata, privando l'area di competenze radicate, conoscenza locale e continuità operativa;

   appare urgente intervenire per ripristinare una gestione territoriale coerente con la giurisdizione naturale del Reparto biodiversità di Potenza dell'Arma, che da sempre opera sul territorio lucano ad eccezione, oggi paradossale, proprio di Metaponto –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione sopra descritta e se non ritengano di avviare un'indagine amministrativa in ordine alle responsabilità nella prevenzione e gestione ambientale della pineta di Metaponto;

   se il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica intenda promuovere, in accordo con la Regione Basilicata, un progetto urgente di recupero forestale e bonifica delle aree bruciate, anche attraverso rinnovazione naturale assistita;

   se il Ministro della cultura intenda assumere iniziative di competenza volte a valutare il danno paesaggistico e supportare un piano di recupero del litorale metapontino;

   se il Ministro della difesa, in raccordo con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, non ritenga opportuno adottare un provvedimento risolutivo per il ritorno della gestione della riserva naturale di Metaponto al Reparto biodiversità di Potenza, correggendo una scelta che ha di fatto spogliato un lembo di territorio lucano della sua originale identità amministrativa per attribuirla a un ambito regionale estraneo (Martina Franca, Puglia), e ristabilendo così un presidio competente, stabile e territoriale sulla riserva naturale in questione.
(4-05640)

  Risposta. — In relazione all'atto di sindacato ispettivo in esame, si rappresenta preliminarmente che l'incendio richiamato dall'interrogante ha avuto origine in un'area agricola esterna alla riserva naturale di Metaponto, interessando, dapprima, i terreni circostanti e, successivamente, l'area protetta, per poi diminuire d'intensità a seguito degli interventi condotti dagli organi preposti.
  Le operazioni, che hanno visto il concorso, nell'immediatezza dell'evento, dei Vigili del fuoco, dei Carabinieri forestali di Matera, dei Carabinieri della Compagnia di Pisticci (Matera) e della Capitaneria di Porto di Taranto, si sono concluse in data 13 luglio.
  In relazione ai profili ordinamentali segnalati, si precisa che la dipendenza del Nucleo Carabinieri Biodiversità di Metaponto è stata trasferita, nel mese di giugno 2017, dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Potenza (a 113 chilometri dalla riserva naturale di Metaponto) a quello di Martina Franca, ubicato a minore distanza (70 chilometri), con le medesime 17 unità complessive di personale impiegato.
  Nel merito, si evidenzia che il Reparto Carabinieri Biodiversità di Martina Franca è competente, altresì, sull'adiacente riserva naturale di Marinella di Stornara (TA), ove opera il Nucleo Carabinieri Biodiversità di Ginosa Ionica, la quale necessita di una gestione unitaria con quella di Metaponto – caratterizzate dal medesimo ecosistema – con notevoli vantaggi anche in termini di flessibilità nell'impiego di personale e mezzi, in quanto agevolmente movimentabili in relazione alle necessità.

Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.


   SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA e SCARPA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   sono purtroppo note le vicende di gravissima violenza avvenute nel 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, durante una delle fasi più acute della prima ondata dell'emergenza pandemica; a partire dal pomeriggio del 6 aprile del 2020 infatti oltre trecento detenuti del reparto «Nilo» furono sottoposti a violenze, umiliazioni e vessazioni di vario genere da parte di agenti di polizia penitenziaria dell'istituto nonché da personale «esterno», appositamente chiamato ad intervenire a supporto dell'esecuzione di una cosiddetta «perquisizione speciale», che nella realtà si rivelò come un vero e proprio raid punitivo;

   da questa drammatica vicenda è immediatamente scaturita l'iniziativa della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che richiese e ottenne l'emissione di misure cautelari, interdittive e custodiali, per decine di pubblici ufficiali coinvolti: furono emesse dal gip 52 misure cautelari (8 arresti in carcere, 18 ai domiciliari, 3 obblighi di dimora, 23 interdizioni dal pubblico ufficio);

   da un articolo del Domani si apprende però che, a distanza di cinque anni dal più grave pestaggio mai documentato in un carcere italiano, praticamente tutti i protagonisti sono tornati operativi e sono stati premiati;

   il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, con delega al Dap, in questi tre anni è pesantemente intervenuto sul sistema penitenziario, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, una crisi del sistema dell'esecuzione penale senza precedenti, con un tasso di suicidi tra detenuti e operatori e agenti di polizia penitenziaria mai raggiunto;

   l'articolo a firma di Trocchia denuncia come una simile emergenza sia «nascosta sotto una patina di propaganda. Calendari e distintivi autocelebrativi si incrociano con l'occupazione sistematica di poltrone attraverso dirigenti, lanciatissimi in altre stagioni politiche, che oggi si adattano al nuovo credo. Ma una nomina su tutte rappresenta il segnale inequivocabile di una restaurazione»;

   l'articolo si riferisce in particolare ad Antonio Fullone, che ai tempi era il provveditore regionale che dispose la perquisizione straordinaria che si è trasformata in un pestaggio generalizzato, fatti per i quali è sotto processo per diversi capi di imputazione;

   Fullone è il principale imputato anche perché il più alto in grado tra i funzionari coinvolti nel maxi processo in corso davanti alla Corte d'assise del tribunale casertano; sul suo conto pesa la scelta di disporre la perquisizione straordinaria pur non avendone i titoli e le competenze visto che spettava alla direzione del carcere;

   si tratta di accuse che gettano un'ombra inquietante sulla carriera di un alto funzionario dello Stato, considerato fino al 6 aprile come particolarmente impegnato nella tutela dei diritti dei detenuti e della carta costituzionale;

   dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere il Ministero della giustizia aveva scelto come nuovo provveditore regionale Lucia Castellano, dirigente che non aveva mancato di porre la questione degli agenti sospesi chiedendo una revisione delle misure e valutando caso per caso, ma quando si è trattato di rinnovare il suo incarico per un altro triennio, o di essere presa in considerazione per la direzione generale della formazione, la sua candidatura è stata respinta per entrambe le posizioni;

   si apprende ora che Fullone, dopo nemmeno due anni di sospensione dal servizio, sarebbe stato reintegrato in attività e promosso a lavorare, come consigliere ministeriale, presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e che è addirittura in corsa per la direzione generale che sovraintende alla formazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di dover fare chiarezza in merito alla scelta di Fullone come responsabile della formazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e se la ritenga congrua ed opportuna alla luce di quanto esposto in premessa.
(4-05845)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, con cui gli interroganti sollevano specifici quesiti sul ruolo di consigliere ministeriale asseritamente attribuito al dottor Antonio Fullone e sulla proposta di nomina di quest'ultimo a Direttore generale della formazione del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, si rappresenta quanto segue.
  Premesso che la procedura di conferimento dell'incarico si è svolta nel rigoroso rispetto della normativa vigente, attraverso un'istruttoria completa, una valutazione comparativa approfondita e la successiva verifica degli organi di controllo, si forniscono di seguito talune precisazioni.
  Innanzitutto, è d'obbligo osservare che il procedimento penale nei confronti del dottor Antonio Fullone è tuttora pendente in primo grado e non si è ancora concluso con una pronuncia definitiva e che la «promozione», di cui impropriamente parla l'interrogazione, altro non è che un incarico di consulenza, ai sensi degli articoli 9 e 10 del decreto legislativo n. 63 del 2006, limitato ad attività di studio e ricerca.
  Quanto all'
iter di nomina, questo Ministero, a conclusione del procedimento relativo alla selezione per il conferimento dell'incarico di Direttore generale della formazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ha adottato in data 28 novembre 2025 il decreto con cui l'incarico è stato conferito al dottor Antonio Fullone, dirigente generale penitenziario.
  La procedura – riattivata dopo l'annullamento in autotutela del precedente provvedimento conclusivo dell'interpello — è stata ricostruita sulla base delle candidature già pervenute e sottoposta a nuova istruttoria comparativa.
  Con nota del 27 novembre 2025, il dottor Fullone è stato individuato quale candidato più idoneo in virtù dell'esperienza ultratrentennale, delle competenze maturate in incarichi complessi, dei positivi risultati gestionali, della consolidata attività formativa, compresa quella in ambito internazionale, attestata da docenze, iniziative formative e collaborazioni con Università, e dell'efficace svolgimento delle funzioni di Direttore generale della formazione già dal 21 ottobre 2025.
  Il relativo decreto di nomina è stato, pertanto, trasmesso agli organi di controllo, superandone il vaglio e consentendo, in tal modo, al medesimo di acquisire piena efficacia.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   TIRELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il Comites (Comitato degli italiani all'estero) è un organo rappresentativo della comunità italiana all'estero, previsto dalla legge, con funzione di raccordo tra le istituzioni e i cittadini;

   la visita del Sottosegretario agli affari esteri Giorgio Silli in Costa Rica ha rappresentato un importante momento istituzionale per i connazionali residenti nel Paese;

   risulta all'interrogante che l'ambasciata d'Italia in Costa Rica non abbia coinvolto né formalmente invitato i rappresentanti del Comites locale;

   il mancato coinvolgimento del Comites appare in contrasto con lo spirito della legge istitutiva dei Comitati e con la buona prassi diplomatica di valorizzare le rappresentanze locali degli italiani all'estero –:

   se il Ministro interrogato sia conoscenza di quanto accaduto, e dei motivi per cui il Comites non sia stato coinvolto dall'ambasciata nella visita del Sottosegretario, ed inoltre quali iniziative intenda intraprendere al fine di evitare che si ripetano situazioni simili in futuro.
(4-06437)

  Risposta. — Il 25 e 26 novembre 2025 ho effettuato una visita ufficiale in Costa Rica in occasione della Terza sessione del Dialogo politico periodico. Si è trattato della mia seconda visita istituzionale nel Paese centroamericano dal 2022.
  In linea con la priorità del Governo italiano di rilanciare le relazioni commerciali ed economiche con l'America latina, nonché di incentivare gli investimenti italiani in Costa Rica, la visita ha avuto anche un rilevante
focus economico.
  Nel corso della breve missione di lavoro ho infatti visitato un'impresa italiana di eccellenza, l'azienda agricola Nicofrutta, e ho incontrato la comunità imprenditoriale italiana presente nel Paese.
  Non è stato invece previsto un evento con il locale Comites, trattandosi, come già rilevato, di una visita incentrata sul meccanismo di dialogo politico bilaterale e di taglio prevalentemente economico-commerciale.
  Nella mattinata del 25 novembre, l'Ambasciatore Colella ha ricevuto una cortese
e-mail da parte dell'interrogante con la quale veniva chiesto se fosse possibile prevedere un incontro con il Presidente del locale Comites Giuseppe Cacace.
  In mia presenza, mentre ci trovavamo in automobile diretti all'azienda agricola Nicofrutta, l'Ambasciatore ha immediatamente contattato telefonicamente il Presidente del Comites, invitandolo a partecipare al piccolo ricevimento da lui organizzato presso la Residenza d'Italia per la comunità imprenditoriale. L'invito è stato tuttavia declinato dal Presidente del Comites per motivi non meglio specificati.
  All'evento ha invece partecipato la Vicepresidente del Comites, l'imprenditrice Paola Ceccon, che ha colto l'occasione per un confronto su tematiche politiche di carattere generale e locale.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.