XIX LEGISLATURA
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta orale:
SARRACINO e SCOTTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
si apprende da fonte sindacale che Logitec e Tecnoservice hanno avviato la procedura di licenziamento per un totale rispettivamente di 90 e di 48 lavoratori per ciascuna azienda distribuiti sul territorio nazionale;
si tratta di imprese del settore logistico legate a Stellantis;
si teme che le stesse procedure possano essere avviate da Trasnova che ad oggi rimane pericolosamente nel limbo in base ai giorni di proroga ottenuti nel corso dell'ultimo incontro in sede ministeriale;
si tratta di una decisione grave, unilaterale, assunta in una fase estremamente delicata, che rischia di compromettere ulteriormente la vertenza seguita dal Ministero delle imprese e del made in Italy;
si avvertono con preoccupazione le ultime mosse aziendali di Stellantis e ciò che esse possono portare a cascata su tutta la filiera dell'automotive del nostro Paese –:
se il Governo intenda attivarsi, per quanto di competenza, presso le aziende di cui in premessa, al fine di ottenere il ritiro della procedura di licenziamento convocando con urgenza un nuovo tavolo al fine di affrontare la situazione in sede istituzionale e ricercare soluzioni condivise che salvaguardino i livelli occupazionali.
(3-02501)
Interrogazioni a risposta scritta:
SOUMAHORO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
la decisione dell'ufficio del personale della Presidenza del Consiglio dei ministri di ridurre da due ad un giorno alla settimana lo smart working per i dipendenti ha fatto proclamare lo sciopero dei dipendenti della medesima Presidenza dopo un'assemblea partecipata al Teatro de Servi. La protesta è stata votata all'unanimità da Snaprecom, Usb, Cisl Fp e Sipre che contestano un taglio unilaterale ed in contrasto con gli accordi precedentemente sottoscritti;
la riduzione del lavoro agile, già avviata in diversi dipartimenti, aveva spinto le organizzazioni sindacali a chiedere alcuni giorni fa l'attivazione del tentativo obbligatorio di conciliazione al Ministero del lavoro. Infatti oltre alla riduzione del dimezzamento delle giornate di lavoro agile si riscontra il mancato confronto preventivo e l'assenza di criteri condivisi oltre alle ricadute su genitori con figli minori di 14 anni e lavoratori con particolari esigenze personali o di salute;
i sindacati, altresì, hanno indicato anche il mancato rispetto degli obblighi informativi e di corrette relazioni sindacali, l'assenza di criteri chiari e condivisi nella definizione delle modalità operative di attuazione del lavoro agile ed infine gli impatti negativi sul benessere organizzativo e sul clima interno;
le sigle sindacali citate hanno annunciato il ritiro delle delegazioni sindacali come gesto politico e simbolico. Hanno inoltre dichiarato che se la conciliazione non dovesse andare a buon fine sono previste ulteriori forme di mobilitazione;
il lavoro agile non costituisce un privilegio, ma un diritto del lavoratore disciplinato dalla legge e dalle linee guida del Dipartimento della funzione pubblica e quindi non ci possono essere modifiche unilaterali alle regole stabilite con i rappresentanti dei lavoratori;
il lavoro in smart working, quindi, costituisce una modalità ordinaria di organizzazione del lavoro anche per valorizzare le professionalità e garantire efficienza ai servizi e rispondere alle esigenze dei lavoratori fragili e di chi vive in condizioni personali o logistiche complesse –:
quali iniziative si intendano adottare per verificare lo stato del lavoro agile presso la Presidenza del Consiglio e se non si ritenga utile, anche ai fini di una buona organizzazione del lavoro, dare seguito alle istanze delle sigle sindacali citate in premessa per ripristinare il diritto dei lavoratori all'utilizzo dello smart working.
(4-07044)
PICCOLOTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
l'8 agosto 2025 è entrato in vigore il regolamento (Ue) 2024/1083, del Parlamento e del Consiglio, approvato l'11 aprile del 2024, e noto come European media freedom act (Emfa);
l'articolo 5 dell'Emfa (che si applica, appunto, dall'8 agosto 2025) reca una serie di obblighi in capo agli Stati membri di assicurare garanzie per il funzionamento indipendente dei fornitori di media di servizio pubblico (in termini di governance e di finanziamento). Più nel dettaglio, l'articolo 5 dispone che: 1. «Gli Stati membri provvedono affinché i fornitori di media di servizio pubblico siano indipendenti dal punto di vista editoriale e funzionale e forniscano in modo imparziale una pluralità di informazioni e opinioni al loro pubblico»; 2. «Gli Stati membri provvedono affinché le procedure per la nomina e il licenziamento del direttore o dei membri del consiglio di amministrazione dei fornitori di media di servizio pubblico siano finalizzate a garantire l'indipendenza dei fornitori di media di servizio pubblico»; 3. «Gli Stati membri provvedono affinché le procedure di finanziamento dei fornitori di media di servizio pubblico si basino su criteri trasparenti e oggettivi stabiliti in anticipo»; 4. «Gli Stati membri designano una o più autorità o organismi indipendenti o istituiscono meccanismi liberi da influenze politiche da parte dei governi», al fine di monitorare quanto disposto dai primi tre paragrafi dell'articolo;
il funzionamento indipendente dei fornitori di media di servizio pubblico, in Italia, è disciplinato dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi (Tusma), decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208;
il 17 settembre 2025 l'VIII Commissione permanente del Senato, nel corso dell'esame di alcuni disegni di legge presentati con lo scopo di modificare il Tusma, ha convenuto sull'adozione di un testo unificato proposto dai relatori, come testo base per il prosieguo dei lavori. Testo sul quale, in Comitato ristretto, si era già registrata l'impossibilità di una condivisione tra forze politiche di maggioranza e di opposizione;
in buona parte dei disegni di legge suindicati, dai quali ha tratto origine il testo unificato, non compaiono espressi riferimenti all'Emfa. Rileva, in questo senso, che non solo la maggioranza, ma soprattutto il Governo, sin dall'estate del 2024, ritengono il Tusma già conforme agli obblighi di assicurare l'indipendenza del servizio pubblico, di cui all'articolo 5 dell'Emfa;
a oggi, lo Stato italiano non ha ancora dato attuazione all'articolo 5 del regolamento (UE) 2024/1083, nonostante siano ormai decorsi oltre 5 mesi dalla scadenza del termine fissato all'8 agosto 2025. L'iter parlamentare è di fatto fermo al settembre 2025, con la presentazione del testo base (di cui sopra), non conforme alle prescrizioni dell'articolo 5 del Regolamento, e di emendamenti sottoscritti congiuntamente dalle forze di opposizione;
l'interrogante è a conoscenza dell'esposto che l'associazione Articolo Quinto «Per l'attuazione dell'articolo 5 dell'European Media Freedom Act», lo scorso 8 agosto (2025), ha presentato alla Commissione Europea, e di un omologo esposto inviato, alla stessa Commissione, dall'Associazione Articolo 21 –:
se la Commissione Europea, considerato il mancato recepimento dell'articolo 5 del regolamento (Ue) 2024/1083, e anche a seguito dell'esposto indicato in premessa, ha avviato interlocuzioni in merito col Governo o ha proceduto attraverso atti formali – come, all'interrogante, risulterebbe; nel caso vi siano stati degli atti formali della Commissione, quali siano la loro natura e il loro contenuto, e se si intenda, in merito, fornire elementi al Parlamento.
(4-07047)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta in Commissione:
BILLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il regolamento (UE) 2019/1157 prevede la cessazione di validità delle carte d'identità non conformi agli standard di sicurezza entro il 3 agosto 2026;
l'avvicinarsi della scadenza sta determinando un aumento delle richieste di rilascio e/o di rinnovo della Carta d'identità elettronica (CIE) presso la rete consolare europea, con il rischio di allungamento dei tempi e di congestione del sistema –:
quanti cittadini italiani iscritti all'Aire nella Circoscrizione Estero – Europa risultino attualmente titolari di carta d'identità cartacea e quanti di CIE, nonché la relativa suddivisione per Paese.
(5-05051)
Interrogazione a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la drammatica crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, come documentato quotidianamente dalla stampa internazionale e dalle agenzie umanitarie sul campo, ha raggiunto un livello catastrofico, costringendo oltre un milione di persone a sfollare e a vivere in condizioni disumane, private di acqua, cibo, elettricità e cure mediche;
in questo scenario, il Parlamento italiano ha già riconosciuto la necessità di un intervento, impegnando il Governo, attraverso l'approvazione in III Commissione affari esteri della Camera dei deputati della risoluzione 7-00160, «ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli [...] per consentire l'immediata e duratura apertura di adeguati corridoi umanitari», non solo per gli aiuti, ma specificamente per «permettere l'evacuazione dei civili più vulnerabili»;
lo strumento dei corridoi umanitari, come ha spiegato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, in un'intervista ad Avvenire, rappresenta una via legale e sicura che ha già permesso a migliaia di profughi di «non morire nel deserto o annegare in mare», dimostrandosi un modello di successo basato su protocolli d'intesa tra Ministeri e società civile;
in questo tragico contesto si inserisce la vicenda, documentata e portata all'attenzione dell'interrogante, di Mahmoud Fayad, 33 anni, di sua moglie Reham Othman in Fayad, 29 anni, e dei loro tre figli minori Jawwed (8 anni), Mohammed (6 anni) e Sami (2 anni). La loro storia è un emblema della sofferenza di un intero popolo: hanno perso la nonna materna e numerosi amici sotto i bombardamenti, sono stati sradicati dalla loro casa per ben quindici volte, e oggi sopravvivono tra le macerie di Gaza City in condizioni di assoluta indigenza;
i tre bambini, la cui infanzia è stata interamente rubata dalla guerra, manifestano i segni indelebili del trauma. Presentano infatti sintomi gravi e clinicamente rilevanti di stress acuto post-traumatico: iperattivazione, tachicardia, incubi notturni e un allarmante ritardo del linguaggio. La loro salute fisica e mentale è a rischio ogni singolo giorno;
di fronte a questa disperazione, la speranza della famiglia di raggiungere un luogo sicuro è sostenuta attivamente e concretamente dal gruppo «Restiamo umani bassa bresciana», che da mesi si è fatto carico del sostegno economico del nucleo familiare, tentando di promuovere presso le Istituzioni ogni iniziativa volta a concretizzare un percorso di accoglienza in Italia –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere, anche in coordinamento con le organizzazioni della società civile già partner nei protocolli d'intesa esistenti, al fine di attivare un corridoio umanitario finalizzato a risolvere la grave situazione esposta in premessa.
(4-07045)
AFFARI REGIONALI E AUTONOMIE
Interrogazione a risposta scritta:
MANZI. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
con la legge n. 234 del 2021, è stato istituito il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, finalizzato alla promozione e realizzazione di interventi per la salvaguardia e la valorizzazione della montagna, nonché a misure di sostegno in favore dei comuni totalmente e parzialmente montani delle regioni e delle province autonome;
con la legge n. 131 del 2025, è stato introdotto un nuovo assetto normativo che ha ridefinito i criteri di classificazione dei comuni montani, demandando a uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione dei parametri altimetrici e morfologici e la conseguente individuazione dei comuni destinatari delle misure di sostegno;
i nuovi criteri adottati, pur modificati rispetto alla proposta iniziale, continuano a suscitare forti perplessità tra enti locali e amministrazioni regionali, in quanto fondati prevalentemente su parametri tecnico-altimetrici che rischiano di non rappresentare adeguatamente le effettive condizioni socio-economiche, infrastrutturali e demografiche delle aree interne e montane;
in particolare, nelle Marche risultano esclusi dalla classificazione di comune montano territori che presentano caratteristiche geomorfologiche e altimetriche significative, come Cingoli (631 metri sul livello del mare), Sant'Angelo in Pontano, Colmurano, Loro Piceno, Treia e Urbino, suscitando diffuse preoccupazioni circa la coerenza e l'equità dell'impianto adottato;
la classificazione di comune montano incide non soltanto sull'accesso al Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, ma anche su ulteriori misure di sostegno, quali il mantenimento dei plessi scolastici nei piccoli centri, il supporto alle attività economiche locali, le agevolazioni fiscali sui terreni montani e il rafforzamento dei servizi sanitari e infrastrutturali;
permane incertezza circa gli effetti concreti della riforma, poiché la distribuzione delle risorse e l'individuazione definitiva dei comuni beneficiari dipenderanno dall'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 2, comma 2, della legge n. 131 del 2025, non ancora emanato;
con nota indirizzata al Presidente della Giunta regionale delle Marche, i sindaci dei comuni di Sassocorvaro Auditore, Fermignano, Urbino, Montecalvo in Foglia, Petriano, Isola del Piano, Cupramontana, Mergo, Fossombrone, Staffolo, Cingoli, Treia, Belforte del Chienti, Colmurano, Loro Piceno, Sant'Angelo in Pontano, Tolentino, Appignano del Tronto e Castignano hanno rappresentato le gravi criticità derivanti dalla nuova classificazione, che nella regione Marche comporterebbe l'esclusione di 19 comuni rispetto al precedente assetto;
i sindaci evidenziano come territori che non hanno subito modifiche nella propria realtà geografica, sociale o infrastrutturale risultino esclusi, mentre altri con caratteristiche analoghe mantengono la qualifica, determinando disparità di trattamento tra territori contigui; segnalano inoltre il rischio di riduzione di contributi e incentivi per la scuola, con possibile chiusura di plessi per la perdita delle deroghe sul numero minimo di alunni anche in edifici recentemente ricostruiti dopo il sisma la perdita di agevolazioni fiscali e incentivi per imprese e attività economiche, nonché criticità per la tenuta dei servizi sanitari e per le misure di sostegno a giovani famiglie e investimenti infrastrutturali;
nella medesima nota si sottolinea che la definizione di «montanità» non possa essere limitata a meri parametri altimetrici o percentuali di superficie, senza considerare l'accessibilità ai servizi, l'isolamento territoriale e le condizioni di marginalità socio-economica, chiedendo un confronto urgente con il Governo prima dell'adozione definitiva del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri –:
se il Governo intenda promuovere iniziative di competenza per una revisione dei criteri adottati per la classificazione dei comuni montani, al fine di renderli maggiormente aderenti alle reali condizioni territoriali, socio-economiche e infrastrutturali delle aree interne e montane;
quali siano i tempi previsti per l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 2, comma 2, della legge 12 settembre 2025, n. 131;
quali iniziative intenda assumere per garantire un adeguato sostegno statale ai territori montani e interni, evitando che eventuali effetti penalizzanti della riforma ricadano esclusivamente sulle regioni e sugli enti locali.
(4-07041)
CULTURA
Interrogazione a risposta orale:
CARAMIELLO e PAVANELLI. — Al Ministro della cultura, al Ministro del turismo, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
in Italia la professione di guida turistica abilitata è regolamentata dalla legge n. 190 del 2023, che ha introdotto un'abilitazione di valore nazionale;
come si evince da note sindacali del 9 febbraio 2026, la direzione del Parco archeologico di Pompei ha stabilito la chiusura della postazione riservata alle guide turistiche autonome abilitate all'interno degli scavi. Sussiste inoltre la possibilità che il parco archeologico voglia organizzare e commercializzare le visite guidate utilizzando il proprio sito web, sfruttando però una posizione dominante che – a parere degli interroganti – ostacolerebbe la libera concorrenza del servizio;
gli interroganti evidenziano che la legislazione regionale della Campania, con particolare attenzione alla legge n. 11 del 1986, all'articolo 15, individua gli Scavi di Pompei tra i siti destinatari dei presidi permanenti turistici. Questa disposizione impone che le prestazioni destinate all'utenza, nel contesto della tutela e valorizzazione del bene culturale, siano organizzate secondo un modello di gestione che integri norme tecnico-organizzative tese alla salvaguardia del bene, all'efficienza dei servizi e, nondimeno, alla tutela della dignità professionale degli operatori abilitati. In tale cornice rientra il capitolato tecnico dei servizi museali integrati del Parco archeologico di Pompei, documento essenziale che detta i contorni della gestione delle postazioni di visite guidate;
analogamente, i principi enunciati dalla legge n. 190 del 2023 riconoscono la libertà di professione e i criteri di trasparenza, sicurezza sul lavoro e concorrenza leale. Si evidenzia, inoltre, che la disciplina comunitaria che trova – ad esempio – declinazione nella cosiddetta direttiva Bolkestein (2006/123/CE) promuove la libera concorrenza nel mercato dei servizi, imponendo procedure trasparenti e non discriminatorie;
gli interroganti evidenziano che quanto in oggetto possa profilare il rischio di creare un evidente squilibrio concorrenziale a danno delle guide turistiche abilitate che operano senza alcuna forma di tutela e sostegno. Non è un caso che l'articolo 41 della Costituzione italiana tuteli la libertà dell'iniziativa economica privata. Pertanto, ogni iniziativa contraria rischia di marginalizzare la libera professione con conseguenze economiche e sociali gravissime per migliaia di lavoratori, famiglie e dell'indotto correlato;
in questa prospettiva, l'assetto normativo non è astratto o decontestualizzato, ma radicato in una rete di norme e principi generali che richiedono, per quanto riguarda l'impostazione e la gestione delle postazioni di visita guidata, una lettura operativa attenta alle esigenze specifiche della tutela del patrimonio e della sicurezza dei visitatori, nonché al rispetto della dignità professionale degli operatori;
si ritiene opportuno che i Ministri competenti intervengano con tempestività, per procedere al ripristino delle postazioni delle guide turistiche all'interno del Parco archeologico di Pompei o, in alternativa, per l'adozione di una soluzione gestionale equivalente che rispetti integralmente le norme vigenti e consenta a chi lavora sul campo di svolgere la propria attività con dignità –:
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, valutino che le scelte adottate siano coerenti con la normativa vigente e, in particolare, con l'articolo 41 della Costituzione e con la legge n. 190 del 2023 ed intendano promuovere il ripristino della postazione delle guide autonome abilitate nel Parco archeologico di Pompei;
in che modo i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano garantire la libertà di professione e la dignità professionale delle guide abilitate, evitando in sostanza forme di posizione dominante o pratiche che possono comprimere la concorrenza leale nel mercato delle visite guidate al sito di Pompei;
quali misure intenda adottare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per quanto di competenza, per evitare effetti negativi sull'occupazione, sui redditi delle guide abilitate e sull'indotto locale, qualora si opti per una gestione centralizzata delle visite guidate dal Parco.
(3-02503)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
LOMUTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
in data 8 febbraio 2026 l'organizzazione sindacale «Libera rappresentanza dei militari» (Lrm) ha diffuso un comunicato pubblico, ripreso da organi di informazione, nel quale si denunciano gravi criticità relative alle condizioni alloggiative del personale dell'Esercito Italiano impiegato nel dispositivo di sicurezza in occasione dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026;
secondo quanto riportato, i militari sarebbero stati ospitati in strutture e caserme caratterizzate da condizioni strutturali precarie, carenze igienico-sanitarie e inadeguatezza degli impianti di riscaldamento, con temperature interne particolarmente rigide e non compatibili con standard minimi di salubrità e vivibilità;
nella medesima denuncia si fa riferimento a termosifoni non funzionanti o insufficienti, locali vetusti, arredi obsoleti nonché, in taluni casi, alla necessità di percorrere spazi esterni esposti alle intemperie per raggiungere i servizi igienici, circostanze che, ove confermate, configurerebbero condizioni incompatibili con la dignità del personale e con le esigenze minime di tutela della salute;
il personale militare impiegato in servizi di sicurezza di rilevanza nazionale e internazionale opera in un contesto di particolare impegno e responsabilità che richiede adeguato supporto logistico e condizioni abitative idonee a garantire efficienza operativa, benessere psicofisico e rispetto dei diritti fondamentali;
la normativa vigente in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, trova applicazione, nei limiti e con le specificità previste, anche nell'ambito delle forze armate, imponendo comunque il rispetto di standard minimi di sicurezza e salubrità degli ambienti;
eventuali carenze strutturali o impiantistiche nelle caserme destinate al personale impegnato nei servizi connessi alle Olimpiadi potrebbero determinare un pregiudizio per la salute dei militari e incidere negativamente sull'immagine delle istituzioni in occasione di un evento di rilievo internazionale;
appare necessario garantire piena trasparenza in merito alle condizioni logistiche predisposte per il personale impiegato e alle eventuali misure correttive adottate o in corso di adozione –:
se rispondano al vero le circostanze denunciate dall'organizzazione sindacale in merito alle condizioni alloggiative del personale dell'Esercito Italiano impiegato nel dispositivo di sicurezza per i Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026;
quali siano le strutture interessate dalle criticità segnalate e quale sia il numero approssimativo di militari attualmente alloggiati presso tali sedi;
se siano state disposte verifiche ispettive o accertamenti tecnici sulle condizioni strutturali e impiantistiche delle caserme interessate e quali siano stati gli esiti delle eventuali verifiche già effettuate;
quali iniziative di competenza urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per assicurare condizioni alloggiative conformi agli standard minimi di sicurezza, salubrità e dignità, anche mediante interventi di manutenzione straordinaria, trasferimento del personale in strutture idonee o altre soluzioni organizzative adeguate.
(4-07043)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazione a risposta scritta:
SOTTANELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il polo siderurgico di Piombino costituisce un asset industriale di rilievo strategico nazionale, anche in virtù della presenza dell'unico impianto italiano per la produzione di rotaie ferroviarie e di importanti siti per la lavorazione di prodotti piani. Tuttavia, tale territorio, vive da oltre dodici anni una condizione di crisi industriale complessa, con pesanti ricadute occupazionali e sociali non più sostenibili attraverso il solo ricorso agli ammortizzatori sociali;
nel 2018 il gruppo indiano Jsw Steel ha acquisito Aferpi, assumendo impegni formalizzati nell'Accordo di programma del luglio 2018 che prevedevano la ripresa della produzione di acciaio a Piombino. A oggi non risulta avviata la produzione di acciaio secondo gli impegni mentre l'attività continua a basarsi prevalentemente sull'importazione di semiprodotti (blumi) dall'estero. L'introduzione dei meccanismi europei di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) ha comportato un significativo aumento dei costi di approvvigionamento, con effetti negativi sulla sostenibilità economica e sulla competitività della produzione di rotaie. Non risulta presentato un piano industriale credibile e vincolante, mentre prosegue il ricorso alla cassa integrazione, recentemente rinnovata;
Metinvest Adria S.p.A., invece, ha rilevato le concessioni demaniali per le aree industriali di Ischia di Crociano, con l'obiettivo di realizzare un nuovo impianto siderurgico «green» basato su forno elettrico per la produzione di coils, con una ricaduta occupazionale stimata in circa 1.000 unità. Il progetto richiede numerosi passaggi autorizzativi e il coordinamento con le infrastrutture logistiche del porto di Piombino. In data 20 novembre 2025 il Consiglio dei ministri ha dichiarato tale progetto di «preminente interesse strategico nazionale», rendendolo soggetto alle procedure previste dalla legge n. 136 del 2023 con la nomina di un commissario straordinario;
lo stabilimento Liberty Magona, infine, è stato interessato negli ultimi anni da blocchi produttivi, ritardi nelle retribuzioni e incertezza occupazionale. Liberty Steel aveva acquisito il sito nell'ambito delle dismissioni imposte dalla Commissione europea nel 2018 ad ArcelorMittal. Nel corso del 2025 si è sviluppata una trattativa per la cessione dello stabilimento al gruppo Trasteel, operatore interessato a un progetto di rilancio industriale, con un accordo preliminare raggiunto a fine 2025 e da allora lo stabilimento risulta sostanzialmente fermo. La rapida conclusione della cessione appare condizione essenziale per salvaguardare occupazione e continuità produttiva;
l'integrazione tra il futuro impianto Metinvest e il sito ex Magona, potrebbe costituire un tassello fondamentale per la costruzione di una filiera siderurgica integrata a Piombino –:
quali siano le valutazioni, per quanto di competenza, in ordine al mancato rispetto degli impegni assunti da Jsw nell'Accordo del 2018 e quali iniziative di competenza intendano adottare, anche in considerazione della presenza di capitale pubblico, al fine di garantire l'attuazione di un piano industriale credibile e vincolante;
se siano allo studio interlocuzioni con altri soggetti industriali per individuare soluzioni alternative o integrative di rilancio del sito siderurgico;
quali siano gli effetti stimati dei meccanismi Cbam sui costi di approvvigionamento e sulla competitività della produzione di rotaie nello stabilimento di Piombino;
quale sia l'onere sostenuto dalla finanza pubblica per il ricorso alla cassa integrazione presso Jsw;
a che punto siano l'iter autorizzativo del nuovo impianto promosso da Metinvest Adria S.p.A. e le procedure di nomina del commissario straordinario;
quale sia lo stato aggiornato della trattativa e le tempistiche di completamento per la cessione dello stabilimento al gruppo Trasteel e se, per quanto di competenza, abbiano richiesto o esaminato un piano industriale dettagliato da parte di Trasteel;
quali iniziative di competenza intendano assumere per accelerare la transizione proprietaria e gestionale e per garantire la continuità occupazionale dei lavoratori attualmente interessati da ammortizzatori sociali;
se siano in corso azioni di coordinamento per favorire l'integrazione industriale tra i diversi progetti presenti nel polo siderurgico di Piombino.
(4-07046)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
RAIMONDO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la passerella ciclopedonale in corso di realizzazione sul fiume Adda tra i comuni di Maccastorna (Lodi) e Crotta d'Adda (Cremona), in data 13 febbraio 2026, ha subito un cedimento strutturale con il crollo in alveo di una campata di circa 50 metri, prima della messa in esercizio e prima del collaudo statico finale;
l'opera, rientrante nel sistema nazionale di ciclovie turistiche, finanziata da regione Lombardia per circa 4 milioni di euro e realizzata con stazione appaltante l'Agenzia interregionale per il Fiume Po (AIPo), è destinata al collegamento ciclopedonale tra le due sponde del fiume, nell'ambito del sistema di mobilità ciclabile interprovinciale e del tracciato della ciclovia VenTo;
al momento del cedimento l'infrastruttura non era aperta al pubblico e non si sono registrati feriti, ma l'evento ha comportato l'intervento dei Vigili del Fuoco e la sospensione delle attività nel tratto fluviale interessato;
la magistratura ha disposto il sequestro dell'area di cantiere e sono in corso accertamenti tecnici e giudiziari per chiarire cause e responsabilità;
il crollo di un'opera pubblica prima del collaudo definitivo solleva interrogativi in merito alle verifiche strutturali in corso d'opera, al rispetto delle prescrizioni progettuali e alla tutela delle risorse pubbliche investite –:
quali siano gli enti e i soggetti responsabili della direzione lavori, del coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e del collaudo statico, nonché quali verifiche tecniche e prove strutturali risultassero programmate o effettuate alla data del cedimento;
se siano state rispettate le procedure previste dal Codice dei contratti pubblici e dalle vigenti norme tecniche per le costruzioni, con particolare riferimento ai controlli sui materiali e alle verifiche in corso d'opera;
se il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, iniziative di carattere ispettivo in relazione all'iter progettuale ed esecutivo dell'opera e, più in generale, in relazione a infrastrutture analoghe finanziate con risorse pubbliche;
quali siano le stime attuali in merito ai tempi previsti per la ripresa dei lavori, il completamento dell'opera e l'effettuazione del collaudo statico finale;
quali siano le tempistiche previste per la riapertura in sicurezza del tratto del fiume Adda interessato dal crollo, con riferimento alla ripresa della navigazione.
(5-05052)
Interrogazioni a risposta scritta:
GIRELLI e ROGGIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la strada provinciale n. 237 «del Caffaro» costituisce un'infrastruttura di collegamento strategico tra la provincia di Brescia e la provincia autonoma di Trento, svolgendo una funzione essenziale per il traffico produttivo, turistico e pendolare tra Lombardia e Trentino-Alto Adige;
il potenziamento dell'arteria è previsto da anni attraverso la realizzazione di varianti destinate a superare le criticità di sicurezza e congestione del traffico nei centri abitati della Valle Sabbia;
negli ultimi mesi risultano avviate le attività propedeutiche e le prime lavorazioni relative al lotto Vestone-Idro, intervento finanziato attraverso risorse regionali, contributi statali, fondi del sistema dei comuni confinanti e cofinanziamento della provincia autonoma di Trento, con un investimento complessivo superiore ai 60 milioni di euro (spesa di 60.511.757,52 euro, resi disponibili da regione Lombardia per 28.511.757,52 euro, provincia autonoma di Trento per 27.500.000,00 euro e il contributo del Fondo dei comuni confinanti, per 4.500.000,00 euro);
tale intervento rappresenta un passaggio significativo verso il miglioramento della mobilità dell'area, ma risulta ancora incompleto in assenza della realizzazione del lotto Barghe-Vestone, che costituisce il completamento dell'opera e che consentirebbe di eliminare uno dei principali punti di congestione della viabilità valsabbina;
il tratto Barghe-Vestone è atteso da oltre vent'anni dalle comunità locali ed è finalizzato a ridurre l'attraversamento dei centri abitati oggi interessati da un traffico veicolare intenso e continuo, a migliorare la sicurezza stradale lungo un asse caratterizzato da elevati volumi di traffico pesante e a garantire un collegamento più efficiente con il Trentino e con poli turistici di rilevanza nazionale, tra cui Madonna di Campiglio;
la gestione della SP 237 ricade sulla provincia di Brescia nell'ambito della programmazione regionale lombarda, ma le risorse disponibili per la viabilità provinciale risultano strutturalmente insufficienti rispetto al fabbisogno infrastrutturale, soprattutto per interventi di rilevanza interregionale;
nel corso di un recente incontro istituzionale informale svoltosi presso la comunità montana di Valle Sabbia, alla presenza degli amministratori locali e degli assessori regionali competenti, è stata manifestata la disponibilità a reperire risorse per l'aggiornamento del progetto del lotto Barghe-Vestone, attualmente risalente a diversi anni fa e necessitante di revisione tecnica ed economica;
le opere viarie provinciali con funzione strategica sovraregionale richiedono, per la loro realizzazione, il concorso coordinato di risorse statali, regionali e territoriali;
strumenti quali il Fondo sviluppo e coesione, i fondi Mit destinati alla sicurezza e alla resilienza della rete viaria, nonché eventuali accordi di programma tra Stato e regioni, rappresentano strumenti idonei per sostenere interventi infrastrutturali di tale portata;
il rischio concreto è che la realizzazione del solo lotto Vestone-Idro lasci irrisolta la criticità infrastrutturale complessiva dell'asse valsabbino, riducendo significativamente l'efficacia dell'investimento pubblico già avviato –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dello stato di avanzamento dei lavori relativi al lotto Vestone-Idro della variante alla SP 237 del Caffaro e delle prospettive temporali di completamento dell'opera;
se il Governo intenda promuovere, d'intesa con regione Lombardia, provincia di Brescia e provincia autonoma di Trento, un tavolo istituzionale finalizzato alla definizione di un accordo di programma per la realizzazione del lotto Barghe-Vestone;
se, inoltre, sempre per quanto di competenza, il Ministro interrogato possa comunicare se vi sia la disponibilità a sostenere finanziariamente l'aggiornamento del progetto dell'opera, anche mediante l'utilizzo di risorse nazionali destinate al potenziamento della rete infrastrutturale di rilevanza interregionale;
se, infine, intenda valutare l'inserimento dell'intervento tra quelli strategici per il completamento dei collegamenti tra Lombardia e Trentino-Alto Adige, anche al fine di garantire maggiore sicurezza stradale, riduzione dell'impatto ambientale nei centri abitati interessati e sostegno allo sviluppo economico e turistico dell'area.
(4-07040)
SERRACCHIANI e GHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
Zeno D'Agostino si è dimesso da presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale il 1° marzo 2024;
Marco Consalvo è in carica quale presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale dal 2 dicembre 2025;
come risulta da fonti di stampa, il ritardo di oltre 500 giorni tra un commissariamento e la nomina definitiva è stato causato da mancati accordi politici all'interno della maggioranza di Governo, con continui rinvii, candidati «bruciati» da imposizione di sigilli politici o da inchieste giudiziarie;
anche la nomina del segretario generale dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico è diventata il fulcro di uno scontro politico manifestatosi già nel giugno 2025, quando l'allora segretario generale è stato rimosso con decisione politica indotta da forti pressioni di FdI e legata agli equilibri della maggioranza sulle nomine portuali;
i media riferiscono di nuove tensioni politiche sulla nomina del segretario generale, con FdI all'origine dell'indicazione del capitano di fregata Gianluca Civitarese;
è fatta salva ed esclusa da ogni valutazione la figura e la carriera professionale del capitano di fregata Gianluca Civitarese nelle diverse esplicazioni in materie di difesa, vigilanza e security, così come rimane altissima la considerazione per il ruolo della Marina Militare e le attività della Guardia Costiera;
l'indicazione avrebbe suscitato forti perplessità e prese di distanza tra le forze della coalizione di Governo, inclusi il presidente del Friuli Venezia Giulia Fedriga e la sottosegretaria al Ministero dell'economia e delle finanze Savino, che hanno ricordato come le norme attribuiscano al presidente la prerogativa di scegliere il segretario generale;
anche Confindustria, spedizionieri e terminalisti hanno sottolineato l'esclusività delle prerogative del presidente Consalvo;
la legge 28 gennaio 1994, n. 84, all'articolo 10, comma 3, stabilisce che il segretario generale proposto dal Presidente sia scelto tra esperti di «comprovata esperienza manageriale o qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale»;
la gestione di un porto moderno richiede competenze nell'economia dei trasporti, conoscenze e capacità operative legate al diritto civile, specificamente sull'insieme di norme, giurisdizioni e controversie di natura civile che regolano i rapporti privati nella navigazione, commercio marittimo e utilizzo del mare;
emergono dubbi sostanziali circa il possesso di tali requisiti tecnici da parte del candidato proposto, il cui CV sembrerebbe focalizzato su ruoli di natura prettamente militare, la cui formazione accademica i media riferiscono essere una recente «laurea» in Scienze e difesa della sicurezza alla scuola universitaria privata a distanza situata nella cittadina svizzera di Zugo;
non esclusi gli interrogativi sull'equipollenza del titolo di studio, l'aspetto della formazione accademica suscita perplessità relativamente alla tipologia di istituto che avrebbe rilasciato il supposto titolo accademico, già oggetto di approfondite e autorevoli inchieste giornalistiche che evidenziano la natura inconsistente dei corsi e dei titoli, attribuiti in virtù di una tolleranza normativa specifica del cantone di Zugo;
il porto di Trieste rappresenta un asset strategico per l'economia nazionale e internazionale e richiede una guida tecnica di alto profilo, autonoma da logiche di spartizione politica;
la comunità portuale e le istituzioni locali hanno espresso timore che una nomina basata su criteri di appartenenza politica, anziché sulle competenze specifiche previste dalla legge, possa compromettere l'operatività e lo sviluppo dello scalo, aprendo spazi alla concorrenza di altri scali adriatici in piena e dinamica espansione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intenda intraprendere affinché la nomina del segretario generale dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale avvenga nel rigoroso rispetto dei requisiti di alta professionalità e competenza manageriale previsti dalla legge;
se, in relazione a quanto esposto in premessa, il Ministro voglia porre in atto ogni misura di competenza per evitare che asset strategici per il Paese diventino terreno di occupazione politica a discapito dell'efficienza tecnici e amministrativa, che potrebbero aprire non auspicabili spazi a controversie sull'eventuale mancato rispetto dei requisiti di legge.
(4-07048)
INTERNO
Interrogazione a risposta scritta:
GHIRRA e GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa si apprende dell'approvazione, in sede europea, di nuove disposizioni in materia di asilo e di gestione dei flussi migratori, in un quadro politico che segna un evidente spostamento verso un'impostazione securitaria e restrittiva del diritto d'asilo;
secondo quanto pubblicato, in parallelo all'adozione delle nuove norme europee, nel nostro Paese si starebbero registrando tensioni crescenti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), con particolare riferimento alle certificazioni mediche necessarie a valutare l'idoneità al trattenimento e al rimpatrio delle persone straniere;
in particolare, la stampa ha riferito di una circolare del Ministero dell'interno indirizzata ai prefetti, con la quale si richiamerebbe la possibilità di disporre il trattenimento anche in pendenza o in ritardo della visita medica, nonché di sollecitare verifiche stringenti sulle certificazioni rilasciate dal personale sanitario;
ulteriori notizie hanno riguardato l'ospedale di Ravenna, dove il reparto di malattie infettive sarebbe stato oggetto di perquisizioni da parte della polizia giudiziaria e dove almeno sei medici risulterebbero indagati nell'ambito di un'inchiesta relativa a presunte irregolarità nella valutazione dell'idoneità al rimpatrio di persone trattenute nei Cpr;
secondo quanto riportato, le indagini riguarderebbero casi in cui il personale sanitario avrebbe certificato condizioni di salute incompatibili con il trattenimento o con il viaggio aereo, con riferimento a patologie infettive, vulnerabilità psichiatriche o situazioni cliniche suscettibili di aggravamento;
le notizie descrivono un clima di forte pressione nei confronti del personale sanitario chiamato a svolgere valutazioni cliniche autonome, con il rischio che la funzione medica venga di fatto subordinata a esigenze di natura amministrativa e di ordine pubblico;
l'articolo 32 della Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse collettivo, senza distinzione di cittadinanza o condizione giuridica;
la valutazione dell'idoneità al trattenimento o al rimpatrio costituisce atto medico fondato su criteri scientifici e deontologici, che deve restare sottratto a interferenze esterne e a pressioni di carattere politico o amministrativo;
eventuali iniziative che possano determinare un condizionamento dell'autonomia professionale del personale sanitario rischiano di produrre un effetto intimidatorio incompatibile con i principi dello Stato di diritto;
il trattenimento nei Cpr incide direttamente sulla libertà personale, costituzionalmente garantita, e deve pertanto essere accompagnato da rigorose garanzie giurisdizionali e sanitarie, soprattutto in presenza di condizioni di vulnerabilità fisica o psichica;
un'impostazione esclusivamente securitaria delle politiche migratorie, incentrata sull'accelerazione dei rimpatri e sulla compressione delle tutele, non può tradursi nella marginalizzazione del diritto alla salute né nella criminalizzazione di chi esercita con coscienza e responsabilità la propria professione medica –:
se si confermi l'esistenza e il contenuto della circolare indirizzata ai prefetti in materia di trattenimento nei Cpr e quali siano le precise indicazioni fornite in ordine alle visite mediche e alle certificazioni di idoneità;
quali iniziative di competenza intendano adottare i Ministri interrogati per garantire la piena autonomia e indipendenza del personale sanitario chiamato a valutare l'idoneità al trattenimento o al rimpatrio, evitando qualsiasi forma di pressione o interferenza;
se ritengano opportuno assumere iniziative di competenza volte a chiarire, anche con apposite linee guida condivise con il Ministero della salute e con gli ordini professionali, i criteri clinici e le procedure applicabili nei casi di vulnerabilità sanitaria, al fine di assicurare uniformità e trasparenza;
quali misure siano previste per tutelare il diritto alla salute delle persone trattenute nei Cpr, in particolare nei casi di patologie infettive, disturbi psichiatrici o condizioni suscettibili di aggravamento in caso di rimpatrio;
se si ritenga compatibile con i principi costituzionali e con gli obblighi internazionali in materia di diritti umani un modello che, di fatto, a giudizio degli interroganti rischia di trasformare il medico in un mero certificatore funzionale alla procedura di rimpatrio, anziché un garante della salute della persona.
(4-07042)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
AURIEMMA, CAROTENUTO, AIELLO, BARZOTTI e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali riporta sul proprio sito istituzionale indicazioni relative alla «mobilità in deroga» e al relativo utilizzo per le aziende operanti nelle aree di crisi industriale complessa, lasciando intendere la perdurante operatività dello strumento e la possibilità per le regioni di destinarvi risorse;
tuttavia, con circolare n. 3 del 10 febbraio 2026, avente ad oggetto il «trattamento di integrazione salariale per i lavoratori dipendenti di aziende operanti in aree di crisi industriale complessa», la Direzione generale ammortizzatori sociali del medesimo Ministero ha inserito un inciso di portata dirimente e inequivocabile, stabilendo che: «Considerato che l'attuale legge di bilancio non autorizza il trattamento di mobilità in deroga, le risorse stanziate per il 2025 potranno essere utilizzate per il riconoscimento dei trattamenti de quo richiesti nell'anno 2025 e con decorrenza nel medesimo anno»;
la stessa circolare precisa inoltre che: «tutte le autorizzazioni relative a trattamenti riferiti ad accordi stipulati con decorrenza iniziale nel 2025 [...] sono erogate a valere sulle risorse stanziate nella predetta annualità, a prescindere dalla data di emanazione del decreto di autorizzazione»;
la formulazione utilizzata appare, pertanto, «blindata» nel senso di escludere qualsiasi prosecuzione o riattivazione della mobilità in deroga nel 2026, in assenza di esplicita autorizzazione normativa nella legge di bilancio;
l'inciso della predetta circolare risulta particolarmente grave, perché la mobilità in deroga è stata per anni uno degli strumenti essenziali per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa, dove spesso le imprese non hanno più accesso a strumenti ordinari e i percorsi di reimpiego risultano difficili o impossibili;
ne deriva un rischio concreto e immediato di disallineamento tra comunicazione istituzionale e quadro normativo effettivo, di generazione di aspettative illegittime da parte di lavoratori, imprese e organizzazioni sindacali e di contendibilità giuridica e contenzioso sia verso le regioni sia verso lo Stato per dinieghi, ritardi e contraddizioni oltre che una inevitabile paralisi degli accordi territoriali e dei tavoli di crisi, che rischiano di diventare meri esercizi formali privi di copertura finanziaria e di strumenti realmente attivabili;
in un contesto di crisi industriale complessa, la certezza delle regole e la trasparenza amministrativa rappresentano un obbligo minimo, non un'opzione discrezionale;
la stessa circolare n. 3/2026 disciplina, per il 2026, il rifinanziamento dell'articolo 44, comma 11-bis del decreto legislativo n. 148 del 2015 (Cigs per aree di crisi complessa), con stanziamento pari a 100 milioni di euro, chiarendo un modello «accentrato» di gestione delle risorse, rendendo ancora più evidente che il Ministero distingue nettamente tra Cigs per crisi industriale complessa rifinanziata nel 2026 e mobilità in deroga non autorizzata nel 2026;
dunque, la persistenza, sul sito istituzionale, di comunicazioni che sembrano suggerire la praticabilità della mobilità in deroga rischia di costituire un atto gravemente ambiguo e potenzialmente lesivo;
soprattutto, si teme l'esplosione di una vera e proprio emergenza sociale che riguarda oltre 10 mila famiglie che rischiano di trovarsi prive di adeguati sostegni al reddito –:
se il Ministro interrogato:
a) confermi formalmente che, per l'anno 2026, la mobilità in deroga non è autorizzata dalla legge di bilancio e quindi non può essere concessa né dal Ministero né dalle regioni, nemmeno utilizzando residui o rimodulazioni;
b) non ritenga che l'ambiguità rilevata in premessa determini un danno concreto ai lavoratori delle aree di crisi industriale complessa, in quanto induce a ritenere ancora esistente uno strumento (la mobilità in deroga) che invece viene dichiarato non autorizzato, ostacoli la programmazione degli accordi e delle politiche attive, alimenti ritardi e conflitti istituzionali;
c) intenda promuovere, con urgenza, iniziative di competenza, anche normative, al fine di fornire chiarimenti e, per ripristinare la mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale.
(5-05050)
Interrogazione a risposta scritta:
SOTTANELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1, comma 186, della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio 2025), ha introdotto una misura di particolare rilievo per chi avvia un'attività autonoma, consentendo ai lavoratori che nell'anno 2025 si iscrivono per la prima volta a una delle gestioni speciali autonome degli artigiani e degli esercenti attività commerciali di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 2 agosto 1990, n. 233, che percepiscono redditi d'impresa, anche in regime forfetario, di chiedere una riduzione contributiva al 50 per cento. La riduzione può essere chiesta anche dai collaboratori familiari che si iscrivono per la prima volta alle gestioni speciali autonome ed è attribuita per trentasei mesi senza soluzione di continuità di contribuzione a una delle due gestioni dalla data di avvio dell'attività di impresa o di primo ingresso nella società avvenuti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2025;
tale misura, continua a generare incertezze operative e numerosi dubbi tra professionisti e contribuenti poiché, nonostante la presentazione della domanda telematica per accedere alla riduzione contributiva del 50 per cento, prevista dalla normativa ormai più di un anno fa, i contributi risultano ancora calcolati in misura piena. In molti casi, l'istanza è stata inoltrata già nel mese di ottobre 2025 tramite il portale Inps, utilizzando le procedure indicate dall'Istituto. Tuttavia, a distanza di mesi, le posizioni previdenziali non risultano aggiornate e gli importi dovuti continuano a essere quelli ordinari. Anche dopo l'apertura di comunicazioni bidirezionali tramite il Cassetto previdenziale artigiani e commercianti, non sono arrivate risposte;
si tratta di un problema diffuso, come testimoniano numerosi professionisti che segnalano di aver sollecitato più volte l'Inps senza ottenere chiarimenti né tempistiche certe sull'attivazione delle cosiddette «codeline» aggiornate, necessarie per applicare correttamente la riduzione contributiva;
di fronte al mancato adeguamento degli importi contributivi, secondo quanto l'interrogante ha avuto modo di apprendere, i contribuenti stanno adottando strategie differenti. Alcuni preferiscono attendere un riscontro ufficiale da parte dell'Inps, confidando in una rettifica degli importi nelle prossime emissioni contributive. Altri, invece, hanno scelto un approccio più pragmatico ossia utilizzare le codeline già disponibili e procedere comunque al versamento dei contributi ridotti del 50 per cento. Entrambe le scelte, nascenti dall'assenza di istruzioni operative chiare e dal timore di anticipare somme non dovute, sono tali da creare inconvenienti alla macchina amministrativa;
la mancanza di risposte tramite il Cassetto previdenziale e l'assenza di istruzioni operative dettagliate stanno alimentando un clima di incertezza tra artigiani e commercianti neo-iscritti ma anche tra gli intermediari, anche perché, il 16 febbraio 2026, è prevista la scadenza relativa alla quarta e ultima rata dei contributi Ivs dovuti dalle categorie coinvolte –:
se non ritenga necessario ed urgente, soprattutto alla luce dell'imminente scadenza del 16 febbraio 2026, assumere iniziative di competenza affinché l'Inps chiarisca, anche sotto forma di circolare o messaggio operativo, l'operatività della misura di cui all'articolo 1, comma 186, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, al fine di evitare il reiterarsi di comportamenti difformi, errori nei versamenti e potenziali contenziosi futuri.
(4-07039)
SALUTE
Interrogazione a risposta scritta:
PORTA. — Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in data 23 gennaio 2026 gli organi di informazione locali hanno riportato la notizia dell'uccisione del signor Antonino Domenico Martinelli, di anni 72, avvenuta presso il reparto di Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'ospedale «San Camillo de Lellis» di Rieti;
secondo tali ricostruzioni il signor Martinelli, ex funzionario di banca, ricoverato nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura per curare una forma depressiva, sarebbe stato aggredito e colpito ripetutamente dal giovane degente che condivideva con lui la stanza, un cittadino rumeno di 21 anni, mediante una sponda del letto divelta e utilizzata come arma impropria;
il giovane aggressore sarebbe stato tratto in arresto con l'accusa di omicidio e la procura della Repubblica presso il tribunale di Rieti ha aperto un'indagine sull'accaduto, mentre l'azienda sanitaria locale di Rieti ha annunciato l'avvio di verifiche interne per accertare il rispetto dei protocolli di sicurezza nel reparto;
la figlia della vittima, psicologa, ha pubblicamente denunciato gravissime carenze nella gestione della sicurezza nel reparto, sottolineando come il padre abbia trovato la morte nel luogo in cui cercava cure e assistenza e invocando verità e giustizia;
la stessa ha evidenziato che il giovane aggressore sarebbe gravato da precedenti per reati violenti, asseritamente riconducibili anche a tentati omicidi, e che, per tale profilo di pericolosità, non avrebbe dovuto essere collocato in un ordinario Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, bensì in una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), struttura destinata ai soggetti socialmente pericolosi affetti da disturbi psichiatrici;
tale circostanza, se confermata, solleva rilevanti interrogativi circa l'adeguatezza della valutazione del rischio e della pericolosità sociale del paziente, la corretta applicazione delle norme in materia di misure di sicurezza psichiatriche e di collocamento in Rems, nonché la tutela dell'incolumità degli altri pazienti e del personale sanitario all'interno dei reparti psichiatrici ospedalieri;
il caso ha suscitato profonda commozione e preoccupazione nella comunità locale e nell'opinione pubblica, anche in relazione ai livelli di sicurezza garantiti nei servizi psichiatrici ospedalieri, soprattutto in presenza di degenti con precedenti penali per fatti di particolare gravità –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e di quali elementi informativi dispongano, per quanto di competenza, con particolare riguardo alle verifiche interne avviate dall'azienda sanitaria locale di Rieti;
se risulti che il giovane presunto omicida fosse gravato, prima del ricovero presso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'ospedale «San Camillo de Lellis» di Rieti, da precedenti per reati violenti, nonché di quali elementi si disponga in ordine alle valutazioni effettuate ai fini della scelta della struttura di ricovero (Servizio psichiatrico di diagnosi e cura ovvero Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza);
se il Governo non ritenga opportuno promuovere iniziative di carattere normativo per una revisione dei criteri e delle procedure di assegnazione ai reparti psichiatrici ospedalieri e alle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza dei soggetti affetti da disturbi psichiatrici con profili di pericolosità sociale, nonché dei protocolli di sicurezza adottati, al fine di prevenire il ripetersi di episodi analoghi e garantire adeguati livelli di tutela per pazienti e personale.
(4-07049)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta orale:
CASO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
la legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha introdotto, ai commi 305-315, un piano straordinario di reclutamento per le università e gli enti pubblici di ricerca, al fine di stabilizzare i ricercatori con contratti a tempo determinato, assunti, in particolare, nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);
secondo i dati elaborati dalla Flc Cgil e dal coordinamento nazionale dei ricercatori universitari PNRR tra il 2025 e il 2026 scadranno complessivamente circa 35.000 contratti, di cui 9.000 a tempo determinato di tipo A (RTDa), 23.500 assegni di ricerca e diverse migliaia tra contratti a tempo determinato, borse di ricerca e altre figure non meglio tipizzate;
lo stesso Ministero dell'università e della ricerca, nella relazione tecnica allegata al piano straordinario di reclutamento, riconosce l'esistenza di 4.502 RTDa in scadenza nel biennio 2025-2026, di cui 2.574 assunti specificamente con fondi PNRR, a fronte del quale il piano straordinario prevede la copertura di sole 1600 posizioni per le università e circa 240 per gli enti di ricerca;
a fronte di oltre 35.000 contratti in scadenza, i posti coperti tramite il piano straordinario risultano essere circa 2000, determinando un rapporto tra il fabbisogno effettivo e le assunzioni previste inferiore al 10 per cento e configurando l'intervento come una misura inadeguata a rispondere alla crisi occupazionale in atto;
il meccanismo del cofinanziamento al 50 per cento impone un onere insostenibile per i bilanci degli atenei, già gravati da un Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) che, nonostante incrementi nominali, ha subito una contrazione in termini reali pari al 5 per cento rispetto al 2021 a causa dell'erosione inflattiva;
l'assenza di una programmazione strategica di lungo periodo e di un investimento pubblico certo rischia di tradursi nell'espulsione dal sistema accademico nazionale di migliaia di professionisti altamente qualificati –:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario assumere iniziative di competenza al fine di avviare un investimento pubblico strutturale nel settore della ricerca, reperendo le risorse necessarie per garantire una reale prospettiva di stabilizzazione ai ricercatori delle università e degli enti di ricerca e restituire definitivamente dignità ad una professione cruciale per lo sviluppo scientifico ed economico nazionale ed internazionale del Paese.
(3-02502)