Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Venerdì 20 febbraio 2026

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    l'Europa è di nuovo di fronte a un bivio: cambiare rilanciando le sue ambizioni o accettare un lento declino;

    la politica dell'amministrazione Trump e il ritorno dei nazionalismi in molte parti d'Europa frenano il processo di integrazione verso un'Europa federale, attaccando il multilateralismo e i valori democratici;

    alla vigilia del settantesimo anniversario dei Trattati di Roma, si impone una svolta, con la ripresa di una grande mobilitazione e battaglia politica. L'Europa non può limitarsi a resistere: occorre rilanciare con forza l'opzione federale dell'Unione europea come unica risposta credibile alle sfide globali;

    l'Unione europea ci ha garantito fino a oggi pace, democrazia e benessere. Ma il livello di integrazione politica, economica e produttiva raggiunto oggi non basta più. Non protegge le nostre conquiste sociali, non garantisce la nostra sicurezza e non è in grado di sostenere un'azione diplomatica comunitaria forte e coerente a tutela della pace né di sviluppare un'autonomia strategica nei campi fondamentali dello sviluppo;

    come nel 1957, serve coraggio per cambiare, per costruire un processo nuovo che rafforzi la dimensione unitaria e politica dell'Unione. Un'Unione capace di guidare i grandi cambiamenti di questo secolo, invece di subirli;

    si pensi alle sfide tecnologiche per rilanciare la competitività nel campo del digitale, dall'intelligenza artificiale all'aerospazio, alla transizione ecologica e all'autonomia strategica nella difesa. Su questi temi, l'Europa non produce più innovazione: la regola. Altri producono, vendono i prodotti dall'Europa, e crescono loro mentre l'Europa stessa paga. Regolare per tutelare persone e pianeta è giusto, ma da solo non crea PIL né lavoro. Senza investimenti pubblici comuni, ricchezza e occupazione vanno altrove;

    per sostenere il modello di sviluppo europeo, occorre proseguire sul percorso inaugurato con il Next Generation EU, promuovendo investimenti congiunti per consolidare l'autonomia strategica e la competitività dell'economia europea, l'indipendenza energetica, la costruzione di catene europee del valore, il potenziamento della capacità industriale e una transizione ecologica e digitale giusta. Il Rapporto Draghi ha suggerito che il fabbisogno di investimenti ammonti al 5 per cento del Pil annuo dell'Unione europea, con un invito all'azione per mobilitare tutte le risorse disponibili;

    occorrono altresì un bilancio dell'Unione europea più ambizioso, governance economica flessibile, un mercato unico compiuto e pienamente integrato che semplifichi il quadro legislativo per le imprese e protegga il modello sociale europeo anche difendendo il «diritto a restare», rafforzando la coesione sociale e territoriale, come evidenziato dal Rapporto Letta, nonché armonizzazione fiscale per evitare concorrenza sleale e pratiche di elusione, ed altresì fondi europei specifici per la transizione ecologica e per il settore automotive, per sostenere la conversione verde e digitale e la formazione dei lavoratori;

    si pensi, poi, alla necessità di rilanciare alcuni dei pilastri della visione condivisa di sviluppo: la coesione sociale e la lotta alle diseguaglianze, la cui crescita è la prima minaccia per la forza e la tenuta della democrazia. Così come è fondamentale rafforzare il Pilastro europeo dei diritti sociali, per mercati del lavoro equi e sistemi di protezione sociale inclusivi, che assicurino a tutti cure sanitarie e servizi essenziali. E invece il prossimo bilancio europeo va nella direzione opposta: indebolisce la coesione territoriale, taglia le risorse e riduce lo spazio delle politiche sui territori;

    un'Europa realmente capace di agire in modo incisivo deve poter superare il vincolo dell'unanimità, che spesso paralizza le scelte comuni, non solo in materia di politica estera, difesa e sicurezza comune, ma anche nel settore relativo alla regolazione del mercato interno (articolo 113 Tfue);

    il grande allargamento a 27 Stati membri ha reso l'Europa più stabile e più forte. Ma ora servono decisioni che garantiscano capacità decisionale e unità di intenti, altrimenti, il rischio è reale: tornare indietro, a un'Europa bloccata dai governi nazionali, a una logica puramente intergovernativa. Spazio fertile per le scorciatoie autoritarie, alimentate dalla retorica nazionalista;

    occorre muoversi con impegno e determinazione, come sottolineato anche nel Manifesto presentato dalla delegazione del Partito Democratico al Parlamento europeo, per rilanciare il progetto comunitario verso gli Stati Uniti d'Europa;

    l'Italia, Paese fondatore e pilastro fondamentale dell'Unione europea, dovrebbe dunque consolidare la propria appartenenza strategica, permanente e irreversibile all'unione europea, precisandone il fondamento giuridico – individuato nell'articolo 11 della Costituzione – attraverso un'integrazione testuale al citato articolo che renda palese, diretto e immediato il riferimento alla partecipazione del nostro Paese all'ordinamento dell'Unione europea;

    l'Italia dovrebbe poi lavorare per rafforzare il processo di integrazione, sostenendo sforzi e impegni comuni a livello europeo nei settori chiave da un punto di vista politico, economico e sociale, per difendere e consolidare l'autonomia strategica dell'Unione;

    in tale prospettiva, diventa decisivo sostenere, se necessario, anche l'utilizzo dello strumento delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e azioni comuni con gli Stati membri che vogliono farlo, senza aspettare l'accordo di tutti;

    in vista dell'incontro informale dei leader dell'Unione europea sulla competitività europea del scorso 12 febbraio 2026, il Governo italiano e quello tedesco hanno organizzato un pre-summit e predisposto un documento che va nella direzione contraria al rafforzamento dell'integrazione europea e all'impianto federalista, chiedendo maggiore potere agli Stati,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative di competenza volte a sostenere il rilancio del progetto verso gli Stati Uniti d'Europa:

  a) promuovendo l'adozione di un bilancio europeo più forte, che preveda l'aumento del budget pluriennale europeo, fermo attorno all'1 per cento del Pil dell'Unione europea dalla fine degli anni '80, per sostenere investimenti comunitari – attraverso un grande piano europeo, sul modello del Next Generation EU, da 750-800 miliardi annui – anche ricorrendo a debito comune e a nuove risorse proprie, da indirizzare verso l'innovazione, la competitività, la transizione verde, la coesione sociale e il rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali; nonché ribadendo l'urgenza di realizzare il mercato unico dei capitali, di affrontare il grande tema della riforma dell'armonizzazione fiscale tra i Paesi membri, e di costituire una capacità fiscale comune e nuove risorse proprie per interventi anticiclici efficaci e politiche europee più solide;

  b) contribuendo alla formazione di una vera politica estera che rilanci una forte diplomazia europea come strumento di pace, e all'avvio, nel rispetto dell'articolo 42 del Trattato di Lisbona, di progetti e accordi di cooperazione tra Stati Membri per promuovere una vera difesa comune europea tra gli Stati;

  c) favorendo il superamento del potere di veto, che paralizza spesso l'azione dell'Unione non solo in materia di politica estera, difesa e sicurezza comune, ma anche nel settore relativo alla regolazione del mercato interno (articolo 113 Tfue), e una coerente riforma dei Trattati, come richiesto dal Parlamento europeo per abolire l'unanimità nel sistema decisionale dell'Unione europea, rafforzare il Parlamento europeo e procedere al completamento del mercato unico in tutti i settori dove è possibile farlo, per aumentare il peso e la competitività dell'Unione;

  d) rilanciando la pratica istituzionale delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e politiche comuni con gli Stati Membri che vogliono farlo, senza aspettare l'accordo di tutti;

2) a favorire il consolidamento dell'appartenenza dell'Italia all'Unione attraverso l'adozione di iniziative normative di carattere costituzionale volte a realizzare una integrazione all'articolo 11 della Costituzione che renda palese, diretto e immediato il riferimento della partecipazione italiana all'ordinamento dell'Unione europea.
(1-00544) «De Luca, Braga, Provenzano, Amendola, Filippin, Madia, Prestipino».

Risoluzioni in Commissione:


   Le Commissioni III e VII,

   premesso che:

    la cultura, in tutte le sue espressioni – lingua, patrimonio storico-artistico e paesaggistico, creatività contemporanea e ricerca scientifica – è un pilastro fondamentale dell'identità nazionale italiana e costituisce uno strumento imprescindibile per la proiezione internazionale del Paese;

    l'Italia è riconosciuta come una grande potenza culturale, ma non ha ancora sviluppato in modo pienamente sistematico una strategia integrata di «sistema Italia» che valorizzi le comunità italiane all'estero e migliori la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo;

    la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero è affidata a una pluralità di attori – Istituti italiani di cultura, rete diplomatico-consolare, scuole italiane all'estero, corsi di lingua, lettorati universitari, società Dante Alighieri, regioni, enti locali, associazionismo degli italiani nel mondo, mondo universitario e scientifico – che necessitano di un coordinamento effettivo per evitare frammentazioni e sovrapposizioni e per valorizzare le sinergie in un'ottica di «sistema Paese»;

    gli Istituti italiani di cultura, diffusi nei cinque continenti, sono chiamati a svolgere un ruolo di avamposto della diplomazia culturale italiana, quali luoghi aperti di incontro, dialogo e coproduzione culturale tra l'Italia, le comunità italiane e italo-discendenti e le società dei Paesi ospitanti;

    gli italiani all'estero e i loro discendenti rappresentano un patrimonio straordinario di relazioni, competenze, creatività e radicamento locale e costituiscono, nei fatti, uno dei principali vettori di diffusione della lingua, dei valori, dell'immaginario e del «saper fare» italiani, configurandosi come una leva decisiva del soft power del nostro Paese;

    questo capitale umano e relazionale, se adeguatamente valorizzato e messo in rete con le politiche culturali, economiche e scientifiche, può contribuire in modo determinante alla promozione dell'Italia nel mondo, anche in sinergia con le strategie di internazionalizzazione del sistema produttivo e con le politiche di turismo culturale e di «turismo delle radici»;

    permangono criticità strutturali nell'organizzazione e nel funzionamento della rete per la promozione culturale: organici spesso ridotti degli Istituti italiani di cultura, rotazione relativamente rapida del personale di promozione culturale all'estero, che rende difficile costruire relazioni profonde e durature con il tessuto culturale locale, insufficiente valorizzazione del personale a contratto locale e procedure di selezione e gestione non sempre aggiornate alle esigenze contemporanee;

    le misure di sicurezza, pur indispensabili per la tutela del personale e dell'utenza, in alcuni contesti sono state applicate in modo eccessivamente rigido anche agli Istituti italiani di cultura, snaturandone la vocazione a «luoghi aperti» e scoraggiando l'accesso del pubblico, degli studenti e delle stesse comunità italiane;

    la promozione culturale non può ridursi a un susseguirsi di eventi episodici, ma richiede programmazione strategica, continuità progettuale, valutazione dell'impatto e capacità di costruire partenariati strutturati con istituzioni culturali, università, centri di ricerca, operatori culturali e realtà associative locali, inclusi i soggetti espressione delle comunità italiane all'estero;

    è necessario rafforzare il coordinamento tra il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero della cultura, il Ministero dell'istruzione, il Ministero dell'università e della ricerca, il Ministero del turismo, le regioni, gli enti locali e i soggetti della rappresentanza degli italiani all'estero, per mettere la cultura e gli italiani nel mondo al centro della proiezione internazionale dell'Italia;

    appare inoltre opportuno ripristinare, in forma aggiornata e rafforzata, una Direzione generale specificamente dedicata alle politiche culturali e alla promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, dotata di adeguate risorse e funzioni di indirizzo, coordinamento e valutazione, così da garantire unità di visione e coerenza strategica dell'azione del Ministero degli affari esteri in questo ambito,

impegnano il Governo:

   a definire una strategia pluriennale integrata di diplomazia culturale e promozione della lingua italiana, in una chiara prospettiva di «sistema Italia», che riconosca esplicitamente il ruolo delle comunità italiane all'estero e degli italo-discendenti come vettori strutturali di cultura italiana nel mondo e che preveda il coinvolgimento del Parlamento nelle fasi di indirizzo e di verifica;

   a procedere al ripristino, in forma aggiornata e funzionalmente potenziata, di una Direzione generale per le politiche culturali e la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dotandola di adeguate risorse umane e finanziarie e attribuendole compiti di indirizzo strategico, coordinamento della rete culturale all'estero e valutazione degli impatti delle politiche adottate;

   a rafforzare la capacità di coordinamento del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale tra la rete degli Istituti italiani di cultura, le rappresentanze diplomatico-consolari, la rete scolastica e universitaria italiana all'estero, la società Dante Alighieri, le regioni, gli enti locali e le associazioni degli italiani nel mondo, anche attraverso una apposita cabina di regia, al fine di valorizzare sinergie, evitare duplicazioni e orientare in modo coerente le risorse umane e finanziarie disponibili;

   a valorizzare in modo sistematico il contributo delle comunità italiane all'estero e degli italo-discendenti alle politiche di diplomazia culturale, anche attraverso l'istituzione, presso le sedi diplomatiche e gli Istituti italiani di cultura, di tavoli permanenti di consultazione con rappresentanti delle comunità italiane, delle associazioni, dei comitati e dei soggetti attivi in ambito culturale, il sostegno, anche mediante appositi bandi e strumenti di cofinanziamento, a progetti culturali, educativi e di coproduzione artistica promossi dagli italiani nel mondo, in grado di rafforzare l'immagine dell'Italia e di favorire la circolazione di artisti, studenti e operatori culturali, il collegamento con i programmi nazionali dedicati al «turismo delle radici» e ad altre forme di mobilità culturale, formativa e professionale legate alle comunità italiane all'estero;

   a rivedere la disciplina degli incarichi all'estero del personale dedicato alla promozione culturale, valutando, nel rispetto dei vincoli ordinamentali e di finanza pubblica, l'estensione della durata della permanenza in sede, in particolare per i direttori degli Istituti italiani di cultura, al fine di favorire la costruzione di relazioni profonde con il tessuto culturale locale e la realizzazione di progetti di medio-lungo periodo, nonché prevedendo percorsi di carriera e formazione specifica coerenti con tali obiettivi;

   ad adeguare progressivamente gli organici degli Istituti italiani di cultura, con particolare riguardo ai funzionari dell'area della promozione culturale e al personale a contratto locale, garantendo una dotazione di risorse umane coerente con l'ampiezza dei compiti loro affidati e con il livello delle risorse finanziarie stanziate per la rete culturale;

   a riformare le procedure di selezione, gestione e valorizzazione del personale a contratto locale presso le sedi estere, prevedendo criteri di reclutamento aggiornati, che includano competenze digitali, linguistiche, gestionali e di progettazione culturale, sistemi di valutazione periodica e di progressione professionale legati al merito e ai risultati, una maggiore autonomia gestionale, nel rispetto delle normative vigenti, in capo ai capi ufficio nella gestione dei budget per il personale, per consentire un utilizzo più efficace e tempestivo delle risorse;

   ad aggiornare le linee guida in materia di sicurezza delle sedi all'estero, introducendo protocolli specifici per gli Istituti italiani di cultura che, pur assicurando adeguati standard di tutela, preservino la natura aperta, accessibile e inclusiva di tali istituzioni, evitando misure sproporzionate che possano limitare la partecipazione del pubblico e delle comunità italiane;

   a potenziare i programmi di formazione iniziale e continua del personale impegnato nella promozione culturale, con particolare attenzione alla progettazione e valutazione di iniziative culturali, alla costruzione di reti e partenariati con soggetti locali, all'utilizzo degli strumenti digitali e dei social media e all'interazione strutturata con le comunità italiane all'estero;

   a destinare una quota significativa e crescente delle risorse finanziarie per la promozione culturale all'estero a progetti di cooperazione strutturata con istituzioni culturali, università, centri di ricerca, festival, musei, operatori culturali e associazioni degli italiani all'estero, privilegiando le iniziative che prevedano attività di approfondimento, scambio e coproduzione e che abbiano un orizzonte temporale pluriennale;

   a fornire tutti i necessari elementi con cadenza annuale alle competenti Commissioni parlamentari sullo stato di attuazione della strategia per la diplomazia culturale e la promozione della lingua italiana, sul contributo delle comunità italiane all'estero, sull'evoluzione delle risorse umane e finanziarie e sui risultati conseguiti dalla rete degli Istituti italiani di cultura e dagli altri attori coinvolti.
(7-00366) «Porta, Manzi, Amendola, Provenzano, Quartapelle Procopio».


   La III Commissione,

   premesso che:

    i curdi costituiscono il 10 per cento circa della popolazione siriana;

    nel corso della lunga guerra civile combattutasi tra il 2011 ed il 2024, i curdi erano riusciti a garantirsi il controllo di circa un terzo del territorio siriano, nel nord-est del paese, inclusi alcuni quartieri di Aleppo, da loro prevalentemente abitati, ovvero le aree di Ashrafieh e Sheik Maqsoud;

    in quella zona si è costituito il cosiddetto Rojava Kurdistan, ovvero Kurdistan Occidentale, dotato di un governo autonomo di fatto e proprie forze armate, le Sdf, le Forze Democratiche Siriane, per promuovere una Siria secolare, democratica e federale in cui anche i curdi potessero sentirsi sicuri;

    dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, il governo di Damasco diretto da Ahmad al Sharaa aveva avviato negoziati che puntavano alla reintegrazione della comunità curda nello Stato unitario siriano;

    un accordo – mediato dagli Stati Uniti – che avrebbe contemplato anche l'assorbimento delle Sdf nell'Esercito regolare siriano era stato raggiunto nel marzo 2025;

    la realizzazione delle previsioni dell'accordo costituirebbe una garanzia importante per i curdi;

    una minoranza curda – quella dei cosiddetti Rojhelat che rappresentano il 10-15 per cento della popolazione – esiste anche in Iran, Stato che li discrimina dal 1979 anche in ragione del loro differente allineamento confessionale, in quanto sunniti, e li ha sottoposti a repressione violenta sia nel 2022, quando i curdi furono protagonisti del movimento «Donna, Vita, Libertà», che più recentemente, all'inizio del 2026,

impegna il Governo:

   a monitorare l'evoluzione delle condizioni in cui versa la minoranza curda in Siria;

   ad esprimere preoccupazione per le politiche attuate dalle autorità della Repubblica Islamica d'Iran nei confronti dei curdi iraniani, oggetto anch'essi di misure discriminatorie e bersaglio di violenze sistematiche – recentemente aggravatesi – che tendono a negare i loro diritti e la libertà religiosa.
(7-00365) «Giglio Vigna, Formentini».


   La III Commissione,

   premesso che:

    dal 3 agosto 2026 le carte d'identità cartacee cessano di essere valide e la rete consolare è già sotto forte pressione per il rilascio di Cie e passaporti;

    il primo firmatario del presente atto di indirizzo ha più volte rappresentato l'urgenza di intervenire per risolvere la situazione critica;

    tra le sedi consolari da potenziare per i servizi all'utenza si segnalano Barcellona, Basilea Francoforte, Ginevra, Lugano, Manchester, Stoccarda, Zurigo e anche le principali sedi consolari extraeuropee,

impegna il Governo

ad assumere iniziative al fine di attivare subito una task force operativa mobile, nei modi e termini più opportuni, per supportare la rete consolare e potenziare il rilascio di Cie e passaporti e ridurre i tempi di attesa.
(7-00367) «Porta, Toni Ricciardi, Carè, Di Sanzo».


   La III Commissione,

   premesso che:

    la Repubblica di Cuba sta attraversando una delle più gravi crisi economiche e sociali dalla fine del cosiddetto «periodo especial», con una combinazione di fattori esterni e criticità strutturali interne che stanno mettendo a dura prova la popolazione;

    le misure restrittive e sanzionatorie adottate e inasprite dall'amministrazione del Presidente Donald Trump, in particolare in materia di forniture energetiche e transazioni finanziarie, hanno aggravato l'impatto del pluridecennale embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba;

    a seguito delle restrizioni sull'approvvigionamento di carburante, l'aeroporto internazionale José Marti dell'Avana ha ufficialmente comunicato l'indisponibilità di carburante per jet, determinando la sospensione o la rimodulazione dei collegamenti aerei internazionali;

    tale situazione ha provocato un drastico calo dei flussi turistici – già in forte contrazione rispetto ai livelli precedenti – con gravi conseguenze sulle entrate in valuta pregiata, aggravando la crisi economica e la carenza di risorse necessarie all'acquisto di medicinali, beni alimentari e prodotti di prima necessità;

    a seguito delle restrizioni sull'approvvigionamento di carburante, il Governo cubano ha dovuto adottare drastiche misure di razionamento energetico, con gravi ripercussioni sui trasporti interni, sull'operatività delle strutture produttive e sul funzionamento dei servizi sanitari e ospedalieri;

    secondo un comunicato ufficiale del Ministero della sanità cubano, oltre 32.000 donne incinte si trovano attualmente in condizioni di rischio sanitario a causa delle limitazioni energetiche che ostacolano l'accesso alle ecografie ostetriche, ai test genetici e ai servizi di emergenza;

    la carenza di carburante e di forniture mediche incide negativamente sulla mobilità delle équipe sanitarie, sulla disponibilità di ambulanze e sulla piena funzionalità di ospedali, sale operatorie e terapie intensive, tanto che il Ministro della salute pubblica, José Àngel Portal Miranda, ha annunciato misure straordinarie di riorganizzazione del sistema sanitario, tra cui la sospensione di interventi chirurgici programmati e la priorità ai soli casi di emergenza o potenzialmente letali;

    l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato per 28 volte consecutive, con maggioranze quasi unanimi, il blocco economico statunitense contro Cuba, ritenendolo contrario ai principi del diritto internazionale;

    l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha dichiarato venerdì 13 febbraio 2026 che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro Cuba violano la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, aggravano la crisi economica e incidono negativamente su diritti fondamentali quali la salute, l'alimentazione e l'accesso all'acqua, affermando che «gli obiettivi politici non possono giustificare azioni che di per sé violano i diritti umani»;

    la portavoce dell'Ufficio dell'Alto Commissario, Marta Hurtado, ha ribadito venerdì 13 febbraio 2026 che misure sanzionatorie di tale natura possono essere adottate esclusivamente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e non unilateralmente da un singolo Stato, sottolineando che esse colpiscono in primo luogo i soggetti più vulnerabili;

    il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha esortato in passato a sospendere le sanzioni che minano la capacità dei Paesi di rispondere a emergenze sanitarie;

    il Governo del Messico ha espresso pubblicamente preoccupazione per l'impatto umanitario delle misure restrittive su Cuba, inviando aiuti alla popolazione, mentre il Ministro degli affari esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha incontrato nei giorni scorsi il Ministro degli affari esteri della Spagna, José Manuel Albares, ribadendo l'esigenza di rafforzare la cooperazione euro-cubana e di contrastare gli effetti delle misure coercitive unilaterali;

    l'Unione europea, nel recente voto della risoluzione delle Nazioni Unite contro l'embargo degli Stati Uniti del 29 ottobre 2025, ha sottolineato la necessità di porre fine all'embargo statunitense e alle questioni connesse su Cuba, come l'inserimento dell'isola nell'elenco degli Stati che sostengono il terrorismo, affermando che la Commissione e l'Alto rappresentante continueranno a «sollevare la questione delle misure statunitensi contro Cuba e della sua extraterritorialità con le autorità statunitensi e continueranno ad attuare lo statuto di blocco al fine di proteggere e difendere gli interessi dell'Unione europea e la libera interazione con l'isola»;

    la paralisi del traffico aereo e il crollo del turismo contribuiscono all'isolamento economico dell'isola, incidendo direttamente sulla possibilità di ricevere aiuti umanitari e di sostenere i servizi essenziali;

    misure coercitive unilaterali che incidano sull'accesso ai beni essenziali compromettono in modo sproporzionato i diritti fondamentali della popolazione civile, in particolare delle donne in gravidanza, dei bambini e dei malati cronici;

    l'Italia è chiamata, nel rispetto della propria Costituzione e degli obblighi internazionali, a promuovere il diritto alla salute, la solidarietà e il multilateralismo, in coerenza con il voto sempre espresso in sede Onu, anche all'ultima Assemblea generale del 2025, contro l'embargo unilaterale a Cuba;

    si richiama, inoltre, il rilevante contributo assicurato dal personale sanitario proveniente da Cuba, che, nelle fasi iniziali dell'emergenza epidemiologica da Covid-19, fu tra i primi a giungere in Italia per concorrere al sostegno del nostro Servizio sanitario nazionale: un contributo straordinario che, in spirito di cooperazione internazionale, tuttora continua attraverso centinaia di professionisti sanitari cubani che prestano servizio presso le strutture ospedaliere della regione Calabria, aiutando a fronteggiare la persistente carenza di personale medico e a garantire la continuità dei livelli essenziali di assistenza,

impegna il Governo:

   ad attivarsi con urgenza, a livello bilaterale e in coordinamento con i partner dell'Unione europea, per l'invio immediato di aiuti umanitari alla popolazione cubana, con particolare attenzione alla fornitura di carburante per uso sanitario, medicinali, attrezzature mediche e materiali destinati alla tutela della salute materno-infantile;

   a promuovere iniziative specifiche a sostegno delle oltre 32.000 donne incinte a rischio, dei neonati, dei minori e dei malati cronici, assicurando canali logistici e umanitari alternativi anche alla luce delle attuali limitazioni del traffico aereo;

   ad adottare iniziative volte a rafforzare il dialogo politico e la cooperazione tra Unione europea e Cuba, al fine di contribuire a una soluzione multilaterale e rispettosa del diritto internazionale della crisi in atto, auspicando iniziative di democratizzazione e di rispetto dei diritti umani e del dissenso politico da parte del Governo cubano;

   a fornire tempestivamente alle Camere tutti i necessari elementi sugli sviluppi della situazione umanitaria, economica e sanitaria a Cuba e sulle iniziative intraprese dal Governo italiano per la tutela dei diritti fondamentali della popolazione cubana.
(7-00368) «Provenzano, Porta, Boldrini, Quartapelle Procopio».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:


   GIRELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1 comma 150 della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio 2021), ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un «Fondo per l'attrazione di investimenti in aree dismesse e per beni dismessi», finalizzato a sostenere piani di sviluppo per la rigenerazione, riqualificazione e infrastrutturazione di aree e immobili pubblici in disuso, nonché per l'attrazione di investimenti privati volti al rilancio economico dei territori;

   con bando pubblicato il 31 dicembre 2024 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri è stata avviata la procedura per la selezione dei piani di sviluppo, con una dotazione finanziaria complessiva pari a 210.764.238 euro;

   ai sensi del citato bando, la valutazione delle proposte è demandata a una commissione nominata con decreto del segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, la quale predispone una graduatoria dei piani ammissibili, successivamente sottoposta al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) per l'approvazione e il finanziamento;

   numerose amministrazioni locali hanno presentato domanda di partecipazione confidando nella tempestiva conclusione dell'istruttoria e nella definizione della graduatoria, al fine di poter programmare interventi di rigenerazione urbana e rilancio economico attesi da tempo dalle comunità locali, come ad esempio il comune di Brescia, che ha partecipato al bando con il progetto denominato «Interventi di rigenerazione e riuso dell'ex polveriera di Mompiano nel Parco delle Colline»;

   ad oggi non risultano all'interrogante pubblicati gli esiti della valutazione né informazioni ufficiali circa i tempi di conclusione dell'istruttoria, con conseguente incertezza per gli enti locali coinvolti;

   i ritardi nella definizione delle graduatorie e nell'adozione delle deliberazioni di finanziamento rischiano, secondo l'interrogante, di compromettere la programmazione degli interventi, l'attivazione di eventuali partenariati pubblico-privati e la concreta attuazione dei progetti di rigenerazione, con ricadute negative sullo sviluppo economico e occupazionale dei territori interessati;

   la certezza dei tempi e la trasparenza delle procedure costituiscono presupposti essenziali per garantire l'efficacia delle politiche pubbliche di investimento e per rafforzare il rapporto di fiducia tra amministrazioni centrali e autonomie locali –:

   se la Presidente del Consiglio possa fornire le motivazioni del ritardo e, comunque, come intenda agire, per quanto di sua competenza, per garantire la tempestiva definizione dell'iter e la piena trasparenza nei confronti delle amministrazioni locali che hanno partecipato al bando.
(4-07085)


   MOLLICONE e GARDINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della cultura, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   dopo un'ispezione, l'Inps ha sanzionato Ciaopeople Srl, editore di Fanpage, per 3,5 milioni di euro per «contratti farlocchi» applicati ai giornalisti della testata, diretta da Francesco Cancellato;

   lo scrive Libero, spiegando che con tali contratti «il gruppo editoriale riesce a fare risparmi non da poco, circa il 40 per cento rispetto ai normali stipendi di categoria». Ad annunciare l'arrivo della multa è stata Fnsi (la Federazione nazionale della stampa italiana): «L'applicazione scorretta dei contratti, non rappresenta solo un danno ai colleghi giornalisti, costretti a lavorare con stipendi inferiori e tutele minime, ma è anche un chiaro esempio di concorrenza sleale da parte di aziende che hanno bilanci milionari, pari a quelli dei grandi gruppi editoriali tradizionali». E ancora: «La dignità del lavoro, una giusta retribuzione e le corrette tutele previdenziali non possono essere sacrificate sull'altare dell'imprenditoria corsara»;

   Libero riassume la vicenda che ha portato Ciaopeople Srl a essere sanzionata. Tutto comincia nel 2011, quando nasce il sito di Fanpage con una decina di contratti giornalistici stabiliti da Fieg (la Federazione italiana editori giornali) e dalla Fnsi. Contratti «normali», dunque. L'editore, però, vuole crescere, ma con rischi contenuti;

   dunque, «arruola manodopera a basso costo», sottoscrivendo «decine di contratti di collaborazione, i co.co.co. Contratti che non prevedono la permanenza in redazione e con emolumenti particolarmente bassi per la categoria». Le buste paga – riporta il quotidiano, che ha contattato i giornalisti dell'epoca – variavano dai 1.000 ai 1.500 euro, «con piccoli adeguamenti annuali per evitare rotture con i redattori. A fronte di ritmi di lavoro serrati»;

   uno degli assunti dell'epoca decide di far causa, «raggiungendo un accordo con una compensazione economica» e poi lasciando la testata. Gli altri «rimangono nel limbo nella speranza di essere regolarizzati». Cosa che per molti avviene, «ma non con il normale contratto Fieg-Fnsi, ma con quello Uspi, pensato per piccole realtà locali – spiega Libero –. Piccole realtà e piccoli stipendi, ovviamente. Il tutto avallato dalla Fnsi, che la ritiene una soluzione transitoria»;

   sei anni fa arriva la svolta. La Fnsi «non rinnova gli accordi e chiede di tornare a una situazione contrattuale normale». Ciaopeople Srl cerca dunque un altro interlocutore, il sindacato Figec-Cisal, che raggiunge un accordo per la creazione di un nuovo contratto, ma a condizioni inferiori. «Un redattore ordinario di un quotidiano qualsiasi percepisce 2.694 euro lordi al mese. Uno di Fanpage 1.628 (circa il 40 per cento in meno)». Non solo: se il contratto Fieg-Fnsi prevede una maggiorazione di 120 euro al mese più un'indennità redazionale di giugno, «con la Cisal non se ne parla neanche». Come scrive Libero, i giornalisti vengono «spesso chiamati a lavorare la domenica e nei festivi. Rispetto a un giorno normale, Fieg paga il 155 per cento in più. Cisal il 20 per cento, con la possibilità di recuperare il giorno durante la settimana». Il quotidiano riporta un altro esempio: «Per chi lavora a Pasquetta, Fieg garantisce una maggiorazione del 180 per cento Cisal del 30 per cento» –:

   se i Ministri interrogati abbiano conoscenza della vicenda descritta in premessa e quali iniziative di competenza, anche normative, intendano adottare al fine di salvaguardare la qualità del lavoro giornalistico rispetto all'applicazione di «contratti farlocchi» come nel caso descritto in premessa relativo a Ciapeople Srl, editore di Fanpage.
(4-07088)


   SCOTTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   Il Fondo nazionale per le non autosufficienze (Fna) è il fondo istituito per garantire il supporto economico a persone con disabilità gravissime e anziani non autosufficienti, privilegiando l'assistenza domiciliare per evitare l'istituzionalizzazione;

   l'entità di tale fondo viene deciso annualmente dal Governo, che con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, distribuisce materialmente le risorse;

   da quanto risulta, pare che ci sia un grave ritardo nell'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di assegnazione delle risorse relative al Fna per il 2026 e del relativo Piano nazionale per le non autosufficienze;

   infatti numerose famiglie con figli e figlie disabili appartenenti alle 54 organizzazioni che costituiscono la Rete inclusione e fruitrici del contributo sulle disabilità gravissime, che dirama dal Fna in data 22 dicembre 2025 hanno ricevuto una notifica dall'SdS Empolese Valdarno Valdelsa, nella quale si comunicava l'attesa del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di assegnazione delle risorse relative al Fna per il 2026, e che il contributo erogato per le disabilità gravissime era garantito, sulla base delle risorse al momento disponibili, fino al 31 maggio 2026;

   le famiglie sono preoccupate in merito al rischio che il contributo possa essere ridotto o addirittura cancellato;

   si ricorda quanto sia importante questo supporto economico per permettere alle famiglie di ampliare il numero e la qualità delle attività e delle terapie da offrire ai propri figli e alle proprie figlie;

   le statistiche confermano che famiglie che convivono con la disabilità di un proprio caro, sono famiglie che si impoveriscono e si ammalano più frequentemente, e lo fanno svolgendo un ruolo sociale attivo, a volte totalizzante. Esse fungono da effettivi ammortizzatori sociali poco o per niente riconosciuti –:

   quali siano le motivazioni del ritardo nell'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e quali iniziative di competenza si intendano intraprendere al fine di garantire la continuità nel supporto economico alle persone non autosufficienti.
(4-07095)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta orale:


   MANZI, AMENDOLA e FEDE. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il programma Iupals – Italian universities for palestinian students, promosso dalla Conferenza dei rettori delle università italiane in collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero dell'università e della ricerca e il consolato generale d'Italia a Gerusalemme, prevede 97 borse di studio del valore di circa 12.000 euro annui ciascuna, messe a disposizione da 35 atenei italiani, al fine di consentire a studentesse e studenti palestinesi di intraprendere un percorso universitario in Italia;

   quasi duecento giovani palestinesi, selezionati tra oltre 15.000 candidati, sono risultati assegnatari di una borsa presso università italiane e avrebbero dovuto raggiungere il nostro Paese. Tuttavia, come dichiarato espressamente dal Ministro interrogato, il canale che ha permesso finora di evacuare 157 studenti da Gaza nel solo periodo settembre-dicembre 2025, risulta bloccato dai governi di Giordania e Israele;

   la chiusura dei corridoi in uscita ha reso impossibile gli spostamenti dalla Striscia di Gaza per trentotto borsisti proprio per l'assenza di un ulteriore canale umanitario attivo che consenta loro di lasciare il territorio, raggiungere la Giordania e proseguire verso l'Italia;

   nel frattempo, gli studenti bloccati hanno lanciato appelli pubblici attraverso i social network, chiedendo pressioni politiche e l'apertura immediata di un corridoio sicuro per poter dare seguito a un'opportunità accademica già formalmente riconosciuta;

   il mondo accademico italiano si è mobilitato con senso di responsabilità, predisponendo fondi, servizi di accoglienza e percorsi di inserimento didattico; in particolare, risultano coinvolti atenei quali l'Università degli Studi di Milano, l'Università di Bologna, l'Università della Calabria, nonché le Università di Camerino, Trieste, Insubria e altri atenei italiani, per un totale di 18 università;

   da più parti – anche attraverso numerosi appelli pubblici di professori universitari italiani – è stata sollecitata un'iniziativa diplomatica più incisiva affinché l'Italia dia concreta attuazione agli impegni assunti, evitando che il programma resti privo di effettiva esecuzione;

   permane inoltre incertezza circa la platea dei beneficiari di un eventuale corridoio umanitario, non essendo chiaro se esso riguarderebbe esclusivamente i vincitori del bando Iupals o anche altri studenti palestinesi già ammessi presso università italiane mediante altre iniziative;

   l'istruzione rappresenta uno strumento essenziale di cooperazione internazionale, dialogo tra culture e promozione della pace e il protrarsi dell'attesa, oltre a rischiare di compromettere l'anno accademico e interrompere percorsi formativi, rischia di incrinare, altresì, la credibilità internazionale dell'Italia quale Paese promotore del diritto allo studio e della cooperazione educativa e la sua capacità di tradurre in azione effettiva gli impegni assunti a favore delle giovani generazioni in contesti di crisi –:

   quali iniziative diplomatiche il Governo abbia assunto o intenda assumere, d'intesa con le autorità israeliane, giordane e con eventuali altri Paesi di transito, per attivare un corridoio umanitario dedicato che consenta agli studenti palestinesi vincitori delle borse Iupals di raggiungere l'Italia;

   se il Governo non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza per estendere eventuali misure di evacuazione o corridoi universitari anche ad altri studenti e studentesse palestinesi già ammessi presso università italiane anche al di fuori del programma Iupals.
(3-02514)

Interrogazione a risposta scritta:


   SERGIO COSTA, ILARIA FONTANA e FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la conferenza intergovernativa delle Nazioni unite ha adottato nel giugno 2023 il cosiddetto Trattato Onu sull'alto mare (Bbnj), che integra la Convenzione Unclos del 1982 e disciplina, tra l'altro, l'accesso e la ripartizione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine, l'istituzione di aree marine protette in alto mare, le valutazioni di impatto ambientale di attività potenzialmente dannose per gli ecosistemi oceanici, nonché il trasferimento di tecnologie e i meccanismi di finanziamento a favore dei Paesi in via di sviluppo;

   il Trattato Bbnj è entrato in vigore il 17 gennaio 2026, dopo il deposito del 60° strumento di ratifica il 19 settembre 2025, segnando l'avvio di un nuovo quadro giuridico globale per la tutela di circa il 60 per cento degli oceani, rappresentato dalle aree oltre la giurisdizione nazionale;

   secondo quanto riportato dalla stampa, alla data odierna risultano aver ratificato l'accordo tra 80 e 90 Stati, tra cui l'Unione europea e un numero significativo di Stati membri come Francia, Grecia, Spagna e altri, mentre l'Italia, pur avendo firmato l'accordo e sostenuto politicamente il negoziato, non figura ancora tra i Paesi che hanno completato la procedura di ratifica;

   il Governo italiano ha più volte manifestato, in sedi internazionali quali il G7 e l'«Our ocean conference» 2024, l'intenzione di sostenere la rapida entrata in vigore del Trattato Onu sull'alto mare e di procedere sollecitamente alla ratifica nazionale, anche in coerenza con gli impegni assunti in materia di Agenda 2030, tutela della biodiversità marina e contrasto alla crisi climatica;

   a quanto risulta, l'iter interno di ratifica sarebbe attualmente fermo presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che coordina il procedimento, in una fase di consultazione interministeriale con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e il Ministero dell'economia e delle finanze;

   questo stallo istituzionale mina la credibilità internazionale del nostro Paese nel campo della governance degli oceani, considerato che solo circa l'1 per cento dei mari italiani risulti effettivamente protetto, a fronte dell'obiettivo di proteggere almeno il 30 per cento delle aree marine entro il 2030;

   il ritardo italiano rischia di indebolire il ruolo del Paese nei negoziati e nei processi attuativi che si aprono con l'entrata in vigore dell'accordo, anche in considerazione del fatto che l'Unione europea e vari Stati membri sono già parte del Trattato e parteciperanno alla definizione delle prime aree marine protette in alto mare, delle regole di accesso alle risorse genetiche marine e dei relativi meccanismi di finanziamento;

   la tempestiva ratifica del Trattato rappresenta uno strumento fondamentale per rafforzare la tutela della biodiversità marina, la resilienza degli ecosistemi oceanici rispetto ai cambiamenti climatici, la sostenibilità delle attività economiche legate al mare e la credibilità internazionale dell'Italia quale attore impegnato nella difesa dei beni comuni globali;

   il protrarsi dell'inerzia istituzionale appare difficilmente conciliabile con gli impegni assunti dall'Italia in sede internazionale ed europea in materia di tutela del mare, clima e biodiversità, nonché con la necessità di garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle scelte strategiche in tema di governance degli oceani –:

   a che punto sia l'iter di ratifica del Trattato Onu sull'alto mare e quali siano i motivi puntuali che hanno sinora impedito la presentazione alle Camere del relativo disegno di legge di autorizzazione alla ratifica;

   se il Governo non ritenga opportuno, nelle more della ratifica, adottare iniziative urgenti, anche normative, per incrementare in modo significativo l'estensione e l'efficacia delle aree marine protette nazionali, oggi ben al di sotto dell'obiettivo del 30 per cento entro il 2030, in coerenza con gli impegni assunti a livello internazionale e con gli appelli rivolti dalle principali organizzazioni ambientaliste.
(4-07084)

AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   ROTONDI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la decisione dell'amministrazione comunale di Montella (Avellino) di destinare la cosiddetta «casa di accoglienza», ubicata presso il complesso di San Francesco a Folloni, alla realizzazione di un ospedale di comunità ha riportato all'attenzione una rilevante questione giuridico-amministrativa concernente la titolarità dell'immobile oggetto di finanziamento pubblico;

   l'intervento, richiesto dall'Asl di Avellino nell'ambito del programma di potenziamento dell'assistenza sanitaria territoriale previsto dal PNRR – Missione 6 «Salute» e finanziato con fondi pubblici per un importo pari a circa 6 milioni di euro, presuppone che il bene sia nella piena disponibilità dell'ente proponente. Tuttavia, dalla documentazione catastale e dagli atti disponibili, emergerebbero elementi idonei a mettere in dubbio la proprietà comunale dell'immobile, con possibili ricadute sulla legittimità del finanziamento concesso;

   secondo quanto ricostruito, la presenza del comune tra gli intestatari catastali deriverebbe esclusivamente dalla qualità di cointestatario di una porzione marginale del sedime (22 metri quadrati), circostanza che non comporterebbe l'attribuzione di diritti reali sull'intero fabbricato. La proprietà sostanziale del bene risulterebbe invece riferibile al Fondo edifici di culto (F.e.c.) e ai Frati minori conventuali, anche alla luce dei titoli di provenienza e della posizione di livellario;

   la questione proprietaria assume rilievo determinante, poiché l'utilizzo di fondi pubblici per la realizzazione o rifunzionalizzazione di strutture sanitarie presuppone la disponibilità giuridica piena e certa dell'immobile. In mancanza, si configurerebbe un possibile contrasto con i criteri di assegnazione delle risorse e un potenziale danno erariale;

   la vicenda è ulteriormente aggravata dalla pendenza di un contenzioso civile dinanzi al tribunale di Avellino (R.G. n. 684/2024) tra il comune di Montella e l'ente provincia di Napoli dell'ordine dei Frati minori conventuali, avente ad oggetto proprio la proprietà del fabbricato destinato all'intervento sanitario. La definizione giudiziale della titolarità appare quindi tuttora incerta;

   sotto il profilo tecnico, il fabbricato oggetto di intervento, realizzato nel 1964, non risulterebbe costruito secondo criteri antisismici conformi alla normativa vigente. Non emergerebbe, inoltre, l'effettuazione di verifiche di adeguatezza sismica ai sensi delle norme tecniche per le costruzioni 2018 (Ntc 2018), né la previsione, nel progetto dell'ospedale di comunità, di interventi strutturali idonei all'adeguamento richiesto per edifici destinati a funzioni sanitarie, che comportano un cambio di classe d'uso e standard di sicurezza particolarmente elevati;

   la combinazione tra incertezza proprietaria, contenzioso pendente e profili tecnici strutturali impone una verifica puntuale da parte delle istituzioni competenti, anche al fine di evitare l'impiego di risorse pubbliche su beni non nella piena disponibilità dell'ente attuatore o non conformi ai requisiti di sicurezza richiesti –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, al fine di fare chiarezza sulla vicenda.
(4-07092)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta scritta:


   CHERCHI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   lo spreco alimentare rappresenta una delle principali criticità ambientali, economiche e sociali del nostro Paese, con significative ripercussioni sull'intera filiera agroalimentare;

   secondo i più recenti dati diffusi dall'Osservatorio Waste watcher international, ogni anno in Italia vengono sprecate milioni di tonnellate di cibo, con un impatto economico stimato in diversi miliardi di euro;

   lo spreco alimentare incide in modo rilevante anche sul piano ambientale, contribuendo alle emissioni di gas serra e allo spreco di risorse naturali quali acqua, suolo ed energia;

   nonostante l'approvazione della legge 19 agosto 2016, n. 166 (cosiddetta «legge Gadda»), volta a favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari, i dati evidenziano che il fenomeno resta ancora diffuso sia nella fase della distribuzione sia in quella del consumo domestico;

   la direttiva quadro sui rifiuti, la base giuridica principale contro lo spreco alimentare nell'Ue, obbliga gli Stati membri a ridurre lo spreco alimentare lungo tutta la catena di approvvigionamento (produzione, distribuzione, consumo) e richiede che ogni Stato membro sviluppi programmi nazionali di prevenzione dello spreco, monitori i livelli di spreco e tenga un registro dei dati;

   l'aumento del costo della vita e delle materie prime rende ancora più urgente l'adozione di misure efficaci per ridurre lo spreco e sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione;

   in Francia, a titolo d'esempio, la legge del 2016 vieta ai supermercati oltre i 400 m2 di distruggere cibo invenduto ancora consumabile. Devono stipulare convenzioni con enti caritativi per la donazione delle eccedenze alimentari. Nel 2020 la normativa è stata estesa a ristorazione collettiva e industria agroalimentare. L'obiettivo nazionale è ridurre del 50 per cento lo spreco alimentare entro il 2025 (rispetto al 2015) –:

   quali siano i dati più aggiornati in possesso del Governo relativi allo spreco alimentare in Italia, suddivisi per fase della filiera (produzione, trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumo domestico);

   quali iniziative di competenza siano state adottate, o si intendano adottare, per rafforzare l'attuazione della legge n. 166 del 2016 e incentivare ulteriormente il recupero delle eccedenze alimentari;

   se si intenda promuovere campagne strutturali di sensibilizzazione rivolte ai consumatori, anche in collaborazione con le istituzioni scolastiche e gli enti locali;

   se siano previste misure di sostegno economico o fiscale per le imprese che investono in tecnologie e sistemi volti alla riduzione degli sprechi lungo la filiera agroalimentare;

   quali ulteriori iniziative, normative o programmatiche si intendano mettere in campo per allineare l'Italia agli obiettivi europei di riduzione dello spreco alimentare entro il 2030.
(4-07091)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, il Ministro della cultura, per sapere – premesso che:

   la tutela del patrimonio arboreo nazionale dei nostri centri urbani assume rilievo primario non soltanto sotto il profilo ambientale, ma anche paesaggistico, culturale e sanitario, configurandosi come bene di interesse pubblico di valore inestimabile, meritevole di protezione ai sensi dell'articolo 9 della Costituzione e della normativa vigente in materia di beni culturali;

   le pinete storiche e gli esemplari di Pinus pinea (pino domestico), specie emblematica dell'area mediterranea, costituiscono un elemento identitario del paesaggio italiano, nonché un patrimonio storico ed ecosistemico di straordinaria rilevanza, qualificabile quale monumento vivente e presidio essenziale di salute pubblica;

   in particolare, nella città di Roma, il cui centro storico è riconosciuto dall'Unesco quale patrimonio dell'umanità, le alberature storiche concorrono in modo determinante alla definizione del valore universale del sito, rappresentandone un tratto distintivo e iconico, consacrato nella tradizione artistica e letteraria nazionale e internazionale;

   a parere dell'interpellante, negli ultimi anni si è assistito, nelle realtà urbane italiane e in maniera massiccia nella città di Roma, ad abbattimenti sistematici di alberi, come nel caso di Castel Fusano, Castel Porziano e nelle ville storiche, dove negli ultimi quattro anni nei 15 Municipi sono state abbattute oltre 50.000 unità, con un grave impatto ambientale, paesaggistico, climatico e sanitario;

   tali abbattimenti vengono spesso giustificati con generici riferimenti al cambiamento climatico ingenerando un eccessivo ricorso a deroghe emergenziali, mentre numerose evidenze tecniche e scientifiche dimostrano che il deperimento è attribuibile a precise responsabilità umane, quali l'incuria e le terapie negate, la mancata applicazione di tecniche conservative, i danni meccanici agli apparati radicali causati da scavi, lavori stradali, rifacimenti di marciapiedi, sottoservizi e alle branche da potature eseguite in violazione delle buone pratiche e delle delibere comunali vigenti;

   la perdita di decine di migliaia di alberi comporta un cambiamento microclimatico e un surriscaldamento, oltre alla riduzione significativa della capacità di assorbimento della CO2 e delle polveri sottili, della produzione di ossigeno, della mitigazione delle isole di calore urbane e della tutela della biodiversità e di interi habitat;

   in numerosi contesti urbani, risultano frequentemente assenti o inefficaci adeguati controlli preventivi e successivi sugli scavi, sui lavori stradali e sugli interventi infrastrutturali effettuati in prossimità delle alberature, così come non appare sistematica l'applicazione di linee guida e buone pratiche tecniche per il consolidamento, la cura e la conservazione dei grandi alberi e dei filari storici;

   non sempre, peraltro, risulta pienamente garantito il rispetto delle normative vigenti in materia di tutela della nidificazione dell'avifauna e di protezione della fauna nei boschi urbani e nelle aree protette;

   e ancora, la sostituzione di esemplari adulti di pino con giovani alberi di specie diverse o con piante di modeste dimensioni non assicura la continuità dei medesimi servizi ecosistemici né preserva l'assetto storico-paesaggistico consolidato; mentre, con riferimento alla diffusione della cocciniglia del pino, pur essendo state adottate linee guida e decreti ministeriali, tali strumenti non sembrano accompagnati da efficaci meccanismi sanzionatori, da controlli sistematici e da adeguate forme di trasparenza sugli interventi effettuati, nonostante l'affidamento delle attività a soggetti qualificati; infine, non risulta pienamente operativo un censimento arboreo nazionale aggiornato né un bilancio arboreo complessivo che contabilizzi in modo attendibile la perdita di copertura arborea, le compensazioni effettivamente realizzate e il consumo di suolo connesso agli abbattimenti;

   la tutela del patrimonio arboreo urbano non è soltanto una questione ambientale, ma anche culturale, educativa e identitaria, che richiede politiche pubbliche coerenti e una valorizzazione consapevole del verde come diritto e bene comune –:

   accertata la veridicità dei fatti esposti in premessa, se i Ministri interrogati non ritengano che l'abbattimento massiccio di alberi, in particolare di Pinus pinea nella città di Roma e in altri contesti urbani italiani, non possa configurare un'emergenza ambientale, paesaggistica e culturale di rilievo nazionale, anche in relazione agli obblighi derivanti dall'articolo 9 della Costituzione, dal Codice dei beni culturali e dalla Carta di Firenze;

   quali controlli di competenza siano attualmente esercitati sul rispetto delle normative vigenti in materia di tutela del verde urbano, nidificazione dell'avifauna, protezione della fauna, boschi monumentali e giardini storici; nonché sul ricorso sistematico a procedure emergenziali;

   se esista un censimento arboreo nazionale aggiornato e un bilancio arboreo effettivo, comprensivo del numero degli abbattimenti, dei reimpianti realmente effettuati, del consumo di suolo e della perdita di servizi ecosistemici, e quali iniziative di competenza intendano assumere per garantire obblighi di rendicontazione e piena trasparenza pubblica sui dati relativi alla gestione del patrimonio arboreo, ivi compresi gli interventi fitosanitari effettuati e i relativi esiti;

   se intendano adottare iniziative anche di carattere normativo volte a promuovere e rendere vincolanti tecniche conservative e trattamenti fitosanitari per la salvaguardia dei grandi alberi e dei pini storici, prevedendo che l'abbattimento costituisca misura residuale e consentita esclusivamente in presenza di comprovate ragioni di pubblica incolumità, accertate mediante valutazione tecnica indipendente da parte di soggetti terzi qualificati;

   se non ritengano necessario adottare iniziative volte a rafforzare in modo strutturale la tutela del pino domestico (Pinus pinea), riconoscendolo formalmente quale monumento vivente e bene culturale identitario del paesaggio mediterraneo.
(2-00780) «Rampelli».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   PELUFFO e SIMIANI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec), trasmesso alla Commissione europea, assegna alle bioenergie un ruolo rilevante nel conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e stabilità del sistema elettrico nazionale;

   il meccanismo dei prezzi minimi garantiti (Pmg), disciplinato nell'ambito della regolazione di settore e applicato anche agli impianti alimentati da bioliquidi sostenibili, ha rappresentato uno strumento essenziale per assicurare stabilità economica agli operatori e programmabilità degli investimenti;

   in coerenza con gli obiettivi del PNRR e del Green Deal europeo, il comparto delle bioenergie contribuisce alla produzione di energia rinnovabile programmabile e flessibile, fondamentale per l'equilibrio della rete elettrica, anche alla luce dei dati di Terna e delle analisi di Arera sulla crescente incidenza delle fonti non programmabili;

   ormai da mesi è atteso un intervento normativo volto a disciplinare il percorso di graduale rimodulazione delle misure di sostegno al comparto, assicurando una transizione ordinata verso il nuovo assetto regolatorio;

   si registra tuttavia una grave criticità legata all'inattività del meccanismo dei Pmg per gli impianti a bioliquidi sostenibili, determinata da un vuoto normativo che ha impedito la continuità del regime di sostegno, pur in presenza della necessità di garantire un passaggio ordinato a un nuovo sistema: a causa dell'assenza di un tempestivo intervento legislativo, numerosi operatori sono stati costretti alla cessazione delle attività, con effetti economici rilevanti lungo l'intera filiera di approvvigionamento;

   secondo i dati di settore, con riferimento ai soli impianti di potenza superiore a 1 megawatt, la capacità installata ammonta a circa 800 megawatt, cui si aggiungono circa 200 megawatt relativi a impianti di potenza inferiore a 1 megawatt, per una produzione annua complessiva pari a circa 4 terawattora: un contributo quantitativamente significativo e strategico, in quanto tali impianti garantiscono energia rinnovabile programmabile, disponibile nei momenti di picco della domanda;

   le incertezze normative stanno rendendo impossibile la programmazione degli investimenti e a quanto consta agli interroganti stanno compromettendo la sostenibilità economica di oltre 300 aziende, con ricadute occupazionali e territoriali rilevanti;

   diversamente da quanto avvenuto nelle precedenti esperienze di governo, nelle quali i meccanismi di incentivazione alle rinnovabili sono stati oggetto di percorsi di revisione graduale e concertata con gli operatori, l'attuale situazione evidenzia un ritardo nell'adozione delle necessarie misure di accompagnamento;

   l'assenza di una cornice normativa chiara rischia di indebolire un segmento energetico che contribuisce in modo significativo alla sicurezza del sistema elettrico nazionale e al raggiungimento degli obiettivi climatici;

   il mancato intervento del Governo sta producendo effetti concreti su imprese, lavoratori e territori, compromettendo investimenti già realizzati e la tenuta di una filiera che integra produzione energetica, logistica e servizi;

   è necessario definire con urgenza una politica industriale coerente con la transizione ecologica, che valorizzi le bioenergie sostenibili come componente strategica del mix energetico nazionale, nel rispetto degli impegni assunti in sede europea –:

   quali iniziative urgenti, in particolare di carattere normativo, il Governo intenda adottare per ripristinare un adeguato meccanismo di sostegno agli impianti a bioliquidi sostenibili, garantendone la continuità produttiva in un nuovo ambito regolatorio e assicurando la salvaguardia delle imprese e dei livelli occupazionali coinvolti.
(5-05071)

Interrogazione a risposta scritta:


   LAI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   dal 1° gennaio 2024 il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Eu Ets) è stato esteso al trasporto marittimo, con applicazione progressiva degli obblighi di restituzione delle quote;

   l'estensione al settore marittimo comporta un rilevante gettito derivante dalla vendita all'asta delle quote di emissione connesse alle tratte in partenza o in arrivo nei porti dell'Unione europea;

   ai sensi del decreto legislativo 9 giugno 2020, n. 47, i proventi delle aste Ets confluiscono nel bilancio dello Stato attraverso capitoli afferenti al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica; il decreto-legge recante misure urgenti in materia di energia («decreto bollette»), approvato dal Consiglio dei ministri, richiama espressamente risorse afferenti al quadro normativo Ets, per la copertura di interventi in materia di bollette elettriche e prevede, all'articolo 6, un meccanismo di rimborso parametrato ai costi Ets per il settore termoelettrico;

   non risulta pubblicamente disponibile una rendicontazione disaggregata relativa:

    all'ammontare delle entrate Ets derivanti specificamente dal settore marittimo;

    ai capitoli di bilancio nei quali tali risorse siano confluite;

    alla destinazione programmata o già impegnata delle medesime;

   l'applicazione dell'Ets marittimo sta determinando un significativo incremento dei costi di trasporto merci e passeggeri, con particolare impatto sulle regioni insulari, che non dispongono di alternative infrastrutturali terrestri;

   allo stato non risultano misure specifiche di compensazione per i territori maggiormente esposti agli effetti dell'Ets marittimo –:

   quale sia l'ammontare complessivo, per gli anni 2024 e 2025, nonché la previsione per il 2026, dei proventi derivanti dall'applicazione dell'Ets al settore del trasporto marittimo attribuibili all'Italia;

   se il Governo disponga di una contabilità disaggregata per settore che consenta di distinguere le entrate Ets derivanti dal marittimo rispetto a quelle provenienti da industria ed energia;

   in quali specifici capitoli di bilancio siano confluite le entrate Ets riferibili al settore marittimo e se tali somme siano già state impegnate o programmate per finalità specifiche;

   se una quota delle risorse derivanti dall'Ets marittimo sia stata destinata, direttamente o indirettamente, alla copertura di misure contenute nel recente decreto-legge in materia di energia e bollette, e in quale misura;

   se il Governo ritenga coerente con i principi di equità territoriale e con l'articolo 119 della Costituzione l'assenza di una destinazione specifica o compensativa delle risorse Ets marittime in favore delle regioni insulari;

   se il Governo intenda adottare iniziative volte a introdurre meccanismi di tracciabilità e pubblicazione periodica dei proventi Ets per settore e della loro destinazione, al fine di garantire piena trasparenza nell'utilizzo di risorse derivanti da oneri ambientali che incidono in modo differenziato sui territori.
(4-07098)

CULTURA

Interrogazioni a risposta scritta:


   SERGIO COSTA, SANTILLO, AMATO e CASO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   il complesso monumentale della Reggia di Caserta, con il suo Parco reale e la cosiddetta «via d'acqua», è iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco ed è uno dei massimi esempi di architettura e paesaggio storico europei, anche per la straordinaria prospettiva scenografica disegnata da Luigi Vanvitelli;

   il 7 luglio 2023 la direzione della Reggia di Caserta ha annunciato un progetto che prevede l'abbattimento/sostituzione di circa 750 esemplari di leccio, corrispondenti ai due filari interni dei quattro che affiancano la «via d'acqua» del Parco reale, sulla base di una perizia tecnico-scientifica secondo la quale circa l'85 per cento degli alberi risulterebbe irrimediabilmente compromesso e, dunque, da rimuovere;

   tale scelta ha suscitato una vasta e documentata opposizione da parte di agronomi, forestali, studiosi, associazioni ambientaliste e comitati civici, che hanno costituito il «Gruppo 31 agosto» e promosso iniziative per chiedere la sospensione del progetto di abbattimento;

   su impulso della società civile sono state commissionate almeno due indagini tecniche indipendenti: una prima perizia, effettuata dal Consorzio universitario Benecon-Centro Unesco, ha evidenziato che solo il 6,9 per cento dei lecci presenta condizioni tali da giustificare l'abbattimento, mentre oltre il 90 per cento risulta in buona o ottima salute; una seconda perizia, condotta da agronomi e forestali delle associazioni ambientaliste, ha accertato che gli esemplari irreversibilmente compromessi non superano il 10 per cento del totale;

   dalle suddette perizie indipendenti emerge una macroscopica divergenza rispetto alla perizia su cui si fonda il progetto della direzione della Reggia;

   la Soprintendenza di Caserta e Benevento ha evidenziato che l'abbattimento dei lecci comporterebbe la perdita dei valori storici e paesaggistici e il completo sconvolgimento dell'armonia vanvitelliana; il comitato tecnico-scientifico del Ministero della cultura, pur esprimendo parere favorevole, ha a sua volta segnalato il forte impatto ambientale e paesaggistico dell'operazione;

   la sostituzione dei lecci risulterebbe finanziato per oltre 3,3 milioni di euro nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e l'avvio dei lavori sarebbe ritenuto urgente per rispettare le scadenze previste; ciò alimenta il timore che la necessità di non perdere i fondi possa prevalere sulla oggettività della valutazione degli impatti sul patrimonio storico-paesaggistico;

   la Reggia di Caserta, in quanto sito Unesco, è sottoposta a stringenti obblighi di tutela e conservazione dei valori materiali e paesaggistici ed eventuali interventi di trasformazione del paesaggio storico devono essere attentamente ponderati in coerenza con i principi e gli standard di gestione dei beni Unesco –:

   se il Ministro interrogato, alla luce di quanto esposto, non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza volte a disporre la sospensione dell'abbattimento integrale dei filari interni di lecci, fino al completamento di una nuova verifica indipendente sullo stato fitosanitario delle alberature e sulle possibili alternative di intervento;

   se intenda promuovere, d'intesa con la direzione della Reggia e con la Soprintendenza competente, l'istituzione di un tavolo tecnico di confronto che coinvolga enti locali, esperti, università, associazioni e comitati, con l'obiettivo di definire un piano di gestione dei lecci che preveda la sostituzione selettiva e diluita nel tempo dei soli esemplari irreversibilmente compromessi, in coerenza con le esigenze di sicurezza e con la tutela dell'impianto paesaggistico originario vanvitelliano;

   se il Ministro interrogato ritenga che una sostituzione pressoché integrale e in tempi ristretti dei filari storici di lecci sia compatibile con i principi di tutela e conservazione dell'Unesco e con gli obiettivi dell'investimento Pnrr finalizzato alla rigenerazione dei parchi storici nel rispetto della loro identità culturale;

   se siano state esaminate e valutate soluzioni alternative meno invasive, quali interventi di cura fitosanitaria, consolidamento, potature mirate e sostituzioni progressive di singoli esemplari, idonee a garantire la sicurezza senza compromettere la storica prospettiva, essenza del valore culturale e paesaggistico della Reggia.
(4-07083)


   SCOTTO. — Al Ministro della cultura, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   gli scavi di Pompei sono uno dei siti archeologici più importanti al mondo, con una media di visite che supera i 4 milioni di ingressi annui;

   le guide turistiche svolgono un lavoro fondamentale di divulgazione dei saperi, degli usi e costumi dell'antica cittadina romana viene, un servizio essenziale per il sito di Pompei e più in generale per i siti di interesse storico culturale;

   in Regione Campania, le postazioni delle guide turistiche, attive da decenni, trovano fondamento nell'articolo 15 della legge regionale Campania n. 11 del 1986, che individua gli scavi di Pompei tra i siti destinatari dei presìdi permanenti turistici;

   per decenni esse hanno garantito un servizio pubblico essenziale, assicurando accoglienza qualificata e multilingue ai visitatori;

   sindacati e associazioni di categoria, lo scorso 10 febbraio 2026 hanno dichiarato lo stato di agitazione della categoria a seguito della chiusura improvvisa e senza preavviso delle postazioni delle guide turistiche presso il Parco archeologico di Pompei, avvenuta nel periodo natalizio e comunicata esclusivamente in forma orale;

   la chiusura delle postazioni appare inoltre in contrasto con il capitolato tecnico dei servizi museali integrati del Parco archeologico di Pompei, che prevede espressamente la gestione delle postazioni di visite guidate, nonché con i principi della libera professione sanciti dalla legge n. 190 del 2023;

   a seguito della chiusura, le guide turistiche sono state allontanate dagli ingressi del sito e invitate a operare all'esterno del perimetro del Parco, in un contesto territoriale nel quale vigono ordinanze comunali che di fatto impediscono l'esercizio dell'attività professionale, determinando una grave lesione del diritto al lavoro;

   con lo stato di agitazione, i lavoratori e le lavoratrici chiedono: il ripristino immediato delle postazioni delle guide turistiche all'interno del Parco archeologico di Pompei; il ripristino della cassa prioritaria riservata alle guide turistiche, indispensabile per lo svolgimento delle loro funzioni professionali; l'abolizione dell'obbligo per le guide turistiche di mettersi in fila insieme agli altri visitatori per il ritiro del biglietto d'ingresso; il superamento dell'obbligo di ritiro materiale del biglietto d'ingresso, che ostacola inutilmente l'esercizio della professione; l'apertura di un confronto urgente con le rappresentanze di categoria –:

   quali iniziative – per quanto di competenza – intendano intraprendere e se non ritengano di dover immediatamente ripristinare le postazioni turistiche così come richiesto dalle sigle sindacali e dalle associazioni oggi in stato di agitazione al fine di offrire un servizio migliore ai milioni di turisti nel sito di Pompei e garantire il diritto al lavoro alle stesse guide turistiche.
(4-07096)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta scritta:


   D'ALESSIO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   con determinazione n. 58820 del 24 febbraio 2025 del Comando generale della Guardia di finanza, è stato indetto il concorso pubblico, per titoli ed esami, per l'ammissione di n. 1.198 allievi marescialli al 97° corso presso la Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza, per l'anno accademico 2025/2026;

   l'articolo 23 del bando disciplina l'ammissione alla Scuola ispettori e sovrintendenti dei vincitori. Al comma 4, lettera b), si prevede la possibilità di dichiarare vincitori ulteriori concorrenti idonei nell'ordine delle graduatorie: «per ricoprire i posti resisi comunque disponibili, nei trenta giorni dall'inizio del corso, tra i concorrenti precedentemente dichiarati vincitori. Decorso il termine per le ulteriori ammissioni al corso a seguito di rinunce o decadenze, le relative graduatorie cessano di avere validità»;

   a quanto consta all'interrogante, il corso ha avuto inizio lo scorso 19 gennaio 2026 e, conseguentemente, decorso il termine di trenta giorni dall'avvio, la graduatoria cesserebbe di essere utilizzabile per ulteriori ammissioni dal 19 febbraio 2026, con l'effetto che i candidati risultati idonei (e non rientrati nei posti immediatamente disponibili) sarebbero tenuti a partecipare a una nuova procedura selettiva, pur avendo già concluso un iter concorsuale di durata e impegno significativi;

   come l'interrogante ha avuto modo di apprendere, il numero di idonei non ammessi sarebbe pari a circa 80 unità;

   alla luce delle importanti esigenze di rafforzamento degli organici, con conseguente interesse pubblico a ridurre i tempi di immissione in servizio e a valorizzare graduatorie già formate all'esito di selezioni pubbliche, si renderebbe opportuna la necessità di una revisione della citata disposizione concorsuale –:

   quali iniziative, di competenza, intenda adottare al fine di valorizzare gli

   idonei-vincitori del concorso citato in premessa procedendo allo scorrimento della relativa graduatoria.
(4-07090)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta orale:


   SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA e SCARPA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   ha destato scalpore e la necessità di un imprescindibile approfondimento la notizia della pubblicazione di un documento, subitaneamente rimosso, caricato sul sito del Consiglio nazionale del notariato relativo all'elenco dei candidati che hanno superato nel 2024 le prove scritte del concorso e che nei prossimi giorni si appresterebbero ad affrontare la prova orale;

   nonostante la rapida rimozione in molti avevano già avuto modo di scaricare il file che ha iniziato ad essere inoltrato diventando di dominio pubblico;

   per la selezione dei nuovi 400 notai rispetto ad una serie di candidati risulterebbero associate delle annotazioni sessiste e abbinati richiami a figure ecclesiastiche che portano a pensare ad uno sconfinamento nell'ambito della discrezionalità;

   come riportato anche dagli organi di stampa oltre alla inopportunità di alcuni commenti attribuiti ai candidati la vicenda fa emergere molte ombre che vanno assolutamente chiarite;

   la commissione esaminatrice è nominata dal Ministero della giustizia e risulta essere composta da 9 magistrati, 9 notati e 6 docenti universitari;

   le prove scritte come previsto dovrebbero essere valutate in maniera sostanzialmente anonima in quanto l'identità del candidato, per il meccanismo delle buste, dovrebbe essere assolutamente anonima;

   la pubblicazione del file ha innescato immediatamente polemiche e il rischio di ricorsi –:

   quali siano le valutazioni del Ministro in ordine alla vicenda e quali iniziative intenda assumere tempestivamente, per quanto di competenza, per fare piena luce sull'accaduto e fugare ogni zona d'ombra per assicurare la massima trasparenza nello svolgimento della richiamata prova concorsuale.
(3-02515)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta in Commissione:


   PANDOLFO e GHIO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Sanac è una società che produce refrattari per le acciaierie e in particolare per oltre la metà per Ilva, nei siti di Macchiareddu, Massa Carrara, Gattinara e Vado Ligure;

   complessivamente i citati impianti occupano poco meno di 440 unità lavorative;

   l'azienda è in amministrazione controllata dal 2015 e che da allora si sono succedute una serie di vicissitudini procedurali e legali che hanno fortemente inciso anche sugli assetti produttivi;

   a ottobre 2025 è stato presentato un settimo bando di vendita con ipotesi spacchettamento;

   è stato comunicato che sono pervenute tre manifestazioni di interesse da parte di aziende italiane di medie dimensioni rivolte una per l'intero gruppo Sanac – una per lo stabilimento di Vado Ligure e una per lo stabilimento di Massa;

   si tratta in particolare della Lineo Baxo Industrie refrattarie con sede a Milano per l'intero gruppo, di Salva Spa con sede a Milano per lo stabilimento di Vado Ligure ed Erre trading Spa con sede a Massa per l'impianto di Massa;

   la complessità del ciclo produttivo degli impianti li rende connessi e questo incide non poco sul futuro degli stessi;

   Sanac è una realtà industriale strategica, per l'intero comparto siderurgico e dividere asset, stabilimenti o funzioni significherebbe indebolire lo stesso e mettere a rischio l'occupazione rinunciando a una vera prospettiva di rilancio;

   le organizzazioni sindacali hanno ribadito a più riprese e in ogni sede di confronto pubblico con azienda e istituzioni che qualsiasi ipotesi di spacchettamento dell'azienda sarebbe un errore inaccettabile –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere il Governo al fine di promuovere una soluzione di natura industriale in grado di garantire un progetto di lungo periodo attraverso un confronto con sindacati e istituzioni tutte anche territoriali per garantire agli impianti investimenti, continuità produttiva e tutela dei livelli occupazionali.
(5-05072)

Interrogazione a risposta scritta:


   RICHETTI e BENZONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   la provincia di Modena sta purtroppo affrontando due gravi crisi industriali;

   il 16 febbraio 2026, nell'ambito di un tavolo interistituzionale alla presenza delle istituzioni regionali dell'Emilia-Romagna e locali, i vertici di Vantive hanno annunciato la volontà dell'azienda, di proprietà del fondo Carlyle, di vendere il sito di Medolla senza che risultino definiti tempi, perimetro dell'operazione e, soprattutto, un quadro chiaro di prospettive industriali e occupazionali per più di 500 persone. Nel corso del primo incontro del tavolo regionale, lo scorso dicembre 2025, l'azienda si era impegnata a consegnare entro il 31 marzo 2026 un piano industriale, atteso da mesi;

   a Solignano di Castelvetro, lo stabilimento Ceramiche Ascot-Dom ha visto invece la sospensione dell'attività produttiva a partire dai primi di marzo 2026 per carenza di commesse e sino a data da destinarsi, con ricadute su 69 dipendenti;

   le vicende sopra richiamate insistono su comparti, quello biomedicale e quello ceramico, di rilievo strategico per la manifattura nazionale e per le filiere territoriali tali da determinare effetti moltiplicativi sull'indotto, sulle competenze specialistiche e sulla tenuta sociale delle comunità interessate;

   l'assenza di un quadro industriale verificabile composto da piani, investimenti e continuità delle produzioni, accresce l'incertezza e rende necessarie iniziative tempestive di coordinamento istituzionale, anche al fine di prevenire dismissioni e delocalizzazioni non governate –:

   se sia a conoscenza delle due situazioni di crisi citate e quali iniziative urgenti intenda assumere per l'attivazione e il rafforzamento dei tavoli di confronto con imprese, parti sociali e istituzioni territoriali;

   quali iniziative di competenza urgenti intenda adottare per prevenire la perdita di capacità produttiva del territorio modenese e per sostenere percorsi di reindustrializzazione e di rilancio del tessuto socio-economico, mediante strumenti seri e concreti di politica industriale, per l'attrazione di investimenti e per l'accompagnamento dell'indotto.
(4-07093)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta scritta:


   CARMINA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da organi di stampa locali, un nuovo evento franoso ha interessato la strada statale 118 «Corleonese Agrigentina», con cedimento del piano viabile al chilometro 113,100 nel tratto tra Cianciana e Raffadali e in direzione Alessandria della Rocca, determinando ulteriori limitazioni alla circolazione su un'arteria già caratterizzata da gravi criticità strutturali;

   la strada statale 118 costituisce infrastruttura essenziale per l'area interna dei Sicani, garantendo collegamenti indispensabili per cittadini, pendolari, imprese e servizi pubblici, in un contesto territoriale già segnato da isolamento viario e fragilità idrogeologica;

   il ripetersi di fenomeni franosi evidenzia l'assenza di una programmazione organica di prevenzione e messa in sicurezza, a fronte di interventi episodici che non risolvono in modo strutturale le criticità;

   la condizione della strada statale 118 si inserisce in un quadro complessivo di grave compromissione della rete viaria della provincia di Agrigento, che coinvolge anche la strada statale 115 «Sud Occidentale Sicula», interessata dalla chiusura del viadotto Re nel territorio di Porto Empedocle, nonché dalle pregresse criticità del viadotto Maddalusa e dai programmati interventi sul ponte Spinola;

   ulteriori disagi insistono sulla strada statale 189 «della Valle del Platani», con il blocco dei lavori del viadotto Milena, opera strategica per i collegamenti tra Agrigento, Palermo e Caltanissetta;

   tali interruzioni e limitazioni determinano deviazioni forzate su strade secondarie inadeguate, aggravio dei tempi di percorrenza, incremento del rischio per la sicurezza stradale e rilevanti danni economici per imprese e operatori turistici;

   la provincia di Agrigento ospita siti di rilevanza internazionale quali la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi, con flussi di visitatori che risentono pesantemente dell'inefficienza infrastrutturale;

   la situazione descritta configura un quadro di emergenza infrastrutturale sistemica, che compromette il diritto alla mobilità, la continuità territoriale e la sicurezza dei cittadini, oltre a incidere negativamente sulla competitività economica dell'intera area;

   Anas, quale soggetto gestore della rete statale, è chiamata a garantire condizioni di transitabilità e manutenzione adeguate, nel rispetto degli standard di sicurezza e continuità del servizio pubblico –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per assicurare l'immediata messa in sicurezza della strada statale 118 nel tratto interessato dai recenti eventi franosi, con interventi strutturali definitivi di consolidamento e contrasto al dissesto idrogeologico;

   se sia stato predisposto un piano straordinario e coordinato per la provincia di Agrigento che ricomprenda la strada statale 118, la strada statale 115 e la strada statale 189, con cronoprogramma vincolante, copertura finanziaria certa e monitoraggio pubblico dello stato di avanzamento dei lavori;

   se non ritenga necessario valutare la nomina di un commissario straordinario per la gestione unitaria degli interventi sulla rete viaria agrigentina, dotato di poteri di coordinamento e accelerazione delle procedure, al fine di superare ritardi, rescissioni contrattuali e frammentazione delle competenze;

   quali iniziative immediate intenda adottare per garantire percorsi alternativi sicuri per il traffico leggero e pesante durante le chiusure o limitazioni delle principali arterie, nonché per sostenere cittadini e imprese gravemente penalizzati dalla perdurante condizione di isolamento infrastrutturale della provincia di Agrigento.
(4-07081)


   BARBAGALLO e MARINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   un grave incendio ha colpito nel mese di novembre 2025 il complesso fieristico Le Ciminiere, situato a poche centinaia di metri dalla stazione centrale di Catania, causando ingenti danni e la distruzione dell'auditorium «Cutuliscio», simbolo della struttura progettata dall'architetto Giacomo Leone;

   a seguito del rogo, l'area interessata, compresa quella prospiciente il sedime ferroviario, è stata posta sotto sequestro dalla procura della Repubblica di Catania, che ha avviato un'indagine per accertare le cause dell'incendio;

   il sequestro ha determinato l'inutilizzabilità di tre fasci di binari su sette presso la stazione centrale di Catania, compromettendo la regolare circolazione ferroviaria lungo la direttrice ionica;

   negli ultimi mesi numerosi pendolari che viaggiano sulla tratta Catania-Messina hanno subito cancellazioni e soppressioni di corse con frequenza insolitamente elevata, aggravata non solo dagli eventi meteorologici avversi ma anche dalle conseguenze dell'incendio;

   secondo quanto denunciato dal Comitato pendolari siciliani Ciufer, dalla sera dell'evento ad oggi sarebbero stati cancellati circa 60 treni, per complessivi 30.000 km-treno, nei collegamenti tra Catania Aeroporto Fontanarossa, Giarre-Riposto e Taormina-Giardini, con gravi disagi per pendolari, studenti e turisti;

   la presenza di un'impalcatura prospiciente il sedime ferroviario impedirebbe il pieno utilizzo dei binari, nonostante siano trascorsi mesi dall'evento e la struttura abbia resistito anche a fenomeni meteorologici estremi;

   Rete ferroviaria italiana ha dichiarato che la riattivazione dei binari è subordinata al nulla osta dell'autorità giudiziaria e che una richiesta in tal senso è già stata avanzata alla magistratura competente;

   la situazione descritta sta determinando una grave compromissione del diritto alla mobilità nell'intera Sicilia orientale, già messa a dura prova dai danni infrastrutturali registrati sull'asse Messina-Taormina –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   quali iniziative urgenti intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di garantire, nel rispetto dell'autonomia dell'autorità giudiziaria, una tempestiva risoluzione delle criticità che impediscono la piena fruibilità dei binari presso la stazione centrale di Catania;

   se non ritenga opportuno attivare un tavolo tecnico con Rete ferroviaria italiana, la Regione Siciliana e le autorità locali competenti, volto a individuare soluzioni temporanee idonee a ripristinare adeguati livelli di servizio ferroviario;

   quali misure straordinarie si intendano adottare per tutelare i pendolari e garantire la continuità del servizio ferroviario lungo la direttrice ionica della Sicilia orientale, anche in considerazione della rilevanza turistica e strategica dei collegamenti interessati.
(4-07086)


   MARINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   emerge sulla stampa gravissime criticità relative al traffico ferroviario sulla dorsale ionica Messina-Catania-Siracusa;

   in particolare secondo quanto denunciato dal locale comitato pendolari dal 13 novembre 2025 la circolazione ferroviaria presso la stazione centrale di Catania risulta fortemente limitata a causa della chiusura di tre fasci di binari su sette, con gravi ripercussioni sulla regolarità del servizio, sulle coincidenze e sulla gestione dei convogli;

   tale limitazione sarebbe conseguenza dell'incendio che ha colpito il centro fieristico «Le Ciminiere» della città metropolitana di Catania nella notte tra il 12 e il 13 novembre 2025, evento che ha reso necessaria l'installazione di un'impalcatura prospiciente il sedime ferroviario;

   sempre secondo il comitato pendolari, la mancata rimozione o messa in sicurezza definitiva dell'impalcatura avrebbe comportato, dalla sera dell'evento a oggi, la cancellazione di circa 30.000 chilometri di tratta nei collegamenti tra Catania Aeroporto Fontanarossa, Giarre-Riposto e Taormina-Giardini, con pesanti ricadute su pendolari, studenti e turisti;

   la situazione risulterebbe aggravata dai danni causati dal ciclone «Harry» sull'asse Messina-Taormina, determinando un quadro definito dallo stesso comitato come «emergenziale» per la mobilità ferroviaria della Sicilia orientale;

   la dorsale ionica Messina-Catania-Siracusa rappresenta un'infrastruttura strategica per la mobilità regionale, per il collegamento con l'aeroporto di Catania Fontanarossa e per l'attrattività turistica di località quali Taormina e Siracusa;

   il diritto alla mobilità costituisce un servizio pubblico essenziale che deve essere garantito in condizioni di efficienza, sicurezza e continuità, soprattutto in un territorio già penalizzato da carenze infrastrutturali;

   la permanenza per mesi di una situazione di parziale inagibilità di un'infrastruttura ferroviaria primaria appare suscettibile di determinare un grave pregiudizio economico e sociale per l'intera area interessata;

   appare necessario un tempestivo coordinamento tra Rete ferroviaria italiana, la città metropolitana di Catania e le autorità competenti al fine di ripristinare là piena operatività dei binari interdetti –:

   quali siano le cause tecniche e amministrative che hanno determinato il protrarsi della chiusura dei tre fasci di binari presso la stazione centrale di Catania e se il Ministero competente sia stato formalmente informato della situazione;

   quali iniziative urgenti intenda conseguentemente assumere, per quanto di competenza, nei confronti di Rete ferroviaria italiana e in raccordo con enti territoriali coinvolti, al fine di garantire la rimozione dell'impalcatura o la definitiva messa in sicurezza dell'area e la riapertura dei binari attualmente interdetti;

   quali misure straordinarie siano previste per assicurare il ripristino della piena capacità della dorsale ionica Messina-Catania-Siracusa, anche alla luce dei danni ulteriori causati dagli eventi meteorologici richiamati.
(4-07087)


   DE PALMA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nelle ultime settimane il servizio di trasporto su gomma gestito da Ferrovie del Sud Est sta registrando gravi e reiterati disservizi, con centinaia di corse soppresse in Puglia;

   in particolare, nella giornata di lunedì 17 febbraio 2026 risultano cancellate 307 corse di autobus e, successivamente, ulteriori 130 corse nella giornata del 19 febbraio 2026, a causa dell'assenza di numerosi conducenti;

   secondo quanto riportato dagli organi di informazione, le defezioni del personale sarebbero riconducibili a certificazioni di malattia, infortuni e permessi, in un contesto di forte tensione organizzativa;

   i disservizi stanno colpendo in modo significativo le province di Taranto, Bari, Brindisi e Lecce, territori nei quali il trasporto pubblico locale rappresenta spesso l'unico mezzo di collegamento per studenti, lavoratori e utenti fragili;

   Ferrovie del Sud Est è società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e svolge un servizio pubblico essenziale;

   la continuità e l'affidabilità del trasporto pubblico locale costituiscono livelli essenziali delle prestazioni per i cittadini;

   il protrarsi delle soppressioni sta determinando un grave pregiudizio al diritto alla mobilità di migliaia di pendolari pugliesi ed in particolar modo nella provincia di Taranto;

   appare necessario accertare tempestivamente le cause organizzative e gestionali dei disservizi e adottare misure correttive immediate –:

   se il Ministro sia a conoscenza della situazione di grave criticità che sta interessando il servizio di Ferrovie del Sud Est;

   di quali elementi disponga in ordine alle cause puntuali delle centinaia di corse soppresse e se emergano profili di responsabilità organizzativa o gestionale in capo alla società;

   se, per il tramite del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, siano state già attivate verifiche interne e quali ne siano gli esiti;

   quali misure immediate di competenza si intendano adottare per garantire il pieno ripristino delle corse e la tutela dei pendolari;

   quali interventi strutturali di competenza il Governo intenda sostenere, anche in raccordo con la regione Puglia, per rafforzare stabilmente il trasporto pubblico locale nell'area ionica pugliese ed in particolar modo nella provincia di Taranto.
(4-07097)

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   DE CORATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da organi di stampa, nel comune di Saronno, nello specifico nella zona di Cascina Colombara, si è verificata una grave e reiterata situazione di aggressioni e minacce ai danni di una cittadina residente, la quale ha denunciato di essere stata aggredita più volte da un soggetto identificato come richiedente asilo, abitualmente presente nei pressi della propria abitazione;

   la vicenda è stata portata all'attenzione dell'opinione pubblica attraverso la trasmissione televisiva «Fuori dal coro», nel corso della quale sono emerse le ripetute richieste di intervento rivolte alle autorità competenti da parte dei residenti della zona;

   la donna aggredita ha riportato diverse lesioni, tra cui contusioni al capo, al volto e agli arti, oltre ad aver subito danneggiamenti al proprio veicolo, vivendo in una condizione di costante timore e impossibilitata a condurre una vita normale a causa della persistente presenza del soggetto nelle immediate vicinanze della propria casa;

   a seguito degli episodi di violenza, il comune è intervenuto disponendo lo sgombero della baracca abusiva del richiedente asilo, intervento che tuttavia non ha comportato l'allontanamento del soggetto dal quartiere, essendosi lo stesso trasferito a pochi metri di distanza, all'interno di un capannone dismesso, continuando, dunque, a frequentare l'area e a mantenere comportamenti aggressivi e violenti;

   a seguito di un intervento dei carabinieri all'interno del capannone occupato, inoltre, sono state sequestrate alcune armi improprie appartenenti al soggetto, conseguentemente accompagnato in caserma per gli opportuni accertamenti, seguiti tuttavia dal rilascio dello stesso nella medesima giornata;

   secondo quanto riportato da fonti di stampa, il comune non avrebbe, infatti, potuto adottare misure più incisive nei confronti del soggetto coinvolto, a causa dello status di richiedente asilo dello stesso, il quale risulterebbe regolarmente presente sul territorio nazionale sino alla definizione della procedura di protezione internazionale. Le eventuali decisioni in ordine all'allontanamento, al trattenimento o ad altre misure limitative della libertà personale rientrerebbero, infatti, nelle competenze delle autorità statali di pubblica sicurezza e dell'autorità giudiziaria, potendo il comune intervenire esclusivamente sotto il profilo amministrativo, ad esempio mediante lo sgombero di occupazioni abusive, senza poter, tuttavia, disporre di poteri autonomi idonei a risolvere definitivamente la situazione segnalata;

   tale successione di eventi ha alimentato tra i residenti un diffuso senso di insicurezza e la percezione di un'insufficiente efficacia delle misure adottate a tutela dell'ordine pubblico –:

   se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative di competenza in ordine alla vicenda di cui in premessa, anche al fine di garantire maggiore sicurezza per i cittadini.
(5-05075)

Interrogazioni a risposta scritta:


   ROSCANI e PERISSA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   sta sollevando notevoli tensioni politiche e istituzionali, anche in contesti internazionali, il caso dell'uccisione del cittadino francese Quentin Deranque, avvenuta a Lione in quella che sembra essere stata una vera e propria spedizione punitiva, e attualmente oggetto di indagine giudiziaria da parte delle autorità francesi;

   secondo quanto emerge da fonti di stampa, alcuni soggetti legati a gruppi antifascisti francesi – inclusi individui coinvolti nelle indagini relative al pestaggio a morte – avrebbero partecipato ad iniziative pubbliche in Italia, ricevendo riconoscimenti sociali e ufficiali, come nel caso della consegna di una targa in occasione di una visita a Roma da parte di rappresentanti di associazioni locali;

   il 12 ottobre 2024, infatti, il presidente dell'VIII Municipio di Roma, Amedeo Ciaccheri – esponente di Alleanza Verdi e Sinistra e notoriamente legato ai centri sociali capitolini – avrebbe conferito una targa di riconoscimento con il logo ufficiale del comune di Roma a Raphaël Arnault, inserito già dal luglio 2024 nella categoria «Fiche S», ovvero le persone considerate «minaccia alla sicurezza nazionale» e fondatore della «Jeune Garde Antifasciste», un'organizzazione dichiarata illegale dal Governo francese perché ritenuta responsabile di incitazione alla violenza; sulla targa compare la dicitura «compagno de La France Insoumise. Uniti nella battaglia»;

   secondo le ricostruzioni giornalistiche, sembrerebbe inoltre che nella medesima occasione Ciaccheri si sia fatto fotografare insieme ad un giovane, tale Jacques Elie Favrot, assistente di Arnault e accusato di aver partecipato al pestaggio mortale di Quentin; in Francia il presidente dell'Assemblea nazionale ha sospeso il diritto di accesso di Favrot all'Assemblea a fronte delle accuse e delle testimonianze raccolte;

   anche altri esponenti di Avs, incluso il consigliere regionale del Lazio, Claudio Marotta, avrebbero pubblicato sui social messaggi di piena solidarietà politica con Arnault e con i cortei ai quali egli aveva partecipato;

   tali circostanze sollevano profondi interrogativi sul rapporto tra organizzazioni politiche italiane, rappresentate anche nelle più alte istituzioni, e soggetti riconducibili ad ambienti di estrema sinistra internazionale, oltre a configurare un elemento di imbarazzo istituzionale per l'amministrazione comunale di Roma e un possibile conflitto di valori tra la tutela dell'ordine pubblico e la legittimazione di gruppi violenti –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare al fine di prevenire l'escalation di violenza, a fronte di forme di sostegno politico e ideologico, anche indiretto, che paiono individuare collegamenti con contesti di violenza internazionale.
(4-07079)


   GHIRRA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa si è appreso che nei giorni scorsi il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Macomer è stato teatro di una grave protesta da parte delle persone trattenute, culminata in una rivolta che ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine e che ha determinato danni alla struttura, riportando all'attenzione pubblica una situazione da tempo segnalata come fortemente critica sotto il profilo delle condizioni di vita, della tutela della salute e del rispetto dei diritti fondamentali;

   secondo quanto emerso da visite ispettive, segnalazioni di organismi di garanzia e testimonianze raccolte nel tempo, il Cpr di Macomer – come tutte le altre strutture analoghe presenti sul territorio nazionale – presenta gravi carenze strutturali e organizzative, con particolare riferimento all'assistenza sanitaria e psicologica, alla gestione del disagio psichico, all'accesso all'informazione legale e alla possibilità di comunicare con l'esterno;

   il trattenimento amministrativo, pur non configurandosi come misura penale, si traduce nella pratica in una forma di privazione della libertà personale che incide profondamente sulla dignità e sull'equilibrio psico-fisico delle persone, spesso già vulnerabili a causa di percorsi migratori segnati da traumi, violenze e condizioni di estrema precarietà; è inoltre frequente il ricorso sistematico e non sempre appropriato alla sedazione farmacologica, in assenza di un adeguato supporto terapeutico e di un monitoraggio sanitario continuativo, con il rischio di trasformare tali strutture in luoghi di mera contenzione, anziché in spazi sottoposti a rigorosi standard di tutela dei diritti e della salute;

   gli episodi di protesta, di autolesionismo e di forte tensione che si registrano con frequenza nei Cpr non possono essere letti come eventi isolati o esclusivamente riconducibili all'ordine pubblico, ma appaiono piuttosto come il sintomo di un disagio strutturale, legato alle modalità di funzionamento di queste strutture e alla durata del trattenimento, spesso vissuto come indefinito e privo di reali prospettive;

   nel caso specifico del Cpr di Macomer, risulta inoltre che la direttrice della struttura abbia rassegnato le proprie dimissioni, senza che siano state rese pubbliche le motivazioni di tale decisione, né chiarito chi abbia assunto la responsabilità della direzione, se in via temporanea o definitiva, e con quali criteri;

   la limitata accessibilità alle informazioni, unita alle difficoltà riscontrate dagli organismi di garanzia nel monitorare in modo continuativo quanto avviene all'interno dei Cpr, contribuisce a creare un clima di opacità che non appare compatibile con i principi di trasparenza e di controllo democratico che devono caratterizzare l'azione amministrativa dello Stato –:

   quali iniziative urgenti siano state adottate dal Governo in relazione ai fatti verificatisi presso il Cpr di Macomer e se siano stati avviati accertamenti amministrativi volti a verificare eventuali responsabilità nella gestione della struttura;

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza delle condizioni materiali e sanitarie in cui versano le persone trattenute nel Cpr di Macomer e quali iniziative di competenza intendano assumere per garantire un'assistenza sanitaria e psicologica effettiva, continuativa e adeguata, con particolare attenzione alle situazioni di vulnerabilità;

   quali siano le ragioni delle dimissioni della direttrice del Cpr di Macomer e chi sia attualmente responsabile della direzione della struttura, specificando se tale incarico sia stato conferito in via provvisoria o definitiva e sulla base di quali criteri;

   se il Governo non ritenga necessario rafforzare i meccanismi di monitoraggio indipendente e di trasparenza sui Cpr, assicurando un accesso pieno e costante agli organismi di garanzia e alle autorità competenti;

   se, infine, non si ritenga indifferibile una riflessione complessiva sul sistema dei Cpr, alla luce delle criticità emerse e delle reiterate proteste, valutando soluzioni alternative al trattenimento amministrativo che siano maggiormente rispettose dei diritti fondamentali e della dignità delle persone.
(4-07080)


   ZARATTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in data 17 febbraio 2026, il Gup di Roma ha rinviato a giudizio il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, con l'accusa di evasione fiscale per una cifra superiore ai 20 milioni di euro legata alla gestione dell'università Unicusano;

   l'impianto accusatorio delinea una gestione sistematica di flussi finanziari sottratti all'Erario per finalità private e acquisti di lusso, in palese contrasto con i doveri di lealtà fiscale richiesti a ogni cittadino e, a maggior ragione, a chi riveste cariche pubbliche;

   la gravità dei fatti contestati e l'ingente danno erariale ipotizzato proiettano un'ombra pesante sull'onorabilità della carica di primo cittadino, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali;

   l'articolo 142 del decreto legislativo n. 267 del 2000 prevede la rimozione degli amministratori locali per «gravi e persistenti violazioni di legge», una clausola di salvaguardia del decoro e della legittimità degli enti locali;

   la condotta del sindaco Bandecchi, anche in contesti extra-amministrativi, si è distinta per toni e comportamenti spesso oggetto di attenzione per potenziali profili di ordine pubblico e decoro istituzionale;

   l'articolo 54 della Costituzione italiana sancisce il dovere di fedeltà alla Repubblica, l'osservanza della Costituzione e delle leggi per tutti i cittadini (comma 1), e impone a chi esercita funzioni pubbliche di adempierle con «disciplina ed onore»;

   appare evidente all'interrogante come sia insostenibile la compatibilità della permanenza in carica del sindaco di Terni con il prestigio dell'amministrazione comunale –:

   se non ritenga sussistano i presupposti per l'avvio di un'istruttoria da parte della prefettura di Terni, volta a verificare se i fatti contestati e la condotta complessiva del sindaco possano integrare gli estremi per l'applicazione delle misure previste dall'articolo 142 del Tuel (rimozione o sospensione);

   quali provvedimenti e/o iniziative, anche di carattere normativo, a tutela del principio di legalità e del buon andamento della pubblica amministrazione, intenda adottare per garantire che la guida di un ente locale non sia affidata a soggetti gravati da accuse di violazioni tributarie di tale gravità.
(4-07082)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi, e con particolare intensità tra il 2025 e l'inizio del 2026, in Puglia si registra una diffusa percezione di insicurezza, soprattutto nelle ore serali e notturne, come segnalato da cittadini, operatori economici e amministrazioni comunali;

   tale percezione trova riscontro in un grave incremento di episodi riconducibili a criminalità predatoria ad alto impatto, che si sono moltiplicati sull'intero territorio regionale;

   tra questi assumono particolare rilievo i numerosi assalti agli sportelli bancomat e postamat, perpetrati prevalentemente mediante l'utilizzo di ordigni esplosivi artigianali, secondo la cosiddetta tecnica della «marmotta», come riportato dalla stampa locale e nazionale;

   tali modalità operative, caratterizzate dall'impiego di esplosivi in contesti urbani e talvolta residenziali, comportano rischi estremamente elevati per l'incolumità pubblica e contribuiscono a determinare una situazione emergenziale sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica;

   in più province pugliesi si sono recentemente registrati ulteriori episodi di assalti esplosivi agli sportelli automatici collocati anche in contesti residenziali, con danni rilevanti alle strutture e forte allarme tra la popolazione, in un quadro investigativo che evidenzia possibili collegamenti tra gruppi criminali operanti su scala sovraprovinciale;

   analogamente, in diverse aree del territorio regionale, si sono verificati raid notturni e azioni criminali in sequenza ai danni di farmacie, esercizi commerciali e altre attività economiche, con modalità operative che denotano coordinamento e capacità di spostamento rapido tra più comuni, accrescendo il senso di vulnerabilità delle comunità locali;

   alcuni di tali episodi hanno provocato danni rilevanti a edifici e attività economiche, esponendo cittadini e lavoratori a situazioni di concreto pericolo e generando costi significativi per il ripristino delle strutture danneggiate;

   gli effetti di tali eventi non si esauriscono nei profili di rilievo penale o nei danni materiali, ma determinano ricadute concrete sull'erogazione dei servizi alla cittadinanza, poiché in diversi comuni gli sportelli automatici sono stati temporaneamente sospesi o rimossi per motivi di sicurezza, con conseguente difficoltà per intere comunità – in particolare per anziani e persone fragili – nell'accesso ai servizi di prelievo e pagamento di base;

   in numerosi territori pugliesi sono state inoltre segnalate criticità connesse alla carenza di organico delle forze di polizia, alla vastità delle aree da presidiare e alla necessità di rafforzare i sistemi di controllo e videosorveglianza, elementi che rendono più complessa un'efficace azione preventiva;

   la reiterazione di tali fenomeni rischia di alimentare un diffuso senso di vulnerabilità nelle comunità locali e di indebolire la fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di garantire un adeguato controllo del territorio –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per contrastare e prevenire i fenomeni di criminalità registrati in Puglia, ivi compresi i recenti assalti agli sportelli bancomat e postamat, e per garantire l'incolumità dei cittadini e dei soggetti coinvolti;

   se sia previsto un incremento stabile degli organici e delle risorse operative assegnate al territorio pugliese, con particolare riferimento alle aree maggiormente colpite dai fenomeni descritti;

   se non ritenga opportuno assumere iniziative di carattere straordinario o un patto per la sicurezza urbana dedicato ai grandi comuni del Mezzogiorno, con particolare attenzione a quelli della Puglia interessati dai recenti episodi, al fine di contrastare in modo strutturale fenomeni di degrado, microcriminalità e reati predatori.
(4-07089)


   BENZONI e PASTORELLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il Corpo nazionale dei vigili del fuoco si avvale, in numerosi territori, anche dell'apporto dei distaccamenti volontari, la cui operatività concorre a garantire tempestività d'intervento e copertura di aree distanti dai comandi permanenti;

   i volontari del distaccamento dei vigili del fuoco di Magenta (MI) nel 2017, grazie a una raccolta fondi di cittadini e associazioni, acquistarono un'autoscala in ragione della carenza di mezzi analoghi nelle immediate vicinanze e della distanza del mezzo più prossimo di quasi 30 chilometri;

   come si ha modo di apprendere da notizie di stampa locale, da circa due anni tale autoscala sarebbe stabilmente utilizzata da strutture del Corpo diverse dal distaccamento che ne aveva promosso l'acquisizione, con conseguente riduzione – e talvolta totale assenza – della disponibilità operativa del mezzo a servizio del territorio per il quale era stata originariamente prevista;

   la sottrazione prolungata di un mezzo così essenziale per le attività di soccorso non solo incide negativamente sulla sostenibilità dell'impegno volontario, ma arreca soprattutto un pregiudizio concreto alla capacità di risposta in scenari di incendio e soccorso tecnico urgente, specie in territori con limitata prossimità di mezzi equivalenti;

   nei casi in cui i comandi permanenti versino in condizioni di insufficiente disponibilità di mezzi o risorse operative, non può determinarsi, nella prassi, un ricorso sistematico e prolungato alle dotazioni reperite dai distaccamenti volontari, con l'effetto di trasferire sui volontari – e sulle comunità che essi servono – l'onere di supplire a carenze strutturali;

   agli onorevoli interroganti è stata rappresentata, inoltre, la necessità di avviare percorsi formativi e abilitativi, adeguati e continuativi, per il personale volontario per la conduzione e l'impiego di mezzi speciali, al fine di evitare che carenze organizzative o formative si traducano in depotenziamenti delle sedi;

   appare necessario, quindi, considerare l'ipotesi di redigere inventari dei mezzi e delle attrezzature a disposizione sull'intero territorio nazionale, seguendo una duplice distinzione a seconda che siano stati acquistati con risorse pubbliche o derivino dalla messa a disposizione dei distaccamenti volontari –:

   se sia a conoscenza della vicenda descritta in premessa e se non intenda avviare delle verifiche circa i presupposti, le modalità e la durata dell'impiego del mezzo fuori dalla sede per la quale era stato acquistato;

   se non intenda prevedere delle garanzie affinché i mezzi a disposizione dei distaccamenti volontari, salvo casi di necessaria riallocazione temporanea ai fini dei soccorsi, rimangano principalmente a disposizione del territorio di riferimento;

   se e con quali iniziative intenda assicurare la tracciabilità e la distinzione inventariale dei mezzi statali rispetto a quelli acquisiti con risorse di volontari e associazioni, nonché per disciplinare in modo trasparente l'utilizzo di eventuali donazioni o altre forme di messa a disposizione;

   quali iniziative intenda assumere al fine di rafforzare e rendere continuativi i percorsi di formazione e abilitazione del personale volontario dei Vigili del fuoco per la conduzione e l'impiego di mezzi speciali, così da evitare che un'eventuale assenza prolungata comprometta la capacità operativa dei distaccamenti.
(4-07100)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FOSSI e MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   nel comune di Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, alcuni consiglieri comunali di Fratelli d'Italia hanno presentato una mozione che propone di integrare la denominazione ufficiale degli istituti scolastici del territorio con etichette volte a indicarne un presunto orientamento culturale e politico, quali «politicamente schierata a sinistra», «ideologicamente comunista», «favorevole alle teorie lgbtq+ e/o woke», «antiamericana», «antisionista», «antifascista», «anticattolica» o «antidemocratica»;

   tale proposta, secondo i firmatari, sarebbe finalizzata a rendere «pubblico e trasparente l'orientamento insegnato e voluto dal corpo docente e dalla dirigenza scolastica», così da orientare consapevolmente la scelta delle famiglie in fase di iscrizione;

   la mozione fa riferimento a presunte «lezioni politicizzate» e a una non meglio precisata «violenza psicologica» esercitata da dirigenti e docenti nei confronti degli studenti;

   il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti, ha definito la proposta un tentativo di «schedatura» delle scuole, evocando un pericoloso precedente storico legato al periodo del regime fascista e denunciando un attacco alla libertà e all'autonomia scolastica;

   sulla vicenda è intervenuta anche la Flc Cgil Firenze, che ha qualificato la mozione come «un fatto gravissimo», annunciando iniziative a difesa della scuola pubblica, del pluralismo e della libertà di insegnamento;

   la libertà di insegnamento è espressamente tutelata dall'articolo 33 della Costituzione, che garantisce l'autonomia delle istituzioni scolastiche e la funzione della scuola pubblica quale presidio di pluralismo, laicità e democrazia;

   successive dichiarazioni pubbliche di esponenti di Fratelli d'Italia hanno definito la proposta una «provocazione», ribadendo tuttavia l'esistenza di un presunto «indottrinamento di sinistra» nelle scuole;

   l'eventuale attribuzione di etichette ideologiche agli istituti scolastici pubblici configurerebbe una forma di classificazione potenzialmente lesiva dell'autonomia scolastica, della dignità professionale del personale docente e dirigente e del diritto degli studenti a un'istruzione libera e pluralista;

   non risulta chiaro sulla base di quali criteri oggettivi, evidenze documentali o strumenti di valutazione si potrebbe procedere a una simile classificazione;

   il rischio è quello di introdurre un clima di pressione e intimidazione nei confronti della comunità scolastica, con possibili ricadute sul sereno svolgimento dell'attività didattica –:

   se sia a conoscenza della vicenda e quale sia la posizione del Governo rispetto alla proposta di classificare gli istituti scolastici pubblici con etichette ideologiche;

   se ritenga tale classificazione compatibile con i principi costituzionali di autonomia scolastica e libertà di insegnamento, nonché con il ruolo della scuola pubblica quale presidio di pluralismo e democrazia;

   quali iniziative di competenza intenda assumere per tutelare l'autonomia delle istituzioni scolastiche e garantire che non si introducano forme di pressione o classificazione ideologica nei confronti di scuole, dirigenti e docenti.
(5-05074)

Interrogazioni a risposta scritta:


   VARCHI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   la legge 30 marzo 2004, n. 92 ha istituito il «Giorno del ricordo» quale solennità civile, al fine di «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale»;

   l'articolo 2 della medesima legge prevede specifiche iniziative, in particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, per diffondere tra i giovani la conoscenza di quei tragici eventi; la ricorrenza del 10 febbraio rappresenta, infatti, un momento istituzionale di memoria condivisa, volto a contrastare ogni forma di negazionismo o riduzionismo storico;

   nel 2007 lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, definì le foibe «imperdonabile orrore contro l'umanità», riconoscendo l'esodo giuliano-dalmata quale tragedia per lungo tempo negata;

   da oltre vent'anni il «Giorno del ricordo» viene regolarmente celebrato nelle istituzioni scolastiche italiane, in attuazione della legge dello Stato e nel rispetto del pluralismo culturale e della verità storica;

   eppure, per quanto consta all'interrogante, nella città di Palermo, in occasione della ricorrenza del 10 febbraio 2026, la Cgil ha indetto una concomitante assemblea, circostanza che ha impedito o comunque ostacolato la partecipazione alla celebrazione del «Giorno del ricordo» in ambito scolastico;

   inoltre, presso il liceo classico statale Vittorio Emanuele II, nella medesima giornata, si sarebbe svolto, con il benestare della scuola e la partecipazione di alcuni docenti, un presidio non autorizzato nello spazio antistante l'istituto, con esposizione di striscioni e cartelli recanti messaggi quali «giù le mani dalla resistenza la storia non si strumentalizza» e «conoscere la storia combattere il revisionismo storico fascista», formulazioni che, secondo l'interrogante, appaiono in aperto contrasto con le finalità commemorative della ricorrenza e rischiano di riaprire divisioni ideologiche su una tragedia riconosciuta dalla legge dello Stato;

   e ancora, due rappresentanti del medesimo istituto hanno pubblicato sul social Instagram un post commemorativo in cui si esprimeva chiara condanna per le violenze perpetrate dal regime comunista titino: tale contenuto sarebbe stato successivamente rimosso a causa di insulti e minacce ricevuti dagli autori attraverso i social, circostanza che solleva preoccupazioni sotto il profilo della tutela della libertà di espressione e della serenità del dibattito scolastico;

   la scuola rappresenta presidio fondamentale di educazione civica e di formazione alla memoria storica condivisa e comportamenti volti a ostacolare o delegittimare una solennità civile istituita per legge rischiano di compromettere il rispetto delle istituzioni e il corretto svolgimento delle attività educative –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza anche di carattere ispettivo, intenda assumere per assicurare che il «Giorno del ricordo» sia celebrato nelle istituzioni scolastiche nel pieno rispetto della normativa vigente, anche al fine di contribuire ad accettare i fatti esposti in premessa.
(4-07078)


   CAVANDOLI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   la scuola rappresenta uno spazio di formazione, crescita e confronto libero da qualsivoglia forma di indottrinamento religioso, politico o ideologico;

   la funzione dell'istituzione scolastica è quella di garantire pari opportunità a tutti gli studenti, nel rispetto dei principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione, assicurando criteri oggettivi e uniformi nella valutazione del merito e nella partecipazione alle attività didattiche;

   si apprende dalla stampa che, in una scuola di Genova, una dirigente scolastica avrebbe diramato una circolare interna con cui si invitano i docenti, in occasione del periodo del Ramadan, a non prevedere valutazioni scritte e orali per gli studenti di religione musulmana e ad esentarli dalle attività di educazione motoria;

   tale disposizione, a parere dell'interrogante, inciderebbe direttamente sull'organizzazione dell'attività didattica e sulla programmazione delle verifiche, introducendo un trattamento differenziato su base religiosa;

   una simile misura rischia di determinare una evidente disparità di trattamento tra studenti appartenenti a confessioni religiose diverse, con la conseguenza che gli studenti non musulmani potrebbero risultare inevitabilmente più esposti a interrogazioni e verifiche nel medesimo periodo; analogamente, studenti di altro credo religioso potrebbero non vedersi riconosciuto un analogo trattamento in occasione delle proprie festività o pratiche religiose, configurandosi così un potenziale vulnus al principio di uguaglianza;

   l'eventuale esonero generalizzato dall'attività motoria per motivazioni legate al digiuno religioso potrebbe altresì porre questioni di natura sanitaria, organizzativa e valutativa, nonché di corretta applicazione delle linee guida ministeriali in materia di educazione motoria;

   la scuola, pur nel rispetto delle convinzioni personali e della libertà religiosa di ciascuno, deve garantire criteri uniformi e non discriminatori, evitando che la gestione delle differenze culturali e religiose si traduca in trattamenti privilegiati o penalizzanti –:

   se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e non ritenga che tale misura possa risultare discriminatoria nonché quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire uniformità di comportamento sul territorio nazionale, nel rispetto della laicità della scuola e dei principi di imparzialità e non discriminazione.
(4-07099)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LAI e SCOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, commi 413-422, della legge n. 207 del 2024, nonché la legge n. 199 del 2025, hanno introdotto un esonero contributivo finalizzato a sostenere l'occupazione stabile nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno, intervenendo sul costo del lavoro a tempo indeterminato quale strumento di politica attiva e di riequilibrio territoriale. Tale misura si inserisce nel quadro degli interventi volti a ridurre il divario occupazionale tra Nord e Sud del Paese, riconoscendo il carattere strutturale delle difficoltà economiche e produttive che interessano ampie aree del Mezzogiorno. Per l'annualità 2026 risultano stanziate risorse rilevanti, superiori a 1,5 miliardi di euro, destinate a rendere effettiva l'agevolazione e a garantire continuità alle politiche di decontribuzione. Tuttavia, numerose imprese operanti nel Sud, in particolare quelle di dimensioni superiori alle Pmi, segnalano il permanere di criticità applicative connesse alla mancata emanazione delle necessarie istruzioni operative da parte dell'Inps, con particolare riferimento allo sblocco dei flussi Uniemens e all'attivazione dei codici di conguaglio. Tale situazione determinerebbe un blocco tecnico che impedisce la concreta fruizione dello sgravio contributivo, pur in presenza dei requisiti occupazionali previsti dalla normativa vigente;

   il ritardo nell'attuazione amministrativa rischia di produrre effetti distorsivi rilevanti: da un lato, mina la certezza del diritto e la credibilità degli strumenti di decontribuzione come leve strutturali di politica industriale e del lavoro; dall'altro, espone le imprese a tensioni finanziarie significative, incidendo sulla programmazione economica e sulla capacità di mantenere e consolidare i livelli occupazionali;

   in un contesto caratterizzato da persistenti fragilità socio-economiche e da tassi di disoccupazione più elevati rispetto alla media nazionale, l'incertezza amministrativa rischia di vanificare l'obiettivo perseguito dal legislatore, ossia rafforzare il lavoro stabile e incentivare investimenti di lungo periodo nel Mezzogiorno;

   appare pertanto necessario assicurare tempestività nell'adozione degli atti attuativi, uniformità nell'applicazione della misura e piena operatività degli strumenti tecnici indispensabili per la sua fruizione –:

   quali siano le ragioni del ritardo nell'adozione delle disposizioni attuative necessarie a rendere pienamente operativa la misura anche per le imprese di maggiori dimensioni;

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda assumere, anche nei confronti dell'Inps, al fine di garantire lo sblocco dei flussi Uniemens, l'attivazione dei codici di conguaglio e tempi certi di applicazione per l'annualità 2026;

   se il Governo intenda prevedere modalità di recupero delle agevolazioni non fruite per l'annualità 2025, ove spettanti, al fine di tutelare le imprese che hanno mantenuto o incrementato l'occupazione nel Mezzogiorno e di preservare la coerenza delle politiche di sostegno al lavoro nel Sud.
(5-05073)

Interrogazione a risposta scritta:


   SCOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la mobilità in deroga è un ammortizzatore sociale fondamentale per migliaia di famiglie in tutta Italia;

   nella sola regione Lazio sono mille le famiglie percettrici della mobilità in deroga è che rischiano di non avere più alcun aiuto economico;

   la legge di bilancio per il 2026, all'articolo 1, comma 165 ha stabilito che «Al fine del completamento dei piani di recupero occupazionale di cui all'articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, sono stanziate ulteriori risorse per un importo pari a 100 milioni di euro per l'anno 2026, a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Ai fini del rispetto del limite delle disponibilità finanziarie assegnate, l'Inps effettua il controllo e il monitoraggio dei flussi di spesa afferenti all'avvenuta erogazione delle prestazioni e ne dà riscontro al Ministero del lavoro e delle politiche sociali almeno semestralmente»;

   la circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 10 febbraio 2026 oltre a comunicare la disponibilità di risorse solo per la cassa integrazione, sembra escludere per la mobilità in deroga anche l'utilizzo, da parte delle regioni, delle somme che residuano dagli anni precedenti –:

   quali iniziative, anche normative, – per quanto di competenza – intenda intraprendere il Ministro interrogato in relazione a quanto esposto in premessa al fine di prorogare anche per il prossimo anno uno strumento di sostegno economico per migliaia di famiglie del Paese.
(4-07094)