XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
da un articolo de Il Fatto quotidiano si è appreso dell'esistenza di una società, «Le 5 forchette Srl», costituita a Biella il 16 dicembre 2024, con una divisione delle quote tra il Delmastro, altri esponenti piemontesi del partito di Fratelli d'Italia, la vice presidente della Regione Piemonte, il segretario provinciale di FdI nonché assessore comunale, un consigliere regionale e, con una quota del 50 per cento Miriam Caroccia, figlia del Caroccia attualmente detenuto in carcere a Viterbo, dove sconta una condanna, inflitta in via definitiva lo scorso mese di febbraio 2026, a quattro anni per intestazione fittizia e per aver agevolato un'associazione criminale di stampo camorristico capeggiata da Michele Senese;
nell'aprile 2025 ha aperto a Roma il ristorante Bisteccherie d'Italia, gestito dal Caroccia, in un locale di proprietà della predetta società e, come emerge dagli atti delle sentenze che lo hanno successivamente portato alla condanna, è proprio l'attività di ristorazione il canale privilegiato utilizzato per mascherare le attività illecite dell'organizzazione criminale;
il procedimento giudiziario contro Caroccia si è avviato nel 2020 e si è concluso di recente, eppure il Sottosegretario di Stato Delmastro dichiara, come si legge sulla stampa, di non aver mai saputo – né mai intuito, evidentemente – ciò che molti sapevano – o intuivano – perché il Caroccia pubblicizzava le prelibatezze del ristorante attraverso molti canali social, con video, fotografie e inviti a visitarlo, finché ha potuto farlo da uomo libero;
dalla stampa emergerebbe invece, la frequentazione del ristorante da parte del Delmastro e la sua dichiarazione di essersi accorto solo poche settimane fa della strettissima parentela tra la sua socia e Mauro Caroccia, dichiarazione che, ove si accerti l'assenza di malizia, aggrava ulteriormente la sua condizione, a fronte del ruolo istituzionale ricoperto, per l'estrema avventatezza e la cecità con cui conduce i suoi affari privati ponendo in pregiudizio l'esercizio del suo mandato di governo, verso il quale si rivela nuovamente incompatibile;
in proposito, infatti, giova ricordare che il giovedì 2 febbraio dell'anno 2023, nella seduta n. 48 dell'Assemblea del presente consesso, i firmatari del presente atto chiedevano al Governo la revoca immediata della nomina a Sottosegretario di Stato del deputato Andrea Delmastro delle Vedove, macchiatosi, a loro avviso, di una grave condotta dolosa attraverso la quale egli aveva abusato dei suoi poteri e violato i suoi doveri, compromesso ed ostacolato indagini rilevantissime sulle organizzazioni criminali di più alto livello, recando gravissimo pregiudizio non solo alla giurisdizione ma, più in generale, alla tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico per aver rivelato a un collega di partito documenti coperti da riservatezza funzionale relativi a stralci di una conversazione captata in carcere su presunti collegamenti tra il terrorista Cospito, ristretto al 41-bis, e alcuni esponenti mafiosi;
è opportuno rammentare che per tali fatti il tribunale di Roma ha ritenuto colpevole il Sottosegretario Delmastro e lo ha condannato a otto mesi comminando anche un anno di interdizione dai pubblici uffici;
tali gravi fatti acuiscono l'evidente questione morale che circonda la compagine governativa, oltre ai fatti in parola, si rammenta la posizione della Ministra Santanchè, rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato e sulla quale pendono ulteriori indagini correlate alla verifica di altri presunti illeciti, e la condizione dello stesso Delmastro, già condannato in primo grado dal tribunale di Roma per il caso «Cospito», di cui si dirà più avanti, e ora invischiato in oscuri rapporti economici con la figlia del prestanome di Michele Senese, considerato uno dei massimi vertici della mafia romana, con interessi e attività criminali in tutta la penisola e, come emerge dal processo «Hydra» in corso a Milano, partecipe dell'operazione di integrazione strategica con la mafia siciliana e la 'ndrangheta;
con riguardo alla vicenda «Cospito», vicenda che, prima ancora della condanna in sede giudiziaria, aveva sollevato gravi interrogativi circa la sua condotta e il suo equilibrio istituzionale, essa porta a considerare che il Sottosegretario di Stato al Ministero della giustizia risulti facilmente informato dei profili criminali di taluni soggetti e, dunque, appare del tutto anomalo o difficilmente credibile che egli non fosse a conoscenza dei rapporti, familiari così stretti di un suo socio in affari privati;
ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, il quadro si adombra ulteriormente alla luce dell'omessa dichiarazione alla Camera di appartenenza del Sottosegretario di Stato Delmastro della variazione riguardante la sua condizione patrimoniale in ordine all'assunzione di quote societarie, verso il quale egli risulta obbligato ai sensi della disciplina vigente in materia di conflitti di interessi e in ottemperanza al Codice di condotta dei deputati, il quale prevede che ciascun deputato dichiari al Presidente della Camera le cariche e gli uffici di ogni genere che ricopriva alla data della presentazione della candidatura e quelle che ricopre in enti pubblici o privati, anche di carattere internazionale, nonché le funzioni e le attività imprenditoriali o professionali comunque svolte e che vi provveda ogni qualvolta esse sopravvengano nel corso del mandato;
risulta difficile ricondurre l'omissione a una dimenticanza o a una mera irregolarità formale, essa rischia di assumere i contorni di una scelta consapevole e deliberata, incompatibile con i principi di trasparenza, lealtà e responsabilità che devono informare l'esercizio delle funzioni di governo;
da ultimo, preme ai firmatari sottolineare, con grave sconcerto, il fatto che, secondo quanto riportato dalla stampa, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni risulterebbe essere stata informata dei fatti oggetto del presente atto «oltre un mese fa dai vertici del suo partito», con significativo anticipo, dunque, rispetto alla loro emersione pubblica, senza che a ciò abbiano fatto seguito iniziative tempestive per chiarimenti formali o a tutela delle istituzioni, con ciò configurandosi quanto meno una preoccupante sottovalutazione degli eventi occorsi ad un Sottosegretario di Stato del suo Governo;
i firmatari ritengono che il ruolo di Sottosegretario di Stato al Ministero della giustizia richieda integrità e rispetto rigoroso dei principi di legalità e opportunità: i fatti evidenziati compromettono la fiducia dei cittadini nell'operato del Ministero della giustizia, pongono in pregiudizio il libero esercizio del mandato e configurano un quadro incompatibile con l'elevato profilo etico richiesto a chi ricopre incarichi governativi;
oltre ai connessi eventuali profili di carattere penale, la condotta getta una oscura e pesante ombra sulla sua attività governativa in un dicastero di così tale rilievo e delicatezza e, dunque, si pone in palese contrasto con l'articolo 54 della Costituzione che recita: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore»;
la credibilità delle istituzioni partecipa anche della percezione di imparzialità, trasparenza e distanza da qualsiasi contesto suscettibile di conflitti o condizionamenti;
la somma dei fatti richiamati configura una condizione di grave compromissione e inopportunità politica e rende necessario ristabilire pienamente prestigio e autorevolezza delle istituzioni nonché riaffermare il primato dell'etica pubblica quale requisito imprescindibile per l'esercizio delle funzioni pubbliche,
impegna il Governo
ad avviare immediatamente le procedure di revoca, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, della nomina a Sottosegretario di Stato del deputato Andrea Delmastro Delle Vedove.
(1-00557) «Riccardo Ricciardi, Auriemma, Ilaria Fontana, Alifano, Quartini, Santillo, D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
secondo autorevoli fonti giornalistiche, nelle settimane scorse il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Edmondo Cirielli avrebbe incontrato a Roma l'ambasciatore della Federazione russa in Italia, Aleksej Vladimirovič Paramonov, in un colloquio avvenuto lontano dalla sede istituzionale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e, secondo le stesse ricostruzioni, senza che ne fossero informati preventivamente né il Presidente del Consiglio dei ministri, né il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
le fonti riferiscono che l'iniziativa del Viceministro non sarebbe stata concordata con i vertici del Governo e che avrebbe generato irritazione interna, sfociata in un confronto diretto con il Presidente del Consiglio dei ministri;
il Viceministro Cirielli ha smentito tali ricostruzioni, affermando che il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale era a conoscenza dell'incontro, che vi hanno partecipato due funzionari, di cui uno della Direzione generale per gli affari politici, e che sarebbe stata redatta una nota ufficiale; ha inoltre precisato che l'incontro del 3 febbraio 2026 rientrerebbe in una prassi diplomatica ordinaria, non essendo il primo colloquio con l'ambasciatore russo, e ha negato tensioni con il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
successivamente, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, intervenendo pubblicamente il 16 marzo 2026, ha definito «inutile» la polemica, precisando che il Viceministro aveva ricevuto un ambasciatore accreditato nell'ambito di normali relazioni diplomatiche, che l'incontro si è svolto «alla luce del sole» presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e alla presenza di funzionari e che lo scopo era ribadire la posizione italiana di condanna dell'invasione russa dell'ucraina; Tajani ha confermato che la posizione del Governo resta coerente con il sostegno all'Ucraina e l'adesione al regime di sanzioni nei confronti della Russia;
nonostante queste dichiarazioni, permangono divergenze tra le ricostruzioni giornalistiche e le spiegazioni governative su luogo, modalità e livello di conoscenza dell'incontro all'interno dell'Esecutivo;
l'incontro è avvenuto in un contesto di estrema delicatezza delle relazioni internazionali, segnato dall'aggressione russa all'Ucraina e dal conseguente isolamento diplomatico della Russia stabilito dall'Unione europea e dai Paesi alleati; inoltre, lo stesso ambasciatore Paramonov ha rilasciato un'intervista in cui ha attaccato pubblicamente il Presidente del Consiglio dei ministri sulla linea politica italiana verso la Russia;
la politica estera italiana è una delle principali espressioni della sovranità nazionale e richiede coordinamento e coerenza da parte dell'Esecutivo, sotto la guida del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
in particolare, in una fase di conflitto armato in Europa, ogni interlocuzione con rappresentanti del Governo russo ha un significativo valore politico e diplomatico; incontri con membri del Governo italiano devono quindi avvenire nell'ambito di un indirizzo politico chiaro, condiviso e consapevole; le ricostruzioni contrastanti — da un lato giornalistiche che parlano di iniziativa non concordata, dall'altro le dichiarazioni del Viceministro e del Ministro interrogato che rivendicano la regolarità dell'incontro — rendono urgente un chiarimento formale davanti al Parlamento;
la mancanza di una ricostruzione univoca rischia di creare l'impressione di una gestione confusa delle relazioni diplomatiche e di sollevare interrogativi sulla coerenza della politica estera italiana; ciò può incidere sull'immagine internazionale del Paese, che deve apparire chiaro e coerente agli alleati europei e atlantici;
in assenza di spiegazioni puntuali, si rafforzerebbe l'idea di politica estera ambigua, caratterizzata da iniziative non coordinate e trasparenza insufficiente verso Parlamento e opinione pubblica;
per queste ragioni, appare indispensabile che il Governo chiarisca le circostanze dell'incontro, le modalità di svolgimento e il livello di responsabilità all'interno dell'Esecutivo –:
se il Governo, anche alla luce delle dichiarazioni rese dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, possa fornire una ricostruzione puntuale dell'incontro avvenuto tra il Viceministro Edmondo Cirielli e l'ambasciatore della Federazione russa Aleksej Vladimirovič Paramonov, indicando con precisione la data, il luogo, le modalità di svolgimento e i principali temi trattati nel corso del colloquio;
se e con quali modalità il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale siano stati informati dell'incontro e dei suoi contenuti;
se il Governo ritenga che l'incontro con l'ambasciatore della Federazione russa, pur rientrando nelle normali prassi diplomatiche, sia coerente con la linea politica ufficiale dell'Italia nei confronti della Russia e con gli impegni internazionali assunti nell'ambito dell'Unione europea e se intenda assumere iniziative di competenza volte a garantire una piena trasparenza parlamentare in merito a tali interlocuzioni future.
(2-00798) «Quartapelle Procopio, Amendola, Provenzano, Porta, Casu».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, il Ministro dell'interno, il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro per la pubblica amministrazione, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
subito dopo l'anticipazione de La Stampa circa la presenza di Peter Thiel a Roma tra il 15 e il 18 marzo 2026 per una serie di conferenze e incontri il Gruppo del Partito Democratico ha immediatamente, con atto di sindacato ispettivo n. 4/07262 presentato in data 9 marzo 2026, sottoposto al Governo la questione relativa ai possibili rapporti tra le istituzioni italiane e soggetti e società riconducibili all'imprenditore statunitense, con particolare riferimento alla società Palantir Technologies, senza ricevere nessuna risposta; in data 10 marzo 2026 il Gruppo ha altresì richiesto in Aula una informativa urgente del Governo sulla medesima vicenda, senza che a tale richiesta sia stato dato seguito;
Peter Thiel è un imprenditore e investitore tra i più influenti nel settore tecnologico globale, tra i promotori della società Palantir Technologies, azienda specializzata nello sviluppo di piattaforme avanzate per l'integrazione e l'analisi di grandi quantità di dati. Come evidenziato in un approfondimento giornalistico del Corriere della Sera – Dataroom, tali tecnologie consentono di integrare dati provenienti da molteplici fonti, tra cui dati amministrativi, fiscali, sanitari, di localizzazione e di traffico telefonico; secondo fonti pubbliche, piattaforme sviluppate da Palantir sono utilizzate da agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono, la Cia, l'Fbi e la Nsa, nonché da strutture militari e di intelligence di Paesi alleati;
secondo quanto riportato dal quotidiano Il Domani in data 15 marzo 2026, sarebbero emerse anticipazioni relative all'avvio di una procedura presso il Ministero della difesa riguardante l'utilizzo di tecnologie sviluppate dalla società Palantir Technologies;
secondo quanto riportato dal quotidiano online Open in data 17 marzo 2026 altri incontri si sarebbero svolti anche a Milano con la partecipazione di ambienti della destra conservatrice italiana;
secondo quanto riportato dal quotidiano Il Messaggero in data 22 marzo 2026, sarebbero state evidenziate interlocuzioni e possibili accordi con il Ministero dell'interno e le forze di polizia, con riferimento all'impiego di sistemi di intelligenza artificiale per finalità di contrasto al terrorismo e alla criminalità;
l'attuale scenario internazionale è caratterizzato da una crescente competizione geopolitica e tecnologica tra grandi potenze, con particolare riferimento ai settori dell'intelligenza artificiale, dei dati e delle tecnologie dual use; in tale contesto, la gestione e l'elaborazione di grandi quantità di dati rappresentano un ambito strategico che incide direttamente sulla sicurezza nazionale, sulla protezione dei dati personali e sull'autonomia tecnologica degli Stati; le ulteriori notizie di stampa sopra richiamate, unite alla mancata risposta alla citata interrogazione e alla mancata informativa in Aula, rendono necessario un immediato chiarimento in sede parlamentare –:
se il Governo sia a conoscenza della presenza a Roma di Peter Thiel nelle date indicate e se durante questi giorni o nei giorni precedenti e seguenti si siano svolti in Italia o all'estero incontri tra lui o suoi rappresentanti con la Presidente del Consiglio o membri del Governo o loro delegati;
se risulti che amministrazioni pubbliche italiane, società partecipate dallo Stato o enti pubblici abbiano in essere rapporti contrattuali, collaborazioni, sperimentazioni o progetti con società riconducibili a Peter Thiel, tra cui in particolare Palantir Technologies;
se corrispondano al vero le anticipazioni citate circa eventuali accordi e se siano in essere o allo studio altre intese riguardo settori strategici quali difesa, sicurezza nazionale, gestione dei dati pubblici, infrastrutture digitali, sanità, mobilità o applicazioni di intelligenza artificiale;
se il Governo intenda rendere pubbliche le informazioni relative a eventuali collaborazioni o interlocuzioni istituzionali con società operanti nel campo dell'analisi avanzata dei dati e dell'intelligenza artificiale, al fine di garantire la piena trasparenza, la tutela dei dati dei cittadini e la salvaguardia della sovranità tecnologica nazionale ed europea.
(2-00800) «Casu, Provenzano, Mauri, Scotto, Roggiani, Prestipino, Malavasi, Stefanazzi, Gianassi, Girelli, Lacarra, Romeo, Manzi, Fornaro, Gribaudo, Berruto, Evi, Viggiano, Filippin, Guerra, Scarpa, Vaccari, Porta, Pandolfo, Graziano, Simiani, De Luca, Quartapelle Procopio, Cuperlo, Ascani, Serracchiani, Orfini, Furfaro, Forattini, Ferrari, Bakkali, Peluffo, Marino, Andrea Rossi, Gnassi, Ghio, Lai, Boldrini, Madia, Laus, Tabacci, Fassino, Merola, D'Alfonso».
Interrogazioni a risposta orale:
PANDOLFO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nel 2015, di fronte alla possibile chiusura della centrale «E. Montale» della Spezia, i sindacati avevano proposto all'amministrazione comunale della Spezia l'attivazione di un tavolo istituzionale che vedesse la partecipazione delle organizzazioni sindacali, datoriali, associazioni ambientaliste e ovviamente gli enti locali interessati, la regione e rappresentanti del Governo per verificare l'esistenza di progetti volti alla eventuale reindustrializzazione dell'area;
tale strumento di partecipazione attiva non è stato più convocato dall'amministrazione comunale della Spezia;
nel dicembre 2021 la centrale «E. Montale» della Spezia ha cessato le proprie attività senza che ci fosse nessun progetto che accompagnasse la chiusura con l'avvio di nuovi progetti;
nel giugno 2022 il consiglio regionale approvò all'unanimità un ordine del giorno in cui si impegnò la giunta a sostituirsi al comune della Spezia e a farsi promotrice di spostare a livello regionale il tavolo di confronto con Enel, con i comuni della Spezia e di Arcola, con i sindacati e associazioni datoriali per predisporre progetti che prevedessero un rilancio a fini industriali delle aree;
a oggi non c'è stata nessuna novità per quanto riguarda la gestione della fase di riconversione;
in Italia altre centrali, tra cui quelle Enel di Civitavecchia e Brindisi, sono state dismesse o sono in via di dismissione e sono oggetto di processi di riconversione che riguardano prospettive di sviluppo di quei territori;
il Governo ha messo in campo misure straordinarie per supportare suddetti processi;
al fine di accelerare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili connessa al progetto di risanamento e di riconversione delle centrali a carbone di Cerano a Brindisi e di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, è stato convocato, presso il Ministero dello sviluppo economico, un comitato di coordinamento finalizzato a individuare soluzioni per il rilancio delle attività imprenditoriali, per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per il sostegno dei programmi di investimento e sviluppo imprenditoriale delle aree industriali di Brindisi e di Civitavecchia, con la partecipazione delle istituzioni locali, delle parti sociali e degli operatori economici nonché di rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero della transizione ecologica, del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri;
si fa presente che il Governo ha nominato per ogni area un Commissario per la riconversione;
i compiti dei commissari nominati per legge sono quelli di semplificare le procedure amministrative e rappresentare un acceleratore per gli investimenti e le attività ambientali;
la riconversione delle aree della ex centrale Enel non è stata oggetto delle medesime iniziative governative e né la regione e né il comune della Spezia hanno rivendicato tali azioni;
per questo sarebbe assolutamente importante individuare anche per La Spezia, attraverso una specifica legislazione uno strumento operativo, capace di mettere a sistema tutti i soggetti interessati alla riconversione dell'area –:
quali opportune e tempestive iniziative anche di carattere normativo intendano assumere per istituire anche per il sito di La Spezia un comitato di coordinamento presso il Governo, come già avvenuto per le aree di Brindisi e Civitavecchia, con l'obiettivo di promuovere programmi di investimento e sviluppo e di rilancio occupazionale del comprensorio territoriale in questione.
(3-02560)
GHIRRA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
con deliberazione di consiglio comunale n. 50 del 25 novembre 2025 il comune Loiri Porto S. Paolo (Sassari) ha adottato la «Proposta variante al Puc di Loiri Porto San Paolo da sottozona H2 a sottozona F4 in località Cala Finanza. Punta La Greca, nell'ambito della conferenza di servizi ex articolo 14-bis e seguenti della legge n. 241 del 1990 all'interno dello sportello Zes Unica del mezzogiorno n. 600178»;
la proposta di variante sarebbe finalizzata alla realizzazione del progetto, proposto dalla società Tavolara Bay S.r.l., che mira a trasformare le aree di Cala Finanza e Punta La Greca (da sottozona H2 a F4 di piano regolatore) attraverso le procedure semplificate della struttura di Missione Zes Unica per il Mezzogiorno, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
il progetto promosso prevede la realizzazione di un imponente complesso turistico composto da un hotel a cinque stelle da 50 camere, 30 ville di lusso, un porto turistico e un campo da golf;
l'area dell'intervento, una cinquantina di ettari di macchia mediterranea davanti all'Isola di Tavolara, ricade ampiamente nella fascia di rispetto costiera dei 300 metri, tutelata con vincolo di conservazione integrale (legge regionale Sardegna n. 45 del 1989) e con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42 del 2004), mentre è classificata dal vigente Piano paesistico regionale, quale bene paesaggistico d'insieme in quanto ricadente nella fascia costiera (articoli 19-20 delle N.t.a.) e zona di conservazione integrale;
la provincia della Gallura – Settore 2 (ambiente e agricoltura, sicurezza, istruzione) ha comunicato lo scorso 11 marzo 2026, l'avvenuto rilascio di specifica autorizzazione unica n. 74 del 9 febbraio 2026 da parte della Struttura di missione Zes in favore della Tavolara Bay s.r.l.;
si apprende da organi di stampa che i pareri pervenuti in sede di conferenze di servizi (9 ottobre 2025, 26 novembre 2025, 22 gennaio 2026) sono stati tutti pressoché negativi e non superabili (Regione autonoma della Sardegna – Direzione generale panificazione territoriale e vigilanza edilizia; Corpo forestale e di vigilanza ambientale; Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Sassari; Regione autonoma della Sardegna – Direzione generale difesa ambiente; Regione autonoma della Sardegna – Servizio tutela del paesaggio) con il solo parere favorevole del comune di Loiri Porto S. Paolo;
la proposta di variante non risulta sia stata sottoposta alla preventiva procedura di V.a.s. né, tantomeno, alla necessaria procedura di assoggettabilità a V.i.a.;
riguardo la su citata autorizzazione unica n. 74 del 9 febbraio 2026, rilasciata dalla Struttura di missione Zes in favore della Tavolara Bay s.r.l. risulta abbiano richiesto annullamento in autotutela la presidenza della Regione autonoma della Sardegna (nota protocollo n. 3408 del 19 febbraio 2026), il Corpo forestale e di vigilanza ambientale (nota CFVA protocollo n. 12160 del 17 febbraio 2026), la Direzione generale regionale della pianificazione territoriale e vigilanza edilizia (nota protocollo n. 8347 del 13 febbraio 2026) –:
se la Struttura di Missione Zes unica del mezzogiorno abbia rilasciato autorizzazione unica in favore della Tavolara Bay s.r.l.;
se per la proposta di variante al Puc del comune Loiri Porto San Paolo sia stata espletata la procedura di V.a.s. e quella di assoggettabilità a V.i.a.;
se il progetto del complesso turistico proposto dalla Tavolara Bay s.r.l. risulti compatibile con i diversi vincoli di tutela paesaggistica ed ambientale gravanti sulle aree di Cala Finanza e Punta La Greca;
quali iniziative di competenza si intendano assumere per salvaguardare l'ampia fascia di macchia mediterranea davanti all'isola di Tavolara, classificata zona di riserva integrale nonché gli habitat e le specie protette presenti.
(3-02574)
Interrogazioni a risposta scritta:
ASCARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, il Governo avrebbe intenzione di depositare in Parlamento uno schema di decreto legislativo che prevederebbe la cancellazione o il superamento della figura delle consigliere e dei consiglieri di parità a livello regionale e territoriale, con l'accentramento delle relative funzioni presso una struttura ministeriale;
le consigliere e i consiglieri di parità rappresentano da anni un presidio fondamentale per la tutela contro le discriminazioni di genere nel lavoro, con funzioni di promozione delle pari opportunità, di vigilanza e di intervento nei casi di discriminazione nei luoghi di lavoro;
tali figure operano in stretta connessione con i territori, con le lavoratrici, con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni locali, svolgendo un ruolo essenziale di prossimità e di accesso concreto alla tutela dei diritti, soprattutto per le persone che vivono in contesti periferici o in aree meno servite;
un eventuale accentramento delle funzioni a livello centrale rischierebbe di indebolire la rete territoriale di prevenzione e contrasto alle discriminazioni, rendendo più difficile per molte lavoratrici accedere a strumenti di tutela rapidi ed efficaci;
tale ipotesi appare inoltre particolarmente contraddittoria nel momento in cui il Paese si appresta a celebrare l'80° anniversario del voto alle donne e a rinnovare l'impegno istituzionale per la piena parità di genere –:
se il Governo confermi l'intenzione di procedere alla cancellazione o al ridimensionamento delle figure delle consigliere e dei consiglieri di parità a livello regionale e territoriale;
quali siano le motivazioni alla base di tale scelta e quali valutazioni siano state effettuate circa l'impatto che essa potrebbe avere sulla tutela effettiva contro le discriminazioni di genere nel lavoro;
quali iniziative di competenza alternative il Governo intenda adottare per garantire presidi territoriali efficaci e accessibili per la promozione delle pari opportunità e il contrasto alle discriminazioni nei luoghi di lavoro;
se il Governo non ritenga opportuno assumere iniziative al fine di rivedere tale impostazione, rafforzando invece la rete territoriale delle consigliere e dei consiglieri di parità e assicurando adeguate risorse e strumenti per l'esercizio delle loro funzioni.
(4-07328)
PICCOLOTTI, ZANELLA, BONELLI, FRATOIANNI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI e MARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
l'inchiesta a firma di Raffaele Angius, Riccardo Coluccini, Marco Schiaffino, pubblicata il 28 gennaio 2026 da IrpiMedia e Wired Italia, ha svelato cosa e chi si nasconde dietro il successo del progetto editoriale Esperia Italia, che ha raggiunto 132 mila follower su Instagram, 139 mila su Facebook e 1,6 milioni di like su TikTok in meno di un anno;
Esperia Italia si auto-definisce un new media nato dal basso, ma, secondo l'inchiesta, è «uno strumento di condizionamento dell'opinione pubblica inserito in una rete già esistente di relazioni politiche, mediatiche e istituzionali, che collegano la piattaforma di divulgazione sovranista al mondo conservatore e governativo». Più nel dettaglio, l'inchiesta svela che, alle spalle del progetto editoriale, ci sono Dors Media e Pietro Francesco Dettori, figura di spicco della Casaleggio associati e da tempo transitato a destra, e Lara Fanti, vicina al responsabile dei social media della Presidenza del Consiglio dei ministri, Tommaso Longobardi;
come già segnalato con l'interrogazione del 6 febbraio 2026, la pubblicazione dei circa tre milioni di pagine relative al «caso Epstein» ha reso note le mosse di Steve Bannon – tra i maggiori protagonisti dell'estrema destra americana e mondiale, membro del consiglio di amministrazione di Cambridge analytica, animatore del movimento Maga e collaboratore a più riprese del Presidente Donald Trump – volte alla destabilizzazione dell'Unione europea attraverso il sostegno economico alle forze politiche euroscettiche, tra queste la Lega del Vice Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini;
lo studio del professore Fabio Giglietto (Università di Urbino), intitolato Meta's Political content reduction policy and Italian parliamentarians’ Facebook visibility, prendendo in esame 2,5 milioni post Facebook di parlamentari italiani, politici di spicco e account di estremisti politici (nel periodo 2021-2025), ha chiarito in che misura il «filtro» algoritmico introdotto da Meta a partire dal 2021 abbia contribuito all'affermazione e alla diffusione della voce degli estremisti di destra, a discapito delle/dei parlamentari, dallo stesso «filtro» largamente penalizzati;
il regolamento (Ue) n. 2024/900, che disciplina la trasparenza e il targeting della pubblicità politica, applicabile dal 10 ottobre 2025: a) si applica a tutti i messaggi pubblicitari di natura politica (inclusi quelli non direttamente correlati a candidati, ma che toccano temi che possono influenzare l'esito di elezioni o referendum) che vanno chiaramente indicati come pubblicità politica; b) impone obblighi di trasparenza: nome dello sponsor, importo speso per lo spot politico; la provenienza dei fondi utilizzati; la correlazione tra il messaggio pubblicitario e le elezioni o i referendum pertinenti; c) vieta il micro-targeting, salvo in caso di esplicito consenso del destinatario del messaggio; d) dispone che le autorità nazionali per la protezione dei dati dovranno monitorare, in particolare, l'uso dei dati personali a fini di targeting politico, è avranno il potere di imporre sanzioni pecuniarie conformemente alle norme dell'Unione europea sulla protezione dei dati; e) si applica anche agli influencer, che debbono dichiarare se per i loro post o messaggi hanno ricevuto soldi da propaganda politica;
l'articolo 22 del suindicato regolamento, al paragrafo 3, dispone che «gli Stati membri designano le autorità competenti a controllare l'osservanza, da parte dei prestatori dei servizi intermediari ai sensi del regolamento (Ue) 2022/2065, degli obblighi di cui agli articoli da 7 a 17 e all'articolo 21 del presente regolamento». L'Italia, ancora adesso, non ha applicato le indicazioni contenute nell'articolo 22, paragrafo 3 –:
considerati i gravi fatti indicati in premessa, nonché l'imminenza del referendum costituzionale e l'approssimarsi delle elezioni politiche, quali urgenti iniziative normative intenda intraprendere per dare piena attuazione all'articolo 22 del regolamento (Ue) 2024/900.
(4-07337)
CASU e SERRACCHIANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
da un articolo de Il Fatto Quotidiano si apprende che in data 16 marzo 2026 si è svolta a Roma un'iniziativa pubblica dal titolo «Insieme per il Sì», apertamente finalizzata a sostenere il voto favorevole al referendum sulla giustizia, come risulta dall'invito diffuso dagli organizzatori;
nell'invito dell'evento risultano indicati tra gli ospiti e promotori dell'iniziativa esponenti politici della maggioranza e membri del Governo, tra cui il Ministro sen. Adolfo Urso, insieme ad altri parlamentari;
nel medesimo invito compare tra i componenti del «Comitato per il Sì» anche Pietro Piccinetti, amministratore delegato di Infratel Italia, società pubblica interamente controllata dal gruppo Invitalia e operante sotto la vigilanza del Ministero delle imprese e del made in Italy, con rilevanti responsabilità nella realizzazione delle infrastrutture digitali del Paese e nella gestione di ingenti risorse pubbliche;
la presenza e il coinvolgimento di un amministratore delegato di una società pubblica vigilata dallo Stato in un'iniziativa di propaganda referendaria organizzata insieme a esponenti della maggioranza e del Governo solleva a giudizio degli interroganti evidenti e gravi questioni di opportunità istituzionale, imparzialità dell'azione pubblica e rispetto dei princìpi di neutralità cui devono attenersi coloro che ricoprono incarichi apicali in società controllate dallo Stato;
tale situazione appare ancora più delicata alla luce del fatto che Infratel Italia è chiamata a gestire progetti strategici e rilevanti per la digitalizzazione del Paese –:
se il Governo fosse a conoscenza della partecipazione dell'amministratore delegato di Infratel Italia all'iniziativa «Insieme per il Sì» del 16 marzo 2026 e del suo inserimento tra i promotori del relativo comitato; se tale partecipazione sia avvenuta in modalità tali da richiamare, direttamente o indirettamente, il ruolo istituzionale ricoperto in una società pubblica vigilata dallo Stato; nonché se non si ritenga, per quanto di competenza, opportuno fornire chiarimenti in merito all'eventuale utilizzo di risorse o personale di Infratel nell'organizzazione dell'evento o della campagna anche al fine di garantire il rispetto dei princìpi di neutralità istituzionale e di separazione tra funzioni pubbliche e attività politica.
(4-07340)
SERRACCHIANI e ORFINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dal Domani, il Capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio, Gaetano Caputi, avrebbe ricoperto, fino al dicembre 2025, l'incarico di presidente dell'Organismo di vigilanza (Odv) della società Termo S.p.A.;
la società in questione ha sede a Fondi, in provincia di Latina, e fino al dicembre 2025 il nome di Caputi figurava nell'organigramma aziendale con la qualifica di presidente dell'organismo di vigilanza (Odv), chiamato a sorvegliare sul rispetto delle disposizioni della legge n. 231 sulla responsabilità delle aziende in caso di reati commessi da amministratori e dirigenti;
la nomina in Termo, però, prosegue l'articolo, non sarebbe mai stata inserita nelle dichiarazioni che il capo di gabinetto di Palazzo Chigi deve obbligatoriamente pubblicare, indicando le cariche pubbliche e private e segnalando di anno in anno eventuali novità: tale incarico, infatti, non risulterebbe inserito nelle dichiarazioni obbligatorie relative alle cariche e agli incarichi ricoperti dagli alti funzionari pubblici, previste dalla normativa vigente in materia di trasparenza;
l'Organismo di vigilanza, ai sensi del decreto legislativo n. 231 del 2001, svolge funzioni rilevanti di controllo sul rispetto delle norme in materia di responsabilità amministrativa delle società;
la società Termo ha operato nel settore della riqualificazione energetica e ha conosciuto una significativa espansione grazie agli incentivi fiscali connessi al cosiddetto Superbonus 110 per cento;
sempre a quanto consta al quotidiano nel dicembre 2025, Caputi avrebbe rassegnato con effetto immediato le sue dimissioni dall'Odv dell'azienda laziale;
il Capo di Gabinetto della Presidente del Consiglio in passato a Fondi sarebbe stato il professionista di fiducia della locale Banca Popolare, e gli sarebbe stato più volte affidato l'incarico di rappresentante designato degli azionisti; inoltre lo stesso Caputi sarebbe stato chiamato anche nel consiglio di amministrazione di Ulixes sgr, società di gestione del risparmio controllata con sede a Fondi e controllata dalla Popolare, incarico a cui il capo di gabinetto di Palazzo Chigi avrebbe rinunciato nel novembre del 2022, subito dopo la nomina governativa;
nel caso di Termo, invece, il passo indietro è stato annunciato quando l'azienda era in piena crisi, con i soci alla ricerca di capitali per finanziare il salvataggio: nei documenti ufficiali si legge che nell'arco di due anni si sono più che dimezzati i ricavi, pari a circa 40 milioni nel 2023;
tra il 2023 e il 2024 il quadro normativo relativo alla cessione dei crediti fiscali è stato oggetto di ripetuti interventi da parte del Governo, incidendo in maniera significativa sull'operatività delle imprese del settore;
a seguito di tali modifiche, la società Termo avrebbe registrato un drastico calo dei ricavi e una rilevante contrazione dell'organico, passando da circa 130 a 45 dipendenti;
tra i soci della società figurava il Fondo italiano di investimento (Fii), partecipato da Cassa depositi e prestiti, che avrebbe investito circa 13 milioni di euro nella società;
nel gennaio 2026 tale partecipazione sarebbe stata ceduta per circa 1 milione di euro, determinando una perdita quasi integrale delle risorse investite;
la Banca d'Italia, a seguito di attività ispettive, avrebbe formulato rilievi critici sulla gestione del Fondo italiano di investimento, includendo tra le operazioni esaminate anche quella relativa a Termo; risulta inoltre che Caputi avrebbe rassegnato le dimissioni dall'organismo di vigilanza nel dicembre 2025, in coincidenza con la fase più critica della situazione aziendale –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti e quali verifiche di competenza abbia svolto al riguardo;
se l'incarico sia stato correttamente dichiarato e, in caso contrario, quali iniziative di competenza si intendano adottare in merito anche per rafforzare controlli e trasparenza in ordine alla sussistenza di profili di conflitto d'interessi;
se si intenda valutare l'attivazione di verifiche di competenza, anche tramite i servizi ispettivi di finanza pubblica, in relazione all'investimento del Fondo italiano di investimento e alla perdita di risorge pubbliche.
(4-07359)
DELLA VEDOVA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
a metà gennaio 2026, presso Palazzo Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, si è svolto l'incontro dal titolo «Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata», alla presenza, tra gli altri, dell'arcivescovo Paul Richard Gallagher e della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, onorevole Eugenia Roccella;
in tale occasione la Ministra Roccella ha dichiarato la necessità di promuovere una convergenza internazionale per contrastare la maternità surrogata, ipotizzando la creazione, in sede Onu, di un gruppo di Stati volto a combattere la cosiddetta «mercificazione della maternità» e proponendo in particolare una «sospensione, una moratoria, in particolare una moratoria per la surrogata cross-border»;
pur non avendo fatto menzione alla tempistica della proposta, tali dichiarazioni evocano l'avvio di una iniziativa diplomatica in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite, che, per essere calendarizzata, richiede l'inserimento del tema all'ordine del giorno della VI Commissione (Affari legali), la predisposizione di una bozza di risoluzione e la costruzione di una coalizione di Stati membri disposti a sostenerla;
iniziative di tale portata comportano un significativo impegno politico e diplomatico, nonché un coordinamento formale tra Presidenza del Consiglio e Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, oltre a una chiara definizione dell'obiettivo: se si tratti di una risoluzione di moratoria non vincolante, di un mandato per la redazione di una convenzione internazionale di divieto, o di un rinvio della discussione e/o decisione a altri organi delle Nazioni Unite, quali il Consiglio dei diritti umani o la Commissione sullo status delle donne;
a conferma della necessità di una chiara assunzione di responsabilità politica da parte dell'intero Governo, si ricordano analoghe iniziative in passato – come quella che portò alla risoluzione Onu del 2007 sulla moratoria universale della pena di morte – risultato di un lungo lavoro parlamentare, governativo e diplomatico per la creazione di una coalizione trans-regionale culminato in un voto dell'Assemblea generale su una risoluzione votata in Commissione e in Plenaria;
risulta pertanto essenziale chiarire se le dichiarazioni della Ministra Roccella costituiscano un orientamento condiviso dall'intero Esecutivo e se siano già già state attivate o siano in fase di definizione iniziative diplomatiche in tal senso –:
se siano a conoscenza di attività diplomatiche che confermano che il Governo italiano intende promuovere in sede Onu una moratoria universale della maternità surrogata;
se sia già stata avviata, o si intenda avviare, una formale iniziativa diplomatica per l'inserimento della questione all'ordine del giorno della VI Commissione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso o per la 81esima sessione che si inaugurerà l'8 settembre 2026;
quale sia la natura dell'atto che il Governo intende eventualmente proporre (risoluzione di moratoria non vincolante, avvio di un percorso verso una convenzione internazionale di divieto, o altra iniziativa);
se il Governo ritenga opportuno sottoporre preventivamente tale indirizzo a un passaggio parlamentare, al fine di garantire un mandato politico chiaro e condiviso per un'iniziativa di così rilevante impatto internazionale;
quali risorse diplomatiche e quali alleanze internazionali il Governo intenda attivare per sostenere un eventuale iniziativa in tal senso.
(4-07360)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta immediata:
DE MONTE, ORSINI, DEBORAH BERGAMINI, MARROCCO e BARELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la crisi in atto nella regione del Golfo, con l'interruzione dei flussi commerciali ed energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, evidenziano, in un contesto di crescente tensione e incertezza geopolitica, la necessità di garantire la stabilità e la continuità delle rotte commerciali globali, al fine di salvaguardare la competitività delle imprese esportatrici italiane e contenere l'impatto su costi logistici e sui tempi di approvvigionamento;
in questo quadro, il ruolo dei grandi corridoi infrastrutturali e degli hub logistici assume un rilievo sempre più strategico;
in particolare, l'India-Middle East-Europe economic corridor (Imec) si configura come una delle principali direttrici per la connessione tra Asia, Medio Oriente ed Europa, con rilevanti implicazioni geopolitiche, economiche e infrastrutturali per i Paesi coinvolti;
l'Italia, in ragione della sua posizione geografica e del suo tessuto industriale, può aspirare a svolgere una funzione di primo piano lungo il corridoio Imec, intercettando flussi commerciali e investimenti strategici;
il porto di Trieste, in particolare, può rappresentare uno snodo cruciale per le rotte dell'export italiano e un potenziale terminale europeo delle direttrici connesse all'Imec;
il 17 marzo 2026 il Governo ha promosso proprio a Trieste un Forum internazionale dedicato al corridoio Imec, a conferma della rilevanza strategica attribuita a tale direttrice –:
quali ulteriori iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per sostenere le imprese esportatrici italiane, anche favorendone il coinvolgimento nelle opportunità connesse allo sviluppo del corridoio Imec.
(3-02563)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
GATTA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il settore della pesca professionale rappresenta un pilastro fondamentale della sovranità alimentare e dell'economia marittima del nostro Paese;
le principali sigle associative del comparto hanno recentemente espresso forte preoccupazione per il nuovo e repentino aumento del prezzo del gasolio per uso pesca;
tale incremento, influenzato dalle attuali tensioni geopolitiche internazionali, incide su una voce di costo che per le imprese ittiche arriva a superare il 50 per cento degli oneri operativi totali;
l'attuale congiuntura rischia di compromettere la continuità produttiva di molte marinerie italiane, con il pericolo di una sospensione temporanea delle attività che danneggerebbe l'intera filiera;
appare dunque necessario un confronto tempestivo tra le istituzioni e le rappresentanze di categoria per prevenire l'aggravarsi di tensioni sociali e favorire soluzioni condivise che tutelino sia le imprese che i lavoratori –:
se, in continuità con l'attenzione sempre dimostrata verso il settore, non ritengano opportuno convocare un tavolo di confronto con le rappresentanze della pesca per monitorare l'andamento dei costi energetici e valutare congiuntamente le strategie di supporto;
quali siano le tempistiche previste per velocizzare l'erogazione dei pagamenti del fermo pesca delle annualità precedenti, strumento essenziale per garantire immediata liquidità alle imprese in questa fase di pressione finanziaria;
se il Governo intenda valutare la riattivazione di misure di compensazione, quali il credito d'imposta per il carburante, per mitigare l'impatto dei costi energetici sulla competitività delle flotte italiane:
se intendano promuovere un'azione coordinata in sede europea per una revisione del regolamento Feampa, finalizzata a consentire interventi diretti a favore del rinnovamento strutturale e dell'occupazione nel settore;
se intendano adottare iniziative di carattere normativo volte all'ottimizzazione degli ammortizzatori sociali al fine di renderli pienamente rispondenti alle specifiche esigenze di arresto temporaneo dell'attività del comparto.
(5-05172)
ROMEO e FORATTINI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la pioppicoltura italiana attraversa una fase complessa, caratterizzata da una contrazione della domanda di legno e una riduzione dei prezzi del legno e al contempo con il conseguente aumento dei costi energetici. Proprio il calo degli ordini nel settore dell'arredo per camper, principale utilizzatore del pioppo leggero, ha ridotto la richiesta e il valore di questo tipo di legname; esiste una grande preoccupazione in Veneto e in special modo tra i pioppicoltori del Polesine, dato che la provincia di Rovigo è la capofila in Veneto per coltivazione della pianta con 937 ettari sui 3.800 regionali, seguita da Padova, Verona e Vicenza;
la pioppicoltura rappresenta lo 0,5 per cento della risorsa di legno italiana ed è la fonte essenziale di uso del legno da opera in Italia e ne rappresenta il 50 per cento della intera filiera per questo tipo di utilizzo;
la conservazione della biodiversità, lo stoccaggio della CO2, la riduzione dell'erosione del suolo e valorizzazione turistico-ricreativa e paesaggistica possono essere il volano di rilancio di una pioppicoltura sostenibile lungo alcune aree golenali del basso Veneto –:
quali iniziative urgenti di competenza intenda intraprendere il Ministro interrogato per sostenere una filiera così importante per la silvicoltura nazionale.
(5-05173)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta in Commissione:
CURTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi mesi numerosi soggetti promotori di comunità energetiche rinnovabili (Cer), enti locali, professionisti e operatori del settore hanno segnalato ritardi nell'esame e nella definizione dei progetti presentati al Gestore dei servizi energetici (Gse) nell'ambito dello sportello per l'accesso ai contributi PNRR;
si tratta di una misura di rilevanza strategica per la diffusione dell'energia condivisa, per il contenimento dei costi energetici a beneficio di famiglie, enti territoriali, terzo settore e piccole attività economiche, nonché per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione e transizione energetica;
nonostante la dimensione spesso ridotta dei progetti riconducibili alle Cer, si riscontrano criticità procedurali e rallentamenti che appaiono, secondo numerose segnalazioni, non dissimili da quelli che interessano interventi di scala maggiore nel comparto delle fonti rinnovabili;
secondo quanto riportato da un recente articolo de Il Fatto Quotidiano, che richiama i dati del report «Scacco alle rinnovabili» di Legambiente, a gennaio 2026 risultavano 1.781 progetti a fonti rinnovabili in fase di valutazione Via PNRR-Pniec, dei quali 1.234, pari al 69,3 per cento, ancora in attesa della conclusione dell'istruttoria tecnica; il medesimo articolo riferisce altresì che 160 progetti risultavano in attesa di determina da parte della Presidenza del Consiglio e 88 bloccati da istituzioni competenti in materia di tutela culturale, di cui 80 dal Ministero della cultura;
il medesimo articolo evidenzia inoltre che nel 2025 il numero delle nuove istanze di progetti rinnovabili sottoposti a valutazione sarebbe crollato del 75,3 per cento rispetto al 2024, attestandosi a 149, dopo i 603 progetti del 2024 e i 609 del 2023, segnale che le lungaggini autorizzative e amministrative rischiano di produrre un effetto dissuasivo sugli investimenti nel settore;
per i progetti relativi alle comunità energetiche rinnovabili era previsto un apposito bando, finanziato con risorse del PNRR, con termine di presentazione fissato al 30 novembre 2025. Secondo quanto segnalato dai soggetti interessati, le relative istanze avrebbero dovuto essere istruite entro 90 giorni, termine che risulterebbe ad oggi non rispettato;
il protrarsi dei tempi di esame e approvazione da parte del Gse rischia di compromettere la concreta attuazione di iniziative già presentate entro il termine del 30 novembre 2025, con possibili ricadute negative sull'utilizzo effettivo delle risorse PNRR, sulla programmabilità degli investimenti e sulla possibilità per i soggetti beneficiari di rispettare le scadenze di realizzazione previste dalla disciplina vigente;
tale situazione desta particolare preoccupazione nei territori minori, nei piccoli e medi comuni e nelle aree interne, dove le Cer rappresentano uno strumento fondamentale non solo di sostenibilità ambientale, ma anche di coesione sociale, autonomia energetica e contrasto alla povertà energetica –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di ritardi nell'istruttoria dei progetti relativi alle comunità energetiche rinnovabili presentati entro il 30 novembre 2025 e quali iniziative urgenti intenda assumere, per quanto di competenza, in raccordo con il Gse al fine di assicurarne la rapida approvazione.
(5-05167)
Interrogazioni a risposta scritta:
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (Epbd), recentemente aggiornata nell'ambito delle politiche climatiche dell'Unione europea, prevede l'elaborazione da parte degli Stati membri di un Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, volto a definire la strategia per migliorare l'efficienza energetica del patrimonio edilizio;
tali piani rappresentano uno strumento centrale per la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nel settore edilizio, nonché per il raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione entro il 2050;
secondo recenti informazioni diffuse a livello europeo, l'Italia non avrebbe presentato entro la scadenza prevista del 31 dicembre 2025 la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione, circostanza che ha portato all'avvio di procedure di richiamo da parte della Commissione europea;
la definizione di una strategia nazionale per la riqualificazione energetica degli edifici riveste un ruolo fondamentale sia per la transizione energetica sia per il contenimento dei costi energetici per famiglie e imprese –:
quale sia lo stato di elaborazione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsto dalla normativa europea;
quali siano le tempistiche previste per la presentazione del Piano alla Commissione europea;
quali misure il Governo intenda adottare per favorire la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio nazionale in coerenza con gli obiettivi europei.
(4-07329)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il trasporto marittimo rappresenta un'infrastruttura essenziale per i collegamenti nazionali e per la mobilità nel bacino del Mediterraneo, in particolare per i territori insulari;
recenti analisi sul settore dei traghetti europei evidenziano come poco più di mille unità navali abbiano generato emissioni pari a oltre 13 milioni di tonnellate di CO2 in un solo anno, un valore comparabile a quello prodotto da milioni di automobili;
secondo tali studi, l'Italia risulterebbe tra i Paesi europei con il maggiore contributo alle emissioni derivanti dal traffico dei traghetti, con circa 2,4 milioni di tonnellate di CO2 prodotte annualmente durante i viaggi marittimi;
le emissioni generate dalle navi, in particolare durante le fasi di manovra e di permanenza nei porti, sono composte da diversi inquinanti atmosferici, tra cui ossidi di azoto, ossidi di zolfo e particolato fine, sostanze che possono incidere sulla qualità dell'aria nei centri urbani situati nelle vicinanze delle aree portuali;
alcuni studi evidenziano inoltre come, in determinate città portuali europee, l'inquinamento atmosferico generato dai traghetti possa risultare comparabile o addirittura superiore a quello prodotto dall'intero traffico automobilistico urbano;
la riduzione dell'impatto ambientale del trasporto marittimo richiede interventi infrastrutturali e tecnologici, tra cui l'elettrificazione delle banchine portuali (cold ironing), il rinnovamento della flotta e l'impiego di carburanti alternativi a minore impatto ambientale;
nell'ambito delle strategie di decarbonizzazione, lo sviluppo dell'idrogeno verde risulta strettamente connesso alla crescita delle fonti rinnovabili e può rappresentare una leva importante per la riduzione delle emissioni nei settori difficilmente elettrificabili, tra cui anche il trasporto marittimo –:
quale sia il contributo stimato del trasporto marittimo alle emissioni inquinanti nelle aree portuali italiane;
quali iniziative di competenza il Governo stia promuovendo per ridurre l'impatto ambientale delle navi durante le operazioni di attracco e permanenza nei porti;
quali interventi di competenza siano previsti per favorire la diffusione di tecnologie a minori emissioni nel settore del trasporto marittimo, anche attraverso l'elettrificazione delle banchine, il rinnovo della flotta e lo sviluppo di carburanti alternativi, tra cui soluzioni basate sull'idrogeno verde alimentato da fonti rinnovabili.
(4-07330)
CARMINA e CHERCHI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nell'isola di Pantelleria, in provincia di Trapani, è situata la baia di Cala Gadir, uno degli approdi naturali più caratteristici e identitari del territorio insulare, noto per il suo particolare valore paesaggistico e ambientale;
la cala rappresenta storicamente un piccolo approdo naturale frequentato da residenti e visitatori e costituisce uno dei luoghi più riconoscibili e rappresentativi dell'identità paesaggistica dell'isola;
l'area è caratterizzata dalla presenza di sorgenti di acqua termale che sgorgano direttamente in mare, creando condizioni ambientali peculiari e contribuendo alla formazione di un habitat naturale particolarmente delicato;
proprio nelle acque della cala sono state inoltre segnalate presenze della specie Anguilla anguilla, specie oggi fortemente minacciata a livello europeo e oggetto di specifici programmi di tutela e recupero della biodiversità;
negli ultimi mesi sarebbe emersa la previsione di realizzare un pontile galleggiante nella baia di Cala Gadir, intervento che comporterebbe l'installazione di strutture galleggianti, ancoraggi e possibili modifiche del fondale marino;
secondo cittadini, residenti e associazioni locali, un'opera di questo tipo potrebbe incidere significativamente sull'equilibrio paesaggistico e ambientale della cala, trasformando un approdo naturale in una struttura artificiale permanente e potenzialmente alterando un micro-ecosistema particolarmente delicato;
sulla piattaforma Change.org è stata recentemente avviata una petizione pubblica con cui si chiede alle istituzioni competenti di valutare con attenzione la compatibilità del progetto con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del sito, petizione che nelle prime ore ha raccolto centinaia di adesioni tra cittadini e residenti dell'isola;
il territorio dell'isola di Pantelleria è già stato oggetto nel corso degli anni di processi di trasformazione e di cementificazione che hanno inciso su alcune delle sue risorse naturali, circostanza che rende particolarmente sensibile il tema della tutela del paesaggio costiero e degli approdi naturali dell'isola;
appare pertanto necessario garantire che eventuali interventi infrastrutturali in un contesto ambientale così delicato siano sottoposti alle più rigorose verifiche sotto il profilo ambientale, paesaggistico e della tutela della biodiversità –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza del progetto relativo alla realizzazione di un pontile galleggiante nella baia di Cala Gadir nell'isola di Pantelleria;
se l'intervento previsto sia stato sottoposto o debba essere sottoposto, da parte dei Ministeri interrogati, a procedure di valutazione ambientale, comprese eventuali verifiche di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale (Via) o ad altre procedure previste dalla normativa vigente;
se risultino effettuati studi o analisi ambientali preliminari riguardanti l'ecosistema marino della cala, con particolare riferimento alla presenza di specie protette o minacciate, tra cui l'anguilla europea (Anguilla anguilla);
se l'area sia sottoposta a specifici vincoli paesaggistici e se il progetto in questione sia stato oggetto di valutazione da parte delle competenti Soprintendenze;
quali autorizzazioni o concessioni demaniali marittime risultino eventualmente richieste o rilasciate per la realizzazione del pontile galleggiante e quali amministrazioni siano coinvolte nel relativo procedimento;
se i Ministri interrogati intendano promuovere, per quanto di competenza, ulteriori approfondimenti tecnici e ambientali al fine di valutare l'impatto dell'intervento sull'equilibrio paesaggistico ed ecologico della baia;
quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di garantire la piena tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico di Cala Gadir e assicurare la massima trasparenza nei processi decisionali relativi a eventuali interventi infrastrutturali in un'area di così elevato valore naturalistico.
(4-07358)
FORMENTINI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il progetto Anas relativo alla realizzazione di una galleria in variante sulla SS45-bis «Gardesana Occidentale», nel tratto compreso tra il chilometro 86+567 e il chilometro 88+800 nel comune di Gargnano (Brescia), è finalizzato al miglioramento della sicurezza e della fluidità del traffico tra Salò e Riva del Garda, anche mediante la separazione dei flussi locali da quelli di attraversamento;
l'intervento, dal costo stimato di circa 126,2 milioni di euro, risulta inserito nel contratto di programma Anas-Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 2021-2025, con previsione di appaltabilità nel 2025;
il percorso progettuale, avviato nel 2016, ha già visto il superamento di diverse fasi rilevanti, tra cui l'approvazione del progetto di fattibilità, il parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici (2021) e l'autorizzazione ambientale regionale;
la realizzazione dell'opera è tuttavia subordinata alla conclusione della procedura ambientale di competenza del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;
risulta che, nonostante recenti interlocuzioni istituzionali e un aggiornamento intervenuto con il coinvolgimento del Ministero della cultura, la procedura non sia ancora conclusa e che vi siano incertezze tra i due Ministeri in merito alla modalità di chiusura del procedimento;
tale situazione di stallo si protrae da tempo, determinando ritardi significativi nell'avvio dell'opera, con ripercussioni sulla sicurezza della circolazione e sulla gestione dei flussi turistici lungo la Gardesana occidentale, particolarmente congestionata nei periodi di maggiore afflusso;
sussiste inoltre il rischio concreto di perdita dei finanziamenti previsti, qualora il progetto non venga definito entro i termini stabiliti –:
quali siano i tempi previsti per la definitiva chiusura dell'iter autorizzativo da parte dei Ministeri interrogati.
(4-07361)
ZINZI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
con nota 241407 del 19 dicembre 2025 il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica – Dipartimento energia – Direzione generale infrastrutture e sicurezza – Divisione IV ha indetto la conferenza di servizi decisoria relativa al progetto presentato dalla società Terna spa per la realizzazione del nuovo collegamento elettrico ad alta tensione 380kV «Montecorvino – Benevento III», infrastruttura della rete elettrica nazionale che interessa, tra gli altri territori, anche quello del comune di Calvi (Benevento);
il tracciato progettuale attraversa un'area caratterizzata da straordinari valori storici, archeologici, paesaggistici e ambientali, nonché da rilevanti vincoli di tutela derivanti dalla normativa nazionale e internazionale in materia di salvaguardia del patrimonio culturale;
assume particolare importanza l'attraversamento per 4 chilometri del comune di Calvi dalla Via Appia Antica – Regina Viarum, recentemente riconosciuta patrimonio mondiale dell'umanità Unesco, la presenza del Ponte Appiano, importante infrastruttura di epoca romana, il contesto paesaggistico di grande pregio rappresentato dal paesaggio fluviale incontaminato della Valle del Calore;
per la straordinaria rilevanza culturale e paesaggistica del sito, il comune di Calvi promuove da oltre 16 anni attività di valorizzazione turistica e culturale dell'Appia Antica, tra cui la manifestazione «Oltre i sentieri – raggio di luna su Ponte Appiano», iniziativa ideata dall'amministrazione comunale e progressivamente estesa anche ad altri enti attraversati dalla Regina Viarum;
il piano urbanistico comunale ha individuato specifiche aree a vocazione turistico-culturale lungo il tracciato dell'Appia Antica, con l'obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, archeologico e paesaggistico;
sin dalle prime fasi del procedimento il comune di Calvi ha manifestato formalmente la propria contrarietà al passaggio dell'elettrodotto nel territorio comunale per localizzazione, dimensioni, impatto visivo e incompatibilità con il contesto storico-paesaggistico del sito della Via Appia Antica e gli standard di tutela indicati dagli organismi tecnici internazionali icomos-unesco;
con nota del sindaco 4005 del 18 aprile 2024 veniva formalmente richiesto alla società Terna di non prendere più in considerazione il tracciato alternativo proposto, in ragione delle criticità emerse sotto il profilo urbanistico, paesaggistico e territoriale e, successivamente, il consiglio comunale di Calvi, con deliberazione n. 10 del 29 aprile 2024, ha espresso un chiaro atto di indirizzo politico-amministrativo contrario alla realizzazione dell'elettrodotto nel territorio comunale;
la giunta comunale di Calvi, con apposita deliberazione, ha fatto proprio il parere di «non conformità urbanistico-edilizia» dell'ufficio tecnico, per criticità urbanistiche, paesaggistiche e territoriali, nonché significative incongruenze nella sovrapposizione tra le mappe progettuali di Terna e la pianificazione urbanistica comunale;
l'articolo 9 della Costituzione sancisce il principio fondamentale della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione;
il codice dei beni culturali e paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004) impone specifiche misure di salvaguardia per i beni culturali e per i contesti paesaggistici di particolare valore storico –:
se, nell'ambito del procedimento autorizzativo in corso, del progetto presentato dalla società Terna spa per la realizzazione del nuovo collegamento elettrico ad alta tensione 380kV «Montecorvino – Benevento III», siano state adeguatamente valutate le interferenze di un'infrastruttura elettrica ad alta tensione di tale impatto con il tracciato storico della Via Appia Antica – Regina Viarum, recentemente riconosciuto patrimonio mondiale Unesco, con il Ponte romano Appiano e con il contesto paesaggistico-ambientale della Valle del Calore;
quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano adottare per garantire il pieno rispetto degli standard internazionali di tutela del patrimonio culturale previsti dalle convenzioni Unesco;
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno promuovere, ciascuno per quanto di competenza, una verifica approfondita della compatibilità dell'opera con i vincoli culturali e paesaggistici esistenti, valutando la sospensione o la revisione del procedimento autorizzativo, al fine di individuare soluzioni alternative di tracciato che non interferiscano con il patrimonio storico e archeologico della Via Appia Antica – Regina Viarum e con il paesaggio storico della Valle del Calore.
(4-07376)
ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la gestione dell'acqua in Toscana sta vivendo una svolta storica verso la pubblicizzazione totale, con la fine della gestione mista (privata-pubblica) e il ritorno al controllo pubblico;
a fine 2025, i comuni toscani hanno votato unanimi per l'affidamento in house del servizio idrico, superando la gestione mista;
questa decisione, che mira a togliere il socio privato Acea da Publiacqua, è stata sostenuta dalla conferenza dei sindaci per garantire la gestione interamente pubblica del servizio idrico;
il nucleo centrale riguarda Publiacque, il gestore che serve il Medio Valdarno: dopo anni di gestione mista (pubblico-privata), i comuni hanno deciso di non rinnovare la concessione ad Acea;
indagini di Greenpeace hanno evidenziato criticità in diverse aree della regione, definendo la Toscana tra le zone con maggiori segnali d'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche nelle falde;
recentemente (febbraio 2026), a Lucca (zona Antraccoli) l'odore di metano ha sollevato preoccupazioni sulla qualità dell'acqua ed è stato emesso un divieto di utilizzo dei pozzi privati per la presenza del gas tiofene. I residenti hanno sollecitato l'allacciamento rapido all'acquedotto pubblico;
il tribunale civile di Firenze, con una recente sentenza, ha respinto il ricorso presentato da Acea, confermando la legittimità della scelta dei comuni di riacquisire le quote private e ha riconosciuto le ragioni dei soci pubblici di Publiacqua, confermando la gestione pubblica;
la gestione passerà interamente a una società in-house denominata Plures, di proprietà dei comuni, eliminando la presenza di partner privati orientati al profitto;
la decisione è stata spinta dalla volontà di rispettare l'esito del referendum del 2011, assicurando che l'acqua non sia trattata come una merce e che gli investimenti siano reinvestiti nel servizio anziché distribuiti come dividendi;
il passaggio alla gestione totalmente pubblica promette, secondo le amministrazioni locali, una maggiore stabilità delle tariffe e un controllo più diretto sugli investimenti necessari per ridurre le perdite della rete idrica;
la nuova gestione punta a creare un modello interamente pubblico, in cui gli investimenti e la manutenzione delle reti sono finalizzati all'interesse pubblico e non al profitto privato, senza che questo comporti aggravi sui costi in bolletta;
è noto che la gestione pubblica delle acque garantisce la salubrità, la continuità del servizio e l'accessibilità universale, basandosi sul principio che l'acqua è un diritto umano essenziale e una risorsa pubblica. Il settore deve essere regolato da standard di qualità europei e nazionali (decreto legislativo n. 18 del 2023), con controlli rigorosi fino al rubinetto;
le principali garanzie offerte dal pubblico includono: il rispetto di parametri severi per l'acqua potabile (monitorati da Ministero della salute, regioni e Istituto superiore di sanità) con depurazione delle acque reflue; la regolazione tariffaria e tecnica di Arera; il servizio garantito a tutti; certezza sull'applicazione dei piani di tutela delle acque volti a prevenire l'inquinamento e a garantire il rinnovo della risorsa (direttiva 2000/60/CE); obblighi di pubblicazione dei dati sulla qualità dell'acqua e dei piani di investimento; istituzione di fondi statali per garantire la realizzazione delle infrastrutture idriche –:
quali iniziative di competenza i Ministri interrogati, anche alla luce delle premesse, intendano adottare al fine di supportare la volontà degli enti locali toscani e garantire che la fornitura di acqua potabile salubre, sicura e continua, sia rispondente ai requisiti del decreto legislativo n. 18 del 2023;
se non ritengano ottemperare al risultato del referendum del giugno 2011 sull'acqua pubblica, che ha espresso la volontà popolare di sottrarre la gestione delle risorse idriche al profitto privato, adottando le iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per assicurare la gestione pubblica, l'accessibilità universale e la gestione senza scopo di lucro del servizio idrico integrato, sancendo l'acqua come bene comune e diritto umano fondamentale, estraneo alle logiche di mercato.
(4-07377)
CULTURA
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VII Commissione:
ORRICO, AMATO, CASO, ALFONSO COLUCCI e TUCCI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
la Chiesa ipogea di Piedigrotta è un sito di straordinario valore storico e identitario che rientra nel circuito dei Musei Civici di Pizzo (Vibo Valentia) e risulta essere fra i beni culturali più visitati della Calabria e dunque fra quelli più conosciuti a livello internazionale;
tale sito è un bene culturale che, per le sue condizioni strutturali uniche, scavata cioè nella roccia arenaria, sul tratto di mare che si affaccia lungo il Parco marino regionale «Costa degli Dei», è molto fragile e negli ultimi tempi è stato messo a dura prova dai gravi fenomeni atmosferici abbattutisi sul Sud Italia e sulla Calabria;
le circostanze sopraindicate determinano, nell'imminente, un alto rischio di ulteriore deterioramento della chiesa che richiedono urgenti interventi di recupero;
sussistono delle risorse della regione Calabria, previste con decreto dirigenziale n. 12760 del 10 settembre 2025, pari a 1.850.000 euro, da destinare al «restauro conservativo della Chiesetta rupestre di Piedigrotta di Pizzo Calabro (Vibo Valentia)»;
secondo quanto appreso dagli interroganti le risorse di cui sopra non sono ancora state utilizzate per la mancata firma di apposita convenzione fra le sovrintendenze calabresi interessate e la regione Calabria;
inoltre, appare altresì necessario erogare ulteriori risorse per la messa in sicurezza del sito –:
quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato affinché si proceda celermente all'impiego delle risorse già previste per il restauro della chiesa ipogea di Piedigrotta di Pizzo (Vibo Valentia);
se non ritenga indispensabile erogare una somma straordinaria aggiuntiva per la messa in sicurezza del sito culturale considerata la rilevanza dello stesso.
(5-05178)
TASSINARI e MAZZETTI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
l'interrogante, con precedente interrogazione n. 3-02165, ha sottoposto al Ministro interrogato, nel settembre 2025, la vicenda della costruzione a Firenze, in area Unesco, laddove precedentemente si trovava il Teatro Comunale, edificio d'impronta ottocentesca per decenni sede del Maggio Musicale, di tre torri cubiformi bianche e nere, destinate principalmente ad appartamenti di lusso, che appaiono, per stile architettonico, qualità dei materiali e volumi, assolutamente incongrue e incompatibili con la città e con il quartiere in cui sono state costruite;
tutto l'iter che ha portato alla costruzione dei suddetti cubi ha destato perplessità in merito alla correttezza dei soggetti competenti (regione, comune, soprintendenza) in materia di approvazione del progetto;
non a caso la procura di Firenze ha aperto un'inchiesta per accertare se sussistano reati, un fascicolo cosiddetto «esplorativo», proprio per accertare la sussistenza di uno o più fattispecie;
nei giorni scorsi è comparsa sui media locali la notizia che sarebbero oltre 10 i soggetti indagati tra dirigenti e tecnici della direzione urbanistica del comune e componenti della commissione paesaggistica per abuso edilizio, falso ideologico, violazione delle norme urbanistiche sul paesaggio;
al centro dell'inchiesta ci sarebbe la correttezza dell'iter autorizzativo del progetto, con particolare attenzione sulle modalità e la correttezza delle procedure per l'espressione dei pareri sulla riconversione dell'area che hanno permesso la realizzazione di appartamenti di lusso e residenze per turisti;
i comitati cittadini di Firenze da tempo segnalano l'eccessiva disinvoltura amministrativa in materia edilizia che potrebbe perfino portare alla perdita di designazione come patrimonio mondiale Unesco come successo ad altre città europee –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda e se ritenga, per quanto di competenza, di voler adottare iniziative volte a salvaguardare e a tutelare il patrimonio artistico e architettonico della città di Firenze soprattutto in relazione alle procedure di autorizzazione a progetti di trasformazione urbanistica.
(5-05179)
AMORESE e MOLLICONE. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
ogni anno la costruzione del presepe diventa, per molte comunità territoriali, un'occasione di incontro, di trasmissione di tradizioni, di creatività e di rinnovamento delle relazioni sociali. È inoltre un'espressione di abilità artigianale di presepisti testimoni di tradizioni e conoscenze che spesso sono a rischio di scomparsa;
come ha dichiarato il Ministro della cultura Alessandro Giuli in occasione della mostra «Fare i presepi. Saperi e pratiche delle comunità»: «Quella dei presepi è una costellazione nella quale ogni regione, ogni territorio, ogni borgo, manifestano un radicamento, rituale e devozionale, attraverso forme uniche di artigianato e d'arte. I presepi sono espressione di un “sapere dei luoghi” che, per il nostro intento culturale e politico, è il bene immateriale più prezioso ed essenziale per la comunità italiana. La tutela delle nostre tradizioni è naturalmente anche uno degli intenti centrali di questo Governo, come emerge dalla legge n. 152 del 2024 dedicata ai patrimoni culturali immateriali, e dal sostegno dato all'Istituto centrale per il patrimonio immateriale. L'universo dei presepi italiani è lo specchio, plurale ma unitario, della nostra identità di Nazione»;
nell'anno in cui ricorrono gli ottocento anni dal transito di San Francesco d'Assisi «Il presepe, dalle origini a tradizione culturale, e l'arte di crearlo» è stato candidato, dal Ministero della cultura, per il riconoscimento da parte dell'Unesco come patrimonio culturale immateriale dell'umanità –:
quali iniziative stia adottando e intenda adottare a salvaguardia dell'arte presepiale, anche in relazione alla candidatura Unesco di cui in premessa.
(5-05180)
GRIPPO e PASTORELLA. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
il Ministero della cultura ha adottato il decreto 23 febbraio 2026 («Determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi») con cui ha aggiornato le tariffe del compenso per copia privata di cui all'articolo 71-septies della legge n. 633 del 1941 e introdotto espressamente nel relativo perimetro anche la «memoria in cloud», estendendo quindi il meccanismo a servizi digitali distinti dai tradizionali supporti e dispositivi fisici;
nella parte motivata del provvedimento il Ministero richiama l'istruttoria svolta nel corso del 2025, la consultazione delle categorie interessate e l'acquisizione di osservazioni scritte, ritenendo che tali passaggi abbiano soddisfatto le esigenze partecipative, istruttorie e di contraddittorio, nonostante il testo pubblicato non riporti modifiche rispetto a quello posto in consultazione;
successivamente alla definizione del nuovo assetto tariffario, diverse associazioni rappresentative del settore tecnologico e digitale hanno espresso forte preoccupazione per gli effetti del provvedimento;
in particolare, Anitec-Assinform, ha definito il nuovo assetto un intervento «anacronistico», osservando che esso comporterebbe un incremento dei costi intorno al 20 per cento ed estenderebbe il meccanismo anche al cloud storage, che si prefigurerebbe come un'evidente doppia imposizione, applicandosi sia al dispositivo per l'accesso al cloud che al cloud storage stesso;
parimenti, Aiip e Assintel, hanno espresso «sconcerto» riguardo alla versione definitiva del decreto, affermando che confermerebbe senza modifiche sostanziali le anticipazioni circolate nell'estate del 2025; nel medesimo comunicato le associazioni hanno reso noto di valutare iniziative di impugnazione avverso tale scelta;
alla luce di tali prese di posizione pubbliche, appare opportuno verificare se l'intervento regolatorio adottato dal Ministero sia stato definito sulla base di criteri pienamente proporzionati, tecnologicamente aggiornati e coerenti con l'esigenza di non ostacolare lo sviluppo dei servizi digitali e del mercato del cloud in Italia;
si ricorda che l'Italia costituisce già un'eccezione, nel panorama europeo, in materia di equo compenso per copia privata nel settore delle memorie digitali. Ad esempio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Belgio esentano gli hard disk e gli SSD interni, mentre applicano agli hard disk portatili tariffe significativamente inferiori a quelle vigenti in Italia –:
quali siano gli elementi istruttori, i dati economici e i criteri di proporzionalità e quantificazione dell'incidenza economica nei confronti dei titolari dei diritti che hanno giustificato l'incremento delle tariffe e l'estensione del compenso anche alla memoria o allo spazio di memorizzazione in cloud, fattispecie che si potrebbe prefigurare come una duplice imposizione, applicata sia ai dispositivi sia ai servizi di memorizzazione cloud.
(5-05181)
MANZI, BONAFÈ, GIANASSI, DE LUCA, ORFINI, IACONO e BERRUTO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
la normativa vigente in materia di governance dei musei autonomi statali prevede che i componenti dei consigli di amministrazione siano scelti tra personalità di chiara e comprovata fama, dotate di specifiche competenze nella tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale;
i consigli di amministrazione costituiscono organi fondamentali per l'indirizzo strategico e la gestione economico-finanziaria degli istituti museali, incidendo direttamente su programmazione, bilanci e valorizzazione del patrimonio;
la credibilità e l'autorevolezza delle istituzioni culturali dipendono in larga misura dall'elevato profilo tecnico e professionale dei componenti degli organi di governo, nonché dal rispetto dei princìpi di autonomia, imparzialità e buon andamento dell'amministrazione;
secondo quanto riportato dagli organi di informazione, nella Galleria dell'Accademia di Firenze e nei Musei del Bargello sarebbe stato nominato Andrea Fossi, mentre nelle Ville e Residenze Monumentali Fiorentine risulterebbe la nomina di Alessia Galdo e Chiara Mazzei, tutti recentemente designati con decreti del Ministero della cultura e aventi un recente e diretto impegno nella competizione politico-elettorale locale nelle fila dello stesso partito politico dell'attuale Ministro della cultura;
ulteriori nomine hanno riguardato anche il Parco archeologico di Capri, dove risulta nominata nel CdA Elena Proietti Trotti, componente dello staff del Ministro e figura politicamente attiva in Umbria per Fratelli d'Italia; dalle informazioni disponibili non risultano competenze riconducibili ai requisiti previsti dalla normativa vigente, analogamente a quanto già emerso alla Reggia di Caserta, dove nel CdA era stato nominato un esponente locale dello stesso partito politico;
tali circostanze stanno suscitando preoccupazioni diffuse in merito al rispetto dei criteri di merito, trasparenza e indipendenza delle istituzioni museali, come già evidenziato in precedenti atti di sindacato ispettivo –:
se il Ministro interrogato ritenga che tutti i soggetti recentemente nominati nei consigli di amministrazione dei musei statali siano in possesso dei requisiti di comprovata esperienza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale previsti dalla normativa vigente e, a tal fine, se intenda rendere pubblici i relativi curricula, dimostrando il pieno rispetto dei criteri stabiliti dalla legge.
(5-05182)
Interrogazione a risposta scritta:
ORFINI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
in data 7 agosto 2025 il Ministero della cultura ha indetto una selezione pubblica per il conferimento dell'incarico di direttore di livello dirigenziale non generale, di taluni istituti, ai sensi della normativa vigente in materia di organizzazione e funzionamento degli istituti e luoghi della cultura statali;
con tale procedura di selezione internazionale è stata disposta la nomina del signor Alberto Samonà quale direttore di Villa Adriana e della Villa d'Este, due tra i più rilevanti complessi monumentali del patrimonio culturale nazionale e internazionale;
tali istituti culturali rivestono un ruolo strategico non solo per la tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, ma anche per l'immagine e lo sviluppo culturale e turistico della regione Lazio;
il profilo professionale del nominato risulta prevalentemente legato all'attività giornalistica e a incarichi di natura politica o fiduciaria in ambito culturale;
questa nomina è stata oggetto di dibattito pubblico e controversia in merito alle sue competenze specifiche in materia di beni culturali;
sono state sollevate, anche a mezzo stampa, polemiche e preoccupazioni in merito al passato del nominato e a presunte vicinanze ad ambienti ideologici controversi, elementi che rendono ancor più necessario un chiarimento pubblico sulla valutazione complessiva del profilo;
la direzione di istituti di tale importanza richiede elevate competenze specifiche in ambito storico-artistico, archeologico, gestionale e amministrativo, oltre a comprovata esperienza nel settore dei beni culturali;
è fondamentale garantire massima trasparenza nei processi di selezione, al fine di tutelare il prestigio delle istituzioni culturali e la fiducia dei cittadini –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra citati e intenda chiarire quali siano le specifiche competenze di Alberto Samonà nel campo della gestione e valorizzazione dei beni culturali, considerando che la sua carriera è prevalentemente legata al giornalismo e che in rapporto ai beni culturali ha ricoperto incarichi di nomina politica;
se il Ministro interrogato intenda chiarire se la sua appartenenza a ambienti di estrema destra e le numerose e controverse dichiarazioni estremiste fatte in passato possano nuocere all'immagine di siti culturali di grande importanza storica e artistica;
se il Ministro interrogato intenda fornire dettagli sui criteri utilizzati per valutare i candidati, in particolare riguardo all'adeguatezza professionale e alla neutralità politica richiesta per tali ruoli;
se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per fare piena luce su quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità politiche e operative.
(4-07342)
DIFESA
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:
nel mese di marzo 2026, in varie sedi, tra cui le comunicazioni del 5 dei Ministri Crosetto e Tajani in Parlamento, e la comunicazione dell'11 della stessa Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, a fronte delle incalzanti richieste dei partiti di opposizione sulla posizione dell'Italia rispetto al conflitto in Iran, innescato da Israele e dagli Stati Uniti, il Governo ha dichiarato che il nostro Paese non è in guerra e non vi è alcun intendimento di prenderne parte;
tale proposito, peraltro, è stato confermato anche dall'adesione dell'Italia alla linea comune degli Stati europei assunta nell'ambito del citato Consiglio, di rifiuto, almeno durante il contesto bellico, alle richieste del Presidente degli Stati Uniti di inviare presidi militari per consentire la riapertura dello stretto di Hormuz, uno dei passaggi più strategici al mondo, che in tempi di pace è attraversato da oltre 130 navi al giorno e che, a causa del conflitto, è diventato ufficialmente «zona di operazioni belliche»;
inoltre, salvo la suddetta richiesta di navi militari nello stretto di Hormuz, il Ministro interpellato, sempre sollecitato dalle opposizioni, ha sottolineato che, a oggi, non è arrivata alcuna istanza di utilizzo delle basi Usa in Italia e che, nel caso fosse pervenuta al «nostro indirizzo», sarebbe tornato in Parlamento a riferirne;
gli interroganti avevano già segnalato prima delle comunicazioni del 5 marzo 2026 dei Ministri Crosetto e Tajani che nella base di Sigonella erano stati registrati nel mese di febbraio 2026 poco prima dell'attacco all'Iran, dei movimenti sospetti di velivoli militari statunitensi, certamente impegnati nella missione di guerra verso il Mediterraneo orientale;
oggi si è qui a segnalare che giovedì 19 marzo 2026, sempre nella base di Sigonella, sono transitati cacciabombardieri F-15 Strike Eagle dell'U.S. Air force (codici di chiamata GSTDR43 e GR43) questa volta non in configurazione trasferimento («ferry») o addestramento («training»), ma proprio in assetto «tattico», ovvero da combattimento con armi e bombe montate. I tracciati radar registrati non risultano significativi perché si fermano a pochi chilometri dalla base, segno che evidentemente i velivoli hanno spento i transponder radar dopo il decollo;
tale evento assume un significato non trascurabile. Infatti, risulta ovvio che il solo fatto che in Sicilia transitino cacciabombardieri americani in assetto da guerra e non più solo droni da ricognizione, aerei spia e aerei da trasporto truppe e armamenti, rappresenta un preoccupante sviluppo del quadro geopolitico di riferimento. L'Italia in sostanza, fornendo agli Stati Uniti basi presenti sul suo territorio per predisporre potenzialmente attacchi all'Iran, si espone a un coinvolgimento diretto nel conflitto, con tutte le pregiudizievoli conseguenze per noi cittadini, in particolare per quelli dell'isola sicula;
l'aggressione unilaterale all'Iran costituisce una grave violazione del diritto internazionale, in particolare dell'articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite, che vieta la minaccia o l'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di uno Stato e questa norma rappresenta un principio fondamentale del jus cogens;
in virtù del richiamato articolo della Carta delle Nazioni Unite su cui si fonda l'azione della Nato che è nata e ha operato, almeno fino a oggi, come un'alleanza difensiva, non sarebbe possibile per l'Italia contribuire e appoggiare la missione israelo-statunitense a danno dell'Iran, senza violare il diritto internazionale;
l'utilizzo autorizzato della base Sigonella e del Muos di Niscemi, per attività belliche od operazioni propedeutiche agli attacchi all'Iran, necessariamente sono da considerarsi, se confermati, una partecipazione sostanziale al conflitto e, quindi, una conseguente legittimazione di una politica di aggressione alla sovranità di un altro Paese –:
se il Ministro interpellato non intenda chiarire quanto prima, anche in considerazione della promessa di riferire in Parlamento in caso di sviluppi, quali operazioni si stanno compiendo sul territorio nazionale, in particolare, tramite la base di Sigonella, quali quelle autorizzate e, se di natura di combattimento e se non intenda bloccare immediatamente l'uso della base, prima di far subire ai cittadini italiani gli effetti diretti, oltre che quelli indiretti che già subiscono, di una guerra ingiusta, considerata illegittima dal nostro Paese.
(2-00802) «Scerra, Lomuti, Perantoni, Pellegrini, Alifano, Quartini».
Interrogazione a risposta orale:
PROVENZANO e BARBAGALLO. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
organi di stampa nazionali e locali hanno recentemente riportato, anche con documentazione fotografica, la presenza di due elicotteri militari della U.S. Navy, impegnati in attività esercitative dalla base di Sigonella, atterrati nel parco delle Madonie, in località Piano Catarineci, circostanza peraltro divulgata attraverso canali ufficiali della stessa forza armata;
tale episodio appare di particolare gravità, in quanto la località Piano Catarineci ricade in zona «A» del parco delle Madonie, area sottoposta a regime di massima tutela ambientale, nella quale ogni attività è rigidamente regolamentata e soggetta a preventiva autorizzazione;
i sindaci del Madonie Unesco Global Geopark e gli amministratori dell'ente parco delle Madonie hanno formalmente richiesto chiarimenti al Governo regionale e alla competente prefettura, senza ricevere, allo stato, riscontri adeguati, alimentando un clima di opacità istituzionale;
l'utilizzo di infrastrutture militari sul territorio nazionale da parte degli Stati Uniti d'America è disciplinato da accordi bilaterali che non possono in alcun modo comprimere la sovranità dello Stato italiano né derogare al rispetto della normativa vigente;
il memorandum d'intesa tra Italia e Stati Uniti prevede obblighi di preventiva informazione al Governo italiano in relazione alle attività operative e alla presenza di mezzi e personale militare straniero;
risulta pertanto necessario chiarire se le attività sopra descritte siano avvenute nel rispetto delle normative vigenti e delle procedure autorizzative previste –:
se i Ministri interrogati fossero a conoscenza della presenza e delle attività degli elicotteri militari statunitensi presso la località Piano Catarineci;
quale autorità abbia autorizzato il piano di volo, le operazioni di sorvolo e l'atterraggio in un'area sottoposta a vincolo di massima tutela ambientale e sulla base di quali presupposti normativi;
se intendano accertare, per quanto di competenza, eventuali responsabilità, sotto il profilo amministrativo e politico, nonché adottare iniziative per impedire il ripetersi di simili episodi;
quali misure di competenza intendano assumere per garantire il pieno rispetto della sovranità nazionale, della normativa ambientale e del diritto delle comunità locali a essere informate e tutelate.
(3-02573)
Interrogazione a risposta scritta:
MORFINO, D'ORSO, AIELLO, CANTONE, CARMINA e SCERRA. — Al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
secondo notizie di stampa del 15 marzo 2026, due elicotteri militari statunitensi sarebbero atterrati nel territorio del Parco delle Madonie, in Sicilia, nell'area denominata Piano Catarineci;
l'area interessata ricadrebbe in zona A di riserva integrale, cioè nel livello di tutela ambientale più elevato previsto dal piano del parco;
il Parco delle Madonie rappresenta una delle principali aree naturali protette della Sicilia, caratterizzata da elevata biodiversità e dalla presenza di habitat e specie di particolare valore naturalistico;
il sorvolo a bassa quota e l'atterraggio di elicotteri militari possono determinare alterazioni temporanee dell'habitat e potenziali effetti sulla fauna selvatica, soprattutto in contesti ambientali particolarmente sensibili;
l'episodio ha suscitato preoccupazione tra amministratori locali, associazioni ambientaliste e cittadini del territorio, che hanno sollevato dubbi sulla legittimità dell'operazione e sull'eventuale presenza delle necessarie autorizzazioni;
la Sicilia ospita numerose infrastrutture militari strategiche statunitensi e dell'Alleanza Atlantica, tra cui la base di Naval Air Station Sigonella, uno dei principali hub militari statunitensi nel Mediterraneo e l'aeroporto strategico Trapani-Birgi che a marzo 2026 ospita esercitazioni Nato, come la «Typhoon Flag 2026» ed è in stato di allerta, confermandosi uno scalo chiave nel mediterraneo;
dalla base di Sigonella operano anche sistemi di sorveglianza e velivoli a pilotaggio remoto, tra cui i droni MQ-9 Reaper e RQ-4 Global Hawk, impiegati in missioni di intelligence, sorveglianza e operazioni militari nell'area mediterranea e africana;
negli anni sono state più volte sollevate in sede parlamentare questioni relative alla trasparenza delle attività militari statunitensi e Nato in Sicilia, nonché agli eventuali impatti ambientali derivanti da tali operazioni;
risulta pertanto necessario chiarire se l'atterraggio dei velivoli militari nel Parco delle Madonie sia avvenuto nel rispetto delle procedure previste dalla normativa ambientale e degli accordi vigenti tra Italia e Stati Uniti, nonché delle disposizioni del piano e del regolamento dell'ente parco –:
se il Governo sia a conoscenza dell'atterraggio di elicotteri militari statunitensi nel territorio del Parco delle Madonie e quale fosse la natura dell'operazione svolta;
da quale base militare siano decollati, con particolare riferimento alle infrastrutture militari presenti in Sicilia, tra cui la base di Sigonella e l'aeroporto strategico Trapani-Birgi;
se l'operazione sia stata preventivamente autorizzata dalle autorità italiane competenti, dal Ministero della difesa e dagli organismi responsabili della tutela ambientale, nonché dall'ente gestore del parco;
se il Governo ritenga necessario rafforzare i meccanismi di controllo e trasparenza sulle attività militari di forze armate straniere presenti sul territorio nazionale, in particolare nelle regioni caratterizzate da una significativa presenza di infrastrutture militari;
se l'operazione fosse collegata ad attività di addestramento, esercitazione o supporto logistico delle forze armate statunitensi o della Nato;
se il Governo intenda verificare, per quanto di competenza, conformità dell'operazione alla normativa sulle aree protette, anche in relazione alle disposizioni della legge n. 394 del 1991;
se siano state effettuate valutazioni preventive di incidenza ambientale ai sensi della normativa europea e nazionale relativa ai siti appartenenti alla rete Natura 2000;
quali iniziative il Governo intenda adottare per garantire che attività militari nazionali o di forze armate alleate non comportino impatti su aree naturali protette senza adeguate valutazioni ambientali e senza il pieno coinvolgimento delle autorità territoriali competenti.
(4-07357)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VI Commissione:
CENTEMERO, CANDIANI, DE BERTOLDI e GUSMEROLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
nell'ambito della disciplina fiscale agevolativa riferita agli investimenti in regime de minimis in start-up innovative, l'articolo 29-bis del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, prevede una detrazione Irpef pari al 65 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start-up innovative;
il momento di fruizione del suddetto beneficio fiscale, ai sensi dell'articolo 3, commi 6-8, del decreto interministeriale del 28 dicembre 2020, attuativo della citata disciplina di cui al decreto-legge n. 179 del 2012, è fissato alla data di deposito della delibera di aumento di capitale o alla data di conversione delle obbligazioni convertibili, riflettendo un'impostazione basata sul principio di competenza giuridica dell'atto societario, mentre per la verifica del plafond de minimis è prevista la presentazione di un'istanza da parte dell'impresa beneficiaria mediante piattaforma informatica prima dell'effettuazione dell'investimento;
tuttavia, in seguito alle disposizioni introdotte dall'articolo 31, comma 2, lettera d), della legge n. 193 del 2024, il momento di maturazione della detrazione, in caso di investimenti in convertendo, viene individuato a far data dalla disposizione di bonifico alla start-up della somma investita con causale «versamento in conto aumento di capitale» e trascrizione in riserva patrimoniale, in applicazione di un principio di cassa in relazione ai citati investimenti, come i Safe (Simple agreement for future equity), superando i vincoli temporali previsti dal citato decreto interministeriale ma senza inficiarne la validità procedurale –:
se non intenda assumere opportune iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per chiarire se, ai fini della fruizione del beneficio fiscale di cui in premessa, la definizione di investimenti in convertendo in regime de minimis includa i Safe e se, per tali strumenti comunque definiti, la detrazione fiscale maturi nell'esercizio del versamento unitamente all'iscrizione nelle riserve patrimoniali, ferma restando la procedura di istanza preventiva per la verifica del massimale di aiuto.
(5-05188)
CONGEDO, FILINI, GIORDANO, MATERA, MATTEONI e TESTA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
nel corso di un recente convegno, il viceministro Leo ha dichiarato che sono allo studio misure mirate per introdurre una nuova maxipremialità, per incentivare le imprese ad aderire al cosiddetto cooperative compliance, che mira a instaurare una relazione di fiducia reciproca, al fine di prevenire e risolvere potenziali controversie fiscali, garantendo la possibilità di regolarizzare i periodi d'imposta precedenti;
egli stesso ha altresì affermato che, per stimolare il concordato preventivo per gli anni 2026-2027, attraverso la nuova metodologia, si sta ipotizzando l'invio per i contribuenti interessati, di scegliere l'accordo biennale entrando nel perimetro dell'affidabilità fiscale e aderire attraverso un «accordo» con l'amministrazione fiscale, favorendo così l'adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi;
gli interroganti al riguardo evidenziano che la cosiddetta cooperative compliance e il concordato preventivo rappresentano due leve strategiche della riforma fiscale introdotta dal viceministro Leo, che punta a cambiare il rapporto tra il fisco e il contribuente, in un'ottica di maggiore collaborazione e di fiducia reciproca, passando dalla soggezione alla collaborazione, per aumentare la trasparenza e ridurre l'evasione fiscale;
l'articolo pubblicato dal quotidiano «Il Sole24Ore» del 21 marzo 2026 riporta inoltre che, in ragione delle suesposte osservazioni, è allo studio l'introduzione di un cosiddetto «scudo fiscale» sugli anni passati, che potrebbe rivelarsi un passaggio decisivo per accelerare la scelta del Tax control framework – Tcf (ovvero, l'insieme di princìpi, procedure e controlli organizzativi che un'impresa adotta per rilevare, misurare, gestire e monitorare i propri rischi fiscali) in particolare per le piccole e medie imprese;
l'ipotesi allo studio del Ministero sarebbe pertanto quella di replicare quanto già disciplinato dalle prime due edizioni previste dal concordato preventivo, proponendo il collegamento con il ravvedimento speciale;
nella valutazione sull'intervento fiscale il medesimo articolo evidenzia, inoltre, l'ipotesi d'introdurre una misura normativa da prevedere all'interno di un prossimo decreto-legge «omnibus» (in fase di elaborazione), in grado di consentire la rateizzazione delle imposte dovute per sanare le posizioni debitorie fiscali degli anni precedenti e apportare quelle modifiche necessarie per completare gli interventi già approvati con i precedenti decreti legislativi –:
se il Ministro interrogato intenda confermare quanto esposto in premessa e, in caso affermativo, se non ritenga esplicitare più in dettaglio i prossimi interventi di natura fiscale che il Governo intende prevedere per sostenere le famiglie e le imprese.
(5-05189)
ALIFANO, GUBITOSA e RAFFA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
un'analisi storica dei prezzi dei carburanti condotta dall'Osservatorio su conti pubblici italiani evidenzia come l'attuale fiammata dei listini sia determinata da fattori geopolitici e dalla rigidità della componente fiscale (accise e Iva), che pesa per quasi il 60 per cento sul prezzo finale, piuttosto che da presunte manovre speculative dei distributori;
lo scoppio del conflitto in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz hanno portato il Brent oltre gli 80 dollari e il gas a un aumento del 40 per cento, con ripercussioni drammatiche sul caro carburanti: i prezzi alla pompa superano stabilmente i 2,5 euro al litro in autostrada, con un impatto stimato sulle famiglie di circa 1.000 euro annui di maggiori costi diretti e indiretti;
nella risposta all'atto di sindacato ispettivo n. 5-051474 l'11 marzo 2026 il Governo è apparso agli interroganti riluttante ad ammettere l'urgenza di un intervento massiccio, difendendo la farraginosità del meccanismo introdotto nel 2023;
tuttavia, appena una settimana dopo, il decreto-legge n. 33 del 2026 approvato in Consiglio dei ministri il 18 marzo 2026 smentisce quella linea, introducendo misure che però appaiono del tutto contraddittorie e prive di respiro: il taglio delle accise su benzina e gasolio di 25 centesimi è limitato all'irrisorio periodo di soli venti giorni ed è chiaramente incapace di offrire certezze a imprese e cittadini;
concentrato sull'azione repressiva delle «manovre speculative», il Governo ignora tuttora l'ingente extra-gettito Iva che lo Stato continua a incassare proprio grazie ai rincari, risorse che dovrebbero essere restituite automaticamente ai consumatori;
il riconoscimento di un credito d'imposta al settore dell'autotrasporto e della pesca, dalle limitate risorse stanziate e i cui criteri e modalità applicative sono demandate all'emanazione di un successivo decreto, conferma la mancanza di una visione strutturale per affrontare la crisi energetica in corso;
dopo l'8 aprile 2026 senza ulteriori interventi, anche di natura strutturale, i prezzi dei carburanti torneranno inevitabilmente a salire –:
se ritenga davvero che le misure temporanee e frammentarie di soli venti giorni contenute nel decreto-legge n. 33 del 2026 possano mitigare gli effetti della crisi energetica in atto e se non intenda finalmente adottare iniziative, anche di carattere normativo, e con quali coperture, idonee a rendere strutturale la riduzione delle accise, anche attraverso il ripristino di un meccanismo realmente automatico che, superando i limiti introdotti con il decreto-legge n. 5 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 23 del 2023, reagisca con tempestività immediata alle fluttuazioni del mercato delle materie energetiche.
(5-05190)
MEROLA e VACCARI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in base all'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, recante disposizioni in materia di riordino del settore dei giochi, il Ministro dell'economia e delle finanze trasmette, entro il 31 dicembre di ogni anno, ai Presidenti delle Camere una relazione sul settore dei giochi pubblici, contenente, tra l'altro, dati sui progressi in materia di tutela dei giocatori e di legalità, sullo stato di sviluppo delle concessioni e delle relative reti di raccolta, sui volumi della raccolta e sui risultati economici della gestione del settore;
dall'entrata in vigore della citata disposizione, avvenuta nell'aprile 2024, il Ministero non risulta aver ancora adempiuto a tale obbligo informativo;
a seguito di un'interrogazione presentata dal gruppo PD-IDP nel gennaio 2026, la rappresentante del Governo si è limitata a fornire alcuni link dell'Agenzia dei monopoli, relativi alle statistiche contenute nel «Libro Blu» 2023 e a dati parziali riferiti al 2025, che, allo stato, non includono le informazioni relative al quarto trimestre 2025 e risultano privi del necessario livello di dettaglio;
in particolare, i dati resi disponibili non riportano, come richiesto dagli interroganti, informazioni puntuali sul valore del giocato, sulle vincite e sul gettito erariale, né presentano una disaggregazione idonea a comprendere la dimensione del fenomeno per tipologia di gioco (fisico e telematico) e per livello territoriale;
il gioco d'azzardo continua a registrare dimensioni economiche di assoluto rilievo, anche in termini di gettito erariale derivante dalle imposte sui giochi;
ai fini di una corretta valutazione dell'impatto economico e sociale della regolamentazione e della pressione fiscale risulta indispensabile disporre di dati aggiornati e disaggregati, che consentano, tra l'altro, di evidenziare le significative disparità territoriali e la distribuzione della ricchezza prodotta;
allo stato, tali informazioni non risultano disponibili né con riferimento al livello di dettaglio territoriale sopra richiamato, né sotto forma di dati aggregati completi e aggiornati –:
se intenda adempiere all'obbligo informativo di cui al citato articolo 23 anche con riferimento agli anni 2024 e 2025 e se, in tale ambito, intenda fornire dati completi concernenti l'ammontare delle vincite e delle entrate erariali, suddivisi per tipologia di gioco, canale di vendita (fisico e online) e ripartizione territoriale (regionale, provinciale e comunale), al fine di consentire al Parlamento e alle istituzioni territoriali l'esercizio di un controllo effettivo sulla sostenibilità sociale e finanziaria dell'attuale sistema di regolazione e fiscalità del gioco legale.
(5-05191)
Interrogazione a risposta in Commissione:
MEROLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
con il provvedimento n. 30346 (procedimento PS11287) adottato nel novembre 2022, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha sanzionato Poste Italiane per 1,4 milioni di euro, accertando due distinte pratiche commerciali scorrette ai sensi del Codice del consumo. In particolare, l'Autorità ha rilevato l'omissione di informazioni essenziali sulla scadenza e sulla prescrizione in fase di collocamento dei buoni fruttiferi postali, nonché la mancata adozione di misure per avvertire i titolari dei titoli prossimi alla perdita del capitale;
numerose sentenze di Corti d'appello hanno ritenuto sussistente una responsabilità informativa dell'intermediario sancendo l'inadeguatezza delle informazioni ai risparmiatori da parte di Poste sulla data di scadenza dei buoni, il periodo di prescrizione e le conseguenze della mancata richiesta di rimborso e riconoscendo ai risparmiatori un risarcimento pari almeno al capitale investito;
nonostante il Tar Lazio abbia confermato l'impianto sanzionatorio di Agcm nel 2025, sottolineando che i buoni postali sono tipicamente destinati a piccoli risparmiatori e che Poste avrebbe dovuto adottare misure informative più efficaci, si registra nel 2026 una preoccupante inversione di tendenza della Corte di Cassazione. L'orientamento della Suprema Corte, secondo cui l'unica informazione rilevante è il decreto di emissione in Gazzetta Ufficiale, a giudizio dell'interrogante scarica interamente sul cittadino l'onere della conoscenza giuridica, ignorando la responsabilità informativa dell'intermediario già accertata in sede amministrativa;
tale contrasto giurisprudenziale genera una profonda incertezza del diritto e il rischio che ingenti capitali di famiglie italiane confluiscano definitivamente nei bilanci dello Stato o di Poste a causa di un difetto di trasparenza –:
quale sia il numero di risparmiatori coinvolti dalle vicende citate in premessa e l'ammontare dei capitali non rimborsati, indicando quante richieste di rimborso siano state respinte per prescrizione, al fine di quantificare la dimensione del fenomeno e prevedere conseguenti iniziative di competenza urgenti, anche di carattere normativo, per garantire il recupero almeno della quota capitale tramite meccanismi simili a quelli previsti per i cosiddetti conti dormienti.
(5-05170)
Interrogazioni a risposta scritta:
PAOLO EMILIO RUSSO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
il Sistema pubblico di connettività (Spc) garantisce alle pubbliche amministrazioni servizi essenziali di rete e connettività, indispensabili per il funzionamento ordinario degli uffici pubblici e per l'erogazione dei servizi a cittadini e imprese;
tali servizi sono stati finora assicurati tramite la convenzione SPC2, avviata nel 2015-2016 e con scadenza originaria al 25 maggio 2023. Tale termine è stato successivamente prorogato fino all'anno in corso per assicurare continuità operativa alle amministrazioni nelle more dell'espletamento della gara per la nuova convenzione SPC3 che, ad oggi, non risulta ancora conclusa;
considerati i tempi tecnici necessari per l'aggiudicazione, i collaudi, l'attivazione dei servizi e le migrazioni delle amministrazioni verso il nuovo assetto contrattuale, appare necessario comprendere quale sia la traiettoria effettiva che condurrà alla piena operatività del nuovo accordo quadro –:
quali siano i tempi entro i quali la nuova convenzione Spc3 entrerà in vigore e se sia stata effettuata una valutazione degli effetti che il ritardo nella conclusione della gara Spc3 potrebbe determinare in termini di prezzi, e in termini di qualità del servizio, in relazione al possibile mancato allineamento alle tecnologie più recenti e agli standard più avanzati richiesti dall'evoluzione infrastrutturale e digitale delle amministrazioni pubbliche.
(4-07345)
GADDA e DEL BARBA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 6 del decreto-legge n. 113 del 9 agosto 2024, convertito con modificazioni dalla legge 143 del 7 ottobre 2024, ha introdotto per specifiche categorie di lavoratori frontalieri operanti in Svizzera la facoltà di optare per un'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali comunali, pari al 25 per cento delle imposte applicate in Svizzera;
tale misura nasceva dall'intesa del luglio 2024 tra il Ministero dell'economia e delle finanze e le organizzazioni sindacali per dirimere le controversie interpretative nate a seguito del nuovo accordo fiscale Italia-Svizzera del 2020, in particolare riguardo alla definizione della fascia di confine e alla situazione dei cosiddetti «vecchi frontalieri» operanti in cantoni non confinanti;
secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali e confermato da numerose segnalazioni dei lavoratori, l'autorità fiscale del Canton Ticino starebbe disattendendo l'applicazione del citato articolo, interpretando l'aliquota opzionale come una «tassazione speciale» esterna alle intese transnazionali e applicando, di conseguenza, il 100 per cento della tassazione alla fonte in Svizzera, annullando di fatto i benefici della norma italiana e creando una situazione di incertezza giuridica;
permane inoltre la criticità relativa alla cosiddetta «tassa sulla salute» (il contributo per il Ssn richiesto ai frontalieri), la cui applicazione appare incerta e frammentata tra le diverse regioni, tanto da essere stata già rigettata dalla regione Piemonte;
si registra un'inquietante incertezza sul meccanismo dei ristorni fiscali ai comuni di frontiera, pilastro fondamentale per la tenuta socio-economica dei territori limitrofi, con ipotesi di revisioni unilaterali che violerebbero gli equilibri stabiliti dalla legge 13 giugno 2023, n. 83;
il tavolo interministeriale sui frontalieri, istituito a febbraio 2025 proprio per monitorare l'attuazione della riforma e risolvere i nodi interpretativi, non risulterebbe più convocato dopo la seduta inaugurale –:
quali iniziative di competenza urgenti il Governo intenda intraprendere, anche in sede diplomatica, per garantire che le autorità del Canton Ticino rispettino l'accordo fra Italia e Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, ai fini dell'effettiva applicazione delle disposizioni dell'articolo 6 del decreto-legge n. 113 del 9 agosto 2024;
se il Governo non intenda riconsiderare l'opportunità della «tassa sulla salute», alla luce delle disparità di trattamento territoriale tra regioni;
se si intenda prevedere l'immediata convocazione del tavolo interministeriale sui frontalieri per affrontare in modo organico e partecipato con le parti sociali le criticità sopra esposte.
(4-07363)
BARZOTTI e GUERINI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
con comunicazione del presidente della provincia di Lodi del 5 marzo 2026 è stata segnalata la possibile soppressione della corte tributaria di primo grado di Lodi nell'ambito del processo di revisione dell'organico delle corti tributarie;
tale revisione, elaborata dal Ministero dell'economia e delle finanze sulla base dei criteri indicati dalla delibera n. 1137/2025 del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, prevede la soppressione di 22 delle 103 corti di primo grado esistenti, tra cui quella di Lodi, con trasferimento delle competenze territoriali alla sede di Milano;
il criterio principale adottato risulterebbe essere di natura meramente quantitativa, fondato su una soglia minima di ricorsi annui, senza adeguata considerazione dei profili territoriali, sociali ed economici;
la soppressione della sede determinerebbe rilevanti disagi per cittadini, professionisti e imprese, incidendo sull'effettivo esercizio del diritto di difesa e sul principio di prossimità della giustizia –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare, anche nell'ambito del processo di revisione in corso, al fine di evitare la soppressione della corte tributaria di primo grado di Lodi o, comunque, di garantire che le scelte organizzative in materia di giustizia tributaria tengano adeguatamente conto non solo di criteri quantitativi ed economici, ma anche delle esigenze di accesso alla giustizia, della tutela effettiva dei contribuenti e delle specificità territoriali.
(4-07381)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta immediata:
SERRACCHIANI, GIANASSI, BONAFÈ, DI BIASE, SCARPA, LACARRA, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
si è appresa nel pomeriggio del 24 marzo 2026 la notizia delle dimissioni del Sottosegretario di Stato alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e della capo di Gabinetto del Ministro interrogato Giusi Bartolozzi;
nei giorni precedenti da inchieste giornalistiche è emerso che Andrea Delmastro Delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla giustizia, ha costituito nel 2024 a Biella la società Le 5 forchette srl insieme a Franceschini, Zappalà, Chiorino, Pelle, tutti esponenti piemontesi di Fratelli d'Italia, e a Miriam Caroccia, titolare del 50 per cento delle quote e amministratrice unica della società. Miriam, studentessa romana allora diciottenne, è figlia di Mauro Caroccia, «imprenditore» della ristorazione romana noto per i suoi trascorsi giudiziari e per i legami con il clan di camorra di Michele Senese;
la società costituita a Biella dal Sottosegretario e dai suoi soci ha la sede locale in via Tuscolana 452, presso «La bisteccheria italiana», ristorante inaugurato da Mauro Caroccia ad aprile 2025;
Mauro Caroccia, come detto, era già noto alle cronache giudiziarie: nel 2022 era stato condannato in primo grado nell'inchiesta della direzione distrettuale antimafia «Affari di famiglia» riguardante il clan Senese; assolto in appello nel 2023 e poi, a seguito di annullamento della sentenza di assoluzione, condannato nell'appello bis nel gennaio 2025 proprio quale prestanome del clan Senese con aggravante mafiosa. La sentenza è stata resa definitiva nel febbraio 2026 dalla Corte di cassazione ed è attualmente in carcere;
il Sottosegretario risulta essere protagonista di operazioni societarie a dir poco dubbie: nel novembre del 2025 avrebbe ceduto il suo 25 per cento di Le 5 forchette srl alla G&G srl, società che si occupa di immobiliare e di cui è intestatario al 100 per cento;
solo otto giorni dopo la sentenza della Corte di cassazione la G&G srl avrebbe ceduto il 25 per cento delle quote societarie di Delmastro Delle Vedove all'altra socia Donatella Pelle e il 5 marzo 2026 tutti gli altri soci della Le 5 forchette srl avrebbero venduto le proprie quote a Miriam Caroccia;
risulta poi che il Sottosegretario alla giustizia non abbia comunicato queste intestazioni e variazioni societarie né alla Camera dei deputati, né al Ministero della giustizia;
sulla stampa continuano, inoltre, ad emergere elementi sempre più inquietanti in merito alla vicenda esposta, che addirittura avrebbero visto Miriam Caroccia «risarcire» in contanti i soci delle somme investite –:
se il Ministro interrogato non ritenga di dover chiarire con urgenza alla luce delle richiamate dimissioni la gravissima vicenda esposta, verificando, per quanto di competenza, eventuali coinvolgimenti di figure istituzionali in attività imprenditoriali con soggetti legati a contesti di criminalità organizzata.
(3-02568)
BOSCHI, GADDA, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il 7 marzo 2026 Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della giustizia, nel corso della trasmissione Il Punto, in onda sulle reti televisive Telecolor e Antenna Sicilia Tv, ha sollecitato a votare «sì» al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 sulla legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», affermando che in tal modo «ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione» e che, attraverso il «sì», ci si sarebbe liberati dei magistrati «che orientano ed è di quelli che ci dobbiamo liberare»;
organi di stampa riferiscono di rapporti poco chiari tra il Sottosegretario alla giustizia, onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove, e Mauro Caroccia, imprenditore romano condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso per aver favorito le attività della camorra e il riciclaggio di denaro attraverso ristoranti romani per conto del clan Senese;
il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove già in passato è rimasto coinvolto in vicende poco trasparenti e tuttora da chiarire che hanno messo a dir poco in imbarazzo l'Esecutivo per la rivelazione di documenti sensibili del Ministero, così come per la sua presenza a una festa di Capodanno, in provincia di Biella, dove è stato esploso un colpo di pistola che ha ferito uno degli astanti, nonché per le dichiarazioni rese in occasione di un evento di presentazione dei nuovi mezzi della polizia penitenziaria, quando ha affermato di provare gioia a che si mostri ai cittadini come «incalziamo chi sta dietro quel vetro oscurato e non lo lasciamo respirare»;
il referendum sopra richiamato ha visto una netta vittoria del «no» alla revisione costituzionale portata avanti dal Governo, con 12.448.255 (46,26 per cento) voti a favore e 14.461.336 voti contrari (53,74 per cento) e un'affluenza vicina al 60 per cento;
nel pomeriggio di martedì 24 marzo 2026 si è appresa la notizia delle dimissioni sia della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi sia del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove –:
se il Ministro interrogato intenda chiarire le ragioni e le tempistiche delle dimissioni del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
(3-02569)
FRATOIANNI, BONELLI, ZANELLA, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nell'intervista rilasciata dal Ministro interrogato, a seguito della netta vittoria dei «no» al referendum sulla legge costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale di cui si era assunto la paternità, aveva confermato la sua fiducia e il suo appoggio alla compagine del suo dicastero e alla struttura dello stesso, considerando wishful thinking, un pio desiderio, animato solo da ostilità la richiesta e le sollecitazioni di un suo intervento e della Presidente del Consiglio dei ministri diretto a chiarire la grave vicenda che vede coinvolto il Sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e i conseguenti atti che si sarebbero resi necessari;
il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, come è noto, ha acquisito – peraltro unitamente ad altri esponenti del suo partito Fratelli d'Italia – una partecipazione in una società proprietaria di un ristorante, nella cui compagine societaria faceva parte come amministratore unico una diciottenne, Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato per associazione mafiosa, essendo stata accertata la sua appartenenza al clan camorristico dei Senese;
l'acquisizione di questa partecipazione non è stata riportata nella dichiarazione concernente la situazione patrimoniale presentata dal Sottosegretario Delmastro Delle Vedove ai sensi della legge n. 441 del 1982;
la partecipazione è stata ceduta solo dopo la condanna in via definitiva di Mauro Caroccia, a fronte di un pagamento in contanti di 5.000 euro, come riportato da diversi organi di stampa;
la frequentazione del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove con il camorrista Mauro Caroccia, il cui primo arresto è del 2020, risale quantomeno al 2023 come documentato da foto e filmati;
il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, dopo la condanna definitiva del Caroccia e la cessione della partecipazione, ha proseguito la frequentazione del ristorante, come documentato dagli organi di stampa, partecipando, tra l'altro, ad una cena nel giugno 2025 unitamente alla capo di gabinetto del Ministero della giustizia, Giusi Bartolozzi, e ad appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria;
anche in considerazione delle intervenute dimissioni del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi appare sconcertante agli interroganti che non solo il Ministro interrogato abbia liquidato come un pio desiderio la richiesta di urgenti chiarimenti e atti conseguenti sulla vicenda, ma che in una dichiarazione abbia ridotto la frequentazione del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove con appartenenti ad un clan camorristico ad occasionale, non considerando i rapporti intercorsi per anni e addirittura di affari;
la stessa Presidente del Consiglio dei ministri, che aveva proposto la nomina del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, ha mostrato sino ad oggi un esclusivo interesse alla diffusione delle notizie, più che ai gravi fatti emersi –:
quale sia la posizione del Ministro interrogato sulla vicenda che ha coinvolto l'ex Sottosegretario Delmastro Delle Vedove da lui difeso e sostenuto e a cui aveva riconfermato la fiducia.
(3-02570)
RICCARDO RICCIARDI, AURIEMMA, ILARIA FONTANA, ALIFANO, QUARTINI, SANTILLO, ALFONSO COLUCCI, BALDINO, PENZA, D'ORSO, ASCARI, CAFIERO DE RAHO e GIULIANO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il popolo italiano si è espresso inequivocabilmente sul quesito referendario concernente l'abrogazione della riforma proposta dal Ministro interrogato;
nel periodo che ha preceduto il referendum, il Ministro interrogato si è esposto in prima persona con dichiarazioni a giudizio degli interroganti denigratorie, controverse, lesive del prestigio e dell'autonomia dell'ordine giudiziario, qualificato quale organo ostile all'azione di Governo, con ciò innescando un clima di scontro istituzionale diretto e contribuendo alla sua personalizzazione: gli interroganti rammentano, in particolare, il «sistema para-mafioso» con il quale egli ha definito il sistema del Consiglio superiore della magistratura;
l'esito del referendum rappresenta una chiara sconfessione dell'impostazione sostenuta dal Ministro interrogato, il quale ha legato in modo diretto la propria iniziativa politica e comunicativa all'approvazione della riforma;
preme agli interroganti, altresì, rappresentare il quadro caratterizzato da un uso politicamente e istituzionalmente improprio del linguaggio nei confronti di un altro potere dello Stato, nonché da rilevanti criticità nella gestione delle figure apicali vicine al Ministro interrogato che contribuiscono al suo operato;
ad aggravare il clima di delegittimazione nei confronti dell'ordine giudiziario, si è unita Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministro, la quale, nel corso della campagna referendaria, ha pubblicamente definito la magistratura «un plotone di esecuzione», invitando contestualmente a votare «sì» al referendum «per togliercela di mezzo»;
risulta, inoltre, grave il caso del Sottosegretario di Stato alla giustizia, Delmastro Delle Vedove, già condannato in primo grado per rivelazione di segreto d'ufficio in relazione al caso Cospito, ora al centro della cronaca per amicizie e rapporti economici intessuti con soggetti legati a contesti mafiosi;
la somma dei fatti richiamati apre (anche) un'evidente questione morale e politica nell'esercizio delle funzioni di Governo interna al Ministero, nonché nelle scelte compiute dal Ministro interrogato, chiamato, per ruolo costituzionale, a garantire rispetto e leale collaborazione tra poteri dello Stato, che il reiterarsi delle dichiarazioni richiamate appare aver compromesso, nonché ad assicurare il rispetto rigoroso dei principi di legalità e opportunità verso i cittadini;
la condotta del Ministro interrogato getta una pesante ombra sulla gestione del dicastero affidatogli, anche con riferimento al Sottosegretario di Stato e alla capo di gabinetto, soggetti sotto la sua responsabilità politica e amministrativa –:
se non ritenga che, anche alla luce dell'esito del referendum, il contesto delineato sia tale dal ritenere di dover rassegnare le dimissioni onde riconsegnare il Ministero della giustizia ad una gestione improntata al rigore, all'autorevolezza e alla trasparenza che merita.
(3-02571)
MAGI e DELLA VEDOVA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nel corso della recente campagna referendaria il Ministro interrogato ha più volte richiamato il garantismo e la presunzione di innocenza come cifre della propria idea di giustizia;
intervenendo il 20 dicembre 2025 al congresso di «Nessuno tocchi Caino» ha affermato che, dopo il referendum, il Governo avrebbe messo mano a un nuovo codice di procedura penale volto a enfatizzare «momenti del garantismo» e che intendeva intervenire per limitare il più possibile la carcerazione preventiva;
nell'intervista ad Adnkronos del 19 marzo 2026 ha ribadito, quale priorità per il dopo referendum, la necessità di affrontare il problema delle carceri e di portare a compimento la riforma della custodia cautelare;
a fronte dei recenti proclami del Ministro interrogato, tuttavia, il Governo ha continuato a privilegiare un approccio di segno marcatamente securitario, panpenalista e di matrice diametralmente opposta al garantismo, mentre la questione dell'abuso della custodia cautelare in carcere e delle sue ricadute sul sovraffollamento penitenziario resta del tutto irrisolta;
secondo i più recenti dati ufficiali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, nelle carceri italiane risultano presenti 63.801 detenuti, a fronte di 51.268 posti regolamentari, e ben 15.185 persone ristrette senza condanna definitiva, di cui 9.335 in attesa di primo giudizio e 5.850 condannati non definitivi, in un quadro aggravato dalla drammatica situazione dei numerosi suicidi negli istituti penitenziari;
sono numerose le proposte di legge già depositate in Parlamento, sia di natura emergenziale sia di riforma organica, in particolare volte a rafforzare le misure meno afflittive, che avrebbero immediati effetti positivi sulla drammatica situazione delle carceri –:
quali siano di preciso le iniziative di competenza, anche di carattere normativo, che intende assumere, e in quali tempi, a seguito all'impegno politico pubblicamente assunto, per limitare il più possibile il ricorso alla custodia cautelare, in ossequio alla presunzione di innocenza, rafforzare le misure meno afflittive e modificare il codice di procedura penale con misure ispirate al garantismo.
(3-02572)
Interrogazione a risposta orale:
BONAFÈ e GIANASSI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 5 della legge 20 luglio 2004, n. 215, recante «Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi», impone ai titolari di cariche di Governo di comunicare all'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) le situazioni patrimoniali e le eventuali variazioni rilevanti, ivi comprese le partecipazioni societarie e le cariche detenute;
da notizie di stampa ampiamente diffuse emerge che il sottosegretario alla giustizia, on. Andrea Delmastro Delle Vedove, avrebbe partecipato alla costituzione della società «Le 5 Forchette Srl», detenendo una quota pari al 25 per cento del capitale sociale;
secondo le medesime fonti, tale partecipazione sarebbe stata successivamente trasferita alla società «G&G Srl», interamente riconducibile al medesimo sottosegretario, configurando una variazione nella titolarità e nella struttura delle partecipazioni societarie;
le suddette circostanze, ove confermate, integrerebbero variazioni patrimoniali rilevanti ai fini dell'applicazione dell'articolo 5 della legge n. 215 del 2004, con conseguente obbligo di comunicazione all'Agcm entro i termini previsti;
la normativa vigente è finalizzata ad assicurare la massima trasparenza e a prevenire situazioni di conflitto di interessi in capo ai titolari di incarichi di Governo –:
se il sottosegretario alla giustizia, on. Andrea Delmastro Delle Vedove, abbia provveduto a comunicare all'Autorità garante della concorrenza e del mercato le variazioni patrimoniali relative:
a) alla partecipazione nella società «Le 5 Forchette Srl»;
b) alla successiva costituzione e/o acquisizione della società «G&G Srl»;
in caso affermativo, quali siano le date e i contenuti essenziali delle comunicazioni effettuate;
in caso negativo, quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di verificare il rispetto degli obblighi previsti dalla legge n. 215 del 2004 e assicurare la piena trasparenza delle situazioni patrimoniali dei titolari di cariche di Governo.
(3-02562)
Interrogazioni a risposta scritta:
SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, SCARPA e LACARRA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da un articolo de Il Fatto Quotidiano del 18 marzo 2026, a firma di Alberto Nerazzini, si apprende che Mauro Caroccia, imprenditore della ristorazione romana noto per i suoi trascorsi giudiziari e per i legami con il clan di camorra riconducibili a Michele Senese, nel 2023 apre il ristorante «Bisteccheria d'Italia» in via Tuscolana 452;
proprio in via Tuscolana 452 – prosegue l'inchiesta giornalistica – ha sede l'unita locale della Srl «Le 5 Forchette S.R.L.», società con un capitale sociale di 10 mila euro, con sede a Biella, costituita davanti ad un notaio di Biella nel 2024, davanti ai soci, Cristiano Franceschini, Davide Eugenio Zappalà, Elena Chiorino, Donatella Pelle, e ai due soci con le quote più significative, Andrea Delmastro delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla giustizia, con il 25 per cento delle quote, e Miriam Caroccia, titolare del 50 per cento delle quote, studentessa romana ai tempi appena diciottenne, erede della famiglia romana, nominata poi amministratrice unica della Srl;
lo scorso gennaio 2025 la Corte di appello di Roma, a seguito di una decisione della Cassazione, torna sull'inchiesta che vedeva coinvolti Caroccia e Senese; le sentenze verranno rese poi definitive dalla Corte di cassazione nel febbraio del 2026, tra i reati commessi da Caroccia, intestazione fittizia con aggravante mafiosa, ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale;
Caroccia risulta attualmente detenuto in carcere;
nel novembre del 2025 Delmastro delle Vedove avrebbe dunque ceduto il suo 25 per cento di quote alla «G&G Srl», una società che si occupa di immobiliare e di cui il Sottosegretario alla giustizia risulterebbe intestatario al 100 per cento;
in seguito – a pochi giorni dalla conferma definitiva delle condanne – la G&G Srl avrebbe girato il 25 per cento delle quote societarie a Donatella Pelle, e, lo scorso 5 marzo 2026, tutti gli altri soci, di area Fratelli d'Italia, avrebbero venduto ciascuno tutte le proprie quote a Miriam Caroccia –:
se i Ministri interrogati non ritengano di dover assumere, per quanto di competenza, iniziative per chiarire e verificare i contorni della vicenda esposta in premessa, anche con riferimento all'eventuale coinvolgimento di figure istituzionali in vicende giudiziarie correlate a reti di criminalità organizzata di stampo mafioso, che, seppur non li investano dal punto di vista legale e giudiziario, rischiano di inquinare l'immagine delle istituzioni che rappresentano, per garantire la piena separazione tra funzioni pubbliche e contesti anche solo indirettamente riconducibili alla criminalità organizzata.
(4-07356)
CANNATA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il 6 luglio 2014, all'interno della caserma «Sabatini» di Roma, perdeva la vita il caporal maggiore Antonino (Tony) Drago, militare dell'Esercito italiano, in circostanze che hanno formato oggetto di procedimenti giudiziari e di successive iniziative da parte dei familiari;
nel corso degli anni, la vicenda è stata oggetto di indagini e accertamenti tecnici, rispetto ai quali i familiari hanno più volte rappresentato l'esigenza di ulteriori approfondimenti su alcuni profili della ricostruzione dei fatti;
la questione è stata richiamata anche nella sentenza dell'11 dicembre 2025 della prima sezione della Corte europea dei diritti dell'uomo nel caso Intranuovo c. Italia (ricorso n. 46569/2019), con riferimento all'effettività delle indagini;
alla luce delle richieste formulate dai familiari e del complessivo quadro emerso, appare opportuno verificare se residuino ulteriori elementi o profili meritevoli di approfondimento da parte delle competenti autorità –:
se il Ministro della giustizia intenda valutare, per quanto di competenza, la sussistenza dei presupposti per l'esercizio di iniziative di carattere ispettivo in ordine alle indagini svolte sulla morte del caporal maggiore Antonino Drago, alla luce di quanto esposto in premessa;
se il Ministro della difesa, per quanto di competenza, abbia effettuato o intenda effettuare verifiche interne sui fatti, con particolare riferimento agli elementi ancora suscettibili di chiarimento;
se i Ministri interrogati intendano fornire elementi in merito agli esiti delle eventuali verifiche di competenza già svolte o in corso, anche al fine di assicurare ogni utile elemento di conoscenza sulla vicenda.
(4-07368)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta in Commissione:
LAI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nel 2011 è stato sottoscritto da Governo, regione Sardegna, enti locali del territorio, organizzazioni sindacali e gruppo Eni il Protocollo per la «chimica verde» a Porto Torres, con l'obiettivo di avviare la riconversione industriale del polo petrolchimico del nord Sardegna e promuovere una nuova filiera produttiva basata sulla chimica da fonti energetiche rinnovabili, adottando una strategia di sviluppo territoriale fondata sulla salvaguardia dell'occupazione, sul rilancio economico del territorio e sul coinvolgimento del sistema produttivo locale;
nell'ambito di tale progetto è stata costituita la società Matrìca s.p.a., joint venture tra Versalis (Eni) e Novamont, con il compito di realizzare il programma di riconversione industriale del sito di Porto Torres;
durante il periodo di operatività di Matrìca, le attività di manutenzione e di servizi industriali risultavano organizzate attraverso procedure e sistemi di qualificazione gestiti a livello territoriale, che consentivano il coinvolgimento delle imprese specializzate operanti nel polo industriale del Nord Sardegna;
successivamente la gestione del sito industriale è stata ricondotta alla società Novamont, oggi parte del gruppo Eni, con una modifica sostanziale delle modalità di gestione degli appalti e delle procedure di qualificazione delle imprese;
a quanto consta all'interrogante nel sito Novamont di Porto Torres sono state recentemente svolte o avviate gare d'appalto su base nazionale per attività strategiche di manutenzione e servizi industriali;
per la manutenzione metalmeccanica e i lavaggi industriali c'è stata la partecipazione di oltre venti imprese nazionali e aggiudicazione ad un'impresa siciliana;
per la manutenzione elettro-strumentale e quella antincendio, attualmente in corso, partecipazione di oltre venti imprese nazionali o provenienti da diversi poli petrolchimici italiani;
tale modalità di gestione delle gare appare radicalmente diversa rispetto al modello precedentemente adottato durante la fase Matrìca, dove le imprese del territorio erano coinvolte attraverso un sistema di qualificazione coerente con gli obiettivi di sviluppo industriale locale. Inoltre, non sarebbero state rispettate le clausole contrattuali che prevedevano la proroga biennale dei contratti in essere, con la conseguente esclusione di imprese locali che operavano da anni nel sito industriale;
analoghi processi di centralizzazione di gare e appalti industriali da parte di Eni risultano essersi verificati anche in altri poli petrolchimici italiani, in Sicilia e in Puglia, con conseguente riduzione del coinvolgimento delle imprese locali;
il decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 34 del 2022, prevede l'istituzione di una cabina di regia per il coordinamento e il monitoraggio delle politiche industriali e degli interventi connessi alla riconversione energetica e industriale, strumento che avrebbe dovuto garantire anche il monitoraggio delle iniziative relative alla chimica verde e al polo industriale di Porto Torres: tale cabina di regia non è mai stata convocata con riferimento al polo industriale di Porto Torres, nonostante le ripetute richieste avanzate dalle istituzioni territoriali e dalle organizzazioni sindacali;
dopo quindici anni dalla sottoscrizione del protocollo, una parte significativa degli investimenti industriali annunciati da Eni non è stata realizzata, mentre nuovi programmi industriali e investimenti vengono annunciati per altri poli petrolchimici nazionali –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, per verificare la coerenza delle recenti procedure di appalto nel sito Novamont di Porto Torres con gli impegni assunti nel Protocollo per la chimica verde del 2011;
se il Governo non ritenga necessario convocare con urgenza la cabina di regia prevista dal decreto-legge n. 17 del 2022 per accertare lo stato di attuazione degli investimenti industriali, occupazionali e territoriali connessi al progetto di riconversione e promuovere un aggiornamento complessivo degli impegni industriali relativi a Porto Torres;
quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire il coinvolgimento delle imprese locali dell'indotto, la tutela dei livelli occupazionali e la piena trasparenza sugli investimenti previsti dal gruppo Eni-Novamont nel polo di Porto Torres.
(5-05168)
LAI, VIGGIANO, LACARRA, STEFANAZZI e SARRACINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il gruppo Tiscali, oggi parte del gruppo Tessellis, rappresenta uno dei principali operatori italiani nel settore delle telecomunicazioni e dei servizi digitali, con una presenza storica e strategica nel Mezzogiorno, in particolare in Sardegna e in Puglia;
l'azienda ha avviato una procedura di riduzione del personale ai sensi della legge n. 223 del 1991, che coinvolge complessivamente 180 lavoratori, di cui 81 nella sede di Cagliari e la totalità dei lavoratori della sede di Taranto che contava 74 dipendenti, ridotti a 73 in ragione della prematura scomparsa di un lavoratore, con serie ricadute anche nelle altre sedi;
tale procedura si colloca nell'ambito di un processo più ampio di riorganizzazione societaria, che comprende anche l'ipotesi di cessione di rami aziendali, in particolare nel segmento consumer, con il rischio di una progressiva riduzione del perimetro industriale del gruppo;
la sede di Cagliari costituisce storicamente il principale polo tecnologico e operativo dell'azienda, rappresentando uno dei più rilevanti insediamenti nel settore delle telecomunicazioni nel Mezzogiorno, con competenze professionali altamente qualificate;
la sede di Taranto, operativa sul territorio da oltre dieci anni, conta dipendenti altamente professionalizzati e già impiegati alle dipendenze della Linkem s.p.a., oggi Tiscali a seguito della fusione tra le due società avvenuta nell'agosto 2022;
le sedi interessate dalla procedura rappresentano un presidio occupazionale e produttivo significativo nel settore Tlc, in territori che già registrano criticità strutturali sul piano occupazionale: la riduzione del personale annunciata rischia di determinare non solo una significativa perdita di posti di lavoro qualificati, ma anche un progressivo ridimensionamento dei poli tecnologici del Sud Italia, con effetti negativi sulla coesione territoriale e sullo sviluppo della filiera digitale;
a oggi non risultano iniziative pubbliche del Governo volte ad affrontare la vertenza in modo strutturato, né risulta convocato un tavolo nazionale di confronto con l'azienda, le organizzazioni sindacali e le istituzioni territoriali interessate;
il settore delle telecomunicazioni riveste carattere strategico per la competitività del Paese, per la transizione digitale e per la sicurezza delle infrastrutture, rendendo necessaria una chiara politica industriale nazionale, con particolare attenzione al rafforzamento dei poli produttivi nel Mezzogiorno –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della procedura di riduzione del personale avviata dal gruppo Tiscali/Tessellis e delle sue ricadute occupazionali nei territori della Sardegna e della Puglia;
quali iniziative di competenza urgenti intendano assumere per attivare un tavolo nazionale di crisi, coinvolgendo l'azienda, le organizzazioni sindacali e le regioni interessate, nell'ambito del quale richiedere all'azienda anche la presentazione di un piano industriale dettagliato e vincolante, che chiarisca il perimetro delle attività che si intendono mantenere nei siti di Cagliari e nelle sedi pugliesi, gli investimenti previsti, le prospettive occupazionali e le eventuali misure alternative ai licenziamenti;
quali strumenti di politica industriale e di sostegno all'occupazione il Governo intenda attivare per evitare il ridimensionamento dei poli Tlc del Mezzogiorno e salvaguardare competenze strategiche nel settore;
se il Governo non ritenga necessario monitorare e valutare, per quanto di competenza, le operazioni societarie in corso, incluse eventuali cessioni di rami d'azienda, al fine di garantire la tutela dell'occupazione e la permanenza di attività strategiche nei territori interessati e quali iniziative intenda adottare per definire una strategia nazionale per il settore delle telecomunicazioni, che valorizzi il ruolo del Mezzogiorno come hub tecnologico e produttivo.
(5-05192)
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg Stellantis sta considerando accordi strategici con alcuni dei principali produttori automobilistici cinesi attraverso cui investire nelle proprie attività in Europa, alle prese con sovracapacità produttiva, concorrenza crescente e i costi della transizione all'elettrico, mentre la stessa concentrerebbe i propri investimenti negli Usa dove, tra l'altro, sono stati già annunciati investimenti pari a 13 miliardi di dollari;
sempre secondo l'agenzia internazionale tra le opzioni discusse ci sarebbe anche la possibilità per i partner cinesi di acquisire quote di marchi del gruppo, tra cui Maserati, o di ottenere accesso alla capacità produttiva degli stabilimenti europei ossia la possibilità per i marchi cinesi in questione, quali Xiaomi e XPeng, di produrre negli stabilimenti soprattutto italiani, oggi sotto-utilizzati e assediati dalla cassa integrazione, mediante joint venture e/o partecipazioni;
con una nota Stellantis, pur non fornendo dettagli precisi, ha, comunque, confermato contatti con diversi operatori globali, nell'ambito del dialogo con l'industria automobilistica;
Stellantis ha dichiarato perdite per circa 22 miliardi di euro per ipotesi strategiche errate e 6,5 miliardi di euro di dividendi mancati: segnali di una crisi strutturale conclamata, ma soprattutto dell'abbandono progressivo da parte di Stellantis degli investimenti e della spesa in ricerca che non le permette di sostenere la competizione tecnologica;
è imprescindibile che il Governo chiarisca se sia ancora in atto la propria strategia di attrazione di altri gruppi industriali comunitari nel settore automotive. È altresì necessario un attento monitoraggio affinché le eventuali intese tra Stellantis e i produttori cinesi prevedano impegni precisi e rigorosi in merito alla tutela occupazionale, alla valorizzazione dell'indotto e alla definizione di una strategia industriale di lungo periodo, incentrata sulla riconversione all'elettrico e sul recupero dell'area di Mirafiori –:
se il Governo stia ancora portando avanti, nell'ambito del piano di rilancio del settore automotive più volte annunciato, una strategia attiva di ricerca e attrazione di nuovi gruppi industriali automobilistici intenzionati a investire e avviare produzioni in Italia;
se il Governo sia a conoscenza delle interlocuzioni strategiche tra Stellantis e alcuni dei principali produttori automobilistici cinesi richiamate in premessa e se non intenda adottare iniziative di competenza volte a garantire che l'eventuale concretizzazione degli accordi sia vincolata a impegni certi da parte dei produttori cinesi – indipendentemente dalla loro natura di investitori o acquirenti – in merito alla tenuta dei livelli occupazionali, all'utilizzo dell'indotto nonché alla definizione di una strategia industriale di lungo periodo incentrata sulla riconversione all'elettrico e al recupero dell'area di Mirafiori.
(4-07339)
PAOLO EMILIO RUSSO e PITTALIS. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Tiscali ha annunciato l'avvio di una procedura di licenziamento collettivo che riguarderà 180 lavoratori dell'azienda, di cui 81 a Cagliari, 73 a Taranto, 13 a Roma, 12 a Bari e uno a Milano;
i licenziamenti rientrano nell'ambito degli accordi relativi alla cessione del ramo d'azienda B2C di Tiscali Italia, stipulati tra la controllante del gruppo, Tesselis, e Canarbino Spa;
tra i 180 lavoratori ricompresi nei licenziamenti figurano anche tutti i 12 giornalisti della divisione media del Gruppo Tesselis;
i licenziamenti annunciati, che riguardano diverse sedi in Italia, avrebbero un forte impatto in particolare per quanto riguarda Cagliari e Taranto –:
se intendano adottare iniziative di competenza in merito alla vicenda riportata in premessa.
(4-07349)
FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
l'emittente concessionaria Radio Stazione Uno «Lattemiele», operante in Varese e provincia, è titolare di regolare titolo abilitativo alla trasmissione radiofonica in ambito locale, concessione Prot. n. 905491;
in data 27 gennaio 2022, veniva presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199 avverso il Ministero dello sviluppo economico, contro: dirigente Dggat, dirigente Dgscerp, dirigente ispettorato territoriale della Lombardia, protocollo n. 101964;
nel corso dell'istruttoria, il Consiglio di Stato, in sede di adunanza del 11 maggio 2022, richiedeva integrazione documentale, con particolare riferimento a elementi non prodotti dalla Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica, radiodiffusione e postali (Dgscerp) del Ministero dello sviluppo economico, ora delle imprese e del made in Italy;
successivamente, è stata asserita la trasposizione del ricorso innanzi al Tribunale amministrativo regionale, cui l'emittente si è formalmente opposta, eccependo la carenza di legittimazione del soggetto terzo e producendo perizia tecnica giurata in data 29 novembre 2019, nonché misure di campo richieste dall'ispettorato territoriale della Lombardia e integralmente sostenute economicamente dalla medesima emittente, senza che tali elementi siano stati valorizzati dall'amministrazione;
nonostante, le misurazioni tecniche, richieste dall'ispettorato Lombardia e pagate dall'emittente in data 15 febbraio 2016, che erano finalizzate ad accertare in modo oggettivo la situazione interferenziale e la corretta occupazione delle frequenze, permangono criticità nella tutela amministrativa delle frequenze assentite;
la pendenza del giudizio amministrativo non sospende né attenua l'obbligo dell'amministrazione di garantire la corretta gestione e vigilanza sullo spettro radioelettrico, bene pubblico strategico disciplinato dal decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche);
eventuali omissioni istruttorie davanti al Consiglio di Stato costituiscono fatto di particolare gravità sotto il profilo della correttezza, trasparenza e buon andamento dell'azione amministrativa (articolo 97 della Costituzione) –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle omissioni istruttorie segnalate anche in sede di ricorso straordinario, con particolare riferimento alla documentazione richiesta dal Consiglio di Stato e non prodotta dalla Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica, radiodiffusione e postali e se siano state avviate verifiche interne in merito;
per quali ragioni le misure di campo, richieste dall'ispettorato territoriale e sostenute economicamente dall'emittente, non abbiano condotto a una definizione tecnica risolutiva;
se non ritenga opportuno attivare una verifica interna, anche in considerazione di eventuali profili di danno erariale, alla luce dell'aggravio del contenzioso e della mancata tempestiva tutela dello spettro radioelettrico, oltre che dei principi di buon andamento e imparzialità amministrativa;
quali misure urgenti di competenza intenda adottare per garantire la piena tutela delle frequenze assentite all'emittente, indipendentemente dal giudizio pendente.
(4-07352)
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
da recenti notizie di stampa si apprende che la società Tiscali, oggi parte del gruppo Tessellis, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 180 lavoratrici e lavoratori su un totale di circa 730 dipendenti, pari a quasi un quarto dell'intera forza lavoro;
la procedura interessa diverse sedi sul territorio nazionale, ma colpisce in modo particolarmente rilevante la Sardegna, dove sono previsti 81 esuberi nella sola area di Cagliari, con un impatto significativo anche sul piano sociale ed economico del territorio;
tra i lavoratori coinvolti figurano anche giornalisti e personale altamente qualificato, con il rischio concreto di una riduzione significativa delle attività editoriali, fino alla possibile soppressione della testata Tiscali Notizie;
secondo quanto riportato, i licenziamenti si inseriscono in un processo di riorganizzazione legato alla cessione del ramo d'azienda B2C e dei marchi Tiscali e Linkem, nonché nell'ambito di una più ampia procedura di composizione negoziata della crisi avviata dalla società;
le organizzazioni sindacali hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute occupazionali della vertenza, evidenziando l'assenza di soluzioni condivise e chiedendo l'apertura di un tavolo nazionale per la gestione della crisi e la tutela dei lavoratori;
la vertenza assume un rilievo particolarmente significativo per la Sardegna, non solo per l'impatto occupazionale diretto, ma anche per il valore simbolico e strategico di un'azienda che ha rappresentato una delle principali esperienze nel settore delle telecomunicazioni e dell'innovazione digitale nel territorio;
il rischio di una riduzione così significativa dell'occupazione si inserisce in un contesto già caratterizzato da fragilità del tessuto produttivo e da persistenti difficoltà nel mercato del lavoro, aggravando ulteriormente le condizioni socio-economiche locali;
la perdita di un numero così elevato di posti di lavoro, concentrata in larga parte in Sardegna, rappresenta una criticità di rilievo nazionale che richiede un intervento urgente e coordinato delle istituzioni;
appare necessario garantire la tutela dei lavoratori coinvolti, favorendo soluzioni alternative ai licenziamenti e promuovendo strumenti di salvaguardia occupazionale;
risulta altresì fondamentale assicurare la massima trasparenza sui processi di riorganizzazione aziendale e sulle prospettive industriali del gruppo –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della procedura di licenziamento collettivo avviata da Tiscali e quali elementi risultino in loro possesso in merito alle motivazioni e agli sviluppi della vertenza;
quali iniziative urgenti intendano adottare per tutelare i lavoratori coinvolti, anche attraverso l'attivazione di un tavolo di confronto nazionale con l'azienda e le organizzazioni sindacali;
se ritengano opportuno promuovere soluzioni alternative ai licenziamenti, quali strumenti di sostegno al reddito, percorsi di riconversione professionale e misure di salvaguardia occupazionale;
quali misure intendano assumere per sostenere il tessuto produttivo e occupazionale della Sardegna, alla luce dell'impatto particolarmente rilevante della vertenza sul territorio;
se siano state valutate le ricadute della riorganizzazione aziendale sul pluralismo dell'informazione e sulla continuità delle attività editoriali della testata Tiscali Notizie;
se, infine, non ritengano necessario avviare una riflessione più ampia sulle politiche industriali nel settore delle telecomunicazioni e dell'innovazione digitale, al fine di prevenire ulteriori crisi occupazionali e garantire uno sviluppo sostenibile del comparto.
(4-07353)
FARAONE. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
da quanto è dato sapere, la Sifi S.p.A., storica azienda fondata nel 1935 ad Aci Sant'Antonio (CT), attiva nel settore farmaceutico e della produzione di lenti intraoculari, lo scorso anno acquisita dal gruppo farmaceutico spagnolo Faes Parma, ha avviato, tramite comunicazione di Confindustria Catania del 9 gennaio 2026, la procedura di riduzione del personale per 52 lavoratori su un totale di 369 unità, coinvolgendo sia quadri sia impiegati, mentre non risultano interessati gli operai direttamente addetti alla produzione;
a fronte di detta decisione, le organizzazioni sindacali di categoria, tra cui Filctem Cgil e Femca Cisl, hanno comunicato l'assenza, allo stato attuale, di un accordo con l'azienda;
a tale proposito la normativa vigente prevede un termine di 45 giorni per la conclusione della procedura di confronto sindacale, prorogabile di ulteriori 30 giorni, di cui risultano già richiesti 15;
la decisione assunta dal gruppo farmaceutico spagnolo Faes Farma, pur in presenza di dichiarati investimenti e prospettive di sviluppo, ha generato fortissime preoccupazioni nei 52 lavoratori della Sifi per le gravi conseguenze economiche e sociali che essa ha per loro e per le loro famiglie, per di più in un contesto economico e sociale già fortemente compromesso;
i lavoratori della Sifi, che rappresenta una realtà produttiva strategica fondamentale per il territorio catanese e per l'intero comparto farmaceutico regionale, meritano di essere tutelati con soluzioni concrete al fine di preservare i livelli occupazionali e favorire ogni soluzione utile a scongiurare licenziamenti, attivando tavoli di crisi e processi di ricollocazione, e prendendo in considerazione le proposte delle organizzazioni sindacali di attivazione di una procedura di esodo volontario incentivato estesa a tutto il personale, nonché la possibilità di ricollocazione interna, anche nei reparti produttivi, a parità di trattamento economico –:
quali iniziative di competenza si intenda intraprendere, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali della Sifi S.p.A., evitare i licenziamenti e/o favorire percorsi di ricollocazione e riqualificazione del personale, tutelando in tal modo i lavoratori operanti in un settore strategico quale è quello farmaceutico;
se siano state previste e avviate interlocuzioni con la proprietà del gruppo Faes Farma per verificare, per quanto di competenza, la coerenza tra gli annunciati investimenti e la contestuale riduzione del personale;
se sia stato attivato o si intenda attivare con urgenza un tavolo istituzionale di crisi con le parti sociali, le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali volto alla salvaguardia dei livelli occupazionali e al fine di favorire una soluzione condivisa.
(4-07378)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica – per sapere – premesso che:
con decreto-legge n. 50 del 24 aprile 2017 (articolo 61), convertito, con modificazioni dalla legge n. 96 del 21 giugno 2017 e modificato con il decreto milleproroghe del dicembre 2020, al fine di assicurare la tempestiva realizzazione del progetto sportivo delle finali di coppa del mondo e dei campionati mondiali di sci alpino, svoltisi a Cortina d'Ampezzo rispettivamente nel marzo 2020 e nel febbraio 2021, l'allora presidente di Anas S.p.A. Claudio Gemme (oggi amministratore delegato di Anas) veniva nominato commissario per l'individuazione, progettazione e tempestiva esecuzione delle opere connesse all'adeguamento della viabilità statale nella provincia di Belluno;
in data 23 giugno 2017, il commissario ha trasmesso ai soggetti istituzionali un piano definitivo degli interventi di adeguamento della rete viaria statale, oggetto di successiva rimodulazione con dispositivo del 18 ottobre 2022;
relativamente alla Strada Statale 51 di Alemagna, il piano prevedeva la realizzazione di complessivi n. 52 interventi di cui n. 3 varianti in nuova sede stradale per l'attraversamento dei centri abitati di Tai di Cadore, Valle di Cadore e San Vito di Cadore;
alla data di cessazione dell'incarico da parte del Commissario straordinario, 31 dicembre 2022, per la variante di San Vito di Cadore (di seguito Variante) non risultava ancora espletata la gara di appalto per esecuzione dei lavori, essendo la stessa stata indetta solo il 7 dicembre 2022 (Gazzetta Ufficiale 5a Serie Speciale – Numero 143) e aggiudicata il 3 marzo 2023, ben oltre la scadenza del termine per il quale era fissato il collaudo tecnico delle opere, previsto per il 31 dicembre 2022, termine confermato nella relazione conclusiva del Commissario trasmessa al Parlamento il 5 maggio 2023;
la determina Anas s.p.a. – soggetto attuatore dell'intervento – prot. 0163355 del 3 marzo 2023 di aggiudicazione dei lavori e servizi per l'attraversamento dell'abitato di San Vito di Cadore (Belluno), ha quale unico fondamento normativo il richiamato decreto-legge di cui sopra;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'8 settembre 2023, recante Piano complessivo delle opere da realizzare in funzione delle olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 22 settembre 2023 non ha ricompreso la Variante;
la Variante non rientra nell'elenco delle opere complementari in ambito stradale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto-legge 5 febbraio 2024, n. 10, convertito con legge 27 marzo 2024, n. 42;
il 10 novembre 2025 è stata data la notizia che la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha approvato, con delibera n. 68/2025/G del 30 ottobre 2025, la «Relazione sul Fondo opere infrastrutturali per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026», che analizza l'impiego delle risorse per l'attuazione degli interventi stradali e ferroviari previsti e la verifica del rispetto delle tempistiche entro la data di inizio dei giochi;
la su citata delibera riconosce che la Variante stradale di San Vito di Cadore non è inserita «nel programma olimpico», prendendo altresì atto che, al 30 ottobre 2025, l'avanzamento dei lavori era pari al 45 per cento;
la Variante non è stata ultimata entro il termine dei lavori previsto dal contratto di appalto ex articolo 8 che recita: «Il limite temporale entro cui l'intervento dovrà essere fruibile all'esercizio è costituito dall'apertura delle Olimpiadi Invernali del 2026, prevista nel mese di febbraio di tale anno»;
alla data di inaugurazione delle Olimpiadi, il 6 febbraio 2026, la Variante versava in stato di totale abbandono, situazione che permaneva anche a conclusione delle Paralimpiadi;
la penale giornaliera per il ritardo nell'ultimazione dell'opera – determinata in base all'articolo 8-b, comma 1, del contratto di appalto – è dell'uno per mille del valore del contratto, pari a euro 41.782.221,62 (al netto di Iva) dunque pari a euro 41.782;
sulla base di quanto stabilito dall'ultimo periodo dell'articolo 8 del contratto d'appalto «[...] l'importo complessivo delle penali irrogate non potrà comunque superare il 10 per cento dell'importo dei lavori», con la conseguenza che al superamento di detta percentuale segue la risoluzione dello stesso contratto ai sensi dell'articolo 1456 «Clausola risolutiva espressa» del Codice civile, come richiamato dal medesimo articolo 8;
durante il servizio «Frana Olimpica» andato in onda nella trasmissione Rai «Report» del 7 dicembre 2025, sono state acquisite le dichiarazioni del professor ingegnere Carlo Gregoretti, del Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali – Tesaf – dell'università degli studi di Padova che, ha ricordato il rischio idrogeologico che interessa, all'attualità, l'abitato di San Vito di Cadore e l'area «tombotto» della strada statale 51 in corrispondenza della quale è stato costruito il ponte della realizzanda Variante;
l'attualità del rischio idrogeologico dell'area è stata sollevata nei precedenti atti di sindacato ispettivo n. 3/01393, n. 5/04025, n. 3/02101 e n. 3/02348;
la Variante, il cui collaudo era previsto 3 anni e 3 mesi fa, sta cancellando i prati che contornano tutta la parte bassa del paese di San Vito, protetti da vincoli speciali (prati stabili) di altissimo pregio naturalistico e ambientale e il relativo habitat con evidente danno ambientale derivante dai lavori fin qui eseguiti e dalla discarica sorta in zona lago, che raccoglie i detriti derivanti dagli scavi –:
se i Ministri interpellati risultino a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se allo stato attuale risultino in corso lavori nel cantiere della Variante;
se l'importo complessivo delle penali per i ritardi nell'ultimazione dell'opera abbia superato il 10 per cento dell'importo dei lavori e nel caso se non si ritenga risolto il contratto d'appalto;
quali iniziative di competenza si intendano assumere nei confronti di Anas S.p.A., anche in considerazione dell'eventuale danno erariale connesso all'avvio di un'opera i cui obiettivi risultano ripetutamente e totalmente disattesi nel corso del tempo, nonché del danno ambientale derivante, dalla cancellazione dei beni naturalistici e paesaggistici ivi presenti nel territorio.
(2-00801) «Zanella».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:
nell'ambito del progetto «Ciclovia turistica nazionale Vento – tratta lombarda» è stata realizzata una passerella ciclopedonale sul fiume Adda tra i comuni di Maccastorna (Lodi) e Crotta d'Adda (Cremona), intervento finanziato con risorse pubbliche regionali per circa 4 milioni di euro e affidato dall'Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo), quale stazione appaltante;
l'opera rientra nel più ampio programma infrastrutturale della Ciclovia turistica nazionale Vento, finalizzato allo sviluppo della mobilità sostenibile lungo l'asse del fiume Po, e rappresenta un investimento pubblico di rilievo per il territorio;
secondo quanto riportato da organi di stampa locale e regionale, in data 14 febbraio 2026 si è verificato un primo cedimento strutturale della passerella durante la fase di collaudo; nei giorni immediatamente successivi, in data 16 e 19 febbraio 2026, si sarebbero verificati ulteriori crolli e distacchi di porzioni del manufatto, con conseguente messa in sicurezza dell'area e inibizione dell'accesso;
la reiterazione di cedimenti in un arco temporale estremamente ristretto, con riferimento a un'opera di recente realizzazione e non ancora entrata in esercizio, appare circostanza di oggettiva gravità sia sotto il profilo della sicurezza pubblica sia sotto quello della corretta gestione delle risorse finanziarie;
il primo cedimento si sarebbe verificato proprio nella fase di collaudo, momento deputato alla verifica della conformità strutturale e della sicurezza dell'infrastruttura, sollevando interrogativi in merito all'effettività dei controlli tecnici svolti, alla validazione del progetto esecutivo e alla vigilanza esercitata in corso d'opera;
l'eventuale inutilizzabilità dell'opera, integralmente finanziata con fondi pubblici, potrebbe configurare un danno erariale consistente nella perdita della funzione per la quale le risorse sono state impiegate, nonché un possibile aggravio di spesa qualora si rendessero necessari interventi di demolizione, ricostruzione o adeguamento strutturale;
ai sensi del decreto legislativo n. 36 del 2023 (Codice dei contratti pubblici), la stazione appaltante è tenuta non solo alla regolarità formale della procedura di gara, ma anche a un controllo sostanziale e continuo sull'esecuzione dell'opera, attraverso il Responsabile unico del procedimento (Rup), la direzione lavori e il collaudo tecnico-amministrativo;
nel caso di specie, occorre verificare se siano state adeguatamente valutate le condizioni idrauliche e morfologiche del sito fluviale, nonché se eventuali varianti progettuali abbiano inciso su elementi strutturali rilevanti ai fini della stabilità del manufatto –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali informazioni ufficiali abbiano acquisito in merito alle cause dei ripetuti cedimenti della passerella ciclopedonale sul fiume Adda tra Maccastorna e Grotta d'Adda;
quali iniziative urgenti intendano adottare, per quanto di competenza, al fine di garantire la piena sicurezza dell'area;
quali iniziative di competenza di carattere ispettivo intenda assumere anche in relazione all'operato della stazione appaltante e sui controlli effettuati in fase di progettazione, esecuzione e collaudo;
quali iniziative per quanto di competenza si intendano adottare per tutelare l'interesse erariale, anche al fine di evitare ulteriori oneri a carico della finanza pubblica e assicurare il recupero di eventuali somme indebitamente spese;
quali iniziative di competenza strutturali si intendano promuovere per rafforzare i controlli sulle opere pubbliche finanziate con fondi statali o regionali, affinché episodi analoghi non si ripetano, compromettendo la fiducia dei cittadini nella corretta gestione delle risorse collettive.
(2-00803) «Barzotti, Ferrara, Alifano, Quartini».
Interrogazione a risposta orale:
ZANELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
da quanto si apprende da organi di stampa l'impianto sportivo Sliding centre nel comune di Cortina d'Ampezzo, struttura che ha ospitato le gare di bob, slittino e skeleton dei recenti Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026 ha subìto dei danneggiamenti durante la manifestazione sportiva;
tre giorni dopo la conclusione dei giochi olimpici, a seguito di sopralluogo effettuato dall'ingegner Michele Titton, responsabile dei lavori, sarebbe stato redatto un verbale di 45 pagine, con il quale sarebbero stati evidenziati danni di varia natura per un importo ancora da quantificare;
i danni sarebbero stati talmente ingenti da costringere gli organizzatori a cancellare i campionati italiani di bob, da svolgere solo pochi giorni dopo l'evento olimpico. Si va da danneggiamenti agli intonaci, alla presenza di cavi scoperti, fino al fatto che tutti gli spazi degli edifici sono stati lasciati aperti, anche locali tecnici come la control room dell'edificio di arrivo, la quale contiene strumentazioni del valore di centinaia di migliaia di euro, il tutto corredato da documentazione fotografica;
desta sconcerto che un'opera costata 120 milioni di euro, realizzata in tutta fretta dopo aver tagliato circa 560 larici secolari, possa ridursi così dopo un normale svolgimento delle competizioni, sollevando interrogativi sull'utilizzo sconsiderato dell'impianto e sulla fragilità delle strutture;
la vicenda avrebbe dato origine ad un contenzioso tra i diversi soggetti che si sono occupati di costruire e utilizzare l'impianto e che ne dovranno gestire l'utilizzo in futuro. Si tratta della Società infrastrutture Milano Cortina (Simico) della Fondazione Milano Cortina 2026 (comitato organizzatore) e del comune di Cortina d'Ampezzo;
il timore del comune, quale destinatario finale dell'impianto, è quello di trovarsi a dover sopportare oltre agli ordinari costi di gestione già molto elevati, i costi di riparazione e quelli legati ai vizi occulti dell'opera –:
se i Ministri interrogati risultino a conoscenza dei fatti esposti in premessa; a quanto ammontino i danni che sarebbero stati evidenziati nel corso del sopralluogo del 25 febbraio 2026; se le gare olimpiche nell'impianto si siano svolte in piena sicurezza; se non si ritenga di assumere iniziative di competenza affinché sia nominata una commissione di tecnici terzi per una perizia che verifichi non solo i danni superficiali, ma anche l'integrità strutturale e la piena efficienza dell'impianto, subordinando la riconsegna definitiva da parte di Simico al rilascio di una specifica garanzia anche a mezzo di adeguata fideiussione.
(3-02561)
Interrogazione a risposta in Commissione:
GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la cosiddetta «Gronda di Genova» è un progetto infrastrutturale strategico volto alla realizzazione di un nuovo tracciato autostradale a monte dell'attuale nodo genovese, con l'obiettivo di separare il traffico locale da quello di attraversamento, ridurre la congestione urbana, migliorare la sicurezza della rete e potenziare i collegamenti tra i principali assi autostradali del Nord-Ovest (A10, A7 e A12);
tale opera è oggetto da anni di studi, confronti istituzionali e dibattito pubblico, ed è giunta a una fase avanzata di definizione progettuale senza tuttavia arrivare all'avvio effettivo dei lavori, fatta eccezione per alcune opere preliminari;
la regione Liguria vive da anni una condizione particolarmente critica sotto il profilo infrastrutturale, caratterizzata da una rete autostradale congestionata e interessata da continui cantieri, da collegamenti ferroviari non adeguati e dall'assenza di collegamenti ad alta velocità, nonché da diffuse fragilità territoriali che incidono sulla mobilità e sulla sicurezza;
recentemente il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, Edoardo Rixi, ha dichiarato pubblicamente la necessità di rivedere integralmente il progetto della Gronda, ritenendo l'attuale tracciato eccessivamente impattante e prospettando l'avvio di una nuova fase progettuale con soluzioni alternative;
tali dichiarazioni segnano un evidente e tardivo cambio di indirizzo rispetto alle posizioni sostenute negli anni precedenti, in cui l'opera veniva indicata come prioritaria e prossima alla realizzazione;
il possibile abbandono o radicale revisione del progetto esistente rischia di determinare un ulteriore enorme allungamento dei tempi, con conseguenze rilevanti per la competitività del sistema logistico ligure e per la qualità della vita dei cittadini;
nel corso degli anni, i cittadini liguri hanno sostenuto costi significativi attraverso il pagamento dei pedaggi autostradali, motivati in relazione agli interventi infrastrutturali programmati sul territorio;
appare pertanto necessario fare piena chiarezza sulla destinazione delle risorse raccolte e sul loro effettivo utilizzo, alla luce dei ritardi accumulati e delle opere non realizzate –:
se il Governo intenda abbandonare definitivamente l'attuale progetto della Gronda di Genova, già approvato e oggetto di pluriennale iter tecnico-amministrativo;
quale eventuale progetto alternativo il Ministero interrogato intenda promuovere, specificandone caratteristiche, obiettivi, tempistiche ed eventuali valutazioni di costi e progettazioni messe in campo;
quali siano le risorse economiche già impegnate o spese per il progetto della Gronda fino ad oggi, comprese quelle relative alle opere preliminari;
quale sia stata la destinazione dei proventi derivanti dai pedaggi autostradali pagati negli anni dai cittadini liguri.
(5-05171)
Interrogazioni a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
da recenti notizie di stampa nazionale si apprende che l'applicazione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets – Emission trading system) al trasporto marittimo sta producendo effetti particolarmente gravosi per il sistema economico della Sardegna;
in particolare, l'isola risulterebbe il territorio maggiormente penalizzato dall'introduzione di tale meccanismo, a causa della sua condizione di insularità e della forte dipendenza dal trasporto marittimo per la movimentazione delle merci;
a decorrere dal 2026, con l'estensione completa del sistema Ets tutte le compagnie di navigazione saranno obbligate ad acquistare il 100 per cento delle quote di emissione di CO2 per le tratte effettuate, con un conseguente incremento significativo dei costi di trasporto;
tali costi risultano già oggi trasferiti lungo tutta la filiera, incidendo in maniera rilevante sugli autotrasportatori e, in ultima analisi, sulle imprese e sui consumatori finali, determinando un aumento generalizzato dei prezzi dei beni e una perdita di competitività per le imprese sarde;
secondo le organizzazioni sindacali e di categoria, le imprese dell'isola subirebbero un triplice aggravio economico: al momento dell'importazione delle merci, durante i processi di trasformazione e nuovamente nella fase di esportazione dei prodotti finiti;
è evidente che la particolare condizione geografica della Sardegna comporta tempi e costi di trasporto strutturalmente superiori rispetto ad altre aree del Paese, rendendo l'impatto della normativa europea sproporzionato e potenzialmente distorsivo del principio di parità territoriale;
il rischio paventato è quello della chiusura di migliaia di imprese locali, con gravi ripercussioni sul tessuto economico e occupazionale regionale, nonché un incremento del costo della vita per i cittadini;
pur riconoscendo la necessità e l'urgenza della transizione ecologica e della riduzione delle emissioni climalteranti, appare necessario evitare che tali politiche si traducano in un onere insostenibile concentrato su specifici territori e categorie produttive;
a parere dell'interrogante è improrogabile la necessità di una revisione del sistema Ets o dell'introduzione di misure compensative specifiche per le aree insulari, al fine di garantire equità e sostenibilità economica nel percorso di transizione ambientale;
considerato che analoghe criticità sono già state oggetto di precedenti atti ispettivi parlamentari e proposte emendative, senza che risultino a oggi soluzioni strutturali adottate –:
quali iniziative urgenti intendano adottare i Ministri interrogati, anche in sede europea, al fine di mitigare gli effetti dell'applicazione del sistema Ets sul trasporto marittimo da e verso la Sardegna;
se non ritengano opportuno assumere iniziative, anche normative, volte a introdurre misure compensative o correttive specifiche per le regioni insulari, al fine di garantire il rispetto del principio di continuità territoriale e di eguaglianza tra cittadini e imprese;
quali misure intendano attivare per evitare che i maggiori costi derivanti dal sistema Ets vengano integralmente scaricati sugli autotrasportatori, sulle imprese e sui consumatori finali;
se non ritengano necessario promuovere una revisione della normativa europea in materia, al fine di tenere conto delle peculiarità geografiche ed economiche dei territori insulari, assicurando una transizione ecologica equa e sostenibile.
(4-07351)
CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nella mattinata del 19 marzo 2026, in località Fornacchia, tra Soriano nel Cimino e Vitorchiano, in provincia di Viterbo, si è verificato uno scontro tra un treno della linea Roma-Viterbo e un autobus Cotral con a bordo studenti;
il sinistro è avvenuto in corrispondenza di un passaggio a livello privo di barriere, regolato da segnalazione semaforica, e ha provocato diversi feriti, tra cui la macchinista del treno e alcuni studenti, due dei quali trasportati in ospedale; solo per circostanze fortuite l'episodio non ha avuto conseguenze più gravi, configurandosi come una tragedia sfiorata;
la linea Roma-Viterbo presenta da anni criticità strutturali e gestionali, risultando tra le più problematiche a livello nazionale per ritardi, soppressioni e condizioni infrastrutturali non adeguate;
lungo la tratta persistono numerosi passaggi a livello e tratti a binario unico, con sistemi di sicurezza che appaiono non allineati ai più elevati standard tecnologici;
la sicurezza delle intersezioni tra rete ferroviaria e viabilità stradale, in particolare nei punti attraversati quotidianamente da mezzi di trasporto scolastico, rappresenta un elemento essenziale di tutela della pubblica incolumità;
il trasporto pubblico locale, soprattutto nelle aree interne e nelle province, continua a risentire di una cronica carenza di investimenti, con effetti diretti sulla qualità e sulla sicurezza del servizio;
risultano pertanto necessari interventi urgenti di ammodernamento, tra cui l'eliminazione dei passaggi a livello più critici, il potenziamento dell'infrastruttura e il miglioramento degli standard di sicurezza –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti e quali iniziative di competenza abbia posto in essere affinché tutti i passaggi a livello siano messi in sicurezza, garantendo standard elevati per proteggere la vita di persone e lavoratori;
se risulti conforme agli standard la presenza di passaggi a livello privi di barriere lungo la linea Roma-Viterbo e quanti siano attualmente ancora in esercizio;
quali interventi risultino programmati o finanziati per l'eliminazione dei più pericolosi; quali iniziative di competenza urgenti intenda adottare per garantire livelli maggiori di sicurezza nelle intersezioni tra ferrovia e rete stradale soprattutto nei punti frequentati da mezzi di trasporto scolastico;
di quali elementi disponga in ordine allo stato di avanzamento degli interventi di ammodernamento e potenziamento della linea Roma-Viterbo, inclusi il raddoppio dei binari e il miglioramento dell'infrastruttura; se il Governo intenda rafforzare le risorse destinate al trasporto pubblico locale al fine di garantire maggiore sicurezza, affidabilità e qualità del servizio nelle aree periferiche e interne; quali iniziative di coordinamento siano previste con la regione Lazio per prevenire il ripetersi di episodi analoghi.
(4-07370)
DORI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
un'inchiesta giornalistica realizzata dal programma televisivo Le Iene in tre servizi andati in onda tra il 22 febbraio e l'8 marzo 2026, e ripresa anche da organi di informazione specializzati, ha individuato un possibile sistema volto a far conseguire illecitamente le patenti di guida;
in particolare, dal servizio dell'8 marzo 2026 emergerebbero elementi che suffragherebbero l'ipotesi di pratiche illecite durante le fasi di conseguimento delle patenti presso la Motorizzazione civile di Roma, sede di via Salaria – Roma Nord, attraverso modalità quali la sostituzione di persona durante gli esami, test teorici pilotati, irregolarità nelle prove pratiche, fino a utilità elargite agli esaminatori indicate nel servizio anche come «bonus carburante»;
ove tali circostanze fossero confermate, esse integrerebbero fatti di eccezionale gravità, idonei a compromettere la regolarità delle procedure amministrative per il rilascio delle patenti, ad alterare la concorrenza tra autoscuole, a pregiudicare la sicurezza della circolazione stradale e a esporre a pressioni o ritorsioni gli operatori economici che non intendano piegarsi a logiche illecite –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, intendano adottare alla luce delle eventuali irregolarità nelle procedure di esame e rilascio delle patenti di guida presso la Motorizzazione civile di Roma, anche al fine di tutelare gli operatori del settore che pur agendo nella legalità potrebbero essere esposti a intimidazioni o ritorsioni.
(4-07372)
INTERNO
Interrogazioni a risposta immediata:
BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il Ministro interrogato ha reso plurime dichiarazioni relative al numero di rimpatri di cittadini stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, rivendicando numeri «record»;
recentemente ha dichiarato: «L'anno scorso siamo arrivati a circa 7 mila, ho dato l'obiettivo ai miei uffici di arrivare almeno a 10 mila espulsioni quest'anno (...)». La cifra di 7 mila espulsioni viene ripetuta da mesi, comparendo anche – per citare un'altra evidenza – nel video di auguri di fine anno pubblicato sui suoi canali social il 31 dicembre 2025;
tuttavia, tale numero non coincide affatto con quello ufficiale comunicato dal Ministero dell'interno a Eurostat: secondo il database europeo, il totale è di 4.780 persone: 1.250 nel primo trimestre, 1.150 nel secondo, 1.110 nel terzo e 1.270 nell'ultimo. La differenza è quindi di circa 2.200 persone, uno scarto del 46 per cento;
seppur le discrepanze tra statistiche nazionali e dati Eurostat non siano rare e spesso dipendano dai criteri di conteggio (per esempio, dall'inclusione o meno dei rimpatri volontari assistiti, dei respingimenti immediati alla frontiera o di altre forme di allontanamento), in altri casi incidono i tempi di consolidamento, perché i dati trasmessi inizialmente possono essere provvisori e venire aggiornati in seguito. Il Ministero dell'interno ha sempre parlato di numeri suscettibili di revisione, ma considerando che i dati trasmessi a Eurostat provengono proprio dal medesimo Ministero, è quantomeno curioso che dalla stessa fonte emergano versioni così diverse e che lo stesso Ministro interrogato continui a ripetere il numero di 7 mila rimpatri, senza chiarire se esista una differenza metodologica sostanziale fra il dato italiano e quello fornito a Eurostat;
la corretta rappresentazione dei dati statistici in materia di immigrazione riveste rilievo fondamentale ai fini della trasparenza dell'azione amministrativa, della leale cooperazione con le istituzioni europee e della corretta informazione del Parlamento e dell'opinione pubblica;
la valutazione dell'efficacia delle politiche migratorie deve fondarsi su dati omogenei, verificabili e coerenti con le definizioni statistiche ufficiali;
a giudizio degli interroganti un utilizzo distorto dei dati, per puro scopo politico e comunicativo, è totalmente disapprovabile, ancor più a opera di un Ministro della Repubblica e con riferimento a una tematica così delicata –:
quale sia il vero numero dei provvedimenti di rimpatrio effettivamente eseguiti dall'Italia nel 2025 e, in tale contesto, quali iniziative intenda assumere al fine di garantire in futuro la massima trasparenza e uniformità nella comunicazione dei dati relativi ai rimpatri, anche mediante la pubblicazione periodica di informazioni dettagliate.
(3-02564)
BILLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BISA, BOF, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 19 febbraio 2026 è entrata in vigore la legge 19 gennaio 2026, n. 11, per cui anche i cittadini italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), a decorrere dal 1° giugno 2026, potranno presentare domanda di rilascio della carta d'identità elettronica presso qualsiasi comune italiano, e non esclusivamente presso il consolato italiano territorialmente competente;
tale normativa ha la finalità di ovviare alle lunghe attese e limitazioni presso i rispettivi consolati, consentendo a chi si trova in Italia di poter presentare domanda;
per le modalità organizzative e tecniche la normativa rinvia ad appositi provvedimenti del Ministero dell'interno e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
la misura richiede un adeguato coordinamento operativo e organizzativo da parte dei comuni, nonché l'adozione dei necessari atti attuativi per garantirne l'uniforme applicazione sul territorio nazionale –:
quale sia lo stato di attuazione della normativa di cui in premessa e se siano state adottate o si intendano adottare iniziative di competenza volte ad assicurare un'efficace e uniforme organizzazione dei servizi da parte dei comuni.
(3-02565)
LUPI, ROMANO, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'anarchismo è una corrente politico-ideologica che si fonda sul rifiuto dell'autorità statale e sulla promozione di forme di organizzazione sociale basate sull'autogestione, che si è diffusa in Italia con strutture organizzate già negli anni '70 del secolo scorso e si è articolata nel tempo in diverse correnti;
nel contesto contemporaneo, il movimento anarchico italiano si presenta come una realtà articolata, composta prevalentemente da forme di attivismo politico e sociale non violento, accanto alle quali permangono frange minoritarie di matrice radicale e insurrezionalista, talvolta riconducibili a sigle come la Federazione anarchica informale, caratterizzate da strutture non gerarchiche e da modalità operative informali;
nel febbraio 2026, come riportato dall'Ansa nell'agenzia del 18 febbraio 2026, dal titolo «attacchi alla rete ferroviaria, ipotesi pista anarchica», si sono registrati episodi di sabotaggio ai danni della rete ferroviaria nazionale, con incendi dolosi e danneggiamenti agli impianti di circolazione, che hanno determinato significativi disagi al traffico ferroviario, evidenziando come le azioni siano state ricondotte dagli inquirenti ad ambienti anarchici e inserite in un più ampio quadro di mobilitazione;
analoghe ricostruzioni sono state riportate dalla testata Sky Tg24, che, nell'articolo «Sabotaggi ai treni, indagini sugli ambienti anarchici» del 19 febbraio 2026, ha sottolineato la natura coordinata degli episodi e il possibile collegamento con iniziative di protesta già in atto;
nella notte del 20 marzo 2026, presso un casale abbandonato alle porte di Roma, si è verificata un'esplosione che ha causato la morte di due persone riconducibili all'area anarchica, verosimilmente intente alla preparazione di un ordigno artigianale, episodio attualmente oggetto di approfondimento investigativo;
tali eventi, pur riferibili a componenti minoritarie, richiamano l'attenzione sull'esigenza di mantenere elevato il livello di vigilanza e di prevenzione rispetto a possibili rischi per la sicurezza pubblica e per la tutela delle infrastrutture strategiche –:
quali ulteriori iniziative intenda assumere, in continuità con le attività già poste in essere, al fine di rafforzare le misure di prevenzione e contrasto nei confronti delle frange violente dei movimenti anarchici, garantendo al contempo la sicurezza dei cittadini e la piena tutela delle infrastrutture strategiche del Paese.
(3-02566)
BIGNAMI, URZÌ, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, DE CORATO, KELANY, MAIORANO, MICHELOTTI, MURA e SBARDELLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la deflagrazione avvenuta il 20 marzo 2026 all'interno di un casale abbandonato nel Parco degli acquedotti di Roma, nella quale hanno perso la vita Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, ha suscitato forte preoccupazione nell'opinione pubblica. Secondo quanto emerso dai primi riscontri investigativi e riportato da fonti di stampa, l'esplosione si sarebbe verificata durante la manipolazione di un ordigno esplosivo;
la violenza dell'evento evidenzia il potenziale offensivo del dispositivo, il cui eventuale utilizzo in contesti pubblici avrebbe potuto causare conseguenze estremamente gravi per l'incolumità delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture;
ulteriori elementi informativi indicano un possibile collegamento tra le due vittime e ambienti anarchici riconducibili all'area gravitante attorno alla figura di Alfredo Cospito, attualmente detenuto in regime di 41-bis. Tale circostanza solleva interrogativi circa l'eventuale riattivazione o riorganizzazione di circuiti eversivi interni con finalità di natura terroristica;
il quadro si inserisce in un contesto già caratterizzato da pregressi episodi di sabotaggio e attacchi alla rete ferroviaria, registrati anche in prossimità di eventi di rilevanza internazionale, come le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, con impatti significativi sulla mobilità e sull'immagine del Paese. Tali dinamiche hanno già determinato un rafforzamento delle misure di vigilanza e sicurezza –:
quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per prevenire possibili azioni terroristiche, anche attraverso il potenziamento delle attività di intelligence e dei presidi di sicurezza, alla luce delle risultanze investigative.
(3-02567)
Interrogazione a risposta in Commissione:
SIMIANI, BRAGA, MARINO, CURTI, MALAVASI, FORATTINI, FORNARO, ROMEO, FILIPPIN, VACCARI, EVI e FERRARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (Pfas) rappresentano una delle emergenze ambientali e sanitarie più gravi degli ultimi anni, per la loro persistenza e per gli effetti nocivi sulla salute umana, tra cui patologie oncologiche;
numerose evidenze scientifiche hanno ormai chiarito come l'esposizione prolungata a tali sostanze sia particolarmente rilevante per alcune categorie professionali, tra cui i vigili del fuoco, esposti durante le operazioni di spegnimento e attraverso dispositivi di protezione individuale e schiume antincendio;
il Ministero dell'interno, tramite il Dipartimento dei vigili del fuoco, ha avviato una collaborazione con l'università di Bologna per uno studio medico-statistico sull'esposizione ai Pfas del personale del Corpo nazionale;
a fronte della rilevanza pubblica e sanitaria di tale studio, risultano tuttavia forti criticità in termini di trasparenza e accesso ai dati, come denunciato da alcune associazioni sindacali dei vigili del fuoco, che segnala la mancata disponibilità della documentazione scientifica completa;
appare inaccettabile che un'indagine su un tema così delicato, che riguarda direttamente la salute e la sicurezza dei lavoratori e il diritto all'informazione, non sia pienamente accessibile e verificabile;
la trasparenza dei dati scientifici rappresenta un presupposto imprescindibile per garantire fiducia, tutela dei lavoratori e correttezza delle decisioni pubbliche;
la pubblicazione di tale indagine assume una necessità altresì rilevante anche in relazione al fatto che il Servizio sanitario nazionale non consente attualmente la libera richiesta, tramite analisi private, della rilevazione della presenza di Pfas nel sangue da parte dei cittadini sul territorio nazionale –:
se i Ministri interrogati non ritengano urgente rendere immediatamente pubblici, in forma integrale, i risultati dello studio condotto in collaborazione con l'università di Bologna, comprensivi di metodologia, dati e protocolli scientifici, anche al fine di consentire alla comunità scientifica e agli organismi indipendenti di effettuare verifiche e analisi autonome;
se i Ministri interrogati non ritengano urgente e necessario, in relazione a quanto espresso in premessa sulla pericolosità dei Pfas, riproporre indagini simili anche su scala nazionale.
(5-05193)
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il 5 marzo 2026 il Parlamento, nel corso delle comunicazioni del Governo in esito alla richiesta di aiuti dai paesi del Golfo a seguito dell'attacco unilaterale coordinato di Israele e Stati Uniti contro l'Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, ha approvato la risoluzione presentata dalla maggioranza che impegna il Governo «a rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente attraverso il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell'area geografica di intervento, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area, a tutela degli interessi primari-nazionali». Allo stesso tempo, la risoluzione ribadisce esplicitamente la piena operatività delle installazioni militari statunitensi presenti sul territorio nazionale nel quadro degli accordi Nato e bilaterali con gli Stati Uniti;
il 12 marzo 2026 in consiglio comunale sindaco di Pisa ha confermato il rafforzamento delle misure di sicurezza attorno alla base militare statunitense di Camp Darby, tra Pisa e Livorno, in relazione alle tensioni internazionali di queste settimane. Il sindaco Conti ha anche ribadito, nel corso della sua risposta all'interrogazione presentata dal consigliere di Sinistra Unita per Pisa – Avs, Luigi Sofia, che il comune non ha alcuna competenza diretta e che sul territorio il coordinamento passa sotto prefettura e questura;
quella di Camp Darby è una delle più grandi basi militari statunitensi in Europa, e a parere dell'interrogante va chiarito che questa base non può essere una piattaforma militare al servizio di una guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu;
come ha ben fatto il Governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez, anche il Governo italiano avrebbe dovuto annunciare con forza pubblicamente di non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, di non fornire alcun tipo di supporto militare a una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi –:
perché sia stato deciso e avviato il rafforzamento delle misure di sicurezza attorno alla base militare statunitense di Camp Darby.
(4-07341)
SCOTTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
Casapesenna è un comune di circa 7.000 abitanti in provincia di Caserta, il comune è stato per anni la roccaforte dei clan dei Casalesi;
nella notte tra il 13 e 14 marzo 2026, presso via Roma 5, i proprietari di un'attività commerciale, che aveva da poche ore inaugurato i suoi battenti, si sono ritrovati vittime di un attentato che ha visto esplodere un ordigno che ha distrutto l'ingresso del locale;
i carabinieri della compagnia di Casal di Principe stanno effettuando le indagini del caso, dalle prime notizie apparse sui quotidiani pare emergere l'immagine di un uomo che piazza la bomba e poi si dilegua in pochi secondi;
la vicenda pare essere un'azione chirurgica, rapida, tipica delle intimidazioni che puntano a lanciare un messaggio inequivocabile;
purtroppo, questo episodio, non è un episodio né casuale, né isolato in quanto risulta essere il quarto a distanza di poche che settimane;
all'inizio di marzo 2026, infatti, altri due ordigni sono stati fatti esplodere in un vicolo diversamente abitato e davanti ad una pizzeria al confine tra i comuni dell'agro aversano a questi si aggiungono le due bombe carta esplose davanti a un bar a Cesa;
l'ipotesi degli inquirenti, da quanto si apprende dalla stampa, è abbastanza netta: si tratterebbe dell'offensiva di Pasqua, ovvero quella pratica portata avanti dai clan che fa sì che a ridosso delle festività si intensifichi la pressione al fine di riscuotere il pizzo;
la Dda di Napoli ha acceso un faro sulla vicenda, sospettando che dietro questa escalation ci sia la riorganizzazione delle storiche famiglie del cartello dei Casalesi, che starebbe provando a riorganizzarsi, approfittando di alcune recenti scarcerazioni –:
quali iniziative – per quanto di competenza – intenda intraprendere il Ministro interrogato e se non ritenga necessario intensificare, in raccordo con le amministrazioni locali, l'attività di controllo e di sorveglianza del territorio colpito da questi ultimi accadimenti al fine di proseguire la lotta alla criminalità organizzata e garantire la sicurezza e l'incolumità dei residenti.
(4-07343)
GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la rivista Altreconomia ha riportato, in data 27 febbraio 2026, che il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Torino avrebbe assunto come direttore sanitario un chirurgo plastico, il dottor Massimiliano Giuliano;
il dottore sarebbe stato individuato dalla Cooperativa Sanitalia – ente gestore del Centro – allo scopo di gestire e coordinare le cure delle persone «trattenute» presso la struttura di corso Brunelleschi;
una struttura che, come riportato dall'inchiesta sopracitata, è attraversata da tensioni e sofferenze diffuse, mentre è scarsissimo il suo grado di efficacia: su 680 persone passate dal Centro, dal momento della sua riapertura, solo 84 sono state rimpatriate. È uno dei dati più bassi dei dieci centri italiani;
nella struttura, a metà febbraio 2026 – come testimoniato da un recente sopralluogo delle consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra – erano presenti 69 persone, di cui nove originarie del Marocco, paese verso il quale a oggi il rimpatrio è sostanzialmente impossibile;
nella struttura sono numerosi gli atti di autolesionismo, in particolare tramite ingerimento di batterie e accendini;
le attività sono rare e, soprattutto, nel Centro sono trattenute persone evidentemente incompatibili con la detenzione a causa delle loro condizioni di salute;
sotto il profilo sanitario, la prefettura di Torino ha comunicato 74 visite specialistiche effettuate all'esterno del Cpr negli ambiti clinici di odontoiatria, traumatologia, psichiatria, oculistica e gastroenterologia;
all'interno del centro sono state segnalate invece 160 prestazioni in ambito psichiatrico, mentre dal 24 marzo a fine dicembre 2025 sono stati registrati quattro casi di scabbia e due di virus epatici con infezione non attiva;
l'attuale coordinatore dei medici è stato più volte cercato, senza esito, dagli autori dell'inchiesta di Altreconomia, per sapere come vengono gestiti i casi critici;
Giuliano è un chirurgo plastico e, oltre all'attività nel suo studio privato, da documenti reperibili online viene indicato come sostituto del direttore sanitario della Clinica della memoria di Collegno, gestita da Sanitalia Medical Care, della stessa galassia societaria della cooperativa del Cpr, che ha sede in prossimità del Cpr;
a quanto testimoniato, molte delle persone detenute nel Centro sarebbero state tradotte proprio in quella clinica per svolgere gli esami specialistici, con effetti chiaramente redditizi per l'ente gestore –:
se siano a conoscenza di tale situazione e non ritengano necessario accertare, per quanto di competenza, se per l'individuazione del ruolo di direttore sanitario del Cpr di Torino siano state svolte le procedure di selezione previste e siano stati seguiti tutti i criteri di legge, volti a garantire la tutela della salute degli stranieri trattenuti, in linea con i principi costituzionali e la normativa europea.
(4-07347)
BOLDRINI e CURTI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
la signora Dkhili Khamsa, nata in Tunisia, madre di due figli minori, è ospite presso il Cas «Santa Maria della Porta» di Macerata, dove il nucleo familiare è riconosciuto e la residenza regolarmente registrata; il nucleo è seguito dai servizi sociali del comune di Macerata e i bambini frequentano regolarmente la scuola dell'infanzia;
il figlio minore, di tre anni, è in carico all'unità operativa di neuropsichiatria infantile dell'ospedale di Macerata, che ha individuato un disturbo misto dello sviluppo in un contesto di scarsa stimolazione ambientale che ha comportato l'assegnazione di un insegnante di sostegno per il primo anno della scuola dell'infanzia;
a quanto risulta all'interrogante la cooperativa sociale Rapadura, gestore della struttura, ha rappresentato alla prefettura di Macerata che il possibile riconoscimento della protezione speciale a favore della signora Khamsa – mancante di forme di sostegno economico autonome – e dei figli in pendenza del ricorso del marito rischierebbe di separare la famiglia, compromettendo il benessere psico-fisico dei bambini, i quali trovano nel padre il riferimento più autorevole e solido;
giuridicamente, tale unità è tutelata dall'articolo 31 del decreto legislativo n. 286 del 1998, dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia del 1989 e dall'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che riconosce il superiore interesse del minore come considerazione preminente in ogni decisione che lo riguardi;
si ritiene pertanto necessario adottare una deroga anticipatoria che tuteli l'unità familiare almeno fino all'esito del ricorso del signor Dalhoumi –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per tutelare l'unità familiare, scongiurando il rischio che la diversa tempistica delle udienze determini una separazione giuridica di fatto prima che la posizione del padre sia definita;
se intenda impartire direttive alle prefetture affinché, nei casi con minori fragili, venga prioritariamente valutata una soluzione abitativa che preservi il nucleo familiare;
se la prefettura di Macerata abbia avviato procedure per una soluzione alloggiativa autonoma, tenuto conto dell'urgenza della scadenza del 9 aprile 2026.
(4-07365)
GHIRRA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
da recenti notizie di stampa si apprende che il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Macomer versa in una situazione estremamente critica, caratterizzata da una escalation di eventi gravi, tra cui incendi, tentativi di suicidio, atti di autolesionismo e proteste continue da parte delle persone trattenute, tanto da essere definito da più fonti come una vera e propria «polveriera» e una struttura ormai «al collasso»;
secondo quanto riportato, negli ultimi giorni si sarebbero susseguiti episodi di particolare allarme, con persone trattenute che avrebbero tentato di togliersi la vita, incendi appiccati all'interno della struttura e interventi ripetuti delle forze dell'ordine, a testimonianza di una condizione di tensione permanente e di grave deterioramento del contesto interno;
tali eventi si inseriscono in un quadro già da tempo segnalato come fortemente problematico, nel quale il disagio psicofisico delle persone trattenute appare sempre più evidente e diffuso; ad aggravare la situazione sarebbero subentrati anche ritardi nei pagamenti degli stipendi, con la conseguente riduzione dei servizi di assistenza sanitaria e di mediazione culturale, fatto che starebbe determinando persino ritardi nello svolgimento delle udienze;
l'interrogante, anche attraverso precedenti atti di sindacato ispettivo e visite effettuate presso il Cpr di Macomer, aveva già evidenziato una situazione caratterizzata da atti autolesionistici, difficoltà di accesso alle cure, condizioni materiali inadeguate e un clima generale di forte sofferenza e tensione;
ulteriori interrogazioni parlamentari avevano posto l'attenzione sulle carenze strutturali e organizzative della struttura, in particolare in relazione all'assistenza sanitaria e psicologica e alla gestione del disagio psichico, evidenziando come gli episodi di protesta non possano essere considerati isolati ma sintomatici di criticità sistemiche;
nonostante tali ripetute segnalazioni e i numerosi atti di sindacato ispettivo presentati, la situazione non solo non risulta migliorata, ma appare oggi ulteriormente aggravata, come dimostrano i fatti recentemente riportati;
il trattenimento amministrativo nei Cpr, pur non configurandosi come misura penale, comporta una significativa compressione della libertà personale e richiede pertanto il rispetto rigoroso di standard elevati in materia di diritti, salute e dignità delle persone;
gli episodi di tentato suicidio, autolesionismo e protesta estrema rappresentano un segnale inequivocabile di una condizione di sofferenza che non può essere ricondotta esclusivamente a problematiche di ordine pubblico, ma che impone una valutazione approfondita sulle condizioni di trattenimento e sulla gestione complessiva della struttura;
permane inoltre un quadro di opacità nella gestione del Cpr, anche alla luce delle difficoltà riscontrate nell'accesso agli atti e alle informazioni, nonostante le prerogative parlamentari riconosciute dalla normativa vigente –:
quali iniziative urgenti intendano adottare i Ministri interrogati per fronteggiare la situazione di grave criticità descritta, con particolare riferimento agli episodi di tentato suicidio e autolesionismo;
se siano stati disposti accertamenti ispettivi o amministrativi in relazione agli eventi recenti e, in caso affermativo, quali ne siano gli esiti;
se abbiano verificato, per quanto di competenza, la corretta gestione del centro, il regolare pagamento degli stipendi e la regolare erogazione dei servizi previsti dal capitolato di appalto;
quali misure intendano adottare per garantire condizioni di trattenimento rispettose della dignità umana, nonché un'adeguata assistenza sanitaria e psicologica;
se, alla luce del perdurare e dell'aggravarsi delle criticità, nonostante le numerose segnalazioni già effettuate, non ritengano necessario assumere iniziative straordinarie, anche valutando la sospensione dell'attività del Cpr di Macomer;
se, infine, non ritengano urgente avviare una verifica complessiva sul funzionamento dei Cpr, al fine di garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali delle persone trattenute.
(4-07367)
VINCI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da organi di stampa locali, tra cui Il Resto del Carlino, negli ultimi mesi sono state sollevate interrogazioni in sede consiliare nel comune di Reggio Emilia in merito alla regolarità delle attività svolte presso il centro sociale denominato Laboratorio AQ16, situato in via Fratelli Manfredi, all'interno di un immobile di proprietà comunale;
in particolare, i consiglieri comunali di Fratelli d'Italia hanno chiesto chiarimenti circa il regime autorizzatorio delle iniziative organizzate nei locali del centro sociale, tra cui concerti ed eventi aperti al pubblico, nonché circa la conformità delle strutture alle normative vigenti in materia urbanistica, edilizia e di sicurezza, comprese le disposizioni relative alla prevenzione incendi e alla capienza dei locali;
stando alle ricostruzioni giornalistiche, lo stabile risulta essere di proprietà del comune di Reggio Emilia e ospita da oltre vent'anni attività riconducibili al collettivo AQ16;
sempre secondo quanto emerso dalle risposte fornite dall'amministrazione comunale alle richieste dell'opposizione, sarebbero state evidenziate criticità relative alla mancanza di alcuni requisiti normativi riguardanti la sicurezza degli impianti, tra cui l'impianto elettrico e la documentazione relativa alla prevenzione incendi, nonché profili di non conformità rispetto alla normativa urbanistica e igienico-sanitaria per le attività svolte nei locali;
la questione assume particolare rilievo anche alla luce dei recenti fatti di cronaca internazionale che hanno visto il verificarsi di gravi incendi in locali destinati ad attività ricreative e di intrattenimento, con conseguenze drammatiche anche per cittadini italiani, circostanza che richiama l'attenzione sull'esigenza di assicurare il pieno rispetto delle norme di sicurezza nei luoghi aperti al pubblico –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda promuovere verifiche di competenza attraverso le autorità di pubblica sicurezza e gli organi di vigilanza, in ordine al rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza, agibilità e prevenzione incendi presso la sede del centro sociale denominato Laboratorio AQ16 nel comune di Reggio Emilia.
(4-07369)
AMBROSI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
come riportato da organi di stampa, in data 3 marzo 2026 il prefetto di Napoli ha adottato un provvedimento con cui è stata disposta la sospensione dei decreti autorizzativi relativi ai tratti stradali dell'area metropolitana nei quali erano installati dispositivi di rilevazione della velocità senza contestazione immediata;
come attestato da numerose sentenze della Corte di Cassazione, i dispositivi di rilevazione della velocità non «omologati» ma semplicemente «approvati» o «autorizzati» non possono essere utilizzati ai fini sanzionatori, ai sensi degli articoli 142 e 45 del Codice della strada;
il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dell'interno, dell'11 aprile 2024, ha introdotto criteri vincolanti per la collocazione e l'utilizzo dei dispositivi di rilevazione a distanza, estendendoli anche agli impianti già esistenti;
in particolare, l'articolo 6 dei citato decreto prevede l'obbligo di adeguamento entro dodici mesi dei dispositivi non conformi, con conseguente disinstallazione in caso di mancato adeguamento;
il medesimo decreto ministeriale richiede, per ciascuna postazione di rilevamento, una verifica puntuale e documentata dei presupposti tecnici e sostanziali, tra cui: l'effettivo livello di incidentalità nel quinquennio precedente con riferimento alla velocità quale causa o concausa; l'impossibilità o particolare difficoltà della contestazione immediata; il rispetto delle prescrizioni tecniche relative alla collocazione, alla tipologia della strada e all'estensione del tratto;
allo stato, per numerosi tratti stradali della provincia di Verona non risulta pubblicamente disponibile una documentazione analitica e verificabile idonea a dimostrare la sussistenza di tali requisiti per ciascun impianto, né risulta chiarito se tutti i dispositivi siano stati adeguati alle prescrizioni del decreto ministeriale nei termini previsti;
il provvedimento prefettizio vigente nella provincia di Verona appare fondato su una valutazione generale di conformità, senza che emerga una istruttoria puntuale riferita a ciascuna singola postazione;
tale situazione potrebbe determinare effetti rilevanti sia sotto il profilo della legittimità delle sanzioni irrogate sia sotto quello del possibile danno erariale;
la corretta applicazione della normativa in materia di rilevazione della velocità incide direttamente sul rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, nonché sul principio di uguaglianza davanti alla legge, che deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza del provvedimento adottato dal prefetto di Napoli e se lo ritengano conforme alla normativa vigente in materia di utilizzo dei dispositivi di rilevazione della velocità;
per quali motivi i prefetti del Veneto, e in particolare quello di Verona, non abbiano adottato analoghe determinazioni, consentendo il permanere di dispositivi la cui legittimità è oggetto di consolidato orientamento giurisprudenziale;
se nella provincia di Verona tutte le postazioni siano state verificate in modo puntuale e documentato secondo i requisiti del decreto ministeriale 11 aprile 2024;
se non ritengano necessario adottare iniziative di competenza al fine di garantire un'applicazione uniforme della normativa su tutto il territorio nazionale, evitando disparità di trattamento tra cittadini;
se non sia opportuno fornire indirizzi alle prefetture affinché procedano a verifiche analitiche e documentate della conformità di ciascuna postazione, nel rispetto della normativa vigente;
se non si ritenga necessario assicurare la piena trasparenza delle istruttorie, con riferimento ai dati di incidentalità, alle relazioni tecniche e alle verifiche di conformità degli impianti;
se non si ritenga opportuno adottare iniziative di competenza per prevenire possibili effetti distorsivi, sia sotto il profilo della legittimità dell'azione amministrativa sia sotto quello del potenziale danno erariale.
(4-07371)
GIAGONI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
in data 15 marzo 2026, alle ore 15:00, presso lo stadio Arena Garibaldi – Romeo Anconetani si è disputata la gara tra Pisa Sporting club e Cagliari calcio;
in occasione dell'incontro è stato disposto il divieto di vendita dei biglietti ai residenti in Sardegna per il settore ospiti, misura motivata da esigenze di ordine pubblico, anche alla luce di precedenti episodi e delle concomitanti attività legate ai Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026;
tuttavia, tale provvedimento non ha impedito la presenza di numerosi tifosi rossoblù residenti nella penisola e all'estero, evidenziando come il criterio adottato non sia risultato pienamente coerente né efficace rispetto agli obiettivi dichiarati;
appare inoltre evidente una criticità di fondo: la scelta di limitare l'accesso sulla base della sola residenza geografica non sembra poggiare su parametri oggettivi e verificabili, finendo per introdurre una distinzione difficilmente giustificabile tra tifosi, senza che ciò garantisca automaticamente maggiori condizioni di sicurezza;
tale impostazione risulta ancor più incomprensibile alla luce del clima disteso e collaborativo registrato negli ultimi anni tra le due tifoserie, come dimostrato anche dalla gara di andata, svoltasi senza criticità;
si evidenzia inoltre con particolare gravità come il provvedimento restrittivo sia stato adottato e comunicato a ridosso dell'evento, a pochissimi giorni dalla gara, quando numerosi tifosi avevano già provveduto ad acquistare i biglietti e, in molti casi, a sostenere ulteriori spese per il viaggio e il pernottamento, confidando legittimamente nella possibilità di assistere all'incontro;
tale circostanza ha determinato un rilevante danno economico per i sostenitori coinvolti, i quali si sono trovati impossibilitati a recuperare le somme già spese, in assenza di adeguate forme di rimborso o tutela, aggravando ulteriormente il carattere penalizzante e sproporzionato della misura adottata;
resta fermo il pieno rispetto per il lavoro e le decisioni delle autorità preposte alla tutela dell'ordine pubblico, ma proprio per questo si ritiene necessario che tali decisioni siano fondate su criteri chiari, proporzionati e coerenti;
se infatti il livello di rischio fosse stato ritenuto elevato, sarebbe stato più lineare adottare misure generalizzate, come la chiusura del settore ospiti, anziché introdurre limitazioni selettive basate sulla residenza, il cui fondamento appare oggettivamente debole –:
quali siano i criteri oggettivi e uniformi utilizzati per adottare provvedimenti restrittivi fondati sulla residenza dei tifosi e se non si ritenga necessario rivederli, alla luce delle evidenti incongruenze emerse nel caso in esame;
se non si ritenga opportuno promuovere linee guida nazionali affinché le misure di ordine pubblico nelle competizioni sportive siano improntate a princìpi di proporzionalità, coerenza e non discriminazione, evitando decisioni che risultino inefficaci e penalizzanti per specifiche comunità di tifosi.
(4-07373)
ASCARI e FERRARA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
Pino Masciari è un imprenditore edile calabrese che, a partire dagli anni '90, ha denunciato i propri estorsori, da cui subiva minacce, incendi, danneggiamenti e la perdita della propria attività imprenditoriale. Ha indicato gli appartenenti alle cosche di 'ndrangheta alla magistratura e ha contribuito a numerose indagini contro la 'ndrangheta;
a seguito delle sue denunce, nel 1997 Masciari fu costretto a lasciare la Calabria unitamente alla sua famiglia ed è stato inserito nel programma speciale di protezione per i testimoni di giustizia, subendo nel tempo gravi conseguenze personali e professionali;
dopo la cessazione del programma di protezione nel 2010, Masciari si è trasferito in Piemonte e continua a vivere sotto tutela delle forze dell'ordine;
secondo recenti notizie di stampa diffuse nei primi giorni di marzo 2026, nei pressi della sua abitazione in provincia di Torino sarebbero stati rinvenuti tre fori di proiettile su cartelli stradali a pochi metri dalla casa dell'imprenditore, episodio interpretato come un possibile segnale intimidatorio nei suoi confronti;
lo stesso Masciari ha dichiarato pubblicamente che tali fatti dimostrerebbero come lui e la sua famiglia siano ancora esposti a un rischio concreto derivante dalla criminalità organizzata, esprimendo inoltre preoccupazione per l'ipotesi, prospettata in passato, di una possibile revoca delle misure di tutela;
nel dicembre 2023 Masciari ha ricevuto comunicazioni da Andrea Mantella, collaboratore di giustizia, che hanno messo in luce un progetto delittuoso nei confronti di Masciari e della sua famiglia da parte dei vertici della 'ndrangheta vibonese e non solo, dichiarando allo stesso di essere «un predestinato»;
il 24 febbraio 2024, presso l'abitazione del Masciari, un soggetto a bordo di una vettura di grossa cilindrata con targa tedesca ha verosimilmente cercato di entrare nelle pertinenze dell'abitazione protetta e alla vista degli uomini di scorta adduceva ad una banale scusa e si è allontanato indisturbato con una manovra repentina e sospetta;
in data 17 febbraio 2026, a quanto consta all'interrogante, familiari del Masciari (moglie e due figli) hanno ricevuto notifica di proposta di revoca delle misure di protezione attuate nella regione Calabria;
la figura dei testimoni di giustizia rappresenta un presidio fondamentale nella lotta alle mafie e richiede un sistema di protezione e sostegno adeguato e costante, al fine di evitare che chi collabora con lo Stato resti esposto a ritorsioni o condizioni di isolamento sociale ed economico –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali verifiche, per quanto di competenza, siano state effettuate in merito ai presunti atti intimidatori avvenuti nei pressi dell'abitazione di Pino Masciari;
quali siano le valutazioni aggiornate delle autorità di pubblica sicurezza circa il livello di rischio a cui è attualmente esposto Masciari e il suo nucleo familiare;
se il Governo intenda garantire e rafforzare le misure di protezione nei confronti dell'imprenditore, alla luce delle recenti minacce e del suo ruolo di testimone di giustizia;
se il Ministro interrogato ritenga opportuno avviare un monitoraggio più ampio sulla condizione dei testimoni di giustizia, con particolare riferimento alla continuità delle misure di sicurezza e alle forme di sostegno economico e sociale.
(4-07374)
CASO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 17 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nel testo vigente, prevede al comma 1 che i comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti articolino il proprio territorio per istituire le circoscrizioni di decentramento e stabilisce che tale limite non si applica ai comuni capoluogo di città metropolitana;
il medesimo articolo, al comma 3, continua inoltre a prevedere che i comuni con popolazione tra 100.000 e 250.000 abitanti possano articolare il territorio comunale per istituire circoscrizioni, con popolazione media non inferiore a 30.000 abitanti;
l'articolo 2, comma 186, lettera b), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come modificato dal decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42, ha tuttavia disposto, per finalità di coordinamento della finanza pubblica e contenimento della spesa, la soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale di cui al citato articolo 17 del Tuel, facendo salva la facoltà di articolazione soltanto per i comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti;
successivamente, la legge 29 dicembre 2022, n. 197, è intervenuta sul comma 1 del medesimo articolo 17, stabilendo espressamente che il limite demografico dei 250.000 abitanti non si applica ai comuni capoluogo di città metropolitana;
il permanere, nel testo dell'articolo 17 del Tuel, della previsione contenuta nel comma 3, unitamente alla disciplina soppressiva introdotta dalla legge n. 191 del 2009 e alla successiva deroga prevista nel 2022 per i comuni capoluogo di città metropolitana, ha dato luogo a dubbi interpretativi in ordine alla concreta applicabilità della facoltà prevista per i comuni con popolazione compresa tra 100.000 e 250.000 abitanti che non siano capoluogo di città metropolitana;
tale incertezza interpretativa rischia di determinare applicazioni difformi sul territorio nazionale e di incidere sull'esercizio delle funzioni di decentramento e partecipazione nei comuni di maggiore dimensione demografica –:
se il Ministro interrogato ritenga di chiarire se, alla luce del quadro normativo vigente, il comma 3 dell'articolo 17 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 debba ritenersi tuttora applicabile ai comuni con popolazione compresa tra 100.000 e 250.000 abitanti che non siano comuni capoluogo di città metropolitana;
se, in caso negativo, il Governo intenda assumere iniziative normative di coordinamento del testo vigente dell'articolo 17 del Tuel, al fine di superare l'attuale incertezza interpretativa.
(4-07379)
GRIMALDI e MARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
dal 31 marzo al 9 aprile 2026 Ofer Winter sarà invitato speciale presso l'Hotel Ariston a Capaccio-Paestum, sulle coste del Cilento, nell'ambito di un pacchetto vacanza rivolto principalmente ad israeliani che intendessero festeggiare la Pasqua ebraica sulle nostre coste;
Ofer Winter, ex generale di brigata israeliano simbolo della destra nazional-religiosa e resosi noto per affermazioni come «civili nemici» parlando della popolazione di Gaza, dal 2024 ha lasciato l'esercito, ma serve nell'Idf come riservista;
l'Italia come luogo di ritiro psico-fisico per i soldati israeliani dell'Idf e impegnati nel genocidio in corso nella Striscia di Gaza, mai realmente arrestato, e nell'occupazione della Cisgiordania. Già a inizio della scorsa estate si era parlato di presunti tour nelle Marche a cui avrebbero partecipato, tra il 2024 e il 2025, giovani militari israeliani, protetti a distanza dalle forze dell'ordine italiane. Poi la vicenda si è allargata, dopo che dalla Sardegna sono arrivate notizie simili;
ora un opuscolo turistico che da mesi circola in Israele pubblicizza quella che potrebbe sembrare un'innocua vacanza in un albergo di lusso a Capaccio, ma dove, invece, sembrerebbe che il generale di brigata Ofer Winter offrirà una lezione dal titolo «La verità sgorgherà dalla terra»;
è molto grave che il nostro Paese si offra quale luogo di svago di soldati attivi dell'esercito di un Paese che sta perpetrando un vero e proprio genocidio nei confronti di un altro popolo;
altri Paesi, ad esempio la Spagna, hanno scelto di negare il visto a chiunque abbia partecipato alle operazioni militari di Gaza –:
se intendano chiarire l'esistenza di eventuali accordi, formali e non, con omologhe autorità israeliane ai fini della predisposizione dell'accoglienza e della sicurezza dei soldati israeliani e di Ofer Winter nelle prossime settimane nel Cilento.
(4-07380)
ISTRUZIONE E MERITO
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione e del merito, il Ministro per le disabilità, per sapere – premesso che:
in queste settimane organi di stampa e rappresentanze sindacali hanno denunciato che, nella provincia di Palermo, una nota dell'ufficio scolastico territoriale del 6 marzo 2026 avrebbe dato avvio alle attività di sperimentazione richiamando l'articolo 33, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, con possibili ricadute sulla determinazione delle ore di sostegno e dei servizi di assistenza in favore degli alunni con disabilità;
le ricostruzioni pubbliche diffuse sul punto risultano peraltro contraddittorie anche in ordine alla decorrenza della misura, indicata da alcune fonti al 30 settembre 2026 e da altre al 30 settembre 2025, circostanza che contribuisce ad accrescere il clima di incertezza tra scuole e famiglie;
la normativa vigente colloca Palermo tra i territori provinciali nei quali, dal 30 settembre 2025, si svolgono anche le attività di sperimentazione di cui all'articolo 33 del decreto legislativo n. 62 del 2024, nell'ambito di un percorso destinato a essere progressivamente esteso fino all'implementazione del nuovo sistema su tutto il territorio nazionale a decorrere dal 1° gennaio 2027;
il decreto legislativo n. 62 del 2024 interviene sulla definizione della condizione di disabilità, sulla valutazione di base e sulla valutazione multidimensionale finalizzata al progetto di vita e, secondo quanto illustrato nei documenti istituzionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, la valutazione di base è affidata in via esclusiva all'Inps e riguarda anche la disabilità in età evolutiva ai fini dell'inclusione scolastica, con evidente incidenza sul sistema dei sostegni e sulle prestazioni collegate al percorso scolastico;
secondo quanto segnalato da Anief e Osservatorio 182, le indicazioni operative circolate a Palermo prevederebbero la rilevazione del fabbisogno di sostegno già nel mese di marzo, comprensiva della compilazione degli allegati C e C1 e della determinazione delle ore in una fase antecedente alla riunione conclusiva del Gruppo di lavoro operativo per l'inclusione;
tale impostazione appare suscettibile di porsi in contrasto con il quadro ordinario vigente, poiché il decreto interministeriale n. 182 del 2020 individua nella verifica finale del Piano educativo individualizzato da effettuarsi entro il 30 giugno, il momento in cui il Glo formula le proposte relative al fabbisogno di risorse professionali per l'anno scolastico successivo;
lo stesso Ministero dell'istruzione e del merito, con nota n. 1718 del 28 maggio 2024, ha chiarito che, in assenza del profilo di funzionamento e del necessario supporto documentale sanitario, non è possibile procedere alla compilazione delle tabelle C e C1; inoltre, la nota ministeriale n. 4179 del 5 ottobre 2023 ha confermato il quadro aggiornato dei modelli nazionali di Pei conseguente al decreto interministeriale n. 153 del 2023;
desta pertanto forte preoccupazione l'avvio della seconda fase della sperimentazione concernente le procedure di accertamento della disabilità e i conseguenti processi di definizione delle misure di sostegno scolastico, in particolare laddove alle istituzioni scolastiche sia richiesto di produrre, entro il 30 marzo 2026, l'aggiornamento della documentazione necessaria alla definizione dei sostegni, trattandosi di un termine estremamente ravvicinato rispetto alla relativa comunicazione e idoneo a determinare rilevanti criticità sul piano organizzativo e amministrativo;
suscita altresì perplessità la scelta di individuare la provincia di Palermo quale sede della sperimentazione, tenuto conto delle persistenti fragilità strutturali del territorio e del complesso contesto socio-economico di riferimento, nel quale l'insufficienza delle infrastrutture e la carenza dei servizi sanitari continuano a rappresentare un ostacolo significativo alla piena ed effettiva attuazione dei percorsi di inclusione scolastica;
quando si interviene in materia di sostegno agli alunni con disabilità vengono in rilievo diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, sicché appare particolarmente grave procedere mediante sperimentazioni caratterizzate da scarsa trasparenza, da comunicazioni contraddittorie e dall'assenza di un adeguato confronto preventivo con istituzioni scolastiche, enti locali, famiglie, associazioni rappresentative e organizzazioni sindacali –:
se i Ministri interpellati siano a conoscenza della nota diramata dall'ufficio scolastico territoriale di Palermo in data 6 marzo 2026 e del forte allarme che essa avrebbe determinato nelle scuole del territorio;
se il Governo confermi che la sperimentazione richiamata per Palermo discende dall'articolo 19-quater del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15;
se corrisponda al vero che, in sede territoriale, sia stata richiesta la rilevazione del fabbisogno di sostegno per l'anno scolastico 2026/2027 prima della riunione conclusiva del Glo e prima della verifica finale del Pei prevista entro il 30 giugno;
se ritengano coerente con gli atti ministeriali vigenti l'eventuale utilizzo degli allegati C e C1, o di strumenti analoghi, in assenza della documentazione sanitaria richiesta e in una fase anticipata rispetto al procedimento ordinario;
quali iniziative urgenti intendano assumere per evitare che la sperimentazione in corso nella provincia di Palermo determini, direttamente o indirettamente, una riduzione delle ore di sostegno, dei posti in organico e dei servizi di assistenza all'autonomia e alla comunicazione, con conseguente compressione del diritto allo studio degli alunni con disabilità;
se non ritengano necessario disporre l'immediata sospensione o il ritiro delle eventuali indicazioni territoriali difformi dal quadro normativo vigente.
(2-00804) «Morfino».
Interrogazione a risposta in Commissione:
CASO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
con decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, pubblicato il 9 marzo 2026, è stata adottata la revisione dell'assetto ordinamentale degli istituti tecnici, con definizione dei nuovi indirizzi, delle articolazioni, dei quadri orari e dei risultati di apprendimento, da applicare a partire dalle classi prime dell'anno scolastico 2026/2027;
il provvedimento è stato pubblicato in grave ritardo rispetto ai tempi necessari sia per permettere a studenti e famiglie di poter scegliere consapevolmente sia per consentire alle istituzioni scolastiche una programmazione ordinata dell'offerta formativa, la definizione degli organici e l'organizzazione delle attività didattiche per il prossimo anno scolastico;
la riforma interviene su quadri orari, insegnamenti e assetto complessivo dei percorsi senza che risultino ancora adottati i necessari strumenti attuativi, a partire dalle linee guida operative e dalla revisione delle classi di concorso coerente con il nuovo ordinamento;
tale scelta sta già producendo forte incertezza nelle scuole, costrette a gestire un cambiamento ordinamentale rilevante senza indicazioni complete e senza un quadro definito per l'assegnazione degli insegnamenti e la costruzione degli organici;
particolare preoccupazione desta inoltre la riduzione del peso orario di alcune discipline fondamentali, tra cui geografia e italiano, segnalata da organizzazioni sindacali, associazioni disciplinari e stampa specializzata, nonché il rischio che il nuovo assetto possa tradursi in ricadute negative sugli organici, sulle cattedre e, più in generale, sul personale docente coinvolto –:
se il Ministro interrogato sia consapevole che il ritardo nella pubblicazione del decreto, l'assenza dei necessari strumenti attuativi e le possibili ricadute sugli organici e sul personale stanno esponendo le scuole a una gestione fortemente problematica del passaggio al nuovo ordinamento;
se non ritenga necessario e urgente assumere iniziative per rinviare l'entrata in vigore del nuovo assetto, evitando che tale riforma si traduca in disordine organizzativo, incertezza sugli organici, penalizzazione del personale e impoverimento dell'offerta formativa.
(5-05169)
Interrogazioni a risposta scritta:
MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il concorso straordinario riservato per dirigenti scolastici, bandito ai sensi del decreto ministeriale n. 107 del 2023, ha portato alla formazione di una graduatoria di merito comprensiva degli idonei;
a quanto consta all'interrogante alcuni partecipanti alla procedura concorsuale, risultati idonei, segnalano difficoltà nell'accesso a informazioni chiare, aggiornate e complete circa la propria posizione nella graduatoria;
la piena trasparenza e accessibilità dei dati relativi alle graduatorie concorsuali rappresentano un principio fondamentale dell'azione amministrativa, anche al fine di garantire equità, correttezza e pari opportunità tra i candidati;
le immissioni in ruolo già effettuate e quelle future rendono particolarmente rilevante la possibilità, per gli interessati, di conoscere con precisione la propria collocazione e l'evoluzione della graduatoria –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità segnalate in merito alla scarsa accessibilità e trasparenza delle informazioni relative alla graduatoria degli idonei del concorso straordinario per dirigenti scolastici;
quali iniziative intenda adottare per garantire la conoscibilità chiara e aggiornata delle posizioni in graduatoria, nonché modalità di consultazione facilmente accessibili per tutti i candidati.
(4-07332)
VINCI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dalla stampa locale, in particolare dall'edizione di Reggio Emilia del quotidiano Il Resto del Carlino del 4 marzo 2026, con un articolo dal titolo «La prof fa lezioni contro Meloni. Parte la protesta dei genitori», alcuni genitori di studenti del liceo delle scienze umane dell'istituto Bertrand Russell di Guastalla hanno segnalato presunte dichiarazioni politiche espresse in classe da una docente durante le lezioni;
secondo quanto riferito nella lettera aperta diffusa da un gruppo di genitori – che hanno scelto di rimanere anonimi per timore di possibili ripercussioni sui propri figli – durante alcune lezioni sarebbero stati espressi giudizi politici ritenuti unilaterali e ideologizzati nei confronti del centrodestra, con riferimenti critici anche nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni;
nella medesima lettera i genitori affermano che alcune affermazioni sarebbero state presentate agli studenti come «verità assolute», senza il supporto di dati oggettivi, e denunciano il rischio che l'attività didattica possa trasformarsi in uno strumento di propaganda politica, in contrasto con la funzione educativa della scuola pubblica e con il principio di pluralismo delle opinioni;
la dirigente scolastica dell'istituto, interpellata dalla stampa, ha dichiarato di non aver ricevuto segnalazioni formali sulla vicenda, pur assicurando la disponibilità a verificare quanto riportato;
la vicenda ha suscitato un dibattito pubblico sul tema della neutralità politica dell'insegnamento e sul rispetto dei princìpi di pluralismo e imparzialità che devono caratterizzare l'attività educativa nelle istituzioni scolastiche statali;
l'ordinamento prevede la possibilità di attivare verifiche ispettive attraverso il corpo ispettivo del Ministero dell'istruzione e del merito, ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 ottobre 2023, n. 208, nonché secondo le modalità di esercizio della funzione tecnico-ispettiva disciplinate dal decreto ministeriale n. 41 del 2022 –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se, alla luce delle notizie di stampa e delle segnalazioni provenienti da alcuni genitori degli studenti dell'istituto Bertrand Russell di Guastalla, non ritenga opportuno disporre gli opportuni accertamenti ispettivi, al fine di verificare l'effettiva sussistenza di eventuali comportamenti incompatibili con i princìpi di imparzialità, pluralismo e neutralità politica che devono caratterizzare l'attività didattica nelle scuole pubbliche.
(4-07334)
MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
nei mesi scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'elenco dei comuni classificati come montani ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 131 del 2025, recante nuove disposizioni in materia di politiche per la montagna;
tale nuova classificazione ha determinato l'esclusione di oltre 700 comuni che in precedenza erano considerati montani o comunque beneficiari di misure specifiche per la tutela dei territori fragili;
nelle Marche tale esclusione ha riguardato numerosi comuni storicamente considerati montani o caratterizzati da evidenti condizioni di marginalità territoriale, tra cui Urbino, Cingoli, Isola del Piano, Cupramontana, Colmurano, Appignano del Tronto e Castignano;
la citata legge stabilisce che possano definirsi «scuole di montagna» esclusivamente quelle situate nei comuni ricompresi nel nuovo elenco, con la conseguenza che le istituzioni scolastiche dei comuni esclusi non potranno più beneficiare delle deroghe previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 in materia di numero minimo di alunni per la formazione delle classi;
in particolare, nella scuola primaria il numero minimo ordinario per la costituzione di una classe è pari a 18 alunni, mentre per le scuole situate nei comuni montani è prevista una deroga che consente la formazione di classi anche con un minimo di 10 alunni;
analoghe riduzioni sono previste per la scuola secondaria di primo grado;
la perdita dello status di «scuola di montagna» comporterebbe, quindi, il venir meno di tali deroghe, con il concreto rischio di soppressione di numerose classi e, in alcuni casi, di interi plessi scolastici nei territori interessati;
nelle aree interne delle Marche il sistema scolastico è già fortemente condizionato dal calo demografico e dalla progressiva riduzione delle iscrizioni, fenomeno che si manifesta in modo particolarmente evidente nei piccoli comuni dell'entroterra;
secondo i dati forniti dall'ufficio scolastico regionale delle Marche alle forze sindacali al termine fissato dal Ministero dell'istruzione e del merito per le iscrizioni per il prossimo anno scolastico – diffusi dalla Cisl scuola Marche – nella provincia di Pesaro Urbino la scuola secondaria di primo grado di Montefelcino passa da 60 a 37 iscritti, mentre a San Lorenzo in Campo gli studenti scendono da 30 a 22;
riduzioni si registrano anche negli istituti superiori, come nel liceo scientifico Laurana-Baldi e nell'Itis Mattei;
situazioni analoghe emergono anche nella provincia di Ancona, dove ad Arcevia le iscrizioni alla scuola primaria scendono da 22 a 17 e alla secondaria di primo grado da 23 a 18, mentre a Staffolo la scuola primaria passa da 21 a 12 alunni, con una riduzione particolarmente marcata;
un ulteriore esempio proviene dall'area maceratese, dove a Tolentino alcune scuole registrano flessioni significative come il Liceo Filelfo che scende da 121 a 94 iscritti;
numeri ancora provvisori ma che – letti insieme alle conseguenze della nuova legge montagna – destano grande preoccupazione;
in territori già segnati da fenomeni di spopolamento, bassa densità abitativa e difficoltà di collegamento, la presenza della scuola rappresenta spesso l'ultimo presidio educativo, sociale e istituzionale, fondamentale per garantire il diritto allo studio e per mantenere vive le comunità locali; la normativa in questione rischia pertanto di produrre effetti rilevanti sull'organizzazione scolastica delle aree interne marchigiane, aggravando una situazione già fragile e contribuendo ad accelerare il processo di spopolamento di territori che avrebbero invece bisogno di politiche di sostegno e rafforzamento dei servizi;
le risorse complessivamente destinate alle politiche per la montagna non risultano incrementate rispetto a quelle già previste nella XVIII legislatura, con il rischio che la riduzione del numero dei comuni ammessi si traduca in una mera redistribuzione di fondi invariati –:
quali iniziative si intendano adottare per evitare la soppressione di classi e la chiusura di plessi scolastici nei comuni interessati, garantendo la continuità didattica e il pieno esercizio del diritto allo studio degli alunni residenti nelle aree interne;
se non si ritenga necessario adottare iniziative normative volte a rivedere complessivamente l'impianto della legge n. 131 del 2025, al fine di evitare che essa produca effetti negativi sul sistema scolastico e sulla coesione territoriale delle aree interne, con particolare riferimento alle regioni – come le Marche – caratterizzate da un diffuso sistema di piccoli comuni e da un accentuato fenomeno di spopolamento.
(4-07335)
MANZI, MALAVASI, GHIO e PANDOLFO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:
in data 15 marzo 2026, il quotidiano «Repubblica Genova» ha pubblicato un articolo dal titolo «lo disabile, umiliata dalla scuola», nel quale viene riportata la vicenda di una studentessa diciassettenne di Genova, ex atleta paralimpica di tennistavolo, costretta su sedia a rotelle a causa di una malattia neurodegenerativa;
la giovane, dall'inizio dell'anno scolastico in corso, frequentava la quarta classe del liceo all'istituto Calvino dove, per l'inidoneità dei servizi igienici, era costretta a non recarsi in bagno per l'intera durata della giornata scolastica, con grave pregiudizio per la sua salute e dignità personale;
nonostante fossero state individuate possibili soluzioni pratiche per risolvere il problema sopra segnalato la scuola aveva dichiarato non praticabili le alternative proposte;
l'Ufficio scolastico regionale (Urs) della Liguria, non appena informato del problema, si è prontamente attivato per trovare una soluzione, consentendo il trasferimento della ragazza presso l'istituto Majorana di Molassana, dove frequenta regolarmente e con sereno profitto;
la situazione denunciata appare in palese contrasto con il diritto allo studio delle persone con disabilità sancito dalla legge n. 104 del 1992, dal decreto legislativo n. 96 del 2019 e dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con legge n. 18 del 2009, che impone agli Stati il pieno godimento dei diritti umani in condizioni di pari opportunità;
la vicenda ha sollevato l'attenzione pubblica attraverso un video su Instagram pubblicato dalla stessa ragazza con il consenso dei genitori, divenuto testimonianza emblematica dei fallimenti sistemici nell'inclusione scolastica –:
se siano a conoscenza della vicenda descritta in premessa e, in caso affermativo, quali informazioni abbiano acquisito circa le ragioni per cui l'istituto Calvino di Borzoli non abbia garantito per oltre sei mesi il diritto all'accessibilità dei servizi igienici alla studentessa con disabilità, in violazione della normativa vigente;
quali iniziative strutturali intendano promuovere per evitare che situazioni analoghe si ripetano in altri istituti scolastici, in particolare con riferimento alla formazione del personale, alle risorse economiche aggiuntive occorrenti agli enti locali per una adeguata garanzia del servizio a favore di una domanda sempre crescente, alla copertura assicurativa degli operatori di sostegno e al coordinamento tra scuola, enti locali e amministrazioni ministeriali in materia di accessibilità;
se non ritengano necessario effettuare un monitoraggio sistematico, tramite gli Uffici scolastici regionali, sull'adeguatezza delle strutture e dei servizi destinati agli studenti con disabilità in tutti gli istituti di istruzione secondaria.
(4-07338)
PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
in data 10 marzo 2026 è stato sottoscritto in via definitiva il contratto collettivo nazionale integrativo che regola le operazioni di mobilità territoriale e professionale per gli anni scolastici 2025/2026 - 2026/2027 - 2027/2028. Per l'anno scolastico 2026/2027 le domande si possono presentare dal 16 marzo 2026;
purtroppo va constatato un passo indietro ministeriale sulle deroghe al vincolo che obbliga i docenti a restare per tre anni nella scuola di assegnazione per continuità didattica: una deroga a cui prima si poteva derogare in presenza di genitori over 65 o di figli under 16. Ora non è più prevista la deroga per genitori ultra 65enni, ma solo per chi assiste un familiare con disabilità grave ai sensi della legge 104 e l'età dei figli è stata ridotta da 16 a 14 anni;
questo implica che tanti docenti, in particolare i vincitori dei concorsi Pnrr 1 e 2, hanno firmato un contratto più di un anno fa convinti che, dopo un anno di sacrifici lontano da casa e dai familiari, avrebbero potuto fare richiesta di mobilità e invece ora si ritrovano con nuove regole e a dover stare lontani da casa per altri due anni. Il risultato è che diversi insegnanti si stanno iscrivendo alle graduatorie provinciali per supplenti, mettendosi in aspettativa dalla cattedra di ruolo, pur di riavvicinarsi alle loro famiglie;
si tratta a giudizio dell'interrogante di una ingiustizia che va assolutamente sanata: bisogna ridurre al massimo il disagio del personale vincolato alla permanenza nella sede di titolarità con esigenze di ricongiungimento ai nuclei familiari in presenza di figli minori e di genitori con età superiore ai 65 anni;
in vista dell'imminente apertura del tavolo negoziale sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro «Istruzione e Ricerca» relativo al triennio 2025-27, a parere dell'interrogante l'obiettivo deve essere l'eliminazione dei vincoli per i neoassunti e l'attribuzione completa al tavolo della contrattazione della definizione delle misure a favore della continuità didattica contemperate dall'esigenza di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Ma nel frattempo, bisogna modificare le nuove deroghe introdotte il 10 marzo 2026 –:
se non intenda intervenire con urgenza, anche attraverso apposite iniziative normative al fine di individuare ulteriori deroghe ai vincoli, rispetto a quelle previste attualmente, per ridurre al massimo il disagio del personale vincolato alla permanenza nella sede di titolarità con esigenze di ricongiungimento ai nuclei familiari.
(4-07344)
GHIRRA e PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il 9 marzo 2026 è stato pubblicato il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 con i relativi allegati. Sono diventati, così, disponibili i quadri orario che le scuole dovranno adottare a seguito del varo della riforma degli Istituti Tecnici come definita dal decreto-legge 45 del 2025, convertito con modificazioni della legge n. 79 del 2025;
e purtroppo ciò che emerge ha poco di positivo: meno ore di geografia, seconda lingua comunitaria, italiano e persino materie stem. In tutti gli indirizzi c'è una riduzione delle ore di lingua e letteratura italiana da 4 a 3 ore settimanali nel quinto anno, il che implica un taglio imprescindibile sugli autori della letteratura del '900, minore preparazione nello scritto per la prima prova dell'esame di maturità e una diminuzione delle verifiche orali individuali;
c'è poi una riduzione delle ore per quanto riguarda la seconda lingua comunitaria, che in alcuni casi è pari a circa un terzo: nel biennio degli istituti tecnici a indirizzo Rim (Relazioni internazionali per il marketing), a esempio, attualmente il monte ore annuale è di 99 ore per classe, tre ore settimanali. Con la riforma, invece, le ore annuali scendono a 66 per ciascun anno del biennio, due ore settimanali per classe, e addirittura all'ultimo anno del triennio diventa una sola;
per quanto riguarda la geografia, nel settore tecnologico-ambientale, la disciplina scende a una sola ora settimanale nel primo anno, mentre negli istituti tecnici del settore economico, il taglio è del 30 per cento le sei ore del biennio scendono a quattro, suddivise tra tre ore di geografia economica e una di geografia;
c'è anche una riduzione delle ore di scienze integrate nel settore tecnologico-ambientale. Con la nuova disciplina denominata scienze sperimentali comprendente gli insegnamenti di scienze della terra, biologia, chimica e fisica, questi insegnamenti nel settore tecnologico-ambientale passano, complessivamente, da 528 ore a 297 ore con una perdita di 231 ore, con buona pace della diffusione delle discipline Stem. Anche tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica (Ttrg) perde fino al 50 per cento delle ore. Inoltre, va osservato che in ciascuno degli undici indirizzi vengono penalizzate anche ore di discipline più professionalizzanti a esclusivo vantaggio della quota di curricolo a disposizione della scuola;
quella che si va delineando è una situazione di grave criticità relativamente all'applicazione dei nuovi quadri orario pur in mancanza, peraltro, del decreto relativo alle classi di concorso afferenti alle discipline del nuovo ordinamento. In particolare, occorre sottolineare come questa riduzione si traduce inevitabilmente in una perdita di posti di lavoro, mentre la contrazione delle ore disciplinari impoverisce l'offerta formativa e la funzione educativa complessiva degli istituti tecnici, con ricadute inevitabili sulla didattica individualizzata e inclusiva (in particolare nelle attività di recupero, di sostegno per gli studenti che usufruiscono della legge 104, nelle misure compensative per gli studenti con disturbi specifici di apprendimento e con bisogni educativi speciali);
altro aspetto non banale è la mancanza di trasparenza nei confronti di studentesse, studenti e famiglie: le iscrizioni alle classi prime degli istituti tecnici sono avvenute sostanzialmente al buio, visto che si ignoravano i quadri orario, pubblicati a iscrizioni abbondantemente scadute;
è stata espressa forte contrarietà ad una riforma che riduce il tempo scuola, mortifica il valore delle discipline, produce tagli alle cattedre e diminuisce la qualità dell'offerta formativa degli istituti tecnici, che a lungo hanno rappresentato un punto fermo del nostro sistema di istruzione, ma, a questo punto, chiediamo almeno di ridimensionare il danno: prendersi del tempo in più per valutare meglio l'impatto di queste scelte –:
se non ritenga opportuno assumere iniziative al fine di sospendere l'applicazione del decreto per l'anno scolastico 2026/27 e ridefinire la riforma degli istituti tecnici rivedendo i quadri orario previsti dal decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026.
(4-07350)
ZARATTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
la legge 30 marzo 2004, n. 92, istitutiva del «Giorno del Ricordo» riconosce le sofferenze delle comunità istriane, fiumane e dalmate, spesso dimenticate per anni, onora le vittime delle foibe e promuove la conoscenza delle vicende del confine orientale, promuove studi e attività nelle scuole per educare i giovani, riflettendo sulle conseguenze dell'odio ideologico e nazionale;
la data del 10 febbraio richiama il 1947, anno in cui furono firmati i Trattati di Pace di Parigi, che assegnarono alla Jugoslavia la maggior parte della Venezia-Giulia e dovrebbe essere una giornata che invita alla riflessione e alla costruzione di una memoria condivisa, rispettosa delle vittime e del contesto storico;
il «Giorno del ricordo» è considerato solennità civile ai sensi dell'articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260, ma a giudizio dell'interrogante i nostalgici del ventennio vorrebbero che venisse realizzata, a cura delle istituzioni competenti, una sorta di «lista di proscrizione» – dove riportare attraverso un elenco gli istituti scolastici non ottemperanti alla volontà del potere di turno – cioè un elenco pubblico di avversari politici, così come usati nell'antica Roma durante le guerre civili, che dichiaravano le persone nominate «nemici pubblici». Chi finiva in lista perdeva i beni (confiscati), subiva la condanna a morte immediata senza processo e chiunque poteva ucciderli impunemente, spesso ottenendo un premio;
così una solerte funzionaria dello Stato, una dirigente, a seguito di una interrogazione parlamentare, ove venivano menzionati alcuni istituti scolastici che non avevano ancora dichiarato quali attività avevano svolto in occasione della giornata del ricordo, ha inviato alle scuole segnalate, una circolare per avere una dettagliata nota, da parte dei dirigenti scolastici, sulle attività svolte il 10 febbraio 2026;
solerzia mai manifestata in altre occasioni, nemmeno per il 25 aprile quando si celebra la Festa della Liberazione, ricorrenza nazionale che ricorda la fine dell'occupazione nazista e la caduta del regime fascista nel 1945, data che simbolizza la vittoria della Resistenza italiana e l'inizio della libertà e della democrazia, celebrando il valore dei partigiani;
ad avviso dell'interrogante il meccanismo è brutale nella sua semplicità: la politica segnala, l'amministrazione mette sotto verifica. Così si costruisce un clima e non servono ordini espliciti: basta far capire che le scuole possono essere esposte, chiamate, costrette a giustificarsi;
è il contrario dell'autonomia scolastica, è il contrario della libertà di insegnamento;
chi conosce la storia riconosce queste dinamiche: non il divieto dichiarato, ma la pressione; non la censura esplicita, ma la richiesta di allineamento. Non è controllo. È uso politico dell'amministrazione;
chiamiamolo senza giri di parole è un messaggio alle scuole: state attente, possiamo fare i nomi, possiamo chiedere conto, possiamo mettervi sotto osservazione;
e quando scuole iniziano a chiedersi non più «cosa è giusto insegnare», ma «cosa è opportuno evitare per non finire in un elenco», la libertà di insegnamento è già stata duramente colpita;
non si ritiene che basterebbe a costoro leggere alcune considerazioni di Giorgio La Pira, una frase che non lascia spazio a equivoci: «La coscienza è sacra e non può l'uomo, chiunque esso sia, mettere la mano sulla coscienza altrui. Non c'è nessuno che possa dirti: pensa così. Perché tu, io, voi, pensiamo come vogliamo. È una cosa, questa, che bisogna ricordare sempre». Eppure oggi si legge altro –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare affinché non vengano redatte mai e in alcun modo, «liste di proscrizione» di istituti scolastici che in nome dell'autonomia scolastica – principio giuridico e organizzativo che attribuisce alle singole istituzioni scolastiche la libertà di gestire autonomamente le attività didattiche, organizzative, di ricerca e sperimentazione – permette alle scuole di adattare l'offerta formativa al contesto culturale, sociale ed economico locale, garantendo libertà di insegnamento.
(4-07362)
ZANELLA, BORRELLI e DORI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
a giudizio dell'interrogante, la «complicità» di Leonardo S.p.A. nel genocidio in Palestina è ormai vicenda nota. Infatti, l'azienda produttrice di armamenti, il cui maggior azionista è il Ministero dell'economia e delle finanze, ha rifornito e continua a rifornire Israele, il cui Governo è sotto accusa per genocidio alla Corte internazionale di giustizia, con le armi prodotte nei suoi stabilimenti. Nel rapporto pubblicato il 2 luglio 2025 dalla relatrice speciale Onu Francesca Albanese, l'azienda italiana è indicata tra le imprese presenti nella catena produttiva dei caccia F-35, impiegati nei bombardamenti su Gaza, e nella fornitura di tecnologie integrate nei sistemi militari israeliani;
eppure, almeno 23 atenei pubblici hanno legami con Leonardo. Queste collaborazioni possono prendere la forma di progetti di ricerca finanziati da Leonardo, ma anche borse di studio o contratti a tempo determinato per ricercatori/ricercatrici, fino a indirizzare la didattica, con insegnamenti tenuti proprio da docenti riconducibili a Leonardo;
a questo rapporto consolidato fra istituzioni universitarie e Leonardo, dal 2023 si aggiunge un accordo di collaborazione stretto fra l'azienda bellica e la Città Metropolitana di Roma Capitale per la «realizzazione di percorsi formativi innovativi da realizzarsi presso i centri metropolitani di formazione professionale»;
nel primo pomeriggio del 17 marzo 2026, alcuni attivisti del movimento internazionale Bds (Boycott, disinvest, sanction) hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alle sedi della città metropolitana di Roma Capitale e dell'Ufficio scolastico regionale di viale Giorgio Ribotta per denunciare la crescente presenza della multinazionale Leonardo S.p.A. nel sistema educativo e formativo;
negli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicate le iniziative che introducono direttamente l'industria militare nei percorsi formativi: seminari e progetti promossi dall'azienda, programmi di formazione scuola lavoro, collaborazioni didattiche. A Roma, Leonardo ha fatto anche ingresso diretto nella scuola superiore, collaborando alla fondazione dell'indirizzo digitale oggi attivo presso l'istituto di istruzione superiore Carlo Matteucci;
a parere dell'interrogante gli aspetti critici della questione esposta sono due: la militarizzazione della società e della scuola pubblica e le forme, più o meno dirette, di «complicità» con il genocidio del popolo palestinese –:
se non ritengano opportuno, per quanto di competenza, assumere iniziative, per quanto di competenza, per interrompere qualsiasi rapporto tra Leonardo e il sistema scolastico e formativo pubblico.
(4-07375)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XI Commissione:
MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la situazione degli agenti e rappresentanti di commercio che hanno svolto attività per un numero di anni insufficiente a maturare il diritto a una prestazione pensionistica da parte della Fondazione Enasarco rappresenta una criticità irrisolta del sistema previdenziale integrativo, che non riesce a contemperare le legittime aspettative degli iscritti con l'esigenza di garantire la sostenibilità finanziaria dell'ente;
una sentenza della Corte costituzionale ha ribadito che la trasformazione degli enti previdenziali da pubblici a privati non ha mutato il carattere pubblicistico dell'attività istituzionale di previdenza e assistenza;
la Fondazione Enasarco è stata istituita con lo scopo di gestire la previdenza e l'assistenza integrativa obbligatoria per gli agenti e rappresentanti di commercio, i quali versano contributi previdenziali ai fini dell'ottenimento della pensione integrativa, oltre a quelli versati presso l'Inps per la pensione di base;
circa 700.000 contribuenti iscritti alla Fondazione rientrerebbero nella categoria dei cosiddetti «silenti»: lavoratori che, pur avendo versato contributi, non hanno raggiunto i requisiti minimi contributivi per accedere alla prestazione pensionistica;
molti soggetti interessati versano in condizioni economiche difficili, senza poter accedere né a una pensione integrativa né ad adeguate forme alternative di tutela previdenziale;
la Fondazione Enasarco ha introdotto uno strumento di rendita contributiva per gli iscritti che non raggiungono il minimo pensionistico, ma tale misura si applica solo gli agenti iscritti dal 1° gennaio 2012, determinando una evidente disparità di trattamento tra lavoratori più giovani e lavoratori iscritti in epoca precedente;
è impossibile, per i contribuenti silenti, cumulare o totalizzare i contributi versati presso Enasarco con quelli accreditati presso altre gestioni previdenziali, tra cui l'Inps determinando un peggioramento delle condizioni socio-economiche di migliaia di lavoratori;
alle problematiche legate alla mancata o irregolare contribuzione da parte delle aziende mandanti, si aggiunge la rigidità all'accesso alle prestazioni e la discontinuità lavorativa della professione di agente di commercio;
la questione dei cosiddetti contributi «silenti» solleva un problema di equità e giustizia sociale del sistema previdenziale;
l'8 ottobre 2024 la Camera dei deputati ha approvato a larga maggioranza un ordine del giorno volto ad affrontare la problematica dei contribuenti silenti Enasarco, che impegnava il Governo a «sollecitare un confronto con la Fondazione Enasarco per valutare iniziative utili a raggiungere una soluzione in merito ai lavoratori silenti» –:
se il Ministro interrogato, non intenda assumere iniziative di competenza al fine di affrontare la situazione dei contribuenti silenti della Fondazione Enasarco consentendo forme di cumulo, totalizzazione o valorizzazione dei contributi versati presso Enasarco con quelli in altre gestioni previdenziali.
(5-05175)
SCOTTO, GUERRA, GRIBAUDO e SARRACINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
come, da ultimo, documentato dall'Ocse, il potere d'acquisto delle retribuzioni nel nostro Paese risulta ancora inferiore del 6,8 per cento rispetto al 2021;
tra i fattori che maggiormente incidono negativamente su tale divario si segnala il patologico ricorso ai cosiddetti «contratti pirata», sottoscritti da organizzazioni sindacali e datoriali senza quasi nessuna reale rappresentatività;
una realtà confermata ed evidenziata dallo stesso Presidente del Cnel, il quale spesso ricorda come presso il Consiglio risultino registrati oltre mille contratti collettivi nazionali;
un fenomeno che produce lavoro povero, dumping salariale e concorrenza sleale;
proprio per denunciare tale degenerazione del mercato del lavoro, nei giorni scorsi le principali organizzazioni datoriali (Confindustria, Confcommercio e Confesercenti), con una decisione di cui non si ricordano recenti precedenti, hanno disertato il tavolo nazionale sulle Pmi, vista la concomitante partecipazione di una miriade di sigle con irrilevante o nulla rappresentatività;
a giudizio dell'interrogante in più occasioni il Governo ha surrettiziamente tentato di conferire legittimità a dette sigle sindacali virtuali attraverso disposizioni volte a riconoscere validità ai contratti «maggiormente applicati», anziché esclusivamente a quelli sottoscritti dalle organizzazioni «maggiormente rappresentative»;
dopo aver bocciato le proposte delle opposizioni per l'introduzione, anche in Italia, di un salario minimo legale, il Governo non ha prodotto alcun atto finalizzato a incidere efficacemente su tali fenomeni degenerativi –:
quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare al fine di dare concrete ed efficaci risposte per contrastare il fenomeno del lavoro povero e per garantire il diritto del lavoratore a una retribuzione proporzionata e sufficiente per un'esistenza libera e dignitosa, nonché per disboscare la giungla dei contratti pirata, sottoscritti da organizzazioni che non hanno la ben che minima rappresentatività.
(5-05176)
BARZOTTI, AIELLO, CAROTENUTO e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi, presso il magazzino Gls di Sesto Ulteriano (Milano), si è verificato un grave episodio che coinvolge il licenziamento di circa quindici corrieri e la sospensione di altri lavoratori, formalmente accusati di aver rallentato le consegne;
secondo quanto denunciato dall'organizzazione sindacale Usb, tali provvedimenti disciplinari sarebbero in realtà riconducibili a una condotta apertamente antisindacale, dal momento che i lavoratori interessati risultano in larga parte iscritti e attivi nell'organizzazione stessa;
gli stessi lavoratori avrebbero semplicemente rispettato in modo rigoroso le norme di sicurezza, il codice della strada e gli standard di qualità, senza piegarsi a ritmi di lavoro definiti dagli stessi come insostenibili, circostanza che metterebbe in luce un modello organizzativo fondato su obiettivi produttivi incompatibili con la sicurezza e la dignità del lavoro;
sempre secondo le denunce sindacali, i licenziamenti e le sospensioni rappresenterebbero uno strumento di pressione e intimidazione per aumentare i carichi di lavoro e comprimere ulteriormente diritti e tutele, in un settore, quello della logistica, già segnato da condizioni diffuse di sfruttamento e precarietà;
a seguito di tali fatti, è stato avviato un presidio permanente dei lavoratori davanti alla sede legale di Gls a San Giuliano Milanese, a testimonianza della gravità della vertenza e dell'assenza, allo stato, di soluzioni condivise;
episodi di questo tipo, se confermati, configurerebbero non solo una violazione delle normative a tutela della libertà sindacale, ma anche un pericoloso precedente che rischia di legittimare pratiche ritorsive nei confronti dei lavoratori che rivendicano diritti fondamentali;
è inaccettabile che, nel 2026, il rispetto delle norme di sicurezza e della legalità venga trasformato in una colpa disciplinare, mentre si continua a tollerare un sistema di appalti e subappalti che spesso scarica sui lavoratori l'intero peso della competizione sui costi;
appare evidente il rischio di una compressione sistematica dei diritti costituzionali, a partire dall'articolo 39 della Costituzione sulla libertà sindacale e dall'articolo 41 della Costituzione, che subordina l'iniziativa economica privata al rispetto della dignità umana –:
quali iniziative urgenti intenda adottare, per quanto di competenza, in ordine alla correttezza delle procedure dei licenziamenti e delle sospensioni avvenute presso il sito Gls di Sesto Ulteriano e intervenire in modo strutturale nel settore della logistica al fine di contrastare l'uso distorto del sistema degli appalti, il dumping contrattuale e ogni forma di repressione sindacale, garantendo che il rispetto delle norme e dei diritti fondamentali dei lavoratori non venga ulteriormente penalizzato ma effettivamente tutelato.
(5-05177)
Interrogazioni a risposta in Commissione:
MARINO, SCOTTO, BARBAGALLO e IACONO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dai media data il 16 marzo 2026, a Messina si è svolto un sit-in di circa 180 lavoratori degli ex supermercati Gicap davanti alla sede provinciale dell'Inps;
secondo le notizie stampa tali lavoratori risultano senza impiego dalla fine del 2025, a seguito della scadenza dell'affitto del ramo d'azienda relativo a diversi punti vendita della catena;
dei 38 punti vendita originariamente coinvolti nella crisi aziendale, soltanto 21 sono stati acquisiti da una nuova proprietà, mentre i restanti 17 non hanno ricevuto offerte, lasciando senza lavoro circa 180 dipendenti;
i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno presentato un'istanza per l'attivazione della cassa integrazione straordinaria, che consentirebbe almeno temporaneamente un sostegno economico;
tuttavia sempre secondo i media da circa tre mesi non si registrano sviluppi sulla pratica presentata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
secondo quanto comunicato dal Ministero all'Inps, i dodici mesi di ammortizzatori sociali attivabili per le aziende in crisi risulterebbero però già utilizzati tra il 2018 e il 2019;
tale ricostruzione, è però contestata dai lavoratori e dai sindacati i quali sostengono che in quel periodo la cassa integrazione sarebbe stata applicata solo per due mesi e per un numero limitato di dipendenti –:
se si a conoscenza della vertenza dei lavoratori degli ex supermercati Gicap di Messina e quali verifiche di competenza siano state avviate sulla loro situazione occupazionale e amministrativa;
se intenda chiarire con urgenza la questione relativa alla presunta fruizione dei dodici mesi di cassa integrazione tra il 2018 e il 2019, al fine di assumere iniziative di competenza per accertare se vi siano i presupposti per concedere il sostegno richiesto;
quali iniziative di competenza intenda adottare, anche in collaborazione con le istituzioni regionali, locali e le parti sociali, per garantire tutele economiche immediate e favorire il reinserimento lavorativo dei circa 180 lavoratori rimasti senza occupazione.
(5-05165)
BARBAGALLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi si è tenuto il primo incontro tra le organizzazioni sindacali e i vertici della società Isap Packaging in merito alla procedura di licenziamento collettivo avviata dall'azienda;
la società ha annunciato, alla fine del mese di febbraio 2026, l'intenzione di cessare l'attività in uno dei suoi due stabilimenti, quello situato nel territorio di Aci Sant'Antonio, con conseguente perdita del posto di lavoro per 45 lavoratrici e lavoratori;
durante il primo confronto tra azienda e rappresentanze sindacali, la proposta avanzata dalla società è stata giudicata irricevibile dalle organizzazioni dei lavoratori;
il sindaco del comune di Aci Sant'Antonio ha espresso forte preoccupazione per la vicenda, sottolineando la necessità che l'intero territorio si mobiliti a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti e per difendere il tessuto produttivo locale;
secondo quanto riportato dalle organizzazioni sindacali, la vicenda rappresenterebbe l'ennesimo caso in cui, a seguito di acquisizioni societarie, si procede alla chiusura di stabilimenti situati nel Mezzogiorno a vantaggio di altri impianti presenti nel Nord del Paese;
numerosi dipendenti dello stabilimento lavorano da oltre vent'anni nell'azienda e la chiusura improvvisa comporterebbe gravi conseguenze economiche e sociali per le loro famiglie e per l'intero territorio;
le organizzazioni sindacali Femca Cisl e Uiltec Uil, insieme ai lavoratori, hanno avviato una mobilitazione chiedendo un confronto urgente con l'azienda al fine di individuare soluzioni alternative alla chiusura dello stabilimento;
tra le principali richieste avanzate nel corso dell'assemblea dei lavoratori vi sono l'attivazione della cassa integrazione straordinaria e l'utilizzo di tutti gli strumenti disponibili per favorire il rilancio del sito produttivo;
secondo i lavoratori e le organizzazioni sindacali, il sito produttivo rappresenta una realtà industriale strategica per il Sud Italia e la sua chiusura determinerebbe un significativo impatto occupazionale e sociale –:
se siano a conoscenza della situazione descritta in premessa;
quali iniziative urgenti intendano adottare, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e sostenere i lavoratori coinvolti;
se intendano attivarsi per favorire un confronto tra azienda, istituzioni locali e organizzazioni sindacali volto a individuare soluzioni alternative alla chiusura dello stabilimento;
se non ritengano opportuno promuovere l'attivazione degli strumenti di tutela disponibili, tra cui la cassa integrazione straordinaria, al fine di consentire il tempo necessario per individuare possibili percorsi di rilancio o riconversione produttiva del sito.
(5-05166)
Interrogazioni a risposta scritta:
AMORESE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:
in data 6 febbraio 2026, la Rete inclusione empolese Valdarno Valdelsa, che raggruppa 54 organizzazioni impegnate sui temi dell'inclusione, dell'accessibilità, della disabilità e in generale dei bisogni educativi speciali del territorio, ha espresso preoccupazione in merito alle tempistiche per l'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di assegnazione e ripartizione alle regioni delle risorse relative al Fondo per la non autosufficienza (Fna) per l'anno 2026 e del relativo Piano nazionale non autosufficienza;
dalle segnalazioni pervenute, risulta infatti che le famiglie con figli e figlie con disabilità gravissime hanno ricevuto, in data 22 dicembre 2025 una notifica ufficiale dalla Società della salute (Sds) empolese Valdarno Valdelsa in cui si informava che l'erogazione dei contributi per le disabilità gravissime, erogati con i fondi nazionali del Fna è a loro garantita sulla base delle risorse attualmente disponibili e solo fino al 31 maggio 2026;
l'incertezza circa il rinnovo e la copertura finanziaria per la seconda metà dell'anno sta generando un clima di forte allarme tra i nuclei familiari, che temono una riduzione o la totale cancellazione del supporto economico vitale per la soddisfazione di esigenze legate a gravi disabilità;
il contributo per tali patologie è uno strumento essenziale per permettere alle famiglie di sostenere la qualità e la quantità dei bisogni e delle attività assistenziali necessarie e le statistiche confermano che i nuclei familiari che convivono con la disabilità affrontano un rischio maggiore di impoverimento e problematiche complesse, agendo spesso come figure tanto importanti quanto poco messe in risalto;
la situazione è aggravata dalle criticità legate al disegno di legge sulla valorizzazione della figura del caregiver familiare, le cui attuali condizioni e stanziamenti sono, da alcune realtà, percepite come non del tutto sufficienti a rispondere ai bisogni reali dei prestatori di cura e del paziente –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della criticità evidenziata dalla Rete inclusione empolese Valdarno Valdelsa e quali iniziative di competenza intendano adottare affinché sia garantita la copertura finanziaria del Fna alle regioni per il periodo successivo al 31 maggio 2026, nella zona dell'Empolese e su tutto il territorio nazionale;
quali siano le risorse e i provvedimenti normativi che il Governo sta predisponendo per il supporto ai caregiver familiari.
(4-07346)
MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
secondo notizie di stampa, nel gruppo editoriale Citynews, che gestisce 57 testate locali online in Italia, si è verificata nell'arco di pochi giorni l'interruzione immediata di oltre 20 rapporti di lavoro tra giornalisti e collaboratori;
in particolare risulterebbero cessati circa 16 rapporti con lavoratori precari e 5 con lavoratori assunti a tempo indeterminato;
tra i giornalisti licenziati figurano anche due professionisti della redazione di PalermoToday, Sandra Figliolo e Alessandro Bisconti, che avrebbero ricevuto la comunicazione di licenziamento tramite posta elettronica certificata, senza alcun preavviso;
in alcuni casi i lavoratori avrebbero appreso dell'interruzione del rapporto mentre erano in turno di lavoro, dopo la disattivazione improvvisa degli accessi ai sistemi editoriali e alla posta aziendale;
l'assemblea dei giornalisti del gruppo Citynews ha deliberato, con circa l'80 per cento dei voti favorevoli, l'immediata attivazione dello stato di agitazione e il mandato al comitato di redazione per un pacchetto di dieci giornate di sciopero;
secondo quanto denunciato dal comitato di redazione e dal sindacato dei giornalisti Figec, i licenziamenti sarebbero stati giustificati dall'azienda con generiche motivazioni di riduzione dei costi e sarebbero stati adottati senza il preventivo confronto con il comitato di redazione, come previsto dal contratto nazionale di riferimento Figec-Uspi;
le modalità di comunicazione e attuazione dei licenziamenti avrebbero inoltre generato forte preoccupazione e tensione tra i lavoratori, oltre a sollevare interrogativi sul rispetto delle procedure previste dalla normativa sul lavoro e dalla contrattazione collettiva nel settore giornalistico;
tali vicende, oltre a incidere sulle condizioni di lavoro dei giornalisti coinvolti, sollevano anche questioni relative alla tutela del lavoro nel settore dell'informazione e alla salvaguardia del pluralismo informativo nei territori –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;
se ritengano opportuno verificare, per quanto di competenza, il rispetto delle procedure previste dalla contrattazione collettiva nel caso dei licenziamenti avvenuti nel gruppo editoriale Citynews;
se non ritengano necessario promuovere iniziative ispettive, attraverso gli organismi competenti, al fine di accertare la correttezza delle modalità con cui sono stati interrotti i rapporti di lavoro;
quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire la tutela delle giornaliste e dei giornalisti di Citynews, e più in generale del settore giornalistico, per favorire un confronto tra azienda e rappresentanze dei lavoratori al fine del ritiro delle lettere di licenziamento e prevenire ulteriori tensioni occupazionali.
(4-07354)
SCOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'assemblea dei giornalisti Citynews il 13 marzo 2026 ha riunito la forza lavoro giornalistica in assemblea per discutere dell'attuale situazione dell'azienda che ha visto, nel giro di una settimana, l'interruzione immediata di oltre 20 rapporti di lavoro: circa 16 in riferimento a lavoratori precari, 5 a lavoratori assunti a tempo indeterminato;
il Cdr e il sindacato dei giornalisti Figec hanno criticato aspramente l'operato di Citynews nella forma e nella sostanza, i tagli al personale, giustificati da generiche motivazioni di riduzione dei costi, sono avvenuti senza chiedere il parere preventivo del comitato di redazione, come sancisce il contratto nazionale di riferimento (Figec-Uspi);
inoltre, i licenziamenti sono avvenuti senza alcun preavviso, a mezzo pec, con i giornalisti che si sono visti cancellare gli accessi al portale gestionale e alla mail aziendale mentre svolgevano il loro turno di lavoro;
tale modalità di azione ha generato un clima di terrore tra tutti i lavoratori;
nonostante i ripetuti solleciti da parte del Cdr e di Figec, l'azienda ha più volte ribadito l'intenzione di non volersi confrontare nel merito circa il piano dei tagli, procedendo quindi ai licenziamenti, senza sentire ragioni;
una posizione che sia il comitato di redazione che il sindacato non ritengono accettabile, dunque l'assemblea dei giornalisti è stata chiamata a pronunciarsi su una serie di misure da poter essere prese in risposta al comportamento di Citynews;
alla luce di tutto ciò, è nata la necessità di un'assemblea straordinaria. Con il voto a netta maggioranza (circa l'80 per cento dei voti a favore), l'assemblea dei giornalisti Citynews, oltre a ribadire la solidarietà ai colleghi colpiti e a condannare le modalità di azione dell'azienda, ha stabilito l'immediato stato di agitazione e ha affidato mandato al Cdr per la convocazione di assemblee urgenti e un pacchetto di 10 giornate di sciopero da indire se l'azienda dovesse proseguire a rifiutare il confronto –:
quali iniziative intenda intraprendere – per quanto di competenza – il Ministro interrogato e se non ritenga di dover convocare in tempi celeri un tavolo di concertazione al fine di trovare soluzioni volte al ritiro di licenziamenti e interruzioni delle collaborazioni.
(4-07355)
GRIMALDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds), organo del Consiglio d'Europa preposto alla vigilanza sull'attuazione della Carta sociale europea, ha recentemente accertato, in accoglimento del reclamo presentato dall'Unione Sindacale di Base nel marzo 2022, gravi violazioni da parte dell'Italia in materia di diritto di sciopero;
tale decisione certifica come l'attuale applicazione della legge n. 146 del 1990 abbia determinato una compressione sistematica e strutturale di un diritto fondamentale garantito anche a livello internazionale;
in particolare, il Ceds ha evidenziato:
a) l'eccessiva e ingiustificata estensione della nozione di «servizi essenziali», tale da ricomprendere settori che non incidono in modo diretto su diritti fondamentali della persona;
b) l'imposizione di vincoli sproporzionati, quali l'obbligo di preavviso di 10 giorni con indicazione della durata dello sciopero, che svuotano di efficacia lo strumento dello sciopero stesso;
c) l'utilizzo distorto di meccanismi quali rarefazione oggettiva e franchigie, che finiscono per impedire l'esercizio concreto del diritto;
il Comitato ha ribadito che limitazioni al diritto di sciopero possono essere giustificate esclusivamente in presenza di un pericolo reale e immediato per la vita, la salute o la sicurezza delle persone, criterio che appare sistematicamente disatteso nell'ordinamento italiano;
nonostante ciò, il Governo non ha reso nota alcuna iniziativa volta ad adeguare la normativa nazionale a tali rilievi, configurando un grave rischio di persistente violazione degli obblighi internazionali;
al contrario, la Commissione di garanzia sugli scioperi, con avviso dell'11 marzo 2026, ha ulteriormente esteso l'ambito di applicazione della legge n. 146 del 1990 anche al settore della logistica connessa al trasporto merci, includendo attività che non possono essere considerate servizi essenziali in senso stretto;
tale scelta appare non solo in palese controtendenza rispetto alle indicazioni del Ceds, ma anche idonea a determinare un ulteriore restringimento del diritto di sciopero, a vantaggio esclusivo degli interessi datoriali;
si configura pertanto una situazione in cui, a fronte di una chiara censura da parte di un organismo europeo autorevole, le autorità nazionali proseguono nella direzione opposta, aggravando le criticità esistenti –:
se il Governo intenda finalmente prendere atto della decisione del Comitato europeo dei diritti sociali e porre fine a una situazione di conclamata illegittimità internazionale;
per quali ragioni non sia stata ancora avviata alcuna iniziativa di carattere normativo volta a rivedere la legge n. 146 del 1990 alla luce delle violazioni accertate;
se non ritenga urgente e non più rinviabile assumere iniziative normative per la revisione complessiva della disciplina vigente, al fine di riportare il diritto di sciopero entro i limita stabiliti dalla Carta sociale europea e se anche alla luce dell'avviso dell'11 marzo 2026 la Commissione di garanzia intenda assumere iniziative di carattere normativo, per quanto di competenza, per scongiurare interpretazioni estensive che risultino in contrasto con il diritto internazionale;
se non ritenga che il perdurare di tale situazione esponga l'Italia a un grave vulnus sul piano della tutela dei diritti fondamentali e della propria credibilità nelle sedi europee;
quali iniziative di competenza urgenti intenda adottare per evitare un ulteriore restringimento del diritto di sciopero in contrasto con la Carta sociale europea.
(4-07364)
SALUTE
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
la città di Siracusa e provincia attende da molti anni la costruzione di un nuovo ospedale, che, come affermato dall'interrogante in precedenti atti di sindacato ispettivo, risulta fondamentale per il raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza sanitari su questo territorio, il cui unico presidio principale attualmente è l'Umberto I che presenta notevoli criticità strutturali;
questo nuovo ospedale era stato inserito dalla Commissione legislativa dell'Ars, tra le opere da realizzare in fase di approvazione della programmazione delle risorse ex articolo 20 legge n. 67 del 1988. Un primo accordo di programma siglato tra Stato e regione nell'ottobre del 2023 prevedeva inizialmente un finanziamento totale di 200 milioni di euro, di cui 190 a carico dello Stato e 10 della regione;
tali risorse però sono diventate presto insufficienti, in parte a causa dell'aggiornamento Istat dei prezzi dei materiali, in parte a causa dell'adeguamento del progetto iniziale alla normativa anti-sismica, giungendo così a un costo complessivo dell'opera stimata intorno ai 347 milioni di euro. Dunque l'impegno economico ha richiesto a inizio marzo 2024, l'approvazione regionale di un finanziamento aggiuntivo di 100 milioni di euro, sempre a valere sui fondi ex articolo 20 della legge n. 67 del 1988, che si sono sommati ai 200 milioni già stanziati in precedenza. Per quanto riguarda la restante parte, 47 milioni, era stato previsto fosse coperta con risorse proprie dell'Azienda sanitaria di Siracusa;
a fine 2024 la somma indicata, però, ha subito ancora un ulteriore rialzo di circa 24 milioni di euro che la Giunta regionale ha assegnano al progetto con una delibera approvata l'11 novembre 2024;
la questione «finanziamento» sembrava finalmente conclusa e che si potesse procedere alla fase successiva relativa agli affidamenti per l'esecuzione, ma la regione, per le difficoltà dell'Asp di Siracusa nella copertura della sua quota parte su cui lo stesso Ministero dell'economia e delle finanze ha posto dei dubbi, ha deliberato in dicembre che i 47 milioni non saranno più coperti attraverso il bilancio dell'Asp, ma dovranno essere imputati alle risorse nazionali, sempre a valere sui fondi ex articolo 20 della legge n. 67 del 1988;
questo cambio di impostazione può comportare conseguenze molto pregiudizievoli, tali da rappresentare un ulteriore rallentamento alla realizzazione dell'ospedale. Infatti, la decisione della regione porta a una nuova fase istruttoria e determina un rallentamento dell'iter, poiché occorrerà rivedere la ripartizione delle risorse e ottenere l'autorizzazione ministeriale per l'utilizzo delle somme statali. Infatti, la modifica nel piano delle coperture richiede un nuovo passaggio presso il Ministero dell'economia e delle finanze per l'approvazione definitiva delle somme e per la conferma della compatibilità del progetto con le disponibilità nazionali;
l'elemento assai preoccupante risiede nella tempistica dei nuovi passaggi burocratici che potrebbe richiedere tempi lunghi e andare incontro all'aggiornamento del prezzario regionale sui lavori pubblici, comportando così un rigonfiamento dei costi dell'opera, tale da rendere nuovamente insufficiente il finanziamento stanziato. In questo modo, si ricomincerebbe da capo: un nuovo calcolo di cifre da impegnare, una ricerca di nuove coperture e il riavvio di tutti i passaggi burocratici. Una siffatta prospettiva ovviamente potrebbe rimettere in discussione la sostenibilità economica seppur riferita a una infrastruttura sanitaria necessaria;
è inutile sottolineare come il rischio concreto di non vedere la realizzazione di questo progetto, rappresenterebbe un vero nocumento per il territorio siciliano, a cui non verrebbero assicurati i livelli essenziali di assistenza;
il diritto alla salute è un principio costituzionalmente garantito a tutti e, con decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (articolo 1, comma 7), è stata sancita l'individuazione dei livelli essenziali di assistenza, aggiornati con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001, nel definire i livelli essenziali di assistenza sanitaria, considera anche l'assistenza ospedaliera, rientranti tra questi –:
se i Ministri interpellati, apprezzate le circostanze illustrate in premessa, non ritengano di assumere in tempi strettissimi, iniziative di competenza per velocizzare l'iter burocratico ministeriale di approvazione del nuovo piano di finanziamento per la realizzazione dell'ospedale di Siracusa, proposto dalla regione, anche mediante l'istituzione di un tavolo di indirizzo e coordinamento, di supporto al lavoro del Commissario straordinario cui partecipino tutte le Istituzioni competenti, interessate a vario livello, al fine di giungere a una conclusione dei passaggi procedimentali celere o comunque precedente all'entrata in vigore dell'aggiornamento del prezzario regionale sui lavori pubblici.
(2-00799) «Scerra».
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XII Commissione:
ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il sistema prescrittivo farmaceutico italiano presenta alcune criticità strutturali che risultano sempre più evidenti nel confronto con i modelli adottati negli altri Paesi europei, in particolare per quanto riguarda il controllo sull'uso di antibiotici e psicofarmaci;
in Italia numerosi antibiotici di uso comune, tra cui amoxicillina, amoxicillina/acido clavulanico, azitromicina, claritromicina, cefalosporine orali e ciprofloxacina, possono essere prescritti tramite ricetta medica ripetibile (RR), tale modalità prescrittiva consente, salvo diversa indicazione del medico, di utilizzare la stessa ricetta fino a 10 volte nell'arco di 6 mesi, permettendo quindi acquisti ripetuti del farmaco senza una nuova valutazione clinica;
questo sistema appare particolarmente problematico alla luce della crescente emergenza sanitaria rappresentata dall'antibiotico-resistenza, fenomeno riconosciuto come una delle principali minacce alla salute pubblica globale;
in molti Paesi europei, al contrario, ogni ciclo di terapia antibiotica richiede una nuova prescrizione medica, proprio per garantire una rivalutazione clinica del paziente e limitare fenomeni di automedicazione e uso improprio dei farmaci;
un'ulteriore criticità riguarda il sistema di prescrizione delle benzodiazepine a uso orale (come alprazolam, diazepam e altri analoghi), farmaci ampiamente utilizzati nella pratica clinica ma anche associati a rischi di abuso e dipendenza, tali farmaci risultano tuttora esclusi dal sistema di prescrizione elettronica e continuano l'uso della ricetta cartacea, questa anomalia determina diverse criticità operative e di controllo;
l'assenza di un sistema digitale centralizzato rende inoltre difficile contrastare il cosiddetto «nomadismo farmaceutico»;
la mancata digitalizzazione delle prescrizioni di benzodiazepine crea disagi logistici per molti pazienti in terapia cronica, costretti a recarsi fisicamente presso l'ambulatorio medico per il ritiro della ricetta cartacea;
un rafforzamento del controllo prescrittivo rappresenta uno degli strumenti fondamentali per contrastare l'antibiotico-resistenza e l'abuso di psicofarmaci, unitamente al miglioramento dei sistemi di monitoraggio, riducendo il rischio di eventuale abuso, falsificazione delle prescrizioni e acquisti multipli, con un rafforzamento dei sistemi di tracciabilità e controllo delle prescrizioni farmaceutiche, per medicinali maggiormente a rischio di abuso o utilizzo improprio;
appare, quindi, necessario un aggiornamento del sistema prescrittivo italiano in linea con gli standard europei e con le attuali esigenze di sanità pubblica –:
se non ritenga opportuno valutare di adottare iniziative normative per la revisione del regime prescrittivo degli antibiotici, in coerenza agli standard europei, alla luce delle strategie nazionali e internazionali di contrasto all'antibiotico-resistenza e all'abuso di psicofarmaci, prevedendo sia il passaggio alla ricetta non ripetibile di un numero più ampio di molecole, sia estendendo la ricetta elettronica dematerializzata alle benzodiazepine a uso orale.
(5-05183)
MALAVASI, FURFARO, CIANI, GIRELLI e STUMPO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 28 febbraio di ogni anno ricorre la Giornata mondiale delle malattie rare, istituita per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni sulle condizioni delle persone affette da queste patologie a bassa prevalenza nella popolazione;
nell'Unione europea, una malattia si definisce rara quando ha un'incidenza fino a 5 casi ogni 10.000 persone;
le patologie rare sono tra 5.000 e 8.000 nel mondo e colpiscono prevalentemente i bambini in una percentuale che va dal 50 per cento al 75 per cento. Attualmente toccano il 3,5 per cento-5,9 per cento della popolazione mondiale, circa 300 milioni di persone in tutto il mondo, 30 milioni in Europa e 2 milioni in Italia;
nonostante le numerose normative rivolte a questo settore, previste a livello europeo e nazionale, le persone affette da queste patologie continuano a essere penalizzate per la difficoltà della diagnosi, la scarsa disponibilità di terapie efficaci;
nel 2021 è stata approvata la legge n. 175 nota come «Testo Unico sulle Malattie Rare» che riordina la materia, anche in relazione alle numerose norme e direttive dell'Unione europea emanate negli ultimi anni;
si tratta di una prima legge unicamente dedicata alle malattie rare, volta a organizzare in maniera ordinata e completa questo ambito, la cui applicazione però necessita di numerosi atti ancora oggi non tutti approvati;
successivamente nel 2023 è stato approvato a distanza di sette anni dal precedente, il nuovo Piano nazionale malattie rare 2023-2026, strumento fondamentale per la pianificazione nazionale nell'ambito delle malattie rare;
inoltre, nel 2024 e poi nel 2025 sono stati stanziati 1 milione di euro, cifra non sufficiente, per i test di Next-Generation Sequencing per la diagnosi delle malattie rare;
si tratta sicuramente di passi importanti anche se non sempre è seguita, in tempi brevi, la loro reale applicazione vanificando in parte così il lavoro svolto dal Parlamento per garantire una presa in carico complessiva e uniforme su tutto il territorio nazionale delle persone con una malattia rara –:
quali siano le tempistiche per l'emanazione dei provvedimenti attuativi dei provvedimenti in premessa in particolare quelli relativi alla legge n. 175 del 2021 e alla ripartizione delle risorse per il 2025 del fondo per i test di Next-Generation Sequencing per la diagnosi delle malattie rare al fine di garantire la piena operatività delle disposizioni in essa contenute necessarie per rispondere concretamente ai bisogni delle persone con malattia rara e delle loro famiglie.
(5-05184)
PRETTO e LOIZZO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il foglietto illustrativo è un elemento fondamentale per l'uso sicuro, consapevole e corretto dei medicinali, fornendo informazioni validate e accessibili sulla composizione, indicazioni, posologia, modalità di somministrazione ed effetti indesiderati del farmaco;
in data 26 aprile 2023, la Commissione europea ha adottato una proposta di direttiva e una proposta di regolamento che riformano la legislazione farmaceutica e che mirano, tra gli altri obiettivi, alla digitalizzazione delle informazioni sanitarie;
l'articolo 63 della proposta di nuova direttiva prevede che gli Stati membri possano autorizzare i titolari di Aic a fornire il foglietto illustrativo esclusivamente in formato elettronico (ePI – electronic Product Information), rendendo quindi facoltativa l'inclusione del formato cartaceo nella confezione;
tale previsione, pur non obbligando gli Stati ad abbandonare il formato cartaceo, introduce la possibilità di farlo in futuro, demandando ai singoli Paesi la scelta in fase di recepimento della direttiva;
la proposta della Commissione non risulta accompagnata da un'adeguata valutazione di impatto, nonostante le implicazioni per l'accessibilità alle informazioni, la sicurezza dei pazienti e l'organizzazione della filiera farmaceutica e distributiva;
in Italia, secondo l'Eurobarometro 2025, solo il 46 per cento delle persone tra i 16-74 anni possiede competenze digitali di base, un dato inferiore alla media dell'Unione europea (54 per cento). Parte della popolazione anziana riscontra difficoltà nell'utilizzo di strumenti elettronici, mentre ampie aree del Paese, in particolare rurali o montane, soffrono di connettività insufficiente;
la digitalizzazione dei foglietti illustrativi può offrire vantaggi aggiuntivi, come contenuti multimediali, aggiornamenti o accessibilità in lingue diverse, ma non può essere concepita come sostitutiva del formato cartaceo, almeno finché persistano barriere tecnologiche e culturali che rischiano di escludere le fasce più fragili della popolazione;
ipotesi alternative, come il modello print on demand, risulterebbero onerose e poco tempestive, introducendo criticità nella filiera distributiva e gravando sulle strutture territoriali, già impegnate nella presa in carico quotidiana del cittadino;
l'eventuale eliminazione del formato cartaceo potrebbe avere ripercussioni negative sulla filiera produttiva, che in Europa impiega oltre 3.500 lavoratori e genera un fatturato annuo di circa 800 milioni di euro –:
se ritenga di mantenere l'obbligatorietà del foglietto illustrativo all'interno delle confezioni dei medicinali, per garantire sicurezza ed equità di accesso alle informazioni sanitarie, anche promuovendo una posizione di mediazione a livello europeo e una valutazione d'impatto, tecnica e sociale, sugli effetti dell'eventuale abbandono del cartaceo, in particolare in riferimento alle persone anziane, fragili o con scarse competenze digitali.
(5-05185)
MARIANNA RICCIARDI, QUARTINI, SPORTIELLO e DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il tema delle liste d'attesa rappresenta ormai una vera emergenza nazionale, con tempi incompatibili con il diritto costituzionale alla tutela della salute e con un crescente fenomeno di rinuncia alle cure da parte dei cittadini; il decreto-legge n. 73 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 107 del 2024, annunciato come intervento risolutivo, risulta a oggi largamente inattuato o applicato solo in minima parte, senza produrre effetti concreti e misurabili sulla riduzione dei tempi per le prestazioni sanitarie;
la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa (Pnla), affidata ad Agenas, risulta ancora oggi non pienamente operativa, priva di dati omogenei, trasparenti e accessibili, e dunque incapace di garantire quel monitoraggio pubblico e comparabile tra territori che costituiva il presupposto stesso dell'intervento normativo;
a tale quadro di ritardi si aggiunge il persistente definanziamento della sanità, come da ultimo nel cosiddetto decreto carburanti, con una riduzione di circa 86 milioni di euro destinati alla sanità;
non è stato ancora istituito, dopo quasi due anni, l'Organismo nazionale di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria, che dovrebbe vigilare sull'effettiva attuazione delle misure e, nei casi più gravi, proporre il commissariamento delle amministrazioni inadempienti; secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, vi sarebbe l'intenzione di procedere alla nomina della dottoressa Mara Campitiello, senza alcuna procedura comparativa o interpello pubblico;
la stessa Campitiello è moglie del viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Edmondo Cirielli e avrebbe già beneficiato, secondo le ricostruzioni giornalistiche, di una rapida progressione di carriera all'interno del Ministero della salute;
tale eventuale nomina, peraltro di durata pluriennale e non soggetta a spoils system, rischierebbe a giudizio dell'interrogante di consolidare un incarico strategico senza adeguate garanzie di trasparenza e indipendenza;
appare particolarmente grave che proprio l'organismo deputato a garantire imparzialità e controllo su un tema così delicato possa nascere sotto il segno di opacità e possibili conflitti di interesse –:
se, alla luce dei persistenti ritardi nell'attuazione del decreto-legge n. 73 del 2024, della mancata piena operatività della Pnla, del contestuale definanziamento del comparto sanitario, della non ancora avvenuta istituzione dell'Organismo nazionale di verifica e controllo e delle indiscrezioni relative alla possibile nomina della dottoressa Campitiello, intenda chiarire le responsabilità dei ritardi e i tempi certi per il completamento di tali strumenti, garantendo trasparenza e indipendenza nella selezione dei vertici dell'Organismo escludendo, per quanto di competenza, ogni possibile conflitto di interesse, assicurando l'effettiva riduzione delle liste d'attesa e un accesso equo e tempestivo alle prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale.
(5-05186)
BAGNASCO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in Italia, secondo le stime più recenti prodotte da Alzheimer Europe e condivise dell'Osservatorio demenze dell'Iss, circa 1.450.000 persone soffrono di demenza (di cui il 60 per cento circa affetta da Alzheimer). Queste malattie hanno rilevanti ricadute sociali impegnando oltre 3 milioni di familiari e caregiver nell'assistenza e comportano un onere economico complessivo stimato in circa 23 miliardi di euro annui;
da quanto si apprende dalla stampa, nei giorni scorsi la Commissione scientifica ed economica (Cse) dell'Aifa – Agenzia italiana del farmaco – ha espresso parere negativo sulla rimborsabilità di nuovi farmaci disease-modifying per l'Alzheimer nonostante la Commissione europea ne abbia approvato la commercializzazione in quanto ritenuti in grado di rallentare la progressione della malattia;
le nuove terapie disease-modifying sono già state rese disponibili dai regolatori di 21 Paesi avanzati, e vengono rimborsati in 8 Paesi tra cui Giappone, Cina, Germania e Austria segnando una svolta epocale nella storia dell'Alzheimer;
i più importanti centri mondiali, che a oggi stanno già utilizzando questi trattamenti per le cure dei pazienti, hanno definito questa tipologia di terapia come un primo punto di svolta per la gestione dell'Alzheimer e un cambio di paradigma che, se perseguito, potrà aprire la strada a nuove prospettive terapeutiche rivoluzionarie;
in Italia tali terapie sono già state messe a disposizione di centinaia di pazienti sia in modo gratuito attraverso un programma di uso compassionevole in oltre cinquanta centri in Italia, sia attraverso l'acquisto privato da parte di alcune strutture accreditate;
il ritardo nell'adozione di questa decisione rappresenta un importante battuta d'arresto per tutti i pazienti con declino cognitivo lieve o nelle fasi precoci dell'Alzheimer. In tal modo il sistema non affronta l'urgenza terapeutica e lascia la maggior parte dei pazienti senza speranze di cura:
l'iter di valutazione dei due medicinali non è ancora definitivamente concluso e le decisioni assunte potranno essere riviste considerato anche che il Consiglio di amministrazione dell'Aifa dovrà ratificare le decisioni della Commissione scientifica ed economica;
appare necessario evitare che il mancato rimborso pubblico determini di fatto una sanità a due velocità, in cui l'accesso alle cure dipende non dalla diagnosi, ma dalla disponibilità di reddito –:
quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato affinché le terapie disease-modifying per la cura della malattia di Alzheimer, basate sull'utilizzo dei farmaci indicati in premessa, siano garantite equamente e tempestivamente a tutti i pazienti eleggibili, indipendentemente dalle loro condizioni economiche.
(5-05187)
Interrogazione a risposta in Commissione:
GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il decreto del Ministero della salute del 29 luglio 2022 ha disposto il riparto dei fondi destinati all'acquisto di strumentazioni per la diagnostica di primo livello a favore dei medici di medicina generale (Mmg) e dei pediatri di libera scelta (Pls). I fondi citati erano pari a 235.834.000 euro. Le risorse sono state ripartite tra le regioni sulla base della popolazione residente;
tale misura dava attuazione alle disposizioni contenute nella legge di bilancio 2020, con l'obiettivo di rafforzare la sanità territoriale e consentire l'esecuzione di esami diagnostici di base direttamente negli studi dei medici di famiglia o nelle strutture territoriali, oltre a permettere l'acquisto di apparecchiature come elettrocardiografi, spirometri, strumenti di diagnostica point-of-care e altre tecnologie utili alla gestione delle patologie croniche;
alla regione Lazio è stata attribuita una quota pari a circa 23,17 milioni di euro, destinata al rafforzamento della diagnostica territoriale e all'integrazione con le case della comunità e gli studi dei medici di medicina generale;
nonostante la pubblicazione del decreto e la definizione del riparto finanziario, le risorse risultano non ancora pienamente disponibili per l'acquisto delle apparecchiature;
tale situazione a parere dell'interrogante rischia di compromettere gli obiettivi della riforma della medicina territoriale, limitando la possibilità di ridurre le liste di attesa e di migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e fragili;
è indispensabile, a parere dell'interrogante, inoltre che anche gli studi dei medici di medicina generale possano essere pienamente coinvolti nell'utilizzo delle tecnologie diagnostiche finanziate –:
se il Ministro interrogato possa, per quanto di competenza, chiarire quali siano le ragioni del ritardo nell'attuazione del decreto citato in premessa e, inoltre, quale sia lo stato attuale del confronto in sede di Conferenza Stato-regioni in merito all'effettiva operatività del finanziamento, in particolare per quel che riguarda le risorse assegnate alla regione Lazio;
se, inoltre, possa indicare le tempistiche per la disponibilità delle risorse stanziate in modo che le regioni possano concretamente attivarsi per l'acquisto delle apparecchiature previste, nel contempo garantendo che i fondi siano effettivamente destinati alla diagnostica territoriale.
(5-05174)
Interrogazioni a risposta scritta:
ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in un articolo della rivista Lancet si afferma che secondo le previsioni demografiche, la popolazione italiana è destinata a diminuire di circa l'8 per cento entro il 2050, passando da 59 milioni nel 2022 a circa 54,4 milioni, con un forte aumento della popolazione anziana (oltre il 35 per cento sopra i 65 anni) e una riduzione della popolazione giovanile (11,7 per cento sotto i 14 anni) fatto che comporterà una crescente pressione sul Servizio sanitario nazionale e sui sistemi di assistenza sociale;
una delle principali criticità del sistema sanitario italiano è rappresentata dalla frammentazione delle infrastrutture di gestione dei dati sanitari, dovuta anche all'ampia autonomia regionale, che determina l'adozione di sistemi informativi e tecnologie non uniformi tra le diverse regioni;
la scarsa interoperabilità tra strutture sanitarie e tra regioni compromette l'efficacia del Fascicolo sanitario elettronico, limitandone la funzione di strumento unitario di raccolta e consultazione della storia clinica dei pazienti;
l'assenza di standard nazionali condivisi e di una politica uniforme di allocazione delle risorse ha portato all'utilizzo diffuso di sistemi obsoleti e incompatibili, con conseguente difficoltà nello scambio dei dati clinici e diagnostici;
tali criticità hanno avuto effetti rilevanti durante la pandemia da Covid-19, ostacolando l'analisi dei dati sanitari e la definizione di risposte coordinate a livello nazionale;
la frammentazione del sistema comporta rilevanti inefficienze economiche, come dimostrato dal fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, che genera un costo annuo stimato in circa 3,3 miliardi di euro, anche a causa della duplicazione di esami e prestazioni;
la mancanza di una piattaforma centralizzata limita fortemente anche la ricerca scientifica, rendendo difficoltosa la realizzazione di studi multicentrici e riducendo il numero di progetti autorizzati;
nonostante gli investimenti nella sanità digitale, solo una parte delle strutture sanitarie dispone di sistemi completi di acquisizione elettronica dei dati;
persistono inoltre diffidenze da parte dei cittadini in merito alla condivisione dei dati sanitari, anche in relazione alle garanzie sulla tutela della privacy;
iniziative europee in materia di governance e condivisione dei dati sanitari potrebbero rappresentare un'opportunità strategica per migliorare il sistema, ma richiedono un adeguamento normativo e organizzativo a livello nazionale;
ulteriori processi di differenziazione regionale in ambito sanitario potrebbero accentuare le disuguaglianze territoriali e aggravare la frammentazione esistente –:
quali iniziative di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare per: promuovere l'armonizzazione e l'interoperabilità dei sistemi informativi sanitari a livello nazionale; rafforzare e rendere pienamente operativo il Fascicolo sanitario elettronico su tutto il territorio nazionale; garantire un utilizzo uniforme, efficiente e trasparente delle risorse destinate alla sanità digitale;
quali iniziative di competenza intenda assumere per ridurre le disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure e contenere i costi della mobilità sanitaria interregionale;
quali iniziative intenda intraprendere per favorire la ricerca scientifica attraverso un accesso più efficiente e sicuro ai dati sanitari;
intenda rafforzare, per quanto di competenza, la fiducia dei cittadini nella gestione e protezione dei dati sanitari personali.
(4-07348)
FARAONE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
da circa un anno, il day hospital oncologico del policlinico universitario Paolo Giaccone di Palermo, e gli ambulatori collegati sono stati trasferiti in una struttura modulare prefabbricata vicino al pronto soccorso, una sistemazione che, sulla carta, doveva essere temporanea;
nel corso di sopralluoghi effettuati presso la struttura in oggetto, sono emerse condizioni che destano forte preoccupazione sotto il profilo della dignità e della sicurezza dei pazienti. In particolare, si rileva la presenza di immagini e situazioni indecorose, con pazienti ammassati in prefabbricati, sale di attesa sovraffollate e corridoi di fatto adibiti a luoghi di permanenza prolungata;
la fotografia di un sistema che fatica a garantire perfino le condizioni minime di dignità a chi sta affrontando una delle prove più dure della vita, non un dettaglio organizzativo;
nell'ambito oncologico, gli spazi non sono un dettaglio logistico, sono parte della cura, chi affronta queste terapie è spesso immunodepresso, più vulnerabile alle infezioni, più esposto ai rischi. Tenerli per ore in ambienti affollati non è solo scomodo, può diventare perfino pericoloso;
il decreto ministeriale n. 70 del 2015, stabilisce i requisiti strutturali dell'assistenza ospedaliera. Il Piano oncologico nazionale ricorda che la qualità delle cure dipende anche dall'organizzazione dei percorsi e dall'adeguatezza degli ambienti. L'Accordo Stato-regioni sulle reti oncologiche parla di presa in carico del paziente e di percorsi sicuri;
detto contesto operativo, oltre a pesare gravemente sui pazienti, mortifica e svilisce il lavoro di oncologi e personale sanitario di ottima qualificazione clinica e professionale, esponendoli a condizioni di stress continuo e a un rischio crescente di burnout;
talune condizioni minano la fiducia nel sistema sanitario regionale e la scelta di curarsi altrove diventa quasi inevitabile, così la regione paga due volte: economicamente, con la mobilità sanitaria passiva, e moralmente, perdendo credibilità agli occhi dei cittadini;
la direzione del policlinico universitario di Palermo, riguardo a detta situazione, richiama la necessità di garantire la continuità assistenziale;
tuttavia, durante questa stessa fase di ristrutturazione, altri reparti sono stati trasferiti temporaneamente in strutture esterne, come ad esempio il reparto di geriatria diretta dal professor Mario Barbagallo, che è stata spostata a Villa Serena, o come accaduto in passato, attività ambulatoriali sono state collocate anche a Villa Belmonte, in ambienti più consoni;
alla luce delle alternative esistenti, non appare tuttavia chiaro per quali ragioni tali soluzioni non siano state prese in considerazione anche per il reparto di oncologia, nonostante la particolare vulnerabilità dei pazienti coinvolti e la natura altamente delicata dei trattamenti erogati –:
quali iniziative si intenda intraprendere, per quanto di competenza, in ordine a quanto sopra esposto, affinché sia ripristinato il day hospital oncologico del policlinico universitario Paolo Giaccone di Palermo e ambulatori collegati, ambienti e condizioni adeguate alla gestione dei pazienti in attesa di cure, nonché al fine di chiarire il motivo per cui il trasferimento temporaneo non sia stato fatto in strutture esterne più adeguate, come già avvenuto in passato per altri reparti.
(4-07366)
TURISMO
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIBAUDO. — Al Ministro del turismo, al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
nell'ambito dell'esame nazionale per l'abilitazione alla professione di guida turistica sono state segnalate, da parte di operatori del settore e del Comitato nazionale guide future, alcune criticità relative alla gestione amministrativa della procedura e alla tutela di situazioni personali che richiedono specifiche garanzie; tra queste segnalazioni vi è il caso di una professionista laureata in archeologia che aveva regolarmente comunicato al Ministero del turismo e agli enti organizzatori il proprio stato di gravidanza e successivamente di allattamento, trasmettendo tramite Pec tutta la documentazione richiesta, la quale non avrebbe ricevuto alcun riscontro dall'amministrazione e si sarebbe vista di fatto esclusa dalla prova, con una conseguenza che appare direttamente collegata alla propria condizione di maternità;
tale vicenda solleva interrogativi in merito alla tutela effettiva della maternità nelle procedure pubbliche di abilitazione professionale;
la Costituzione italiana, agli articoli 3, 31 e 37, sancisce il principio di uguaglianza sostanziale tra i cittadini e impegna la Repubblica a proteggere la maternità e a garantire condizioni che consentano alle donne di conciliare lavoro e responsabilità familiari;
negli ultimi giorni il tema è stato al centro del dibattito pubblico anche a seguito del caso della docente Caterina Giacalone, che per non compromettere il proprio percorso professionale è stata costretta a frequentare un corso abilitante con il proprio figlio di pochi mesi, evidenziando le difficoltà derivanti dall'assenza di procedure chiare per il rinvio o l'adattamento delle attività formative obbligatorie;
il caso mediatico della professoressa Giacalone, ancorché risolto, ha permesso di dare risalto ad altri casi di neomamme o di donne in procinto di partorire le quali non hanno avuto la possibilità nei fatti di fruire con serenità del congedo di maternità;
tali episodi sembrano indicare la necessità di definire strumenti procedurali più chiari per garantire una tutela effettiva della maternità nell'accesso alle professioni ed ai concorsi pubblici o percorsi di abilitazione –:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno verificare quanto accaduto e valutare l'adozione di iniziative per l'introduzione, nelle procedure di abilitazione alla professione e più in generale nelle procedure pubbliche analoghe, di misure specifiche che consentano alle candidate in gravidanza o maternità di sostenere le prove o partecipare ai percorsi abilitanti in condizioni di effettiva parità, in coerenza con i principi costituzionali di tutela della maternità e di uguaglianza sostanziale.
(4-07331)
STEFANAZZI e LACARRA. — Al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:
con decreto del Ministero del turismo 5 agosto 2021, n. 1432 sono stati individuati i requisiti professionali a livello nazionale per l'abilitazione all'esercizio dell'attività di direttore tecnico di agenzia di viaggio e turismo;
il citato decreto stabilisce che l'abilitazione è rilasciata dalle regioni previo accertamento del possesso di specifici requisiti soggettivi, formativi e linguistici;
in particolare, l'articolo 2 individua i titoli di studio e i percorsi formativi che consentono di ritenere accertata la conoscenza delle materie rilevanti per lo svolgimento della professione, tra cui il titolo post-diploma rilasciato da istituto tecnico superiore a indirizzo turistico e la laurea magistrale in scienze turistiche o equipollenti;
tra i titoli espressamente indicati dal decreto non risultano tuttavia ricompresi alcuni percorsi di studio che presentano contenuti formativi pienamente coerenti con le competenze richieste per l'esercizio dell'attività di direttore tecnico di agenzia di viaggio e turismo;
in particolare non risultano menzionati, tra gli altri, la laurea magistrale in scienze economiche (LM-56), la laurea triennale in scienze del turismo e il diploma di istituto alberghiero a indirizzo turistico; tali titoli di studio sono caratterizzati da programmi formativi che comprendono discipline quali economia del turismo, organizzazione e gestione delle imprese turistiche, marketing territoriale e servizi turistici, e pertanto appaiono sostanzialmente affini rispetto ai titoli espressamente previsti dal decreto ministeriale;
un'interpretazione eccessivamente restrittiva della disciplina potrebbe determinare una ingiustificata esclusione di soggetti in possesso di titoli di studio coerenti con il settore turistico e con le competenze richieste per lo svolgimento della professione –:
se il Governo ritenga opportuno promuovere un chiarimento interpretativo o l'adozione di iniziative di carattere normativo volte a un aggiornamento della disciplina nazionale di cui al decreto del Ministero del turismo 5 agosto 2021, n. 1432, al fine di riconoscere la sostanziale equivalenza, ai fini dell'accesso ai percorsi di abilitazione alla professione di direttore tecnico di agenzia di viaggio e turismo, anche dei titoli di studio quali la laurea magistrale in scienze economiche (LM-56), la laurea triennale in scienze del turismo e il diploma di istituto alberghiero a indirizzo turistico;
se non ritenga opportuno avviare un confronto con le regioni e con gli operatori del settore turistico al fine di aggiornare l'elenco dei titoli di studio rilevanti, tenendo conto dell'evoluzione dei percorsi formativi universitari e professionali e delle esigenze del mercato del lavoro nel comparto turistico.
(4-07333)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta scritta:
GIAGONI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
in data 16 marzo 2026 presso l'università degli Studi di Sassari si è svolto un incontro pubblico con la partecipazione dell'ex Presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte;
nel corso dell'iniziativa l'ex Presidente del Consiglio avrebbe espresso valutazioni politiche relative al referendum e alle riforme istituzionali, sostenendo tra l'altro che una eventuale bocciatura del referendum rappresenterebbe «uno schiaffo sonoro da parte degli italiani» nei confronti dell'esecutivo e manifestando preoccupazioni per ulteriori riforme istituzionali, tra cui il cosiddetto premierato;
all'evento ha preso parte anche la Presidente della regione Sardegna Alessandra Todde; risulterebbe inoltre che l'iniziativa si sia svolta all'interno di spazi universitari senza la presenza di esponenti di altre forze politiche o di un contraddittorio tra diverse posizioni sul tema referendario –:
se il Ministro interrogato disponga di elementi circa i fatti descritti in premessa e la realizzazione dell'evento presso l'ateneo;
se non ritenga necessario promuovere iniziative, per quanto di competenza, affinché negli atenei pubblici sia sempre garantito il pluralismo e il contraddittorio nelle iniziative di carattere politico svolte all'interno delle università.
(4-07336)
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta in Commissione Centemero n. 5-04764 del 3 dicembre 2025;
interrogazione a risposta scritta Pretto n. 4-06851 del 26 gennaio 2026;
interrogazione a risposta in Commissione Mazzetti n. 5-05024 del 9 febbraio 2026;
interrogazione a risposta scritta Benzoni n. 4-07020 del 12 febbraio 2026;
interrogazione a risposta immediata in Commissione Mari n. 5-05086 del 23 febbraio 2026;
interrogazione a risposta in Commissione Simiani n. 5-05149 del 10 marzo 2026;
interpellanza Bonelli n. 2-00797 del 13 marzo 2026.