XIX LEGISLATURA
TESTO AGGIORNATO AL 3 GIUGNO 2026
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta del 28 maggio 2026.
Albano, Ambrosi, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Borrelli, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Calovini, Cantone, Cappellacci, Carè, Carloni, Casasco, Cavandoli, Centemero, Cesa, Cirielli, Colombo, Colosimo, Alessandro Colucci, Enrico Costa, Sergio Costa, D'Alessio, D'Alfonso, Deidda, Della Vedova, Donzelli, Dori, Ferrante, Ferro, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Guerini, Gusmeroli, Iaria, Leo, Lollobrigida, Lucaselli, Lupi, Maccari, Magi, Mangialavori, Maschio, Mazzetti, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Mollicone, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Orsini, Osnato, Pagano, Patriarca, Penza, Pichetto Fratin, Pittalis, Polidori, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Romeo, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Serracchiani, Siracusano, Tajani, Trancassini, Tremonti, Urzì, Vaccari, Varchi, Vinci, Zanella, Zaratti, Zinzi, Zoffili, Zucconi.
Assegnazione di progetti di legge
a Commissioni in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
VII Commissione (Cultura):
AMENDOLA: «Dichiarazione di monumento nazionale del Palazzo Fortunato in Rionero in Vulture, nella provincia di Potenza» (1738) Parere delle Commissioni I e V.
X Commissione (Attività produttive):
GUSMEROLI ed altri: «Istituzione della Giornata nazionale del consumo consapevole dei prodotti di qualità» (2887) Parere delle Commissioni I, V, VII, XIII e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Trasmissione dalla Presidenza
del Consiglio dei ministri.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 26 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 11, comma 6, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2024, il rendiconto della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2025, approvato in data 20 maggio 2026.
Questo documento è trasmesso alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla V Commissione (Bilancio).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 20 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, concernente l'esercizio di poteri speciali inerenti ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G, basati sulla tecnologia cloud e altri attivi, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 maggio 2026, concernente l'approvazione, con prescrizioni, dell'aggiornamento del piano annuale 5G 2025/2026 della società Iliad Italia Spa (procedimento n. 203/2026).
Questo documento è trasmesso alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla IX Commissione (Trasporti).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 27 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, concernente l'esercizio di poteri speciali inerenti agli attivi strategici nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 maggio 2026, recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in relazione all'acquisizione da parte di Aldex Advanced Plastics Co. Limited, del 70 per cento del capitale sociale di Omikron Srl, tramite l'acquisto da Investar Srl e Micca 22 Srl di due quote del 35 per cento ciascuna (procedimento n. 167/2026).
Questo documento è trasmesso alla X Commissione (Attività produttive).
Trasmissione dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 27 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione concernente l'attività e le deliberazioni del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), riferita all'anno 2025, corredata dei rapporti sul sistema di monitoraggio degli investimenti pubblici e sul codice unico di progetto, di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144, riferiti rispettivamente al secondo semestre dell'anno 2024 e al primo semestre dell'anno 2025 (Doc. CLXXVI, n. 4).
Questa documentazione è trasmessa alla V Commissione (Bilancio).
Trasmissione dalla Corte dei conti.
Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 28 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Scuola archeologica italiana di Atene (SAIA), per l'esercizio 2023, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 576).
Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) e alla VII Commissione (Cultura).
Trasmissione dal Ministro
per la pubblica amministrazione.
Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 27 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, la relazione sull'attività dell'Istituto nazionale di statistica, sulla raccolta, trattamento e diffusione dei dati statistici della pubblica amministrazione e sullo stato di attuazione del programma statistico nazionale, riferita all'anno 2025, cui è allegato il rapporto redatto dalla Commissione per la garanzia della qualità dell'informazione statistica a norma dell'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 322 del 1989, riferito al medesimo anno (Doc. LXIX, n. 4).
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).
Trasmissione dal Ministero della giustizia.
Il Ministero della giustizia, con lettera del 28 maggio 2026, ha trasmesso la nota relativa all'attuazione data, per le parti di competenza, alle mozioni MORFINO, FERRARI, BOSCHI, ZANELLA ed altri n. 1/00518 (Nuova formulazione); BONETTI ed altri n. 1/00542 (Nuova formulazione) e SEMENZATO, LANCELLOTTA, BISA, PATRIARCA ed altri n. 1/00543, accolte dal Governo e approvate dall'Assemblea nella seduta del 18 febbraio 2026, concernenti iniziative volte al contrasto della violenza digitale di genere.
Il medesimo Ministero, con lettere pervenute in pari data, ha inoltre trasmesso le note relative all'attuazione data, per le parti di competenza, all'ordine del giorno ZANELLA ed altri n. 9/2528/5, accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 25 novembre 2025, in merito al potenziamento delle attività formative in materia di violenza contro le donne e di violenza domestica per i magistrati e in ambito sanitario, nonché all'ordine del giorno GIULIANO n. 9/2623/18, accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea del 1° ottobre 2025, in merito all'avvio di consultazioni con il Consiglio Superiore della Magistratura al fine di potenziare la destinazione di magistrati nelle zone interessate dai reati ambientali più gravi.
Le suddette note sono a disposizione degli onorevoli deputati presso il Servizio per il Controllo parlamentare e sono trasmesse alla II Commissione (Giustizia) competente per materia.
Comunicazioni di nomine ministeriali.
Il Ministero dell'università e della ricerca, con lettera in data 25 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213, il decreto ministeriale concernente la nomina del professore Pietro Campiglia a componente del consiglio di amministrazione dell'Area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste – Area Science Park.
Questo decreto è trasmesso alla VII Commissione (Cultura).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 27 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la comunicazione concernente il conferimento, al dottor Renato Tucci, ai sensi dei commi 4 e 10 del medesimo articolo 19, dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale di consulenza, studio e ricerca per il coordinamento degli uffici di livello non generale alle dirette dipendenze del Ragioniere generale dello Stato, nell'ambito del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze.
Questa comunicazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla V Commissione (Bilancio).
Richiesta di parere parlamentare
su proposte di nomina.
Il Ministro per lo sport e i giovani, con lettera in data 22 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, la richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina del dottor Marco Mezzaroma a presidente della società Sport e salute Spa (133).
Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla VII Commissione (Cultura), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 17 giugno 2026.
Il Ministro per lo sport e i giovani, con lettera in data 22 maggio 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, le richieste di parere parlamentare sulle proposte di nomina del dottor Diego Nepi Molineris ad amministratore delegato della società Sport e salute Spa (134), nonché della dottoressa Rita Di Quinzio (135), del dottor Fabio Caiazzo (136) e dell'onorevole Maria Spena (137) a componenti del consiglio di amministrazione della medesima società.
Queste richieste sono assegnate, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla VII Commissione (Cultura), che dovrà esprimere i prescritti pareri entro il 17 giugno 2026.
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
RELAZIONE DELLA XIV COMMISSIONE SUL PROGRAMMA DI LAVORO DELLA COMMISSIONE PER IL 2026 E SULLA RELAZIONE PROGRAMMATICA SULLA PARTECIPAZIONE DELL'ITALIA ALL'UNIONE EUROPEA NELL'ANNO 2026 (DOC. LXXXVI, N. 4-A)
Doc. LXXXVI, n. 4-A – Risoluzioni
La Camera,
premesso che:
1) l'esame congiunto del Programma di lavoro della Commissione per il 2026 e della Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2026, svolto secondo la procedura prevista dal parere della Giunta per il Regolamento del 14 luglio 2010, ha consentito a tutte le Commissioni permanenti di esprimersi in modo organico, coerente e, al tempo stesso, approfondito sulle linee di azione del nostro Paese a livello europeo;
2) decisiva per la qualità e l'effettività dell'esame presso la Camera è stata la presentazione al Parlamento della Relazione programmatica lo scorso 11 febbraio nonché la chiarezza e accuratezza con la quale tale documento è stato predisposto. La relazione illustra infatti sia le grandi priorità della politica europea dell'Italia sia gli orientamenti specifici del Governo in merito a singole iniziative politiche e legislative, dando evidenza della efficacia, capillarità e autorevolezza dell'azione del nostro Paese in tutte le sedi decisionali dell'Unione;
3) nella legislatura in corso si è realizzato un raccordo sistematico ed efficace tra Parlamento e Governo ai fini della formazione della posizione nazionale nei processi decisionali dell'Unione europea, come emerge anche dai richiami alle pronunce delle Camere contenuti nella Relazione programmatica;
4) gran parte delle proposte legislative richiamate nella Relazione programmatica e nel Programma di lavoro della Commissione, infatti, sono già state oggetto o sono oggetto di esame da parte della Commissione politiche UE, nell'ambito della verifica di sussidiarietà, o delle Commissioni di merito, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, le quali hanno pertanto già espresso o esprimeranno specifici indirizzi ai fini dell'azione negoziale del Governo;
5) il Governo, dando piena attuazione all'articolo 7 della legge n. 234 del 2012, trasmette regolarmente alle Camere relazioni accurate sui seguiti dati agli atti di indirizzo adottati dagli organi parlamentari in merito a specifiche iniziative legislative e politiche dell'UE;
considerato che:
6) l'avvio del ciclo istituzionale 2024-2029 ha confermato, accentuando una tendenza già consolidatasi nelle ultime due legislature europee, il ricorso quasi sistematico da parte della Commissione europea, anche per disciplinare settori di grandissima delicatezza e caratterizzati da forti specificità nazionali, a proposte di regolamento piuttosto che di direttiva. Con sempre maggiore frequenza la preferenza per il regolamento non viene giustificata in modo circostanziato e articolato dalla Commissione europea, come richiesto dall'articolo 5 del Protocollo n. 2 allegato al trattato di Lisbona, ma è fondata piuttosto su un generico richiamo ad esigenze di maggiore uniformità e tempestività nell'attuazione della normativa europea. Questo approccio non è pertanto coerente con i principi di sussidiarietà e di proporzionalità, come più volte denunciato dalla Commissione politiche dell'UE nelle sue pronunce su specifici progetti legislativi nonché in occasione di incontri interparlamentari, in particolare in seno alla COSAC;
7) si registra altresì un ampio e ormai quasi sistematico conferimento alla Commissione europea del potere di adottare regolamenti delegati ed esecutivi per la definizione di aspetti molto importanti e politicamente sensibili della normativa europea, senza una delimitazione dell'ambito oggettivo di intervento e di criteri e principi direttivi;
8) queste tendenze pregiudicano fortemente sia il margine di intervento dei parlamenti nazionali nella formazione della normativa europea, sia l'attività legislativa, a livello statale e regionale, nella fase di attuazione della medesima normativa adottata nell'ordinamento interno;
9) configura altresì una evidente violazione dell'articolo 5 del Protocollo n. 2, la mancata presentazione da parte della Commissione europea, in relazione a gran parte delle proposte legislative presentate nell'attuale ciclo istituzionale, di valutazioni di impatto. Tale omissione infatti ha l'effetto di non rendere verificabile la scelta delle varie opzioni regolative disponibili e di limitare fortemente anche la capacità dei parlamenti nazionali e degli altri attori interessati di valutare gli effetti ordinamentali come pure quelli economici e sociali delle iniziative legislative dell'UE;
10) è pertanto necessario, per garantire il pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, che le nuove iniziative legislative dell'UE siano presentate solo quando realmente necessario e che esse siano sempre fondate su valutazioni di impatto. Occorre altresì proseguire il processo di semplificazione normativa e di riduzione degli oneri intrapreso nell'attuale ciclo istituzionale europeo;
11) è necessario coinvolgere in modo regolare le Assemblee legislative regionali nella formazione della posizione nazionale affinché quest'ultima sia fondata su una conoscenza effettiva delle esigenze dei territori, delle filiere produttive, delle comunità locali e delle amministrazioni chiamate ad attuare concretamente molte delle decisioni assunte a livello europeo;
12) cruciale per l'evoluzione stessa del processo di integrazione europea è il Quadro finanziario 2028-2034, in quanto strumento fondamentale per attuare le principali politiche comuni, incluse quelle cosiddette «tradizionali», conseguire gli obiettivi ambiziosi che l'Unione si è posta, con riferimento in particolare alle transizioni ambientale, energetica e digitale, e rispondere efficacemente alle sfide globali che l'UE deve fronteggiare in termini di sicurezza, difesa, autonomia strategica e competitività industriale;
13) è tuttavia necessario vigilare affinché i meccanismi di condizionalità per l'accesso e per l'erogazione delle relative risorse finanziarie siano ancorati a criteri oggettivi e misurabili e non a criteri politicamente sensibili e discrezionali, mantenendo, quindi, quanto più possibile aderenti al sistema attualmente in vigore i meccanismi in materia di tutela dello Stato di diritto nell'ambito del prossimo Quadro finanziario pluriennale. In questo senso, desta preoccupazione, in particolare, la proposta di rafforzare ulteriormente l'attuale regime di condizionalità a tutela del bilancio dell'Unione per i Piani di partenariato nazionali regionali, come la sospensione dei finanziamenti, a fronte di asserite violazioni dello Stato di diritto da parte di uno Stato membro. Questo, infatti, significherebbe attribuire una natura di fatto vincolante e cogente alle «raccomandazioni» formulate dalla Commissione europea sulla base della relazione annuale sullo Stato di diritto che dovrebbe invece rimanere uno strumento preventivo di soft law;
14) le iniziative politiche e legislative dell'Unione devono contemperare il processo di decarbonizzazione e transizione energetica con il consolidamento della base industriale europea e il rilancio della competitività, garantendo un equilibrio tra ambizione climatica, sviluppo tecnologico e sostenibilità economica e sociale;
15) il perseguimento delle nuove priorità strategiche dell'Unione richiede altresì un quadro regolatorio stabile, prevedibile e proporzionato, fondato su valutazioni di impatto rigorose, sul pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e sulla tutela della competitività del sistema produttivo europeo, in particolare delle micro, piccole e medie imprese;
16) occorre perseguire una più solida autonomia strategica europea, declinata nella dimensione esterna anche attraverso il rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e della politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), nonché mediante il consolidamento della politica commerciale e la proiezione esterna delle politiche industriali, digitali e di connettività;
17) nel valutare positivamente le iniziative europee volte al rafforzamento dell'ecosistema industriale della difesa, tra cui l'Azione per la sicurezza dell'Europa (SAFE) e il Programma per l'industria europea della difesa (EDIP), si sottolinea, tuttavia, che esse debbano svilupparsi nel rispetto delle prerogative nazionali, della sostenibilità finanziaria e dell'esigenza di valorizzare pienamente il contributo delle industrie strategiche italiane e delle filiere produttive nazionali;
18) è necessario un progressivo consolidamento delle forme di controllo democratico e di raccordo parlamentare nelle materie della politica estera, di sicurezza e difesa comune, valorizzando il ruolo dei Parlamenti nazionali e delle sedi di cooperazione interparlamentare;
19) è auspicabile, al fine di dare seguito ad una raccomandazione più volte rivolta all'Italia dalla Commissione europea nell'ambito delle relazioni annuali sul rispetto dello Stato di diritto, la definitiva adozione entro la fine della legislatura della proposta di legge sulla rappresentanza di interessi approvata in prima lettura dalla Camera dei deputati;
20) è apprezzabile il riferimento nella Relazione programmatica alla urgente necessità di garantire un adeguato rinnovamento generazionale della forza lavoro, attraverso l'inclusione nel relativo Piano di azione a livello europeo di iniziative intese a facilitare la mobilità professionale tra gli Stati membri, ridurre barriere burocratiche, migliorare abbinamento tra domanda e offerta di lavoro a livello europeo, promuovere il riconoscimento semplificato e armonizzato delle qualifiche professionali, sostenere l'integrazione di lavoratori stranieri qualificati semplificando le procedure di ingresso, incoraggiare l'investimento in formazione, apprendistato e orientamento professionale;
21) rilevata l'opportunità di rafforzare, nell'ambito della strategia farmaceutica europea, un approccio integrato che coniughi l'accesso equo e tempestivo ai medicinali con il sostegno alla ricerca, allo sviluppo e alla produzione industriale nel territorio dell'Unione, anche al fine di ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la resilienza e l'autonomia strategica del sistema sanitario europeo, preservando al contempo la sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari nazionali;
22) la dimensione culturale continua a rappresentare un elemento fondamentale di coesione e identità europea, nonché un fattore rilevante nella proiezione esterna dell'UE e tenuto conto della crescente interconnessione tra sviluppo tecnologico e implicazioni etiche e sociali, occorre coniugare il sostegno all'innovazione con la tutela dei diritti fondamentali e il rispetto dei valori europei,
impegna il Governo:
ad adoperarsi nelle competenti sedi decisionali dell'Unione europea affinché
con riguardo alla produzione normativa dell'Ue e al processo di semplificazione:
1) sia data, da parte della Commissione europea e delle altre istituzioni dell'UE, un'applicazione più rigorosa ai principi di sussidiarietà e proporzionalità, anche tenendo in maggiore considerazione le specificità economiche, sociali e territoriali dei singoli Paesi membri e delle regioni;
2) siano a questo scopo presi in considerazione, in modo sistematico e dando conto dei relativi seguiti, i rilievi formulati in merito a ciascuna iniziativa politica e legislativa dai parlamenti nazionali, nell'ambito della procedura di allerta precoce di cui al Protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona e del dialogo politico, nonché dalle regioni e dalle autonomie locali;
3) le nuove iniziative legislative dell'UE siano presentate soltanto quando presentino un reale valore aggiunto e sia preferito il ricorso alla direttiva anziché al regolamento, ove non sia dimostrata, sulla base di indicatori qualitativi e quantitativi adeguati, la necessità di una disciplina uniforme a livello unionale;
4) sia limitato il conferimento alla Commissione europea di poteri delegati ed esecutivi per la definizione di aspetti molto importanti e politicamente, economicamente e socialmente sensibili, anche attraverso una migliore delimitazione dell'ambito oggettivo di tali poteri e la definizione nella legislazione di criteri e principi direttivi per il relativo esercizio;
5) le proposte legislative della Commissione europea, siano sempre accompagnate, in coerenza con l'articolo 5 del Protocollo n. 2, da valutazioni di impatto accurate che ponderino adeguatamente tutte le opzioni regolative;
6) sia altresì sistematicamente valutato l'impatto degli emendamenti sostanziali del Consiglio alle proposte non legislative come pure dei progetti di atti delegati ed esecutivi predisposti dalla Commissione;
7) prosegua il processo di semplificazione della normativa europea attraverso la revisione dell'intero acquis regolamentare dell'UE per individuare le norme obsolete e non funzionali e il contenimento all'essenziale delle nuove proposte legislative, evitando di introdurre oneri e aggravi non necessari e non giustificati da un'effettiva esigenza regolatoria e assicurando una particolare attenzione agli effetti delle nuove iniziative sulle micro, piccole e medie imprese, secondo il principio «Think Small First»;
8) si tenga, allo stesso tempo, conto dei rischi di un eccesso di semplificazione derivanti, come evidenziato dalla XIV Commissione in relazione a specifiche proposte legislative, dalla abrogazione di disposizioni vigenti necessarie per assicurare il funzionamento di meccanismi essenziale per l'applicazione delle politiche di settore;
nell'ambito del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034:
9) il volume complessivo di spesa per l'intero periodo non sia inferiore rispetto a quello proposto dalla Commissione europea e le risorse siano ripartite in maniera equilibrata tra le diverse politiche, al fine di assicurare finanziamenti adeguati, non inferiori ai livelli attuali, per le politiche tradizionali dell'Unione europea, con particolare riferimento alla politica agricola comune (PAC) e alle politiche di coesione, e, al contempo, di garantire un contributo efficace e credibile alla realizzazione delle nuove priorità dell'UE, in particolare nell'ambito delle politiche relative alla transizione energetica, alla competitività, alla sicurezza e alle migrazioni;
10) si tenga conto, nella modulazione complessiva delle spese e nella loro distribuzione tra le varie aree di intervento, del fatto che l'Italia è un contributore netto del bilancio dell'Unione, garantendo pertanto che il meccanismo allocativo per l'assegnazione delle dotazioni nazionali sia equilibrato tra contributi e ritorni e tenga adeguatamente conto degli interessi strategici del nostro Paese;
11) il nuovo metodo di programmazione previsto dalla Commissione europea assicuri il pieno rispetto dei principi di partenariato e governance multilivello, garantendo un ruolo adeguato alle regioni e agli enti locali nella programmazione e nell'attuazione dei piani di partenariato nazionali e regionali e assicurando che gli interventi siano effettivamente calibrati sulle specificità e sui fabbisogni dei territori;
12) sia assicurata, allo scopo di pervenire a un assetto complessivo che renda l'Unione più capace di rispondere alle sfide emergenti nel corso del periodo di programmazione, una maggiore flessibilità di bilancio, garantendo in ogni caso la stabilità e la prevedibilità degli investimenti a lungo termine;
13) l'eventuale definizione di nuove risorse proprie non sia strutturata in modo da ostacolare la competitività dell'UE né imporre oneri eccessivi a famiglie, lavoratori, cittadini e imprese, in particolare micro, piccole e medie imprese. Si proceda inoltre all'eliminazione di tutti i meccanismi di correzione del sistema di risorse proprie a favore di alcuni contributori netti;
14) con specifico riferimento al nuovo Fondo europeo per la competitività, si preveda che esso, sulla base del principio di neutralità tecnologica, finanzi non solo i settori tecnologicamente avanzati, ma anche i settori e le filiere produttive tradizionali;
15) siano inserite nella politica di coesione misure per l'effettiva attuazione del principio di continuità territoriale, in coerenza con gli articoli 174 e seguenti del TFUE, per ridurre gli squilibri economici, sociali e territoriali determinati dalla condizione di insularità. A tale scopo, sia promossa una strategia per le isole che includa il rafforzamento dei collegamenti, la riduzione dei costi logistici strutturali ed investimenti in infrastrutture portuali moderne e digitalizzate, l'introduzione, nell'ambito dell'EU ETS, di esenzioni per i collegamenti con le isole;
16) siano rafforzati gli strumenti finanziari europei indispensabili per il completamento e la modernizzazione della rete transeuropea di trasporto (TEN-T), nonché per lo sviluppo sostenibile delle infrastrutture di trasporto e dei sistemi logistici, prevedendo, ove possibili, linee dedicate ai territori insulari;
17) con specifico riferimento alla PAC, ne sia mantenuta una chiara separazione da altri fondi o linee d'azione europee, sostenendo altresì il ritorno alla distinzione tra strumenti di sostegno al reddito e strumenti per lo sviluppo rurale o, come soluzione subordinata, ottenendo l'assegnazione di una quota di risorse vincolata e distinta per il settore agricolo all'interno di un eventuale fondo unico, con il fine di incentivare i processi di innovazione e sostenibilità. Sia riservata altresì una particolare attenzione ai profili della sicurezza alimentare, della competitività, del rinnovamento generazionale, della trasformazione digitale attraverso l'adozione di soluzioni di agricoltura 5.0, della transizione energetica e della sostenibilità economica, sociale e ambientale, incluse quelle delle attività di pesca;
18) con specifico riferimento alle politiche di coesione, sia assicurata anche attraverso l'istituzione di specifici meccanismi di riequilibrio, una dotazione finanziaria non inferiore a quella del ciclo di programmazione 2021-2027, garantendo una chiara separazione da altri fondi o linee d'azione europee o, come soluzione subordinata, ottenendo l'assegnazione di una quota di risorse vincolata e distinta per le politiche di coesione all'interno di un eventuale fondo unico al fine di assicurare il finanziamento degli obiettivi a lungo termine e dei nuovi obiettivi e priorità previsti nell'ambito di tali politiche. Si valuti, altresì, di migliorare la visibilità delle politiche di coesione attraverso un riferimento più esplicito, nel regolamento che disciplina i Piani di partenariato nazionali e regionali, agli obiettivi strategici di dette politiche e un chiaro collegamento ai rispettivi fondi, nonché mediante un rafforzamento dei regolamenti settoriali;
19) siano destinate risorse finanziarie e umane adeguate per il Centro comune di ricerca della Commissione europea, che per la qualità e la varietà delle analisi, delle ricerche e degli studi svolti costituisce un'importante fonte di conoscenza, non soltanto per la Commissione europea e per le altre istituzioni dell'Unione europea, ma anche per i Parlamenti nazionali;
20) si espungano dalla proposta i meccanismi sanzionatori previsti nei casi di asserita violazione dello Stato di diritto da parte degli Stati membri;
con riferimento alla transizione ecologica, all'energia e alla competitività:
21) si persegua un adeguato bilanciamento tra gli obiettivi di decarbonizzazione e il rilancio della competitività e della base industriale europea, garantendo in ogni caso il rispetto del principio della neutralità tecnologica nonché la sostenibilità economica e sociale degli interventi previsti e tenendo adeguatamente conto delle specificità dei singoli settori produttivi, come quello ceramico;
22) considerati gli ingenti costi richiesti dalla transizione energetica e dalle misure volte a tutelare la competitività europea, si valuti, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale, la possibilità di individuare strategie comuni, anche attraverso il pieno ricorso agli strumenti finanziari esistenti, inclusi quelli capaci di mobilitare investimenti pubblici e privati, a sostegno degli investimenti pubblici necessari;
23) si prosegua nella introduzione di elementi di maggiore flessibilità per il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione per il settore automobilistico, avviata con successo grazie all'azione negoziale dell'Italia, attuando pienamente il principio di neutralità tecnologica, al fine di porre su un piano di parità tutte le soluzioni in grado di contribuire in modo verificabile alla riduzione delle emissioni, quale tra le altre i biocarburanti. Si adotti inoltre un piano di investimento pluriennale che combini stimoli alla domanda con sostegno agli investimenti nell'offerta, rivolto all'intera catena del valore dell'industria automobilistica, garantendo nel contempo a tutti i cittadini un equo accesso ai mezzi di mobilità e tutelando le eccellenze della filiera industriale europea;
24) in merito all'aggiornamento del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS), in programma per il terzo trimestre del 2026, con particolare riferimento agli impianti marittimi, aerei e fissi e alla pertinente riserva stabilizzatrice, si sostenga l'estensione delle quote gratuite oltre il 2034, nonché un approccio graduale all'eliminazione di tali quote a partire dal 2028. Si valuti inoltre la sospensione dell'applicazione del medesimo sistema alla produzione di elettricità da fonti termiche, almeno fino a quando i livelli dei prezzi energetici non siano tornati a quelli precedenti alla crisi in Medio Oriente, e si introducano specifiche deroghe o esenzioni, sino al 2035, per le regioni insulari europee maggiormente penalizzate dalla discontinuità territoriale. Si valuti altresì un'ulteriore posticipazione della piena operatività del sistema di scambio di quote di emissione nei settori del trasporto su strada, degli edifici e di altri comparti interessati (EU ETS 2);
25) con riguardo alla proposta legislativa in materia di economia circolare, in via di predisposizione, sia perseguito un approccio equilibrato che tenga conto delle specificità e delle migliori prassi dei vari Stati membri e favorisca la partecipazione diffusa delle micro e piccole imprese. Al fine di valorizzare il ruolo dell'economia circolare nei processi produttivi, si introducano misure per favorire lo sviluppo di un mercato europeo più integrato delle materie prime secondarie, riducendo frammentazioni e ostacoli normativi che ne limitano la diffusione;
26) con specifico riferimento alla riforma del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), si assicuri nei negoziati che la declinazione normativa e tecnica dell'obiettivo strategico generale sia realmente efficace, con particolare riferimento alla completezza e coerenza interna dell'elenco dei nuovi prodotti a valle, alla verifica dei meccanismi antielusione, agli impatti sul mercato energetico e alle interazioni della proposta con la vigente normativa in materia di mercato elettrico, nonché agli eventuali oneri aggiuntivi di adempimento – in particolare maggiori obblighi informativi – per gli operatori economici e le amministrazioni nazionali competenti. Si valutino altresì, ove tali criticità non risultino adeguatamente superate, anche misure correttive o transitorie, inclusa, ove necessario, la temporanea sospensione dell'applicazione del meccanismo. Sia altresì garantita una piena coerenza tra la revisione del CBAM e la revisione dell'EU ETS, affinché tali strumenti siano pienamente allineati e funzionali alla tutela della base produttiva europea;
27) alla luce del perdurare della crisi in Medio Oriente e della minaccia per la sicurezza energetica, si valuti la possibilità di sospendere l'efficacia del regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore dell'energia o in alternativa di permetterne un'applicazione flessibile al fine di non compromettere le forniture energetiche;
con riferimento alla politica industriale e ai mercati finanziari:
28) si promuova una rapida approvazione delle proposte legislative sul cosiddetto «28° regime» societario, tenendo conto degli indirizzi che saranno formulati dai competenti organi parlamentari;
29) si sostenga l'obiettivo di un «Chips Act 2.0» con una cornice più ampia orientata alla costruzione di una politica industriale europea di lungo periodo;
30) si persegua nei negoziati in corso sulle proposte volte a rimuovere gli ostacoli alla piena integrazione dei mercati finanziari dell'UE una ridefinizione del quadro di vigilanza e di supervisione che non determini un eccessivo accentramento delle funzioni in materia in capo all'ESMA, né riservi un ruolo marginale alle autorità di vigilanza nazionali, e non generi difficoltà nell'applicazione omogenea delle regole date le persistenti differenze negli ordinamenti nazionali;
31) con riferimento al pacchetto di misure che mira ad agevolare l'attività di cartolarizzazione nell'UE, si sostenga la creazione di una piattaforma paneuropea per standardizzare e ampliare il mercato;
con riferimento alle comunicazioni e alla innovazione digitale:
32) con riferimento alla proposta legislativa sullo sviluppo del Cloud e dell'IA, si assicuri un quadro normativo coerente e semplificato, evitando duplicazioni di obblighi a carico delle imprese e tenendo conto sia della normativa in fase di attuazione sia della revisione in corso, a livello europeo, del regolamento sulla cibersicurezza;
33) con riferimento al Digital Fairness Act, sia raggiunto un adeguato compromesso tra la tutela dei consumatori e la necessità di favorire l'innovazione, preservando la competitività delle piattaforme e delle PMI europee e si valutino con attenzione gli impatti sul diritto alla riservatezza degli strumenti per garantire un accesso sicuro dei minori al web;
34) in relazione alla legislazione sull'IA, si sostenga un approccio mirato a promuovere l'utilizzo di un'IA sicura ed etica, assicurando il coordinamento del quadro nazionale con quello europeo, anche considerando le modifiche prospettate nell'Omnibus digitale;
35) con riguardo agli aspetti di cibersicurezza contenuti nell'Omnibus digitale, si verifichi l'effettiva razionalizzazione degli obblighi di notifica a carico degli operatori economici, nonché sia assicurata la tutela delle competenze degli Stati membri in materia di sicurezza nazionale;
36) con riferimento alla proposta di regolamento sulle reti digitali, sia assicurata la continuità e la certezza del quadro regolatorio, evitando modifiche tali da compromettere l'attuale assetto normativo, in particolare riguardo ai modelli wholesale-only e alla separazione della rete, e promuovendo al contempo politiche capaci di sostenere l'innovazione nel settore delle telecomunicazioni e lo sviluppo di servizi paneuropei di connettività;
37) si valuti l'introduzione di soluzioni tecnologiche che consentano di creare un ecosistema digitale sicuro per i minori, a partire da sistemi obbligatori e avanzati di parental control, assicurando che le impostazioni di massima protezione siano attive automaticamente per tutti gli utenti minorenni e adottando misure di contrasto dei meccanismi che possono indurre una dipendenza digitale o prolungare eccessivamente il tempo di permanenza on line;
con riguardo ad immigrazione, asilo, frontiere esterne e contrasto alla criminalità transnazionale:
38) prosegua la definizione di una politica di gestione dei flussi migratori improntata a criteri di legalità e controllo delle frontiere, idonea a prevenire ingressi non autorizzati di cittadini di Paesi terzi sul territorio dell'UE, nel quadro di un approccio europeo coerente e strutturato alla governance dei fenomeni migratori;
39) sia monitorata attentamente l'attuazione delle iniziative dell'UE in materia di immigrazione, con particolare riferimento all'attuazione del Patto in materia di migrazione e asilo, al fine di verificarne l'efficacia e assicurare l'effettiva operatività dei meccanismi di solidarietà tra Stati membri;
40) siano rafforzati, anche attraverso una rapida adozione della apposita proposta di regolamento all'esame delle Istituzioni dell'UE e della normativa sulla digitalizzazione del sistema comune europeo di rimpatrio che la Commissione presenterà nel terzo trimestre 2026, i meccanismi di rimpatrio di quanti soggiornano illegalmente nell'Unione europea, anche alla luce dell'esperienza dell'accordo bilaterale Italia-Albania, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali;
41) si consolidino le capacità operative per la gestione delle frontiere nonché per il contrasto alla criminalità transfrontaliera, per un verso, attraverso all'attuazione del Patto sull'asilo e la migrazione, per altro verso, attribuendo maggiori risorse umane e finanziarie a Frontex e ad Europol nell'ambito della imminente revisione dei relativi regolamenti istitutivi;
42) sia resa più efficace e regolare, in tali ambiti, la cooperazione tra le Agenzie competenti dell'Ue e le autorità nazionali. A questo scopo, sia assicurata la trasmissione sistematica da Frontex ad Europol di dati personali relativi a persone sospettate di gravissimi reati connessi al traffico di migranti, in particolare in occasione della richiamata revisione del regolamento di Frontex, stabilendo un nuovo e più avanzato equilibrio tra le esigenze della sicurezza e della lotta alla criminalità, da un lato, e la tutela dei dati personali dall'altro;
43) siano monitorati attentamente i rischi connessi all'utilizzo dei flussi migratori quale strumento per azioni ibride di destabilizzazione delle democrazie europee;
44) sia promossa la presentazione di nuove misure legislative dell'UE per combattere la tratta di esseri umani e sanzionare le filiere criminali coinvolte nel traffico illegale di migranti, congelando i beni delle persone e organizzazione coinvolte, limitandone la libertà di circolazione e tagliandone i profitti;
45) con riferimento ai partenariati con i Paesi di origine dei flussi migratori, anche nel quadro del Patto per il Mediterraneo, si promuovano percorsi di mobilità regolare, anche mediante l'attuazione di strumenti bilaterali di cooperazione in ambito migratorio;
46) siano consolidati, più in generale, i legami con il continente africano, in linea con il lavoro già svolto e prospettato con il Piano Mattei per l'Africa, sviluppando ulteriori progetti concreti con Paesi strategici, come già fatto con quelli della sponda sud del Mediterraneo, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco;
con riferimento alle misure per la difesa della democrazia e dello Stato di diritto:
47) il monitoraggio del rispetto dello Stato di diritto negli ordinamenti nazionali, effettuato tramite diversi strumenti, tra cui anche la relazione annuale predisposta dalla Commissione europea, si fondi su una profonda conoscenza delle specificità del sistema di pesi e contrappesi costituzionali di ciascun Paese, nonché dell'effettivo funzionamento delle sue istituzioni, senza spingersi a sindacare le scelte politiche e legislative di competenza dei Parlamenti e delle altre istituzioni nazionali, nel pieno rispetto delle prerogative costituzionali e delle competenze proprie delle istituzioni nazionali;
48) si garantisca, nell'ambito della futura revisione della direttiva sui servizi dei media audiovisivi, un rafforzamento della promozione della diversità culturale e linguistica nel mercato digitale, evitando che opere prodotte principalmente da Paesi extra-UE rientrino nell'attuale definizione di opere europee ai sensi della Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera, nonché assicurando una maggiore tutela della proprietà intellettuale e mantenendo l'esclusione dell'audiovisivo dalle norme dell'UE sul commercio elettronico. Si valuti altresì l'estensione degli obblighi di investimento già previsti per i fornitori non lineari anche alle piattaforme di condivisione video;
con riguardo all'azione esterna:
49) sia ribadito un approccio «aperto» all'autonomia strategica dell'UE, bilanciando il rafforzamento della difesa europea con la collaborazione industriale con Paesi terzi;
50) riaffermata la centralità del rapporto tra Unione europea ed Alleanza atlantica, sia garantita maggiore coerenza strategica dell'UE, rafforzando il ruolo politico degli Stati membri con una governance chiara e trasparente;
51) prosegua pienamente il sostegno dell'Unione all'Ucraina sotto il profilo politico, finanziario e militare e nel percorso di ricostruzione e di progressiva integrazione europea;
52) sia rafforzata la base industriale e tecnologica di difesa europea, includendo anche Stati europei non UE e alleati NATO, e sia aumentata l'interoperabilità e la capacità operativa europea mediante requisiti comuni e migliorandone la prontezza e la sostenibilità nel lungo periodo; sia altresì promosso il rafforzamento della cooperazione tra l'Unione europea e il Regno Unito nei settori della politica estera, della sicurezza e della difesa, nel quadro del consolidamento del partenariato euro-atlantico;
53) sia potenziata la resilienza dell'UE contro minacce ibride, cyber, spaziali e sottomarine;
54) prosegua l'espansione della rete di accordi commerciali e di partenariato economico dell'UE con Paesi terzi, assicurando la piena tutela delle filiere produttive europee e nazionali, con particolare attenzione ai settori maggiormente esposti alla concorrenza internazionale;
55) sia promosso l'inserimento di clausole di reciprocità nei trattati commerciali, così da proteggere le produzioni agricole italiane dalle dinamiche di concorrenza asimmetrica e sleale esercitate da Paesi extra-UE, nonché lo stanziamento di strumenti compensativi idonei, a livello europeo e nazionale, destinati a ristorare le imprese che dovessero subire ripercussioni negative o danni economici derivanti da nuovi accordi commerciali con Paesi terzi;
56) sia assicurato pieno sostegno, sul piano politico e tecnico, a tutti i Paesi candidati all'adesione, nel rispetto del principio del merito, con particolare attenzione ai Paesi dei Balcani occidentali, procedendo, nelle opportune sedi decisionali dell'UE, a semplificare il processo di allargamento, garantendo parità di trattamento per tutti i candidati;
57) si promuova un'ambiziosa comunicazione strategica rivolta sia agli Stati membri che ai Paesi candidati per preparare le rispettive opinioni pubbliche alle nuove adesioni;
58) si prosegua nel processo di estensione delle Reti transeuropee dei trasporti ai Paesi terzi e in particolare ai Balcani occidentali;
con riferimento all'istruzione:
59) sia promosso un adeguato coordinamento delle politiche nazionali ed europee della conoscenza – istruzione, università, ricerca e cultura – in quanto fattori abilitanti delle principali transizioni e componenti essenziali della competitività e della coesione europea. Siano in particolare assicurati investimenti efficaci e stabili volti allo sviluppo del capitale umano, alla diffusione di competenze avanzate ed al sostegno delle carriere scientifiche e della mobilità dei ricercatori, nonché al rafforzamento del trasferimento tecnologico e della collaborazione tra sistema della ricerca, università e tessuto produttivo, contribuendo al contempo al superamento della frammentazione del sistema europeo della ricerca;
con riferimento all'agricoltura e alla pesca:
60) sia assicurato, nell'ambito della riforma della PAC, il carattere prioritario della sovranità alimentare europea come obiettivo strategico dell'Unione, assicurando al contempo l'indipendenza dei processi produttivi, la certezza delle forniture e la salvaguardia dei livelli reddituali degli agricoltori di fronte alle attuali fasi di incertezza sugli scenari geopolitici e sui mercati internazionali, nonché garantendo il rispetto del principio di reciprocità negli standard produttivi, sanitari, ambientali e fitosanitari applicati ai prodotti provenienti da Paesi terzi;
61) il futuro processo di riforma conservi una politica comune della pesca dotata di finanziamenti adeguati non inferiori all'attuale periodo di programmazione al fine di sostenere la competitività del settore, il rinnovamento generazionale, la transizione energetica e la sostenibilità economica, sociale e ambientale delle attività di pesca;
62) siano particolarmente tutelati nel contesto della normativa sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare i fornitori di piccole dimensioni, particolarmente esposti a tali dinamiche;
con riguardo alla politica fiscale:
63) si assicuri, nell'ambito della revisione della normativa in materia di accise gravanti sui prodotti del tabacco e sui prodotti correlati – in coerenza con il parere motivato approvato dalla Commissione Politiche dell'UE il 15 ottobre 2025 – un equilibrio sostenibile tra le esigenze di buon funzionamento del mercato interno e la tutela degli investimenti effettuati e in corso, il mantenimento dei livelli occupazionali nella filiera produttiva del tabacco e la competitività internazionale del settore, con particolare attenzione ai prodotti innovativi, la cui quota di mercato è in rapida crescita;
64) si prevenga, in ogni caso, il rischio che repentini e drastici aumenti delle aliquote minime determinino un aumento della diffusione di fenomeni di contrabbando e traffici illeciti ed evitare che l'applicazione del meccanismo di adeguamento automatico all'inflazione abbia effetti deleteri sull'andamento del livello dei prezzi dei prodotti del tabacco.
(6-00250) «Ambrosi, Giglio Vigna, Rossello, Alessandro Colucci, Mantovani, Bagnai, Battilocchio, Colosimo, Candiani, Polidori, Di Maggio, De Monte, Donzelli, Giordano, Pisano, Rotondi, Rachele Silvestri».
La Camera,
esaminati il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026, recante il titolo «È ora che l'Europa si renda indipendente» (COM(2025)870) e la Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2026 (Doc. LXXXVI, n. 4);
premesso che:
1) le profonde trasformazioni geopolitiche, economiche, tecnologiche e ambientali, la crescente competizione globale tra potenze, i conflitti in corso in Ucraina e, da ultimo, nel Medio Oriente, con la nuova gravissima crisi energetica che ne è scaturita, hanno completamente mutato e reso incerto il contesto in cui l'Unione europea si trova ad agire;
2) le conseguenze negative dell'aumento dei prezzi del gas e del petrolio, che gravano sui cittadini e le imprese europee, si sommano agli effetti negativi derivanti dall'imposizione di dazi e dalla politica commerciale adottata dall'amministrazione Trump, le cui scelte stanno profondamente ridefinendo le tradizionali relazioni transatlantiche in uno scenario di crescenti minacce per l'ordine mondiale basato su regole e sul multilateralismo;
3) di fronte a tutte le sfide poste dall'attuale congiuntura è necessario un vero e proprio cambio di passo, se l'Unione europea vuole difendere i suoi valori e le sue conquiste economiche e sociali, senza rassegnarsi al declino, per assicurare un futuro di pace e crescente benessere per i propri cittadini;
4) è giunto il momento, non più rinviabile, di rilanciare la visione federale e il progetto degli Stati Uniti d'Europa, perché il livello di integrazione politica, economica e produttiva raggiunto non è più sufficiente, e perché occorre dotare l'Unione europea di una reale capacità di agire, superando il vincolo dell'unanimità e la logica puramente intergovernativa, che spesso paralizzano le scelte comuni in nome di un'ingannevole retorica degli interessi nazionali;
5) bisogna assicurare capacità decisionale e unità di intenti per sostenere il modello di sviluppo europeo e gli obiettivi di crescita e prosperità sostenibile, proseguendo il percorso inaugurato con il NextGenerationEU, promuovendo investimenti – che giungano al 5 per cento del Pil UE annuo, come suggerito dal Rapporto Draghi – da realizzare anche con debito comune per la competitività, il potenziamento della capacità industriale, l'indipendenza energetica e tecnologica e una transizione ecologica e digitale giusta; così come occorrono adeguati strumenti per rispondere alle crisi come quella energetica in atto, un bilancio dell'Unione europea più ambizioso, nuove risorse proprie, una governance economica più flessibile e trasparente, un mercato unico compiuto e pienamente integrato, come evidenziato dal Rapporto Letta, e l'armonizzazione fiscale;
6) è necessario, altresì, rilanciare altri elementi centrali della visione condivisa di sviluppo: la coesione sociale e territoriale, l'equità intergenerazionale, la difesa del «diritto a restare», anche attraverso robuste politiche abitative, la lotta alle diseguaglianze – la cui crescita è la prima minaccia per la forza e la tenuta della democrazia –, la previsione di fondi europei specifici per sostenere la conversione verde e digitale e la formazione dei lavoratori, l'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, per pari opportunità, mercati del lavoro equi e sistemi di protezione sociale inclusivi;
7) il prossimo bilancio europeo, tuttavia, non appare adeguato alla sfida, anzi indebolisce la coesione territoriale, riduce lo spazio delle politiche sui territori. Nella proposta della Commissione per il nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, l'architettura stessa del bilancio viene profondamente rivista con la riduzione e l'accorpamento di programmi e fondi e la rinazionalizzazione della gestione che rischia di comprometterne l'efficacia, le finalità sancite dai Trattati, e il coinvolgimento delle regioni nella pianificazione e attuazione, come rilevato dallo stesso Parlamento europeo;
8) la complessità della fase attuale richiede un equilibrio più avanzato e coerente tra le diverse esigenze, tuttavia le iniziative per la competitività e la sostenibilità dovrebbero sommarsi, non già sostituirsi, a quelle volte al raggiungimento delle elevate ambizioni sociali e ambientali che caratterizzano il peculiare progetto europeo, l'arretramento delle quali desta profonda preoccupazione;
9) per rafforzare la sicurezza collettiva, all'Unione europea serve la costruzione di una vera difesa comune e non la corsa al riarmo dei 27 singoli Stati, priva di coordinamento strategico e di interoperabilità operativa, come quella che il piano di riarmo proposto dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen rischia di incentivare;
10) anche il perseguimento degli interessi commerciali e strategici europei richiede una forte e decisa azione comune europea, come evidenziato in termini negativi dall'accordo al ribasso sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti dell'agosto 2025, frutto invece del mancato sostegno da parte di alcuni governi nazionali, in particolare quello italiano;
11) altresì, solo con una vera politica estera comune l'Unione europea può assumere un ruolo forte e centrale nel nuovo e difficile contesto internazionale, rilanciando la diplomazia europea come strumento di pace;
12) la Relazione programmatica del Governo italiano appare orientata prevalentemente a una logica di contenimento delle competenze europee e ridimensionamento di rilevanti politiche dell'Unione, con specifico riferimento a quelle climatiche, energetiche e industriali. L'insistenza sulla revisione generalizzata dell'acquis regolamentare dell'UE, pur muovendo da esigenze reali di semplificazione, privilegia una visione di breve periodo più attenta alla riduzione degli obblighi regolatori, che alla costruzione di politiche europee strutturali, sostenibili e innovative;
13) il Governo continua a non occuparsi del tema dell'energia, se non con misure temporanee senza affrontare i nodi strutturali del prezzo dell'energia e della sicurezza energetica, e a considerare la transizione come un costo da contenere, e non una leva di sviluppo industriale, occupazionale e tecnologico;
14) insufficiente è l'attenzione dedicata dal Governo alla dimensione sociale delle trasformazioni in corso e della riconversione produttiva, che devono essere accompagnate, così come alla tutela ed equità del lavoro, con particolare riferimento alla mancata introduzione, in linea con il quadro normativo europeo, di salari minimi adeguati;
15) quanto al futuro quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea 2028-2034, se da un lato il Governo chiede il mantenimento delle risorse per le politiche tradizionali, quali la PAC e la coesione, in riduzione nel quadro della nuova architettura dei Fondi cui peraltro ha contribuito il Commissario per la Coesione e le riforme e vicepresidente esecutivo Fitto –, dall'altro promuove l'incremento delle spese per la gestione della migrazione, la sicurezza e la difesa;
16) sul rafforzamento della difesa europea, oltre ad enfatizzare il ruolo degli Stati membri, il Governo sposa un approccio aperto all'autonomia strategica dell'UE, riflettendo ancora una volta una postura subalterna alle pressioni degli Stati Uniti,
impegna il Governo:
1) a scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici, le interferenze esterne e i ripiegamenti nazionalisti;
2) ad adottare ogni iniziativa di competenza volta a sostenere il rilancio del progetto verso gli Stati Uniti d'Europa:
a) favorendo il superamento del potere di veto e una coerente riforma dei Trattati per abolire l'unanimità nel sistema decisionale dell'Unione europea, rafforzare il Parlamento europeo e procedere al completamento del mercato unico in tutti i settori dove è possibile farlo, per aumentare il peso e la competitività dell'Unione;
b) rilanciando la pratica istituzionale delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e politiche comuni con gli Stati Membri che vogliono farlo;
c) sostenendo le iniziative finalizzate a varare un piano di investimenti comuni sul modello di NextGenerationEU da 750-800 miliardi annui, anche ricorrendo a debito comune, finalizzato alla crescita economica e alla realizzazione della piena autonomia strategica, in grado di aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori messi a rischio dalle crisi settoriali e in conseguenza della situazione geo-politica internazionale;
d) promuovendo l'adozione di un bilancio europeo più forte, che preveda l'aumento del budget pluriennale, da indirizzare verso l'innovazione, la competitività, la transizione verde, la coesione sociale e il rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali, secondo il modello di sviluppo economico e sociale europeo; nonché ribadendo l'urgenza di realizzare il mercato unico dei capitali, di affrontare il grande tema della riforma dell'armonizzazione fiscale tra i Paesi membri, e di costituire una capacità fiscale comune e nuove risorse proprie per interventi anticiclici efficaci e politiche europee più solide;
e) contribuendo alla formazione di una vera politica estera che rilanci una forte diplomazia europea come strumento di pace e agevolando l'assunzione da parte dell'Unione europea di una posizione unitaria e autorevole nel contesto globale a tutela degli interessi strategici e commerciali europei;
f) collocando l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
3) a promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni necessari a realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione delle capacità industriali e dei comandi militari, anche introducendo clausole vincolanti sul «Buy european», all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo;
4) a ribadire la ferma contrarietà all'utilizzo dei Fondi di coesione europei e del NextGenerationEU per il finanziamento e l'aumento delle spese militari e ad informare le competenti commissioni parlamentari in caso di utilizzo dei fondi europei, in particolare in relazione ai progetti di cui si richiede il finanziamento e l'andamento degli stessi, nonché in caso di utilizzo dello strumento Safe anche del rispetto delle clausole di preferenza europea;
5) a promuovere, nelle sedi UE e NATO, il rafforzamento degli strumenti di diplomazia preventiva, sicurezza cooperativa e stabilizzazione, con l'obiettivo di prevenire i conflitti;
6) a sostenere un equilibrio avanzato tra competitività industriale, sostenibilità ambientale e coesione sociale, evitando arretramenti rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione e tutela ambientale, e a favorire processi di semplificazione che non compromettano gli standard europei di tutela né indeboliscano la capacità regolatoria dell'Unione;
7) ad accelerare lo sviluppo di fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, efficienza energetica e reti moderne e, in sede UE, a promuovere una revisione del meccanismo di formazione del prezzo dell'energia elettrica al fine di ridurre il costo dell'energia per famiglie e imprese, a sostenere le iniziative volte a rafforzare l'autonomia e la sicurezza energetica dell'Unione, attraverso la diversificazione degli approvvigionamenti, l'accelerazione della transizione energetica;
8) a perseguire una posizione negoziale in ambito europeo che miri a un cambiamento per migliorare l'efficacia del sistema EU ETS, assicurando la stabilità del quadro regolatorio necessaria per orientare gli investimenti verso tecnologie a basse emissioni e per garantire la resilienza del sistema industriale nazionale, garantendo che i proventi delle aste ETS siano integralmente e stabilmente vincolati agli interventi previsti dalla normativa europea;
9) a mettere in campo politiche per la crescita e l'allineamento dei redditi medi italiani a quelli europei, predisponendo, a tal fine, misure per migliorare realmente la condizione economica di milioni di lavoratori e una strategia a sostegno dei salari, anche attraverso una legge sul salario minimo per contrastare il lavoro povero, garantire retribuzioni dignitose e rafforzare la contrattazione collettiva nazionale delle organizzazioni comparativamente più rappresentative, e migliorando la normativa sull'equo compenso;
10) ad assumere tutte le opportune iniziative volte ad assicurare la piena attuazione degli interventi previsti dal PNRR, al fine di garantire l'integrale utilizzo da parte dell'Italia dei fondi europei, assicurando prioritariamente il raggiungimento di obiettivi trasversali, come la sostenibilità economica, sociale e ambientale degli interventi, nonché la relativa attuazione nell'ambito delle transizioni digitali e green e del riparto bilanciato delle risorse con la destinazione minima del 40 per cento delle stesse al Sud;
11) ad adottare iniziative urgenti in sede europea volte a promuovere una revisione del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica attraverso investimenti destinati all'istruzione, alla sanità, alla transizione ecologica, alla tutela dell'ambiente e del territorio.
(6-00251) «De Luca, Prestipino, Stumpo, Casu».
La Camera,
premesso che:
esaminata la relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2026 e sul Programma di lavoro della Commissione europea per lo stesso anno;
considerato che:
1) l'esame di questi documenti, che dovrebbe avvenire nel rispetto delle tempistiche dettate dalla legge n. 234 del 2012, prevede, ancora per quest'anno, una vera e propria sessione parlamentare europea di fase ascendente, al fine di fornire un contributo, attraverso una ampia riflessione, alla definizione di un quadro organico e coerente della politica europea del nostro Paese;
2) questa procedura sarà modificata a partire dalla prossima legislatura, per effetto della modifica al Regolamento approvata da quest'Aula: il nuovo articolo 126-quater, infatti, disgiunge l'esame parlamentare degli strumenti di programmazione politica e legislativa delle istituzioni dell'Ue da quello della relazione programmatica annuale sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea;
3) la relazione programmatica è stata sottoposta all'esame del Consiglio dei ministri nel corso della seduta del 5 febbraio 2026 e trasmessa alla Presidenza il 10 febbraio 2026, dunque prima dell'attacco unilaterale di Israele e Stati Uniti contro l'Iran del 28 febbraio 2026, ma in una fase in cui la situazione geopolitica era già profondamente preoccupante;
4) la destabilizzazione di un'area già in crisi innescata dalla guerra illegale avviata da Stati Uniti e Israele ha ricadute gravi e imprevedibili sull'economia mondiale. L'escalation militare nel Golfo Persico e l'interruzione dei transiti attraverso lo stretto di Hormuz stanno producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali, con un fortissimo aumento delle quotazioni del petrolio e del gas. I prezzi del gas, dell'elettricità e dei carburanti sono fuori controllo, con conseguenze dirette su famiglie e imprese, già provate da anni di instabilità energetica e inflazione;
5) lo Stretto di Hormuz si sta dimostrando non soltanto un passaggio geografico, ma uno dei nodi vitali della circolazione globale di capitale ed energia: il controllo o la destabilizzazione di tale area diventa uno strumento per ridefinire le posizioni nell'ordine globale. La minaccia alla sicurezza di questa rotta non costituisce soltanto un'azione militare, ma comporta un aumento dei prezzi del petrolio, un incremento dei costi di trasporto e una disgregazione delle catene di approvvigionamento, i cui effetti si estendono dal Golfo Persico alla vita quotidiana anche del nostro Paese;
6) la prosecuzione della guerra in Ucraina è allarmante. Continuiamo a ritenere che l'unica soluzione sostenibile e duratura al conflitto possa essere trovata solo attraverso una via diplomatica, un cessate il fuoco ed un processo negoziale multilaterale che garantisca sicurezza reciproca per le parti coinvolte;
7) è stato sin qui gravemente inadeguato l'approccio dell'Italia e dell'Unione europea, che in questi anni hanno rinunciato a svolgere la propria funzione diplomatica, accentuando invece una postura militarista, in aperta contraddizione con un ruolo più proprio di attore di pace, con l'evidente rischio di essere sostanzialmente irrilevanti nella definizione delle iniziative volte a porre termine al conflitto;
8) l'Italia e l'Europa hanno interesse a costruire una pace duratura e sostenibile, che non può essere basata sulla militarizzazione, sul confronto muscolare tra blocchi contrapposti, né tantomeno su condotte geopolitiche punitive, ma richiede un quadro di sicurezza cooperativa ispirato all'Atto finale di Helsinki e radicato nel disarmo, nella trasparenza, nei meccanismi di prevenzione dei conflitti e nelle garanzie reciproche;
9) la politica di coesione rappresenta il principale strumento europeo di investimento a livello locale e regionale e incarna i valori fondamentali dell'Unione – solidarietà, sussidiarietà e democrazia partecipativa – con una storia trentennale di riduzione delle disparità tra le regioni europee;
10) il 16 luglio 2025, la Commissione ha presentato una proposta di Quadro Finanziario Pluriennale – QFP 2028-2034 dal bilancio complessivo di circa 2.000 miliardi di euro che introduce una profonda riorganizzazione dell'architettura del bilancio europeo, concentrando gran parte dei fondi in nuovi Piani Nazionali e Regionali di Partenariato (PNRP) ispirati al modello del PNRR, con evidenti rischi di marginalizzazione del ruolo delle regioni e degli enti locali;
11) l'impianto proposto dalla Commissione europea di Quadro Finanziario Pluriennale è totalmente inadeguato: non offre risposte alle emergenze sociali e climatiche, frammenta e riduce il Green Deal, incrementa spese militari e strumenti dual use, azzera il coinvolgimento dei territori nella programmazione e nella realizzazione degli obbiettivi e resta privo di una vera politica redistributiva europea;
12) è invece necessaria una profonda ridefinizione della strategia economica e industriale dell'Unione europea, che abbandoni definitivamente le politiche di austerità, liberando lo straordinario potenziale inespresso della domanda interna europea con politiche comuni più espansive, sul modello di NextGenEU:
a) per finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni;
b) per mettere in campo politiche industriali non finalizzate all'economia di guerra, alla difesa, al riarmo, ma alla conversione ecologica, la transizione digitale e l'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo;
c) per aumentare i salari reali, anche al fine di rilanciare i consumi e la domanda aggregata;
13) il target di spesa per clima e ambiente proposto dalla Commissione è totalmente insufficiente. È particolarmente preoccupante l'assenza di una quota dedicata e separata per la biodiversità, nonché una sovrastima generalizzata nei coefficienti per la spesa ambientale e climatica e l'inclusione negli stessi di investimenti in fossili bio-carburanti e nucleare che non contribuiscono alla transizione. Molto grave è, inoltre, l'eliminazione del programma LIFE come strumento autonomo che priva gli enti locali di uno strumento fondamentale per progetti ecologici territoriali. Preoccupa, infine, il rischio di un'applicazione meramente formale del principio DNSH, già osservata nell'esperienza del PNRR italiano, che consentirebbe finanziamenti a infrastrutture e tecnologie fossili;
14) la messa in discussione degli obiettivi di decarbonizzazione e più in generale delle politiche ambientali del Green Deal, rinunciando a un programma ambizioso per contrastare il cambiamento climatico per dirottare priorità e investimenti verso riarmo e difesa, rappresenta un grave atto di irresponsabilità che rischia di demolire decenni di tutela dell'ambiente e protezione della natura, con effetti immediati su aria, acqua, ecosistemi e salute pubblica, oltre a far indietreggiare l'Europa proprio nel momento in cui la transizione ecologica sta ridisegnando gli equilibri economici globali;
15) sono sbagliate e pericolose le proposte contenute nella Comunicazione Congiunta «Preserving Peace – Defence Readiness Roadmap 2030» e l'intera impostazione del piano «Readiness 2030», che prospettano un enorme aumento della spesa militare nazionale senza alcun avanzamento verso un'autentica difesa comune europea;
16) l'aumento vertiginoso della spesa militare corrisponde alla sottrazione di risorse pubbliche che dovrebbero servire ad affrontare sfide sociali urgenti, dalla crisi climatica alla povertà, dalla salute pubblica all'istruzione e la ricerca. Considera fondamentale concentrare le risorse sugli investimenti che migliorare la vita di tutte e tutti, a partire dai servizi pubblici essenziali, garantendo vera sicurezza e costruendo le condizioni per la pace necessaria;
17) è necessario opporsi ad ogni ipotesi di ulteriore aumento della spesa militare. La pace e la sicurezza non si ottengono promuovendo una politica di scontro e di guerra, aumentando le spese militari, la militarizzazione dell'UE e la sua trasformazione in un blocco militare, ma piuttosto attraverso la diplomazia, il dialogo e la soluzione politica dei conflitti e la costruzione di una sicurezza collettiva, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
18) il Patto sulla migrazione e l'asilo, applicabile ai 27 Stati membri dell'Unione europea è un insieme di norme che mira a creare un sistema comune di gestione dei flussi di ingresso e delle richieste di asilo nell'UE ed entrerà in vigore il 12 giugno 2026. Il Patto porta a compimento un processo di svuotamento del diritto di asilo che l'Europa insegue da almeno un decennio, e che il Governo italiano rivendica. Il diritto di asilo, nella sua accezione classica, il diritto di varcare una frontiera, chiedere rifugio, essere ascoltati e accolti sul territorio di un altro Stato, cessa di esistere come tale. Al suo posto rimane il diritto a presentare un'istanza amministrativa che non garantisce l'ingresso nel territorio, ma anzi lo preclude, avviando la persona verso una condizione detentiva in attesa di giudizio;
19) nonostante la Direttiva (UE) 2022/2041, relativa a salari minimi adeguati, in Europa il costo orario del lavoro (la spesa totale sostenuta dai datori di lavoro per ora lavorata, includendo salari, stipendi e oneri non salariali, ovvero contributi sociali, tasse) va da un minimo di 10,6 euro a un massimo di 55,2 euro. Il costo più alto si registra in Lussemburgo, dove un'ora di lavoro vale 55,2 euro. Il valore più basso, invece, è in Bulgaria, con una media di 10,6 euro, seguita dalla Romania con 12,5 euro e dall'Ungheria con 14,1 euro. Dalla parte opposta, dietro il Lussemburgo ci sono i 48,2 euro del Belgio e i 50,1 della Danimarca. L'Italia, invece, è sotto la media europea con un valore di 30,9 euro. Dati che indicano quanto il dumping salariale continui a essere un'emergenza, causa delle tante delocalizzazioni che, quasi sempre, si traducono in crisi industriali e occupazionali al contempo;
20) è scaduto il 7 maggio il termine UE per recepire la direttiva contro le azioni legali temerarie (SLAPP). È fondamentale che il Governo proceda a una trasposizione in linea con le Raccomandazioni della Commissione europea e del Consiglio d'Europa, che preveda tutele per tutti i procedimenti, inclusi quelli nazionali. Nel marzo 2026 il Parlamento ha approvato la legge n. 36 del 2026 (di delegazione europea 2025), che delega al Governo l'adozione di uno o più decreti legislativi per recepire la Direttiva (UE) 2024/1069. La formulazione adottata richiama la sola dimensione transfrontaliera, lasciando indeterminata l'estensione delle tutele ai procedimenti interamente nazionali, proprio quelli, però, in cui ricade la quasi totalità delle SLAPP italiane,
impegna il Governo:
1) a lavorare attivamente per la fine della guerra in Ucraina, affinché l'Unione europea si renda protagonista di un accordo di pace duraturo e globale che affronti le cause profonde del conflitto e che sia fondato sui principi dell'Atto finale di Helsinki e della Carta delle Nazioni Unite, compresi la sicurezza collettiva, la moderazione militare e gli impegni di disarmo;
2) a lavorare attivamente affinché l'Unione europea dia seguito alla condanna dell'attacco militare statunitense e israeliano all'Iran con la richiesta di un immediato cessate il fuoco e il coinvolgimento dell'Onu per garantire la sicurezza dei transiti navali nel golfo di Hormuz, nonché a dare seguito alla condanna di Israele per le violazioni del diritto internazionale e umanitario nei confronti dei territori occupati in Palestina e del Libano, anche attraverso l'applicazione di reali sanzioni quale la sospensione dell'accordo di associazione UE – Israele;
3) ad assumere urgenti iniziative in ambito europeo e nazionale per mettere in sicurezza il Paese rispetto agli shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d'acquisto, al sostegno delle imprese e delle filiere maggiormente esposte, nonché alle misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali, prevenendo fenomeni speculativi e garantendo la stabilità economica e sociale;
4) a rivedere profondamente le preposte e gli impegni connessi alla Comunicazione Congiunta «Preserving Peace – Defence Readiness Roadmap 2030» e ad opporsi ad ogni ulteriore aumento delle spese militari;
5) a lavorare attivamente alla costruzione di una difesa comune europea attraverso un progressivo coordinamento e una razionalizzazione della spesa militare ed una graduale autonomia dalle alleanze militari esistenti, anche al fine di superare un modello obsoleto di spesa che grava sui bilanci nazionali e al quale non corrispondono risposte efficaci rispetto alle risorse investite, promuovendo contemporaneamente una politica estera comune e il superamento del meccanismo dei veti;
6) a difendere la politica di coesione come pilastro della costruzione europea, chiedendo il mantenimento della coesione come strumento europeo distinto, autonomo e non razionalizzabile, con bilancio dedicato e vincolato a livello UE, in conformità agli articoli 174 –176 TFUE;
7) a rigettare l'attuale proposta di Quadro Finanziario Pluriennale e chiedere alla Commissione europea di presentare un impianto radicalmente rivisto e ispirato al progresso sociale ed alla transizione ecologica;
8) ad adoperandosi per trasformare il bilancio europeo in uno strumento quinquennale con una dotazione compresa tra il 2,5 per cento e il 5 per cento del PIL dell'Unione europea, finanziato anche da autentiche risorse proprie e da strumenti di debito comune europeo;
9) a respingere ogni tentativo di rallentare la transizione ecologica e il raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione europea, sfruttando pienamente le opportunità del Green Deal europeo, unica strada per vincere la sfida dell'innovazione e della competitività, capace di unire tutela ambientale e diritti sociali;
10) a ridurre progressivamente e drasticamente le importazioni di gas sostituendo l'apporto di tale fonte con un significativo aumento della produzione di energie da fonti rinnovabili di pari potenza installata, per arrivare a realizzare un'autonomia e sovranità energetica e a non modificare il sistema EU ETS, pilastro fondamentale del Green Deal, scelta che compromettere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall'attuale quadro programmatico europeo per la lotta al cambiamento climatico;
11) a richiedere al Consiglio europeo di respingere la proposta sul regolamento rimpatri e rivedere il patto sulla migrazione e l'asilo, cercando di costruire al suo posto un approccio più solidale alla gestione dei fenomeni migratori;
12) a rendere l'applicazione della Direttiva (EU) 2022/2041 obbligatoria, favorendo un attivo contrasto al fenomeno del dumping salariale e delle delocalizzazioni a esso connesse. Avviare la definizione di un salario minimo legale europeo, capace di estirpare la radice del dumping salariale e, di conseguenza, delle delocalizzazioni;
13) a recepire in tempi rapidi la Direttiva (EU) 2024/1069, estendendo altresì le garanzie procedurali a tutti i casi di SLAPP e a tutti i procedimenti (civili, penali e amministrativi} indipendentemente dalla natura transfrontaliera o domestica della controversia, prevedendo altresì modifiche al codice penale e di procedura penale nei casi di manifestata infondatezza e di fatti veri e di pubblico interesse.
(6-00252) «Fratoianni, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
esaminata la relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2026, e preso atto dei pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva;
1) l'Unione europea, di fronte al disimpegno statunitense in materia di sicurezza euro-atlantica, alla guerra politico-commerciale promossa dall'amministrazione Trump e all'intensificarsi delle minacce ibride di attori ostili, statuali e non statuali, è chiamata a un salto di qualità nella propria capacità di azione politica, economica e di sicurezza;
2) il principio dell'unanimità nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione costituisce un fattore strutturale di paralisi, posto che un solo Stato membro su ventisette può bloccare l'intera Unione su scelte decisive per la sua stessa sopravvivenza: in questo modo, per usare le parole pronunciate pochi giorni fa dall'ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, spesso si giunge a «un'azione che può risultare talmente inadeguata alla portata della sfida da diventare peggio dell'inazione»;
3) le pesanti ingerenze straniere nei processi politici e mediatici degli Stati membri – come ad esempio finanziamenti non dichiarati, pubblicità occulta, diffusione coordinata di notizie false, deepfake generati con intelligenza artificiale, manipolazione degli algoritmi e attacchi cibernetici alle infrastrutture critiche – costituiscono una minaccia concreta alla tenuta delle democrazie europee;
4) il 12 novembre 2025 la Commissione europea ha presentato la proposta di uno «Scudo europeo per la democrazia» al fine di rafforzare la protezione dei processi democratici, contrastare disinformazione e ingerenze straniere e sostenere la libertà e l'indipendenza del sistema informativo. Il primo sviluppo operativo del progetto è stato l'avvio, il 24 febbraio 2026, del Centro europeo per la resilienza democratica: hub volontario di cooperazione tra Stati, istituzioni dell'Unione europea e soggetti indipendenti;
5) il Rapporto presentato il 9 settembre 2024 da Mario Draghi ha quantificato in circa 800 miliardi di euro annui gli investimenti aggiuntivi necessari nel periodo 2025-2031 sulle priorità per la competitività europea: colmare il divario d'innovazione tecnologica con Usa e Cina, decarbonizzare senza deindustrializzare, ridurre dipendenze strategiche, potenziare l'autonomia e la sicurezza economica e rendere più efficienti e integrati dal punto di vista finanziario e operativo gli apparati militari degli Stati membri;
6) questo importo non può essere garantito dai soli bilanci nazionali e richiede il potenziamento del bilancio dell'Unione europea e remissione di debito comune per finanziare la produzione di beni pubblici europei nei settori della difesa, della sicurezza digitale, dell'energia, delle infrastrutture, dell'innovazione tecnologica, delle reti di connessione e della stabilità economico-finanziaria;
7) l'attuale architettura del Green Deal europeo, definita in un contesto geopolitico ed economico nel frattempo mutato, presenta rilevanti criticità di sostenibilità industriale, sociale e finanziaria;
8) il sistema ETS, in particolare, in un contesto di costi energetici tra i più elevati al mondo e strettamente connesso a variabili geopolitiche, opera di fatto quale prelievo aggiuntivo sulle imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale, con effetti di delocalizzazione produttiva e perdita di posti di lavoro e di competitività del tessuto industriale europeo,
impegna il Governo:
1) ad assumere una posizione attiva e propositiva volta al superamento del principio dell'unanimità nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea e a promuovere il pieno utilizzo di tutti gli strumenti istituzionali attualmente disponibili, interni o esterni ai Trattati, per consentire all'Unione, o a un nucleo di Stati membri disponibili, di procedere verso una maggiore integrazione politica, economica e militare;
2) a sostenere il progetto di uno «Scudo europeo per la democrazia» e l'introduzione di una normativa armonizzata contro le ingerenze straniere, fondata sulla trasparenza dei finanziamenti, sul contrasto della disinformazione coordinata e dell'uso manipolatorio dell'intelligenza artificiale generativa e sulla responsabilizzazione delle piattaforme digitali;
3) a favorire l'iter di esame, per quanto di competenza, delle proposte di legge in materia di scudo democratico già depositate presso le Camere;
4) a sostenere, in sede europea, un piano pluriennale per il finanziamento della produzione dei beni pubblici europei nei settori della difesa comune, della sicurezza digitale, dell'energia, delle infrastrutture strategiche, dell'innovazione tecnologica, delle reti di connessione e della tutela del mercato interno, in coerenza con il Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea;
5) ad assumere iniziative per il rafforzamento della governance economica dell'Unione e per il rafforzamento di una capacità fiscale comune, con la previsione di un bilancio europeo più ambizioso, di nuove risorse proprie e di una più avanzata integrazione nei settori dell'energia, della tecnologia, degli investimenti per la competitività, della difesa e della politica estera;
6) a promuovere, in sede di revisione intermedia del Green Deal, una rimodulazione dei target di decarbonizzazione fondata sul principio della neutralità tecnologica, sull'analisi d'impatto socio-economico, sull'effettiva fattibilità industriale e sulla sostenibilità di lungo periodo;
7) ad attivarsi presso le istituzioni dell'Unione europea per addivenire ad una sospensione del sistema ETS, in attesa di una revisione strutturale a tutela della competitività delle imprese europee energivore sempre più esposte alla concorrenza internazionale.
(6-00253) «Bonetti, Richetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera
impegna il Governo
1) a favorire l'iter di esame, per quanto di competenza, delle proposte di legge in materia di scudo democratico già depositate presso le Camere;
2) a sostenere, in sede europea, un piano pluriennale per il finanziamento della produzione dei beni pubblici europei nei settori della difesa, della sicurezza digitale, dell'energia, delle infrastrutture strategiche, dell'innovazione tecnologica, delle reti di connessione e della tutela del mercato interno, in coerenza con il Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea;
3) a promuovere una rimodulazione dei target di decarbonizzazione fondata sul principio della neutralità tecnologica, sull'analisi d'impatto socio-economico, sull'effettiva fattibilità industriale e sulla sostenibilità di lungo periodo;
4) ad attivarsi presso le istituzioni dell'Unione europea per addivenire ad una sospensione del sistema ETS, in attesa di una revisione strutturale a tutela della competitività delle imprese europee energivore sempre più esposte alla concorrenza internazionale.
(6-00253) (Testo modificato nel corso della seduta) «Bonetti, Richetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera,
esaminati congiuntamente il Programma di lavoro della Commissione per il 2026 – È ora che l'Europa si renda indipendente (COM(2025)870 final) e la Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2026 (Doc. LXXXVI, n. 4);
premesso che:
1) la Relazione programmatica annuale rappresenta, insieme alla Relazione consuntiva e secondo l'impianto della legge 24 dicembre 2012, n. 234, il principale strumento per l'esercizio della funzione di partecipazione del Parlamento alla funzione di governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea;
2) la Relazione in esame individua le priorità strategiche dell'Italia nella cornice predisposta dal Programma di lavoro della Commissione per il 2026, che appaiono fortemente condizionati dal fragile e drammatico scenario geopolitico ed è articolata in una introduzione e quattro parti principali: la prima parte tratta delle politiche strategiche; la seconda parte è dedicata alla dimensione esterna dell'UE; la terza parte è dedicata all'azione di coordinamento nazionale delle politiche europee, all'attuazione delle politiche di coesione, nonché alla comunicazione e alla formazione sull'attività dell'Unione europea; la quarta parte riguarda lo sviluppo del processo di integrazione europea, alla luce del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell'UE 2028-2034;
premesso, altresì, che:
3) il contesto internazionale, infatti, è caratterizzato da una precarietà assoluta dovuta al protrarsi del conflitto russo-ucraino nonché da quello in Medio Oriente che ha stravolto gli equilibri economici globali, con impatti rilevanti. Il rapido deterioramento della crisi ha innescato un'escalation che ha fatto precipitare una regione già instabile in un conflitto dalle conseguenze militari ed economiche del tutto imprevedibili;
4) l'ennesimo rialzo dei prezzi energetici rappresenta un rischio estremamente significativo per l'economia italiana, già fragile e dipendente dall'importazione di energia da fornitori esteri. L'incremento dei prezzi del petrolio e del gas naturale sta innescando una serie di effetti negativi, primo dei quali un aumento dei costi di produzione per le imprese, che sta producendo un impatto negativo sulla crescita economica, sulla capacità di spesa delle famiglie e sull'occupazione;
considerato che:
5) si rileva una preoccupante subalternità dell'azione governativa rispetto a una visione europea sempre più incentrata sulla difesa militare, a scapito del rafforzamento del pilastro sociale e della tutela dei diritti fondamentali, che rischia di trasformare l'Europa da attore di «soft power» e diplomazia preventiva in un soggetto di «hard power» privo di una visione strategica di lungo periodo, come dimostrato non solo dal piano di riarmo, ma anche dall'aumento esponenziale degli stanziamenti per la difesa nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, con risorse cinque volte superiori al bilancio precedente;
6) è inaccettabile che la spesa militare venga privilegiata a scapito degli investimenti sociali e che si prospetti il dirottamento dei fondi destinati allo sviluppo territoriale verso il riarmo. Peraltro, in tale contesto non si sta lavorando per una vera difesa comune, che dovrebbe essere uno strumento di peacekeeping e non un fine in sé che alimenti corse agli armamenti;
7) il rafforzamento della visione militarista e di sicurezza dell'Unione è sempre più marcato e contemporaneamente è evidente l'arretramento su due dei fronti essenziali unionali quello sociale e ambientale. A fronte di un cambiamento climatico che colpisce il territorio europeo con eventi meteorologici distruttivi e una continua crescita delle disuguaglianze sociali, dal carovita e perdita del potere di acquisto all'emergenza abitativa, la Commissione europea ha scelto di accelerare sul terreno della difesa con il progetto di uno «Spazio Schengen militare»: una rete di mobilità rapida per truppe e mezzi che, nelle intenzioni, risponde alle fragilità del vicinato orientale e meridionale e dalle sempre più numerose minacce ibride;
8) il nuovo QFP proposto dalla Commissione europea, presenta forti criticità: in primo luogo l'accorpamento di Politica di Coesione, PAC, pesca e altre aree strategiche in un unico Piano di Partenariato, nonché il ruolo delle regioni indebolito nell'ambito della programmazione, l'assenza di criteri chiari per la ripartizione delle risorse;
9) particolarmente allarmanti sarebbero, infatti, le ricadute negative conseguenti alla creazione all'interno del nuovo bilancio dell'Unione europea, di un «Fondo unico europeo» che accorperebbe al suo interno il Feaga, il Feasr, i fondi di coesione, quelli per la pesca e il fondo sociale, dotato di assegnazioni variabili e di una maggiore flessibilità nell'impiego delle risorse di bilancio, in funzione di priorità definite a livello centrale, con il rischio di indebolire i meccanismi di programmazione territoriale dei fondi strutturali, a detrimento anche dello stesso principio di sussidiarietà;
10) l'inglobamento in un fondo unico della politica di coesione metterebbe a rischio l'unica politica europea orizzontale che coinvolge tutto il territorio dell'Unione, nonché il suo carattere trasversale che ha finora garantito il ruolo centrale delle regioni, a partire dalla fase di programmazione delle strategie e degli interventi da realizzare, e che ha consentito di indirizzare il supporto ai territori in maniera specifica e adeguata ai diversi bisogni espressi;
11) la politica di coesione rappresenta un pilastro fondamentale dell'integrazione europea, essendo l'unico strumento di intervento che agisce in modo trasversale su tutto il territorio dell'Unione, con lo scopo principale di promuovere uno sviluppo equilibrato, riducendo le disparità tra le diverse aree geografiche e garantendo a tutti i cittadini le medesime possibilità di crescita;
12) i recenti dati Eurostat per il 2025 hanno delineato un quadro macroeconomico per l'Italia decisamente preoccupante, con un deficit al 3,1 per cento e un debito pubblico salito al 137,1 per cento del Pil. Tali dati confermano ad avviso dei firmatari del presente atto una politica economica fallimentare dell'Esecutivo peraltro confermata da tre anni di crollo della produzione industriale, da una crescita pari a zero che impedisce di fatto un consolidamento fiscale, da famiglie in grave difficoltà per il caro vita e la perdita di potere d'acquisto;
13) la situazione critica descritta è ad avviso dei sottoscrittori del presente atto una diretta conseguenza della scellerata scelta di sottoscrivere il nuovo Patto di stabilità e crescita che ha portato ad applicare politiche di austerità con ricadute evidenti sullo Stato sociale, il medesimo Patto che oggi il Governo vorrebbe sospendere. Il Paese, infatti, attraversa una fase di profonda sofferenza sociale con 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 5,8 milioni di cittadini che rinunciano alle cure e una povertà energetica ai massimi storici, in un contesto di produzione industriale in calo da tre anni;
considerato, altresì, che:
14) l'articolo 7 della direttiva anticorruzione, approvata il 25 marzo 2026 dal Parlamento europeo, prevede, per gli Stati membri, un obbligo di incriminazione «dell'esercizio illecito di funzioni pubbliche» e l'Italia potrebbe rischiare una procedura d'infrazione se entro 24 mesi non adegua la propria normativa interna, laddove necessario, alle indicazioni della direttiva;
15) a tal proposito, si rammenta che la legge n. 114 del 9 agosto 2024, nota come «legge Nordio», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 10 agosto 2024, ha abrogato, il reato di abuso d'ufficio (articolo 323 c.p.). Una scelta legislativa operata nonostante il parere contrario di autorevoli giuristi, magistrati e costituzionalisti, i quali avevano ammonito circa il rischio di creare un pericoloso «vuoto di tutela» rispetto a condotte prevaricatrici della Pubblica Amministrazione a danno dei cittadini e del buon andamento della stessa;
16) la Direttiva (UE) 2022/2041 sui salari minimi adeguati impone agli Stati membri dell'Unione europea di garantire una protezione effettiva dei lavoratori rispetto a salari inadeguati, attraverso strumenti idonei ad assicurare l'adeguatezza, la copertura e l'aggiornamento delle retribuzioni, nel rispetto dei principi di dignità del lavoro e coesione sociale sanciti anche dall'articolo 36 della Costituzione;
17) la medesima direttiva europea richiede l'utilizzo di criteri chiari e trasparenti per la determinazione dell'adeguatezza salariale, quali il potere d'acquisto, il livello generale dei salari, la distribuzione dei redditi e l'andamento della produttività, al fine di garantire ai lavoratori condizioni di vita dignitose e contrastare fenomeni di povertà lavorativa;
18) il mero rinvio automatico ai trattamenti economici previsti dalla contrattazione collettiva, senza alcuna verifica sostanziale della loro conformità ai criteri europei di adeguatezza salariale, è stato oggetto di rilievi critici anche in sede europea e risulta in tensione con la logica di «convergenza verso l'alto» promossa dalla Direttiva (UE) 2022/2041, la quale non si limita a valorizzare la contrattazione collettiva ma richiede una tutela effettiva contro salari insufficienti,
impegna il Governo:
1) a rafforzare e a promuovere gli strumenti di partecipazione attiva del Parlamento italiano alla definizione delle politiche dell'Unione europea, con particolare riguardo alla sessione europea di fase ascendente, che coinvolga tutte le istituzioni, al fine di poter rappresentare, in sede unionale, le reali necessità dei cittadini italiani, in un'ottica di dialogo rinforzato e di contributo al processo di democratizzazione dell'Unione europea;
2) a fronte del perdurante conflitto bellico russo-ucraino e preso atto dell'ormai consolidato posizionamento delle parti, a promuovere un inedito protagonismo dell'Unione europea nell'approccio alla risoluzione della crisi, per imprimere una concreta e reale svolta politico-diplomatica con una prospettiva multilaterale per l'immediato cessate il fuoco, affinché l'Europa possa tornare ad essere protagonista politica nella promozione e costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul dialogo, sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale, considerato il provato contesto geopolitico internazionale aggravato dalle continue violazioni del diritto internazionale;
3) ad adottare le opportune iniziative volte a sostituire integralmente il piano di riarmo europeo «Rearm Europe» con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuovano la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell'Unione europea, quali spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriati, incentivi all'occupazione, istruzione, investimenti e beni pubblici europei, per rendere l'economia dell'Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile;
4) ad adottare iniziative urgenti volte a promuovere una revisione del Patto di Stabilità e Crescita che abbia come fine ultimo quello di scorporare dal calcolo del deficit gli investimenti destinati all'istruzione, quelli in ambito di spesa sanitaria, gli investimenti green, quelli destinati alle energie rinnovabili e ai beni pubblici europei, per prevenire politiche di austerità, preservare la qualità e il livello di spesa pubblica, evitare pesanti tagli allo Stato sociale e sostenere una crescita inclusiva e sostenibile di medio e lungo termine;
5) ad adoperarsi, altresì, per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di Stabilità e Crescita, al fine di adattarle alle nuove sfide che l'Unione europea e i suoi Stati membri sono chiamati ad affrontare, nonché a perseguire politiche di bilancio sostenibili, prevedendo percorsi di rientro dal debito più realistici che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo;
6) ad esprimere, nelle opportune sedi istituzionali, nazionali ed europee, nell'ambito dei negoziati in corso, la ferma contrarietà alle ipotesi di revisione del Quadro finanziario pluriennale che arrecano pregiudizio alle politiche di coesione, sostenendo, di contro, il mantenimento nel prossimo bilancio europeo di uno strumento specifico, autonomo ed adeguato per il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale e la riduzione delle disparità regionali, tale da rispondere alle sfide del prossimo settennato e contribuire a rendere unita l'Unione, approfondire il mercato unico, promuovere la convergenza e diminuire le disuguaglianze, la povertà e l'esclusione sociale;
7) a salvaguardare l'approccio place-based della politica di coesione ed assicurare che venga declinata, anche nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, come strumento a livello regionale, mantenendo la propria dimensione territoriale, in grado di cogliere e affrontare le specificità e preservandone l'attuale assetto regionale, contemperando, nella ripartizione delle risorse, le esigenze dei Paesi, come l'Italia, che si trovano sulle frontiere esterne dell'Unione, e che già oggi chiedono che questo svantaggio venga considerato, con quelle delle regioni più competitive e con quelle in ritardo che necessitano di adeguate dotazioni finanziarie e della presa in conto dei propri specifici bisogni;
8) a scongiurare il rischio che, nell'ambito delle interlocuzioni in corso sul riordino del Quadro finanziario pluriennale dell'Unione, le risorse a valere su un futuro fondo unico europeo – al posto delle otto linee di finanziamento che compongono i fondi di coesione, i fondi strutturali e i fondi per la politica agricola comune – vengano distratte per altri flussi di spesa, tra cui la difesa, con grave pregiudizio per la politica agricola comune e la coesione territoriale;
9) a farsi promotore, in sede unionale, delle opportune iniziative, anche normative, affinché i fondi del nuovo Quadro finanziario pluriennale a sostegno della competitività dell'industria europea siano strutturati con un modello di finanziamento basato sull'emissione di debito comune da parte dell'Unione, al fine di supportare nella ripresa e nella transizione ecologica le imprese e le aree maggiormente in difficoltà — quale misura strategica e temporanea finalizzata a rilanciare l'industria europea e i relativi livelli occupazionali, in un contesto sempre più competitivo, a tutela del modello economico-sociale dell'Unione europea, nonché a garanzia della competitività europea e della transizione tecnologica e digitale, in un'ottica di sviluppo sostenibile, in luogo dei fondi destinati al riarmo;
10) ad adottare le iniziative di competenza volte ad adattare alcuni elementi di successo dell'esperienza del dispositivo di ripresa e resilienza alla nuova architettura della politica di bilancio europea, trasformando il programma NextGenerationEU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici» che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anti-ciclica, che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano «ricatti» dei contributi nazionali;
11) a fronte dell'evoluzione dell'attuale scenario energetico, anche nell'ambito dell'attuazione della comunicazione «AccelerateEU» della Commissione europea del 22 aprile scorso, di avviare con urgenza un confronto costruttivo per l'istituzione, nel rispetto dell'attuale quadro finanziario pluriennale e in coerenza con il processo di definizione del prossimo quadro finanziano dell'Unione europea per il periodo 2028-2034, nonché in coerenza con gli obiettivi di REPowerEU e la riorganizzazione degli strumenti finanziari esistenti, di un Energy Recovery Fund quale strumento volto a garantire una maggiore autonomia sul fronte energetico, attraverso l'attivazione di strategie di diversificazione degli approvvigionamenti energetici, la mobilitazione di risorse e il sostegno alla bancabilità e scalabilità degli investimenti nelle energie rinnovabili, anche mediante strumenti di de-risking e contratti a lungo termine, il rafforzamento delle infrastrutture di rete e dei sistemi di accumulo, quali elementi essenziali per la flessibilità del sistema e per l'integrazione delle fonti rinnovabili, nonché la promozione di piani di acquisto comuni e condivisi, al fine di contrastare la crisi attuale, prevenite future criticità e sostenere cittadini e imprese maggiormente esposti al caro energia, assicurando altresì la salvaguardia e la qualificazione dei livelli occupazionali, anche attraverso misure di riconversione industriale e riqualificazione professionale connesse ai processi di transizione energetica;
12) ad adottare ogni iniziativa utile, sotto il profilo legislativo e amministrativo, a rivedere le scelte operate con la legge n. 114 del 2024, alla luce di quanto considerato in premessa, e a reintrodurre nell'ordinamento penale nazionale il reato di abuso d'ufficio, nella versione in vigore precedentemente alla sua abrogazione, al fine di garantire la tutela dei diritti dei cittadini di fronte ai poteri pubblici, scongiurando, altresì, l'avvio di onerose procedure di infrazione comunitaria;
13) ad adottare, nell'ambito dell'attuazione del programma europeo in materia sociale e del recepimento degli indirizzi contenuti nella Direttiva (UE) 2022/2041, iniziative normative volte a garantire livelli retributivi minimi effettivamente adeguati, fondati su criteri oggettivi e trasparenti di dignità salariale, prevedendo meccanismi di verifica sostanziale dei trattamenti economici definiti dalla contrattazione collettiva, in coerenza con i principi costituzionali e con gli obiettivi europei di convergenza verso l'alto delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori.
(6-00254) «Scerra, Bruno, Cantone, Francesco Silvestri».