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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Lunedì 3 agosto 2026

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:


   STEFANAZZI, SIMIANI, LACARRA, LAUS, MALAVASI, ROMEO, FORATTINI, GIRELLI, FASSINO, DE MARIA, FERRARI, IACONO, MARINO, PORTA, DE LUCA, D'ALFONSO, GRAZIANO, GHIO, LAI, EVI e CUPERLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   dall'inizio dell'estate 2026 vaste aree del Paese, e in particolare del Mezzogiorno, sono interessate da una eccezionale ondata di incendi boschivi; secondo talune stime, nel 2026 sono già andati in fumo oltre 66.000 ettari di boschi e terreni, oltre il triplo della media degli ultimi vent'anni;

   in Puglia si contano circa 1.465 incendi in poco più di quaranta giorni: sul Gargano oltre trecento persone sono state evacuate via mare mentre il fuoco avanzava verso le spiagge di Peschici; a Gallipoli le fiamme hanno distrutto la pineta di Rivabella, imponendo l'evacuazione di residenti, turisti e stabilimenti balneari; in Sicilia, al 21 luglio 2026, si registravano 328 incendi e oltre 24.400 ettari percorsi dal fuoco, mentre a San Cataldo un vigile del fuoco ha perso la vita durante le operazioni di spegnimento; gravi criticità hanno interessato anche Sardegna, Calabria, Basilicata, Campania, Molise, Lazio, Toscana e Umbria;

   numerose amministrazioni comunali, tra cui quella di Gallipoli, hanno già formalizzato la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità, a conferma della portata eccezionale dell'emergenza;

   secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis), elaborato su dati Copernicus, dal 31 luglio è previsto un rischio elevato di incendi in gran parte dell'Italia centromeridionale, con Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia tra le aree più esposte;

   il Meccanismo unionale di protezione civile, disciplinato dalla decisione n. 1313/2013/UE, da ultimo modificata dal regolamento (UE) 2021/836, si attiva su richiesta dello Stato colpito al Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc) e consente di mobilitare gli assetti dei 37 Paesi partecipanti nonché la riserva strategica rescEU, che dispone di 22 velivoli e 5 elicotteri antincendio;

   per l'estate 2026 la Commissione europea ha inoltre preposizionato 777 vigili del fuoco in sei Paesi, tra cui l'Italia;

   Francia e Spagna hanno fatto ricorso al Meccanismo sin dalle prime fasi dell'emergenza, ottenendo, secondo quanto comunicato dalla Commissione europea il 27 luglio 2026, sette aerei e quattro elicotteri la prima, sei aerei e 134 vigili del fuoco con 41 veicoli la seconda;

   nella medesima data un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che l'Italia non ha attivato il Meccanismo, pur fronteggiando attivamente gli incendi boschivi sul proprio territorio, soprattutto nel Mezzogiorno; l'Italia ha per contro messo a disposizione propri Canadair, quali risorse rescEU-IT, a sostegno della Spagna e della Tunisia;

   secondo notizie di stampa, la regione Puglia avrebbe chiesto il preposizionamento di un velivolo antincendio presso l'aeroporto di Foggia, richiesta non accolta dal Dipartimento della protezione civile per ragioni tecniche –:

   quali siano le ragioni per cui il Governo non ha finora ritenuto di attivare il Meccanismo unionale di protezione civile e sulla base di quali indicatori di saturazione della capacità nazionale tale valutazione sia stata compiuta, nonché se intenda procedere alla richiesta di attivazione del Meccanismo, anche nella forma della richiesta di preposizionamento di assetti rescEU nel Mezzogiorno per la restante parte della stagione antincendio boschivo;

   quale sia lo stato di operatività effettiva della flotta aerea antincendio dello Stato, con indicazione dei velivoli disponibili e di quelli indisponibili per manutenzione, e come sia stata valutata la compatibilità tra la cessione di assetti nazionali in favore di altri Paesi e le esigenze dei territori italiani colpiti;

   quali riscontri siano stati dati alla richiesta della regione Puglia relativa all'aeroporto di Foggia e se i motivi addotti al diniego siano ritenuti superabili;

   quali determinazioni il Governo intenda assumere sulle richieste di dichiarazione dello stato di calamità e sul ristoro dei danni subiti da imprese agricole e turistiche.
(4-08703)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, monsignor Marco Malizia, nominato consigliere ecclesiastico del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, svolgerebbe un ruolo di particolare rilievo all'interno del Ministero, partecipando stabilmente a riunioni, incontri istituzionali e attività interne;

   le medesime ricostruzioni giornalistiche attribuiscono al consigliere ecclesiastico un'influenza che andrebbe oltre le tradizionali funzioni di assistenza spirituale e consulenza sui rapporti con la Santa Sede e le confessioni religiose, ipotizzando un coinvolgimento anche nelle dinamiche organizzative e nei processi decisionali della Farnesina;

   già in occasione dell'istituzione di tale incarico erano stati sollevati, anche da rappresentanze del personale, interrogativi circa la natura delle funzioni attribuite, il relativo inquadramento e la loro compatibilità con i principi di imparzialità e laicità dell'amministrazione pubblica;

   il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è chiamato a operare secondo criteri di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa, garantendo che le funzioni di indirizzo politico e quelle amministrative siano esercitate nel rispetto delle competenze previste dall'ordinamento –:

   se il consigliere ecclesiastico partecipi, a qualsiasi titolo, a riunioni o procedimenti riguardanti il conferimento di incarichi diplomatici, le nomine, i trasferimenti del personale o altre decisioni di natura amministrativa e se disponga di deleghe, poteri istruttori o di accesso a documentazione amministrativa ulteriori rispetto a quelli strettamente connessi alle finalità per cui l'incarico è stato istituito e, in caso affermativo, sulla base di quali disposizioni normative o amministrative tali prerogative siano state attribuite.
(5-05693)

Interrogazione a risposta scritta:


   GIGLIO VIGNA e FORMENTINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   nella località di Ceuta, sotto sovranità spagnola, si è verificata tra il 30 ed il 31 luglio 2026 una situazione d'emergenza, conseguente all'ingresso improvviso e non autorizzato di circa 50 mila migranti irregolari di origine marocchina in una città che ne conta poco più di 80 mila, buona parte dei quali già espulsi dal governo di Madrid;

   l'assalto dei migranti irregolari marocchini ha avuto vasta eco internazionale, anche se le autorità spagnole hanno garantito che tutti coloro che sono entrati illegalmente a Ceuta verranno espulsi al più presto e molti sono già stati rimpatriati;

   gli eventi in corso hanno inoltre indotto alcuni Paesi europei – tra i quali l'Italia – a ricorrere alla sospensione temporanea degli accordi di Schengen con riferimento alla Spagna;

   è invece al momento ignoto se italiani si trovino a Ceuta o nelle aree circostanti e siano stati in qualche modo eventualmente coinvolti negli avvenimenti –:

   se cittadini italiani siano stati coinvolti negli eventi a Ceuta e se si possa confermare la loro incolumità personale e quella delle loro eventuali proprietà.
(4-08709)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta scritta:


   ORFINI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in data 23 luglio la regione Lazio ha pubblicato sul Bollettino Ufficiale una determinazione con cui ha concluso il procedimento di verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale (Via) relativo a un nuovo impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi nella zona Area di sviluppo industriale area di sviluppo industriale di Anagni, località Paduni;

   il provvedimento esclude il progetto dalla procedura di Via, subordinandone tuttavia la realizzazione al rispetto di 34 prescrizioni tecniche, ambientali e di sicurezza, circostanza che evidenzia la presenza di criticità ritenute meritevoli di particolare attenzione;

   l'impianto sorgerà all'interno di un capannone industriale esistente e potrà gestire fino a 40.500 tonnellate annue di rifiuti, prevalentemente plastiche e combustibile solido secondario (Css), oltre a 500 tonnellate annue di rifiuti pericolosi;

   tra le prescrizioni figurano il limite di dieci mezzi pesanti al giorno, il monitoraggio della qualità dell'aria e del rumore, il divieto di stoccaggio all'aperto, la permanenza massima dei rifiuti per sei mesi, sistemi antincendio avanzati, la tracciabilità dei materiali e ulteriori misure di mitigazione ambientale;

   il sito ricade nel Sito di interesse nazionale (Sin) «Bacino del Fiume Sacco», territorio già gravemente compromesso sotto il profilo ambientale e sanitario, interessato da una forte concentrazione di impianti industriali e da una lunga storia di contaminazione alimentando ulteriormente le preoccupazioni delle comunità locali della Valle del Sacco per il progressivo incremento del carico ambientale;

   la documentazione regionale richiama inoltre la necessità di particolare attenzione alla qualità dell'aria, evidenziando come l'area ricada in una classe critica per il particolato atmosferico e sia prossima a stabilimenti soggetti alla normativa Seveso;

   la scelta di escludere il progetto dalla procedura ordinaria di Via, pur in presenza di un articolato elenco di prescrizioni, solleva interrogativi sull'adeguata valutazione degli effetti cumulativi derivanti dall'insieme delle attività già presenti nell'area;

   appare inoltre opportuno chiarire quale sia stato il coinvolgimento degli enti locali durante il procedimento autorizzativo, se il comune di Anagni abbia formulato osservazioni sul progetto e quali iniziative siano state assunte per garantire trasparenza e tutela della salute pubblica poiché permangono le preoccupazioni circa i possibili effetti dell'ulteriore insediamento di attività di gestione dei rifiuti in un territorio già caratterizzato da elevata vulnerabilità ambientale e sanitaria –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e quali siano gli intendimenti in ordine alla mancata sottoposizione del progetto a una Valutazione di impatto ambientale completa, alla luce della localizzazione dell'impianto all'interno del Sin «Bacino del Fiume Sacco» e delle numerose prescrizioni imposte dalla regione Lazio;

   se i Ministri interrogati intendano promuovere, per quanto di competenza, verifiche affinché siano rigorosamente rispettate tutte le prescrizioni previste e siano garantiti controlli periodici indipendenti sulle emissioni, sulla qualità dell'aria, sul traffico indotto e sul rischio incendio, nonché se risultino agli atti osservazioni presentate dal comune di Anagni e se le amministrazioni locali siano state adeguatamente coinvolte nel procedimento;

   se il Governo intenda rafforzare il monitoraggio epidemiologico e ambientale della Valle del Sacco, anche in relazione al progressivo insediamento di nuovi impianti di gestione dei rifiuti;

   se i Ministri interrogati non ritengano necessario adottare iniziative volte a garantire che ogni nuovo intervento nel settore della gestione dei rifiuti in territori già caratterizzati da elevata pressione ambientale sia valutato secondo il principio di precauzione, tenendo conto degli effetti cumulativi sull'ambiente e sulla salute delle comunità residenti.
(4-08705)


   ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   nel territorio del comune di Sant'Elia Fiumerapido, in provincia di Frosinone, in località Spineto, al confine con il comune di Cassino, è presente l'ex impianto di gestione dei rifiuti gestito dalla società Selecta srl, che operava in procedura semplificata ai sensi degli articoli 214 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

   presso il sito risulterebbero ancora presenti ingenti quantitativi di rifiuti, tra cui pneumatici, plastiche e altri materiali potenzialmente combustibili, mentre non risulterebbero definitivamente conclusi gli interventi di rimozione, messa in sicurezza, caratterizzazione ambientale e, ove necessaria, bonifica dell'area;

   nel settembre 2024 un vasto incendio sviluppatosi sulle pendici di monte Cairo ha lambito l'impianto, facendo emergere il concreto rischio che un eventuale coinvolgimento dei rifiuti depositati possa determinare gravi conseguenze per l'ambiente, la salute pubblica e la sicurezza della popolazione residente;

   a seguito dell'incendio si sarebbe svolta presso la provincia di Frosinone una riunione tra gli enti territoriali e la proprietà, nel corso della quale sarebbero stati annunciati interventi per la rimozione dei rifiuti e la realizzazione di opere di prevenzione antincendio;

   dalla stampa del 2024 si apprendeva anche che l'ordinanza adottata dal comune di Sant'Elia Fiumerapido per lo smaltimento dei materiali sarebbe stata inoltre oggetto di contenzioso davanti al tribunale amministrativo regionale;

   recenti immagini e segnalazioni diffuse dai cittadini e dalla stampa locale sembrerebbero attestare la permanenza di rilevanti quantitativi di rifiuti e l'assenza di una definitiva messa in sicurezza del sito;

   il sito non risulterebbe ancora pubblicamente censito nell'anagrafe regionale dei siti da bonificare della regione Lazio;

   l'articolo 206-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, attribuisce al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica specifiche funzioni di vigilanza e controllo in materia di gestione dei rifiuti, al fine di garantire la corretta attuazione delle disposizioni della parte quarta del medesimo decreto e la tutela della salute pubblica e dell'ambiente –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intenda assumere, anche in raccordo con la regione Lazio, la provincia di Frosinone e i comuni interessati, per verificare lo stato del sito e degli interventi annunciati, garantire la sua immediata messa in sicurezza d'emergenza e valutare la successiva completa rimozione dei rifiuti.
(4-08708)


   ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   lo Stabilimento militare propellenti di Fontana Liri, in provincia di Frosinone, appartenente all'Agenzia industrie difesa, è destinato alla produzione di nitrocellulosa, nitroglicerina e polveri sferiche per munizionamento;

   nel settembre 2024 l'Agenzia ha annunciato un piano di rilancio dello stabilimento, comprendente la riattivazione delle linee produttive, interventi di messa a norma, bonifica, risanamento ambientale e riqualificazione degli impianti;

   nel 2026 è stata avviata una consultazione preliminare di mercato per individuare partner industriali interessati al ripristino e al potenziamento delle fabbriche di nitrocellulosa, nitroglicerina e dinitrodiglicole;

   dalla documentazione disponibile risulta che la capacità produttiva della nitrocellulosa potrebbe passare da circa 800 a circa 2.000 tonnellate annue, mentre l'investimento complessivo sarebbe pari a circa 55 milioni di euro, con tempi di realizzazione stimati in 18-24 mesi;

   la stessa documentazione contempla possibili ampliamenti dei volumi produttivi e la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di polveri propellenti, nonché specificità autorizzative connesse allo status militare dello stabilimento;

   il sito, esteso per circa 778.000 metri quadrati nei comuni di Fontana Liri e Monte San Giovanni Campano e attraversato dal fiume Liri, risulta inserito nell'Anagrafe regionale dei siti potenzialmente contaminati, con procedimento di bonifica avviato;

   la documentazione ambientale segnala il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione nei terreni dell'area delle vasche di oli combustibili «oltre Liri», la presenza di materiali pericolosi, residui esplosivi, serbatoi interrati e circa 12.000 metri quadrati di coperture contenenti amianto;

   visto che nel febbraio 2026 è stata pubblicata una procedura per l'esecuzione delle attività di caratterizzazione e dell'analisi di rischio sito-specifica, mentre risultano in corso ulteriori interventi di risanamento e smaltimento;

   considerato che le acque reflue industriali, anche dopo il trattamento, potrebbero contenere residui acidi e di nitrocellulosa;

   considerato che appare pertanto necessario assicurare che il rilancio produttivo avvenga solo dopo la completa definizione dello stato ambientale del sito e il rilascio di tutti i titoli necessari –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dello stato aggiornato delle attività di caratterizzazione, analisi di rischio, messa in sicurezza e bonifica dello stabilimento, dei relativi esiti e del cronoprogramma previsto;

   quali procedure di valutazione e autorizzazione ambientale saranno applicate al progetto di riattivazione e potenziamento, quali eventuali semplificazioni o deroghe siano ritenute operanti in ragione dello status militare del sito e se l'avvio delle produzioni sarà subordinato al completamento degli interventi ambientali e al rilascio di tutti i necessari titoli.
(4-08715)


   L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la filiera italiana del riciclo degli imballaggi in plastica sta attraversando una fase di eccezionale criticità, l'aumento dei costi energetici e produttivi, la difficoltà degli impianti di selezione e riciclo nel collocare sul mercato i materiali recuperati, e tale situazione sta determinando un progressivo accumulo di materiali presso gli impianti di selezione, trattamento e riciclo, con conseguente saturazione delle capacità autorizzate di stoccaggio, rallentamento dell'intera filiera nazionale e concreto rischio di interruzione della raccolta differenziata in numerosi territori;

   l'Anci, Utilitalia, Cisambiente Confindustria, hanno evidenziato che la crisi in atto non rappresenta esclusivamente un problema impiantistico ma una vera crisi di mercato, richiamando la necessità di interventi strutturali, di certezza regolatoria e di una strategia industriale in grado di garantire la continuità operativa del comparto e gli investimenti effettuati nel settore; la filiera italiana del riciclo della plastica sta subendo una crescente pressione competitiva dovuta all'ingresso di plastica riciclata proveniente dall'estero, venduta a prezzi significativamente inferiori rispetto a quella prodotta sul territorio nazionale. La materia prima seconda importata può infatti arrivare sul mercato a costi anche dimezzati rispetto a quella nazionale, né deriva una distorsione competitiva che rischia di compromettere la sostenibilità economica dell'intero comparto;

   in Puglia molti comuni hanno emanato già ordinanze con la sospensione della raccolta degli imballaggi in plastica a seguito della comunicazione dell'impianto di destinazione di aver raggiunto il limite massimo autorizzato di stoccaggio; secondo il Catasto nazionale dei rifiuti dell'Ispra, la raccolta della frazione plastica in Puglia nel 2025 è stata di 102.038 tonnellate di imballaggi in plastica, con un incremento del 9 per cento rispetto all'anno precedente, tali dati dimostrano la crescita della raccolta differenziata, ma deve essere accompagnata da un analogo sviluppo della domanda di materie prime seconde con strumenti di politica industriale destinati al comparto; la crescente permanenza dei materiali negli impianti determina inoltre un incremento delle giacenze e del cosiddetto «carico d'incendio», aumentando il livello di vulnerabilità delle strutture sotto il profilo della sicurezza; tra il 1° giugno e il 31 luglio 2026 si sono registrati circa 26 incendi presso impianti di trattamento, riciclo o deposito di materiali plastici distribuiti sull'intero territorio nazionale, interessando stabilimenti localizzati anche in Puglia. Pur non essendo possibile stabilire un rapporto di causalità diretta tra tali episodi e la crisi della filiera, è evidente che l'aumento delle giacenze costituisce un elemento di maggiore rischio sotto il profilo della prevenzione incendi;

   la competitività del riciclo rappresenta oggi un elemento strategico per la sicurezza economica e ambientale del Paese, in quanto consente di ridurre la dipendenza dalle materie prime importate, rafforzare l'autonomia industriale nazionale, diminuire il consumo di risorse naturali e contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei in materia di economia circolare e neutralità climatica; la crisi in atto dimostra l'assenza di una strategia nazionale per il mercato delle materie prime seconde, senza la quale l'incremento della raccolta differenziata rischia di tradursi esclusivamente in maggiori costi di gestione, accumuli di rifiuti, interruzioni dei servizi pubblici locali e perdita di competitività delle imprese italiane del riciclo –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per evitare ulteriori sospensioni della raccolta differenziata conseguenti alla saturazione degli impianti;

   se non ritenga urgente adottare una Strategia nazionale per il mercato delle materie prime seconde, coinvolgendo le regioni e le rappresentanze della filiera industriale, finalizzata a rafforzare la competitività del riciclo rispetto alle materie prime vergini e al materiale riciclato proveniente da Paesi esteri;

   quali iniziative di competenza intenda assumere per accelerare l'emanazione dei decreti End of waste ancora mancanti.
(4-08718)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


   MARI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   l'antico palazzo Fienga – edificato nel centro storico di Torre Annunziata intorno al 1880 – è fra i maggiori esempi, nell'area napoletana, di complesso con funzione residenziale e produttiva, richiamando i moduli più riconoscibili e suggestivi dell'architettura colta dei secoli XVIII e XIX;

   nel corso di una riunione tecnica tenutasi il 3 luglio 2020 presso la prefettura di Napoli era stata valutata la riqualificazione del palazzo, prevedendo la realizzazione di un polo operativo e alloggiativo di tutte le forze dell'ordine, denominato Cittadella della Legalità;

   con nota del 15 novembre 2023, il segretariato regionale per la Campania del Ministero della cultura comunicava che, con decreto del 9 novembre 2023, era stato apposto un vincolo storico architettonico sull'immobile;

   in data 16 gennaio 2024, si svolgeva un tavolo interistituzionale presso l'ufficio di gabinetto del Ministro dell'interno, al fine di concordare l'opportunità d'abbandonare l'ipotesi di utilizzo del palazzo a presidio e uffici di polizia, ritenendone preferibile la demolizione con destinazione dell'area di sedime a parco;

   per realizzare il nuovo progetto, la commissione regionale per il Patrimonio culturale della Campania, in data 26 febbraio 2024, revocava il vincolo storico-architettonico sull'immobile, che, a seguito dell'accertamento effettuato quattro mesi prima, era stato invece imposto a tutela;

   si proponeva, conseguentemente, la rimodulazione delle risorse ex delibera Cipe n. 61 del 2020, per un importo pari a 9.523 milioni di euro, da destinare alla demolizione integrale, nonché la richiesta di ulteriori risorse Fsc 2021/2027, per 2.3 milioni di euro che il Dipartimento di politiche di coesione presenta al Cipess;

   nel maggio 2026 la demolizione del complesso è stata avviata;

   come ricostruito, il segretario regionale per la Campania del Ministero della cultura prima appone il vincolo storico-architettonico sul complesso, riconoscendone, con decreto del 9 novembre 2023, l'interesse culturale ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e, successivamente, la Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania in data 26 febbraio 2024 lo revoca;

   risulta all'interrogante che siano stati depositati esposti alla procura della Repubblica di Napoli, al fine di chiedere il sequestro preventivo del cantiere e l'accertamento della vicenda –:

   se sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali urgenti iniziative di propria competenza intenda avviare, per quanto di competenza, al fine di: valutare la possibilità di sospendere la demolizione, ai sensi dell'articolo 28 del Codice dei beni culturali e paesaggistici; verificare la fondatezza delle relazioni tecniche a supporto della revoca del vincolo; verificare eventuali violazioni in relazione a quanto previsto dagli articoli 10, 12, 13, 20 comma 1 e 30 comma 1 del decreto legislativo n. 42 del 2004.
(4-08710)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

   secondo quanto risulta dal rendiconto generale del 2025 dell'Inps, approvato dal consiglio di indirizzo e vigilanza il 1° luglio 2025, i crediti relativi al sussidio del reddito di cittadinanza, evidenziano una criticità persistente: a due anni dalla cessazione della misura, si evidenzia la cifra pari a circa 1,4 miliardi di euro ancora da recuperare, di cui una quota significativa di difficile esigibilità o a rischio di irrecuperabilità a causa di mancate riscossioni e difficoltà di recupero dai percipienti indebiti;

   le difficoltà operative e procedurali nel recupero coattivo di queste somme rischiano infatti di pesare evidentemente sul bilancio dell'Ente previdenziale e sollevano, a giudizio dell'interpellante, gravi e preoccupanti interrogativi sulla concreta esigibilità di una grossa fetta di tali crediti considerati di fatto irrecuperabili;

   al riguardo l'interpellante evidenzia come il reddito di cittadinanza, considerata come una legge simbolo del Movimento Cinque Stelle, si è rivelata nella sostanza una misura fallimentare sotto il profilo politico ed economico, a causa del mancato inserimento lavorativo e i costi elevatissimi per lo Stato oltre alle numerose truffe scoperte dall'autorità giudiziaria;

   la suesposta misura normativa, unitamente al superbonus, rileva altresì l'interpellante, si sono rivelati due interventi palesemente inefficaci, determinati da scelte politiche irresponsabili che hanno determinato gravissimi effetti sui conti pubblici dello Stato, a causa dei costi enormi e sproporzionati, condizionando pesantemente le scelte di politica economica e di sviluppo del Paese da parte del Governo Meloni, che ha purtroppo limitato i margini d'intervento sulle decisioni di bilancio;

   secondo quanto risulta da un articolo di stampa pubblicato il 31 luglio 2026 dal quotidiano: «Libero», l'aspetto paradossale che si rinviene dal rendiconto citato è determinato dal confronto con il nuovo corso politico, in relazione alla sostituzione del reddito di cittadinanza con l'assegno di inclusione introdotto dal Governo Meloni, che nel 2025 ha assorbito circa 5,6 miliardi di euro;

   il passaggio al nuovo sussidio, rileva il quotidiano suesposto, che ha garantito per le casse dello Stato un risparmio annuo stimato di circa 1,4 miliardi di euro, è stato nella sostanza annullato dal disavanzo di bilancio, lasciato dai mancati recuperi delle somme percepite indebitamente negli anni passati del reddito di cittadinanza;

   secondo la Corte dei conti, la causa principale risulta essere la colpevole assenza di controlli tempestivi da parte dei Governi Conte, durante i quali la gestione dell'Inps, l'interpellante ricorda essere stata sotto il controllo di Pasquale Tridico da marzo 2019 a giugno 2023, nominato durante il Governo Conte I sostenuto dal Movimento Cinque Stelle;

   il quotidiano: «Libero» al riguardo evidenzia ancora, che il reddito di cittadinanza, entrato in vigore nell'aprile del 2019, con l'erogazione di sussidi sulla base di semplici autocertificazioni, è stato oggetto di interventi, per la gestione dei recuperi soltanto a partire dal 2021 con il sistema antifrode diventato pienamente operativo soltanto a giugno del 2022 con le linee guida territoriali;

   anche la capacità di riscossione della precedente gestione dell'Inps, si è rivelata inadeguata: a fronte di oltre 967,8 milioni di indebiti accertati, nel triennio 2021-2023, lo Stato ha recuperato soltanto 141,3 milioni di euro;

   le suesposte osservazioni, a giudizio dell'interpellante, evidenziano un quadro complessivamente grave e preoccupante, in relazione ai possibili effetti negativi che emergono dal rendiconto per il 2025 dell'Inps sul bilancio dello Stato e sulle future scelte di politica economica e fiscale che prossimamente il Governo Meloni dovrà adottare, a causa dell'impatto determinato dal reddito di cittadinanza, che ha rappresentato non soltanto costi esorbitanti per i contribuenti e le imprese (con tali ingenti risorse si sarebbe potuto creare nuova occupazione), ma anche per le conseguenze culturali che hanno determinato una devastazione culturale di quelle aree geografiche e quelle fasce sociali che più si trovavano in difficoltà e che maggiormente, di conseguenza, sono state destinatarie della misura assistenziale –:

   quali siano gli intendimenti dei Ministri interpellati con riferimento a quanto esposto in premessa;

   se intendano confermare il deficit di 1,4 miliardi di euro riportato all'interno del rendiconto generale dell'Inps del 2025;

   se tale disavanzo rischi di condizionare le imminenti decisioni di politica economica-fiscale e di bilancio che il Governo si appresta a deliberare in considerazione della prossima elaborazione della legge di bilancio per il 2027;

   quali iniziative di competenza, il Governo intenda infine assumere, al fine di innalzare i livelli di controllo e di verifica attraverso incroci anagrafici e patrimoniali nei confronti dei percettori del reddito di cittadinanza, la cui misura terminata il 31 dicembre 2023 e integrata con il costo totale pari a 34 miliardi di euro quale ammontare dei contributi percepiti in modo indebito e fraudolento, arriva a sfiorare circa 1 miliardo di euro inclusi i controlli della Guardia di finanza e dell'Inps.
(2-00899) «Testa».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CENTEMERO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il credito al consumo rappresenta uno strumento essenziale per sostenere la domanda interna e consentire alle famiglie di affrontare spese necessarie e investimenti, contribuendo alla tenuta dei consumi e dell'economia nazionale;

   negli ultimi anni il mercato del credito al consumo ha conosciuto una significativa evoluzione, caratterizzata dall'ingresso di nuovi operatori, anche esteri, e dall'affermarsi di nuovi modelli distributivi e digitali, che hanno modificato il quadro competitivo del settore;

   l'attuale normativa dell'imposta di bollo applicabile ai contratti di credito al consumo, disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, prevede un'imposta in misura fissa che, soprattutto per i finanziamenti di importo più contenuto, può incidere in maniera percentualmente significativa sul costo complessivo dell'operazione;

   tale meccanismo determina un'incidenza fiscale non proporzionata rispetto al valore del finanziamento e rischia di penalizzare, in particolare, le operazioni di minore importo, che rappresentano una quota rilevante del credito destinato alle famiglie;

   la predetta, applicandosi solo ai contratti stipulati da intermediari e istituti stabiliti in Italia, anche con clienti stranieri, determina inoltre un'asimmetria fiscale e uno svantaggio competitivo per gli operatori italiani i quali, a causa del contributo dell'imposta alla formazione del costo del credito, si ritrovano anche a rischio d'infrangere le regole sull'usura dei paesi di residenza dei clienti stranieri;

   ne consegue che un criterio di imposizione maggiormente correlato all'importo finanziato potrebbe contribuire a rendere il prelievo più equo, favorire l'accesso al credito da parte dei consumatori e garantire condizioni di maggiore neutralità concorrenziale tra gli operatori del settore;

   di fatto, una disciplina che chiarisca che la stessa si applica solo ai contratti con consumatori italiani consentirebbe maggiore competitività a livello cross-border per operatori nazionali. Un eventuale intervento di revisione della disciplina potrebbe, altresì, rafforzare la competitività degli intermediari operanti in Italia e, attraverso una maggiore diffusione degli strumenti di finanziamento, produrre effetti positivi anche sul gettito tributario nel medio-lungo periodo –:

   se non ritenga opportuno promuovere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a introdurre criteri di maggiore proporzionalità dell'imposta in relazione all'importo finanziato, al fine di favorire l'accesso al credito, assicurare condizioni di concorrenza più equilibrate tra gli operatori e salvaguardare il gettito erariale.
(5-05686)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BOSCHI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 10, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir) prevede la deducibilità dal reddito complessivo delle spese di assistenza specifica sostenute dalle persone con disabilità riconosciute ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;

   tale disposizione è finalizzata ad alleviare il carico fiscale delle famiglie che sostengono spese indispensabili per l'assistenza delle persone con disabilità, in coerenza con gli articoli 3, 32 e 38 della Costituzione;

   con l'ordinanza n. 449 del 9 gennaio 2025 la Corte di cassazione ha chiarito che la deduzione non è subordinata al possesso di una specifica qualifica professionale da parte dell'assistente, ma alla natura delle prestazioni effettivamente rese e alla loro finalizzazione all'assistenza della persona con disabilità;

   nonostante tale principio di diritto, numerosi centri di assistenza fiscale (Caf) e intermediari segnalano che i software utilizzati per la compilazione del modello 730 continuano a richiedere, ai fini della deduzione nel rigo E25, l'indicazione di personale in possesso di qualifiche professionali che la stessa Corte ha ritenuto non determinanti;

   tale situazione impedisce, in molti casi, il riconoscimento di una deduzione spettante, costringendo i contribuenti a rinunciare al beneficio fiscale;

   l'assenza di indicazioni operative da parte dell'Agenzia delle entrate determina inoltre incertezza applicativa e disparità di trattamento tra contribuenti che si trovano nelle medesime condizioni, in contrasto con i princìpi di certezza del diritto e di buon andamento dell'amministrazione –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della mancata applicazione, da parte dell'Agenzia delle entrate e dei sistemi informatici utilizzati dai Caf e dagli intermediari fiscali, dei princìpi affermati dall'ordinanza della Corte di cassazione n. 449 del 9 gennaio 2025, con il conseguente mancato riconoscimento della deduzione prevista dall'articolo 10, comma 1, lettera b), del Tuir;

   quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare affinché l'Agenzia delle entrate recepisca formalmente il principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione, aggiornando le istruzioni operative, i software dichiarativi e le procedure utilizzate dai Caf e dagli intermediari fiscali, così da garantire la corretta applicazione della disciplina già nell'attuale campagna dichiarativa.
(4-08711)


   BOSCHI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   la legge 14 novembre 2016, n. 220, ha istituito il Fondo per il cinema e l'audiovisivo, destinato al finanziamento degli interventi a sostegno dell'intero settore cinematografico e audiovisivo, prevedendo che le relative risorse siano ripartite con decreto del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;

   la legge di bilancio per il 2026 ha modificato la disciplina del Fondo, ampliando i margini di discrezionalità nella ripartizione delle risorse e riducendo la certezza del quadro di sostegno per il settore cinematografico e audiovisivo;

   il decreto di riparto delle risorse del Fondo per il cinema e l'audiovisivo per l'anno 2026 costituisce il presupposto necessario per l'operatività delle misure di sostegno, per l'adozione dei successivi provvedimenti attuativi e per la concreta erogazione delle risorse;

   secondo quanto rappresentato dalle principali associazioni di categoria, il protrarsi dell'incertezza sui tempi di operatività delle misure di sostegno sta determinando il rinvio di produzioni e investimenti, con ricadute sull'occupazione, sull'indotto e sull'attrattività del sistema audiovisivo italiano;

   la tempestiva adozione, entrata in vigore e piena efficacia del decreto di riparto costituiscono un elemento essenziale per assicurare continuità amministrativa, certezza del diritto e piena operatività delle misure di sostegno previste dalla normativa vigente –:

   quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare affinché, per le annualità successive, i decreti di riparto e i conseguenti provvedimenti attuativi, inclusi quelli relativi ai crediti d'imposta, siano adottati e resi efficaci in tempi compatibili con le esigenze di programmazione delle imprese del settore cinematografico e audiovisivo;

   quale sia, con riferimento al decreto di riparto del Fondo per il cinema e l'audiovisivo per l'anno 2026, lo stato del relativo procedimento e quali siano i tempi previsti per la sua entrata in vigore, per il conseguimento della piena efficacia e per la concreta erogazione delle risorse conseguenti al riparto.
(4-08713)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   in un'intervista di Simona Bonfante all'avvocato Gabriele Bordoni, pubblicata su Il Riformista il 21 maggio 2026, si ricostruisce la recente vicenda relativa all'esecuzione della pena nei confronti dell'ex NAR Gilberto Cavallini, ultrasettantenne detenuto da 43 anni, al quale, il 15 gennaio 2025, a seguito della condanna definitiva per la Strage di Bologna, sono stati revocati la semilibertà e inflitti tre anni di isolamento diurno;

   l'avvocato Bordoni riferisce che, dopo la sentenza definitiva, fu emesso l'ordine di esecuzione della pena senza incidere sulla semilibertà; solo in seguito emerse la sanzione accessoria dell'isolamento diurno, fino a tre anni, prevista in caso di condanna a più ergastoli. Poiché tale misura è incompatibile con la semilibertà, il giudice di sorveglianza di Perugia, pur riconoscendo il percorso rieducativo di Cavallini, ne dispose la revoca e l'isolamento diurno. Dal 6 novembre 2025 Cavallini è detenuto senza contatti con l'esterno, compresi i familiari e il ragazzo disabile cui prestava generosamente assistenza. Bordani riferisce inoltre di avere proposto ricorso in Cassazione, respinto con decisione del 19 marzo 2026; la difesa attende le motivazioni, valuta di adire il giudice di Strasburgo e ha proposto un ulteriore ricorso, sostenendo che l'isolamento diurno sarebbe già stato eseguito nel carcere di Opera, circostanza che non risulterebbe documentalmente accertata;

   l'avvocato Bordoni riferisce inoltre che l'isolamento diurno cui è sottoposto Gilberto Cavallini a Rebibbia consiste nella permanenza continuativa h24 in un ambiente dedicato della casa di reclusione, costantemente videosorvegliato e privo di spazi di riservatezza, con la sola possibilità di incontrare i difensori;

   la lettera circolare 14 maggio 2002, n. 216953, della Direzione generale dei detenuti e del trattamento richiamava i direttori degli istituti penitenziari alla «sollecita, applicazione dell'isolamento diurno», tale principio è stato ribadito il 18 marzo 2009 dall'allora direttore generale del Dap Riccardo Turrini Vita;

   nel corso della lunga detenzione, Cavallini ha ottenuto numerosi permessi premio e, dal 2017, è stato ammesso alla semilibertà, benefìci che non vengono concessi a chi non abbia scontato la sanzione dell'isolamento diurno;

   secondo il comma 4 dell'articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, l'isolamento diurno nei confronti dei condannati all'ergastolo non esclude l'ammissione l'ammissione delle attività lavorative, di istruzione e formazione diverse dai normali corsi scolastici, né alle funzioni religiose;

   ad avviso dell'interrogante, l'aggravamento del trattamento nei confronti di Gilberto Cavallini, nonostante il percorso rieducativo dimostrato, dovuto non a una nuova condotta deviante ma a ritardi e disfunzioni del sistema giudiziario, contrasta con i principi costituzionali e con il senso di civiltà giuridica –:

   se corrisponda al vero che Gilberto Cavallini non abbia scontato l'isolamento diurno e per quali ragioni l'amministrazione penitenziaria non abbia provveduto, nonostante le proprie circolari, alla sua sollecita applicazione;

   se dalla documentazione in possesso dell'Amministrazione penitenziaria risulti inequivocabilmente che Cavallini non abbia scontato tale sanzione e, in tal caso, quali ragioni siano state addotte per giustificare l'omissione;

   se intenda promuovere verifiche, sul piano disciplinare, in relazione ai comportamenti negligenti dell'Amministrazione penitenziaria e quali iniziative di competenza intenda assumere per evitare future omissioni che pregiudichino il percorso risocializzante previsto dalla Costituzione;

   se risulti che siano stati sanzionati i magistrati che hanno concesso i benefìci a Cavallini senza che egli avesse scontato l'isolamento diurno o se, invece, egli lo abbia già scontato senza che il DAP ne abbia conservato traccia;

   posto che il passaggio dalla semilibertà all'isolamento diurno in carcere, in assenza di violazioni delle prescrizioni dal 2017, determini una sensibile regressione nel percorso risocializzante di Gilberto Cavallini;

   quali siano, in concreto, le modalità di esecuzione, dell'isolamento diurno di Cavallini in relazione a quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000.
(5-05692)

Interrogazione a risposta scritta:


   SERRACCHIANI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa ed evidenze emerse dagli organi di informazione locali – Telefriuli, Messaggero Veneto – trova conferma che il tribunale di Udine soffre una grave e cronica carenza di personale;

   la riduzione dei tempi della giustizia e il miglioramento dell'efficienza degli uffici giudiziari rappresentano tappe fondamentali ed imprescindibili tra gli obiettivi stabiliti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): in tale contesto se da un lato il tribunale di Udine e virtuosamente comunque riuscito a raggiungere, e persino a superare, gli obiettivi fissati dal PNRR, abbattendo i tempi della giustizia e gli arretrati oltre le percentuali previste sia nel settore civile sia in quello penale, dall'altro rischia oggi il collasso a causa di una drammatica scopertura di personale;

   secondo quanto evidenziato anche dagli allarmi lanciati dai vertici degli uffici giudiziari ed in particolare dal presidente del tribunale, dottor Enzo Truncellito, la scopertura del personale amministrativo e di supporto sfiora ormai il 50 per cento dell'organico previsto;

   lo stesso presidente ha apertamente evidenziato che «la situazione è molto molto critica ed è bene che la collettività sappia che in queste condizioni, se non arrivano nuove risorse, giocoforza il servizio giustizia dovrà avere dei rallentamenti e dovranno essere fatte delle scelte sulle priorità da affrontare»;

   a riprova dell'estrema gravità della situazione, per la prima volta il personale amministrativo ha dichiarato formalmente lo stato di agitazione comunicandolo direttamente al Ministero della giustizia;

   vi è inoltre forte attesa e incertezza in merito al se e al come si potrà procedere alla completa stabilizzazione e contrattualizzazione degli addetti all'Ufficio per il processo (Upp), il cui apporto è stato decisivo per il raggiungimento dei target del PNRR;

   la carenza di personale di cancelleria, di funzionari e di figure amministrative chiave sottopone il personale attualmente in servizio a carichi di lavoro del tutto insostenibili, riflettendosi negativamente sui diritti dei cittadini, delle imprese e degli operatori del diritto dell'intero territorio friulano;

   tale grave deficit quantitativo e qualitativo rischia non solo di paralizzare l'attività giudiziaria ordinaria ed erodere i risultati positivi ottenuti finora, ma anche di compromettere la tenuta degli obiettivi sul lungo periodo previsti dal PNRR, arrivando a penalizzare proprio gli uffici più virtuosi –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda intraprendere per colmare la drammatica scopertura dell'organico amministrativo presente presso il tribunale di Udine e per garantire la piena ed efficiente funzionalità dei servizi giudiziari territoriali, se e con quali tempistiche si intenda procedere a nuove assunzioni straordinarie, allo scorrimento delle graduatorie esistenti o al distacco di personale amministrativo verso la sede giudiziaria udinese;

   se il Ministro interrogato non intenda assumere iniziative di competenza con urgenza al fine di garantire la continuità lavorativa degli addetti all'Ufficio per il processo e di valorizzare le competenze di chi ha concretamente contribuito al raggiungimento degli obiettivi del PNRR e procedere alla loro completa stabilizzazione, nonché quali misure complessive contenga la strategia del Ministero volte ad assicurare il mantenimento degli obiettivi del PNRR legati alla riduzione dei tempi processuali e dell'arretrato, evitando che il peso delle carenze strutturali ricada sulle sedi territoriali che, pur in forte affanno di risorse, hanno garantito massimi livelli di efficienza.
(4-08706)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   PANDOLFO e MALAVASI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il contributo per l'acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici ad uso domestico (cosiddetto «Bonus colonnine domestiche») è stato introdotto per favorire la diffusione della mobilità elettrica, riconoscendo un contributo fino all'80 per cento della spesa sostenuta entro determinati massimali;

   l'attuazione della misura è stata caratterizzata, negli anni, da una programmazione discontinua e da finestre temporali di presentazione delle domande pubblicate con notevole ritardo rispetto al periodo di realizzazione degli investimenti: per le installazioni effettuate nel 2022 le domande sono state presentate tra il 19 ottobre e il 12 novembre 2023; per quelle effettuate nel 2023 tra il 9 e il 23 novembre 2023; per quelle effettuate nel 2024 tra il 29 aprile e il 27 maggio 2025;

   per le installazioni effettuate nel corso del 2025, invece, non è stata prevista alcuna procedura per la concessione del contributo, determinando un vuoto applicativo che ha escluso dal beneficio tutti i cittadini che hanno sostenuto le relative spese;

   a seguito di richieste di chiarimento formulate dagli utenti, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha confermato che «le installazioni di infrastrutture di ricarica ad uso domestico effettuate nell'anno 2025 non risultano ammissibili ai fini dell'accesso al Bonus colonnine domestiche, in quanto per la medesima annualità non sono state stanziate le relative risorse finanziarie»;

   successivamente, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 giugno 2026, recante misure a sostegno della filiera automotive, all'articolo 6 ha reintrodotto il contributo per il periodo decorrente dall'entrata in vigore del decreto fino al 31 marzo 2030, prevedendo uno stanziamento pari a 10 milioni di euro disponibili in conto residui 2025, 5 milioni per il 2026, 15 milioni annui dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030;

   il medesimo articolo demanda tuttavia a uno o più provvedimenti del direttore generale per la politica industriale, la riconversione e la crisi industriale, l'innovazione, le Pmi e il made in Italy la definizione delle modalità attuative della misura, provvedimenti che, ad oggi, non risultano ancora adottati;

   permane pertanto un'incertezza che rischia di penalizzare ulteriormente i cittadini che hanno investito nella mobilità elettrica confidando nella continuità degli incentivi pubblici, con effetti negativi sulla credibilità delle politiche di sostegno alla transizione ecologica e sulla diffusione delle infrastrutture di ricarica domestiche –:

   quali siano le ragioni che hanno determinato l'interruzione della misura per le installazioni effettuate nel 2025, quali siano i tempi previsti per l'adozione dei provvedimenti attuativi previsti dall'articolo 6, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 giugno 2026 e se il Governo intenda adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a consentire l'accesso al contributo anche ai cittadini che hanno sostenuto spese per l'installazione di infrastrutture di ricarica domestica nel corso del 2025, evitando un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli anni precedenti e successivi.
(5-05687)


   SERRACCHIANI, PELUFFO e ROGGIANI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   l'8 luglio 2026 la società Diageo ha comunicato alle rappresentanze sindacali aziendali e alla segreteria territoriale della Uila l'intenzione di procedere all'ennesima «riorganizzazione» delle attività a livello internazionale;

   il 13 luglio 2026 è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo per ben 96 dipendenti su 127 occupati nella sede di Milano. Le rappresentanze sindacali hanno fortemente contestato la decisione del colosso britannico, che nei fatti equivale alla dismissione della sede milanese e alla totale cessazione della presenza strutturale in Italia di un gigante mondiale proprietario di marchi iconici come Guinness, Baileys, Smirnoff, Gordon's e Johnnie Walker;

   già nel 2025 Diageo aveva dismesso lo storico sito produttivo di Santa Vittoria d'Alba e trasferito la sede del gruppo – già riorganizzata nel 2022 – da Torino a Milano. Pochissimi mesi dal completamento del trasferimento nel capoluogo lombardo, la multinazionale decide di smantellare la sua presenza nel nostro Paese;

   pur in un contesto generale complesso per il settore degli spirits, gli andamenti di Diageo in Italia sono del tutto soddisfacenti e positivi, sia in termini di volumi che di valore. Tuttavia, la dirigenza considera l'Italia esclusivamente come un semplice «mercato di sbocco», spostando le attività direzionali e gestionali verso Paesi in cui il costo del lavoro è nettamente inferiore;

   i tentativi aziendali di presentare «piani sociali» di facciata sono stati giudicati insufficienti e bocciati dalle assemblee dei lavoratori ed è già stato proclamato lo stato di agitazione e iniziative di lotta in ogni sede del gruppo;

   appare inaccettabile all'interrogante la strategia della multinazionale che sembra considerare il nostro Paese solo come un bancomat da utilizzare a suo piacimento e poi delocalizzare e abbandonare la gran parte della manodopera, prevedendone il licenziamento in massa –:

   quali urgenti iniziative intendano intraprendere, per quanto di competenza, per scongiurare il licenziamento dei 96 lavoratori, su un totale di 127 nella sede di Milano, ipotizzato dalla società Diageo e per impedire l'ennesima operazione di delocalizzazione produttiva, un processo che negli ultimi anni sta progressivamente smantellato il nostro sistema industriale.
(5-05688)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta scritta:


   ASCARI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   tra il 29 aprile è il 29 giugno 2026 è stata realizzata un'indagine conoscitiva sulla qualità del servizio ferroviario lungo la linea Pontremolese Parma-La Spezia, alla quale hanno partecipato 205 viaggiatori abituali;

   l'indagine evidenzia un quadro di forte insoddisfazione da parte dell'utenza, con un voto medio attribuito al servizio pari a 3,72 su 10, dato che testimonia un livello di criticità particolarmente elevato;

   il 77,6 per cento dei partecipanti utilizza il treno quotidianamente per motivi di lavoro o di studio, mentre il 31,7 per cento dichiara di non disporre di alternative stabili al trasporto ferroviario, circostanza che rende la qualità del servizio un elemento essenziale per garantire il diritto alla mobilità;

   oltre il 70 per cento degli intervistati esprime una valutazione negativa riguardo alla puntualità dei convogli e alla qualità delle informazioni fornite agli utenti in caso di ritardi, cancellazioni o variazioni del servizio;

   particolarmente critica risulta la situazione della tratta di Borgo Val di Taro, dove il 66,7 per cento degli utenti segnala frequenti cancellazioni improvvise dei treni, a fronte del 45 per cento rilevato nelle altre tratte della linea;

   dall'indagine emerge inoltre una richiesta pressoché unanime di incrementare le corse destinate ai pendolari, migliorare la puntualità del servizio, accelerare gli investimenti infrastrutturali, con particolare riferimento al completamento del raddoppio della linea Pontremolese, nonché garantire servizi sostitutivi su gomma realmente efficienti e coordinati durante i lavori o le interruzioni straordinarie;

   di particolare rilievo appare il dato secondo cui il 96,6 per cento degli intervistati dichiara che utilizzerebbe maggiormente il treno qualora il servizio fosse più affidabile, a conferma della forte domanda potenziale di mobilità sostenibile lungo questo asse ferroviario;

   la linea Pontremolese rappresenta un'infrastruttura strategica non solo per i collegamenti tra Emilia-Romagna, Liguria e Toscana, ma anche per lo sviluppo economico, turistico e logistico dell'intero territorio, oltre a costituire uno dei principali corridoi ferroviari tra il porto della Spezia e la Pianura Padana;

   i continui disservizi rischiano di penalizzare lavoratori, studenti, imprese e cittadini, compromettendo la fiducia nel trasporto pubblico ferroviario e scoraggiando il trasferimento della mobilità dalla gomma al ferro, in contrasto con gli obiettivi nazionali ed europei di sostenibilità ambientale –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità evidenziate dall'indagine richiamata in premessa;

   quali iniziative di competenza urgenti intenda assumere, d'intesa con Rfi, Trenitalia e le regioni interessate, per migliorare la regolarità e la puntualità del servizio ferroviario sulla linea Pontremolese;

   quale sia lo stato di avanzamento degli interventi infrastrutturali previsti sulla linea, con particolare riferimento al completamento del raddoppio ferroviario e alle opere già finanziate;

   se ritenga opportuno promuovere un piano straordinario di potenziamento del servizio destinato ai pendolari, attraverso un incremento delle corse, un miglior coordinamento degli orari e un rafforzamento dell'affidabilità del servizio;

   quali iniziative di competenza intenda adottare affinché, durante lavori programmati o interruzioni straordinarie della circolazione ferroviaria, siano garantiti servizi sostitutivi adeguati, tempestivi ed efficacemente coordinati con gli orari dei treni;

   se intenda avviare un confronto permanente con gli enti locali, le associazioni dei pendolari e i comitati dei cittadini al fine di monitorare le criticità della linea e definire interventi condivisi per il miglioramento del servizio;

   se non ritenga necessario prevedere specifici investimenti per rendere la linea Pontremolese pienamente efficiente e competitiva, considerato il suo ruolo strategico per il trasporto delle persone, delle merci e per lo sviluppo sostenibile dei territori attraversati.
(4-08707)


   IAIA, MAIORANO e RAIMONDO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'aeroporto «Marcello Adotta» di Grottaglie rappresenta un'infrastruttura strategica per la provincia di Taranto e l'intera area jonica, presentando significative potenzialità per l'attivazione dei voli civili passeggeri;

   in occasione dei Giochi del Mediterraneo di Taranto è emersa con maggiore evidenza l'esigenza di garantire al territorio un sistema di collegamenti efficiente, idoneo a sostenere lo sviluppo economico, turistico e produttivo dell'area;

   la regione Puglia ha destinato oltre 9 milioni di euro alla realizzazione del nuovo terminal passeggeri dell'aeroporto di Grottaglie, investimento che rende ancora più urgente definire le prospettive di utilizzo dello scalo per i voli civili passeggeri, al fine di assicurare la piena valorizzazione delle risorse pubbliche impiegate;

   nel corso del 2025 a quanto consta all'interrogante sono intervenute interlocuzioni tra il Ministro interrogato, la regione Puglia e Aeroporti di Puglia S.p.A., in merito agli approfondimenti necessari per l'eventuale imposizione di oneri di servizio pubblico sui collegamenti aerei di linea da e per l'aeroporto di Grottaglie;

   dalle informazioni disponibili, gli approfondimenti avviati e le interlocuzioni istituzionali intervenute non risulterebbero ancora confluiti in una proposta formalizzata, corredata dall'individuazione delle rotte e dagli elementi tecnico-economici necessari per l'eventuale imposizione degli oneri di servizio pubblico e l'attivazione stabile di collegamenti passeggeri di linea;

   Aeroporti di Puglia S.p.A. ha affidato al centro Iccsai transport and sustainable Mobility dell'Università di Bergamo, uno studio sulla connettività degli scali pugliesi, comprendente anche l'aeroporto di Grottaglie, per analizzare la perifericità dei territori interessati e la domanda potenziale di trasporto aereo;

   ad avviso degli interroganti risulta necessario conoscere gli esiti del predetto studio, nonché le determinazioni che la regione Puglia e Aeroporti di Puglia S.p.A. intendono assumere, nonché verificare se lo studio e gli ulteriori elementi eventualmente trasmessi siano sufficienti per l'avvio dell'istruttoria sugli oneri di servizio pubblico e quali adempimenti debbano ancora essere svolti dai soggetti interessati, per evitare ulteriori ritardi su una questione di rilevante interesse pubblico per il territorio jonico –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dello stato di avanzamento delle iniziative finalizzate all'attivazione stabile di servizi di trasporto aereo di linea per passeggeri presso l'aeroporto di Grottaglie, alla luce della pianificazione nazionale del sistema aeroportuale;

   se risulti a conoscenza degli esiti dello studio di fattibilità predisposto dal centro (Iccsa) transport in premessa riportato e delle conclusioni emerse;

   quali interlocuzioni siano state avviate con la regione Puglia e con Aeroporti di Puglia S.p.A. per l'attivazione dei collegamenti di linea per il trasporto di passeggeri dallo scalo di Grottaglie;

   se il Ministro interrogato intenda confermare che gli atti acquisiti siano ancora mancanti d'una proposta formalizzata, dell'individuazione delle rotte e dei necessari elementi tecnico-economici per l'eventuale imposizione degli oneri di servizio pubblico per i collegamenti da e per l'aeroporto di Grottaglie;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, al fine di consentire il completamento dell'istruttoria anche attraverso la convocazione di un tavolo istituzionale con la partecipazione della regione Puglia, dell'Enac e di Aeroporti di Puglia S.p.A., per acquisire formalmente le rispettive determinazioni, definire un cronoprogramma certo delle attività necessarie, chiarendo gli adempimenti preliminari spettanti ai diversi soggetti interessati;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda infine prevedere, al fine di garantire la piena valorizzazione dell'aeroporto di Grottaglie considerata infrastruttura strategica per lo sviluppo economico, turistico e infrastrutturale della provincia di Taranto e dell'intero territorio jonico, coordinando l'eventuale sviluppo dei servizi passeggeri con le funzioni cargo e aerospaziali dello scalo, previa verifica della compatibilità operativa e dei presupposti previsti dalla normativa europea.
(4-08714)


   ASCARI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   secondo il Rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, al netto dell'inflazione, nel 2026 vale il 38 per cento in meno rispetto al 2009, pur mantenendo una dotazione nominale di circa 5,2 miliardi di euro. Nello stesso anno ha subito un taglio di 75 milioni di euro, di cui 9,6 milioni a carico dell'Emilia-Romagna. A ciò si è aggiunto il ritardo nell'erogazione delle risorse 2026, con il rischio di interruzioni del servizio segnalato dalla Conferenza delle regioni. Inoltre, il decreto ministeriale sui livelli adeguati di servizio, previsto entro il 30 giugno 2025, non risulta ancora adottato. La riduzione delle risorse incide infine su servizi, tempi di percorrenza e condizioni di lavoro, come mostrano le vertenze nei bacini gestiti da Seta nelle province di Modena, Reggio Emilia e Piacenza;

   dal 27 luglio 2026 nei predetti bacini è entrato in vigore un programma estivo ulteriormente ridotto, con meno corse rispetto al servizio ordinario;

   il nuovo programma sarebbe stato introdotto senza adeguata informazione: numerose fermate esporrebbero ancora i vecchi orari, mentre le modifiche sarebbero state comunicate soprattutto online;

   ciò penalizza gli utenti non digitalizzati, causando lunghe attese e disservizi;

   la variazione è intervenuta poco dopo la pubblicazione della Carta dei servizi 2026 di Seta S.p.A., che aumenta le tariffe e stabilisce standard di qualità e obblighi informativi;

   secondo i sindacati, le nuove tabelle di marcia prevedono tempi di percorrenza irrealistici, in particolare sulle linee urbane 2 e 13F di Modena, causando ritardi sistematici. La riduzione dei tempi si aggiunge alla carenza di personale e agli effetti delle ondate di calore, con rischi per sicurezza, qualità del servizio e salute degli autisti. A fronte dell'aumento delle tariffe, i sindacati denunciano inoltre il mancato adeguamento del salario di secondo livello e il protrarsi di una trattativa, in un contesto di relazioni industriali deteriorate e contenziosi aperti –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;

   se sia stato adottato il decreto ministeriale che definisce gli indicatori per la determinazione dei livelli adeguati di servizio applicabili a decorrere dal 2026 e, in caso negativo, quali siano le ragioni del ritardo e con quali parametri il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti intenda oggi valutare l'adeguatezza dei servizi minimi, inclusi i programmi di esercizio a validità stagionale;

   quali siano i tempi effettivi di erogazione alle regioni delle risorse del Fondo nazionale trasporti di competenza 2026 e se il Governo intenda assumere iniziative, anche normative, per reintegrare il definanziamento di 75 milioni di euro e avviare un adeguamento strutturale della dotazione del Fondo alla dinamica inflattiva, presupposto senza il quale ogni verifica sulla qualità del servizio resta priva di effetti;

   se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti intenda acquisire, anche per il tramite dell'Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale e in raccordo con la regione Emilia-Romagna e con gli enti affidanti, elementi informativi sulle modalità con cui Seta S.p.A. ha informato l'utenza in merito all'entrata in vigore del nuovo programma di esercizio e sulla coerenza delle tabelle di marcia adottate con le reali condizioni della circolazione;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché gli obblighi informativi verso l'utenza previsti dalla regolazione di settore e dalle carte dei servizi garantiscano l'aggiornamento tempestivo dell'informazione fisica alle fermate, non essendo ammissibile che l'accesso a un servizio pubblico essenziale sia condizionato dal possesso di competenze o strumenti digitali;

   quali iniziative di competenza intendano assumere affinché il progressivo aumento del costo del trasporto pubblico locale a carico degli utenti sia accompagnato da un corrispondente miglioramento della qualità del servizio;

   se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda promuovere, per il tramite dell'ispettorato nazionale del lavoro, verifiche sul rispetto della disciplina in materia di orario di lavoro, turni, nastri lavorativi e riposi del personale viaggiante impiegato da Seta S.p.A., nonché sull'adeguatezza della valutazione del rischio da stress termico e da stress lavoro-correlato;

   se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda assumere iniziative di competenza al fine di favorire, anche attraverso la convocazione di tavolo di confronto, il ripristino di corrette relazioni industriali e una rapida definizione della trattativa relativa al salario di secondo livello e agli altri istituti della contrattazione integrativa;

   quali siano gli intendimenti del il Governo in ordine a un modello nel quale, a fronte dell'aumento delle tariffe, si registrino contestualmente riduzioni del servizio, con il rischio di incentivare il ricorso al mezzo privato.
(4-08717)


   FARAONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la nave «Costanza I di Sicilia» è un'unità navale di proprietà della Regione Siciliana, realizzata mediante risorse pubbliche stanziate anche dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed erogate sulla base di una convenzione tra questo e la regione stessa destinate al rinnovo della flotta impiegata nel servizio di trasporto pubblico marittimo da e per le isole minori siciliane;

   dalla documentazione amministrativa acquisita risulta che la Regione Siciliana, con decreto del dirigente generale n. 111 del 28 gennaio 2026, recante «Decisione di contrarre per l'affidamento della gestione della nave Costanza I di Sicilia», ha avviato la procedura finalizzata all'affidamento della gestione dell'unità navale;

   il medesimo decreto richiama un contratto transitorio stipulato nei giorni 3-5 marzo 2026 tra la Regione Siciliana e Caronte & Tourist Isole Minori S.p.A., avente ad oggetto il «comodato d'uso modale a scafo nudo» della nave;

   dal decreto emerge altresì che la regione ha scelto di procedere all'individuazione del gestore mediante affidamento diretto tra le società già esercenti il servizio di collegamento marittimo regionale;

   tuttavia, dalla documentazione pubblicata non risultano conoscibili il contenuto del contratto, le condizioni economiche dell'affidamento e gli obblighi posti a carico del soggetto gestore, pur trattandosi della gestione di un bene pubblico di rilevante valore patrimoniale acquistato con risorse pubbliche;

   in particolare, non risultano pubblicati né conoscibili:

    il testo integrale del contratto di comodato;

    la durata dell'affidamento;

    l'eventuale canone o corrispettivo dovuto alla Regione Siciliana;

    gli obblighi economici e gestionali gravanti sul concessionario;

    le clausole concernenti manutenzione ordinaria e straordinaria, coperture assicurative, responsabilità, custodia e restituzione della nave;

    gli allegati tecnici ed economici richiamati nel contratto;

   la trasparenza nella gestione del patrimonio pubblico costituisce principio fondamentale dell'azione amministrativa, tanto più quando riguarda beni destinati allo svolgimento di servizi pubblici essenziali e finanziati mediante risorse pubbliche;

   appare pertanto necessario acquisire ogni utile elemento circa le modalità di affidamento e di gestione della nave, nonché le ragioni dell'eventuale mancata pubblicazione della documentazione contrattuale –:

   di quali elementi disponga, per quanto di competenza, in ordine al contratto transitorio richiamato in premessa, stipulato tra la Regione Siciliana e Caronte & Tourist Isole Minori S.p.A., con particolare riguardo alla eventuale previsione di un canone, di un corrispettivo o di qualsiasi altra forma di remunerazione in favore della Regione Siciliana per l'utilizzo della nave, nonché rispetto agli obblighi posti a carico del gestore con riferimento alla manutenzione ordinaria e straordinaria, alle coperture assicurative, alla custodia, alla responsabilità per eventuali danni e alla restituzione dell'unità navale;

   quali iniziative il Governo intenda promuovere, per quanto di competenza e anche in raccordo con la Regione Siciliana, affinché sia garantita la massima trasparenza, pubblicità e accessibilità in relazione al contratto, agli allegati tecnici ed economici e a ogni ulteriore atto concernente l'affidamento della gestione della nave «Costanza I di Sicilia», nel rispetto dei princìpi di pubblicità e buon andamento dell'amministrazione.
(4-08719)


   FARAONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la continuità territoriale marittima con le isole minori della Regione Siciliana costituisce un servizio pubblico essenziale, finanziato con rilevanti risorse pubbliche e destinato a garantire il diritto alla mobilità dei cittadini e la continuità economica e sociale dei territori interessati;

   la Regione Siciliana ha affidato alla società SNS S.p.A. lo svolgimento dei servizi di collegamento marittimo nell'ambito di specifiche convenzioni di servizio pubblico;

   con il decreto del responsabile del servizio n. 69 del 23 gennaio 2026 risultano richiamate penali per complessivi euro 110.000,00, circostanza che evidenzia l'esistenza di contestazioni relative all'esecuzione del servizio convenzionato;

   la corretta applicazione delle convenzioni di servizio, l'effettivo esercizio delle attività di vigilanza e controllo da parte dell'Amministrazione regionale e il corretto utilizzo delle risorse pubbliche costituiscono profili di evidente interesse generale;

   il principio di trasparenza dell'azione amministrativa, sancito dall'articolo 97 della Costituzione e disciplinato dal decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, impone alle pubbliche amministrazioni di assicurare la piena conoscibilità dell'attività amministrativa, favorendo forme diffuse di controllo sull'utilizzo delle risorse pubbliche e sull'esercizio delle funzioni istituzionali;

   gli atti relativi all'esecuzione dei contratti di servizio pubblico, ai controlli effettuati dall'Amministrazione, all'applicazione delle penali e alle liquidazioni dei corrispettivi rivestono un evidente interesse pubblico, anche ai fini della verifica del rispetto dei principi di buon andamento, imparzialità, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa;

   appare pertanto necessario acquisire ogni utile elemento informativo dalla Regione Siciliana affinché sia possibile verificare l'effettiva applicazione delle clausole convenzionali, la tempestività e l'efficacia dei controlli svolti e la corretta gestione delle risorse destinate alla continuità territoriale marittima –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, affinché siano favoriti la piena trasparenza e la completa accessibilità degli atti concernenti l'esecuzione dei contratti di servizio pubblico e un'efficace attività di controllo sull'utilizzo delle risorse pubbliche destinate ai collegamenti marittimi con le isole minori della Sicilia.
(4-08720)


   FARAONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   la realizzazione della nave RO-PAX denominata «Costanza I di Sicilia» è stata finanziata mediante risorse pubbliche statali e della Regione Siciliana, configurandosi quale intervento di rilevante interesse pubblico sotto il profilo della continuità territoriale e del potenziamento dei collegamenti marittimi;

   dalla documentazione amministrativa relativa all'intervento, e in particolare dal quadro economico allegato al decreto di finanziamento, emerge la previsione di un significativo stanziamento destinato alle «somme a disposizione dell'Amministrazione», comprendente risorse finalizzate al conferimento di consulenze, incarichi professionali, assistenze tecniche, supporti amministrativi e ad altre attività connesse alla realizzazione dell'opera;

   tali somme sono alimentate con risorse pubbliche, e appare necessario assicurare la massima trasparenza circa il loro impiego, l'individuazione dei soggetti beneficiari, la regolarità delle procedure di affidamento e la corretta rendicontazione delle spese sostenute;

   risulta essenziale verificare se il costo complessivo dell'intervento sia stato sottoposto ad adeguate verifiche di congruità tecnico-economica, sia in relazione ai prezzi posti a base delle procedure di affidamento sia con riferimento al quadro economico complessivo dell'opera;

   tenuto conto dell'entità delle risorse pubbliche impegnate e del rilevante interesse pubblico dell'intervento, appare opportuna l'attivazione di ogni potere di vigilanza e controllo previsto dalla normativa vigente –:

   se dispongano del rendiconto analitico e completo delle somme a disposizione dell'Amministrazione previste nel quadro economico dell'intervento relativo alla realizzazione della nave RO-PAX «Costanza I di Sicilia»;

   se risulti quali soggetti abbiano ricevuto incarichi professionali, consulenze, servizi, assistenze tecniche o altri affidamenti finanziati mediante tali risorse e quali siano gli importi impegnati, liquidati e pagati in favore di ciascun beneficiario;

   se intendano valutare, per quanto di competenza, la sussistenza dei presupposti per l'attivazione di iniziative di carattere ispettivo, tramite l'ispettorato per la funzione pubblica e i servizi ispettivi di finanza pubblica, in relazione alle procedure di affidamento, all'esecuzione degli incarichi e ai pagamenti effettuati;

   se il progetto della nave RO-PAX «Costanza I di Sicilia» e il relativo quadro economico siano stati sottoposti, per quanto di competenza, a previa verifica o giudizio di congruità tecnico-economica da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti o di altra autorità competente, con particolare riferimento alla congruità del costo complessivo dell'intervento e dei prezzi posti a base della procedura di affidamento;

   quali ulteriori iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di favorire la piena trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla realizzazione dell'intervento, con riguardo alla regolarità amministrativa e tecnico-economica dell'intera operazione.
(4-08721)

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:


   STEFANAZZI, LACARRA e VIGGIANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   a decorrere dalle ore 8.00 del 1° agosto 2026 è sospeso il presidio fisso antincendio dei vigili del fuoco operante presso il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone (Foggia), come confermato dal comando provinciale dei vigili del fuoco di Foggia;

   la sospensione consegue alla risoluzione della convenzione che regolava il servizio, formalizzata dal dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione – direzione centrale dei servizi civili per l'immigrazione e l'asilo del Ministero dell'interno con nota del 28 luglio 2026; la prefettura di Foggia ne ha dato comunicazione il 30 luglio 2026;

   con la cessazione del servizio straordinario, future emergenze nel centro saranno gestite facendo ricorso al dispositivo di soccorso ordinario, sottraendo così risorse umane e mezzi necessari al territorio;

   il presidio fisso H24 era stato attivato il 23 settembre 2019 su iniziativa dell'allora prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, d'intesa con il comandante provinciale dei vigili del fuoco, ed era stato reso possibile da una convenzione sottoscritta presso il Ministero dell'interno tra il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione e il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, con l'obiettivo dichiarato di innalzare lo standard di sicurezza di un'area nella quale insiste, oltre al centro governativo, l'insediamento abusivo della cosiddetta «pista», già teatro in passato di numerosi incendi con gravi conseguenze e vittime;

   le condizioni che ne motivarono l'istituzione non sono venute meno: secondo i dati del comando provinciale, nel solo 2022 il presidio è intervenuto 152 volte per incendi di baracche nell'area; ancora nel marzo 2026 un rogo ha distrutto quattro baracche sull'ex pista, domato dal personale del presidio con il supporto di una squadra della sede centrale;

   il rischio è aggravato dalla presenza diffusa di bombole di Gpl, allacci elettrici di fortuna e materiali altamente infiammabili, nonché dal fatto che la sospensione interviene nel pieno della stagione estiva, che coincide con il picco del rischio incendi in Capitanata e con il massimo afflusso di lavoratori stagionali nell'insediamento;

   l'area è inoltre interessata dal cantiere del «Villaggio dell'accoglienza», finanziato con 13,7 milioni di euro a valere sul Poc Legalità 2014-2020 del medesimo Ministero dell'interno e da concludere entro il 31 dicembre 2026: la compresenza di cantiere, centro governativo e insediamento informale accresce, anziché ridurre, il livello di rischio;

   il tempo di percorrenza dalla sede centrale di Foggia è incompatibile con la dinamica di propagazione degli incendi in un insediamento di baracche –:

   quali ragioni abbiano determinato la risoluzione della convenzione e se essa sia stata preceduta da una valutazione tecnica del rischio formalizzata;

   se siano stati preventivamente acquisiti l'avviso della prefettura di Foggia e del comando provinciale dei vigili del fuoco e con quale esito;

   quali misure alternative di prevenzione e soccorso siano state predisposte, con quali tempi di intervento stimati, e come si intenda garantire la sicurezza durante la fase di cantiere;

   se non intenda disporre con urgenza il ripristino del presidio, quantomeno fino al completamento degli interventi di riqualificazione e al superamento definitivo dell'insediamento informale.
(4-08712)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta scritta:


   TASSINARI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   lo studio della musica, per essere affrontato professionalmente, chiede un inizio precoce dello studio e la costanza della pratica quotidiana;

   a tal fine, il vecchio ordinamento dei conservatori prevedeva l'accesso ai corsi a studenti di 10/12 anni quando, in casi specifici, anche in età più giovane in presenza di soggetti con spiccato talento musicale;

   il quadro normativo attuale che disciplina i conservatori di musica italiani ha equiparato questo percorso di studi all'istruzione terziaria ma in virtù della necessità di iniziare da bambini lo studio della musica molti dei conservatori hanno mantenuto anche i corsi di base e creato i corsi «propedeutici» che precedono di tre anni i corsi accademici così che si crea una situazione di accavallamento dell'impegno per lo studio degli studenti ancora scolarizzati con la frequenza del conservatorio e lo studio della musica;

   a ciò si aggiunge che le scuole ad indirizzo musicale e/o i licei musicali non rappresentano un vero e proprio supporto scolastico musicale per gli studenti che vogliano intraprendere questo tipo di studio a livello professionale e, pertanto, le suddette scuole non possono in nessun modo sostituire o eguagliare l'apporto didattico che può offrire un conservatorio, a qualsiasi livello di corso;

   lo studio della musica finalizzato alla formazione professionale può prevedere anche 4-5 ore giornaliero di studio individuale dello strumento, che si aggiungono alle ore di frequenza e studio delle altre materie;

   ad aggiungersi alla pratica quotidiana di studio individuale e alle lezioni, ci sono tutte le attività pubbliche, come ad esempio concerti, concorsi, audizioni, tournée, prove eccetera;

   la situazione dello studente impegnato nella pratica musicale si può paragonare a quella dello studente che pratica sport a livello agonistico e ha necessità di frequentare allenamenti giornalieri di svariate ore così come di avere tempo a disposizione per le gare, tornei, partite, trasferte, eccetera;

   sarebbe importantissimo definire condizioni tali da permettere anche agli studenti che frequentano la scuola dell'obbligo, ma sono anche impegnati nello studio della musica, di beneficiare di misure analoghe a quelle previste per gli studenti-atleti di alto livello, al fine di favorire la conciliazione tra il percorso scolastico e quello formativi musicale, con un supporto legislativo evitando che il sovraccarico di impegni dovuti alle ore di frequenza scolastica, allo svolgimento dei compiti per casa e dello studio della musica ponga lo studente musicista di fronte alla necessità di una scelta e a situazioni di stress emotivo e fisico molto forti;

   tale situazione determina una situazione in cui il sovraccarico di impegni spinge molti ragazzi, una volta arrivati ai 16 anni di età, a lasciare la scuola, oppure li spinge a emigrare verso stati esteri per trovare una soluzione scolastica più consona alle loro esigenze;

   la tradizione musicale italiana è radicata nei secoli, fa parte della storia, della cultura e dell'identità del nostro Paese e richiede che il sistema formativo riconosca e supporti i propri talenti in modo da fornire loro tutti i mezzi necessari per affrontare nella massima serenità possibile la carriera concertistica e artistica in generale –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di estrema importanza assumere iniziative normative volte a riconoscere agli studenti che praticano la musica con finalità professionali misure di sostegno e di flessibilità analoghe a quelle previste per gli studenti-atleti di alto livello e, nello specifico, per coloro che frequentano sia il liceo musicale, sia il conservatorio, forme di riconoscimento dei crediti o di coordinamento dei percorsi didattici che evitino la duplicazione della frequenza degli insegnamenti musicali aventi contenuti sostanzialmente coincidenti, potendo così dedicare queste ore per lo studio individuale.
(4-08704)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XI Commissione:


   CAROTENUTO, AIELLO e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   i dati di recente pubblicazione diffusi dall'Ufficio parlamentare di bilancio hanno evidenziato l'anomalia della dinamica retributiva in Italia rispetto al panorama europeo: secondo i dati Ocse, tra il 1990 e il 2024, mentre le retribuzioni reali nei principali Paesi avanzati sono cresciute significativamente (oltre il 30 per cento in Francia e Germania), in Italia sono diminuite dell'1,6 per cento;

   alla preoccupante dinamica salariale si è affiancata la crescita del lavoro a tempo parziale che ha contribuito alla riduzione delle retribuzioni annuali e all'aumento della loro dispersione: allargando la finestra di analisi al 2026 e considerando l'effettiva evoluzione delle forme occupazionali, la perdita delle retribuzioni reali italiane raggiunge addirittura il 6,6 per cento;

   la contrazione interessa soprattutto la parte bassa della distribuzione, colpendo drammaticamente le fasce più deboli: se il 10 per cento più ricco ha visto un incremento del 3,3 per cento, il 10 per cento più povero ha subito un crollo del 40,8 per cento delle proprie entrate;

   per compensare i fallimenti del mercato del lavoro, il sistema tributario è stato utilizzato come leva fiscale: il rafforzamento della capacità redistributiva è stato ottenuto soprattutto riducendo il prelievo sui redditi medio-bassi e concentrando il carico sui redditi medio-alti, con una maggiore esposizione del sistema agli effetti del drenaggio fiscale e con differenze di trattamento tra lavoratori dipendenti e altre categorie di contribuenti;

   tali interventi non affrontano le cause strutturali della stagnazione salariale e della precarizzazione del lavoro: ulteriori incrementi della redistribuzione richiederebbero, come evidenziato dall'Upb, interventi complementari, come la revisione dei regimi agevolati, l'allargamento della base imponibile attraverso il contrasto all'evasione e politiche strutturali volte a contrastare la stagnazione salariale, eventualmente affiancati da strumenti di sostegno al reddito operanti dal lato della spesa;

   l'attuale modello redistributivo ha ormai raggiunto i suoi limiti strutturali: la progressività è schiacciata esclusivamente sui lavoratori dipendenti, mentre rendite e regimi forfettari sottraggono base imponibile;

   ad avviso degli interroganti, il preoccupante effetto distorsivo sul sistema fiscale italiano fotografato dall'Upb è conseguenza diretta delle scelte politiche erronee portate avanti in questi anni dall'Esecutivo in carica –:

   quali iniziative, anche normative, di carattere strutturale per quanto di competenza – come l'introduzione di un salario minimo legale che stabilisca un argine di dignità contro la proliferazione di contratti pirata e il fenomeno dei lavoratori poveri – intenda adottare per invertire la rotta della stagnazione salariale, superando la logica dei soli sgravi fiscali temporanei che non generano produttività né crescita reale dei salari lordi, al fine di restituire potere contrattuale ai lavoratori.
(5-05689)


   GIACCONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   dopo la vicenda Konecta (150 esuberi in Piemonte), altre due aziende di call center hanno comunicato i propri licenziamenti;

   trattasi delle società Tecnocall e Mediacom, con sede ad Asti, che il 7 gennaio 2026 hanno notificato via pec ai sindacati l'avvio della procedura per complessivi 62 esuberi (30 lavoratori su 59 in Tecnocall, 32 su 62 in Mediacom) evitati in extremis solo con trattamenti di solidarietà (2/2026);

   la vicenda era stata già attenzionata con atto parlamentare n. 5-05003;

   le due aziende nell'aprile 2024 avevano costituito un «raggruppamento temporaneo d'impresa» per partecipare all'appalto Iren (multiutility torinese attiva nei settori dell'energia elettrica, del gas e di vari servizi), commessa incentrata sul «servizio clienti», vincendo e prendendo il posto della Konecta (ex Comdata); sempre in virtù della clausola sociale, dal 1° luglio 2024 i lavoratori Konecta (inizialmente 126, poi scesi a 124) che si occupavano dell'appalto Iren erano passati alle dipendenze delle due aziende vincitrici, ossia Tecnocall e Mediacom, che avevano aperto (sempre in base ai vincoli della clausola sociale) una sede ad Asti;

   al primo tavolo del 20 gennaio 2026 le aziende hanno motivato l'esubero con il mancato riconoscimento, da parte del committente Iren, dei volumi previsti dal bando;

   la Iren, dal suo canto, ha motivato la diminuzione del lavoro richiamando l'introduzione di sistemi di intelligenza artificiale e affermando che i volumi dichiarati nel bando di gara non erano assolutamente vincolanti;

   a fine giugno 2026, si è svolto un tavolo istituzionale di crisi convocato dal Comune di Asti presso il Municipio, cui hanno partecipato i rappresentanti sindacali (Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil), le Rsu, i delegati delle aziende appaltatrici Mediacom e Tecnocall, e i rappresentanti della regione Piemonte, mentre Iren ha scelto di non presentarsi, suscitando forte disappunto e dure reazioni tra sindacati e forze politiche e utilizzando il comune come suo portavoce per lamentare la poca acquisizione di nuovi clienti;

   a parere dell'interrogante le giustificazioni addotte da Iren non sono plausibili, stante che il volume della commessa era stato definito dalla stessa, e quindi si configurerebbe come un impegno non mantenuto dalla stessa Iren –:

   se e quali iniziative di competenza si intendano intraprendere in merito a quanto esposto in premessa, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e, nello specifico, evitare che il ricorso a sistemi di intelligenza artificiale si traduca in licenziamenti e perdita di posti di lavoro.
(5-05690)


   SCOTTO e BARBAGALLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il polo industriale della multinazionale farmaceutica Pfizer di Catania rappresenta da oltre quarant'anni un presidio strategico di eccellenza scientifica e produttiva per la Sicilia e per il Mezzogiorno, garantendo occupazione qualificata a centinaia di lavoratori;

   negli ultimi anni l'azienda ha progressivamente ridimensionato il sito produttivo, dapprima con la dismissione del reparto Penicillinico e, più recentemente, con la dichiarazione di esubero di circa 330 dipendenti diretti, cui si aggiungono 40 lavoratori somministrati tramite Randstad;

   la decisione di dismettere definitivamente due linee produttive rischia di aggravare ulteriormente la crisi occupazionale, con pesanti ripercussioni sui lavoratori diretti, sull'indotto e sull'intero tessuto economico e sociale del territorio etneo;

   le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero generale lo scorso 22 luglio 2026, in occasione del tavolo convocato presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, nel quale è stata ribadita la richiesta di revocare la chiusura delle linee produttive e di avviare un piano di rilancio del sito;

   in vista del prossimo incontro istituzionale previsto per il 24 settembre 2026, appare necessario un intervento per garantire la tutela dei lavoratori e la continuità produttiva dello stabilimento –:

   se intenda convocare un tavolo di crisi permanente con l'azienda e le organizzazioni sindacali al fine di definire un accordo che assicuri il mantenimento dei livelli occupazionali, la continuità e il rilancio del sito produttivo, anche subordinando l'eventuale accesso a misure di sostegno pubblico al rispetto degli impegni assunti dall'azienda in materia di occupazione e investimenti.
(5-05691)

Interrogazione a risposta scritta:


   GRIMALDI, MARI, SCOTTO e CAROTENUTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   presso lo stabilimento di Chromavis S.p.A. di Offanengo (Cremona), appartenente al Gruppo Fareva, opera stabilmente Argos S.r.l., società controllata da Chromavis e inserita nella medesima filiera produttiva;

   nel sito lavorano dipendenti Chromavis e circa 120 dipendenti Argos nonché lavoratori in somministrazione, impegnati anche in attività di confezionamento direttamente funzionali alla produzione e alla spedizione dei prodotti, quindi in attività funzionali al medesimo processo produttivo;

   secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Filctem Cgil e Nidil Cgil, ai lavoratori Chromavis viene applicato il Ccnl Chimica e Chimico-Farmaceutica, mentre ai lavoratori Argos viene applicato il Ccnl Multiservizi;

   la diversa disciplina contrattuale comporterebbe differenze significative sotto il profilo salariale, normativo e delle tutele, con particolare impatto su una forza lavoro composta in larga parte da donne;

   le organizzazioni sindacali hanno pertanto denunciato il verificarsi di un fenomeno di dumping contrattuale e sociale, determinato dall'applicazione di un contratto collettivo con condizioni economiche e normative meno favorevoli rispetto a quello applicato ai lavoratori direttamente dipendenti della società committente e operanti nel medesimo contesto produttivo;

   a seguito delle assemblee del 24 luglio 2026, le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione e il 31 luglio 2026 si è svolto uno sciopero presso lo stabilimento di Offanengo, chiedendo l'apertura di un confronto finalizzato all'applicazione del Ccnl Chimica e Chimico-Farmaceutica;

   le organizzazioni sindacali hanno, inoltre, denunciato l'ipotesi di trasferire lavoratori attualmente impiegati a Offanengo verso un reparto esternalizzato nello stabilimento di Madignano, con il rischio di un ulteriore ricorso al Ccnl Multiservizi e di un peggioramento delle condizioni economiche e normative;

   la vicenda di Argos e Chromavis si inserisce in una più ampia problematica generale che interessa il comparto della cosmetica e, più in generale, i settori caratterizzati da esternalizzazioni e frammentazione dei processi produttivi, nei quali il ricorso a differenti contratti collettivi può determinare significative disparità di trattamento tra lavoratori inseriti nel medesimo ciclo produttivo –:

   se non ritengono necessario promuovere un tavolo di confronto sulla vertenza di Offanengo tra l'azienda Chromavis e le organizzazioni sindacali, al fine di favorire una soluzione che assicuri, alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti, adeguate condizioni salariali e normative, anche alla luce delle mansioni effettivamente svolte e della loro stabile integrazione nel ciclo produttivo di Chromavis;

   se siano a conoscenza dell'eventuale trasferimento di attività e lavoratori da Offanengo a Madignano e quali iniziative per quanto di competenza intendano assumere affinché eventuali processi di riorganizzazione o esternalizzazione non determinino il peggioramento delle condizioni occupazionali, retributive e contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori interessati;

   se le società coinvolte abbiano avuto accesso a misure di sostegno pubblico, anche al fine di garantire che tali strumenti siano coerenti con il mantenimento di livelli adeguati di occupazione, retributivi e qualità del lavoro;

   se intendono adottare iniziative, anche di carattere normativo, per contrastare il dumping contrattuale e sociale derivante dall'utilizzo di appalti, esternalizzazioni, somministrazione e differenti contratti collettivi all'interno del medesimo ciclo produttivo, evitando che la competizione tra imprese si traduca nella compressione dei salari e delle tutele dei lavoratori.
(4-08716)

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Barbagallo n. 5-05622 del 14 luglio 2026.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo (ex articolo 134, comma 2 del Regolamento).

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Giachetti n. 4-08078 del 3 giugno 2026 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-05692.