ALLEGATO
Sugli esiti della missione svolta a Stoccolma in occasione della Conferenza interparlamentare sulla Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e sulla Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) (2-3 marzo 2023).
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
La Conferenza interparlamentare per la Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la Politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) è stata istituita dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dell'Unione europea al fine di creare una sede stabile nella quale la Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la Politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), rafforzate dal Trattato di Lisbona, potessero essere discusse congiuntamente da parte dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo. Si riunisce con cadenza semestrale – fatta salva la possibilità di tenere riunioni straordinarie – nel corso di ciascuna Presidenza del Consiglio dell'Unione europea, e non ha poteri decisionali, potendo tuttavia adottare per consenso conclusioni non vincolanti nelle materie di propria competenza.
La riunione, ospitata il 2 e 3 marzo scorso dal parlamento svedese a Stoccolma, aveva come focus di apertura la guerra di aggressione della Russia all'Ucraina (I Sessione), alla luce del quale sono state tracciate una valutazione della Bussola strategica dell'Unione europea per la sicurezza e la Difesa (II Sessione), un'analisi delle problematiche geopolitiche ed ambientalistiche connesse alla regione artica (III Sessione), nonché un ampio dibattito sulle priorità della politica estera e di sicurezza comune (IV e ultima Sessione), cui è seguita una fase di considerazioni finali sul complesso quadro geopolitico in cui è attualmente chiamata a orientarsi e agire l'Unione europea.
Alla Conferenza così articolata partecipavano sei rappresentanti per ogni Stato membro e sedici membri del Parlamento europeo; per l'Italia, hanno preso parte come di consueto, tre parlamentari per la Camera e altrettanti per il Senato, suddivisi in due componenti della Commissione affari esteri e un componente della Commissione difesa. Hanno preso parte alla conferenza altresì ciascuno dei Parlamenti dei Paesi candidati all'adesione e dei membri europei della NATO con quattro osservatori, mentre non era presente l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è di norma invitato a partecipare ai lavori della Conferenza per illustrare le linee e le strategie della politica estera e di difesa comune.
La delegazione della Camera era composta dai deputati Monica Ciaburro, vicepresidente della IV Commissione, Salvatore Caiata e Naike Gruppioni, componenti della III Commissione.
Ha aperto i lavori della Conferenza il presidente del Riksdag Andreas Norman, richiamando le difficoltà del momento storico in Europa collegate allo scoppio della guerra in Ucraina e riaffermando, insieme ai valori di libertà e democrazia dell'Unione, il diritto di ogni Stato a scegliere il proprio futuro, mentre il presidente della Commissione Affari esteri del parlamento svedese Aron Emilsson ha illustrato preliminarmente le finalità e le modalità pratiche di svolgimento della conferenza.
Ha aperto così i lavori della I Sessione, dal titolo «L'aggressione russa all'Ucraina», il presidente della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo David McAllister, che ha subito denunciato senza esitazioni la brutalità di tale aggressione, auspicando decisamente – anche alla luce del mutato quadro geopolitico derivante da tale conflitto – il prossimo ingresso di Svezia e Finlandia della NATO.Pag. 172
Il Ministro per lo sviluppo e la cooperazione internazionale del Parlamento svedese, Johann Forsell, ha deplorato l'aggressione russa all'architettura di sicurezza nata dalla fine della guerra fredda e al sistema di valori europeo e ha confermato la necessità del sostegno all'Ucraina, secondo una prassi già consolidata dal Governo svedese. Ha poi illustrato in concreto le misure di sostegno fornite dal Governo svedese all'Ucraina affinché possa affrontare e vincere la guerra. In questo senso la prospettiva di adesione del Paese all'Unione europea è stata vista come fondamentale anche nell'obiettivo della ricostruzione dell'Ucraina.
Fra i relatori della Conferenza era presente anche l'Ambasciatore ucraino in Svezia, Andrii Plakhotniuk, che, dopo aver ringraziato l'Unione europea per il ripetuto sostegno dimostrato, ha riferito sugli effetti devastanti della guerra nell'ultimo anno, soffermandosi in particolare sul bombardamento delle infrastrutture critiche (Zaporozhye e Cherson), utilizzato dai russi come strumento di terrorismo nei confronti della popolazione civile. Ha affermato che occorre rafforzare il sistema sanzionatorio a livello globale, in particolare garantendo un efficace meccanismo di accountability per la Russia anche attraverso la creazione di un tribunale speciale per i crimini di guerra. A suo giudizio, infine, la ricostruzione va vista anche in una prospettiva a breve termine, provvedendo quanto prima a coordinare a questo fine gli aiuti internazionali per cominciare fin d'ora a ricostruire le capacità dell'Ucraina.
La dottoressa Carolina Vendil Pallin, Vice direttore del Dipartimento di ricerca dell'Agenzia per la difesa svedese, ha espresso l'opinione che l'obiettivo della Russia con la guerra di aggressione sarebbe anche quello di minare il sistema di alleanza delle nazioni europee fra di loro e con gli USA, che considera proprio unico rivale sistemico, mentre i Governi europei per i russi sarebbero semplici gregari.
Nel dibattito sono emerse posizioni variegate a seconda dei Paesi di provenienza degli interventi, ma sostanzialmente coincidenti nella unanime condanna dell'aggressione russa e nella necessità di una risposta strategica e coordinata dell'Unione europea, soprattutto volta a perseguire l'avvio dei negoziati di adesione dell'Ucraina.
In particolare, i Paesi dell'Europa dell'est (Polonia e Paesi baltici) hanno riaffermato con forza la necessità del sostegno militare in termini di difesa antiaerea, di fornitura di carri armati e altri mezzi militari, accelerando l'adesione dell'Ucraina non solo all'Unione europea, ma anche alla NATO. Si è parlato anche di risoluzioni da adottare contro il gruppo Wagner e sono emersi richiami ad un ruolo più efficace delle Nazioni Unite. Non è mancato chi ha sottolineato come sia importante non tanto la pace quanto una vera e propria vittoria dell'Ucraina sul campo per ripristinare la sua integrità.
Unica fra tante voci la rappresentante della delegazione rumena ha sottolineato il ruolo positivo che può essere svolto dalla diplomazia parlamentare. La Slovacchia ha ricordato che il conflitto russo-ucraino ha avuto inizio nel 2014 e che solo dopo nove anni l'Unione europea ha trovato una posizione comune di fronte all'aggressione della Russia, che ha definito stato terrorista. Non è mancato (Lettonia) chi ha richiamato la necessità di avere una posizione più unita di fronte alla Russia, evitando alcune oscillazioni nell'applicazione delle sanzioni ai cittadini russi, come ad esempio quelle concesse dalle autorità austriache ai funzionari russi presenti sul suo territorio. Pochi sono stati i richiami al pericolo di una guerra nucleare e alla necessità di perseguire anche l'obiettivo della pace.
La senatrice Stefania Craxi, presidente della Commissione Affari esteri e difesa, ha esposto il dilemma di come conciliare il dovere della pace con il diritto di difendere la libertà e l'autodeterminazione dei popoli, aggiungendo un richiamo a non sottovalutare in questo clima anche ai focolai di instabilità che provengono dal sud del mondo, in particolare dall'Africa.
La Spagna ha confermato l'appoggio incondizionato all'Ucraina e la necessità di fornire garanzie di sicurezza al sistema europeo di libertà e democrazia, esortando Pag. 173a perseguire i crimini di guerra con la creazione di appositi tribunali, nella convinzione che la giustizia non può prescindere dalla punizione di questi crimini.
Rappresentanti della delegazione svedese hanno attirato l'attenzione sulla condizione delle donne e delle bambine coinvolte dalla guerra, mentre la delegazione britannica, ospite della Conferenza, si è soffermata, oltre che sul ruolo dell'Ucraina a difesa della libertà di tutta l'Europa, in particolare sulla necessità di rendere più efficace la confisca dei beni di proprietà russa, aggiungendo che sarebbe opportuno cambiare le norme in modo da colpire anche le banche centrali dei paesi aggressori.
L'Ungheria ha anticipato il suo favore all'adesione dell'Ucraina alla UE e di Finlandia e Svezia alla NATO, citando incidentalmente anche l'esistenza del piano di pace cinese. In particolare, sulla Cina e sull'eventualità che stia inviando aiuti di vario tipo alla Russia si sono soffermati alcuni rappresentanti delle delegazioni, per dire che occorre verificare ed intervenire di conseguenza, pur senza chiarire quale atteggiamento concreto tenere nei confronti della Cina stessa. Non è mancato il richiamo da parte di una parlamentare europea all'opera di infiltrazione economica e militare svolta dalla Russia in Africa subsahariana, che costituisce una fonte di instabilità ulteriore per la regione. Belgio e Olanda infine hanno confermato la necessità di proseguire con l'invio di armi per arrivare ad una vittoria finale dell'Ucraina e anche la Germania si è posta sulla stessa linea.
Nella loro replica i relatori si sono concentrati sugli aiuti alla ricostruzione da stanziare per l'Ucraina e sul concetto di accountability, inteso come capacità concreta di rendere responsabili gli autori dell'aggressione militare e, in particolare, dei crimini di guerra. Sul punto l'ambasciatore ucraino ha riferito che allo stato attuale esistono già più di 70 mila indagini relative ad aggressioni subite da cittadini ucraini. Ha ribadito che il sostegno richiesto dalle autorità ucraine per proseguire il conflitto è costituito essenzialmente da armamenti, da inviare con la massima tempestività.
Nella II Sessione della Conferenza, dedicata alla Bussola Strategica dell'Unione europea per la sicurezza e la difesa è intervenuto il Ministro della difesa svedese, Pål Jonson, facendo riferimento al mutato quadro della sicurezza nel Baltico all'indomani della guerra di aggressione all'Ucraina, che ha messo in forse – non soltanto in Svezia – certezze acquisite e prospettive immutabili di pace consolidatesi nei decenni della guerra fredda e affrettando il processo di securizzazione della regione baltica e di avvicinamento alla NATO. Il ministro si è particolarmente soffermato sul ruolo dell'Alleanza atlantica e sulla necessità che l'Unione europea assuma maggiori responsabilità in questo ambito, affermando come una priorità della difesa europea sia quella di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e il sostegno all'Ucraina. Anche le sfide nel resto del mondo, particolarmente in Paesi come Burkina Faso, Siria e Libia vanno affrontate contrastando la crescente presenza russa in questi Paesi.
Gli interventi di questa seconda sessione, fra cui quello di Jan Dhaene, ex presidente della Sotto-commissione sicurezza e difesa del Parlamento europeo, hanno evidenziato grande soddisfazione per il fatto che la Bussola strategica dell'Unione europea non sia solo un documento di orientamento generico, ma soprattutto un testo prescrittivo in quanto dettato da circostanze concrete, cui occorre adesso dare pronta attuazione, superando eventuali rigidità burocratiche. Conseguenza diretta della Bussola è stato l'immediato finanziamento di sostegno all'Ucraina quantificato in cinque miliardi ed ampliabile in modo flessibile. Anche sul fronte del partenariato euro-atlantico i risultati sono stati visibili, mostrando come di fronte alla minaccia russa la relazione fra Europa e Stati Uniti ha mostrato di funzionare perfettamente, nonostante sia ancora rintracciabile un eccesso di dipendenza dell'Unione europea rispetto agli USA e benché necessiti di approfondimento la cooperazione militare con il Regno Unito, oltre che con i Pag. 174Paesi del nord Europa, da considerare partner preziosi.
Ewa Skoog Haslum, Capo della Marina militare svedese, ha illustrato i profili di difesa della navigazione marittima oceanica, ai cui fini la cooperazione internazionale ed europea è fondamentale, evidenziando come gli elementi critici di questa difesa siano da individuare nella transizione fra terra e mare (cui le marine dei Paesi baltici sono particolarmente addestrate), la manovrabilità e la mobilità militare, la tutela delle infrastrutture critiche anche su terra. NATO e UE devono cooperare in questi campi per ottenere i migliori risultati ai fini della sicurezza marittima collettiva, che dipende dal trasporto di merci via mare diretto ad assicurare i rifornimenti critici, particolarmente importanti in un'ottica futura.
Nel corso del successivo dibattito gli interventi si sono incentrati sui pericoli di una dipendenza strategica dell'Europa (Francia), che la guerra ha accentuato, interrompendo il dibattito europeo intorno allo sviluppo di una difesa autonoma; sulla necessità di creare un servizio di intelligence europeo per condividere informazioni essenziali nello scenario attuale (Spagna); sui rischi derivanti dall'instabilità dello scenario mediorientale, particolarmente riguardo alla minaccia nucleare iraniana che potrebbe accostarsi alla Russia (Paesi Bassi); sui pericoli degli attacchi cibernetici e sulla capacità europea di anticipare le crisi per il futuro; sulla necessità di una strategia marittima rafforzata e della cooperazione con l'Africa, dove la presenza dei mercenari di Wagner è preoccupante (Portogallo); sull'importanza di perseguire efficacemente i crimini di guerra anche da parte di quei Paesi che non hanno sottoscritto la Convenzione internazionale sui crimini di guerra (Romania). In particolare, relativamente alla capacità europea di dispiegamento rapido, alcuni interventi hanno richiamato alla necessità di un maggiore realismo, facendo presente che non risultano ancora soddisfatti gli obiettivi simili fissati in passato dall'Unione europea.
Da parte italiana (on. Monica Ciaburro) si è perorata la proposta del Ministro della difesa Crosetto di disaccoppiare le spese militari dal computo del disavanzo ai fini del Patto di stabilità, in modo da far fronte efficacemente alla necessità di incrementare la capacità di risposta dei Paesi europei rispetto alle sfide del nuovo scenario bellico e alla mutata situazione geopolitica, caratterizzata dall'emergenza di nuovi player globali oltre la Russia (in particolare la Cina) e dal moltiplicarsi di focolai di instabilità nel mondo.
Nella III Sessione, dedicata alle problematiche della regione artica, che stanno particolarmente a cuore alla Svezia e ai Paesi scandinavi, sono state rilevate tutte le possibili ricadute della guerra su questa delicata regione, già estremamente fragile e sottoposta alle gravi ripercussioni indotte dai cambiamenti climatici. L'Artico costituisce infatti un importante terreno di sfida per esperimenti e ricerche essenziali in campo ambientale e qui si concentrano infatti le mire strategiche e militari di alcuni Paesi extra europei (segnatamente Russia e Cina), mire che occorre contrastare per preservare non solo la stabilità mondiale, ma anche l'equilibrio ambientale globale.
Alla IV Sessione partecipava il Segretario Generale del Servizio europeo per l'azione esterna Stefano Sannino, che si è soffermato principalmente su tre temi: la guerra in Ucraina, il ruolo della Cina e la situazione di quello che ha definito il «Sud globale». Sul primo tema ha rilevato come la guerra in Ucraina abbia infranto alcuni tabù dell'Unione europea, come quello della cooperazione militare. Si è soffermato sui dettagli del sostegno finanziario e militare all'Ucraina, per passare a temi ulteriori quali il global gateway sui cambiamenti climatici, gli interventi nel campo dello spazio cibernetico e le relazioni con Paesi terzi, oltre la Cina, come quelli africani e latinoamericani, che ha definito come «Sud globale». Rispetto a questi attori l'Unione europea deve concepire una propria relazione di collaborazione e condivisione di alcuni temi economici, nel quadro dei rispettivi partenariati. È compito prioritario proprio quello di aiutare il «Sud globale» a superare le sue crisi ricorrenti, attraverso Pag. 175opportune politiche di cooperazione e sostegno finanziario allo sviluppo.
L'Unione europea deve lavorare anche sul piano del bilateralismo, oltre che sul versante multilaterale, nel cui quadro la regione dell'Indo-pacifico e dell'America latina stanno acquisendo un rilievo crescente. Nel campo delle minacce ibride, nel sostegno all'Ucraina e nelle politiche verso Paesi terzi tendenti ad instaurare nuove aree di influenza, scardinando l'ordine internazionale, l'Unione europea ha assunto negli ultimi tempi una identità definita e l'ha imperniata sul rispetto di un sistema preciso di regole, a garanzia dell'ordine globale. In questo quadro, Cina, Russia e Repubblica di Corea rappresentano ormai il nuovo asse della regione dell'Indo-pacifico, una delle aree geopolitiche di maggiore evidenza a cui deve rapportarsi l'Unione per il futuro prossimo, mentre resta un canale privilegiato per l'Unione il rapporto con la Gran Bretagna in termini di cooperazione militare ed economica, anche all'indomani della Brexit, avvenuta nel 2016. Nell'intervento dell'Ambasciatore Sannino è stato altresì menzionata la questioni di un Tribunale ad hoc o di una giurisdizione ibrida (giudici ucraini e giudici internazionali) come alternative possibili per la soluzione del problema dei crimini di guerra che l'Unione sta considerando.
Nel dibattito susseguente rappresentanti della delegazione greca hanno sollevato la questione se l'Europa non sia subalterna alla politica estera statunitense, citando una frase di Junker secondo la quale che l'Unione europea sarebbe un «pagatore globale, ma non un attore globale». La Turchia è stata da alcuni criticata per il suo atteggiamento di ostracismo verso l'adesione di Svezia e Finlandia alla NATO, dato che ha subordina il suo favore all'approvazione di una legislazione contraria alla tradizione di rispetto dei diritti umani vigente in Svezia.
In questo ambito Pavel Fischer (Repubblica Ceca) ha richiamato l'attenzione sui pericoli all'ordine democratico derivanti dalle ricorrenti violazioni dei diritti umani perpetrati all'esterno dell'Unione europea in regioni come il Tibet e il Sinkiang. La Francia ha confermato la volontà di lavorare insieme in Europa per rafforzare l'adozione di una posizione unitaria nei confronti delle principali sfide globali e nell'ambito della difesa comune. Sono state avanzate, infine, richieste di accelerare il processo di adesione dei paesi dei Balcani occidentali, rafforzando la cooperazione dei Parlamenti di questi Paesi con il Parlamento europeo e con i Parlamenti nazionali.
Da parte italiana l'on. Naike Gruppioni ha posto l'accento sulla priorità di rafforzare i meccanismi decisionali europei per garantire una risposta efficace e rapida alle sfide emergenti dal mondo globale, soprattutto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, che rappresenta un vero e proprio punto di non ritorno. Ciò permetterà ai cittadini europei di vivere in un ambiente più sicuro, al riparo dai nuovi rischi ibridi, sia militari tradizionali che cibernetici, e di approcciare i nostri partner globali – come l'ONU, la NATO, l'OSCE, l'UA e l'ASEAN – in maniera più credibile ed efficace, senza trascurare i tavoli di coordinamento bilaterali.
Si è svolta, infine, a latere della conferenza la riunione del cosiddetto Gruppo Mediterraneo (Group MED), nascente dall'esigenza di confrontare ed eventualmente adottare punti di vista condivisi dai Paesi del Mediterraneo ed incentrata, nella specifica circostanza, sull'opportunità di rendere obbligatorie le conclusioni al termine della riunione plenaria (conclusioni attualmente previste, nel regolamento vigente della Conferenza, solo come eventuali). Tema ulteriore della riunione, oltre alla citata questione regolamentare, è stata la gestione dei flussi migratori da parte degli Stati frontiera dell'Unione europea e la mutata situazione a seguito della guerra in Ucraina, anche in conseguenza della presenza di forze militari russe in varie parti del mondo, fra cui l'Africa. La delegazione spagnola, come parte della trojka, si è impegnata a tenere conto nell'organizzazione della prossima conferenza di uno spazio apposito per i temi di interesse per i Paesi del Mediterraneo, su cui promuovere la consapevolezza dell'intera Pag. 176Europa. Come Parlamento spagnolo la delegazione ha detto di voler appoggiare la proposta di Malta e Cipro volta a definire un nuovo format della conferenza che preveda conclusioni obbligatorie, cosa che però potrebbe compromettere l'espressione di una posizione unitaria da parte di tutti i partecipanti: questa esigenza confliggente sarà perciò tenuta debitamente in considerazione. Al riguardo, si è precisato che il relativo emendamento non potrà comunque essere messo in discussione senza una modifica del regolamento stesso della Conferenza.