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CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 20 aprile 2023
97.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni (I)
ALLEGATO
Pag. 163

ALLEGATO 1

Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII, n. 1 e Annesso e Allegati I – VI.

PARERE APPROVATO

  La I Commissione,

  esaminato, per i profili di competenza, il Documento di economia e finanza 2023 (Doc. LVII, n. 1 e Annesso e Allegati I-VI);

  evidenziato, per quanto concerne i profili di stretta competenza della I Commissione, che tra gli obiettivi prioritari indicati nel Programma nazionale di riforma 2023 figura un'azione di modernizzazione e di efficientamento della Pubblica amministrazione, articolata sulle tre direttrici del miglioramento dei meccanismi di accesso e delle procedure di selezione, della semplificazione di norme e procedure e della qualificazione delle risorse umane;

   rilevato che:

    quanto al miglioramento dei meccanismi di accesso e delle procedure di selezione:

    a seguito della semplificazione e della digitalizzazione delle procedure di reclutamento del personale per la copertura dei fabbisogni strutturali e delle esigenze connesse all'attuazione del PNRR, il Governo stima circa 350 mila ingressi nel biennio 2022-2023, pari al 10,9 per cento dell'attuale forza lavoro, considerando sia le sostituzioni del turnover che le nuove assunzioni;

    la richiamata modernizzazione delle procedure selettive ha consentito una riduzione significativa della durata media dei concorsi, ottenuta anche grazie a un imponente investimento nelle infrastrutture digitali;

    il Governo ha preannunciato entro il 30 giugno 2023 l'adozione di atti di fonte secondaria, delle linee guida e degli indirizzi per l'attuazione della riforma delle competenze e delle carriere del personale della pubblica amministrazione, il cui quadro normativo di rango primario è stato definito con l'adozione del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito con modificazioni dalla legge 29 giugno 2022, n. 79, recante ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

   quanto alla semplificazione delle norme e delle procedure:

    si tratta di una riforma trasversale che deve accelerare le procedure direttamente collegate all'attuazione del PNRR, oltre ad adottare misure strutturali volte a ridurre i tempi per la gestione dei procedimenti, con particolare riferimento a quelli che prevedono l'intervento di una pluralità di soggetti;

    nell'ambito del PNRR gli interventi di semplificazione e velocizzazione delle procedure amministrative sono principalmente finanziati con l'investimento Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance per complessivi 734,2 milioni di euro, di cui 717,8 milioni riservati ad azioni mirate di semplificazione;

    con riguardo alle azioni da intraprendere nel 2023 il Governo annuncia l'avvio del processo di graduale semplificazione di procedimenti amministrativi che riguardano cittadini e imprese, secondo la tempistica concordata con le istituzioni europee che prevede entro il 2026 la semplificazione e reingegnerizzazione di 600 procedure;

   quanto alla qualificazione delle risorse umane:

    le azioni intraprese mirano ad investire nelle competenze dei dipendenti pubblici,Pag. 164 come richiesto dal Consiglio dell'UE nelle Raccomandazioni del 2019, perseguendo l'obiettivo fissato dal PNRR di formare, entro il 2026, 750 mila dipendenti della pubblica amministrazione, di cui 350 mila a livello centrale;

    in particolare la direttiva sulla formazione, adottata a marzo 2023 dal Ministro per la pubblica amministrazione, fissa per la prima volta obiettivi quantitativi e qualitativi minimi per la formazione del personale, con la garanzia di un monte ore minimo di 24 ore di formazione l'anno per ogni dipendente, riportando la formazione al centro dei processi di programmazione strategica per la gestione delle risorse umane;

    con la ridefinizione del portale Syllabus, al quale tutte le pubbliche amministrazioni dovrebbero aderire entro il 30 giugno 2023, il Governo si prefigge la formazione in materia di competenze digitali di almeno il 30 per cento dei dipendenti entro il 31 dicembre 2023, fino al 55 per cento dei dipendenti nel 2024 e fino al 75 per cento nel 2025;

    il portale Syllabus costituirà inoltre la base per la creazione del «fascicolo formativo del dipendente», che confluirà nel fascicolo digitale del dipendente, che sarà reso operativo entro l'estate 2023;

   considerato che:

    ad integrazione delle tre direttrici di azione appena descritte, nel Programma nazionale di riforma il Governo enuncia la volontà di procedere, da un lato, a una riduzione della normativa esistente, e, dall'altro lato, a una razionalizzazione delle fonti del diritto;

    nel quadro dell'attività di censimento dei provvedimenti che hanno esaurito la loro funzione, che sono rimasti privi di effettivo contenuto precettivo o che risultano obsoleti, è stata avviata l'analisi dei regi decreti adottati a partire dal 1861, che saranno oggetto di abrogazioni nel corso dell'anno;

    nell'ambito delle misure di semplificazione normativa, il Programma nazionale di riforma annuncia anche l'intenzione di procedere a un riordino del Testo unico degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267);

   apprezzato che:

    tra le priorità del Governo figura la trasformazione digitale del Paese, che anche attraverso gli ingenti finanziamenti resi disponibili con il PNRR dovrebbe consentire di colmare il divario che ancora separa il nostro Paese dai partner europei, con particolare riguardo al settore dei servizi pubblici digitali;

    a tale riguardo, il Piano Nazionale di Riforma si sofferma sullo sviluppo della Piattaforma digitale nazionale dati (PDND) – prevista dal codice dell'amministrazione digitale e operativa dall'ottobre 2022 – che consente l'interoperabilità delle banche dati e abilita lo scambio semplice e sicuro delle informazioni tra le pubbliche amministrazioni attraverso servizi software (API – Application Programming Interface) secondo il principio europeo del «once-only», secondo il quale le pubbliche amministrazioni non devono richiedere dati di cui sono già in possesso;

    il PNR richiama inoltre i progressi dell'attività del Fondo per la repubblica digitale, frutto di una partnership tra pubblico e privato sociale che ha stanziato in via sperimentale, per cinque anni, fino al 2026, circa 350 milioni di euro, per sostenere progetti rivolti alla formazione e all'inclusione digitale;

    per far fronte all'aumentato livello di vulnerabilità della società alle minacce cibernetiche, strettamente connesso ai progressi del processo di digitalizzazione, nel Piano Nazionale di Riforma il Governo prevede che entro il 2024 saranno realizzati almeno 50 interventi di potenziamento effettuati nei settori del Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica (PSNC) e delle reti e dei sistemi informativi (NIS);

   constatato che:

    tra i 21 disegni di legge collegati alla decisione di bilancio previsti dal DEF in quanto completano la manovra di bilancio 2023-2025, figurano, per i profili di competenzaPag. 165 della I Commissione, il disegno di legge recante disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione (presentato al Senato A.S. 615); il disegno di legge in materia di semplificazione normativa (non ancora presentato); il disegno di legge in materia di revisione del testo unico degli enti locali (non ancora presentato),

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 166

ALLEGATO 2

Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII, n. 1 e Annesso e Allegati I – VI.

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVA
PRESENTATA DAL GRUPPO M5S

  La I Commissione,

   esaminato il documento in titolo, recante l'analisi del quadro macroeconomico italiano relativo all'anno 2022 e le previsioni tendenziali e programmatiche per il 2023 e per il triennio successivo,

   considerato che:

    il Documento di economia e finanza (DEF) 2023, approvato dal Consiglio dei ministri l'11 aprile 2023, aggiorna le previsioni di finanza pubblica per il periodo 2023-2026. In merito alle tendenze recenti dell'economia e della finanza pubblica, il DEF 2023 certifica che nel 2022 l'Italia ha proseguito la fase di recupero dell'attività economica e di consolidamento della finanza pubblica avviata l'anno precedente;

    nello scenario tendenziale a legislazione vigente, il PIL è previsto crescere in termini reali: dello 0,9 per cento nel 2023, all'1,4 per cento nel 2024, all'1,3 per cento nel 2025, all'1,1 per cento nel 2026;

    sulla base delle misure fiscali che verrebbero assunte, la crescita del PIL nello scenario programmatico è prevista pari: all'1 per cento per il 2023, all'1,5 per cento nel 2024;

    nella lettera di validazione del DEF 2023 del 7 aprile u.s., lo scenario macroeconomico dell'economia italiana tratteggiato appare soggetto a rischi, soprattutto di matrice internazionale e prevalentemente orientati al ribasso sulla crescita oltre il breve termine, in virtù di diversi fattori, tra i quali, oltre al conflitto in corso in Ucraina, le nuove turbolenze finanziarie internazionali e la persistenza dell'inflazione, l'UPB riporta come restino sullo sfondo del DEF 2023 i rischi ambientali e nell'immediato anche quelli legati alle condizioni climatiche: la siccità in estate spingerebbe infatti al rialzo i prezzi sia dei beni alimentari sia dell'energia nella seconda metà dell'anno;

    il quadro macroeconomico tendenziale (QMT) e la relativa previsione del PIL reale delineato dal DEF 2023 per il complesso dell'orizzonte previsivo (2023-26), sebbene al limite per quanto attiene al 2024 secondo la validazione dell'UPB, incorpora una forte spinta proveniente dai programmi di investimento previsti nel PNRR e, quindi, rilevanti attese sugli investimenti pubblici che beneficiano di una forte accelerazione all'accumulazione di capitale impressa dal PNRR. In tal senso, come sottolinea lo stesso UPB, il venire meno degli investimenti del Piano, o una rimodulazione in avanti, inciderebbe pertanto in misura non trascurabile sui profili di crescita annuali dei quadri macroeconomici. Essendo altresì le previsioni validate sulla base delle informazioni congiunturali disponibili a oggi, nonché assumendo la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del PNRR, il QMT appare instabile e incerto, per cui le prospettive potrebbero cambiare in misura non trascurabile nel corso dell'orizzonte di previsione ed i relativi rischi, bilanciati nel breve termine, si orientano al ribasso per i prossimi anni;

    è sulla base dell'incerto scenario macroeconomico sopra delineato che, con la Relazione presentata come documento annesso al DEF 2023, il Governo, sentita la Commissione europea, richiede l'autorizzazione a ricorrere all'indebitamento, utilizzando gli spazi finanziari resisi disponibili per effetto dell'andamento tendenziale dei conti pubblici più favorevole, negli anni Pag. 1672023 e 2024, rispetto agli obiettivi programmatici di indebitamento netto fissati per i medesimi anni;

    nel quadro macroeconomico programmatico, le proiezioni più favorevoli del rapporto deficit/PIL a legislazione vigente per il 2023 consentono un margine di circa 3 miliardi che il Governo dichiara di voler utilizzare per finanziare un nuovo provvedimento d'urgenza volto a ridurre gli oneri contributivi a carico dei lavoratori dipendenti; nello scenario programmatico per il 2024, 4 miliardi saranno allocati in un Fondo destinato alla riduzione della pressione fiscale;

    nel DEF 2023, a completamento della manovra di bilancio 2023-2025, il Governo dichiara quali collegati alla decisione di bilancio 21 disegni di legge, di cui 18 non ancora presentati;

    interessano, in particolare, in questa sede, i provvedimenti in tema di «disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione (Atto Senato 615)»; «misure in materia di semplificazione normativa»; «revisione del Testo Unico degli Enti locali»;

   rilevato che:

    nonostante si tratti del primo DEF del mandato di Governo e di avvio della legislatura e dovendo considerare come ottimistiche le previsioni macroeconomiche ivi contenute – soprattutto con riguardo all'anno 2024 e, in generale, al peso dell'inflazione – esso non reca misure né prospettive di crescita;

    le misure di sostegno ai lavoratori e al sistema economico – a favore dei quali sarebbero destinate le risorse rinvenienti dal più favorevole quadro tendenziale, al momento oggetto di mero annuncio e prive di indicazioni con riguardo all'applicazione e agli effetti – appaiono comunque esigue, ma soprattutto non durature, in quanto limitate, ciascuna di esse, ad un'unica annualità e alternative tra di loro;

    nel DEF non sono previste risorse aggiuntive per i rinnovi dei CCNL afferenti al personale dipendente dalle Pubbliche Amministrazioni per la tornata contrattuale 2022-2024, assenza che appare anche in contraddizione con gli stessi obiettivi indicati nel Piano Nazionale di Riforma e con il necessario recupero di attrattività da parte della Pubblica Amministrazione delle migliori professionalità e competenze, testimoniato dai risultati fallimentari delle procedure di reclutamento attivate per il suo rafforzamento anche ai fini dell'attuazione del PNRR;

    in aperta distonia con le dichiarazioni e, concretamente, con le misure emergenziali assunte dal Governo in materia di accoglienza e gestione dei flussi migratori, il DEF mostra la correlazione tra debito pubblico e presenza di lavoratori immigrati, segnalando che un aumento di circa il 30 per cento di ingressi di migranti porterebbe a una consistente riduzione del debito pubblico nei prossimi decenni, in particolare a causa della situazione denatalità e della prospettiva in ordine alla composizione demografica del nostro Paese – «Nel 2022 si è registrato un deciso incremento nelle entrate programmate di lavoratori immigrati: si tratta di un flusso pari a 922 mila assunzioni, +250 mila rispetto al 2021 e quasi +295 mila sopra il livello del 2019. Un ritmo di crescita che è stato quindi superiore a quello che ha interessato il complesso delle entrate programmate: + 47 per cento tra il 2019 e il 2022 per i lavoratori immigrati e +12,2 per cento per il complesso della domanda di lavoro delle imprese. quello dei lavoratori stranieri è un segmento del mercato del lavoro che svolge già da tempo un ruolo fondamentale in tanti ambiti produttivi, con un peso che è atteso aumentare per l'impatto delle dinamiche demografiche», come delineato nel volume «Lavoratori immigrati, 2022» del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal;

    il DEF non menziona azioni specifiche né interventi di programmazione e ottimizzazione delle politiche nazionali per il prossimo triennio a sostegno e in attuazione dei tre obiettivi trasversali del PNRR – la parità generazionale, la parità di generePag. 168 e la coesione territoriale, quest'ultima posta vieppiù a rischio dall'attuazione dell'articolo 116 della Costituzione, al momento in itinere, dell'autonomia differenziata come prevista dal Governo – né l'adozione di misure in favore del comparto sicurezza e soccorso;

    rilevato, altresì, che il DEF non reca indicazioni concernenti la lotta alla corruzione e all'evasione fiscale né alle azioni per rafforzarne il contrasto, oltremodo necessarie in costanza dei massicci investimenti pubblici per le opere e i progetti connessi all'attuazione del PNRR e del PNC;

    ritenuto, alla luce di quanto sopra esposto che non siano condivisibili il contenuto e le finalità del provvedimento in titolo,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

  Alfonso Colucci, Auriemma, Penza, Riccardo Ricciardi.

Pag. 169

ALLEGATO 3

Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII, n. 1 e Annesso e Allegati I – VI.

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVA DEL GRUPPO PD

  La I Commissione,

   premesso che:

    il primo Documento di economia e finanze del Governo Meloni si caratterizza per una preoccupante assenza di ambizioni, strategie, di risorse;

    tale assenza si riflette sugli andamenti economici: a fronte di un tasso di crescita tendenziale già modesto, 0,9 per cento nel 2023, 1,4 per cento nel 2024, 1,3 per cento nel 2025 e 1,1 per cento nel 2026, l'obiettivo programmatico risulta superiore di soli 0,1 punti sia per l'anno in corso che per il prossimo, mentre negli anni successivi i due valori coincidono;

    le previsioni tendenziali sono state validate dall'UPB assumendo la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del PNRR, rispetto a cui il DEF presenta affermazioni molto evasive quali «Il Governo è al lavoro per ottenere la terza rata del PNRR entro il mese di aprile e per rivedere o rimodulare alcuni progetti del Piano per poterne poi accelerare l'attuazione», a conferma dell'inadeguatezza e dell'incapacità dell'esecutivo che, dopo aver sprecato mesi inutilmente, sta ora tentando di scaricare le sue responsabilità su chi lo ha preceduto;

    senza una netta accelerazione nell'utilizzazione dei fondi del PNRR sarà difficile ottenere gli obiettivi di crescita programmati: il Governo «confida» che accada quello che è successo negli ultimi anni con una crescita economica che ha «sorpreso al rialzo», senza tuttavia indicare misure in grado di determinare tale rialzo;

    la conferma degli obiettivi di indebitamento netto in rapporto al PIL già contenuti nel Documento Programmatico di Bilancio (DPB), ossia 4,5 per cento quest'anno, 3,7 per cento nel 2024 e 3,0 per cento nel 2025 determina un orientamento fortemente restrittivo di politica fiscale: il saldo primario passa da -3,6 per cento nel 2022 (-1,2 per cento al netto dei bonus edilizi riclassificati) a un avanzo dello 0,3 per cento nel 2024 e del 2 per cento nel 2026;

    a fronte di un aumento delle entrate determinato dall'inflazione si registra una sostanziale stabilità della spesa nominale e, pertanto, una riduzione in termini reali del livello di finanziamento dei servizi pubblici; la spesa primaria in percentuale del PIL, infatti, si riduce costantemente in tutto l'orizzonte previsivo;

    particolarmente emblematici sono i tagli sulla spesa sanitaria: dal 6,9 per cento in rapporto al PIL del 2022 si scende al 6,3 per cento del 2024 che diventa 6,2 per cento per il biennio successivo, riduzioni determinate da una crescita media stimata del PIL nominale del 3,6 per cento a fronte di una crescita media stimata della spesa sanitaria dello 0,6 per cento nel triennio 2024-2026; per tornare sopra il 7 per cento (valore di riferimento per la media europea) ci vorrebbero quasi 20 anni (7,1 per cento nel 2045);

    i margini disponibili in conseguenza della conferma degli obiettivi programmatici, pari a 3,4 miliardi di euro nel 2023 e a 4,5 miliardi di euro nel 2024, saranno utilizzati, con un prossimo provvedimento normativo, per finanziare un taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente nel 2023 e il Fondo per la riduzione della pressione fiscale nel 2024;

    sul resto il Documento non dice nulla, limitandosi ad affermare che «il finanziamentoPag. 170 degli interventi di politica di bilancio avverrà individuando le opportune coperture all'interno del bilancio pubblico», a ulteriore conferma dell'assenza di qualunque strategia di politica economica, e che al «finanziamento delle cosiddette politiche invariate a partire dal 2024, nonché alla continuazione del taglio della pressione fiscale nel 2025-2026, concorreranno un rafforzamento della revisione della spesa pubblica e una maggiore collaborazione tra fisco e contribuente»;

    mantenere per il 2024 il taglio del cuneo contributivo previsto dalla legge di bilancio e quello annunciato dal DEF richiederà 10 miliardi di euro, mentre è stato lo stesso Ministro per la pubblica amministrazione a indicare in 7-8 miliardi di euro una cifra «realistica» per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego: a fronte dei 4,5 miliardi derivanti dalla revisione dell'obiettivo di deficit, solo per queste due voci il Governo dovrà reperire circa 13 miliardi di euro con la prossima manovra di bilancio, senza considerare che non vengono previste risorse per altre voci fondamentali come le pensioni, sia per la riforma del sistema pensionistico sia per il finanziamento dell'istituto di «opzione donna», la sanità, l'istruzione, l'attuazione della delega fiscale;

    nonostante lo stesso Documento, nel tratteggiare gli scenari di lungo periodo sulla sostenibilità del debito pubblico, certifichi che il modo migliore per ridurre il rapporto debito/PIL è quello di avere più stranieri regolarmente occupati – poiché il contrasto al calo delle nascite o l'obiettivo della crescita economica in prospettiva si rivelano comunque meno efficaci – non si ravvisano fin qui provvedimenti del Governo volti ad incrementare in maniera adeguata il numero di stranieri regolarmente occupati,

  esprime

PARERE CONTRARIO.