ALLEGATO 1
Documento di economia e finanza 2023.
Doc. LVII, n. 1, Annesso e Allegati.
PARERE APPROVATO
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminati, per le parti di propria competenza, il Documento di economia e finanza 2023 (Doc. LVII, n. 5) e l'annessa Relazione al Parlamento ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 243;
premesso che:
sulla base dello scenario a legislazione vigente le prospettive per l'anno in corso risultano nel DEF 2023 moderatamente più favorevoli rispetto al quadro sottostante le previsioni ufficiali effettuate lo scorso novembre nella NADEF facendo prevedere una crescita del PIL in termini reali dello 0,9 per cento, quindi in rialzo di 0,3 punti percentuali rispetto allo 0,6 per cento prospettato nello scenario programmatico della NADEF del novembre scorso;
nel quadro macroeconomico programmatico per gli anni 2023 e successivi vengono confermati gli obiettivi (previsti dalla NADEF) del deficit pari al 4,5 per cento del PIL nel 2023, 3,7 per cento nel 2024, 3,0 per cento nel 2025 e che per il 2026 il nuovo obiettivo di deficit è fissato al 2,5 per cento del PIL;
per quanto concerne i profili di stretta competenza della VII Commissione, con particolare riguardo al settore istruzione, nel DEF si sostiene la necessità di agire sul piano dell'accesso e del diritto allo studio e su quello dell'orientamento e inserimento nel mondo del lavoro al fine di ridurre i divari in termini di competenze degli studenti italiani rispetto alla media OCSE;
nel DEF si dà rilievo alle linee di investimento riguardanti le infrastrutture per l'edilizia scolastica, strutture per lo sport, messa in sicurezza degli edifici, allestimento di ambienti di apprendimento innovativi, laboratori formativi per lo sviluppo di competenze digitali e STEM;
con riferimento all'università, il Programma nazionale di riforma indica tra le proprie finalità quella del rafforzamento del sistema universitario, teso all'inclusione, alla meritocrazia e all'inserimento nel mondo del lavoro;
in relazione alla creazione di nuove strutture di edilizia universitaria, al fine di ridurre il divario del Paese rispetto alla media Ue, è stato istituto il Fondo per l'housing universitario;
con riferimento al settore della ricerca, nel Programma si dà evidenza del fatto che in termini di innovazione le prestazioni del Paese nel periodo 2015-2022 sono migliorate a un ritmo più sostenuto rispetto alla media Ue (17,4 per cento, a fronte di una media del 9,9 per cento);
per quanto concerne il settore della cultura, il quadro macroeconomico riflette una significativa ripresa dei consumi delle famiglie nei settori dei servizi maggiormente colpiti dalle restrizioni introdotte a seguito della pandemia da Covid-19, come quelli in ricreazione e cultura (19,6 per cento), per la quale è risultato determinante il ruolo trainante – sia in termini di posti di lavoro, sia per il contributo alla crescita del PIL – del patrimonio storico e artistico del nostro Paese e delle elevate professionalità presenti nei relativi settori rendendo evidente l'opportunità di rafforzare le politiche di sostegno del settore;
con riguardo allo sport, nel DEF viene valorizzata la connessione fra scuola Pag. 239e sport, in particolare, tramite gli investimenti per le infrastrutture e l'edilizia scolastica, per la realizzazione o il recupero di locali da adibire alla pratica sportiva, anche in chiave di investimento per le comunità;
nell'ambito dell'editoria, il DEF menziona fra i collegati alla manovra di bilancio un disegno di legge recante misure di sostegno alla filiera dell'editoria libraria;
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti osservazioni:
a) valuti il Governo l'opportunità di adottare misure incentivanti dei consumi culturali, quali l'introduzione di detrazioni fiscali;
b) valuti il Governo l'opportunità di rivedere le norme relative all'incentivazione del mecenatismo, quali il cosiddetto Art bonus, estendendo la platea dei beneficiari delle erogazioni liberali a tutte le forme di produzione artistica e culturale;
c) valuti il Governo l'opportunità di introdurre opportune modifiche alla legge 29 luglio 1949, n. 717, recante norme per l'arte negli edifici pubblici, meglio nota come «legge del 2 per cento», al fine di garantirne l'effettiva applicazione;
d) valuti il Governo l'opportunità di introdurre le opportune modifiche alle attuali normative di regolazione del mercato dell'arte, snellendo le procedure autorizzative e introducendo specifici incentivi fiscali per le transazioni che si concludono nell'ambito delle mostre d'arte, al fine di attrarre gli investimenti dei collezionisti internazionali e tutelare il mercato artistico italiano;
e) valuti il Governo l'opportunità di introdurre misure volte a rafforzare il settore del cinema e dell'audiovisivo, che costituiscono strumenti formidabili per la rappresentazione e la conservazione delle identità culturali del popolo italiano e del suo territorio;
f) valuti il Governo l'opportunità di adottare interventi diretti in favore dell'editoria libraria e giornalistica a supporto sia dell'offerta, sia della domanda di consumi;
g) valuti il Governo l'opportunità di rivedere le norme del finanziamento pubblico dello spettacolo dal vivo anche al fine di potenziare l'efficacia del sistema dell'erogazione di contributi;
h) valuti il Governo l'opportunità di rafforzare le misure per l'internalizzazione del settore musicale.
ALLEGATO 2
Documento di economia e finanza 2023.
Doc. LVII, n. 1, Annesso e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAL GRUPPO PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminati, per le parti di propria competenza, il Documento di economia e finanza 2023 (Doc. LVII, n. 5) e l'annessa Relazione al Parlamento ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 243 che rappresenta il principale documento di politica economica e di bilancio con il quale il Governo, in una prospettiva di medio-lungo termine, traccia gli impegni e gli indirizzi delle politiche pubbliche di consolidamento finanziario e di spesa;
premesso che:
il primo Documento di economia e finanza del Governo Meloni si caratterizza per una preoccupante assenza di ambizioni, di strategie, di risorse;
tale assenza si riflette sugli andamenti economici: a fronte di un tasso di crescita tendenziale già modesto, 0,9 per cento nel 2023, 1,4 per cento nel 2024, 1,3 per cento nel 2025 e 1,1 per cento nel 2026, l'obiettivo programmatico risulta superiore di soli 0,1 punti sia per l'anno in corso che per il prossimo, mentre negli anni successivi i due valori coincidono;
le previsioni tendenziali sono state validate dall'UPB assumendo la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del PNRR, rispetto a cui il DEF presenta affermazioni molto evasive quali «Il Governo è al lavoro per ottenere la terza rata del PNRR entro il mese di aprile e per rivedere o rimodulare alcuni progetti del Piano per poterne poi accelerare l'attuazione», a conferma dell'inadeguatezza e dell'incapacità dell'esecutivo che, dopo aver sprecato mesi inutilmente, sta ora tentando di scaricare le sue responsabilità su chi lo ha preceduto;
senza una netta accelerazione nell'utilizzazione dei fondi del PNRR sarà difficile ottenere gli obiettivi di crescita programmati: il Governo «confida» che accada quello che è successo negli ultimi anni con una crescita economica che ha «sorpreso al rialzo», senza tuttavia indicare misure in grado di determinare tale rialzo;
la conferma degli obiettivi di indebitamento netto in rapporto al PIL già contenuti nel Documento programmatico di bilancio (DPB), ossia 4,5 per cento quest'anno, 3,7 per cento nel 2024 e 3,0 per cento nel 2025 determina un orientamento fortemente restrittivo di politica fiscale: il saldo primario passa da –3,6 per cento nel 2022 (-1,2 per cento al netto dei bonus edilizi riclassificati) a un avanzo dello 0,3 per cento nel 2024 e del 2 per cento nel 2026;
a fronte di un aumento delle entrate determinato dall'inflazione si registra una sostanziale stabilità della spesa nominale e, pertanto, una riduzione in termini reali del livello di finanziamento dei servizi pubblici; la spesa primaria in percentuale del PIL, infatti, si riduce costantemente in tutto l'orizzonte previsivo;
particolarmente emblematici sono i tagli sulla spesa sanitaria: dal 6,9 per cento in rapporto al PIL del 2022 si scende al 6,3 per cento del 2024 che diventa 6,2 per cento per il biennio successivo, riduzioni determinate da una crescita media stimata del PIL nominale del 3,6 per cento a fronte di una crescita media stimata della spesa sanitaria dello 0,6 per cento nel triennio Pag. 2412024-2026; per tornare sopra il 7 per cento (valore di riferimento per la media europea) ci vorrebbero quasi 20 anni (7,1 per cento nel 2045);
i margini disponibili in conseguenza della conferma degli obiettivi programmatici, pari a 3,4 miliardi di euro nel 2023 e a 4,5 miliardi di euro nel 2024, saranno utilizzati, con un prossimo provvedimento normativo, per finanziare un taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente nel 2023 e il Fondo per la riduzione della pressione fiscale nel 2024;
sul resto il Documento non dice nulla, limitandosi ad affermare che «il finanziamento degli interventi di politica di bilancio avverrà individuando le opportune coperture all'interno del bilancio pubblico», a ulteriore conferma dell'assenza di qualunque strategia di politica economica, e che al «finanziamento delle cosiddette politiche invariate a partire dal 2024, nonché alla continuazione del taglio della pressione fiscale nel 2025-2026, concorreranno un rafforzamento della revisione della spesa pubblica e una maggiore collaborazione tra fisco e contribuente»;
mantenere per il 2024 il taglio del cuneo contributivo previsto dalla legge di bilancio e quello annunciato dal DEF richiederà 10 miliardi di euro, mentre è stato lo stesso Ministro per la pubblica amministrazione a indicare in 7-8 miliardi di euro una cifra «realistica» per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego: a fronte dei 4,5 miliardi derivanti dalla revisione dell'obiettivo di deficit, solo per queste due voci il Governo dovrà reperire circa 13 miliardi di euro con la prossima manovra di bilancio, senza considerare che non vengono previste risorse per altre voci fondamentali come le pensioni, sia per la riforma del sistema pensionistico sia per il finanziamento dell'istituto di «opzione donna», la sanità, l'istruzione, l'attuazione della delega fiscale;
ritenuto che:
il Def mostra notevoli lacune e non prospetta alcun intervento adeguato a sostegno dei settori che investono il sapere nelle sue declinazioni quali scuola, università, ricerca e istituti culturali, benché essi rappresentino il volano per un durevole sviluppo sociale ed economico;
ritenuto impossibile:
valutare, dai dati riportati, se la manovra tracciata sia effettivamente in grado di promuovere una crescita dell'economia e dell'occupazione;
tenuto conto che:
il Documento è orientato a sostenere la ripresa economica nella fase di uscita dall'emergenza pandemica e prevede interventi e risorse già previste con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);
tenuto conto che:
inoltre, nella premessa, si sottolinea che le previsioni di crescita sono «di natura estremamente prudenziale»: di conseguenza, è lecito attendersi «un aumento del tasso di crescita del Pil e dell'occupazione che vada ben oltre le previsioni del Documento».
constatato che, infatti:
nel 2026 si spenderanno circa 1,5 miliardi di euro in meno rispetto al 2023 per redditi da lavoro dipendente nelle P.A., di cui un miliardo saranno sottratti alle retribuzioni dei dipendenti delle amministrazioni centrali;
dinanzi a questi tagli sarà difficile aprire una trattativa seria sul rinnovo per il CCNL scuola 2022-2024;
constatati:
i numeri del DEF, secondo i quali non ci sarà nessun recupero dei livelli occupazionali pregressi e nemmeno una sostituzione completa delle uscite, è sancito, di fatto, un blocco anche delle assunzioni che avranno una ricaduta negativa per il personale scolastico;
la politica economica sancita dal DEF 2023 avrà ripercussioni negative, quindi, anche sui dipendenti della scuola: gli aumenti stipendiali del personale scolastico continueranno ad essere irrisori rispettoPag. 242 al livello di inflazione, che seguita a diminuire il potere di acquisto di retribuzioni e pensioni;
considerati, inoltre:
gli interventi dell'ultima legge di bilancio, la prima dell'esecutivo, che ha destinato solo 150 milioni di euro per l'anno 2023 finalizzati alla valorizzazione del personale e all'orientamento e nulla invece al rinnovo contrattuale dei docenti, per il quale intervento erano attesi 300 milioni, già stanziati dal precedente governo nella legge di bilancio 2022, a decorre dall'anno 2023;
considerato che:
i dati forniti dal Documento confermano una politica di tagli e risparmi, già avviata con i primi interventi approvati in legge di bilancio;
stigmatizzato:
già nel corso della discussione della legge di bilancio, l'introduzione, a decorrere dall'a.s. 2024/2025, della nuova disciplina relativa alla determinazione dei criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi e la sua distribuzione tra le regioni, che determinerà, di fatto, un risparmio che impatterà negativamente su tutto il territorio, sugli alunni e le tante famiglie alle quali, a causa di un evidente dimensionamento delle strutture scolastiche, verrà negato il diritto allo studio;
rilevato che:
in seguito all'approvazione di tale norma sul dimensionamento molte regioni, tra cui alcune situate nel centro-sud del Paese, hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale;
considerato che:
la norma porterà alla chiusura di quasi 700 scuole in due anni, con la conseguenza che molte scuole sottodimensionate e gestite con le reggenze dovranno essere chiuse;
visto che:
il documento disattende l'opportunità, invece attesa, di un ulteriore adeguamento quantitativo delle risorse da destinare al comparto della scuola, indicando come obiettivo programmatico a lungo termine il raggiungimento del valore della media europea dell'indice di spesa per l'istruzione in rapporto al prodotto interno lordo;
considerato che:
appare poco efficace, in termini di risposta all'emergenza del disagio giovanile, la politica di sostegno per favorire l'accesso dei giovani ad iniziative culturali;
il Documento ricorda l'istituzione dei due nuovi strumenti: la Carta della cultura giovani e la Carta del merito, che sostituiscono la Carta elettronica, legata al bonus cultura per i diciottenni, la prima è destinata a tutti i residenti nel territorio nazionale in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità e appartenenti a nuclei familiari con ISEE non superiore a 35.000 euro ed è utilizzabile nell'anno successivo a quello del compimento del diciottesimo anno di età, mentre la seconda è destinata agli studenti che hanno conseguito il diploma con una votazione di almeno 100 centesimi ed è utilizzabile nell'anno successivo a quello del conseguimento del diploma;
ritenuto che:
si tratta di misure pensate a ridurre la platea dei beneficiari;
riteniamo, infatti che inserire il limite del reddito ha stravolto il valore educativo e simbolico dello strumento come forma di ingresso universale alla cittadinanza;
è necessaria una nuova politica per fronteggiare la povertà educativa;
rilevato che:
il provvedimento non fa alcun cenno ai diversi aspetti del settore culturale e che, inoltre, risultano assenti previsioni di sostegno allo spettacolo, al cinema, alla tutela dei beni culturali, alla promozione della lettura, all'arte e alla musica;
Pag. 243constatato che, per quanto riguarda il settore dell'università e della ricerca:
il Governo non assume nessun impegno finanziario di programmazione per interventi di settore;
rilevato che:
il DEF 2023 non fa alcun cenno a risorse strutturali di intervento a sostegno dello sport e dei lavoratori del settore;
stigmatizzata:
l'assenza nel documento di interventi volti a considerare lo sport e la cultura del movimento come un bene essenziale e un investimento fondamentale, sotto il profilo sociale, della salute ed economico, per il futuro del nostro Paese,
esprime
PARERE CONTRARIO
Manzi, Berruto, Orfini, Zingaretti.
ALLEGATO 3
Documento di economia e finanza 2023.
Doc. LVII, n. 1, Annesso e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAL GRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminati, per le parti di propria competenza, il Documento di economia e finanza 2023 (Doc. LVII, n. 5) e l'annessa Relazione al Parlamento ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 243;
premesso che:
dal documento in oggetto evince che da tempo le proiezioni ufficiali evidenziano una tendenza a un rapido invecchiamento della popolazione comune a livello europeo, anche se con intensità diverse nei Paesi dell'Unione. Ciò comporta da un lato una riduzione significativa della popolazione attiva, dall'altra un aumento delle spese di natura sociale, specialmente di quelle legate all'invecchiamento: spesa previdenziale e assistenziale, sanitaria per l'assistenza a lungo termine. Inversamente, minori esborsi sono previsti per l'istruzione, visto il progressivo calo delle nascite e quindi della quota di popolazione in età scolare;
dunque emerge immediatamente un progressivo ma ineluttabile decremento delle risorse legato alla denatalità e quindi alla contrazione della popolazione scolastica;
in riferimento alla scuola, partendo da un livello pari al 3,6 per cento del PIL nel 2027, l'indice di spesa presenta un andamento stabile nei primi anni e lievemente decrescente fra il 2030 e il 2040. Tale riduzione è trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche. Tuttavia, tra il 2040 e il 2055, la dinamica di spesa evidenzia un leggero aumento di circa 0,2 punti percentuali di PIL, che si riassorbe successivamente. Al 2070 la spesa in rapporto al PIL converge verso un valore pari al 3,4 per cento;
dunque, nel capitolo dedicato alla sensitività e sostenibilità delle finanze pubbliche si descrive una tendenza lineare della spesa per istruzione (mediamente 3,4 per cento del PIL nel medio e lungo periodo), che salgono solo nel periodo 2022-2026, quando si assorbono le risorse del PNRR (circa 22 miliardi di euro), per poi tornare al livello precedente, non determinando pertanto un incremento strutturale;
tra gli obiettivi di risparmio che coinvolgono diversi ministeri, in termini di indebitamento netto (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 novembre 2022) evince, in riferimento al Ministero dell'istruzione e del merito, 28,3 milioni di euro nel 2023, 39,4 milioni di euro nel 2024 e 49,2 milioni di euro nel 2025; in riferimento al Ministero dell'università e della ricerca 7,2 milioni di euro nel 2023,10,8 milioni di euro nel 2024 e 13,5 milioni di euro nel 2025; in riferimento al Ministero della cultura 13,8 milioni nel 2023, 19,7 milioni di euro nel 2024 e 24,6 milioni di euro nel 2025;
premesso ancora che:
dal Documento rileva che l'ultimo Rapporto OCSE «Education at a glance» (di ottobre 2022) rappresenta come l'Italia ancora sconta un ritardo nei livelli di istruzione, che negli ultimi 20 anni sono cresciuti più lentamente della media OCSE. I dati ISTAT («Report sui livelli di istruzione e ritorni occupazionali – anno 2021») del 25 ottobre 2022, inoltre, rilevano che, nel 2021, la quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni che ha conseguito almeno un titolo di Pag. 245studio secondario superiore – il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese – è pari al 62,7 per cento a fronte di una media Ue del 79,3 per cento;
il fenomeno dell'abbandono scolastico resta, poi, un problema rilevante: nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, nel 2021 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni con al più un titolo secondario inferiore e non più inseriti in un percorso di istruzione o formazione – cosiddetti ELET (Early Leavers from Education and Training) – è stimata al 12,7 per cento;
a ciò va aggiunto il cosiddetto skill mismatch (ossia la discrepanza di competenze tra quelle richieste dal mercato del lavoro e quelle effettivamente in possesso da parte dei lavoratori e/o dei candidati), la cui incidenza in Italia è superiore alla media OCSE;
a fronte di queste problematiche, il governo dichiara che scuola e università sono due asset essenziali e complementari della stessa strategia, che è quella di riportare la conoscenza e il merito al centro della crescita del Paese; tuttavia, le risposte di policy alle principali sfide del paese non si dimostrano all'altezza di risolvere le problematiche evidenziate;
il documento parla dell'avvio di un importante programma di riforme nell'ambito del PNRR, programma che però vede a rilento la realizzazione dei progetti e il raggiungimento degli obiettivi;
il DEF ricorda le sei riforme, oggetto di provvedimenti legislativi già varati, oggi entrati in fase di attuazione: la riorganizzazione del sistema scolastico; la formazione del personale; le procedure di reclutamento e di progressione di carriera; il nuovo sistema di orientamento; il riordino degli istituti tecnici e professionali; lo sviluppo della formazione professionale terziaria con il potenziamento degli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy).
a fronte degli irrisori stanziamenti previsti in legge di bilancio (150 milioni per l'anno 2023 per formazione insegnanti), va innanzitutto ribadito che la riorganizzazione del sistema scolastico porterà ad un dimensionamento che, a partire dal 2024/2025, conterà 700 dirigenti scolastici e DSGA in meno su tutto il territorio nazionale. Il maggior numero degli accorpamenti e dunque di tagli delle dirigenze scolastiche e del personale ATA, è localizzato nel sud Italia. A soffrire il dimensionamento saranno prevalentemente le province di Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo, Sicilia e Sardegna;
tra l'altro, per quanto riguarda il completamento della riforma degli Istituti tecnologici superiori non si fa menzione dell'urgenza di predisporre ed emanare i decreti legislativi attuativi della riforma approvata ormai nel luglio dello scorso anno;
nel PNR-SEZ III rileva che per la riforma dell'istruzione sono stati considerati gli effetti in termini di riduzione dell'abbandono scolastico, miglioramento del capitale umano e della qualità dell'offerta scolastica e universitaria. Tali interventi hanno un impatto significativo nel lungo periodo;
solo per chiarezza si precisa che il capitolo di spesa previsto per il triennio 2023-2025 presentato nella Tabella n. 7 degli «Stati di previsione» della legge di bilancio 2023 prevede un taglio di spesa nel triennio per l'Istruzione scolastica di oltre 4 miliardi di euro, in buona sostanza si passerà da una spesa complessiva per l'Istruzione scolastica di oltre 52 miliardi del 2023, ad una spesa di poco oltre 48 miliardi di euro del 2025;
considerato che:
il Def, quanto all'Università, nel Programma nazionale di riforma indica, tra l'altro, la finalità del rafforzamento del sistema universitario, teso all'inclusione, alla meritocrazia e all'inserimento nel mondo del lavoro; si rileva inoltre che, sempre in attuazione del PNRR (M4C1 – Investimento 1.7), nella legge di bilancio 2023 si incrementa di 250 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025 il Fondo integrativo statale (FIS) per la concessione di borse di studio per studenti universitari e AFAM (articolo 1, comma 566 della legge n. 197 del 2022);
Pag. 246va tuttavia precisato, che, a fronte delle risorse assolutamente insufficienti previste in LDB, per il diritto allo studio servono risorse aggiuntive anche per eliminare la piaga dei vincitori senza borsa e per abbassare le tasse universitarie; si evidenzia, altresì, che in caso di presenza di idonei non beneficiari e del relativo mancato raggiungimento dell'obiettivo (300.000 borse entro il 2023 e 336.00 entro il 2024), il rischio è la totale perdita dei fondi previsti dal PNRR per l'investimento considerato;
il DEF 2023 afferma che il Governo intende utilizzare una parte rilevante delle risorse del PNRR e degli altri strumenti a disposizione per colmare questi divari, investendo sempre più risorse finanziarie e capitale umano per valorizzare il ruolo strategico della ricerca e dell'innovazione nel percorso di rilancio del Paese, sottolineando, quindi, che la Componente 2 «Dalla ricerca all'impresa» della Missione 4 «Istruzione e Ricerca» del PNRR si inserisce nel percorso tracciato dal Programma nazionale per la ricerca, stanziando circa 11,4 miliardi per una serie di investimenti da realizzarsi tra il 2022 e il 2026;
si auspica dunque il reale raggiungimento degli obiettivi per la ricerca finalizzati al rafforzamento della ricerca, la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata, il supporto ai centri per l'innovazione, il trasferimento tecnologico, il potenziamento delle infrastrutture di ricerca del capitale e delle competenze di supporto all'innovazione;
si evidenzia l'assenza di qualsiasi concreta disposizione in favore degli enti di ricerca o del personale impegnato in progetti di ricerca legati al PNRR;
considerato inoltre che:
con riguardo alla cultura, a livello di quadro macro-economico, la Sezione I, recante il Programma di Stabilità, riferisce che nel 2022, i consumi delle famiglie hanno registrato una ripresa significativa (4,6 per cento), anche se ancora insufficiente a recuperare i livelli precedenti alla pandemia. Tale evoluzione – sempre secondo il Documento – è stata determinata dalla robusta ripresa dei consumi in quei settori dei servizi che erano stati maggiormente colpiti dalle restrizioni introdotte a seguito della pandemia da Covid-19, come quelli in ricreazione e cultura (19,6 per cento);
a livello macro-economico, la Sezione III, recante il Programma nazionale di riforma, stima un impatto percentuale del PNRR – M1C3: turismo e cultura 4.0, sul PIL rispetto allo scenario base pari allo 0,1 per cento per il triennio 2021-2023 e allo 0,4 per cento per il triennio 2024-2026;
in riferimento ai beni culturali, si segnalano 399 milioni in meno di investimenti fissi lordi, per minori spese per la difesa, la manutenzione, il recupero e la tutela del patrimonio culturale e le opere nel settore ambientale e per la difesa del suolo;
tra gli altri interventi previsti dalla manovra di bilancio 2023-25 emerge che, per favorire l'accesso dei giovani ad iniziative culturali, tramite la revisione dell'attuale misura per la card diciottenni, sono istituite dal 2023 la «carta della cultura giovani», a beneficio di tutti i residenti appartenenti a nuclei familiari con ISEE non superiore a 35.000 euro e utilizzabile nel diciannovesimo anno di età, e la «carta del merito», in favore dei soggetti che hanno conseguito entro il diciannovesimo anno di età il diploma finale presso istituti di istruzione secondaria superiore o equiparati con una votazione di almeno 100 centesimi;
appare evidente che, in un Paese fortemente impoverito e diseguale sul piano del diritto all'istruzione, siamo molto lontani dallo stanziare le risorse stabili e strutturali che sarebbero effettivamente necessarie;
si evidenzia l'assenza di qualsiasi riferimento in favore dello spettacolo e soprattutto dei lavoratori del settore;
quanto allo sport, il Documento, nella Sezione III, nel descrivere gli interventi realizzati in attuazione del PNRR e con la legge di bilancio 2023, valorizza in più punti la connessione fra scuola e sport e Pag. 247l'incremento del Fondo unico a sostegno del movimento sportivo italiano, che prevede anche un sostegno alla maternità delle atlete non professioniste, e l'incremento delle risorse del Fondo sport e periferie (cfr., rispettivamente, articolo 1, commi 613, 616 e 617 della legge 197/2022).
con riguardo all'editoria, la Sezione I del DEF menziona fra i collegati alla manovra di bilancio un disegno di legge recante misure di sostegno alla filiera dell'editoria libraria;
considerato ancora che:
nonostante l'investimento in Istruzione, Università e ricerca rappresenti la leva più solida di cui un governo dispone per centrare i suoi obiettivi di coesione sociale e sviluppo economico e che la spesa pubblica in questi specifici ambiti è ancora sotto la media europea, con evidenti riflessi negativi sui risultati scolastici, la mobilità e la coesione sociale, il Def per il 2023, a fronte degli obiettivi elencati, nella sezione del Piano nazionale di riforma, prevede risorse del tutto insufficienti rispetto a quelle che sono le reali esigenze;
è evidente che il governo non si dimostra disponibile ad adottare politiche che concentrino risorse aggiuntive sul settore della conoscenza, individuando fonti di finanziamento reperibili nell'immediato, anche operando una selezione delle priorità e delle urgenze di sviluppo;
è indiscutibile che l'investimento nella formazione delle nuove generazioni rappresenta un parametro vitale per qualunque Paese voglia elaborare un positivo progetto di crescita per il proprio futuro;
per quanto concerne i beni culturali, in cui il nostro paese ha investito solo una esigua percentuale del PIL, un valore tanto basso da mettere a rischio la tutela anche del patrimonio culturale più prezioso e noto come l'area archeologica di Pompei, il Colosseo, l'archivio nazionale, mentre il blocco delle assunzioni sta paurosamente depauperando la capacità dello Stato di assicurare la normale attività di tutela, affidando tale attività a interventi straordinari o al solo intervento del privato;
nel documento non c'è un solo cenno al settore dello spettacolo, che vede il FNFV (Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo) non incrementato, con evidente grave pregiudizio per tutti gli addetti del settore; stessa cosa dicasi per il settore del cinema e dell'audiovisivo;
considerato che:
la strada maestra per ridare slancio ad un'economia in crisi, ad un modello di sviluppo sostenibile, ad una società che metta al centro il benessere dei cittadini e la loro qualità di vita passa non solo attraverso la previsione di adeguate risorse economiche al mondo della scuola italiana, dell'università, della ricerca e della cultura, ma anche e soprattutto attraverso una programmazione economica che preveda una valorizzazione complessiva del sistema;
le riforme e gli investimenti del PNRR non solo dovranno attuarsi in modo complementare e sinergico con le azioni e gli obiettivi finanziati con le risorse della politica di coesione ma per portare a regime e garantire il potenziamento dei servizi sono comunque necessari investimenti aggiuntivi sul personale scolastico, universitario e degli enti di ricerca;
appare dunque indispensabile che il governo si impegni:
a rafforzare le misure volte a sostenere l'istruzione, l'università e la ricerca, anche garantendo l'adeguamento dei trattamenti degli insegnanti ai livelli europei, l'assunzione di più psicologi e pedagogisti per fornire sostegno agli studenti e a tutta la comunità scolastica, l'aumento dei fondi per Università e ricerca a favore di studenti, ricercatori e personale tecnico e amministrativo, l'accesso aperto ai risultati delle ricerche e la riduzione del numero chiuso per l'accesso all'Università;
a reperire risorse adeguate a garantire il diritto all'istruzione per tutte le bambine e i bambini, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, al fine di colmare il divario tra Nord e Sud ed assicurarePag. 248 la costruzione di una scuola realmente inclusiva, che coinvolga tutti gli alunni con particolare attenzione agli alunni in situazioni di disagio socio-economico ovvero ai bambini con disabilità, introducendo strumenti di supporto indirizzati alle famiglie quali la garanzia del tempo pieno, l'implementazione dei servizi di mensa scolastica, la gratuità dei libri di testo e dei servizi di trasporto;
a reperire le adeguate risorse necessarie per restituire peso e valore all'istruzione scolastica, per promuovere la formazione degli insegnanti, per valorizzare la professionalità docente e per sostenere l'innovazione didattica e organizzativa, nella consapevolezza che la scuola debba rappresentare uno dei più importanti fattori di crescita del Paese, garantendo il diritto allo studio e la garanzia di accesso per tutti e a tutti i livelli di istruzione;
ad adottare iniziative volte a reperire le risorse necessarie per la piena attuazione del Piano nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni, dirette a garantire la gratuità dei servizi educativi 0-3 anni a favore dei nuclei familiari a basso Isee ed una scuola dell'infanzia (3-6 anni) ad accesso universale e gratuito;
ad adottare iniziative volte a valorizzare economicamente tutto il personale scolastico, mediante iniziative volte a reperire risorse adeguate e ad innalzare le retribuzioni, portandole al livello europeo, e a definire una progressione di carriera del personale scolastico;
a destinare nuove risorse al comparto istruzione e ricerca, in modo da trasformare il problema della denatalità in una opportunità e non in una penalizzazione e riportare le classi a un massimo di 20 alunni per classe;
a rivedere la normativa approvata inerente al dimensionamento scolastico, in particolare ad adottare iniziative normative volte ad abrogare la disciplina introdotta, anche alla luce dei rischi e delle criticità che potrebbero derivare dalla controversa riforma dell'autonomia differenziata da riconsiderare integralmente, con particolare riguardo al sistema di istruzione, che deve mantenere i caratteri di uniformità ed eguaglianza su tutto il territorio nazionale;
a predisporre misure per supportare il sistema dell'istruzione, di ogni ordine e grado, anche nell'ottica di una innovazione scolastica che preveda l'utilizzo delle nuove tecnologie e di strumenti avanzati di didattica, nonché per favorire tra gli studenti una coscienza civica capace di contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo nella scuola, nella società e nel web;
a utilizzare compiutamente e ottimizzare le risorse messe a disposizione dal PNRR per la creazione e la trasformazione delle istituzioni scolastiche in ambienti d'apprendimento innovativi, anche dal punto di vista dell'edilizia scolastica, della metodologia d'insegnamento e dei linguaggi, fornendo direttive e linee guida chiare ed efficaci e supportando gli enti locali e le istituzioni scolastiche nel processo di attuazione del Piano;
ad adottare iniziative concrete per modernizzare le università italiane, nella consapevolezza che l'università debba essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita;
a introdurre misure volte a garantire il diritto allo studio in tutto il sistema dell'alta formazione predisponendo un numero adeguato e crescente di borse di studio per i meritevoli meno abbienti provenienti da famiglie particolarmente colpite dalla carenza di lavoro e dalle difficoltà sociali;
potenziare il sistema di accreditamento dei corsi di laurea valorizzando i corsi di laurea esistenti e scongiurando la chiusura di molti corsi di studio causati dalla mancanza di risorse e da criteri di accreditamento troppo restrittivi;
ad adottare iniziative urgenti finalizzate al reale raggiungimento degli obiettivi per la ricerca finalizzati al rafforzamentoPag. 249 della ricerca, la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata, il supporto ai centri per l'innovazione, il trasferimento tecnologico, il potenziamento delle infrastrutture di ricerca del capitale e delle competenze di supporto all'innovazione;
stanziare risorse necessarie al fine di favorire e di non penalizzare il comparto della ricerca, con l'obiettivo di creare una nuova leva di giovani ricercatori e di investire su di essi come risorsa per modernizzare tanto il funzionamento delle istituzioni di ricerca quanto l'università, rendendola un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita;
ad intraprendere ogni iniziativa utile finalizzata ad adottare piani straordinari di assunzione e stabilizzazione di ricercatori negli Enti pubblici di ricerca e nelle università impegnati in progetti di ricerca legati al PNRR;
a implementare gli interventi a sostegno del patrimonio culturale in considerazione della peculiarità del patrimonio culturale italiano, unico rispetto agli altri Paesi;
a porre particolare attenzione ai temi della cultura, effettuando investimenti nell'intero settore culturale, con strategie di lungo periodo non solo per quanto riguarda il patrimonio dei beni culturali, ma anche il mondo dello spettacolo, del cinema e dell'audiovisivo, prevedendo misure di supporto e ristoro per tutti i lavoratori di questo comparto, incluso il settore della lirica, della prosa, delle orchestre, della danza, dei circhi e spettacoli viaggianti, della formazione artistica e delle imprese culturali;
introdurre meccanismi virtuosi di reperimento e distribuzione delle risorse nel settore dello spettacolo;
a rendere strutturali gli incrementi di risorse finanziarie disposti nel corso dell'emergenza pandemica a favore dei settori della cultura, dello spettacolo, dell'istruzione, dell'università, della ricerca scientifica, dell'editoria e dello sport, per lo sviluppo economico e sociale del Paese, con l'obiettivo di tendere progressivamente verso l'allineamento della spesa statale in questi settori alla spesa media dei Paesi europei;
valutato infine che:
il Documento di economia e finanza per il 2023, a fronte degli obiettivi che si pone, ovvero dei ritardi accusati dal nostro Paese per una loro concreta realizzazione, non prevede lo stanziamento di risorse aggiuntive, inoltre da esso evince la totale assenza di una programmazione chiara e univoca;
dal DEF ci si sarebbe aspettato una più responsabile azione volta davvero a promuovere gli investimenti nell'istruzione, nella formazione, nella ricerca, nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, nello sport e nell'editoria,
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PARERE CONTRARIO
Orrico, Amato, Caso, Cherchi.