ALLEGATO 1
Interrogazione n. 5-00693 Boldrini: Sul ripristino dello stato di diritto in Tunisia
TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
La Tunisia attraversa una grave crisi finanziaria, che rischia di indebolire e mettere a repentaglio il corretto funzionamento delle sue istituzioni.
Il Governo segue con particolare attenzione l'evoluzione del quadro politico e sociale nel Paese, che rimane un partner di importanza strategica, come dimostrano le recenti missioni a Tunisi del Presidente del Consiglio.
L'azione diplomatica dell'Italia ha consentito di portare la questione tunisina al centro dell'agenda politica dell'Unione europea, come testimonia la visita della Presidente della Commissione europea Von der Leyen lo scorso 11 giugno a Tunisi assieme al Presidente del Consiglio e al Primo Ministro olandese Rutte, nel corso della quale sono stati compiuti importanti passi in avanti per l'approvazione di un piano europeo di sostegno economico e per la cooperazione in ambito migratorio.
Obiettivo prioritario in questa fase è scongiurare il collasso finanziario e istituzionale del Paese, nella convinzione che la via maestra per preservare le importanti conquiste democratiche del periodo post-rivoluzionario sia proprio quella di un intenso dialogo sia con i vertici politici che con la società civile tunisina.
E nella consapevolezza dei rischi che comporterebbe un eventuale disimpegno dell'Europa dalla Tunisia: destabilizzazione degli equilibri socio-politici della regione, aumento dei flussi migratori, crescita dell'influenza russa.
D'intesa con i partner europei, l'Italia è impegnata per facilitare il dialogo di Tunisi con il Fondo Monetario Internazionale e per favorire le riforme interne con un approccio pragmatico e graduale.
Allo stesso tempo, il Governo continua a sensibilizzare le Autorità tunisine – nel pieno rispetto della sovranità del Paese – sulla necessità di preservare le importanti conquiste democratiche dell'ultimo decennio e di assicurare il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali.
Nei costanti contatti di queste settimane con le controparti tunisine è stata sottolineata l'importanza di proteggere le garanzie costituzionali e lo stato di diritto, e di astenersi da iniziative suscettibili di incrinare l'impegno della Comunità Internazionale a sostegno dell'economia tunisina.
Anche in ambito multilaterale, come avvenuto in occasione della 41esima revisione periodica universale in Consiglio Diritti Umani a Ginevra, l'Italia continua a sollecitare il Governo tunisino per garantire il rispetto della libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione e garantire un ambiente sicuro e favorevole alla società civile.
Sull'inclusione della Tunisia nella lista dei Paesi di origine sicuri ai sensi dell'articolo 2-bis del decreto legislativo n. 25 del 2008, come rilevato nei periodici aggiornamenti istruttori, la Tunisia continua a garantire in misura uniforme il diritto alla vita, attuando sin dal 1991 una moratoria de facto contro la pena di morte, la libertà di parola, di assemblea, come testimoniato dallo svolgimento di episodiche manifestazioni anti-governative, la libertà di religione e la terzietà e indipendenza della magistratura.
Il Governo ritiene pertanto che, nonostante gli sviluppi degli ultimi mesi, la cornice istituzionale del Paese resti sufficientemente robusta da giustificarne la qualifica quale Paese «sicuro» per richiedenti asilo.
ALLEGATO 2
Interrogazione n. 5-00914 Quartapelle Procopio: Sull'emergenza umanitaria in Sudan
TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
La Farnesina, in stretto coordinamento con i partner europei e internazionali, segue con attenzione gli sviluppi della situazione in Sudan.
Vorrei iniziare dal quadro umanitario, che continua a suscitare profonda apprensione. Secondo le stime più accreditate, i combattimenti hanno provocato ad oggi circa 900 vittime, molte delle quali civili, e circa 5 mila feriti, oltre a danni e saccheggi. La popolazione ha enormi difficoltà a rifornirsi di beni di prima necessità, ad usufruire dei servizi essenziali e ad avvalersi degli ospedali locali, molti dei quali risultano inagibili.
Circa 700 mila profughi all'interno del Sudan si aggiungono ai quasi quattro milioni di sfollati interni stimati prima dello scoppio della crisi. Consistenti flussi di sudanesi in fuga dal Paese si recano negli Stati limitrofi, in particolare Egitto, Sud Sudan, Ciad, Etiopia ed Eritrea.
Il Sudan rimane un Paese di interesse prioritario per la Cooperazione Italiana.
Nel 2022 la programmazione di emergenza ha destinato oltre 6 milioni di euro ad iniziative bilaterali e multilaterali nel Paese, con particolare attenzione ai bisogni di rifugiati e sfollati interni, al settore della sicurezza alimentare, della salute e del cosiddetto WASH («Acqua, sanificazione e igiene»). Sul versante delle iniziative di sviluppo, il Comitato Congiunto, tra gennaio e marzo scorsi, ha deliberato a favore del Sudan 13,6 milioni di euro, destinati a interventi negli ambiti della salute, dell'agricoltura e della sicurezza alimentare. Più in generale, il portafoglio delle attività di sviluppo attualmente in corso in Sudan ammonta a 60 milioni di euro.
Sul piano operativo, le iniziative in fase di attuazione nella capitale sudanese sono state interrotte. Gli uffici in Sudan orientale, regione in cui si concentrano principalmente le iniziative della Cooperazione Italiana, sono al momento attivi, benché da remoto. In Darfur, alcuni dei progetti, in particolare nel settore sanitario, sono tuttora in corso e proseguono grazie all'impiego di personale locale in modalità remota. Mantenerne l'operatività è infatti essenziale, data la situazione di quella regione.
La Farnesina continuerà a monitorare con attenzione l'evoluzione dei bisogni umanitari nel Paese. Non faremo mancare il nostro sostegno. Le modalità devono essere definite.
Il conflitto in corso ci impone una riflessione sulla possibilità di continuare a operare in Sudan in condizioni di piena sicurezza, consapevoli dell'importanza di non dare – soprattutto in questa fase – segnali di disimpegno verso le fasce più vulnerabili della popolazione.
Valuteremo quindi gli spazi di operatività in funzione della concreta evoluzione sul terreno.
Gli equilibri sul campo tra l'esercito regolare, facente capo al Presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, Generale Burhan, e le Rapid Support Forces, le forze paramilitari del Generale Mohamed Hamdan Dagalo «Hemetti», rimangono fluidi.
Le numerose tregue umanitarie concordate anche su richiesta della comunità internazionale – da ultimo quella di ventiquattro ore dello scorso 10 giugno – sono state rispettate solo in parte dai belligeranti.
Sin dall'inizio delle violenze, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha più volte richiamato l'urgenza di un cessate il fuoco immediato e senza condizioni, assumendo l'iniziativa Pag. 45anche nell'ambito del G7 Esteri riunito in Giappone, dove all'Italia è stata attribuita la guida della discussione sui temi relativi al Continente africano.
Prima delle operazioni di evacuazione, che l'Italia ha completato con successo lo scorso 23 aprile mettendo al sicuro connazionali, cittadini europei e di altri Paesi e lo staff dell'Ambasciata, il Ministro Tajani ha avuto contatti diretti con Burhan e con Hemetti, anche al fine di assicurare un passaggio sicuro al convoglio italiano.
Da alcune settimane, la nostra Ambasciata è tornata operativa grazie alla ricollocazione temporanea ad Addis Abeba. Questo ci consente di seguire da vicino gli eventi a Khartoum e nel resto del Paese, in attesa che il nostro personale possa tornare a operare in sicurezza in Sudan.
Sul piano multilaterale, l'Italia ha sostenuto, insieme a tutti i Partner UE e agli altri Paesi G7, la convocazione di una Sessione Speciale sulla crisi in Sudan del Consiglio Diritti Umani a Ginevra. Questa si è svolta l'11 maggio e ha adottato una Risoluzione che richiama le parti a garantire il pieno e sicuro accesso umanitario, il ripristino delle infrastrutture essenziali e una soluzione pacifica del conflitto basata sul dialogo inclusivo, per riportare il Paese sul percorso di transizione verso un Governo a guida civile.
Nel corso dell'ultimo Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea, i Ministri hanno concordato di mantenere un dialogo costante con le parti belligeranti, al fine di arrivare al più presto a una cessazione permanente delle ostilità.
Il Ministro Tajani ha esortato gli altri Paesi e il SEAE a mantenere alta l'attenzione sulla crisi, anche al fine di evitare l'ulteriore destabilizzazione della regione e contenere nuovi flussi migratori irregolari.
L'Italia incoraggia e sostiene le iniziative di mediazione regionale promosse dall'Unione Africana e dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, l'IGAD, che riunisce i Paesi del Corno d'Africa.
Sosteniamo anche gli sforzi congiunti di Stati Uniti e Arabia Saudita, che hanno condotto a contatti – benché indiretti e preliminari – tra i belligeranti e a successive tregue umanitarie. Continueremo a incoraggiare i contendenti a mantenere aperti i canali di dialogo avviati a Gedda, per facilitare la cessazione delle ostilità e la distribuzione degli aiuti umanitari.
Questa è la premessa imprescindibile per la ripresa di un dialogo nazionale che includa i vari attori politici e la società civile, e per il ristabilimento di istituzioni civili democratiche.
ALLEGATO 3
Interrogazione n. 5-00975 Formentini: Sulla partecipazione di Taiwan ai lavori dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
L'Italia – in linea con i Paesi dell'Unione Europea, del G7 e con altri Paesi che condividono la stessa impostazione – adotta un approccio inclusivo al tema della salute globale in ambito multilaterale.
Sosteniamo quindi la partecipazione di tutti i partner, incluse le autorità sanitarie e gli esperti di Taipei, che possano fornire un contributo costruttivo ai lavori dell'Assemblea Mondiale della Salute, la cui 76a edizione ha avuto inizio lo scorso 21 maggio a Ginevra.
In questa prospettiva, dal 2020 l'Italia aderisce alle iniziative promosse da un gruppo di Paesi a sostegno della partecipazione di Taipei all'Assemblea Mondiale della Salute in qualità di osservatore.
Anche quest'anno abbiamo confermato la nostra adesione. Il sostegno all'iniziativa è stato riaffermato anche nelle recenti Dichiarazioni Ministeriali G7 Esteri e Salute.
L'obiettivo è ribadire l'appello a favore della partecipazione dei delegati taiwanesi ai lavori a livello tecnico dell'Assemblea e, più in generale, ampliare le occasioni di coinvolgimento di esperti dell'isola nell'attività dell'Organizzazione.
La posizione adottata dal Governo italiano sul tema è pienamente in linea con la «One China Policy», poiché la partecipazione all'Assemblea Mondiale della Salute in qualità di osservatore non presuppone il requisito della statualità.
La questione è stata oggetto di una valutazione nell'ambito della Commissione Generale e successivamente nella Plenaria dell'Organizzazione, dove l'assenza di consenso tra i Paesi membri ha impedito l'inserimento nell'ordine del giorno di un punto aggiuntivo sulla partecipazione di Taiwan.
Il Governo intende comunque continuare a promuovere in tutte le sedi opportune la ricerca di ogni possibile forma di coinvolgimento di Taipei ai lavori alle istanze dell'Organizzazione.
ALLEGATO 4
Modifiche al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30. C. 1134 Governo, approvato dal Senato e C. 101 Billi.
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
La III Commissione (Affari esteri e comunitari),
esaminato, per gli aspetti di propria competenza, il disegno di legge C. 1134, approvato dal Senato, recante modifiche al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, non modificato nel corso dell'esame in sede referente, cui è abbinata la proposta di legge C. 101 Billi;
evidenziato che, in via generale, il provvedimento si inquadra all'interno della riforma del sistema della proprietà industriale, prevista dalla Missione 1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con l'obiettivo, tra gli altri, di rafforzare il ruolo dell'Italia nei consessi europei e internazionali sulla proprietà industriale;
apprezzata la norma di cui all'articolo 1, che introduce il divieto di registrazione come marchi di segni evocativi, usurpativi o imitativi di indicazioni geografiche e di denominazioni di origine protette, in base alla normativa statale o dell'Unione europea, inclusi gli accordi internazionali di cui l'Italia o l'UE sono parte;
preso atto che l'articolo 2 introduce nel Codice la protezione temporanea dei disegni e dei modelli che figurano in una esposizione tenuta nel territorio dello Stato o di uno Stato estero con il quale si abbiano accordi reciprocità di trattamento;
valutato che l'articolo 5 dispone il brevetto italiano mantenga i suoi effetti e coesista con il brevetto europeo, anche in caso di successivo annullamento o decadenza di quest'ultimo;
apprezzata la norma di cui all'articolo 8, che rafforza il controllo preventivo sulle domande di brevetto utili per la difesa dello Stato, prevedendo, da una parte, la riduzione dei termini per l'esercizio del controllo ministeriale su tali domande e, dall'altra, l'estensione delle casistiche da sottoporre al controllo medesimo;
valutata positivamente la norma di cui all'articolo 13, che consente all'Italia di aderire al Digital Act Service dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO), relativo allo scambio sicuro di documenti tra gli uffici della proprietà intellettuale nazionali partecipanti;
preso atto che l'articolo 19 include le domande internazionali designanti e aventi effetto per l'Italia tra i riferimenti che devono essere tenuti in considerazione dall'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi per valutare la novità del brevetto,
esprime
PARERE FAVOREVOLE.