ALLEGATO 1
Risoluzione n. 7-00117 Boldrini: Sull'impegno dell'Italia a favore del disarmo nucleare.
NUOVA FORMULAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE
La III Commissione,
premesso che:
le armi nucleari costituiscono ancora oggi la più grave minaccia per l'umanità: basti ricordare che l'atomica di Hiroshima pesava circa 4.500 chilogrammi e uccise 140 mila persone, mentre una bomba nucleare odierna pesa poche centinaia di chilogrammi e può uccidere un milione di persone;
le esplosioni nucleari, oltre alla morte, provocano danni irreparabili sulle persone esposte alle radiazioni. Le atomiche su Hiroshima e Nagasaki provocarono conseguenze visibili ancora oggi sul corpo dei sopravvissuti: tumori alla pelle, alle ossa e all'apparato riproduttivo, problemi respiratori, malattie cardiovascolari, effetti negativi sul sistema immunitario;
è quindi fondamentale continuare gli sforzi per la loro riduzione con l'obiettivo di una definitiva eliminazione, con un approccio progressivo, graduale e di natura inclusiva al disarmo nucleare;
le catastrofi umanitarie e i danni irreversibili prodotti dalle armi nucleari appaiono inconciliabili con il diritto internazionale umanitario, e negli anni passati hanno indotto la comunità internazionale a rendere prioritari gli obiettivi della non proliferazione e del disarmo;
la guerra in Ucraina, le esplicite e reiterate minacce di uso dell'arma nucleare testimoniano oggi i rischi di una possibile escalation dagli esiti letali;
sono indubbiamente gravi e indici della pericolosità della situazione sia la decisione di Putin di sospendere il trattato Start sia il suo annuncio di voler dispiegare armi nucleari tattiche in Bielorussia;
l'arsenale globale di armi nucleari operative è aumentato nel 2022. Secondo il documento «Nuclear Weapons Ban Monitor» della ong norvegese «Norsk Folkehjelp», all'inizio del 2023 le nove potenze nucleari detenevano 9.576 testate nucleari operative, equivalenti a oltre «135.000 bombe di Hiroshima». La Russia possiede il più grande arsenale nucleare al mondo (4.489 testate operative) e preoccupano altresì i programmi di riarmo nucleare perseguiti dalla Repubblica Popolare Cinese dal momento che, secondo l'ultimo Rapporto annuale preparato nel 2022 dal Pentagono sull'evoluzione degli sviluppi di sicurezza in atto in Cina, Pechino potrebbe disporre di millecinquecento testate entro il 2035. Secondo il SIPRI invece, la Repubblica Popolare Cinese, che possedeva 350 testate nel gennaio 2022, avrebbe raggiunto quota 410 a gennaio 2023;
l'Italia, pur considerando l'articolata cornice degli impegni internazionali e gli aspetti di sicurezza collegati, ha sempre ribadito che l'obiettivo di un mondo senza armi nucleari è uno dei cardini della propria politica estera;
il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) è il principale pilastro dei percorsi di disarmo nucleare e va rafforzato in tutti i suoi aspetti, rilanciandone l'universalizzazione e sollecitando gli Stati, in particolare quelli dotati di armamenti nucleari, ad aderirvi senza condizioni;
la 10a Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione nucleare, svoltasi tra il 1° e il 26 agosto 2022, si è conclusa, come l'ultima che l'ha preceduta, con la mancata approvazione del documento finale a causa esclusivamente del veto solitario opposto dalla Federazione russa sulle parti del testo riguardanti i Pag. 78rischi nucleari connessi con la crisi in Ucraina;
il 7 luglio 2017 è stato adottato da una Conferenza delle Nazioni Unite, su impulso dell'Assemblea Generale, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, TPNW) promosso da numerose associazioni della società civile internazionale raccolte nella rete ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) che ottenne per questo suo impegno nel 2017 il Premio Nobel per la pace, con l'intento di fornire uno strumento giuridico per la progressiva eliminazione totale delle armi nucleari rafforzando gli obiettivi della non proliferazione nucleare e del disarmo generale conformemente all'articolo VI del TNP;
dopo il raggiungimento, nell'ottobre del 2020, della cinquantesima ratifica, il Trattato TPNW è entrato in vigore il 22 gennaio del 2021, diventando, dunque, la prima norma internazionale volta a sancire l'illegalità delle armi nucleari. Attualmente il TPNW è stato firmato da 92 Stati e ratificato da 68 (in Europa da Austria, Irlanda, Malta, San Marino e Santa Sede);
durante la prima riunione degli Stati parte del TPNW, svoltasi a Vienna il 21-23 giugno 2022, sono stati approvati una Dichiarazione e un Piano d'azione, il quale prevede passi concreti per far progredire il disarmo e aiutare le vittime dell'uso e dei test nucleari;
alla riunione di Vienna hanno partecipato, in qualità di osservatori, tra gli altri, anche i rappresentanti di Paesi aderenti alla NATO, ovvero Belgio, Finlandia, Germania, Paesi Bassi e Norvegia, ma non ha partecipato l'Italia, nonostante la risoluzione n. 7-00766 approvata dalla Commissione affari esteri e comunitari nel corso della XVIII legislatura, il 18 maggio 2022, avesse chiesto al Governo di valutarne l'ipotesi. Su iniziativa dell'International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), dal 28 al 30 aprile 2023 si è svolto il «Forum parlamentare dei Paesi del G7 per l'eliminazione delle armi nucleari», in esito al quale è stata approvata una dichiarazione con la quale si esortano i leader del G7 a «riconoscere i danni devastanti causati dall'uso di armi nucleari sulle persone e sull'ambiente, a condannare inequivocabilmente qualsiasi minaccia di utilizzo di armi nucleari e a riconoscere l'importanza del TPNW nel promuovere gli sforzi globali di disarmo nucleare»;
il 19 maggio 2023 i leader del G7, riuniti a Hiroshima, hanno approvato una dichiarazione nella quale, tra le altre cose, ribadiscono che il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) deve essere la pietra angolare del regime globale di non proliferazione e il fondamento per il perseguimento del disarmo nucleare e degli usi pacifici dell'energia atomica. Hanno inoltre riaffermato «l'impegno comune per l'obiettivo finale di un mondo senza armi nucleari con una sicurezza inalterata per tutti, raggiunto attraverso un approccio realistico, pragmatico e responsabile», affermazioni che necessitano di azioni concrete,
impegna il Governo:
a continuare e proseguire con rinnovata intensità gli sforzi verso l'obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari, rafforzando il protagonismo della diplomazia italiana in tal senso ed articolando proposte concrete e condivise soprattutto in ambito di Unione europea e, a livello bilaterale, con i principali partner dell'Italia;
a proseguire l'azione diplomatica finalizzata a preservare gli strumenti per la limitazione e il controllo degli armamenti nucleari, e ad avviare la negoziazione di ulteriori tetti ai deterrenti nucleari, includendo anche gli Stati che hanno in pieno sviluppo ambiziosi programmi di riarmo, come la Repubblica Popolare Cinese;
a continuare a valutare, in questo contesto, compatibilmente con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica e con l'orientamento degli altri alleati, possibili azioni di avvicinamento ad alcuni dei contenuti del Trattato TPNW, in particolare per quanto riguarda «Assistenza alle vittime e risanamento ambientale», come previsto dall'articolo 6 dello stesso Trattato;
Pag. 79a considerare, in consultazione con gli Alleati, l'ipotesi di partecipare come «Paese osservatore» alla seconda riunione degli Stati Parte del Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) che si svolgerà a New York dal 27 novembre al 1° dicembre 2023;
ad inserire disarmo e non proliferazione nucleare tra i temi di particolare rilievo del programma della Presidenza italiana del G7, nel 2024.
(8-00021) «Boldrini, Amendola, Porta, Provenzano, Quartapelle Procopio».
ALLEGATO 2
Risoluzione n. 7-00120 Formentini: Sulla stabilizzazione e l'integrazione europea dei Balcani Occidentali.
RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE
La III Commissione,
premesso che:
in Kosovo si registra una preoccupante crescita delle tensioni tra le diverse comunità etniche che ne popolano la parte settentrionale, dove si concentra la gran parte dei cittadini serbi ancora residenti in quello Stato balcanico;
scontri si sono in particolare registrati in seguito all'abbandono, da parte degli amministratori serbo-kosovari, di tutte le istituzioni di governo del territorio esistenti nelle quattro municipalità del Kosovo settentrionale nelle quali erano presenti, ovvero Mitrovica Nord, Leposavic, Zvecan e Zubin Potok;
all'abbandono hanno infatti fatto seguito nuove elezioni, disertate dal grosso dei serbo-kosovari, con il conseguente insediamento di amministratori di etnia albanese, che ha determinato proteste da parte serba e reazioni da parte degli albanesi kosovari, che non sono venuti a contatto soltanto per l'efficace interposizione dei militari della Kfor, missione multinazionale sotto cappello NATO ed attualmente al comando di un ufficiale italiano;
la Kfor ha subìto il ferimento di numerosi soldati, oltre 30, tra i quali 14 italiani, nessuno dei quali fortunatamente è stato in pericolo di vita;
il Governo serbo ha mobilitato l'esercito alle frontiere del Kosovo;
anche in Bosnia ed Erzegovina permane l'esigenza di promuovere un'effettiva riconciliazione interna;
la stabilizzazione dei Balcani Occidentali richiede rinnovati sforzi diplomatici, con l'obiettivo di ancorare la regione in modo definitivo all'Unione europea;
l'Italia è tra i principali contributori alla sicurezza regionale attraverso la partecipazione alle missioni internazionali Kfor in Kosovo ed Eufor Althea in Bosnia ed Erzegovina, circostanza che conferisce al nostro Paese un ruolo di primo piano nei Balcani Occidentali, dove si vuol contribuire incisivamente allo sviluppo del dialogo tra gli Stati della regione e tra questi e l'Unione europea, come riaffermato in occasione della riunione dei Ministri degli esteri della regione dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Onorevole Antonio Tajani, il 3 aprile 2023 a Roma,
impegna il Governo
ad intensificare in tutte le sedi le iniziative diplomatiche e le interlocuzioni necessarie alla promozione ed all'organizzazione di una conferenza internazionale con i Paesi dei Balcani Occidentali, con l'obiettivo di stabilizzare la regione ed arginare le spinte conflittuali che stanno pericolosamente riemergendo, riaffermando la centralità del processo di integrazione europea della regione.
(7-00120) «Formentini, Calovini, Orsini, Billi, Coin, Crippa».
ALLEGATO 3
Interrogazione n. 5-00523 Boldrini: Sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania.
TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
La posizione dell'Italia sugli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi è coerente con quelle dell'Unione europea e delle Nazioni Unite. È anche in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU numero 242 e 2334, che sanciscono l'inaccettabilità di qualsiasi modifica unilaterale intervenuta dopo il 4 giugno 1967.
L'Italia sostiene la necessità di una soluzione negoziata al conflitto israelo-palestinese e ritiene che gli insediamenti siano un ostacolo alla pace e una violazione del diritto internazionale. Per tali ragioni, l'Italia, insieme all'Unione europea, ha ripetutamente condannato la costruzione e l'espansione degli insediamenti israeliani.
Lo abbiamo fatto sottolineando l'importanza di mantenere viva la prospettiva di una soluzione a due Stati, in cui Israele e uno Stato palestinese vivano fianco a fianco entro confini sicuri e riconosciuti, con Gerusalemme come capitale di entrambi.
La consolidata posizione italiana è ribadita alle controparti israeliane durante i periodici contatti a livello politico nel contesto dell'ampio partenariato che unisce Italia e Israele. L'incontro a Roma, domani, tra il Ministro Tajani e il Ministro degli esteri israeliano Cohen fornirà una nuova occasione per uno scambio di vedute sulle prospettive di ripresa di un percorso di dialogo con i palestinesi e per ribadire l'impegno italiano a favore della soluzione a due Stati.
Quanto al caso specifico di Masafer Yatta, vorrei ricordare come questo sia seguito con attenzione dall'Italia. Esso è stato infatti oggetto di una dichiarazione dei Ministeri degli esteri di Italia, Francia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Polonia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna e Svezia già il 13 maggio 2022.
L'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv ha poi guidato un passo congiunto presso le Autorità israeliane il 4 agosto 2022, a cui hanno aderito un gran numero di Paesi europei – 17 in tutto, compresi Francia, Germania e Regno Unito – più la Delegazione dell'Unione europea. In quell'occasione gli Ambasciatori hanno manifestato preoccupazione per i possibili trasferimenti forzati di popolazione palestinese e le demolizioni, a seguito della decisione dell'Alta Corte di giustizia israeliana del 4 maggio precedente.
L'Italia ha anche svolto azioni bilaterali di sensibilizzazione sulle Autorità israeliane per la vicenda della demolizione della scuola finanziata dalla Cooperazione italiana nel villaggio palestinese di Isfey Al Fàuqa, nella zona di Masafer Yatta, dello scorso novembre. Abbiamo ribadito agli interlocutori israeliani come la confisca e la demolizione di realizzazioni della Cooperazione Italiana costituisca un danno non solo per i beneficiari palestinesi, ma anche per l'Italia come Paese donatore, vanificando notevoli esborsi finanziari dal bilancio pubblico italiano.
L'Italia è attivamente impegnata nell'ambito del West Bank Protection Consortium, un programma congiunto a cui partecipano l'Unione europea, dieci Stati membri, il Regno Unito e cinque ONG internazionali. Esso è stato costituito nel 2015 per prevenire il trasferimento forzato dei palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Il Consorzio conduce passi periodici di sensibilizzazione, in particolare attraverso l'invio all'Autorità militare israeliana responsabile dell'amministrazione dei Territori palestinesi di letterePag. 82 dei Capi Missione a Gerusalemme e Ramallah. L'obiettivo è quello di richiamare la posizione europea, secondo cui demolizioni e confische di strutture umanitarie sono contrarie al diritto internazionale, e chiedere la restituzione e la compensazione per le strutture finanziate dai partecipanti al Consorzio.