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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 4 ottobre 2023
176.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Ambiente, territorio e lavori pubblici (VIII)
ALLEGATO
Pag. 91

ALLEGATO 1

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII n. 1-bis, Annesso e Allegati.

PARERE APPROVATO

  La VIII Commissione,

   esaminata, per le parti di competenza, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023 (Doc. LVII, n. 1-bis, Annesso e Allegati);

   preso atto che, secondo quanto evidenziato nel documento, nel secondo trimestre dell'anno in corso la crescita dell'economia italiana ha subito una temporanea inversione di tendenza, risentendo dell'erosione del potere d'acquisto delle famiglie dovuta all'elevata inflazione, della permanente incertezza causata dalla guerra in Ucraina, della sostanziale stagnazione dell'economia europea e della contrazione del commercio mondiale;

   considerato che il documento sottolinea che i contributi agli investimenti scontano anche il maggiore impatto finanziario dei bonus edilizi scaturente dai dati di monitoraggio più recenti, dai quali emerge una stima dei costi connessi ai bonus edilizi superiore rispetto a quanto considerato nelle previsioni del DEF;

   evidenziato che la strategia del Governo si basa sull'individuazione di un punto di equilibrio tra sostegno alla crescita, agli investimenti e al potere d'acquisto delle famiglie italiane, da un lato, e disciplina di bilancio e riduzione del rapporto debito/PIL, dall'altro;

   segnalato che l'elenco dei disegni di legge dichiarati dal Governo quali collegati alla decisione di bilancio, a completamento della manovra di bilancio 2024-2026, comprende, per quanto di interesse della Commissione, i disegni di legge recanti: misure in materia di consumo di suolo, ricomposizione fondiaria e riutilizzo delle terre pubbliche a fini agricoli; misure per la realizzazione delle infrastrutture di preminente interesse nazionale e di altri interventi strategici in materia di lavori pubblici nonché per il potenziamento del trasporto e della logistica; misure in materia di economia blu;

   sottolineato con favore, quanto all'attuazione del PNRR, che alla terza raccomandazione specifica per l'Italia, dedicata alla sostenibilità ambientale, risponde dettagliatamente la proposta di inserimento di un capitolo REPowerEU nel PNRR, che amplia la portata innovativa del piano nel campo dell'energia, della transizione verde e della sostenibilità,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 92

ALLEGATO 2

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII n. 1-bis, Annesso e Allegati.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO PARTITO
DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA

  La VIII Commissione,

   esaminata, per gli aspetti di competenza, la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2024-2026 (Doc. LVII, n. 1-bis);

   evidenziato come i numeri della Nota di aggiornamento del DEF 2023 (NADEF) confermano quanto il Governo ha continuato a negare a lungo: nel 2023 l'economia italiana si è fermata e le prospettive per il 2024 sono peggiori rispetto alle previsioni del Governo di sei mesi fa;

   in questo quadro difficile la NADEF si pone in continuità con una politica economica debole e del tutto inadeguata;

   l'incertezza generata da fattori internazionali (inflazione persistente, rialzo dei tassi, tensioni geopolitiche), aggravata dall'improvvisazione e dalle scelte fallimentari del primo anno di Governo (i ritardi e le incertezze nell'attuazione del PNRR, l'assenza di una strategia per aiutare le famiglie a fronteggiare il carovita, quattordici condoni fiscali in meno di dodici mesi e la rinuncia a qualunque iniziativa seria di revisione della spesa), stanno minando la credibilità del Paese e alimentando una forte instabilità come è evidente dall'andamento dello spread, in forte crescita rispetto a pochi mesi fa, e dall'aumento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico. Una situazione che rischia di esporre, tra l'altro, il Paese al rischio di attacchi speculativi e al possibile abbassamento del rating sui titoli del debito pubblico;

   la Nota di aggiornamento in relazione al quadro macroeconomico evidenzia per il 2023 un rallentamento in corso dell'economia superiore alle attese dei mesi scorsi e illustra un ottimistico miglioramento del livello della crescita nel 2024-2025 rispetto alle previsioni tendenziali e soprattutto rispetto a quelle dei principali previsori internazionali;

   le variazioni di crescita nel 2024 e 2025 sono per lo più dovute agli interventi che il Governo intende predisporre nella prossima legge di bilancio e il maggiore contributo è affidato esclusivamente alla ripresa della domanda interna che allo stato attuale non è suffragato da dati e segnali concreti;

   in relazione al quadro programmatico di finanza pubblica si prevede un forte peggioramento di tutti i principali indicatori sia rispetto alle previsioni tendenziali a legislazione vigente, sia rispetto alle previsioni programmatiche del DEF 2023;

   sul fronte delle entrate prosegue l'azione di erosione della base imponibile, iniziata con la legge di bilancio dello scorso anno, con l'estensione dell'applicazione della Flat tax, e di allargamento del divario tra i contribuenti che adempiono regolarmente agli obblighi tributari e coloro che al contrario hanno evaso tali obblighi, prevedendo nei confronti di questi ultimi ulteriori interventi quali la reiterazione di definizioni agevolate, sconti, concordati fiscali e altri interventi della medesima natura;

   sul fronte della spesa preoccupano i preannunciati tagli alle amministrazioni centrali e, soprattutto, alla spesa sanitaria che è prevista scendere dal 6,6 per cento del Pil del 2023, al 6,2 per cento nel 2024 e nel 2025 e al 6,1 per cento nel 2026;

   altrettanta preoccupazione destano gli annunci in merito all'intenzione di reperire Pag. 9320 miliardi di euro da non meglio specificate privatizzazioni di partecipate pubbliche;

   la NADEF manca di visione e prospettive per le politiche del welfare, di sostegno alle famiglie, a partire da quelle a basso reddito, e per le politiche di sviluppo economico del Paese nei prossimi anni di fronte alle importanti sfide della transizione ambientale e digitale e della conseguente riconversione industriale delle produzioni;

   in assenza di scelte politiche incisive – una legge sul salario minimo, iniziative per favorire il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti, interventi per contenere la dinamica degli affitti, dei carburanti e delle bollette – la pur necessaria proroga del taglio del cuneo fiscale non basterà a difendere il potere d'acquisto dei redditi;

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR è fermo e, nonostante i reiterati annunci, rischia di rinviare o perdere del tutto il conseguimento delle rate spettanti al nostro Paese, a partire dalla 4° e 5° rata, mentre in conseguenza delle modifiche proposte al PNRR, sono stati sottratti agli enti locali interventi per circa 13 miliardi di euro;

   la politica industriale risulta da mesi assente e con effetti disastrosi per il Paese. Le vicende degli stabilimenti ex-Ilva, della Tim e di ITA/Alitalia, e da ultimo quello della Magneti Marelli, con la rinuncia alla salvaguardia di importanti imprese di interesse strategico nazionale determina la perdita di migliaia di posti lavoro e di qualificati centri di produzione e di ricerca;

   a fronte del rallentamento dell'economia servirebbero politiche efficaci e incisive, mentre quella che emerge dalla Nota è invece una manovra indefinita, di corto respiro, finanziata in gran parte a deficit, assolutamente non in grado di rilanciare gli investimenti e sostenere i consumi,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Simiani, Braga, Curti, Ferrari, Scarpa.

Pag. 94

ALLEGATO 3

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII n. 1-bis, Annesso e Allegati.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO MOVIMENTO CINQUE STELLE

  La VIII Commissione,

   premesso che:

    il documento in oggetto riflette una situazione economica e di finanza pubblica incerta e delicata;

    nel secondo trimestre la crescita dell'economia italiana ha subito una inversione di tendenza, risentendo dell'erosione del potere d'acquisto delle famiglie dovuto all'elevata inflazione, della permanente incertezza causata dalla guerra in Ucraina, della sostanziale stagnazione dell'economia europea e della contrazione del commercio mondiale;

    la modesta crescita dell'attività economica stimata per il secondo semestre, ha portato a rivedere al ribasso la previsione di crescita annuale del prodotto interno lordo (PIL) in termini reali per il 2023 dall'1,0 per cento del DEF allo 0,8 per cento e la proiezione tendenziale a legislazione vigente per il 2024, dall'1,5 per cento all'1,0 per cento; resta invece sostanzialmente invariata, rispetto al DEF, la proiezione per gli anni successivi;

    riguardo agli obiettivi di indebitamento netto in rapporto al PIL, il documento indica un deficit tendenziale a legislazione vigente del 5,2 per cento nel 2023, del 3,6 per cento nel 2024, del 3,4 nel 2025 e del 3,1 per cento nel 2026; nello scenario programmatico il deficit è del 5,3 per cento nel 2023 e del 4,3 per cento nel 2024; riguardo alle proiezioni per il 2025 e il 2026 il documento prevede rispettivamente il 3,6 per cento e il 2,9 per cento;

    in considerazione dell'elevata incertezza del quadro economico e della necessità di continuare a contrastare i fenomeni inflazionistici, per quanto concerne la manovra 2024-2026, il Governo ha deciso di richiedere, con la Relazione che accompagna la Nota di aggiornamento del DEF 2023 (ex articolo 6, della legge n. 243 del 2012), l'autorizzazione del Parlamento a fissare un nuovo sentiero programmatico per l'indebitamento netto della PA;

    il nuovo livello programmatico di indebitamento netto in rapporto al PIL è pari a -5,3 per cento nel 2023, -4,3 per cento nel 2024, -3,6 per cento nel 2025 e -2,9 per cento nel 2026, a fronte di un andamento tendenziale del rapporto deficit/PIL stimato al -5,2 per cento nel 2023, -3,6 per cento nel 2024, -3,4 per cento nel 2025 e -3,1 per cento nel 2026;

    i nuovi obiettivi programmatici dovrebbero assicurare la progressiva riduzione dell'indebitamento netto strutturale, che è pari al –5,9 per cento del PIL nel 2023, -4,8 per cento nel 2024, -4,3 per cento nel 2025 e -3,5 per cento nel 2026. Il rapporto debito/PIL programmatico è pari al 140,2 per cento nel 2023, 140,1 per cento nel 2024, 139,9 per cento nel 2025 e 139,6 per cento nel 2026;

    gli spazi finanziari che si rendono disponibili, quale differenza tra gli andamenti tendenziali e programmatici aggiornati, che includono anche la maggiore spesa per interessi passivi conseguente al maggior disavanzo, sono pari a 3,2 miliardi nel 2023, 15,7 miliardi nel 2024 e 4,6 miliardi nel 2025; nel 2026, invece, il saldo obiettivo implica una correzione di 3,8 miliardi di euro rispetto all'indebitamento netto tendenziale, che consente di riportare lo stesso al di sotto della soglia del 3 per cento;

    in ottemperanza alle norme della legge di contabilità e finanza pubblica sui Pag. 95contenuti obbligatori della NADEF, il livello del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 202,5 miliardi nel 2024, a 168 miliardi nel 2025 e a 134 miliardi nel 2026; il corrispondente livello del saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 252 miliardi nel 2024, 212 miliardi nel 2025 e 179 miliardi nel 2026;

    secondo quanto emerge da una analisi dell'osservatorio di Oxford Economics, la crescita del PIL all'1,2 per cento è pari al doppio delle stime effettuate da recenti studi economici;

    l'allentamento fiscale di circa l'1 per cento del PIL nel periodo 2024-2026 evidenziato nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanze, dimostra il cambiamento di posizione da parte del Governo, non più orientato ad un approccio fiscale prudente;

    i prezzi dell'energia sono recentemente diminuiti, ma restano a livelli storicamente elevati e vi è il rischio di una nuova impennata durante i mesi invernali; inoltre, l'approvvigionamento di gas dell'Italia si basa principalmente su flussi di importazione soggetti a rischi di varia natura nell'attuale contesto geopolitico;

    in tale quadro, il Governo dichiara di voler limitare quanto più possibile l'impatto del caro energia sui bilanci delle famiglie, specialmente quelle più bisognose, e di garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane sia a livello globale sia nel contesto europeo, anche in considerazione dei corposi interventi recentemente annunciati da altri Paesi membri dell'Unione europea e non solo, senza però che si delinei una strategia idonea a conseguire l'obiettivo asseritamente dichiarato;

    la povertà in Italia è ormai un fenomeno strutturale, che tocca quasi un residente su dieci, il 9,4 per cento della popolazione residente vive infatti, secondo l'Istat, in una condizione di povertà assoluta; in Italia si contano oltre cinque milioni di persone in stato di povertà assoluta;

    la diminuzione del potere di acquisto conseguente alla crisi economica, aggravatasi con la pandemia e, da ultimo, con il conflitto in atto in Ucraina, ha acuito il problema dell'affordability, ossia delle spese per l'accesso all'abitazione che, diventando sempre più onerose, pesano gravemente sui bilanci familiari;

    una famiglia su quattro ha avuto, negli ultimi anni, difficoltà a pagare l'affitto (si tratta in prevalenza di nuclei familiari fragili composti da persone di età compresa tra i 45 e i 64 anni, con figli), percentuale che ha superato il 40 per cento nel 2021, come confermato dall'indagine straordinaria sulle famiglie italiane (Isf) condotta dalla Banca d'Italia;

    il Governo dichiara di voler utilizzare gran parte delle risorse aggiuntive del 2024 per la riduzione del cuneo fiscale, per l'avvio della riforma del sistema fiscale e per supportare le famiglie più numerose, nell'obiettivo di ridurre la pressione fiscale, aumentare il reddito disponibile e sostenere i consumi;

    le risorse aggiuntive che saranno rese disponibili con lo scostamento richiesto con la Relazione ex articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, non appaiono sufficienti a coprire la necessità di ulteriori e più estese misure di contrasto degli aumenti energetici, in supporto di famiglie e imprese;

    nel complesso, ad un anno dalla data di entrata in carica dell'attuale Governo, il quadro economico presenta già segnali significativi di deterioramento; la riduzione degli obiettivi programmatici riferiti al debito pubblico, nonostante i benefici derivanti dalla revisione al rialzo del Pil comunicata dall'Istat il 22 settembre scorso, pare raggiungibile soltanto con obiettivi di crescita che, seppur rivisti anche essi al ribasso, appaiono per molti versi sovrastimati in uno scenario internazionale instabile e fragile che presenta incognite rilevanti per cui le prospettive potrebbero cambiare in un arco temporale breve;

    i rischi legati all'inflazione, soprattutto per la dinamica dei prezzi energetici, le criticità connesse all'attuazione del PNRR e all'utilizzo integrale, tempestivo ed efficientePag. 96 dei fondi, i fattori geopolitici e gli effetti del prolungamento della guerra in Ucraina, sono tutti elementi che richiederebbero una visione strategica diversa da quella che è stata finora messa in campo dal Governo e che sta mostrando progressivamente tutti i suoi limiti;

    l'insufficienza di queste politiche è confermata dalla nota di aggiornamento in esame, non soltanto per la dinamica del debito delle amministrazioni pubbliche e per la conseguente spesa per interessi, ma soprattutto per la inefficacia dimostrata dalle misure sin qui adottate volte a ridurre il costo della vita e per l'assenza, nella programmazione, di politiche sociali più consistenti ed efficienti di quelle messe in campo negli ultimi mesi;

    il netto deterioramento del quadro di finanza pubblica, pure al netto di sostegni governativi che sono apparsi incerti e deboli in questo anno di attività dell'esecutivo in settori cruciali, determina sul piano sociale maggiore vulnerabilità e sul piano economico minor crescita, poiché i consumi, l'industria, settori importanti come le costruzioni e gli stessi servizi registrano battute d'arresto che una eventuale nuova impennata dei prezzi energetici potrebbe ulteriormente aggravare;

    la promessa di ricavare denaro da dismissioni, privatizzazioni e tagli ad alcuni Ministeri non sembra in grado di poter mantenere le promesse elettoralistiche della maggioranza in una situazione in cui l'aumento della spesa che con la Nadef il Governo prospetta di chiedere al Parlamento – attraverso spazi finanziari aperti da una ottimistica valutazione del Pil nei prossimi anni – serve a tenere in piedi un equilibrio già attualmente precario, al punto che il Governo programmaticamente rinuncia all'aumento importante di spese essenziali, come quelle per la sanità pubblica, che pure sarebbe indispensabile per dedicare gli spazi di deficit ad interventi già sostanzialmente prenotati ma che sembrano a loro volta difficilmente raggiungibili;

    altrettanto deteriorata appare la gestione della spesa effettiva del PNRR e del piano nazionale complementare se, nonostante le interlocuzioni in corso con le autorità europee, gli investimenti fissi lordi si fermeranno ai livelli attualmente prevedibili;

    un ulteriore elemento di preoccupazione è dato dal cambio di strategia in ambito fiscale, verso una maggiore irresponsabilità ed una minore solidarietà, e la mancanza della volontà di rilancio delle politiche pubbliche nella scuola, nella sanità e nel lavoro – vale a dire nei settori che più incidono e preoccupano i cittadini – evidenziando così un quadro in cui la messa in sicurezza sociale non appare una priorità del Governo attuale;

    l'elevato numero di disegni di legge collegati alla manovra di fatto priverà la legge di bilancio di molti contenuti di merito, rinviando all'attuazione di deleghe future la definizione di importanti misure, in una situazione preoccupante di rallentamento globale dell'economia che i rischi ambientali e climatici, le tensioni sui prezzi dell'energia potrebbero inasprire;

    i disegni di legge collegati alla manovra di competenza della Commissione riguardano temi importanti – come il consumo di suolo, la politica infrastrutturale e dei trasporti e l'economia blu – che condizionano fortemente l'efficacia della politica ambientale del Paese;

    la nota di aggiornamento sembra voler attribuire all'introduzione del superbonus la principale responsabilità delle dinamiche negative dei conti pubblici, evidenziandone esclusivamente l'impatto finanziario, ma senza tenere conto delle sue ripercussioni su quattro aspetti: la crescita di produttività del settore edilizio, l'emersione di molta evasione ed elusione fiscale, il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni; in alcuni casi con effetti diretti sui conti pubblici e in altri con effetti indiretti per il taglio delle esternalità;

    vanno sottolineati, in tal senso, i contributi esplicativi forniti recentemente proprio in questa commissione da Nomisma e da ENEA, durante l'indagine conoscitivaPag. 97 in materia di impatto ambientale degli incentivi edilizi:

     Marco Marcatili, Direttore Sviluppo Nomisma, ha affermato che il superbonus ha prodotto 88 miliardi di crediti fiscali, per il quale l'istituto di ricerca ha stimato un valore diretto, indiretto e indotto superiore ai 200 miliardi che, nel corso del tempo, potrà «migliorare il gettito e potrà portare altri benefici tra cui quelli occupazionali e di impatto sulla filiera»; in sintesi, dall'analisi dell'impatto ambientale ed energetico della misura, è emerso che: c'è stato un risparmio medio in bolletta pari a più o meno 1.000 euro per unità immobiliare, per un totale di 30 miliardi risparmiati da parte delle famiglie; sotto il profilo ambientale, negli immobili interessati si è registrata una notevole riduzione di CO2, pari a circa il 50 per cento rispetto alla situazione ex ante; sono aumentati gli occupati nel settore della cantieristica; si è registrato un aumento del valore immobiliare stimato in 10 miliardi di euro;

     analoghe considerazioni sono emerse dell'analisi di ENEA, illustrata dal Presidente Gilberto Dialuce, che ha evidenziato come il bilancio della politica per la promozione dell'efficienza energetica negli edifici il bilancio possa considerarsi positivo, coerentemente con il programma «Un'ondata di ristrutturazioni per l'Europa: inverdire gli edifici, creare posti di lavoro e migliorare la vita», lanciato dall'Unione europea, con cui è stata promossa un'ambiziosa riduzione delle emissioni di gas serra del 60 per cento al 2030, ponendosi come azione centrale per la decarbonizzazione della nostra economia e per la lotta contro la povertà energetica;

    nel complesso desta notevole preoccupazione l'approccio timido del Governo sulle politiche ambientali, anche in considerazione della Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea sul programma nazionale di riforma 2023 dell'Italia con cui si chiede di prendere provvedimenti nel 2023 e nel 2024 al fine di – inter alia – ridurre la dipendenza dai combustibili fossili; aumentare l'efficienza energetica nei settori residenziale e societario, anche attraverso sistemi di incentivi maggiormente mirati, rivolti in particolare alle famiglie più vulnerabili e agli edifici con le prestazioni peggiori; promuovere la mobilità sostenibile, anche eliminando le sovvenzioni dannose per l'ambiente e accelerando l'installazione delle stazioni di ricarica; intensificare le iniziative a livello politico volte all'offerta e all'acquisizione delle competenze necessarie per la transizione verde; obiettivi sostanzialmente assenti nella nota di aggiornamento del DEF e sui quali si registrano politiche diametralmente opposte da parte del Governo,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Fontana, L'Abbate, Morfino, Santillo.