ALLEGATO 1
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII, n. 1-bis, Annesso e Allegati.
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
La XII Commissione,
esaminata, per le parti di competenza, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023 (Doc. LVII, n. 1-bis, Annesso e Allegati);
preso atto che la Nota prospetta un incremento del PIL pari allo 0,8 per cento nell'anno in corso, all'1,2 per cento nel 2024, all'1,4 per cento nel 2025 e all'1,0 per cento nel 2026 e un andamento del tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni (in rapporto al PIL) del 5,3 per cento per l'anno in corso, al 4,3 per cento per il 2024, al 3,6 per cento per il 2025 e al 2,9 per cento per il 2026;
rilevato che le risorse aggiuntive saranno destinate, tra l'altro, all'adozione di misure di sostegno delle famiglie e della genitorialità, anche attraverso l'introduzione di una misura innovativa a favore delle famiglie con redditi medi e bassi, e alla prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, con particolare riferimento al settore della sanità;
evidenziato che per l'annualità 2023 la spesa sanitaria aumenta di 3,6 miliardi di euro rispetto al 2022;
osservato che tra i provvedimenti collegati alla manovra di bilancio, si prevede l'adozione di disegni di legge in materia di: riorganizzazione e potenziamento dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale e dell'assistenza ospedaliera; riordino delle professioni sanitarie e degli enti vigilati dal Ministero della salute; codice in materia di disabilità; politiche di contrasto alla povertà; sostegno della maternità nei primi mesi di vita del bambino e sostegno alle famiglie numerose; politiche giovanili e servizio civile,
esprime
PARERE FAVOREVOLE.
ALLEGATO 2
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII, n. 1-bis, Annesso e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAI DEPUTATI FURFARO, MALAVASI, CIANI, GIRELLI, STUMPO
La XII Commissione,
esaminata, per gli aspetti di competenza, la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2024-2026 (Doc. LVII, n. 1-bis);
evidenziato come i numeri della Nota di aggiornamento del DEF 2023 (NADEF) confermano quanto il Governo ha continuato a negare a lungo: nel 2023 l'economia italiana si è fermata e le prospettive per il 2024 sono peggiori rispetto alle previsioni del Governo di sei mesi fa;
in questo quadro difficile la NADEF si pone in continuità con una politica economica debole e del tutto inadeguata;
l'incertezza generata da fattori internazionali (inflazione persistente, rialzo dei tassi, tensioni geopolitiche), aggravata dall'improvvisazione e dalle scelte fallimentari del primo anno di Governo (i ritardi e le incertezze nell'attuazione del PNRR, l'assenza di una strategia per aiutare le famiglie a fronteggiare il carovita, quattordici condoni fiscali in meno di dodici mesi e la rinuncia a qualunque iniziativa seria di revisione della spesa), stanno minando la credibilità del Paese e alimentando una forte instabilità come è evidente dall'andamento dello spread, in forte crescita rispetto a pochi mesi fa, e dall'aumento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico. Una situazione che rischia di esporre, tra l'altro, il Paese al rischio di attacchi speculativi e al possibile abbassamento del rating sui titoli del debito pubblico;
la Nota di aggiornamento in relazione al quadro macroeconomico evidenzia per il 2023 un rallentamento in corso dell'economia superiore alle attese dei mesi scorsi e illustra un ottimistico miglioramento del livello della crescita nel 2024-2025 rispetto alle previsioni tendenziali e soprattutto rispetto a quelle dei principali previsori internazionali;
le variazioni di crescita nel 2024 e 2025 sono per lo più dovute agli interventi che il Governo intende predisporre nella prossima legge di bilancio e il maggiore contributo è affidato esclusivamente alla ripresa della domanda interna che allo stato attuale non è suffragato da dati e segnali concreti;
in relazione al quadro programmatico di finanza pubblica si prevede un forte peggioramento di tutti i principali indicatori sia rispetto alle previsioni tendenziali a legislazione vigente, sia rispetto alle previsioni programmatiche del DEF 2023;
sul fronte delle entrate prosegue l'azione di erosione della base imponibile, iniziata con la legge di bilancio dello scorso anno, con l'estensione dell'applicazione della Flat tax, e di allargamento del divario tra i contribuenti che adempiono regolarmente agli obblighi tributari e coloro che al contrario hanno evaso tali obblighi, prevedendo nei confronti di questi ultimi ulteriori interventi quali la reiterazione di definizioni agevolate, sconti, concordati fiscali e altri interventi della medesima natura;
sul fronte della spesa preoccupano i preannunciati tagli alle amministrazioni centrali e, soprattutto, alla spesa sanitaria che è prevista scendere dal 6,6 per cento del Pil del 2023, al 6,2 per cento nel 2024 e nel 2025 e al 6,1 per cento nel 2026;
altrettanta preoccupazione destano gli annunci in merito all'intenzione di reperire Pag. 12920 miliardi di euro da non meglio specificate privatizzazioni di partecipate pubbliche;
la NADEF manca di visione e prospettive per le politiche del welfare, di sostegno alle famiglie, a partire da quelle a basso reddito, e per le politiche di sviluppo economico del Paese nei prossimi anni di fronte alle importanti sfide della transizione ambientale e digitale e della conseguente riconversione industriale delle produzioni;
in assenza di scelte politiche incisive – una legge sul salario minimo, iniziative per favorire il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti, interventi per contenere la dinamica degli affitti, dei carburanti e delle bollette – la pur necessaria proroga del taglio del cuneo fiscale non basterà a difendere il potere d'acquisto dei redditi;
il Piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR è fermo e, nonostante i reiterati annunci, rischia di rinviare o perdere del tutto il conseguimento delle rate spettanti al nostro Paese, a partire dalla 4° e 5° rata, mentre in conseguenza delle modifiche proposte al PNRR, sono stati sottratti agli enti locali interventi per circa 13 miliardi di euro;
la politica industriale risulta da mesi assente e con effetti disastrosi per il Paese. Le vicende degli stabilimenti ex-Ilva, della Tim e di ITA/Alitalia, e da ultimo quello della Magneti Marelli, con la rinuncia alla salvaguardia di importanti imprese di interesse strategico nazionale determina la perdita di migliaia di posti lavoro e di qualificati centri di produzione e di ricerca;
a fronte del rallentamento dell'economia servirebbero politiche efficaci e incisive, mentre quella che emerge dalla Nota è invece una manovra indefinita, di corto respiro, finanziata in gran parte a deficit, assolutamente non in grado di rilanciare gli investimenti e sostenere i consumi;
in particolare per quanto attiene la spesa sanitaria i numeri della Nota certificano che questa non è una priorità per l'esecutivo;
a fronte di una crescita media annua del PIL nominale del 3,5 per cento, la Nota stima una crescita media della spesa sanitaria all'1,1 per cento con un rapporto spesa sanitaria/PIL che precipita dal 6,6 per cento del 2023 al 6,2 per cento nel 2024 e nel 2025, e poi ancora al 6,1 per cento nel 2026, valore inferiore a quello pre-pandemico del 2019 (6,4 per cento) a fronte di una richiesta da parte delle regioni di dedicare almeno il 7,5 del Pil alla spesa sanitaria;
se rispetto al 2023, in termini assoluti la spesa sanitaria nel 2024 scende a euro 132.946 milioni (-1,3 per cento), per poi risalire nel 2025 a euro 136.701 milioni (+2,8 per cento) e a euro 138.972 milioni (+1,7 per cento) nel 2026 tale aumento pari a 4.238 milioni di euro (+1,1 per cento) nel triennio 2024-2026 non è sufficiente nemmeno a coprire l'aumento dei prezzi, sia per l'erosione dovuta all'inflazione, sia perché l'indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all'indice generale di quelli al consumo;
inoltre, nel triennio 2024-2026 la NaDEF stima una crescita media annua del PIL nominale del 3,5 per cento, a fronte dell'1,1 per cento di quella della spesa sanitaria, ovvero un investimento che impegna meno di 1/3 della crescita attesa del PIL né sono previsti stanziamenti specifici nel triennio 2024-2026 destinati al personale del SSN o all'abolizione del tetto di spesa per il personale sanitario, priorità assoluta per rilanciare le politiche sul personale;
in altri termini, le stime previsionali della NaDEF 2023 sulla spesa sanitaria 2024-2026 non lasciano affatto intravedere investimenti da destinare al personale sanitario, ma certificano piuttosto evidenti segnali di definanziamento. In particolare il 2024, lungi dall'essere l'anno del rilancio, segna un preoccupante -1,3 per cento;
se a parole la Nota 2023 afferma l'intenzione di stanziare risorse per il rilancio del personale sanitario nel prossimo triennio, la realtà dei numeri dice ben altro disegnando un quadro di definanziamento Pag. 130della sanità pubblica ancor più evidenti di quelli del DEF 2023, le cui stime previsionali sulla spesa sanitaria erano già state riviste al ribasso;
con tali stime al ribasso diventa sempre più difficile se non impossibile garantire la sostenibilità del SSN quale strumento di giustizia e di coesione sociale, secondo i principi di universalità ed eguaglianza e di equità nell'accesso alle prestazioni sanitarie con pesanti conseguenze sulla salute delle persone e sull'aumento della spesa privata;
al completamento della manovra di bilancio 2024-2026, per quanto riguarda la sanità nella Nota sono dichiarati due collegati: riorganizzazione e potenziamento dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale e dell'assistenza ospedaliera e delega in materia di riordino delle professioni sanitarie e degli enti vigilati dal Ministero della salute. Due riforme importanti di cui però abbiamo solo un annuncio senza alcuna indicazione dei contenuti;
inoltre, nonostante ci si stia avviando alla sessione di bilancio per l'anno 2024 molti dei decreti attuativi previsti nella precedente manovra sia in campo sanitario che sociale, primo fra tutti il decreto attuativo sulla legge delega sulla non autosufficiente, sono ancora in alto mare, dimostrando, ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, la totale tale inefficienza di questo Governo;
per quanto riguarda le politiche sociali vi è una assoluta indifferenza da parte del governo. Dopo il venir meno del reddito di cittadinanza, l'azzeramento dei fondi contributi affitto e morosità incolpevole, una non risposta al caro affitti degli studenti universitari fuorisede, nella Nota non si fa alcun cenno ad un intervento di politiche abitative pubbliche, di politiche sociali e d'integrazione;
l'unico accenno è posto in tre leggi collegate: delega Interventi a favore delle politiche di contrasto alla povertà; Misure a sostegno della maternità nei primi mesi di vita del bambino; Misure per il sostegno alle famiglie numerose senza per altro che queste possa minimamente rispondere alle crescenti difficoltà che una ampia fascia di popolazione si trova ad affrontare anche per sostenere bisogni di prima necessità;
nella Nota manca totalmente una visione di una nuova politica di welfare universalistica e di comunità che non si limiti ad assistere bensì a costruire percorsi di emancipazione e di autonomia con l'aiuto anche del terzo settore al fine di dare risposte alle nuove esigenze,
esprime
PARERE CONTRARIO.
ALLEGATO 3
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023. Doc. LVII, n. 1-bis, Annesso e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAI DEPUTATI DI LAURO, QUARTINI, MARIANNA RICCIARDI, SPORTIELLO
La XII Commissione,
in sede di esame del Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) (esame Doc. LVII n. 1-bis, Annesso e Allegati),
premesso che:
il documento all'esame reca un aggiornamento del quadro tendenziale e di quello programmatico, con riferimento tanto alle grandezze macroeconomiche quanto agli obiettivi di finanza pubblica, alla luce dell'evoluzione del quadro macroeconomico rispetto allo scenario in cui era inquadrato il Documento di economia e finanza 2023;
la NADEF 2023 si colloca in una situazione economica e di finanza pubblica più critica di quanto prefigurato nel DEF 2023 poiché nel secondo trimestre la crescita dell'economia italiana ha subìto una temporanea inversione di tendenza, risentendo dell'erosione del potere d'acquisto delle famiglie dovuto all'elevata inflazione, della permanente incertezza causata dalla guerra in Ucraina, della sostanziale stagnazione dell'economia europea, della contrazione del commercio mondiale;
la previsione di crescita annuale del prodotto interno lordo (PIL), per il 2023, dall'1,0 per cento del DEF scende allo 0,8 per cento e la proiezione tendenziale a legislazione vigente per il 2024, dall'1,5 per cento è ribassata all'1,0 per cento;
contestualmente all'approvazione della NADEF 2023, sentita la Commissione europea, il Governo ha inviato al Parlamento una Relazione ai fini dell'autorizzazione al ricorso a maggiore indebitamento netto, in cui rivede al rialzo gli obiettivi di indebitamento netto della PA nell'orizzonte di previsione 2023-2026;
in riferimento all'indebitamento netto e debito pubblico e nell'ambito dei principali provvedimenti di finanza pubblica adottati nel 2023, nella Nadef si rivendicano interventi evidentemente poco efficaci, privi di impatto strutturale e talvolta anche dannosi, come ad esempio, per il settore della sanità, le prestazioni aggiuntive per il personale delle strutture sanitarie dell'emergenza e, per il settore delle politiche sociali, l'assegno di inclusione che, nel sostituire il reddito di cittadinanza, ha di fatto ridotto la platea dei beneficiari;
come si evince dal documento all'esame, la riforma fiscale è una delle principali iniziative strutturali che il Governo intende mettere in campo e la legge di bilancio finanzierà l'attuazione della prima fase della riforma, con il passaggio dell'imposta sui redditi delle persone fisiche a tre aliquote e il mantenimento della flat tax per partite IVA e professionisti con ricavi ovvero compensi inferiori a 85 mila euro;
la predetta riforma, secondo il Governo, ridurrà la pressione fiscale sulle famiglie e, sempre nell'ottica di un recupero del reddito disponibile delle famiglie, la legge di bilancio finanzierà anche il rinnovo contrattuale del pubblico impiego, con una particolare attenzione al settore sanitario;
in presenza di una preoccupante flessione delle nascite, il Governo dichiara di voler promuovere la genitorialità e sostenere le famiglie con più di due figli e comunica che è allo studio una misura a favore delle famiglie con redditi medi e bassi, che sarà anch'essa finanziata dalla legge di bilancio;
Pag. 132sembrerebbe che si vogliano potenziare i centri estivi e sportivi, i servizi socioeducativi territoriali, i centri con funzione educativa e ricreativa che svolgono attività a favore dei minori e le strutture, anche private, per l'assistenza all'infanzia;
nel documento all'esame, a completamento della manovra di bilancio 2024-2026, il Governo dichiara quali collegati alla decisione di bilancio, d'interesse della Commissione XII, i seguenti disegni di legge:
Interventi a favore delle politiche di contrasto alla povertà;
Misure a sostegno della maternità nei primi mesi di vita del bambino;
Misure per il sostegno alle famiglie numerose;
In materia di riorganizzazione e potenziamento dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale e dell'assistenza ospedaliera;
Delega in materia di riordino delle professioni sanitarie e degli enti vigilati dal Ministero della salute;
Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione (A.S. 615);
Codice in materia di disabilità;
Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia;
alcune anticipazioni ufficiose relative al sostegno alla maternità parlano dell'istituzione di non ben identificate «assistenti materne» che, prive di adeguata formazione e competenza professionale, dovrebbero sostenere le madri dopo il parto, conducono a dequalificare ogni forma di assistenza e tutela, per «risparmiare» risorse e non investire sul personale sanitario già deputato al sostegno della maternità, come ad esempio le ostetriche, mettendo peraltro a rischio la salute delle donne e dei neonati;
come osservato dagli esperti del settore la nascente figura dell'assistente materna appare, indiscutibilmente, come l'ennesimo pericoloso tentativo di mettere una toppa ad una serie di problemi che nella delicata realtà dei professionisti sanitari del comparto e nell'ambito delle elevate responsabilità che riguardano le ostetriche, andrebbero affrontati in ben altra maniera;
rispetto al 2022, la spesa sanitaria del 2023 aumenta del 2,8 per cento, in termini assoluti di euro 3.631 milioni, ma si riduce dal 6,7 per cento al 6,6 per cento in termini di percentuale di PIL; a fronte di una crescita media annua del PIL nominale del 3,5 per cento, nel documento all'esame si stima la crescita media della spesa sanitaria all'1,1 per cento; il rapporto spesa sanitaria/PIL precipita dal 6,6 per cento del 2023 al 6,2 per cento nel 2024 e nel 2025, e poi ancora al 6,1 per cento nel 2026;
rispetto al 2023, in termini assoluti la spesa sanitaria nel 2024 scende a euro 132.946 milioni (-1,3 per cento), per poi risalire nel 2025 a euro 136.701 milioni (+2,8 per cento) e a euro 138.972 milioni (+1,7 per cento) nel 2026;
considerato che:
come rilevato anche dall'analisi indipendente della Fondazione Gimbe, «è del tutto evidente che l'irrisorio aumento della spesa sanitaria di euro 4.238 milioni (+1,1 per cento) nel triennio 2024-2026 non basterà a coprire nemmeno l'aumento dei prezzi, sia per l'erosione dovuta all'inflazione, sia perché l'indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all'indice generale di quelli al consumo» e che pertanto le stime previsionali sulla spesa sanitaria 2024-2026 non lasciano affatto intravedere investimenti da destinare al personale sanitario, ma certificano piuttosto evidenti segnali di definanziamento. In particolare il 2024, lungi dall'essere l'anno del rilancio, segna un preoccupante -1,3 per cento;
complessivamente le stime della NaDEF 2023 confermano, come afferma anche il Presidente della Fondazione Gimbe, che la sanità rimane la «cenerentola» dell'agenda politica e nonostante le dichiarazioni programmatiche sugli stanziamenti 2024-2026 da destinare al personale del Pag. 133SSN, la NaDEF 2023 non fa alcun cenno alla graduale abolizione del tetto di spesa per il personale sanitario e i numeri non lasciano intravedere affatto i fondi necessari, ma viceversa documentano segnali di definanziamento della sanità pubblica ancor più evidenti di quelli del DEF 2023, le cui stime previsionali sulla spesa sanitaria sono state riviste al ribasso;
dal documento in esame non si evince un programma idoneo a tutelare e salvaguardare il Servizio sanitario nazionale pubblico e universalistico attraverso un recupero integrale di tutte le risorse economiche necessarie, garantendo una sostenibilità economica effettiva ai livelli essenziali di assistenza;
non si evince la volontà di superare la sperequazione esistente sul territorio nazionale, introducendo indicatori ambientali, socio-economici e culturali nonché l'indice di deprivazione economica che tenga conto delle carenze strutturali presenti nelle regioni o nelle aree territoriali di ciascuna regione che incidono sui costi delle prestazioni sanitarie;
le risorse per finanziare i rinnovi contrattuali del personale sanitario, tutt'altro che idonee, sono il minimo sindacale dinanzi all'esigenza ben più ampia di restituire centralità e unitarietà al Sistema sanitario nazionale, anche avendo il coraggio d'intervenire per attribuire allo Stato, in via esclusiva, la competenza in materia di tutela della salute;
manca l'audacia di garantire le esigenze di pianificazione e organizzazione del Servizio sanitario nazionale, nel rispetto dei princìpi di equità, solidarietà e universalismo, prevedendo che l'incidenza della spesa sanitaria sul PIL non possa essere inferiore all'8 per cento e, conseguentemente, che il livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato sia incrementato annualmente almeno di una percentuale pari al doppio dell'inflazione, anche in un contesto macroeconomico anticiclico, contraddistinto da una riduzione del prodotto interno lordo;
uguale audacia occorrerebbe per chiedere di modificare le regole vigenti in Europa in materia di disciplina di bilancio, prevedendo lo scorporo dal calcolo del deficit della spesa sanitaria, tenuto conto di come il Covid-19 abbia drammaticamente dimostrato che la salute sia un investimento assolutamente produttivo la cui carenza rischia di sacrificare ogni altro investimento e la sostenibilità del sistema Paese;
occorre rivisitare il calcolo per la definizione dei posti letto in ragione delle esigenze epidemiologiche e della riorganizzazione territoriale, comunque assicurando che il numero di posti letto di degenza ordinaria raggiunga almeno la media europea di circa 500 posti letto per 100.000 abitanti ed anche il numero di posti letto di terapia intensiva raggiunga almeno 25 posti per 100.000 abitanti, al fine di evitare che il nostro sistema sanitario possa nuovamente trovarsi impreparato dinanzi a nuovi eventi patologici epidemici o pandemici;
la programmazione economica e finanziaria del Governo, quale emerge dal provvedimento all'esame, appare in evidente contrasto con l'appello che, diffusamente, tutti gli operatori e gli osservatori della salute stanno rivolgendo, ormai da mesi, a Governo e Parlamento, appello che è stato sintetizzato in maniera ineccepibile, proprio alcuni giorni fa, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando ha definito la sanità pubblica come «un patrimonio prezioso, da difendere e adeguare»;
per tutto quanto sopra premesso e considerato,
esprime
PARERE CONTRARIO.