ALLEGATO 1
Risoluzione n. 7-00137 Castiglione: Sulle problematiche legate alla proliferazione del granchio blu nelle acque del Mar Adriatico.
RISOLUZIONE APPROVATA
La XIII Commissione,
premesso che:
il «Callinectes Sapidus», ossia il granchio blu, originario delle coste tropicali americane temperate dell'oceano Atlantico, è una specie infralitorale che vive in acque salmastre, come le foci e i delta dei fiumi, le lagune e i laghi costieri, su fondali sabbiosi o fangosi, fino a 35 metri di profondità e riesce a resistere a temperature che vanno dai 3 ai 35 °C. Il cambiamento delle condizioni climatiche sulla nostra penisola sta favorendo la proliferazione in massa del granchio blu, grazie anche all'assenza di una forte pressione da parte di specie competitrici;
già dal 2008, la presenza del granchio blu è stata certificata in diverse zone italiane come Puglia, Abruzzo, il bacino di Torre Colimena nel Mar Ionio, il porto di La Spezia in Liguria, la costa orientale della Sicilia, la Sardegna e il litorale romano;
da almeno tre anni i pescatori del Polesano e del ferrarese sottolineano la presenza del granchio blu nelle proprie acque e della voracità con cui si ciba di vongole, ma anche di gamberi e piccoli pesci che popolano le acque delle lagune dell'alto Adriatico e, da ultimo, anche delle acque dolci del Po;
proprio l'area del delta del Po, da Scardovari a Comacchio, risulta particolarmente colpita da una predazione senza precedenti, mai registrata prima; ci si riferisce in particolar modo al territori del comune di Porto Tolle (Rovigo) e di Goro (Ferrara), ove operano oltre poco meno di 3.500 pescatori raccolti nel consorzi e nelle cooperative di pescatori che si occupano di organizzare e gestire il prodotto conferito – avviandolo poi alla commercializzazione. Per non parlare poi della parte marittima che, a causa della massiccia proliferazione di esemplari di granchio blu, caratterizzati da una notevole voracità e aggressività nei confronti di altre specie, versa in una drammatica condizione, il granchio blu sta mettendo a rischio l'attività delle diverse imprese ittiche. A ciò si aggiungano anche le altre aree interessate al fenomeno del granchio blu, quali la laguna di Orbetello, Lesina e alcune regioni in Sardegna e Sicilia, le quali segnalano una crescente sofferenza;
secondo i recenti studi i condotti dall'Università degli Studi di Ferrara, le ragioni per le quali la predazione da parte del granchio blu risulta essersi concentrata in tali aree piuttosto che altrove, sarebbe da ricondurre: da una parte alla riduzione del livello di acqua nei corpi idrici che compongono il sistema del Delta del Po, causata dalla forte siccità che ha interessato il Paese e soprattutto quell'area negli ultimi 12 mesi (facendo registrare una massiccia risalita del cuneo salino nel fiume); dall'altra all'aumento improvviso della portata di acqua dolce dovuto alle tempeste primaverili;
a causa di tale concentrazione è stata rilevata una ridotta presenza, oltre che di vongole e molluschi in genere, anche di altre specie quali: ghiozzo gò e granchio moleca (o granchio comune). Da ciò si desume il possibile pericolo di predazione da parte del granchio blu anche nei confronti di altre specie, sì da porre un vulnus alla biodiversità marina;
a subire le maggiori ripercussioni di tale «invasione» marina è stata l'intera area deltizia (Sacca di Goro, Sacca di Scardovari)Pag. 142 la quale ha subito danni considerevoli che potrebbero avere importanti ripercussioni sull'economia. Tali zone salmastre, infatti, intercettano i bracci del fiume Po nel suo delta: il Po di Goro e il Po di Volano. Tale area peraltro è soggetta a costanti trasformazioni delle correnti marine e risulta di importanza cruciale per l'economia marittima, perché rappresenta i due terzi della produzione nazionale di vongole veraci, a cui si aggiungono gli allevamenti di cozze e ostriche, generando un'occupazione lavorativa per oltre 3.500 famiglie;
tra le conseguenze negative causate dalla presenza del granchio blu, si segnalano gli effetti negativi prodotti sulle specie algali di cui può nutrirsi, nonché su pesca e attività produttive in genere;
a causa dell'aumento del 2000 per cento di tali esemplari, i danni fin qui registrati dagli allevamenti di vongole, cozze e ostriche dell'Adriatico, ammontano a oltre il 50 per cento sulle produzioni;
gli operatori ittici (acquacoltori e molluscocoltori) hanno ipotizzato che il recente aumento della presenza di tali crostacei sia una delle conseguenze dell'alluvione che ha devastato l'Emilia-Romagna nel maggio 2023. L'ingente afflusso di acqua proveniente dai fiumi, infatti, ha favorito il proliferare di tali specie marine, in grado di adattarsi alle fluttuazioni della salinità;
l'azione predatoria dei granchi blu, inoltre, causa danni alle reti da pesca e al pescato stesso, oltre a rappresentare una minaccia per le colture ittiche, con importanti diminuzioni delle produzioni che rappresentano un'economia di 100 milioni di euro e producono circa i tre quarti delle vongole consumate in Italia. A rischio sono anche gli stock di spigole e orate allevate in maniera estensiva, a causa della rapida diffusione di tale crostaceo;
ciò sia aggiunga anche il pericolo per l'incolumità dei bagnanti, in quanto è stata segnalata la presenza del granchio blu anche in prossimità delle aree dedite alla attività balneare;
a causa del totale esaurimento di prodotto nelle aree di produzione, si prevede l'interruzione del prelievo di vongola già dalle prossime settimane per esaurimento delle scorte,
impegna il Governo:
ad adottare tempestivamente un piano di contenimento dell'infestazione di granchio blu ed eradicazione della minaccia dalle aree colpite, mediante prelievi capillari e conseguente smaltimento degli esemplari catturati;
a porre in essere un piano di prevenzione per impedire il diffondersi del granchio blu nelle nostre acque, sì da scongiurare un disastro ambientale marino che andrebbe a travolgere il comparto ittico dell'acquacoltura e della molluschicoltura;
ad adottare ogni iniziativa di competenza volta a prevedere la sospensione di tasse, contributi e mutui bancari per cooperative e soci che, a causa della voracità del granchio blu, abbiano subito un improvviso calo della produzione e quindi degli introiti a ciò connessi, subendo ingenti danni di natura economica;
ad adottare iniziative volte a effettuare approfondimenti scientifici sulla specie del granchio blu, al fine di comprenderne meglio le proprietà organolettiche e tossicologiche in vista di una possibile, futura commercializzazione, una volta debellata l'emergenza;
a condurre, infine, apposito approfondimento sul rischio connesso alle altre specie marine, al fine di preservare la biodiversità marina, nonché il comparto ittico in generale.
(8-00027) «Castiglione, Gadda».
ALLEGATO 2
Risoluzione n. 7-00141 Davide Bergamini: Sulle problematiche legate alla proliferazione del granchio blu nelle acque del Mar Adriatico.
RISOLUZIONE APPROVATA
La XIII Commissione,
premesso che:
il granchio reale blu (Callinectes sapidus) è un crostaceo autoctono delle coste atlantiche del continente americano che negli ultimi anni è stato accidentalmente introdotto in numerose parti del mondo; in Italia è stata segnalata la sua presenza per la prima volta nel 2008 in Basilicata, sulla costa adriatica dell'Abruzzo e della Puglia, e dal 2007 nell'alto adriatico da Gora ai lidi ferraresi;
fino a due o tre anni fa trovare un granchio blu nelle reti e nelle nasse era un evento insolito, per certi versi singolare, date le notevoli dimensioni del crostaceo, ma con il tempo la proliferazione di questo animale è diventata un grande problema anche perché sono complesse le operazioni di liberazione del granchio blu pescato accidentalmente;
la presenza di questa specie nell'Adriatico è uno dei sintomi dei cambiamenti climatici che hanno portato all'aumento della temperatura dell'acqua marina che sta facilitando la migrazione di questa specie aliena facendola diventare una presenza stabile nei nostri mari, dove le acque calme e poco profonde sono l'habitat ideale per la sua riproduzione e crescita;
il granchio blu è una delle 100 specie considerate più invasive del Mediterraneo e dell'Adriatico, si riproduce in modo incontrollato – la femmina depone tra 700 mila e 2.1 milioni di uova secondo le dimensioni della femmina – e senza un antagonista naturale ha già interferito con gli equilibri naturali delle popolazioni ittiche autoctone; è una specie onnivora che mangia di tutto ma predilige soprattutto pesci, molluschi e altri crostacei anche allevati;
dal mese di maggio 2023 subito dopo la prima alluvione che ha colpito l'Emilia-Romagna, il granchio blu si sta moltiplicato a dismisura nella Sacca di Goro, tra le foci del Po di Volano e del Po di Goro (provincia di Ferrara), tra i comuni di Goro e Comacchio, dove vengono prodotte ogni anno circa 16 mila tonnellate di vongole veraci (Tapes Philippinarum), che corrispondono al 55 per cento della produzione italiana e al 40 per cento di quella europea e su cui si fonda l'economia della zona (valore di circa 100 milioni di euro);
il fenomeno della proliferazione del granchio blu si sta diffondendo velocemente anche nella laguna di Venezia, nella Sacca di Toro di Chioggia e soprattutto nella Sacca di Scardovari di Porto Tolle (provincia di Rovigo);
il granchio blu, oltre che nell'Adriatico, si sta diffondendo velocemente anche in Toscana ed in particolare nella Laguna di Orbetello, nella zona della foce dell'Arno, con segnalazioni in aumento anche a Vada, ma anche a Marina di Pisa e all'isola d'Elba; il rischio è che il fenomeno si amplii anche a tutto il mar Tirreno;
segnalazioni di granchio blu si registrano, con numeri e aree differenti, praticamente in tutte le regioni costiere nazionali, Sicilia e Sardegna comprese;
il fenomeno sta assumendo, quindi, le proporzioni di una vera e propria «calamità naturale» che minerà la sopravvivenza delle imprese del settore;
Pag. 144si ipotizza che la proliferazione del granchio blu sia una conseguenza dell'alluvione che ha colpito l'Emilia-Romagna, infatti fino all'arrivo della pioggia abbondante, la salinità dell'acqua si era mantenuta piuttosto alta, poi è scesa improvvisamente con la piena dei fiumi riversata nel mare. Il granchio blu è una specie eurialina, cioè che sopporta ampie escursioni del valore della salinità, e per questo motivo ha continuato a riprodursi in modo massiccio;
la regione Veneto ha approvato un accordo di collaborazione con l'Università Ca' Foscari e la fondazione per la Pesca di Chioggia, con l'obiettivo di arrivare ad un monitoraggio scientifico della specie;
i danni all'ecosistema e all'economia della pesca causati dal granchio blu sono ancora incalcolabili;
oltre ad essere molto aggressivo è anche molto veloce e questo lo spinge ad alimentarsi in continuazione, motivo per il quale devasta coltivazioni ittiche e banchi di pesce; le sue che le distruggono anche reti da pesca, (una rete costa dai 100 ai 200 euro) facendo perdere ai pescatori il loro pescato e danneggiando l'attrezzatura causando così gravi danni agli allevamenti ittici;
nella sacca di Goro le concessioni per l'allevamento della vongola verace hanno un'estensione di circa 13.000.000 metri quadrati che impiega circa 1.300 addetti, su una popolazione comunale di 3.500 persone attive; l'economia ittica del Delta del Po si basa su circa 3.000 imprese familiari;
gli allevamenti della zona della laguna di Orbetello stanno subendo gravissimi danni in quanto questa specie di granchio è voracissima di cozze, vongole, telline, orate, spigole e cefali, in particolare di avannotti, ovvero pesci appena nati. Anche la pesca delle anguille è già diminuita del 30 per cento perché recidono tutte le reti;
nelle ultime settimane il comparto della molluschicoltura nazionale, principalmente quello delle vongole veraci, ma anche quello dell'allevamento dei mitili e delle ostriche, è stato pesantemente colpito dalla predazione da parte del granchio blu, in quanto sta distruggendo non solo il prodotto adulto pronto per l'attuale commercializzazione estiva, ma anche tutto il prodotto giovanile, detto «seme», che avrebbe dovuto rappresentare la produzione del prossimo anno;
attualmente, da stime, la perdita di prodotto allevato della specie vongola verace oscilla tra il 40 per cento per le aree in concessione con prodotto di taglia commerciale, sino a perdite pari a circa il 100 per cento per alcune aree in concessione seminate da poco con prodotto giovanile a più facile predazione da parte del granchio blu;
attualmente nella laguna del Canarin vi è una assenza totale di novellame e la predazione delle vongole veraci adulte risulta di oltre l'80 per cento; nella Sacca di Scardovari, zona sud-ovest, la semina è stata completamente distrutta, con un'altissima percentuale di predazione sulle vongole mature;
il consorzio di cooperative dei pescatori del Polesine denuncia una vera e propria situazione di emergenza, che vede in questa specie predatoria una grande minaccia per la prosecuzione delle attività di venericoltura, acquacoltura e molluschicoltura, oltre che per il mantenimento della biodiversità locale;
in questa situazione non sarà possibile nemmeno procedere con le attività di semina, levando così ogni prospettiva ai pescatori; la grandissima preoccupazione, infatti, è rivolta all'occupazione; sono circa 1.500 gli addetti impiegati nella venericoltura nel Polesine, i quali nei prossimi mesi dovranno affrontare una crisi senza precedenti, con un alto rischio di perdita del lavoro, e con prospettive future assolutamente incerte;
il costo per lo smaltimento dei granchi blu catturati è a carico delle aziende, si pensi che per smaltirli, per mettere in salvo le produzioni, i costi ammontano a 100 mila euro al giorno (dai 25 centesimi a 1 euro al chilogrammo), cifre importanti se si Pag. 145pensa che in un'ora si riescono a catturare anche 3 quintali;
infatti, il numero dei granchi raccolti per unità di superficie è impressionante e l'evoluzione della situazione, vista la stagione estiva, non potrà che peggiorare, compromettendo il futuro di tutta l'economia delle zone colpite dal fenomeno;
il Masaf, con una nota del 18 luglio 2023, ha autorizzato, nella sacca di Goro, in via eccezionale la pesca del granchio blu all'interno degli impianti di molluschicoltura attraverso l'utilizzo di «nasse/cestelli e reti di posta fissa» per le imbarcazioni iscritte in categoria V, normalmente utilizzate negli impianti di acquacoltura, ma la possibilità andrebbe estesa a livello nazionale consentendo il prelievo del granchio e la sua commercializzazione per la tutela della biodiversità con la partecipazione diretta dei pescatori;
per fornire indennizzi agli operatori e alle attività dell'acquacoltura, colpiti dalla diffusione del granchio blu prevedendo, tra le altre, anche forme di copertura sia dei costi legati al ripopolamento delle attività dell'acquacoltura colpite, sia dei costi, ad oggi a carico dei pescatori, derivanti dall'impiego di risorse umane e strumentali per la pesca e smaltimento del granchio blu, finalizzati a ridurne la presenza e insistenza a ridosso delle attività medesime, nel DL 104 del 10 agosto 2023, convertito con modificazioni, dalla Legge 9 ottobre 2023, n. 136, il Governo, allo scopo di contenere il fenomeno della diffusione della specie granchio blu (Callinectes sapidus) e di impedire l'aggravamento dei danni inferti all'economia del settore ittico, ha autorizzato, per l'anno 2023, a partire dal 1° agosto scorso, la spesa di 2,9 milioni di euro a favore dei consorzi, delle imprese di acquacoltura e della pesca che provvedono alla cattura ed allo smaltimento della predetta specie;
inoltre, il Ministero dell'agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, al fine di dare continuità agli interventi a supporto del settore ittico, ha già predisposto un ulteriore decreto ministeriale ai sensi dell'articolo 1, comma 128 della Legge 30 dicembre 2020 n. 178 (Legge di Bilancio 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023), recante i criteri e le modalità' di utilizzazione del Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura;
per mitigare e contenere le perdite economiche subite dai produttori ed indennizzare chi ha perso le proprie produzioni a causa del granchio blu nonché per riparare gli attrezzi da questi danneggiati, nonché al fine di contenere il fenomeno della diffusione della specie granchio blu, è stato disposto un intervento aggiuntivo per un importo di 10 milioni di euro per sostenere una rapida ripresa del settore, indennizzando le imprese per la perdita parziale del prodotto seminato o immesso nell'anno 2022, e per l'acquisto di strutture fisse e mobili istallate per la protezione degli allevamenti;
il 20 luglio scorso, nell'ambito dell'incontro del Distretto di pesca del nord Adriatico, è stato approvato un documento comune delle Regioni Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia indirizzato al Governo affinché adotti le misure necessarie, e specifiche, per contenere i danni all'ambiente marino e all'economia causati dal 'granchio blu', specie alloctona dannosa che si ciba di vongole e novellame;
la pesca e la commercializzazione del granchio blu non sono una soluzione definitiva al problema, è necessario individuare una strategia per capire cosa si possa fare sia nell'immediato che nel medio-lungo periodo;
anche se il granchio blu sia un ottimo alimento per le sue qualità organolettiche, la sua commercializzazione non è così remunerativa per i pescatori e acquacoltori; i mercati ittici non riescono più a smaltire l'enorme offerta di granchi blu e il prezzo è crollato;
un possibile utilizzo del granchio blu potrebbe essere anche quello della sua trasformazione in mangime per acquacoltura;
Pag. 146inoltre, è fondamentale capire se la pesca del granchio blu possa diventare una risorsa economica e anche una misura efficace a contenere il numero di esemplari la cui proliferazione ha effetti negativi sull'ecosistema lagunare e marino e sul settore economico della pesca tradizionale;
è necessario velocizzare le azioni volte a frenare l'avanzata del granchio blu che sta infestando le lagune e gli stagni italiani mettendo a repentaglio le produzioni ittiche made in Italy, elementi cardine della Dieta Mediterranea e l'intero ecosistema,
impegna il Governo:
a consentire all'acquacoltore di pescare e vendere i granchi blu sia come «strumento di difesa» della sua produzione acquicola, sia come strumento di tutela della biodiversità messa a rischio dalla voracità del granchio blu, nonché come strumento di integrazione del reddito;
ad adottare iniziative volte a individuare soluzioni strutturali di medio-lungo periodo, anche a livello nazionale, valutando una serie di soluzioni di contrasto al crostaceo, a vantaggio degli acquacoltori e molluschicoltori, al fine di arginare l'aumento incontrollato del granchio blu che sta diventando un pericolo per la biodiversità degli habitat marini italiani;
ad attivare una specifica attività di monitoraggio per la valutazione dell'impatto sulla filiera produttiva nazionale al fine di individuare le opportune strategie per contenere la diffusione e proliferazione del granchio blu;
a prevedere misure, anche mediante utilizzo delle risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi e per la pesca nel periodo 2021-2027 (Feamp), che siano di incentivo all'avvio di una filiera dedicata, magari attraverso la nascita di start up specifiche, dalla pesca, raccolta e sbarco del granchio blu, alla trasformazione, fino al consumo nelle tavole dei ristoranti nonché a promuovere il consumo alimentare dello stesso;
a favorire l'introduzione delle strumentazioni idonee alla cattura del granchio blu e l'adozione delle necessarie autorizzazioni di pesca in deroga, di natura temporanea e localizzata, tenendo conto delle indicazioni e delle proposte avanzate dalle imprese del settore;
a prevedere un incentivo economico per gli operatori del settore, che operano nelle zone interessate dal fenomeno, per permettere loro la trasformazione del granchio blu in mangime per acquacoltura, al fine di tenere sotto controllo la proliferazione di questa specie così invasiva;
ad avviare specifici progetti di studio, con la destinazione di specifiche risorse, sia sulla biologia della specie per individuare le migliori strategie di «lotta biologica», che sulla progettazione di attrezzi idonei alla cattura del granchio blu, che potrebbero risultare maggiormente efficaci e massimizzare i risultati;
a adottare iniziative finalizzate a creare nuove opportunità di lavoro per gli addetti nel settore ittico nazionale, favorendone e sostenendo la nascita di una filiera di imprese specializzate nella pesca del granchio al fine della sua commercializzazione, compresi i prodotti da esso derivati come la polpa, in Italia e all'estero, favorendone l'internazionalizzazione quindi lo sviluppo economico commerciale, connettendole con le imprese delle nazioni nelle quali sono già presenti imprese che si occupano con successo della lavorazione e commercializzazione della polpa di granchio, agevolandone l'esportazione, in particolare negli USA, in ragione della grande domanda di prodotto da parte dei consumatori d'oltreoceano, che lo apprezzano particolarmente e ne consumano in grandi quantità in ragione del gusto delicato delle carni;
a convocare un tavolo tecnico per la definizione e l'adozione di misure e provvedimenti efficaci;
a disporre l'attivazione di una misura, sostenuta da adeguate risorse, per la tutela della biodiversità mediante il prelievo della massima quantità possibile di 'granchio blu' con la partecipazione diretta dei pescatori;
Pag. 147 attuare, un Piano Nazionale per il controllo e la riduzione numerica della specie aliena 'granchio blu' sul territorio nazionale;
(8-00028) «Davide Bergamini, Caretta, Tosi, Andreuzza, Marchetto Aliprandi, Carloni, Cerreto, Nevi, Molinari, Ziello, Barabotti, Bruzzone, Nisini, Pierro, Stefani, Almici, Ciaburro, La Porta, La Salandra, Malaguti, Andrea Rossi, Vaccari, Gatta».
ALLEGATO 3
Schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1099/2009, relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento. Atto n. 78.
PARERE APPROVATO
La Commissione XIII,
esaminato lo schema di decreto legislativo in oggetto, recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1099/2009, relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento (Atto del Governo n. 78);
premesso che:
il provvedimento è emanato sulla base di quanto previsto dagli articoli 1 e 18 della legge 4 agosto 2022, n. 127 (legge di delegazione europea 2021);
in particolare, l'articolo 18 reca una delega al Governo per l'attuazione del regolamento (CE) n. 1099/2009, relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento, stabilendo i principi e criteri direttivi generali cui il Governo è stato chiamato ad attenersi nell'esercizio della delega;
il provvedimento, che contiene il divieto di abbattimento selettivo dei pulcini, prevede talune deroghe, volte a consentire l'abbattimento stesso al ricorrere di determinate circostanze;
preso atto che:
il provvedimento, oltre ad introdurre il divieto di abbattimento come individuato nel principio di delega richiamato, elenca le ipotesi di inapplicabilità rispetto al divieto di abbattimento, vieta la metodica della macerazione dei pulcini maschi, prevedendo l'utilizzo di metodi alternativi alla macerazione, prevede che gli incubatoi si dotino di strumenti che consentono di determinare il sesso dell'embrione prima possibile e, comunque, non oltre il quattordicesimo giorno dell'incubazione, reca misure per implementare le tecnologie per il sessaggio e per promuovere campagne informative sulla filiera di provenienza delle uova e degli ovoprodotti attraverso un adeguato sistema di etichettatura, dispone che i pulcini maschi nati nonostante le misure adottate possono essere affidati ad enti e associazioni, aventi ad oggetto la protezione degli animali, individua il Ministero della salute, le regioni, le province autonome e le ASL, nell'ambito delle rispettive competenze, come le autorità competenti designate ad effettuare il controllo e la vigilanza sugli incubatoi, stabilisce, infine le sanzioni in caso di inosservanza alle disposizioni ivi contenute;
considerato che:
aver previsto una ricorrenza del divieto di abbattimento a partire dalla data del 31.12.2026 permette agli incubatoi di adeguare le strutture esistenti mentre un'eventuale anticipazione non consentirebbe di effettuare gli interventi necessari per ampliare gli edifici in essere per l'installazione delle tecnologie per il sessaggio in-ovo. Tali interventi necessitano, infatti, di progettazione, procedure di approvazione delle autorità territoriali preposte e infine di realizzazione, e i 3 anni attualmente previsti risultano congrui a tale scopo, oltre che per portare a regime le tecnologie di sessaggio in-ovo;
il provvedimento prevede casi in cui i pulcini possano essere affidati ad enti e associazioni,
esprime
Pag. 149PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti condizioni:
1) all'articolo 1, dopo il comma 1, inserire il seguente:
1-bis. L'abbattimento di animali selvatici o randagi ai fini del controllo della popolazione animale non rientra nel campo di applicazione del presente decreto;
2) alla lettera a) dell'articolo 6, dopo le parole «affidati ad enti e associazioni, aventi ad oggetto la protezione degli animali» aggiungere le seguenti: «e ad altre associazioni non aventi scopo di lucro, disponibili a farsi carico degli animali senza sovvenzioni, premi, contributi o altri finanziamenti pubblici»
e con le seguenti osservazioni:
valuti il Governo l'opportunità di:
a) meglio definire i casi in cui non sia possibile rilevare in tempo utile il sesso dei pulcini;
b) prevedere che le opzioni di cui all'articolo 6 siano da considerare prioritarie, rispetto all'ipotesi di eventuale abbattimento dei pulcini maschi rientranti di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2, dell'articolo 3, con preferenza per la scelta relativa al reinserimento dei pulcini maschi di cui alla lettera a) rispetto a quella dell'utilizzo per l'alimentazione di cui alla lettera b), comunque senza costi aggiuntivi per gli attori della filiera;
c) garantire, anche attraverso una eventuale specificazione all'interno del decreto, l'applicazione dell'obbligatorietà di forme di stordimento preventivo, senza costi aggiuntivi per la filiera, da applicare a tutti i casi indicati all'articolo 3, comma 2 dello schema di decreto in esame;
d) adottare le necessarie misure atte ad incoraggiare una maggiore sperimentazione dei nuovi macchinari che siano in grado di lavorare su più linee di uova, anche abbassando la soglia dei giorni entro cui è possibile determinare il sesso dei pulcini, nonché prevedere la possibilità che, in relazione all'evoluzione di nuove tecnologie per il sessaggio dell'embrione, le disposizioni di cui al provvedimento in esame possano essere aggiornate con cadenza quinquennale, o, comunque, compatibilmente con i tempi di adeguamento e di ammortamento dei costi delle strutture interessate;
e) uniformare il trattamento sanzionatorio di cui all'articolo 8, comma 2, a quello previsto al comma 1 del medesimo articolo e prevedere che i proventi delle sanzioni amministrative ivi previste siano devoluti per attività riguardanti la tutela degli animali e il benessere animale;
f) prevedere lo stanziamento di adeguate risorse e delle necessarie politiche di semplificazione, anche di carattere burocratico, in relazione alla peculiarità delle strutture interessate dal provvedimento in esame, nonché di incentivazione a promozione e sostegno dell'introduzione di tecnologie e di strumenti imputati al sessaggio in ovo, al fine di dare espressa attuazione al criterio di delega specifico di cui all'articolo 18, comma 2, dalla lettera d) della legge 4 agosto 2022, n. 127 (delegazione europea 2021), a garanzia della tutela del benessere animale, della tracciabilità della filiera, nonché dei nuovi standard qualitativi per il consumatore finale.