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CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 23 novembre 2023
206.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari sociali (XII)
ALLEGATO
Pag. 203

ALLEGATO 1

5-01649 Zanella: Iniziative per evitare l'esclusione dell'Unione donne in Italia (UDI) dal Registro unico nazionale del terzo settore.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Grazie Presidente. Passo ad illustrare la risposta all'interrogazione con cui gli Onorevoli chiedono chiarimenti in merito alla cancellazione dal Registro Unico degli Enti del Terzo Settore delle Associazioni UDI (Unione Donne Italiane) di Modena, Ravenna e Ferrara, in qualità di Associazioni di promozione sociale.
  La questione posta dagli Onorevoli interroganti fa riferimento alla comunicazione ricevuta dalle predette Associazioni, nell'agosto scorso, di richiesta di integrazione dello statuto nella parte in cui prevede l'ammissione a tali associazioni alle sole donne. Tale previsione sarebbe, difatti, lesiva del principio antidiscriminatorio così come previsto dagli articoli 21 e 35 del decreto legislativo n. 117 del 2017 recante il Codice degli Enti del Terzo Settore.
  Più in particolare, a fronte di una previsione generale contenuta nell'articolo 21 secondo cui tutte le associazioni del Terzo settore sono chiamate a fissare statutariamente «i requisiti per l'ammissione di nuovi associati... secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l'attività di interesse generale svolta», la più specifica previsione dell'articolo 35, comma 2, riguardante le sole associazioni di promozione sociale, denota un carattere più stringente, proprio in ragione della specificità che caratterizza, insieme alle altre disposizioni degli articoli 35 e 36, le associazioni di promozione sociale rispetto alle altre forme associative del Terzo settore.
  La disposizione in questione contiene una letterale preclusione nei confronti di «discriminazioni di qualsiasi natura» che non sembra consentire, per tali specifiche categorie di associazioni, alcuna limitazione all'accesso basata sul sesso.
  Senza dubbio, il principio di libertà associativa riconosciuto dalla Costituzione legittima le associazioni, nella loro autonomia, ad individuare forme di limitazione all'accesso che derivano dalla caratterizzazione delle stesse. Nel caso specifico, la scelta manifestata dagli enti in questione di essere enti indirizzati alle donne e formati da sole donne.
  Ed è proprio a tal fine che il citato Codice degli Enti del Terzo Settore conferisce all'autonomia privata la possibilità di ritagliarsi la formula organizzativa meglio confacente.
  La disciplina citata consentirebbe, in ogni caso, una qualificazione non come Associazioni di promozione sociale ma come Associazioni del Terzo settore, iscritte nella sezione g) del Registro Unico degli Enti del Terzo Settore. Tale qualificazione lascia agli stessi enti la possibilità di beneficiare di una posizione di favor e dei vantaggi riservati alla generalità degli Enti del Terzo Settore, continuando a fornire il loro apporto alla promozione dell'uguaglianza delle donne e di tutela dei loro diritti.
  È stato questo, d'altronde, l'obiettivo della riforma del Codice che ha consentito, anche in condivisione con le regioni e con le rappresentanze degli Enti del Terzo Settore, di includere nella categoria generale degli Enti del Terzo Settore anche quelle associazioni che svolgono esplicitamente e storicamente la propria attività rivolgendosi a categorie specifiche di cittadini non solo quali destinatari ma anche quali potenziali associati.
  Inoltre, informo gli interroganti che, dalle informazioni acquisite dalla competente Direzione Generale di questo Ministero, risulta che lo stesso Ufficio Registro Unico degli Enti del Terzo Settore dell'Emilia-Romagna abbia rappresentato a queste associazioniPag. 204 le criticità relative all'iscrizione nel Registro quali Associazioni di promozione sociale, alla luce della limitazione statutaria di cui sopra. Allo stesso modo, le sezioni UDI di altre città dell'Emilia-Romagna, o di altre regioni, che non prevedono, o che hanno espunto dal proprio statuto, la limitazione di genere, risultano iscritte quali Associazioni di promozione sociale.
  Ribadisco che laddove le sezioni citate dagli interroganti intendessero confermare la scelta di limitare l'iscrizione alle sole donne, ciò non determinerebbe una cancellazione dal Registro Unico degli Enti del Terzo Settore, ma solo una diversa collocazione e denominazione sociale che gli consentirebbe, in ogni caso, di beneficiare dei vantaggi riservati alla generalità degli Enti del Terzo Settore.
  Infine, mi preme sottolineare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non ha alcuna competenza sui singoli procedimenti di iscrizione, cancellazione e trasferimento relativi al Registro Unico degli Enti del Terzo Settore e che, in ogni caso, la nota interpretativa citata dagli interroganti si limita, in termini generali ed astratti, a fornire chiarimenti sulla portata delle previsioni normative che restano, secondo i principi del nostro ordinamento, riferimento principale degli operatori.
  In conclusione, si ribadisce che la libera scelta degli enti di definire i propri assetti è ampiamente rispettata e tutelata, come d'altronde richiedono i principi fondamentali della nostra Costituzione, dalla normativa in materia che, pur imponendo il rispetto delle disposizioni che assegnano oneri e vantaggi a ciascuna tipologia di enti, ne valorizza le caratteristiche e unicità.

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ALLEGATO 2

5-01650 Sportiello: Azioni per rafforzare il ruolo degli educatori professionali nell'attività di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Grazie Presidente.
  Ringrazio gli Onorevoli Interroganti per aver posto all'attenzione della Commissione parlamentare e del Governo un tema così importante come quello del contrasto alla violenza contro le donne, un tema sul quale è fondamentale il lavoro congiunto del Parlamento e Governo per individuare le azioni più efficaci sin dalla prevenzione.
  Occorre un approccio ampio al problema della violenza contro le donne, che coniughi l'azione di repressione e protezione con una strategia diffusa di trasformazione culturale, finalizzata a superare le dinamiche di potere e a prevenire situazioni suscettibili di determinare comportamenti violenti.
  Al riguardo, voglio esternare la mia soddisfazione per l'approvazione del disegno di di legge n. 923 per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica – approvato all'unanimità ieri al Senato – che ha rafforzato il «Codice Rosso».
  Per quanto riguarda specificamente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, voglio sottolineare che il tema è attenzionato e oggetto di mirate iniziative, alcune delle quali in corso.
  Voglio citare a titolo esemplificativo il Piano Nazionale Giovani, Donne e lavoro 2021-2027 di prossima attuazione, nel quale sono previste azioni volte a rafforzare l'informazione e la sensibilizzazione della popolazione sul tema, sostenere l'empowerment e l'autonomia lavorativa ed economica delle donne vittime di violenza attraverso la messa a punto di un sistema di interventi personalizzato che eroghi l'insieme dei servizi utili a favorire l'indipendenza socio-economica oltre alla formazione e all'aggiornamento degli operatori coinvolti.
  Per quanto riguarda il quesito concernente il rafforzamento degli educatori professionali nei vari ambiti territoriali, certamente posso dire che tale iniziativa deve essere orientata verso l'obiettivo consistente nel raggiungimento di un livello essenziale delle prestazioni di assistenza sociale.
  Vale la pena fare, altresì, riferimento alla supervisione del personale dei servizi sociali, già oggetto di trattazione nell'ambito del Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021-2023 elaborato dalla Rete della protezione e dell'inclusione sociale nel luglio 2021 e adottato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto col Ministro dell'economia e delle finanze del 22 ottobre 2021, e quindi definita come livello essenziale delle prestazioni sociali ai sensi dell'articolo 1, comma 170, della legge n. 234 del 2021.
  A tale riguardo, nelle more del perfezionamento dell'iter di approvazione dello schema di decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, avente ad oggetto la definizione dei LEPS, giova prendere in considerazione le previsioni contenute nel vigente Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021-2023.
  Sulla base di quanto stabilito nel precitato Piano, la supervisione professionale si caratterizza come processo di supporto alla globalità dell'intervento professionale dell'operatore sociale, come accompagnamento di un processo di pensiero, di rivisitazione dell'azione professionale ed è strumento per sostenere e promuovere l'operativitàPag. 206 complessa, coinvolgente, difficile degli operatori.
  In merito alle risorse finanziarie, si rappresenta che la supervisione del personale dei servizi sociali è finanziata con 10 milioni a valere sul Fondo nazionale per le politiche sociali e con 42 milioni a valere sul PNRR, Missione 5, Componente 2, linea di subinvestimento 1.1.4 – Rafforzamento dei servizi sociali e prevenzione del fenomeno del burn out tra gli operatori sociali.
  Allo scopo di presidiare con cura la fase di attuazione del LEPS negli Ambiti territoriali sociali e di rendere concretamente applicata la Supervisione del personale dei servizi sociali in ciascun Ambito che fruisce dei suddetti finanziamenti, con il decreto direttoriale della Direzione Generale competente del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 46 del 27 febbraio 2023 (rettificato con il decreto direttoriale n. 54 del 6 marzo 2023) è stato costituito un Comitato Tecnico di Coordinamento (CTC) a livello regionale/province autonome che ha la responsabilità di coordinare e monitorare il lavoro di attuazione del LEPS sull'intero territorio nazionale.
  Si tratta di una figura di importanza strategica per mantenere aperta e fluida la comunicazione fra tutti i livelli e i soggetti coinvolti a livello regionale e provinciale, sostenendo e supportando l'implementazione del LEPS per costruire gradatamente l'infrastruttura di servizi necessaria a rendere esigibile il LEPS, garantendone la sostenibilità a lungo termine.
  Da ultimo, merita di essere posto in luce che, nell'ambito del vigente Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021-2023, sono previsti ulteriori strumenti volti a contrastare il fenomeno della violenza contro le donne e della violenza domestica, ivi inclusi i servizi di pronto intervento sociale, l'istituto dei Punti Unici di Accesso (PUA) e la prevenzione dell'allontanamento familiare.
  Concludo, ribadendo l'importanza del tema affrontato e la necessità di proseguire nelle attività in corso, fermo restando l'impegno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali a valorizzare e ad accrescere le professionalità delle risorse umane dedicate all'espletamento dei servizi sociali, nella consapevolezza del loro ruolo indispensabile per gli interventi di prevenzione, educazione e formazione finalizzata a contrastare la violenza contro le donne.

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ALLEGATO 3

5-01651 Malavasi: Sulla composizione e sullo stato dei lavori del tavolo tecnico per l'analisi e la definizione di elementi utili per una legge statale sui caregiver familiari.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Grazie Presidente. Passo ora ad illustrare la risposta all'interrogazione con cui gli Onorevoli chiedono chiarimenti relativamente ai tempi e modalità di insediamento del «Tavolo tecnico per l'analisi e la definizione di elementi utili per una legge statale sui caregiver familiari».
  Il «Tavolo tecnico per l'analisi e la definizione di elementi utili per una legge statale sui caregiver familiari» è stato già istituito con decreto del Ministro per la disabilità, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, attualmente in fase di pubblicazione.
  La scelta di istituire il suddetto tavolo è scaturita dalla cogente necessità, per il nostro ordinamento, di dotarsi di una normativa nazionale finalizzata al riconoscimento del valore e del ruolo dei caregiver familiari nella cura e nel supporto delle persone con disabilità e delle persone non autosufficienti all'interno del loro percorso di vita, oltre che di approntare una tutela a favore dei caregiver stessi, all'interno di un sistema integrato di presa in carico della persona con disabilità.
  La particolare complessità della materia ha imposto di prevedere la nomina, all'interno del Tavolo, di esperti qualificati, in rappresentanza dei Dicasteri coinvolti, delle parti sociali, delle organizzazioni di settore e, più in generale, dei soggetti interessati e dotati di comprovata esperienza nel settore.
  Lo stesso decreto interministeriale individua nello specifico le associazioni ed i soggetti che prenderanno parte ai lavori.
  L'obiettivo che ci si è posti è di giungere a una proposta condivisa che individui gli strumenti utili per facilitare i familiari nei compiti di cura.
  Per tale ragione, oltre alla formulazione di proposte ai fini della elaborazione di un disegno di legge volto al riconoscimento del ruolo svolto dal caregiver familiare, il Tavolo – che avrà la durata di sei mesi a partire dalla riunione di insediamento – avrà il compito di individuare le aree di intervento e la platea, anche diversificata, dei beneficiari.
  Ciò posto, stante la centralità del tema per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e per il Governo in generale, mi preme sottolineare che l'individuazione dei componenti del Tavolo è ormai in fase di prossima finalizzazione e che, pertanto, si procederà in breve tempo alla riunione di insediamento.
  In conclusione, vorrei ribadire il mio assoluto impegno sulla questione, nella consapevolezza che c'è bisogno, oggi più che mai, di creare una società più inclusiva, capace di dare concreto sostegno alle persone con disabilità e ai caregiver.

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ALLEGATO 4

5-01652 Lancellotta: Iniziative da assumere nei territori caratterizzati da forti criticità sociali, soprattutto a tutela dei minori.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Ringrazio il Presidente e gli Onorevoli Interroganti per aver posto l'attenzione sul tema della tutela dei minori, rispetto al quale il Governo ha intrapreso specifiche azioni.
  Con il decreto-legge n. 123 del 2023 sono state introdotte una serie di disposizioni volte a fronteggiare le situazioni di vulnerabilità sociale e disagio giovanile presenti nel territorio del Comune di Caivano.
  Con riferimento all'obbligo di istruzione dei minori, il citato decreto ha modificato il decreto-legge n. 48 del 2023, in materia di assegno di inclusione, prevedendo in particolare che non ha diritto a tale beneficio il nucleo familiare per i cui componenti minorenni non sia documentato l'adempimento dell'obbligo di istruzione all'interno del patto di inclusione. È stata prevista anche la fattispecie della sospensione dell'assegno di inclusione, in caso di condanna definitiva per il delitto di inosservanza dell'obbligo di istruzione dei minori, fino alla ripresa della regolare frequenza scolastica del minore, documentata con certificazione rilasciata dal dirigente scolastico, ovvero, in mancanza di tale certificazione, per un periodo di due anni.
  Inoltre, nel citato decreto-legge n. 123 del 2023 sono stanziati 25 milioni di euro destinati alle istituzioni scolastiche statali, anche per progetti di rete, delle regioni appositamente individuate sulla base dei dati relativi alla fragilità negli apprendimenti al fine di ridurre i divari territoriali, contrastare la dispersione scolastica e l'abbandono precoce, nonché prevenire processi di emarginazione sociale. Per il perseguimento di queste finalità, è prevista anche la promozione del supporto socio-educativo con il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore.
  Con il provvedimento, è stato disposto l'incremento, a decorrere dall'anno scolastico 2023/2024, di 6 milioni di euro annui del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa (Mof) per il perseguimento di diverse finalità: tra queste, la prevenzione di fenomeni di dispersione nelle istituzioni scolastiche in aree a forte rischio di abbandono e l'ampliamento dell'offerta formativa delle medesime istituzioni scolastiche mediante l'attivazione di progetti specifici, anche in ambito extracurricolare, con l'eventuale coinvolgimento degli attori sociali e istituzionali dei territori interessati e anche degli enti del Terzo settore.
  Ciò detto, voglio ricordare che, di recente, si è riunito il Comitato di indirizzo strategico del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, da me presieduto, per definire un bando straordinario destinato a Caivano e ad altri contesti ad alto rischio di criminalità ed esclusione sociale con l'obiettivo di sostenere azioni mirate nelle comunità in cui vivono bambini e adolescenti vulnerabili. Lo scopo è creare un piano di azione in ambito sociale replicabile in ogni contesto assimilabile a quello di Caivano.
  Inoltre, mi preme sottolineare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali promuove e finanzia da anni misure e interventi finalizzati a sostenere le famiglie in condizioni di vulnerabilità, con l'obiettivo di aumentare la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità del loro sviluppo.
  Tra questi, il Programma Nazionale Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027 (PN Inclusione) che, in continuità con il precedente PON Inclusione 2014-2020, ha come obiettivo cardine la promozione dell'inclusione sociale e il contrasto alla povertà, mediante un approccio integrato che ne risolva le cause profonde.Pag. 209
  Nell'ambito del PN Inclusione, per quel che qui occupa, rileva la tematica della deprivazione educativa dovuta ad una molteplicità di fattori economici, sociali e ambientali che impattano negativamente sia sul diritto all'istruzione sia su opportunità culturali, ricreative, artistiche o sportive e, più in generale, su tutte quelle variabili che possono influenzare il benessere e la crescita di un minorenne.
  I dati disponibili sul fenomeno della povertà educativa e sull'abbandono scolastico e formativo segnalano una situazione diversificata sul territorio nazionale che tuttavia ha caratteristiche di permanenza e di aggravamento in alcune aree del Paese e per taluni target non si associa più in maniera diretta a condizioni di povertà economica e materiale.
  L'azione al riguardo proposta nell'ambito del PN Inclusione si sostanzia nella sperimentazione di una misura denominata «dote educativa», attraverso l'attivazione di un intervento personalizzato, basato sull'elaborazione di un progetto che possa accompagnare e sostenere il percorso educativo di bambini o ragazzi in situazioni di vulnerabilità attraverso l'individuazione di obiettivi personalizzati e l'offerta di beni, servizi e opportunità adattati alle diverse fasce d'età (dai bambini piccoli agli adolescenti e ai giovani fino ai 21 anni) e alle specifiche necessità di ciascun individuo.
  La sperimentazione mette a disposizione risorse per la definizione di Piani Individualizzati che possono includere interventi mirati, servizi di supporto, opportunità di formazione e altre attività che si adattino alle necessità specifiche delle famiglie e dei giovani in situazioni di difficoltà.
  Inoltre, gli interventi, sostenuti dalle risorse del PN inclusione, rivolti alle persone in condizione di difficoltà economica e, in particolare, alle famiglie con bisogni complessi e ai bambini nei primi mille giorni di vita, si snodano su due macro-azioni:

   interventi di educativa domiciliare, finalizzati a supportare il nucleo in una costante stimolazione di buone prassi per una migliore organizzazione familiare, sostenere i genitori nel ripensare il ruolo educativo e le modalità di gestione delle dinamiche e della vita familiare con particolare riferimento alle esigenze dei bambini;

   percorsi di accompagnamento alla genitorialità sostenuti dall'équipe multidisciplinare, attivabili laddove nella costruzione del progetto quadro in favore della famiglia si rilevino nodi problematici inerenti a difficoltà nella relazione tra genitore e figlio e nella genitorialità o a difficoltà nella gestione delle relazioni familiari tra uno o più componenti, dovute a intensa conflittualità, comunicazione poco efficace, particolari momenti di fragilità che turbano gli equilibri familiari.

  La sfida è intervenire con un'alleanza tra soggetti istituzionali a tutti i livelli, nazionale e locale, terzo settore, parrocchie, forze dell'ordine, per la costruzione di presidi educativi innovativi e sperimentali. È una sfida che il Governo si è già assunto e che vede il mio impegno personale e quotidiano, non limitato a Caivano, ma a tutti i territori con caratteristiche di simile complessità.