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CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 23 aprile 2024
294.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni (I)
ALLEGATO
Pag. 74

ALLEGATO 1

Documento di economia e finanza 2024. Doc. LVII, n. 2 e Allegati.

PARERE APPROVATO

  La I Commissione,

   esaminato, per i profili di competenza, il Documento di economia e finanza 2024 (Doc. LVII, n. 2 e Allegati);

   evidenziato, per quanto concerne i profili di stretta competenza della I Commissione, che tra gli obiettivi indicati nel Programma nazionale di riforma 2024 figura un'azione di modernizzazione e di efficientamento della pubblica amministrazione, rispetto alla quale sono evidenziati i risultati raggiunti e i traguardi futuri;

   rilevato che:

    tra i risultati è annoverata l'entrata in vigore degli atti giuridici per la riforma del pubblico impiego, prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), e della normativa riguardante la gestione strategica delle risorse umane nelle pubbliche amministrazioni;

    in particolare, nell'ambito della riforma del pubblico impiego – che prevede una riduzione a sei mesi dei tempi massimi per lo svolgimento delle procedure concorsuali – il Governo ricorda che il reclutamento dei dipendenti pubblici prevede attualmente un Portale del reclutamento quale interfaccia unica per tutti i concorsi pubblici e gli incarichi professionali della pubblica amministrazione;

    per quanto concerne gli obiettivi futuri, il Governo prevede che, come contemplato nel PNRR, entro il 2024 si darà attuazione alla richiamata gestione strategica delle risorse umane nella pubblica amministrazione;

    entro giugno 2026, come stabilito nel PNRR, sarà completata la semplificazione e reingegnerizzazione di 600 procedure al fine di creare un catalogo completo dei procedimenti e dei relativi regimi amministrativi, con due traguardi intermedi previsti entro il 2024 ed il 2025;

    il documento conferma la strategia in atto volta a rafforzare la transizione digitale dei servizi pubblici, della pubblica amministrazione e delle imprese, avendo destinato a questo obiettivo specifici investimenti pubblici a livello nazionale e fondi dell'Unione europea, incluse le sovvenzioni del PNRR;

    nell'ambito di tale strategia il Governo, in particolare, evidenzia alcuni punti che rappresentano altrettanti traguardi del PNRR, in fase di avanzamento, vale a dire: l'obiettivo di interoperabilità tra le banche dati pubbliche attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), anche nell'integrazione delle funzioni e dei servizi erogati da diverse amministrazioni; il potenziamento del Servizio Notifiche digitali (SEND) rispetto al quale si sta procedendo all'integrazione di circa 2.000 enti italiani; iniziative per la digitalizzazione dei servizi ai cittadini e alle imprese e la riqualificazione del personale mediante nuove modalità di gestione digitale; specifici avanzamenti degli investimenti relativi all'offerta di un Servizio Civile Digitale;

    a tale ultimo proposito, il documento richiama la revisione normativa della disciplina, che dovrà concludersi entro il 2024, tesa a favorire la partecipazione al servizio civile universale, la semplificazione delle procedure e il miglioramento della qualità dei progetti;

   considerato che:

    con riguardo all'accoglienza dei migranti, il documento richiama il rifinanziamento del Fondo per l'accoglienza dei migranti operato dalla legge di bilancio per il Pag. 752024 e il potenziamento della tutela per i minori non accompagnati, esentati dal pagamento delle spese per i procedimenti per l'apertura delle tutele dei minori;

    il Piano Nazionale d'integrazione dei titolari di protezione internazionale 2022 – 2024 continua a rappresentare lo strumento programmatico di indirizzo per favorire la loro integrazione nel sistema economico e sociale mentre attraverso il Fondo Asilo e Migrazione (FAMI 2021-2027) trovano sostegno specifici interventi volti a sostenere la migrazione legale verso gli Stati membri e promuovere l'effettiva integrazione e inclusione sociale dei cittadini dei Paesi terzi;

    all'inizio dell'anno in corso, è stata approvata dal Parlamento la legge n. 14 con cui è stato ratificato il Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e la Repubblica di Albania che contiene misure finalizzate al rafforzamento della collaborazione in materia migratoria;

   ritenuto che:

    in materia di riforme istituzionali, nel DEF si ricorda che, al fine di ridurre le disparità regionali presenti in Italia e promuovere l'allineamento degli standard qualitativi dei servizi pubblici sul territorio nazionale, l'Italia sta rafforzando i propri sforzi nell'attuazione delle riforme relative al federalismo fiscale e all'autonomia regionale differenziata che mirano a superare i modelli di finanziamento ancorati alla spesa storica, per passare a criteri riferiti alla determinazione di costi standard e livelli essenziali delle prestazioni;

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 76

ALLEGATO 2

Documento di economia e finanza 2024. Doc. LVII, n. 2 e Allegati.

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVA PRESENTATA DAL GRUPPO PD

  La I Commissione,

   esaminato il Documento di economia e finanza 2024 (Doc. LVII, n. 2 e Allegati);

   premesso che:

    nel contesto del cosiddetto Semestre europeo, il Documento di economia e finanza traccia una prospettiva di medio-lungo termine degli impegni, sul piano della politica economica e della programmazione finanziaria, e degli indirizzi, sul versante delle diverse politiche pubbliche, al fine di promuovere il coordinamento e la convergenza delle politiche economiche degli Stati membri dell'Unione europea e garantire la stabilità;

    in questo contesto il Governo Meloni ha presentato per il 2024 un Documento con il solo quadro tendenziale senza offrire, come invece dovrebbe, a norma dell'articolo 10, comma 2, lettera e) della legge di contabilità e finanza pubblica (la legge 31 dicembre 2009, n. 196) un quadro programmatico di finanza pubblica per i prossimi tre anni che è stato invece rinviato al prossimo Piano fiscale-strutturale di medio termine che sarà presentato il prossimo 20 settembre;

    la motivazione utilizzata dal Governo secondo cui la Commissione europea avrebbe indicato ai Governi di presentare per quest'anno soltanto Programmi di stabilità sintetici, limitandosi a fornire contenuti e informazioni di carattere essenziale, in vista della redazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine (quinquennale), previsto dal nuovo Patto di stabilità, non giustifica la mancata presentazione da parte del Governo di un quadro programmatico nel DEF 2024, anche di natura sintetica, e delle linee generali della prossima manovra, anche tenendo conto del nuovo Piano strutturale di bilancio di medio termine da presentare all'UE entro il 20 settembre. In questo primo anno di transizione verso le nuove regole di governance economica, nulla vieta al Governo di rispettare comunque i contenuti vigenti della legge di contabilità pubblica e di consentire al Parlamento di esprimersi con una circostanziata deliberazione;

    a causa dell'andamento della finanza pubblica in atto infatti, la Commissione europea si appresta ad aprire la procedura d'infrazione per deficit eccessivo nei confronti del nostro Paese. Nella premessa al DEF 2024, il Governo annuncia che, per far fronte alla prossima procedura d'infrazione per deficit eccessivo, si predisporrà per una trattativa con la Commissione europea per un aggiustamento della finanza pubblica in un arco temporale di sette anni. Alla luce di tale affermazione, le prime stime in circolazione prefigurano manovre di rientro non inferiori a 0,5 punti percentuali – al netto dell'attivazione di ulteriori clausole che potrebbero innalzarne l'impatto intorno all'1 per cento per ciascuno degli anni del predetto arco temporale;

    il Governo non offre quindi alcun dettaglio delle misure da confermare denotando qui l'incapacità di affrontare il futuro e dimostrando di avere idee poco chiare nel merito;

    la decisione del Governo di non presentare un documento programmatico è stata scelta in passato da governi dimissionari che non avevano titolo a presentare programmi pluriennali; al contrario, la scelta del Governo, nel pieno delle sue funzioni, è senza precedenti e si pone in violazione Pag. 77delle citate norme sul processo di formazione del bilancio;

    oltre alla mancata previsione del quadro programmatico il Governo non intende affrontare nel Documento, in pieno clima elettorale, in vista delle prossime elezioni europee, anche la cornice entro cui collocare la prossima legge di bilancio e non fornisce alcuna indicazione concreta sulle misure di entrata e di spesa che l'esecutivo intenderà introdurre nei prossimi mesi;

    il Governo in particolare non esplicita alcuna decisione sulle grandi priorità di politica economica sul versante delle spese per quanto riguarda la sanità, la scuola, le politiche per il lavoro, gli investimenti e la politica industriale e gli enti locali che saranno anch'essi interessati dalla declinazione nazionale delle nuove regole del patto di stabilità e crescita;

    il Governo sembra indirizzato, in base ai contenuti in controluce del DEF 2024, a ricavare risparmi di spesa sul fronte dei consumi intermedi, del reddito da lavoro dipendente, dai contributi agli investimenti, dalla sanità e dalle prestazioni sociali. Nessuna ulteriore indicazione è formulata in relazione agli introiti da cessione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze di società controllate o partecipate;

    per la correzione dei conti pubblici in conseguenza dell'apertura della procedura d'infrazione per deficit eccessivo, occorrerà almeno uno 0,5 per cento di Pil, a cui dovrà aggiungersi almeno lo 0,5 per cento di Pil per la proroga del cuneo fiscale, ed uno 0,2 per cento del Pil per la proroga della revisione delle aliquote Irpef. A queste dovranno aggiungersi le altre proroghe temporanee, valide per il solo 2024, le misure di carattere inderogabile, le annunciate ulteriori misure di riduzione della pressione fiscale in attuazione della Riforma e gli altri interventi di politica economica;

    in particolare le principali misure introdotte nella scorsa legge di bilancio solo per il 2024 che sono il taglio dei contributi previdenziali e l'accorpamento dei primi due scaglioni dell'Irpef, insieme ammontano a circa 15 miliardi di euro annui; ad esse si aggiungono ulteriori misure a scadenza per un totale di circa 20 miliardi di euro; si tratta in particolare: della detassazione del welfare aziendale e dei premi di produttività, la riduzione del canone Rai, il differimento di plastic e sugar tax, l'azzeramento dei contributi previdenziali per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con due figli, il credito di imposta per gli investimenti nella Zona economica speciale del Mezzogiorno, il rifinanziamento della legge Sabatini per gli investimenti e la proroga dei bonus edilizi Ecobonus e Sismabonus che in assenza scenderanno al 36 per cento;

    se come affermato in conferenza stampa dal Ministro dell'economia e delle finanze le prime due misure saranno rifinanziate senza incidere sul disavanzo e mantenendo perciò i saldi sui valori del tendenziale, occorre che il Governo fornisca un quadro delle misure di entrate e di spesa necessaria a reperire per il 2025 coperture finanziarie ad oggi ancora non definite;

    sul fronte macroeconomico emerge in tutta evidenza che la crescita 2024 sarà più debole del previsto: il Governo aveva programmato nella NADEF di settembre 2023 una crescita del Pil 2024 dell'1,2 per cento che l'attuale Documento riduce all'1 per cento; le stime di crescita del Governo sono molto più ottimistiche di quelle diffuse dai principali istituti nazionali ed internazionali infatti mentre il DEF riporta una crescita tendenziale del PIL del 1,0 per cento nel 2024, dell'1,2 per cento nel 2025 e dell'1,1 per cento nel 2026 e nel 2027, quelle più recenti diffuse da Banca d'Italia e da Eurostat stimano una crescita economica del Paese che oscilla tra lo 0,6 per cento e lo 0,8 per cento;

    la crescita è dovuta sostanzialmente all'effetto positivo dovuto all'attuazione del PNRR che però terminerà nel 2026; mancando il quadro programmatico il Governo non fornisce alcuna indicazione su quali saranno le direttici di intervento per sostenere la crescita, anche in assenza del PNRR, dal 2027;

Pag. 78

    sul fronte della finanza pubblica, per il 2024, l'indebitamento netto si collocherebbe al 4,3 per cento del Pil per scendere progressivamente fino al 2,2 per cento nel 2027 in linea con le previsioni della NADEF 2023; con riferimento all'anno 2023, l'ISTAT ha rilevato invece che il rapporto tra l'indebitamento delle amministrazioni pubbliche e il PIL è risultato stato pari al 7,2 per cento peggiorando le previsioni rispetto al programmatico NADEF 2023 che stimavano un rapporto deficit/Pil al 5,3 per cento;

    sul differenziale di 1,9 punti percentuali, equivalente a quasi 40 miliardi di euro hanno inciso varie voci di spesa tra cui i contributi agli investimenti e in questi rientrano le spese per l'efficientamento energetico degli edifici, ma anche la spesa per interessi sul debito pubblico; il Governo in carica, nei 18 mesi di guida, ha assistito immobile all'esplosione dei costi che ha provocato l'impennata del rapporto deficit/pil e gli effetti di trascinamento sul debito per i prossimi anni;

    per quanto riguarda il debito pubblico, in rapporto al PIL esso è previsto in crescita in ragione delle minori entrate dovute alle compensazioni d'imposta previste dai vari incentivi fiscali; il peso del debito torna a salire di circa 2,5 punti percentuali dal 2023 al 2026, passando dal 137,3 per cento del PIL del 2023 al 139,8 per cento del 2026, modificando il sentiero di stabilizzazione tracciato lo scorso settembre nella NADEF che riportava un obiettivo per il 2026 in diminuzione in rapporto al Pil di mezzo punto rispetto al dato del 2023;

   tutto ciò premesso,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Bonafè, Cuperlo, Fornaro, Mauri

Pag. 79

ALLEGATO 3

Documento di economia e finanza 2024. Doc. LVII, n. 2 e Allegati.

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVA PRESENTATA DAL GRUPPO M5S

  La I Commissione,

   esaminato il documento in titolo, recante l'analisi del quadro macroeconomico italiano relativo all'anno 2023 e le previsioni tendenziali per il 2024 e il biennio successivo,

   premesso che:

    il Documento di economia e finanza 2024 (Def), trasmesso all'attenzione delle Camere il 9 aprile u.s., si presenta privo del profilo programmatico, limitandosi, per la prima volta, unicamente ai dati di bilancio tendenziali, in contraddizione con la sua stessa natura, in quanto finalità del documento è proprio quella di disegnare il quadro programmatico di finanza pubblica, attraverso le misure di entrata e di spesa che il Governo intende introdurre nei tre anni successivi;

    sebbene il Ministro dell'economia e delle finanze abbia sottolineato come la scelta di limitare il Def 2024 al quadro tendenziale abbia dei precedenti, si rileva come essi siano circoscritti a governi dimissionari, non titolati a presentare programmi pluriennali, privi di interesse, peraltro, in quanto, per l'appunto, scaturiti da governi in scadenza, per gli operatori economici e l'opinione pubblica – ben diverso è il caso del Governo attualmente in carica, nel pieno delle sue funzioni;

    né può essere accolta la tesi del Governo a giustificazione della natura «asciutta» del documento in considerazione della prossima presentazione del piano fiscale strutturale previsto dalle nuove regole di governance economica europea – del quale non sono ancora noti tutti i dettagli applicativi – se si tiene conto dei doveri informativi del Governo nei confronti del Parlamento, oltreché dell'opinione pubblica, nell'esposizione dei contenuti programmatici, in vigenza del quadro normativo nazionale sul processo di formazione del bilancio;

    eppure gli obiettivi di deficit programmatici indicati nella NaDef contenevano nel 2024 tutta una serie di misure varate con la legge di bilancio approvata alla fine del 2023, ma finanziate solo per il 2024, per un ammontare di circa 20 miliardi di euro. Tra queste, per citarne alcune, il taglio del cuneo, l'accorpamento delle aliquote Irpef, l'aiuto per le madri con due figli, la riduzione del canone Rai, le missioni all'estero. Negli anni successivi il deficit programmatico non conteneva queste misure, come non le contiene ovviamente il tendenziale a legislazione vigente del nuovo Def 2024;

    si apre quindi l'interrogativo circa le misure citate, laddove il Governo intendesse confermarle (come avrebbe annunciato lo stesso Ministro e come si riporta nello stesso Def nella stima delle cosiddette politiche invariate per il prossimo triennio, all'interno delle quali si prevede di dare priorità al rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale sul lavoro), e in particolare relativo a quali risorse potrebbero coprire il relativo onere finanziario. In tal senso, la tabella presente nella sezione II del Def (Analisi e tendenze della finanza pubblica) esplicita il problema e riporta nella prima parte le previsioni tendenziali fatte, come la legge prevede, a legislazione vigente, quindi con le prestazioni summenzionate finanziate nell'anno 2024 e non negli anni successivi; nella seconda parte, si riporta il costo nel triennio 2025/2027 dell'eventuale rifinanziamento; nella terza parte l'andamento del deficit in questo caso. Stando al Pag. 80Def 2024, solo tendenziale e approvato a poco più di un mese di distanza dalle elezioni europee, il Governo chiaramente sceglie di non informare Parlamento e opinione pubblica sulle sue reali intenzioni per il futuro ovvero se intende confermare i tagli alle tasse introdotti nel 2024;

    la copertura necessaria dovrebbe valere circa 20 miliardi di euro ossia un punto di PIL e, come ha dichiarato il Sottosegretario Freni, potrebbe derivare da «una razionalizzazione della spesa pubblica, senza intervenire con l'accetta e senza fare macelleria sociale». Si tratta della ricetta «spending review» volta ad eliminare sprechi ma che, mettendo da parte grandi capitoli di spesa come pensioni e sanità, si fatica a immaginare possa raggiungere livelli così elevati solo intervenendo su capitoli di spesa «piccoli» ovvero con una revisione della disciplina dei crediti d'imposta;

    si aggiunga che la previsione macroeconomica tendenziale è stata validata dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) come previsto dalla legge, rendendo noto che la validazione è stata data «assumendo il graduale venire meno delle tensioni geopolitiche internazionali» oltre alla «piena e tempestiva realizzazione del Pnrr»;

    similmente, nello stesso Def, si afferma che eventuali tensioni persistenti per tutto il 2024 nel Mar Rosso potrebbero ridurre la crescita reale di quasi due decimali (-0,18);

    in tutto questo il cambio di strategia che pare prendere piede in ambito fiscale, verso una maggiore irresponsabilità (si moltiplicano i casi di «condono») ed una minore solidarietà, e la mancanza programmatica di strategie volte a sostenere effettivamente i redditi e a rilanciare le politiche pubbliche nella scuola, nella sanità e nel lavoro – vale a dire nei settori che più incidono e preoccupano i cittadini – delineano un quadro in cui la messa in sicurezza sociale non appare una priorità del Governo attuale e che il Def 2024 sostanzialmente conferma;

   per quanto di competenza della Commissione, rilevato che:

    con riferimento al tema dell'immigrazione e, segnatamente, alla costruzione a spese del nostro Paese dei due centri in Albania, un hot spot e un CPR, ove detenere immigrati raccolti da nostre navi in acque extraterritoriali, sono sconcertanti e vieppiù allarmanti le recenti notizie diffuse dagli organi della stampa e della televisione in ordine ai costi esorbitanti e al coinvolgimento di persona che sembrerebbe appartenere alla criminalità organizzata;

    il Servizio civile universale, espressamente dedicato alla partecipazione civile e alla formazione dei giovani fino ai 28 anni è stato stravolto dal Governo in carica nel suo significato e nel suo obiettivo, destinandolo agli adulti fino ai 59 anni, utilizzandolo quale strumento di welfare per gli esclusi dall'assegno di inclusione;

    in ordine al rafforzamento della capacità amministrativa e del ricambio generazionale delle pp.aa. non poche norme – tra le quali, la permanenza in servizio al raggiungimento dell'anzianità di servizio, l'accensione di contratti a tempo determinato di durata anche superiore ai 36 mesi in deroga alla disciplina vigente, quest'ultima, oltre ad alimentare il precariato ci espone ad infrazioni in sede europea, alle quali si aggiunte una delle ultime, la deroga al divieto di incarichi dirigenziali, direttivi, di consulenza e di studio a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza, approntata per il presidente e i componenti del CNEL – non appaiono le soluzioni ideali per sopperire alle annose criticità in cui versano le pubbliche amministrazioni, né appaiono soddisfare i principi di efficacia, efficienza ed economicità;

    il paragrafo dedicato alla «Riforma PA» è declinato esclusivamente al futuro, su ciò che ancora deve essere adottato che corrisponde esattamente a ciò che avrebbe dovuto essere già fatto da tempo;

    nel novembre 2023 la Presidente del Consiglio ha incontrato i sindacati di Polizia promettendo il massimo impegno per il rinnovo del contratto, nel marzo 2024, in Pag. 81un secondo incontro analogo ha ribadito le stesse cose, dimostrando plasticamente l'inane trascorrere del tempo; i poliziotti hanno più volte denunciato le condizioni nelle quali sono costretti a lavorare: oltre alle gravi carenze di organico, alla mancanza di alloggi, il contratto scaduto da oltre 800 giorni, gli straordinari emergenti non risultavano pagati da oltre 20 mesi; la previsione di assunzioni straordinarie sono il frutto degli stanziamenti disposti dai Governi Conte I e II, che hanno previsto migliaia di nuovi ingressi nelle diverse Forze dell'Ordine, in aggiunta alle facoltà assunzionali e al fisiologico turn over, e dal Governo Draghi;

    appare allarmante il perdurante allentamento e preservazione dei presidi di trasparenza, legalità, anticorruzione e integrità dell'agire e dell'interesse pubblico a – testimonianza ne siano, in elenco non esaustivo, le disposizioni di proroga del c.d. «scudo contabile», acuite dalla contestuale esclusione del controllo concomitante della Corte dei conti sulla gestione del PNRR e sul PNC – idonee a garantire la tempestiva segnalazione di ritardi e impedimenti nonché prevenire eventuali frodi o conflitti di interesse, scongiurandone gli effetti pregiudizievoli sulla finanza pubblica – l'abrogazione del reato di abuso di ufficio, la «rimodulazione» del reato di traffico di influenze, il ritorno dei delitti contro la PA tra i reati ai quali si applicano i benefici penitenziari –;

    gli enti territoriali, a fronte dell'incertezza del contesto risorse dirette a contenere l'aumento dei prezzi dell'energia anche mediante l'utilizzo di flessibilità di bilancio, nonché a implementare il finanziamento per lo svolgimento delle funzioni fondamentali e servizi in favore dei cittadini;

    l'assenza di disposizioni che possano favorire l'emancipazione e l'autonomia dei giovani e, segnatamente, una valutazione dell'impatto generato sulle giovani generazioni dalle politiche pubbliche, in particolare nei settori dell'occupazione, della salute e dell'inclusione al fine di valutarne gli effetti sulla base del principio di equità generazionale;

    in ordine alla cosiddetta «autonomia differenziata», si segnalano i gravi nodi critici, tuttora irrisolti, che intridono l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma della Costituzione, come disposta dal Governo per il tramite del disegno di legge (C. 1665) – il quale accrescerà le sperequazioni socio-economiche tra territori anziché ridurle – nodi che, segnatamente, riguardano: oltre a questione di natura giuridica inerenti ai profili di legittimità che comunque saranno sottoposti in altra sede, anche problematiche sul piano finanziario e in ordine alla dinamica delle risorse regionali negli anni successivi all'approvazione delle Intese che il testo non risolve né prevede; come è stato evidenziato anche nel corso delle audizioni (UPB), l'assenza di valutazione delle conseguenze, per esempio in ordine alla revisione delle compartecipazioni sul raggiungimento degli obiettivi programmatici di livello nazionale e sul rispetto del quadro delle regole europee, in quanto l'autonomia differenziata potrebbe portare a configurazioni molto diverse fra loro e, dunque, ad uno scenario fortemente frammentato, con funzioni differenti e LEP differenti e peso finanziario differente – in proposito, si rileva quanto quest'ultimo nodo critico possa nuocere in ordine all'attrattività, già molto bassa, del Paese da parte degli investitori esteri – in proposito, rileva la necessità di politiche che riducano i divari territoriali, con particolare riferimento al Mezzogiorno, alle aree interne, ai territori montani e alle isole;

   rilevato, infine, alla luce di quanto sopra premesso e rilevato, non siano condivisibili il contenuto e le finalità del provvedimento in titolo,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Alfonso Colucci, Enrica Alifano, Carmela Auriemma, Pasqualino Penza.