ALLEGATO 1
Documento di economia e finanza 2024. Doc. LVII, n. 2 e Allegati.
PARERE APPROVATO
La IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni),
esaminato, per i profili di competenza, il Documento di economia e finanza 2024 (Doc. LVII, n. 2 e Allegati),
esprime
PARERE FAVOREVOLE.
ALLEGATO 2
Documento di economia e finanza 2024. Doc. LVII, n. 2 e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA
La IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni),
in sede di esame del Documento di economia e finanza 2024;
premesso che:
il DEF 2024, contrariamente a quanto previsto dall'articolo 10 della legge n. 196 del 2009, è privo di alcuni fondamentali contenuti, il più rilevante dei quali è il quadro programmatico;
la motivazione utilizzata dal Governo secondo cui la Commissione europea avrebbe indicato ai Governi di presentare per quest'anno soltanto Programmi di stabilità sintetici, limitandosi a fornire contenuti e informazioni di carattere essenziale, in vista della redazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine (quinquennale), previsto dal nuovo Patto di stabilità, non giustifica la mancata presentazione del quadro programmatico, anche di natura sintetica, e delle linee generali della prossima manovra;
il DEF 2024 risulta poco credibile e si limita a prendere atto dell'andamento dell'economia e delle finanze pubbliche registrato negli esercizi precedenti e del quadro tendenziale a legislazione vigente per gli esercizi relativi al periodo previsionale 2024-2027;
l'incertezza che il Governo non intende affrontare nel Documento, in pieno clima elettorale, in vista delle prossime elezioni europee, in realtà, riguarda la decisione, di rifinanziare le cosiddette politiche invariate che andranno a scadenza a fine anno; basti ricordare che le principali misure introdotte nella scorsa legge di bilancio solo per il 2024, ossia il taglio dei contributi previdenziali e l'accorpamento dei primi due scaglioni dell'IRPEF, ammontano congiuntamente a circa 15 miliardi di euro annui, ai quali si aggiungono ulteriori misure a scadenza per un totale di circa 20 miliardi di euro: la detassazione del welfare aziendale e dei premi di produttività, la riduzione del canone RAI, il differimento (di sei mesi) di plastic e sugar tax, l'azzeramento dei contributi previdenziali per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con due figli, il credito di imposta per gli investimenti nella Zona economica speciale del Mezzogiorno, il rifinanziamento della legge Sabatini per gli investimenti e la proroga dei bonus edilizi Ecobonus e Sismabonus, che in assenza di interventi scenderanno al 36 per cento;
il rifinanziamento delle politiche invariate non tiene nemmeno conto delle spese per la sanità, che nel tendenziale proposto dal Governo scende ancora rispetto ad oggi al 6,2 per cento del Pil alla fine del periodo;
sul fronte macroeconomico il DEF riporta una ottimistica crescita tendenziale del PIL dell'1,0 per cento nel 2024, dell'1,2 per cento nel 2025 e dell'1,1 per cento nel 2026 e nel 2027, mentre le stime più recenti diffuse da Banca d'Italia e da Eurostat stimano una crescita economica del Paese che oscilla tra lo 0,6 per cento e lo 0,8 per cento;
sul fronte della finanza pubblica, il Documento di economia e finanza conferma il peggioramento di taluni obiettivi della Nota di aggiornamento del DEF 2023, tra cui il dato del deficit 2023 e il preoccupante andamento del debito pubblico per tutto il periodo previsionale;
a causa dell'andamento della finanza pubblica in atto, la Commissione Pag. 307europea si appresta ad aprire la procedura d'infrazione per deficit eccessivo nei confronti del nostro Paese. Nella premessa al DEF 2024, il Governo annuncia che, per far fronte alla prossima procedura d'infrazione per deficit eccessivo, si predisporrà per una trattativa con la Commissione europea per un aggiustamento della finanza pubblica in un arco temporale di sette anni. Alla luce di tale affermazione, le prime stime in circolazione prefigurano manovre di rientro non inferiori a 0,5 punti percentuali – al netto dell'attivazione di ulteriori clausole che potrebbero innalzarne l'impatto intorno all'1 per cento – per ciascuno degli anni del predetto arco temporale;
oltre alla mancata previsione del quadro programmatico, il Governo omette di evidenziare nel DEF 2024 anche la cornice entro cui collocare la prossima legge di bilancio e non fornisce alcuna indicazione concreta sulle misure di entrata e di spesa che l'esecutivo intenderà introdurre nei prossimi mesi;
considerato che:
il DEF 2024, per quanto di competenza della Commissione, risulta essere assolutamente insufficiente sotto il profilo dei contenuti, a partire dalla tematica degli investimenti totalmente affidati all'attuazione del PNRR e rispetto ai quali è prevista una caduta verticale a partire dal 2027;
in relazione al PNRR e al PNC, richiamati nel documento, si evidenziano preoccupazioni per i ritardi che si stanno accumulando, la scarsa trasparenza dei dati relativi allo stato di avanzamento degli interventi e al rispetto degli obiettivi originari del PNRR, a cui il DEF non dedica alcuna attenzione. Avere la piena disponibilità dei dati relativi al PNRR e al PNC appare irrinunciabile e necessario per monitorare, informare e comprendere lo stato di attuazione degli interventi, a maggior ragione nel contesto attuale, in cui stanno emergendo molte difficoltà di gestione da parte del Governo. Inoltre, sta emergendo in tutta evidenza la problematica del mancato rispetto degli obiettivi trasversali del PNRR, ossia Mezzogiorno, giovani e donne. Resta altresì aperto il problema della messa a punto di adeguati strumenti di gestione dei programmi, che rischia di influenzare negativamente la capacità di spesa delle amministrazioni, considerata in particolare la presenza di tempi di realizzazione delle opere pubbliche sistematicamente superiori a quelli medi nazionali;
peraltro molte difficoltà sulla capacità di realizzazione degli impegni relativi al PNRR e al PNC sono evidenziate in uno studio condotto dal servizio Ricerche del Parlamento europeo in cui si rileva come l'Italia al 31 dicembre 2023 aveva ricevuto 102,5 miliardi per il PNRR spendendone solo 43, impiegando quindi solo il 42 per cento delle risorse. Una quota che rappresenta il 22 per cento del totale dei fondi messi a disposizione del Paese fino all'estate del 2026. Lo scarso utilizzo delle risorse impiegate fino ad ora suggerisce l'importanza di aumentare la capacità di spesa fino all'agosto 2026 ai fini della piena attuazione del PNRR, in primo luogo con riguardo alle misure di investimento;
preoccupano notevolmente le procedure messe in atto per l'opera del Ponte sullo Stretto di Messina, considerata di assoluta strategicità da questo Governo, ma non altrettanto da operatori economici, associazioni e residenti, a partire da quelli che hanno ricevuto notizia di espropri delle loro proprietà. Le caratteristiche geometriche del Ponte (ponte a campata unica più lungo al mondo) e le elevatissime richieste prestazionali dello stesso in un'area geologicamente interessata da forti eventi tellurici, configurano l'opera come un intervento di difficilissima realizzazione e di difficile sostenibilità finanziaria. A tale proposito preoccupano le numerose osservazioni tecniche formulate dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e dal Comitato tecnico scientifico sul progetto del Ponte sullo Stretto, i cui membri sono stati nominati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
in relazione alle linee programmatiche per lo sviluppo delle infrastrutture e Pag. 308del sistema dei trasporti e della logistica l'Allegato II al DEF risulta meramente ricognitivo delle misure vigenti, per le quali da tempo il Parlamento chiede azioni più incisive e indicazioni puntuali in materie centrali come il potenziamento del servizio di trasporto pubblico locale, un Piano Nazionale Aeroporti moderno e competitivo, una strategia di sviluppo per i settori del trasporto marittimo e della portualità;
con la rimodulazione e riprogrammazione del PNRR e del PNC, oltre a spostare a fine piano importanti investimenti, sono emerse le scelte dell'esecutivo che hanno determinato la riduzione di 408,3 milioni di euro nel triennio 2024-2026 per il rinnovo o ammodernamento navi (DL 6 maggio 2021, n. 59, comma 2-ter, lett. a); la rimodulazione di 100 milioni di euro dal biennio 2024-2025 al biennio 2027-2028 per lo sviluppo dell'accessibilità marittima e della resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici con rimodulazione nel biennio 2027-2028 (DL 6 maggio 2021, n. 59, co. 2, lett. c), n. 7); la rimodulazione di 170 milioni di euro dal biennio 2024-2025 al biennio 2027-2028 per l'elettrificazione delle banchine (cold ironing), attraverso un sistema alimentato da fonti green rinnovabili (DL 6 maggio 2021, n. 59, co. 2, lett. c), n. 11);
in relazione alla sicurezza stradale, anche se grazie ad un grande lavoro parlamentare in Commissione Trasporti alcune parti della riforma del codice della strada sono state migliorate, essa si configura come inadeguata a fermare la strage di cittadini che muoiono o sono feriti negli scontri stradali. Al riguardo profondo sconcerto si manifesta per i segnali che vanno nella direzione opposta a quella necessaria, come quando non si inserisce l'utilizzo dello smartphone per girare video o dirette social come aggravante dell'omicidio stradale oppure quando non si rendono obbligatori i dispositivi per rilevare la presenza di persone negli angoli ciechi dei veicoli pesanti per garantire subito più sicurezza sulle strade,
esprime
PARERE CONTRARIO.
ALLEGATO 3
Documento di economia e finanza 2024. Doc. LVII, n. 2 e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE
La IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni),
premesso che:
è la prima volta che un Governo non dimissionario rinuncia a chiarire al Parlamento e all'opinione pubblica quale, nelle sue intenzioni, dovrà essere il disavanzo pubblico (la differenza tra spesa pubblica ed entrate dello Stato) l'anno prossimo;
la funzione principale del Documento di Economia e Finanza (DEF) è infatti dare un'idea dell'orientamento di massima del Governo per l'anno successivo, con un anticipo sufficiente per consentire a famiglie ed imprese di programmare di conseguenza. È per questo che il DEF viene presentato a inizio aprile e non a fine anno;
il DEF 2024 approvato dal Consiglio dei Ministri, però, consta del solo quadro di finanza pubblica cosiddetto tendenziale per il 2025, cioè il disavanzo previsto sotto l'ipotesi che, per il prossimo anno, il Governo non adotti alcuna nuova misura, ad esempio non rinnovi i tagli alle tasse del 2024;
considerato che:
non appaiono affatto convincenti le motivazioni fornite dal Ministro dell'economia e delle finanze legate alla riforma della governance economica europea, dal momento che allo stato attuale vige ancora il citato articolo 10 della legge di contabilità nazionale e pertanto Governo e Parlamento sono tenute a rispettare i contenuti e le prescrizioni di programmazione economica in esso contenuti;
anche la eccessiva colpevolizzazione della misura del «bonus 110» come capro espiatorio della difficoltà di questo Governo di tracciare un quadro programmatico, appare assolutamente fuori luogo e per nulla convincente, posti sia gli effetti positivi che la misura ha avuto come volano dell'economia in un momento di grande difficoltà, come quello pandemico, sia l'attuale incertezza sulla contabilizzazione dei conseguenti crediti fiscali;
con riguardo ai profili di interesse di questa Commissione, si rileva inoltre che:
il Ministero delle infrastrutture e trasporti è il Ministero più coinvolto in termini finanziari e di gestione di fondi PNRR. Su questo profilo, per quanto all'interno dell'atto in esame si ripropongano i dati della relazione di marzo 2024 e pertanto senza grandi novità a parte l'acclarata lentezza nella spesa, soprattutto per le infrastrutture ferroviarie, non si trovano altri investimenti di rilevo;
con riguardo all'economia del mare e alla portualità, a questo settore sono dedicati pochi e insufficienti cenni che riguardano i progetti cui si è dato impulso nella scorsa legislatura, ossia gli investimenti per la realizzazione di una rete per la fornitura di energia elettrica nell'area portuale (banchine) e della relativa infrastruttura di connessione alla rete nazionale di trasmissione; preoccupa l'assenza, in sede di approvazione della legge di bilancio 2024 del rifinanziamento della misura cd. marebonus, e non si trova sul punto alcuna nota neanche nel presente documento. Inoltre, in merito allo scenario presente nel DEF, nulla si dice con riguardo alla necessità di aumentare la capacità infrastrutturale della Sardegna;
per quanto riguarda la mobilità sostenibile in ambito urbano e locale, si continuaPag. 310 a fare riferimento agli investimenti previsti del PNRR, ma, a differenza di quanto si legge in questo documento, essi non porteranno al completamento della rete delle metropolitane, delle tranvie e degli altri corridoi di trasporto rapido di massa nel Paese;
la riduzione delle auto private che viene invocata come obiettivo programmatico contrasta con le recenti scelte prese proprio da questa maggioranza quando si è affrontata la modifica al codice della strada;
non viene supportato lo sviluppo dello scenario cicloviario nazionale, tramite percorsi preferenziali tra stazioni ferroviarie/aeroporti/città metropolitane e i porti nonché i moli stessi di imbarco e le stazioni marittime, nonché lo sviluppo degli stessi sistemi di mobilità integrata;
da ultimo, preoccupa con riguardo al Ponte sullo Stretto di Messina, il fatto che nella legge di bilancio 2024 l'opera sia stata quantificata con un indebitamento per lo Stato di 13 miliardi fino al 2032. Nelle more dell'iter si era annunciata la volontà di ridurne l'onere attraverso la partecipazione a bandi europei nonché attraverso finanziamenti di altri enti pubblici e privati, eppure attualmente passati dodici mesi di questo non vi è alcuna notizia. Nel frattempo invece solo un terzo delle risorse per il ponte sullo Stretto sono destinate a tutta la rete stradale secondaria, in gestione di Regioni, Province e Città metropolitane, per la manutenzione straordinaria in sede e la messa in sicurezza di ponti e viadotti,
esprime
PARERE CONTRARIO.