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CAMERA DEI DEPUTATI
Lunedì 5 agosto 2024
358.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari esteri e comunitari (III)
ALLEGATO
Pag. 49

ALLEGATO 1

DL 92/2024: Misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia. C. 2002 Governo, approvato dal Senato.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

  La III Commissione (Affari esteri e comunitari),

   esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge C. 2002 Governo, già approvato dal Senato, recante misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia;

   evidenziato che l'articolo 11 stabilisce che non possono essere sottoposti a sequestro o a pignoramento denaro, titoli o altri valori depositati presso la Banca d'Italia che costituiscono riserve valutarie di Stati esteri, precisando che la stessa Banca d'Italia non è obbligata ad effettuare l'accantonamento corrispondente; la norma dispone, altresì, l'estinzione dei provvedimenti esecutivi pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge (5 luglio 2024);

   preso atto che l'articolo 9, comma 2 – recante modifiche al codice penale –, include il nuovo reato di indebita destinazione di denaro o cose mobili nel novero dei delitti per i quali trova applicazione l'articolo 322-bis, comma 1, del codice penale, il quale dispone che varie categorie di peculato e corruzione siano punite anche quando a realizzarne la condotta siano specifiche figure di agente dell'Unione europea, di uno Stato estero o di un'organizzazione internazionale o straniera,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 50

ALLEGATO 2

Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei. Atto n. 179.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO ALLEANZA VERDI E SINISTRA

  La III Commissione,

   esaminato l'atto del Governo sottoposto a parere parlamentare, lo Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei (Atto n. 179);

   considerato che:

    lo schema di decreto del Piano Mattei rimane un documento di carattere ampiamente generico e poco operativo. Il Piano manca, infatti, di una struttura articolata, chiara e sufficientemente dettagliata che descriva i seguenti elementi: gli importi allocati ai singoli progetti e la loro copertura tra gli strumenti messi a disposizione del Piano; gli attori coinvolti, il cronoprogramma, una definizione degli obiettivi prefissati, le attività ed i risultati attesi per ogni progetto; gli indicatori di misurazione dell'avanzamento di ogni progetto; la governance dell'intero Piano ed i criteri utilizzati per selezionare i Paesi ed i progetti che fanno parte del Piano e che beneficiano dei fondi di questo;

    l'astrattezza del contenuto dello schema di decreto favorisce poca trasparenza ed un basso livello di accountability. Riferimenti generici quali, ad esempio, espressioni come a pagina 9 in cui si menziona un «impatto significativo riscontrabile» o «un significativo miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale» risultano essere troppo vaghi e difficilmente misurabili;

    non è chiaro se e come le attività di cooperazione del Piano siano coordinate in relazione anche alla legge n. 125 del 2014, che mette a disposizione un quadro molto preciso entro il quale esplicare le attività di cooperazione nei confronti dei Paesi partner e prevede strumenti e strutture che provvedono dalla strategia alla sua attuazione, passando per monitoraggio ed efficacia dell'azione;

    allo stesso modo, vi sono riferimenti a diversi strumenti finanziari, ben quattordici per la precisione, che, però, non chiariscono le modalità operative con cui verranno utilizzati né forniscono garanzia che tali finanziamenti non vadano a beneficiare progetti che possano riguardare, per esempio, investimenti estrattivi o investimenti in contesti in cui andrebbero a creare o addirittura inasprire conflittualità già esistenti (un esempio è quello del Mozambico);

    viene fatta menzione del Fondo Italiano per il Clima (FIC) come uno tra gli strumenti finanziari menzionati dal Piano e la cui gestione e scrutinio sono affidati a Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. (CDP). Risulta, però, ancora assente una totale trasparenza e verificabilità sull'esistenza di un criterio di esclusione del finanziamento di progetti nel settore petrolifero e del gas all'interno dei progetti che beneficeranno dei fondi del FIC, i quali devono contribuire alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici, in linea con gli impegni internazionali presi dall'Italia dal punto di vista climatico, in primis gli impegni della dichiarazione della COP28 condivisa con i Paesi africani e che impegnano all'uscita dai combustibili fossili nei sistemi energetici;

    la mancanza di una maggiore sinergia con il piano di investimenti europeo Global Gateway Africa è lacunosa, in quanto le risorse ed il supporto europeo servono proprio per moltiplicare quelle nazionali e Pag. 51rendere la strategia di intervento più efficace e completa;

    affinché l'Italia possa davvero sviluppare un partenariato «alla pari» e di mutuo beneficio con l'Africa – continente che si compone di ben cinquantaquattro Stati – è necessario che questo sia allineato ai piani di sviluppo nazionale dei Paesi africani e ai criteri di compatibilità climatica di entrambi i Paesi, a partire dagli impegni firmati per l'uscita dai combustibili fossili;

    mentre da un lato lo schema di decreto sottolinea la centralità delle popolazioni locali africane e l'approccio «non predatorio» dell'intero Piano Mattei, dopo una lettura dei progetti non risulta assolutamente prioritario il coinvolgimento di attori africani, siano essi parte della società civile, dell'accademia o del mondo del privato (tutti gli attori previsti per esempio dalla legge n. 125 del 2014) ed il modello appare in nessun modo vicino alle popolazioni locali ed alle loro necessità. Un esempio lampante di questo è che non vi sia neanche un riferimento all'Agenda 2030 scritta e voluta dai Paesi Africani;

    il testo in esame non specifica, inoltre, quali siano le condizionalità poste in capo a strumenti di finanza pubblica in modo che questi non generino ulteriore debito pubblico per i Paesi africani. La retorica del Piano evidenzia un approccio tutt'altro che nuovo, ma guidato da una logica che rischia la riproposizione di profili di «aiuto legato» e che segue le priorità «guidate dal donatore», senza un effettivo e costante confronto con i beneficiari dei progetti di tale aiuto;

    appare fuorviante il concetto di neutralità tecnologica citato nello schema di decreto e che equipara l'utilizzo dei biocarburanti in motori a scoppio con elettricità parzialmente decarbonizzata in un'auto elettrica. Per citare un dato, un ettaro di pannelli solari per alimentare auto elettriche consente un kilometraggio di circa 300 volte superiore ad un ettaro coltivato a biocarburanti per alimentare auto diesel o benzina. Utilizzare, quindi, il concetto di «neutralità» laddove non esiste neutralità tecnologica è contestabile ed allarmante;

    non vi è menzione alcuna, in tutto il provvedimento in esame, di criticità rilevanti sul grado di violazione dei diritti umani e sul grado di corruzione percepita nei Paesi con cui si avviano partenariati ed il cui grado di democraticità e le cui conflittualità meriterebbero un'approfondita analisi, che però il Piano Mattei non riporta;

    inoltre, è da chiedersi se gli interventi previsti dallo schema di decreto producano davvero un livello di sviluppo tale da garantire alle popolazioni locali l'alternativa alla migrazione, obiettivo che appare chiaro dalle premesse del Piano Mattei, e se, invece, non si tratta di una serie di progetti che mirano ad accordi con Paesi africani, esclusivamente diretti, in realtà, a determinare collaborazioni per il controllo con qualsiasi mezzo dei flussi migratori;

    infine, nonostante l'articolo n. 5 della legge n. 2 del 2024 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, recante disposizioni urgenti per il «Piano Mattei» per lo sviluppo in Stati del continente africano, preveda che entro il 30 giugno di ciascun anno il Governo trasmetta alle Camere una relazione sullo stato di attuazione del Piano, previa approvazione da parte della Cabina di regia, che indichi le misure volte a migliorare l'attuazione del Piano e ad accrescere l'efficacia dei relativi interventi rispetto agli obiettivi conseguiti, ancora non è pervenuta alcuna relazione al Parlamento e questo limita la possibilità di avere una completa e dettagliata informativa circa il Piano Mattei,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Fratoianni, Bonelli, Zanella, Borrelli,
Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari,
Piccolotti, Zaratti.

Pag. 52

ALLEGATO 3

Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei. Atto n. 179.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO PARTITO DEMOCRATICO

  La III Commissione,

   esaminato lo Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei;

   premesso che:

    ai sensi dell'articolo 5 del decreto-legge n. 161 del 2023, recante disposizioni urgenti per il Piano Mattei per lo sviluppo in Stati del Continente africano, è previsto che entro il 30 giugno di ciascun anno, il Governo trasmetta alle Camere una relazione sullo stato di attuazione del Piano, previa approvazione da parte della Cabina di regia istituita presso la presidenza del Consiglio, che indichi le misure volte a migliorare l'attuazione del Piano Mattei e ad accrescere l'efficacia dei relativi interventi rispetto agli obiettivi perseguiti;

    già dall'insediamento del suo governo, la Presidente Meloni ha parlato in molti consessi, sia istituzionali che pubblici, del Piano Mattei, come di un «piano che persegue la costruzione di un nuovo partenariato tra Italia e Stati del Continente africano, mediante la promozione di uno sviluppo comune, sostenibile e duraturo, nella dimensione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza»;

    non vi è stata occasione internazionale o europea nella quale la Premier non abbia citato l'importanza del Piano Mattei, non solo nelle relazioni bilaterali dell'Italia, ma anche come nuovo modello di partenariato da esportare in Europa;

    siamo consapevoli e favorevoli dell'importanza delle relazioni con i Paesi africani, ne abbiamo sempre perseguito e sostenuto le potenzialità, anche negli anni di Governo, così come comune è l'ambizione di rendere forte il ruolo dell'Italia e dell'Europa in Africa, che dovremo coltivare senza retorica e propaganda, come invece vediamo intorno a questo Piano, la cui relazione manca completamente di un'analisi politica, sociale ed istituzionale della dimensione democratica e governativa di un continente di cinquantaquattro Stati, fragile e complesso. Condizione questa che spesso ha contribuito anche a compromettere, in questi anni, lo sviluppo delle iniziative italiane profit e non profit in loco;

    solo l'opera di consolidamento del processo istituzionale e democratico dei Paesi dell'area, nonché della tutela dei diritti umani e delle libertà civili e politiche, – anche a fronte dei numerosi golpe registrati in questi ultimi anni in particolare nei Paesi dell'Africa sub-sahariana da dove provengono gran parte dei flussi migratori, fenomeno che il Piano Mattei e la Premier individuano come il principale obiettivo del Piano medesimo – può garantire un concreto sviluppo della regione e una prospettiva realista del Piano che invece, al momento, è improntato esclusivamente a rapporti commerciali;

    così come manca completamente un'analisi delle migrazioni all'interno del continente africano, fenomeno che determina squilibri importanti e condizionanti per lo sviluppo e altrettanto qualsiasi riferimento allo stato dell'economia del continente, dove, ad esempio, solo nell'Africa sub-sahariana ben diciannove Paesi sono ad alto rischio di insolvenza del proprio debito pubblico, fenomeni questi che devono essere considerati in un documento che ha lo scopo di ridisegnare le policy di cooperazione e sviluppo con l'Africa;

Pag. 53

    una carenza infatti, non narrativa, ma strutturale, che evidenzia un approccio al continente solo ed esclusivamente commerciale, per un mero dibattito politico interno, il contenimento dei flussi migratori; quando invece avremmo sostenuto un Piano davvero vocato a costruire rapporti con e per l'Africa, in raccordo con i partners europei ed internazionali. Al contrario, si registra che, nonostante la presenza dei massimi vertici delle Istituzioni europee al lancio del Piano Mattei a gennaio per la conferenza «Italia-Africa», non c'è traccia di progetti pianificati insieme all'Unione europea, in linea con una visione strategica di un nuovo paradigma per lo sviluppo dell'Africa e le relazioni con essa;

    in tale occasione, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che «il Piano Mattei potrà contare su una dotazione iniziale di 5 miliardi e 500 milioni di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui circa 3 miliardi dal Fondo Italiano per il clima e 2,5 miliardi dei fondi della Cooperazione allo sviluppo»;

    a tutt'oggi però, del Piano Mattei nessuno ha davvero contezza, né tanto meno la Relazione che stiamo esaminando ha esplicitato, come atteso, alcun apposito fondo, alcun prospetto, tabella, alcuna direttrice di visione strategica e geopolitica, se non progetti piloti presentati senza cronoprogramma, stima dei costi e risorse approntate;

    invece, ogni progetto dovrebbe avere una valutazione di impatto ex ante ed ex post, nonché una chiara richiesta di impegno per le imprese italiane che parteciperanno al Piano Mattei al rigoroso rispetto della direttiva UE sulla Due Diligence (CSDDD) in riferimento all'impatto sociale e ambientale delle iniziative da esse poste in essere. Elementi questi che dovrebbero caratterizzare una qualsiasi Relazione al vaglio del Parlamento, anche sulla scorta dell'esperienza delle procedure per il PNRR, prevedendo una relazione trimestrale in Parlamento sullo stato di avanzamento del Piano ed una votazione parlamentare per l'approvazione di ogni finanziamento o fornitura di garanzia che non dovesse rientrare nei criteri del Fondo Clima;

    nel complesso, sul fronte degli investimenti in infrastrutture energetiche appare del tutto assente tanto un quadro strategico complessivo a cui fare riferimento per poter collocare singoli interventi, quanto una analisi dello stato di fatto, del potenziale e dei piani di sviluppo dei Paesi Africani a cui il piano dovrebbe dedicarsi. Al momento si evince la scelta di lavorare prioritariamente in Paesi in cui esistono accordi ed investimenti con ENI, come Costa d'Avorio, Egitto, Algeria, Repubblica del Congo, Mozambico e Kenya;

    la visione a cui il Piano si deve ispirare è quella degli Accordi di Parigi, il Green Deal europeo e una stagione di cooperazione nel quadro dell'Agenda 2030 tra UE ed Africa; e per questo l'Italia è un ponte naturale in questa strategia e non meramente un hub di fonti energetiche tradizionali che sono considerate in Europa fonte di transizione, in vista di una decarbonizzazione necessaria;

    un orizzonte che diventa prioritario, quello del Green deal UE e Africa, e che si deve basare su un'analisi concreta di contesto del continente africano, il cui potenziale rinnovabile risulta ampiamente sovrabbondante rispetto ai consumi attuali e futuri. Non solo: in molte delle aree rurali dei Paesi coinvolti nei progetti di cooperazione, le reti in isola alimentate da fonti rinnovabili hanno dimostrato di essere il sistema più rapido ed economico per la fornitura di energia elettrica alle comunità locali. Nel Piano non vi è alcun riferimento a quale sia il metodo più efficace, economico, socialmente e ambientalmente sostenibile per potenziare le infrastrutture energetiche nei Paesi coinvolti in Africa, ma, all'opposto, si intravede l'idea di realizzare le infrastrutture utili al trasporto di energia fossile verso l'Italia. Un principio che non può essere la leva di alcuna cooperazione proficua;

    si rileva, altresì, che i connotati stessi del Piano non prospettano e non delineano alcun raccordo con le strategie e le iniziative dell'UE con il continente africano, ad eccezion fatta per un generico riferimento a «al potenziamento delle sinergie e di Pag. 54attività di raccordo tra il Piano Mattei e le iniziative strategiche a livello europeo e internazionale» e al Global Gateway dell'Unione europea, così come non appare chiaro se via sia un raccordo con le iniziative della Partnership for Global Infrastructure and Investment (PGII), annunciate in occasione dell'ultimo G7, presieduto proprio dall'Italia, e non ancora definite. Al contrario, un progetto che volesse essere davvero ambizioso, anche alla luce delle sfide rappresentate dai grandi player mondiali già presenti nel continente africano, dovrebbe prefiggersi l'obiettivo di una sollecita integrazione con le policy europee;

   considerando che:

    non vi sono stanziamenti nuovi previsti per il Piano: si spostano 2,5 miliardi di euro previsti per le politiche della cooperazione allo sviluppo, svuotando così quasi per intero il budget del capitolo, e circa 3 miliardi del Fondo Italiano per il Clima, il principale strumento pubblico nazionale per perseguire gli obiettivi assunti nell'ambito degli accordi internazionali sul clima e sull'ambiente, istituito dal governo Draghi, per finanziare, attraverso un meccanismo rotativo, interventi a favore di soggetti privati e pubblici, nelle Nazioni emergenti e in via di sviluppo, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dagli accordi internazionali sulla protezione del clima e dell'ambiente, ai quali l'Italia ha aderito;

    ebbene, seppur il 70 per cento delle risorse del Fondo Clima sia dedicato all'Africa, i progetti che sono stati presentati non indicano dei criteri oggettivi di compatibilità con le previsioni del Fondo Clima, né viene esplicitato quali siano gli eventuali raccordi con i piani di sviluppo nazionale o delle opportunità multilaterali – e in particolare europee – e soprattutto come si pongano in relazione con gli obiettivi definiti dall'Unione Africana (UA), attraverso l'Agenda 2063, nel più ambizioso programma a lungo termine lanciato lo scorso anno dall'UA. In ultimo, non vi sono neanche esplicitati indicatori precisi sulla governance dell'utilizzo di queste risorse;

    inoltre, all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 89 del 2024, recante disposizioni urgenti per le infrastrutture e gli investimenti di interesse strategico, per il processo penale e in materia di sport – cosiddetto «DL Infrastrutture» –, recentemente esaminato da questo ramo del Parlamento, viene istituito un nuovo strumento finanziario volto a stanziare fondi per almeno 750 milioni, di cui 500 arriveranno da Cassa depositi e prestiti e da fonti di risparmio. Non vi è alcuna indicazione su quali siano gli investimenti in materia di sfruttamento delle risorse energetiche che si pensa di poter finanziare con i fondi a garanzia;

    è invece fondamentale e necessario che ogni investimento diretto, indiretto e ogni supporto agli investimenti previsto o agevolato dal Piano Mattei si attenga rigorosamente ai vincoli previsti dal Fondo Clima, nonché agli accordi sottoscritti con la COP28. Come è fondamentale e necessario che i fondi a garanzia siano devoluti ad investimenti «green label», anche coerentemente con il quadro internazionale degli investimenti che vede Banca centrale europea e Banca europea per gli investimenti impegnate esclusivamente a finanziare progetti green, sostenibili e a basso livello di rischiosità;

    altrettanto irrisolti appaiono alcuni quesiti di fondo, quali: come il progetto contribuisce all'obiettivo di riduzione delle emissioni del Paese beneficiario (National Determined Countribution o NDC)?; è allineato all'obiettivo di COP28 di uscita dai combustibili fossili (transitioning away from fossil fuels) attraverso criteri di esclusione?; finanzia nuova estrazione e produzione di combustibili fossili, nella fattispecie carbone, petrolio e gas?. Una Relazione di tale portata doveva offrire al Parlamento gli elementi per la definizione di queste policy e di come vengono spese queste risorse. Questioni che non sono neutre, ma fanno esse stesse la politica estera del nostro Paese e delineano il mondo che vogliamo contribuire a costruire in Africa;

    difatti, il Piano Mattei è stato più volte presentato come una nuova direttrice Pag. 55della politica estera italiana nei rapporti con il continente africano, che quindi, a maggior ragione, avrebbe dovuto essere oggetto di un approfondito confronto parlamentare e politico, sul merito, le priorità, le finalità e sulle modalità di conseguimento degli obiettivi, in un'ottica di condivisione degli indirizzi di politica estera del Paese;

    ad aggravare la mancanza di certezze segnalata sulla destinazione dei fondi e delle garanzie, c'è un evidente rischio di potenziale conflitto di interessi nella governance, in cui alcuni dei principali portatori di interesse e protagonisti nella formulazione delle proposte si troverebbero ad esprimersi sulla validità e finanziabilità delle proposte medesime;

    a riprova dell'inadeguatezza dei contenuti della relazione in oggetto si segnala, inoltre, quanto disposto dall'articolo 10, comma 11, del decreto-legge «Infrastrutture» di cui sopra, con il quale si prevede che con un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi di concerto con il MAECI, si definisca la determinazione dell'orientamento strategico e delle priorità di investimento delle risorse del Fondo Italiano per il Clima, da destinare a supporto delle finalità e degli obiettivi del Piano Mattei. Ovvero, uno strumento con il quale la presidenza del Consiglio adotterà scelte strategiche a posteriori e al di fuori di ogni funzione di indirizzo parlamentare, così come chiaramente emerso anche nel corso delle audizioni svolte, in particolare, come affermato anche dall'Ambasciatore Saggio, che ha chiarito che seguirà un ulteriore aggiornamento della Relazione contenente schede e dettagli dei costi e dei progetti;

    inoltre, la Relazione fa riferimento all'opportunità di concorrere con le Banche multilaterali per programmi di grande scala, identificando misure di cofinanziamento, di studi di fattibilità con fondi fiduciari, di monitoraggio dei piani di investimento per intervenire in progetti già in corso di elaborazione. Anche questo è solo evocato e, chiestone i dettagli nelle audizioni svolte, abbiamo appreso che le partnership sono in corso di costruzione, così come per i riferimenti ad investimenti privati attraverso il gruppo Cassa depositi e prestiti in particolare con il costituendo Growth and Resiliance Africa Fund;

    ugualmente, riguardo alle risorse che saranno spostate dal budget della cooperazione allo sviluppo, non rileviamo in nessuna delle 101 pagine della relazione in esame come queste saranno approntate e, avendo appreso solo in audizione dal viceministro Cirielli che saranno quadriennali e non nuove risorse, ci chiediamo da quali altri capitoli e finalizzazioni saranno decurtate e con quali strumenti saranno rese disponibili, se attraverso l'applicazione della legge n. 125 del 2014 o in deroga ad essa;

   ritenuto che:

    l'Italia ha una consolidata e rispettata tradizione di politiche di cooperazione allo sviluppo in Africa, basate su relazioni radicate e durature di partenariato paritario e orizzontale con la società civile dei Paesi africani attraverso innumerevoli iniziative concrete. In molti luoghi, gli attori della cooperazione italiana costituiscono gli unici «rappresentanti» realmente operanti del sistema italiano di cooperazione, assicurando spesso «l'ultimo miglio» di azione e con maggior efficacia;

    il personale delle Ambasciate italiane, degli uffici Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) e di quelli di Cassa depositi e prestiti – laddove presenti – risulta decisamente insufficiente, anche rapportato alle presenze delle altre delegazioni europee, rispetto alle ambizioni del Piano Mattei, quali preziosi facilitatori e gestori dei tavoli di lavoro, con gli attori del sistema, in coordinamento con la cooperazione europea e delle Nazioni Unite, e gli orientamenti dell'Unione Africana;

    ebbene, dei quattordici progetti in nove Paesi presenti nel Piano, in ben cinque dei Paesi scelti non vi è una sede dell'AICS, né sono previste nuove aperture o ampliamento del personale;

    ma, in particolare, sia nel documento in esame che nelle interlocuzioni con il Governo, non sono emerse le ragioni Pag. 56e i criteri che hanno fatto compiere queste scelte riguardo ai Paesi indicati per lo sviluppo dei progetti del Piano. Non sono altresì emerse le direttrici su cui implementare il consolidamento istituzionale dei Paesi prioritari e non presenti nel Piano, né una complessiva azione di cooperazione volta a lenire la violazione dei diritti umani e di libertà nel continente;

    rileviamo altresì, che nel progetto pilota dell'Algeria, lo stesso amministratore delegato dell'azienda realizzatrice del progetto ha precisato in audizione che la previsione dell'esportazione in Italia del 30 per cento del raccolto, non è stato oggetto del loro contratto con il Governo algerino. Esprimiamo preoccupazione per questa incongruenza che rende ancora una volta vana ed inutile la valutazione da parte del Parlamento di questo documento;

    ugualmente carente risulta la relazione con riferimento agli obiettivi di potenziamento e valorizzazione del ruolo delle donne attraverso i progetti del Piano nell'ambito delle società dei Paesi destinatari, così come di un ruolo attivo della società civile dei singoli territori, anche in cooperazione con la nostra società civile;

    né tantomeno sono state recepite nelle policy del Piano proposte già avanzate dalla maggioranza, come quella della ipotesi finanziamento di ONG italiane e/o organismi similari attivi in Africa nel settore dell'agricoltura e dell'ambiente, ispirate ad una sorta di 5 per mille per l'Africa;

    analogamente, non può tacersi come la mancanza nella Cabina di regia del Piano Mattei dei rappresentanti delle associazioni diasporiche, nonostante le diverse richieste avanzate dalle opposizioni, renda ogni approccio ai programmi presenti nel Piano monco di una voce autorevole e privo della partecipazione attiva di tutti gli attori in tutte le fasi, dalla ideazione alla progettazione fino al disegno e all'esecuzione di qualunque progetto;

    questo perché quello che ci aspettavamo invece da questo Piano era un reale supporto ai Paesi africani, per rafforzare le loro deboli democrazie, per sostenere la loro popolazione anche e soprattutto a latere di queste iniziative imprenditoriali, un sostegno alle persone, agli africani, più che alle imprese italiane, che hanno già strumenti e canali, nonché istituzioni quali Simest, SACE, Cassa depositi e prestiti, per facilitare la loro presenza in Africa;

    anche nel corso delle audizioni che hanno visto coinvolte le associazioni del mondo della cooperazione, inizialmente escluse dalla Cabina di regia del Piano Mattei ed entrate a farne parte solo grazie al lavoro parlamentare, sono state largamente confermate le criticità evidenziate;

    al riguardo è stato rilevato come il partenariato debba avere al suo centro il riconoscimento della parità e orizzontalità nelle informazioni e decisioni, l'empowerment e la capacità di autodeterminazione dei Paesi e dei popoli africani, protagonisti dei processi di sviluppo, affermando concretamente un «approccio paritario» e non asimmetrico o che possa apparire predatorio;

    l'Italia, inoltre, dovrebbe valutare, per rendere davvero credibile il Piano Mattei e le sue finalità, la cancellazione e la ristrutturazione del debito dei Paesi più poveri e vulnerabili, anche avanzando proposte per la riforma del quadro comune per il trattamento del debito;

    e in ultimo, ancora una volta, torniamo a dire che senza uno strumento di monitoraggio complessivo e trasparente sulle risorse a disposizione e programmabili, una tabella che riassuma origini dei fondi, loro scopi, impegni relativi e previsione di erogazione, sia delle risorse del capitolo a valere sulla cooperazione allo sviluppo che per le risorse del Fondo Clima, con una analisi-valutazione ex ante sulla coerenza degli impegni finanziari e progettuali rispetto ai princìpi e criteri del partenariato dinanzi indicati, questo Parlamento non è messo nelle condizioni di dare alcuna reale valutazione,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Amendola, Provenzano,
Quartapelle Procopio, Boldrini, Porta.

Pag. 57

ALLEGATO 4

Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei. Atto n. 179.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

  La III Commissione,

   esaminato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei;

   richiamati gli approfondimenti conoscitivi acquisiti in occasione delle audizioni informali del Consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio dei ministri, del Coordinatore della struttura di missione del Piano Mattei, del Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del Direttore dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, dell'Amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, nonché di rappresentanti di aziende, organizzazioni non governative ed esperti operanti nel settore dell'aiuto allo sviluppo;

   condiviso l'obiettivo che il Piano Mattei per l'Africa sia un Piano a respiro nazionale, che deve andare oltre la durata di questo Governo;

   condiviso l'obiettivo di imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il Continente africano, costruendo un partenariato su base paritaria, ispirato al modello propugnato da Enrico Mattei, che rifiuti tanto l'approccio paternalistico e caritatevole quanto quello predatorio, e che sia capace di generare benefici e opportunità per tutti;

   preso atto che i settori d'intervento prioritari del Piano Mattei, individuati sulla base di valutazioni congiunte con i partner africani, si incentrano su sei direttrici d'intervento – istruzione/formazione, sanità, acqua, agricoltura, energia e infrastrutture (fisiche e digitali) –, a loro volta articolate in ulteriori ambiti operativi;

   considerato che accanto ai sei principali settori di intervento potranno essere sviluppate iniziative anche in altre aree tematiche, in particolare in campo culturale;

   valutato positivamente l'obiettivo generale di garantire alle giovani generazioni africane un diritto finora negato, ovvero il diritto a non essere costretti ad emigrare e a poter rimanere nella propria Patria per contribuire al suo futuro, offrendo un'alternativa di opportunità, lavoro e formazione;

   condivisa l'opportunità di massimizzare il potenziale delle iniziative e dei progetti promuovendo la sinergia già avviata con il Global Gateway dell'Unione europea, la strategia per mobilitare investimenti pubblici e privati nei collegamenti infrastrutturali tra l'UE ed i suoi partner, e con la Partnership for Global Infrastructure and Investment, la piattaforma promossa in ambito G7 per sostenere lo sviluppo e la crescita economica delle Nazioni più fragili, in particolare in Africa e in Asia;

   preso atto che in una prima fase l'iniziativa si declinerà attraverso progetti pilota che coinvolgeranno nove Paesi (Algeria, Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico, Repubblica del Congo e Tunisia) e successivamente si estenderà, secondo una logica incrementale, ad altre Nazioni del Continente;

   considerato che, quanto alle risorse e agli strumenti finanziari, nella sua prima fase il Piano Mattei potrà contare su una dotazione iniziale di 5 miliardi e 500 milioni di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui circa 3 miliardi dal Fondo Italiano per il clima e 2,5 miliardi dei fondi della cooperazione allo sviluppo; il Piano potrà altresì contare su: risorse dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo destinate all'Africa; Pag. 58risorse messe a disposizione da istituzioni finanziarie internazionali e banche multilaterali di sviluppo; partecipazione a programmi finanziati nell'ambito del Global Gateway Africa-Europe dell'UE e delle altre iniziative europee (Connecting Europe Facility: e Horizon Europe), nonché tripartite (ad esempio, il Piano di cooperazione per l'Africa tra UE, Unione Africana e ONU); compartecipazione finanziaria di altri Stati donatori (Stati membri UE, alcuni Stati del Golfo che hanno già manifestato interesse, Paesi del G7 o del G20); ulteriori risorse finanziarie provenienti da Fondi pubblici nazionali già operativi che possono finanziare iniziative coerenti con i pilastri e le finalità del Piano; parte delle risorse finanziarie impiegate dalla Cassa depositi e prestiti nello svolgimento del suo ruolo di istituzione finanziaria italiana per la cooperazione internazionale allo sviluppo; operazioni di conversione del debito («debt for development swap»); ulteriori fondi e piattaforme di co-investimento, in fase di costituzione, dedicate al sostegno sotto qualsiasi forma di iniziative nel Continente africano attraverso la combinazione di risorse pubbliche e private;

   sottolineata l'opportunità di prevedere la partecipazione alla Cabina di regia del Piano Mattei – istituita si sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 161 del 2023, convertito dalla legge 11 gennaio 2024, n. 2 – dei presidenti della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera e della Commissione Affari esteri e difesa del Senato, nonché di coinvolgere in relazione all'elaborazione di specifici progetti ulteriori soggetti della società civile e del terzo settore che operano nel campo della cooperazione allo sviluppo;

   rilevata altresì, l'esigenza di assicurare, nell'attuazione del Piano, un meccanismo di monitoraggio dei progetti che preveda la pubblicazione dei risultati conseguiti nei singoli progetti attivati anche con cadenza inferiore a quella prevista per la relazione sullo stato di attuazione di cui all'articolo 5 del decreto-legge n. 161 del 2023, come convertito dalla legge n. 2 del 2024,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.