ALLEGATO 1
Disposizioni per la celebrazione del quinto centenario della morte di Niccolò Machiavelli. C. 1840 Amorese.
PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE
ART. 2.
Sopprimere il comma 3.
2.1. Mollicone.
Al comma 3, sopprimere le parole: Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del.
Conseguentemente, all'articolo 3 apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sostituire le parole: Presidente del Consiglio dei ministri con le seguenti: Ministro della cultura;
b) al comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del;
c) al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole: due dal Presidente del Consiglio dei ministri, tre con la seguente: cinque;
d) al comma 5, sopprimere le parole: Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del;
e) al comma 8, sopprimere il secondo periodo.
2.2. Gadda, Faraone, De Monte.
Al comma 3, sopprimere le parole: Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del.
2.3. Gadda, Faraone, De Monte.
ART. 3.
Al comma 1, sostituire la parola: dieci con la seguente: tredici.
Conseguentemente, al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: ; un componente designato dal Ministero del turismo, un componente designato dalla regione Toscana, un componente designato dall'Autorità politica delegata in materia di anniversari nazionali.
3.1. Il Relatore.
Al comma 1, sostituire le parole: Presidente del Consiglio dei ministri con le seguenti: Ministro della cultura.
Conseguentemente:
a) al comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del;
b) al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole: due dal Presidente del Consiglio dei ministri, tre con le seguenti: cinque;
c) al comma 5, sopprimere le parole: Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del;
d) al comma 8, sopprimere il secondo periodo.
3.2. Gadda, Faraone, De Monte.
Al comma 7, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Il Ministro della cultura invia alle Camere, per la trasmissione alle Commissioni parlamentari competenti, i rendicontiPag. 90 di cui al precedente periodo con le proprie eventuali osservazioni.
3.3. Mollicone.
ART. 4.
Al comma 2, alinea, dopo la parola: espositive inserire la seguente: , performative.
4.1. Mollicone.
Al comma 2, lettera a), dopo le parole: della ricerca inserire le seguenti: dello spettacolo dal vivo, della rievocazione storica e dell'audiovisivo.
4.3. Mollicone.
Al comma 2, lettera d), sopprimere le parole da: nonché fino alla fine della lettera.
4.4. Di Maggio.
ALLEGATO 2
Disposizioni per la celebrazione del quinto centenario della morte di Niccolò Machiavelli. C. 1840 Amorese.
EMENDAMENTO DEL RELATORE
ART. 1.
Al comma 1, dopo la parola: celebra inserire le seguenti: , in particolar modo a beneficio delle giovani generazioni,.
1.1. Il Relatore.
ALLEGATO 3
7-00189 Latini: Riconoscimento della qualifica di
«teatri storici delle Marche»
TESTO RIFORMULATO DELLA RISOLUZIONE
La VII Commissione,
premesso che:
il patrimonio culturale marchigiano è composto, tra gli altri beni, da un prezioso complesso di teatri storici, autentici gioielli architettonici ricchi di opere d'arte, che, grazie allo straordinario investimento regionale per il loro restauro, sono stati recuperati e restituiti alle comunità;
la densità di teatri storici nella regione Marche è altissima, se si considera che tra il Settecento e l'Ottocento quasi tutti i comuni, anche piccolissimi, si erano dotati di un teatro. Infatti in questa parte dello Stato pontificio le classi agiate di ogni paese unirono gli sforzi per finanziare la costruzione di un luogo adatto alla messa in scena di rappresentazioni teatrali;
la gran parte di questi antichi luoghi di cultura sono aperti al pubblico, visitabili come altri monumenti, anche al di fuori del cartellone di rappresentazioni. Costituiscono, pertanto, un prezioso patrimonio culturale per la regione;
le Marche sono la regione dei teatri, caratterizzate cioè, da una «densità» teatrale rispetto alla popolazione e al numero di comuni che non ha uguali in Italia e forse nel mondo. Basti pensare che le Marche hanno sul proprio territorio più teatri che tutta l'Italia meridionale. Un «caso Marche», dunque, peculiare e assolutamente originale, degno di essere riconosciuto come patrimonio mondiale dell'umanità;
da queste considerazioni è scaturita la volontà dell'assessorato regionale alla cultura di sottoporre all'Ufficio Unesco del Segretariato generale del Ministero della cultura l'esame di una proposta di una candidatura Unesco dei teatri storici marchigiani che ha visto l'iscrizione nella tentative list (lista propositiva italiana) come un unicum. Del dossier di candidatura fanno parte 62 teatri in 60 comuni marchigiani;
il patrimonio è unico sotto molti profili: per capillarità di teatri storici (ora 68 con il distacco di alcuni comuni del pesarese in Emilia-Romagna, ma alla fine degli anni '90, secondo il «Libro bianco» edito dalla regione Marche come ricognizione del patrimonio esistente, erano 71 e nel 1868 addirittura 113), sotto il profilo architettonico e artistico (alcuni «gioielli» furono progettati dai più famosi architetti teatrali dell'epoca), per livello culturale, per la funzione sociale a cui hanno assolto nei secoli: ogni più piccolo comune con il suo teatro al centro del nucleo storico conquistava una compiuta autonomia e autosufficienza e un ruolo di prestigio nel territorio circostante, rispondendo anche ad un più complesso processo di aggregazione sociale e di rilancio occupazionale della comunità; la provincia di Ancona possiede quindici teatri storici. Il teatro quale elemento civico, modello introdotto dalla nuova concezione urbanistica ottocentesca, trova nel Pergolesi di Jesi l'esempio forse più eccellente delle Marche:
è alla fine dell'ottocento che si ha la massima fioritura dei teatri, come a Sirolo e a Montemarciano. Un riflesso dell'intensa frequentazione da parte delle compagnie teatrali del nuovo asse che si era venuto a creare lungo la direttrice che da Rimini a Senigallia e Ancona proseguiva verso il sud delle Marche. Le stagioni teatrali diventavano, infatti, elemento di attrazione per i forestieri negli anni in cui le città lungo la costa delineano la propria vocazione turistica;
Pag. 93la provincia di Ascoli Piceno conta cinque teatri storici, due dei quali nel capoluogo: il teatro Ventidio Basso e il teatro dei Filarmonici. Il primo risulta con i suoi 842 posti la più grande sala storica della provincia e la terza della regione;
la provincia di Fermo possiede dieci teatri storici. Purtroppo, le numerosissime sale teatrali esistenti, in particolare nei piccoli centri, sono scomparse negli anni in cui le esigenze di spazi amministrativi hanno portato alla demolizione degli spazi destinati alle attività teatrali presenti nei palazzi comunali (celebre fu la demolizione del teatro di Falerone);
la provincia di Macerata raccoglie il gruppo più numeroso di teatri storici, ben ventitré. Numerose di queste sale teatrali, per lo più dalla classica tipologia a ferro di cavallo, sono state progettate da celebri architetti di spazi scenici: ad esempio Giuseppe Piermarini, autore del teatro alla Scala di Milano, disegna il classicissimo teatro comunale di Matelica; l'illustre pittore Giuseppe Lucatelli sperimenta nel teatro Vaccai di Tolentino le sue doti d'architetto. Fra questi teatri distribuiti capillarmente nel territorio spicca per singolarità l'unico esempio tardo barocco superstite: lo splendido teatro Lauro Rossi di Macerata, dall'anomala tipologia a campana. Realizzato dal Bibbiena, ha rischiato di perdere la scenografica spazialità della cavea per gli ipotizzati restauri previsti dai mutati gusti dei secoli successivi. In questa provincia vi è anche il più piccolo paese della regione a possedere un teatro: Penna San Giovanni gode infatti di un vero gioiello dell'architettura teatrale, il settecentesco teatro Flora che ha conservato l'originaria decorazione pittorica barocca;
la provincia di Pesaro e Urbino ha distribuiti nel territorio quindici teatri storici.
Questa provincia trova nelle antiche tradizioni di allestimento urbinate un primato nella storia del teatro italiano: è grazie alle scenografie realizzate nel 1513 da Girolamo Genga nel Palazzo Ducale di Urbino che si introduce la scenografia prospettica dipinta, codificata e divulgata in Europa attraverso il celebre trattato del Serlio. Un mondo artistico e culturale attivo per secoli a cui si deve anche successivamente la formazione del grande Gioachino Rossini, un genio che comprova l'esistenza di questo ambiente articolato in luoghi dove lo spettacolo era fonte di stimolo e di vita e che, ad oggi, ha mantenuto nella propria tradizione tale ricchezza;
tra i teatri in funzione vi sono le due sale storiche più grandi delle Marche: il teatro di Pesaro e il teatro di Fano. Il teatro Rossini, con i suoi 872 posti, è caratterizzato dall'ampio palcoscenico di ben 353 metri quadrati e da un'ottima acustica. Il teatro della Fortuna, riportato al suo splendore con 900 posti, oltre alla bellissima cavea neoclassica possiede uno dei più significativi sipari storici,
impegna il Governo
in ragione della vasta ricchezza architettonica e culturale del territorio marchigiano, a riconoscere ai teatri siti nella regione la qualifica di «teatri storici delle Marche» con decreto del Ministro della cultura, sentito il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, nonché ad adottare le iniziative di competenza per includere i teatri storici delle Marche fra i siti del patrimonio mondiale Unesco.