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CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 3 ottobre 2024
377.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
ALLEGATO
Pag. 40

ALLEGATO 1

Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029.
Doc. CCXXXII, n. 1.

PARERE APPROVATO

  La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),

   esaminato, per le parti di propria competenza, il Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 (Doc. CCXXXII, n. 1);

   premesso che:

    la nuova programmazione della politica di bilancio e delle politiche economiche nazionali introdotta dalla riforma della governance economica europea (regolamento (UE) 1263/2024, regolamento (UE) 1264/2024, direttiva (UE) 2024/1265) è definita nel Piano strutturale di bilancio a medio termine (Piano strutturale di bilancio). Il Piano strutturale di bilancio stabilisce il quadro di riferimento programmatico per la gestione della finanza pubblica e la realizzazione di investimenti e riforme, valido fino al 2029, ossia per la durata dell'attuale legislatura;

    relativamente ai recenti andamenti dell'economia nazionale, il Piano strutturale di bilancio mette in rilievo come nel primo semestre del 2024 la dinamica del PIL si sia mantenuta in linea con le previsioni formulate nel DEF dello scorso aprile, nonostante il permanere di un contesto geopolitico mondiale incerto e di una politica monetaria, a livello dell'area euro, ancora restrittiva. Dopo l'incremento congiunturale del primo trimestre (+0,3 per cento), il PIL ha segnato un lieve aumento su base congiunturale anche nel secondo trimestre 2024 (+0,2 per cento), registrando il quarto tasso di crescita positivo consecutivo;

   rilevato che:

    in relazione alla definizione degli obiettivi di carattere programmatico, la proposta di Piano strutturale di bilancio integra gli obiettivi già indicati nel DEF 2024 e assorbe – come definito nel Documento conclusivo dell'Indagine conoscitiva approvato dalle Commissioni Bilancio delle Camere in data 25 settembre 2024 – i contenuti e le finalità della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2024;

    nonostante il Piano rappresenti un documento di programmazione valido fino al 2029, il Governo italiano – secondo quanto indicato nella proposta del Piano – intende richiedere l'estensione del periodo di aggiustamento di bilancio da quattro a sette anni. Di conseguenza, la proposta di Piano espone la programmazione delle correzioni di bilancio richieste dalla nuova governance economica in un orizzonte temporale che arriva al 2031;

    il percorso di aggiustamento del bilancio fino al 2031 richiederebbe una correzione media del saldo primario strutturale prevista pari allo 0,53 per cento del PIL. Il percorso di aggiustamento programmato esposto nel Piano si caratterizza per un'anticipazione della correzione di bilancio nei primi due anni, con obiettivi di correzione annuale del saldo primario strutturale pari a circa lo 0,55 per cento del PIL nel 2025 e 2026, e obiettivi per una correzione lineare pari a circa lo 0,52 per cento del PIL per gli anni dal 2027 al 2031;

    secondo quanto esposto nella proposta di Piano elaborata dal Governo, i citati obiettivi di correzione annuale del saldo primario strutturale corrispondono al tasso medio di crescita annuale della spesa netta espresso a prezzi correnti – pari all'1,5 per cento fino al 2031 – che la Commissione europea ha formulato nella Pag. 41traiettoria di riferimento trasmessa lo scorso giugno;

    il Piano descrive anche altre politiche di carattere settoriale per il perseguimento delle priorità strategiche nazionali ed europee, che necessiteranno di forme di coordinamento con gli altri Stati membri dell'UE: la resilienza sociale ed economica, l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali (inclusi i relativi obiettivi in materia di natalità, occupazione, competenze e riduzione della povertà); la transizione verde e quella digitale; lo sviluppo delle filiere produttive compatibile con il contrasto ai cambiamenti climatici; la sicurezza energetica; il contrasto al degrado e all'illegalità. Il Piano include anche delle misure per il rafforzamento della capacità di difesa.
    In particolare la Terza sezione del Piano strutturale di bilancio di medio termine è dedicata alle azioni di riforma e agli investimenti del piano;

   apprezzato, in particolare, che:

    tra le linee di azione contenute dal PSB di interesse per la Commissione Cultura spicca, per rilevanza, la III.3.1.2 «Una migliore istruzione e formazione per garantire maggiori opportunità e competenze nell'accesso al mercato del lavoro», dedicata agli interventi in corso di attuazione o in procinto di presentazione nei settori dell'istruzione e della ricerca universitaria di base;

    gli obiettivi di carattere generale che il Governo delinea in tale sezione del PSB possono essere identificati nei seguenti: rafforzamento del corpo docente; potenziamento dei servizi di tutoring e orientamento; miglioramento delle conoscenze degli studenti; raccordo tra offerta formativa e tessuto produttivo; potenziamento e internazionalizzazione della ricerca universitaria;

    quanto al rafforzamento del corpo docente, il Governo fa in primo luogo riferimento alla recente riforma adottata in attuazione del PNRR (Riforma 2.1 della M4C1), sulla base della quale, entro il 2026, saranno reclutati a tempo indeterminato oltre 70.000 docenti. Su questo fronte, il Governo preannuncia tuttavia l'intenzione di procedere, nei prossimi anni, ad un ulteriore affinamento del processo di reclutamento che, tramite una programmazione di medio termine, unita ad interventi di assestamento puntuali, permetterà di evitare il ricorso eccessivo all'assunzione di docenti a tempo determinato per coprire le cattedre temporalmente vacanti.
    Sempre sul versante relativo al potenziamento del corpo docente, in questo caso direttamente impattante anche sugli studenti, è la riforma, citata dal PSB, dei servizi di tutoring e di orientamento. Il Governo preannuncia di voler continuare a rafforzare tali servizi, dando continuità alle iniziative del PNRR già in corso di attuazione (Riforma 1.4 e Investimento 1.4 della M4C1), tramite la formazione dei docenti incaricati e lo sviluppo e miglioramento di strumenti digitali a loro sostegno;

    in materia di miglioramento delle conoscenze degli studenti, il Governo prospetta l'intenzione di consolidare nei prossimi anni alcune linee di azione attivate, tra cui quelle previste nei piani «Agenda Sud» e «Agenda Nord». Si tratta di piani predisposti negli scorsi mesi, nell'ambito dell'attuazione dell'Investimento 1.4 della M4C1 del PNRR, ma anche nell'ambito dell'utilizzo dei fondi strutturali europei, essenzialmente volti a contrastare la piaga della dispersione scolastica, nelle aree del paese che ne sono più affette;

    il Governo preannuncia, inoltre, la volontà di continuare ad adoperarsi per ridurre il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle possedute dai lavoratori (skill mismatch), per ridurre il gap di genere nell'occupazione, e per accelerare la transizione digitale. A tali fini, il Governo si impegna a proseguire nel medio termine il processo di innovazione metodologica, sia attraverso il potenziamento degli strumenti messi a disposizione dal PNRR, compresa la piattaforma sulle competenze STEM (sulle quali si segnala in particolare l'Investimento 3.1 della M4C1), sia con il rafforzamento delle competenze professionali del personale docente (Investimento 2.1 della M4C1);

Pag. 42

    sul versante del raccordo tra offerta formativa e tessuto produttivo il Governo afferma che intende accelerare la piena operatività della riforma della filiera formativa tecnologico-professionale, ed in particolare annuncia la volontà di definire nei prossimi anni obiettivi e risorse adeguate che assicurino una progressiva diffusione dei campus previsti nell'ambito di tale filiera e il loro costante raccordo con le realtà territoriali, al fine di creare sistemi integrati per una formazione tecnico-professionale di eccellenza, in linea con le esigenze di sviluppo delle imprese;

    sul fronte del potenziamento della ricerca universitaria, il Governo annuncia in primo luogo di essere intenzionato ad intervenire in materia di borse di studio per la frequenza di percorsi di dottorato in programmi specificamente dedicati e declinati, promuovendo e rafforzando l'internazionalizzazione e l'attrattività degli atenei universitari. Le misure preannunciate si collocano in continuità con quelle di attuazione degli investimenti 3.4 e 4.1 della M4C1 e dell'Investimento 3.3 della M4C2 del PNRR, che hanno complessivamente stanziato (con termine ultimo per la spesa al 31 dicembre 2024) oltre 1 miliardo di euro per il finanziamento di 13.700 borse per dottorati di ricerca;

    altre linee di azione del PSB di interesse per la Commissione Cultura sono la III.3.1.1, in materia di «Famiglia, natalità e riduzione dei divari sociali e territoriali», e la III.3.1.5, in materia di «Misure e investimenti per promuovere le filiere strategiche, l'innovazione e il trasferimento tecnologico»;

    la prima delle due è rilevante per la Commissione Cultura in particolare laddove si parla di completamento degli investimenti del PNRR per i servizi per la prima infanzia. A tale proposito il Governo prevede che, tra il 2025 e il 2026, saranno rafforzate le azioni finalizzate ad assicurare la realizzazione del piano asili nido previsto nel PNRR (Investimento 1.1 della M4C1), che tramite un Investimento di 3,24 miliardi, prevede la messa in disponibilità di 150.480 nuovi posti (per bambini tra 0 e 2 anni e tra 3 e 6 anni). Per colmare tale fabbisogno, il Governo evidenzia di aver già disposto nuove risorse, per un ammontare complessivo di circa 735 milioni, e che le risorse sono destinate in via prioritaria a quei Comuni che non garantirebbero il raggiungimento dell'obiettivo del 33 per cento di copertura del servizio. A tali interventi si accompagnano gli investimenti del PNRR previsti per l'estensione dell'orario scolastico al pomeriggio (l'Investimento 1.2 della M4C1) che, oltre a contribuire al miglioramento del rendimento scolastico e alla lotta all'abbandono scolastico, costituiscono uno strumento di supporto alle famiglie e di incentivo a una maggiore partecipazione e occupazione femminile,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 43

ALLEGATO 2

Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029.
Doc. CCXXXII, n. 1.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE

  La VII Commissione,

   esaminato per i profili di competenza il Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029;

   premesso che:

    il nuovo documento, Piano strutturale di bilancio (PSB), che segna la tappa di avvio della procedura di bilancio ridisegnata (parzialmente per ora) dalla riforma della governance economica della Ue, fotografa le dinamiche della finanza pubblica, indica gli spazi fiscali per le prossime manovre e dettaglia i piani di riforme necessari per allungare da quattro a sette anni il periodo di aggiustamento;

    nel caso dell'Italia, ogni indice di contenuto della programmazione economica non può che partire dal debito, che va rimesso su un percorso discendente soprattutto dal 2028 quando, terminata la procedura per deficit eccessivo, dovrà perdere almeno un punto all'anno nel rapporto con il Pil come imposto dalle clausole del «nuovo Patto»;

    riduzione del debito che, stando a quanto sostenuto dal Presidente della Repubblica lo scorso 7 settembre, è «ineludibile»: è una via obbligata per un Paese che paga in spesa per interessi il 4 per cento del Pil, pressoché l'equivalente della spesa per l'istruzione (come ha ricordato il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta);

    come noto, quindi, la sfida più grande per il Paese è rappresentata dall'elevato stock di debito pubblico e dal relativo onere per interessi;

    l'architettura poggia su un obiettivo di crescita medio vicino all'1,5 per cento, nel periodo 2025-2031, compatibile con il profilo stimato dalla Commissione e che quindi garantirebbe una correzione media annua del saldo primario strutturale di 0,62 punti percentuali del PIL (0,6 p.p. se si considera solo la correzione lineare ottenuta dalla DSA). L'aggiustamento in termini strutturali segue poi un profilo crescente: nei primi tre anni la correzione richiesta è pari a 0,6 punti percentuali del PIL mentre, a partire dal 2028 e fino al 2030, la correzione risulta leggermente più alta (0,67 nel 2028, per poi ridursi fino a 0,64 punti percentuali del PIL nel 2030);

    i tassi di crescita teorici sono pari rispettivamente a: 2,2 per cento nel 2025, 2,0 per cento nel 2026, 1,6 per cento nel 2027, 1,7 per cento nel 2028, 1,5 per cento nel 2029, 1,1 per cento nel 2030 e 1,2 per cento nel 2031. Questo percorso di spesa condurrebbe a un tasso di crescita medio di 1,9 per cento nel periodo di aggiustamento 2025-2031, un livello superiore a quello della traiettoria di riferimento della Commissione pari a 1,5 per cento. La differenza maggiore si osserverebbe, in particolare, per il 2025 ed è spiegata principalmente dalla maggiore crescita del deflatore del PIL, prevista in questo Piano rispetto alla previsione di aprile della Commissione;

    il Governo ha quindi rivisto al ribasso la stima di quest'anno del deficit in termini di PIL dal 4,3 per cento indicata nel Def di aprile al 3,8 per cento e ha confermato l'obiettivo di ridurre l'indebitamento a meno del 3 per cento del PIL nel 2026. Tale obiettivo è incorporato nell'elaborazione della traiettoria di spesa netta del Piano, che lungo il periodo 2025-2031 prevede un tasso di crescita pari in media a quello calcolato dalla Commissione, ma differiscePag. 44 in termini di valori puntuali nei diversi anni;

    come si legge nel PSB, quindi, il raggiungimento già nel 2024 di un avanzo primario segna «un obiettivo del Governo di natura morale prima che di contabilità pubblica»: sul punto, però, sarebbe stato preferibile che il Governo, lungi dal riferirsi a concezioni etiche dello Stato di hegeliana memoria, avesse sfruttato pienamente il margine consentito dall'articolo 13 (b) e dal considerando 25 del Regolamento sul braccio preventivo (1263/2024) e, pertanto, avesse presentato argomentazioni economiche solide e basate su dati volti a spiegare la differenza di metodologia rispetto ad alcune ipotesi della DSA in maniera trasparente;

    in sostanza, l'esercizio di simulazione di cui si è reso protagonista il Governo negli ultimi mesi, «non va oltre un mero aggiornamento delle variabili sottostanti il calcolo della traiettoria di riferimento», tale per cui, seppure si ritiene che la spesa netta potrebbe salire dell'1,9 per cento medio annuo, ottenendo gli stessi risultati in termini di discesa del rapporto debito-Pil nell'arco del Piano, ciò non consente all'Italia quel margine di manovra – pari quasi a 9 miliardi di euro all'anno in più – che invero è fondamentale per rispondere alle sfide poste al Paese nel futuro e che richiederanno ingenti risorse negli anni a venire;

    così si conferma una stance della politica di bilancio per l'Italia ancora troppo restrittiva, soprattutto a fronte delle sfide tecnologiche e ambientali a cui le altre potenze economiche continuano a rispondere con un ampio utilizzo di risorse pubbliche da un lato, e della «onorabilità» del nostro debito, «con una storia trentennale di avanzi statali primari annui, con un debito pubblico cresciuto in larga misura, dal 1992, principalmente a causa degli interessi», dall'altro;

   considerato che:

   nel Piano, per quanto di competenza della Commissione Cultura:

    riguardo al disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, evince che esso incide negativamente sulla produttività, limitando l'efficiente utilizzo del capitale umano, e richiede interventi mirati per essere mitigato. In questo ambito, il Piano dichiara di voler intervenire per risolvere progressivamente tali criticità e, in particolare, proseguire il processo di riforma e gli investimenti avviati con il PNRR riguardo al sistema di istruzione e universitario al fine di garantire un riallineamento tra le competenze dell'offerta di lavoro e quelle richieste dalle imprese;

    si ricorda che la Missione 4, Componente 1 – Riforma 1.1 del PNRR ha previsto la necessità di elevare il curricolo degli istituti tecnici e professionali al fine di allinearli alla richiesta di competenze proveniente dal tessuto produttivo del Paese, in un'ottica di ridimensionamento del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, una problematica che accomuna molti Paesi e sulla quale incide la denatalità, il basso livello di salari, nonché politiche attive del lavoro totalmente inefficienti;

    l'obiettivo della riforma del PNRR prevede anche un rafforzamento delle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), dove la media dei laureati in Italia, secondo l'Eurostat, è del 6,7 per cento, rispetto al 12-13 per cento europeo, un gap che, se colmato, contribuirebbe allo sviluppo educativo del Paese;

    al fine creare maggiore interconnessione tra l'offerta formativa scolastica e le esigenze delle imprese, il Governo intende accelerare la piena operatività della riforma della filiera formativa tecnologico-professionale, approvata con la recente legge 8 agosto 2024, n. 121;

    tuttavia, a parere dei firmatari del presente atto, la riforma della filiera formativa tecnologico-professionale non ha come obiettivo quello di orientare un numero sempre più significativo di studenti verso una scelta consapevole del loro percorso formativo e professionale, attraverso assegnazioni di borse di studio e programmi di mentorship, ma quello di reinterpretare compiti e funzioni dell'intero Pag. 45sistema scolastico, subordinandone le finalità educative e i relativi processi di insegnamento ai bisogni contingenti provenienti esclusivamente dal mondo produttivo, generando un'interdipendenza tra il mondo della scuola e il grado di sviluppo del mercato del lavoro;

    tali finalità si possono rinvenire nel lessico utilizzato nel provvedimento, in quanto ovunque ricorrono parole come «filiera», «addestramento», in riferimento alle attività laboratoriali e ai percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento da parte di soggetti provenienti dal sistema delle imprese e delle professioni, o periodi quali «percorsi funzionali alle esigenze specifiche dei territori» e «percorsi didattici per rispondere alle esigenze del settore produttivo nazionale», un linguaggio che richiama in maniera inequivocabile il mondo dell'impresa e che sembra voglia trasmettere l'idea di formare gli studenti «su commissione» a seconda del numero di imprese presenti su un territorio e in relazione alle loro specifiche esigenze;

    la mancanza di finanziamenti e la scarsità di fondi pone un secondo problema: secondo questo modello, il contesto per lo sviluppo della filiera dovrà poggiarsi necessariamente su finanziamenti privati, i quali legittimamente agiscono in funzione dell'interesse e del proprio profitto personale, in quanto in assenza di una regolamentazione omogenea, il processo educativo-didattico sarà demandato a forme di partenariato che seguiranno formule basate, indubbiamente, sulle esigenze di chi stanzierà le risorse;

    a questo quadro si aggiunge l'attivazione di percorsi quadriennali sperimentali di istruzione secondaria di secondo grado, con una riduzione del percorso educativo che genererà inevitabilmente un impoverimento dell'offerta formativa del sistema d'istruzione, in quanto non è chiaro come si potrà assicurare «il conseguimento delle competenze di cui al profilo educativo, culturale e professionale, delle conoscenze e delle abilità previste dall'indirizzo di studi di riferimento» prevedendo una riduzione del tempo scuola;

    nel piano, il Governo ribadisce che, in generale, l'istituzione di una filiera tecnologico-professionale e della relativa sperimentazione persegue il conseguimento dell'obiettivo primario di potenziamento dell'orientamento formativo degli studenti verso le potenziali prospettive di crescita professionale. Tale potenziamento è in sinergia con l'introduzione del liceo Made in Italy che, secondo il Governo, mira a sviluppare la conoscenza e le competenze necessarie per esportare l'eccellenza dell'imprenditoria italiana nel mondo;

    a nostro avviso l'istituzione del Liceo del made in Italy costituirà, visti anche gli effetti derivanti dall'adozione del relativo piano di studi, anche un pericolo per la stabilità degli organici e del personale scolastico; tuttavia il nuovo indirizzo non ha riscosso particolare successo e le iscrizioni sono state esigue;

    dunque, sia nei provvedimenti sin ora approvati da questo governo (filiera formativa e liceo del made in Italy), sia nel Piano strutturale all'esame, emerge forte e chiara l'esigenza di subordinare i desideri educativi e professionali delle giovani generazioni alle necessità del settore produttivo nazionale, favorendo altresì il privato a discapito del sistema pubblico d'istruzione;

    in riferimento al completamento degli investimenti del PNRR per i servizi per la prima Infanzia, nel Piano emerge l'intenzione del Governo di continuare l'azione di contrasto alla denatalità attraverso servizi alla prima infanzia. Si legge che tra il 2025 e il 2026, saranno rafforzate le azioni finalizzate ad assicurare la realizzazione del piano asili nido previsto nel PNRR;

    la Missione 4, Componente 1, Investimento 1.1 del PNRR prevedeva inizialmente un investimento di 4,2 miliardi di euro per raggiungere l'obiettivo di costruire almeno 264.480 nuovi posti per asili nido e scuole dell'infanzia, al fine di contrastare il grave fenomeno della natalità e raggiungere l'obiettivo europeo del 33 per cento di copertura nei servizi per la prima infanzia, con una ripartizione iniziale delle risorse così suddivise: tre miliardi per nuovi progetti,Pag. 46 700 milioni per i «progetti in essere» e 900 milioni destinati alle spese di gestione;

    tuttavia, la revisione del PNRR ha stralciato i 900 milioni per le spese di gestione, in quanto non rendicontabili a fini PNRR, e 455 milioni di «progetti in essere» che la Commissione europea ha escluso in quanto non destinati a nuovi posti, ma a riqualificazioni, riducendo, di fatto, lo stanziamento iniziale di circa 1,355 milioni di euro e portandolo a 3,24 miliardi legati alla realizzazione di 150.480 posti, un taglio pari a 114.000 posti nido in meno;

    una disastrosa e significativa riduzione di posti non solo necessari, ma fondamentali per le famiglie che si trovano in difficoltà nella conciliazione della vita familiare e professionale, dovuta ad una serie di problematiche che l'Ufficio parlamentare di bilancio aveva già evidenziato nel 2022 e che l'attuale Governo non è stato in grado di risolvere;

    in primo luogo, la modalità scelta per l'assegnazione delle risorse ha messo in difficoltà i Comuni meno preparati a questo tipo di procedure e che, spesso, sono anche quelli che non raggiungono la copertura del 33 per cento a livello regionale e che avrebbero, invero, più necessità di finanziamenti;

    in secondo luogo, il Governo non è riuscito ad assegnare in tempo utile tutti i fondi proprio per evitare l'aumento dei costi rispetto a quelli indicati dai bandi, con la conseguente diminuzione dei metri quadri realizzabili rispetto alle previsioni iniziali;

    nel PSB viene riportato il Piano nidi varato il 30 aprile dal ministro Valditara, che stanzia circa 735 milioni di euro per finanziare l'attivazione di 31.600 nuovi posti in tutta Italia;

    tuttavia, il 54,42 per cento delle risorse stanziate dal nuovo decreto provengono da rinunce, definanziamenti e decadenze di progetti oggetto dei precedenti bandi del PNRR: a titolo esemplificativo, 280,2 milioni di euro sono risorse stanziate dal bando nidi del 2 dicembre 2021 che vengono reinvestite poiché non assegnate, mentre gli ulteriori 400 milioni di euro provengono da fondi ministeriali relativi alle risorse previste fino al 2026 dal fondo Asili nido e scuole dell'infanzia, istituito nel 2019;

    dunque rimane, ad oggi, un forte squilibrio territoriale nel raggiungimento dell'obiettivo europeo del 33 per cento di copertura, con il Centro-Nord che arriva al 34,4 per cento e il Sud che si ferma al 16,2 per cento;

    per quanto concerne il reclutamento dei docenti, il PSB evidenzia il potenziamento del sistema di reclutamento che, secondo cronoprogramma, dovrebbe reclutare, entro il 2026, circa 70.000 nuovi docenti sulla base della valutazione del merito da inserire nelle scuole d'infanzia, primaria e secondaria e a sostegno degli studenti con disabilità;

    tuttavia, il percorso che ha portato all'indizione del primo concorso PNRR ha generato confusione e disperazione tra gli aspiranti i docenti, in quanto si sono susseguiti una serie di ritardi da parte dei due ministeri di competenza, il MIM e il MUR, che stanno seriamente mettendo a rischio il raggiungimento del target;

    infatti, inizialmente, il Ministero avrebbe dovuto assumere 70.000 docenti entro dicembre del 2024, un target che è stato poi rivisto a dicembre 2023 nella seguente riformulazione: 20.000 docenti entro il 2024, ulteriori 20.000 docenti entro il 2025 e 30.000 docenti entro il 2026, con la condizione essenziale che tutti i candidati idonei abbiano completato i 60 CFU del processo di qualificazione iniziale prima di partecipare al concorso;

    tale revisione è stata dovuta anche al fatto che i percorsi abilitanti sono stati avviati con un ritardo abnorme: il DPCM di disciplina dei percorsi era atteso per luglio 2022 ed è arrivato soltanto il 4 agosto del 2023, anche se pubblicato poi a fine settembre, prevedendo dei tempi irrealistici per gli atenei e con modalità che favoriscono di gran lunga le università telematiche;

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    inoltre, il DPCM prevedeva altre due scadenze: i percorsi abilitanti da 60 CFU si sarebbero dovuti concludere entro il 31 maggio 2024, mentre quelli da 30 CFU il 28 febbraio 2024. Tuttavia, i decreti necessari per l'avvio dei percorsi, sono stati pubblicati soltanto il 22 aprile 2024, un cronico ritardo che ha gettato nella disperazione i docenti che aspettavano di abilitarsi in tempo anche e soprattutto per inserirsi nelle GPS I fascia e sperare di poter ottenere una supplenza nell'anno scolastico appena iniziato;

    conseguentemente, anche il concorso PNRR è stato indetto con grande ritardo ed è tutt'ora in corso, tanto da aver costretto la maggioranza di Governo a prolungare il termine previsto per le immissioni in ruolo fino al 31 dicembre 2024, per permettere agli uffici scolastici regionali di pubblicare le graduatorie di merito entro il 10 dicembre;

    già ad aprile u.s. il Movimento 5 stelle aveva evidenziato la possibilità di non riuscire a garantire un tranquillo avvio dell'anno scolastico, lamentando la mancanza di più di cinquemila commissari per permettere agli aspiranti docenti della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di terminare le prove in tempo utile per l'assunzione a settembre, dovuta in larga parte dai compensi irrisori e dalla mancata dispensa dal servizio, che non facilita il lavoro di queste professionalità;

    da ultimo, c'è incertezza per quanto riguarda l'indizione del secondo concorso PNRR, da bandire a breve, anche se inizialmente previsto per il febbraio del 2024, anche perché la fase transitoria, nell'ambito della quale devono svolgersi i due concorsi, termina il 31 dicembre 2024, arrivando dunque al paradosso per cui nello stesso periodo vi saranno docenti idonei al concorso, non vincitori, che dovranno iscriversi cinque giorni dopo allo stesso concorso appena superato per sperare in una futura immissione in ruolo;

    la scuola, nonostante i problemi evidenziati, è iniziata, ma a causa degli accumulati ritardi da parte del Governo, mai come quest'anno tantissimi posti rimarranno vacanti per molto tempo, a discapito della continuità didattica: il MEF ha infatti autorizzato 45.124 assunzioni, ma circa la metà è stata accantonata per le nomine da concorso PNRR; tuttavia, i posti vacanti sono 64.146, quindi vi sarà un buco di 19.032 posti da coprire comunque con supplenze, più quelle che, in attesa delle assunzioni da concorso, andranno conferite fino alla nomina dell'avente titolo. A questi numeri, vanno aggiunti poi le decine di migliaia di posti precari legati soprattutto al sostegno, dove i posti in organico di diritto (126.000 circa) in realtà si raddoppiano sul fatto;

    anche per quanto concerne il reclutamento dei dirigenti scolastici, questo Governo è riuscito a peggiorare una situazione già grave, in quanto non solo i partecipanti al concorso ordinario indetto con decreto direttoriale del Ministero dell'istruzione e del merito n. 2788 del 18 dicembre 2023 hanno dovuto affrontare la prova del 6 maggio in condizioni caotiche, con lunghe attese, caldo soffocante e controlli superficiali e irregolarità nello svolgimento della prova denunciate dai candidati stessi, ma per l'anno scolastico 2024/2025, nelle regioni in cui il concorso non si concluderà in tempo utile per le immissioni in ruolo, i vincitori si vedranno scavalcati dai partecipanti al corso-concorso riservato del 2017, una procedura lesiva dei diritti dei partecipanti ad una procedura concorsuale, nonché del merito;

    nel PSB si evidenzia il consolidamento di alcune linee di azione attivate, tra cui quelle previste nei piani «Agenda Sud» e «Agenda Nord», al fine di ridurre la dispersione scolastica;

    tuttavia, il Governo ha deciso di lasciare a casa circa seimila collaboratori scolastici assunti ai sensi dell'articolo 21, commi 4-bis e 4-bis.1 del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75 come ausilio alle istituzioni scolastiche per la messa a terra dei progetti relativi al PNRR e all'Agenda Sud, in quanto, nonostante le reiterate proroghe avvenute «a singhiozzo», l'ultimo contratto è stato prorogato al 15 giugno di quest'anno;

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    pertanto, considerando che i 6000 collaboratori scolastici sono stati assunti per garantire l'efficace raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) da parte delle istituzioni scolastiche, sarebbe auspicabile consentire la proroga di tali contratti sino alla scadenza del Piano, prevista per dicembre 2026;

    nel PSB si legge che Il Governo interverrà in materia di borse di studio per la frequenza di percorsi di dottorato in programmi specificamente dedicati e declinati, promuovendo e rafforzando l'internazionalizzazione e l'attrattività degli atenei universitari, e in tema di procedure di reclutamento dei docenti e degli stessi allievi;

    tuttavia, in tema di Università, le azioni di questo Governo sembrano andare in una precisa direzione, in quanto è stato da poco pubblicato il decreto di riparto del fondo per il finanziamento ordinario delle università statali per il 2024, che ha confermato una stagione di tagli già segnalata dalla Conferenza dei rettori nel luglio scorso;

    infatti, rispetto all'annualità precedente, nel 2024 il totale delle risorse stanziate è stato ridotto dal 9,2 a 9,03 miliardi, con una riduzione netta di 173 milioni. Invero, come riportato da Il Sole 24 Ore, dalle tabelle allegate al decreto ministeriale n. 1170 del 7 agosto 2024 risulta che per quest'anno nessuna istituzione accademica riceverà un euro in più della volta scorsa, mentre soltanto sei hanno visto immutato l'ammontare totale delle risorse ricevute (somma di quota base, premiale, interventi perequativi ed eventuali piani straordinari);

    il taglio risulta ben più significativo se si considera il piano straordinario di assunzioni previsto dall'articolo 1, comma 297, lettera a) della legge 30 dicembre 2021, n. 243, finalizzato ad ampliare gli organici dell'università tramite l'incremento strutturale del fondo di 740 milioni di euro da suddividere in un quinquennio, ove la tranche più consistente risulterebbe essere proprio quella del 2024, pari a circa 340 milioni di euro. Pertanto, per mantenere le altre risorse invariate, il FFO 2024 avrebbe dovuto essere di circa 9,55 miliardi di euro e non di 9,031 miliardi;

    il Fondo di Finanziamento Ordinario rappresenta il principale canale di finanziamento alle Università statali per la copertura delle spese istituzionali e di funzionamento e questo ulteriore taglio dei finanziamenti rischia di contrarre gravemente l'offerta formativa degli atenei statali, perdendo ulteriore competitività nei confronti degli atenei non statali e di quelli telematici;

   premesso ancora che:

   a completamento della manovra di bilancio 2025-2027, il Governo indica diversi disegni di legge collegati alla decisione di bilancio, molti dei quali già presenti nel precedente Documento programmatico ed evidentemente inattuati; i provvedimenti che incidono sui sistemi della conoscenza sono i seguenti:

    misure di sostegno alla filiera dell'editoria libraria;

    disposizioni in materia di semplificazione ed efficientamento del sistema nazionale di istruzione;

    disposizioni in materia di valorizzazione del patrimonio edilizio scolastico;

    rafforzamento del sistema della formazione superiore e della ricerca;

    delega al Governo in materia di politiche abitative per gli studenti universitari;

    disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia [non ancora presentato];

    delega per la revisione della gestione dei diritti audiovisivi, connessi agli eventi e ai contenuti, e per lo sviluppo delle infrastrutture in ambito sportivo;

   considerato che:

    si segnala che l'autonomia scolastica differenziata e il dimensionamento Pag. 49immaginato dalla nuova «riforma», presupposto o conseguenza l'uno dell'altro, porteranno all'eliminazione di centinaia di posti, di cattedre, di personale. E comunque, laddove non si proceda alla chiusura dei plessi, se ne modificano le «dimensioni», eliminando di fatto quelle «sedi sottodimensionate» in favore di sedi scolastiche più grandi, ma con personale ridotto; inoltre contribuiranno a diminuire la qualità del servizio scolastico, soprattutto nelle situazioni di maggiore disagio sociale e lavorativo;

    in una fase di accresciuta complessità dei compiti attribuiti alle scuole, a partire dall'attuazione delle riforme previste dal PNRR, la scelta di accorpare gli istituti scolastici, aumentando il numero complessivo degli alunni per istituto senza diminuire il numero degli alunni per classe, oppure attuare l'autonomia differenziate negando l'esercizio del diritto allo studio in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, non appaiono certamente la soluzione più indicata per dare centralità alla scuola, migliorare la qualità dei processi formativi e combattere la dispersione, ovvero il raggiungimento degli obiettivi del PNRR;

    investire nella Scuola e nel sistema d'istruzione significa investire in «futuro» e proprio il decremento demografico – invocato come causa-prima e ragione strutturale nelle esigenze di dimensionamento – poteva e doveva viceversa costituire l'occasione per sdoppiare le classi, affrontare finalmente il problema delle classi sovraffollate (c.d. «classi pollaio», riducendo il numero degli alunni per singola classe), e aumentare l'organico docente e Ata;

    i settori della conoscenza rappresentano il volano per il progresso di una società e, di conseguenza, investire sulla scuola, università ricerca e cultura, dovrebbe essere la priorità di ogni governo, tuttavia, in Italia ciò non accade e dal Piano all'esame, rileva immediatamente che, in un quadro economico oltremodo preoccupante, i settori della conoscenza sono quasi del tutto ignorati;

    il personale scolastico tutto lavora dunque tra mille difficoltà e con stipendi tra i più bassi in Europa; un dato su tutti registra che gli stipendi degli insegnanti delle medie di tutti i Paesi dell'Ocse, tranne sei, sono aumentati l'1 per cento all'anno dal 2015; in Italia sono addirittura diminuiti del 4 per cento;

    è evidente che il governo non si dimostra disponibile ad adottare politiche che concentrino risorse aggiuntive sul settore della conoscenza, individuando fonti di finanziamento reperibili nell'immediato, anche operando una selezione delle priorità e delle urgenze di sviluppo;

    rilevato che, il Piano non fa alcun cenno ai diversi aspetti del settore culturale e che, inoltre, risultano assenti previsioni di sostegno allo spettacolo, al cinema, alla tutela dei beni culturali, alla promozione della lettura, all'arte e alla musica;

    per quanto concerne i beni culturali, il nostro paese ha investito solo una esigua percentuale del PIL, un valore tanto basso da compromettere la capacità dello Stato di assicurare la normale attività di tutela, affidando tale attività a interventi straordinari o al solo intervento del privato;

    il settore dello spettacolo non appare valorizzato, con evidente grave pregiudizio per tutti gli addetti del settore; stessa cosa dicasi per il settore del cinema e dell'audiovisivo;

    considerato infine che la strada maestra per ridare slancio ad un'economia in crisi, ad un modello di sviluppo sostenibile, ad una società che metta al centro il benessere dei cittadini e la loro qualità di vita passa non solo attraverso la previsione di adeguate risorse economiche al mondo della scuola italiana, dell'università, della ricerca e della cultura, ma anche e soprattutto attraverso una programmazione economica che preveda una valorizzazione complessiva del sistema;

    le riforme e gli investimenti del PNRR non solo dovranno attuarsi in modo complementare e sinergico con le azioni e Pag. 50gli obiettivi finanziati con le risorse della politica di coesione ma per portare a regime e garantire il potenziamento dei servizi sono comunque necessari investimenti aggiuntivi sul personale scolastico, universitario e degli enti di ricerca;

   appare dunque indispensabile che il Governo si impegni:

    a reperire adeguate risorse da destinare alla scuola pubblica e portare gli investimenti in istruzione, educazione e formazione al 5 per cento del PIL come il resto d'Europa, al fine di restituire peso e valore all'istruzione scolastica, per promuovere una seria e reale formazione degli insegnanti, garantendo il rispetto del merito e delle tempistiche per le immissioni in ruolo nonché una costante ed efficiente politica di aumento degli stipendi e di riduzione del precariato, con l'obiettivo di tutelare la continuità didattica delle studentesse e degli studenti, nella consapevolezza che la scuola debba rappresentare uno dei più importanti fattori di crescita del Paese, assicurando il diritto allo studio e l'accesso per tutti e a tutti i livelli di istruzione attraverso politiche attive di inclusione e di contrasto alla dispersione scolastica;

    ad intraprendere ogni iniziativa utile, in sede europea, finalizzata a modificare le regole vigenti in materia di disciplina di bilancio, prevedendo lo scorporo degli investimenti destinati all'istruzione dal calcolo del deficit;

    a rafforzare le misure volte a sostenere l'istruzione, l'università e la ricerca, anche garantendo l'adeguamento dei trattamenti degli insegnanti ai livelli europei, l'assunzione di più psicologi e pedagogisti per fornire sostegno agli studenti e a tutta la comunità scolastica, l'aumento dei fondi per Università e ricerca a favore di studenti, ricercatori e personale tecnico e amministrativo, l'accesso aperto ai risultati delle ricerche e all'Università;

    a reperire risorse adeguate a garantire il diritto all'istruzione per tutte le bambine e i bambini, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, al fine di colmare il divario tra Nord e Sud ed assicurare la costruzione di una scuola realmente inclusiva, che coinvolga tutti gli alunni con particolare attenzione agli alunni in situazioni di disagio socio-economico ovvero ai bambini con disabilità, introducendo strumenti di supporto indirizzati alle famiglie quali la garanzia del tempo pieno, l'implementazione dei servizi di mensa scolastica, la gratuità dei libri di testo e dei servizi di trasporto;

    ad adottare iniziative volte a reperire le risorse necessarie per la piena attuazione del Piano nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni, dirette a garantire la gratuità dei servizi educativi 0-3 anni a favore dei nuclei familiari a basso Isee ed una scuola dell'infanzia (3-6 anni) ad accesso universale e gratuito;

    a destinare nuove risorse al comparto istruzione e ricerca, in modo da trasformare il problema della denatalità in una opportunità e non in una penalizzazione e riportare le classi a un massimo di 20 alunni per classe;

    ad intervenire, con azioni forti e immediate, per sostenere le famiglie, in estrema difficoltà per questo anno scolastico, nell'acquisto dei libri scolastici e garantire il diritto allo studio in modo uniforme su tutto il territorio nazionale;

    a rivedere la normativa approvata inerente al dimensionamento scolastico, in particolare ad adottare iniziative normative volte ad abrogare la disciplina introdotta, anche alla luce dei rischi e delle criticità che potrebbero derivare dalla controversa riforma dell'autonomia differenziata da riconsiderare integralmente, con particolare riguardo al sistema di istruzione, che deve mantenere i caratteri di uniformità ed eguaglianza su tutto il territorio nazionale;

    a predisporre misure per supportare il sistema dell'istruzione, di ogni ordine e grado, anche nell'ottica di una innovazione scolastica che preveda l'utilizzo delle nuove tecnologie e di strumenti avanzatiPag. 51 di didattica, nonché per favorire tra gli studenti una coscienza civica capace di contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo nella scuola, nella società e nel web;

    a utilizzare compiutamente e ottimizzare le risorse messe a disposizione dal PNRR per la creazione e la trasformazione delle istituzioni scolastiche in ambienti d'apprendimento innovativi, anche dal punto di vista dell'edilizia scolastica, della metodologia d'insegnamento e dei linguaggi, fornendo direttive e linee guida chiare ed efficaci e supportando gli enti locali e le istituzioni scolastiche nel processo di attuazione del Piano;

    ad adottare ogni iniziativa volta a prorogare i contratti del personale ausiliario assunto ai sensi dell'articolo 21, commi 4-bis e 4-bis.1 del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, al fine di garantire, perlomeno, l'efficace raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNRR;

    ad adottare iniziative concrete per modernizzare le università italiane, nella consapevolezza che l'università debba essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita;

    a introdurre misure volte a garantire il diritto allo studio in tutto il sistema dell'alta formazione predisponendo un numero adeguato e crescente di borse di studio per i meritevoli meno abbienti provenienti da famiglie particolarmente colpite dalla carenza di lavoro e dalle difficoltà sociali;

    a reperire risorse necessarie volte ad incrementare adeguatamente il FIS, fondo integrativo statale per le borse di studio, al fine di aumentare la percentuale dei percettori delle borse di studio degli studenti universitari adeguandoli alla media europea, come da obiettivo iniziale del PNRR, eliminando così il fenomeno degli idonei non beneficiari;

    ad intervenire affinché il problema della carenza degli alloggi universitari si possa risolvere prevalentemente e in modo strutturale implementando le residenze universitarie pubbliche al fine di garantire pienamente ed efficacemente il diritto allo studio universitario;

    ad adottare iniziative urgenti finalizzate al reale raggiungimento degli obiettivi per la ricerca finalizzati al rafforzamento della stessa, la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata, il supporto ai centri per l'innovazione, il trasferimento tecnologico, il potenziamento delle infrastrutture di ricerca del capitale e delle competenze di supporto all'innovazione;

    a stanziare risorse necessarie al fine di favorire e di non penalizzare il comparto della ricerca, con l'obiettivo di creare una nuova leva di giovani ricercatori e di investire su di essi come risorsa per modernizzare tanto il funzionamento delle istituzioni di ricerca quanto l'università, rendendola un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita;

    ad intraprendere ogni iniziativa utile finalizzata ad adottare piani straordinari di assunzione e stabilizzazione di ricercatori negli Enti Pubblici di Ricerca e nelle Università impegnati in progetti di ricerca legati al PNRR;

    ad intraprendere, con urgenza, iniziative volte a ripristinare le risorse per il fondo per il finanziamento ordinario delle università statali, al fine di consentire la stipula dei nuovi contratti di ricerca, sostenere il piano straordinario di reclutamento programmato per ampliare gli organici delle università, nonché ad avviare urgentemente un tavolo tecnico volto a discutere un nuovo modello di ripartizione delle voci dell'FFO che, rispettoso dell'autonomia degli atenei, riduca le componenti vincolate, garantisca la copertura dei costi essenziali e preveda risorse aggiuntive per la valorizzazione della ricerca, della didattica e della valorizzazione delle conoscenze, in una prospettiva di lungo termine, anche attraverso canali straordinari di finanziamento agli atenei statali per consentire loro di proporre un'offerta formativa di qualità, competitiva e concorrenziale rispetto agli atenei non statali e telematici;

Pag. 52

    a implementare gli interventi a sostegno del patrimonio culturale in considerazione della peculiarità del patrimonio culturale italiano, unico rispetto agli altri Paesi;

    a porre particolare attenzione ai temi della cultura, effettuando investimenti nell'intero settore culturale, con strategie di lungo periodo non solo per quanto riguarda il patrimonio dei beni culturali, ma anche il mondo dello spettacolo, del cinema e dell'audiovisivo, prevedendo misure di supporto e ristoro per tutti i lavoratori di questo comparto, incluso il settore della lirica, della prosa, delle orchestre, della danza, dei circhi e spettacoli viaggianti, della formazione artistica e delle imprese culturali;

    introdurre meccanismi virtuosi di reperimento e distribuzione delle risorse nel settore dello spettacolo;

    valutato infine che il Piano, a fronte degli obiettivi che si pone, ovvero dei ritardi accusati dal nostro Paese per una loro concreta realizzazione, non prevede lo stanziamento di risorse aggiuntive adeguate, inoltre da esso evince la totale assenza di una programmazione chiara e univoca;

    dal Piano ci si sarebbe aspettato una più responsabile azione volta davvero a promuovere gli investimenti nell'istruzione, nella formazione, nella ricerca, nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, nel settore dello spettacolo, nello sport e nell'editoria,

   per le ragioni illustrate in premessa,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

«Caso, Orrico, Amato».