ALLEGATO 1
Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027. C. 2112-bis Governo.
RELAZIONE APPROVATA
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge C. 2112-bis, recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027,
premesso che:
il disegno di legge di bilancio si inquadra nella fase di prima attuazione della riforma della governance economica europea entrata in vigore lo scorso 30 aprile, il cui elemento centrale consiste nella previsione di un Piano fiscale strutturale a medio termine per ciascun Paese, su un orizzonte di 4/5 anni, a seconda della durata della legislatura nazionale, in cui viene programmato un sentiero di spesa netta, che diviene l'unico indicatore utilizzato ai fini della sorveglianza di bilancio
DELIBERA DI RIFERIRE
FAVOREVOLMENTE
con le seguenti osservazioni:
valuti la Commissione di merito l'opportunità di:
a) estendere e innalzare il credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura (cosiddetto Art-bonus) anche alle erogazioni di ammontare non inferiore a due milioni di euro effettuate in favore di soggetti o enti costituiti, anche in forma di trust, nell'ambito della figura del partenariato pubblico-privato disciplinato dal Codice dei contratti pubblici per la realizzazione e gestione di musei inseriti in percorsi culturali pubblici, limitatamente a progetti che richiedano ingenti impegni finanziari per la parte privata, anche al fine a stimolare la sussidiarietà orizzontale tra settore pubblico e settore privato in ambito culturale e, precisamente, nel campo della realizzazione e gestione di musei di grandi dimensioni inseriti in percorsi culturali pubblici, per il quale fortemente si avverte la penuria di risorse pubbliche e la conseguente necessità di sostegno da parte degli operatori economici privati;
b) adottare azioni idonee a garantire l'affidamento del servizio di copertura assicurativa integrativa delle spese sanitarie per il personale dirigenziale e non dirigenziale del Ministero della cultura;
c) incrementare il fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato spettante al personale dirigenziale di livello non generale del Ministero della cultura, anche a fronte delle maggiori e più articolate attività e delle conseguenti responsabilità connesse alle diverse e ulteriori funzioni assegnate con il decreto-legge n. 146 del 2015, tenuto altresì conto del sensibile incremento dei visitatori nei luoghi della cultura, tutt'ora in atto;
d) intervenire sulla vigente disciplina in materia di crediti di imposta e contributi selettivi per il settore del cinema e dell'audiovisivo di cui alla legge 14 novembre 2016, n. 220, al fine di meglio garantire le esigenze produttive del comparto;
e) introdurre azioni a sostegno delle scuole paritarie, allo scopo di favorire concretamente la libertà di scelta educativa da parte delle famiglie;
f) prevedere ulteriori interventi finalizzati alla valorizzazione del personale Pag. 86scolastico, sia sotto il profilo retributivo sia introducendo specifiche misure volte a garantire l'affidamento del servizio di copertura assicurativa integrativa delle spese sanitarie;
g) prevedere misure volte a rafforzare, in particolare, l'organico dei docenti di sostegno in modo da far fronte alla costante crescita dell'esigenza di assistenza da parte degli alunni con disabilità.
ALLEGATO 2
Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027. C. 2112-bis Governo.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI RELAZIONE PRESENTATA DAL GRUPPO PD-IDP
La VII Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e il bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027 (A.C. 2112) e le allegate Tabella n. 14; 11 e 7;
esaminato, per le parti di competenza, il provvedimento in oggetto;
premesso che:
con una dimensione complessiva di circa 30 miliardi nel 2025, il disegno di legge di bilancio 2025 presentato dal Governo è una manovra di puro galleggiamento, senza visione e di brevissimo respiro, incapace di dare vere risposte alle persone e alle famiglie, inadeguata ad affrontare le grandi questioni del Paese, a rilanciare la crescita e a ridurre le disuguaglianze sociali;
al di là dell'approccio ragionieristico con cui si punta a rispettare i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita, la manovra è priva di organicità dal punto di vista strutturale, senza alcuna traccia di quelle strategie anticicliche ed espansive che servirebbero a rilanciare la nostra economia e delle riforme profonde di cui avrebbero bisogno i principali settori della vita del Paese, non discostandosi da quelle che l'hanno preceduta;
si rispettano i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita, ma non si prova nemmeno a porre le basi per rilanciare la crescita: la manovra produce un effetto espansivo dello 0,3 per cento nel 2025, 0 nel 2026, 0,1 per cento nel 2027, e nel triennio 2025-2027 la crescita italiana rimane ogni anno mediamente inferiore di 0,6 per cento-0,7 per cento alla crescita UE, ma si tratta probabilmente di stime ottimistiche visto che l'ISTAT ha appena certificato una economia ferma nel terzo trimestre, con una crescita acquisita pari allo 0,4 per cento, rendendo un miraggio il traguardo fissato dal Governo di una crescita dell'1 per cento a fine anno;
oltre a tutto ciò che non prevede, il provvedimento in esame colpisce anche per ciò che contiene di sbagliato e insufficiente;
per il 2025 la Sanità vede crescere il suo finanziamento di soli 1,3 miliardi di euro, assolutamente inadeguati persino per compensare gli aumenti inflazionistici e per affrontare l'aumento considerevole dei costi, di cui circa un miliardo vincolato al rinnovo del contratto 2025-2027 di Asl e Ospedali, senza traccia del maxi piano di assunzioni di medici e infermieri che in un triennio avrebbe dovuto portare nel Sistema sanitario nazionale 30 mila professionisti;
la dotazione di risorse del Fondo sanitario nazionale in rapporto al Pil scenderà al punto più basso mai toccato negli ultimi quindici anni, poco più del 6 per cento, un livello sempre più lontano da quello dei Paesi dell'area Ocse, che ci colloca agli ultimi posti in Europa e che determina un inevitabile incremento della spesa sanitaria privata delle famiglie, aumentata di 4,3 miliardi di euro nel 2023, una cifra tale da neutralizzare i vantaggi derivanti dall'accorpamento degli scaglioni dell'IRPEF;
la politica industriale è totalmente assente e non vengono rifinanziati strumenti essenziali come il Fondo di garanzia per le PMI, i contratti di sviluppo e Pag. 88gli accordi per l'innovazione; soprattutto, con una scelta assurda e gravissima per l'industria e i lavoratori del settore automotive, si opera un drastico taglio, per un totale di 4,55 miliardi di euro di definanziamento, al «Fondo automotive», istituito dal governo Draghi con una dotazione di 700 milioni di euro per il 2022 e di un miliardo di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2030, per il sostegno e la promozione della transizione verde, della ricerca e degli investimenti nel settore automotive, cui viene lasciata un finanziamento residuo complessivo di soli 1,2 miliardi di euro per il periodo 2025-2030, praticamente un azzeramento delle possibilità affrontare le sfide estremamente impegnative della transizione ecologica e digitale e della crescente competizione globale, che hanno invece bisogno di rilevanti politiche di sostegno;
la proroga per tre anni della deduzione Ires per il costo del lavoro compenserà solo in parte l'aggravio determinato dall'abolizione permanente dell'Ace, mantenendo il saldo della riforma fiscale per quanto riguarda le imprese in territorio fortemente negativo, mentre viene prevista una modifica peggiorativa della Web Tax, che non sarà più applicata solo alle grandi aziende multinazionali ma riguarderà tutti gli operatori del settore, dai giganti alle piccole imprese digitali, colpendo un ecosistema di imprese innovative vitale per il futuro del Paese;
un altro taglio drastico è quello alle agevolazioni ordinarie per le ristrutturazioni e l'efficienza energetica delle abitazioni (dall'attuale livello del 50 per cento per le ristrutturazioni e 65 per cento per l'efficienza energetica al 36 per cento per la prima casa e al 30 per cento per le altre abitazioni previsto nel 2026), che penalizzerà tantissime piccole imprese del settore dell'edilizia e spingerà nuovamente verso il nero e il sommerso;
la manovra introduce ulteriori e insostenibili tagli per gli enti territoriali, che ammontano a circa 7 miliardi e 780 milioni di euro nel prossimo quinquennio e vanno a sommarsi a quelli già previsti a legislazione vigente, con effetti devastanti per i cittadini, perché le amministrazioni territoriali saranno costrette a tagliare ancora la manutenzione degli immobili pubblici, i servizi alla collettività, i sussidi alle famiglie, la scuola, i trasporti e, soprattutto, i servizi socio-assistenziali;
sulle pensioni il disegno di legge contiene una vera e proprio presa in giro, con un ritocco invisibile delle pensioni minime di 3 euro al mese, 10 centesimi al giorno, a fronte di una situazione allarmante che vedeva 4.786.521 pensionati con una pensione inferiore a 1.000 euro al mese nel 2023, pari al 29,5 per cento del totale;
per quanto riguarda il pubblico impiego, le risorse stanziate per la contrattazione collettiva nazionale sono insufficienti, solo 1.755 milioni di euro per il 2025, 3.550 milioni di euro per il 2026 e 5.550 milioni di euro annui a decorrere dal 2027, che corrispondono ad incrementi retributivi rispettivamente dell'1,8 per cento, del 3,6 per cento e del 5,4 per cento a regime, così da restare molto lontani dall'obiettivo del mero recupero dell'inflazione registrata dal 2022 al 2024, che ha sfondato il 17 per cento, mentre si reintroduce lo strumento del blocco del turn over per gli enti con più di 20 dipendenti, che si trasformerà in un pesante indebolimento delle pubbliche amministrazioni, tenuto conto delle croniche carenze e della stima di circa un milione di lavoratori pubblici che andranno in pensione da qui al 2030;
risulta nuovamente penalizzato il Mezzogiorno: il credito d'imposta ZES viene prorogato per il 2025, ma con una dotazione di risorse dimezzata rispetto all'anno precedente: 1,6 miliardi anziché 3,27, mentre le risorse derivanti dalla fine della decontribuzione Sud, che comporterà un aggravio del costo del lavoro per le imprese che operano nel Meridione di ben 12,4 miliardi di euro nel triennio 2025-2027, vengono solo in parte destinate al Mezzogiorno mediante l'istituzione di un Fondo per il finanziamento di interventi volti a mitigare il divario nell'occupazione e nello Pag. 89sviluppo dell'attività imprenditoriale nelle aree svantaggiate, il cui funzionamento concreto è tutto da definire;
rispetto alle tematiche ecologiche si torna indietro di decenni, senza nuove risorse per salvaguardare l'ambiente e contrastare il dissesto idrogeologico e misure per limitare i mutamenti climatici, nonostante i numerosi eventi estremi che hanno ripetutamente devastato il Paese nei mesi scorsi;
sul piano del reperimento delle risorse, oltre ai tagli ai Ministeri, che ammontano a circa 7,7 miliardi in tre anni, con tutte le prevedibili conseguenze che ricadranno sul personale e sui cittadini, la tanto sbandierata «tassa sugli extraprofitti» per istituti di credito e assicurazioni è solo una mera anticipazione di imposte, che saranno recuperate nella prossima legislatura;
ai deludenti risultati dei due anni di Governo e all'altrettanti deludenti previsioni di crescita concorrono le scelte poste al centro dell'azione dell'esecutivo, tra cui:
a) l'assenza di interventi di politica economica in grado di sostenere efficacemente l'economia italiana;
b) la mancata previsione di misure strutturalmente orientate al recupero del potere d'acquisto dei redditi;
c) una politica fiscale iniqua, frammentata e categoriale, senza alcun riferimento a un disegno complessivo e razionale, e una lunga sequenza di sanatorie e condoni fiscali, che hanno l'oggettivo effetto di legittimare l'evasione fiscale;
d) la rinuncia a una efficace azione di spending review in favore di una politica fatta di tagli che hanno colpito e continueranno a colpire ambiti essenziali e settori strategici con ricadute sui soggetti economicamente più deboli;
è necessario esprimere un giudizio estremamente negativo su una manovra lontana da ciò che sarebbe stato necessario per il bene del Paese e degli italiani;
considerato che:
per quanto riguarda le materie di competenza della commissione riferite al settore della scuola e registrate nella Tabella 7, sono previste pochissime misure e, inoltre, assolutamente insufficienti a far fronte ai gravi problemi che affliggono il comparto;
il Governo prosegue nella politica dissennata che ha operato importanti tagli che hanno pesantemente inciso sul settore dell'istruzione, a conferma di una chiara e incomprensibile volontà politica per la quale l'Istruzione non rappresenta una priorità del Paese;
la manovra non restituisce centralità all'istruzione pubblica poiché non stanzia risorse adeguate per innalzare le retribuzioni dei docenti, portandole al livello europeo, nonché per definire incarichi e progressione di carriera del personale scolastico, attraverso un incremento stabile, congruo e duraturo delle risorse stanziate per il rinnovo contrattuale;
stigmatizzato che:
le norme presenti tagliano 5.660 docenti dell'organico dell'autonomia e 2147 posti del personale amministrativo tecnico e ausiliario della scuola e le risorse destinate al rinnovo del contratto sono assolutamente insufficienti e inadeguate a tutelare il potere d'acquisto delle retribuzioni del personale della scuola duramente colpite dall'inflazione;
nulla è previsto per il sostegno al diritto allo studio nella direzione di un'omogeneizzazione delle condizioni di accesso alla gratuità dei libri di testo nelle diverse aree del Paese, anche aumentando le risorse nazionali a tal fine destinate, fino all'estensione della gratuità dei libri a tutta la scuola dell'obbligo per le famiglie meno abbienti;
nulla è previsto per garantire, in forma graduale e progressiva, la gratuità dei costi legati alla mobilità delle studentesse e degli studenti del sistema nazionale di istruzione nel tragitto dall'abitazione alla sede scolastica, anche attraversoPag. 90 l'istituzione di un fondo specifico finalizzato diretto a coprire i costi da essi sostenuti, sia per il trasporto scolastico erogato dagli enti locali sia per il trasporto pubblico locale;
considerato, inoltre, che non risultano risorse strutturali per il contrasto della dispersione scolastica e della povertà educativa ma, al contrario, si registra un definanziamento, di -38 milioni di euro al fondo, di 40 milioni per il 2025, per la «riduzione divari territoriali, contrasto dispersione scolastica»;
visto che a fronte di tale quadro finanziario e normativo nel quale si registrano tagli un ulteriore dato preoccupante si evince nel Piano Strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029;
considerato che, sia pure in ritardo, negli ultimi anni l'Italia ha lavorato per raggiungere l'obiettivo europeo del 33 per cento di copertura del servizio asili nido entro il 2030, e di avvicinarsi all'obiettivo del 45 per cento indicato dall'Unione europea;
visto che:
il Governo, nel Piano Strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029, trasmesso all'Unione Europea, in particolare, nell'Allegato VI, investimento 1.1 della M4C1, ha indicato delle risorse stanziate che si discostano fortemente dal quadro finanziario delineato in premessa e dagli obiettivi programmatici concordati con la stessa Unione europea;
nello specifico, nella tavola A.VI.4, il Governo ha rimodulato il LEP del 33 per cento previsto dalla legge n. 234 del 2021 per gli asili nido, impegnandosi a garantire il 33 per cento «a livello nazionale», eliminando il riferimento al «livello comunale» e introducendo una sorta di nuovo LEP del 15 per cento denominato «a livello regionale»;
inoltre, sempre nell'ambito del Piano Strutturale di bilancio 2025-2029, tavola A.VI.4, il Governo ha indicato come obiettivo per il 2027 quello di «aumentare la spesa pubblica per coprire i costi operativi delle strutture di assistenza all'infanzia di almeno il 20 per cento rispetto alla spesa pubblica annua dedicata nel 2021 ai costi di gestione delle strutture di assistenza all'infanzia disponibili per i bambini sotto i 3 anni d'età, considerando anche i nuovi posti resi disponibili dal PNRR»;
considerato che, il nuovo livello di copertura del servizio nidi del 15 per cento regionale – fermo restando quello del 33 per cento medio nazionale – è sensibilmente inferiore a quello di legge; un incremento nel 2027 rispetto al 2021 delle spese di gestione di «almeno il 20 per cento» equivale a un importo minimo annuo di 260 milioni, ovvero meno di un quarto rispetto ai 1.100 milioni effettivamente stanziati e necessari a coprire le spese per 141.855 nuovi posti nei nidi;
visto che, nella manovra si registra solo la presenza di un generico fondo sulla valorizzazione del merito di circa 400 milioni di euro, di cui non si conosce la destinazione e l'estensione, in seguito alla sentenza UE, della carta docente ai precari;
considerato che, si registrano ulteriori tagli ai seguenti capitoli:
fondo «la buona scuola per il miglioramento e la valorizzazione dell'istruzione scolastica»: -52.172; -52.172; -1.748.422;
Istituzioni scolastiche non statali (22.9): -13.917 -14.650 -14.650;
Trasferimenti e contributi per le scuole non statali: -13.917 -14.650 -14.650;
fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche (istruzione secondaria di secondo grado) (2.1.2) (9.2.2): -6.324.659 -5.304.658 -5.098.508;
Istruzione del primo ciclo (22.17) -27 milioni -8.297.979
Istruzione del secondo ciclo (22.18) -9.347.619 -7.433.961 -7.433.961
Edilizia scolastica e sicurezza nelle scuole (22.20) -4.418.116 -4.418.205 -4.418.205;
Pag. 91sviluppo del sistema istruzione scolastica e promozione del diritto allo studio (22.8): -1.500.990 -1.414.432 -1.414.432;
lotta alla dispersione scolastica, orientamento e prevenzione del disagio giovanile -497.315 -516.236 -516.236;
iniziative per l'orientamento, la prevenzione della dispersione scolastica e potenziamento della scolarizzazione (2.2.13) -36.036 -37.933 -37.933;
considerato che per quanto riguarda l'università e la ricerca e la Tabella 11, i loro capitoli sono i grandi assenti della manovra di bilancio, per il terzo anno consecutivo dall'inizio della legislatura;
negli ultimi due anni, in seguito alle proteste degli studenti davanti le università, è emerso, a partire dall'elevato importo degli affitti (cosiddetto caro affitti), l'enorme problema del costo degli studi e della necessità di implementare gli strumenti di welfare e i fondi per il diritto allo studio;
il problema del caro affitti e della mancanza di alloggi per gli studenti rappresenta una vera e propria emergenza che «discrimina» una parte significativa della popolazione giovanile, impossibilitata per ragioni economiche, a mantenersi agli studi, in palese contrasto con quanto previsto dalla Costituzione;
stigmatizzata l'assenza di interventi a sostegno del welfare studentesco;
premesso che è ormai noto, in quanto anche oggetto di diversi atti di sindacato ispettivo, la presenza di una notevole contrazione rispetto al 2023, registrata nello schema di decreto ministeriale relativo ai criteri di ripartizione del fondo di finanziamento ordinario per l'anno 2024;
visto che risulta certifica dalle tabelle ministeriali una riduzione di ben 8-900 milioni di euro al fondo di finanziamento ordinario derivata dall'avvio di Piani straordinari, messi a carico delle stesse università, di ben 290 milioni per l'assunzione di giovani ricercatori e 50 milioni per l'arruolamento del personale tecnico-amministrativo;
stigmatizzata la previsione di un adeguamento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO);
considerato che a questi tagli si aggiunge ancora il blocco del piano straordinario di reclutamento sia sul fronte della ricerca che del personale tecnico amministrativo e bibliotecari, dove si parla di una riduzione di circa il 25 per cento del turnover;
visto che il comma 14, articolo 110, che prescrive il versamento all'erario della monetizzazione derivante dalla limitazione al turn over limita, di fatto, la possibilità di assumere, e il presunto risparmio determinatosi dovrà essere versato al bilancio dello stato quando, tale «risparmio» è uno dei pochi strumenti che gli Atenei hanno per far fronte ai maggiori costi di gestione, come le spese energetiche, gli stipendi e i contratti per servizi;
stigmatizzato che le disposizioni di norma di cui al comma 14 dell'articolo 110, con l'obbligo di versamento all'erario di tali «risparmi» sono un ulteriore durissimo colpo ai bilanci universitari;
visto che, i tagli alle tabelle per quanto riguarda il diritto allo studio rischiano di incrementare notevolmente il numero di idonei senza borsa;
considerato inoltre che alle norme presenti in legge di bilancio si inserisce il disegno di legge di riforma del reclutamento del personale docente e di ricerca e l'organizzazione delle università che prevede solo figure precarie, senza alcun sbocco di stabilizzazione;
visto inoltre che si registra, per gli effetti della manovra, un definanziamento della Missione «Ricerca e innovazione» di ben 213,82 milioni di euro, riconducibili quanto a 120,82 milioni di euro alla revisione di spesa della riforma del Piano strutturale di bilancio (articolo 119, comma 1) e un taglio di -93 milioni di euro per l'anno 2025 e 73 milioni di euro per l'anno 2026 al programma «Ricerca scientificaPag. 92 e tecnologica di base e applicata (17.22)»;
considerato che:
per quanto riguarda le parti di competenza della Commissione, con riferimento alla cultura e alla Tab 14 si registra un sensibile decremento nel 2025 (in termini assoluti pari a 448,2 milioni di euro; -12,6 per cento);
tale decremento è determinato principalmente da una diminuzione di 357,2 milioni delle spese in conto capitale (-21,31 per cento), che si riduce parzialmente nei successivi esercizi, soprattutto nel 2027. Anche le spese correnti registrano una diminuzione nel 2025, rispetto alla legge di bilancio 2024, pari a 91 milioni di euro (-4,9 per cento): in questo caso la diminuzione prosegue negli anni successivi 2026 e 2027;
si registra un taglio di 147 milioni per il 2025, 178 per il 2026 e 204 per il 2027, a fronte di un bilancio complessivo che si aggira attorno ai 3,5 miliardi di euro;
la riduzione si concentra sulle spese per la tutela del patrimonio culturale, ovvero il programma 1.9 del ministero con -381,2 milioni;
stigmatizzato, con riferimento alla Tabella 14 (Stato di previsione del Ministero della cultura), che vengono operati tagli cospicui su diverse Missioni e Programmi: -33,9 milioni a decorre dall'anno 2025 al «Nuovo Fondo Cultura»; -3,8 milioni al finanziamento volto ad eliminare le barriere architettoniche; -94 milioni per l'anno 2025 e -10,4 milioni per l'anno 2026 al Fondo per la tutela patrimonio culturale;
considerato che, si registrano ulteriori tagli: al sostegno dello spettacolo dal vivo (1,7, 1,9 e 1,8 milioni di euro nei prossimi tre anni, a fronte di dotazioni di competenza per il 2024 di 474 milioni di euro), alla vigilanza, prevenzione e repressione in materia di patrimonio culturale (127 mila euro per tutti i tre anni, dotazioni di 9 milioni), alla tutela dei beni archeologici (528 mila euro nel 2025 e nel 2026, 563 mila nel 2027, dotazioni di 68 milioni), alla tutela e alla valorizzazione dei beni archivistici (7,4 milioni di euro nel 2025 e 2,4 nel 2026 e nel 2027, dotazioni di 162 milioni), alla tutela e alla valorizzazione dei beni librari e alla promozione del libro (6,4, 6,5 e 6,3 milioni, dotazioni di 98 milioni), alla tutela delle belle arti e alla valorizzazione del paesaggio (12,8 nel 2025 e 12,5 milioni nel 2026, dotazioni di 147 milioni), alla valorizzazione del patrimonio culturale e al coordinamento del sistema museale (8,1 nel 2025 e 6,6 milioni nel 2026 e nel 2027, dotazioni di 436 milioni), alla tutela e alla promozione dell'arte e dell'architettura contemporanea (1,5 milioni, dotazioni di 34 milioni), al sostegno, alla valorizzazione e alla tutela del settore cinema e audiovisivo (1,2, 1,3 milioni e 324 mila, dotazioni di 550 milioni), agli interventi per la sicurezza del patrimonio culturale e per le emergenze (3 milioni, dotazioni di 11 milioni) e alla promozione del patrimonio culturale nazionale all'estero (58 mila, 41 mila e 40 mila). Previsti anche tagli per 3,5 milioni nel 2025, 1,5 nel 2026 e 1,5 nel 2027 ai servizi istituzionali del Ministero della cultura;
considerato, inoltre che per quanto riguarda la cultura si registra l'assenza di una strategia anche per quanto riguarda il settore della filiera editoriale;
nessun intervento è previsto ad incrementare il Fondo a sostegno delle biblioteche e a riaprire i termini per beneficiare la carta del merito;
stigmatizzata l'assenza di norme a sostegno della lettura e degli istituti culturali;
considerate, per quanto di competenza, le dotazioni finanziarie del Ministero dell'economia e delle finanze relative all'informazione, all'editoria, alla ricerca e allo sport;
visto che nell'ambito del Programma 10.2 Sostegno al pluralismo dell'informazione, si evidenzia, rispetto alla dotazione a legislazione vigente, una diminuzione, in conto competenza, di circa 12,2 milioni di euro per il 2025, con uno stanziamento che risulta quindi di 232,7 milioni di euro. Tale diminuzione è interamente ascrivibile alla Pag. 93spending review dei Ministeri disposta per il triennio 2025-2027 e anni successivi dall'articolo 119, comma 1 e All. III, del disegno di legge di bilancio;
visto, inoltre, che nell'ambito del Programma 18.1 Attività ricreative e sport, si registra, nello stato di previsione del MEF, rispetto alla dotazione a legislazione vigente, in conto competenza, una diminuzione di circa 4,2 milioni di euro per il 2025,
delibera di
RIFERIRE IN SENSO CONTRARIO.
Manzi, Berruto, Iacono, Orfini.