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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 6 novembre 2024
397.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Ambiente, territorio e lavori pubblici (VIII)
ALLEGATO
Pag. 100

ALLEGATO 1

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027. C. 2112-bis Governo.

RELAZIONE APPROVATA

  La VIII Commissione,

   esaminato, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e il bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, per le parti di propria competenza;

   esaminati, limitatamente alle parti di competenza, gli stati di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (Tabella n. 2), del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (Tabella n. 9) e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Tabella n. 10);

   valutate positivamente le disposizioni dell'articolo 7, che prevedono l'applicazione dell'aliquota ordinaria dell'IVA alle prestazioni di smaltimento dei rifiuti mediante il conferimento in discarica e l'incenerimento senza recupero energetico, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di transizione ecologica ed energetica, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici previsti nell'ambito dei documenti programmatici;

   considerato che l'articolo 8 modifica la disciplina di alcune agevolazioni fiscali previste in materia di recupero edilizio, di efficientamento energetico ed interventi antisismici, al fine di rimodulare i termini e le aliquote di detrazione e prevedere regimi più vantaggiosi per le unità immobiliari adibite ad abitazione principale;

   apprezzato che l'articolo 71 estende anche all'edilizia sociale l'ambito applicativo delle linee guida per la sperimentazione di modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica, prevedendo altresì l'adozione di un Piano nazionale per l'edilizia residenziale e sociale pubblica, al fine di contrastare il disagio abitativo sul territorio nazionale;

   rilevato che l'articolo 78 autorizza una spesa di 88 milioni di euro per l'anno 2025 per il finanziamento delle esigenze connesse allo svolgimento del Giubileo della Chiesa cattolica, con un ulteriore incremento di 7 milioni di euro per completare gli interventi in conto capitale;

   preso atto della procedura per il trasferimento delle partecipazioni detenute da ANAS in alcune società concessionarie autostradali disciplinata dall'articolo 80;

   evidenziata l'istituzione, all'articolo 92, di un Fondo destinato al finanziamento degli interventi di ricostruzione e delle esigenze connesse alla stessa;

   valutati favorevolmente gli interventi previsti all'articolo 93 a fronte delle esigenze connesse alla ricostruzione in conseguenza degli eventi sismici ed alluvionali verificatisi negli scorsi anni su alcune aree del territorio nazionale;

   segnalato infine che l'articolo 94 consente di destinare una quota delle risorse del Fondo di garanzia per gli interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture idriche ad un piano stralcio per tali finalità,

DELIBERA DI RIFERIRE
FAVOREVOLMENTE.

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ALLEGATO 2

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027. C. 2112-bis Governo.

PROPOSTA DI RELAZIONE ALTERNATIVA PRESENTATA
DAL GRUPPO PARTITO DEMOCRATICO

  La VIII Commissione,

   esaminato, per le parti di competenza, il provvedimento in oggetto;

   premesso che:

    con una dimensione complessiva di circa 30 miliardi nel 2025, il disegno di legge di bilancio 2025 presentato dal Governo è una manovra di puro galleggiamento, senza visione e di brevissimo respiro, incapace di dare vere risposte alle persone e alle famiglie, inadeguata ad affrontare le grandi questioni del Paese, a rilanciare la crescita e a ridurre le disuguaglianze sociali;

    al di là dell'approccio ragionieristico con cui si punta a rispettare i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita, la manovra è priva di organicità dal punto di vista strutturale, senza alcuna traccia di quelle strategie anticicliche ed espansive che servirebbero a rilanciare la nostra economia e delle riforme profonde di cui avrebbero bisogno i principali settori della vita del Paese, non discostandosi da quelle che l'hanno preceduta;

    si rispettano i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita, ma non si prova nemmeno a porre le basi per rilanciare la crescita: la manovra produce un effetto espansivo dello 0,3 per cento nel 2025, 0 nel 2026, 0,1 per cento nel 2027, e nel triennio 2025-2027 la crescita italiana rimane ogni anno mediamente inferiore di 0,6 per cento-0,7 per cento alla crescita UE, ma si tratta probabilmente di stime ottimistiche visto che l'ISTAT ha appena certificato una economia ferma nel terzo trimestre, con una crescita acquisita pari allo 0,4 per cento, rendendo un miraggio il traguardo fissato dal Governo di una crescita dell'1 per cento a fine anno;

    oltre a tutto ciò che non prevede, il provvedimento in esame colpisce anche per ciò che contiene di sbagliato e insufficiente;

    per il 2025 la Sanità vede crescere il suo finanziamento di soli 1,3 miliardi di euro, assolutamente inadeguati persino per compensare gli aumenti inflazionistici e per affrontare l'aumento considerevole dei costi, di cui circa un miliardo vincolato al rinnovo del contratto 2025-2027 di Asl e Ospedali, senza traccia del maxi piano di assunzioni di medici e infermieri che in un triennio avrebbe dovuto portare nel Sistema sanitario nazionale 30 mila professionisti;

    la dotazione di risorse del Fondo sanitario nazionale in rapporto al PIL scenderà al punto più basso mai toccato negli ultimi quindici anni, poco più del 6 per cento, un livello sempre più lontano da quello dei Paesi dell'area OCSE, che ci colloca agli ultimi posti in Europa e che determina un inevitabile incremento della spesa sanitaria privata delle famiglie, aumentata di 4,3 miliardi di euro nel 2023, una cifra tale da neutralizzare i vantaggi derivanti dall'accorpamento degli scaglioni dell'IRPEF;

    la politica industriale è totalmente assente e non vengono rifinanziati strumenti essenziali come il Fondo di garanzia per le PMI, i contratti di sviluppo e gli accordi per l'innovazione; soprattutto, con una scelta assurda e gravissima per l'industria e i lavoratori del settore automotive, si opera un drastico taglio, per un totale di 4,55 miliardi di euro di definanziamento, al «Fondo automotive», istituito dal governo Draghi con una dotazione di 700 milioni di euro per il 2022 e di un miliardo di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2030, per il sostegno e la promozione della transizione verde, della ricerca e degli investimentiPag. 102 nel settore automotive, cui viene lasciato un finanziamento residuo complessivo di soli 1,2 miliardi di euro per il periodo 2025-2030, praticamente un azzeramento delle possibilità di affrontare le sfide estremamente impegnative della transizione ecologica e digitale e della crescente competizione globale, che hanno invece bisogno di rilevanti politiche di sostegno;

    la proroga per tre anni della deduzione IRES per il costo del lavoro compenserà solo in parte l'aggravio determinato dall'abolizione permanente dell'Ace, mantenendo il saldo della riforma fiscale per quanto riguarda le imprese in territorio fortemente negativo, mentre viene prevista una modifica peggiorativa della Web Tax, che non sarà più applicata solo alle grandi aziende multinazionali ma riguarderà tutti gli operatori del settore, dai giganti alle piccole imprese digitali, colpendo un ecosistema di imprese innovative vitale per il futuro del Paese;

    la manovra introduce ulteriori e insostenibili tagli per gli enti territoriali, che ammontano a circa 7 miliardi e 780 milioni di euro nel prossimo quinquennio e vanno a sommarsi a quelli già previsti a legislazione vigente, con effetti devastanti per i cittadini, perché le amministrazioni territoriali saranno costrette a tagliare ancora la manutenzione degli immobili pubblici, i servizi alla collettività, i sussidi alle famiglie, la scuola, i trasporti e, soprattutto, i servizi socio-assistenziali;

    sulle pensioni il disegno di legge contiene una vera e proprio presa in giro, con un ritocco invisibile delle pensioni minime di 3 euro al mese, 10 centesimi al giorno, a fronte di una situazione allarmante che vedeva 4.786.521 pensionati con una pensione inferiore a 1.000 euro al mese nel 2023, pari al 29,5 per cento del totale;

    per quanto riguarda il pubblico impiego, le risorse stanziate per la contrattazione collettiva nazionale sono insufficienti, solo 1.755 milioni di euro per il 2025, 3.550 milioni di euro per il 2026 e 5.550 milioni di euro annui a decorrere dal 2027, che corrispondono ad incrementi retributivi rispettivamente dell'1,8 per cento, del 3,6 per cento e del 5,4 per cento a regime, così da restare molto lontani dall'obiettivo del mero recupero dell'inflazione registrata dal 2022 al 2024, che ha sfondato il 17 per cento, mentre si reintroduce lo strumento del blocco del turn over per gli enti con più di 20 dipendenti, che si trasformerà in un pesante indebolimento delle pubbliche amministrazioni, tenuto conto delle croniche carenze e della stima di circa un milione di lavoratori pubblici che andranno in pensione da qui al 2030;

    esce nuovamente penalizzato il Mezzogiorno: il credito d'imposta ZES viene prorogato per il 2025, ma con una dotazione di risorse dimezzata rispetto all'anno precedente: 1,6 miliardi anziché 3,27, mentre le risorse derivanti dalla fine della decontribuzione Sud, che comporterà un aggravio del costo del lavoro per le imprese che operano nel Meridione di ben 12,4 miliardi di euro nel triennio 2025-2027, vengono solo in parte destinate al Mezzogiorno mediante l'istituzione di un Fondo per il finanziamento di interventi volti a mitigare il divario nell'occupazione e nello sviluppo dell'attività imprenditoriale nelle aree svantaggiate, il cui funzionamento concreto è tutto da definire;

    anche per la scuola si riduce l'organico di potenziamento introdotto dalla «Buona Scuola» del 2015 e si procede solo con tagli: di 5.660 posti da docente e di 2.174 unità di personale amministrativo e tecnico: per gli insegnanti che fanno da supporto per il potenziamento dell'autonomia scolastica, che sono circa 14 mila, di tratta di una riduzione di oltre un terzo, con le scuole che saranno costrette a tagliare attività di sostegno ai ragazzi, a cominciare da quelle di potenziamento didattico. La riduzione del personale ATA, quando già si era in presenza di una grandissima sofferenza negli organici, significa mettere ancora più in difficoltà le scuole anche rispetto alla realizzazione dei progetti del PNRR;

    sul piano del reperimento delle risorse, oltre ai tagli ai Ministeri, che ammontanoPag. 103 a circa 7,7 miliardi in tre anni, con tutte le prevedibili conseguenze che ricadranno sul personale e sui cittadini, la tanto sbandierata «tassa sugli extraprofitti» per istituti di credito e assicurazioni è solo una mera anticipazione di imposte, che saranno recuperate nella prossima legislatura;

    ai deludenti risultati dei due anni di Governo e alle altrettanto deludenti previsioni di crescita concorrono le scelte poste al centro dell'azione dell'esecutivo, tra cui: l'assenza di interventi di politica economica in grado di sostenere efficacemente l'economia italiana; la mancata previsione di misure strutturalmente orientate al recupero del potere d'acquisto dei redditi; una politica fiscale iniqua, frammentata e categoriale, senza alcun riferimento a un disegno complessivo e razionale, e una lunga sequenza di sanatorie e condoni fiscali, che hanno l'oggettivo effetto di legittimare l'evasione fiscale; la rinuncia a una efficace azione di spending review in favore di una politica fatta di tagli che hanno colpito e continueranno a colpire ambiti essenziali e settori strategici con ricadute sui soggetti economicamente più deboli;

    è necessario esprimere un giudizio estremamente negativo su una manovra lontana da ciò che sarebbe stato necessario per il bene del Paese e degli italiani;

   considerato che:

    per quanto riguarda le materie di competenza rispetto alle tematiche ambientali si torna indietro di decenni, senza nuove risorse per salvaguardare l'ambiente e contrastare il dissesto idrogeologico e misure per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici, nonostante i numerosi eventi estremi che hanno ripetutamente devastato il Paese nei mesi scorsi;

    anzi, a fronte della richiesta da parte del Ministro dell'Ambiente di una dotazione di 2,5 miliardi di euro per l'attuazione dei programmi triennali delle Autorità di Bacino, in aggiunta alle risorse della nuova programmazione degli FSC e alle dotazioni già iscritte in bilancio, si registrano solo tagli lineari ai fondi già esistenti: –170 milioni per spese per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico; taglio del 5 per cento sulle spese delle Autorità di bacino che rischia di comprometterne la funzionalità, taglio che si aggiunge ad una situazione già critica a bilancio invariato e per la quale il Partito democratico ha chiesto a più riprese un'integrazione delle risorse destinate a tali enti; taglio di 2,4 miliardi dei contributi alle regioni per la messa in sicurezza del territorio e degli edifici nei prossimi 10 anni; taglio di 600 milioni di contributi assegnati ai comuni per investimenti in opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio; taglio di 640 milioni fino al 2033 e di 160 milioni a decorrere dal 2034 dei finanziamenti per le piccole opere per i comuni sotto i 1000 abitanti;

    si tratta di tagli indiscriminati in un settore come quello della prevenzione del dissesto idrogeologico per il quale è nota la carenza di risorse in un territorio, come quello nazionale, sempre più fragile, e interessato da continue emergenze;

    non va meglio dal lato delle procedure autorizzative. Anche qui sono stati operati oltre 2 milioni di tagli alle spese delle commissioni tecniche VIA-VAS. PNRR-PNIEC e AIA-IPCC, le commissioni deputate a fornire i pareri ambientali;

    un altro taglio drastico è quello alle agevolazioni ordinarie per le ristrutturazioni e l'efficienza energetica delle abitazioni (dall'attuale livello del 50 per cento per le ristrutturazioni e 65 per cento per l'efficienza energetica al 36 per cento per la prima casa e al 30 per cento per le altre abitazioni previsto nel 2026), che penalizzerà tantissime piccole imprese del settore dell'edilizia e spingerà nuovamente verso il nero e il sommerso;

    nonostante il tentativo di limitare parzialmente le prospettive di una riduzione complessiva dei bonus al 36 per cento, le previsioni inserite nel disegno di legge di bilancio ad oggi appaiono assolutamente inadeguate rispetto alle esigenze di salvaguardare le politiche di riqualificazione del parco immobiliare, anche in vista dell'attuazione della direttiva europea «Case green»;

Pag. 104

    occorrerebbe invece un riordino del sistema delle detrazioni fiscali attraverso un approccio più organico, volto in particolare a dare stabilità al mercato sia rispetto all'orizzonte temporale dei benefici fiscali, sia rispetto ai criteri che devono presiedere ai benefici stessi;

    non va meglio sul fronte delle politiche abitative e della casa dove si registra un silenzio assoluto della manovra che, anche questa volta, non prevede alcuna misura concreta per affrontare il crescente disagio abitativo che affligge milioni di cittadini;

    in un momento in cui le difficoltà economiche si intensificano, gli interventi specifici in favore della casa non sono una priorità per il governo. Sarebbe necessario un vero piano casa con interventi strutturali, per alloggi con affitti sostenibili, che prevedano la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, una regolamentazione degli affitti brevi e, nell'immediato, il ripristino dei fondi affitti e per la morosità incolpevole che il governo ha soppresso ormai da due anni;

    la risposta data dal Piano casa dall'articolo 71 del disegno di legge di bilancio, con tempistiche discutibili ed esplicitamente senza finanziamenti, dà la misura dello scarso interesse del governo sul tema del diritto alla casa come diritto fondamentale, indispensabile per la coesione sociale e lo sviluppo economico del Paese;

    e anche questo settore non è stato indenne da ulteriori tagli indiscriminati: -800 milioni di euro di contributi ai comuni per investimenti in progetti di rigenerazione urbana e -800 milioni per le spese di progettazione degli enti locali. Tagliato anche il Programma innovativo dell'abitare (PINQuA) per complessivi 268,2 milioni di euro;

    in materia di investimenti, il disegno di legge di bilancio prevede l'istituzione di un maxi-fondo da 24 miliardi di euro per il finanziamento di investimenti e infrastrutture a partire dal 2027, che dovrebbe garantire le risorse necessarie a dare attuazione a riforme e investimenti nel dopo PNRR. Il Fondo, di fatto, porta ad una centralizzazione delle risorse, col rischio di un allungamento dei tempi effettivi di utilizzo delle stesse, senza precisare, inoltre, gli ambiti di utilizzo lasciando incerta la definizione delle priorità e quindi inficiando la possibilità di programmare al meglio le risorse;

    ulteriori effetti sugli investimenti in conto capitale, rischiano di derivare, inoltre, dalle misure di spending review cui ha contribuito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che, con tagli indiscriminati alla spesa pubblica, rischiano di colpire la spesa più facilmente comprimibile, senza l'introduzione di alcun meccanismo di efficientamento della macchina pubblica;

    in particolare, hanno subito tagli il Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche per complessivi 80 milioni di euro, il fondo per la progettazione di fattibilità delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del paese per complessivi 73 milioni, nonché il cofinanziamento statale per la redazione dei progetti di fattibilità tecnica ed economica e dei progetti definitivi di opere degli enti locali per 89,7 milioni complessivi sul triennio;

    saltano anche parte del contributo pubblico alla società Autostrada tirrenica spa per 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026 e 47 milioni di euro per la messa in sicurezza dell'autostrada A24 e A25, nonché 10 milioni per la realizzazione dell'autostrada regionale cispadana;

    in sintesi, una legge di bilancio senza strategia e senza una visione di sviluppo per il Paese;

   per tutti questi motivi,

DELIBERA DI RIFERIRE
IN SENSO CONTRARIO.

Simiani, Braga, Curti, Evi, Ferrari.

Pag. 105

ALLEGATO 3

Disposizioni in materia di piani particolareggiati o di lottizzazione convenzionata e di interventi di ristrutturazione edilizia connessi a interventi di rigenerazione urbana. C. 1987 Mattia.

EMENDAMENTO 1.100 DEL RELATORE

ART. 1.

  Sostituire i commi da 1 a 6 con i seguenti:

  1. L'articolo 41-quinquies, sesto comma, della legge 17 agosto 1942, n. 1150 si interpreta nel senso che l'approvazione preventiva di un piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata non è obbligatoria nei casi di edificazione di nuovi immobili su singoli lotti situati in ambiti edificati e urbanizzati, di sostituzione di edifici esistenti in ambiti edificati e urbanizzati e di interventi su edifici esistenti in ambiti edificati e urbanizzati, che determinino la creazione di altezze e volumi eccedenti i limiti massimi previsti dall'articolo 41-quinquies, sesto comma, della legge n. 1150 del 1942, ferma restando l'osservanza della normativa tecnica delle costruzioni. L'articolo 8, punto 2), del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, si interpreta nel senso che l'approvazione preventiva di un piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata non è obbligatoria nei casi di edificazione di nuovi immobili su singoli lotti situati in ambiti edificati e urbanizzati, di sostituzione di edifici esistenti in ambiti edificati e urbanizzati e di interventi su edifici esistenti in ambiti edificati e urbanizzati, che determinino la creazione di altezze eccedenti l'altezza degli edifici preesistenti e circostanti, ove ciò non contrasti con un interesse pubblico concreto e attuale al rispetto dei predetti limiti di altezza, accertato dall'amministrazione competente con provvedimento motivato, o nei casi in cui sia previsto dagli strumenti urbanistici, e fermi restando l'osservanza della normativa tecnica delle costruzioni, nonché il rispetto dei limiti di densità fondiaria di cui all'articolo 7 del medesimo decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444.
  2. Nei casi di cui al comma 1, resta fermo il rispetto dei parametri di adeguatezza delle dotazioni territoriali e dei parametri urbanistici sulla base della legislazione regionale e degli strumenti urbanistici comunali, nonché il rispetto, limitatamente agli interventi di nuova costruzione, della distanza minima tra fabbricati, derogabile tra fabbricati inseriti all'interno di piani attuativi e di ambiti con previsioni planivolumetriche oggetto di convenzionamento unitario.
  3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, fermo quanto previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera d), sesto periodo, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, l'articolo 3, comma 1, lettera d), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, si interpreta nel senso che rientrano tra gli interventi di ristrutturazione edilizia gli interventi di totale o parziale demolizione e ricostruzione che portino alla realizzazione, all'interno del medesimo lotto di intervento, di organismi edilizi che presentino sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche, funzionali e tipologiche anche integralmente differenti da quelli originari, purché rispettino le procedure abilitative e il vincolo volumetrico previsti dalla legislazione regionale o dagli strumenti urbanistici comunali.
  4. Nei casi di cui al comma 3, resta fermo il rispetto dei parametri di adeguatezzaPag. 106 delle dotazioni territoriali e dei parametri urbanistici sulla base della legislazione regionale e degli strumenti urbanistici comunali.
  5. Sono fatti salvi gli effetti dei provvedimenti di demolizione o riduzione in pristino non più impugnabili ovvero confermati in via definitiva in sede giurisdizionale alla data di entrata in vigore della presente legge.

  Conseguentemente sostituire il titolo con il seguente: Disposizioni di interpretazione autentica in materia di urbanistica ed edilizia.
1.100. Il Relatore.