ALLEGATO 1
DL 202/2024: Disposizioni urgenti in materia di termini normativi. C. 2245 Governo, approvato dal Senato.
PARERE APPROVATO
La III Commissione (Affari esteri e comunitari),
esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge C. 2245, approvato dal Senato, di conversione del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi;
valutata positivamente la norma di cui all'articolo 1, comma 10, che proroga fino al 30 giugno 2025 l'attività del Commissario straordinario per il G7, al fine di consentire il completamento delle attività di collaudo, rendicontazione e chiusura della contabilità, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica;
apprezzato, altresì, l'articolo 2, che ai commi 2 e 3 prevede la possibilità, rispettivamente, di rinnovare fino al 4 marzo 2026 i permessi di soggiorno rilasciati agli sfollati dall'Ucraina e di convertirli in permessi per lavoro;
preso atto che l'articolo 4, comma 2, proroga al 31 dicembre 2027 la possibilità dell'esercizio temporaneo sul territorio nazionale delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario da parte dei cittadini ucraini, derogando alle previsioni della normativa vigente;
apprezzato che l'articolo 8 prevede, al comma 1, un finanziamento aggiuntivo, per il 2025, di 2,34 milioni di euro per l'invio di militari dell'Arma dei Carabinieri a tutela degli uffici e del personale MAECI all'estero; apprezzato altresì che il comma 1-bis dispone che le quote restituite dalle competenti organizzazioni internazionali dei contributi per il sostegno alle forze armate e di sicurezza afghane negli anni 2022, 2023, 2024 e 2025 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato e riassegnate allo stato di previsione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per l'incremento delle dotazioni finanziarie delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di prima categoria, nonché per il finanziamento di interventi di aiuto e di assistenza, anche umanitaria, in aree di crisi;
preso atto che l'articolo 18, comma 2, proroga dal 31 dicembre 2024 al 30 giugno 2025 il termine entro il quale il Presidente del Consiglio può delegare i direttori delle Agenzie d'informazione per la sicurezza interna e esterna (AISI e AISE) o altro personale delegato a svolgere colloqui investigativi con i detenuti ai fini di prevenzione del terrorismo internazionale;
valutata positivamente la norma di cui all'articolo 20, che consente la prosecuzione fino al 31 dicembre 2025 delle misure di accoglienza e assistenza nei confronti dei profughi ucraini titolari del regime di protezione temporanea in base al diritto dell'Unione europea,
esprime
PARERE FAVOREVOLE.
ALLEGATO 2
Indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche
nella regione dell'Artico.
PROGRAMMA DELL'INDAGINE CONOSCITIVA
L'Artico, esteso per 30 milioni di km2 e abitato da circa quattro milioni di persone, è oggi al centro di dinamiche geopolitiche complesse e di cambiamenti climatici che amplificano le sfide globali. Le conseguenze del surriscaldamento hanno contribuito a rendere più agevole la possibilità di accedere alle materie prime quali terre rare e metalli preziosi, gas e petrolio, oltre a rendere sempre più concreta l'ipotesi dell'apertura di nuove vie marittime commerciali, con le relative implicazioni per l'economia globale, specialmente alla luce di una sempre più stretta collaborazione tra Federazione russa e Repubblica popolare cinese.
A fronte di un equilibrio già fragile, la guerra in Ucraina ha avuto un effetto di forte amplificazione delle tensioni tra i Paesi del Consiglio Artico, l'organismo che sin dal 1996 ha garantito la cooperazione, e ha creato una cesura tra la Federazione Russa e gli altri sette Stati, tutti membri dell'Alleanza Atlantica (Stati Uniti, Canada, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e Danimarca); non a caso, le attività del Consiglio sono state sospese dai primi giorni del marzo 2022, proprio a seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, che deteneva la Presidenza rotativa biennale del Consiglio.
Da un punto di vista geopolitico e geoeconomico, l'Artico è una regione strategica, come hanno dimostrato anche il forte orientamento sull'area della nuova amministrazione degli Stati Uniti. Sia nel mare di Barents sia nel Pacifico settentrionale è ormai in atto un confronto tra la NATO, da un lato, e Cina e Russia, dall'altro. Va in particolare ricordato che la Cina, già nel 2018, si è definita un «near arctic State», sviluppando nel suo libro bianco una politica artica trasversale e penetrante che si pone in competizione, se non in contrasto, con gli interessi italiani ed europei.
Anche l'Unione europea ha preso atto di questa nuova situazione e del fatto che l'Artico è diventato un'area centrale di approvvigionamento energetico e di materie prime critiche. La Bussola strategica (Strategic Compass), il documento orientativo di politica di sicurezza e difesa adottato dall'UE nel giugno 2022, riconosce chiaramente la multidimensionalità della sfera di sicurezza artica, articolata a livello commerciale, energetico e militare.
L'interesse dell'Italia rispetto ai problemi dell'Artico è ormai consolidato, a partire dalla storica tradizione delle spedizioni polari risalente ad oltre un secolo fa. L'Italia è Stato osservatore al Consiglio Artico dal 2013 e ha una presenza sia scientifica sia economica nell'area.
La ricerca scientifica è il motore primo dell'azione italiana in Artico ed ha come principale punto di riferimento la Base «Dirigibile Italia» nelle Isole Svalbard (Norvegia), attiva dal 1997. Per fornire ulteriore impulso a tali attività, la legge di bilancio per il 2018 ha istituito il Comitato scientifico per l'Artico, con il compito principale di elaborare e monitorare il programma di ricerche in loco. Inoltre, alla Farnesina si riunisce periodicamente il Tavolo Artico, con la partecipazione di Ministeri, aziende ed enti interessati alla regione. Da ultimo, va ricordato l'incontro del Presidente del Consiglio Meloni con i leader di Svezia e Grecia e con l'Alta Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kallas, avvenuto nel dicembre 2024 nella Lapponia finlandese, che ha avviato un percorso di rafforzamento del coinvolgimento italiano nella regione.
Tale rinnovato interesse raccoglie gli esiti dell'indagine conoscitiva condotta dalla CommissionePag. 36 affari esteri della Camera dei deputati nella XVII legislatura: nelle conclusioni di tale indagine, infatti, veniva ribadito che «la partecipazione dell'Italia alle dimensioni di cooperazione politica in Artico rappresenta una priorità strategica alla luce dei mutamenti in atto nella regione, causati dai cambiamenti climatici e dall'interazione stretta che in Artico si registra tra i maggiori attori internazionali». Inoltre, veniva evidenziato che «nell'impegno per il rafforzamento delle risorse destinate alla ricerca, appare urgente che il nostro Paese riconosca la specificità della ricerca in Artico individuando strumenti istituzionali e finanziari dedicati, necessari per irrobustire i canali di cooperazione scientifica internazionale e valorizzare l'eccellenza italiana nel settore».
Tutto ciò premesso, la finalità dell'indagine conoscitiva sarebbe quella di svolgere un approfondimento sugli interessi geopolitici dell'Italia nei confronti della regione artica, attesa la cruciale rilevanza strategica che essa ormai riveste. Occorre, infatti, accrescere il grado di conoscenza e di sensibilità sulle problematiche che interessano il grande Nord nell'interesse della pace e della sicurezza internazionale, secondo le linee direttrici della politica estera dell'Italia, anche nella prospettiva di un necessario aggiornamento della strategia italiana per l'Artico.
L'attività di indagine potrà articolarsi in audizioni di soggetti rilevanti ai fini dei temi trattati e, ove necessario, nello svolgimento di missioni per le quali sarà di volta in volta richiesta l'autorizzazione al Presidente della Camera.
Termine dell'indagine:
31 dicembre 2025
Soggetti da audire:
rappresentanti del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
esponenti politici e governativi dei Paesi dell'Artico;
rappresentanti di Organizzazioni internazionali e regionali;
rappresentanti diplomatici italiani ed esteri;
accademici ed esponenti di think tank e di istituti di ricerca;
esperti della materia.
ALLEGATO 3
Schema di documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo, riferito agli anni 2024-2026.
Atto n. 245.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAL GRUPPO PD-IDP
La III Commissione,
premesso che:
lo scorso 21 gennaio il Governo ha trasmesso alle Camere, ai sensi degli articoli 12 e 13, comma 1, della legge n. 125 del 2014 «Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo» (cfr. successivo quadro normativo), lo schema di Documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2024-2026 (Atto n. 245);
a norma dell'articolo 12, comma 2, della legge n. 125 del 2014, il Documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo deve indicare la visione strategica, gli obiettivi di azione e i criteri di intervento, la scelta delle priorità delle aree geografiche e dei singoli Paesi, nonché dei diversi settori nel cui ambito dovrà essere attuata la cooperazione allo sviluppo; deve esplicitare altresì gli indirizzi politici e strategici relativi alla partecipazione italiana agli organismi europei e internazionali e alle istituzioni finanziarie multilaterali;
dunque, ai sensi della richiamata legge n. 125 del 2014, il Documento triennale di programmazione ed indirizzo rappresenta il testo di riferimento fondamentale di tutto il sistema italiano di cooperazione allo sviluppo;
eppure, il testo è stato presentato alle Camere con oltre quattordici mesi di ritardo rispetto al tempo previsto. Difatti, la programmazione in esame copre il triennio 2024/2026. Quindi, oltre un anno e mezzo di programmazione è già temporalmente superata. Questo appare evidente, ad esempio, quando si parla al futuro della presidenza italiana del G7, terminata nel 2024. Oppure ancora, la decisione del nuovo Presidente americano Trump di sospendere i fondi per Usaid e uscire dalla Organizzazioni mondiale della sanità (WHO), rendono le previsioni del testo a dir poco inutili e surreali;
inoltre, dalle audizioni svolte, è emerso che i ritardi nella stesura del testo sono dovuti in parte alla struttura di governance creata per il Piano Mattei che, soprattutto per la parte relativa alla materia della cooperazione allo sviluppo, è diventato un verso e proprio «doppione» del CICS previsto dalla legge 125 del 2014;
e ancora una volta, dobbiamo stigmatizzare come questo Governo si prenda gioco del Parlamento e di tutti gli attori istituzionali coinvolti nella cooperazione, non mettendoci nelle condizioni di affrontare per tempo una programmazione di legge – nel 2021 abbiamo modificato la legge 125 del 2014 proprio per fare in modo che l'invio del documento alle Camere fosse tempestivo – né con gli strumenti adatti: una per tutte, il documento non riporta alcun dato sulle risorse. Neanche sulle risorse riportate nel DEF per il triennio, né su quanti programmi sono stati deliberati, o programmati o già erogati. E, senza sapere quante e quali sono le risorse previste, diventa impossibile valutare davvero una strategia, capire se la cooperazione italiana ha le capacità di pianificare ed eseguire gli interventi previsti;
Pag. 38secondo i dati emersi durante le audizioni del Viceministro Cirielli, del Direttore dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, Rusconi, e del Direttore Generale per la cooperazione allo sviluppo, Gatti, ci sono ancora un 24 per cento dei fondi previsti per la cooperazione che non sono stati impegnati, inoltre, non sono stati forniti neanche i dati riguardo i fondi erogati né il ricorso alla capacità di investire sulla capacità bilaterale di progettare e realizzare cooperazione;
inoltre, così come riportato dall'AIDOS – Associazione italiana donne per lo sviluppo – l'Italia per il 2023 e 2024 ha speso 18 milioni di euro in meno rispetto al 2022 per i finanziamenti a sostegno della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi a livello globale, cioè 58 milioni di euro, il 20 per cento in meno. Questo dato inficia il rispetto dell'Italia per gli impegni assunti per l'Agenda 2030;
e nuovamente, rinnoviamo la nostra preoccupazione e disappunto poiché sono stati congelati numerosi progetti a Gaza e in West Bank dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e delle Ong italiane che operano in Palestina e in Israele e non abbiamo ancora avuto risposte sul loro rifinanziamento;
tornando più prettamente al documento di programmazione e attenendoci dunque, agli unici dati che ci sono stati forniti, cioè quelli della legge di bilancio 2025, continuiamo a denunciare con forza, l'insostenibilità dei tagli al settore della cooperazione:
ricordando che, seppur rispetto alla legge di bilancio 2024, il disegno di legge di bilancio 2025-2027 espone nel 2025 una continuità per il MAECI, in termini assoluti pari a 9,6 milioni di euro (+0,27 per cento); va segnalato come lo faccia con una dequalificazione della spesa che la rende meno produttiva: tale valore è determinato, da un lato, da un aumento di circa 89,4 milioni nelle spese correnti, dall'altro da una notevole riduzione delle spese in conto capitale, che passano dai precedenti 132,2 milioni, previsti nella legge di bilancio 2024, agli attuali 52,4 milioni (-79,8 milioni; -60,4 per cento);
ebbene, questi tagli riducono notevolmente per il triennio 2025-2027 capitoli importati e fondamentali per l'asse della politica estera italiani quali la cooperazione allo sviluppo, la quale subisce una grave decurtazione di 32,2 milioni per l'anno 2025, di 34,6 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027;
difatti, gli stanziamenti destinati all'aiuto pubblico allo sviluppo sono suddivisi tra numerosi capitoli degli stati di previsione del MEF e del MAECI. Con riferimento alla cooperazione a dono, attualmente il principale riferimento nel bilancio di previsione riguardante i finanziamenti è proprio l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS). Ebbene, all'Agenzia, per l'attuazione di iniziative di cooperazione internazionale, sono previste risorse nel 2025 in diminuzione rispetto alla legislazione vigente di 31,6 milioni;
il disegno di legge di bilancio integrato del MAECI registra, a carico dell'intero programma n. 4.2 (cooperazione allo sviluppo) uno stanziamento di competenza di 861,8 milioni di euro per il 2025, in riduzione appunto rispetto alla legislazione vigente, di 32,2 milioni di euro. Per quanto comunque concerne lo stato di previsione del MAECI, si rileva che gli stanziamenti complessivi per l'aiuto allo sviluppo ammontano per il 2025 a 1.086,9 milioni (1.197,5 milioni nel 2024). Con una diminuzione di oltre 110 milioni di euro;
un reale vulnus all'attività della Agenzia, che è invece uno strumento importante della politica estera italiana e dovrebbe esserlo maggiormente per un Governo che ha fatto degli slogan contro l'immigrazione un mantra e che invece taglia proprio le risorse per progetti che hanno il fine di creare sviluppo nelle realtà da cui parte l'immigrazione;
sempre in tal senso, desta inoltre grave preoccupazione il taglio che riguarda il capitolo per l'esecuzione degli accordi di cooperazione tra MAECI e l'Unione europea,Pag. 39 da un lato, e gli Stati dell'Africa, Caraibi e Pacifico, dall'altro, oltre alla partecipazione italiana alle iniziative della UE nei confronti dei paesi inclusi nella Politica di vicinato: qui passiamo da 225 milioni circa nel 2024 a 113,9 milioni di euro per il 2025;
anche il capitolo dedicato al sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e promozione del made in Italy, subisce una riduzione di circa 15,8 milioni per il 2025, 15,9 milioni per il 2026 e 8,4 milioni per il 2027. Una altra anomalia rispetto a quanto il governo ha detto di voler realizzare, anche con riguardo al Piano Mattei;
considerando che:
con riferimento agli obiettivi del triennio 2024-206 il Governo ribadisce, anche nel documento in esame, il ruolo centrale del c.d. «Piano Mattei per l'Africa»;
nuovamente ricordiamo che:
siamo consapevoli e favorevoli dell'importanza delle relazioni con i Paesi africani, ne abbiamo sempre perseguito e sostenuto le potenzialità, anche negli anni di Governo, così come comune è l'ambizione di rendere forte il ruolo dell'Italia e dell'Europa in Africa, che dovremo coltivare senza retorica e propaganda, come invece vediamo intorno a questo Piano, il quale ad oggi, dopo ormai due anni, manca di concretezza e per il quale non sono stati previsti nuovi ne adeguati stanziamenti: si spostano 2,5 miliardi di euro previsti per le politiche della cooperazione allo sviluppo, svuotando così quasi per intero il budget del capitolo, e circa 3 miliardi del Fondo italiano per il clima, il principale strumento pubblico nazionale per perseguire gli obiettivi assunti nell'ambito degli accordi internazionali sul clima e sull'ambiente, istituito dal Governo Draghi per finanziare, attraverso un meccanismo rotativo, interventi a favore di soggetti privati e pubblici, nelle Nazioni emergenti e in via di sviluppo, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dagli accordi internazionali sulla protezione del clima e dell'ambiente, ai quali l'Italia ha aderito;
ritenuto che:
l'Italia ha una consolidata e rispettata tradizione di politiche di cooperazione allo sviluppo in Africa, basate su relazioni radicate e durature di partenariato paritario e orizzontale con la società civile dei Paesi africani attraverso innumerevoli iniziative concrete. In molti luoghi, gli attori della cooperazione italiana costituiscono gli unici «rappresentanti» realmente operanti del sistema italiano di cooperazione, assicurando spesso «l'ultimo miglio» di azione e con maggior efficacia;
il personale delle Ambasciate italiane, degli uffici AICS e di quelli di Cassa depositi e prestiti (CDP) – laddove presenti – risulta decisamente insufficiente, anche rapportato alle presenze delle altre delegazioni europee, rispetto alle ambizioni del Piano Mattei, quali preziosi facilitatori e gestori dei tavoli di lavoro, con gli attori del sistema, in coordinamento con la cooperazione europea e delle Nazioni Unite e gli orientamenti dell'Unione Africana;
ebbene, nella maggior parte dei progetti nei Paesi presenti nel Piano, non vi è una sede dell'AICS, ne sono previste nuove aperture o ampliamento del personale;
ma, in particolare, sia nel documento in esame che nelle interlocuzioni con il Governo, non sono emerse le ragioni e i criteri che hanno fatto compiere queste scelte riguardo ai Paesi indicati per lo sviluppo dei progetti del Piano. Non sono altresì emerse le direttrici su cui implementare il consolidamento istituzionale dei Paesi prioritari e non presenti nel Piano, né una complessiva azione di cooperazione volta a lenire la violazione dei diritti umani e di libertà nel continente;
visto che:
il documento ha identificato trentotto Paesi prioritari, di cui ventitré in Africa. L'elenco – si legge – è stato aggiornato per rispondere al nuovo contesto globale, ad esempio in Ucraina, e rafforzare il focus sulla regione africana (sono stati inseriti Ciad, Costa d'Avorio, Eritrea, Ghana, Guinea, Libia, Mauritania, Malawi, Congo, Tanzania, Uganda e Zambia);
Pag. 40eppure, le risorse vengono tagliate e i Paesi prioritari quasi raddoppiati (erano ventuno nel documento precedente). Ugualmente, vengono ampliati i settori di intervento, invece di concentrare sforzi in quei settori nei quali l'Italia può avere un valore aggiunto di expertise come ad esempio la sanità, senza però aumentare le risorse;
esprime,
PARERE CONTRARIO.
Quartapelle Procopio, Boldrini, Amendola, Provenzano, Porta.
ALLEGATO 4
Schema di documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo, riferito agli anni 2024-2026.
Atto n. 245.
PARERE APPROVATO
La III Commissione,
esaminato lo schema di documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo, riferito agli anni 2024-2026, di cui all'articolo 12 della legge n. 125 del 2014, trasmesso alle Camere il 21 gennaio 2025;
richiamati gli approfondimenti conoscitivi acquisiti in occasione delle audizioni del Viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, delegato alla cooperazione allo sviluppo, del Direttore Generale del MAECI per la cooperazione allo sviluppo, del Direttore dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) e di rappresentanti di reti di organizzazioni non governative operanti nel settore dell'aiuto allo sviluppo;
richiamato che ai sensi del citato articolo 12 della legge n. 125 del 2014 il documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo deve indicare, innanzitutto, la visione strategica, gli obiettivi di azione e i criteri di intervento, la scelta delle priorità delle aree geografiche e dei singoli Paesi, nonché dei diversi settori nel cui ambito dovrà essere attuata la cooperazione allo sviluppo;
condivisi gli obiettivi strategici di promuovere collaborazioni paritarie secondo un modello di sviluppo diffuso, sostenibile e basato sulla centralità della persona, e di stimolare la crescita economica e sociale valorizzando il capitale umano di ciascun Paese partner, anche al fine di contrastare le cause profonde delle migrazioni, per garantire a ciascuno il diritto di non essere costretto a emigrare, la possibilità di vivere in pace e con dignità nella propria terra;
tenuto conto che l'Africa rappresenta una delle principali priorità della politica estera italiana e quindi anche della cooperazione allo sviluppo; pertanto, il «Piano Mattei per l'Africa», è uno strumento essenziale di questa nuova visione strategica, investendo, oltre che su temi chiave quali l'approvvigionamento energetico, la sicurezza alimentare e le transizioni verde e digitale, anche sulla formazione dei giovani e sui rapporti culturali, scientifici, tecnologici e accademici con i Paesi africani, senza trascurare l'uguaglianza di genere e l'empowerment delle donne;
considerato che, nel definire le proprie politiche di sviluppo, il nostro Paese ha come punto di riferimento l'Agenda 2030 – imperniata sui seguenti 5 Pilastri: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partenariato – la cui attuazione a livello globale, però, negli ultimi anni ha subito un marcato rallentamento: è dunque necessario mobilitare altre risorse, coinvolgendo in maniera innovativa e coordinata attori tradizionali e nuovi (settore pubblico e privato, diaspore, società civile, accademia, nuovi donatori internazionali), per costruire percorsi di sviluppo efficaci ed efficienti, evitando sprechi e duplicazioni negli interventi;
apprezzato che il documento conferma l'impegno del Governo nel percorso pluriennale di avvicinamento graduale agli obiettivi dello 0,7 per cento del Reddito nazionale lordo, fissato dall'Agenda 2030 e in linea con l'articolo 30 della citata legge n. 125 del 2014;
condivisa la priorità strategica annessa alle seguenti aree geografiche: Africa, Europa orientale, Balcani, Medio Oriente, Pag. 42Asia, America latina e Small Island Developing States (SIDS);
apprezzato l'impegno ad assicurare un'attenzione particolare alle crisi umanitarie protratte, quali quelle in Ucraina, Corno d'Africa, Sahel, Sudan, Sud Sudan, Siria, Afghanistan e Gaza;
preso atto che il documento indica i seguenti settori prioritari e tematiche trasversali di intervento: istruzione, formazione, lavoro dignitoso; agricoltura e sicurezza alimentare; ambiente e cambiamento climatico, riduzione dei rischi ed energia; salute; acqua e igiene; industria, innovazione e infrastrutture sostenibili; città e insediamenti umani inclusivi e sostenibili; salvaguardia e promozione del patrimonio culturale; demografia, uguaglianza di genere e rafforzamento del ruolo delle donne; buon governo, pace e sicurezza umana; transizione digitale; disuguaglianze, inclusione e disabilità;
apprezzato che un'attenzione specifica sarà dedicata alla tutela della libertà di religione o di credo e al sostegno alle minoranze etniche e religiose, anche attraverso l'apposito fondo istituito nel 2019;
valutato positivamente l'impegno a potenziare il dialogo e la collaborazione con gli attori dell'intero sistema italiano di cooperazione – in primis, il settore privato, gli enti territoriali, la società civile e le università – ma anche con gli attori della cooperazione non istituzionale e spontanea, come i missionari, le fondazioni, gli enti benefici e religiosi, i corpi civili di pace, promuovendo allo stesso tempo la consolidata vocazione multilaterale italiana, con un'attenzione particolare al sostegno ai processi di riforma delle Banche e dei Fondi multilaterali di sviluppo;
preso atto che, sul tema del debito, il Governo intende svolgere un ruolo attivo e di primo piano, sia nel quadro tradizionale del Club di Parigi sia nell'iniziativa G20 nota come «Quadro Comune per il trattamento del debito»,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti osservazioni:
si valuti l'opportunità di:
favorire, anche attraverso le conseguenti decisioni legislative e la definizione di una road map, adeguati e graduali incrementi delle risorse destinate alle attività di cooperazione allo sviluppo al fine di garantire, da parte del nostro Paese, il raggiungimento degli obiettivi previsti sia in ambito internazionale, sia dalla stessa legge n. 125 del 2014 che prescrivono che le risorse destinate all'aiuto pubblico allo sviluppo siano pari allo 0,7 per cento del RNL;
rafforzare i partenariati pubblico-privato nell'obiettivo di attirare maggiori capitali e risorse, anche esplorando strumenti finanziari innovativi;
in materia di priorità geografiche, estendere gli interventi nella regione dell'Indo-Pacifico, in ragione della crescente importanza che tale regione sta assumendo nelle dinamiche globali;
valorizzare ulteriormente l'expertise delle organizzazioni della società civile nelle sedi di definizione delle politiche di aiuto internazionale allo sviluppo, promuovendo forme di co-programmazione e di coprogettazione e accreditamento, e di confronto geopolitico, laddove l'apporto della società civile italiana possa contribuire in modo fattivo alla realizzazione degli obiettivi di politica estera dell'Italia;
attraverso un sistema di monitoraggio dell'implementazione del triplo nesso (sviluppo, aiuto umanitario e pace), dare impulso alla concreta operatività delle Linee guida approvate nel 2023, garantendo l'assegnazione di esperti specifici all'AICS con esperienza in questo ambito, in particolare sul pilastro «Pace», e prevedendo misure concrete per l'analisi e la gestione dei conflitti nei contesti di intervento;
prevedere un chiaro riferimento all'Agenda «Donne, Pace e Sicurezza» quale strumento essenziale per una pace duratura e inclusiva, assicurando un approccio che non si limiti a considerare le donne Pag. 43esclusivamente come soggetti vulnerabili, ma che ne valorizzi il ruolo attivo di agenti di cambiamento nei processi di pace e stabilizzazione, integrando la prospettiva di genere nelle politiche di pace, giustizia e stabilità e promuovendo progetti sostenibili nel tempo, con particolare attenzione al triplo nesso tra azione umanitaria, sviluppo e coesione sociale;
potenziare i principi di do-no-harm e di conflict-sensitive approach, garantendo il coinvolgimento delle popolazioni locali nella ricerca di soluzioni sostenibili, nonché l'investimento in iniziative di diplomazia umanitaria, inclusi gli sforzi di mediazione dell'Italia attraverso il MAECI e le organizzazioni della società civile attive sul campo;
con riferimento al ruolo del settore privato, inoltre, prevedere un maggior coinvolgimento nelle crisi umanitarie e nella gestione dei conflitti, valorizzandone il contributo in termini di logistica, supporto finanziario, forniture e competenze tecniche. È essenziale avviare un dialogo strutturato, anche con attori non profit, per definire meccanismi di tutela adeguati a ciascun contesto, basati su un'attenta analisi delle dinamiche sociali e conflittuali;
richiamare l'Agenda 2063 dell'Unione africana quale quadro strategico di riferimento per i percorsi di sviluppo del continente, accompagnando la cooperazione italiana in un'ottica di partenariato, possibilmente considerando la riformulazione del titolo «Un'Africa da stabilizzare» in «Un'Africa che costruisce la propria stabilità», in linea con un approccio più equo e inclusivo;
riconoscere il potenziale dell'Italia come interlocutore privilegiato nei processi di pacificazione nel Sahel, nei Balcani occidentali e nel Caucaso, promuovendo azioni specifiche per la mitigazione dei conflitti in Armenia e Azerbaigian, nonché il rafforzamento del dialogo tra Kosovo e Serbia.