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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 23 aprile 2025
486.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Difesa (IV)
ALLEGATO
Pag. 47

ALLEGATO 1

Documento di finanza pubblica 2025. Doc. CCXL, n. 1 e Allegati.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

  La IV Commissione,

   esaminato, per le parti di competenza, il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, n. 1 – Allegati);

   premesso che il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, n. 1) si compone di una Prima Sezione che include la «Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2024», di una Seconda Sezione reca «Analisi e tendenze della finanza pubblica» e, quali allegati, delle tavole richieste dalla Comunicazione della Commissione europea C/2024/3975, delle «Strategie per le infrastrutture, la mobilità e la logistica» e della Relazione circa l'attuazione della razionalizzazione del sistema degli acquisti di beni e servizi di cui all'articolo 2, comma 576, della legge n. 244 del 2007;

   premesso, altresì, che il nuovo Documento di finanza pubblica 2025, trasmesso alle Camere il 10 aprile 2025, tiene conto delle novità introdotte dalla riforma della governance economica europea e presenta, pertanto, un'articolazione differente rispetto a quella dei precedenti Documenti di economia e finanza;

   valutato che l'organizzazione del Documento di finanza pubblica 2025 è stata ulteriormente definita dagli impegni al Governo previsti dalla risoluzione (n. 7/00289), approvata dalla V Commissione della Camera dei deputati il 1° aprile 2025, nonché dalla risoluzione (n. 7/00020), approvata dalla 5ª Commissione del Senato della Repubblica il 2 aprile 2025;

   rilevato che il Documento di finanza pubblica 2025, richiamando l'attenzione sul cosiddetto piano Defence Readiness 2030, il quale prevede la possibilità di attivare la clausola di salvaguardia nazionale, che consentirebbe di escludere le spese per la difesa, nel periodo 2025-2028, dal calcolo dell'indicatore di spesa netta, evidenzia come il Governo stia conducendo le necessarie valutazioni nell'ambito della politica di difesa comune europea e degli impegni assunti in sede di Alleanza Atlantica;

   considerato che:

    coerentemente con il Piano strutturale di bilancio 2025-2029, l'Italia ha disposto un incremento di risorse e misure per il rafforzamento della difesa;

    il Documento di finanza pubblica riporta che tali misure sono fondamentali per realizzare gli impegni adottati a livello internazionale, ma anche per contribuire allo sviluppo e al rafforzamento della capacità di difesa europea, che costituisce una priorità comune dell'Unione;

    in relazione alle misure per la difesa e la sicurezza nazionale, la legge di bilancio 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207) ha: (i) prorogato fino al 2027 l'operazione «Strade sicure» e l'operazione «Stazioni sicure» con oneri correlati agli interventi, per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, quantificati in euro 238 milioni; (ii) rifinanziato con un importo pari a euro 7,7 milioni di euro, per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, la partecipazione italiana al NATO Innovation Fund; (iii) disposto lo stanziamento di circa 35 miliardi tra il 2025 e il 2039, di cui circa 22,5 miliardi si configurano quali stanziamenti diretti al Ministero della difesa, nel Fondo relativo alle spese di investimento, mentre 12,6 miliardi sono dedicati allo sviluppo di programmi tecnologici in ambito di difesa, con stanziamenti annuali variabili; (iv) rifinanziato e reso permanente il Fondo per la partecipazione alle missioni internazionali, con uno stanziamento di circa 1,5 miliardi per il 2025 e di Pag. 481,6 miliardi a decorrere dal 2027 e per le annualità successive; nonché (v) disposto il potenziamento del personale del Corpo delle Capitanerie di porto;

    il Documento di finanza pubblica riporta che il Governo ha rafforzato il proprio impegno nel completamento degli investimenti previsti dal PNRR in ambito di sicurezza cibernetica, segnalando, in particolare, il rifinanziamento del Fondo per la gestione della cybersicurezza per il triennio 2025-2027 (articolo 1, comma 630, della legge 30 dicembre 2024, n. 207) per 0,2 milioni di euro per anno 2025 e di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027;

    il Documento di finanza pubblica sottolinea come nel 2024 siano stati completati e, in alcuni casi superati, gli obiettivi previsti per la digitalizzazione dei processi del Ministero della difesa,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 49

ALLEGATO 2

Documento di finanza pubblica 2025. Doc. CCXL, n. 1 e Allegati.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAL GRUPPO M5S

  La IV Commissione,

   esaminato, per i profili di competenza, il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, n. 1 e Allegati);

   premesso che:

    il Governo ha presentato alle Camere, in data 27 settembre 2024, il Piano Strutturale di Medio Termine 2025-2029 (in seguito «il Piano»), delineando le strategie economiche e finanziarie per il prossimo quinquennio;

    a seguito delle deliberazioni parlamentari, e della proposta di Raccomandazione del Consiglio formulata dalla Commissione europea il 21 ottobre 2024, il 21 gennaio 2025 il Consiglio dell'Unione europea ha approvato il Piano con Raccomandazione del 14 gennaio 2025;

    la riforma del coordinamento delle politiche di bilancio degli Stati membri dell'Unione europea (cosiddetta riforma della governance economica europea), realizzata a partire dal 30 aprile 2024 a seguito dell'entrata in vigore del regolamento (UE) 1263/2024 (cosiddetto «braccio preventivo»), del regolamento (UE) 1264/2024 (cosiddetto «braccio correttivo») e della direttiva (UE) 2024/1265 (cosiddetto «quadro di bilancio»), ha modificato l'impostazione della programmazione economica degli Stati membri dell'Unione europea e gli strumenti utilizzati a tal fine, senza però incidere sui parametri di base contenuti nel Patto di Stabilità e Crescita (PSC) – in cui sono rimaste immutate le soglie di riferimento del 3 per cento nel rapporto deficit/prodotto interno lordo e del 60 per cento nel rapporto debito/prodotto interno lordo, con il conseguente rischio di spingere non solo l'Italia, ma l'intera Unione europea in recessione, a seguito di un'inevitabile riduzione degli investimenti;

    considerando in primo luogo le previsioni macroeconomiche, il Piano stima un tasso di crescita del PIL reale pari all'1,0 per cento medio annuo nel periodo 2025-2029 e dello 0,8 per cento nel periodo di aggiustamento 2025-2031, confermando il tasso di crescita dell'1 per cento anche per l'anno 2024;

    in secondo luogo, sul fronte della finanza pubblica, il Piano indica un aumento del rapporto debito/PIL nel periodo 2025-2027, raggiungendo il 135,8 per cento nel 2024 per poi diminuire gradualmente fino al 134,9 per cento nel 2029 e ulteriormente al 132,5 per cento del PIL alla fine del periodo di aggiustamento (2031). Contestualmente, si prevede una correzione programmata del saldo primario strutturale dello 0,5 per cento del PIL nel 2025 e nel 2026, con l'obiettivo di uscire dalla procedura per deficit eccessivo entro il 2027, a fronte di un rapporto deficit/PIL stimato al 3,8 per cento nel 2024;

    per quanto attiene alle principali variabili macroeconomiche, la prospettiva complessiva del Piano si è basata su due ipotesi: la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e l'assenza di un deterioramento del contesto internazionale, entrambe sconfessate alla luce del contesto economico e geopolitico internazionale, profondamente mutato;

   considerato che:

    il Documento in esame contiene le sole stime tendenziali senza nulla chiarire in merito ad eventuali interventi correttivi per rilanciare la crescita o i consumi e in Pag. 50generale le politiche future che il Governo intende adottare, anche in considerazione della prevista riduzione della crescita e del mutato contesto economico e geopolitico;

    il Governo pone in rilievo l'incertezza delle prospettive economiche in considerazione della maggiore complessità in confronto al periodo di elaborazione del Piano. Si rimarca, in particolare, la necessità di «dover rispondere» alle nuove esigenze legate alla sicurezza e alla difesa e al mutamento della politica estera e commerciale della maggiore economia del mondo, auspicando un utilizzo innovativo del bilancio dell'UE a sostegno degli investimenti per la sicurezza e la difesa;

    con riferimento al «più rilevante tema di politica economica, con importanti impatti potenziali sulla finanza pubblica dei prossimi anni» (così viene classificato nel documento), ovvero il rafforzamento della capacità di difesa europea in considerazione del mutato contesto geopolitico, il Governo si limita a precisare che «sta attualmente valutando» la possibilità di richiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale a tale scopo, facoltà riconosciuta ai singoli Stati dalla Commissione europea nell'ambito del Piano Defence Readiness 2030 e da comunicare alla Commissione possibilmente entro il prossimo 30 aprile;

    l'attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita permetterebbe infatti agli Stati membri di innalzare la propria spesa militare a livello nazionale, ipotesi che – consentendo lo scorporo degli investimenti per la difesa dal calcolo deficit/prodotto interno lordo – libererebbe, nelle intenzioni della Presidente della Commissione europea, complessivamente 650 miliardi di euro in un periodo di quattro anni, da aggiungersi ai 150 miliardi del nuovo strumento di prestiti per la difesa sostenuti dal bilancio dell'Unione europea. Gli spazi di indebitamento a disposizione degli Stati membri verrebbero così occupati dalle spese per il riarmo, a svantaggio dello stato sociale e dei servizi alla persona, con evidenti disparità a seconda delle disponibilità di bilancio, creando un progetto di investimento industriale non organico, che potrebbe falsare la concorrenza interna, minando i principi stessi del mercato comune, in luogo di una sana e ordinata competizione all'interno dell'Unione europea;

    a conferma di tale tendenza, nella Risoluzione approvata dal Parlamento europeo del 12 marzo 2025 sul libro bianco sul futuro della difesa europea (2025/2565(RSP) si evince che: «reputa opportuno modificare i piani nazionali per la ripresa e la resilienza per lasciare spazio a nuovi finanziamenti per la difesa; chiede che gli investimenti in questione rispondano sia alle vulnerabilità della capacità militare che a quelle del tessuto sociale, consentendoci di combattere tutte le minacce ai nostri valori, al nostro modello sociale, alla nostra sicurezza e alla nostra difesa;»;

   considerato, altresì, che:

    come sottolineato nel Documento in esame, il Governo nella legge di bilancio 2025 ha disposto un notevole incremento di risorse per il rafforzamento della difesa: stanziamenti di circa 35 miliardi tra il 2025 e il 2039, di cui circa 22,5 miliardi si configurano quali stanziamenti diretti al Ministero della difesa, nel Fondo relativo alle spese di investimento, mentre 12,6 miliardi sono dedicati allo sviluppo di programmi tecnologici in ambito di difesa;

    nel medesimo Documento si segnala che tra i pagamenti delle Amministrazioni centrali, la spesa per investimenti è cresciuta di 3.477 milioni di euro, in particolare tale aumento è dovuto agli investimenti nel settore statale per l'attuazione dei programmi di difesa;

   valutato che:

    allo stato attuale, dunque, si prospetta unicamente una mobilitazione senza precedenti di risorse finanziarie per l'aumento delle spese militari a livello nazionale dei singoli Stati membri, peraltro senza una revisione delle regole fiscali europee ma incidendo esclusivamente sul debito dei singoli Paesi membri, conseguentementePag. 51 non si rileva alcuna volontà di procedere a una graduale diminuzione delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato, al fine di non distrarre ingenti risorse che potrebbero contribuire al sostegno di misure di carattere sociale,

  esprime

PARERE CONTRARIO.