ALLEGATO 1
Documento di finanza pubblica 2025. Doc. CCXL, n. 1 e Allegati.
PARERE APPROVATO
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminati, per le parti di propria competenza, il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, N. 1) e i relativi Allegati
premesso che:
in considerazione delle novità introdotte dalla riforma della governance economica europea (regolamento (UE) 2024/1263, regolamento (UE) 2024/1264, direttiva (UE) 2024/1265) entrata in vigore il 30 aprile 2024, il Documento di finanza pubblica presenta un'articolazione differente rispetto a quella dei precedenti Documenti di economia e finanza (DEF); in questa fase di prima applicazione della nuova normativa europea e nelle more delle modifiche della disciplina nazionale in materia di contabilità pubblica, nelle due sezioni del Documento sono esposte le informazioni previste dall'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263 e quelle indicate dall'articolo 10, comma 3, della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 31 dicembre 2009;
l'organizzazione del Documento di finanza pubblica 2025 è stata ulteriormente definita dagli impegni al Governo previsti dai seguenti atti di indirizzo parlamentare: la risoluzione n. 7/00289, approvata dalla V Commissione della Camera dei deputati il 1° aprile 2025, e la risoluzione n. 7/00020, approvata dalla 5ª Commissione del Senato della Repubblica il 2 aprile 2025.
rilevato che:
a seguito dell'approvazione del primo Piano strutturale di bilancio dell'Italia da parte del Consiglio dell'Unione europea, l'Italia è tenuta a presentare alla Commissione europea, entro il 30 aprile di ogni anno, una relazione volta a consentire il monitoraggio dello stato di attuazione degli obiettivi programmatici stabiliti nel Piano;
nell'ambito delle riforme e degli investimenti strategici previsti nel piano strutturale di bilancio il DFP illustra, fra le altre, le principali misure adottate e l'impegno per una migliore istruzione e formazione, che assicurino maggiori opportunità e competenze nell'accesso al mercato del lavoro, il rafforzamento del corpo docente, dei servizi di tutoring e orientamento e della formazione continua dei docenti;
il Governo conferma l'impegno del Paese a sostenere l'incremento della percentuale di individui con un titolo di istruzione superiore, mediante specifiche misure, tra cui interventi volti a sostenere l'iscrizione degli studenti proveniente da contesti socio-economici svantaggiati;
nell'ambito dell'avanzamento della realizzazione degli interventi del programma «Agenda Sud», per il superamento dei divari territoriali nei servizi e nelle opportunità di istruzione, il Governo riferisce che sono stati adottati obiettivi specifici di integrazione e potenziamento delle aree disciplinari di base, con riferimento al I e II ciclo; in più, è stato avviato il progetto denominato «Agenda Nord», rivolto alle istituzioni scolastiche statali primarie, secondarie di primo e di secondo grado delle regioni centro-settentrionali;
con riferimento alle misure per l'internazionalizzazione e l'attrattività del sistema della formazione superiore, in linea con le iniziative per la creazione di uno spazio europeo dell'istruzione e con il Piano d'azione per l'educazione digitale (2021-2027), assumono particolare importanza le misure volte a ripensare l'istruzione e la formazione per l'era digitale e a favorire Pag. 96l'apertura e la cooperazione internazionale, tra cui l'investimento Didattica e competenze universitarie avanzate del PNRR;
nell'ambito degli interventi socio-educativi per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno, il DFP afferma che procede l'attuazione degli investimenti di circa 220 milioni nell'ambito delle risorse del PNRR per combattere la povertà educativa e migliorare l'istruzione (Missione, 5, Investimento 3); inoltre, il decreto-legge n. 60 del 2024 (cosiddetto Coesione), ha previsto l'allocazione di ulteriori 200 milioni per l'istruzione e il contrasto alla povertà educativa da utilizzare nelle regioni meno sviluppate,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti osservazioni:
a) valuti il Governo l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di bilancio, di prevedere la detrazione fiscale per le spese sostenute per l'acquisto dei libri di testo per le famiglie con figli iscritti nelle scuole di I e II grado;
b) valuti il Governo l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di introdurre un'aliquota unica agevolata al 5 per cento per tutti i consumi culturali (musica, cinema, editoria audiovisiva, spettacoli, teatro);
c) valuti il Governo l'opportunità di introdurre un credito d'imposta per gli spettacoli di musica dal vivo, al fine di consolidare questo segmento di industria culturale e stimolare la produzione e organizzazione di piccoli concerti;
d) valuti il Governo l'opportunità, con i prossimi provvedimenti in materia di pubblica istruzione e nel rispetto degli impegni di spesa già assunti, di includere anche il settore dell'editoria audiovisiva nell'ambito dei beni oggetto del cosiddetto «bonus docenti».
ALLEGATO 2
Documento di finanza pubblica 2025. Doc. CCXL, n. 1 e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAL GRUPPO PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA PROGRESSISTA DEMOCRATICA
La VII Commissione,
esaminato il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, n. 1, e Allegati);
premesso che:
la fase attuale è caratterizzata da un elevato grado di incertezza intorno all'evoluzione dello scenario economico globale, caratterizzato da rilevanti tensioni geo-economiche;
anche in questa occasione il Governo ha presentato per il 2025 un Documento con il solo quadro tendenziale, a legislazione vigente, senza presentare un quadro programmatico di finanza pubblica che viene rinviato al Documento Programmatico di Bilancio per il 2026 (DPB) di metà ottobre;
il Governo non intraprende alcuna iniziativa per compensare le imprese coinvolte dall'annuncio dei dazi degli Stati Uniti e nemmeno chiarisce se intenda ricorrere alle clausole europee per scorporare dal calcolo del deficit le spese per la difesa; tantomeno si riferisce della posizione del governo sull'adeguamento automatico dell'età pensionabile alla speranza di vita; si propone quindi all'esame un documento definito dallo stesso esecutivo «di rendicontazione» di quanto già portato a termine fino ad oggi;
il Governo non offre alcun dettaglio delle misure da confermare denotando qui l'incapacità di affrontare il futuro e dimostrando di avere idee poco chiare nel merito;
la decisione del Governo di non presentare un documento programmatico è stata scelta in passato da governi dimissionari che non avevano titolo a presentare programmi pluriennali; al contrario, la scelta del Governo, nel pieno delle sue funzioni, è senza precedenti e si pone in violazione delle citate norme sul processo di formazione del bilancio;
con riferimento ai settori di competenza della VII Commissione:
ritenuto che:
il documento mostra notevoli lacune e non prospetta alcun intervento adeguato a sostegno dei settori che investono il sapere nelle sue declinazioni quali scuola, università, ricerca, benché essi rappresentino il volano per un durevole sviluppo sociale ed economico;
appare impossibile valutare, dai dati riportati, se verranno tracciati interventi in grado di promuovere una crescita dell'economia e dell'occupazione;
nella programmazione il Governo prosegue nella politica dissennata che ha operato importanti tagli che hanno pesantemente inciso sul settore dell'istruzione, a conferma di una chiara e incomprensibile volontà politica per la quale l'Istruzione non rappresenta una priorità del Paese;
considerato che:
non si intende restituire centralità all'istruzione pubblica poiché non risultano stanziamenti adeguati per innalzare le retribuzioni dei docenti, portandole al livello europeo, nonché per definire incarichi e progressione di carriera del personale scolastico, attraverso un incremento stabile, congruo e duraturo delle risorse stanziate per il rinnovo contrattuale;
pesano le norme approvate per il prossimo triennio che hanno tagliano 5.660 docenti dell'organico dell'autonomia e 2147 Pag. 98posti del personale amministrativo tecnico e ausiliario della scuola e le risorse destinate al rinnovo del contratto sono assolutamente insufficienti e inadeguate a tutelare il potere d'acquisto delle retribuzioni del personale della scuola duramente colpite dall'inflazione;
nessuna previsione indica il sostegno al diritto allo studio nella direzione di un'omogeneizzazione delle condizioni di accesso alla gratuità dei libri di testo nelle diverse aree del Paese, anche aumentando le risorse nazionali a tal fine destinate, fino all'estensione della gratuità dei libri a tutta la scuola dell'obbligo per le famiglie meno abbienti;
il documento riporta che «nell'ambito dell'avanzamento della realizzazione degli interventi del programma “Agenda Sud”, per il superamento dei divari territoriali nei servizi e nelle opportunità di istruzione, sono stati adottati obiettivi specifici di integrazione» e che in tal senso, il documento, non riporta quali siano tali obiettivi specifici di integrazione;
oltre a non risultare previsioni di intervento per il contrasto della dispersione scolastica e della povertà educativa, risulta, invece, un definanziamento di -38 milioni di euro al fondo, di 40 milioni per il 2025, per la «riduzione divari territoriali, contrasto dispersione scolastica» approvata nell'ultima legge di bilancio;
per quanto riguarda le politiche sociali il DFP rivendica progressi concreti sul fronte dei servizi per la prima infanzia, quando in realtà la situazione è profondamente diversa poiché a fine 2024 risultano spesi solo 816 milioni a fronte di uno stanziamento complessivo di 3,24 miliardi di euro pari al 21,2 per cento dei fondi destinati agli asili nido;
il Governo, nel Piano Strutturale di bilancio di medio termine 2025- 2029, trasmesso all'Unione europea, in particolare, nell'Allegato VI, investimento 1.1 della M4C1, ha indicato delle risorse stanziate che si discostano fortemente dal quadro finanziario delineato in premessa e dagli obiettivi programmatici concordati con la stessa Unione europea;
nello specifico, nella tavola A.VI.4, il Governo ha rimodulato il LEP del 33 per cento previsto dalla legge n. n. 234 del 2021 per gli asili nido, impegnandosi a garantire il 33 per cento «a livello nazionale», eliminando il riferimento al «livello comunale» e introducendo una sorta di nuovo LEP del 15 per cento denominato «a livello regionale»;
sempre nell'ambito del Piano Strutturale di bilancio 2025 – 2029, tavola A.VI.4, il Governo ha indicato come obiettivo per il 2027 quello di «aumentare la spesa pubblica per coprire i costi operativi delle strutture di assistenza all'infanzia di almeno il 20 per cento rispetto alla spesa pubblica annua dedicata nel 2021 ai costi di gestione delle strutture di assistenza all'infanzia disponibili per i bambini sotto i 3 anni d'età, considerando anche i nuovi posti resi disponibili dal PNRR»;
il nuovo livello di copertura del servizio nidi del 15 per cento regionale – fermo restando quello del 33 per cento medio nazionale – è sensibilmente inferiore a quello di legge; un incremento nel 2027 rispetto al 2021 delle spese di gestione di «almeno il 20 per cento» equivale a un importo minimo annuo di 260 milioni, ovvero meno di un quarto rispetto ai 1.100 milioni effettivamente stanziati e necessari a coprire le spese per 141.855 nuovi posti nei nidi;
stigmatizzata l'assenza di interventi a sostegno del welfare studentesco;
per quanto riguarda le politiche universitarie il DFP rivendica la riforma delle modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria, che ha introdotto un nuovo modello di selezione basato sul cosiddetto «semestre filtro», già a partire dall'anno accademico 2025/2026;
considerato che, non risulta affrontato il tema, invece prioritario e complesso, di immediata conseguenza relativo, invece, al nesso tra qualità della formazione e la qualità del diritto alla salute delle persone e inoltre, il documento non Pag. 99prevede alcuna previsione all'adeguamento dell'offerta didattica e all'incremento delle borse di specializzazione;
il DFP rivendica la previsione di una revisione dei meccanismi di finanziamento delle università, tra cui le modalità di riparto annuale del «Fondo di finanziamento ordinario delle università» (FFO);
il Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), ha subito una riduzione di ben 8-900 milioni di euro, derivata dall'avvio di piani straordinari, messi a carico delle stesse università, di ben 290 milioni per l'assunzione di giovani ricercatori e 50 milioni di euro per l'arruolamento del personale tecnico-amministrativo;
oltre alla riduzione deve essere calcolata, la mancata copertura agli atenei degli oltre 300 milioni di euro di maggiori oneri derivanti dall'adeguamento degli stipendi del personale docente strutturato, obbligo a carico del bilancio dei singoli atenei stabilito con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze;
a questi tagli si aggiunge ancora il blocco del piano straordinario di reclutamento come approvato dall'ultima manovra di bilancio;
per quanto riguarda la cultura si registra l'assenza di una strategia di sostegno al settore;
il Documento non fa alcun cenno ai diversi aspetti del settore culturale e che, inoltre, risultano assenti previsioni di sostegno allo spettacolo, al cinema, alla tutela dei beni culturali, alla promozione della lettura, all'arte e alla musica;
non si evince nessuna previsione di intervento volto a sostenere la produzione cinematografica e audiovisiva, penalizzata dall'aumento della politicizzazione delle scelte di finanziamento;
riteniamo di sottolineare l'importanza, nella previsione di sostegno al settore culturale, di avviare finanziamenti pluriennali a sostegno delle finalità e degli obiettivi indicati nel cosiddetto Piano Olivetti;
stigmatizzata l'assenza nel documento di interventi, in previsione della prossima legge di bilancio, volti a considerare lo sport e la cultura del movimento come un bene essenziale e un investimento fondamentale, sotto il profilo sociale, della salute ed economico, per il futuro del nostro Paese,
esprime
PARERE CONTRARIO.
Manzi, Berruto, Iacono, Orfini.
ALLEGATO 3
Documento di finanza pubblica 2025. Doc. CCXL, n. 1 e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAL GRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE
La Commissione VII,
esaminato, il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, n. 1 e Allegati) approvato lo scorso 9 aprile dal Consiglio dei ministri e trasmesso al Parlamento;
premesso che:
il Governo ha presentato alle Camere, in data 27 settembre 2024, il Piano Strutturale di Medio Termine 2025-2029 (in seguito «il Piano»), delineando le strategie economiche e finanziarie per il prossimo quinquennio;
considerando in primo luogo le previsioni macroeconomiche, il Piano stima un tasso di crescita del PIL reale pari all'1,0 per cento medio annuo nel periodo 2025-2029 e dello 0,8 per cento nel periodo di aggiustamento 2025-2031, confermando il tasso di crescita dell'1 per cento anche per l'anno 2024;
in secondo luogo, sul fronte della finanza pubblica, il Piano indica un aumento del rapporto debito/PIL nel periodo 2025-2027, raggiungendo il 135,8 per cento nel 2024 per poi diminuire gradualmente fino al 134,9 per cento nel 2029 e ulteriormente al 132,5 per cento del PIL alla fine del periodo di aggiustamento (2031). Contestualmente, si prevede una correzione programmata del saldo primario strutturale dello 0,5 per cento del PIL nel 2025 e nel 2026, con l'obiettivo di uscire dalla procedura per deficit eccessivo entro il 2027, a fronte di un rapporto deficit/PIL stimato al 3,8 per cento nel 2024;
la traiettoria di spesa netta nel periodo di aggiustamento 2025-2031 mostra un iniziale aumento, seguito da una fase di decelerazione e stabilizzazione. In particolare, il Piano prevede l'impegno a seguire il percorso della spesa netta corrispondente a una crescita media dell'1,6 per cento negli anni 2025-2029, impegnandosi inoltre a realizzare una serie di riforme e investimenti al fine di poter prorogare il periodo di aggiustamento fino a sette anni (2025-2031), durante i quali è prevista una crescita media della spesa netta pari all'1,5 per cento;
il disavanzo delle amministrazioni pubbliche scenderebbe al 2,8 per cento del PIL nel 2026 e all'1,5 per cento del PIL nel 2031. In base al Piano, il saldo delle amministrazioni pubbliche non supererebbe pertanto il valore di riferimento del 3 per cento del PIL alla fine del periodo di aggiustamento (2031). Inoltre, nei dieci anni successivi al periodo di aggiustamento (vale a dire fino al 2041), il disavanzo pubblico non supererebbe il 3 per cento del PIL;
il Piano presenta una stima degli impatti delle misure previste sul PIL reale al 2031. Si prevede un impatto complessivo delle riforme e degli investimenti del PNRR pari a +3,9 per cento, con un contributo specifico degli investimenti del PNRR stimato al +2,2 per cento e un ulteriore +0,5 per cento derivante dalle nuove riforme delineate nel Piano;
per quanto attiene alle principali variabili macroeconomiche, la prospettiva complessiva del Piano si è basata su due ipotesi: la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e l'assenza di un deterioramento del contesto internazionale;
considerato che:
con il documento in esame, tenuto conto di quanto indicato nel Piano, il Governo aggiorna parte delle previsioni in Pag. 101esso contenute alla luce del mutato contesto economico e geopolitico internazionale;
il Governo rileva anzitutto che nel 2024 la crescita reale del PIL in media d'anno si è attestata allo 0,7 per cento, tre decimi di punto al di sotto della previsione contenuta nel Piano;
quanto agli anni successivi, pone in evidenza come, a partire dal secondo trimestre, l'andamento dell'economia italiana potrebbe risentire degli annunci riguardanti i dazi imposti dagli Stati Uniti e dell'elevato grado di incertezza circa l'evoluzione delle politiche tariffarie a livello globale. Per tale motivo, adotta stime prudenziali per quanto riguarda l'andamento del PIL nei prossimi trimestri. In sostanza, la crescita reale del 2025 viene rivista al ribasso di sei decimi di punto per quest'anno e di tre decimi di punto per quello successivo, rispettivamente allo 0,6 per cento e allo 0,8 per cento, così come vengono altresì analizzati scenari di rischio al ribasso;
vengono confermati invece gli obiettivi di spesa netta e di riduzione di deficit e debito enunciati nel Piano;
in generale, il Governo pone in rilievo l'incertezza delle prospettive economiche in considerazione della maggiore complessità in confronto al periodo di elaborazione del Piano. Si rimarca, in particolare, la necessità di «dover rispondere» alle nuove esigenze legate alla sicurezza e alla difesa e al mutamento della politica estera e commerciale della maggiore economia del mondo, auspicando un utilizzo innovativo del bilancio dell'UE a sostegno degli investimenti per la sicurezza e la difesa;
il Documento in esame contiene le sole stime tendenziali senza nulla chiarire in merito ad eventuali interventi correttivi per rilanciare la crescita o i consumi e in generale le politiche future che il Governo intende adottare, anche in considerazione della prevista riduzione della crescita e del mutato contesto economico e geopolitico;
con riferimento al «più rilevante tema di politica economica, con importanti impatti potenziali sulla finanza pubblica dei prossimi anni» (così viene classificato nel documento), ovvero il rafforzamento della capacità di difesa europea in considerazione del mutato contesto geopolitico, il Governo si limita a precisare che «sta attualmente valutando» la possibilità di richiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale a tale scopo, facoltà riconosciuta ai singoli Stati dalla Commissione europea nell'ambito del Piano Defence Readiness 2030 e da comunicare alla Commissione possibilmente entro il prossimo 30 aprile;
fatto sta che in uno scenario più che mai in evoluzione, prevedibile già in autunno, può oggi affermarsi con certezza che, a distanza di soli pochi mesi dalla definizione del Piano, le «ipotesi» su cui esso poggiava possono considerarsi ampiamente superate, come attestato dallo stesso documento in esame;
riguardo all'attuazione del PNRR, a parte le ulteriori modifiche al Piano presentate dall'Italia successivamente al Piano (la richiesta di modifica è stata presentata in data 10 ottobre 2024, due settimane dopo la presentazione alle Camere del Piano, ed è stata approvata dal Consiglio il 18 novembre), dalla consultazione della banca dati ReGiS emerge come i dati che riguardano il nostro Paese, aggiornati al 31 dicembre 2024, siano oltremodo preoccupanti: dei 120 miliardi di euro già incassati dall'Unione europea, ne risultano essere stati spesi appena 62,2 miliardi, pari a solo il 32 per cento dei 194 miliardi complessivi ottenuti grazie all'operato del Governo Conte; ma il dato più allarmante è quello riferito al drastico rallentamento della spesa negli ultimi mesi: dalla fine di settembre 2024 a gennaio 2025, sono stati messi a terra solo 5 miliardi di euro in quattro mesi, un ritmo assolutamente insufficiente a garantire la spesa di tutti i fondi previsti per raggiungere gli obiettivi prefissati entro giugno 2026;
il completamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza richiede ancora la realizzazione di 284 traguardi e obiettivi previsti nei prossimi tre semestri, di cui 177 Pag. 102da conseguire nell'ultimo semestre che avrà scadenza il 30 giugno 2026; secondo le valutazioni economiche effettuate dall'Osservatorio Recovery plan, ipotizzando un andamento costante del regime di spesa, sarebbero infatti 94 i miliardi di euro di spesa a rischio del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
il trend negativo è confermato anche dall'ultima Relazione semestrale della Corte dei conti al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza pubblicata il 9 dicembre 2024, in cui si evidenzia come l'avanzamento finanziario del Piano, seppur in linea con le scadenze concordate, continui a segnalare – come peraltro già messo in luce in occasione di precedenti relazioni – scostamenti significativi rispetto al cronoprogramma: al 30 settembre 2024, il livello della spesa si era attestato sui 57,7 miliardi di euro, il 30 per cento delle risorse del Piano e circa il 66 per cento di quelle che erano programmate entro il 2024;
in merito al contesto internazionale, a seguito della presentazione del Piano il contesto macroeconomico risulta profondamente alterato, in conseguenza delle crescenti tensioni e dei mutati scenari geopolitici internazionali, portando il Ministro Giorgetti a dichiarare la necessità di sospendere il Patto di stabilità, di fatto ammettendo egli stesso il superamento del Piano e la necessità di una nuova programmazione;
sul Piano geopolitico, infatti, le tensioni hanno anzitutto aperto la strada alla corsa al riarmo. Già nella raccomandazione del 21 gennaio 2025 in merito al Piano, il Consiglio rilevava come i rischi geopolitici potessero essere «fonte di pressioni sulle spese per la difesa». In effetti, le conclusioni del successivo Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 hanno confermato la pericolosa quanto concreta svolta militarista dell'Europa, preannunciata nel Libro Bianco della Difesa europea e anticipata nella raccomandazione del 21 gennaio, ribattezzando il Piano di riarmo europeo «Rearm Europe» in «ReArm Europe Plan/Readiness 2030», intendendo sottolineare la capacità di prontezza e risposta militare, in totale contrasto con i principi e i valori comuni dell'Unione europea ossia libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto, promozione della pace e della stabilità;
il Piano, declinato in 5 punti, vale 800 miliardi di euro e segna un deciso cambio di rotta dell'Unione a favore di una vera e propria militarizzazione dell'Unione europea, come a più riprese denunciato dal gruppo parlamentare «Movimento Cinque Stelle», in cui le priorità politiche su temi centrali quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione e la green economy cedono il passo al rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni;
in particolare, il Piano dell'Unione europea prevede un aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità militare, attraverso l'istituzione di un nuovo strumento finanziario basato su prestiti agli Stati membri garantiti dal bilancio dell'Unione europea, per l'acquisto, tra l'altro, di sistemi di difesa aerea e missilistica, artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone, nonché investimenti in infrastrutture critiche e protezione dello spazio, mobilità militare, cyber, intelligenza artificiale e guerra elettronica;
gli Stati membri avrebbero inoltre la possibilità di innalzare la propria spesa militare a livello nazionale, tramite l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita (PSC), ipotesi che – consentendo lo scorporo degli investimenti per la difesa dal calcolo deficit/PIL – libererebbe, nelle intenzioni della Presidente della Commissione europea, complessivamente 650 miliardi di euro in un periodo di quattro anni, da aggiungersi ai 150 miliardi del nuovo strumento di prestiti per la difesa sostenuti dal bilancio dell'Unione europea;
come messo in rilievo anche nei documenti in esame, il Piano di riarmo rischia di avere forti ripercussioni sull'ItaliaPag. 103 e soprattutto sulla programmazione economica dal momento che gli spazi di indebitamento a disposizione degli Stati membri verrebbero così occupati dalle spese per il riarmo, a svantaggio dello stato sociale e dei servizi alla persona, con evidenti disparità a seconda delle disponibilità di bilancio, creando un progetto di investimento industriale non organico, che potrebbe falsare la concorrenza interna, minando i principi stessi del mercato comune, in luogo di una sana e ordinata competizione intra-UE;
alle tragiche «guerre sul campo» e alla corsa agli armamenti si è aggiunta, a livello internazionale, una «guerra commerciale» con l'introduzione di nuove politiche protezionistiche e l'applicazione di dazi commerciali, una linea fortemente voluta dall'amministrazione Trump, entrata in carica il 20 gennaio 2025;
le stime complessive sull'impatto economico per l'Italia oscillano tra i 4 e i 7 miliardi di euro, con la concreta possibilità di perdita di posti di lavoro e una significativa contrazione delle esportazioni in uno scenario di dazi generalizzati;
rilevato che:
a deteriorare ulteriormente il quadro economico descritto contribuisce anche il nuovo aumento dei prezzi dell'energia;
l'aumento delle tariffe energetiche sta gravando nuovamente e in modo significativo su famiglie e imprese, peggiorando ulteriormente una situazione economica già segnata da un generale incremento del costo della vita;
va ribadita con fermezza la netta contrarietà agli insufficienti obiettivi di riforma proposti dal Governo nel Piano, anche alla luce delle misure attuative realizzate nell'ultima manovra di bilancio e nella complementare decretazione d'urgenza;
con particolare riferimento alle materie di competenza della commissione VII, valutato che:
quanto al settore dell'istruzione e dell'educazione, nel DFP, come nei provvedimenti sino ad ora approvati da questo Governo, quali la filiera formativa tecnico-professionale, il liceo del made in Italy, la riforma del voto in condotta, e in quelli annunciati, come le nuove indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo di formazione, emerge chiaramente l'esigenza non solo di subordinare i desideri educativi e professionali delle giovani generazioni ai bisogni contingenti provenienti esclusivamente dal mondo produttivo, ma anche quella di reinterpretare compiti e funzioni dell'intero sistema scolastico, condizionando le finalità educative e i relativi processi di insegnamento al pensiero ideologico e alle esigenze del comparto industriale, senza un reale coinvolgimento della comunità scolastica e ricorrendo ad espedienti che minano il diritto di espressione, favorendo, altresì, politiche di spesa indirizzate verso il settore privato, a discapito del sistema pubblico d'istruzione;
quanto all'obiettivo previsto dal PNRR per la realizzazione del piano asili nido e scuole dell'infanzia, nel DFP vengono confermate le criticità e i ritardi emersi nelle prime fasi di esecuzione del Piano e già confermate dall'UPB a gennaio 2025: in base a quanto risulta dai dati di ReGiS, la spesa sostenuta al 9 dicembre 2024 per la realizzazione delle opere appare in sostanziale ritardo rispetto a quanto indicato nel cronoprogramma finanziario, il quale, per il 2024, aveva previsto una spesa di 1,7 miliardi, mentre ne risultano effettivamente utilizzati circa la metà, 816,7 milioni, il 25,2 per ceno del totale delle risorse finanziarie (3,24 miliardi). È bene ricordare che tale obiettivo è già stato ridimensionato con la revisione dell'8 dicembre 2023, in quanto a fronte di un target di 264.480 posti a cui erano destinate risorse per 4,6 miliardi, lo stesso è diminuito a 150.480 nuovi posti ed è stata posticipata di sei mesi la scadenza, a giugno 2026, con un conseguente ridimensionamento delle risorse (3,24 miliardi). Dunque, permangono forti incertezze sul conseguimento dell'obiettivo sia in termini quantitativi, sia temporali;
quanto al settore dell'università e della ricerca, le politiche adottate dall'EsecutivoPag. 104 evidenziate nel DFP, ovvero la riforma del sistema di governance, reclutamento e organizzazione dell'università, mediante la revisione dell'ordinamento della formazione superiore, vanno nella direzione opposta a quella auspicata, in quanto, nonostante la necessità di investimenti e risorse, il sistema universitario statale ha subito una drastica riduzione di finanziamenti, con tagli significativi al Fondo di finanziamento ordinario, la principale fonte di sostentamento delle università, in un quadro europeo che colloca l'Italia tra gli ultimi posti in termini di percentuale di laureati sugli occupati, a cui si aggiungono riforme come quella del pre-ruolo, che introduce ulteriori figure precarie e ridimensiona il più tutelante contratto di ricerca, e quella del sistema di accesso ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria, la quale creerà ulteriori barriere d'ingresso a tali corsi e peggiorerà la qualità formativa a causa dell'asimmetria tra elevato numero di studenti, scarsa capienza delle strutture e clausola di invarianza finanziaria. Inoltre, si evidenziano i successi relativi al sostegno al diritto allo studio dei giovani studenti universitari, ma la realtà è che persistono grosse difficoltà per raggiungere il target (rimodulato) dei 60.000 nuovi posti letto entro il 2026, con il rischio concreto di una nuova negoziazione al ribasso e conseguente taglio dei fondi, considerato che, al 15 marzo, i posti letto finanziati risultano soltanto 11.623;
a ciò si aggiungono le disposizioni approvate dalla recente legge di bilancio, le quali, per il settore della conoscenza, hanno destinato tagli e riduzioni del personale sia nel mondo dell'università e della ricerca, sia nel settore della scuola, già fortemente penalizzato dalla riforma del dimensionamento scolastico e che vedrà, nel successivo anno scolastico per i docenti e in quello dopo per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, una riduzione del contingente rispettivamente di 5.660 e di 2.174 unità. Dappiù, nel DFP viene evidenziato come sia stata avviata con successo la riforma del reclutamento docenti, anche al fine di ridurre il precariato nella scuola, ma la realtà dei fatti mostra un altro scenario: i nuovi percorsi abilitanti sono stati avviati con netto ritardo e non in maniera omogenea sul territorio nazionale (un anno e mezzo rispetto al cronoprogramma), creando ulteriori discriminazioni e difficoltà ad un personale scolastico già sotto pressione per i bassi salari e l'inflazione, mentre i concorsi PNRR, oltre ai ritardi registrati, sono stati oggetto di errori tecnici che stanno rallentando ulteriormente il raggiungimento del target prefissato;
il settore della cultura, nonostante lo straordinario patrimonio artistico presente sul nostro territorio, unico al mondo, continua a restare ai margini delle priorità dell'Esecutivo ed assente tra le politiche descritte nel DFP. Il recente provvedimento approvato, al di là delle finalità altisonanti, rischia di rimanere lettera morta se non accompagnato da uno sforzo in termini economici e finanziari, così come la salvaguardia dei beni culturali e patrimoniali non può esistere senza la tutela della professionalità e dei lavoratori che ogni giorno contribuiscono a valorizzare il nostro immenso patrimonio culturale. Tuttavia, la programmazione del Governo non prevede politiche di superamento del precariato ed investimenti, come l'attuazione della riforma del codice dello spettacolo, che sta lasciando interi settori senza risorse, tra i quali il mondo della danza, dei corpi di ballo e quello del cinema, quest'ultimo fortemente destabilizzato anche dal blocco del tax credit, né politiche di rafforzamento delle industrie culturali e creative, le quali continuano a produrre valore aggiunto ed occupazione nonostante la loro assenza tra le priorità dell'Esecutivo;
dunque, nonostante i settori della conoscenza rappresentino il volano per il progresso di una società, le priorità di questo Governo non prevedono investimenti nei settori dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della cultura, con la drammatica conseguenza che, in un Paese con la popolazione sempre più vecchia e un bassissimo tasso di fecondità (1,18 nel 2024), l'emigrazione dei giovani in cerca di una qualità della vita migliore continua ad aumentare:Pag. 105 nell'ultimo anno, secondo il rapporto ISTAT, sono 113mila i giovani espatriati, di cui 93.410 tra i 18 e i 39 anni e quasi ventimila sotto i 17 anni;
alla luce di tutto quanto superiormente esposto, appare dunque indispensabile che il Governo si impegni:
a reperire adeguate risorse da destinare all'incremento dei finanziamenti dei settori pubblici dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al fine di portare gli investimenti in istruzione, educazione e formazione al 5 per cento del PIL come nel resto dei paesi OCSE e di rimettere al centro delle politiche di spesa due ambiti fondamentali per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese;
a rivedere interamente le politiche di riduzione del personale e le disposizioni concernenti i tagli lineari dei contingenti delle professionalità della scuola, dell'università e della cultura, reperendo, altresì, le risorse economiche necessarie per incrementare i salari dei lavoratori di tutti i settori della conoscenza e per stabilizzare il personale precario operante nei medesimi settori;
ad attuare urgentemente la riforma del codice dello spettacolo, reperendo le risorse necessarie da destinare ai vari settori coinvolti, con particolare riferimento al mondo della danza e dei corpi di ballo, afflitti dal precariato, e al settore del cinema, paralizzato dal blocco del tax credit e sottoposto a continui definanziamenti;
ad adottare politiche di investimento e rafforzamento delle industrie culturali e creative, al fine di potenziare uno dei settori economici che produce maggior valore aggiunto ed occupazione per la crescita e lo sviluppo del Paese;
a reperire le necessarie risorse al fine di garantire la piena attuazione del Piano nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni, anche a fronte dei ritardi registrati nella realizzazione di nuovi posti negli asili nido e nelle scuole per l'infanzia che mettono a rischio i finanziamenti del PNRR;
ad adottare urgentemente politiche rivolte alle giovani generazioni, garantendo incentivi adeguati all'accesso alla pratica sportiva, alla cultura, all'istruzione e alla formazione, al fine di invertire la tendenza dei giovani ad espatriare alla ricerca di un futuro migliore;
ad intervenire urgentemente per sostenere le famiglie in difficoltà a causa dell'inflazione e del caro energia nell'acquisto di libri e materiali scolastici, approvando il prima possibile la proposta di legge concernente l'istituzione di una dote educativa da destinare a tutte le alunne e alunni, studentesse e studenti del primo e del secondo ciclo di istruzione, al fine di garantire il diritto allo studio in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e combattere la povertà educativa;
ad adottare misure volte a contrastare l'eccessivo affollamento delle classi, diminuendo il numero minimo di alunni per classe, ed a rivedere la disposizione concernenti il dimensionamento scolastico e le nuove indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo di formazione, garantendo, altresì, un reale coinvolgimento delle comunità di settore nell'attuazione di tali politiche, al fine di assicurare un'istruzione di qualità;
ad adottare tutte le iniziative necessarie volte a velocizzare l'attuazione degli obiettivi della Missione 4 «Istruzione e Ricerca» del PNRR, al fine di scongiurare le ipotesi di rimodulazioni di obiettivi e possibili definanziamenti, con particolare riguardo alla realizzazione di nuove residenze universitarie, sempre più fondamentali nel contrasto all'aumento del costo degli affitti per gli studenti fuori sede, anche incrementando adeguatamente il fondo affitti studenti universitari;
a non proseguire nel sostegno del Piano di riarmo europeo «ReArm Europe/Readiness 2030» e ad adottare urgentemente le opportune iniziative, anche di carattere normativo, volte a una graduale diminuzione delle spese per i sistemi di armamento, che insistono sul bilancio dello Stato, al fine di non distrarre ingenti risorsePag. 106 che potrebbero contribuire al sostegno di misure di carattere sociale;
al fine di recuperare i valori fondanti dell'Unione europea, a sostenere nelle opportune sedi europee la sostituzione integrale del «ReArm Europe/Readiness 2030» con un Piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuovano la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell'Unione europea tra i quali: gli investimenti nell'istruzione, nella formazione, nella ricerca, nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, nello sport;
ad opporsi, altresì, in tutte le competenti sedi istituzionali nazionali ed europee, alla possibilità di reindirizzare i fondi della politica di coesione verso le spese relative alla difesa, distogliendo tali fondi dalla finalità del rafforzamento della coesione economico e sociale, in quanto pilastro fondamentale su cui poggia la programmazione e il contenuto dell'intero Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha tra i suoi obiettivi proprio il riequilibrio territoriale e il rilancio del Sud, come priorità trasversale a tutte le missioni del Piano;
valutato infine che:
il documento, anche a fronte degli insufficienti obiettivi di riforma che si pone, ovvero dei ritardi accusati dal nostro Paese per una loro concreta realizzazione, non prevede lo stanziamento di risorse aggiuntive adeguate, inoltre da esso evince la totale assenza di una programmazione chiara e univoca;
ci si sarebbe aspettati una più responsabile azione volta davvero a promuovere gli investimenti nell'istruzione, nella formazione, nella ricerca, nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, nello sport e nell'editoria,
esprime
PARERE CONTRARIO.
Caso, Amato, Orrico.
ALLEGATO 4
Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 883, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea (UE) e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio (EFTA). C. 1042 e abb.
PARERE APPROVATO
La VII Commissione,
esaminata, per le parti di competenza, la proposta di legge C. 1042 e abb., recante modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 883, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea (UE) e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio (EFTA), quale risultante dalle proposte emendative approvate nel corso dell'esame in sede referente,
esprime
PARERE FAVOREVOLE.