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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 23 aprile 2025
486.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Lavoro pubblico e privato (XI)
ALLEGATO
Pag. 141

ALLEGATO 1

Documento di finanza pubblica 2025. Doc. LCCXL, n. 1, e Allegati.

PARERE APPROVATO

  La XI Commissione,

   esaminato, per quanto di competenza, il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, n. 1, e Allegati);

   considerato che nel corso del 2024 il mercato del lavoro ha fatto registrare un nuovo incremento dell'occupazione (+2,2 per cento in termini di ULA) e la graduale riduzione del tasso di disoccupazione (6,5 per cento, –1,1 punti percentuali rispetto all'anno precedente);

   considerato inoltre che, in base alla rilevazione sulle forze di lavoro, nella media del 2024, il numero di occupati (15-64 anni) è cresciuto dell'1,4 per cento, portando il tasso di occupazione al 62,2 per cento, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2023;

   apprezzato che la dinamica positiva dell'occupazione è stata il risultato di un aumento dei lavoratori dipendenti più marcato di quello degli autonomi, sospinto in prevalenza dall'occupazione a tempo indeterminato;

   preso atto che, per quanto riguarda lo scenario macroeconomico nazionale inerente alle tendenze del mercato del lavoro, nel DFP si stima per l'anno in corso un ulteriore marginale riduzione del tasso di disoccupazione in media d'anno, che si attesterebbe intorno al 6,1 per cento, mentre il numero di occupati dovrebbe continuare a espandersi, affiancato da un rallentamento delle ore lavorate;

   considerato che nel complesso le forze di lavoro dovrebbero continuare a crescere nel 2025, accelerando rispetto all'anno passato e che, quanto alle proiezioni a legislazione vigente per gli anni successivi al 2025, nel Documento si afferma che la dinamica positiva del mercato del lavoro dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata, con il tasso di disoccupazione che calerebbe ulteriormente, portandosi fino al 5,8 per cento nel 2027;

   considerato altresì che, quanto al Programma nazionale GOL, il quale è rivolto ai soggetti disoccupati o in transizione – quindi beneficiari di ammortizzatori sociali in costanza o in assenza di un rapporto di lavoro o di misure di sostegno al reddito – nonché ai soggetti fragili o vulnerabili con difficoltà a livello occupazionale, la legge di bilancio 2025 ha stanziato ulteriori risorse per il Programma medesimo;

   preso atto che, per quanto riguarda l'Assegno di inclusione (ADI) – che è mirato a garantire alle famiglie fragili non solo un adeguato sostegno al reddito, ma soprattutto l'attivazione e l'accesso ai servizi sociali abilitanti, per i più vulnerabili, e il sostegno al reinserimento nel mercato del lavoro per coloro che sono in grado di lavorare – la legge di bilancio per il 2025 ha adeguato le soglie di accesso e l'importo del beneficio economico, in modo da estenderne la platea dei beneficiari, elevando l'integrazione del reddito familiare da 6.000 a un massimo di 6.500 euro annui (moltiplicata per la scala di equivalenza ADI), nonché da 7.560 a 8.190 euro annui, se il nucleo familiare è composto da persone tutte di età pari o superiore a 67 anni o da altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza;

   ricordato che, per quanto riguarda il Supporto Formazione Lavoro – misura di attivazione al lavoro, riconosciuta alle persone tra 18 e 59 anni che non hanno i requisiti per accedere all'Assegno di inclusione – la legge di bilancio ha disposto l'incremento da 350 a 500 euro dell'importo del beneficio economico mensile – Pag. 142quale indennità di partecipazione alle misure di attivazione lavorativa – ed esteso la sua durata fino a un massimo di dodici mensilità, prorogabile per un massimo di ulteriori dodici mesi, previo aggiornamento del Patto di Servizio Personalizzato (PSP), qualora, allo scadere dei primi dodici mesi di fruizione, il richiedente risulti partecipare ad un corso di formazione;

   considerato inoltre che la legge di bilancio per il 2025 ha previsto alcuni incentivi e modifiche riguardo ai criteri di accesso al pensionamento, per consentire un allungamento della vita lavorativa, in condizioni specifiche;

   apprezzato che la legge di bilancio 2025 ha altresì prorogato taluni istituti di pensionamento anticipato (Opzione Donna, Quota 103 e APE sociale) in deroga al regime generale e, per quanto concerne la previdenza complementare, ha previsto per specifici soggetti e condizioni la possibilità di cumulare i contributi versati nella previdenza pubblica con il valore delle prestazioni di rendita di forme pensionistiche di previdenza complementare, ai fini del raggiungimento dell'importo necessario per accedere alla pensione nel sistema contributivo;

   preso atto che, per quanto riguarda la valorizzazione del capitale umano nella pubblica amministrazione, il Documento evidenzia che è stato definito un quadro strategico per la programmazione della formazione come leva di pianificazione strategica delle amministrazioni e di individuazione delle aree di competenze trasversali e degli obiettivi di sviluppo delle competenze per la transizione amministrativa, digitale ed ecologica; inoltre, è stata ampliata l'offerta formativa erogata attraverso la piattaforma Syllabus, in coerenza con il modello delle competenze definito, come previsto nei Piani integrati di attività e organizzazione (PIAO);

   apprezzato che il Governo sta lavorando per il raggiungimento degli obiettivi a fine 2026, per la diffusione della mobilità verticale e orizzontale, e per il 2028, per il completamento di un primo ciclo di valutazione e di assegnazione di premialità, nell'ambito del nuovo quadro di valutazione della performance;

   considerato altresì che la legge di bilancio per il 2025 ha previsto risorse nei trienni 2025-2027 e 2028-2030 per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici e che tale spesa sarà funzionale ad assicurare un aumento annuale delle retribuzioni dell'1,8 per cento lungo il triennio 2025-2027, dell'1,9 per cento nel 2028 e del 2 per cento tra il 2029 e il 2030;

   rilevato che, per quanto riguarda l'occupazione femminile e il bilanciamento di genere, la legge di bilancio 2024 ha introdotto una decontribuzione per le madri con due o più figli, trasformata in misura strutturale dal 2025;

   considerato che il Documento in esame indica i disegni di legge da considerare come collegati alla manovra di bilancio e che, nell'ambito di tale elenco, si segnala la previsione di collegati recanti: interventi in materia di disciplina pensionistica; misure a sostegno delle politiche per il lavoro e delle politiche sociali; interventi a favore delle politiche di contrasto alla povertà; disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 143

ALLEGATO 2

Documento di finanza pubblica 2025. Doc. CCXL, n. 1, e Allegati.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO M5S

  La XI Commissione,

   in sede di esame del Documento di finanza pubblica approvato lo scorso 9 aprile dal Consiglio dei ministri e trasmesso al Parlamento,

   premesso che:

    il Governo ha presentato alle Camere, in data 27 settembre 2024, il Piano Strutturale di Medio Termine 2025-2029 (in seguito «il Piano»), delineando le strategie economiche e finanziarie per il prossimo quinquennio;

    considerando in primo luogo le previsioni macroeconomiche, il Piano stima un tasso di crescita del PIL reale pari all'1,0 per cento medio annuo nel periodo 2025-2029 e dello 0,8 per cento nel periodo di aggiustamento 2025-2031, confermando il tasso di crescita dell'1 per cento anche per l'anno 2024;

    in secondo luogo, sul fronte della finanza pubblica, il Piano indica un aumento del rapporto debito/PIL nel periodo 2025-2027, raggiungendo il 135,8 per cento nel 2024 per poi diminuire gradualmente fino al 134,9 per cento nel 2029 e ulteriormente al 132,5 per cento del PIL alla fine del periodo di aggiustamento (2031). Contestualmente, si prevede una correzione programmata del saldo primario strutturale dello 0,5 per cento del PIL nel 2025 e nel 2026, con l'obiettivo di uscire dalla procedura per deficit eccessivo entro il 2027, a fronte di un rapporto deficit/PIL stimato al 3,8 per cento nel 2024;

    la traiettoria di spesa netta nel periodo di aggiustamento 2025-2031 mostra un iniziale aumento, seguito da una fase di decelerazione e stabilizzazione. In particolare, il Piano prevede l'impegno a seguire il percorso della spesa netta corrispondente a una crescita media dell'1,6 per cento negli anni 2025-2029, impegnandosi inoltre a realizzare una serie di riforme e investimenti al fine di poter prorogare il periodo di aggiustamento fino a sette anni (2025-2031), durante i quali è prevista una crescita media della spesa netta pari all'1,5 per cento;

    il disavanzo delle amministrazioni pubbliche scenderebbe al 2,8 per cento del PIL nel 2026 e all'1,5 per cento del PIL nel 2031. In base al Piano, il saldo delle amministrazioni pubbliche non supererebbe pertanto il valore di riferimento del 3 per cento del PIL alla fine del periodo di aggiustamento (2031). Inoltre, nei dieci anni successivi al periodo di aggiustamento (vale a dire fino al 2041), il disavanzo pubblico non supererebbe il 3 per cento del PIL;

    infine, il Piano presenta una stima degli impatti delle misure previste sul PIL reale al 2031. Si prevede un impatto complessivo delle riforme e degli investimenti del PNRR pari a +3,9 per cento, con un contributo specifico degli investimenti del PNRR stimato al +2,2 per cento e un ulteriore +0,5 per cento derivante dalle nuove riforme delineate nel Piano;

    per quanto attiene alle principali variabili macroeconomiche, la prospettiva complessiva del Piano si è basata su due ipotesi: la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e l'assenza di un deterioramento del contesto internazionale;

    il 21 ottobre 2024 la Commissione europea ha redatto la proposta di Raccomandazione del Consiglio;

    il 21 gennaio 2025 il Consiglio dell'Unione europea nel formato ECFIN ha approvato il Piano con Raccomandazione del 14 gennaio 2025;

Pag. 144

   considerato che:

    come evidenziato anche dall'istituzione di bilancio indipendente dell'Italia (Ufficio parlamentare di bilancio – UPB), per quanto attiene alle principali variabili macroeconomiche, le previsioni si collocano sull'estremo superiore e che la prospettiva complessiva si basa su due ipotesi: la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e l'assenza di un deterioramento del contesto internazionale;

    in sostanza, può oggi affermarsi con certezza, a distanza di soli pochi mesi dalla definizione del Piano, che l'intera struttura della programmazione del Governo poggia su basi assai poco solide e su previsioni fuorvianti. In particolare, già possono considerarsi ampiamente superate le «due ipotesi» poste alla base delle previsioni;

    in generale, il Governo pone in rilievo l'incertezza delle prospettive economiche in considerazione della maggiore complessità in confronto al periodo di elaborazione del Piano. Si rimarca, in particolare, la necessità di «dover rispondere» alle nuove esigenze legate alla sicurezza e alla difesa e al mutamento della politica estera e commerciale della maggiore economia del mondo, auspicando un utilizzo innovativo del bilancio dell'UE a sostegno degli investimenti per la sicurezza e la difesa;

    il Documento in esame contiene le sole stime tendenziali senza nulla chiarire in merito ad eventuali interventi correttivi per rilanciare la crescita o i consumi e in generale le politiche future che il Governo intende adottare, anche in considerazione della prevista riduzione della crescita e del mutato contesto economico e geopolitico;

    con riferimento al «più rilevante tema di politica economica, con importanti impatti potenziali sulla finanza pubblica dei prossimi anni» (così viene classificato nel documento), ovvero il rafforzamento della capacità di difesa europea in considerazione del mutato contesto geopolitico, il Governo si limita a precisare che «sta attualmente valutando» la possibilità di richiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale a tale scopo, facoltà riconosciuta ai singoli Stati dalla Commissione europea nell'ambito del Piano Defence Readiness 2030 e da comunicare alla Commissione possibilmente entro il prossimo 30 aprile;

    sul piano geopolitico, infatti, le tensioni hanno anzitutto aperto la strada alla corsa al riarmo. Già nella raccomandazione del 21 gennaio 2025, il Consiglio rilevava come i rischi geopolitici potessero essere «fonte di pressioni sulle spese per la difesa». In effetti, le conclusioni del successivo Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 hanno confermato la pericolosa quanto concreta svolta militarista dell'Europa, preannunciata nel Libro Bianco della Difesa europea e anticipata nella raccomandazione del 21 gennaio, ribattezzando il Piano di riarmo europeo «Rearm Europe» in «ReArm Europe Plan/Readiness 2030», intendendo sottolineare la capacità di prontezza e risposta militare, in totale contrasto con i principi e i valori comuni dell'Unione europea ossia libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto, promozione della pace e della stabilità;

    il 19 marzo 2025, la Commissione europea e l'Alto rappresentante hanno presentato congiuntamente il Libro bianco sulla difesa europea e un pacchetto difesa nell'ambito del piano ReArm Europe/Readiness-2030, quest'ultimo già approvato in via preliminare dal Consiglio europeo del 6 marzo 2025, anche con il sostegno del governo italiano;

    il piano, declinato in 5 punti, vale 800 miliardi di euro e segna un deciso cambio di rotta dell'Unione a favore di una vera e propria militarizzazione dell'Unione europea, come a più riprese denunciato dal gruppo parlamentare «Movimento Cinque Stelle», in cui le priorità politiche su temi centrali quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione e la green economy cedono il passo al rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni;

    in particolare, il piano dell'Unione europea prevede un aumento esponenziale Pag. 145della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità militare, attraverso l'istituzione di un nuovo strumento finanziario basato su prestiti agli Stati membri garantiti dal bilancio dell'Unione europea, per l'acquisto, tra l'altro, di sistemi di difesa aerea e missilistica, artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone, nonché investimenti in infrastrutture critiche e protezione dello spazio, mobilità militare, cyber, intelligenza artificiale e guerra elettronica;

    il piano di riarmo rischia di avere forti ripercussioni sull'Italia e soprattutto sulla programmazione economica dal momento che gli spazi di indebitamento a disposizione degli Stati membri verrebbero così occupati dalle spese per il riarmo, a svantaggio dello stato sociale e dei servizi alla persona, con evidenti disparità a seconda delle disponibilità di bilancio, creando un progetto di investimento industriale non organico, che potrebbe falsare la concorrenza interna, minando i principi stessi del mercato comune, in luogo di una sana e ordinata competizione intra-UE;

    nella Risoluzione approvata dal Parlamento europeo del 12 marzo 2025 sul libro bianco sul futuro della difesa europea (2025/2565(RSP) si evince che: «reputa opportuno modificare i piani nazionali per la ripresa e la resilienza per lasciare spazio a nuovi finanziamenti per la difesa; chiede che gli investimenti in questione rispondano sia alle vulnerabilità della capacità militare che a quelle del tessuto sociale, consentendoci di combattere tutte le minacce ai nostri valori, al nostro modello sociale, alla nostra sicurezza e alla nostra difesa»;

    è dunque fondato il timore che si vogliano sottrarre le risorse del PNRR per destinarle al riarmo e che dunque il trend di crescita del mercato del lavoro possa inevitabilmente arrestarsi;

   considerato altresì che:

    nel documento all'esame si rivendica come, nel corso del 2024, sia proseguita la crescita del numero di occupati a tassi piuttosto sostenuti (+2,2 per cento in termini di ULA), risultando solo in lieve rallentamento rispetto all'anno precedente;

    in base alla rilevazione sulle forze di lavoro, nella media del 2024, il numero di occupati (15-64 anni) è cresciuto dell'1,4 per cento portando il tasso di occupazione al 62,2 per cento in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2023;

     dalla completa lettura degli ultimi dati forniti dall'ISTAT, tuttavia, si evince che:

     l'aumento dell'occupazione (+0,6 per cento, pari a +145 mila unità) riguarda tutte le classi d'età ad eccezione dei 35-49enni il cui numero di occupati diminuisce;

     per i 25-34enni il numero di disoccupati cresce;

     aumentano le persone in cerca di lavoro (+1,4 per cento, pari a +22mila unità);

     a gennaio 2025, il numero di occupati supera quello di gennaio 2024 del 2,2 per cento (+513 mila unità), tuttavia l'aumento non riguarda i 15-24enni e i 35-49enni che diminuiscono;

    lo studio «L'occupazione attivata dal PNRR e le sue caratteristiche» della Banca d'Italia, ha rappresentato come il PNRR, nel 2024, avrebbe attivato una domanda di lavoro compresa tra l'1,7 e il 2,1 per cento dell'occupazione;

    secondo lo scenario della Banca d'Italia: «Nel complesso l'occupazione generata dai nuovi fondi RRF nell'anno di maggior spesa, il 2024, è stimata in circa 300.000 persone (1,7 per cento dell'occupazione alle dipendenze del 2019), il 77 per cento della quale nel settore privato; l'attivazione che verrebbe generata dal totale dei nuovi fondi PNRR nell'anno di picco (2025) sarebbe pari a 375.000 (2,1 per cento), di cui il 79 per cento nel settore privato.»;

    analoghe stime sono evincibili dal report sulle «Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2024-2028)», realizzato da Pag. 146Unioncamere, secondo cui il solo utilizzo dei fondi del PNRR attiverebbe nel complesso circa 970 mila occupati;

    non vi è dubbio dunque che sulle stime occupazionali incide la piena realizzazione dei progetti del PNRR; seppure i dati rilevano che i fondi PNRR già spesi sono solo il 30 per cento delle risorse assegnate;

    il fatto che il settore più avanzato è quello dell'impresa e del lavoro con il 47,3 per cento e delle infrastrutture (46,1 per cento) sono la prova provata della riconducibilità dei segnali di miglioramento dei dati occupazionali alle risorse del PNRR;

    tuttavia, sul Piano del lavoro e all'occupazione, il PNRR attualmente ci consegna uno dei dati più sensibili: le riforme delle politiche attive del mercato del lavoro hanno raggiunto, a oggi, solo il 43 per cento dei traguardi e obiettivi prefissati; si tratta della percentuale più bassa di tutti gli interventi PNRR; ciò significa che il cronoprogramma prevede un numero proporzionalmente molto elevato (57 per cento) di obiettivi e traguardi da raggiungere negli anni finali del Piano, con tutte le incognite e i dubbi che possono giustificatamente sorgere rispetto al successo di tali strategiche misure;

    il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro è ancora molto basso (circa il 56 per cento nel 2023, ben al di sotto della media europea), indicando che permangono forti ostacoli all'inclusione e all'uguaglianza di genere nel settore lavorativo;

    un altro tema di grande rilievo è costituito dalla necessità di introdurre il salario minimo nel nostro Paese: in Italia, infatti, manca una normativa nazionale che fissi un salario minimo legale, nonostante un acceso dibattito in sede parlamentare e a livello sociale;

    al 2023, circa 3 milioni di lavoratori percepiscono una retribuzione inferiore a 9 euro l'ora; la proposta del salario minimo è una delle misure che potrebbe contrastare fenomeni di povertà lavorativa e garantire una maggiore equità nelle retribuzioni; purtroppo, il Governo si è opposto con fermezza alle proposte presentate in sede parlamentare dal M5S;

    non si rileva alcuna strategia in materia di lavoro nel nostro Paese, anche attraverso la realizzazione di un Piano straordinario pluriennale per il lavoro, che metta al centro la buona e stabile occupazione, il contrasto a ogni forma di precarietà e l'incremento della partecipazione al lavoro, con particolare riguardo alle donne e ai giovani, così come al Mezzogiorno e alle aree interne e coerente con la transizione e conversione ecologica;

    le tutele dei lavoratori sono state ulteriormente affievolite anche attraverso la modifica di alcune norme a loro salvaguardia, come le modifiche apportate tramite il cosiddetto «Collegato Lavoro» in tema di «dimissioni in bianco»;

    quanto alla sicurezza e salute sul lavoro i dati pubblicati dall'INAIL sul primo bimestre 2025, messo a confronto con lo stesso periodo del 2024, restituiscono un quadro complesso: se da un lato si registra una riduzione generale delle denunce di infortunio sul lavoro, dall'altro aumentano i casi mortali, sia per gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro che per quelli in itinere;

    le denunce con esito mortale aumentano: sono state 97 nei primi due mesi del 2025, contro le 91 del 2024. L'incidenza di mortalità passa da 0,38 a 0,40 decessi ogni 100 mila occupati;

    assolutamente insufficienti sono gli incentivi e i criteri di accesso al pensionamento laddove si predilige al contrario la detassazione e l'estensione dell'incentivo contributivo per i lavoratori che, pur maturando i requisiti per la pensione anticipata, decidano di continuare a lavorare;

    la proroga, limitata ad un solo anno, per l'accesso a misure dirette ad anticipare l'uscita dal mercato del lavoro (cosiddetta Opzione Donna, Quota 103 e APE sociale), in deroga al regime generale, è altrettanto insufficiente;

Pag. 147

    è limitata la platea dei destinatari della misura che ha innalzato, in via strutturale il limite massimo (da 12 a 16 mesi) per la riduzione del requisito anagrafico per il trattamento pensionistico per le lavoratrici con quattro o più figli;

    il sistema previdenziale continua ad essere involuto per le donne, i giovani e per chi svolge lavori gravosi, senza alcuna prospettiva pensionistica sostenibile e dignitosa;

    non si evince nel documento all'esame nessuna azione efficace volta al rafforzamento e alla riorganizzazione delle politiche pubbliche volte a contrastare la povertà e l'esclusione sociale, che siano volti a rafforzare la componente di servizi alla persona e l'attivazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa per l'effettivo superamento della condizione di povertà;

    nessun passo avanti per assicurare l'estensione in termini di durata, nonché di copertura del congedo di paternità obbligatorio, prevedendo altresì che il congedo di maternità e il congedo di paternità godano di una copertura retributiva pari al 100 per cento, in modo da ridurre il disincentivo economico all'utilizzo dei congedi parentali per i padri;

    permane la più totale miopia sul lavoro agile che continua ad essere negato anche ai lavoratori fragili;

    per tutto quanto sopra premesso e considerato,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Pag. 148

ALLEGATO 3

Documento di finanza pubblica 2025. Doc. CCXL, n. 1, e Allegati.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO PD-IDP

  La XI Commissione,

   esaminato il Documento di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXL, n. 1, e Allegati);

   premesso che:

    la fase attuale è caratterizzata da un elevato grado di incertezza intorno all'evoluzione dello scenario economico globale, caratterizzato da rilevanti tensioni geo-economiche;

    anche in questa occasione il Governo ha presentato per il 2025 un Documento con il solo quadro tendenziale, a legislazione vigente, senza presentare un quadro programmatico di finanza pubblica che viene rinviato al Documento Programmatico di Bilancio per il 2026 (DPB) di metà ottobre;

    il Governo non intraprende alcuna iniziativa per compensare le imprese coinvolte dall'annuncio dei dazi degli Stati Uniti e nemmeno chiarisce se intenda ricorrere alle clausole europee per scorporare dal calcolo del deficit le spese per la difesa; tantomeno si riferisce della posizione del governo sull'adeguamento automatico dell'età pensionabile alla speranza di vita; si propone quindi all'esame un documento definito dallo stesso esecutivo «di rendicontazione» di quanto già portato a termine fino ad oggi;

    il Governo non offre alcun dettaglio delle misure da confermare denotando qui l'incapacità di affrontare il futuro e dimostrando di avere idee poco chiare nel merito;

    la decisione del Governo di non presentare un documento programmatico è stata scelta in passato da governi dimissionari che non avevano titolo a presentare programmi pluriennali; al contrario, la scelta del Governo, nel pieno delle sue funzioni, è senza precedenti e si pone in violazione delle citate norme sul processo di formazione del bilancio;

    per ammissione dello stesso Governo, le stime di crescita del PIL reale si fermano ad un modesto 0,6 per cento per il 2025, con una timida crescita allo 0,8 per cento nel 2026 e 2027, sempre che si riesca a contenere i possibili effetti negativi innescati dalla «guerra» dei dazi decisa dalla nuova amministrazione americana;

    uno scenario che già vede un calo della produzione industriale italiana che si protrae in maniera ininterrotta ormai da ben 25 mesi;

    i ritardi nell'attuazione del PNRR, che in ogni caso terminerà nel 2026, contribuiscono negativamente a deprimere le prospettive di crescita del PIL;

    contestualmente, secondo quanto evidenziato dalla Banca d'Italia nella rilevazione relativa al mese di febbraio 2025, il debito pubblico italiano, è tornato sopra quota 3mila miliardi di euro (3.024,3), con un incremento di ben 146,4 miliardi rispetto al medesimo anno del 2024;

    le stesse dichiarazioni del Ministro dell'economia e delle finanze di non poter fare previsioni attendibili sull'andamento dei conti pubblici e sulle prospettive economiche del nostro Paese, appaiono come una sorta di ammissione di impotenza rispetto alle principali opzioni di politica economica per i prossimi anni, confermata dalla scelta dall'espediente di limitarsi all'illustrazione del quadro tendenziale – soluzione che, in precedenza, era stata adottata solo da governi dimissionari;

    peraltro, come emerso nel corso delle audizioni dell'Upb e di Banca d'Italia, l'impegnoPag. 149 assunto dal Governo – confermato nel recente incontro della Presidente del Consiglio con il Presidente USA, di raggiungere l'obiettivo del 2 per cento del PIL per la spesa militare comporterà un aumento di uscite pari a 11 miliardi di euro che, anche nell'ipotesi – al momento irrealistica – dello scorporo dal calcolo del deficit e del debito nel patto di stabilità Ue, causerebbe in ogni caso un aumento del debito ed effetti regressivi sulla finanza pubblica, accentuando gli squilibri tra i Paesi Ue in ragione dei diversi vincoli di bilancio;

    entro tali strettissimi margini di manovra, il rischio che l'aumento della spesa per armamenti si traduca in ulteriori ridimensionamenti per la spesa sociale è tutt'altro che irrealistico;

    in tale prospettiva, con particolare riferimento ai temi del DEF di più stretta competenza della XI Commissione, si evidenzia la mancanza di risorse per il sostegno della spesa sociale e per il sostegno dei redditi di lavoratori e pensionati, che ancora scontano la perdita di potere d'acquisto dopo la pesante congiuntura inflazionistica degli anni 2022 e 2023, rispetto alla quale ancora non si profila alcuna iniziativa per favorire il rinnovo dei contratti per le tante categorie che ancora ne sono sprovviste;

    anche i dati del mercato del lavoro, per quanto evidenzino la prosecuzione di dati positivi per quanto concerne il numero degli occupati e del tasso di occupazione totale, sono in larga parte concentrate in settori a bassa produttività e vedono una prevalenza di nella fascia di età medio-alta, come conseguenza delle continue misure che hanno di fatto cancellato ogni forma di flessibilità pensionistica;

    ben altre misure andrebbero approntate per migliorare la condizione economica di milioni di lavoratori che non possono contare su salari dignitosi, come l'introduzione del salario minimo e una norma che riconosca la reale rappresentatività delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro e la conseguente estensione erga omnes dei contratti stipulati dalle medesime organizzazioni. Proposte avanzate dal PD e da tutte le opposizioni e su cui, sinora, il Governo e la maggioranza hanno saputo dimostrare solo una pregiudiziale indisponibilità;

    anziché portare avanti politiche per rafforzare i diritti e la condizione economica dei lavoratori, il Governo prosegue con una strategia di precarizzazione del mercato del lavoro. Dapprima con la reintroduzione dei voucher lavoro, poi con la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato e poi con la somministrazione. Misure che colpiranno soprattutto i giovani e le donne, contribuendo a rendere sempre più incerto il futuro di tanti lavoratori, precarizzandone non solo la condizione economica, ma anche quella esistenziale;

    va altresì rilevata l'esclusione di ogni margine per la tanto auspicata riforma del sistema pensionistico, sia nella versione elettorale delle diverse forze della maggioranza, sia rispetto alle stesse parole della Presidente del Consiglio che nella conferenza stampa dello scorso inizio anno aveva prefigurato di una riforma previdenziale costruita con equilibrio;

    una prospettiva che sembra ancor più aggravata alla luce della segnalazione del CIV Inps in base alla quale, nei prossimi anni dovranno essere coperti, attraverso la fiscalità generale, nei 6,6 miliardi di mancate entrate contributive a seguito dei diversi provvedimenti che hanno riconosciuto lo stralcio dei crediti contributivi fino al 2015;

    non solo, sul futuro pensionistico di molti lavoratori che nei prossimi anni potrebbero accedere al trattamento pensionistico si addensa di nuovo la nube del prospettato ulteriore innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi, a seguito dell'applicazione dei meccanismi di calcolo sull'aspettativa di vita. Un'ipotesi che sembrava sventata a inizio 2025, ma che è tornata prepotentemente attuale a seguito dei dati dell'ISTAT in base ai quali emerge che la speranza di vita torna a crescere, dopo il crollo registratosi durante il dramma Pag. 150della pandemia da Covid-19, prefigurando dal gennaio 2027 requisiti pari a 67 anni e 3 mesi per la pensione di vecchiaia e 43 anni e 1 mese di contributi per quella anticipata (42 anni e 1 mese per le donne). Una prospettiva che, inoltre, qualora non neutralizzata, determinerebbe un nuovo significativo numero di «esodati»;

    stando alle cifre riportate dal Documento, l'unica prospettiva realistica in materia previdenziale è quella di un ulteriore rinvio di ogni intervento strutturale e una probabile ulteriore stretta sulle forme di uscita pensionistica rimaste in vigore. L'analisi delle dinamiche della spesa pensionistica di lungo periodo evidenzia un incremento del rapporto tra il numero delle pensioni e il numero degli occupati indotto dalla transizione demografica, solo parzialmente compensato dall'innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento;

    a conferma della tale impossibilità di intervento in materia previdenziale, va ricordato come il confronto con le parti sociali su questo tema non abbia più avuto un seguito;

    anche per quanto concerne il comparto del pubblico impiego, le prospettive di bilancio non offrono le condizioni per il perfezionamento e il rafforzamento del rinnovo dei contratti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni centrali, regionali e degli enti locali, così come per la proroga del processo di stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Per converso, con diversi provvedimenti il Governo nel suo complesso e i singoli Ministri hanno provveduto a far lievitare le spese per gli organici degli uffici di diretta collaborazione,

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PARERE CONTRARIO.