ALLEGATO 1
5-04412 Zinzi: Elementi relativi alla valutazione di impatto ambientale (VIA) concernente il progetto di adattamento a ponte stradale del ponte ferroviario sul Po ad Ostiglia.
TESTO DELL'INTERROGAZIONE
ZINZI e DARA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il 26 novembre 2024 è stata avviata l'istruttoria di valutazione d'impatto ambientale per il progetto di fattibilità tecnico economica: strada statale n. 12 «Adattamento a ponte stradale del ponte ferroviario sul Po ad Ostiglia», elaborato dall'Anas spa, struttura territoriale Lombardia;
il progetto riguarda l'adattamento a ponte stradale dell'attuale ponte ferroviario dismesso sul fiume Po, situato tra i comuni di Ostiglia e Borgo Mantovano (Mantova), lungo la strada statale n. 12 «dell'Abetone e del Brennero»;
si tratta di un'opera fortemente voluta dal territorio che rappresenta una connessione strategica tra le due sponde del Po, con l'obiettivo di migliorare la mobilità e la sicurezza stradale nella zona, nonché potenziare la qualità della viabilità per il transito di veicoli pesanti e passeggeri;
dal sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica risultano le osservazioni dei comuni di Ostiglia e di Borgo Mantovano, degli enti Ats Val Padana e Parco del Mincio, presentate entro la data 8 febbraio 2025, fissata per la scadenza della presentazione delle osservazioni del pubblico, e una richiesta di integrazioni da parte della regione Lombardia, pubblicata in data 5 marzo 2025;
sul sito del Ministero non risultano dati più recenti –:
se il Ministro interrogato intenda fornire notizie sullo stato dell'istruttoria di valutazione d'impatto ambientale ovvero sulle eventuali difficoltà riscontrate dalle strutture del Ministero che rallentano la conclusione del procedimento di valutazione d'impatto ambientale e, pertanto, l'avvio della realizzazione dell'opera, alquanto strategica e attesa da anni dal territorio di Mantova.
(5-04412)
ALLEGATO 2
5-04412 Zinzi: Elementi relativi alla valutazione di impatto ambientale (VIA) concernente il progetto di adattamento a ponte stradale del ponte ferroviario sul Po ad Ostiglia.
TESTO DELLA RISPOSTA
In merito al quesito posto dall'onorevole interrogante, ossia di conoscere lo stato dell'istruttoria o delle possibili difficoltà riscontrate dalle strutture del MASE sul progetto di fattibilità tecnico economica: S.S. 12 «Adattamento a ponte stradale del ponte ferroviario sul Po ad Ostiglia» si rappresenta quanto segue.
L'opera rappresenta un collegamento strategico per il territorio. Il progetto, in argomento identificato con n. ID 13356 è stato elaborato dalla società Anas S.p.A. quale soggetto proponente e, in data 26 novembre 2024 ha presentato al MASE l'istanza di Valutazione di Impatto Ambientale, per il progetto in parola.
Preliminarmente si rileva che il progetto insiste in un'area compresa nella rete natura 2000 su cui insistono molteplici progetti approvati tra cui la centrale Enel e il progetto di navigazione Po e altri in corso di valutazione, che non sono stati considerati per le possibili interferenze dirette e indirette.
Pertanto, allo stato attuale, è ancora in corso l'istruttoria tecnica presso la competente Commissione VIA-VAS, la quale provvederà a formalizzare e inoltrare alla Società proponente la richiesta di integrazione documentale della Regione Lombardia, comprensiva anche di quelle necessarie all'istruttoria tecnica della stessa Commissione, concedendo alla Società i tempi previsti dalla normativa vigente in materia.
Sarà cura del Ministero monitorare la procedura di valutazione al fine di giungere quanto prima all'esito dell'iter istruttorio.
ALLEGATO 3
5-04414 Cortelazzo: Iniziative volte alla bonifica e al ripristino ambientale dell'area di «Monte Aquilone» nel Parco nazionale del Gargano.
TESTO DELL'INTERROGAZIONE
CORTELAZZO e GATTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
«Monte Aquilone» è un luogo molto suggestivo del territorio di Manfredonia (Foggia). Affacciato sul golfo, capace di offrire panorami mozzafiato, è compreso nel perimetro dell'area protetta del Parco nazionale del Gargano e viene descritto dal sito web dell'ente parco come «(...) una delle aree steppiche più estese ed integre del Gargano e forse d'Italia (...) ancora numerose sono le nidificazioni di calandra, calandrella, occhione, beccamoschino. Numerosi ortotteri, le mantidi e gli insetti stecco, rappresentano le prede per molte specie di rapaci nidificanti e migratori»;
già negli anni addietro è stata documentata e denunciata la presenza di discariche di rifiuti, elettrodomestici, apparecchi elettronici, pneumatici e di materiali edilizi di risulta, ivi compreso l'eternit;
in quell'area venne realizzata una centrale sperimentale fotovoltaica dell'agenzia nazionale Enea, una delle prime in Italia. La centrale è stata dismessa, senza che siano state adottate misure per il ripristino «quo ante» dell'area. Pertanto, oggi si presenta uno spettacolo di capannoni distrutti, strutture vandalizzate, edifici in rovina: un'area che un tempo ospitava attività di ricerca pubblica è ora un simbolo di incuria e degrado, oltre che un potenziale pericolo;
sempre nell'area di Monte Aquilone nei giorni scorsi è stato appiccato il fuoco a diverse ecoballe di rifiuti poste sotto sequestro dai carabinieri forestali il 18 febbraio 2024 e mai rimosse;
nelle scorse settimane diversi incendi hanno interessato il comune di Manfredonia, segnatamente l'oasi «Lago Salso», e per poco i roghi non hanno interessato le ecoballe di rifiuti in zona ex «Bagni Romagna», di cui è finalmente in corso la rimozione;
la complessiva situazione di «Monte Aquilone», appena rappresentata, espone il territorio di Manfredonia ad un grave rischio ambientale e sanitario –:
se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, valutare l'adozione di iniziative per la bonifica dell'area di Monte Aquilone, affinché Enea provveda, in base agli obblighi previsti dal codice dell'ambiente, al ripristino dello stato dei luoghi e alla bonifica delle aree dismesse della ex centrale fotovoltaica ivi presente.
(5-04414)
ALLEGATO 4
5-04414 Cortelazzo: Iniziative volte alla bonifica e al ripristino ambientale dell'area di «Monte Aquilone» nel Parco nazionale del Gargano.
TESTO DELLA RISPOSTA
In merito al quesito posto, si comunica quanto rappresentato al riguardo da ENEA, Ente le cui attività sono sottoposte a monitoraggio, vigilanza e controllo da parte del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Nell'ex sito sperimentale ENEA di Monte Aquilone, ricadente nel territorio del Comune di Manfredonia, negli anni '90, fu realizzato un impianto fotovoltaico all'epoca sperimentale, poi dismesso nel 2013. L'impianto fu smantellato secondo la normativa vigente e l'area fu messa in sicurezza, ripristinando le condizioni ex ante, mediante lo smaltimento dell'impianto stesso e di quanto presente nel sito, sia all'interno sia all'esterno dei fabbricati, ricollocando altresì le attrezzature di interesse tecnico-scientifico nonché il personale. Il sito ENEA fu, inoltre, messo in sicurezza mediante chiusura del varco carrabile di accesso all'area tramite dissuasori in cemento e dei varchi di accesso ai fabbricati con tamponature in muratura.
Tuttavia, nel corso degli anni, il sito è stato oggetto di vari atti vandalici, quali l'apertura di varchi di accesso ai fabbricati e il saccheggiamento dei cavi elettrici, con rimozione del rame e rilascio in loco di guaine e corrugati.
Da ultimo, nel febbraio del 2024, i Carabinieri della forestale di Manfredonia hanno accertato lo sversamento di un cumulo di materiale indifferenziato sul sito di proprietà ENEA e hanno redatto un verbale di sequestro, convalidato successivamente dalla Procura, nell'ambito del quale è stata affidata la custodia al personale del Comune di Manfredonia.
Nel sopralluogo svoltosi tempestivamente da parte di ENEA alla presenza dei rappresentanti dei Carabinieri e del Comune di Manfredonia è emerso che i rifiuti fossero riconducibili a materiale legato al settore dell'agricoltura, vista la grande quantità di taniche vuote di prodotti chimici fertilizzanti o erbicidi, oltre a perlite di concime esausto in grande quantità. Il rifiuto pertanto non è stato identificato come ecoballe, ma come contenuto plastico sfuso e in parte sminuzzato, sversato da cassone ribaltabile. È stato accertato, altresì, che non fossero presenti liquidi o materiale organico di alcun tipo, che non fosse in atto alcun percolamento; l'area era inoltre impermeabile, in quanto asfaltata. Non è stata perciò ravvisata la possibilità di insorgenza di potenziali rischi ambientali di altra natura a valle della rimozione dei rifiuti, anche in considerazione della distanza da altre aree pubbliche o private.
ENEA, sebbene vittima dei citati reati e parte lesa nella vicenda, si è comunque subito attivata di concerto con l'amministrazione locale, a sua volta vittima di sversamenti vandalici, chiedendo alla Procura, già nel 2024, il dissequestro dell'area di sua proprietà al fine di poter procedere alla bonifica. Solo a valle delle indagini, dopo all'incirca un anno, è pervenuto il provvedimento di dissequestro del 28 marzo scorso, che ha permesso all'ENEA di affidare la caratterizzazione del materiale sversato ad una società del settore autorizzata, al fine di procedere alla bonifica ambientale del sito.
Gli esiti della caratterizzazione sono giunti nei primi giorni dello scorso mese di agosto 2025, allorquando ENEA ha altresì appreso degli ennesimi atti vandalici contro istituzioni e territori compresi nel Parco Nazionale, consistenti nell'incendio dei rifiuti sversati nel proprio sito, oltre che dello sversamento di rifiuti in altre zone Pag. 42del comprensorio comunale. La modifica della natura del materiale sversato a seguito della sua combustione – da rifiuto speciale non pericoloso a materiale combusto potenzialmente pericoloso – non fa altro che pregiudicare le azioni legittime e corrette intraprese da ENEA, rallentandone perciò l'iter operativo.
Alla luce di quanto sopra, si rappresenta che l'ex sito sperimentale ENEA di Monte Aquilone non è inserito in programmi o progetti di interesse scientifico per ENEA e non presenta elementi di rischio per la salute umana o per le specie animali. In merito ai residui della combustione del materiale sversato, ENEA ha proseguito, nonostante tutto, con le azioni di messa in sicurezza dell'area, effettuando tempestivamente i prelievi. Non appena disponibili i risultati delle analisi dei nuovi campioni, ENEA provvederà prontamente al loro smaltimento, avendo già effettuato in via preventiva un sopralluogo congiunto con l'operatore economico che si occuperà dello smaltimento stesso.
Si comunica ad ogni buon conto che la competente struttura Ministeriale ha provveduto a richiedere a regione Puglia, provincia di Foggia e comune di Manfredonia di voler fornire ogni informazione sullo stato dei luoghi, che possa risultare utile ai fini delle valutazioni di competenza del Ministero relative alle funzioni e ai compiti spettanti allo Stato in materia di tutela, prevenzione e riparazione del danno ambientale.
ALLEGATO 5
5-04415 Evi: Iniziative e chiarimenti in ordine all'attuazione del progetto RecoPet e al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla disciplina europea in materia di riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente.
TESTO DELL'INTERROGAZIONE
EVI, SIMIANI, CURTI, FERRARI e ROGGIANI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
la direttiva sulle plastiche monouso (Sup) prevede che entro il 2029 venga raccolto selettivamente il 90 per cento dei contenitori per bevande in plastica, con un obiettivo intermedio del 77 per cento entro il 2025. Inoltre, impone che le bottiglie contengano almeno il 25 per cento di plastica riciclata entro il 2025 e il 30 per cento entro il 2030;
il regolamento imballaggi UE 2025/40 conferma il target del 90 per cento di raccolta per le bottiglie in plastica, includendo anche le lattine per bevande, e innalza il contenuto minimo di plastica riciclata al 65 per cento entro il 2040. Se tali obiettivi non verranno raggiunti, sarà obbligatoria l'introduzione, dal 1° gennaio 2029, di un sistema di deposito cauzionale in tutti gli Stati membri;
il PNRR ha stanziato 2,1 miliardi di euro per l'economia circolare (missione 2, componente 1, misura 1), di cui 115 milioni di euro destinati a 75 «progetti faro» per il trattamento e riciclo dei rifiuti plastici;
in tale contesto, il Corepla ha ottenuto oltre 14 milioni di euro per il progetto RecoPet, volto allo «Sviluppo di una rete integrata per la raccolta selettiva e il riciclo di bottiglie in plastica per bevande», mentre Coripet si è aggiudicato oltre 3 milioni di euro per installare Rvm (Reverse vending machine) nel Sud Italia;
risulta agli interroganti che l'implementazione del progetto RecoPet sia in ritardo e che l'obiettivo di raccolta sia lontano dall'assicurare i target previsti dalla disciplina europea;
si riscontra, inoltre, un marcato squilibrio territoriale tra le regioni del Nord e quelle del Sud e permangono incertezze riguardo alle quantità effettivamente raccolte e avviate a riciclo tramite le Rvm finora installate;
si ritiene possibile combattere efficacemente la dispersione nell'ambiente degli imballaggi per bevande a partire dall'introduzione, come previsto dal regolamento 2025/40, di un sistema di deposito cauzionale per bottiglie e lattine, capace di garantire tassi di raccolta superiori al 90 per cento, come già avviene in altri 17 Paesi europei, come la Germania (98 per cento) e, recentemente, anche la Spagna;
secondo il documento «Il deposito cauzionale, questo sconosciuto», realizzato dall'«Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile Ets» e «A buon rendere», un sistema di deposito cauzionale potrebbe consolidare il ruolo dell'Italia come modello europeo nell'economia circolare e accelerare il raggiungimento degli obiettivi europei –:
quali siano i motivi dei ritardi nell'implementazione del progetto RecoPet, anche al fine di chiarire quali iniziative ulteriori intenda adottare per assicurare il raggiungimento degli obiettivi europei citati in premessa.
(5-04415)
ALLEGATO 6
5-04415 Evi: Iniziative e chiarimenti in ordine all'attuazione del progetto RecoPet e al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla disciplina europea in materia di riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente.
TESTO DELLA RISPOSTA
Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si rappresenta quanto segue. Il nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio è entrato in vigore l'11 febbraio 2025 e si applicherà a decorrere dal 12 agosto 2026.
Il nuovo quadro normativo modifica e integra la normativa europea preesistente, abrogando la direttiva 94/62/CE e aggiornando le disposizioni riguardanti la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio. L'obiettivo principale del nuovo regolamento è quello di ridurre i rifiuti di imballaggio.
L'articolo 50 e l'allegato X del regolamento stabiliscono i requisiti minimi per i sistemi di riutilizzo degli imballaggi, con particolare attenzione alla raccolta differenziata. Infatti, per specifici formati di imballaggi (bottiglie in plastica e lattine con capacità fino a 3 litri), gli Stati membri sono obbligati a istituire sistemi di deposito cauzionale con l'obiettivo di raggiungere un tasso di raccolta differenziata del 90 per cento. Il medesimo regolamento prevede, comunque, alcune deroghe e, in particolare, la possibilità per gli Stati membri di non istituire tali sistemi qualora raggiungano un tasso di raccolta differenziata dell'80 per cento nel 2026 per i formati di imballaggio interessati.
L'istituzione dei sistemi di deposito cauzionale ha costituito uno dei punti più critici della posizione nazionale nel corso del negoziato comunitario, in quanto l'Italia ha sempre sostenuto il carattere complementare e opzionale dei DRS rispetto ad altri efficaci sistemi che lo Stato membro abbia deciso di implementare per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e riciclo.
In relazione al ruolo svolto dai consorzi ed alle attività realizzate per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Direttiva europea (UE) 2019/904, con particolare riferimento allo stato di attuazione del progetto RecoPET da parte di Corepla, si rappresenta quanto segue.
Dopo esser risultato aggiudicatario di un finanziamento in ambito PNRR per il progetto denominato «Sviluppo di una rete integrata di raccolta selettiva e riciclo di bottiglie in plastica per bevande», il consorzio Corepla, nel corso del biennio 2023-24, ha dato effettivo avvio al progetto Recopet, individuando partner privati in settori quali grande distribuzione, sport, cultura e ristorazione collettiva, concentrando gli sforzi su alcuni grandi comuni del centro e del sud Italia che presentano bassi livelli di intercettazione di bottiglie in PET.
Focalizzando l'attenzione sul 2025, secondo quanto emerge dal report trasmesso da Corepla, al 31 luglio 2025 sono stati installati sul territorio nazionale 380 ecocompattatori del consorzio (103 su superficie pubblica), di cui 356 cofinanziati dal menzionato bando PNRR. Al momento gli ecocompattatori risultano installati maggiormente al nord del Paese (236 sui 380 totali), ma l'incremento nelle installazioni registrato al centro e al sud Italia, rispettivamente +138 per cento e +131 per cento dal 31 dicembre 2024 al 31 luglio 2025, è un segnale che rispecchia la maggiore attenzione verso le aree in cui si riscontrano determinati divari in termini di intercettazione di tali bottiglie.Pag. 45
Sempre al 31 luglio 2025, sono state raccolte 466 tonnellate di bottiglie in PET ad uso alimentare e, in base alle analisi merceologiche effettuate sul materiale raccolto tramite ecocompattatori, il valore medio di materiale riciclato si attesta intorno al 97 per cento.
Tutto ciò premesso, si ritiene che il progetto Recopet sia in linea con il cronoprogramma stabilito.
ALLEGATO 7
5-04416 Santillo: Misure per la bonifica dei territori interessati dai roghi e per l'adeguamento dei sistemi antincendio negli impianti di stoccaggio di rifiuti della provincia di Caserta.
TESTO DELL'INTERROGAZIONE
SANTILLO, MORFINO, ILARIA FONTANA e L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nel territorio del casertano si sono verificati, nelle ultime settimane, frequenti incendi che hanno interessato siti logistici e produttivi generando nubi tossiche che hanno, investito le abitazioni e i centri urbani limitrofi;
da ultimo, nel territorio del comune di Teano e del vicino comune di Riardo si sono riversati i fumi tossici sprigionati dall'incendio divampato il 16 agosto 2025 nella sede dell'azienda Campania energia, specializzata nella gestione di rifiuti non pericolosi, prevalentemente plastici. La combustione di circa 40 mila metri quadrati di materiale speciale si è protratta per giorni, provocando la dispersione in atmosfera di diossine e inquinanti a circa 5 chilometri dal sito, con gravi conseguenze per la popolazione;
le attività di monitoraggio ambientale da parte dei tecnici dell'Arpa Campania, attivati dalla prefettura di Caserta, hanno evidenziato concentrazioni di diossine, furani, policlorobifenili notevolmente superiori al valore di riferimento, indicato nelle linee guida del Lai, in una serie di punti di campionamento a distanza crescente dal sito dell'incendio;
dalle informazioni rese disponibili risulta che, a distanza di due settimane, il sito dell'incendio riportava concentrazioni ancora notevolmente superiori al valore di riferimento, riferite anche al PM10 a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli;
oltre alle conseguenze dell'evento sulla qualità dell'aria, desta preoccupazione l'impatto generato dalla ricaduta degli inquinanti diffusi sui suoli agricoli, estremamente rischiosa per la salute, in una zona ben nota per il più alto numero di ospedalizzazioni per patologie legate all'apparato respiratorio e al sistema cardiaco, con un trend in crescita delle patologie tumorali, come evidenziano i dati del registro tumori della Campania del 2025;
nonostante le evidenze scientifiche allarmanti, la regione e le amministrazioni locali continuano ad autorizzare impianti incompatibili con la vocazione territoriale del casertano, già fortemente compromesso per la presenza di impianti di rifiuti pericolosi e non pericolosi e interessato dal proliferare, in pochi mesi, di impianti di deposito di prodotti tessili usati, altamente inquinanti e infiammabili, con il rischio di accrescere gli effetti nocivi per la popolazione –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali misure concrete, per quanto di competenza, intenda adottare per garantire la completa bonifica e messa in sicurezza del territorio del casertano interessato dai recenti roghi e la presenza di sistemi antincendio conformi ed efficaci negli stabilimenti ed impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti e materiale tessile, al fine di contrastare la crescente esposizione della popolazione a inquinanti potenzialmente dannosi per la salute.
(5-04416)
ALLEGATO 8
5-04416 Santillo: Misure per la bonifica dei territori interessati dai roghi e per l'adeguamento dei sistemi antincendio negli impianti di stoccaggio di rifiuti della provincia di Caserta.
TESTO DELLA RISPOSTA
In merito al quesito posto, è opportuno rammentare che l'impianto presso cui è occorso l'incidente oggetto dall'interrogante ricade nel territorio del comune di Teano, che non rientra nell'area denominata «Terra dei Fuochi», per la quale, come noto, è stato nominato un Commissario Straordinario governativo, ai fini dello svolgimento delle attività connesse alla bonifica. Pertanto per l'area in parola sono tuttora valide le ripartizioni di competenza in materia di rifiuti delineate dal Testo Unico Ambientale, in coerenza con i principi di prossimità e di autosufficienza.
Segnatamente, spetta alle regioni l'approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione di rifiuti, anche pericolosi, e l'autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti, nonché l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero di rifiuti, anche pericolosi. La Regione competente, quindi, assicura che il titolo autorizzativo rilasciato all'esercizio dell'impianto tuteli le matrici ambientali.
Si specifica inoltre che l'articolo 26-bis del decreto-legge n. 113 del 2018, ha previsto per tutti i gestori degli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti esistenti o di nuova costruzione, l'obbligo di predisporre un apposito «Piano di Emergenza Interna» (PEI), nonché la predisposizione, sulla base delle informazioni fornite dai gestori stessi, del «Piano di Emergenza Esterna» (PEE), elaborato dal Prefetto d'intesa con le Regioni e gli enti interessati.
Nell'ambito delle competenze ministeriali sull'argomento, e visto il diffondersi di numerosi episodi di incendi divampati in impianti di trattamento di rifiuti, questo Ministero coordinandosi con il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, le amministrazioni regionali e le agenzie ambientali, ha emanato le Linee Guida operative tese alla prevenzione del rischio incendio negli impianti che gestiscono rifiuti, pubblicate in apposite Circolari. Nella più recente, del 21 gennaio 2019, viene sottolineata l'importanza dell'attività di controllo per assicurare che la gestione dei rifiuti avvenga nel rispetto dei criteri di protezione ambientale stabiliti dal Legislatore.
In seguito, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 agosto 2021 sono state approvate le linee guida per la predisposizione dei piani di emergenza esterna relativi agli impianti che effettuano stoccaggio dei rifiuti, agli impianti che svolgono una o più operazioni di trattamento dei rifiuti, nonché ai centri di raccolta comunali e intercomunali. Ai fini della loro predisposizione, i gestori degli impianti sono tenuti a trasmettere al Prefetto tutte le informazioni e i dati richiesti relativi al loro impianto, e a inoltrarli al Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Ministero dell'Interno.
Spetta, inoltre, alle province il controllo periodico su tutte le attività di gestione, ivi compreso l'accertamento delle violazioni delle disposizioni, nonché il controllo e la verifica degli interventi di bonifica ed il monitoraggio ad essi conseguenti, e ravvisandone gli estremi, possono richiedere l'intervento degli organi di polizia giudiziaria. A tal fine, le province possono avvalersi delle locali ARPA, o di altri organismi pubblici.
Per quanto riguarda l'attività di contrasto agli incendi di rifiuti e di materiale inquinante, la Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco della Campania da diversi anni ha stipulato una convenzione con la stessa regione per potenziare il dispositivo di soccorso sul territorio della provincia di Pag. 48Caserta con due squadre per incendi rifiuti, dislocate rispettivamente a presso il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Mondragone e di Marcianise, nonché un'ulteriore convenzione per altre due squadre per fronteggiare gli incendi boschivi. Nel corso dell'ultimo anno nel periodo dal luglio a settembre, le predette squadre hanno effettuato circa 300 interventi equamente suddivisi. Inoltre, già da alcuni anni, con il coordinamento della Prefettura di Caserta, sono stati avviati diversi controlli sul territorio della provincia con particolare riferimento a quelle attività ritenute più a rischio per l'emissione di sostanze tossiche in caso di incendio.
Dal quadro normativo sopra esposto appaiono ben definiti i ruoli e le responsabilità nell'ambito della realizzazione e dell'esercizio degli impianti di gestione dei rifiuti e pertanto i soggetti a vario titolo coinvolti sono tenuti ad attivarsi al fine di scongiurare il verificarsi di eventi come quelli rappresentati nell'interrogazione nonché a intervenire tempestivamente per mitigarne i possibili effetti.
In tale ottica, il ruolo dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale territorialmente competente è quello di fornire supporto tecnico agli Enti coinvolti in base alla conoscenza dei rischi ambientali, degli eventuali controlli effettuati e della documentazione in proprio possesso.
Da ultimo, con riferimento all'incendio che ha interessato in data 16 agosto una parte dello stabilimento di rifiuti della Ditta Campania Energia S.r.l., si rappresenta che quest'ultimo da alcuni anni era stato posto sotto sequestro dall'Autorità Giudiziaria e che il MASE, ha tempestivamente inviato una comunicazione a tutti gli Enti territoriali a vario titolo coinvolti al fine di sollecitare l'attivazione di ogni utile iniziativa per la soluzione delle problematiche, in relazione alle rispettive attribuzioni di competenze.
ALLEGATO 9
5-04413 Fabrizio Rossi: Iniziative concernenti la realizzazione degli impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile sul territorio, con specifico riguardo alla provincia di Grosseto.
TESTO DELL'INTERROGAZIONE
FABRIZIO ROSSI, ROTELLI, MATTIA, MILANI, BENVENUTI GOSTOLI, CAIATA, IAIA e LAMPIS. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
l'obiettivo di riduzione del 55 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2030 comporta per la Toscana un incremento di circa 4,25 gigawatt da fonti rinnovabili;
la regione Toscana ha individuato circa 60.000 ettari di aree idonee, che potrebbero ospitare impianti per una capacità stimata fino a 40 gigawatt, ben superiore al fabbisogno reale;
nella provincia di Grosseto risultano presentati dieci progetti di parchi eolici industriali per complessivi 104 aerogeneratori alti 200 metri e 658 megawatt, quasi la metà dell'intero obiettivo regionale;
quattro di tali progetti risultano promossi da società con capitale sociale di soli 2.500 euro;
inchieste giornalistiche (tra cui Il Corriere della Sera e Le Iene) hanno evidenziato criticità sui promotori e sull'adeguatezza tecnico-finanziaria dei progetti;
fermo restando che gli impianti eolici di grandi dimensioni vanno installati «in via prioritaria al recupero di aree degradate laddove compatibile con la risorsa eolica e alla creazione di nuovi valori coerenti con il contesto paesaggistico» (si veda decreto ministeriale del 10 settembre 2010), i siti prescelti sono caratterizzati da bassa ventosità e da elevato valore paesaggistico e naturalistico;
uno dei progetti («Parco eolico Scansano») ha già ricevuto parere negativo dalla regione Toscana in sede di Via per impatto paesaggistico e ambientale sproporzionato;
la Maremma toscana è nota nel mondo per i suoi paesaggi unici e riconoscibili e ha riscattato un passato di miseria investendo in un'agricoltura di qualità e in un turismo rivolto agli amanti della natura;
i comuni di Orbetello, Magliano in Toscana, Scansano, Manciano, Pitigliano e Sorano, della provincia di Grosseto e facenti parti della Maremma grossetana, sono interessati da dieci progetti di parchi eolici industriali per un totale di 104 torri alte 200 metri ciascuna (4 volte la torre di Pisa) per un totale di 658 megawatt di energia prodotta (quasi la metà di tutto l'obiettivo Fonti energia rinnovabili 2030 della regione Toscana) –:
se intenda adottare iniziative, anche di carattere normativo e di monitoraggio, con particolare riferimento alle procedure di Via di competenza statale, finalizzate a impedire che singole aree del territorio nazionale, come nel caso della Maremma grossetana, siano destinate a ospitare un numero di impianti sproporzionato e insostenibile per il territorio con grave impatto sull'ambiente, sul paesaggio e sul consumo del suolo, anche valutando l'introduzione di specifici requisiti minimi per i proponenti di impianti Fer, analogamente a quanto avviene per gli appalti pubblici.
(5-04413)
ALLEGATO 10
5-04413 Fabrizio Rossi: Iniziative concernenti la realizzazione degli impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile sul territorio, con specifico riguardo alla provincia di Grosseto.
TESTO DELLA RISPOSTA
In merito al quesito posto, è necessario premettere che all'Italia sono stati affidati sfidanti obiettivi di decarbonizzazione, ai quali il Governo sta dando piena attuazione, anche attraverso la massima promozione delle fonti rinnovabili.
Proprio in ragione di detto obiettivo e di quanto previsto dal cosiddetto Decreto «Aree Idonee» (decreto ministeriale 21 giugno 2024) in termini di obiettivi di burden sharing – ossia di condivisione degli oneri – le regioni sono chiamate all'individuazione sul proprio territorio delle aree idonee e non idonee tramite leggi regionali. Tali leggi sono da intendersi quale parametro fondamentale ai fini del necessario conseguimento degli obiettivi fissati, e perciò sono oggetto di verifica da parte dei Ministeri coinvolti.
Compito delle regioni è pertanto quello di agevolare il proponente nella scelta dell'area ai fini dell'ottenimento del titolo autorizzativo, pur non prevedendo un accoglimento o un diniego automatico del titolo in funzione dell'area su cui gli impianti saranno realizzati. Le valutazioni sono infatti, nella titolarità degli Enti preposti al rilascio del titolo abilitativo, che dovranno in ogni caso svolgere le dovute istruttorie secondo la normativa vigente in materia. Il processo di rilascio delle autorizzazioni, nell'ambito del riparto delle competenze fissato a livello costituzionale in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia, è infatti attribuito alle regioni o enti da esse delegati, in funzione della potenza e della tipologia di interventi.
Tutto ciò considerato, in merito ai punti evidenziati si rappresenta che il Decreto «Aree idonee» prevede che le aree idonee, non idonee ed ordinarie siano individuate dalle Regioni garantendo l'opportuno coinvolgimento degli Enti locali, e tenendo conto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell'aria e dei corpi idrici, privilegiando l'utilizzo di superfici di strutture edificate. Quanto sopra tenendo comunque presente le caratteristiche e le disponibilità delle risorse rinnovabili, delle infrastrutture di rete e della domanda elettrica. Inoltre, dovrà essere presa in considerazione anche la dislocazione della domanda, gli eventuali vincoli di rete e il potenziale di sviluppo della rete stessa. Questo principio, disposto dal Decreto Legislativo n. 199/2021, sarà valutato anche alla luce della recente sentenza del TAR, che determina che il Ministero insieme al MIC e al MASAF provveda a rieditare i principi e i criteri per l'individuazione delle aree idonee.
Il Ministero, a valle della sentenza del TAR Lazio, sta lavorando insieme agli altri Ministeri coinvolti ad una nuova disciplina sulle aree idonee che in ogni caso terrà conto del principio di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, della qualità dell'aria e dei corpi idrici, delle aree agricole, con particolare riguardo a quelle di pregio, e forestali.
Con specifico riferimento al progetto denominato «Parco Eolico Scansano», si rappresenta che la struttura Ministeriale competente in materia di valutazione ambientale, dopo aver acquisito la documentazione perfezionata, il 21 giugno 2024 ha comunicato la procedibilità dell'istanza, con contestuale avvio della consultazione pubblica. Nel corso del procedimento, sono pervenute numerose osservazioni di Associazioni e cittadini, ed è stato altresì Pag. 51acquisito il Parere negativo della regione Toscana dello scorso 7 aprile, come indicato dall'Interrogante. Ad oggi, l'istruttoria tecnica di valutazione di impatto ambientale è in corso presso la Commissione Tecnica PNRR-PNIEC e non risultano formulate né richieste di integrazioni documentali, né il relativo parere di competenza. Inoltre, non risulta pervenuto il parere del Ministero della cultura.