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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 8 ottobre 2025
564.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari sociali (XII)
ALLEGATO
Pag. 192

ALLEGATO 1

Documento programmatico di finanza pubblica 2025. Doc. CCXLIV, n. 1, e Allegati.

PARERE APPROVATO

  La XII Commissione,

   esaminato, per quanto di competenza, il Documento programmatico di finanza pubblica 2025 (Doc. CCXLIV, n. 1, e Allegati);

   evidenziati, in primo luogo, i dati che attestano una crescita progressiva della spesa sanitaria, dai circa 138 miliardi di euro nel 2024 fino a oltre 155 miliardi nel 2028;

   rilevato, sempre per quanto concerne il settore sanitario, come l'azione del Governo si sia incentrata sulla realizzazione degli obiettivi indicati nella Missione Salute del PNRR; nel periodo considerato, altri interventi riguarderanno, tra l'altro: il potenziamento del sistema della Tessera sanitaria quale pilastro della trasformazione digitale; la revisione dei tetti di spesa farmaceutica e dei relativi meccanismi di payback, al fine di un maggiore equilibrio tra sostenibilità economica e accesso alle cure; la promozione del ruolo delle farmacie territoriali, quali «presìdi sanitari di prossimità», che eroghino attività di televisita e telemonitoraggio, in modo da favorire un decongestionamento degli ospedali e un'assistenza più capillare sul territorio;

   tenuto conto dell'adozione di misure volte a rafforzare il sistema e le risorse per la protezione, l'inclusione sociale e il contrasto della povertà, tra cui il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2024-2026, con una dotazione di tre miliardi, nell'ambito del quale si colloca l'assegno di inclusione;

   evidenziati gli interventi del Governo a sostegno della natalità, dell'infanzia e delle famiglie: oltre all'adozione del nuovo Piano nazionale per la famiglia 2025-2027, si rileva l'incremento di misure di sostegno economico quali il bonus asilo nido e il bonus nuove nascite e l'ampliamento dell'offerta di servizi socioeducativi territoriali a favore dei minori da parte dei comuni,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 193

ALLEGATO 2

Documento programmatico di finanza pubblica 2025. Doc. CCXLIV, n. 1, e Allegati.

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA DAL GRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE

  La XII Commissione,

   in sede di esame del Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP 2025), approvato lo scorso 2 ottobre dal Consiglio dei ministri e trasmesso al Parlamento,

   premesso che:

    il DPFP 2025, che sostituisce la tradizionale NADEF, delinea il quadro di riferimento della politica economica italiana per il triennio 2026-2028, nel quadro della nuova governance economica europea;

    lo scenario internazionale descritto nel Documento è definito prudente, caratterizzato da tensioni geopolitiche, incertezze commerciali e dalla competizione cinese, e secondo le previsioni eccessivamente ottimistiche del Governo il nostro Paese beneficerebbe di un quadro politico interno stabile e di una rinnovata fiducia dei mercati (rating in rialzo e spread in calo); la crescita prevista (tra 0,5 per cento e 0,9 per cento fino al 2028) è tuttavia molto modesta e segna il permanere di una dinamica economica debole, nonostante la validazione dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio;

    il documento all'esame rivela diverse criticità strutturali e strategiche: in primis, accetta integralmente i vincoli imposti dal Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT) dell'UE, secondo cui il tasso di crescita della spesa netta diventa parametro fisso e non rivedibile; questa impostazione riduce fortemente la flessibilità della politica fiscale nazionale, impedendo interventi tempestivi in caso di shock economici o esigenze sociali emergenti; il nostro Paese rinuncia in sostanza a margini di manovra autonoma e si evince che in sede europea non è riuscito a delinearsi o a rivendicare uno spazio di agibilità finanziaria;

    il DPFP punta quasi esclusivamente a garantire la sostenibilità del debito, trascurando la necessità di politiche di crescita e di welfare e il miglioramento dei conti pubblici appare contabile più che strutturale e rischia di non tradursi in maggiore capacità di investimento;

    le azioni previste — riduzione del carico fiscale sul lavoro, rifinanziamento della sanità, incentivi agli investimenti — sono assolutamente vaghe e non accompagnate da credibili stime di impatto o da coperture chiare; il documento parla di «rimodulazione» della spesa, ma non indica quali voci verranno ridotte o riformate: questo lascia aperta la possibilità a tagli lineari o a misure una tantum, prive di efficacia duratura;

    il richiamo alle riforme strutturali (giustizia, fisco, PA, PNRR) è formale e ripetitivo e non si introducono nuovi strumenti o obiettivi misurabili, limitandosi a ribadire impegni già assunti in precedenti documenti o nel Piano nazionale di ripresa e resilienza introdotto dai precedenti Governi; e comunque, sul fronte delle riforme strutturali, il documento pur sottolineando la continuità con il PNRR, sottende che la loro efficacia resta condizionata alla capacità di attuazione e al rispetto delle scadenze europee;

    il DPFP riconosce l'aumento di pressioni sulla spesa (sanità, difesa, investimenti europei), ma non propone una chiara gerarchia delle priorità e se proprio deve essere individuata una preminenza, la stessa Pag. 194è senz'altro riconducibile alle rilevanti spese per il riarmo e la difesa: se l'Italia uscirà dalla procedura europea, si stima che gli stanziamenti per le armi cresceranno gradualmente; nel 2026 è previsto un incremento pari allo 0,15 per cento del Pil, circa 3,3 miliardi, nel 2027 si salirà allo 0,3 per cento del Pil, inglobando lo 0,15 per cento già stanziato, per un totale di 6-7 miliardi; nel 2028 si raggiungerà quindi lo 0,5 per cento del Pil, pari a circa 12 miliardi complessivi in tre anni;

    una gestione frammentata delle risorse, in cui nuovi e rilevanti impegni sulla spesa militare comportano, oltreché un'ignominia, una probabile compromissione dello stato sociale e delle politiche pubbliche ad esso correlate;

   rilevato che:

    il DPFP afferma in maniera del tutto generica e fumosa che «si garantirà un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario nazionale»; a riguardo è importante ricordare che un incremento di 4 miliardi per il 2026 era già stato programmato con la legge di bilancio precedente e pertanto non è ben chiaro se si parla di un ulteriore impegno economico, così come annunciato in questi giorni dal Ministro della salute, Orazio Schillaci, o se semplicemente ci si limita a confermare le precedenti previsioni;

    secondo i dati riportati nel documento all'esame, la spesa sanitaria crescerà progressivamente dai circa 138 miliardi del 2024 fino a oltre 155 miliardi nel 2028; in rapporto al Pil, essa rappresentava il 6,3 per cento nel 2024 e salirà al 6,5 per cento nel 2026, con un valore più elevato rispetto alle previsioni precedenti non già a causa di un incremento della spesa ma a causa della revisione al ribasso delle stime di crescita economica; il Fondo Sanitario Nazionale cresce solo nominalmente, ma il suo peso sul PIL resta dunque fermo, al di sotto dei livelli pre-Covid e molto al di sotto della media UE;

    il documento all'esame, al di là degli annunci e degli accenni, ancora una volta conferma la scelta del Governo in carica di perseguire una linea di rigido contenimento della spesa, sacrificando la sanità pubblica, la coesione sociale e la tutela delle fasce più deboli;

    a fronte di un quadro macroeconomico che si dichiara «prudente», il Documento omette di affrontare i nodi strutturali che stanno mettendo in ginocchio il welfare italiano con una conseguente programmazione miope, incentrata su equilibri finanziari, che ignora l'urgenza di garantire diritti universali e servizi di qualità;

    nonostante le dichiarazioni di principio, non si vedono investimenti reali per recuperare i tagli degli ultimi dieci anni o per contrastare il progressivo smantellamento e definanziamento del Servizio sanitario nazionale a tutto vantaggio della sanità privata;

    in molte regioni — soprattutto del Sud — la sanità pubblica è sempre più in affanno: mancano medici, infermieri e risorse per garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA) e il DPFP non offre risposte a questa emergenza;

    quanto al riparto delle risorse del FSN tra le regioni il Documento fa cenno in maniera gravemente fumosa alla possibilità di modificare i criteri di riparto delle risorse per i fabbisogni standard, in coerenza con il Nuovo Sistema di Garanzia e con i nuovi sistemi di monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza; dal documento in esame non si evince tuttavia la chiara volontà di superare la sperequazione esistente sul territorio nazionale, introducendo indicatori ambientali, socio-economici e culturali nonché l'indice di deprivazione economica che tenga conto delle carenze strutturali presenti nelle regioni o nelle aree territoriali di ciascuna regione che incidono sui costi delle prestazioni sanitarie;

    il Governo, nel rivendicare l'attuazione della Missione 6 del PNRR, omette di evidenziare come i dati reali raccontino un'altra storia: ritardi gravi nella realizzazione delle Case di comunità e Ospedali di comunità, e laddove le strutture sono state completate, spesso mancano personale e Pag. 195servizi, trasformando gli edifici in «cattedrali nel deserto»;

    nel Focus tematico n. 3 / 22 maggio 2025 – Il PNRR e la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale – l'Ufficio parlamentare di Bilancio ha sottolineato come «la realizzazione degli investimenti non garantisce l'entrata in funzione a pieno regime delle nuove strutture. Il successo della Missione Salute è anche legato alla capacità di popolare di professionisti, appositamente formati, le strutture nuove o potenziate. Attualmente, pochi servizi sono assicurati nelle Case e negli Ospedali di comunità, soprattutto nel Mezzogiorno, e non è chiaro in che misura i nuovi posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva siano dotati di apposito personale aggiuntivo per assistere i pazienti. Questo dipende, in parte, dal fatto che i cantieri sono ancora in corso. In una situazione di carenza di personale sanitario come quella attuale (soprattutto infermieri e alcune specialità mediche, ma anche medici di medicina generale), che persiste malgrado la ripresa delle assunzioni negli ultimi anni e soprattutto a seguito della diffusione della pandemia, un piano di reclutamenti appare indispensabile.»;

    il Documento ignora dunque la questione più urgente: la carenza di personale nel SSN e la fuga di professionisti dalla sanità pubblica: nessuna misura per aumentare stipendi, ridurre i carichi di lavoro o valorizzare il personale infermieristico;

    anche il rivendicato investimento in telemedicina rischia di tradursi in un'operazione di facciata: senza una reale integrazione tra strutture sanitarie e medici di base, la digitalizzazione non ridurrà le liste d'attesa né avvicinerà la sanità ai cittadini;

    quanto alla riduzione delle liste di attesa e altre misure per assicurare un'assistenza specialistica ambulatoriale e ospedaliera tempestiva e di qualità il provvedimento all'esame rileva come «un programma di verifiche dei Servizi ispettivi della Ragioneria generale dello Stato presso un campione di aziende sanitarie in materia di attività libero-professionale dei medici (cd. intramoenia) con l'obiettivo di analizzare le procedure amministrative e contabili adottate, il rispetto dell'equilibrio economico nello svolgimento delle relative prestazioni, la congruità dei volumi prestazionali dell'attività intramuraria rispetto a quelli erogati in regime ordinario e l'impatto sui tempi delle liste di attesa. Le evidenze emerse dalle verifiche hanno dato luogo a raccomandazioni di miglioramento organizzativo e gestionale delle singole aziende e del settore sanitario nel suo complesso»;

    nonostante il predetto rilievo, seppur fumoso, della Ragioneria generale dello Stato su liste di attesa ed intramoenia, l'intervento del Governo sulle liste di attesa e sull'intramoenia è stato addirittura paradossale laddove ha letteralmente messo assieme prenotazioni pubbliche e prenotazioni per azzerare come d'incanto i tempi di attesa (chiaramente solo sulla carta)!;

    non si rileva dal documento all'esame un indirizzo politico volto al progressivo rilancio del finanziamento del Servizio sanitario nazionale; nessun cenno alle grandi problematiche irrisolte, e non affrontate dal Governo ovvero affrontate inadeguatamente, come quelle del pronto soccorso o delle liste d'attesa, caratterizzate da gravissime criticità strutturali e dalle carenze di personale e dall'ostinazione a voler mantenere il personale in una condizione di perdurante precarietà;

    si continua a esternalizzare e privatizzare, aprendo la porta a una sanità a due velocità, dove chi può paga e chi non può rinuncia alle cure; l'aumento della spesa sanitaria privata e delle assicurazioni integrative dimostra che il modello attuale spinge i cittadini fuori dal sistema pubblico; il Governo rinuncia di fatto a difendere il principio di universalità del diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione;

    anche le misure sociali illustrate nel DPFP sono frammentarie e inadeguate; il nuovo Piano Nazionale per la Famiglia viene presentato come svolta, ma non è accompagnato da finanziamenti certi, né Pag. 196da un piano operativo che coinvolga Comuni e regioni e soprattutto si teme un contenuto o azioni regressive in materia di diritti civili e di genere;

    dopo l'abolizione del Reddito di Cittadinanza, non esiste più un vero strumento universale di contrasto alla povertà e il nuovo Assegno di inclusione è circoscritto e caratterizzato da insostenibili barriere burocratiche, che lasciano fuori decine di migliaia di famiglie in difficoltà;

    i comuni, principali attuatori del welfare territoriale, restano privi delle risorse necessarie per sostenere servizi essenziali come assistenza domiciliare, disabilità e housing sociale: la spesa sociale cresce del 3,3 per cento, ma si tratta di un aumento meramente nominale, eroso dall'inflazione e insufficiente ad affrontare l'emergenza abitativa, l'invecchiamento e la non autosufficienza;

    il Governo «ha messo nel cassetto» l'attuazione della legge sulla non autosufficienza (legge n. 33 del 2023) così come la legge sulla disabilità, approvate o delineate nella scorsa legislatura anche grazie al lavoro del M5S: di fatto dunque non ci sono risorse aggiuntive e nessun piano operativo per un sistema integrato di assistenza domiciliare e residenziale; le famiglie continuano a farsi carico da sole della cura di anziani e disabili, in assenza di servizi e tutele;

    le politiche di coesione sono trattate come meri strumenti di bilancio, senza una strategia di riequilibrio reale tra Nord e Sud e di fatto i fondi europei e del PNRR non vengono utilizzati in modo sinergico per colmare i divari nell'accesso a sanità, istruzione e welfare;

    il DPFP 2025 consolida un modello economico sbilanciato verso la spesa militare e fiscale, penalizzando i settori sociali: si prevede un aumento graduale della spesa per la difesa, ma nessuna analoga priorità per la sanità pubblica;

    si parla di «rimodulazione del prelievo fiscale», ma senza garanzia alcuna di redistribuzione equa e progressiva: nessun beneficio concreto per lavoratori precari, giovani o pensionati a basso reddito; il risultato è una manovra che scava un solco sempre più profondo tra chi ha e chi non ha, a danno dei più fragili;

    in sintesi, il DPFP 2025 non tutela il diritto alla salute, non affronta la povertà e le diseguaglianze, non garantisce servizi pubblici universali, non investe nel capitale umano e nelle comunità locali e nei soggetti più fragili e non risponde ai bisogni reali del Paese, non rispettando i principi di equità, solidarietà e giustizia sociale sanciti dalla Costituzione;

   si ribadisce la necessità di:

    1. portare il Fondo Sanitario Nazionale al livello medio europeo (almeno 7,5 per cento del PIL) al fine di avviare un piano assunzionale del personale del SSN e garantire i livelli essenziali di assistenza;

    2. garantire una sanità pubblica gratuita e accessibile e un welfare che non lasci indietro nessuno.

    3. attuare pienamente la legge sulla non autosufficienza, finanziandola in modo stabile;

    4. ripristinare un reddito minimo universale, quale strumento di dignità e libertà per chi è in difficoltà;

   per tutto quanto sopra premesso e considerato,

  esprime

PARERE CONTRARIO.

Pag. 197

ALLEGATO 3

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/505 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 febbraio 2024, recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali degli infermieri responsabili dell'assistenza generale che hanno completato la formazione in Romania. Atto n. 300.

PARERE APPROVATO

  La XII Commissione (Affari sociali),

   esaminato lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/505 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 febbraio 2024, recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali degli infermieri responsabili dell'assistenza generale che hanno completato la formazione in Romania (Atto n. 300);

   rilevato che il provvedimento in esame, al fine di dare attuazione alla suddetta direttiva, novella il decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206;

   preso atto del parere favorevole espresso, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 2 ottobre 2025,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.