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Resoconti delle Giunte e Commissioni

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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 12 novembre 2025
583.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari esteri e comunitari (III)
ALLEGATO
Pag. 57

ALLEGATO 1

Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese. C. 2655 Governo, approvato dal Senato.

PARERE APPROVATO

  La III Commissione,

   esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge C. 2655, approvato dal Senato, recante disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese;

   evidenziato che l'articolo 68, introdotto nel corso dell'esame al Senato, mira ad adeguare l'ordinamento nazionale al Regolamento (UE) 2019/125, in materia di commercio di merci utilizzabili per infliggere la pena di morte o la tortura, e al Regolamento (UE) 2021/821, in materia di controllo delle esportazioni, del transito e del trasferimento di prodotti a duplice uso, ovvero quelli che prevedono un utilizzo prevalentemente civile, ma tali da poter essere utilizzati anche a fini militari,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE.

Pag. 58

ALLEGATO 2

Relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei, aggiornata al 30 giugno 2025 (articolo 5 del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 gennaio 2024, n. 2). Doc. CCXXXIII, n. 2.

RISOLUZIONE APPROVATA

   La III Commissione,

   premesso che:

    con il Piano Mattei per l'Africa nel gennaio 2024 il Governo italiano ha definito una strategia nazionale per imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con le Nazioni del Continente africano basato su partenariati paritari e sviluppo condiviso;

    a 21 mesi dal suo lancio si rileva con soddisfazione la piena operatività del Piano Mattei, con progetti avviati, altri in fase di finalizzazione e i primi risultati già visibili;

    la progressiva attuazione del Piano, in un contesto geopolitico, peraltro, di assoluta complessità, conferma la determinazione del Governo nel mantenere una forte attenzione verso l'Africa. Attraverso una strategia che ha certamente rafforzato la credibilità italiana nei confronti del Continente aprendo la via a nuove proficue collaborazioni, ad esempio, con le Nazioni del Golfo, che hanno apprezzato gli sforzi italiani per promuovere lo sviluppo socioeconomico sostenibile nei Paesi destinatari del Piano;

    gli obiettivi del Piano, i suoi sei settori di intervento (istruzione e formazione; sanità; acqua; agricoltura; energia; infrastrutture fisiche e digitali) e il suo sistema di governance sono congegnati in maniera chiara e apprezzabile;

    le linee di indirizzo espresse dalla Cabina di regia e lo stato di attuazione del Piano, illustrato da ultimo nella seconda Relazione annuale presentata nello scorso mese di luglio, ne evidenziano la costante evoluzione e crescita;

    sul piano dei soggetti beneficiari, nel 2025 il Piano è stato esteso ad altre cinque Nazioni focus (portandole a quattordici) e la progettualità è cresciuta. La scelta delle Nazioni partner e dei progetti finanziati dimostrano tra l'altro di rispondere a un indirizzo politico-strategico chiaro, basato sulle priorità di cooperazione condivise con i governi africani e in coerenza con gli orientamenti approvati nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2024, nonché con i criteri di eleggibilità climatica del Fondo Italiano per il Clima;

    sul piano dei progetti, si notano, a titolo di esempio, quelli deliberati per aumentare l'accesso all'energia elettrica delle popolazioni africane (pensiamo alle iniziative in Mozambico e Tanzania nell'ambito dell'iniziativa Mission 300 della Banca Mondiale), per migliorare la gestione delle risorse idriche del continente (come il progetto Tanit in Tunisia o la riqualificazione urbana della città e il recupero del bacino del lago Boye in Etiopia), così come i risultati raggiunti in ambito agricolo (ad esempio in Algeria con il progetto di agricoltura desertica o in Senegal con il sostegno alla produzione agroalimentare della regione della Casamance);

    le basi finanziarie del Piano sono state inoltre consolidate e i partenariati internazionali ad esso associati sono incrementati, fino a far emergere una positiva tendenza alla «internazionalizzazione» del Piano, come dimostrato dal coordinamento con iniziative sviluppate in ambito G7 e la crescente sinergia con il Global Gateway dell'Unione Europea, sancita dal Vertice «The Mattei Plan for Africa and the Global Pag. 59Gateway: A common effort with the African Continent», tenutosi a Roma il 20 giugno 2025;

    a riprova di quanto sopra, è interessante registrare che le stesse criticità da alcuni attribuite al Piano Mattei non attengono all'inconsistenza del progetto, ma all'esigenza che vengano rese disponibili crescenti e più dettagliate informazioni di tutto ciò – tanto – che è stato fatto;

    tale esigenza informativa non è tuttavia sintomo di mancanza di chiarezza e accountability sulle attività del Piano Mattei, dal momento che la trasparenza e la tracciabilità delle risorse costituiscono principi fondanti del Piano e che i controlli e gli obblighi di rendicontazione dei beneficiari garantiscono un sistema di governance efficace e verificabile;

    in particolare, in un quadro di attività in costante crescita, sono state già attuate specifiche misure di comunicazione istituzionale del Piano Mattei che, oltre alla prevista pubblicazione delle Relazioni annuali e delle delibere del Comitato tecnico, dei beneficiari e degli importi assegnati, permettono di avere un quadro dei progetti e delle iniziative progressivamente avviate nel quadro del Piano Mattei; né è mai mancata la disponibilità della struttura di missione del Piano Mattei a fornire ulteriori informazioni su progetti, impatti e stato di attuazione;

    il Piano Mattei dispone di un'architettura finanziaria articolata, che combina risorse pubbliche, private e multilaterali, i cui strumenti principali sono la quota del Fondo italiano per il clima (Fondo) destinata all'Africa, il Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo, affiancati da altri vettori specifici (ad esempio: Plafond Africa attivato da Cassa Depositi e Prestiti) e canali di finanziamento sviluppati insieme e Istituzioni Finanziarie Internazionali (es: Banca Africana di Sviluppo per la «Mattei Plan and Rome Process Financing Facility»);

    sia il Fondo Italiano per il Clima, sia la normativa (legge 125/2014) regolante l'uso delle risorse a dono e a credito d'aiuto (Fondo Rotativo) della Cooperazione allo Sviluppo assicurano un sistema elevato di trasparenza, controllo e responsabilità, garantendo che l'utilizzo delle risorse pubbliche avvenga nel pieno rispetto dei criteri e principi internazionali di buona governance, efficacia e sostenibilità;

    nel gestire il Fondo italiano per il clima, Cassa depositi e prestiti opera nel rispetto di rigorose procedure di valutazione e monitoraggio sulla base dei documenti strategici e dei piani di attività approvati e aggiornati annualmente dal comitato tecnico responsabile per la parte Africa-Piano Mattei. Le istruttorie prevedono accurate analisi del rischio Paese, dell'affidabilità dei soggetti esecutori dei progetti e dei beneficiari finali, della solidità del progetto, dell'impatto ambientale e sociale, inclusi i co-benefìci economici e sociali di sviluppo sostenibile, del razionale climatico e del rispetto del sistema dei limiti di rischio;

    analogamente, molteplici sono gli strumenti di monitoraggio e rendicontazione dell'utilizzo delle risorse del Fondo italiano per il clima: il Gestore prepara relazioni periodiche sull'utilizzo delle risorse, sullo stato di avanzamento dei progetti e sugli impatti ottenuti; gli aspetti di impatto ambientale e sociale delle iniziative sono valutati dai componenti ministeriali del Comitato tecnico, tra cui il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, la documentazione contrattuale relativa a ciascun intervento prevede appositi obblighi di rendicontazione a carico di ciascun beneficiario, nonché i relativi rimedi in caso di inadempimento; il Fondo italiano per il clima è soggetto, infine, al controllo della Corte dei conti, che riceve relazioni annuali da parte del Gestore e che ha il potere di attivare indagini conoscitive, come già accaduto;

    le iniziative del Piano Mattei finanziate con le risorse a dono e a credito d'aiuto della cooperazione allo sviluppo sono soggette ai meccanismi di eleggibilità, valutazione, supervisione e monitoraggio previsti dalla legge n. 125 del 2014, nonché ai princìpi di efficacia e ai criteri di efficienza, Pag. 60trasparenza ed economicità previsti dalla stessa legge; tali iniziative sono altresì allineate ai documenti triennali di programmazione e indirizzo della cooperazione italiana allo sviluppo approvati dal Consiglio dei ministri;

    il coinvolgimento di attori multilaterali nel disegno e nell'attuazione del Piano Mattei rappresenta anche una garanzia strutturale di inclusività e ownership locale. Attraverso la collaborazione con organizzazioni internazionali (ad esempio: Banca africana di sviluppo e Banca mondiale, FAO, FAD, UNDP, UNIDO), le quali sono impegnate per mandato nel dialogo costante con governi e comunità locali;

    il Piano promuove iniziative concepite in coerenza con i bisogni espressi dai Paesi partner africani. Le attività non sono dunque calate dall'alto, ma co-progettate e radicate nelle strategie nazionali di sviluppo sostenibile;

    il «Mattei Plan and Rome process financial facility» istituito con la Banca africana di sviluppo, costituisce un modello innovativo di partenariato finanziario multilaterale, capace di moltiplicare l'effetto leva delle risorse italiane, garantendo al contempo una supervisione internazionale sui progetti finanziati;

    per quanto riguarda i progetti con risorse della Facility essi sono esaminati e gestiti dalla Banca (sotto la supervisione di un «Governing council», formato da rappresentanti della Banca e di ogni Stato contributore) e i singoli progetti finanziati – si stanno per finalizzare le prime operazioni – sono soggetti alle specifiche regole di rendicontazione della Banca, con la quale l'Italia sta oggi lavorando anche per rafforzare la comunicazione relativa al Fondo e ai suoi progetti;

    il Piano Mattei agisce sempre e comunque in risposta alle necessità di sostegno espressamente avanzate dalle Nazioni beneficiarie, come nel caso della concessione di un incremento del contributo italiano nell'ultimo ciclo di rifinanziamento dell'International development association, che ha risposto alla richiesta espressa dalle Nazioni africane nel corso del vertice dei Capi di Stato di IDA21 per l'Africa di Nairobi dell'aprile 2024;

    il Piano Mattei ha fornito anche il quadro per un'ulteriore azione del Governo a sostegno del settore privato che voglia investire in Africa tramite le tante misure previste da SACE, CDP (plafond Africa) e SIMEST (misura Africa): si tratta di finanziamenti che supportano le nostre piccole e medie imprese nelle loro attività in Africa, con numeri importanti come riportati nella relazione annuale;

    in tale contesto si segnala, in particolare, il progetto strategico del Corridoio di Lobito, infrastruttura prioritaria del G7 e del Global gateway dell'Unione europea, cui l'Italia contribuisce con un impegno di 300 milioni di euro (di cui 250 milioni a debito e 35 milioni in equity), finalizzati alla connessione ferroviaria tra Zambia e Angola, con prospettiva di estensione alla Tanzania, a beneficio delle economie regionali e dell'integrazione continentale;

    in termini generali, si ritiene che gli interventi del Piano Mattei sinora realizzati risultino concretamente migliorativi della vita delle persone con trasformazioni durature del tessuto sociale ed economico dei territori, così come del sistema sanitario e di quello educativo, con una precisa volontà di agire altresì per il rafforzamento delle istituzioni;

    sebbene sia chiaro che il Piano Mattei non è improntato ai rapporti commerciali, positiva è la circostanza che alcuni degli interventi vedono le imprese italiane integrate in filiere locali a beneficio dei territori africani con obiettivi di sviluppo umano, inclusione sociale e crescita economica sostenibile;

    per la prima volta, con il Piano Mattei, l'Italia ha messo in campo un progetto chiaro e innovativo, basato su rispetto, responsabilità e visione, e che ha rivoluzionato il paradigma nei rapporti tra l'Europa e il continente africano, nella convinzione che rafforzare l'Africa significhi rafforzare anche l'Europa e costruire le condizioni per una stabilità comune;

Pag. 61

    in ragione dell'affaccio dell'Africa orientale sull'Oceano Indiano, andrebbe assicurata la coerenza tra il Piano Mattei e le iniziative dell'Italia per concorrere all'attuazione della Strategia italiana ed europea per l'Indo-Pacifico,

impegna il Governo:

   a proseguire nell'attuazione del Piano Mattei per l'Africa nel solco dei princìpi di partenariato paritario, sostenibilità e trasparenza che ne costituiscono la base fondante;

   ad inserire anche il Piano Mattei nell'ambito dell'impegno dell'Italia volto a contribuire all'attuazione della Strategia italiana ed europea per l'Indo-Pacifico;

   a promuovere, nel quadro dei rapporti bilaterali e multilaterali, il riconoscimento del Piano Mattei come modello europeo di partenariato equo con l'Africa, volto alla crescita condivisa e alla stabilità delle Nazioni del continente;

   a rafforzare ulteriormente la trasparenza e la comunicazione pubblica delle iniziative, rendendo accessibili, attraverso i canali istituzionali, informazioni aggiornate sui progetti finanziati, le imprese e le istituzioni coinvolte, i risultati conseguiti e gli impatti economico-sociali generati;

   ad assicurare che la struttura di missione per l'attuazione del Piano Mattei riferisca con cadenza semestrale alle Camere sullo stato di avanzamento del Piano, sulle risorse impiegate e sui risultati ottenuti.
(8-00086) «Calovini, Billi, Orsini, Carfagna».

Pag. 62

ALLEGATO 3

7-00343 Porta: Sulle iniziative da assumere in sede europea per sostenere la ratifica dell'accordo di libero scambio UE-Mercosur.

RISOLUZIONE APPROVATA

   La III Commissione,

   premesso che:

    in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni economiche e geopolitiche e da un indebolimento del sistema degli scambi, gli accordi commerciali bilaterali e plurilaterali dell'Unione europea restano uno strumento efficace per tutelare la propria autonomia strategica e per garantire un accesso diversificato ai mercati globali; per l'Italia, che negli ultimi anni ha fatto del rilancio delle relazioni con l'America Latina un tratto distintivo della sua politica estera, gli accordi dell'UE con la regione hanno anche grande rilevanza geopolitica;

    l'Unione europea attraverso una rete di oltre quaranta accordi di libero scambio, oggi copre quasi il 46 per cento del commercio estero complessivo dell'Ue;

    tra tali accordi, quello con il Mercado comùn del sur (Mercosur) — che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay — rappresenta il più ampio e significativo partenariato economico e demografico dell'America Latina e costituirebbe un mercato integrato di oltre 750 milioni di consumatori, pari a circa il 20 per cento del Pil mondiale e al 25 per cento degli scambi globali;

    dopo venticinque anni e trentotto round negoziali, la conclusione dell'accordo Ue-Mercosur si presenta oggi come un passaggio strategico non più rinviabile, anche alla luce della crescente penetrazione commerciale di altri attori globali, in particolare la Repubblica Popolare Cinese, che dal 2014 al 2024 ha incrementato del 60 per cento il proprio interscambio con il blocco sudamericano, a fronte di un modesto +3,8 per cento dell'Ue;

    l'accordo prevede l'eliminazione quasi totale dei dazi: il Mercosur liberalizzerà il 91 per cento delle proprie linee tariffarie, mentre l'Ue procederà a un abbattimento del 95 per cento, azzerando i dazi sui principali prodotti industriali entro dieci anni; per il settore agroalimentare, il Mercosur liberalizzerà il 93 per cento delle linee tariffarie, a fronte dell'82 per cento da parte europea;

    i benefici economici stimati dalla Commissione europea ammontano a circa 4 miliardi di euro di risparmi doganali annui, a fronte dei 600 milioni stimati per l'accordo Ue-Canada (Ceta) e dell'1 miliardo per quello con il Giappone;

    l'accordo non si limita alla dimensione tariffaria, ma include oltre venti capitoli relativi al commercio di beni e servizi, alla semplificazione doganale, alle regole di origine, alla tutela della proprietà intellettuale, agli appalti pubblici, allo sviluppo sostenibile e alla tutela delle indicazioni geografiche (57 italiane riconosciute alla firma), oltre a prevedere meccanismi di salvaguardia e risoluzione delle controversie;

    il sistema produttivo italiano presenta un elevato indice di diversificazione industriale ed è in grado di trarre vantaggi comparativamente maggiori dalla liberalizzazione degli scambi: oltre l'81 per cento dell'interscambio Ue-Mercosur riguarda i beni industriali, che costituiscono il 94 per cento dell'export italiano verso l'area, di cui il 91 per cento beneficerebbe dell'accesso preferenziale;

    l'Italia è primo esportatore europeo nel settore agroalimentare, secondo nei macchinari e prodotti elettrici, terzo nei comparti plastica e gomma, strumenti ottici e Pag. 63medicali, e quarto nei chimico-farmaceutici; tali settori subiscono oggi dazi che oscillano tra il 18 e il 35 per cento, con conseguenti limitazioni alla competitività delle imprese italiane;

    secondo un'analisi di impatto condotta dal Centro Studi dell'Università Roma Tre su incarico del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, l'Italia sarebbe il Paese dell'Ue a trarre i maggiori benefici dalla piena attuazione dell'accordo, con un incremento potenziale delle esportazioni pari a 3,5 miliardi di dollari e un miglioramento del saldo commerciale complessivo con tutti i Paesi del Mercosur;

    il Mercosur rappresenta inoltre una fonte rilevante di materie prime strategiche per la transizione verde e digitale dell'unione europea: il Brasile processa l'88 per cento del niobio mondiale e soddisfa l'82 per cento del fabbisogno europeo, oltre a fornire significative quote di tantalio, bauxite, grafite e manganese; l'Argentina, dal canto suo, contribuisce per l'11 per cento alla produzione globale di litio, fornendo il 6 per cento del fabbisogno dell'Ue;

    la mancata conclusione dell'accordo rischierebbe di marginalizzare l'Europa in una regione di crescente importanza geoeconomica e culturale, caratterizzata da una forte affinità storica e linguistica con l'Italia e l'Europa, nonché da una domanda interna in espansione nei settori industriali e dei servizi ad alto valore aggiunto;

    la Commissione Ue ha recentemente presentato una proposta di Regolamento che prevede un'efficace attuazione delle clausole di salvaguardia, in particolare per i prodotti considerati più sensibili (ad esempio carne e pollame, zucchero, riso e miele), e annunciato un fondo di compensazione da 6,3 miliardi di euro a favore delle filiere agricole che dovessero essere eventualmente danneggiate da turbative di mercato;

    l'accordo Mercosur rappresenta un'intesa che apre prospettive commerciali di straordinario interesse per l'Italia e per le comunità imprenditoriali italiane, specialmente in Sud America. Esso rappresenta non solo una risposta efficace all'innalzamento delle barriere tariffarie, ma rappresenta anche una grande opportunità per il sistema produttivo nazionale, che necessita di nuovi mercati e di maggiore certezza normativa per sostenere competitività, occupazione e qualità del made in Italy, L'accordo, che elimina il 90 per cento dei dazi tra i due blocchi, consolida le opportunità per molte filiere italiane — dall'agroalimentare, che beneficerebbe del riconoscimento da parte dei Paesi del Mercosur di 57 Indicazioni Geografiche nostrane attualmente prive di tutela in quei mercati, all'automotive, dalla moda alla tecnologia — in un'area di oltre 700 milioni di cittadini;

    si ritiene, pertanto, che l'entrata in vigore dell'accordo Ue-Mercosur costituirebbe una efficace risposta alle sfide della globalizzazione e un'occasione concreta di crescita e tutela degli interessi italiani all'estero,

impegna il Governo:

   a sostenere, previa valutazione dell'impatto economico, ambientale e sociale dell'accordo sui settori strategici europei e nazionali, nelle sedi europee competenti, la ratifica dell'accordo di libero scambio UE-Mercosur, quale strumento strategico per il rafforzamento dell'autonomia economica e politica dell'Unione e per la tutela degli interessi economici nazionali, assicurando la salvaguardia degli standard ambientali, sociali, di tutela dei consumatori e garantendo adeguate forme di tutela a sostegno delle filiere agricole europee qualora dovessero essere eventualmente danneggiate da turbative di mercato;

   a promuovere un approccio coordinato con gli altri Stati membri, finalizzato a superare le resistenze politiche e a garantire la piena attuazione delle clausole di sostenibilità, tutela ambientale e diritti dei lavoratori previste nell'accordo, in coerenza con l'accordo di Parigi sul clima, nonché a garantire che le quote stabilite per i prodotti più sensibili – come carne, pollame, zucchero, riso e miele – tutelino Pag. 64in modo effettivo i produttori europei e assicurino condizioni di concorrenza eque;

   a promuovere, in raccordo con l'Unione europea, specifiche iniziative di partenariato industriale e tecnologico con i Paesi del Mercosur, in particolare nei settori della transizione energetica, dell'innovazione digitale e della sicurezza delle catene di approvvigionamento di materie prime critiche;

   a valorizzare la presenza imprenditoriale italiana nell'area, sostenendo gli investimenti delle imprese e favorendo il radicamento delle filiere produttive in grado di rafforzare la competitività del made in Italy sui mercati latinoamericani;

   a fornire periodicamente elementi alle Commissioni parlamentari competenti sugli sviluppi del processo di approvazione dell'accordo e sulle iniziative adottate a livello nazionale ed europeo per garantirne la tempestiva e piena attuazione.
(8-00087) «Porta, Amendola, Provenzano, Quartapelle Procopio, Boldrini».

Pag. 65

ALLEGATO 4

7-00317 Onori: Sulle iniziative da assumere in sede europea per sostenere la ratifica dell'accordo di libero scambio UE-Mercosur.

RISOLUZIONE APPROVATA

   La III Commissione,

   premesso che:

    il commercio internazionale rappresenta uno degli strumenti fondamentali della politica estera dell'Unione europea, funzionale alla promozione di una crescita economica sostenibile, alla creazione di posti di lavoro qualificati, al rafforzamento della competitività industriale e all'affermazione di elevati standard in materia ambientale, sociale, di diritti del lavoro e tutela dei consumatori, in linea con i princìpi dell'economia sociale di mercato;

    l'Unione europea dispone della più ampia rete di accordi commerciali al mondo, che offrono vantaggi concreti alle imprese europee, in particolare alle PMI, attraverso la riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie o l'apertura del mercato agli appalti pubblici;

    in un contesto globale segnato da crescente instabilità geopolitica, ondate di protezionismo e tendenze alla regionalizzazione delle catene del valore, gli accordi commerciali rappresentano uno strumento strategico per rafforzare l'autonomia strategica dell'Unione europea, assicurare la diversificazione dei mercati di sbocco e di approvvigionamento, e ridurre la vulnerabilità a shock esterni;

    fra l'altro, le attuali tensioni commerciali con gli Stati Uniti evidenziano l'urgenza per l'Europa di diversificare i partenariati commerciali;

    infatti, gli Stati Uniti rappresentano il 16,7 per cento dello scambio di beni per l'Unione europea, mentre l'Unione europea rappresenta il 18,6 per cento degli scambi di beni per gli USA, a conferma che questi mercati rimangono reciprocamente principali, per quanto restino, malgrado le intese raggiunte dalla Commissione con l'Amministrazione USA (in particolare, la Dichiarazione Congiunta del 21 agosto scorso), gravati da incertezze;

    in questo contesto, la diversificazione delle relazioni commerciali e l'ampliamento delle opzioni di export costituiscono una priorità per l'Unione europea, al fine di aumentare la resilienza delle catene del valore e di aprire nuove opportunità per le imprese;

    l'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e il Mercosur, siglato il 6 dicembre 2024 e attualmente in fase di revisione legale, riveste un'importanza strategica per rafforzare i rapporti commerciali con un'area ad alto potenziale, contribuendo a diversificarne le fonti di approvvigionamento e a consolidare mercati di sbocco per le esportazioni europee, creando una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, con 750 milioni di consumatori, ovvero un quinto dell'economia globale, garantendo inoltre la tutela di circa 350 indicazioni geografiche europee e, quindi, rafforzando gli strumenti di contrasto al fenomeno del cosiddetto italian sounding;

    l'Italia, in quanto secondo partner commerciale europeo per i Paesi del blocco Mercosur, sarebbe particolarmente avvantaggiata dall'accordo, come si rileva anche dalla differente composizione dell'export: nel 2023, infatti, il 48,9 per cento degli acquisti italiani dall'area Mercosur ha riguardato prodotti agricoli e alimentari, mentre l'Italia ha venduto soprattutto macchinari (31,8 per cento), mezzi di trasporto (11,7 per cento), prodotti chimici (9,9 per cento) e farmaceutici (8,9 per cento);

Pag. 66

    tra gli accordi in fase di negoziazione o ratifica figurano anche ulteriori intese con partner strategici per l'Unione europea e di rilevante interesse per l'Italia, la cui conclusione potrebbe generare rilevanti benefici economici e commerciali, offrendo accessi a ulteriori mercati che contano milioni di consumatori;

    l'Italia, in quanto quarta economia dell'Unione e Paese a forte vocazione esportatrice, ha un interesse diretto nel sostenere una politica commerciale europea ambiziosa e coerente con i propri interessi strategici, ad alta intensità di esportazione e di valore aggiunto, come l'agroalimentare di qualità, la meccanica avanzata, la manifattura di eccellenza, settori che costituiscono il cuore pulsante della proiezione industriale del made in Italy sui mercati globali;

    le imprese italiane, in particolare le PMI, faticano spesso a cogliere appieno le opportunità offerte dagli accordi di libero scambio, a causa della complessità delle regole applicative, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento dell'origine preferenziale dei prodotti, nonché della limitata conoscenza degli standard tecnici e delle procedure richieste per l'accesso ai benefici tariffari, perdendo così occasioni di crescita in mercati ad alto potenziale ma soggetti a restrizioni e dazi,

impegna il Governo:

   a sostenere, previa valutazione dell'impatto economico, ambientale e sociale dell'accordo sui settori strategici europei e nazionali, nelle sedi europee competenti, la rapida ratifica dell'accordo di libero scambio UE-Mercosur, quale strumento strategico per il rafforzamento dell'autonomia economica e politica dell'Unione e per la tutela degli interessi economici nazionali, assicurando la salvaguardia degli standard ambientali, sociali, di tutela dei consumatori e garantendo adeguate forme di tutela a sostegno delle filiere agricole europee qualora dovessero essere eventualmente danneggiate da turbative di mercato;

   ad assumere iniziative volte a favorire la conclusione, la firma e la ratifica degli altri accordi commerciali in fase avanzata, nonché l'avvio di nuovi negoziati con mercati strategici, per rafforzare la presenza delle imprese italiane ed europee sulle catene del valore globali.
(8-00088) «Onori».

Pag. 67

ALLEGATO 5

7-00319 Quartapelle Procopio: Sulle iniziative per il ripristino dello Stato di diritto e la transizione democratica in Myanmar.

RISOLUZIONE APPROVATA

   La III Commissione,

   premesso che:

    il 1° febbraio 2021, in Myanmar, la giunta militare ha effettuato un colpo di Stato, ponendo fine a un decennio di transizione democratica, incarcerando arbitrariamente il Presidente Win Myint, la Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, membri del governo democraticamente eletti e numerosi attivisti, parlamentari e cittadini;

    tale repressione ha generato una grave crisi umanitaria, con violazioni sistematiche dei diritti umani, incluse torture, maltrattamenti, stupri e detenzioni arbitrarie, mentre la Giunta ha potuto continuare a godere del sostegno diplomatico e militare soprattutto di Cina e Russia;

    secondo i dati Acled (Armed conflict location and event data) 2025, il Myanmar è tra i primi Paesi al mondo per intensità dei conflitti e, secondo il Global organized crime index, è il primo centro globale per criminalità organizzata e produzione di oppio e droghe sintetiche;

    il generale Min Aung Hlaing è accusato dalla Corte penale internazionale di crimini di guerra e dalla Corte internazionale di giustizia per genocidio contro la popolazione Rohingya;

    l'esercito birmano mantiene il controllo diretto solo di una parte minoritaria del territorio nazionale, mentre il restante è controllato da organizzazioni etniche armate e gruppi di resistenza;

    le donne sono protagoniste del movimento democratico e subiscono gravi violenze, inclusi abusi sessuali sistematici nelle carceri;

    la Fatf (Financial action task force) ha incluso il Myanmar tra i Paesi con maggiori carenze nella lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo;

    la coscrizione obbligatoria, introdotta nel febbraio 2024, coinvolge milioni di giovani, inclusi minorenni e Rohingya privi di cittadinanza, usati come scudi umani;

    la giunta intende organizzare a partire dal 28 dicembre 2025 elezioni non inclusive e limitate territorialmente alle aree da essa controllate, pertanto non rappresentative, che rischiano di legittimare un regime dittatoriale;

    la 113a Conferenza internazionale del lavoro (OIL) ha adottato una risoluzione ai sensi dell'articolo 33 della Costituzione dell'OIL denunciando condizioni di lavoro forzato e repressione sindacale nel Paese;

    il Myanmar è uno dei Paesi al mondo più ricco di terre rare, la cui estrazione avviene in violazione dei diritti ambientali e umani,

impegna il Governo:

   ad attivarsi con urgenza in ambito europeo e multilaterale affinché la crisi in Myanmar sia affrontata ai massimi livelli e, pur riconoscendo che l'azione dell'ASEAN non ha finora potuto sortire gli effetti sperati, d'intesa con i partner UE e like-minded, continuare a sostenerne gli sforzi, in coordinamento con l'azione dell'Inviata Speciale del Segretario Generale ONU per il Myanmar, Julie Bishop;

   a promuovere l'eventuale adozione di ulteriori sanzioni mirate a livello UE contro la giunta militare, in particolare bloccando fondi, carburante, beni a duplice uso Pag. 68e tecnologie, nonché rafforzando il monitoraggio delle misure restrittive già in vigore;

   a sostenere l'interlocuzione ufficiale con il Governo di unità nazionale (Nug) e le organizzazioni democratiche, comprese le forze etniche e la società civile, subordinando qualsiasi processo negoziale al rilascio incondizionato dei prigionieri politici;

   ad assumere iniziative di competenza volte a contrastare ogni tentativo di legittimare elezioni illegali e promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione contro tali elezioni;

   ad assumere iniziative per sostenere con aiuti non letali il Nug, le organizzazioni della società civile, i sindacati e i media indipendenti birmani, compreso il diretto invio di aiuti umanitari nelle aree non controllate dalla giunta;

   a continuare a contribuire alla piena attuazione delle risoluzioni OIL tramite azioni concrete di sostegno ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali del Myanmar, promuovendo la libertà di associazione e contrastando il lavoro forzato, a partire dalle periodiche informative alle aziende italiane;

   a sostenere la definizione di una nuova Costituzione democratica e federale per il Myanmar, fondata sul controllo civile dell'esercito e sul rispetto dei diritti delle minoranze;

   a sostenere in sede ONU il rinnovo del mandato del Relatore speciale sul Myanmar, e ad assumere iniziative volte a promuovere l'inclusione del principio della «Responsabilità di proteggere» (R2P) nella risoluzione del Consiglio ONU per i diritti umani;

   a riconoscere il popolo del Myanmar come artefice di un cambiamento sistemico che va oltre il ritorno allo status quo pre-golpe, e ad assumere iniziative volte a sostenere il processo di costruzione dal basso di uno Stato federale, democratico e inclusivo.
(8-00089) «Quartapelle Procopio».