ALLEGATO 1
Documento di finanza pubblica 2026. Doc. CCXL, n. 2, e Allegati.
PARERE APPROVATO
La XI Commissione,
esaminato, per quanto di competenza, il Documento di finanza pubblica 2026 (Doc. CCXL, n. 2, e Allegati);
considerato che nel 2025 il mercato del lavoro italiano ha nuovamente mostrato risultati positivi, con livelli occupazionali ai massimi storici, giacché il numero di occupati ha superato i 24 milioni (+0,8 per cento su base annua) con un tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni pari al 62,5 per cento e un tasso di disoccupazione sceso al 6,1 per cento in media d'anno;
considerato inoltre che il tasso di disoccupazione è stimato, come valore medio annuo, al 5,5 per cento nell'anno in corso e a valori annui decrescenti nel periodo successivo (con un valore di 5,1 punti percentuali previsto per l'anno 2029);
preso atto che il Documento, nell'enunciare le misure adottate nel 2025 nell'ambito delle politiche per il lavoro, afferma che l'Italia continua i suoi sforzi per rafforzare la partecipazione al mercato del lavoro e sostenere l'occupazione, con particolare attenzione all'allineamento tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle trasformazioni digitale ed ecologica di imprese e pubblica amministrazione;
rilevato che a dicembre 2025 sono state ripartite le risorse residue del PNRR per il rafforzamento del Programma GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), nel quale, a fine aprile 2025, risultavano coinvolti circa 3,6 milioni di beneficiari;
rilevato altresì che il Documento, nell'ambito della riforma «Piano Nuove Competenze Transizioni» prevista all'interno del Capitolo REPowerEU del PNRR, osserva che le regioni e le province autonome hanno adeguato il proprio quadro regolatorio, al fine di allineare i programmi di formazione alle esigenze del mercato del lavoro, con particolare attenzione alle competenze verdi e digitali;
preso atto che la legge di bilancio per il 2026 ha confermato lo stanziamento strutturale dei fondi per finanziare la misura Supporto formazione lavoro (SFL) precedentemente introdotta a livello sperimentale;
apprezzato che, per combattere il lavoro sommerso in agricoltura, la legge di bilancio per il 2026 ha reso strutturale, a partire dal 1° gennaio 2026, lo strumento del lavoro agricolo occasionale, e che con il decreto-legge n. 159 del 2025 sono state previste norme per il contrasto al lavoro nero e irregolare, al fine di rendere più trasparente la filiera dei contratti attraverso la digitalizzazione dell'identificazione (obbligo di dotare i lavoratori di una tessera di riconoscimento digitale) e l'inasprimento del sistema sanzionatorio legato alla «patente a crediti»;
apprezzato altresì che la legge di bilancio per il 2026 ha disposto la proroga fino al 31 dicembre 2026 dell'Anticipo Pensionistico Sociale (c.d. APE Sociale), diretto a individui che si trovano in condizioni di svantaggio (disoccupati, caregiver, persone con disabilità o lavoratori impegnati in mansioni gravose);
preso atto che il Documento si sofferma inoltre sulle misure assunte con la legge di bilancio per il 2026 in materia di previdenza complementare, volte ad agevolare la partecipazione dei lavoratori ai fondi pensione, in coerenza con quanto suggerito dalla Commissione europea agli Stati membri;
preso atto inoltre che il miglioramento della capacità e dei servizi garantiti Pag. 248dalla pubblica amministrazione costituisce un obiettivo fondamentale del Governo, considerando anche quanto richiesto in modo specifico in sede europea, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento delle amministrazioni a livello locale;
rilevato pertanto che, in continuità con gli obiettivi del PNRR, il Governo sta lavorando per migliorare le competenze dei dipendenti pubblici, mediante l'ampliamento dell'offerta formativa erogata attraverso la piattaforma «Syllabus: nuove competenze per le pubbliche amministrazioni»;
considerato che le recenti innovazioni legislative hanno previsto il potenziamento dell'istituto della mobilità orizzontale e che il Governo sta lavorando per promuovere la mobilità verticale e l'adozione di un sistema di valutazione basato sulla performance nel settore pubblico;
rilevato che, al fine di promuovere l'occupazione femminile, il Documento ricorda che la legge di bilancio per il 2026 ha previsto l'esenzione totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per l'assunzione di madri lavoratrici con tre o più figli minori che siano disoccupate da almeno sei mesi;
apprezzato l'impegno profuso dal Governo nel potenziamento degli strumenti di conciliazione tra lavoro e incarichi di cura familiari, poiché con la legge di bilancio 2026 è stato previsto che il periodo di congedo parentale possa essere fruito fino ai quattordici anni di vita del figlio (rispetto ai precedenti dodici) e, per quanto riguarda il congedo per la malattia del figlio, sono stati raddoppiati (da 5 a 10 giorni all'anno) i giorni di congedo fruibili da ciascun genitore per la malattia dei bambini tra i tre e i quattordici anni;
considerato che il Documento in esame conferma il precedente elenco, definito nel Documento programmatico di finanza pubblica dell'ottobre 2025, dei disegni di legge da considerare come collegati alla manovra di bilancio e che, nell'ambito di tale elenco, si segnala la previsione di collegati recanti interventi in materia di disciplina pensionistica, misure a sostegno delle politiche per il lavoro e delle politiche sociali, nonché interventi a favore delle politiche di contrasto della povertà,
esprime
PARERE FAVOREVOLE.
ALLEGATO 2
Documento di finanza pubblica 2026. Doc. CCXL, n. 2, e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA
DAL GRUPPO M5S
La XI Commissione,
esaminato il Documento di finanza pubblica approvato lo scorso 22 aprile 2026 dal Consiglio dei ministri e trasmesso al Parlamento;
premesso che:
il Ministro dell'economia e delle finanze introduce il DFP 2026 all'esame, definendo un quadro di «economia di guerra e resilienza strutturale»;
il documento non è solo un atto di rendicontazione legato alla nuova governance europea, ma si configura come un manifesto di gestione della crisi di fronte a uno shock esogeno di proporzioni belliche, in cui purtroppo il Governo in carica non ha avuto alcun ruolo diplomatico volto a trovare una risoluzione pacifica della crisi;
il documento individua una data precisa, il 28 febbraio 2026, come spartiacque macroeconomico, evidenziando come l'operazione militare in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz stiano generando una crescente stagflazione dovuta al rialzo dei costi energetici, imponendo una revisione al rialzo dell'inflazione e una correzione al ribasso della crescita del PIL fino al 2028;
il deficit 2025 si attesta al 3,1 per cento e, per l'anno in corso, è confermato il percorso di rientro sotto la soglia del 3 per cento, con l'obiettivo di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027;
il Governo ammette uno sforamento del limite massimo fissato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT) e la causa viene incredibilmente e pretestuosamente individuata, dopo ben 4 anni di Governo, nell'eredità dei crediti edilizi (Superbonus), definiti come un fattore di distorsione persistente, omettendo di rilevare quanti miliardi questo Governo ha invece destinato spregiudicatamente per le spese militari (12 miliardi l'anno), per il plastico del Ponte sullo stretto (14 miliardi) o per gli inutili Centri in Albania (1 miliardo);
il Governo dichiara che non interromperà il sostegno a famiglie e imprese, definendo «irresponsabile» un approccio puramente rigorista in questa fase; tuttavia, a causa dei margini «assottigliati», si annuncia la necessità di riprogrammare gli aumenti previsti in diversi ambiti;
il Ministro Giorgetti fa presente inoltre che, se lo scenario mediorientale dovesse peggiorare ulteriormente, l'Italia si farà promotrice di una risposta coordinata a livello UE, lasciando intendere la necessità di nuovi strumenti di debito comune o clausole di flessibilità eccezionali (analoghe a quelle attivate durante la pandemia);
considerato che:
l'analisi del Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026 rivela un quadro allarmante per quanto riguarda le politiche del lavoro e della previdenza poiché dietro la facciata dei «fondamentali in salute», il Governo delinea una strategia che sacrifica i diritti dei lavoratori e dei pensionati sull'altare di un rigore contabile che appare tanto ottuso quanto socialmente pericoloso;
il DFP conferma una linea politica punitiva verso chi ha lavorato una vita laddove le misure di uscita continuano ad essere bloccate; anzi, il Governo rivendica spudoratamente la scelta di non aver prorogato le misure di flessibilità in uscita Pag. 250parlando esplicitamente di politiche volte al «prolungamento dell'età lavorativa»; si tratta di una visione meramente ragionieristica che ignora l'usura fisica e psicologica di molte professioni;
il documento all'esame ammette che nel 2027 ci sarà uno scostamento rispetto agli obiettivi di spesa netta, dovuto in gran parte all'impatto dell'inflazione sulla rivalutazione delle pensioni e invece di tutelare il potere d'acquisto dei pensionati, il Governo considera questo adeguamento automatico come un «problema di bilancio» da monitorare e, implicitamente, contenere;
il DFP conferma la posizione brutale del Governo sulle pensioni, come già emersa chiaramente nell'esame dell'ultima legge di bilancio, e con il definitivo tramonto di Opzione Donna e Quota 103 cancella ogni forma di flessibilità, senza alcuna alternativa strutturale; si tratta del più clamoroso tradimento delle promesse elettorali;
i dati INPS sul crollo delle uscite anticipate e l'affossamento di misure come «Opzione Donna» dimostrano che la flessibilità è stata sostituita da un sistema di sbarramenti punitivi e le premesse per i prossimi anni sono chiare: meno diritti, più anni di lavoro e assegni che non proteggono dal carovita;
il ripristino del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita (3 mesi nel 2027) è una condanna per chi sperava in un'uscita dignitosa e parlare di «prolungamento dell'età lavorativa» è un eufemismo per nascondere l'obbligo di restare in servizio fino a 67 anni e oltre, ignorando l'usura fisica e la salute dei lavoratori; spingere poi l'adesione automatica (auto-enrolment) alla previdenza complementare è un'ammissione emblematica del fallimento del sistema pubblico laddove lo Stato sembrerebbe dire chiaramente ai cittadini: «la pensione pubblica non basterà, dovete scommettere i vostri risparmi sui mercati finanziari!»;
si parla di «sostenibilità intergenerazionale», ma l'unica ricetta offerta è costringere i lavoratori più anziani a rimanere in servizio, bloccando di fatto il ricambio generazionale e l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro;
nonostante il Governo vanti una «sostanziale tenuta» del mercato del lavoro, i dati interni al DFP, come confermato anche nell'audizione dell'UPB raccontano un'altra realtà, ammettendo che la crescita occupazionale sta rallentando rispetto agli anni precedenti; più in particolare, il documento ammette che l'occupazione cresce in modo significativo quasi esclusivamente tra gli over 50 (+4,2 per cento), per effetto congiunto dell'invecchiamento demografico e del forzato allungamento della vita lavorativa; al contrario, l'occupazione tra i giovani è in pericolosa contrazione;
lo stesso DFP riconosce che nel 2026 la crescita occupazionale subirà un rallentamento rispetto agli anni precedenti e nonostante ciò, si prevede una riduzione del tasso di disoccupazione al 5,5 per cento: un dato che appare come un artificio statistico legato alla riduzione della popolazione attiva (meno persone cercano lavoro perché scoraggiate o perché la popolazione in età da lavoro diminuisce);
il capitolo relativo ai salari è preoccupante poiché mentre l'inflazione è prevista in rialzo (fino al 2,8 per cento nel 2026), l'aumento del costo del lavoro per dipendente è dato in «lieve rallentamento», significando che il Governo sta programmando una perdita netta del potere d'acquisto per milioni di lavoratori, mentre i profitti delle imprese (mark-up) continuano a essere tutelati; dunque, per scelta politica e mancanza di interventi sui contratti, ci sarà una riduzione dei salari reali e di fatto saranno i lavoratori a pagare di tasca propria lo shock bellico in Medio Oriente;
si punta sulla «produttività» per giustificare la crescita, ma il DFP stesso riconosce un divario drammatico tra le competenze dei lavoratori italiani e i fabbisogni produttivi, con un tasso di laureati (31,6 per cento) ben al di sotto della media UE (44 per cento); il Governo non offre soluzioni strutturali, ma si limita a sperare Pag. 251in un «marginale incremento» guidato dal mercato quale segno emblematico di un modello economico che punta sulla bassa specializzazione e su bassi salari piuttosto che su investimenti tecnologici e competenze;
quanto a politiche attive e conciliazione, si tratta di briciole e della consueta retorica; si punta tutto sulla riduzione del cuneo fiscale, presentata come panacea, ignorando che in realtà si tratta di misure che non incidono sulla struttura dei salari e che vengono finanziate tagliando altri servizi essenziali;
il Governo rivendica il coinvolgimento di 3,6 milioni di individui nel programma GOL, ricevuto in eredita dal Governo precedente, pur tuttavia i dati tradiscono la fallimentare gestione di uno strumento prezioso: l'86,2 per cento dei beneficiari presenta caratteristiche di vulnerabilità; mentre l'estensione della piattaforma SIISL e l'uso dell'Intelligenza Artificiale non vengono presentati come strumenti di emancipazione, ma come meccanismi di sorveglianza; il condizionamento dell'indennità di 500 euro (Supporto Formazione Lavoro) alla «partecipazione effettiva» e il rafforzamento dei «controlli incrociati» rivelano una visione punitiva del disagio sociale: lo Stato non aiuta chi è in difficoltà, lo monitora e lo sanziona se non si adegua a percorsi spesso distanti dalle reali esigenze territoriali;
la «soluzione» proposta per il lavoro nero in agricoltura è una resa incondizionata: rendere strutturale il lavoro occasionale fino a 45 giorni per pensionati e disoccupati è una forma di legalizzazione del lavoro povero; invece di combattere il caporalato con contratti stabili, il Governo istituzionalizza la frammentazione; anche la «patente a crediti» per l'edilizia appare come un debole palliativo normativo a fronte di una strage continua nei cantieri che richiederebbe ben altro che una mera «decurtazione di punti»;
il contrasto al lavoro nero resta un obiettivo scritto sulla carta, ma privo di un rafforzamento serio degli ispettorati e delle sanzioni, preferendo invece puntare sulla «valutazione della performance» nel settore pubblico come distrazione dai problemi del settore privato;
quanto a conciliazione vita-lavoro, il Governo parla di potenziamento dei congedi e dei centri per la famiglia, ma i finanziamenti citati (55 milioni per le Regioni) sono del tutto simbolici rispetto alla vastità del problema della denatalità e del carico di cura che grava quasi esclusivamente sulle donne;
nonostante il dichiarato lieve calo della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale (22,6 per cento nel 2025), l'analisi tecnica evidenzia una preoccupante dicotomia nei dati Istat, laddove da un lato la riduzione degli individui a bassa intensità di lavoro (correlata alla dinamica positiva del mercato occupazionale) agisce da traino per il dato aggregato e dall'altro si registra un peggioramento dell'indice di grave deprivazione materiale e sociale (5,2 per cento), indice di una erosione del potere d'acquisto non compensata dai bonus sociali;
il dato della povertà assoluta rimane di fatto cristallizzato, confermando che la crescita economica non sta permeando gli strati più profondi della marginalità sociale, rendendo necessari interventi non più emergenziali ma strutturali;
la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto modifiche procedurali di rilievo all'Assegno di inclusione, con gravi clausole di riduzione finanziaria; l'eliminazione dell'obbligo di sospensione mensile tra i cicli di fruizione mira a evitare «buchi» assistenziali, ma sconta la riduzione del 50 per cento della prima mensilità del nuovo ciclo che di fatto rappresenta una misura di contenimento della spesa;
con riguardo al Piano Nazionale Servizi Sociali (PNIS), sotto il profilo dell'analisi degli stanziamenti, si rileva una forte sproporzione tra gli obiettivi dichiarati e le risorse allocate: lo stanziamento di soli 3 milioni di euro per il PNIS 2024-2026 appare del tutto simbolico rispetto all'ambizione di rafforzare servizi complessi come Pag. 252il contrasto alla violenza di genere, l'assistenza alla disabilità e i centri per minori;
il Governo punta su una serie di misure «accessorie» che ridefiniscono davvero modestamente il perimetro dell'intervento pubblico, come ad esempio il rafforzamento della «Carta Dedicata a te» e del Fondo Indigenti (50 mln strutturali), consolidando un modello di welfare «alimentare» che non agisce in alcun modo sulle cause della povertà abitativa o lavorativa; anche la misura per le famiglie (300 euro per la pratica sportiva) presenta un target estremamente ridotto (minori 6-14 anni, ISEE < 15.000 euro), configurandosi come una prestazione di nicchia con scarsi effetti redistributivi;
in sintesi, il DFP 2026 delinea un'Italia «resiliente» solo perché è disposta a scaricare ogni shock esterno (conflitti in Medio Oriente, rincaro energetico) sui lavoratori e sui pensionati; i pensionati sono trattati come un costo insostenibile da tagliare attraverso il blocco delle uscite e i lavoratori sono visti come una variabile dipendente da mantenere a bassi salari per garantire la competitività;
il futuro del Paese e di chi lo abita è ipotecato da una cronica mancanza di investimenti nel capitale umano, sostituita da una retorica sul «merito» che serve solo a giustificare nuove gerarchie e meno diritti e il Documento all'esame è ben lontano dall'essere un piano di crescita, atteggiandosi invece ad essere un protocollo di gestione della povertà e della precarietà, dove l'unica «sicurezza» garantita è quella dei conti pubblici a scapito della dignità di chi lavora;
il Documento di Finanza Pubblica 2026 segna un punto di non ritorno per le politiche sociali italiane poiché dietro i tecnicismi contabili e le tabelle decimali inviate a Bruxelles, emerge una realtà politica brutale: la stagione delle promesse elettorali è definitivamente chiusa; con un deficit che fatica a scendere sotto la soglia del 3 per cento e un debito pubblico che continua a drenare risorse vitali, il Governo certifica l'impossibilità di una riforma strutturale e il bivio davanti al quale si trovano oggi milioni di lavoratori non è più tra «uscire prima o uscire dopo», ma tra una pensione pubblica sempre più povera e la necessità di una difesa individuale del proprio futuro;
il DFP 2026 non è un documento di programmazione, ma un atto di sottomissione a vincoli esterni che il Governo non ha saputo rinegoziare e la certificazione del deficit al 3,1 per cento per il 2025 da parte di Eurostat non è solo un numero ma è la conferma del fallimento di una strategia che ha tagliato il welfare senza però riuscire a risanare i conti,
esprime
PARERE CONTRARIO.
Carotenuto, Aiello, Barzotti, Tucci.
ALLEGATO 3
Documento di finanza pubblica 2026. Doc. CCXL, n. 2, e Allegati.
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE PRESENTATA
DAL GRUPPO PD-IDP
La XI Commissione,
premesso che:
il Documento di Finanza Pubblica 2026 (DFP) costituisce il principale documento della politica economica nazionale, rilevante anche ai fini del coordinamento con le regole europee riformate in materia di governance economica e di bilancio;
il DFP 2026, presentato con un ritardo di circa due settimane, certifica la revisione al ribasso delle stime di crescita del PIL reale per l'intero triennio di riferimento, dallo 0,7 per cento allo 0,6 per cento per il 2026, dallo 0,8 per cento allo 0,6 per cento per il 2027, dall'0,9 per cento all'0,8 per cento per il 2028, una traiettoria che colloca l'Italia, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, tra i Paesi con la peggiore dinamica di crescita dell'intera Unione Europea, un ritardo che il Governo non ha mostrato la volontà né la capacità di affrontare con adeguate politiche di rilancio;
questo sensibile peggioramento dell'economia italiana dipende solo in parte dalla crisi internazionale, ma è, piuttosto, largamente attribuibile alla assoluta mancanza di efficaci politiche a sostegno della crescita a partire da politiche industriali, a fronte di un calo ininterrotto della produzione, politiche energetiche finalizzate al superamento della dipendenza dalle fonti fossili a fronte delle bollette più care, di politiche per la buona occupazione, a fronte di un modello di sviluppo centrato sui bassi salari; sul quadro del Paese in difficoltà si addensano ora le ricadute delle crisi geopolitiche in atto, con scenari che non promettono nulla di positivo per i prossimi mesi. Sulle prospettive di ripresa economica e produttiva, per il corrente anno e per quelli successivi, gravano diversi fattori di rischio, fra i quali il conflitto in corso in Medio Oriente, la vicenda dei dazi, l'elevato livello dei costi dell'energia, che nel loro insieme rappresentano fattori di ulteriore incertezza che rallenta piani di sviluppo e gli investimenti delle imprese;
l'Italia è il Paese europeo con i maggiori costi nella bolletta elettrica e del gas e si posiziona tra i Paesi UE con il carico fiscale più elevato sui prezzi dei carburanti e l'evoluzione del contesto geopolitico rischia di peggiorare ulteriormente la situazione;
a fronte delle difficoltà descritte, le premesse del DFP 2026 evidenziano la definitiva resa del Governo. Lo scenario delineato nel documento prefigura forti rischi di «stagflazione» – la peggiore delle situazioni macroeconomiche –, con una crescita del PIL rivista al ribasso ed un'inflazione rivista al rialzo sia per l'anno in corso sia per il prossimo;
in tale contesto, preoccupa il dato dell'inflazione che, nello scenario migliore, è previsto raddoppiare rispetto al 2025, salendo dall'1,4 per cento al 2,8 per cento, riflettendo i significativi aumenti dei prezzi di petrolio e gas, con un raggiungimento del picco nel quarto trimestre del 2026, per attestarsi poi al 2 per cento nel 2027 e all'1,9 per cento nel 2028;
rallentano progressivamente anche i consumi delle famiglie che passano dall'1,1 per cento del 2025 allo 0,8 per cento nel 2026, per scendere poi allo 0,5 per cento nel 2027, nonostante il ritardo con cui l'aumento dell'inflazione si trasmette alle decisioni di spesa delle famiglie, orientate a mantenere le abitudini consolidate;
crollano gli investimenti che passano dal 3,5 per cento del 2025 all'1,9 per Pag. 254cento del 2026, dato influenzato dalla coda del PNRR, per attestarsi allo 0,9 per cento nel 2027 e intorno all'1 per cento negli anni successivi;
le esportazioni si riducono rispetto al 2025 passando dall'1,2 per cento allo 0,9 per cento, così come le importazioni che scendono dal 3,6 per cento al 2,3 per cento;
nel mercato del lavoro, frena la crescita dell'occupazione nazionale che passa dall'1,1 per cento del 2025 allo 0,5 per cento sia nel 2026 sia nel 2027 e diminuisce il trend di crescita nominale dei redditi da lavoro dipendente che passa dal 3,8 del 2025 al 3,2 per cento nel 2026 e al 3,1 per cento nel 2027;
sul fronte della finanza pubblica, con il DFP 2026 arriva al capolinea anche la narrazione del Governo sulla tenuta dei conti pubblici;
il rapporto debito/PIL è stimato in preoccupante risalita. A fine 2025 è aumentato dal 134,7 per cento del 2024 al 137,1 per cento. Il picco del rapporto debito/PIL è previsto avvenire quest'anno, in corrispondenza di un livello pari al 138,6 per cento del PIL (1,2 punti percentuali sopra le previsioni di ottobre scorso e 1,0 punti sopra quelle di un anno fa), mentre il processo di graduale diminuzione è previsto ripartire nei due successivi anni per arrivare alla soglia del 136,3 per cento nel 2029;
il quadro del DPF 2026 sancisce una crescita economica bassa, nel migliore degli scenari, una ripresa dell'inflazione, il mancato raggiungimento degli obiettivi di indebitamento prefissati e con un debito pubblico in risalita, un livello di pressione fiscale ai massimi nel corso degli ultimi 11 anni, senza prefigurare, nell'immobilismo che caratterizza l'azione dell'esecutivo, novità sul fronte delle politiche economiche, fiscali, sociali, industriali e sul terreno delle riforme, per invertire il percorso intrapreso fin dal suo insediamento e prospettare miglioramenti per le condizioni di cittadini e imprese;
come ammesso dalla stessa premessa del Documento di finanza pubblica (DFP), il medesimo «è stato predisposto in un contesto internazionale che è diventato di eccezionale complessità a causa di uno shock di natura esogena, legato a fattori geopolitici e di proporzioni e durata ancora assai incerte (...). L'aggiornamento del contesto economico nell'anno in corso non può non prendere le mosse dall'operazione militare congiunta da parte di Stati Uniti ed Israele in Iran dello scorso 28 febbraio, che ha innescato un nuovo conflitto bellico nell'area mediorientale»;
gli effetti di tale scenario internazionale si abbattono su una finanza pubblica già fortemente condizionato dal mancato raggiungimento dell'obiettivo del rispetto della soglia del 3 per cento di deficit e, quindi, della possibilità di uscire con un anno di anticipo dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi. Una condizione che pregiudica la possibilità di approntare la prossima manovra di bilancio in termini espansivi;
in tale prospettiva, con particolare riferimento ai temi del DEF di più stretta competenza della XI Commissione, si evidenzia la mancanza di risorse per il sostegno della spesa sociale e per il sostegno dei redditi di lavoratori e pensionati, che ancora scontano la perdita di potere d'acquisto dopo la pesante congiuntura inflazionistica degli anni 2022 e 2023, rispetto alla quale ancora non si profila alcuna iniziativa per favorire il rinnovo dei contratti per le tante categorie che ancora ne sono sprovviste;
se, sinora, i consumi hanno continuato a beneficiare dell'aumento delle retribuzioni reali per dipendente (+1,2 per cento), che, insieme alla crescita dell'occupazione, ha contribuito al recupero del potere d'acquisto delle famiglie (+0,9 per cento), la sopra citata incertezza internazionale e l'impennata dei prezzi, come evidenziato dalla gran parte degli analisti, il rischio che l'inflazione torni a crescere in maniera rilevante, replicando dinamiche già sperimentate nel corso di precedenti shock energetici, è più che concreto, con evidenti conseguenze negative sui redditi dei lavoratori;
Pag. 255anche i dati del mercato del lavoro, per quanto evidenzino la prosecuzione di dati positivi relativi al numero degli occupati e al tasso di occupazione totale, sono in larga parte concentrate in settori a bassa produttività e vedono una prevalenza di nella fascia di età medio-alta, come conseguenza delle continue misure che hanno di fatto cancellato ogni forma di flessibilità pensionistica, come ammesso dallo stesso documento, quando si afferma che «Si tratta dell'incremento marcato della partecipazione nella fascia 50-64 anni — riconducibile in larga misura all'innalzamento dei requisiti pensionistici»;
anche il dato positivo della riduzione della quota di contratti a termine non è il risultato di una strategia di contrasto del lavoro precario, bensì l'effetto della stagnazione di interi comparti, primo tra tutti quello industriale, che vede più esposti i lavoratori con contratti precari e quelli dell'indotto;
ben altre misure andrebbero approntate per migliorare la condizione economica di milioni di lavoratori che non possono contare su salari dignitosi, come l'introduzione del salario minimo e una norma che riconosca la reale rappresentatività delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro e la conseguente estensione erga omnes dei contratti stipulati dalle medesime organizzazioni. Proposte avanzate dal PD e da tutte le opposizioni e su cui, sinora, il Governo e la maggioranza hanno saputo dimostrare solo una pregiudiziale indisponibilità, venendo meno anche all'impegno di dare attuazione alla delega legislativa ideata come soluzione alternativa al salario minimo legale;
anziché portare avanti politiche per rafforzare i diritti e la condizione economica dei lavoratori, nel corso della legislatura il Governo ha portato avanti una strategia di precarizzazione del mercato del lavoro. Dapprima con la reintroduzione dei voucher lavoro, poi con la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato e poi con la somministrazione. Parimenti, la modifica del codice degli appalti e la liberalizzazione dei subappalti hanno rappresentato un ulteriore elemento di precarizzazione, insicurezza e sottosalario. Misure che colpiscono soprattutto i giovani e le donne, contribuendo a rendere sempre più incerto il futuro di tanti lavoratori, precarizzandone non solo la condizione economica, ma anche quella esistenziale;
anche i rinnovi dei contratti dei comparti della pubblica amministrazione hanno comportato solo un parziale recupero del potere d'acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici;
va altresì rilevata l'esclusione di ogni margine per la tanto auspicata riforma del sistema pensionistico, sia nella versione elettorale delle diverse forze della maggioranza, sia rispetto alle stesse parole della Presidente del Consiglio che oltre un anno fa aveva prefigurato una riforma previdenziale costruita con equilibrio. Un'ipotesi presto tramontata e che nel documento in questione viene definitivamente archiviata con la formula eufemistica del «prolungamento dell'età lavorativa»;
un nefasto obiettivo concretizzato con la legge di bilancio 2026 con la quale si sono incrementati di un mese per l'anno in corso e di tre mesi dal gennaio 2027 i requisiti per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata. Una soluzione adottata, peraltro, senza alcun confronto con le parti sociali;
per quanto riguarda il tema della sicurezza sul lavoro, ai pur positivi incrementi del personale ispettivo – frutto della costante azione di sollecitazione del PD e delle opposizioni – non ha corrisposto una riduzione significativa degli incidenti mortali, seppure in costanza di una congiuntura produttiva di sostanziale stagnazione, e come segnalato dalla Corte dei conti non si è riusciti a rendere più efficiente e tempestivo il sistema di erogazione alle imprese degli incentivi stanziati per gli investimenti finalizzati al miglioramento della sicurezza nei luoghi di lavoro,
esprime
PARERE CONTRARIO.
Scotto, Sarracino, Fossi, Gribaudo, Laus, Guerra.
ALLEGATO 4
Disposizioni per la valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro. C. 2554 CNEL.
PROPOSTE EMENDATIVE APPROVATE
ART. 1.
Al comma 1, dopo le parole: all'attuazione dei valori della inserire le seguenti: libertà e della.
Conseguentemente, al titolo, dopo le parole: per la valorizzazione della inserire le seguenti: libertà e della.
1.3. Scotto, Sarracino.
Al comma 1, dopo le parole: welfare aziendale, aggiungere le seguenti: la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro quale precondizione per l'integrità della persona,.
1.5. Tucci, Aiello, Barzotti, Carotenuto.
Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: e con la normativa vigente in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, promuovendo la cultura della prevenzione e la tutela dell'integrità psicofisica della persona.
*1.6. Mari.
*1.7. Carotenuto, Tucci, Aiello, Barzotti.
Al comma 2, lettera b), sostituire la parola: accudite con la seguente: libere.
1.10. Scotto, Sarracino.
Al comma 2, dopo la lettera b) aggiungere la seguente:
b-bis) rafforzare, anche mediante iniziative di formazione e campagne informative, la cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro, in coordinamento con le disposizioni del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, valorizzando la sicurezza come presupposto essenziale della fraternità e del benessere organizzativo.
*1.11. Mari.
*1.12. Barzotti, Carotenuto, Tucci, Aiello.
ALLEGATO 5
Disposizioni per la valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro. C. 2554 CNEL.
RIFORMULAZIONI PROPOSTE DAL RELATORE
ART. 1.
Al comma 2, dopo la lettera g) aggiungere la seguente:
g-bis) adottare misure finalizzate al contemperamento dei tempi di vita e di lavoro.
1.27. (Nuova formulazione). Barzotti, Carotenuto, Tucci, Aiello.
Al comma 2, dopo la lettera g), aggiungere la seguente:
g-bis) adottare misure finalizzate ad incentivare l'uso degli strumenti di welfare integrativo previsti nei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative.
1.28. (Nuova formulazione). Barzotti, Carotenuto, Tucci, Aiello.
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:
2-bis. Al fine di assicurare l'effettiva e sostanziale applicazione dei princìpi della presente legge, le iniziative di cui al comma 2 sono adottate e attuate sulla base di criteri oggettivi e verificabili, definiti dalla contrattazione collettiva di cui al comma 3, con particolare riferimento agli aspetti del benessere lavorativo, della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa e della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
1.31. (Nuova formulazione). Tenerini.
Al comma 3, alinea, dopo le parole: delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative aggiungere le seguenti: a livello nazionale.
1.33. (Nuova formulazione). Tucci, Aiello, Barzotti, Carotenuto.
Al comma 3, lettera c), aggiungere, in fine, le seguenti parole: con particolare riferimento alle persone con disabilità, garantendo l'accomodamento ragionevole previsto dalla normativa vigente.
1.36. (Nuova formulazione). Carotenuto, Tucci, Aiello, Barzotti.
Al comma 3, dopo la lettera c), aggiungere la seguente:
c-bis) welfare integrativo.
1.37. (Nuova formulazione). Carotenuto, Tucci, Aiello, Barzotti.
Al comma 3, dopo la lettera c), aggiungere la seguente:
c-bis) conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
*1.38. (Nuova formulazione). Carotenuto, Tucci, Aiello, Barzotti.
*1.39. (Nuova formulazione). Barzotti, Carotenuto, Tucci, Aiello.
Dopo il comma 3 aggiungere il seguente:
3-bis. Le iniziative di cui alla presente legge sono adottate su base volontaria. Le imprese che vi aderiscono possono accedere in via prioritaria, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, agli strumenti di incentivazione del welfare aziendale e alle altre misure di agevolazione già previste dalla normativa vigente.
1.45. (Nuova formulazione). Tenerini.
Al comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Per le finalità di cui alla presente legge, il monitoraggio dei contratti collettivi è assicurato attraverso l'integrazione tra le banche di dati in uso presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, fermo restando l'obbligo di deposito telematico previsto dall'articolo 14 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151.
1.49. (Nuova formulazione). Aiello, Barzotti, Carotenuto, Tucci.
Al comma 3, aggiungere, in fine, la seguente lettera:
g-bis) misure di valorizzazione economica e di welfare aziendale, collegate ai risultati organizzativi e produttivi conseguiti.
1.02. (Nuova formulazione). Tenerini.