ALLEGATO 1
Schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1551 dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per l'anno 2026, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi Atto n. 432.
PARERE APPROVATO
La VIII Commissione,
esaminato lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1551 dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per l'anno 2026, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (Atto n. 432);
valutati i contenuti complessivi dello schema di provvedimento in esame e i criteri adottati dal Ministero per il riparto degli stanziamenti iscritti nel proprio stato di previsione a favore di enti, istituti, associazioni e fondazioni sottoposti alla sua vigilanza, che tengono conto anche delle osservazioni formulate dalla VIII Commissione in occasione dell'esame dello schema di decreto recante il riparto per l'anno 2022;
evidenziato che, dal corrente esercizio finanziario, figurano tra i beneficiari del riparto anche il Parco nazionale del Matese e l'area marina protetta di Capo Spartivento;
considerato che la Direttiva ministeriale rivolta agli enti parco nazionali e alle aree marine protette per il triennio 2026-2028 adotta un approccio programmatico di medio termine, volto a proteggere e ripristinare la biodiversità e ad assicurare il mantenimento dei servizi ecosistemici presenti nelle aree protette,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con la seguente osservazione:
valuti il Governo l'opportunità di incrementare, nella prossima legge di bilancio, le risorse destinate al citato capitolo 1551, assicurando almeno il ripristino dello stanziamento previsto per l'esercizio 2025 e prevedendo un ulteriore incremento strutturale delle relative risorse, commisurato all'istituzione di nuove aree naturali protette e ai maggiori compiti attribuiti ai relativi enti gestori, al fine di garantire un'effettiva tutela della biodiversità e il conseguimento degli obiettivi nazionali ed europei in materia di conservazione e ripristino degli ecosistemi.
ALLEGATO 2
Schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1551 dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per l'anno 2026, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi Atto n. 432.
PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVO DEL GRUPPO ALLEANZA VERDI E SINISTRA
La Commissione VIII,
esaminato lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1551 dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per l'anno 2026, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (AG432)
premesso che:
lo schema di decreto prevede che nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, è disposta, per l'esercizio finanziario 2026, una ripartizione del fondo di cui al capitolo 1551, destinato ad Enti, Istituti, Associazioni, Fondazioni e altri organismi, tra cui gli Enti Parco Nazionali e le Aree Marine Protette, da assegnare come indicato nelle tabelle allegate;
nell'ambito delle categorie di soggetti beneficiari delle risorse finanziarie imputate sul capitolo di spesa 1551, sono compresi gli importi prestabiliti connessi all'assolvimento degli obblighi derivanti dall'adesione dello Stato alla Convenzione di Bonn sulla tutela delle specie migratorie e alla convenzione sul Commercio Internazionale di flora e fauna minacciate da estinzione (CITES) nonché la quota di stanziamento per il Parco tecnologico ed archeologico delle colline metallifere grossetane, il Parco museo delle miniere dell'Amiata e il Parco museo delle miniere di zolfo delle Marche e dell'Emilia-Romagna;
i fondi stanziati da dedicare al decreto di riparto per l'anno in corso ammontano ad euro 3.015.589,00 ridotti di euro 881.704,00 (-22,62 per cento) rispetto all'anno precedente con una necessaria rideterminazione delle singole assegnazioni che, di conseguenza, presentano una consistente contrazione;
le aree naturali protette, che coprono oggi il 22 per cento della superficie terrestre e il 15 per cento di quella marina sono uno strumento strategico fondamentale per preservare la biodiversità, mitigare i cambiamenti climatici e promuovere lo sviluppo sostenibile in linea con quanto previsto dalla Strategia Europea per la Biodiversità 2030, nonché con il Regolamento EU 2024/1991 sul ripristino della Natura;
la tutela dell'ambiente e dell'azione per il clima è, oggi, una priorità assoluta nell'agenda comunitaria, rilevante per le politiche economiche dell'Unione nel suo complesso. In particolare il tema della difesa e del ripristino della biodiversità assume un ruolo fondamentale all'interno dei 17 Obiettivi dell'Agenda 2030, dove l'Obiettivo 15 si prefissa di «proteggere, ripristinare e incentivare l'uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado dei suoli e fermare la perdita di diversità biologica»;
la Strategia dell'Ue sulla biodiversità per il 2030 prevede in generale la protezione normativa di almeno il 30 per cento della superficie terrestre, comprese le acque interne, e del 30 per cento dei mari dell'Unione e che almeno il 30 per cento delle specie e degli habitat, la cui Pag. 151conservazione non è soddisfacente, lo diventi entro il 2030;
al fine di avviare e attuare politiche ambientali rivolte al raggiungimento di tali traguardi, è stato approvato ed emanato il regolamento (UE) 2024/1991 (di seguito «Regolamento»), che stabilisce norme sul ripristino della natura e che modifica il regolamento 2022/869 (sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee), obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri, ed entrato in vigore dal 18 agosto 2024;
in considerazione del Regolamento EU 2024/1991, legge pionieristica dell'Unione europea, entrata ufficialmente in vigore il 18 agosto 2024, che rappresenta il primo testo normativo al mondo specificamente dedicato al ripristino ecologico e degli ecosistemi degradati, ed in particolare l'art. 10 che pone quale obiettivo per gli Stati membri «invertire il declino degli insetti impollinatori, in particolare selvatici, entro il 2030, implementando sistemi di monitoraggio costanti e comparabili tra i vari Stati» è necessario che i Parchi nazionali continuino con le azioni di protezione degli insetti impollinatori in particolare dei loro habitat, nonché nelle azioni di monitoraggio attraverso la raccolta sistematica e comparabile di dati secondo le metodologie definite da ISPRA e Università di Torino;
la riduzione delle risorse destinate a parchi nazionali, aree marine protette e riserve statali, mette a rischio l'attività di tutela della biodiversità e rende più complesso il raggiungimento dell'obiettivo internazionale 30x30, che prevede la protezione efficace del 30 per cento di terre e mari entro il 2030;
la contrazione delle risorse rispetto all'assegnazione del precedente esercizio avrà una incidenza diretta sulla continuità dei servizi essenziali – monitoraggio e azioni di conservazione, apertura al pubblico, educazione ambientale, manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché prevenzione antincendio boschivo, particolarmente critica nell'attuale stagione estiva – oltre che sui rapporti con il personale incaricato e con le ditte affidatarie che a volte ricoprono ruoli fondamentali per assicurare la gestione. La compressione a esercizio in corso espone oltretutto la gestione al rischio concreto del mancato rispetto di impegni già assunti;
le organizzazioni Blue Marine Foundation, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, ProNatura, WWF Italia e Worldrise ritengono che questo taglio alle aree naturali protette dello Stato rappresenti l'ennesima prova di una politica che non vuole ritenere la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi un grande investimento, anche per le future generazioni, come stabilisce la nostra Costituzione. Si tratta di una scelta miope che non solo danneggerà i nostri tesori naturali, ma farà anche perdere tante occasioni di sviluppo economico e sociale,
esprime
PARERE CONTRARIO.
Bonelli.
ALLEGATO 3
Schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1551 dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per l'anno 2026, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi Atto n. 432.
PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVO DEL GRUPPO PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA
La VIII Commissione,
esaminato lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1551 dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per l'anno 2026, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (Atto del Governo n. 432);
premesso che:
le aree naturali protette sono un fondamentale strumento di tutela degli ecosistemi e della biodiversità, esempio concreto della tutela ambientale prevista dalla nostra Carta costituzionale e in linea con la strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 che ha tra gli obiettivi l'estensione, entro il 2030, delle aree protette sino a coprire almeno il 30 per cento della superficie terrestre e marina dell'UE, di cui il 10 per cento con forme di protezione rigorosa, nonché il ripristino di vaste estensioni di ecosistemi degradati, sia a terra che a mare;
tali enti affrontano gravi difficoltà operative per via delle scarse risorse disponibili e della mancanza di una strategia strutturata a tutela della biodiversità;
lo schema di decreto in esame evidenzia come le risorse disponibili per il riparto 2026 ammontino a euro 3.015.589,00, con una riduzione di euro 881.704,00, pari al 22,62 per cento, rispetto all'esercizio precedente, circostanza che ha comportato una corrispondente rideterminazione in diminuzione delle assegnazioni ai soggetti beneficiari;
a decorrere dal corrente esercizio finanziario, tra i destinatari del riparto figurano anche due aree protette di recente istituzione, il Parco nazionale del Matese e l'Area marina protetta di Capo Spartivento, con la conseguenza che le medesime risorse, peraltro ridotte, risultano ripartite tra un numero maggiore di beneficiari;
tale scelta determina un ulteriore indebolimento della capacità operativa degli enti gestori delle aree protette, chiamati ad assicurare funzioni sempre più rilevanti in materia di conservazione della biodiversità, monitoraggio ambientale, adattamento ai cambiamenti climatici, vigilanza e fruizione sostenibile del patrimonio naturale;
lo schema prevede una riduzione di quasi il 10 per cento anche delle risorse destinate ai parchi minerari, pur attenuata rispetto alla contrazione complessiva del capitolo di bilancio al fine di non comprometterne la gestione, a conferma della generale insufficienza delle risorse disponibili;
il conseguimento degli obiettivi nazionali ed europei di tutela della biodiversità richiede un adeguato e stabile finanziamento degli enti gestori delle aree protette e l'istituzione di nuovi parchi e aree marine protette non può tradursi in una mera redistribuzione di risorse sempre più esigue tra un numero crescente di soggetti,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
con la seguente condizione:
ad incrementare, a decorrere dalla prossima legge di bilancio, le risorse destinatePag. 153 al capitolo 1551 della Tabella 9 dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, assicurando almeno il ripristino dello stanziamento previsto per l'esercizio 2025 e prevedendo un ulteriore incremento strutturale delle relative risorse, commisurato all'istituzione di nuove aree naturali protette e ai maggiori compiti attribuiti ai relativi enti gestori, al fine di garantire un'effettiva tutela della biodiversità e il conseguimento degli obiettivi nazionali ed europei in materia di conservazione e ripristino degli ecosistemi.
Simiani, Braga, Curti, Evi, Ferrari.
ALLEGATO 4
7-00375 Mazzetti: Iniziative urgenti in merito alla disciplina della finanza di progetto a seguito della recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa al diritto di prelazione del promotore.
RISOLUZIONE APPROVATA
L'VIII Commissione,
premesso che:
con la sentenza del 5 febbraio 2026 nella causa C-810/24 (Urban vision spa) la Corte di giustizia Ue ha stabilito che il diritto di prelazione riconosciuto al promotore nella finanza di progetto ad iniziativa privata non è conforme al diritto europeo;
secondo la sentenza la direttiva 2014/23/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione (part. gli articoli 3, paragrafi 1, 30 e 41, nonché il cons. 68) in combinato con l'articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (libertà di stabilimento) ostano a che uno Stato membro riconosca al promotore di una procedura di finanza di progetto un diritto di prelazione che gli consenta di adeguare la propria offerta a quella dell'aggiudicatario iniziale e ottenere l'aggiudicazione del contratto (con contestuale rimborso all'aggiudicatario iniziale delle spese sostenute);
la sentenza Ue non esprime alcuna critica al procedimento della proposta ad iniziativa privata in quanto tale, anzi sottolinea la libertà procedurale consentita dalla «direttiva concessioni» in merito alle modalità di aggiudicazione, pur evidenziando l'esigenza di assicurare il rispetto dei principi generali del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e della direttiva stessa;
la Commissione europea ha formulato alcuni rilievi, nell'ambito della procedura di infrazione n. 2018/2273, che riguardano le procedure di finanza di progetto;
il partenariato pubblico privato (Ppp), per il tramite della finanza di progetto, attiva una procedura articolata, nell'ambito della quale vanno dosati con equilibrio l'iniziativa imprenditoriale e la tutela dell'interesse generale. In questo equilibrio non possono mancare incentivi per gli operatori. Il ricorso al Ppp rappresenta l'approdo di un percorso che vede la pubblica amministrazione spostarsi da un ruolo isomorfo e ancorato a logiche di procurement adeguate solo per investimenti e servizi standard a uno collaborativo e orientato al risultato e all'innovazione;
la finanza di progetto è una procedura conosciuta e regolata a livello internazionale, nota come unsolicited proposal (Usp), capace di garantire il perseguimento degli obiettivi della Pubblica amministrazione e favorire il ricorso a soluzioni innovative da parte delle imprese. La letteratura economica ha evidenziato come la finanza di progetto possa generare efficienza e sollecitare la produzione di innovazione senza aumentare i costi per la Pubblica amministrazione;
l'obiettivo dichiarato del codice del 2023 e, ancor più, del correttivo del 2024, è stato quello di predisporre un quadro normativo che potesse fungere da stimolo per la realizzazione di opere e servizi di interesse generale, anche in settori tradizionalmente caratterizzati da scarsità di risorse pubbliche. Attualmente la proposta a iniziativa privata rappresenta la procedura più utilizzata per bandire gare di Ppp/concessione, passando dal 24 per cento al 60 per cento dal 2018 a oggi; quando queste gare hanno come oggetto lavori e servizi, la procedura ex articolo 193 è utilizzata per oltre l'80 per cento dei casi;
Pag. 155la sentenza sta creando confusione operativa sul mercato in quanto interviene sul tema delle relazioni pubblico-privato e solleva interrogativi sulle scelte da operare nelle procedure in corso. Molte amministrazioni si trovano nel mezzo di procedure per le quali hanno previsto e attivato il diritto di prelazione, che ora risulterebbe inapplicabile o ricorribile;
il ricorso al capitale privato è essenziale in questo momento storico, in considerazione del venir meno delle dotazioni finanziarie del PNRR, dell'assorbimento di risorse pubbliche da parte di altre politiche pubbliche emergenti e della necessità di trainare la trasformazione energetica e l'innovazione (tecnologica e di servizio), offrendo, al contempo, anche opportunità di investimento per i capitali nazionali, che diversamente potrebbero finanziare la crescita degli altri sistemi economici,
impegna il Governo:
ad adottare iniziative urgenti volte a prevedere una disciplina transitoria per i procedimenti di finanza di progetto in corso che garantisca la continuità delle procedure già avviate nel rispetto dei principi affermati nella citata sentenza, al fine di assicurare certezza alle amministrazioni procedenti, tenuto conto dell'autonomia strutturale delle fasi in cui si articola la procedura di project financing di cui al citato articolo 193;
ad adottare iniziative normative volte ad adeguare l'ordinamento interno alla citata sentenza e ai rilievi formulati dalla Commissione europea nell'ambito della citata procedura di infrazione, modificando la disciplina di cui all'articolo 193 del codice e prevedendo:
a) che l'affidamento delle concessioni mediante la finanza di progetto avvenga attraverso il ricorso alla procedura competitiva con negoziazione o al dialogo competitivo, comunque confermando la possibilità di attivare l'istituto su iniziativa privata o su iniziativa dell'ente concedente, espungendo il diritto di prelazione del promotore;
b) disposizioni volte a rafforzare la pubblicità, la predeterminazione dei criteri di selezione e la contendibilità della procedura, in particolare garantendo lo svolgimento di una procedura concorrenziale nell'ambito della quale, previa verifica dell'interesse pubblico della proposta e della coerenza con la programmazione, lo studio di fattibilità possa essere posto a base di gara, eventualmente integrato o modificato, evitando comunque che al proponente sia riconosciuta una posizione preferenziale;
c) la fissazione di un corrispettivo per le spese progettuali sostenute dagli operatori economici che partecipano alla fase finale della procedura, riconoscibile, secondo criteri oggettivi e predeterminati, a tutti i soggetti che abbiano contribuito alla definizione dell'offerta, al fine di valorizzare l'apporto tecnico e progettuale ma non prefigurando posizioni di vantaggio incompatibili con i principi di concorrenza e parità di trattamento;
d) criteri premiali di aggiudicazione volti a valorizzare l'apporto dell'offerta, in particolare, agli obiettivi di innovazione, sviluppo e digitalizzazione nel contesto delle norme generali di cui all'articolo 185 del medesimo codice.
(8-00107) «Mazzetti, Bonelli, Zinzi, Mattia, Simiani, Cortelazzo, Morfino, Ruffino, Semenzato, Manes, Deborah Bergamini, Boscaini, Casasco, Cattaneo, D'Attis, Lovecchio, Patriarca, Pittalis, Squeri, Benvenuti Gostoli, Caiata, Iaia, Lampis, Milani, Fabrizio Rossi, Braga, Curti, Evi, Ferrari, Santillo, Ilaria Fontana, L'Abbate».
ALLEGATO 5
Sulla missione in Giappone svolta dal 21 al 25 aprile 2026.
RELAZIONE
Una delegazione della VIII Commissione ha svolto una missione in Giappone, dal 21 al 25 aprile 2026, al fine di svolgere un approfondimento sulla realizzazione delle infrastrutture giapponesi e su altre tematiche rientranti nelle competenze della Commissione tra cui i rifiuti e le energie rinnovabili.
La delegazione, guidata dal Presidente Mauro Rotelli, era composta dai deputati Dario Iaia e Franco Manes.
Il programma della missione, definito con il supporto dell'Ambasciata d'Italia in Giappone, si è articolato in una serie di incontri istituzionali, nel corso dei quali sono state dibattute le predette tematiche, e di sopralluoghi presso il ponte dello stretto di Akashi e il termovalorizzatore di Maishima a Osaka, due infrastrutture di particolare interesse, dal punto di vista tecnico, per la realizzazione di opere analoghe in Italia.
In particolare, nella giornata del 22 aprile, si è svolto un incontro con il Direttore Generale per l'Energia e le Politiche Ambientali presso il Ministero dell'Economia, Industria, Commercio e Energia giapponese (METI). Nel corso dell'incontro sono state illustrate le principali caratteristiche del 7° Piano Strategico Energetico del Giappone, approvato nel 2025, che punta a tagliare le emissioni di gas serra del 73 per cento entro il 2040 (rispetto ai livelli del 2013) e a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. L'obiettivo principale del Piano è bilanciare la sicurezza energetica, l'efficienza economica e la transizione verde per far fronte alla crescente domanda di energia dei data center e dell'industria dei semiconduttori, attraverso un mix energetico che si avvale di diverse fonti. Per quanto riguarda l'energia rinnovabile, si prevede l'utilizzo di celle fotovoltaiche in perovskite di circa 20 gigawatt entro il 2040; il ricorso a tale materiale consentirebbe l'installazione di pannelli in superfici nelle quali i tradizionali pannelli in silicio non potrebbero essere collocati a motivo della sua flessibilità e leggerezza con costi più bassi e maggiore rendimento energetico. Ulteriori fonti di energia rinnovabile riguardano l'energia eolica, considerato che è stata approvata una legge per consentire l'installazione di turbine eoliche galleggianti nella zona economica esclusiva, e l'energia geotermica di nuova generazione, tenuto conto del grandissimo potenziale di tale risorsa. Di particolare interesse inoltre la definizione di una strategia per l'utilizzo dell'idrogeno nell'ambito delle politiche per la decarbonizzazione e l'attuazione di programmi avanzati di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS – Carbon Capture and Storage) con un target di stoccaggio di 6-12 milioni di tonnellate di CO2 all'anno entro il 2030.
Per quanto riguarda l'energia nucleare, è stato segnalato che il Giappone intende accelerare il rilancio del ricorso a tale fonte attraverso la ricostruzione dei reattori esistenti e la costruzione di nuovi reattori, anche puntando sui reattori avanzati di nuova generazione e sulle attività di ricerca e sviluppo ad essa collegate. Le prospettive di approvvigionamento puntano a un aumento del ricorso a tale fonte con un obiettivo di incremento della produzione dell'energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari fino al 20 per cento del fabbisogno nazionale entro il 2040. Nel corso dell'incontro si è anche discusso del tema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi ed è stato segnalato che è in corso un procedimento per l'individuazione del sito, nell'ambito del quale si prevede un coinvolgimento importante delle comunità locali e la previsione di misure compensative.Pag. 157
L'incontro al Ministero dell'economia e il successivo incontro con il Presidente e alcuni componenti della Commissione Ambiente della Dieta Nazionale sono stati l'occasione per uno scambio di conoscenze sulle strategie energetiche dei due paesi e sulle prospettive della decarbonizzazione, tenuto conto dell'incertezza degli scenari internazionali e della dipendenza dall'utilizzo di energia fossile.
Nella giornata del 23 aprile 2026, si è svolto un sopralluogo presso il Ponte sullo stretto di Akashi a Kobe, con la partecipazione di rappresentanti della società Honshu-Shikoku Bridge Expressway che gestisce tre importanti tratte autostradali e ponti che collegano le isole di Honshu e Shikoku, in Giappone.
Il ponte, denominato Akashi Kaikyō, collega la città di Kobe con l'isola di Awaji e, come parte dell'autostrada Kobe-Awaji-Naruto, consente il collegamento stradale con l'isola di Shikoku. Il ponte è stato progettato per sostituire il servizio di traghetti che collegava la città di Kobe e l'isola di Awaji attraverso lo stretto di Akashi, che era vulnerabile alle frequenti tempeste che affliggono lo stretto. Con una campata centrale (tra le torri) di 1.991 metri e una lunghezza totale del ponte di 3.911 metri, è stato per oltre due decenni il ponte sospeso più lungo del mondo (superato nel 2022 dal ponte dei Dardanelli in Turchia).
Il sopralluogo del ponte è stato effettuato attraverso la salita su una delle torri, di altezza pari a 282,8 metri, dalla quale è possibile osservare dall'alto l'intera opera.
Nel corso del sopralluogo al ponte e durante la visita al centro espositivo, che si trova vicino al ponte medesimo, sono state illustrate le caratteristiche strutturali dell'infrastruttura e sono stati forniti elementi con riguardo ai lavori per la sua costruzione che, iniziati nel maggio 1988, hanno affrontato le difficili condizioni ambientali dello stretto riguardanti le acque profonde e le forti correnti nonché, il 17 gennaio 1995, il devastante terremoto di Kobe. L'apertura al traffico del ponte è avvenuta il 5 aprile 1998. Il ponte è dotato di un sistema di monitoraggio per verificare la sicurezza e la resistenza ai potenti venti e al verificarsi di calamità naturali: nello specifico, sono stati installati smorzatori a massa sintonizzata dentro le sezioni trasversali cruciformi dei fusti delle torri e stabilizzatori sotto l'impalcato centrale del ponte. Nel corso della visita è stato evidenziato che l'infrastruttura è stata progettata per resistere a terremoti fino a una magnitudo di 8,5.
La delegazione ha svolto, nella medesima giornata del 23 aprile, una visita al termovalorizzatore di Maishima a Osaka, la cui costruzione è iniziata nel mese di marzo 1997 e si è conclusa nel mese di aprile del 2001. Si consideri che la gestione dei rifiuti in Giappone è storicamente imperniata sull'incenerimento e sulla termovalorizzazione, anche a causa della limitata disponibilità di territorio e dell'elevata densità abitativa. Il Giappone, con una popolazione di oltre 123 milioni di abitanti, è tra i primi paesi al mondo per densità demografica e la capitale, Tokyo, è una delle aree metropolitane più popolose del mondo, con oltre 35 milioni di abitanti.
Il termovalorizzatore di Maishima, uno dei sei inceneritori di Osaka, è uno degli impianti più famosi del Paese in quanto è stato progettato dall'artista viennese Friedensreich Hundertwasser, con l'intento che l'edificio si radicasse nella comunità e diventasse un simbolo della fusione tra tecnologia, ecologia e arte.
Le unità di incenerimento sono due e bruciano complessivamente circa 900 tonnellate al giorno di rifiuti. L'impianto ha inoltre una fossa in cui vengono raccolti i rifiuti ingombranti provenienti dalle abitazioni della città di Osaka, che vengono frantumati per il recupero di ferro e alluminio. L'energia elettrica prodotta serve al funzionamento dell'impianto e viene venduta alle compagnie locali. Su quest'ultimo punto si è dibattuto nel corso dell'incontro con specifico riferimento all'incenerimento degli scarti alimentari e al contenuto di umidità che tenderebbe a ridurre l'efficienza del processo di incenerimento.
Nella giornata del 24 aprile si è svolto un incontro presso il Ministero dell'Ambiente giapponese (MOE). In tale incontro è stato particolarmente approfondito il tema Pag. 158della gestione dei rifiuti che, come precedentemente rilevato, si basa su una quota prevalente di incenerimento. È stato segnalato che negli ultimi anni la normativa nazionale giapponese ha cercato, nell'ottica della promozione dell'economia circolare, di incrementare il riciclo dei rifiuti e la raccolta differenziata nonché la raccolta dell'umido. È stato altresì segnalato che il numero degli impianti di incenerimento è diminuito nel corso degli anni anche al fine di concentrarli e ottimizzare la produzione di energia da essi derivanti.
Successivamente si è svolto un sopralluogo presso il complesso residenziale Harumi Flag, ricavato dal villaggio degli atleti delle Olimpiadi del 2020, primo quartiere in Giappone a utilizzare un'infrastruttura urbana a idrogeno. Si tratta di un progetto innovativo, che si basa su una stazione di rifornimento di idrogeno, su condutture sotterranee per il trasporto dell'idrogeno dalla stazione ai complessi residenziali e su generatori a celle a combustibile a idrogeno che convertono il gas in elettricità.
La visita si è conclusa con l'incontro con alcuni esponenti della Lega di amicizia interparlamentare Italia Giappone, organizzato dall'Ambasciatore d'Italia in Giappone, nel corso del quale sono state ribadite le eccellenti relazioni diplomatiche tra i due Paesi, nell'anno in cui si celebra il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, e la volontà di rafforzare la cooperazione in molti ambiti.
In conclusione, la visita ha consentito di acquisire elementi di informazione importanti ed è stata un'occasione di scambio di conoscenze e di esperienze sulle tematiche della gestione dei rifiuti, della transizione energetica e delle prospettive di decarbonizzazione. La visita ha evidenziato l'importanza di perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione e di coniugarli con la sicurezza energetica in un quadro geopolitico globale sempre più complesso. In tale contesto, il rilancio della strategia di ricorso all'energia nucleare accomuna le politiche dei due Paesi e può rappresentare un terreno per approfondire la cooperazione sul nucleare civile di nuova generazione e creare una sinergia tra le competenze ingegneristiche italiane e giapponesi. Parimenti interessanti le sperimentazioni in corso riguardanti l'idrogeno in quanto può rappresentare un vettore energetico chiave per la decarbonizzazione.
La visita al ponte di Akashi dimostra, infine, l'impegno profuso sul fronte della realizzazione di infrastrutture caratterizzate da tecnologie all'avanguardia e capaci di resistere a condizioni naturali difficili e a calamità naturali, un'esperienza di particolare interesse per l'Italia.