UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Mercoledì 19 giugno 2024.
Gli uffici di presidenza si sono riuniti dalle 15.05 alle 15.10.
SEDE REFERENTE
Mercoledì 19 giugno 2024. — Presidenza del presidente della I Commissione, Nazario PAGANO, indi del presidente della II Commissione, Ciro MASCHIO. – Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno, Nicola Molteni.
La seduta comincia alle 15.10.
Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario.
C. 1660 Governo.
(Seguito esame e rinvio).
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta di martedì 18 giugno 2024.
Nazario PAGANO, presidente, dopo aver dato conto delle sostituzioni, comunica che l'onorevole Bordonali ha sottoscritto gli emendamenti Iezzi 1.6, Cavandoli 7.3, Iezzi 9.1, 9.01, 9.08, 10.5, 10.06, 11.7, 13.02, 13.03, 13.04, 13.05, 0.13.06.9, 14.14, 15.02, 15.06, 15.09, 15.010, 15.011, 19.12 e 20.6. Ricorda che nella seduta del 12 giugno i relatori e il rappresentante del Governo hanno espresso i pareri con riguardo alle proposte emendative fino all'articolo 10, esaminando poi i primi emendamenti riferiti all'articolo 1.
Accogliendo la richiesta dei relatori, dispone l'accantonamento dell'emendamento Iezzi 1.6.
Avverte che si riprende quindi dall'emendamento D'Orso 1.9 sul quale i relatori e il rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario.
Devis DORI (AVS) chiede che la pubblicità dei lavori della Commissione sia assicurata anche mediante l'attivazione del circuito chiuso.
Nazario PAGANO, presidente, in assenza di obiezioni, dispone l'attivazione del circuito chiuso.
Pag. 4Valentina D'ORSO (M5S) fa presente che l'emendamento a sua prima firma 1.9 reca un intervento chirurgico sul secondo dei nuovi reati introdotto dall'articolo 1 del disegno di legge in esame, con la modifica dell'articolo 435 del codice penale. Richiamando le criticità del testo già rilevate nella seduta precedente in occasione dell'intervento sull'emendamento Alfonso Colucci 1.1, soppressivo dell'intero articolo 1, fa presente che l'emendamento 1.9 consente di eliminare le pericolose distorsioni introdotte dalla formulazione della lettera b) del comma 1. Rileva che tale formulazione, facendo riferimento a «qualunque altra tecnica o metodo per il compimento di taluno dei delitti non colposi di cui al presente titolo puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni» rende eccessivamente ampia ed insieme evanescente la disposizione, contraddicendo ai principi di tassatività e determinazione della norma nonché al principio di offensività, pertanto presentando seri profili di incostituzionalità. Fatto presente che i delitti cui si fa riferimento nella formulazione che si propone di sopprimere sono i più svariati delitti contro l'incolumità pubblica, oltretutto con un grado variabile di offensività, ritiene che in tal modo si estenda in maniera eccessiva la fattispecie di cui all'articolo 435 del codice penale, arrivando quasi alla punibilità del «pericolo di pericolo». Rivolgendosi in particolare al Sottosegretario Molteni, ripropone la considerazione già svolta nella seduta precedente, rilevando che la distribuzione, divulgazione, diffusione o pubblicizzazione di materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull'uso delle materie o sostanze esplodenti viene punita in maniera più severa della mera detenzione di materiale con finalità di terrorismo, di cui al nuovo articolo 270-quinquies.3 introdotto dalla lettera del comma 1. Ritenendo quindi che l'intervento recato dal testo di legge introduca nell'impianto normativo elementi di irragionevolezza, chiede di sostenere l'emendamento a sua prima firma 1.9.
Enrica ALIFANO (M5S) alle considerazioni della collega D'Orso aggiunge un ulteriore elemento di criticità della disposizione in oggetto, sostenendo che il riferimento in essa contenuto a «qualunque metodo o tecnica» senza una specificazione delle condotte perseguite configura una fattispecie indeterminata, in violazione non solo del principio di tassatività della norma ma anche del principio di legalità di cui all'articolo 1 del codice penale e all'articolo 14 delle preleggi.
Invita pertanto i colleghi a porre attenzione a tale violazione manifesta.
Le Commissioni respingono l'emendamento D'Orso 1.9.
Devis DORI (AVS), nel far presente che non intende ritirare l'articolo aggiuntivo a sua prima firma 1.02, dichiara anzi di essere stupito del parere espresso dai relatori, avendo immaginato che la maggioranza stessa fosse interessata all'integrazione del contenuto dell'articolo 5 della legge Scelba. Precisa quindi che il suo articolo aggiuntivo è volto ad includere nelle manifestazioni fasciste cui l'articolo si riferisce anche il cosiddetto saluto romano che fa parte integrante della ritualità fascista ed è oltretutto riportato nel regolamento del partito nazionale fascista. Ritiene tale intervento necessario, ricordando che nel corso degli anni la magistratura si è espressa sull'argomento in maniera alterna, Aggiunge che la recente sentenza n. 16153 del 18 gennaio 2024 delle Sezioni unite della Cassazione, nel risolvere in apparenza il conflitto giurisprudenziale, in realtà ha finito con lo sdoganare il saluto romano. Nel dichiarare che il saluto romano può integrare le fattispecie dell'articolo 5 della legge Scelba e della legge Mancino, nella sentenza si conclude che tale saluto costituisce reato soltanto ove sussista il concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista. Trova paradossale tale conclusione, in base alla quale diventa possibile fare il saluto romano, ricordando che a norma dell'articolo 1 della legge Scelba per la eventuale riorganizzazione del partito fascista è considerato sufficiente un gruppo di persone non inferiore a cinque. Ritiene che i presidenti abbiano correttamente considerato ammissibile il suo articoloPag. 5 aggiuntivo dal momento che in gran parte della popolazione suscitano allarme e preoccupazione manifestazioni come quelle verificatesi a Predappio o ad Acca Larenzia. A suo parere con l'approvazione dell'articolo aggiuntivo 1.02 si darebbe un segnale importante e significativo al quale anche la maggioranza dovrebbe essere interessata, riconducendo la questione all'alveo legislativo invece di lasciarla alla discrezionalità della magistratura. Invita pertanto i relatori ad accantonare l'articolo aggiuntivo, al fine di un supplemento di valutazione del suo contenuto.
Valentina D'ORSO (M5S) ringrazia il collega Dori per aver presentato l'articolo aggiuntivo 1.02, ritenendo necessario un intervento chiarificatore e dichiarando di far parte di quella parte di popolazione che prova inquietudine di fronte a manifestazioni come quella di Acca Larenzia. Si unisce quindi alla richiesta di accantonamento, sottolineando l'esigenza di una maggiore riflessione sull'argomento, anche in ragione dell'importanza dei messaggi che si veicolano all'esterno. Nel far presente che il lavoro svolto nelle aule parlamentari ha anche una sua rilevanza fuori dal palazzo, ritiene che respingere l'articolo aggiuntivo Dori 1.02 sia un grave errore e costituisca un messaggio negativo. Occorre a suo avviso tenere conto anche delle preoccupazioni dei cittadini che seguono i lavori del Parlamento e che guardano ai parlamentari anche come ad un esempio. Esprime in conclusione la convinzione che da queste aule dovrebbe uscire il meglio e che il Parlamento dovrebbe dimostrare con chiarezza da che parte sta.
Gianni CUPERLO (PD-IDP), dopo aver ascoltato con attenzione le considerazioni dei colleghi, si associa alla richiesta di accantonare l'articolo aggiuntivo Dori 1.02, tanto più che è tutto il tempo di una maggiore riflessione essendo appena iniziato l'esame delle proposte emendative. Ritiene che il tema posto costituisca un elemento di allarme da non sottovalutare e considera positivamente l'eventuale accoglimento della richiesta di accantonamento, anche come atto di buona volontà. Esprime in conclusione il favore del proprio gruppo all'articolo aggiuntivo in questione.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, come già rilevato dai colleghi, fa presente che l'articolo aggiuntivo Dori 1.02 circoscrive ulteriormente il numero delle fattispecie punibili a norma dell'articolo 5 della legge Scelba. Essendo favorevole ad una punibilità che abbia la maggior estensione possibile, dichiara, anche a nome degli altri relatori, di non accogliere la richiesta di accantonamento.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Dori 1.02.
Nazario PAGANO, presidente, accogliendo la richiesta dei relatori, dispone l'accantonamento dell'emendamento Michelotti 2.1.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, chiede di accantonare l'emendamento Calderone 3.1, ai fini di un supplemento di valutazione della proposta di riformulazione avanzata nella scorsa seduta.
Nazario PAGANO, presidente, concorde il Governo, accogliendo la richiesta della relatrice Montaruli, dispone l'accantonamento dell'emendamento Calderone 3.1. Accogliendo quindi la richiesta avanzata dai relatori in sede di espressione dei pareri, dispone l'accantonamento degli articoli aggiuntivi Colosimo 3.02 e Iezzi 3.04.
Le Commissioni approvano l'articolo aggiuntivo Calderone 3.07 (vedi allegato).
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) dichiara di essere sorpresa dal parere espresso dai relatori e dal Governo sull'articolo aggiuntivo a sua prima firma 4.01 che riproduce i contenuti di un dibattito svoltosi in sede di Commissione antimafia e che intende chiarire la posizione dei testimoni per motivi di giustizia, al momento non tutelato dalla normativa in vigore. Fa presente che si tratta di un caso specifico noto anche alla Commissione Giustizia, meritevolePag. 6 di attenzione. Chiede quindi di accantonare l'articolo aggiuntivo 4.01, ipotizzando che l'importanza del suo contenuto sia sfuggita alla maggioranza in ragione del fatto che la proposta emendativa porta la firma di deputati del Partito democratico e non dell'onorevole Colosimo, presidente della Commissione antimafia. Suggerisce in conclusione a relatori e Governo di confrontarsi con la presidente Colosimo per valutare la rilevanza dell'intervento.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, dichiara di non accogliere la richiesta di accantonare l'articolo aggiuntivo Serracchiani 4.01.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Serracchiani 4.01.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) evidenzia il rischio che la rilevanza dell'articolo aggiuntivo appena respinto non sia stata colta in ragione dei deputati che lo hanno sottoscritto. Si dichiara convinta che la richiesta di accantonamento sarebbe stata accolta se il medesimo articolo aggiuntivo fosse stato firmato dalla presidente Colosimo.
Nazario PAGANO, presidente, rassicura l'onorevole Serracchiani che la sua precisazione era già stata colta in occasione del suo precedente intervento.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI, rivolgendosi alla deputata Serracchiani, fa presente che la normativa sui testimoni di giustizia concede loro benefici economici sulla base di due requisiti, vale a dire che essi siano sottoposti ad un programma di protezione e che corrano rischi per la loro incolumità. Nel precisare che il caso cui si riferisce l'onorevole Serracchiani non risponde ai requisiti sopra citati, ritiene che non si possa allargare a dismisura la platea dei soggetti interessati dalla norma, anche in ragione del fatto che, come già anticipato, essa comporta la concessione di benefici economici.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), nel manifestare la propria emozione per il fatto di sentire, contrariamente a quanto avvenuto in precedenza, la voce del Governo, fa presente che l'articolo aggiuntivo 4.01 per come è formulato si riferisce ad una sola persona. Ribadisce che si tratta di un caso delicato, dal momento che il soggetto è del tutto privo di tutela.
Nazario PAGANO, presidente, accogliendo la richiesta formulata dai relatori in sede di espressione dei pareri, dispone l'accantonamento dell'emendamento Calderone 5.1.
Le Commissioni respingono l'emendamento Mauri 5.2.
Matteo MAURI (PD-IDP) ricorda preliminarmente che l'articolo 5 interviene in materia di amministrazione di beni sequestrati e confiscati, sottolineando che si tratta di un tema delicato per diversi motivi. Rileva in primo luogo che si parla di interventi punitivi di una certa rilevanza dal momento che il sequestro del bene avviene non soltanto nel caso di reato accertato definitivamente ma eventualmente anche prima di tale accertamento. In secondo luogo, fa presente che il bene, una volta acquisito dallo Stato, dovrebbe essere gestito in maniera adeguata, evitando il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle persone eventualmente coinvolte. Fa presente che in molti casi è possibile che la gestione di un'impresa da parte della criminalità si possa rivelare per vari motivi più remunerativa di quella dello Stato, che è naturalmente tenuto al rispetto di tutte le regole. Consapevole del fatto che lo Stato non possa mantenere un'attività al di fuori dei limiti della legalità, pone tuttavia il tema di una gestione che non comporti peggioramenti della situazione, sia nei confronti dell'opinione pubblica sia nei confronti dei diretti interessati. Fatta questa considerazione di carattere generale, da cui derivano diversi degli emendamenti presentati dal Partito democratico, precisa che nel caso specifico si parla di beni immobili che in molte occasioni potrebbero trovarsi in una condizione di abusività che molto spesso Pag. 7non è possibile sanare se non attraverso l'abbattimento del bene stesso. Rileva quindi un problema di relazioni tra Stato ed enti locali, dal momento che questi ultimi mancano spesso delle risorse e delle competenze necessarie per effettuare le opportune valutazioni sullo stato del bene e per procedere eventualmente al suo abbattimento. Alla luce dell'esperienza maturata in qualità di sottosegretario con delega ai beni sequestrati e confiscati, chiede quindi a relatori e Governo un supplemento di riflessione sulla disposizione introdotta, che rischia di essere lesiva sia degli enti locali, che non sono sempre nelle condizioni di gestire o di abbattere i beni, e degli stessi cittadini, che in molti casi sono costretti a convivere con beni abbandonati e in cattive condizioni.
Le Commissioni respingono l'emendamento Serracchiani 5.3.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sull'emendamento 5.4, a sua prima firma, si dichiara stupito del parere contrario reso e li invita ad una riflessione. In sede di audizioni, infatti, gli amministratori giudiziari hanno dichiarato di non avere le competenze per la redazione della relazione tecnica cui fa riferimento il testo. Trattandosi di un elemento importante, segnala che si dovrebbe applicare una normativa analoga a quella prevista dal codice di procedura civile, in cui si richiede la relazione tecnica di un perito.
Con riferimento alla seconda parte del comma 2-bis che l'articolo 5 del disegno di legge in esame intende introdurre all'articolo 36 del codice delle leggi antimafia, evidenzia che se il meccanismo ivi indicato può funzionare nei piccoli comuni, è impensabile che i termini previsti, di 45 giorni, possano essere rispettati nelle grandi città. Segnala che si finirà per non dare rilievo all'obiettivo della norma, quello di consentire un'effettiva valutazione urbanistica del bene, che è condivisibile.
Il sistema proposto con l'emendamento in esame, in considerazione dell'entrata in vigore medio tempore del Decreto «Salva casa», si pone come ulteriore e non alternativo. Auspica pertanto l'approvazione dell'emendamento o, in alternativa, chiede un accantonamento, che consenta di effettuare una riflessione approfondita, trattandosi di un emendamento di natura tecnica.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, dichiara di non accogliere la richiesta di accantonamento.
Le Commissioni respingono l'emendamento Alfonso Colucci 5.4.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento 5.5 a sua prima firma, rileva l'affinità dello stesso al precedente emendamento, sottolineando che si tratta di proposte emendative tecniche, non sensibili da un punto di vista politico. Chiede pertanto ai relatori e al Governo di argomentare le ragioni dei pareri contrari resi, ricordando che l'emendamento in esame è stato formulato sulla base delle audizioni svolte o di interlocuzioni dirette con le professionalità del settore. Non ritiene che si debba in questo caso essere influenzati da logiche di schieramento o semplicemente dal fatto che l'emendamento provenga dalle opposizioni.
Le Commissioni respingono l'emendamento Mauri 5.5.
Alfonso COLUCCI (M5S), con riferimento all'emendamento 5.6, a sua prima firma, evidenzia anche in questo caso come sia frutto dei preziosi contributi acquisiti nel corso delle audizioni. Ricorda che gli amministratori giudiziari auditi hanno rilevato l'esistenza di tariffe diverse e una conseguente difficoltà gestionale. Gli stessi soggetti auditi hanno suggerito l'abrogazione del comma o in alternativa, come proposto dal Movimento Cinque stelle con l'emendamento in esame, il rinvio alla normativa dell'equo compenso, di recente approvata dal Parlamento, anche per ragioni di coerenza ordinamentale.
Valentina D'ORSO (M5S), dichiarandosi sorpresa per i pareri contrari resi da relatori e Governo sull'emendamento Alfonso Pag. 8Colucci 5.6, domanda quali siano le motivazioni al riguardo, considerata l'inerenza al tema dell'equo compenso, condiviso dalle forze politiche di maggioranza e di opposizione. Rileva che l'emendamento in esame sia di assoluto buon senso e sia stato suggerito dagli addetti ai lavori.
Matteo MAURI (PD-IDP), annunciando di voler sottoscrivere la proposta emendativa Alfonso Colucci 5.6, fa proprie le parole della collega D'Orso. Si domanda poi quale sia il senso dell'esame in corso e se ci sia apertura al dialogo sui temi oggetto del provvedimento, ricordando che relatori e Governo, che non hanno ancora fornito i pareri su tutti gli emendamenti, hanno reso sostanzialmente pareri contrari alle proposte emendative delle forze politiche di opposizione, e accantonato quelle provenienti dalle forze politiche di maggioranza.
Di fronte a questa situazione, si aspetta almeno che i relatori forniscano una motivazione per la contrarietà ad emendamenti di natura tecnica e politicamente non divisivi. Rammentando che nella precedente seduta si è respinto un emendamento, probabilmente perché proveniente dalle opposizioni, ma identico ad una proposta, avanzata in altra sede, dall'onorevole Donzelli e dal Copasir, si domanda se ci sia spazio per una riflessione e un dibattito effettivi, o se sia giunto ai relatori l'input di opporre sempre parere contrario, anche laddove non se ne comprendano le ragioni.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, rassicurando il collega sulla circostanza che ciascun emendamento viene valutato nella sua portata oggettiva, ricorda di aver risposto in modo preciso e puntuale nella seduta precedente sull'emendamento richiamato dall'onorevole Mauri. In merito all'emendamento Alfonso Colucci 5.6, segnala che la legge sull'equo compenso detta un elenco specifico di professionisti e di ambiti applicativi. Sottolinea quindi che, ove si intenda ampliarne l'ambito applicativo, sarebbe più corretto intervenire direttamente sulla legge citata.
Federico GIANASSI (PD-IDP) replica evidenziando come non vi sarebbe nessun problema a operare nel senso indicato dalla relatrice intervenendo sul provvedimento in discussione, trattandosi di due atti normativi di pari rango nella gerarchia delle fonti.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), associandosi alle considerazioni svolte dai colleghi Mauri e Gianassi, si chiede se vi sia o meno uno spazio di dibattito effettivo sul provvedimento in esame. Invita i relatori a maggiore flessibilità nella valutazione delle richieste di accantonamento delle proposte emendative, quando risulti effettivamente necessario maggiore approfondimento.
Valentina D'ORSO (M5S), avendo compreso dalle parole della relatrice Montaruli come la criticità dell'emendamento in esame sia di natura tecnica ed avendo percepito, pertanto, una certa apertura al dialogo rispetto al tema trattato, chiede per quale ragione l'emendamento non sia accantonato, ai fini di un'eventuale riformulazione, considerato che, mancando numerosi pareri di relatori e Governo, non vi è urgenza di procedere.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI, sottolinea in primo luogo che l'emendamento Alfonso Colucci 5.6 concerne un tema delicato, importante e condiviso. Evidenzia che la discussione attiene all'ambito di operatività dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, tema sul quale non ci sono mai state divisioni negli scorsi anni, quando si è discusso dello straordinario strumento di aggressione ai patrimoni mafiosi come mezzo di efficace contrasto alla criminalità organizzata. Negli anni la disciplina normativa e le procedure sono mutate, per necessità di ulteriore snellimento e accelerazione delle stesse, al fine di rimettere alla disponibilità degli enti locali e della comunità i beni sequestrati. Condivide quanto dichiarato in precedenza dall'onorevole Mauri, che ha posto l'accento sul tema dei beni immobili abusivi e sulle criticità delle relative procedure, spesso particolarmente onerose, lunghe ed inefficaci. La questione, fondamentale e strategica,Pag. 9 era nota da tempo e il Governo ha avuto il merito di intervenire per fornire una soluzione adeguata.
Venendo al tema specifico dei collaboratori degli amministratori giudiziari, di cui spesso questi ultimi potrebbero aver bisogno per la redazione della relazione finale, all'esito della verifica della sostenibilità tecnico-urbanistica e della conformità dei beni, evidenzia la presenza di un vulnus nella proposta emendativa in esame, consistente nell'attribuzione a tali collaboratori, definiti coadiutori, di una sorta di responsabilità, che invece non può che permanere in capo agli amministratori giudiziari.
Da questi argomenti trae giustificazione il parere contrario del Governo. Fa inoltre presente che è stata riconosciuta l'importanza delle funzioni svolte dai coadiutori, figure di natura pubblicistica, attraverso la corresponsione di uno stipendio congruo. Piuttosto che l'applicazione della disciplina sull'equo compenso, il Governo ha ritenuto di demandare la fissazione del compenso ad un decreto ministeriale, adottato dal Ministro dell'interno di concerto con altri ministri. Auspica dunque che le opposizioni riconoscano la bontà del fondamentale intervento governativo, che scioglie due nodi importanti, relativi, da un lato, alla semplificazione delle procedure di identificazione dei beni abusivi e, dall'altro lato, al riconoscimento in capo ai coadiutori di una funzione importante, ma pur sempre strumentale rispetto a quella degli amministratori giudiziari. Invita infine l'opposizione ad effettuare valutazioni di merito sul punto, posto che sulla questione illustrata non vi sono mai state divisioni politiche.
Alfonso COLUCCI (M5S), recependo le considerazioni svolte dal Sottosegretario Molteni, ravvisa in esse un vizio di natura logico-giuridica, dal momento che si riconoscono agli amministratori giudiziari funzioni da questi non sostenibili. Condividendo quindi sul punto gli obiettivi del Governo, evidenzia tuttavia le criticità delle modalità e degli strumenti tecnici proposti dall'Esecutivo, ritenuti inidonei. Richiama infatti l'attenzione del Governo sulla necessità di coinvolgere soggetti esperti, come avviene nelle procedure disciplinate dal codice di procedura civile.
Valentina D'ORSO (M5S) rileva che gli emendamenti proposti dal Movimento Cinque Stelle, frutto degli elementi conoscitivi acquisiti nel corso delle audizioni, sono mirati e ragionevoli e non sono volti a creare divisioni. Temendo possa crearsi un equivoco, sulla base delle dichiarazioni rese dal Sottosegretario Molteni, chiarisce e ricorda che l'equo compenso è applicabile anche nei rapporti con pubbliche amministrazioni.
Le Commissioni respingono, con distinte votazioni, gli emendamenti Alfonso Colucci 5.6 e Bonafè 5.7.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) illustra l'emendamento 5.8, a sua prima firma, volto a prevedere che nei casi di approvazione del programma di prosecuzione dell'attività dell'impresa il tribunale verifichi con cadenza trimestrale il perdurare delle prospettive di prosecuzione. Considerato lo sforzo economico, anche pubblico, connesso alla prosecuzione dell'attività imprenditoriale, ritiene infatti essenziale responsabilizzare il tribunale richiedendogli controlli più ravvicinati rispetto alla verifica annuale prevista dal disegno di legge, al fine di evitare che si portino avanti attività economiche in assenza dei presupposti. Precisa che analoga finalità è perseguita dall'emendamento 5.9, anch'esso a sua prima firma, che richiede una verifica semestrale da parte del tribunale.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Cafiero De Raho 5.8 e 5.9.
Enrica ALIFANO (M5S) interviene per illustrare l'emendamento Alfonso Colucci 5.10 volto a prevedere che prima della cancellazione dal registro delle imprese di quelle attività economiche mancanti di concrete possibilità di prosecuzione, intervenga una specifica attestazione da parte di Pag. 10un tecnico esperto, iscritto all'albo dei gestori delle crisi di impresa.
Le Commissioni respingono l'emendamento Alfonso Colucci 5.10.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) illustra l'emendamento a sua prima firma 5.11, che affronta il tema dell'assegnazione dei beni confiscati agli enti locali per finalità istituzionali o sociali. Fa presente che sovente gli enti territoriali destinano gli immobili a finalità di alto valore sociale, come ad esempio l'accoglienza delle donne vittime di violenza, senza però che gli enti del terzo settore chiamati alla gestione del bene abbiano la liquidità necessaria a far fronte alla conservazione o alla riqualificazione. Spiega quindi che l'emendamento è volto a prevedere che i proventi della gestione del bene debbano essere prioritariamente destinati a coprire le spese di conservazione nonché i progetti di riqualificazione e, ritenendo che si tratti di un emendamento di buon senso, che affronta un problema che dovrebbe essere noto alla maggioranza e al Governo, chiede se sia possibile procedere ad un accantonamento eventualmente anche in vista di una riformulazione.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, invita l'onorevole Boschi a ritirare l'emendamento a sua prima firma 5.11, al fine di poter valutarne una nuova formulazione in Assemblea.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI, nel fare presente che sull'emendamento Boschi 5.11 hanno espresso netta contrarietà tanto gli uffici del Ministero dell'interno quanto quelli del Ministero della giustizia, afferma a titolo personale di condividere le esigenze poste dall'emendamento. Ricorda infatti di essersi ampiamente occupato del tema della gestione dei beni confiscati e di sapere perfettamente quali e quante siano le difficoltà che affrontano i soggetti destinatari di questi beni, che sono chiamati ad agire senza scopo di lucro e che non hanno spesso le risorse necessarie alla manutenzione e gestione degli immobili. Peraltro, pur personalmente condividendo l'esigenza di consentire a questi enti di usare i proventi della gestione per valorizzare il bene confiscato, conferma l'attuale contrarietà del Governo all'emendamento.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), anche alla luce delle affermazioni della relatrice e del sottosegretario Molteni, auspicando un cambiamento di opinione da parte del Governo prima della conclusione dell'esame del provvedimento in Assemblea, annuncia il ritiro dell'emendamento a sua prima firma 5.11. Ritiene infatti che la bocciatura dell'emendamento in questa fase, pur non precludendo la possibilità di ripresentarlo in Assemblea, sarebbe un brutto segnale.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) illustra l'emendamento Auriemma 5.12, volto a prevedere che sia l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni confiscati ad approvare, e conseguentemente finanziare, atti e progetti per il recupero e la valorizzazione dei beni sequestrati al fine di aumentare l'inclusione sociale e supportare la creazione di nuove opportunità di lavoro per i giovani, oltre che di aumentare i presidi di legalità e sicurezza.
Matteo MAURI (PD-IDP) esprime alcune considerazioni generali, che esulano in parte dai contenuti dell'emendamento in esame, ma che – anche sulla scia dell'intervento del Sottosegretario Molteni – attengono comunque al tema delle risorse economiche per far fronte alla gestione dei beni confiscati. Pur condividendo la scelta del Governo di imporre al mafioso di procedere a sue spese all'abbattimento dell'immobile che non superi l'accertamento tecnico urbanistico, si chiede cosa accada se quel soggetto risulti sprovvisto dei mezzi economici per provvedere – anche eventualmente avendoli occultati – e dunque quale sia la sorte di quell'immobile, presumendo che rimanga a carico del Comune, che potrebbe a sua volta non avere le risorse per procedere all'abbattimento. Nel fare presente che il Partito democratico ha presentato alcuni emendamenti per affrontare il nodo delle risorse e sostenere gli enti Pag. 11destinatari dei beni confiscati, sui quali peraltro la maggioranza ha già espresso un parere contrario, si chiede come intenda il Governo affrontare la questione.
Le Commissioni respingono l'emendamento Auriemma 5.12 ed approvano gli identici emendamenti Dori 5.13 e Bonafè 5.14 (vedi allegato).
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) illustra l'articolo aggiuntivo a sua prima firma 5.01, volto ad istituire un fondo per il finanziamento, il recupero, la nuova funzionalizzazione e la valorizzazione dei beni immobili confiscati, spiegando che l'obiettivo perseguito è quello di evitare che gli enti assegnatari dei beni debbano accollarsene interamente anche le spese. Sottolineando come le dotazioni previste dall'articolo aggiuntivo non siano particolarmente ingenti, definisce l'istituendo fondo un «fondino» e chiede ai relatori e al rappresentante del Governo se vi sia margine per un accantonamento anche in vista di una possibile riformulazione.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, conferma il parere contrario e chiede che l'articolo aggiuntivo sia messo ai voti.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Serracchiani 5.01.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo per illustrare gli articoli aggiuntivi Serracchiani 5.02 e Mauri 5.03, entrambi volti a finanziare interventi per la gestione e valorizzazione dei beni confiscati, sottolinea come tutto il disegno di legge sia privo di risorse economiche. Fa presente infatti che il provvedimento del Governo fa leva solo sull'innalzamento delle pene e sulla creazione di nuovi reati, senza stanziare fondi, come è reso evidente dalla clausola di invarianza dell'articolo 29. Ritiene quindi che anche questo disegno di legge, al pari di quello relativo alla cybersicurezza, sia riconducibile alla categoria delle «nozze con i fichi secchi».
Evidenziando che sul tema della gestione dei beni confiscati non si siano mai registrate spaccature tra maggioranza e opposizione, essendo chiaro a tutti che occorre far funzionare meglio il sistema delle confische e le relative procedure, per dimostrare il ruolo positivo dello Stato, invita il Governo a trovare le risorse economiche necessarie e rammenta che anche nei cosiddetti decreti sicurezza del Ministro Salvini, a partire dal decreto-legge n. 113 del 2018, erano state stanziate risorse. Non sperando nell'approvazione delle proposte emendative del Partito democratico, chiede comunque che il Governo assuma quanto prima una propria iniziativa.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli articoli aggiuntivi Serracchiani 5.02, Mauri 5.03 e Bonafè 5.04.
Filiberto ZARATTI (AVS) chiede di sottoscrivere gli identici emendamenti Soumahoro 7.1 e Magi 7.2.
Le Commissioni respingono gli identici emendamenti Soumahoro 7.1 e Magi 7.2.
Nazario PAGANO, presidente, accogliendo la richiesta dei relatori, dispone l'accantonamento dell'emendamento Cavandoli 7.3
Filiberto ZARATTI (AVS) illustra l'emendamento 7.4, a sua prima firma, volto a precludere l'acquisto della cittadinanza italiana a coloro che si siano macchiati di gravi delitti quali il golpe o il tentato golpe, crimini contro l'umanità, genocidio, istigazione a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali ovvero a sopprimere violentemente l'ordinamento politico e giuridico dello Stato.
Le Commissioni respingono l'emendamento Zaratti 7.4.
Matteo MAURI (PD-IDP), illustrando l'emendamento a sua prima firma 7.5, evidenzia come l'articolo 7 preveda che, per revocare la cittadinanza acquisita da soggetti che non siano italiani per nascita – essendo comunque necessario che il soggettoPag. 12 non rimanga apolide – lo Stato «obbligherebbe» il soggetto ad acquisire la cittadinanza dell'altro Stato, in ipotesi anche contro la sua volontà. Ricorda, in proposito, che tale soggetto potrebbe essere in pericolo di vita nello Stato di cui acquisisce forzatamente la cittadinanza.
Esprime forte contrarietà con riferimento a tale aspetto, specificando che la cittadinanza attiene allo status personale di ogni soggetto.
Filiberto ZARATTI (AVS) sottolinea come l'articolo 7 si ponga in contrasto con la Costituzione nel momento in cui considera la revoca della cittadinanza come una sorta di pena accessoria, generando disparità tra i cittadini di fronte alla legge: rileva, in tal senso, che i soggetti che ottengono la cittadinanza italiana grazie al principio dello ius sanguinis non sarebbero soggetti a tale disciplina e afferma che ciò costituisce una grave violazione del principio di uguaglianza.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sulla proposta emendativa Mauri 7.5, propone di accantonare tale emendamento al fine di esaminarlo al termine della attuale fase di campagna elettorale, in tal modo evitando che venga respinto per motivi ideologici.
Rileva, inoltre, come il Governo dovrebbe essere consapevole del forte rischio di una declaratoria di incostituzionalità dell'articolo 7, che crea disparità tra soggetti che sono tutti ugualmente cittadini italiani. Osserva, inoltre, che anche la Corte Europea dei diritti dell'uomo potrebbe condannare l'Italia a seguito dell'applicazione della normativa in esame.
Le Commissioni respingono l'emendamento Mauri 7.5.
Matteo MAURI (PD-IDP), illustrando la proposta emendativa Serracchiani 7.6, afferma che la lettera b), comma 1, dell'articolo 7 consentirebbe di revocare la cittadinanza entro 10 anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna ed evidenzia come i cittadini che si trovassero già nelle more di tale procedimento si vedrebbero posticipare tale termine, attualmente previsto in 3 anni. Evidenzia, quindi, che vi potrebbero essere seri problemi di illegittimità sotto tale profilo.
Conclude facendo appello alla sensibilità di quella parte della maggioranza che è solita dichiararsi paladina dei principi di libertà e di uguaglianza.
Le Commissioni respingono l'emendamento Serracchiani 7.6.
Matteo MAURI (PD-IDP), illustrando l'articolo aggiuntivo Mauri 08.01, rileva che la materia della sicurezza urbana ormai da diversi anni è stata codificata nel senso di unire all'opera delle forze dell'ordine sul territorio interventi a incidere sulle problematiche di carattere sociale, anche al fine di condizioni che favoriscono il dilagare della criminalità.
A tal proposito, ritiene che sia necessario aumentare le risorse economiche a disposizione degli amministratori locali e, pertanto, con l'articolo aggiuntivo in esame, viene istituito un fondo apposito volto a investire risorse sulla sicurezza urbana. Ritiene, infatti, che lo Stato debba investire quante più risorse possibili per garantirla.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI, riferendosi sia all'articolo premissivo Mauri 08.01 sia ai successivi emendamenti presentanti dall'onorevole Mauri, dichiara di condividerne lo spirito, precisando, tuttavia, che il fondo che si vorrebbe istituire è già previsto dall'articolo 35-quater del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazioni dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, e che tale fondo ha una dotazione di 25 milioni di euro annui per gli anni 2024, 2025 e 2026 a disposizione delle amministrazioni locali per valorizzare progetti come «Scuole sicure» e «Spiagge sicure».
Dichiara, quindi, che il Governo è disponibile a continuare ad investire risorse economiche sul tema della sicurezza urbana, come dimostra l'intervento testé citato di rifinanziamento del fondo.
Nazario PAGANO, presidente, si compiace per i toni e le modalità del dibattito e del confronto con il Governo, evidenziando come, grazie alla competenza degli interlocutori, sia possibile affrontare in modo approfondito nel merito ciascuna tematica.
Simona BONAFÈ (PD-IDP), si associa alle parole del Presidente, specificando che tale clima non è stato sempre garantito nel corso dell'esame di altri provvedimenti.
Osserva, tuttavia, che la dotazione di 75 milioni di euro del Fondo per la sicurezza urbana non è sufficiente a garantire risorse adeguate a tutti gli ottomila comuni d'Italia, proponendo, in virtù dello spirito collaborativo del Governo su tale questione, di riformulare l'emendamento per aumentare le risorse di tale fondo, in linea con quanto previsto dall'articolo aggiuntivo Mauri 08.012, di cui è cofirmataria.
Aggiunge, infine, che il suo gruppo ha presentato altre proposte emendative al fine di costituire ulteriori fondi che consentano di investire sulla prevenzione della criminalità.
Enrica ALIFANO (M5S) rileva come anche i gruppi di opposizione avessero contezza dell'esistenza del fondo citato dal Sottosegretario, tanto è vero che l'articolo premissivo Colucci 08.010, di cui è cofirmataria, lo incrementa di 30 milioni di euro annui fino al 2026.
Le Commissioni respingono l'articolo premissivo Mauri 08.01.
Devis DORI (AVS), illustrando l'articolo premissivo 08.011 a sua prima firma, specifica che la finalità della proposta emendativa in esame è quella di istituire un nuovo fondo nel quale confluiscono il Fondo per la sicurezza urbana e il Fondo Unico Giustizia, sottolineando che alcuni auditi avevano suggerito che sarebbe stato opportuno procedere in tal senso.
Constata come tutti i gruppi convergano sulla necessità di aumentare le misure preventive e come sia troppo semplice agire esclusivamente tramite fattori di deterrenza, ad esempio istituendo nuove fattispecie di reato.
Le Commissioni respingono, con distinte votazioni, gli articoli premissivi Dori 08.011 e Mauri 08.012.
Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Alfonso Colucci 08.010, del quale è cofirmataria, sottolinea come tale proposta, volta a prevedere il finanziamento di iniziative in materia di sicurezza urbana, appare funzionale a mettere in atto la proposta del sottosegretario Molteni.
Sottolinea, infatti, come tale articolo aggiuntivo incrementi di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025, il fondo per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana da parte di comuni di cui all'articolo 35-quater, comma 1, del decreto-legge n. 113 del 2018.
A fronte di un orizzonte temporale ristretto, di un modesto onere e della contestuale individuazione delle coperture necessarie, sollecita, quindi, una rivalutazione della proposta emendativa da parte dei relatori e del Governo.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli articoli aggiuntivi Alfonso Colucci 08.010 e Auriemma 08.04.
Stefania ASCARI (M5S) chiede ai relatori e al Governo di svolgere un supplemento d'istruttoria dell'articolo aggiuntivo Auriemma 08.014, ritenendo tale proposta emendativa di buon senso.
Sottolinea infatti che tale proposta emendativa è finalizzata a potenziare i servizi di sicurezza stradale ed urbana nonché il controllo del territorio attraverso assunzioni di personale di polizia locale.
Rammenta come sia necessario il controllo del territorio soprattutto nelle zone di maggior abbandono e sottolinea come la polizia locale, tra le varie funzioni ad essa attribuite tutela il commercio, contrasta l'abusivismo e presidia gli spazi pubblici per garantire la sicurezza del territorio che rappresenta la prima esigenza dei cittadini.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) ritiene che la proposta emendativa Auriemma 08.014 sia di assoluto buon senso. Si associa pertanto alla richiesta di accantonamento, chiedendo altrimenti di conoscere le ragioni poste alla base del parere contrario.
Sottolinea quindi come per attuare politiche di prevenzione sia anche necessario assumere personale di polizia locale e investire su tali figure in ordine alla sicurezza.
Evidenziando quindi come la polizia locale contribuisca alla percezione di sicurezza, si domanda per quali ragioni un presidio così fondamentale non sia tenuto in considerazione da parte del Governo.
Nazario PAGANO, presidente, ricorda che tale tema potrà essere esaminato in modo più organico nel disegna di legge assegnato alla Commissione Affari Costituzionali recante la delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale.
Filiberto ZARATTI (AVS), nel prendere atto dell'invito del Presidente, auspica che nel corso dell'esame del citato disegno di legge, sarà possibile approfondire il dibattito, rammentando che la polizia locale svolge una funzione fondamentale per garantire la legalità nel territorio.
Sottolinea tuttavia come non si possa pensare che le amministrazioni comunali assolvano i molti compiti di natura preventiva e sanzionatoria loro affidati dalle varie iniziative legislative che il Parlamento continua ad approvare senza rendersi conto che tali compiti comportano un aumento di spesa. Ritiene infatti che non si possano approvare soltanto provvedimenti «a costo zero», a meno che non si voglia portare avanti soltanto una battaglia ideologica. Sottolinea infatti come approvando provvedimenti senza prevedere un'adeguata copertura finanziaria se ne vanifica l'applicazione, ingannando di fatto i cittadini.
Ricorda che proprio nella giornata odierna l'Unione europea ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia per deficit eccessivo e pertanto comprende la difficoltà dell'Esecutivo a individuare le risorse da stanziare, tuttavia sottolinea come definire la ripartizione delle risorse in maniera efficiente rappresenti un compito fondamentale di chi governa.
Matteo MAURI (PD-IDP), rilevando che la Commissione Affari costituzionali non ne ha ancora avviato l'esame, interpreta il suggerimento del presidente come una disponibilità a trasfondere i contenuti di alcune delle proposte emendative in discussione nel testo di tale disegno di legge.
Le Commissioni respingono gli identici articoli aggiuntivi Mauri 08.013, Auriemma 08.014 e Dori 08.015.
Enrica ALIFANO (M5S), dopo aver ribadito che le politiche di prevenzione necessitano di adeguate risorse finanziarie, illustra l'articolo aggiuntivo Alfonso Colucci 08.02, del quale è cofirmataria, volto a prevedere un piano di potenziamento della sicurezza urbana nelle aree e nelle periferie del territorio nazionale interessate dal maggior degrado per rendere fruibili ai giovani spazi urbani e per sottrarli al degrado e alla criminalità.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) chiede di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Alfonso Colucci 08.02 ed evidenzia, anche alla luce della propria esperienza nell'ambito delle amministrazioni pubbliche, l'importanza della riqualificazione delle aree urbane degradate.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli articoli aggiuntivi Alfonso Colucci 08.02 e Penza 08.08 e 08.09.
Valentina D'ORSO (M5S) prima che la Commissione proceda ad esaminare i numerosi emendamenti volti a sopprimere o a modificare l'articolo 8 del provvedimento, fa presente di aver appreso, informalmente, che su di essi è in corso un approfondimento da parte del Ministero della Giustizia, in virtù di uno specifico intervento normativo di iniziativa governativa. Chiede pertanto che si accantoni l'esame delle proposte emendative riferite all'articoloPag. 15 8. Tale iniziativa sarebbe meritevole se volta a correggerne importanti criticità.
In primo luogo, sottolinea come sia necessario approfondire il tema dell'equiparazione dei soggetti destinatari di convalide di sfratto esecutive, per finita locazione o per morosità anche non colpevole, a fenomeni di tipo diverso che sono meritevoli di sanzioni severe. Ritiene infatti che tale equiparazione sia particolarmente grave e che sottoponga a dei rilievi di incostituzionalità.
Altre proposte emendative sono volete a meglio precisare le condotte di cui all'articolo 634-bis del codice penale introdotto dall'articolo 8 del disegno di legge, che ritiene troppo evanescenti.
Sottolinea come appaia anche di dubbia costituzionalità la scelta di lasciare alla valutazione della polizia giudiziaria la fondatezza o meno della legittimità di coloro che vengono rinvenuti nell'immobile. In proposito, ricorda che il suo gruppo ha presentato una proposta emendativa volta a restituire tale vaglio all'autorità giudiziaria, prevedendo come essa debba agire nel modo più celere possibile.
Chiede, quindi, al rappresentante del Governo se veramente il Ministero dell'Interno voglia avallare una norma che, portando contestualmente a dover gestire una serie di sgomberi, si rivelerà una bomba sociale che esploderà nelle mani dei comuni e dei servizi sociali. Questi, infatti, saranno gravati della responsabilità di ricollocare i nuclei familiari, specie se con figli minori, con familiari diversamente abili o ultra sessantenni.
Devis DORI (AVS) si associa alla richiesta di accantonamento.
Con riferimento alle proposte emendative del suo gruppo riferite all'articolo 8, sottolinea come, oltre ad un emendamento interamente soppressivo dell'articolo 8, son state presentate anche numerose proposte volte a modificarne puntualmente il contenuto.
Rammenta come il tema dell'occupazione arbitraria di immobili fosse già stato affrontato dalla Commissione Giustizia, che aveva avviato l'esame di una proposta di legge in materia della collega Bisa. Sottolinea come non sia la prima volta che il Governo interviene su materie già all'esame delle Commissioni ed evidenzia come tale «scavalcamento» non sia istituzionalmente corretto. L'approvazione del suo emendamento soppressivo consentirebbe alla Commissione Giustizia di tornare ad affrontare con i tempi adeguati la materia.
Sottolinea, inoltre, come l'articolo 8 del disegno di legge, che equipara situazioni diverse e la cui formulazione è foriera di criticità, crei un problema non soltanto politico ma anche di natura giuridica.
Nazario PAGANO, presidente, precisa che i pareri fin qui formulati dal rappresentante del Governo sono stati condivisi dal Ministero dell'Interno e da quello della Giustizia. Alla luce, quindi, della richiesta avanzata, chiede ai relatori se intendano accantonare l'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 8.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, non accede alla richiesta di accantonamento.
Federico GIANASSI (PD-IDP), intervenendo sugli identici emendamenti Dori 8.1 e Soumahoro 8.2, invita maggioranza e Governo a valutare le sollecitazioni provenienti da parte dei colleghi di opposizione. Osserva che se il tema in discussione non fosse stato complesso, la Commissione Giustizia avrebbe affrontato più celermente la proposta di legge dell'onorevole Bisa in materia di occupazione arbitraria di immobili, di fatto superata dal disegno di legge in esame.
Sottolinea inoltre come anche il testo in discussione contenga ancora numerose criticità. Evidenzia infatti che per risolvere il fenomeno – su cui anche in passato ha avuto modo di esprimere la propria condanna – è necessario prevedere una stretta collaborazione tra le forze dell'ordine, le istituzioni coinvolte e i servizi sociali, fornendo adeguate risorse economiche, senza scaricare la responsabilità sugli enti locali.
Ritiene dunque che la norma in esame non sia in grado di risolvere la questione e Pag. 16che invece introduca una serie di problematiche che renderanno ancora più complicata la gestione del fenomeno.
Si appella quindi al rappresentante del Governo affinché all'esame della materia siano assicurati i tempi necessari per predisporre una norma corretta.
Valentina D'ORSO (M5S), ringraziando il presidente per averle concesso nuovamente la parola e precisando che il suo intervento precedente non era in dichiarazione di voto, annuncia il voto favorevole del Movimento 5 Stelle sugli identici emendamenti Dori 8.1 e Soumahoro 8.2, ribadendo che l'articolo 8 per come è scritto presenta diversi profili di incostituzionalità.
Enrica ALIFANO (M5S) rileva in particolare che il comma 2 dell'articolo 8, che introduce il nuovo articolo 321-bis del codice di procedura penale, attribuisce al giudice penale la competenza a disporre con decreto motivato la reintegrazione nel possesso dell'immobile oggetto di occupazione arbitraria.
Ritiene che tale scelta normativa comporti diversi problemi, interrogandosi su cosa succederà nell'eventualità in cui siano coinvolti anche diritti di terzi sul medesimo immobile oggetto di una contestuale causa civile. Preannunciando notevoli difficoltà nell'esecuzione della reintegrazione, dal momento che la decisione del giudice penale potrebbe essere in contrasto con quella del giudice civile, rileva che la problematicità della norma si manifesterà sia in fase preliminare sia in fase decisoria.
Alla luce di tali considerazioni, critica la scelta di attribuire la competenza al giudice penale in un ambito che è tipico della materia civilistica.
Le Commissioni respingono gli identici emendamenti Dori 8.1 e Soumahoro 8.2.
Valentina D'ORSO (M5S) ricorda in primo luogo di aver presentato una proposta di legge in materia di occupazione abusiva di edifici altrui, di cui l'emendamento 8.3 riprende parte dei contenuti, allo scopo di sgombrare il campo da qualsiasi equivoco e di dimostrare che da parte del suo gruppo non vi sono pregiudizi in ordine alla finalità e agli obiettivi dell'intervento recato dall'articolo 8.
Nel precisare tuttavia di non condividere la formulazione adottata dal Governo, rileva che la sua proposta appare più coerente rispetto al codice penale che già all'articolo 633 sanziona l'invasione arbitraria di terreni ed edifici altri pubblici o privati. Fa quindi presente che nell'emendamento 8.3 ha ritenuto di perseguire, in maniera più severa rispetto al citato reato, alcune specifiche condotte al fine di evidenziarne il maggiore disvalore.
Segnala quindi aver previsto un aggravamento della pena se il fatto riguarda immobili, di proprietà pubblica o privata, adibiti ad abitazione altrui ed è commesso con violenza alla persona o con minaccia ovvero durante l'assenza della persona offesa. Riproducendo inoltre una circostanza aggravante già prevista dall'attuale formulazione dell'articolo 633 del codice penale, incrementa ulteriormente la pena se il fatto è commesso da più di cinque persone o da persona palesemente armata o in danno di persona disabile o di età superiore a settanta anni o affetta da grave patologia. Evidenzia inoltre di essere intervenuta anche sotto il profilo procedurale, per rendere più celere il meccanismo di reintegrazione ricorrendo tra l'altro, rispetto alla formulazione del Governo, a strumenti più coerenti con il codice di procedura penale e con l'ordinamento generale. Nel far presente in particolare che nella sua proposta di modifica del testo si stabilisce che sia il giudice, su richiesta del pubblico ministero, a disporre previa verifica della sussistenza del reato, il sequestro preventivo dell'immobile arbitrariamente occupato. Ritiene in conclusione che la formulazione adottata nel disegno di legge, oltre a non far risaltare le condotte con maggior disvalore, punisce molto severamente condotte che potrebbero essere invece conseguenza di un mero stato di bisogno. Rivolge pertanto un appello a riflettere ulteriormente sul tema, accantonando l'emendamento a sua prima firma 8.3.
Nazario PAGANO, presidente, ricorda alla collega D'Orso di aver già avanzato la richiesta di accantonare tutti gli emendamenti all'articolo 8, richiesta sulla quale la relatrice Montaruli si è già espressa in senso contrario.
Valentina D'ORSO (M5S), nel far presente di aver già incassato il precedente rifiuto, dichiara di aver confidato in un esito diverso a seguito dell'ampia spiegazione testé fornita.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, conferma di non ritenere di accedere alla richiesta di accantonamento dell'emendamento D'Orso 8.3.
Le Commissioni respingono l'emendamento D'Orso 8.3.
Valentina D'ORSO (M5S) segnala che l'emendamento a sua prima firma 8.4, rispetto al precedente, reca un intervento parziale mantenendo in vita, a malincuore, la parte procedurale del testo del disegno di legge e modificando invece la parte sostanziale, contenuta nel comma 1 dell'articolo 8. Dal momento che l'emendamento 8.4 riproduce l'intervento recato dall'emendamento 8.3, incidendo ugualmente sull'articolo 633 del codice penale, evita di ripetere le considerazioni appena svolte, pur nutrendo la speranza che una loro eventuale reiterazione possa rappresentare un «lavaggio del cervello» della maggioranza, con esito positivo.
Le Commissioni respingono l'emendamento D'Orso 8.4.
Valentina D'ORSO (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 8.5 che, con un intervento ancor più limitato, elide dal primo comma del nuovo articolo 634-bis del codice penale l'espressione «o detiene senza titolo». L'obiettivo dell'intervento è quello di sottrarre alla fattispecie dell'occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui tutti i soggetti destinatari di convalida di sfratto esecutivo, facendo presente che in questa categoria figurano anche i casi di morosità incolpevole.
Fa presente a tale proposito che l'attuale maggioranza ha ritenuto di non rifinanziare il Fondo per la morosità incolpevole per due successive leggi di bilancio, segnalando oltretutto le farraginosità del meccanismo che rendono particolarmente difficile la fruizione delle risorse. Richiama sull'argomento le recenti e roboanti dichiarazioni del governatore della Regione siciliana Schifani in merito alle risorse messe a disposizione delle famiglie con il cosiddetto bonus affitti, segnalando che tali dichiarazioni sono state rese possibili soltanto grazie al Governo precedente che ha provveduto al rifinanziamento del fondo. Rileva comunque la contraddittorietà della situazione, considerate da un lato le parole di un governatore di area centrodestra e dall'altro le scelte della maggioranza che decide di non affrontare il tema. Ribadisce quindi la contrarietà del suo gruppo alla penalizzazione di nuclei familiari incolpevoli, detentori in precedenza di un regolare contratto, e invita il Governo a rifinanziare il Fondo per l'accesso alla locazione.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, evidenzia che le preoccupazioni espresse dall'onorevole D'Orso in ordine alla penalizzazione della morosità incolpevole o dei soggetti già detentori di un regolare contratto di locazione sono del tutto infondate. Fa infatti presente che nella formulazione del nuovo articolo 634-bis si fa espresso riferimento all'utilizzo di violenza o minaccia. Non ritiene pertanto che vi siano elementi tali da indurre i relatori ad accedere alla richiesta di accantonamento dell'emendamento D'Orso 8.5 e dei successivi.
Valentina D'ORSO (M5S) apprezzando l'intendimento della relatrice a confrontarsi nel merito, obietta tuttavia che vi sono casi in cui, per il solo fatto di aver chiuso la porta in faccia al proprietario dell'immobile che si presenti munito di convalida di sfratto, l'inquilino sarebbe passibile di denuncia ai sensi del nuovo articolo 634-bis del codice penale. Domanda reiteratamentePag. 18 se la maggioranza abbia davvero compreso tali eventualità.
Devis DORI (AVS) fa presente che l'emendamento in esame, quanto mai opportuno per tamponare una situazione grave, consente oltretutto di precisare che la violenza o la minaccia sono condotte già punite dal codice penale.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), in considerazione del dibattito in corso, anticipa i contenuti del successivo emendamento a sua prima firma 8.6, che limita l'esclusione dalla fattispecie alla sola morosità incolpevole, evidenziando che la disposizione introdotta nel disegno di legge in esame rischia di colpire le famiglie più fragili, tanto più in assenza di una adeguata copertura finanziaria del relativo Fondo. Nel precisare che le altre condotte devono essere giustamente perseguite, ritiene indispensabile introdurre la specifica esclusione per la morosità incolpevole, al fine di evitare che persone già in difficoltà vedano aumentare la loro disperazione.
Andrea PELLICINI (FDI), nel richiamare quanto già affermato dalla relatrice Montaruli, dichiara di non condividere le considerazioni della collega D'Orso in ordine all'eventualità che un inquilino venda perseguito per il solo fatto di non aver aperto al proprietario munito di convalida di sfratto. Fa presente a tale proposito che vi sono procedure precise in base alle quali l'esecuzione della convalida di sfratto è competenza dell'ufficiale giudiziario.
Tommaso Antonino CALDERONE (FI-PPE) facendo riferimento all'emendamento 8.6 illustrato dalla collega Serracchiani, rileva come la «morosità incolpevole» sia un concetto in senso lato, la cui sussistenza nei casi specifici deve essere puntualmente accertata da un giudice civile.
Le Commissioni respingono l'emendamento D'Orso 8.5.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) dopo l'osservazione del collega, si vede costretta ad intervenire per precisare che il Fondo specifica puntualmente cosa debba intendersi per morosità incolpevole. Pertanto, per come è formulato l'emendamento 8.6, i medesimi requisiti dettagliati nella normativa istitutiva del fondo varranno sia per l'accesso alle risorse sia per l'esclusione dalla fattispecie in discussione.
Valentina D'ORSO (M5S) dichiara il voto favorevole del suo gruppo all'emendamento Serracchiani 8.6, che reca un intervento ancora più limitato rispetto al precedente emendamento a sua prima firma, appena respinto. Con riferimento all'intervento del collega Calderone, dà lettura del contenuto dell'articolo 2 del decreto ministeriale del 2016 che, in attuazione dell'articolo 6 decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, istitutivo del Fondo, individua i criteri di definizione di morosità incolpevole. Nel puntualizzare quindi che esiste una nozione di morosità incolpevole cui fanno evidentemente riferimento gli emendamenti presentati, fa presente che la maggioranza ben potrebbe, ove lo volesse, proporre una riformulazione dell'emendamento.
Le Commissioni respingono l'emendamento Serracchiani 8.6.
Nazario PAGANO, presidente, in considerazione dell'orario, come convenuto nella riunione degli Uffici di presidenza, integrasti dai rappresentanti dei gruppi, tenutasi nella giornata odierna, immediatamente prima della sede referente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani alle ore 9.30.
La seduta termina alle 18.05.