SEDE REFERENTE
Giovedì 27 giugno 2024. — Presidenza del presidente della I Commissione, Nazario PAGANO, indi del presidente della II Commissione, Ciro MASCHIO. – Intervengono il Viceministro della giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario di Stato per l'interno, Nicola Molteni.
La seduta comincia alle 9.50.
Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario.
C. 1660 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 20 giugno 2024.
Nazario PAGANO, presidente, avverte che prima della seduta è stato richiesto di inserire, in ordine agli emendamenti 2.1 e 23.04, l'onorevole Donzelli come primo firmatario ed è stato comunicato il ritiro delle seguenti proposte emendative, a prima firma Iezzi: 10.06, 11.7, 13.02, 13.03, 13.04, 13.05 e 15.09. Ricorda quindi che nella seduta del 20 giugno i relatori e il rappresentante del Governo hanno espresso i pareri con riguardo alle proposte emendative relative all'articolo 11 e seguenti e che le Commissioni hanno quindi esaminato gli emendamenti fino agli identici emendamenti Serracchiani 10.6 e D'Orso 10.8.
Dopo aver dato conto delle sostituzioni, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori della Commissione sia assicurata anche mediante l'attivazione del circuito chiuso e, in assenza di obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Chiede quindi ai relatori se intendano esprimere i pareri su alcune delle proposte emendative in precedenza accantonate o se, invece, le Commissioni possano riprendere l'esame dalle proposte emendative riferite all'articolo 11 del disegno di legge.
Alfonso COLUCCI (M5S) chiede alla presidenza se l'onorevole Iezzi, attualmente interdetto alla partecipazione ai lavori parlamentari, possa comunque procedere al ritiro di alcuni dei suoi emendamenti.
Nazario PAGANO, presidente, fa presente che l'interdizione riguarda la partecipazionePag. 9 ai lavori parlamentari, ma non incide sulle prerogative del deputato colpito dal provvedimento sanzionatorio, quali la presentazione o il ritiro di emendamenti che, peraltro, nel caso di specie, sono stati ritirati dalla cofirmataria, onorevole Bordonali.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, esprime parere favorevole sull'emendamento Donzelli 2.1, a condizione che sia riformulato nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1). Con riferimento all'emendamento Calderone 3.1, ne propone un'ulteriore nuova formulazione nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1); esprime quindi parere favorevole sull'emendamento Calderone 5.1, a condizione che sia riformulato nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1). Esprime poi parere favorevole sull'emendamento Kelany 8.11 nonché sull'emendamento Iezzi 9.1, a condizione che sia riformulato nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1); esprime altresì parere favorevole sull'emendamento Varchi 13.01. Formula poi un parere favorevole sull'emendamento Iezzi 14.14, a condizione che sia riformulato nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1) e parere favorevole sugli identici articoli aggiuntivi 18.015 del Governo e Kelany 18.016 , nonché sull'emendamento Iezzi 19.12.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI esprime un parere conforme a quello dei relatori.
Valentina D'ORSO (M5S) chiede che la seduta sia sospesa al fine di dar modo ai parlamentari di valutare le riformulazioni presentate.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) propone di riprendere l'esame del fascicolo degli emendamenti partendo da quelli riferiti all'articolo 11, dando così modo a tutti di leggere nel frattempo le riformulazioni, senza sospendere la seduta.
Nazario PAGANO, presidente, accedendo alla proposta dell'onorevole Boschi, avverte che l'esame riprende dall'emendamento Boschi 11.1, sul quale i relatori e il rappresentante del Governo hanno espresso un invito al ritiro.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) illustra l'emendamento a sua prima firma 11.1, volto a sopprimere gli articoli 11, 16, 17 e 20 del disegno di legge. Evidenzia come si tratti di articoli nei quali il Governo esprime la propria politica panpenalistica, volta ad aumentare il numero di fattispecie penali e ad inasprire le pene già vigenti, sottolineando come ormai da 19 mesi, ovvero dall'inizio della legislatura, il Governo non faccia altro. Fa presente che l'effetto pratico di questa politica è il sovraffollamento carcerario, che sta portando il sistema delle carceri al collasso. Rammenta infatti che l'ultimo rapporto di Antigone certifica come siano mensilmente oltre 330 i nuovi detenuti che entrano in carcere e che, a fronte di una capienza regolamentare di circa 48 mila posti, i detenuti attualmente presenti sono oltre 61 mila, con una stima di raggiungere le 65 mila unità entro la fine dell'anno. Denuncia le drammatiche condizioni di vita in carcere, delle quali sono emblematiche le statistiche sugli atti di autolesionismo e sui suicidi, sottolineando in particolare come proprio ieri si sia registrato il quarantaseiesimo suicidio. Rammenta infine che il sovraffollamento non ha solo effetti negativi sulla popolazione carceraria, ma anche su coloro che lavorano in carcere e denuncia quindi la fatica professionale e lo stress al quale sono sottoposti gli agenti di polizia penitenziaria.
Ritenendo che presto sulla questione tornerà ad intervenire il Consiglio d'Europa, e rammaricandosi che sinora il Ministro Nordio non abbia accettato di riferirne in Assemblea, stigmatizza la politica del Governo che, a fronte di una situazione così incandescente, non ha ancora emanato l'annunciato decreto-legge, ha respinto la proposta di legge dell'onorevole Giachetti sulla liberazione anticipata e continua ad introdurre, come nel disegno di legge in esame, nuovi reati.
Matteo MAURI (PD-IDP) afferma che il Governo, con l'articolo 11 del disegno di Pag. 10legge, del quale l'emendamento Boschi 11.1 propone la soppressione, ha realizzato un triplete; spiega infatti come tale articolo sia emblematico di tutte le caratteristiche delle politiche di sicurezza del Governo: aumento delle pene, introduzione di nuovi reati e ripresa di argomenti già trattati nel decreto-legge n. 113 del 2018 (cosiddetto decreto Salvini). Rammenta infatti che già il provvedimento del 2018 era intervenuto sul blocco parziale o totale della circolazione, prevedendo un reato quando la condotta fosse realizzata con mezzi, e stigmatizza il fatto che oggi il Governo voglia tornare su quella fattispecie per estenderne l'applicazione anche alle condotte realizzate con il solo corpo, da coloro che – ad esempio – occupano fisicamente la corsia della tangenziale per protestare contro i cambiamenti climatici, oppure con un presidio di piazza ostacolano la circolazione stradale. Fa presente che in base alla nuova norma penale queste persone finiranno in carcere e che, se la manifestazione è compiuta da più persone – come dovrebbe essere la regola – la pena prevista è la reclusione da 6 mesi a 2 anni.
Pur condividendo totalmente il ragionamento svolto dall'onorevole Boschi sulle conseguenze di questa politica sul sovraffollamento carcerario, ritiene che siano ancor più gravi gli effetti in termini di repressione del dissenso e di compressione degli spazi di libertà e ricorda che la democrazia non si esprime solo al momento del voto ma anche nella libertà di poter esprimere apertamente il proprio dissenso.
Apprezzando che il Governo abbia fatto pressioni sull'onorevole Iezzi per indurlo a ritirare l'emendamento 11.7, volto ad inasprire ulteriormente le pene per i promotori e gli organizzatori del cosiddetto blocco stradale, auspica che la maggioranza riveda anche più in generale la sua posizione sull'articolo 11. Evidenzia infine come al momento non risultino procedimenti penali aperti a carico dei conducenti dei trattori che, qualche mese fa, hanno bloccato l'Italia; ritiene che ciò sia emblematico del fatto che, anche quando le norme penali esistono – perché sul punto il reato è stato introdotto nel 2018 – possono non essere applicate nei confronti degli amici, mentre ci si impegna a introdurre norme nuove per punire i nemici.
Federico GIANASSI (PD-IDP), condividendo le opinioni dei colleghi Boschi e Mauri, afferma che, nonostante il Governo stia sostenendo da mesi di agire per garantire la sicurezza attraverso la creazione di nuovi reati e l'inasprimento delle pene di quelli già vigenti, la percezione di sicurezza non è aumentata. Ritiene che questo, anziché spingere il Governo a cambiare politica, lo induca nuovamente a insistere sulla stessa strada fallimentare, inserendo ancora nuove fattispecie penali. Rammenta come questa politica sia la negazione di tutto quanto aveva affermato il magistrato Nordio prima di divenire Ministro, circa l'inutilità di rispondere alla domanda di sicurezza con nuovi reati. Infine, ricordando i dati drammatici sul sovraffollamento carcerario, invita la maggioranza a prendere atto, dopo due anni dall'inizio della legislatura, della propria sconfitta ed a valutare diversamente gli emendamenti delle opposizioni.
Devis DORI (AVS), ipotizzando che nel novembre 2023, quando il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge in esame, il Ministro Nordio fosse assente o comunque distratto, definisce il provvedimento una «abbuffata» panpenalistica. Annunciando il voto favorevole del suo gruppo sull'emendamento Boschi 11.1, che ha il pregio di sopprimere ben quattro articoli del disegno di legge, sottolinea come l'autentica finalità dell'articolo 11 del disegno di legge sia quella di comprimere il diritto alla libera manifestazione del pensiero.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) afferma che l'esame del disegno di legge dovrebbe essere sospeso in attesa che il Governo chiarisca come vuole affrontare la situazione carceraria, ritenendo che al momento pensare di introdurre nuovi reati, o di aumentare le pene per fattispecie già esistenti, sia irresponsabile. Ricorda come il Ministro Nordio sia stato autore, insieme a Giuliano Pisapia, di un volume dal titolo Pag. 11«In attesa di giustizia», nella cui quarta di copertina si legge che «le pene, per quanto possa sembrare strano, non devono essere aumentate, semmai diminuite», che «bisogna smetterla con il panpenalismo» e che «l'idea di potere risolvere tutto, anche i problemi sociali, con il codice penale, è solo propaganda, pericolosa demagogia». Definendo quindi il Ministro come «lo smemorato di Treviso», si chiede come sia possibile, al ritmo degli attuali ingressi in carcere e con una situazione già insostenibile, dibattere se rendere un illecito penale, pesantemente sanzionato, una scelta di resistenza passiva. Evidenziando che colui che esprime il proprio dissenso attraverso la resistenza passiva fa una chiara scelta di non violenza – molto diversa da quella fatta, ad esempio, dall'onorevole Iezzi in Assemblea – rammenta che con l'articolo 11 si sarebbero potuti incarcerare non solo Gandhi, ma anche Marco Pannella, Danilo Dolci e Aldo Capitini, giudicando conseguentemente la strada intrapresa dal Governo grave e irresponsabile.
Valentina D'ORSO (M5S), condividendo l'intervento dell'onorevole Magi, sottolinea come l'articolo 11 miri a sanzionare la resistenza passiva, evidenziando che la politica criminale del Governo abbia fatto un salto di qualità, dato che viene punita una condotta non violenta.
Rileva, inoltre, che la norma prevede una fattispecie di reato al posto dell'illecito amministrativo, osservando che – non solo da questa disposizione, ma soprattutto dall'impianto complessivo del provvedimento – si evince una precisa strategia di aumentare la tensione sociale e, al tempo stesso, di tutelare maggiormente le forze dell'ordine. Da una parte, infatti, si aumentano le possibilità di esacerbare il conflitto sociale e, dall'altra parte, si predispongono gli strumenti per soffocare le proteste.
Le Commissioni respingono l'emendamento Boschi 11.1.
Stefania ASCARI (M5S), intervenendo sugli identici emendamenti soppressivi Soumahoro 11.2, Boschi 11.3, Mauri 11.4 e 11.5 a sua prima firma, evidenzia come l'articolo 11 punisca la condotta di impedimento della libera circolazione su strada non più con un illecito amministrativo, ma tramite un apposito reato e afferma che in futuro potrebbe essere condannata per aver commesso tale reato.
Osserva, infatti, che da diversi anni manifesta con modalità non violente insieme alle lavoratrici delle fabbriche per protestare contro le condizioni di lavoro disumane alle quali sono sottoposte. Ricorda, in tale occasione, quanto recentemente accaduto al lavoratore Satnam Singh.
Esprime la propria contrarietà alla previsione di un reato che punisce chi sciopera, ricordando che il diritto di sciopero è costituzionalmente garantito dall'articolo 40 della Costituzione e che è un importante presidio di democrazia.
Rammenta che spesso i sindacati hanno come unico strumento a disposizione quello di scioperare al di fuori dell'azienda in maniera non violenta, adottando condotte di resistenza passiva, le quali vengono punite tramite questo nuovo reato.
Sottolinea che, anche a causa dei cosiddetti appalti «a cascata», le imprese sfruttano i propri dipendenti, che spesso sono lavoratori irregolari costretti a vivere in condizioni disumane, per poi licenziarli a seguito del fallimento dell'impresa stessa. Ricorda il caso dei lavoratori del settore della logistica, i quali solo a seguito di diversi scioperi hanno ottenuto condizioni di lavoro migliori e hanno messo in luce, tra l'altro, diversi situazioni di illegalità e di infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale della logistica.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) evidenzia come l'articolo 11 non abbia lo scopo di punire il comportamento di un soggetto, ma la mera manifestazione della volontà, limitando in tal modo il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.
Sottolinea, quindi, che così facendo si criminalizza una condotta non aggressiva, rilevando altresì come l'articolo 18 abbia il medesimo scopo, poiché introduce il reato di rivolta all'interno di un istituto penitenziario. Evidenzia, infatti, come, anche in tal Pag. 12caso, ai fini dell'integrazione della fattispecie di reato, non sia necessario che i detenuti tengano una condotta violenta nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria e ritiene che l'introduzione di tale illecito penale sia particolarmente grave anche a causa del contesto in cui si realizza, ossia le carceri, che versano in condizioni tali da indurre addirittura alcuni detenuti a suicidarsi.
Ricorda, inoltre, ai colleghi e ai rappresentanti del Governo l'arringa di Piero Calamandrei in difesa di Danilo Dolci, il quale era stato arrestato per aver promosso, insieme con alcuni suoi compagni, una manifestazione di protesta non violenta contro le autorità che non avevano provveduto a dar lavoro ai disoccupati della zona. Rammenta, infatti, come sia fondamentale difendere i diritti delle persone ed esalta, in tal senso, il lavoro di chi svolge la professione forense in difesa dei più deboli.
Evidenzia, infine, come, punendo chi manifesta liberamente il proprio pensiero, venga sacrificato uno dei diritti fondamentali della nostra democrazia.
Le Commissioni respingono gli identici emendamenti Soumahoro 11.2, Boschi 11.3, Mauri 11.4 e Ascari 11.5.
Nazario PAGANO, presidente, comunica che l'emendamento Zaratti 11.6 è stato ritirato.
Augusta MONTARULI (FDI) propone di procedere ora all'esame degli emendamenti che erano stati accantonati e sui quali è stato espresso il parere all'inizio della seduta odierna.
Matteo MAURI (PD-IDP), richiamando la proposta della collega Boschi, ritiene necessario un tempo congruo per studiare le proposte di riformulazione presentate dai relatori all'inizio della seduta e propone quindi di rinviare l'esame di tali proposte di riformulazione alla prossima seduta.
Nazario PAGANO, presidente, propone, quindi, di rinviare alla prossima seduta l'esame degli emendamenti già accantonati sui quali è stato espresso il parere all'inizio della seduta odierna.
Paolo Emilio RUSSO (FI-PPE) chiede che tali emendamenti vengano esaminati nel corso della seduta odierna.
Matteo MAURI (PD-IDP) propone di sospendere la seduta per permettere ai commissari di valutare le proposte di riformulazione presentate.
Nazario PAGANO, presidente, accogliendo la proposta dell'onorevole Mauri, sospende la seduta per qualche minuto.
La seduta, sospesa alle 10.40, è ripresa alle 10.50.
Ciro MASCHIO, presidente, avverte che si procederà all'esame dell'emendamento Donzelli 2.1. Prende atto che il firmatario dell'emendamento accoglie la proposta di riformulazione avanzata dai relatori.
Matteo MAURI (PD-IDP), dichiarando di non essere sicuro di aver compreso del tutto il senso della proposta di riformulazione, chiede conferma del fatto che, rispetto alla versione originaria dell'emendamento Donzelli 2.1, sia stata espunta la lettera b) relativa alle sanzioni.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI fa presente che le sanzioni sono già previste dall'articolo 2 del disegno di legge.
Il Viceministro Francesco Paolo SISTO, nel confermare quanto già dichiarato dal Sottosegretario Molteni, evidenzia che l'impianto sanzionatorio già previsto dall'articolo 2 del disegno di legge è stato ritenuto del tutto congruo.
Valentina D'ORSO (M5S), nel considerare un passo avanti il fatto che si sia eliminata dal testo dell'emendamento originario la parte relativa all'incremento delle sanzioni, tuttavia, come già anticipato in via informale al Sottosegretario Molteni, dichiara di non comprendere le ragioni per Pag. 13cui si sia ritenuto di mantenere tra i dati identificativi del veicolo che le agenzie di noleggio sono tenute a comunicare anche lo storico dei passaggi di proprietà. Nel condividere l'esigenza che ai dati identificativi del soggetto che richiede il noleggio si aggiungano anche i dati identificati dell'autoveicolo, considera tuttavia un onere eccessivo imporre anche la comunicazione dell'intera filiera dei passaggi di proprietà, della cui necessità non comprende il senso. Si domanda poi quale sia l'esatto significato del riferimento al «subnoleggio» contenuto nel testo, sempre con riguardo ai dati identificativi del veicolo, e da quali fonti possa risultare la relativa filiera. Evidenziando la contrarietà del Movimento 5 Stelle all'emendamento Donzelli 2.1 nel testo originario, fa presente tuttavia che, in assenza di chiarimenti, il suo gruppo non esprimerà un voto favorevole sulla nuova formulazione.
Le Commissioni approvano l'emendamento Donzelli 2.1 (nuova formulazione) (allegato 2).
Ciro MASCHIO, presidente, in considerazione dell'orario, chiede di valutare se vi siano le condizioni per procedere all'esame del successivo emendamento Calderone 3.1.
Matteo MAURI (PD-IDP) rileva l'esigenza di un ulteriore approfondimento del testo, considerate l'ulteriore nuova formulazione appena avanzata dai relatori e la delicatezza del tema, trattandosi di misure interdittive nei confronti di persone prive di mezzi di sostentamento.
Il Viceministro Francesco Paolo SISTO fa presente che la ratio dell'ulteriore nuova formulazione proposta per l'emendamento Calderone 3.1 è quella di chiarire che l'intervento del prefetto si limita ai soli provvedimenti di natura prefettizia, evitando qualsiasi ingerenza nell'ambito giurisdizionale. A tale proposito sottolinea come l'esplicito riferimento a quanto previsto dell'articolo 67, comma 5, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione sancisca la competenza esclusiva del giudice in materia. Pertanto nel ribadire che non vi è alcuna ingerenza dell'autorità prefettizia rispetto a prerogative e competenze del giudice, nel merito fa presente che l'ulteriore nuova formulazione consente di escludere uno o più divieti o decadenze nel caso in cui per effetto della misura interdittiva venissero a mancare i mezzi di sostentamento al titolare dell'impresa individuale e alla sua famiglia. In sostanza, la nuova formulazione – che di conseguenza modifica anche la rubrica dell'articolo 3 – è volta ad ampliare le possibilità del prefetto di intervenire, nei limiti delle sue competenze, e di modulare la misura, che viene resa più duttile.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) chiede di rinviare l'esame dell'emendamento Calderone 3.1, atteso che rispetto all'argomento vengono in rilievo anche aspetti di altra natura, tra i quali cita in particolare la possibile partecipazione della prefettura, attraverso propri organi, alla gestione delle imprese il cui titolare sia stato destinatario di misura interdittiva. Ritiene quindi che nella seduta odierna, considerato l'orario, non vi sia il tempo necessario per svolgere l'ulteriore approfondimento che pure il tema merita.
Ciro MASCHIO, presidente, ricordando che nella riunione degli Uffici di presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi, delle Commissioni riunite, tenutasi nella giornata di ieri, si era convenuto di concludere i lavori odierni sul disegno di legge sicurezza alle ore 11, in considerazione dell'orario e accogliendo la richiesta dei colleghi, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 11.