SEDE REFERENTE
Mercoledì 10 luglio 2024. — Presidenza del presidente della II Commissione, Ciro MASCHIO. – Intervengono il sottosegretario di Stato per l'interno, Nicola Molteni e i sottosegretari di Stato per la giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e Andrea Ostellari.
La seduta comincia alle 11.15.
Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario.
C. 1660 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo nella seduta del 9 luglio 2024.
Ciro MASCHIO, presidente, avverte preliminarmente che i relatori hanno presentato una proposta di nuova formulazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.02 (vedi allegato), che viene posta in distribuzione e sulla quale ha espresso parere favorevole il Governo.
Dopo aver dato conto delle sostituzioni, fa presente che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso; non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Ricorda quindi che nella precedente seduta è stato esaminato da ultimo l'emendamento Alifano 13.6 e che dunque i lavori riprendono oggi dall'emendamento Alifano 13.7 sul quale i relatori e il rappresentante del Governo hanno espresso un invito al ritiro.
Enrica ALIFANO (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 13.7, volto a modificare la rubrica del capo II del disegno di legge, sostituendo l'espressione «sicurezza urbana» con il diverso concetto di «sicurezza pubblica in ambito urbano». Sottolinea infatti che la sicurezza urbana presupporrebbe interventi più complessi, volti ad esempio a riqualificare le periferie, che indubbiamente necessiterebbero di risorse che il disegno di legge non prevede.
Le Commissioni respingono l'emendamento Alifano 13.7.
Valentina D'ORSO (M5S) chiede ai relatori e ai rappresentanti del Governo chiarimentiPag. 7 sulla portata dell'articolo aggiuntivo Varchi 13.01, che in una prima fase dell'esame era stato accantonato e sul quale solo successivamente è stato espresso parere favorevole.
Ciro MASCHIO, presidente, preso atto che né i rappresentanti del Governo né i relatori intendono intervenire, pone in votazione l'articolo aggiuntivo Varchi 13.01.
Le Commissioni approvano l'articolo aggiuntivo Varchi 13.01 (vedi allegato).
Ciro MASCHIO, presidente, avverte che, concordi relatori e Governo, resta accantonato il subemendamento Iezzi 0.13.06.9 e che, conseguentemente, sono accantonati gli altri subemendamenti nonché l'articolo aggiuntivo 13.06 del Governo, nel testo riformulato. Si passa quindi all'esame delle proposte emendative relative all'articolo 14.
Matteo MAURI (PD-IDP) illustra l'articolo premissivo Alfonso Colucci 014.01, che prevede un'autorizzazione ad assumere, a tempo indeterminato, unità di personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di finanza. Evidenzia come questa proposta emendativa consenta di mettere in luce una grave mancanza del disegno di legge: se da un lato introduce norme liberticide – come quelle che puniscono la resistenza passiva o il blocco stradale con il mero corpo – ed aumenta le pene di reati già esistenti, dall'altro lato non prevede risorse economiche da destinare al comparto sicurezza.
Sottolinea infatti che il provvedimento all'esame delle Commissioni non stanzia risorse né per la sicurezza urbana né per le forze dell'ordine. Per quanto riguarda in particolare queste ultime, fa presente l'esigenza urgente e consistente di aumentare gli organici, andando oltre il mero turn over, perché l'età media del personale in servizio sta aumentando e perché solo con nuovi agenti sarà possibile migliorare le condizioni di lavoro di quelli già in servizio.
Sottopone poi all'attenzione delle forze di maggioranza anche l'esigenza di procedere velocemente al rinnovo del contratto del comparto, che non dovrà limitarsi a consentire il recupero dell'inflazione, ma anche al pagamento degli arretrati che attualmente sconta un ritardo di circa 20 mesi, a fronte dei 12 mesi dell'inizio della legislatura. Ritenendo che la situazione sia ormai insostenibile, giudica inaccettabile che un governo che vuole apparire come vero paladino della sicurezza e delle forze dell'ordine, non sia in grado o non voglia stanziare risorse per le forze dell'ordine, limitandosi ad inventare nuovi reati.
Stigmatizzando la condotta del sottosegretario Delmastro Delle Vedove, che nella seduta precedente sembrava assistere annoiato ai lavori delle Commissioni, auspica un diverso atteggiamento nella seduta odierna del sottosegretario Molteni e spera in particolare che si possa aprire una discussione politica sulle esigenze del personale delle forze dell'ordine.
Pasqualino PENZA (M5S) chiedendo di sottoscrivere l'articolo premissivo Alfonso Colucci 014.01, sottolinea che non si può parlare di sicurezza senza affrontare il tema delle forze dell'ordine e che è indispensabile non circoscrivere le assunzioni al recupero del turn over. Fa presente, inoltre, che è necessario altresì rendere maggiormente appetibili i concorsi per le forze di polizia, rilevando che attualmente molti candidati non si presentano alle prove, con la conseguenza di reclutare personale poco selezionato, e dunque personale di poca qualità. Ritiene che per ovviare a questo fenomeno sia indispensabile investire sulle forze dell'ordine, non solo attraverso il reclutamento ma anche con un'adeguata formazione.
Devis DORI (AVS) fa presente che se si chiede a un cittadino quali siano le modalità per garantire una maggiore sicurezza, difficilmente si otterrà come risposta la creazione di nuove fattispecie penali; ritiene infatti che chiunque alla domanda risponderebbe invocando una più massiccia presenza di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza sul territorio. Chiede quindi al Governo per quali ragioni l'approccio del disegno di legge non sia questo e se, in Pag. 8particolare, vi sia una diversa volontà politica oppure semplicemente l'incapacità di trovare coperture. Chiede, infine, se il Governo intende ovviare a questa situazione almeno con la prossima manovra di bilancio.
Alfonso COLUCCI (M5S) illustrando l'articolo premissivo 014.01, a sua prima firma, sottolinea come la carenza di organico nelle forze di polizia sia ormai strutturale e tale da influire pesantemente sulla sicurezza dei cittadini. Criticando la logica panpenalistica e securitaria del disegno di legge, che interviene solo con la repressione penale, evidenzia l'impossibilità di agire a tutela della sicurezza, in una logica di prevenzione del crimine, senza un numero adeguato di agenti sul territorio.
Rammentando che anche alcuni soggetti auditi hanno lamentato l'assenza nel provvedimento di interventi proattivi, e la mancata previsione di un sistema integrato di sicurezza, fa presente che la proposta emendativa in esame intende ovviare almeno parzialmente a questa grave carenza, non solo prevedendo assunzioni, ma introducendo nel provvedimento una logica di prevenzione, e non solo di repressione. Critica infine il disegno di legge nella parte in cui prevede una proliferazione dei reati, senza previsioni finanziarie che consentano, ad esempio, di potenziare il sistema carcerario o gli organici della magistratura. Rivolge conseguentemente un appello all'approvazione dell'articolo premissivo a sua firma.
Valentina D'ORSO (M5S) associandosi all'appello per l'approvazione dell'articolo premissivo Alfonso Colucci 014.01, sostiene che l'unica strada per impedire il compimento dei reati, e quindi tutelare veramente i cittadini, sia garantire una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio. Evidenzia come il disegno di legge sostenga invece una visione opposta, legata alla repressione di condotte che si sono già tenute, senza peraltro intervenire sugli organici della polizia giudiziaria, che dovrebbe procedere all'accertamento dei reati. Rammenta che anche nel corso delle audizioni in Commissione Giustizia sulla proposta di legge C. 566, presentata dall'onorevole Bisa e relativa alle occupazioni arbitrarie di immobili, i rappresentanti dei sindacati di polizia hanno denunciato l'impossibilità di attuare le procedure di sgombero con gli attuali organici. Ritiene quindi che il Governo dovrebbe sempre tener conto – quando introduce nuovi reati, aggrava i reati esistenti e introduce nuove procedure – delle effettive capacità operative dei soggetti chiamati ad attuare le norme introdotte. Sostiene infine che, non avendo provveduto a incrementare gli organici delle forze di polizia, quando sarà passata la fase della propaganda la maggioranza resterà con un pugno di mosche in mano, e questo provvedimento si risolverà in un boomerang.
Le Commissioni respingono l'articolo premissivo Alfonso Colucci 014.01.
Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo sull'emendamento soppressivo 14.1 a sua prima firma, sottolinea come, in linea di principio, condivida l'idea di rafforzare la tutela nei confronti delle forze dell'ordine, ma che sia necessario allargare lo sguardo oltre il dettato di questa disposizione.
Ritiene, infatti, che, se l'obiettivo del Governo è quello di difendere la dignità delle forze dell'ordine, sarebbe preferibile operare un incremento di organico piuttosto che prevedere una circostanza aggravante dei delitti di violenza o minaccia e di resistenza a pubblico ufficiale. Evidenzia, in tal senso, che i membri delle forze dell'ordine sono spesso sottoposti a turni massacranti e che le è stato riferito da questi ultimi come via sia una profonda differenza qualitativa tra un'attività svolta da un agente nel corso del suo turno ordinario rispetto a quella svolta nel corso di un turno «straordinario».
Rileva, inoltre, che questo provvedimento contiene diverse disposizioni che contribuiranno ad aumentare la tensione sociale, dato che vengono aumentate le pene e vengono istituite nuove fattispecie di reato: da ciò deriva la necessità di offrire una tutela maggiore alle forze dell'ordine che saranno esposti a rischi maggiori proprioPag. 9 a causa della crescente tensione sociale.
Conclude, annunciando che per le ragioni esposte il suo gruppo non può sostenere la proposta contenuta nell'articolo 14, che dovrebbe essere soppresso.
Devis DORI (AVS), ringraziando la collega D'Orso per aver presentato l'emendamento soppressivo in esame, che condivide anche a nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, sottolinea come la disposizione non sia frutto di una buona tecnica legislativa, poiché introduce una circostanza aggravante riferita ad una condotta che non sembra differenziarsi in nulla rispetto a quella che concretizza la commissione del reato base.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono l'emendamento D'Orso 14.1, 14.2 e 14.3, nonché l'emendamento Zaratti 14.4.
Michela DI BIASE (PD-IDP), illustrando la proposta emendativa Serracchiani 14.5 e auspicando che i relatori e il Governo mutino il senso del parere espresso, esprime forti dubbi circa la costituzionalità del nuovo comma quinto dell'articolo 336 c.p. e del nuovo comma terzo dell'articolo 337 c.p., che introducono il divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti, diverse da quella della minore età, rispetto alla circostanza aggravante introdotta tramite l'articolo in esame.
Sottolinea, quindi, che il gruppo del Partito Democratico è fortemente preoccupato circa il quadro giuridico particolarmente sfavorevole al reo che emerge da tale disposizione. Invita, quindi, i commissari che si dichiarano di orientamento liberale a votare a favore dell'emendamento in esame.
Le Commissioni respingono, con distinte votazioni le proposte emendative Serracchiani 14.5, le identiche Soumahoro 14.7 e Boschi 14.8, nonché l'emendamento D'Orso 14.9.
Devis DORI (AVS), illustrando l'emendamento Zaratti 14.13, specifica come esso sia volto a limitare la portata applicativa dell'articolo 14, prevedendo che tale fattispecie sia integrata solo se le forze dell'ordine abbiano reiterato l'invito all'agente di interrompere l'azione.
Le Commissioni respingono l'emendamento Zaratti 14.13.
Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo sull'emendamento Iezzi 14.14, come riformulato, esprime forte contrarietà circa la scelta di reprimere il dissenso rispetto alla realizzazione di un'opera pubblica o di un'infrastruttura strategica.
Evidenzia come tale emendamento sia palesemente volto a limitare e contenere le manifestazioni delle comunità locali contrarie alla realizzazione di opere contestate da coloro che abitano nei territori interessati, quale ad esempio eclatante la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e come ciò sia inaccettabile per un Paese democratico.
Rileva come, introducendo una circostanza aggravante, si presuppone che tale condotta abbia un disvalore maggiore rispetto ad altre condotte identiche, ma che non abbiano la medesima finalità.
Michela DI BIASE (PD-IDP) osserva come la riformulazione di tale emendamento sia particolarmente confusa e celi un imbarazzo da parte del Governo a indicare esplicitamente – come invece contenuto nel testo originario – l'aumento della pena nel caso in cui ricorra tale circostanza aggravante.
Filiberto ZARATTI (AVS) sostiene che tale emendamento non potrà salvare il progetto della Lega di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina, osservando, tra l'altro, che l'ANAC ha fatto proprie le considerazioni critiche sulle modalità di realizzazione del progetto del Governo, che erano state avanzate da più parti, con particolare riguardo all'assenza di un progetto complessivo dell'opera.
Rileva, ancora, che l'emendamento in esame inasprisce le pene per i cittadini che intendano manifestare il proprio dissenso Pag. 10con riguardo ad un'opera che stravolge il proprio territorio, sottolineando che in altri Paesi, prima di procedere alla realizzazione di grandi opere strategiche, viene consultata la società civile favorendo il cosiddetto dibattito pubblico.
Si chiede, quindi, se la maggioranza, soprattutto quella parte di essa che si dichiara garantista, abbia veramente intenzione di approvare un emendamento di questa portata, evidenziando, inoltre, che il Governo, con questa nuova formulazione proposta, non ha nemmeno il coraggio di esplicitare il quantum dell'aumento di pena.
Federico FORNARO (PD-IDP) rileva che sul piano procedurale, ove vi siano profili di incertezza sulla portata di una disposizione, sarebbe opportuno che siano forniti elementi di chiarificazione da parte dei relatori e del Governo e, in questo senso, invita la presidenza a farsi parte attiva, anche perché tali incertezze potrebbero incidere sulla stessa ammissibilità della riformulazione.
Ciro MASCHIO, presidente, nel precisare che non spetta alla presidenza chiarire in questa sede la portata normativa del testo in esame – su cui non si è ritenuto esservi alcun profilo di inammissibilità, trattandosi di una disposizione che introduce una circostanza aggravante ad effetto comune – prende atto che l'emendamento Iezzi 14.14, come riformulato, è stato sottoscritto anche dai membri della Commissione dei gruppi di Fratelli d'Italia, Lega, Noi Moderati e Forza Italia.
Carmela AURIEMMA (M5S), intervenendo in dichiarazione di voto, si associa a quanto affermato dalla collega D'Orso, ritenendo ancor più meritevole di attenzione un eventuale manifestazione di dissenso in relazione a opere strategiche da parte delle comunità locali che non dovrebbe quindi esser invece punite in modo più grave come propone l'emendamento in discussione.
Rileva, inoltre, come il gruppo della Lega, in tal modo, rinnega le proprie battaglie politiche a difesa dei territori, che sono state uno dei pilastri del partito fin dalle sue origini.
Matteo MAURI (PD-IDP) afferma ironicamente come, secondo le intenzioni del Governo, i cittadini non dovrebbero manifestare il loro dissenso, salvo il caso in cui lo facciano a bordo di un trattore.
Ritiene, invece, che un sistema democratico, come recentemente ricordato anche dal Presidente della Repubblica, non si fonda solo su meccanismi elettorali di selezione dei propri rappresentanti ma si fonda anche sulle garanzie e tutele delle libertà dei cittadini, con particolare attenzione alle minoranze. Il provvedimento in esame, al contrario, prevede norme liberticide, come quella prevista dall'emendamento in discussione.
Si chiede, infine, se i colleghi di orientamento liberale si siano resi conto dell'operazione che il Governo sta portando avanti, peraltro senza nemmeno voler esplicitare il quantum dell'aumento di pena previsto nella circostanza aggravante.
Devis DORI (AVS) ritiene che il collega Iezzi, assieme ai deputati della maggioranza che hanno sottoscritto la nuova formulazione dell'emendamento in discussione, abbiano metaforicamente «passato il Rubicone» e cioè si siano posti espressamente in contrasto con il principio costituzionalmente garantito della libertà di espressione del pensiero.
Osserva, infatti, come la proposta emendativa in discussione vada oltre l'obiettivo di deterrenza, che è una delle finalità del diritto penale, in quanto con tale emendamento si instilla il dubbio che la semplice partecipazione ad una manifestazione possa comportare una denuncia e quindi una condanna grave.
Ribadisce come non si possa giustificare alcun episodio di violenza ma ritiene che la proposta in discussione sia preoccupante in quanto colpisce la libertà di partecipare alle manifestazioni e sia volta a generare nei cittadini la paura a manifestare le proprie idee. Osserva, inoltre, come la maggioranza ed il Governo concentrino la loro attenzione soltanto su alcune determinate manifestazioni, Pag. 11rammentando che le Commissioni hanno bocciato un emendamento relativo al saluto romano.
Pasqualino PENZA (M5S) rileva che i colleghi della maggioranza, pur di sembrare uniti, sono disposti anche a sottoscrivere una discutibile proposta emendativa, come avvenuto nel caso di specie.
A suo avviso, il collega Iezzi, per evitare di provocare un imbarazzo nella maggioranza dovrebbe ritirare un emendamento che restringe la libertà di manifestazione garantite dalla Costituzione e chiede che, proprio al fine di un suo eventuale ritiro, sia disposto l'accantonamento di tale proposta.
Enrica ALIFANO (M5S) sottolinea come la proposta emendativa in discussione si ponga in contrasto con principi fondamentali della Costituzione quali quello della inviolabilità della libertà personale, della libertà di espressione del pensiero e della libertà di associazione.
Ricorda, infatti, come spesso per manifestare in dissenso rispetto alla realizzazione di opere straordinarie o di infrastrutture strategiche, si costituiscano proprio dei comitati ed evidenzia come la proposta emendativa in discussione compia una criminalizzazione del dissenso manifestato nelle forme lecite.
A suo avviso, pertanto, il Governo vuole adottare per la propria azione il motto «ordine e disciplina», sacrificando tuttavia per tale finalità le libertà costituzionalmente garantire.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) si domanda quale sia il senso di un emendamento che, introducendo un'aggravante in materia di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale e di resistenza a un pubblico ufficiale, tragga il fondamento di tale aggravante non dalle modalità della condotta messa in atto, ma dalla motivazione della manifestazione nel corso della quale si determina tale condotta.
Rileva, inoltre, che a seguito dell'approvazione della proposta emendativa in discussione, una medesima condotta sarà punita maggiormente se essa si verifichi nell'ambito di una manifestazione indetta per contestare la realizzazione di un'opera pubblica o di un'infrastruttura strategica invece che, ad esempio, nel corso di una manifestazione sportiva.
Rileva come si agisca nel solco dell'emendamento approvato nel corso dell'ultima seduta, in cui l'aggravante era addirittura riferita al luogo di realizzazione della condotta, con inevitabili incertezze interpretative.
In questo caso, si chiede – e invita in tal senso, avendo perso la speranza di ricevere chiarimenti dai relatori o dal rappresentante del Governo, di ricevere una risposta dalla presidenza – se realmente il disvalore della condotta debba essere commisurato alla finalità della manifestazione alla quale si partecipa.
Ciro MASCHIO, presidente, nel comprendere il senso della richiesta, deve tuttavia precisare che non rientra tra i compiti della presidenza l'esegesi delle disposizioni oggetto di esame.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) prende atto della mancanza di volontà da parte dei rappresentanti del Governo e dei relatori di precisare la portata dell'emendamento in discussione – che introduce un «processo alle intenzioni» – e ritiene che la sua approvazione rappresenterebbe una scelta delirante da parte delle Commissioni di cui la maggioranza si dovrà assumere la piena responsabilità.
Federico GIANASSI (PD-IDP) sottolinea preliminarmente come l'emendamento in discussione si inserisca perfettamente all'interno del disegno generale che ispira il provvedimento in discussione e che è volto ad introdurre nuovi reati, innalzare le pene per quelli esistenti e inventare nuove aggravanti.
A suo avviso, se il Governo – che è in carica da quasi due anni – ritiene di dover presentare al Parlamento un tale provvedimento, ciò dovrebbe derivare dalla presa d'atto che la sicurezza del Paese è fuori controlloPag. 12 e che il Governo in carica non è in grado di porvi rimedio.
Se così fosse, la maggioranza, invece di stravolgere, con conseguenze molto pericolose, il codice penale, farebbe meglio, per garantire la sicurezza, a chiedere al Ministro dell'Interno – che evidentemente ha dimostrato la propria inadeguatezza – di fare un passo indietro.
Con riferimento al tema delle nuove aggravanti, rammenta come già nella giornata di ieri sia stata introdotta una assurda previsione in base alla quale medesimi fatti assumono una gravità diversa in relazione al luogo in cui vengono commessi. Ora le Commissioni sono chiamate ad esprimersi su un emendamento che inasprisce le pene per condotte commesse, in ipotesi, per manifestare contro la realizzazione di infrastrutture pubbliche.
Rivolgendosi ai colleghi di Fratelli d'Italia, li esorta a non lasciarsi incalzare dalle pressioni del gruppo della Lega, che evidentemente desidera costruire un codice penale parallelo dedicato alle infrastrutture e alle materie oggetto di delega del Ministro Salvini, ricordando loro come il codice penale determini la vita dei cittadini e come, pertanto, gli interventi su tale codice debbano essere fatti con particolare prudenza.
Sottolinea inoltre come, nelle democrazie mature, non si faccia ricorso al codice penale come strumento di propaganda e non vengano adottati provvedimenti bandiera aventi ad oggetto il diritto penale.
Ritiene inoltre totalmente irrazionale la distinzione che il disegno di legge opera tra agenti di polizia giudiziaria e gli altri agenti di polizia.
Rileva, altresì, come con la nuova formulazione dell'emendamento Iezzi 14.14 la maggioranza ancora una volta affermi che nel bilanciamento tra le circostanze aggravanti e attenuanti non debbano prevalere queste ultime. Ricorda in proposito come la Corte costituzionale si sia già espressa su tale questione, dichiarando l'illegittimità costituzionale di un'analoga previsione. A suo avviso, quindi, anche questa disposizione non potrà superare il vaglio di legittimità costituzionale.
Per quanto attiene alla mancata specificazione dell'aumento sanzionatorio nel testo della riformulazione in esame, rammenta come l'emendamento Iezzi 14.14, nella sua prima versione, prevedesse un incremento «da un terzo a due terzi». Non specificando nella riformulazione l'entità dell'incremento di pena, di fatto si rinvia alla disciplina delle aggravanti speciali ad effetto comune, che comporta un aumento di pena fino ad un massimo di un terzo. Comprende pertanto la scelta del Governo – anche a fronte delle richieste emerse nel dibattito – di non intervenire a chiarire la portata della riformulazione, per non dover ammettere di aver fatto un passo indietro rispetto al testo originario del collega Iezzi che farebbe meglio a vincere tale imbarazzo e ritirare la proposta emendativa in discussione.
Da ultimo, ribadisce come l'introduzione di nuovi reati e di ulteriori aggravanti non determinerà un incremento della sicurezza e precisa come per ottenere tale risultato sia necessario invece investire sul territorio, assumendo forze dell'ordine, senza tagliare i fondi alle amministrazioni locali.
Alfonso COLUCCI (M5S) non comprende quale sia l'interesse giuridico sotteso alla nuova formulazione dell'emendamento Iezzi 14.14 che accomuna le infrastrutture strategiche alle mere opere pubbliche. Sottolinea, infatti come tra queste due tipologie di opere vi sia una differenza enorme e ritiene che l'allargamento alle opere pubbliche faccia perdere il senso di quale sia il bene giuridico che la proposta emendativa vuole tutelare.
Ritiene, pertanto, che la proposta emendativa in discussione, anche nella nuova versione, sia formulata in maniera rudimentale ed imprecisa.
Le Commissioni approvano l'emendamento Iezzi 14.14 (Nuova formulazione) (vedi allegato).
Valentina D'ORSO (M5S) fa presente che l'emendamento Ascari 15.1 intende sopprimere l'articolo 15 che sanziona con la reclusione da 2 a 5 anni chiunque cagioni lesioni lievi a un ufficiale o agente di poliziaPag. 13 giudiziaria o di pubblica sicurezza nell'atto o a causa dell'adempimento delle sue funzioni.
Immagina che tale ipotesi si possa verificare, per esempio, nel corso di una manifestazione di studenti, nel momento in cui venga ordinata alle forze di polizia una carica di alleggerimento e dunque si possa verificare un contatto, anche involontario, tra un ragazzo e un agente che determini a danno di quest'ultimo un livido o un'escoriazione, vale a dire secondo la giurisprudenza una lesione lieve. Rilevando che allo studente sarebbe quindi contestabile il reato in esame, con il rischio della reclusione da 2 a 5 anni, a fronte della scena appena descritta, purtroppo più frequente di quanto si creda, manifesta la propria perplessità e addirittura la propria paura per questo stato di cose.
Sollecita quindi maggioranza e Governo ad un supplemento di riflessione, sottolineando come l'articolo 15 sembri avere la funzione di scoraggiare le manifestazioni studentesche e appaia di conseguenza come una norma liberticida, finalizzata alla repressione del dissenso, anche di quello sano e non violento. Nel rilevare a tale proposito come l'esempio da lei riportato rientri proprio in questa ultima categoria, dal momento che le cariche di alleggerimento possono essere ordinate per molti motivi, e non soltanto in occasione di azioni aggressive o violente da parte dei manifestanti, reputa gravissima la disposizione dell'articolo 15.
Matteo MAURI (PD-IDP) evidenzia che il suo gruppo ha dedicato grande attenzione all'approfondimento dell'articolo 15 per due ordini di ragioni, il primo dei quali attiene alla disponibilità del Partito democratico a mettere in campo iniziative volte a tutelare ulteriormente le forze dell'ordine. Quanto al secondo, fa presente l'esigenza parallela di assicurare ogni elemento di garanzia verso chi manifesta e dà voce al dissenso.
Nel sottolineare che occorre un adeguato bilanciamento di tali esigenze tali nel nostro ordinamento, aggiunge che il Partito democratico non è pregiudizialmente contrario ad estendere le tutele alle forze dell'ordine in situazioni particolarmente delicate o ad incrementare le pene in determinate circostanze. Rileva tuttavia l'incongruenza della disposizione recata dall'articolo 15 rispetto all'altro aspetto della questione, vale a dire quello della tutela del dissenso, dal momento che si punisce con la reclusione da 2 a 5 anni chi abbia cagionato lesioni lievi o lievissime.
Ricordando l'analoga disposizione introdotta a tutela degli operatori sanitari, sottolinea l'inopportunità di inasprire sanzioni sull'onda dell'emotività. Rileva come con l'articolo 15 si stia introducendo una inaccettabile sproporzione tra l'offensività della condotta e la pena prevista. Sollecita quindi una riflessione da parte della maggioranza e del Governo su tale aspetto.
Enrica ALIFANO (M5S) rileva come la lettura dell'intero provvedimento consenta di individuarne la ratio nell'esigenza di fare propaganda rispetto a episodi e situazioni montate ad arte dagli organi di stampa, ai quali si dà una risposta esorbitante, usando strumentalmente norme penali. Non rinvenendo ragioni tali da giustificare l'intervento del legislatore, ne conclude che l'obiettivo complessivo sia da ricercare fuori dall'ordinamento, nella repressione del dissenso e nella compressione delle libertà garantite dalla Costituzione.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Ascari 15.1 e Gianassi 15.2.
Ciro MASCHIO, presidente, prende atto che l'onorevole Iezzi accetta la proposta di riformulazione dell'emendamento Iezzi 15.02 e che i rappresentanti dei gruppi di Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno chiesto di sottoscriverlo.
Valentina D'ORSO (M5S) anche in ragione della corposità della proposta di riformulazione chiede al presidente di sospendere brevemente la seduta per consentire di valutare con attenzione il suo contenuto.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) propone di accantonare momentaneamente Pag. 14l'esame dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.02, per consentire la valutazione dei contenuti della proposta di riformulazione, e di procedere all'esame della proposta emendativa successiva.
Ciro MASCHIO, presidente, nel rammentare che la proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.02 è stata posta in distribuzione ad inizio seduta, assicura la collega che sarà concesso un tempo adeguato prima di porlo in votazione. Quanto alla richiesta del collega Cafiero De Raho, avverte che l'orientamento è quello di interrompere i lavori delle Commissioni subito dopo la votazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.02.
Filiberto ZARATTI (AVS) rileva in primo luogo che nella proposta di riformulazione è stata eliminata la parte più critica dell'articolo aggiuntivo del collega Iezzi, vale a dire quella relativa all'introduzione di una procedura speciale per l'accertamento di fatti compiuti dalle forze dell'ordine in servizio relativi all'uso delle armi e di altro mezzo di coazione fisica.
Fa tuttavia presente che permane, anche nella nuova formulazione, la parte relativa alla partecipazione dello Stato alle spese legali sostenute da appartenenti alle forze dell'ordine e al Corpo dei vigili del fuoco, rilevando come in questo caso si ribalti l'impostazione della norma generale applicabile a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione.
Precisa a tale proposito che questi ultimi, se sottoposti a procedimento per fatti commessi nell'esercizio delle funzioni, devono sostenere le spese legali, salvo il successivo rimborso da parte dello Stato nel caso in cui venga accertata l'assenza di responsabilità. Aggiunge che, oltre ad introdurre un'eccezione per le forze dell'ordine, la norma manca di specificare l'elenco dei reati per i quali è consentito accedere all'agevolazione introdotta, così che lo Stato sarebbe tenuto a sostenere le spese legali anche per l'eventuale poliziotto infedele o colluso con i poteri criminali.
Nel ritenere quindi che la disposizione sia inaccettabile e sbilanciata, introducendo una differenza di trattamento rispetto a tutti gli altri dipendenti pubblici, sollecita relatori e Governo a fare un ulteriore sforzo per riformulare il testo, dettagliando almeno l'elenco dei reati. Nel ritenere che tale facilitazione possa eventualmente essere accettabile con riguardo a fatti connessi a specifiche situazioni, quali per esempio gli eventi di piazza, rileva in conclusione che quando ci si oppone al numero identificativo o alla body cam, e quindi a tutti quegli strumenti che possono concorrere a dimostrare l'estraneità del soggetto da eventuali accuse, le conseguenze non positive ricadono sulle forze dell'ordine.
Devis DORI (AVS) rileva come la proposta di riformulazione avanzata dai relatori desti preoccupazioni, non comprendendosi le ragioni per cui l'agevolazione prevista sia riservata soltanto ad alcuni dipendenti pubblici e non sia allora estesa anche a tutti gli altri. Immaginando che a giustificazione di tale scelta possano essere portate ragioni di copertura finanziaria, evidenzia come l'articolo aggiuntivo in questione rappresenti uno delle poche misure per le quali sono state reperite le necessarie risorse.
Rilevato in particolare il fatto che, al contrario, non si siano individuate fonti di finanziamento del gratuito patrocinio a tutela degli indigenti nel rispetto dei principi costituzionali, ribadisce le proprie preoccupazioni sottolineando l'esigenza di inserire la questione all'interno di un ragionamento complessivo.
Valentina D'ORSO (M5S) interviene per sottoporre all'attenzione di relatori e Governo una richiesta di chiarimenti e precisazioni in ordine al contenuto mal scritto della proposta di riformulazione.
Chiede in primo luogo per quale motivo sia stata prevista l'eventualità di un contributo dello Stato alle spese legali anche per il convivente, il coniuge o i figli del dipendente deceduto, che sia stato indagato o imputato per fatti inerenti al servizio, considerato che, essendo la responsabilità penale personale, in caso di decesso del Pag. 15soggetto, il giudizio si estingue. Fatto presente che la disposizione, come previsto dal comma 3 della nuova formulazione dell'articolo aggiuntivo 15.02, si applica anche in caso di giudizi per responsabilità civile o amministrativa, suggerisce agli estensori di correggere il testo, trasferendo la previsione sopra richiamata ai casi in cui il giudizio sopravvive al decesso dell'imputato.
In secondo luogo, sottolinea l'inopportunità di aver previsto la rivalsa dello Stato soltanto nel caso in cui, al termine del procedimento, venga accertata la responsabilità del dipendente a titolo di dolo, rilevando la gravità di taluni reati colposi e delle loro eventuali conseguenze.
Ritenendo in terzo luogo opinabile la legittimità di una disposizione che introduce un'eccezione riservata soltanto ad alcuni dipendenti pubblici, sulla cui tenuta costituzionale esprime dei dubbi, si domanda comunque se si tratti di una norma giusta.
Infine, essendo state reperite le risorse necessarie alla copertura della disposizione in esame, chiede per quale motivo non si sia deciso di destinarle al finanziamento di nuovi concorsi per assumere personale delle forze dell'ordine. Richiamando le riserve avanzate in sede di audizione in ordine alle condizioni di lavoro e ai turni massacranti cui tali soggetti sono sottoposti, fa presente che la vera prevenzione in termini di sicurezza nonché il riconoscimento del ruolo e della dignità delle forze dell'ordine si realizzano attraverso l'incremento dell'organico.
Ribadisce pertanto la richiesta di chiarimenti su una disposizione insensata e a tratti risibile.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S), pur sottolineando che la disposizione in esame affronta una problematica esistente ed anche urgente con riguardo alle forze dell'ordine, esposte in molte occasioni a rischi gravi, condivide tuttavia le critiche espresse dai colleghi.
Rammentato che vi sono casi in cui ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria sono imputati o indagati per fatti gravi, quali la corruzione o il collegamento con poteri mafiosi e criminali, ritiene che una limitazione dei reati che consentano l'accesso alla agevolazione andrebbe prevista, non potendosi considerare sufficiente il solo riferimento alla responsabilità a titolo di dolo.
Rileva quindi che nella sua attuale formulazione la disposizione prevede la partecipazione dello Stato alle spese legali anche per fatti gravissimi e non soltanto nei casi in cui il soggetto sia intervenuto essendo tenuto a farlo. Condivide quindi l'esigenza di tutelare le forze dell'ordine, anche al fine di evitare che le preoccupazioni in ordine agli eventuali rischi possano indurle a limitare gli interventi dovuti. Invita quindi a valutare tali esigenze ai fini di una ulteriore riformulazione della disposizione.
Le Commissioni approvano l'articolo aggiuntivo Iezzi 15.02 (Nuova formulazione) (vedi allegato).
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che i suggerimenti avanzati potranno eventualmente essere oggetto di valutazione in occasione dell'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea. In considerazione dell'imminente posizione della questione di fiducia sul decreto-legge 15 maggio 2024, n. 63, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 13.10.