TESTO AGGIORNATO AL 7 AGOSTO 2024
Pag. 8UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Mercoledì 31 luglio 2024.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 16 alle 16.25, dalle 22 alle 22.50, nonché dall'1.40 alle 2.10, dalle 8.45 alle 9.10 e dalle 13.50 alle 14.05 del 1o agosto 2024
SEDE REFERENTE
Mercoledì 31 luglio 2024. — Presidenza del presidente della II Commissione, Ciro MASCHIO, indi del presidente della I Commissione, Nazario PAGANO. – Intervengono il sottosegretario di Stato per l'interno, Nicola Molteni e il sottosegretario di Stato per la giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove.
La seduta comincia alle 21.15.
Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario.
C. 1660 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo nella seduta del 25 luglio 2024.
Ciro MASCHIO, presidente, avverte che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Data lettura delle sostituzioni pervenute, avverte che il deputato Urzì ha comunicato di voler sottoscrivere l'emendamento Iezzi 15.06. Avverte poi che prima dell'inizio della seduta sono state ritirate le proposte emendative Iezzi 1.6, Iezzi 3.04, Cavandoli 7.3, Calderone 8.30, Iezzi 9.04, Iezzi 9.05, Iezzi 9.06, Iezzi 9.07, Vietri 14.6, Loperfido 15.3, Iezzi 15.011, gli identici articoli aggiuntivi 18.015 del Governo e Kelany 18.016, gli emendamenti Iezzi 20.6, Calderone 23.01 e Pisano 24.01.
Comunica poi che i relatori hanno presentato proposte di riformulazione degli emendamenti Iezzi 15.010 (vedi allegato 1), Donzelli 23.04 e Francesco Silvestri 24.6 (vedi allegato 2).Pag. 9
Ricorda, infine, che, come deciso nella riunione degli Uffici di presidenza, è fissata in tre minuti la durata massima degli interventi in dichiarazione di voto su ciascuna proposta emendativa per ciascun gruppo.
Federico GIANASSI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento 18.5 a sua prima firma, rammenta che l'articolo 18 del disegno di legge, coerentemente con l'impostazione securitaria dello stesso provvedimento nel suo complesso, introduce nuovi reati o aggravanti, nel caso di specie quello di rivolta in carcere.
Fa presente che già con le precedenti proposte emendative il proprio gruppo ha cercato di invertire la rotta intrapresa dal Governo, che si è attivato – con questo ed altri provvedimenti – per provare a risolvere le esigenze delle carceri italiane con soluzioni erronee e che non otterrà di certo il risultato di prevenire la commissione di reati, considerato il contesto particolarmente complesso e difficile in cui versano le carceri italiane. Sostiene infatti che si assisterà non ad una diminuzione, quanto piuttosto a un incremento dei problemi già esistenti.
Sottolinea quindi come sarebbe necessario intervenire nel settore carcerario con adeguati investimenti, direzione in cui va l'emendamento in discussione che prevede l'assunzione di 80 dirigenti per ridurre le difficoltà attuali delle carceri italiane.
Stefania ASCARI (M5S), a nome del Movimento 5 Stelle, chiede di sottoscrivere l'emendamento Gianassi 18.5, considerandola una norma di buon senso. Dichiara poi di aver visitato numerosi istituti di pena, riscontrando in diversi di essi la mancanza di dirigenti. Osservando che già la polizia penitenziaria soffre una carenza di organico, nonché condizioni di lavoro stressanti e inadeguate, riporta alcuni dati dell'ultimo rapporto dell'Associazione Antigone, secondo cui negli istituti penitenziari italiani mancano risorse sotto il profilo educativo, lavorativo e sanitario, nonché il corpo della polizia penitenziaria è estremamente al di sotto dell'organico che sarebbe necessario. Ritiene, infine, che l'introduzione di nuovi reati non risolverà di certo i problemi.
Devis DORI (AVS), anche a nome del collega Zaratti, chiede di sottoscrivere l'emendamento Gianassi 18.5, che ha il merito, da un lato, di sostituire interamente l'articolo 18 del provvedimento in esame, particolarmente pericoloso nella sua formulazione, dal momento che punisce persino la condotta di resistenza passiva e, dall'altro lato, di disporre l'assunzione di 80 dirigenti per un fine dichiarato, quello di garantire che ogni istituto abbia il proprio dirigente in via esclusiva, per favorire una gestione controllata degli stessi istituti e per contrastare fenomeni derivanti da condizioni di marginalità sociale che si stanno manifestando anche con il gravissimo fenomeno dei suicidi.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) condivide le considerazioni già svolte dai colleghi, ed in particolare dell'onorevole Dori riguardo ai meriti della formulazione tecnica dell'emendamento Gianassi 18.5, la cui bontà deriva sia dall'effetto sostanzialmente soppressivo dell'articolo 18 del disegno di legge, sia dal fatto di accendere una luce sul problema dei dirigenti «in esclusiva», questione che ha trovato una soluzione solo parziale con i concorsi svolti recentemente, dal momento che permangono ancora uffici scoperti, avendo, tra l'altro, alcuni dirigenti rinunciato all'incarico. Ritiene quindi che servono nuove risorse qualificate per garantire una più ordinata gestione degli istituti, senza dimenticare che il sovraffollamento carcerario sta creando pressione anche sugli stessi direttori.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), intervenendo sull'emendamento Gianassi 18.5, auspica che la presenza del Sottosegretario Molteni non inibisca il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove dall'intervenire su un articolo che sarebbe di sua competenza, considerato oltretutto che il problema della carenza di personale negli istituti penitenziariPag. 10 riguarda una delle deleghe conferite allo stesso Sottosegretario per la giustizia.
Rileva poi che, mentre le Commissioni riunite I e II della Camera stanno esaminando norme che attengono al sistema penitenziario, prossimo al collasso, e che comportano la violazione di diritti fondamentali della persona, contemporaneamente, con un voto di fiducia al Senato si approva in prima lettura il cosiddetto Decreto Carceri. Esorta pertanto i rappresentanti del Governo a dar conto di quanto l'Esecutivo sta facendo, considerato altresì che il Presidente della Repubblica, nella recente cerimonia del ventaglio, ha richiamato l'attenzione di Parlamento e Governo sulla situazione degli istituti penitenziari, anche rispetto al tema della carenza di personale, che l'emendamento in esame prova a risolvere attraverso una previsione più utile ed umana di quella dell'originario e scellerato articolo 18.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), intervenendo a titolo personale, sottolinea la grande importanza dell'emendamento Gianassi 18.5 rispetto alla questione carceraria. Rileva che a causa tagli di spesa sussiste un problema tanto di strutture che di personale. In questo senso, evidenziando come siano da poco entrati in funzione nuovi direttori, vincitori di vecchi concorsi, si domanda quando il Governo intenda definire una pianificazione seria delle assunzioni, che aiuterebbe a migliorare le condizioni degli istituti penitenziari.
Simona BONAFÈ (PD-IDP), intervenendo a titolo personale, osserva che il numero dei suicidi in carcere dovrebbe faro porre il tema, già evidenziato dai colleghi negli interventi precedenti, dell'inutilità degli aumenti di pena e dell'introduzione di nuove aggravanti.
Valentina BARZOTTI (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, stigmatizza le modalità di discussione del provvedimento in esame, e segnatamente la durata di tre minuti su ciascun emendamento per ciascun gruppo, tenuto conto che non si tratta di un decreto-legge in conversione.
Ciro MASCHIO, presidente, ricorda all'onorevole Barzotti che la decisione di limitare il tempo previsto per gli interventi sugli emendamenti è stata assunta nell'ultima riunione degli Uffici di presidenza, in conformità a una consolidata prassi.
Filiberto ZARATTI (AVS), intervenendo a titolo personale, ritiene irrazionale l'azione di maggioranza e Governo, che, da un lato, dispongono aumenti di pene e introducono nuovi reati, ma, dall'altro, non intendono aumentare il personale operativo negli istituti penitenziari. In questo senso ritiene che o si diminuiscono le pene e si evita il sovraffollamento, oppure si devono mettere in campo le risorse, per risolvere un problema che riguarda tanto i detenuti quanto gli agenti della polizia penitenziaria.
Rachele SCARPA (PD-IDP), intervenendo a titolo personale, rimarca l'assurdità dell'articolo 18 del provvedimento in esame e, più in particolare, del reato che mira ad introdurre. Osserva che dalla ratio di tale articolo si desume inconsapevolezza circa le cause che danno origine a disordini e ad atti irrazionali, talvolta violenti, nelle carceri italiane.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che nell'ultima riunione degli Uffici di presidenza, svoltasi nel pomeriggio, le presidenze avevano proposto una organizzazione dei tempi di discussione tale da concedere su ciascun emendamento tre minuti a ciascun gruppo per svolgere la dichiarazione di voto, e un minuto per gli interventi a titolo personale.
Ciro MASCHIO, presidente, rammenta che nel corso della riunione degli Uffici di presidenza è stato stabilito che fino alle ore 24 la durata massima degli interventi in dichiarazione di voto su ciascun emendamento per ciascun gruppo sia di tre minuti, oltre a interventi a titolo personale nella misura di un minuto ciascuno in un numero complessivo inferiore alla metà dei componenti del gruppo stesso. Ricorda altresìPag. 11 che, nella medesima riunione degli Uffici di presidenza, è stato previsto che, superata la mezzanotte, la durata degli interventi in dichiarazione di voto sarebbe stata ridotta a un minuto per gruppo e a trenta secondi per gli interventi a titolo personale.
Alfonso COLUCCI (M5S), nel dare lettura della parte delle comunicazioni del presidente nel corso della riunione degli Uffici di presidenza nella quale si affermava che «con riferimento agli interventi a titolo personale, le presidenze fanno presente che, sulla base della prassi, tali interventi sono ammissibili nella misura di un minuto ciascuno, che può peraltro anche essere ridotta, in un numero complessivo inferiore alla metà dei componenti del gruppo», precisa come da tale dichiarazione risulti evidente che la riduzione del numero degli interventi a titolo personale fosse una mera possibilità.
Ciro MASCHIO, presidente, sottolineando la pretestuosità dell'intervento dell'onorevole Alfonso Colucci, fa presente che le comunicazioni rese nel corso della riunione degli Uffici di presidenza riproducevano la formula abitualmente impiegata per razionalizzare i tempi di discussione nel corso dell'esame in sede referente.
Filiberto ZARATTI (AVS) afferma che a suo avviso il dibattito in corso deriva da un malinteso, in quanto, trattandosi di un provvedimento assegnato a Commissioni riunite, quando si fa riferimento nella prassi a un gruppo parlamentare, si deve intendere il gruppo parlamentare di ciascuna Commissione e dunque i tre minuti di durata dell'intervento in dichiarazione di voto devono essere concessi sia al parlamentare del gruppo membro della Commissione Affari costituzionali sia al parlamentare del gruppo membro della Commissione Giustizia.
Ciro MASCHIO, presidente, ribadendo il contenuto della dichiarazione resa in sede di Uffici di presidenza, e sottolineandone sia la chiarezza che l'ampia applicazione nella prassi parlamentare, afferma che per quanto riguarda gli interventi a titolo personale la misura del numero complessivo inferiore alla metà dei componenti del gruppo è imposta dal Regolamento della Camera; per quanto riguarda la nozione di gruppo, fa presente che anche in caso di Commissioni riunite il gruppo parlamentare resta uno. Dà quindi lettura di una lettera della Presidente Boldrini del 9 agosto 2013 nella quale si utilizzavano espressioni analoghe a quelle rese nella riunione degli Uffici di presidenza in riferimento alla razionalizzazione dei tempi del dibattito in sede referente.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che il precedente richiamato del 9 agosto 2013 aveva come presupposto un grave ostruzionismo, che aveva obbligato la Presidenza della Camera a ricorrere alla riduzione del numero e della durata degli interventi in Assemblea nel corso dell'esame di un disegno di legge di conversione di un decreto-legge. Sottolinea come i medesimi presupposti non ricorrano nella seduta odierna in quanto le opposizioni non hanno mai tenuto comportamenti ostruzionistici. Rigetta dunque il precedente evocato dal Presidente Maschio rimarcando come i presupposti siano completamente diversi.
Maria Carolina VARCHI (FDI), preso atto dell'andamento dei lavori, interviene per chiedere ai Presidenti di convocare un'immediata riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite, integrati dai rappresentanti dei gruppi.
Ciro MASCHIO, presidente, accedendo alla richiesta dell'onorevole Varchi, sospende la seduta per consentire agli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite di riunirsi.
La seduta, sospesa alle 22, è ripresa alle 22.50.
Federico GIANASSI (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede alle presidenze di precisare quali siano le decisioniPag. 12 assunte nel corso della riunione degli Uffici di presidenza congiunti appena terminata.
Evidenzia, infatti, che in conclusione di tale riunione il presidente Maschio – dopo aver premesso che qualora ci fosse stato un corretto andamento dei lavori le presidenze avrebbero potuto confermare almeno fino alle ore 23.30 le modalità d'esame già stabilite nella precedente riunione degli Uffici di presidenza congiunti – rivolgendo lo sguardo verso i banchi della maggioranza, ha poi dichiarato che alla ripresa della seduta le presidenze avrebbero ridotto ad 1 minuto il tempo per gli interventi in dichiarazione di voto su ciascun emendamento per ciascun gruppo e a 30 secondi per gli eventuali interventi a titolo personale.
Alessandro URZÌ (FDI), sottolinea come non sia corretto commentare le decisioni già assunte.
(Vive proteste da parte dei gruppi di opposizione).
Ciro MASCHIO, presidente, invita i colleghi a consentire all'onorevole Gianassi di concludere il proprio intervento.
(Vive proteste da parte dei gruppi di opposizione).
Federico GIANASSI (PD-IDP), rivolgendosi preliminarmente al collega Urzì, rammenta come sia un diritto anche delle forze di opposizione esprimere all'interno del Parlamento la propria posizione.
Reitera, quindi, la richiesta di conoscere quali siano i tempi a disposizione per gli interventi in dichiarazione di voto.
Rammentando, in fine, come non sia consentito effettuare riprese audiovisive dei lavori parlamentari, invita le presidenze a far rispettare tale regola, sottolineando come invece una collega della maggioranza, per di più con esperienza professionale nella magistratura, abbia ripreso alcuni interventi dei colleghi di opposizione con il proprio smartphone.
Ciro MASCHIO, presidente, facendo presente che le presidenze non hanno visto nessun collega utilizzare il proprio smartphone per riprendere i lavori parlamentari, rammenta come tale attività non sia consentita e invita i commissari, qualora un simile episodio venisse nuovamente ripetuto, a segnalarlo prontamente alle presidenze.
Con riferimento alla richiesta di precisazione avanzata dall'onorevole Gianassi, fa presente che la proposta delle presidenze di proseguire fino alle ore 23.30 l'esame consentendo una durata massima di 3 minuti degli interventi in dichiarazione di voto su ciascun emendamento per ciascun gruppo e di un minuto per quelli a titolo personale, che può peraltro anche essere ridotta, in un numero complessivo inferiore alla metà dei componenti del gruppo, non ha trovato l'accoglimento dei gruppi di maggioranza.
Sottolinea, tuttavia, che qualora cessassero i ripetuti interventi sull'ordine dei lavori, per gli emendamenti di maggior rilievo, le presidenze sono propense a non adottare le nuove misure in maniera fiscale e a consentire ai colleghi di concludere gli interventi già avviati.
Al contrario, qualora ciò non dovesse verificarsi, le presidenze consentiranno interventi in dichiarazione di voto di 1 minuto su ciascun emendamento per ciascun gruppo – che deve intendersi, ed è stata sempre pacificamente intesa, come unitaria e non suscettibile di frazionamenti autonomi – e di 30 secondi per gli eventuali interventi a titolo personale.
Rammenta, quindi, che prima della sospensione le Commissioni stavano svolgendo le dichiarazioni di voto sull'emendamento Gianassi 18.5 e che si era già iscritto a parlare, a titolo personale, il deputato Alfonso Colucci.
Alfonso COLUCCI (M5S), stigmatizzando le modalità deliberate dagli Uffici di presidenza per il prosieguo dei lavori, sottolinea come l'emendamento Gianassi 18.5 sia volto a correggere la rotta liberticida assunta dall'articolo 18 del provvedimento in discussione che prevede il reato di resistenza passiva che, paradossalmente, potrebbe esserePag. 13 contestato anche ai detenuti che si rifiutano di nutrirsi per protesta.
Sottolinea come infatti l'emendamento in discussione ripristini il corretto ordine all'interno degli istituti penitenziari, attraverso la previsione dell'assunzione di 80 dirigenti di istituto penitenziario.
Le Commissioni respingono l'emendamento Gianassi 18.5.
Filiberto ZARATTI (AVS) chiede la verifica della regolarità della votazione.
Ciro MASCHIO, presidente, pur precisando che le presidenze hanno chiaramente verificato la regolarità della votazione e che non intendono per le prossime votazioni accedere a una identica richiesta quando il loro esito è certo, invita i deputati segretari a prendere posto al banco della presidenza per procedere al computo dei voti.
Filiberto ZARATTI (AVS) precisa di aver richiesto la controprova mediante appello nominale ai sensi dell'articolo 53, comma 3, del Regolamento.
Ciro MASCHIO, presidente, pur ribadendo che non vi sono dubbi sull'esito della votazione, invita le deputate segretarie Giuliano e Bordonali al banco della presidenza al fine di procedere alla controprova mediante appello nominale.
(votazione per appello nominale)
Ciro MASCHIO, presidente, dà conto dell'esito del voto, confermando la reiezione dell'emendamento Gianassi 18.5.
Michela DI BIASE (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sull'emendamento Gianassi 18.6, del quale è cofirmataria, sottolinea come tale proposta emendativa sia volta a potenziare e rideterminare gli organici dei funzionari della professionalità giuridico pedagogica, di servizio sociale e mediatore culturale che operano all'interno degli istituti carcerari.
Ricordando come la maggioranza spesso abbia sottolineato la grande presenza di detenuti stranieri ed i problemi che tale presenza determinano, rileva l'importanza dell'operato di tali figure professionali all'interno delle strutture carcerarie. Per tale ragione, stigmatizza che nel corso della precedente votazione per appello nominale alcuni colleghi dei gruppi di maggioranza abbiano dichiarato di essere «felicemente contrari» ad un emendamento che incrementava l'organico del personale penitenziario.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) sottolinea come nella votazione per appello nominale appena svoltasi alcuni deputati dei gruppi di Fratelli d'Italia e della Lega abbiano espresso un voto decisamente contrario su un emendamento che prevedeva l'assunzione a tempo indeterminato di 80 dirigenti di istituto penitenziario. Invita questi colleghi a confrontarsi con chi opera all'interno delle carceri.
Valentina D'ORSO (M5S) chiede di poter sottoscrivere a nome del suo gruppo l'emendamento Gianassi 18.6. In ragione della brevità del tempo concessole per il suo intervento, si concentra esclusivamente sulla figura del mediatore culturale, la cui presenza all'interno degli istituti penitenziari è particolarmente necessaria. Sottolinea infatti come circa un terzo della popolazione carceraria sia di origine straniera e come all'isolamento carcerario, per tali detenuti, si aggiunga quello linguistico e culturale.
Ricorda, inoltre, che circa la metà dei detenuti che si tolgono la vita nelle carceri sono stranieri.
Devis DORI (AVS) rileva l'importanza dell'emendamento Gianassi 18.6 che, oltre ad avere il merito di sostituire l'articolo 18, volto ad introdurre una ulteriore circostanza aggravante e il nuovo reato di rivolta in carcere, si prefigge di investire risorse per potenziare gli organici dei funzionari della professionalità giuridico pedagogica, di servizio sociale e mediatore culturale. Si tratta di figure professionali fondamentali Pag. 14anche al fine di prevenire gli atti di autolesionismo così frequenti in carcere. Ritiene che l'individuazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026 sia alla portata del Governo.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) ritiene che, quando nel mese di settembre si procederà all'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea, sarà ormai evidente a tutti, auspicabilmente senza troppe tragedie personali, il fallimento del cosiddetto «decreto carceri». Evidenzia a tale proposito che l'emendamento 18.6 della collega Bonafè costituisce un rimedio all'assoluta mancanza di misure efficaci nel decreto carceri, se si escludono le esigue assunzioni di personale previste per l'anno 2025, che peraltro non riguardano le figure professionali oggetto della proposta emendativa. Invita quindi tutti i colleghi, e in particolar modo quelli che anche nella maggioranza hanno a cuore la situazione delle carceri, a votare a favore dell'emendamento.
Federico GIANASSI (PD-IDP) fa presente che con l'emendamento Bonafè 18.6 si sta affrontando un tema fondamentale per la gestione degli istituti penitenziari, richiamando sull'argomento le considerazioni dello stesso Ministro Nordio in ordine alla necessità di investimenti necessari a garantire il miglior funzionamento delle carceri. Rileva in conclusione come la destinazione di risorse al potenziamento degli organici dei funzionari della professionalità giuridico pedagogica, di servizio sociale e mediatore culturale serva a garantire la sicurezza della collettività.
Rachele SCARPA (PD-IDP) rileva come la mancata volontà di destinare 30 milioni di euro annui al potenziamento degli organici dei funzionari della professionalità giuridico pedagogica, di servizio sociale e mediatore culturale certifichi l'indifferenza della maggioranza verso la finalità rieducativa della pena. Considera evidente che la maggioranza interpreta il carcere come un luogo oscuro in cui scaricare i soggetti che hanno sbagliato, incurante del fatto che tale atteggiamento rappresenta una minaccia per la sicurezza dell'intera collettività.
Marco LACARRA (PD-IDP) si domanda se i colleghi della maggioranza abbiano mai visitato un istituto penitenziario e abbiano parlato con uno dei suoi dirigenti, in grado di descrivere la difficoltà della gestione, soprattutto con riguardo alla carenza di personale specializzato. Ritiene che i colleghi di Governo e maggioranza ignorino completamente la realtà se si rifiutano di destinare risorse al potenziamento di personale in grado di migliorare il funzionamento delle carceri, pur in condizioni strutturali al limite.
Filiberto ZARATTI (AVS) utilizza il tempo a sua disposizione per affermare ripetutamente che la maggioranza deve destinare risorse alle assunzioni.
Enrica ALIFANO (M5S) evidenzia la necessità di stanziare risorse per risolvere i problemi delle carceri, contrastando le rivolte e i sovraffollamenti. Occorre a suo parere incrementare le misure alternative alla detenzione, potenziando gli uffici per l'esecuzione esterna della pena.
Carla GIULIANO (M5S) evidenzia che se l'intenzione è quella di dare risposte serie ai problemi delle carceri in Italia allora la prima questione da risolvere riguarda la carenza di personale specializzato, in grado di contribuire in maniera positiva alla condizione dei detenuti. Segnala quindi la scarsa presenza di educatori all'interno degli istituti penitenziari, evidenziando in ragione di tale situazione l'impossibilità a garantire le attività trattamentali, nel rispetto dell'articolo 27 della Costituzione.
Gianni CUPERLO (PD-IDP) richiama la denuncia di un sindacato dell'Arma dei carabinieri che sospetta l'avvenuto scambio indecente tra il rientro in Italia di Chico Forti e la restituzione dei due cittadini statunitensi detenuti per l'omicidio di Cerciello del vice brigadiere Cerciello Rega. Ritiene che, se confermato, tale sospetto sarebbe la prova del fatto che la maggioranzaPag. 15 si interessa soltanto alla sorte di alcuni specifici detenuti e non di tutti quelli che marciscono nelle nostre carceri.
Alfonso COLUCCI (M5S), nel considerare svilente le modalità della discussione, rileva come l'emendamento Bonafè 18.6 ponga l'importante questione del potenziamento del personale specializzato, fondamentale per garantire il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti. Richiama quindi la raccomandazione rivolta all'Italia dal Consiglio Diritti umani delle Nazioni Unite all'Italia in merito alla creazione di un'istituzione nazionale indipendente per i diritti umani.
Le Commissioni respingono l'emendamento Bonafè 18.6.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) fa presente che l'emendamento Gianassi 18.7 intende potenziare le strutture di esecuzione penale esterna e di messa alla prova, con l'obiettivo di favorire il decremento della popolazione carceraria e di contribuire a ridurre i casi di recidiva. Nel sottolineare che, ai fini della sicurezza della collettività, rileva non quando ma piuttosto come un detenuto esce dal carcere rileva che maggioranza e Governo non hanno inteso introdurre né nel disegno di legge sicurezza né nel cosiddetto decreto carceri alcuna misura in grado garantire il rispetto dell'articolo 27 della Costituzione. Richiama quindi i contenuti di una proposta di legge a firma dell'attuale Presidente del Consiglio, volta a sopprimere dall'articolo 27 della Costituzione il riferimento alla finalità rieducativa della pena, ritenendo che ciò dimostri l'attenzione della maggioranza nei confronti delle carceri.
Stefania ASCARI (M5S), nel chiedere di sottoscrivere l'emendamento Gianassi 18.7, rileva come il sovraffollamento carcerario, le strutture fatiscenti e le condizioni dei detenuti comportino il fallimento della missione rieducativa della pena prevista dall'articolo 27 della Costituzione. Segnalando che secondo dati recenti 7 soggetti su 10 tornano a delinquere una volta usciti, sottolinea quanto sia fondamentale rafforzare l'esecuzione penale esterna, proponendo ai detenuti un'alternativa al crimine. Richiama in conclusione le parole di un detenuto dell'Ucciardone, proprio in relazione alla mancanza di un'alternativa e dunque all'impossibilità di immaginare un futuro diverso all'uscita dal carcere.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) rileva come, a differenza dell'inutile e inefficace decreto carceri, il cui mancato stanziamento di risorse potrebbe essere giustificato dalla ristrettezza dei tempi di conversione, il disegno di legge sicurezza consenta di approvare alcune proposte emendative dell'opposizione comportanti spese, che provano a risolvere i problemi della condizione carceraria. Si domanda quindi perché non vi sia risposta da parte della maggioranza a fronte di tale indisponibilità.
Devis DORI (AVS) fa presente che l'emendamento Gianassi 18.7 ha oltretutto il merito di sostituire l'articolo 18 del provvedimento, superando l'introduzione del nuovo articolo 415-bis del codice penale e del conseguente reato di rivolta in carcere. Richiamando le considerazioni già svolte in merito alla difficoltà di distinguere la rivolta dalla protesta, evoca le future difficoltà interpretative da parte della magistratura.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) rileva in primo luogo l'atteggiamento della maggioranza che respinge sbrigativamente emendamenti che pure avrebbero l'effetto di favorire attività trattamentali volte al reinserimento sociale dei detenuti, nel pieno rispetto delle finalità della pena previste dal nostro ordinamento. Si rivolge in particolare al Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, richiamando la sua proposta di legge della scorsa legislatura volta a sopprimere dall'articolo 27 della Costituzione il riferimento alla finalità rieducativa della pena, con ciò esprimendo la convinzione della maggioranza e del Governo in materia.
Filiberto ZARATTI (AVS) dichiara di essere preda di una crisi d'identità, dal Pag. 16momento che ai deputati non è consentito discutere neanche quando un provvedimento è esaminato dalla Camera in prima lettura, senza che vi siano tempistiche urgenti per la sua approvazione. Si domanda quindi se anche i deputati siano alla stregua dei senatori rappresentanti dei cittadini italiani.
Michela DI BIASE (PD-IDP), nel richiamare lo smantellamento del sistema della messa alla prova operato dal cosiddetto decreto Caivano, fa presente che con l'emendamento in questione si chiede di preservare un istituto fondamentale per la riduzione della recidiva.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) fa presente che l'emendamento del collega Gianassi intende contribuire al decremento della popolazione penitenziaria, potenziando con una spesa di 30 milioni di euro per tre anni il sistema dell'esecuzione penale esterna e della messa alla prova.
Federico GIANASSI (PD-IDP), nel ricordare che tutti i numeri a disposizione dimostrano il contributo fornito dalla messa alla prova alla riduzione dei casi di recidiva, rileva come la maggioranza, ingabbiata nel suo furore ideologico, stia distruggendo tale sistema e aggravando le condizioni di sicurezza del Paese. Si domanda quindi per quale motivo maggioranza e Governo non vogliano accogliere proposte emendative che vanno nella giusta direzione.
Alfonso COLUCCI (M5S) rileva come i 30 milioni di euro per tre anni previsti dall'emendamento del collega Gianassi si prefiggano di potenziare il sistema dell'esecuzione penale esterna con l'obiettivo di contribuire alla riduzione dei casi di recidiva e di garantire il rispetto del fine rieducativo della pena di cui al secondo comma dell'articolo 27 della Costituzione.
Rachele SCARPA (PD-IDP) rileva come l'esecuzione penale esterna e la messa alla prova siano i due istituti fondamentali per evitare i casi di recidiva. Si domanda quindi se il parere della maggioranza e del Governo sull'emendamento in questione testimonino la loro contrarietà alla riduzione della recidiva. A suo avviso, tale atteggiamento è l'ulteriore prova della follia del provvedimento in esame.
Carla GIULIANO (M5S), nel rilevare l'importanza dell'emendamento Gianassi che si prefigge di potenziare gli uffici dell'esecuzione penale esterna, ritiene che evidentemente maggioranza e Governo ignorino i dati reali. Segnala quindi che al 15 marzo 2024 erano 140 mila i soggetti in carico a tali uffici, che sono chiamati ad occuparsi di tutte le misure atte a contribuire alla riduzione dei casi di recidiva e alla diminuzione della popolazione carceraria.
Le Commissioni respingono l'emendamento Gianassi 18.7.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), con riferimento all'emendamento Bonafè 18.8, rileva in primo luogo la carenza di strutture residenziali destinate ad accogliere i minorenni e i giovani adulti sotto i ventisei anni. Fa presente a tale proposito come chi visiti gli istituti penitenziari sia in grado di verificare personalmente quanti giovani condividano la cella con soggetti adulti, quando invece sia l'età sia la tipologia dei reati sia le condizioni della convivenza richiederebbero la loro accoglienza in strutture dedicate. Nel richiamare i danni causati al processo minorile con il cosiddetto decreto Caivano, sottolinea l'importanza delle strutture residenziali per minorenni e giovani adulti che meriterebbero maggiore attenzione da parte del Governo.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) assicura ironicamente che farà il possibile per rispettare i tempi stabiliti dalla presidenza, considerato che quest'ultima ha promesso il loro eventuale allungamento nel caso in cui l'opposizione si comporti bene. Nel paventare a questo punto l'introduzione del reato di resistenza passiva anche con riguardo ai parlamentari, quanto al merito della questione fa presente che l'interesse della maggioranza nei confronti dei minori Pag. 17è già stato dimostrato con l'introduzione della misura che consente di accogliere i giovani al di sopra dei sedici anni nei centri di permanenza per il rimpatrio destinati agli adulti. In conclusione, rileva che evidentemente a parere della maggioranza e del Governo il recupero dei detenuti e in particolare dei soggetti più fragili deve essere contrastato.
Stefania ASCARI (M5S), nel chiedere di sottoscrivere l'emendamento 18.8 della collega Bonafè, richiama i dati relativi agli ingressi dei minori nei 17 istituti penitenziari a loro riservati, segnalando in particolare che nel 2023 si è registrato il numero più alto di ingressi degli ultimi anni. Rileva come a fronte di un tale numero di ingressi, l'assenza di risorse finanziarie, di personale adeguato e di attività educative comporti inevitabilmente casi di recidiva, richiamando in particolare il vergognoso caso dell'istituto penale per minorenni di Bologna in cui è stata sospesa qualsiasi attività trattamentale nei confronti dei giovani lì ospitati.
Devis DORI (AVS) ritiene che la manutenzione delle strutture residenziali prevista dall'emendamento Bonafè 18.8 costituisca un elemento fondamentale per contribuire alla riduzione della recidiva tra i soggetti minori o i giovani adulti al di sotto dei ventisei anni. Rileva infatti come anche l'essere ospitato all'interno di strutture ben tenuta rappresenti uno stimolo al contrasto della recidiva.
Rachele SCARPA (PD-IDP) segnala l'aumento della popolazione minorile carceraria determinata dalle misure del decreto Caivano, rilevando come nel contempo con il parere contrario all'emendamento della collega Bonafè ci si rifiuti anche di investire nella qualità delle condizioni di detenzione. Considera criminogena la scelta della maggioranza dal momento che è destinata a favorire i casi di recidiva.
Filiberto ZARATTI (AVS) dà lettura del testo dell'emendamento Bonafè 18.8, al fine di far rilevare come il tempo consentito dalla presidenza per lo svolgimento degli interventi non sano neanche sufficiente a completare l'operazione.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) rileva in primo luogo che l'emendamento Bonafè 18.8 intende porre un rimedio ai danni provocati dal Governo, che ha contribuito al sovraffollamento carcerario anche nelle strutture dedicate ai minori. Si tratta a suo parere dell'effetto voluto degli incrementi di pena per reati di lieve entità introdotti con il decreto Caivano. Dichiara di non comprendere le ragioni per cui maggioranza e Governo si rifiutano di alleviare la situazione almeno provvedendo ad intervenire sulla condizione dei minori detenuti.
Alfonso COLUCCI (M5S) rileva come la criminalizzazione dei minori e la convivenza di giovani al di sotto dei ventisei anni con soggetti adulti renda difficile le loro rieducazione e di conseguenza la riduzione dei casi di recidiva. Nel far presente che lo stanziamento di 30 milioni di euro per tre anni è volto al miglioramento delle strutture dedicate ai minori, preannuncia il convinto voto favorevole del suo gruppo.
Michela DI BIASE (PD-IDP), nel far presente che l'emendamento 18.8 della collega Bonafè tenta di porre rimedio alla gravità di quanto fatto dalla maggioranza, sottolinea quanto sia fondamentale contribuire alla manutenzione delle strutture destinate ad accogliere i soggetti minorenni. Richiamando le considerazioni già svolte in altre occasioni, rileva come le norme introdotte dal Governo siano destinate a favorire il sovraffollamento conducendo anche per le strutture dedicate ai minori agli stessi numeri registrati per gli istituti penitenziari per adulti.
Simona BONAFÈ (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento 18.8 a sua prima firma, ritiene di aver con esso provato a risolvere i problemi del sovraffollamento delle strutture residenziali in questione e di quei ragazzi che rischiano, in assenza di adeguate misure di sostegno, di trasformarsi in Pag. 18criminali per tutta la vita. Evidenzia quindi la necessità di investimenti nelle citate strutture per favorire il reinserimento nella società dei minorenni che in esse trovano accoglienza.
Carla GIULIANO (M5S) interviene sull'emendamento Bonafè 18.8, finalizzato solamente alla manutenzione delle strutture ivi indicate.
Sottolinea poi che se davvero i giovani sono considerati il futuro, tra questi giovani devono ricomprendersi anche coloro che, pur avendo commesso un errore, hanno comunque diritto ad un percorso trattamentale rieducativo.
Le Commissioni respingono l'emendamento Bonafè 18.8.
Michela DI BIASE (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Bonafè 18.9, osserva che se il precedente emendamento mirava alla manutenzione delle strutture residenziali per l'esecuzione penale esterna, l'emendamento in esame dispone investimenti importanti per la costruzione di nuove strutture residenziali. Si tratta di un punto fondamentale, dal momento che ogni ragazzo che si trovi in istituto penitenziario rappresenta un fallimento per la società, ed in primis per lo Stato. Appare dunque decisivo attivarsi in tal senso.
Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo sull'emendamento Bonafè 18.9, evidenzia che la particolare situazione di sovraffollamento negli istituti penitenziari minorili richieda soluzioni immediate, pena l'impossibilità del recupero e della risocializzazione dei minori coinvolti.
Filiberto ZARATTI (AVS), ringraziando dapprima il Presidente per aver concesso magnanimamente di tanto in tanto qualche secondo in più ai deputati intervenuti nella discussione, rimarca l'importanza dell'emendamento in esame, pur dicendosi consapevole del fatto che il Governo non stanzierà risorse al riguardo, sebbene sia nell'interesse generale dare una seconda chance ai ragazzi in questione. Constatata sotto quel profilo l'inerzia dell'Esecutivo, stigmatizza il contingentamento dei tempi di intervento in atto, che non consente ai deputati di articolare il proprio pensiero.
Marco LACARRA (PD-IDP), intervenendo a titolo personale, rilevata la chiarezza dell'emendamento in esame, ritiene che l'attuale maggioranza propone esclusivamente provvedimenti spot, senza stanziare le necessarie risorse.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sull'emendamento Bonafè 18.9, sostiene che tutti i dati relativi agli istituti penitenziari minorili rivelano una situazione grave come non mai, merito della maggioranza e del Governo attuali, cui chiede almeno lo stanziamento di risorse per la realizzazione di strutture di tipo diverso, pur essendo consapevole del loro disinteresse tanto a fornire risposte di sistema quanto a partecipare al dibattito parlamentare.
Gianni CUPERLO (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Bonafè 18.9, fa presente che ad aprile si trovavano negli istituti penali minorili 571 persone, mai così tanti da oltre dieci anni ed il 30 per cento in più rispetto al 2023, malgrado il numero di reati commessi sia rimasto stabile. Su questi dati incidono quelle misure che, come il cosiddetto Decreto Caivano, hanno cambiato le regole e la situazione delle suddette strutture.
Rachele SCARPA (PD-IDP) si domanda quando per il centro-destra inizi a trovare applicazione il «superiore interesse del minore», rilevando come la maggioranza manifesti interesse per la fase del concepimento, magari per quella della pubertà, ma non per i minori che vivono situazioni di marginalità o sono di determinate etnie.
Stefania ASCARI (M5S) rileva la bontà dell'emendamento Bonafè 18.9 per le finalità che persegue a tutela delle persone più vulnerabili, che affrontano negli istituti penitenziari minorili condizioni di vita e di detenzione disumane. Afferma quindi che Pag. 19senza un adeguato supporto si rischiano conseguenze gravissime, come nel caso dell'aggressione avvenuta in un istituto bolognese, rispetto alla quale tuttavia evidenzia la necessità di guardare alle cause che lo hanno scatenato, più che al fenomeno.
Devis DORI (AVS), intervenendo sull'emendamento Bonafè 18.9, rimarca la situazione di sovraffollamento che caratterizza gli istituti penitenziari minorili e sostiene che la riduzione del tasso di recidiva sia, in prospettiva, uno strumento utile. Per tale finalità servono tuttavia risorse che purtroppo il Governo e la maggioranza non intendono stanziare, avendo una visione del tutto diversa sul tema.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sull'emendamento Bonafè 18.9, che autorizza una spesa esigua, afferma che gli istituti penitenziari minorili debbano assolvere non solo alla funzione punitiva, ma anche alla funzione rieducativa.
Le Commissioni respingono l'emendamento Bonafè 18.9.
Michela DI BIASE (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento 18.10 a sua prima firma, ne sottolinea la rilevanza, ricordando che i deputati del Partito democratico hanno proposto sul tema diversi ordini del giorno in Assemblea, avendo preso coscienza – per via delle ispezioni effettuate nelle strutture in questione – delle gravissime condizioni in cui opera il personale medico-sanitario, sia per le carenze di organico che per il contesto lavorativo particolarmente difficile.
Per questa ragione, con l'emendamento in esame, si chiede lo stanziamento di risorse per riconoscere un ulteriore trattamento economico accessorio al suddetto personale.
Avendola il Presidente invitata a concludere il proprio intervento, chiede se questi non sia interessato all'argomento della salute mentale.
Ciro MASCHIO, presidente, rispondendo all'onorevole Di Biase, le fa presente che ha avuto la parola per un minuto e venti secondi, oltre quindi il limite prefissato. Ricorda inoltre che nella precedente legislatura lui stesso ha dovuto contenere i propri interventi in ossequio alle decisioni assunte in merito all'organizzazione dei lavori.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sull'ordine dei lavori, rileva che è nelle facoltà del Presidente far propria, per l'organizzazione dei lavori, la richiesta della maggioranza di ridurre i tempi di esame del provvedimento. Ricorda tuttavia che il Presidente si è riservato di ampliare i tempi di intervento dei singoli deputati in caso di svolgimento ordinato dei lavori.
Domanda quindi al Presidente per quanto ancora sarà in corso questa valutazione discrezionale sulla «buona condotta» dei deputati di opposizione; chiede altresì se tale valutazione sia su base individuale o meno, ricordando che anche perfino i detenuti hanno diritto a conoscere i criteri di valutazione loro applicati.
Chiede quindi quali siano i precedenti della passata legislatura più volte richiamati dal Presidente in tema di contingentamento.
Ciro MASCHIO, presidente, dichiarando di essere stato fino a questo momento flessibile, concedendo sempre qualche secondo in più ad ogni intervento, trova sgradevole essere messo in difficoltà in questi termini, dal momento che consente a ciascuno di svolgere i propri interventi in modo ordinato.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede al Presidente se non sarebbe stato più semplice concedere cinque minuti a gruppo su ogni emendamento, considerato che i lavori si stavano svolgendo in modo ordinato. Si associa alla richiesta della collega Boschi di poter disporre dei precedenti della scorsa legislatura.
Osserva che, trattandosi di un disegno di legge – che sembra essere diventato tuttavia più urgente di un decreto-legge, rispetto al quale non vi sono stati atteggiamentiPag. 20 ostruzionistici, ma interventi nel merito – l'aver imposto tempi di intervento limitati non lascia alle opposizioni altra via che quella di rivolgersi al Presidente della Camera, andando eventualmente a prenderlo a casa, considerata l'ora tarda, se necessario.
Ritiene che, poiché tempi così ridotti per intervento ledono le prerogative dei parlamentari, sarebbe opportuno convocare un'altra riunione degli Uffici di presidenza.
Ciro MASCHIO, presidente, rileva che non vi è alcun elemento nuovo che giustifichi la convocazione di un'ulteriore riunione degli uffici di presidenza. Afferma di aver menzionato in precedenza i precedenti richiesti e stigmatizza fortemente la frase dell'onorevole Serracchiani relativa alla possibilità di andare a prendere a casa il Presidente della Camera.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) sottolinea di essersi espressa nella semplice convinzione che il Presidente Fontana, a mezzanotte e nove minuti, si trovi a casa a dormire. Contesta poi al Presidente Maschio di attribuire spesso ai deputati di opposizione frasi che non hanno pronunciato e dichiara di rispettare tutte le istituzioni dello Stato, a differenza della maggioranza. Rinnova infine la richiesta di ostensione dei precedenti.
(Vive proteste da parte dei deputati di maggioranza e di opposizione).
Gianni CUPERLO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, dichiara che a suo avviso il Presidente Maschio ha compromesso l'equilibrata gestione dei lavori delle Commissioni riunite. Afferma che svolgere le funzioni di Presidente di Commissione significa farsi carico della gestione della discussione, risparmiandosi giudizi valutativi sugli interventi degli onorevoli. Sostiene poi che con le dichiarazioni rese sulla frase della collega Serracchiani si è dimostrato inadeguato alla carica che ricopre, perché era del tutto evidente che la frase non tradisse alcuna intenzione violenta o minatoria.
Ritiene quindi che si sia consumato uno strappo istituzionale, che porta il Partito democratico a manifestare profonda indignazione verso il Presidente Maschio.
Ciro MASCHIO, presidente, esprimendo rammarico per le parole dell'onorevole Cuperlo, fa presente che non sono stati comunque forniti elementi nuovi tali da consentire la convocazione di una nuova riunione degli Uffici di presidenza; rammenta infatti che l'articolazione dei lavori è stata già stabilita. Rassicurando poi l'onorevole Serracchiani del fatto che quanto prima i precedenti richiamati saranno messi a disposizione dei parlamentari, dichiara che la discussione e le votazioni possono procedere.
Valentina D'ORSO (M5S) ritiene che la convocazione degli Uffici di presidenza sia necessaria in quanto troppo spesso le decisioni assunte vengono ribaltate nel corso della seduta. Nel rammentare che il Presidente si era impegnato a garantire una certa flessibilità nei tempi degli interventi, a fronte di emendamenti politicamente rilevanti, fa presente l'impossibilità, in soli trenta secondi, di esprimere un concetto politicamente rilevante. Ad esempio, evidenzia come per l'opposizione il tema delle REMS sia politicamente molto rilevante, prendendo atto che evidentemente non è lo stesso per la maggioranza e ricordando che l'attuale dibattito sull'ordine dei lavori scaturisce dalla decisione del presidente di non consentire all'onorevole Di Biase di esprimere compiutamente il proprio pensiero sull'emendamento 18.10 a sua prima firma.
Afferma che meglio avrebbero fatto le presidenze a concedere tempi più ragionevoli, senza inasprire il dibattito, ottenendo così un più spedito andamento dei lavori. Ritenendo che l'atteggiamento delle opposizioni rappresenti solo una reazione ad una provocazione della maggioranza, rammenta che il disegno di legge all'esame delle Commissioni non deve giungere all'esame dell'Assemblea domani, essendo stato iscritto Pag. 21in calendario come ultimo punto all'ordine del giorno dell'Assemblea prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. Ritiene quindi che le Commissioni abbiano tempo sufficiente, anche nei prossimi giorni, per esaminare gli emendamenti.
Filiberto ZARATTI (AVS) ritiene che la strategia della maggioranza sia avventata in quanto, nonostante tutte le misure adottate per impedire all'opposizione di esprimere le proprie opinioni, sono stati respinti solo 4 emendamenti su 148 proposte emendative ancora da esaminare. Facendo presente che restano dunque ancora 144 emendamenti da esaminare, avverte la maggioranza che l'opposizione non arretrerà e che dunque con l'opposizione si dovrà fare i conti. Sottolinea che il livello di tensione che la maggioranza sta creando in Commissione, nell'esame del disegno di legge, avrà ripercussioni anche domani e dopodomani in Assemblea, e di queste conseguenze sull'andamento dei lavori – che potrebbero rendere difficile l'approvazione dei prossimi provvedimenti in Assemblea – invita la maggioranza ad assumersi la responsabilità. Stigmatizzando le affermazioni del Presidente Maschio, che invoca spesso i precedenti della scorsa legislatura, sottolinea quanto questa narrazione lo abbia stancato, e ribadisce come non sia concepibile che la presidenza delle Commissioni, dopo ore di lavoro, non espliciti come intenda concludere l'esame del provvedimento. Reitera infine la richiesta di convocazione degli Uffici di presidenza, per stabilire come e quando saranno discussi i successivi 144 emendamenti, tenendo conto che nelle ultime 4 ore se ne sono esaminati solamente 4. Rammenta infine l'esigenza che tutti i parlamentari siano presenti domattina, alle 9, in Assemblea per ascoltare l'informativa del Ministro Crosetto, la cui presenza è stata chiesta dalle opposizioni.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) si domanda per quale ragione la seduta venga immediatamente sospesa per convocare gli Uffici di presidenza a seguito della richiesta della rappresentante di Fratelli d'Italia, mentre si apra una lunga discussione che non conduce al medesimo risultato nel caso di identica richiesta da parte delle opposizioni. Ritenendo che il Presidente Maschio conduca i lavori delle Commissioni rispondendo esclusivamente alle indicazioni dei gruppi di maggioranza, dichiara che questo non aumenta la fiducia nelle capacità del presidente di gestire i lavori in maniera imparziale. Infine, chiede di poter acquisire i pareri di relatori e Governo sulle 20 proposte emendative ancora accantonate.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), associandosi alla richiesta di convocazione degli Uffici di presidenza e rammentando che sono state anche depositate alcune proposte di riformulazioni, chiede se ci sono ancora emendamenti accantonati e, in caso positivo, se i relatori e il Governo sono pronti ad esprimere i pareri.
Ciro MASCHIO, presidente, ribadisce che finora dagli interventi dei colleghi non è emersa la proposta di una diversa articolazione dei lavori e rammenta che allo stato degli atti gli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite hanno già fissato al 1° agosto il termine per la conclusione dell'esame in sede referente ed hanno già definito il numero e i tempi degli interventi sugli emendamenti. Ribadisce che in assenza di elementi nuovi non sussistono i presupposti per convocare una nuova riunione degli Uffici di presidenza. Invita dunque a procedere nell'esame degli emendamenti.
Carmela AURIEMMA (M5S) interviene per affermare che l'elemento nuovo, evocato dal Presidente Maschio, è l'assenza delle condizioni per lavorare. Critica la gestione dei lavori del Presidente Maschio, che definisce arbitraria, e stigmatizza le ingerenze su tale gestione dei lavori esercitate dall'onorevole Varchi, rappresentante del gruppo Fratelli d'Italia in Commissione giustizia. Ritiene umiliante pretendere che un parlamentare esprima il proprio pensiero in 30 secondi, soprattutto su un tema come quello delle carceri, così rilevante in questo momento da aver determinato anche un intervento del PresidentePag. 22 della Repubblica. Ritenendo che non ci siano le condizioni per proseguire nell'esame del disegno di legge, si associa alla richiesta di convocare gli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite.
Ciro MASCHIO, presidente, ribadisce che dal dibattito non sono emersi elementi nuovi che giustifichino la convocazione degli Uffici di presidenza e pertanto reitera l'invito a procedere nella discussione di merito superando le questioni procedurali.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) chiede di parlare per un richiamo al regolamento.
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che in considerazione dell'elevato numero di richieste di intervento sull'ordine dei lavori o per richiamo al Regolamento, le Presidenze, che finora hanno consentito la più ampia libertà di intervento a tale titolo, ritengono necessario richiamare la disciplina regolamentare applicabile a tali fattispecie, al fine di garantire un andamento ordinato dei lavori. Rammenta infatti che la Giunta per il regolamento ha precisato che tali interventi incidentali sono ammissibili solo quando vertano in modo diretto e univoco sullo svolgimento e sulle modalità della discussione o della deliberazione, ovvero, comunque, del passaggio procedurale nel quale sia in quel momento impegnata la Commissione, rinviando ogni altro richiamo alla fine della seduta.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) sottolinea che si tratta della prima occasione nella quale chiede di intervenire per un richiamo al regolamento.
Ciro MASCHIO, presidente, ritenendo che la questione su cui intende intervenire l'onorevole Boschi sia già stata oggetto di altri interventi, ribadisce che, in assenza di elementi nuovi, non sarà convocata un'ulteriore riunione degli Uffici di presidenza. Ritenendo quindi di non concedere più la parola su tali questioni, chiede se vi siano ulteriori colleghi che intendono intervenire sull'emendamento Di Biase 18.10.
(Vive proteste da parte dei deputati delle opposizioni).
Le Commissioni respingono l'emendamento Di Biase 18.10.
(Vive proteste da parte dei gruppi di opposizione. L'onorevole Fornaro si avvicina al banco della presidenza contestando con veemenza la condotta del presidente in particolare per il mancato richiamo di alcune colleghe della maggioranza ritenute responsabili di aver effettuato riprese audio-video, alle quali rivolge espressioni offensive. Forti proteste dei deputati di maggioranza).
Ciro MASCHIO, presidente, apprezzate le circostanze, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle 0.40 del 1° agosto 2024, è ripresa alle 01.20 del 1° agosto 2024.
Federico FORNARO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, esprime le proprie scuse per le parole offensive rivolte nei confronti di due colleghe in un momento di particolare concitazione, riconoscendo di aver utilizzato espressioni non consone al luogo in cui si trova.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), intervenendo per un richiamo al regolamento, ricorda che l'articolo 21, comma 1, del Regolamento, stabilisce che il Presidente della Commissione può convocare, quando lo ritenga opportuno o ne sia fatta richiesta, i rappresentanti designati dai gruppi.
Rammenta che, prima dell'ultima sospensione della seduta, tutti i rappresentanti dei gruppi di opposizione hanno chiesto la convocazione della riunione degli Uffici di presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi, al fine di organizzare il prosieguo dei lavori delle Commissioni e stabilire i tempi per gli interventi dei deputati da concedere ai commissari nel corso della seduta odierna, nonché per chiedere che vengano espressi i pareri da parte dei relatori e del rappresentante del Governo Pag. 23in merito agli emendamenti ancora accantonati.
Ciro MASCHIO, presidente, facendo presente come non vi siano elementi nuovi e diversi che fondino la necessità di convocare una nuova riunione degli Uffici di presidenza, sottolinea che se vi è la disponibilità dei relatori e del rappresentante del Governo, si potrebbe procedere ad esprimere immediatamente tali pareri e a votarli senza attendere che siano previamente esaminati gli emendamenti che li precedono nel fascicolo.
Simona BONAFÈ (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che, in qualità di rappresentante del gruppo del Partito Democratico presso la Commissione Affari costituzionali, è nelle sue facoltà richiedere la convocazione di una riunione degli Uffici di presidenza, ai sensi dell'articolo 21 del Regolamento. Si associa, inoltre, alle richieste dei colleghi circa la necessità che vengano espressi i pareri sugli emendamenti ancora accantonati.
Ciro MASCHIO, presidente, ricorda che la necessità di esprimere o meno i pareri sugli emendamenti ancora accantonati non è un tema da affrontare in sede di Ufficio di presidenza.
Filiberto ZARATTI (AVS) chiede di intervenire sull'ordine dei lavori.
Ciro MASCHIO, presidente, rammenta come non sia possibile intervenire più volte sull'ordine dei lavori sulla medesima questione.
Filiberto ZARATTI (AVS) reiterando la propria richiesta, invita le presidenze a non porsi in contrasto con le disposizioni regolamentare e a convocare immediatamente una riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite al fine di definire una nuova articolazione dei lavori delle Commissioni.
Ciro MASCHIO, presidente, sottolinea nuovamente come non siano intervenuti elementi di novità e pertanto non ritiene di dover accedere alla richiesta di convocare una ulteriore riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite.
Alfonso COLUCCI (M5S) ritiene particolarmente grave che, a fronte della richiesta della collega Boschi di intervenire ai sensi dell'articolo 41 del Regolamento, la presidenza non le abbia dato la parola. Rammenta infatti come i richiami al Regolamento abbiano la precedenza sulla discussione principale.
A suo avviso tale forzatura contribuisce alla creazione di un clima teso che non consente il regolare svolgimento dei lavori delle Commissione.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), nel ringraziare il collega Alfonso Colucci, rammenta come l'ultima interruzione dei lavori delle Commissioni sia avvenuta subito dopo una sua richiesta di richiamo al Regolamento alla quale le presidenze si sono opposte.
Precisa che il suo intervento sarebbe stato per un richiamo all'articolo 21, già invocato da tutti i rappresentanti dei gruppi di opposizione.
Rammenta come solo un'ora prima della sua richiesta le presidenze avessero convocato una riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni a seguito della richiesta avanzata in tal senso dalla deputata Varchi senza che ella adducesse alcuna motivazione specifica. In tale occasione, i gruppi di opposizione non avevano ritenuto di opporsi alla convocazione in quanto, per prassi, quando un rappresentante di gruppo sollecita la convocazione di una riunione dell'Ufficio di presidenza, si procede a tale convocazione. Ciò dovrebbe essere ancora più valido laddove la richiesta provenga da tutti i rappresentanti dei gruppi di opposizione.
Prende atto che invece in questo caso le presidenze non intendono convocare la riunione richiesta e che i relatori ed il rappresentante del Governo non hanno intenzione di esprimere ancora il parere sulle proposte emendative accantonate. Ritiene quindi che o i relatori ed il Governo non Pag. 24hanno ancora, al contrario di ciò che affermano, concluso l'istruttoria su tali proposte, ovvero che la maggioranza non ha interesse a creare un clima disteso per il prosieguo dell'esame.
Ciro MASCHIO, presidente, pur convinto che nessun intervento di richiesta di convocazione della riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite abbia fornito elementi circostanziati tali da motivarla, acconsente a tale richiesta precisando che nel corso di tale riunione sarà consentito a ciascun gruppo di esprimere il proprio orientamento su un'eventuale nuova articolazione dei lavori mediante l'intervento di un solo rappresentante.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) sottolinea come il comma 2 dell'articolo 41 del Regolamento preveda che se una questione regolamentare o di interpretazione del Regolamento sorge nel corso di sedute di Commissioni, il presidente della Commissione è tenuto ad informarne il Presidente della Camera, al quale spetta in via esclusiva di adottare le relative decisioni. Chiede quindi alle presidenze se abbiano interloquito con la Presidenza della Camera per informarla in merito alla questione sorta nel corso della presente seduta e quale risposta abbiano ricevuto.
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che la disposizione regolamentare citata dalla collega Serracchiani si applica laddove le Commissioni siano riunite in sede legislativa e non, come nel caso di specie, in sede referente.
Laura RAVETTO (LEGA), prima della sospensione della seduta, tiene a precisare di non aver chiesto di intervenire precedentemente in quanto sperava che si sarebbe ricostituito un clima idoneo ad un ordinato svolgimento dei lavori. Prendendo atto della mancanza di volontà di procedere in tal senso, ritiene doveroso prendere la parola per non far passare in secondo piano l'episodio al quale si è riferito il collega Fornaro nel suo intervento di scuse.
Nel far presente di essere una delle due deputate offese, si riserva di segnalare l'episodio alla Presidenza della Camera, ritenendo indecorose le modalità con le quali l'onorevole Fornaro – che tra l'altro è esponente di un partito che si definisce impegnato per la tutela e il rispetto delle donne – si è rivolto a delle colleghe.
Ciro MASCHIO, presidente, nel sottolineare di non aver assistito all'episodio cui i deputati Fornaro e Ravetto hanno fatto riferimento, ritiene che la collega Ravetto abbia fatto bene a precisare l'accaduto.
Sospende, quindi, la seduta, e convoca immediatamente una riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite.
La seduta, sospesa alle 01.40 del 1° agosto 2024, è ripresa alle 2.10 del 1° agosto 2024.
Ciro MASCHIO, presidente, alla luce delle posizioni emerse nel corso della riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite, integrati dai rappresentanti dei gruppi, appena conclusasi, propone di riprendere l'esame dalle proposte emendative tuttora accantonate.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, esprime parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Iezzi 9.08, purché riformulato nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI esprime parere conforme a quello dei relatori.
Igor IEZZI (LEGA) accetta la riformulazione dell'articolo aggiuntivo a sua firma 9.08.
Valentina D'ORSO (M5S) fa presente che la riformulazione proposta dai relatori, intervenendo sul terzo comma dell'articolo 635 del codice penale, rappresenta in realtà una sostanziale riscrittura rispetto al testo originario dell'articolo aggiuntivo 9.08, volto invece ad introdurre il nuovo articolo 419-Pag. 25bis. A suo avviso tale riscrittura, configurandosi come una novità assoluta rispetto alle materie oggetto del disegno di legge, rappresenta una ulteriore forzatura dal punto di vista procedurale, dal momento che viene presentata come mera riformulazione. Si domanda peraltro come il collega Iezzi abbia potuto accogliere una simile proposta, che non appare in alcun modo coerente neanche con le finalità originarie del suo articolo aggiuntivo. Dichiara in conclusione che il suo intervento si è necessariamente limitato ad aspetti procedurali, non avendo potuto approfondire le questioni di merito in considerazione del poco tempo a disposizione e della portata innovativa della riformulazione proposta dai relatori.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) manifesta perplessità sul fatto che quella riferita all'articolo aggiuntivo Iezzi 9.08 possa considerarsi una riformulazione, in quanto, mentre l'originaria proposta emendativa recava un nuovo articolo dopo l'articolo 419 del codice penale, la riformulazione, diversamente, modifica l'articolo 635 dello stesso codice. Pone quindi una questione procedurale, trattandosi di un nuovo emendamento del Governo, per il quale sarebbe necessario concedere un termine per i subemendamenti.
Federico GIANASSI (PD-IDP) si associa a quanto espresso dall'onorevole Boschi e, in merito al contenuto dell'emendamento in esame, osserva come la maggioranza utilizzi il diritto penale a scopi eminentemente propagandistici.
Devis DORI (AVS), richiamate le considerazioni già svolte, ricorda che nella formulazione originaria della proposta emendativa si faceva riferimento anche alle manifestazioni sportive, evidentemente un tema più sensibile da un punto di vista mediatico, mentre un tale riferimento non è incluso nella proposta di riformulazione.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo a titolo personale, condivide l'opinione espressa dai colleghi che lo hanno preceduto e pone nuovamente la questione della legittimità dell'operazione di riformulazione effettuata, nonché del termine per la presentazione di eventuali subemendamenti, che, a suo avviso, apprezzate le circostanze, non possa che essere fissato per la giornata di giovedì.
Enrica ALIFANO (M5S) sostiene l'inutilità della disposizione introdotta dalla proposta emendativa in esame in quanto l'aggravante ivi prevista costituisce già una fattispecie di reato, per cui può farsi ricorso alla disciplina del concorso di reati.
Valentina BARZOTTI (M5S) sostiene che l'emendamento riformulato, sostanzialmente un nuovo emendamento, rappresenta una sconfessione da parte del Governo dell'originaria proposta emendativa presentata dal collega Iezzi.
Ciro MASCHIO, presidente, ritiene che la riformulazione presentata ricalchi sostanzialmente il contenuto della proposta emendativa originaria.
Matteo MAURI (PD-IDP) suggerisce al Governo e ai relatori il ritiro della proposta emendativa, affermando che in caso contrario utilizzerà tutti gli strumenti procedurali a sua disposizione.
Le Commissioni approvano l'articolo aggiuntivo Iezzi 9.08 (Nuova formulazione) (vedi allegato 1).
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) chiede la verifica della votazione appena effettuata.
Ciro MASCHIO, presidente, facendo presente che quella della verifica non è una procedura automatica, dichiara che le Presidenze si assumono la responsabilità dell'esito, non controverso, della votazione appena eseguita. Afferma pertanto che vi sono le condizioni per proseguire i lavori. Fa presente che l'onorevole Iezzi ha accettato la proposta di riformulazione dell'emendamento 10.5 a sua prima firma.
Pag. 26Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sull'emendamento Iezzi 10.5, come riformulato, contesta le dichiarazioni secondo cui le opposizioni cerchino di rallentare i lavori, quando invece sono serviti a relatori e Governo diversi mesi per giungere a questa proposta di riformulazione, che rappresenta un misero risultato per il collega Iezzi, già costretto al ritiro di numerosi emendamenti.
Valentina D'ORSO (M5S), condividendo le considerazioni della collega Boschi, sostiene che il senso della proposta di riformulazione sia quello di concedere all'onorevole Iezzi un'esigua vittoria.
Federico GIANASSI (PD-IDP) rileva che il ridottissimo tempo a disposizione delle opposizioni per esaminare il testo della proposta di riformulazione in questione non gli consente una valutazione approfondita.
Le Commissioni approvano l'emendamento Iezzi 10.5 (Nuova formulazione) (vedi allegato 1).
Ciro MASCHIO, presidente, comunica che il subemendamento Iezzi 0.13.06.9 è stato ritirato dal presentatore.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) evidenzia che con l'emendamento 13.06 del Governo, cui il subemendamento 0.13.06.3 a sua firma è riferito, si vietano molteplici attività economiche riferite alla canapa a bassissima percentuale di THC, che da un punto di vista scientifico non ha alcun effetto drogante. L'unica conseguenza psicotropa è quella di far saltare 13 mila posti di lavoro ed oltre mille imprese italiane che operano nella filiera della canapa.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) osserva innanzitutto che i precedenti regolamentari citati dai colleghi della maggioranza nel corso dell'ultima riunione degli Uffici di presidenza a sostegno della decisione di contingentare i tempi per gli interventi dei deputati si collocano in circostanze ben diverse da quelle attuali.
Richiamando quindi l'attenzione della maggioranza sul fatto che l'emendamento 13.06 del Governo non ha nulla a che vedere con il tema del consumo della cannabis, la invita ad un approfondimento di merito, e non ideologico, per tutelare un'importante filiera produttiva italiana operante per finalità esclusivamente terapeutiche.
Emma PAVANELLI (M5S) sottolinea l'importanza della filiera produttiva interessata dall'emendamento in esame e ricorda alla maggioranza che il Ministro Lollobrigida ha da poco lanciato un bando con finanziamenti per ampliare la coltivazione di canapa in Italia.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) dichiara di condividere le considerazioni dei colleghi che l'hanno preceduta, specialmente quelle dell'onorevole Serracchiani, e domanda alla maggioranza se abbia consultato il presidente Zaia, in ragione del fatto che con tale emendamento tantissimi posti di lavoro in Veneto, oltre che in Toscana, sarebbero a rischio.
Devis DORI (AVS) annuncia il voto favorevole sul subemendamento Magi 0.13.06.3, che la stessa maggioranza potrebbe sostenere con assoluta serenità.
Rachele SCARPA (PD-IDP) si dichiara particolarmente interessata al subemendamento in esame, dal momento che riguarda posti di lavoro di giovani italiani. Fa presente che una guerra alla droga condotta con queste modalità – pur essendo peraltro conclamato che la canapa in questione non sia una sostanza stupefacente – non può che rendere meno credibili i suoi sostenitori.
Enrica ALIFANO (M5S) evidenzia che tantissimi settori produttivi sono interessati dalla filiera della canapa. Ricorda poi che, curiosamente, un filmato dell'Istituto Luce del 1936 illustrava i benefici della coltivazione della canapa.
Pag. 27Le Commissioni respingono il subemendamento Magi 0.13.06.3.
Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo sul subemendamento Sportiello 0.13.06.4, ne sottolinea il carattere puntuale, in quanto volto ad eliminare le singole parti dell'emendamento 13.06 del Governo che hanno maggiore impatto su migliaia di imprese interessate.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo a titolo personale, rileva come, secondo quanto sostenuto da diversi avvocati e costituzionalisti, l'approvazione dell'emendamento 13.06 del Governo produrrà altresì l'effetto dannoso di aprire una serie ingente di contenziosi giudiziari.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) richiama l'incipit dell'articolo aggiuntivo 13.06 del Governo, nel quale si afferma l'esigenza di evitare che l'assunzione di prodotti da infiorescenza della canapa possa favorire, attraverso alterazioni dello stato psicofisico del soggetto assuntore, comportamenti che mettano a rischio la sicurezza o l'incolumità pubblica, per far presente a tutti che in realtà l'emendamento si riferisce a sostanze che non hanno alcun effetto stupefacente. Avverte, infatti, che l'alinea del comma 1 è stata scritta dal Governo solo per rendere ammissibile l'emendamento al disegno di legge in materia di sicurezza, rispondendo a una logica puramente ideologica che, di questo passo, potrebbe spingere il Governo anche a vietare la commercializzazione del basilico o dell'origano.
Stefania ASCARI (M5S) rammenta che al momento la canapa è coltivata in tutta Europa e che negli ultimi anni la superficie di coltivazione è cresciuta del 75 per cento, sottolineando inoltre che la coltivazione di canapa contribuisce agli obiettivi del Green deal europeo.
Emma PAVANELLI (M5S) nel sottolineare che il Governo e la maggioranza stanno facendo un grave danno a molti imprenditori, fa presente che la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 19 novembre 2020 ha escluso che uno Stato membro possa vietare l'importazione di canapa da un altro Stato membro. Ritiene, conseguentemente, che l'emendamento del Governo introduca una disposizione contraria al diritto dell'Unione europea.
Rachele SCARPA (PD-IDP) suggerisce al Governo di introdurre una disposizione analoga anche per vietare la noce moscata, rilevando che si tratta di una sostanza che, se assunta in determinate quantità, può dare luogo a un pericolo per la sicurezza pubblica.
Valentina BARZOTTI (M5S) chiede di sottoscrivere il subemendamento Sportiello 0.13.06.4.
Le Commissioni respingono il subemendamento Sportiello 0.13.06.4.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) interviene in dichiarazione di voto sul subemendamento 0.13.06.5 a sua firma, volto a ridurre i danni che saranno prodotti dall'approvazione dall'emendamento del Governo. Pur prefigurando molti ricorsi e la dichiarazione di incostituzionalità della norma per violazione della normativa europea, fa presente che nel frattempo la norma introdotta dal Governo colpirà un settore attualmente in forte espansione solo per dar sfogo a una ossessione ideologica che proviene direttamente da Palazzo Chigi ed è propria del Sottosegretario Mantovano.
Stefania ASCARI (M5S) ricorda i molteplici vantaggi che derivano dalla coltivazione della canapa, richiamando ad esempio la prevenzione dell'erosione del suolo, lo stoccaggio di anidride carbonica, la tutela della biodiversità e il ridotto uso di pesticidi.
Alfonso COLUCCI (M5S) rammenta che il Governo Meloni era già intervenuto sulla cannabis light con l'emanazione di un decreto interministeriale che è stato però subito sospeso dal Tar del Lazio per vizi nel procedimento e per violazione della normativaPag. 28 dell'Unione europea. Sottolinea quindi come anche l'articolo aggiuntivo 13.06 del Governo appaia di dubbia costituzionalità.
Rachele SCARPA (PD-IDP) evidenzia che la demonizzazione della cannabis, oltre a danneggiare imprese e lavoratori, danneggia anche coloro che utilizzano queste sostanze per curarsi, e che sono a tal fine dotati di una specifica prescrizione. Fa presente che questi malati, in un clima di costante demonizzazione, devono pagare migliaia di euro per accedere a queste cure.
Emma PAVANELLI (M5S) prevedendo che l'articolo aggiuntivo del Governo sulla canapa darà adito a un grande contenzioso, a causa del contrasto tra la disciplina prevista e il diritto dell'Unione europea, critica la scelta del Governo che da una parte invita i giovani ad investire in agricoltura e, dall'altra, con un emendamento, affossa un intero settore. Si chiede infine cosa sarà dei bandi già emessi dal Ministero dell'agricoltura e da alcune regioni.
Federico GIANASSI (PD-IDP) richiama l'attenzione della maggioranza sui subemendamenti dell'opposizione, facendo presente che essi cercano di evidenziare quello che diverrà un serio problema economico e lavorativo. Si chiede come possa la maggioranza, con il suo Ministro dell'agricoltura, e con la guida di regioni essenziali per questa filiera, come il Veneto, approvare queste disposizioni mossa solo da furore ideologico.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) invita la maggioranza a fare davvero la guerra alla droga – magari garantendo una maggior presenza delle forze dell'ordine nelle piazze di spaccio, o con campagne educative nelle scuole – anziché intervenire con strumenti sbagliati, che affossano un settore economico.
Valentina D'ORSO (M5S) invita la maggioranza ad ascoltare l'appello a non approvare l'articolo aggiuntivo 13.06 del Governo, che giunge dalle associazioni degli agricoltori e sottolinea l'effetto paradossale dell'articolo aggiuntivo, che eliminerà dal mercato gli imprenditori italiani, per lasciar spazio ai competitori di altri paesi europei.
Le Commissioni respingono il subemendamento Magi 0.13.06.5.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo in dichiarazione di voto sul subemendamento Zaratti 0.13.06.6, evidenzia che le infiorescenze della canapa non producono effetti psicotropi ed invita dunque i fautori del libero mercato, che fanno parte della maggioranza, a ribellarsi a un emendamento che impedisce la commercializzazione di prodotto innocui.
Rachele SCARPA (PD-IDP) ritiene che al Governo manchi, anche su questo argomento, una visione; stigmatizza l'uso propagandistico che si fa della lotta alla droga, che dovrebbe invece essere combattuta partendo dal contrasto al traffico illecito.
Valentina BARZOTTI (M5S) invita la maggioranza o il rappresentante del Governo a prendere la parola per illustrare le proprie ragioni, anziché limitarsi a brusii di sottofondo. Fa presente che si tratta di un tema che viene affrontato esclusivamente con un approccio ideologico e che presto la maggioranza dovrà tornare sui suoi passi.
Emma PAVANELLI (M5S) rammentando l'alinea del comma 1 dell'articolo aggiuntivo 13.06 del Governo, relativo alla possibile alterazione dello stato psicofisico del consumatore, invita la maggioranza a vietare altre sostante ben più pericolose, come il vino, i superalcolici e tantissimi farmaci.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) afferma che gradirebbe su questi temi poter interloquire con il Sottosegretario Molteni.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI risponde all'onorevole Magi che volentieri dialogherebbe con lui su tali temi in un diverso orario e non a notte fonda.
Pag. 29Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) ribatte evidenziando che l'orario della seduta non è stato scelto dalle opposizioni. Tornando al merito dell'articolo aggiuntivo del Governo, prevede che la norma sarà dichiarata incostituzionale tra due o tre anni mentre nel frattempo il mercato nazionale della canapa sarà stato distrutto. Definisce questa politica del Governo un bel capolavoro.
Le Commissioni respingono il subemendamento Zaratti 0.13.06.6.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), intervenendo sugli identici subemendamenti Zaratti 0.13.06.7 e Magi 0.13.06.8, invita i parlamentari di Forza Italia a rileggere Antonio Martino, che da autentico liberale non avrebbe mai accettato norme liberticide come l'emendamento del Governo. Rileva che però, purtroppo, sulle droghe Forza Italia prima si è fatta dettare la linea da Giovanardi e ora da Mantovano.
Emma PAVANELLI (M5S) ritiene che i colleghi della maggioranza, che si qualificano come patrioti difensori del made in Italy, non abbiano piena consapevolezza di ciò che stanno facendo, rinunciando alla produzione nazionale della canapa.
Stefania ASCARI (M5S) rammenta che fino al secondo dopoguerra l'Italia era il secondo produttore di canapa al mondo, venendo subito dopo la Russia, mentre oggi il primato spetta alla Cina e presto gli italiani saranno costretti a importare ciò che un tempo producevano.
Rachele SCARPA (PD-IDP) chiede alla maggioranza di spiegare dove nel mondo e per cosa il protezionismo abbia funzionato, anche tenendo conto che i consumatori di canapa nel nostro Paese sono 6 milioni. Rammenta che mentre gli introiti del traffico illecito di stupefacenti sono già enormi, il Legislatore nazionale si impegna per aumentarli ulteriormente con il divieto di commercializzazione della canapa.
Enrica ALIFANO (M5S), rammentando nuovamente il contenuto di un vecchio filmato dell'Istituto Luce del 1936 sui benefici della coltivazione della canapa, sottolinea l'esigenza di non criminalizzare la canapa.
Alfonso COLUCCI (M5S), rammentando una anziana abruzzese che, ultranovantenne, coltivava piante officinali per curare un po' di tutto, dichiara di non comprendere il senso del proibizionismo del Governo che, in assenza di un forte apparato sanzionatorio, è destinato solo ad accrescere il mercato nero.
Le Commissioni respingono gli identici subemendamenti 0.13.06.7 Zaratti e 0.13.06.8 Magi.
Devis DORI (AVS) interviene in dichiarazione di voto sul subemendamento Zaratti 0.13.06.10, volto a posticipare l'entrata in vigore dell'emendamento del Governo al 1° gennaio 2026, nella speranza che nel frattempo vi sia una nuova maggioranza capace di eliminare la norma che si vuole introdurre con l'articolo aggiuntivo 13.06 del Governo.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) afferma che questo subemendamento rappresenta l'ultima occasione per la maggioranza, per applicare un principio di precauzione, e potrebbe inoltre consentire agli interessati di presentare ricorso avverso la disciplina proposta dal Governo. Si tratta, in sostanza, di un subemendamento finalizzato a guadagnare qualche mese di tempo.
Emma PAVANELLI (M5S), nel ribadire che l'emendamento del Governo produrrà gravissimi danni, auspica l'approvazione del subemendamento relativo al posticipo dell'efficacia della norma. Infine, ricordando che nella sua regione d'origine, l'Umbria, c'è un museo della canapa, chiede al Governo se anche questo dovrà chiudere per assecondare l'ideologia della maggioranza.
Filiberto ZARATTI (AVS) spiega che il subemendamento a sua firma 0.13.06.10 è volto ad allungare i termini di entrata in Pag. 30vigore della riforma promossa dal Governo, così da consentire ai produttori di canapa di fare ricorso contro la norma. Si rammarica ironicamente con l'onorevole Magi, che ha esplicitato le finalità della disposizione, perché ritiene che così facendo egli abbia convinto la maggioranza a non approvarlo.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) sottolinea come il subemendamento in esame sia di buon senso, poiché in tal modo si permetterebbe agli imprenditori del settore di organizzarsi per far fronte alla nuova disciplina.
Valentina BARZOTTI (M5S), associandosi ai colleghi, osserva come il subemendamento in esame comunque non soddisfi il suo gruppo e come, tuttavia, potrebbe dare il tempo al Governo di trovare le risorse finanziarie per sostenere i lavoratori della filiera che entrerà in crisi a seguito dell'approvazione della proposta emendativa cui il subemendamento si riferisce.
Alfonso COLUCCI (M5S) evidenzia come il subemendamento in esame permetterebbe quantomeno ai lavoratori di avere il tempo per far fronte all'approvazione della proposta emendativa cui si il subemendamento si riferisce.
Le Commissioni respingono il subemendamento Zaratti 0.13.06.10.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo 13.06, reputa che tale proposta emendativa sia frutto esclusivamente della furia ideologica di Fratelli d'Italia e della Lega connessa alla campagna elettorale relativa alle scorse elezioni europee ed evidenzia che gli imprenditori del settore della canapa percepiscono che non possono fidarsi dello Stato, che in un primo momento autorizza il commercio di tale sostanza e successivamente lo ostacola.
Rileva altresì che Coldiretti abbia espresso perplessità circa tale proposta.
Filiberto ZARATTI (AVS) osserva come solitamente i governi propongano misure volte a sostenere e incentivare l'economia e come, al contrario, in questo caso l'attuale Governo di fatto mette a rischio 3.000 aziende e 15.000 lavoratori.
Rileva, inoltre, come il settore della canapa sia in costante crescita, nonostante non riceva finanziamenti pubblici.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) ricorda che, nonostante i pregiudizi della maggioranza in relazione alla cannabis, in questo caso si sta parlando dei lavoratori nel settore della canapa.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) rammenta come il primo comma dell'articolo aggiuntivo in esame sia stato così formulato al solo fine di rendere ammissibile la proposta emendativa rispetto al provvedimento in esame e come non vi sia nessun rischio per la sicurezza o l'incolumità pubblica connesso all'assunzione di prodotti da infiorescenza della canapa.
Ricorda, inoltre, come il Ministro Urso abbia affermato che il danno economico conseguente all'approvazione di tale articolo aggiuntivo sia di natura secondaria.
Emma PAVANELLI (M5S) cita, tra le diverse filiere che verrebbero colpite da tale misura, il settore della cosmetica, che fa largo uso della canapa all'interno di diversi prodotti.
Rachele SCARPA (PD-IDP) esprime profonda vergogna e indignazione per una proposta emendativa che sacrifica un'intera filiera produttiva.
Carla GIULIANO (M5S) ricorda come negli ultimi otto anni il settore della cannabis abbia avuto un indotto di 4 miliardi di euro e occupi più di 15.000 lavoratori, evidenziando come parte di tale indotto confluisca anche nelle casse dello Stato come tributi.
Devis DORI (AVS) si associa al collega Magi in merito alla formulazione del primo comma dell'articolo aggiuntivo in esame, Pag. 31inserito ai soli fini dell'ammissibilità della proposta emendativa stessa.
Stefania ASCARI (M5S) osserva come molte Regioni abbiano adottato normative che incentivano la coltivazione della canapa.
Le Commissioni approvano l'articolo aggiuntivo 13.06 Governo (vedi allegato 1).
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) chiede la controprova della votazione tramite appello nominale.
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che, essendo chiaro il risultato della votazione, non è necessario procedere alla controprova. Passando quindi all'esame degli articoli aggiuntivi Iezzi 15.06 e Mauri 15.07, accantonati in precedenza, chiede ai relatori di esprimere il parere su tali proposte.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, esprime il parere favorevole sulle proposte emendative Iezzi 15.06 e Mauri 15.07, purché riformulate in identico testo nei termini riportati in allegato (vedi allegati 1 e 2).
Il sottosegretario Nicola MOLTENI esprime parere conforme a quello formulato dai relatore sugli articoli aggiuntivi Iezzi 15.06 e Mauri 15.07.
Ciro MASCHIO, presidente, prende atto che l'onorevole Iezzi accetta la riformulazione proposta dai relatori.
Matteo MAURI (PD-IDP) chiede che venga concesso del tempo per valutare la riformulazione del proprio articolo aggiuntivo proposta dai relatori.
Ciro MASCHIO, presidente, accogliendo la richiesta del collega Mauri, propone di passare all'esame della proposta emendativa Iezzi 15.010. Chiede quindi ai relatori di esprimere il parere su tale proposta emendativa.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, anche a nome degli altri relatori, esprime parere favorevole sulla proposta emendativa Iezzi 15.010, come riformulata nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).
Il sottosegretario Nicola MOLTENI esprime parere conforme a quello espresso dai relatori.
Ciro MASCHIO, presidente, prende atto che il collega Urzì ha manifestato l'intenzione di sottoscrivere la proposta emendativa in esame.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo in dichiarazione di voto, evidenzia come la riformulazione proposta dai relatori abbia un ambito soggettivo più ampio rispetto all'articolo aggiuntivo originario.
Evidenzia, inoltre, come, pur essendo condivisibile l'intento della proposta, non sia serio prevedere un importo massimo di 10.000 euro per ciascuna fase del procedimento ed autorizzare una spesa massima annua complessiva di 120.000 euro.
Ciro MASCHIO, presidente, prende atto che tutti i membri del gruppo di Forza Italia e del gruppo Fratelli d'Italia, di entrambe le Commissioni, sottoscrivono l'articolo aggiuntivo in esame.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI, evidenziando come l'emendamento in esame, nella sua riformulazione, sia di particolare importanza per la maggioranza e per il Governo, invita chi è intervenuto in precedenza a effettuare un'attenta valutazione di tale proposta emendativa, che, tra l'altro, è connessa all'articolo aggiuntivo Iezzi 15.02, come riformulato, già approvato dalle Commissioni riunite, in materia di tutela legale per il personale delle forze di polizia e del corpo nazionale dei vigili del fuoco, tema particolarmente delicato e sensibile. Rammenta che la citata proposta emendativa Iezzi 15.02 prevede la corresponsione di una somma non superiore a 10.000 euro per ciascuna fase del procedimento ai membri delle forze di polizia a ordinamento Pag. 32civile o militare e del corpo nazionale dei vigili del fuoco indagati o imputati per fatti inerenti al servizio.
Sottolinea che l'articolo aggiuntivo in esame integra la disciplina posta dall'emendamento appena richiamato, estendendo la tutela legale e i relativi fondi anche al personale delle forze armate.
Evidenzia, inoltre, come, nel corso della discussione relativa al provvedimento in esame, spesso l'opposizione abbia affermato che il Governo non prevede i fondi a sostegno delle misure che adotta, mentre in questo caso viene specificamente autorizzata la spesa e la copertura del relativo onere finanziario.
Rileva come tale misura sia fortemente richiesta da tutte le forze di polizia e ritiene, senza alcuna polemica, che chi non dovesse votare a favore dell'emendamento in esame si metterebbe contro le forze di polizia.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), replicando al Sottosegretario Molteni, osserva come non sia corretto affermare che chi non vota a favore dell'emendamento in esame si mette contro le forze di polizia. Lamenta, quindi, come il Sottosegretario le abbia sostanzialmente rivolto una minaccia.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI, rivolgendosi all'onorevole Boschi, afferma di aver ascoltato con rispetto le sue dichiarazioni, pur non condividendone il contenuto e chiede che l'opposizione faccia lo stesso nei confronti del rappresentante del Governo.
(Vive proteste dei deputati di opposizione).
Ciro MASCHIO, presidente, nel replicare alla collega Boschi precisa che le parole del Sottosegretario non sottendono alcuna minaccia. Rileva come sia evidente che l'opinione espressa dal rappresentante del Governo, così come qualsiasi altra opinione espressa da esponenti dei gruppi di maggioranza o di minoranza, possa non essere condivisa ma che si tratti comunque di un'opinione personale politica e non vada intesa in senso letterale.
Fa presente quindi che nel corso degli interventi in dichiarazione di voto, o in altra sede, i colleghi dell'opposizione potranno chiarire la propria posizione in merito.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), intervenendo per un richiamo al Regolamento rispetto al ruolo dei presidenti di Commissione nella gestione dei lavori, sottolinea come non rientri in tali prerogative fornire spiegazioni delle affermazioni dei rappresentanti del Governo. Chiede che rimanga agli atti parlamentari che il sottosegretario Molteni ha affermato che chi vota contro l'articolo aggiuntivo Iezzi 15.010 «si mette contro le forze di polizia».
A suo avviso tale affermazione merita una pubblicità e una attenzione da parte di tutti e in particolare da parte del Presidente della Camera.
Ritiene infatti particolarmente grave che tale affermazione – che costituisce un attacco personale ed esplicito ad un membro dell'opposizione – sia stata fatta dal Sottosegretario di Stato per l'interno con la delega specifica sulle forze di polizia. Rileva, inoltre come a suo avviso l'autorizzazione di una spesa annua di 120.000 euro recata dalla proposta emendativa in discussione sia una presa in giro.
Ritiene inoltre che il Sottosegretario non ha consapevolezza della gravità delle sue affermazioni, alla luce dell'atteggiamento tenuto a seguito delle poteste causate dal suo intervento.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) sottolinea come la presidenza non debba dedicarsi all'esegesi delle dichiarazioni dei rappresentanti del Governo ma debba, al contrario, tutelare e rappresentare l'intera Commissione.
A suo avviso, le dichiarazioni del sottosegretario Molteni – che rappresentano un attacco puntuale a un esponente dell'opposizione che aveva soltanto chiesto dei chiarimenti – costituiscono un fatto grave oggetto di censura del quale invita le presidenze a riferire alla Presidenza della Camera.Pag. 33
Evidenziando inoltre come tra le deleghe affidate al sottosegretario Molteni dal Ministro dell'interno vi sia quella per la pubblica sicurezza, auspica un chiarimento da parte del rappresentante del Governo, per un buon proseguimento dei lavori e per non compromettere i rapporti tra le opposizioni e l'Esecutivo.
Devis DORI (AVS) rileva come compito del presidente di Commissione non sia quello di interpretare le dichiarazioni dei rappresentanti del Governo ma quello di tutelare tutti i commissari.
Nel prendere atto inoltre che il Sottosegretario Molteni ha evidenziato come la proposta emendativa in discussione sia simile ad un altro emendamento già approvato sulle forze armate, sottolinea che il Presidente della Repubblica è a capo delle forze armate.
Si domanda quindi se, per analogia, non si voglia addirittura affermare che chi ha votato contro il citato emendamento sulle forze armate sia un eversivo perché si mette contro il Presidente della Repubblica.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo per un richiamo al Regolamento, chiede che rimanga agli atti che il Sottosegretario Molteni ha detto che chi vota contro la proposta emendativa in discussione, come riformulata, «si mette contro» le forze di polizia.
Rileva come il presidente di Commissione rappresenti l'intera Commissione e non soltanto i commissari di maggioranza e rammenta che tra le sue funzioni non è ricompresa l'interpretazione autentica degli interventi dei rappresentanti del Governo. Se la presidenza si arroga tale compito, perde la sua caratteristica di terzietà e si comporta in maniera non conforme al Regolamento ed al suo ruolo.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI, ricordando di aver militato a lungo nella minoranza parlamentare, precisa di avere troppo rispetto per le opposizioni per poter rivolgere loro una minaccia.
Sottolinea come sia ovvio che l'opposizione sia libera di votare come ritiene opportuno su una proposta emendativa sulla quale ha semplicemente colto la richiesta di un chiarimento.
Precisa che la proposta emendativa in discussione va nella direzione di rafforzare le tutele normative delle forze di polizia e sottolinea che il suo intervento precedente era semplicemente volto a fornire chiarimenti e ulteriori elementi di valutazione alle opposizioni. Se l'onorevole Boschi ha colto nelle sue parole una velata o implicita minaccia, ribadisce che ciò non era certamente nelle sue intenzioni.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) rileva come tuttavia affermare che «chi vota contro si mette contro le forze di polizia» non fornisca alcun chiarimento tecnico.
Filiberto ZARATTI (AVS), intervenendo in dichiarazione di voto sulla nuova formulazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.010, ritiene che il rappresentante del Governo abbia fatto bene a puntualizzare le sue parole che, forse a causa della stanchezza, erano andate oltre il suo pensiero.
Dichiara quindi il voto contrario sulla proposta emendativa in discussione sottolineando come l'autorizzazione di spesa ivi contenuta di 120.000 euro annui sia assolutamente inadeguata per far fronte ad un intervento definito particolarmente importante dallo stesso Sottosegretario.
Rileva, in secondo luogo, come sarebbe necessario circostanziare meglio il contenuto della proposta emendativa, specificando per quali fattispecie può essere versato il contributo.
Inoltre, sottolinea come il personale delle forze dell'ordine e quello delle forze armate sia ricompreso tra i dipendenti dello Stato. Rileva quindi una disparità di trattamento rispetto agli altri dipendenti dello Stato che, qualora incriminati, devono provvedere alle spese legali in prima persona e solo successivamente possono accedere ad un rimborso.
Valentina D'ORSO (M5S) rammenta come, anche in occasione dell'esame dell'articoloPag. 34 aggiuntivo 15.02, di contenuto simile, fosse intervenuta per evidenziare in primo luogo le risibili risorse stanziate per l'attuazione dell'intervento previsto da tale proposta emendativa.
Inoltre, aveva già sottolineato che, estinguendosi i procedimenti penali con la morte dell'indagato o dell'imputato, non appare ragionevole prevede un contributo per una tutela legale che non è necessaria, a favore della vedova, del convivente di fatto o dei figli.
Aveva altresì sottolineato come non fossero chiare le ragioni alla base di un diverso trattamento rispetto agli altri dipendenti pubblici.
Rileva, tuttavia, che anche nella proposta emendativa in discussione, nonostante la sua riformulazione, tali criticità non sono state risolte.
Matteo MAURI (PD-IDP) sottolinea di non aver gradito le dichiarazioni del Sottosegretario Molteni così come il suo tentativo di mettere in difficoltà le opposizioni.
Evidenzia come la posizione del suo gruppo sul tema sia netta e, sebbene il rappresentante del Governo abbia tentato di fare la morale ai gruppi di opposizione, non ritiene di farsi intimorire da chi sa soltanto innalzare le pene e incrementare il numero dei reati.
Valentina BARZOTTI (M5S), intervenendo a titolo personale, sottolinea come la proposta in discussione oltre a prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie risibile, introduce una non condivisibile disparità tra dipendenti della pubblica amministrazione e, prescindendo dai reati, non specifica neanche i livelli di responsabilità.
Carmela AURIEMMA (M5S), intervenendo a titolo personale, rammenta che la responsabilità penale si estingue con la morte.
Le Commissioni approvano l'articolo aggiuntivo Iezzi 15.010 (Nuova formulazione) (vedi allegato 1).
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'articolo aggiuntivo a sua prima firma 15.07, come riformulato, sottolinea come la riformulazione avanzata dai relatori della sua proposta emendativa in parte produce un effetto positivo, in quanto aggiunge le risorse, dall'altro prevedendo che le forze di polizia impegnate in alcuni servizi possano avere le bodycam rischia di rimanere una disposizione pleonastica. Osserva che infatti la possibilità di indossare tali dispositivi è già previsto.
A suo avviso sarebbe essenziale, invece, prevedere il dovere di indossarle.
Rileva inoltre che la nuova formulazione proposta dai relatori allarga il novero dei servizi. Pur non apprezzando particolarmente tale previsione, ritiene che essa possa rientrare nell'ambito di una dinamica di mediazione.
Prima di accettare o meno la proposta di riformulazione, quindi, chiede di conoscere la disponibilità del rappresentante del Governo e dei relatori ad aprire un confronto sull'obbligo di indossare le bodycam.
Ciro MASCHIO, presidente, chiede all'onorevole Mauri se accolga o meno la riformulazione dell'articolo aggiuntivo a sua prima firma 15.07. Nel far presente che il Governo potrà decidere se precisare o meno la ratio dell'intervento, dichiara che non gli risulta sia oggetto di valutazione una ulteriore proposta di riformulazione. Avverte che, nel caso in cui l'onorevole Mauri non accettasse la riformulazione, l'eventuale approvazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.06, come riformulato, precluderebbe la votazione dell'articolo aggiuntivo Mauri 15.07.
Matteo MAURI (PD-IDP) fa notare che, alla sua precedente richiesta circa la sussistenza di disponibilità da parte del Governo a modificare ulteriormente la proposta di riformulazione avanzata dai relatori, risponde il presidente per nome e per conto del Sottosegretario, con il quale evidentemente è in connessione mentale. Ribadisce di essere interessato a sapere se sull'argomento il Governo voglia intervenirePag. 35 con una norma inutile o invece con una misura concreta.
Ciro MASCHIO, presidente, nel far presente di non essere un esegeta, precisa di aver appreso da cenni inequivocabili la mancata manifesta disponibilità ad un'ulteriore riformulazione della proposta già avanzata.
Matteo MAURI (PD-IDP), in assenza di qualsiasi disponibilità a valutare le questioni poste, dichiara di non accogliere la proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo a sua prima firma 15.07.
Valentina D'ORSO (M5S), con riguardo alla proposta di riformulazione avanzata, fa presente che i profili critici sono rappresentati non tanto da quello che il testo contiene quanto piuttosto da ciò che manca. Precisa a tale proposito che nella proposta di riformulazione non si affronta né la questione della regolamentazione dell'uso della body cam né quella relativa al regime di conservazione delle registrazioni, aspetti che al contrario erano contenuti dei testi originari delle due proposte emendative. Trattandosi peraltro di uno strumento che comporta un impatto significativo sul diritto alla riservatezza, sollecita un supplemento di riflessione da parte della maggioranza e del Governo, sottolineando la frettolosità con cui hanno predisposto il testo.
Enrica ALIFANO (M5S) rileva che sulla base della corretta tecnica di redazione della normativa, si dovrebbe evitare, diversamente da quanto avviene nella proposta di riformulazione, l'ambito della possibilità. Evidenzia quindi l'ambiguità e la mancanza di chiarezza del testo, che tra l'altro non chiarisce in quali circostanze si possano attivare i dispositivi di sorveglianza.
Filiberto ZARATTI (AVS) manifesta forti perplessità sul testo proposto, rilevando la necessità di chiarire tra l'altro chi sia il soggetto deputato ad autorizzare le forze dell'ordine ad attivare le body cam e in quali circostanze ciò possa avvenire, ritenendo che tale decisione non possa essere demandata al singolo poliziotto. Rileva inoltre che le registrazioni andrebbero scaricate e conservate per almeno ventiquattro mesi presso gli uffici della questura o presso la caserma dei carabinieri, regolamentando la loro eventuale acquisizione a tutela delle stesse forze dell'ordine e delle persone filmate. Nel far presente che non si tiene in alcun modo in conto l'esigenza di tutelare il diritto alla privacy, considera la proposta di riformulazione più che inutile dannosa.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), apprezzando lo sforzo del Governo nel reperimento di risorse finanziarie seppur limitate, rileva come permangano diversi aspetti tuttora non chiariti circa l'attuazione concreta della disposizione. Chiede quindi di valutare l'eventuale accantonamento della proposta, al fine di un'ulteriore riflessione quanto meno nell'ipotesi di un futuro decreto di attuazione.
Carmela AURIEMMA (M5S), alle considerazioni svolte ai colleghi, alle quali si potrebbe porre rimedio con l'adozione di un decreto attuativo, aggiunge un ulteriore rilievo critico. Lamenta quindi che non sia stata in alcun modo tenuta in considerazione la possibilità per il cittadino che abbia eventualmente un interesse diretto di accedere alle immagini registrate.
Le Commissioni approvano l'articolo aggiuntivo Iezzi 15.06 (Nuova formulazione) (vedi allegato 1).
Ciro MASCHIO, presidente, come preannunciato, in conseguenza dell'approvazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.06, come riformulato, risulta preclusa la votazione dell'articolo aggiuntivo Mauri 15.07.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede di comprendere per quale ragione la votazione dell'articolo aggiuntivo a sua prima firma 15.07 risulterebbe preclusa.
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che sullo stesso tema intervengono due soluzioni normative tra loro incompatibili.
Pag. 36Matteo MAURI (PD-IDP), diversamente da quanto affermato dal presidente, non ritiene che la votazione dell'articolo aggiuntivo a sua prima firma sia preclusa dall'approvazione della proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo 15.06 del collega Iezzi. Rileva che non è nella facoltà del Governo espungere una proposta emendativa dell'opposizione, rispetto alla quale può avanzare un eventuale invito al ritiro al quale tuttavia dichiara di non accedere. Chiede quindi che si ponga in votazione l'articolo aggiuntivo a sua prima firma 15.07, ricordando che naturalmente su di esso la maggioranza può esprimersi in senso contrario.
Ciro MASCHIO, presidente, accogliendo parzialmente i rilievi dell'onorevole Mauri, a seguito di un supplemento di valutazione, fa presente che sulla base di un criterio di coerenza con la disposizione appena approvata, deve ritenersi comunque preclusa la votazione del solo comma 1 dell'articolo aggiuntivo 15.07.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) ritiene che la resistenza a porre in votazione l'articolo aggiuntivo 15.07 del collega Mauri deriva dal fatto che la maggioranza dovrebbe esprimersi in senso contrario su una proposta emendativa relativa alle forze di polizia.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) annuncia il voto favorevole all'articolo aggiuntivo Mauri 15.07. Esprime la propria soddisfazione per il fatto di poter ribadire il sostegno alle forze dell'ordine anche in quest'occasione.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) avanza la richiesta della votazione nominale sull'articolo aggiuntivo Mauri 15.07.
Valentina D'ORSO (M5S) fa presente che l'articolo aggiuntivo del collega Mauri completa i profili mancanti della proposta emendativa del collega Iezzi, come riformulata, di cui costituisce il perfetto complemento. Non può quindi che dichiarare il voto favorevole del suo gruppo.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) annuncia il voto favorevole sull'articolo aggiuntivo Mauri 15.07, che ricalca in ampia parte il contenuto della sua proposta emendativa 15.05. Fa quindi presente che la proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.06 non è una norma prescrittiva, mancando del requisito fondamentale dell'imperatività, ma è piuttosto una raccomandazione. Chiede quindi che si proceda alla votazione nominale.
Alfonso COLUCCI (M5S) fa presente che la maggioranza dovrebbe votare in senso favorevole ad una proposta emendativa che si configura come uno strumento di tutela delle forze di polizia. Diversamente si dovrebbe concludere che la maggioranza, contrariamente a quanto sbandierato, non è favorevole alle forze di polizia.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, ritiene che la proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo Iezzi 15.06 appena approvata sia incompatibile con il contenuto dell'articolo aggiuntivo Mauri 15.07, dal momento che nelle due proposte vengono espresse posizioni alternative. Dichiarandosi convinta che l'eventuale approvazione di entrambi gli articoli aggiuntivi renderebbe il testo risultante inconferente, contesta la votazione dell'articolo aggiuntivo Mauri 15.07.
Ciro MASCHIO, presidente, con riguardo alle richieste avanzate, precisa che non è possibile procedere alla votazione nominale. Pone quindi in votazione l'articolo aggiuntivo Mauri 15.07 per la parte non preclusa.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Mauri 15.07 per la parte non preclusa.
Valentina D'ORSO (M5S) interviene per un richiamo al regolamento, dando conto dei contenuti del comma 1 dell'articolo 51, secondo cui salve le votazioni riguardanti persone, che si effettuano a scrutinio segreto, l'Assemblea e le Commissioni votano normalmente per alzata di mano, a meno Pag. 37che sia richiesta la votazione nominale o, nei casi consentiti dall'articolo 49 e limitatamente all'Assemblea, la votazione per scrutinio segreto. Aggiunge che, secondo quanto stabilito dal comma 2 del medesimo articolo 51, in Commissione la votazione nominale può essere richiesta da tre deputati.
Ciro MASCHIO, presidente, richiama sull'argomento la lettera dell'allora Presidente della Camera Boldrini, nella quale in relazione all'esame in sede referente si precisa che, per quanto riguarda la possibilità di svolgere votazioni nominali in Commissione ai sensi dell'articolo 51, comma 2, del Regolamento, si tratta di una questione pacificamente risolta in senso negativo da univoche interpretazioni provenienti da precedenti Presidenti della Camera. Ritiene pertanto di attenersi a tale orientamento.
Valentina D'ORSO (M5S) fa presente che non si comprende il tenore della lettera della Presidente Boldrini, non essendo stati chiariti il contesto e le ragioni per cui la richiesta di votazione nominale è stata all'epoca negata.
Ciro MASCHIO, presidente, precisa che si può procedere a votazioni nominali soltanto nel caso di votazione a carattere definitivo. Fa altresì presente che tale non è il carattere delle votazioni in sede referente. Ribadisce quindi che l'orientamento richiamato è quello univocamente confermato e che non ritiene di discostarsene.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) chiede che le vengano forniti chiarimenti dal momento che il presidente ha appena introdotto un elemento di novità. Considerato che è capitato in passato che la richiesta di votazione nominale venisse accolta, da ultimo durante la seduta in corso, si chiede se sia stata consentita in tali occasioni una pratica vietata o se al contrario il presidente stia negando adesso una possibilità prevista dal Regolamento, a meno che non si debba immaginare una terza ipotesi, in cui il presidente decide di volta in volta come più gli conviene.
Ciro MASCHIO, presidente, chiarisce che la votazione nominale è cosa diversa dalla controprova per appello nominale di una votazione il cui esito risulti incerto. Invita quindi a riprendere l'esame dalla proposta emendativa Serracchiani 18.11.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) con riferimento al contenuto dell'emendamento a sua prima firma 18.11, rileva l'esigenza che si provveda alla realizzazione di nuove residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, a tutela dei soggetti con disturbi psichiatrici che per la loro condizione non dovrebbero essere detenuti in carcere. Nel sottolineare che in questo caso è in questione l'approccio alla gestione della salute mentale, ricorda che dall'inizio della legislatura il suo gruppo ha richiesto invano lo svolgimento di un'indagine conoscitiva sulla salute mentale in carcere. Segnala quindi che nel corso dell'esame del decreto carceri da parte del Senato, il Governo ha presentato un emendamento volto a reinserire gli ospedali psichiatrici giudiziari, che successivamente ha provveduto a ritirare in un momento di ravvedimento, dimostrando comunque l'assenza di una strategia in materia.
Enrica ALIFANO (M5S), intervenendo sull'emendamento Serracchiani 18.11, relativo all'istituzione di nuove R.E.M.S., fa presente che tali strutture accolgono persone non imputabili che dovrebbero ricevere cure adeguate, cosa che non può avvenire negli istituti penitenziari, pur essendo noto che vi permangono anche per molti mesi. Per questa ragione auspica un ripensamento della maggioranza.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) osserva che sulle R.E.M.S. tutte le forze politiche sono responsabili dei ritardi accumulati e della carenza di strutture. Tuttavia, questo non può diventare un alibi per l'attuale maggioranza, dal momento che negli istituti penitenziari si trovano molte persone fragili, che versano in condizioni di grande difficoltà, che non fanno che aumentare il rischio di suicidi.
Pag. 38Rachele SCARPA (PD-IDP), intervenendo anche in merito alla reiezione dell'emendamento Di Biase 18.10 in materia di ulteriore trattamento accessorio della retribuzione per il personale medico-sanitario delle R.E.M.S., sottolinea come questa certifichi quanto la maggioranza che non tenga in debito conto il prezioso e faticosissimo lavoro di queste persone.
Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo a titolo personale, chiede di sottoscrivere a nome del Movimento Cinque Stelle l'emendamento Serracchiani 18.11. In proposito, porta come testimonianza la realtà della sezione 9 del carcere dell'Ucciardone, in cui si trovano detenuti con patologie psichiatriche. Per questo motivo, sottolineando che in Sicilia si trovano solo due R.E.M.S., per un totale di 50 posti, auspica l'approvazione dell'emendamento in esame.
Stefania ASCARI (M5S), intervenendo sull'emendamento Serracchiani 18.11, che ritiene tocchi il cuore del problema negli istituti di pena, rammenta la situazione di gravissimo disagio che molti detenuti stanno vivendo, alcuni dei quali, per disperazione, si suicidano – 56 dall'inizio dell'anno –, mentre altri pongono in essere atti autolesionistici quali cucirsi la bocca.
Carla GIULIANO (M5S) rimarca la drammaticità della situazione in cui si trovano circa 6000 detenuti affetti da disagi psichici gravi, mentre sono circa 15 mila coloro che soffrono di disagi meno gravi, con circa metà dei detenuti che assume psicofarmaci. Si tratta di un allarme sociale che non si può ignorare.
Devis DORI (AVS) fa presente come ad ogni visita svolta presso gli istituti penitenziari i relativi direttori abbiano evidenziato il tema dei problemi psichiatrici, anche non certificati, con tutto ciò che può conseguire da queste mancate certificazioni. Ritenendo che l'emendamento Serracchiani 18.11 contribuisca a risolvere al problema, annuncia su di esso il voto favorevole del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
Michela DI BIASE (PD-IDP) rileva di aver più volte evidenziato, anche con interrogazioni rivolte al Ministro Nordio, le gravissime situazioni riscontrate nelle carceri italiane. Afferma quindi che l'emendamento Serracchiani 18.11 ha il merito di investire risorse per la realizzazione di nuove R.E.M.S., dal momento che il disagio psichiatrico non è compatibile con la detenzione.
Le Commissioni respingono l'emendamento Serracchiani 18.11.
Ciro MASCHIO, presidente, avverte che l'emendamento Vietri 18.15, precedentemente accantonato, è stato ritirato dalla presentatrice. Fa dunque presente che si passa all'esame degli identici emendamenti Magi 18.12, Giachetti 18.13 e D'Orso 18.14.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), intervenendo sugli identici emendamenti 18.12, a sua firma, Giachetti 18.13 e D'Orso 18.14, rileva che dall'aumento delle pene e dai nuovi reati introdotti dall'articolo 18 del disegno di legge non si ricaverà maggiore sicurezza nelle carceri italiane, perché non si prendono in considerazione i veri motivi dell'insicurezza. Per altro verso denuncia le gravi lesioni che la disciplina dello stesso articolo 18 reca ai diritti fondamentali della persona, auspicando una modifica che eviti di causare maggiore insicurezza.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) sostiene che con l'approccio palesato il Governo stia percorrendo una strada sbagliata. Servono piuttosto risorse, come ne sono state trovate per altre esigenze e progetti.
Enrica ALIFANO (M5S) afferma che non si può sempre percorrere la via della repressione; occorre invece agire sulla prevenzione, favorendo il ricorso a misure alternative alla detenzione, rendendo il carcere vivibile, a tutela della dignità umana, e incrementando le attività e il lavoro dei detenuti, per agevolarne la risocializzazione.
Pag. 39Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) sollecita una sospensione di 10 minuti che consenta ai rappresentanti del Governo di affrontare le tematiche su cui durante i lavori delle Commissioni stanno fittamente dialogando con alcuni esponenti di maggioranza. Considera discutibile l'opinione di chi ritiene sufficiente la mera presenza fisica dei rappresentanti del Governo per il corretto svolgimento dei lavori. Al contrario, ritiene che la presenza del rappresentante del Governo, seppur non necessariamente attiva, debba essere quantomeno attenta all'andamento dei lavori.
Carla GIULIANO (M5S), intervenendo a titolo personale, evidenzia che con gli identici emendamenti in esame si cerca di porre un piccolo rimedio ad una grandissima stortura del provvedimento.
Stefania ASCARI (M5S) osserva che gli identici emendamenti in esame apportano un correttivo all'intervento normativo proposto dal Governo, che rivela un carattere punitivo, repressivo ed intimidatorio, in violazione dell'articolo 27 della Costituzione e della funzione rieducativa della pena.
Le Commissioni respingono gli identici emendamenti Magi 18.12, Giachetti 18.13 e D'Orso 18.14.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), intervenendo sugli identici emendamenti 18.19 a sua firma, Di Biase 18.20 e Dori 18.21, si domanda quale finalità si intenda realizzare con il reato di rivolta in carcere. Richiama una recente sentenza che ha qualificato una condotta di manifestazione di dissenso non violento in carcere come di resistenza passiva, riconoscendo la sussistenza dei presupposti per un'eventuale sanzione disciplinare, ma negandone certamente la rilevanza penale.
Afferma quindi che sia scellerato equiparare, sotto il profilo sanzionatorio, la condotta di chi abbia scelto di manifestare il proprio dissenso in maniera non violenta e di chi abbia, viceversa, deciso di compiere atti di violenza.
Devis DORI (AVS) sostiene che il termine «rivolta» sia usato in modo improprio nel recente dibattito politico, nella misura in cui implica una scelta di azione violenta. Diversamente, il termine «protesta» appare più coerente con la manifestazione di un dissenso che si può estrinsecare anche attraverso forme di resistenza passiva, che l'articolo 18 del provvedimento intende punire.
Enrica ALIFANO (M5S) ritiene che si stia correndo il pericolo di scivolare verso un diritto penale di autore, come avvenuto nell'esperienza della Germania nazionalsocialista, attribuendo rilevanza alle caratteristiche personali dell'imputato e togliendola al fatto.
Michela DI BIASE (PD-IDP), condividendo quanto espresso dal collega Magi, sostiene che il Governo, che sta introducendo nuovi reati, avrebbe persino incarcerato Gandhi. Quello proposto dall'articolo 18 del disegno di legge non è che un reato di «lesa maestà carceraria», considerato che non saranno più consentite negli istituti penitenziari manifestazioni di dissenso pacifiche.
Carla GIULIANO (M5S) reputa l'articolo 18 un obbrobrio giuridico. L'equiparazione della pena si pone infatti in contrasto con la giurisprudenza della Corte di legittimità e finisce, paradossalmente, per invogliare il detenuto a usare violenza o minaccia nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria.
Stefania ASCARI (M5S) condivide le considerazioni svolte dall'onorevole Alifano e sostiene che non si dia rilevanza alle cause delle eventuali proteste.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) rileva che gli identici emendamenti Magi 18.19, Di Biase 18.20 e Dori 18.21 toccano uno dei temi centrali oggetto del presente provvedimento. L'emergenza delle carceri è un problema da risolvere urgentemente, mentre la maggioranza impegna lungamente i lavori delle Commissioni riunite per discuterePag. 40 di nuovi reati piuttosto che provare a risolvere il gravissimo problema del sovraffollamento.
Le Commissioni respingono gli identici emendamenti Magi 18.19, Di Biase 18.20 e Dori 18.21.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che sono le ore 5.10 e che tra poche ore l'Assemblea è convocata. Chiede che si faccia una programmazione dei lavori, anche per consentire ai colleghi di svolgere le proprie funzioni in modo consono.
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che allo stato attuale non sussistono i presupposti per intervenire sull'articolazione dei lavori decisa nell'ultima riunione degli Uffici di presidenza.
Filiberto ZARATTI (AVS) propone al Presidente di individuare un orario di chiusura dei lavori delle Commissioni, al fine di consentire a ciascuno di organizzare la propria presenza per la seduta dell'Assemblea prevista per le ore 9.
Intervenendo poi in dichiarazione di voto sull'emendamento 18.22, a sua prima firma, evidenzia che la penalizzazione della resistenza passiva, che equipara tale condotta non violenta alle condotte violente, produrrà l'unica paradossale conseguenza di incentivare la violenza stessa: rileva infatti che un detenuto non avrà più motivazioni per astenersi dalla violenza se anche la non violenza sarà comunque criminalizzata.
Federico FORNARO (PD-IDP), intervenendo per un richiamo al regolamento, in particolare all'articolo 8, sollecita la presidenza a individuare un orario di chiusura della seduta.
Ciro MASCHIO, presidente, ribadisce che i lavori possono procedere in quanto è già stato deciso che la seduta prosegua fino all'inizio dei lavori dell'Assemblea previsto per le ore 9.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) chiede di intervenire per svolgere un richiamo al regolamento.
Ciro MASCHIO, presidente, rammenta quando già espresso nel corso della seduta circa il carattere pretestuoso di alcuni interventi sull'ordine dei lavori o per richiami al regolamento.
Michela DI BIASE (PD-IDP) chiede anch'essa di intervenire per un richiamo al Regolamento, ai sensi dell'articolo 8 e seguenti, affermando che i colleghi della maggioranza hanno rinunciato a compiere scelte razionali.
Stigmatizza le reazioni scomposte di alcuni parlamentari di maggioranza, invitando il presidente Maschio a svolgere la propria funzione tenendo ben a mente il suo ruolo di presidente di Commissione.
Ciro MASCHIO, presidente, rilevando che l'intervento dell'onorevole Di Biase non attiene al regolamento, garantisce che continuerà a svolgere le funzioni di presidente in modo idoneo.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) chiede che la Presidenza condivida i precedenti parlamentari sui quali ha in più occasioni fondato le proprie decisioni. Rammenta infatti che quando nel 2016, nel corso dell'esame del disegno di legge di revisione costituzionale, fu deliberato il ricorso alla seduta fiume in Assemblea, nelle quattro giornate di durata del dibattito fu comunque accordato ai parlamentari di interrompere i lavori alle 5 del mattino, per consentire loro di soddisfare quantomeno le esigenze di igiene personale.
Valentina D'ORSO (M5S) illustra l'emendamento Zaratti 18.22 sottolineando il carattere puntuale della modifica proposta, che espunge dal disegno di legge le parole «o minaccia, di resistenza anche passiva all'esecuzione degli ordini impartiti». Ricordando il contenuto di alcune audizioni informali, fortemente critiche verso la formulazione dell'articolo 18 del disegno di legge, invita il Governo a rivedere l'equiparazionePag. 41 tra le condotte di resistenza passiva e quelle di violenza.
Federico GIANASSI (PD-IDP) stigmatizza l'utilizzo della sanzione penale per punire le condotte di resistenza passiva, affermando che così facendo il Governo restringe lo spazio di libertà. Ritenendo sorprendente l'insistenza della maggioranza nel sanzionare condotte pacifiche, auspica l'approvazione dell'emendamento Zaratti 18.22.
Enrica ALIFANO (M5S) sottolinea come la criminalizzazione della resistenza passiva rappresenti un novum nel diritto penale e si ponga in contrasto con la giurisprudenza della Corte di Cassazione che ha qualificato, ad esempio, la resistenza a pubblico ufficiale, anche sotto forma di divincolamento, come condotta che non integra gli estremi di un reato.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) evidenzia che l'assurdità dell'articolo 18 del disegno di legge deriva dal fatto che già attualmente il diritto penale consente l'uso della forza e la sospensione delle normali regole di trattamento dei detenuti, anche per interrompere le condotte cosiddette passive. Ricorda quindi che sulla formulazione di questa norma la preoccupazione è stata unanime, espressa da tutti i garanti dei detenuti e dalle associazioni che animano la realtà carceraria. Auspica quindi che il Governo voglia prendere la parola per spiegare le ragioni di questa norma.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), facendo presente come gli emendamenti delle opposizioni tentino di ridurre il danno derivante dall'approvazione dell'articolo 18 del disegno di legge, evidenzia in particolare che l'emendamento Zaratti 18.22 mira a escludere dalla fattispecie penale le condotte di resistenza passiva e di minaccia. Sottolinea infatti che se una rivolta violenta ha la stessa sanzione di una rivolta pacifica, non ha senso che i detenuti si attengano a condotte pacifiche.
Carla GIULIANO (M5S) sottolinea che la resistenza passiva è uno dei pochissimi strumenti a disposizione dei detenuti per esprimere pacificamente il loro dissenso. Ritiene che, nell'attuale esplosiva situazione delle carceri, l'articolo 18 del disegno di legge, nell'equiparare il dissenso alla violenza, incendierà ulteriormente gli istituti penitenziari.
Federico FORNARO (PD-IDP) invita il Governo e i relatori a valutare di modificare il rispettivo parere sull'emendamento Zaratti 18.22 in quanto l'equiparazione della resistenza passiva alla violenza fa scendere al nostro Paese un gradino verso modelli di Stati non democratici. Critica infine l'assoluta illogicità di una norma che già appare in contrasto con la giurisprudenza della Corte di cassazione.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) nel rammentare che nel corso delle audizioni informali l'articolo 18 è stato ritenuto da autorevoli auditi una norma in palese contrasto con la Costituzione, evidenzia come ciò dimostri la volontà della maggioranza e del Governo di fare della Costituzione carta straccia.
Stefania ASCARI (M5S) chiede ai relatori ed al Governo alcuni chiarimenti sulla fattispecie definita dall'articolo 18, con particolare riferimento alla condotta di reato e alla sua pericolosità.
Gianni CUPERLO (PD-IDP) dà lettura della massima della sentenza n. 6604 del 2022, con la quale la Corte di cassazione, VI sezione penale, ha dichiarato che non integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale la condotta consistente nel mero divincolarsi posto in essere da un soggetto fermato dalla polizia giudiziaria per sottrarsi al controllo, quando lo stesso si risolva in un atto di mera resistenza passiva. Afferma che la maggioranza dovrà rispondere dinanzi al Paese di questa palese violazione del diritto.
Le Commissioni respingono l'emendamento Zaratti 18.22.
Pag. 42Enrica ALIFANO (M5S), intervenendo in dichiarazione di voto sull'emendamento a sua prima firma 18.23, che attiene ancora al tema della criminalizzazione della resistenza passiva, sottolinea che il reato delineato dall'articolo 18 del disegno di legge si pone soprattutto in contrasto con l'articolo 21 della Costituzione, che tutela la libera manifestazione del pensiero. Chiede quindi ai relatori e al Governo se possono chiarire in cosa consista il principio di offensività e quale sia la ragionevolezza della previsione di pene così elevate.
Emma PAVANELLI (M5S) chiede di sottoscrivere l'emendamento Alifano 18.23.
Filiberto ZARATTI (AVS), invitando ad approvare l'emendamento Alifano 18.23, sottolinea che la resistenza passiva andrebbe non criminalizzata, bensì incentivata, quale forma di manifestazione del pensiero, perché autentica scelta di non violenza.
Rachele SCARPA (PD-IDP) sottolinea che rendere la resistenza passiva un delitto rappresenta di per sé una istigazione alla violenza. Invita quindi la maggioranza a riflettere sull'articolo 18 e ad assumere un approccio più pragmatico.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), chiedendo di sottoscrivere l'emendamento Alifano 18.23, fa presente che un detenuto che intenda protestare per le proprie condizioni di detenzione non ha al momento altra strada che non sia quella della resistenza passiva. Esclude infatti che egli possa rivolgersi efficacemente al Garante nazionale dei detenuti, che al momento risulta desaparecido.
Michela DI BIASE (PD-IDP) chiedendo di poter sottoscrivere l'emendamento Alifano 18.23, sottolinea l'abominio giuridico che la maggioranza sta imponendo.
Federico FORNARO (PD-IDP), chiedendo di sottoscrivere l'emendamento Alifano 18.23, fa presente che nella attuale situazione delle carceri italiane, caratterizzata da sovraffollamento e alte temperature, se un detenuto si rifiuta di entrare in cella va incontro alla pena della reclusione da 2 a 8 anni. Ritiene che questa disposizione rappresenti l'abbattimento del muro rappresentato dallo Stato di diritto.
Valentina D'ORSO (M5S) dà lettura di una dichiarazione dell'Unione camere penali nella quale gli avvocati penalisti prendono posizione sul disegno di legge, giudicando inutile la fattispecie introdotta all'articolo 18, ed affermando che essa risponde esclusivamente a esigenze di mera propaganda.
Federico GIANASSI (PD-IDP) fa presente che con la formulazione dell'articolo 18 del disegno di legge, maggioranza e Governo sono perfettamente consapevoli che una condotta di resistenza passiva comporterà l'applicazione di una pena fino a 8 anni di reclusione.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), rivolgendosi ai parlamentari del gruppo Forza Italia, e ricordando la recente conferenza stampa del Ministro Tajani, con la quale è stata preannunciata una iniziativa estiva, con visite nelle carceri da parte dei parlamentari, chiede loro se l'iniziativa sia motivata da un autentico interesse per le carceri ovvero se non si tratti solo di una arma per distrarre i cittadini italiani.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) evidenzia come l'articolo in esame sembra riecheggiare la disciplina carceraria del regime fascista e come molteplici associazioni di settore si siano espresse in maniera negativa con riferimento a questa norma.
Stefania ASCARI (M5S) riporta le dichiarazioni dell'associazione «Antigone», che ha affermato che sulla base dell'articolo in esame sarebbe stato arrestato anche Gandhi.
Carla GIULIANO (M5S) sintetizza il contenuto dell'articolo in esame affermando che protestare pacificamente sarà consideratoPag. 43 reato, tranne per chi è un cittadino non detenuto.
Le Commissioni respingono l'emendamento Alifano 18.23.
Devis DORI (AVS), intervenendo in dichiarazione di voto sugli identici emendamenti Magi 18.24, Giachetti 18.25, Serracchiani 18.26, D'Orso 18.27 e Zaratti 18.29, osserva come tramite queste proposte si esamini il punto nodale dell'articolo in esame, ossia il caso della resistenza anche passiva all'esecuzione degli ordini impartiti.
Evidenzia, inoltre, che l'intero disegno di legge si configura come un provvedimento «anti-Gandhi».
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) propone ironicamente di estendere la previsione di tale nuovo reato anche ai commissari dell'opposizione che, essendo già vessati dalla riduzione dei tempi degli interventi, stiano compiendo atti di resistenza passiva nei confronti dei membri dei gruppi di maggioranza.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) sottolinea come si vada a sanzionare la presa di coscienza dei detenuti che dovrebbero essere incentivati a rinunciare alla violenza, mentre in questo caso la si equipara alla non violenza sotto il profilo penale.
Rileva, inoltre, come la norma non sia scritta in maniera corretta, poiché non si comprende quali possano essere «gli ordini impartiti».
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), rilevando come siano già stati evidenziati in precedenza i possibili profili di incostituzionalità della norma in esame, afferma che sia dovere dell'opposizione segnalare tale criticità.
Osserva, ancora, che lo Stato italiano dovrebbe dimostrare, soprattutto in questo momento storico, di essere un vero e proprio Stato di diritto.
Valentina D'ORSO (M5S) afferma che l'articolo in esame potrebbe avere effetti criminogeni, poiché tratta con la medesima pena sia le fattispecie di resistenza attiva sia quella di resistenza passiva.
Stefania ASCARI (M5S) si sofferma sul profilo della pena, rilevando che il massimo edittale per la fattispecie base è di ben otto anni e pone l'attenzione sulla mancata tipizzazione della condotta e dell'offesa.
Rachele SCARPA (PD-IDP), associandosi alla collega D'Orso, ritiene che la norma in esame abbia un effetto criminogeno e che sottenda una valutazione negativa dei detenuti. Invita la maggioranza a riflettere sulle conseguenze che tale nuova disciplina avrà sulle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria.
Gianni CUPERLO (PD-IDP) evidenzia che l'orientamento politico della società è differente rispetto a quello della maggioranza, come dimostrato anche dalla raccolta firme ai fini del referendum sull'autonomia differenziata.
Federico FORNARO (PD-IDP) osserva che la maggioranza e il Governo intendono privare i detenuti del diritto di protestare pacificamente.
Carla GIULIANO (M5S) afferma come l'articolo in esame dimostra che la maggioranza e il Governo abbiano un atteggiamento ostile nei confronti del carcere.
Le Commissioni respingono gli identici emendamenti Magi 18.24, Giachetti 18.25, Serracchiani 18.26, D'Orso 18.27 e Zaratti 18.29.
Augusta MONTARULI (FDI), relatrice per la I Commissione, a nome anche degli altri relatori, esprime parere contrario sugli emendamenti Giachetti 18.31, Alifano 18.32, Magi 18.33 Zaratti 18.34 e D'Orso 18.35.
Il Sottosegretario Nicola MOLTENI esprime parere conforme a quello dei relatori.
Pag. 44Valentina D'ORSO (M5S) rileva come le risulti che su tali emendamenti il parere dei relatori fosse già stato espresso e fosse favorevole con riformulazione.
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che, contrariamente a quanto risulta alla collega D'Orso, tali emendamenti erano stati accantonati, come risulta dal resoconto sommario della seduta delle Commissioni riunite I e II del 20 giugno scorso. Prende atto, quindi, che la collega Boschi ha chiesto di sottoscrivere l'emendamento Giachetti 18.31.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo in dichiarazione di voto sulla proposta emendativa Giachetti 18.31, esprime la propria perplessità in merito al fatto che, dopo aver atteso per diversi giorni, il parere dei relatori su tale emendamento sia contrario.
Stigmatizza l'incapacità della maggioranza e del Governo di trovare punti di convergenza con l'opposizione in merito a misure tanto rilevanti.
Federico FORNARO (PD-IDP), chiedendo di sottoscrivere l'emendamento in esame, ribadisce che il fatto che l'emendamento fosse stato accantonato faceva presagire un parere favorevole da parte dei relatori.
Rileva, in ogni caso, che la maggioranza, e in particolare i membri del gruppo di Forza Italia, sono rimasti sempre in silenzio relativamente al tema delle carceri.
Filiberto ZARATTI (AVS), chiedendo di sottoscrivere l'emendamento in esame, si associa alla collega Scarpa che denunciava che con l'articolo in esame addirittura si incentiva la violenza nelle carceri. Si unisce all'appello del collega Fornaro ai gruppi di maggioranza che si dichiarano garantisti.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che anche a lei risultava espresso il parere favorevole con riformulazione sugli emendamenti Giachetti 18.31, Alifano 18.32, Magi 18.33 Zaratti 18.34 e D'Orso 18.35.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), chiedendo di sottoscrivere l'emendamento Giachetti 18.31 e associandosi alla richiesta della collega Serracchiani, dichiara che l'accantonamento in ogni caso faceva presagire che ci fosse una riflessione in corso in seno al Governo e alla maggioranza.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) rileva come sia peculiare che diversi membri dei gruppi di opposizione abbiano inteso che i pareri fossero stati espressi in senso favorevole rispetto agli emendamenti Giachetti 18.31, Alifano 18.32, Magi 18.33 Zaratti 18.34 e D'Orso 18.35.
Carla GIULIANO (M5S), intervenendo in dichiarazione di voto sull'emendamento Giachetti 18.31, chiede al Governo di effettuare un approfondimento sulle condizioni di vita in carcere nel corso della stagione estiva.
Stefania ASCARI (M5S), intervenendo a titolo personale, si associa alle considerazioni della collega Giuliano e sottolinea come l'articolo 18 del disegno di legge in discussione rechi profili di incostituzionalità e si ponga in totale contrasto con i principi cardine del diritto penale.
Valentina BARZOTTI (M5S) non ritiene accettabile l'introduzione del reato di resistenza passiva e invita la maggioranza a compiere una ulteriore riflessione sul tema, sottolineando come le condizioni all'interno delle carceri siano particolarmente degradanti, come dimostrato anche dai continui suicidi che vi si verificano.
Le Commissioni respingono l'emendamento Giachetti 18.31.
Enrica ALIFANO (M5S), illustrando l'emendamento a sua prima firma 18.32, sottolinea come se un cittadino commette resistenza passiva nei confronti di un pubblico ufficiale non viene punito mentre, a seguito del provvedimento in esame, se la medesima condotta viene adottata da un detenuto gli si applica una pena particolarmentePag. 45 elevata in quanto viene criminalizzato l'autore e non la condotta.
Rileva pertanto come l'articolo 18 del disegno di legge violi il principio di uguaglianza nonché quello di proporzionalità della pena.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) chiede di poter sottoscrivere l'emendamento Alifano 18.32 che cerca di arginare la disposizione in materia di resistenza passiva e annuncia che il suo gruppo, preso atto delle forzature esercitate nella gestione dei lavori delle Commissioni, intende adottare una condotta di «resistenza passiva» anche in sede parlamentare, durante l'esame dei prossimi decreti-legge che devono essere esaminati dalla Camera.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sull'emendamento Alifano 18.32, sottolinea come esso rappresenti l'ultima possibilità per porre rimedio ad una norma illegittima. Con riguardo, inoltre, alle condizioni nelle quali si stanno svolgendo i lavori delle Commissioni, stigmatizza la circostanza che la maggioranza abbia costretto le opposizioni ad adeguarsi a dei ritmi notturni e senza sosta pur non essendovene necessità, assumendo poi contegno non adeguato alla istituzione parlamentare.
Filiberto ZARATTI (AVS) rileva come l'articolo 18 del disegno di legge in esame peggiori la già critica situazione delle carceri italiane.
Lamenta, inoltre, il fatto che nella lunga seduta in corso non sempre sono stati rispettati i diritti delle opposizioni che, invece, sono alla base della democrazia e sottolinea come, in questi ultimi giorni prima della pausa estiva, la maggioranza, con il suo atteggiamento, abbia trasformato il dibattito parlamentare in una sorta di poco edificante guerriglia civile.
Carla GIULIANO (M5S), intervenendo a titolo personale, ritiene che viste le condizioni nelle quali i commissari sono chiamati a lavorare, si sia persa la dignità del Parlamento. Osserva infatti come molti colleghi della maggioranza siano accasciati scompostamente sui banchi.
Valentina BARZOTTI (M5S) sottolinea come l'emendamento Auriemma 18.32 sia una proposta di buon senso che sostituisce il concetto di resistenza passiva con quello di violenza che invece è una condotta «attiva». Ricorda, inoltre, come dalla condotta di resistenza passiva non derivi pericolosità mancando il principio di offensività. Sottolinea quindi come le carceri debbano invece essere rese luoghi di redenzione.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) chiede di poter sottoscrivere l'emendamento Auriemma 18.32, sottolineando come tale proposta, così come la successiva a sua firma, sia volta a limitare i danni che verranno determinati dall'approvazione dell'articolo 18 del disegno di legge in discussione.
Rileva che entrambe le proposte emendative specificano che l'azione di resistenza debba avere un connotato violento per costituire reato.
Rachele SCARPA (PD-IDP), intervenendo a titolo personale, nel far presente che sono circa le 6 e 30 del mattino, ritiene che le modalità con le quali si stanno svolgendo i lavori delle Commissioni e che hanno costretto i commissari a lavorare ininterrottamente dalle 21 di ieri sera siano inaccettabili.
Le Commissioni respingono l'emendamento Alifano 18.32.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) intervenendo sull'emendamento a sua firma 18.33, analogo al precedente appena respinto, fa presente che il suo gruppo ha già provveduto a rappresentare al Presidente della Camera tutte le forzature che sono state esercitate dalle presidenze nel corso della seduta e le umiliazioni alle quali le opposizioni sono state sottoposte.
Devis DORI (AVS) sottolinea la pericolosità dell'introduzione del reato di resistenza passiva, soprattutto alla luce della Pag. 46possibile abrogazione del reato di tortura che costituisce uno degli obiettivi dichiarati dell'attuale Governo.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) invita i colleghi della maggioranza e il rappresentante del Governo a valutare con maggiore attenzione la proposta emendativa in discussione che offre la possibilità di migliorare il provvedimento.
Carla GIULIANO (M5S) chiede di poter sottoscrivere l'emendamento Magi 18.33 e sottolinea come l'introduzione del reato di resistenza passiva, punito con la reclusione da 2 a 8 anni e per il quale sono tuttavia previste alcune aggravanti che comportano un aumento di pena fino a 20 anni, indurrà anche i detenuti più corretti a organizzare rivolte in carcere.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) rileva come la maggioranza e il Governo, invece di tentare di risolvere il problema del sovraffollamento carcerario e quello del grande numero di suicidi all'interno degli istituti penitenziari, proponga l'introduzione di nuovi reati. Ciò dimostra come non siano attenti a quale sia la vita reale all'interno di tali strutture.
Stefania ASCARI (M5S) fa presente che i reati introdotti dall'articolo 18 del provvedimento in discussione rientrano nell'elenco dei reati ostativi ai benefici penitenziari, a differenza di quelli contro la pubblica amministrazione che invece non vi sono ricompresi.
Enrica ALIFANO (M5S) sottolinea come la resistenza passiva sia già sanzionata e pertanto non ravvisa alcuna ragione per introdurre il nuovo reato previsto dall'articolo 18 del disegno di legge.
Rachele SCARPA (PD-IDP) rileva che se la disposizione sulla resistenza passiva in carcere si applicasse a tutte le forme di protesta si determinerebbe gravi conseguenze sul piano della tenuta sociale. Ritiene particolarmente pericolosa un'impostazione in base alla quale qualsiasi forma di dissenso viene criminalizzata.
Carmela AURIEMMA (M5S) osserva come l'articolo 18 del provvedimento sia inaccettabile, individuando il reato in base al soggetto che lo compie e al luogo in cui avviene la condotta e non in base alla condotta stessa.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) chiede di sottoscrivere l'emendamento Magi 18.33 e sostiene che l'articolo 18, tanto caro alla maggioranza, rechi una previsione palesemente incostituzionale.
Nel richiamare la grave situazione in cui versano le carceri, si rivolge al sottosegretario Delmastro Delle Vedove, sottolineando come, se anche non destino il suo interesse gli oltre sessanta suicidi avvenuti nelle carceri dall'inizio dall'anno, dovrebbe almeno interessarsi ai sei agenti di polizia penitenziaria che si sono tolti la vita.
Le Commissioni respingono l'emendamento Magi 18.33.
Ciro MASCHIO, presidente, prima di proseguire l'esame delle proposte emendative, comunica che intende individuare come momento conclusivo dei lavori le ore 7.30, a meno che non intervengano richieste di prosecuzione fino alle 9, orario in cui è previsto lo svolgimento in Assemblea dell'informativa urgente del Ministro Crosetto. Fa presente di aver inteso in tal modo corrispondere alla richiesta avanzata in ordine all'eventuale ipotesi di una diversa articolazione dei lavori rispetto a quanto già convenuto.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) fa presente che il suo gruppo ha avanzato da tempo tale richiesta, ottenendo dal presidente una risposta negativa. Sollecita quindi lo svolgimento di una riunione degli Uffici di presidenza delle Commissioni riunite, integrati dai rappresentanti dei gruppi, al fine di chiarire la provenienza della richiesta e di esplicitare l'articolazione dei lavori.
Pag. 47Ciro MASCHIO, presidente, ribadisce che la presidenza immagina di poter concludere i lavori alle 7.30, salvo che il volere delle Commissioni riunite sia quello di proseguire fino alle 9. Invita quindi a proseguire con l'esame dell'emendamento Zaratti 18.34.
Filiberto ZARATTI (AVS), intervenendo sull'emendamento Zaratti 18.34, rileva come, pur preda della frenesia di introdurre nuovi reati e incrementare le pene, la maggioranza abbia deciso di occuparsi del tema del sovraffollamento carcerario, tuttavia ha deciso di farlo nel modo sbagliato. Ritiene difatti che l'introduzione del nuovo reato di rivolta in carcere richieda un supplemento di riflessione, in quanto particolarmente odioso anche in ragione del fatto che non è stato sufficientemente circostanziato. Nel sottolineare che nel corso di una rivolta può essere difficile distinguere tra chi vi prende parte attiva e chi invece la subisce, ritiene che non possa essere sufficiente essere detenuto in un carcere contestualmente allo scoppio della rivolta per rischiare fino a 35 anni di detenzione. Nel considerare folle una norma che finisce per punire i soggetti che non prendono parte all'eventuale rivolta, si chiede come si possa con tanta facilità rovinare la vita dei detenuti.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) rileva che, arrivati ormai all'esame dell'ultimo emendamento relativo alla questione della rivolta in carcere, di cui le Commissioni si stanno occupando praticamente dalle ore 21 di ieri, le opposizioni non sono riuscite a convincere la maggioranza a cambiare idea. Fa presente che almeno l'emendamento 18.34 del collega Zaratti propone di intervenire sull'entità della pena, anche considerato che non è sempre facile distinguere chi partecipa o meno alla rivolta in carcere.
Carla GIULIANO (M5S) chiede di sottoscrivere a nome del Movimento 5 Stelle l'emendamento 18.34 del collega Zaratti, che considera pregevole dal momento che interviene sul secondo comma del nuovo articolo 415-bis, al fine di ridurre l'entità della pena. Considerato che, sulla base del nuovo reato introdotto dal Governo, anche la resistenza passiva configura una partecipazione alla rivolta, ritiene la pena – equiparabile a quella prevista in caso di evasione – sproporzionata. Aggiunge che l'emendamento del collega Zaratti intende raggiungere il duplice obiettivo di riproporzionare la sanzione prevista e di non ingolfare gli istituti penitenziari, dal momento che con la forbice edittale prevista dall'emendamento sarebbe possibile ricorrere a pene alternative alla detenzione in carcere.
Rachele SCARPA (PD-IDP) ritiene che la misura introdotta con l'articolo 18 del disegno di legge possa essere qualificata come «punizione collettiva» dal momento che non si provvede a circostanziare il nuovo reato di rivolta in carcere. Sottolineato che, ai fini della contestazione del reato, sarà sufficiente trovarsi per un caso fortuito ad essere recluso nel medesimo carcere in cui dovesse scoppiare una rivolta. Evidenzia come analoga vaghezza non sia stata manifestata nei confronti di nessun'altra categoria, a dimostrazione del fatto che i detenuti si occupano del carcere solo a scopo punitivo. Considera particolarmente odiosa l'applicazione di un doppio standard, tra la tutela riservata dal governo alle forze dell'ordine, nell'utilizzo facoltativo delle body cam, e la possibilità di essere puniti per il solo fatto di trovarsi in un carcere in cui è scoppiato un disordine.
Federico FORNARO (PD-IDP) chiede di sottoscrivere l'emendamento 18.34 Zaratti, che che cerca di ridurre il danno recato dal provvedimento. Nel ribadire l'evidente contrarietà del suo gruppo all'impianto del nuovo reato in tema di partecipazione alla rivolta in carcere anche con forme di resistenza passiva, fa presente che il collega Zaratti tenta di salvaguardare la proporzionalità della sanzione penale, la quale nel testo di legge è irragionevolmente equiparata a quella per il reato di evasione.
Valentina BARZOTTI (M5S) rileva come l'emendamento Zaratti 18.34 sia volto ad Pag. 48introdurre, con il riferimento alla partecipazione attiva alla rivolta, elementi di pericolosità tali da rendere più razionale il nuovo reato. Chiede quindi di sottoscriverlo, dal momento che ne condivide l'ulteriore intento di sollecitare l'attenzione del Governo e della maggioranza che si stanno accanendo sui detenuti e, in un contesto più ampio, sull'espressione del dissenso. Nel ricordare che viviamo in una Repubblica democratica nella quale il dissenso non può essere represso, considera un intervento minimo quello di tentare di attutire l'incostituzionalità palese del provvedimento.
Enrica ALIFANO (M5S) aggiunge alle considerazioni dei colleghi il fatto che la condotta del detenuto in carcere è costantemente monitorata, anche ai fini della eventuale concessione di benefici penitenziari, dal che discende l'interesse concreto del soggetto a rispettare le regole e le prescrizioni stabilite. Nel rilevare che la sanzione penale prevista è esorbitante e inutile, aggiunge che un limite edittale così ampio risponde unicamente ad esigenze di propaganda.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) chiede di sottoscrivere l'emendamento del collega Zaratti, che ha il pregio di ridimensionare una norma penale del tutto sproporzionata con riguardo al limite edittale previsto, tanto più che appare assai difficile comprendere come con forme di resistenza passiva si possa promuovere una rivolta. Fa presente che l'emendamento 18.34, attraverso il riferimento alla partecipazione attiva alla rivolta, provvede ad una più chiara individuazione della condotta da punire.
Stefania ASCARI (M5S) sollecita l'accantonamento dell'emendamento 18.34 del collega Zaratti, ai fini di una ulteriore riflessione sulla disposizione recata dal nuovo articolo 415-bis del codice penale, in violazione dei principi di proporzionalità e di ragionevolezza. Rileva che l'emendamento è volto a ridurre da cinque a due anni il limite edittale massimo, in linea con le considerazioni svolte da tutti i soggetti auditi in ordine alla mancata proporzione tra la pena prevista e la gravità del fatto commesso.
Le Commissioni respingono l'emendamento Zaratti 18.34.
Valentina D'ORSO (M5S) fa presente in primo luogo che il temporaneo accantonamento dell'emendamento a sua prima firma 18.35 aveva fatto sperare in un rigurgito di buon senso da parte della maggioranza. Segnala quindi che l'emendamento è volto a salvaguardare la coerenza del codice penale, considerato che con i commi quarto e quinto del nuovo articolo 415-bis si introduce una fattispecie già prevista dal nostro ordinamento, con ciò determinando inevitabili difficoltà sul fronte interpretativo. Nel sottolineare che la foga ideologica della maggioranza comporta come conseguenza la confusione delle norme introdotte e la violenza esercitata sul codice penale, rileva che si tratta di un emendamento ispirato da ragioni puramente tecniche e non politiche.
Valentina BARZOTTI (M5S) ritiene che l'emendamento 18.35 della collega D'Orso sia tecnicamente ineccepibile, finalizzato ad evitare inutili duplicazioni, suggerendo quindi un approfondimento della questione posta. Si domanda perché la maggioranza, invece di introdurre norme ultronee contro i detenuti, non lavori piuttosto alla predisposizione di misure che rendano sostenibile le condizioni di vita nelle carceri, dichiarando di non comprendere l'approccio di una simile politica criminale.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), nel chiedere di sottoscrivere l'emendamento 18.35 della collega D'Orso, insiste sulla necessità di riscrivere l'articolo 18 che è discriminatorio e presenta indubbi profili di incostituzionalità. Nel rilevare che gli stessi principi del diritto penale imporrebbero la revisione del testo, sollecita l'accantonamento dell'emendamento ai fini di una attenta valutazione delle questioni poste.
Rachele SCARPA (PD-IDP) chiede di sottoscrivere l'emendamento D'Orso 18.35.
Pag. 49Stefania ASCARI (M5S), nel ricordare che l'emendamento era stato precedentemente accantonato, sollecita un supplemento di riflessione sulla questione posta, ribadendo che l'intento della proposta di modifica del testo dell'articolo 18 è quello di evitare la duplicazione di una norma esistente.
Simona BONAFÈ (PD-IDP), nel ricordare che fin dall'inizio del dibattito è stato evidenziato il fatto che l'articolo 18 è scritto male e non fornisce alcun contributo al miglioramento delle condizioni degli istituti penitenziari, si unisce alla richiesta di accantonare nuovamente l'emendamento 18.35 della collega D'Orso. Rileva l'esigenza di una ulteriore riflessione sulla questione posta, prima dell'espressione del voto.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), nel far presente che le opposizioni con i loro emendamenti hanno tentato di risolvere la questione sotto profili diversi, rileva come ormai non vi siano praticamente più margini per modificare il testo. Desidera comunque che almeno resti agli atti dei lavori delle Commissioni riunite il profondo dissenso rispetto all'impostazione del Governo, richiamando sul punto il tentativo di ricondurre la norma a condizioni di equilibrio, nel quadro di un approccio coerente e sistematico.
Filiberto ZARATTI (AVS) considera paradossale che si sia arrivati all'esame delle disposizioni dell'articolo 18 proprio nel momento in cui è esplosa la crisi del sistema carcerario nazionale, ritenendo che un'analoga discussione svolta sei mesi fa avrebbe avuto un carattere decisamente meno dirimente. Nel considerare assai stridente e sotto gli occhi di tutti la contraddizione tra ciò che la maggioranza scrive e ciò che si verifica nella realtà carceraria, rileva come, di fronte al crescente sovraffollamento delle carceri e delle poco dignitose condizioni di vita dei detenuti, la risposta del Governo consista nell'incremento delle pene per reati presunti e nella repressione del dissenso negli istituti penitenziari. Rilevando al contrario l'esigenza di svuotare le carceri, ritiene che le misure introdotte costituiscano una grave macchia sull'operato della maggioranza.
Le Commissioni respingono l'emendamento D'Orso 18.35.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), con riferimento al contenuto dell'articolo aggiuntivo a sua prima firma 18.01, torna sull'argomento già affrontato in precedenza dal collega Gianassi e relativo all'assunzione di ulteriori unità di personale di livello dirigenziale negli istituti penitenziari. Sollecita quindi una ulteriore riflessione da parte del Governo che, se è riuscito a reperire risorse seppur limitate per le body cam, sicuramente sarà in grado di fare altrettanto per l'assunzione di nuovi dirigenti, sottolineando il lavoro complesso che sono chiamati a svolgere e il contributo che possono fornire in termini di miglioramento del funzionamento delle carceri e di incremento dei livelli di sicurezza.
Filiberto ZARATTI (AVS) chiede di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Boschi 18.01, richiamando il ragionamento già svolto all'inizio della seduta in occasione dell'esame dell'analogo emendamento del collega Gianassi. Ritiene fondamentale stanziare risorse finanziarie per assumere ulteriore personale di vari livelli e competenze, necessario a imprimere una svolta alle condizioni dei nostri istituti penitenziari. Ribadisce pertanto in conclusione che senza soldi e senza personale non si ottiene alcun risultato.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) chiede di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Boschi 18.01, che prevede l'assunzione di 70 dirigenti di istituto penitenziario, indicando anche la relativa copertura finanziaria. Con l'avvento del nuovo giorno auspica che la maggioranza possa cambiare idea rispetto ai voti espressi nel precedente corso della seduta.
Carla GIULIANO (M5S), a nome del Movimento 5 Stelle, chiede di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Boschi 18.01, Pag. 50che affronta il problema della carenza dei direttori – tanto importanti per questioni organizzative e contabili – negli istituti penitenziari. Rileva che solo il 50 per cento degli istituti penitenziari ha attualmente un direttore in esclusiva.
Rachele SCARPA (PD-IDP), intervenendo a titolo personale, rilevato che gli istituti penitenziari sono in difficoltà a livello di organico, esorta il Governo a stanziare fondi per le assunzioni.
Stefania ASCARI (M5S) denuncia lo stato di collasso delle carceri italiane e sottolinea che la carenza di direttori negli istituti di pena non fa che aumentare le difficoltà di gestione e monitoraggio di tali strutture.
Carmela AURIEMMA (M5S) fa presente che con il provvedimento in esame la maggioranza non avrà risolto neanche uno degli atavici problemi delle carceri.
Valentina BARZOTTI (M5S) dichiara di non comprendere la contrarietà della maggioranza all'emendamento in esame, essendo ben nota la necessità di assunzioni in ambito penitenziario.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Boschi 18.01.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Gianassi 18.02, afferma di non vedere nella maggioranza la volontà di garantire la presenza in ciascun istituto penitenziario di un direttore, laddove sarebbe invece importante evitare il fenomeno dei cosiddetti dirigenti «a scavalco». Rileva altresì la carenza di contabili.
Enrica ALIFANO (M5S) osserva che anche nella pregevole proposta emendativa in esame prevale l'ottica della prevenzione, a differenza dell'impianto di base del disegno di legge, che si muove nell'ottica della repressione.
Carla GIULIANO (M5S), intervenendo a titolo personale, richiama ulteriormente la centralità dei dirigenti nel contesto degli istituti penitenziari, che – rammenta – solo per il 50 per cento sono diretti in via esclusiva da un unico direttore.
Alfonso COLUCCI (M5S) dichiara che una sana politica carceraria si fonda, tra gli altri aspetti, sulle assunzioni di personale, di tutti i livelli, e sulla costruzione di nuove strutture, non certo con una linea politica di carattere repressivo.
Stefania ASCARI (M5S), tornando sulla centralità dei dirigenti, guide essenziali nelle strutture penitenziarie, ne sottolinea la grande empatia e spessore umano, che ha potuto constatare nelle numerose ispezioni effettuate.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) chiede di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Gianassi 18.02, che mira a consentire che l'amministrazione penitenziaria possa svolgere correttamente il proprio lavoro.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) rimarca il carattere fondamentale della proposta emendativa in esame e sostiene la necessità di dotare gli istituti penitenziari di dirigenti in via esclusiva.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) chiede di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Gianassi 18.02, sottolineando poi l'importanza dell'aspetto umano e relazionale dei direttori nei rapporti sia con i detenuti che con gli agenti.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Gianassi 18.02.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) illustra l'articolo aggiuntivo 18.03 a sua prima firma, che muove dalla constatazione della mancanza di personale per la polizia penitenziaria, a causa dei distacchi e dell'aumento di attività richieste loro, che finisce per lasciare un esiguo numero di agenti al fianco dei detenuti, precludendo la possibilità di svolgere efficaci attività trattamentali.
Pag. 51Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) chiede di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Boschi 18.03. Ricorda poi che anche il Ministro Nordio ha ammesso che il numero di agenti che andranno in quiescenza è maggiore del numero di coloro che saranno immessi in ruolo alla luce delle procedure concorsuali in atto. Paradossalmente, quindi, già la proposta emendativa appare insufficiente a colmare le lacune di organico che si palesano.
Filiberto ZARATTI (AVS) chiede di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Boschi 18.03, che contiene uno degli argomenti principali della discussione, sebbene, come anticipato dalla collega Serracchiani, si rendano necessari interventi ancor più consistenti per dotare la polizia penitenziaria di un organico adeguato.
Emma PAVANELLI (M5S) fa presente che nelle ispezioni effettuate è stato più volte sollecitato di aumentare le unità della polizia penitenziaria, dal momento che, anche per le attività di scorta e di accompagnamento dei detenuti fuori dal carcere, negli stessi istituti si registra una carenza di agenti e di impiegati, anche per ragioni di ricambio generazionale.
Enrica ALIFANO (M5S), intervenendo a titolo personale, sottolinea che si sono verificati suicidi anche tra gli appartenenti alla polizia giudiziaria. Serve dunque applicare misure, come il turn over, che risolvano il problema, considerato che molti agenti sono prossimi alla pensione.
Stefania ASCARI (M5S) rileva la mancanza di oltre 20 mila agenti di polizia penitenziaria, senza contare il numero di quelli che rimangono vittime di rappresaglie ad opera di detenuti spesso esasperati per le condizioni in cui vivono.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) fa presente che è in corso uno strano incrocio di provvedimenti che ha, come esito, quello di non affrontare i reali nodi problematici in materia di carceri. Preannuncia che a settembre ci si renderà conto che nessuna misura proposta dal Governo – tra quelle contenute nel provvedimento in esame e quelle presenti nel cosiddetto Decreto Carceri, in corso di esame al Senato – avrà risolto la questione carceraria.
Carla GIULIANO (M5S) denuncia la carenza di personale a tutti i livelli dell'amministrazione penitenziaria, con un rapporto tra numero di detenuti e numero di agenti molto elevato e causa di forte stress per questi ultimi.
Rachele SCARPA (PD-IDP), intervenendo a titolo personale, si domanda come si possa pensare di respingere proposte emendative concernenti nuove assunzioni quando, al contempo, si approvano norme che aumenteranno certamente la popolazione carceraria.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Boschi 18.03.
Carla GIULIANO (M5S), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04, fa presente che tutte le sigle sindacali della polizia penitenziaria hanno richiesto nuove assunzioni, che la proposta emendativa in esame dispone per 1.300 unità.
Carmela AURIEMMA (M5S) denuncia la scarsa attenzione mediatica riservata al corpo della polizia penitenziaria, che tra i corpi di polizia è quello che registra il più alto numero di suicidi, a triste dimostrazione del contesto emergenziale in cui opera.
Filiberto ZARATTI (AVS) osserva che l'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04 ha il merito di dare una risposta alla situazione emergenziale già delineata negli interventi che lo hanno preceduto. Manifesta la necessità che il Governo metta mano alle tasche per garantire un maggior controllo ed un miglior governo delle carceri.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) chiede di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04. Rileva poi che Pag. 52anche la gestione del PNRR l'ha lasciata basita, con un ritardo nell'erogazione delle risorse che non ha consentito di intervenire su vari aspetti, non ultimo quello della carenza del personale dell'amministrazione penitenziaria, a tutti i livelli, anche con riferimento agli operatori sanitari.
Emma PAVANELLI (M5S) chiede ai parlamentari di maggioranza con quale coraggio andranno nei prossimi mesi a visitare le carceri dopo aver respinto tutti gli emendamenti che proponevano nuove assunzioni di personale.
Enrica ALIFANO (M5S) sottolinea come gli oneri derivanti dall'approvazione dell'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04 siano quantificati in 50 milioni di euro per gli anni 2025, 2026 e 2027 e siano poi pari a 100 milioni di euro a decorrere dal 2028. Ritiene che si tratti di somme non così ingenti da giustificare il parere contrario con difficoltà di copertura.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), rammentando che per lui la visita delle carceri rappresenta un appuntamento abituale, fa presente che la carenza di personale è ormai una patologia cronica. In merito, afferma che l'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04 indica la strada giusta, che il Governo non ha deciso di percorrere.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) dichiara di votare a favore dell'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04, che ha il pregio di porre con chiarezza il tema delle necessarie assunzioni presso il Corpo di polizia penitenziaria. Fa presente infatti che attualmente gli agenti di polizia penitenziaria, pesantemente sotto organico, sono obbligati a turni di straordinario programmati e lavorano in condizioni molto complicate.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) prima di svolgere il proprio intervento sull'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04, invita il Presidente a riprendere i colleghi di maggioranza che non consentono lo svolgimento sereno del proprio intervento.
Nazario PAGANO, presidente, invita l'onorevole Bonafé a svolgere il proprio intervento nel merito.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) afferma che non procederà fintanto che in aula non vi saranno condizioni idonee e soprattutto fintanto che non cesseranno i rumori da parte dei colleghi di maggioranza.
Nazario PAGANO, presidente, invita nuovamente l'onorevole Bonafé a svolgere il proprio intervento dovendo ritenere, diversamente, che non intenda più prendere la parola.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) nell'esprimere sorpresa per le parole e i toni del Presidente Pagano, fa presente che anche l'opposizione avrebbe gradito udire le voci della maggioranza. Passando quindi al merito dell'articolo aggiuntivo 18.04, sottolinea la pressante esigenza di integrare gli organici della polizia penitenziaria.
Emma PAVANELLI (M5S) chiede di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04.
Rachele SCARPA (PD-IDP) denuncia la disattenzione della maggioranza verso le esigenze dei lavoratori delle carceri.
Federico FORNARO (PD-IDP), chiedendo di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Cafiero De Raho 18.04, rileva che pur essendo presente in aula il sottosegretario di Stato per la Giustizia Delmastro Delle Vedove, egli non abbia ritenuto di aprire un dialogo sulle esigenze degli organici di polizia penitenziaria.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo 18.04.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) interviene in dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo Mauri 18.05, anch'esso volto a prevedere assunzioni straordinarie di unità Pag. 53aggiuntive di polizia penitenziaria. Riprendendo le affermazioni dell'onorevole Fornaro, dichiara di non essere sicura che il sottosegretario Delmastro sia effettivamente competente sull'argomento, essendo certo soltanto che egli è titolare delle specifiche deleghe sulla polizia penitenziaria. Conviene, comunque, sull'esigenza di aprire una interlocuzione con il Governo anche per capire quali misure intenda adottare per affrontare il tema degli organici nelle carceri.
Stefania ASCARI (M5S) dopo aver chiesto di sottoscrivere, a nome del Movimento 5 Stelle, l'articolo aggiuntivo Mauri 18.05, evidenzia che sono state bocciate tutte le proposte emendative che stanziavano risorse per il personale mentre la situazione dei lavoratori negli istituti penitenziari è drammatica, come dimostrano anche i dati sui suicidi degli agenti di polizia penitenziaria.
Matteo MAURI (PD-IDP) stigmatizza l'assoluta assenza di qualsiasi tipo di finanziamento per assunzioni ritenendo che ciò sia emblematico del fallimento della politica carceraria del Governo e della sua maggioranza, completamente incapaci di reperire risorse.
Filiberto ZARATTI (AVS), affermando che il Governo dovrebbe prevedere meno anni di galera alle persone e più soldi per gli istituti penitenziari, sottolinea che governare un Paese significa saper scegliere tra le diverse priorità, stigmatizzando come il Governo in carica abbia preferito finanziare il ponte sullo Stretto di Messina piuttosto che destinare risorse al personale e alle strutture carcerarie.
Valentina BARZOTTI (M5S) sottolinea la centralità del tema delle assunzioni di personale di polizia penitenziaria per porre rimedio alle invivibili condizioni di lavoro nelle carceri.
Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) rammentando quanto affermato nel corso della notte dal sottosegretario Molteni, relativamente alla contrapposizione alle forze dell'ordine di coloro che avessero votato contro l'emendamento sulla tutela legale delle forze armate, e volendo applicare le stesse categorie logiche del sottosegretario, dichiara che coloro che votano contro gli articoli aggiuntivi dell'opposizione sulle assunzioni sono evidentemente ostili al personale che lavora nelle carceri.
Gianni CUPERLO (PD-IDP) interviene per sottolineare come la negazione di qualunque risorsa economica per le assunzioni del personale in realtà comporti da parte della maggioranza una grande responsabilità politica e morale in quanto lo scarso personale attualmente in servizio sarà inevitabilmente esposto a condizioni di lavoro peggiori ed a enormi rischi.
Alfonso COLUCCI (M5S) invita ad approfondire il tema delle implicazioni del voto contrario della maggioranza su tutte le proposte emendative che prevedono e finanziano le assunzioni presso il corpo di polizia penitenziaria.
Carla GIULIANO (M5S) ritiene avvilente che si parli ancora di sicurezza senza stanziare un euro e critica l'atteggiamento dei relatori che non hanno neanche accantonato queste proposte emendative per provare a trovare una copertura finanziaria.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) rammenta che alcuni mesi fa il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria è stato audito alla Camera ed ha denunciato la crescita del numero dei nuovi ingressi in carcere, evidenziando l'esigenza di potenziare gli organici di polizia penitenziaria per innalzare il rapporto tra detenuti ed agenti. Ritiene che tale esigenza sia oggi ancor più pressante e invita il Governo a provvedere già nel mese di agosto, quando le carenze risultano ancora più gravi.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Mauri 18.05.
Pag. 54Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) interviene in dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo 18.06, a sua prima firma, relativo anch'esso all'aumento della pianta organica del Corpo di polizia penitenziaria per sottolineare, rispetto a quanto sinora emerso nel dibattito, che sussistono problemi non solo di scopertura di organico ma anche di effettiva presenza in servizio del personale in organico. Rileva infatti come, per le ragioni più disparate, siano molti di agenti in organico che non svolgono effettivamente il servizio negli istituti penitenziari.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) ribadendo l'esigenza di intervenire su questi articoli aggiuntivi, per rimarcare l'importanza di un incremento degli organici di polizia penitenziaria, denuncia i gravi rischi di scopertura soprattutto per il prossimo mese di agosto.
Gianni CUPERLO (PD-IDP), facendo presente che il sottosegretario Delmastro Delle Vedove si sta allontanando dall'aula delle Commissioni, gli rivolge un ironico ringraziamento per il contributo che ha offerto al dibattito nel corso della notte.
Filiberto ZARATTI (AVS) chiedendo di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Zaratti 18.06, ribadisce l'importanza di affrontare il tema degli organici della polizia penitenziaria.
Stefania ASCARI (M5S), chiede di sottoscrivere, a nome dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, l'articolo aggiuntivo Zaratti 18.06, evidenziando le gravi difficoltà che si registreranno nelle carceri nei mesi estivi per la carenza di personale, sperando che ciò non comporti ulteriori rivolte, analoghe a quelle che si sono avute pochi giorni fa nel carcere di Velletri.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) ribadisce la gravità del problema della carenza di personale, con la conseguenza che un ridotto numero di agenti si trova in servizio, con un cospicuo monte ferie inevase e l'esigenza di coprire turni massacranti. In merito, ritiene che la norma inserita nel cosiddetto «decreto-carceri» vada potenziata e che sul punto la maggioranza potrebbe dare un segnale di apertura e di collaborazione alle opposizioni.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) evidenzia come quello della polizia penitenziaria sia uno dei problemi maggiori relativi all'ordinamento penitenziario di cui la maggioranza deve tenere conto. Chiede, pertanto, di accantonare la proposta emendativa in esame per consentire al Governo e alla maggioranza di approfondire tale materia.
Federico GIANASSI (PD-IDP) ritiene necessario un ingente investimento di risorse finanziarie in relazione agli organici della polizia penitenziaria, mentre, da quanto si apprende dai sindacati di categoria, il Ministero della giustizia avrebbe intenzione di ridurre le piante organiche della polizia penitenziaria.
Federico FORNARO (PD-IDP) afferma che il Governo, invece di esprimere parere contrario su tutti gli emendamenti in tale materia, potrebbe semplicemente dichiarare che al momento non vi sono le risorse finanziarie disponibili per sostenere un simile impegno economico e impegnarsi ad accogliere invece un ordine del giorno in tal senso.
Valentina BARZOTTI (M5S) evidenzia come l'emendamento in esame sia di assoluto buon senso, poiché si permette di pianificare le assunzioni per la polizia penitenziaria.
Alfonso COLUCCI (M5S) rileva che incrementare la pianta organica della polizia penitenziaria sia l'unico modo per assistere i detenuti e gestire correttamente gli uffici penitenziari.
Carla GIULIANO (M5S), evidenziando che la maggioranza e il Governo non abbiano mai dichiarato che vi è comunque l'intenzione di incrementare gli organici della polizia penitenziaria, rileva che così non si fa altro che aggravare il disagio degli Pag. 55agenti che lavorano negli istituti penitenziaria.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo 18.06.
Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che essendo le ore 8.25 e essendo programmata in Assemblea per le ore 9 l'informativa urgente del Governo sugli esiti del vertice NATO di Washington, propone di convocare immediatamente una riunione degli Uffici di presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi, al fine di organizzare il prosieguo dei lavori delle Commissioni riunite.
Le Commissioni consentono.
Ciro MASCHIO, presidente, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 8.25 del 1° agosto 2024.